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	<title>095</title>
	
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	<description>Blog di Catania e Provincia Etnea</description>
	<lastBuildDate>Thu, 13 Dec 2012 19:37:43 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Manca ancora</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2012 19:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi]]></category>
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		<description><![CDATA[La luce a Librino, eccerto, che cosa sennò? Ne avevo scritto qua, nel mio ultimo mio post, che è vecchio di molti ma molti giorni. La pigrizia da post non è passata, quindi copincollo. L&#8217;unica novità è che il Comune ha proposto «cavi in alluminio, accussì non si futtunu». Promessi «a giorni», un mese fa. [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>La luce a Librino, eccerto, che cosa sennò? Ne avevo scritto qua, <a href="http://095.blogdo.net/passando-ad-argomenti-piu-seri-manca-la-luce-di-nuovo/" target="_blank">nel mio ultimo mio post, che è vecchio di molti ma molti giorni</a>. La pigrizia da post non è passata, quindi copincollo. L&#8217;unica novità è che il Comune ha proposto «cavi in alluminio, accussì non si futtunu». Promessi «a giorni», un mese fa.<br />
C&#8217;era anche <em><a href="http://095.blogdo.net/il-buio-oltre-la-siepe-e-anche-prima/" target="_blank">Il buio oltre la siepe</a></em></p>
<p>Mi quoto e mi ri-quoto&#8230;</p>
<blockquote><p>Da poco, pochissimo, c’è una nuova società per la gestione dell’illuminazione pubblica, la Gemmo spa. Il precedente raggruppamento d’imprese aveva avuto tanti problemi con i famigerati “ladri di rame”, ma non c’era ancora stato nessun problema con i “nuovi”. Hanno messo i led in tutta Librino i nuovi gestori, ma i cavi si vede che proprio a qualcuno servono proprio… E Librino (e non solo) è di nuovo al buio da qualche giorno. Fortuna che fa buio tardi.</p>
<p>Certo questi cavi che costano 300 euro per cento metri è straordinario come vengano rubati. per fare diventare l’operazione conveniente quanti metri ne rubano? 10 mila alla volta?</p>
</blockquote>
<div class="shr-publisher-3100"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Passando ad argomenti più seri, manca la luce di nuovo</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Aug 2012 22:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da poco, pochissimo, c&#8217;è una nuova società per la gestione dell&#8217;illuminazione pubblica, la Gemmo spa. Il precedente raggruppamento d&#8217;imprese aveva avuto tanti problemi con i famigerati &#8220;ladri di rame&#8221;, ma non c&#8217;era ancora stato nessun problema con i &#8220;nuovi&#8221;. Hanno messo i led in tutta Librino i nuovi gestori, ma i cavi si vede che [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Da poco, pochissimo, c&#8217;è una nuova società per la <a href="http://www.gemmo.com/nqcontent.cfm?a_id=152" target="_blank">gestione dell&#8217;illuminazione pubblica, la Gemmo spa</a>. Il <a href="http://ctzen.it/2012/04/11/catania-al-buio-per-debiti-e-inefficienze-il-comune-a-giorni-lannuncio-del-nuovo-appalto/">precedente raggruppamento d&#8217;imprese aveva avuto tanti problemi</a> con i famigerati &#8220;ladri di rame&#8221;, ma non c&#8217;era ancora stato nessun problema con i &#8220;nuovi&#8221;. Hanno messo i led in tutta Librino i nuovi gestori, ma i cavi si vede che proprio a qualcuno servono proprio&#8230; E Librino (e non solo) è di nuovo al buio da qualche giorno. Fortuna che fa buio tardi.</p>
<p>Certo questi <a href="http://ctzen.it/2012/03/09/furti-di-rame-villaggio-santagata-al-buio-pochi-controlli-e-terra-di-nessuno/" target="_blank">cavi che costano 300 euro per cento metri</a> è straordinario come vengano rubati. per fare diventare l&#8217;operazione conveniente quanti metri ne rubano? 10 mila alla volta?</p>
<div class="shr-publisher-3096"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Una domanda che resterà senza risposta.</title>
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		<comments>http://095.blogdo.net/una-domanda-che-restera-senza-risposta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Aug 2012 22:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[autireferenzialità]]></category>
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		<description><![CDATA[Perché vivere a Catania? Una riflessione, ma anche una domanda che rivolgo a chi legge. Senza chiamare per l&#8217;ennesima volta in causa Pippo Fava con la sua famosa definizione, io non riesco a darmi una risposta. Probabilmente per la paura di vivere altrove, perché è facile per chi non ha coraggio stare in un posto [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Perché vivere a Catania? Una riflessione, ma anche una domanda che rivolgo a chi legge. Senza chiamare per l&#8217;ennesima volta in causa Pippo Fava con la sua famosa definizione, io non riesco a darmi una risposta. Probabilmente per la paura di vivere altrove, perché è facile per chi non ha coraggio stare in un posto che non piace piuttosto che affrontare la possibilità di essere felici altrove. </p>
<p>A 29 anni, non ancora compiuti, mi sento già un fallito di questa città, e non voglio scendere a compromessi con nessuno, a nessun livello. Insomma, devo decidere da che parte stare, e non capisco perché, voglio solo vivere la mia vita senza condizionamenti da parte di nessuno magari lavorare senza dover sposare vizi e virtù e amicizie politiche e mafiose di chi mi assume. Da qualche parte è possibile vivere la propria vita così, lo so, ma mi manca il coraggio di andarmene. Chiedo due cose, in alternativa l&#8217;una a l&#8217;altra o forse è la stessa. La prima, per restare a Catania: voglio avere il coraggio di sbagliare, di mettermi ingenuamente nelle mani di un padrino a cui affidare il mio destino con l&#8217;unico compito di essere fedele. Padrino non per forza mafioso: magari un professore universitario, un avvocato, un &#8220;imprenditore&#8221;, un caporedattore, un direttore creativo, un politico. Scegliete voi, tanto so fare di tutto, il mio unico limite è il mio carattere, non riesco a scendere a compromessi, nella consapevolezza che se anche non mafioso il padrino a un certo punto della sua vita s&#8217;è fatto una domanda simile alla mia e ha trovato il suo, quindi è senza spina dorsale.<br />
Sennò chiedo il coraggio di andarmene, di mandarvi tutti a fanculo e cominciare a dire in giro che Catania è una merda che sono tutti mafiosi che non c&#8217;è speranza manca la meritocrazia tutti raccomandati e che, a me, non mi meritavate per questo me ne sono andato.</p>
<p>In mancanza di una di queste due opzioni, credo solo di essere un fallito, uno di quelli che ha la capacità di fare quello che vuole ma non sa cosa vuole fare. </p>
<p>Una preghiera a Sant&#8217;Agata non la farò mai per avere la risposta.</p>
<p>Un caloroso saluto a chi ha colto la citazione da un vecchio film per adolescenti.</p>
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		<title>9 giugno “rosso di calendario”</title>
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		<comments>http://095.blogdo.net/9-giugno-rosso-di-calendario/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 Jun 2012 23:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[autoreferenzialità]]></category>
		<category><![CDATA[amico mio]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso]]></category>

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		<description><![CDATA[Giornata iniziata con un sms che diceva &#8220;Bravo Perrottino in apertura sul Fatto&#8221;, e conclusasi con il colpo di scena alle 23 54 minuti e 40 secondi. A quella persona, protagonista delle belle notizie di oggi, dedico questo post e il più grazioso dei GRAZIE. Si unisce a una lunghissima serie, qui è speciale perché [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Giornata iniziata con un sms che diceva &#8220;Bravo Perrottino in apertura sul Fatto&#8221;, e conclusasi con il colpo di scena alle 23 54 minuti e 40 secondi. A quella persona, protagonista delle belle notizie di oggi, dedico questo post e il più grazioso dei GRAZIE. Si unisce a una lunghissima serie, qui è speciale perché nasce un mio amico. Cosa si dice in questi casi?</p>
<p>Forse gli si dedica una canzone &#8211; un po&#8217; a tema &#8211; cantata da Beppe Mignemi (che ho conosciuto a Catania senza sapere che fosse un cantante così bravo, lo dico perché qui sul blog c&#8217;è l&#8217;obbligo di trovare cose attinenti al tema)</p>
<p><a href="http://095.blogdo.net/9-giugno-rosso-di-calendario/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>o una di CSNY</p>
<p><a href="http://095.blogdo.net/9-giugno-rosso-di-calendario/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>o forse, semplicemente, si festeggia</p>
<p><a href="http://095.blogdo.net/9-giugno-rosso-di-calendario/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e si ri-festeggia (in base ai gusti)</p>
<p><a href="http://095.blogdo.net/9-giugno-rosso-di-calendario/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ri-ri-festeggia</p>
<p><a href="http://095.blogdo.net/9-giugno-rosso-di-calendario/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ri-ri-ri</p>
<p><a href="http://095.blogdo.net/9-giugno-rosso-di-calendario/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Po</em>-<em>po</em>-<em>po</em>-<em>po</em>-<em>po</em>-<em>po</em>-poo</p>
<p><a href="http://095.blogdo.net/9-giugno-rosso-di-calendario/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci sarebbe anche Tommy che dice &#8220;i&#8217;m free&#8221;</p>
<p><a href="http://095.blogdo.net/9-giugno-rosso-di-calendario/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
<div class="shr-publisher-3082"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<item>
		<title>Manuale di scrittura cretina – Episodio 2: Splash, l’ucronia col rascio</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/095/~3/iV_3Y000QF4/</link>
		<comments>http://095.blogdo.net/manuale-di-scrittura-cretina-episodio-2-splash-lucronia-col-rascio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 May 2012 20:51:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella che segue era una prima bozza di soggetto per un breve film, in parte realizzato con una serie di amici un po&#8217; pazzi. Un uomo entra in un caffè. “Splash”, si sente appena entra, tanto che incuriosito chiede al barista se anche lui l’ha sentito. Il barista del bar Lord, chiamato così per motivi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Quella che segue era una prima bozza di soggetto per un breve film, in parte realizzato con una serie di amici un po&#8217; pazzi.</p>
<p>Un uomo entra in un caffè. “Splash”, si sente appena entra, tanto che incuriosito chiede al barista se anche lui l’ha sentito. Il barista del bar Lord, chiamato così per motivi diversi dalle lontane discendenze britanniche del proprieterio, risponde: «non ho sentito una minchia», con fare irruento ma sorridendo. Il barista, che ha una canottiera sporca di sugo e puzza come dopo l&#8217;ora di ginnastica, dice però che è normale sentire &#8220;splash&#8221;, perché in piazza Aldo Moro da quando hanno aperto al pubblico il monumento a Umberto Scapagnini, una mega pozzanghera di liquami fognari è continuamente presa d’assalto dai ragazzini della zona. C’è orgoglio campanilistico nelle sue parole?</p>
<p>Ridono insieme di cuore. L’uomo, racconta al barista che è tornato a Catania, finalmente da turista dopo anni di lavoro duro all’estero, a Stoccolma la città più degradata del Nord Europa. Ed è piacevolmente stupito di vedere la propria città così all’avanguardia, moderna. «Questo cappuccino fa davvero schifo», dice l&#8217;uomo mentre posa la tazzina sul bancone lercio. «U pacch’i to soru», risponde allegro il barista, e l’uomo esce in strada con aria soddisfatta.</p>
<p>La maestosa mole del Monumento a Scapagnini, l’ex centro commerciale Vulcania domina la visuale, con le sue pareti di cemento, le armature consumate in vista, l’aria decadente che ormai domina nelle cartoline illustrate e ne hanno fatto il simbolo di una Sicilia ritrovata. “Patrimonio dell’umanità UNESCO” come recita la targa alla base dell’edificio. Dentro e attorno le tracce del progresso della società catanese, le erbacce alte, tanti rifiuti. Sotto i portici i giacigli notturni degli ubriaconi e dei drogati. Ma qualcosa non quadra, c’è fin troppa pulizia. Certo, ben lontani dal degrado asettico di Stoccolma, ma persino la tanto declamata pozzanghera preda dei tuffi dei ragazzini è davvero minuscola.<br />
“Splash”. L’uomo corre verso la direzione del suono, evitando di scontrarsi con i cumuli di rifiuti e di calpestare le erbacce. Al suo arrivo, una scena agghiacciante. Basito, l’uomo osserva quasi in lacrime la donna che sta lavando le scale. Lo “Splash” non era altro che la secchiata d’acqua sul pavimento.<br />
Con voce rotta l’uomo dice alla donna </p>
<p>«Lei, è per gente come lei che questa città potrebbe ridursi come le capitali del nord, un degrado fatto di pulizia e ordine che è tutto l’opposto dello spirito di fitinzia che ci ha resi grandi nel mondo!»<br />
La donna non lo guarda nemmeno, e continua a passare lo straccio a terra. A pochi passi ha un sacco pieno di rifiuti, tolti dalla strada da poco. Tre ragazze ben vestite e distinte fanno avanti e indietro per raccogliere l’immondizia, mentre addirittura un gruppetto estirpa le erbacce per dar respiro a un fiore nelle vicinanze.<br />
Disperato l’uomo scappa, corre via voltandosi solo una volta a guardare che un ragazzino sta imbrattando il muro con una spugna. Sta cancellando una scritta, un pene gigante, fotografato dai più grandi fotografi del mondo. </p>
<p>L’uomocorrefinoalbarpertelefonareallapoliziaedenunciareivandali. Ma viene fermato dal barista. Non sembra più la stessa persona, il barista ha qualcosa di diverso. «Posso telefonare?» chiede l&#8217;uomo, ancora col fiatone, e il barista risponde con uno sguardo alla «ti conviente non chiedere più». Guardando meglio il barista l&#8217;uomo inizia a impallidire, e timidamente chiede «cosa le è successo?». «Mi sgaddai», dice il barista mentre fa per prendere uno straccio, e dei detersivi, «haiu a sgrasciari macari ccà se ppe cottesia si leva da in mezzo alla minkia». L&#8217;uomo, impietrito, fa per uscire dal bar. Non c’è più nulla da fare.</p>
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		<item>
		<title>Manuale di scrittura cretina – Episodio 1: di quando la tonnina incontrò la cipollata</title>
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		<comments>http://095.blogdo.net/manuale-di-scrittura-cretina-episodio-1-di-quando-la-tonnina-incontro-la-cipollata/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 21:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cipollata]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[mazzate]]></category>
		<category><![CDATA[Panarea]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
		<category><![CDATA[pescatori]]></category>
		<category><![CDATA[Tino]]></category>
		<category><![CDATA[tonnina]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi racconto una storia siciliana, di quelle tristi e senza speranza. La storia di un ragazzo e del suo primo contatto col mare. E di un altro giovane, che nel mare ci viveva, e nei flutti trovò la sua tragica fine. Giovani siciliani, storie che si incrociano e che segnano. Era massiccio, con una testa [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Vi racconto una storia siciliana, di quelle tristi e senza speranza. La storia di un ragazzo e del suo primo contatto col mare. E di un altro giovane, che nel mare ci viveva, e nei flutti trovò la sua tragica fine. Giovani siciliani, storie che si incrociano e che segnano.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/72/Aeolian_Islands_map.png" alt="" width="288" height="212" />Era massiccio, con una testa enorme, gli occhi a palla. Ma nonostante la sua lunga figura, più di due metri, Tino nel suo ambiente era considerato un piccoletto. «Tinuzzo, sei troppo piccolo per stare coi grandi» lo canzonavano i compagni, e lui, che normalmente sarebbe stato considerato grande e grosso, non aveva pace. «Ma perché sono così sfortunato, perché non cresco» pensava quando andava a pescare da solo, mentre gli altri invece andavano tutti insieme, e molto più a largo. Erano tutti dei nuotatori provetti, e andavano armati solo del proprio fiato. Anche Tino, che insieme ai suoi amici abitava alle Eolie.</p>
<p>Una mattina stava facendo una bella caccia di pesci vicino all&#8217;isola di Panarea, quella dei vips. Tra tanta gente altolocata che occupava barconi lunghi 15 metri, Tino s&#8217;era sempre trovato bene: lui nuotava, e nessuno gli rompeva le scatole, perché tanto i vips prendevano il sole tutto il tempo. Certo ogni tanto c&#8217;era qualche pescatore dai modi rudi, di quelli proprio da film sulla Sicilia da cartolina, ma non ci faceva molto caso. Quel giorno però tre pescatori lo avevano notato, e si avvicinarono a Tino con la loro barca.</p>
<p>I pescatori lo riempivano di complimenti, cose del tipo «Ma talia chi beddu, è grosso il giusto», «Sei piccolo, ma fatto bene» oppure «Chiddi comu a tia su duci duci», mentre Tino, che era giovane, inesperto della vita e con una sessualità non perfettamente definita, era tutto contento di queste attenzioni. Nuotava sempre più vicino alla barca, e veramente era anche un po&#8217; asfissiato da tutti quei complimenti. Però siccome non c&#8217;era abituato si limitava ad aprire la bocca con la faccia un po&#8217; da pesce lesso.</p>
<p>Li guardava alzando la testa ogni tanto, i pescatori: uno era un giovanotto, non più di quindici anni, mentre gli altri due avevano un&#8217;età bruciata dal sole, indefinita. Nuotando a pelo dell&#8217;acqua però gli mancava l&#8217;ossigeno: e mentre Tino boccheggiava guardandoli, i tre lo affiancarono con la barca. «Che ti manca il fiato? Ti aiutiamo noi. Giovanni, prendi la mazza» disse uno dei due pescatori al ragazzo, e mentre i due uomini lo trascinavano sulla barca, il ragazzo, Giovanni, lo piacchiava.</p>
<p>«Me l&#8217;avevano detto di stare lontano dai pescatori, questa è la mia fine» e Tino, una volta a bordo, si stese sul fondo della barca. Passavano i minuti, e Tino per la mancanza di fiato e le botte era stremato, ma resisteva. «Non mi volevano morto, altrimenti mi avrebbero già finito» pensava, e ogni tanto provava a lanciarsi giù dalla barca. I pescatori però erano sicuri del fatto loro, e incitavano Giovanni «Un paio di colpi  sul musoe vedi che non si muove» gli dicevano. E il ragazzo con un paio di colpi ben assestati lo teneva a bada. «Che vuoi scappare? Sei troppo piccolo per scappare. Ahahhaha» ridevano i pescatori, ma Giovanni si distrasse a guardarli. A quel punto Tino, stufo di farsi canzonare anche da questi ebbe uno scatto d&#8217;orgoglio. «Mazziato pazienza, ma cornuto no» pensò,  e con un ultimo gesto di forza rovesciò la barca, e scappò via. «Giovanni, ma che minchia hai fatto» urlarono i pescatori, Tino li aveva sentiti mentre scappava. Nuotava come un pesce, disperato, mentre dietro di lui i pescatori colti di sorpresa recuperavano a fatica la barca . Aveva nuotato tanto, forse per due chiometri, e Tino era sempre più stanco, perdeva sangue. Ma continuava esausto, e si fermò solo per guardarsi dietro. I pescatori erano lontani, poteva tirare il fiato.</p>
<p>Fu però nel momento in cui pensava di essere salvo che sentì urlare «eccolo». I pescatori, fradici ma determinati, lo avevano raggiunto, e questa volta le loro intenzioni erano chiare: volevano ucciderlo sul posto. Tino pensava alle mazzate, ma i suoi occhi a palla divennero vitrei quando alzandoli dal pelo dell&#8217;acqua vide una padella, sulla barca. I pescatori preparavano l&#8217;arma finale, quella per la quale era impossibile scappare. Un odore forte colpì Tino, che subito ebbe conferma delle sue paure. «Non c&#8217;è scampo» pensò, e smise di nuotare, lasciandosi andare, galleggiando a pancia all&#8217;aria. Così i pescatori lo portarono a bordo, di nuovo Giovanni lo picchiò, ma non più forte di prima: non c&#8217;era bisogno.</p>
<p>Tino fu ucciso dalla sua paura, quello che più temeva, il contenuto della padella. Portata a bordo chissà come, sfrigolava in mezzo al mare su una barca che poco prima aveva rovesciato. Tino boccheggiava, chiedendo perdono per la sua presunzione. «Per un tonno piccolo come me non c&#8217;è scampo, dovevo ascoltarli i miei amici. Patre, matre, perdono!», bocchegiò un&#8217;ultima volta, e morì in una pozza di sangue.</p>
<p>Tino giaceva sul fondo della barca, e i pescatori erano esausti. Ma nonostante le fatiche e il bagno fuori programma, erano soddisfatti del bottino. Giovanni, che era giovane e poco esperto, non capiva cosa era successo. «Zio, ma perché il tonno s&#8217;è fermato appena ha visto la padella?» chiese il ragazzo. «Iaffiu ma to figghiu di unni cala, de Monciuffi?», disse il pescatore all&#8217;altro, che per tutta risposta allargò le spalle. «Giuvanni, su vo fari u piscaturi l&#8217;ha canusciri sti cosi. Ricorda: <em>a motti da tunnina è ca cipuddata</em>».</p>
<p>PS: Tino fu venduto alla pescheria di Catania, quindi con questo blog C&#8217;ENTRA</p>
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		<title>Vecchietto che beve Mercurio, GUARDALO!!!</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 19:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[31 marzo]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è questo anziano uomo, questo vecchietto se volete, che beve Mercurio. Penso che è rimasto un po&#8217; scioccato da Mammarella, che il 31 marzo è da Zo. Di seguito il testo che accompagna questo video &#8220;quasi virale&#8221;, e sicuramente un po&#8217; da esauriti (ci c&#8217;entrano quelli di Deeds), su youtube. Un alieno è un alieno, non [...]]]></description>
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<p>C&#8217;è questo anziano uomo, questo vecchietto se volete, che beve Mercurio. Penso che è rimasto un po&#8217; scioccato da Mammarella, che il 31 marzo è da Zo. Di seguito il testo che accompagna questo video &#8220;quasi virale&#8221;, e sicuramente un po&#8217; da esauriti (ci c&#8217;entrano quelli di <a href="deeds.it">Deeds</a>), su youtube.</p>
<p>Un alieno è un alieno, non è speciale, è un alieno e basta: vuole solo tornare a casa. L&#8217;astronave madre (forse) sta cercando te.<br />
First landing 31|03 • Zò (CT)</p>
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		<title>Stare dietro alla propria stanchezza – solo un altro post autoreferenziale con accenni catanesi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 19:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stare dietro alle cose da fare è facile quando ti senti bene. Quando non sei in forma invece le cose semplici sono complicate. Mi è successo martedì, quando per Ctzen sono andato in viale Moncada alla consegna delle chiavi di un palazzo. Si tratta di un edificio di edilizia convenzionata, di proprietà del Comune, e i [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><a href="http://095.blogdo.net/files/2012/03/vialemoncada.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3025" src="http://095.blogdo.net/files/2012/03/vialemoncada-285x300.jpg" alt="" width="285" height="300" /></a>Stare dietro alle cose da fare è facile quando ti senti bene. Quando non sei in forma invece le cose semplici sono complicate. Mi è successo martedì, quando per Ctzen sono andato <a href="http://ctzen.it/2012/03/13/viale-moncada-17-alloggi-consegnati-gli-inquilini-e-la-fine-di-un-incubo/">in viale Moncada alla consegna delle chiavi di un palazzo</a>. Si tratta di un edificio di edilizia convenzionata, di proprietà del Comune, e i suoi alloggi sono stati assegnati a 32 famiglie bisognose. Erano tutte queste famiglie nella &#8220;lista sfrattati&#8221;, e potenzialmente parlando con loro c&#8217;era la possibilità di far uscire un bellissimo pezzo, con fotografie e racconti. Avevo sia la macchina fotografica che un registratore, e le persone, felici e in un momento particolarmente favorevole al dialogo e alla condivisione erano la &#8220;preda&#8221; giornalistica tipo. Non vedevano l&#8217;ora di raccontare, di dire che tutto finalmente era finito, di parlare di una vita nuova.</p>
<p>Come potete immaginare invece di tutto questo potenziale ho usato poco, pochissimo. Faceva freddo, ero mezzo raffreddato, poco concentrato. Ho fatto quattro interviste con il registratore ma sono venute male per imperizia (troppo lontano il microfono dalla bocca) e le foto all&#8217;interno delle case, se fossi stato più pronto di spirito, sarebbero andate a corredo di <a href="http://ctzen.it/2012/03/06/emergenza-casa-32-nuovi-alloggi-a-librino-il-sicet-altre-500-famiglie-in-attesa-da-anni/">quelle esterne fatte una decina di giorni prima</a>, quando invece ero decisamente più in forma. E invece, niente foto, bloccato dallo scarsissimo &#8220;tono&#8221; con cui timidamente ho chiesto ai vigili urbani di poter andare a fotografare. Pochi giorni prima, a fine della scorsa settimana, doveva esserci la consegna, ma non c&#8217;è stata. Cosa fa fare lo stato di forma buono: praticamente dal nulla ho tirato fuori un <a href="http://ctzen.it/2012/03/09/alloggi-popolari-a-librino-slitta-la-consegna-surrealismo-e-disguidi-tra-fango-e-neve/">buon pezzo</a>, per il quale ho ricevuto un sacco di complimenti (inattesi, quindi ancora più graditi, grazie ancora a tutti). Perché non ho ripetuto martedì? L&#8217;unica spiegazione che mi sono dato è che quel giorno ero stanco, mentalmente e fisicamente.</p>
<p>La settimana precedente a questa, quella scorsa (eh già), sono stato molto attivo, niente di trascendentale, non ho spostato montagne, ma ho solo fatto tutto quello che dovevo fare nei tempi giusti, ed ero soddisfatto anche per un paio di post su questo blog. Ma da domenica il crollo è arrivato. Segnali: due litigi, il primo con un mio amico con il quale non litigherei nemmeno se mi rubasse la fidanzata, e l&#8217;altro con la fidanzata ipoteticamente oggetto del furto. Poi stanchezza, starnuti, tosse, depressione varia. Il giorno dopo avevo la vitalità di uno zombie, e ancora mi porto questa aria da sopravvissuto a un film di Romero.</p>
<p>Soluzioni non ne ho, ma sono sempre più convinto: per fare il giornalista ci vuole il fisico allenato allo stress!</p>
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		<title>Il #cicloneCatania trending topic su twitter – ecco lo Storify di @ctzen_catania</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 18:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Catania]]></category>
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		<description><![CDATA[Cartelloni caduti, alberi sdradicati, onde alte 6 metri: questa è Catania oggi, giorno di allerta meteo. I catanesi si sono comportatei bene, senza uscire di casa immotivatamente e non creando situazioni di panico, anche grazie agli organi di informazione e Ctzen. Se per una volta la prevenzione ha funzionato, un po&#8217; di merito va infatti al [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><a href="http://095.blogdo.net/files/2012/03/Immagine-1598.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3021" src="http://095.blogdo.net/files/2012/03/Immagine-1598.jpg" alt="" width="290" height="234" /></a>Cartelloni caduti, alberi sdradicati, onde alte 6 metri: questa è Catania oggi, giorno di allerta meteo. I catanesi si sono comportatei bene, senza uscire di casa immotivatamente e non creando situazioni di panico, anche grazie agli organi di informazione e <strong><a href="http://www.ctzen.it">Ctzen</a></strong>. Se per una volta la prevenzione ha funzionato, un po&#8217; di merito va infatti al giornale online,che oltre ai costanti aggiornamenti meteo da questa mattina, ha scatenato su Twitter la voglia di condividere dei catanesi. Con lo zampino di <a href="https://twitter.com/#!/roccorossitto">Rocco Rossitto</a> arriva quindi l&#8217;hastag <a href="https://twitter.com/#!/search/%23ciclonecatania">#cicloneCatania</a>, diventato uno dei trending topic italiani di oggi.</p>
<p>Su Ctzen al momento potete leggere <a href="http://ctzen.it/2012/03/10/il-ciclone-di-catania-trending-topic-di-twitter-sulla-rete-il-racconto-del-nubifragio-etneo/">un articolo di Luisa Santangelo che riassume il &#8220;successo social&#8221;</a>. <a href="https://twitter.com/#!/la_capa">Luisa</a> che ha anche creato uno <em>storify</em>. Questo potete vederlo di seguito.</p>
<p><span id="more-3016"></span></p>
<p><script src="http://storify.com/Ctzen/la-lunga-giornata-di-ciclonecatania.js"></script><noscript>[<a href="http://storify.com/Ctzen/la-lunga-giornata-di-ciclonecatania" target="_blank">View the story "La lunga giornata di #cicloneCatania" on Storify</a>]</noscript></p>
<p>Ah, dimenticavo: scartati Agatino e Iano, pare che il nome del ciclone sia Gioacchino. Ma sta avanzando nei gradimenti l&#8217;idea di chiamarlo Arazia</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="shr-publisher-3016"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Relatività carondiana</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 01:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[autoreferenzialità]]></category>
		<category><![CDATA[Catania]]></category>
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		<category><![CDATA[relatività]]></category>
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		<category><![CDATA[vettori]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono in una stazione, fermo dentro a un treno in procinto di partire. A un certo punto vedo muoversi lentamente il treno accanto. O forse è il mio treno che si è mosso? Questo è uno dei più classici esempi di relatività: quando c&#8217;è uno che si muove, l&#8217;altro sembra fermo. O viceversa. Purtroppo dipende [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/3/38/Composizione_velocita.png" alt="" width="200" height="300" />Sono in una stazione, fermo dentro a un treno in procinto di partire. A un certo punto vedo muoversi lentamente il treno accanto. O forse è il mio treno che si è mosso?</p>
<p>Questo è uno dei più classici esempi di relatività: quando c&#8217;è uno che si muove, l&#8217;altro sembra fermo. O viceversa. Purtroppo dipende dal punto di vista, e nella vita di ogni giorno la semplice relatività di Galileo ha applicazioni nei rapporti umani. Per dirla in breve, se io sono una persona molto attiva, che fa tante cose, che è capace di controllare tante attività, guarderò a chi invece si muove con più lentezza come a una persona pigra, o peggio la disprezzerò. Ma è giusto? Probabilmente, dipende dal punto di vista: non tutti andiamo nella stessa direzione. Qui sarebbe utile aggiungere qualche breve accenno alla meccanica e alle forze, e soprattutto alla loro rappresentazione in vettori. Ma non vi tedierò oltre, anche perché potrei dire delle papalate. Nella sostanza, se uno ha a cuore il proprio agire, sta attento alla sua corsa. Questi avrà lo sguardo dritto davanti a sè, e molto difficilmente riuscirà a vedere quanto gli accade attorno in modo realistico. Il miglior osservatore, del resto, sta fermo.</p>
<p>Cosa c&#8217;entra tutta questa premessa con Catania? C&#8217;entra tanto, perché se la regola è generale, applico il mio punto di vista. Sto a Catania, e anche io mi muovo, non sono quindi un osservatore neutrale. Però conoscendo la regola di cui sopra, posso attenuare il mio disprezzo, per molte cose che guardo e penso <em>non vanno</em>, e che in buona sostanza odio profondamente. Mettersi nei panni degli altri, o provarci, è un buon modo per evitare di condannare, e non sempre ci si riesce. Il guaio accade quando con tutti gli sforzi di cui si è capaci, non si riesce a vedere la motivazione, positiva, che ha portato quella persona che va in una direzione diversa dalla nostra a comportarsi in modo da raggiungere proprio quel determinato risultato.</p>
<p>Il guaio mi è accaduto spesso: quando ho iniziato a scrivere per 095 ero molto più aperto. Vedevo tanti che sembravano muoversi e in realtà, dato che io ero più lento di loro, mi sembrava corressero. Piano piano ho acquisito più forza, e li ho superati. Ora loro mi sembrano fermi. Parlo di tante associazioni, enti, posti che consideravo &#8220;di cultura&#8221;, e qualcuno di questi per me si è rivelato da evitare. Non ne parlo nemmeno più. Altri invece mi hanno dato conferme, sono cresciuti con me, e dalla pruralità dei contributi, dei punti di vista, ho acquisito la consapevolezza che qui in città qualcosa può cambiare.</p>
<p>E se non parlo più della facoltà di lettere di Catania, di cui sono ancora formalmente uno studente, parlo invece ancora tantissimo di Cittàinsieme. Date le premesse, capirete come la penso su entrambe le due realtà catanesi, quale io consideri un esempio negativo, e quale un esempio di pluralità che arricchisce. «Il tuo è un confronto che non regge», è una facile obiezione, ma non sono mica un osservatore neutrale, ho solo cercato di limitare la mia tendenza a condannare dandomi un limite, che è quello del &#8220;se ti fa schifo più di dieci volte in un giorno, forse è il caso che smetti di preoccuparti e condanni&#8221;. Prima no, e non è detto che in futuro non possa dire «mi sono sbagliato», quando sarò andato ancora più avanti, e spero che di forza ne avrò in più: forse vedrò meglio altre cose che da questo punto di vista sono invisibili.</p>
<p>Vi spiego anche un&#8217;altra cosa: le mie elucubrazioni sono frutto di una formazione letteraria Asimov-centrica. Per me una persona colta <em>deve</em> sapere le leggi della robotica, ma siccome capisco i punti di vista, la perdono se non sa di che diavolo sto parlando. Non faccio l&#8217;errore dell&#8217;imperatore che condannò il generale Bel Riose, autentico paladino dell&#8217;unità galattica, solo perché dal punto di vista dell&#8217;imperatore Cleon II, il decadente Trantor, non si capiva per quale motivo un generale forte e giovane dovesse perseguire ai confini il bene dello Stato retto da un debole vecchio, e non i suoi personali. Nel frattempo da Terminus avevano capito tutto, vedevano le cose da un punto di vista privilegiato, esterno, e non potevano far altro che approfittarne.</p>
<p>E infine, tanto per giustificare il titolo, qualche massima attribuita a Caronda, mitico legislatore catanese. In realtà pare che fossero leggi in vigore a Catania</p>
<ul>
<li>I vecchi inculchino nei giovani il pudore, in modo che questi arrossiscano di ogni mala azione. Dove i vecchi sono spudorati, figli e nipoti saranno più sfacciati. E dove regna la sfacciataggine, seguono l&#8217;oltraggio, l&#8217;ingiustizia, la violenza.</li>
<li>Ciascuno si sforzi d&#8217;intraprendere ed eseguire cose giuste e con decoro, perché è indegno adoperare lo stesso sforzo sia per le grandi che per le piccole cose: cerca quindi di non essere pigro.</li>
<li>Bisogna essere piuttosto prudenti che savi. Spacciarsi per sapienti è cosa vile; e così è meglio essere temperanti e modesti anziché sembrare di esserlo. Nessuno ardisca vantarsi d&#8217;una virtù che non ha.</li>
<li>Chi fa una denunzia non usi pietà: indichi anche i congiunti del colpevole, perché nulla è più importante della patria. Riferisca però solo ciò che fu commesso deliberatamente e non ciò che fu commesso per imprudenza</li>
</ul>
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