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	<title>2duerighe</title>
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	<description>Un quotidiano sottosopra</description>
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		<title>Movimento 17 ottobre, la mobilitazione online dopo gli scontri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Guidi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Francia, il Belgio, l&#8217;Albania e ora pure l&#8217;Italia. Movimenti di protesta studenteschi (e non solo) stanno interessando tutta l&#8217;Europa, e nell&#8217;ormai constante braccio di ferro tra manifestanti e istituzioni nessuno sembra voler cedere il passo. Gli scontri imperversano per le strade, le forze dell&#8217;ordine rispondono all&#8217;attacco, e mentre le manifestazioni pacifiche degenerano in violenza [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La Francia, il Belgio, l&#8217;Albania e ora pure l&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Movimenti di protesta studenteschi (e non solo) stanno interessando tutta l&#8217;Europa, e nell&#8217;ormai constante braccio di ferro tra manifestanti e istituzioni nessuno sembra voler cedere il passo. Gli scontri imperversano per le strade, le forze dell&#8217;ordine rispondono all&#8217;attacco, e mentre le manifestazioni pacifiche degenerano in violenza e teppismo gratuiti nessuno sembra più nemmeno ricordare perché tutto questo sia iniziato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In effetti, il filo rosso che collega tutta la questione sembra essere quello dell&#8217;improvvisazione. Ironicamente, persino il movimento nato online in seguito alle manifestazioni degli ultimi giorni, pur chiamandosi &#8220;movimento 17 ottobre&#8221; (noto anche con la sigla &#8220;M1710&#8221;) in realtà è nato solo due giorni dopo. E altrettanto imprevedibili appaiono anche i possibili sviluppi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Annamo a fa&#8217; gli scontri?&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Così riassumerebbe l&#8217;intera vicenda Secco, il miglior amico di Zerocalcare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E a dirla tutta non siamo troppo distanti dalla realtà. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa online nasce in seguito alle manifestazioni avvenute nelle piazze a partire da due giorni fa, sabato 17 ottobre. Le suddette proteste, le quali hanno interessato in particolar modo Milano e Bologna, hanno già suscitato numerose controversie per essere degenerate in meri episodi di guerriglia urbana che hanno totalmente distolto l&#8217;attenzione dei media dalle vere motivazioni delle sommosse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">M1710 sembra nascere proprio con l&#8217;obiettivo di organizzare le proteste secondo un programma e attorno a un obiettivo ben preciso: la caduta del governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In meno di ventiquattro ore, M1710 si è già esposto con chiarezza su tutti i social.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Siamo quelli delle piazze. Quelli che vedono l&#8217;unica violenza nel manganello e negli sbirri. Entra nel canale telegram e organizza il movimento con noi.&#8221;</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Mobilitazione permanente&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è quanto si legge sulla neonata pagina Instagram del movimento. Nella stessa pagina, che già conta più di quattromila follower, sono esposti con altrettanta chiarezza modus operandi e obiettivi del gruppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Gli unici stranieri sono i fascisti nei quartieri.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Soldi ai quartieri, non alla guerra.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò è quanto si legge nei post fissati nella griglia principale della pagina, nella quale possiamo trovare anche il programma delle prossime manifestazioni organizzate dal gruppo. Da Piazza Duomo a Milano a Circo Massimo a Roma. Da Piazza Nettuno a Bologna a Piazza Castello a Torino, passando per Bari e Genova. Location diverse, stesso piano d&#8217;azione: una manifestazione ogni sabato alle 15.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, è accaduto varie volte che movimenti di origine popolare occupassero le piazze delle città così come le prime pagine dei giornali, e tutte le volte hanno lasciato il tempo che hanno trovato. Tuttavia la tensione notevolmente più alta e il fatto che tale mobilitazione vada ad inscriversi in un più ampio contesto di proteste che sta infiammando tutto il vecchio continente fa pensare a qualcosa di più grosso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La speranza generale è che le migliaia di giovani (e non solo) che vogliono far sentire la propria voce non vengano sovrastati da pochi teppisti e facinorosi, e che le manifestazioni pacifiche non degenerino nuovamente in violenza gratuita per le strade, le cui conseguenze danneggerebbero l&#8217;intera cittadinanza. Manifestanti e non.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Baku 2026, il dialogo interculturale per costruire ponti in un mondo diviso</title>
		<link>https://www.2duerighe.com/rubriche/diplomazia-e-ambasciate/204953-baku-2026-il-dialogo-interculturale-per-costruire-ponti-in-un-mondo-diviso.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diplomazia e Ambasciate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 27 al 29 ottobre, la capitale dell&#8217;Azerbaigian ospiterà il 7° World Forum on Intercultural Dialogue. Al centro dell&#8217;incontro, la cooperazione internazionale, la pace e la necessità di trasformare il confronto tra culture in azioni concrete. In un mondo attraversato da conflitti, tensioni geopolitiche e crescenti divisioni sociali, il dialogo interculturale torna al centro del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Dal 27 al 29 ottobre, la capitale dell&#8217;Azerbaigian ospiterà il 7° World Forum on Intercultural Dialogue. Al centro dell&#8217;incontro, la cooperazione internazionale, la pace e la necessità di trasformare il confronto tra culture in azioni concrete.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo attraversato da conflitti, tensioni geopolitiche e crescenti divisioni sociali, il dialogo interculturale torna al centro del dibattito internazionale come strumento fondamentale per costruire fiducia, promuovere la cooperazione e rafforzare la pace. È questo il messaggio che accompagnerà il <strong>7° World Forum on Intercultural Dialogue</strong>, in programma a <strong>Baku, in Azerbaigian, dal 27 al 29 ottobre 2026</strong>, con il tema <em>“Dialogue for a Shared Future: Building Bridges in a Fractured World”</em>, ovvero <em>“Dialogo per un futuro condiviso: costruire ponti in un mondo frammentato”</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appuntamento, che si svolge con cadenza biennale, rappresenta uno dei principali momenti di confronto internazionale dedicati al dialogo tra culture, religioni e civiltà. L&#8217;obiettivo è andare oltre il semplice scambio di idee, individuando soluzioni condivise e iniziative concrete per affrontare le sfide di una società globale sempre più interconnessa, ma al tempo stesso segnata da profonde fratture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Forum riunirà rappresentanti dei governi, organizzazioni internazionali, esponenti religiosi, studiosi, giovani leader, rappresentanti della società civile e del settore privato, dando vita a uno spazio di confronto multidisciplinare nel quale prospettive ed esperienze differenti potranno contribuire alla costruzione di nuove forme di collaborazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dialogo come risposta alle divisioni globali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La settima edizione del Forum si inserisce in uno scenario internazionale particolarmente complesso. Conflitti, instabilità geopolitica, polarizzazione politica, disuguaglianze socioeconomiche, discriminazioni e xenofobia continuano ad alimentare distanze e incomprensioni tra popoli e comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A queste sfide si aggiungono le trasformazioni prodotte dalle nuove tecnologie, in particolare dall&#8217;intelligenza artificiale, e le conseguenze dei cambiamenti climatici, fenomeni che richiedono risposte coordinate e una crescente responsabilità collettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tale contesto, il dialogo interculturale assume un significato che supera la dimensione culturale e simbolica. Diventa uno strumento strategico per prevenire i conflitti, contrastare i pregiudizi, favorire l&#8217;inclusione sociale e individuare soluzioni comuni ai problemi globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non a caso, il tema scelto per il 2026 pone l&#8217;accento su due concetti fondamentali: <strong>costruire ponti e immaginare un futuro condiviso</strong>. Il primo richiama la necessità di trasformare il confronto in politiche, partenariati e progetti concreti; il secondo sottolinea l&#8217;importanza di una visione collettiva nella quale le differenze culturali, religiose e sociali non rappresentino elementi di contrapposizione, ma risorse per lo sviluppo e la convivenza pacifica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal Baku Process a una piattaforma globale di cooperazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il World Forum on Intercultural Dialogue costituisce l&#8217;evento cardine del <strong>Baku Process</strong>, iniziativa internazionale avviata nel 2008 dall&#8217;Azerbaigian su impulso del presidente Ilham Aliyev, con l&#8217;obiettivo di promuovere la comprensione reciproca, la tolleranza religiosa e la cooperazione tra culture e civiltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso degli anni, il progetto ha progressivamente ampliato la propria portata. Se le prime edizioni del Forum erano incentrate soprattutto sulla valorizzazione della diversità culturale e dei valori comuni, gli incontri successivi hanno approfondito il rapporto tra dialogo interculturale, sicurezza umana, pace e sviluppo sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2011, il Forum si svolge in collaborazione con importanti organizzazioni internazionali, tra cui l&#8217;UNESCO, l&#8217;Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite (UNAOC), l&#8217;Organizzazione del mondo islamico per l&#8217;educazione, la scienza e la cultura (ICESCO) e l&#8217;Organizzazione mondiale del turismo (UNWTO).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un passaggio significativo nel riconoscimento internazionale del Baku Process è arrivato nel 2022, quando il Consiglio esecutivo dell&#8217;UNESCO, durante la sua 215ª sessione, ha adottato all&#8217;unanimità una decisione proposta dall&#8217;Azerbaigian dedicata alla promozione del dialogo interculturale e dell&#8217;inclusione sociale per la pace e lo sviluppo sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La settima edizione intende proseguire lungo questo percorso, rafforzando la dimensione operativa del Forum e promuovendo una cooperazione capace di produrre risultati concreti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sei obiettivi per trasformare il confronto in azione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma del 2026 si articola attorno a sei obiettivi principali, che delineano una strategia orientata non soltanto alla riflessione, ma anche alla costruzione di risposte condivise.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo riguarda la riaffermazione del dialogo interculturale come elemento essenziale per la prevenzione dei conflitti e la promozione del rispetto reciproco. A questo si affianca la volontà di analizzare le cause delle fratture globali, dalla polarizzazione politica alle disuguaglianze economiche, fino all&#8217;esclusione sociale e alle incomprensioni culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione sarà dedicata alla condivisione di esperienze e strategie capaci di superare le divisioni tra comunità, Paesi e istituzioni, favorendo la nascita di nuove iniziative di cooperazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro obiettivo centrale sarà la definizione di una visione comune del futuro, fondata sul riconoscimento della diversità come valore e sull&#8217;utilizzo responsabile delle innovazioni tecnologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Forum punterà inoltre a rafforzare i partenariati tra governi, organizzazioni internazionali, università, società civile e settore privato, riconoscendo nella collaborazione tra attori differenti una condizione indispensabile per affrontare le sfide contemporanee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, uno spazio significativo sarà riservato alle nuove generazioni, chiamate a contribuire con idee, proposte e iniziative alla costruzione di società più inclusive e aperte al confronto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall&#8217;intelligenza artificiale ai cambiamenti climatici: le sfide al centro del Forum</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;agenda tematica del 7° World Forum on Intercultural Dialogue rifletterà la complessità delle trasformazioni che attraversano il mondo contemporaneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i principali ambiti di discussione figurano la pace e la sicurezza globale, il dialogo interculturale e interreligioso, il contrasto alle discriminazioni e alla xenofobia, le disuguaglianze sociali e le sfide poste dai fenomeni migratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ampio spazio sarà dedicato anche alla tutela del patrimonio culturale e alla valorizzazione della diversità, considerate componenti fondamentali per rafforzare il senso di appartenenza e la comprensione reciproca tra comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente attuale sarà inoltre il confronto sull&#8217;intelligenza artificiale e sulle trasformazioni tecnologiche, con un&#8217;attenzione specifica alla necessità di orientare l&#8217;innovazione verso principi di responsabilità, inclusione e rispetto delle differenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ulteriore terreno di riflessione sarà rappresentato dai cambiamenti climatici e dallo sviluppo sostenibile, questioni che superano i confini nazionali e richiedono un approccio fondato sulla cooperazione internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un futuro condiviso attraverso la cooperazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Forum di Baku si propone dunque come un&#8217;occasione per riaffermare il valore del dialogo in una fase storica nella quale le divisioni rischiano di prevalere sulle possibilità di collaborazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di interlocutori provenienti dal mondo istituzionale, accademico, religioso, culturale ed economico riflette la consapevolezza che le sfide globali non possano essere affrontate attraverso iniziative isolate, ma richiedano il coinvolgimento di una pluralità di attori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, il concetto di <em>Building Bridges</em> diventa il filo conduttore dell&#8217;intera iniziativa: costruire ponti significa riconoscere le differenze senza trasformarle in barriere, promuovere il rispetto reciproco e creare le condizioni per sviluppare progetti comuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sfida del 7° World Forum on Intercultural Dialogue sarà proprio quella di dimostrare che il dialogo può tradursi in azioni concrete</strong>, capaci di rafforzare la fiducia tra i popoli e contribuire alla costruzione di un futuro più pacifico, inclusivo e sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché, in un mondo sempre più frammentato, la capacità di ascoltarsi e collaborare non rappresenta soltanto un ideale, ma una necessità per affrontare insieme le sfide del presente e del futuro.</p>
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		<title>Primo match point a Austin per Kimi Antonelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Cristiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A sei gare dal termine del Campionato F1 2026 si avvicina il primo match point a Austin per Kimi Antonelli. Il pilota italiano potrebbe laurearsi Campione del Mondo già la settimana prossima nel Gran Premio degli Stati Uniti se dovesse vincere la gara e il rivale più vicino, il compagno di squadra George Russell, dovesse [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">A sei gare dal termine del Campionato F1 2026 si avvicina il primo match point a Austin per Kimi Antonelli. Il pilota italiano potrebbe laurearsi Campione del Mondo già la settimana prossima nel Gran Premio degli Stati Uniti se dovesse vincere la gara e il rivale più vicino, il compagno di squadra George Russell, dovesse terminare la gara dal nono posto in giù. Un pronostico alquanto improbabile vista la superiorità della Mercedes e che potrebbe verificarsi solo in occasione di un incidente o di un guasto tecnico. Ciò che è certo è che l’attesa del pubblico italiano per questo finale di stagione sarà in ogni caso spasmodica poiché, anche se il pilota bolognese dovesse rimandare il trionfo nelle gare successive, sarebbe comunque il primo Campione del Mondo italiano dopo oltre mezzo secolo e l’unico in grado di cogliere l’eredità di Alberto Ascari, l’ultimo campione del mondo italiano per ben due volte di fila nel biennio 1952-1953 con la Ferrari. Un altro fattore ad aggiungere incertezza è che le rimanenti sei gare di campionato non è detto che siano proprio sei. Infatti, nonostante la conferma della Federazione e di Liberty Media che gli ultimi due appuntamenti in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti saranno disputati come da calendario, permane tra gli addetti ai lavori un fitto dubbio in merito alla situazione geopolitica in Medio Oriente. Infatti, già il Gran Premio del Bahrein di due settimane fa è saltato per motivi di sicurezza nel Golfo Persico ed è stato sostituito da quello della Malesia. Nel caso gli ultimi due appuntamenti arabi dovessero saltare sarebbe pronta l’ipotesi Imola. Il circuito emiliano, uscito dal calendario due anni fa, ha dato la propria disponibilità per sostituire una delle due gare nel Golfo e in questo caso le gare rimanenti sarebbero cinque e non sei, fattore che avvantaggerebbe ancora di più Antonelli poiché toglierebbe ai suoi inseguitori una gara in più dove recuperare ulteriori punti di distacco. Un finale di stagione a Imola, gara di casa del pilota bolognese, avrebbe anche un sapore romantico poiché potrebbe permettere a Kimi di trionfare nel mondiale proprio a casa sua e il trionfo di un pilota italiano su una pista italiana farebbe impazzire i tifosi, la stampa e molto probabilmente lo stesso Antonelli. Dato però il corposo vantaggio in termini di punti del pilota italiano, appare improbabile che il giorno del trionfo arrivi proprio all’ultima gara ed è molto più possibile che accada nelle gare precedenti. A rimandare i festeggiamenti potrebbe essere il suo compagno di squadra George Russell oppure Max Vestappen, il quale sta vivendo un ottimo stato di forma con la sua Red Bull dopo una stagione molto difficile e fuori dalla lotta mondiale. Solo il tempo dirà se Kimi cercherà di chiudere la pratica il prima possibile oppure se guiderà alla Alain Prost minimizzando i rischi e sfruttando il notevole vantaggio di punti in classifica puntando ad arrivare a podio o a punti nelle poche gare che mancano al termine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Israele al voto, il trauma del 7 ottobre e la geopolitica di un Paese che non può permettersi illusioni – Parte 3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[David Marini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qui il punto non è più soltanto capire chi sta davanti nei sondaggi o quale blocco appaia più solido. Qui bisogna mettere a fuoco i nomi, i profili, le differenze vere tra i protagonisti e il modo in cui ciascuno di loro intercetta una parte diversa dell’elettorato israeliano. Perché in Israele le elezioni non si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/esteri/204942-israele-al-voto-il-trauma-del-7-ottobre-e-la-geopolitica-di-un-paese-che-non-puo-permettersi-illusioni-parte-3.html">Israele al voto, il trauma del 7 ottobre e la geopolitica di un Paese che non può permettersi illusioni &#8211; Parte 3</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Qui il punto non è più soltanto capire chi sta davanti nei sondaggi o quale blocco appaia più solido. Qui bisogna mettere a fuoco i nomi, i profili, le differenze vere tra i protagonisti e il modo in cui ciascuno di loro intercetta una parte diversa dell’elettorato israeliano. Perché in Israele le <a href="https://www.2duerighe.com/esteri/204901-israele-al-voto-il-trauma-del-7-ottobre-e-la-geopolitica-di-un-paese-che-non-puo-permettersi-illusioni-parte-2.html" data-type="link" data-id="https://www.2duerighe.com/esteri/204901-israele-al-voto-il-trauma-del-7-ottobre-e-la-geopolitica-di-un-paese-che-non-puo-permettersi-illusioni-parte-2.html">elezioni </a>non si leggono bene se si resta nel vago. Conta chi parla, da dove viene, quale cultura politica rappresenta e quale idea di Stato porta con sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I nomi che contano davvero</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo nome resta naturalmente Benjamin Netanyahu. Non solo perché è il volto più noto del sistema, ma perché continua a incarnare una certa idea di continuità nazionale, di forza esecutiva, di tenuta sotto pressione. Netanyahu parla al nucleo duro del Likud e a quella parte del Paese che considera la sicurezza come la misura fondamentale di ogni scelta politica. La sua leadership è stata per anni sinonimo di esperienza, deterrenza, realismo internazionale. Oggi, però, è anche associata da molti al punto di rottura del 7 ottobre. Questa doppia immagine è il cuore della sua forza e della sua fragilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte opposto, fra le figure più rilevanti c’è Benny Gantz, ex capo di Stato maggiore, uomo di profilo istituzionale, percepito da molti come più sobrio, meno incendiario, più adatto a una fase di ricomposizione. Gantz non rappresenta una rottura radicale con l’idea di sicurezza forte, ma una maniera più misurata di interpretarla. È una figura che parla a chi vuole cambiare tono senza rinunciare alla fermezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto a lui pesa molto Gadi Eisenkot, altro ex capo di Stato maggiore, con un’immagine ancora più netta sul piano della competenza militare e della credibilità strategica. Eisenkot rappresenta una destra o un centro-sicurezza molto particolare, perché non nasce come leader ideologico ma come figura di comando. Il suo nome è importante proprio perché offre a una parte dell’elettorato israeliano la sensazione che si possa essere duri e al tempo stesso meno prigionieri della vecchia grammatica politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi c’è Yair Lapid, che continua a essere un perno del campo centrista e liberale laico. Lapid è un politico di parola, di immagine pubblica, di comunicazione diretta. Non proviene dall’apparato militare, e questo lo rende diverso dagli ex generali che popolano la scena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua forza sta nella capacità di parlare a un Israele urbano, moderno, laico, spesso insofferente verso gli eccessi del nazionalismo religioso. Il suo limite, agli occhi di molti, è che in tempi di guerra e trauma la retorica della moderazione deve continuamente dimostrare di essere anche credibile sul terreno della sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sinistra o nell’area più critica e civile si colloca Yair Golan, ex generale e figura molto netta nel dibattito pubblico. Golan rappresenta un discorso più duro verso la politica di occupazione e verso la deriva del sistema, ma continua a portare con sé il peso della propria esperienza militare. È una combinazione interessante e rara: appartiene alla cultura della difesa ma critica apertamente il modo in cui quella difesa è stata amministrata sul piano politico e morale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel campo della destra nazionale e della competizione interna al fronte sionista c’è poi Avigdor Liberman, che resta una figura da non sottovalutare. Liberman è spigoloso, diretto, spesso intransigente, e parla a un elettorato che vuole durezza ma non necessariamente il linguaggio più religioso della destra tradizionale. È uno di quei nomi che possono non determinare da soli il governo, ma influenzano in modo serio il sistema delle alleanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine va ricordato Ofer Winter, ex generale e figura che si muove in un’area più identitaria e più nazionalista, capace di attrarre chi cerca una risposta forte, di impronta patriottica e senza sfumature. Winter è significativo proprio perché mostra come nel quadro israeliano la linea tra leadership militare, mobilitazione politica e identità nazionale sia estremamente porosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le differenze reali tra i protagonisti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto non è soltanto elencare i nomi. È capire cosa li distingue davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Netanyahu parla il linguaggio della continuità, della leadership consumata ma ancora centralissima. Gantz parla la lingua della ricostruzione sobria. Eisenkot quella della sicurezza senza orpelli. Lapid quella del centro civile e istituzionale. Golan quella della critica interna con radici militari. Liberman quella della destra laica e rigida. Winter quella della destra identitaria e combattiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono differenze importanti perché corrispondono a diverse idee di Israele. Non solo a diversi programmi. In un Paese come questo, il voto non è soltanto una scelta di governo: è una scelta di tono, di postura, di architettura nazionale. C’è chi pensa che Israele debba rafforzarsi attraverso la disciplina identitaria, chi pensa che debba farlo attraverso un recupero di fiducia istituzionale, chi vuole una leadership più prudente, chi pretende una linea più combattiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I partiti e i blocchi, con i nomi giusti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Likud resta la spina dorsale del blocco di Netanyahu. Attorno a esso si muovono le forze della destra religiosa e nazionalista, che in momenti diversi possono rafforzarne la base o renderla più rigida. È il campo di chi vede nella tenuta del governo il prolungamento della sicurezza nazionale e di chi non vuole cedere nulla sul piano della sovranità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il campo centrista ruota invece attorno a figure come Lapid, Gantz ed Eisenkot, anche se non sempre con piena armonia fra loro. Qui la parola chiave è affidabilità. Il messaggio è che Israele può restare forte senza restare inchiodato al vecchio schema. Ma questa area ha un problema strutturale: se non si compatta, rischia di apparire come un insieme di personalità più che come una vera alternativa di governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sinistra o nell’area più critica si muove Yair Golan, che porta dentro il discorso pubblico un elemento più morale e civile, ma che deve comunque misurarsi con il fatto che in Israele la sicurezza resta la prima prova da superare. È una posizione che può parlare a una parte dell’elettorato più istruito, urbano e laico, ma che deve sempre dimostrare di non essere scollegata dalla realtà dura del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ci sono le forze di destra non direttamente legate al Likud ma molto importanti nel dibattito, come quella di Avigdor Liberman, che spesso agisce da ago della bilancia non solo per i seggi ma per il tono complessivo della coalizione possibile. E infine le figure più forti sul piano identitario, come Ofer Winter, che parlano a un mondo politico che non vuole compromessi sul senso nazionale del progetto israeliano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli ex militari e l’intelligence: un sistema, non un dettaglio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui bisogna fare un distinguo essenziale. Quando si parla di apparati, non si parla di un blocco unico. Israele ha un sistema di sicurezza composto da più livelli, che dialogano ma non coincidono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mossad guarda all’esterno, alla proiezione globale, alle reti fuori dai confini.<br>Lo Shin Bet presidia la sicurezza interna, il terreno più delicato e più immediato.<br>L’Aman, intelligence militare, produce valutazioni strategiche, scenari e allarmi dentro la struttura dell’esercito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste differenze contano moltissimo. Perché il 7 ottobre ha mostrato che il problema non era soltanto la presenza o assenza di informazioni, ma il modo in cui quelle informazioni si sono trasformate, o non si sono trasformate, in decisione. E qui entrano in scena le rivalità, le culture organizzative, i diversi modi di leggere una minaccia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È per questo che le figure provenienti dall’esercito e dall’intelligence portano con sé un valore politico enorme. Non sono solo ex funzionari. Sono persone che incarnano un certo modo di vedere lo Stato. In un momento come questo, il loro peso aumenta, perché il Paese cerca credibilità prima ancora che retorica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli scenari di coalizione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scenario più immediato è quello della continuità del blocco di destra, con Netanyahu al centro e con il sostegno delle forze più identitarie e più rigide sul piano nazionale. È l’opzione che rassicura chi teme il vuoto e privilegia la fermezza. Ma è anche lo scenario che paga di più il prezzo del 7 ottobre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo scenario è quello di una coalizione più ampia e più istituzionale, costruita attorno a figure come Gantz, Eisenkot e, in un altro registro, Lapid. Qui il tentativo è dare l’idea di una ricostruzione nazionale meno carica di tensione, più credibile agli occhi di un elettorato che vuole sicurezza ma anche riparazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il terzo scenario è quello dell’impasse. Nessun blocco riesce a governare da solo, le trattative diventano lunghe, i veti incrociano le ambizioni, e il Paese si ritrova in una fase di stallo. In Israele non è una possibilità remota. È una delle strade più reali se le liste si dividono troppo e se il voto si frammenta ulteriormente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I punti in cui il voto si sposta davvero</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono alcuni snodi che possono cambiare il risultato in modo concreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo è il voto utile. Se gli elettori percepiscono che una lista non supererà la soglia o non avrà peso, possono spostarsi all’ultimo su un nome più forte. Questo vale sia nel campo di destra sia in quello centrista o critico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo è la soglia di sbarramento. In Israele una lista sotto soglia non entra in Parlamento. Questo può ribaltare interi equilibri. Una forza che sembra secondaria può diventare decisiva solo perché entra, o può togliere ossigeno a un blocco se resta fuori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il terzo è la percezione della leadership. In una fase come questa, l’elettore vuole sapere chi comanda davvero, chi regge la pressione, chi può trattare con Washington, chi può tenere un fronte aperto e allo stesso tempo evitare una spirale fuori controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quarto è l’effetto degli eventi. In Israele ogni escalation può cambiare la lettura del voto. Un fronte che si accende, una decisione americana, una mossa sul piano regionale, possono spostare la sensibilità degli elettori più di una settimana di propaganda.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il peso dei nomi oltre il voto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono anche figure che, pur non essendo sempre il centro assoluto della scheda, pesano moltissimo nella percezione pubblica. Gli ex vertici dell’esercito e della sicurezza portano autorevolezza. I leader di partito portano direzione politica. I nomi più riconoscibili portano fiducia o rifiuto. E tutto questo si somma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo la partita non è solo tra partiti, ma tra modi diversi di immaginare Israele. Il Paese che vuole continuità e forza verticale. Il Paese che vuole più riparazione istituzionale. Il Paese che vuole una destra più nazionale e identitaria. Il Paese che chiede un centro più misurato ma capace di reggere la crisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una scelta che va oltre i numeri</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine, quello che emerge è che il voto israeliano si gioca su tre livelli contemporaneamente: nomi, coalizioni, e visione del Paese. E forse è proprio questo che rende Israele così osservato e così decisivo anche fuori dai suoi confini. Perché qui ogni elezione parla di leadership, ma parla anche di sistema. Parla di sicurezza, ma anche di fiducia. Parla di governo, ma anche di identità nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché i nomi contano. Non sono un elenco. Sono la sostanza della disputa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Elezioni Israele 2026</strong>: parte 3 di 5</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Brasile: un’inchiesta per corruzione si trasforma in crisi di legittimità per la Corte Suprema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacqueline Rastrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quella che è iniziata come una inchiesta per corruzione si è trasformato in una crisi di legittimità per la Corte Suprema brasiliana, mettendo giustizia contro giustizia e spingendo a richieste di impeachment per alcuni suoi membri. Per quasi un anno, le autorità hanno indagato sui profondi legami tra l’ex banchiere caduto in disgrazia Daniel Vorcaro [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quella che è iniziata come una inchiesta per corruzione si è trasformato in una crisi di legittimità per la Corte Suprema brasiliana, mettendo giustizia contro giustizia e spingendo a richieste di impeachment per alcuni suoi membri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quasi un anno, le autorità hanno indagato sui profondi legami tra l’ex banchiere caduto in disgrazia Daniel Vorcaro e le élite politiche brasiliane, inclusi coloro che siedono nella Corte più alta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mese scorso, il giudice della Corte Suprema André Mendonça ha svelato un rapporto della polizia che tracciava una linea retta tra uno dei giuristi più potenti e polarizzati della Corte e l’uomo al centro di quella che è stata definita “la più grande frode bancaria della storia del Brasile”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto mostra come Vorcaro abbia cercato di sfruttare il suo rapporto con il giudice Alexandre de Moraes per ottenere informazioni sull’indagine aperta nei suoi confronti e minare così i procedimenti ufficiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un messaggio particolarmente compromettente inviato nel novembre 2025, Vorcaro ha persino chiesto a Moraes se fosse il caso che fuggisse dal Paese, pochi giorni prima che il finanziere venisse arrestato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I media nazionali sono esplosi in un accanimento mediatico per il flusso costante di rivelazioni che hanno mostrato l’entità dei legami di Vorcaro con membri della più alta Corte brasiliana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ultimo scandalo di pari portata che ha colpito il Brasile ha gettato un’ombra che ancora oggi pesa sulla politica nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’indagine anticorruzione durata più anni, nota come Operazione Autolavaggio (Lava Jato), ha raggiunto i vertici del potere facendo cadere il Presidente, Luiz Inacio Lula da Silva, che si è poi ricandidato con successo dopo che le accuse sono state fatte decadere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo gli osservatori, come per esempio il gruppo appartenente alla società civile Trasparência Brasil, se possibile questa crisi potrebbe essere ancora più grave perché la Corte viene rappresentata come una minaccia ad una democrazia che sta già distruggendo la credibilità dell’intero sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene le rivelazioni sul rapporto tra Moraes e Vorcaro siano state sconvolgenti per la Corte, non è stata la prima volta che il pubblico ha appreso che un giudice fosse potenzialmente compromesso dal caso Vorcaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando è arrivato per la prima volta alla Corte Suprema, il caso è stato affidato al giudice Dias Toffoli, che ha usato la sua autorità come giudice responsabile del caso – noto nel sistema brasiliano come relatore – per nascondere di fatto le prove alla polizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Successivamente, la polizia ha presentato un rapporto al Presidente della Corte che ha portato Toffoli a sollevarsi dal caso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Almeno cinque giudici della Corte sono oggi collegati al caso Vorcaro, con legami che vanno da incontri formali e transazioni finanziarie a veri e propri festini, residenze di lusso affittate in modo poco trasparente e viaggi in jet privati a beneficio dei giudici e dei loro familiari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonti locali hanno rivelato, ad esempio, che Toffoli e la sua famiglia detenevano una quota di un resort che riceveva finanziamenti da un fondo legato al cognato di Vorcaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto pubblicato da Menonça ha anche rivelato un contratto da 131 milioni di real (circa 25 milioni di dollari) tra lo studio legale della moglie di Moraes e la finanziaria di Vorcaro, oggi chiusa, Banco Master.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I metadati mostrerebbero che le ultime modifiche apportate al contratto sono state apportate da Moraes stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti i giudici coinvolti hanno negato qualsiasi illecito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, se già il solo sospetto di corruzione minacciava la legittimità della Corte, la loro risposta ha aggravato il problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece di chiarire le cose autorizzando un’indagine interna su Moraes, diversi giudici hanno alzato una barriera intorno a lui e contemporaneamente sono passati all’offensiva contro il giudice responsabile di aver portato alla luce la sua presunta cattiva condotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mendonça è stato nominato giudice nel 2021 dall’ex Presidente Jair Bolsonaro, attualmente agli arresti domiciliari mentre sconta una lunga pena detentiva per aver pianificato un colpo di Stato contro il suo successore, Lula.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso che lo scorso anno ha portato alla condanna di Bolsonaro è stato supervisionato da Moraes.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla luce di questi legami – e del fatto che il figlio di Bolsonaro, Flavio, sia il favorito nel prossimo ballottaggio contro Lula – la gestione non ortodossa dell’indagine Moraes da parte di Mendonça ha suscitato significative critiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coloro che sospettano di Mendonça sostengono che, ordinando un’indagine sui tabulati telefonici di Vorcaro e pubblicando i risultati relativi a Moraes, egli abbia di fatto anticipato un’indagine su un giudice della Corte, un potere solitamente riservato al procuratore generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri si sono chiesti perché Mendonça abbia scelto di lasciare alcune parti del rapporto classificate, suggerendo che lo abbia fatto per evitare di smascherare i suoi alleati politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa arbitrarietà nelle decisioni giuridiche suggerisce che il giudice presidente possa avere un immenso potere individuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In concomitanza con le ultime settimane della campagna elettorale e durante il fervore nazionalista della destra ispirato dal Giorno dell’Indipendenza del Brasile celebratolo scorso 7 settembre, il momento della pubblicazione sembra anche calcolato per infliggere il massimo danno politico a beneficio della campagna presidenziale del senatore Flavio Bolsonaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ciò ha ricoperto quello che avrebbe dovuto essere un giudizio apartitico, con un’aurea di ostilità politica – cosa che gli alleati di Moraes hanno cercato di sfruttare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un giudice ha enumerato anonimamente sulla stampa i benefici politici che Mendonça potrebbe ottenere da Flavio Bolsonaro se vincesse le elezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene Lula inizialmente si sia tenuto fuori dalla mischia, commentando solo per difendere l’onore di Moraes come pubblico ufficiale, nelle ultime settimane della campagna è passato all’offensiva, accusando Mendonça di abusare della sua autorità “per fare politica”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando i giudici della Corte Suprema si sono riuniti lo scorso 15 settembre per decidere se autorizzare un&#8217;indagine su Moraes, la situazione era già arrivata ad un punto di non ritorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analista latino-americano Brian Winter ha definito questa sorta di “cerimonia” un “disastro”. I giudici hanno iniziato a urlare e fare eloquenti gesti con le mani, trasformando l’udienza formale in un caotico teatrino politico solo per rimandare qualsiasi decisone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gli esperti, si stavano semplicemente facendo pubblicità, più preoccupati ad attaccarsi o difendersi che all’interesse pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli elettori sembrano voler punire Lula per il suo allineamento con Moraes.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante i sondaggi indicassero un piccolo vantaggio per Lula – che si stava però erodendo di settimana in settimana &#8211; Bolsonaro jr ha ottenuto il 47% dei voti contro il 45% di Lula al primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane tenutesi qualche settimana fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La maggior parte degli analisti danno ora Bolsonaro in vantaggio nel ballottaggio previsto per il 25 ottobre, anche se lui stesso è sotto indagine federale per i suoi rapporti con Vorcaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dato che si prevede che il prossimo Presidente nominerà almeno quattro giudici per un collegio di 11 giudici, la vittoria di Bolsonaro rimodellerebbe la politica della Corte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ancora più sorprendente, potrebbe portare a una Corte in cui la maggioranza dei giudici è stata nominata da una sola famiglia: due membri dell’attuale formazione sono stati scelti dal vecchio Bolsonaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più preoccupante di questo riallineamento sotto un unico nome, la saga Banco Master ha profanato la credibilità istituzionale di una delle Corti Supreme più potenti del mondo democratico – un organo che non solo funge da autorità suprema sulla Costituzione brasiliana, ma è anche il tribunale di ultima istanza per i procedimenti penali contro presidenti e funzionari di alto grado.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Data la gravità della crisi, semplici riforme tecnocratiche – sono attualmente presi in considerazione limiti di mandato e un codice etico per i giudici – difficilmente salveranno la reputazione della Corte se non saranno accompagnate almeno da indagini sui singoli giudici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già oggi, l’indignazione per questo scandalo ha spostato la campagna che vuole mettere Moraes sotto accusa, dalla periferia della politica brasiliana al mainstream.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I legislatori hanno anche discusso su un eventuale impeachment di Toffoli, mentre in Presidente del Senato – alleato conservatore di Moraes – avrebbe preso in considerazione di agire contro Mendonça.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene eventuali impeachment probabilmente saranno posticipati fino a dopo elezioni, la trasformazione della Corte Suprema in un’arena di guerre partigiane rischia di erodere la poca credibilità che le rimane.</p>
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		<title>Regione Lazio, l’ultimo capitolo della Megaditta: un palazzo da 145 milioni</title>
		<link>https://www.2duerighe.com/rubriche/roma-e-vaticano/203604-regione-lazio-lultimo-capitolo-della-megaditta-un-palazzo-da-145-milioni.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Roma e Vaticano]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una geografia sommersa nelle città, fatta di edifici che cambiano funzione senza mai perdere del tutto la memoria della propria origine. La Regione Lazio si prepara a scriverne un nuovo capitolo, con un investimento immobiliare da circa 145 milioni di euro destinato a un palazzo romano che, secondo quanto riportato da Repubblica, si trova [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una geografia sommersa nelle città, fatta di edifici che cambiano funzione senza mai perdere del tutto la memoria della propria origine. La Regione Lazio si prepara a scriverne un nuovo capitolo, con un investimento immobiliare da circa 145 milioni di euro destinato a un palazzo romano che, secondo quanto riportato da Repubblica, si trova a soli cinquecento metri dall&#8217;attuale sede della Giunta.Il progetto prevede che la Giunta regionale resti nella storica sede di via Cristoforo Colombo, in zona Garbatella, di proprietà dell&#8217;ente dal 2009. A trasferirsi nel nuovo edificio sarebbero invece le direzioni oggi ospitate nell&#8217;immobile di Camporomano, all&#8217;Anagnina. La struttura individuata, tra le sette candidate esaminate nell&#8217;indagine pubblica esplorativa, potrà ospitare oltre 1.650 postazioni di lavoro, con servizi che oggi definiscono lo standard degli uffici contemporanei, dall&#8217;asilo nido alla palestra, dalla mensa con terrazza a un auditorium da 250 posti.L&#8217;operazione risponde a una logica finanziaria precisa. Negli ultimi dieci anni la Regione ha già ridotto di sedici milioni di euro il costo annuale delle locazioni, e l&#8217;obiettivo dichiarato è quello di possedere l&#8217;intero patrimonio immobiliare in uso, ammortizzando la spesa in quarant&#8217;anni anziché disperderla in affitti perpetui. È la differenza, quasi filosofica prima ancora che contabile, tra abitare uno spazio e possederlo, tra il pagare per il tempo che si occupa un luogo e il costruire con quel luogo un rapporto duraturo.Ma è l&#8217;attuale sede della Giunta, più del nuovo acquisto, a custodire la parte più interessante di questa storia. L&#8217;edificio di via Cristoforo Colombo nacque come sede nazionale dell&#8217;INAM, l&#8217;Istituto nazionale per l&#8217;assicurazione contro le malattie, prima di passare alla Regione nel 1980 e diventarne proprietà definitiva nel 2009. Ma la sua fama, quella vera, quella popolare, non arriva dalla burocrazia sanitaria né da un atto notarile, bensì dal cinema. È in quelle palazzine che Paolo Villaggio ambientò la Megaditta del primo <em>Fantozzi</em>, nel 1975, trasformando un anonimo edificio per uffici nel simbolo eterno di ogni gerarchia aziendale italiana, con i suoi megadirettori galattici e i suoi impiegati rassegnati.C&#8217;è qualcosa di sottilmente ironico, quasi da commedia all&#8217;italiana essa stessa, nel fatto che il palazzo diventato icona della burocrazia nell&#8217;immaginario collettivo sia oggi, davvero, sede di un&#8217;amministrazione regionale alle prese con calcoli di convenienza economica e piani di trasferimento del personale. La realtà, talvolta, non si limita a imitare la finzione: la abita, ci convive, e finisce per confondersi con essa fino a diventarne quasi un&#8217;appendice involontaria.</p>
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		<title>Large4 – la nuova IA europea che prova a sfidare USA e Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Iasevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lancio di Mistral Large 4 arriva in un momento in cui la partita sull’intelligenza artificiale non è più soltanto tecnologica, ma sempre più apertamente geopolitica. La società francese Mistral AI ha presentato il 6 ottobre il suo nuovo modello, soprannominato informalmente “Le Chonk” (il paffuto), con l’ambizione di dimostrare che l’Europa può ancora competere [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il lancio di Mistral Large 4 arriva in un momento in cui la partita sull’intelligenza artificiale non è più soltanto tecnologica, ma sempre più apertamente geopolitica. La società francese Mistral AI ha presentato il 6 ottobre il suo nuovo modello, soprannominato informalmente “Le Chonk” (il paffuto), con l’ambizione di dimostrare che l’Europa può ancora competere nella corsa ai sistemi di IA più avanzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La novità più importante non è soltanto la potenza del modello, ma la filosofia con cui Mistral ha deciso di svilupparlo. Large 4 è un sistema multimodale, cioè capace di lavorare con diversi tipi di contenuti, tra cui testo e immagini, costruito con un’architettura chiamata Mixture of Experts. Dispone di oltre un trilione di parametri complessivi, di cui circa 50 miliardi vengono attivati durante l’elaborazione di ciascun passaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il dato forse più interessante è che Mistral afferma di aver costruito il modello da zero, utilizzando 3.800 GPU NVIDIA Grace Blackwell nei propri data center europei. È un dettaglio che assume un significato particolare perché la società francese sta cercando di trasformare quello che normalmente sarebbe un annuncio tecnologico in una dichiarazione di sovranità digitale. Non basta infatti possedere un modello di IA efficiente, ma per un continente che dipende ancora in larga misura da chip e cloud statunitensi, disporre di capacità proprie dimostra un primo passo verso la dipendenza strategica dall&#8217;esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mistral punta alla pubblicazione completa entro la fine di questo ottobre, dopo una fase di anteprima durante la quale il modello viene sottoposto a stress test da parte di sviluppatori, esperti di sicurezza informatica e autorità di controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio la cybersicurezza uno dei terreni sui quali Mistral vuole misurare la propria competitività. Il CEO Arthur Mensch ha infatti rivendicato con forza che il nuovo modello sia in grado di superare addirittura alcuni concorrenti cinesi in determinati compiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che la sovranità tecnologica ha un costo enorme. Mistral ha recentemente raccolto 3 miliardi di euro e raggiunto una valutazione superiore ai 21 miliardi, mentre prepara un&#8217;espansione molto significativa delle proprie infrastrutture. Sono cifre impressionanti per una società europea, ma ancora relativamente piccole rispetto alle risorse mobilitate dai giganti americani e cinesi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo Large 4 va letto soprattutto come una scommessa politica ed economica. L&#8217;Europa non può realisticamente competere soltanto aumentando il numero di modelli disponibili, ma deve riuscire a costruire attorno a questi modelli infrastrutture, capitale, competenze e clienti disposti a utilizzarli. Pena, il rischio sempre più concreto di diventare semplicemente il mercato in cui i protagonisti stranieri vendono le proprie tecnologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che Mistral stessa utilizza GPU NVIDIA, quindi una parte essenziale della catena tecnologica rimane americana. La società può costruire il modello in Europa, ma non può ancora produrre da sola tutti i componenti necessari per farlo funzionare. Ed è proprio per questo motivo che la società cerca una stampella europea, ammiccando al governo francese, interessato alla sicurezza nazionale, e cercando di allargare progressivamente il perimetro dei propri investitori.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A settembre, infatti, Mistral ha raccolto 3 miliardi di euro da parte di Samsung e ASML. Quest&#8217;ultima è il colosso olandese che produce le macchine litografiche indispensabili per fabbricare i semiconduttori più avanzati del mondo, forse l’unico vero gigante industriale europeo nella partita globale dei chip e delle nuove tecnologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da de Gaulle alla force de frappe, dall&#8217;industria aerospaziale a quella nucleare, la storia strategica francese è attraversata dalla stessa domanda, declinata ogni volta in forme diverse. Come rimanere alleati delle grandi potenze senza dipendere completamente da esse. Chissà se Bruxelles, Berlino e Roma risponderanno.&nbsp;</p>
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		<title>Rafforzamento della cooperazione agricola: visita di lavoro del Ministro dell’Agricoltura Indalecio Dangond in Italia nell’ambito della Settimana dell’Alimentazione della FAO.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bernardo Mancini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 13:37:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diplomazia e Ambasciate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito della Settimana dell&#8217;Alimentazione dell&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;Alimentazione e l&#8217;Agricoltura (FAO) e nello sviluppo della strategia &#8220;Miracle Field&#8221; del Governo nazionale, il Ministro dell&#8217;Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, Indalecio Dangond, con il coordinamento e il supporto dell&#8217;Ambasciata della Colombia nella Repubblica Italiana, ha svolto a Roma, dal 12 al 15 ottobre, una proficua [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/rubriche/diplomazia-e-ambasciate/204931-rafforzamento-della-cooperazione-agricola-visita-di-lavoro-del-ministro-dellagricoltura-indalecio-dangond-in-italia-nellambito-della-settimana-dellalimentazione-della-fao.html">Rafforzamento della cooperazione agricola: visita di lavoro del Ministro dell&#8217;Agricoltura Indalecio Dangond in Italia nell&#8217;ambito della Settimana dell&#8217;Alimentazione della FAO.</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;ambito della Settimana dell&#8217;Alimentazione dell&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;Alimentazione e l&#8217;Agricoltura (FAO) e nello sviluppo della strategia &#8220;Miracle Field&#8221; del Governo nazionale, il Ministro dell&#8217;Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, Indalecio Dangond, con il coordinamento e il supporto dell&#8217;Ambasciata della Colombia nella Repubblica Italiana, ha svolto a Roma, dal 12 al 15 ottobre, una proficua serie di incontri bilaterali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Durante la sua visita, il Ministro Dangond ha tenuto incontri bilaterali strategici volti ad approfondire il trasferimento tecnologico, promuovere lo sviluppo rurale e consolidare le alleanze commerciali e istituzionali. Di particolare rilievo è stato l&#8217;incontro presieduto da Stefano Gatti, Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), al quale ha partecipato anche Marco Rusconi, Direttore Generale dell&#8217;Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). Il Ministro Dangond ha inoltre avuto colloqui con Luigi D&#8217;Eramo, Sottosegretario di Stato presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MASAF).</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Un momento clou dell&#8217;agenda è stata la partecipazione del Ministro Dangond alla sessione di alto livello &#8220;La strategia internazionale dell&#8217;Italia per il caffè: sviluppo, valore e partnership&#8221;, tenutasi il 14 ottobre presso il Ministero degli Affari Esteri. L&#8217;evento, aperto dal Vice Ministro Edmondo Cirielli, ha riunito ministri dei paesi produttori di caffè, leader mondiali del settore come Lavazza e Illycaffè, e rappresentanti della FAO, dell&#8217;UNIDO e dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Caffè. Durante la sessione, è stata presentata la Global Coffee Initiative, insieme al lancio dell&#8217;Espresso Fund, il primo fondo pubblico-privato dedicato alla sostenibilità e alla resilienza della filiera globale del caffè, istituito in collaborazione con il Gruppo della Banca Mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Il Ministro Indalecio Dangond è un rinomato specialista e investitore nel settore agricolo, con una vasta esperienza nella formulazione di politiche pubbliche, nella gestione di progetti di sviluppo rurale e nella promozione della modernizzazione e dell&#8217;inclusione sociale nelle zone rurali della Colombia. Nel suo ruolo di capo del Ministero dell&#8217;Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, promuove iniziative incentrate sulla decarbonizzazione dell&#8217;allevamento, sulla democratizzazione dell&#8217;accesso alla tecnologia e ai macchinari agricoli, sul consolidamento delle denominazioni di origine e sul rafforzamento del modello associativo e cooperativo per gli agricoltori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;La visita ha rafforzato la posizione della Colombia come partner prioritario dell&#8217;Italia in Sud America, consentendo una revisione di progetti di punta come Agrocadenas e altre iniziative di cooperazione italiana in corso. La delegazione colombiana ha messo in luce le capacità produttive del Paese, aprendo opportunità dirette per l&#8217;agricoltura familiare, la sostenibilità del settore del caffè e la transizione verso pratiche agroecologiche e resilienti ai cambiamenti climatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;L&#8217;agenda bilaterale, che ha goduto del sostegno strategico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e dell&#8217;Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), ha permesso a Colombia e Italia di riaffermare il loro comune impegno per il consolidamento di uno Stato sostenibile e per la tutela della biodiversità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Dall’integrazione europea nuove basi per lo sviluppo: il Congresso di Stato traccia la rotta dopo la storica firma dell’Accordo di Associazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bernardo Mancini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 13:34:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diplomazia e Ambasciate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la formalizzazione della firma al Berlaymont di Bruxelles, la Repubblica di San Marino compie una scelta storica ed epocale, che ne rafforza la collocazione sullo scenario internazionale. L&#8217;atto formale siglato dal Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Luca Beccari, e dal Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Maroš Šefčovič, segna il coronamento di un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/rubriche/diplomazia-e-ambasciate/204928-dallintegrazione-europea-nuove-basi-per-lo-sviluppo-il-congresso-di-stato-traccia-la-rotta-dopo-la-storica-firma-dellaccordo-di-associazione.html">Dall&#8217;integrazione europea nuove basi per lo sviluppo: il Congresso di Stato traccia la rotta dopo la storica firma dell&#8217;Accordo di Associazione</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Con la formalizzazione della firma al Berlaymont di Bruxelles, la Repubblica di San Marino compie una scelta storica ed epocale, che ne rafforza la collocazione sullo scenario internazionale. L&#8217;atto formale siglato dal Segretario di Stato per gli Affari Esteri, <strong>Luca Beccari</strong>, e dal Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, <strong>Maroš Šefčovič</strong>, segna il coronamento di un lungo e rigoroso percorso negoziale. L&#8217;esito odierno trasforma una visione strategica in un quadro normativo di integrazione nel mercato unico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ampia adesione della cittadinanza e dei rappresentanti delle forze economiche e sociali, riuniti alla Sala Kursaal per seguire la diretta dalle sedi comunitarie e il successivo messaggio dell&#8217;Eccellentissima Reggenza, testimonia la consapevolezza collettiva con cui il Paese accoglie il passaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Congresso di Stato esprime un convinto plauso all’operato del Segretario di Stato <strong>Luca Beccari</strong> e alla Segreteria di Stato per gli Affari Esteri. L&#8217;impegno profuso dall&#8217;apparato diplomatico e tecnico ha consentito di raggiungere un’intesa solida, capace di bilanciare le peculiarità della Repubblica con le regole del contesto europeo. Il Governo estende il proprio riconoscimento alle istituzioni, ai funzionari e a tutte le componenti politiche e sociali che negli anni hanno offerto il proprio contributo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;accordo firmato a Bruxelles rappresenta un punto di partenza, non un traguardo finale. Per l&#8217;esecutivo si apre la fase operativa e complessa dell&#8217;adeguamento normativo, del recepimento delle direttive e dell&#8217;accompagnamento del sistema economico verso il mercato interno. L&#8217;obiettivo istituzionale resta la tutela dell&#8217;autonomia statuale e la garanzia di nuove prospettive per le giovani generazioni e il tessuto economico-finanziario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso proseguirà già nei prossimi giorni con i necessari passaggi – anche di natura consiliare &#8211; che impegnano la Repubblica a una responsabilità condivisa per il futuro del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Congresso di Stato della Repubblica di San Marino</strong></p>
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