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	<description>Un quotidiano sottosopra</description>
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		<title>New York verso l’addio alle carrozze con i cavalli di Central Park</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valeria Todaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 09:51:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo anni di tentativi caduti nel vuoto di molti sindaci, il consiglio comunale della città di New York si prepara ad approvare il Romanch&#8217;s Law che le vieta dal 2028. Uno stop che, se confermato, mette fine a 165 anni di storia e un punto fermo ad uno dei simboli della Grande Mela. Protagoniste della [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo anni di tentativi caduti nel vuoto di molti sindaci, il consiglio comunale della città di New York si prepara ad approvare il Romanch&#8217;s Law che le vieta dal 2028. Uno stop che, se confermato, mette fine a 165 anni di storia e un punto fermo ad uno dei simboli della Grande Mela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Protagoniste della scena iniziale di &#8216;A piedi nudi nel parco&#8217; con Robert Redford e Jane Fonda e di molte serie tv, le carrozze sono da anni oggetto di un violento scontro fra le varie amministrazioni che si sono avvicendate e l&#8217;industria di settore, che da anni si scontra con l&#8217;ambiente animalista. Bill de Blasio aveva provato con tutte le sue forze in passato di vietarle nel 2016 ma alle fine era stato costretto ad accettare un compromesso. L&#8217;accordo prevedeva la riduzione del numero dei cavalli impiegati da 180 a circa 100 e lo spostamento delle stalle vicino a Central Park, così da evitare ai cavalli di doversi muovere fra il traffico della città per raggiungere l&#8217;area a Midtwon dove erano originariamente collocate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito si è riacceso con forza nelle ultime settimane, da quando un giovane turista indiano di 18 anni, in visita a New York con i genitori e il fratellino, è morto sbalzato fuori da una di queste carrozze. L&#8217;incidente ha causato uno stop temporaneo delle corse a Central Park e costretto anche i cittadini sostenitori delle carrozze a una riflessione profonda, anche alla luce del fatto che dal maggio 2025 sono stati almeno otto gli &#8220;incidenti legati ai cavalli&#8221; all&#8217;interno o nelle vicinanze di Central Park.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se da un lato, nell&#8217;immaginario collettivo, le carrozze hanno il loro fascino e arrichiscono Central Park, dall&#8217;altro non sono più utili come 165 anni fa. Fra i giovani, inoltre, c&#8217;è una maggiore consapevolezza dei diritti degli animali che, a loro avviso, le carrozzelle per quanto siano un simbolo, violano. Il sindaco Zohran Mamdani è favorevole al divieto e si è detto pronto a lavorare a una transizione che tuteli i lavoratori e garantisca il benessere dei cavalli. La partita è ancora aperta ma questa volta tutto sembrerebbe indicare la fine di un pezzo di storia della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto è che nella metropoli statunitense come anche nelle principali città italiane da anni si discute sulla messa al bando definitiva delle carrozze trainate dai cavalli. In Italia, soprattutto con le ondate di caldo estivo, assistiamo puntualmente a episodi drammatici in cui gli animali crollano al suolo sfiancati dal lavoro che sono obbligati a fare. E&#8217; successo recentemente a Roma, tanto che Patrizia Prestipino, la Garante dei diritti degli animali aveva dichiarato: &#8220;Era già tutto previsto: era evidente che prima o poi avremmo assistito a una scena del genere che non è più tollerabile nella Capitale. E&#8217; un&#8217;immagine orribile per la città&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esercizio di queste carrozze sarebbe vietato a partire dal 1° giugno 2028. Il disegno di legge prevede inoltre l&#8217;obbligo di trattamento umano dei cavalli da carrozza, vietandone la vendita o il trasferimento a scopo di macellazione o per l&#8217;utilizzo in altre attività di carrozze trainate da cavalli. Infine, il disegno di legge impone al dipartimento per la tutela dei consumatori e dei lavoratori di gestire un programma di sviluppo professionale per i conducenti e gli altri lavoratori impiegati nel settore delle carrozze trainate da cavalli, al fine di agevolare la loro transizione verso altri settori lavorativi.</p>
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		<title>Le vacanze si organizzano (anche) chiedendo a un algoritmo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Irene Anania]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 08:17:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima di aprire la valigia, sempre più persone aprono una chat. Non con l&#8217;agenzia di viaggi o con l&#8217;amico che &#8220;ci è già stato&#8221;, ma con un&#8217;intelligenza artificiale. Le si chiede di trovare una spiaggia che non sia già stata fotografata, di costruire un giro di una settimana partendo da un budget e da un [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Prima di aprire la valigia, sempre più persone aprono una chat. Non con l&#8217;agenzia di viaggi o con l&#8217;amico che &#8220;ci è già stato&#8221;, ma con un&#8217;intelligenza artificiale. Le si chiede di trovare una spiaggia che non sia già stata fotografata, di costruire un giro di una settimana partendo da un budget e da un paio di gusti alimentari, o semplicemente di dire quanto costerebbe, all&#8217;incirca, una settimana in un posto mai sentito nominare prima. La macchina risponde in pochi secondi, con un tono che a volte convince più del contenuto che propone.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un fenomeno che non è più marginale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il <em>Global AI Sentiment Report di Booking.com</em>, la stragrande maggioranza dei viaggiatori intervistati nel mondo si dice interessata a usare l&#8217;intelligenza artificiale per pianificare i propri spostamenti, e due su tre l&#8217;hanno già fatto in almeno una fase del percorso: cercare la destinazione, individuare il periodo migliore, farsi consigliare un ristorante. In Italia il dato si traduce in una richiesta precisa; più della metà degli intervistati dalle Travel Predictions 2026 dello stesso portale affiderebbe a un assistente digitale la costruzione di un itinerario fuori dai circuiti più battuti, e quasi tre su quattro si lascerebbero tentare da suggerimenti legati a luoghi dall&#8217;aria cinematografica o scenari da cartolina.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;effetto sui portafogli</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è poi un effetto collaterale curioso, quello sui portafogli. Alcune analisi sui consumi turistici raccontano che chi si fa consigliare dall&#8217;AI finisce per spendere in modo un po&#8217; diverso dal turista medio; meno sulle solite città che finiscono su ogni guida, un po&#8217; di più su posti che fino a poco tempo fa nessuno considerava una meta vera e propria. Ha senso, in fondo: se chiedi a un chatbot qualcosa &#8220;fuori dai giri classici&#8221;, quello che ottieni è quasi per forza meno affollato, e spesso anche più economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una fiducia che resta bassa</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui arriva il punto più interessante, quello che smentisce l&#8217;idea di un esercito di turisti creduloni pronti a fidarsi di qualunque cosa esca da una chat. In realtà la fiducia resta bassa, quasi sospettosa. Quasi tutti, prima di credere a un consiglio, vanno a controllarlo altrove: su un sito ufficiale, su una recensione, chiedendo a qualcuno che quel posto lo conosce davvero. E quando si arriva al momento di pagare, la fiducia crolla ancora di più: sono pochissimi quelli disposti a lasciare che sia un assistente virtuale a prenotare volo o hotel al posto loro, mentre in Italia chi lo fa davvero resta un caso quasi isolato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motivo di tanta diffidenza è semplice; le stesse chat che scrivono itinerari impeccabili, con la sicurezza di chi ha viaggiato ovunque, possono inventarsi di sana pianta un collegamento che non esiste, consigliare un locale chiuso da anni, ignorare uno sciopero annunciato da settimane. Non è un problema di informazioni mancanti, ma di tono: vengono raccontate sempre allo stesso modo, vere o no che siano. Un testo scritto bene non è per forza un testo esatto, e orari, requisiti d&#8217;ingresso, condizioni meteo cambiano più in fretta di quanto un modello riesca a starci dietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli strumenti sul mercato</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo il mercato si è riempito di app e siti pensati apposta per questo genere di richieste, tra chatbot generalisti riadattati al turismo e strumenti nati apposta per costruire itinerari giorno per giorno. C&#8217;è chi, come <em>askLAYLA</em>, lavora tutto in chat: si raccontano tipo di viaggio, durata e budget, e l&#8217;assistente restituisce un piano su misura da salvare o condividere. Altri, come <em>TripAppia</em>, vanno dritti al punto: basta indicare destinazione, date e fascia di spesa, e in pochi secondi arriva un programma giorno per giorno, senza nemmeno bisogno di registrarsi. Fanno risparmiare tempo. Restituiscono in pochi minuti quello che prima costava serate intere tra guide, fogli excel e decine di schede del browser aperte. Ma restano un punto di partenza, la base su cui poi si torna a fare quello che si è sempre fatto; controllare, confrontare, chiedere a chi c&#8217;è già stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi decide, alla fine</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;uso dell&#8217;AI e la diffidenza verso l&#8217;AI crescono insieme: oggi si chiede all&#8217;algoritmo di buttare giù delle idee, non di decidere al posto nostro. Poi il biglietto lo si compra da soli, la prenotazione la si conferma da soli, e la fiducia vera resta quella di sempre, tra chi parte e chi quel posto lo ha già visto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Abdul El-Sayed: un radicale che stravolge il bipolarismo USA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Cilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel Michigan, lo stato americano dove Trump vinse le presidenziali con l’1% di differenza da Harris, si afferma il democratico Abdul El-Sayed eletto alle primarie. Quarantunenne di origini egiziane, appartenente alla frangia più radicale dei democratici statunitense, sembrerebbe che a nord degli USA sia arrivato un nuovo Zhoran Mamdani. Paradossalmente, la sua è una vittoria [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel Michigan, lo stato americano dove Trump vinse le presidenziali con l’1% di differenza da Harris, si afferma il democratico Abdul El-Sayed eletto alle primarie. Quarantunenne di origini egiziane, appartenente alla frangia più radicale dei democratici statunitense, sembrerebbe che a nord degli USA sia arrivato un nuovo Zhoran Mamdani. Paradossalmente, la sua è una vittoria scomoda più per i democratici stessi che per i repubblicani che temono &nbsp;di perdere il seggio chiave in vista delle midterm con un esponente così estremista.</p>



<h1 class="wp-block-heading">La biografia di un “socialista” non socialista</h1>



<p class="wp-block-paragraph">Una semplice differenza distingue le vedute politiche di El-Sayed dal sindaco di New York. Abdul El-Sayed, nonostante le sue posizioni radicali, rifiuta l’etichetta di socialista:<em> &#8220;Credo nella scienza. Per me, bisogna portare risultati”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Classe 1984, Abdulrahman Mohamed El-Sayed è un immigrato di prima generazione con una formazione tutt’altro che politica. Si iscrive alla facoltà di medicina in cui si laureerà, ma senza esercitare la professione di medico. Invece, si dedica alla vita accademica: scrive centinaia di articoli scientifici, è entrato a far parte della facoltà della Columbia University Mailman School of Public Health come professore assistente ed è stato direttore esecutivo del Dipartimento della salute di Detroit. Un passaggio fondamentale della sua vita per capire la sua battaglia principale da democratico-socialista, ovvero la sanità pubblica estesa a tutti i cittadini.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua ascesa politica è cominciata nel 2018 quando si&nbsp; candidò per la carica di governatore scontrandosi con Gretchen Withmer, a sua volta democratica.&nbsp;</p>



<h1 class="wp-block-heading">Le controversie legate a El-Sayed</h1>



<p class="wp-block-paragraph">Le dichiarazioni di Abdul El-Sayed vanno ben oltre il supporto alla causa palestinese. Amico del podcaster maoista Hasan Piker che sostiene che l’America si sia meritata l’11 settembre e lancia auguri di morte ai capitalisti. Inoltre, suo suocero Jukaku Tayeb è stato leader &nbsp;della Società Islamica del Nord America (ISNA), un gruppo legato ai Fratelli Musulmani.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Idealmente, ne impali uno su una picca e tutti gli altri capiscono il messaggio. Da quel momento, tutto cambia improvvisamente tono”</em>.&nbsp; le sue parole nei confronti del senatore John Fetterman per il suo supporto allo Stato d’Israele sono durissime.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si è risparmiato con le parole pesanti nemmeno nei confronti di candidate donne, spesso del partito democratico, venendo accusato di misoginia.&nbsp; Quest’anno, ha definito la sua avversaria come: “Un fantoccio con un ricco conto in banca finanziato dall&#8217;AIPAC” dove con <em>suit </em>si riferiva a un abito da uomo, addirittura non definendo Haley Stevens una vera donna.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i repubblicani, l&#8217;estremismo attribuito a El-Sayed potrebbe trasformarsi in un efficace argomento elettorale; per i democratici, invece, la sfida sarà dimostrare che una candidatura così divisiva non comprometterà la possibilità di conquistare un seggio determinante per gli equilibri del Congresso.</p>
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		<title>Roberto Occhiuto rilancia Forza Italia per un centrodestra più liberale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Ceccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roberto Occhiuto lancia la sua idea di centrodestra per la prossima legislatura. Il presidente della regione Calabria e vicesegretario di Forza Italia, nell&#8217;intervista concessa ad Alberto Mattioli per Il Foglio, invita il partito a uscire dal ruolo di semplice forza moderata della coalizione e a tornare protagonista con una propria agenda politica. Tre sono i [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Roberto Occhiuto lancia la sua idea di centrodestra per la prossima legislatura. Il presidente della regione Calabria e vicesegretario di Forza Italia, nell&#8217;intervista concessa ad Alberto Mattioli per <em>Il Foglio</em>, invita il partito a uscire dal ruolo di semplice forza moderata della coalizione e a tornare protagonista con una propria agenda politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tre sono i temi attorno ai quali si sviluppa il ragionamento del governatore: il ruolo di Forza Italia all&#8217;interno della coalizione, il rapporto con il fenomeno politico rappresentato da Roberto Vannacci e il bilancio di fine mandato del governo guidato da Giorgia Meloni. Tre questioni diverse, ma accomunate dalla stessa convinzione: il centrodestra deve rafforzare la propria identità attraverso un programma fondato su riforme, semplificazione amministrativa e crescita economica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve un cambiamento nel centrodestra e Forza Italia può contribuire. Deve però smettere di aspettare e tornare ad assumere un ruolo più attivo nella maggioranza: non basta più essere la componente moderata, quella chiamata a bilanciare gli alleati o a ricordare il profilo europeista della coalizione. Non può più solo reagire alle iniziative, ma deve proporsi attivamente per definire la direzione del centrodestra. <br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Occhiuto richiama la propria esperienza alla guida della Calabria per proporre un modello da seguire, fondato sulla semplificazione, sull&#8217;apertura al mercato e sulla capacità di trasformare le riforme in risultati concreti. È questa, nella sua visione, la direzione che Forza Italia dovrebbe imprimere all&#8217;intera coalizione: sburocratizzazione, riduzione della pressione fiscale, liberalizzazione, garantismo e diritti civili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta soltanto di riaffermare la propria identità di partito. L&#8217;obiettivo è incidere concretamente sulle scelte della maggioranza, facendo sì che Forza Italia non rappresenti solo l&#8217;area moderata del centrodestra, ma contribuisca a orientarne l&#8217;agenda e le priorità di governo, portando una linea più liberale e spostando la coalizione sul terreno delle riforme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova posizione di Forza Italia inciderebbe anche sul futuro degli equilibri interni alla maggioranza. Occhiuto riconosce la leadership di Giorgia Meloni, a cui affida un giudizio più che positivo, rivendicando i risultati ottenuti dal suo governo e sostenendo che abbia dimostrato di poter governare da destra senza cedere al populismo. Ma è consapevole che non può fare tutto da sola: la componente riformista del centrodestra è rimasta troppo spesso in secondo piano, lasciando alla presidente del Consiglio il compito di guidare non soltanto il governo ma l’intero spazio politico della maggioranza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi c’è l’incognita Roberto Vannacci. Il possibile ingresso di Futuro Nazionale nella coalizione preoccupa Occhiuto. Il problema non è solo la distanza sui contenuti, ma anche una questione elettorale: i consensi conquistati da un’offerta populista rischierebbero di sottrarre voti a quell’elettorato moderato e liberale che Forza Italia considera invece essenziale per allargare il campo del centrodestra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’avanzata del populismo alla Vannacci potrebbe inoltre spingere Meloni a inseguire il nuovo arrivato sul suo stesso terreno. Per evitare ciò, la proposta di Occhiuto è un’altra: il centrodestra dovrebbe consolidare la propria vocazione di forza di governo, valorizzando la componente liberale, europeista e riformatrice della coalizione, lasciando da parte derive demagogiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio di Occhiuto è rivolto prima di tutto al suo partito: Forza Italia non può limitarsi a essere il contrappeso moderato della maggioranza. Deve tornare a costruire una proposta politica e a contendersi, insieme agli alleati, la direzione del centrodestra. Perché la sfida del 2027 non sarà soltanto confermare al governo la coalizione, ma decidere quale centrodestra costruire per gli anni successivi: più liberale e riformista o sempre più orientato verso il populismo.</p>
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		<title>L’Etiopia ospiterà la COP32 nel 2027, rafforzando la leadership africana in materia di clima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Ceccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 17:20:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diplomazia e Ambasciate]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È ufficiale: l’Etiopia ospiterà la trentaduesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici nel 2027. Un traguardo diplomatico importante, che posiziona Addis Abeba e l&#8217;Africa al centro del dialogo globale sul clima. La decisione, annunciata nel corso delle discussioni successive ai preparativi per la COP30, segna il ritorno dopo oltre un decennio del principale forum [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È ufficiale: l’Etiopia ospiterà la trentaduesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici nel 2027. Un traguardo diplomatico importante, che posiziona Addis Abeba e l&#8217;Africa al centro del dialogo globale sul clima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione, annunciata nel corso delle discussioni successive ai preparativi per la COP30, segna il ritorno dopo oltre un decennio del principale forum mondiale sul clima nell’Africa subsahariana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Una voce africana sempre più forte</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta dell’Etiopia rappresenta più di una rotazione geopolitica, sottolineando l’emergente autorità dell’Africa nel definire l’agenda della sostenibilità globale. Membro fondatore dell’Unione Africana e sede di numerose istituzioni internazionali, Addis Abeba assume un valore simbolico e concreto, in qualità di capitale continentale dove si incontrano sviluppo, diplomazia e ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da tempo l’Etiopia si distingue per le sue politiche avanzate in materia di clima. A partire dall’iniziativa <em>Green Legacy</em>, che ha permesso di piantare più di 80 miliardi di alberi dal 2019, fino agli investimenti in energia idroelettrica da fonti rinnovabili e in parchi industriali versi, il Paese ha cercato di conciliare la crescita con la sostenibilità. Ospitare la COP 32 consolida la reputazione dell’Etiopia di nazione all’avanguardia nell’adattamento e nello sviluppo a basse emissioni di carbonio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>La diplomazia climatica africana si rafforza</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Summit del 2027 offrirà una piattaforma per promuovere una narrazione climatica africanocentrica, fondata sul finanziamento dell’adattamento, su una transizione energetica giusta e su mercati di carbonio equi. Una scelta che si inserisce in un periodo in cui i negoziatori africani hanno assunto posizioni sempre più unite, chiedendo la riduzione del debito, giustizia climatica e un maggiore accesso ai finanziamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli osservatori si aspettano che la COP 32 acceleri i lavori per raggiungere gli obiettivi della Dichiarazione di Nairobi, volti a bilanciare crescita e resilienza, oltre a favorire i progressi dell&#8217;<em>African Carbon Markets Initiative </em>(Iniziativa africana per i mercati del carbonio) e delle strategie continentali per le energie rinnovabili e l’idrogeno verde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Investimenti e opportunità</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’Etiopia, molti sono i benefici. La COP32 contribuirà ad accelerare il potenziamento infrastrutturale, gli investimenti green e la visibilità internazionale. La conferenza attirerà decine di migliaia di delegati, offrendo opportunità per i settori del turismo, dell’energia e della logistica, oltre a sostenere l’ambizione di Addis Abeba di affermarsi come polo di sostenibilità e diplomazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale, l’Africa ha l’opportunità di orientare il dibattito globale sull’architettura della finanza climatica. Con un fabbisogno di investimenti legati al clima superiore ai 250 miliardi di dollari l’anno, ospitare il vertice conferisce al continente maggiore peso per promuovere meccanismi che riflettano le sue priorità, dalla finanza mista agli strumenti di mitigazione del rischio, capaci di sbloccare capitali privati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ospitare la COP32 è per l’Etiopia sia un riconoscimento che una sfida: un compenso per la sua capacità di leadership e per i progressi compiuti dall’Africa, ma anche un monito sul fatto che il continente rimane in prima linea di fronte alla vulnerabilità climatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sfruttata efficacemente, la conferenza del 2027 potrebbe ridefinire la diplomazia climatica africana, trasformando la visibilità politica in investimenti concreti e partnership tecnologiche.</p>
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		<title>A Clacton il seggio resta a Farage: 63% dei voti alla suppletiva</title>
		<link>https://www.2duerighe.com/esteri/202653-a-clacton-il-seggio-resta-a-farage-63-dei-voti-alla-suppletiva.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Irene Anania]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 14:06:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un seggio blindato, un&#8217;elezione senza avversari veri Nigel Farage ha riconquistato il collegio di Clacton-on-Sea, sulla costa dell&#8217;Essex, con il 63% dei consensi. Un dato che, letto isolato, racconterebbe un trionfo netto. Il contesto in cui è maturato, però, ridimensiona non poco la portata del risultato: il leader di Reform UK si era dimesso volontariamente [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un seggio blindato, un&#8217;elezione senza avversari veri</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nigel Farage ha riconquistato il collegio di Clacton-on-Sea, sulla costa dell&#8217;Essex, con il 63% dei consensi. Un dato che, letto isolato, racconterebbe un trionfo netto. Il contesto in cui è maturato, però, ridimensiona non poco la portata del risultato: il leader di Reform UK si era dimesso volontariamente da deputato solo un mese prima, per poi ripresentarsi nella stessa circoscrizione e chiedere agli elettori una sorta di plebiscito personale sulla propria posizione politica, mentre pendeva su di lui un&#8217;indagine parlamentare per presunte irregolarità nei finanziamenti al partito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I principali partiti britannici,&nbsp;&nbsp;a partire dal Labour di governo, hanno scelto di boicottare la consultazione, giudicandola una manovra elettorale orchestrata a proprio vantaggio. Il risultato è stata una corsa a 34 candidati priva di reali sfidanti politici, dominata da figure satiriche e indipendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il &#8220;Conte Bidone&#8221; sfiora un quarto dei voti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A raccogliere il ruolo di principale contendente è stato, paradossalmente, un personaggio non reale: Count Binface, alter ego del comico britannico Jonathan (John) Harvey, noto per presentarsi alle elezioni con un bidone della spazzatura in testa. Il candidato satirico ha ottenuto oltre 9.400 voti, circa il 27% dei consensi, una percentuale che, secondo un sondaggio dell&#8217;organizzazione More in Common condotto alla vigilia del voto, lo avrebbe visto addirittura prevalere su Farage se la sfida si fosse svolta su scala nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un&#8217;assenza che pesa quanto la vittoria</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Farage non si è presentato alla proclamazione ufficiale dei risultati, svoltasi di notte al Clacton Leisure Centre. Il suo partito ha giustificato la scelta invocando ragioni di sicurezza, ma la polizia dell&#8217;Essex ha smentito di aver diramato allarmi specifici, parlando solo di un dispositivo generico predisposto per l&#8217;evento. A giustificazione della propria assenza, il leader di Reform ha rivendicato il diritto di non sottoporsi, dopo un risultato che ha definito schiacciante, al confronto diretto con candidati privi di peso politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un episodio raro nella storia parlamentare britannica: l&#8217;ultimo caso di un vincitore che ha disertato la proclamazione del proprio seggio risale al 1981, quando fu eletto deputato l&#8217;attivista dell&#8217;IRA Bobby Sands, all&#8217;epoca detenuto e in sciopero della fame, dunque nell&#8217;impossibilità materiale di presentarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;indagine resta aperta</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo politico più rilevante, però, riguarda il futuro immediato di Farage più che il presente. Le dimissioni da deputato erano arrivate mentre era in corso un procedimento sui finanziamenti ricevuti da Reform UK in vista delle elezioni del 2024, donazioni milionarie legate a un imprenditore delle criptovalute e a un collaboratore già coinvolto in passato in accuse di frode. La scommessa del leader di Reform era che un nuovo mandato popolare avrebbe di fatto archiviato la vicenda; l&#8217;inchiesta, sospesa durante la campagna elettorale, è invece già stata riaperta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il commissario parlamentare per gli standard etici dovesse accertare violazioni, Farage rischierebbe una sospensione che, in caso di durata sufficiente, aprirebbe automaticamente la strada a una nuova elezione suppletiva a Clacton, questa volta, verosimilmente, con i grandi partiti in campo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un contesto politico in piena turbolenza</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La vicenda si consuma in un momento di instabilità profonda per la politica britannica, arrivata al settimo cambio di primo ministro nel giro di un decennio: da luglio Downing Street è guidata da Andy Burnham, succeduto a Keir Starmer dopo le sue dimissioni. In questo scenario mobile, la posizione di Farage appare tutt&#8217;altro che consolidata: oltre all&#8217;inchiesta pendente, sul fianco destro dello schieramento politico britannico si fa strada Restore Britain, formazione guidata da Rupert Lowe e collocata ancora più a destra di Reform UK, un concorrente che potrebbe insidiare proprio l&#8217;elettorato che finora ha garantito a Farage la sua base di consenso.</p>
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		<title>Corruzione al Palazzo di Giustizia di Ugo Betti</title>
		<link>https://www.2duerighe.com/recensioni/202638-corruzione-al-palazzo-di-giustizia-di-ugo-betti.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jasmine Gheorghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 12:32:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione del dramma in tre atti "Corruzione al Palazzo di Giustizia" di Ugo Betti, edito da Rogas per la collana "Gli Irregolari".</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/recensioni/202638-corruzione-al-palazzo-di-giustizia-di-ugo-betti.html">Corruzione al Palazzo di Giustizia di Ugo Betti</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ugo Betti, drammaturgo e magistrato, nel 1944 compone un dramma in tre atti dalla natura unica, perché come nucleo ha <strong>un caso di corruzione che sconvolge un Palazzo di Giustizia</strong>. Ambientato «in una città straniera ai nostri giorni», <em>Corruzione al Palazzo di Giustizia</em> viene rappresentato per la prima volta nel 1949, al Teatro delle Arti di Roma, e negli anni seguono varie rielaborazioni televisive e cinematografiche. Sono celebri ad esempio lo sceneggiato RAI del 1966 e il film del 1974.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;edizione Rogas, per la collana &#8220;Gli Irregolari&#8221;, il capolavoro teatrale di Betti torna con una nuova veste, dimostrando la propria attualità, ancora oggi, come spiegato anche dal magistrato e sindaco di Napoli Luigi de Magistris e dalla professoressa di Letteratura Carla Carotenuto, che hanno rispettivamente curato la prefazione e introduzione dell&#8217;opera.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/ce/Corruzione_al_Palazzo_di_giustizia_%281966%29_Mauri_e_Buazzelli.jpg/330px-Corruzione_al_Palazzo_di_giustizia_%281966%29_Mauri_e_Buazzelli.jpg?utm_source=it.wikipedia.org&amp;utm_campaign=parser&amp;utm_content=thumbnail" alt="" style="width:350px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Glauco_Mauri">Glauco Mauri</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tino_Buazzelli">Tino Buazzelli</a> in una scena della miniserie RAI (1966).</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Il Palazzo di Giustizia è il centro dell&#8217;azione. Qui viene infatti trovato il cadavere del faccendiere Ludvi-Pol, evento che scatena immediatamente il caos e che dà avvio a un&#8217;inchiesta, condotta dal Consigliere Erzi, su tutti i giudici della sezione Grandi Cause del Palazzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dapprima le accuse sembrano convergere verso l&#8217;anziano e fragile Presidente Vanan, la cui figlia Elena è sconvolta a tal punto da uccidersi. Ma lentamente viene alla luce un&#8217;intera trama di <strong>lotta per la successione</strong> alla medesima carica, contesa dai giudici Croz e Cust &#8211; da notare i nomi volutamente fantasiosi dei protagonisti, tranne quello della &#8220;pura&#8221; Elena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La situazione degenera fino a che Cust non diventa effettivamente il successore di Vanan, anche se pieno di rimorso, proprio per via della sua colpa. Decide così di andare a confessare la verità all&#8217;Alto Revisore, che raggiungerà mediante una lunga e simbolica scalinata verso la redenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell&#8217;opera di Betti vi sono i temi universali di Bene, Male, Colpa&#8230; e soprattutto c&#8217;è la Corruzione, intesa come sistema complesso, <em>raffinato</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I protagonisti sono perennemente in balia della propria <strong>frattura psicologica</strong>, condizione che li porta a desiderare, in maniera costante, di <em>capirsi</em>. E lo stesso deve fare lo spettatore contemporaneo, che assiste alle vicende dell&#8217;opera, in uno scambio e presa di coscienza costanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Palazzo, <em>infetto</em> e <em>maligno</em> come gli ingiusti al suo interno, appare quasi come un non-luogo, un altrove generico che tuttavia rimane attuale proprio per questa sua natura. Del resto, la vicenda narrata e la maledizione della corruzione sono fatti che possono accadere sempre, poiché sono senza tempo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Il palazzo poi è la miniera, è il pozzo, è il nido, del malcontento, dei sussurri.</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Corruzione al Palazzo di Giustizia</em>, come definito dallo stesso Ugo Betti, è del resto un <strong>romanzo collettivo</strong>, che parla di tutta l&#8217;epoca novecentesca, di quel mondo e di tutti. E ciò vale ieri come oggi.</p>
</blockquote>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/recensioni/202638-corruzione-al-palazzo-di-giustizia-di-ugo-betti.html">Corruzione al Palazzo di Giustizia di Ugo Betti</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
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		<title>Il motore occulto del Made in Italy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[David Marini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 09:44:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia non compete nei macchinari industriali grazie a costi inferiori, ma per la capacità di integrare meccanica, elettronica, software e servizi in impianti complessi, difficili da standardizzare e sostituire. Tuttavia, questo vantaggio è minacciato dalla concorrenza cinese, dalla debolezza degli investimenti europei e dalla carenza di competenze. Il Made in Italy richiama spesso la moda, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>L’Italia non compete nei macchinari industriali grazie a costi inferiori, ma per la capacità di integrare meccanica, elettronica, software e servizi in impianti complessi, difficili da standardizzare e sostituire. Tuttavia, questo vantaggio è minacciato dalla concorrenza cinese, dalla debolezza degli investimenti europei e dalla carenza di competenze.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Made in Italy richiama spesso la moda, il lusso, i prodotti alimentari e l&#8217;automotive. Tuttavia, una delle componenti più strategiche, seppur meno visibile, è costituita dalle macchine che tagliano, saldano, dosano, riempiono, confezionano, movimentano e controllano la produzione. Questa è l’“A” dell’automazione, l’infrastruttura nascosta di quasi tutte le filiere esportatrici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia non è il principale produttore mondiale di macchinari, ma si colloca tra i primi cinque e guida alcune specializzazioni ad alto valore aggiunto. Nel settore UCIMU (macchine utensili, robot e automazione), la produzione ha raggiunto 6,391 miliardi di euro nel 2025. L’export è diminuito del 12%, attestandosi a 3,760 miliardi, mentre le consegne interne sono aumentate. Per il 2026, UCIMU prevede una produzione di 6,640 miliardi (+3,9%), esportazioni a 3,785 miliardi e consegne domestiche a 2,855 miliardi (+8,5%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore del packaging rappresenta un’eccellenza nazionale. Nel 2025, il comparto italiano delle macchine per il confezionamento e l’imballaggio ha registrato un fatturato di 10,46 miliardi di euro, di cui 8,19 miliardi provenienti dall’estero. Secondo il perimetro VDMA, che include anche le macchine per la trasformazione alimentare, l’export italiano ha raggiunto 10,9 miliardi nel 2024, pari a circa un quinto del commercio mondiale del settore e superiore a quello tedesco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Packaging Valley ha il suo centro storico nell’area bolognese e si estende lungo la via Emilia, includendo anche un importante polo nel Parmense. Vi operano aziende leader come IMA, Coesia, Marchesini Group e SACMI, supportate da progettisti, officine di precisione, quadristi, software house e integratori. I clienti ricevono soluzioni personalizzate in base al prodotto, allo spazio e ai sistemi dello stabilimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">COME FUNZIONA LA PACKAGING VALLEY</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="462" src="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-1024x462.png" alt="" class="wp-image-202618" srcset="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-1024x462.png 1024w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-300x135.png 300w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-768x347.png 768w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-356x161.png 356w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-546x246.png 546w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-100x45.png 100w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-200x90.png 200w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image.png 1028w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h1 class="wp-block-heading">IL PARADOSSO ITALIANO</h1>



<p class="wp-block-paragraph">Come può l’industria italiana restare competitiva se il costo dell’energia supera la media europea? Nel secondo semestre del 2025, secondo Eurostat, un consumatore non domestico tra 500 e 2.000 MWh annui pagava in media 0,1837 euro per kWh nell’Unione europea. In Germania il costo era di 0,2264 euro, mentre in Italia era poco inferiore, ma comunque superiore alla media UE; Francia e Spagna registravano valori più bassi. Questi dati variano in base ai volumi, alla tensione, ai contratti e ai regimi per gli energivori. Piega con la struttura economica del prodotto. Una macchina speciale incorpora acciaio ed energia, ma il prezzo dipende soprattutto dalla progettazione, dal software, dalla precisione, dalla certificazione, dall&#8217;installazione e dal servizio. Quanto più il bene è personalizzato, tanto minore è il peso relativo dell’energia sul valore finale. L’Italia non annulla il caro energia: lo diluisce in un prodotto ad alto valore aggiunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La competizione si basa sul costo totale di possesso, non sul prezzo di listino. Un fermo produttivo può incidere più di uno sconto d’acquisto: l’OEM offre disponibilità della linea, cambio di formato, riduzione degli scarti, integrazione e assistenza. Da questi elementi deriva il prezzo premium.l differenziale energetico ha rafforzato gli incentivi a progettare macchine meno energivore, ma non è l’unica causa dell’innovazione. Servoazionamenti efficienti, recupero dell’energia in frenata, alleggerimento delle parti mobili, digital twin e manutenzione predittiva possono ridurre consumi e fermi; il risultato deve però essere misurato sulla singola applicazione rispetto al bene sostituito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">FOCUS NORMATIVO &#8211; DALLA TRANSIZIONE 5.0 ALL’IPERAMMORTAMENTO 2026</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="316" src="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-1-1024x316.png" alt="" class="wp-image-202619" srcset="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-1-1024x316.png 1024w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-1-300x93.png 300w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-1-768x237.png 768w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-1-356x110.png 356w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-1-546x168.png 546w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-1-100x31.png 100w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-1-200x62.png 200w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/08/image-1.png 1034w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">UN MERCATO DA MIGLIAIA DI MILIARDI</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 la produzione mondiale di macchinari e impianti ammontava a circa 3.300 miliardi di euro. La Cina ne rappresentava quasi il 34%, seguita dagli Stati Uniti, dalla Germania, dal Giappone e dall&#8217;Italia. Nel commercio mondiale dei macchinari, pari a 1.441 miliardi nel 2024 tra i principali esportatori, l’Italia era quinta con il 6,6%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste una misurazione ufficiale e univoca dell’automazione industriale, poiché le stime variano in base agli ambiti inclusi, come robot, PLC, software e servizi. È preferibile affiancare al valore della meccanica indicatori fisici omogenei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024 sono stati installati 542 mila robot industriali, più del doppio rispetto a dieci anni fa. Il 74% delle nuove installazioni si è concentrato in Asia. La Cina ha assorbito 295 mila unità, pari al 54% del totale mondiale, e i produttori locali hanno raggiunto il 57% del mercato nazionale. L’Italia si conferma il secondo mercato europeo, con 8.783 installazioni, in diminuzione del 16%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I COMPETITOR DELL’ITALIA</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Germania resta il principale concorrente. Aziende come Siemens, Krones, KHS, Syntegon, MULTIVAC, TRUMPF e il Mittelstand offrono scala, software industriale, standardizzazione e reti globali. La debolezza ciclica degli investimenti tedeschi può creare opportunità commerciali, ma non annulla il vantaggio in termini di dimensioni e distribuzione.dership nella robotica, nei CNC, negli azionamenti e nel motion control attraverso Fanuc, Yaskawa, Mitsubishi Electric, Kawasaki, Mazak, Okuma e Amada. Gli Stati Uniti ospitano alcuni dei principali gruppi mondiali nel software industriale, nel controllo di processo e nell’Industrial IoT, tra cui Rockwell Automation, Emerson e Honeywell.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cina esercita una pressione competitiva strutturale. Aziende come Estun, Siasun, Inovance e altri costruttori stanno avanzando nella robotica, nel motion control e nelle linee complete, sostenuti da un ampio mercato interno, da grandi volumi e da politiche industriali. L’Italia rischia di trovarsi tra software statunitense a monte, componenti asiatici e macchine cinesi a valle. La difesa non può basarsi solo sulla meccanica, ma deve includere anche software, dati, proprietà intellettuale e servizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">LAVORO: IL VINCOLO PIÙ PERICOLOSO</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024, la meccanica e l’impiantistica in Italia impiegavano circa 500 mila persone, secondo VDMA, con un aumento dell’1% dell’occupazione. Tuttavia, il vero collo di bottiglia è la carenza di tecnici meccanici, manutentori, programmatori PLC, progettisti elettrici, specialisti di visione, collaudatori e service engineer disposti a lavorare anche all’estero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025, le imprese italiane hanno previsto circa 117 mila assunzioni di diplomati dell&#8217;ITS Academy. La meccatronica era l’area più richiesta, con oltre 31 mila profili; la difficoltà media di reperimento dei diplomati ITS era del 57,3%, rispetto al 47% della media generale. Gli ITS sono efficaci, ma di dimensioni ridotte: il monitoraggio INDIRE 2026 rileva 9.991 diplomati nei percorsi conclusi nel 2024, con l’80% occupato entro dodici mesi e, tra questi, il 92,8% in un lavoro coerente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’automazione può sostituire mansioni ripetitive e alcune posizioni operative, ma può anche aumentare la produttività, i volumi e la richiesta di tecnici. Il saldo occupazionale non è predeterminato e dipende dalla crescita aziendale e dalla capacità di riqualificare il personale. Senza apprendistato, ITS e academy aziendali, il divario di competenze si amplia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è anche di natura finanziaria. I grandi gruppi possono offrire salari competitivi, welfare e mobilità internazionale, mentre le PMI della subfornitura rischiano di perdere competenze a favore di OEM e concorrenti esteri. Se il committente mantiene il rapporto con il cliente e il margine di commessa, mentre il fornitore subisce le oscillazioni degli ordini e l’inflazione salariale, la rete si indebolisce. La capitalizzazione, le aggregazioni selettive e i contratti di filiera diventano quindi strumenti di politica industriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">LA PROSSIMA FRONTIERA</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro non è vendere più ferro, ma monetizzare il ciclo di vita. Manutenzione predittiva, ricambi, aggiornamenti software, cybersecurity e contratti machine-as-a-service possono aumentare la ricorrenza dei ricavi e il valore dell’installed base. La redditività non è garantita: dipende dal pricing, dal rischio di uptime, dalle garanzie contrattuali e dai costi di assistenza. Il vero asset non sarà solo il brevetto, ma il patrimonio di dati generato dalle linee installate. Tuttavia, emerge una vulnerabilità: PLC, cloud industriale, semiconduttori, sistemi operativi e modelli di intelligenza artificiale sono spesso gestiti da fornitori esteri. Senza controllo sul software e sulla proprietà dei dati, il costruttore rischia di diventare un semplice integratore meccanico di piattaforme progettate altrove.e.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2026 evidenzia una ripresa moderata nelle macchine utensili e un settore packaging ancora solido, sebbene gli ordini esteri del comparto packaging siano diminuiti del 6,8% nel primo trimestre. La leadership non si mantiene con l’autocompiacimento. Sono necessarie un&#8217;energia più competitiva, imprese meglio capitalizzate, tutela dei dati industriali, controllo del software e una politica nazionale delle competenze. Continuerà a far muovere le fabbriche del mondo soltanto se saprà industrializzare ciò che finora ha fatto quasi artigianalmente: trasformare la flessibilità in piattaforme, il servizio in ricavi ricorrenti e il sapere dei tecnici in un sistema formativo abbastanza grande da non lasciare ordini senza personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di David Marini — Senior Business Development Manager e analista di geoeconomia e finanza internazionale.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Cos’è la strage di Marcinelle, 70 anni fa.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valeria Todaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’8 agosto 1956, esattamente settant'anni fa, nella miniera di carbone di Bois du Cazier (appena fuori la cittadina belga di Marcinelle), si sviluppò un incendio che causò una strage.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">262 i minatori morti, di cui 136 italiani. <strong>E&#8217; il bilancio di una dei più gravi incidenti minerari di sempre</strong>, passato alla storia come la tragedia di Marcinelle. <strong>L’8 agosto 1956,</strong> esattamente settant&#8217;anni fa, nella miniera di carbone di Bois du Cazier (appena fuori la cittadina belga di Marcinelle), si sviluppò un incendio che causò una strage. Proprio quest&#8217;anno l&#8217;8 agosto diventa la Giornata delle vittime degli infortuni sul lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I minatori morirono per le ustioni, il fumo e i gas tossici. Causa dell’incidente, si disse, fu un malinteso sui tempi di avvio degli ascensori. Un’incomprensione tra i minatori, che dal fondo del pozzo caricavano sul montacarichi i vagoncini con il carbone, e i manovratori in superficie. Il montacarichi, avviato al momento sbagliato, urtò contro una trave d’acciaio, tranciando un cavo dell’alta tensione, una conduttura dell’olio e un tubo dell’aria compressa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Erano le 8 e 10 quando le scintille causate dal corto circuito fecero incendiare 800 litri di olio in polvere e le strutture in legno del pozzo. L’incendio si estese alle gallerie superiori, mentre sotto, a 1.035 metri sottoterra, i minatori venivano soffocati dal fumo. In totale si salvarono solo in 12. Il 22 agosto, dopo due settimane di ricerche, mentre una fumata nera e acre continuava a uscire dal pozzo sinistrato, uno dei soccorritori che tornava dalle viscere della miniera non poté che lanciare un grido: &#8216;Tutti cadaveri&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci furono due processi, che portarono nel 1964 alla condanna di un ingegnere (a 6 mesi con la condizionale). In ricordo della tragedia, oggi la miniera Bois du Cazier è patrimonio Unesco. La tragedia della miniera di carbone di Marcinelle è soprattutto una tragedia degli italiani immigrati in Belgio nel dopoguerra. Tra il 1946 e il 1956 più di 140mila italiani varcarono le Alpi per andare a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia. Era il prezzo di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva un baratto: l’Italia doveva inviare in Belgio 2mila uomini a settimana e, in cambio dell’afflusso di braccia, Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia a quell’epoca soffriva ancora degli strascichi della guerra: 2 milioni di disoccupati e grandi zone ridotte in miseria. Nella parte francofona del Belgio, invece, la mancanza di manodopera nelle miniere di carbone frenava la produzione. Per convincere gli uomini a lavorare nelle miniere belghe, si affiggono in tutta Italia manifesti che presentano unicamente gli aspetti allettanti di questo lavoro (salari elevati, carbone e viaggi in ferrovia gratuiti, assegni familiari, ferie pagate, pensionamento anticipato). In realtà, le condizioni di vita e di lavoro sono veramente dure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Nel ricordo dei tragici fatti di Marcinelle l’Italia si unisce nel fare memoria dei lavoratori nostri concittadini che, assieme ai loro colleghi di altre undici diverse nazionalità, persero la vita nelle viscere del Bois du Cazier. In questa giornata, dedicata dalla Repubblica al sacrificio del lavoro italiano nel mondo, onoriamo gli emigrati che, con il loro lavoro, hanno contribuito al progresso del Paese e alla crescita delle comunità nelle quali sono stati accolti e hanno operato. Le vittime di Marcinelle sono parte dell’identità collettiva del nostro Paese. Esse hanno acquisito profonda valenza simbolica per tutta l’Europa, connotando il processo di integrazione comunitaria&#8221;. <strong>Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella</strong>, in occasione in occasione del 70/mo anniversario della tragedia di Marcinelle e della 25/ma Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/rubriche/storie/202505-cose-la-strage-di-marcinelle-70-anni-fa.html">Cos&#8217;è la strage di Marcinelle, 70 anni fa.</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
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