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	<title>2duerighe</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 04 Sep 2026 08:15:07 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Afghanistan, riaffiora un ordigno sovietico: mezza tonnellata di esplosivo sotto un giardino di Ghazni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Irene Anania]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ritrovamento Bastava scavare in giardino, a Ghazni, per imbattersi in un pezzo di guerra sepolto da quasi quarant&#8217;anni. Mercoledì 12 agosto un agricultore del villaggio di Sir, nella provincia orientale afghana, ha notato un oggetto sospetto nel terreno di casa e ha allertato le forze di sicurezza locali. Il sopralluogo ha confermato i timori: [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il ritrovamento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bastava scavare in giardino, a Ghazni, per imbattersi in un pezzo di guerra sepolto da quasi quarant&#8217;anni. Mercoledì 12 agosto un agricultore del villaggio di Sir, nella provincia orientale afghana, ha notato un oggetto sospetto nel terreno di casa e ha allertato le forze di sicurezza locali. Il sopralluogo ha confermato i timori: si trattava di una bomba da 500 chilogrammi risalente all&#8217;epoca dell&#8217;invasione sovietica, rimasta lì inesplosa per decenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul posto sono intervenuti insieme le forze di sicurezza afghane, l&#8217;agenzia governativa per la prevenzione delle catastrofi e una squadra di artificieri del Danish Refugee Council, ONG attiva nello sminamento umanitario. L&#8217;ordigno è stato spostato in una zona montuosa isolata e fatto brillare senza conseguenze per la popolazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un Paese ancora minato dalla guerra fredda</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso di Sir non è un episodio isolato, ma la punta emersa di un problema strutturale che l&#8217;Afghanistan porta con sé dal ritiro sovietico del 1989. Le stime dell&#8217;agenzia ONU dedicata allo sminamento parlano di oltre 45.000 persone uccise o ferite da mine e residuati bellici esplosivi negli ultimi trentacinque anni, un bilancio che colloca il Paese, secondo l&#8217;UNAMA, al terzo posto al mondo per numero di vittime da ordigni inesplosi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri più recenti restituiscono la dimensione del problema ancora attivo sul terreno: al gennaio 2026 restavano identificati 4.843 siti pericolosi, per un&#8217;estensione complessiva di circa 1.070 chilometri quadrati, più dell&#8217;area di due grandi città messe insieme. A pagarne il prezzo più alto sono i più piccoli: nel solo 2025, circa il 70% delle vittime di residuati bellici era composto da minori, spesso colpiti mentre giocavano senza riconoscere il pericolo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Meno fondi, meno sminatori</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il rischio resta costante, le risorse per contrastarlo si sono invece assottigliate. Secondo i dati raccolti dal programma nazionale di sminamento (MAPA), il personale impiegato è crollato del 92,3% rispetto al 2011, quando gli addetti erano quasi 15.000: oggi ne restano poco più di 1.100. Un taglio che il direttore dell&#8217;UNMAS in Afghanistan, Nick Pond, ha attribuito direttamente alla scarsità di finanziamenti internazionali: le squadre di sminatori si sono ridotte del 64% negli ultimi due anni proprio per mancanza di risorse.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un&#8217;emergenza silenziosa</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È un paradosso che le organizzazioni umanitarie denunciano da tempo; mentre i conflitti che hanno generato questi ordigni sono finiti da anni -quello sovietico da oltre tre decenni- la loro eredità continua a colpire chi non ha avuto alcun ruolo nelle guerre che li hanno prodotti. Le Nazioni Unite e il Comitato Internazionale della Croce Rossa continuano a chiedere finanziamenti stabili per le ONG di sminamento e per i programmi di sensibilizzazione nelle comunità più esposte, mentre l&#8217;estensione del territorio ancora contaminato e la contrazione delle squadre chiamate a bonificarlo lasciano intendere che casi come quello di Sir sono destinati a ripetersi ancora a lungo.</p>
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		<title>Un tunnel sotto il Canale di Sicilia, l’idea che vuole unire fisicamente Europa e Africa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maurizi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è un&#8217;idea che negli ultimi mesi ha ripreso vigore nei circoli accademici e diplomatici romani, quella di scavare un tunnel sottomarino di circa 140 chilometri sotto il Canale di Sicilia per collegare direttamente la Sicilia alla Tunisia, un&#8217;infrastruttura pensata a una profondità nell&#8217;ordine dei 300 metri che, se realizzata, diventerebbe la più grande opera sottomarina [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un&#8217;idea che negli ultimi mesi ha ripreso vigore nei circoli accademici e diplomatici romani, quella di scavare un tunnel sottomarino di circa 140 chilometri sotto il Canale di Sicilia per collegare direttamente la Sicilia alla Tunisia, un&#8217;infrastruttura pensata a una profondità nell&#8217;ordine dei 300 metri che, se realizzata, diventerebbe la più grande opera sottomarina mai costruita in Europa. Il progetto di pre-fattibilità porta la firma del Center for International and Strategic Studies della Luiss, diretto dal professor Raffaele Marchetti, secondo cui le condizioni odierne sono profondamente diverse rispetto a vent&#8217;anni fa, quando questa suggestione circolava già ma restava confinata a uno stadio puramente embrionale. Il tunnel, immaginato come un corridoio strategico capace di far viaggiare insieme treni, merci, passeggeri, cavi per le telecomunicazioni ed eventuali condotte energetiche, richiederebbe un investimento compreso tra i trenta e i quaranta miliardi di euro, una cifra che colloca l&#8217;opera nella stessa categoria delle grandi infrastrutture transcontinentali più ambiziose mai concepite, superando di gran lunga anche il collegamento sottomarino tra Spagna e Marocco, oggi fermo alla fase di studi geologici e sismici dopo l&#8217;accordo firmato dai due paesi alla fine del 2025 e comunque destinato a restare cinque volte più corto di quello ipotizzato nel Mediterraneo centrale. Per i promotori dell&#8217;iniziativa la sfida non è tanto tecnica quanto geopolitica ed economica, perché la conformazione dei fondali e il contesto climatico vengono considerati favorevoli, mentre a mancare sarebbero soprattutto la volontà politica condivisa e le risorse finanziarie necessarie a trasformare lo studio in cantiere. L&#8217;obiettivo dichiarato resta quello di riportare la Sicilia al centro delle rotte tra i due continenti, in un momento in cui il Canale di Sicilia si conferma già oggi uno snodo strategico per l&#8217;energia e i dati, basti pensare al progetto Elmed, l&#8217;interconnessione elettrica ad alto voltaggio che collegherà Partanna alla costa tunisina, o al segmento tunisino del sistema di cavi in fibra ottica Medusa, capace di trasferire tra i venti e i ventiquattro terabit al secondo tra le due sponde del Mediterraneo. Restano tuttavia aperte diverse perplessità, perché senza un adeguamento delle infrastrutture terrestri, tra linee ferroviarie, terminali e connessioni logistiche, l&#8217;attraversamento sottomarino difficilmente riuscirebbe da solo a sostenere i volumi di traffico previsti dai suoi ideatori, e c&#8217;è chi guarda con scetticismo a un progetto che, dopo appena poche settimane dal suo annuncio, non ha ancora ricevuto alcun via libera definitivo né un finanziamento concreto, restando per ora poco più di un affascinante esercizio di visione strategica sul futuro del Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Germania, tagli alla sanità: la lezione di Berlino a chi i conti non li fa mai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Palmieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immaginate un operaio di Monaco che apre la busta paga e, per la prima volta da anni, non trova l&#8217;ennesimo aumento del contributo sanitario a rosicchiargli lo stipendio. È più o meno l&#8217;immagine che il governo tedesco ha venduto ai suoi cittadini quando, il 10 luglio 2026, il Bundestag ha approvato una riforma con un [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Immaginate un operaio di Monaco che apre la busta paga e, per la prima volta da anni, non trova l&#8217;ennesimo aumento del contributo sanitario a rosicchiargli lo stipendio. È più o meno l&#8217;immagine che il governo tedesco ha venduto ai suoi cittadini quando, il 10 luglio 2026, il Bundestag ha approvato una riforma con un nome che solo i tedeschi potevano inventarsi: GKV-Beitragssatzstabilisierungsgesetz. Tradotto senza pietà: la legge per fermare, una volta per tutte, la corsa dei contributi delle casse malattia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di partenza è un buco da quasi 19 miliardi di euro nei conti della sanità pubblica per il 2027. E qui viene il bello: invece di scaricarlo tutto sulle spalle di lavoratori e imprese con l&#8217;ennesimo rincaro, Berlino ha deciso di andare a tagliare dove i soldi si spendono, non solo dove i soldi si incassano. Un&#8217;idea talmente semplice da sembrare quasi rivoluzionaria, vista da qui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché le Krankenkassen, le mutue pubbliche tedesche, erano ormai una macchina che ingoiava risorse a ritmi insostenibili, con i contributi saliti anno dopo anno senza che nessuno avesse il coraggio politico di dire basta. Suona familiare? È lo stesso copione che va in scena in mezza Europa, Italia in prima fila, dove il finale è sempre uguale: si alza la spesa, si rimanda il conto, e a pagare restano sempre gli stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La riforma blocca per il triennio 2027-2029 la crescita dei costi ospedalieri, agganciandola all&#8217;indice salariale meno un punto percentuale. Detto senza giri di parole: gli ospedali dovranno imparare a spendere meglio, non semplicemente di più. Sparisce anche la commissione nazionale sulla pianificazione del personale, un carrozzone burocratico in meno, mentre raddoppiano i casi in cui prima di operare servirà un secondo parere medico. Meno bisturi facili, più controllo su come vengono spesi i soldi di tutti: difficile darle torto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sconto obbligatorio che le case farmaceutiche devono garantire al sistema pubblico sale al 15,5%, e diventa fisso invece che ballerino. Sui vaccini coperti da brevetto lo sconto arriva al 9%, con i prezzi congelati fino al 2030. Apriti cielo: l&#8217;EFPIA, la potente lobby europea del farmaco, ha già gridato al &#8220;segnale preoccupante&#8221;. Sarà pure. Ma resta lecito chiedersi se un sistema sanitario pubblico debba servire prima i cittadini o i margini di profitto delle multinazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è forse la stretta più chiacchierata attorno alle macchinette del caffè tedesche: le prestazioni psicoterapeutiche pagate finora &#8220;fuori budget&#8221; rientrano dentro il tetto di spesa ordinario. I numeri parlano chiaro: quella voce era arrivata a costare 3,9 miliardi di euro l&#8217;anno nel 2025, quasi il doppio di prima. Un boom che qualcuno legge come un Paese finalmente più attento al disagio psichico, e qualcun altro come il sintomo di un sistema che aveva smarrito il confine tra la sofferenza vera e il comfort pagato dallo Stato. Il governo, senza troppi giri, ha scelto di rimettere un tetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è tutto gratis neanche per i cittadini tedeschi: le soglie di compartecipazione alla spesa salgono del 50%, quindi anche loro dovranno mettere mano al portafoglio. La ministra della Salute Nina Warken ha rivendicato la riforma parlando finalmente di basi stabili per la sanità pubblica, respingendo però l&#8217;etichetta di &#8220;tagli indiscriminati&#8221;: non un&#8217;accetta calata a caso, dice, ma un piano che tiene insieme conti in ordine e cure garantite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta un fatto, comunque la si pensi: la prima economia d&#8217;Europa ha avuto il coraggio politico di dire ai propri cittadini una cosa che da queste parti quasi nessuno osa pronunciare ad alta voce. Non tutto ciò che lo Stato sociale ha promesso negli anni è oggi sostenibile, e prima si mettono mano ai conti, meno doloroso sarà farlo domani. Una lezione, più che un modello, per chi continua a rimandare.</p>
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		<title>Suicidio assistito alla francese: cosa dice la nuova legge e chi sono gli scontenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Di Filippo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo oltre quattro anni di dibattito parlamentare e un lungo braccio di ferro tra l’Assemblea nazionale e il Senato, la Francia ha varato in via definitiva la legge che introduce e regolamenta nel Paese il suicidio assistito e, in casi molto più circoscritti, l&#8217;eutanasia. Il testo è stato approvato prima della pausa agostana con 291 [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo oltre quattro anni di dibattito parlamentare e un lungo braccio di ferro tra l’Assemblea nazionale e il Senato, la Francia ha varato in via definitiva la legge che introduce e regolamenta nel Paese il suicidio assistito e, in casi molto più circoscritti, l&#8217;eutanasia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il testo è stato approvato prima della pausa agostana con 291 voti favorevoli, 241 contrari e 29 astensioni, al termine di un iter iniziato nel 2022 e più volte interrotto dallo scioglimento dell&#8217;Assemblea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente Emmanuel Macron, che nel 2022 si era impegnato ad aprire questo &#8220;cammino&#8221; con i cittadini francesi, ha commentato il voto sottolineando di aver mantenuto la promessa &#8211; forse una delle poche &#8211; &#8220;con gravità, con umiltà e nel pieno rispetto della democrazia&#8221;, anche se la legge resta profondamente divisiva, tanto che il Senato, più conservatore, aveva respinto il testo per tre volte prima di cedere, e le maggioranze ottenute all&#8217;Assemblea si sono progressivamente ridotte nel corso delle successive votazioni, dai 305 voti favorevoli del maggio 2025 ai 291 di luglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel merito, la norma riconosce il diritto ad accedere al suicidio assistito ai cittadini francesi maggiorenni affetti da una &#8220;malattia grave e incurabile&#8221; che minacci la vita &#8220;in una fase avanzata o terminale&#8221; e che comporti una sofferenza fisica o psicologica costante e &#8220;insopportabile&#8221;. È inoltre richiesto che il paziente sia in grado di esprimere la propria volontà liberamente e in modo informato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel rispetto dei requisiti di cui sopra, la richiesta viene esaminata da un medico che può consultare altri specialisti, uno psicologo o una persona di fiducia indicata dal paziente, e ha un termine massimo di quindici giorni per pronunciarsi, e, in caso di parere favorevole, è previsto un periodo di riflessione di due giorni prima della conferma definitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio cardine resta quello dell&#8217;autosomministrazione, indi per cui sarà il paziente stesso a doversi somministrare la sostanza letale, salvo nei casi in cui ne sia fisicamente incapace, ipotesi in cui potrà intervenire un medico o un infermiere, ma per il personale sanitario è chiaramente prevista una clausola di coscienza che consente di rifiutare la partecipazione alla procedura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di entrare in vigore, il testo dovrà passare al vaglio del Consiglio costituzionale, chiamato a pronunciarsi entro un mese, anche se, come annunciato più realisticamente dalla ministra della Salute Stéphanie Rist, i decreti attuativi sono in fase di redazione e la legge non troverà applicazione prima del 2027, per garantire un quadro giuridico &#8220;solido e completamente sicuro&#8221;, sebbene proprio sulla clausola di coscienza si sia già registrato un primo intervento del Consiglio, che ha esentato dall&#8217;applicazione della norma le cliniche private (in particolare quelle di ispirazione cattolica) salvo il caso in cui non vi siano nella zona altre strutture in grado di garantire il diritto al paziente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si preannuncia così un cambiamento epocale per un Paese europeo fortemente legato a una componente cattolica, la quale ha perlopiù osteggiato l’introduzione della nuova legge: dunque se ancora non possiamo sapere come e quando questo fenomeno prenderà concretamente piede nelle strutture sanitarie francesi, a stretto giro desta curiosità la visita in Francia di papa Leone XIV, prevista per settembre, dopo che i vescovi francesi hanno parlato di una &#8220;rottura storica&#8221; con la tradizione di cura, e anche le altre confessioni religiose presenti nel Paese hanno espresso analoga contrarietà.</p>
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		<title>Mostre da vedere a settembre a Roma </title>
		<link>https://www.2duerighe.com/cultura/203138-mostre-da-vedere-a-settembre-a-roma.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Micaela Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la fine dell’estate arrivano anche le ultime passeggiate per le strade della città. E quale modo migliore per accompagnarle se non con una visita al museo, approfittando degli ultimi giorni per vedere mostre che stanno per concludersi? La selezione di settembre attraversa linguaggi e mondi diversi: dall’arte contemporanea ai miti cavallereschi, fino ai percorsi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Con la fine dell’estate arrivano anche le ultime passeggiate per le strade della città. E quale modo migliore per accompagnarle se non con una visita al museo, approfittando degli ultimi giorni per vedere mostre che stanno per concludersi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La selezione di settembre attraversa linguaggi e mondi diversi: dall’arte contemporanea ai miti cavallereschi, fino ai percorsi dedicati alla costruzione delle immagini e alla ricerca degli artisti. Tre occasioni per scoprire Roma attraverso prospettive diverse, prima che cali il sipario sulle esposizioni. Ora non resta che scegliere da quale cominciare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lirismo Indifeso &#8211; Percezioni riflesse di Franco Onali – Palazzo Merulana</h2>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="450" src="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-2.png" alt="" class="wp-image-203140" style="width:840px;height:auto" srcset="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-2.png 600w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-2-300x225.png 300w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-2-356x267.png 356w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-2-100x75.png 100w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-2-545x409.png 545w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-2-200x150.png 200w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Opera di Francesco Onali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inaugurata a luglio, è ormai agli ultimi giorni la mostra <strong>“Lirismo Indifeso – Percezioni riflesse”</strong> dedicata a <strong>Franco Onali</strong> e ospitata a <strong>Palazzo Merulana</strong>, a Roma, fino al 27 settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo <em>Lirismo Indifeso</em> riprende un’espressione utilizzata dal critico <strong>Dario Micacchi</strong> per descrivere la natura della ricerca dell’artista: una pittura libera da costruzioni teoriche rigide, nella quale il significato delle opere rimane aperto e nasce anche dall’osservazione personale dello spettatore.&nbsp; La mostra raccoglie circa <strong>25 dipinti</strong>, accompagnati da documenti e materiali audiovisivi, e ripercorre <strong>oltre cinquant’anni di ricerca</strong> del pittore italiano. L’esposizione non vuole però limitarsi a raccontarne la carriera in ordine cronologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A curarla è <strong>Jacopo Bucciantini</strong>, che ha scelto di costruire un percorso capace di mostrare non soltanto l’evoluzione della pittura di Onali, ma soprattutto il modo in cui l’artista arriva a costruire le proprie immagini. Le opere nascono infatti da <strong>intuizioni, suggestioni interiori e processi immaginativi</strong>, senza aderire stabilmente a una corrente artistica o a un preciso programma teorico. Il risultato è una mostra che invita a guardare la pittura di Onali non tanto per cercare una spiegazione univoca, quanto per entrare nel suo particolare universo visivo e lasciarsi guidare dalle immagini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mostra rimarrà a Palazzo Merulana <strong>fino al 27 settembr</strong>e e sarà possibile visitarla agli orari consultabili sul sito ufficiale cliccando <a href="https://www.palazzomerulana.it/events/lirismo-indifeso-percezioni-riflesse-di-franco-onali-a-cura-di-jacopo-bucciantini/">qui</a>.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Helidon Xhixha. Lumex ex terra – Case Romane del Celio</h2>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="600" height="450" src="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-1.png" alt="" class="wp-image-203141" style="width:840px;height:auto" srcset="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-1.png 600w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-1-356x267.png 356w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-1-545x409.png 545w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-1-100x75.png 100w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-1-300x225.png 300w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-1-200x150.png 200w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Helidon Xhixha. Lumex ex terra, Case Romane del Celio, Roma</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Helidon Xhixha. Lumen ex terra</strong> è una mostra di scultura contemporanea che trova una delle sue caratteristiche più interessanti proprio nel luogo che la ospita: le opere non sono esposte all’interno di un museo, ma in un <strong>sito archeologico</strong>, le Case Romane del Celio. Un contesto che rende l’esperienza ancora più suggestiva e crea un particolare dialogo tra la storia antica di Roma e la contemporaneità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mostra è curata da <strong>Romina Guidelli e Andrea Poleschi</strong> e organizzata da <strong>CoopCulture</strong>. Il percorso espositivo presenta alcune delle opere più note dell’artista, tra cui <em>Torso d’acciaio</em>, <em>Teuta</em>, <em>Dea d’acciaio</em>, <em>Reflection</em> e <em>Harmony of Light</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di origine albanese, <strong>Helidon Xhixha</strong> è conosciuto soprattutto per le sue sculture realizzate in <strong>acciaio inox lucidato a specchio</strong>. È proprio sulla capacità riflettente del materiale che si concentra la sua ricerca: chi osserva le opere non rimane un semplice spettatore, ma entra fisicamente a far parte dell’immagine riflessa sulla superficie delle sculture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto con l’ambiente circostante diventa così fondamentale. Muovendosi tra le opere, il visitatore può vedere cambiare continuamente ciò che viene riflesso: le architetture, gli affreschi, la luce e le persone si deformano e si ricompongono sulle superfici metalliche. <strong>Le sculture sembrano quindi trasformarsi a seconda della prospettiva e della posizione di chi le osserva</strong>, creando un’esperienza ogni volta diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questo gioco tra <strong>luce, materia, spazio e riflesso</strong> a rendere particolarmente interessante il lavoro di Xhixha, soprattutto in un luogo ricco di stratificazioni storiche come le Case Romane del Celio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fino al 27 settembre</strong>, è possibile immergersi nelle opere di Xhixha e osservare da vicino le sue sculture conteporanee. Gli orari di apertura e la prenotazione dei biglietti è possibile cliccando <a href="https://www.caseromanedelcelio.it/visita/orari-e-biglietti/">qui</a>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ida Saitta. I Paladini di Sicilia. Araldi della contemporaneità – Palazzo Albertoni Spinola</h2>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="600" height="450" src="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image.png" alt="" class="wp-image-203139" style="width:840px;height:auto" srcset="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image.png 600w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-300x225.png 300w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-100x75.png 100w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-200x150.png 200w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-545x409.png 545w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/09/image-356x267.png 356w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Ida Saitta, La bellissima Angelica, figlia del re del Catai: lo sposalizio minacciato dal fratello Argalia, olio, vernice, sabbia e corallo, cm. 97&#215;127.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A <strong>Palazzo Albertoni Spinola</strong> arriva una mostra dedicata ai <strong>Paladini di Sicilia</strong>: Orlando, Angelica, Carlo Magno, Ruggiero, Atlante e Brigliadoro. L’artista palermitana <strong>Ida Saitta</strong> li interpreta nelle sue opere non semplicemente come personaggi dell’Opera dei Pupi, ma come simboli di <strong>libertà, giustizia, memoria e identità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’idea è quella di portare il mito cavalleresco nel presente, trasformando i Paladini in figure capaci di rappresentare valori ancora imprescindibili, ma anche di mantenere vivo lo sguardo sulla <strong>cultura e sull’identità siciliana</strong>. Una tradizione antica che, attraverso l’arte contemporanea, trova così una nuova forma e un nuovo significato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base della ricerca di Saitta c’è il <strong>“Magnetismo Lineare</strong>”, un linguaggio artistico sviluppato dall’artista nel quale <strong>la</strong> <strong>linea</strong> assume un ruolo centrale. Attraverso il segno, le figure dei Paladini acquistano movimento e dinamismo, tanto da sembrare quasi <strong>muoversi e combattere davanti allo spettatore</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il curatore della mostra, <strong>Giuseppe Ussani d’Escobar</strong>, riprende proprio questo concetto per leggere i Paladini come <strong>testimoni vivi di una lotta che non appartiene soltanto al passato</strong>: figure che invitano a non smettere mai di battersi per la <strong>libertà</strong> e la <strong>giustizia</strong>, valori che continuano a parlare anche al presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fino al 30 settembre</strong>, sarà possibile visitare Ida Saitta. I Paladini di Sicilia. Araldi della contemporaneità in base gli orari di apertura riportati sul <a href="https://idasaitta.com/">sito ufficiale</a>.</p>
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		<title>Ferrari Hypersail, quando l’ingegneria di Maranello sfida gli oceani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maurizi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Motori]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Cavallino Rampante allarga i propri orizzonti oltre l&#8217;asfalto e presenta ufficialmente il sistema di gestione energetica di Hypersail, il monoscafo oceanico full-foiling da cento piedi con cui Ferrari debutta nel mondo della vela d&#8217;altura. Il progetto, fortemente voluto dal presidente John Elkann, nasce dalla volontà di trasferire in mare il know-how ingegneristico e stilistico [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Cavallino Rampante allarga i propri orizzonti oltre l&#8217;asfalto e presenta ufficialmente il sistema di gestione energetica di Hypersail, il monoscafo oceanico full-foiling da cento piedi con cui Ferrari debutta nel mondo della vela d&#8217;altura. Il progetto, fortemente voluto dal presidente John Elkann, nasce dalla volontà di trasferire in mare il know-how ingegneristico e stilistico maturato in decenni di corse automobilistiche, con l&#8217;ambizione dichiarata di ridefinire gli standard dell&#8217;autosufficienza energetica nelle grandi traversate oceaniche. Al centro dell&#8217;innovazione c&#8217;è il sistema chiamato Winch by Wire, che converte istantaneamente in energia elettrica lo sforzo fisico dell&#8217;equipaggio applicato ai pedestal, grazie agli stessi motori elettrici impiegati sulle sospensioni attive delle supercar stradali Purosangue e F80, un chiaro esempio di come la tecnologia automotive possa trovare applicazioni del tutto inedite. Il fabbisogno energetico dei sistemi di bordo viene poi coperto durante la navigazione da un impianto integrato di raccolta solare ed eolica, con cento metri quadrati di pannelli solari calpestabili distribuiti tra ponte e murate, affiancati da turbine eoliche configurabili a poppa e da due accumulatori identici da 800 volt destinati a immagazzinare i surplus produttivi. Il progetto è guidato dal navigatore Giovanni Soldini, veterano delle regate transoceaniche con oltre trent&#8217;anni di esperienza alle spalle, mentre l&#8217;architettura navale porta la firma del francese Guillaume Verdier, figura di riferimento nella progettazione dei foil ad alte prestazioni. L&#8217;imbarcazione, lunga circa trenta metri e larga venti, con un albero che sfiora i quaranta metri per un peso complessivo di quaranta tonnellate, non è vincolata al regolamento dell&#8217;America&#8217;s Cup, pur richiamandone visivamente la filosofia costruttiva degli AC75, perché l&#8217;obiettivo di Hypersail non è la vittoria in un trofeo ufficiale ma la conquista di nuovi record di velocità sulle lunghe distanze oceaniche. Il sistema di volo a tre punti, composto da foil laterali, foil sul timone e chiglia basculante, rappresenta secondo i tecnici Ferrari una soluzione mai adottata prima su un monoscafo di queste dimensioni, resa possibile da sensori capaci di scansionare in tempo reale l&#8217;andamento delle onde e regolare automaticamente i flap. Il varo, atteso ormai a breve dopo la presentazione della livrea definitiva alla Milano Design Week, aprirà la fase dei test in mare, il vero banco di prova per una barca chiamata a resistere non ai venticinque minuti di una regata di Coppa America ma a traversate che possono durare giorni, se non settimane, senza alcuna possibilità di assistenza tecnica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Roma Urbe, il piccolo scalo di via Salaria diventa la porta della mobilità aerea regionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maurizi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Roma e Vaticano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;aeroporto più antico della Capitale, inaugurato nel lontano 1928 con il nome di Aeroporto del Littorio, torna al centro dell&#8217;attenzione con il taglio del nastro del nuovo terminal passeggeri, avvenuto l&#8217;8 luglio alla presenza del vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, del presidente Enac Pierluigi Di Palma e dell&#8217;amministratore unico di Enac Servizi Marco [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aeroporto più antico della Capitale, inaugurato nel lontano 1928 con il nome di Aeroporto del Littorio, torna al centro dell&#8217;attenzione con il taglio del nastro del nuovo terminal passeggeri, avvenuto l&#8217;8 luglio alla presenza del vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, del presidente Enac Pierluigi Di Palma e dell&#8217;amministratore unico di Enac Servizi Marco Trombetti. L&#8217;intervento, costato circa 2,3 milioni di euro, segna soprattutto l&#8217;avvio ufficiale del progetto Regional Air Mobility, ideato dall&#8217;Enac attraverso la propria società in house per costruire una rete nazionale di collegamenti aerei a corto raggio integrata con gli altri sistemi di trasporto, con lo slogan scelto per l&#8217;occasione che parla di una rete che finalmente prende forma. Il nuovo terminal, pensato secondo la logica del city airport in cui mobilità, sicurezza e accessibilità si intrecciano con funzioni di interesse collettivo, ospita anche una lounge dedicata alla business aviation e punta a diventare un modello replicabile per gli altri scali territoriali gestiti dall&#8217;ente. I primi collegamenti commerciali dovrebbero decollare entro la fine dell&#8217;anno con velivoli di piccole dimensioni, tra i nove e i diciannove posti, capaci di raggiungere Fiumicino, Pescara, Fano, l&#8217;Isola d&#8217;Elba e Tortolì-Arbatax, mentre tra gli operatori che hanno già mostrato interesse per le nuove tratte figurano SkyAlps per i collegamenti ad ala fissa, AvioItaliana per i servizi in elicottero e Altair. Un elemento particolarmente innovativo riguarda la possibilità di operare anche in orario notturno grazie alla pista illuminata, caratteristica che renderà Roma Urbe l&#8217;hub naturale di una rete pensata per integrare rotte fisse e collegamenti elicotteristici, con l&#8217;obiettivo dichiarato di non competere con i grandi scali di Fiumicino e Ciampino ma di offrire un sistema complementare utile a viaggi d&#8217;affari, turismo e persino servizi di emergenza. Non mancano i dettagli più curiosi del progetto, come la possibilità per i passeggeri di viaggiare insieme ai propri animali domestici a bordo di vettori definiti pet friendly, e l&#8217;ipotesi di un servizio navetta in elicottero tra Fiumicino e Urbe per agevolare l&#8217;interscambio con i voli intercontinentali. Il piano complessivo prevede peraltro interventi ben più ampi sull&#8217;intera rete affidata a Enac Servizi, con finanziamenti destinati anche agli scali di Rieti, Siena, Capua, Pavullo nel Frignano, Milano Bresso e Viterbo, a testimonianza di un disegno che va oltre il singolo terminal romano e punta a ridisegnare la geografia della mobilità aerea di prossimità in tutto il paese.</p>
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		<title>San Gimignano o Bologna, la sfida infinita per il titolo di città più turrita d’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maurizi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una rivalità silenziosa che attraversa la storia urbanistica italiana e che continua a dividere appassionati, storici e semplici turisti, quella tra San Gimignano e Bologna, le due città che più di ogni altra hanno costruito la propria identità sull&#8217;immagine di uno skyline punteggiato da torri medievali. Il borgo toscano, patrimonio dell&#8217;Umanità Unesco, viene spesso [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una rivalità silenziosa che attraversa la storia urbanistica italiana e che continua a dividere appassionati, storici e semplici turisti, quella tra San Gimignano e Bologna, le due città che più di ogni altra hanno costruito la propria identità sull&#8217;immagine di uno skyline punteggiato da torri medievali. Il borgo toscano, patrimonio dell&#8217;Umanità Unesco, viene spesso definito la Manhattan del Medioevo, un paragone che nasce dallo stupore che le sue guglie dovevano suscitare nei viaggiatori dell&#8217;epoca, quando il paesaggio urbano era dominato da decine di strutture verticali che testimoniavano il potere economico delle famiglie più ricche. Nel periodo di massimo splendore San Gimignano arrivava a contare fino a settantadue torri, un numero oggi ridotto a sedici, tra cui spiccano le celebri Torri Gemelle dei Salvucci in piazza del Duomo, che secondo la leggenda locale sfidarono la legge cittadina superando l&#8217;altezza della Torre Rognosa, per poi essere private della loro punta come punizione simbolica. Bologna, dal canto suo, rivendica un primato ben più ampio, perché contando torri, case torri, torri campanili e torresotti si arriva fino a ventotto strutture, un numero che scende comunque a ventidue se si escludono torresotti e campanili, restando comunque superiore a quello toscano. La disputa tra le due città, più che una semplice curiosità da manuale di storia, racconta molto di come sia complicato stabilire criteri oggettivi in questo genere di conteggi, perché i puristi bolognesi sostengono che le vere torri medievali dovessero rispettare parametri rigorosi, non essere abitate, non avere porte, finestre o balconi, ed elevarsi per almeno trenta metri su basi spesse almeno un metro e mezzo, requisiti che escluderebbero molte delle strutture di San Gimignano, dove invece le torri erano spesso abitate e ospitavano botteghe al piano terra. Applicando questi criteri più severi il conto bolognese scenderebbe fino a nove torri, mentre quello sangimignanese arriverebbe appena a quattordici, ribaltando così la classifica a favore del piccolo borgo toscano. Al di là dei calcoli e delle interpretazioni, resta il fascino di due destinazioni capaci di restituire ancora oggi l&#8217;atmosfera di un&#8217;epoca in cui l&#8217;altezza degli edifici era il simbolo più diretto del prestigio familiare, con Bologna che offre panorami suggestivi dalla Torre degli Asinelli e San Gimignano che regala dalla Torre Grossa uno sguardo sulle colline della Val d&#8217;Elsa capace di lasciare senza fiato anche il visitatore più distratto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/rubriche/storie/202689-san-gimignano-o-bologna-la-sfida-infinita-per-il-titolo-di-citta-piu-turrita-ditalia.html">San Gimignano o Bologna, la sfida infinita per il titolo di città più turrita d&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
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		<title>Venezia 83: il cinema del mondo torna al Lido</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bianca Ricci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 2 al 12 settembre 2026 il Lido di Venezia ospita la 83esima Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica, l&#8217;appuntamento più antico e prestigioso del calendario cinematografico internazionale. Organizzata dalla Biennale di Venezia, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, e diretta artisticamente da Alberto Barbera, l&#8217;edizione 2026 si preannuncia tra le più ricche di sempre: la selezione ufficiale conta [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dal 2 al 12 settembre 2026 il Lido di Venezia ospita la 83esima Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica, l&#8217;appuntamento più antico e prestigioso del calendario cinematografico internazionale. Organizzata dalla Biennale di Venezia, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, e diretta artisticamente da Alberto Barbera, l&#8217;edizione 2026 si preannuncia tra le più ricche di sempre: la selezione ufficiale conta 88 nuovi lungometraggi, 18 cortometraggi, una serie televisiva, 19 opere restaurate nella sezione Venezia Classici e 68 progetti di Venice Immersive, con 62 Paesi rappresentati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cerimonia inaugurale si terrà mercoledì 2 settembre nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, preceduta dalla tradizionale serata di preapertura del 1° settembre. A condurre sia la serata d&#8217;apertura sia quella conclusiva del 12 settembre, quando verranno assegnati il Leone d&#8217;Oro e gli altri premi ufficiali, saranno l&#8217;attrice e regista Greta Scarano e l&#8217;attore Nicolas Maupas. Il film che apre il festival è &#8220;Ink&#8221;, mentre a chiudere l&#8217;edizione sarà &#8220;Dio ride&#8221;. La giuria principale, chiamata ad assegnare il Leone d&#8217;Oro, sarà presieduta dall&#8217;attrice e regista Maggie Gyllenhaal.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla selezione ufficiale si svolgono, come da tradizione, le due sezioni collaterali autonome: la 41ª Settimana Internazionale della Critica, diretta artisticamente da Beatrice Fiorentino, e la 23ª edizione delle Giornate degli Autori, curata da Gaia Furrer e dedicata quest&#8217;anno alla memoria del critico Giorgio Gosetti. Entrambe si sviluppano in parallelo alla Mostra, dal 2 al 12 settembre, offrendo uno sguardo su cinema indipendente e autoriale spesso lontano dai riflettori del concorso principale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le proiezioni si concentrano, come sempre, tra la Sala Grande e la Sala Darsena del Lido, cuore pulsante del festival, dove ogni sera alle 21 sfilano i titoli più attesi in presenza di cast e registi. In un panorama dominato da consumo rapido e contenuti brevi, Venezia continua a difendere l&#8217;idea di un cinema da vivere lentamente, al buio di una sala storica, in un&#8217;esperienza collettiva che resiste al passare dei decenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alberto Barbera, con vent’anni di direzione artistica alle spalle, conferma la vocazione della Mostra a essere un trampolino di lancio verso la stagione dei premi: negli ultimi anni sempre più produzioni hollywoodiane hanno scelto il Lido come prima tappa della corsa agli Oscar, affiancando autori europei e asiatici in un mosaico sempre più internazionale. Anche per il 2026 le aspettative sono alte, tra grandi nomi del cinema d&#8217;autore, star hollywoodiane sul red carpet e la consueta caccia al film rivelazione capace di segnare la stagione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con undici giorni di proiezioni, incontri e red carpet, Venezia 83 si conferma un osservatorio privilegiato sullo stato di salute del cinema mondiale, capace di intrecciare grande spettacolo e ricerca autoriale in un&#8217;unica, intensa settimana sul Lido.</p>
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