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	<description>Un quotidiano sottosopra</description>
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		<title>Michael Jackson torna al cinema: “Michael” è il biopic che racconta l’uomo dietro la leggenda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Micaela Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 15:46:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema e tv]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo quattro anni di attesa, è finalmente arrivato nelle sale italiane Michael, la prima pellicola dedicata alla vita di Michael Jackson. Il film ripercorre il suo viaggio dall’infanzia al debutto con i Jackson 5, fino alla consacrazione come artista solista, raccontando non solo la sua carriera, ma anche i lati più intimi e familiari dell’uomo [&#8230;]</p>
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<p>Dopo quattro anni di attesa, è finalmente arrivato nelle sale italiane <strong>Michael</strong>, la prima pellicola dedicata alla vita di Michael Jackson. Il film ripercorre il suo viaggio dall’infanzia al debutto con i Jackson 5, fino alla consacrazione come artista solista, raccontando non solo la sua carriera, ma anche i lati più intimi e familiari dell’uomo dietro il mito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Storia, cast e budget</h2>



<p>Dopo quattro anni di attesa, è finalmente arrivato nelle sale italiane <strong>Michael</strong>, il primo biopic dedicato alla vita di Michael Jackson. Il film ripercorre il suo <strong>viaggio dall’infanzia</strong> al <strong>debutto con i Jackson 5</strong>, fino alla consacrazione come <strong>artista solista</strong>, raccontando non solo la sua carriera, ma anche i lati più intimi e familiari dell’uomo dietro il mito.</p>



<p>Uscito il <strong>22 aprile 2026</strong>, il biopic – diretto da Antoine Fuqua e scritto da John Logan – dà voce a una storia tanto straordinaria quanto tormentata. Viene mostrata l’infanzia difficile, segnata dalla figura ingombrante del padre e manager, e il percorso che porta un giovane afroamericano pieno di sogni a diventare il leggendario “Re del Pop”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-16-819x1024.png" alt="" class="wp-image-197856" srcset="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-16-819x1024.png 819w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-16-240x300.png 240w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-16-768x960.png 768w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-16-356x445.png 356w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-16-546x683.png 546w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-16-100x125.png 100w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-16-200x250.png 200w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-16.png 1080w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p class="has-small-font-size">Sopra i Jackson 5 interpretati da attori nel film “Michael”, sotto i membri originali della band.</p>



<p class="has-small-font-size">Foto: The Legacy of Nerd via Facebook</p>



<p>A interpretare Michael è <strong>Jaafar Jackson</strong>, figlio di Jermaine Jackson nonché uno dei nove fratelli del Re del Pop. La sua somiglianza con lo zio Michael Jackson è sorprendente e contribuisce a rendere il film particolarmente credibile anche sul piano visivo. Accanto a lui, un cast di rilievo: <strong>Nia Long </strong>nei panni di Katherine Jackson, <strong>Colman Domingo</strong> in quelli di Joe Jackson e <strong>Miles Teller</strong> nel ruolo dell’avvocato John Branca.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-17-1024x683.png" alt="" class="wp-image-197857" srcset="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-17-1024x683.png 1024w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-17-300x200.png 300w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-17-768x512.png 768w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-17-356x237.png 356w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-17-546x364.png 546w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-17-100x67.png 100w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-17-200x133.png 200w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/04/image-17.png 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-small-font-size">A sinistra l’attore <strong>Jaafar Jackson</strong> nel film &#8220;Michael&#8221;, a destra lo zio Michael Jackson.&nbsp;</p>



<p class="has-small-font-size">Foto: Glen Wilson/Lionsgate ; Frank Edwards/Fotos International/Getty</p>



<p>La narrazione include momenti iconici della sua vita, come la d<strong>ifficile decisione di intraprendere la carriera solista</strong>, allontanandosi dai Jackson 5, e il <strong>processo creativo dietro alcune delle sue hit più celebri</strong>. Non manca anche uno degli episodi più drammatici: <strong>l’incidente durante la registrazione di uno spot della Pepsi</strong>, che gli causò gravi ustioni al cuoio capelluto.</p>



<p>Con un <strong>budget</strong> superiore ai <strong>150 milioni di dollari</strong>, <em>Michael</em> si presenta come uno dei biopic musicali più ambiziosi degli ultimi anni e arriva al cinema con aspettative molto elevate. Ma questo film non è a sé: come suggerisce la scritta che appare sullo schermo prima dei titoli di coda, <strong>“la storia continua…”</strong>. E lascia intuire che questo è solo il primo capitolo di un racconto molto più lungo.</p>
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		<title>L’Ulisse serbo: Milos Crnjanski</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Cilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 14:34:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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<p>Nel panorama intellettuale serbo spicca un nome fra tutti: Milos Crnjanski. Un vagabondo nell’Europa del novecento che si è distinto dall’ambito del giornalismo a quello letterario, dalla traduzione alla diplomazia. Un autore nascosto, il suo più grande successo, <em>Romanzo di Londra, </em>ha raggiunto notorietà all’infuori della Serbia quasi trent’anni dopo dalla sua uscita nel 1962. “<em>Non mi rimarrà più nulla tranne la polvere sui piedi, il silenzio nel cuore e un lieve sorriso sulle labbra” </em>Così recita <em>Diario di Čarnojević</em>, uno dei suoi racconti d’esilio.</p>



<h1 class="wp-block-heading">Le origini di un anarchico</h1>



<p>Milos Crnjanski nacque al termine dell’ottocento in Ungheria. Proveniva da una famiglia serba di origini umili, presto avrebbe preso il carattere tormentato del padre. Toma Crnjanski era un funzionario di bassa categoria, ma che non passò inosservato per la militanza a favore della minoranza serba. Proprio per questo, venne allontanato nella città di Banato, ai tempi definita una “Siberia dei funzionari pubblici”.&nbsp;</p>



<p>La vita di Crnjanski, durante l’infanzia, sembrava che stesse prendendo la strada di un qualunque bambino della Serbia rurale. Istruito con una profonda religiosità tra le celebrazioni di San Sava, un mediocre studente al ginnasio dei frati, fino a quando il padre non venne a mancare. In quel momento, decise <em>“di diventare uno dei migliori del futuro”. </em>Anche se non completò mai gli studi, si iscrisse alla facoltà di medicina a Vienna nel 1913. Esattamente un anno prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.&nbsp;</p>



<h1 class="wp-block-heading">Milos dopo le armi</h1>



<p>All’inizio del conflitto, a causa della nazionalità serba, subì diverse rappresaglie. Un giorno, le autorità austriache lo catturarono, ma invece della divisa carceraria, gli diedero quella militare. Così iniziò la sua parentesi al fronte, prima galiziano e poi italiano.&nbsp;</p>



<p>Solo al termine della guerra, Crnjanski esplorò la sua passione per la letteratura all’Università di Belgrado, <em>“tornato nella sua Itaca”. </em>Tuttavia, un senso di disillusione e amarezza lo aveva colpito. <em>&#8220;Nel grande caos della guerra</em>&nbsp; <em>rimasi incrollabile nei miei dolori, nella mia riflessione e in un vago senso di solitudine</em>” Scriveva in quegli anni. Tentò a seguire le nuove correnti progressiste, come il socialismo, ma senza entusiasmo sincero.&nbsp;</p>



<p>Viveva facendo il professore e soprattutto scrivendo per diverse testate, grazie a <em>Vreme </em>ottenne grandi riconoscimenti.<em> </em>Nel pieno della guerra civile spagnola fu corrispondente dal quartier generale di Francisco Franco, successivamente a Roma manifestando simpatie per la vicinanza al socialismo di Mussolini.&nbsp;</p>



<p>Londra sarebbe stato il suo più lungo soggiorno all’infuori della Serbia. Giunse nella capitale inglese perché evacuato allo scoppio della seconda guerra mondiale e successivamente restò, in vista del governo comunista di Tito. Mentre lavorava ai suoi romanzi, a Londra si procurava da vivere occupandosi di contabilità e la moglie, Vida, cuciva bambole.&nbsp;</p>



<p>Nel 1965, trovò la possibilità di tornare in patria, seppur stigmatizzato per la sua ostilità al comunismo. Gli ultimi dodici anni di vita li passò all’Hotel Excelsior di Belgrado, dopo aver rinunciato alla nazionalità britannica, pieno di gioia nel rivedere nel suo paese.&nbsp;</p>



<p>“E quando verrà il momento per il mio vecchio cuore di calmarsi, la tua acacia cadrà su di me come pioggia” Aveva scritto in <em>Lamento su Belgrado, e così accadde il 30 novembre 1977.&nbsp;</em></p>



<p>La storia del giornalista e poeta Milos Crnjanski è un invito all’amore del proprio paese e onorare la propria tradizione, anche se questo può comportare la lontananza da essa.</p>
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		<title>Una nuova fabbrica di chip in Italia: perché, anche se non ce ne accorgiamo, riguarda tutti noi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Palmieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:31:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A prima vista può sembrare una di quelle notizie “da tecnici”. Una nuova fabbrica di semiconduttori, per di più certificata Open EU Foundry, che sorgerà a Novara. Niente di particolarmente emozionante, giusto? In realtà, è esattamente il contrario. Perché quei minuscoli chip di cui si parla sono ovunque. Nel telefono con cui stai leggendo questo [&#8230;]</p>
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<p>A prima vista può sembrare una di quelle notizie “da tecnici”. Una nuova fabbrica di semiconduttori, per di più certificata Open EU Foundry, che sorgerà a Novara. Niente di particolarmente emozionante, giusto?</p>



<p>In realtà, è esattamente il contrario.</p>



<p>Perché quei minuscoli chip di cui si parla sono ovunque. Nel telefono con cui stai leggendo questo articolo, nella tua auto, nel bancomat, nella lavatrice, persino negli ospedali. Sono il cervello silenzioso di tutto ciò che funziona intorno a noi. E quando mancano, ce ne accorgiamo subito.</p>



<p>È già successo. Durante la pandemia, la carenza di chip ha rallentato la produzione di automobili, fatto aumentare i prezzi dell’elettronica e messo in difficoltà interi settori industriali. In quel momento, l’Europa ha capito una cosa molto semplice: dipendere quasi totalmente da altri Paesi per qualcosa di così essenziale è un rischio.</p>



<p>Da lì è partita una corsa, non tanto per “dominare” il mercato globale, quanto per non restare indietro. E dentro questa corsa, un po’ a sorpresa, c’è anche l’Italia.</p>



<p>La nuova fabbrica che nascerà a Novara non è una fabbrica qualsiasi. Sarà realizzata da Silicon Box e si occuperà di una fase molto avanzata della produzione dei chip: il packaging. Se la parola non dice molto, pensa a questo: costruire un chip è solo metà del lavoro. L’altra metà è renderlo davvero utilizzabile, più potente, più efficiente, pronto a funzionare in dispositivi complessi.</p>



<p>È come avere tutti i pezzi di un motore: finché non li assembli nel modo giusto, non vai da nessuna parte.</p>



<p>La certificazione Open EU Foundry significa che questa fabbrica non lavorerà solo per sé, ma sarà “aperta”, pronta a collaborare con altre aziende. È un modo per costruire una rete europea più solida, meno fragile, meno dipendente da ciò che succede dall’altra parte del mondo.</p>



<p>Ma al di là delle strategie e delle parole tecniche, la domanda vera resta: cosa cambia per noi, nella vita di tutti i giorni?</p>



<p>La risposta è meno immediata di quanto si possa pensare, ma anche più concreta.</p>



<p>Cambia il lavoro, per esempio. Un progetto così porta con sé posti altamente qualificati, attira giovani ingegneri, ricercatori, tecnici. E non solo: crea tutto un ecosistema intorno, fatto di aziende, servizi, innovazione. Non è solo una fabbrica, è un piccolo motore economico.</p>



<p>Cambia anche la stabilità. Avere una produzione più vicina significa essere meno esposti a crisi globali. Vuol dire meno ritardi, meno shock improvvisi, meno dipendenza da equilibri geopolitici lontani ma capaci di influenzare la nostra quotidianità.</p>



<p>E poi cambia qualcosa di più sottile, ma forse ancora più importante: la prospettiva.</p>



<p>Per anni abbiamo pensato alla tecnologia come a qualcosa che arriva sempre da fuori, da altri continenti, da altri sistemi. Oggi, invece, l’Europa – e in parte anche l’Italia – sta provando a rimettersi in gioco, a costruire invece che semplicemente acquistare.</p>



<p>Non è una sfida facile. I grandi protagonisti del settore restano Paesi come Taiwan, Corea del Sud o Stati Uniti. Ma non si tratta di superarli da un giorno all’altro. Si tratta di non essere completamente dipendenti.</p>



<p>In questo senso, l’Italia ha più carte di quanto si pensi. Ci sono già competenze, aziende solide, centri di ricerca. Questa nuova fabbrica non arriva nel vuoto, ma si inserisce in qualcosa che esiste già e che può crescere.</p>



<p>E forse è proprio questo l’aspetto più interessante: non è solo una questione industriale, ma quasi culturale. È l’idea di tornare a produrre valore, a essere parte attiva di un cambiamento tecnologico che troppo spesso abbiamo solo osservato da lontano.</p>



<p>La fabbrica di Novara, alla fine, è anche un simbolo. Non farà notizia ogni giorno, non sarà sotto i riflettori. Ma lavorerà in silenzio, come i chip che produrrà.</p>



<p>E proprio come quei chip, il suo impatto sarà ovunque. Nelle cose che funzionano meglio, nei tempi che si accorciano, nelle opportunità che si aprono.</p>



<p>Magari non ci penseremo mai davvero. Ma è anche grazie a luoghi così se il mondo intorno a noi continua a muoversi.</p>
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		<title>Andrea Pazienza, “Non sempre si muore”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Cilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 12:47:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Andrea Pazienza. Non sempre si muore, a cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti, raccoglie il testimone dalla mostra La matematica del segno al MAXXI L’Aquila – dedicata agli anni di formazione e ai primi geniali esperimenti – per completarne il racconto. La mostra Un progetto in due capitoli che rinnova l’impegno del MAXXI nella [&#8230;]</p>
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<p><em>Andrea Pazienza. Non sempre si muore</em>, a cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti, raccoglie il testimone dalla mostra <em>La matematica del segno </em>al MAXXI L’Aquila – dedicata agli anni di formazione e ai primi geniali esperimenti – per completarne il racconto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La mostra</h2>



<p>Un progetto in due capitoli che rinnova l’impegno del MAXXI nella promozione degli artisti che hanno segnato la cultura del Novecento italiano e anticipato molte delle domande che l’arte del XXI secolo si pone ancora oggi.</p>



<p>Il titolo è tratto da una lunga intervista rilasciata da Pazienza al celebre conduttore radiofonico e televisivo britannico Clive Griffiths nel 1988, poco prima della morte: <em>«non sempre si muore»</em>. Un’affermazione che vale per un artista capace di vivere con straordinaria intensità, e per le sue opere, che continuano a essere vive e a parlare al cuore del pubblico.</p>



<p>Il percorso espositivo copre l&#8217;intera carriera di Andrea Pazienza, dagli anni della formazione fino alle ultime opere &#8211; sviluppandosi per stanze tematiche e per colori.</p>



<p>Tra le opere più attese, il murale che Pazienza realizzò dal vivo, in appena tre ore, nel 1987 alla Mostra d&#8217;Oltremare, durante la quarta Fiera del Fumetto. Opera monumentale &#8211; otto metri di lunghezza per due metri e mezzo di altezza &#8211; che raffigura una <em>venatio</em>, una lotta di guerrieri e animali, ambientata in un&#8217;antichità classica che proprio in quel momento storico stava appassionando Pazienza. Lo testimonia, poco dopo, l&#8217;intensa *Storia di Astarte*, rimasta incompleta a causa della sua morte. Esposto per la prima volta in un contesto museale, grazie a un intervento di restauro finanziato dal MAXXI e volto alla sua valorizzazione, questo capolavoro conferma la grandezza di Pazienza non soltanto come fumettista e disegnatore, ma come artista a tutto tondo.</p>



<p>Al centro della mostra, un nucleo di oltre cinquecento tavole a fumetti, animate dai volti degli iconici personaggi della &#8220;rockstar del fumetto&#8221;: <em>Pentothal,</em> il personaggio attraverso cui il genio dell&#8217;artista si è rivelato al mondo; Zanardi, lo studente liceale che Pazienza ha costruito come incarnazione del cinismo degli anni Ottanta; Pertini, l&#8217;amatissimo &#8220;Presidente partigiano missionario&#8221;; Pompeo il testamento artistico di Pazienza, in cui si compie la sublimazione perfetta tra l&#8217;autore e la sua creatura. Lungo il percorso sono esposti molti altri personaggi minori, che compongono un campionario umano irripetibile: maschere che rivelano, caricature che incidono, confessioni che non chiedono indulgenza.</p>



<p>In questo secondo capitolo, <em>il ritmo della mostra è dato dal rapporto tra parola e immagin</em>e. Bozzetti a matita, studi, illustrazioni a colori e tavole che mostrano tutta la perizia grafica dell&#8217;autore, si intrecciano con appunti, poesie, lettere private e prose di ogni genere. A completare il quadro, una vasta selezione di materiali d&#8217;archivio, tra cui fotografie, filmati in super 8 e registrazioni audio, fino alle riproduzioni di opere i cui originali risultano dispersi, o che non è stato possibile mostrare, che restituiscono il contesto comunitario e sovversivo in cui le opere di Pazienza sono state concepite.</p>



<p>La mostra è accompagnata da un<em> public program</em> e anche da un catalogo Coconino Press – Fandango, editore di tutte le opere di Andrea Pazienza, con testi di Oscar Glioti, Giulia Ferracci, Francesca Alinovi, Rossana Campo, Enrico Beniamino de Notaris, Giacinto di Pietrantonio, Emi Fontana, Cinzia Leone, Maicol &amp; Mirco, Domenico Migliaccio, Michele Mordente, Vincenzo Mollica, Veronica Raimo, Alessio Trabacchini, Nicoletta Verna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dichiarazioni</h2>



<p>Maria Emanuela Bruni, Presidente Fondazione MAXXI: <em>&#8220;Il MAXXI non si limita a ospitare l&#8217;opera di Pazienza: lo celebra. Il suo lavoro dialoga con la stessa intensità con il mondo dell&#8217;arte, con i giovani creativi che oggi ne scoprono la forza visiva e con chi, nelle sue tavole, ritrova frammenti della propria esperienza. Raggiungere pubblici diversi non significa semplificare, ma ampliare le possibilità di accesso alla bellezza. Il MAXXI è uno spazio in cui le generazioni si incontrano, si contaminano e si interrogano: un luogo dove chi è abituato alle geometrie dell&#8217;architettura di Zaha Hadid può lasciarsi sorprendere dal tratto vibrante di Zanardi o da quello spiazzante di Pentothal, personaggi che prendono vita nelle tavole di Pazienza. La sua arte resta una scintilla sempre viva, capace di continuare ad accendersi nel tempo e di ricordarci, come lui stesso ci ha insegnato, che non sempre si muore&#8221;.</em></p>



<p>Francesco Stocchi, Direttore Artistico MAXXI: <em>&#8220;Pazienza è una moltitudine: ogni opera ridefinisce le regole, ogni tavola è linguaggio e insieme rottura, ogni personaggio un dispositivo che deforma e amplifica il reale. Attraversa un tempo convulso, intrecciando dimensione politica, esistenziale e linguistica, senza limitarsi a raccontarlo ma incorporandone le contraddizioni. La sua opera resta uno strumento vivo per leggere il presente. La mostra al MAXXI è un invito a sostare in questa complessità, senza ridurla, e a riconoscere in Andrea Pazienza un artista capace, ancora oggi, di aprire nuovi sguardi e generare domande&#8221;.</em></p>



<p>Giulia Ferracci, curatrice della mostra: <em>&#8220;Le opere di Pazienza sono finestre aperte su un tempo che non vuole stare fermo, in un&#8217;esposizione pensata per atmosfere, dove al pieno si alterna il vuoto, come nelle sue tavole, dove il segno non riempie mai lo spazio per abitudine, ma lo abita con una consapevolezza compositiva che ha pochi equivalenti nella storia del fumetto italiano. L&#8217;opera di Paz non lascia fuori chi la guarda ma trascina dentro, lasciando trapelare emozioni vissute a intensità stellari nei gesti, nelle parole e nelle opere. Il segno esce sempre oltre il bordo, la parola sempre oltre il necessario, la vita sempre oltre il ragionevole. Ed è questo che non passa. Non la leggenda, non il mito precoce, non la giovinezza cristallizzata. In un tempo che premia chi sa dosarsi e durare, Pazienza ha scelto di bruciare interamente e, nell&#8217;ardere, ha fatto più luce di quanto molti abbiano fatto risparmiando&#8221;.</em></p>



<p>Oscar Glioti, curatore della mostra: <em>&#8220;Questo progetto espositivo, il più vasto e completo mai dedicato ad Andrea Pazienza, segna anche un passaggio importante: l&#8217;istituzionalizzazione del medium fumetto, per la prima volta nel corpo principale del museo MAXXI, con l&#8217;artista che più ha contribuito al suo sdoganamento. Pazienza è ancora vivo: nei capolavori che non tramontano, nei fogli inediti che continuano ad affiorare, nelle tavole che non smettono di parlare al presente. È vivo nello sguardo lucido con cui ha attraversato il suo tempo e immaginato il nostro&#8221;.</em></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/cultura/197837-andrea-pazienza-non-sempre-si-muore.html">Andrea Pazienza, &#8220;Non sempre si muore&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
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		<title>Buonuscita Terna, la CEO Giuseppina Di Foggia rinuncia a 7,3 milioni di euro: la svolta prima dell’ingresso in Eni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Micaela Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 10:46:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giuseppina Di Foggia, amministratrice delegata di Terna, ha formalmente rinunciato alla buonuscita prima del suo possibile passaggio a ENI. Dopo settimane di polemiche sull’entità della liquidazione, la decisione è stata comunicata con una nota ufficiale, contribuendo a ridurre le tensioni e aprendo la strada a una nuova fase della sua carriera. L&#8217;annuncio: tra indecisioni, polemiche [&#8230;]</p>
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<p><strong>Giuseppina Di Foggia</strong>, amministratrice delegata di <strong>Terna</strong>, ha formalmente rinunciato alla buonuscita prima del suo possibile passaggio a <strong>ENI</strong>. Dopo settimane di polemiche sull’entità della liquidazione, la decisione è stata comunicata con una nota ufficiale, contribuendo a ridurre le tensioni e aprendo la strada a una nuova fase della sua carriera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;annuncio: tra indecisioni, polemiche e rinuncia</h2>



<p>Dal 2023 Di Foggia è<strong> amministratrice delegata </strong>e <strong>direttrice generale</strong> di Terna, oltre a essere la <strong>prima donna alla guida del gruppo</strong>. Al momento della nomina, un verbale del consiglio di amministrazione del 9 maggio 2023 aveva previsto per lei <strong>un’indennità di fine rapporto pari a circa 7,3 milioni di euro</strong>. Una cifra che ha suscitato ampio dibattito, sia per l’importo elevato rispetto agli standard italiani, sia perché Terna è una società strategica controllata indirettamente dal Tesoro, e quindi soggetta a particolare attenzione pubblica e politica sui compensi dei vertici.</p>



<p>Il 9 aprile scorso il <strong>Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze</strong> ha indicato Di Foggia nella lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione di ENI. La nomina comporterebbe l’uscita da Terna e l’ingresso nel gruppo energetico, al posto dell’attuale presidente <strong>Giuseppe Zafarana</strong>. In un primo momento, <strong>la manager aveva rivendicato l’accordo sulla buonuscita</strong> definito nel 2023, riaccendendo le polemiche.</p>



<p>A intervenire è stata anche la presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong>, che lo stesso 9 aprile ha chiarito come fosse necessario scegliere tra il nuovo incarico in ENI e la liquidazione di Terna. Sulla stessa linea il ministro dell’Economia <strong>Giancarlo Giorgetti</strong>, secondo cui <strong>l’indennità</strong> <strong>non sarebbe spettata in caso di passaggio a un altro ruolo pubblico</strong>.</p>



<p>Dopo il confronto istituzionale e mediatico, Di Foggia ha quindi deciso di <strong>rinunciare alla buonuscita</strong>. In una comunicazione ufficiale si legge che “la manager ha manifestato la propria disponibilità a sottoscrivere un accordo finalizzato alla rinuncia dell’indennità di fine rapporto.”&nbsp;</p>



<p>La scelta apre ora la strada al suo ingresso in ENI, subordinato alle dimissioni da Terna e alle prossime assemblee: quella di ENI è prevista per il 6 maggio, mentre quella di Terna si terrà il 12 maggio. Bisognerà aspettare la metà di maggio per avere maggiori certezze.</p>
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		<title>Colombia e Malta: lo spagnolo come ponte diplomatico e culturale</title>
		<link>https://www.2duerighe.com/rubriche/2-mondi/197830-colombia-e-malta-lo-spagnolo-come-ponte-diplomatico-e-culturale.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bernardo Mancini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 10:39:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 Mondi]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quarant&#8217;anni di relazioni diplomatiche tra Colombia e Malta si celebrano non con un semplice protocollo, ma con qualcosa di più duraturo: le parole. È partito infatti in questi giorni, presso l&#8217;Istituto del Servizio Pubblico di La Valletta, il primo corso ufficiale di spagnolo rivolto ai funzionari pubblici maltesi, un&#8217;iniziativa che trasforma l&#8217;anniversario diplomatico in un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quarant&#8217;anni di relazioni diplomatiche tra Colombia e Malta si celebrano non con un semplice protocollo, ma con qualcosa di più duraturo: le parole. È partito infatti in questi giorni, presso l&#8217;Istituto del Servizio Pubblico di La Valletta, il primo corso ufficiale di spagnolo rivolto ai funzionari pubblici maltesi, un&#8217;iniziativa che trasforma l&#8217;anniversario diplomatico in un concreto investimento nelle persone e nelle relazioni future tra i due paesi.</p>



<p>Il programma, concordato direttamente tra i Ministeri degli Esteri di Bogotá e La Valletta, coinvolgerà circa 50 dipendenti pubblici maltesi in un percorso formativo di 14 settimane. A organizzarlo è l&#8217;<strong>Instituto Caro y Cuervo</strong>, uno dei più prestigiosi enti culturali colombiani, da decenni custode del patrimonio linguistico e letterario del paese sudamericano. Non si tratta di un corso tradizionale: il metodo adottato privilegia situazioni comunicative reali, legate al contesto professionale e istituzionale dei partecipanti, con una forte attenzione alla dimensione interculturale.</p>



<p>A guidare le lezioni sarà il professor <strong>José Luis Duarte</strong>, docente e ricercatore con una lunga carriera nell&#8217;insegnamento dello spagnolo come lingua straniera. Il suo ruolo, tuttavia, non si esaurisce in aula: Duarte è chiamato a essere un vero e proprio agente di diplomazia culturale, capace di trasmettere non solo la grammatica castigliana, ma anche i valori, le tradizioni e l&#8217;identità di un paese, la Colombia, che punta sempre più a rafforzare la propria presenza internazionale attraverso la cultura e la lingua.</p>



<p>L&#8217;iniziativa si inserisce in una strategia più ampia della Cancelleria colombiana, che da anni utilizza la diffusione dello spagnolo come strumento di soft power: costruire ponti, consolidare amicizie e aprire nuovi canali di dialogo con i partner internazionali. In questo senso, Malta — piccolo stato insulare nel cuore del Mediterraneo, crocevia di culture e membro dell&#8217;Unione Europea — rappresenta un interlocutore di particolare valore strategico.</p>



<p>Quarant&#8217;anni fa, Colombia e Malta scelsero di guardarsi. Oggi, scelgono di parlarsi — e lo fanno nella lingua di Cervantes.</p>
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		<title>Il Prado presenta a Roma la mostra “Alla maniera d’Italia”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bernardo Mancini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 10:33:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 Mondi]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è tenuta questa mattina presso l&#8217;Ambasciata di Spagna presso la Repubblica Italiana, in Piazza Navona 109, la conferenza stampa di presentazione della mostra &#8220;Alla maniera d&#8217;Italia. La Spagna e il gotico mediterraneo (1320–1420)&#8221;, una delle grandi esposizioni del Museo Nazionale del Prado per il 2026. A prendere la parola sono stati Carlos Tercero, Consigliere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/rubriche/2-mondi/197827-il-prado-presenta-a-roma-la-mostra-alla-maniera-ditalia.html">Il Prado presenta a Roma la mostra &#8220;Alla maniera d&#8217;Italia&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si è tenuta questa mattina presso l&#8217;Ambasciata di Spagna presso la Repubblica Italiana, in Piazza Navona 109, la conferenza stampa di presentazione della mostra <strong>&#8220;Alla maniera d&#8217;Italia. La Spagna e il gotico mediterraneo (1320–1420)&#8221;</strong>, una delle grandi esposizioni del Museo Nazionale del Prado per il 2026.</p>



<p>A prendere la parola sono stati Carlos Tercero, Consigliere per la Cultura dell&#8217;Ambasciata di Spagna in Italia, Miguel Falomir, Direttore del Museo Nazionale del Prado, e Joan Molina, curatore della mostra e Responsabile della Collezione di Pittura Europea fino al 1500 del Prado.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Di cosa parla la mostra</h2>



<p>L&#8217;esposizione esplora l&#8217;influenza del Trecento italiano sull&#8217;arte tardo-medievale spagnola, un periodo — tra il 1320 e il 1420 — in cui lo scambio di artisti, opere e innovazioni tra le due penisole diede vita a una cultura visiva ibrida e sofisticata. I principali centri italiani coinvolti sono Firenze, Siena, Pisa, Lucca e Palermo, messi in relazione con le aree di maggiore ricezione della penisola iberica.</p>



<p>Il curatore Joan Molina ha illustrato come la mostra intenda non solo ricostruire questo scambio culturale, ma mostrare in che modo la raffinatezza tecnica italiana si sia affermata come un vero e proprio precetto estetico nelle corti e nelle committenze spagnole dell&#8217;epoca.</p>



<p>La mostra raccoglie un ampio numero di opere provenienti da istituzioni di primo piano a livello internazionale, tra cui gli Uffizi e il Bargello di Firenze, la National Gallery di Londra e la Pierpont Morgan Library di New York. Le tipologie di opere in esposizione comprendono dipinti su tavola, sculture in marmo, disegni a penna e frammenti tessili, quest&#8217;ultimi considerati dal curatore elementi fondamentali per comprendere la circolazione dei gusti e delle mode tra le corti del Mediterraneo.</p>



<p>Il direttore Falomir ha sottolineato l&#8217;importanza scientifica del progetto, definendolo un&#8217;occasione per ridisegnare la mappa delle influenze artistiche nel Mediterraneo medievale. Carlos Tercero ha invece evidenziato il valore della scelta di presentare la mostra a Roma, città simbolicamente al centro della tradizione artistica che l&#8217;esposizione intende raccontare.</p>



<p></p>
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		<title>In arrivo BookCity Milano 2026, un’edizione ispirata all’Orlando Furioso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jasmine Gheorghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:01:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentata la nuova edizione di BookCity Milano, che si terrà dal 23 al 29 novembre 2026 e avrà come tema centrale "il senno sulla Luna".</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/cultura/197806-in-arrivo-bookcity-milano-2026-unedizione-ispirata-allorlando-furioso.html">In arrivo BookCity Milano 2026, un&#8217;edizione ispirata all&#8217;Orlando Furioso</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È in arrivo la <strong>quindicesima edizione di BookCity Milano</strong>, la manifestazione dedicata ai libri che si terrà dal 23 al 29 novembre 2026. Curata dallo scrittore <strong>Marco Balzano</strong> e promossa dall&#8217;assessorato alla Cultura del Comune di Milano, la nuova edizione è stata presentata a Palazzo Marino. </p>



<p>Sono in arrivo tante novità, tra cui nuovi format e più attenzione al <strong>dialogo fra autori, editori e lettori</strong>.</p>



<p>&#8220;BookCity Milano si conferma un appuntamento centrale per la città, capace ogni anno di portare i libri e le idee fuori dai luoghi tradizionali e dentro la vita quotidiana dei quartieri, delle biblioteche, delle scuole e degli spazi pubblici&#8221;, ha commentato l&#8217;assessore <strong>Tommaso Sacchi</strong>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://www.bookcitymilano.it/storage/app/media/HEADER_2026.001.jpeg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Fonte: BookCity Milano</figcaption></figure>
</div>


<p>La rassegna di quest&#8217;anno di BookCity Milano avrà come tema centrale &#8220;<strong>il senno sulla Luna</strong>&#8220;, prendendo ispirazione dall&#8217;emblematico episodio dell&#8217;<em>Orlando Furioso</em> di Ludovico Ariosto: il viaggio di Astolfo sulla Luna, per recuperare la ragione perduta di Orlando. </p>



<p>Come spiegato da Marco Balzano, &#8220;il senno sulla Luna indica <strong>lo smarrimento in cui, in tempi di guerra e di mire violente, viviamo la nostra quotidianità</strong>&#8220;. Ha poi aggiunto che i libri non sono altro che <em>un atto della ragione</em> e un <em>desiderio di condivisione con l&#8217;altro</em>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.studiarapido.it/wp-content/uploads/2018/12/ast1.jpg" alt="" style="width:598px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption">Gustave Doré. Astolfo sulla Luna, stanza 70, canto XXXIV da L&#8217;Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, 1879</figcaption></figure>
</div>


<p>In un&#8217;epoca in cui la ragione sembra quel che di più fragile esista, ribadire l&#8217;importanza del <strong>senso critico</strong> (per citare il presidente della Fondazione BookCity Milano, <strong>Luca Formenton</strong>) è cruciale. In tal senso, i libri rappresentano un vitale antidoto. </p>



<p>Quella di BookCity 2026, a quanto emerge, sarà un&#8217;edizione organizzata per temi, all&#8217;insegna di incontri trasversali tra mondi editoriali diversi. Accoglierà ospiti provenienti anche da altre realtà: il teatro, la musica, lo sporto, il web.  </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/cultura/197806-in-arrivo-bookcity-milano-2026-unedizione-ispirata-allorlando-furioso.html">In arrivo BookCity Milano 2026, un&#8217;edizione ispirata all&#8217;Orlando Furioso</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
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		<item>
		<title>Evento con i vertici della comunità finanziaria spagnola</title>
		<link>https://www.2duerighe.com/rubriche/2-mondi/197822-evento-con-i-vertici-della-comunita-finanziaria-spagnola.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bernardo Mancini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 Mondi]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Ambasciatore d’Italia a Madrid, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha ospitato in Residenza un incontro con i vertici spagnoli dei principali fondi, corporate e della comunità finanziaria. Organizzato nell’ambito delle attività di diplomazia economica e di attrazione degli investimenti esteri condotta dall’Ambasciata, in collaborazione con la responsabile dell’Ufficio Attrazione Investimenti dell’Agenzia ICE a Madrid, l’evento ha visto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’Ambasciatore d’Italia a Madrid, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha ospitato in Residenza un incontro con i vertici spagnoli dei principali fondi, corporate e della comunità finanziaria.</p>



<p>Organizzato nell’ambito delle attività di diplomazia economica e di attrazione degli investimenti esteri condotta dall’Ambasciata, in collaborazione con la responsabile dell’Ufficio Attrazione Investimenti dell’Agenzia ICE a Madrid, l’evento ha visto l’autorevole presenza istituzionale del Sindaco di Madrid, José Luis Martínez-Almeida e della Vicegovernatore della Banca di Spagna, Soledad Núñez.</p>



<p>Sullo sfondo di un contesto internazionale in rapido mutamento, l’Ambasciatore ha sottolineato l’importanza dell’ulteriore rafforzamento dei legami economici italo-spagnoli, in virtù della “<em>straordinaria vicinanza, economica e culturale tra i due Paesi che fa sì che l’Italia e la Spagna costituiscano l’un l’altro un naturale approdo per i fondi che intendono avviare o rafforzare il proprio processo di internazionalizzazione, anche in mercati terzi</em>”. Dopo aver rimarcato analogie e differenze nel settore del capitale privato italiano e spagnolo (nel 2025 gli investimenti nel settore del private equity in Spagna sono stati pari a 7 miliardi di euro rispetto agli 8,5 miliardi in Italia, con lievi differenze nel venture capital dove in Spagna sono stati investiti 1,9 miliardi contri gli 1,3 miliardi in Italia, un divario che si ridurrà anche grazie al nuovo quadro legislativo), l’Ambasciatore ha richiamato come l’integrazione finanziaria europea resti un altro obiettivo comune italo-spagnolo.</p>



<p>Ciò, ha egli proseguito, ad iniziare dalla piena realizzazione di un’Unione del risparmio e degli investimenti che consenta all’elevato volume di risparmio in Europa di generare ricchezza nel nostro stesso continente. Parimenti importante, ha affermato l’Ambasciatore, è giungere ad un mercato unico dell&#8217;energia e dell’elettricità che permetta di far fronte ai diversi shock energetici, attraverso una maggiore integrazione nella produzione, interconnessione e distribuzione di elettricità, sfruttando meglio i vantaggi comparati europei rispetto ad altri paesi. Altra misura imprescindibile, ha egli concluso, è l’articolazione di un meccanismo di finanziamento comune e permanente per la fornitura di beni pubblici genuinamente europei, dato che settori quali la difesa, la sicurezza energetica o l’innovazione strategica, che generano evidenti esternalità transfrontaliere, non possono essere affrontati in modo efficiente esclusivamente attingendo ai bilanci nazionali.&nbsp;</p>



<p>L’incontro, nel corso del quale è stato presentato un quadro del mercato del Private Capital italiano e delle importanti riforme legali e fiscali nel nostro Paese per una maggiore attrazione degli investitori esteri, è stato articolato per stimolare le sinergie bilaterali in chiave di investimenti spagnoli in Italia e coinvestimenti reciproci e in Paesi terzi.</p>



<p>Oltre ai rappresentanti istituzionali di Spaincap e AIFI, tra i tanti illustri presenti vi hanno partecipato il presidente del CdA di Rothschild &amp; Co., Íñigo Fernández de Mesa, il Segretario Generale e del Consiglio di Banco Santander, Jaime Pérez Renovales, il Presidente del Consiglio di Iberdrola Rinnovabili Internazionale, José Oriol, la Direttrice di Repsol Corporate Venturing, Gema García, la Direttrice di Teléfonica-Wayra, Paloma Castellano, e il Senior Advisor di Apollo, Konstantin Sajonia-Coburgo.</p>



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