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	<title>2duerighe</title>
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	<description>Un quotidiano sottosopra</description>
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		<title>Investimenti spagnoli in Italia, un asse strategico che guarda al futuro europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bianca Ricci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 10:27:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 Mondi]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La terrazza della Residenza dell’Ambasciatore di Spagna a Roma, affacciata su uno dei panorami più suggestivi della Capitale, ha ospitato la presentazione della terza edizione del Barometro sul Contesto e sulle Prospettive degli Investimenti Spagnoli in Italia. Un appuntamento ormai consolidato che, oltre ai numeri, restituisce una fotografia dello stato di salute delle relazioni economiche [&#8230;]</p>
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<p>La terrazza della Residenza dell’Ambasciatore di Spagna a Roma, affacciata su uno dei panorami più suggestivi della Capitale, ha ospitato la presentazione della terza edizione del <em>Barometro sul Contesto e sulle Prospettive degli Investimenti Spagnoli in Italia</em>. Un appuntamento ormai consolidato che, oltre ai numeri, restituisce una fotografia dello stato di salute delle relazioni economiche tra due Paesi sempre più vicini sul piano industriale e strategico.</p>



<p>La serata si è svolta in un’atmosfera elegante e informale, con un ricevimento al tramonto che ha accolto rappresentanti delle istituzioni, manager e imprenditori dei principali gruppi spagnoli e italiani. Ma dietro la cornice mondana è emerso un messaggio preciso: la collaborazione economica tra Italia e Spagna non è più soltanto una relazione commerciale consolidata, bensì una componente essenziale della competitività europea.</p>



<p>Ad aprire i lavori è stato l’ambasciatore di Spagna, che ha sottolineato come il Barometro sia diventato negli anni uno strumento di analisi e confronto capace di misurare l’evoluzione degli investimenti e delle aspettative delle imprese. I dati anticipati durante l’incontro confermano una tendenza positiva. Lo stock degli investimenti spagnoli in Italia ha raggiunto livelli significativi, contribuendo alla creazione di oltre 80 mila posti di lavoro, mentre circa il 90% delle aziende spagnole già presenti nel Paese prevede di rafforzare ulteriormente la propria presenza nei prossimi cinque anni.</p>



<p>Numeri che testimoniano la fiducia nel sistema economico italiano e che assumono un significato particolare in una fase internazionale caratterizzata da instabilità geopolitica, tensioni commerciali e profonde trasformazioni industriali.</p>



<p>Nel suo intervento, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha insistito proprio sul concetto di complementarità tra i modelli economici dei due Paesi. Se la Spagna viene considerata un esempio nella capacità di garantire costi energetici competitivi e di attrarre investimenti grazie a un mix energetico diversificato, l’Italia continua a distinguersi per la forza del proprio tessuto produttivo e per la capacità di esportazione, che la colloca stabilmente tra le principali economie manifatturiere mondiali.</p>



<p>L’energia è stata uno dei temi centrali della discussione. Urso ha indicato la necessità per l’Italia di recuperare competitività attraverso un nuovo equilibrio tra fonti rinnovabili e nucleare di nuova generazione, sottolineando come molte imprese spagnole siano già protagoniste degli investimenti nel settore energetico italiano.</p>



<p>Ma il vero filo conduttore dell’incontro è stato il richiamo a una visione europea condivisa. Più volte è emersa l’idea che Italia e Spagna possano svolgere insieme un ruolo di primo piano nella costruzione di una politica industriale continentale più forte, capace di affrontare la concorrenza globale e di difendere il sistema multilaterale degli scambi.</p>



<p>In questo quadro, gli accordi commerciali con l’America Latina, il rafforzamento delle relazioni con il Messico e le opportunità offerte dal continente africano sono stati indicati come terreni naturali per nuove partnership tra imprese italiane e spagnole.</p>



<p>La parte iniziale della conferenza ha dunque restituito l’immagine di una relazione bilaterale matura, fondata non soltanto sugli investimenti ma su una crescente convergenza strategica. Una collaborazione che, nelle intenzioni dei protagonisti, punta a trasformare due economie nazionali competitive in una forza comune al servizio della crescita europea.</p>
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		<title>San Marino tesse nuove reti economiche a Istanbul: si conclude la missione istituzionale guidata dal Segretario Fabbri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 09:15:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 Mondi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due giorni intensi, un&#8217;agenda fitta e l&#8217;obiettivo dichiarato di agganciare uno dei mercati più dinamici dell&#8217;area euro-mediterranea. Il Segretario di Stato per l’Industria, l’Artigianato e il Commercio, Rossano Fabbri, traccia un bilancio decisamente positivo della trasferta istituzionale a Istanbul, svoltasi l&#8217;8 e il 9 giugno. Al centro dei colloqui, l’attrazione di capitali esteri e il [&#8230;]</p>
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<p>Due giorni intensi, un&#8217;agenda fitta e l&#8217;obiettivo dichiarato di agganciare uno dei mercati più dinamici dell&#8217;area euro-mediterranea. Il Segretario di Stato per l’Industria, l’Artigianato e il Commercio, <strong>Rossano Fabbri</strong>, traccia un bilancio decisamente positivo della trasferta istituzionale a Istanbul, svoltasi l&#8217;8 e il 9 giugno. Al centro dei colloqui, l’attrazione di capitali esteri e il posizionamento strategico del Titano come varco d&#8217;accesso privilegiato per le imprese turche dirette verso il continente europeo.</p>



<p>La prima tappa ha toccato il cuore pulsante dell&#8217;economia locale, la Camera di Commercio di Istanbul (Ito). Qui, accolto dal membro del consiglio direttivo <strong>Salih Sami Atılgan</strong>, il Segretario di Stato ha illustrato a una platea selezionata di imprenditori i punti di forza del sistema sammarinese. Non si è parlato di teoria, ma di fatti: stabilità istituzionale, regimi fiscali agili e, soprattutto, quel quadro normativo d’avanguardia che regola le sandbox dedicate alle realtà tecnologiche innovative. Le risposte del mercato sono state immediate e concrete.</p>



<p>Il ritmo degli incontri si è fatto ancora più serrato nella giornata successiva, interamente dedicata al tessuto industriale e finanziario di vertice. Fabbri ha aperto i lavori confrontandosi con il Consiglio per le Relazioni Economiche Esterne della Turchia (Deik), rappresentato da <strong>Lale Cander</strong>, presidente del Consiglio d&#8217;Affari Turchia-Italia. Subito dopo, i riflettori si sono spostati sul Business Forum organizzato in stretta sinergia con TÜSİAD, la potente associazione dell’industria turca. Un momento di raccordo fondamentale per mostrare come la certezza del diritto e la flessibilità burocratica di una piccola Repubblica possano fare la differenza per chi investe su scala globale.</p>



<p>L&#8217;appuntamento politicamente più rilevante si è consumato nel pomeriggio, grazie al faccia a faccia operativo con <strong>Burak Dağlıoğlu</strong>, presidente dell’Ufficio Investimenti e Finanze della Presidenza della Repubblica di Turchia. Subito dopo, la sessione &#8220;San Marino Doing Business&#8221;, coordinata da <strong>Süleyman Sönmez</strong>, ha permesso di stringere i contatti con i principali operatori finanziari della metropoli, prima di concludere i lavori con le riflessioni macroeconomiche offerte da <strong>Orhan Turan</strong>, vicepresidente dell&#8217;alto consiglio consultivo di TÜSİAD.</p>



<p>&#8220;Una trasferta che entra con decisione nella fase della concretezza operativa” ha commentato il Segretario Fabbri. “I partner turchi hanno mostrato un interesse reale per le peculiarità del nostro ecosistema economico. Offriamo certezza del diritto, flessibilità normativa e un regime fiscale altamente competitivo. Per i gruppi industriali, commerciali e finanziari di Istanbul che mirano al mercato europeo, il Titano rappresenta una piattaforma d&#8217;accesso ideale.&nbsp; Il nostro compito è trasformare i contatti in intese industriali e scientifiche durature. Il lavoro insomma comincia adesso&#8221;.</p>



<p><strong>Segreteria di Stato per l’Industria, il Commercio, l’Artigianato, la Ricerca Tecnologica, le Telecomunicazioni e lo Sport</strong></p>
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		<title>Brancusi tra Roma e l’infinito: quando la cultura diventa dialogo europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bianca Ricci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 08:06:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 Mondi]]></category>
		<category><![CDATA[Romania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ai Mercati di Traiano, nel cuore monumentale di Roma, la presentazione del catalogo della mostra “Constantin Brancusi. Le origini dell’infinito” ha rappresentato molto più di un appuntamento editoriale. È stata l’occasione per riflettere sul valore culturale e simbolico di un’esposizione che mette in dialogo due tradizioni, quella romena e quella italiana, attraverso uno dei più [&#8230;]</p>
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<p>Ai Mercati di Traiano, nel cuore monumentale di Roma, la presentazione del catalogo della mostra <em>“Constantin Brancusi. Le origini dell’infinito”</em> ha rappresentato molto più di un appuntamento editoriale. È stata l’occasione per riflettere sul valore culturale e simbolico di un’esposizione che mette in dialogo due tradizioni, quella romena e quella italiana, attraverso uno dei più grandi protagonisti della scultura del Novecento.</p>



<p>L’evento, ospitato presso l’Ambasciata di Romania e inserito nel programma dell’Anno culturale Romania-Italia 2026, ha riunito rappresentanti istituzionali, studiosi e curatori che hanno contribuito alla realizzazione di un progetto destinato a lasciare un segno duraturo. Al centro degli interventi è emersa una convinzione condivisa: Brancusi non appartiene soltanto alla storia dell’arte romena, ma a un patrimonio culturale europeo che continua a interrogare il presente.</p>



<p>Il catalogo, frutto della collaborazione tra musei, istituzioni e specialisti dei due Paesi, si propone come una vera estensione critica della mostra. Non una semplice raccolta di immagini e saggi, ma uno strumento capace di accompagnare il visitatore nella comprensione delle radici profonde della ricerca artistica di Brancusi.</p>



<p>La tesi che attraversa l’intero progetto è affascinante: le “origini dell’infinito” non si trovano in una sola tradizione, ma nell’incontro tra mondi diversi. Da un lato la cultura popolare dell’Oltenia, la regione romena dove l’artista trascorse l’infanzia, con il suo universo simbolico fatto di legno scolpito, motivi geometrici e spiritualità contadina. Dall’altro la formazione accademica e il confronto con la classicità greco-romana, studiata attraverso modelli e opere che hanno contribuito a plasmare il suo linguaggio.</p>



<p>La mostra evita però ogni lettura semplicistica. Brancusi non viene presentato come un artista che copia il folklore o che riprende passivamente la tradizione classica. Al contrario, emerge la figura di un autore che ha saputo risalire alle sorgenti stesse delle forme, trasformando esperienze culturali differenti in una grammatica universale. Come è stato ricordato durante la presentazione, la sua arte non imita il passato: ne distilla l’essenza.</p>



<p>In questo senso, la scelta dei Mercati di Traiano appare particolarmente significativa. Le sculture di Brancusi dialogano con la pietra antica di Roma in una relazione che va oltre il semplice allestimento. La stratificazione storica del sito, la vicinanza alla Colonna Traiana e la memoria dell’antichità conferiscono alle opere una risonanza speciale. Qui il rapporto tra origine e modernità diventa tangibile.</p>



<p>L’esposizione e il catalogo raccontano dunque un artista che ha trasformato la scultura in un atto di rivelazione. Nelle sue opere la forma si fa essenza, la materia diventa memoria e la semplicità si traduce in conquista spirituale. L’infinito evocato da Brancusi non è soltanto una dimensione estetica: è uno sguardo rivolto oltre il visibile, verso ciò che accomuna culture, epoche e popoli.</p>



<p>In un tempo in cui l’Europa è spesso chiamata a ridefinire la propria identità, iniziative come questa ricordano che la cultura continua a essere uno dei linguaggi più efficaci del dialogo. Attraverso Brancusi, Romania e Italia riscoprono una vicinanza che affonda le radici nella storia ma che guarda con decisione al futuro.</p>
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		<title>“Qui non c’è niente. Immagini dal labirinto” di Alessandro Mantovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 08:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un&#8217;epoca in cui ogni angolo del pianeta è raggiungibile con un tap sullo schermo, Alessandro Mantovani sceglie di percorrere la strada opposta: invece di celebrare la trasparenza digitale del mondo, va a cercare ciò che resiste alla mappatura, ciò che sfugge al controllo. Lo fa attraverso uno dei simboli più antichi e tenaci dell&#8217;immaginario [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/recensioni/199722-qui-non-ce-niente-immagini-dal-labirinto-di-alessandro-mantovani.html">&#8220;Qui non c&#8217;è niente. Immagini dal labirinto&#8221; di Alessandro Mantovani</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
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<p>In un&#8217;epoca in cui ogni angolo del pianeta è raggiungibile con un tap sullo schermo, Alessandro Mantovani sceglie di percorrere la strada opposta: invece di celebrare la trasparenza digitale del mondo, va a cercare ciò che resiste alla mappatura, ciò che sfugge al controllo. Lo fa attraverso uno dei simboli più antichi e tenaci dell&#8217;immaginario umano: il labirinto.</p>



<p>In un&#8217;epoca che pretende di dominare lo spazio attraverso mappe e dispositivi digitali, il libro affronta il tema del labirinto come simbolo eterno dell&#8217;enigma e dello smarrimento. Tra mito, filosofia, geografia, letteratura e antropologia urbana, la prosa di Mantovani si muove con passo vigile e acuto, evocando voci come quelle di Kerényi, Farinelli, Rykwert, Harvey, Calvino, Eco e Foucault.</p>



<p>Il saggio — pubblicato nella collana &#8220;Biblioteca di Letteratura Inutile&#8221; di Italo Svevo Edizioni, un titolo già di per sé programmatico — si struttura come un viaggio multidisciplinare attraverso i secoli. Dai miti greci alle rielaborazioni moderne, il labirinto si presta a diversi usi e alle interpretazioni più disparate, e Mantovani ne illustra alcune offrendoci l&#8217;opportunità di interrogarci sul mondo e sulla società che ci circonda. </p>



<p>Mantovani, giornalista e docente di letterature comparate, non si limita a fare storia del simbolo. Il labirinto non è soltanto oggetto di studio, ma strumento per interrogare l&#8217;opacità del reale e la sua resistenza al controllo: un viaggio nelle forme in parte indecifrabili che strutturano il nostro modo di abitare, pensare e narrare il mondo. È questa la scommessa più ambiziosa del libro: trasformare un&#8217;immagine arcaica in una lente critica sul presente. </p>



<p>La ricostruzione storiografica è uno dei punti di forza indiscussi dell&#8217;opera. In un viaggio dall&#8217;epopea di Gilgamesh alla <em>Biblioteca di Babele</em> di Borges, il labirinto si configura come uno dei più antichi strumenti per abitare e narrare il mondo. Mantovani mostra come ogni civiltà abbia plasmato il simbolo sui propri bisogni — dalla spirale mesopotamica che collegava vivi e morti, al labirinto greco come soglia da varcare per sconfiggere il Minotauro, fino alla risemantizzazione medievale tra peccato e salvezza — mantenendo però intatto il nucleo essenziale: il disorientamento, l&#8217;enigma, il rapporto con la morte. </p>



<p>Nella seconda parte il ragionamento si sposta sulla città contemporanea, che diventa il labirinto per eccellenza della modernità. Mantovani ricorda lo spazio del flâneur o flâneuse di Flaubert, o quello dello scrittore per Calvino, ossia colui o colei che deve accettare &#8220;il nuovo mondo, assumendone l&#8217;immaginario e riscattandone la disumanità&#8221;. La metropoli ipertecnologica non ha abolito la logica labirintica: l&#8217;ha semmai interiorizzata, resa invisibile.</p>



<p>Il libro convince soprattutto quando lascia che le voci convocate — filosofi, geografi, letterati — si parlino tra loro senza forzature. Convince meno, forse, quando si avvicina al presente senza spingersi fino alle sue conseguenze più scomode, lasciando in sospeso la domanda su come si possa abitare il labirinto oggi, concretamente, senza perdersi e senza illudersi di dominarlo.</p>



<p><em>Qui non c&#8217;è niente</em> è comunque un saggio prezioso, raro nel panorama italiano: colto senza essere oscuro, ampio senza essere dispersivo. Un libro che invita a rallentare, e a non fidarsi troppo del navigatore.</p>
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		<title>Freedom to Operate: il controllo che decide se un’innovazione può davvero uscire dal laboratorio</title>
		<link>https://www.2duerighe.com/codice-e-conseguenze/199714-freedom-to-operate-il-controllo-che-decide-se-uninnovazione-puo-davvero-uscire-dal-laboratorio.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mirko Tomasino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:58:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Codice e conseguenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel trasferimento tecnologico ci sono momenti che sembrano puramente tecnici, ma che in realtà cambiano il destino di un’intera tecnologia. Uno di questi è la Freedom to Operate (FTO): l’analisi che stabilisce se un’innovazione può essere commercializzata senza violare diritti di terzi. È un passaggio spesso sottovalutato, ma è qui che molte tecnologie si fermano. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel trasferimento tecnologico ci sono momenti che sembrano puramente tecnici, ma che in realtà cambiano il destino di un’intera tecnologia. Uno di questi è la <strong>Freedom to Operate (FTO)</strong>: l’analisi che stabilisce se un’innovazione può essere commercializzata senza violare diritti di terzi.</p>



<p>È un passaggio spesso sottovalutato, ma è qui che molte tecnologie si fermano. Non per mancanza di valore, ma per mancanza di libertà.</p>



<p><strong>Cos’è davvero la Freedom to Operate (FTO)</strong></p>



<p>La FTO è un’analisi che verifica se l’uso, la produzione o la vendita di una tecnologia <strong>in un determinato Paese</strong> viola brevetti o diritti già esistenti.</p>



<p>In altre parole:</p>



<p><em>Non basta avere un brevetto. Bisogna anche poterlo usare.</em></p>



<p>È un concetto semplice, ma con implicazioni enormi.</p>



<p><strong>Il grande equivoco: “abbiamo il brevetto, siamo coperti”</strong></p>



<p>Avere un brevetto <strong>non garantisce</strong> la libertà di operare. Un brevetto protegge ciò che hai inventato, ma non ti protegge da ciò che hanno inventato gli altri.</p>



<p>Ecco perché molte startup e spin-off scoprono troppo tardi che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la loro tecnologia ricade in un’area già coperta da brevetti altrui</li>



<li>un componente chiave è protetto da un competitor</li>



<li>un metodo di produzione è vincolato da una licenza esclusiva</li>



<li>un Paese strategico è “bloccato” da diritti preesistenti</li>
</ul>



<p>La FTO serve a evitare tutto questo.</p>



<p><strong>Come si fa una FTO&nbsp;</strong></p>



<p>Una FTO non è una ricerca su Google Patents. È un processo strutturato che richiede competenze tecniche, legali e strategiche.</p>



<p>I passaggi fondamentali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Identificazione degli elementi critici</strong> della tecnologia</li>



<li><strong>Ricerca dei brevetti attivi</strong> nei Paesi target</li>



<li><strong>Analisi delle rivendicazioni</strong> (il cuore del brevetto)</li>



<li><strong>Valutazione del rischio</strong> di interferenza</li>



<li><strong>Strategie di mitigazione</strong>: redesign, licenze, accordi, co-sviluppo</li>
</ul>



<p>È un lavoro di chirurgia, non di superficie.</p>



<p><strong>4. Perché la FTO è un momento profondamente umano</strong></p>



<p>Dietro ogni brevetto ci sono scelte, strategie, conflitti, visioni. La FTO non è solo un esercizio legale: è un esercizio di <strong>interpretazione</strong>.</p>



<p>Serve a capire:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>cosa hanno fatto gli altri</li>



<li>cosa vogliono proteggere</li>



<li>dove stanno andando i competitor</li>



<li>quali spazi di libertà esistono davvero</li>
</ul>



<p>È un’analisi che richiede <strong>empatia tecnologica</strong>: la capacità di leggere le intenzioni dietro le invenzioni.</p>



<p><strong>5. La FTO come strumento di diplomazia industriale</strong></p>



<p>Quando una FTO evidenzia un rischio, non è la fine del progetto. È l’inizio di una conversazione.</p>



<p>Le soluzioni possibili:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>licenze</strong></li>



<li><strong>cross-licensing</strong></li>



<li><strong>accordi di co-sviluppo</strong></li>



<li><strong>redesign tecnologico</strong></li>



<li><strong>partnership strategiche</strong></li>
</ul>



<p>La FTO diventa così un ponte tra ricerca e industria, tra innovazione e mercato.</p>



<p><strong>Conclusione: la libertà è un prerequisito dell’innovazione</strong></p>



<p>Nel trasferimento tecnologico, la domanda più importante non è “cosa abbiamo inventato?”, ma:</p>



<p><strong>“Possiamo davvero usarlo?”</strong></p>



<p>La Freedom to Operate è il punto in cui l’innovazione incontra la realtà. Ed è anche il punto in cui la realtà può diventare opportunità, se affrontata con metodo, visione e maturità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/codice-e-conseguenze/199714-freedom-to-operate-il-controllo-che-decide-se-uninnovazione-puo-davvero-uscire-dal-laboratorio.html">Freedom to Operate: il controllo che decide se un’innovazione può davvero uscire dal laboratorio</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
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		<title>Trump sotto pressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Iasevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 02:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I fischi del Madison Square Garden e il successivo scontro con una giornalista della NBC potrebbero apparire come due episodi scollegati.&#160; In realtà, osservati nel loro insieme, raccontano molto del momento politico che sta attraversando Donald Trump.&#160; Il presidente americano, tornato alla Casa Bianca promettendo stabilità, crescita economica e una rapida soluzione delle principali crisi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>I fischi del Madison Square Garden e il successivo scontro con una giornalista della NBC potrebbero apparire come due episodi scollegati.&nbsp;</p>



<p>In realtà, osservati nel loro insieme, raccontano molto del momento politico che sta attraversando Donald Trump.&nbsp;</p>



<p>Il presidente americano, tornato alla Casa Bianca promettendo stabilità, crescita economica e una rapida soluzione delle principali crisi internazionali, si trova oggi a fronteggiare un contesto ben più complesso del previsto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I fischi del Madison Square Garden</h2>



<p>Durante la Gara 3 delle NBA Finals tra New York Knicks e San Antonio Spurs, Trump è stato accolto da una significativa contestazione da parte del pubblico del Madison Square Garden.&nbsp;</p>



<p>Quando il suo volto è apparso sui maxi-schermi dell’arena, una parte consistente dei tifosi ha reagito con fischi e cori di disapprovazione.&nbsp;</p>



<p>Un episodio simbolicamente rilevante, non solo perché avvenuto nella sua città natale, ma anche perché ha mostrato come la polarizzazione politica continui a seguirlo anche in contesti tradizionalmente neutrali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La solita lite televisiva</h2>



<p>Pochi giorni prima, il presidente aveva avuto un acceso confronto con la giornalista di NBC Kristen Welker durante un&#8217;intervista televisiva. </p>



<p>Pressato sulle sue affermazioni riguardanti presunti brogli elettorali, Trump ha reagito duramente accusando la giornalista e l’emittente di essere &#8220;corrotti&#8221;, per poi interrompere anticipatamente l’incontro.</p>



<p>L&#8217;episodio ha riportato al centro dell’attenzione il rapporto conflittuale che il presidente mantiene da anni con una parte consistente della stampa americana.</p>



<p>Proprio dietro questi momenti di nervosismo si intravede una situazione politica particolarmente delicata.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra difficoltà e imbarazzi </h2>



<p>Sul piano internazionale, l’amministrazione Trump è impegnata nella gestione di dossier complessi che spaziano dal Medio Oriente al conflitto aperto con l’Iran, fino ai rapporti con gli alleati europei e alla gestione del conflitto in Ucraina.&nbsp;</p>



<p>Molte delle promesse formulate durante la campagna elettorale, in particolare quelle relative al rapido disimpegno dalle operazioni militari all’estero, si stanno scontrando con la realtà di scenari geopolitici estremamente instabili e con decisioni sconsiderate in politica estera.</p>



<p>Anche sul fronte interno la situazione appare meno favorevole rispetto ai primi mesi del mandato. L&#8217;inflazione, il rincaro dell&#8217;energia dovuto alla chiusura dello stretto di Hormuz, l&#8217;inarrestabile intensificazione delle disuguaglianze sociali e il dibattito sull&#8217;immigrazione continuano ad accendere profondamente l&#8217;opinione pubblica americana. </p>



<p>In questo contesto, il consenso del presidente mostra forti segnali di indebolimento. Diversi sondaggi recenti (Ipsos, YouGov) indicano livelli di approvazione attuali attorno al 35%, forse il più basso mai registrato da un presidente dal 1946.</p>



<p>Un dato che contribuisce ad alimentare le preoccupazioni del Partito Repubblicano in vista delle prossime elezioni di metà mandato.</p>



<p>I fischi del Madison Square Garden non rappresentano certamente un indicatore scientifico del consenso nazionale, in uno Stato poi, quello di New York, storicamente affine al Partito Democratico.</p>



<p>Tuttavia, costituiscono un segnale politico che difficilmente può essere ignorato. La contestazione pubblica in uno degli eventi sportivi più seguiti dell’anno evidenzia come una parte dell&#8217;elettorato continui a guardare con crescente diffidenza alla leadership del presidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Iran e Albania </h2>



<p>Sul dossier iraniano in stallo da mesi, ad esempio, Trump continua a sostenere che un accordo definitivo sia imminente, sebbene abbia annunciato già ben 37 volte che un’intesa con Teheran fosse “molto vicina” o in fase conclusiva, quando invece gli scontri armati e le tensioni regionali sono proseguiti.&nbsp;</p>



<p>Parallelamente, è emersa una controversia internazionale legata al maxi-progetto turistico da 1,4 miliardi di euro promosso in Albania da una società collegata a Jared Kushner, genero del presidente.&nbsp;</p>



<p>Le proteste di migliaia di cittadini e ambientalisti hanno trasformato l’investimento in un caso politico, alimentando accuse di conflitto d’interessi e richieste di maggiore trasparenza.</p>



<p>Ciò che appare evidente è che Donald Trump sta affrontando una fase nella quale ogni difficoltà internazionale, ogni polemica interna e ogni manifestazione di dissenso pubblico finiscono per sommarsi, contribuendo a creare l’immagine di una presidenza sempre più sotto pressione. E in politica, di solito, la percezione conta quanto la realtà. Spesso anche di più.</p>
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		<title>A Palazzo Farnese il palco franco – italiano tra electro, techno e nuove voci del clubbing contemporaneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 14:59:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 Mondi]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Festa della Musica, in collaborazione con Spring Attitude Festival, torna a Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia, per celebrare l’arrivo della stagione più calda dell’anno! Nata in Francia nel 1985 e oggi celebrata in tutta Europa, la manifestazione arriva Roma per la sua terza edizione, dedicata alle traiettorie più interessanti della musica elettronica contemporanea. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La Festa della Musica, in collaborazione con Spring Attitude Festival, torna a Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia, per celebrare l’arrivo della stagione più calda dell’anno! Nata in Francia nel 1985 e oggi celebrata in tutta Europa, la manifestazione arriva Roma per la sua terza edizione, dedicata alle traiettorie più interessanti della musica elettronica contemporanea.</p>



<p>Per una notte, il cortile rinascimentale accoglierà un viaggio tra electro, techno, synth e club culture grazie alla collaborazione tra Institut Français Italia e Spring Attitude Festival, tra i più importanti festival italiani dedicati alla musica contemporanea e alle culture elettroniche.</p>



<p>Sul palco franco-italiano – che nelle passate edizioni ha ospitato artisti come La Femme, Cosmo, Carmen Consoli, Vitalic e NTO – saliranno quest’anno alcuni dei nomi più interessanti della scena elettronica attuale. A partire da Kompromat, il progetto nato dall&#8217;incontro tra Vitalic e Rebeka Warrior, tra le realtà più influenti della scena elettronica europea contemporanea. Tra techno, EBM, new wave e attitudine radicale, il duo porterà a Palazzo Farnese uno dei live più attesi dell&#8217;estate romana. Con loro anche Whitemary, artista, producer e DJ tra le figure più originali della nuova elettronica italiana, capace di muoversi con naturalezza tra scrittura pop, sperimentazione e cultura club. Completa il programma uno showcase curato da Ex Aequa, il progetto dedicato alla promozione dell&#8217;inclusione e della parità di opportunità nella musica elettronica.</p>



<p>L’Ambasciatrice di Francia in Italia, Anne-Marie Descôtes, dichiara con entusiasmo: “Continuare a dare spazio alla musica elettronica e alla scena italo-francese più attuale è importante perché ci avvicina ad un pubblico giovane e creativo che rappresenta il futuro. Questo è il terzo appuntamento consecutivo a Palazzo Farnese, il  pubblico romano risponde con sempre più entusiasmo e sono curiosa di vedere il Cortile in festa. Per me sarà la prima esperienza del genere e sarà sicuramente una serata incredibile, tra energia e bellezza”.</p>



<p>L’iniziativa si inserisce nel quadro del progetto Ambasciata Verde, con il sostegno di Edison per un evento a impatto energetico ridotto. YSL Beauté, Borsalino, Groupama Assicurazioni, OTB e il Comune di Roma sostengono la realizzazione dell’evento. Rai Radio 3 è media partner della manifestazione.</p>
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		<title>Mostre da non perdere a Roma nel mese di giugno</title>
		<link>https://www.2duerighe.com/rubriche/2-anime/199702-mostre-da-non-perdere-a-roma-nel-mese-di-giugno.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Micaela Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 14:55:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 Anime]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’arrivo della bella stagione tornano anche le mostre che Roma offre a cittadini, curiosi e appassionati di cultura. Questo mese la capitale propone un percorso che va dalle origini dell’arte moderna nel Rinascimento fino al mondo della fotografia del Novecento. Dal Cinquecento al secolo scorso, le mostre scelte questo mese attraversano epoche e linguaggi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’arrivo della bella stagione tornano anche le mostre che Roma offre a cittadini, curiosi e appassionati di cultura. Questo mese la capitale propone un percorso che va dalle origini dell’arte moderna nel Rinascimento fino al mondo della fotografia del Novecento.</p>



<p>Dal Cinquecento al secolo scorso, le mostre scelte questo mese attraversano epoche e linguaggi diversi, offrendo spunti che invitano a osservare arte e immagini da prospettive nuove. Pittura, disegno e fotografia si intrecciano in un itinerario culturale che racconta come cambia il modo di rappresentare e interpretare la realtà nel corso del tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Vasari e Roma</strong> – Musei Capitolini</h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-5.png" alt="" class="wp-image-199704" srcset="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-5.png 1024w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-5-300x200.png 300w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-5-768x512.png 768w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-5-356x237.png 356w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-5-546x364.png 546w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-5-100x67.png 100w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-5-200x133.png 200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-small-font-size">Foto: <a href="http://gbopera.it">gbopera.it</a>&nbsp;</p>



<p>I Musei Capitolini ospitano <em>Vasari e Roma</em>, una mostra dedicata a <strong>Giorgio Vasari</strong>, protagonista assoluto del Rinascimento italiano e autore delle celebri <em>Vite de&#8217; più eccellenti pittori, scultori e architettori</em>. Curata da <strong>Alessandra Baroni</strong>, l&#8217;esposizione approfondisce il l<strong>egame tra Vasari e la città di Roma</strong>, mettendo in luce il ruolo fondamentale che la capitale ebbe nella sua formazione artistica e intellettuale.</p>



<p>Più che una mostra spettacolare, si tratta di un percorso di approfondimento che invita a scoprire il contesto culturale e artistico della Roma del Cinquecento attraverso dipinti, disegni, documenti e progetti architettonici. Il percorso racconta l&#8217;evoluzione della città e il dialogo di Vasari con i grandi maestri del suo tempo.</p>



<p>Visitare <em>Vasari e Roma</em> significa immergersi nelle origini della moderna storia dell&#8217;arte e comprendere meglio l&#8217;influenza esercitata da figure come Michelangelo e Raffaello sulla formazione di uno dei più importanti teorici e artisti del Rinascimento.</p>



<p><strong>Fino al 17 luglio</strong> è possibile visitare la mostra. Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale dei Musei Capitolini cliccando <a href="https://www.museicapitolini.org/it/mostra-evento/vasari-e-roma">qui</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza – Ara Pacis</h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-4.png" alt="" class="wp-image-199703" srcset="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-4.png 1024w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-4-300x200.png 300w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-4-768x512.png 768w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-4-356x237.png 356w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-4-546x364.png 546w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-4-100x67.png 100w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-4-200x133.png 200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-small-font-size">Foto: <a href="http://gbopera.it">gbopera.it</a>&nbsp;</p>



<p><strong>Fino al 4 ottobre</strong>, il Museo dell’Ara Pacis ospita <em>Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza</em>, una mostra dedicata a uno dei fotografi più influenti e discussi del Novecento. Curata da <strong>Denis Curti</strong>, l’esposizione rappresenta il capitolo conclusivo di una trilogia iniziata con <em>Le forme del classico</em> a Venezia e proseguita con <em>Le forme del desiderio</em> a Milano.</p>



<p>L’obiettivo del progetto è offrire <strong>una nuova lettura dell’opera di Mapplethorpe</strong>, andando oltre l’immagine del fotografo provocatore che per anni ne ha definito la fama. Il percorso espositivo mette infatti al centro la sua <strong>costante ricerca della perfezione formale</strong>, <strong>dell’equilibrio e dell’armonia</strong>, elementi che accomunano tutta la sua produzione artistica.</p>



<p>Attraverso una selezione di fotografie, molte delle quali meno note al grande pubblico, la mostra racconta <strong>l’ossessione di Mapplethorpe per la bellezza e la forma</strong>. Ritratti, fiori e studi del corpo umano si susseguono in un raffinato dialogo visivo, dove i soggetti vengono trattati con la stessa attenzione riservata a una scultura classica. Le celebri immagini in bianco e nero rivelano una straordinaria precisione compositiva e trasformano ogni dettaglio in un esercizio di eleganza e perfezione estetica.</p>



<p>Le opere di Mapplethorpe continuano ancora oggi a suscitare dibattito per la presenza di nudi espliciti e temi legati alla sessualità. Tuttavia, al di là delle controversie, il fotografo è universalmente riconosciuto come una figura centrale nella storia della fotografia contemporanea, capace di ridefinire il modo di rappresentare il corpo, il desiderio e la bellezza.</p>



<p>Visitare la mostra lascia molte riflessioni ed è perfetta per chi cerca qualcosa che vada oltre l’impatto visivo. Per maggiori informazioni, è possibile consultare il sito dell&#8217;Ara Pacis cliccando <a href="https://arapacis.it/it/mostra-evento/robert-mapplethorpe-le-forme-della-bellezza">qui</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Irving Penn. Photographs 1939–2007&nbsp; – Centro della Fotografia</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-6-1024x683.png" alt="" class="wp-image-199705" srcset="https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-6-1024x683.png 1024w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-6-300x200.png 300w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-6-768x512.png 768w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-6-1536x1024.png 1536w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-6-356x237.png 356w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-6-546x364.png 546w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-6-100x67.png 100w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-6-200x133.png 200w, https://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2026/06/image-6.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Foto: <a href="http://artribune.it">artribune.it</a>&nbsp;</p>



<p>Il nuovo Centro della Fotografia, ospitato negli spazi dell’ex Mattatoio di Testaccio, inaugura la sua attività in grande stile con la mostra <em>Irving Penn. Photographs 1939–2007</em>.</p>



<p>Curata da <strong>Pascal Hoël, Frédérique Dolivet </strong>e<strong>Alessandra Mauro</strong>, l’esposizione presenta <strong>109 stampe originali</strong> provenienti dalla collezione della Maison Européenne de la Photographie, sviluppata in dialogo diretto con lo stesso Irving Penn e successivamente con la Irving Penn Foundation.</p>



<p>Il percorso<strong> ripercorre oltre settant’anni di carriera del fotografo</strong>, attraversando le sue celebri collaborazioni con <em>Vogue</em>, i ritratti di grandi artisti come Picasso, oltre a nature morte, fotografie di viaggio e studi sul corpo umano. Le immagini di Penn, solo in apparenza semplici, rivelano in realtà una straordinaria precisione compositiva, frutto di un controllo minuzioso della luce, delle forme e del dettaglio.</p>



<p>La mostra è visitabile<strong> fino al 29 giugno</strong> e rappresenta non solo un’occasione per approfondire l’opera di uno dei più importanti fotografi del Novecento, ma anche per scoprire il nuovo Centro della Fotografia come spazio dedicato alla cultura visiva contemporanea.</p>



<p>Per maggiori informazioni, è possibile consultare il sito <a href="https://www.centrodellafotografia.it/">qui</a>.&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>FCAS, fine del progetto del caccia europeo: Francia e Germania chiudono il programma</title>
		<link>https://www.2duerighe.com/esteri/199689-fcas-fine-del-progetto-del-caccia-europeo-francia-e-germania-chiudono-il-programma.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Iasevoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 13:49:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo quasi un decennio di negoziati, rinvii e tensioni industriali, Francia e Germania hanno deciso di porre fine allo sviluppo congiunto del Future Combat Air System (FCAS), il caccia europeo di sesta generazione.&#160; La decisione segna uno dei più importanti fallimenti della cooperazione industriale e militare europea degli ultimi anni. Lanciato nel 2017 e successivamente [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.2duerighe.com/esteri/199689-fcas-fine-del-progetto-del-caccia-europeo-francia-e-germania-chiudono-il-programma.html">FCAS, fine del progetto del caccia europeo: Francia e Germania chiudono il programma</a> proviene da <a href="https://www.2duerighe.com">2duerighe</a>.</p>
]]></description>
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<p>Dopo quasi un decennio di negoziati, rinvii e tensioni industriali, Francia e Germania hanno deciso di porre fine allo sviluppo congiunto del Future Combat Air System (FCAS), il caccia europeo di sesta generazione.&nbsp;</p>



<p>La decisione segna uno dei più importanti fallimenti della cooperazione industriale e militare europea degli ultimi anni.</p>



<p>Lanciato nel 2017 e successivamente esteso alla partecipazione della Spagna, il FCAS era stato concepito come risposta totalmente europea ai futuri sistemi aerei da combattimento sviluppati da Stati Uniti, Cina e Russia.&nbsp;</p>



<p>Il progetto avrebbe dovuto sostituire entro il 2040 i caccia Rafale francesi e gli Eurofighter utilizzati da Germania e Spagna, integrando droni autonomi, sensori avanzati e una rete digitale di comando e controllo.</p>



<p>Tuttavia, dietro le ambizioni politiche di autonomia strategica europea si sono progressivamente accumulate divergenze nazionali sempre più profonde.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un dissidio franco-tedesco</h2>



<p>Al centro dello scontro vi sono state le due principali aziende coinvolte nel programma: Dassault Aviation, capofila francese e produttrice del Rafale, e Airbus Defence &amp; Space, rappresentante degli interessi tedeschi e spagnoli.</p>



<p>Le controversie hanno riguardato la leadership del progetto, la distribuzione delle commesse industriali, la condivisione delle tecnologie sensibili e la gestione della proprietà intellettuale.&nbsp;</p>



<p>Dassault ha sempre sostenuto la necessità di mantenere il controllo della progettazione del nuovo velivolo, mentre Airbus ha richiesto una struttura decisionale più equilibrata e una maggiore partecipazione alle attività di sviluppo.</p>



<p>Alle tensioni industriali si sono aggiunte differenze operative tra i due Paesi: la Francia, infatti, necessitava di un velivolo compatibile con le proprie portaerei e in grado di supportare la deterrenza nucleare nazionale, requisiti che non rappresentavano invece una priorità per la Germania.&nbsp;</p>



<p>Con il passare degli anni, tali divergenze hanno reso sempre più difficile definire una visione comune del programma.</p>



<p>Nonostante i tentativi di mediazione promossi dal presidente francese Emmanuel Macron e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, le parti non sono riuscite a raggiungere un compromesso. Berlino e Parigi hanno quindi preso atto dell&#8217;impossibilità di proseguire lo sviluppo del caccia comune.</p>



<p>La conclusione del programma rappresenta un duro colpo per le ambizioni europee nel settore della difesa. Il FCAS era considerato uno dei pilastri della cooperazione militare continentale e un simbolo della capacità dell’Europa di sviluppare autonomamente tecnologie strategiche avanzate.</p>



<p>La fine del progetto non implica però l’abbandono completo di tutte le iniziative collegate. Secondo le informazioni diffuse dai governi coinvolti, alcune componenti del programma, in particolare la cosiddetta “Combat Cloud” e diversi sistemi digitali di collegamento tra piattaforme e sensori, potrebbero continuare a essere sviluppate in ambito europeo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I vantaggi per il GCAP e l&#8217;Italia</h2>



<p>Sul piano industriale, la cancellazione del FCAS rafforza indirettamente la posizione del Global Combat Air Programme (GCAP), il progetto concorrente guidato da Regno Unito, Italia e Giappone, che punta anch&#8217;esso alla realizzazione del caccia di sesta generazione denominato Tempest.</p>



<p>In un contesto in cui il principale progetto europeo concorrente si interrompe, infatti, il GCAP acquisisce maggiore centralità come unica iniziativa occidentale pienamente strutturata nell’avionica del futuro.&nbsp;</p>



<p>Per l’Italia questo si traduce in vantaggi significativi sia industriali che strategici: costi condivisi per una produzione di scala che richiede miliardi di euro, un vantaggio temporale rispetto ai propri alleati europei nella dotazione di questi sistemi e opportunità di crescita per l’industria nazionale della difesa, in particolare per aziende già coinvolte nei programmi Eurofighter e F-35.&nbsp;</p>



<p>Inoltre, la concentrazione degli sforzi sul GCAP potrebbe rafforzare la posizione italiana nella difesa europea e nella Nato, aumentando il peso decisionale di Roma, sempre sperando che quest’ultima riesca ad approfittarne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I rischi per il GCAP e l&#8217;Italia</h2>



<p>In tal senso, occorrerebbe prestare attenzione ai rischi di un’eventuale apertura del GCAP all’ingresso di Francia o Germania.</p>



<p>L’ingresso di un attore di primo livello come la Germania o la Francia, entrambi dotati di una forte industria aeronautica e di rigide velleità politiche ed esigenze operative, potrebbe riaprire le stesse criticità che hanno contribuito alla crisi del FCAS.</p>



<p>Tuttavia, anche il GCAP è afflitto da elementi di incertezza, in primis il mancato finanziamento del Regno Unito, in ritardo nella pubblicazione del Defence Investment Plan, legato a un deficit di bilancio stimato in circa 28 miliardi di sterline.&nbsp;</p>



<p>Tema che sta impegnando il premier Starmer più del previsto e che sarà sicuramente in cima all’agenda della premier giapponese Takaichi, in visita in Italia e Regno Unito la prossima settimana.</p>



<p>Proprio negli spazi generati da tali incertezze potrebbero introdursi Parigi e Berlino, alla disperata ricerca di una valida alternativa, con i tedeschi di Airbus più in lizza in base alle ultime indiscrezioni.</p>



<p>Se però anche il GCAP dovesse fermarsi, tanto varrebbe estendere la partecipazione ad altri paesi, anche se con il rischio di ripetere lo stesso esito fallimentare.</p>



<p>Ad ogni modo, la chiusura del FCAS evidenzia come, nonostante la crescente necessità di una difesa comune, le differenze nazionali e gli interessi industriali continuino a rappresentare per l’Unione Europea un ostacolo fondamentale alla realizzazione di grandi progetti strategici condivisi.</p>



<p>I tempi di concordia dell’Eurofighter sono sempre più lontani, e forse, rimpianti.</p>
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