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	<title>8:49 pm</title>
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	<description>da qualche parte nel ventunesimo secolo</description>
	<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 13:22:02 +0000</pubDate>
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		<title>I malcontenti</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 13:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
		<category>Segnalazioni</category>

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		<description><![CDATA[ Stavo leggendo 2666, di Roberto Bolaño, solo poi è uscito Dioblù, di Paolo Colagrande, allora l’ho preso, mi son messo lì a leggerlo, solo poi è uscito I malcontenti, di Paolo Nori, l’ho preso, son qui a leggerlo.
E a leggere I malcontenti, di Paolo Nori, una cosa che ho pensato subito, è che c’è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Stavo leggendo 2666, di Roberto Bolaño, solo poi è uscito Dioblù, di Paolo Colagrande, allora l’ho preso, mi son messo lì a leggerlo, solo poi è uscito I malcontenti, di Paolo Nori, l’ho preso, son qui a leggerlo.<br />
E a leggere I malcontenti, di Paolo Nori, una cosa che ho pensato subito, è che c’è molto di me, in questo libro, c’è se posso dirlo una sensazione e uno stato d’animo che è mio e, forse, di molti altri, che a spiegarlo non è facile, ma che in qualche modo ha a che fare con il sentirsi inadeguati, anche se viene da chiedersi rispetto a cosa, ci si sente inadeguati, ma per spiegarmi, se è possibile, è una cosa che ha a che fare con il fatto che probabilmente, io, e, probabilmente, molti altri, “i momenti in cui il nostro andare ha avuto un senso sono forse una frazione minuscola dei momenti complessivi della nostra vita”.<br />
È una cosa, insomma, che ha a che fare con i momenti in cui il nostro andare ha un senso.<br />
E poi, è inevitabile e lo so, nel mondo c’è anche delle persone che non lo sono, inadeguate, che stan bene nel loro ruolo e, soprattutto, stan bene nel mondo, ci stanno in un modo che noi, pensarci, non siam capaci, come quando sei in piscina con una bambina di quattro anni e pensi che c’è da stare attenti, a rivestirla, “prima le mutande, poi la maglietta di sotto, poi le calze. Poi i pantaloni, poi la maglietta di sopra, dopo le scarpe”. E quando sei lì in piscina, che pensi quanto c’è da stare attenti, guardare un signore sui sessant’anni che si riveste anche lui e lo fa con una cura e, contemporaneamente, una noncuranza, che si riveste benissimo, come se nella sua vita non avesse fatto altro che rivestirsi, una cosa che ti vien da pensare sarebbe bellissimo, vivere così, come quel signore lì che si riveste, stare al mondo come si deve, e senza pensarci.<br />
Solo, non siam capaci, credo.<br />
E vedere queste persone qui, come dire, si potrebbe pensare che proviamo un qualche sentimento come l’invidia, o qualcosa del genere, e forse è anche vero, però, pensarci, guardare le cose da una prospettiva diversa, come stendendosi sul letto di una bambina di quattro anni, guardare una finestra che non si è mai vista, da quel punto di vista, alla fine, in fondo, non puoi che pensare che son tutte balle.<br />
E poi, volevo dire, questo libro qui non l’ho ancora finito. Per fortuna.</p>
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		<title>Gli avanzi</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 13:28:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
		<category>Cose mie</category>

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		<description><![CDATA[ Quando scrivi una storia poi capita che la rileggi, tagli via delle cose, quelle che non ti convincono, capita poi che le cancelli, quelle cose, e allora ogni storia, pensarci, ha degli avanzi, delle cose che prima erano dentro, la storia, poi son finite fuori, dalla storia, io oggi mi chiedevo dove son finiti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Quando scrivi una storia poi capita che la rileggi, tagli via delle cose, quelle che non ti convincono, capita poi che le cancelli, quelle cose, e allora ogni storia, pensarci, ha degli avanzi, delle cose che prima erano dentro, la storia, poi son finite fuori, dalla storia, io oggi mi chiedevo dove son finiti, questi avanzi delle storie, se son finiti da qualche parte, io non lo so, e poi dopo oggi mi chiedevo se anche le nostre storie, le nostre storie personali e singole, che è vero che di solito stan dentro delle storie più grandi e universali, ma alla fine rimangono pur sempre delle storie molto personali e molto singole, io oggi mi chiedevo se anche queste nostre storie hanno degli avanzi, delle cose che abbiamo tagliato fuori, magari non ci convincevano, non eravamo sicuri, allora le abbiam tagliate fuori dalla nostra singola e personale storia, e poi mi chiedevo dove son finiti, questi avanzi, se son finiti da qualche parte, io non lo so.
</p>
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		<title>Io, il mio lavoro</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 18:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
		<category>Divagazioni</category>

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		<description><![CDATA[ Io, ogni giorno, col lavoro che faccio, di volti ne vedo tanti, mai però che mi riesca di far due parole con qualcuno, le persone entrano una alla volta, nemmeno sanno che esisto, che son chiuso qui dentro.
Ci fa caldo qui dentro, lo spazio è poco e io sto seduto tutto il tempo, allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Io, ogni giorno, col lavoro che faccio, di volti ne vedo tanti, mai però che mi riesca di far due parole con qualcuno, le persone entrano una alla volta, nemmeno sanno che esisto, che son chiuso qui dentro.<br />
Ci fa caldo qui dentro, lo spazio è poco e io sto seduto tutto il tempo, allora alla sera torno a casa a piedi, anche se è lontano, così faccio un po’ di esercizio, che star seduto tutto il tempo mi han detto che non fa bene.<br />
Lavoro soprattutto di mattina presto. Ormai, anche da precario, son degli anni che mi rinnovano il contratto, quando vedo arrivare qualcuno riesco subito a capire come ha passato la notte, di che umore è, a volte cerco anche di immaginare come sarà il resto della sua giornata.<br />
Chi viene da me si avvicina e scosta la tendina, si siede sullo sgabello girevole, controlla che gli occhi siano all’altezza giusta; cerca di assumere un’espressione disinvolta senza riuscirci, non ci riesce quasi nessuno.<br />
Chi viene da me pensa che sia tutto automatico, anche le istruzioni che riceve pensa che siano solo una voce registrata, invece sono io a dirgli cosa fare, è la parte più divertente del mio lavoro; quando sono di buonumore faccio anche degli scherzi, che star qui tutto il giorno, far sempre le stesse cose, ci si annoia.<br />
Poi, dopo le istruzioni, devo solo scattare le foto al momento giusto e il mio lavoro è quasi finito.<br />
Perché quando qualcuno entra nella macchina automatica delle fototessere, quella che si trova nel cortile dell’ufficio anagrafe del Comune in Via Oronzo Massa, dentro ci sono io, a scattare le foto.<br />
Mi piace, questo lavoro, avere un lavoro, di questi tempi, c’è da esserne contenti, anche le poche occasioni che ci son state, non ho mai voluto cambiarlo.<br />
L’unica cosa che non sopporto, di questo lavoro, è star lì a soffiare sulle foto per farle asciugare.</p>
<p>[Non so se vale, visto che è l’adattamento di un vecchio post, ma le idee di Zop (in questo caso un racconto sul tema del precariato) mi piaccion sempre. Questo è il <a href="http://zop.splinder.com/post/21881146#21881146">link</a> al post del GioCOCOnCOrso]</p>
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		<title>Il vento porta via le orecchie</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 18:33:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
		<category>Divagazioni</category>

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		<description><![CDATA[ Il vento porta via le orecchie, gli disse un giorno il bidello mentre andava via dalla scuola, quando era già quasi sulla strada di casa.
Quella paura, che il vento gli portasse via le orecchie, anche se eran passati degli anni gli era sempre rimasta, tanto che in inverno aveva sempre il cappello calato fin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Il vento porta via le orecchie, gli disse un giorno il bidello mentre andava via dalla scuola, quando era già quasi sulla strada di casa.<br />
Quella paura, che il vento gli portasse via le orecchie, anche se eran passati degli anni gli era sempre rimasta, tanto che in inverno aveva sempre il cappello calato fin sopra le orecchie e c’era chi scherzava su questa cosa, e anche su altre che lo riguardavano, ma lui sembrava non farci caso, a quegli scherzi.<br />
Lui per la maggior parte del tempo stava in casa, usciva solo, a volte, per bere dei bicchieri di bianco giù in paese e far poi delle fantasticazioni, che era la cosa che gli riusciva meglio, anche se fare delle fantasticazioni non lo portava da nessuna parte, o almeno così gli sembrava.<br />
E a quella paura, che il vento gli portasse via le orecchie, se ne erano nel tempo aggiunte altre, e poi altre ancora. Anche nelle giornate di sole, capitava spesso che in testa gli si aprisse un buco di buio e in quei momenti si può dire che un ipotetico amico, o anche un semplice conoscente, a incontrarlo si sarebbe trovato davanti un io fragile, l’io di un disperso.<br />
Ed era proprio così, che si sentiva, uno che portava in giro l’io di un disperso, uno che stava dentro il suo corpo solo perché non aveva altri posti dove andare.<br />
I giorni che sopportava meno erano i giorni in cui cadeva il natale, ché secondo lui eran proprio dei giorni che cadevano e in cui tutti si sentivano obbligati ad essere felici e a non sentirsi dispersi come di solito erano. Ogni anno così.<br />
Poi è successo che una notte, quasi per scherzo, era seduto in casa, ha iniziato a parlare con le sue paure, loro gli hanno risposto, non se l’aspettava. Gli han raccontato di loro, gli han detto da dove vengono, come scelgono le persone con cui stare, gli han detto che alle volte, ma solo ogni tanto, anche a loro vengon su delle paure, e allora si siedono, iniziano a parlarci, si fan raccontare delle cose, dalle loro paure, poi dopo son più tranquille. Che a parlare, gli han detto, poi dopo si è sempre più tranquilli.<br />
Così, l’ultima notte di natale, giusto qualche giorno fa, ha deciso di uscire, non aveva nessuna paura, gli sembrava di confondersi con il vento, riusciva quasi a volare.</p>
<p>[con un grazie a <a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3578">Sir Squonk</a>, che ha inserito questo post nella annuale raccolta dei <a href="http://www.blogsquonk.it/PostSottoAlbero2009.pdf">Post sotto l’albero</a>] </p>
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		<title>Difficile far degli sforzi, per me</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 09:09:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ No, oggi al lavoro non vado, ecco cosa mi ci vuole, una giornata di riposo, una giornata tutta per me, saranno anni che non lo faccio, una giornata tutta per me. E poi no, non ho nessuna voglia di prendere posta, dopo quel che è successo ieri, la mail che ho mandato, oggi non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> No, oggi al lavoro non vado, ecco cosa mi ci vuole, una giornata di riposo, una giornata tutta per me, saranno anni che non lo faccio, una giornata tutta per me. E poi no, non ho nessuna voglia di prendere posta, dopo quel che è successo ieri, la mail che ho mandato, oggi non accendo il computer, ecco cosa mi ci vuole, una giornata tutta per me e una giornata senza accendere il computer.<br />
Sì, ma se non vado al lavoro, in fondo l’ho deciso già ieri sera, che ci faccio, qui, a rigirarmi nel letto alle sette di mattina? Che poi, pensarci, ma vedi a cosa vado a pensare, eppure ci penso, è ormai un anno che Valentina è andata via, da questa casa, e io ancora, ogni mattina, apro gli occhi e mi volto verso il suo lato del letto, anche se sarebbe meglio dire verso quello che <em>era</em> il suo lato del letto.<br />
Lei era quella che aggiustava tutto, non voleva che qualcosa si rompesse, se succedeva, lo rimetteva insieme, quel qualcosa che si era rotto, diceva che bisogna fare degli sforzi, ogni tanto, e incollare i pezzi che sembrano rotti. Due pezzi rotti incollati, sembrano un pezzo intero, anche se un poco più strano.<br />
Io invece, se una cosa si rompeva, subito la buttavo via, sembra un dettaglio, pensarci ora non lo è. Difficile far degli sforzi, per me.<br />
Vado a farmi un caffè, ormai sono sveglio, mentre aspetto che esca, il caffè, magari accendo il computer che ho qui a casa, ma solo per un attimo, poi, è deciso, mi ci vuole una giornata tutta per me, una giornata senza accendere il computer, una giornata di sole, si deve uscire, far cose.<br />
Solo, far cose, non son più abituato, mi sembra.<br />
Guarda qui, sono già le undici e sono ancora al computer.<br />
Mi viene in mente una cosa che ho letto, stava dentro un <a href="http://www.anobii.com/books/Il_poema_dei_lunatici/9788807813719/01819c2ae70cbf9466/">libro</a>, diceva che il tempo si sente passare. Ma piano, pianissimo. Si sente appena appena. Quando non ci sono rumori. Allora il tempo fa come un fischio; ma è un fischio che vien da per tutto. Ad esempio si sente in cantina, e si sentirebbe a star sottoterra; o di notte, se è tardi. È un fischio che fa l’aria, e si sente non subito, ma a star fermi, dopo un po’. E credo che vuol dire che il mondo va avanti; o anche che il mondo è lì, già avviato, che gira. E se ci metti l’orecchio, dentro a un bicchiere, si sente proprio quel fischio, però concentrato.<br />
Questa è una cosa che, per conto mio, andrebbe fatta sentire ai parlatori, e a quelli che ad esempio stan lì a proclamare il loro pensiero a destra e a sinistra. Io ci direi: senti il fischio del tempo, che lui non sa neanche chi sei.<br />
Intanto, oggi, il tempo passa, e io di uscire mi sa che non se ne parla.<br />
Tanto valeva andarci, in ufficio, anzi ci vado ora, del resto ho ancora le chiavi, voglio proprio vedere che cosa ha avuto il coraggio di rispondere, alla mia mail di ieri, che ore sono? È tardi, una giornata passata in casa, con fuori il sole, ed è già diventato tardi.<br />
Appena arrivato in ufficio, una strana euforia, accendere il computer, guardare l’ora, controllare la posta. Non è arrivato niente.<br />
Mi sento come uno che non lascia tracce, nella memoria.</p>
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		<title>E anche io sono una persona orribile, mi sa</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 18:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
		<category>Cose mie</category>

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		<description><![CDATA[ Io, una cosa che non sopporto, son quelli che ti chiudono il portone del palazzo mentre che stai entrando spensierato. Sei dietro di loro, stai entrando spensierato, loro ti guardano come a dire Non ti conosco, lo so che vuoi portarti via tutti i miei averi, non ti faccio entrare. Che poi devo tirar [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Io, una cosa che non sopporto, son quelli che ti chiudono il portone del palazzo mentre che stai entrando spensierato. Sei dietro di loro, stai entrando spensierato, loro ti guardano come a dire <em>Non ti conosco, lo so che vuoi portarti via tutti i miei averi, non ti faccio entrare</em>. Che poi devo tirar fuori le chiavi, che non è mai facile, trovarle, poi aprire con quelle. Che ci abito anch&#8217;io, qui, vorrei dirci.<br />
Poi, se ci hanno la pelle colorata, quei che stanno per entrare spensierati dietro di loro, è peggio. <em>Non si entra, qui</em>, sembra che ci hanno una scritta che lampeggia, da qualche parte sopra al corpo, dev&#8217;essere una tecnologia che non conosciamo ancora, la scritta lampeggia, dice <em>Non si entra, qui</em>. E quei che hanno la pelle colorata non entrano, devono rivolgersi a tecnologie sorpassate, come il citofono, farsi aprire.<br />
Allora stasera, ero lì che uscivo per comprar delle cose che non c&#8217;erano, in casa, una signora ha detto <em>Grazie, mi fa entrare?</em>, ci ho detto <em>No</em>, aveva la faccia di una che a me, mi sembra, non mi aveva fatto entrare, una volta. Che dev&#8217;essere davvero una tecnologia sorprendente e sconosciuta, questa, ma a me, da qualche parte del corpo, è uscita fuori una scritta, mi sa che lampeggiava anche, diceva <em>Rivolgiti a tecnologie sorpassate, Citofona, se vuoi entrare</em>.</p>
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		<title>Li metto in fila e li conservo nei pensieri</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 21:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
		<category>Divagazioni</category>

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		<description><![CDATA[ Io colleziono segreti, li metto in fila e li conservo nei pensieri.
Se ne trovano ovunque, di segreti, basta saper osservare, stare attenti, ce ne sono di tutti i tipi e son tutti diversi, i segreti, io li colleziono e li metto in fila nei pensieri.
Solo, un giorno, mi è capitato di trovarci due segreti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Io colleziono segreti, li metto in fila e li conservo nei pensieri.<br />
Se ne trovano ovunque, di segreti, basta saper osservare, stare attenti, ce ne sono di tutti i tipi e son tutti diversi, i segreti, io li colleziono e li metto in fila nei pensieri.<br />
Solo, un giorno, mi è capitato di trovarci due segreti uguali, nella mia collezione, non era mai successo, e da quel giorno, i miei segreti, non mi riusciva di farli stare in fila nei pensieri, era una situazione tutta confusa e dolorosa e non succedeva niente che la facesse cambiare. E in questo modo sono entrato in uno stato di malcontento e di smania e da questo stato non c&#8217;era verso di uscire, o almeno così mi sembrava in quei giorni confusi e dolorosi.<br />
Poi, in una giornata che c&#8217;era un forte vento, le cose sono cambiate in un modo da non credere. Che a me piace, il vento, secondo me è nelle giornate di vento che l&#8217;umanità ha avuto le sue principali intuizioni. Ma il vento, se è troppo, fa fare anche degli errori balordi, a volte, come in quella giornata che c&#8217;era un forte vento e le cose sono cambiate in un modo da non credere, come dicevo.
</p>
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		<title>Lettere ai giornali</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 17:45:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
		<category>Cose mie</category>

		<category>Divagazioni</category>

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		<description><![CDATA[ Oggi sono andato alla biblioteca nazionale, che alla biblioteca nazionale han conservati anche i giornali degli anni passati, quelli nazionali ma anche quelli locali, e io dovevo leggere un bel po’ di questi giornali, quelli locali, in particolare, per il nuovo numero di una rivista, numero fatto tutto di lettere ai giornali, quelli locali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Oggi sono andato alla biblioteca nazionale, che alla biblioteca nazionale han conservati anche i giornali degli anni passati, quelli nazionali ma anche quelli locali, e io dovevo leggere un bel po’ di questi giornali, quelli locali, in particolare, per il nuovo numero di una rivista, numero fatto tutto di lettere ai giornali, quelli locali, in particolare.<br />
Allora ho poi trovato due lettere che mi son piaciute, le ho copiate, ho pensato di trascriverle qui. Una raccontava di un signore di Napoli, il signor Andrea Esposito, che aveva così in odio il suo nome che ha avviato le pratiche per cambiarlo. Oggi, diceva la lettera, dalle ore 12, il suo nome è Ciro Esposito, ma nel quartiere tutti continuano a chiamarlo Andrea.<br />
Una invece diceva che in data 15 agosto, il signor Augusto Pedretti, di anni 88, durante la sua nuotata mattutina, ha scoperto in zona Torre Normanna, nella provincia di Salerno, una grotta sulfurea, sul cui fondo si trova una bocca direttamente aperta nella roccia, dalla quale fluisce un getto costante di portata abbastanza rilevante, di acqua sulfureo-magnesiaca, con scaturigini in lontanissima zona vulcanica.<br />
Si è poi evidenziato che l’acqua, assunta per bocca, ha azione blanda lassativa e disintossicante; usata per bagno, riesce salutare per molte affezioni della pelle e se riscaldata può essere di gran giovamento per affezioni di natura reumatica.<br />
Questa seconda lettera finiva chiedendo al direttore del giornale se secondo lui era possibile sfruttare commercialmente quest’acqua, se in altre parole era possibile farci su dei soldi.<br />
Poi, visto che ero lì alla biblioteca nazionale, ho chiesto se c’era una copia di un libro che cerco da tempo, Coniglietto Salterello, si chiama questo libro, non c’era.</p>
<p>[tutta colpa di <a href="http://eiochemipensavo.diludovico.it/2009/07/16/pacchetto-di-stimolo/">Alessandro</a>, questo post]
</p>
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		<title>La panchina</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 17:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
		<category>Divagazioni</category>

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		<description><![CDATA[ Mi chiamo Albino Menozzi e sono nato da una famiglia che facevano gli ortolani.
Da benestante, poi, sono diventato povero perché, con le vicissitudini del tempo, per una cosa e l&#8217;altra, sono andati alla miseria.
Per qualche tempo ho esercitato il commercio, prima come ambulante poi in sede fissa, ma si vede che non ero capace, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Mi chiamo Albino Menozzi e sono nato da una famiglia che facevano gli ortolani.<br />
Da benestante, poi, sono diventato povero perché, con le vicissitudini del tempo, per una cosa e l&#8217;altra, sono andati alla miseria.<br />
Per qualche tempo ho esercitato il commercio, prima come ambulante poi in sede fissa, ma si vede che non ero capace, mi è sempre andata male.<br />
Posso dire così adesso, che ho le idee mature, prima non lo sapevo dire.<br />
Io, poi, dopo quelle vicissitudini, dopo aver provato a esercitare il commercio, la maggior parte del mio tempo, son stato seduto su una panchina, nel parco che c&#8217;è vicino casa, son stato seduto su quella panchina, guardare le vite degli altri.<br />
Dovrei venire a patti con la realtà, dicono, Che a volte, dicono, venire a patti con la realtà consolida i sogni, io non lo so se è vero, ché la mia realtà, questi anni, son state queste vite vissute dagli altri.<br />
E ne ho vissute tante, di vite, in questi anni.<br />
Poi, ieri, han chiuso il parco, e un parco chiuso già non è più un parco, han tolto via anche le panchine, nelle panchine che han tolto han tolto anche la mia.</p>
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		<title>Dell’accendere le stelle</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 06:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
		<category>Divagazioni</category>

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		<description><![CDATA[ Mi è tornata in mente ieri la storia di uno, me l&#8217;hanno raccontata, era uno che aveva sentito dire che le stelle, alle volte, si spengono, e lui, dopo aver sentito questa cosa che le stelle si spengono, gli è presa una grande tristezza e una grande inquietudine, aveva paura che spenta una stella, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Mi è tornata in mente ieri la storia di uno, me l&#8217;hanno raccontata, era uno che aveva sentito dire che le stelle, alle volte, si spengono, e lui, dopo aver sentito questa cosa che le stelle si spengono, gli è presa una grande tristezza e una grande inquietudine, aveva paura che spenta una stella, magari c&#8217;era un uccello notturno un po&#8217; miope che avrebbe perso la strada, aveva paura che una nave che la seguiva, quella stella, poi si sarebbe persa anche lei come l&#8217;uccello notturno, e più pensava a questa cosa, più cresceva dentro di lui una grande tristezza e una grande inquietudine.<br />
Così decise di riaccender le stelle che si spegnevano, andò a cercare una scala che fosse la scala più lunga del mondo, e della vernice bianca che fosse la più bianca del mondo, ne comprò tanta, ché gli avevan detto che son tante, le stelle che si spengono.<br />
Solo, poi, la scala, non sapeva dove poggiarla, tanto che era lunga, andava da qui a lì, nessuno ancora era riuscito ad alzarla da terra, e lì, a terra, provocava anche strani incidenti, in particolare alle biciclette che ci finivan sopra, la gente iniziava anche a protestare, lui non sapeva più che fare, aveva un&#8217;idea che considerava bellissima, ma non sapeva più che fare.<br />
Così andò in giro per il paese, cercando qualcuno disposto a costruire un palazzo abbastanza alto, da arrivare fin lassù dalle stelle che si spegnevano, ci passò degli anni, andando in giro per il paese cercando qualcuno disposto a costruire un palazzo abbastanza alto.<br />
Poi invece la scala rimase dov&#8217;era, continuò a provocare strani incidenti, e nessuno volle costruire un palazzo abbastanza alto, e lui, per questo fallimento, per il fallimento di questa idea che considerava bellissima, alla fine, è ammattito del tutto.<br />
<em>Ma forse era un pochino matto anche in principio.</em></p>
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