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&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;*&amp;nbsp; *&amp;nbsp; *&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-t8RthPGZzCI/Ty74Dh0IEmI/AAAAAAAAImE/fm71BuLre7U/s1600/Wells_Collar_Bomber_Pizza_Bomber.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="290" src="http://4.bp.blogspot.com/-t8RthPGZzCI/Ty74Dh0IEmI/AAAAAAAAImE/fm71BuLre7U/s400/Wells_Collar_Bomber_Pizza_Bomber.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Un uomo con uno strano collare entra in una banca.&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;"Datemi duecentocinquantamila dollari: nel collare ho una bomba che può esplodere da un momento all'altro. State calmi e nessuno si farà male."&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Può sembrare l'inizio di uno di quei film hollywoodiani, sapete, quelli nei quali di solito The best-laid plans of mice and men often go awry, per dirla col poeta, poi arriva "il negoziatore" e "lotta contro il tempo" per riuscire a salvare l'intera "posta in gioco". Qualsiasi cosa vogliano dire queste frasi.&lt;br /&gt;
Qualche flashback; qualche scena d'azione incentrata sul tentativo di scovare il malvagio criminale che ha organizzato l'intero piano; un po' di profondità sugli affetti dei vari coinvolti; molta tensione mentre il tempo passa; il giusto e opportuno sacrificio di  un personaggio secondario; se ci riusciamo anche una nascente love story e via, abbiamo un medio thriller da stagione morta, si raccatta i suoi milioni di dollari e avanti così. Magari un sequel, dipende, forse un prequel che "scava a fondo"...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E sì, hanno anche girato un film su questa che però, come dicono prima dei titoli di testa, è "una storia vera". Valore aggiunto, sugar free.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Storia vera, sì, con tanto di filmati "veri" abbastanza forti a vedersi, non posso raccomandarli a tutti, a me hanno fatto impressione e dopo ogni visione di immagini e video di questo tipo si esce mutati di qualche spostamento, di impercettibili o significativi movimenti, forti o deboli che essi siano, e bisogna stare attenti ai cambiamenti che scegliamo di subire con leggerezza perché l'unico dato certo è che non si torna mai indietro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A differenza di Hollywood non sono tanto bravo con i flashback e non ne tenterò più di tanti, ve lo prometto: d'altronde credo che la vicenda di &lt;b&gt;Brian Douglas Wells&lt;/b&gt; sia abbastanza interessante anche senza trucchi narrativi di qualsiasi sorta e cercherò quindi di seguire con un certo ordine cronologico gli eventi che hanno portato Brian dal consegnare pizze a rapinare banche con un collare esplosivo degno delle trappole di Jigsaw, magari sviserò di tanto in tanto, ma nulla di che...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-brIFDlimlOM/Ty74CarhUQI/AAAAAAAAIl4/hTxJIe6-ACk/s1600/Pizza_Bomber_Instructions.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-brIFDlimlOM/Ty74CarhUQI/AAAAAAAAIl4/hTxJIe6-ACk/s400/Pizza_Bomber_Instructions.jpg" width="297" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Chi è Brian Douglas Wells, conosciuto anche come &lt;b&gt;Collar Bomber&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;Pizza Bomber&lt;/b&gt;?&lt;br /&gt;
Una persona come ne possiamo trovare tantissime negli USA: nasce nel "mio" stesso giorno, il 15 novembre, ma qualche anno prima del sottoscritto, in quel 1956 che a sentire &lt;b&gt;Miguel Bosè&lt;/b&gt; è pieno di bravi ragazzi, e forse Brian ce la mette tutta a star buono: molla gli studi nel 1973 (fatevi voi due conti) e per una trentina d'anni se la cava a consegnare pizze in quell'angolo di Pennsylvania.&lt;br /&gt;
Né Apollo (alla già mediocre dotazione donatagli da Madre Natura si aggiunge una bella calvizie)  né Creso, il nostro si arrangia e non avendo questo gran successo con l'altro sesso alle volte è "costretto" a ricorrere a servizi mercenari, ma nulla di che, quel tanto da tenere l'economia in movimento in mezzo a un tran tran probabilmente composto di lavoro, amici brillanti quanto lui e dosi di televisione/birra (scusate la ripetizione) a riempire gli spazi.&lt;br /&gt;
Chi non ha estremi e picchi significativi è di solito un lavoratore eccellente (o "stimato") e infatti la &lt;b&gt;Mama Mia Pizzeria&lt;/b&gt; (originalità fulminali tutti) di Erie è ben contenta di Brian: dieci anni di fedele servizio e nulla di cui lamentarsi, assenze scarsissime, quasi zero malattie, puntuale ed efficiente e non guarda mai all'orario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non stiamo, per ora, a ficcare il naso nei panni sporchi di questo white trash, ci sarà tempo. Facciamo finta di conoscerlo più o meno bene, come quando nei film ci riassicurano con quattro o cinque scenette: Brian non può far male a una mosca, porta pizze in giro, è un po' tonto ma buono e bravo, solitario, noioso, prevedibile.&lt;br /&gt;
Saltiamo quindi al &lt;b&gt;28 agosto del 2003&lt;/b&gt;, Mama Mia Pizzeria, circa l'una e mezza del pomeriggio. Brian ha in pratica già smontato dal turno ma arriva una telefonata, due pizze salsiccia e salame da portare poco fuori città e il Nostro decide sfortunatamente di fare quest'ultima gitarella prima di andarsene a casa. Il tempo di prendere l'ordine e cucinare e via, non sono nemmeno le due e Brian è in viaggio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il posto dove deve consegnare non è il massimo: terreni incolti, erbacce, strada non asfaltata e giusto un ripetitore televisivo a permettere di individuare l'indirizzo. Brian forse è perplesso, lo sarà ancora di più quando incapperà in alcuni tizi, dei neri a sentir lui, che gli piazzeranno un collare-bomba che è un piccolo miracolo di ingegneria, verrà quindi fornito di un bastone da passeggio-fucile altrettanto artigianale e ben costruito e un insieme di istruzioni abbastanza complicato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima parte è tutto sommato semplice: caro Brian, se vuoi continuare a vivere devi andare a rapinare questa banca in città. Entri, chiedi loro 250.000 dollari spiegando che se non lo fanno il tuo collare esploderà uccidendo tutti, poi te ne esci e vai al McDonald, sotto un segno troverai altre istruzioni, cerca di seguirle e non fermarti mai, solo obbedendo a quanto troverai scritto nei vari indizi sparsi in giro per la città riuscirai a ritrovarci in tempo e salvarti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La foto la vedete anche voi: è Brian dentro nella banca PNC di Erie mentre cerca di eseguire gli ordini, raccatta solo 8.000 e rotti dollari e via verso il fast food.&lt;br /&gt;
Intanto l'allarme è scattato, la polizia comincia a muoversi, il rapinatore non è certo difficile da identificare e ben presto arriviamo al più classico degli stalli: le forze dell'ordine hanno beccato Brian in un parcheggio, mentre con ogni probabilità stava cercando il prossimo set di istruzioni, e lo accerchiano, lo ammanettano e lo sbattono a terra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Brian cerca di spiegare la situazione ed è anche preoccupato di quel che possono pensare i suoi datori di lavoro lì a Mama Mia (mamma mia!), i pulotti vedono il collare e decidono di chiamare gli artificieri, non si sa mai. Passano i minuti con un Brian sempre più agitato fino a quando, alle 3:18, pochi minuti prima dell'arrivo della squadra anti-bomba, l'ordigno esplode squarciando il petto allo sventurato.&lt;br /&gt;
I media erano già arrivati sul posto e se siete di quelli che si tirano le seghe guardando filmati cruenti vi sarà facile rintracciare in Rete i video della morte di Brian, sono piuttosto noti e diffusi: si sa, il diritto a essere informati su come una persona possa morire in seguito a un ordigno che gli esplode sul petto è un diritto inalienabile, non possiamo andare a toccare la libertà individuale, scherziamo mica? Io ve li sconsiglio: si vede la morte di una persona e la trovo, insieme ai film pornografici, visione evitabile che arreca disturbi di vario tipo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Resta il fatto che Brian muore per terra, in un parcheggio, e la polizia non ha molti indizi su cui lavorare: le istruzioni di cui parlava la vittima esistono davvero, riescono a ricostruire con una certa precisione il percorso di Brian dalla chiamata in pizzeria fino alla morte ma poco di più. Indagini e processo dureranno parecchi anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-c2vljS-2omk/Ty74BPqP6ZI/AAAAAAAAIlg/gOGsAp7o42E/s1600/Bill_Rothstein_pizza_Bomber_Collar_Bomber.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-c2vljS-2omk/Ty74BPqP6ZI/AAAAAAAAIlg/gOGsAp7o42E/s320/Bill_Rothstein_pizza_Bomber_Collar_Bomber.jpg" width="253" /&gt;&lt;/a&gt;E come spesso avviene, le cose si smuovono grazie a forze che non dipendono dagli agenti investigativi, piaccia meno.Proprio quando tutto stalla e stagna, arriva il deus ex che smuove e commuove.&lt;br /&gt;
Accanto al ripetitore televisivo che è stato il palcoscenico della "consegna pizze" sorge l'abitazione di &lt;b&gt;Bill Rothstein&lt;/b&gt;, un uomo sulla soglia dei sessanta che vive di vari lavoretti ed è parecchio orgoglioso sia dei suoi modi forbiti che del fatto che sa parlare altre lingue (francese, ebraico) e che ha un perfetto controllo del suo inglese. Attira per qualche momento l'interesse dei giornalisti ma nulla di che, figurarsi, la polizia non lo caga, cosa volete che possa dirvi l'unica persona che abita vicino al luogo dove dei criminali hanno messo una bomba al collo di una persona?&lt;br /&gt;
Dovrà muoversi lui stesso e dovremo aspettare circa un mese per l'apertura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Saltiamo quindi al 20 settembre. Rothstein telefona al 911 e non è proprio la telefonata più normale del mondo: &lt;i&gt;"All'8645 di Peach Street c'è un cadavere congelato, è nel freezer"&lt;/i&gt; e, sì, l'indirizzo è quello della sua stessa abitazione.&lt;br /&gt;
La polizia arriva e c'è davvero un cadavere nel freezer ed è di tale &lt;b&gt;James Roden&lt;/b&gt;. Rothstein lo ha custodito per circa cinque settimane poi ha chiamato la polizia in quanto temeva per la sua vita, aveva già scritto qualche tempo prima una lettera di suicidio che contiene, all'inizio, una frase interessantissima: &lt;i&gt;"tutto ciò  non ha nulla a che vedere con il caso Wells"&lt;/i&gt;. Mai s'era letta excusatio meno petita: si comincia a scavare, meglio tardi che mai.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esce fuori che tale James Roden era il fidanzatino del momento di &lt;b&gt;Marjorie Diehl-Armstrong&lt;/b&gt;, personaggio ben conosciuto nella zona di Erie.&lt;br /&gt;
In breve, Marjorie se la faceva parecchio tempo prima con Bill Rothstein e si ricorda di lui nel momento del bisogno: ha sparato alla schiena a Roden e ora ha bisogno di aiuto per disfarsi del cadavere, Rothstein decide di aiutarla e occulta il cadavere nel freezer, distrugge anche l'arma (fondendola eh, mica buttandola da un ponte) ma quando viene il momento di smembrare e far scomparire il povero James cede e chiama la polizia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cerchiamo di soffermarci un po' sul nuovi player, visto che conosciamo sia Wells che Rothstein.&lt;br /&gt;
Marjorie Diehl-Armstrong è una tipa famosa in zona.&lt;br /&gt;
Genio scolastico con QI altissimo e grande capacità mnemonica, è in seguito caduta vittima di terribili disordini bipolari cui si è accompagnata una curiosa coincidenza: i suoi fidanzati tendono a morire.&lt;br /&gt;
A 35 anni, nel 1984, ha sparato sei colpi a un suo tipo (legittima difesa) e qualche anno dopo suo marito muore di emorragia cerebrale:  arriva all'ospedale con una ferita alla testa ma nessuno indaga.&lt;br /&gt;
Tanto intelligente quanto narcisa e instabile, Marjorie è famosa anche per strambi exploit quali il "conservare" in casa un duecento chili di burro marcio e più di trecento di formaggio andato a male: cercate di figurarvi sul serio i quantitativi, non è un panetto eh, trovo che ci sia una certa leggerezza dell'occhio internettaro (ma forse anche di quello cartaceo) quando passa sopra queste cose, questa tipa aveva in casa DUECENTO chili di burro andato a male, io quando mezza cipolla marcisce in frigo a momenti vomito, altre tempre...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-g4mAHE46DbU/Ty74BvhgyGI/AAAAAAAAIlk/xe4hAm2cGo4/s1600/Brian_Wells_Pizza_Bomber.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://3.bp.blogspot.com/-g4mAHE46DbU/Ty74BvhgyGI/AAAAAAAAIlk/xe4hAm2cGo4/s400/Brian_Wells_Pizza_Bomber.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fra poco inserisco un ultimo tizio (prometto) nel quadro e poi andiamo avanti. Gli agenti incarcerano la Diehl-Armstrong il giorno seguente la telefonata di Rothstein e comincia il solito balletto di specchi riflessi e rimbalzi d'accuse: lei è la mantide dietro tutto quanto, no è Rothstein che mente apposta per coinvolgerla e bla bla bla. &lt;br /&gt;
Fatto sta che un anno e mezzo dopo, ancora in alto mare con le indagini, Rothstein muore in ospedale, linfoma e nel frattempo sono spuntati parecchi testimoni secondo i quali  Marjorie ha ucciso Roden in quanto lui sapeva del colpo alla banca e avrebbe prima o poi rivelato il tutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Confusi? Pure io. Go with the flow...&lt;br /&gt;
Il più importante fra questi testimoni è (l'ultimo attante che vi avevo annunciato) &lt;b&gt;Kenneth Barnes&lt;/b&gt;, tizio interessante che a un certo punto della sua vita si è stufato di riparare televisioni e ha preferito guadagnarsi la pagnotta spacciando crack. Questo Kenneth andava spesso a pesca con Marjorie, poi è finito in carcere per spaccio e proprio mentre è in carcere un suo parente riferisce che sa parecchio del caso, la polizia preme e lui decide di collaborare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
So che vi sto chiedendo di seguire un fracco di nomi e situazioni ma credo sia un intrico degno di nota, Vespa ci costruirebbe almeno 5 plastici e venti puntate.O forse... Forse no, forse no.&lt;br /&gt;
Marjorie, prima del fattaccio Pizza Bomber, ha proposto un affare a Barnes: ti pago se uccidi mio padre.&lt;br /&gt;
Secondo la donna paparino aveva parecchi soldi da parte, milioni di dollari, e li stava sperperando distruggendo giorno dopo giorno il gruzzolo cui lei avrebbe avuto diritto nel futuro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Barnes ripara tv e spaccia crack, non è proprio il killer ideale cui rivolgersi, ma che ci vorrà mai ad ammazzare un tizio anziano e, ok, ok, ci sto, basta che mi paghi in anticipo.&lt;br /&gt;
Bisogna quindi trovare la somma per pagare Barnes.&lt;br /&gt;
Ah, vero, c'è questo tizio, Brian, porta pizze a domicilio, lo conosciamo da un po' e, beh, ha questo vizietto, l'unico punto debole, insomma si è preso bene con una prostituta tossicodipendente e per trovarle il crack ha fatto un po' di debiti con alcuni spacciatori, gente brutta, vedrai che Brian accetterà di sicuro...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-qhaABjzZh9I/Ty74B_Zml9I/AAAAAAAAIls/qk-lX1OGJM4/s1600/Marjorie_Diehl_Armstrong_pizza_Bomber_Collar_Bomber.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-qhaABjzZh9I/Ty74B_Zml9I/AAAAAAAAIls/qk-lX1OGJM4/s320/Marjorie_Diehl_Armstrong_pizza_Bomber_Collar_Bomber.jpg" width="252" /&gt;&lt;/a&gt;Si delineano finalmente, a prima vista, tutti i ruoli di questa pasticciata vicenda che, in un film, si beccherebbe da parecchi critici un "buona regia, solida gestione delle scene d'azione e della fase processuale ma sceneggiatura lacunosa e psicologie sommarie e poco credibili".&lt;br /&gt;
Marjorie è il velenoso ragno che tesse la tela, Barnes il muscolo intimidatorio, Rothstein ci può mettere un po' di manico tecnico nel realizzare la bomba e il povero, ignaro Wells casca a fagiolo: gli fanno credere che sarà parte di un finto piano, che la bomba non scoppierà, che dovrà soltanto raccontare ai poliziotti che alcuni sconosciuti l'hanno obbligato a fare il tutto e invece si troverà con una vera bomba al collo e i nostri se ne sbarazzeranno una volta ottenuto il denaro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo so.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi sembra un piano fatto nel cortile durante l'intervallo, ultimi anni delle elementari, forse primi delle medie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo so.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure è "reale", accaduto sul serio qualche anno fa. Bomba e bastone-fucile erano di ottima fattura, a sentire gli artificieri sarebbe stato difficile salvare il malcapitato anche con un po' di tempo a disposizione e comunque Wells era riuscito a uscire tranquillo dalla banca con 8.000 dollari senza colpo ferire. Buttali via...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si intrecciano abilità tecniche e manuali di una certa importanza (i marchingegni del colpo) con comportamenti aberranti (200 chili di burro marcio in casa?) con recidività che sembra impossibile sia stata ignorata (l'attitudine da vedova nera) e comportamenti approssimativi che rasentano l'incredibile (Marjorie e complici che parlano con chiunque a tiro del futuro colpo, gente che un giorno ripara televisioni e il giorno dopo si crede capace di ammazzare persone, altri che custodiscono cadaveri per settimane salvo poi pentirsi e telefonare impauriti alla polizia...), un quadro nel quale alla polizia, una volta entrata, non resta che lasciar bello lasco il guinzaglio, facendo sbranare i cani rimasti per poi raccogliere i resti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Morto da un po' Rothstein e obliterato a inizio vicenda Wells rimangono la mantide narcisa e lo spacciatore smarrito: Barnes si accorda con le autorità ammettendo colpe in vista di riduzioni di pena e, con qualche ritardo dovuto alle condizioni psicofisiche di Marjorie, quando il processo è finalmente partito c'erano ben pochi dubbi sulle colpe e le pene da ripartire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La particolare personalità dell'indiziata ha preso il sopravvento durante le giornate, facendola diventare protagonista sopra le righe contro il parere del suo stesso avvocato: sbraita, ammette cose, se ne vanta, poi nega, sostiene che i veri colpevoli siano altri...&lt;br /&gt;
Dopo "solo" undici ore di riunione la giuria, a sette anni dagli accadimenti, la reputa colpevole di tre capi d'imputazione particolarmente gravi che la piazzano nella zona ergastolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-TnjWxt0nW2c/Ty74DRAAZ6I/AAAAAAAAIl8/RaJh2GmbSII/s1600/Soliti_Sospetti_Usual_Suspects.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="275" src="http://1.bp.blogspot.com/-TnjWxt0nW2c/Ty74DRAAZ6I/AAAAAAAAIl8/RaJh2GmbSII/s400/Soliti_Sospetti_Usual_Suspects.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Eppure...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi pare che un caso già così strano, memorabile e per certi versi iconico non meriti una chiusura migliore di quanto visto, del mero tribunale che mette in carcere il mastermind, con la Legge che vince?&lt;br /&gt;
Abbiamo bisogno di un finale tipo&lt;i&gt; I Soliti Sospetti&lt;/i&gt;, no? Con il vero Braniac che sfugge e sorride beffardo, è più in linea con la sceneggiatura piaciona e scritta alla speraindio che ha caratterizzato questa vicenda vera tratta da un film vero tratto da una vicenda vera...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Entra in campo &lt;b&gt;Jim Fisher&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
Sì ok, vero, avevo detto che Barnes sarebbe stato l'ultimo, pazienza dai, sopportate anche Fisher. Professore e agente FBI in pensione, 64 anni, Fisher è ossessionato dal caso, ha studiato ogni brandello di informazione, ogni video, ogni prova, ogni deposizione, tutto quel che è riuscito a raccogliere e no, ci sono tante cose che non lo convincono.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nutrita di tutti i dati possibili, la&lt;i&gt; Behavioral Analysis Unit &lt;/i&gt;è con lui: il Collar Bomber è una persona paziente, capace di pianificare a lungo, che trae piacere e soddisfazione nel manipolare molte persone, disinteressato al denaro, seriamente intenzionato a distrarre i poliziotti e condurre le indagini lungo piste false. Una persona capace di costruire macchinari complessi da scarti e rifiuti, deciso a cercare una vendetta finale dopo decenni di anonimato...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un mastermind in grado di sapere quanto fosse importante il primo giorno di indagini dopo il colpo e capace quindi di deviare l'attenzione degli agenti, un quadro psicologico che si adatta alla perfezione a &lt;b&gt;Bill Rothstein&lt;/b&gt;,  che conosceva tre lingue ed era molto bravo coi macchinari, che ha chiamato il 911 quando era ormai sicuro che qualcuna delle altre pedine coinvolte avrebbe prima o poi spifferato il tutto, che ha saputo concentrare tutta l'attenzione su Marjorie prima ammettendo parte della propria colpa (e assestando quindi la sua credibilità come colpevole "minore") e quindi facendo apparire il tutto come uno schema volto a guadagnare molto denaro da parte di una donna avida, intelligente e pazza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E se lo si vede come un piano per mettere le mani su 250.000 dollari non possiamo che pensarla come l'accusa che, durante il processo che ha portato Marjorie al carcere a vita, ha definito il tutto come un “ludicrous, overwrought, overworked, desperately failed plan”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Già. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se però lo si guarda con la lente di Fisher e del programma FBI, allora è il piano perfetto di un uomo che, prima di finire nella tomba, è riuscito a gabbare polizia, magistrati, tribunali, giurie e giornalisti senza offrire loro nessuna possibilità di confronto, catarsi, epifania e tutto quel che sempre pretendiamo da Hollywood...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/h85aAj7ABxA" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-4227086828895185846?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/4227086828895185846/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2012/02/pronto-due-pizze-con-salami-e-salsiccia.html#comment-form" title="10 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/4227086828895185846?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/4227086828895185846?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/nVNCznyzgUQ/pronto-due-pizze-con-salami-e-salsiccia.html" title="Pronto? Due pizze con salami e salsiccia  e una rapina in banca, grazie." /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-t8RthPGZzCI/Ty74Dh0IEmI/AAAAAAAAImE/fm71BuLre7U/s72-c/Wells_Collar_Bomber_Pizza_Bomber.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>10</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2012/02/pronto-due-pizze-con-salami-e-salsiccia.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0EGR34_eSp7ImA9WhRVEU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-5158571123491009825</id><published>2012-01-08T22:16:00.002+01:00</published><updated>2012-01-09T18:53:46.041+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-09T18:53:46.041+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Ti West" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cinema" /><title>A ghost story for the minimum wage</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-wpaWr9y95uk/TwoGaqD1NhI/AAAAAAAAIkI/m46AtoaYnPU/s1600/Ti_West_At_Yankee_Pedlar.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-1GBEODtouNo/TwoGX_5e1PI/AAAAAAAAIjk/-ipA11gFsEI/s1600/Innkeepers_2011_Movie_poster_locandina.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-1GBEODtouNo/TwoGX_5e1PI/AAAAAAAAIjk/-ipA11gFsEI/s320/Innkeepers_2011_Movie_poster_locandina.jpg" width="204" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;Watermarked, can't touch this!&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se io fossi un artista, di qualsiasi tipo, uno scrittore, un saggista, un film maker, un pittore o che altro, ambirei a una sola meta, al confronto della quale successo, soldi, pubblico, critica, piacere o fama svanirebbero senza dubbio alcuno.&lt;br /&gt;
Questa meta sarebbe la cifra stilistica, l'identificabilità, il sapere che chiunque (in possesso di un minimo di preparazione, ovvio) guardi una qualsiasi mia opera possa dire all'istante "è di Tizio!", il bella o brutta passerebbe in secondo piano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ti West&lt;/b&gt; questo scopo lo ha raggiunto nel giro di una manciata di titoli, dando sempre l'idea di essere un regista che si occupa di film per ritrovare, ogni volta che si mette a scrivere un copione, il piacere di creare un'opera senza mai pensare ad assecondare chicchessia. &lt;br /&gt;
Pubblico, critica e produttori passano sempre in secondo piano rispetto a quello che un artista (secondo quello che è anche il pensiero di un &lt;b&gt;Alan Moore&lt;/b&gt;) vuole creare e se ciò è un evento degno di nota in ogni settore lo è ancora di più nel campo del perturbante che da qualche tempo (per me, è ovvio) agonizza, cannibalizzando se stesso in una continua rincorsa all'imitazione, sia essa diretta (remake, sequel, prequel) che indiretta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo sia importantissimo avere una propria voce, personale e identificabile: è un prerequisito indispensabile per entrare (che si voglia o meno, non può importare) in un ideale canone, a lottare con altri autori per la memoria e la grandezza sempiterna e non limitarsi al (pur meritorio) mero intrattenimento stagionale.&lt;br /&gt;
Per riuscire ad avere una propria voce (e quindi, in seguito, essere magari imitato piuttosto che finire a imitare) è necessaria, al cinema più che in altri settori, una particolare combinazione di dati, capacità e situazioni favorevoli.&lt;br /&gt;
Ti West è facilitato in questo dal fatto che tenda a gestire da solo i tre elementi cardine della grammatica (sceneggiatura, regia e montaggio) relegando molti degli altri aspetti a un gruppo fisso di professionisti e generando quindi la minima dispersione possibile fra intento iniziale e risultato finale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ti West sa cosa vuole, &lt;b&gt;Larry Fessenden&lt;/b&gt; ci mette soldi, mezzi e qualche consiglio ma non interferisce per far piacere di più il film a qualche pubblico-tipo e i collaboratori dell'autore sanno quel che lui intende ottenere.&lt;br /&gt;
Il risultato è la classica mosca bianca, uno tratthorrordiesel che parte lento, procede lentissimo ma non lo fermi nemmeno a cannonate mentre ara il campospettatore; un veicolo filmico che costruisce la tensione inquadratura dopo inquadratura, investendo tutto sui personaggi, senza mai contare su effetti e montaggio frenetico, prendendosi tutto il tempo possibile per indagare i limiti fra vita e morte e l'interscambiabilità fra i due poli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-LFOlILh-t4g/TwoGY_U9_tI/AAAAAAAAIjw/tkg_xeO18BQ/s1600/Innkeepers_Paxton_Healy.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="376" src="http://4.bp.blogspot.com/-LFOlILh-t4g/TwoGY_U9_tI/AAAAAAAAIjw/tkg_xeO18BQ/s640/Innkeepers_Paxton_Healy.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ci sono un fantasma, un hotel e due ragazzi...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Claire e Luke sono gli ultimi due addetti rimasti a lavorare allo Yankee Pedlar Inn, un hotel che chiuderà entro una settimana.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Claire ha abbandonato il college e sembra pentita e in crisi mentre Luke, di qualche anno più anziano, appare più cinico e fatalista.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Luke è interessato alla storia dell'edificio, in particolare alla figura di un fantasma, una donna (Madeline O'Malley) che, in seguito a una delusione d'amore, si è suicidata in una stanza e il cui cadavere è stato quindi nascosto per qualche tempo nella cantina dell'hotel per evitare scandali.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;L'interesse lo ha spinto a creare un sito web dedicato al fenomeno e durante gli ultimi tempi, armato di registratore, è andato nottetempo in giro per l'edificio a caccia di segni della presenza fantasmatica, ma le poche volte in occasione delle quali è incappato nella presenza non aveva purtroppo con sé la strumentazione.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Claire, complice la noia degli ultimi giorni di lavoro in un hotel vuoto e anche grazie a una dose di entusiasmo e ottimismo, intende aiutare Luke nella sua caccia, tenendo conto che l'unico ospite dell'albergo è una madre con bambino, che ha abbandonato il marito dopo un violento litigio.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I due sembrano però prendere alla leggera il compito che si sono prefissati e preferiscono scherzare, stare attaccati al computer e dormire. Tutto cambierà quando arriveranno all'hotel gli ultimi due clienti prima della chiusura: una attrice di sit-com di mezz'età convertitasi alla new age/spiritismo et similia e un vecchietto che vuole passare una notte nella stanza in cui aveva trascorso la luna di miele...&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-wpaWr9y95uk/TwoGaqD1NhI/AAAAAAAAIkI/m46AtoaYnPU/s1600/Ti_West_At_Yankee_Pedlar.JPG" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-wpaWr9y95uk/TwoGaqD1NhI/AAAAAAAAIkI/m46AtoaYnPU/s320/Ti_West_At_Yankee_Pedlar.JPG" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;Strategia della tensione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi è una scena, verso l'inizio del film, che suona insieme come dichiarazione d'(anti)intenti e presa in giro di buona parte del perturbante attuale.&lt;br /&gt;
Luke mostra a Claire un video che tutti noi, in una forma o nell'altra, abbiamo visto sullo schermo del computer: qualche immagine fissa, con la richiesta di stare bene attenti per non lasciarsi sfuggire un particolare importante, poi di botto irrompe qualche volto mostruoso con urla e altri suoni a volume esagerato.&lt;br /&gt;
Ci si spaventa, si salta sulla sedia, si ride per scaricare la tensione, spesso ci si incazza con chi ci ha propinato questa cosa.&lt;br /&gt;
La stessa sequenza avviene fra Luke e una Claire già amabilissima, altro stupendo ritratto di donna da aggiungere alla galleria westiana, che deve addirittura ricorrere all'inalatore spray per riconquistare una parvenza di calma, sorridendo comunque per lo scherzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovvio, la scena serve a settare toni e personaggi, Luke è un impasto passivo-aggressivo di ironia, cinismo e pessimismo mentre Claire, più bella di quel che lei possa pensare, è sospesa fra goffaggine, ottimismo e fiducia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma la scena serve anche a dirci: "vedete quanto è facile far paura?"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Basta un video qualunque, un meccanismo a molla, qualche immagine improvvisa unita a due suoni e via, salterete sulla sedia.&lt;br /&gt;
Possono farlo tutti, lo stanno facendo tutti da decenni: chi con gli specchi in bagno, chi con le porte, qualcuno con i frigoriferi ecc ecc.&lt;br /&gt;
Ma... Dopo la paurona, che accade?&lt;br /&gt;
Mandate a quel paese chi vi ha fatto lo scherzo, ci sorridete un po' e dimenticate il tutto in due secondi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Ti West questo non interessa, tanto che ogni volta che ripeterà il meccanismo lungo il film si preoccuperà spesso di virare la scena sul comico, per ribadire il concetto.&lt;br /&gt;
Le sue tattiche e strategie passano per vie diverse, vanno ad attivare nervi di altro tipo; la sua è una adrenalina spessa come melassa, che impiega ore per arrivare ai ricettori e attivare il &lt;i&gt;fight or flight&lt;/i&gt; ma, a differenza dei pupazzi a molla, non dimenticherete con facilità il "disturbo", non metabolizzerete in fretta gli enzimi derivati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quel che costruisce West è un lentissimo teatro della tensione, dove ogni singola parte conta e deve entrare a far parte del quadro generale, pena, in caso di esclusione, il fallimento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta di strategie diverse, i discorsi migliore/peggiore poco mi interessano, io penso che il metodo proposto da Ti West sia uno dei più funzionali e adatti e mi trovo molto più in sintonia con questa meccanica, sono invogliato a investire molto in termini di costruzione dell'atmosfera e della tensione perché so che alla fine quel che otterrò in cambio rimarrà a lungo e sarà ben più soddisfacente di un salto sulla poltrona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altri possono invece preferire il salto e la botta, si tratta di droghe diverse, crack contro lsd. Credo quindi sia giusto dissuadere dalla visione di questo film quelle persone cui già &lt;i&gt;The House of the Devil&lt;/i&gt; non era piaciuto molto: &lt;i&gt;The Inkeepers&lt;/i&gt; rischia di deludervi ancora di più e forse è meglio concentrare le vostre energie e aspettative verso altre narrazioni, non serve  tentare di vedere tutto in una vita troppo corta comunque.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-NC8F5VAOl9A/TwoGaJuNJFI/AAAAAAAAIkA/g6_lhveRe5w/s1600/Sara_Paxton_InnKeepers.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="426" src="http://4.bp.blogspot.com/-NC8F5VAOl9A/TwoGaJuNJFI/AAAAAAAAIkA/g6_lhveRe5w/s640/Sara_Paxton_InnKeepers.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;I due marmittoni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il nucleo principale di &lt;i&gt;The Inkeepers&lt;/i&gt;, a differenza del precedente &lt;i&gt;The House of the Devil&lt;/i&gt;, è nella coppia.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Sara Paxton&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Pat Healy&lt;/b&gt; sono perfetti nelle parti assegnate e riescono a compiere piccoli miracoli fra la commedia e il ritratto realistico, facendo sorridere e ridere pur rimanendo anni luce distanti dal meccanismo delle battute o dei riferimenti fra il meta, il nerd o l'indie. &lt;br /&gt;
Insomma, siamo agli antipodi di quanto proposto da telefilm quali &lt;i&gt;Big Bang Theory&lt;/i&gt;: nello spazio di pochi minuti Luke e Claire emergono come persone e non personaggi. &lt;br /&gt;
I due non sono funzioni, hanno lati simpatici e antipatici, debolezze e idiosincrasie che, grazie all'azione combinata dei dialoghi scritti da un West in stato di grazia e della recitazione dei due attori, generano senza scampo il meccanismo alla base di buona parte della narrazione che preferisco: una miscela composta in parte da immedesimazione e in parte da credibilità, un mix che ci spinge a seguire le loro vicende, a parteggiare, a schierarci, a temere per la loro incolumità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La descrizione del loro rapporto, una amicizia forzata dal lavoro, dal dover condividere ore e ambienti comuni (a chi di noi non è capitato di stringere amicizie sul lavoro con persone che mai vorremmo frequentare fuori da quell'ambito?), è così radicata nel reale da non richiedere sforzo allo spettatore.&lt;br /&gt;
Questa assenza di sforzo è un dato di larga parte del cinema westiano, sia nelle parti realistiche che in quelle fantastiche: la twilight zone è molto esile, rarefatta, attenuata e diventa facile sospendere l'incredulità e consegnarci ostaggi del narratore che ci chiede uno sforzo iniziale modesto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Esiste" davvero  Madeline O'Malley? &lt;br /&gt;
O si tratta solo di statica, qualche cavo mal connesso, vari fenomeni spiegabili con la fisica e poco altro?&lt;br /&gt;
Conta, importa che il fantasma esista davvero?&lt;br /&gt;
Questo scivolo di sospensione, unito al formidabile lavoro di scrittura sulla coppia Luke/Claire assicura un coinvolgimento iniziale che qualsiasi narratore dovrebbe studiare e segnarsi, e il seguente clima da commedia (i momenti comici sono molti, veicolati sia con scambi di dialogo sia con la sola fisicità, è da ricordare almeno la scena in cui Claire tenta di buttare il sacco di spazzatura senza toccarlo, fenomenale) svolge doppia funzione: da un lato, come detto, investiamo immedesimazione e caring e dall'altro tendiamo a rilassarci, lasciando scoperto il fianco a eventuali aggressioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se il lavoro della più conosciuta Sara Paxton (&lt;i&gt;Last House on the Left&lt;/i&gt;) mi sembra essere il momento più alto della sua ancor giovane carriera (classe 1988), in grado come è di recitare con ogni parte del corpo e in possesso di un'ottima gamma espressiva, ecco che Pat Healy non è certo da meno e, oltre a sapersi talvolta sacrificare per lasciare maggiore spazio alla sua collega, riesce anche a colmare in qualche modo un notevole gap di età (classe 1971) al punto che se non sembrano esserci 17 anni fra i due il merito è tutto suo.&lt;br /&gt;
Ottimo (ed è altro segno distintivo di Ti West, che può forse permetterselo in virtù di un cast ristretto) anche il resto degli attori, con &lt;b&gt;Kelly McGillis&lt;/b&gt; che tratteggia un credibile ritratto di ex-attrice divisa fra alcol e spirito e incarna un tipo di figura che era presente (con uguali funzioni sebbene avesse una parte molto ridotta)  anche in &lt;i&gt;The House of the Devil&lt;/i&gt;, ovvero quello della madre putativa della protagonista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutti i personaggi di questo regista, da sempre, paiono Peanuts troppo cresciuti che vagano feriti in Terra, in cerca di genitori perduti o forse mai avuti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Xn2YhBhZ_ss/TwoGZUpEMBI/AAAAAAAAIj4/XsYOc2mpTro/s1600/paxton_innkeepers_Ghost.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="288" src="http://3.bp.blogspot.com/-Xn2YhBhZ_ss/TwoGZUpEMBI/AAAAAAAAIj4/XsYOc2mpTro/s320/paxton_innkeepers_Ghost.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;Don't look in the basement&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alberghi e case infestate, si sa, nascondono le cose peggiori nella pancia, si pensi alla fornace fuori controllo che tanto simbolizza e sottende in &lt;i&gt;The Shining&lt;/i&gt;, e lo  Yankee Pedlar Inn non si sottrae a questo topos: non devi scendere in cantina, dirà Leanne a Claire, e in cantina accadono i fatti peggiori. &lt;br /&gt;
Ma tutto l'edificio è  importante protagonista della vicenda, con il lavoro sugli interni che si incastra con quello alle luci di un &lt;b&gt;Eliot Rockett&lt;/b&gt; nell'annidare inquietudini di fronte a ogni porta, ombre che sottolineano piuttosto che occultare e una attenzione al dettaglio architettonico e di decoro che rivaleggia con quanto già visto nell'opera precedente.&lt;br /&gt;
Già in THOTD la casa era attore aggiunto, è naturale che anche questo edificio non si tiri indietro di fronte alla mdp.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Apprendo che l'hotel esiste davvero ed è servito da base per la troupe durante le riprese di &lt;i&gt;The House of the Devil&lt;/i&gt; e trovo funzionali le scarsissime escursioni fuori dall'edificio, uscite che portano a un mondo ordinario come pochi: la casa maledetta non sta su una collina isolata, in mezzo a qualche bosco tenebroso o sulla cima di una montagna, no, sorge in mezzo alla città; a due metri dall'incubo ci sono negozi e bar con  commesse fastidiose, tutto scorre placido e "normale", ignorando quel che avviene fra quelle mura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E se Ti West pone la consueta attenzione maniacale nei confronti degli interni, potete immaginare con quale cura si sia approcciato al lato "sonoro", specie in un film nel quale spesso i personaggi indossano cuffie e rilevatori acustici. Mancano (ed è stato per me l'unico disappunto) le scene-canzone che in varie occasioni avevano caratterizzato in modo fortissimo la sua precedente opera, ma West rimedia con l'ottima soundtrack a base d'archi di &lt;b&gt;Jeff Grace&lt;/b&gt; e al sonoro di &lt;b&gt;Graham Reznick&lt;/b&gt;, che replica in alcuni momenti il gioco diegetico del walkman di housedeviliana memoria e in altri fornisce le giuste scariche soniche per la costruzione di atmosfera e tensione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-lS-Au9bMP18/TwoGYfqtynI/AAAAAAAAIjo/1H3jMQlJPjA/s1600/innkeepers_Hotel_Ti_West_movie.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="330" src="http://2.bp.blogspot.com/-lS-Au9bMP18/TwoGYfqtynI/AAAAAAAAIjo/1H3jMQlJPjA/s640/innkeepers_Hotel_Ti_West_movie.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Against&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parlavo prima della voce autoriale e di quanto essa sia per me un elemento fondamentale. Spesso, quando si possiede una voce personale è quasi impossibile non andare contro i tempi e la maggioranza.&lt;br /&gt;
E quasi ogni elemento creato da Ti West compie questo movimento contrario rispetto a quel che ormai ci aspettiamo (in quanto abituati a forza di ripetizioni di ripetizioni) da film che si occupano di perturbante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;A&lt;/b&gt; scene di azione spesso concitate e confuse oppone inquadrature compostissime nelle quali è sempre facile identificare ogni singolo elemento e movimento.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;A&lt;/b&gt; un montaggio ritalinico oppone una serie di take molto lunghi, avventurandosi ogni tanto in piani sequenza curati e sontuosi, con un uso ordinato del controcampo per veicolare i dialoghi.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;A&lt;/b&gt; una fotografia manipolata in modo prevedibile secondo le varie palette d'ordinanza, con l'obbligatorio gioco di contrasto fra arancione e azzurro, oppone illuminazioni e colori più pastosi, spesso scuri, giocando con ambienti e costumi dai toni caldi (l'uniforme del personale è granata e non offre sponda per i consueti trucchi di contrasto).&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;A&lt;/b&gt; personaggi tratteggiati secondo stock ormai così rigidi e preordinati da rasentare la pantomima oppone persone tridimensionali che obbligano un buon grado di empatia.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;A&lt;/b&gt;lle odiose figure femminili che vagano fra l'essere "vittime" prive di anima o "eroine" dalle caratteristiche maschili oppone una Claire che sfugge a questa insopportabile polarizzazione, riesce a essere sexy senza avere zinne e centimetri nudi di pelle e strusciarsi contro le automobili come una gatta rincoglionita, riesce a essere simpatica e divertente senza essere sciocca, passa attraverso crisi che non hanno bisogno di parole per essere evocate, non ha 20 lauree a 20 anni, non è artatamente nerd e si propone come modello di protagonista femminile da studiare e tenere ben caro nell'attuale deserto misogino.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;A&lt;/b&gt; un uso massiccio di effetti speciali e CGI oppone due ombre, qualche suono, sangue misurato col contagocce e un body count contenutissimo.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;A&lt;/b&gt;l distacco oppone il coinvolgimento.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;A&lt;/b&gt;l continuo, martellante ammiccamento post- e meta- oppone una serietà compostissima che non ha bisogno di appoggiarsi a nessun bastone.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;A&lt;/b&gt;lla risata sguaiata oppone il sorriso intelligente. Basterebbe a tal proposito (esempio che vale anche per il punto precedente) vedere come questo autore struttura le scene di caccia al fantasma con la strumentazione e paragonarle al modo (per me) fallimentare con il quale esse vengono presentate in &lt;i&gt;Insidious&lt;/i&gt;: si tratta di uno scontro culturale a mio modo di vedere parecchio importante.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;A&lt;/b&gt; locandine sempre uguali che ricalcano quattro o cinque modelli base oppone poster pensati, particolari e originali. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;A&lt;/b&gt; 30 momenti da salto in poltrona che non durano oppone poche scene che scuotono e rimangono al lungo.&lt;br /&gt;
Alla velocità superficiale oppone un lento movimento profondo.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;A&lt;/b&gt;l "mostrare il mostro" oppone il mostrare le reazioni dei personaggi, trovata che da sempre facilita un certo allineamento fra protagonista e spettatore, con evidenti guadagni di coinvolgimento nella narrazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Impossibile, per me, non ammirare chi sa "opporsi" in modo così conscio, risoluto, ben argomentato e pensato. Il cinema del perturbante ha bisogno di tanti Ti West e con questo non intendo molti registi che lo imitino, è ovvio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Essere o non-essere?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Sono" alla decima cartella, credo sia tempo di chiudere e tentare di postare il tutto. &lt;br /&gt;
Rimango con un ricordo indelebile, si esce da una esperienza di questo tipo con Claire radicata nel cuore, e con lei anche le altre persone che hanno abitato stanze e corridoi dello Yankee Pedlar Inn.&lt;br /&gt;
Una breve parata di soggetti accomunati da uno stato di esistenza incerto, che non è possibile definire con sicurezza sotto alcuni punti di vista: uno stato in cui Madeline O'Malley sembra più viva e presente dei vari abitanti dell'albergo, tutti comunque connotati da un profondo senso di solitudine che, più (e oltre) che sembrare irrimediabile pare congenito, un qualcosa cui nemmeno la morte può porre rimedio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continua così, Ti West, ti devo già molto, grazie.&lt;br /&gt;
Go West, young man, go West. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="335" src="http://www.youtube.com/embed/tQ2FumKy_HE" width="600"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="335" src="http://www.youtube.com/embed/awru8kGPuMU" width="600"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-5158571123491009825?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/5158571123491009825/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2012/01/ghost-story-for-minimum-wage.html#comment-form" title="58 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/5158571123491009825?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/5158571123491009825?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/c4r3laKtttw/ghost-story-for-minimum-wage.html" title="A ghost story for the minimum wage" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-1GBEODtouNo/TwoGX_5e1PI/AAAAAAAAIjk/-ipA11gFsEI/s72-c/Innkeepers_2011_Movie_poster_locandina.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>58</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2012/01/ghost-story-for-minimum-wage.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkECSXo_eyp7ImA9WhRWEEU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-623201771324133622</id><published>2011-12-28T15:32:00.001+01:00</published><updated>2011-12-28T16:04:28.443+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-12-28T16:04:28.443+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Razzismo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Pop Culture" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letture" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Femminicidio" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Auguri" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cinema" /><title>How many rips</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-NH8F-9u3jiA/Tvsh-2gSuRI/AAAAAAAAIjc/W6YzgiExzH8/s1600/How_many_mics.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="414" src="http://3.bp.blogspot.com/-NH8F-9u3jiA/Tvsh-2gSuRI/AAAAAAAAIjc/W6YzgiExzH8/s640/How_many_mics.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ringraziare ci siamo già ringraziati nello scorso post ma ci tengo a fare a tutti gli auguri per un buon 2012, che possa essere intenso e felice per tutti voi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ho grandi desideri per me stesso, se non quello di continuare su questa strada: desiderare sempre di meno, consumare sempre di meno, cercare di stare attento ai bisogni di chi mi è vicino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parimenti, non mi sono fissato veri e propri propositi per l'anno a venire, ne ho solo uno che credo sarà molto facile da portare a termine, ovvero quello di leggere per tutto il 2012 solo romanzi e racconti scritti da donne.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta di una decisione maturata negli ultimi mesi, quando l'accumulo di notizie riguardanti il continuo peggioramento delle condizioni femminili (aumento del tasso di violenze, omicidi e stupri, discriminazione continua sul lavoro e a casa, razzismo tanto diffuso quanto poco riconosciuto in ogni settore della vita sociale e culturale di moltissimi Paesi) si è sovrapposto alla lettura di alcuni articoli riguardanti la &lt;i&gt;discriminazione in campo letterario&lt;/i&gt;, articoli che ho messo da parte e con i quali spero di riuscire a mettere in piedi un post nell'immediato futuro.&lt;br /&gt;
Credo che in fin dei conti questo sia il razzismo più preoccupante di tutti, in quanto riguarda circa il 50% della popolazione.&lt;br /&gt;
Non c'è molto che io possa fare e non penso che un anno di letture possa scuotere chissà quali coscienze ma, come per il veganismo, si tratta di passi per me ormai obbligatori a fronte dell'essermi voluto informare. &lt;br /&gt;
Negli anni precedenti ho letto una percentuale molto bassa di letteratura scritta da donne, non credo di essere andato oltre il 20% del mio totale: si può rimediare quindi per me si deve rimediare.&lt;br /&gt;
Fra i titoli che in questo momento vivono nel mio e-reader ci sono&lt;i&gt; The Tiger's Wife, Ten Thousand Saints, Swamplandia&lt;/i&gt; e presto&lt;i&gt; In Zanesville, Blind Sight&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;State of Wonder&lt;/i&gt;, quindi per un po' sarò ben satollo, ciò ovviamente non vi impedisce di suggerirmi altri titoli (ho già segnato tutti quelli che aveva elencato Marco nel commento al post su Yates...).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre a questo post, che comunque arriverà non prima di febbraio, ho già adocchiato alcuni argomenti che mi piacerebbe affrontare durante le prossime settimane: credo che il primo post dell'anno sarà dedicato al caso conosciuto come &lt;b&gt;pizzabomber&lt;/b&gt;, non penso che ci potrà essere molto coinvolgimento emotivo ma si tratta comunque di una vicenda interessante, con alcuni risvolti insoliti che mi hanno colpito e mesmerizzato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vorrei quindi occuparmi anche di tutta una serie di giornalisti, per la massima parte statunitensi, che ha costruito l'intera carriera su un cumulo di menzogne, inventandosi di sana pianta articoli e interviste. Credo che questo mio interesse sia nato parecchio tempo fa, con la lettura de &lt;i&gt;L'Avversario&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;Emmanuel Carrere&lt;/b&gt; e l'idea di una persona che si intrappola sempre di più in una rete di bugie ha sempre attirato la mia curiosità, vedremo quel che ne uscirà fuori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piacerebbe poi tentare di scrivere qualcosa su &lt;i&gt;Shining&lt;/i&gt; (film, manco a dirlo), magari occupandomi anche della sua realizzazione, è da tempo che questo titolo mi ronza in testa ma sono spaventato dal fatto che, essendoci una enorme mole di materiale al riguardo, non si possa in realtà scrivere nulla di men che banale.  Credo quindi che questo sia il meno “sicuro” fra i post che vorrei scrivere prossimamente, è facile che non riesca a essere soddisfatto dalla stesura e potrei abbandonare il tutto, anche in questo caso si vedrà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono ovviamente altri argomenti, tutti link accumulati in una cartella che ho nominato, con botta di originalità, “da sviluppare”, ma questi sono quelli ci vorrei dare precedenza, insieme a uno che mi ha suggerito un amico su Facebook.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa persona mi ha fatto notare che segnalo quotidianamente parecchi link interessanti su questo social network, link che inevitabilmente si perdono con il passare dei giorni e che non sarebbe male, secondo lui, raccogliere in una pagina unica.&lt;br /&gt;
Ho risposto che tenterò di farlo ma solo se, invece di produrre un elenco piuttosto sterile, riuscirò a “narrare” qualcosa mentre propongo i vari link, impresa che al momento mi pare piuttosto difficile ma nulla vieta di tentarci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli spunti quindi non mancano, bisogna solo passare la fase bagordo-capodannesca per poi ricominciare a darsi da fare. &lt;br /&gt;
Ancora auguri, cercate di stare bene, ci rileggiamo su queste stesse pagine fra una settimana, anche meno!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-623201771324133622?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/623201771324133622/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/12/how-many-rips.html#comment-form" title="26 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/623201771324133622?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/623201771324133622?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/J05xxfTyiDA/how-many-rips.html" title="How many rips" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-NH8F-9u3jiA/Tvsh-2gSuRI/AAAAAAAAIjc/W6YzgiExzH8/s72-c/How_many_mics.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>26</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/12/how-many-rips.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Ak8NRHwyfip7ImA9WhRQFkw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-8054167598501279830</id><published>2011-12-11T16:15:00.014+01:00</published><updated>2011-12-11T16:54:55.296+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-12-11T16:54:55.296+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Derek Boogaard" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Sport" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hockey" /><title>Colpisci qualcuno</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-9DrtwF-bywg/TuTHAADCnlI/AAAAAAAAIic/p21BmfoSUKg/s1600/Derek_Boogaard_1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="412" src="http://1.bp.blogspot.com/-9DrtwF-bywg/TuTHAADCnlI/AAAAAAAAIic/p21BmfoSUKg/s640/Derek_Boogaard_1.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Di solito i ringraziamenti vanno alla fine ma magari la gente non li legge, sfinita dalle venti cartelle di questo pezzo, quindi...&lt;br /&gt;
Il primo ringraziamento è per voi lettori/commentatori. Quando ho iniziato questo nuovo viaggio avevo dato per scontato (e credo di essere stato arrogante e di aver pensato male) che non avrei ricevuto commenti e non sarei stato granché letto, almeno per un bel po' di mesi. Pezzi lunghi, argomenti diversi rispetto al mio precedente blog, zero flame, zero stroncature, non mi occupo più delle varie robe che attirano l'interesse effimero... Insomma, avevo previsto un lungo periodo di rodaggio cui sarebbe seguita comunque una normalità di contatti e commenti che non poteva nemmeno avvicinarsi alle vecchie medie.&lt;br /&gt;
Così non è stato, siete magnifici, avete la pazienza di leggere queste polente sterminate, qui sembra un'isola nella quale non vige il &lt;i&gt;TL; DR&lt;/i&gt;, addirittura andate a cercare titoli e seguite i consigli, non so, sono contento, ecco.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Grazie.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secondo ringraziamento è per &lt;b&gt;Kevin Smith&lt;/b&gt;, proprio quello Smith che continua a non piacermi molto.&lt;br /&gt;
Devo a lui la scintilla di interesse verso l'hockey, scintilla che ha incendiato un articolo del &lt;a href="http://www.newyorker.com/online/blogs/sportingscene/2011/12/this-is-your-brain-on-ice.html" target="_blank"&gt;New Yorker&lt;/a&gt; che ho letto di recente: da lì sono passato al &lt;a href="http://www.nytimes.com/" target="_blank"&gt;New York Times&lt;/a&gt; (&lt;b&gt;John Branch&lt;/b&gt;, per me sei da Pulitzer) poi a vari siti e forum, persino moltissimi commenti su You Tube.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Grazie. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Per mia fortuna non bado più di tanto ai nazionalismi, ma c'è da vergognarsi per la tremenda, incredibile differenza fra i giornalisti inglesi e staunitensi rispetto ai nostri. Alcune loro testate scavano così in profondità, usano così bene tutti i moderni mezzi della Rete, li hanno assimilati in un modo che desta invidia e ammirazione sconfinata.&lt;br /&gt;
Qui da noi è il medioevo e non so quando ci schioderemo, sembriamo comunque troppo orgogliosi per farlo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi l'ultimo grande grazie è alla &lt;b&gt;Rete&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
Mi permette di sapere, scrivere e mettere insieme cose in un modo che sento adatto e insostituibile e non passa anno senza che il &lt;b&gt;Web&lt;/b&gt; non affini e migliori queste potenzialità. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Grazie&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, vi vorrei parlare di un gigante buono che aveva un solo sogno nella vita e poi si è perso lungo la strada, senza mai trovare aiuto.&lt;br /&gt;
Per farlo, temo, dovrò prendere la solita via lunga e tortuosa, l'unica che conosco.&lt;br /&gt;
O, forse, l'unica che mi piaccia e senta adatta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immaginate una partita di qualche sport di squadra che vi piace. Io seguo il basket americano, ma immaginiamoci una partita di calcio, per semplicità.&lt;br /&gt;
Tifo Toro, quindi facciamo finta di essere a un derby e torniamo un po' indietro nel tempo che del Toro di adesso, come di tutto il calcio attuale, non conosco quasi nessun nome.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo in un derby di qualche tempo fa e &lt;b&gt;Brio&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;Gentile&lt;/b&gt; o entrambi stanno martellando di botte &lt;b&gt;Dossena&lt;/b&gt;. Non so se avete presente, ecco, mettete Brio accanto a Dossena e non sembrano far parte nemmeno della stessa specie...&lt;br /&gt;
Fossimo in una partita di hockey lo stadio comincerebbe a chiamare il nome di qualche ipotetico giocatore in panchina.&lt;br /&gt;
Ci sarebbe la possibilità, da parte dell'allenatore del Toro, di far entrare questo suo colosso, un super Godzilla che non sa palleggiare, non sa difendere, non sa costruire o interrompere il gioco e ha segnato in tutta la sua vita forse un gol, per puro caso o sbaglio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo giocatore, evocato dalla panchina, non lo si vede spesso in campo ma è comunque un beniamino del pubblico.&lt;br /&gt;
Si avvicina a Brio, segue un breve rito più o meno codificato, e si mette d'accordo con lui: i due vanno verso il centrocampo e cominciano a pestarsi a pugni nudi come se non ci fosse un domani. E non intendo colpi al corpo eh: martellate alle tempie, missili sul naso e tutto il resto.&lt;br /&gt;
Arbitro e guardialinee stanno a guardare, la folla si alza e applaude, i telecronisti esultano, le televisioni portano su schermo in due secondi le schede con le caratteristiche fisiche dei due, le retoriche si sprecano mentre i due se le danno di santa ragione: fino al sangue, fino a sfasciarsi mandibole, fino alla commozione cerebrale.&lt;br /&gt;
Finito di darsele, i due si beccano qualche minuto di sospensione dalla partita, fra gli applausi della folla e il “rispetto” dei compagni. Alle volte tornano in panchina, alle volte caracollano verso gli spogliatoi o l'infermeria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-TJsbXBp05VI/TuTHNtz6vcI/AAAAAAAAIik/YT7htj3TtNc/s1600/Boogaard_Fight.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="512" src="http://2.bp.blogspot.com/-TJsbXBp05VI/TuTHNtz6vcI/AAAAAAAAIik/YT7htj3TtNc/s640/Boogaard_Fight.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Il “rispetto”...&lt;br /&gt;
Come ho scritto prima, le retoriche si sprecano.&lt;br /&gt;
Potete immaginarle, le solite cose che, se sei un maschio, senti e leggi fino alla nausea fin da piccolo.&lt;br /&gt;
I gladiatori, la nobile arte, le regole cavalleresche, il sublimare e parodiare  la guerra (e, ehi, l'uomo non può fare a meno della guerra, no?), l'esigenza del confronto-scontro, la ritualità...&lt;br /&gt;
Tutte in fila, tutte meccaniche, tutte facili da imbracciare, tutte potenti e rodate, fino, ovvio, alla più micidiale, a quella che esclude e chiude, il “de gustibus” di questo campo dialettico, il micidiale “se non ti sei mai picchiato, non puoi capire”.&lt;br /&gt;
Le abbiamo viste applicare a eventi di ogni tipo, dalla boxe fino agli scontri fra hooligan. Sono retoriche forti, hanno sopportato centinaia di anni di attacchi, non credo di poter nemmeno iniziare a confrontarmici, non è nemmeno mio interesse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quel ruolo di cui ho parlato prima cercando più o meno di spiegarlo attraverso il calcio è tipico dell'hockey, non di tutto l'hockey al mondo ma di buona parte di quello statunitense e canadese. Si chiama enforcer ed è un vero e proprio missile a testata nucleare chiuso nel tuo silo. &lt;br /&gt;
In un mondo perfetto gli enforcer non dovrebbero nemmeno entrare in campo, dovrebbero funzionare come il più classico dei deterrenti: guarda, squadra avversaria, se continui a fare falli brutti e maltrattare i miei giocatori, apro i cancelli e scateno il Minotauro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ci sono stati casi, alle volte anche splendidi a vedersi, in cui la minaccia è bastata: uno degli esempi migliori è stato proprio &lt;b&gt;Derek Boogaard&lt;/b&gt;, il giocatore di cui vorrei parlarvi in questo post. In una partita di play off molto tesa e fallosa dei suoi Wild contro i Ducks lo stadio, a poco tempo dalla fine, urla il suo nome. I Ducks stanno facendo i furbini e, insomma, serve loro una regolata, una lavata di testa.&lt;br /&gt;
Boogaard si alza dalla panchina, il coach lo fa entrare e...&lt;br /&gt;
E basta una sfilata sotto la panchina avversaria, un breve sorriso ai paperottoli, come a dire “sono qui, vediamo se continuate a comportarvi come stavate facendo prima”, basta questo per attuare il miracolo: di fronte a questo gigante di 2 e passa metri per 120 chili di peso la squadra avversaria si calma d'un botto, per magia. Non volano pugni, non accade nulla, si continua a giocare. Una spalmata di camomilla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/x81JzcVC0po" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, ben più spesso, i due rispettivi enforcer vengono alle mani con un rituale codificato che si è perfezionato nel tempo e si è addirittura adattato ai cambiamenti di regolamento.&lt;br /&gt;
I bastoni cadono a terra, volano via guantoni ed elmetti e comincia la danza, spesso al centro della pista, con gli arbitri pronti a chiamare il break nel caso qualcuno finisca a terra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi è difficile partire da dove si dovrebbe partire, ovvero dall'inizio...&lt;br /&gt;
Lo scontro fisico, anche piuttosto cattivo, fa parte del codice genetico dell'hockey, della sua storia e invece di concentrarsi su questo dato come se fosse un problema da risolvere le squadre, le organizzazioni, le leghe e tutta l'economia (televisioni, merchandising...) che ci ruota intorno ha sempre ragionato in termini di paura di perdere pubblico, paura di “snaturare” lo sport.&lt;br /&gt;
Da qui quindi i cinque minuti di sospensione dopo uno scontro di questo tipo o, per dire, il divieto per un giocatore di levarsi l'elmetto.&lt;br /&gt;
Fatta la legge...&lt;br /&gt;
Gli enforcer per aggirare questo problema si mettono d'accordo su una modifica del rituale: ognuno farà volare via l'elmetto all'altro e via a darsele di santa ragione per il sollazzo del pubblico pagante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E intanto, come e più che in altri sport, i giocatori muoiono. Muoiono proprio a causa di questi scontri e di altre genialate tremende come il cheap shot.&lt;br /&gt;
E anche in questo caso, siamo pronti a schermare la nostra fame di sangue con un bel pacco di rodata retorica, questa un tantinello più giovane ma sempre più efficace: “e se anche fosse? Sanno quel che rischiano e mi sembra che guadagnino un bel pacco di soldi, no?” (parente del "i veri eroi sono i lavoratori che muoiono in fabbrica per 800 euro al mese"). Accanto a questa c'è anche l'altra, pure lei bella tosta: “Sono guerrieri, gladiatori dentro, non frocetti qualsiasi, loro non potrebbero vivere senza questi confronti fisici, chi sei tu per dire a loro come esistere?” che conduce alla più generale e adoratissima “Better to burn out than to fade away”.&lt;br /&gt;
Forti eh?&lt;br /&gt;
Anche queste fanno un sacco di presa, è naturale, ci mancherebbe. La prima poi, in tempi di crisi e di odio verso i ricchi, è formidabile, non che la seconda e la terza le siano da meno eh...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-vt7CjtB_kO4/TuTHcg-0CmI/AAAAAAAAIis/Fo4-6nHGMdc/s1600/Boogaard_Boogeyman.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="454" src="http://4.bp.blogspot.com/-vt7CjtB_kO4/TuTHcg-0CmI/AAAAAAAAIis/Fo4-6nHGMdc/s640/Boogaard_Boogeyman.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Le abbiamo anche viste su grande schermo, &lt;b&gt;Oliver Stone&lt;/b&gt; ce le ha spiattellate, col suo solito sguardo cinico e divertito, in &lt;i&gt;Ogni maledetta domenica&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
Anche lì c'era gente che rischiava di morire a ogni partita. Anche lì c'era gente che si riempiva di antidolorifici per reggere ancora qualche minuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma su queste cose, sulle nostre colpe, sulla complicità dello sguardo torneremo magari più avanti, dopo aver conosciuto, visto crescere e combattere Derek Boogaard.&lt;br /&gt;
Per vederlo crescere bisogna prima farlo nascere e questo gigante vede la scarsa luce del sole canadese il 23 giugno 1982, primo di quattro figli. Suo padre è uno di quegli strambi tizi che combattono il crimine a cavallo, con tanto di sciabola, gli agenti della &lt;i&gt;Royal Canadian Mounted Police&lt;/i&gt; e uno dei tantissimi metri in base ai quali possiamo tentare di misurare (sempre che tale atto sia possibile) la civiltà di una nazione è anche questo: se sei pulotto a cavallo in Canada allora per contratto sei obbligato a trasferirti spesso, almeno non fai amicizie nel luogo, non stabilisci possibili interessi a chiudere un occhio ogni tanto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco quindi che i Boogaard zompano ogni tot anni in giro per le sconfinate e un poco brulle praterie di quella regione chiamata &lt;i&gt;Saskatchewan&lt;/i&gt;, con parecchi trasferimenti (e lì le distanze si misurano a centinaia di chilometri a botta eh) prima che Derek diventi maggiorenne.&lt;br /&gt;
Ma Derek maggiorenne lo sembra già a 12-13 anni: 1.92 per 95 chili di peso, un colosso imponente che impara ben presto a sue spese che non importa “come” tu sia diverso: nero, gay, gracilino o gigante, la gente ti perseguiterà.&lt;br /&gt;
A scuola tutti i più duri lo vogliono menare per un motivo molto semplice:  se riesci a stendere il più grosso in assoluto allora sei troppo un maschione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aggiungete al mix i frequenti traslochi e potete immaginare come Derek non riesca a piantare una radice che una: insofferente nei confronti della varie autorità, non proprio brillante negli studi, spesso fin troppo incurante delle conseguenze delle sue azioni, il ragazzo, che continua a crescere e crescere e crescere come se avesse un campo gravitazionale in grado di raccogliere meteoriti e far massa, trova nell'hockey l'unico punto saldo e fermo, ancora di più quando i suoi divorzieranno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non c'è poi molto da fare per chi vive in mezzo al gelo di queste cittadine minori del Canada, grumi di 500-1000 anime assediati dal ghiaccio subartico, e se non giochi a hockey sei tagliato ancora più fuori. Eppure l'hockey non ricambia l'amore di Derek: spesso le lame dei pattini si spezzano sotto il peso del Behemoth, mamma deve sempre aggiungere strisce di tessuto alle uniformi troppo piccole e mentre i compagni piroettano e sfrecciano, la corazzata Derek impiega lunghi secondi per girarsi e seguire il gioco...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma i genitori, sia quando stanno ancora insieme che in seguito al divorzio, cercano di appoggiare e rafforzare in ogni modo l'unica passione di questo figlio un po' strano, taciturno e solitario.&lt;br /&gt;
Sua madre aprirà una seconda ipoteca sulla casa e suo padre lo porterà in macchina alle varie partite, macinando chilometri, perché per Derek non c'è altro che l'hockey, nessun piano secondario, nessuna professione, carriera o sogno: riuscirà a diventare un giocatore professionista, il resto non conta e importa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I primi anni, diciamo fino ai 14-15, sono piuttosto facili per Derek: non saprà segnare o giocare più di tanto bene ma la stazza da sola gli garantisce posti sicuri nelle varie giovanili. Quale squadra di dodicenni non vorrebbe un ventenne a far paura e creare scompiglio?&lt;br /&gt;
E proprio verso i 15 anni arriva la svolta che in retrospettiva condizionerà in modo decisivo la sua vita.&lt;br /&gt;
Durante un incontro come tanti altri, forse più nervoso di altri, il ragazzone sente qualche parola di troppo volare dalla panchina avversaria, perde le immaginarie staffe e, senza nemmeno sapere come, si ritrova a seminare il terrore su detta panchina.&lt;br /&gt;
Giocatori, allenatori, accompagnatori si disperdono come dopo un'esplosione, colpiti dalla furia del colosso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sono gli unici a essere colpiti.&lt;br /&gt;
Nel palazzetto ci sono una decina di osservatori della Western Hockey League che fino a due minuti prima non avrebbero dato un soldo bucato per quel ragazzo e che ora stanno ammirando con occhi sgranati la distruzione della panchina avversaria, con una sola parola che rimbalza nei loro cervelli: enforcer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Eiy-ksTZwIo/TuTHogW2OfI/AAAAAAAAIi0/qxd0vUgxz4k/s1600/Derek_Boogaard_Wild.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="540" src="http://4.bp.blogspot.com/-Eiy-ksTZwIo/TuTHogW2OfI/AAAAAAAAIi0/qxd0vUgxz4k/s640/Derek_Boogaard_Wild.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Le offerte non tardano ad arrivare, in particolare quella dei &lt;b&gt;Regina Pats&lt;/b&gt; e Derek presto trova una squadra, con tanto di stipendio, magari non eccezionale ma pur sempre un inizio significativo.&lt;br /&gt;
Quel che Derek non sa è che la WHL non è proprio il cortile dietro casa: campionato con giocatori dai 16 ai 20 anni circa, grandi distanze da percorrere, serbatoio selettivo dal quale si può arrivare al paradiso della NHL ma sapendo di dover fronteggiare una concorrenza durissima.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Derek è stato preso dai Regina Pats per fare l'enforcer, nessuno lo dice con chiarezza ma tutti lo sanno, il ragazzo per primo: non è granché come giocatore e se vorrà farsi strada dovrà spianarla a colpi e mazzate, senza guanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Già ho tentato di descrivervi cosa significhi questo ruolo, ora aggiungiamo due o tre dettagli, tanto per... &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le mani di questi tizi sono uno spettacolo orrendo a vedersi: deformate da anni di combattimenti senza guanti, alle volte dopo dei colpi molto forti ti devono letteralmente mettere in trazione le nocche che sono finite quasi all'altezza del polso.&lt;br /&gt;
I colpi alla tempia si sprecano, così come non c'è quasi bisogno di parlare dello stato dei setti nasali e di varie altre parti del corpo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questi scontri non durano pochi secondi, come sembrano suggerire i filmati.&lt;br /&gt;
Te li porti dentro prima e dopo, sai che in quella città c'è quell'altro enforcer molto tosto con cui devi saldare un conto; se perdi lo scontro miliardi di “se mi fossi mosso così”, “se avessi schivato e poi affondato”, un codazzo di &lt;i&gt;se&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;ma&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;forse&lt;/i&gt; che devi mischiare alla preparazione per la partita seguente, all'immancabile nuovo enforcer che ti aspetta sull'altra panchina.&lt;br /&gt;
Se sei un enforcer, il tuo calendario è diverso rispetto a quello della tua squadra. &lt;br /&gt;
Senza contare quelli che orbitano intorno alla tua, di panchina, pronti a fregarti il posto appena scricchioli un po'. Non puoi quindi nemmeno lamentarti perché hai la schiena a pezzi o sei svenuto due o tre volte sotto la doccia...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esistono parecchi siti amatoriali dedicati agli enforcer: non so se avete presente la fissa tutta americana (che trovo comunque piuttosto utile) per dati e statistiche, questi tizi giudicano i vari scontri fra enforcer listando vittorie, pareggi e sconfitte e uscendosene quindi fuori con i migliori, i peggiori, le rivelazioni ecc. ecc. Questo, dal patronimico poetico ed evocativo, può essere un esempio: &lt;a href="http://dropyourgloves.com/" target="_blank"&gt;Drop Your Gloves&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Derek Boogaard crede di aver trovato il paradiso dai Regina Pats ma lo aspettano due anni di pura sofferenza. Non basta continuare a crescere come un bambù (ancora minorenne passa i 2 metri e accumula altri bei chiletti): le altre squadre hanno gente che sta facendo a botte da 3 o 4 stagioni, picchiatori di 20 anni con parecchi trucchi e cattiverie nel bagaglio che fanno capire ben presto a Derek come non basti saper stare in piedi sulla pista e aver preso lezioni di boxe: è una danza ben diversa e bisogna imparare tutto da capo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Boogaard le busca a destra e manca, non capisce nemmeno il perché, viene ceduto in giro, rientra ai Pats, le piglia ancora, piange ore e ore a bordo delle auto che lo riportano a casa, finisce ai &lt;b&gt;Prince George Cougars&lt;/b&gt; che sono i primi a chiamarlo &lt;b&gt;Boogeyman&lt;/b&gt; e passa di nuovo un anno infernale.&lt;br /&gt;
Piangerà spesso questo Golia. Da solo, nelle braccia del padre, piangerà un sacco. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non riesce a bilanciarsi bene sui pattini, ha uno stile poco preciso fatto di sbracciate tanto potenti quanto larghe e prive di mira, finisce di nuovo parecchie volte al tappeto e alle botte degli enforcer nemici si aggiunge l'ostilità dei suoi stessi tifosi, che non gli perdonano le troppe sconfitte.&lt;br /&gt;
Siamo arrivati a marzo 2000, altro snodo importantissimo nella sua vita. Viene massacrato dall'ennesimo enforcer, si ritrova la mascella a pezzi e viene messo a dieta liquida e rispedito a casa.&lt;br /&gt;
E proprio da questa mascella distrutta il nostro torva una incrollabile voglia di rivincita: durante l'estate si allena ancora di più, accumula per buona misura altri 15 chiletti, trova finalmente una famiglia ospitante (spesso i giocatori di quell'età vengono ospitati a casa di famiglie di tifosi che hanno accordi con le squadre) che stabilisce con lui un buon legame e...&lt;br /&gt;
E comincia a stendere al suolo chiunque gli si pari davanti, o quasi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella sua seconda stagione con Prince George si guadagna il rispetto e l'ammirazione di nemici e amici, lo stadio comincia a osannarlo, la stampa parla di lui. Boogaard ha imparato a sfruttare l'enorme vantaggio delle sue lunghe leve e sviluppa il suo caratteristico stile (ti tengo per il bavero bloccandoti un braccio con una mano mentre ti percuoto con l'altra) che gli procurerà innumerevoli vittorie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Trova anche il modo di segnare un gol decisivo durante i supplementari di un play off e lo ricorderà a lungo (e molti altri oltre lui testimonieranno questo dato) come il momento più felice della sua carriera.&lt;br /&gt;
Non gli scontri, non le botte, non il sangue: un goal.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per i consueti casi del destino, la NHL comincia i suoi draft proprio il giorno del compleanno di Derek, il 23 giugno 2001, con Boogaard finalmente maggiorenne che la sera prima ha fatto bagordi tanto che, quando irrompono nella sua stanza con la notizia che i &lt;b&gt;Minnesota Wild&lt;/b&gt; lo hanno preso, lui risponde con cortesia al telefono per poi tornare a dormire e smaltire la sbornia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Servirà ancora tempo, 4 anni per l'esattezza. I capoccia dei Wild non hanno fretta di darlo in pasto agli enforcer avversari e spediscono Boogaard nelle serie minori a farsi le ossa mentre impara a spaccarle agli altri.&lt;br /&gt;
Dall'umido della Louisiana al caldo feroce di Houston, Boogaard lavora durissimo: si ferma più a lungo degli altri, si concentra sulle basi, continua a prendere lezioni di boxe, cerca di affinare i suoi 2 e passa metri per 120 chili e, partita dopo partita, ferita dopo ferita, arriva infine il gran giorno del suo esordio in NHL con i Minnesota Wild, stagione 2005 – 2006.&lt;br /&gt;
Saranno 5 anni da favola: il Boogeyman spazza via qualsiasi concorrenza, ne piglia alcune ma riesce a darne molte di più e spedisce un sacco di gente  in infermeria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/rR1EGzp9DLY" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inutile stare a elencarvi i nomi dei vari enforcer sconfitti durante la sua carriera nei Wild, basta fare qualche semplice ricerca su You Tube e vedrete che questo moderno surrogato del Colosseo è ben documentato e Boogaard figura fra i preferiti.&lt;br /&gt;
Meglio ricordare i suoi gesti fuori dal “ring”, i sorrisi, la grande disponibilità in interviste, raccolte di fondi, campus estivi coi bambini... &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma sono anni di scontri senza guanti, con colpi durissimi alla testa, cadute violente, urti in corsa. Se sbatti contro un torello di 120 chili lanciato a 45 chilometri orari il colpo, anche se protetto, te lo ricordi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Commozione cerebrale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La parola che tutti gli enforcer temono e evitano quando possibile. Puoi sfasciarti la spalla, spappolarti il ginocchio, stroncarti la schiena, maciullarti le mani e disintegrarti il naso ed è ok: un interventino, qualche giorno di recupero e via che si torna nell'arena, ma se i capoccia sentono parlare troppo spesso di commozione cerebrale allora rischi il posto.&lt;br /&gt;
E sono posti che rendono bene, sia chiaro: siamo nell'ordine dei milioni di dollari, con tutti i benefit che quest'ordine comprende...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi neghiamole, queste commozioni.&lt;br /&gt;
E poco importa che se il medico ci chiede di elencare qualche parola che inizia con la R non ci viene in mente nulla.&lt;br /&gt;
E chissenefrega se quando ci chiedono: “Ti è mai successo, dopo un colpo, di vedere nero per qualche istante? Quante volte in carriera? Quattro, cinque?” ci viene da ridere e da rispondere quattrocento, cinquecento.&lt;br /&gt;
Cosa vuoi che sia se alle volte non riesci a sollevarti dal mal di schiena o svieni sotto la doccia.&lt;br /&gt;
Non è nulla...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con il dolore arrivano, manco a dirlo, gli antidolorifici. E l'&lt;i&gt;Ambien&lt;/i&gt; per rilassarsi e dormire un po', un preferito, un oldie but goldie che viene spacciato negli spogliatoi e ti permette di ricavare intermezzi di pace fra uno scontro e l'altro. Molti ne fanno uso e i medici della società naturalmente non ne sanno nulla, ci mancherebbe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A un Boogaard sempre più famoso e amato ma sempre più malconcio e dolorante serve solo qualche catalizzatore, facciamo due in combinata stereo: un evento più doloroso del solito e una persona “più esperta” accanto.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Todd Fedoruk&lt;/b&gt; è un tizio a cui Derek aveva polverizzato la mascella qualche stagione prima e che arriva ai Wild e diventa amico di Boogaard, al punto che i due condividono la stanza durante le trasferte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/gQ8G0E280gs" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fedoruk, di qualche anno più grande, ha qualche problema con gli antidolorifici ed è già stato in rehab. Non stiamo parlando delle cazzatine tipo Ambien, qui entriamo nel campo degli oppioidi belli tosti, quelli che li prendi e non senti più il dolore, te stesso, la Terra e l'Universo intero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E Boogaard non è da meno: suo padre, Len, poliziotto dentro, ha raccolto  per curiosità alcune delle ricette trovate a casa del figlio e in tre mesi durante la stagione 2008-2009 il gigante ha ricevuto 11 ricette da 8 medici diversi (compreso, for the record, anche un dottore di un'altra squadra) per un totale che gira intorno alle 370 pasticche di &lt;i&gt;Vicodin&lt;/i&gt; e farmaci a esso assimilabili. In tre mesi, solo il materiale “legale”, solo quello rinvenuto: credo che non si rischi di esagerare ipotizzando una quantità perlomeno doppia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo a metà aprile 2009, Boogaard subisce ben due operazioni nel giro di una settimana, spalla e naso. Gli prescrivono il&lt;i&gt; Percocet&lt;/i&gt; e siccome è un gigante, le dosi sono quasi il doppio del normale.&lt;br /&gt;
Il Percocet è una bomba a base di &lt;b&gt;ossicodone&lt;/b&gt;, l'Ambien al confronto è brodo di gallina tiepido.&lt;br /&gt;
Fedoruk non è forse il tipo da mettere in stanza con un giocatore che inizia a darci dentro con il Percocet, ma ormai &lt;i&gt;the damage is done&lt;/i&gt;...&lt;br /&gt;
Sarà un treno dal quale Boogaard, nonostante qualche fermata in lussuosi centri di disintossicazione, non scenderà mai più.&lt;br /&gt;
Trovare pillole in abbondanza non è un problema per nessuno, immaginatevi per una star NHL con una decina di medici che non sono al corrente l'uno delle prescrizioni dell'altro (funny, uh?), senza contare i vari amici e spaccia assortiti, il classico sottobosco che sempre appare in queste situazioni...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così come il dolore può essere sopportato solo fino a una certa soglia, anche il mischiare oppiacei e alcol prima o poi arriverà a chiedere il pedaggio, con un carretto di interessi.&lt;br /&gt;
Derek comincia a sbandare.&lt;br /&gt;
Un poliziotto, per fortuna suo amico, lo trova una notte mentre guida in stato confusionale per Minneapolis, incapace di ritrovare la strada di casa e lo ospiterà sul divano.&lt;br /&gt;
La sua ragazza lo vede barcollare in giro per l'appartamento, sbattere contro i muri, borbottare frasi insensate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La società lo spedisce in un centro di riabilitazione in California (sono sempre lì o in Florida, questi centri, mai, per dire, nello Utah o in cima a qualche monte del Colorado...), per la stampa e i fan la sua assenza è dovuta a un guaio fisico, la verità potrebbe far calare la vendita della sua uniforme, la numero 24, una delle più amate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E la stagione 2009 – 2010 non è certo la migliore per il gargantua: perde qualche partita all'inizio per la riabilitazione, torna e picchia più o meno come al solito ma c'è qualcosa che non funziona. &lt;br /&gt;
Il gigante buono non sorride più, esegue la sua subroutine da bravo robot massacratore ma è indifferente sia ai pugni dati che a quelli presi: entra senza sguardo, termina l'avversario o viene terminato, rientra alla base.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-uatdouC0ijM/TuTH4Ic3r2I/AAAAAAAAIi8/yl6x5lHnMJI/s1600/Boogaard_Occhiali.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="562" src="http://4.bp.blogspot.com/-uatdouC0ijM/TuTH4Ic3r2I/AAAAAAAAIi8/yl6x5lHnMJI/s640/Boogaard_Occhiali.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
E i microincidenti diventano così frequenti che non è più possibile raccontarsi balle: si addormenta mentre gioca a carte con i compagni, sviene nello spogliatoio, salta gli appuntamenti.&lt;br /&gt;
Non ci vuole poi molto a trasformarsi da gigante buono a Golia, basta prendere un sacco di botte da quando hai 16 anni, inghiottire manciate di ossicodone (anche 8 pasticche a botta, masticate per farle agire più in fretta) innaffiandole con del doppio malto e condire il tutto con la solitudine che ti ha sempre accompagnato, fin dalle elementari.&lt;br /&gt;
Non nuoce, durante la trasformazione, avere un fratello minore, anche lui   giocatore di hockey, che conserva per te le pasticche e le nasconde in vari posti della casa per poi rifornirti, per non menzionare nemmeno la società sportiva e tutto quel che ruota attorno.&lt;br /&gt;
Si sono soldi in ballo, come aspettarsi qualcosa di meglio? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La suddetta società sportiva non sa che farsene di un tossico che non reagisce ai trattamenti e che si è preso fin troppe botte: la parola commozione cerebrale sarà anche verboten, ma qualcuno le ha contate e sa bene che Derek non durerà a lungo.&lt;br /&gt;
57 partite, zero gol e 9 combattimenti nella stagione sono cifre che fanno decidere per la cessione, tanto il contratto è a termine e ci sono nuovi terminator, più giovani e aggressivi, che scalpitano per rubare il posto a Boogaard.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco quindi che l'enforcer finisce a &lt;b&gt;New York&lt;/b&gt;, a giocare per i &lt;b&gt;Rangers&lt;/b&gt; con un buon contratto: 6 milioni e mezzo di dollari per 4 anni. Qualche altra cifra: il suo peso ufficiale è di 120 chili ma quando arriva nella Grande Mela si aggira sui 135-140, troppo anche per un leviatano, il ghiaccio scricchiola e si crepa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I Wild se ne sono fregati della sua dipendenza e delle sue mille ferite, I Rangers lo prendono nonostante la sua dipendenza e le sue mille ferite.&lt;br /&gt;
I calcoli possibili sono due, a seconda che siate di quelli che credono nell'umanità o meno: i Rangers sono convinti che una seconda occasione darà forza a Boogaard e lo aiuterà a superare la dipendenza, stando anche più attenti alle varie commozioni oppure i Rangers intendono spremere tutto quel che rimane dalla carcassa e pensano di poter ricavare dalla transazione qualcosa di più dei 6 milioni versati.&lt;br /&gt;
Ognuno scelga la sua interpretazione, inutile comunicarvi la mia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continua l'ormai solita sequenza di botte date e prese, diventa difficile dopo 300, 500 scazzottate dire “oh, qui ha legnato davvero duro”, “madò, guarda che cartella” o “wow, gli ha ridisegnato la faccia”: Derek, ormai insensibile, avvolto dalla sua amorevole nuvola d'oppio, picchia, viene picchiato e segna persino un raro gol nel tempio del ghiaccio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma... A New York, se possibile, è ancora più solo.&lt;br /&gt;
Nuovi compagni, nuova città e una dipendenza che non facilita una socializzazione che non è mai stata facile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-GMohMm3zBto/TuTIBM6InyI/AAAAAAAAIjE/2403E1IOB94/s1600/Boogaard_New_York.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="360" src="http://4.bp.blogspot.com/-GMohMm3zBto/TuTIBM6InyI/AAAAAAAAIjE/2403E1IOB94/s640/Boogaard_New_York.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Se è difficile distinguere i vari scontri, potete star comunque tranquilli che anche a New York la corazzata accumula la sua normale dose di commozioni, più o meno mascherate, fino a una scazzottata che spicca in mezzo alle altre e che dovrebbe far intervenire qualche sorta di organismo superiore per dire “magari adesso basta tutti quanti”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Arriva tale Carkner, i due cominciano a fare la solita cosa fino a quando l'avversario riesce a sollevare e rovesciare a terra Derek che sbatte con violenza la nuca sul ghiaccio, si alza intontito e si rifugia nello spogliatoio.&lt;br /&gt;
Non che Carkner sia colpevole di qualcosa, sta facendo (altra retorica rassicurante, che ci permette di spiare qualche incontro in più) “il suo lavoro”, cosa ne può? In più Boogaard è così intontito che ogni scontro diventa imprevedibile... Anzi, “&lt;i&gt;it feels good to take down a big man like that&lt;/i&gt;” dirà Carkner alla stampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/nz3j5KMe450" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nemmeno i Rangers possono nascondere più di tanto la verità, prima provano per qualche giorno con una generica ferita alla spalla ma infine ammettono che Boogaard è costretto a un lungo periodo di riposo causa frequenti “mal di testa”. &lt;br /&gt;
Il ragazzone piange fra le braccia del padre, che è subito corso a New York: non può nemmeno avvicinarsi a bordo campo, anche solo la vista dei vari movimenti dei giocatori potrebbe causargli nausea e vertigini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In una città che non conosce, lontano da amici e senza poter rifugiarsi nell'allenamento o nel suo bar preferito di Minneapolis, Derek finisce per isolarsi senza mai uscire dal suo appartamento.&lt;br /&gt;
Ci sono cifre spaventose che testimoniano la solitudine di quest'uomo: durante il mese di febbraio, a guardare la bolletta, invia &lt;b&gt;13,724 sms&lt;/b&gt;, spesso a gente che non sentiva da anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il resto è un tragico e inevitabile scivolo verso la disperazione: spese folli, depressione, grandi piani di rivincita o di fuga, pianti, scoppi d'ira.&lt;br /&gt;
E pillole.&lt;br /&gt;
Pillole ovunque nell'appartamento, divise in varie buste, nascoste in giro, comprate a centinaia da spacciatori. Il padre le vede, i pochi “amici” lo sanno, i Rangers ne sono al corrente ma nulla accade, anzi, verso marzo il Boogeyman, che ora fa paura per altri motivi, riprende ad allenarsi, con i medici che continuano a prescrivergli pillole su pillole.&lt;br /&gt;
Lo scivolo lo porta giù di un'altra tacca: sviene durante un allenamento. &lt;br /&gt;
Siamo a fine stagione, la squadra lo impacchetta e rispedisce in California.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il giorno in cui Derek Boogaard muore, 12 maggio 2011, doveva essere una occasione di festa: ottiene un permesso dal centro di disintossicazone per andare ad assistere alla laurea della sorella. Il piano è di recarsi a Minneapolis, incontrare il fratello per passare con lui qualche giorno e quindi andare dalla sorella.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima i 13.724 sms, ora una foto, il cellulare testimonia alcune delle tappe del suo ultimo periodo. Si tratta di uno scatto spedito via cell a un suo amico, è mattina, Derek è all'aeroporto, un bicchiere con della roba rossa dentro, sorride e accompagna la foto con “&lt;i&gt;Sesto Bloody Mary! E non ci siamo ancora staccati dal suolo!&lt;/i&gt;”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si riattacca al suolo Derek è nel territorio caro e famigliare di Minneapolis.&lt;br /&gt;
Conosce i bar, conosce i ristoranti, conosce gli spaccia. Oddio, non che ce ne sia bisogno: a poche ore dalla sua uscita dalla clinica suo fratello Aaron gli allunga un Percocet, tanto per...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bagordi in giro, prima un ristorante dove Boogeyman pasteggia bevendo Jack Daniels, poi una sequenza di quattro bar con parecchie pillole ingollate. Sono le 3 di notte, i due fratelli rientrano nell'appartamento, Derek si lamenta che il letto gira, il fratello minimizza, poi non si sente più nulla.&lt;br /&gt;
Aaron lascia il posto (e il fratello) per andare da una ragazza, rientra nel pomeriggio dopo per comunicare a Derek che sta andando all'aeroporto a prendere il terzo fratello, Ryan, un poliziotto come il padre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verso le sei i due entrano in stanza per controllare, Derek è morto da tempo, una pozza di vomito sul letto, il corpo ormai freddo e rigido.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Segue la solita, affannosa parata di meschinerie.&lt;br /&gt;
I medici delle squadre non rilasciano nessun particolare alla stampa e al padre. I manager si rifiutano di rispondere alle telefonate, alle domande.&lt;br /&gt;
I medici della clinica di riabilitazione si lavano le mani e non comunicano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La perla è però dei Minnesota Wild. Prima di una partita decidono di tenere un tributo a Boogaard, vendono parecchia memorabilia con fondi che andranno (parzialmente) in carità e poi, dentro lo stadio, sparano un video di commemorazione, quasi 5 minuti di immagini.&lt;br /&gt;
Bei filmati: Derek che sorride, Derek che incontra i fan, Derek che segna i goal...&lt;br /&gt;
Non viene mostrato nemmeno un pugno, nemmeno un secondo di quello che questo giocatore era stato allevato e programmato a fare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 2011 è un brutto anno per l'hockey NHL, in agosto si suicidano altri due enforcer, fra continue depressioni, vuoti di memoria, sbalzi d'umore tremendi:&lt;b&gt; Rick Rypien &lt;/b&gt;(27) e &lt;b&gt;Wade Belak&lt;/b&gt; (35).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è che ci si possa inventare qualche lieto fine in questo accumulo d'egoismo, ignoranza e menefreghismo, ma posso dirvi che in qualche modo, mesi dopo la sua morte, i famigliari di Boogaard ricevono una notizia che li fa quasi sentire sollevati che il loro amato sia morto di overdose a 28 anni.&lt;br /&gt;
Un team di Boston aveva chiesto il cervello di Derek per svolgere alcuni esami e qualche mese dopo comunicherà l'esito.&lt;br /&gt;
Il Boogeyman soffriva di &lt;b&gt;encefalopatia cronica traumatica&lt;/b&gt; (CTE), quella roba tremenda conosciuta anche come demenza pugilistica. Il suo cervello era ridotto malissimo, ancora pochi anni e avrebbe cominciato a infilarsi nel tunnel della demenza, trasformandosi in qualcosa che stenti a riconoscere come tuo figlio, tuo fratello o tuo marito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è possibile diagnosticare con sicurezza la CTE senza esami di questo tipo e potete capire come siano poche le famiglie che concedono il permesso per condurre questo tipo di indagine sul loro defunto. Ma i dati raccolti fino a questo punto sono devastanti anche se la scarsità di casi esaminati impone ai ricercatori una certa cautela, potrebbero anche essere sbranati da stormi di avvocati, fra le altre cose.&lt;br /&gt;
La CTE è tipica di parecchi sport, boxe, football americano e hockey in particolare.&lt;br /&gt;
Uno dei ricercatori di Boston, fra l'altro un ragazzo giovane, è andato una volta a un incontro di hockey: è stato l'unico a non alzarsi in piedi durante la scazzottata rituale, è stato l'unico a non essere contento o eccitato.&lt;br /&gt;
Questo perché vedeva quel che accadeva in realtà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli ultimi anni, con il mio solito pachidermico ritardo, mi sono accorto che essere informati porta con sé un carico di responsabilità che è destinato a modificare la tua vita in modo determinante.&lt;br /&gt;
O almeno, non intendo generalizzare perché diventerebbe un giudizio nei confronti degli altri, a me sta accadendo questa cosa.&lt;br /&gt;
Se mi informo e di conseguenza non modifico le mie attitudini nei confronti della materia sulla quale mi sono informato, divento complice attivo dello status quo.&lt;br /&gt;
In realtà, per quanto questa cosa richieda sacrifici, è in un certo senso anche molto liberatoria e ti fornisce una calma, una forza quieta, maggiore libertà nel restringersi delle opzioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non posso essere informato su quanto accade negli allevamenti e continuare a consumare carne con la stessa noncuranza di prima.&lt;br /&gt;
Non posso essere informato su cosa sia il mondo del porno e poi tornare a consumarlo con la stessa attitudine.&lt;br /&gt;
Non posso essere informato su quel che fa la Mondadori e poi continuare a comprare i suoi libri come se nulla fosse&lt;br /&gt;
Non posso essere informato su quanto accade in questi sport e poi continuare a godermi le partite e le zuffe con la stessa curiosità ed eccitazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è, perlomeno non per me, un meccanismo on-off, magari lo fosse.&lt;br /&gt;
Lo vivo più come un percorso che pian piano mi impone di  non essere più complice anche se negli ultimi tempi il pian piano ha subito una accelerata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non riesco a farmi valere scuse che un tempo usavo come un martello (&lt;i&gt;l'uomo è nato carnivoro, masturbarsi di fronte a un porno è roba sana lo dicono anche i medici, cazzo vuoi che sia un libro in più, giocherebbero lo stesso anche se non li guardassi&lt;/i&gt;, e tanto altro) ma fuori da casa mia (e anche dentro, se siete ospiti) non sono certo il tipo che arriva e giudica chi sta divorando montagne di carne o grida feroce mentre il quaterback viene disintegrato a terra.&lt;br /&gt;
Credo che siano percorsi che non puoi inculcare in nessuno e sarei comunque a disagio a tentare di spiegare queste cose.&lt;br /&gt;
E in più non si può certo essere manichei, perlomeno io non ci sono mai riuscito e diffido di chi ci riesce, mi vanno molto bene i compromessi ragionevoli: agli assi preferisco gli asintoti, li trovo più credibili e reali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
So di sicuro una cosa: ora prima di informarmi, su qualsiasi soggetto, ci penso mille volte perché quell'atto mi modificherà per sempre. &lt;br /&gt;
Perché magari anni fa avrei guardato le foto di Derek Boogaard pensando “addio, gladiatore e leone” mentre ora non riesco a guardarle senza sentire un groppo in gola, senza pensare allo spreco di una vita per l'effimera gioia di qualche spettatore, senza pensare a quanto doveva sentirsi solo e disperato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-hn7EZALFbbk/TuTIzPpkFTI/AAAAAAAAIjM/qVWkct4hDnc/s1600/Boogaard_Last.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="480" src="http://2.bp.blogspot.com/-hn7EZALFbbk/TuTIzPpkFTI/AAAAAAAAIjM/qVWkct4hDnc/s640/Boogaard_Last.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
I casi di CTE sono in aumento in molti sport, c'è discussione e parecchi enforcer si sono fatti avanti denunciando la situazione e mettendo in dubbio l'esigenza di queste scazzottate. Sono stati messi a tacere dall'orda destrorsa capitanata da alcuni commentatori, con i soliti argomenti che non ho nemmeno voglia di riportare in questa sede.&lt;br /&gt;
Molti esperti sono invece d'accordo nel dire che l'hockey europeo, più regolamentato, è persino più bello a vedersi come sport.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse qualcosa cambierà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse no.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Aaron Boogaard&lt;/b&gt; ha 25 anni.&lt;br /&gt;
Gioca in una squadra texana della CHL, con la maglia 82, l'anno di nascita del suo fratellone.&lt;br /&gt;
Nelle ultime 10 partite si è picchiato 6 volte. Una volta, dice tutto contento, &lt;i&gt;ha steso uno con un singolo pugno&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
D'altronde, cos'altro potrebbe fare?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-8054167598501279830?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/8054167598501279830/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/12/colpisci-qualcuno.html#comment-form" title="44 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/8054167598501279830?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/8054167598501279830?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/5gqT_x47CGA/colpisci-qualcuno.html" title="Colpisci qualcuno" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-9DrtwF-bywg/TuTHAADCnlI/AAAAAAAAIic/p21BmfoSUKg/s72-c/Derek_Boogaard_1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>44</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/12/colpisci-qualcuno.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUQMQnw7fip7ImA9WhRQEUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-3814828955654653665</id><published>2011-12-06T10:09:00.001+01:00</published><updated>2011-12-06T10:23:03.206+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-12-06T10:23:03.206+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cinema" /><title>Il cameraman e l'assassino</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-4b50IRcZYuQ/Tt3bXoYi-3I/AAAAAAAAIiU/MllhItBAPfM/s1600/C%2527est+arriv%25C3%25A9+pr%25C3%25A8s+de+chez+vous.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="426" src="http://1.bp.blogspot.com/-4b50IRcZYuQ/Tt3bXoYi-3I/AAAAAAAAIiU/MllhItBAPfM/s640/C%2527est+arriv%25C3%25A9+pr%25C3%25A8s+de+chez+vous.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Questa settimana niente &lt;i&gt;"Cosa ne pensate di..."&lt;/i&gt; in quanto credo sia meglio sfruttare questa occasione che non so ancora per quanto tempo potrà valere. &lt;i&gt;Il cameraman e l'assassino&lt;/i&gt; è per me uno dei film più importanti, uno dei classici dieci titoli che salverei. Altri entrano ed escono da questo ipotetico gruppo, lui è lì dal 1992 e non credo si schioderà mai. Ovvio, non è un discorso di qualità oggettiva bensì di importanza soggettiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.imdb.it/title/tt0103905/combined" target="_blank"&gt;Qui la scheda IMDB&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è un film di facile reperibilità, io ho la vhs, ma ho sentito di alcune difficoltà nel trovarlo, bisogna guadare torrenti a piedi che il mulo è stranamente riottoso e non vuole attraversare.&lt;br /&gt;
Ecco quindi che c'è la possibilità (e non so quanto possa durare questa finestra temporale, nè ho idea della legalità della cosa, magari è stato uploadato proprio dai suoi creatori) di poterlo visionare online, su YouTube. Di solito non segnalerei, ma si tratta di un titolo fra i più cari e mi piace l'idea che venga diffuso e visto da più persone possibili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò eccovi qui sotto l'embed finché dura e se i proprietari non protesteranno e lo faranno togliere (ma credo che anche a loro interessi la diffusione, tenendo conto che sono passati così tanti anni), chi ha una connessione lenta o problemi di tempo può seguire &lt;a href="http://aranzulla.tecnologia.virgilio.it/come-scaricare-video-da-youtube-gratis-18053.html" target="_blank"&gt;queste istruzioni&lt;/a&gt; per operare altrimenti. Enjoy.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="491" src="http://www.youtube.com/embed/rQNWIR4SVOM" width="680"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-3814828955654653665?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/3814828955654653665/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/12/il-cameraman-e-lassassino.html#comment-form" title="9 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/3814828955654653665?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/3814828955654653665?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/VZIbz2K_tRM/il-cameraman-e-lassassino.html" title="Il cameraman e l'assassino" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-4b50IRcZYuQ/Tt3bXoYi-3I/AAAAAAAAIiU/MllhItBAPfM/s72-c/C%2527est+arriv%25C3%25A9+pr%25C3%25A8s+de+chez+vous.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>9</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/12/il-cameraman-e-lassassino.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEIBRHg_fyp7ImA9WhRQEE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-4023348574692214126</id><published>2011-12-04T19:15:00.000+01:00</published><updated>2011-12-04T19:15:55.647+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-12-04T19:15:55.647+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Kevin Smith" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Pop Culture" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cinema" /><title>Kevin and Smith make a horror</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-x4DYj0FnlHw/TtuvTFIxh2I/AAAAAAAAIhM/imftJFOX39Y/s1600/Kevin_Smith.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="508" src="http://3.bp.blogspot.com/-x4DYj0FnlHw/TtuvTFIxh2I/AAAAAAAAIhM/imftJFOX39Y/s640/Kevin_Smith.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Kevin Smith&lt;/b&gt; rimane per me un enigma, per molti versi. Non ho mai amato, a parte qualche risata in &lt;i&gt;Clerks&lt;/i&gt;, nessuno dei suoi film ma ne ho sempre seguito la carriera, spesso con un certo stupore nel notare come Smith riuscisse comunque a sfornare una sequenza di titoli per me sempre più bruttini trovando comunque di volta in volta i finanziamenti giusti, riuscendo a barcamenarsi fra critiche spesso negative e botteghini non certo esaltanti, legando sempre di più il seguito dei fan alla sua persona e non alla sua opera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Red State&lt;/i&gt;, il suo ultimo cortometraggio, mi è piaciuto, a tratti anche molto, pur trascinandosi dietro una serie di problemi che rischia a ogni passo di inficiare il risultato e ha il grande merito di avermi spiazzato con una scena che mi ha lasciato incerto (e terrorizzato, perché no?) e interdetto per qualche secondo/minuto. Su &lt;i&gt;Red State&lt;/i&gt; tornerò più avanti, per ora mi interessa il percorso che ha portato Smith fino a questo esito, un percorso che a me sembra viaggiare sul doppio binario di un'incuria e involuzione tecnica sempre più evidenti e una serie di vicende personali che più che in tanti altri casi sembrano essere legate a doppio filo coi suoi film, creare una serie di feedback dove non è solo la vita vera a influenzare l'opera ma anche il contrario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Kevin Smith è un film maker polarizzante più di tanti altri: la sua natura “indie”, i suoi continui riferimenti a una cultura pop che ha larga presa fra i giovani (e i meno giovani, anzi, forse più fra questi ultimi) e l'enorme appeal di &lt;i&gt;Clerks&lt;/i&gt; gli hanno assicurato la simpatia di uno zoccolo duro di fan che è riuscito a rimanergli più o meno fedele attraverso ogni flop e prova poco riuscita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/ccynHWEw7jk" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi lo disprezza ha invece gioco facile in certi attacchi al suo non-stile e alla sua continua e spesso sterile autoreferenzialità, attacchi che più di una volta hanno avuto la tendenza a perdere focus e trasformarsi in stupidi dileggi della persona. Ma dicevamo dei suoi fan e della natura indie e io credo che una fetta, non so quanto grande, di certi fraintendimenti su Smith nasca proprio dalla sua supposta natura “indie”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Kevin Smith ha venduto con facilità e velocità il suo primo film alla Miramax, cioè ai fratelli Weinstein, con i quali ha stabilito un sodalizio che è proseguito, fra alti e bassi (ma comunque all'insegna di un discreto gruzzolo) fino proprio a quel &lt;i&gt;Red State&lt;/i&gt; che ha provocato una doppia rottura che affronteremo a tempo debito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Facciamo quindi una breve carrellata dei suoi titoli, tanto per affiancare al percorso umano quello professionale.&lt;br /&gt;
L'impatto di &lt;i&gt;Clerks&lt;/i&gt; (1994) non è contestabile: diventa un simbolo degli anni Novanta e contiene una marea di scelte azzeccate in grado di far dimenticare (o sopportare) l'imperizia tecnica di un artista che preferirà sempre la scrittura alla regia, ostinandosi però a cerca di fare l'autore completo. Intuizione di proiettare la sua esperienza su un altro attore ritagliando per sé l'azzeccata figura di Silent Bob; sfilza di riferimenti a fenomeni pop che agganciano in modo implacabile i fan; buon bilanciamento nelle battute e nelle scene con una percussione sul volgare che in qualche modo lo priva della volgarità; una colonna sonora che evidenzia ancora di più lo spaziotempo della vicenda e un riuscito gruppo di personaggi borderline sono elementi che (almeno a una prima visione) funzionano così bene da far passare in secondo piano il fatto che spesso Smith è statico, incapace a posizionare la mdp, prono a lasciare gli attori a se stessi e disastroso nel montaggio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-j5i_qSGcznA/Ttuw0JwPmxI/AAAAAAAAIhU/kEk9hYBu_js/s1600/Silent_Bob.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="616" src="http://1.bp.blogspot.com/-j5i_qSGcznA/Ttuw0JwPmxI/AAAAAAAAIhU/kEk9hYBu_js/s640/Silent_Bob.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Cosa è accaduto da questo 1994 fino in pratica a ora?&lt;br /&gt;
La mia sensazione è che Smith si sia sempre più barricato in una serie di comportamenti e frequentazioni che impediscono qualsiasi tipo di crescita. A tutti noi piace l'attenzione, specie quella di tipo positivo. Per quanto ci beiamo di raccontarcela che amiamo il confronto, che cerchiamo le critiche e le discussioni con chi ha punti di vista diversi dai nostri (e quante volte l'ho ripetuto su queste e altre pagine elettroniche?) alla fine ci piacerebbe e conforterebbe un consenso universale.&lt;br /&gt;
E lo si può ottenere eh, lavorando sulle nostre orecchie, tarpandole, rivolgendole solo alle lodi e riservando a chi ci critica assalti frontali che in Smith più di una volta sono stati caratterizzati da una veemenza esagerata, quasi parossistica.&lt;br /&gt;
Spetta a noi forzarci di non farlo e non so quanto si sia sforzato Smith.&lt;br /&gt;
Chiuso dai muri degli yes man e indulgente nella sua continua dieta di fiere del fumetto, poco curioso e poco voglioso di cambiamenti, Smith ha continuato film dopo film a percorrere più o meno gli stessi sentieri senza però mai migliorare nessun dato tecnico e lamentandosi di continuo quando qualche voce esterna gli faceva notare quello che credo anche per i suoi fan più onesti sia un dato piuttosto evidente, ovvero la scarsa qualità di alcuni suoi prodotti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se è già (per me) abbastanza grave continuare a raccontare sempre le stesse storie con gli stessi trucchi, battute e personaggi, ciò diventa difficile da tollerare se nel farlo, durante una ventina d'anni, le lacune grammaticali e le sviste sintattiche rimangono sempre le stesse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed è un peccato, perché la sensazione (confortata per esempio dal suo arco narrativo di &lt;i&gt;Devil&lt;/i&gt;, che a me è piaciuto) è che Smith sia un buon narratore che, se non dovesse occuparsi anche di regia, aspetti produttivi, montaggio e tante altre cose, potrebbe focalizzare in modo migliore.&lt;br /&gt;
Tolto dal suo humus indie senza nemmeno aver fatto in tempo a piantar radici, costretto a rigiocare sempre le stesse carte, Smith si è comunque barcamenato alla meno peggio con i prevedibili capitomboli sia al botteghino che nelle fauci dei critici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Generazione X&lt;/i&gt; (1995) raccatta un misero 41/100 su Metacritic e 54% su Rotten Tomatoes: sì, lo so che per molti le statistiche e le medie non significano nulla in nessun campo e che applicarle all'arte è cosa orrenda, ma per me entrambi i dati, accoppiati a incassi non entusiasmanti (2 milioni incassati su 6 spesi), parlano di una caduta netta.&lt;br /&gt;
Vero che in seguito, come accadrà con altri suoi titoli, i proventi di dvd e noleggio saranno confortanti, ma questa è cosa che accade a tantissimi film che in sala non funzionano più di tanto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due anni dopo arriva però una sorta di rivincita: &lt;i&gt;In cerca di Amy&lt;/i&gt; becca un 71/100 MC e 90% RT e incassa 12 milioni a fronte di un budget  di nemmeno 300mila e da questo punto in poi il regista imbrocca una carriera che si potrebbe definire senza infamia e senza lode, per quel che possono raccontare queste non tanto aride cifre:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dogma (1999): MC 62/100, RT 67%, Incasso 30 Spesa 10&lt;br /&gt;
Jay e Silent Bob (2001): MC 51/100, RT 53%, Incasso 30 Spesa 22&lt;br /&gt;
Jersey Girl (2004): MC 43/100, RT 41%, Incasso 25 Spesa 35&lt;br /&gt;
Clerks II (2006): MC 65/100, RT 63%, Incasso 24 Spesa 5&lt;br /&gt;
Zack &amp;amp; Miri (2008): MC 56/100, RT 66%, Incasso 31 Spesa 24&lt;br /&gt;
Poliziotti fuori (2010): MC 36/100, RT 19%, Incasso 44 Spesa 37&lt;br /&gt;
Red State (2011): MC 50/100, RT 58%, Incasso 1 Spesa 4&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/--xp2mF290qQ/Ttu0FmEIz2I/AAAAAAAAIhk/Y-bpZfdS0Ds/s1600/Kevin_Smith_Cerca_Amy.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="272" src="http://4.bp.blogspot.com/--xp2mF290qQ/Ttu0FmEIz2I/AAAAAAAAIhk/Y-bpZfdS0Ds/s640/Kevin_Smith_Cerca_Amy.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Quel che le percentuali non raccontano è la storia di una crisi creativa che serpeggia in modo sempre più inquietante lungo gli anni e che l'autore tenta di coprire con quelli che ritiene i punti forti del suo repertorio: scambi di battute spesso efficaci, una certa persistenza a ritrarre un universo geo-sociale piuttosto ristretto e definito, il ricorso al citazionismo non come condimento ma come piatto di portata, l'ostinazione a voler raccontare una generazione che si è ormai dissolta e che forse non è mai esistita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il citazionismo di Smith, in particolare, è una delle spie più evidenti di una carenza tecnica cui il cineasta non ha mai voluto (o potuto) rimediare. Laddove l'amore per determinate pellicole e situazioni in un autore come &lt;b&gt;Quentin Tarantino&lt;/b&gt; irradia e muta continuamente il suo DNA di celluloide, portandolo a riflettere e assimilare mezzi e trucchi presenti nei film idolatrati, in Kevin Smith esso rimane atteggiamento superficiale, menzione di nomi e situazioni che non hanno altra funzone se non quella della captatio benevolentiae.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La spirale è però evidente e il crollo avviene con una serie di coincidenze e fallimenti micidiali che possiamo grossomodo far risalire al 2008. Kevin Smith con &lt;i&gt;Zack &amp;amp; Miri: Amore a... primo sesso&lt;/i&gt; pensa di avere fra le mani la potenziale bomba in grado di metterlo finalmente nella zona alta, quella degli autori da cento milioni di incasso: soggetto dal buon potenziale, una coppia di attori in grado di reggere da sola le sorti della pellicola, il lato “porno” della vicenda in grado di attirare molti curiosi e indecisi e in fondo anche la possibilità di attuare qualche tipo di metariflessione sul periodo iniziale di povertà “indie” quando riuscì a girare &lt;i&gt;Clerks&lt;/i&gt; e diventare famoso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Purtroppo la pellicola espone, una volta per tutte e in modo nettissimo, i suoi difetti come regista. &lt;b&gt;Seth Rogen&lt;/b&gt;, quasi sempre stratosferico, qui non viene diretto (andandosi ad aggiungere alla montagna di attori non diretti da Smith) e, privo di controllo, fallisce in maniera clamorosa. La galleria di personaggi di contorno è patetica, le battute volgari o spente e comunque meccaniche, i riferimenti al porno adolescenziali e buonisti, gli ammiccamenti imbarazzanti (&lt;i&gt;Star Wars/Star Whores&lt;/i&gt;? Ma davvero?), la regia appiattita sulle solite inquadrature statiche e il montaggio robotico come non mai. &lt;br /&gt;
L'incasso punisce il pasticcio (pur rimanendo uno dei film smithiani che ha guadagnato di più) e al tutto si inserisce un particolare, riportato da molti e spesso confermato dallo stesso regista, che sembra minimo , insignificante e invece potrebbe avere una qualche importanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-b0WemSlB3_0/Ttu0sR8xNVI/AAAAAAAAIh8/Ie1zvGU1jDo/s1600/Kevin_Smith_Star_Wars.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="386" src="http://3.bp.blogspot.com/-b0WemSlB3_0/Ttu0sR8xNVI/AAAAAAAAIh8/Ie1zvGU1jDo/s640/Kevin_Smith_Star_Wars.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Prima e durante le riprese Seth Rogen inizia, o meglio, reintroduce in modo “importante”, Kevin Smith alla marijuana e, fra continui problemi di peso, scontri anche feroci con la critica e qualche problema produttivo di troppo (&lt;i&gt;Red State&lt;/i&gt; sarà il primo film di Smith che i Weinstein si rifiuteranno di produrre) il nostro trova nella droga leggera un buon metodo per scaricare la tensione.&lt;br /&gt;
Nulla di male, anzi, se non per il fatto che, sempre a sentire persone a lui vicine, Kevin comincia a darci dentro in modo serio, fin dalla mattina. &lt;br /&gt;
Contornarsi di fan che ti dicono sempre che sei il più grande, annebbiarsi di fumo giorno dopo giorno e isolarsi fra convention di fumetti e il solito universo nerd di riferimento, reagendo sempre in modo ostile nei confronti di qualsiasi cosa non assecondi il nostro punto di vista non è un modo efficace per evolvere o crescere e &lt;i&gt;Cop Out/Poliziotti Fuori&lt;/i&gt; tira la mazzata definitiva a uno Smith ormai bollito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo sia inutile infierire, in questo caso: chiunque abbia visto anche solo qualche spezzone di questo tremendo film avrà provato pietà per gran parte delle persone coinvolte, con Smith che in pratica sceglie di fare l'esatto contrario di quel che dovrebbe. Noto per certa bravura nella stesura di dialoghi e scene, accetta qui di girare il copione altrui, privandosi quindi dell'ultimo bastione e alle sue già enormi lacune si aggiunge un &lt;b&gt;Bruce Willis&lt;/b&gt; che, per essere clementi, non sembra nelle sue giornate migliori.&lt;br /&gt;
I critici annusano il sangue e non risparmiano un colpo che uno: &lt;i&gt;sub mental; nothing to see here keep moving; not just stupid but sad; worst film of the year; tedious to watch and torture to listen to; desperation oozes from every frame; 110 worthless minutes; a soulless, witless, landfill contraption; sluggish, formulaic&lt;/i&gt; per chiudere con &lt;i&gt;a performance in search of a movie&lt;/i&gt;...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Kevin crolla e si richiude ancora di più nel suo smithverso: i critici non servono a  nulla e d'ora in poi dovranno pagare per vedere i suoi film, i giornalisti sono delle merde che lo canzonano per il suo aspetto fisico, è stanco di Hollywood che fa tutta schifo e vuole tornare alle sue (inesistenti, come abbiamo visto) radici indie e comunque vuol smettere di girare, magari farà fumetti, scriverà libri, si darà allo stand up, produrrà podcast (tutte cose che ha comunque già fatto con profitto) e così via.&lt;br /&gt;
Insomma, un periodo infernale al quale si somma lo spiacevole e noto incidente “di linea” (Smith viene invitato a scendere da un aereo in quanto  obeso, twittera il tutto con indignazione e la cosa gli si ritorce contro sulla stampa) e il fatto che, con i Weinstein che gli hanno rifiutato il finanziamento per Red State, si trova in pratica senza un progetto per il futuro.&lt;br /&gt;
Il 2008 può essere stato l'inizio di questo decadimento (da sempre però allignante) ma il 2010 è l'apice della crisi con Smith che attacca chiunque non la pensi e veda come lui, da Variety in giù, twitterando contro tutti i critici (gli stessi che magari ai tempi di Clerks gli andavano tanto bene) e tuonando contro qualsiasi giornalista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Yx_VDNIi3lc/Ttu1eePf-jI/AAAAAAAAIiE/t_W0FQLrWts/s1600/Hockey_Zack.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="486" src="http://1.bp.blogspot.com/-Yx_VDNIi3lc/Ttu1eePf-jI/AAAAAAAAIiE/t_W0FQLrWts/s640/Hockey_Zack.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Nasce quindi, ed è più che altro lo stesso regista a sbandierarlo, un Kevin Smith 2.0, disgustato e forgiato da tutte queste brutte esperienze, più duro e deciso che mai, pronto a percorrere sentieri diversi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel frattempo prepara &lt;i&gt;Red State&lt;/i&gt;, sfruttando, con pianificazione che a me è parsa intelligente e curata, Rete e base dei fan (si parla di circa 2 milioni di Tfollower, non sono bruscolini) e proponendo comunque alcuni ragionamenti sulla macchina hollywoodiana che, pur confusi in un mare di risentimento piuttosto sterile, segnano alcuni punti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché spendere, attraverso i normali canali distributivi, circa 20 milioni di dollari in pubblicità per un film che è costato un quinto di quella somma e che, per sua natura, è facile che non riesca mai a pareggiare simile esborso?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da qui la strategia del viral attraverso podcast, Facebook, Twitter, vari siti web e un tour degli USA, coast to coast, per promuovere una serie di proiezioni con biglietti a 50, anche 60 dollari per vedere il film insieme all'autore e poterne quindi discutere con lui. Smith si mette a dieta, perde un bel po' di chiletti, organizza una radio online, prepara dei libri e accetta pilot televisivi, insomma, si prepara a una vita “senza film”, come ha spesso annunciato: &lt;i&gt;Hit Somebody&lt;/i&gt;, la sua pellicola sull'hockey dovrebbe essere, a sentire i suoi continui rant, l'ultima della carriera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Red State&lt;/i&gt; germina da uno dei tanti cancri che affliggono gli USA: il fondamentalismo religioso, in questo caso quello di matrice battista e i riferimenti che informano le scelte di Smith sono facili da individuare. Si parte insomma dalle accozzaglie come la WBC di &lt;b&gt;Fred Phelps&lt;/b&gt; (con tanto di riferimento alla morte di &lt;b&gt;Matthew Shepard&lt;/b&gt;) per sfociare in una vera e propria &lt;b&gt;Waco&lt;/b&gt; ed è una direttiva che funziona prima di tutto come ottima occasione di fuga dal soffocante microverso di cultura pop che ha troppo spesso soffocato Smith per lo spasso di qualche fan retrostalgico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono molti gli elementi che contribuiscono alla buona resa del film. Da un lato vi è la stessa inesperienza del regista con gli standard e gli stilemi del perturbante, inesperienza che gli evita parecchi stereotipi e situazioni risapute e che garantisce anche allo spettatore già scafato una certa misura di sorpresa, sia per quanto riguarda alcune svolte della trama sia per quanto concerne la stessa amministrazione delle singole scene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La storia, in poche parole, vede tre giovani studenti che, in cerca di facili avventure sessuali, rispondono all'annuncio di una milf assetata di pischelli. Arrivati alla sua roulette, vengono drogati e si risvegliano prigionieri di una setta guidata da Abin Cooper, un pastore che predica totale odio verso gay, aborto, peccatori assortiti, stranieri e quasi qualunque essere vivente.&lt;br /&gt;
I tre sono destinati a essere giustiziati per i loro peccati, arriva l'FBI e durante l'assedio accadranno varie cosette...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Smith parte da un territorio che conosce e sa gestire, con i ragazzi che bevono, si drogano, scambiano qualche battuta, hanno problemi in famiglia e così via, ma con l'entrata di una stratosferica &lt;b&gt;Melissa Leo&lt;/b&gt; (è il suo momento migliore, fra questa prestazione e quella di &lt;i&gt;The Fighter&lt;/i&gt;) nei panni della signora vogliosa cala una cappa di ansia e oppressione che in parte ci era già stata preannunciata dalle scelte cromatiche e dalla fotografia tutta, ben più spenta e grindhouse rispetto a qualsiasi altro titolo firmato da Smith.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, come dicevamo, Smith non conosce bene le regole di questo gioco e spiazza un po' tutti: crea la giusta tensione e parte subito dopo con il momento migliore di tutto il film, ovvero il monologo-sermone di Abin Cooper/&lt;b&gt;Michael Parks&lt;/b&gt;, un pezzo magistrale nel quale l'attore dipinge in una decina di minuti una delle figure più sinistre del cinema degli ultimi anni.&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-2FfWl_AMHXw/Ttu2OR8IWOI/AAAAAAAAIiM/mxklmBVtTLk/s1600/Red_State_Kevin_Smith.jpeg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="426" src="http://3.bp.blogspot.com/-2FfWl_AMHXw/Ttu2OR8IWOI/AAAAAAAAIiM/mxklmBVtTLk/s640/Red_State_Kevin_Smith.jpeg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Il monologo però, che è anche discreto commentario sociale in una America che sembra incapace di risolvere o anche solo affrontare determinati problemi, spezza in qualche modo la tensione e dopo quel momento il film si trasforma in una confusa serie di confronti fisici che alle volte colpiscono per durezza e altre volte sembrano girati da uno Smith a disagio con l'azione. Insomma un climax a metà primo tempo invece che a pochi minuti dalla fine. Anche in questi momenti il regista si salva comunque grazie a un montaggio giocoforza più ritmato e diversificato e a un buon uso del sonoro oltre che una serie di scelte azzeccate nel cast dove, oltre a Parks e la Leo, occorre segnalare almeno un &lt;b&gt;John Goodman&lt;/b&gt; che è sempre una sicurezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non mancano, e sarebbe impossibile altrimenti, non si può cambiare tutto nel giro di una singola opera, buona parte dei difetti di sempre, specie nella parte post-sermone che oltre a trasformarsi in un ordinario thriller-poliziesco concede spazio a qualche battuta e tono umoristico di troppo distruggendo una sospensione d'incredulità già difficile da raggiungere in partenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta comunque di una parte importante nella strategia dell'opera in quanto è proprio dopo il sermone che Smith comincia, punto per punto, a dimostrare quanto sbagliate siano convinzioni religiose come queste e come  l'isolamento, il richiudersi in un piccolo gruppo (più o meno famigliare) del tutto impermeabile all'esterno e convinto di avere sempre e solo ragione porti con certezza al disastro.&lt;br /&gt;
Una considerazione che Smith dovrebbe applicare anche a se stesso.&lt;br /&gt;
Non manca anche una critica/attacco al governo, al Patriot Act e al razzismo visto che qui, con ogni evidenza, il cattivo terrorista è stato allevato in casa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su tutto questo si aggiunge, ad adeguata distanza dal monologo, un pre-finale che a me ha prima terrorizzato e quindi fatto sorridere e che chiude l'opera in modo degno. Senza spoilerare, a una  certa svolta ho provato all'inizio una certa confusione, quindi è arrivato un momento che potrei definire vicino al terrore cosmico che tanto cerchiamo e agogniamo e infine la comprensione dell'ennesima punzecchiatura anche se posso capire che molti spettatori, alla luce della rivelazione, sminuiscano in seguito quanto provato in precedenza a essa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se questo è il nuovo Kevin Smith, non rimane che augurarsi che non smetta di giocare portandosi il pallone a casa: è vero, ci sono critici ed hater feroci nel campetto, ma è cosa da mettere in conto e in definitiva sopportabile, anche perché è grazie a quelli che lui è diventato quello che è ora. Se invece Smith non ricava più soddisfazione, gioia e godimento dal filmare allora è decisione che comprendo e, manco a dirlo, approvo, ma non credo sia questo il caso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con tutto che non amo la maggior parte dei suoi film, credo che per questo autore sia proprio ora il momento in cui rimanere nel giro e tentare di far leva su quanto imparato e assorbito da &lt;i&gt;Red State&lt;/i&gt; per dare una seria svolta alla carriera, sia essa ancora dietro alla macchina da presa o “solo” nel reparto sceneggiatura.&lt;br /&gt;
Credo che prossimi script di Smith, se affidati alla cura di un buon reparto di revisione e un regista in gamba, potrebbero ottenere risultati migliori rispetto al vecchio corso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il suo prossimo, ultimo film dovrebbe essere, come detto, una pellicola sull'hockey, forse divisa in due parti. Se continuerà la strada intrapresa ora potrebbe uscirne fuori un altro lungometraggio interessante, ma viene da pensare che per un'opera del genere potrebbero tornare molto comodi i mezzi produttivi di una major. &lt;br /&gt;
Anche perché spero davvero che Smith non pensi sul serio di essere tornato alle sue radici indie: non si può “tornare” a esserlo, specie se non lo si è mai stato, e non certo ora, con milioni di “fedeli” che adorano la sua twitterchiesa...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe width="560" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/ChCmD5u5KgQ" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-4023348574692214126?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/4023348574692214126/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/12/kevin-and-smith-make-horror.html#comment-form" title="13 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/4023348574692214126?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/4023348574692214126?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/k3aF18NX_9s/kevin-and-smith-make-horror.html" title="Kevin and Smith make a horror" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-x4DYj0FnlHw/TtuvTFIxh2I/AAAAAAAAIhM/imftJFOX39Y/s72-c/Kevin_Smith.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>13</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/12/kevin-and-smith-make-horror.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkYBQXgzcSp7ImA9WhRRFEQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-1342241810686358396</id><published>2011-11-28T15:22:00.000+01:00</published><updated>2011-11-28T15:22:30.689+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-11-28T15:22:30.689+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cosa ne pensate di..." /><title>Cosa ne pensate di Joe R. Lansdale?</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-1MZdlxUZzA8/TtOY8B8UT1I/AAAAAAAAIhE/WkKteS3Ujuk/s1600/Joe_R_Lansdale.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="489" src="http://2.bp.blogspot.com/-1MZdlxUZzA8/TtOY8B8UT1I/AAAAAAAAIhE/WkKteS3Ujuk/s640/Joe_R_Lansdale.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per questa settimana inverto i post causa vari impegni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E... E tocca a Lansdale e più che in ogni altra occasione lascio tutto il campo a voi, in quanto io ho provato un sacco di volte a leggerlo, varie sue opere, ma non sono mai riuscito a completare nulla e non so nemmeno spiegare come, quanto e perché non mi piaccia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spazio a voi, più curioso che mai!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Archivio:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/06/cosa-pensate-di-stephen-king.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Stephen King?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/05/cosa-pensate-di-elmore-leonard.html" target="_blank"&gt;Cosa ne pensate di Elmore Leonard?&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.blogger.com/"&gt;&lt;span id="goog_1567353525"&gt;&lt;/span&gt;Cosa ne pensate di Jean-Claude Izzo?&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/cosa-ne-pensate-di-greg-egan.html" target="_blank"&gt;Cosa ne pensate di Greg Egan? &lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-1342241810686358396?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/1342241810686358396/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/cosa-ne-pensate-di-joe-r-lansdale.html#comment-form" title="18 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/1342241810686358396?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/1342241810686358396?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/y885hHtvspE/cosa-ne-pensate-di-joe-r-lansdale.html" title="Cosa ne pensate di Joe R. Lansdale?" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-1MZdlxUZzA8/TtOY8B8UT1I/AAAAAAAAIhE/WkKteS3Ujuk/s72-c/Joe_R_Lansdale.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>18</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/cosa-ne-pensate-di-joe-r-lansdale.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkACQH05eCp7ImA9WhRSGUw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-342477692827340891</id><published>2011-11-21T22:51:00.001+01:00</published><updated>2011-11-21T23:32:41.320+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-11-21T23:32:41.320+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Psicosi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Crimini" /><title>Buried at sea</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-MS0B3BnqnLo/TsrGWxP5zkI/AAAAAAAAIgU/0OMOGz94s6s/s1600/carnival-cruise-line.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="247" src="http://3.bp.blogspot.com/-MS0B3BnqnLo/TsrGWxP5zkI/AAAAAAAAIgU/0OMOGz94s6s/s400/carnival-cruise-line.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;22 marzo 2010, non sono nemmeno le sei della mattina quando una telecamera di sorveglianza posta sul ponte dell'equipaggio della &lt;b&gt;Disney Wonder&lt;/b&gt; riprende &lt;b&gt;Rebecca Coriam &lt;/b&gt;al telefono.&lt;br /&gt;
La ragazza, parte dello staff che si occupa delle attività per i bambini, sembra contrariata, addolorata, arrabbiata.&lt;br /&gt;
Passa un ragazzo e le chiede se va tutto bene e lei risponde che sì, è tutto ok. &lt;br /&gt;
E poi scompare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Disney Wonder è una nave da crociera enorme e per molti versi, per il sottoscritto, rappresenta l'incubo definitivo, un esperimento sociale di compressione psicospaziale condita da giochi, attività in comune, drink a volontà, promiscuità forzata e simboli di Topolino sparsi ovunque, alle volte persino nascosti, sorta di moderne rune d'evocazione a buon prezzo.&lt;br /&gt;
Un mostro marino capace di ospitare più di tremila persone fra equipaggio e personale e la punta di un iceberg fatto di violenze sessuali, suicidi, omicidi, scomparse, furti e violenze assortite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non esiste polizia a bordo e il personale di sorveglianza è alle dipendenze della compagnia di crociera, potete quindi immaginare come non sia una perfetta garanzia di neutralità.&lt;br /&gt;
Queste città galleggianti, l'insieme delle varie crociere più note e frequentate, questi leviatani d'acciaio e daiquiri hanno offerto, negli ultimi dieci anni, ben 171 sacrifici alle profondità. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-RI6hVj8RR84/TsrGYyxYZxI/AAAAAAAAIgs/PvNy5NB3n08/s1600/love_boat.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="308" src="http://4.bp.blogspot.com/-RI6hVj8RR84/TsrGYyxYZxI/AAAAAAAAIgs/PvNy5NB3n08/s400/love_boat.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Conquista, Libertà, Vittoria, Paradiso, Spirito, Valore&lt;/b&gt;... Sono solo alcuni dei patronimici ossimorici che abbelliscono le fiancate di queste trappole marine a bordo delle quali tutto succede e tutto viene messo a tacere.&lt;br /&gt;
Rebecca era la classica ragazza, come si dice, “solare”, piena di energia, capace di scherzare anche a fine turno, impegnata in una relazione molto intensa e coinvolgente e... E non possiamo sapere, come in tantissimi altri casi, cosa sia davvero accaduto.&lt;br /&gt;
Ci sono le telecamere ma mancano le registrazioni.&lt;br /&gt;
La compagnia di Pippo, Pluto e Paperino sorveglia e registra tutte le telefonate del personale ma poi, ricordandosi di essere anche la creatrice di Gambadilegno e Macchianera, non le mette a disposizione.&lt;br /&gt;
I genitori della ventiquattrenne, già distrutti per la scomparsa, tre giorni dopo si recano al porto, accompagnati da cortesi funzionari, con tanto di macchina coi vetri anneriti e viene loro impedito ogni contatto con i turisti, non sia mai che...&lt;br /&gt;
Vengono isolati, attorniati da personale che offre conforto e condoglianze, rassicurati che sul fatto continuano a esserci “ongoing investigations”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Già...&lt;br /&gt;
Le “ongoing investigations” sono un (uno, ok? 1) agente della polizia hawaiiana (nota in tutto il mondo per i suoi potenti mezzi e straordinaria solerzia) che è rimasto a bordo della nave per meno di un giorno. Ricordate, circa tremila persone a bordo.&lt;br /&gt;
Poi è tornato nel suo ufficio a Nassau, facile che da lì stia ongoing-investigando ancora adesso...&lt;br /&gt;
Volete l'omicidio perfetto? &lt;br /&gt;
Portate la vostra vittima in crociera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-DAu0U4a2t-w/TsrGZ2FhSXI/AAAAAAAAIg0/CWWzvtoqIbg/s1600/Topolin_Topolin_Brividin_Brividin.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="260" src="http://1.bp.blogspot.com/-DAu0U4a2t-w/TsrGZ2FhSXI/AAAAAAAAIg0/CWWzvtoqIbg/s400/Topolin_Topolin_Brividin_Brividin.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Eppure alcune informazioni non dovevano poi essere così difficili da trovare, visto che a un giornalista del Guardian, &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/uk/2011/nov/11/rebecca-coriam-lost-at-sea" target="_blank"&gt;Jon Ronson&lt;/a&gt;, sono bastate alcune domande ben piazzate per scoprire in poco tempo da dove la ragazza potrebbe essere caduta (essersi buttata, essere stata scaraventata) e, insieme a questi dati, ricavarne parecchi altri che forniscono il quadro generale di una Topolinia non proprio “solare” e divertente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A onor del vero la Disney è, fra tutte, la compagnia che più si salva e basta uno sguardo distratto a tabelle di dati come &lt;a href="http://www.cruisejunkie.com/Overboard.html" target="_blank"&gt;questa&lt;/a&gt; o &lt;a href="http://databases.sun-sentinel.com/news/broward/ftlaudcruise/ftlaudcruise_list.php?goto=3" target="_blank"&gt;questa&lt;/a&gt; per rendersi conto che in realtà è la&lt;b&gt; Carnival&lt;/b&gt; a incarnare la pecora più nera di una flotta tendente comunque al grigio plumbeo.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;171 morti e un tasso di violenze sessuali superiore del 50%&lt;/b&gt; a quello di una città media statunitense sono dati che già da soli parlano di un piccolo mondo a parte e che meriterebbero una diversa attenzione da parte di media e autorità, non ci fosse in ballo una terribile alchimia di difficoltà di giurisdizione (le famose acque internazionali), particolarità del set ove avvengono gli atti e forti interessi economici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quei 171 morti sono difficili da indagare: non abbiamo altra campana che quella di chi è rimasto vivo, dell'equipaggio che non ha visto niente e non sa nulla  e dei pochi parenti o amici che cercano di invece di ricavare qualche tipo di senso in storie che presentano troppe lacune.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se caschi da una di queste navi, che tu ti sia buttato o che ti abbiano scagliato, le possibilità di sopravvivere sono scarse, prossime allo zero e si assottigliano a ogni step.&lt;br /&gt;
Se non ti uccide l'impatto (di solito da grandi altezze), è facile che l'improvviso shock termico ti induca a prendere boccate d'aria che purtroppo sono boccate d'acqua salata e freddissima.&lt;br /&gt;
Se riesci nonostante tutto a risalire e respirare, allora dovrai tentare di sfuggire ai gorghi delle turbine, altra impresa non facile.&lt;br /&gt;
E se non sei ancora morto a questo punto, devi comunque cercare di nuotare in acque gelide, magari popolate da squali, in attesa che la nave si accorga della tua scomparsa, si fermi e prepari una scialuppa mentre chiama aiuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, come detto e per quanto sia terribile, i morti sono solo una piccola parte del tutto.&lt;br /&gt;
L'elenco delle testimonianze, composto di anno in anno, esaminato e sommato, propone il quadro delirante di una sorta di far west marino nel quale si mischiano troppi ingredienti sbagliati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-9u1aT6msydE/TsrGYLNok9I/AAAAAAAAIgk/SclCZ9vSUfE/s1600/LA_Televisione_Anche_In_Vacanza.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="263" src="http://4.bp.blogspot.com/-9u1aT6msydE/TsrGYLNok9I/AAAAAAAAIgk/SclCZ9vSUfE/s400/LA_Televisione_Anche_In_Vacanza.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spesso le condizioni di lavoro e di vita dell'equipaggio sono fra i primi fattori scatenanti: cuccette microscopiche e claustrofobiche poste sotto la linea di galleggiamento, turni di lavoro massacranti e periodi a bordo che alle volte superano i sette mesi continuativi, uniti a paghe spesso irrisorie non fanno che creare un humus perfetto per alcune situazioni, al quale si può aggiungere anche una certa leggerezza da parte degli uffici incaricati della selezione del personale, con la conseguente formazione di vere e proprie bande (a leggere alcune testimonianze i più attivi su questo fronte sembrano gli equipaggi filippini).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come se non fosse sufficiente, dobbiamo anche considerare la mancanza di  reali forze di polizia a bordo (e, visto che stiamo parlando di “città” di circa 3000 abitanti, può essere mancanza grave) e deficienze evidenti anche a livello di personale medico. &lt;br /&gt;
Contribuiscono a questo mix letale anche i passeggeri che talvolta, in particolare dopo qualche giorno speso in viaggio, avvertono in maniera conscia o inconscia la natura della nave da crociera, vera interzona poco controllata e priva di una Legge molto forte e si lasciano quindi andare, complice il fiume di alcol erogato senza sosta, a comportamenti oltre il limite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su tutto questo, come se non bastasse, si stratifica una vera e propria componente criminale pre-esistente: contrabbando, sofisticazione di cibi, spaccio di droga, smaltimento di rifiuti tossici lungo la linea e vari accordi poco chiari con banditi di ogni sorta nei porti toccati dalle navi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa può accadere quindi durante la vostra crociera da sogno?&lt;br /&gt;
Di tutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chiedete ad &lt;b&gt;Andreas Westby&lt;/b&gt;, fra gli altri (tantissimi altri), che prezzo può avere il piacere di qualche escursione a terra, fra le bellezze locali, le piantagioni di banani e l'artigianato del posto. State godendovi quei momenti, magari, anzi, avete addirittura ceduto ai pressanti inviti di qualche animatore a bordo, che vi ha consigliato fin troppo i vantaggi, piaceri e sicurezze di una bella gitarella e... &lt;br /&gt;
E con impressionante puntualità vi ritroverete accerchiati da qualche bandito locale che guarda caso non toccherà mai la guida e l'autista ma ripulirà di tutto, fede compresa, i vari turisti.&lt;br /&gt;
E in più di un caso vi verrà chiesto di tacere, di non stare a rovinare la reputazione della crociera, di non farne un dramma, capita...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-5q815jOvLPY/TsrGXZJNBLI/AAAAAAAAIgc/H2TRJ6u8HjY/s1600/disney_wonder.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://3.bp.blogspot.com/-5q815jOvLPY/TsrGXZJNBLI/AAAAAAAAIgc/H2TRJ6u8HjY/s400/disney_wonder.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capita.&lt;br /&gt;
Può darsi, è che a guardare le statistiche, certe cose capitano troppo, troppo spesso, mio capitano...&lt;br /&gt;
Ma fossero solo le escursioni fra i banani: uno lo sa, prende delle contromisure (anche se, ehi, è bruttino eh dover prendere contromisure durante una crociera da sogno, no?). I&lt;br /&gt;
pericoli maggiori sono a bordo e, potete immaginare, a pagare il fio sono le due “classi” di vittime più deboli, quelle che quando la nave affonda di solito vengono spedite verso le scialuppe prima di tutti gli altri, no?&lt;br /&gt;
Esatto, donne e bambini, bambini e donne.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pedofili e stupratori seriali abbondano a bordo e spuntano sia fra i passeggeri che nell'equipaggio e potete capire come nel secondo caso (uniforme, autorità...) il crimine assuma sfumature ancora più sinistre.&lt;br /&gt;
Ed ecco che gli annali si riempiono di barman galanti che portano a ragazze magari già alticce strani drink non ordinati, belli zeppi di droghe; o di personale che cerca in tutti i modi (e con tutte le scuse) di entrare in cabina o di persone non meglio identificate che ti seguono per ponti e ascensori in attesa che tu ti distragga, per mettere le mani su tuo figlio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa?&lt;br /&gt;
Ah, sì, li denunci, certo, vero, scemo io.&lt;br /&gt;
Ok, lasciamo perdere per un momento l'orrendo intoppo di ogni stupro, gli “in fondo te la sei cercata” e i “ma magari dice palle, è in cerca di attenzione” che sono purtroppo presenti in ogni situazione di questo tipo, e caliamoci nel particolare...&lt;br /&gt;
Peccato che spesso il personale medico a bordo si rifiuti di visitarti in cerca di segni di stupro.&lt;br /&gt;
Peccato che spesso i capitani e chi per loro cerchino di minimizzare, si rifiutino di rilasciare informazioni sul personale (la privacy, sapete, divinità del nuovo millennio) e forzino a ogni costo il devastante “ma ora state bene, no? Adesso è tutto passato, no?”&lt;br /&gt;
Peccato che vi venga detto che la persona in questione (della quale comunque non hai diritto a conoscere l'identità) sia stata confinata e poi ve la ritrovate sorridente in giro...&lt;br /&gt;
Non parliamo poi degli stupri a opera di passeggeri, altra materia spinosa e sempre e comunque messa a tacere per evitare cattiva pubblicità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-rwldF_WayeU/TsrGWAGU4nI/AAAAAAAAIgM/NtFUbfNKx6Q/s1600/Carnival-Cruise-Imagination.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="276" src="http://2.bp.blogspot.com/-rwldF_WayeU/TsrGWAGU4nI/AAAAAAAAIgM/NtFUbfNKx6Q/s400/Carnival-Cruise-Imagination.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vogliamo sorvolare sui furti in cabina?&lt;br /&gt;
Di nuovo, li stiamo quasi dando per scontati, forse sull'onda di molte notizie, forse in seguito a film e altre narrazioni, ma si tratta di percentuali ben al di sopra di ogni media e dare per scontati fatti come questi significa in sostanza aumentarsi il prezzo d'imbarco di alcune migliaia di dollari.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siete stati uccisi, non vi hanno rapinato, nessuno stupro all'orizzonte e non avete incontrato banditi nelle avventurose gite a terra?&lt;br /&gt;
Nessun problema, non poniamo limiti al fato: potreste ammalarvi.&lt;br /&gt;
Niente di che eh, basta un raffreddore.&lt;br /&gt;
Il personale medico a bordo di alcune di queste linee, come dire, non appartiene proprio all'elite della professione e, a prescindere dalle sue capacità, odia ogni tipo di responsabilità. &lt;br /&gt;
Potrebbe capitarvi di avere il naso che cola, nulla di che, il medico vi prescrive qualcosa di troppo forte, avete una reazione allergica che per fortuna l'infermiera controlla in due minuti.&lt;br /&gt;
Caso chiuso?&lt;br /&gt;
No, il medico si caga in mano e voi, statunitensi, venite trasportati in pochi minuti, dietro suo ordine, fuori dalla nave perché “avete problemi alle vie respiratorie”, almeno si sbarazza di un problema e può tornare a dispensare psicofarmaci e profilattici.&lt;br /&gt;
Come dite? Assistenza a terra?&lt;br /&gt;
No, vedete di cavarvela da soli nel piccolo villaggio del Sud Italia dove vi hanno mollato, un posto in cui nessuno parla inglese, comincia a farsi notte e non sapete dove andare o a chi rivolgervi.&lt;br /&gt;
Eh scordatevi qualche forma di rimborso, andiamo, ma dove vivete? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il metodo dell'espulsione dalla nave torna buono per ogni stagione e situazione. &lt;br /&gt;
Volete denunciare un furto? &lt;br /&gt;
State provocando casino, fuori dalla nave.&lt;br /&gt;
Vi siete picchiati con uno stupratore?&lt;br /&gt;
Via, fuori dalla nave.&lt;br /&gt;
Volete esaminare l'equipaggio in cerca di quello che ha tentato di rapire vostro figlio?&lt;br /&gt;
Sobillatori, fuori dalla mia nave!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non vi basta ancora?&lt;br /&gt;
Ok, siete una coppia con figli, mettiamo una bambina di quattro anni e uno di nove. &lt;br /&gt;
Siete a bordo di una nave Disney, voglio dire, ci sono un sacco di opportunità di divertimento per la prole, giusto?&lt;br /&gt;
Allora magari vi può venir voglia di prendere vostro marito e recarvi a terra, per una cena rilassata in qualche ristorante, senza bambini di mezzo.&lt;br /&gt;
Nessun problema, ci pensa Topolino a prendersi cura dei due bambini con un servizio di custodia apposito.&lt;br /&gt;
Peccato che quando tornate a bordo, verso mezzanotte, non ci sia traccia di vostro figlio e Topolino, forse trasformatosi per l'occasione in Paperoga, ammetta con candore di averlo lasciato andare in giro per la nave qualche ora fa, perché lo aveva chiesto.&lt;br /&gt;
Allarmati?&lt;br /&gt;
La nave è enorme e un bambino da solo può ficcarsi in ogni tipo di guaio?&lt;br /&gt;
Ah, può addirittura essere sceso a terra?&lt;br /&gt;
Beh ma alla direzione poco importa della vostra angoscia e della vostra richiesta di bloccare la partenza, the show must go on e sapete cosa? Non vi danno nemmeno aiuto nella ricerca, arrangiatevi, siete voi i genitori di un bambino lasciato in custodia a un servizio apposito...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-5--es-fDFBo/TsrHUPNxv6I/AAAAAAAAIg8/u3VgoR7JxgM/s1600/Chiudiamo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="273" src="http://2.bp.blogspot.com/-5--es-fDFBo/TsrHUPNxv6I/AAAAAAAAIg8/u3VgoR7JxgM/s400/Chiudiamo.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vogliamo fare un ultimo sforzo?&lt;br /&gt;
Allora prendete tutta questa massa di crimini, soprusi e violenze e applicatele all'universo di sotto, quello che vive e dorme sotto il livello del mare. al microcosmo dell'equipaggio che spesso ha ancora meno “diritti” rispetto a quelli dei turisti, fra gang di filippini carichi di anfetamine e party fuori controllo durante le ore libere.&lt;br /&gt;
Applicate questa massa critica a chi, nell'equipaggio, si trovi al momento in qualche condizione di minoranza e/o debolezza e lasciate andare l'immaginazione...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'elenco potrebbe andare avanti all'infinito, e a ben vedere non so nemmeno io perché l'ho iniziato.&lt;br /&gt;
In altri post la scintilla mi è sempre stata chiara e di solito o è un percorso di avvicinamento umano alla persona di cui parlerò o un qualche tipo di senso di allarme nei confronti di qualche situazione, ma in questo caso... Non posso parlare di empatia, ho persino omesso gran parte dei nomi e non riesco a sentirmi più di tanto vicino a una tale massa indistinta di vittime.&lt;br /&gt;
No, credo che sia stupore, la sorpresa di esaminare, per puro caso, un piccolo tratto di reale che eri sicuro fosse un quieto mix fra borghesotto, kitsch e letargico, fatto di costumi colorati, panze al sole, drink annacquati e quello strambo gioco con il piolo e i ferri di cavallo e trovartelo invece, questo mix, invaso da un caos cui non è semplice reagire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sarebbe davvero materiale per qualche scrittore vicino alla sensibilità ballardiana, no?&lt;br /&gt;
Enormi navi che vagano prive di controllo, all'interno delle quali viene mantenuto un finto ordine a base di alcol e vittime sacrificali, e pian piano, in una finta indifferenza generale, fra slot machines e piscine, lezione di tiro al piattello e sedute di agopuntura, le scorte di alcol e psicofarmaci si assottigliano, l'ordine crolla e gli squali ingrassano, il tutto con l'incessante accompagnamento di una colonna sonora di qualche film Disney...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse è meglio un giretto nel Bronx.&lt;br /&gt;
Nudo.&lt;br /&gt;
Con un cartello di pesanti offese razziali addosso.&lt;br /&gt;
E senza pistola nascosta chissà dove...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/uvVTRqIgJ_0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-342477692827340891?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/342477692827340891/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/buried-at-sea.html#comment-form" title="17 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/342477692827340891?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/342477692827340891?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/HblJ2eWXCuY/buried-at-sea.html" title="Buried at sea" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-MS0B3BnqnLo/TsrGWxP5zkI/AAAAAAAAIgU/0OMOGz94s6s/s72-c/carnival-cruise-line.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>17</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/buried-at-sea.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Ak4FRHY-cSp7ImA9WhRRFEU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-1627999619569786634</id><published>2011-11-17T21:01:00.001+01:00</published><updated>2011-11-28T15:01:55.859+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-11-28T15:01:55.859+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cosa ne pensate di..." /><title>Cosa ne pensate di Greg Egan?</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-x3uUQa5vX24/TsVnsJZIGxI/AAAAAAAAIgA/a4RYoWF3RuU/s1600/Egan_dust.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="230" src="http://3.bp.blogspot.com/-x3uUQa5vX24/TsVnsJZIGxI/AAAAAAAAIgA/a4RYoWF3RuU/s400/Egan_dust.jpg" width="400" /&gt;&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;Giovedì, quindi si continua la serie.&lt;br /&gt;
Questa volta seguo il consiglio di un commentatore e propongo &lt;b&gt;Greg Egan&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
Sapete che non mi considero un gran lettore di sf, ma ho un debole per Egan, con buona probabilità è il mio preferito di tutti i tempi.&lt;br /&gt;
Non entrerò più di tanto nella discussione, voglio solo ricordare un dato magari secondario (quanti ce ne sarebbero, mamma mia): è riuscito a farmi interessare, emozionare e preoccupare per le sorti di una razza di insetti SENZA mai umanizzarli e (altrimenti era ben poca sfida per lui, credo) aggiungendo al tutto la complicazione di far nascere e diffondere in loro alcuni concetti di fisica e leggi gravitazionali basandosi sui loro mezzi sensoriali, cognitivi e deduttivi. No small feat, uh?&lt;br /&gt;
Ma sono un fan, quindi faccio quel che i fan dovrebbero sempre fare: adorare e tacere. A voi...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Archivio:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/06/cosa-pensate-di-stephen-king.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Stephen King?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/07/cosa-pensate-di-fritz-leiber.html"&gt;Cosa pensate di Fritz Leiber?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/11/cosa-pensate-di-howard-phillips.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Howard Phillips Lovecraft?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/11/cosa-pensate-di-ray-bradbury.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Ray Bradbury?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/11/cosa-ne-pensate-di-richard-matheson.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Richard Matheson?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/12/cosa-ne-pensate-di-richard-laymon.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Richard Laymon?&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/12/cosa-ne-pensate-di-ramsey-campbell.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Ramsey Campbell?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/02/cosa-ne-pensate-di-robert-mccammon.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Robert McCammon?&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/02/cosa-ne-pensate-di-dan-simmons.html" target="_blank"&gt;&amp;nbsp;Cosa pensate di Dan Simmons?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/02/cosa-pensate-di-thomas-disch.html" target="_blank"&gt;Cosa ne pensate di Thomas Disch?&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/03/cosa-pensate-di-serge-brussolo.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Serge Brussolo? &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/03/cosa-pensate-di-isaac-asimov.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Isaac Asimov?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/03/cosa-pensate-di-anne-rice.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Anne Rice?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/04/cosa-pensate-di-neil-gaiman.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Neil Gaiman?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/05/cosa-pensate-di-bruce-sterling.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Bruce Sterling?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/05/cosa-pensate-di-elmore-leonard.html" target="_blank"&gt;Cosa ne pensate di Elmore Leonard?&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.blogger.com/"&gt;&lt;span id="goog_1567353525"&gt;&lt;/span&gt;Cosa ne pensate di Jean-Claude Izzo? &lt;/a&gt;&lt;span id="goog_1567353526"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-1627999619569786634?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/1627999619569786634/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/cosa-ne-pensate-di-greg-egan.html#comment-form" title="9 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/1627999619569786634?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/1627999619569786634?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/c2eJyzZssD8/cosa-ne-pensate-di-greg-egan.html" title="Cosa ne pensate di Greg Egan?" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-x3uUQa5vX24/TsVnsJZIGxI/AAAAAAAAIgA/a4RYoWF3RuU/s72-c/Egan_dust.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>9</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/cosa-ne-pensate-di-greg-egan.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0cFQHw7eCp7ImA9WhRSFE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-1724422461283403057</id><published>2011-11-15T19:26:00.003+01:00</published><updated>2011-11-16T07:30:11.200+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-11-16T07:30:11.200+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cinema" /><title>Che brutto colorito...</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Krs24aQ8bj8/TsKhCKDP3_I/AAAAAAAAIeI/iSgy4jgxuyE/s1600/hot_tub_teal_orange.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="225" src="http://1.bp.blogspot.com/-Krs24aQ8bj8/TsKhCKDP3_I/AAAAAAAAIeI/iSgy4jgxuyE/s400/hot_tub_teal_orange.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Gli ultimi post, mi rendo conto, sono stati un tour de force e vi ringrazio per averli letti. Quella sarà comunque più o meno la media, ma per questa settimana vorrei “alleggerire” con qualcosa di più corto e che si appoggi in modo forte e consistente alle immagini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi già mi leggeva dai tempi del precedente blog saprà che uno degli argomenti che più mi appassiona è quella che io, sbagliando, definisco crisi sistemica del cinema hollywoodiano. Ne abbiamo già parlato molto in precedenza e tenterò qui di radunare qualche altro spunto, in parte si tratterà quindi di roba che avete già letto in miei post precedenti &lt;a href="http://magazine.liquida.it/2011/04/05/il-cinema-contemporaneo-e-in-crisi/" target="_blank"&gt;sparsi per la Rete&lt;/a&gt;, in parte di alcuni (credo) divertenti particolari che non abbiamo mai esplorato e per i quali sono debitore ad alcuni siti o blog, fra gli altri di sicuro &lt;a href="http://theabyssgazes.blogspot.com/" target="_blank"&gt;Into the Abyss&lt;/a&gt; (il più attento e serio nell'esaminare certe meccaniche), &lt;a href="http://christophecourtois.blogspot.com/" target="_blank"&gt;La Sibère Carnet&lt;/a&gt; o &lt;a href="http://www.cracked.com/" target="_blank"&gt;Cracked&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta di una serie di spunti che possono sembrare scollegati fra loro, ma sovrapponendosi nel corso dei decenni hanno ormai creato una situazione  per la quale, al momento, non riesco a scorgere eventuali soluzioni e anzi, il timore è che il tutto si sclerotizzi ancora di più.&lt;br /&gt;
Quando, più su, ho scritto “sbagliando” è perché non vi è nulla che dimostri in modo oggettivo questa crisi. Ci sono alcuni tentativi di studio semi-scientifico, già illustrati tempo fa, ma in sostanza, come con tutta l'arte e l'intrattenimento, ci troviamo di fronte a scontri agonici fra visioni (critiche, narrative, ecc ecc) che “vincono” in base al numero di persone che riescono a convincere, ma questi convincimenti si basano su una struttura assiomatica vacillante come poche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-WV_8z0eAAK0/TsKhEvAA0KI/AAAAAAAAIek/pPpRoHVYrGI/s1600/transformers2_teal_orange.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="166" src="http://3.bp.blogspot.com/-WV_8z0eAAK0/TsKhEvAA0KI/AAAAAAAAIek/pPpRoHVYrGI/s400/transformers2_teal_orange.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Se, come me, pensate che una generale mancanza di originalità, un appiattimento sul derivativo, una estetica priva di variazioni, una adozione massiccia di pochi codici uniformanti e tanti altri particolari sono da intendersi come “negativi” allora è facile che intravediate anche voi una forte crisi in certo tipo di cinema, ma nulla (e intendo davvero nulla) impedisce ad altre persone di considerare quegli stessi dati come positivi e parlare quindi di gran successo.&lt;br /&gt;
Vi sono persone (sempre di più, sia fra gli artisti che nel pubblico) che sono passate dall'esaltare la moda del remix all'approvare e cercare la copia carbone e il plagio, proprio perché, ancora più dei remix, questi hanno riconoscibilità e prevedibilità totale, due pesi massimi quando si cerca di conquistare in poco tempo e sforzo l'attenzione di un consumatore.&lt;br /&gt;
Può sembrare la regina delle tautologie ma serve, perlomeno a me, a impedirmi di ricascare nelle facili attitudini di “disprezzo” nei confronti di chi non vede alcun male in questi cambiamenti, così da tenere l'esposizione su binari civili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-I_yUvchQLmg/TsKhCgr8CwI/AAAAAAAAIeM/VLuBGL2nvqE/s1600/ironman_teal_orange.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="170" src="http://3.bp.blogspot.com/-I_yUvchQLmg/TsKhCgr8CwI/AAAAAAAAIeM/VLuBGL2nvqE/s400/ironman_teal_orange.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Quindi, avendo usato a sazietà la parola “crisi” e avendo attestato una volta ancora come io veda la morte dell'arte e dell'intrattenimento in queste pratiche, possiamo passare avanti e usare d'ora in poi termini neutri come cambiamento o mutazione.&lt;br /&gt;
Di alcuni aspetti ne abbiamo già parlato fino alla nausea: l'eccessivo ricorso a remake/prequel/sequel/spin-off/reimagining; l'assenza di sceneggiature originali che non siano ispirate a romanzi o fumetti; l'appiattimento dello storytelling su alcune formule sempre più usurate con conseguente deriva anche nella costruzione delle psicologie dei personaggi...&lt;br /&gt;
In un post precedente proprio &lt;a href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/10/faster-avidcat-cut-cut.html" target="_blank"&gt;in questo blog&lt;/a&gt; abbiamo tentato di riflettere tutti insieme su come sono cambiate le scene d'azione e perché siano cambiate in quel modo, ora vorrei invece soffermarmi su alcuni dati estetici che a me sembrano altrettanto (se non, in un certo senso, anche di più) rilevanti rispetto al comparto degli script e a quello dello shooting e conseguente montaggio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta di veri e propri trend, alcuni identificabili al lampo, altri un po' meno, che si sono stratificati nel corso, sempre ai fini di ottenere riconoscibilità e prevedibilità assolute...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La codificazione dei colori&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
La manipolazione dei colori all'interno dei film è qualcosa che si è sempre fatta e spesso ne abbiamo applaudito gli esiti inconsueti e artistici, ma negli ultimi anni, complice anche una maggiore facilità di esecuzione, è diventata strumento molto importante per contribuire ad associare determinate pellicole a generi ben specifici, specie se altri comparti (la scenografia, i costumi) hanno un budget assai limitato.&lt;br /&gt;
Il colore dominante risolve molte situazioni e allinea il cervello verso un certo mood, ecco quindi che capita che...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Molti &lt;b&gt;film horror&lt;/b&gt; sono sempre più &lt;b&gt;blu-bluastri&lt;/b&gt;, mentre il &lt;b&gt;post-apocalittico&lt;/b&gt;, specie se collegato a qualche tipo di olocausto nucleare, punta ai &lt;b&gt;toni di grigio&lt;/b&gt; e all'ultradesaturazione; quando la &lt;b&gt;realtà shifta&lt;/b&gt; e si entra in altre possibili fasi è facile che si ricorra al&lt;b&gt; verde&lt;/b&gt; mentre se giri nel &lt;b&gt;deserto&lt;/b&gt; allora punti sul &lt;b&gt;giallastro&lt;/b&gt;, anche se ti trovi in interni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E come se già non bastasse questo tipo di codificazione cromatica che a me pare poco fantasiosa, ecco che su queste tendenze minoritarie si installa sovrano il meccanismo, ormai conosciuto da tutti, del &lt;b&gt;Teal-Orange&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
Questa tendenza è sempre stata presente nella cinematografia e poggia su un dato ottico ben preciso: se guardate una qualsiasi ruota dei colori vi accorgerete che a un tono corrisponde un tono opposto (la teoria li denomina “colori complementari sottrattivi”).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-XIBLF96cp80/TsKZW-Zg7CI/AAAAAAAAIeA/SyVUttpcnVA/s1600/ruotacolori.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="307" src="http://3.bp.blogspot.com/-XIBLF96cp80/TsKZW-Zg7CI/AAAAAAAAIeA/SyVUttpcnVA/s400/ruotacolori.gif" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il ragionamento è piuttosto evidente: due colori di questo tipo si contrastano a vicenda e se voglio ottenere una scena nella quale alcuni elementi risaltino in modo forte mi appoggerò su questa teoria dei contrasti.&lt;br /&gt;
Ma perché quindi azzurro-blu e arancione, fra tutte le combinazioni possibili che potrebbero essere&amp;nbsp; rappresentate nel corso di un film?&lt;br /&gt;
Perché la pelle umana casca più o meno nella zona dell'arancione, i film ospitano per la maggior parte scene con esseri umani cui vogliamo dare il giusto rilievo e da qui non possiamo far altro che giocare fra l'arancione e il suo opposto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-bWAF-q_9Vvg/TsKhFPPvbyI/AAAAAAAAIew/4UUst4TrpEY/s1600/tron_teal_orange.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="170" src="http://2.bp.blogspot.com/-bWAF-q_9Vvg/TsKhFPPvbyI/AAAAAAAAIew/4UUst4TrpEY/s400/tron_teal_orange.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se questo era in fin dei conti comprensibile quando replicato in pochi momenti che diventavano significativi, ora, con l'aiuto di computer sempre più potenti, è un effetto che si può ottenere lungo tutto il film con facilità&lt;br /&gt;
Eccoci quindi inondati da una serie di titoli le cui scene portano sempre più all'esagerazione questa tendenza: non importano più di tanto il genere, l'ambientazione storica o altri dettagli, azzurro e arancione si impadroniranno della pellicola, confondendola con mille altre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/S4x4rXsCQTU" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come è logico aspettarsi, alcuni fra i più grandi supporter di questa tecnica, portata nei loro prodotti a estremi sempre più chiassosi e violenti, sono anche quelli che ormai girano le scene d'azione come illustrato nel precedente post: &lt;b&gt;Michael Bay&lt;/b&gt; ha elevato questo contrasto a malattia nei suoi &lt;i&gt;Transformers&lt;/i&gt; e &lt;b&gt;Tony Scott&lt;/b&gt; ha cercato di tenergli testa in &lt;i&gt;Unstoppable&lt;/i&gt;, ma si tratta di un contagio che non risparmia nessuno, dalla commedia al thriller.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-m3MVLTz0-HQ/TsKhE2F1BNI/AAAAAAAAIes/_fnju45h4OQ/s1600/transformrs_teal_orange.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="166" src="http://2.bp.blogspot.com/-m3MVLTz0-HQ/TsKhE2F1BNI/AAAAAAAAIes/_fnju45h4OQ/s400/transformrs_teal_orange.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Quel che a me non piace in questa mutazione sono due fattori principali, ovvero la sua funzione uniformante (tutti i film si somigliano) e una sua sostanziale inutilità del gimmick: questo contrasto non reca in sé nessun tipo di funzione drammatica o comica e le stesse scene funzionerebbero nella stessa maniera se prive di esso. Trovo sia attitudine stupida il fare le cose solo perché si può e ora è più facile farle: dall'ampio spettro del potere dovrebbe discendere il più ristretto e consapevole campo del volere ma non per tutti è così.&lt;br /&gt;
Quando un regista sceglieva di intervenire sui colori, tale atto costava tempo, energie e soldi: lo si faceva quindi a ragion veduta e con un preciso scopo, al fine di distinguere il proprio prodotto da quello degli altri, ora mi pare che lo si faccia per la ragione contraria e a me sembra uno spreco di risorse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta di un fenomeno che condiziona in modo massiccio anche gli stessi poster, la Rete è piena di esempi in tal senso, ve ne posto solo alcuni nel caso siano sfuggiti all'attenzione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-BQjVro6tS6A/TsKhC1qcvFI/AAAAAAAAIeU/S2KW_0MgeUg/s1600/Notorious_Teal_orange_poster.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-BQjVro6tS6A/TsKhC1qcvFI/AAAAAAAAIeU/S2KW_0MgeUg/s400/Notorious_Teal_orange_poster.jpg" width="270" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-JdRqfYAPBss/TsKhDiWYHtI/AAAAAAAAIeg/pW8LCFrZlOM/s1600/Pelham_teal_orange_poster.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-JdRqfYAPBss/TsKhDiWYHtI/AAAAAAAAIeg/pW8LCFrZlOM/s400/Pelham_teal_orange_poster.jpg" width="268" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-CWWh_a68uyQ/TsKhjC4D9GI/AAAAAAAAIfA/YQRYtc3pelw/s1600/Morning_Light_Teal_orange.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-CWWh_a68uyQ/TsKhjC4D9GI/AAAAAAAAIfA/YQRYtc3pelw/s400/Morning_Light_Teal_orange.jpg" width="270" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
E proprio sui poster rimaniamo, per chiudere questa breve carrellata sulle tendenze. Un blogger francese ha fatto un gran lavoro raccogliendo e identificando tredici precisi trend che stanno condizionando l'ideazione grafica delle locandine.&lt;br /&gt;
Anche in questo caso io vedo il tutto come un sintomo di deterioramento: &lt;b&gt;Saul Bass&lt;/b&gt; e tanti altri per lui si sono sforzati di creare, ora mi sembra che la parola d'ordine sia copiare a man bassa e se per quanto riguarda i colori alle volte la questione può risaltare poco, nel caso dei poster diventa fin troppo evidente. Si potrà obbiettare che le soluzioni grafiche sono comunque limitate, ma credo che anche solo un rapido esame degli esempi riportati sia in grado di convincervi che sia in atto una vera e propria crisi creativa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per me cinema significa ogni sua componente. Adoro alcune pellicole anche solo per i costumi o per un attore/attrice, ovvio quindi che stia attento a ogni dettaglio e reputi importante anche l'arte dei poster.&lt;br /&gt;
Vi lascio alle immagini, ci risentiamo giovedì per il “Cosa ne pensate di...”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Testoni Ancestrali&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Questa razza è una delle più diffuse e spaventose, di solito presenta alcune abominevoli e gigantesche teste in procinto di divorare sventurati e minuscoli personaggi che stavano camminando sulla spiaggia o nel deserto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-r-xs0UQww64/TsKldndYGtI/AAAAAAAAIfI/_oMSyFLLVJw/s1600/Testoni_Sulla_Pianura.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="604" src="http://3.bp.blogspot.com/-r-xs0UQww64/TsKldndYGtI/AAAAAAAAIfI/_oMSyFLLVJw/s640/Testoni_Sulla_Pianura.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Spalle di Tenebra&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Altro pezzo forte, raffigura un maschione (meno di frequente una femminuccia sexy) con cappottone e super-mega-armi mentre si gira (se per darle o per prenderle è poco chiaro)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-k1YA7rHro-A/TsKmXfh8GxI/AAAAAAAAIfQ/mPZsasOwzE0/s1600/Spalle_Oscure.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="490" src="http://3.bp.blogspot.com/-k1YA7rHro-A/TsKmXfh8GxI/AAAAAAAAIfQ/mPZsasOwzE0/s640/Spalle_Oscure.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Mal(d')occhio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Uno dei più semplici: che sia di alieno, di mutante, di robot, di serial killer o di mostro, l'occhio al centro del poster tira sempre e porti a casa la giornata con poco sforzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-tUgsyctxnnY/TsKnVfGyJBI/AAAAAAAAIfY/uHoKeAM-LKQ/s1600/Malocchio.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="536" src="http://3.bp.blogspot.com/-tUgsyctxnnY/TsKnVfGyJBI/AAAAAAAAIfY/uHoKeAM-LKQ/s640/Malocchio.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;EcoBlu&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Se avete un film che parla di natura, prati, orsi, neve, api che impollinano come se non ci fosse un domani, la scelta è obbligatoria: versate sul poster una bidonata di blu e la gente respirerà l'aria tersa e immacolata della natura incontaminata&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-6bAl0NZg6ww/TsKoDb4SREI/AAAAAAAAIfg/by31PJnH6Gc/s1600/EcoBlu.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="428" src="http://3.bp.blogspot.com/-6bAl0NZg6ww/TsKoDb4SREI/AAAAAAAAIfg/by31PJnH6Gc/s640/EcoBlu.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Negrarancio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Tanto per variare la stufosa dieta del Teal-Orange, ecco una fantasiosissima variazione: i giochi nero/arancione garantiscono l'azione&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-vCCedOIrux4/TsKovgDWFUI/AAAAAAAAIfo/xeadxaFO7Wg/s1600/ArancioNero.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="564" src="http://4.bp.blogspot.com/-vCCedOIrux4/TsKovgDWFUI/AAAAAAAAIfo/xeadxaFO7Wg/s640/ArancioNero.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Queste gambe non sono un albergo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Tipico ma non esclusivo delle commedie, ecco il poster con le gambe a v e un bordello di gente, animali, robot, esplosioni, orsacchiotti, nonne e tanto altro ancora in mezzo. Per grandi e piccini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-N6sA0eLO7hc/TsKqSmPw94I/AAAAAAAAIfw/yIAlhwYFFBA/s1600/GambeAccoglienti.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="640" src="http://3.bp.blogspot.com/-N6sA0eLO7hc/TsKqSmPw94I/AAAAAAAAIfw/yIAlhwYFFBA/s640/GambeAccoglienti.jpg" width="542" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Volti fatti di altra roba&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Forse il genere che permette comunque più spazio di manovra, ma rimane intatto tutto il brutto senso di visto, rivisto e stravisto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-rBOTSu5bmlc/TsKrgNKXfvI/AAAAAAAAIf4/kE0IoIgUwwM/s1600/SbobbaVolti.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="564" src="http://1.bp.blogspot.com/-rBOTSu5bmlc/TsKrgNKXfvI/AAAAAAAAIf4/kE0IoIgUwwM/s640/SbobbaVolti.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Chi fosse interessato a tutti e 13 le tipologie può recarsi &lt;a href="http://www.slashfilm.com/gallery-thirteen-hilarious-trends-movie-posters/" target="_blank"&gt;QUI&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-1724422461283403057?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/1724422461283403057/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/che-butto-colorito.html#comment-form" title="32 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/1724422461283403057?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/1724422461283403057?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/JHFzsX8qR3o/che-butto-colorito.html" title="Che brutto colorito..." /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-Krs24aQ8bj8/TsKhCKDP3_I/AAAAAAAAIeI/iSgy4jgxuyE/s72-c/hot_tub_teal_orange.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>32</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/che-butto-colorito.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0QDR3Y5eyp7ImA9WhRSFUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-4619662631339074689</id><published>2011-11-10T21:42:00.001+01:00</published><updated>2011-11-17T20:49:36.823+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-11-17T20:49:36.823+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cosa ne pensate di..." /><title>Cosa ne pensate di Jean-Claude Izzo?</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-0xfkewZrbCI/Trw3L4jg4wI/AAAAAAAAId4/XkJcEjYb-M0/s1600/Jean_Claude_Izzo.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="380" src="http://1.bp.blogspot.com/-0xfkewZrbCI/Trw3L4jg4wI/AAAAAAAAId4/XkJcEjYb-M0/s640/Jean_Claude_Izzo.png" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Beh... :)&lt;br /&gt;
Considerando che alcuni mi hanno chiesto di riprendere in qualche modo la vecchia serie malpertugiana dei "Cosa ne pensate di..." e tenendo conto che anche per me quei momenti erano molto preziosi e interessanti, ho deciso di continuare anche da queste parti.&lt;br /&gt;
Posterò sempre lontano dal lunedì, credo il giovedì: rimane da decidere se farne un appuntamento settimanale o quindicinale. Decidetelo voi, ok?&lt;br /&gt;
Altra cosa: non riuscirò mai a ritrovare tutti i consigli che mi avete elargito nei vari post, ricominciamo quindi da zero: quali autori vorreste vedere in questo appuntamento? Nessun limite di genere/non genere e tante altre cose: tirate fuori i nomi, almeno io mi faccio un elenco e procedo ad alternare vostre proposte a mie scelte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui sotto troverete, per completezza, anche l'elenco dei nomi di cui abbiamo parlato in precedenza.&lt;br /&gt;
Vi ringrazio, sia per l'aiuto che mi darete nello stilare la lista sia per le cose interessanti che, è dato certo, saprete scrivere di volta in volta.&lt;br /&gt;
Partiamo "col botto", con uno che di botti se ne intende: &lt;b&gt;Jean-Claude Izzo&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
Uno degli autori a me più cari in assoluto, sia per lo spessore della figura umana sia per la qualità delle sue narrazioni.&lt;br /&gt;
A voi la parola, troppe le mie emozioni legate alle sue opere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Archivio:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/06/cosa-pensate-di-stephen-king.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Stephen King?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/07/cosa-pensate-di-fritz-leiber.html"&gt;Cosa pensate di Fritz Leiber?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/11/cosa-pensate-di-howard-phillips.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Howard Phillips Lovecraft?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/11/cosa-pensate-di-ray-bradbury.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Ray Bradbury?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/11/cosa-ne-pensate-di-richard-matheson.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Richard Matheson?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/12/cosa-ne-pensate-di-richard-laymon.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Richard Laymon?&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2010/12/cosa-ne-pensate-di-ramsey-campbell.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Ramsey Campbell?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/02/cosa-ne-pensate-di-robert-mccammon.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Robert McCammon?&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/02/cosa-ne-pensate-di-dan-simmons.html" target="_blank"&gt;&amp;nbsp;Cosa pensate di Dan Simmons?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/02/cosa-pensate-di-thomas-disch.html" target="_blank"&gt;Cosa ne pensate di Thomas Disch?&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/03/cosa-pensate-di-serge-brussolo.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Serge Brussolo? &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/03/cosa-pensate-di-isaac-asimov.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Isaac Asimov?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/03/cosa-pensate-di-anne-rice.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Anne Rice?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/04/cosa-pensate-di-neil-gaiman.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Neil Gaiman?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/05/cosa-pensate-di-bruce-sterling.html" target="_blank"&gt;Cosa pensate di Bruce Sterling?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2011/05/cosa-pensate-di-elmore-leonard.html" target="_blank"&gt;Cosa ne pensate di Elmore Leonard? &lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-4619662631339074689?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/4619662631339074689/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/cosa-ne-pensate-di-jean-claude-izzo.html#comment-form" title="16 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/4619662631339074689?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/4619662631339074689?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/fHkA67kHris/cosa-ne-pensate-di-jean-claude-izzo.html" title="Cosa ne pensate di Jean-Claude Izzo?" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-0xfkewZrbCI/Trw3L4jg4wI/AAAAAAAAId4/XkJcEjYb-M0/s72-c/Jean_Claude_Izzo.png" height="72" width="72" /><thr:total>16</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/cosa-ne-pensate-di-jean-claude-izzo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkQNR304eSp7ImA9WhRTF0k.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-7354154087963338458</id><published>2011-11-07T22:48:00.002+01:00</published><updated>2011-11-08T11:33:16.331+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-11-08T11:33:16.331+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Musica" /><title>Brighter than Creation's Dark</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-dquyxZY2OMA/TrhRUzANfuI/AAAAAAAAIds/ZLEzGYH8VGQ/s1600/drive-by-truckers.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="426" src="http://3.bp.blogspot.com/-dquyxZY2OMA/TrhRUzANfuI/AAAAAAAAIds/ZLEzGYH8VGQ/s640/drive-by-truckers.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Una delle cose più evidenti fra tutto quel che mi è accaduto negli ultimi anni è un netto cambiamento nelle fruizioni artistiche: di fronte a un generale aumento delle letture e delle visioni di film ho registrato un progressivo calo degli ascolti musicali, in particolar modo per quanto riguarda le “scoperte”, intendendo con queste non tanto il nuovo gruppo dell'anno in corso quanto la musica che non avevo mai ascoltato, anche se appartenente al passato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ho idea da cosa dipenda questa differenza così marcata e  non credo di avere sufficienti mezzi e introspezione per scoprirlo: noto però, con altrettanta facilità, che i tre gruppi “nuovi” che ho ascoltato con maggiore intensità e gusto negli ultimi anni sono legati da parecchie caratteristiche, pur avendoli scoperti in tempi diversi e mai cercando, una volta scoperto uno, qualcosa che potesse essergli simile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Gaslight Anthem&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Drive-By Truckers&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Hold Steady&lt;/b&gt; condividono parecchio, pur muovendosi per vie e modi diversi. L'amore per Springsteen, un partire da radici punk poi irriconoscibili nell'esito finale (ma ho sempre pensato che il punk fosse più uno stato mentale che un genere nato in un preciso momento), una voglia di utilizzare idee e materiale già esistenti, senza inventarsi nulla ma portando quel che già è a nuovi picchi di efficacia (e no, non è una cosa triste e fredda, l'efficacia, è la via più diretta per colpire al cuore) e infine una grandissima voglia di raccontare quel che sta loro intorno, spesso riuscendo nel compito più difficile di tutti, quello di non giudicare.&lt;br /&gt;
E come con l'efficacia, il non giudicare non significa star come la Svizzera, appollaiati sul monte pronti a vendere cioccolato al vincitore.&lt;br /&gt;
Significa saper guardare e considerare i due volti, le due strade, i due atti, le due motivazioni, le due vite.&lt;br /&gt;
Tenete a mente la dualità, perché è quel che corre più forte nei DBT e ci torneremo spesso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quel che i gruppi che ho nominato sono riusciti a fare spesso e in maniera costante lungo la carriera, altri hanno fatto magari anche meglio, ma solo a tratti, solo in singole canzoni.&lt;br /&gt;
Prendete &lt;i&gt;Caroline Drama&lt;/i&gt; dei &lt;b&gt;Raconteurs&lt;/b&gt;, per esempio: avessero quella intuizione, quella passione, quel tuffo nel Mississipi più fangoso sempre, in ogni pezzo, beh, staremo qui a parlare di un gruppo epocale, no?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma troppi nomi e volti, devo davvero tornare on tracks altrimenti rischio di ammorbare più del solito.&lt;br /&gt;
Dicevo degli ascolti...&lt;br /&gt;
All'interno dell'ascoltare meno musica nuova, vi è anche il (credo normale) meccanismo di tornare spesso su quelli che considero i miei classici, la mia Top 100. Più si vive più, nella mia ottica, si dovrebbe viaggiare leggeri, con meno bagaglio: si invecchia e non possiamo reggere sulle spalle migliaia di dischi, libri, film, accumulandone altre migliaia che poi non ascolteremo, vedremo, leggeremo.&lt;br /&gt;
Diventa così ancora più difficile per qualche “nuovo” titolo entrare nello zaino: quelli già dentro fanno nonnismo a tutto spiano, lo spaziotempo mio è limitato e sono strapazzato da un dualismo (uh) di curiosità e soglia elevata di critica che stronca le gambe a parecchi artisti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi capita quindi spesso di rimanere abbagliato da qualche nuova proposta di qulsiasi genere, non sono fra quelli che pensa che “oddio il rock è morto anche il pop non sta bene è tempo che mi faccia una cultura jazz e classica almeno da vecchietto potrò godere con il grammofono”.&lt;br /&gt;
Bisogna scegliere, non si può essere esperti di tutto e io ho sacrificato la narrativa musicale all'altare di quella cinematografica e cartacea, non avrei tempo e forze per espandere gli ascolti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma per quanto rimanga abbagliato, per quanto, per dire un nome davvero a caso, i &lt;b&gt;Battles&lt;/b&gt; mi facciano strippare in alcune loro performance, poi è altrettanto facile che molli i Battles per riascoltarmi per la milionesima volta &lt;i&gt;The Big Heat&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con i tre gruppi che ho nominato a inizio post ciò non è accaduto. Sarà che vanno a pescare nei territori che preferisco, sarà che mi sembrano più “veri” di tanti altri, non so che dirvi. Sono rimasti nello zaino. Oh, anzi, hanno sgomitato e hanno cacciato via qualche nonno, temo...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Regoliamo la lente del microscopio e scendiamo di un livello.&lt;br /&gt;
Mentre i miei ascolti di Gaslight Anthem e Hold Steady sono più o meno ripartiti in modo uniforme su tutta la loro discografia, per i DBT c'è un album che spicca in modo netto, &lt;i&gt;Brighter Than Creation's Dark &lt;/i&gt;e di questo vorrei parlarvi un po'. Per farlo però credo serva un minimo di presentazione e nulla di meglio che tornare a quel dualismo che vi avevo accennato qualche riga prima.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I DBT sono il prodotto di due anime ben distinte, nascono nel 1996 dalle parti di Athens, in Georgia, a opera di &lt;b&gt;Patterson Hood&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Mike Cooley&lt;/b&gt;. Cercherò di non tirarla per le lunghe, chi sarà stimolato da queste mie righe troverà di sicuro uno shitload di informazioni in giro per mamma Rete. &lt;br /&gt;
Le cose da tenere da conto sono parecchie: i due non sono proprio di primo pelo e hanno già vissuto/subito la solita pappardella di gruppi e scioglimenti, i DBT paiono proprio l'ultima vera occasione.&lt;br /&gt;
Non è possibile ridurre un essere umano in poche righe, in poche parole, ma tanto per intenderci Hood è il più posato, tradizionalista e classico dei due mentre Cooley ha più libertà di vagare e combinare guai, di (meta)riflettere con uno sguardo sardonico alla realtà che lo circonda e alla musica che suona.&lt;br /&gt;
La miscela è esplosiva e non tarda a decollare, anche grazie a un insieme di musicisti incredibili che si avvicendano nelle fila dei DBT durante gli anni. Hood non è un tipo estraneo alla musica che si fissa con il voler diventare qualche star eh, quando era piccolo suo papà lo parcheggiò dal nonno perché era impegnato a registrare, nello studio che cogestiva, una certa &lt;i&gt;Brown Sugar&lt;/i&gt; dei &lt;b&gt;Rolling Stones&lt;/b&gt; e suonava (bassista) nei &lt;b&gt;Muscle Shoals Rhythm Section&lt;/b&gt;: Patterson cresce nella musica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-XNX5GUo11do/TrhRUMQ7RBI/AAAAAAAAIdo/lazTHtsYwXY/s1600/Drivebytruckers.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="410" src="http://3.bp.blogspot.com/-XNX5GUo11do/TrhRUMQ7RBI/AAAAAAAAIdo/lazTHtsYwXY/s640/Drivebytruckers.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il modello è chiaro: fondano il gruppo in Athens ma si guarda all'Alabama (Dove sono nati entrambi) e a dei fratelli che tempo prima fondarono un gruppetto, Lynyrd qualcosa, non so, una roba difficile da pronunciare. Insomma, tre chitarre e si scava dalle parti del southern rock senza dimenticare tutte le influenze giuste, dal punk dei &lt;b&gt;Replacements&lt;/b&gt; al dixie, dagli &lt;b&gt;Allman Brothers&lt;/b&gt; ai &lt;b&gt;Marshall Tucker Band&lt;/b&gt; passando per quello che per me è il vero gruppo punk fra tutti, ovvero i &lt;b&gt;Crazy Horse&lt;/b&gt; di un certo &lt;b&gt;Neil Young&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aggiungete al mucchio, come detto, vari musicisti e compositori che vanno e vengono e che non vi sto a elencare tutti e avrete una band che comincia a farsi notare in poco tempo. &lt;br /&gt;
Cosa serve per emergere nella selva talvolta stagnate dell'alt.country che rischia di abbracciarli e soffocarli?&lt;br /&gt;
Si emerge, è ovvio, con il lavoro.&lt;br /&gt;
Tour su tour, registrazioni su registrazioni, prove su prove.&lt;br /&gt;
Ma non basta ancora.&lt;br /&gt;
Ecco allora un sito web che per i tempi era all'avanguardia (e ancora adesso rimane ben fatto) e che azzecca l'intuizione, prima dell'arrivo delle masse di band, che si possa comunicare molto meglio coi fan via Rete.&lt;br /&gt;
E anche una grafica fissa per quanto concerne gli album: sembrano cavolate ma i prodotti della band diventano riconoscibili a un semplice colpo d'occhio.&lt;br /&gt;
Insomma, mosse azzeccate (ancora di più se si guarda al “genere” proposto dai DBT) che aiutano una serie di album in continua crescita,  sempre sotto il segno della dualità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Viene proprio nominata eh, non è che me la invento di sana pianta: andate ad ascoltarvi &lt;i&gt;The Three Great Alabama Icons&lt;/i&gt; e vedrete che verrà nominata "&lt;i&gt;the duality of the Southern Thing&lt;/i&gt;".&lt;br /&gt;
Che poi non è altro che affrontare in modo più serio tutti gli stereotipi accumulati durante gli anni per scrostare il dovuto ed esporne i cortocircuiti e le profondità senza limitarsi a sfruttarli come un set prefissato di figure retoriche buone per ogni canzone e stagione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per il 2002 i nostri sono già noti, notissimi, piovono ottime recensioni e al duo Hood-Cooley si aggiunge un altro giocatore di spessore, sempre dall'Alabama: quel &lt;b&gt;Jason Isbell&lt;/b&gt; di cui forse qualcuno di voi ricorda l'ottimo  esordio solista del 2007, &lt;i&gt;Sirens in the Ditch&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
E l'anno dopo altro cambio importante: molla il bassista. &lt;b&gt;Earl Hicks&lt;/b&gt; e gli subentra la moglie di Isbell, &lt;b&gt;Shonna Tucker&lt;/b&gt;. &lt;br /&gt;
In modo diverso, saranno entrambe figure chiave per &lt;i&gt;Brighter Than Creation's Dark&lt;/i&gt;, vedrete.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Isbell diventa in poco tempo il terzo compositore e perno dei DBT, sfornando alcuni dei pezzi migliori di quel periodo, che è anche quello in cui si raffinano in modo definitivo mitologia e narrativa dei nostri, che già avevano detto molto nel 2001 con il doppio (concept) &lt;i&gt;Southern Rock Opera&lt;/i&gt;. Ecco quindi che nel 2004, dopo un altro album, spunta &lt;i&gt;The Dirty South&lt;/i&gt; che mostra una vena di ricerca nei confronti di figure importanti della storia del Sud (John Henry, la Sun Records) e nel quale brilla una suite divisa in tre segmenti che racconta di &lt;b&gt;Buford Pusser&lt;/b&gt;, uno sceriffo che meriterebbe (e chissà...) un post a se stante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo per farvi capire come nel corso di pochi anni i due nuovi arrivati diventino fondamentali per i DBT, in particolare Isbell. Che però è giovane e scalpita: ha idee, ha talento e non riesce a esprimere tutto quello che vorrebbe se gli vengono concesse solo poche canzoni per album: è diventato un beniamino dei fan dei DBT ma il momento della divisione è imminente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il tempo di qualche tour, un altro album di grande successo (e che mischia un po' le carte sonore in tavola, tanto per non abituare gli ascoltatori alle solite soluzioni) e siamo quasi pronti per &lt;i&gt;Brighter Than Creation's Dark&lt;/i&gt;. Isbell lascia e a molti sembra un colpo capace di recare serissimi danni ai DBT: quel che mostrano di non capire è che, al contrario, non si deve far altro che tornare al duopolio precedente, rafforzati da qualche aggiustamento che si rivelerà fondamentale.&lt;br /&gt;
Mentre Hood e Cooley (ri)prendono le misure c'è spazio per far uscire una  raccolta di rarità e b-sides (nella quale figura anche materiale di Isbell) e di assorbire la portata dei cambiamenti: Isbell non si è solo separato dal gruppo ma ha anche divorziato dalla moglie che trova in un momento difficile voglia e tempra per farsi avanti: oltre a suonare il basso canterà e comporrà.&lt;br /&gt;
Non è l'unica “aggiunta”: poco prima era entrato in modo “fisso”, come sesto membro &lt;b&gt;John Neff&lt;/b&gt; che aveva da sempre collaborato ma che dal 2006 diventa, con la sua pedal steel, un elemento essenziale sia in studio che in tour e Hood recupera una amicizia paterna che si rivelerà fondamentale per il mood del disco: entra infatti &lt;b&gt;Spooner Oldham&lt;/b&gt; alle tastiere e per farvi capire di che razza di musicista stiamo parlando può bastare ricordavi che è presente, fra i tanti titoli accumulati come session man, in &lt;i&gt;Harvest Moon&lt;/i&gt; di Neil Young o in canzoncine “poco note” quali &lt;i&gt;When a Man Loves a Woman&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;Percy Sledge&lt;/b&gt; o &lt;i&gt;Mustang Sally&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;Wilson Pickett&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se la mistura nel calderone era già buona, queste ultime spezie la rendono fenomenale e i nostri sono pronti a entrare in studio per sfornare un album a mio modo di vedere epocale, un colosso di 75 minuti e 19 composizioni che non contiene un riempitivo che uno e affronta ancora una volta, come l'hanno definita, the &lt;i&gt;duality of the Southern Thing&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
Le atmosfere si fanno più country e il ritmo, a tratti, meno forsennato: i DBT capiscono che ci sono argomenti e storie che non hanno bisogno di essere urlati e trovano il tono giusto e la voce giusta per ogni singola traccia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Q375HUYvj0Y/TrhRRIvUeSI/AAAAAAAAIdQ/XZfK7M8YHqI/s1600/Drive_By_Truckers.jpeg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="472" src="http://4.bp.blogspot.com/-Q375HUYvj0Y/TrhRRIvUeSI/AAAAAAAAIdQ/XZfK7M8YHqI/s640/Drive_By_Truckers.jpeg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tracklist:&lt;br /&gt;
"Two Daughters and a Beautiful Wife" (Hood)&lt;br /&gt;
"3 Dimes Down" (Cooley)&lt;br /&gt;
"The Righteous Path" (Hood)&lt;br /&gt;
"I'm Sorry Huston" (Tucker)&lt;br /&gt;
"Perfect Timing" (Cooley)&lt;br /&gt;
"Daddy Needs a Drink" (Hood)&lt;br /&gt;
"Self Destructive Zones" (Cooley)&lt;br /&gt;
"Bob" (Cooley)&lt;br /&gt;
"Home Field Advantage" (Tucker)&lt;br /&gt;
"Opening Act" (Hood)&lt;br /&gt;
"Lisa's Birthday" (Cooley)&lt;br /&gt;
"The Man I Shot" (Hood)&lt;br /&gt;
"Purgatory Line" (Tucker)&lt;br /&gt;
"The Home Front" (Hood)&lt;br /&gt;
"Checkout Time in Vegas" (Cooley)&lt;br /&gt;
"You and Your Crystal Meth" (Hood)&lt;br /&gt;
"Goode's Field Road" (Hood)&lt;br /&gt;
"A Ghost to Most" (Cooley)&lt;br /&gt;
"Monument Valley" (Hood)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E guardando alla scaletta devo imporvi un salto iniziale: della prima canzone ho già scritto nel vecchio blog, riproporrò parte di quanto ho detto ma solo alla fine del post, &lt;i&gt;Two Daughters and a Beautiful Wife&lt;/i&gt;, nella sua semplicità, è diventato un ascolto fisso delle mie giornate, in un album che già scorre molto spesso nelle mie cuffie, ce ne occupiamo dopo. Come ho già detto, Hood è il più tradizionale, composto e comprensibile nei testi e lo si nota subito nella canzone che apre l'album.&lt;br /&gt;
Tocca quindi alla volpe Cooley che, per reggere il confronto con l'emozione del primo colpo di Hood, tira fuori dal cilindro un bel pezzone sparato e in tiro, &lt;i&gt;3 Dimes Down&lt;/i&gt;, per il quale sono stati evocati (e mi sembra non certo a caso) i numi protettori di&lt;b&gt; Dan Stuart&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Chuck Prophet.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Uno a uno e palla al centro, con Hood che dopo simile furia non può certo rifugiarsi in un pezzo lento e sforna un un urlo di incredibile qualità.&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;The Righteous Path&lt;/i&gt; è il Sogno Americano che vacilla, rivela le crepe e le fondamenta traballanti ma è anche, nella dualità, l'unica ancora e guida conosciuta a tante, tante persone che non possono far altro che appigliarsi a esso, cercare di rimanere focalizzati e stare sul sulla retta via. Merita riproduzione completa:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/qDuuGtWTL9k" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I got a brand new car that drinks a bunch of gas&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I got a house in a neighborhood that’s fading fast&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I got a dog and a cat that don’t fight too much&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I got a few hundred channels to keep me in touch&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I got a beautiful wife and three tow-headed kids&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;I got a couple of big secrets I’d kill to keep hid&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;I don’t know God but I fear his wrath&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I’m trying to keep focused on the righteous path&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;I got a couple of opinions that I hold dear&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;A whole lot of debt and a whole lot of fear&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I got an itch that needs scratching but it feels alright&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;I got the need to blow it out on Saturday night&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I got a grill in the backyard and a case of beers&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I got a boat that ain’t seen the water in years&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;More bills than money, I can do the math&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;I’m trying to keep focused on the righteous path&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I’m trying to keep focused as I drive down the road&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;On the ditches and the curves and the heavy load&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Ain’t bitching bout things that aren’t in my grasp&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Just trying to hold steady on the righteous path&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;There’s this friend of mine I’ve known all my life&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Who can’t get it right no matter how hard he tries&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;He’s got kids he don’t see and several ex-wives&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;And a list of bad decisions bout eight miles wide&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Trouble with the law and the IRS&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;And where he’ll get the money’s anybody’s guess&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;He’s a long way off but if you was to ask&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;He’d say he’s trying to stay focused on the righteous path&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Trying to keep focused as we drive down the road&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Like we did back in High School before the world turned cold&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Now the brakes are thin and the curves are fast&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;We’re trying to hold steady on the righteous path&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;We’re hanging out and we’re hanging on&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;We’re trying the best we can to keep keeping on&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;We got messed up minds for these messed up times&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;And it’s a thin thin line separating his from mine&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Trying to hold steady on the righteous path&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;80 miles and hour with a worn out map&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;No time for self-pity or self-righteous crap&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Trying to stay focused on the righteous path&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, nonc'è spazio e tempo per autocommiserarsi e si cerca di fare quel che si pensa sia meglio all'interno di quest'epica che echeggia Springsteen e tanto altro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Meglio separare i due galli nel pollaio e Tucker entra con timing perfetto, ispirandosi a &lt;b&gt;Neko Case,&lt;/b&gt; con un cantato brillante che è una mano di lexotan (o di whisky, per stare più in tema) sul sistema nervoso scorticato dagli assalti precedenti. &lt;i&gt;I'm Sorry Huston&lt;/i&gt; è balsamo.&lt;br /&gt;
Tocca di nuovo a Cooley e sembra che la cura Tucker abbia fatto effetto: non scontriamoci più a ottanta all'ora per vedere chi ha più tiro, distendiamoci, stiamo in territorio country e viaggiamo leggeri con una forse autobiografica &lt;i&gt;Perfect Timing&lt;/i&gt;, nella quale comunque il buon Cooley riesce a piazzare alcune frasi clamorose, fra le quali una splendida &lt;i&gt;I used to hate the fool in me, but only in the morning, now I tolerate him all day long&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo disco, che per me è tutto da groppo in gola, pare un continuo dialogo fra i due, con la Tucker a intervenire quando la materia diventa troppo rovente e gli animi si scaldano e a me sembra un esempio di una aspetto che spesso si sottovaluta nei dischi, la scaletta, l'abilità nel disporre e alternare i brani.&lt;br /&gt;
Hood affronta l'obbligatorio tema dell'alcol in &lt;i&gt;Daddy Needs a Drink&lt;/i&gt; e lo fa con toni migliori rispetto a certi eccessi del passato, centrando alla perfezione quel bisogno di nebbia che emerge in alcune persone quando la pressione si fa troppa, i pensieri brutti, la televisione fa casino e i figli pure.&lt;br /&gt;
Ho scritto alcol e non alcolismo perché non credo che questa canzone si occupi del secondo e sceglie di giocare in bilico a differenza di tante altre sue sorelle che ci hanno raccontato degli abissi nei quali proprio da quel bilico si può cadere, è un equilibrio più difficile e Hood ci riesce alla perfezione, la propongo per intero. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/k_GdEjMv1Ms" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Daddy needs a drink to deal with all the beauty&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;To deal with all the madness to keep from blowing up&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Daddy needs a drink to calm down the badness&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;To execute his gladness on the fullness of his cup&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Daddy needs a drink to keep the wheels from rubbing&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;To compensate for nothing or nothing going on&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Daddy needs a drink so Mama fix one quick&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Pour it nice and strong with your cleaning outfit on&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Daddy needs a drink to hem in his demons&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;To hear through baby screaming or the TV set turned on&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;There ain’t nothing on the radio like the wave my transmitter’s on&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Put that drinking jacket on and enjoy a little fog&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordate che non abbiamo ancora parlato della prima canzone e se quella è per me il capolavoro di Hood, ecco che con&lt;i&gt; Self Destructive Zones&lt;/i&gt; arriviamo al pièce de résistance di Cooley che sceglie di raccontare quanto accaduto nel rock durante gli ultimi venti anni circa, con frammenti di esperienza biografica (ci sono riferimenti alla scena musicale di Muscle Shoals, all'incendio di uno studio...) e parecchia ironia e distacco nei confronti di certe attitudini generazionali durante le quali l'angst si è trasformato in emo. I negozi di pegni si riempiono di chitarre tamarre e i giovani si danno al karaoke e quel che era è stato trasformato in qualcosa di così rivoltante che persino i cani ne disdegnerebbero le ossa. Vi è una sensazione di perdita senza nemmeno essersi accorti, come sempre, di star perdendo qualcosa, che è quasi insopportabile. Il tutto in una continua crescita emozionale che pone più di un problema alla canzone che dovrà seguire. Anche in questo caso riproduzione totale obbligatoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/o6R0Udhja44" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;It was 1990 give or take I don't remember&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;when the news of revolution hit the air&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;The girls hadn't even started taking down our posters&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;when the boys started cutting off their hair&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;The radio stations all decided angst was finally old enough&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;it ought to have a proper home&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Dead fat or rich nobody’s left to bitch&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;about the goings' on in self destructive zones&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;The night the practice room caught fire&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;there were rumors of a dragon headed straight for Muscle Shoals&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;"Stoner tries to save an amplifier"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;and it's like the dragon's side of the story is never told&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;When the dream and the man and the girls hang around long enough&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;to make you think it's coming true,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;it's easier to let it all die a fairy tale,&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;than admit that something bigger is passing through&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;The hippies rode a wave putting smiles on faces,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;that the devil wouldn’t even put a shoe&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Caught between a generation dying from its habits,&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;and another thinking rock and roll was new&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Till the pawn shops were packed like a backstage party,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;hanging full of pointy ugly cheap guitars&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;And the young'uns all turned to karaoke,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;hanging all their wishes upon disregarded stars&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;My Grandaddy's shotgun is locked in a closet&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;and it never shot a thing that could have lived&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;An old man decided that you couldn't choose your poison&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;till you're nearly old enough to vote for him&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;They turned what was into something so disgusting&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;even wild dogs would disregard the bones&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Dead fat or rich nobody’s left to bitch&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;about the goings' on in self destructive zones&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cooley piazza un uno-due perfetto e a questo capolavoro fa seguire &lt;i&gt;Bob&lt;/i&gt;, un divertito (ma accurato e profondo) studio di personaggio, invecchiato senza sposarsi, ancora legato a sua madre, un tipo tranquillo che tranquillo vuole restare.&lt;br /&gt;
Si tratta della canzone che ha dato più adito a interpretazioni di vario tipo a causa dell'abile scrittura di Cooley che piazza vari indizi che potrebbero portare a pensare che Bob sia gay (&lt;i&gt;Bob ain't light in the loafers, he might kneel but he never bends over&lt;/i&gt;) e, sebbene il tutto potrebbe benissimo rientrare in una frecciata all'omofobia ben radicata nel Sud, non credo sia poi una cosa così importante da determinare rispetto alal riuscita della canzone in sè.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Torna Joanna Tucker con&lt;i&gt; Home Field Advantage&lt;/i&gt; e forse si leva qualche sassolino dalle scarpe: il divorzio da Isbell le ha, come è normale fra esseri umani, fatto del male, lui le ha lanciato qualche curve ball di troppo e lei le ha sofferte tutte, lui può aver anche piazzato qualche home run ma lei sa ricavarne una canzone che trascina l'intera band con un John Neff in grande spolvero e quando termina la minijam di chiusura ci è ben chiaro chi poi abbia vinto il campionato...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Opening Act&lt;/i&gt; di Hood deve essere strappacuore dal vivo, con il musicista che conferma di essere il lato più concreto e lineare e che affronta con bravura un soggetto frusto (scene di bar e di strada per una band non importante) che in altre mani sarebbe rimasto inerte. La Tucker si inserisce bene nei cori, le chitarre sanguinano il giusto, diventa così facile chiudere gli occhi e immaginare i posti e i volti, tutto quel che dovrebbe essere la buona narrativa, no?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rimaniamo nei bar, altro tema obbligatorio del country e Cooley, tocca ammetterlo, comincia a prendere un certo vantaggio. Si diverte, sa sorridere delle sue stesse storie ma ciò non gli impedisce di cogliere ogni aspetto alla perfezione e, al bere hoodiano di&lt;i&gt; Daddy Needs A Drink&lt;/i&gt;, risponde con le bevute di &lt;i&gt;Lisa's Birthday&lt;/i&gt;, cui spesso capita di chiamare qualcuno al telefono perchè “la macchina non è più dove l'aveva parcheggiata e dentro ci sono portafogli e telefonino”, persa in un continuo triste festeggiare di bar in bar.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;It's always Lisa's birthday when I get that call&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;She's got no money for a cab she's way to drunk to walk&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Lisa's had more birthdays than there are sad country songs&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;about trying to love two women and only taking one girl home&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-SbTxxnUYDo4/TrhRSg-23-I/AAAAAAAAIdY/eE6VK8-L8Fc/s1600/drive_by-truckers.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="468" src="http://4.bp.blogspot.com/-SbTxxnUYDo4/TrhRSg-23-I/AAAAAAAAIdY/eE6VK8-L8Fc/s640/drive_by-truckers.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hood sente che il compare comincia ad accumulare un certo vantaggio e prepara una risposta in due tempi (quante volte torna questo numero eh), scegliendo di affrontare il tema della guerra e della violenza da due (maddai?) prospettive diverse. Con &lt;i&gt;The Man I Shot&lt;/i&gt;, lancinante e poderoso, uno degli episodi più possenti dell'intero disco, mette al centro della vicenda un reduce dell'Iraq che non riesce a uscire dall'incubo dell'uomo che ha ucciso. Stavano forse entrambi facendo i rispettivi lavori ma non c'è spazio per questa motivazione, si annega nella rabbia e nella confusione e tali emozioni sono amplificate dai figli che il sopravvissuto stringe fino a quando il volto del morto non sparisce. Capolavoro amplificato dall'esperienza autobiografica di Hood (diventato padre), è rock sudista concentrato, avatarizzato, un qualcosa che sembra impossibile realizzare con tale potenza nel nuovo millennio. Un classico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/4ZbRhmUmv2U" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;That man I shot, He was trying to kill me&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;He was trying to kill me He was trying to kill me&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;That man I shot I didn’t know him&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I was just doing my job, maybe so was he&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;That man I shot, I was in his homeland&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I was there to help him but he didn’t want me there&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;I did not hate him, I still don’t hate him&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;He was trying to kill me and I had to take him down&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;That man I shot, I still can see him&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;When I should be sleeping, tossing and turning&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;He’s looking at me, eyes looking through me&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Break out in cold sweats when I see him standing there&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;That man I shot, shot not in anger&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;There’s no denying it was in self-defense&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;But when I close my eyes, I still can see him&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I feel his last breath in the calm dead of night&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;That man I shot, He was trying to kill me&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;He was trying to kill me, He was trying to kill me&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Sometimes I wonder if I should be there?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I hold my little ones until he disappears&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;I hold my little ones until he disappears&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;I hold my little ones until we disappear&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;And I’m not crazy or at least I never was&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;But there’s this big thing that can’t get rid of&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;That man I shot did he have little ones&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;That he was so proud of that he won’t see grow up?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Was walking down his street, maybe I was in his yard&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Was trying to do good I just don’t understand&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il passaggio fra &lt;i&gt;The Man I Shot&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Purgatory Line&lt;/i&gt;, l'ultima canzone di Tucker, mi spezza il cuore ogni volta tanto è perfetto. Quando, in qualsiasi campo artistico, assisto al lavoro delle persone davvero capaci l'ammirazione talvolta rischia di sopraffarmi.&lt;br /&gt;
Hood ha urlato la sua confusione e folle rabbia per aver ucciso un uomo e l'apoteosi finale del pezzo si scioglie, senza soluzione di continuità, nei paesaggi sonori diradati creati dalla Tucker, col battito e il crescendo di una donna che sta aspettando il suo uomo e non ha risposte, non ha soluzioni, non ha altro possibile “fare” che l'aspettare. Fiero di piangerci su.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Lovin' you is so easy, but waitin' here just ain't.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I know I can be patient, but please don't hesitate to cross my mind. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;That's all I've got for a while.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Waitin' in this purgatory line.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Interrotto dalla ragazza, Hood riprende il suo discorso sulla guerra e sposta tempo, sesso, punto di vista, ritmo. &lt;i&gt;Home Front &lt;/i&gt;è la donna a casa, con una figlia, che ha il suo uomo in guerra e non riesce a farsene una ragione. Spunta l'armonica, il tutto è più raccolto, svanisce la rabbia, rimangono al confusione e l'impossibilità di capire. &lt;br /&gt;
Una delle cose che più mi sorprende, sempre, nella narrativa statunitense, è l'estrema semplicità e ripetitività dei temi e come gli autori, quelli bravi, riescano sempre a prenderli e ricavarne qualcosa di efficace e potente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sia Cooley che Hood hanno avuto i loro uno-due e l'album comincia a  entrare con calma nella parte finale e Cooley trova il tempo per spiazzare con qualcosa di ben diverso dal resto dell'opera: &lt;i&gt;Checkout Time in Vegas&lt;/i&gt; è la storia di un commerciante d'armi alla resa dei conti nella città del peccato, un tipo che ha &lt;i&gt;a bloody nose, empty pockets, a rented car with a trunk full of guns&lt;/i&gt; e ben poche speranze di cavarsela. L'album prende il titolo da questa canzone, in questo passaggio:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;They'll be after me by the time the buffet closes,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;making sure sin city still shines brighter than creations dark &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E se Cooley sorprende, Hood reagisce da par suo e lascia ancora più straniti nel pezzo che molti hanno definito come l'unico riempitivo dell'album e che a me invece urla “sarei la colonna sonora perfetta per &lt;i&gt;Winter's Bone&lt;/i&gt;”.&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;You and your Crystal Meth&lt;/i&gt; è l'allucinata e dilatata rabbia contro un amico rovinato dalla droga, con l'ormai consueta attitudine diretta di Hood, priva di metafore e voli arditi ma precisa e on point come poche altre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La diciassettesima traccia tocca ancora a Hood e a leggere in giro sembra sia stato parto difficile, roba in gestazione fin dal 2000. &lt;i&gt;Goode's Field Road&lt;/i&gt; è roba primitiva, caldissima, che lascia ampio spazio a Neff e Oldham e narra una delle mie storie preferite, forse la preferita in assoluto in tutta la narrativa statunitense, quella dell'uomo che sceglie di andare in fondo fino alla fine pur sapendo che la fine non sarà lieta. Si tratta di quel che mi fa amare &lt;i&gt;The Heat&lt;/i&gt; di Michael Mann, per esempio, e qui sentire Hood che si raccomanda con la moglie sulle ultime cose è fantastico, pulsante di magma e lava, stompone micidiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo quasi alla fine, è l'ultima cartuccia a disposizione di Cooley ed è una pallottola d'argento, uno dei capolavori del disco. Ispirato a quanto accaduto a causa dell'uragano Katrina, &lt;i&gt;A Ghost to Most&lt;/i&gt; è il classico pezzo che “avrei voluto scrivere io”. Pur preferendo&lt;i&gt; Self Destructive Zones&lt;/i&gt;, credo che questa, per “serietà” del testo e tema e perfezione della costruzione, sia la cosa migliore che abbia mai scritto Cooley, alcuni versi da soli sono più dell'intera carriera di molti scrittori medi, è incredibile. Interrogato su cosa abbia voluto dire con questo pezzo Cooley ha risposto “&lt;i&gt;It's really hard for me to find a suit that fits me right&lt;/i&gt;”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/bxLXCSqOvUo" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I guess I'll never grow a sideburn&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;it's a shame with all I've got to go between&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;I hope somebody's cause takes soon&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;it's getting hard to find a place a root can sink&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Mama said a lot of things and be thankful was the one she never minded saying twice&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Thanks to her I can think clear enough,&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;to be thankful that she died before tonight&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Baby every bone in my body’s gone to jumping&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;like they're gonna come through my skin&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;If they could get along without the rest of me, it wouldn’t matter if they did&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;But skeletons ain’t got nowhere to stick they're money&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;nobody makes britches that size&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;and besides you're a ghost to most before they notice,&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;that you ever had a hair or a hide&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Saving everybody takes a man on a mission&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;with a swagger that can set the world at ease&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Some believe it's God's own hand on the trigger&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;and the other dumping water in the streets&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Talking tough is easy when it's other people's evil&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;and you're judging what they do or don't believe&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;It seems to me you'd have to have a hole you're own&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;to point a finger at somebody else's sheet&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Baby every bone in my body’s gone to jumping&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;like they're gonna come through my skin&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;If they could get along without the rest of me, it wouldn’t matter if they did&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;But skeletons ain’t got nowhere to stick they're money&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;nobody makes britches that size&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;and besides you're a ghost to most before they notice,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;that you ever had a hair or a hide&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;I don't know how good it does a man,&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;to keep on telling him how good it is he's free&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;free to wash his ghost down the drain,&lt;br /&gt;
and free for them to tell him there's no such a thing&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spazio a Hood per la chiusura, ma dopo &lt;i&gt;A Ghost to Most&lt;/i&gt; è impossibile proporre qualcosa all'altezza. Meglio “rifugiarsi” nella narrativa rilassata di&lt;i&gt; Monument Valley&lt;/i&gt;, roba di classe che svolge un compito, se ci pensate, indispensabile: quando andate sott'acqua poi non bisogna tornare su di botto, rischiate l'embolia.&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Monument Valley&lt;/i&gt; vi prende per mano, vi dice quando fermarvi, vi sussurra che va tutto bene e tornerete sulkla barca, è una canzone-decompensante, e ringraziate che ci sia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il viaggio sarebbe finito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma...&lt;br /&gt;
Ma c'è ancora la prima canzone, vero?&lt;br /&gt;
Hood con &lt;i&gt;Two Daughters and a Beautiful Wife&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
Per raccontarla bisogna, mi spiace, questa colta so che vi chiedo ancora più sforzo di lettura del solito, lo so, bisogna andare a vedere cosa è successo due anni prima dell'uscita del disco...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-BDl2eu-7kTU/TrhRTZIQmFI/AAAAAAAAIdg/1zAoIFOpUeI/s1600/drive-By_Truckers.JPG" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="340" src="http://2.bp.blogspot.com/-BDl2eu-7kTU/TrhRTZIQmFI/AAAAAAAAIdg/1zAoIFOpUeI/s640/drive-By_Truckers.JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si torna indietro al primo gennaio del 2006.&lt;br /&gt;
In realtà bisognerebbe tornare indietro di qualche altro mese...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovvero al 5 novembre del 2005 quando viene scoperto il corpo di &lt;b&gt;Treva Gray&lt;/b&gt;, 35 anni, massacrata di botte.&lt;br /&gt;
Treva viveva con suo marito, &lt;b&gt;Ricky Javon&lt;/b&gt; e il nipote di Ricky, &lt;b&gt;Ray Joseph Dandridge&lt;/b&gt;. Aveva sposato Ricky, ex detenuto, da soli 6 mesi ma le cose non andavano per nulla bene, con frequenti litigi, botte e tutto il contorno.&lt;br /&gt;
Nello stesso giorno in cui lei scompare si notano evidenti segni di graffi sul corpo del marito ma niente, la polizia lo interroga e bella lì.&lt;br /&gt;
Sapete, siamo a Philadelphia, Treva è una nera, la polizia ha da fare e "forse è morta di overdose" e caso chiuso.&lt;br /&gt;
Treva è l'inizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricky si sposta per andare a vivere da sua nonna in Virginia e presto è raggiunto dal suo nipotino.&lt;br /&gt;
Non ho voglia. No, meglio, non ho la forza di starvi a raccontare quel che Ricky e Ray hanno fatto nel giro di pochi giorni, sono due spree killer noti, hanno ucciso 7 persone, credo che una breve ricerca in Rete vi rivelerà tutti i particolari, io questa volta non ci riesco a narrarvi determinate cose, perché se ci penso troppo, se ne parlo troppo casco in un orrendo loop che ormai conosco bene, un ciclo dove il dolore che provo per la morte di alcune persone alimenta una rabbia infinita nei confronti di queste due bestie e subito dopo arriva la voce che mi dice che Ricky e Ray bestie non sono e che ucciderli, picchiarli, odiarli, punirli o che altro serve a ben poco, a pochissimo, a niente.&lt;br /&gt;
E subito dopo ritorna il dolore, arriva di nuovo la rabbia e io non so come uscirne e da un lato invidio davvero i forcaioli, perché loro sì che hanno un modo tutto sommato facile per uscire dal circolo descritto, che è un circolo che fa male.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma di alcune di queste morti, 4, devo purtroppo dirvi qualcosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E si ritorna quindi al primo gennaio 2006, è domenica. Vi dico che è domenica perché è importante, il giorno prima era sabato e sabato torna nella canzone.&lt;br /&gt;
La famiglia Harvey è riunita nella loro casa a Woodland Height, un sobborgo di Richmond, in Virginia.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Bryan Harvey&lt;/b&gt;, 49 anni, è un musicista piuttosto noto: ha suonato prima negli &lt;b&gt;House of Freaks&lt;/b&gt; e quindi nei &lt;b&gt;Gutterball&lt;/b&gt; e lo troviamo anche nell'album di debutto degli &lt;b&gt;Sparklehorse&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
Harvey è fissato con il southern gothic e ha scritto più di una canzone ispirata a racconti di &lt;b&gt;Flannery O'Connor&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
Quando suonava potevate persino incontrare &lt;b&gt;Neil Young&lt;/b&gt; fra il pubblico. Young ricorre anche nei nostri DBT, spesso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sua moglie, Kathryn, ha 39 anni ed è comproprietaria di un negozio di giocattoli piuttosto conosciuto nella zona.&lt;br /&gt;
Ruby e Stella sono le figlie, 4 e 9 anni.&lt;br /&gt;
Ray e Gray entrano, massacrano i quattro, li accoltellano, li legano, li mettono in cantina e poi danno fuoco alla casa e non è possibile che ciò accada.&lt;br /&gt;
Si tratta dell'eterno, annichilente, irrisolvibile urlo di dolore e smarrimento che mi lascia perso e vuoto.&lt;br /&gt;
Perché non puoi suonare di fronte a migliaia di persone felici, aprire ogni giorno il tuo negozio e vedere un sacco di bambini contenti con i loro giocattoli, goderti un sabato a dormire un po' più a lungo e stare con le tue figlie e poi tutto viene distrutto all'istante e non sarà mai più.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Già e impossibile accettarla, questa distruzione, quando proviene da un terremoto, da un meteorite, da un cancro, ma quando arriva da gente che dovrebbe stare sulla tua stessa barca e in qualche modo lavorare per far si che ci siano sempre meno terremoti, meteoriti e cancri, ecco, non si può...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quindi questa canzone Hood  l'ha scritta per gli Harvey, per il loro ultimo sabato felice ed è ovvio che in questi frangenti si voglia credere in un aldilà fatto di una serie infinita di sabati con due figlie e una bella moglie.&lt;br /&gt;
E qui vi lascio, sono a pezzi e con il groppo in gola, ma se anche solo una persona in più ascolterà i loro dischi grazie a questo post, beh, allora va tutto bene. &lt;br /&gt;
O quasi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/VA8jRfpEVls" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;When he reached the gates of heaven&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;He didn’t understand&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;He knew that folks were coming over&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Or was it all a dream?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Was it all a crazy dream?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;He saw them playing there before him&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;What were they doing there?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;It felt like home, It must be alright&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Or is it just a dream?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Is it just a crazy dream?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Memories replay before him&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;All the tiny moments of his life&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Laying round in bed on a Saturday morning&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Two daughters and a wife&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Two daughters and a beautiful wife&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Meanwhile on Earth his friends came over&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Shocked and horrified&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Dolls and flowers at the storefront&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Everybody cried&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Everybody cried and cried&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Is there vengeance up in heaven?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Are those things left behind?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Maybe everyday is Saturday morning&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Two daughters and a wife&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Two daughters and a beautiful wife&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Two daughters and a beautiful wife&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-7354154087963338458?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/7354154087963338458/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/brighter-than-creations-dark.html#comment-form" title="7 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/7354154087963338458?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/7354154087963338458?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/uyq-ibF5XdI/brighter-than-creations-dark.html" title="Brighter than Creation's Dark" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-dquyxZY2OMA/TrhRUzANfuI/AAAAAAAAIds/ZLEzGYH8VGQ/s72-c/drive-by-truckers.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>7</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/brighter-than-creations-dark.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkIGQXo7fSp7ImA9WhRTEUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-4334120847429960556</id><published>2011-11-01T14:35:00.000+01:00</published><updated>2011-11-01T14:35:20.405+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-11-01T14:35:20.405+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Ursula K. Le Guin" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letture" /><title>Ursula K. Le Guin e la lettura</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-oMc_jLNKWZ4/Tq_0sMkEcoI/AAAAAAAAIaU/p-jN3lG55ZQ/s1600/Fabio_Volo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://2.bp.blogspot.com/-oMc_jLNKWZ4/Tq_0sMkEcoI/AAAAAAAAIaU/p-jN3lG55ZQ/s400/Fabio_Volo.jpg" width="400" /&gt;&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;Come quasi al solito, non ho idea di dove andrò a parare, si tratta di un fritto misto di pensieri innestati da quanto accaduto durante la settimana, quanto sperimentato da sempre e, in gran parte, quanto letto in alcuni articoli.&lt;br /&gt;
Lo scopo non è “giungere” a conclusioni o posizioni (che trovo purtroppo sempre più difficili da trovare) ma discutere un po' fra tutti noi...&lt;br /&gt;
E no, questa volta non si tratta di qualche biografia rinarrata: bisogna variare la dieta, no?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo spunto iniziale è stato l'accorgersi negli ultimi giorni, tramite alcuni confronti su 5 o 6 libri e notizie, di quanto parecchie persone che conosco leggano sempre di più ma, a me sembra, anche sempre peggio e con meno profondità, accumulando letture come una massa critica che diventa poi difficile digerire, e reagendo anche a queste letture in modo affrettato e incompleto.&lt;br /&gt;
Si legge tanto ma si capisce poco, si indaga ancor meno, non si riflette, non si metabolizza e stiamo lì a collezionare trofei di lettura (e scrittura) come Qui Quo e Qua dal Gran Mogol...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da lì, senza un filo logico ben preciso, mi sono perso in uno dei miei tanti chiodi fissi, ovvero la mia profonda convinzione (maturata attraverso esperienza personale, quindi è ovvio che per altri possa essere anche l'opposto) che il leggere non renda migliori le persone e non sia una attività diversa, sul piano morale, etico e culturale, da tantissime altre.&lt;br /&gt;
Ho conosciuto fior di lettori forti in vita mia che si sono poi rivelati esseri umani ben miseri.&lt;br /&gt;
Vi è però, in molti lettori forti, negli scrittori e negli addetti ai lavori (non tutti, ci mancherebbe), una certa tendenza a reputare questa attività come migliore rispetto a tante altre sotto i punti di vista predetti, tendenza che non riscontro in chi si dedica ad altre attività e che al massimo nel loro caso si risolve in una declamazione di piacere e di virtù collegate all'attività (pesca, pittura, basket, cucina, viaggi, quello che volete) senza quella certa spocchia di fondo che mi sembra di avvertire in lettori e scrittori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Senso di superiorità morale e altro che partono da lontano e quindi si sviluppano: si comincia con il separare l'arte rispetto al resto, poi la narrazione rispetto ad altre arti e quindi la letteratura rispetto ad altre narrazioni finendo, per proprio completare questo percorso di riduzione, con il magnificare il romanzo rispetto al racconto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho sentito molto più spesso nella vita, e con molto intendo percentuali bulgare, rivolgere a bambini e ragazzi l'invito a leggere rispetto a tantissimi altri inviti realizzabili con pari sforzo e mezzi e non ho mai avuto prova e riscontro che il leggere fosse da prediligere rispetto a tante altre cose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dico tutto questo, credo sia importante sottolinearlo, da lettore forte che la Rete e il formato elettronico ha trasformato in lettore fortissimo, non da “nemico” della lettura in favore di qualche altro target, ci mancherebbe altro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma saltiamo di palo in frasca anche se no, in realtà non c'è sto gran salto e pali e frasche si somigliano molto. Ho scovato online un articolo di &lt;b&gt;Ursula K. Le Guin&lt;/b&gt;, è uno scritto del 2008 che si intitola &lt;a href="http://harpers.org/archive/2008/02/0081907" target="_blank"&gt;Staying Awake&lt;/a&gt;, reperibile presso &lt;b&gt;Harper's&lt;/b&gt; seguendo il link (è disponibile sia online che sotto forma di pdf scaricabile) e sebbene contenga alcuni punti per me condivisibili sono anche parecchie le affermazioni che non mi convincono e che dopo solo tre anni paiono già invecchiate e superate, gran brutta cosa per una scrittrice di sf.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Amo la Le Guin. Devo a lei, prima di tutti i testi obbligatori e sacri, la fondamentale e indimenticabile lezione di anarchia, per ricordare solo il mio debito più grande nei suoi confronti, e le devo anche decine di ore di letture stimolanti che hanno saputo toccare temi diversissimi, spesso in maniera profonda e intelligente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste due specificazioni (sono un lettore forte e un fan di Le Guin) non sono il (classico) trucco dialettico del tipo “amo e conosco molto questa materia, quindi se ora la criticherò la mia critica vale di più”: esprimono l'esigenza di dichiarare la mia passione nei confronti di una attività e una autrice che molto mi hanno dato e tantissimo mi daranno ancora.&lt;br /&gt;
Riporterò, traducendoli, alcuni passaggi dell'articolo per meglio discuterne con voi...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ygrpKpOAHCo/Tq_0_JrV38I/AAAAAAAAIac/nLhsnnajK0E/s1600/Ursula_Le_Guin.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="275" src="http://2.bp.blogspot.com/-ygrpKpOAHCo/Tq_0_JrV38I/AAAAAAAAIac/nLhsnnajK0E/s400/Ursula_Le_Guin.jpg" width="400" /&gt;&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;Le Guin parte citando alcuni studi (in particolare quello, piuttosto celebre, del &lt;b&gt;National Endowment for the Arts,&lt;/b&gt; &lt;a href="http://www.nea.gov/" target="_blank"&gt;NEA&lt;/a&gt;) che testimoniavano un certo declino nella percentuale di persone che leggono almeno un libro all'anno in USA, per l'esattezza al tempo il 43% dei cittadini non leggeva nemmeno un libro all'anno.&lt;br /&gt;
Passa quindi a identificare nel secolo 1850-1950 l'Età dell'Oro della lettura fissando alcuni concetti preziosi: in quel periodo in USA la scuola pubblica è considerata fondamentale per la democrazia, le biblioteche prosperano e leggere è qualcosa da condividere.&lt;br /&gt;
L'opera letteraria, sia essa narrativa, documento scientifico, storico e altro ancora, è vista e vissuta come “a major form of social currency”, una moneta di scambio sociale.&lt;br /&gt;
Le Guin afferma anche che uno sguardo ad alcuni libri di testo di inizio Novecento può far capire quanto il livello di lettura e istruzione che ci si aspettava e si pretendeva da bambini di 10 anni fosse impressionante e di alto livello se rapportato a un generale declino post 1960.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggere insomma era una attività sociale molto importante, che formava legami e una rete di relazioni attraverso i titoli condivisi.&lt;br /&gt;
Ricorda poi l'eclatante caso de &lt;i&gt;La bottega dell'antiquario&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;Charles Dickens&lt;/b&gt; (&lt;a href="http://www.liberliber.it/libri/d/dickens/index.htm" target="_blank"&gt;QUI&lt;/a&gt; le sue opere in originale, tradotte e in audiobook, gratuite), romanzo apparso a puntate nel 1840 con aspettative incredibili da parte dei lettori, che giunsero ad assaltare la nave che trasportava i  nuovi fascicoli per sapere cosa fosse successo all'orfana Nell protagonista della vicenda.&lt;br /&gt;
Si tratta di una “febbre” senza precedenti che però negli ultimi anni è stata replicata dal fenomeno&lt;i&gt; Harry Potter&lt;/i&gt; e già qui, operando un confronto che non so quanto sia volontario, Le Guin azzarda una valutazione che non so se condividere.&lt;br /&gt;
Potter, per lei, è più un fenomeno sociale che letterario, qualcosa da paragonare al culto delle rockstar. Insomma, per l'autrice la qualità sociale della letteratura è ancora presente nei best seller ma ha in qualche modo perso la componente letteraria e ora ci ritroviamo spesso a leggere libri famosi che nessuno poi finisce, giusto per il gusto di parlarne con altri. Il fenomeno Nell è, in qualche modo non spiegato o inspiegabile, migliore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con ogni possibile sforzo non riesco a vedere molta differenza fra il fenomeno Harry Potter e quello precedente della piccola Nell: se ne stiamo facendo un discorso di qualità di scrittura beh, non dobbiamo dimenticare che anche &lt;i&gt;La piccola bottega dell'antiquario&lt;/i&gt; ha avuto il suo bel fronte di detrattori (Swinburne e Wilde fra i più noti); se ne facciamo un discorso di impatto e coda lunga nella Storia non credo proprio che al momento Nell possa reggere il confronto con Harry (in futuro chissà) e se ne facciamo un discorso sociale e di cultural studies credo che dovremmo allora confrontarci per simililarità anche con l'impatto di certe serie televisive: perfino il sottoscritto ha sentito, pur avendone visto solo la prima puntata anni prima, il forte scambio sociale di opinioni, elaborazioni e predizioni riguardanti l'ultima stagione di &lt;i&gt;Lost&lt;/i&gt;, tanto per dire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da qui Le Guin muove l'arcinoto, scontato e sì, certo, condivisibile attacco a come vengono gestite ora le case editrici: multinazionali strapotenti che, tramite i loro ricchissimi exec comprano le case editrici piccole e indipendenti, trasformandole in filiere che devono vendere il libro come se fosse una merce qualsiasi. E i bravi e onesti professionisti che lavoravano in quelle case ora si ritrovano a doversi applicare su pessimi libri mentre combattono ogni giorno contro i manager, i pr e tutto il resto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io trovo che un attacco di questo genere (pur, ripeto, condivisibile e condiviso) contenga alcuni difetti che non possiamo continuare a far passare in cavalleria.&lt;br /&gt;
Da un lato vi è un fraintendimento o meglio, sotto-intendimento di fondo: tu Ursula K. Le Guin stai scrivendo un articolo per Harper's Magazine. E non posso pensare che il lettore medio di entrambe, target unico di questo articolo, non abbia già metabolizzato fino alla nausea una nozione come questa, passando magari a qualche step successivo di alternativa, boicottaggio o confronto. Stai quindi annoiando il tuo lettore con una cosa che lui già conosce molto bene. Oppure lo stai sottovalutando in modo offensivo.&lt;br /&gt;
Può essere un articolo consolatorio, nulla di male, ma piacerebbero mosse diverse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In più l'intero tono e sottinteso è romantico e trascura, come spesso accade in ogni fazione, elementi “scomodi”.&lt;br /&gt;
Non si può comprare se l'altro non vuole vendere: il cattivo exec ha comprato da un fiero indipendente che forse ha preferito alla fine guadagnare qualcosa di più sfornando merda piuttosto che vivacchiare producendo però materiale interessante.&lt;br /&gt;
Come meccanismo ricorda un po' chi difende il piccolo libraio sotto casa nei confronti delle malvage supercatene, dimenticando che per un libraio in gamba (almeno a me è accaduto così) ne incontri altri 10 che ti vendono  i libri come l'ortofrutta e che alle volte nelle catene (capitato anche questo) incappi nel commesso che ne sa, che mette in evidenza i libri giusti e consiglia.&lt;br /&gt;
O come difendere, spostandoci un passetto in avanti, la catena “fisica” rispetto al malvagio negozio on-line, dimenticando che magari nel negozio  online trovi 40 pareri di persone (ma sono prezzolate tutte eh, certo) mentre nella catena a stento ti guardano quando paghi.&lt;br /&gt;
E così via e, ovvio, tutto ciò vale anche al contrario, per i partigiani del turboprogresso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-jqDWUHlTJCA/Tq_1LH87BVI/AAAAAAAAIak/i5NdAFCC5Yg/s1600/The+Old+Curiosity+Shop_Charles_Dickens.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://3.bp.blogspot.com/-jqDWUHlTJCA/Tq_1LH87BVI/AAAAAAAAIak/i5NdAFCC5Yg/s400/The+Old+Curiosity+Shop_Charles_Dickens.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Le Guin passa quindi a un altro concetto ormai banale ma in certa misura ben più interessante: agli exec non basta vendere libri come ortaggi, vogliono una crescita costante del profitto. Il guadagno è cosa buona ma da sola non soddisfacente, deve essere un accrescimento costante. E bisogna quindi creare domanda. &lt;br /&gt;
La domanda la si è creata frammentando sempre di più, prima con l'invenzione commerciale della contrapposizione genere/mainstream quindi con la suddivisione dei generi in micronicchie sempre più specializzate, capaci di crearsi un pubblico fedele di riferimento.&lt;br /&gt;
A me anche questo ragionamento, che condivo, sembra però bypassare un dato importante: questo meccanismo di suddivisione in microgeneri, puntate, episodi, tomi dall'uno al dieci è stato attuato sia dalla cattiva multinazionale che dagli autori  e case editrici indipendenti, più o meno per le stesse ragioni di vendita, e non mi pare imputabile solo ai cattivi ricchi exec.&lt;br /&gt;
Se il vampiro romantico, lo steampunk o l'urban fantasy tira ci si fiondano squali e pesci piccoli, tanto qualche frammento di cibo cascehrà anche dalle loro parti e sbranata la carcassa via a nuotare verso la prossima preda.&lt;br /&gt;
Mi pare privo di fondamento distinguere e introdurre campi morali che all'atto pratico è difficile poi riconoscere nei vari contendenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ursula arriva, dopo questo paragrafo, a qualcosa di più sostanzioso e stimolante: torna a quello che viene considerato il secolo d'oro della lettura e si pone una domanda che è ormai desueta, in questi tempi di insta-like per ogni corbelleria che viene urlata sui vari media.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La domanda è: siamo proprio sicuri?&lt;br /&gt;
Siamo sicuri che si leggesse di più, che fosse un'epoca fatata? &lt;br /&gt;
La gente lavorava, forse anche più di ora, non aveva più tempo a disposizione e se non c'era ancora la televisione esistevano comunque molti altri modi di passare il tempo.&lt;br /&gt;
Ora ci sono sondaggi ogni cinque minuti, al tempo erano molto meno frequenti, forse stiamo solo retro-proiettando un trend negativo: se ogni anno la gente legge sempre di meno sarà stato sempre così fino a un favoloso anno zero nel quale tutti avevano in tasca qualche romanzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Purtroppo, dopo questo spunto, Le Guin ricasca in un mare reazionario di  attacchi che a me paiono comodi e retorici in maniera assordante: il libro è diventato un “entertainment media” come tanti altri anche se, wink wink, volete mettere il potere di un libro contro quegli stupidi programmi televisivi? Non parliamo poi del cinema, mamma mia, che schifezza.&lt;br /&gt;
Niente di nuovo, purtroppo. Diventa facile, anzi, si deve (visti comunque gli interessi anche economici) screditare altri media e arti in favore dei propri, senza prendersi la briga di dimostrare.&lt;br /&gt;
Il libro è meglio di tante altre cose perché sì, è auto-evidente, la messa è finita andate in pace.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il meglio, è scontato, Le Guin lo fornisce quando attacca il nemico numero uno, Internet.&lt;br /&gt;
La Rete, dice, offre di tutto ma c'è ben poca soddisfazione estetica: “&lt;i&gt;You can look at pictures or listen to music or read a poem or a book on your computer, but these artifacts are made accessible by the Web, not created by it.&lt;/i&gt;”&lt;br /&gt;
Che mi pare frase spaventosa e offensiva verso tutti quei video artisti, grafici, podcasters, musicisti e narratori nati in Rete, che nella Rete hanno prodotto opere validissime e che senza la Rete non avrebbero trovato voce. Senza contare che certi suoni, immagini e moduli narrativi non possono esistere fuori dalla Rete.&lt;br /&gt;
Un conto è affermare che il web debba migliorare (ma come tutte le cose, signora mia) ben altro conto è non avere coscienza di quanto accaduto in Rete in questi anni e volerla liquidare con due righe di questo tipo.&lt;br /&gt;
Come se io, da persona che alla Rete devo tutto, attaccassi improvvisamente, non so, la radio o i romanzi o l'arte di fare del buon gelato ma senza dimostrare, confessando boh, supposizioni personali che tali rimangono e hanno valore prossimo allo zero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando invece prova a dimostrare, è ancora peggio. Tenta di farlo confrontando libro e film: la lettura, capite, è esercizio attivo, richiede attenzione, dovete impegnarvi, un libro non farà il lavoro al posto vostro.&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;To read a story well is to follow it, to act it, to feel it, to become it—everything short of writing it, in fact. Reading is not “interactive” with a set of rules or options, as games are; reading is actual collaboration with the writer’s mind. No wonder not everybody is up to it.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
(Quest'ultima frase è così offensiva nel suo identificare una elite...)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, non so come Le Guin veda un film, ma tutte queste cose che lei cita si possono applicare con totale tranquillità anche all'atto della visione in sala e dovete cambiare solo quel &lt;i&gt;short of writing it&lt;/i&gt; con un &lt;i&gt;short of shooting it&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
Si tratta di una retorica che sento da quando possiedo le orecchie, più o meno, e da lettore forte che è insieme cinefilo forte la trovo insopportabile, infondata e comoda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spesso sono stato cambiato più da un film che da un libro. Addirittura ho imparato e mi sono emozionato ben più col film che col libro, &lt;i&gt;Shining&lt;/i&gt; è un esempio classico.&lt;br /&gt;
E viceversa, molti libri mi hanno dato più di tanti film.&lt;br /&gt;
E ci sono libri che “subisci” in modo piatto ben più di tanti programmi televisivi.&lt;br /&gt;
Generalizzare è terribile e non te lo aspetti da determinati interlocutori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E da questo punto è un crollo totale, una insipida raccolta di banalità che ti aspetteresti di più o da un ottantenne bibliotecario che ha respirato troppa muffa o da qualche appartenente a oscure sette religiose e invece proviene da una persona progressista, che ha dimostrato in altre occasioni (forse quando i suoi interessi non erano in gioco, non so) di conoscere molto bene la Storia e di saper ragionare a fondo su varie tematiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Il libro non ha bisogno di essere collegato a qualcosa o di girare su una macchina, ha solo bisogno di luce, di un occhio e di una mente.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
E comunque il formaggio asiago come lo facevano nel 1300  non lo fanno più.&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Il libro è unico e non è effimero&lt;/i&gt; (qualsiasi cosa questa affermazione voglia dire).&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Electron are as evanescenti as thoughts. History begins with the written word. Much of civilization now relies on the durability of the bound book—its capacity for keeping memory in solid, physical form.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Amo, amo il libro cartaceo, continuo a comprarne oltre il mio potere di lettura, ma sentire queste corbellerie credo sia terribile.&lt;br /&gt;
Una delle frasi che sento dire spesso e che mi diverte molto è che "belin, le memorie dei computer si possono cancellare e sarebbe devastante e la Rete è totale controllo e presto un unico tiranno gestirà e censurerà tutte le informazioni".&lt;br /&gt;
Ipotizzare uno scenario simile significa ipotizzare un potere unico così sterminato (dovrebbe riuscire a scavare e controllare ogni banca dati, ogni server, ogni cloud, ogni disco offline del mondo) da essere in grado anche e forse con maggiore facilità di bruciare ogni copia cartacea esistente di ogni biblioteca, eliminando il contenzioso.&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-9qj7XPP3gr4/Tq_1SwDuyVI/AAAAAAAAIas/qZgTuGZmHME/s1600/Anarres.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-9qj7XPP3gr4/Tq_1SwDuyVI/AAAAAAAAIas/qZgTuGZmHME/s400/Anarres.jpg" width="262" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;The continuous existence of books is a great part of our continuity as an intelligent species. We know it: we see their willed destruction as an ultimate barbarism. The burning of the Library of Alexandria has been mourned for two thousand years, as people may well remember the desecration and destruction of the great Library in Baghdad.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco, sì, appunto, se quei tesori fossero stati condivisi e moltiplicati in milioni di nodi di Rete magari ora non staremmo a piangerli come scomparsi per sempre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Passa poi a qualche considerazione generica su turbocapitalismo, prestazioni dei libri valutate sul venduto di poche settimane e altre nozioni base che, di nuovo, mi aspetto che siano condivise da tempo e quindi sia un errore ripeterle a un pubblico di questo tipo (ma troverete molti soloni che invece lo fanno, tanto per ricavare la solita cinquantina di commenti e sfangare la giornata).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Arriva quindi a una vera perla di illogicità:&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;So why don’t the corporations drop the literary publishing houses, or at least the literary departments of the publishers they bought, with amused contempt, as unprofitable? Why don’t they let them go back to muddling along making just enough, in a good year, to pay binders and editors, modest advances and crummy royalties, while plowing most profits back into taking chances on new writers? &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovvero, ma perché i cattivi exec non mollano i settori creativi e non li lasciano tornare a fare i piccoli coraggiosi indipendenti che sfornano belle cose per gli illuminati? &lt;br /&gt;
Ma, ehm, perché in capo a due mesi i coraggiosi indipendenti si ristancherebbero del “muddling” e tornerebbero a farsi comprare, Ursula!&lt;br /&gt;
Quelli che non hanno voluto vendersi non si sono venduti e quelli che si sono ritrovati comprati in quanto facenti parte di un meccanismo più esteso se vogliono possono ridursi lo stipendio e andare a lavorare per gli indipendenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che continuano a esistere, fra l'altro, queste benedette piccole case editrici, perché a leggere articoli come questo sembra che siano tutti stati assorbiti da una singola spugnablob, e continuano, questi stessi piccoli editori, a NON distinguersi in modo particolare per qualche differenza qualitativa del prodotto ultimo rispetto alle grandi o alle medie società.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco, io credo che il problema sia proprio questo voler differenziare in modo romantico, senza basi fattuali, quel che con buona probabilità differenziabile non è.&lt;br /&gt;
Non ci sono prove che il catalogo e il sistema di lavoro di una indipendente sia migliore rispetto a quello di un colosso.&lt;br /&gt;
Non ci sono prove che il cartaceo sia meglio dell'elettronico o viceversa, né che uno neghi l'altro, così come è assurdo sostenere qualche tipo di superiorità del romanzo rispetto al cinema o al fumetto o al teatro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si creano solo fazioni basate sul nulla, fazioni che poi procedono a mollarsi qualche frecciatina per poi pian piano odiarsi sempre più a fondo.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ma Le Guin mi ha regalato tanto, in passato, tantissimo e ci vorrebbero migliaia di pezzi tirati via come questo per farmi cambiare idea sul suo valore.   &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se tornassimo a parlare di narrazione invece che di narrativa, di storia invece che di romanzo o film, forse alcuni problemi svanirebbero.&lt;br /&gt;
Perché, almeno io, godo di una narrazione filmica tanto quanto di una narrazione su carta o su e-book e ho ascoltato dei podcast che valgono quanto cinque quotidiani da edicola e così via, una recensione ben scritta batte un romanzo mediocre e bla bla bla...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E penso anche che la quantità e frequenza di lettura siano dati che non portano a conclusioni più di tanto interessanti: ci sono molti lettori fortissimi che sono anche dei misreaders allucinanti e per contro ci sono persone che magari leggono solo un libro all'anno ma di qualità e lo assorbono a fondo: statistiche di quel tipo portano solo a un generale “signora mia” e poco altro...&lt;br /&gt;
Se gli italiani che non leggono nemmeno un libro all'anno passassero d'incanto a leggere tre Moccia, due Volo e cinque Vespa a semestre, guadagniamo qualcosa? Forse gli si sviluppa qualche muscolo ottico, non so, ma oltre quello non vedo come la situazione potrebbe migliorare... &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il libro è un vettore sociale come tanti altri e non incarna la salvezza del mondo e della civiltà da qualche tipo di orda barbarica, è solo una parte di un insieme di narrazioni complesso e in continua mutazione. E, tanto per allargare ancora di più il campo segnalando però un brano che rientra in un discorso volto a cancellare certi enormi preconcetti, vi lascio con:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;“I cambiamenti delle condizioni che riguardano la literacy sono tali da farci riprendere in considerazione la teoria che, implicitamente o esplicitamente, ha puntellato i vari concetti dello scrivere nelle ultime cinque o sei decadi. Ho già detto con insistenza che noi non possiamo più trattare la literacy (o linguaggio) come i soli, i principali, gli unici mezzi di rappresentazione e comunicazione.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Ci sono anche altri modi e in molti ambiti che concernono la scrittura, tali modi possono essere più prominenti e più significativi. Di conseguenza, una teoria linguistica non può dire pienamente cosa è la literacy e come funziona. Il linguaggio soltanto non può darci accesso al significato del messaggio costruito in modo multi-modale. Adesso il linguaggio e la literacy devono essere visti solo come portatori parziali di significato”.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(&lt;b&gt;Gunter Kress&lt;/b&gt; in &lt;i&gt;Literacy in the New Media Age&lt;/i&gt;, trad. di &lt;b&gt;Carla Poesio&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-4334120847429960556?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/4334120847429960556/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/ursula-k-le-guin-e-la-lettura.html#comment-form" title="21 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/4334120847429960556?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/4334120847429960556?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/krGDa1Yy6QY/ursula-k-le-guin-e-la-lettura.html" title="Ursula K. Le Guin e la lettura" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-oMc_jLNKWZ4/Tq_0sMkEcoI/AAAAAAAAIaU/p-jN3lG55ZQ/s72-c/Fabio_Volo.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>21</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/11/ursula-k-le-guin-e-la-lettura.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEUBSX0zcSp7ImA9WhdaFU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-4506748292628914286</id><published>2011-10-24T22:11:00.003+02:00</published><updated>2011-10-25T10:44:18.389+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-10-25T10:44:18.389+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Scacchi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Bobby Fischer" /><title>Wherefore art thou Bobby?</title><content type="html">&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-6bweedMvLBs/TqXDEd2266I/AAAAAAAAIYs/Ycd0u0FmysA/s1600/bobby_fischer_young.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-6bweedMvLBs/TqXDEd2266I/AAAAAAAAIYs/Ycd0u0FmysA/s400/bobby_fischer_young.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Per tre settimane, preparando il post del lunedì, ho cominciato a scrivere qualche riga nel documento chiamato “Fischer”, salvo poi chiuderlo in fretta e dedicarmi ad altro.&lt;br /&gt;
E anche adesso, al quarto tentativo, mi trovo a a fare i conti con il timore di non riuscire a scrivere nulla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo è dovuto a vari fattori, chiamiamoli “di rischio” che emergono quando si affronta un personaggio simile, alcuni superabili e anzi, desiderati, altri meno.&lt;br /&gt;
Vi è da un lato una probabile scarsa curiosità da parte del lettore medio. Uno scacchista, per quanto interessante come &lt;b&gt;Bobby Fischer&lt;/b&gt;, non reggerà mai il pulp-confronto con centipedi umani e attività paranormali: volete mettere l'appeal?&lt;br /&gt;
E anche messo da parte (e in cantiere) questo disinteresse, rimangono enormi trappoloni: chi già conosce qualcosa di scacchi ne saprà sicuramente più del sottoscritto di questo enorme, assoluto campione e chi  non conosce la materia può, con due click, accumulare una quantità di dati e giudizi ben più vasta di quella che potrò mai presentare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E poi il rischio più grande di tutti, quello in cui in fondo sono cascati i lavori più importanti dedicati a questo genio (penso allo scritto apparso su &lt;a href="http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2002/12/bobby-fischer-rsquo-s-pathetic-endgame/2634/"&gt;The Atlantic&lt;/a&gt;, per molti versi odioso): un tuffo inconcludente nella retorica, nel giudizio facilone e sbrigativo, nella diagnosi , nell'ovvia polarizzazione suscitata da suoi gesti e frasi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Motivi che per tre settimane mi hanno tenuto distante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-bhR9xKLdNd0/TqXDE_yIb_I/AAAAAAAAIY4/Zd2eX7BKSow/s1600/bobby-fischer_young_chess.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="293" src="http://3.bp.blogspot.com/-bhR9xKLdNd0/TqXDE_yIb_I/AAAAAAAAIY4/Zd2eX7BKSow/s400/bobby-fischer_young_chess.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Ma io scrivo, in linea di massima, per un solo motivo ed è un meccanismo che purtroppo o per fortuna mi assicura che continuerò a farlo fino alla fine dei miei giorni: devo scrivere per dare forma ai miei pensieri e riflessioni, per organizzarli e infine togliermeli dalla testa.&lt;br /&gt;
Potrei dire che scrivo per pensare di meno, in fondo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel farlo cerco di dare a questa organizzazione, a questo tentativo di narrazione una forma decente, in grado di essere compresa (e spero apprezzata) da chi mi legge, ma lo scopo principale è levarmi dalla testa delle idee fisse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altrimenti queste ti rubano tempo e attenzione.&lt;br /&gt;
Ieri stavo guardando una commedia, a tratti molto divertente e riuscita e mi trovavo a lottare per cancellare certe immagini e frasi di/su questo atleta che distoglievano parte del mio interesse, e ora vorrei davvero riuscire a bloccare Bobby qui dentro, nello schermo e nella nuvola, per liberarmene, perché non mi piace vivere gesti quotidiani con idee fisse a fare da fondale.&lt;br /&gt;
Fischer abita da sempre, come tante altre persone, idee e oggetti, in un angolo della mia testa, ma fino a questo punto era rimasto tutto sommato quieto, occasionale eroe da rispolverare, simbolo di un pensare, sentire e vivere fuori da qualsiasi tipo di regola, artefice di una serie di capolavori in seguito violentati e manipolati in tutti i modi possibili.&lt;br /&gt;
Ma qualche tempo fa, in cerca di articoli, mi sono imbattuto in uno splendido servizio che gli ha dedicato il &lt;b&gt;Time&lt;/b&gt;: &lt;a href="http://lightbox.time.com/2011/07/26/searching-for-and-finding-bobby-fischer-photographs-by-harry-benson/#1"&gt;13 fotografie del grande Harry Benson&lt;/a&gt;, immagini che mi hanno riconsegnato (e non potrò mai ringraziare abbastanza l'autore) un Bobby puro, lontano dalle bandierine americane che poi si trasformano in disprezzo, anni luce distante dalle ritrite narrazioni di genio e follia che non possiamo far altro che scrollarci per sempre di dosso se vogliamo pensare e vivere in maniera diversa da schemi che troppe volte hanno dimostrato la loro completa fallacia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-eNV0_vh0c1g/TqXDGUk_ThI/AAAAAAAAIZE/IH8qur8PrT8/s1600/fischer_Benson_Chess.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="425" src="http://1.bp.blogspot.com/-eNV0_vh0c1g/TqXDGUk_ThI/AAAAAAAAIZE/IH8qur8PrT8/s640/fischer_Benson_Chess.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Da quel servizio in poi Bobby si è installato nella mia testa. E io ho quando ho idee fisse non faccio la fighetta eh, ci torno ogni istante del giorno. Si è portato dietro, ovvio, gli scacchi e i suoi campioni e il modo in cui ho sempre vissuto questo sport e i suoi protagonisti. &lt;br /&gt;
Sto dilungandomi ma credo faccia parte del piano: il comma 22 delle ultime settimane, paralizzante, era avatarizzato nella volontà di evitare di far retorica e allo stesso tempo sfuggire dalla pura aneddotica, a un comma simile posso forse scappare dicendomi che in tempi dove tutti recensiscono, dove tutti sanno tutto un giorno di economia e il giorno dopo tutto di criminologia e il giorno dopo diventano esperti di diritto e tribunali per poi sapere ogni cosa di Digos e spionaggio e, non paghi di questa expertise liofilizzata, passano poi a giudicare, un mondo dove tutti hanno sempre più pronti voti, stellette, giudizi e recensioni forse è proprio l'aneddotica, anche quella trita e risaputa, una delle vie migliori per tentare di percorrere sentieri ormai ridiventati meno battuti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quindi prima ancora di far dilagare Fischer su queste pagine, occorre dire che la mia profonda ammirazione per il mondo degli scacchi si accompagna, come nel migliore degli stereotipi, a una rara inettitudine nei confronti del gioco stesso. &lt;br /&gt;
So muovere i pezzi, conosco le teorie di base, ho letto anche un po' di manualistica, seguo le partite, comprendo le mosse e i loro scopi ,ma sono una schiappa totale che verrebbe obliterata senza ritegno dal giocatore più scarso fra quelli che affollano il parco di via Palestro a Milano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-c2Tf0gjwrok/TqXDEJy8U9I/AAAAAAAAIYk/nba9LFaXl0A/s1600/Bobby_Fischer_ping_pong.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="315" src="http://3.bp.blogspot.com/-c2Tf0gjwrok/TqXDEJy8U9I/AAAAAAAAIYk/nba9LFaXl0A/s400/Bobby_Fischer_ping_pong.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Il mio interesse (per gli scacchi ma in fondo per molti se non tutti gli altri sport, in particolare quelli individuali) affonda le radici nel meccanismo ben espresso da &lt;b&gt;Roland Barthes&lt;/b&gt; quando parlava della lotta libera: adoro le maschere e i simboli, “Gattone” Mecir e Connors che è invece caratterizzato dal rovescio a due mani, quel pugile noto per la sua velocità da cobra e, di rettile in rettile, il Mamba Nero del basket.&lt;br /&gt;
Adoro Kasparov, l'attaccante simbolo del nuovo che avanza in Russia e ancora di più Karpov, il metodico difensore, grigio burocrate, residuo di un impero che fu.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In alcuni casi (gli scacchi è uno di questi) tale attrazione per questo aspetto ha portato poi ad approfondimento mentre in altri (il tennis, tanto per dirne uno) tutto si è esaurito su quel livello.&lt;br /&gt;
Ricordo una estate in cui andavo al mare e, nelle 6 e passa ore spese fra bagni e scatti di istantanee mentali a qualunque essere femminile in grado di respirare (ma credo anche a qualche balena spiaggiata e foca morente), trovavo comunque il tempo per leggere (penso su La Stampa) il pezzo su come stava andando l'interminabile sfida Karpov-Kasparov.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bella sfida, senza dubbio, densa, come spesso accade negli scacchi, di significati e simboli che trascendono lo sport ma nulla in confronto a quella che si era tenuta parecchio tempo prima, quando avevo solo due anni...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per comprendere a fondo la portata della sfida fra Bobby Fischer e &lt;b&gt;Boris Spassky&lt;/b&gt; in Islanda, nel 1972, per la corona di campione del mondo, credo sia sufficiente questo dato: un giornalista di New York, durante una delle sere del match, fece il giro di 21 bar e ben 18 avevano la televisione sintonizzata sull'evento, pur tenendo conto che in concomitanza c'era una partita di baseball.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Provate a immaginare una cosa del genere qui in Italia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bobby Fischer nasce a Chicago nel 1943 da una madre ebrea, Regina, di discendenza russo-polacca e da un padre tedesco. I suoi divorziano quando lui ha solo due anni, Regina parla sette lingue e ha una volontà d'acciaio, porta lui e la sorella più grande in giro per gli USA e, dopo uno stop in Arizona, finiscono a Brooklyn.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-qMLBhlqr_ck/TqXDH1eUyOI/AAAAAAAAIZc/m6iJtk3_Kuo/s1600/fischer_chess_benson_study.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://3.bp.blogspot.com/-qMLBhlqr_ck/TqXDH1eUyOI/AAAAAAAAIZc/m6iJtk3_Kuo/s400/fischer_chess_benson_study.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Lasciamo perdere le illazioni sul fatto che forse Bobby è figlio di un altro padre, vero o no che sia il risultato non cambia: il ragazzo cresce senza figura paterna e diventa ben presto un solitario pur non essendo più di tanto timido e di certo non gracilino né brutto.&lt;br /&gt;
Mamma sarà anche presente fisicamente ma è lanciata in carriera (medicina) e non ha più di tanto tempo per i figli: quando la sorella porta a casa gli scacchi per Bobby è amore a prima vista: è il maggio 1949.&lt;br /&gt;
Le vacanze estive portano la scoperta di un manuale sugli scacchi e da lì non c'è più ritorno: Fischer ha 6 anni, domina facilmente la sorella e comincia a divorare qualsiasi materiale sul gioco che riesca a trovare.&lt;br /&gt;
La trafila è più o meno scontata: scopre il mondo dei tornei e delle esibizioni e viene introdotto nei club, prima in quello di Brooklyn e quindi, quando compie 12 anni, nel più prestigioso circolo di Manhattan, il più forte degli USA.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-qMLBhlqr_ck/TqXDH1eUyOI/AAAAAAAAIZc/m6iJtk3_Kuo/s1600/fischer_chess_benson_study.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;Nel giugno del 1956 Bobby comincia a frequentare la casa (e la biblioteca) di &lt;b&gt;John W. Collins&lt;/b&gt; e si allena e studia a ritmi allucinanti. oltre a Collins frequenta anche un futuro Gran Maestro, &lt;b&gt;Arnold Denker&lt;/b&gt;, che in un certo senso agisce anche come surrogato di padre.&lt;br /&gt;
Il biennio 1956-57 è fondamentale: Fischer gioca tantissimo, diventa il più giovane scacchista a vincere un Campionato Junior e, durante un torneo a New York batte il Grande Maestro &lt;b&gt;Donald Byrne&lt;/b&gt; in quello che nel mondo scacchistico è conosciuto come &lt;a href="http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1008361"&gt;The Game of the Century&lt;/a&gt;, una partita di incredibile bellezza nella quale questo tredicenne mostra una comprensione e un acume fuori livello, con un sacrificio di regina che viene ancora adesso studiato e ricordato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/wsaD8GLw0qw" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli anni successivi sono scacchi e solo scacchi.&lt;br /&gt;
Le 64 caselle occupano ogni momento della giornata di Fischer e non ancora quindicenne vince il suo Primo Campionato degli Stati Uniti: sono questi gli anni in cui fioccano i titoli e nei quali al nome e titolo di Fischer viene spesso associato “il più giovane di sempre...”, con risultati che hanno dell'incredibile su troppi livelli.&lt;br /&gt;
Gioco aggressivo, età giovanissima e carattere eccentrico, Fischer domina la scena statunitense e si fa notare benissimo in tutto il mondo.&lt;br /&gt;
Ecco le sue vittorie negli otto campionati USA:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1957–58: 10½/13&lt;br /&gt;
1958–59: 8½/11&lt;br /&gt;
1959–60: 9/11&lt;br /&gt;
1960–61: 9/11&lt;br /&gt;
1962–63: 8/11&lt;br /&gt;
1963–64: 11/11&lt;br /&gt;
1965–66: 8½/11&lt;br /&gt;
1966–67: 9½/11&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-D13cml3P6Ps/TqXDHcM85dI/AAAAAAAAIZU/lGZaqZ1_gag/s1600/fischer_chess_benson_alone.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://3.bp.blogspot.com/-D13cml3P6Ps/TqXDHcM85dI/AAAAAAAAIZU/lGZaqZ1_gag/s400/fischer_chess_benson_alone.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Quella del 1964 è una delle poche vittorie per 11 a 0 che siano mai accadute nel mondo degli scacchi ed è impresa il cui significato è difficile da tradurre in altri ambiti.&lt;br /&gt;
A casa però non ci sono vittorie: Bobby molla la scuola a 16 anni per diventare un giocatore professionista e sua madre in pratica lo abbandona a vivere da solo nell'appartamento, dovendo lei inseguire la sua carriera.&lt;br /&gt;
Comincia qui tutto un insieme di gossip e fatti documentati che mostra come a una eccelsa presenza e capacità sulla scacchiera non corrisponda poi qualcosa di analogo fuori dal campo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inutile starvi a raccontare dei successi nei vari tornei internazionali: ne uscirebbe fuori una poltiglia di numeri e nomi che significherebbero ben poco per tutti noi e non apporterebbero maggiore comprensione. &lt;br /&gt;
Fischer vince sempre di più, passa attraverso alcuni periodi di opacità dai quali si riprende sempre meglio, pubblica il suo primo libro di scacchi a 16 anni e modifica il gioco in molti sensi: non è un innovatore o un teorico in senso stretto, non inventa nuove mosse strabilianti o aperture che diventeranno degli standard: si “limita”  a conoscere e giocare gli scacchi meglio di chiunque altro, recuperandone alle volte alcuni vicoli considerati chiusi solo per mostrarne il vero potenziale, brillando sia in apertura che nel finale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ha un gioco aggressivo e portato al sacrificio e alla semplificazione, uno stile per molti versi opposto alla media della scuola sovietica, ma le sue grandi imprese non vanno lette solo dal punto di vista della bellezza del suo gioco né da quello del valore simbolico-politico del Campionato del Mondo del 1972.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fischer non solo “put on the map” gli USA in uno sport nel quale il dominio dei russi era incontrastato, ma riesce a pretendere maggiori riconoscimenti agli stessi giocatori e a cambiare le regole nelle federazioni e nei tornei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si parla di un'epoca in cui un giocatore di scacchi di ottima levatura guadagnava circa 5000 dollari all'anno e poteva capitare di partecipare a faticosi tornei lunghi 5 settimane con un premio massimo di 750 dollari. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-WACxS0dP8uU/TqXDGgRlt5I/AAAAAAAAIZM/kEYyxli4cYk/s1600/fischer_benson-chess_lost.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://4.bp.blogspot.com/-WACxS0dP8uU/TqXDGgRlt5I/AAAAAAAAIZM/kEYyxli4cYk/s400/fischer_benson-chess_lost.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;La verità è sempre interpretabile in molti modi e quindi se prima di cadere in disgrazia presso gli USA il comportamento di Fischer in molti tornei (pretese economiche, di illuminazione e servizi, di cambi di regolamenti che favorivano gli accordi fra i sovietici e tanto altro ancora) veniva visto come eccentrico ma in molti casi sostanzialmente giusto, dopo il famigerato sputo del 1992 questi stessi comportamenti verranno rielaborati e rinarrati come inequivocabili segni di incipiente paranoia e follia, tirando in ballo psicologi che non ebbero mai l'opportunità di esaminarlo nemmeno una volta, sindromi varie e racconti di ex-amici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma stiamo parlando di date ancora lontane: per ora Bobby è capace di giocare contro se stesso, nell'appartamento vuoto, per 12-15 ore al giorno: ogni stanza ha una scacchiera e nelle sue tasche non mancano di certo quelle portatili.&lt;br /&gt;
Ragazze poche, pochissime e si narra che la sua prima esperienza sessuale, nel 1960 grazie a una ragazza che gli fece conoscere &lt;b&gt;Larry Evans&lt;/b&gt; durante un torneo, lo portò alla sua più disastrosa prestazione scacchistica di sempre: da allora il campione si promise di non mischiare mai più le due cose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comincia a vestirsi meglio e i vestiti diventeranno una sua fissazione e, a detta di alcuni, un modo per compensare la mancanza di cultura che Fischer doveva sentire in modo ancora più forte in quanto ragazzo americano immerso in un mondo di giocatori adulti provvisti di ottima educazione provenienti da ogni angolo della Terra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-iZbJ-stYXQU/TqXDDljO6dI/AAAAAAAAIYg/SVcstdGnmrY/s1600/Bobby_Fischer_Bowling.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="358" src="http://4.bp.blogspot.com/-iZbJ-stYXQU/TqXDDljO6dI/AAAAAAAAIYg/SVcstdGnmrY/s400/Bobby_Fischer_Bowling.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Verso metà anni Sessanta scopre anche la religione sotto forma della dubbia &lt;b&gt;Worldwide Church of God&lt;/b&gt; che se da un lato lo accoglie e gli offre un qualche tipo di socializzazione, d'altro canto lo isola ancora di più dal resto del mondo.&lt;br /&gt;
A questo unite anche alcune dichiarazioni piuttosto scomode e in alcuni casi ingiustificabili, alcune delle più memorabili contenute &lt;a href="http://bobbyfischer.net/bobby04.html"&gt;in una intervista&lt;/a&gt; (una delle poche) che rilasciò quando aveva diciotto anni ad &lt;b&gt;Harper's Magazine&lt;/b&gt;, nel 1962. In corsivo le domande:&lt;br /&gt;
&lt;blockquote&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;"Lisa Lane has said-and lots of other people agree-that you're probably the greatest chess player alive."&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"That statement is accurate, but Lisa Lane really wouldn't be in a position to know. They're all weak, all women. They're stupid compared to men. They shouldn't play chess, you know. They're like beginners. They lose every single game against a man. There isn't a woman player in the world I can't give knight-odds to and still beat." &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;"Would you consider yourself the greatest player that ever lived, even better, say, than Capablanca, Steinitz, or Morphy?"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Well, I don't like to put things like that in print, it sounds so egotistical. But to answer your question, Yes." &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;"Am I correct in surmising that there are quite a number of Jews in the upper echelons of chess?"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Yeh, there are too many Jews in chess. They seem to have taken away the class of the game. They don't seem to dress so nicely, you know. That's what I don't like." &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;"You travel around the city mainly by subway?"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Unfortunately, yes, It's dirty-kids there see I have nice shoes on so they try to step on them on purpose. People come in there in their work clothes and all, people come charging in like animals, it's terrible. People sitting and staring directly across the aisles at you, it's barbaric."&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;"Do you have any one or two closest friends?"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"No. I don't keep any close friends. I don't keep any secrets. I don't need friends. I just tell everybody everything, that's all."&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;
Quella cosa sulle donne una certa &lt;a href="http://www.polgarjudit.com/index_en.html"&gt;Judit Polgár&lt;/a&gt; avrebbe potuto fargliela rimangiare, chissà, provandone però allo stesso tempo la sostanziale verità fattuale...&lt;br /&gt;
E ne dirà di peggio sugli ebrei, sviluppando una fissazione e accumulando la solita massa di materiale standard (&lt;i&gt;Mein Kampf&lt;/i&gt; in primis) insieme a ogni sorta di dichiarazione polarizzante, dallo sputo del 1992 su cui arriveremo ai commenti del 2001.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-F70ixXOeyJs/TqXDJlDa0fI/AAAAAAAAIZ0/opAv4OsPsTU/s1600/fischer_chess_Spasskj.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="462" src="http://3.bp.blogspot.com/-F70ixXOeyJs/TqXDJlDa0fI/AAAAAAAAIZ0/opAv4OsPsTU/s640/fischer_chess_Spasskj.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Ma il mondo del giornalismo e della Rete è ben strano: perdoniamo frasi ben peggiori ad “autori” quali, chessò, Céline, Cioran, Houellebecq, Dantec, Lovecraft, però poi non facciamo passare nulla a un diciottenne solitario, privo di cultura e abbastanza fragile. &lt;br /&gt;
Prendetele quindi con le pinze, queste frasi, tenendo conto poi che il Fischer della vita privata, quello raccontato da alcuni amici, era persona gentile e disponibile, specie durante quegli anni, capace di affetto e benevolenza proprio contro gli stessi target di alcune sue dichiarazioni. &lt;br /&gt;
Ma il tempospazio stringe e non siamo ancora nemmeno arrivati in Islanda, meglio sacrificare qualche pezzo per semplificare e accelerare il gioco.&lt;br /&gt;
Ormai Fischer ha dimostrato in lungo e in largo, nella seconda metà dei Sessanta, di essere alla pari o più forte di chiunque altro e nonostante le sue varie idiosincrasie si rivelino un avversario talvolta più forte degli stessi opponenti in carne e ossa, è arrivato il grande momento dello scontro per il titolo mondiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fischer ci arriva con una serie strepitosa di risultati fra i quali una serie di venti vittorie consecutive contro i giocatori più forti del mondo e un &lt;a href="http://www.chesselo.com/"&gt;rating ELO&lt;/a&gt; di 2785, di gran lunga il più alto della storia degli scacchi fino a quel punto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'appuntamento è a Reykjavik e giornalisti e politici ne fanno una questione mondiale, inutile starvi a ripetere più di tanto l'imbarazzante e banale polpettone da Guerra Fredda condito con tanto di Davide e Golia e bla bla bla.&lt;br /&gt;
Golia è &lt;a href="http://scuolaeclettica.blogspot.com/2008/11/boris-spassky.html"&gt;Boris Spassky&lt;/a&gt; che arriva al match forte di una squadra di analisti e di tutto lo strapotere russo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-3ig7NTfAW2g/TqXDIQJuP5I/AAAAAAAAIZo/3-mZZ-Hzbxk/s1600/fischer_chess_Bensono_aero.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://1.bp.blogspot.com/-3ig7NTfAW2g/TqXDIQJuP5I/AAAAAAAAIZo/3-mZZ-Hzbxk/s400/fischer_chess_Bensono_aero.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Più affascinante invece la saggia follia fischeriana, che litiga e bisticcia fino all'ultimo momento: prima non va bene la sede (era meglio Belgrado), poi i soldi sono pochi (e interviene persino un riccastro per rimpolpare il montepremi), poi vuole una piscina deserta per i suoi esercizi e così via...&lt;br /&gt;
Si dice che persino Kissinger si sia scomodato per “obbligarlo” a giocare e alla fine il match comincia.&lt;br /&gt;
A proposito della piscina: Fischer è stato anche uno dei primi scacchisti a inserire un training fisico nella preparazione: ginnastica, nuoto e tennis di buon livello.&lt;br /&gt;
Si parte con il botto, ma sono le testate nucleari russe a far centro: Fischer commette un brutto errore in prima partita e perde, innervosito chiede di giocare a telecamere spente il secondo game e, vedendosi rifiutata la sua richiesta, concede.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo in un momento cruciale, l'insicuro genio statunitense sembra quasi non voler vincere e la sua paranoia pare prendere il sopravvento ma, e dovrebbe in fondo essere il concetto di fondo di un post come questo che non osa certo nessun tipo di analisi scacchistica, ogni evento può essere visto da angolature diverse.&lt;br /&gt;
Può essere paranoia, certo, oppure anche un modo di “giocare”  e prendere un certo vantaggio fuori dalla scacchiera.&lt;br /&gt;
Vantaggio che arriva ben presto: Spassky ha una educazione diversa, è più signorile o forse si sente in totale vantaggio e accetta di giocare la terza partita in una stanzetta più piccola. Per molti questo è un errore fondamentale.&lt;br /&gt;
Parte qui il recupero di Fischer che non lascerà più scampo a Spassky, piazzando partite da molti ammirate e considerate stupende. &lt;a href="http://www.worldchesslinks.net/ezdm1.html"&gt;Qui qualche informazione in più&lt;/a&gt; per chi voglia esplorare...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Continuano anche gli eventi extra(o quasi)-scacchiera, con i russi che fermano le partite per esaminare l'aria e le luci in cerca di radiazioni (che a loro dire stavano infettando solo Spassky) o Fischer che talvolta, mentre l'intero team russo è riunito a preparare le contromosse per la giornata seguente, si dirige tranquillo a giocare a bowling.&lt;br /&gt;
Insomma, senza tirarla per le lunghe, Fischer vince con buon margine e torna in USA da eroe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-CE3IWEP1xDM/TqXDF2L06_I/AAAAAAAAIY8/eXwd4wJdilU/s1600/fischer_01_final_benson_bedtime.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="426" src="http://1.bp.blogspot.com/-CE3IWEP1xDM/TqXDF2L06_I/AAAAAAAAIY8/eXwd4wJdilU/s640/fischer_01_final_benson_bedtime.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Le iscrizioni ai circoli scacchistici triplicano, lui viene invitato ovunque, arriva persino &lt;b&gt;Bob Hope&lt;/b&gt; e il suo show, gli piovono sulla scrivania contratti  pubblicitari per oltre cinque milioni di dollari, quasi tutti rifiutati.&lt;br /&gt;
E...&lt;br /&gt;
E avviene l'inspiegabile, o meglio, quello che ognuno si spiega un po' come gli pare e piace.&lt;br /&gt;
L'eroe solitario che ha sconfitto da solo il malvagio impero sovietico scompare. Oltre a rifiutare contratti e partite dimostrative Fischer si eclissa del tutto, per un po' continuando a frequentare la Worldwide Church of God ma alcuni scandali minano anche questo rapporto e a tutti gli effetti il campione non giocherà una partita in pubblico per vent'anni.&lt;br /&gt;
Lo vedremo riaffiorare ogni tanto, durante questo periodo: nel 1974-75 pone una serie di condizioni per la difesa del titolo (contro un giovane e promettentissimo tizio, un certo Karpov) giocando di continuo al rialzo, quasi volesse arrivare a un rifiuto da parte dell'organizzazione per poter non giocare l'incontro. E a quel rifiuto ci arriva quando la sua ultima condizione viene giudicata esagerata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fischer non gioca e il titolo passa a Karpov.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-39a2sTchJlM/TqXDJEVP8QI/AAAAAAAAIZs/TwB1yeqKIII/s1600/fischer_chess_benson-swim.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="267" src="http://4.bp.blogspot.com/-39a2sTchJlM/TqXDJEVP8QI/AAAAAAAAIZs/TwB1yeqKIII/s400/fischer_chess_benson-swim.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Rispunta nel 1977 a Cambridge dove gioca alcune partite contro un computer, vincendole tutte.&lt;br /&gt;
Lo ritroviamo nel 1981 a Pasadena: viene arrestato dalla polizia per alcune somiglianze con un rapinatore di banca e i due giorni di prigione lo spingeranno a scrivere e pubblicare uno strano pamphlet di 14 pagine che ha un titolo adatto a qualche pellicola exploitation:&lt;i&gt; I Was Tortured in the Pasadena Jailhouse!&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
Sappiamo che vive nella zona di San Francisco, da amici scacchisti e poco, poco altro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E no, non tentiamo diagnosi, giudizi o spiegazioni, vi prego.&lt;br /&gt;
Forse il parere più equilibrato è &lt;a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=4784#more-4784"&gt;quello di Kasparov&lt;/a&gt;, che parla di un Fischer coraggiosissimo una volta seduto di fronte alla scacchiera ma con un grande terrore della sconfitta prima di arrivare a sedersi, forse hanno ragione quelli che parlano di sindrome di Asperger e poi paranoia e poi delirio e tanto altro, forse ha ragione ancora chi parla di un calcolo accurato per rimanere per sempre “campione”.&lt;br /&gt;
Non possiamo saperlo, a me per esempio piace pensare, senza nessuna prova e documentazione se non un una certa dose “io avrei fatto così e mi sarei sentito così”, che Fischer, una volta raggiunto il top, non abbia più ricevuto gli stimoli necessari.&lt;br /&gt;
Se sei stato campione del mondo da giovanissimo e hai giocato (e vinto) la partita del secolo a 13 anni, a che serve continuare? Quali stimoli ulteriori?&lt;br /&gt;
Ma questo sono io, non certo lui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Purtroppo, ogni volta che, da quel fatidico 1972, Fischer riaffiora, pare messo sempre “peggio” secondo il giudizio di molti.&lt;br /&gt;
Balziamo al 1992: è il ventennale della grande sfida e alcuni promoter raccolgono alcuni milioni di dollari per far rigiocare il celebre match fra l'americano e il russo.&lt;br /&gt;
Si gioca a Belgrado e c'è l'embargo, inoltre il campione mondiale sarebbe un certo Kasparov. Spassky è legnoso, non più il campione di un tempo e Fischer non gioca match seri da venti anni ma domina in tutta tranquillità l'opponente, trova il tempo in conferenza stampa di sputare sull'ordine di non giocare che era arrivato dagli USA, firmato addirittura da George Bush, intasca i soldi e sparisce di nuovo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Potete ben capire che per gli USA le tue stranezze vanno bene finché vinci per la bandiera, ma se su quella bandiera ci sputi allora non ci vuol tanto a cambiare attitudine. Da allora il campione vaga per il globo: parecchi anni a Budapest dove allaccia una relazione con una scacchista che poco dopo lo lascerà per un altro, poi nelle Filippine (con condimento di interviste radio cariche di un odio velenoso nei confronti degli USA e ipotesi di cospirazione da parte degli ebrei per tenerlo fuori da ogni circuito, memorabile una trasmissione durante la quale si dice contento di quanto accaduto alle Torri  Gemelle) dove per un certo periodo vive insieme a una donna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Molte sue frasi non hanno scusanti, molte azioni degli USA o di Israele contro i Palestinesi neppure e quando le parole di un uomo vanno in un senso ma i suoi gesti non le seguono o vanno nel senso contrario credo si debba pesare il tutto con una certa tara.&lt;br /&gt;
Intanto in “patria” gli revocano il passaporto e proprio per questo motivo viene bloccato in Giappone e arrestato nel 2004.&lt;br /&gt;
Diversi i tentativi per liberarlo di prigione, da un lato al tempo frequentava una donna giapponese e avrebbe forse potuto tentare la carta del matrimonio ma alla fine, in una chiusura del cerchio che se la vedessimo in un film, come al solito, giudicheremo sceneggiatura scarsa e compiaciuta, è l'Islanda a offrirgli cittadinanza. &lt;br /&gt;
Il Paese che aveva ospitato il suo più grande trionfo torna ad abbracciare il campione.&lt;br /&gt;
Lì Fischer passerà gli ultimi anni, rifiuterà le cure per un blocco renale e morirà il 17 gennaio 2008, a 64 anni, altra soluzione di sceneggiatura (la scacchiera ha 64 caselle) che ci sembrerebbe un filino troppo simbolica e compiaciuta.&lt;br /&gt;
L'ultimo guizzo lo ha avuto il 10 dicembre 2006 quando telefona in diretta durante una trasmissione di scacchi in una televisione islandese per indicare una combinazione vincente che i maestri in studio non avevano notato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ZgDE_UBT9WE/TqXDKLnWmUI/AAAAAAAAIaA/a0PPi5ldYUs/s1600/fischer_horse_chess_benson.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="426" src="http://1.bp.blogspot.com/-ZgDE_UBT9WE/TqXDKLnWmUI/AAAAAAAAIaA/a0PPi5ldYUs/s640/fischer_horse_chess_benson.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io non credo che questa persona, durante tutta la sua vita, abbia mai fatto del male a qualcuno.&lt;br /&gt;
Forse le sue parole possono aver ferito molte persone e ognuno di noi avrà la sua personale scala di valutazione e darà più peso a determinati eventi e meno ad altri.&lt;br /&gt;
Né so se ne valga la pena, di sacrificare qualsiasi altra cosa per un singolo obbiettivo.&lt;br /&gt;
Vivo la vita in modo molto diverso e non ho idea se alla fine dare tutto se stesso per uno sport, per un gioco, per l'arte, restituisca poi queste energie e ripaghi della solitudine e di un generale senso di vuoto.&lt;br /&gt;
Fischer quando era al ristorante non riusciva a seguire le conversazioni con altre persone e dopo un po' tirava fuori la scacchiera portatile.&lt;br /&gt;
Si voleva far togliere le otturazioni per paura che i russi gli controllassero la mente con qualche tipo di onda ricevuta dai dal metallo dei denti.&lt;br /&gt;
Ma aveva un sorriso stupendo, quando riusciva a spuntargli sul volto.&lt;br /&gt;
E chissà, chissà come deve essersi sentito durante quella partita a 13 anni.&lt;br /&gt;
O durante gran parte degli anni Sessanta.&lt;br /&gt;
Non credo che ci si possa scegliere le proprie fissazioni, Fischer non lo ha fatto con gli scacchi, io non riesco a farlo con le centinaia di cose che mi si bloccano in mente e attendono poi di essere liberate e comunicate, pena un loro eterno ritorno sempre più deleterio e invasivo.&lt;br /&gt;
Spero che lui ora torni a occupare meno spazio, il giusto spazio, la giusta percentuale di ram occupata in quella routine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciao Bobby, sei uno dei pochi idoli che ho e non so nemmeno perché tu lo sia, in mezzo a migliaia di scelte possibili...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/HKAW173cSjY" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/_3M5mkT6TNI" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/pMH3X-1bupI" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/9eDhdhvIBYs" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="410" src="http://www.youtube.com/embed/uUuYNOTiF-U" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-4506748292628914286?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/4506748292628914286/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/10/wherefore-art-thou-bobby.html#comment-form" title="26 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/4506748292628914286?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/4506748292628914286?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/rpQvox2yIGo/wherefore-art-thou-bobby.html" title="Wherefore art thou Bobby?" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-6bweedMvLBs/TqXDEd2266I/AAAAAAAAIYs/Ycd0u0FmysA/s72-c/bobby_fischer_young.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>26</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/10/wherefore-art-thou-bobby.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkIHQX48fyp7ImA9WhdbGEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-6065159764842609989</id><published>2011-10-17T00:01:00.001+02:00</published><updated>2011-10-17T21:08:50.077+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-10-17T21:08:50.077+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Steven Soderbergh" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cinema" /><title>Wrong bat, wrong pig...</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-CEzxoFcEPz8/TpoEI9dqzZI/AAAAAAAAIYY/tmkQpEaXrqw/s1600/Contagion_Poster.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-CEzxoFcEPz8/TpoEI9dqzZI/AAAAAAAAIYY/tmkQpEaXrqw/s400/Contagion_Poster.jpg" width="270" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-xay-B31PpwM/TpoCg0hhx6I/AAAAAAAAIXU/m3HXRnFnHYE/s1600/Contagion.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Giorno -1 &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Spoiler a piovere, siete avvisati.&lt;br /&gt;
Pubblico questo pezzo a parecchie settimane dall'uscita del film proprio nella speranza che molti abbiano già visto il film, così da non rovinare sorprese...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 0&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Non posso che dispiacermi per il fatto che le prossime volte che rivedrò &lt;i&gt;Contagion&lt;/i&gt;, per me una delle migliori pellicole di questo 2011 e con buona probabilità il miglior film sulla diffusione di una epidemia che io abbia mai visto, sarà su uno schermo casalingo e non in una sala cinematografica ben attrezzata. &lt;br /&gt;
Per mia fortuna sono riuscito ad ammirarlo al cinema e si è trattato di una magnifica esperienza, una di quelle rare volte in cui, spariti i titoli di coda, guardi chi ti ha accompagnato condividendo l'impressione di aver assistito a uno spettacolo magnifico, in grado di modificarti e rimanere in te per sempre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-BnEsbtiySuc/TpoChFAeedI/AAAAAAAAIXc/S0MNDgnSiRE/s1600/contagion_cotillard.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="215" src="http://1.bp.blogspot.com/-BnEsbtiySuc/TpoChFAeedI/AAAAAAAAIXc/S0MNDgnSiRE/s400/contagion_cotillard.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 2&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Colpi di tosse.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Beth (una Gwyneth Paltrow traslucida, le si contano i pori) è in un aeroporto, parla al telefono con il suo amante, non si sente molto bene. “Nel caso non dovessimo più rivederci, è stato bello rivederti”, dice lui. Dove per “rivederti” noi uomini e donne di provincia sappiamo che si intende “scoparti come se non ci fosse un domani”.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Lei paga al bar e vola a casa: lo stipendio lo porta lei, i pantaloni li indossa lei e l'amante quindi è suo diritto e dovere dopo una dura giornata di lavoro.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Altre persone intanto stanno male.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Un business man su un aereo per Tokio, un ragazzo a Hong Kong, una modella a Londra.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Tosse, febbre alta, mal di testa violentissimi.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;L'uomo d'affari muore a bordo di un autobus: gli immancabili smartphone riprendono e diffondo il tutto, You Tube attende avido.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Il ragazzo, semi-delirante per il male, si avventura fuori casa e muore investito.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Beth arriva a casa, abbraccia il marito Mitch (un titanico Matt Damon, dimesso e imbolsito nel ruolo di papà-casalingo) e il figlio Clark.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La storia del cinema è infettata da film che usano il contagio (o gli zombie, o il post-nucleare) come innesco per occuparsi delle emozioni, conflitti, reazioni e affetti dei vari survivor, sviluppandone quindi le psicologie, spesso appoggiandosi su cliché rassicuranti, morti cronometrate, sacrifici puntuali, amori che spuntano nell'assedio come l'erica carnea nella neve  e altri scriptortaggi venduti in sconto al mercato rionale. E non dimentichiamo le scene d'azione, mi raccomando!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aspettarsi quindi questo tipo di trattamento, elementare e già esplorato in ogni suo angolo, da un autore come &lt;b&gt;Steven Soderbergh&lt;/b&gt; è, a mio modo di vedere, errato. &lt;br /&gt;
Equivale, per fare un paragone con ben altro tipo di situazione, ad aspettarsi che Kubrick in &lt;i&gt;Shining&lt;/i&gt; scelga di rappresentare i leoni di siepe e dedicare loro qualche minuto on-screen invece di concentrarsi sul labirinto. I leoni di verdura (li potete trovare accanto ai mazzi di amori assediati, stesso banco) lasciamoli a Mick Garris...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Può essere interessante, per tentare qualche tipo di percorso alternativo rispetto alle varie recensioni apparse sui blog e riviste italiani, andare a “spiare” cosa ha combinato questo autore mentre si preparava e girava Contagion, un esercizio che molti di noi potrebbero e dovrebbero fare, per riuscire a comprendere qualcosa di più di se stessi, dei propri interessi e delle curiosità culturali che posseggono.&lt;br /&gt;
Lo stesso atto di poter spiare e apprendere tutto ciò pesca ben dentro il bacino che questo regista ha deciso di scandagliare nella sua ventiduesima opera in ventidue anni, Stackanoverbergh.&lt;br /&gt;
Dall'aprile 2010 al marzo 2011  il buon Steven ha visto circa un centinaio di film, letto una cinquantina di libri e si è sciroppato parecchi episodi di serial televisivi. Ah, sì, ha anche dipinto qualche quadro...&lt;br /&gt;
La lista completa, per quelli che hanno un livello di comaraggine simile al mio, è consultabile &lt;a href="http://media40.wnyc.net/media/resources/2011/Apr/06/Soderberghs_list.pdf" target="_blank"&gt;QUI&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ai meno pettegoli e curiosi basterà invece sapere che il nostro in quel periodo ha sviluppato un certo feticismo per &lt;b&gt;David Fincher&lt;/b&gt;, andando a recuperare parecchi suoi film e studiando a fondo &lt;i&gt;The Social Network&lt;/i&gt; (ben cinque visioni, in un giorno memorabile lo ha visto due volte).&lt;br /&gt;
Fra le altre pellicole ammirate più volte troviamo &lt;i&gt;Il Grinta, Black Swan, Inception&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;The Fighter&lt;/i&gt; (&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=sVzvRsl4rEM" target="_blank"&gt;how you like "him" now?&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;
Fosse anche solo per il livello di pura sgobboneria, il buon Steven ci manda tutti dietro la lavagna.&lt;br /&gt;
E quel &lt;i&gt;The Social Network&lt;/i&gt; visto cinque volte conta, eccome se conta...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ijCqAnPWWDM/TpoCh0aFLQI/AAAAAAAAIXs/MNKBNzvlvSA/s1600/contagion_fishburne.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://2.bp.blogspot.com/-ijCqAnPWWDM/TpoCh0aFLQI/AAAAAAAAIXs/MNKBNzvlvSA/s400/contagion_fishburne.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 3&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Il Dott. Cheever (Laurence Fishburne, tanto serio che pare fatto di marmo al granito) lavora al Centro di Controllo delle Malattie Infettive di Atlanta e arrivando sul post ha uno scambio con un addetto alla pulizia, Roger (John Hawkes, che fareste bene a ricordare come era in Winter's Bone, per capire a fondo le sue capacità recitative), che ha un figlio con possibile ADHD e chiede a Cheever qualche consiglio, tipo che se il dottore si occupa di peste bubbonica saprà di sicuro come trattare tutti mali del mondo, no?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Intanto Mitch deve andare a scuola a recuperare suo figlio Clark che non si sente tanto bene: febbre, tosse e mal di testa all inclusive.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Nella redazione di un quotidiano una blogstar della controinformazione, Allen (uno strepitoso Jude Law che ha dimenticato di lasciare pegno alla Fata Dentina e ora lo paga lui, il pegno) cerca di convincere una redattrice (incinta, quindi ben fertile) che la carta stampata è morta e che lui ha uno scoop su un giapponese crepato sul bus. La redattrice snobba, dice che non c'è trippa per i gatti freelance e parla di avvelenamento di mercurio come se fossimo nei Settanta, Allen rivela primi lampi di malvagità dicendo che ha comunque registrato la conversazione e se provano a fregargli la storia lui li porta in tribunale, li...&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Togliamoci dalla testa i personaggi (che comunque ci sono) e la trama (che comunque lo stesso dell'altra parentesi): non sono al centro della curiosità di  Soderbergh, con buona pace di chi pretende che il cinema sia quasi solo queste cose.&lt;br /&gt;
O meglio, certo che sono al centro, ma personaggi e trama sono altri rispetto a quelli che bucano lo schermo.&lt;br /&gt;
I personaggi sono il virus, sia quello più tradizionale che quello memetico sparso dai media. Il film si chiama &lt;i&gt;Contagion&lt;/i&gt;, quindi è il contagio a essere protagonista, sia esso organico o mediatico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bacilli e informazione sono gli attori principali, quindi non stiamo tanto a guardare Law e Damon, che in questo caso impersonano le macchine e gli edifici, i mobili e i vestiti sui quali questi virus, questi dati, queste info, queste news, questi status viaggiano, mangiano, vivono, abitano e tutto il resto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Certo, sempre meglio avere gran belle macchine, vestiti alla moda e interni curati nel proprio film, quindi meglio assumere gente capace piuttosto che attori mediocri, no?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da tempo Soderbergh parla della sua volontà di smettere di girare e, dovesse essere vero, con questo film siamo alla naturale conclusione della sua carriera: da sempre interessato alle vite umane da un punto di vista che non considera l'empatia, per guatarne gli intrecci in modo chirurgico e comunque distaccato, qui il regista mette in crescita una coltura di batteri ancora più vasta di quanto aveva fatto in &lt;i&gt;Traffic&lt;/i&gt; e può quindi spaziare dove gli pare con la sua mdp-microscopio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo cambio di focus è centrale per le mire dell'autore: trasformando personaggi e psicologie in qualcosa di secondario può raccontarci la diffusione del morbo senza che i soliti momenti obbligatori (drammi, amori, confronti fisici, azione, lutti, epifanie ecc ecc) disturbino il corso dell'opera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-gW0PxHkdVWw/TpoCiiRi5dI/AAAAAAAAIX8/q1-MmdLO7GA/s1600/contagion_paltrow.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="223" src="http://3.bp.blogspot.com/-gW0PxHkdVWw/TpoCiiRi5dI/AAAAAAAAIX8/q1-MmdLO7GA/s400/contagion_paltrow.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 4&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Il quarto giorno Dio porta una pioggia di merda nella vita di Mitch: di mattina, in cucina, sua moglie crolla al suolo preda di convulsioni, di fronte agli occhi del figlio.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Il tempo di portarla in ospedale e muore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Mitch sulla via di casa, troppo stordito per pensare, riceve la telefonata della baby sitter e quando arriva suo figlio è ormai andato a far compagnia a mamma.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Accanto a contagio e informazione l'altro protagonista, di nuovo impersonale, è l'umanità/società come massa e come origine di sistemi atti a propagare (e reagire a) dati e virus.&lt;br /&gt;
I singoli diventano quindi carrier, portatori, di entrambi i protagonisti.&lt;br /&gt;
Diffondono e combattono il virus, diffondono e combatto l'informazione su di esso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo su uno sfondo di media che ci alienano sempre di più e di relazioni sociali che stanno cambiando, non possiamo ancora dire se in meglio o in peggio, né se si possa parlare di meglio o peggio.&lt;br /&gt;
Raramente in un singolo film abbiamo visto la tecnologia assurgere a un ruolo di protagonista assoluto come in questo caso: iPod, computer, cellulari, televisioni, blog vengono presentati e impiegati maniera precisa e  mai urlata, sottolineando quella attenzione ossessiva allo zeitgeist che da sempre è uno dei punti di forza di Soderbergh.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-XU2ZaA_mymM/TpoChpFAmkI/AAAAAAAAIXk/pmJjm23J8f4/s1600/Contagion_Damon.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="225" src="http://2.bp.blogspot.com/-XU2ZaA_mymM/TpoChpFAmkI/AAAAAAAAIXk/pmJjm23J8f4/s400/Contagion_Damon.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 5&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Svizzera. La Dottoressa Orantes ( una Marion Cotillard sacrificata in un ruolo meh, ma sexy e occhiuta come sempre) sottolinea quanto sia importante che l'Organizzazione Mondiale per la Sanità si occupi di questi casi e identifica in Beth il probabile punto di partenza dell'infezione.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;A Hong Kong muore la sorella del ragazzo e a Chicago l'amante di Beth viene portato via in barella, con la moglie (speculare boccalona di Mitch) che non capisce.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Beth viene scraniata da due medici che dopo aver dato uno sguardo a momenti scappano per la paura.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo anche di fronte a un film che provoca paura e ansia, e riesce a farlo in quanto realistico e credibile. Non ci sono piaghe bibliche in CGI che devastano il mondo; non subiamo il nero, l'orientale, la donna incinta e qualche altro eroe in stock mentre lottano contro radiazioni, antrace e zombi riflettendo su società ed economia; non spuntano quaranta scene d'azione frenetica con atti d'eroismo sparsi e sacrificio e dettagli su bubboni che esplodono inondando di pus; non abbiamo Presidenti buoni o cattivi che fanno i discorsoni-oni-oni. &lt;br /&gt;
Vi è invece una roba invisibile che si appiccica sulle noccioline, sulle maniglie e sui soldi, poi sale sulle vostre mani che toccano il vostro volto e vi si infila in gola, cominciate ad avere della febbre, tossite, mal di testa e morite così in fretta che i vostri cari quasi non riescono a piangervi.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 6&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Mitch viene portato in ospedale per alcuni esami, pur non mostrando nessun sintomo e lì lo raggiunge Jody, la figlia teen ager del precedente matrimonio, l'ultimo affetto che gli è rimasto.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;La dottoressa Erin Mears (una Kate Winslet bravissima anche quando la copri con mille giubbottoni) viene incaricata da Cheever di indagare in Minnesota e prendere eventuali misure cautelari, la giovane donna è per metà workaholic e per l'altra metà molto insicura riguardo le sue capacità.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Intanto nei laboratori cominciano ad attivarsi i vari ricercatori: Ally Hextall (Jennifer Ehle che benedirà questo ruolo giorno e notte, credo) e David Eisenberg (Demetri Martin) in un posto con un incredibile livello di sicurezza e il più sciavrone (ma geniale che si sa che le due cose vanno insieme) Sussman (il prezzemolino di Soderbergh, Eliott Gould) in un posto meno controllato.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Sussman brontola che il blogging è niente altro che graffiti con la punteggiatura, ma io di punteggiatura in questi anni ne ho vista pochina e pure bruttina.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono, in realtà, almeno due personaggi che comunque compiono il percorso standard così tipico a tanta narrativa, quello di un progressivo mutare durante la vicenda che li porta a fine storia “cambiati”, e sono Mitch e Cheever: una concessione alle esigenze hollywoodiane che comunque non danneggia l'impianto e anzi, spinge per contrasto a far risaltare tanti altri dettagli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-w78B-pVNdUQ/TpoCiERBG_I/AAAAAAAAIX0/L_dqKQFa78E/s1600/contagion_jude_law.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://2.bp.blogspot.com/-w78B-pVNdUQ/TpoCiERBG_I/AAAAAAAAIX0/L_dqKQFa78E/s400/contagion_jude_law.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 7&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Gli avvenimenti precipitano.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Mears comincia a rintracciare le persone che hanno avuto a che fare con Beth, i ricercatori paiono sfiduciati, le scuole chiudono, un incredulo Mitch viene a sapere che sua moglie aveva una tresca con l'ex e che anche lui è morto.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quel che da sempre mi sorprende in Soderbergh è la sua innaturale abilità a conciliare ricerca e sperimentazione con major e premi Oscar, una abilità che ha affinato ancora di più negli ultimi anni e che può anche essere una delle cause della sua voglia di non lavorare più in campo cinematografico.&lt;br /&gt;
L'attenzione per ogni dettaglio e ogni aspetto è incredibile e, se la colonna sonora di &lt;i&gt;Contagion&lt;/i&gt; non brilla per originalità (o incisività), non posso non sottolineare la sua performance maniacale nel fotografare ogni scena, con particolare riguardo per tutti gli interni, forse i migliori di questa annata.&lt;br /&gt;
Anche i costumi non sono mai standard o banali ma vengono spesso (sempre) usati per rafforzare le identità e i caratteri dei personaggi, in particolar modo per quanto riguarda Allen, Mitch e Mears.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 8&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Allen blogga di scie chimiche, raeliani e di come il governo, in combutta con le multinazionali, nasconda la verità sul virus. Asserisce anche di essere a conoscenza di una cura e che il prossimo venerdì riuscirà a moltiplicare i pani e i pesci.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Sussman, visto il basso livello di sicurezza del suo laboratorio, viene invitato a distruggere il virus ma sentendo di essere vicino a una cura fa solo finta di obbedire.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;La Orantes, giunta a Hong Kong, comincia a spulciare le registrazioni video per capire da dove è cominciato con precisione il contagio.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gould/Sussman è protagonista di quella che a mio modo di vedere è una delle scene più riuscite, destabilizzanti e ansiogene del film: seduto al ristorante/pub si guarda intorno e, con implacabile deformazione professionale, nota le decine di microccasioni di contagio che affollano anche solo un minuto della nostra vita pubblica quotidiana, dal tossire a tutti gli oggetti che passano di mano solo per nominarne due.&lt;br /&gt;
Soderbergh riesce dove cinque &lt;i&gt;Final Destination&lt;/i&gt; hanno talvolta arrancato: mette in scena la morte invisibile. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-6e56w-vAYzM/TpoCjIunvFI/AAAAAAAAIYM/tYfoLmBHIXU/s1600/contagion_winslet.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://1.bp.blogspot.com/-6e56w-vAYzM/TpoCjIunvFI/AAAAAAAAIYM/tYfoLmBHIXU/s400/contagion_winslet.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 12&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Sussman riesce a creare una coltura, Cheever si imbestialisce (ma essendo di granito non si nota molto, giusto qualche crepa) e sospetta chissà quali cose ma la Hextall lo rassicura: Sussman poteva vendere il tutto alle multinazionali invece lo ha regalato al CDC, pretendendo solo i diritti di pubblicazione e paternità.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Si comincia a lavorare sul vaccino, la notizia trapela, Allen continua testardo a blablabeggiare e indagare, Mitch torna a casa con sua figlia, che ha una cotta per un tipo che si presenta alla porta con tanto di mazzo di fiori, ma Mitch lo caccia.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno degli aspetti a me più cari di questo film è la sua totale assenza di misticismo o spiritualità, assenza che però non viene declamata da qualceh pavoneggiamento ateista.&lt;br /&gt;
Non c'è Dio che tenga e l'unica fede ben riposta che si possa avere è nella scienza. Persino nel “pericoloso” passaggio a determinate scene in Oriente l'autore rimane con i piedi per terra  e non si avventura mai in territori men che concreti e razionali. Non sarà una preghiera o l'amore a salvarvi bensì un vaccino creato in laboratorio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 14 &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Mears a furia di indagare si è buscata la malattia ma riesce a fare la brava soldatina fino all'ultimo, preparando appunti e allestendo centri di accoglienza.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Mitch è un parafulmine per la sfiga e non solo perde moglie e figlio e viene a sapere di essere cornuto, ma si sorbisce anche l'impresario di pompe funebri che gli dice che non seppelliranno i suoi cari: c'è da sperare di non essere immune per salvarsi la fatica della corda e sapone.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Orantes, una volta visionati i vari filmati video ha l'assoluta certezza che Beth sia il paziente zero, ma viene rapita da alcuni tizi che vogliono salvare i malati del loro villaggio, come riscatto chiedono il vaccino.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Allen si riprende in web cam mentre finge di avere i sintomi e di prendere la cura miracolosa, la forsythia, un'erba gramigna quanto lui.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Cheever al telefono con sua moglie Aubrey e le suggerisce di lasciare Chicago prima che inizi la quarantena, Roger lo ascolta e gli dice tsk tsk, Aubrey confessa il segreto a una amica raccomandandole di non confessare il segreto ad altre amiche sì certo come no.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allen è sì personaggio sgradevole ed elettroavatar della malattia, ma il fatto che sia un blogger è del tutto casuale e la piattaforma dalla quale evangelizza non conta: poteva scrivere per la carta stampata, lavorare in radio o in televisione e non sarebbe cambiato nulla, non riesco, nonostante il suo ruolo e la frase caustica pronunciata in un certo momento da Gould, a intravedere qualche tipo di attacco nei confronti della Rete, anche perché a fare da contraltare ci sono parecchi momenti in cui essa svolge ruoli positivi (FB, la messaggistica fra i due ragazzi...)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 18&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Allen continua a raccomandare ai suoi 12 milioni di lettori di prendere la forsythia, io volevo raccomandarvi di prendere del gin  o della vodka, domani vi dirò la marca appena mi metto d'accordo con qualche produttore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Le riserve dell'erba magica finiscono, la gente impazzisce, assalta i negozi e si indigna per le strade.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Mears muore e la ficcano in una fossa comune, bella riconoscenza.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Cheever appare in televisione e pur cercando di mantenere una calma si fa stracciare il fondoschiena in un confronto in diretta, da Allen, quando questi rende noto che l'amica della moglie di Cheever aveva postato su Facebook la fuga di notizie.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Da allora sono un fan di quella pagina che non si sa mai...&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se la scena in cui Gould nota tutti i possibili vettori di contagio mi ha colpito dal punto di vista emotivo, ma il confronto televisivo fra Cheever e Allen è un capolavoro di messa in scena e montaggio, una dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, dello strapotere tecnico del regista e dell'ottima alchimia che esiste fra lui e il suo montatore, &lt;b&gt;Stephen Mirrione&lt;/b&gt;,  uno dei pochi professionisti che mi sembra in grado di tagliare qualsiasi scena nell'esatto momento, mai prima, mai dopo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scene come questa servono anche a rafforzare una delle conseguenze del non volersi occupare più di tanto dei singoli personaggi e delle loro meccaniche: il campo morale rimane sempre dubbio, sempre sfumato.&lt;br /&gt;
A parte Allen, le motivazioni di tutti gli altri personaggi possono essere ribaltate e di volta in volta appaiono egoisti o altruisti, compiono errori e aggirano o ignorano la Legge, fatto che può portare sia a disastri che a successi.&lt;br /&gt;
La ricercatrice che si inietta il vaccino vuole salvare l'Umanità o vincere il Nobel? Quale è il vero Cheever, quello che cede all'egoismo e telefona a sua moglie o quello che regala la sua dose di vaccino? E così via...&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-R9VcxeOyHro/TpoCi4dNdXI/AAAAAAAAIYE/EJfvMsByw2A/s1600/contagion_steven_soderbergh.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://4.bp.blogspot.com/-R9VcxeOyHro/TpoCi4dNdXI/AAAAAAAAIYE/EJfvMsByw2A/s400/contagion_steven_soderbergh.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 21&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Il mondo è deserto. Aeroporti vuoti, palestre abbandonate, tutti chiusi in casa. Sembra la realtà.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Divertenti poster con l'effige di Allen e la scritta Profeta/Profitto.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Eisenberg ed Hextall continuano a testare sterminando scorte decennali si scimmie.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La “realtà” proposta da Soderbergh vive tanto fuori quanto dentro la Rete: si muore per il virus ma si muore anche negli scontri originati dai podcast di un blogger, il cordoglio di fronte al lutto di Mitch è espresso con comunicazione verbale/somatica da parte della madre di Beth e con emoticon da parte di Jody.   &lt;br /&gt;
Di fronte a questo doppio piano/fronte, controllare le informazioni diventa per le autorità quasi più importante del controllare la malattia e la soluzione proposta, quella dell'evitare “contatti” a ogni costo, è arma a doppio taglio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 26&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Mitch è in coda per ricevere le vettovaglie dall'esercito ma le scorte sono scarse.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Rientrato a casa, sente rumori di spari e vede dei saccheggiatori uscire dalla casa del vicino. Telefona al 911 ma il servizio è intasatissimo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"To report a death or for the removal of a body, press 1."&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 29&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Mitch irrompe in casa del vicino e prende armi, poi sor-prende sua figlia che a momenti si bacia nella neve con quel ragazzino testardo del mazzo di fiori e li blocca giusto in tempo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Hextall nota che una scimmia ha resistito alla malattia e, non volendo attendere i mesi di ulteriori testi, si inietta il vaccino bypassando ogni regola e corre quindi dal padre, medico morente, spiegandogli tutto e il padre piange, non si sa se per orgoglio di avere una figlia futura Nobel o perché insomma una malattia mortale lo sta stroncando.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Breaking news: entro soli 90 giorni comincerà la distribuzione del vaccino.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E se, come ho già detto e ripetuto, &lt;i&gt;Contagion&lt;/i&gt; non mi pare un film che ponga al centro dei protagonisti umani, ecco che accanto a malattia e informazione anche i semplici oggetti svolgono un ruolo importantissimo.&lt;br /&gt;
Pali degli autobus, soldi, maniglie, noccioline, bicchieri e perfino i dadi al casinò: tutto brulica di morte invisibile e a fine del film ti ritrovi a bloccare la mano che ogni tot secondi, ci spiega la Mears, sale in modo inevitabile a toccare volto e bocca...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 133&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Si tiene la lotteria: non essendoci scorte di vaccino per tutti, vengono estratti dei giorni in ordine casuale e chiunque sia nato in quel giorno avrà diritto, man mano, al vaccino.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;La figlia di Mitch è destinata a 144 giorni di prigionia in casa mentre il ragazzo dei fiori è uno dei primi estratti.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Oriantes durante la sua vacanza al villaggio ha preso a cuore la situazione dei bambini e si è scoperta maestra amorevole. Quando un funzionario paga finalmente il riscatto con un falso vaccino, lei invece di andare, libera, a casa, torna dai suoi pargoli. La sub trama più bleah di tutta sta vicenda.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Cheever ottiene subito, da privilegiato, due dosi di vaccino, una per lui e una per la moglie, ma usa la sua per il figlio di Roger.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Allen viene arrestato per frode ma il popolo bue dell'internet raccoglie colletta per la cauzione, noi puffi siam così...&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo sia inutile soffermarsi più di tanto sul cast.&lt;br /&gt;
Si tratta di professionisti di livello mostruoso e non ci sono evidenti falle, con la parziale eccezione di una Cotillard destinata alla figura più debole e artificiale, lei sente il ruolo e non rende al meglio. &lt;br /&gt;
La Winslet è abbagliante per come riesce a esprimersi in ogni tipo di film, tono, frangente e situazione e Damon gioca al trasformismo anche fisico senza urlare come fanno alcune delle star che più amano il dio-camaleonte (Bale su tutti). &lt;br /&gt;
I comprimari tengono testa alle star senza nessun problema.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-xay-B31PpwM/TpoCg0hhx6I/AAAAAAAAIXU/m3HXRnFnHYE/s1600/Contagion.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://4.bp.blogspot.com/-xay-B31PpwM/TpoCg0hhx6I/AAAAAAAAIXU/m3HXRnFnHYE/s400/Contagion.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 135&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Pian pianino cominciamo tutti quanti a riprenderci. Mitch corre a fare la spesa, dicendo a sua figlia di tenersi pronta per le 8 di sera. Organizza un ballo scolastico per lei, in casa, con tanto di vestito. Lei apre la porta, tutta agghindata,&lt;/i&gt;&lt;i&gt; e si trova davanti il ragazzo del mazzo di fiori e io piango come un cojone in mezzo alla sala. Per fortuna i film li proiettano al buio, credo sia una usanza nata dopo che il primo cojone come me ha pianto in sala e la sua tipa lo ha lasciato per qualche subumano fatto di marmo e creatina.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Mitch intanto guarda foto del viaggio di sua moglie e piange ma meno di me. Poi scende e vede sua figlia ballare e pensa che c'è ancora speranza. Io invece m'abbruttisco e penso che sua figlia poi metterà le corna al povero ragazzo dei fiori.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se già nei suoi film precedenti (e non solo in &lt;i&gt;Traffic&lt;/i&gt;, anche se questo, vien da sé, è il titolo che emerge più degli altri) il regista aveva dato grande importanza alla correlazione fra individui, alla rete, quale mezzo per realizzare/provocare/attuare qualcosa, in &lt;i&gt;Contagion&lt;/i&gt; la rete diventa l'argomento stesso e il perno.&lt;br /&gt;
La rete globale provvede sia i mezzi fisici per velocizzare e rendere più mortale il morbo (aereoporti in primis) sia per velocizzare l'informazione sul morbo stesso (il filmato riguardante l'uomo d'affari giapponese entra in circolo youtubiano poco dopo l'avvenimento). Un aumento di velocità cui non sembra esserci limite o arresto: le inquadrature degli aeroporti deserti vengono poco dopo cancellate da scene di aeroporti di nuovo occupati e funzionali, dando l'idea che la malattia più contagiosa e difficile da estirpare non fosse poi quel virus...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorno 1&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;The wrong bat met the wrong pig...&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
:)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-6065159764842609989?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/6065159764842609989/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/10/wrong-bat-wrong-pig.html#comment-form" title="26 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/6065159764842609989?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/6065159764842609989?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/FNnbIpUA0dQ/wrong-bat-wrong-pig.html" title="Wrong bat, wrong pig..." /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-CEzxoFcEPz8/TpoEI9dqzZI/AAAAAAAAIYY/tmkQpEaXrqw/s72-c/Contagion_Poster.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>26</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/10/wrong-bat-wrong-pig.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUECQXoycSp7ImA9WhdbEUQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-6974524228113403606</id><published>2011-10-10T00:01:00.001+02:00</published><updated>2011-10-10T00:01:00.499+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-10-10T00:01:00.499+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Pop Culture" /><title>Antipop</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Je6RL3r3o3g/TpAXPPVqrTI/AAAAAAAAIXE/JK7KDaehWHE/s1600/Dungeons_Dragons.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="246" src="http://3.bp.blogspot.com/-Je6RL3r3o3g/TpAXPPVqrTI/AAAAAAAAIXE/JK7KDaehWHE/s320/Dungeons_Dragons.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Sono più che mai necessarie alcune premesse prima di addentrarci in un discorso che ora, di fronte al foglio vuoto, dando uno sguardo ad alcuni appunti, so già che con ogni probabilità uscirà fuori confuso, frammentario e inconcludente, più del solito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il che può anche andarmi bene perché lo scopo non è produrre qualcosa di organico e impermeabile ma suscitare una serie di discussioni e apporti in grado di completare il quadro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La premessa basilare è più che altro un ringraziamento verso alcuni autori cui sono debitore, persone che o hanno saputo esprimere in maniera più precisa quel che pensavo da tempo o che, e questo aspetto è stato il più importante, mi hanno di volta in volta rassicurato sul fatto che non ero il solo a pensare certe cose. Non si è mai soli a pensare nulla, ma alle volte non si sa e questo, per quanto uno si intestardisca a dire la sua, può bloccare la voglia di esprimersi.&lt;br /&gt;
In ordine sparso i miei ringraziamenti a &lt;b&gt;Patton Oswalt, Jodi Dean, Nina Power, Rob Hornig, Simon Reynolds, Touré&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Marjorie Perloff&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'altra premessa necessaria, che è valsa anche per il post precedente, è che a me non interessa un giudizio negativo o positivo su questo cambiamento.&lt;br /&gt;
O meglio, ho un mio giudizio, è ovvio, ma non credo sia un punto fondamentale rispetto all'identificazione di questo cambiamento e ai vari discorsi inerenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Devo poi specificare quello che vuole essere questo pezzo, perché ora, prima di scriverlo, il mio timore è che a molti possa poi sembrare un “Signora mia si stava meglio quando si stava peggio”.&lt;br /&gt;
Questo pezzo è il contrario, è l'urlo di frustrazione di un quarantenne che VORREBBE poter cominciare a dire “Signora mia che tempi”. Che  desidera sentirsi vecchio e superato dai ventenni perché gli sembra meccanica sana per la società. Che aspirerebbe a guardare un film, sentire una canzone o leggere un libro e scandalizzarsi, non comprendere, incazzarsi contro qualche tipo di rivoluzione e invece più passa il tempo e più la cultura popolare pare arretrare sui binari della nostalgia e calcificarsi in una ludificazione incapace di proporre cambiamenti, minimi o radicali che essi siano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sto pigiando il freno a tavoletta perché vorrei essere superato dalla prossima rivoluzione e quella si attarda all'autogrill a comprare peluche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Partiamo quindi da lontano con qualche esempio...&lt;br /&gt;
Ho iniziato a giocare a &lt;b&gt;Dungeons and Dragon&lt;/b&gt;s nei primi anni Ottanta. Stavamo a Sanremo e non era facile trovare i vari set di regole. Arrivavano  notizie mitologiche di un negozio a Milano colmo di ogni ben di dio, ma se hai dodici-tredici anni non è che prendi e sali a Milano per comprare un gioco, specie se di sera mangi minestra in brodo e frittata di patate cinque volte su sette.&lt;br /&gt;
E i negozi di giocattoli della ridente cittadina di riviera (che di ridente, vi assicuro, non ha nulla e questa potrebbe essere storia di qualche prossimo lunedì) non ti davano certezze. o non sapevano o sarebbe arrivato o chissà che altro.&lt;br /&gt;
Ho iniziato allora una campagna come master che è durata una ventina d'anni e più. Disegnavo mappe e cartine, inventavo religioni e regioni, intrighi e mostri. Tutto a mano, io che ho sempre odiato disegnare e a dieci anni avevo l'ortografia di un medico ottantenne.&lt;br /&gt;
Poi ci sono salito a Milano eh, da solo. Tempo tre ore dall'arrivo in stazione ero dentro quel negozio e c'era davvero ogni ben di dio, a prezzi invero degli di Odino.&lt;br /&gt;
Siamo cresciuti, io e i giocatori, in quella campagna.&lt;br /&gt;
A un certo momento, pur grandi e pur facendo colletta, non riuscivamo più a star dietro a quanto veniva sfornato.&lt;br /&gt;
Ludoteche e negozi specializzati spuntavano come funghi e ii manuali si moltiplicavano.&lt;br /&gt;
Poi la Rete, e cominciai a scaricare (al tempo avevo ancora la connessione lenta, quella con i rumorini da Wargames) e infilare tomi su tomi dentro ai cd.&lt;br /&gt;
Ora in pochissimo tempo, se voglio, posso piazzarmi l'intera produzione TSR/Wizard of the Coast in un dvd, spararmi una bella copertina sulla stampante e poi piazzare detto dvd a coprirsi di licheni su qualche scaffale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I primi articoli e racconti.&lt;br /&gt;
Prendevo appunti a casa e scrivevo la prima versione su un quaderno, con quella grafia di cui vi ho parlato, poi andavo nell'ufficio dove lavorava mamma e alle volte, di pomeriggio, c'era qualche macchina da scrivere libera.&lt;br /&gt;
Poi spedivo, busta e francobolli, mi ritornava con proposte di correzione, e dopo qualche mese magari la fanzine lo pubblicava.&lt;br /&gt;
Oggi wikipedio qui, citizendiumo lì, ci spruzzo sopra qualche sito personale o ufficiale, cut up, mash up, mix up, poi dico al computer di correggere, rileggo mentre mi gusto una gag su YouTube, pigio publish e via.&lt;br /&gt;
Non fraintendetemi: mi sparerei nelle palle piuttosto di tornare alla macchina da scrivere e al bianchetto e la Rete mi ha dato tutto, è impossibile per me puntare il dito contro la tecnologia, credo che molte delle cose di cui vi parlerò fossero già in atto prima della rivoluzione digitale, che le ha solo accelerate. Il bianchetto ha un buon odore, però.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I fumetti.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Watchmen&lt;/b&gt; è apparso in Italia pubblicato in modo indegno da quella merdina snob di &lt;b&gt;Corto Maltese&lt;/b&gt;, Rizzoli, quando ancora non c'erano più fumetterie che tabaccai.&lt;br /&gt;
Albetti spillati interni alla rivista, carta da cesso che i pesciolini d'argento assaggiavano e poi facevano sciopero, frammentazione a cazzo (ovvero un singolo albo poteva essere spezzato in più parti, e la rivista era mensile eh). Buono che era, grasso che colava.&lt;br /&gt;
Ora entro nel ristorante dei cinesi sotto casa e poco ci manca che abbiano  una sezione di fumetti mentre aspetti il take away, con venti edizioni diverse di Watchmen compresa quella con gli schizzi sexy di Manara sulla scena di sesso a bordo della navicella di Nite Owl e l'introduzione di Dario  Fo sul retaggio bergamasco del Comedian.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-j5c3bzLz0nQ/TpAXPk25-lI/AAAAAAAAIXI/4gmV-eIivgM/s1600/Pretender_Jackson_Browne.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-j5c3bzLz0nQ/TpAXPk25-lI/AAAAAAAAIXI/4gmV-eIivgM/s320/Pretender_Jackson_Browne.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;La musica. &lt;br /&gt;
Ricevevo una compilation su musicassetta e la usuravo, dovevo poi andare a chiederla di nuovo all'amico che me l'aveva fatta, quello che negli armadi al posto dei vestiti aveva i dischi. Riconoscevo le varie persone dalla grafia sulle musicassette, chi certosino, chi mi scriveva i titoli a parte, chi usava più colori, chi (respect!) impiegava quelle lettere trasferello...&lt;br /&gt;
Ricordo gli album-evento, quelli in grado di mutare sul serio l'andamento della musica e della cultura pop intera. &lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Thriller&lt;/b&gt;, ero un filino troppo giovane ma non potevi comunque scappare da Thriller e poi c'erano zombie e lupi mannari e questo si muoveva in modi mai visti, non sembrava umano (decenni dopo si scoprì che in effetti non lo era).&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Purple Rain&lt;/b&gt;, ero in USA proprio in quel momento e posso assicurarvi che l'impatto è stato fenomenale, questo nanetto se ne usciva fuori sui taccazzi e con vestitini frou frou color piùvioladelviola eppure tutti lo osannavano lo stesso come ultracool.&lt;br /&gt;
E poi ovvio, quel bellissimo crescere, di mese in mese, dei sussurri e bisbigli su questi&lt;b&gt; Metallica&lt;/b&gt; (ma anche i &lt;b&gt;Guns 'n Roses&lt;/b&gt; o chi volete voi, non facciamone una questione di tribù e gusti) che spaccano e in effetti quando arrivarono spaccavano sul serio.&lt;br /&gt;
E &lt;b&gt;Nevermind&lt;/b&gt;, che pur non piacendomi, beh, ha rivoltato tutto ed è stato un evento allucinante.&lt;br /&gt;
Ora, se solo volessi, potrei aprire una finestra e scaricare il cofanetto collectors edition di 24 cd di quella sera che Tad e Kurt Cobain, dopo quella fantastica jambalaya e quella ventina di birre, hanno registrato quaranta versioni di &lt;b&gt;Love Buzz&lt;/b&gt; a colpi di scoregge bitonali.&lt;br /&gt;
Roba rara, roba buona, accattevillo...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Collectors edition.&lt;br /&gt;
Perché questo sembriamo ormai essere diventati, chi più chi meno, nei confronti della pop culture. Degli accumulatori piuttosto che dei fruitori, dei cazzo di scoiattoli culoni de Paperoni che mettono via montagne di ghiande in vari depositi, in vista di un inverno che non arriverà mai.&lt;br /&gt;
E nel frattempo rosicchiamo giusto qualche ghianda qui e là per poi scartarla subito mentre quelle nei depositi marciscono e ci siamo addirittura dimenticati dove avevamo riposto cosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Posso scaricare tutti gli otto giorni della serie televisiva &lt;b&gt;24&lt;/b&gt; in pochissimo tempo, insieme al gioco crackato e diventare oggi un esperto di &lt;b&gt;Jack Bauer&lt;/b&gt;  che poi ci scrivo la recensione ci, ma giusto quattro righe fra il cinico, l'ironico e il sardonico, perché io sono cool, più cool di Bauer e devo mostrare che ci sto dentro sempre, che sono sempre avanti, che conosco le ultime uscite prima che gli autori stessi le pensino, tanto per farci un post sul blog, anzi, meglio, sul tumblr che se ingrandisco bene il carattere e ci smollo due foto magari di righe ne scrivo tre e non quattro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo ormai tutti, in potenza, super otaku liofilizzati. Basta aggiungere l'acqua di Rete e bam! &lt;br /&gt;
Ma è un processo che credo sia in grado di togliere molto e di creare otaku stupidi e narcisi.&lt;br /&gt;
Mentre aspettavo il nuovo set di regole mi rileggevo quello precedente e mandavo a memoria tutte le schede dei mostri. Di più, ancora più importante: me ne creavo io, di mostri, incantesimi e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;The Pretender&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Jackson Browne&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;Infected &lt;/b&gt;di &lt;b&gt;The The&lt;/b&gt; li ho comprati più volte perché li avevo consumati.&lt;br /&gt;
Una volta in colonia, quando cominciò a uscire di nuovo l'Uomo Ragno, in un settimanale pocket (tipo un Dolly dei nerd) ho riletto così tante volte una singola “avventura” disegnata da &lt;b&gt;John Byrne&lt;/b&gt;, nemmeno fosse qualcosa di decente poi.&lt;br /&gt;
Gli “zoom” ad allargare o stringere in Watchmen, potrei ridisegnarli uguali eh, così, ora.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma ora siamo immersi fino al collo, al mento direi, nella povertà dell'abbondanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scarichiamo o compriamo e ci appaga di più saper collocare l'ultimo romanzo di Tizio nel giusto scaffale (dunque, new-gothic-weird oppure old-raw-steampunk?) piuttosto che leggerlo e rileggerlo.&lt;br /&gt;
Siamo soddisfatti dal poter mostrare a tutti che sappiamo che quella band che forse, forse rilascerà il suo primo singolo sulla loro pagina My Space è retro-folk-catartic-punk, ma non sappiamo cosa sia il punk o il folk.&lt;br /&gt;
Leggiamo fantasy ma solo quello senza draghi, per favore. E horror ma solo quello con zombie e sottotesto politico.&lt;br /&gt;
E quel preciso filone di manga, anzi no, il sottogenere di quel filone.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il desiderio si è trasformato in pulsione ossessiva per la catalogazione. Quando qualcuno raggiunge subito e con estrema facilità l’oggetto del desiderio smette immediatamente di essere interessato e si volta subito a cercare altro per marcarlo e classificarlo. Il desiderio, in sostanza, si trasforma in lavoro e lo accantoniamo per il futuro, un futuro che non arriverà mai.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6yp0JPGsDq4/TpAXPysv79I/AAAAAAAAIXM/MGZ3TzaLG9w/s1600/Retromania_Simon_Reynolds.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-6yp0JPGsDq4/TpAXPysv79I/AAAAAAAAIXM/MGZ3TzaLG9w/s320/Retromania_Simon_Reynolds.jpg" width="214" /&gt;&lt;/a&gt;Cataloghiamo e tassonomizziamo per domani.&lt;br /&gt;
Non potendo sapere che cosa potrò desiderare domani mi copro il culo che non si sa mai e cerco di pianificarlo, il  mio desiderio futuro, e una volta pianificato corro all'accumulo. Chiaramente non lo desidero adesso, se lo desiderassi non starei lì a classificarlo bensì ne usufruirei ricavandone piacere.&lt;br /&gt;
E in più, avendo accumulato per un desiderio che non ho, se domani questo desiderio non mi spunta mi trovo pieno di ghiande che mi fanno schifo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta di un fenomeno che colpisce in modo particolare il campo della musica ma anche le altre produzioni culturali pop sono colpite dallo stesso meccanismo.&lt;br /&gt;
Mi sembra che dica bene Rob Hornig quando afferma:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;blockquote&gt;Un grande archivio ci risparmia sia le paure dell’impegno sia quelle del dover scegliere e quindi del dover rinunciare a determinati piaceri. Collezioniamo opzioni su possibili esperienze, su possibili possessi oltre ogni limite imposto dalle nostre capacità di attenzione e così ci garantiamo l’illusione di poter trascendere i limiti del tempo. Questo è quanto ci permette il consumare archivi, provare piacere nei meta-dati, nella meta-esperienza, nella possibilità teorica di ogni futuro piacere: questo ci permette di comprimere molte esperienze e beni in uno spaziotempo molto più piccolo.&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;
Non vogliamo rinunciare a nulla.&lt;br /&gt;
Ogni scelta è rinuncia e ci troviamo quindi, scoiattoloni rincoglioniti e grassi, a farci travolgere dal tir dell'oggi mentre, in mezzo alla strada, stiamo tentando di raccogliere quella singola  ghianda che ci era cascata mentre ne trasportavamo una dozzina da un deposito all'altro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo accumulo, questa frammentazione, questa ludificazione della cultura che lungi dall'essere gioiosa sa di morte, sa di roba verghiana non tocca certo solo i consumatori.&lt;br /&gt;
L'accademia si è adattata e i suoi cultural studies assicurano una bella nicchia prestigiosa a chiunque: studiare i pisciatoi pubblici del Settecento è la stessa identica cosa che analizzare l'opera di &lt;b&gt;Shakespeare&lt;/b&gt;, dissertare  sul film di &lt;b&gt;Conan&lt;/b&gt; ha ormai quasi più valore della critica all'intera opera di &lt;b&gt;Omero&lt;/b&gt; e la filosofia di &lt;b&gt;Matrix&lt;/b&gt; e quella di &lt;b&gt;Kierkegaard&lt;/b&gt; sono sullo stesso piano. In alcune università americane ci sono corsi di “&lt;i&gt;Uncreative Writing&lt;/i&gt;”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E così gli gli autori, gli artisti. Un tempo queste persone erano “costrette” a immaginarsi altro e, da quella scintilla, passavano quindi a creare altro.&lt;br /&gt;
Chissà come era la vita quotidiana alla corte di &lt;b&gt;Jabba the Hutt&lt;/b&gt;... E chissà se &lt;b&gt;Frodo&lt;/b&gt;, dopo tutto quel casino, si è sposato o no...&lt;br /&gt;
Ora abbiamo il diorama della corte di Jabba, in resina con supporto di legno e il matrimonio di Frodo è  fra le scene speciali del director's cut che uscirà in occasione del boh, undicesimo anniversario del primo starnuto all'asilo di &lt;b&gt;Peter Jackson&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi non si ha più la fame e la voglia di immaginare tutte queste cose a portata di click e il terreno è in costante, continua erosione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci è più possibile lasciarci il passato dietro e creare qualcosa di nuovo nel domani perché questo passato viene ri-scavato e ri-scoperto di continuo, in un immane processo di cover, remake, post, new e altro ancora. E se una certa dose di riscoperta e reinvenzione del passato ha da sempre caratterizzato le arti, quando si giunge però a definire vintage un abito di cinque anni fa o quando il new-scottish-angst-rock diventa più importante e “fondamentale” del rock, a mio modo di vedere c'è qualcosa che non quadra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non stiamo più rivivendo e riscoprendo il passato, stiamo rielaborando e riproponendo l'altro ieri, con una precisione postmoderna che ci preclude qualsiasi sovversione, rabbia, negazione, confronto e superamento in cambio di una complice strizzata d'occhi e qualche battuta ironica so hipster, so cool.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ne derivano tutte queste microscene supercompetitive e superuniformanti incapaci di produrre lavori epocali ma tutte occupate a sfornare opere che bisogna nominare nel salotto elettronico o nel pub, scusate, nel wine bar più alla moda, e domani si passa a un altro oggetto che somiglia tanto a quello di ieri, a quello di due ore fa.&lt;br /&gt;
Persa una monocultura all'interno della quale condividere e confrontarci, abbiamo ora un particolato in sospensione nel quale non riusciamo nemmeno più a metterci d'accordo su cosa faccia davvero schifo, perché qualche club di estimatori dei &lt;b&gt;Vanzina&lt;/b&gt; lo troverete sempre e comunqe e magari &lt;b&gt;Ghezzi&lt;/b&gt; o chi per lui ci farà il ciclo sabato notte, ciclo che registreremo o scaricheremo per guardarlo dopo, con comodo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo eh, con comodo eh...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-_b3P7dlW-JM/TpAXQeTyzPI/AAAAAAAAIXQ/HcM0niZn1Ko/s1600/watchmen.gif" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-_b3P7dlW-JM/TpAXQeTyzPI/AAAAAAAAIXQ/HcM0niZn1Ko/s320/watchmen.gif" width="319" /&gt;&lt;/a&gt;Con un passato prossimo che si ripropone in modo così costante e pervasivo, l'oggi è in crisi asmatica e il domani è già morto asfissiato e non riesco in nessun modo a capire come un quindicenne o un ventenne, artisti o fruitori che essi siano, non abbia la minima voglia di ribellarsi a questo loop.&lt;br /&gt;
Abbiamo scambiato la voglia di rivoluzione (sociale, politica, culturale, estetica che essa sia) con nostalgia e avidità, meglio rivolere indietro addirittura la Democrazia Cristiana piuttosto che pensare a qualche livello di futuro, si stava comunque meglio ai loro tempi che con Berlusconi e, guarda, ci faccio pure un post con il font che andava di moda allora, wink-wink.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E forse questa mancanza di desiderio di rivoluzione nella cultura pop accade anche per una trasformazione anagrafica dei suoi fruitori. Finché la maggior parte dei consumatori di pop è giovane, può emergere qualche desiderio di cambiamento in quanto il rischio di perdita è prossimo allo zero. &lt;br /&gt;
Ma quando abbiamo masse di quarantenni che guardano quella serie tv so cool o collezionano le cinque testate di &lt;b&gt;Spider Man&lt;/b&gt; o hanno tutti i dischi di quel gruppo neofolk zuavo, il rischio che ti propone una rivoluzione è troppo alto, non vuoi certo perdere quei venti anni che hai impiegato per costruirti la tua comoda corazza pop che ora sai gestire così bene.&lt;br /&gt;
E sarà anche bello, questo essere &lt;b&gt;Peter Pan&lt;/b&gt;, questo orgoglio sfrenato nell'urlare che nei nostri quaranta preferiamo rileggerci l'ultimo numero di &lt;b&gt;Dylan Dog&lt;/b&gt; e vedere quel montaggio fortissimo con tutti i nudi sotto la doccia delle commedie sexy dei Settanta invece che leggere il &lt;b&gt;Don Chisciotte&lt;/b&gt; e provare ad affrontare qualche regista diverso; sarà anche bello  comprarsi il modello in scala di Cybersailcazzo invece che andare a vedere la mostra di &lt;b&gt;Rodin&lt;/b&gt; ma, non so, a me, che queste cose le ho fatte eccome e di modellini in scala ne ho e di fumettino popolare ne ho letto a quintali, ecco, a me questa scelta pare facile e consolatoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci diciamo che Topolino è valido quanto Shakespeare così facciamo tana libera tutti ma guarda caso poi leggiamo sempre e solo Topolino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il critico letterario Marjorie Perloff per descrivere molti autori contemporanei anche di un certo spessore usa il termine "&lt;i&gt;unoriginal genius&lt;/i&gt;". Lo scrittore contemporaneo, asserisce, sembra più un programmatore che un genio sregolato e torturato: esso muove informazioni, assembla, concettualizza, costruisce e sa gestire in modo molto brillate il word processor.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Peccato che il lavoro di un programmatore, per quanto brillante esso sia, finisce dentro la testa e lo stomaco di un computer mentre il lavoro di un genio sregolato e torturato di solito arriva all'essere umano dotato della sensibilità di coglierlo...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Isbn&lt;/b&gt; è una delle poche case editrici decenti in Italia: &lt;a href="http://isbnedizioni.it/catalogo/saggistica/retromania/" target="_blank"&gt;fatevi un regalo&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="464" src="http://www.youtube.com/embed/q3yoe73mrBc" width="640"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-6974524228113403606?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/6974524228113403606/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/10/antipop.html#comment-form" title="27 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/6974524228113403606?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/6974524228113403606?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/uXODRX2BE8k/antipop.html" title="Antipop" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-Je6RL3r3o3g/TpAXPPVqrTI/AAAAAAAAIXE/JK7KDaehWHE/s72-c/Dungeons_Dragons.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>27</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/10/antipop.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUUMRns8fyp7ImA9WhdUFkk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-7880331307340882300</id><published>2011-10-03T00:06:00.002+02:00</published><updated>2011-10-03T14:01:27.577+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-10-03T14:01:27.577+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cinema" /><title>Faster, Avidcat! Cut! Cut!</title><content type="html">&lt;i&gt;Chaos e Ritalin in quarta fila, centrale...&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcuni mesi fa &lt;b&gt;Matthias Stork&lt;/b&gt; (1) ha pubblicato sulla pagina &lt;i&gt;Press Play&lt;/i&gt; di &lt;i&gt;IndieWire&lt;/i&gt; un &lt;a href="http://blogs.indiewire.com/pressplay/archives/video_essay_matthias_stork_calls_out_the_chaos_cinema/#"&gt;interessante video-saggio di circa 18 minuti&lt;/a&gt; che analizza la trasformazione del modo di girare le scene d'azione a Hollywood negli ultimi decenni.&lt;br /&gt;
Si tratta purtroppo di un documentario disponibile solo in lingua inglese, nelle due parti che includo nel post. Lungi dal tradurre parola per parola quel che ha da dire Stork, cercherò di riassumerne i punti cruciali, che sono ovviamente farina del sacco dell'autore, per quanto in massima parte condivisi dal sottoscritto, con l'eccezione di qualche chiarimento o esempio che inserisco in quanto lo ritengo opportuna integrazione. Dopo aver riassunto quanto Stork ha da dire mi piacerebbe ritrovarci per discutere di queste affermazioni...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eccovi intanto i video:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="480" src="http://player.vimeo.com/video/28016047?title=0&amp;amp;byline=0&amp;amp;portrait=0" webkitallowfullscreen="" width="640"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="480" src="http://player.vimeo.com/video/28016704?title=0&amp;amp;byline=0&amp;amp;portrait=0" webkitallowfullscreen="" width="640"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno degli aspetti che caratterizzava in modo uniforme e deciso i film mainstream di un tempo era la volontà di fornire di continuo allo spettatore ogni serie di dato e orientamento per assicurarsi che lo stesso fosse sempre ben cosciente di cosa stesse accadendo, chi stesse facendo accadere le cose e dove queste stessero accadendo. In una certa misura anche il film si uniformava alla regola aurea giornalistica delle 5W (&lt;i&gt;Who-What-Where-When-Why&lt;/i&gt;)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto un inseguimento o un combattimento potesse essere veloce e feroce, l'azione era sempre perfettamente intellegibile, suscitando quindi un coinvolgimento da parte del pubblico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell'ultima decade, decade e mezza questi principi sono decaduti, per un insieme piuttosto vasto e complicato di motivi (influenza dei video musicali, strapotere commerciale della TV, maggiore facilità di impiego e potenzialità degli effetti speciali, diminuzione della capacità di concentrazione dell'uomo occidentale, spostamento del credo dal less is more al more is more...) e una nuova generazione di registi ha cominciato a girare in modo moolto diverso, con particolare riguardo nei confronti delle scene d'azione ma non solo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Paul Greengrass&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Michael Bay&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Tony Scott&lt;/b&gt; sono solo alcuni fra gli alfieri di  un modo di girare che un (per me, ndt) fin troppo benevolo &lt;b&gt;David Bordwell&lt;/b&gt; (2) ha chiamato &lt;a href="http://www.jstor.org/pss/10.1525/fq.2002.55.3.16"&gt;intensified continuity&lt;/a&gt;, suggerendo con ciò una azione di intensificazione di meccanismi già presenti, mentre Stork è più propenso a definire questo nuovo cinema d'azione come &lt;i&gt;chaos cinema&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il &lt;i&gt;chaos cinema&lt;/i&gt;, con il suo montaggio frenetico e privo di relazione fra le varie inquadrature, con i suoi movimenti di camera incoerenti e traballanti, con l'aumento di esplosioni, sparatorie e inseguimenti fino al limite del parossismo ha in pratica barattato l'intelligibilità con il sovraccarico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-CPRyI18Ci-Y/TohCQw1XyqI/AAAAAAAAIW0/l04aJepH6zk/s1600/Expendables_Stallone.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;Ogni scena è adrenalina pura in un gioco al rialzo che, come è facile intuire, porta in realtà prima o poi a una serie di diminishing returns. Ogni inquadratura sembra essere il climax isterico costruito nel corso di minuti e minuti da qualche altro film, un film che però non abbiamo visto. &lt;br /&gt;
Molti registi che pescano dentro questo nuovo stile non sembrano minimamente interessati a qualche tipo di chiarezza visuale e spaziale: non importa più che tu spettatore conosca le 5W e quel che accade nello schermo sarebbe quasi incomprensibile se non arrivasse in soccorso la colonna sonora. &lt;br /&gt;
Mentre il reparto visuale cedeva sempre più terreno, il reparto sonoro è diventato sempre più creativo da un lato e super-didascalisco dall'altro, con il risultato che ora suono e immagine, invece di collaborare alla resa di una scena, cercano di superarsi in volume, di urlare uno più forte dell'altra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quale il risultato sullo spettatore?&lt;br /&gt;
Questa nuova configurazione estetica appare pigra, poco precisa, priva di bellezza, un qualcosa che si rifiuta di coinvolgere gli spettatori dal punto di vista mentale o emotivo, accontentandosi di sovrastarli e ipnotizzarli fino a ridurli a uno stato passivo. Questi nuovi film non ti seducono nella sospensione dell'incredulità, piuttosto ti martellano e maciullano finché non ti arrendi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fin qui più o meno quello che ha voluto dirci Stork, valutazioni con le quali, come detto, io mi trovo d'accordo.&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-IPR4ehSTXKU/TohCU6CmAxI/AAAAAAAAIW4/hxbXa0HBZXA/s1600/Bullitt_Steve+McQueen.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-CPRyI18Ci-Y/TohCQw1XyqI/AAAAAAAAIW0/l04aJepH6zk/s1600/Expendables_Stallone.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="261" src="http://4.bp.blogspot.com/-CPRyI18Ci-Y/TohCQw1XyqI/AAAAAAAAIW0/l04aJepH6zk/s400/Expendables_Stallone.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Credo tutt'ora moltissimo nel meccanismo di creare tensione/stress che verrà quindi liberato (e guarito?) solo in alcuni momenti di esplosione, mentre ora ci troviamo con tutta una serie di "esplosioni" che non devono liberare/guarire nulla e che rimangono quindi uno spettacolo visivo svuotato, buono per spettatori sofferenti da sindrome da deficit di attenzione che non riescono a rimanere concentrati tutto il tempo necessario alla crescita della tensione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono, ognuno avrà i suoi, tantissimi distinguo e non me la sento di mettere sullo stesso piano uno Scott o un Greengrass che sembrano comunque avere intuizioni spaziali e gestione di scene e montaggio accanto a un Michael Bay qualunque, né mi riesce facile inserirmi in quello che mi sembra (ma è cosa che accade sempre di più e non solo nella critica cinematografica) un frame di cattivo vs. buono, ragione contro torto,  classico contro moderno e così via.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Schierare un vecchio contro un nuovo può portare a stupide e inutili derive romantiche e conservatrici e non è questo quel che mi attira. Preferirei invece parlare di differente efficacia di due sistemi e capire se questa differente efficacia è avvertita solo da me e devo quindi ridurla a un problema personale e super soggettivo o è piuttosto avvertita da molte persone, diverse fra loro, facendone quindi una questione meno relativa, per quanto possibile, o comunque condivisa da una percentuale rilevante di spettatori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piacerebbe molto sapere da voi, da chi mi legge (che, spero, non sia un pubblico formato da una sola classe/età/razza/credo/blablabla) se questo scompenso, questo imbarazzo visivo viene avvertito o meno, se si preferiscono le scene d'azione di un tempo, quelle di adesso o, miracolo, entrambe. E, mi pare ovvio, mi piacerebbe anche sapere se ci sono dei motivi oltre al normale e poco soddisfacente de gustibus.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un lato che può non soddisfare in quel che dice Stork è la sua natura pseudoassiomatica: i metodi usati un tempo sono migliori perché sì, sembra affermare a tratti l'autore del saggio, ma d'altronde, non essendo il cinema (e la sua critica) una scienza, non possiamo pretendere altro che convincimenti al posto di dimostrazioni e a me il suo discorso è sembrato mediamente convincente, suppongo perché la mia mente funziona più o meno come la sua.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Hhm5yawBwms/TohCWSceGCI/AAAAAAAAIXA/zy-vm58Hnxk/s1600/shia_transformers.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;So alla perfezione quello che accade nel mio cervello durante la visione di un qualsiasi recente film di Bay: non c'è costruzione di personaggi e trama, non metto a rischio nel film nessuna emozione, non devo sforzare nulla per seguire e comprendere e così, quando cominciano le esplosioni, gli inseguimenti, le sparatorie, non ho tensione accumulata da spendere e in più non riesco alle volte a seguire con precisione quanto accade, perdendomi anche il puro gusto estetico, già svuotato in precedenza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-IPR4ehSTXKU/TohCU6CmAxI/AAAAAAAAIW4/hxbXa0HBZXA/s1600/Bullitt_Steve+McQueen.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="248" src="http://1.bp.blogspot.com/-IPR4ehSTXKU/TohCU6CmAxI/AAAAAAAAIW4/hxbXa0HBZXA/s400/Bullitt_Steve+McQueen.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Che Shia muoia o si scopi Cybertron mi interessa meno di zero e comunque non saprei più di tanto comprendere la differenza fra le due scene, mentre se &lt;i&gt;Bullitt&lt;/i&gt; rischia un graffio sono coinvolto e riesco a discernere il rischio del graffio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma questo può tranquillamente, con la stessa dignità, non essere valido per altre persone, che magari trovano ben più rilassante o coinvolgente  l'abbandonarsi a montaggi non lineari e scene d'azione frenetiche.&lt;br /&gt;
Quel che credo sia certo è che il modo di girare è cambiato in modo plateale e abbastanza all'improvviso e che molti spettatori paiono già  stanchi di questi nuovi metodi  e che, con buona probabilità, tale tecnica non riesce a sortire gli stessi effetti di certo cinema precedente, anche quando nelle mani di maestri come Nolan. Sono sempre di più gli (pseudo)studi che dimostrano un certo grado di effettivo &lt;a href="http://magazine.liquida.it/2011/04/05/il-cinema-contemporaneo-e-in-crisi/"&gt;decadimento qualitativo nel cinema&lt;/a&gt;, studi che DEVONO essere presi con tutte le pinze possibili ma che, dato notevole, vanno più o meno tutti, a prescindere dai metodi usati, nella stessa direzione, senza dimostrazioni di senso contrario. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono però tante altre cose che sarebbe interessante considerare e analizzare...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immaginiamo un dodicenne cresciuto a gran botte di FPS sulla sua playstation o, meglio ancora, allevato a dosi intensive di MMORPG sempre in prima persona, con connessione ad alta velocità. &lt;br /&gt;
La sua percezione spaziale forse sarà (non ho studi alla mano, intendiamoci, avanzo una ipotesi che mi pare valida) diversa da quella che posso avere io, passato da pong agli arcade e infine agli isometrici fino a poco tempo fa. &lt;br /&gt;
Diversa: non migliore o peggiore, ma ben più adatta a decifrare e metabolizzare un Michael Bay, anche se non risolverebbe comunque il fattore tensione/distensione e credo che per migliorare la prestazione di spacchettamento dell'azione complessiva perderebbe parecchi punti in percezione dei singoli dettagli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da un lato il montaggio veloce o le riprese traballanti e tutto il resto mi sembrano più che altro (anzi, solo) dei mezzi che non basta saper padroneggiare tecnicamente. Bisogna forse sapere bene il "perché" li si vuole usare e da questo punto di vista mi pare che accada spesso che alcuni registi ne abusino senza porsi troppi interrogativi, mentre altri sanno impiegarli in modo mirato. &lt;br /&gt;
Ma i primi, credo, prevalgono sui secondi sia dal punto di vista numerico che per quanto concerne i risultati al botteghino, generando quindi un certo sovraccarico di uso di un mezzo, di uno stile che altrimenti non recepiremmo in questo modo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Hhm5yawBwms/TohCWSceGCI/AAAAAAAAIXA/zy-vm58Hnxk/s1600/shia_transformers.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="285" src="http://2.bp.blogspot.com/-Hhm5yawBwms/TohCWSceGCI/AAAAAAAAIXA/zy-vm58Hnxk/s400/shia_transformers.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Questo credo sia un nodo centrale, in quanto nella valutazione di qualsiasi impresa (e a maggior ragione per quanto riguarda l'arte, lo spettacolo e l'intrattenimento) chi realizza detta impresa dovrebbe sempre domandarsi: quali risultati voglio ottenere? &lt;br /&gt;
“Cosa” deve fare questo film? &lt;br /&gt;
Come deve riuscire a ottenere quel “cosa”? &lt;br /&gt;
Ci sono strategie, tecniche, retoriche, metodi, tecnologie più adatti di altri o quel “cosa” si può ottenere sempre allo stesso livello a prescindere dal metodo adottato?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non credo che si possa ottenere un gran risultato cercando di narrare le gesta epiche di Achille o dei 300 usando tecnica, scelte di parole e toni di un Carver, tanto per fare un esempio e anche, al contrario, credo che narrarci di un alcolizzato che siede sul divano in cortile usando la retorica epica potrebbe forse condurre a un esperimento interessante ma poco efficace.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ritengo quindi che ci siano strategie e metodi più adatti di altri per coinvolgere nell'azione lo spettatore e non mi sembra che corrispondano più di tanto al chaos cinema, pur accettando ovvie eccezioni da parte di registi magistrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovvero, brancolando come spero di fare sempre nel corso di questo nuovo blog, mi ritrovo più a pormi domande che a trovare risposte e in generale, pur concordando con quello che ha da dire Stork, non riesco a sopportarne più di tanto il tono  dogmatico e una certa attitudine che appare un po' snob.&lt;br /&gt;
Ecco, non credo che riesca a dimostrare nulla di preciso se non a conclamare un proprio disagio che però non è detto che sia quello di molti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ebd9ok1NQCI/TohCVgvJXPI/AAAAAAAAIW8/QWxoKtZQ_x8/s1600/Die+Hard_Bruce_Willis.bmp" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="225" src="http://3.bp.blogspot.com/-ebd9ok1NQCI/TohCVgvJXPI/AAAAAAAAIW8/QWxoKtZQ_x8/s400/Die+Hard_Bruce_Willis.bmp" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;Può essere che il tutto sia ancora in fase di evoluzione?&lt;br /&gt;
In fondo basta anche un  veloce esame dei film di Nolan per accorgersi di continue migliorie nella gestione dello spazio e dell'azione, ma di nuovo Nolan non rappresenta certo la regola...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A me sembra fin troppo ovvio, proprio perché lo provo sempre, che l'azione di un &lt;i&gt;Die Hard&lt;/i&gt; o un &lt;b&gt;John Woo&lt;/b&gt; d'annata sia più decifrabile, coinvolgente, emozionante e godibile di parecchia roba contemporanea, ma proprio perché si tratta di una cosa ovvia mi trovo nell'imbarazzo di non saper spiegare bene perché.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una delle conseguenze secondarie più disastrose è la scomparsa di stunt, attori dalle capacità fisiche di un certo rilievo e controfigure di talento: perché mai dovrei sbattermi a trovare e pagare, oltre &lt;b&gt;Tony Jaa&lt;/b&gt;, tutto l'insieme di stunt che servono alla scena sottostante e poi sbattermi in coreografie, prove, scene da rifare e tutto il resto quando posso risolvere l'intera questione con qualche cavo e tanto montaggio, in grado di far sembrare un grande artista marziale persino un legno spiaggiato come &lt;b&gt;Keanu Reeves&lt;/b&gt;?&lt;br /&gt;
Non stiamo perdendo molto, troppo in cambio di specchietti e perline?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/79ditPebZ8g" width="640"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sarebbe interessante, è interessante, sapere cosa ne pensate voi. &lt;br /&gt;
Se siete più o meno rimasti il gruppo di lettori del precedente blog posso contare su una striscia di commenti più stimolante e importante del post stesso. &lt;br /&gt;
L'unica cosa che mi importa davvero è che non si scada nelle solite caciare, lotte e contrapposizioni: non stiamo parlando di dicotomie varie, lo ripeto, stiamo solo cercando di individuare (tramite un riscontro nei vostri gusti) se e come sia preferibile, nel cercare di sortire un certo effetto, una tecnica o l'altra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E, di lato, giusto perché possiamo farlo e forse ci cancellerebbe una vaga curiosità, potreste anche specificare la vostra età (solo per questa volta!) nel momento in cui mi, ci dite se amate questo nuovo modo di girare o meno? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A voi la palla, cercate di non commettere troppi falli...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
___________________________________________________________________ &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;1) Matthias Stork è uno studente di cinema e filmmaker tedesco attualmente impegnato alla UCLA con trascorsi di inviato ai festival di cinema per conto della Goethe University di Francoforte e studi sulla letteratura francese e statunitense. &lt;a href="http://cinema-discourse.blogspot.com/"&gt;Qui il suo blog&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;2) David Bordwell è un noto teorico del neoformalismo e dell'uso delle teorie di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_cognitiva"&gt;psicologia cognitiva&lt;/a&gt; applicata al cinema. Autore di alcuni testi molto rilevanti, il suo Film Art è con buone probabilità il manuale d'introduzione al cinema più in uso nelle scuole statunitensi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;a href="http://www.davidbordwell.net/cv.php"&gt;Qui il suo curriculum vitae.&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-7880331307340882300?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/7880331307340882300/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/10/faster-avidcat-cut-cut.html#comment-form" title="24 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/7880331307340882300?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/7880331307340882300?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/8L1D6wqIdDM/faster-avidcat-cut-cut.html" title="Faster, Avidcat! Cut! Cut!" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-CPRyI18Ci-Y/TohCQw1XyqI/AAAAAAAAIW0/l04aJepH6zk/s72-c/Expendables_Stallone.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>24</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/10/faster-avidcat-cut-cut.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkIBQ3Y9eCp7ImA9WhdVF0Q.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-193783621503089289</id><published>2011-09-23T19:14:00.000+02:00</published><updated>2011-09-23T19:22:32.860+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-09-23T19:22:32.860+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Richard Yates" /><title>Solitari, bugiardi e ubriachi</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-rgsmjE_cw8k/Tny87Lc1pkI/AAAAAAAAIWg/-xmpLGsspPU/s1600/Richard_Yates_Now_Then.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="237" src="http://2.bp.blogspot.com/-rgsmjE_cw8k/Tny87Lc1pkI/AAAAAAAAIWg/-xmpLGsspPU/s320/Richard_Yates_Now_Then.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Minimum Fax&lt;/b&gt; ha pubblicato di recente, nella sua collana Classics,&lt;i&gt; Bugiardi e Innamorati&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;Richard Yates&lt;/b&gt;, proseguendo la meritoria opera di diffusione dei romanzi e raccolte di racconti di quello che credo che sia uno dei più importanti scrittori del secolo scorso: diventa quindi una buona "scusa" per parlarne un po', cercando di invitare alla scoperta chi ancora non lo ha mai letto.&lt;br /&gt;
C'è da applaudire a questa casa editrice, in quanto ha avuto il coraggio di proporre Yates in Italia nel 2003, sei anni prima dello splendido film di &lt;b&gt;Sam Mendes&lt;/b&gt; tratto da &lt;i&gt;Revolutionary Road&lt;/i&gt;, pellicola che, ancora più delle riscoperte del New Yorker del 2001 o dell'articolo apparso sul Boston Review nel 1999, ha rilanciato l'opera di questo scrittore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Yates è per me uno degli esempi più significativi di come spesso non possa bastare scrivere con stile formidabile e tecnica magistrale, di come non sia sufficente cogliere con straordinario acume le pieghe del reale per riuscire a diffondere le proprie idee: in vita, negli USA, non ha mai superato le 12.000 copie di venduto e si è dovuto arrangiare con i soliti mestieri (testi per il cinema, pubblicità, discorsi per politici, insegnamento, corsi di scrittura) per trovare qualche soldo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A prescindere dai testi, dei quali cercherò di parlare in seguito, ci sono alcuni dati autobiografici che me lo hanno fatto sentire in qualche modo vicino e simpatico ancor prima di leggere una sola riga. Fumatore e bevitore incallito, alcolizzato figlio di alcolizzato, una volta gli si è incendiata la barba in un ristorante. Pensava, come credo anche io da sempre, che &lt;i&gt;Madame Bovary&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Il Grande Gatsby&lt;/i&gt; siano le due chiavi di volta su cui poggia tutto il romanzo moderno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E trovo sia importante il fatto che amasse alla follia l'opera di &lt;b&gt;Francis Scott Fitzgerald&lt;/b&gt; e che &lt;b&gt;Raymond Carver&lt;/b&gt;, fra tanti altri, si sia considerato in qualche modo un suo allievo, perché Richard Yates è stato, almeno per me, l'anello mancante che mi ha permesso di passare con certa fluidità, senza scossoni, proprio da Fitzgerald a Carver.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avvertivo un vuoto fra questi due pittori del fallimento e della caduta, uno sbalzo epocale e modale che non riuscivo a colmare in modo soddisfacente fino a quando non mi sono imbattuto, nel 2003, in Yates.&lt;br /&gt;
Vi è, mi sembra, una splendida serie di gradienti fra i tre narratori nominati: una continua crescita, nei loro personaggi, di coscienza di sé, disillusione, amarezza, ricerca volontaria o inconscia di stordimento che si accoppia a una stabile diminuzione di doti umane di partenza, vuoi in stile, vuoi in talento, vuoi ancora in possibilità, diminuzione che si rispecchia in una continua asfissia geografica che parte dalle grandi città, viaggi e dimore di un Fitzgerald per finire nelle stanze di motel di un Carver.&lt;br /&gt;
Si parte da figure con buone potenzialità che le sprecano in modo frenetico e vuoto, senza rendersene più di tanto conto, e si arriva a persone nelle quali la coscienza del fallimento precede il fallimento stesso, in qualche modo sanandolo o perlomeno, anche grazie all'alcol, ottundendolo. Il mio personale percorso narrativo attraverso questi enormi artisti è anche fatto di personaggi che, in fondo, cadono e falliscono sempre di meno anche perché osano e sognano sempre di meno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo ha fatto a me Yates, e dovrebbe bastare la lista di scrittori che si dichiara in debito o in ammirazione per spingervi a scoprire questo narratore: &lt;b&gt;Tennessee Williams, Gina Berriault, William Styron, Kurt Vonnegut, Robert Stone, Andre Dubus, Michael Chabon, Dorothy Parker, Ann Beattie, Tobias Wolff, Richard Ford, Raymond Carver&lt;/b&gt;: sono sufficienti?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Citarvi i dati biografici di Yates significa più o meno andare a pescare nella materia di cui sono fatti i suoi racconti e romanzi, ci sono molti siti e articoli che l'hanno fatto in modo esauriente e non vedo perché dovrei ripetere e annoiarvi con la stanca sequenza di date e pubblicazioni.&lt;br /&gt;
Giusto il minimo, quindi: troverete altro ovunque in Rete, suppongo.&lt;br /&gt;
Richard Yates nasce nel 1926 nello stato di New York, da un aspirante tenore che finisce a fare il rappresentate e da una aspirante scultrice che non raggiungerà mai il successo e che verrà lasciata dal marito, costretta quindi a traslocare un sacco di volte cercando sempre di far studiare e far "arrivare" suo figlio, con la Grande Mela sempre sullo sfondo.&lt;br /&gt;
Basterebbe davvero questo, perché è già contenuto qui l'intero materiale di base delle infinite variazioni yatesiane, con quelle due aspirazioni  che portano soltano a una mancanza di fiato... Ma andiamo avanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1944 si ritrova in guerra in Europa, Francia.&lt;br /&gt;
Legge, scopre alcuni grandi maestri della narrativa, torna nel 1946, si sposa, becca la tubercolosi con conseguente pensione, prende alcuni anni di break spostandosi ancora in Europa per scrivere ma nel 1954 (come mai, Richard? Che peccato, che delusione, che frustrazione...) lo troviamo a scribacchiare comunicati pubblicitari.&lt;br /&gt;
Fra il 1961 e il 1962 emerge dal letargo dell'advertising con due botti allucinanti: escono prima &lt;i&gt;Revolutionary Road&lt;/i&gt;, acclamato da critica e pubblico, e l'anno dopo la raccolta di racconti &lt;i&gt;Undici Solitudini&lt;/i&gt;, entrambi folgoranti, entrambi da avere e ripassare a memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altro? Altro. &lt;br /&gt;
Ovvio, è difficile produrre qualcosa all'altezza del primo romanzo quindi Richie arranca e fuma un sacco, fra sogni di grandezza e inquietudini: 4 pacchetti al giorno nonostante la tbc, cough cough, per non parlare del bere. &lt;br /&gt;
Segue periodo confuso che verrebbe però da definire normale amministrazione e pane per la sua narrativa: divorzia (tutto suo padre, tutto suo padre!), scrive discorsoni per quella mezza calzetta di &lt;b&gt;Robert Kennedy&lt;/b&gt; (e farà spuntare nella sua narrativa anche questa esperienza) ma qualcuno spara a quell'altra mezza calzetta del fratello presidente e, insomma, si torna a tenere corsi di scrittura creativa. &lt;br /&gt;
Lui lo sa che la scrittura non si può insegnare ma la insegna lo stesso perché son palanche e poi incappa in una serie di alunni che avrebbero fatto furore anche senza corsi, gente dotata come &lt;b&gt;Andre Dubus&lt;/b&gt;: diventa anche facile cominciare a pensare che forse sì, insegnare conta e può influenzare e formare gli scrittori e forse è così davvero e chi lo sa e comunque dopo il secondo gin queste fregnacce diventano, appunto, distanti fregnacce.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-TV3Rl-Mojhs/Tny9BkMtN5I/AAAAAAAAIWs/8DWlKVvL35U/s1600/Revolutionary_Road_Why_We_Fight.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-TV3Rl-Mojhs/Tny9BkMtN5I/AAAAAAAAIWs/8DWlKVvL35U/s400/Revolutionary_Road_Why_We_Fight.jpg" width="245" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Si risposa ma essere una testa di cazzo non aiuta a mantenere amicizie e affetti (divorzierà una seconda volta nel 1974), esce fuori dal tunnel dell'ansia di prestazione (durato sette anni, mica pizza e fichi, eh no, Richard non è tipo che scrive ogni santo giorno dalle 9 alle 17, grazie a Dio) e sforna il secondo romanzo, che è un diminishing return del primo in ogni senso: meno intuizioni, scopiazzature travestite benino, minor impatto di critica e, manco a dirlo, di pubblico visto che siamo in piena figlideifioraggine e non so quanto potessero interessare ai lettori del tempo le sfasate vicissitudini di un ghost writer che vive con la mamma (sì, questa la "trama", per chi ancora ha interesse nelle trame, di &lt;i&gt;A Special Providence&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Insomma Richard arranca ma non si può dire che non ci sia abituato anzi, forse gli piace o, perlomeno, sa fare solo così.&lt;br /&gt;
Vivacchia e si arrabatta fino a quando incappa in una specie di colpo di fortuna o, almeno, potrebbe sembrarlo a molti, a me invece puzza di rovina e latte tiepido: a metà Settanta un editore decide di dargli uno stipendio mensile e Yates, messe infine a posto le preoccupazioni economiche, sforna ben sei titoli in una decina d'anni, da cicala a formichina operosa.&lt;br /&gt;
Certo, avere pane e un tetto non cancella nevrosi, depressioni, tabagismo e alcolismo che anzi, ehi, aumentano a dismisura, che strano... &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le uscite sono altalenanti: &lt;i&gt;Disturbo della quiete pubblica&lt;/i&gt; (1975) pare robetta a molti (lo adoro, è il più spietato) mentre &lt;i&gt;Easter Parade&lt;/i&gt; (1976) sorprende in modo positivo con l'azzeccato e morboso travestitismo di Yates, che si sdoppia in due sorelle e poco tempo dopo, 1978, &lt;i&gt;Una buona scuola &lt;/i&gt;pare tiepido compito a casa, fatto in fretta il giorno prima  dell'interrogazione. Avercene, però, di robe svogliate scritte in questo modo sublime.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 1981 è anno stratosferico e odio l'esser stato al tempo un rincoglionito undicenne italiano quando si doveva invece essere un ragazzo newyorkese attento alla letteratura: escono quasi in contemporanea la sua seconda raccolta di racconti, &lt;i&gt;Bugiardi e innamorati&lt;/i&gt; e una robetta di tale Carver, &lt;i&gt;Di cosa parliamo quando parliamo d'amore&lt;/i&gt;, insomma, un anno bomba. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo so, non è roba epica e 'sti due mentecatti non parlano di Storia, di Personaggi Importanti e di Fatti Rilevanti, di Sorte degli Stati, di Eroi e della Società: si fissano l'ombelico, spesso sporco, non riescono nemmeno a commiserarsi, e ci girano dentro il dito a cercare di cavare la pallina di polvere, anche se la nebbia alcolica rende difficile persino questa operazione di scavo.&lt;br /&gt;
Oh, de gustibus, è una narrazione che preferisco a tantissime altre e quello è l'anno di grazia che getterà i semi per i grandi fasti del minimalismo americano, corrente che adoro ora come allora. Non ricordo un'annata simile qui in Italia, ma con ogni probabilità stavo giocando a &lt;i&gt;Dungeons and Dragons&lt;/i&gt; frugando con le dita di una mano nel mio stesso ombelico, sotto la maglietta, mentre con l'altra mano gettavo dadi e non ero molto attento.&lt;br /&gt;
Sono, quelli di Bugiardi e innamorati racconti stupendi, li si legge in uno stato di completa ammirazione: dispiace che per aver creato cose simili una persona debba aver sofferto così tanto, ma sono narrazioni, persone, parole, frasi che ti segnano per sempre, che rivedrai per le strade e sui volti delle persone che conosci, che rivivrai nei rapporti e negli sguardi e alle quali non potrai mai più fuggire dicendoti "fino a qui tutto bene".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il "dopo", come è facile intuire, è fiacco anticlimax: ancora due romanzi (&lt;i&gt;Young Hearts Crying&lt;/i&gt;,1984 e &lt;i&gt;Cold Spring Harbor&lt;/i&gt;, 1986) mentre i guasti fisici e mentali stanno avanzando inesorabili, cercati, stimolati, provocati.&lt;br /&gt;
L'enfisema gli dice "guarda che se continui così striscerai sul linoleum sputando i polmoni" e lui in risposta si accende un'altra sigaretta, sorseggiando qualche mistura sopra i quaranta gradi: un vero soldatino!&lt;br /&gt;
La sorella di Sandman si affretta, s'è rotta un po' le balle di questo tizio antipatico e supponente (una volta ha minacciato di  morte &lt;b&gt;Gordon Lish&lt;/b&gt; perché gli aveva rifiutato un romanzo: respect!) e lo visita spesso verso fine Ottanta, per ricordargli che è quasi ora.&lt;br /&gt;
Non basterebbe tutto il gin del mondo per nascondere a Yates l'evidenza: fra poco morirà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-as0fAMQ-fno/Tny9AfThh6I/AAAAAAAAIWk/mQjchhxWeDE/s1600/Late_Richard_Yates.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://2.bp.blogspot.com/-as0fAMQ-fno/Tny9AfThh6I/AAAAAAAAIWk/mQjchhxWeDE/s320/Late_Richard_Yates.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Nel 1991 lo troviamo a Tuscaloosa, qualsiasi cosa sia questo nome, per cercare di completare il suo ultimo lavoro, &lt;i&gt;Uncertain Times&lt;/i&gt; (maddai?) ma non ce la farà: morirà sotto i ferri nel 1992 e dovrà aspettare un bel po' per il giusto riconoscimento, anzi, ancora non sono ben sicuro che lo abbia ricevuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aiuta il New Yorker che pubblica due suoi racconti, come detto; racconti pubblicati probabilmente anche grazie a un indimenticabile articolo di Stewart O'Nan comparso qualche anno prima sull'influente Boston Review, aiuta ancora di più il film: mi piacerebbe però conoscere i dati, le cifre di vendita perché non credo che alla fine della fiera abbia poi guadagnato tutti i lettori che si pensa.&lt;br /&gt;
Ed è per me un peccato, perché non ci sono tanti scrittori che sanno ulcerare così a fondo con strumenti così (auto)ridotti.&lt;br /&gt;
Ha un linguaggio così piano, un vocabolario così ridotto e una costruzione così povera che tutto quell che riesce a fare con questi mezzi pare miracolo. Frasi corte, uso magistrale di un dialogo che ha spesso prevalenza sui passaggi descrittivi, controllo e misura sia nell'aggettivare che nell'uso degli avverbi: Yates non gioca a fare l'accademico, non sperimenta per il gusto della sperimentazione, ma non gli interessa nemmeno piazzarsi nel ruolo di narratore per la plebe con quattro cazzate di sociologia spicciola sparse sul capo di personaggi accattivanti e identificabili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non frappone nessun tipo di ostacolo fra noi e il narrato, se non quello minimo di accettare questa entropia al rallentatore, questa lenta deriva, un naufragio di cui lui avvisa protagonisti e spettatori ben prima di staccarsi dal molo, ancor prima di comprare il biglietto per la crociera.&lt;br /&gt;
Pur amando (e quindi cercando), in letteratura, l'infelicità, l'egoismo e la continua erosione provocata dalle minime quotidiane malignità, non mi è capitato spesso di incontrare uno scrittore in cui non ci sia in pratica una singola pagina di respiro, di gioia, di intervallo, di rifiato.&lt;br /&gt;
Si viaggia attraverso cartelle e cartelle di persone che si odiano o, ben che vada, sono indifferenti l'una all'altra e che se per un breve momento non si sono odiate lo hanno fatto perché vedevano nell'altro una possibilità di fuga da un inferno precedente oo un rispecchiarsi di sogni e speranze egoistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La potenza con cui Yates, senza mai sorridere né ammiccare, mette il lettore di fronte alle sue stesse pochezze e fallimenti, non è facile da digerire, specie se si appartiene a quella tipologia di persone che crede in quello che fa e in quello che vive e che pensa di aver raggiunto una serie di traguardi importanti. Nulla è messo in salvo da questa azione corrosiva: non serve essere bambini o mamme, maschi o femmine, giovani di belle speranze o anziani di scarse aspettative.&lt;br /&gt;
Tutto viene avvolto e pervaso da questo gioco al massacro nel quale ognuno si illude di essere migliore, di aver diritto a qualcosa di meglio e usa qualsiasi cosa gli capiti a tiro (persone, situazioni, oggetti) per sfogare la frustrazione o come bersaglio cui addossare colpe e demeriti che, e i personaggi per primi ne sono coscienti, sono più che altro nostri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non c'è quindi respiro in quanto non c'è quasi mai inganno: se qualcuno per un certo periodo di tempo (e stiamo comunque parlando di poche pagine) riesce a illudersi, possiamo star tranquilli che qualche osservatore esterno provedderà a privarlo (e quindi privarci) di questa illusione, mentre l'attento Yates non distoglie mai la camera. &lt;br /&gt;
Se altri scrittori si "accontentano" di indugiare sui fallimenti e sulle frustrazioni, per poi passare ad altre inquadrature, Yates ci obbliga invece a fissare la devastazione anche quando la sua funzione ci sembra cessata, anche quando siamo sicuri che tutta la rovina sia stata detta e fatta, come un addetto al montaggio che taglia solo due o tre secondi dopo rispetto a  quanto farebbe la media dei suoi colleghi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La qualità delle metafore, dei simboli, degli accostamenti (e in generale delle figure retoriche usate) è altissima, a partire dall'ormai famosa scena iniziale di &lt;i&gt;Revolutionary Road&lt;/i&gt; con la rappresentazione teatrale che può valere anche come simbolo dell'unione dei Wheeler, ma in generale l'intera opera di Yates è cosparsa di soluzioni azzeccate, di grande intuito e profondità e diventa inutile fare singoli esempi in quanto qualsiasi lettore ne incontrerà una moltitudine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/--xzFqkf4dzg/Tny-H28WwsI/AAAAAAAAIWw/D6_rJ0D43iQ/s1600/Richard_Yates_Biblio.jpeg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/--xzFqkf4dzg/Tny-H28WwsI/AAAAAAAAIWw/D6_rJ0D43iQ/s1600/Richard_Yates_Biblio.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Vi è sempre, alla base di moltissime narrazioni yatesiane, un semplice meccanismo che mi affascina e che trovo molto potente e realistico: i suoi personaggi partono pensandosi speciali, vogliono "esprimersi", credono di aver diritto a più e meglio di quel che hanno e pian piano si rendono conto che non è così, che sono come tutti gli altri, se non peggio.&lt;br /&gt;
E non accettando questa normalità come una benedizione o come uno stato neutro, come una constatazione, non possono far altro che innescare crisi o rifugiarsi in qualche sorta di oblio, sia esso costituito dal bere, dai continui traslochi, dalla pazzia, dalla speranza nel domani o da qualsiasi altra cosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutti ci consideriamo speciali, no? &lt;br /&gt;
E tu che stai leggendo pensi di essere "davvero" speciale, non come gli altri che lo pensano ma non lo sono. &lt;br /&gt;
Eppure siamo anche tutti d'accordo, più o meno, nel constatare che il 95% dell'umanità non è poi così speciale e non è in grado di "esprimere" alcunché di interessante, stimolante, degno di attenzione... La mia calcolatrice a questo punto impazzisce, ci deve essere qualcosa che non funziona, forse qualche cifra che ho immesso è sbagliata... Alla calcolatrice di   Yates va invece subito in acido la batteria e gli schizzi colpiscono tutti, per non parlare dei gas velenosi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure, anche nell'universo yatesiano, una volta che ci si guarda negli occhi o nello specchio e capiamo di non essere sta gran cosa, ci sarebbe ancora un sacco di spazio di manovra, molto da salvare.&lt;br /&gt;
Anzi, dovrebbe/potrebbe essere proprio quello il momento in cui si cambia regime e dall'accettazione potrebbe sorgere un barlume di felicità o allmeno di quiete.&lt;br /&gt;
Ma no, perché "io valgo" e, piuttosto che ammettere di non valere, pesto i piedi e rovino l'esistenza a tutti quelli attorno a me.&lt;br /&gt;
E quindi via con litigi, divorzi, cattiverie, separazioni e tutto il resto del mesto baraccone.&lt;br /&gt;
I personaggi di Yates, messi di fronte alla loro mediocrità, fra l'accettazione e una possibile felicità e la negazione e la rovina scelgono la seconda busta, sempre.&lt;br /&gt;
Una rovina che, intendiamoci, non è quasi mai totale o disastrosa:  i borghesi compiono le loro modeste acrobazie su robuste reti di sicurezza che rendono anche le loro cadute una roba da poco. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta comunque di umiliazioni disastrose, di finali di partita che non offrono vie di scampo, battute, fughe o dissolvenze e, come accaduto in precedenza, Yates non cessa di inquadrare e anzi, a questo giro di vite accadono le cose peggiori.&lt;br /&gt;
Ma come, ci diciamo, lungo l'intera lettura ci siamo rispecchiati nella loro mediocrità, ora come minimo l'autore dovrebbe escogitare qualche finale hollywoodiano in grado di redimere qualcosa, di togliere qualche peso, di farci intravedere qualche lampo positivo.&lt;br /&gt;
Perché io, persino come lettore, "valgo".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Yates, e questo è uno dei suoi maggiori meriti, non lo fa, è inesorabile sempre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbiamo superato l'iniziale difficoltà dell'investimento emotivo e intellettuale in personaggi di simile portata, entità nelle quali è difficile immedesimarci (o meglio, ammettere l'immedesimazione), siamo riusciti a spendere gettoni di coinvolgimento dove non sembrava possibile e alla fine di questa nostra fatica non c'è ricompensa se non ulteriori traslochi, altre stanze mal arredate, future bottiglie da svuotare e poco altro, tutto in chiave minore rispetto a quando siamo partiti. Le stanze sono ancora più scrause, c'è umidità e puzza di muffa e&amp;nbsp; il gin ci riduciamo a comprarlo pescando nello scaffale più in basso rispetto a quello dove ammicca smeraldino il Tanqueray... &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spesso in Yates il dolore e la tristezza non sono forti, esagerati, ma alle volte, e &lt;i&gt;Revolutionary Road&lt;/i&gt; ne è l'esempio perfetto, dolore e tristezza sono tutto quel che ci rimane a furia di stringere sempre più forte per accalappiare sempre più roba, sempre più traguardi.&lt;br /&gt;
Dolore, tristezza e solitudine.&lt;br /&gt;
Yates è un autore che domanda ai suoi personaggi e ai suoi lettori più o meno la stessa cosa: ammettetere che non si è poi così speciali.&lt;br /&gt;
Chi reagirà a tutto questo con bugie, negazioni, coazioni a ripetere, fughe etiliche, speranze insulse e addossamenti di colpa ad altri sarà accolto da una maggiore dose di dolore, tristezza e solitudine.&lt;br /&gt;
E, come nella vita reale, l'universo yatesiano è colmo di esseri che non comprendono questa semplice legge e resistono a essa, con rislutati catastrofici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo, è ovvio, accade anche nei suoi racconti e per forza di cose deve accadere in uno spazio-tempo compresso, ma i risultati sono più o meno simili. Molti hanno visto una mano più gentile, un tono più moderato e una certa cortesia e pietà nei confronti dei vari attori, io non sono riuscito a coglierli più di tanto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mondo narrativo di Yates è affollato, come credo di aver già ripetuto quasi a nausea, da quegli avvenimenti fondanti che avevano caratterizzato la sua fanciullezza e per quanto sia facile e scontato non si può evitare di fare della psicologia spicciola di fronte a una evidenza così disarmante: divorzi e traslochi impestano la sua narrativa cosìì come hanno condizionato la sua vita fin da quando era fanciullo, diventando per lui  uniche pratiche relazionali. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto in Yates è centrifugo.&lt;br /&gt;
Messi di fronte alla loro inadeguatezza i personaggi (spesso le coppie) di Yates scappano dalla metropoli alla suburbia e un volta atterrati, marziani metropolitani, fra villette, barbecue, prati e cani da tosare, figli e vicini da sopportare, queste coppie con sogni inadatti a loro, quasi avessimo impiantato un software esoso in un computer dalla ram modesta, queste coppie si guardano attorno smarrite e impaurite e adottano l'unico comportamento possibile al momento: la mimesi, una delle arti principali e supreme della borghesia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spiano i vicini (che in segreto disprezzano e rispetto ai quali si sentono superiori) e cercano di imitarne le mosse, per resistere nell'ambiente e da lì (ed è questa la colpa più grave, infine l'unica) sperare e pianificare una rinascita. Piccoli Napoleoni cacciati sull'isola, masticano amaro, bevono l'impossibile, si dicono fra loro che sì, in fondo è proprio una bella isola, ma guatano la lontana città meditando rivincite inattuabili. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo di nuovo alla commedia che apre &lt;i&gt;Revolutionary Road&lt;/i&gt; e il cerchio si chiude su questi movimenti che da lontano possono sembrare un circolo ma che in realtà sono una spirale che conduce le persone sempre più a fondo.&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-0HGLDcWgtrc/Tny9BIxpv6I/AAAAAAAAIWo/Q8tUJnpsgCU/s1600/revolutionary_road_richard_yates.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="422" src="http://1.bp.blogspot.com/-0HGLDcWgtrc/Tny9BIxpv6I/AAAAAAAAIWo/Q8tUJnpsgCU/s640/revolutionary_road_richard_yates.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Non credo di avere molte altre parole in canna per spingere chi di voi già non lo ha fatto a scoprire l'opera di Richard Yates.&lt;br /&gt;
Tutto quel che ha scritto è una spanna sopra la maggior parte degli autori del secolo passato, ha influenzato alcuni fra i più grandi narratori contemporanei e regge svariate letture, riservando nuove intuizioni ed emozioni a ulteriori passaggi.&lt;br /&gt;
Se proprio costretto a indicarvi dei titoli, anche per comprensibili esigenze di economia e spazio, allora vi suggerisco di cominciare da &lt;i&gt;Undici gradi di solitudine&lt;/i&gt; e passare quindi a &lt;i&gt;Revolutionary Road&lt;/i&gt; per saltare poi a &lt;i&gt;Bugiardi in amore&lt;/i&gt;: alla fine di questo percorso credo che cercherete con avidità anche gli altri titoli. &lt;br /&gt;
Fate un salto su &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.minimumfax.com/libri/scheda_autore/326" target="_blank"&gt;Minimum Fax&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; per ordinare quel che vi interessa...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Citarvi pezzi da ogni opera è impossibile: come in Franzen, sebbene per altri motivi, quasi ogni pagina di Yates è affollata di passaggi significativi, tanto varrebbe copiare interi racconti e romanzi. Vi lascio quindi con quello che, per quanto disperato, è uno dei momenti più “luminosi”, uno dei pochi squarci di speranza di questo narratore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;blockquote&gt;&lt;i&gt;E dove sono le finestre? Da dove entra la luce? &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Bernie, vecchio amico, perdonami, ma per questa domanda non ho la risposta. Non sono neppure sicuro che questa particolare casa abbia delle finestre. Forse la luce deve cercar di penetrare come può, attraverso qualche fessura, qualche buco lasciato dall’imperizia del costruttore. Se è così, sta’ sicuro che il primo a esserne umiliato sono proprio io. Dio lo sa, Bernie, Dio lo sa che una finestra ci dovrebbe essere da qualche parte, per ciascuno di noi.&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-193783621503089289?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://ripfabric.blogspot.com/feeds/193783621503089289/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://ripfabric.blogspot.com/2011/09/solitari-bugiardi-e-ubriachi.html#comment-form" title="49 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/193783621503089289?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/193783621503089289?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/ki1hrw3Wbno/solitari-bugiardi-e-ubriachi.html" title="Solitari, bugiardi e ubriachi" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-rgsmjE_cw8k/Tny87Lc1pkI/AAAAAAAAIWg/-xmpLGsspPU/s72-c/Richard_Yates_Now_Then.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>49</thr:total><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/09/solitari-bugiardi-e-ubriachi.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUECRnk_eSp7ImA9WhRVEEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6404750198055944998.post-82230651948669179</id><published>2011-09-13T19:00:00.002+02:00</published><updated>2012-01-08T10:07:47.741+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-08T10:07:47.741+01:00</app:edited><title>Chi e perché</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-TtM1jM2ENTE/TdGMxtES_OI/AAAAAAAAIQo/eXcgY_docE8/s1600/Elvezio.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/-TtM1jM2ENTE/TdGMxtES_OI/AAAAAAAAIQo/eXcgY_docE8/s320/Elvezio.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Classe 1970, mi occupo di Rete dal 1998 e svolgo ora attività di web editing e content management per alcune società italiane ed estere, per temi che spaziano dal cinema alla letteratura, dalla società alla tecnologia, dallo spettacolo alla musica e altro ancora.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
NON sono uno scrittore, un critico, un giornalista, un saggista o un esperto: non aspettatevi racconti, romanzi, recensioni o saggi di alcun tipo.&lt;br /&gt;
Userò questo spazio, privo di un soggetto unico e portante, per tentare di discutere di vari argomenti, sfruttando spesso parole, pensieri e post altrui per innescare spunti e confronti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
NON mi occupo di produzioni italiane di nessun tipo e livello né effettuo scambio di link. Questo non implica nessun tipo di giudizio sulle realtà italiane, solo una ferma volontà di restarne fuori. Non inviatemi materiale e non chiedetemi segnalazioni o pareri: ci sono moltissimi blog e portali che già si occupano di queste produzioni in modo più che degno, non forzatemi all'imbarazzo del rifiuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non scrivo pezzi su richiesta in questo blog. Lavoro con varie realtà del Web: se siete interessati a propormi qualche forma di collaborazione retribuita potete usare la mia mail, non chiedetemi però nessun tipo di apporto gratuito, rifiuterei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi è interessato a rapporti di natura professionale può consultare il mio profilo &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.linkedin.com/profile/view?id=28930296&amp;amp;trk=tab_pro" target="_blank"&gt;Linkedin&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; mentre chi desidera scambiare qualche chiacchiera in maggiore libertà può chiedermi l'amicizia su &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/elvezio.sciallis" target="_blank"&gt;Facebook&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il materiale prodotto su questo blog è di mia esclusiva proprietà intellettuale e non ne concedo uso a nessuno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre a questo sito conduco anche un &lt;b&gt;&lt;a href="http://malperbox.blogspot.com/" target="_blank"&gt;blog musicale&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; e aggiorno su base quotidiana un &lt;b&gt;&lt;a href="http://malpervobis.tumblr.com/" target="_blank"&gt;tumblr&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; con immagini e gif reperite in Rete che mi hanno colpito in modo particolare.&lt;br /&gt;
Entrambi sono per il sottoscritto luoghi importanti quanto questo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Buona lettura, buoni commenti, buoni confronti a tutti quanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;No guru, no method, no teacher.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Kill the Buddha.&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6404750198055944998-82230651948669179?l=ripfabric.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/82230651948669179?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6404750198055944998/posts/default/82230651948669179?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ARipInTheFabric/~3/GwejQFV_CRU/chi-e-perche.html" title="Chi e perché" /><author><name>Elvezio Sciallis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03816434753479077581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="27" src="http://2.bp.blogspot.com/_yS-8hZlaPMQ/STYqTcRUD-I/AAAAAAAAEKo/ebbKtbkVpwM/S220/frogskel.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-TtM1jM2ENTE/TdGMxtES_OI/AAAAAAAAIQo/eXcgY_docE8/s72-c/Elvezio.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://ripfabric.blogspot.com/2011/07/chi-e-perche.html</feedburner:origLink></entry></feed>

