<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>

<channel>
	<title>Abitare in Calabria</title>
	<atom:link href="https://cortale.wordpress.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://cortale.wordpress.com</link>
	<description>Non è vero che niente possa cambiare</description>
	<lastBuildDate>Sun, 10 May 2026 11:06:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14194737</site><cloud domain='cortale.wordpress.com' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
<image>
		<url>https://secure.gravatar.com/blavatar/d4cb2fb860454c9501f8b229de4923058ca3ad6c97010ab595a1efe30d578941?s=96&#038;d=https%3A%2F%2Fs2.wp.com%2Fi%2Fwebclip.png</url>
		<title>Abitare in Calabria</title>
		<link>https://cortale.wordpress.com</link>
	</image>
	<atom:link rel="search" type="application/opensearchdescription+xml" href="https://cortale.wordpress.com/osd.xml" title="Abitare in Calabria" />
	<atom:link rel='hub' href='https://cortale.wordpress.com/?pushpress=hub'/>
	<item>
		<title>Cortale, primi anni Quaranta: militari fra noi</title>
		<link>https://cortale.wordpress.com/2026/05/10/cortale-primi-anni-quaranta-militari-fra-noi/</link>
					<comments>https://cortale.wordpress.com/2026/05/10/cortale-primi-anni-quaranta-militari-fra-noi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Italia Serratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 11:06:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cortale]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Boccaccio]]></category>
		<category><![CDATA[confinati]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero del '33]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://cortale.wordpress.com/?p=14550</guid>

					<description><![CDATA[Un'immagine di Cortale durante la Seconda guerra mondiale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nella foto è ripresa una delle strade principali di Cortale, durante la Seconda guerra mondiale.<br>Siamo nell&#8217;attuale via Gramsci che prosegue come via Maestro Messina in fondo. E colpisce subito la presenza dei tanti uomini in divisa, che percorrono la strada. Erano di stanza in paese.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img src="https://i.imgur.com/uagDjWA.jpeg" alt="" style="aspect-ratio:1.587339081138538;width:668px;height:auto" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le case, i luoghi si direbbero gli stessi di oggi e sono immediatamente riconoscibili nel loro disegno e nella struttura essenziale, ma l&#8217;estrema povertà è evidente e ci parla di un passato doloroso e difficile.<br>Il pavimento stradale è informe, pressoché inesistente, e lo strato superficiale sembra fatto di fango misto a pietre che saranno state una delizia per i piedi sovente scalzi della nostra gente. Su questa coltre piena di qualsiasi sozzura, delle galline gironzolano raspando il terreno alla ricerca di cibo. <br>Sulla destra è visibile il canale irriguo, con la funzione all&#8217;occorrenza pure di fogna: si stava cioè tra gli escrementi, un elemento non certo salubre. Le povere dimore si affacciavano in verità su una strada infida ed insidiosa, al pari di quelle descritte &#8211; ma secoli prima &#8211; da Boccaccio. <br>E succedeva, lo si nota nella fotografia, che si ponesse una sedia sull&#8217;instabile lastrone, o su un&#8217;ancora più insicura tavola di legno, che consentiva l&#8217;accesso alle abitazioni quasi lambite dalla malsana acqua e da qui si osservassero i passanti o si cercasse di respirare meglio che nelle proprie dimore, spesso umide e prive di finestre. Miseria, sporcizia e violenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La strana via è affollata ma attirano l&#8217;attenzione, e collocano la scena in un preciso contesto storico, soprattutto i militari, il cui numero è superiore a quello delle donne che per la strada si stanno in quel momento muovendo. Oltre a loro, si scorge un bambino che scende lungo la scala di una casa a sinistra. Qualche altro piccolo forse è assieme alle donne che salgono.<br>È probabile sia domenica, visto che si indossa il femminile costume della festa e visto che, eccetto una, le signore non trasportano pesi. Può darsi che alcune si rechino a sentire messa. Quella che invece ha il carico in testa, con una mano tiene fermo il fardello, con l&#8217;altra protegge gli occhi dal sole.<br>La giornata è piena di luce, non così la vita delle donne che si svolge in un territorio controllato, presidiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella frequentata strada &#8211; che sembra non un&#8217;importante arteria dell&#8217;abitato, ma uno sterrato rurale lungo il quale non c&#8217;è traccia di veicoli &#8211; mancano gli uomini, i giovani, i padri. <br>Sono stati mandati a combattere, spesso a morire.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">E sono rimaste le donne, affaccendate, affaticate, con fardelli sempre in testa e tra le braccia, a governare da sole la vita propria, dei figli, dei vecchi. Coltivano i campi, provvedono alle necessità domestiche, crescono ed educano i bambini, industriandosi a nutrirli pur nelle ristrettezze belliche.<br>L&#8217;esistenza è agra, ma queste donne che come indifferenti avanzano tra i soldati quasi senza notarli paiono conservare &#8211; rispetto alla grande Storia, agli insulti di chi comanda e alla povertà &#8211; un loro inviolabile spazio chiuso, protetto e protettivo, uno spazio che oserei dire di intima libertà, se non fossimo nei terribili anni Quaranta. Pure il loro abbigliamento è dignitoso, quanto il loro incedere, nello scendere o nel salire.<br>Anche da questo muto e cocciuto percorrere la strada, senza in apparenza badare al nemico e farsi spaventare, potranno in avvenire nascere la nostra indipendenza e fiducia nel domani.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è distanza tra militari e civili, due mondi differenti: gli uni rappresentano il potere, le altre fanno parte dei subordinati senza voce il cui paese viene posto sotto militare sorveglianza.<br>In primo piano, tuttavia, il soldato guarda la donna che appare di spalle, piccola ed in costume. Anche lei pare guardare verso il soldato. Forse l&#8217;umanità e la speranza non sono morte, ma quanta ingiustizia, dolore ed esistenza amara in questa via!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;epoca fascista il ritmo di tale strada, a me nota, è mesto e plumbeo, come se il movimento della vita fosse sotto una cappa, bloccato e frenato: le donne sono sole, procedono tra vigili militari estranei e non chiacchierano neppure tra loro, perché hanno da tempo capito quanto bisogna stare attenti alle parole, divenute un lusso proibito e un pericolo durante la dittatura. Cortale sapeva che parlare era rischioso, anche perché aveva precedentemente ospitato un folto gruppo di confinati, non graditi al fascismo e perché i protagonisti di uno sciopero cortalese del &#8217;33 contro la tassa sui suini del regime erano stati gettati in galera.<br>I mariti delle donne in foto, i figli, padri e fratelli sono lontani. Alcuni sono tornati mutilati non più adatti al faticoso lavoro della terra, altri hanno perso la vita e il lutto e l&#8217;indigenza strangolano le famiglie. Il fronte è distante, ma la realtà del paese è come se lo contenesse e riflettesse.<br>Nell&#8217;artificiosa ed irreale calma, nel silenzio ovattato che pare tuttavia urlare, la quotidianità e le storie delle persone si indovinano sconvolte ed avviluppate nell&#8217;angoscia e nella privazione della libertà.<br>Siamo in guerra, la pace è assente e la voglia di costruire il futuro è soffocata. La popolazione si limita a tenere duro e tenta di resistere, quasi sospesa in un vuoto di senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Osservo attentamente e con particolare affetto la fotografia: giù, in Via Maestro Messina, c&#8217;era e c&#8217;è la mia casa e tra queste donne, chissà!, potrebbe camminare mia madre allora molto giovane o mia nonna o le mie zie.<br>Nell&#8217;immagine in fondo si vede il pioppo, probabilmente lo stesso che rovinò al suolo negli anni Sessanta, quando purtroppo gli furono recise le radici nel fare finalmente i lavori per la rete idrica e fognaria, in tempi ormai non più di guerra ma di pace e tanto ricchi di fiducia nel futuro. Cadde in un giorno di vento e pioggia e nel mio vicolo si sentì un enorme fragore. Mia madre era rientrata un attimo prima: si era appena recata ad attingere acqua alla fontanella al grande albero vicina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Margherita Faga</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://cortale.wordpress.com/2026/05/10/cortale-primi-anni-quaranta-militari-fra-noi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14550</post-id>
		<media:content url="https://2.gravatar.com/avatar/8c98d831f09802cdb39ac4e3981bbefea42e74d6acaf067e0af254b470111ca5?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">cortale</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="https://i.imgur.com/uagDjWA.jpeg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>Giuseppe Occhiato e il 25 luglio del &#8217;43 in Calabria: il nostro &#8220;schianto di ricreo&#8221;</title>
		<link>https://cortale.wordpress.com/2026/04/23/giuseppe-occhiato-e-il-25-luglio-del-43-in-calabria-il-nostro-schianto-di-ricreo/</link>
					<comments>https://cortale.wordpress.com/2026/04/23/giuseppe-occhiato-e-il-25-luglio-del-43-in-calabria-il-nostro-schianto-di-ricreo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Italia Serratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 07:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[25 luglio 1943]]></category>
		<category><![CDATA[classi popolari]]></category>
		<category><![CDATA[contadini]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Occhiato]]></category>
		<category><![CDATA[Mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[Oga Magoga]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori calabresi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://cortale.wordpress.com/?p=14517</guid>

					<description><![CDATA[I sentimenti che, alla caduta di Mussolini, si diffondono tra humiliores e classi popolari calabresi nel racconto di Giuseppe Occhiato.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img src="https://i.imgur.com/QAOFcXU.jpeg" alt="" style="width:259px;height:auto" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">&#8230;<em>era arrivata la fine di tutto quel grandissimo, bisesto trebbio tranganelloso che era quella cosa che veniva intesa fascio; era cioè arrivata la fine del suo manovrante, del Maniante in capo, che era poi il nostro duce amaro.<br>Arrivò con la sua caduta. Che fu caduta sconquassante, fu scatafascio, fragoneria di tuoni, sfracanio di rimbombamenti che arrivò lontano, fu di risonanza mondiale.</em><br><em>Quella novità impressionante, sgomentevole, venne data alla radio col comunicato della notte; ma là, a Jorii, in quello sdiregno, in quello scasamento di gente spagnatizza, di cilonari e cirenei allarmati, chi ce l&#8217;aveva uno strumento così magarico come veniva considerata quella scatola parlante, ché in effetti l&#8217;occhio magico ce l&#8217;aveva pure?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8230;<em>chi si trovava a Contura lo venne a sapere quella sera stessa; a Jorii, invece, la notizia arrivò e si sparse solo appresso mattina.<br>Restarono come soprassaltati, come ammarmorati da quello schianto. Che schianto veramente fu, perché nessuno si aspettava quella strabiliante novità. Schianto di ricreo, s&#8217;intende, e non di speventazzo; di contento, di allegrezza, anche se al momento non potevano immaginarsi che cosa quella novità significava e che cosa poteva portarsi appresso. Il primo pensiero immediato fu che, tanto per incignare, ci poteva essere una capata di rivento per tutti, una boccatella di speranza; sarebbe a dire che l&#8217;unica conseguenza che seppero immaginare e, più che immaginare, desiderare, fu che fosse arrivata la fine dei patimenti, che, con quella botta inaspettata che si era preso il grande guerreggiante, potesse dirsi pure finita quella malannata di guerra, quello sterminio di tribolamenti e di sfaceli che il duce aveva scatenato.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">(da <em>Oga Magoga</em> di Giuseppe Occhiato, scrittore calabrese)</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">©Margherita Faga</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://cortale.wordpress.com/2026/04/23/giuseppe-occhiato-e-il-25-luglio-del-43-in-calabria-il-nostro-schianto-di-ricreo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14517</post-id>
		<media:content url="https://2.gravatar.com/avatar/8c98d831f09802cdb39ac4e3981bbefea42e74d6acaf067e0af254b470111ca5?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">cortale</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="https://i.imgur.com/QAOFcXU.jpeg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>Cortale, anni Cinquanta</title>
		<link>https://cortale.wordpress.com/2026/04/17/cortale-anni-cinquanta/</link>
					<comments>https://cortale.wordpress.com/2026/04/17/cortale-anni-cinquanta/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Italia Serratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 17:18:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cortale]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Cinquanta]]></category>
		<category><![CDATA[cultura contadina]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Necchi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://cortale.wordpress.com/?p=14473</guid>

					<description><![CDATA[L' animata e viva piazza di un paese nella Calabria degli anni Cinquanta.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il timbro è un po&#8217; sbiadito e non consente una lettura sicura, ma la cartolina sembrerebbe spedita nel 1955.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella piazza c&#8217;è un postale, forse arrivato, forse è in partenza.<br>Attorno sosta un gruppo di passeggeri, parecchi sono giovani e vestiti con una certa cura, tenuto conto e della classe sociale (sono lavoratori) e del fatto che ci troviamo in un non ricco centro agricolo che in quegli anni vedeva i propri giovani emigrare in massa.<br>Probabilmente qualcuno si starà recando alla stazione dei treni, per andarsene a Milano o altrove. Un ragazzo è in bici ed è fermo a chiacchierare con un altro, possiamo anche pensare che sia venuto a salutare un amico.<br>Gli abiti, le stesse sciarpe, il cappotto che qualcuno indossa seppure tenuto sulle spalle, indicano inoltre che siamo in autunno o in inverno.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img src="https://i.imgur.com/xclpZ5k.jpeg" alt="" style="aspect-ratio:1.4127292794449993;width:598px;height:auto" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto si nota un negozio della Necchi, che nei piccoli centri calabresi mostrava il nuovo che si faceva strada, rispetto all&#8217;esistenza dura nei campi. Sull&#8217;uscio del negozio sostano degli uomini e chiacchierano: la vita sembrava allora vibrare in ogni angolo del paese. Sul lato destro, l&#8217;insegna del telefono pubblico. <br>Leggeri ma importanti segni, questi, del progresso che si affacciava e al quale si aspirava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spostando lo sguardo più in alto, attorno alla fontana numerose donne attingono l&#8217;acqua, segno che nelle case l&#8217;essenziale servizio mancava. Altre, lungo la via, vi si stanno recando perché hanno con sé le brocche.<br>Un uomo sta invece trasportando una scala in legno, molto presente in quegli anni nelle dimore dei contadini, specialmente per accedere alla soffitta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro della scena il bel pioppo, in fondo anima laica del luogo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed uomini e donne camminano assieme lungo la via, fino in cima dove si trovava il mulino, fin dove giunge la vista.<br>E tutta la strada non è vuota, come capita quasi sempre adesso: è al contrario animata e viva nel suo contadino ritmo, lento ma corale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Margherita Faga</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://cortale.wordpress.com/2026/04/17/cortale-anni-cinquanta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14473</post-id>
		<media:content url="https://2.gravatar.com/avatar/8c98d831f09802cdb39ac4e3981bbefea42e74d6acaf067e0af254b470111ca5?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">cortale</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="https://i.imgur.com/xclpZ5k.jpeg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>Libertà? Il piacere di servire.</title>
		<link>https://cortale.wordpress.com/2026/04/13/liberta-il-piacere-di-servire/</link>
					<comments>https://cortale.wordpress.com/2026/04/13/liberta-il-piacere-di-servire/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Italia Serratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 06:11:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Agricola 3 (1)]]></category>
		<category><![CDATA[Annales 3 (65)]]></category>
		<category><![CDATA[Annales I (7)]]></category>
		<category><![CDATA[consolato]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Domiziano]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Nerva]]></category>
		<category><![CDATA[Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[Orbán]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Panegirico LXVI]]></category>
		<category><![CDATA[Plinio il Giovane]]></category>
		<category><![CDATA[referendum sulla giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Sánchez]]></category>
		<category><![CDATA[Tacito]]></category>
		<category><![CDATA[Tiberio]]></category>
		<category><![CDATA[Traiano]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://cortale.wordpress.com/?p=14404</guid>

					<description><![CDATA[La libertà in Plinio il Giovane e Tacito, la libertà nel nostro tempo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel 100 d.C. Plinio il Giovane nel Panegirico a Traiano, nel tessere l&#8217;elogio dell&#8217;imperatore, dice:<em> Iubes esse liberos; erimus</em>. <em>Ci ordini di essere liberi e noi lo saremo</em>.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Traiano (che veniva dopo Nerva e soprattutto dopo gli anni tragici di Domiziano) più dei suoi predecessori rende dunque possibile la <em>libertas</em>.<br>In verità questa era dovuta non alla legge ma alla clemenza e magnanimità del sovrano e si traduceva pertanto in <em>obsequium</em>, in ossequio ed obbedienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ora finalmente ritorna in noi il coraggio,</em> esclama nell&#8217;<em>Agricola</em> lo storico Tacito, di Plinio amico, nel parlare della fine dell&#8217;autocrazia di Domiziano, il cui successore, Nerva,<em> ha unito il</em> <em>principato e la libertà</em>, <em>una volta inconciliabili.</em> Quanto all&#8217;epoca presente, Tacito nello stesso passo afferma che con Traiano cresce ogni giorno la felicità. Ma questa <em>felicitas temporum </em>non diverrà mai oggetto della sua narrazione.<br>E così egli, esaminando invece il passato (quasi per trovare negli inizi del principato la spiegazione della sua natura), descrive negli <em>Annales </em>i rappresentanti del potere politico e finanziario nell&#8217;era di Tiberio: <em>At Romae ruere in servitium consules patres eques</em>. <em>Intanto consoli, senatori, cavalieri correvano verso la servitù</em>.<br>La visione dello storico quindi diviene via via più cupa e il ripristino di Traiano della<em> libertas </em>forse gli appare vacuo e formale: principato e libertà sono davvero <em>dissociabiles</em>, inconciliabili.<br>E in effetti il senato era escluso dal governo. Come il nostro parlamento, oggi.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img src="https://i.imgur.com/HOY4qAr.png" alt="" style="aspect-ratio:1.904832991229707;width:526px;height:auto" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Dunque una visione dei tempi e del potere imperiale nel complesso rassicurante ed ottimistica in Plinio, realistica e problematica, lucida ed amara in Tacito, il quale negli <em>Annales</em> riferisce che l&#8217;imperatore Tiberio pare fosse solito asserire nell&#8217;uscire dal senato: <em>O homines ad servitutem paratos!</em>, <em>O uomini disposti a servire!</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Plinio definisce il suo scritto per Traiano una <em>gratiarum actio</em>, un ringraziamento per l&#8217;elezione al consolato.<br>Quanti pliniani rendimenti di grazia, oggi! <em>Quanti disposti a servire</em> e quante poche sono le schiene dritte come quella del premier Sánchez!<br>Funzionari, governanti, politici, gente dello spettacolo, giornalisti plaudenti, persino intellettuali non conoscono nel nostro tempo l&#8217;autonomia, anzi abdicano alla loro funzione e divengono pericolosi, perché si inchinano dinnanzi al dispotismo ed osservano inerti o complici la fine di ogni giusta regola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà e la democrazia ai giorni nostri sono state <em>ordinate</em> in Venezuela, si tenta di farlo in Iran e, chissà!, potremmo vedere una prossima libertà imposta a Cuba. Per non parlare di quello a cui si assiste in Libano e dell&#8217;eterno vergognoso inferno palestinese.<br>Qualcuno <em>iubet</em>, ordina. E mentre ciancia di libertà, valori occidentali da diffondere, ecc., calpesta e disprezza in realtà il diritto e ogni moderna conquista fatta, come se non ci fossero stati l&#8217;Habeas corpus, la Rivoluzione francese, le lotte dei lavoratori, i movimenti delle donne, l&#8217;attenzione per gli ultimi. Si deridono addirittura l&#8217;impegno e il rispetto per gli ammalati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In verità libertà e principato son<em>o inconciliabili</em> al tempo di Plinio ed ai nostri, come tragicamente sentiva Tacito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà non può essere graziosamente concessa ed imposta, ma è data solo dalla legge che un popolo sovranamente scrive, come grazie al cielo in Italia nel recente referendum sulla giustizia abbiamo orgogliosamente ricordato e fatto ricordare a chi mal ci governa.<br>E come ben mostra il voto di rottura in Ungheria del 12 aprile, nonostante le visite americane e degli amici (pure italiani) di Orbán.<br><em>Nunc demum redit animus! </em>Torna in noi finalmente il coraggio! E la speranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Margherita Faga</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://cortale.wordpress.com/2026/04/13/liberta-il-piacere-di-servire/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14404</post-id>
		<media:content url="https://2.gravatar.com/avatar/8c98d831f09802cdb39ac4e3981bbefea42e74d6acaf067e0af254b470111ca5?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">cortale</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="https://i.imgur.com/HOY4qAr.png" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>Definisci bambino</title>
		<link>https://cortale.wordpress.com/2025/09/22/definisci-bambino/</link>
					<comments>https://cortale.wordpress.com/2025/09/22/definisci-bambino/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Italia Serratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2025 08:32:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cortale]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[civiltà contadina]]></category>
		<category><![CDATA[Enea;]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Ilio]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://cortale.wordpress.com/?p=14311</guid>

					<description><![CDATA[I bambini nella società contadina del Novecento. I bambini palestinesi senza diritti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nella non idilliaca, ma crudele e terribile società contadina nella quale sono cresciuta, i bambini stavamo spesso con gli adulti assieme ai quali volentieri uscivamo spinti dalla curiosità, quasi che seguire loro fosse una felice avventura. Capitava che i nostri cari però avessero fretta e ci lasciassero a casa, imbronciati ed in lacrime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c&#8217;erano delle situazioni in cui non era necessario il nostro supplichevole <em>Mi puorti cu ttia?</em>, perché la presenza infantile accanto ai familiari più grandi era contemplata da una sorta di codice dei poveri e dei deboli. Avere con sé un piccolo era come portarsi dietro un salvacondotto, soprattutto per le donne.<br>Ricordo che mia madre mi voleva a fianco quando, ancora giovane e bella, si recava nelle campagne lontane dal paese per raccogliere e trasportare legna da ardere. Se anche incontravi un malintenzionato per quei viottoli solitari, potevi stare tranquilla: la bimba innocente che camminava vicino a te ti avrebbe tenuta al riparo da ogni altrui proposito brutale.<br><em>Vieni cu mmia!</em>, diceva in questo caso l&#8217;adulto un po&#8217; perentoriamente. E tu lasciavi i giochi e saltellando contento seguivi chi aveva bisogno di protezione. Quante volte andavo con mia zia a fare provvista d&#8217;acqua alle fontane pubbliche!<br>Gli adulti ci volevano con sé <em>pe cumpagnia</em>, affermavano, in quel mondo dagli dei e dai governanti abbandonato in cui solo un bambino riusciva a frenare l&#8217;orrore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono stati un deterrente i bambini palestinesi: non hanno neppure rallentato la violenza nemica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bambino che fugge dalla caduta di Gaza con sulle spalle la sorellina, costretto ad essere un odierno piccolo Enea nella notte fatale della sua Ilio in fiamme, definisce noi. Gente che si bea addirittura delle meloniane<em> pastarelle</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> ©Margherita Faga</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://cortale.wordpress.com/2025/09/22/definisci-bambino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14311</post-id>
		<media:content url="https://2.gravatar.com/avatar/8c98d831f09802cdb39ac4e3981bbefea42e74d6acaf067e0af254b470111ca5?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">cortale</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>La via delle rose o della parabola esistenziale</title>
		<link>https://cortale.wordpress.com/2025/08/24/la-via-delle-rose-o-della-parabola-esistenziale/</link>
					<comments>https://cortale.wordpress.com/2025/08/24/la-via-delle-rose-o-della-parabola-esistenziale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Italia Serratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 09:06:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cortale]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[anni '50]]></category>
		<category><![CDATA[anni Ottanta]]></category>
		<category><![CDATA[anni Quaranta]]></category>
		<category><![CDATA[anni Sessanta]]></category>
		<category><![CDATA[anni Settanta]]></category>
		<category><![CDATA[bettole]]></category>
		<category><![CDATA[civiltà contadina]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Leopardi]]></category>
		<category><![CDATA[P.C.I.]]></category>
		<category><![CDATA[prima guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Umberto Saba]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://cortale.wordpress.com/?p=14094</guid>

					<description><![CDATA[La strada di un paese negli anni Cinquanta- Ottanta: 
lungo tale via, affetti e relazioni umane.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Se penso ad un punto perfetto della mia esistenza (acme), mi vedo bimbetta ancora in età prescolare giocare e correre <em>nta &#8216;U chianu de a chiesa</em> durante le serate in onore di san Raffaele, sotto l&#8217;occhio vigile e amorevole dei miei genitori e fratelli: la vita era allora in fiore e coloro che amavo erano tutti con me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sin dalla nascita, abito lungo la via principale che attraversa il paese e lo taglia in due parti. La mia casa è posta quasi nel mezzo: se scendi ti avvii verso la zona antica di Cortale (qua io fino a quando non uscii dall&#8217;adolescenza mi recavo raramente, poiché non avevo parenti e i tragitti femminili non erano molti, erano anzi parecchio limitati), se sali ti immetti nel tratto che passa in mezzo a <em>Donnafiuri</em> fino in alto, la località che si chiamava una volta <em>Supa i Righi</em>, dove si trovava un mulino già in disuso allorché io ero bambina.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img src="https://i.imgur.com/V7FLnWu.jpeg" alt="" style="aspect-ratio:0.7529402431526546;width:419px;height:auto" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Questa parte in salita la percorrevo tutta, giornalmente, pure da piccola perché i miei genitori nelle campagne vicino al paese lavoravano pezzi di terra <em>Supa i Righi</em>, al <em>Timpone</em>, a <em>Salica</em> soprattutto. Tardi ho capito per quale ragione si dicesse <em>Supa i Righi</em>, alludendo ad un cognome del nostro terrtorio: la mia fervida fantasia aveva fino ad allora immaginato, quasi visto, due nastri lunghi issati ai fianchi della strada!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da bambina procedevo nella via di corsa, giocando, salutando lungo i campi i contadini che conoscevo ed erano amici dei miei genitori. Al ritorno, nei pressi ormai di casa, saltellavo sui muretti dei lati della strada e sovente una sorridente &#8216;<em>Ngilina</em> scherzava con me e mi regalava allegria. <em>Salutami a</em> <em>mammita e a suarta!</em>, era questa una delle formule con cui la comunità contadina rivelava la presenza di rapporti di cordialità e li rendeva noti ai bimbi, i quali si muovevano liberamente <em>viali viali</em> come sotto la custodia di tali legami allargati che andavano oltre la propria famiglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da ragazza, l&#8217;itinerario includeva le <em>Villette</em>, i giardini comunali che per un felice caso sorsero nel mio incantato spazio antistante la chiesa. Qui ogni cortalese, pure povero, in virtù delle migliorate condizioni economiche e dei soldi che grazie ai congiunti emigrati in paese arrivavano, imparò a sostare scoprendo che l&#8217;esistenza non è solo fatica, ma perfino requie da essa. Le ragazze, quelle più coraggiose, uscimmo inoltre dalla natìa <em>ruga</em>, sicché anche le donne cominciammo a godere del riposo e ad assaporare il piacere delle chiacchiere non più unicamente sulla soglia di casa, come le nostre madri. Nella stessa zona, il bar, quello di Colacino intendo, divenne luogo ospitale e piacevole pure per le giovani, almeno per le audaci che iniziammo a passeggiare. Gli spazi pubblici cessavano man mano di essere esclusivo possesso maschile!<br>Negli anni Settanta qui venne anche trasferita la sezione del P.C.I, che precedentemente si trovava nella Cortale antica, e alcuni la frequentammo, poiché nutrivamo il sogno di una società più equa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per decenni, dai Cinquanta a tutti gli Ottanta, quella strada &#8211; nella quale erano pure situate la scuola elementare e la media inferiore, le istituzioni da me più amate &#8211; fu dunque il mio spazio di crescita e lungo essa c&#8217;erano per me le rose, ossia presenze affettive fondamentali.<br>Si camminava molto allora, nel senso che gli spostamenti avvenivano per lo più a piedi, <em>pedibus calcantibus</em> apprendemmo a scuola a dire un po&#8217; pomposamente certo, ma con una punta di ilarità ed autoironia. Le macchine erano veramente poche e servivano soprattutto per i viaggi fuori Cortale. E le ragazze prendevano la patente più tardi dei maschi.<br>E quindi tu camminavi perché avevi una meta, incontrarsi con gli amici ad esempio, ma che succedeva anche? Nel fare la strada scambiavi sempre qualche parola con qualcuno: non ci si spostava senza avere innumerevoli contatti umani. Camminavamo tutti e nei tragitti era un gran chiacchierare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma &#8211; cosa più importante &#8211; in quella via c&#8217;erano le rose, per me.<br>Cominciamo dall&#8217;alto: ecco, vicino al mulino di cui ho detto e dove non si macinava più nulla, la vecchia casa che era stata di mio nonno fino agli inizi degli anni Quaranta. Qui mio padre toglieva i panni di lavoro per indossare vestiti puliti, prima di attraversare il paese. In seguito una parte del fabbricato si trasformò in lavanderia, che gestiva mia sorella, e da ragazza per me questa era una delle mete predilette dove incontravo i nipoti, i conoscenti e scambiavo chiacchiere con gli avventori. Era un luogo che offriva la possibilità di relazioni umane.<br>In piazza poi abitava la zia Caterina, donna intelligente, sposata con Francesco che aveva partecipato alla Grande guerra che incessantemente raccontava. I due avevano perso l&#8217;unico figlio, ancora in fasce. La privazione non li aveva però inariditi e la tenera zia era ritenuta depositaria di una sua femminile sapienza, visto che presiedeva ad ogni nascita in famiglia e mamme e neonati stavano bene, fatto in quegli anni per niente ovvio nei parti prevalentemente a domicilio. Era una contadina che traeva guadagno solamente dall&#8217;essere una grande lavoratrice, ma tra i parenti era l&#8217;unica che avesse qualche soldo sicché a lei si ricorreva nelle situazioni cruciali: pagarsi il biglietto per emigrare in America o in Svizzera, affrontare la spesa del matrimonio di un figlio o peggio, in quanto più dispendioso dovendo provvedere pure alla dote, di una figlia. La zia era un punto per me protettivo nella piazza e sempre la salutavo, anche se da adolescente con fretta, pressoché svagatamente, come di solito fanno gli adolescenti su di sé ripiegati e concentrati. Questa sorella di mia madre era davvero una parente del cuore. E tuttora, nel passare davanti, guardo l&#8217;uscio che mi rimane amico.<br>In piazza, sullo stesso marciapiede, c&#8217;era pure la bettola dove mio padre la sera trascorreva un po&#8217; di tempo assieme ad altri coltivatori e braccianti, dopo la dura giornata nei campi. Passeggiando con le compagne, sentivo la sua nota voce e l&#8217;allegro cameratismo che in quel contadino ritrovo c&#8217;era. <em>Oh, ritornate a me voci d&#8217;un tempo, care voci discordi! Chi sa che in nuovi dolcissimi accordi io non vi faccia risuonare ancora!</em><br>Scendendo un po&#8217; lungo la strada rosata, ed avviandomi verso casa, c&#8217;era la dimora della zia Francesca, persona cordiale e buona, che aveva soltanto espressioni di affetto quando ci vedevamo: nitidamente la ricordo lasciare la porta alla quale si appoggiava e avvicinarsi a me e salutarmi. Nella sua abitazione in una sera degli anni Cinquanta, in occasione della partenza della figlia in America, i vicini danzarono con grazia e cercarono di rendere più dolce il distacco. La piccola nipote mi lasciò in dono una bambola, la mia prima ed unica bambola, che quasi subito rovinai e ruppi perché curiosa di osservare come dentro fosse fatta.<br>Anche questa zia materna era rimasta priva di un bambino, a causa di un gioco conclusosi tragicamente con un colpo di arma da fuoco, chissà in che modo, e per quali negligenze degli adulti, finita in mano a un suo coetaneo. Mia madre, parlando del padre suo morto qualche anno dopo senza il privilegio di invecchiare, confidava che alla notizia dell&#8217;uccisione del bimbo al nonno <em>li si avìa scasatu &#8216;u core</em>, il povero cuore si era addirittura spostato, aveva cambiato sede. Udivo tali narrazioni come testimonianze di dolori lontani, di cui io non potevo ormai sentire l&#8217;atrocità e gustavo invece l&#8217;allegria con la quale la zia &#8211; di lei mia madre diceva il ragionare con finezza prima del crudele lutto &#8211; aveva coperto l&#8217;intima pena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa era la pienezza. Poi, com&#8217;è proprio dell&#8217;esistenza che è fatta di continui distacchi, vennero le perdite, anzitutto quella dei miei genitori che da troppi anni non ci sono più. Pure la zia Caterina, assieme allo sposo, e la zia Francesca andarono via. Non c&#8217;è più neppure &#8216;<em>Ngilina.</em> <br>E la lavanderia fu chiusa, poiché era finalmente giunto il momento che mia sorella si desse all&#8217;ozio dopo una vita di lavoro.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da tanto tempo le rose sono scomparse nella vecchia via, mutata e priva delle care voci: io la percorro ancora, sostenuta e protetta dalle mie curiosità e dalla mia innata voglia di vivere, amando &#8211; <em>e</em> <em>con quel mio cuore d&#8217;una volta</em> &#8211; chi mi è accanto e con dentro un profumo antico di rose, di cui ho sempre una dolorosa nostalgia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>©Margherita Faga<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://cortale.wordpress.com/2025/08/24/la-via-delle-rose-o-della-parabola-esistenziale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14094</post-id>
		<media:content url="https://2.gravatar.com/avatar/8c98d831f09802cdb39ac4e3981bbefea42e74d6acaf067e0af254b470111ca5?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">cortale</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="https://i.imgur.com/V7FLnWu.jpeg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>Angela o del vivere con coraggio ed intelligenza</title>
		<link>https://cortale.wordpress.com/2024/10/07/angela-o-del-vivere-con-coraggio-ed-intelligenza/</link>
					<comments>https://cortale.wordpress.com/2024/10/07/angela-o-del-vivere-con-coraggio-ed-intelligenza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Italia Serratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Oct 2024 10:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cortale]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[anni '50]]></category>
		<category><![CDATA[civiltà contadina]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[emancipazione femminile]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[legge elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sorellanza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://cortale.wordpress.com/?p=13832</guid>

					<description><![CDATA[Una donna disabile che ha saputo costruire giorno per giorno la propria vita, con coraggio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Stavamo tutti attorno a lei e alla sua cesta, allegri e golosi. Ci trovavamo nello spazio antistante la vecchia scuola elementare e si era verso la fine degli anni Cinquanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A suscitare l&#8217;allegria dei bambini era Angela, una giovane la quale aveva portato a scuola per venderli dei dolci che per noi, abituati ai casalinghi biscotti preparati dalle nostre mamme esclusivamente nelle feste principali, erano delle meravigliose e raffinate leccornie proprio perché non usuali: avevano il gusto della novità.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img src="https://i.imgur.com/sDF0X6O.jpeg" alt="" style="width:348px;height:auto" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">A Cortale l&#8217;alimentazione, specialmente quella contadina, era allora piuttosto ripetitiva ed ecco il motivo per cui ricordo ancora il momento in cui io diedi i soldi (i non danarosi genitori avevano ceduto alla nostra petulanza e capito la nostra voglia!) e la giovane mi porse un odoroso dolce in una scatolina di carta che in quanto inconsueta mi sembrò pur essa raffinata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi pare che la cosa si sia ripetuta, forse perché eravamo troppo poveri per permetterci lussi in maniera continua.<br>Questa piccola attività commerciale, però, fu certamente uno dei tentativi di Angela di acquisire indipendenza economica e rendere migliore la propria esistenza, lei che era cresciuta durante la guerra e che doveva vivere il suo essere donna, e donna disabile, in un non grande centro quale Cortale. In paese ormai tante giovani avvertivano che la loro libertà passava attraverso il lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io non ho scordato le persone con qualche malattia grave che sono vissute quando ero bambina e la cui presenza ha accompagnato anche i miei anni di adolescente e di giovane.<br>Rammento che in quella società contadina, attraversata da luci ed ombre culturali, da chiusure e aneliti di libertà, si nominava apertamente la loro infermità senza tanti giri di parole, ma nello stesso momento se ne metteva in evidenza l&#8217;intelligenza. Ed era così, abbiamo avuto degli amici con delle sofferenze fisiche importanti ma straordinariamente sensibili e capaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quantu ede ntelligente Angila!</em> Era vero: notavi la sua intelligenza nello sguardo, nel modo complice di salutarti da donna a donna, con quasi <em>sorellanza</em>. Era un piacere incontrarla ed era bello sapere che c&#8217;era: a condurre la sua vita in un paese per noi tutte chiuso e difficile, tra gli anni &#8217;50/&#8217;60 ( e, direi, fino ai &#8217;90!) del secolo ormai scorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma Angela aveva imparato a gestire le differenti fasi dell&#8217;esistenza e ad uscirne più ricca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un ventennio non ne avevo notizia e credevo non ci fosse più, come i tanti &#8211; troppi &#8211; che<em> mi corrispondevano</em>.<br>E invece pochi giorni fa ecco un manifesto in cui si annunciava la sua morte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È l&#8217;annuncio funebre più denso di significati che io abbia mai letto: a comunicare il decesso sono coloro che nel manifesto si definiscono &#8211; semplicemente &#8211; la famiglia, composta da persone non italiane e da congiunti appartenenti al suo <em>prima</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Angela era intelligente e non si faceva sopraffare dai cambiamenti della vita, ma li guidava e cercava di ricavarne gioia. Le perdite familiari, a cui sottopone inevitabilmente il trascorrere del tempo, non l&#8217;avevano inaridita e perciò &#8211; come sembra indicare la triste partecipazione &#8211; aveva costruito un nuovo nucleo affettivo di cui erano parte sia il presente, solo per gli stolti costituito da <em>stranieri</em>, sia elementi importanti del passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo paese, Cortale, chiuso, muto e spesso zittito. Destinato a rimanere immobile, senza dibattito e senza rinnovamento, costretto e condannato all&#8217;asfissia anche da norme elettorali poco democratiche che riguardano i luoghi con una manciata di abitanti, norme che si traducono per noi in una forma di &#8230;premierato ante litteram, addirittura una monarchia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo paese su cui a volte si riversa, tuttavia, come un bagliore che rivela ed illumina una vitalità e dei tesori impensabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie, Angela, per quel tuo sapiente dolce, che mi ha reso gioiosa da bambina e mi ha fatto sentire il sapore del diverso e del progresso, e per quei tuoi intelligenti sguardi di tacita intesa, che a me ragazza promettevano che il futuro sarebbe stato più felice del complesso presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Margherita Faga</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://cortale.wordpress.com/2024/10/07/angela-o-del-vivere-con-coraggio-ed-intelligenza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">13832</post-id>
		<media:content url="https://2.gravatar.com/avatar/8c98d831f09802cdb39ac4e3981bbefea42e74d6acaf067e0af254b470111ca5?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">cortale</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="https://i.imgur.com/sDF0X6O.jpeg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>Il ragazzo col sombrero</title>
		<link>https://cortale.wordpress.com/2024/08/27/il-ragazzo-col-sombrero/</link>
					<comments>https://cortale.wordpress.com/2024/08/27/il-ragazzo-col-sombrero/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Italia Serratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Aug 2024 07:15:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cortale]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[anni '50 e '60]]></category>
		<category><![CDATA[anni Settanta]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Gramsci]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Rivera]]></category>
		<category><![CDATA[Gigi Riva]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[Messico '70]]></category>
		<category><![CDATA[Messina]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali 1982]]></category>
		<category><![CDATA[Paris 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Publio Terenzio Afro]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://cortale.wordpress.com/?p=13733</guid>

					<description><![CDATA[La morte di Gigi Riva, per una ragazza degli anni Settanta.
Il rapporto delle donne con lo sport.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nella mia stanza di ragazza c&#8217;era affissa al muro la foto di Gigi Riva col sombrero, in Messico. Probabilmente perché un bel ragazzo dalle rinomate gesta, ma la sua bellezza era atipica.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img src="https://i.imgur.com/jPuEx7t.jpeg" alt="" style="width:538px;height:auto" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono mai stata esperta di calcio e tra le mie conoscenze femminili ricordo che solo Ada, compagna del ginnasio e amica ancora adesso e per sempre, si interessava al gioco del pallone e ne intendeva le regole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Romantica e generosa, Ada aveva un quadernetto con le immagini e le imprese di Gianni Rivera, di cui era innamorata e che credeva, da sognatrice qual era, avrebbe prima o poi incontrato. Sarebbe anzi divenuta la sua fidanzata e lo avrebbe sposato.<br>A detta della nostra professoressa, nei compiti di italiano la mia sentimentale amica trovava sempre il modo di parlare d&#8217;amore, qualunque fosse la traccia, che era in grado tuttavia di rispettare: Ada era di viva intelligenza e possedeva l&#8217;arte della scrittura, oltre che essere abilissima nella traduzione dal greco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo che a volte, quando passeggiavamo sul corso Numistrano di Lamezia Terme, iniziavano appassionate discussioni sportive tra lei e i maschi della compagnia. Le altre intanto continuavamo il nostro conversare su differenti temi, spesso politici.<br>Ada argomentava da competente, con semplicità e tranquillità. A suo agio, in quel mondo che apparteneva ai maschi.<br>Apparteneva? Non è più così? <br>Le donne indubbiamente sono state protagoniste alle ultime Olimpiadi, ma quante feroci polemiche hanno accompagnato le prove! Come gli ormoni sono stati calcolati col bilancino della politica ignorante e non della scienza sapiente! Quanta ideologia di destra e di destra oscurantista contro le ragazze! A testimonianza che all&#8217;autonomia femminile si oppongono tuttora grosse resistenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se Ada si innamorò di Rivera ed in seguito divenne esperta di sport o se, appassionata già del calcio, inevitabilmente s&#8217;imbatté ad un certo punto nel famoso e giovane giocatore e sognò una vita assieme a lui. Io propendo per la seconda ipotesi: un unicum, cara Ada! <br>Del resto, spesso l&#8217;amore frena non spinge le donne ad essere studiose e dotte e nell&#8217;analisi dello sport la mia amica in realtà metteva la stessa intelligenza che nel tradurre.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Avevamo circa 14 anni quando la conobbi e seppi del quadernetto prezioso.<br>Quanto a me, non avevo nessuna curiosità per il calcio, perché esso mi riservava unicamente un ruolo passivo. Mi sarebbe piaciuto invece praticare tale sport, non essere soltanto tifosa e limitarmi ad osservare: evitavo un mondo che escludeva le donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure nella mia stanza c&#8217;era e c&#8217;è stata per anni la foto con sombrero di Gigi Riva. Attaccata al muro, tra frasi di Terenzio attraverso le quali guardavo alla vita, più tardi un ritratto di Gramsci ed altro ancora: il policromo mondo di un&#8217;adolescente inquieta.<br>Nonostante il mio disinteresse, qualcosa dello sport dunque mi arrivava ed accoglievo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le bambine degli anni Cinquanta e Sessanta in verità non praticavamo il calcio, ma ci era nota l&#8217;ebbrezza derivante dal gioco: raro quello con le bambole, frequente quello con la palla, la corsa (ero imbattibile!), il salto con la corda, le varie acrobazie e destrezze richieste dal gioco della campana. E non ignoravamo l&#8217;agonismo, conoscevamo anzi la gioia della vittoria e la ricerca puntigliosa di essa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Cortale, inoltre, negli anni Sessanta le ragazze ogni domenica cominciammo a recarci al campo sportivo per assistere alla partita di pallone. Era un&#8217;occasione importante per le donne di lasciare le mura domestiche e impadronirsi del fuori. Si tifava, si stava assieme, e si era felici, anche grazie al maschile sport.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rammento anche alcuni incontri a Lamezia tra ragazzi liceali e dell&#8217;istituto per geometri: di solito vincevano i più allenati avversari, ma una volta avvenne miracolosamente il contrario ed io mi scatenai nel tifo con un fischietto verde, abbandonando per qualche ora il cervellotico filosofeggiare adolescenziale a favore di un&#8217;allegria pura.<br>E negli anni Ottanta ero a Messina una sera e in una stanza studiavo spasmodicamente per l&#8217;esame del giorno successivo all&#8217;università, quando dalla finestra mi giunse l&#8217;esultanza della città per la sconfitta della Germania nel campionato mondiale di calcio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma continuavo, ho sempre continuato, a capire esclusivamente l&#8217;entrata in porta del pallone. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure nella mia stanza c&#8217;era la foto del ragazzo con sombrero. In primo luogo per la sua bellezza, atipica anch&#8217;essa però.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parimenti mi colpiva difatti il suo legame coraggioso con una donna sposata. Non una storia passionale senza importanza &#8211; pure essa legittima -, ma un amore che i due vissero per tutta la vita, a modo loro. Ognuno ha un proprio modo di amare ed io da ragazza questo già lo sapevo. E lo so ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella mia stanza c&#8217;era la foto del ragazzo con sombrero.<br>Quell&#8217;uomo gentile, ricordato durante le esequie dal figlio in un perfetto accento sardo: segno che ognuno ha bisogno di una sua terra, la cerca, la sceglie, la trova. Ovunque, senza confini. <br>Questo fece Riva, amando la Sardegna ed essendone ricambiato e profondamente compreso, pure nell&#8217;esigenza di starsene a volte in disparte. E anche in questo io credo, nel diritto di ogni uomo di eleggere un luogo come propria dimora e di viverci da cittadino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella mia stanza c&#8217;era la foto del ragazzo con sombrero.<br>Un uomo dai pesanti dolori e dalle dolorose perdite, che spesso se ne stava da solo.<br>Un uomo che ha scelto di non beneficiare dell&#8217;ultima cura, come tanti ci auguriamo di poter fare qualora ci fosse la necessità e/o il desiderio.<br>Un uomo libero, sino alla fine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato perciò giusto e naturale che la foto del ragazzo col sombrero fosse nella mia stanza dai diversi colori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E durante l&#8217;esistenza, col passar del tempo, ti diminuiscono ed impoveriscono &#8211; man mano &#8211; non soltanto le morti dei familiari, ma anche quelle di amici, conoscenti. E pure di sconosciuti, attori, intellettuali che hanno accompagnato il tuo pensare: le persone che hanno reso la tua vita quella che è, la tua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la perdita di un ragazzo con sombrero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>©Margherita Faga<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://cortale.wordpress.com/2024/08/27/il-ragazzo-col-sombrero/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">13733</post-id>
		<media:content url="https://2.gravatar.com/avatar/8c98d831f09802cdb39ac4e3981bbefea42e74d6acaf067e0af254b470111ca5?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">cortale</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="https://i.imgur.com/jPuEx7t.jpeg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>Funerali oggi, funerali nel V secolo a.C.</title>
		<link>https://cortale.wordpress.com/2024/03/01/funerali-oggi-funerali-nel-v-secolo-a-c/</link>
					<comments>https://cortale.wordpress.com/2024/03/01/funerali-oggi-funerali-nel-v-secolo-a-c/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Italia Serratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2024 12:50:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Alexei Navalny]]></category>
		<category><![CDATA[Atene]]></category>
		<category><![CDATA[Contro Eratostene]]></category>
		<category><![CDATA[i Trenta]]></category>
		<category><![CDATA[Lessico famigliare]]></category>
		<category><![CDATA[Lisia]]></category>
		<category><![CDATA[meteci]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Natalia Ginzburg]]></category>
		<category><![CDATA[oratoria]]></category>
		<category><![CDATA[Pireo]]></category>
		<category><![CDATA[Polemarco]]></category>
		<category><![CDATA[Siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[V secolo a.C.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://cortale.wordpress.com/?p=13810</guid>

					<description><![CDATA[I funerali di Navalny oggi, i funerali di un meteco nel V secolo avanti Cristo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Lisia era nato ad Atene, ma il padre Cefalo &#8211; ricco proprietario di una fabbrica di scudi presso il Pireo &#8211; veniva da Siracusa e faceva perciò parte dei meteci, cioè stranieri di libera condizione che non esercitavano tuttavia i diritti politici. La cittadinanza era per loro un raro privilegio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto la tirannide dei Trenta, si assiste nel 404 a.C. a una feroce repressione dei meteci, soprattutto dei più facoltosi. Ed anche Lisia, per le sue ricchezze, per la condizione di non-cittadino e per le simpatie democratiche, diviene vittima del governo oligarchico. Il fratello Polemarco è arrestato e condannato a morte, Lisia è costretto alla fuga.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;orazione <em>Contro Eratostene </em>del 403 Lisia in tribunale pronuncia l&#8217;accusa contro il regime, facendo emergere la tragedia non con commenti ma attraverso la crudeltà dei fatti stessi. A me queste sue pagine hanno sempre ricordato Natalia Ginzburg che in <em>Lessico famigliare</em> scrive in maniera asciutta, come se non la riguardasse, della morte del marito. <em>Leone dirigeva un giornale clandestino ed era sempre fuori di casa. Lo arrestarono, venti giorno dopo il nostro arrivo; e non lo rividi mai più</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del fratello l&#8217;oratore dice: &#8220;I Trenta poi resero noto a Polemarco l&#8217;ordine da loro di solito dato di bere la cicuta, prima di comunicargli la ragione per la quale doveva morire; tanto egli fu lontano dall&#8217;essere processato regolarmente e dal potersi difendere&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E aggiunge: &#8220;E quando morto fu portato via dal carcere, pur avendo noi tre case non permisero che da nessuna si facesse il trasporto funebre, ma &#8211; affittata una catapecchia &#8211; lì lo esposero. E delle molte vesti  che possedevamo nessuna fu concessa per la sepoltura ai parenti che lo chiedevano; ma tra gli amici chi offrì una veste, chi un cuscino, ciascuno quel che poteva dare per la sepoltura&#8221;<em>.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Offriamo, oggi, i fiori più profumati e i drappi più preziosi per Alexei Navalny, l&#8217;oppositore che non ha avuto i diritti di un uomo libero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Margherita Faga</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://cortale.wordpress.com/2024/03/01/funerali-oggi-funerali-nel-v-secolo-a-c/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">13810</post-id>
		<media:content url="https://2.gravatar.com/avatar/8c98d831f09802cdb39ac4e3981bbefea42e74d6acaf067e0af254b470111ca5?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">cortale</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Il dolore dis-umano dei russi. Sostiene Moravia&#8230;</title>
		<link>https://cortale.wordpress.com/2024/02/23/il-dolore-dis-umano-dei-russi-sostiene-moravia/</link>
					<comments>https://cortale.wordpress.com/2024/02/23/il-dolore-dis-umano-dei-russi-sostiene-moravia/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Italia Serratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Feb 2024 16:55:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[1958]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Moravia]]></category>
		<category><![CDATA[Alexei Navalny]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Eschilo (Agamennone)]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura odeporica]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Un mese in Urss]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://cortale.wordpress.com/?p=13739</guid>

					<description><![CDATA[Alberto Moravia sa dirci il dolore dei russi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ho sempre guardato ai russi e alla loro storia tribolata attraverso le parole di Moravia, che lessi da ragazza.<br>Nel capitolo <em>Sterilità del dolore</em> di <em>Un mese in URSS</em> così egli ragionava&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Tutta una letteratura romanzesca e saggistica ha cercato, in anni non tanto lontani, di dimostrare le virtù stimolanti, educative e creative del dolore</em>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img src="https://i.imgur.com/u5TFoLX.jpeg" alt="" style="width:553px;height:auto" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>D’altra parte, se è vero, come non è affatto dimostrato, che il dolore sia utile e necessario, la natura si è incaricata già dagli inizi di assicurare all&#8217;uomo questa esperienza. Non c’è dunque alcun bisogno che l’uomo aggiunga alla dose naturale del dolore, quella, diciamo così, sociale e civile. In URSS, in questa prima metà del secolo, è avvenuto invece proprio questo; la quantità di dolore a cui, purtroppo, l’uomo non può sottrarsi in alcun modo, anche nelle migliori condizioni, è stata centuplicata dagli avvenimenti storici di quel paese. Basterà ricordare per sommi capi la storia dell’URSS negli ultimi quarant&#8217;anni per rendersene conto: rivoluzione nel 1917 e distruzione totale della vecchia classe dirigente; guerra civile e conseguente prima carestia; piano quinquennale, liquidazione dei kulaki e seconda carestia; assassinio di Kirov e gigantesca epurazione; guerra contro gli hitleriani con tutto ciò che comportò di orrendo a causa della volontà di Hitler di fare della Russia una colonia di schiavi; ultimi cinque anni di Stalin, i peggiori, a detta dei russi, di tutto il ventennio dello stalinismo. Tutti questi avvenimenti faranno domani un bellissimo effetto nei libri di storia; si dirà: questo è stato il periodo eroico del popolo russo. Ma nella realtà essi significarono il dolore in forme atroci e intollerabili, dalla morte violenta alla perdita della libertà, dalla paura alla privazione fisica, dalla disperazione alla tortura corporale per milioni e milioni di uomini.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Moravia pubblica <em>Un mese in U</em>RSS nel 1958 e qui analizza l&#8217;<em>insensibilità prodotta dal dolore quando oltrepassa la misura umana</em>.<br>Egli afferma che <em>ad un certo grado di intensità gli effetti del dolore si capovolgono e alla sensibilità estrema subentra l’insensibilità, così individualmente come collettivamente. In altri termini, poco dolore forse davvero stimola e inspira; ma troppo provoca, invece, una specie di intossicato torpore, che non soltanto non vivifica in alcun modo, ma anche impedisce di reagire in maniera naturale ai più diversi avvenimenti.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La riflessione dello scrittore viaggiatore mi colpì tanto da ragazza. Eschilo mi diceva che dalla sofferenza  nasceva il sapere (non mi ha mai interessato la concezione cristiana del dolore, che ritengo adatta ai martiri), ma ecco Moravia parlare di <em>virtù creativa dell&#8217;allegria vitale</em> e insegnarmi che se il patimento è troppo annichilisce. Annichilisce persino interi popoli, rendendoli meno liberi e sempre più incapaci di opporsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parole rimaste impresse in me per sempre, quelle di Moravia. Per come era espressa ed esaminata l&#8217;intensità del dolore di un popolo: non si soffre più e non si reagisce quando il travaglio è eccessivo, lo sa bene anche chi ha subito un danno affettivo irrimediabile e indicibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quell&#8217;argomentare mi risuona dentro pure adesso e provoca in me la consueta commiserazione verso la Russia, che tuttora appare apatica preda di autocrati dalla politica interna ed estera sciagurata. Di fronte alle fragili figurette che nella neve depongono fiori, violentemente portati via da uomini scuri e incappucciati, e con negli occhi l&#8217;afflitta madre di Navalny che non può avere neppure il cadavere del figlio, io penso ancora alla <em>sterilità del dolore</em> così efficacemente indagata da Moravia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo una gente costretta ad avere eroi ed eroi della statura di Navalny, il quale, come vittima sacrificale, scientemente si è tempo fa consegnato ai suoi aguzzini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E in questi giorni davvero la compassione dovrebbe permeare l&#8217;intera terra per come in Russia gli uomini vengono privati della vita o sottratti alla naturale libertà, all&#8217;esercizio della parola, persino alla religiosa <em>pietas</em> che spinge ad onorare e ricordare chi ci ha lasciati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Moravia probabilmente ci saprebbe far riflettere, con la sua scrittura asciutta, sensibile e non indifferente e ci saprebbe raccontare di nuovo la pena dell&#8217;impotenza di un paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma lo scrittore terminava il capitolo <em>Sterilità del dolore</em> con una speranza: facciamola nostra, nonostante l&#8217;orrore a cui assistiamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Oggi per la prima volta, forse, dopo quarant&#8217;anni la tempesta del dolore in URSS sembra placarsi. Le giovani generazioni cresciute in tempi più normali potranno forse in un prossimo avvenire sfuggire all&#8217;apatia prodotta dal dolore. Tra qualche anno, forse, un sorriso vero non dettato da ragioni ideologiche, il sorriso, cioè, della vita, quell&#8217;allegria naturale insomma, a cui allude Leopardi parlando degli uccelli, si riaffaccerà nella vita russa e dunque anche nell&#8217;arte.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">©Margherita Faga</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://cortale.wordpress.com/2024/02/23/il-dolore-dis-umano-dei-russi-sostiene-moravia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">13739</post-id>
		<media:content url="https://2.gravatar.com/avatar/8c98d831f09802cdb39ac4e3981bbefea42e74d6acaf067e0af254b470111ca5?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">cortale</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="https://i.imgur.com/u5TFoLX.jpeg" medium="image" />
	</item>
	</channel>
</rss>
