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	<title>Abruzzo In Arte</title>
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	<description>Web Magazine di turismo, arte, cultura e territorio in Abruzzo</description>
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		<title>Incontriamo Cristina Cri di “Alzheimer: cuori che ricordano”</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 07:57:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono una (ex) caregiver, ho assistito mia madre malata di Alzheimer. L’Alzheimer è un vero e proprio tsunami, soprattutto per i familiari, caregiver, che assistono il proprio caro. Il caregiver ha due possibilità: o si lascia travolgere dallo tsunami e, una volta che ne esce vivo, scappa lontano per mettersi al riparo isolandosi, o asseconda [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11655" src="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2026/02/hand-people-isolated-finger-two-together-1153657-pxhere.com_-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2026/02/hand-people-isolated-finger-two-together-1153657-pxhere.com_-300x200.jpg 300w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2026/02/hand-people-isolated-finger-two-together-1153657-pxhere.com_.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Sono una (ex) caregiver, ho assistito mia madre malata di Alzheimer. L’Alzheimer è un vero e proprio tsunami, soprattutto per i familiari, caregiver, che assistono il proprio caro. Il caregiver ha due possibilità: o si lascia travolgere dallo tsunami e, una volta che ne esce vivo, scappa lontano per mettersi al riparo isolandosi, o asseconda le onde, in qualche modo cerca di rimanere a galla per poi aiutare gli altri. Bene, io ho scelto la seconda. E così ha fatto Cristina Cri, fantastica amministratrice del gruppo Facebook “Alzheimer: cuori che ricordano”.</p>
<p><strong>Ciao Cristina, raccontami un po&#8217; di te, di Cristina prima dello tsunami Alzheimer…</strong></p>
<p>Prima dello tsunami Alzheimer… Prima che l’Alzheimer irrompesse nella mia vita come un’onda inaspettata e devastante, ero una donna lontana da tutto questo. La malattia era, per me, un orizzonte remoto, qualcosa che apparteneva agli altri, alle storie che si leggono distrattamente sui giornali o si ascoltano con un velo di compassione.</p>
<p>La mia quotidianità scorreva piena, densa, brillante. Viaggiavo spesso per lavoro, attraversando continenti e culture, immersa in quell’adrenalina che solo il mondo professionale sa offrire a chi ama la vita in tutte le sue sfaccettature. Vivevo di sfide, incontri, aeroporti e parole. Mi sentivo solida, radicata, proiettata sempre verso il domani.</p>
<p><strong>Poi inesorabile è arrivato. Come sono stati gli inizi?</strong></p>
<p>Poi, dieci anni fa, qualcosa ha iniziato a incrinarsi. All’inizio erano solo piccole crepe, gesti che non trovavano più la loro naturalezza, parole che si scioglievano a metà, uno sguardo smarrito dove prima c’era solo certezza. Nessuno, allora, aveva saputo ascoltare davvero. Io, figlia, percepivo che qualcosa non andava, ma i camici bianchi sembravano più inclini a calmare che a capire.</p>
<p>Abbiamo attraversato i corridoi dei migliori istituti italiani, sperando in una risposta, in un nome per quel disordine invisibile. Ma la diagnosi è arrivata tardi, quando ormai la malattia aveva già preso il suo posto, impietosa e silenziosa. E così, dal giorno alla notte, mi sono ritrovata catapultata nella fase severa, senza un vero margine di preparazione. Lì ho compreso che nessuna vita, per quanto piena o brillante, è mai davvero pronta a un urto simile. Gli inizi sono stati assurdi. Nessun aiuto, nessun orientamento. Ho dovuto chiudere la mia vita, trasferirmi nella regione dei miei genitori, per di più in una città dove non solo l’ospedale non è attivo, ma è stato tolto perfino il pronto soccorso. Trovare aiuti validi è stato semplicemente inimmaginabile: nessun centro di ascolto, nessun supporto reale. Ero sola. Così mi sono messa a studiare, intensamente, giorno dopo giorno, per poter aiutare mia madre nelle fasi pratiche, nei deliri, nella quotidianità. Perché quando non c’è una rete, o la costruisci da sola, o crolli.</p>
<p><strong>Cos’è che ti ha portato ad aprire la pagina “Alzheimer: cuori che ricordano”?</strong></p>
<p>Ho aperto “Alzheimer: cuori che ricordano” per un bisogno quasi fisico: non sentirmi sola. Quando vivi l’Alzheimer da vicino ti accorgi che è una malattia silenziosa, che consuma non solo chi ne è colpito ma anche chi resta accanto. Avevo bisogno di uno spazio dove dire “fa male” senza sentirmi esagerata, dove raccontare cose che fuori spesso non vengono capite. All’inizio non c’era una strategia, né un progetto: c’era solo il cuore, stanco ma pieno.</p>
<p><strong>Quali erano le tue aspettative? Le tue speranze?</strong></p>
<p>Le mie aspettative erano piccole, quasi timide. Speravo di trovare qualcuno che dicesse “anche a me succede”, qualcuno con cui condividere una notte insonne, una crisi di rabbia, un momento di tenerezza improvvisa. La speranza più grande? Trasformare il dolore in qualcosa che non fosse solo dolore. Dare un senso a quello che stavo vivendo.</p>
<p><strong>La tua pagina cresce ogni giorno di più, il che vuole dire che, purtroppo, i casi sono tanti ma anche che in te la gente trova “conforto”. Lo vivi come un peso, una responsabilità o con un senso di gratitudine?</strong></p>
<p>Vedere la pagina crescere è una sensazione ambivalente. Da un lato c’è la tristezza: ogni nuovo follower è una storia difficile, una battaglia non scelta. Dall’altro, però, c’è una gratitudine enorme. Sapere che le persone trovano conforto, si sentono viste, meno sbagliate, meno sole… è qualcosa che pesa sì, ma non nel modo negativo.</p>
<p>Non lo vivo come un peso schiacciante, né solo come responsabilità. Lo vivo come un atto di fiducia che gli altri ripongono in me. E quella fiducia va rispettata, con delicatezza, onestà e verità. Ci sono giorni in cui sento tutta la responsabilità addosso, certo. Ma più spesso sento gratitudine. Profonda. Quella che ti fa dire: “Se anche solo una persona oggi si è sentita capita, allora ne vale la pena.” Questa pagina non è nata per “insegnare”, ma per tenere per mano. E forse è per questo che cresce: perché qui non si promettono soluzioni, ma presenza.</p>
<p><strong>La Cristina di oggi chi è? Quanto è cambiata rispetto a quella di tanti anni fa? In cosa è cambiata?</strong></p>
<p>La Cristina di oggi è una donna che ha attraversato molto. Non è più quella di tanti anni fa, più leggera e forse più inconsapevole. Oggi è più profonda, più sensibile ai dettagli, più capace di leggere il dolore anche quando non viene detto. È cambiata nel modo di guardare la vita: ha perso un po’ di ingenuità, ma ha guadagnato lucidità, empatia e una forza silenziosa che non fa rumore ma regge tanto. È cambiata soprattutto dentro. Ha imparato che non tutto si può sistemare, che a volte l’amore è restare anche quando fa male, che la pazienza non è infinita ma si può ricostruire giorno dopo giorno. È diventata più fragile, sì, ma anche più vera.</p>
<p><strong>Un’ultima domanda, oggi, Cristina caregiver come sta?</strong></p>
<p>Oggi Cristina caregiver non sta molto bene. È stanca, a volte svuotata, porta addosso un peso che non sempre trova parole. Non chiede aiuto, non perché non ne senta il bisogno, ma perché non ne ha, perché spesso il caregiver resta solo anche quando è circondato da persone. Eppure, nonostante tutto, è fiduciosa. Non una fiducia ingenua, ma una fiducia ostinata, che nasce dal profondo: quella di chi continua ad andare avanti anche nei giorni in cui vorrebbe solo fermarsi. Non è una donna che si sente forte. È una donna che resiste. E a volte questo, è molto di più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>A cura di Paola Gallese</em></p>
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		<title>Nuova recensione: “L’amore non è mai perfetto” di Maria Orlandi</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 12:35:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'amore non è mai perfetto]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Orlandi]]></category>
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		<description><![CDATA[“L’amore non è mai perfetto” è l’ultimo romanzo di Maria Orlandi… ed è bello, bello, bello!
Facile, direte voi, è un Romance! No, è molto di più.
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11614" src="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Copertina-Lamore-non-è-mai-perfetto-188x300.png" alt="" width="188" height="300" srcset="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Copertina-Lamore-non-è-mai-perfetto-188x300.png 188w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Copertina-Lamore-non-è-mai-perfetto-768x1226.png 768w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Copertina-Lamore-non-è-mai-perfetto-642x1024.png 642w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Copertina-Lamore-non-è-mai-perfetto-700x1117.png 700w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Copertina-Lamore-non-è-mai-perfetto.png 1410w" sizes="(max-width: 188px) 100vw, 188px" />“L’amore non è mai perfetto” è l’ultimo romanzo di Maria Orlandi… ed è bello, bello, bello!<br />
Facile, direte voi, è un Romance! No, è molto di più.<br />
Se anche voi, come me, amate la sua scrittura ed avete letto i romanzi precedenti, noterete già dalle prime pagine che “qualcosa è cambiato” rispetto al suo romanzo d’esordio. L’animo sensibile dell’autrice l’ha portata a trattare temi sempre più delicati, con una maestria che è propria di Maria Orlandi.<br />
L’amore non è mai perfetto perché la vita non è mai perfetta. Lo sanno bene i due protagonisti della storia: Caterina e Alberto. Ho amato da subito Cate, è la donna dei miei sogni, bellissima nelle sue forme morbide, affascinante, seducente… e forse neanche lo sa (come dice Alberto quando la guarda)! Cate che ha lasciato casa, amici e lavoro per andare in un posto lontano. Lontano dal dolore e dall’umiliazione di un “no” detto a pochi giorni dal matrimonio. Cate che sogna da sempre un matrimonio da favola, un matrimonio perfetto. Perché per lei è giusto così. Ma l’amore non è mai perfetto.<br />
Poi c’è Alberto (non solo lui), che ha provato in tutti i modi a dare una famiglia perfetta, anzi, normale, al suo cucciolo, a Giacomo. Alberto che non riesce ad arrendersi all’idea che sua moglie Francesca (viziatissima, uno “spirito libero”) non senta quell’attaccamento naturale che una madre prova per il proprio figlio, tanto da lasciarlo al suo destino, consapevole e rassicurata dal fatto che il destino di Giacomo è nelle mani di un padre più che premuroso, come Alberto.<br />
Al lettore capiterà di giudicare e non condividere la testardaggine di Caterina nel voler un matrimonio perfetto, così come la mancanza di senso materno (e di moglie) di Francesca. Verrà quasi spontaneo criticare il comportamento di Alberto nel dare l’ennesima chance a Francesca quando irromperà nuovamente nelle vite sue e del piccolo Giacomo e lo scambierà per debolezza. Sarà la penna dell’autrice a farvi andare oltre, tanto oltre e a leggere tutto con occhi diversi.</p>
<p>A cura di Paola Gallese</p>
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		<title>Una recensione a cuore aperto del romanzo DONNE STRAORDINARIE di Massimo Galante</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 15:31:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Donne straordinarie, di Massimo Galante, è un viaggio nel passato.
Siamo in montagna e, a causa della pioggia che scende insistente, il protagonista è costretto a fermare la macchina e a trovare riparo in un casolare. Lo frequenta sin da giovanissimo, conosce bene le due donne padrone di casa, ma, in effetti, non conosce del tutto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11646" src="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-10-at-10.53.43-226x300.jpeg" alt="" width="226" height="300" srcset="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-10-at-10.53.43-226x300.jpeg 226w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-10-at-10.53.43.jpeg 500w" sizes="(max-width: 226px) 100vw, 226px" />Donne straordinarie, di Massimo Galante, è un viaggio nel passato.</p>
<p>Siamo in montagna e, a causa della pioggia che scende insistente, il protagonista è costretto a fermare la macchina e a trovare riparo in un casolare. Lo frequenta sin da giovanissimo, conosce bene le due donne padrone di casa, ma, in effetti, non conosce del tutto le loro storie. Così, complice il temporale che “ferma il tempo” e l’invito a pranzare con loro, tra la preparazione del pasto (con pasta rigorosamente impastata a mano) e un ricordo di quando anche lui aiutava i contadini, le due donne iniziano a raccontare. Ricordano insieme tempi lontani, che il loro ospite non ha vissuto o ha vissuto quando era troppo giovane per averne un ricordo nitido.</p>
<p>Racconti di due cognate le cui storie di vita si intrecciano. Storie di epoche in cui le donne dovevano stare al loro posto e saper tacere di fronte al proprio marito per non metterlo in imbarazzo davanti agli altri uomini, anche se poi seguiva sempre i consigli della moglie. Storie di donne davvero forti per dover sottostare e sopportare tante cose, ma altrettanto saggie da affrontare e risolverne altre in cui gli uomini non avrebbero saputo cavarsela. Storie di donne che aiutano i mariti, che non possono diventare madri ma che diventano rifugio per i nipoti. Storie di donne che affrontano malattie gravi dei propri cari, di vedove che trovano nell’unione la forza per andare avanti. Storie di donne che non si fanno abbattere dalla prima difficoltà, che superano gli ostacoli e quando serve li aggirano e se possono saggiamente li evitano.</p>
<p>Tutte le donne potrebbero e dovrebbero trovare qualcosa di sé in DONNE STRAORDINARIE. Ambientato in tempi tanto lontano da quelli che viviamo ma che dimostrano il coraggio e lo straordinario cuore delle donne… sia lo stesso in tutte le epoche!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>A cura di Paola Gallese</i></p>
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		<title>Recensione de Il contrario della paura di Antonella Di Leonardo</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 11:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11640" src="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-06-at-09.14.22-188x300.jpeg" alt="" width="188" height="300" srcset="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-06-at-09.14.22-188x300.jpeg 188w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-06-at-09.14.22-768x1227.jpeg 768w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-06-at-09.14.22-641x1024.jpeg 641w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-06-at-09.14.22-700x1118.jpeg 700w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-06-at-09.14.22.jpeg 1089w" sizes="(max-width: 188px) 100vw, 188px" />Antonella Di Leonardo non è una scrittrice ma una “semplice OSS”, dove semplice OSS equivale a grande Donna. Non è facile scrivere del proprio dolore, non è stato facile leggere il dolore altrui. Non sempre l’empatia è la giusta chiave di lettura, quella che apre certe porte. Ma, a volte, “basta” bussare al cuore della persona e fermarsi ad ascoltare il suo racconto. Sarà un racconto a tratti confuso (il dolore lo fa), doloroso, ma frutto di un percorso. Sarà un raccontarsi con coraggio, consapevole di avercela fatta.</p>
<p>Sfogliare con il cuore le pagine che raccontano la vita di Antonella significa accostarsi alla sua paura, perché Antonella di paura ne ha avuta e tanta. La paura di non sopravvivere ad un amore che d’improvviso diventa tossico, pericoloso. VIOLENTO. Quale vittima va consapevolmente incontro al suo carnefice? Nessuna. Antonella ha avuto due storie tossiche, ha subito ogni genere di violenza e oggi, quando si racconta, si dà della stupida «ci sono cascata due volte», dice.</p>
<p>La seconda volta proprio il suo salvatore è diventato il carnefice. Forse farete fatica a entrare nel suo racconto. Ha una struttura decisamente strana, con una logica difficile da seguire, ma d’altronde si può comprendere la logica di un aggressore?</p>
<p>Lo stile di Antonella sorprende e porta a leggere la storia tutta d’un fiato. Attraverso “Il contrario della paura” Antonella ci dice: «io ce l’ho fatta e sono qui per aiutare chi ha bisogno» e lo fa portando la sua testimonianza ovunque venga invitata a parlare. Perché essere una persona libera è il contrario della paura.</p>
<p><em>&nbsp;</em></p>
<p><em>“Sono anni, ormai, che mi sento dire: ‘quanto sei sfortunata! Tutte a te capitano!’ E per anni ho pensato anche io che fosse vero. Attiravo a me situazioni disastrose, una dietro l’altra, una peggio dell’altra. Per molto tempo ho subito il mio destino sentendomi vittima degli eventi. Piano piano, però, ho imparato a guardare le cose da un altro punto di vista ed è accaduta la magia. Ho visto la vita per quello che veramente è […].</em></p>
<p><em>A te essere umano, non importa se uomo o donna, possa arrivare il mio messaggio di gioia e fede. Non una fede ingabbiata in qualche stereotipo sociale: cattolico, musulmano o altro… ma una fede nella propria forza ed energia primaria vitale. Siamo pezzi dell’universo, gocce di eternità in un mare di amore”.</em></p>
<p>Antonella Di Leonardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura di Paola Gallese</p>
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		<title>Un tempo piccolo di Michela Morutto</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 14:05:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono una (ex) caregiver, ho “conosciuto” Michela Morutto su Facebook. Non sono amante del virtuale, ma avendo un profilo social mi sono detta: “Ma si, curiosiamo!”.
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11636" src="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-29-at-15.37.14-191x300.jpeg" alt="" width="191" height="300" srcset="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-29-at-15.37.14-191x300.jpeg 191w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-29-at-15.37.14-768x1207.jpeg 768w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-29-at-15.37.14-652x1024.jpeg 652w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-29-at-15.37.14-700x1100.jpeg 700w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-29-at-15.37.14.jpeg 1260w" sizes="(max-width: 191px) 100vw, 191px" />Sono una (ex) caregiver, ho “conosciuto” Michela Morutto su Facebook. Non sono amante del virtuale, ma avendo un profilo social mi sono detta: “Ma si, curiosiamo!”.</p>
<p>Navigando, e cercando di seguire le giuste rotte, mi sono imbattuta nella storia di Michela. Mi è sembrata subito diversa da tutte le altre. Il signor Facebook è molto democratico, ognuno è libero di pubblicare, di tutto e di più… e troppo! Così ti imbatti in post di caregiver che vogliono farci credere che, anche se il loro caro è affetto da Alzheimer, la vita è comunque tutta cuoricini e sorrisi. E poi c’è lei, Michela, che ti dice la verità! Seguita da molti, le ho inviato un messaggio privato, consapevole che probabilmente non lo avrebbe letto e che, quindi, non avrebbe risposto. Invece c’è stato un piccolo confronto tra noi.</p>
<p>Dopo qualche tempo ho saputo che una giornalista, Serenella Antoniazzi, aveva scritto un libro sulla sua storia dal titolo: “Un tempo piccolo”. Ho apprezzato il fatto che Michela non ne avesse fatto cenno e, per questo, ho deciso di acquistarlo e, soprattutto, di leggerlo.</p>
<p>Sono una caregiver, anch’io ho un piccolo progetto editoriale in uscita, ma leggere il dolore degli altri non è semplice. E invece, già dalle prime pagine del libro di Michela, capisci che la sotria raccontata catturerà la tua attenzione. Sicuramente grazie anche allo stile dell’autrice. Non è facile catturare e trasmettere lo stato d’animo di noi caregiver, soprattutto quando si parla di Alzheimer. Con un messaggio privato mi complimento con l’autrice &#8211; da lettrice appassionata quando un libro mi colpisce cerco di contattare l’autore &#8211; che ammette che scriverlo non sia stato facile, dato che anche lei sta vivendo una situazione simile, ma vivere questo tsunami e riuscire a trasmetterlo agli altri, beh, è tutta un’altra cosa!</p>
<p>Approcciandosi a “Un tempo piccolo” sottotitolo “Continuare a essere famiglia con l’Alzheimer precoce”, il lettore si aspetterà che si parli esclusivamente di malattia. E in vece no, si parla di famiglia, anzi di vite. Del percorso di vita di una ragazza prima di incontrare il ragazzo di cui si innamorerà. Un amore ricambiato ma non semplice. Si parla di quotidianità, di progetti di coppia, di famiglia. Si parla di Alzheimer precoce che sconvolge tutto questo. Sono una ex caregiver, la mia famiglia è composta da quattro persone e una delle cose che mi ha insegnato (sì, avete letto bene) l’Alzheimer è che il detto “se fossi nei tuoi panni” non ha alcun senso perché il vestito è uno, l’Alzheimer, ma ognuno di noi ha un fisico diverso e vive la situazione in maniera diversa. I miei figli sono grandi, hanno vissuto la malattia di una nonna. I figli di Michela sono dovuti diventare grandi, hanno vissuto la malattia di un padre che si è ammalato a 43 anni. “Un tempo piccolo. Continuare a essere famiglia con l’Alzheimer precoce”. Cosa aggiungere altro?! Noi caregiver… siamo forti ma non lo sappiamo!</p>
<p><em>A cura di Paola Gallese</em></p>
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		<title>LIBERART 2025: l’arte come libertà espressiva per i più piccoli</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 10:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha preso il via a fine marzo 2025 e si è concluso a metà giugno il progetto LIBERART, condotto dalla pittrice Roberta Di Maurizio, in collaborazione con Valentina Di Sante, coinvolgendo 46 bambini di Atri e Casoli in un percorso artistico intenso, emozionante e profondamente partecipato.
A distanza di tre mesi dal grande successo del progetto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11627" src="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/06/liberart-212x300.jpeg" alt="" width="212" height="300" srcset="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/06/liberart-212x300.jpeg 212w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/06/liberart.jpeg 353w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" />Ha preso il via a fine marzo 2025 e si è concluso a metà giugno il progetto LIBERART, condotto dalla pittrice Roberta Di Maurizio, in collaborazione con Valentina Di Sante, coinvolgendo 46 bambini di Atri e Casoli in un percorso artistico intenso, emozionante e profondamente partecipato.</p>
<p>A distanza di tre mesi dal grande successo del progetto “Tutti i colori del mondo”, sempre legato al percorso di Casoli Pinta, è ripartito con nuovo slancio LIBERART, continuando a promuovere l’arte come strumento di crescita, inclusione e libertà espressiva.</p>
<p>Un’esperienza pensata per favorire l’espressione creativa dei più piccoli attraverso laboratori di pittura, attività ispirate alla natura e momenti di condivisione collettiva.</p>
<p>Il progetto è stato finanziato dal Comune di Atri e dalla Regione Abruzzo, con il costante supporto dell’assessore alla Cultura e vicesindaco Domenico Felicione, sempre attento e disponibile nel promuovere iniziative culturali a favore dei giovani e della comunità.</p>
<p>Ad oggi, oltre 100 bambini hanno partecipato gratuitamente agli eventi promossi e sostenuti dal Comune di Atri e dalla Regione Abruzzo, segno di un entusiasmo crescente e di un bisogno reale di spazi dedicati all’arte e all’infanzia.</p>
<p>Roberta Di Maurizio e Valentina Di Sante sono anche curatrici delle mostre finali, che accompagneranno il pubblico in un viaggio visivo attraverso le opere collettive realizzate dai bambini durante il progetto.</p>
<p>LIBERART è parte integrante del più ampio progetto Casoli Pinta, volto alla rigenerazione urbana attraverso l’arte pubblica e la partecipazione attiva dei cittadini, fin dall’infanzia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il progetto culminerà in tre eventi aperti al pubblico:</p>
<ul>
<li><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/2.2.1/72x72/1f4cd.png" alt="📍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />21 giugno ad Atri – Villa Comunale, ore 16.00: caccia al tesoro artistica, con la collaborazione di Antonella Iezzi laboratorio natura, musica dal vivo e inaugurazione dei pannelli collettivi donati alle scuole elementari di Atri e Casoli.</li>
<li><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/2.2.1/72x72/1f4cd.png" alt="📍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />28 giugno a Teramo – Sala espositiva di via Nicola Palma.</li>
<li><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/2.2.1/72x72/1f4cd.png" alt="📍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />5 luglio a Casoli – Mostra finale, laboratorio di murales e consegna degli attestati ai partecipanti.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come afferma la pittrice Roberta Di Maurizio: «LiberART è un inno all’arte come spazio di libertà, scoperta e relazione, dove ogni bambino può trovare il proprio linguaggio e portarlo nel mondo con il colore del cuore».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Incontro con Beatrice Fazi, autrice del libro “Un cuore Nuovo”</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 07:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[beatrice fazi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[San Paolo Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[un cuore nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[un medico in famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Come molti di voi, conosco Beatrice Fazi soprattutto per la sua partecipazione a varie stagioni della nota serie televisiva “Un medico in famiglia”. Un’attrice che seguo volentieri.
Tanti anni fa, molto causalmente mi sono imbattuta in trasmissioni dove lei, ospite, parlava di un suo dolore, ma soprattutto di un suo cammino spirituale. Sono trascorsi alcuni anni, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11620" src="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/06/beatrice-fazi-205x300.jpeg" alt="" width="205" height="300" srcset="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/06/beatrice-fazi-205x300.jpeg 205w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/06/beatrice-fazi.jpeg 342w" sizes="(max-width: 205px) 100vw, 205px" />Come molti di voi, conosco Beatrice Fazi soprattutto per la sua partecipazione a varie stagioni della nota serie televisiva “Un medico in famiglia”. Un’attrice che seguo volentieri.</p>
<p>Tanti anni fa, molto causalmente mi sono imbattuta in trasmissioni dove lei, ospite, parlava di un suo dolore, ma soprattutto di un suo cammino spirituale. Sono trascorsi alcuni anni, eppure quel suo raccontarsi, quegli occhi mi sono rimasti nel cuore facendosi di tanto in tanto spazio tra i ricordi e tornando alla mente, fino a quando, qualche settimana fa, un’amica (ignara della cosa) mi ha inviato una locandina: Beatrice Fazi ha scritto un libro e verrà a due passi da me; tra i moderatori la mia amica.</p>
<p>So bene che l’argomento di cui si parlerà non è proprio nelle mie corde, ma spesso bisogna andare oltre, oltre tante cose, anche oltre le proprie convinzioni. Vado con la curiosità di ascoltarla dal vivo. Il libro, sinceramente, proprio non mi interessa, inoltre sul comodino ne ho una pila ad aspettarmi!</p>
<p>Beatrice arriva puntuale all’incontro. Mi colpiscono la sua calma, la serenità, il suo sorriso e la sua disponibilità. L’evento si svolge in una delle sale provinciali, autorità varie, tutte donne, porgono il loro saluto istituzionale e iniziamo. Anche se Beatrice è un volto noto del piccolo schermo e del teatro, il moderatore la presenta, fa la prima domanda e lei parte a ruota libera. Non ce n’è più per nessuno! Dopo un po&#8217; lei stessa dice che se non la fermano è capace di parlare per ore, proprio come è successo giorni prima in un istituto scolastico: un’ora e un quarto con gli studenti in rigoroso ascolto, rapiti dalle sue parole.</p>
<p>Anche noi siamo affascinati dal suo racconto. Non sono sempre in accordo con quello che afferma, ma sicuramente sono interessata. Qualcuno al mio fianco dice «Però, si sente che è una brava attrice. Fa le pause giuste, marca la frase dove serve con più enfasi, altre le sussurra. Fa le battute al momento giusto…». È vero: è una brava attrice, ma ora non sta recitando, sta condividendo con noi la sua vita perché il libro “Un cuore nuovo” racconta la sua vita. Una vita che non ti saresti mai aspettata. Di dolori forti, di scelte sbagliate che ti portano a sbandare. Così, mentre l’ascolti, inevitabilmente vai indietro nel tempo, a quando la vedevi in televisione e non ti saresti mai immaginata il dramma che stava vivendo. Non si è fatta mancare nulla, ad iniziare dall’aborto come scelta “consapevole”. Il dolore che si porta dentro Beatrice ha origini profonde. Siamo ai saluti, decido di acquistare il libro. Aspetto il mio turno per la dedica e per salutarla. Siamo l’una di fronte l’altra, ci guardiamo e sorridiamo per qualche secondo senza parlare. Sono i suoi occhi a farlo. Una sensazione strana, ma davvero bella. Non riesco a trattenermi e le dico: «Ciao Beatrice, ti conosco come attrice e ho ascoltato alcune tue interviste. I tuoi occhi parlano. Anche adesso!». Lei sorride, congiunge le mani e risponde: «Ti ringrazio tanto!».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>A cura di Paola Gallese</em></p>
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		<title>A Chieti una mostra iconografica dedicata alla storia di Chieti Scalo e del &#8220;Villaggio Celdit&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2025 07:40:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160;Chieti – Mercoledì 21 maggio, nel Salotto Culturale Art Abruzzo in via Tabassi 8 a Chieti, sarà inaugurata la mostra dal titolo: “Chieti Scalo: trasformazioni Mostra iconografica tra passato industriale e nuovi spazi culturali”. Un appuntamento che ha il supporto e il patrocinio del Lions Club Chieti “I Marrucini” e del Lions Club Chieti Host. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&nbsp;<img class="alignleft size-medium wp-image-11617" src="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/lelia-ranalletta-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/lelia-ranalletta-300x200.jpeg 300w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/lelia-ranalletta.jpeg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></strong>Chieti – Mercoledì 21 maggio, nel Salotto Culturale Art Abruzzo in via Tabassi 8 a Chieti, sarà inaugurata la mostra dal titolo: “<em>Chieti Scalo: trasformazioni Mostra iconografica tra passato industriale e nuovi spazi culturali</em>”. Un appuntamento che ha il supporto e il patrocinio del <strong>Lions Club Chieti “I Marrucini”</strong> e del <strong>Lions Club Chieti Host. </strong>L’evento inaugurale si terrà alle ore 18.00 con la conferenza dell’architetto Mauro Latini che, con le sue competenze e conoscenze, renderà più fruibile la visita della mostra.</p>
<p>Le didascalie, supportate dalle foto, analizzano l’evoluzione dello Scalo, nel tempo, da un insieme di piccole aggregazioni rurali con vocazione prevalentemente agricola a una graduale trasformazione in &#8220;città bassa&#8221;, porzione importantissima della realtà teatina e, rispetto alla parte &#8220;alta&#8221;, con un maggior potenziale espansivo e con migliori collegamenti. Questo decollo è stato possibile soprattutto grazie alla linea ferroviaria e, in prima istanza, ha portato a un forte sviluppo industriale e commerciale. Con la crisi industriale sono venute meno preziose fonti di crescita economica e, gradualmente, buona parte del prezioso tessuto industriale è stata smantellata.</p>
<p>La mostra pone il focus sulle vicende della Celdit, inizialmente fabbrica di Cellulosa poi convertita in cartiera: la prestigiosa Cartaria Abruzzese, purtroppo costretta dalla crisi a chiudere i battenti. Conseguentemente alla chiusura della Celdit è stato poi smantellato il &#8220;Villaggio Celdit&#8221;, l&#8217;insediamento abitativo operaio a essa collegato. Ne è derivata una vera e propria tragedia socioeconomica di centinaia di famiglie di operai, rimaste senza lavoro, senza casa e senza punti di riferimento. Questa vicenda, con la strenua volontà di operatori sociali e il grande coraggio dei cittadini coinvolti, ha portato a una graduale rinascita della zona, che trova ora il suo fulcro nel centro sociale Celdit e nella Biblioteca Bonincontro, che è in pieno e fiorente sviluppo.</p>
<p>«<em>Nel corso delle ricerche fatte lo scorso anno per approntare la parte didascalica della mostra iconografica &#8220;Chieti tra passato e futuro&#8221; ho preso coscienza dell&#8217;evoluzione e trasformazione di Chieti Scalo e, in particolare, dell&#8217;incresciosa vicenda della mitica Celdit, Cartaria d&#8217;Abruzzo, e del Villaggio Celdit, abitato dalle famiglie operaie della fabbrica la quale, dopo un&#8217;ascesa impetuosa e un periodo di grande produttività, è gradualmente andata alla deriva, in parte in modo inspiegabile, fino ad essere smantellata e, assieme all&#8217;omonimo Villaggio, ridotta in macerie. Quindi ho proposto a <strong>Gianni Ortolano</strong> di Fotoclub Chieti, che ha aderito con l&#8217;entusiasmo di sempre, di affiancarmi in questa nuova impresa. Le foto, tratte dall&#8217;archivio storico A.C. FOTOCLUB CHIETI, sono state realizzate dai soci e fotografi <strong>Maurizio di Federico e Mirella Guarnieri</strong>, ai quali va la mia profonda gratitudine per lo spirito di collaborazione e per l&#8217;alta qualità del materiale fotografico messo a disposizione</em>» ha commentato <strong>Lelia Ranalletta</strong>, coordinatrice dell’evento.</p>
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		<title>L’amore non è mai perfetto: il nuovo romanzo della giornalista Maria Orlandi</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2025 15:57:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[L'amore è una danza]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Orlandi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Una storia ambientata tra Milano, Lido di Camaiore e l’Abruzzo che racconta di famiglia, rapporti tossici e crescita personale. 
“L’amore non è mai perfetto” racconta, con la consueta ironia della scrittrice, la storia di un amore adulto, tra due persone che hanno già conosciuto le tempeste della vita e che non hanno ancora ritrovato la [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una storia ambientata tra Milano, Lido di Camaiore e l’Abruzzo che racconta di famiglia, rapporti tossici e crescita personale. </em></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11614" src="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Copertina-Lamore-non-è-mai-perfetto-188x300.png" alt="" width="188" height="300" srcset="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Copertina-Lamore-non-è-mai-perfetto-188x300.png 188w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Copertina-Lamore-non-è-mai-perfetto-768x1226.png 768w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Copertina-Lamore-non-è-mai-perfetto-642x1024.png 642w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Copertina-Lamore-non-è-mai-perfetto-700x1117.png 700w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Copertina-Lamore-non-è-mai-perfetto.png 1410w" sizes="(max-width: 188px) 100vw, 188px" />“L’amore non è mai perfetto” racconta, con la consueta ironia della scrittrice, la storia di un amore adulto, tra due persone che hanno già conosciuto le tempeste della vita e che non hanno ancora ritrovato la serenità di un porto sicuro.</p>
<p>Al centro della narrazione ci sono i protagonisti: Caterina e Alberto, ma anche il piccolo Giacomo.</p>
<p>Caterina ha lasciato tutto per fuggire dalla più grande umiliazione della sua vita. Si è trasferita a Milano un mese prima di Natale, è sola e sente la mancanza della sua famiglia.</p>
<p>Alberto cresce da solo un bambino, Giacomo, dopo che Francesca li ha abbandonati per cercare se stessa e fuggire dalle responsabilità. Torna ogni tanto, per tormentarli, e lui cede per il bene e la serenità del figlio nella speranza di mantenere un rapporto tra i due.</p>
<p>Caterina e Alberto si conoscono per caso, mentre sono alla ricerca di un Albero di Natale, ma non sanno che quello sarà solo il primo degli incontri che il destino ha pianificato per loro.</p>
<p>Seguendoli, attraverso le difficoltà di una storia apparentemente nata sotto una cattiva stella, li vedremo compiere un viaggio di crescita che li condurrà a liberarsi l’una dei pregiudizi e l’altro delle catene di un amore tossico.</p>
<p>Una storia leggera e profonda insieme, da leggere tutta d’un fiato fino all’ultima pagina e con una sorpresa “nascosta” per chi già ha avuto modo di apprezzare i romanzi di Maria Orlandi.</p>
<p><strong><em><u>&nbsp;</u></em></strong></p>
<p><strong><em><u>Sinossi</u></em></strong></p>
<p>Andare a Milano le era sembrata una buona idea. Cambiare casa, lavoro, città e allontanarsi da tutto ciò che potesse ricordarle il momento più umiliante della sua vita. Una fuga? Forse. Ma chi poteva giudicarla? Di sicuro non Giorgio, con tutte le sue insicurezze. Anche se – e questo Caterina non poteva negarlo – ora che si avvicinava il periodo delle Feste sentiva più forte la mancanza della sua famiglia e della sua migliore amica.</p>
<p>Erano stati mesi duri per Alberto: l’infarto del padre aveva rappresentato un imprevisto difficile da gestire a centinaia di chilometri di distanza, ma il Dottor Thomas Parinoci aveva rimesso a nuovo il cuore del suo vecchio e ora non restava che riprendere le fila del lavoro e trovare un Albero per Giacomo, suo figlio, il suo tutto. Soltanto suo, però, da quando Francesca aveva deciso di sentirsi stretta nel ruolo di madre e di moglie e se ne era andata. Tornava, di tanto in tanto, per tormentarli, e lui cedeva, per il bene di Giacomo.</p>
<p>Il giorno in cui Caterina e Alberto inciampano l’una nella vita dell’altro hanno entrambi perso fiducia nell’amore. Eppure il destino disegna le sue trame senza chiedere le nostre opinioni. Tra equivoci, ostacoli, paure e convinzioni da scardinare le loro strade si intrecciano, i loro passi inciampano, gli sguardi si rialzano per incontrarsi di nuovo. È la vita, è l’amore. E non c’è nulla di perfetto in tutto questo, perché non esiste una forma preconfezionata di felicità. Ognuno deve trovare la sua.</p>
<p><strong>&nbsp;</strong></p>
<p><strong><em><u>Biografia dell’autrice</u></em></strong></p>
<p>Maria Orlandi, nata a Pescara nel 1978, è laureata in Scienze della comunicazione e iscritta all&#8217;Ordine dei giornalisti d&#8217;Abruzzo. Dal 2006 lavora come giornalista e ufficio stampa libero professionista, collaborando con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali. Ama la musica, i romanzi di Jane Austen (e non solo), le commedie romantiche e il <em>lieto fine</em>. Ha già pubblicato il libro di poesie dal titolo <em>Un cuore tra gli altri</em> e i romanzi <em>Non è mai tardi per un sogno</em>, <em>L’amore è una danza</em> e <em>Tutte le volte che avrei voluto odiarti</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.instagram.com/mariaorlandiautrice"><strong>https://www.instagram.com/mariaorlandiautrice</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Screening audiometrici gratuiti in piazza a Chieti con UditoItalia Onlus”, Lions Club Chieti Host e Lions Club Chieti “I Marrucini”</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2025 09:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[lions club chieti host]]></category>
		<category><![CDATA[Lions club Chieti I Marruccini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[uditoitalia]]></category>

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		<description><![CDATA[Chieti – Domenica 4 maggio, in Largo Martiri della Libertà a Chieti, si è svolto l’evento “Prevenzione insieme” organizzato da Lions Club Chieti Host e Lions Club Chieti “I Marrucini”.
Dalle 10 alle 13, la cittadinanza ha potuto effettuare prove audiometriche gratuite in collaborazione con l’Associazione “UditoItalia Onlus”, alla presenza del professor Giampiero Neri, socio del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11611" src="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Chieti-prove-audiometriche-lions-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Chieti-prove-audiometriche-lions-300x225.jpeg 300w, https://abruzzoinarte.it/wp-content/uploads/2025/05/Chieti-prove-audiometriche-lions.jpeg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Chieti – Domenica 4 maggio, in Largo Martiri della Libertà a Chieti, si è svolto l’evento “Prevenzione insieme” organizzato da Lions Club Chieti Host e Lions Club Chieti “I Marrucini”.</p>
<p>Dalle 10 alle 13, la cittadinanza ha potuto effettuare prove audiometriche gratuite in collaborazione con l’Associazione “UditoItalia Onlus”, alla presenza del professor Giampiero Neri, socio del Lions Club Chieti Host, specialista in Otorinolaringoiatria e membro del Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio”.</p>
<p>La partecipazione dei cittadini è stata numerosa e interessata, confermando l’utilità e la necessità di opportunità di screening di questo genere.</p>
<p>«<em>Siamo molto soddisfatti per questo ulteriore momento di unione e coesione tra i Club in occasione di un evento al servizio dei cittadini</em>» hanno commentato il presidente Lions club Chieti Host, <strong>Luca Cipollone</strong>, e la presidente Lions club Chieti I Marrucini, <strong>Cristina Nudi</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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