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	<title>AcomeAdamo</title>
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	<description>che volete che vi dica</description>
	<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 16:48:20 +0000</pubDate>
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		<title>contiene poche cose e qualche sicché</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 13:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>

		<category><![CDATA[napoli napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi avevano dato l&#8217;angolo opposto alla porta, sicché avevo solo una persona accanto. Tutto quello che dovevo fare era dormire, al massimo potevo contare le macchie di umido sulle pareti. Accanto a me, quell&#8217;altro si era portato un libro e leggeva col fianco dall&#8217;altra parte. Presi sonno tardi, con l&#8217;odore della muffa, le ombre sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi avevano dato l&#8217;angolo opposto alla porta, sicché avevo solo una persona accanto. Tutto quello che dovevo fare era dormire, al massimo potevo contare le macchie di umido sulle pareti. Accanto a me, quell&#8217;altro si era portato un libro e leggeva col fianco dall&#8217;altra parte. Presi sonno tardi, con l&#8217;odore della muffa, le ombre sul soffitto, gli altri ragazzi che parlavano sottovoce.</p>
<p>Era il 12 di gennaio e l&#8217;aria era bianca davanti a ogni bocca. Ragazzine coi capelli rossi saltavano a piè pari, magri bimbi con ciuffi castani strappavano foglie dai rami più bassi. La cerimonia fu brevemente interminabile. La voce di quell&#8217;uomo piacque a tutti quanti. Mi avevano fatto sedere all&#8217;estremità della panca, sicché avevo solo una persona accanto. Potevo contare le candele accese ai piedi di una santa sofferente, al massimo ascoltare in silenzio.</p>
<p>I giochi terminarono con un pareggio tra i maschi, mentre a vincere fu una ragazzina con le guance rosse e il sorriso con le gengive. Il presepe non l&#8217;avevano ancora smontato. Potevamo pranzare nel refettorio, bastava che facessimo attenzione a lasciare tutto così come l&#8217;avevamo trovato. Ci toccò la panca più interna, che quasi sfiorava il crocifisso di legno. Faceva passare la fame. Le altre panche intonarono una specie di inno, noi il nostro non l&#8217;avevamo. Io mangiavo il mio panino sulla sedia all&#8217;angolo, sicché avevo solo una persona accanto. Potevo seguire i motivi sul pavimento, al massimo guardare la pianta di limone dalla grata di fronte.</p>
<p>Ci vennero a prendere i grandi con le loro macchine. In quella che capitò a me parlavano tutti, anche al semaforo. C&#8217;era un ingorgo davanti all&#8217;Albergo dei Poveri, con le scale piene di polvere e i muri opachi e vecchi. Nessuno scendeva e nessuno saliva. Gli altri in macchina non lo notarono neanche un secondo. Mi misi a pensare di salire quelle scale, di scenderle, di salirle un&#8217;altra volta. Si appannò il finestrino e cominciarono a fare due gocce di pioggia.</p>
<p>Seguii una goccia scorrere lentamente. Si unì a quella sotto, poi fu spinta verso sinistra e si fuse a quell&#8217;altro fiumicello di gocce, poi sparì. Gli altri nella macchina ridevano, io guardai la pioggia scendere per mille e mille gocce.</p>
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		<title>contiene un sacco di doppioni</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 14:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>

		<category><![CDATA[meno trenta uguale dieci]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; passato il carretto che vende il pane e sono sceso io a comprarne una palatella, che oggi non sono andato a scuola, c&#8217;era la disinfestazione. Il portiere stava raccogliendo le foglie con la scopa di saggina e ogni tanto buttava l&#8217;occhio al cancello, con la gente che andava e veniva dal dottore.
Le rose si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; passato il carretto che vende il pane e sono sceso io a comprarne una palatella, che oggi non sono andato a scuola, c&#8217;era la disinfestazione. Il portiere stava raccogliendo le foglie con la scopa di saggina e ogni tanto buttava l&#8217;occhio al cancello, con la gente che andava e veniva dal dottore.</p>
<p>Le rose si sono tutte rinsecchite, e spesso ci buttiamo i Super Santos sopra e si schiattano, così dobbiamo andare dal tabaccaio per comprarcene uno nuovo. Coi soldi di resto prendiamo pure qualche bustina di figurine. Ho un mazzetto grosso così di doppioni, me ne mancano 8 e non vogliono uscire.</p>
<p>L&#8217;altro ieri a scuola ci hanno portato l&#8217;album dei personaggi storici e la signorina ha dovuto interrompere la lezione, stava spiegando il Benelux. Lo vorrei fare, ma forse è meglio finire prima questo qua.</p>
<p>E&#8217; caduto un panno alla signora del secondo piano. Mo&#8217; ce lo porto, che sta di casa sopra di noi. Quando la scuola è chiusa abbiamo un sacco di tempo per giocare, fa pure assai freddo e ci dobbiamo mettere nell&#8217;androne delle scale, se viene a piovere, però poi viene il portiere e s&#8217;incazza con noi, che dice che sporchiamo. Allora ce ne andiamo a casa oppure nel cortiletto piccolo a giocare a campana.</p>
<p>La buca della posta è sempre scassata. La nostra è l&#8217;unica così, ma nessuno ci dice mai niente. Ormai ho imparato a non salire le scale con la mano sulla ringhiera, che ci sputano sopra. Dopo mangiato mi finisco di leggere il Topolino, sennò magari faccio la gara delle copertine più belle, che mi piace.</p>
<p>Il pane è ancora caldo, quasi quasi me ne smozzico un pezzo.</p>
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		<title>contiene odori ma niente basilico</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 10:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Arrivi e partenze]]></category>

		<category><![CDATA[io mi fermo qui]]></category>

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		<description><![CDATA[Allora io mi andai a sedere e vicino a me c&#8217;era un vecchio che puzzava di armadio. La ragazza di fronte si era messa la frutta fresca sotto al naso e la sniffava con gli occhi al cielo, col libro si sventolava per passare l&#8217;aria impestata al tizio con il word acceso su una carta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allora io mi andai a sedere e vicino a me c&#8217;era un vecchio che puzzava di armadio. La ragazza di fronte si era messa la frutta fresca sotto al naso e la sniffava con gli occhi al cielo, col libro si sventolava per passare l&#8217;aria impestata al tizio con il word acceso su una carta intestata. Lo scompartimento era pieno come Gallipoli a Ferragosto, e se pure pensavi di cambiare posto neanche in piedi te la potevi fare, perché i tedeschi avevano riempito di zaini il corridoio e uno si era pure tolti i sandali. Quando il capotreno fischiò, la ragazza fece un sospiro complice e io la volevo pure prendere in simpatia, ma stava leggendo Baricco, e così decisi di non darle confidenza.</p>
<p>Arrivati a Lambrate i tedeschi si guardarono in giro per capire in quale scorcio d&#8217;Italia si trovavano. Videro solo gente sudata e palazzi verdi. Nessuno si alzò dal suo posto e così rimasero a custodia dei propri zaini, con i peli biondi delle cosce che parevano piste d&#8217;atterraggio per zanzare. Il vecchio si raschiò la gola e la ragazza prese Baricco e se lo mise davanti agli occhi per attutire il colpo. Il tizio col word digitava coi due indici battendo la barra spaziatrice come una sentenza della corte di cassazione. Il vecchio si sistemò il pantalone e rimase con i palmi delle mani poggiati sulle due ginocchia, tipo la Sfinge. Io sedevo in italic con la testa nel corridoio, pregando che il tedescotto non sterzasse a destra bruscamente.</p>
<p>Rogoredo invece era tutta giallina e il sole martellava. C&#8217;era una, un paio di tedeschi più in là, che parlava al telefono con il fidanzato e diceva: &#8220;ma sì ma sì&#8221;. Poi si sistemava la ciocca dietro il padiglione auricolare e diceva &#8220;ma sì ma sì&#8221;. Il vecchio con un po&#8217; di fortuna forse sarebbe morto prima di arrivare a Lodi, e l&#8217;avremmo buttato dal finestrino. Sotto sotto il tizio del word poteva anche avere braccia muscolose, e la ragazza coi pezzi di mela non aspettava altro. Un tedesco si era seduto su una pila di sacchi a pelo e tra i suoi occhi e i miei occhi pareva l&#8217;annunciazione del Beato Angelico.</p>
<p>Quando il treno arrivò a Lodi era finita tutta la frutta, e pure tutte le tic-tac. Il word aveva chiuso i segreti nella valigetta e sfogliava delle fotocopie con aria saputa. Il vecchio teneva le mani sulle cosce e la faccia rivolta al finestrino, da dove si vedeva solo campagna e i tralicci dell&#8217;enel. Qualcuno scese, per grazia di Dio, così un paio di tedeschi presero posto. Non salì nemmeno un cinese nello scompartimento, e dietro di noi avevano aperto i finestrini per cambiare l&#8217;aria. Passò il controllore e timbrò tutti i biglietti. Secondo me neanche guardava il timbro, lui cliccava e basta. I tedeschi prendevano il passaggio del controllore con aria assai solenne, e mentre quello faceva i buchi loro stringevano il culo sperando di essere in regola. Quando lui poi passava oltre con un grazie loro facevano un cenno con la testa, poi si rilassavano e si accasciavano sugli zaini o sui seggiolini. Il vecchio cacciò il biglietto dalla tasca insieme all&#8217;odore della solfatara di Pozzuoli.</p>
<p>A Piacenza la ragazza aveva preso in odio pure Baricco. Aveva adocchiato un posto dall&#8217;altra parte, dove se ne era sceso un ragazzetto dalle braccia lunghe. Sicuramente sarebbe stato meglio di quella fogna del vecchio, se non fosse che i due mustafà avevano incrociato i piedi nell&#8217;incavo tra le poltroncine formando una croce di sant&#8217;Andrea noncuranti del tedesco con gli occhiali. Con un po&#8217; di fortuna però sarebbero scese anche quelle tre cretine che ridevano da Casalpusterlengo, e lì era rimasto solo il ciccione col Diabolik. Seguendo i spostamenti dei suoi occhi, avevo capito che la salvezza era a portata di mano, e quando la ragazza si alzò in piedi tenni le mani in tensione sui braccioli, pronto a seguirla. I tedeschi superstiti erano stati più agili, tuttavia, e si erano impadroniti dei posti delle tre cretine con una veemenza che non ammetteva repliche. Sgombrato il corridoio dagli zaini più mastodontici, ora nello scompartimento si sentiva solo di tanto in tanto: &#8220;ma sì ma sì&#8221;.</p>
<p>Fiorenzuola arrivò che la nostra resistenza era al limite. Avevo sniffato tutta la colla del Focus Extra e sapevo a memoria quanti giornali impilati ci vogliono per arrivare fino alla Luna, quand&#8217;ecco che il word si alzò e scese dal treno, liberando il posto di fronte al vecchio. La sorpresa fu enorme, anche perché ora il vecchio si sentì legittimato a sgranchirsi le gambe. La ragazza di fronte a me aveva retto fino ad allora, ma il colpo fu troppo, e le sue labbra articolarono un flebile &#8220;aiuto&#8221; che mi stampò il sorriso sul volto. Posò Baricco sul sediolino e alzandosi mi disse: &#8220;mi guarda la borsa per favore? vado un attimo in cerca del bagno&#8221;. Io accennai che sì l&#8217;avrei fatto, e sgranchii le mie cosce, i peli castani, non biondi.</p>
<p>A Fidenza la ragazza tornò a prendere i suoi oggetti personali e se ne andò. La vidi con la coda dell&#8217;occhio sedersi in fondo alla carrozza, lontano dall&#8217;inferno olfattivo. In effetti ora i posti c&#8217;erano e potevo salvarmi a mia volta. Un po&#8217; mi dispiaceva separarmi dai tedesconi, ma decisi che dovevo a me stesso almeno dieci minuti di tregua, perciò mi scelsi un posto in finestrino, dove in diagonale c&#8217;era uno di quelli con la camicia bianca che ti recita la Bibbia a memoria. L&#8217;aria si era un po&#8217; rinfrescata, e quando il treno ripartì mi venne pure voglia di chiudere gli occhi cinque minuti, ma ormai ero quasi arrivato, e mi limitai a guardare i campi coltivati e le macchine che scaricavano fuori dai casolari.</p>
<p>Arrivai a Parma pure quella volta lì. Il giornale lo dimenticai volutamente sul treno, volevo le mani libere, per una volta che viaggiavo senza niente. I tedeschi proseguivano, facile che andavano a prendere la coincidenza a Bologna. La ragazza con Baricco si era appisolata con la testa a pochi centimetri da una pratica donna con un completino a fiori che spuntava checklist con aria consapevole. Aveva un deodorante delicato. Dal binario 2 il convoglio ripartì con tutti i suoi zaini e i suoi sandali e io buttai i biglietti nel cestino, per farmela poi a piedi a casa. Mi chiamò mio fratello per sapere se ero già arrivato e senza volere gli risposi &#8220;ma sì ma sì&#8221;.</p>
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		<title>contiene un barista, ma non è lui il protagonista</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 15:06:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Arrivi e partenze]]></category>

		<category><![CDATA[forse 97 o forse 130]]></category>

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		<description><![CDATA[Sinceramente non lo so se passarono 90 anni o 120, perché questo nessuno me l&#8217;ha detto. So solo che quando il vecchio si alzò dal letto, disse che si sentiva benissimo e che voleva tornare a casa. La dottoressa non credeva a una sola parola dell&#8217;infermiera e disse che questi scherzi alle 3 di notte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinceramente non lo so se passarono 90 anni o 120, perché questo nessuno me l&#8217;ha detto. So solo che quando il vecchio si alzò dal letto, disse che si sentiva benissimo e che voleva tornare a casa. La dottoressa non credeva a una sola parola dell&#8217;infermiera e disse che questi scherzi alle 3 di notte l&#8217;avrebbe fatta licenziare, ma l&#8217;infermiera disse che sarebbe stata licenziata lei se non l&#8217;avesse creduta e così la dottoressa aprì la porta della stanza 26 e il vecchio era lì affacciato alla finestra che guardava il parcheggio dell&#8217;ospedale con le macchine una accanto all&#8217;altra, le bianche spiccavano in mezzo al buio, insieme ai moschini sul lampione.</p>
<p>La dottoressa voleva fare i suoi controlli, ma il vecchio disse che avrebbe volentieri fatto due passi nel cortile, anche subito, perché non vedeva la luce della notte da 80 anni, o forse 115. Ma questo non l&#8217;ho capito bene. Scese le scale con il piede destro davanti e arrivò nel cortile, con l&#8217;ambulanza parcheggiata, il segnale che diceva &#8220;terapia intensiva&#8221; e un&#8217;aiuola con i ciuffi gialli che spuntavano dalla terra bagnata, che era venuto a piovere tutto il giorno.</p>
<p>Il vecchio andò dal lato opposto al segnale, e si fece tutto il vialone. Passò una sola macchina e per un secondo i fari gli fecero infiammare le pupille. Alla fine del vialone c&#8217;era l&#8217;indicazione per l&#8217;uscita, e il vecchio aveva le cosce che scattavano come a 15 anni, quando avevano fatto a gara a chi arrivava prima sotto casa di Marina. Per strada c&#8217;erano un sacco di luci bianche e colorate. Nel chioschetto c&#8217;era appesa una ragazza che diceva che il 15 dicembre bevevano tutti gratis. Il vecchio aveva gli occhi lucidi come quella volta che gli sbagliarono cocktail, e Marina si era messa a ridere sputando il suo sul tavolino.</p>
<p>La chiesetta suonò 4 volte la campana. Il vecchio riconobbe la strada e iniziò a correre piano piano, col cuore che sbatteva mille volte. Più correva e più si sentiva bene. Stringeva i pugni così forte che le unghie scavavano i segni nei palmi. Attraversò la piazza senza macchine che gli sembrava di volare, e gli scesero le lacrime agli occhi per la contentezza. C&#8217;erano gli stessi palazzi e le stesse piante, gli stessi portoni, e forse la stessa gente dietro alle finestre. Quando arrivò sotto casa, rideva e piangeva: sul citofono c&#8217;era scritto il nome suo e quello di Marina.</p>
<p>Bussò piano piano, poi più forte, e fece due passi indietro alzando la testa al secondo piano. Marina chiese chi è dal citofono, e lui urlò il nome, allora Marina si affacciò al balcone e lo vide che era lui e rimase con gli occhi di fuori e le mani sulla faccia. Lo chiamò col punto interrogativo e lui rideva e piangeva mille volte. Salì le scale a quattro a quattro e la trovò sulla soglia con le braccia davanti al corpo, che lo volevano abbracciare. &#8220;Marina! Sono tornato! Sono tornato a casa! Sono tornato a casa! Sono tornato a casa!&#8221;</p>
<p>Non so cosa rispose Marina, perché non me l&#8217;hanno mai detto, e perché non me lo so neanche immaginare.</p>
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		<title>Contiene la tendina a fiori, ma non pacchiana, e Mimmo</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 16:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<category><![CDATA[a fiorellini delicati]]></category>

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		<description><![CDATA[Mimmo gli cadono le cose da mano ogni mattina appena si sveglia. Lui lo sa, però lo stesso piglia i calzini da terra, gli cadono, se li mette e poi si alza. Se ne va di là ad accendere i fornelli con la macchinetta già fatta la sera prima, apre la finestra e si accende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mimmo gli cadono le cose da mano ogni mattina appena si sveglia. Lui lo sa, però lo stesso piglia i calzini da terra, gli cadono, se li mette e poi si alza. Se ne va di là ad accendere i fornelli con la macchinetta già fatta la sera prima, apre la finestra e si accende la sigaretta che l&#8217;aria gelata gli entra tra i peli del petto. Il bicchierino gli cade da mano e lui lo piglia, vede se si è scardato, lo rimette a posto e si beve una macchinetta intera, senza zucchero. Poi se ne va a preparare, e non si sono ancora fatte le 6.</p>
<p>Attraversa il vialone che il cielo è ancora più nero che celeste, e fa un cenno allo spazzino che soffia le foglie con il tubo pieno d&#8217;aria. La signora con le stampelle sta dietro alla tendina a fiori, che guarda per strada se qualcuno passa, e Mimmo è sempre lui che passa alle 6. La signora lo guarda con la stessa faccia del giorno prima, e con la stessa faccia del giorno dopo. Il primo pullman si ferma al primo semaforo senza nessuno dentro. L&#8217;autista c&#8217;ha gli occhi concentrati e il pizzetto che gli sta a crescere un&#8217;altra volta.</p>
<p>Mimmo gli piace sempre assai quando passa vicino alle villette. La gente lì dentro dorme fino a tardi, e rimangono solo i cani a girare in cerchio in mezzo ai cortili di marmi e di piante rachitiche. Uno c&#8217;ha il muso tra le sbarre del cancello e aspetta tutto il giorno. Lo guarda aprendo le narici e scodinzolando lento lento, senza speranza.</p>
<p>Ormai Mimmo ha preso calore, e comincia a correre. Lo deve fare, o sennò gli scoppia il cuore in mille pezzi. Le scarpe sono quelle buone, la tuta è quella buona, i guanti sono quelli buoni. Sono le cosce, che non sono più quelle buone. Corre lo stesso e non guarda in faccia a nessuno. Se gli escono le lacrime agli occhi dà la colpa al freddo. L&#8217;aria si congela davanti al naso e lui corre davanti a quell&#8217;altra aria. Il cielo è più celeste che nero quando ha finito il giro intero.</p>
<p>Respira forte Mimmo, e cammina piano, che la giornata è lunga assai. Tutto quello che deve fare è campare fino a domani, e se Dio vuole correre un altro giro, per la stessa strada, davanti alle stesse facce, con le stesse cosce, gli stessi pensieri, ma senza stampelle. Raccoglie i guanti che gli sono caduti a terra e se ne torna a casa: per lui è già sera.</p>
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		<title>contiene un accenno a un cenno</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Arrivi e partenze]]></category>

		<category><![CDATA[almeno lei]]></category>

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		<description><![CDATA[E dunque si voltò più con gli occhi che con la testa, sorrise dall&#8217;interno delle guance e poi aprì il portoncino di casa, lasciando che svanisse anche questa possibilità. Faceva freddo fuori, faceva freddo in casa. Dalla finestra si vedevano passare le auto in processione, e il semaforo che ripeteva la stessa litania. Sul divano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E dunque si voltò più con gli occhi che con la testa, sorrise dall&#8217;interno delle guance e poi aprì il portoncino di casa, lasciando che svanisse anche questa possibilità. Faceva freddo fuori, faceva freddo in casa. Dalla finestra si vedevano passare le auto in processione, e il semaforo che ripeteva la stessa litania. Sul divano c&#8217;erano i tre cuscini colorati, un semaforo pure quello, che indicava sempre il rosso.</p>
<p>Quell&#8217;altro aggiustò lo specchietto retrovisore, mise in moto e poi partì più lento che riusciva. Fermo all&#8217;incrocio, dallo specchietto vide accendersi una luce giallina dietro una tenda, dietro una finestra. Una sagoma apparve, scomparì. Al verde svoltò a sinistra, la sera era fredda, l&#8217;auto pure fredda. Fece il viale più veloce che riusciva, prese la curva con rabbia, si fermò per lasciar passare una vecchia col cane.</p>
<p>La vecchia aveva chiamato il cane Charlie. Charlie preferiva il muretto della villa coi glicini, la vecchia doveva invece attraversare. La conosceva il meccanico e quindi la salutò, la conosceva il materassaio e quindi la salutò, la conosceva il falegname e quindi la salutò. Charlie scodinzolava piano. La vecchia strinse il pugno dentro il guanto, prese il guinzaglio con l&#8217;altra mano, sorrise a Charlie e sorrise al falegname.</p>
<p>In bottega entrò la signora che aveva chiesto quelle due cornici. Aveva una strana fantasia a fiori sui vestiti, come forse negli anni &#8216;40. I suoi gioielli erano squadrati e d&#8217;oro giallo, come forse negli anni &#8216;80. Il sorriso era triste, con la bocca all&#8217;ingiù. Guardò le cornici, le erano piaciute. Erano belle, le erano piaciute. Le avrebbe messe in sala, e avrebbe comprato un vaso nuovo. Uscì dalla bottega col suo sorriso all&#8217;ingiù, l&#8217;anello al medio brillò per un momento come fosse in pieno sole. Tornò a casa contenta.</p>
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		<title>contiene milioni, miliardi, triliardi di fiori bellissimi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 19:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<category><![CDATA[non m'ama]]></category>

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		<description><![CDATA[La panchina era piena di sole e il legno scottava. Il vecchio chiuse gli occhi e riposò. Gli alberi nel calore del mezzogiorno fluttuarono come steli di erbetta fresca ai bordi di un ruscello, gli insetti intonarono la loro serenata ai piccoli fiori socchiusi, ai piccoli fiori timidi e ai piccoli fiori pieni del profumo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La panchina era piena di sole e il legno scottava. Il vecchio chiuse gli occhi e riposò. Gli alberi nel calore del mezzogiorno fluttuarono come steli di erbetta fresca ai bordi di un ruscello, gli insetti intonarono la loro serenata ai piccoli fiori socchiusi, ai piccoli fiori timidi e ai piccoli fiori pieni del profumo dei sogni che non si sono ancora avverati. Il vecchio riposò mentre il cielo sopra di lui diventava un mare calmo e profondo mille kilometri e forse diecimila. Sentì il calore tra le rughe del volto, il sudore sul collo, il richiamo dei grilli, il fruscio dei cespugli. Sorrise e dormì sulle assi calde e segnate dai nomi di cento e più innamorati. Fluttuò tra gli alberi e insieme a loro, e andò via.</p>
<p>Vide i campi squadrati con le righe che affondavano nel terreno, i segni delle strade ferire l&#8217;armonia dei solchi, vide i binari sottili come graffi di carta e piccoli pozzi solitari e dimenticati, vide rocce pallide e alberi morti, macchie buie e fiumi fangosi, vide case, altre case, tetti, altri tetti, e vide prati con piccole margherite, sfrontati papaveri, cardi ai bordi dei marciapiedi e delicate malve. Ricordò le scarpe dei giorni di festa, la moneta nascosta sotto il sasso, il suono delle campane e l&#8217;odore della nonna. Si avvicinò alle margherite e ne raccolse una, strappandone un petalo meccanicamente.</p>
<p>Il sole era più vicino, più in alto, era solo per lui. Splendeva sulla piccola margherita rendendola brillante come oro fuso. Strappò il secondo petalo e si alzò il vento. Gli alberi, feriti, ulularono su di lui, facendolo rabbrividire. Una goccia di sudore gli cadde dalla fronte. Il vecchio aprì gli occhi da dentro le palpebre. Macchie rosse pulsavano su uno sfondo nero, diventarono color fuoco, poi arancioni. Piccoli raggi scuri lottavano per farsi strada al centro e una fiamma incandescente mandava le sue vampate verso l&#8217;esterno. Sparirono le margherite, le case, i tetti e i piccoli pozzi solitari. Aprì gli occhi.</p>
<p>Due innamorati erano sdraiati sull&#8217;erba e prendevano il sole tenendosi per mano, senza stringersi le mani. Le mosche ronzavano accanto ai loro indumenti. Una mamma sfogliava una rivista mentre la bimba faceva un piccolo mazzetto di fiorellini gialli. Due ragazzi si bagnavano i polsi alla fontanella e dietro gli alberi, in lontananza, una donna stendeva le lenzuola al balcone. Il vecchio sì alzò lentamente, e lentamente si incamminò verso casa. Nessuno badò a lui, nessuno gli rivolse la parola, nessuno si sarebbe ricordato di lui. Entrò in casa, e si chiuse la porta alle spalle.</p>
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		<title>contiene fino al giorno 8</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 11:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<category><![CDATA[come buttare le vecchie sim]]></category>

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		<description><![CDATA[In effetti erano già passati tre giorni e non era successo niente di niente di quello che aveva previsto. Non aveva avuto voglia di chiamare, né il telefono era squillato. Certo, aveva pensato di staccarlo ma poi si era detto se lo faccio nessuno mi può rintracciare (nella mente lui non usava i congiuntivi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In effetti erano già passati tre giorni e non era successo niente di niente di quello che aveva previsto. Non aveva avuto voglia di chiamare, né il telefono era squillato. Certo, aveva pensato di staccarlo ma poi si era detto se lo faccio nessuno mi può rintracciare (nella mente lui non usava i congiuntivi e non badava ai verbi) così pensò ora lo lascio così com&#8217;è e se squilla squilla. Però il telefono non squillava e intanto lui aveva altro da fare, e questo per tre giorni, uno, due e tre,</p>
<p>anche se nel giorno 3 poi lo chiamò una tipa che vendeva tappeti e che si era mostrata interessata al fatto che lui non volesse tappeti, aveva detto una cosa tipo buongiorno la chiamo per conto della nonsocosa per comunicarle che c&#8217;è un&#8217;offerta che non può perdere per un tappeto di qualità e quando era arrivata all&#8217;incirca a &#8220;&#8230;eto di qua&#8230;&#8221; lui aveva detto che no scusi ma i tappeti niente grazie e la signorina aveva detto ma davvero? con tre punti interrogativi e provava a non mollare l&#8217;osso senonché lui riattaccò che doveva girare la pasta sul fuoco.</p>
<p>Il giorno 4 fu abbastanza anonimo, una volta prese il cellulare in mano per rileggere i vecchi messaggi, in cui c&#8217;erano un po&#8217; troppi punti e virgola a fare l&#8217;occhiolino e così si sentì stupido perché troppi occhiolini non sono un flirt, non sono una complicità ma sono tipo quelle foto delle labbra socchiuse con la fragola in mezzo e il rossetto sfolgorante. Non era stagione di fragole, ma almeno nessuno tentò di vendere qualche confezione da 12 di vini bianchi.</p>
<p>Il giorno 5, e a questo punto avete capito che ogni paragrafo è un giorno, il giorno 5 era per fortuna sabato e il sabato se ne andava in palestra giusto perché ormai la tessera ce l&#8217;aveva. Il tizio che sollevava il triplo dei suoi pesi non c&#8217;era e forse era già andato via. Si rese conto che trovava rassicurazione a vedere il tizio allo stesso momento, non riuscendo a capire il motivo di questa cosa. Così intanto che sudava la mente si impuntò sul fatto che andare in palestra senza il tizio che solleva i pesi lì davanti non era la stessa cosa. Non appena il tizio entrò ecco che uno gli disse ciao Max e da tizio diventò Max. Non era la stessa cosa sudare davanti a Max che davanti &#8220;al tizio&#8221;. Improvvisamente decise che dopotutto non gliene fregava niente.</p>
<p>Il giorno 6 si era scordato che il telefono non aveva dato segnali. In realtà ora non aveva più nessuna speranza e manco ci restava male di non avere più nessuna speranza. Così il telefono squillò e lui pensò di non rispondere. Poi però squillò una seconda e una terza volta(quella suoneria maledetta ora ne era certo l&#8217;avrebbe cambiata), e insomma alla quarta volta disse ohi ciao, con il punto esclamativo, ma uno abbastanza piccolo. Quello di là disse la cosa più odiosa da dire e cioè non ti sei fatto più sentire, e quindi non occorre che io vi dica che esito ebbe la conversazione. Però voi dal titolo sapete che i giorni sono 8. Visto che il clou sarebbe stata questa telefonata, e che la telefonata di fatto è stata una schifezza, senza esitazione passerei a dirvi cosa accadde il giorno 7.</p>
<p>Il giorno 7 cancellò tutti i numeri di telefono odiosi dalla rubrica. Non sembrava, ma ce ne stavano parecchi di numeri odiosi. Certi, in effetti, più che odiosi ormai inutili. C&#8217;era il numero dell&#8217;antennista che venne a mettere la parabolica quando abitava nell&#8217;altro quartino. C&#8217;era il numero della cugina di Mimmo che una volta Mimmo disse chiama sul cellulare di mia cugina intanto che il mio l&#8217;ho perso, c&#8217;era il numero dei taxi di Milano quella volta che era andato a Milano e aveva memorizzato il numero di taxi, e perciò cancellò tutti i numeri odiosi.</p>
<p>Il giorno 8 il telefono squillò di un numero SCONOSCIUTO. Quand&#8217;è così, uno risponde e basta, anche se è il giorno 8 e anche se può essere che sia un numero odioso ormai cancellato. Disse pronto e quell&#8217;altro disse &#8220;ti volevo chiedere scusa&#8221;. Io nella mia mente lo so cosa rispose, però d&#8217;altra parte il racconto è finito, perché il titolo parla chiarissimo, e quindi pure senza leggere il tabulato secondo me possiamo mettere il punto qui: .</p>
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		<title>Contiene tre foglie, un libro, dei gomiti</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 16:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Arrivi e partenze]]></category>

		<category><![CDATA[su quella panchina]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;erano 1 2 3 foglie sull&#8217;albero e basta. Non si capiva come mai non fossero cadute, perché era certo che non potessero essere cresciute da sole dopo che tutte le altre erano cadute. Una due e tre su tre rami lontani, col venticello fresco che le sbatteva da tutte le parti senza riuscire a strapparle. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;erano 1 2 3 foglie sull&#8217;albero e basta. Non si capiva come mai non fossero cadute, perché era certo che non potessero essere cresciute da sole dopo che tutte le altre erano cadute. Una due e tre su tre rami lontani, col venticello fresco che le sbatteva da tutte le parti senza riuscire a strapparle. Era una cosa che poteva rimanere a guardare anche per ore, perché nel caso in cui poi una delle tre foglie fosse caduta quel momento non se lo voleva perdere.</p>
<p>Certo, magari poi cadeva proprio mentre tornava a casa oppure durante la notte, o forse non sarebbe caduta nessuna foglia e sarebbe rimasto lì a guardarle tutte e tre con gli occhi sbarrati per non perdersi nessun momento. Quando era entrato nel parco quell&#8217;albero non si vedeva, dal cancello cioè, non si vedeva da lì, bisognava scendere, fare due passi e poi sedersi su quella panchina. Allora si vedeva e si vedevano le tre foglie. Aveva scelto la panchina oppure aveva scelto l&#8217;albero per lui?</p>
<p>Queste domande fanno solo male.</p>
<p>La gente passava per il viale senza notare nessuna foglia e nessun albero e certamente senza notare lui. Loro passavano e basta, non veloci come il venticello ma freddi ugualmente, come il vento. L&#8217;erba sul prato si era piegata solo un po&#8217;, con una sfumatura più chiara a chiazze o più scura per chi l&#8217;avesse vista dall&#8217;altro lato. Ma quel qualcuno non avrebbe visto le tre foglie ed erano quelle che restavano lì senza cadere da chissà quanti giorni.</p>
<p>Si grattò i gomiti, come per far affiorare pensieri nascosti. Un gatto scelse un punto del muretto con tutti i mattoni sgretolati e balzò diritto nella griglia che separava il parco dalla strada. 1 2 3, il vento e gli occhi fissi, poi si alzò e se ne andò dall&#8217;altra parte, sentendo le foglie dietro di lui come telecamere. Non se ne sarebbe liberato, a meno che non si fosse arrampicato sull&#8217;albero per strapparle. Pensava a quelle tre mentre ne calpestava altre mille. Mille foglie grandi e ingiallite, spappolate tra la ghiaia e i passi della gente, ma 1000 foglie vicine e non tre foglie sole, non 1 2 3.</p>
<p>Prese la via di casa e chiuse la porta, di casa, con le tre foglie davanti agli occhi. Non riuscì a dormire, non riuscì a mangiare, non riuscì a lavorare, ma la notte passò lo stesso e si addormentò all&#8217;alba, sfinito, con gli occhi secchi e il cuore che batteva dall&#8217;ansia. Era arrivato il sabato già per molti altri. Si alzò e per fortuna le tre foglie erano sparite dai suoi occhi.</p>
<p>Andò al parco per accertarsi che non fossero più lì e quasi pianse quando non le trovò più, di gioia forse, di dolore forse, di emozione senz&#8217;altro. I rami erano rimasti soli e non si vedeva più il vento attraversarli. A terra c&#8217;erano 1000 foglie, ma un paio erano ancora intatte. Ne raccolse una che sembrava come nuova, si convinse che fosse una di quelle tre e la portò a casa, la mise in un libro, e la dimenticò in tutti i modi in cui poteva dimenticarla.</p>
<p>Poi passarono gli anni e svuotarono la casa e la libreria. Le cose vecchie finirono dove qualcuno poteva guardarle, o forse comprarle. Qualcuno lesse il libro e trovò la foglia. La lasciò marcire tra pagina 39 e 40 per altri cento anni.</p>
<p>Le altre 2 foglie scomparvero in quella notte, in quegli occhi e in quell&#8217;alba, su quella ghiaia e sotto quei piedi, in quel punto che non si vede dal cancello e che non sai che esiste a meno che non ti siedi su quella panchina.</p>
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		<title>contiene solo le cosce, e qualche bugia</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 16:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adamo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<category><![CDATA[povera nunzia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nunzia si era messa in testa che Tommasino le faceva le corna, e così chiamò la sorella al telefono disse Imma senti ma sai se Tommasino ha chiuso l&#8217;officina affacciati un secondo al balcone per piacere. Imma si girò col collo per vedere se riusciva a buttare l&#8217;occhio da dietro la tavola poi disse Nunzia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nunzia si era messa in testa che Tommasino le faceva le corna, e così chiamò la sorella al telefono disse Imma senti ma sai se Tommasino ha chiuso l&#8217;officina affacciati un secondo al balcone per piacere. Imma si girò col collo per vedere se riusciva a buttare l&#8217;occhio da dietro la tavola poi disse Nunzia sto dando la bottiglietta di latte alla criatura aspetta un secondo chiamo Geppino, aspetta un secondo. Nunzia mentre aspettava un secondo si teneva mantenuta la cornetta con la spalla mentre con le mani sciacquava i piatti sotto l&#8217;acqua tiepida. Imma chiamò il figlio ad alta voce urlando Geppino bello a mamma affacciati un secondo llà fuori vedi se zio Tommasino sta ancora nell&#8217;officina o se ha chiuso. Geppino uccise un attimo il boss del secondo livello poi posò il joystick e andò a vedere e c&#8217;era una macchina scassata fuori all&#8217;officina e zio Tommasino stava con la testa sotto e le cosce di fuori mentre uno si fumava la sigaretta sul marciapiede. Entrò dentro e disse sì sì sta aperta l&#8217;officina, lo zio sta aggiustando una macchina.</p>
<p>Nunzia sentì già da sola la risposta così disse ah assafaamaronna Imma senti una cosa il dottore domani sta di mattina o di pomeriggio, e Imma rispose che stava di mattina, e poi il figlio fece il ruttino. Allora Nunzia finì di asciugare la casseruola e andò lì fuori a stendere i panni. La signora del palazzo di fronte stava affacciata che spezzava i gerani e fece buonasera con la testa. Nunzia fece cadere una cannuccia nel cortile dove i ragazzini stavano giocando a pallone, riconobbe il figlio dell&#8217;infermiera e da sopra il balcone urlò a Giannino se le saliva un secondo la cannuccia che era caduta. Giannino aveva segnato solo due gol e si fece le scale fino al terzo piano, in cambio di un grazie assai e una manciata di confetti con le mandorle. Poi Nunzia andò un secondo di là a sistemare i maglioni nell&#8217;armadio e prese la criaturella che si era svegliata. Cambiando il pannolino le venne la lampadina in testa che si era scordata l&#8217;orologio a casa di Imma ieri pomeriggio.</p>
<p>Prese il telefono e chiamò Imma uè Imma l&#8217;orologio mio sta da te? Quand&#8217;è che me lo sono tolto non mi ricordo? Imma si girò col collo verso il mobiletto all&#8217;ingresso disse sì sì sta qua te lo sei levato ieri per farmi vedere che tenevi l&#8217;irritazione sotto. Poi la criatura si è messa a piangere ce lo siamo scordati. Abbi pazienza Imma dicci a Geppino che lo porta a Tommasino giù all&#8217;officina, sennò finisce che non ci vediamo fino a domenica senza orologio come faccio. Imma allora chiamò a Geppino Geppì! Geppì! porta l&#8217;orologio che sta sopra il mobiletto a zio Tommasino, dicci che la zia se l&#8217;è scordato a casa. Geppino stava finendo il secondo giro ancora in pole position, posò il joystick e scese con l&#8217;orologio in mano.</p>
<p>Sulle scale ci stavano Michele e Angioletto che facevano lo scivolo sul corrimano. Geppino fece un mezzo scivolo e poi uscì dal portoncino e prese il marciapiede fino al bar. Stavano i tavolini vuoti e il barista da dietro al bancone guardava lì fuori le macchine che passavano. Geppino attraversò e andò all&#8217;officina. Lo zio stava ancora sotto la macchina. Geppino entrò nell&#8217;officina e si mise a guardare le chiavi inglesi appese per grandezza sopra al tavolino, con la lucetta gialla e il blocchetto per scrivere i numeri di telefono. C&#8217;era l&#8217;odore dei copertoni e di olio, però non c&#8217;era male. Geppino chiamò lo zio per dire che stava lì, ma lo zio non rispose. Allora Geppino si accucciò sotto alla macchina per farsi vedere faccia a faccia, e si rese conto che quello era Stefanino, quello che dava una mano in officina. Stefanì lo zio dove sta?</p>
<p>Stefanino rullò fuori e disse no tuo zio non ci sta è andato a fare un servizio, mò torna perché? E Geppino disse dell&#8217;orologio, così Stefanino glielo fece mettere nel cassetto delle fatture. Lo zio Tommasino poi il pomeriggio tornò dal suo servizio e trovò l&#8217;orologio della moglie nel cassetto, Stefanino spiegò che era passato il nipote. Quando Geppino tornò a casa Imma gli chiese se aveva portato l&#8217;orologio allo zio e lui rispose di sì e se ne andò in cameretta a sparare a un po&#8217; di carri armati. Pensò che era meglio non dire alla mamma che aveva visto le cosce di Stefanino sotto la macchina, invece che quelle dello zio, che sennò quella si incazzava con lui. Sparò a un sacco di carri armati e pure ai soldati, ma senza mettere il record. Nunzia fu contenta di riavere l&#8217;orologio la sera stessa, e scolò i maccheroni mentre Tommasino era fresco di doccia, se li mangiarono tutti e due, e la criatura rimase a dormire senza mai svegliarsi, tutto il tempo.</p>
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