<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:blogger='http://schemas.google.com/blogger/2008' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130</id><updated>2018-08-28T20:36:26.398+02:00</updated><category term="Pirandello Luigi"/><category term="Dante"/><category term="Lee Master Edgar"/><category term="Leopardi Giacomo"/><category term="Maupassant Guy de"/><category term="Mie poesie"/><category term="Pensieri"/><category term="Verga Giovanni"/><category term="Wilde Oscar"/><category term="Boccaccio Giovanni"/><category term="Manzoni Alessandro"/><category term="Il versimo"/><category term="Svevo Italo"/><category term="Tolstoj Lev"/><category term="Buzzati Dino"/><category term="Calvino Italo"/><category term="Chaplin Charlie"/><category term="Checov Anton"/><category term="Foscolo Ugo"/><category term="Frank Anna"/><category term="Galileo Galilei"/><category term="Giovanni Verga"/><category term="Illuminismo"/><category term="Joyce James"/><category term="Kafka Franz"/><category term="Levi Primo"/><category term="Machiavelli"/><category term="Montale Eugenio"/><category term="Nietzche"/><category term="Orwell George"/><category term="Pavese Cesare"/><category term="Petrarca Francesco"/><category term="Poe Edgar Allan"/><category term="Ungaretti Giuseppe"/><category term="Wolf Virginia"/><category term="analisi del testo: Rosso Malpelo"/><category term="epicuro"/><title type='text'>ANTOLOGIA MULTIMEDIALE DELLA LETTERATURA ITALIANA E STRANIERA</title><subtitle type='html'>Il sito offre:&#xa;1) Materiale didattico di italiano consultabile gratuitamente&#xa;2) Testi, video e audio in lingua italiana&#xa;3) Spiegazioni, riassunti, commenti, appunti, parafrasi e analisi del testo di opere letterarie in lingua italiana e straniera&#xa;4) Ripetizioni di italiano gratuite&#xa;5) Materiale gratuito utile per corsi di recupero anni scolastici.&#xa;6) Sostegno e preparazione alle interrogazioni e agli esami.&#xa;7) Lezioni on line sempre fruibili per prepararsi al diploma.&#xa;8) Audio libri gratis</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default?redirect=false'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>82</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-4128610133316993207</id><published>2013-05-16T22:21:00.003+02:00</published><updated>2013-05-17T06:52:47.398+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Machiavelli"/><title type='text'>Niccolò Machiavelli Le qualità del principe. La golpe e il lione</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;315&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/1IgqQDBXgSM&quot; width=&quot;420&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;315&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/GHgif_tSYQ0&quot; width=&quot;420&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; color: #333333; font-family: Verdana; line-height: 18px; margin-bottom: 1.5em; margin-top: 1.5em; padding: 0px; text-decoration: inherit;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: VERDANA, GENEVA, HELVETICA;&quot;&gt;Quanto sia laudabile in uno principe mantenere la fede e vivere con integrità e non con astuzia, ciascuno lo intende: non di manco si vede, per esperienzia ne&#39; nostri tempi, quelli principi avere fatto gran cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l&#39;astuzia aggirare è cervelli delli uomini; et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; color: #333333; font-family: Verdana; line-height: 18px; margin-bottom: 1.5em; margin-top: 1.5em; padding: 0px; text-decoration: inherit;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: VERDANA, GENEVA, HELVETICA;&quot;&gt;Dovete adunque sapere come sono dua generazione di combattere: l&#39;uno con le leggi, l&#39;altro con la forza: quel primo è proprio dello uomo, quel secondo delle bestie: ma, perché el primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo. Per tanto a uno principe è necessario sapere bene usare la bestia e lo uomo. Questa parte è suta insegnata a&#39; principi copertamente dalli antichi scrittori; li quali scrivono come Achille, e molti altri di quelli principi antichi, furono dati a nutrire a Chirone centauro, che sotto la sua disciplina li custodissi. Il che non vuol dire altro, avere per precettore uno mezzo bestia e mezzo uomo, se non che bisogna a uno principe sapere usare l&#39;una e l&#39;altra natura; e l&#39;una sanza l&#39;altra non è durabile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; color: #333333; font-family: Verdana; line-height: 18px; margin-bottom: 1.5em; margin-top: 1.5em; padding: 0px; text-decoration: inherit;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: VERDANA, GENEVA, HELVETICA;&quot;&gt;Sendo adunque, uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe e il lione; perché il lione non si defende da&#39; lacci, la golpe non si difende da&#39; lupi. Bisogna, adunque, essere golpe a conoscere è lacci, e lione a sbigottire è lupi. Coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendano. Non può per tanto uno signore prudente, né debbe, osservare la fede, quando tale osservanzia li torni contro e che sono spente le cagioni che la feciono promettere. E, se li uomini fussino tutti buoni, questo precetto non sarebbe buono; ma perché sono tristi, e non la osservarebbano a te, tu etiam non l&#39;hai ad osservare a loro. Né mai a uno principe mancorono cagioni legittime di colorare la inosservanzia. Di questo se ne potrebbe dare infiniti esempli moderni e monstrare quante pace, quante promesse sono state fatte irrite e vane per la infedelità de&#39; principi: e quello che ha saputo meglio usare la golpe, è meglio capitato. Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, et essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici li uomini, e tanto obediscano alle necessità presenti, che colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; color: #333333; font-family: Verdana; line-height: 18px; margin-bottom: 1.5em; margin-top: 1.5em; padding: 0px; text-decoration: inherit;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: VERDANA, GENEVA, HELVETICA;&quot;&gt;Io non voglio, delli esempli freschi, tacerne uno. Alessandro VI non fece mai altro, non pensò mai ad altro, che ad ingannare uomini: e sempre trovò subietto da poterlo fare. E non fu mai uomo che avessi maggiore efficacia in asseverare, e con maggiori giuramenti affermassi una cosa, che l&#39;osservassi meno; non di meno sempre li succederono li inganni ad votum, perché conosceva bene questa parte del mondo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; color: #333333; font-family: Verdana; line-height: 18px; margin-bottom: 1.5em; margin-top: 1.5em; padding: 0px; text-decoration: inherit;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: VERDANA, GENEVA, HELVETICA;&quot;&gt;A uno principe, adunque, non è necessario avere in fatto tutte le soprascritte qualità, ma è bene necessario parere di averle. Anzi ardirò di dire questo, che, avendole et osservandole sempre, sono dannose, e parendo di averle, sono utile: come parere pietoso, fedele, umano, intero, relligioso, et essere; ma stare in modo edificato con l&#39;animo, che, bisognando non essere, tu possa e sappi mutare el contrario. Et hassi ad intendere questo, che uno principe, e massime uno principe nuovo, non può osservare tutte quelle cose per le quali li uomini sono tenuti buoni, sendo spesso necessitato, per mantenere lo stato, operare contro alla fede, contro alla carità, contro alla umanità, contro alla religione. E però bisogna che elli abbi uno animo disposto a volgersi secondo ch&#39;e&#39; venti e le variazioni della fortuna li comandono, e, come di sopra dissi, non partirsi dal bene, potendo, ma sapere intrare nel male, necessitato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; color: #333333; font-family: Verdana; line-height: 18px; margin-bottom: 1.5em; margin-top: 1.5em; padding: 0px; text-decoration: inherit;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: VERDANA, GENEVA, HELVETICA;&quot;&gt;Debbe, adunque, avere uno principe gran cura che non li esca mai di bocca una cosa che non sia piena delle soprascritte cinque qualità, e paia, a vederlo et udirlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto relligione. E non è cosa più necessaria a parere di avere che questa ultima qualità. E li uomini in universali iudicano più alli occhi che alle mani; perché tocca a vedere a ognuno, a sentire a pochi. Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se&#39;; e quelli pochi non ardiscano opporsi alla opinione di molti che abbino la maestà dello stato che li difenda: e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de&#39; principi, dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine. Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato: è mezzi saranno sempre iudicati onorevoli, e da ciascuno laudati; perché el vulgo ne va preso con quello che pare e con lo evento della cosa; e nel mondo non è se non vulgo; e li pochi ci hanno luogo quando li assai hanno dove appoggiarsi. Alcuno principe de&#39; presenti tempi, quale non è bene nominare, non predica mai altro che pace e fede, e dell&#39;una e dell&#39;altra è inimicissimo; e l&#39;una e l&#39;altra, quando è l&#39;avessi osservata, li arebbe più volte tolto o la reputazione o lo stato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/4128610133316993207/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2013/05/niccolo-machiavelli-le-qualita-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/4128610133316993207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/4128610133316993207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2013/05/niccolo-machiavelli-le-qualita-del.html' title='Niccolò Machiavelli Le qualità del principe. La golpe e il lione'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/1IgqQDBXgSM/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-2638621234267454092</id><published>2013-05-11T08:32:00.002+02:00</published><updated>2013-05-13T17:03:24.417+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Illuminismo"/><title type='text'>Illuminismo. Riassunto. Spiegazione. Analisi</title><content type='html'>&lt;iframe width=&quot;450&quot; height=&quot;345&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/A480MpEsOrk&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;iframe width=&quot;450&quot; height=&quot;345&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/Y58mMLZ4Cc0&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/2638621234267454092/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2013/05/illuminismo-1-parte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/2638621234267454092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/2638621234267454092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2013/05/illuminismo-1-parte.html' title='Illuminismo. 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Galileo Galilei. </title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;395&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/lvODG6n_zGw&quot; width=&quot;400&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;Parmi d&#39;aver per lunghe esperienze osservato, tale esser la condizione umana intorno alle cose intellettuali, che quanto altri meno ne intende e ne sa, tanto più risolutamente voglia discorrerne; e che, all&#39;incontro, la moltitudine delle cose conosciute ed intese renda più lento ed irresoluto al sentenziare circa qualche novità. Nacque già in un luogo assai solitario un uomo dotato da natura d&#39;uno ingegno perspicacissimo e d&#39;una curiosità straordinaria; e per suo trastullo allevandosi diversi uccelli, gustava molto del lor canto, e con grandissima meraviglia andava osservando con che bell&#39;artificio, colla stess&#39;aria con la quale respiravano, ad arbitrio loro formavano canti diversi, e tutti soavissimi. Accadde che una notte vicino a casa sua sentì un delicato suono, nè potendosi immaginar che fusse altro che qualche uccelletto, si mosse per prenderlo; e venuto nella strada, trovò un pastorello, che soffiando in certo legno forato e movendo le dita sopra il legno, ora serrando ed ora aprendo certi fori che vi erano, ne traeva quelle diverse voci, simili a quelle d&#39;un uccello, ma con maniera diversissima. Stupefatto e mosso dalla sua natural curiosità, donò al pastore un vitello per aver quel zufolo; e ritiratosi in sè stesso, e conoscendo che se non s&#39;abbatteva a passar colui, egli non avrebbe mai imparato che ci erano in natura due modi da formar voci e canti soavi, volle allontanarsi da casa, stimando di potere incontrar qualche altra avventura. Ed occorse il giorno seguente, che passando presso a un piccol tugurio, sentì risonarvi dentro una simil voce; e per certificarsi se era un zufolo o pure un merlo, entrò dentro, e trovò un fanciullo che andava con un archetto, ch&#39;ei teneva nella man destra, segando alcuni nervi tesi sopra certo legno concavo, e con la sinistra sosteneva lo strumento e vi andava sopra movendo le dita, e senz&#39;altro fiato ne traeva voci diverse e molto soavi. Or qual fusse il suo stupore, giudichilo chi participa dell&#39;ingegno e della curiosità che aveva colui; il qual, vedendosi sopraggiunto da due nuovi modi di formar la voce ed il canto tanto inopinati, cominciò a creder ch&#39;altri ancora ve ne potessero essere in natura. Ma qual fu la sua meraviglia, quando entrando in certo tempio si mise a guardar dietro alla porta per veder chi aveva sonato, e s&#39;accorse che il suono era uscito dagli arpioni e dalle bandelle nell&#39;aprir la porta? Un&#39;altra volta, spinto dalla curiosità, entrò in un&#39;osteria, e credendo d&#39;aver a veder uno che coll&#39;archetto toccasse leggiermente le corde d&#39;un violino, vide uno che fregando il polpastrello d&#39;un dito sopra l&#39;orlo d&#39;un bicchiero, ne cavava soavissimo suono. Ma quando poi gli venne osservato che le vespe, le zanzare e i mosconi, non, come i suoi primi uccelli, col respirare formavano voci interrotte, ma col velocissimo batter dell&#39;ali rendevano un suono perpetuo, quanto crebbe in esso lo stupore, tanto si scemò l&#39;opinione ch&#39;egli aveva circa il sapere come si generi il suono; nè tutte l&#39;esperienze già vedute sarebbono state bastanti a fargli comprendere o credere che i grilli, già che non volavano, potessero, non col fiato, ma collo scuoter l&#39;ali, cacciar sibili così dolci e sonori. Ma quando ei si credeva non potere esser quasi possibile che vi fussero altre maniere di formar voci, dopo l&#39;avere, oltre a i modi narrati, osservato ancora tanti organi, trombe, pifferi, strumenti da corde, di tante e tante sorte, e sino a quella linguetta di ferro che, sospesa fra i denti, si serve con modo strano della cavità della bocca per corpo della risonanza e del fiato per veicolo del suono; quando, dico, ei credeva d&#39;aver veduto il tutto, trovossi più che mai rinvolto nell&#39;ignoranza e nello stupore nel capitargli in mano una cicala, e che nè per serrarle la bocca nè per fermarle l&#39;ali poteva nè pur diminuire il suo altissimo stridore, nè le vedeva muovere squamme nè altra parte, e che finalmente, alzandole il casso del petto e vedendovi sotto alcune cartilagini dure ma sottili, e credendo che lo strepito derivasse dallo scuoter di quelle, si ridusse a romperle per farla chetare, e che tutto fu in vano, sin che, spingendo l&#39;ago più a dentro, non le tolse, trafiggendola, colla voce la vita, sì che nè anco potè accertarsi se il canto derivava da quelle: onde si ridusse a tanta diffidenza del suo sapere, che domandato come si generavano i suoni, generosamente rispondeva di sapere alcuni modi, ma che teneva per fermo potervene essere cento altri incogniti ed inopinabili.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/6701700463560063221/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2013/04/il-saggiatore-la-favola-dei-suoni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/6701700463560063221'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/6701700463560063221'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2013/04/il-saggiatore-la-favola-dei-suoni.html' title='Il Saggiatore. La favola dei suoni. Galileo Galilei. '/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/lvODG6n_zGw/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-6077455428629958547</id><published>2013-04-23T09:44:00.004+02:00</published><updated>2013-04-23T09:47:04.667+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="epicuro"/><title type='text'>Epicuro. Lettera sulla felicità.</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;285&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/qCCjvJIWIiM&quot; width=&quot;530&quot;&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;285&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/H3o7Lp0MN2w?list=UUwjsu70qDt3nFaPBgJQFQOw&quot; width=&quot;530&quot;&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;background: white;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Meneceo,&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell&#39;anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l&#39;età. Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l&#39;avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c&#39;è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice. Prima di tutto considera l&#39;essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità. Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo. Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L&#39;esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, togliendo l&#39;ingannevole desiderio dell&#39;immortalità.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c&#39;è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l&#39;affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c&#39;è, quando c&#39;è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c&#39;è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c&#39;è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è l&#39;arte del ben vivere e del ben morire. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell&#39; Ade.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento. Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s&#39;avveri, né allo stesso modo disperare del contrario. Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell&#39;animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall&#39;ansia. Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell&#39;animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore. E&#39; bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo. Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene. Consideriamo inoltre una gran cosa l&#39;indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l&#39;abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l&#39;inutile è difficile.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l&#39;acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d&#39;apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un&#39;esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l&#39;animo a essere sereno.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l&#39;animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Chi suscita più ammirazione di colui che ha un&#39;opinione corretta e reverente riguardo agli dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare ? Questo genere d&#39;uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell&#39;atroce, inflessibile necessità. La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa - la divinità non fa nulla a caso - e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l&#39;avvio a grandi beni o mali.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;background-color: white; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #676767; font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato. Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell&#39;ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini. Non sembra più nemmeno mortale l&#39;uomo che vive fra beni immortali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 13.5pt;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/6077455428629958547/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2013/04/epicuro-lettera-sulla-felicita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/6077455428629958547'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/6077455428629958547'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2013/04/epicuro-lettera-sulla-felicita.html' title='Epicuro. Lettera sulla felicità.'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/qCCjvJIWIiM/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-5143053988426760917</id><published>2013-02-01T18:50:00.000+01:00</published><updated>2013-02-03T09:22:34.879+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Manzoni Alessandro"/><title type='text'>La morte di Don Rodrigo. Promessi Sposi. Alessandro Manzoni. Parte 1°</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;335&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/GFjPujTP6x4?list=UUwjsu70qDt3nFaPBgJQFQOw&quot; width=&quot;440&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt; &lt;iframe width=&quot;440&quot; height=&quot;335&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/lE2geKdvDBM?list=UUwjsu70qDt3nFaPBgJQFQOw&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;  Una notte, verso la fine d&#39;agosto, proprio nel colmo della peste, tornava don Rodrigo a casa sua, in Milano, accompagnato dal fedel Griso, l&#39;uno de&#39; tre o quattro che, di tutta la famiglia, gli eran rimasti vivi. Tornava da un ridotto d&#39;amici soliti a straviziare insieme, per passar la malinconia di quel tempo: e ogni volta ce n&#39;eran de&#39; nuovi, e ne mancava de&#39; vecchi. Quel giorno, don Rodrigo era stato uno de&#39; piú allegri; e tra l&#39;altre cose, aveva fatto rider tanto la compagnia, con una specie d&#39;elogio funebre del conte Attilio, portato via dalla peste, due giorni prima.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Camminando però, sentiva un mal essere, un abbattimento, una fiacchezza di gambe, una gravezza di respiro, un&#39;arsione interna, che avrebbe voluto attribuir solamente al vino, alla veglia, alla stagione. Non aprì bocca, per tutta la strada; e la prima parola, arrivati a casa, fu d&#39;ordinare al Griso che gli facesse lume per andare in camera. Quando ci furono, il Griso osservò il viso del padrone, stravolto, acceso, con gli occhi in fuori, e lustri lustri; e gli stava alla lontana: perché, in quelle circostanze, ogni mascalzone aveva dovuto acquistar, come si dice, l&#39;occhio medico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Sto bene, ve&#39;,&quot; disse don Rodrigo, che lesse nel fare del Griso il pensiero che gli passava per la mente. &quot;Sto benone; ma ho bevuto, ho bevuto forse un po&#39; troppo. C&#39;era una vernaccia!... Ma, con una buona dormita, tutto se ne va. Ho un gran sonno... Levami un po&#39; quel lume dinanzi, che m&#39;accieca... mi dà una noia...!&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Scherzi della vernaccia,&quot; disse il Griso, tenendosi sempre alla larga. &quot;Ma vada a letto subito, ché il dormire le farà bene.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Hai ragione: se posso dormire... Del resto, sto bene. Metti qui vicino, a buon conto, quel campanello, se per caso, stanotte avessi bisogno di qualche cosa: e sta&#39; attento, ve&#39;, se mai senti sonare. Ma non avrò bisogno di nulla... Porta via presto quel maledetto lume,&quot; riprese poi, intanto che il Griso eseguiva l&#39;ordine, avvicinandosi meno che poteva. &quot;Diavolo! che m&#39;abbia a dar tanto fastidio !&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il Griso prese il lume, e, augurata la buona notte al padrone, se n&#39;andò in fretta, mentre quello si cacciava sotto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ma le coperte gli parvero una montagna. Le buttò via, e si rannicchiò, per dormire; ché infatti moriva dal sonno. Ma, appena velato l&#39;occhio, si svegliava con un riscossone, come se uno, per dispetto, fosse venuto a dargli una tentennata; e sentiva cresciuto il caldo, cresciuta la smania. Ricorreva col pensiero all&#39;agosto, alla vernaccia, al disordine; avrebbe voluto poter dar loro tutta la colpa; ma a queste idee si sostituiva sempre da sé quella che allora era associata con tutte, ch&#39;entrava, per dir così, da tutti i sensi, che s&#39;era ficcata in tutti i discorsi dello stravizio, giacché era ancor piú facile prenderla in ischerzo, che passarla sotto silenzio: la peste.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Dopo un lungo rivoltarsi, finalmente s&#39;addormentò, e cominciò a fare i piú brutti e arruffati sogni del mondo. E d&#39;uno in un altro, gli parve di trovarsi in una gran chiesa, in su, in su, in mezzo a una folla; di trovarcisi, ché non sapeva come ci fosse andato, come gliene fosse venuto il pensiero, in quel tempo specialmente; e n&#39;era arrabbiato. Guardava i circostanti; eran tutti visi gialli, distrutti, con cert&#39;occhi incantati, abbacinati, con le labbra spenzolate; tutta gente con certi vestiti che cascavano a pezzi; e da&#39; rotti si vedevano macchie e bubboni. &quot;Largo canaglia!&quot; gli pareva di gridare, guardando alla porta, ch&#39;era lontana lontana, e accompagnando il grido con un viso minaccioso, senza però moversi, anzi ristringendosi, per non toccar que&#39; sozzi corpi, che già lo toccavano anche troppo da ogni parte. Ma nessuno di quegl&#39;insensati dava segno di volersi scostare, e nemmeno d&#39;avere inteso; anzi gli stavan piú addosso: e sopra tutto gli pareva che qualcheduno di loro, con le gomita o con altro, lo pigiasse a sinistra, tra il cuore e l&#39;ascella, dove sentiva una puntura dolorosa, e come pesante. E se si storceva, per veder di liberarsene, subito un nuovo non so che veniva a puntarglisi al luogo medesimo. Infuriato, volle metter mano alla spada; e appunto gli parve che, per la calca, gli fosse andata in su, e fosse il pomo di quella che lo premesse in quel luogo; ma, mettendoci la mano, non ci trovò la spada, e sentì in vece una trafitta piú forte. Strepitava, era tutt&#39;affannato, e voleva gridar piú forte; quando gli parve che tutti que&#39; visi si rivolgessero a una parte. Guardò anche lui; vide un pulpito, e dal parapetto di quello spuntar su un non so che di convesso, liscio e luccicante; poi alzarsi e comparir distinta una testa pelata, poi due occhi, un viso, una barba lunga e bianca, un frate ritto, fuor del parapetto fino alla cintola, fra Cristoforo. Il quale, fulminato uno sguardo in giro su tutto l&#39;uditorio, parve a don Rodrigo che lo fermasse in viso a lui, alzando insieme la mano, nell&#39;attitudine appunto che aveva presa in quella sala a terreno del suo palazzotto. Allora alzò anche lui la mano in furia, fece uno sforzo, come per islanciarsi ad acchiappar quel braccio teso per aria; una voce che gli andava brontolando sordamente nella gola, scoppiò in un grand&#39;urlo; e si destò. Lasciò cadere il braccio che aveva alzato davvero; stentò alquanto a ritrovarsi, ad aprir ben gli occhi; ché la luce del giorno già inoltrato gli dava noia, quanto quella della candela, la sera avanti; riconobbe il suo letto, la sua camera; si raccapezzò che tutto era stato un sogno: la chiesa, il popolo, il frate, tutto era sparito; tutto fuorché una cosa, quel dolore dalla parte sinistra. Insieme si sentiva al cuore una palpitazion violenta, affannosa, negli orecchi un ronzìo, un fischìo continuo, un fuoco di dentro, una gravezza in tutte le membra, peggio di quando era andato a letto. Esitò qualche momento, prima di guardar la parte dove aveva il dolore; finalmente la scoprì, ci diede un&#39;occhiata paurosa; e vide un sozzo bubbone d&#39;un livido paonazzo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;L&#39;uomo si vide perduto: il terror della morte l&#39;invase, e, con un senso per avventura piú forte, il terrore di diventar preda de&#39; monatti, d&#39;esser portato, buttato al lazzeretto. E cercando la maniera d&#39;evitare quest&#39;orribile sorte, sentiva i suoi pensieri confondersi e oscurarsi, sentiva avvicinarsi il momento che non avrebbe piú testa, se non quanto bastasse per darsi alla disperazione. Afferrò il campanello, e lo scosse con violenza. Comparve subito il Griso, il quale stava all&#39;erta. Si fermò a una certa distanza dal letto; guardò attentamente il padrone, e s&#39;accertò di quello che, la sera, aveva congetturato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Griso!&quot; disse don Rodrigo, rizzandosi stentatamente a sedere: &quot;tu sei sempre stato il mio fido.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Sì, signore.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;T&#39;ho sempre fatto del bene.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Per sua bontà.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Di te mi posso fidare...!&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Diavolo!&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Sto male, Griso.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Me n&#39;ero accorto.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Se guarisco, ti farò del bene ancor piú di quello che te n&#39;ho fatto per il passato.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il Griso non rispose nulla, e stette aspettando dove andassero a parare questi preamboli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Non voglio fidarmi d&#39;altri che di te,&quot; riprese don Rodrigo: &quot;fammi un piacere, Griso.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Comandi,&quot; disse questo, rispondendo con la formola solita a quell&#39;insolita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Sai dove sta di casa il Chiodo chirurgo?&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Lo so benissimo.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;E&#39; un galantuomo, che, chi lo paga bene, tien segreti gli ammalati. Va&#39; a chiamarlo: digli che gli darò quattro, sei scudi per visita, di piú, se di piú ne chiede; ma che venga qui subito; e fa&#39; la cosa bene, che nessun se n&#39;avveda.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Ben pensato,&quot; disse il Griso: &quot;vo e torno subito.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Senti, Griso: dammi prima un po&#39; d&#39;acqua. Mi sento un&#39;arsione, che non ne posso piú.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;No, signore,&quot; rispose il Griso: &quot;niente senza il parere del medico. Son mali bisbetici: non c&#39;è tempo da perdere. Stia quieto: in tre salti son qui col Chiodo.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Così detto, uscì, raccostando l&#39;uscio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Don Rodrigo, tornato sotto, l&#39;accompagnava con l&#39;immaginazione alla casa del Chiodo, contava i passi, calcolava il tempo. Ogni tanto ritornava a guardare il suo bubbone; ma voltava subito la testa dall&#39;altra parte, con ribrezzo. Dopo qualche tempo, cominciò a stare in orecchi, per sentire se il chirurgo arrivava: e quello sforzo d&#39;attenzione sospendeva il sentimento del male, e teneva in sesto i suoi pensieri. Tutt&#39;a un tratto, sente uno squillo lontano, ma che gli par che venga dalle stanze, non dalla strada. Sta attento; lo sente piú forte, piú ripetuto, e insieme uno stropiccìo di piedi: un orrendo sospetto gli passa per la mente. Si rizza a sedere, e si mette ancor piú attento; sente un rumor cupo nella stanza vicina, come d&#39;un peso che venga messo giú con riguardo; butta le gambe fuor del letto, come per alzarsi, guarda all&#39;uscio, lo vede aprirsi, vede presentarsi e venire avanti due logori e sudici vestiti rossi, due facce scomunicate, due monatti, in una parola; vede mezza la faccia del Griso che, nascosto dietro un battente socchiuso, riman lì a spiare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Ah traditore infame!... Via, canaglia! Biondino! Carlotto! aiuto! son assassinato!&quot; grida don Rodrigo; caccia una mano sotto il capezzale, per cercare una pistola; l&#39;afferra, la tira fuori; ma al primo suo grido, i monatti avevan preso la rincorsa verso il letto; il piú pronto gli è addosso, prima che lui possa far nulla; gli strappa la pistola di mano, la getta lontano, lo butta a giacere, e lo tien lì, gridando, con un versaccio di rabbia insieme e di scherno: &quot; ah birbone! contro i monatti! contro i ministri del tribunale! contro quelli che fanno l&#39;opere di misericordia!&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Tienlo bene, fin che lo portiam via,&quot; disse il compagno, andando verso uno scrigno. E in quella il Griso entrò, e si mise con colui a scassinar la serratura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Scellerato!&quot; urlò don Rodrigo, guardandolo per di sotto all&#39;altro che lo teneva, e divincolandosi tra quelle braccia forzute. &quot;Lasciatemi ammazzar quell&#39;infame,&quot; diceva quindi ai monatti, &quot;e poi fate di me quel che volete.&quot; Poi ritornava a chiamar con quanta voce aveva, gli altri suoi servitori; ma era inutile, perché l&#39;abbominevole Griso gli aveva mandati lontano, con finti ordini del padrone stesso, prima d&#39;andare a fare ai monatti la proposta di venire a quella spedizione, e divider le spoglie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Sta&#39; buono, sta&#39; buono,&quot; diceva allo sventurato Rodrigo l&#39;aguzzino che lo teneva appuntellato sul letto. E voltando poi il viso ai due che facevan bottino, gridava: &quot;fate le cose da galantuomini!&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Tu! tu!&quot; mugghiava don Rodrigo verso il Griso, che vedeva affaccendarsi a spezzare, a cavar fuori danaro, roba, a far le parti, &quot;Tu! dopo...! Ah diavolo dell&#39;inferno! Posso ancora guarire! posso guarire!&quot; Il Griso non fiatava, e neppure, per quanto poteva, si voltava dalla parte di dove venivan quelle parole.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Tienlo forte,&quot; diceva l&#39;altro monatto: &quot;è fuor di sé.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ed era ormai vero. Dopo un grand&#39;urlo, dopo un ultimo e piú violento sforzo per mettersi in libertà, cadde tutt&#39;a un tratto rifinito e stupido: guardava però ancora, come incantato, e ogni tanto si riscoteva, o si lamentava.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I monatti lo presero, uno per i piedi, e l&#39;altro per le spalle, e andarono a posarlo sur una barella che avevan lasciata nella stanza accanto; poi uno tornò a prender la preda; quindi, alzato il miserabil peso, lo portaron via.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il Griso rimase a scegliere in fretta quel di piú che potesse far per lui; fece di tutto un fagotto, e se n&#39;andò. Aveva bensì avuto cura di non toccar mai i monatti, di non lasciarsi toccar da loro; ma, in quell&#39;ultima furia del frugare, aveva poi presi, vicino al letto, i panni del padrone, e gli aveva scossi, senza pensare ad altro, per veder se ci fosse danaro. C&#39;ebbe però a pensare il giorno dopo, che, mentre stava gozzovigliando in una bettola, gli vennero a un tratto de&#39; brividi, gli s&#39;abbagliaron gli occhi, gli mancaron le forze, e cascò. Abbandonato da&#39; compagni, andò in mano de&#39; monatti, che, spogliatolo di quanto aveva indosso di buono, lo buttarono sur un carro; sul quale spirò, prima d&#39;arrivare al lazzeretto, dov&#39;era stato portato il suo padrone.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/5143053988426760917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2013/02/la-morte-di-don-rodrigo-promessi-sposi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/5143053988426760917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/5143053988426760917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2013/02/la-morte-di-don-rodrigo-promessi-sposi.html' title='La morte di Don Rodrigo. Promessi Sposi. Alessandro Manzoni. Parte 1°'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/GFjPujTP6x4/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-2656242080847050870</id><published>2013-01-30T15:04:00.000+01:00</published><updated>2013-01-30T19:28:48.184+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Svevo Italo"/><title type='text'>La coscienza di Zeno. Il fumo. Italo Svevo</title><content type='html'>&lt;iframe width=&quot;440&quot; height=&quot;335&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/ifd5kwdf4c4?list=UUwjsu70qDt3nFaPBgJQFQOw&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;iframe width=&quot;440&quot; height=&quot;335&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/2ClxCs-yUn0?list=UUwjsu70qDt3nFaPBgJQFQOw&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;     Il fumo   Il dottore al quale ne parlai mi disse d&#39;iniziare il mio lavoro con un&#39;analisi storica della mia propensione al fumo: - Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero. Credo che del fumo posso scrivere qui al mio tavolo senz&#39;andar a sognare su quella poltrona. Non so come cominciare e invoco l&#39;assistenza delle sigarette tutte tanto somiglianti a quella che ho in mano. Oggi scopro subito qualche cosa che più non ricordavo. Le prime sigarette ch&#39;io fumai non esistono più in commercio. Intorno al &#39;70 se ne avevano in Austria di quelle che venivano vendute in scatoline di cartone munite del marchio dell&#39;aquila bicipite. Ecco: attorno a una di quelle scatole s&#39;aggruppano subito varie persone con qualche loro tratto, sufficiente per suggerirmene il nome, non bastevole però a commovermi per l&#39;impensato incontro. Tento di ottenere di più e vado alla poltrona: le persone sbiadiscono e al loro posto si mettono dei buffoni che mi deridono. Ritorno sconfortato al tavolo. Una delle figure, dalla voce un po&#39; roca, era Giuseppe, un giovinetto della stessa mia età, e l&#39;altra, mio fratello, di un anno di me più giovine e morto tanti anni or sono. Pare che Giuseppe ricevesse molto denaro dal padre suo e ci regalasse di quelle sigarette. Ma sono certo che ne offriva di più a mio fratello che a me. Donde la necessità in cui mi trovai di procurarmene da me delle altre. Così avvenne che rubai. D&#39;estate mio padre abbandonava su una sedia nel tinello il suo panciotto nel cui taschino si trovavano sempre degli spiccioli: mi procuravo i dieci soldi occorrenti per acquistare la preziosa scatoletta e fumavo una dopo l&#39;altra le dieci sigarette che conteneva, per non conservare a lungo il compromettente frutto del furto. Tutto ciò giaceva nella mia coscienza a portata di mano. Risorge solo ora perché non sapevo prima che potesse avere importanza. Ecco che ho registrata l&#39;origine della sozza abitudine e (chissà?) forse ne sono già guarito. Perciò, per provare, accendo un&#39;ultima sigaretta e forse la getterò via subito, disgustato. Poi ricordo che un giorno mio padre mi sorprese col suo panciotto in mano. Io, con una sfacciataggine che ora non avrei e che ancora adesso mi disgusta (chissà che tale disgusto non abbia una grande importanza nella mia cura) gli dissi che m&#39;era venuta la curiosità di contarne i bottoni. Mio padre rise delle mie disposizioni alla matematica o alla sartoria e non s&#39;avvide che avevo le dita nel taschino del suo panciotto. A mio onore posso dire che bastò quel riso rivolto alla mia innocenza quand&#39;essa non esisteva più, per impedirmi per sempre di rubare. Cioè... rubai ancora, ma senza saperlo. Mio padre lasciava per la casa dei sigari virginia fumati a mezzo, in bilico su tavoli e armadi. Io credevo fosse il suo modo di gettarli via e credevo anche di sapere che la nostra vecchia fantesca, Catina, li buttasse via. Andavo a fumarli di nascosto. Già all&#39;atto d&#39;impadronirmene venivo pervaso da un brivido di ribrezzo sapendo quale malessere m&#39;avrebbero procurato. Poi li fumavo finché la mia fronte non si fosse coperta di sudori freddi e il mio stomaco si contorcesse. Non si dirà che nella mia infanzia io mancassi di energia. So perfettamente come mio padre mi guarì anche di quest&#39;abitudine. Un giorno d&#39;estate ero ritornato a casa da un&#39;escursione scolastica, stanco e bagnato di sudore. Mia madre m&#39;aveva aiutato a spogliarmi e, avvoltomi in un accappatoio, m&#39;aveva messo a dormire su un sofà sul quale essa stessa sedette occupata a certo lavoro di cucito. Ero prossimo al sonno, ma avevo gli occhi tuttavia pieni di sole e tardavo a perdere i sensi. La dolcezza che in quell&#39;età s&#39;accompagna al riposo dopo una grande stanchezza, m&#39;è evidente come un&#39;immagine a sé, tanto evidente come se fossi adesso là accanto a quel caro corpo che più non esiste. Ricordo la stanza fresca e grande ove noi bambini si giuocava e che ora, in questi tempi avari di spazio, è divisa in due parti. In quella scena mio fratello non appare, ciò che mi sorprende perché penso ch&#39;egli pur deve aver preso parte a quell&#39;escursione e avrebbe dovuto poi partecipare al riposo. Che abbia dormito anche lui all&#39;altro capo del grande sofà? Io guardo quel posto, ma mi sembra vuoto. Non vedo che me, la dolcezza del riposo, mia madre, eppoi mio padre di cui sento echeggiare le parole. Egli era entrato e non m&#39;aveva subito visto perché ad alta voce chiamò: - Maria! La mamma con un gesto accompagnato da un lieve suono labbiale accennò a me, ch&#39;essa credeva immerso nel sonno su cui invece nuotavo in piena coscienza. Mi piaceva tanto che il babbo dovesse imporsi un riguardo per me, che non mi mossi. Mio padre con voce bassa si lamentò: - Io credo di diventar matto. Sono quasi sicuro di aver lasciato mezz&#39;ora fa su quell&#39;armadio un mezzo sigaro ed ora non lo trovo più. Sto peggio del solito. Le cose mi sfuggono. Pure a voce bassa, ma che tradiva un&#39;ilarità trattenuta solo dalla paura di destarmi, mia madre rispose: - Eppure nessuno dopo il pranzo è stato in quella stanza. Mio padre mormorò: - È perché lo so anch&#39;io, che mi pare di diventar matto! Si volse ed uscì. Io apersi a mezzo gli occhi e guardai mia madre. Essa s&#39;era rimessa al suo lavoro, ma continuava a sorridere. Certo non pensava che mio padre stesse per ammattire per sorridere così delle sue paure. Quel sorriso mi rimase tanto impresso che lo ricordai subito ritrovandolo un giorno sulle labbra di mia moglie. Non fu poi la mancanza di denaro che mi rendesse difficile di soddisfare il mio vizio, ma le proibizioni valsero ad eccitarlo. Ricordo di aver fumato molto, celato in tutti i luoghi possibili. Perché seguito da un forte disgusto fisico, ricordo un soggiorno prolungato per una mezz&#39;ora in una cantina oscura insieme a due altri fanciulli di cui non ritrovo nella memoria altro che la puerilità del vestito: Due paia di calzoncini che stanno in piedi perché dentro c&#39;è stato un corpo che il tempo eliminò. Avevamo molte sigarette e volevamo vedere chi ne sapesse bruciare di più nel breve tempo. Io vinsi, ed eroicamente celai il malessere che mi derivò dallo strano esercizio. Poi uscimmo al sole e all&#39;aria. Dovetti chiudere gli occhi per non cadere stordito. Mi rimisi e mi vantai della vittoria. Uno dei due piccoli omini mi disse allora: - A me non importa di aver perduto perché io non fumo che quanto m&#39;occorre. Ricordo la parola sana e non la faccina certamente sana anch&#39;essa che a me doveva essere rivolta in quel momento. Ma allora io non sapevo se amavo o odiavo la sigaretta e il suo sapore e lo stato in cui la nicotina mi metteva. Quando seppi di odiare tutto ciò fu peggio. E lo seppi a vent&#39;anni circa. Allora soffersi per qualche settimana di un violento male di gola accompagnato da febbre. Il dottore prescrisse il letto e l&#39;assoluta astensione dal fumo. Ricordo questa parola assoluta! Mi ferì e la febbre la colorì: Un vuoto grande e niente per resistere all&#39;enorme pressione che subito si produce attorno ad un vuoto. Quando il dottore mi lasciò, mio padre (mia madre era morta da molti anni) con tanto di sigaro in bocca restò ancora per qualche tempo a farmi compagnia. Andandosene, dopo di aver passata dolcemente la sua mano sulla mia fronte scottante, mi disse: - Non fumare, veh! Mi colse un&#39;inquietudine enorme. Pensai: &quot;Giacché mi fa male non fumerò mai più, ma prima voglio farlo per l&#39;ultima volta&quot;. Accesi una sigaretta e mi sentii subito liberato dall&#39;inquietudine ad onta che la febbre forse aumentasse e che ad ogni tirata sentissi alle tonsille un bruciore come se fossero state toccate da un tizzone ardente. Finii tutta la sigaretta con l&#39;accuratezza con cui si compie un voto. E, sempre soffrendo orribilmente, ne fumai molte altre durante la malattia. Mio padre andava e veniva col suo sigaro in bocca dicendomi: - Bravo! Ancora qualche giorno di astensione dal fumo e sei guarito! Bastava questa frase per farmi desiderare ch&#39;egli se ne andasse presto, presto, per permettermi di correre alla mia sigaretta. Fingevo anche di dormire per indurlo ad allontanarsi prima. Quella malattia mi procurò il secondo dei miei disturbi: lo sforzo di liberarmi dal primo. Le mie giornate finirono coll&#39;essere piene di sigarette e di propositi di non fumare più e, per dire subito tutto, di tempo in tempo sono ancora tali. La ridda delle ultime sigarette, formatasi a vent&#39;anni, si muove tuttavia. Meno violento è il proposito e la mia debolezza trova nel mio vecchio animo maggior indulgenza. Da vecchi si sorride della vita e di ogni suo contenuto. Posso anzi dire, che da qualche tempo io fumo molte sigarette... che non sono le ultime. Sul frontispizio di un vocabolario trovo questa mia registrazione fatta con bella scrittura e qualche ornato: &quot;Oggi, 2 Febbraio 1886, passo dagli studii di legge a quelli di chimica. Ultima sigaretta!!&quot;. &lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/2656242080847050870/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2013/01/il-fumoil-dottore-al-quale-ne-parlai-mi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/2656242080847050870'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/2656242080847050870'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2013/01/il-fumoil-dottore-al-quale-ne-parlai-mi.html' title='La coscienza di Zeno. Il fumo. Italo Svevo'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/ifd5kwdf4c4/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-7394269891937882406</id><published>2013-01-24T18:56:00.001+01:00</published><updated>2013-01-25T11:46:28.461+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Pirandello Luigi"/><title type='text'>Uno, nessuno e centomila. Mia moglie e il mio naso. Luigi Pirandello.</title><content type='html'> &lt;iframe width=&quot;440&quot; height=&quot;335&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/LC0X_ggfD3I&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;  &lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;br /&gt;I. Mia moglie e il mio naso.&lt;br /&gt;– Che fai? – mia moglie mi domandò, vedendomi in­&lt;br /&gt;solitamente indugiare davanti allo specchio.&lt;br /&gt;– Niente, – le risposi, – mi guardo qua, dentro il naso,&lt;br /&gt;in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino.&lt;br /&gt;Mia moglie sorrise e disse:&lt;br /&gt;– Credevo ti guardassi da che parte ti pende.&lt;br /&gt;Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato&lt;br /&gt;la coda:&lt;br /&gt;– Mi pende? A me? Il naso?&lt;br /&gt;E mia moglie, placidamente:&lt;br /&gt;– Ma sí, caro. Guàrdatelo bene: ti pende verso destra.&lt;br /&gt;Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il&lt;br /&gt;mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente,&lt;br /&gt;come insieme tutte le altre parti della mia persona. Per&lt;br /&gt;cui m’era stato facile ammettere e sostenere quel che di&lt;br /&gt;solito ammettono e sostengono tutti coloro che non han­&lt;br /&gt;no avuto la sciagura di sortire un corpo deforme: che&lt;br /&gt;cioè sia da sciocchi invanire per le proprie fattezze. La&lt;br /&gt;scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi&lt;br /&gt;stizzí come un immeritato castigo.&lt;br /&gt;Vide forse mia moglie molto piú addentro di me in&lt;br /&gt;quella mia stizza e aggiunse subito che, se riposavo nel­&lt;br /&gt;la certezza d’essere in tutto senza mende, me ne levassi&lt;br /&gt;pure, &amp;nbsp;perché, come &amp;nbsp;il naso mi &amp;nbsp;pendeva &amp;nbsp;verso destra,&lt;br /&gt;5cosí...&lt;br /&gt;– Che altro?&lt;br /&gt;Eh, altro! altro! Le mie sopracciglia parevano sugli&lt;br /&gt;occhi due accenti circonflessi, ^ ^, le mie orecchie erano&lt;br /&gt;attaccate male, una piú sporgente dell’altra; e altri difet­&lt;br /&gt;ti...&lt;br /&gt;– Ancora?&lt;br /&gt;Eh sí, ancora: nelle mani, al dito mignolo; e nelle&lt;br /&gt;gambe (no, storte no!), la destra, un pochino piú arcuata&lt;br /&gt;dell’altra: verso il ginocchio, un pochino.&lt;br /&gt;Dopo un attento esame dovetti riconoscere veri tutti&lt;br /&gt;questi difetti. E solo allora, scambiando certo per dolore&lt;br /&gt;e avvilimento, la maraviglia che ne provai subito dopo&lt;br /&gt;la stizza, mia moglie per consolarmi m’esortò a non af­&lt;br /&gt;fliggermene poi tanto, ché anche con essi, tutto somma­&lt;br /&gt;to, rimanevo un bell’uomo.&lt;br /&gt;Sfido a non irritarsi, ricevendo come generosa con­&lt;br /&gt;cessione ciò che come diritto ci è stato prima negato.&lt;br /&gt;Schizzai un velenosissimo «grazie» e, sicuro di non aver&lt;br /&gt;motivo né d’addolorarmi né d’avvilirmi, non diedi alcu­&lt;br /&gt;na importanza a quei lievi difetti, ma una grandissima e&lt;br /&gt;straordinaria al fatto che tant’anni ero vissuto senza mai&lt;br /&gt;cambiar di naso, sempre con quello, e con quelle so­&lt;br /&gt;pracciglia e quelle orecchie, quelle mani e quelle gam­&lt;br /&gt;be; e dovevo aspettare di prender moglie per aver conto&lt;br /&gt;che li avevo difettosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height=&quot;0&quot; id=&quot;skype_plugin_object&quot; 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Mia moglie e il mio naso. Luigi Pirandello.'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/LC0X_ggfD3I/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-1174786280014469917</id><published>2012-11-06T18:50:00.001+01:00</published><updated>2012-11-06T18:50:17.192+01:00</updated><title type='text'>La Gioconda di Schrodinger e il gattino di Leonardo. Di A. Garbarino</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;background-color: white; color: #333333; font-family: &#39;lucida grande&#39;, tahoma, verdana, arial, sans-serif; line-height: 16.5px;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: large;&quot;&gt;Sincopato. Mi sento sincopato. Che mi importa del gattino di Schrodinger? Intanto, se è dentro una scatola post-moderna con la musica di Schoenberg, sappaimo già che è morto! Anche se fosse vivo non sarebbe Colui che Sono, soprattutto con un pubblico olista che ne vorrebbere sentire l&#39; intero del niente. Un puzzle, mi sento un puzzle. Vorrei avere davanti a me Wiitgenstain e Primo Levi sperando che il primo spiegasse la sua teoria dei giochi al secondo. Per un secondo sarei E=Mc al quadrato, dove il quadrato sta per una lavagna di Georg Cantor. Tra ta ta ta. Poi, potrebbe bussare Heisemberg e dirmi che se lo guardo in faccia cambiamo i suoi atomi e allora Primo Levi si altererebbe un po perchè dopo Wiitgenstain pure Heisemberg ci si mette a dimenticare il dolore!!!! Intanto, il gattino di Schrodinger (ancora morto) è stato sacrificato al bene della scienza da Ivan Pavlov (ancora vivo). Pavlov ha scoperto che Darwin aveva ragione: l&#39; evoluzionismo è vero, solo che ha dimenticato i fortunati. Levi dice a Pavlov che non era il caso che facesse degli esperimenti sui cani tanto i nazisti avevano già sperimentato tutto e che avrebbe fatto meglio a leggere Dante e la Divina Commedia cosi avrebbe scoperto che chi entra deve lasciare ogni speranza perchè Nietzche ci ha detto che Dio è morto. Il gattino, allora, vorrebbe essere morto ed invece è ancora morto però corre da Freud sperando che le sue colpe di gatto vengano cancellate. Freud, che quel giorno si è arrabbiato con Jung perchè archetipo è solo la coppa del nonnino Plotino, lo prende a bastonate dicendogli: vedevi se andavi da Pavlov (ma voleva dire Adler)!!!. Allora chiedo aiuto a Giacomino L. il quale mi confessa che è diventato credente perchè ha conosciuto Heidegger sulla canoa nei boschi della Foresta Nera e ne è rimasto affascinato (solamente che io solo so che c&#39; è un sosia di Heidegger in giro che in realtà crede fermamente in Scientology). Vorrei spiegargli che L&#39; Essere per Heidegger non è Dio, ma mi blocco perchè non mi ricordo più se Heidegger è Dio. E poi , capisco perchè Leonardo ha disegnato la Gioconda che ride! Perchè se la ride del gattino, dei nazisti e degli olisti. E intanto, non mi ricordo più perchè a casa mia c&#39; era un gattino vivo e non sono sicuro nemmeno che la Giocanda rida. - Il prof . Garbarino&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/1174786280014469917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2012/11/la-gioconda-di-schrodinger-e-il-gattino.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/1174786280014469917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/1174786280014469917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2012/11/la-gioconda-di-schrodinger-e-il-gattino.html' title='La Gioconda di Schrodinger e il gattino di Leonardo. Di A. Garbarino'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-4913027999243446385</id><published>2012-05-28T13:57:00.000+02:00</published><updated>2012-05-28T15:51:59.454+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Il versimo"/><title type='text'>Il verismo. Spiegazione, analisi, riassunto, sintesi, commento, appunti, tesina, ricerca. Parte 2</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/Bxz3TdEkLuA&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="related" href="http://www.youtube.com/watch?v=Bxz3TdEkLuA" title="Il verismo. Spiegazione, analisi, riassunto, sintesi, commento, appunti, tesina, ricerca. Parte 2"/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/4913027999243446385/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/il-verismo-spiegazione-analisi_06.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/4913027999243446385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/4913027999243446385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/il-verismo-spiegazione-analisi_06.html' title='Il verismo. Spiegazione, analisi, riassunto, sintesi, commento, appunti, tesina, ricerca. 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style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/G9Z9MFovWrc&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;background-color: white; font-family: tahoma;&quot;&gt;Lo maggior corno de la fiamma antica&lt;br /&gt;cominciò a crollarsi mormorando,&lt;br /&gt;pur come quella cui vento affatica;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;indi la cima qua e là menando,&lt;br /&gt;come fosse la lingua che parlasse,&lt;br /&gt;gittò voce di fuori e disse: «Quando&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mi diparti&#39; da Circe, che sottrasse&lt;br /&gt;me più d&#39;un anno là presso a Gaeta,&lt;br /&gt;prima che sì Enëa la nomasse,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;né dolcezza di figlio, né la pieta&lt;br /&gt;del vecchio padre, né &#39;l debito amore&lt;br /&gt;lo qual dovea Penelopè far lieta,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;vincer potero dentro a me l&#39;ardore&lt;br /&gt;ch&#39;i&#39; ebbi a divenir del mondo esperto&lt;br /&gt;e de li vizi umani e del valore;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ma misi me per l&#39;alto mare aperto&lt;br /&gt;sol con un legno e con quella compagna&lt;br /&gt;picciola da la qual non fui diserto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L&#39;un lito e l&#39;altro vidi infin la Spagna,&lt;br /&gt;fin nel Morrocco, e l&#39;isola d&#39;i Sardi,&lt;br /&gt;e l&#39;altre che quel mare intorno bagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io e &#39; compagni eravam vecchi e tardi&lt;br /&gt;quando venimmo a quella foce stretta&lt;br /&gt;dov&#39; Ercule segnò li suoi riguardi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;acciò che l&#39;uom più oltre non si metta;&lt;br /&gt;da la man destra mi lasciai Sibilia,&lt;br /&gt;da l&#39;altra già m&#39;avea lasciata Setta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&quot;O frati&quot;, dissi, &quot;che per cento milia&lt;br /&gt;perigli siete giunti a l&#39;occidente,&lt;br /&gt;a questa tanto picciola vigilia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;d&#39;i nostri sensi ch&#39;è del rimanente&lt;br /&gt;non vogliate negar l&#39;esperïenza,&lt;br /&gt;di retro al sol, del mondo sanza gente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Considerate la vostra semenza:&lt;br /&gt;fatti non foste a viver come bruti,&lt;br /&gt;ma per seguir virtute e canoscenza&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Li miei compagni fec&#39; io sì aguti,&lt;br /&gt;con questa orazion picciola, al cammino,&lt;br /&gt;che a pena poscia li avrei ritenuti;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e volta nostra poppa nel mattino,&lt;br /&gt;de&#39; remi facemmo ali al folle volo,&lt;br /&gt;sempre acquistando dal lato mancino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte le stelle già de l&#39;altro polo&lt;br /&gt;vedea la notte, e &#39;l nostro tanto basso,&lt;br /&gt;che non surgëa fuor del marin suolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cinque volte racceso e tante casso&lt;br /&gt;lo lume era di sotto da la luna,&lt;br /&gt;poi che &#39;ntrati eravam ne l&#39;alto passo,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;quando n&#39;apparve una montagna, bruna&lt;br /&gt;per la distanza, e parvemi alta tanto&lt;br /&gt;quanto veduta non avëa alcuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;&lt;br /&gt;ché de la nova terra un turbo nacque&lt;br /&gt;e percosse del legno il primo canto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre volte il fé girar con tutte l&#39;acque;&lt;br /&gt;a la quarta levar la poppa in suso&lt;br /&gt;e la prora ire in giù, com&#39; altrui piacque,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;infin che &#39;l mar fu sovra noi richiuso».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/4016553268947210677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/09/il-canto-di-ulisse-dante-inferno-xxvi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/4016553268947210677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/4016553268947210677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/09/il-canto-di-ulisse-dante-inferno-xxvi.html' title='Il canto di Ulisse, Dante, Inferno XXVI 26, Divina Commedia, Inferno, video audio testo'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/G9Z9MFovWrc/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-4682152045275846980</id><published>2011-08-31T10:27:00.002+02:00</published><updated>2011-08-31T10:27:31.673+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Foscolo Ugo"/><title type='text'>Alla sera, Ugo Foscolo, letta dal prof. Garbarino</title><content type='html'>&lt;iframe width=&quot;480&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/HCIkrsamFI8&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/4682152045275846980/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/alla-sera-ugo-foscolo-letta-dal-prof.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/4682152045275846980'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/4682152045275846980'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/alla-sera-ugo-foscolo-letta-dal-prof.html' title='Alla sera, Ugo Foscolo, letta dal prof. Garbarino'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/HCIkrsamFI8/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-6028466443010336904</id><published>2011-08-25T22:12:00.002+02:00</published><updated>2011-08-25T22:12:51.174+02:00</updated><title type='text'>Universo, Essere, Dio. Appunti e riassunti di filosofia, metafisica, cosmologia, ontologia, teologia, scienza. 2</title><content type='html'>&lt;iframe width=&quot;480&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/gjOIM_MQ3H4&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/6028466443010336904/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/universo-essere-dio-appunti-e-riassunti_25.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/6028466443010336904'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/6028466443010336904'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/universo-essere-dio-appunti-e-riassunti_25.html' title='Universo, Essere, Dio. Appunti e riassunti di filosofia, metafisica, cosmologia, ontologia, teologia, scienza. 2'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/gjOIM_MQ3H4/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-7610362458173540052</id><published>2011-08-25T22:09:00.000+02:00</published><updated>2011-08-25T22:09:13.437+02:00</updated><title type='text'>Universo, Essere, Dio. Appunti e riassunti di filosofia, metafisica, cosmologia, ontologia, teologia, scienza. 1</title><content type='html'>&lt;iframe width=&quot;480&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/Or7jhF-IiOU&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/7610362458173540052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/universo-essere-dio-appunti-e-riassunti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/7610362458173540052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/7610362458173540052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/universo-essere-dio-appunti-e-riassunti.html' title='Universo, Essere, Dio. 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Il dottore vi dà tanta importanza!&lt;br /&gt;Fino a quel momento io ero rimasto adagiato sul sofà. Mi levai e andai al letto ove, in quel momento, ansante piú che mai, l&#39;ammalato s&#39;era coricato. Ero deciso: avrei costretto mio padre di restare almeno per mezz&#39;ora nel riposo voluto dal medico. Non era questo il mio dovere?&lt;br /&gt;Subito mio padre tentò di ribaltarsi verso la sponda del letto per sottrarsi alla mia pressione e levarsi. Con mano vigorosa poggiata sulla sua spalla, gliel&#39;impedii mentre a voce alta e imperiosa gli comandavo di non moversi. Per un breve istante, terrorizzato, egli obbedí. Poi esclamò:&lt;br /&gt;- Muoio!&lt;br /&gt;E si rizzò. A mia volta, subito spaventato dal suo grido, rallentai la pressione della mia mano. Perciò egli poté sedere sulla sponda del letto proprio di faccia a me. Io penso che allora la sua ira fu aumentata al trovarsi - sebbene per un momento solo - impedito nei movimenti e gli parve certo ch&#39;io gli togliessi anche l&#39;aria di cui aveva tanto bisogno, come gli toglievo la luce stando in piedi contro di lui seduto. Con uno sforzo supremo arrivò a mettersi in piedi, alzò la mano alto alto, come se avesse saputo ch&#39;egli non poteva comunicarle altra forza che quella del suo peso e la lasciò cadere sulla mia guancia. Poi scivolò sul letto e di là sul pavimento. Morto!&lt;br /&gt;Non lo sapevo morto, ma mi si contrasse il cuore dal dolore della punizione ch&#39;egli, moribondo, aveva voluto darmi. Con l&#39;aiuto di Carlo lo sollevai e lo riposi in letto. Piangendo, proprio come un bambino punito, gli gridai nell&#39;orecchio:&lt;br /&gt;- Non è colpa mia! Fu quel maledetto dottore che voleva obbligarti di star sdraiato!&lt;br /&gt;Era una bugia. Poi, ancora come un bambino, aggiunsi la promessa di non farlo piú:&lt;br /&gt;- Ti lascerò movere come vorrai.&lt;br /&gt;L&#39;infermiere disse:&lt;br /&gt;- È morto.&lt;br /&gt;Dovettero allontanarmi a viva forza da quella stanza. Egli era morto ed io non potevo piú provargli la mia innocenza!&lt;br /&gt;Nella solitudine tentai di riavermi. Ragionavo: era escluso che mio padre, ch&#39;era sempre fuori di sensi, avesse potuto risolvere di punirmi e dirigere la sua mano con tanta esattezza da colpire la mia guancia.&lt;br /&gt;Come sarebbe stato possibile di avere la certezza che il mio ragionamento era giusto? Pensai persino di dirigermi a Coprosich. Egli, quale medico, avrebbe potuto dirmi qualche cosa sulle capacità di risolvere e agire di un moribondo. Potevo anche essere stato vittima di un atto provocato da un tentativo di facilitarsi la respirazione! Ma col dottor Coprosich non parlai. Era impossibile di andar a rivelare a lui come mio padre si fosse congedato da me. A lui, che m&#39;aveva già accusato di aver mancato di affetto per mio padre!&lt;br /&gt;Fu un ulteriore grave colpo per me quando sentii che Carlo, l&#39;infermiere, in cucina, di sera, raccontava a Maria: - Il padre alzò alto alto la mano e con l&#39;ultimo suo atto picchiò il figliuolo. - Egli lo sapeva e perciò Coprosich l&#39;avrebbe risaputo.&lt;br /&gt;Quando mi recai nella stanza mortuaria, trovai che avevano vestito il cadavere. L&#39;infermiere doveva anche avergli ravviata la bella, bianca chioma.&lt;br /&gt;La morte aveva già irrigidito quel corpo che giaceva superbo e minaccioso. Le sue mani grandi, potenti, ben formate, erano livide, ma giacevano con tanta naturalezza che parevano pronte ad afferrare e punire. Non volli, non seppi piú rivederlo.&lt;br /&gt;Poi, al funerale, riuscii a ricordare mio padre debole e buono come l&#39;avevo sempre conosciuto dopo la mia infanzia e mi convinsi che quello schiaffo che m&#39;era stato inflitto da lui moribondo, non era stato da lui voluto. Divenni buono, buono e il ricordo di mio padre s&#39;accompagnò a me, divenendo sempre piú dolce. Fu come un sogno delizioso: eravamo oramai perfettamente d&#39;accordo, io divenuto il piú debole e lui il piú forte.&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/4529795728752948664/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/la-morte-del-padre-la-coscienza-di-zeno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/4529795728752948664'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/4529795728752948664'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/la-morte-del-padre-la-coscienza-di-zeno.html' title='La morte del padre, La coscienza di Zeno, Italo Svevo'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/WSZIN_GWOkM/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-20858512671580252</id><published>2011-08-12T12:05:00.002+02:00</published><updated>2011-08-12T18:33:22.993+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Pirandello Luigi"/><title type='text'>Il fù Mattia Pascal, Cambio treno, Luigi Pirandello</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/hUqb87i2D8w&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;Guardai l&#39;orologio: eran le otto e un quarto. Fra un&#39;oretta, dunque, sarei arrivato.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;Avevo il giornale ancora in mano e lo voltai per cercare in seconda pagina qualche dono migliore di quelli del Lama. Gli occhi mi andarono su un &lt;b&gt;suicidio&lt;/b&gt; così, in grassetto.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;Pensai subito che potesse esser quello di Montecarlo, e m&#39;affrettai a leggere. Ma mi arrestai sorpreso al primo rigo, stampato di minutissimo carattere: « Ci telegrafano da Miragno ».&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;« Miragno? Chi si sarà suicidato nel mio paese? »&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;Lessi: « Jeri, sabato 28, è stato rinvenuto nella gora d&#39;un mulino un cadavere in istato d&#39;avanzata putrefazione... ».&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;A un tratto, la vista mi s&#39;annebbiò, sembrandomi di scorgere nel rigo seguente il nome del mio podere; e, siccome stentavo a leggere, con un occhio solo, quella stampa minuscola, m&#39;alzai in piedi, per essere più vicino al lume.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;« ... putrefazione. Il molino è sito in un podere detto della Stìa, a circa due chilometri dalla nostra città. Accorsa sopra luogo l&#39;autorità giudiziaria con altra gente, il cadavere fu estratto dalla gora per le constatazioni di legge e piantonato. Più tardi esso fu riconosciuto per quello del nostro... »&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;Il cuore mi balzò in gola e guardai, spiritato, i miei compagni di viaggio che dormivano tutti.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;« Accorsa sopra luogo... estratto dalla gora... e piantonato... fu riconosciuto per quello del nostro bibliotecario... »&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;« Io? »&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;« Accorsa sopra luogo... più tardi... per quello del nostro bibliotecario Mattia Pascal, scomparso da parecchi giorni. Causa del suicidio: dissesti finanziarii. »&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;« Io?... Scomparso... riconosciuto... Mattia Pascal... »&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;Rilessi con piglio feroce e col cuore in tumulto non so più quante volte quelle poche righe. Nel primo impeto, tutte le mie energie vitali insorsero violentemente per protestare: come se quella notizia, così irritante nella sua impassibile laconicità, potesse anche per me esser vera. Ma, se non per me, era pur vera per gli altri; e la certezza che questi altri avevano fin da jeri della mia morte era su me come una insopportabile sopraffazione, permanente, schiacciante... Guardai di nuovo i miei compagni di viaggio e, quasi anch&#39;essi, lì, sotto gli occhi miei, riposassero in quella certezza, ebbi la tentazione di scuoterli da quei loro scomodi e penosi atteggiamenti, scuoterli, svegliarli, per gridar loro che non era vero.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;« Possibile? »&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;E rilessi ancora una volta la notizia sbalorditoja.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;Non potevo più stare alle mosse. Avrei voluto che il treno s&#39;arrestasse, avrei voluto che corresse a precipizio: quel suo andar monotono, da automa duro, sordo e greve, mi faceva crescere di punto in punto l&#39;orgasmo. Aprivo e chiudevo le mani continuamente, affondandomi le unghie nelle palme; spiegazzavo il giornale; lo rimettevo in sesto per rilegger la notizia che già sapevo a memoria, parola per parola.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;« Riconosciuto! Ma è possibile che m&#39;abbiano riconosciuto?... In istato d&#39;avanzata putrefazione... puàh! »&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;Mi vidi per un momento, lì nell&#39;acqua verdastra della gora, fradicio, gonfio, orribile, galleggiante... Nel raccapriccio istintivo, incrociai le braccia sul petto e con le mani mi palpai, mi strinsi:&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;« Io, no; io, no... Chi sarà stato?... mi somigliava, certo... Avrà forse avuto la barba anche lui, come la mia... la mia stessa corporatura... E m&#39;han riconosciuto!... Scomparso da parecchi giorni... Eh già! Ma io vorrei sapere, vorrei sapere chi si è affrettato così a riconoscermi. Possibile che quel disgraziato là fosse tanto simile a me? vestito come me? tal quale? Ma sarà stata lei, forse, lei, Marianna Dondi, la vedova Pescatore: oh! m&#39;ha pescato subito, m&#39;ha riconosciuto subito! Non le sarà parso vero, figuriamoci! - E&#39; lui, è lui! mio genero! ah, povero Mattia! ah, povero figliuolo mio! - E si sarà messa a piangere fors&#39;anche; si sarà pure inginocchiata accanto al cadavere di quel poveretto, che non ha potuto tirarle un calcio e gridarle: - Ma lèvati di qua: non ti conosco -. »&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;Fremevo. Finalmente il treno s&#39;arrestò a un&#39;altra stazione. Aprii lo sportello e mi precipitai giù, con l&#39;idea confusa di fare qualche cosa, subito: un telegramma d&#39;urgenza per smentire quella notizia.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;Il salto che spiccai dal vagone mi salvò: come se mi avesse scosso dal cervello quella stupida fissazione, intravidi in un baleno... ma sì! la mia liberazione la libertà una vita nuova!&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;Avevo con me ottantaduemila lire, e non avrei più dovuto darle a nessuno! Ero morto, ero morto: non avevo più debiti, non avevo più moglie, non avevo più suocera: nessuno! libero! libero! libero! Che cercavo di più?&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;Pensando così, dovevo esser rimasto in un atteggiamento stranissimo, là su la banchina di quella stazione. Avevo lasciato aperto lo sportello del vagone. Mi vidi attorno parecchia gente, che mi gridava non so che cosa; uno, infine, mi scosse e mi spinse, gridandomi più forte:&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;- Il treno riparte!&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 12.0pt; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-line-height-rule: exactly; tab-stops: 137.2pt;&quot;&gt;- Ma lo lasci, lo lasci ripartire, caro signore! - gli gridai io, a mia volta. - Cambio treno!&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/20858512671580252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/il-fu-mattia-pascal-cambio-treno-luigi.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/20858512671580252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/20858512671580252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/il-fu-mattia-pascal-cambio-treno-luigi.html' title='Il fù Mattia Pascal, Cambio treno, Luigi Pirandello'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/hUqb87i2D8w/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-3509836786721770500</id><published>2011-08-11T14:02:00.003+02:00</published><updated>2011-08-11T14:03:31.170+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Petrarca Francesco"/><title type='text'>Solo et pensoso, Francesco Petrarca, letta dal prof. Garbarino</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/OGI6vsCrqkw&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;left&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #252525; font-family: Arial; font-size: small;&quot;&gt;Solo et pensoso i piú desert campi&lt;br /&gt;vo mesurando a passi tardi et lenti,&lt;br /&gt;et gli occhi porto per fuggire intenti&lt;br /&gt;ove vestigio human l&#39;arena stampi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;left&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #252525; font-family: Arial; font-size: small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;left&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #252525; font-family: Arial; font-size: small;&quot;&gt;Altro schermo non trovo che mi scampi&lt;br /&gt;dal manifesto accorger de le genti,&lt;br /&gt;perché negli atti d&#39;alegrezza spenti&lt;br /&gt;di fuor si legge com&#39;io dentro avampi:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;left&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #252525; font-family: Arial; font-size: small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;left&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #252525; font-family: Arial; font-size: small;&quot;&gt;Sì ch&#39;io mi credo omai che monti et piagge&lt;br /&gt;et fiumi et selve sappian di che tempre&lt;br /&gt;sia la mia vita, che&#39;é celata altrui.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;left&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #252525; font-family: Arial; font-size: small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;left&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #252525; font-family: Arial; font-size: small;&quot;&gt;Ma pu sí aspre vie né sí selvagge&lt;br /&gt;cercar non so ch&#39; Amor non venga sempre&lt;br /&gt;ragionando con meco, et io co&#39;llui.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/3509836786721770500/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/solo-et-pensoso-francesco-petrarca.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/3509836786721770500'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/3509836786721770500'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/solo-et-pensoso-francesco-petrarca.html' title='Solo et pensoso, Francesco Petrarca, letta dal prof. Garbarino'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/OGI6vsCrqkw/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-7273451529157967244</id><published>2011-08-11T10:37:00.002+02:00</published><updated>2011-08-11T10:38:59.989+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Leopardi Giacomo"/><title type='text'>Alla luna, Giacomo Leopardi, letta dal prof. Garbarino</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/Xcy_OpOffFQ&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;background-color: #fafafa; color: #3f3f3f; font-family: calibri, &#39;segoe UI&#39;, arial, tahoma, sans-serif; font-size: 15px; line-height: 22px;&quot;&gt;&lt;i&gt;O graziosa luna, io mi rammento&lt;br /&gt;Che, or volge l&#39;anno, sovra questo colle&lt;br /&gt;Io venia pien d&#39;angoscia a rimirarti:&lt;br /&gt;E tu pendevi allor su quella selva&lt;br /&gt;Siccome or fai, che tutta la rischiari.&lt;br /&gt;Ma nebuloso e tremulo dal pianto&lt;br /&gt;Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci&lt;br /&gt;Il tuo volto apparia, che travagliosa&lt;br /&gt;Era mia vita: ed è, né cangia stile,&lt;br /&gt;0 mia diletta luna. E pur mi giova&lt;br /&gt;La ricordanza, e il noverar l&#39;etate&lt;br /&gt;Del mio dolore. Oh come grato occorre&lt;br /&gt;Nel tempo giovanil, quando ancor lungo&lt;br /&gt;La speme e breve ha la memoria il corso,&lt;br /&gt;Il rimembrar delle passate cose,&lt;br /&gt;Ancor che triste, e che l&#39;affanno duri!&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/7273451529157967244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/alla-luna-giacomo-leopardi-letta-dal.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/7273451529157967244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/7273451529157967244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/alla-luna-giacomo-leopardi-letta-dal.html' title='Alla luna, Giacomo Leopardi, letta dal prof. Garbarino'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/Xcy_OpOffFQ/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-967106027037575367</id><published>2011-08-08T22:14:00.000+02:00</published><updated>2011-08-08T22:14:54.678+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Dante"/><title type='text'>Divina Commedia. Spiegazione, analisi, riassunto, sintesi, commento, appunti, tesina, ricerca. 1 parte</title><content type='html'>&lt;iframe width=&quot;480&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/2x2HTgELrRo&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/967106027037575367/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/divina-commedia-spiegazione-analisi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/967106027037575367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/967106027037575367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/divina-commedia-spiegazione-analisi.html' title='Divina Commedia. Spiegazione, analisi, riassunto, sintesi, commento, appunti, tesina, ricerca. 1 parte'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/2x2HTgELrRo/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-8963972331661073942</id><published>2011-08-02T14:27:00.002+02:00</published><updated>2011-08-02T14:27:30.789+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Il versimo"/><title type='text'>Il verismo. Spiegazione, analisi, riassunto, commento, appunti, tesina, ricerca. Parte 1</title><content type='html'>&lt;iframe width=&quot;480&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/kDWRDGK0Guk&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/8963972331661073942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/il-verismo-spiegazione-analisi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/8963972331661073942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/8963972331661073942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/il-verismo-spiegazione-analisi.html' title='Il verismo. Spiegazione, analisi, riassunto, commento, appunti, tesina, ricerca. Parte 1'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/kDWRDGK0Guk/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-5005655343092457260</id><published>2011-08-01T21:09:00.002+02:00</published><updated>2011-08-01T21:10:16.490+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Mie poesie"/><title type='text'>Madre mia, di Alberto Garbarino</title><content type='html'>&lt;b&gt;&lt;i&gt;Madre mia&lt;br /&gt;Nelle notti di bimbo&lt;br /&gt;Leggevi per me&lt;br /&gt;Storie di animali, uomini e dei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tua voce narrante&lt;br /&gt;Era la porta per la vita&lt;br /&gt;Un prendere per mano&lt;br /&gt;Con guanti di parole&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tu leggevi, io ascoltavo&lt;br /&gt;Sul quel letto a vapore&lt;br /&gt;Viaggiavo prima ancora di aver viaggiato&lt;br /&gt;Imparavo prima ancora di aver appreso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il biglietto d’entrata per il mio viaggio&lt;br /&gt;Me l’ hai regalato tu&lt;br /&gt;Recitando i ruoli più importanti&lt;br /&gt;Come nessuna persona mai.&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/5005655343092457260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/madre-mia-di-alberto-garbarino.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/5005655343092457260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/5005655343092457260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/08/madre-mia-di-alberto-garbarino.html' title='Madre mia, di Alberto Garbarino'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-1681230319920822581</id><published>2011-07-30T16:05:00.001+02:00</published><updated>2011-07-30T16:27:31.591+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="analisi del testo: Rosso Malpelo"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Giovanni Verga"/><title type='text'>Rosso Malpelo Giovanni Verga analisi spiegazione commento riassunto, parte 1</title><content type='html'>&lt;iframe width=&quot;480&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/da0YviG8DdU&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/1681230319920822581/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/07/rosso-malpelo-giovanni-verga-analisi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/1681230319920822581'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/1681230319920822581'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/07/rosso-malpelo-giovanni-verga-analisi.html' title='Rosso Malpelo Giovanni Verga analisi spiegazione commento riassunto, parte 1'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/da0YviG8DdU/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-4590028047926973102</id><published>2011-07-23T13:09:00.001+02:00</published><updated>2011-07-23T18:54:05.872+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Leopardi Giacomo"/><title type='text'>Il sabato del villaggio, Giacomo Leopardi, letta dal prof. Garbarino</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/11r0PVFUXPY&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: tahoma;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;background-color: white;&quot;&gt;&lt;i&gt;La donzelletta vien dalla campagna&lt;br /&gt;in sul calar del sole,&lt;br /&gt;col suo fascio dell&#39;erba; e reca in mano&lt;br /&gt;un mazzolin di rose e viole,&lt;br /&gt;onde, siccome suole, ornare ella si appresta&lt;br /&gt;dimani, al dí di festa, il petto e il crine.&lt;br /&gt;Siede con le vicine&lt;br /&gt;su la scala a filar la vecchierella,&lt;br /&gt;incontro là dove si perde il giorno;&lt;br /&gt;e novellando vien del suo buon tempo,&lt;br /&gt;quando ai dí della festa ella si ornava,&lt;br /&gt;ed ancor sana e snella&lt;br /&gt;solea danzar la sera intra di quei&lt;br /&gt;ch&#39;ebbe compagni nell&#39;età piú bella.&lt;br /&gt;Già tutta l&#39;aria imbruna,&lt;br /&gt;torna azzurro il sereno, e tornan l&#39;ombre&lt;br /&gt;giú da&#39; colli e da&#39; tetti,&lt;br /&gt;al biancheggiar della recente luna.&lt;br /&gt;Or la squilla dà segno&lt;br /&gt;della festa che viene;&lt;br /&gt;ed a quel suon diresti&lt;br /&gt;che il cor si riconforta.&lt;br /&gt;I fanciulli gridando&lt;br /&gt;su la piazzuola in frotta,&lt;br /&gt;e qua e là saltando,&lt;br /&gt;fanno un lieto romore;&lt;br /&gt;e intanto riede alla sua parca mensa,&lt;br /&gt;fischiando, il zappatore,&lt;br /&gt;e seco pensa al dí del suo riposo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi quando intorno è spenta ogni altra face,&lt;br /&gt;e tutto l&#39;altro tace,&lt;br /&gt;odi il martel picchiare, odi la sega&lt;br /&gt;del legnaiuol, che veglia&lt;br /&gt;nella chiusa bottega alla lucerna,&lt;br /&gt;e s&#39;affretta, e s&#39;adopra&lt;br /&gt;di fornir l&#39;opra anzi al chiarir dell&#39;alba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo di sette è il più gradito giorno,&lt;br /&gt;pien di speme e di gioia:&lt;br /&gt;diman tristezza e noia&lt;br /&gt;recheran l&#39;ore, ed al travaglio usato&lt;br /&gt;ciascuno in suo pensier farà ritorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Garzoncello scherzoso,&lt;br /&gt;cotesta età fiorita&lt;br /&gt;è come un giorno d&#39;allegrezza pieno,&lt;br /&gt;giorno chiaro, sereno,&lt;br /&gt;che precorre alla festa di tua vita.&lt;br /&gt;Godi, fanciullo mio; stato soave,&lt;br /&gt;stagion lieta è cotesta.&lt;br /&gt;Altro dirti non vo&#39;; ma la tua festa&lt;br /&gt;ch&#39;anco tardi a venir non ti sia grave.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/4590028047926973102/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/07/la-donzelletta-vien-dalla-campagna-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/4590028047926973102'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/4590028047926973102'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/07/la-donzelletta-vien-dalla-campagna-in.html' title='Il sabato del villaggio, Giacomo Leopardi, letta dal prof. Garbarino'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/11r0PVFUXPY/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-5967254549002048026</id><published>2011-07-21T11:06:00.002+02:00</published><updated>2011-07-23T12:04:22.959+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Nietzche"/><title type='text'>Aforisma n. 341, Friedrich Nietzsche, Eterno ritorno, tratto da &quot;La gaia scienza&quot;</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/TVLyBwRN9qw&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: «Questa vita, come tu ora la vivi e l&#39;hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione - e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L&#39;eterna clessidra dell&#39;esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello di polvere!». Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: «Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina»? Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi, e forse ti stritolerebbe; la domanda per qualsiasi cosa: «Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?» graverebbe sul tuo agire come il peso più grande! Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare più alcun&#39;altra cosa che questa ultima eterna sanzione, questo suggello?&quot; (da La gaia scienza, Libro IV, n. 341).&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/5967254549002048026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/07/aforisma-n-341-friedrich-nietzsche.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/5967254549002048026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/5967254549002048026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/07/aforisma-n-341-friedrich-nietzsche.html' title='Aforisma n. 341, Friedrich Nietzsche, Eterno ritorno, tratto da &quot;La gaia scienza&quot;'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/TVLyBwRN9qw/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-6688090722591568221</id><published>2011-07-19T21:16:00.007+02:00</published><updated>2011-07-23T11:53:17.191+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Pirandello Luigi"/><title type='text'>La giara, Luigi Pirandello, letta dal prof. Garbarino</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/B9OPPBVUTFY&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Materiale utile allo studio:&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/La_giara&quot;&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/La_giara&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.pirandelloweb.com/teatro/1925_la_giara/la_giara_copertina.htm&quot;&gt;http://www.pirandelloweb.com/teatro/1925_la_giara/la_giara_copertina.htm&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piena anche per gli olivi quell&#39;annata. Piante massaje, cariche l&#39;anno avanti, avevano raffermato tutte, a dispetto della nebbia che le aveva oppresse sul fiorire.&lt;br /&gt;Lo Zirafa, che ne aveva un bel giro nel suo podere delle Quote a Primosole, prevedendo che le cinque giare vecchie di coccio smaltato che aveva in cantina non sarebbero bastate a contener tutto l&#39;olio della nuova raccolta, ne aveva ordinata a tempo una sesta più capace a Santo Stefano di Camastra, dove si fabbricavano: alta a petto d&#39;uomo, bella panciuta e maestosa, che fosse delle altre cinque la badessa.&lt;br /&gt;Neanche a dirlo, aveva litigato anche col fornaciajo di là per questa giara. E con chi non l&#39;attaccava Don Lollò Zirafa? Per ogni nonnulla, anche per una pietruzza caduta dal murello di cinta, anche per una festuca di paglia, gridava che gli sellassero la mula per correre in città a fare gli atti. Così, a furia di carta bollata e d&#39;onorarii agli avvocati, citando questo, citando quello e pagando sempre le spese per tutti, s&#39;era mezzo rovinato.&lt;br /&gt;Dicevano che il suo consulente legale, stanco di vederselo comparire davanti due o tre volte la settimana, per levarselo di torno, gli aveva regalato un libricino come quelli da messa: il codice, perché ci si scapasse a cercare da sé il fondamento giuridico alle liti che voleva intentare.&lt;br /&gt;Prima, tutti coloro con cui aveva da dire, per prenderlo in giro gli gridavano: - Sellate la mula! - Ora, invece: - Consultate il calepino! -&lt;br /&gt;E Don Lollò rispondeva:&lt;br /&gt;- Sicuro, e vi fulmino tutti, figli d&#39;un cane!&lt;br /&gt;Quella bella giara nuova, pagata quattr&#39;onze ballanti e sonanti, in attesa del posto da trovarle in cantina, fu allogata provvisoriamente nel palmento. Una giara così non s&#39;era mai veduta. Allogata in quell&#39;antro intanfato di mosto e di quell&#39;odore acre e crudo che cova nei luoghi senz&#39;aria e senza luce, faceva pena.&lt;br /&gt;Da due giorni era cominciata l&#39;abbacchiatura delle olive, e Don Lollò era su tutte le furie perché, tra gli abbacchiatori e i mulattieri venuti con le mule cariche di concime da depositare a mucchi su la costa per la favata della nuova stagione, non sapeva più come spartirsi, a chi badar prima. E bestemmiava come un turco e minacciava di fulminare questi e quelli, se un&#39;oliva, che fosse un&#39;oliva, gli fosse mancata, quasi le avesse prima contate tutte a una a una sugli alberi; o se non fosse ogni mucchio di concime della stessa misura degli altri. Col cappellaccio bianco, in maniche di camicia, spettorato, affocato in volto e tutto sgocciolante di sudore, correva di qua e di là, girando gli occhi lupigni e stropicciandosi con rabbia le guance rase, su cui la barba prepotente rispuntava quasi sotto la raschiatura del rasojo.&lt;br /&gt;Ora, alla fine della terza giornata, tre dei contadini che avevano abbacchiato, entrando nel palmento per deporvi le scale e le canne, restarono alla vista della bella giara nuova, spaccata in due, come se qualcuno, con un taglio netto, prendendo tutta l&#39;ampiezza della pancia, ne avesse staccato tutto il lembo davanti.&lt;br /&gt;- Guardate! guardate!&lt;br /&gt;- Chi sarà stato?&lt;br /&gt;- Oh, mamma mia! E chi lo sente ora Don Lollò? La giara nuova, peccato!&lt;br /&gt;Il primo, più spaurito di tutti, propose di raccostar subito la porta e andare via zitti zitti, lasciando fuori, appoggiate al muro, le scale e le canne.&lt;br /&gt;Ma il secondo:&lt;br /&gt;- Siete pazzi? Con don Lollò? Sarebbe capace di credere che gliel&#39;abbiamo rotta noi. Fermi qua tutti!&lt;br /&gt;Uscì davanti al palmento e, facendosi portavoce delle mani, chiamò:&lt;br /&gt;- Don Lollò! Ah, Don Lollòoo!&lt;br /&gt;Eccolo là sotto la costa con gli scaricatori del concime: gesticolava al solito furiosamente, dandosi di tratto in tratto con ambo le mani una rincalcata al cappellaccio bianco. Arrivava talvolta, a forza di quelle rincalcate, a non poterselo più strappare dalla nuca e dalla fronte. Già nel cielo si spegnevano gli ultimi fuochi del crepuscolo, e tra la pace che scendeva su la campagna con le ombre della sera e la dolce frescura, avventavano i gesti di quell&#39;uomo sempre infuriato.&lt;br /&gt;- Don Lollò! Ah, Don Lollòoo!&lt;br /&gt;Quando venne su e vide lo scempio, parve volesse impazzire. Si scagliò prima contro quei tre; ne afferrò uno per la gola e lo impiccò al muro gridando:&lt;br /&gt;- Sangue della Madonna, me la pagherete!&lt;br /&gt;Afferrato a sua volta dagli altri due, stravolti nelle facce terrigne e bestiali, rivolse contro se stesso la rabbia furibonda, sbatacchiò a terra il cappellaccio, si percosse le guance, pestando i piedi e sbraitando a modo di quelli che piangono un parente morto:&lt;br /&gt;- La giara nuova! Quattr&#39;onze di giara! Non incignata ancora!&lt;br /&gt;Voleva sapere chi gliel&#39;avesse rotta! Possibile che si fosse rotta da sé? Qualcuno per forza doveva averla rotta, per infamità o per invidia! Ma quando? Ma come? Non gli si vedeva segno di violenza! Che fosse arrivata rotta dalla fabbrica? Ma che! Sonava come una campana!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena i contadini videro che la prima furia gli era caduta, cominciarono ad esortarlo a calmarsi. La giara si poteva sanare. Non era poi rotta malamente. Un pezzo solo. Un bravo conciabrocche l&#39;avrebbe rimessa su, nuova. C&#39;era giusto Zi&#39; Dima Licasi, che aveva scoperto un mastice miracoloso, di cui serbava gelosamente il segreto: un mastice, che neanche il martello ci poteva, quando aveva fatto presa. Ecco, se don Lollò voleva, domani, alla punta dell&#39;alba, Zi&#39; Dima Licasi sarebbe venuto lì e, in quattro e quattr&#39;otto, la giara, meglio di prima.&lt;br /&gt;Don Lollò diceva di no, a quelle esortazioni: ch&#39;era tutto inutile; che non c&#39;era più rimedio; ma alla fine si lasciò persuadere, e il giorno appresso, all&#39;alba, puntuale, si presentò a Primosole Zi&#39; Dima Licasi con la cesta degli attrezzi dietro le spalle.&lt;br /&gt;Era un vecchio sbilenco, dalle giunture storpie e nodose, come un ceppo antico di olivo saraceno. Per cavargli una parola di bocca ci voleva l&#39;uncino. Mutria o tristezza radicate in quel suo corpo deforme; o anche sconfidenza che nessuno potesse capire e apprezzare giustamente il suo merito d&#39;inventore non ancora patentato.&lt;br /&gt;Voleva che parlassero i fatti, Zi&#39; Dima Licasi. Doveva poi guardarsi davanti e dietro, perché non gli rubassero il segreto.&lt;br /&gt;- Fatemi vedere codesto mastice - gli disse per prima cosa Don Lollò, dopo averlo squadrato a lungo con diffidenza.&lt;br /&gt;Zi&#39; Dima negò col capo, pieno di dignità.&lt;br /&gt;- All&#39;opera si vede.&lt;br /&gt;- Ma verrà bene?&lt;br /&gt;Zi&#39; Dima posò a terra la cesta; ne cavò un grosso fazzoletto di cotone rosso, logoro e tutto avvoltolato; prese a svolgerlo pian piano, tra l&#39;attenzione e la curiosità di tutti, e quando alla fine venne fuori un pajo d&#39;occhiali col sellino e le stanghette rotte e legate con lo spago, lui sospirò e gli altri risero. Zi&#39; Dima non se ne curò; si pulì le dita prima di pigliare gli occhiali; se li inforcò; poi si mise a esaminare con molta gravità la giara tratta sull&#39;aja. Disse:&lt;br /&gt;- Verrà bene.&lt;br /&gt;- Col mastice solo però - mise per patto lo Zirafa - non mi fido. Ci voglio anche i punti.&lt;br /&gt;- Me ne vado - rispose senz&#39;altro Zi&#39; Dima, rizzandosi e rimettendosi la cesta dietro le spalle.&lt;br /&gt;Don Lollò lo acchiappò per un braccio.&lt;br /&gt;- Dove? Messere e porco, così trattate? Ma guarda un po&#39; che arie da Carlomagno! Scannato miserabile e pezzo d&#39;asino, ci devo metter olio, io, là dentro, e l&#39;olio trasuda! Un miglio di spaccatura, col mastice solo? Ci voglio i punti. Mastice e punti. Comando io.&lt;br /&gt;Zi&#39; Dima chiuse gli occhi, strinse le labbra e scosse il capo. Tutti così! Gli era negato il piacere di fare un lavoro pulito, filato coscienziosamente a regola d&#39;arte, e di dare una prova della virtù del suo mastice.&lt;br /&gt;- Se la giara - disse - non suona di nuovo come una campana...&lt;br /&gt;- Non sento niente, - lo interruppe Don Lollò. - I punti! Pago mastice e punti. Quanto vi debbo dare?&lt;br /&gt;- Se col mastice solo...&lt;br /&gt;- Càzzica che testa! - esclamò lo Zirafa. - Come parlo? V&#39;ho detto che ci voglio i punti. C&#39;intenderemo a lavoro finito: non ho tempo da perdere con voi.&lt;br /&gt;E se ne andò a badare ai suoi uomini.&lt;br /&gt;Zi&#39; Dima si mise all&#39;opera gonfio d&#39;ira e di dispetto. E l&#39;ira e il dispetto gli crebbero ad ogni foro che praticava col trapano nella giara e nel lembo spaccato per farvi passare il fil di ferro della cucitura. Accompagnava il frullo della saettella con grugniti a mano a mano più frequenti e più forti; e il viso gli diventava più verde dalla bile e gli occhi più aguzzi e accesi di stizza. Finita quella prima operazione, scagliò con rabbia il trapano nella cesta; applicò il lembo staccato alla giara per provare se i fori erano a egual distanza e in corrispondenza tra loro, poi con le tenaglie fece del fil di ferro tanti pezzetti quanti erano i punti che doveva dare, e chiamò per ajuto uno dei contadini che abbacchiavano.&lt;br /&gt;- Coraggio, Zi&#39; Dima! - gli disse quello, vedendogli la faccia alterata.&lt;br /&gt;Zi&#39; Dima alzò la mano a un gesto rabbioso. Aprì la scatola di latta che conteneva il mastice, e lo levò al cielo, scotendolo, come per offrirlo a Dio, visto che gli uomini non volevano riconoscerne le virtù: poi col dito cominciò a spalmarlo tutt&#39;in giro al lembo staccato e lungo la spaccatura; prese le tenaglie e i pezzetti di fil di ferro preparati avanti, e si cacciò dentro la pancia aperta della giara, ordinando al contadino di applicare il lembo alla giara, così come aveva fatto lui poc&#39;anzi. Prima di cominciare a dare i punti:&lt;br /&gt;- Tira! - disse dall&#39;interno della giara al contadino. - Tira con tutta la tua forza! Vedi se si stacca più? Malanno a chi non ci crede! Picchia, picchia! Suona, si o no, come una campana anche con me qua dentro? Va&#39;, va&#39; a dirlo al tuo padrone!&lt;br /&gt;- Chi è sopra comanda, Zi&#39; Dima, - sospirò il contadino - e chi è sotto si danna! Date i punti, date i punti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Zi&#39; Dima si mise a far passare ogni pezzetto di fil di ferro attraverso i due fori accanto, l&#39;uno di qua e l&#39;altro di là della saldatura; e con le tanaglie ne attorceva i due capi. Ci volle un&#39;ora a passarli tutti. I sudori, giù a fontana, dentro la giara. Lavorando, si lagnava della sua mala sorte. E il contadino, di fuori, a confortarlo.&lt;br /&gt;- Ora ajutami a uscirne, - disse alla fine Zi&#39; Dima.&lt;br /&gt;Ma quanto larga di pancia, tanto quella giara era stretta di collo. Zi&#39; Dima, nella rabbia, non ci aveva fatto caso. Ora, prova e riprova, non trovava più il modo di uscirne. E il contadino invece di dargli ajuto, eccolo là, si torceva dalle risa. Imprigionato, imprigionato lì, nella giara da lui stesso sanata e che ora - non c&#39;era via di mezzo - per farlo uscire, doveva essere rotta daccapo e per sempre.&lt;br /&gt;Alle risa, alle grida, sopravvenne Don Lollò. Zi&#39; Dima, dento la giara, era come un gatto inferocito.&lt;br /&gt;Fatemi uscire! - urlava -. Corpo di Dio, voglio uscire! Subito! Datemi ajuto!&lt;br /&gt;Don Lollò rimase dapprima come stordito. Non sapeva crederci.&lt;br /&gt;- Ma come? là dentro? s&#39;è cucito là dentro?&lt;br /&gt;S&#39;accostò alla giara e gridò al vecchio:&lt;br /&gt;- Ajuto? E che ajuto posso darvi io? Vecchiaccio stolido, ma come? non dovevate prender prima le misure? Su, provate: fuori un braccio... così! e la testa... su... no, piano! Che! giù... aspettate! così no! giù, giù... Ma come avete fatto? E la giara, adesso? Calma! Calma! Calma! - si mise a raccomandare tutt&#39;intorno, come se la calma stessero per perderla gli altri e non lui. - Mi fuma la testa! Calma! Questo è caso nuovo... La mula!&lt;br /&gt;Picchiò con le nocche delle dita su la giara. Sonava davvero come una campana.&lt;br /&gt;- Bella! Rimessa a nuovo... Aspettate! - disse al prigioniero. - Va&#39; a sellarmi la mula! - ordinò al contadino; e, grattandosi con tutte le dita la fronte, seguitò a dire tra sé: &quot;Ma vedete un po&#39; che mi capita! Questa non è giara! quest&#39;è ordigno del diavolo! Fermo! Fermo lì!&quot;&lt;br /&gt;E accorse a regger la giara, in cui Zi&#39; Dima, furibondo, si dibatteva come una bestia in trappola.&lt;br /&gt;- Caso nuovo, caro mio, che deve risolvere l&#39;avvocato! Io non mi fido. La mula! La mula! Vado e torno, abbiate pazienza! Nell&#39;interesse vostro... Intanto, piano! calma! Io mi guardo i miei. E prima di tutto, per salvare il mio diritto, faccio il mio dovere. Ecco: vi pago il lavoro, vi pago la giornata. Cinque lire. Vi bastano?&lt;br /&gt;- Non voglio nulla! - gridò Zi&#39; Dima. - Voglio uscire.&lt;br /&gt;- Uscirete. Ma io, intanto, vi pago. Qua, cinque lire.&lt;br /&gt;Le cavò dal taschino del panciotto e le buttò nella giara. Poi domandò, premuroso:&lt;br /&gt;- Avete fatto colazione? Pane e companatico, subito! Non ne volete? Buttatelo ai cani! A me basta che ve l&#39;abbia dato.&lt;br /&gt;Ordinò che gli si désse; montò in sella, e via di galoppo per la città. Chi lo vide, credette che andasse a chiudersi da sé in manicomio, tanto e in così strano modo gesticolava.&lt;br /&gt;Per fortuna, non gli toccò di fare anticamera nello studio dell&#39;avvocato; ma gli toccò d&#39;attendere un bel po&#39;, prima che questo finisse di ridere, quando gli ebbe esposto il caso. Delle risa si stizzì.&lt;br /&gt;- Che c&#39;è da ridere, scusi? A vossignoria non brucia! La giara è mia!&lt;br /&gt;Ma quello seguitava a ridere e voleva che gli rinarrasse il caso com&#39;era stato, per farci su altre risate. &quot;Dentro, eh? S&#39;era cucito dentro? E lui, don Lollò che pretendeva? Te... tene... tenerlo là dentro... ah ah ah... ohi ohi ohi... tenerlo là dentro per non perderci la giara?&quot;&lt;br /&gt;- Ce la devo perdere? - domandò lo Zirafa con le pugna serrate. - Il danno e lo scorno?&lt;br /&gt;- Ma sapete come si chiama questo? - gli disse infine l&#39;avvocato. - Si chiama sequestro di persona!&lt;br /&gt;- Sequestro? E chi l&#39;ha sequestrato? - esclamò lo Zirafa. - Si è sequestrato lui da sé! Che colpa ne ho io?&lt;br /&gt;L&#39;avvocato allora gli spiegò che erano due casi. Da un canto, lui, Don Lollò, doveva subito liberare il prigioniero per non rispondere di sequestro di persona; dall&#39;altro il conciabrocche doveva rispondere del danno che veniva a cagionare con la sua imperizia o con la sua storditaggine.&lt;br /&gt;- Ah! - rifiatò lo Zirafa. Pagandomi la giara!&lt;br /&gt;- Piano! - osservò l&#39;avvocato. - Non come se fosse nuova, badiamo!&lt;br /&gt;- E perché?&lt;br /&gt;- Ma perché era rotta, oh bella!&lt;br /&gt;- Rotta? Nossignore. Ora è sana. Meglio che sana, lo dice lui stesso! E se ora torno a romperla, non potrò più farla risanare. Giara perduta, signor avvocato!&lt;br /&gt;L&#39;avvocato gli assicurò che se ne sarebbe tenuto conto, facendogliela pagare per quanto valeva nello stato in cui era adesso.&lt;br /&gt;- Anzi - gli consigliò - fatela stimare avanti da lui stesso.&lt;br /&gt;- Bacio le mani - disse Don Lollò, andando via di corsa.&lt;br /&gt;Di ritorno, verso sera, trovò tutti i contadini in festa attorno alla giara abitata. Partecipava alla festa anche il cane di guardia, saltando e abbajando. Zi&#39; Dima s&#39;era calmato, non solo, ma aveva preso gusto anche lui alla sua bizzarra avventura e ne rideva con la gajezza mala dei tristi.&lt;br /&gt;Lo Zirafa scostò tutti e si sporse a guardare dentro la giara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Ah! Ci stai bene?&lt;br /&gt;- Benone. Al fresco - rispose quello. - Meglio che a casa mia.&lt;br /&gt;- Piacere. Intanto ti avverto che questa giara mi costò quattr&#39;onze nuova. Quanto credi che possa costare adesso?&lt;br /&gt;- Come me qua dentro? - domandò Zi&#39; Dima.&lt;br /&gt;I villani risero.&lt;br /&gt;- Silenzio! - gridò lo Zirafa. - Delle due l&#39;una: o il tuo mastice serve a qualche cosa, o non serve a nulla: se non serve a nulla tu sei un imbroglione; se serve a qualche cosa, la giara, così com&#39;è, deve avere il suo prezzo. Che prezzo? Stimala tu.&lt;br /&gt;Zi&#39; Dima rimase un pezzo a riflettere, poi disse:&lt;br /&gt;- Rispondo. Se lei me l&#39;avesse fatta conciare col mastice solo, com&#39;io volevo, io, prima di tutto, non mi troverei qua dentro, e la giara avrebbe su per giù lo stesso prezzo di prima. Così conciata con questi puntacci, che ho dovuto darle per forza di qua dentro, che prezzo potrà avere? Un terzo di quanto valeva, sì e no.&lt;br /&gt;- Un terzo? - domandò lo Zirafa. - Un&#39;onza e trentatré?&lt;br /&gt;- Meno sì, più no.&lt;br /&gt;- Ebbene, - disse Don Lollò. - Passi la tua parola, e dammi un&#39;onza e trentatré.&lt;br /&gt;- Che? - fece Zi&#39; Dima, come se non avesse inteso.&lt;br /&gt;- Rompo la giara per farti uscire, - rispose Don Lollò - e tu, dice l&#39;avvocato, me la paghi per quanto l&#39;hai stimata: un&#39;onza e trentatré.&lt;br /&gt;- Io pagare? - sghignazzò Zi&#39; Dima. - Vossignoria scherza! Qua dentro ci faccio i vermi.&lt;br /&gt;E, tratta di tasca con qualche stento la pipetta intartarita, l&#39;accese e si mise a fumare, cacciando il fumo per il collo della giara.&lt;br /&gt;Don Lollò ci restò brutto. Quest&#39;altro caso, che Zi&#39; Dima ora non volesse più uscire dalla giara, nè lui nè l&#39;avvocato l&#39;avevano previsto. E come si risolveva adesso? Fu lì lì per ordinare di nuovo: &quot;La mula&quot;, ma pensò che era già sera.&lt;br /&gt;- Ah, sì - disse. - Tu vuoi domiciliare nella mia giara? Testimonii tutti qua! Non vuole uscirne lui, per non pagarla; io sono pronto a romperla! Intanto, poiché vuole stare lì, domani io lo cito per alloggio abusivo e perché mi impedisce l&#39;uso della giara.&lt;br /&gt;Zi&#39; Dima cacciò prima fuori un&#39;altra boccata di fumo, poi rispose placido:&lt;br /&gt;- Nossignore. Non voglio impedirle niente, io. Sto forse qua per piacere? Mi faccia uscire, e me ne vado volentieri. Pagare... neanche per ischerzo, vossignoria!&lt;br /&gt;Don Lollò, in un impeto di rabbia, alzò un piede per avventare un calcio alla giara; ma si trattenne; la abbrancò invece con ambo le mani e la scrollò tutta, fremendo.&lt;br /&gt;- Vede che mastice? - gli disse Zi&#39; Dima.&lt;br /&gt;- Pezzo da galera! - ruggì allora lo Zirafa. - Chi l&#39;ha fatto il male, io o tu? E devo pagarlo io? Muori di fame là dentro! Vediamo chi la vince!&lt;br /&gt;E se ne andò, non pensando alle cinque lire che gli aveva buttate la mattina dentro la giara. Con esse, per cominciare, Zi&#39; Dima pensò di far festa quella sera coi contadini che, avendo fatto tardi per quello strano accidente, rimanevano a passare la notte in campagna, all&#39;aperto, su l&#39;aja. Uno andò a far le spese in una taverna lì presso. A farlo apposta, c&#39;era una luna che pareva fosse raggiornato.&lt;br /&gt;A una cert&#39;ora don Lollò, andato a dormire, fu svegliato da un baccano d&#39;inferno. S&#39;affacciò a un balcone della cascina, e vide su l&#39;aja, sotto la luna, tanti diavoli; i contadini ubriachi che, presisi per mano, ballavano attorno alla giara. Zi&#39; Dima, là dentro, cantava a squarciagola.&lt;br /&gt;Questa volta non poté più reggere, Don Lollò: si precipitò come un toro infuriato e, prima che quelli avessero tempo di pararlo, con uno spintone mandò a rotolare la giara giù per la costa. Rotolando, accompagnata dalle risa degli ubriachi, la giara andò a spaccarsi contro un olivo.&lt;br /&gt;E la vinse Zi&#39; Dima.&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/6688090722591568221/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/07/la-giara-luigi-pirandello-letta-dal.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/6688090722591568221'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/6688090722591568221'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/07/la-giara-luigi-pirandello-letta-dal.html' title='La giara, Luigi Pirandello, letta dal prof. Garbarino'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/B9OPPBVUTFY/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1605994466654571130.post-2850784735873249927</id><published>2011-07-19T00:19:00.002+02:00</published><updated>2011-07-23T11:57:22.446+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Wilde Oscar"/><title type='text'>Il pescatore e la sua anima, di Oscar Wilde, letto dal Prof. Garbarino</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/QbBjUt9MqeI&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/iHoFS9saKpA&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Materiale didattico utile allo studio:&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/La_casa_dei_melograni&quot;&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/La_casa_dei_melograni&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Oscar_Wilde&quot;&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Oscar_Wilde&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.libridaleggere.it/fiabe-favole/il-principe-felice-di-oscar-wilde/&quot;&gt;http://www.libridaleggere.it/fiabe-favole/il-principe-felice-di-oscar-wilde/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tutte le sere il giovane Pescatore usciva in mare, e gettava in acqua le sue reti. &lt;br /&gt;Una sera nella rete trovò una piccola Sirena addormentata. &lt;br /&gt;Era bellissima, e il giovane Pescatore la tirò a sé e la tenne stretta fra le braccia.&lt;br /&gt;Ella emise un grido «Ti prego, lasciami andare, perché sono l&#39;unica figlia di un Re, e mio padre è anziano e solo». &lt;br /&gt;«Devi promettermi che verrai a cantare per me, perché i pesci amano ascoltare il canto del Popolo del Mare, e così le mie reti saranno piene» rispose il Pescatore. &lt;br /&gt;E lei promise. &lt;br /&gt;Ogni sera lei spuntava dall&#39;acqua e cantava per lui. E quando la sua barca era ben carica, la Sirena scivolava di nuovo dentro il mare, sorridendogli. &lt;br /&gt;Però non gli veniva mai abbastanza vicino perché egli potesse toccarla. &lt;br /&gt;Tanto dolce era la sua voce, che col tempo lui dimenticò le sue reti, e trascurava il suo lavoro. E una sera le disse: «Piccola Sirena, io ti amo. Prendimi come tuo sposo». &lt;br /&gt;Ma la Sirena scosse il capo «Tu hai un&#39;anima umana, – rispose - se allontanassi la tua anima, allora potrei amarti». &lt;br /&gt;E il giovane Pescatore si disse: «A che cosa mi serve la mia anima? Non posso vederla. Non posso toccarla. Non la conosco. Certo che l&#39;allontanerò». &lt;br /&gt;Ma non sapeva come. Allora andò alla casa del Prete. E il prete si picchiò il petto, e rispose: «Ahimè, tu sei pazzo. Non c&#39;è cosa più preziosa di un&#39;anima umana, e nulla sulla terra può esserle paragonata. Vale tutto l&#39;oro del mondo». &lt;br /&gt;Gli occhi del giovane Pescatore si riempirono di lacrime alle parole del Prete. «Nella mia rete ho catturato la figlia di un Re. Per il suo corpo darei la mia anima, e per il suo amore rinuncerei al cielo. Dimmi quello che ti chiedo, e lasciami andare». &lt;br /&gt;«Vattene!» gridò il prete. &lt;br /&gt;E il giovane Pescatore andò nella piazza del mercato, ma i mercanti lo schernirono, e dissero: «A che ci serve l’anima di un uomo? Non vale un pezzetto d’argento». &lt;br /&gt;«Che cosa strana è questa! Il Prete mi dice che l’Anima vale tutto l’oro del mondo, e i mercanti dicono che non vale un pezzetto d’argento» pensava il Pescatore. &lt;br /&gt;Decise di andare dalla Strega dai capelli rossi. &lt;br /&gt;«Che cosa ti manca? – gridò lei - Dimmi il tuo desiderio, e te lo darò, e tu mi pagherai un prezzo, bel ragazzo». &lt;br /&gt;«Qualunque sia il tuo prezzo, lo pagherò: voglio allontanare da me la mia anima» disse il giovane Pescatore. &lt;br /&gt;La Strega impallidì: «Bel ragazzo – mormorò - questa è una cosa terribile a farsi».&lt;br /&gt;«Non m&#39;importa niente della mia anima» rispose il giovane Pescatore. &lt;br /&gt;«Se ti dirò come fare» chiese la Strega «in cambio devi danzare con me. Questa notte tu devi venire sulla cima del monte. – sussurrò - È un Giorno Santo, e Lui sarà là». &lt;br /&gt;«Chi?» chiese il Pescatore. &lt;br /&gt;«Non importa. - rispose lei - Quando la luna sarà piena danzeremo insieme sull&#39;erba».&lt;br /&gt;«E mi dirai ciò che voglio?» domandò lui. &lt;br /&gt;«Te lo giuro» rispose. &lt;br /&gt;A mezzanotte danzarono vorticando finché al Pescatore cominciò a girare la testa. Vide che all’ombra di una roccia c’era una figura che prima non c&#39;era. &lt;br /&gt;Senza sapere perché, il Pescatore si fece il segno della croce, e invocò il santo nome. Le streghe stridettero come falchi e volarono via, ma lui riuscì ad afferrare la Strega dai capelli rossi. &lt;br /&gt;«Devi dirmi il segreto e mantenere la promessa!». &lt;br /&gt;«Sia» ella mormorò. E si tolse dalla cinta un coltellino dall&#39;impugnatura di verde pelle di vipera, e glielo diede. &lt;br /&gt;«Quello che gli uomini chiamano ombra del corpo non è l&#39;ombra del corpo, bensì il corpo dell&#39;anima. Fermati sulla riva del mare con le spalle alla luna, e taglia via dai piedi la tua ombra, che è il corpo della tua anima, e di&#39; alla tua anima di lasciarti, e lei lo farà. …Vorrei non avertelo detto» e si aggrappò alle sue ginocchia piangendo. &lt;br /&gt;Lui la spinse lontano da sé e la lasciò nell&#39;erba rigogliosa. Con il coltello nella cintola scese dal monte. Si fermò sulla sabbia con la luna alle spalle. &lt;br /&gt;E la sua Anima lo supplicò di non farlo, ma inutilmente, e alla fine gli disse «Se davvero devi allontanarmi da te, non mandarmi via senza un cuore. Il mondo è crudele, dammi il tuo cuore da portare con me». &lt;br /&gt;«Con cosa potrei amare il mio amore se dessi il mio cuore a te?» esclamò. &lt;br /&gt;«Non potrei amare anch&#39;io?» chiese la sua Anima. &lt;br /&gt;«Vattene, perché non ho bisogno di te» gridò il giovane Pescatore, e prese il coltellino e tagliò via l&#39;ombra dai piedi, e l&#39;ombra si levò in piedi davanti a lui, e lo guardò, ed era esattamente uguale a lui. &lt;br /&gt;Il giovane Pescatore indietreggiò con passo incerto, si cacciò il coltello nella cintola, e un senso di sgomento lo invase.&lt;br /&gt;«Una volta all&#39;anno verrò in questo luogo, e ti chiamerò» disse l&#39;Anima. &lt;br /&gt;Il giovane Pescatore si tuffò nell&#39;acqua, e la piccola Sirena venne su a incontrarlo, gli mise le braccia attorno al collo e lo baciò. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dopo un anno l&#39;Anima scese alla riva del mare e chiamò il giovane Pescatore. «Vieni più vicino, così che possa parlarti, perché ho visto cose meravigliose. Quando ti ho lasciato mi sono diretta a Oriente e ho viaggiato. Dall&#39;Oriente viene tutto quello che è saggio. &lt;br /&gt;Là ho trovato lo Specchio della Saggezza. Lasciami entrare di nuovo dentro di te, e la Saggezza sarà tua. Lascia che io entri in te, e nessuno sarà saggio al pari di te». &lt;br /&gt;Ma il giovane Pescatore rise. «L&#39;Amore è meglio della Saggezza» esclamò «e la piccola Sirena mi ama». &lt;br /&gt;«Non c&#39;è niente di meglio della Saggezza» disse l&#39;Anima.&lt;br /&gt;«L&#39;Amore è meglio» rispose il giovane Pescatore, e si tuffò nel profondo, e l&#39;Anima se ne andò piangendo. &lt;br /&gt;Alla fine del secondo anno l&#39;Anima scese alla riva dei mare «Vieni più vicino, così che possa parlarti, perché ho visto cose meravigliose. Quando ti ho lasciato, mi sono diretta a Sud e ho viaggiato. Dal Sud viene tutto ciò che è prezioso. Là ho trovato l&#39;Anello delle Ricchezze. Colui che ha questo Anello è più ricco di tutti i re del mondo. Vieni a prenderlo, e le ricchezze del mondo saranno tue». &lt;br /&gt;Ma il giovane Pescatore rise «L&#39;Amore è meglio delle Ricchezze» esclamò «e la piccola Sirena mi ama». &lt;br /&gt;«Non c&#39;è niente di meglio delle Ricchezze» disse l&#39;Anima. &lt;br /&gt;«L&#39;Amore è meglio» rispose il giovane Pescatore, e si tuffò nel profondo, e l&#39;Anima si allontanò piangendo. &lt;br /&gt;Alla fine del terzo anno l&#39;Anima scese alla sponda del mare «Vieni più vicino, così che possa parlarti, perché ho visto cose meravigliose».&lt;br /&gt;E l&#39;Anima gli disse: «In una città che conosco c&#39;è una fanciulla dal volto velato che ha danzato davanti a noi. I suoi piedi erano nudi. Non ho mai visto niente di tanto meraviglioso, e la città è a un giorno di viaggio da qui». &lt;br /&gt;Il giovane Pescatore ricordò che la piccola Sirena non aveva piedi e non poteva danzare. E lo prese un grande desiderio.&lt;br /&gt;E la sua Anima gridò di gioia, e gli corse incontro, ed entrò dentro di lui, e il giovane Pescatore vide distesa davanti a lui sulla sabbia quell&#39;ombra del corpo che è il corpo dell&#39;Anima. &lt;br /&gt;E la sua Anima gli disse «Non indugiamo, andiamo via di qui, presto, perché gli Dei del Mare sono gelosi, e hanno mostri che obbediscono ai loro ordini». &lt;br /&gt;Viaggiarono a lungo, e durante il cammino l’Anima spinse il Pescatore a compiere molte azioni malvagie, perfino ad uccidere un uomo per derubarlo. &lt;br /&gt;«Detesto tutto quello che mi hai fatto fare» gridò il giovane Pescatore «E odio anche te. Perché hai agito con me in questo modo?». &lt;br /&gt;E la sua Anima gli rispose «Quando mi hai mandato nel mondo non mi hai dato cuore, così ho imparato a fare tutte queste cose e ad amarle». &lt;br /&gt;«No!» gridò «Non voglio avere niente a che fare con te, perciò ti caccerò via, subito». E voltò le spalle alla luna, e col coltellino dal manico di pelle verde di vipera lottò per tagliare via dai suoi piedi quell&#39;ombra del corpo che è il corpo dell&#39;Anima. &lt;br /&gt;Ma la sua Anima gli disse «Colui al quale viene restituita l&#39;Anima, deve tenerla con sé per sempre, e questa è la sua punizione e il suo premio». &lt;br /&gt;Ma il giovane Pescatore non rispose alla sua Anima, e tornò al luogo da cui era venuto, fino alla piccola baia dove lei, il suo amore, era solita cantare. In una spaccatura della roccia si costruì una casa. E ogni mattina chiamava la Sirena, e ogni mezzogiorno la chiamava ancora, e ogni notte pronunciava il suo nome. Ma mai ella sorse dal mare a incontrarlo, né in alcun luogo del mare egli riuscì a trovarla. &lt;br /&gt;L’Anima lo supplicava di entrare nel suo cuore. &lt;br /&gt;«Ahimè!» gridò la sua Anima «non trovo entrata, così circondato dall&#39;amore è questo tuo cuore». &lt;br /&gt;E mentre parlava si levò un gran grido di dolore dal mare, il grido che gli uomini sentono quando muore qualcuno del Popolo del Mare. E il giovane Pescatore saltò su, e lasciò la sua casa di canne, e corse giù alla spiaggia. E le onde nere venivano veloci alla sponda, sostenendo un fardello più bianco dell&#39;argento. Il giovane Pescatore vide il corpo della piccola Sirena: era disteso morto ai suoi piedi. &lt;br /&gt;Piangendo come chi è colpito dal dolore egli si gettò a terra accanto ad esso, e baciò il freddo rosso della bocca. Si gettò accanto ad esso sulla sabbia, piangendo se lo teneva stretto al petto. E alla cosa morta egli fece una confessione. Nelle conchiglie delle sue orecchie versò il vino aspro della sua storia. Amara era la sua gioia, e pieno di una strana felicità era il suo dolore. &lt;br /&gt;«Fuggi» disse la sua Anima «poiché il mare si avvicina e se indugi ti ucciderà. Fuggi, poiché io ho paura, vedendo che il tuo cuore mi è inaccessibile a causa della grandezza del tuo amore. Fuggi fino a un luogo sicuro. Non vorrai certo mandarmi senza cuore in un altro mondo?» &lt;br /&gt;Ma il giovane Pescatore non ascoltò la sua Anima, ma chiamò la piccola Sirena e disse «L&#39;Amore è migliore della saggezza, e più prezioso della ricchezza, e più bello dei piedi delle figlie degli uomini. I fuochi non possono distruggerlo, né le acque dissetarlo. Ti ho chiamata, e tu non hai risposto al mio richiamo. Perché crudelmente ti avevo lasciata, e con mio danno sono andato lontano. Però mai il tuo amore si è affievolito dentro di me, è sempre stato forte, e niente ha potuto prevalere contro di lui, benché io abbia conosciuto il male e abbia conosciuto il bene. E ora che tu sei morta, anch&#39;io certamente morirò con te». &lt;br /&gt;E la sua Anima lo pregò di partire, ma lui non volle, tanto grande era il suo amore. E il mare si fece più vicino, e cercò di coprirlo con le sue onde, e quando egli si rese conto che la fine era vicina baciò con folli labbra le fredde labbra della Sirena, e il cuore che era dentro di lui si spezzò. E nel momento in cui il suo cuore si schiantò attraverso la pienezza del suo amore, l&#39;Anima trovò un ingresso e vi entrò, e fu tutt&#39;uno con lui come prima. E il mare coprì il giovane Pescatore con le sue onde.&lt;br /&gt;E al mattino il Prete uscì a benedire il mare, perché era stato agitato. E quando il Prete raggiunse la costa vide il giovane Pescatore giacere annegato nella spuma, e stretto fra le sue braccia c&#39;era il corpo della piccola Sirena. Ed egli si ritrasse e gridò: «Non benedirò il mare né nulla che si trovi in esso. Maledetto sia il Popolo del Mare, e maledetti siano tutti coloro che hanno traffici con esso. Prendete il suo corpo e il corpo della sua amante, e seppelliteli all&#39;angolo del Campo dei Follatori, e non ponete alcun segno su di essi. Poiché maledetti sono stati in vita, e maledetti saranno anche da morti».&lt;br /&gt;E la gente fece come aveva ordinato. &lt;br /&gt;Alla fine del terzo anno, durante un giorno sacro, il Prete salì alla cappella, per mostrare alla gente le ferite del Signore, e parlare loro della collera di Dio.&lt;br /&gt;Ma sull&#39;altare c’erano strani fiori mai visti prima: la loro bellezza lo turbò, e il loro profumo era dolce per le sue narici, e si sentì felice, e non capiva perché lo fosse. &lt;br /&gt;«Che fiori sono quelli che stanno sull&#39;altare, e da dove provengono?» &lt;br /&gt;«Che fiori siano non lo sappiamo, - gli risposero - ma vengono dall&#39;angolo del Campo dei Follatori». E il Prete tremò, e tornò alla sua casa e pregò. &lt;br /&gt;E all&#39;alba andò sulla riva del mare, e benedì il mare, e tutte le cose selvagge che vi si trovano. Egli benedì tutte le cose del mondo di Dio, e la gente fu piena di gioia e di meraviglia.&lt;br /&gt;Però mai più nell&#39;angolo del Campo dei Follatori crebbero fiori di alcun tipo, ma il campo rimase sterile come prima. Né il Popolo del Mare venne più nella baia, poiché andò in un&#39;altra parte del mare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Oscar Wilde&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.albertogarbarino.com/feeds/2850784735873249927/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/07/il-pescatore-e-la-sua-anima-di-oscar.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/2850784735873249927'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1605994466654571130/posts/default/2850784735873249927'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.albertogarbarino.com/2011/07/il-pescatore-e-la-sua-anima-di-oscar.html' title='Il pescatore e la sua anima, di Oscar Wilde, letto dal Prof. Garbarino'/><author><name>Alberto Garbarino</name><uri>https://plus.google.com/104560483628391961029</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh4.googleusercontent.com/-g5K-OoKPpts/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAFzY/bIvZVCU4xkY/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/QbBjUt9MqeI/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total><gd:extendedProperty name="commentSource" value="1"/><gd:extendedProperty name="commentModerationMode" value="FILTERED_POSTMOD"/></entry></feed>