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	<title>Alberto Mucignat</title>
	
	<link>http://www.mucignat.com/blog</link>
	<description>random thoughts around web stuffs (è tutto un'equilibrio sopra la follia)</description>
	<lastBuildDate>Tue, 15 May 2012 15:27:16 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Ricerca su comportamento di acquisto online (crossposting)</title>
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		<comments>http://www.mucignat.com/blog/archives/2542-ricerca-su-comportamento-di-acquisto-online-crossposting.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[User experience]]></category>
		<category><![CDATA[ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[Iias12]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Piccolo crossposting che credo possa interessare chi si occupa di usabilità ed ecommerce. Nel blog di Doralab abbiamo pubblicato la ricerca che abbiamo fatto sul comportamento dei clienti durante l&#8217;acquisto online. È una mia piccola soddisfazione personale, perché era da tempo che volevo fare una pubblicazione di una parte del lavoro che fa la mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piccolo crossposting che credo possa interessare chi si occupa di usabilità ed ecommerce. </p>
<p>Nel blog di Doralab abbiamo <a href="http://www.doralab.it/blog/741-informarsi-confrontare-e-scegliere-ricerca-sul-comportamento-acquisto-online.html">pubblicato la ricerca</a> che abbiamo fatto sul comportamento dei clienti durante l&#8217;acquisto online.</p>
<p>È una mia piccola soddisfazione personale, perché era da tempo che volevo fare una pubblicazione di una parte del lavoro che fa la mia azienda. </p>
<p>Nei prossimi giorni rilasceremo il paper completo della ricerca, in cui dettagliamo meglio le cose che non siamo riusciti a raccontare all&#8217;IA Summit (la conferenza dove abbiamo presentato i risultati).</p>
<p>Sono molto contento del lavoro che abbiamo fatto, per cui mi sento di dover ringraziare Sara e Laura che si sono occupate del grosso del lavoro, ma anche tutti gli altri che ci hanno dato una mano con le slide.</p>
<p>Insomma, se vuoi <a href="http://www.doralab.it/blog/741-informarsi-confrontare-e-scegliere-ricerca-sul-comportamento-acquisto-online.html">darci feedback</a> ci rendi felici <img src='http://www.mucignat.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Ecommerce e social login per ridurre gli abbandoni in checkout</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 12:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[User experience]]></category>
		<category><![CDATA[WebMarket]]></category>
		<category><![CDATA[ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempo fa Jared Spool stimò che l&#8217;eliminazione della registrazione prima di fare checkout di un sito di ecommerce consentì di aumentare le revenue per 300 milioni di dollari nell&#8217;anno. È questo il motivo per cui il mio primo consiglio a chi fa ecommerce è di dare la possibilità di acquistare senza registrarsi. In realtà, con la diffusione di Facebook e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa Jared Spool stimò che l&#8217;eliminazione della <a title="The $300 hundred million button - UIE" href="http://www.uie.com/articles/three_hund_million_button">registrazione prima di fare checkout</a> di un sito di ecommerce consentì di aumentare le revenue per <strong>300 milioni di dollari</strong> nell&#8217;anno.</p>
<p>È questo il motivo per cui il mio primo consiglio a chi fa ecommerce è di dare la possibilità di <strong>acquistare senza registrarsi</strong>.</p>
<p>In realtà, con la diffusione di Facebook e di altri social network (twitter in testa) iniziano a girare i dati degli <a title="How do social logins and sharing affect ecommerce - E-Consultancy" href="http://econsultancy.com/uk/blog/9392-how-do-social-logins-and-sharing-affect-e-commerce-infographic">utenti che si registrano ai siti di ecommerce attraverso plugin sociali</a>.</p>
<p>Alcuni dati importanti (stiamo parlando del mercato americano):</p>
<ul>
<li>in media il <strong>75% degli acquisti non avviene perché gli utenti abbandonano il carrello</strong> (si parla di carrello e non di funnel di acquisto, cioè non si capisce se il dato tenga conto del primo step del funnel di acquisto, quello con l&#8217;eventuale richiesta di registrazione)</li>
<li>una delle ragioni principali degli abbandoni è appunto la richiesta di registrazione al sito: nella mia esperienza gli <strong>abbandoni per questo motivo sono tra 20-40%</strong> (ma possono anche essere più alti)</li>
<li>il tempo medio di permanenza sul sito raddoppia (o triplica) in caso di utenti che fanno social login, mentre le pagine viste raddoppiano: segno che chi fa login attraverso i social network crea un &#8220;legame più forte&#8221; con il sito (anche se non capisco bene la correlazione, prendiamola per buona)</li>
<li>il 40% dei consumatori preferisce un social login anziché crearsi un nuovo account.</li>
</ul>
<p>Sull&#8217;ultimo punto Jared riportava una frase di un utente che disse &#8220;Devo fare un acquisto, non sono mica qui per creare una relazione a lungo termine&#8221;. È chiaro che alcuni ecommerce riescono nell&#8217;operazione (vedi Amazon, per esempio), ma è ragionevole pensare che non sia così facile arrivare a creare un brand forte che possa permettersi di ignorare i social login.</p>
<p>In ogni caso, la costruzione di un forte brand non passa solo dal login, ma <strong>richiede un investimento notevole in customer experience</strong> (intendo non solo l&#8217;experience digitale, ma anche il servizio in sè: qualità dei prodotti, invio della merce, customer support, ecc).</p>
<p>Per concludere, i miei <strong>consigli per le registrazioni sugli ecommerce</strong> sono:</p>
<ul>
<li>lasciate liberi gli utenti di acquistare senza registrarsi (e senza forzare la mano: acquistare senza registrarsi dev&#8217;essere l&#8217;azione primaria)</li>
<li>integrate plugin sociali di login nella richiesta di registrazione (anche qui, senza forzare: il login dev&#8217;essere alternativo all&#8217;acquisto senza registrazione)</li>
<li>richiedete eventuali registrazioni DOPO aver effettuato l&#8217;acquisto (questa è più raffinata, ma secondo me più elegante).</li>
</ul>
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		<title>La storia delle aziende con la facebook timeline</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 13:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[social*]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggo un post di Mauro Lupi e si parla ancora di storie (tema caro a noi uxbookari romani). Il tema è quello delle nuove pagine aziendali su facebook, riorganizzate temporalmente, cosa peraltro non molto nuova, se pensiamo al modello di consultazione dei blog. Epperò, scrive Mauro: La sfida è capire come il concetto di Timeline [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo un <a href="http://www.maurolupi.com/2012/03/timeline-facebook-e-le-aziende-alle-prese-col-tempo.html">post di Mauro Lupi</a> e si parla ancora di storie (tema caro a noi uxbookari romani).</p>
<p>Il tema è quello delle nuove pagine aziendali su facebook, riorganizzate temporalmente, cosa peraltro non molto nuova, se pensiamo al modello di consultazione dei blog. Epperò, scrive Mauro:</p>
<blockquote><p>La sfida è capire come il concetto di Timeline possa essere reinventato in chiave business. (&#8230;) Il punto è poter esporre una storia che risulti interessante!</p></blockquote>
<p>Ecco il punto. Dopo alcuni anni (che valgono ere geologiche) di social-fuffa, alla fine torniamo al punto: care aziende, o avete cose da dire che valgano la pena o che risultino interessanti, oppure lasciate stare.</p>
<p>Peraltro <a href="http://www.socialenterprise.it/index.php/2012/03/04/dal-social-al-business/">leggevo dal Quintarelli</a> (ah le vecchie conoscenze&#8230;) che in Francia <a href="http://marktamis.com/2012/02/21/go-with-the-customer-flow/">solo l&#8217;1% delle interazioni azienda-cliente avvengono su internet</a> e la tendenza è di attestarsi al 4% nei prossimi anni. Insomma, va bene il social, ma è solo la punta dell&#8217;iceberg.</p>
<p>Morale: non basta aprire una pagina su facebook o un account twitter. Questi nuovi canali non possono essere sostitutivi degli altri canali di supporto e relazione con i clienti.</p>
<p>Eppure <strong>si corre il rischio di pensare che grazie ai canali social si possano dismettere i costosissimi callcenter o il crm via mail</strong>. Errore colossale, secondo me.</p>
<p>Continuo a pensare che la strategia digitale di un&#8217;azienda oggi sia composta da 2 fattori:</p>
<ul>
<li>realizzare prodotti e servizi impeccabili (&#8220;funzionare bene&#8221; è ormai una condizione insufficiente vista la concorrenza globale)</li>
<li>comunicare efficacemente e intrattenere relazioni in tutti i canali a disposizione</li>
</ul>
<p>Un ultimo inciso: nei test di usabilità (che conduciamo da diversi anni ormai) vediamo spesso che <strong>l&#8217;appiglio finale per un utente è sempre il callcenter</strong>. Per diversi motivi, non ultimo il fatto rassicurante di poter parlare con una persona. Certo costa mantenere un call center, ma per il cliente non ha prezzo (ovvero spesso è decisivo).</p>
<p>Per contro, non mi è ancora mai capitato qualcuno che dica &#8220;quasi quasi vado su twitter e chiedo supporto&#8221;. E il giorno che capiterà, ve lo farò sapere. <img src='http://www.mucignat.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ps: se ti interessa, al prossimo <a href="http://www.iasummit.it/2012/programma">IA Summit</a> (10-11 maggio a Milano) presenteremo una <a title="Ricerca Doralab al prossimo IA Summit" href="http://www.doralab.it/blog/736-ricerca-doralab-al-prossimo-ia-summit.html">ricerca Doralab sul comportamento degli utenti</a> nella scelta di prodotti e servizi online.</p>
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		<title>UX Hong Kong retrospective (Sg-HK /4)</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 11:58:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[User experience]]></category>
		<category><![CDATA[uxhk2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho ritrovato questa cosa scritta di getto mentre stavo lasciando Hong Kong. Pensavo di riaggiustarla e pubblicarla, ma alla fine credo sia meglio lasciarla così, come mi è venuta. The 2 days UX Hong Kong conference have been flown away like the night skyline that I see from the window sitting on the train, going [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ho ritrovato questa cosa scritta di getto mentre stavo lasciando Hong Kong. Pensavo di riaggiustarla e pubblicarla, ma alla fine credo sia meglio lasciarla così, come mi è venuta.</em></p>
<p>The 2 days UX Hong Kong conference have been flown away like the night skyline that I see from the window sitting on the train, going to the airport.</p>
<p>I saw people I already knew (the inspiring researcher Thomas Sharon from Google, Whitney Hess, who&#8217;s presentation I missed in Florence), I met louis Rosenfeld (co-author of the first most important book about information architecture) and many other professionals: I hope I’ll be in touch with you in the future, guys.</p>
<p>Dan Szuc has been an excellent conference host: he’s energizing, funny and really passionate. He’s the Asian version of Eric Reiss, if you know what I mean (althought he’s not really asian and neither is Eric&#8230;).</p>
<p>I met and spend most of my spare time with the UPA Asia capter guys/gals: I think they’re the most important group for the development of ux in asia, as far as I can understand, so I hope they carry on the evangelization and the community. You guys rock!</p>
<p>I really have to thank my friend Raven Chai, the &#8220;UX one-man band&#8221; from Singapore, because he’s the one that got me there and he took care of me all along the week I stayed in Asia (althought I tried to mess up things anyway&#8230;).</p>
<p>The speeches at the conference were very good, but as always the most interesting part has been the workshop day. Really, really engaging and useful for me.</p>
<p>I don’t know if I&#8217;m coming next year, but I definitely suggest to be there if you work/live in the area.</p>
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		<item>
		<title>Hong Kong blues (Sg-HK /3)</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 02:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Hongkong]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Appena partito da Singapore un pensiero mi assale: che Singapore sia l&#8217;ultimo miglio di occidentalità e che oltre mi aspetti solo l&#8217;Oriente vero, con la sua ignota (perlomeno a me) vastità culturale. Forse quel limite invece è proprio Hong Kong, dove ancora puoi parlare inglese e sperare di essere capito, dove le mappe riportano ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appena partito da Singapore un pensiero mi assale: che Singapore sia l&#8217;ultimo miglio di occidentalità e che oltre mi aspetti solo l&#8217;Oriente vero, con la sua ignota (perlomeno a me) vastità culturale.</p>
<p>Forse quel limite invece è proprio Hong Kong, dove ancora puoi parlare inglese e sperare di essere capito, dove le mappe riportano ancora qualche nome inglese, dove trovi forse ancora uno Starbucks ad attenderti in aeroporto e qualche rib eye steak a tranquillizzarti, casomai non riuscissi a ordinare qualche altro miscuglio con il riso.</p>
<p>Ma per me non vale, ormai sono permeato di oriente, voglio solo l&#8217;oriente per il resto del mio breve soggiorno. In aereo ordino un Vietnamese Curry Chicken Rice e me lo gusto, bollente e spicy, con una Asahi &#8220;super dry&#8221; (whatever, man) che ho preso attirato forse più dalla bottiglia da 35cl anzichè 33. Piccole differenze che però contano, per un friulano.</p>
<p>Passiamo sopra un mare di isole, volando sopra minuscole nuvole che sembrano montagne innevate in miniatura. Mi ricorda che mi trovo in quella parte di mondo dove tutto è un po&#8217; piccolo (la statura delle persone, i telefonini, le canoe dei pescatori, i piedi delle geishe), ma nel contempo immensamente vasto.</p>
<p>Ed ecco apparire la costa. È subito Hong Kong, come in un sogno. Un posto che ho letto, visto e sognato per anni: nei libri di avventura, negli spy movies, forse anche in qualche canzone&#8230; Che sia mai stato scritto un blues su Hong Kong? </p>
<p>E mi chiedo se esisterà qui un negozio vintage di strumenti musicali dove forse posso trovare un vecchio microfono per armonica. Poi penso che sono proprio un contro-viaggiatore: cerco la tradizione nelle città moderne, gli strumenti del passato nell&#8217;epicentro delle tecnologie del futuro.</p>
<p>Un po&#8217; come quando mi sono infilato con la mountain bike in quel sentiero nella palude a Palau Ubin, un&#8217;isola poco distante da Singapore, cercando un brandello di giungla equatoriale, o qualcosa che fosse rimasto dal primo approdo degli inglesi, ma trovando solo enormi ragni, lucertoloni e cani randagi. E finendo per sudare come un matto per il sole, il caldo e l&#8217;umidità.</p>
<p>Invece Hong Kong mi investe, con le sue luci e i suoi colori, sembra di essere dentro Blade runner. E non riesco a stare in albergo a riposare, devo uscire a tutti i costi. E allora esci, Alberto, e respira un po&#8217; di oriente, che tra un paio di giorni torni nella cara vecchia Europa.</p>
<p>E mentre esco dal mio iphone emerge un Naviganti di Fossati. Gran pezzo che anni fa mi fece scoprire una verità importante: che avevo viaggiato tanto, pur senza viaggiare mai. Poi dopo ho iniziato a viaggiare davvero, ma era una cosa diversa.</p>
<p>Ecco, questo post lo dedico a quelli come me. A noi che siamo naviganti dentro.</p>
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		<title>Leaving Singapore (Sg-HK /2)</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 08:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi appresto a lasciare Singapore, una città strana, che ti avvolge. Una città piena di persone, sei continuamente circondato (e osservato dalle migliaia di telecamere). Una città dove trovi hotel extralusso accanto a viuzze dove puoi cenare per 5 euro accanto ai cinesi, mangiando cose indescrivibili. Una città dove dopo un po&#8217; capisci che le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi appresto a lasciare Singapore, una città strana, che ti avvolge. Una città piena di persone, sei continuamente circondato (e osservato dalle migliaia di telecamere).</p>
<p>Una città dove trovi hotel extralusso accanto a viuzze dove puoi cenare per 5 euro accanto ai cinesi, mangiando cose indescrivibili. Una città dove dopo un po&#8217; capisci che le storie sull&#8217;integrazione e sulle regole della buona convivenza sono solo menate: se vuoi lo fai, altrimenti dai aria ai denti.</p>
<p>Una città con i piedi in due staffe, come dice il mio amico Raven, il punto di incontro tra due civiltà: l&#8217;Asia e l&#8217;Occidente o, tradotto in soldoni, la Cina contro l&#8217;America. E che ricerca una continua mediazione: non è Hong Kong che può almeno contare sulla Cina come &#8220;fratello maggiore&#8221;, qui non puoi scontentare nè l&#8217;uno nè l&#8217;altro.</p>
<p>Ci sono molte cose che non riporto, sembrerebbe il solito trito confronto con l&#8217;Italia, non ha senso. Dico solo che ha senso venire qui per capire dove sta andando il mondo. Non possiamo parlare di strategie di comunicazione o di mobile o di tecnologia senza capire qualcosa di questa parte del mondo. E già per questo ho capito che ho fatto la scelta giusta.</p>
<p>Perlomeno questo vale per le aziende che operano globalmente. O per quelli come me che hanno un lavoro che si confronta con esperienze globali.</p>
<p>Parto ora da Changi Airport, mentre scoppia un temporale. E penso a quelle navi inglesi dell&#8217;800 e mi sento un po&#8217; intrepido navigatore. Per la prima volta vado in terra cinese.</p>
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		<title>Singapore mon amour (Sg-HK /1)</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 11:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cambiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Diversi amici mi chiedono o mi hanno chiesto &#8220;come mai vai a Singapore?&#8221;. Ho pensato di scrivere dei post, anche per fissare nella memoria quello che vedo e sento. Scrivo di getto, quindi perdona eventuali incongruenze o inesattezze, che correggerò prontamente. Alla domanda iniziale non c&#8217;è una risposta precisa: non sono qui per fare business, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diversi amici mi chiedono o mi hanno chiesto &#8220;come mai vai a Singapore?&#8221;. Ho pensato di scrivere dei post, anche per fissare nella memoria quello che vedo e sento. Scrivo di getto, quindi perdona eventuali incongruenze o inesattezze, che correggerò prontamente.</p>
<p>Alla domanda iniziale non c&#8217;è una risposta precisa: non sono qui per fare business, anche se ho incontrato dei contatti che avevo e domani andrò ad Hong Kong dove si terrà la conferenza <a title="UX Hong Kong" href="http://www.uxhongkong.com/">UX Hong Kong</a>. Ma la conferenza è stata un pretesto, la verità è che per una volta volevo annusare un&#8217;aria nuova e completamente diversa.</p>
<p>In realtà, come altre volte in passato, ho sentito l&#8217;esigenza di prendermi una &#8220;settimana sabbatica&#8221; per ampliare i miei orizzonti. Credo sia una pratica che molti dovrebbero adottare. Gli anni scorsi sono stato diverse volte in UK e altri paesi europei. Ho pensato di andare in america, ma poi mi son detto: dov&#8217;è che si sta muovendo il mercato oggi? E ho pensato all&#8217;Asia. E se pensi all&#8217;Asia, Singapore e Hong Kong sono le metropoli del business tecnologico.</p>
<p>Non mi sono sbagliato: le persone che sto incontrando mi stanno raccontando delle storie incredibili e per me è un salto (anche socio-culturale) pazzesco. Tanto per dirne una, qui <strong>la user experience è considerata strategica dalla maggior parte dei marketing manager</strong> (in Italia invece il grosso budget è in adv).</p>
<p>In particolare, esistono dei programmi di sviluppo che consentono alle aziende di <a title="Productivity and innovation credit - Singapore" href="http://designforenterprises.sg/pic.aspx">scaricare il 400% dei costi dovuti a progetti di user-centered design</a> (fino a un massimo di 2ML di sg-dollari): significa che il governo pensa che <strong>l&#8217;innovazione debba passare per il miglioramento dei servizi e dei prodotti</strong>, prima che dallo sviluppo software o dall&#8217;acquisto di hardware.</p>
<p>Per dire che, se prendiamo l&#8217;Italia, l&#8217;innovazione la immaginiamo sempre e solo rivolta a beni materiali (siamo pur sempre il paese &#8220;del mattone e del cemento&#8221;): l&#8217;infrastruttura tecnologica, la banda larga, l&#8217;hardware, il software. Prodotti e servizi tangibili o già presenti sul mercato. Loro sono andati oltre: <strong>prodotti e servizi devono funzionare, altrimenti non creano innovazione</strong>.</p>
<p>Altro esempio: qui <strong>le nuove aziende si possono costituire in 2-3 ore direttamente online</strong> (ripeto: in 2-3 ore apri la tua azienda e puoi subito operare). Ci sono diversi programmi di finanziamento e incentivazione allo sviluppo: per esempio <a title="TIP project developement - Singapore" href="http://www.spring.gov.sg/EnterpriseIndustry/TIP/pages/project-development.aspx">lo stato ti finanzia dal 50% al 70% dei costi per progetti di innovazione</a>. E non parliamo solo dei costi tecnologici, ma anche delle consulenze. Chiaramente c&#8217;è un comitato che si occupa di valutare attentamente anche i business plan, c&#8217;è un accountant che firma e si prende le responsabilità, insomma ci siamo capiti.</p>
<p>Inoltre, lo stato consente alle nuove startup di non pagare tasse per i primi 5 anni. Lo so cosa state per dire: anche in Irlanda era così ed ora se ne stanno andando tutti&#8230; Ma a sentire i miei contatti a Singapore, complice anche una regolamentazione seria, la situazione è sotto controllo e si è creato un mercato di nuove startup.</p>
<p>Per esempio oggi ero al <a title="Singapore Science Park" href="http://www.sciencepark.com.sg/index.html">parco scientifico</a> (che è privato, ma incentivato dall&#8217;università di Singapore) e ho contato 30 startup nel building dove mi trovavo. L&#8217;affitto di un ufficio costa sui 1.5k sg-dollars (circa 900 euro) al mese in una struttura nuovissima e con superconnessione, segretaria, casella postale, stampanti, sale riunioni, ecc ecc. Insomma, è per darvi un&#8217;idea: il costo di un metroquadro qui non è nemmeno comparabile a Milano o Roma.</p>
<p>Ecco, perché dico tutto questo? Perché io vorrei che questo accadesse anche in Italia. So cosa stai per rispondere: da noi non è possibile, sì ma da noi è diverso, ecc ecc. Permettimi di argomentare, perché <strong>allo stato in cui siamo in Italia direi che nulla è possibile e tutto è possibile</strong>.</p>
<p>Certo il mindset qui è anglosassone con base culturale asiatica, quindi stiamo parlando di cose diverse, c&#8217;è di mezzo un fattore socio-culturale, la storia che da noi è vissuta come una tradizione che non può essere sconfessata di punto in bianco, ecc ecc.</p>
<p>Ma tutto il mondo è diverso se ci pensi, quindi? Perché solo noi abbiamo paura di cambiare?</p>
<p>Alla fine penso che sostanzialmente stiamo mantenendo il passato: l&#8217;INPS, la sanità, i costi dei servizi pubblici, le aziende &#8220;da salvare&#8221; altrimenti si perdono posti di lavoro (che nel resto del mondo significano ricambio generazionale e/o normale processo di rinnovamente), ecc ecc.</p>
<p>Ecco, se vogliamo parlare di innovazione, tocca partire da questo concetto, secondo me: innovazione significa rompere con il passato e la tradizione. <strong>Significa aziende che chiudono e persone che perdono il posto di lavoro, per lasciare spazio a un tessuto sociale di nuove aziende e nuove professioni.</strong></p>
<p>Ti sembrerò cinico, ma penso che in un modo o nell&#8217;altro ci arriveremo comunque. In realtà, ci siamo arrivati già da tempo. Tanto vale investire nel futuro, anziché continuare a mantenere il passato.</p>
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		<title>Oltre il copywriting: dalla pubblicità alla content strategy</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 12:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[User experience]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[content strategy]]></category>
		<category><![CDATA[copywriting]]></category>
		<category><![CDATA[less is more]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>

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		<description><![CDATA[Per una volta parlo di pubblicità, complice un post di Mafe. Spero mi perdonerai se volo troppo alto, ogni tanto si cercano altri spazi. Tutto è iniziato quando ho visto lo spot di Chrysler con Clint Eastwood. E subito dopo sono andato a rivedermi quello dell&#8217;anno scorso con Eminem. Te li incollo qui per comodità: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per una volta parlo di pubblicità, complice un <a title="Il grande narratore - Mafe De Baggis" href="http://mafedebaggis.it/il-grande-narratore">post di Mafe</a>. Spero mi perdonerai se volo troppo alto, ogni tanto si cercano altri spazi.</p>
<p>Tutto è iniziato quando ho visto lo <a title="It's half time in America - Youtube" href="http://youtu.be/_PE5V4Uzobc">spot di Chrysler con Clint Eastwood</a>. E subito dopo sono andato a rivedermi <a title="Chrysler Eminem Superbowl spot - Youtube" href="http://youtu.be/SKL254Y_jtc">quello dell&#8217;anno scorso con Eminem</a>. Te li incollo qui per comodità:</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/SKL254Y_jtc" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/_PE5V4Uzobc" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>Insomma, è interessante come sia possibile <strong>raccontare una storia così efficacemente attraverso gli spot</strong>: l&#8217;anno scorso &#8220;eravamo a terra&#8221;, adesso &#8220;ci siamo risollevati, ma siamo ancora a metà partita&#8221;, il prossimo anno chissà. A distanza di tempo Chrysler è riuscita a coniugare efficacemente immagini e testo (e musica), fino a sconfinare nella retorica patriottica, che però funziona e non solo per il popolo americano (*).</p>
<p>E non è un caso che lo spot sia stato <a title="Chrysler e Obama - Corriere.it" href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/febbraio/07/Super_Bowl_spot_delle_polemiche_co_8_120207024.shtml">accusato di favoritismi verso Obama</a>: chi può dire quale sia la differenza, nello spot, tra il brand Chrysler, la città di Detroit e l&#8217;America stessa? E, perché no, qual&#8217;è la differenza tra Detroit e Pomigliano? Tra l&#8217;America e l&#8217;Europa? Tutti si possono immedesimare in questo spot, per cui tutti si trovano d&#8217;accordo con Chrysler.</p>
<p><strong>Ma è il copy degli spot che mi ha colpito: ogni parola conta</strong>, non una parola in più o una in meno di quelle che servono, la voce recitante sembra si soffermi su ogni singola sillaba, la storia ha un&#8217;introduzione, un punto centrale e una fine. Una storia in un minuto, fatta di emozioni, sentimenti e retorica, certo, ma con un <strong>senso che fa da collante tra diverse narrazioni</strong> (<a title="Progettare l'informazione - Federico Badaloni" href="http://federicobadaloni.blog.kataweb.it/snodi/0034/progettare-linformazione-parte-prima.html">Federico</a> qui s&#8217;illuminerà).</p>
<p>Se pensate che sto esagerando guardatevi anche gli <a title="Chrysler - Youtube" href="www.youtube.com/user/chrysler?feature=watch">altri spot della Chrysler</a> e poi ne riparliamo.</p>
<p>Altro esempio: quando ho letto la biografia su Steve Jobs mi ha particolarmente colpito l&#8217;effort nella ricerca di spot efficaci per rilanciare l&#8217;immagine dell&#8217;azienda. Poco dopo ho letto <a title="The real story behind Apple's Think different campaign - Forbes" href="http://www.forbes.com/sites/onmarketing/2011/12/14/the-real-story-behind-apples-think-different-campaign/">l&#8217;articolo di Rob Siltanen</a>, quello che ha ideato il copy della famosa pubblicità &#8220;Think different&#8221; (a quanto pare il copy definitivo si deve poi a Ken Segall).</p>
<p>Anche qui si racconta una storia (una storia nella storia, ormai sto rubando a piene mani anche da <a title="Raffaele Boiano - Rainwiz" href="http://www.rainwiz.it">Raffaele</a>), dove capisco come alla fine il copy finale sia arrivato grazie a un <strong>lavoro di design della parole</strong> che ricorda il passaggio su Leonardo Da Vinci, descritto da Calvino in Palomar (insomma, il caro vecchio <a title="Hemingway, Calvino e Marquez: less is more" href="http://www.mucignat.com/blog/archives/836-hemingway-calvino-marquez-less-is-more.html">less is more</a>). E alla fine le parole contano quanto le immagini e spesso, assieme, producono effetti incredibilmente emozionanti:</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/4oAB83Z1ydE" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p>Per capire la differenza con chi racconta bene una storia e chi invece no, puoi vederti uno spot simile della Fiat (per pietà non parlo di <a title="Fiat 500 Abarth Spot - Youtube" href="http://www.youtube.com/watch?v=cpi2IAec9Ho">quello andato in onda</a> al superbowl di quest&#8217;anno), cercando di ascoltare bene le parole:</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/YiNvGRA0DfU" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p>Prova a ricordarti un solo concetto di questo spot, se ci riesci.</p>
<p>Ok, qual&#8217;è la morale, ammesso di riuscire a trovarla?</p>
<p>Credo che quando parliamo di content strategy, parliamo di queste cose. Parliamo di raccontare una storia: la vita di un&#8217;azienda o di un prodotto, <strong>di quello che gli sta attorno e delle persone che ne sono influenzate</strong>, <strong>delle emozioni che suscita</strong>.</p>
<p>E quando ci mettiamo a pianificare contenuti da comunicare nel tempo e negli spazi (sito, brochure, mobile, twitter e tutti i vari social cosi) dovremo tentare di evitare le frasi fatte, gli slogan, le battute: <strong>una storia si racconta con parole semplici, ma concrete.</strong></p>
<p><strong>Per catturare l&#8217;attenzione una storia si deve capire</strong>. O perlomeno deve avere un<strong> punto di vista chiaro e ben definito.</strong> Il resto sono esercizi di stile che non lasciano il segno.</p>
<p>Forse bisogna<strong> definire bene la storia e poi derivare la content strategy.</strong> Ma si possono anche analizzare i contenuti e poi ridefinire la storia. Insomma, credo abbiate capito.</p>
<p>Di sicuro <strong>non possono esistere veri contenuti senza una storia (e viceversa)</strong>. E un sito è fatto di contenuti, prima di tutto.</p>
<p>ps: ringrazio <a title="Gianfilippo Ceraselli" href="https://twitter.com/#!/gianflip">Gianfi</a>, oltre ai già citati Federico e Raffaele, perché devo al confronto con loro un sacco di queste idee. A pensarci bene è il confronto con tutte le persone che seguo, leggo, che mi commentano, ecc (quindi anche te), che mi fa fare questi ragionamenti. Ed è interessante osservare come oggi sia possibile, grazie a &#8220;internet&#8221;. Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<p>(*) Pensate alle dichiarazioni dei nostri recenti PresDelCon sulla crisi: &#8220;l&#8217;Italia è un grande paese e può farcela&#8221;, &#8220;è nei momenti più difficili che gli italiani danno il meglio di se&#8221;, ecc ecc.</p>
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		<title>Site Speed di Google Analytics</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/AlbertoMucignat/~3/NwMOOelHZcM/2471-site-speed-di-google-analytics.html</link>
		<comments>http://www.mucignat.com/blog/archives/2471-site-speed-di-google-analytics.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 13:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[WebDev]]></category>
		<category><![CDATA[google analytics]]></category>
		<category><![CDATA[velocità]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre con riferimento al tema della velocità, segnalo che Google Analytics ha integrato in maniera trasparente l&#8217;analisi velocità del proprio sito (via @pierotaglia). Il report di velocità di GA è sicuramente importante per capire quali pagine hanno dei problemi, ma per un&#8217;analisi più approfondita esistono anche altri tool, tra cui il plugin Yahoo!Slow (che ho usato spesso) e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sempre con riferimento al <a title="Post con tag: velocità" href="http://www.mucignat.com/blog/tag/velocita">tema della velocità</a>, segnalo che Google Analytics ha integrato in maniera trasparente l&#8217;<a title="Site Speed: now even easier - Google Analytics Blog" href="http://analytics.blogspot.com/2011/11/site-speed-now-even-easier-to-access.html">analisi velocità del proprio sito</a> (via <a href="http://twitter.com/#!/pierotaglia/status/138609616614469632">@pierotaglia</a>).</p>
<p>Il <a title="Measure page load time with site speed - Google Analytics Blog" href="http://analytics.blogspot.com/2011/05/measure-page-load-time-with-site-speed.html">report di velocità</a> di GA è sicuramente importante per capire quali pagine hanno dei problemi, ma per un&#8217;analisi più approfondita esistono anche <a title="Google speed tools" href="http://code.google.com/intl/it-IT/speed/tools.html">altri tool</a>, tra cui il plugin <a title="Yahoo!Slow" href="http://developer.yahoo.com/yslow/">Yahoo!Slow</a> (che ho usato spesso) e <a title="Google Page Speed Service" href="http://code.google.com/intl/it-IT/speed/pss/">Google Page Speed Service</a> (mai utilizzato, ma sembra interessante).</p>
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		<title>Velocità: dev’essere priorità lato sviluppo/IT</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 16:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[User experience]]></category>
		<category><![CDATA[mobile]]></category>
		<category><![CDATA[ux]]></category>
		<category><![CDATA[velocità]]></category>

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		<description><![CDATA[Un post odierno di Econsultancy mette al primo posto la user experience assieme alla velocità del sito tra i 10 motivi che migliorano le conversion sulle landing page: 1. Provide the best experience We like to use the phrase, “think humans and the robots will follow”. This means providing the best possible experience for your users in terms [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un <a title="10 tips for improving your PPC landing pages - Econsultancy" href="http://econsultancy.com/us/blog/8289-top-10-tips-for-improving-your-ppc-landing-pages">post odierno di Econsultancy</a> mette al primo posto <strong>la user experience assieme alla velocità del sito</strong> tra i 10 motivi che migliorano le conversion sulle landing page<strong>:</strong></p>
<blockquote><p><strong>1. Provide the best experience<br />
</strong>We like to use the phrase, “think humans and the robots will follow”. This means <strong>providing the best possible experience for your users in terms of site navigation and usage</strong> etc. Speed is becoming a growing factor not only in the Google algorithm, but tests by Google and by Amazon indicate <strong>users are increasingly using speed as a determining factor in where to purchase</strong>.</p></blockquote>
<p>Lo segnalo perché dell&#8217;<a title="Post con tag: velocità" href="http://www.mucignat.com/blog/tag/velocita">importanza della velocità nella user experience</a> ne ho parlato molte volte (ultimamente in relazione alla sua <a title="Velocità delle interazioni: su mobile più importante che su desktop" href="http://www.mucignat.com/blog/archives/2442-lvelocita-delle-interazioni-su-mobile-ancora-piu-importante-che-su-desktop.html">importanza maggiore in campo mobile</a>), ma anche perché lo ritengo sempre di più un parametro chiave che però ha un problema: <strong>è poco controllabile dal punto di vista del design</strong>, perché dipende sostanzialmente dall&#8217;area IT/sviluppo.</p>
<p>In ogni caso, è sempre più difficile distinguere la velocità dalla user experience e viceversa. Lo vedo nei test con gli utenti che facciamo, ma lo potete immaginare anche voi pensando alla vostra esperienza: <strong>la velocità dei siti e dei servizi web è componente fondamentale della user experience</strong>.</p>
<p>Inoltre, da tempo il web viene naturalmente comparato ai prodotti desktop e alle app nel caso mobile. Se pensiamo anche solo a quest&#8217;ultimo canale (le cui connessioni sono ancora piuttosto instabili, specialmente in viaggio e durante gli spostamenti), la velocità -e la user experience complessiva- gioca un <strong>ruolo fondamentale per la competitività</strong>.</p>
<p>Insomma, è importante, quindi lo ripeto: <strong>mettete la velocità al primo posto delle priorità lato sviluppo</strong>. Punto e basta.</p>
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