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	<title>Blog di Aldo Rossi</title>
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	<description>Aldo Rossi Musica e notizie dalla Carnia e dal Friuli</description>
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		<title>Nuova Kona full hybrid 2023: in pratica allo stesso prezzo della Tucson</title>
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		<pubDate>Sat, 20 May 2023 08:42:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per Hyundai le dimensioni non contano. Sembra essere diventato questo il nuovo motto della casa Coreana che ha finalmente pubblicato on-line anche per l’Italia i prezzi e il configuratore della nuova Kona 2023 e in particolare della versione full “Hybrid” che andremo a prendere in considerazione in questo articolo. Basta una scorsa al listino ed [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Foto-Comparativa-prezzi-Nuova-Kona-e-Tucson-hyundai.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-16051" src="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Foto-Comparativa-prezzi-Nuova-Kona-e-Tucson-hyundai.jpg" alt="" width="613" height="225" srcset="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Foto-Comparativa-prezzi-Nuova-Kona-e-Tucson-hyundai.jpg 1717w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Foto-Comparativa-prezzi-Nuova-Kona-e-Tucson-hyundai-320x117.jpg 320w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Foto-Comparativa-prezzi-Nuova-Kona-e-Tucson-hyundai-720x264.jpg 720w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Foto-Comparativa-prezzi-Nuova-Kona-e-Tucson-hyundai-768x281.jpg 768w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Foto-Comparativa-prezzi-Nuova-Kona-e-Tucson-hyundai-1536x563.jpg 1536w" sizes="(max-width: 613px) 100vw, 613px" /></a></p>
<p>Per Hyundai le dimensioni non contano.<br />
Sembra essere diventato questo il nuovo motto della casa Coreana che ha finalmente pubblicato on-line anche per l’Italia i prezzi e il configuratore della nuova Kona 2023 e in particolare della versione full “Hybrid” che andremo a prendere in considerazione in questo articolo.</p>
<p>Basta una scorsa al listino ed alle caratteristiche di un modello che è completamente nuovo che quasi non si può definire neanche restyling, perché di fatto è una macchina diversa a partire dalle dimensioni e soprattutto dal costo lievitato all’incirca di 5mila euro che si avvicina pericolosamente al listino della, la Tucson. Il fatto è che invece le dimensioni della sorella maggiore “Tucson” (<em>4.50 di lunghezza, 1.86 di larghezza  e 1.65 di altezza</em>) rispetto a quelle della Kona 2023 (<em>4.35 di lunghezza, 1,82 di larghezza e 1.57 di altezza</em>) a quasi parità di prezzo, suggeriscono che la Kona avrà una competitor diretta proprio in famiglia.</p>
<p>Dalla brochure della Kona 2023 full hybrid notiamo che le due versioni “x-line” e “x-class” costano rispettivamente € 34.500 ed € 37.500, mentre dal listino della Tucson a parità di versione la “x-line” costa € 35.250 (<em>solo € 750 più della Kona</em>) mentre la “x-class” costa 37.850 (<em>solo € 350</em> <em>più della Kona</em>). Certo la Tucson ha una ulteriore versione denominata “Exellence” (<em>€ 39.750</em>) che come dotazione si avvicina di più alla Kona 2023 “x-class”, ma l’uomo (<em>o meglio l’acquirente</em>) della strada il confronto lo va a fare sulle versioni che portano lo stesso nome.</p>
<p>Oltre a questo, agli utenti italiani rimane pure l’amaro in bocca perché il prezzo “d’attacco” italiano della Kona full hybrid 2023 (<em>€ 34.500</em>) è il più alto di tutta Europa e francamente non si capisce perché in Francia, Olanda e Germania spendano all’incirca mille euro meno che in Italia, per acquistare lo stesso prodotto.</p>
<p>E quindi, che si fa? La trascurabile differenza di prezzo dice che tra la Kona 2023 e la Tucson è meglio acquistare quest’ultima, lasciando la Kona solo a chi ha un garage di dimensioni ridotte. Ricollegandoci al motto iniziale dell’articolo, in Hyundai probabilmente ritengono che per l’automobilista nostrano le dimensioni non contino. E avrebbero pure ragione, se non fosse che da noi, tra tutte le eccellenze italiane, c’è anche un signore che, proprio sulle dimensioni, ha creato un’industria nota a livello internazionale. Un certo Rocco… Siffredi.</p>
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		<title>Per l’Italia il prezzo d’attacco della nuova “Kona Hybrid 2023” sarà tra i più alti d’Europa</title>
		<link>https://aldorossi.altervista.org/per-litalia-il-prezzo-dattacco-della-nuova-kona-hybrid-2023-sara-tra-i-piu-alti-deuropa/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 12 May 2023 06:47:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie non confortanti per chi aspetta di capire quanto costerà in Italia la nuova Kona full Hybrid 2023. La nuova Hyundai non sarà più la stessa nelle dimensioni e nella piattaforma, con addirittura un vero e proprio salto qualitativo che la posiziona di diritto nel segmento C. A questo punto è chiaro che le conseguenze [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Hyundai_Kona_1.6T_Inspiration_SX2_Neoteric_Yellow_1.jpg"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-16039" src="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Hyundai_Kona_1.6T_Inspiration_SX2_Neoteric_Yellow_1.jpg" alt="" width="761" height="571" srcset="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Hyundai_Kona_1.6T_Inspiration_SX2_Neoteric_Yellow_1.jpg 1200w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Hyundai_Kona_1.6T_Inspiration_SX2_Neoteric_Yellow_1-320x240.jpg 320w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Hyundai_Kona_1.6T_Inspiration_SX2_Neoteric_Yellow_1-720x540.jpg 720w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/Hyundai_Kona_1.6T_Inspiration_SX2_Neoteric_Yellow_1-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 761px) 100vw, 761px" /></a></p>
<p>Notizie non confortanti per chi aspetta di capire quanto costerà in Italia la nuova Kona full Hybrid 2023. La nuova Hyundai non sarà più la stessa nelle dimensioni e nella piattaforma, con addirittura un vero e proprio salto qualitativo che la posiziona di diritto nel segmento C. A questo punto è chiaro che le conseguenze si faranno sentire anche sul listino e sembra che per gli Italiani la Hyundai abbia riservato il prezzo d’attacco del modello tra i più alti d’Europa.</p>
<p>Ma vediamo cosa sappiamo di per certo sui prezzi ufficiali che sono disponibili per tre paesi europei.</p>
<p>In Olanda (Paesi Bassi ), la Kona 2023 è prevista a benzina sia con la motorizzazione 1.0 T-GDI 48V (allestimenti “I-motion” e “Confort”) sia nella versione ibrida 1.6 GDI HEV (allestimenti “Confort” “Confort smart” “Premium” “Premium Sky”) e nella più sportiva N-line (con 2 allestimenti). Per la versione ibrida 1.6 GDI HEV il listino attacca a € 33.995 per la “Confort” e arriva a  € 41.195 per la “Premium Sky” uguagliando il prezzo della più sportiva “N-line Sky”.</p>
<p>In Francia la Kona 2023 sarà possibile ordinarla solo nella versione Hybrid 1.6 GDI HEV (allestimenti “Intuitive” “Creative” “Executive”), mentre la N-line è prevista con la versione “Executive”. Il listino attacca a € 33.400 per la “Intuitive”, € 35.750 per la “Creative”, € 38.900 per la “Executive”)e € 39.900 la N-Line “Executive”.</p>
<p>In Germania la Kona 2023 è prevista a benzina sia con la motorizzazione 1.0 T-GDI 48V (allestimenti “Select” e “Prime”) sia nella versione ibrida 1.6 GDI HEV (allestimenti “Select” e “Trend” e nella più sportiva N-line (con 2 allestimenti). Per la versione ibrida 1.6 GDI HEV il listino attacca a € 33.200 per la “Select” e arriva a € 35.400per la “Trend” mentre è di € 38.400 il prezzo della più sportiva “N-line”.</p>
<p>E in Italia?<br />
Le notizie che abbiamo ci dicono che ci sarà solo la motorizzazione full Hybrid e le prime auto saranno visibili nei concessionari solo i primi giorni del mese di Luglio. Gli allestimenti previsti dovrebbero essere solo due: “x-line” e “x-class” oltre alla versione N-line, <strong>con un prezzo d’attacco a € 34.500</strong> molto più alto dei tre paesi citati qui sopra. Probabilmente il fatto che gli allestimenti siano solo due farà sì che la versione d’attacco nostrana sarà implementata di un numero di optional maggiore rispetto alla “Confort” olandese o la “Intuitive” francese. Tuttavia i numeri sono questi e creeranno ulteriori grattacapi alle concessionarie che già avranno un bel problema a dirottare gli utenti di fascia B, da quel campione di vendite che è stata la “vecchia” versione della Kona, alla Bayon. Mentre il posizionamento di listino in fascia C la pone in diretta concorrenza con mostri sacri tipo la Nissan Qashqai e-power in allestimento “Acenta”. Però francamente non si capisce in base a cosa l&#8217;utente Italiano dovrà sborsare oltre mille euro in più di un acquirente europeo per portarsi a casa la nuova Kona Hybrid 2023.</p>
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		<item>
		<title>Tecniche non invasive per il trattamento della iperplasia prostatica benigna (IPB)</title>
		<link>https://aldorossi.altervista.org/tecniche-non-invasive-per-il-trattamento-della-iperplasia-prostatica-benigna-ipb/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 11 May 2023 06:56:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La prostata ingrossata o la iperplasia prostatica benigna (IPB) è un disturbo comune che colpisce gli uomini principalmente dopo i 50 anni. L&#8217;ingrossamento della prostata può causare problemi urinari, perché ingrossandosi, preme contro l’uretra, causando sintomi cronici e fastidiosi del basso tratto urinario che possono compromettere in maniera seria la qualità della vita. Tra questi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/TERAPIA_CON_VAPOR_DE_AGUA_REZUM_GABINETE_DE_UROLOGIA_ANDROLOGIA_LAS_PALMAS_DE_GRAN_CANARIA.jpg"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-16027" src="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/TERAPIA_CON_VAPOR_DE_AGUA_REZUM_GABINETE_DE_UROLOGIA_ANDROLOGIA_LAS_PALMAS_DE_GRAN_CANARIA.jpg" alt="" width="500" height="333" srcset="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/TERAPIA_CON_VAPOR_DE_AGUA_REZUM_GABINETE_DE_UROLOGIA_ANDROLOGIA_LAS_PALMAS_DE_GRAN_CANARIA.jpg 1024w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/TERAPIA_CON_VAPOR_DE_AGUA_REZUM_GABINETE_DE_UROLOGIA_ANDROLOGIA_LAS_PALMAS_DE_GRAN_CANARIA-320x213.jpg 320w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/TERAPIA_CON_VAPOR_DE_AGUA_REZUM_GABINETE_DE_UROLOGIA_ANDROLOGIA_LAS_PALMAS_DE_GRAN_CANARIA-720x480.jpg 720w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/05/TERAPIA_CON_VAPOR_DE_AGUA_REZUM_GABINETE_DE_UROLOGIA_ANDROLOGIA_LAS_PALMAS_DE_GRAN_CANARIA-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>La prostata ingrossata o la iperplasia prostatica benigna (IPB) è un disturbo comune che colpisce gli uomini principalmente dopo i 50 anni. L&#8217;ingrossamento della prostata può causare problemi urinari, perché ingrossandosi, preme contro l’uretra, causando sintomi cronici e fastidiosi del basso tratto urinario che possono compromettere in maniera seria la qualità della vita. Tra questi ci sono:</p>
<p><em>la difficoltà di minzione &#8211; Frequente bisogno di urinare &#8211; Flusso debole &#8211; Difficoltà a iniziare la minzione &#8211; Impossibilità di dormire durante la notte causa bisogno impellente di urinare &#8211; Difficoltà a svuotare completamente la vescica &#8211; Incontinenza &#8211; Disfunzione sessuale</em></p>
<p>Il trattamento della IPB può includere farmaci, terapie mininvasive o interventi chirurgici. In questo caso, ci concentreremo sulle nuove tecniche chirurgiche per il trattamento della IPB. È importante ricordare che ogni tecnica chirurgica ha i suoi vantaggi e svantaggi, e la scelta della tecnica più adatta dipende dalle specifiche condizioni del paziente e quindi è indispensabile discutere con il proprio medico le diverse opzioni disponibili per individuare la tecnica più adatta per la propria situazione. Ecco le principali tecniche non invasive per il trattamento della iperplasia prostatica benigna:</p>
<ul>
<li><strong>Urolift:</strong> è una tecnica chirurgica mininvasiva utilizzata per trattare la IPB. Questa tecnica utilizza piccoli dispositivi chiamati &#8220;stent prostatici&#8221; per mantenere i tessuti prostatici allontanati dai condotti uretrali. Il medico inserisce gli stent attraverso l&#8217;uretra usando un cistoscopio. Gli stent aiutano a ridurre la pressione sulla vescica e a migliorare il flusso urinario. Urolift è un intervento a basso rischio che viene eseguito in anestesia locale o generale e richiede solo poche ore di recupero.</li>
<li><strong>Rezum:</strong> è una tecnica chirurgica mininvasiva utilizzata per il trattamento della IPB che utilizza l&#8217;energia del vapore per distruggere i tessuti prostatici ingrossati. Il medico utilizza un dispositivo chiamato &#8220;dispositivo di iniezione di vapore&#8221; per somministrare il vapore ai tessuti prostatici, che si riducono in poche settimane. Rezum viene eseguito in anestesia locale o generale ed è un intervento a basso rischio con un tempo di recupero relativamente breve.</li>
<li><strong>Laser:</strong> la tecnica del laser è una tecnica chirurgica utilizzata per il trattamento della IPB che utilizza un laser per rimuovere i tessuti prostatici ingrossati. Il medico utilizza un endoscopio per accedere alla prostata attraverso l&#8217;uretra e utilizza il laser per vaporizzare i tessuti prostatici ingrossati. Il laser può essere utilizzato in diverse varianti, come il laser verde, il laser diodi, il laser thulium e il laser ad erbium. La tecnica del laser è un intervento a basso rischio con tempi di recupero variabili a seconda della tipologia di laser utilizzata.</li>
<li><strong>TURP:</strong> la resezione transuretrale della prostata (TURP) è una tecnica chirurgica classica utilizzata per il trattamento della IPB. Il medico utilizza un endoscopio per accedere alla prostata attraverso l&#8217;uretra e utilizza strumenti chirurgici per rimuovere i tessuti prostatici ingrossati. TURP è un intervento chirurgico efficace ma invasivo, che richiede anestesia generale e un tempo di recupero più lungo rispetto alle tecniche chirurgiche mininvasive.</li>
<li><strong>I-Tind:</strong> il trattamento rimodella l’anatomia dell’uretra prostatica, creando delicatamente nuovi canali per consentire all’urina di scorrere liberamente ed è rapido, semplice e non presenta alcune delle complicanze normalmente associate a farmaci da prescrizione, interventi chirurgici o impianti permanenti. Questo trattamento della durata di cinque giorni riduce al minimo il periodo di inattività e non compromette la funzione sessuale.</li>
<li><strong>Holep:</strong> la tecnica HoLEP (Holmium Laser Enucleation of the Prostate) utilizza un laser al nichel-alluminio-granato per rimuovere il tessuto prostatico in eccesso. Questa tecnica ha il vantaggio di essere efficace anche per le prostate di grandi dimensioni.</li>
<li><strong>Acquabeam:</strong> Questa tecnica utilizza un getto d&#8217;acqua ad alta pressione per rimuovere il tessuto prostatico in eccesso. La procedura è poco invasiva e ha il vantaggio di non causare danni al tessuto circostante.</li>
<li><strong>Embolizzazione:</strong> Questa tecnica utilizza particelle microscopiche per bloccare le arterie che alimentano la prostata. Ciò riduce il flusso di sangue alla prostata e causa la morte delle cellule prostatiche in eccesso. La procedura è poco invasiva e può essere eseguita in anestesia locale.</li>
<li><strong>ThuLEP:</strong> Questa tecnica combina la tecnologia laser con l&#8217;enucleazione transuretrale della prostata. Utilizza un laser ad alta energia per rimuovere il tessuto prostatico in eccesso, seguito dall&#8217;enucleazione della prostata attraverso un endoscopio.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://aldorossi.altervista.org/tecniche-non-invasive-per-il-trattamento-della-iperplasia-prostatica-benigna-ipb/">Tecniche non invasive per il trattamento della iperplasia prostatica benigna (IPB)</a> proviene da <a href="https://aldorossi.altervista.org">Blog di Aldo Rossi</a>.</p>
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		<title>In ricordo del Maestro Marco Marra (1932-2020) di Carlo De Colle</title>
		<link>https://aldorossi.altervista.org/in-ricordo-del-maestro-marco-marra-1932-2020-di-carlo-de-colle/</link>
		
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2020 12:03:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Carlo De colle Foto di Giuliano Doriguzzi L’improvvisa scomparsa del m° Marco Marra lascia un grande vuoto nelle nostre comunità e nel mondo dell’arte, della musica, dell’ambiente, della cultura in generale che Lui aveva sposato appieno, assumendo, a dire di molti, il ruolo di “rivoluzionario pacifico”, “precursore della Cultura”, almeno in Carnia, come lo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://aldorossi.altervista.org/in-ricordo-del-maestro-marco-marra-1932-2020-di-carlo-de-colle/">In ricordo del Maestro Marco Marra (1932-2020) di Carlo De Colle</a> proviene da <a href="https://aldorossi.altervista.org">Blog di Aldo Rossi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-03-scaled.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-16017" src="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-03-320x480.jpg" alt="" width="320" height="480" srcset="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-03-320x480.jpg 320w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-03-720x1080.jpg 720w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-03-768x1152.jpg 768w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-03-1024x1536.jpg 1024w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-03-1365x2048.jpg 1365w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-03-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px" /></a><br />
<em>di Carlo De colle</em><br />
<em>Foto di Giuliano Doriguzzi</em></p>
<p>L’improvvisa scomparsa del m° Marco Marra lascia un grande vuoto nelle nostre comunità e nel mondo dell’arte, della musica, dell’ambiente, della cultura in generale che Lui aveva sposato appieno, assumendo, a dire di molti, il ruolo di “rivoluzionario pacifico”, “precursore della Cultura”, almeno in Carnia, come lo ha recentemente definito l’amico e collega m° Domenico Molfetta di Sutrio.</p>
<p>Pronipote del maestro Giuseppe Peresson di Piano d’Arta (1872-1959), Marco ha fatto parte della locale cantoria maschile parrocchiale per molti anni. In gioventù, insieme ad Arnaldo De Colle, Battista Radina, Franco Piazza e altri ancora, ha frequentato proficuamente le lezioni di musica del Maestro e ricercatore Pianese non vedente, recandosi settimanalmente nella sua umile casa di borgo Casaletto, <em>su pal Riu</em>, oggi via Peresson. Nel 1964, insieme ai fratelli Fiorenzo e Arnaldo De Colle, in memoria di G. Peresson, ha contribuito alla maturazione dell’idea per la fondazione del Coro omonimo, diretto tuttora da Arnaldo De Colle. Attivo componente del coro Peresson fino al 1970-71, Marra ha sempre seguito il gruppo, nei suoi innumerevoli successi in Italia e all’estero, supportandone tecnicamente e graficamente anche alcune presentazioni celebrative. Ѐ stato Lui l’ideatore del Logo del Coro, rappresentante un ampio orecchio contenente una voce che canta e che nello stesso tempo sa ascoltare e fondersi con le altre voci. Ѐ sempre Lui l’autore dell’epigrafe commemorativa esposta sulla facciata della casa natia del Maestro, recitante così: <em>“Qui illuminò col canto la sua notte il M° Giuseppe Peresson”.</em> Nel 1960, a un anno dalla morte del Peresson, Marra elaborava il suo primo ritratto del Maestro, che ha fatto compagnia al Coro sia durante la prima esecuzione pubblica, nel 1964, sul palco della vecchia sala teatro di Piano d’Arta, sia nella stanzetta (ex Loge, già sede Comunale, antistante la Chiesa arcipretale di S. Stefano) dove il Coro, fino al terremoto del 1976, si incontrava per le prove settimanali. Nel 2016, su iniziativa dell’Autore e con la collaborazione del Coro, il ritratto è stato ripreso e restaurato, rinnovandone anche l’espressività e il contorno paesaggistico, non a caso, molto più luminoso rispetto al precedente. La presentazione dell’opera è sfociata nel pomeriggio musicale svoltosi ad Arta Terme il 19.06.2016, alla presenza dell’Artista. La musicalità di Marra si esprimeva anche attraverso la sua amata fisarmonica, spesso insieme a Battista Radina (Batiste o Tite). Con il suo strumento sapeva intrattenere parenti e amici, in borgo Salano, ai ritmi del Tango, della Beguine e dei Walzer francesi. Ѐ sufficiente ricordare alcuni dei motivi da Lui più amati per comprenderne l’intensità espressiva ed emotiva: In cerca di Te (perduto Amor – di E. Sciorilli, 1944); Verde Luna (di Gomez e Pinchi, 1948) resa celebre da Flo Sandon’s, moglie di Natalino Otto; Petite Fleur (di S. Bechet, 1952); Walzer di Mezzanotte (di F. Amodio, 1952); Papillon, il motivo principale del film omonimo di J. Schaffner (1973), colonna sonora di J. Goldsmith, che richiama in parte l’arte di C. Debussy, con espressioni esotiche e l’intervento di alcuni strumenti Caraibici; infine, L’Ultima Neve di Primavera, colonna sonora di F. Micalizzi (1973) che ha eseguito anche in una recente intervista.</p>
<p>Il 16 giugno 1957 partecipava attivamente all’inaugurazione dell’opera scultorea di Max Piccini, collocata in borgo Chiusini, a ridosso del rio Radina. Il monumento, con un chiaro richiamo alla composizione poetica “Il Comune Rustico” ricorda la permanenza del poeta Giosuè Carducci a Piano d’Arta, presso l’hotel Poldo, nel corso dell’estate 1885. Era giunto ad Arta per curarsi dall’estenuamento nervoso, così come lo definì il Poeta. Nella mattinata del 19 luglio, Carducci scriveva alla moglie: “<em>Sono arrivato qui stamani, alle 8.00. Belle montagne. Un bel fiume. Acque sulfuree. Foreste di abeti. Bella camera con quattro finestre e bella vista. Mi pare che starò bene”.</em> In tale circostanza veniva pure esposta una lapide commemorativa, sulla facciata dell’albergo, alla presenza della sig. Ida Gortanutti, morta centenaria, che aveva conosciuto personalmente il Carducci presso il suo hotel. In tale occasione, la sig. Ida confidava privatamente a Marco alcune testimonianze inedite del Personaggio.</p>
<p>Nel 1945, a soli tredici anni, Marco, attraverso una finestra angusta con le inferriate, vedeva per l’ultima volta il padre Francesco (che indugiava e si affacciava nuovamente, salutando i suoi cari con il gesto della mano). Francesco Marra era allora in servizio nella Guardia di Finanza di Gorizia e quella visita anticipava di poco il suo rapimento ad opera delle milizie Titine. Di Lui e delle centinaia di Goriziani prelevati, non si seppe più nulla. Nel 1953, neodiplomato alle Scuole Magistrali di Tolmezzo, si sposava con Vittoria Rossi, insegnante di filosofia e pedagogia, scomparsa nel 1991, anch’ella amante della musica e del Bel Canto, con voce da soprano e una venerazione per la famosa soprano Maria Callas. Ha vissuto lunghi anni con la madre Maria (del casato dei <em>Comelis</em>). Marco e Vittoria ebbero tre figli: un maschio e due femmine. Con il passare degli anni, oltre alla morte della moglie, della sorella Nenella, dell’anziana madre, di Batiste, Lelo e altri parenti, il destino lo privava anche dell’affetto delle figlie Violetta e Tiziana, scomparse prematuramente. Nonostante queste immani sofferenze, Marco aveva saputo rialzarsi ogni volta, forse grazie alla sua estrema fiducia nel razionale che affondava le radici nella Bellezza dell’Arte e dell’Immanente.</p>
<p>Marco Marra parlava di ecologia e di ambiente prima ancora che la Carnia e il Friuli ne conoscessero il significato. Difensore degli animali, con il suo animo sensibile ha sempre visto negli esseri viventi (animali e vegetali) delle entità da conoscere, salvaguardare e rispettare. A motivo di questi suoi ideali, è stato localmente più volte schernito, sottovalutato e isolato.</p>
<p>Durante i lavori di ristrutturazione della Chiesa di Piano d’Arta, ha partecipato direttamente alle attività di ripristino pittorico degli interni, insieme al laborioso e compianto Luigi Dereatti, curandone nei minimi dettagli le scelte stilistiche, i colori e i cromatismi. Maestro di arte e architettura, Marra non difendeva solamente i monumenti scultorei ma anche quelli arborei e naturalistici. Presidente della Sezione Carnica di Italia Nostra, dal 1972 al 1997, assumendone negli anni successivi e fino alla morte il ruolo di presidente onorario, insieme al dottore forestale Carlo De Colle e ad altri professionisti volontari, ha difeso più volte e strenuamente gli Ippocastani della Chiesa Arcipretale di Piano d’Arta e non solo quelli. Nonostante gli sforzi profusi, l’azione perversa e incurante degli iniziatori, dettata da una profonda ignoranza tecnica e culturale, difficilmente sanabile, non è cessata.</p>
<p>A seguito di energiche potature e capitozzature, non adatte alla specificità delle specie arboree interessate, alcuni degli ippocastani monumentali, in evidente stato di sofferenza, sono stati abbattuti, sia nelle adiacenze della Chiesa di Piano d’Arta (tra l’altro memoria storica e affettiva del Rev. Mons. Pietro Ordiner, esperto anche in coltivazione di alberi da frutto, innesti e verde pubblico – parroco di Piano d’Arta dal 1889 al 1911), sia a ridosso della Chiesa di S. Bartolomeo ad Avosacco (memoria dei Caduti in Guerra). Stessa strategia, stessa sorte, senza alcuna valutazione scientifica, senza confronto e senza nessuna progettualità. Anche l’intervento di Italia Nostra è risultato vano. Ѐ rimasta questa testimonianza, documentabile. Nonostante le recenti delusioni, Marco ha proseguito a fronte alta, con serenità e rispetto, nel nome della cultura e del rinnovamento del sapere. Marra ha collaborato più volte anche con l’associazione “Amici della Montagna” di Piano d’Arta, con la quale intratteneva buoni rapporti. In qualità di esperto, ha interagito più volte anche nelle attività artistiche e di ristrutturazione della chiesa trecentesca di Chiusini, dedicata ai Re Magi e allo Spirito Santo. A fronte di alcune offerte artistiche gratuite a favore della Comunità, ha ricevuto un netto rifiuto; si è confidato con le persone a Lui più vicine ma alla fine se ne è data una ragione e ha riacquistato la sua serenità. In quel contesto abbiamo incontrato solamente grettezza e povertà! Ѐ rimasto il nulla e un detestabile ricordo.</p>
<p>Sindaco di Arta Terme nel biennio 1983-84, a seguito dell’alluvione del 10-11 settembre 1983 che ha particolarmente colpito la Val d’Incaroio ma anche la Valle del But, Marra si è trovato a risolvere direttamente, insieme ai colleghi Amministratori, problematiche di ordine idrogeologico non indifferenti. Importante il suo interessamento anche nei lavori di recupero e restauro dell’antica Pieve di San Pietro in Carnia e per la realizzazione e lo sviluppo del Museo Archeologico di <em>Julium Carnicum.</em> Da esterno e volontariamente, ha partecipato in più riprese ai recenti lavori di recupero della Chiesa di S. Nicolò in Alzeri e del suo Romitorio, insistendo più volte affinché ci fosse un seguito nelle attività di scavo e ricerca anche in prossimità del porticato Ovest, presso l’accesso principale e in corrispondenza della pila dell’Acquasantiera interna, già fonte battesimale dell’antica Chiesa di S. Stefano, traslata nella Chiesetta degli Alzeri a seguito dell’elaborazione del pregiato fonte battesimale arcipretale, opera del Comuzzi di Pedretto (Piano d’Arta). Proprio nella chiesetta di S. Nicolò, tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60 del secolo scorso, a seguito dei lavori di consolidamento promossi dall’allora parroco mons. O. Lenna, Marra ricordava (e non solamente Lui) di avere notato e verificato la presenza di camminamenti e collegamenti sotterranei, parzialmente crollati, che in qualche misura riportavano ai racconti narrati dagli anziani dell’epoca. Tra storia e leggenda, si raccontava dei sette pavimenti della Chiesa (chiaro riferimento alle diverse colonizzazioni dell’insediamento, succedutesi nel corso dei tempi), del cunicolo segreto dei Frati appartenenti all’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, che conduceva fino all’attuale SS 52 Bis e del loro eventuale tesoro, forse nascosto da qualche parte, sfuggito alle attenzioni dei “Briganti”. Dagli studi più recenti, risulta che la chiesetta degli Alzeri è stata sicuramente oggetto di <em>Ospitium</em> dalla metà del XIV° ai primi anni del XVI° secolo. Nel circondario, insieme all’indimenticabile mons. Guerrino Bulfon, allora parroco di Sutrio, ha collaborato pure all’elaborazione architettonica della Chiesetta dello Zoncolan, più comunemente chiamata <em>“Madone di Mont”</em>. Si è interessato anche della ristrutturazione marmorea del Monumento ai Caduti di Piano d’Arta e della dedica e pianificazione degli spazi per la collocazione di un busto bronzeo a memoria di Giovanni Gortani, noto storico, archeologo e numismatico, cui è stata pure riservata una via nella frazione di Avosacco. Il bronzo ha poi trovato collocazione a Piano d’Arta, in sinistra al rio Radina, poco distante dal monumento già menzionato, dedicato a G. Carducci. Sempre a causa di insensibilità e indisponibilità locale a livello Comunitario, non è andata a buon fine la collocazione del busto commemorativo offerto da un noto scultore Friulano, relativo al sacerdote e studioso mons. Vito Zoratti (1912-1979), già autore di molti libri e del volume “Piano d’Arta”, testimone di un paese che non c’è più, edito una prima volta negli anni ’60 ma ristampato anche successivamente. Don Vito, parroco a Codroipo, era solito trascorrere il periodo estivo a Piano d’Arta, nella borgata di Chiusini, dove celebrava pure la S. Messa settimanale. Marco Marra ne era amico ed estimatore, soprattutto sotto il profilo storico e umano. Don Plinio Galasso, (1938-2018) già parroco di Piano d’Arta dal 1978 al 1984, insieme a Fiorenzo De Colle (1933-2018), diretti conoscitori del sacerdote e studioso, avevano sostenuto invano la specifica iniziativa. A Vito Zoratti, a trent’anni dalla scomparsa, Codroipo ha dedicato una via, ricordando l’uomo, il sacerdote, il ricercatore, lo storico, il maestro di una generazione di giovani, l’ambientalista ante litteram cui è attribuita anche l’idea per l’istituzione del Parco delle Risorgive.</p>
<p>Insieme all’allora sindaco G. B. Gardel, Marra si è più volte interessato dell’hotel Poldo e della sua gestione e riapertura; del fatiscente ex albergo Rossi, dell’ex albergo Savoia, del Kursaal di Arta, della sentieristica del Comune di Arta Terme, insieme all’Amministrazione Comunale e a Mauro Loewenthal, tra l’altro precursore del percorso per famiglie “troi Sot da Mont”, che abbraccia diverse località, dai confini settentrionali con i Comuni di Sutrio e Paluzza fino a Cedarchis, ai confini meridionali, adiacenti al Comune di Tolmezzo.</p>
<p>Nel 1980 Marra fondava il Centro Carnico Arti Visive, con sede a Piano d’Arta Terme, in borgo Chiusini, a fianco dell’attuale bar Sport, con l’intento di incrementare lo sviluppo dell’arte nell’area montana, divenendone direttore artistico. L’interesse per l’arte, rivelatosi in età giovanile (notevoli i suoi paesaggi e i ritratti femminili) lo ha indirizzato verso lo studio e l’esercizio del disegno e della pittura, al fine di raggiungere un’adeguata conoscenza delle tecniche grafiche e pittoriche. Si è dedicato lungamente all’approfondimento della storia antica e moderna, nonché alla saggistica riguardante la critica dell’arte. Avrebbe voluto studiare all’Accademia di Venezia ma ha dovuto accontentarsi, dedicandosi all’arte, praticamente da autodidatta. Le sue prime mostre risalgono agli anni cinquanta e sono proseguite per anni, contrassegnando le tappe di una ricerca che si è sviluppata nel tempo e lo hanno condotto oltre i confini Regionali e Nazionali. La sua ricerca evolve gradualmente, dall’iniziale indirizzo figurativo post-impressionista all’espressionismo astratto, incentrato sulle tematiche di carattere esistenziale ed ecologico, per giungere, più tardi, verso la fine degli anni settanta, all’astrattismo geometrico. In sostanza, la sua ricerca pittorica passa dall’iniziale indirizzo figurativo, post impressionista, all’espressionismo astratto: linee, sfere e colori si intrecciano tra di loro, creando suggestivi contrasti.</p>
<p>Nel 1999 il Circolo Laurenziano di Buia gli conferisce il premio “Nadal Furlan”, per meriti culturali, artistici e per la lunga attività di ambientalista, svolta in difesa del patrimonio storico, artistico e naturalistico della Carnia, anche in qualità di rappresentante locale di Italia Nostra. Numerosi gli articoli su riviste, periodici e quotidiani. Nel 1997 scrive l’opuscolo “San Pietro in Carnia: i segni della storia”. Ha pure composto un testo storico per il volume “Arta Terme” (2001). Ha inoltre elaborato il testo critico per il volume “Pinacoteca E. De Cillia” (ed. a cura di Carnia Musei), con taglio didattico, presentando anche le figure e le opere degli artisti collezionati nell’importante raccolta museale. Coltivava attivamente la passione per la poesia. Notevole e intensa anche la sua composizione “Alta Carnia”, successivamente musicata dal m° Arnaldo De Colle, attualmente nel repertorio del coro G. Peresson.</p>
<p><strong><em>Alta Carnia</em></strong></p>
<p><em>Trapasso soglie di pietra, limate</em></p>
<p><em>da presenze chiamate alla terra.</em></p>
<p><em> </em><em>Il cerchio del bosco</em></p>
<p><em>stringe a corona i muri delle case,</em></p>
<p><em>mentre nell’anima degli alberi</em></p>
<p><em>il tempo incide un calendario di spirali</em></p>
<p><em>senza fine.</em></p>
<p>Ѐ stato premiato più volte in vari concorsi letterari; è presente anche nell’importante volume “Letteratura italiana del XXI secolo: primo dizionario orientativo degli scrittori” nel quale è riportato un incisivo testo critico a Lui riferito, curato dagli esperti di settore, Francesco De Napoli e Rodolfo Tommasi. Nell’anno accademico 2007-2008, presso l’Università degli Studi di Trieste (Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione), il laureando Gabriele Zanoni di Gemona del Friuli gli ha dedicato una tesi di laurea dal titolo “Il pittore carnico Marco Marra – un percorso d’arte visiva”. Non si è mai sottratto dal fornire insegnamenti e suggerimenti ai giovani artisti esordienti che lo consultavano, in forma del tutto disinteressata e amichevole. Ha fatto da consulente in numerose iniziative locali di carattere culturale. Nel 2019 offre la sua disponibilità ed elabora la prefazione al saggio filosofico “UOMO – l’Essenza della Coscienza” a cura di Vittorino Ostuzzi originario di Zuglio ma residente ad Arta Terme. L’opera si traduce in un documento DVD, tuttora disponibile, illustrante il comportamento dell’uomo e della sua anima di fronte alle diverse realtà che egli incontra nel corso della sua esistenza. Il percorso si sviluppa in otto capitoli, concepibili anche in forma di rappresentazione teatrale, in cui alcuni animali (ad es. l’aquila e il lupo) in diversi momenti, diventano gli ideali e l’essenza stessa del comportamento umano. In tale prefazione, il m° Marco Marra così scrive: <em>“L’animo umano può essere definito un complesso caleidoscopio, nel quale, frammenti di vetro, assumono forme e colori variegati. Così, ogni persona, nella caverna del proprio io, assume un profilo a volte indefinibile. Aperture, chiusure e dubbi dell’animo, ai sondaggi psicologici, presentano un groviglio di aspetti intimi non sempre facilmente percepibili, tali, nella loro complessità, da rendere ardua l’indagine degli stessi psicologi, psicanalisti e studiosi del settore”</em>.</p>
<p>Ritornando alla sua arte pittorica, per dirla come ha descritto il giornalista e pubblicista prof. Ermes Dorigo, <em>“Marco Marra era continuamente alla ricerca estetica, con impegno etico, per una mente chiara e ordinata; rigore formale come rigorosa disciplina interiore; conoscenza e dominio razionale di sé e delle proprie inquietanti proiezioni; tensione delle forme tra finito e infinito; corrispondenze tra micro e macrocosmo; educazione della percezione del bello contro la mercificazione del gusto; <strong>bisogno di serenità e aspirazione alla pace.</strong> Le forme geometriche e i suoi colori tendono a fondere in una utopica sintesi materia e spirito, concretezza e astrazione”.</em></p>
<p>Il pensiero di Marco non ha mai abbandonato Arta Terme, i suoi antichi splendori, la sua Termalità, il Turismo, gli sforzi profusi, l’interesse di tutti gli Amministratori succedutosi negli anni per il bene sociale dell’ambito territoriale di appartenenza, per il potenziamento del senso civico delle persone che lo popolano, per la divulgazione di una adeguata vivacità culturale.</p>
<p>Incontrandolo per le strade del paese, durante i mesi autunnali del 2020, poco prima della sua partenza, ci ha ulteriormente ribadito la sua preoccupazione per questo silenzio sociale, già molto pesante, aggravato ulteriormente dalle necessarie restrizioni dovute al COVID-19; in una società in cui, inconsapevolmente, regnano sovrane la confusione, la sopraffazione e l’inciviltà, ai limiti della sopportazione.</p>
<p>E continuava: <em>“In questo clima non si riesce più né a parlare né a comunicare … è difficile frequentare anche i locali pubblici, dove il rispetto reciproco non è più attuale …” </em>… ma ci siamo lasciati con un sorriso e un arrivederci, ribadendo il bisogno comune di serenità, salvaguardando il nostro bisogno di sapere e aspirando alla pace universale. Il m° Marra era pervaso sempre da tanti progetti e obiettivi: <em>“ … Cumò i scuen là; ài di prepara une mostre, un articul … ti fasarai lei … viout encje tu sal po là ben … cuant che tu pos, pase a cjatami”. </em></p>
<p><a href="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-02-scaled.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone  wp-image-16016" src="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-02-320x213.jpg" alt="" width="538" height="358" srcset="https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-02-320x213.jpg 320w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-02-720x480.jpg 720w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-02-768x512.jpg 768w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-02-1536x1024.jpg 1536w, https://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2020/12/Marra-02-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 538px) 100vw, 538px" /></a></p>
<p>Nonostante alcuni problemi di salute, cui Marra non dava molta importanza, nel 2018, il Maestro esponeva ad Arta Terme, nel salone delle feste di Palazzo Savoia. Il 3 agosto 2020 ha presenziato all’inaugurazione di una mostra di acquerelli di una pittrice di Ovaro, allestita presso le Terme di Arta.</p>
<p>Continuamente alla ricerca del bello, soprattutto del bello interiore, Marco, fino all’ultimo, è rimasto ancorato al suo concetto ideale e rispettoso di simbiosi uomo-natura, con il desiderio univoco di portare Arta Terme e la Carnia intera ad elevati livelli artistici e culturali.</p>
<p><strong>Grazie m° Marra.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Arta Terme, 20.12.2020.</em></p>
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		<title>Una coraggiosa politica energetica regionale</title>
		<link>https://aldorossi.altervista.org/una-coraggiosa-politica-energetica-regionale/</link>
		
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		<pubDate>Sat, 15 Feb 2020 07:55:46 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="http://www.bimtagliamento.it/bim/home.nsf/All/78F0A94A8819847CC1257530005E8AC2/$File/banner.png?OpenElement" alt="Logo del consorzio BIM Tagliamento" /></p>
<p>di Franceschino Barazzutti<br />
già presidente del Consorzio del Bacino Imbrifero Montano (Bim) Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico</p>
<p>Ha fatto bene il neopresidente del Consorzio BimTagliamento, nonché sindaco di Ampezzo, Michele Benedetti a sollevare il tema dell&#8217;applicazione nella nostra regione dell&#8217;art. 11-quater (Disposizioni in materia di concessioni di grandi derivazioni idroelettriche) della Legge Nazionale 11. 02. 2019 n. 12 (Legge Semplificazioni), poiché il settore idroelettrico investe ampiamente e pesantemente quasi tutti i corsi d&#8217;acqua del territorio montano della nostra regione, per il quale il provvedimento legislativo può essere uno strumento per una positiva svolta radicale. Ma vediamo, per punti, che cosa prevede questo provvedimento legislativo iniziando dall&#8217;aspetto più importante qual è il trattamento delle concessioni: &#8220;alla scadenza delle stesse e nei casi di decadenza o rinuncia, gli impianti passano, senza compenso, in proprietà delle regioni, in stato di regolare funzionamento&#8221;. Questo è il dettato fondamentale. Al concessionario è dovuto solo un indennizzo pari al valore non ammortizzato delle opere autorizzate. Le regioni possono assegnare le concessioni così acquisite ad operatori economici mediante gara pubblica, (che significherebbe lasciare le cose come sono ora! ) o a società a capitale misto pubblico-privato (sarebbe una mezza misura! ) o a una propria società energetica (sarebbe la cosa giusta! ) come avviene con ottimi risultati nella Regione Autonoma Trentino Alto Adige. Conseguentemente i nuovi concessionari versano i canoni concessori alla regione e non più allo stato. Inoltre sono previsti canoni aggiuntivi da destinare al finanziamento del ripristino ambientale dei corpi idrici interessati dalla derivazione e misure di compensazione ambientale e territoriale da destinare ai territori dei comuni interessati dalla presenza delle opere idroelettriche Con questo provvedimento legislativo viene riconosciuta alle regioni l&#8217;importante facoltà di disporre &#8220;l&#8217;obbligo per i concessionari di fornire annualmente e gratuitamente alle stesse regioni 220 kWh per ogni kW di potenza nominale media di concessione, per almeno il 50 per cento destinata a servizi pubblici e categorie di utenti dei territori provinciali interessati dalle derivazioni. &#8221; Tale obbligo è da tempo vigente nel Trentino Alto Adige. Di fronte a così importanti ed innovativi poteri attribuiti alle regioni, sorge la domanda: come mai la nostra Regione non ha ancora adottato la propria legge attuativa di quella nazionale entro il termine massimo previsto del 31 marzo 2020? Né risulta che sull&#8217;argomento tuttora siano state depositate in consiglio regionale proposte di legge di gruppi politici o di singoli consiglieri o un disegno di legge giuntale. Ogni ulteriore ritardo sarebbe grave e minerebbe la credibilità politica. Preoccupa il fatto che sugli interessanti scenari disegnati dalla legge nazionale regni il silenzio in particolare proprio nei territori montani sui quali principalmente grava l&#8217;idroelettrico, mentre dovrebbe essere oggetto di dibattito e di iniziative nelle sedi istituzionali, nei partiti, nelle associazioni, nelle comunità, e perché no anche nei bar, con la volontà di prendere nelle proprie mani il destino della propria terra, dove sono presenti storiche presenze di cooperative idroelettriche centenarie che hanno garantito e garantiscono condizioni favorevoli agli utenti e sono depositarie di una preziosa esperienza gestionale. Tra le varianti di assegnazione delle concessioni acquisite va considerata la preziosa e consolidata esperienza della Provincia Autonoma di Trento, che attraverso la propria società energetica &#8220;Dolomiti Energia&#8221; ed altre società pubbliche gestisce le concessioni, come fa pure la Provincia Autonoma di Bolzano con la propria società energetica &#8220;Alperia&#8221;. Province che hanno saputo e voluto ben utilizzare ed ampliare i poteri della loro autonomia. Altrettanto deve fare la nostra Regione, dove purtroppo spadroneggiano società energetiche esterne, i cui azionisti di riferimento &#8211; si noti &#8211; sono Comuni, enti pubblici che incamerano all&#8217;attivo dei loro bilanci i profitti realizzati dallo sfruttamento della nostre acque. È ormai indilazionabile che la nostra Regione a statuto speciale di autonomia costituisca quanto prima una propria società energetica a capitale pubblico per assumere via via le concessioni. Non si capisce perché la proposta di legge n. 193 avente per oggetto &#8220;Costituzione della Società Energia Friuli Venezia Giulia &#8211; SEFV&#8221;, presentata il 27. 02. 2017 dai Consiglieri Revelant, Tondo, Riccardi, Colautti, Violino, Marsilio, Ciriani e Zilli sia rimasta senza seguito. Forse per fermarla è bastata una letterina dell&#8217;Associazione dei derivatori &#8220;Elettricità Futura&#8221;? Occorre più coraggio politico. Tanto più che sono imminenti le scadenze del complesso idroelettrico della Val Tramontina di Edison, cioè della francese &#8220;Electricité de France&#8221;, costituito da 5 centrali, mentre nel 2029 scadranno le concessioni del sistema idroelettrico del Tagliamento della lombarda a2a costituito dalle centrali di Ampezzo e di Somplago. Un sistema dinosauro incompatibile e insostenibile in quanto ha privato di tutte le acque la gran parte della Carnia e sconvolto il lago di Cavazzo o Tre Comuni, un sistema che va rivisto. È tempo che la nostra Regione a statuto speciale di autonomia decida se vuole doverosamente svolgere una propria politica energetica autonoma anche ricorrendo alle moderne tecnologie o se invece vuole continuare a rilasciare concessioni per centraline speculative che inaridiscono gli ultimi ruscelli, incentivate fra l&#8217;altro con i certificati verdi pagati dagli utenti attraverso le bollette, e ad essere quindi colonia delle società multiutity esterne. Tanto più dal momento che l&#8217;idroelettrico sfrutta un bene comune per eccellenza come l&#8217;acqua che sta già diventando sempre più strategica e preziosa.</p>
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		<title>L&#8217;anima carnica di Pietro Cescutti</title>
		<link>https://aldorossi.altervista.org/lanima-carnica-di-pietro-cescutti/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2020 08:34:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da &#8220;Lettere al Direttore del MV&#8221; del 22/01/2020 con questa lettera vorrei ricordare mio padre Pietro Cescutti nel venticinquesimo anniversario della sua morte.Si era fatto qualche anno di Grecia e Albania, arruolato nel terzo granatieri di Sardegna, meritandosi la croce di guerra al valore militare. Era riuscito a tornare a casa un po&#8217; prima che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da &#8220;Lettere al Direttore del MV&#8221; del 22/01/2020</p>
<p>con questa lettera vorrei ricordare mio padre Pietro Cescutti nel venticinquesimo anniversario della sua morte.Si era fatto qualche anno di Grecia e Albania, arruolato nel terzo granatieri di Sardegna, meritandosi la croce di guerra al valore militare. Era riuscito a tornare a casa un po&#8217; prima che finisse la guerra a causa di problemi a un orecchio, in seguito allo scoppio di una bomba, per questo cercò di ottenere una pensione per invalidità, che però non ebbe mai.Rientrò nel suo paese natale, in Carnia, e venne subito nominato podestà, al posto di quello che aveva tagliato la corda, visto come si stava mettendo la situazione per il regime di allora.Non era fascista, anzi, apparteneva alla brigata Osoppo, ci sono i documenti che lo testimoniano, e, grazie a quella &#8220;copertura&#8221;, riuscì a salvare molte persone. Per questo trattò con i cosacchi di Verzegnis, con il comando dei tedeschi stabilitisi nell&#8217;albergo Rossi e, più tardi, con gli inglesi, sempre lì alloggiati. A causa della denuncia di un fascista &#8211; che io ho avuto modo di conoscere &#8211; venne imprigionato a Tolmezzo, rischiando di essere deportato. Se la cavò perchè riuscì a fuggire dalle carceri prima di essere trasferito. In seguito fu eletto primo sindaco della Repubblica, incarico che onorò per due volte.Ha insegnato con passione, competenza e dedizione per molti anni nelle scuole elementari, dove era rinomato per la sua paterna severità e per la sua spiccata capacità artistica. È stato anche il primo corrispondente del Messaggero Veneto per la Carnia. Molto ha fatto per il suo paese, sia sul piano culturale che su quello sociale. Nipote diretto di Giovanni Gortani, si deve anche a lui se i trecento e passa libri, scritti dal nonno, sono stati raccolti e trasferiti nell&#8217;archivio di stato. Ha lasciato una infinità di quadri, dopo aver esposto in diverse mostre personali. E tanto si potrebbe dire ancora&#8230;Personalmente lo ricordo come uomo mite, schivo, di grande cultura e grande sensibilità. Voglio ricordarlo anche insieme a sua moglie, donna Alessandra, donna a sua volta eccezionale, con la quale ebbe una storia incredibile, e dalla quale ricevette gli stimoli e lo sprone necessario per fare tutto ciò che ha fatto.Dimenticato ormai da molti, soprattutto da chi non dovrebbe&#8230; sempre presente invece nella mia vita.Era mio padre e, come tale, con infinita tenerezza lo ricordo, insieme a quegli occhi azzurri, che mi guardarono, per l&#8217;ultima volta, venticinque anni fa!</p>
<p>Giuseppe Cescutti.</p>
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		<title>Aldo Rossi: tornare a scrivere&#8230;</title>
		<link>https://aldorossi.altervista.org/aldo-rossi-tornare-a-scrivere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[aldorossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2019 11:32:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ritornare a scrivere! Detta così potrebbe far pensare ad un momento di pausa, di stasi, di mancanza di idee e creatività, ad un prosciugamento del pozzo in cui i miei pensieri più profondi si aspettano che l’intrecciarsi della vita, mi porti a ritrovarli. In realtà di scrivere canzoni non ho mai smesso, però rifuggendo nell&#8217;innovazione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;">Ritornare a scrivere!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;"><br />
Detta così potrebbe far pensare ad un momento di pausa, di stasi, di mancanza di idee e creatività, ad un prosciugamento del pozzo in cui i miei pensieri più profondi si aspettano che l’intrecciarsi della vita, mi porti a ritrovarli. In realtà di scrivere canzoni non ho mai smesso, però rifuggendo nell&#8217;innovazione, nel cercare quello che oggi chiamano l’effetto “wow”, proiettandomi nella zona in cui il genio della trovata non ammette troppe discussioni, come la recentissima “Vino rosso”. Una modalità  proiettata nel futuro che sotto sotto, serve anche a fare in modo che si non debba mai fare i conti con il passato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;">Il passato che, musicalmente parlando, significa canzoni di grande successo e impatto emotivo che non smettono mai di essere ascoltare nemmeno 15 anni dopo averle scritte, con le statistiche di <em>Youtube.com</em> a dirmi che qualcuno, da qualche parte del mondo, anche oggi ha visualizzato e messo in play brani come <em>“Cjalde che sere”, “A la su”, “La me rosse”, “None “.</em> Per questo non ho più cercato quel filone compositivo, quelle radici ben piantate in un territorio e nella sua cultura che mi hanno permesso di scrivere, brani che con le mille attestazioni di affetto e di stima da parte di chi mi segue, posso definire i miei piccoli &#8220;capolavori&#8221;. C’è una paura là in fondo al mio cuore: quella di non essere più all&#8217;altezza di quello che sono stato, di confrontarmi con quel temibile avversario che è quel &#8220;che tu sei già riuscito a fare&#8221;; paura di ritrovarsi a pensare se quel tempo trascorso possa tornare, se il mondo visto dai tuoi occhi ha ancora la capacità di far generare parole e suoni dalla tua anima. E se ancora ci fossero per la tua terra e per i tuoi “fradis”, temi così unificanti da trattare che possano arrivare a tutte coscienze e venir riconosciuti come parte di un bene comune condiviso&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;">E da qui che nasce la necessità di un ritorno alla scrittura, a quel tipo di scrittura.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;">Per farlo ho abbandonato tutti quegli aiuti, quel porto sicuro che è il tuo Mac, dove è facile sviluppare le idee a patto di saper riconoscere quella giusta tra le cento che puoi generare. Niente computer, decido che scriverò a mano e utilizzerò solo un registratore per incidere le note della mia chitarra. Esattamente come facevo 15 anni fa e vi assicuro che non è un vezzo: al diverso modo di scrivere corrispondano cambiamenti nel modo di pensare, la scrittura a mano obbliga a una maggiore concentrazione; tornare a scrivere con la penna e in corsivo è il modo migliore per allenare il pensiero e per renderlo fluido. Lo sguardo è puntato sulla mano che guida la penna sul foglio e su di essa convergono movimento e creatività. Mi obbligo ad usare solo la chitarra e non i sequencer con i loro suoni elettronici: se le mie canzoni migliori sono arrivate così è da li che dovrò ripartire. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;">E un argomento condiviso che riesca ancora a farsi riconoscere come valore comune della Friulanità nel 2020, finalmente ora credo di averlo trovato. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 12pt;">Quindi posso dirvi che ci sarà una nuova canzone scritta ora come allora e che regalerò a chi mi segue: un dono per il Natale 2019.</span></p>
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		<title>&#8220;Quando la folla diventa preda del razzismo&#8221; di Pierluigi di Piazza</title>
		<link>https://aldorossi.altervista.org/quando-la-folla-diventa-preda-del-razzismo-di-pierluigi-di-piazza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[musicandnews]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 04:14:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Pierluigi di Piazza Provo quotidianamente un dolore profondo dell&#8217;anima per la evidente e persistente disumanità di una parte di questa società, della politica che la alimenta e insieme la interpreta e rappresenta in un circuito molto pericoloso di reciproco sostegno. Le migrazioni sono il fenomeno più importante e decisivo del nostro tempo e, se [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="articlePlainTitle"></div>
<div class="addthis_sharing_toolbox" data-url="https://sfoglio.messaggeroveneto.gelocal.it/share_article.php?article_id=5299783" data-title="quando la folla diventapreda del razzismo">di Pierluigi di Piazza</div>
<div data-url="https://sfoglio.messaggeroveneto.gelocal.it/share_article.php?article_id=5299783" data-title="quando la folla diventapreda del razzismo"></div>
<div class="articlePlainText" style="text-align: justify;">P<span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">rovo quotidianamente un dolore profondo dell&#8217;anima per la evidente e persistente disumanità di una parte di questa società, della politica che la alimenta e insieme la interpreta e rappresenta in un circuito molto pericoloso di reciproco sostegno. Le migrazioni sono il fenomeno più importante e decisivo del nostro tempo e, se sempre hanno caratterizzato la storia dell&#8217;umanità, da alcuni decenni hanno assunto una dimensione planetaria: sono infatti 70 milioni le persone costrette a partire. Delle cause strutturali delle loro forzate partenze il nostro mondo è ampiamente responsabile per il passato remoto e nel presente. Impoverimento, condizioni di vita disumane, violazione dei diritti umani, violenze, guerre, disastri ambientali costringono a partire. Di questo la politica non parla. Negli ultimi anni ci sono stati arrivi significativi, mai l&#8217;invasione di cui è stata diffusa la percezione con evidente falsità. Si constata quotidianamente la totale mancanza da parte della politica sovranista e localista di una considerazione planetaria del mondo e di conseguenza dell&#8217;impegno a rompere le cause strutturali delle forzate migrazioni per accompagnare il cammino dei popoli del pianeta e insieme per progettare con lungimiranza l&#8217;accoglienza di chi arriva nelle nostre società nella consapevolezza che esse ne avranno bisogno per la loro stessa vita, basti pensare alla progressiva decrescita demografica.Insomma un altro mondo diverso da costruire. L&#8217;insicurezza generalizzata di questa società liquida, le diverse paure alimentate ad arte, i timori per il futuro, l&#8217;esigenza di rassicurazione personale e sociale, i diritti non garantiti, il desiderio di un cambiamento politico, l&#8217;esigenza di un progetto più adeguato sull&#8217;accoglienza hanno portato, nella logica illusoria del capro espiatorio, a identificare nell&#8217;altro che arriva la causa di tutte le situazioni problematiche. La politica di destra con evidenza xenofoba e razzista ha alimentato e alimenta questi vissuti e nello stesso tempo promette di rassicurarli, di portare ordine, mossa dall&#8217;avversione verso l&#8217;immigrato. Questo pensiero fortemente negativo e disumano è all&#8217;origine di leggi altrettanto negative e disumane, come le due sulla sicurezza, che invece non è garantita dalle telecamere, dalle pistole elettriche, dai manganelli, dalle manette, ma dai progetti culturali di crescita umana e di convivenza.Soprattutto colpisce la disumanità, il cinismo di non considerare i migranti persone ma numeri. Di conseguenza non importa se i numeri, non più persone, sono da 15 giorni su una nave: «Per me possono stare lì fino a Natale!»; non importa, anzi indispettisce che la nave di una Ong salvi delle persone, «la nave è da distruggere e da affondare». Prevalgono l&#8217;atteggiamento e le parole della distruttività. Le Ong nel Mediterraneo sono state e sono presenze importanti in assenza di un piano e di una presenza efficace dell&#8217;Europa e dei Paesi che la compongono, in particolare di Italia, Spagna, Grecia lasciate sole. Le Ong hanno salvato in mare migliaia di persone; certamente vanno ricordate e sempre ringraziate tutte le persone della Guardia di finanza, della Marina, delle Capitanerie che ne hanno salvate decine di migliaia. È evidente la mancanza di un progetto ampliato e permanente dei corridoi umanitari, ringraziando la Comunità di Sant&#8217;Egidio e le Chiese valdesi di averli attuati con successi significativi. E puntualmente si ripete il conflitto che questa politica apre con chi salva le vite in mare attribuendogliene la colpa. Ricordo di aver affermato in diverse occasioni, anche in una situazione di particolare significato, di fronte a mille studenti che sarò sempre vicino e grato a chi salva una vita in mare, che i nomi delle navi Acquarius, Diciotti, Sea Watch, Mediterranea, ora Sea Watch 3 suscitano in me vicinanza a loro, gratitudine, ammirazione, sostegno.Sono vicino ed esprimo ammirazione per Carola Rachete, questa giovane donna di 31 anni, mossa solo dal desiderio di salvare le vite in mare e ogni giorno preoccupata delle loro condizioni, persone già ripetutamente vittime e ora rese nuovamente tali dal cinismo della politica per evidenziare strumentalmente la latitanza dell&#8217;Europa. Carola si è trovata di fronte a una scelta difficile: violare una norma italiana o venire meno all&#8217;obbligo morale di salvare vite umane e insieme al venir meno agli obblighi stabiliti dai trattati internazionali.Partecipando alla sua decisione ho ripensato all&#8217;insegnamento di don Lorenzo Milani: «Non posso dire ai miei ragazzi che l&#8217;unico modo di amare la legge è di obbedirla. Posso solo dire loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando, invece, vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate». Le leggi sicurezza sono la legittimazione dei forti. E fino a quando non sono cambiate prevale la preoccupazione per la vita delle persone.L&#8217;Onu ha inviato una lettera all&#8217;Italia sul decreto &#8220;Sicurezza bis&#8221; in cui si afferma che il diritto alla vita e il principio del non respingimento, stabiliti da trattati internazionali, prevalgono sulla legislazione nazionale e che rispetto ai diritti umani è fuorviante. E ancora rifacendomi a don Milani ho pensato all&#8217;ubbidienza non più virtù, ma subdola tentazione quando è ossequio conformista a leggi ingiuste, e invece virtù quando è espressione delle proprie convinzioni, della propria libertà e responsabilità; quando è disubbidienza per diventare ubbidienza alla vita delle persone. Deve essere denunciata con sdegno morale l&#8217;impressionante aggressività violenta, maschilista, sessista nei confronti di Carola Rachete, espressione del degrado culturale ed etico, segno della disumanità di una parte di questo Paese. Manca completamente un progetto serio sull&#8217;immigrazione; ci sarebbe tanto da fare ma per questo è necessaria una cultura completamente diversa. La disumanità chiude i cuori, annebbia le coscienze, devia la ragione nell&#8217;irrazionalità emotiva, nell&#8217;esaltazione del particolare fino a parlare in questa vicenda di &#8220;guerra&#8221;, di difesa dei confini dell&#8217;Italia.È vergognoso! Quante volte ogni giorno il nostro mondo oltrepassa tanti confini dei popoli per occupare, sfruttare, impoverire. Ma noi siamo sempre i primi, i superiori; appunto &#8220;prima gli italiani&#8221;. Questa irrazionalità ha portato la politica xenofoba a ipotizzare sul fronte orientale muri, barriere. Da non credere. Peraltro, ciascuno ha i suoi maestri: la frequentazione di Trump e di Orban prevede anche queste conseguenze.I muri chiuderanno questo nostro mondo nel suo benessere particolarista e insieme nelle difficoltà di tante persone, nella sua mancanza di cultura e di etica, nella sua illusione. C&#8217;è il consenso di tanta gente? La storia ci insegna in modo chiaro che il consenso non corrisponde, specie in alcuni momenti, alla verità delle persone e delle situazioni. Anche le leggi razziali furono applaudite da folle entusiaste. Un&#8217;ultima considerazione: che non si continui ad aggiungere vergogna a vergogna autodefinendosi cristiani quando praticamente in modo palese si è contro il Vangelo di Gesù di Nazareth, contro la Chiesa di papa Francesco.</span></div>
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		<title>Legambiente FVG e WWF, comunicato congiunto sulla moria delle api</title>
		<link>https://aldorossi.altervista.org/legambiente-fvg-e-wwf-comunicato-congiunto-sulla-moria-delle-api/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[aldorossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2019 12:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blogdialdorossi]]></category>
		<category><![CDATA[api]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Le associazioni ambientaliste LEGAMBIENTE e WWF ritengono necessario intervenire nel dibattito in merito al tema “moria delle api”, con queste brevi note. Prologo: il contesto globale e la biodiversità Secondo Johan Rockström, co-direttore del Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (PIK) e uno degli scienziati che ha definito i cosiddetti 9 confini planetari (limiti ecologici) che non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="gmail_default"> <img decoding="async" src="https://www.google.it/url?sa=i&amp;source=images&amp;cd=&amp;ved=2ahUKEwjVjq-C9ePiAhXGyKQKHZSxCLIQjRx6BAgBEAU&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.ilsapere.org%2Fla-moria-delle-api%2F&amp;psig=AOvVaw0i7zWV3izQvDdLOf833EtF&amp;ust=1560427882593397" alt="" /><img decoding="async" src="http://www.ilsapere.org/wp-content/uploads/bfi_thumb/002426-apis_mellifera-bee-ape-302njmbydo0sm0ustdex34.jpg" alt="" /></div>
<div class="gmail_default"></div>
<div class="gmail_default">
<p><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">Le associazioni ambientaliste LEGAMBIENTE e WWF ritengono necessario intervenire nel dibattito in merito al tema “moria delle api”, con queste brevi note.</span></p>
<ol>
<li><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><b>Prologo: il contesto globale e la biodiversità</b></span></li>
</ol>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">Secondo Johan Rockström, co-direttore del Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (PIK) e uno degli scienziati che ha definito i cosiddetti 9 confini planetari (limiti ecologici) che non dovremmo oltrepassare, «per evitare il disastro climatico, l’eliminazione dei combustibili fossili è la parte facile», il test definitivo per l’umanità sarà la salvaguardia delle risorse biologiche nel<b>l’acqua, nel suolo e la biodiversità</b>;</span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">“<b>Il tasso di estinzione delle specie sta accelerando</b>” “a un ritmo senza precedenti nella storia umana”, causando ora gravi effetti sulle popolazioni in tutto il mondo”. Un nuovo e più grave allarme lancia oggi la Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e sui servizi degli ecosistemi (IPBES), che ha approvato nella sua 7ª sessione plenaria a Parigi il “Global assessment Report” (29 aprile-4 maggio 2019);</span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">Il <b>declino degli insetti pronubi</b> e delle api in particolare, è la punta dell’iceberg di una drammatica ed inaccettabile perdita di biodiversità che ha tra le sue cause principali, l’impatto del modello di produzione agro/industriale.</span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><b>2 </b><b>L’inchiesta friulana sulla moria delle api </b>(per non nascondere la testa sotto la sabbia) evidenzia, la necessità di <b>cambio di passo</b> nelle modalità di produzione agricola, che nel tempo ha privilegiato la diffusione dei pesticidi, in luogo di tecniche agricole alternative ed integrate, miranti a ridurre l’impatto sulle acque, aria, suolo e biodiversità. <b>Come accelerare la transizione</b> è un quesito dirimente per le istituzioni pubbliche, le associazioni degli agricoltori, gli imprenditori agricoli e i portatori di interesse? Molti cittadini hanno già scelto. Come peraltro hanno già fatto i cittadini e le istituzioni della Baviera;</span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><b>Gli agricoltori sono l’ultimo anello della catena </b>che, a monte, conserva importanti e imponenti interessi economici, favorevoli al business e non certo a una agricoltura con basso utilizzo di sostanze chimiche;</span></p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><b>La soluzione processuale (messa alla prova con misure formative)</b> che è stata prospettata da uno degli indagati e rispetto alla quale la Procura della Repubblica di Udine si è espressa favorevolmente, è coerente con l’auspicabile approccio che dovrebbe caratterizzare un’agricoltura innovativa: approfondita conoscenza degli agrofarmaci che vengono utilizzati, sicurezza nel lavoro agricolo, attenzione alla salute dei consumatori, ricerca di produzioni compatibili con gli altri usi del territorio e l’imprescindibile protezione dell’ecosistema;</span></p>
</li>
<li><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><b>Si rimane stupiti</b> della contrarietà delle associazioni, degli indagati e di chi li difende, nonchè di eminenti persone della politica, che dipingono gli “esiti formativi” del procedimento penale come percorsi di rieducazione obbligatoria;</span></li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><b>Riteniamo che la messa alla prova possa diventare, invece, sul piano extragiudiziale, una sorta di “messa alla prova collettiva” che coinvolga </b>la Regione nell’adozione di politiche agricole, l’ERSA di predisposizione di linee guida, di formazione e supporto agli agricoltori, le associazioni degli agricoltori e le associazioni ambientaliste in un dialogo costruttivo su questo tema.</span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><b>Allargando lo </b>sguardo si auspicano inoltre obiettivi ambiziosi e strumenti adeguati nel <b>Piano d&#8217;Azione Nazionale sull&#8217;uso sostenibile dei prodotti fitosanitari </b>e nella nuova<b> PAC</b></span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><a name="m_-3368591489925813310__GoBack"></a></p>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><b>3 La proposta delle associazioni</b></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">WWF e Legambiente ritengono che la richiesta di messa alla prova, per la natura di questo istituto, che:</span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">non costituisce in alcun modo assunzione di responsabilità da parte degli indagati in ordine ai fatti che vengono loro contestati, oltre a consentire agli stessi di estinguere il procedimento penale a loro carico (e costi connessi),</span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">non pregiudica futuri contributi della PAC</span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">ben si attaglia a un’impostazione dell’azione giudiziaria, non meramente repressiva ma piuttosto volta alla prevenzione e al rimedio rispetto a vasti fenomeni di illeceità quale è quello rilevato dalle indagini della Procura friulana; Legambiente e il WWF, credendo nell’efficacia di questa forma di giustizia riconciliatoria e riparatoria, come soluzione alternativa al tradizionale iter giudiziario, sollecitano le associazioni di categoria e gli indagati a rivedere le loro posizioni; diversamente WWF e Legambiente si assumeranno nella loro veste di portatrici dell’interesse collettivo alla tutela dell’ambiente, l’onere di assistere tramite un gruppo di avvocati, tutti coloro che intendano iniziare questo percorso di messa alla prova sino al raggiungimento dell’estinzione del reato, laddove non si palesino evidenti ragioni di soluzioni più favorevoli al singolo assistito. Questo patrocinio sarà totalmente gratuito essendosi le predette associazioni assunto l’onere del compenso dei predetti difensori che agiranno in assoluta autonomia di giudizio.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">In mancanza dell’auspicato ripensamento nelle prossime settimane verranno diffuse, tramite i siti delle associazioni, le modalità di accesso a questo patrocinio.</span></p>
<p align="justify">
<p align="left"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">Presidente regionale WWF                                               Presidente Legambiente FVG</span></p>
<p><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><i>Alessandro Giadrossi                                                                Sandro Cargnelutti</i></span></p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://aldorossi.altervista.org/legambiente-fvg-e-wwf-comunicato-congiunto-sulla-moria-delle-api/">Legambiente FVG e WWF, comunicato congiunto sulla moria delle api</a> proviene da <a href="https://aldorossi.altervista.org">Blog di Aldo Rossi</a>.</p>
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		<title>Tolmezzo: Magazzino solidale c&#8217;è l&#8217;accordo con la Caritas</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2019 08:24:03 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;">di Tanja Ariis</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14pt;">Il Comune concorda con Caritas le linee operative per il magazzino solidale: tutti gli avventori possono accedere a tutto il materiale (nuovo o di seconda mano) esposto e l&#8217;offerta di denaro deve essere libera e mai obbligatoria. Inoltre la rendicontazione non sarà presentata solo a Caritas che gestisce la struttura, ma anche al Comune. L&#8217;Emporio ManDiCûr di Tolmezzo nasce all&#8217;interno del Laboratorio di promozione culturale e sviluppo di comunità del Forum Attivo del Volontariato del Comune di Tolmezzo, dove è emerso come prioritario il tema delle povertà. n quel contesto si decise due anni fa di aprire a Tolmezzo un &#8220;magazzino solidale&#8221;,che potesse fungere da luogo di raccolta, selezione e rimessa in circolo di beni donati da privati, associazioni e aziende a favore di tutta la popolazione del territorio. Il gruppo chiese a Caritas di fungere da ente di riferimento. Inoltre, il progetto locale fu subito sostenuto dal Comune di Tolmezzo che ha messo a disposizione, in comodato d&#8217;uso gratuito, gli spazi di via Piave 10 e ha anche destinato un contributo per consentire all&#8217;emporio solidale di aprire. «L&#8217;accesso è gratuito, l&#8217;offerta è facoltativa: se la persona può sostenere il progetto lascia un&#8217;offerta liberale secondo propria disponibilità e viene proposta dalle volontarie in termini di opportunità: la merce non ha un prezzo, e l&#8217;offerta non è comunque vincolante per l&#8217;accesso ai beni».Non esiste un servizio di prenotazione o richiesta di beni. «L&#8217;Emporio è aperto a chiunque, con particolare attenzione verso coloro che per le loro condizioni economiche non dispongono di redditi sufficienti per acquistare beni nei consueti negozi».</span></p>
<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://m.facebook.com/mandicur/photos/a.693189984175922/693189937509260/?type=3&amp;source=44" alt="" /></figure>
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