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	<title>AldoRossi music&amp;news</title>
	
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	<description>Musica e notizie dalla Carnia e dal Friuli</description>
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		<title>ampoformido: i 154 operai della Romanello non lavoreranno fino al 3 marzo, si teme anche la chiusura</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 10:32:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
La cartiera verde Romanello rischia la chiusura. Sono in corso azioni per salvare, con lo stabilimento di Basaldella, gli oltre 150 posti di lavoro e un’attività oltremodo lodevole dal punto di vista ambientale in quanto ricicla la carta. La situazione è convulsa. Si susseguono incontri a vari livelli; si attende a giorni la risposta dell’azienda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="" src="http://messaggeroveneto.gelocal.it/polopoly_fs/1.3220804.1330159424!/httpImage/image._gen/derivatives/landscape_250/image." alt="" width="250" height="132" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">La cartiera verde Romanello rischia la chiusura. Sono in corso azioni per salvare, con lo stabilimento di Basaldella, gli oltre 150 posti di lavoro e un’attività oltremodo lodevole dal punto di vista ambientale in quanto ricicla la carta. La situazione è convulsa. Si susseguono incontri a vari livelli; si attende a giorni la risposta dell’azienda all’allarme lanciato dai sindacati, che si fanno portavoce della forte preoccupazione dei dipendenti e chiedono interventi urgenti e risolutivi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">Al momento nella fabbrica di via della Roggia lavorano solo alcuni impiegati: 154 operai sono in cassa integrazione ordinaria, il provvedimento scadrà il 3 marzo. Un aumento consistente dei costi della materia prima e carenza di ordini hanno determinato la difficile situazione economica, i cui contorni sono quelli che purtroppo caratterizzano oggi numerose realtà, dalla stretta creditizia al crollo della domanda</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>continua a leggere <a href="http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2012/02/25/news/romanello-cassa-e-chiusura-piu-vicina-1.3220805">l&#8217;articolo sul sito del Messaggero Veneto</a></p>
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		<title>Friuli: accade al 14% dei pazienti di ammalarsi in ospedale</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 07:50:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ 
di Alessandra Ceschia
Ogni cento pazienti che entrano in ospedale, 14 sono vittime di “eventi avversi”. Episodi a volte banali, ma che possono arrivare allo scambio di persona, le infezioni, gli errori in sala operatoria, quelli sulla somministrazione dei farmaci, fino alle cadute accidentali. In una struttura come l’Azienda ospedaliero universitaria di Udine che conta 4.000 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img id="il_fi" src="http://www.ilgiorno.it/rho/cronaca/2012/01/10/650062/images/854130-careggi.JPG" alt="" width="544" height="304" /></p>
<p>di Alessandra Ceschia</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">Ogni cento pazienti che entrano in ospedale, 14 sono vittime di “eventi avversi”. Episodi a volte banali, ma che possono arrivare allo scambio di persona, le infezioni, gli errori in sala operatoria, quelli sulla somministrazione dei farmaci, fino alle cadute accidentali. In una struttura come l’Azienda ospedaliero universitaria di Udine che conta 4.000 dipendenti, cui vanno sommati 2.000 studenti e operatori, una media giornaliera di 700 persone ricoverate più altre 150 in day hospital e le migliaia di persone che usufruiscono delle prestazioni ambulatoriali, è facile comprendere come i rischi si moltiplichino. Se poi si pensa che ogni mille eventi di questo tipo 100 sono gravi e uno porta al decesso del paziente è facile comprendere come i la prevenzione sia necessaria. «Metà di questi eventi è prevedibile – assicura il direttore generale Carlo Favaretti –. In questo senso ci siamo mossi da un triennio a questa parte avviando una serie di protocolli destinati alla best practice che hanno ridotto i rischi come riconosciuto dall’accreditamento all’eccellenza Joint Commission International». A illustrare la situazione è il direttore della Struttura operativa complessa Rischio clinico, Silvio Brusaferro. «La formazione di 2.800 operatori nell’ultimo biennio da parte dell’Azienda ha elevato gli standard di sicurezza portando a 7% il rischio di contrarre infezioni in ospedale, un dato che si colloca fra i migliori in ambito internazionale». Lavarsi le mani. Fra le infezioni più ricorrenti vi sono quelle alle vie urinarie provocate dal catetere, le polmoniti favorite dalla ventilazione assistita, le sepsi di cui sono spesso vittima i pazienti gravi o le patologie gastroentariche. Ogni giorno migliaia di persone muoiono per infezioni acquisite durante l’assistenza sanitaria e la via di trasmissione principale sono le mani. Su tale fronte l’Azienda ha fatto partire una campagna di sensibilizzazione fra il personale con l’installazione di dispositivi per il lavaggio delle mani con gel alcolici. «L’adesione del personale è salita dal 60 all’85% – assicura Brusaferro – e il risultato in tre anni è che abbiamo ridotto del 50% il numero delle polmoniti, dimezzato le sepsi, diminuito le infezioni, e con esse i costi basti pensare che un’infezione in un paziente può comportare da 2 a 10 giorni di degenza aggiuntiva e un costo fino a 20 mila euro». Gli altri fronti di intervento? La check list operatoria. Chi non ha sentito parlare di pazienti operati all’arto sbagliato, malati che si sono ritrovati un bisturi o una garza dimenticati nell’addome. È per questo che è stata introdotta la check list, tutti i componenti dell’équipe controllano prima e dopo ogni singolo elemento, compresa l’attrezzatura, elevando i margini di sicurezza Altra riforma è legata alla documentazione sanitaria. «Abbiamo inserito nelle planette tutta la documentazione legata a un paziente sia in capo alle pratiche infermieristiche che a quelle mediche fornendo una tracciabilità alle prestazioni effettuate preziosa anche in caso di contenziosi» ragguaglia Favaretti. E poi il fronte dei farmaci: l’errata somministrazione, dosi e diluizioni non corrette o lo scambio di pazienti rappresentano rischi imponenti. Così da qualche tempo l’infermiere che somministra i farmaci in ospedale circola con una pettorina rossa su cui c’è scritto “non disturbare”. E non è che l’inizio di una rivoluzione che coinvolge anche il rischio delle cadute accidentali, le lesioni da decubito.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">leggi l&#8217;articolo dal sito del Messaggero Veneto</span></p>
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		<title>Carnia: assurdo cancellare l’oasi faunistica Avedrugno</title>
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		<comments>http://aldorossi.altervista.org/carnia-assurdo-cancellare-loasi-faunistica-avedrugno/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 17:59:24 +0000</pubDate>
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Per il consigliere del PD Enzo Marsilio &#8220;è assurdo che venga proposta la cancellazione dell&#8217;Oasi di Avedrugno, sita tra Ovaro, Raveo e Sauris, in cui è vietata la caccia, e soprattutto che a fare questa richiesta siano proprio quei cacciatori che fanno riferimento al Circolo Friulano Cacciatori, che si è sempre vantato di avere tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.consiglio.regione.fvg.it/consreg/documenti/consiglieri/[20080624_122046]_486752.jpg" alt="" width="230" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">Per il consigliere del PD Enzo Marsilio &#8220;è assurdo che venga proposta la cancellazione dell&#8217;Oasi di Avedrugno, sita tra Ovaro, Raveo e Sauris, in cui è vietata la caccia, e soprattutto che a fare questa richiesta siano proprio quei cacciatori che fanno riferimento al Circolo Friulano Cacciatori, che si è sempre vantato di avere tra i suoi iscritti cacciatori evoluti, rispettosi dell&#8217;ambiente&#8221;. &#8220;Meraviglia inoltre &#8211; aggiunge Marsilio &#8211; che proprio quando si discute di uno dei pochi casi di eliminazione di un&#8217;oasi faunistica, il rappresentante degli ambientalisti nel comitato faunisitico regionale sia assente&#8221;. Per il consigliere &#8220;sorgono spontanee alcune domande sulla posizione degli ambientalisti regionali che, dopo aver denunciato per anni la mancanza del piano faunistico regionale, da quattro anni stanno in silenzio rivelando un atteggiamento di assoluta convivenza con chi gestisce la caccia a livello regionale&#8221;. Si dichiara preoccupato Marsilio &#8220;se questo è il modo per gestire in maniera evoluta l&#8217;attività venatoria e la tutela del patrimonio faunistico e &#8211; per il consigliere &#8211; la proposta di cancellazione dell&#8217;Oasi di Avedrugno è solo la punta dell&#8217;iceberg dei disastri che il presidente della Giunta Tondo e l&#8217;assessore Violino consentono di fare a cacciatori che si definiscono evoluti e agli ambientalisti moderni&#8221;.</span></p>
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		<title>Pontebba: sul progetto Pramollo Tondo avverte, sì solo se i privati ci stanno</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 11:51:30 +0000</pubDate>
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di Beniamino Pagliaro
I tempi son cambiati: se i privati non ci crederanno, il progetto Pramollo non vedrà mai la luce. La posizione della giunta regionale, definitiva, è emersa ieri in Consiglio regionale. Il presidente del Fvg Renzo Tondo non ha chiuso al progetto di rilancio, ma ha posto dei paletti ben precisi: se gli investitori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.wwf.it/UserFiles/Image/AltriSitiWWF/Friuli%20Venezia%20Giulia/17859.jpg" alt="" width="448" height="298" /></p>
<p>di Beniamino Pagliaro</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">I tempi son cambiati: se i privati non ci crederanno, il progetto Pramollo non vedrà mai la luce. La posizione della giunta regionale, definitiva, è emersa ieri in Consiglio regionale. Il presidente del Fvg Renzo Tondo non ha chiuso al progetto di rilancio, ma ha posto dei paletti ben precisi: se gli investitori privati crederanno nel progetto del polo sciistico, la giunta «darà sicuramente un via libera». Ma l’investimento pubblico non potrà prescindere da quello dei privati in merito alla realizzazione di un centro ricettivo alberghiero. Dopo i contatti avuti anche negli scorsi giorni con il Land della Carinzia, la giunta andrà dunque avanti con il bando per trovare il cosiddetto socio industriale. «Il bando sarà pubblicato – ha spiegato Tondo – e verificheremo il carattere privato degli investimenti. Se queste condizioni saranno rispettate, e mi auguro lo saranno, ci sarà sicuramente un via libera. Se non ci sono – ha indicato poi Tondo – non mi assumerò la responsabilità di far partire investimenti pubblici senza quelli privati». Il presidente della giunta ha ricordato di «non voler perdere tempo», ma di «considerare la necessità di una riflessione su un’opera importante. Vorrei non vedere – ha concluso – posizioni pregiudiziali o localistiche, non è una vicenda che riguarda solo la vallata». In commissione, l’assessore Riccardo Riccardi ha ripercorso il lavoro svolto dal novembre del 2009 al giugno 2011, le numerose sedute e le audizioni, e le garanzie chieste, quale pre-requisito per la partecipazione finanziaria al progetto, riguardo a una potenzialità ricettiva di 600 posti letto (300 a tre stelle, 200 a quattro e 100 a cinque). Per la Carinzia – ha ricordato – la tabella di marcia sarebbe l’assegnazione degli appalti nel 2012, l’acquisizione delle autorizzazioni nel 2013, l’apertura degli impianti tra 2014 e 2015. La giunta lavorerà dunque a perfezionare il bando di gara, ed entro fine marzo, dopo aver ricevuto l’ok dalla Carinzia, il documento sarà pubblicato. Le parole di Tondo e Riccardi non hanno comunque convinto l’opposizione. «Continua il rimpallo di responsabilità e pare prevalga un interesse, sottile e latente, per non perfezionare la procedura e quindi non decidere nulla», hanno notato il capogruppo e il consigliere del Pd Gianfranco Moretton e Sandro Della Mea. «Non essendoci chiarezza in merito alla tipologia delle garanzie richieste, e soprattutto risultando impossibile procedere all&#8217;assegnazione dei lavori entro la fine di marzo &#8211; hanno aggiunto i democratici &#8211; abbiamo proposto che Tondo e Doerfler si incontrino rapidamente».</span></p>
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		<title>Friuli: i 70 anni di Dino Zoff</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 07:18:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>musicandnews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ 
dal sito  ilmessaggero.it
L&#8217;uomo che è diventato mito in vita, ha alzato la Coppa più bella, giocato a scopone con Pertini e mandato a quel paese Berlusconi quando Fini non ci pensava nemmeno, compie martedì 70 anni. Sebbene per i grandi numeri di Dino Zoff (642 partite in serie A, 112 in azzurro, a lungo recordman [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/0_dino-zoff.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6691" title="Dino Zoff" src="http://aldorossi.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/0_dino-zoff-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a></p>
<p>dal sito  ilmessaggero.it</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">L&#8217;uomo che è diventato mito in vita, ha alzato la Coppa più bella, giocato a scopone con Pertini e mandato a quel paese Berlusconi quando Fini non ci pensava nemmeno, compie martedì 70 anni. Sebbene per i grandi numeri di Dino Zoff (642 partite in serie A, 112 in azzurro, a lungo recordman per presenze, prima di essere superato da Paolo Maldini e da Fabio Cannavaro) il traguardo sia non rilevantissimo sul piano quantitativo, l&#8217;Italia ha preso a celebrare l&#8217;evento con un mese di anticipo. Lui, come faceva sempre di fronte ai tiri, che fossero di Riva o di Socrates, non si è scomposto e ha parato la retorica aggrottando sopracciglia ormai grigie e rughe profonde. Poi ha buttato lì un paio di quelle sue frasi tutt&#8217;altro che churchilliane: «I miei 70 anni? Cinquanta di questi li ho vissuti di calcio, e il calcio mi ha fatto vivere bene». </span></p>
<p><span style="font-size: medium; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Chi è stato Zoff per il calcio? «Uno che ha lavorato bene, con serietà. Anche se è poco umile dirlo, sono stato abbastanza un buon esempio. Siccome me lo dicono tutti, ci credo». La lunga storia d&#8217;amore tra Zoff e il pallone ha inizio negli anni &#8217;50 nella Marianese, la squadra di Mariano del Friuli, dove è nato il 28 febbraio 1942, da una famiglia contadina. Erano gli anni in cui «fare 10 chilometri in bici per giocare la partita era una festa». Nel 1961 l&#8217;approdo in serie A, all&#8217; Udinese. Il debutto, il 24 settembre, fu infausto: sconfitta a Firenze per 5-2. «Andai al cinema qualche giorno dopo. Nell&#8217;intervallo c&#8217;era la settimana Incom, fecero vedere i gol di quella partita e io sprofondai sotto le poltroncine». Ma Dino, friulano forte e saggio sin da giovane, non si perde d&#8217;animo. E da lì comincia un &#8216;cursus honorum&#8217; senza pari, una vita tra i pali che l&#8217;avrebbe riempito di gloria e di record.</span></p>
<p><span style="font-size: medium; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong>La carriera. </strong>Dopo l&#8217;Udinese, dal 1963 al &#8217;67 al Mantova, poi al Napoli fino al 1972. A 30 anni, il coronamento di un sogno: lui, juventino («al paese erano quasi tutti juventini»), viene ingaggiato dalla Vecchia Signora. «C&#8217;erano Causio, Haller, Bettega. La velocità insieme alla fantasia, la classe mescolata al dinamismo. Quella prima Juve mi è rimasta nel cuore». E furono 11 anni incredibili, con sei scudetti, due Coppe Italia, una Coppa Uefa, una sequenza ininterrotta di presenze. Con, alla fine, la delusione più grande: la sconfitta, nella finale di Coppa dei Campioni con l&#8217;Amburgo, il 25 maggio 1983 ad Atene. Quel tiro maledetto, da lontano, di Magath, che l&#8217;uomo che parava tutto non riesce a sventare. </span></p>
<p><span style="font-size: medium; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong>La fine di un sogno.</strong> Una settimana dopo, a 41 anni e tre mesi, Dino appende scarpini, e guanti, al chiodo. Ma, nel frattempo, quante soddisfazioni, e quanti primati, in Nazionale. Unico italiano ad aver vinto un Europeo (1968) e un Mondiale (1982), Zoff ha difeso per 15 anni, dal 1968 al 1983, la porta azzurra (nei primi tempi alternandosi con Albertosi). E al portiere che detiene il record di imbattibilità, 1.142 minuti dal 20 settembre 1972 al 15 giugno 1974, la Nazionale ha regalato la gioia più bella: la Coppa del mondo alzata (e con quel gesto finì in un francobollo disegnato da Guttuso) l&#8217;11 luglio 1982 a Madrid, dopo la finale vinta contro la Germania Ovest. Trofeo conquistato a 40 anni suonati, altro primato, acme e suggello di una carriera inimitabile. </span></p>
<p><span style="font-size: medium; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong>La festa del Mondiale 1982. </strong>Festeggiato, dopo un bacio tenero in mondovisione al tecnico-padre Bearzot, al ritorno in albergo, con mezzo bicchiere di vino e una sigaretta assieme a Scirea, compagno di stanza, di Juve e in azzurro. Un tipo serio e riservato come lui. «Gaetano era un uomo di grande stile e classe, sia in campo che fuori. Mi manca moltissimo», confessa oggi un friulano che ha pudore dei propri sentimenti, oltre 20 anni dopo la tragica scomparsa dell&#8217;amico. Dopo il portiere &#8211; freddo, grande senso del piazzamento, impeccabile nelle uscite, non spettacolare &#8211; sono venuti l&#8217;allenatore e il dirigente (tra Juve, Lazio e Fiorentina), e un biennio da ct, con un lavoro ottimo e un titolo europeo perso al golden gol. Criticato da Berlusconi per la marcatura di Zidane (che per la verità non fece granchè) dopo quella finale persa contro la Francia, Zoff se ne andò sbattendo la porta. Ora l&#8217;uomo di poche, e sagge, parole, a cui piacerebbe «un calcio più semplice, che finisse dopo la partita, non virtuale», si appresta a festeggiare un traguardo importante: non tanto e non solo per i numeri, ma per come li ha vissuti, questi 70 anni «lavorando bene, con serieta», da vero mito della porta accanto</span></p>
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		<title>Gemona: nella sanità c’è la mancanza di un disegno organico</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 06:50:54 +0000</pubDate>
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di Sandro Venturini
capogruppo Lista Civica “Con te Gemona”
Sono quasi 18 anni che a Gemona, ma non soltanto, ovviamente, il tema della sanità e delle sorti dell’ospedale tengono banco. A ogni Piano Socio-Sanitario regionale, a ogni accenno di riforma, i timori riaffiorano. E adesso ci risiamo, siamo daccapo. Era lo scorso 27 settembre, quando &#8211; con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilfoglio.it/media/uploads/2011/sanita.jpg" alt="" /></p>
<p>di Sandro Venturini<br />
capogruppo Lista Civica “Con te Gemona”</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Sono quasi 18 anni che a Gemona, ma non soltanto, ovviamente, il tema della sanità e delle sorti dell’ospedale tengono banco. A ogni Piano Socio-Sanitario regionale, a ogni accenno di riforma, i timori riaffiorano. E adesso ci risiamo, siamo daccapo. Era lo scorso 27 settembre, quando &#8211; con una inversione a U rispetto ai programmi e agli impegni pre-elettorali &#8211; il governatore Renzo Tondo annunciava «la costituzione di un’unica azienda sanitaria territoriale per l’intera Regione e di due aziende ospedaliere universitarie», una a Udine e una a Trieste. Un fulmine a ciel sereno, che nel Gemonese rischia di trasformarsi in un nubifragio con danni irreversibili. Qualora fosse attuato, il predetto riassetto organizzativo porterebbe alla chiusura della sede della direzione generale dell’Ass (azienda per i servizi sanitari) numero 3, all’accorpamento dei distretti del Gemonese e della Carnia, alla messa a repentaglio della delega del Servizio sociale, con ripercussioni immediate sulla continuità della cura e dell’assistenza, all’incorporazione degli ospedali di Gemona e di Tolmezzo all’azienda ospedaliera udinese. In un solo colpo Gemona perderebbe la sede dell’azienda sanitaria e del distretto socio sanitario, e l’ospedale, in un abbraccio asfissiante con Udine, rischierebbe un forte ridimensionamento dei servizi o, peggio, la chiusura. In ultimo, il servizio sociale &#8211; che ora è affidato in delega dai Comuni all’azienda sanitaria nella logica dell’integrazione socio-sanitaria (prevenzione, cura, riabilitazione e assistenza sanitaria e sociale devono andare di pari passo) tornerebbe in capo ai Comuni, i quali, oltre ai mille problemi che già li assillano, si ritroverebbero a dover gestire anche questa funzione. Ciò che inquieta soprattutto è la mancanza di un disegno organico e del coinvolgimento degli attori sociali (amministratori locali e operatori sanitari innanzitutto). Tutto quello di cui si viene a conoscenza passa unicamente attraverso la stampa e discorsi di corridoio. Si paventano risparmi di spesa, razionalizzazioni, nuovi modelli organizzativi, ma, di tutto ciò, non c’è un pezzo di carta, un documento ufficiale della Regione che ne illustri gli obiettivi, i contenuti generali, gli assetti. Non si costruisce un buon edificio se manca il progetto e se le “maestranze” non operano in modo coordinato. Non solo gli obiettivi sono oscuri, ma non si conoscono nemmeno esplicitamente i veri motivi che inducono a programmare questa riforma. Soltanto economici? Perché demolire il sistema sanitario dell’Alto Friuli se in questi anni ha dimostrato buona qualità dei servizi e soprattutto sostenibilità economica? I bilanci dell’Ass 3 hanno sempre chiuso in attivo. Perché non fare una semplice manutenzione di sistema, migliorandolo e rendendolo ancora più efficiente, anziché stravolgerlo con seri rischi di destabilizzazione complessiva? Perché non lasciare i centri di governo più vicini ai territori? Perché non prendere atto che i bisogni di salute della Regione sono diversificati (la montagna richiede altre risposte di salute rispetto alla città) e che è necessario quindi diversificare l’offerta portando i servizi sempre più vicini ai cittadini e non l’opposto? Perché non tenere conto, in una logica di sussidiarietà, che i territori più periferici e marginali sono quelli dove sono maggiori le fragilità, ma dov’è minore il potere negoziale e politico? Perché non coinvolgere da subito i portatori d’interesse, ed in primis gli amministratori locali, gli operatori della sanità e le loro rappresentanze, in un processo trasparente e condiviso per definire insieme le sorti della sanità friulana del futuro? Tutte domande a cui mancano le risposte. *</span></p>
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		<title>Friuli: una proposta di legge regionale per regolamentare le sale da gioco in regione</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 22:40:24 +0000</pubDate>
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Una recente sentenza della Corte costituzionale &#8211; fa presente il consigliere regionale del PD Sergio Lupieri &#8211; demanda alle Regioni la possibilità di legiferare sulle sale da gioco per tutelare determinate categorie di persone e prevenire il vizio del gioco, in quanto le dipendenze da gioco sono già una realtà pesantissima molto diffusa. Viene così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/173260_100000320780811_1045046_n.jpg" alt="" width="180" height="270" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">Una recente sentenza della Corte costituzionale &#8211; fa presente il consigliere regionale del PD Sergio Lupieri &#8211; demanda alle Regioni la possibilità di legiferare sulle sale da gioco per tutelare determinate categorie di persone e prevenire il vizio del gioco, in quanto le dipendenze da gioco sono già una realtà pesantissima molto diffusa. Viene così superata la competenza esclusiva dello Stato, in quanto riconducibile alla materia dell&#8217;ordine pubblico e della sicurezza, per cui anche il Friuli Venezia Giulia può legiferare su una materia che coinvolge sempre più Comuni sottoposti all&#8217;assalto delle sale da gioco. Lupieri fa sapere di aver predisposto una proposta di legge che fornisce ai Comuni un regolamento di riferimento che possa escludere il rilascio di un&#8217;autorizzazione ove le sale da gioco o di attrazione siano ubicate nelle vicinanze (in un raggio di 300 metri, ad esempio) di istituti scolastici, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani, o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socioassistenziale. Inoltre, i Comuni potranno individuare ulteriori luoghi sensibili nei quali le sale possano essere ubicate, compatibilmente con l&#8217;impatto che esse avrebbero sul contesto e la sicurezza urbani, nonché sui problemi connessi con la viabilità, l&#8217;inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">La proposta di legge contiene anche il divieto di qualsiasi attività pubblicitaria relativa all&#8217;apertura o all&#8217;esercizio delle sale in questione, e l&#8217;obbligo dell&#8217;esercente a prestare garanzie idonee affinché sia impedito l&#8217;accesso ai minorenni a giochi a essi inibiti in base al Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">Queste disposizioni, dettando limiti alla collocazione nel territorio delle sale da gioco e di attrazione e delle apparecchiature per giochi leciti, sono finalizzate a tutelare le persone ritenute maggiormente vulnerabili o per la giovane età o perchè bisognose di cure di tipo sanitario o socio assistenziale, e a prevenire forme di gioco cosiddetto compulsivo, nonché a evitare effetti pregiudizievoli per il contesto urbano, la viabilità e la quiete pubblica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">Questo provvedimento &#8211; afferma ancora Lupieri &#8211; è rivolto a situazioni che non necessariamente implicano un concreto pericolo di commistione di fatti penalmente illeciti o di turbativa dell&#8217;ordine pubblico, ma si preoccupa delle conseguenze sociali dell&#8217;offerta dei giochi su fasce di consumatori più deboli, che potrebbero indurre al gioco un pubblico costituito da persone psicologicamente vulnerabili o immature e dunque maggiormente esposte alla capacità suggestiva dell&#8217;illusione di conseguire, tramite il gioco, vincite e facili guadagni, come anche di influire sulla viabilità e sull&#8217;inquinamento acustico delle aree interessate.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">Il consigliere fornisce anche alcuni dati: gioca il 66% dei disoccupati e il 47% degli indigenti, e nel gioco si registra una altissima incidenza di suicidi, come una forte possibilità di dipendenza: su 10.000 persone, 236 corrono il rischio di divenire giocatori d&#8217;azzardo patologici e 5 di morire suicidi.</span></p>
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		<title>Val d’Arzino: patrimonio da tutelare, non devastare</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 07:47:57 +0000</pubDate>
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di PIERLUIGI MOLINARO
sindaco di Forgaria nel Friuli
In questo periodo ho letto molti interventi sulla paventata ipotesi dell’avvio procedurale della costruzione del raccordo autostradale Cimpello – Gemona. Ho letto in quelle righe una sensibilità nuova verso un confronto che deve nascere dalla volontà di costruire e non solamente di distruggere. Dev’essere questa la forza della nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.arzino.it/v6/Grotta3.jpg" alt="" /></p>
<p>di PIERLUIGI MOLINARO<br />
sindaco di Forgaria nel Friuli</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">In questo periodo ho letto molti interventi sulla paventata ipotesi dell’avvio procedurale della costruzione del raccordo autostradale Cimpello – Gemona. Ho letto in quelle righe una sensibilità nuova verso un confronto che deve nascere dalla volontà di costruire e non solamente di distruggere. Dev’essere questa la forza della nostra gente, è questo l’urlo di orgoglio che si deve alzare da questa vallata, dove la dignità non può essere soltanto un valore demografico ma, come stanno dimostrando molti interventi, tutto si sta trasformando in un valore patrimoniale e ambientale imprescindibile dalla vita di ognuno, che sia a vivere a Forgaria o in altro luogo. In questi anni l’amministrazione comunale ha costruito, ha proposto e ha avviato importanti progetti turistici, progetti di valorizzazione di un territorio, correndo il rischio alle volte di vedersi fraintesa, rischiando alle volte di trovare una mentalità che ancora difficilmente accetta il cambiamento; questa amministrazione ha fatto tutto questo perché sente forte il legame con il proprio paese, con le radici di una cultura e tradizione che vanno oltre ogni appartenenza politica. Sentire il proprio territorio protagonista in tante occasioni, nella promozione o a paragone con realtà che sembravano irraggiungibili, è la forza che in noi ci fa sedere ai tavoli del confronto con una grande consapevolezza: quella di esserci non solamente per noi stessi, ma per tutti, anche per chi non vive accanto a noi. Propongo a tutti di farci sentire, alle volte un semplice gesto per dimostrare come siamo e che cosa vogliamo; scriviamo una cartolina al Comune o alla Regione, una lettera dove scriviamo che la Val D’Arzino è un patrimonio da tutelare e non da distruggere. Torniamo a portare la residenza nel nostro Comune di origine, diamo così un forte segnale di legame con la nostra terra. Facciamo capire, con l’orgoglio di noi friulani, che non potrà mai essere un tratto di matita su un foglio a cancellare il valore umano che la storia del Friuli ha tracciato nel tempo. Oggi, noi ci siamo, continueremo su questa strada, perché se siamo capaci e uniti nel far capire e comprendere il grande valore ambientale e turistico della nostra terra, non potrà esserci decisione che cammini sopra le nostre teste, non ci potrà essere progetto che cancelli quella sensibilità che nasce da questi angoli una volta che li frequenti. Per questo oggi più di ieri c’è bisogno di tutti, c’è bisogno anche di un grazie, di una parola di conforto; c’è bisogno di sentire il legame con questa terra, c’è bisogno di una dimostrazione di dignità sociale come avvenne nel lontano 1976, dove la furia di un terremoto voleva distruggere tutto, ma la tenacia e la caparbietà ha spinto i nostri padri e madri ad alzare la testa e prontamente a ricostruire. Adesso dobbiamo insieme alzare lo sguardo e con fierezza far comprendere a tutti cosa significhi un raccordo autostradale ed uno sbarramento sul Tagliamento, non solo per la nostra vallata ma per tutti quelli che amano questa terra. Quello che stiamo costruendo in termini di valorizzazione ambientale e turistica non è solo un valore per chi ci vive ma diventa valore per un’intera Regione. Oggi dobbiamo svestirci dai ruoli, e quello che si scrive con una mano non si deve cancellarlo con l’altra; non ci sono palcoscenici dove recitare parti o privilegi che possano costringere atteggiamenti diversi, chi cammina tra queste vie deve mettere la propria passione nella difesa di una comunità, non si può in altri palchi alzare la mano ed approvare un percorso politico e poi sedersi accanto a chi con grande dignità difende le proprie scelte. Giù la maschera e con grande senso di appartenenza cominciamo a stringerci ai tanti progetti costruiti, avviati e di prossimo avvio, con la voglia di essere protagonisti dello sviluppo e della costruzione di un valore che va oltre ogni riconoscimento politico ed economico: questi passi porteranno a credere che nessuno potrà fermarli. </span></p>
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		<title>Udine: scatti dal set de “La bella addormentata”</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 22:43:11 +0000</pubDate>
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Da AldoRossi Blog



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<tbody>
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/AMEPAYz8X0TKYbXo5v8ZNbI-IqDz9crjXVbloXcrgiQ?feat=embedwebsite"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/-ErbLXmP6Q6k/T0VtNyQx4VI/AAAAAAAAA34/yHaC7BD5qtw/s640/La%2520bella%2520addormentata.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 11px; text-align: right;">Da <a href="https://picasaweb.google.com/107094331520509484065/DropBox?authuser=0&amp;authkey=Gv1sRgCOfL7NHm-pWAQw&amp;feat=embedwebsite">AldoRossi Blog</a></td>
</tr>
</tbody>
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		<title>Friuli: ghiaia, incentivi a scavare in montagna</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 22:22:19 +0000</pubDate>
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di Antonella Lanfrit
Sghiaiamento e attività estrattive: in Friuli Venezia Giulia si volta pagina. Non più il «far west», ma un&#8217;attività regolamentata secondo un programma regionale dettagliato, che ha individuato le aree puntuali o estensive ove l&#8217;attività è consentita ed anzi necessaria. Non più la richiesta di autorizzazione da parte dei soggetti interessati, ma bandi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.protezionecivile.fvg.it/ProtCiv/GetDoc.aspx/46883/IM000696.jpg" alt="" width="384" height="288" /></p>
<p>di Antonella Lanfrit</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">Sghiaiamento e attività estrattive: in Friuli Venezia Giulia si volta pagina. Non più il «far west», ma un&#8217;attività regolamentata secondo un programma regionale dettagliato, che ha individuato le aree puntuali o estensive ove l&#8217;attività è consentita ed anzi necessaria. Non più la richiesta di autorizzazione da parte dei soggetti interessati, ma bandi di gara emessi dalla Regione (l&#8217;obiettivo è di emanare i primi entro l&#8217;anno) in cui saranno previste anche incentivazioni per andare a prendere la ghiaia anche in luoghi non comodi o sotto casa. </span><br />
<span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">      È quanto prevede il &#8220;Piano per regolamentare le estrazioni di inerti dagli alvei dei fiumi del Friuli Venezia Giulia&#8221; approvato dalla Giunta regionale, in applicazione della legge regionale 6/2011, e presentato ieri dal vice presidente e assessore regionale all&#8217;Ambiente, Luca Ciriani.</span><br />
<span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">      D&#8217;ora in poi «non è più possibile sfruttare in maniera intensiva gli alvei dei fiumi senza un progetto globale e coordinato &#8211; ha sottolineato Ciriani -, che tenga conto di tutti gli elementi e di tutto il territorio regionale». Un&#8217;azione che si è resa necessaria perché «l&#8217;ambiente è una realtà unica e viva e qualsiasi azione incide non solo puntualmente e localmente, ma in maniera più ampia».</span><br />
<span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">      Per dare solo un&#8217;idea della condizione cui si intende porre rimedio, sono sufficienti alcune cifre: negli ultimi 10 anni i 5 milioni di metri cubi di materiale litoide estratto dai fiumi in Friuli Venezia Giulia sono stati prelevati essenzialmente dal Meduna (3 milioni di metri cubi) e dal Tagliamento (1,160 milioni). Molto meno presi in considerazione, invece, i corsi d&#8217;acqua in montagna, ma anche i depositi che si sono creati negli anni nei bacini, in prossimità delle dighe e di altre tipologie di manufatti.</span><br />
<span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">      «Il nostro è un approccio strategico e non certo ideologico &#8211; ha sottolineato l&#8217;assessore -, con il quale trovare l&#8217;equilibrio tra le necessità delle imprese e quelle del territorio».</span><br />
<span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">      Su questi presupposti, lo studio elaborato dagli uffici regionali ha individuato aree dei corsi dei fiumi nelle quali non è più possibile, a priori, richiedere ed effettuare sghiaiamenti in alveo, e si individuano aree nelle quali gli sghiaiamenti sono da incentivare, altre in cui sono ammissibili se effettuati in maniera corretta. Il tutto sulla base di un piano globale a dimensione regionale.</span><br />
<span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">      «Una gestione coordinata &#8211; ha concluso l&#8217;assessore &#8211; è da considerarsi atto di prevenzione».</span></p>
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