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	<description>Riflessioni su tecnologia, politica, costume e società</description>
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		<title>E la responsabilità?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 10:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Fuggetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Più di mille parole: &#34;Mantellini riproduce questo grafico pubblicato da Eurostat.
La linea rossa indica, più di mille discorsi, la perdita di competitività del Belpaese nel corso del decennio.
Si consolino, gli opposti cretinismi, non è un problema di premier. E&#8217; molto, molto più grave
E&#8217; pur vero che il PIL è una misura imperfetta della qualità della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://archidata.typepad.com/chez_asa/2010/02/più-di-mille-parole.html?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+ChezAsa+%28Chez+ASA%29">Più di mille parole</a>: &quot;Mantellini riproduce questo grafico pubblicato da Eurostat.</p>
<p>La linea rossa indica, più di mille discorsi, la perdita di competitività del Belpaese nel corso del decennio.</p>
<p>Si consolino, gli opposti cretinismi, non è un problema di premier. E&#8217; molto, molto più grave</p>
<p>E&#8217; pur vero che il PIL è una misura imperfetta della qualità della vita e della società, ma esistono segnali per cui la quantità si trasforma in qualità&quot;</p>
</blockquote>
<p align="center"><img src="/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/6a00d83451d61d69e20120a873c0b4970b-800wi.jpg" alt="6a00d83451d61d69e20120a873c0b4970b-800wi.jpg" border="0" width="300" height="288" /></p>
<p>Vorrei solo aggiungere due considerazioni a quelle fatte da Massimo e da Antonio.</p>
<ol>
<li>Ogni giorno, ogni volta che qualcuno sottolinea che l&#8217;Italia sta messa male, si sente ripetere che non è vero e che chi lo dice è un disfattista esterofilo. Fino a quando bisognerà continuare a sentire questa litania? Riconoscere i problemi, analizzarne le cause, capirne i motivi non è forse segno di amore verso questo paese?</li>
<li>È vero, come dice Antonio, che le colpe sono di una intera classe dirigente e non solo di questo o quel partito. Ma è anche vero che ognuno fa la sua parte. C&#8217;è chi aggiunge un granello e c&#8217;è chi lo toglie. C&#8217;è chi fa un passo avanti e chi lo fa indietro.</li>
</ol>
<p>In quest&#8217;ottica, da guardare un diagramma interessante proposto su <a href="http://phastidio.net/2010/02/07/nostalgia-dei-tempi-andati/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+phastidio%2Flhrg+%28Phastidio.net%29">Phastidio</a>.<br /> <img src="/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/docpage-recoverystats1.jpg" alt="docpage-recoverystats1.jpg" border="0" width="500" /></p>
<p>E anche un bel grafico che <a href="http://www.nytimes.com/interactive/2008/10/18/business/20081019-metrics-graphic.html?hp">avevo segnalato tempo da sul NYT</a>.</p>
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		<title>Nessuno pensa al Welfare dei figli</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 07:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Fuggetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[ichino]]></category>

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		<description><![CDATA[Un lusso anche i contratti di serie B Nessuno pensa al Welfare dei figli &#8211; Corriere della Sera: &#8220;Caro Direttore, il ministro Renato Brunetta ha molta ragione quando avverte che il diritto del lavoro, e in particolare l&#8217;articolo 18 dello Statuto del 1970, oggi si applica soltanto ai padri e non ai figli. Gli italiani, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://www.corriere.it/economia/10_febbraio_08/welfare_dei_figli_a548d8dc-1480-11df-95c9-00144f02aabe.shtml">Un lusso anche i contratti di serie B Nessuno pensa al Welfare dei figli &#8211; Corriere della Sera</a>: &#8220;Caro Direttore, il ministro Renato Brunetta ha molta ragione quando avverte che il diritto del lavoro, e in particolare l&#8217;articolo 18 dello Statuto del 1970, oggi si applica soltanto ai padri e non ai figli. Gli italiani, però, hanno diritto di sapere che cosa il ministro propone seriamente— e non soltanto con una battuta in un talk show —per superare il regime di apartheid che penalizza la nuova generazione di lavoratori.</p>
<p>È vero: da anni, ormai, a un ventenne o trentenne che cerca lavoro in Italia le aziende offrono di tutto, tranne che un rapporto di lavoro regolare. E anche un rapporto di lavoro di serie B —«a progetto», o comunque a termine— è già considerato, in molte situazioni, un privilegio difficilmente ottenibile, rispetto alla «normalità», costituita dal lavoro di serie C: stage semigratuiti in azienda tutto lavoro e niente formazione, assunzione con partita Iva per mansioni d’ufficio, di cantiere, di negozio, di call center, di magazzino, che erano tradizionalmente considerate come lavoro dipendente. Case editrici in cui da anni non si assume più un redattore o un correttore di bozze con un contratto normale di lavoro dipendente; case di cura private che formalmente non hanno alle proprie dipendenze neanche un solo medico, un solo infermiere, un solo barelliere: tutti a partita Iva, oppure soci di cooperative di lavoro a cui il servizio viene appaltato.</p>
<p>Stessa musica nel settore pubblico, dove ormai domina sempre più diffusamente l’«esternalizzazione» delle funzioni mediante cooperative e altri appaltatori, che utilizzano ogni forma di lavoro atipico. Accade pure che dopo un periodo più o meno lungo di anticamera anche un ventenne o trentenne finisca coll’ottenere l’agognato posto di lavoro stabile regolare; ma il punto è che il datore di lavoro ha di fatto la possibilità di scegliere che il lavoratore, anche se sostanzialmente dipendente, resti escluso dalla protezione regolare per decenni. In altre parole: il diritto del lavoro sta perdendo la sua natura di standard minimo di trattamento universale, per assumere la natura di un ordinamento eminentemente derogabile: chi vuole lo applica e chi non vuole no. Naturalmente, poi, quando viene la bufera, a pagare per primi sono sempre i non protetti: i 500 mila lavoratori italiani che hanno perso il posto nei mesi passati di recessione sono ovviamente quasi tutti di serie B e C. Dunque: il ministro fa bene ad aprire gli occhi su questa realtà, a riconoscere che il nostro mercato del lavoro e il nostro sistema di protezione sociale non sono affatto «i migliori del mondo», come egli stesso ci ha detto solo pochi mesi or sono. Ma deve anche dire quale è la sua diagnosi del fenomeno e quale la terapia che propone. Una cosa è certa: il problema non è soltanto di controlli e di repressione delle frodi. Controllo e repressione servono quando la violazione o elusione delle regole è un fenomeno marginale; quando invece— come oggi accade per il nostro diritto del lavoro —violazione ed elusione diventano un fatto normale su larga scala, è l’ordinamento stesso che deve essere rifondato. La disciplina italiana del rapporto di lavoro regolare è vecchia ormai di oltre quarant’anni. È stata scritta quando non esistevano né i computer, né Internet, ma neppure i fax e le fotocopiatrici; quando era normale che un giovane entrasse in un’azienda con la prospettiva di restarci per trenta o quarant’anni svolgendo la stessa mansione, più o meno con gli stessi strumenti e le stesse tecniche. Oggi il tempo di vita di una tecnica produttiva (ma anche di un prodotto o di un materiale) non si misura più in decenni, ma in anni o addirittura in mesi; le imprese nascono e muoiono con un ritmo incomparabilmente più rapido rispetto ad allora.</p>
<p>Così stando le cose, la sicurezza economica e professionale dei lavoratori non può più essere affidata al modello del «posto fisso». Ed è in larga misura inevitabile che le imprese facciano di tutto per eludere, nelle nuove assunzioni, una disciplina della stabilità del lavoro, come quella dettata dall’articolo 18 dello Statuto del 1970, che condiziona lo scioglimento del rapporto di lavoro per motivi economici od organizzativi a un controllo giudiziale che può richiedere due, quattro o sei anni; e al Sud anche otto o dieci. La soluzione, allora, non è togliere l’articolo 18 ai padri, ma riscrivere il diritto del lavoro per i figli, per le nuove generazioni; in modo che esso torni capace di applicarsi davvero a tutti i rapporti che si costituiranno da qui in avanti. E garantire davvero a tutti non l’impossibile «posto fisso», ma quella protezione contro le discriminazioni e quella rete di sicurezza nel mercato, da cui oggi la nuova generazione dei lavoratori italiani è per la maggior parte esclusa.&#8221;</p>
</blockquote>
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		<title>L’uomo dell’anno</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 22:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Fuggetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Lavoce.info &#8211; ARTICOLI &#8211; VOLTREMONT E IL CALICE DELL&#8217;ECONOMIA: &#8220;Il volume passa dunque in rassegna in modo impietoso gran parte delle affermazioni contenute nei libri di Tremonti. Sottolineando come esse non siano quasi mai basate su fatti, numeri, statistiche (e d’altra parte sappiamo dell’avversione nutrita dal ministro verso l’Istat e le sue cifre. Evidenziando come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001539.html">Lavoce.info &#8211; ARTICOLI &#8211; VOLTREMONT E IL CALICE DELL&#8217;ECONOMIA</a>: &#8220;Il volume passa dunque in rassegna in modo impietoso gran parte delle affermazioni contenute nei libri di Tremonti. Sottolineando come esse non siano quasi mai basate su fatti, numeri, statistiche (e d’altra parte sappiamo dell’avversione nutrita dal ministro verso l’Istat e le sue cifre. Evidenziando come gli apocalittici proclami del ministro sulle conseguenze per l’Italia e per l’Europa dell’apertura commerciale verso la Cina siano in contrasto con le più semplici nozioni di commercio internazionale. Mostrando come le previsioni del ministro siano spesso più erronee di quelle degli economisti da lui tanto disprezzati. E d’altra parte la lungimiranza di chi ha istituito la Robin Hood Tax per tassare i profitti eccessivi di banche e compagnie petrolifere pochi giorni prima che scoppiasse la crisi finanziaria e crollasse il prezzo del petrolio risulta assai dubbia anche a un osservatore poco attento.<br />
E tuttavia il vero punto centrale del libro è un altro. Se gli autori sanno quello che dicono, e non è facile argomentare il contrario, la domanda ovvia diventa: perché in pochissimi hanno messo in luce le imprecisioni e le incongruenze di Tremonti? Perché, al contrario, la lista dei suoi ammiratori – il libro usa per la verità la parola adulatori – è lunghissima? Il ministro Tremonti sembra aver ragione di temere i giornalisti economici italiani principalmente perché lo costringono a ritirare premi su premi. È questo il ruolo della stampa in un paese normale? E hanno ragione gli autori a dire che l’animosità di Tremonti verso gli economisti è solo la manifestazione del fastidio che si prova davanti a chi chiede spiegazioni in un paese in cui ciò sembra essere considerato poco opportuno?<br />
Ma val la pena di chiudere su una nota positiva. Il successo di siti come noiseFromAmerika.org, come lavoce.info, la sorprendente partecipazione di pubblico al Festival dell’Economia di Trento mostrano quanto sia diffuso il desiderio di imparare e saperne di più su una materia considerata ostica come l’economia. Sta allora agli economisti fare uno sforzo di divulgazione. Questo libro fornisce certamente un contributo in questa direzione.&#8221;</p>
</blockquote>
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		<title>Ho visto Avatar</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 21:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Fuggetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Avatar]]></category>

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		<description><![CDATA[Concordo con diverse critiche che ho letto sul film. La storia non ha proprio niente di nuovo. Ma dal punto di vista tecnico è effettivamente fantastico.
E devo dire che per un appassionato di Yes e Roger Dean è come ritrovarsi in un mondo sognato 30 anni fa.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con diverse critiche che ho letto sul film. La storia non ha proprio niente di nuovo. Ma dal punto di vista tecnico è effettivamente fantastico.</p>
<p>E devo dire che per un appassionato di Yes e Roger Dean è come ritrovarsi in un <a href="http://io9.com/5426120/did-prog-rocks-greatest-artist-inspire-avatar-all-signs-point-to-yes/">mondo sognato 30 anni fa</a>.</p>
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		<title>Krugman critica Alesina</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 21:33:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Fuggetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Alesina On Stimulus &#8211; Paul Krugman Blog &#8211; NYTimes.com: &#8220;I notice that commenters keep citing this paper by Alesina and Ardagna as if it were a definitive rejection of Keynesian economics. So I guess I should explain why I’m not convinced.
First, the whole stimulus debate is supposed to be about what happens when interest rates [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/02/06/alesina-on-stimulus/">Alesina On Stimulus &#8211; Paul Krugman Blog &#8211; NYTimes.com</a>: &#8220;I notice that commenters keep citing this paper by Alesina and Ardagna as if it were a definitive rejection of Keynesian economics. So I guess I should explain why I’m not convinced.</p>
<p>First, the whole stimulus debate is supposed to be about what happens when interest rates are up against the zero bound. Everything is different if the central bank is busy adjusting rates in response to conditions, and may well raise rates to offset the effects of any fiscal expansion. Yet the Alesina-Ardagna analysis doesn’t make that distinction; Japan in the 90s, which was up against the zero bound, is treated the same as a batch of countries in the 70s and 80s, when interest rates were quite high.</p>
<p>Second, they use a statistical method to identify fiscal expansions — trying to identify large changes in the structural balance. But how well does that technique work? When I want to think about Japan, I go to the work of Adam Posen, who tells me that Japan’s only really serious stimulus plan came in 1995. So I turn to the appendix table in Alesina/Ardagna, and find that 1995 isn’t there — whereas 2005 and 2007, which I’ve never heard of as stimulus years, are.</p>
<p>So to put it bluntly, I’m not much persuaded by a paper that doesn’t even identify the one clear example we have in the postwar period of large Keynesian stimulus in a zero-rate environment.</p>
<p>Are there any papers that, in my view, do this right? Yes: Almunia et al, which uses data from the 30s — a zero-rate era — and uses defense spending as an instrument to identify spending changes. And their results look pretty Keynesian.&#8221;</p>
</blockquote>
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		<item>
		<title>The Future of Web Content – HTML5, Flash &amp; Mobile Apps</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 08:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Fuggetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Flash]]></category>
		<category><![CDATA[HTML5]]></category>

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		<description><![CDATA[Un commento da leggere.

The Future of Web Content – HTML5, Flash &#038; Mobile Apps: &#8220;The recent introduction of the new Apple iPad has stirred the discussion over the future of web content and application runtime formats, and shone light onto the political and business battles emerging between Apple, Adobe and Google. These discussion are often [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un commento da leggere.<br />
<blockquote>
<p><a href="http://www.techcrunch.com/2010/02/05/the-future-of-web-content-html5-flash-mobile-apps/?utm_source=feedburner&#038;utm_medium=feed&#038;utm_campaign=Feed%3A+Techcrunch+%28TechCrunch%29">The Future of Web Content – HTML5, Flash &#038; Mobile Apps</a>: &#8220;The recent introduction of the new Apple iPad has stirred the discussion over the future of web content and application runtime formats, and shone light onto the political and business battles emerging between Apple, Adobe and Google. These discussion are often highly polarized and irrational. My hope in this post is to help provide some balance and clarity onto this discussion.&#8221;</p>
</blockquote>
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		<item>
		<title>Segni dei tempi</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 08:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Fuggetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[iPad]]></category>
		<category><![CDATA[kindle]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutte le persone che provano ad usare il Kindle DX che ho comprato, siano colleghi universitari o mia moglie che non ha un background informatico/tecnologico, hanno una reazione immediata: cercano di usare il dito per sfogliare il testo o per richiedere una qualche funzione. E rimangono abbastanza perplessi quando dico loro che devono usare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le persone che provano ad usare il Kindle DX che ho comprato, siano colleghi universitari o mia moglie che non ha un background informatico/tecnologico, hanno una reazione immediata: cercano di usare il dito per sfogliare il testo o per richiedere una qualche funzione. E rimangono abbastanza perplessi quando dico loro che devono usare il joystick.</p>
<p>Sarà certamente un campione piccolo, ma è il segno che certi tipi di user experience ormai sono entrati nel vissuto di tante persone. Questo è uno dei motivi per cui aspetto di vedere la reazione all&#8217;iPad da parte di questi utenti.</p>
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		<item>
		<title>Tre criteri</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 07:38:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Fuggetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali e blog]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri mi è stato chiesto di commentare il lancio della campagna su Internet di Formigoni. Si tratta di un insieme di strumenti (blog, wiki, YouTube, &#8230;) che sono stati lanciati ieri per favorire la comunicazione tra il candidato e i cittadini.
Ho fatto questa serie di commenti.
In primo luogo, è positivo che in un momento in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri mi è stato chiesto di commentare il lancio della campagna su Internet di Formigoni. Si tratta di un insieme di strumenti (blog, wiki, YouTube, &#8230;) che sono stati lanciati ieri per favorire la comunicazione tra il candidato e i cittadini.</p>
<p>Ho fatto questa serie di commenti.</p>
<p>In primo luogo, è positivo che in un momento in cui tanti, troppi, vedono Internet come un rischio, un luogo pericoloso e da controllare, un politico ne parli in modo positivo e la usi come strumento di democrazia.</p>
<p>Perché questo però sia realmente utile e non diventi solo apparenza o peggio luogo di scontro, credo si debbano seguire tre criteri:</p>
<ul>
<li>Dietro queste iniziative ci deve essere una persona e non semplicemente un ufficio stampa. </li>
<li>La persona deve interagire. Se si limita a pubblicare contenuti senza rispondere ai commenti che riceve, allora tutto perde di significato.</li>
<li>La persona deve saper &#8220;tenere pulito&#8221;, moderare la discussione, favorire il confronto anche critico, ma senza che si superino i limiti della buona educazione e del rispetto reciproco. Deve fare il padrone di casa che cerca di far sentire tutti a proprio agio.</li>
</ul>
<p>È quello che nel piccolo cerco di fare in questo blog. </p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AlfonsoFuggetta/~4/MTTc1-gWYRY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>“Bella” notizia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 16:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Fuggetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e innovazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Lavoro: a rischio chiusura centro ricerche Glaxo Verona  &#8211; Corriere della Sera: &#8220;VERONA &#8211; Il Centro ricerche di GlaxoSmithline di Verona starebbe per chiudere, lo annunciano fonti sindacali. Sono quindi a rischio 550 ricercatori. L&#8217;annuncio della chiusura sarebbe stato dato oggi dalla stessa multinazionale farmaceutica. Lo smantellamento del centro ricerche rientra in un piano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Lavoro-rischio-chiusura-centro-ricerche-Glaxo-Verona/04-02-2010/1-A_000080329.shtml">Lavoro: a rischio chiusura centro ricerche Glaxo Verona  &#8211; Corriere della Sera</a>: &#8220;VERONA &#8211; Il Centro ricerche di GlaxoSmithline di Verona starebbe per chiudere, lo annunciano fonti sindacali. Sono quindi a rischio 550 ricercatori. L&#8217;annuncio della chiusura sarebbe stato dato oggi dalla stessa multinazionale farmaceutica. Lo smantellamento del centro ricerche rientra in un piano di tagli in tutto il mondo, meta&#8217; dei quali nel settore ricerca e sviluppo. (RCD)&#8221;</p>
</blockquote>
<p>Un altro pezzo di ricerca che se ne va.</p>
<p>Al di là dei comportamenti più o meno eticamente accettabili delle imprese, credo che si debba porre il problema di una seria politica di attrazione investimenti e di marketing territoriale. Non possiamo permetterci di perdere tutti questi pezzi di impresa. Nel momento in cui la crisi richiede tagli e, allo stesso tempo, emergono altri paesi e territori con capacità e livelli competitivi simili se non superiori ai nostri, non basta lamentarsi o denunciare gli interessi delle singole imprese: dobbiamo come paese mettere in campo azioni di sistema che rendano conveniente e utile insediarsi o restare in Italia.</p>
<p>Altrimenti, facciamo solo un po&#8217; di retorica per il singolo caso, ma non creiamo le condizioni perché vi sia un reale cambio di tendenza.</p>
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		<title>Strategie elettorali</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 10:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Fuggetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[In giro per Milano ci sono dei cartelloni elettorali che recitano: &#34;insieme con Vendola&#34; (o qualcosa di simile).
Vorrei capire per quale geniale intuizione politica o di marketing a Milano si viene a proporre come candidato o come &#34;simbolo&#34; da votare il candidato governatore in Puglia.
Probabilmente, io non ne capisco nulla. Ma a me sembra una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In giro per Milano ci sono dei cartelloni elettorali che recitano: &quot;insieme con Vendola&quot; (o qualcosa di simile).</p>
<p>Vorrei capire per quale geniale intuizione politica o di marketing a Milano si viene a proporre come candidato o come &quot;simbolo&quot; da votare il candidato governatore in Puglia.</p>
<p>Probabilmente, io non ne capisco nulla. Ma a me sembra una <strike>scemenza</strike> <strike>sciocchezza</strike> cosa poco furba.</p>
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