<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-19423766</atom:id><lastBuildDate>Mon, 09 Sep 2024 15:07:39 +0000</lastBuildDate><category>del mondo e dei mondi: (s)punti (di vista) e considerazioni generali</category><category>sul sentiero impervio dell&#39;integrazione</category><category>articoli film e dintorni</category><category>l&#39;Egitto in tutti i (miei) sensi</category><category>la vita ritrovata</category><category>cultura e culture</category><category>donne</category><category>moda mode e modi</category><category>del partire e del tornare</category><category>ricordi del porto seporto</category><category>come le rondini</category><category>pensieri sparsi</category><category>I (should) love Perugia</category><category>perché l&#39;arabo?</category><category>supercalifragilistichespiralidoso</category><title>Amal</title><description>Amal nasce per condividere la mia esperienza di incontro con un&#39;altra cultura: la racconto dal mio personale e -per forza di cose- parziale punto di vista, senza alcuna pretesa, se non quella di narrare le impressioni del mio contatto con l&#39;Altro. Aprendomi al nuovo ho lasciato ibridare le mie convinzioni, ricevendo in cambio nuovi occhi e una nuova luce per guardarmi intorno senza il pericoloso paraocchi dell&#39;etnocentrismo.</description><link>http://silpad.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Silvia)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>123</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-6696062448435119268</guid><pubDate>Mon, 03 May 2010 22:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-05-04T00:45:06.435+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">I (should) love Perugia</category><title>Sera</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Una manciata di minuti alle nove, dopo la lezione serale di arabo, non è ancora completamente buio. L&#39;aria ferma e opaca è rischiarata da un riflesso lontano, tutt&#39;intorno solo ombre. Il lessico del ristorante mi ha messo un certo appetito.&lt;br /&gt;Saluto le ragazze e salgo in macchina. Mi piace il rapporto che si è creato. Un misto di viva solidarietà e sottile confidenza. Salgo in macchina, alla radio gli ultimi istanti di Sunrise, Norah Jones. Imbocco la superstrada, sono soddisfatta.&lt;br /&gt;Le luci della città compaiono solo dopo la prima galleria. Per qualche centinaio di metri il paesaggio dominante è una vegetazione fitta e cupa che l&#39;imbrunire riduce ad una massa indistinta e compatta. Se ne distinguono solo i contorni, stagliati contro il cielo violaceo e sgombro della sera che avanza. Lo popolano solo due nuvolette più scure, in diagonale, come se fossero il fumetto dei pensieri di qualcuno.&lt;br /&gt;Oltrepassata la prima galleria compare la città. Tra gli edifici svetta aguzzo il campanile di San Pietro, l’unica cosa sveglia e accesa che, fuori dalla mia finestra, nelle innumerevoli mattine degli esami, prima dell’alba vegliava silenziosamente in cima alla distesa dei tetti addormentati. In procinto di lasciare la mia vecchia casa, ricordo di averlo fissato un’ultima volta con profonda riconoscenza, desiderando invano di portarmelo via, quel muto testimone, come fosse un soprammobile.&lt;br /&gt;Poi la città si avvicina, di galleria in galleria le macchine si inseguono per raggiungerla. Ognuno con le sue storie, la giornata volge al termine ed io mi metto a pensare che, in fondo, questa città mi appartiene profondamente. &lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2010/05/sera.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-2882774333574462858</guid><pubDate>Wed, 31 Mar 2010 18:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-31T20:10:19.232+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pensieri sparsi</category><title>Tu chiamali, se vuoi, bilanci</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Volevo iniziare questo post con “ultimamente”, ma pare che non sia consigliabile esordire con un avverbio. &lt;em&gt;Ultimamente&lt;/em&gt;, dunque, mi sto interrogando sull’opportunità di tenere aperto questo blog, visti i ritmi degni di un bradipo con cui lo aggiorno. Ho deciso di non chiuderlo, però. E soltanto per un motivo: perché rileggendo alcuni vecchi post ho provato di nuovo le stesse sensazioni di quando li ho scritti. Ci sono post che ho scritto su fogli di carta mentre studiavo per qualche esame, post che ho scritto sul mio letto d’infanzia o che ho pensato di scrivere in autobus o in treno alla fine di una lunga giornata. Post come questo, che ho scritto sorseggiando un infuso di anice o menta.&lt;br /&gt;Mantenere in vita il blog forse serve per ricordarmi di quello che non dico, ma sento dentro di me. Serve per rievocare il non detto che riaffiora istantaneamente insieme alle prime parole di un vecchio post. E’ raro che il non detto riesca a diventare un post. Di norma è condannato a rimanere non detto, principalmente perché non trovo le parole per dirlo o perché è troppo intimo per essere detto. E proprio in quanto non detto, spesso è più intenso di quello che dico, perché continuo a sentirlo in me, anche a distanza di anni.&lt;br /&gt;A volte mi chiedo se quello che scrivo renda effettivamente giustizia ad un’emozione che provo o a una cosa che vedo e il più delle volte mi dico che no, viverlo è stato più intenso. Posso solo provare a raccontarlo, ma l’unica cosa che riesco a fare è catalogarlo con data e ora e intrappolarlo su questa pagina, a questo indirizzo. E’ come provare a raccontare a qualcuno una foto che hai scattato senza mostrargliela.&lt;br /&gt;In ogni caso credo che continuerò a farlo perché è bello, perché sento che mi fa bene. Perché potrebbe far bene a qualcuno che incappa nelle mie stesse emozioni, visto che quello che provo io lo provano tutti gli esseri umani o comunque sono tutti potenzialmente in grado di provarlo. Si continua, dunque, ma credo che cambierà qualcosa. I colori, sicuramente, quando avrò tempo. I commenti, forse. Sto meditando di abolirli e di lasciare a disposizione solo l’indirizzo email. Per il resto si vedrà. &lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2010/03/tu-chiamali-se-vuoi-bilanci.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>14</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-7317841692614564761</guid><pubDate>Wed, 10 Feb 2010 23:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-11T00:07:17.839+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">l&#39;Egitto in tutti i (miei) sensi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">la vita ritrovata</category><title>Divagazioni culinarie</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;L’ho realizzato lo scorso ottobre, quando, di ritorno dall’Egitto, ci siamo fermati al supermercato vicino casa per comprare qualcosa per la cena: i pomodori dell’Egitto sono eccezionali. Lo pensavo mentre, tastandoli con la mano protetta dal guanto, ne constatavo con un certo sconforto la durezza e lo scialbore. E, una volta a casa, il mio già labile entusiasmo si è abbandonato alla nostalgia di quei pomodori rossi e maturi in ogni momento dell’anno, invitanti nel loro profumo e nel loro colore deciso. I pomodori dell’Egitto odorano di terra e di sole come quelli dell’orto di mio padre.&lt;br /&gt;Li compri nei &lt;em&gt;suq&lt;/em&gt;, sui banchetti stretti e affollati, non ci sono guanti, né bilance elettroniche. Si pesa come una volta, adagiando su un piatto la verdura e sull’altro i pesetti da aggiungere e togliere. Nelle città arrivano in cassettine di legno a bordo di camion più o meno grandi, spesso pickup. Se ne incontrano a centinaia in autostrada. Le mani operose dei contadini, i &lt;em&gt;fellahin&lt;/em&gt;, li hanno raccolti anche per chi come ad Alessandria, non abita in campagna.&lt;br /&gt;Puoi scegliere quelli sodi per farci l’insalata o quelli più cedevoli al tatto - e normalmente più economici - per farci il sugo. Con quei pomodori sempre deliziosi chi si sognerebbe mai di usare le bottiglie di passata? Fare il sugo è un’arte: ad un trito finissimo di aglio e cipolla fatto imbiondire in pentola con olio o burro si aggiunge il succo del pomodoro, senza semi né bucce. Poi si aggiungono il sale, le spezie, un po’ di acqua o brodo e verdure, volendo. E anche ricavare questo succo è un’arte. Si può fare con il passaverdura, ma in tanti lo fanno ancora usando una specie di scolapasta che somiglia ad un recipiente per la cottura a vapore, con i buchi radi, noto come &lt;em&gt;masfa&lt;/em&gt;, la stessa parola che si usa per designare lo scolapasta, appunto. I pomodori, cedevoli e ben maturi, vanno lavati, tagliati e sistemati all’interno del masfa con sotto una ciotola. Con le mani bisogna pressarli contro il fondo del masfa. Ci vuole pazienza e un po’ di forza. L’odore pieno e acidulo dei pomodori si sprigiona deciso: li lavori con i palmi delle mani, poi con le nocche, spremendoli e comprimendoli come se volessi impastarli. Di sotto cola la loro anima sfatta e liscia finché non restano solo le bucce e i semi, poi si ricomincia: altri pomodori da aggiungere e magari un pizzico di sale che aiuta a liberare i liquidi. Le mani si impregnano degli umori dei pomodori: è un gesto antico, quasi atavico, che porta con sé un che di erotico e penso alle donne che nelle nostre campagne lavorano i pomodori con le loro mani bianche e i fazzoletti in testa.&lt;br /&gt;Viene da chiedersi a cosa servano le nostre iperscrupolose norme igieniche se poi i pomodori che mangiamo in questa parte di mondo sono pallidi e insapori. Dubito che abbiano visto un raggio di sole. Nei confronti dell’esaltazione del made in Italy in ambito alimentare mi sorge lo stesso scetticismo: perché mai dovrei preferire ai pomodori veri quelli esangui ma superigienici e italianissimi della nostra grande distribuzione? Se te lo stai chiedendo, sono appena tornata dall’Egitto, sì. &lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2010/02/divagazioni-culinarie.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-5490734032078219188</guid><pubDate>Fri, 25 Dec 2009 18:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-25T19:55:39.531+01:00</atom:updated><title>Post sconclusionato di Natale</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;em&gt;Ho scritto questo post la sera del 21 novembre scorso.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La casa della mia infanzia non ha odore, se non il mio ed io non sono in grado di isolarlo.&lt;br /&gt;La casa della mia infanzia profuma di affetto, di mamma, di tempi andati, di persone che non ci sono più. Qui ritrovo i miei paesaggi, certe foto....avverto con stupore l&#39;odore dei vestiti che indosso, sono miei ma sanno di altrove.&lt;br /&gt;Tornare è dolce e amaro allo stesso tempo. Cambiano i visi e cambiano i luoghi, qualcuno è morto, qualcuno è nato, una nuova rotatoria, la cioccolateria...&lt;br /&gt;Torno sempre più di rado e il tempo non basta mai. Mi chiedo se riuscirò mai ad abituarmi a questo sdoppiamento di luoghi, di affetti, di volti....&lt;br /&gt;I volti, già........il tempo solca i visi con il suo scorrere incessante e tornare di tanto in tanto rende i giorni di assenza leggibili sui volti.&lt;br /&gt;C&#39;è ogni volta un pezzo di me che ritrovo, qui. Nonostante la mia ritrosia, tornare è terapeutico. Certi posti non mi appartengono più eppure sono incastonati nella mia identità, sono parte di me, che mi piaccia o no.&lt;br /&gt;Oggi è stato un giorno speciale, ho rincontrato lei dopo anni di lontananza. Anche lei vive fuori, le nostre vite per certi versi si somigliano molto. Il nostro pomeriggio insieme è volato in un soffio, sento che non ci siamo raccontate che un millesimo di noi eppure abbiamo parlato per ore. E&#39; come se dovendo riempire un pozzo profondissimo, io abbia iniziato a gettarci dentro minuscoli sassolini di ghiaia, uno alla volta....non so quando finirò e se riuscirò a chiuderlo, quel pozzo. Abbiamo condiviso tanto e mi piace pensare a tutto quello che ci sarà concesso di dividere ancora. Era tanto che non abbracciavo un&#39;amica con tanto affetto, ritrovarsi è stato intenso. Ho riavuto per qualche ora i miei quindici anni, i miei diciotto anni, anche i miei vent&#39;anni....ma il bello è stato soprattutto averne 25. Sono tornata a casa illudendomi di rincasare per cena come tanti anni fa e di poter replicare domani, e dopodomani, come ai vecchi tempi, come quando sarei andata a dormire per svegliarmi l&#39;indomani e andare a scuola con il motorino, con una certa sollecitudine ché era sempre tardi. Invece no, domani saluto tutti, i miei vestiti perderanno di nuovo il loro odore per ritrovarlo chissà quando....ma oggi è stato speciale per il significato che quest&#39;incontro ha sulla mia vita attuale, per l&#39;oggi, per il qui e ora. Il passato mi è scivolato tra le dita mentre pensavo ad altro, il presente è qui sotto i miei piedi: se mi giro, vedo le mie impronte ancora fresche. Voglio vivere questo presente e non lasciarmi sfuggire le cose che contano.&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;em&gt;E rieccomi qui, oggi. Di nuovo odore di casa, di mamma. Di nuovo i miei vestiti che ritrovano il loro odore. La mia identità recupera un pezzo smarrito. Siamo arrivati per pranzo, proprio oggi che è Natale e la famiglia non può che riunirsi. C&#39;era una punta di amarezza nella voce di mia madre, ieri sera. E anche nella mia: magari le sarebbero piaciute le mie seppie in zimino con il riso all&#39;egiziana. Quelle con i pomodori maturi e senza funghi, che profumano di mare e di cumino...&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/11/post-sconclusionato-di-natale.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-6973826786794971328</guid><pubDate>Thu, 03 Dec 2009 20:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-04T17:34:47.365+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">del mondo e dei mondi: (s)punti (di vista) e considerazioni generali</category><title>Essere o non essere</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Sarà che si avvicinano il Natale, la fine dell&#39;anno, le lucine, l&#39;allegria forzata, i magnamagna e i compracompra. Sarà che le succitate cose da un po&#39; di tempo a questa parte mi mettono addosso una malinconia indescrivibile.&lt;br /&gt;E un senso di vuoto. Sarà che in questi giorni trovo infinitamente entusiasmante la mia torta di mele che profuma di cannella e la corsetta al parco con i merli che sfruscano mentre tutt&#39;intorno l&#39;autunno avvampa in mille sfumature di colore. E il corso di arabo, ovviamente. Leggiucchio, scribacchio e mi sembra di essere tornata bambina.&lt;br /&gt;Sarà che ancora non mi riprendo completamente, che passo ore a fissare la porta, che non mi sento più al sicuro in casa mia, che non so più cosa siano l&#39;inviolabilità e l&#39;intimità garantite da quattro mura, un tetto e una stramaledetta porta.&lt;br /&gt;Sarà per tutto questo e pure per la telefonata di oggi. Una tizia che mi chiama tremila volte dottoressa, che cerca di adularmi lodando eccessivamente la mia carriera universitaria e che mi invita alla presentazione dei master dell&#39;azienda per la quale lavora. Tace sulla trafila di stage inconcludenti che mi si profila davanti, vuole vendermi la solita aria fritta. E a caro prezzo, certo.&lt;br /&gt;Sarà per tutto questo che sentendo &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/napolitano-4/messaggio-ai-giovani/messaggio-ai-giovani.html&quot;&gt;l&#39;appello&lt;/a&gt; di Napolitano a non andar via mi sono detta, vabbè vediamo cos&#39;ha da dire il Presidente. Non ho trovato che la solita retorica vuota, però. Il &lt;strong&gt;perché &lt;/strong&gt;io dovrei restare non è noto. &lt;strong&gt;Possiamo far crescere l&#39;Italia&lt;/strong&gt;.....forse se avesse detto &lt;em&gt;dobbiamo, &lt;/em&gt;mi sarei fermata a riflettere. &lt;strong&gt;Dobbiamo&lt;/strong&gt; significa che io devo rimanere qui a mettere le mie conoscenze e le mie capacità al servizio del mio Paese, perché io valgo qualcosa e qualcuno è pronto a riconoscerlo. Ammesso che io abbia capacità e conoscenze, certo. E significa soprattutto che io devo farlo per la mia patria, per il suolo su cui sono nata e la gente che ci abita. Ma &lt;em&gt;possiamo&lt;/em&gt; è diverso. Datemi una leva e solleverò il mondo. Senza leva non sollevo un bel niente.&lt;br /&gt;Inutile dire che invece mi fermo a riflettere sulla &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html&quot;&gt;lettera&lt;/a&gt; di Pier Luigi Celli. Mi ci ritrovo, tristemente e senza sforzi:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style=&quot;color:#ff6600;&quot;&gt;[...]Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all&#39;attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai.[...]&lt;br /&gt;[...]il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell&#39;estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni. Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.[...]&lt;/span&gt; &lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/12/essere-o-non-essere.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-6344041411257367551</guid><pubDate>Fri, 06 Nov 2009 22:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-04T17:33:38.019+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">l&#39;Egitto in tutti i (miei) sensi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">la vita ritrovata</category><title>Era venerdì</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Si capisce già dall’alba che è venerdì. L’adhan risuona nell’aria con più vigore.&lt;br /&gt;L’insolito silenzio del traffico lascia udire la loquacità del mare più degli altri giorni.&lt;br /&gt;Tarda mattinata, tempo di &lt;em&gt;dohr&lt;/em&gt;, l’adhan risuona di nuovo, stavolta scoppiando nell’aria in mille voci.&lt;br /&gt;In pochi minuti le strade si svuotano, scompaiono anche i pescatori con le loro strane reti da maneggiare stando immersi fino alla vita. Si fermano anche le ruspe poco più in là. Nella quiete si avverte distintamente l’eco dei sermoni mentre dalle case circostanti arriva profumo di cibo e di panni stesi al vento del mare.&lt;br /&gt;Poi d’un tratto la vita riprende a fluire, ma più pacatamente e più ordinatamente del solito. Fino a quando si odono, sempre più vicini, grida festanti e clacson impazziti: il venerdì si portano i mobili nella casa degli sposi. Cuscini, coperte, divani, pentole, armadi, peluche, tavoli, specchi, pouf, armadi, cassettiere….tutto sistemato in bella mostra su grossi camion che procedono festanti fino all’abitazione degli sposi, con decine e decine di persone sopra, festanti anch’esse. E’ quasi impossibile contarli, ne passano a centinaia, fino all’imbrunire.&lt;br /&gt;Di venerdì capita che ti serve un idraulico. E lui viene, nel giro di venti minuti, malgrado Alessandria abbia nove milioni di abitanti e il venerdì è un giorno festivo. Da queste parti fare l’idraulico è un mestiere come tutti gli altri, gli idraulici sono operosi ed esperti, lontani anni luce dai nostri inafferrabili nababbi. Lavorano un pomeriggio sano per pochi euro e poi baciano i soldi. Si ha voglia di lavorare, qui. &lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/11/era-venerdi.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-8465150310382727863</guid><pubDate>Sun, 18 Oct 2009 13:22:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-04T17:33:55.122+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ricordi del porto seporto</category><title>Ordinaria follia</title><description>&lt;div align=&quot;right&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;A te.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ordinaria follia è l’oggetto che hai scelto per riaffacciarti nella mia vita proprio quando ne avevo più bisogno, Dio solo sa quanto. Ed è il titolo di questo post che si scrive da solo, dettato dal turbinìo indomabile della memoria.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Forse ordinaria follia è solo tutto il tempo che sono rimasta a languire nella nostalgia di te, di noi, come paralizzata dalla paura di un tuo rifiuto. Sono stata sciocca a pensare che la mia nostalgia non potesse essere anche tua. Ho preferito aggrapparmi ai ricordi, a quello che riuscivo a captare di te dalle pieghe della mia memoria, per conservare qualcosa di te e non perdere almeno quello. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ordinaria follia è stato rileggere i miei diari tutti d’un fiato, pensare a tutto quello che abbiamo condiviso, sentirmi come se fosse ancora tutto in quel modo, percorrere le tue parole con il dito, sopraffatta dalla malinconia ed accettare che tu non fossi più partecipe della mia vita.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ordinaria follia è stata quando ho messo il tuo nome su Google, ho trovato il tuo profilo su Facebook e guardando quella foto sull’erba mi sono chiesta chi te l’avesse scattata. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ordinaria follia è stata tutte le volte che mi sono addormentata pensandoti e poi ti ho sognata. E’ stata quando ho desiderato di farti gli auguri al compleanno e quando, pur avendo la certezza che stessi soffrendo, non sono riuscita a fare nulla per manifestarti la mia vicinanza. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ordinaria follia è stata tutte le volte che avrei voluto chiamare casa tua per chiedere un tuo recapito o semplicemente tue notizie. E non ho avuto il coraggio di farlo. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ordinaria follia è desiderare di abbracciarti forte, rispondere con le mani e il cuore che tremano alle tue email, avere mille cose da dirti e non sapere mai da dove incominciare… &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ordinaria follia sarebbe perderti ancora, lasciarti scivolare via di nuovo. Fa cose strane il tempo. Cose spesso inspiegabili. E ordinaria follia è stato anche lasciarlo agire indisturbato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Parlare con te è sempre un camminare piacevolmente in bilico tra la memoria di un passato che non ci appartiene più - ma che è stato nostro - e un futuro che forse non pensavamo potesse prendere questa piega, ma che sarà parimenti nostro, in qualche modo strano.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ordinaria follia è quel nodo che mi blocca ogni volta...forse ci sono cose che si possono solo sentire nell&#39;anima. E questa è la stessa sensazione che provavo quando avevo fretta di inviarti quell&#39;email per farti sapere che c&#39;ero e non riuscivo a scriverti nient&#39;altro...&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/10/ordinaria-follia.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-8060733064452492658</guid><pubDate>Sun, 04 Oct 2009 10:56:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-18T15:40:30.202+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">l&#39;Egitto in tutti i (miei) sensi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">la vita ritrovata</category><title></title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Chiedo venia, ma scrivo dalla postazione internet della biblioteca di Alessandria e non trovo gli accenti, gli apostrofi e le lettere accentate. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Questo post e per me, per quando dovro tornare a vivere in apnea. Sara sconclusionato e scritto di fretta, e come un frullato dei miei pensieri e sa di buono. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Voglio ricordare questi giorni pieni di luce, di calore umano, di assenza assoluta di nuvole e pregiudizi. I miei genitori sono a dir poco strabiliati dal grado di civilta degli egiziani, dalla loro educazione, gentilezza e disponibilita. Giorni di tepore umano e atmosferico. Di cielo luminoso che brilla negli occhi felici della gente, paga di un poco che rasenta il niente.  &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Giorni in casa mia, finalmente tutta arredata e finita, di mobili di legno pesante decorati il giusto. Giorni profumati di mare, di adhan che va a rompersi nel cielo e nel mio cuore accarezzandolo come se fosse miele.&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Giorni di famiglia, bambini cresciuti, posti vecchi e posti nuovi, stupore, meraviglia, ma anche rammarico e certe volte disappunto.&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Giorni di traffico impazzito, di gabbiani e barchette di pescatori. Di taxi gialli e neri, di voglia di andare al mercato, di voglia di mimetizzarmi tra la folla e di consapevolezza di non riuscirci mai pienamente. Ieri al ristorante, con tutto il velo, il cameriere mi ha chiesto se fossi italiana...&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Giorni di velo, si. Giorni di colori belli, di abiti comodi, miei eppure nuovi. Spillette, fascia e il vento malandrino che si infila sotto il velo. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Sento come se fossi qui da sempre. Tutto mi sembra naturale. Parlo e mi rispondono, nessuno ride dei miei errori. Mi muovo in casa come se abitassi qui da sempre. Il pensiero di tornare mi addolora profondamente. Nonostante il master, nonostante il corso di arabo. L unica cosa che mi manca sono solo alcune persone, ci vuole poco a contarle e il conto lo tieni facilmente. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;A loro va tutto il mio affetto, e le mie scuse per non aver avuto il tempo di salutare...ci si risente al mio ritorno!&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Concedetemi di sguazzare ancora un po nel mio ambiente naturale, pero. Per non morire asfissiati bisogna far scorta di ossigeno. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ciao Aletta mia&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Non troverai altro luogo&lt;br /&gt;non troverai altro mare&lt;br /&gt; La citta ti verra dietro&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/10/chiedo-venia-ma-scrivo-dalla-postazione.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-3668462254662667228</guid><pubDate>Fri, 18 Sep 2009 22:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-09-19T00:34:56.056+02:00</atom:updated><title>Mi vergogno di essere italiana</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Non ho mai sofferto così tanto a scrivere un post. Se lo faccio è solo perché ritengo che tutti debbano sapere.&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ho sempre pensato che se le forze dell’ordine sospettano di qualcuno per qualsiasi motivo, lo fanno a ragion veduta. Ho sempre pensato, poi, di non poter essere oggetto di sospetto da parte delle forze dell’ordine per via della mia vita ordinata e ordinaria, insieme a mio marito nella nostra casa a Perugia. Ma oggi in quella che se non fosse stato Ramadan sarebbe stata l’ora poco dopo il pranzo, ho dovuto ricredermi.&lt;br /&gt;Hanno suonato alla porta e quando abbiamo aperto ci sono letteralmente piombati in casa cinque agenti in borghese, credo si sia trattato di carabinieri. Gli abbiamo chiesto di identificarsi, uno di loro mi ha mostrato un distintivo; ricordo un vago colore arancio e “tenente”. Non salutano né chiedono permesso, sono senza mandato di perquisizione, ma varcano spavaldi e incuranti la soglia del nostro appartamento. Dicono che non serve nessun mandato. Chiedono ad Ali il permesso di soggiorno e a me se sono italiana. Uno di loro corre a perlustrare il bagno, un altro bracca Ali che era andato in camera da letto a prendere la sua valigetta con i documenti. Io, sbalordita, cerco di capire cosa sta succedendo ma mi viene espressamente chiesto di non fare domande. L’agente rimasto con me mi scruta e mi chiede ripetutamente se sono incinta. E’ convinto che lo sia, mi fa anche gli auguri. Ma non sono incinta, non c’è verso di farglielo capire. Per interminabili minuti mi chiedo cosa pensano di trovare in casa nostra, da due come noi che vivono onestamente e tranquillamente senza disturbare nessuno.&lt;br /&gt;La porta di casa è rimasta aperta, qualcuno esce con i nostri documenti in mano. Io cerco nuovamente di ragionare con gli agenti, tutti ragazzi sulla trentina, ma niente da fare. Entra un altro uomo, chiede di nuovo i documenti e un pezzo di carta. Mi chiede se ho qualcosa in contrario alla loro visita e quando rispondo di sì dice che gli sto facendo perdere la pazienza. Vado nella cameretta che usiamo come ripostiglio a prendere un blocco di fogli e uno degli uomini mi segue. Io continuo a ripetere che tutta la situazione è assurda e surreale e che non hanno il diritto di stare in casa nostra. Ha la faccia grossa e tonda e con in bocca un sigaro spento mi dice di stare tranquilla. Cercano droga in casa nostra. Io gli dico che non c’è droga nella nostra casa e che stanno sprecando il loro tempo, lui dice che invece c’è. Ci trasferiamo in salotto mentre qualcuno gironzola ancora per casa. Mi viene intimato di calmarmi, mentre io cerco di raccogliere tutta la mia pazienza per non esplodere. Anche ad Ali hanno detto che c’è droga in casa e quando lui gli ha detto che si stavano sbagliando gliel’hanno ribadito puntando ripetutamente il dito sul tavolo.&lt;br /&gt;Appuntano le nostre generalità, la nostra occupazione, dicono che dobbiamo pazientare una decina di minuti e che se riteniamo opportuno di doverci difendere, possiamo chiamare un avvocato che può presenziare alla perquisizione. La perquisizione, sì. Ali gli dice di perquisire quel che vogliono e poiché non troveranno niente dovranno rimettere tutto a posto. Uno precisa che loro non sono donne delle pulizie e io sbotto educatamente: gli dico che dalle forze dell’ordine mi aspetto tutela e protezione, non accuse infamanti. Gli dico che se avessi sposato Mario Rossi non si sarebbero neppure sognati di entrarmi in casa. Gli ripeto che stanno perdendo tempo e che mi sento umiliata e violata. Nessuno cercherebbe mai droga in casa loro, quindi non vedo perché dovrebbero farlo in casa mia. Loro minimizzano, dicono che se continuo ad agitarmi do loro modo di pensare che ho qualcosa da nascondere. Provate voi a stare tranquilli in quella situazione. Rassegnata, mi siedo e li invito ad arrestarmi. Non vedo via d’uscita.&lt;br /&gt;Poi per grazia di Dio un loro collega irrompe e li chiama tutti fuori perché hanno scoperto che di fronte a noi abita un tunisino. Rimaniamo in salotto con un agente che continua a farci domande. Io ho bisogno d’aria e vado verso il finestrone del retrocucina, ma mi viene intimato di rimanere lì in salotto. Non mi è dato muovermi.&lt;br /&gt;Il tunisino abita al primo piano come noi, al suo appartamento si accede tramite una porta a vetri e un ballatoio esterno appena oltre il pianerottolo del piano. Vedo la sua porta e la sua finestra dal mio salotto. Al nostro interno invece si accede da un’altra porta proprio di fronte alle scale del piano. Veniamo finalmente lasciati soli, proprio quando io, sopraffatta dall’umiliazione, mi abbandono alle lacrime tra le braccia benevole di mio marito, nello stupore generale.&lt;br /&gt;Soli, ci spostiamo sul balcone, ho bisogno d’aria e ne ha bisogno anche Ali che cerca di consolarmi con i suoi modi discreti. Sembra tutto un maledetto incubo, ma le loro voci che ancora mi giungono confermano che è tutto vero. Non so cosa sia successo di preciso lì dentro, ma ho sentito volare parolacce e a quanto pare la droga doveva trovarsi lì.&lt;br /&gt;Qualcuno è rimasto sul ballatoio antistante, qualcuno è sceso in strada, qualcun altro torna con le macchine, parcheggiate tutt’intorno allo stabile. Uno alza lo sguardo, abbozza un sorriso, mi chiede se sono un po’ più tranquilla ma la risposta è fin troppo scontata. Quello rimasto sul ballatoio mi chiede di uscire dalla porta di casa sul corridoio interno, credo che si chiamasse Leonardo. Com’è che ti chiami? Silvia? Era stato l’unico con cui si era potuto cercare di ragionare un minimo. Dice che devo calmarmi, cercavano un arabo con la moglie italiana, c’erano alte probabilità che fossimo noi. Non si scusa, è tutto normale, dice, non abbiamo più niente da temere, ora. Dice che sono entrati in quel modo perché sono abituati a trovarsi davanti gente armata e senza scrupoli. Poi ci saluta, il tizio che stavo per far spazientire lo ha chiamato e quando si è sentito dire che Silvia aveva bisogno di due parole non deve aver reagito bene. Poi le macchine si sono allontanate e io sono rimasta inebetita e svuotata, in preda al disgusto e all’umiliazione. Eppure il mio domicilio dovrebbe essere inviolabile. E l’Italia uno stato garantista. Ma per quelli come me ci sono i metodi della Gestapo, a quanto pare. E sposare un egiziano è quanto basta per farsi perquisire l&#39;abitazione. &lt;br /&gt;Ho ancora un forte senso di umiliazione addosso, mi sento violata e credo di avere tutte le ragioni per pensare di esserlo stata. Chi mi conosce sa che non mi drogo, né mi sono mai drogata, né ho intenzione di farlo. E lo stesso dicasi per mio marito. Ecco perché mi sento umiliata.&lt;br /&gt;Penso a tutte le volte che qualcuno mi ha detto di pensarci due volte prima di trasferirmi in Egitto per via della “sicurezza”: secondo molti qui sarei libera e tutelata, vivrei in un mondo moderno, avanzato, pulito e accogliente. Il migliore dei mondi possibili, insomma. Il prossimo che si azzarda a dirmelo, scoppio a ridere e se insiste gli mollo una sberla. Io qui non voglio starci un minuto più del dovuto, non riesco a pensare neanche lontanamente di crescerci i miei figli e piantarci le mie radici. Piuttosto preferisco morire di fame. &lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/09/mi-vergogno-di-essere-italiana.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>28</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-4478325473245685413</guid><pubDate>Tue, 18 Aug 2009 11:23:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-08-19T10:57:24.481+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">l&#39;Egitto in tutti i (miei) sensi</category><title>Non fare l&#39;indiano....</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=6027&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione&quot;&gt;Questo articolo&lt;/a&gt;, che risale allo scorso giugno, descrive Il Cairo nell&#39;attesa di Obama e popola uno dei mille post smozzicati che ho accumulato nel periodo precedente la discussione della tesi. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Peccato che nessuna testata abbia pensato ad inviare un giornalista per rendere conto dell&#39;attività di certi buffi colleghi, quei tizi che immagino aggirarsi per il Cairo in punta di piedi, schifati e guardinghi desiderando di essere astronauti con tanto di tuta.&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Già dalle prime righe ho avuto il sospetto che l&#39;autore facesse troppo riferimento all&#39;India, poi la menzione esplicita di Calcutta ha fugato ogni dubbio. Non ho idea di come sia Calcutta, di come sia l&#39;India in generale, ma mi sembra alquanto riduttivo paragonare Il Cairo a Calcutta. E comunque non mi sembra una buona idea parlare di un posto avendone in mente un altro. Il Cairo, poi, sembra che sfugga a qualsiasi tentativo di categorizzazione. Il Cairo è il Cairo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Che sia un pianeta, un microcosmo, è verissimo, che il Nilo al tramonto diventi di rame fuso mentre tutt&#39;intorno l&#39;atmosfera si tinga di un rosa metallico per la sabbia e lo smog è altrettanto vero e suggestivo...ciò su cui non concordo affatto è che &lt;em&gt;al Cairo il tanfo del cibo si mischia a quello dei fiori in disfacimento e del sudore umano&lt;/em&gt;: normalmente al Cairo non associo né il tanfo del sudore umano né quello dei fiori in disfacimento; semmai associo l&#39;odore del cibo, che a meno che non provenga dal fegato fritto o dalla bresaola è un profumo. Ci sarebbe tanto da dire a proposito delle sfumature odore/profumo/tanfo, ma non ho tempo e mi sono appena resa conto di aver usato un punto e virgola, per giunta. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Se poi c&#39;è un posto in cui gli artigiani sono tutt&#39;altro che impareggiabili e i mercanti tutto meno che estremamente seri, quel posto è il tanto decantato Khan Al Khalili, più che il bazar più favoloso del Medio Oriente, quello più &lt;em&gt;made&lt;/em&gt; &lt;em&gt;in China.&lt;/em&gt; Sono in disaccordo anche sul fatto che &lt;em&gt;El Fishawy&lt;/em&gt; sia un posto irrinunciabile&lt;em&gt;...&lt;/em&gt;a parte la clientela elitaria non offre alcunché in più a qualsiasi altra caffetteria del Cairo e dell&#39;Egitto tutto. Ed è pure caro e striminzito. E affollatissimo di ragazzetti con costosi cellulari in una mano e il narghilè nell&#39;altra. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Non posso pretendere che Il Cairo piaccia a tutti, anzi, forse piace poco anche a me. Quando arrivo dall&#39;Italia ho sempre fretta di rimettermi in viaggio ed arrivare ad Alessandria, invece al ritorno mi ci aggrappo perché è l&#39;ultimo scampolo d&#39;Egitto, nonostante in ogni angolo ci siano cose che mi ricordano quanto è lontana Alessandria. Spesso mi incute timore ma ne rispetto lo spirito e l&#39;atmosfera. Quello mi piace e mi manca. E&#39; la madre del mondo, dopotutto. E mi lascio avvolgere senza resistenze dal fascino del tempo e dalla spiritualità che qui sembrano avere un gusto e un odore definiti. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;No, ditemi, mi ci vedreste a scrivere un articolo su Amsterdam?&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;color:#ff6600;&quot;&gt;19/08/2009:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; ho appena aggiunto il link, l&#39;avevo dimenticato e me ne scuso. Rileggendo l&#39;articolo, non mi trovo d&#39;accordo neanche sul fatto che i versi del Corano siano, in ordine di importanza, secondi alla Divina Commedia. Un altro paragone inappropriato...e per la cronaca io preferisco il Corano, 33 milioni di volte. Sì, sì, decisamente. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/06/non-fare-lindiano.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-2684163959381084317</guid><pubDate>Wed, 05 Aug 2009 10:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-08-18T11:25:04.182+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">supercalifragilistichespiralidoso</category><title>Supercalifragilistichespiralidoso (l&#39;epilogo)</title><description>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHKcQfqHUoS3lRb6xcJRMihWmHEFmd4GpA5DieBfIKhr0YN92gwF1c3tJpRruLqRocM3vU6h3rsx3DyZ3l2nH-FPNLJvHnqOdAYCZODE1WCBHl8_NGxqh5788AJ58RRAfb7mdFlA/s1600-h/3249086646_953aebe017.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5366404885551145490&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHKcQfqHUoS3lRb6xcJRMihWmHEFmd4GpA5DieBfIKhr0YN92gwF1c3tJpRruLqRocM3vU6h3rsx3DyZ3l2nH-FPNLJvHnqOdAYCZODE1WCBHl8_NGxqh5788AJ58RRAfb7mdFlA/s400/3249086646_953aebe017.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Eh già, l&#39;epilogo. E&#39; passato un mese, lo so. Ci vuole tempo per metabolizzare certe cose. E certamente, anche per dimenticarle. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Venerdì 3 luglio, sveglia, doccia, colazione e poi tappa dal parrucchiere sotto casa. Alla faccia della crisi, la parrucchiera mi aveva raccomandato di arrivare prima delle 8:30 perché il venerdì c&#39;è il pienone. Arrivo alle 8:20, davanti avevo già due signore, dovevano essere di casa. C&#39;è stato un momento in cui ho pensato di presentarmi con caftano e pantalone o gonna e i capelli asciugati all&#39;aria, ma no, sai com&#39;è...la situazione richiede una certa eleganza, è una questione di rispetto...vabbè tanto qui fare come vogliono gli altri è all&#39;ordine del giorno. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La parrucchiera mi lava i capelli in silenzio, mentre io cerco di rilassarmi e di ripetere mentalmente il mio discorso. Con il turbantino in testa mi dirigo sulla poltroncina e lei fa la fatidica domanda:&quot;Come li facciamo?&quot;. Io mi limito a chiederle una sforbiciata sulle punte e una sistematina al taglio, che, dopo tre mesi abbondanti, si è perso. E poi la fatidica risposta:&quot;Lascia fare a me&quot;. Dovrei rilassarmi invece resto un po&#39; intimorita, come quando vado dal medico. Ho paura dei camici e delle forbici, io. Dei primi perché sono fondamentalmente ipocondriaca e delle seconde perché tendono a tagliare sempre troppo e sempre secondo le mode del momento. Devi sempre dirglielo che non vuoi né creste né frange, non si sa mai. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Lei prende le ciocche, ne studia la lunghezza facendole scorrere tra indice e medio, poi sforbicia senza pietà. E&#39; una donna piacevole, sulla quarantina. E&#39; rotonda e gentile. E commenta:&quot;Senti tesoro, che fai dopo la laurea, torni a casa? Cerca di prenderti cura dei tuoi capelli, sono, sono....&lt;em&gt;stressati&lt;/em&gt;!&quot;. Abbozzo un sorrisetto, le dico che sono stressata proprio io e non solo i capelli. Aggiungo che a casa ci andrò per qualche breve periodo, in realtà abito a venti metri da lì, con mio marito. Sono sposata con un egiziano da due anni, più quasi tre di convivenza. Così giovane e già sei sposata? &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Mi sorprende che si sia accorta che sono giovane, mi è capitato anche - lo giuro - di essere stata scambiata per la mamma di una mia amica. Che ci volete fare? Questo è un mondo in cui una cinquantenne in minigonna è giovane tanto quanto una venticinquenne col viso precocemente segnato dagli eccessi: zampe di gallina e rughe varie non contano niente se poi una si veste come un&#39;adolescente. Per avere i miei venticinque anni, devo essere in un contesto arabo, non c&#39;è proprio niente da fare. In Egitto nessuno si sognerebbe di darmi più della mia età, perfino ai mercati, qui in Italia, capita che se sono da sola, qualche uomo visibimente arabo mi chiami signorina. Certe volte capita anche in presenza di mio marito. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La comunicazione prende una piega inaspettata nel momento in cui salta fuori che il padrone del negozio è in vacanza in Egitto. Beato lui, ma lei commenta &quot;che schifo, l&#39;Egitto&quot;, con la tipica intonazione perugina. La guardo nello specchio, devo averla fulminata: è la mattina della mia laurea, sono elettrica e sempre sull&#39;orlo di una crisi di pianto, non sono neanche le nove del mattino e avrei ben altro da fare che farmi sferruzzare la chioma. Non posso accettare quel commento, ma mi limito a chiederle semplicemente &quot;perché?, io lo trovo meraviglioso, l&#39;Egitto&quot;. E lei si precipita a puntualizzare che no, non ho colto l&#39;ironia, lei adora quei posti e sarebbe pronta ad andare a viverci. Eppure mi era parso che non ci fosse ironia, evidentemente dopo cinque anni l&#39;intonazione dei perugini mi spiazza ancora. Mi racconta che una quindicina di anni addietro ha lavorato ad Amman per tre mesi. Deve averci lasciato un pezzo importante di sé, da quelle parti. Si vede da come ne parla: fa un racconto pieno di pause, sembra che non possa fare a meno di estraniarsi e tornare a ripercorrere con la mente le strade di Amman, quella tempesta di sabbia all&#39;arrivo, con i cammelli accovacciati per proteggersi...il vociare allegro dei mercati...gli interni dei taxi stranamente decorati...la sua casa proprio vicino alla moschea e il canto del muezzin...il detersivo per piatti al profumo di rosa...il quartiere dei reali e Hussein, che uomo....il cibo superbo, &quot;preparo ancora l&#39;hommus, me lo mangio coi cetrioli&quot;...e poi la gente così generosa e cordiale e i paesaggi incredibili, quei colori...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Io resto incantata ad ascoltarla, tutto quello che dice va a conficcarsi nella mia pelle, procurandomi una sequenza interminabile di brividi profondi. Glielo dico, mostrandole il braccio e lei si compiace dell&#39;effetto delle sue parole su di me. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Torno a casa visibilmente rilassata, con i capelli che toccano appena le spalle. Hanno un aspetto morbido che asseconda la loro linea naturale un po&#39; mossa. Con indosso il vestito sembro uscita da una soap opera americana. Mia madre crede che andare dal parrucchiere sia stato terapeutico ma le racconto che è tutto merito di Amman. Lei è presa dai preparativi per il rinfresco post laurea così mi ritiro a ripassare il mio discorso sforzandomi di respirare bene e concentrarmi. L&#39;ansia cresce, a tavola mi sforzo di mangiare qualcosa. Ogni volta che la mia tensione sale ripenso a quella chiacchierata e mi calmo. Penso che devo superare quell&#39;ostacolo per potermi finalmente dedicare a ciò che voglio davvero. Con il passare delle ore quell&#39;ostacolo mi sembra sempre più insormontabile. Ho paura del correlatore nonché presidente di commissione, ho sentito parlare di crisi di pianto, di liti, di umiliazioni. Temo anche la mia stessa preoccupazione, soprattutto nell&#39;attimo tremendo in cui il relatore finisce di presentare il mio lavoro e gli occhi della commissione virano su di me, in attesa che inizi a parlare. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Alle 14:30 siamo già in facoltà. Io faccio la scalinata con una certa ritrosìa, avrei voglia di farmi un bel pianto e non ne faccio mistero. Vengo sopraffatta da un sentimento di impotenza e frustrazione: temo che la mia tesi venga di nuovo fraintesa, temo che si torni a parlare di terrorismo, come è già successo. Scaccio il pensiero, ma continua ad aleggiare sulle mie paure. Mi dico che è una questione di principio e che stavolta no, non posso restare zitta. Troverò il modo di farmi sentire e di riportare la discussione sui binari giusti, con educazione e fermezza. La gente inizia ad arrivare, sono tutti super-eleganti, super-abbronzati con in mano super mazzi di fiori e borsine da sera. Il nero impera ma ci sono anche colori sgargianti. Fanno foto, chiacchierano a voce alta, bisogna fare uno sforzo non indifferente per concentrarsi, non pensano a chi deve affrontare i leoni. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ad un certo punto le cose prendono una piega inaspettata: il mio relatore vaga per l&#39;atrio, si fa spazio tra la gente chiamandomi per nome. Arriva fino alla mia panca, la prima è in ritardo, così mi chiede se ho voglia di entrare per prima. Ci sono solo i miei genitori e mio marito, nessun altro è ancora arrivato, tutti sanno che deve passare almeno un&#39;ora, sono la quarta sulla lista. Senza indugi decido di porre fine allo stillicidio, va bene, entro. Due minuti dopo mi chiamano. Mentalmente chiedo per l&#39;ultima volta all&#39;Altissimo di sostenermi. Dico alla fotografa che non voglio foto, mi innervosiscono tutti quei flash.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Mi dirigo verso il correlatore-presidente, lo saluto, gli consegno una sintesi della tesi. E&#39; seduto di fronte a me, me l&#39;immaginavo diverso. E&#39; imponente anche fisicamente, non solo di fama. La stanza è di nuovo quella di due anni fa, poco luminosa, austera, con un quadro cupo sulla parete di fronte a me, un grande specchio e un imponente lampadario di vetro con i bracci rosa che lo fanno sembrare un grosso polipo. Mi siedo sulla poltrona di pelle, il professore introduce l&#39;elaborato commentandolo positivamente, poi arriva il maledetto momento, tocca a me. Dopo le prime parole faccio fatica ad accordare il respiro con la voce. Il correlatore-presidente si fa subito avanti. Dice che gli preme che io risponda alle domande che lui ha preparato. Dice di aver letto con interesse la mia tesi e di averla apprezzata. L&#39;interruzione e il commento positivo mi tranquillizzano. Poggio le spalle sullo schienale della mia immensa sedia e inizio a rispondere alle sue domande con una strana naturalezza. Riesco a respirare, a pensare, la mia voce è ferma. Lui incalza con le sue mille domande a grappolo, domande multiple, composite, a tre a tre. Mi si chiede di commentare un grafico che ho costruito io, a pagina 46. L&#39;intera discussione ruota attorno ai temi che ho evidenziato nel corso della trattazione, soprattutto riguardo le ingerenze del potere politico e le mille contraddizioni che genera. Del terrorismo non c&#39;è neanche traccia stavolta. L&#39;ultima domanda è una curiosità di un membro della commissione, chiede lumi sull&#39;iconoclastìa. Un altro membro confuta la mia risposta osservando che al Cairo, nel periodo elettorale la città è tappezzata di manifesti che ritraggono Mubarak. Gli rispondo dandogli ragione e aggiungo che questo succede anche nelle altre città e non solo nel periodo elettorale, la dimostrazione lampante che il potere poltico genera curiose contraddizioni. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ora che il cerchio è chiuso e che non si è chiuso attorno al mio collo, paghi, i leoni decidono di farmi accomodare fuori. Incontro una vecchia collega, mi bacia e mi fa gli auguri. Realizzo che la carriera universitaria e anche quella ragazza appartengono al passato. In un battibaleno vengo richiamata dentro per la proclamazione. Mi danno la lode, non me lo sarei mai aspettato. Firmo, stringo le mani e saluto con la vista velata dall&#39;emozione, poi mi giro verso la mia famiglia. Sono tutti un po&#39; frastornati e commossi. Ancora sento l&#39;abbraccio di mio marito e le sue parole di stima. Anche dandogli le spalle per tutto il tempo della discussione, ho indovinato il suo posto seguendo la direzione degli sguardi dei membri della commissione e ho avvertito la sua presenza benevola nell&#39;aula ostile. Più di qualcuno avrà senz&#39;altro smesso di chiedersi perché si è parlato proprio dell&#39;Egitto.&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Usciamo seguiti dal mio relatore. Mi fa gli auguri, commenta la discussione, mi dice di richiamarlo, pensa di pubblicare una sintesi della mia tesi. Tutto ciò è semplicemente al di là di ogni più rosea previsione. Mi sembra pure troppo, certe volte. Non ci voglio pensare, niente false illusioni, sono più che soddisfatta così. Guardo avanti, ora è tempo per me. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Non posso non chiudere questo post senza prima esprimere la mia più sincera gratitudine nei confronti di tutte quelle anime generose che mi hanno dedicato il loro prezioso tempo consigliandomi e indicandomi siti e materiali, o semplicemente rivolgendomi una parola di sostegno o incoraggiamento. Questa tesi è per tutti loro e di tutti loro. &lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/08/supercalifragilistichespiralidoso.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHKcQfqHUoS3lRb6xcJRMihWmHEFmd4GpA5DieBfIKhr0YN92gwF1c3tJpRruLqRocM3vU6h3rsx3DyZ3l2nH-FPNLJvHnqOdAYCZODE1WCBHl8_NGxqh5788AJ58RRAfb7mdFlA/s72-c/3249086646_953aebe017.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-8216064761546777001</guid><pubDate>Thu, 18 Jun 2009 08:56:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-06-18T12:23:32.417+02:00</atom:updated><title>Con i piedi per terra</title><description>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh8yp1hwrElBUQMT5jnY5XrHqLOW8iRRl9sP5WSd41RPdyZDp3mDEqMfVSc33apW_6PWPxqrIf7ZsgWYosOz3FWvaC2Auy_3QS2wNir0OXufa0lp78qnMVzZgdgTdk8w80T3NkkDQ/s1600-h/bandiera+egitto.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5348610082328170322&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 365px; CURSOR: hand; HEIGHT: 243px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh8yp1hwrElBUQMT5jnY5XrHqLOW8iRRl9sP5WSd41RPdyZDp3mDEqMfVSc33apW_6PWPxqrIf7ZsgWYosOz3FWvaC2Auy_3QS2wNir0OXufa0lp78qnMVzZgdgTdk8w80T3NkkDQ/s400/bandiera+egitto.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;(immagine tratta da &lt;a href=&quot;http://it.encarta.msn.com/media_221623544_761557408_-1_1/Egitto_bandiera_e_inno.html&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;, dove peraltro si può ascoltare anche l&#39;inno) &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Non si fa altro che parlare del cuore e dell&#39;anima della nazionale italiana, ma per quanto io mi sforzi di vederli questi cuori e queste anime, non vedo altro che palloni gonfiati (dai milioni). Depilatissimi, perfettissimi, ricchissimi. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;L&#39;altro giorno sono rimasta piacevolmente colpita dalle dichiarazioni di Mohamed Zidan: al termine della partita con il Brasile, lui, il miglior giocatore in campo, diceva di sentirsi onorato di aver giocato con i brasiliani perché non è certo una cosa che capita tutti i giorni, incontrare campioni del genere. Questo spirito mi piace. Per farsi una mezza idea di quanto guadagna un calciatore egiziano giocando in patria, basta fare un salto &lt;a href=&quot;http://www.thedailynewsegypt.com/article.aspx?ArticleID=4244&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; (le informazioni ridalgono al 2006) e ricordarsi che per fare un Euro occorrono circa otto Lire Egiziane. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Per la cronaca, dunque, io stasero mi unisco alle speranze di milioni e milioni di Egiziani e tifo con loro: ahom ahom ahom, el Masriin ahom! &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/06/con-i-piedi-per-terra.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh8yp1hwrElBUQMT5jnY5XrHqLOW8iRRl9sP5WSd41RPdyZDp3mDEqMfVSc33apW_6PWPxqrIf7ZsgWYosOz3FWvaC2Auy_3QS2wNir0OXufa0lp78qnMVzZgdgTdk8w80T3NkkDQ/s72-c/bandiera+egitto.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-7545716332767126127</guid><pubDate>Tue, 19 May 2009 15:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-05-19T17:26:01.833+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">l&#39;Egitto in tutti i (miei) sensi</category><title>Dolci tentazioni</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;2007, inizio di agosto. Ci svegliavamo assaporando il gusto nuovo di sentirci marito e moglie. Non era cambiato niente, in fondo, eppure eravamo pervasi dalla pace.&lt;br /&gt;Ma non è un post sul matrimonio, questo. I primi giorni dell&#39;agosto del 2007 eravamo appena arrivati ad Alessandria, dopo una sosta forzata di alcuni giorni al Cairo in attesa delle valigie, lasciate a Roma dall&#39;Alitalia (l&#39;Egypt Air non lo avrebbe mai fatto!!!). Mio marito esce ad ordinare una torta per l&#39;indomani, avremmo avuto tutti i parenti a pranzo. Salta fuori che il proprietario della pasticceria è un suo vecchio compagno di scuola, non si vedevano da almeno dieci anni. L&#39;indomani, per quanto era bella, era quasi peccato mangiarla, la torta...occupava quasi mezzo tavolo ed era ricoperta per metà di frutta fresca di stagione e per metà di frutta secca, una delizia.&lt;br /&gt;Dicono tutti un gran bene di questa pasticceria, allora per curiosità - e golosità - lo scorso gennaio, in occasione del compleanno di una nipote, accompagno mio marito e suo fratello in questa pasticceria. Il locale era pulitissimo, ogni angolo profumava di buono, era una festa per i sensi guardare le vetrine: biscotti, dolcetti, pasticcini, torte...tutto incredibilmente ordinato e pulito. Il proprietario ci viene incontro, ci saluta, dice che è contento di conoscermi. Gli faccio i complimenti per il locale e gli chiedo se posso fare qualche foto. Permesso accordato:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi7ih_Tl3hyphenhyphenUFjs1zdK2PF_kGnWiqsWfcsYy0FTBn0VGnqnIQHBdzkQ05ysBtZUrTSb0oixcLr7cdX9TzwVPRsf-qcjfsvY2lj74KB_xtbJTvpRROjPFAIz69ZrzQwKN5efIEHfkA/s1600-h/egitto+2009+031.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5337549611951499746&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi7ih_Tl3hyphenhyphenUFjs1zdK2PF_kGnWiqsWfcsYy0FTBn0VGnqnIQHBdzkQ05ysBtZUrTSb0oixcLr7cdX9TzwVPRsf-qcjfsvY2lj74KB_xtbJTvpRROjPFAIz69ZrzQwKN5efIEHfkA/s400/egitto+2009+031.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhEc39w9FHdBYMtvnb20qC3TNLrERy1F0hEEu1jmtNyCGn_N0gSWul-SUibxYeDVakBKWt4LTjmWsxsyS45MI0FcV4YkCLRJ4esKnUqfUQ48NSCgVPzZK31bJHkVZN1KBlUeb3WJw/s1600-h/egitto+2009+032.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5337549956660440674&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhEc39w9FHdBYMtvnb20qC3TNLrERy1F0hEEu1jmtNyCGn_N0gSWul-SUibxYeDVakBKWt4LTjmWsxsyS45MI0FcV4YkCLRJ4esKnUqfUQ48NSCgVPzZK31bJHkVZN1KBlUeb3WJw/s400/egitto+2009+032.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh4gelJ3CQLI4mCmrYn93TFskNA14O6aSxobwYcwOPvNGZPrBd6pKjVOql_5G3iKN74WV7UaL9SO3Tr4trxMfOlvWUiZa1VCjYSy1MSYKU7zkcXagCZrkRxonCyBMe7O_psHFeLyQ/s1600-h/egitto+2009+030.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5337549100327433570&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh4gelJ3CQLI4mCmrYn93TFskNA14O6aSxobwYcwOPvNGZPrBd6pKjVOql_5G3iKN74WV7UaL9SO3Tr4trxMfOlvWUiZa1VCjYSy1MSYKU7zkcXagCZrkRxonCyBMe7O_psHFeLyQ/s400/egitto+2009+030.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Io scatto le foto e il proprietario chiama un ragazzetto da dietro il bancone: un attimo dopo avevamo davanti un piatto di deliziosi pasticcini e una sprite ognuno. Ho scelto un rombetto morbidissimo, sapeva di miele e mandorle, l&#39;ho mangiato di gusto. Eppure ho sempre pensato che i dolci arabi fossero troppo dolci e sapessero troppo di burro. E questa è la torta che abbiamo comprato con tanto di dedica (eid melad said Radwa) e - peccato che non si vede - di candelina &quot;canterina&quot;, una candelina utilizzabile più volte con un piccolo interruttore che faceva partire la melodia tipica del compleanno. Dopo una non dovrebbe farsi venire il mal d&#39;Egitto...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgZCIpvBLnYoLEIBzI-v6O3TYNm65Kswce1IIo0rbZQDEczV0aEbdS2Ys5IVGt3i1bEjZI0wJmtomrsTI4_oidfuA7NXVDxefVUJ_kJs2gaClspBiqurvgfWZkmAhbeeBfnYAtsWA/s1600-h/egitto+2009+033.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5337550293275349042&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgZCIpvBLnYoLEIBzI-v6O3TYNm65Kswce1IIo0rbZQDEczV0aEbdS2Ys5IVGt3i1bEjZI0wJmtomrsTI4_oidfuA7NXVDxefVUJ_kJs2gaClspBiqurvgfWZkmAhbeeBfnYAtsWA/s400/egitto+2009+033.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Indovinate qual è il nome della pasticceria????? Potete sbirciarlo sulla polo del ragazzo dietro il bancone o sulla torta.</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/05/dolci-tentazioni.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi7ih_Tl3hyphenhyphenUFjs1zdK2PF_kGnWiqsWfcsYy0FTBn0VGnqnIQHBdzkQ05ysBtZUrTSb0oixcLr7cdX9TzwVPRsf-qcjfsvY2lj74KB_xtbJTvpRROjPFAIz69ZrzQwKN5efIEHfkA/s72-c/egitto+2009+031.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>9</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-1110047758293323020</guid><pubDate>Mon, 27 Apr 2009 14:10:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-04-27T18:47:27.759+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">supercalifragilistichespiralidoso</category><title>Supercalifragilistichespiralidoso (SOS punto e virgola)</title><description>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi2CJJDBfgXzwEKMHy3sNSL9Qa19hcJ-d2hzNz1qjiuOTqt_zBvdwU5PFMx_zbN9Mop1D7iJ0x6_jqGuEzaeUEHbUWMONCNJn4y6rD21NrgXTmOfzrPs7t-DaQEsRSIOF0JCbhdWw/s1600-h/3193311945_fcc2a737c1.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5329413406235981234&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi2CJJDBfgXzwEKMHy3sNSL9Qa19hcJ-d2hzNz1qjiuOTqt_zBvdwU5PFMx_zbN9Mop1D7iJ0x6_jqGuEzaeUEHbUWMONCNJn4y6rD21NrgXTmOfzrPs7t-DaQEsRSIOF0JCbhdWw/s400/3193311945_fcc2a737c1.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Esploro gli abissi del &lt;em&gt;pressoché&lt;/em&gt; e dell&#39;&lt;em&gt;altresì&lt;/em&gt;, in questi giorni. Ho dato fondo ai &lt;em&gt;peraltro&lt;/em&gt;, ai &lt;em&gt;tuttavia&lt;/em&gt; e ai &lt;em&gt;pertanto&lt;/em&gt;. Li uso per spiegare ulteriormente un concetto perché mi piace la scrittura immediata, senza fronzoli: se riesco a spiegare un&#39;idea in 30 parole non vedo l&#39;utilità di impiegarne 50, anche se spesso quest&#39;abitudine mi costa l&#39;accusa di ermetismo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ho scritto dell&#39;avvento del satellite nello scenario televisivo arabo, dalle piattaforme di cooperazione regionale fino ad ARABSAT. Ho puntato poi l&#39;obiettivo sull&#39;Egitto per parlare di ESC e di Nilesat, di programmi, satelliti in orbita e degli immancabili intrighi politici. Ho citato il decreto 411/2000 che in Egitto confina i broadcaster privati sul satellite - ma so che succede anche altrove - e del “documento per la regolamentazione delle trasmissioni satellitari radiofoniche e televisive nella regione araba”, approvato dai Ministri dell&#39;Informazione dei Paesi della Lega Araba il 12 Febbraio 2008 e volto a controllare le trasmissioni satellitari come avviene per quelle terrestri pubbliche. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Scrivo e mi convinco sempre più che la punteggiatura è un accessorio indispensabile, sì, ma dall&#39;uso estremamente soggettivo. Io, tanto per dire, non so usare il punto e virgola: il punto lo metto, è una pausa lunga alla fine di un concetto, di un periodo. La virgola, anche: è una pausa più breve, mi aiuto a posizionarla con la voce. Il punto e virgola mi manda in tilt, sembro Totò nei panni dello scrivano di &quot;Miseria e Nobiltà&quot;, al punto che faccio a meno di usarlo, questo sconosciuto. &lt;strong&gt;Qualcuno, cortesemente, mi illumini con esempi pratici, gliene sarò grata&lt;/strong&gt;. Nel complesso ho un rapporto decisamente positivo con la punteggiatura: devo usarla perché mi piacciono i periodi lunghi ma ben disciplinati, non gli ammassi informi di parole stipate in sequenza casuale. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Delle correzioni non mi lamento: ho notato che il mio relatore non gradisce i sensi figurati, motivo per cui faccio un uso spropositato di virgolette per non ritrovarmi linee ondulate sotto le parole ritenute improprie. Comunque il solo fatto di riavere le bozze corrette mi ripaga della fatica: della tesi precedente ricordo bozze accuratamente rilegate che servivano a tenere aperte le finestre. Almeno, stavolta arrivano ad essere lette, le mie bozze.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/04/supercalifragilistichespiralidoso-sos.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi2CJJDBfgXzwEKMHy3sNSL9Qa19hcJ-d2hzNz1qjiuOTqt_zBvdwU5PFMx_zbN9Mop1D7iJ0x6_jqGuEzaeUEHbUWMONCNJn4y6rD21NrgXTmOfzrPs7t-DaQEsRSIOF0JCbhdWw/s72-c/3193311945_fcc2a737c1.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-5029589793090060673</guid><pubDate>Sun, 26 Apr 2009 12:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-04-26T14:09:51.924+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">del mondo e dei mondi: (s)punti (di vista) e considerazioni generali</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">donne</category><title>Tabra, l&#39;insipienza femminile</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Isabel Allende è una delle mie scrittrici preferite: riesce a rendere credibili e vivi anche i personaggi più fantasiosi e improbabili e descrive luoghi lontani e abitudini come se fossero anche sue. Il racconto che sto per proporre, tratto da &lt;em&gt;Afrodita&lt;/em&gt; si intitola &quot;Una Notte In Egitto&quot; ed è bello per due motivi: presenta odori e sapori dell&#39;Egitto fino a farli materializzare nella bocca del lettore ed è straordinariamente maschilista nel dare a Tabra la lezione che si merita. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Tabra pare che sia un&#39;amica della scrittrice e in uno dei suoi viaggi sembrerebbe finita in Egitto, nella bassa Nubia, in cerca di qualcosa di imprecisato, di una &quot;piccola avventura&quot;. Mi chiedo cos&#39;altro si possa cercare nella bassa Nubia, tra i villaggi minuscoli di casette basse abitate da contadini operosi e schivi che lavorano una terra insolitamente fertile, soffocata qua e là improvvisamente dal deserto. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Tabra cede alla bellezza e ai modi gentili di Mahmoud che approfitta di lei e della sua eccessiva disponibilità. Nessuna donna dotata di senno farebbe quel che ha fatto Tabra, per un attimo mi ha fatto pensare a certe donne italiane in vacanza in posti come Sharm El Sheikh o Djerba che si rovinano la vita con la guida turistica di turno, senza pensarci un attimo. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Il mondo è pieno di donne come Tabra e di uomini come Mahmoud che, con le loro relazioni dissennate, continueranno ad alimentare i discorsi dei salotti televisivi nei quali ci si sgola a sconsigliare le coppie miste. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Al di là di tutto, il racconto si può leggere &lt;a href=&quot;http://books.google.it/books?id=TtrF6J4ERuQC&amp;amp;printsec=frontcover&amp;amp;dq=afrodita&amp;amp;ei=zRXrSYK1L4mkzATchO2eCA#PPA115,M1&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/04/tabra-linsipienza-femminile.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-8475203257673051322</guid><pubDate>Fri, 03 Apr 2009 12:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-04-03T14:37:46.476+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">supercalifragilistichespiralidoso</category><title>Supercalifragilistichespiralidoso</title><description>&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhzAll5IBDAxpR6-cToDxh63_X8PFGtMyhtxxfQw1XkM6fJmIuBzYq0erdj5No2kIwQ4p18s5qdaoCZ5jfqBFSFwneUPL1xanSOcDV0Nl4dXiezmpO_kTvPE2C0EvS0mrowpBaagA/s1600-h/bibliotheca+alexandrina,+particolare+muro+esterno.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5320438296743602914&quot; style=&quot;MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhzAll5IBDAxpR6-cToDxh63_X8PFGtMyhtxxfQw1XkM6fJmIuBzYq0erdj5No2kIwQ4p18s5qdaoCZ5jfqBFSFwneUPL1xanSOcDV0Nl4dXiezmpO_kTvPE2C0EvS0mrowpBaagA/s400/bibliotheca+alexandrina,+particolare+muro+esterno.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;Con questo post inauguro ufficialmente una serie di riflessioni sulla tesi e l&#39;essere tesista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spero, innanzitutto, che questa sia l&#39;ultima tesi della mia vita. Due possono bastare, no? Il mio pc sarebbe d&#39;accordo, visto che l&#39;hard disk ha retto la tesi della laurea triennale e poi, poco tempo fa, è deceduto di colpo, senza preavviso. Riposi in pace, almeno lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spero sia l&#39;ultima, dicevo. Credo che un&#39;altra non la reggerei, almeno non a queste condizioni. Datemi dei fondi e me ne andrò a chiedere l&#39;impossibile dove so che l&#39;impossibile si trova. E&#39; utopistico, dite? Non dovrebbe esserlo però...sarebbe bello se ogni tesista fosse un vero riceratore almeno per il tempo della stesura della tesi. Perché, per come stanno le cose ora, come fa uno studente qualsiasi a dare un contributo infinitesimale alla ricerca, cosa che, almeno sulla carta, è lo scopo principale della tesi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Lasciamo perdere che è meglio. La mia tesi, dunque. La mia tesi è un libriciattolo di una sessantina di pagine, allo stato attuale. Diciamo che ne ho scritta più o meno metà e comunque sono nel vivo della trattazione. L&#39;argomento è la tv egiziana, via etere e via satellite, pubblica e privata. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;E&#39; una creatura giovane, la mia tesi, eppure è già passata attraverso varie peripezie: diciamo che pur di non farla piegare, ho rischiato che mi spezzasse addosso con tutto il peso delle aspettative che ci avevo proiettato. Grazie a Dio mille volte, è ancora in piedi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Il fatto è che qualcuno può considerarla un pericolo per l&#39;Occidente (&lt;a href=&quot;http://www.falecius.splinder.com/&quot;&gt;sorelle comprese&lt;/a&gt;), la mia tesi: all&#39;inizio ho pensato che avrei potuto facilmente ricostruire gli assetti proprietari e le partecipazioni azionarie dei network, così come i dati sull&#39;audience e tante altre belle cose che nella parte di mondo in cui vivo è come bere un bicchier d&#39;acqua, tanto è facile reperirle. Mi sono scontrata, invece, con un mondo che non usa targetizzare l&#39;audience, che non assolve la benché minima funzione di servizio pubblico, che impiega sistematicamente la censura, che controlla le agenzie di ricerca sui media, manipolandone spudoratamente i risultati secondo la convenienza di chi detiene il potere. Avrei potuto fermarmi qui, di fronte all&#39;evidenza che tutto quello che cercavo non era reperibile o, se lo era, non era attendibile. Oppure fare una tesi elencando tutto quello che mancava alla tv egiziana per essere &quot;normale&quot; come un civilissimo sistema televisivo occidentale. Mi sono resa conto, in altre parole, che i parametri comunemente utilizzati per descrivere un sistema televisivo europeo non sono affatto adatti per uno arabo: certo, potrei farlo per Al Jazeera, Al Arabiya &amp;amp; Co ma non certo per la tv via etere egiziana con i canali a vocazione locale. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Non voglio dire che la tv egiziana è avulsa dalle logiche di mercato, ma ho ritenuto più stimolante concentrarmi sulle logiche normalmente messe in atto in un sistema così diverso dal nostro. No, seriamente, mi ci avreste visto a fare una tesi etnocentrica su quanto è rudimentale la tv egiziana? Io, personalmente no. Soprattutto perché ritengo che sia tutt&#39;altro che rudimentale, la tv egiziana. Non sarò certo io a scrivere una tesi così becera. Non se lo merita L&#39;Egitto, né tutti gli egiziani che conosco, perfino &lt;a href=&quot;http://silpad.blogspot.com/2009/02/niqab.html&quot;&gt;quello che non mi saluta &lt;/a&gt;non se lo merita . &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Scherzi a parte, non potrei, davvero. Non sarebbe onesto, intellettualmente parlando e andrebbe contro le mie idee che, al riguardo, sono chiaramente di tutt&#39;altro avviso. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ho optato, allora, per una prospettiva puramente descrittiva: succede questo, quello manca, dicono quello ma fanno tutt&#39;altro, pianificano di cambiare quella determinata cosa, ma di fatto tutto resta così com&#39;è. Questo non significa che io stia falsando la realtà: quello che scrivo trova riscontri scientifici in testi consultabili da chiunque si prenda la briga di scartabellarli come ho fatto io. Poi, insomma, bisogna anche mettersi a leggere tra le righe e trarre conclusioni, visto che uno è dotato di cervello. E accontentarsi, già che ci si è, di quello che si riesce a trovare, individuando anche una sola flebile tendenza.&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/04/supercalifragilistichespiralidoso.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhzAll5IBDAxpR6-cToDxh63_X8PFGtMyhtxxfQw1XkM6fJmIuBzYq0erdj5No2kIwQ4p18s5qdaoCZ5jfqBFSFwneUPL1xanSOcDV0Nl4dXiezmpO_kTvPE2C0EvS0mrowpBaagA/s72-c/bibliotheca+alexandrina,+particolare+muro+esterno.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-5447434070538800713</guid><pubDate>Sat, 14 Mar 2009 22:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-14T23:54:08.030+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">del mondo e dei mondi: (s)punti (di vista) e considerazioni generali</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">donne</category><title>Un invito a riflettere</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La citazione che segue è il proseguimento ideale e inaspettato -ma graditissimo- del post sul &lt;a href=&quot;http://silpad.blogspot.com/2009/02/niqab.html&quot;&gt;niqab&lt;/a&gt;. Ringrazio &lt;a href=&quot;http://arabeschi.splinder.com/post/20058025/Il+niqab+del+%E2%80%9Cnon-ritorno%E2%80%9D&quot;&gt;Khadi&lt;/a&gt; per il brivido che queste parole mi hanno procurato e per aver linkato il mio post (spero che l&#39;abbia ritenuto almeno passabile). Dedico idealmente quanto segue a tutte quelle persone che credono che anche solo un hijab sia una privazione della femminilità di una donna. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#ff6600;&quot;&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#ff6600;&quot;&gt;[...]Dentro di me, nel profondo, ho sempre continuato ad essere “un niqab”. Che è una cosa che può sembrare abominevole a chi s’immagina che essere “un niqab” significhi essere una persona trasparente a cui non importa niente della bellezza, della cura del corpo e, addirittura, perfino della pulizia. Che è una cosa pazzesca per chi crede che sotto un niqab ci sia una donna che subisce la vita e non decide niente e che non è capace nemmeno di pensarlo, un discorso sensato, tanto è culturalmente analfabeta ed ebete. Che è una cosa incredibile, per chi è convinto che il niqab sia uno strumento per annullare la volontà e la personalità delle donne, uno scafandro in cui chiudersi e marcire, la tomba dei sensi e della libera scelta. E invece no. Per me lo scafandro in cui chiudersi e marcire erano il due pezzi, il toppino, la canotta, l’abitino, i simboli della mia rinuncia alla vita e alla libertà, l’incapacità di poter decidere, l’impossibilità di scegliere. [...]&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;E sulla scia delle cose da considerare prima di emettere giudizi affrettati, segnalo anche &lt;a href=&quot;http://islamitaliano.blogspot.com/&quot;&gt;questo sito&lt;/a&gt;, di &lt;a href=&quot;http://www.sistersinblog.splinder.com/&quot;&gt;Aisha&lt;/a&gt;, che ripropone i sermoni nelle moschee in italiano. Di questi tempi mi sembra uno strumento validissimo, imprescindibile, direi. Mi scuso per non essere riuscita a segnalarlo prima. &lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/03/un-invito-riflettere.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-9035154767486840650</guid><pubDate>Tue, 24 Feb 2009 12:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-24T13:35:19.105+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">la vita ritrovata</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ricordi del porto seporto</category><title>Educazione all&#39;immagine (come il cane dietro le sbarre)</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;In prima elementare c&#39;era un momento che odiavo: l&#39;ora settimanale di educazione all&#39;immagine impartita dalla mia maestra, a quel tempo ancora unica, il mercoledì. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ricordo che passava tra i banchi e attaccava sui nostri quaderni grosse immagini ritagliate qua e là che poi noi dovevamo descrivere. Mi sembra di vederle ancora quelle figure tutte diverse che occupavano interamente la mia pagina e emanavano un odore forte di colla. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La prima volta mi assegnò un pastore tedesco che mi fissava con gli occhi tristi da dietro le sbarre. Il suo muso immenso si perdeva nello sfondo nero oltre le sbarre contribuendo ad accrescere la carica emotiva. Una carica emotiva che evidentemente io non avevo la maturità di cogliere. Scrissi che vedevo un cane in gabbia e rimasi a fissare l&#39;immagine a lungo, passando di tanto in tanto il dito sulle increspature provocate dalla colla, quasi a voler toccare quel cane per avere l&#39;ispirazione. Non riuscivo a pensare ad altro, non provavo nulla. Mi dispiaceva solo che quel cane fosse dietro le sbarre, ma mi sfuggiva il legame tra il compito che dovevo fare e il sentimento che stavo provando. Confessai il mio disagio alla maestra, lei si rifiutò di cambiarmi immagine e mi spronò a guardare oltre, a non soffermarmi sullo sguardo malinconico di quel cane che mi riempiva il foglio. Era come voler cavare sangue da una rapa, fu un disastro, quel giorno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Eppure sono stata una bambina fantasiosa, io. Le figure dei libri di favole mi servivano per arredare il mondo delle parole che ancora non sapevo leggere...vedevo boschi, immaginavo colori, odori, volti e fate. E mi ritagliavo un posto privilegiato nei racconti, dal quale io potevo vedere tutto senza essere vista.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La volta successiva andò meglio: mi capitò un gruppo di persone eleganti che cenavano in piedi in un salotto luminoso e ben arredato. Mi misi a descrivere i loro vestiti, i cibi che mangiavano, provai perfino ad immaginare cosa si stessero dicendo e perché si fossero riuniti in quel luogo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Dopo gli occhi di quel cane, non ricordo di aver visto altre foto che abbiano innescato in me una reazione emotiva talmente forte da lasciarmi sgomenta come quel giorno di tanto tempo fa. Fino a quando ho visto &lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/amrabdallah/1540342197/&quot;&gt;questa foto&lt;/a&gt; di &lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/amrabdallah/&quot;&gt;Amr Abdallah&lt;/a&gt;, un fotografo egiziano che ha ritratto un musulmano in preghiera negli ulimi giorni di Ramadan, in cui cade la Notte del Destino, quella notte speciale per ogni musulmano, speciale soprattutto perché implica una ricerca spirituale fervida: la si trova dentro di sé, la si avverte nel cuore, nelle preghiere che sembrano entrare diritte nelle porte aperte dei cieli. Invito tutti ad andarla a vedere, credo che sia l&#39;essenza dell&#39;Islam, quel rapporto puro tra Dio e l&#39;uomo e nessun altro in mezzo. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Io la guardo e mi sento un po&#39; come quel cane dietro le sbarre.&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/02/educazione-allimmagine-come-il-cane.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-8951920127212398553</guid><pubDate>Sat, 07 Feb 2009 14:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-07T16:10:35.109+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">del mondo e dei mondi: (s)punti (di vista) e considerazioni generali</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">donne</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">l&#39;Egitto in tutti i (miei) sensi</category><title>Niqab</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Provo a scrivere un post sul niqab, su quello che vedo io, perché non ho la minima intenzione di infilarmelo per raccontarvi quanto sia scomodo, come si fa ad esempio &lt;a href=&quot;http://www.unblogindue.it/?p=2598&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;. Passare improvvisamente dall’occidentalissima messa in piega svolazzante ad un niqab per vedere l’effetto che fa, non è una cosa che consiglio caldamente, ecco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non nascondo che la prima volta che ho visto una donna con il niqab mi sono stupita e parecchio. Non sapevo neanche che esistesse.&lt;br /&gt;Era una cugina di mio marito che ho conosciuto insieme a tutti gli altri parenti nel gennaio del 2005.&lt;br /&gt;Ho notato che con la moglie di mio cognato, anche lei straniera, aveva più confidenza, mentre con me si è limitata ad una stretta di mano, con il guanto nero, ovviamente.&lt;br /&gt;C’è una storiella divertente che la riguarda: pare che mio marito l’abbia rivista dopo più di dieci anni e che, ricordandola bambina e amichetta quotidiana, abbia pensato che quel niqab non avesse valore nei suoi confronti. Ora, sembra che lei si sia rifiutata di dargli la mano e vedendolo in evidente imbarazzo abbia riparato accettando di stringergliela avvolta nel velo. Dopo una giornata passata insieme a rievocare il passato da cuginetti inseparabili sembra che lei, al momento di salutarlo, gli abbia teso la mano nuda e lui, ironicamente scandalizzato, si sia nascosto la mano sotto la maglietta.&lt;br /&gt;Mi è capitata di rivederla una sola volta e non è che le cose fossero andate diversamente: mio marito la spronava scherzosamente a mostrarmi il viso e io mi sono pure arrabbiata con lui perché in fin dei conti non me ne interessava un fico secco del suo viso e non era giusto mettermi in cattiva luce in quel modo, anche perché a quel tempo non ero neanche capace di spiegarmi in arabo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Scherzi a parte, &lt;strong&gt;per quanto io faccia fatica a comprendere il niqab, capisco e rispetto la scelta di fondo: c’è un bisogno deliberato di sottrarsi agli sguardi altrui&lt;/strong&gt;. E lo capisco perché so che è pesante essere guardati ovunque e insistentemente. Mi capita praticamente sempre quando vado in Egitto e la cosa mi urta, a volte. E’ che si vede lontano un miglio che sono straniera e per quanto io mi copra, continuo ad esserlo: in mezzo agli egiziani &lt;em&gt;mi vedo&lt;/em&gt;, sono sempre troppo bianca anche se mi abbronzo e sebbene io non sia Nicole Kidman, lì finisco per esserlo. E a nulla valgono le mie gonne lunghe, le mie casacche larghe e fresche, i capelli legati…la gente &lt;em&gt;mi guarda&lt;/em&gt; e mimetizzarmi è impossibile. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La cosa mi urta, dicevo. Perché spesso sono più coperta io di tante donne, che con la scusa di trovarsi in un posto di mare vanno in giro con i polpacci in bella vista e con i veli ridotti al minimo indispensabile…la scorsa estate ho visto due ragazze egiziane in top e minigonna aggirarsi indisturbate tra la gente. Nessuno le ha degnate di uno sguardo eppure erano in abiti davvero succinti e non erano prostitute come verrebbe naturale pensare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Sia chiaro: &lt;strong&gt;non mi sto lamentando dei precetti islamici nel vestire, ma dell’ipocrisia bella e buona della gente che li mette in atto&lt;/strong&gt;. Una cospicua quantità delle ragazze indossa vestiti che non lasciano spazio all’immaginazione: jeans attillati e magliettine aderenti che si poggiano audacemente sulle curve, veli che sono sempre più simili a bandane e permettono di sfoggiare collane e orecchini. &lt;strong&gt;Pare che l’imperativo, più che essere quello di non rivelare le forme del corpo, sia quello di coprirle, le forme del corpo&lt;/strong&gt;. E non importa se le si copre con abiti aderenti, purché siano coperte: se io metto sulla casacca una sciallone che mi scopre le mani e i polsi e mi fa sembrare indiana, più che egiziana, indovinate su cosa si soffermano gli sguardi della gente? Indovinato, sulle mani e sui polsi, che sono sempre troppo vistosamente chiari ed esotici e fanno di me una straniera e vanno a solleticare chissà quali desideri proibiti….&lt;br /&gt;Dovendo fare il bagno al mare, poi, questa logica mi ha impedito di scendere in acqua come volevo io e cioè con un vestitone largo e comodo di cotone, una &lt;em&gt;abaya&lt;/em&gt;, per intenderci, perché “non vorrai mica sembrare una contadina!”. Ho dovuto fare il bagno con una maglietta attillatissima e un paio di jeans parimenti attillati e sono stata costretta a metterci sotto il costume intero perché oltre a essere corta, una volta bagnata, la maglietta sarebbe stata anche trasparente. Ricordo che mi aggiravo furtivamente, neanche fossi stata una ladra, visibilmente a disagio, poiché neanche qui in Italia mi vesto in quel modo. E ho passato tutto il tempo a galleggiare sul pelo dell’acqua con i jeans zuppi e pesanti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Le mie cognate sdrammatizzano e davanti allo sciallone si stupiscono: &quot;e cos’è questo, adesso? Ma toglitelo, non vedi come vanno vestite le ragazze? Tu così vai benissimo!&quot;&lt;br /&gt;E io lo vedo, eccome…chi è senza velo porta i capelli sciolti, spesso vistosamente tinti e cammina con spigliatezza tra la folla che la considera una donna come tutte le altre. Io sono arrivata alla conclusione che dovrei guardare il mondo da sotto un niqab per mimetizzarmi e so che tante donne che lo indossano lo fanno proprio perché la loro bellezza catalizza gli sguardi maschili.&lt;br /&gt;Ne vedo sempre tante di donne col niqab, quello integralmente nero, ma anche quello marrone, o viola, o grigio che sembrano meno austeri. Raramente mi guardano e io mi sono sempre chiesta cosa pensano di questa straniera svelata che passeggia per le vie egiziane cercando di rilassarsi e far finta di niente.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La risposta mi è arrivata giovedì scorso quando dopo la preghiera della sera, siamo stati invitati ai festeggiamenti per le nozze di un cugino di mio marito. Lui è un tipo assai stravagante, con la barba lunga e folta che la scorsa estate si è rifiutato di stringermi la mano e persino di rispondere al mio saluto. Dice che si sta per sposare e che ha incontrato la futura moglie sempre e solo con il niqab, tranne una volta che lui e sua madre hanno visto la ragazza in viso. Non ha mai rivolto lo sguardo verso di me, anzi si è seduto a terra in modo tale che né io, né le mie cognate lo vedessimo. Mio marito è rimasto colpito forse più di me, soprattutto perché non se lo aspettava e siamo andati via un po’ contrariati se non altro perché il mio saluto era rimasto a vagabondare nuovamente nell’aria, senza risposta, né cenno, né niente. In fondo, &lt;strong&gt;che gli avevo detto di male?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Evvabbè, pazienza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Arriva il giorno del matrimonio, dunque. Siamo tutti a casa di mia cognata, abbiamo appena finito di pranzare. Suonano alla porta, mi alzo ad aprire. E’ lo sposo che viene a lasciare una busta a sua madre che era in casa con noi. Di nuovo non mi saluta e d’istinto guarda a terra e si gira altrove. Indietreggio quasi divertita lasciandogli la porta aperta e torno al mio posto, pensando che sarà obbligato a sedersi vicino a me, per mancanza di altri posti liberi. Poco dopo entra un signore anziano, mio marito va a salutarlo, lo abbraccia, lo bacia, lo chiama zio e capisco che è il padre dello sposo. Non si vedono da almeno quindici anni.&lt;br /&gt;Mio marito si gira verso di me, vuole presentarmi a suo zio. Mi alzo e vado verso di lui, non mi pare una buona idea. Lo saluto, gli porgo la mano, gli faccio gli auguri per il matrimonio del figlio. Lui si limita a porgermi il braccio e si ritira nel salottino adiacente attirando come per osmosi gli uomini verso di sé e facendo confluire le donne nella sala in cui eravamo io e le mie cognate. Finisce anche il supplizio dello sposo che è finalmente libero di alzarsi dal posto vicino a me e di recarsi dagli uomini.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Sono imbarazzata: so che di lì a poco gli uomini, mio marito compreso, andranno alla moschea e io insieme alle mie cognate andrò a casa della sposa, proprio dietro l’angolo. &lt;strong&gt;A casa della sposa col niqab.&lt;/strong&gt; Qualcuno coglie il mio disagio e mi dice di stare tranquilla, che così vado bene, perché andiamo a casa e non alla moschea. Voglio crederci e provo a rilassarmi. Mi offro di sostenere Umm Yosri che è la mamma anziana e malandata di mia cognata, la moglie del fratello di mio marito, e ci dirigiamo a casa della sposa. Saliamo le scale, capisco di essere arrivata quando il vociare festoso si fa assordante: le donne arrivano fin fuori la porta, vicino all’enorme distesa di scarpe. Dev’essere piena di gente, la sala.&lt;br /&gt;Ci accoglie una donna con uno stupendo vestito rosso e un bel sorriso sincero. La saluto, la bacio, le faccio gli auguri. E’ l’unico punto di colore in una folla di donne vestite di nero, con il velo del niqab sollevato all’indietro, sulla testa. Qualcuna ancheggia intorno allo stereo al ritmo di una musichetta ritmata senza parole. Le mie variopinte cognate mi prendono per mano e mi portano dalla sposa che siede in fondo alla stanza. La scorgo attraverso il mare di vestiti neri: ha un abito bianco, sontuoso e sapientemente ricamato, che mette generosamente in mostra la scollatura e le braccia. E’ truccata e acconciata, ma mi dicono che per uscire si avvolgerà nel niqab, assolutamente nessuno deve vederla.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;A fatica mi faccio strada verso di lei, aprendomi un varco tra la folla di donne che chiacchierano tra loro. Sento che &lt;em&gt;mi guardano&lt;/em&gt;, mi dico che non ho prove che stiano parlando di me e provo a non irrigidirmi. Lei si alza in piedi, mi sorride, mi saluta, mi benedice per gli auguri, mi fa accomodare non lontano da lei, vicino alle mie cognate vestite di grigio, cipria, bianco, blu. Risaltano in mezzo alla folla scura e risalto anch’io che sono vestita di rosa e marrone. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Siedo vicino a una ragazza di poco più piccola di me, è vestita come le altre, con i guanti e il velo rigirato all’indietro. Tiene per mano una bambina che cammina appena e lascia cadere la sua cannuccia sulla mia gonna. La porgo alla bimba con un sorriso, sembra l’unica che non mi fissa con curiosità.&lt;br /&gt;La ragazza mi saluta, mi sorride, mi ringrazia della cannuccia, mi chiede da dove vengo e come mi chiamo. Lei si chiama Fatma e la piccolina è sua sorella. Le dico che sono la moglie di un cugino dello sposo e guardandomi intorno vedo che gli occhi delle altre donne guardano qua e là, naturalmente. Nessuna mi fissa e ho la conferma che non sono al centro dei loro discorsi.&lt;br /&gt;Non pensano assolutamente nulla di me e d’un tratto non mi sembrano più aliene, ma donne che hanno un motivo per sottrarsi allo sguardo degli altri, &lt;strong&gt;un motivo che io non so, che magari non condivido, ma rispetto. Sono donne come me.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;All’aeroporto sono messa in modo tale che vedo oltre il vetro: una donna con il niqab passa oltre il metal detector, una donna poliziotto apre il suo passaporto e vedo che lei alza il velo per mostrarle il viso. &lt;strong&gt;Distolgo lo sguardo&lt;/strong&gt;: anche se capisco i motivi del gesto mi sembra qualcosa di molto simile a una violenza, obbligarla a mostrare il volto, e &lt;strong&gt;non riesco a guardare&lt;/strong&gt;, neanche se penso che quel niqab non è né per me, né per quella donna poliziotto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/02/niqab.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>8</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-8122110767656511927</guid><pubDate>Tue, 03 Feb 2009 10:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-03T12:18:00.486+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">del partire e del tornare</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">l&#39;Egitto in tutti i (miei) sensi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">la vita ritrovata</category><title>In ascolto</title><description>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEha_NcPyqtoFx_DZCdKkFKS11kdT_cAzgLedeOOINI2jlrKJ4Sr1QzCyLX2tH592W4JDn1A1NEkxBJtG2nak6ka4vvTFHUCcUc3JJUXPxM-8Dk8uLJhlbESiXxycSbEBDJsPFdguw/s1600-h/iskendriya.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5298526349215081314&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 300px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEha_NcPyqtoFx_DZCdKkFKS11kdT_cAzgLedeOOINI2jlrKJ4Sr1QzCyLX2tH592W4JDn1A1NEkxBJtG2nak6ka4vvTFHUCcUc3JJUXPxM-8Dk8uLJhlbESiXxycSbEBDJsPFdguw/s400/iskendriya.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Inutile dire che scrivendo della geografia dell’Egitto, dell’economia e della demografia mi sia venuto un gran magone nel petto…mi sembrava di vedere davanti a me i volti degli Egiziani, quel mare di bambini, le donne operose, gli spiccioli per le mance e ho iniziato a contare i mesi prima di poter respirare ancora l’aria egiziana, c’era di mezzo, tanto per dire, l’ultimo esame, la laurea, due estrazioni dentarie e chissà cos’altro.&lt;br /&gt;Poi, all’improvviso, tanto inaspettati quanto voluti, mi ritrovo tra le mani due biglietti per il Cairo. Preparo le valigie furiosamente, istigata dalla voglia di tuffarmi in quel mondo anche solo per una settimana. Ancora non mi sembra vero.&lt;br /&gt;Alessandria l’ho trovata tiepida e limpida, con il cielo terso pieno di rondini e gabbiani.&lt;br /&gt;Ho ripensato a quando ero bambina e a settembre, le rondini si raccoglievano sui fili della corrente, davanti alla finestra del bagno…si ritrovavano in quel modo per qualche giorno finché poi, un mattino, non le trovavo più. Mamma mi diceva che erano volate in Africa, al caldo, perché non avrebbero retto il nostro inverno e mi rassicurava dicendo che sarebbero tornate a primavera. &lt;em&gt;Ecco allora, dove vanno le rondini!&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Sotto braccio a mio marito mi sono mischiata piacevolmente alla vita alessandrina, tra i carretti pieni di cavolfiori, arance, mandarini, mele, banane e perfino fragole. E tutto sapientemente impilato e a portata di mano fino a notte fonda. Gli Egiziani non dormono mai, neanche d’inverno.&lt;br /&gt;Ho chiacchierato con le vicine del palazzo di fronte, tutte curiose di conoscermi: è una specie di grande famiglia che comunica allegramente dal balcone e dalle finestrine colorate, contribuendo al caos delle piccole traverse sterrate. Mi chiedono se ho dormito bene, se Alessandria mi piace, se sono contenta, se i miei stanno bene. Mi aggiornano sulle sposine arrivate da poco e si rammaricano del fatto che una scuola sia stata costruita proprio dove si vedeva il mare. Fanno affacciare i figli per farmeli salutare. Si scambiano vicendevolmente visite a casa, incuranti dell’orario. Lasciano le scarpe alla porta e entrano a piedi nudi a ciarlare del più e del meno, magari davanti a un po’ di frutta. Ho partecipato ai discorsi col mio arabo scartellato senza che nessuna ridesse mai dei miei evidenti errori, l’ho apprezzato molto.&lt;br /&gt;Ho giocato tanto col piccolino di casa, Ahmad, quattro anni ancora da compiere e un paio d’occhi scuri e vivaci. La prima sera ha voluto aspettarci sveglio per strada, per mano al padre, fino a notte fonda. Poi è venuto in camera mia e mi ha chiesto dove fosse il mio &lt;em&gt;nunno&lt;/em&gt;. Vedendo che non lo capivo, ha ripetuto la parola cantilenandola a voce bassa, fissandomi con gli occhioni quasi dispiaciuti, senza trovare un sinonimo a me comprensibile come ha fatto altre volte. Ho chiesto lumi a mio marito e il segreto è stato presto svelato: &lt;em&gt;nunno&lt;/em&gt; è il bimbo. E’ che gli pare strano che io sia sposata e non abbia ancora figli! Piuttosto prevedibilmente dice che vuole un maschietto per poterci giocare e quando mi chiede quando arriva, la mamma si aggancia al il mio &lt;em&gt;presto, insha Allah,&lt;/em&gt; spiegandogli che Dio lo manderà nel momento opportuno.&lt;br /&gt;Mi manca il sorriso sbarazzino di questo figlio d’Egitto, il suo irrompere gioiosamente nella mia stanza con uno &lt;em&gt;ya Silviettaaaa&lt;/em&gt;!!! Ricambiato col mio &lt;em&gt;ya Hamadaaa&lt;/em&gt;!!! Nella sua testolina sveglia convivevano pacificamente il fatto che lo zio paterno vivesse lontano dall’Egitto in un Paese straniero e che il mio pc, stanco del lungo viaggio si stesse godendo un meritato sonno, riposto nella valigetta.&lt;br /&gt;Un giorno me lo sono trovato in lacrime, di ritorno dall’asilo. Era disperato perché il padre, mio cognato, non voleva portarlo con noi. Gli prometto che avrei provato a parlare io con suo padre, a patto che lui avesse smesso di piangere. Quando il padre torna, inizia a pungolarmi, &lt;em&gt;dai, tante, diglielo, diglielo&lt;/em&gt;!!! Mio cognato acconsente e gli dice che lo fa solo perché gliel’ho chiesto io. Lui corre da me e mi abbraccia contento. In macchina mi indica un posto dove fanno un fegato delizioso e io gli dico che non mi piace affatto. Poco più in là passiamo davanti a un negozio di formaggi e lui mi illustra tutti quelli che gli piacciono: io gli dico che non mi piace e che ho una specie di allergia e che mi dà fastidio perfino l’odore. Lui spalanca gli occhioni innocenti e mi chiede come sia possibile che non mi piaccia né il fegato né il formaggio. Deve aver pensato che sono moderatamente aliena, dal momento che almeno i &lt;em&gt;doritos&lt;/em&gt;, le sue patatine preferite, mi piacciono.&lt;br /&gt;Poi l’adhan. La moschea era vicinissima alla nostra camera da letto così potevo sentirlo sempre distintamente. Il più intenso era quello sospeso tra il giorno e la notte, che veniva ad accarezzarmi l’anima mentre ero ancora nel mio letto. Con la mente accompagnavo il muezzin che salmodiava con voce chiara e penetrante la sura &lt;em&gt;Al Fatha&lt;/em&gt;, poi, incapace di seguire, restavo in ascolto con gli occhi socchiusi fino a quando tutto finiva e ricadevo nel sonno. Pare che sia particolarmente benefica, la preghiera del mattino: ci si sveglia presto e dopo la preghiera si intraprende il lavoro quotidiano col corpo pulito e il nome di Dio nel cuore e nella bocca. Quelle poche ore mattutine sono spesso più fruttuose dell’intera giornata. Lo dicono soprattutto i tassisti, lo ha detto anche quel ragazzetto candido che una sera, la scorsa estate, ha accostato la macchina per permettere a mio marito di scendere a comprare il &lt;em&gt;roz bl laban&lt;/em&gt; per la colazione dell’indomani. Quel ragazzetto innocente che ha aspettato in silenzio in macchina con me senza sbirciarmi mai dallo specchietto e che si è mosso solo per asciugarsi la fronte dal caldo rovente della notte alessandrina, offrendomi la scatola delle salviette affinché potessi farlo anch’io. Quel ragazzetto che quando l’ho ringraziato, sperando che Dio lo benedicesse, mi ha risposto &lt;em&gt;Shokran Lillah.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Mi fermo qui, per oggi. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/02/in-ascolto.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEha_NcPyqtoFx_DZCdKkFKS11kdT_cAzgLedeOOINI2jlrKJ4Sr1QzCyLX2tH592W4JDn1A1NEkxBJtG2nak6ka4vvTFHUCcUc3JJUXPxM-8Dk8uLJhlbESiXxycSbEBDJsPFdguw/s72-c/iskendriya.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>7</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-4895458599785378885</guid><pubDate>Wed, 07 Jan 2009 16:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-03T12:18:25.869+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">del mondo e dei mondi: (s)punti (di vista) e considerazioni generali</category><title>Gaza</title><description>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhWgZTqPzeY8fDV84S82osi84aolvvgukaxM-2rSyuqiE29bHpW2f5YADLh9NcMz8JvxmF0HB29a5H6LtnEh3OZ46qmAPjUTaW6ClydR_Ftl88T8Ng034vUvey2700VQNQswl1YKQ/s1600-h/siamo+tutti+palestinesi.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5288595811728581218&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 100px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhWgZTqPzeY8fDV84S82osi84aolvvgukaxM-2rSyuqiE29bHpW2f5YADLh9NcMz8JvxmF0HB29a5H6LtnEh3OZ46qmAPjUTaW6ClydR_Ftl88T8Ng034vUvey2700VQNQswl1YKQ/s400/siamo+tutti+palestinesi.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La notte di capodanno, dal mio balcone, guardavo i fuochi d’artificio che abbagliavano fragorosamente la vallata antistante e ho pensato, senza poterlo immaginare pienamente, a cosa dev’essere un bombardamento. Nei giorni seguenti ho tenuto d’occhio gli articoli in inglese di qualche giornale arabo, soffermandomi su quelli egiziani.&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://weekly.ahram.org.eg/2009/928/re22.htm&quot;&gt;Palestine’s Guernica&lt;/a&gt;. &lt;a href=&quot;http://weekly.ahram.org.eg/2009/928/fr1.htm&quot;&gt;Raining death&lt;/a&gt;. Il settimanale in lingua inglese del maggiore quotidiano egiziano, Al Ahram, non usa mezzi termini e ogni parola dei lunghi articoli suona come una sonora sberla, quasi a voler scuotere il lettore.&lt;br /&gt;Gaza sigillata, sotto assedio, Gaza senza alcun tipo di generi di prima necessità, con gli ospedali e i cimiteri traboccanti di vite recise. Con le linee telefoniche date già qualche giorno fa come prossime al collasso. Sono parole amare, ma sento che mi fanno bene. Perché sono vere, perché descrivono quell’inferno senza edulcorarlo, senza farlo passare per una punizione meritata e perché stridono terribilmente col tepore festoso delle nostre case. Stridono da dentro, più eloquenti di mille immagini del corrispondente del tg1 munito di giubbotto antiproiettile con alle spalle, lontane km, le macerie fumanti di Gaza.&lt;br /&gt;Leggo di &lt;a href=&quot;http://weekly.ahram.org.eg/2008/924/fr1.htm&quot;&gt;questa anziana donna&lt;/a&gt; diabetica e cardiopatica che, nella vana attesa dei medicinali ha chiesto ad Al-Jazeera: &quot;Siamo musulmani, perché gli arabi ci stanno lasciando morire? Perché l’Egitto non sta aprendo il valico di Rafah?”. Il mio arabo scarno mi fa sentire le parole di questa donna fin dentro le orecchie. Mi risuonano dentro a lungo. Potrebbe essere mia nonna, o una vecchia zia, o una di quelle vecchine egiziane adorabili e consunte dalla vita che adoro. Ma potrebbe essere anche mia madre, mia sorella, mia cugina o un essere umano qualsiasi. Potrei essere io, potrebbe essere la mia amica. Potresti essere tu. E mentre cerco di immaginarla, temo che gli stenti se la siano già portata via da giorni.&lt;br /&gt;Capisco ampiamente tutti i limiti, i problemi, le riluttanze, i rischi &lt;a href=&quot;http://salamelik.blogspot.com/2008/12/temo-i-greci-e-i-doni-che-portano.html&quot;&gt;dell&#39;Egitto&lt;/a&gt; e di tutti gli altri, ma una tale emergenza umanitaria dovrebbe spingere chi è in grado di smuovere qualcosa a prendere provvedimenti fulminei mettendo da parte le condizioni, le trattative, le posizioni politiche, i se e i ma e ad agire esclusivamente per il bene della popolazione che già in condizioni &lt;a href=&quot;http://weekly.ahram.org.eg/2008/924/op12.htm&quot;&gt;normali&lt;/a&gt; - se di normalità si può parlare- è in ginocchio. Il rimanere a guardare, Oriente e Occidente indistintamente, ci rende tutti colpevoli. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Da segnalare:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://sistersinblog.splinder.com/post/19500007/Cene+di+beneficenza+per+Gaza&quot;&gt;Le cene di beneficenza per Gaza a Torino e Milano&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Le donazioni per Gaza &lt;a href=&quot;http://www.islamic-relief.it/archivio_notizie/2008/emergenza_umanitaria_gaza_dicembre_2008.html&quot;&gt;(Islamic Relief)&lt;/a&gt; e &lt;a href=&quot;http://www.un.org/unrwa/&quot;&gt;(UNRWA)&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;I lanci di Al Jazeera &lt;a href=&quot;http://twitter.com/Dhikra&quot;&gt;tradotti da Dhikra&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Le riflessioni &lt;a href=&quot;http://a-mother-from-gaza.blogspot.com/&quot;&gt;di Laila&lt;/a&gt; e un post &lt;a href=&quot;http://a-mother-from-gaza.blogspot.com/2009/01/what-do-you-tell-your-daughter.html&quot;&gt;di oggi&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://amal.tumblr.com/post/68952730/duaa-for-the-people-of-gaza-oh-allah-the-most&quot;&gt;Duaa&lt;/a&gt; per Gaza, tra l&#39;altro, un valido spunto interreligioso&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2009/01/gaza.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhWgZTqPzeY8fDV84S82osi84aolvvgukaxM-2rSyuqiE29bHpW2f5YADLh9NcMz8JvxmF0HB29a5H6LtnEh3OZ46qmAPjUTaW6ClydR_Ftl88T8Ng034vUvey2700VQNQswl1YKQ/s72-c/siamo+tutti+palestinesi.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-3700966534200832708</guid><pubDate>Sat, 20 Dec 2008 14:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-03T12:18:55.168+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">moda mode e modi</category><title>Un altro Natale</title><description>&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiYb-4af1BQhWb84SA5mX326msLifTKZBComYrgXs7qcECYXeIG8Bo09DH9Yo4WmR0u4KcibH-JWBFjakZXPnXf_dXSHqTnpjVx25VCEH9_FKszq04a2NKZFtLSO_hv8xH1872EGQ/s1600-h/2135468913_7d35c88358.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5281882650087819954&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 346px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiYb-4af1BQhWb84SA5mX326msLifTKZBComYrgXs7qcECYXeIG8Bo09DH9Yo4WmR0u4KcibH-JWBFjakZXPnXf_dXSHqTnpjVx25VCEH9_FKszq04a2NKZFtLSO_hv8xH1872EGQ/s400/2135468913_7d35c88358.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt; foto tratta da &lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/43119494@N00/2135468913/&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ho la presunzione di riuscire a capirle benissimo, &lt;a href=&quot;http://arabeschi.splinder.com/post/19312867/Il+solito+Grinch&quot;&gt;certe cose&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Già è difficile vivere da musulmani in questa parte di mondo, ma a Natale le cose paiono complicarsi enormemente ed inesorabilmente: Natale, agli occhi di un musulmano, deve essere qualcosa di simile ad un lungo incubo, di quelli che devi vivere fino alla fine prima di poterti svegliare. E ciò, indipendentemente dal grado di tolleranza della famiglia che si appresta a festeggiare. Ci sono i regali che coinvolgono tutti, quelli che sai che ti faranno e tu dovrai fare. Spremute di meningi e slalom nel traffico impazzito, compresi, s’intende. Sei musulmano? E qual è il problema, è Natale!!!!&lt;br /&gt;E le tradizioni. Uno non può proprio esimersi.&lt;br /&gt;Qualcuno dovrebbe scrivere un manuale di sopravvivenza per queste povere creature incappate nel Natale italico…giusto per consentir loro qualche possibilità di portare a casa la pancia -possibilmente integra- dopo la maratona culinaria Vigilia-Natale-S.Stefano, per esempio. Perché la tavola apparecchiata è senz’altro il totem attorno al quale si dipana tutta la tragicomica ritualità natalizia. E’ che uno a Natale porta in tavola cose che aspetta di assaggiare da mesi e dà libero sfogo a quella bramosia repressa tutto l’anno, &lt;em&gt;lo beviamo a Natale. Lo mangiamo a Natale. Lo apriamo a Natale tutti insieme. &lt;/em&gt;E il bramoso, pervaso dallo spirito natalizio, affetta, stappa, versa, distribuisce la vivanda di turno con precisione maniacale in nome della convivialità e della festa -e implicitamente dell’anno che sta per concludersi e di quello che dovrà iniziare- incurante dei gusti e delle abitudini dei commensali. Vaglielo a dire che tu sei pieno come un uovo, che quel panettone di quella marca te lo hanno già offerto quattro volte gli zii che sei andato a trovare nel pomeriggio o, peggio, che tu non bevi e che stai dominando la nausea a dover mangiare con l’odore dell’alcol che aleggia indisturbato….&lt;em&gt;ma come? Un goccetto! Non puoi non assaggiarlo, è un anno intero che aspetto! E che fai, tu non brindi?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;E dimmelo tu che devo fare…devo scansare bruscamente il bicchiere e lasciare che i gorgoglianti zampilli del prezioso nettare si infrangano sulla tovaglia scarlatta? O devo fare la persona educata e remissiva acconsentendo affinché il tuo brindisi si compia nella sua pienezza con buona pace della mia volontà di farne a meno? Che faccio, brindo ma non bevo? Brindo con la Coca Cola?&lt;br /&gt;Natale è diventato un groviglio di riti, inestricabile senza conseguenze sull’animo altrui. Spezzi qualcosa se non fai quella certa cosa o se non vai a quell’appuntamento ormai sottinteso (anche se poi l’euforia della festa rende impercettibile la tua assenza). E poco importa se tu ormai ti sei sposata e magari vivi altrove e non esattamente a un tiro di schioppo.&lt;br /&gt;Forse sono diventata grande se al Natale sono più incline ad associare una malinconia sottile piuttosto che la gioia pura dei bambini. Quel sentimento che ti stringe un po’ il cuore quando con un sorriso amaro, guardando il posto vuoto, rievochi ai commensali la compianta persona che da quando hai memoria, ricordi che diceva ogni anno che quello sarebbe stato l’ultimo suo Natale….ti ricordi i torroncini di quel tale paese che comprava sempre? Sì, e tu non sai cosa daresti per poterne scartare anche solo un pezzettino, non per il torroncino in sé ma perché vorrebbe dire che quella persona è ancora lì con te e finalmente potresti riabbracciarla ancora una volta. E i ricordi degli altri commensali corrono indietro anche di cinquant’anni e per un attimo, fin nella fantasia di chi non le ha mai viste, danzano gioiose le persone intrappolate nelle foto sbiadite dal tempo. E uno, poi, finisce sempre per associarle a qualcosa da mangiare: c’è la zia delle frittelle, quella del baccalà, il nonno norcino di quel tale salume…rivivono con dolcezza nelle parole di chi bambino non riesci proprio ad immaginartelo perché è tuo padre o tuo zio e ti chiedi quanti altri giorni come questo dovranno passare prima di conquistarla anche tu quella dolcezza nel rievocare senza che ogni tuo sorriso sia spezzato da una smorfietta nervosa che soffoca il pianto. Forse non sono ancora diventata grande...&lt;br /&gt;C’è qualcosa di scaramantico in certe cose che uno fa a Natale, forse è la speranza di poterlo rifare di nuovo l’anno successivo. Ma i riti natalizi non conoscono il passare dei giorni, né degli anni, né i lutti…sembra che andare a raccogliere il muschio in quel tale posto ogni anno lo stesso giorno o imbandire la tavola in quel determinato modo ogni volta sia la panacea per i dolori della vita e non c’è assenza che tenga, è un Natale sotto tono, magari, ma è Natale e s’ha da fare.&lt;br /&gt;Io mi appresto a festeggiare un Natale pagano, strambo, interculturale, irretito ahimé nei riti suddetti: tanto il vino lo portano gli altri, io la sera della vigilia servo branzini arrosto col cumino, spaghetti col tonno come vuole la tradizione del mio paese d’origine e antipastini misti di mare con tanto di couscous di pesce in insalata. E anche la zucca, e gli immancabili dolci, e forse un altro primo, ora che ci penso. E qualunque sia il vostro Natale, devo farvi gli auguri! :)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2008/12/un-altro-natale.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiYb-4af1BQhWb84SA5mX326msLifTKZBComYrgXs7qcECYXeIG8Bo09DH9Yo4WmR0u4KcibH-JWBFjakZXPnXf_dXSHqTnpjVx25VCEH9_FKszq04a2NKZFtLSO_hv8xH1872EGQ/s72-c/2135468913_7d35c88358.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>10</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-9047358057024607264</guid><pubDate>Sun, 23 Nov 2008 16:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-23T17:44:04.051+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">del mondo e dei mondi: (s)punti (di vista) e considerazioni generali</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sul sentiero impervio dell&#39;integrazione</category><title>Dialogo interreligioso, monologhi e parentesi</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#ff9900;&quot;&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style=&quot;color:#ff9900;&quot;&gt;Ella spiega con grande chiarezza che un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali della decisione religiosa di fondo. Mentre su quest’ultima un vero dialogo non è possibile senza mettere fra parentesi la propria fede, occorre affrontare nel confronto pubblico le conseguenze culturali delle decisioni religiose di fondo. Qui il dialogo e una mutua correzione e un arricchimento vicendevole sono possibili e necessari.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La citazione è un passo della lettera del Papa a Marcello Pera pubblicata dal Corriere in data odierna e reperibile &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/cultura/08_novembre_23/lettera_papa_benedetto_f01cee2c-b93f-11dd-bb2c-00144f02aabc.shtml&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;La leggo e mi metto a pensare….&lt;br /&gt;Quel giorno che entrai in casa trovandoci una ragazza libica musulmana….quel giorno che facemmo l’alba a parlare e a confrontarci io sono sicura che tra me e lei ci furono parole riconducibili al dialogo interreligioso. Perché sono così sicura? Perché parlavamo di Dio ed intendevamo la stessa cosa. Parlammo di riti, di profeti, di santi, di Gesù…quel giorno forse un po’ per reazione, perché sentivo di dover affermare la mia identità, mi resi conto che sebbene la mia fede fosse flebile io credevo in Dio e quello che sapevo io di Dio coincideva con quello che intendeva lei con Allah. Allah era uguale al mio Dio, non era quella parola sanguinaria che mi stavano raccontando al tg. Scoprii che era clemente e misericordioso come il mio Dio.&lt;br /&gt;Ora, quattro anni dopo, mi chiedo: se io avessi affrontato quello stesso discorso avendo ben chiaro in mente che il dialogo interreligioso non è possibile-senza-mettere-tra-parentesi-la-fede, credo che dopo due parole mi sarei rinchiusa in camera mia arroccandomi sulle mie convinzioni senza alcuna voglia né curiosità di sapere in cosa credono gli altri.&lt;br /&gt;Io non credo di aver messo da parte la fede, quella sera: parlando della crocifissione di Cristo, del battesimo dei bambini, della prima comunione ho dovuto trattenere le lacrime perché in quel momento ho realizzato che quei riti facevano parte della mia identità e che io per la morte improvvisa di un mio coetaneo -avvenuta tre anni prima- avevo rifiutato e accantonato in toto. Forse quella sera la mia identità cristiana l’ho recuperata, comunque non l’ho accantonata né tanto meno messa tra parentesi. Mi sono sentita come un pesce che smette di nuotare spensieratamente nella sua acqua e inizia a distinguere ogni singola gocciolina, fino a sentirne il sapore e la freschezza. La mia coinquilina musulmana era lo sfondo che mi mancava per percepire me stessa come figura, per potermi ritagliare e stagliare come qualcosa di definito dal punto di vista dell’identità religiosa. Sarei una persona diversa oggi, se avessi rifiutato quel discorso, a prescindere dalla mia opinione attuale sui riti e sugli avvenimenti sopraelencati.&lt;br /&gt;Mi metto poi a pensare al secondo punto: affrontare nel confronto pubblico le conseguenze culturali delle decisioni religiose di fondo (sulle quali ricordo, il Papa conviene con Pera che non si possa imbastire un dialogo interreligioso). Mi chiedo: su quali basi poggia quel confronto pubblico? E me lo chiedo perché va da sé che un cattolico e un musulmano che si confrontano, finiscano per citare quel versetto del Corano o quel passo del Vangelo. Non si finisce forse per chiamare in causa quella decisione-religiosa-di-fondo dalla quale ci si guardava bene dal confrontarsi?&lt;br /&gt;Il mondo non è mai stato così piccolo come in questi anni, zuzzurellabile a piacimento in distanze quantificabili in ore d’aereo. Si viene in contatto con realtà che uno prima non si sognava nemmeno di poter sentire nominare e noi che facciamo? Ci mettiamo a piantare paletti per delimitare il nostro territorio da quello altrui, continuando a pensare agli abitanti di questo mondo come noi/loro e siccome io sono così, io e te non possiamo parlare….&lt;br /&gt;Mi sembra sciocco, riduttivo e molto poco cattolico, ecco. Perché in questo modo di vedere le cose non vedo fratellanza. Per come la vedo io, uno l’identità religiosa (e non) se la forma con il dialogo e con il confronto perché non è una rigida statua di marmo né un dogma inconfutabile, ma un qualcosa di estremamente malleabile da plasmare giorno per giorno, l’identità. Siamo o no dotati di intelletto? &lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2008/11/dialogo-interreligioso-monologhi-e.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-8296513156995923677</guid><pubDate>Fri, 21 Nov 2008 11:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-21T12:15:12.001+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">del mondo e dei mondi: (s)punti (di vista) e considerazioni generali</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">la vita ritrovata</category><title>Non è il caso (parte II)</title><description>&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEit5jvKFhyphenhyphenJEoVpCn60k4gAeptgw3GRWQsFxa2seVdSOfbHK0BvSNCfVr-bcAEDF4RNSE_8fsjXnGi5JAXO9QaugvimolzhFlFYsYT9LGcpbm6m8QUHci3Sa-oDkW52o1BTbgAVpA/s1600-h/life.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5271063389585497682&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 159px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEit5jvKFhyphenhyphenJEoVpCn60k4gAeptgw3GRWQsFxa2seVdSOfbHK0BvSNCfVr-bcAEDF4RNSE_8fsjXnGi5JAXO9QaugvimolzhFlFYsYT9LGcpbm6m8QUHci3Sa-oDkW52o1BTbgAVpA/s320/life.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;foto tratta da &lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/lateefa/507743066/&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Respiro di nuovo aria di tesi, in questi giorni. Già da un po&#39; di tempo, a dire il vero. Ieri frugavo in uno degli scatoloni che ancora mi girano per casa alla ricerca degli appunti che avevo annotato qua e là mentre ero in Egitto. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Non parlerò della malinconia che si è impadronita di me nel momento in cui ho ripreso tra le mani i fogli che avevo riempito con entusiasmo la scorsa estate a un&#39;ora imprecisata della notte, quando ero troppo stanca per capire cosa stesse dicendo mio cognato, ma avevo una voglia matta di sapere: mio marito era seduto in mezzo a noi e mi faceva da interprete; io, accucciata a terra tra il divano e il tavolinetto scribacchiavo disordinatamente le risposte di mio cognato con una penna blu a inchiostro liquido. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Di cosa gli ho chiesto, di cosa mi ha risposto, dell&#39;uso che ne ho fatto, ne farò un post a parte dedicato alla tesi e all&#39;essere tesista. Sapevo di dover rimettere le mani in pasta, ma ora sono certa che non ci saranno altre possibilità dopo di questa, motivo per cui mi piacerebbe inscrivere questa fase della mia vita in un ciclo di post, se riesco. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Dirò solo che fuori dalle nostre finestre il mare rumoreggiava dolcemente sotto il nero vellutato della notte alessandrina e io annotavo frasette concitate pensando che me la sarei dovuta ricordare quella notte. Quell&#39;odore forte e fresco di mare e di stelle. Quello slancio. Quel voler incatenare una domanda ad ogni risposta. E quella parola che sentivo ripetutamente senza capirne il significato....&lt;em&gt;aflam. &lt;/em&gt;Solo dopo ho scoperto che è il plurale della parola film.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ieri però, tra le mani mi sono ritrovata un foglietto svolazzante su cui avevo annotato di getto il seguito al post &lt;em&gt;&lt;a href=&quot;http://silpad.blogspot.com/2008/06/non-il-caso.html&quot;&gt;Non è il caso&lt;/a&gt; &lt;/em&gt;. Non c&#39;è la data ma credo che dev&#39;esser stata la metà di luglio, sicuramente prima di andare in Egitto, comunque. Lo posto qui:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#330000;&quot;&gt;Oltre ad essermi battuta per dimostrare che la nostra vita non è inserita in alcun progetto superiore, io sono stata lungamente impegnata nel dimostrare a me stessa l’origine della vita su base razionale.&lt;br /&gt;Teorie, fossili, scimmie varie. Sembrava tutto chiaro come il giorno:&lt;br /&gt;un punto ad altissima concentrazione di materia è esploso ed ecco che s’è formato l’universo. Poi i primi batteri e forme di vita sempre più complesse che man mano hanno cominciato ad uscire dall’acqua ed eccoci qua. Preistoria e storia. Egizi, assiro-babilonesi, Greci e Romani. La cultura e la barbarie. Medio Evo e Evo Moderno. Le guerre, le scoperte e le invenzioni. Le altre guerre, quelle che hanno cambiato il mondo, ma non le intenzioni degli uomini. Poi qualche muro crolla, qualcun altro viene innalzato, finiscono le grandi narrazioni e iniziano le grandi paure; si guarda al passato con nostalgia, al futuro con incertezza e dentro noi stessi con indifferenza. È l’eclettico, locale e complesso Postmoderno in cui ognuno fa quel che vuole, insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A grandi linee è così, chiedo venia se ho peccato di eccessiva concisione, ma in fin dei conti non fa una piega, fila liscio come l’olio ed è chiaro come il giorno, no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure fila altrettanto (e molto di più, a ben guardare) pensare, come mi disse un giorno qualcuno che del rapporto tra fede e ragione ne sa molto più di me, che, per quante spiegazioni razionali e dimostrabili scientificamente uno possa addurre, il punto di approdo di qualsiasi ragionamento è IDROGENO e OSSIGENO. Chi ce li ha messi? Da dove arrivano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non parlarmi di comete, né di stelle. Non ricordarmi nemmeno di quel puntino che s’è sfracellato formando l’universo perché ti giro la domanda: da dove arrivano? Chi ce li ha messi?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2008/11/non-il-caso-parte-ii.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEit5jvKFhyphenhyphenJEoVpCn60k4gAeptgw3GRWQsFxa2seVdSOfbHK0BvSNCfVr-bcAEDF4RNSE_8fsjXnGi5JAXO9QaugvimolzhFlFYsYT9LGcpbm6m8QUHci3Sa-oDkW52o1BTbgAVpA/s72-c/life.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-19423766.post-6325617576042351065</guid><pubDate>Mon, 03 Nov 2008 15:51:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-03T16:57:18.507+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">I (should) love Perugia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">la vita ritrovata</category><title>Flashback</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ineziessenziali.blogspot.com/&quot;&gt;Marina&lt;/a&gt; lo chiama &lt;em&gt;&lt;strong&gt;struggimento della fine&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; e aggiunge una grande verità: è presente in tutti i presenti.&lt;br /&gt;Credo che si chiami così quella nebbiolina densa che mi ha ammantato il cuore quando un paio di giorni fa ho lasciato definitivamente quella casa. La nostra prima casa insieme, il nido minuscolo in cui rifugiarci insieme nonostante tutti, in un modo o nell’altro ci scoraggiassero. &lt;em&gt;Finiscono qui i tuoi vent’anni &lt;/em&gt;sentenziò la mia coinquilina di allora. Io ho sempre pensato che sarebbero iniziati di lì a poco i miei vent’anni e ora, a distanza di tre anni e mezzo posso dire che non mi sbagliavo, grazie a Dio.&lt;br /&gt;Io sono diventata donna lì dentro. Ho imparato a prendermi le mie responsabilità. Ho percepito di giorno in giorno il nuovo nucleo familiare che avevamo deciso di creare. Ho avuto modo di riflettere sulla vita e sulla mia anima. Ne sono venuta solo parzialmente a capo, d’accordo, ma sento che la parte più consistente l’ho già affrontata, grazie a Dio ancora e sempre. E l’ho affrontata lì dentro. Ok: avrei potuto farlo in qualsiasi altra casa, ma l’ho fatto lì e forse è per questo che sento di averci lasciato un pezzo consistente di me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&quot;Finiture di lusso&quot;, c’era scritto sull’annuncio e io non volevo neanche chiamare. Era un gelido sabato sera di gennaio, e io scorrevo gli annunci con un pezzo di pizza in mano. Eravamo a casa mia, da soli. Lei, la parsimoniosissima aspirante insegnante alle soglie dei trent’anni che avevo come coinquilina, ci avrebbe risparmiato le sue frecciatine intolleranti per tutto il weekend.&lt;br /&gt;Era entrata da pochi mesi a dettar legge nella casa che io abitavo da più di un anno. Aveva recintato i suoi spazi escludendomi senza considerare che fossero anche i miei: con le altre ragazze, essendo solo in due in casa, si faceva spesa insieme per la maggior parte delle cose, si usava la stessa dispensa e lo stesso frigo senza badare al ripiano. Lei mi ordinò, stizzita, di farle spazio in frigo e nella dispensa. Aveva i suoi detersivi che custodiva gelosamente in camera sua. Mettevamo su due pentole diverse per la pasta- entrambe mie- e quando me ne andai, oltre a consigliarmi di far fare il test per l’HIV al mio fidanzato, mi ammonì di lasciarle almeno i bicchieri. Non li stavo rubando, erano semplicemente miei e me li portavo altrove.&lt;br /&gt;Giocava a fare la bambina con le calze colorate e con la sua vocetta stridula spiegava che l’ombretto aveva il potere di rivelare i suoi anni, motivo per cui portava solo quintali di mascara e di rossetto rosso. Saliva dai ragazzi al piano di sopra con la macchinetta del caffè in mano e una volta, davanti a quello che poi sarebbe diventato mio marito, si stupì che quella sera io non volessi accompagnarla. Eppure sapeva che non mi interessava salire, non l’avevo mai accompagnata. Stava cercando di farci litigare, faceva domande impertinenti godendo del nostro imbarazzo e del nostro continuo spiegarle che no, quello non è vero e quell’altro non è così. Ebbi modo di apprezzare la pazienza sconfinata di marito e il rispetto che non mancava mai di riconoscerle se non altro perché dividevo la casa con lei e per l’ennesima volta in pochi mesi toccai con mano la fiducia che aveva in me.&lt;br /&gt;I vecchi coniugi proprietari avevano voluto il mio consenso per farla entrare in casa, ma quel giorno in cui acconsentii mi ero perfino illusa di aver trovato un’amica in lei. La vecchia proprietaria mi chiamò cercando di dissuadermi dall’andar via, ricordo che mi colpì il suo commosso e sincero dispiacere quando le illustrai i veri motivi. Lei volle incontrarmi da sola e senza che io le avessi chiesto un parere mi disse che nulla ostava alla convivenza di un musulmano con una cristiana, ma mi ammonì a non mettere mai in discussione la Trinità di Dio e la figura di Gesù così come la intendono i cristiani. Io la salutai con rispetto, ma non dissi nulla a proposito della sua ammonizione. Presi le mie cose e andai a vivere a poche centinaia di metri più in là con l’uomo che poi ho sposato. Mi chiudevo alle spalle la casa in cui l’avevo conosciuto, il luogo in cui mi aveva fatto prima dubitare e poi tremare di tenerezza esponendomi candidamente le sue intenzioni ma tutto ciò fu offuscato dalla brama di allontanarmi da quell’atmosfera. Lei si rammaricò solo per l’evenienza di dover istruire una matricola, io me ne andai senza rimpianti, era il 26 febbraio 2005. (continua...)&lt;/div&gt;</description><link>http://silpad.blogspot.com/2008/11/flashback.html</link><author>noreply@blogger.com (Silvia)</author><thr:total>6</thr:total></item></channel></rss>