<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;D08NR3k4eip7ImA9WhRRFE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471</id><updated>2011-11-27T15:18:16.732-08:00</updated><category term="morti" /><category term="Fed New York" /><category term="Sole 24Ore" /><category term="Siv" /><category term="Ubs" /><category term="Gdo" /><category term="Santa Giulia" /><category term="Bear Stern" /><category term="Bce" /><category term="ipermercati" /><category term="Zunino" /><category term="Fed" /><category term="Merrill Lynch" /><category term="suprime" /><category term="Paulson" /><category term="Afghanistan" /><category term="Jampaglia" /><category term="Ruggiero" /><category term="vendite" /><category term="aree Falck" /><category term="Tesoro Usa" /><category term="Buora" /><category term="Krugman" /><category term="Intermonte" /><category term="cdo" /><category term="'29" /><category term="subprime" /><category term="Bellofiore" /><category term="Liberazione" /><category term="Bernanke" /><category term="derivati" /><category term="costi" /><category term="Ospel" /><category term="Risanamento" /><category term="guerra" /><category term="distribuzione" /><category term="Minsky" /><category term="Telecom" /><category term="Profumo" /><category term="Iraq" /><category term="Pirelli" /><title>Prof. Di Stefano</title><subtitle type="html">Approfondimenti e analisi sulla finanza, l'industria più distruttiva della storia dell'economia. Senza guardare in faccia a nessuno.</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://profdistefano.blogspot.com/" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>14</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/AndreaDiStefano" /><feedburner:info uri="andreadistefano" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><entry gd:etag="W/&quot;CE8GQX84cSp7ImA9WxZUEE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-587282914849687974</id><published>2008-03-31T23:38:00.000-07:00</published><updated>2008-03-31T23:53:40.139-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-31T23:53:40.139-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Ubs" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Ospel" /><title>Ubs: altri 18 miliardi di svalutazioni. E l'ad lascia</title><content type="html">La principale banca elvetica dovrà rivedere nuovamente i conti e procedere ad un nuovo aumento di capitale perchè ha scoperto, si fa per dire, nuovi buchi per oltre 12 miliardi di dollari. Così ieri notte il presidente e ad Marcel Ospel ha rassegnato le dimissioni.&lt;br /&gt;Su Ubs, intanto, si accendono i riflettori della  magistratura tedesca dopo che un documentario dell'emittente pubblica Zdf ha  lasciato intendere che la banca sarebbe pronta ad aiutare i contribuenti  nazionali ad evadere il fisco attraverso il Liechtenstein.I cronisti di Frontal 21 hanno visitato una filiale della Ubs a Baden-Baden  (nella regione del Baden-Wuerttemberg, a Sud Ovest della Germania) e,  spacciandosi per potenziali clienti in cerca di un modo per mettere il denaro al  sicuro senza attirare l'attenzione del fisco, hanno registrato con telecamere  nascoste i loro incontri con i dipendenti dell'istituto. Questi, hanno  consigliato ai cronisti alcuni metodi per evadere il fisco, come la creazione di  fondazioni nel Liechtenstein, vale a dire lo stesso strumento che secondo  l'inchiesta in corso è stato utilizzato nella maggior parte dei casi dai  clienti tedeschi della Lgt Group, la banca del Liechtenstein al centro dello  scandalo scoppiato di recente. Un portavoce del tribunale di Baden-Baden ha  spiegato che il tribunale di Mannheim (Sud Ovest) sta "esaminando" le attività  della banca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-587282914849687974?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Ls-sUudTpPnl_BW5GzkZG5kckeo/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Ls-sUudTpPnl_BW5GzkZG5kckeo/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Ls-sUudTpPnl_BW5GzkZG5kckeo/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Ls-sUudTpPnl_BW5GzkZG5kckeo/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/b7suh91mBU0" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/587282914849687974/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=587282914849687974" title="5 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/587282914849687974?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/587282914849687974?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/b7suh91mBU0/ubs-altri-18-miliardi-di-svalutazioni-e.html" title="Ubs: altri 18 miliardi di svalutazioni. E l'ad lascia" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>5</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/ubs-altri-18-miliardi-di-svalutazioni-e.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUEMQH86cSp7ImA9WxZVGUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-4270292183412285592</id><published>2008-03-31T01:48:00.000-07:00</published><updated>2008-03-31T01:54:41.119-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-31T01:54:41.119-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Minsky" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="subprime" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Fed" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Jampaglia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Bellofiore" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Liberazione" /><title>Le caratteristiche della crisi - Bellofiore</title><content type="html">Ecco l'altra interessantissima analisi sulla crisi finanziaria vista da Riccardo Bellofiore, docente di scienze economiche dell'Università di Bergamo, intervistato da Claudio Jampaglia per Liberazione di domenica 30 marzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Crisi del sistema, non crollo&lt;br /&gt;Sinistra copia Roosevelt&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Claudio Jampaglia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Greenspan parla di crisi più grave dal secondo dopoguerra, altri economisti sono meno pessimisti: il tuo giudizio?&lt;br /&gt;Non è solo Greenspan a parlare di crisi di dimensioni gravissime. Per trovare un paragone adeguato George Soros risale addirittura al 1929. Hanno ragione. Con tutta evidenza siamo a una svolta dentro la crisi, a una crisi del sistema. Intanto, però, la sinistra è stata abbacinata dall'ottimismo sostanzialmente apologetico del post-operaismo, dal pessimismo disfattista di chi si limita a registrare la frammentazione del lavoro o dal keynesismo fuori tempo massimo. Si accorge delle dinamiche profonde del capitalismo contemporaneo solo nei momenti di crisi conclamata. Crisi però non significa crollo. Significa ristrutturazione. E può significare, nei momenti di svolta, grande innovazione istituzionale di parte capitalistica.&lt;br /&gt;Come è nata la crisi?&lt;br /&gt;La crisi finanziaria della scorsa estate covava da tempo. Lo sgonfiamento della bolla immobiliare ha generato la crisi dei subprime (i mutui ad alto rischio alle famiglie povere) per aggravarsi e arrivare alla crisi delle banche di investimento. Il bisogno dell'intervento delle banche centrali quali prestatori di ultima istanza è divenuto parossistico, e la spinta ad una riduzione dei tassi di interesse si è rivelata irresistibile. Questa volta la crisi ha avuto come nodo cruciale il fatto che le proprietà requisite perdevano di valore, e sono iniziate le esplosioni nel campo minato della nuova finanza. Ciò che doveva rendere trasparente il mercato e minore il rischio ha fatto invece collassare le relazioni tra operatori per l'opacità dell'informazione, per la corruzione delle agenzie di rating , per l'impossibilità di sfuggire all'azzardo morale. Una smentita clamorosa di chi aveva scommesso sulla progressività del capitalismo dei "derivati", altra faccia del capitalismo della conoscenza. Ma è anche clamoroso che il "nuovo" capitalismo crolli sui due terreni dove, dopo il 1989-91, aveva reclamato una superiorità del mercato sul piano: l'informazione e la fiducia.&lt;br /&gt;Come inquadreresti invece, teoricamente, la crisi?&lt;br /&gt;Aiuta a capire qualcosa di quel che è successo un economista eterodosso statunitense morto nel 1996, Hyman P. Minsky. Per Minsky, il capitalismo tende sempre a far degenerare la stabilità in instabilità. Quando la prosperità va avanti da un po', le posizioni degli operatori da "coperte" si fanno più coraggiose, e divengono "speculative": in alcuni periodi i "profitti" sperati sono inferiori ai pagamenti per interesse e per restituzione del capitale, e ci si deve rifinanziare. Al rischio "economico" si affianca quello "finanziario", per l'aumento dei tassi di interesse o per la riduzione dei prezzi delle attività. Quando l'euforia diviene irrazionale, si intrattengono posizioni "ultraspeculative": ci si indebita nella speranza di futuri guadagni "eccezionali" (aumento del corso delle azioni, rivalutazioni degli immobili, ecc.), che soli possono giustificare l'investimento, senza quei profitti fantasiosi l'investimento non può che essere in perdita. “Le cose si dissociano, il centro non può reggere”, un verso di Yeats che Minsky citava spesso. Quando la bolla scoppia, l'alternativa è secca. Deflazione da debiti: con il fantasma del ripetersi di un Grande Crollo. Oppure intervento politico: la Banca centrale come "prestatore di ultima istanza", che inietta liquidità a basso costo e la spesa pubblica in disavanzo che sostiene i profitti monetari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi, quindi, si svolgerà in tempi lunghi su un cambio di regime del capitalismo e della politica economica?&lt;br /&gt;Non si capisce nulla di questa crisi senza capire le novità del capitalismo contemporaneo e della sua politica economica di appoggio. Crisi finanziarie alla Minsky si sono avute a ripetizione dopo la svolta neoliberista degli inizi degli anni 80. La spiegazione di Minsky però da sola non basta. Minsky centra il ragionamento sulla domanda di beni capitali fissi, il che spiega poco della new economy e niente della ripresa Usa dal 2003. Resta comunque vero che dalla metà degli anni 90 lo sviluppo economico si ha con l'effetto "leva finanziaria" che ha sostenuto la spesa dei consumatori senza la quale l'economia mondiale sarebbe scivolata nella stagnazione. La bolla delle dot.com, come quella immobiliare, sono state legate soprattutto all'indebitamento delle famiglie. E hanno fatto dell'economia Usa l'acquirente di ultima istanza del capitalismo mondiale per i neomercantilismi europei e asiatici. Oggi questo circuito chiuso della realizzazione monetaria del plusvalore è in crisi. Si è accelerata la svalutazione del dollaro e sono iniziate le grandi manovre. Nella misura in cui la crisi sarà seria, come credo, il capitale sarà costretto a mettere mano al sistema di regolazione macroeconomico e agli equilibri geopolitici. Gli scenari vanno dalla crisi generale alla ricostruzione dell'edificio dalle fondamenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo quadro che succede alla terna lavoratore "spaventato" - consumatore "indebitato" - risparmiatore "terrorizzato" di cui hai parlato nei tuoi lavori?&lt;br /&gt;Il risparmiatore terrorizzato è in realtà affetto da una sindrome "maniacale-depressiva". Il lavoro viene incluso nel capitale per il tramite degli intermediari e dei fondi, il risparmiatore viene cullato nella sua fase "maniacale". Grazie all'effetto ricchezza per la rivalutazione delle attività, il consumatore si indebita sempre di più. Ciò avviene in un contesto in cui il lavoratore è sempre più "spaventato" dalla pressione della ristrutturazione e della globalizzazione. Greenspan lo sa bene: è lui che ha coniato l'espressione lavoratore "traumatizzato". Per questo oggi, quando la disoccupazione cade, i salari non aumentano. La famigerata curva di Phillips, su cui si è incancrenito il dibattito tra gli economisti monetaristi e keynesiani per 40 anni, è ora piatta. Peccato che la compressione dei salari faccia sì che la domanda abbia bisogno di una inflazione dei prezzi delle "attività" per sostenere i consumi privati. L'esplosione della bolla fa emergere la fase "depressiva" del risparmiatore. Si diffonde il timore del crollo del consumo perchè tutti hanno necessità di rientrare dal debito. Queste dinamiche si traducono in ulteriore pressione nei processi capitalistici di lavoro. Il recente aumento dei prezzi del petrolio, delle materie prime, dei beni agricoli, dell'oro, in parte sono trainati da dinamiche speculative e di assicurazione rispetto all'incertezza schizzata alle stelle, in parte hanno a che vedere con la ristrutturazione geografica e politica del capitalismo attuale, in parte sono legati alla svalutazione del dollaro. Le politiche monetarie, in primis quella della Bce, fanno sì che questi aumenti ricadano sui lavoratori, riconfermando la deflazione salariale. La promessa di recuperare il potere d'acquisto grazie alla riduzione dei prezzi o alla partecipazione alla rendita finanziaria non è altro che un miraggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Consumatore indebitato, risparmiatore "maniacale-depressivo". E il lavoratore?&lt;br /&gt;La sussunzione reale del lavoro alla finanza e al debito non è separata dall'approfondimento dello sfruttamento nella produzione. La centralizzazione finanziaria e del comando, il primato nella filiera produttiva, si accompagna a dimensioni tecniche di impresa che crescono meno di un tempo (di qui anche il recente risorgere delle "medie" imprese), e ad un lavoro che non viene omogeneizzato dalla sua concentrazione giuridica e tecnica nello stesso luogo, e/o nella stessa "fabbrica", e/o nello stesso contratto. La soggezione delle "famiglie" ai mercati finanziari e al debito per il consumo costringe a tempi di lavoro più lunghi e intensi, e muta la natura del lavoro: che da attività svolta secondo un piano e sotto controllo diretto diviene, quale che sia la natura giuridica del rapporto, compito da svolgere con "flessibilità" in una finta autonomia. Tutto ciò è accelerato dai criteri di gestione legati alle nuove strutture proprietarie e di controllo. Sono i gestori dei fondi pensione, che raccolgono i risparmi vitali dei lavoratori, a pretendere rendimenti elevati sul capitale proprio, a volere scelte penalizzanti sull'occupazione e sulle condizioni di lavoro di altri lavoratori, a spingere sul pedale delle esternalizzazioni. Il "capitalismo patrimoniale" vede un primato dei piccoli azionisti, ma in forma alienata, per cui a decidere sono coloro che hanno il potere di gestire quel risparmio, e pretendono nel breve termine alti tassi di rendimento sul capitale proprio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stai descrivendo un modello trainato solo dalla speculazione. E' la fine del liberismo per come lo abbiamo conosciuto?&lt;br /&gt;E' in parte vero che è un modello tirato dalle dinamiche speculative. Non puoi però separare finanza ed economia reale. Sono queste dinamiche finanziarie ad aver sostenuto la domanda effettiva negli ultimi 10-15 anni. Sono queste stesse dinamiche a determinare ora la crisi reale. Quello che descrivo è una sorta di paradossale "keynesismo" finanziario, in cui i profitti futuri si nutrono di debito crescente, non solo delle imprese o dello Stato, ma anche e sempre più, delle "famiglie". I bassi salari vengono compensati dagli effetti ricchezza su una ricchezza cartacea o immobiliare talora fantasiosa, che può svanire da un momento all'altro, e a quel punto il riaggiustamento è violento. Si potrebbe definire una espansione della domanda tirata dalle bolle speculative nelle "attività", politicamente gestita. Altro che liberismo! Parola che la sinistra usa a sproposito: salvo poi stupirsi di un Tremonti, e scambiare i social-liberisti per liberisti temperati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mancanza di crescita, che lascia la finanza in assoluta balia di se stessa, risponderebbero in molti...&lt;br /&gt;La crisi del 2000-1 fu tamponata con più moneta, più spesa militare, meno tasse per i ricchi, e si prolungò sino a metà 2003. Le imprese, nel frattempo, ripianarono i propri bilanci. La crescita degli anni successivi non ha più avuto a che fare con dinamiche di innovazione tecnologica. La crescita è ripartita solo grazie all'indebitamento delle famiglie povere. Il mercato immobiliare era stato favorito dal crollo dei tassi di interesse dell'inizio del terzo millennio, e venne in soccorso di un nuovo modello in difficoltà appena nato. Con prezzi delle case che salivano, e con la rinegoziazione dei mutui ipotecari a tasso variabile, le case erano diventate un bancomat. La Federal Reserve ha favorito questo processo, prima sostenendo i prezzi dell'immobiliare, poi per il tramite dei nuovi strumenti di credito finanziati dalle banche commerciali. Ora deve correre in soccorso e puntellare l'edificio che crolla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che ne pensi del riemergere dello spettro del 1929?&lt;br /&gt;Qui ci è ancora utile Minsky. Il quesito "Potrebbe ripetersi?" riemerge ciclicamente. Minsky era scettico, a ragione, sul ripetersi di un Grande Crollo. Il laisser faire è per i poveri, non per i ricchi: ne abbiamo la testimonianza in queste settimane. La Banca Centrale non si limita a fornire liquidità a basso costo: non ha scelta, deve salvare la casino economy . La politica monetaria ha però efficacia limitata, specie se il problema è l'insolvenza. Bernanke non si è potuto fermare a ridurre, sempre più a rotta di collo, i tassi di interesse. Ha dovuto aprire linee di credito non solo alle banche commerciali ma anche alle banche di investimento: una delle innovazioni istituzionali cui accennavo. Deve accettare come collaterali strumenti della finanza "tossica". Ha fatto acquistare a prezzi di saldo Bear Sterns, dando all'acquirente la garanzia di un credito enorme nel caso di brutte sorprese nei bilanci di quella società. Si parla ora di un possibile acquisto diretto sui mercati delle mortgage backed securities da parte dello Stato. Prossimamente, possiamo attenderci mosse coordinate tra le banche centrali sul dollaro, per far sì che la necessaria svalutazione sia "ordinata" (e tra parentesi non credo ad una fuga suicida dal dollaro di Cina e altri paesi creditori, al limite a differenziazione dei nuovi flussi di investimento). Solo così il rapporto con i paesi esportatori negli Usa può essere tutelato. Solo così l'entrata in campo dei fondi sovrani per ricapitalizzare fondi e banche in crisi può essere facilitato. E' in atto un "deceleratore finanziario" potentissimo. Quando il ciclo si inverte, le perdite costringono le banche a snellire i loro bilanci, questo induce a vendere attività. Cadono i loro prezzi, si amplificano le perdite delle banche, in una perversa spirale al ribasso. Gli istituti di credito devono stringere ulteriormente i cordoni della borsa. Per questo arriveranno interventi sul come valutare le attività nei bilanci delle istituzioni creditizie (non più ai valori di mercato: conveniva ieri, non più oggi) e regole più restrittive del credito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste la soluzione di un ritorno al keynesismo?&lt;br /&gt;No - nè era questa la risposta dello stesso Minsky, un keynesiano ben cosciente dei limiti del keynesismo per come lo abbiamo conosciuto. E', detto tra di noi, abbastanza paradossale che chi dava per obsoleto Keynes al cambio di millennio, oggi lo invochi. Non vi è dubbio che nel capitalismo finanziariamente sviluppato siano necessari elevati e crescenti disavanzi del bilancio pubblico. Occorre un Big Government . Minsky però ci avverte che l'intervento della Banca Centrale e i disavanzi di bilancio, se non qualificati nei contenuti, si limiteranno a riprodurre nel futuro su scala allargata, il ciclo instabilità -crisi. Occorre una "socializzazione degli investimenti": formula di Keynes, di cui Minsky dà però una lettura radicale. Un piano del lavoro che garantisca la piena occupazione. Investimenti pubblici che migliorino la produttività del sistema. Minsky ha in mente il New Deal , non il keynesismo degli anni 60-70, che detestava. Oggi, la sinistra ha paura di parlare di queste cose, e balbetta di qualche correzione distributiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sinistra, quindi, è radicale a parole, ma poco nelle analisi e nelle ricette?&lt;br /&gt;Una forza di sinistra non è tale se non pone sul tappeto il tema della ridefinizione strutturale della produzione. L'età keynesiana si è chiusa con una crisi direttamente sociale. Non si pose in discussione solo la distribuzione, ma anche modi del lavoro, contenuti della produzione, riduzione di corpo e mente a mero strumento. Il capitale ha risposto con la svolta monetarista, che fece impennare la disoccupazione di massa. Ne è seguita la "centralizzazione senza concentrazione": che ha frammentato il lavoro, trasformato la disoccupazione in sotto-occupazione, precarizzato la vita. La crisi del nuovo capitalismo è anche l'insostenibilità, economica ed ecologica, dei modelli di produzione e di consumo. Non se ne esce se non si è in grado di riprendere la sfida su "cosa" e su "come" si produce. E' qui che si uniscono in avanti le ragioni del lavoro, della natura, del genere. Su questo la sinistra tace, o rimanda a tempi migliori, e ragiona per somma delle "differenze". E' chiaro che limitarsi a parole d'ordine contabili sulla finanza pubblica o a domande redistributive, è inefficace e subalterno. In questi anni, d'altronde, non ci ha portato da nessuna parte. E' mille volte più coraggioso Howard Zinn che proprio su Liberazione (ripreso da The Nation ), proponeva: "Se facessimo come Roosevelt?". E viene dalla sinistra radical degli Stati Uniti, che siamo abituati a guardare dall'alto in basso. A me pare che, oggi, o si parte da una doppia dichiarazione di fallimento - della sinistra radicale italiana, che in questi anni ha sbagliato pressochè tutto, dalle analisi alle proposte; e dei suoi intellettuali di riferimento, in primis gli economisti - o il "nuovo inizio" di cui tanto si parla e che tanto si invoca, non vedrà mai la luce.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-4270292183412285592?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2ySR00pBY913UtioNQ0AY_0YfN4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2ySR00pBY913UtioNQ0AY_0YfN4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2ySR00pBY913UtioNQ0AY_0YfN4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2ySR00pBY913UtioNQ0AY_0YfN4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/HExsal6DZmM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/4270292183412285592/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=4270292183412285592" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/4270292183412285592?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/4270292183412285592?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/HExsal6DZmM/le-caratteristiche-della-crisi_31.html" title="Le caratteristiche della crisi - Bellofiore" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/le-caratteristiche-della-crisi_31.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEYMR3k4eCp7ImA9WxZVGUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-5595474823877456522</id><published>2008-03-31T00:29:00.000-07:00</published><updated>2008-03-31T01:29:46.730-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-31T01:29:46.730-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Risanamento" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Zunino" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Santa Giulia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Intermonte" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="aree Falck" /><title>Zunino vale solo meno di un terzo</title><content type="html">Mentre il patron di Risanamento cerca di salvare il salvabile, sotto la pressione delle banche creditrici, arriva un impietosa analisi di Intermonte sul valore delle aree e degli immobili in portafoglio alla società di Luigi Zunino. Secondo gli analisti della sim Santa Giulia, il nuovo quartiere residenziale per super ricchi, avrebbe un valore di circa 580 milioni di euro contro 1,7 miliardi valutati da Risanamento e le aree Falck, dove dovrebbe sorgere il progetto di Renzo Piano, solo 533 milioni contro 1,3 miliardi. Complessivamente il valore degli asset di Risanamento secondo la sim Intermonte sarebbe quindi di 3,022 miliardi (contro i 5,5 dichiarati dalla holding di Zunino): un valore pericolosamente vicino ai debiti che ammontavano a fine 2007 a 2,410 miliardi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-5595474823877456522?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/W_kf0tsffr0RaHb0Fa04pBjjJgk/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/W_kf0tsffr0RaHb0Fa04pBjjJgk/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/W_kf0tsffr0RaHb0Fa04pBjjJgk/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/W_kf0tsffr0RaHb0Fa04pBjjJgk/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/WrvBfVlfJ3Y" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/5595474823877456522/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=5595474823877456522" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/5595474823877456522?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/5595474823877456522?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/WrvBfVlfJ3Y/zunino-vale-solo-meno-di-un-terzo.html" title="Zunino vale solo meno di un terzo" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/zunino-vale-solo-meno-di-un-terzo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkIAQ34zeSp7ImA9WxZVGUk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-8170819350511112668</id><published>2008-03-31T00:24:00.001-07:00</published><updated>2008-03-31T00:29:02.081-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-31T00:29:02.081-07:00</app:edited><title>Le caratteristiche della crisi - Eichengreen</title><content type="html">Domenica due economisti hanno tracciato con estrema lucidità le caratteristiche della crisi finanziaria. Ecco la prima intervista, pubblicata dal Sole, a Eichengreen docente a Berleley che dice con estrema chiarezza che la così detta innovazione finanziaria deve essere profondamente rimessa sotto controllo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Usa in recessione fino al 2009»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Mario Margiocco&lt;br /&gt;«L'Europa alla fine risulta meno sofisticata, ma più affidabile ». Barry Eichengreen, 55 anni, insegna a Berkeley Economia e Scienza Politica ed è considerato fra i massimi esperti del sistema monetario e finanziario. Nei giorni scorsi a Genova, ha presentato con Marc Flandreau uno studio sui tempi in cui il dollaro diventò prima moneta internazionale. Era il 1925, cioè 20 anni prima di quanto si pensi. E spiega in questa intervista come, fra dieci anni, assai prima di quanto si pensasse, il dollaro dovrà dividere alla pari con l'euro questo ruolo. L'accelerazione è imposta dalla crisi finanziaria americana. «Siamo nella fase più delicata degli ultimi 70 anni », dice Eichengreen rispondendo al Sole- 24 Ore. La recessione americana è dura e quella europea, che ci sarà, potrebbe esserlo meno. Wall Street è in cura intensiva. Salvata in 10 giorni, a partire dalla forzata vendita di Bear Stearns nel fine settimana di St. Patrick ( 15-16 marzo), da 300 miliardi di titoli sicuri offerti in cambio di titoli traballanti. L'hanno tenuta a galla Federal Reserve, Tesoro, e il contribuente americano. Garantendo anche per le banche di investimento che Fed e sistema di supervisione non controllano con adeguati poteri, ma che andavano puntellate. Una rivoluzione. Costosa. Il mondo è cambiato dopo la fine del grande banchetto finanziario che ha avuto molti commensali, ma che resta identificato con gli Stati Uniti. La crisi finanziaria, e qui parla il politologo, ha anche inciso negli ultimi giorni sulla corsa alla Casa Bianca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto durerà la recessione negli Stati Uniti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si parla di due trimestri. Ma credo che la crescita non tornerà fino a 2009 avanzato. Quindi ci vorrà ben più del doppio. Al momento è il solo export a tenere grazie al dollaro basso, ed è bene così, purché non sfugga di mano. Tutto il resto è fermo, con l'edilizia bloccata, il sistema finanziario da ripulire ampiamente, le banche da ricapitalizzare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Europa si salverà dalla recessione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No. Ma sono assai meno convinto sulla durata e l'intensità di quella europea. Il vero decoupling&lt;br /&gt;è un mito, e la frenata del consumatore americano si farà sentire. Inoltre anche l'Europa ha le sue crisi. Anche qui varie banche si sono esposte troppo su mutui subprime e derivati e il danno non è ancora chiaro. Il mercato immobiliare di Spagna e Irlanda, in grave crisi, potrebbe rivelarsi simile a quello americano. Quindi anche in Europa vedo scattare la formula nefasta di rallentamento della crescitae di problemi nel credito, ma in misura meno grave. Qui sì ci potrebbero essere due trimestri di recessione. La Bce farebbe quindi bene a ridurre i tassi, anche se l'Europa è un po' diversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In che senso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avendo abbracciato con minore entusiasmo la sofisticazione e l'ingegneria finanziaria, risulta alla fine più affidabile. Non è poco in un mondo dove gli investitori sono sempre più di Paesi terzi e possono scegliere tra una piazza europea e una americana, oltre a sviluppare sempre di più le proprie piazze finanziarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wall Street perderà status?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è detto. Dipende da come si muoveranno la comunità bancaria, il Congresso, la Fed e il Tesoro. Da almeno un paio d'anni si diceva negli Stati Uniti che Wall Street perdeva terreno perché gravata dalle nuove normative seguite allo scandalo Enron del 2001-2002, a partire dalla legge Sarbanes-Oxley. Ora, dopo l'eccesso di derivati e dopo la tragedia dei mutui subprime, è chiaro che qualcosa va fatto, ma in senso contrario, con nuove regole, chiare e stringenti, che sono mancate. La deregulation alla fine ha compromesso il buon senso. Il Congresso e le autorità di sorveglianza possono incidere molto scoraggiando gli eccessi di ingegneria finanziaria, e la Fed può fare molto scontando in modo più favorevole prodotti più semplici e chiari, e incentivando chi emette mutui a tenerne una parte in portafoglio, come si fa in Europa, e non a cartolarizzarli e venderli tutti per disfarsene al più presto. Wall Street ha tutta la tradizione necessaria. Deve solo riscoprire un po' delle vecchie e più prudenti regole. L'abbraccio entusiasta dell'innovazione è insieme una grande forza e una debolezza dell'America.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli investitori internazionali alleggeriscono le posizioni in dollari e l'ultima asta dei titoli a 10 anni (Treasury notes) del Tesoro americano ha visto a metà marzo un netto calo di interesse; invece del solito 25% di media solo un 5,8% è andato a non residenti. Se si ripete alla prossima asta, sarà il panico?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono due aspetti. Come ho detto, è bene che il dollaro sia basso ora per gli Stati Uniti, un po' meno ovviamente per l'Europa. Ma non deve sfuggire di mano. Per questo l'esito dell'asta ha preoccupato e si è parlato di un intervento di sostegno al dollaro, se dovesse ripetersi. È evidente che c'è una fuga dal dollaro. Ci sono banche centrali che ne hanno troppi, a partire dalla Cina. Ma l'alleggerimento, in corso da tempo, deve avvenire in modo controllato. Abbiamo già avuto nella storia monetaria, ma in un contesto completamente diverso e ben più sfilacciato, un caso di eccesso di riserve con la Banque de France all'inizio degli anni '30, e un alleggerimento eccessivo e destabilizzante di sterline, e poi un eccesso altrettanto destabilizzante di accumulo di oro. Ma prendo i paralleli con prudenza. La Storia serve di più per mettere a fuoco le differenze, sotto analogie apparenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dov'è l'analogia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da metà degli anni '20 al '29 la moneta che dava più sicurezza era il dollaro e le banche centrali ne fecero incetta, come riserva. Poi ci si spostò sulla sterlina, che Parigi acquistò in modo abnorme, subendo forti perdite e poi scaricandola e contribuendo alla svalutazione del 1931, per buttarsi poi sull'oro con altri inconvenienti globali da deflazione. Ora, i Paesi con i Fondi sovrani più attivi hanno un eccesso di riserve in dollari e cercano quindi di diversificare. Il Fondo sovrano insomma è uno strumentodi diversificazione delle riserve monetarie. La stessa corsa alle materie prime è una forma di diversificazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E l'euro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È già molto importante e sta crescendo e credo che fra 10 anni al massimo il suo utilizzo come valuta internazionale sarà alla pari con il dollaro. La crisi finanziaria attuale, che ha colpito e colpirà anche l'Europa con qualche nuova crisi delle sue banche, si è identificata però con gli Stati Uniti, e questo favorirà l'Europa e l'euro. Ma va ricordato che avere due monete di riferimento internazionale è stato nella storia degli ultimi due secoli più la norma che l'eccezione. L'eccezione è stata piuttosto la seconda metà del 900 con il dominio assoluto del dollaro. L'Europa ha un'economia analoga a quella americana ed è naturale che esprima una moneta internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi finanziaria da subprime, derivati, ed eccesso di debiti peserà sulle elezioni di novembre?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ora dico quello che dicono i bookmakers londinesi sulla nomination democratica, e cioè che Obama ha più probabilità di Hillary Clinton. Per novembre, chiunque sia l'avversario di John McCain, non faccio previsioni, troppo difficile. Nella scelta del presidente conta parecchio la simpatia istintiva, e McCain la suscita. Molti votano per simpatia umana, anche se le idee non sempre coincidono. È il fattore fiducia. Ma McCain ha però due handicap, anzi tre, oltre all'età. Rappresenta il partito che ha avuto la Casa Bianca negli ultimi otto anni. È a favore di una guerra impopolare, per i più. Ed è per una politica di hands off o quasi rispetto a Wall Street. Ora, o sviluppa una linea più interventista, visto che sarà il contribuente a sanare le voragini, o la cosa peserà contro di lui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-8170819350511112668?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4NFsxUi7nUpt0aq-mYzON-LkxY0/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4NFsxUi7nUpt0aq-mYzON-LkxY0/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4NFsxUi7nUpt0aq-mYzON-LkxY0/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4NFsxUi7nUpt0aq-mYzON-LkxY0/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/gD7BReSF_Yw" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/8170819350511112668/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=8170819350511112668" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/8170819350511112668?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/8170819350511112668?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/gD7BReSF_Yw/le-caratteristiche-della-crisi.html" title="Le caratteristiche della crisi - Eichengreen" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/le-caratteristiche-della-crisi.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CU4CR3k_eip7ImA9WxZVGE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-7748907296195550732</id><published>2008-03-30T00:38:00.000-07:00</published><updated>2008-03-29T16:39:26.742-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-29T16:39:26.742-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Buora" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Ruggiero" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Telecom" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Pirelli" /><title>Telecom annaspa. Buora e Ruggiero proprio no!</title><content type="html">L'ultima novella della saga Telecom ha, come al solito, della clamorosa e gigantesca beffa. Ai risparmiatori e azionisti dell'ex monopolista pubblico ma anche alle decine di milioni di clienti e ai cittadini italiani. Riccardo Ruggiero, già ad di Telecom, e Carlo Buora, ex vicepresidente, hanno ricevuto rispettivamente quasi 17 e 12 milioni di euro come liquidazione per il loro "contributo" al business aziendale. E che contributo! Una recente analisi pubblicata da Plus del Sole 24Ore (15 marzo 2008) ha evidenziato che nel periodo 2002-2006 Telecom ha speso ben 16 miliardi di euro solo di oneri finanziari. Nei quattro anni dal 2003 al 2006, secondo i dati R&amp;amp;S Mediobanca, 32 miliardi di risorse sono stati impiegati per investimenti finanziari e dividendi, mentre agli investimenti industriali nello stesso lasso di tempo sono finiti solo 12,5 miliardi, un quinto del totale degli impieghi complessivi del gruppo nel periodo. I copiosi dividendi pari al 5% annuo, hanno peggiorato i conti dell'azienda ma hanno fatto contenti i principali azionisti che come Olimpia avevano bisogno di compensare l'andamento disastroso del titolo. Una strategia completamente ribaltata oggi dal nuovo management alle prese con una situazione finanziaria molto difficile che ha dovuto tagliare i dividendi ma anche gli investimenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-7748907296195550732?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/MXbnstmuCfgR2FTjxr6n7O_wZYM/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/MXbnstmuCfgR2FTjxr6n7O_wZYM/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/MXbnstmuCfgR2FTjxr6n7O_wZYM/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/MXbnstmuCfgR2FTjxr6n7O_wZYM/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/C_YqiuucK-0" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/7748907296195550732/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=7748907296195550732" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/7748907296195550732?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/7748907296195550732?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/C_YqiuucK-0/telecom-annaspa-buora-e-ruggiero.html" title="Telecom annaspa. Buora e Ruggiero proprio no!" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/telecom-annaspa-buora-e-ruggiero.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Dk4GRn0zcSp7ImA9WxZVGE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-2189584416020850676</id><published>2008-03-29T16:42:00.000-07:00</published><updated>2008-03-29T16:55:27.389-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-29T16:55:27.389-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Tesoro Usa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Paulson" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Fed" /><title>Il Tesoro Usa ha un piano. Ma è insufficiente</title><content type="html">Le agenzie hanno battuto numerosi dispacci. Ma le anticipazioni, almeno per ora, non convincono per nulla. Il segretario al Tesoro Paulson lunedì 31 presenterà la riforma dei controlli sul sistema finanziario. Troppo poco per contrastare il disastro post subprime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco nel dettaglio cosa dirà Paulson lunedì secondo l'Ansa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FED: ARRIVA LA RIFORMA PAULSON, AVRA' PIU' POTERI  NEW YORK - Una Fed con più poteri sui colossi di Wall Street per mantenere la stabilità dei mercati. Dopo un anno di lavoro, lunedì prossimo l'amministrazione Bush presenterà un progetto di riforma della autorità regolatrici del mercato, nel quale è previsto che il Congresso ampli i poteri della banca centrale che potrà anche inviare team specializzati presso qualsiasi istituzione che potrebbe mettere a rischio l'intero sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A uscire depotenziata dalla riforma sarà, invece, la Sec per cui è prevista la fusione con la Commodity Futures Trading Commission. Il progetto messo a punto dal governo potrebbe far diventare la banca centrale "il regolatore della stabilità dei mercati" del governo. Il segretario al Tesoro americano, Henry Paulson, lavora alla riforma da quasi un anno: "Abbiamo iniziato a studiare la struttura di regolamentazione dopo una conferenza sulla competitività nei mercati dei capitali nel marzo 2007", si legge nell'estratto di proposta di riforma pubblicato dal New York Times.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella proposta, il Tesoro presenta una serie di raccomandazioni a breve e medio termine "in grado di migliorare da subito e di riformare la struttura di regolamentazione" del sistema finanziario. "Le raccomandazioni a breve termine si incentrano sull'agire subito per migliorare il coordinamento. Le raccomandazioni di medio termine - prosegue il testo pubblicato dal New York Times - si focalizzano invece sulla necessità di eliminare alcune delle duplicazioni del sistema di regolamentazione americano, ma soprattutto sul cercare di modernizzarlo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piano potrebbe esporre le banche di investimento e gli hedge found di Wall Street a una maggiore sorveglianza, ma evita di dare regole più stringenti. Nel testo è prevista la creazione del 'Prudential Financial Regulator', che guiderà le cinque agenzie federali per la supervisione delle banche. Dovrebbe invece venire chiuso l'Office of Thrift Supervision, mentre non viene esclusa la possibilità di creare un regolatore nazionale sulle assicurazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non sto dicendo che una maggiore regolamentazione è la risposta, o che una regolamentazione più efficace può prevenire periodi di stress sul mercato finanziario che sembrano verificarsi ogni 5, 10 anni - scrive il New York Times riportando un estratto della bozza del discorso che Paulson terrà lunedì -. Sto solo suggerendo che potremmo e dobbiamo avere una struttura più adatta ai tempi in cui viviamo, una che sia più flessibile". Nelle ultime settimane la Fed è stata oggetto di critiche per il ruolo attivo giocato nel salvataggio di Bear Stearns e per il suo atteggiamento nei confronti di Wall Street, visto che per la prima volta dagli anni '30 ha aperto anche alle banche di investimento la finestra del tasso di sconto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-2189584416020850676?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ODSGsjPEXg7-QbquqX2g_pOzB5M/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ODSGsjPEXg7-QbquqX2g_pOzB5M/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ODSGsjPEXg7-QbquqX2g_pOzB5M/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ODSGsjPEXg7-QbquqX2g_pOzB5M/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/s8K02NCbqro" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/2189584416020850676/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=2189584416020850676" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/2189584416020850676?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/2189584416020850676?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/s8K02NCbqro/il-tesoro-usa-ha-un-piano-ma.html" title="Il Tesoro Usa ha un piano. Ma è insufficiente" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/il-tesoro-usa-ha-un-piano-ma.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUYBRH88eCp7ImA9WxZVGE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-688475881819436759</id><published>2008-03-29T16:15:00.000-07:00</published><updated>2008-03-29T16:25:55.170-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-29T16:25:55.170-07:00</app:edited><title>Il salvataggio pubblico di Bear Stern</title><content type="html">Il mitico Massimo Mucchetti sulle colonne del Corriere di sabato ricostruisce il salvataggio pubblico di Bear che avevamo sommariamente anticipato su questo blog. La conclusione di Mucchetti è lapidaria: «un operazione che al di qua dell'Atlantico sarebbe stata contestata dalla commissione Ue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco l'articolo integrale di Mucchetti dal titolo: Bear Stern e la Fed: dietro le quinte del crack.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Forse, per capire il caso Bear  Stearns, più dei sermoni         degli  economisti vale la famosa  battuta dei Blues Brothers:         «Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare». I         duri del momento sono i banchieri centrali di New York che         abbandonano il credo liberista e, pur di evitare il peggio,         ricorrono a una leggina del 1932 per travolgere la regola che         riserva  alle sole banche commerciali,  alimentate dai depositi         dei risparmiatori,  i finanziamenti speciali  della Federal         Reserve e lascia al loro destino le banche d'investimento,         che si finanziano sul mercato  dei capitali. L'aspetto         curioso è che la realpolitik d'oltre Atlantico ha         svolgimenti assai simili a quelli in uso nella vecchia Europa         dei  campioni nazionali, che usava lo strumento delle         anticipazioni bancarie  a tassi stracciati per rifinanziare  i         salvataggi a spese del Tesoro.&lt;br /&gt; L'acquisizione di Bear         Stearns da parte di JP Morgan Chase avviene fuori da ogni         procedura di mercato per decisione della Federal Reserve.  La         Banca centrale sceglie come acquirente il vicino di casa, con il         quartier generale tra la 47esima strada e Madison Avenue, e lo         assiste  con una sua garanzia a copertura  delle perdite fino a         29 miliardi di dollari, una non recourse facility&lt;br /&gt;che, al di         qua dell'Atlantico, sarebbe  contestata dalla Commissione         Ue come aiuto di Stato.&lt;br /&gt; La decisione è stata presa nella         notte tra giovedì 13 e venerdì 14 marzo, dopo che il gerente         della Bear  Stearns, Adam Schwartz, si era presentato alla         Federal Reserve dello  Stato di New York per avvisarla di non         poter più far fronte alle scadenze:  un'umiliante beffa del         destino  per la banca d'investimento che, nella sua rapace         presunzione, aveva respinto l'invito della Fed a         partecipare al salvataggio del Long Term Capital Management, il         cui fallimento, nel 1998, anticipa tutte le brutte storie del         nuovo secolo.&lt;br /&gt; La crisi era precipitata nel momento  in cui         l'agenzia di rating Moody's  aveva declassato una         serie di obbligazioni Bear Stearns di tipo Alt-A rappresentative         di mutui concessi  a una clientela migliore di quella dei         subprime ma ormai anch'essa  in troppi casi insolvente.&lt;br /&gt;        La circostanza sollecita più di  una domanda. Ci si può chiedere         perché Schwartz e la sua prima linea  ancora l'8 febbraio         2008 qualificassero  come strong ogni attività della ditta di         fronte al Forum del Credit Suisse. E sì che sei mesi prima  la         sorte di Warren Spector, l'aggressivo  responsabile del         settore  mutui già locupletato con 37 milioni  di compensation         per il 2006, avrebbe dovuto consigliare cautela.&lt;br /&gt; Spector,         come a suo tempo riferì l'agenzia Bloomberg, se ne era         andato  a Nashville nel Tennessee a disputare  un torneo di         bridge e, per non essere disturbato, aveva staccato  il         cellulare per una settimana. Alla fine scoprì di essere arrivato         95esimo su oltre 4 mila giocatori e di avere sul suo tavolo, al         383 di Madison avenue, la lettera di licenziamento  perché, nel         frattempo, due hedge fund promossi da Bear Stearns erano falliti         e il titolo aveva perso un quarto del suo valore.&lt;br /&gt; Ci si         potrebbe chiedere se e perché,  nonostante         quell'avvertimento,  Schwartz non si sia accorto che  una         quota crescente dei debitori non pagava i mutui in vario modo         connessi agli strumenti finanziari in portafoglio. E ci può         anche chiedere  se e perché, essendosene accorto,  non vi abbia         posto rimedio visto che era improbabile un'ulteriore         dormita delle agenzie di rating,  da mesi sotto schiaffo per         aver chiuso gli occhi troppo a lungo.  E infine ci si può         chiedere dove fosse e quali strumenti tecnici e concettuali         usasse la pur celebrata Fed di fronte a una banca con un         capitale di vigilanza formato per 12 miliardi da patrimonio         netto e da 70 miliardi di prestiti subordinati et similia,         una leva finanziaria impensabile al di qua dell'Atlantico.         Ma quando la frittata è fatta, è fatta. E allora resta solo         un'ultima domanda: aveva altre opzioni la Banca centrale?&lt;br /&gt; Certo, la         mina andava disinnescata  entro il fine settimana per evitare         il panico. La Fed aveva due armi:  la riduzione del tasso di         sconto ela discount window che apre solo per un ristretto numero         di grandi banche commerciali americane. Ben Bernanke, il         presidente della Banca centrale, le ha largamente usate: ha         tagliato di un punto i tassi  e ha concesso 29 miliardi di         garanzia.  Si potrà malignare sulla patria  della deregulation         che ricorre agli aiuti di Stato e, dopo aver predicato  la         libera circolazione dei capitali,  li riserva alle imprese         domestiche  non diversamente da quanto  facevano le banche         centrali della vecchia Europa prima dell'euro.&lt;br /&gt; Ma resta         il fatto che Bear Stearns era tecnicamente fallita: per onorare         le sue obbligazioni, avrebbe dovuto  realizzare attivi a prezzi         di saldo  imbarcando perdite tali da azzerare  il magro capitale         sociale e da trovarsi poi in stato di insolvenza. Il timore che         il tracollo di Bear Stearns  contagiasse il resto del sistema         ha dunque fatto premio su tutto.&lt;br /&gt; Poteva Bernanke scegliere un         salvatore  diverso da JP Morgan Chase?  Nella notte fatale,         ormai, non avrebbe potuto. Era troppo tardi. Bear Stearns è un         animale abbastanza  grosso. I suoi attivi ammontano  a 395         miliardi di dollari, il 44% di quelli di Intesa Sanpaolo giusto         per dare un'idea. Le altre banche d'investimento         newyorkesi  — Goldman Sachs, Merrill Lynch,  Morgan Stanley e         Lehman Brothers — non hanno la dimensione  e la liquidità         necessaria per assorbirli. Arrivano al massimo a 1100 miliardi         di attivi e, soprattutto,  hanno mezzi propri per non più di         30-40 miliardi. Maggiori risorse si potrebbero trovare nelle         grandi banche commerciali, ma Citi, Bank of America e Wachovia,         a parte le difficoltà congiunturali talvolta gravi, non hanno         l'esperienza di investment  banking necessaria a prendere         in mano una Bear Stearns  e a valutarne gli attivi, tagliando         quel che c'è da tagliare.&lt;br /&gt; JPMC, invece, è il risultato         dalla fusione tra la storica banca d'investimento  JP         Morgan e la grande banca commerciale Chase. Possiede  il         mestiere, ha attività totali quadruple  rispetto a Bear Stearns         e mezzi propri per 123 miliardi, e dunque ha anche la stazza. Di         più, JPMC presenta un bilancio 2007 con un utile netto         consolidato di 15 miliardi di dollari.&lt;br /&gt; Resta tuttavia         l'incognita dei rischi  di controparte tra cacciatore e         preda. Non si sa quale sia l'esposizione  globale di JPMC,         che capitalizza  in Borsa 150 miliardi di dollari,  verso Bear         Stearns. Forse il dato verrà reso noto nel prospetto informativo         sulla fusione, che seguirà la prima fase del salvataggio, ovvero         l'acquisizione del 39,5% di Bear Stearns. Ma interpellate         dal Corriere le fonti ufficiali tacciono.&lt;br /&gt; E' stato         invece chiarito che sui libri  di Bear Stearns figurano 2         miliardi  di subprime, 15 di mutui prime e Alt-A e 16 di         commercial mortgage-  backed securities. Di questi 33 miliardi,         JPMC potrà cederne 20 alla Fed escutendo la garanzia. Che         coprirà, per i 9 miliardi rimanenti, altri crediti di Bear         Stearns sui quali  JPMC avesse dubbi. La garanzia dovrebbe         durare oltre un anno, ma la scadenza non è stata indicata. Né         sono noti i criteri in base ai quali  JPMC scaricherà gli attivi         traballanti  alla Fed. Eppure, sarebbe bene  conoscerli per         verificare come sono valutate le stesse obbligazioni  da parte         delle altre banche che le detengono.&lt;br /&gt;Questa vicenda ha innovato sul campo una         regola: ora anche le banche di investimento non potranno più         fallire, nessuna potrà più essere abbandonata al proprio destino         JPMC e a poco meno della metà del suo patrimonio netto         tangibile, ovvero  del patrimonio depurato dagli  avviamenti         che, per quanto certificati,  sono in genere un po' meno         attendibili di prima.&lt;br /&gt; Nessuno oggi può dire quali saranno  le         prossime perdite di Bear Stearns, se supereranno o meno la         soglia dei 30 miliardi di dollari. E' certo, comunque, che         il primo miliardo  di perdite lo assorbirà JPMC e tutto il resto         sarà a carico della Fed. La quale dunque si è caricata sui suoi         libri un rischio di 29 miliardi  di dollari. E al tempo stesso —         ed è quel che più conta — ha innovato  sul campo la regola: ora         anche le banche d'investimento non potranno  più fallire.         Non è infatti pensabile  che Bear Stearns venga protetta  ed         eventuali concorrenti in crisi siano abbandonate al loro         destino.&lt;br /&gt; Questa innovazione di grande rilievo  politico è         stata presa senza alcun  coinvolgimento di un potere politico         che aveva forse dimenticato  la leggina del 1932. Ma che ora         dovrà pur verificare la tenuta e i costi  dell'attuale         regolazione».&lt;br /&gt; Massimo Mucchetti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-688475881819436759?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OSdhqnj1PeeIi5VEfl39MaK8JE0/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OSdhqnj1PeeIi5VEfl39MaK8JE0/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OSdhqnj1PeeIi5VEfl39MaK8JE0/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OSdhqnj1PeeIi5VEfl39MaK8JE0/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/Ixrb2TWSrOQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/688475881819436759/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=688475881819436759" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/688475881819436759?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/688475881819436759?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/Ixrb2TWSrOQ/il-salvataggio-pubblico-di-bear-stern.html" title="Il salvataggio pubblico di Bear Stern" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/il-salvataggio-pubblico-di-bear-stern.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEcNQXg5eip7ImA9WxZVFUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-4119758743145535883</id><published>2008-03-26T12:48:00.000-07:00</published><updated>2008-03-26T13:08:10.622-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-26T13:08:10.622-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Siv" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Fed New York" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Bear Stern" /><title>Ventinove miliardi dalla Fed. Uno (1) da JPMorgan</title><content type="html">I dettagli dell'operazione di salvataggio di Bear Stern sono a dir poco clamorosi. Basta leggere con un po' di attenzione il comunicato ufficiale pubblicato sul sito della Banca Centrale di New York per comprendere che dalle casse della Fed e del Tesoro arrivano 29 dei 30 miliardi di fondi utilizzati per arginare la crisi della banca d'affari specializzata in subprime. La Fed ha dato vita ad un apposito fondo da 30 miliardi di dollari (sottoscritto al 96% dalla stessa Banca Centrale) gestito da BlackRock che gestirà il portafoglio di prodotti finanziari di Bear. In pratica la Fed di New York ha preso in carico diverse "salsicce finanziarie" contenute in apposite Siv (società veicolo dove le banche scaricano i debiti).&lt;br /&gt;Il comunicato ufficiale della Fed di New York rappresenta una pietra miliare della crisi http://www.ny.frb.org/newsevents/news/markets/2008/rp080324.html&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-4119758743145535883?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dQIiQPR11taFMP4nZ99X5rOCmSQ/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dQIiQPR11taFMP4nZ99X5rOCmSQ/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dQIiQPR11taFMP4nZ99X5rOCmSQ/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dQIiQPR11taFMP4nZ99X5rOCmSQ/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/EhN0IBkdTYM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/4119758743145535883/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=4119758743145535883" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/4119758743145535883?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/4119758743145535883?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/EhN0IBkdTYM/ventinove-miliardi-dalla-fed-uno-1-da.html" title="Ventinove miliardi dalla Fed. Uno (1) da JPMorgan" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/ventinove-miliardi-dalla-fed-uno-1-da.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkEEQH8yfyp7ImA9WxZVFU8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-1364564369720712622</id><published>2008-03-26T02:15:00.000-07:00</published><updated>2008-03-26T02:43:21.197-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-26T02:43:21.197-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Bernanke" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Merrill Lynch" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Bce" /><title>La crisi non si supera. Nonostante la Fed</title><content type="html">Nonostante gli sforzi di Bernanke, che ha messo a disposizione delle banche in crisi decine di miliardi di dollari anche accettando anche subprime e Siv, la situazione non sembra migliorare. Anche la Bce ha messo a disposizione liquidità ingente ma i timori di nuove crisi come quella che ha investito Bear Stern continuano a tenere banco nelle sale trading di tutto il mondo. Nel mirino soprattutto le grandi firme di Wall Street, come Merrill Lynch, ma anche le banche europee, come Credit Suisse. Intanto piovono i licenziamenti: nella piazza finanziaria statunitense sono già 34 mila i funzionari licenziati e le stime più pessimistiche portano a 100000 mila i posti di lavoro che si potrebbero perdere nella finanza newyorkese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-1364564369720712622?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/LZVFFPxvAOE0jmv9h-d4XUAabMM/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/LZVFFPxvAOE0jmv9h-d4XUAabMM/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/LZVFFPxvAOE0jmv9h-d4XUAabMM/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/LZVFFPxvAOE0jmv9h-d4XUAabMM/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/wc0De3qAT9w" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/1364564369720712622/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=1364564369720712622" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/1364564369720712622?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/1364564369720712622?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/wc0De3qAT9w/la-crisi-non-si-supera-nonostante-la.html" title="La crisi non si supera. Nonostante la Fed" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/la-crisi-non-si-supera-nonostante-la.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0UGRX06fCp7ImA9WxZVE0w.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-862809072550385797</id><published>2008-03-23T11:34:00.000-07:00</published><updated>2008-03-23T16:33:44.314-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-23T16:33:44.314-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="suprime" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="'29" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Krugman" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Fed" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cdo" /><title>Il piano per salvare le banche</title><content type="html">Il Financial Times lo ha sparato in prima pagina, ma erano ormai alcuni giorni che di fatto la Fed stava già operando in tal senso: nell'industria del credito la fiducia è la moneta principale e di fronte alla crisi di credibilità il rischio sistemico è realmente alle porte. Sono alcuni giorni che il columnist del New York Times Paul Krugman lo ripete nei suoi interventi: la crisi assomiglia drammaticamente a quella che investì il credito negli anni immediatamente successivi al crollo del '29 del mercato borsistico e l'unica speranza è che l'azione di Bernanke abbia successo. Da quando la Fed di New York ha adottato il sistema delle aste TAF (Term Auction Facility), alla fine dello scorso anno, sono stati immessi nel sistema creditizio (soprattutto a favore delle grandi banche d'affari) 200 miliardi di dollari. In contropartita le autorità monetarie hanno accettato anche i CDO (collateralized debt obligations), cioè le salsicce finanziarie all'origine della crisi innescata dai subprime. L'ipotesi del Financial Times va un po' più in là, lasciando intendere che le banche centrali sarebbero pronte a rilevare gran parte dei "bidoni" presenti nel mercato del credito e forse anche delle assicurazioni per evitare lo scatenarsi di un circolo vizioso che potrebbe produrre un vero e proprio rischio sistemico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-862809072550385797?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/G9rXU9UsZxXUnX4_FYObmtnukJo/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/G9rXU9UsZxXUnX4_FYObmtnukJo/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/G9rXU9UsZxXUnX4_FYObmtnukJo/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/G9rXU9UsZxXUnX4_FYObmtnukJo/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/SZTF48SwGvI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/862809072550385797/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=862809072550385797" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/862809072550385797?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/862809072550385797?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/SZTF48SwGvI/il-piano-per-salvare-le-banche.html" title="Il piano per salvare le banche" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/il-piano-per-salvare-le-banche.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEYBR3szeCp7ImA9WxZVEk8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-5504714431180665715</id><published>2008-03-22T15:39:00.001-07:00</published><updated>2008-03-22T15:49:16.580-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-22T15:49:16.580-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Iraq" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="guerra" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="morti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="costi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Afghanistan" /><title>4000 morti. E tremila miliardi di dollari.</title><content type="html">I costi della guerra in Iraq (e Afghanistan) stanno diventando sempre più insopportabili. Con l'attentato di ieri i morti statunitensi sono quasi a quota 4000 (3.996 soldati morti in cinque anni di conflitto) e i costi complessivi dei conflitti voluti dall'amministrazione Bush sono destinati a diventare esorbitanti. Basta leggere l'ultimo libro di Joseph Stiglitz che non è ancora arrivato in Italia.&lt;br /&gt;Nell'attesa (sul prossimo numero di Valori un ampio servizio sul volume scritto dal Premio Nobel) ecco il resoconto di Apcom&lt;br /&gt;&lt;h1&gt;IRAQ; PREMIO NOBEL STIGLITZ:GUERRA COSTA A USA 12 MLD USD AL MESE&lt;/h1&gt;          &lt;p id="descr"&gt;New York,  9 mar. (Apcom) -  La guerra in Iraq costerà nei prossimi anni agli Stati Uniti 12 miliardi di dollari al mese, il triplo rispetto a quando il conflitto è iniziato nel 2003. E' quanto si legge nel libro dell'economista premio Nobel Joseph Stiglitz, "The three trillion dollar war", la guerra dei 3.000 miliardi di dollari,in edicola da questo fine settimana.   Considerando uno scenario "realistico e moderato" e lavorando "sulle ipotesi migliori", l'economista, ex vicepresidente della Banca Mondiale, e la coautrice Linda Bilmes stimano che le guerre in Iraq e Afghanistan, comprendendo anche l'occupazione di lungo periodo dei due paesi, costeranno agli Stati Uniti tra i 1.700 e i 2.700 miliardi di dollari entro il 2017. Solo gli interessi sui prestiti chiesti per coprire i costi potrebbero alzare la cifra di 816 miliardi.   A fine febbraio, alcune anticipazioni sul libro avevano messo in luce che il conflitto è costato fino ad ora 50 volte di più dei 60 miliardi di dollari inizialmente previsti dall'amministrazione del presidente George W. Bush e che le stime della Casa Bianca sul costo totale della guerra, circa 500 miliardi di dollari, sono inesatte poichè non includono fattori importanti come i costi a lungo termine per la cura dei soldati di ritorno dal fronte.   "La mia stima di 3.000 miliardi di dollari è cauta, la cifra reale potrebbe essere ancora maggiore" ha sottolineato il premio Nobel, secondo il quale i costi enormi della guerra sarebbero stati la causa nascosta dell'attuale crisi del credito.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-5504714431180665715?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/JTkEiZ3OHIbe9PjBlw-4kRgfwWo/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/JTkEiZ3OHIbe9PjBlw-4kRgfwWo/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/JTkEiZ3OHIbe9PjBlw-4kRgfwWo/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/JTkEiZ3OHIbe9PjBlw-4kRgfwWo/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/Qnao_vd4qjI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/5504714431180665715/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=5504714431180665715" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/5504714431180665715?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/5504714431180665715?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/Qnao_vd4qjI/4000-morti-e-tremila-miliardi-di.html" title="4000 morti. E tremila miliardi di dollari." /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/4000-morti-e-tremila-miliardi-di.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUcNQnwzeip7ImA9WxZVEk8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-2047743924258593776</id><published>2008-03-22T14:51:00.000-07:00</published><updated>2008-03-22T14:58:13.282-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-22T14:58:13.282-07:00</app:edited><title>La Fed taglia. Ma i Treasuries Bond salgono</title><content type="html">La segnalazione la troviamo, come sempre, nell'ottimo (super specializzato blog http://interfluidity.com): la strategia della Fed non funziona! O almeno non ha gli effetti auspicati sul mercato. Nel gennaio 2005 i Federal Funds erano fissati al 2,25%, come oggi, e i titoli emessi dal Tesoro Usa (i Treasuries Bond) venivano collocati sul mercato al 2,21%. In pratica nessun rischio, anzi la solidità del sistema era tale da penalizzare i titoli pubblici rispetto ai valori ufficiali. Oggi siamo all'opposto: i Federal Funds sono al 2,25% ma le obbligazioni a tre mesi pagano un premio dello 0,34%. Segnali non piacevoli per il mercato azionario.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-2047743924258593776?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/kDRVHUMPXULEffs8SGJbqBXAMUk/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/kDRVHUMPXULEffs8SGJbqBXAMUk/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/kDRVHUMPXULEffs8SGJbqBXAMUk/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/kDRVHUMPXULEffs8SGJbqBXAMUk/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/c8uxD4_JozM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/2047743924258593776/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=2047743924258593776" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/2047743924258593776?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/2047743924258593776?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/c8uxD4_JozM/la-fed-taglia-ma-i-treasuries-bond.html" title="La Fed taglia. Ma i Treasuries Bond salgono" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/la-fed-taglia-ma-i-treasuries-bond.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEQNRngzeyp7ImA9WxZVEk8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-5283352919133130383</id><published>2008-03-22T14:35:00.000-07:00</published><updated>2008-03-22T14:46:37.683-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-22T14:46:37.683-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ipermercati" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="distribuzione" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="vendite" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Gdo" /><title>Grande distribuzione in crisi</title><content type="html">L'avevamo scritto su Valori nel numero dello scorso dicembre (www.valori.it). Ora arrivano le conferme dalla ricerca effettuata dalla Bocconi: le vendite nella Gdo sono in flessione e per il 2008 le previsioni non sono per nulla rosee. I consumi delle famiglie  in generale sono in calo dello 0,3%, ma soprattutto le vendite al netto dell'effetto  traino delle         aperture di nuovi negozi risultano in calo dell'1,1% secondo l'indagine condotta dal Cremes, e in quest'ultimo caso si         tratterebbe del secondo anno consecutivo di flessione, dopo il         -0,9% rilevato lo scorso anno. A questi dati si aggiungono le         stime,  decisamente negative,  sulla produttività delle nuove         aperture: dal 2004 a oggi gli Ipermercati hanno perso il 15% e i         supermercati il 5%.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-5283352919133130383?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/wNxSIncLJKuEvCXcSL9yPkllPnE/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/wNxSIncLJKuEvCXcSL9yPkllPnE/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/wNxSIncLJKuEvCXcSL9yPkllPnE/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/wNxSIncLJKuEvCXcSL9yPkllPnE/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/5CyZTfJp7zw" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/5283352919133130383/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=5283352919133130383" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/5283352919133130383?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/5283352919133130383?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/5CyZTfJp7zw/grande-distribuzione-in-crisi.html" title="Grande distribuzione in crisi" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/grande-distribuzione-in-crisi.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0AGSH09eyp7ImA9WxZVEk8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-8632809545840062471.post-4970345727747901704</id><published>2008-03-22T14:28:00.000-07:00</published><updated>2008-03-22T14:35:29.363-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-03-22T14:35:29.363-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="derivati" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Profumo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Sole 24Ore" /><title>Sta per scoppiare l'inchiesta sui derivati</title><content type="html">&lt;table class="tabella1" width="90%"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;h3 class="titolo"&gt;Sui derivati  è l'ora delle inchieste &lt;/h3&gt; &lt;!-- TITOLO --&gt; &lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td class="sottotitolo"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt; &lt;!-- sommario --&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td class="testo"&gt;Fabio Tamburini non ha dubbi. Anche per i derivati è arrivata l'ora delle inchieste giudiziarie che si preannunciano pesanti come quelle di Tangentopoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una vicenda che può costare il posto a Alessandro Profumo. L'attuale amministratore delegato di Unicredit-Capitalia ha enormi responsabilità nella diffusione di prodotti al limite della truffa e non potrà certo cavarsela addossando le responsabilità ai suoi dipendenti come ha cercato di fare recentemente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco il pensiero del direttore di Radiocor pubblicato sul Sole di sabato 22 marzo.&lt;br /&gt;Il pensiero di Francesco Greco, nominato sostituto         procuratore aggiunto del Tribunale di Milano  mercoledì scorso,         è ben conosciuto. In passato i riflettori erano accesi sui falsi         in bilancio e sulla corruzione.  Ora, secondo lui, si è aperta         la stagione dei derivati che potrà avere sviluppi pari perfino a         quelli  di Tangentopoli. Di sicuro, ormai da qualche mese,         sull'argomento è al lavoro un certo numero di ma-gistrati.         E non soltanto di Milano. Un network che procede senza forzature         ma con uno scambio d'informazioni  continuo sui risultati         raggiunti e che, a questo punto, ha fatto proprie le convinzioni         di Greco,  capofila delle inchieste sui reati finanziari.&lt;br /&gt;        Anche per questo, soprattutto nel mondo bancario,  le         preoccupazioni risultano sempre più diffuse. Un primo filone è         certamente quello aperto su Banca Italease  che, come si era         capito fin dai primi risultati  delle indagini, si sta rivelando         un vero vaso di Pandora.Tanto che l'amministratore delegato         Massimo  Faenza, arrestato  nel gennaio scorso, resta in carcere         insieme a due  ex collaboratori.  Faenza ha costruito sui         derivati il successo clamoroso di  Italease,  la cui ascesa in         Borsa  è sembrata per lungo  tempo inarrestabile.  Non solo.         Ora, come anticipato  dall'agenzia di stampa Radiocor         martedì  18 marzo, le verifiche dei sostituti procuratori         impegnati nell'inchiesta si sono estese ai contratti di         leasing. Con la possibilità che, prima o poi, altri prodotti         finanziari finiscano nel mirino.&lt;br /&gt; Faenza era tutt'altro         che un corpo estraneo al mondo bancario. Anzi, le sue         frequentazioni sono sempre state al massimo livello. Così come         sono blasonate le grandi banche coinvolte sul fronte dei         derivati che,  per lungo tempo,hanno rappresentato         l'occasione per migliorare il conto economico e,   in         alcuni  casi, raggiungere risultati davvero brillanti. Quale         sarà l'impatto delle indagini in pieno svolgimento?  Le         previsioni di Greco, peraltro piuttosto esplicite,  troveranno         conferma? E in quali tempi?&lt;br /&gt; In proposito dal mondo delle         banche arrivano grandi rassicurazioni, ma anche segnali di         grande tensione. La prima distinzione fatta è a proposito di         Italease. L'accusa, viene detto, non riguarda in sé lo         strumento dei derivati, bensì la gestione parallela e occulta         che era stata creata a fini di arricchimento personale.&lt;br /&gt; «I         derivati non vanno demonizzati perché in sé non sono né buoni né         cattivi,dipende dall'uso che se ne fa», commenta Giovanni         Accinni, avvocato milanese  esperto in diritto societario. E         aggiunge: «Il rischio  è che la montagna dei sospetti finisca         per partorire il topolino.  Ma che, nel frattempo, sia stato         creato  un danno irreparabile al rapporto fiduciario tra banche         e clienti, che va ripristinato e non compromesso definitivamente         ».&lt;br /&gt; Le inchieste sui derivati, anche se stanno man mano         prendendo consistenza,  sono in una fase nascente.  A partire,         per esempio, dalla definizione della fattispecie  di reato.         Altri processi, del resto, sono cominciati  così. All'epoca         di Cirio e Parmalat le prime contestazioni furono per truffa e         associazione a delinquere.  Poi scattò il fallimento, con         relativo reato di bancarotta. Idem per le scalate bancarie del         2005, partite verificando i reati d'insider trading e         appropriazione indebita,  finendo per arrivare         all'aggiotaggio.  Per quanto riguarda i derivati occorre         definiree affinare l'ipotesi di reato, considerando che         l'accusa di truffa è difficile da dimostrare, è punita poco         severamente e si prescrive in tempi brevi.   Più dirompente,         dal punto di vista dell'accusa, è l'aggiotaggio         informativo,  punito con pene fino a 12 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8632809545840062471-4970345727747901704?l=profdistefano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/k3Nm09sfNUQl9CdRLlQchUvxNHw/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/k3Nm09sfNUQl9CdRLlQchUvxNHw/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/k3Nm09sfNUQl9CdRLlQchUvxNHw/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/k3Nm09sfNUQl9CdRLlQchUvxNHw/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/AndreaDiStefano/~4/mkZqBUjVpKQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://profdistefano.blogspot.com/feeds/4970345727747901704/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8632809545840062471&amp;postID=4970345727747901704" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/4970345727747901704?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/8632809545840062471/posts/default/4970345727747901704?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/AndreaDiStefano/~3/mkZqBUjVpKQ/sta-per-scoppiare-linchiesta-sui.html" title="Sta per scoppiare l'inchiesta sui derivati" /><author><name>Andrea Di Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03792929996349720492</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://4.bp.blogspot.com/__6KwN1iX-SA/TDh8-VIgr7I/AAAAAAAAABg/8AvnqoqiaXI/S220/mia+foto.jpeg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://profdistefano.blogspot.com/2008/03/sta-per-scoppiare-linchiesta-sui.html</feedburner:origLink></entry></feed>

