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	<title>Apparenza e realtà</title>
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	<description>parole sparse (e non ricomposte)</description>
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		<title>angelus novus</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 20:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è un quadro di Klee che s&#8217;intitola &#8216;Angelus Novus&#8217;. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, al bocca aperta, le ali distese. L&#8217;angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="Angelus Novus" src="http://paologironi.com/wp/wp-content/uploads/2013/02/angelus-novus-klee.jpg" alt="Angelus Novus - Paul Klee" width="210" height="276" /></p>
<p>C&#8217;è un quadro di Klee che s&#8217;intitola &#8216;Angelus Novus&#8217;. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, al bocca aperta, le ali distese. L&#8217;angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l&#8217;infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.</p>
<p><em>Walter Benjamin</em></p>
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		<title>inutilmente soggettivo, e oggettivamente estivo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jun 2012 06:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle elucubrazioni su come sbarcare il lunario in quest&#8217;estate afosa, &#232; spuntata per un momento l&#8217;idea delle ripetizioni estive. Ma chi mai si fiderebbe di affidare delle ripetizioni a qualcuno privo di titoli? Impossibile. Questo &#232; il mondo degli esperti. Il regno della quantit&#224;, caro il mio Guenon. E poi, quale sapere pratico potrei mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle elucubrazioni su come sbarcare il lunario in quest&#8217;estate afosa, &egrave; spuntata per un momento l&#8217;idea delle ripetizioni estive. Ma chi mai si fiderebbe di affidare delle ripetizioni a qualcuno privo di titoli? Impossibile. Questo &egrave; il mondo degli esperti. Il regno della quantit&agrave;, caro il mio Guenon. E poi, quale sapere <em>pratico </em>potrei mai trasmettere o semplicemente spiegare? Teosofia comparata? Filatelia enigmistica? Storia dei perdenti?<br />
Storia dei perdenti: questa mi piace.<br />
Preferisco l&#8217;arruffata versione originale della <em>Terra Desolata</em>&nbsp;a quella compiuta, perch&egrave; &egrave; stata tagliuzzata, fatta a pezzi, rimontata.<br />
Mi sono simpatici gli gnostici di Jonas, il caff&egrave; Mockba dopo l&#8217;89, il dos dopo windows.<br />
Il sapere dei perdenti, pu&ograve; essere <em>utile</em> a qualcuno?&nbsp;<br />
Utile. Anche questo, in fondo, &egrave; un concetto scivoloso.</p>
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		<title>di edifici spariti</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jun 2012 19:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo post sconta l&#8217;inevitabile effetto madeleinette. E parla dei ricordi. Ed è tremendamente soggettivo. Insomma, non è così che dovrei scrivere, e non di questo. Ma allora non sarebbe un post e non troverebbe rifugio in questo blog spelacchiato. Quando ero bambino i bambini, molti di loro almeno, collezionavano i francobolli. Era un passatempo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo post sconta l&#8217;inevitabile effetto madeleinette. E parla dei ricordi. Ed è tremendamente soggettivo. Insomma, non è così che dovrei scrivere, e non di questo. Ma allora non sarebbe un post e non troverebbe rifugio in questo blog spelacchiato. Quando ero bambino i bambini, molti di loro almeno, collezionavano i francobolli. Era un passatempo che piaceva agli adulti, i bambini stavano quieti, e che costava poco o niente. Le lettere arrivavano spesso, e sulle buste c&#8217;erano i francobolli. Li staccavi, e poi li mettevi tra i fogli di carta assorbente che prendevi dal fondo dei quaderni di scuola. I quaderni di scuola avevano la carta assorbente azzurrina in fondo. E la tavola pitagorica, quelli a quadretti. E quelli Pigna la pagina con le curiosità, tra le quali ricordo, terrificante, solo l&#8217;eruzione del Krakatoa.<br />
Quando si aveva qualche spicciolo in tasca, scattava la visita al negozio di francobolli. All&#8217;epoca erano diffuse le filatelie, si chiamavano così. Non era la roba residuale da ricchi che è adesso, era un passatempo da bambini timidi. Nelle filatelie noi bambini compravamo le &#8220;bustine&#8221;. Erano dei pacchettini di cartoncino, con dentro, ben visibili, tanti francobolli colorati, spaiati, di paesi improbabili. Erano ricoperte di cellophane. In quelle confezioni ho trovato i francobolli dei paesi che non ci sono più, scomparsi, esattamente come sono spariti i francobolli.<br />
Nel 1973 la Repubblica Democratica Tedesca mise in circolazione una serie &#8220;comune&#8221;. Era più o meno l&#8217;equivalente dei bolli con la testa di Minerva che trovavi su tutte le cartoline italiane, la &#8220;Siracusana&#8221;. Quelli della DDR rappresentavano dei luoghi, delle costruzioni, dei monumenti. La mia idea di bambino di quel paese si basava su due punti saldi: la squadra di atletica leggera (Marita Koch!) e i monumenti su quei francobolli monocromatici, un po&#8217; spenti, in verità.<br />
Ieri sera ho riaperto un quaderno con dei francobolli, ed eccoli lì. Non saprei dire se la serie è completa. Eppure sono oggetti in disuso di un paese che non esiste più e che rappresentano luoghi, monumenti, palazzi smantellati. La &#8220;Foglia d&#8217;acero&#8221;, il Palazzo della Repubblica, la statua in Leninplatz (che non si chiama più Leninplatz). La potrei chiamare ostalgie filatelica, non so. Qualcosa, non si sa come, rimane.</p>
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		<title>in senso inverso</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jun 2012 14:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il pomeriggio prendo un libro in mano Il pomeriggio ripongo un libro Il pomeriggio mi viene in mente che c&#8217;&#232; la guerra Il pomeriggio dimentico ogni guerra Il pomeriggio macino il caff&#232; Il pomeriggio ricompongo il caff&#232; macinato In senso inverso Bei chicchi neri Il pomeriggio mi svesto mi vesto Prima mi trucco poi mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pomeriggio prendo un libro in mano<br />
 Il pomeriggio ripongo un libro<br />
 Il pomeriggio mi viene in mente che c&rsquo;&egrave; la guerra<br />
 Il pomeriggio dimentico ogni guerra<br />
 Il pomeriggio macino il caff&egrave;<br />
 Il pomeriggio ricompongo il caff&egrave; macinato<br />
 In senso inverso<br />
 Bei chicchi neri<br />
 Il pomeriggio mi svesto mi vesto<br />
 Prima mi trucco poi mi lavo<br />
 Canto sono muta</p>
<p>Sarah Kirsch, <em>Chicchi neri</em>&nbsp;</p>
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		<title>I ladri non sono più quelli di una volta</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jun 2012 07:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Italia neorealista: ieri alla stazione dei treni hanno cercato di rubarmi la bici scassata. Hanno provato con un tronchesino (forse nemmeno, direi una pinza) e non sono riusciti a tagliare una catena cinese da un 1 e 50. Hanno rotto la guaina in pi&#249; punti e storto il tutto, nulla. Ho avuto quasi pena per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Italia neorealista: ieri alla stazione dei treni hanno cercato di rubarmi la bici scassata. Hanno provato con un tronchesino (forse nemmeno, direi una pinza) e non sono riusciti a tagliare una catena cinese da un 1 e 50. Hanno rotto la guaina in pi&ugrave; punti e storto il tutto, nulla. Ho avuto quasi pena per l&#8217;ignoto, maldestro ladro. Neppure i ladri di biciclette sono pi&ugrave; quelli di una volta.&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>lui fa la polizia con voci diverse</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jun 2012 14:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ho modo di aggiungere ci&#242; che vorrei alla pagina di Eliot. Troppo lungo il testo di Prufrock, la pagina risulterebbe inutilmente lunga, illeggibile. Forse metter&#242; qualcosa qua, visto che il titolo di questo blog lo devo, per via indiretta, anche a Eliot, sia pure per il tramite di Bradley. Oggi ho sfogliato un mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho modo di aggiungere ci&ograve; che vorrei alla pagina di Eliot. Troppo lungo il testo di Prufrock, la pagina risulterebbe inutilmente lunga, illeggibile. Forse metter&ograve; qualcosa qua, visto che il titolo di questo blog lo devo, per via indiretta, anche a Eliot, sia pure per il tramite di Bradley.</p>
<p>Oggi ho sfogliato un mio vecchio libriccino di appunti, di quelli che usi generalmente sui treni locali la sera, oppure al bar, vergognandoti un po&#8217; e agendo con tecniche mimetiche. C&#8217;era un pezzo dei quattro preludi. Avevo annotato una frase, meravigliosa nella sua completa intraducibilit&agrave;: &#8220;The notion of some infinitely gentle /&nbsp;Infinitely suffering thing&#8221;.&nbsp;</p>
<p>Non &egrave; irrilevante leggere i fogli che contengono la versione originale della &#8220;Terra Desolata&#8221;, con a lato le note di Pound e quelle di Vivienne Eliot. Al posto della citazione iniziale del Satyricon che tutti conosciamo, c&#8217;era una meravigliosa epigrafe da &#8220;Cuore di tenebra&#8221; di Conrad. Il titolo dell&#8217;opera, formidabile anch&#8217;esso, era &#8220;He do the police in different voices&#8221; (una citazione appropriata da Dickens). Il &#8220;miglior fabbro&#8221; ha davvero usato il martello, non certo il bisturi.&nbsp;</p>
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		<title>dovrei forse</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jun 2012 20:12:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Dostoevskij]]></category>
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		<description><![CDATA[Dovrei forse cominciare a buttare gi&#249; qualche cosa sulla Grecia. Gli amici ne parlano. Ne ho letto sui giornali, sui blog. Ho sentito le opinioni degli intellettuali sloveni hegelolacaniani. Dovrei avere qualcosa che assomiglia a un&#8217;opinione, insomma. In fin dei conti, non &#232; forse il capitalismo in crisi? Non &#232; forse uscito il cigno nero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dovrei forse cominciare a buttare gi&ugrave; qualche cosa sulla Grecia. Gli amici ne parlano. Ne ho letto sui giornali, sui blog. Ho sentito le opinioni degli intellettuali sloveni hegelolacaniani. Dovrei avere qualcosa che assomiglia a un&#8217;opinione, insomma. In fin dei conti, non &egrave; forse il capitalismo in crisi? Non &egrave; forse uscito il cigno nero sulla ruota del capitalismo, a dimostrare che le farneticazioni sulla crescita infinita e sulle capacit&agrave; adattative ed espansive del capitalismo stesso erano solo un mucchio di balle? Che i vari miltonfriedmi e tutti i soci che hanno preso nobel e soldi raccontavano un mucchio di belle storie senza senso? Narravano, parlavano, e ne sapevano tanto quanto noi. Nulla. Niente.</p>
<p>E allora, perch&egrave; l&#8217;unica cosa che mi sale in gola, parafrasando il poeta, non &egrave; un ghigno, ma un groppo di pena?<br />
&#8220;Quando torner&ograve; sulla terra, trover&ograve; la fede sulla terra?&#8221; &egrave; una frase attribuita al Cristo, nel vangelo di Luca. &nbsp;</p>
<p>Ora che la crisi vera, il punto di rottura, &egrave; qui, come sempre ospite inatteso, cosa possiamo fare, noi che questo momento abbiamo atteso? Noi che ci trasciniamo in una strana et&agrave; di mezzo, attivi per l&#8217;anagrafe, stupiti ed inattivi per l&#8217;economia e nel mondo. E gli altri, tra noi? Quelli impauriti, che giocavano con le idee estreme, crogiolandosi nelle comodit&agrave; del vituperato mondo &#8220;degli altri&#8221;?</p>
<p>I primi cristiani attendevano con ansia il momento in cui tutto sarebbe cambiato. Maranatha: vieni, Signore. Lo gridavano ad ogni occasione. Invano. Il loro grido si &egrave; ossificato in dogma.</p>
<p>Eppure &egrave; vero che l&#8217;unica verit&agrave; assoluta, l&#8217;unico pensiero abissale certo e acutissimo rimane la folgorazione di Dostoevskij.</p>
<p>Tutto pu&ograve; cambiare in un attimo solo.&nbsp;</p>
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		<title>domani è un altro giorno</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2012 14:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrivo un post, perch&#232; qualsiasi altra cosa tocco quest&#8217;oggi, si rompe. Accade, spesso accade. Mi auguro&#160;solo di non causare un&#8217;improvvisa e prematura scomparsa del server digitando queste righe. o forse mi dedico a questa occupazione perch&#232; nutro segretamente il desiderio che il server si rompa. Il dominio testi-sacri.it l&#8217;ho acquistato, ieri, di getto.&#160; Non so [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo un post, perch&egrave; qualsiasi altra cosa tocco quest&#8217;oggi, si rompe. Accade, spesso accade. Mi auguro&nbsp;solo di non causare un&#8217;improvvisa e prematura scomparsa del server digitando queste righe. o forse mi dedico a questa occupazione perch&egrave; nutro segretamente il desiderio che il server si rompa.<br />
Il dominio testi-sacri.it l&#8217;ho acquistato, ieri, di getto.&nbsp;<br />
Non so perch&egrave; l&#8217;ho fatto, ma l&#8217;ho fatto. Probabilmente, perch&egrave; cos&igrave; dovr&ograve; per forza dedicare qualche energia ad un altro progetto insensato.<br />
Ieri sera ho riletto al volo un libro di Bart Ehrman sui cristianesimi perduti. Ben scritto, piacevole. ora mi attende un Guenon che temo, e che probabilmente riporr&ograve; per tempi migliori. Potrei dedicare una serata all&#8217;ultimo pamphlet di Zizek, oppure a un saggio di Ivan Illich. Avrei bisogno di tempo e di occhi migliori. E invece torno alle mie liste di numeri, al non lavoro, a questo caldo soffocante. Prima di cliccare su &#8220;Salva&#8221;, non so perch&egrave;, mi torna in mente un articolo che ho letto di sfuggita su di uno dei vari supplementi di qualche quotidiano (il Corriere della Sera, mi pare). L&#8217;articolista attacca con orgoglio gli intellettuali snob. E mena vanto di aver abbandonato dopo pochi minuti la sala dove veniva proiettato &#8220;The tree of life&#8221; (e, con evidente gioia, ricorda di aver fatto lo stesso con &#8220;Il cielo sopra Berlino&#8221;, anni fa).<br />
Qualcuno gli dica che non esiste atto pi&ugrave; snob di uscire dal cinema, facendosi ben notare, dopo che si &egrave; pagato il biglietto.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>testi sacri</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jun 2012 13:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[tutto il resto...]]></category>

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		<description><![CDATA[Con la consapevolezza della &#8220;non spendibilit&#224;&#8221; pratica che rende alcune attivit&#224; necessarie al pari del respirare, dedico un po&#8217; del mio tempo a un nuovo progetto. Si chiamer&#224;, penso, &#8220;testi sacri&#8221;. E sar&#224; una raccolta di scritture religiose. Come gi&#224; per la poesia, tutto nasce dai miei appunti, nel caso di questi testi raccolti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con la consapevolezza della &#8220;non spendibilit&agrave;&#8221; pratica che rende alcune attivit&agrave; necessarie al pari del respirare, dedico un po&#8217; del mio tempo a un nuovo progetto. Si chiamer&agrave;, penso, &#8220;testi sacri&#8221;. E sar&agrave; una raccolta di scritture religiose.</p>
<p>Come gi&agrave; per la poesia, tutto nasce dai miei appunti, nel caso di questi testi raccolti in blocchi a spirale. Anche in questo caso c&#8217;&egrave; il mistero della parola. Solo e unicamente IL testo. Al pi&ugrave;, conto di predisporre un supporto cronologico e forse un glossario, e qualche lettura consigliata. I miei sproloqui, se ci saranno, saranno a parte. Sulle pagine troveranno posto solo le parole significative, senza troppo contorno.</p>
<p>Le prime pagine sono gi&agrave; pronte. Il Dhammapada. La lettera a Diogneto. Matteo. Romani. Gli inni cosmogonici del RgVeda.</p>
<p>Il resto, verr&agrave;.</p>
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		<title>Casualità, impermanenza e pasticcio di libri.</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jun 2012 16:58:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[cortazar]]></category>
		<category><![CDATA[taleb]]></category>

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		<description><![CDATA[Troppo tempo passato senza lasciare qualche parola all&#8217;interno di questo spazio. Eppure queste settimane richiederebbero momenti di pausa, ogni tanto, per cercare di mettere a fuoco parole dotare di senso. Questi mesi senza lavoro, quando ti accorgi si essere troppo vecchio per quasi tutti, troppo giovane per altri, passano con una sostanziale dolcezza, che mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Troppo tempo passato senza lasciare qualche parola all&#8217;interno di questo spazio. Eppure queste settimane richiederebbero momenti di pausa, ogni tanto, per cercare di mettere a fuoco parole dotare di senso.<br />
Questi mesi senza lavoro, quando ti accorgi si essere troppo vecchio per quasi tutti, troppo giovane per altri, passano con una sostanziale dolcezza, che mi stupisce. Finita la furia dei cv spediti qua e là, sprecando bit o carta. Non servono a nulla, e questa è una certezza.<br />
Forse questo momento è un osservatorio privilegiato, un dono. Nulla è poi davvero essenziale, e come direbbe un qualche amico buddista l&#8217;impermanenza è veramente un carattere <em>decisivo</em> del mondo.<br />
Sono mesi di grandi letture; ancora resiste tenacemente la gratuità del sapere nelle tante biblioteche comunali&#8230;<br />
Il <em>Cigno Nero</em> di Nassim Taleb (guarda caso, un altro libro sulla non prevedibilità dei fatti e sulla fallacia del nesso causa-effetto). La <em>Guerra Giudica</em> di Flavio Giuseppe, le antologie di inni vedici. Il php e la storia del rugby. Un mondo enorme, che spazia da Origene al Tour De France. Nella piccola bibliotechina di Cassola scovo un libro di Cortazar in spagnolo. Come ci sarà arrivato? Non sapendo neppure dove classificarlo, lo hanno infilato tra le novità, e li giace da almeno un anno. Una situazione che a Cortazar sarebbe piaciuta moltissimo.</p>
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