<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0">

<channel>
	<title>The natural power of new media</title>
	
	<link>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com</link>
	<description>comunicazione web 2.0 e soluzioni tecnologiche per il web e i media digitali</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Sep 2010 16:22:25 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/Arscolorblog" /><feedburner:info uri="arscolorblog" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><geo:lat>44</geo:lat><geo:long>10</geo:long><item>
		<title>Web content management system</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/dV81Zv8sW8M/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/web-content-management-system/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 14:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Vernaschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Soluzioni aziendali]]></category>
		<category><![CDATA[Web Agency]]></category>
		<category><![CDATA[cms]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/?p=435</guid>
		<description><![CDATA[I CMS (Content Management System) sono programmi per la creazione e l&#8217;aggiornamento dei contenuti mediante un&#8217;interfaccia evoluta.
Formano una categoria molto articolata in cui convivono prodotti free open source (Drupal, Joomla, Wordpress..) soluzioni enterprise (Microsoft SharePoint, IBM Websphere Portal&#8230;) e prodotti sviluppati dalle web agency.
La scelta del CMS dipende da molte variabili, (al primo posto metterei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-437" title="cms web" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/09/cms-web.jpg" alt="cms web" width="200" height="116" />I CMS (Content Management System) sono programmi per la creazione e l&#8217;aggiornamento dei contenuti mediante un&#8217;interfaccia evoluta.<br />
Formano una categoria molto articolata in cui convivono prodotti free open source (Drupal, Joomla, Wordpress..) soluzioni enterprise (Microsoft SharePoint, IBM Websphere Portal&#8230;) e prodotti sviluppati dalle web agency.<br />
La scelta del CMS dipende da molte variabili, (al primo posto metterei obiettivi, competenze, budget..) e non è possibile affermare che un CMS sia migliore degli altri tout-court. Un&#8217;organizzazione multinazionale potrebbe usare un CMS &#8220;Enterprise&#8221; con funzioni di gestione evoluta del workflow, dei gruppi e della documentazione; una scuola forse sceglierebbe un CMS gratuito per ridurre i costi di licensing mentre i prodotti sviluppati dalle web-agency in genere sono più efficienti per realizzare progetti di comunicazione e marketing professionali potendo garantire completa libertà creativa e rispetto dei tempi.</p>
<p>Il <a href="http://www.arscolor.com/cms_web/product-it-60694.aspx">CMS di Arscolor Interactive</a> è nato intorno all&#8217;anno 2000 per soddisfare le richieste dei clienti che desideravano strumenti per poter gestire autonomamente i propri presidi web senza alcun limite nel design dell&#8217;interfaccia.<br />
La prima versione del CMS aveva feature limitate e il carico di lavoro che era in grado di reggere era commisurato alle esigenze del tempo.<br />
A distanza di pochi anni e centinaia di website, il CMS si è evoluto fino a ciò che è oggi: un colosso in grado di ospitare e servire una grande quantità di siti, di cui alcuni con decine di migliaia di pagine.<br />
<strong> Il segreto del successo di questo CMS è molto semplice: è basato su una buona idea.</strong></p>
<p><strong><br />
Il target</strong></p>
<p>Il nostro CMS è destinato prevalentemente allo sviluppo di presidi online per il marketing e la comunicazione. Il cliente tipico è la funzione marketing.<br />
Può essere usato per sviluppare corporate/brand/product website, advgame, siti in flash e interattivi. E&#8217; possibile integrarlo con sistemi gestionali, documentali o a qualsiasi banca dati di conoscenza aziendale.<br />
Al momento è utilizzato da aziende e organizzazioni di primaria importanza nazionale e internazionale.</p>
<p><strong><br />
L&#8217;idea vincente</strong></p>
<p>In genere l&#8217;efficienza di un CMS è proporzionale alla sua verticalità; significa che quanto più il CMS nasce per risolvere una precisa esigenza, tanto più sarà veloce nel farlo.<br />
La peculiarità del CMS di Arscolor Interactive risiede nella possibilità di sviluppare una personalizzazione molto spinta che prevede un&#8217;interfaccia su misura per ogni website.<br />
Per esempio, se nel sito c&#8217;è una sezione per gli eventi, in quella sezione il cliente sarà guidato a inserire gli eventi con richieste specifiche: data dell&#8217;evento, luogo, foto, testo descrittivo eccetera. Nella sezione prodotti sarà possibile inserire le categorie, con dentro i vari prodotti, di cui si dovrà specificare nome, codice, immagini, accessori e così via. Naturalmente, questi sono solo esempi, ma permettono di capire come mai i clienti si trovano così bene con questo CMS.</p>
<p><strong>La sfida tecnica</strong></p>
<p>Al momento l&#8217;installazione centrale del CMS ospita 140.000 pagine. Tutte insieme perché, per fortuna, è un CMS a installazione singola: i siti sono separati, ma la base dati e l&#8217;interfaccia di gestione dei dati sono uniche, il che ci permette di gestirne facilmente gli aggiornamenti. La sfida tecnica, però, è notevole: ogni volta che la quantità di informazioni e di visite ai siti ha raggiunto una nuova massa critica, è stato necessario un intervento, quasi mai di tipo hardware (usare un server più potente), più spesso di tipo software, per ottimizzare le prestazioni.<br />
La piattaforma</p>
<p>Uno dei passi avanti più importanti, dopo alcuni anni di onorato servizio, è stato quello di abbandonare la piattaforma iniziale (Coldfusion) e passare a ASP.NET. Il vantaggio principale è la gestibilità del codice: il controllo diventa totale, così gli sviluppi continuano senza problemi anche dopo anni.<br />
Il database</p>
<p>Il database è forse il componente più “sorvegliato”, perché un piccolo cambiamento può portare a incrementi di prestazioni ragguardevoli. Così, per lungo tempo abbiamo effettuato interventi di tuning su indici e stored procedure. Ora la situazione sembra essere stabile.<br />
La cache</p>
<p>Il database può essere ottimizzato quanto si vuole, ma se le query sono troppe non c&#8217;è via di scampo. Uno degli interventi più importanti è stato quello di creare una cache ad hoc per il CMS: ASP.NET ha già la sua cache, ma purtroppo non era adatta, soprattutto perché i clienti si aspettano di vedere immediatamente l&#8217;esito delle loro modifiche, quindi non c&#8217;è timeout che tenga. La nuova cache ha avuto anche un costo hardware, perché richiede parecchia RAM sui server, ma l&#8217;incremento delle prestazioni è stato risolutivo. Anche qui le ottimizzazioni sono state tante nel corso del tempo, e probabilmente non sono ancora finite.<br />
La sfida di contenuto</p>
<p>I progressi tecnici sono solo la base per continuare a lavorare. Il prodotto deve essere evoluto per restare al passo coi tempi. Nell&#8217;ultimo anno si è lavorato sulle caratteristiche SEO per favorire il posizionamento sui motori di ricerca. Gli interventi sono stati molti, e non sono ancora finiti: miglioramento delle URL, introduzione di parametri appositi e altri interventi meno visibili ai clienti, ma comunque significativi.<br />
Ad oggi possiamo affermare che il CMS permette di ottenere grande visibilità sui motori di ricerca, spesso sopravanzando concorrenti.<br />
Il futuro</p>
<p>L&#8217;evoluzione del CMS di Arscolor Interactive è molto rapida in accordo con le dinamiche del mercato di riferimento della società. Il prossimo aggiornamento prevederà il miglioramento dell&#8217;integrazione con i social network, trasformandola da una caratteristica dei singoli siti a una feature del nucleo centrale del CMS.<br />
Se desiderate approfondire il problema non esitate a contattarci, approfitto per segnalare questo sito che offre una comparazione fra i cms più famosi <a title="cms matrix" href="http://www.cmsmatrix.org/">CMS Matrix</a> .<br />
Ciao, Luciano.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/dV81Zv8sW8M" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/web-content-management-system/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/web-content-management-system/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Migliorare il ROI della formazione attraverso l’e-learning</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/ltVjWhmlKbA/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/migliorare-il-roi-della-formazione-attraverso-l%e2%80%99e-learning/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Galletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-learning]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Soluzioni aziendali]]></category>
		<category><![CDATA[Web Agency]]></category>
		<category><![CDATA[Kevin Kruse]]></category>
		<category><![CDATA[roi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/?p=422</guid>
		<description><![CDATA[

Nella complessa situazione economia odierna le aziende si trovano sempre più ad affrontare nuove sfide.
La crescente concorrenza in un mercato globalizzato, la riduzione delle risorse aziendali, la rapida evoluzione della tecnologia, l&#8217;assunzione e il trattenimento di persone qualificate sono solo alcune di queste sfide. Inoltre le società sono costrette a mostrare i risultati in tempi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-428" title="formazione a distanza" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/09/formazione-a-distanza.jpg" alt="formazione a distanza" width="180" height="129" /><br />
</strong><br />
Nella complessa situazione economia odierna le aziende si trovano sempre più ad affrontare nuove sfide.</p>
<p>La crescente concorrenza in un mercato globalizzato, la riduzione delle risorse aziendali, la rapida evoluzione della tecnologia, l&#8217;assunzione e il trattenimento di persone qualificate sono solo alcune di queste sfide. Inoltre le società sono costrette a mostrare i risultati in tempi brevi indipendentemente dalle condizioni esistenti.</p>
<p>In passato le imprese hanno visto la formazione come un costo necessario piuttosto che un investimento. Oggi invece, in risposta a tali sfide, le aziende stanno iniziando a <strong>considerare la formazione come un investimento</strong>, a partire dalle proprie strategie di pre e post vendita.</p>
<p>Un modo per dimostrare il valore del training in termini finanziari è quello di misurare il ritorno sull&#8217;investimento (ROI) dei programmi di formazione.</p>
<p><strong>L’e-learning è un modo efficace ed economicamente efficiente per fare formazione al personale, ridurre le spese, aumentare la competitività e migliorare il rendimento degli investimenti dedicati alla formazione.</strong></p>
<p>Poiché il costo è minore e l&#8217;impatto è più veloce il ROI è praticamente immediato, con l’e-learning:</p>
<ul>
<li>non c&#8217;è bisogno di sottrarre il personale al proprio lavoro, quindi nessuna perdita di produttività</li>
<li>gli studenti hanno accesso alla formazione 24 / 7</li>
<li>non vi sono spese di viaggio</li>
<li>non ci sono problemi organizzativi derivanti da dimensioni delle aule, disponibilità di istruttori o dislocazione degli studenti</li>
</ul>
<p>Grazie all’e-learning <strong>il rendimento degli investimenti è quasi immediato</strong>, perché quando gli studenti completano un corso on-line sono <strong>più consapevoli dei proprie possibilità e/o credibili davanti ai clienti</strong>, e questo contribuisce a renderli più efficaci nel proprio lavoro.</p>
<p><strong>Calcolare il ROI dell’e-learning<br />
</strong>di <a href="http://www.e-learningguru.com/articles/kruse_bio.htm">Kevin Kruse</a>, e-learning guru</p>
<p>L’analisi del ritorno dell’investimento (ROI) afferma semplicemente la redditività, in termini percentuali, del capitale investito in formazione.</p>
<p><strong>ROI annuale </strong>= (Beneficio &#8211; Costi) / Costi x 100</p>
<p>dove</p>
<p><strong>Beneficio </strong>= incremento annuale  delle vendite<br />
<strong>Costi </strong>= investimento annuale in e-learning</p>
<p>Se desideri avere una demo dei nostri servizi di e-learning e verificare i progetti su cui abbiamo lavorato, <a href="http://www.arscolor.com/modulo_contatto_email/contact_form-it-60760.aspx">puoi cliccare qui</a>.</p>
<p>A presto,</p>
<p>Ivan.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/ltVjWhmlKbA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/migliorare-il-roi-della-formazione-attraverso-l%e2%80%99e-learning/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/migliorare-il-roi-della-formazione-attraverso-l%e2%80%99e-learning/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Sul futuro di internet</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/-udbbsrK6yA/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/sul-futuro-di-internet/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 08:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia web]]></category>
		<category><![CDATA[Web Agency]]></category>
		<category><![CDATA[Web tv]]></category>
		<category><![CDATA[Chris Anderson]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Wolff]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Negroponte]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta pubblicitaria]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/?p=406</guid>
		<description><![CDATA[Internet sta cambiando forma, e d’altra parte non potrebbe essere diverso. E’ un medium la cui intelligenza risiede nelle applicazioni, sviluppato per evolvere favorendo le mutazioni che si manifestano sul suo perimetro.
Anche nel mese di agosto non sono mancati gli annunci che rilevano il cambiamento , su tutti cito il documento Google-Verizon sull’ open internet, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-409" title="stefano-iotti" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/08/stefano-iotti.jpg" alt="stefano-iotti" width="160" height="160" />Internet sta cambiando forma</strong>, e d’altra parte non potrebbe essere diverso. E’ un medium la cui intelligenza risiede nelle applicazioni, sviluppato per evolvere favorendo le mutazioni che si manifestano sul suo perimetro.<br />
Anche nel mese di agosto non sono mancati gli annunci che rilevano il cambiamento , su tutti cito il documento <a href="http://googlepublicpolicy.blogspot.com/2010/08/joint-policy-proposal-for-open-internet.html">Google-Verizon sull’ open internet</a>, il pezzo di Chris Anderson e Michael Wolff sulla<a href="http://www.wired.com/magazine/2010/08/ff_webrip/all/1"> morte del web</a> e l’<a href="http://techcrunch.com/2010/08/06/physical-book-dead/">epitaffio del libro cartaceo</a> scritto da Nicolas Negroponte; notizie differenti legate da una sottile relazione. <strong>Questa relazione è il futuro di internet.</strong></p>
<p>Vediamo qualche argomento utile per stimolare una riflessione.</p>
<p>Primo argomento: LA TELEVISIONE<br />
Ero convinto che l’aumento del tempo destinato alla consultazione del web corrispondesse a una diminuzione di quello impiegato a guardare la televisione. Mi sbagliavo.<br />
<a href="http://en-us.nielsen.com/content/nielsen/en_us/insights/nielsen_a2m2_three."> Una ricerca di Nielsen</a> ci informa che nel primo quarto del 2010 <strong>il tempo impiegato a guardare la tv è aumentato</strong>. I dati si riferiscono al Nord America, ma credo siano comunque molto significativi .</p>
<p>Il grafico che vedete qui sotto è sviluppato da Cisco e mostra la ripartizione del traffico internet negli Stati Uniti negli ultimi 20 anni .</p>
<p><img class="size-full wp-image-407 alignnone" title="futuro di internet" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/08/futuro-di-internet.jpg" alt="futuro di internet" width="500" height="306" /></p>
<p>Come è noto, Internet è una rete che può trasportare differenti servizi di cui il web e la email sono solo due esempi. Ciò che risulta dal grafico è il<strong> calo della percentuale di traffico web e l’aumento di quello destinato al video</strong>.<br />
Il pubblico ama la televisione e i video ne rappresentano la quintessenza. E’ scontato prevedere che la banda larga farà sì che <strong>i video diventino la maggioranza dei contenuti</strong> veicolati da internet, presto tutti i principali attori offriranno una propria<strong> soluzione di ipTV a pagamento</strong>.</p>
<p>Secondo argomento: L’INDUSTRIA DEI CONTENUTI<br />
C’è un grande cambiamento in atto nell’industria dei contenuti in quanto il passaggio dall’analogico al digitale e la diffusione dell’accesso a internet comporta la revisione dei modelli di business di editori, major discografiche e cinematografiche.<br />
<strong> La capacità attentiva degli utenti è risorsa scarsa</strong>, mentre il volume di contenuti sta aumentando a dismisura, questo si traduce in un cambiamento dell’equilibrio domanda / offerta e nella conseguente ricerca di un nuovo equilibrio.<br />
In sostanza,<strong> si tratta di capire quale sia il modo per fare pagare i contenuti. </strong>E qui arriviamo al terzo argomento.</p>
<p>Terzo argomento: I DEVICE MOBILI<br />
In breve tempo i dispositivi mobili diventeranno lo strumento più comune per accedere alla rete, la posta in gioco è molto alta ed è proprio sul terreno della mobilità che si definiranno <strong>i prossimi assetti tecnologici e commerciali e, in buona sostanza, il futuro di internet.</strong><br />
iPhone ha fatto scuola, ha avuto successo grazie alla capacità di Apple di sviluppare un device capace di offrire una user experience mai vista prima e di innovare il modello distributivo attraverso l’Apple Store: un controllo a maglie strette della filiera distributiva del software e contenuti.<br />
Il gioiello dell’Azienda di Cupertino è soltanto il primo esemplare di una nuova razza di cui presto non potremo più fare a meno, questi device <strong>creano la stessa dipendenza del pacchetto di sigarette</strong>, della caffeina o di altre sostanze.<br />
Google grazie ad Android si candida ad essere il principale avversario di Apple; Nokia/Symbian, Blackberry stanno velocemente colmando il gap dovuto a tecnologie sviluppate intorno a differenti concetti (telefonia il primo e email il secondo) e altri arriveranno presto.</p>
<p>Riprendiamo gli ultimi due argomenti: l’industria dei contenuti e i device mobili. La prima parola che mi viene in mente è mobile-app, se avete un iPhone sapete di cosa parlo; sono le applicazioni create per essere installate sui disposiivi mobili. E’ un modo alternativo al browser per accedere ai contenuti disponibili in rete. Esistono app per leggere i giornali, per accedere ai social media, per fare acquisti, ce ne sono di gratuite e a pagamento.<br />
Le app piacciono all’utente perchè sono facili da usare, ma la loro principale utilità sta nella possibilità di <strong>controllare la distribuzione dei contenuti</strong> in modo da retribuire major, editori e, soprattutto, i distributori stessi.<br />
Uno dei motivi a cui dobbiamo la diffusione delle mobile-app è la difficoltà di navigare sul web con i piccoli schermi degli smartphone, le ridotte dimensioni non permettono un’esperienza di navigazione soddisfacente perché le interfacce web sono generalmente sviluppate per pc o laptop di più ampie dimensioni.<br />
Lo stesso iPhone, pur ottimo prodotto, non supporta Flash e pertanto non può offrire un’esperienza compiuta di navigazione.<br />
<strong> Nel prossimo futuro le interfacce dei siti internet saranno ridisegnate per consentirne l’utilizzo corretto anche da parte dei device mobili, tuttavia le app si diffonderanno e diventeranno il metodo principale per accedere ai contenuti a pagamento</strong>.</p>
<p>Non vorrei farla troppo lunga, ma da qualunque parte la si guardi, che sia l’internet delle mobile-app “a scatola chiusa” o quella a due velocità evocata da Google-Verizon, il futuro della rete passa attraverso <strong>un’evoluzione che renda più semplice monetizzare i contenuti</strong>… non escludendo una possibile separazione fra il “web free” e quello “a pagamento”. Una procazione? Forse, però provate ad immaginare internet divisa in due parti: l’una libera e frequentata da utenti anonimi, l’altra a pagamento e abitata da utenti necessariamente censiti e paganti.<br />
Se voi foste nei panni di Google, Telecom o il Corriere della sera, dove preferireste investire?</p>
<p>Stefano.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/-udbbsrK6yA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/sul-futuro-di-internet/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/sul-futuro-di-internet/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Come NON si costruisce la reputazione online</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/FXbdY3KfUyg/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/come-non-si-costruisce-la-reputazione-online/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 10:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Menniti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Soluzioni aziendali]]></category>
		<category><![CDATA[branding]]></category>
		<category><![CDATA[burger king]]></category>
		<category><![CDATA[fiat 500]]></category>
		<category><![CDATA[page rank]]></category>
		<category><![CDATA[personal brand]]></category>
		<category><![CDATA[wired italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/?p=391</guid>
		<description><![CDATA[ 

La reputazione online si misura in termini quantitativi in base ai link che ricevi. Un algoritmo inventato da Google che si chiama Page Rank, più link ricevi più il tuo Page Rank aumenta e quindi sei popolare. Tutto basato su una formula matematica intorno alla quale girano capitali senza fine. Investimenti a breve e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-394 alignleft" title="fakefan" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/08/fakefan.jpg" alt="brand reputation" width="180" height="120" /></p>
<p><strong>La reputazione online si misura in termini quantitativi in base ai link che ricevi. </strong>Un algoritmo inventato da Google che si chiama Page Rank, più link ricevi più il tuo Page Rank aumenta e quindi sei popolare. Tutto basato su una formula matematica intorno alla quale girano capitali senza fine. Investimenti a breve e lungo termine, il tutto per far accrescere la propria reputazione online, avere più amici e/o più fan.</p>
<p><strong> Ma quanto valgono i fan?</strong> Quanto valgono gli amici in rete? Molto bello questo passaggio del post perché tutti cercano di creare una propria reputazione online grazie all’alto numero di amici che si ha, più amici hai più sei figo ed influente, soprattutto i grossi brand si scannano per creare pagine piene di fan (<a href="http://www.stefanoiotti.com/la-brand-fa-shopping-di-amici/">riprendo un post di Stefano sull’argomento</a>).</p>
<p>Per rispondere alla domanda di cui sopra vorrei raccontare la fantastica campagna che ha fatto <strong>Burger King</strong>: la nota catena di fast food ha deciso di regalare un Wrapper (il suo panino più famoso, l’equivalente del Big Mac per il Mac Donald’s) a chi cancellasse 10 amici dal suo profilo. La campagna voleva dimostrare in tono ironico che un Wrapper vale più di 10 amici. Infatti è stato un successone, migliaia di clienti si sono presentati facendo vedere le cancellazioni e il risultato è stato: vendo 10 amici per un panino gratis.</p>
<p>Tutto questo per dire cosa: semplicemente per <strong>diffidare di chi propone campagne per incrementare i propri fan</strong>, diffondere il passaparola tra gli utenti. Niente da fare, è tutto falso! Si sta sviluppando un business che ha degli effetti collaterali disastrosi. Mi spiego meglio con un esempio: io sono un utente che in rete sono attivo da anni, ho un blog seguito, twitto, sono su Facebook con moltissimi amici, ecc. ecc. Prendo questa mia rete di contatti e la uso per fare del business (sono davvero molto pochi quelli che ancora ci sono riusciti) proponendo alle aziende contatti, fan, passaparola, infiltrazioni, ecc.</p>
<p>Io quindi ti suggerisco una pagina a te che sei mio amico e ti chiedo di fare altrettanto con i tuoi amici. Risultato? Ricevo inviti giornalieri a diventare fan di pagine di cui non mi interessa proprio nulla e che è altrettanto evidente che non interessano neanche a chi me le manda (che interesse avrebbe nel diventar fan della pagina del porta ombrelli tal dei tali).  Risultato del risultato? Ne ricevo talmente tante di queste segnalazioni che ho disabilitato alcuni “amici”, nel senso che ho cambiato le impostazioni privacy e quindi non vedo più i loro post pur rimanendo amici. Ma questo mi spiace tantissimo perché le cose che avevano da dire loro personalmente mi interessavano davvero, ma quelle che dicono per le aziende che li pagano per farlo, molto molto meno.</p>
<p>Niente di più triste davvero! Si perché tutto questo corrompe la rete, fa si che un utente non sappia più se una recensione sul web sia vera oppure scritta dopo aver preso un compenso da un’azienda. Un’arma da utilizzare è quella di cercare altre fonti, confrontare le notizie, verificarle. Che fatica però!<br />
Mi chiedo se tutto questo valga la pena per le aziende, destinare del budget per avere fan falsi destinati a cadere nell’oblio dei responsabili marketing una volta che la campagna di “buzz” di 6 mesi sia terminata… Oppure se non valga la pena di fare qualcosa di più strutturato, aprirsi al mercato e accogliere tutti i suggerimenti che arrivano dalle persone. Casi storici in questo senso sono stati quelli della <strong>Fiat 500 </strong>che ha messo a disposizione una piattaforma per tutti quelli che volevano dire la sua sulla nuova 500 (che poi ovviamente è stato un successo clamoroso), o quello che sta facendo <strong>Wired Italia </strong>(noto magazine con core sulla tecnologia) che ha chiesto a tutti i suoi lettori di contribuire alla realizzazione del suo nuovo sito, proponendo creatività, proposte, idee, ecc. con un team dedicato che filtrerà il tutto e attuerà solo le idee migliori.</p>
<p>Ovviamente sarà un successo, perché è un progetto che viene dalla rete per la rete e prevede la partecipazione della rete, che poi sono anche consumatori… Non può essere altrimenti!</p>
<p>Maurizio Menniti</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/FXbdY3KfUyg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/come-non-si-costruisce-la-reputazione-online/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/come-non-si-costruisce-la-reputazione-online/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Farsi pubblicità non è mai stato così facile</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/6ZpSrq3ThBg/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/farsi-pubblicita-non-e-mai-stato-cosi-facile/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 08:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Stefani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/?p=380</guid>
		<description><![CDATA[Leggendo il titolo può venire in mente l&#8217;intenzione di pubblicizzare un prodotto al  fine di venderlo. Ma il termine FARSI PUBBLICITA&#8217; è mutato negli anni arrivando ad essere applicabile anche alle persone .
Detto così, lo so, non suona bene anche perché il solo pensiero di fare pubblicità a sé stessi può sembrare strano: siamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-386" style="border: 6px solid white;" title="simona" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/08/simona.jpg" alt="simona" width="200" height="179" />Leggendo il titolo può venire in mente l&#8217;intenzione di pubblicizzare un prodotto al  fine di venderlo. Ma il termine FARSI PUBBLICITA&#8217; è mutato negli anni arrivando ad essere applicabile anche alle persone .</p>
<p>Detto così, lo so, non suona bene anche perché il solo pensiero di fare pubblicità a sé stessi può sembrare strano: <strong>siamo persone non prodotti ! </strong><br />
Eppure la tentazione è forte, oggi grazie agli strumenti messi a disposizione dal web 2.0 è possibile darsi visibilità con pochissimo sforzo.</p>
<p>Uno strumento molto utile ai fini della self-promotion è il “famigerato” blog… una delle invenzioni più grandi di questi ultimi anni.<br />
Spero non penserete che esageri .</p>
<p>Grazie ai blog chiunque, ha la possibilità di creare uno spazio che sia solo suo. Uno spazio che con pochi click si può facilmente personalizzare, e<strong> popolare con i contenuti, immagini, link, foto e video che più ci aggradano.</strong><br />
Possiamo dare al nostro blog la direzione che vogliamo: può essere personale, parlare di un tema ambientale piuttosto che politico. <strong>Il blog può essere addirittura professionale.</strong></p>
<p>Ci sono molte aziende che ne hanno compreso la potenzialità e riescono a sfruttarla a loro vantaggio. Un blog semplice ed efficace può essere la migliore pubblicità.<br />
Ritengo che questo strumento sia estremamente bello e democratico soprattutto perché, in questi periodi di crisi, anche le piccole aziende possono avere il loro posto nel web (che al giorno d&#8217;oggi è essenziale), più facile da trovare e più visibile certo di un cartellone per strada.</p>
<p>Non dimenticatevi di prestare attenzione a ciò che scrivete, perché non c&#8217;è niente di peggio che farsi pubblicità scadente&#8230;. I vostri concorrenti di certo ne trarrebbero vantaggio, quindi non bisogna mai esitare a <strong>chiedere un parere a chi è esperto e vive di marketing.</strong></p>
<p>Sul tema del &#8220;personal brand&#8221; segnalo l’articolo di Stefano  “<a href="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/personal-brand-e-memoria-digitale/">personal brand e memoria digitale</a> “</p>
<p>Detto questo concludo con un augurio di buona giornata, e che il blog sia con voi!</p>
<p>Simona Stefani</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/6ZpSrq3ThBg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/farsi-pubblicita-non-e-mai-stato-cosi-facile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/farsi-pubblicita-non-e-mai-stato-cosi-facile/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Augmented Reality: uno strumento in più per il marketing</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/rIvnztBmbYo/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/augmented-reality-uno-strumento-in-piu-per-il-marketing/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 21:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Vergnani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[augmented reality]]></category>
		<category><![CDATA[benetton]]></category>
		<category><![CDATA[bmw]]></category>
		<category><![CDATA[lego]]></category>
		<category><![CDATA[unilever]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/?p=362</guid>
		<description><![CDATA[Oggi l’Augmented Reality è diventata uno strumento di marketing: molti tra i grandi brand a livello mondiale hanno sperimentato questa tecnologia che sta vivendo un momento di scoperta e rapida diffusione.
Ma che cosa si intende per Augmented reality? La realtà aumentata o Augmented Reality (AR) combina elementi del mondo reale con elementi multimediali virtuali grazie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi l’<strong>Augmented Reality è diventata uno strumento di marketing</strong>: molti tra i grandi brand a livello mondiale hanno sperimentato questa tecnologia che sta vivendo un momento di scoperta e rapida diffusione.</p>
<p>Ma che cosa si intende per Augmented reality? La realtà aumentata o Augmented Reality (AR)<strong> combina elementi del mondo reale con elementi multimediali </strong>virtuali grazie all’interazione fra una videocamera ed un elemento fisico.<br />
La videocamera riconosce un elemento, normalmente racchiuso all’interno di un quadrato in 2D, chiamato marker (ARTag). Un normale PC dotato di webcam e connessione ad internet, ma anche uno smartphone di ultima generazione dotato di fotocamera, possono interagire con il marker. Il marker é riconosciuto dalla webcam, che vi sovrappone in tempo reale i contenuti multimediali: video, audio, oggetti 3D.</p>
<p><strong>La grande spettacolarità ed efficacia della realtà aumentata si esprime attraverso la possibilità di far interagire oggetti 3D multimediali con la realtà ripresa dalla webcam.</strong></p>
<p>La rapida diffusione di questa tecnologia pone un dibattito relativo al marker o markerless ovvero la possibilità per le applicazioni Augmented Reality di riconoscere non tanto il &#8220;classico marker, ma direttamente immagini consuete: foto, immagini brand logos.</p>
<p>Diciamo che in una prima fase, il quadrato bianco e nero è un segnale di attenzione immediata, che predispone il lettore ad una azione e che gli indica che esiste un contenuto aggiuntivo, e che è prevista una sua azione attiva per fruire dei contenuti stessi.</p>
<p>Con una seconda fase dell&#8217;Augmented Reality, in cui <strong>tutti gli oggetti (e le persone) saranno augmentati</strong>, parlanti, collegati in rete e circondati da livelli di informazione aggiuntivi, naturalmente non ci sarà più bisogno di indicatori visivi così forti.</p>
<p>In ogni caso possiamo fare a meno del marker nel caso in cui creiamo applicazioni dove si utilizza la tecnica del riconoscimento facciale (face recognition), l’applicazione tramite la webcam riconosce il volto e vi soprappone i  contenuti aggiuntivi, eventualmente si può riconoscere sesso, emozioni e postare direttamente le foto sui principali social network.</p>
<p>Ecco alcuni esempi:</p>
<p><strong>LEGO</strong><br />
La realtà aumentata ha approfittato del chiosco per diverse attività,  Lego ha creato dei Box interattivi all’interno dei negozi in cui con  camera and monitor, il software riconosce le scatole dei prodotti  rivelandone il contenuto perfettamente montato con animazioni 3D in  tempo reale.<br />
Partendo da pilota su alcuni negozi, ora queste stazioni si trovano in  molti negozi sparsi per il mondo.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/mUuVvY4c4-A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x402061&amp;color2=0x9461ca" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="http://www.youtube.com/v/mUuVvY4c4-A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x402061&amp;color2=0x9461ca" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
<em>Filmato della realtà aumentata Lego</em></p>
<p>Inoltre Lego ha creato un chiosco con il sistema di face recognition in cui la camera riconosce il volto, il software renderizza e mappa l’immagine in 3D “lego-lizzandoti”…</p>
<p><a href="http://legoaugmentedreality"><img class="size-full wp-image-363 alignnone" style="border: 6px solid white;" title="arscolor-lego" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/07/arscolor-lego.jpg" alt="arscolor-lego" width="500" height="294" /></a><em><br />
Foto dell&#8217;installazione Lego</em></p>
<p><strong><br />
UNILEVER<em> </em></strong><em>(nota: per chi ci segue su Facebook avevamo già segnalato questa esperienza nella nostra pagina, <a title="facebook arscolor" href="http://www.facebook.com/pages/The-natural-power-of-new-media/161960200368">qui</a>).</em><strong><br />
</strong>Passeggiando per le strade di Cannes è apparso un chiosco interattivo di Unilever che dispensa gelati ai passanti in cambio di un sorriso. Quando la macchina determina che una persona è felice e ha un sorriso grande abbastanza, l’utente viene ricompensato con un gelato. Gli utenti possono condividere i loro sorrisi on-line caricando la foto su Facebook direttamente dal chiosco.<br />
Presto questo tipo di box interattivi abiteranno i supermercati, centri commerciali, attirando la nostra attenzione con tecnologie come realtà aumentate o riconoscimento facciale permettendo interazioni sociali lontano dal pc o dai dispositivi mobili.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-ckBFAo3Wk4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x402061&amp;color2=0x9461ca" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="http://www.youtube.com/v/-ckBFAo3Wk4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x402061&amp;color2=0x9461ca" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><em>Filmato del chiosco Unilever</em><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong><br />
BMW</strong></p>
<p>BMW ha fatto un uso strategico di questa tecnologia con Z4 creando una campagna di comunicazione integrata, tra cui il configuratore che ti permette di testare una “guida artistica” ricordando lo spot televisivo, e con la possibilità di condividere le immagini ottenute su FB.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-376" title="arscolor bmw" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/07/arscolor-bmw.jpg" alt="arscolor bmw" width="420" height="240" /></p>
<p>Clicca il link per vedere la campagna AR di BMW<br />
<a href="http://www.bmw.co.uk/bmwuk/augmented_reality/homepage?bcsource=vanity">http://www.bmw.co.uk/bmwuk/augmented_reality/homepage?bcsource=vanity</a> .</p>
<p><strong><br />
BENETTON</strong></p>
<p>Benetton partendo dalla campagna It’s my Time, campagna globale per il  reclutamento di nuovi volti attraverso un concorso che utilizzava la  realtà aumentata per far visualizzare dettagli relativi ai modelli della  campagna.<br />
Grazie alla viralità e al coinvolgimento degli utenti It’s my time è  diventata una community che conta 66.444 utenti in tutto il mondo.<br />
<img class="size-full wp-image-364 alignnone" style="border: 6px solid white;" title="benetton-arscolor" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/07/benetton-arscolor.jpg" alt="benetton-arscolor" width="450" height="293" /></p>
<p><em>Foto della campagna Benetton Augmented Reality<br />
</em></p>
<p><img class="size-full wp-image-366 alignnone" style="border: 6px solid white;" title="benetton-arscolor3" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/07/benetton-arscolor3.jpg" alt="benetton-arscolor3" width="500" height="300" /></p>
<p><em>Foto delle campagna  Benetton Augmented Reality<br />
</em></p>
<p><a href="http://casting.benetton.com/augmented_reality">http://casting.benetton.com/augmented_reality</a></p>
<p><strong><br />
Abbiamo visto come l’Augmented reality dia la possibilità di accedere ad informazioni in tempo reale in un modo nuovo</strong> e mai sperimentato, la capacità di vedere qualcosa fuori dal naturale campo visivo, come un locale dietro l’angolo, e infine<strong> la possibilità di estendere i propri sensi attraverso tutta la rete</strong>.</p>
<p>Grazie alla capacità virale e alla diffusione sui social media il ritorno deve essere valutato in termini di conversazione, di percezione e di naturalmente di<strong> interazione con la marca</strong>.<br />
A tal proposito è  importante non limitarsi a presidiare tecnologie ma impegnarsi a misurare la rete atraverso metodologie come la web analytics o l&#8217;analisi del sentiment.</p>
<p>A presto, Katia.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/rIvnztBmbYo" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/augmented-reality-uno-strumento-in-piu-per-il-marketing/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/augmented-reality-uno-strumento-in-piu-per-il-marketing/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>La gioia di vivere nell’epoca di Internet</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/S8RXgd6jSXQ/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/la-gioia-di-vivere-nell%e2%80%99epoca-di-internet/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 17:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Menniti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[adam smith]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[tim berners lee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/?p=356</guid>
		<description><![CDATA[Riflessioni di un internauta.
È inutile negarlo, il web è una delle cose più belle che potesse accadere all’umanità! Non ho paura di fare questa affermazione né di dire che noi tutti, alla mattina appena svegli, dovremmo rivolgere un pensiero di gratitudine a Berners-Lee, per aver regalato al mondo questa tecnologia.
Parto con questa considerazione dopo aver [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riflessioni di un internauta.</strong></p>
<p>È inutile negarlo, <strong>il web è una delle cose più belle che potesse accadere all’umanità</strong>! Non ho paura di fare questa affermazione né di dire che noi tutti, alla mattina appena svegli, dovremmo rivolgere un pensiero di gratitudine a <a title="tim berners lee" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tim_Berners-Lee">Berners-Lee</a>, per aver regalato al mondo questa tecnologia.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-358" style="border: 6px solid white;" title="free internet" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/07/free-internet.jpg" alt="free internet" width="200" height="161" />Parto con questa considerazione dopo aver parlato con alcuni conoscenti che additavano internet come il male dei mali e aver ascoltato la sera stessa un servizio su un TG dove si parlava di come i social network possano far male ai nostri figli. Mi è venuta l’orticaria su tutto il corpo e ho deciso di scrivere questo post di sfogo che ovviamente non servirà a niente, perché quei pochi che lo leggeranno queste cose le sanno già. Chi invece pensa il contrario, continuerà a crogiolarsi davanti alla TV mentre lo bombardano di immagini, suoni, pubblicità, ecc., utilizzando la rete solo per mandare qualche mail o leggere il sito del TG che aveva guardato prima…</p>
<p>Tra le cause dei mali di internet, questi conoscenti che lavorano nel mondo della musica, utilizzavano l’esempio di come la rete abbia distrutto il mercato musicale mondiale a causa del file sharing della musica tra gli utenti.<br />
Io non credo, penso invece che non era più sostenibile pagare 32 € per un CD prodotto, e all’artista ne arrivavano solo 2 mentre il resto veniva incassato dalle major discografiche.<br />
Internet è un sistema troppo democratico, talmente tale che ha contributo a togliere di mezzo le compagnie discografiche che facevano il bello e il cattivo tempo in ambito musicale, decidevano chi erano i gruppi che dovevano andare avanti e chi invece non doveva emergere. Oggi invece chiunque fa musica può mettere i suoi brani su My Space e tutti possono scaricarli con grossi benefici per chi li pubblica; il passaparola infatti favorisce la creazione di fan. Più gente ascolta la tua musica e più persone impareranno ad apprezzarla e la consiglieranno ai loro amici. Un mio amico che canta in una cover band di un gruppo molto famoso, mi raccontava che prima non li filava nessuno, ora dopo aver pubblicato i loro pezzi su My Space e diffuso il passaparola tra gli amici, i gestori dei locali li chiamano in continuazione. Non hanno più un week end libero e suonano nei migliori locali.</p>
<p>Una delle case history più belle a riprova di ciò, è quella dei Coldplay che hanno messo liberamente scaricabili i brani del loro ultimo album, chiedendo ai loro fan di stabilire loro stessi quale fosse il prezzo giusto da pagare. C’è chi ha pagato 10 dollari, chi invece nulla ovviamente, ma il risultato è stato che i loro concerti sono stati tutti sold out raddoppiando il numero di fan che li andavano a vedere, il loro merchandising è andato a ruba. Tutto questo scavalcando le major discografiche che ovviamente dopo un primo periodo in cui hanno tentato di fermare lo scambio file denunciando gli utenti, i provider, questo e quell’altro, (era come tentar di fermare uno tsunami) finalmente hanno capito che devono cambiare il loro modello di business, dando la musica gratis e valorizzando l’artista seguendolo in tutte le fasi comprese quelle dei concerti e del merchandising.<br />
Il fatto che la sua musica si diffonda, per un artista può essere solo un vantaggio, più gente ascolta e più avrai possibilità di avere dei fan e quindi di fare concerti, cd speciali con i live, ecc.</p>
<p>Potrei scrivere per ore su questi argomenti, ma avrebbe senso? In un paese in cui tutti gli sforzi si concentrano su come soffocare l’informazione mentre gli altri paese abbattono il digital divide, ha senso? Certo che ha senso! Proprio parlandone si possono cambiare le sorti degli eventi.</p>
<p>E allora andiamo avanti dicendo che grazie ad internet un milione di persone si può mettere d’accordo e  mandare un milione di e-mail al parlamento europeo e bloccare un provvedimento legislativo. Solo grazie alla rete si può creare un enciclopedia libera, accessibile a tutti e contenere informazioni sterminate proveniente da tutto il mondo (quando ero bambino io le enciclopedie le vendevano porta a porta e contribuivano a devastare l’Amazzonia).</p>
<p><strong>Si è scritto di più negli ultimi 10 anni che nei precedenti 10.000. </strong><br />
Wikipedia non chiede niente in cambio, né denaro né pubblicità, lo fa grazie ai sostegni di chi vuol farlo (es: Google).</p>
<p>Se avessimo chiesto cento anni fa ad un grande economista classico come <a title="adam smith" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Adam_Smith">Adam Smith</a>, se un modello come quello di Wikipedia potesse reggere, probabilmente avrebbe risposto di no.<br />
Proprio perché la concezione era che tutto doveva avere un proprio tornaconto. Ora invece non è più così, si può scrivere per il solo gusto di farlo, per avere credibilità e reputazione che sul web si misura attraverso i link che ricevi. Quanti più link ricevi quanto più sei importante e credibile e quindi la tua reputazione aumenta.</p>
<p>Ad esempio oggi anche <a title="web agency" href="http://www.arscolor.com">Arscolor Interactive</a> può fare della comunicazione scrivendo di argomenti che trattano il proprio core business. Una cosa impensabile fino a pochi anni fa dove il tutto si riassumeva nel fare il sito istituzionale, dicendo di che cosa ci si occupava e per chi si era lavorato. Oggi invece quello che hai dentro, quello che è il tuo know how lo puoi comunicare magari con un blog, con una newsletter, su Facebook, su Twitter o in qualsiasi altro posto dove puoi incontrare delle persone che sono disposte ad ascoltarti. Prima invece se avevi Santi in paradiso (aka ganci) riuscivi ad entrare nei brand che contano altrimenti eri tagliato fuori, oggi invece puoi arrivarci grazie a quanto riesci a dimostrare di saperne anche attraverso questi canali.</p>
<p>Il web in tutto questo è democratico. Fa emergere solo chi ha qualità e <strong>affossa modelli di business basati su una informazione asimmetrica</strong> e soprattutto a pagamento.</p>
<p>Il mio augurio in tutto questo è che le aziende lo capiscano, si aprano alle persone e smettano di definirle target, come se le si dovesse colpire.<br />
Riescano a capiscano che la rete è un’opportunità dalla quale per la prima volta possono “imparare” dai propri clienti come migliorare i propri prodotti e servizi semplicemente ascoltandoli o meglio leggendo quello che hanno da dire.</p>
<p>Il web è davvero una delle più belle cose che potesse mai accadere alle persone ma anche alle …  aziende!</p>
<p>Maurizio Menniti.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/S8RXgd6jSXQ" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/la-gioia-di-vivere-nell%e2%80%99epoca-di-internet/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/la-gioia-di-vivere-nell%e2%80%99epoca-di-internet/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Finanziamenti per lo sviluppo del commercio elettronico</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/A2t6GunDVck/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/finanziamenti-per-lo-sviluppo-del-commercio-elettronico/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 11:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[commercio elettronico]]></category>
		<category><![CDATA[normative]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/?p=344</guid>
		<description><![CDATA[Se hai in programma lo sviluppo di un progetto di e-commerce e risiedi in Emilia Romagna, potrebbe interessarti approfondire la Legge Regionale 41/97 che prevede la concessione di contributi destinati al commercio elettronico.
E&#8217; una legge con cui ci siamo già confrontati in qualità di consulenti e sviluppatori, funziona e trova il suo impiego naturale nell&#8217;ambito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se hai in programma lo <strong>sviluppo di un progetto di e-commerce </strong>e risiedi in Emilia Romagna, potrebbe interessarti approfondire la Legge Regionale 41/97 che prevede la concessione di contributi destinati al <strong>commercio elettronico</strong>.<br />
E&#8217; una legge con cui ci siamo già confrontati in qualità di consulenti e sviluppatori, funziona e trova il suo impiego naturale nell&#8217;ambito di progetti di dimensioni medio/piccole.</p>
<p>La 41/97  prevede la gestione di finanziamenti da parte della Provincia,  sulla base delle direttive emanate dalla Regione Emilia Romagna, pertanto il punto di partenza per approfondire i dettagli è il sito internet della provincia in cui risiede l&#8217;attività commerciale ( anche se può capitare che le informazioni pubblicate sui siti provinciali siano poco chiare ).</p>
<p>Se desideri sviluppare un progetto di commercio elettronico, non esitare a<a title="web agency email" href="http://www.arscolor.com/modulo_contatto_email/contact_form-it-60760.aspx"> contattare Arscolor Interactive. </a></p>
<p><a title="e-commerce " href="http://www.arscolor.com/e_commerce/product-it-60692.aspx">Clicca qui per visitare la nostra pagina dedicata al commercio elettronico.</a></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/A2t6GunDVck" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/finanziamenti-per-lo-sviluppo-del-commercio-elettronico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/finanziamenti-per-lo-sviluppo-del-commercio-elettronico/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>GWT e Rich Internet Applications</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/MxjJqcYcBJk/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/gwt-e-rich-internet-applications/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 17:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Vernaschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia web]]></category>
		<category><![CDATA[Web Development]]></category>
		<category><![CDATA[ajax]]></category>
		<category><![CDATA[eclipse]]></category>
		<category><![CDATA[gwt]]></category>
		<category><![CDATA[java]]></category>
		<category><![CDATA[netbeans. microsoft .net]]></category>
		<category><![CDATA[ria]]></category>
		<category><![CDATA[visual studio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/?p=332</guid>
		<description><![CDATA[Ormai sono anni che, grazie alle chiamate AJAX, siamo entrati nell&#8217;era del web 2.0, quello in cui i siti possono trasformarsi in vere e proprie applicazioni. Quelle più evolute si chiamano RichInternet Applications (RIA), e spesso sono paragonabili come usabilità alle applicazioni desktop. Alcune volte sono anche più accattivanti, visto che il web offre una libertà grafica enorme.
Inizialmente era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-335" style="border: 6px solid white;" title="gwt-net" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/07/gwt-net.png" alt="gwt-net" width="255" height="154" />Ormai sono anni che, grazie alle chiamate <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/AJAX">AJAX</a>, siamo entrati nell&#8217;era del <em>web 2.0</em>, quello in cui i siti possono trasformarsi in vere e proprie applicazioni. Quelle più evolute si chiamano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rich_Internet_application">RichInternet Applications (RIA)</a>, e spesso sono paragonabili come usabilità alle applicazioni desktop. Alcune volte sono anche più accattivanti, visto che il web offre una libertà grafica enorme.</p>
<p>Inizialmente era molto difficile sviuppare RIA davvero evolute, sia per le solite discrepanze tra i vari browser, sia perché l&#8217;HTML non è pensato per questo scopo, e quindi la sua trasformazione in un ambiente dinamico richiede un certo sforzo. Nel corso del tempo, però, si sono affinati vari strumenti che risolvono in gran parte sia la complessità che l&#8217;incompatibilità.</p>
<p>Questi strumenti si dividono in due gruppi:</p>
<ul>
<li>le librerie JavaScript per la manipolazione del DOM (Document Object Model, in pratica l&#8217;HTML), e per le chiamate AJAX, la più diffusa delle quali è sicuramente <a href="http://jquery.com/">jQuery</a>, ma ce ne sono tante altre, come <a href="http://www.prototypejs.org/">Prototype</a> e l&#8217;interessantissima <a href="http://developer.yahoo.com/yui/3/">YUI 3</a>;</li>
<li>i toolkit di componenti di alto livello già pronti, il più dellevolte legati a una tecnologia server, come <a href="http://vaadin.com/">Vaadin</a> (Java), <a href="http://www.componentart.com/">ComponentArt</a> (.Net) ed <a href="http://www.sencha.com/products/js/">Ext JS</a> (non legato a tecnologie server).</li>
</ul>
<p>A seconda del tipo di libreria scelto, lo sviluppo dell&#8217;applicazione cambia radicalmente: nel primo caso si creerà un prototipo grafico e funzionale altamente specializzato, pensato su misura per la specifica esigenza del cliente, con possibilità di controllo totale fino all&#8217;ultimo pixel, poi si userà, per esempio, jQuery per rendere dinamico l&#8217;HTML e dialogare con la parte server dell&#8217;applicazione, il cui lavoro sarà solo quello di fornire gli HTML iniziali e i dati successivi (generalmente in formato JSON), oppure i frammenti di HTML aggiornati. Nel secondo caso, lo sviluppo somiglia sempre più a quello di un&#8217;applicazione desktop, dove si<br />
utilizzano i controlli disponibili nel toolkit scelto, e la personalizzazione grafica è molto più limitata, infatti spesso si finisce per scegliere uno dei temi forniti dal toolkit stesso, a meno che il progetto non sia abbastanza grande da permettere lo sviluppo di un tema grafico dedicato.</p>
<p>La scelta dipende più che altro dal tipo di applicazione che si deve sviluppare: <strong>per applicazioni destinate all&#8217;utente finale</strong> (es. prenotazioni di voli), si sceglierà la prima strada, mentre <strong>per applicazioni tipo backoffice</strong> (es. mantenimento del catalogo di un sito), si andrà per la seconda. Questo perché la prima soluzione, nonostante permetta di ottenere il &#8220;controllo totale&#8221;, ha una crescita esponenziale della complessità, specialmente pensando alla manutenzione e ai successivi sviluppi.</p>
<p>In realtà, però, esiste una terza via: il <a href="http://code.google.com/intl/it-IT/webtoolkit/">Google Web Toolkit</a>. GWT è uno strumento creato da Google che va molto oltre ciò che si vede al primo sguardo. Molti pensano che sia solo un modo per creare applicazioni JavaScript senza usare JavaScript, ma i veri motivi per cui esiste non includono l&#8217;&#8221;antipatia&#8221; per il linguaggio del web. In realtà, l&#8217;obiettivo era quello di accedere a una delle cose che Java ha più di qualsiasi altro linguaggio al mondo: gli strumenti di sviluppo. Grazie a GWT, è possibile sviluppare applicazioni web con tutta la comodità di <a href="http://www.eclipse.org/">Eclipse</a> o <a href="http://www.netbeans.org/">NetBeans</a>, compreso il debugging completo, sia lato client che lato server. In questo modo, sebbene i risultati ottenuti con GWT siano più simili a quelli del primo tipo<br />
menzionato in precedenza, la produttività aumenta, e anche applicazioni di dimensioni considerevoli risultano gestibili. (Stranamente, <a href="http://code.google.com/intl/it-IT/webtoolkit/makinggwtbetter.html">Google ha descritto i veri motivi per cui ha creato GWT in una pagina in cui non ci si aspetta di trovarli</a>.)</p>
<p>In più GWT offre altri vantaggi, come l&#8217;ottimizzazione spinta delle dimensioni del codice da inviare al client (e del numero di connessioni HTTP necessarie, visto che gestisce anche CSS e immagini), la possibilità di gestire in maniera agevole le applicazioni multilingua e tante altre.</p>
<p>Sviluppando in Java la parte server, poi, è possibile condividere codice tra lato client e lato server: non solo gli oggetti come prodotti, articoli, utenti ecc. possono essere usati tali e quali, ma anche il codice di utilità, di validazione e di business logic più in generale, non è necessario scriverli due volte. E con GWT RPC anche tutti i valori vengono trasmessi automaticamente. Ne consegue che lo sviluppo di un&#8217;applicazione web con Java e GWT porta alla massima produttività, ed è anche possibile aggiungere un ulteriore strato di astrazione utilizzando un toolkit del secondo tipo, come il già citato Vaadin, che è basato proprio su GWT, e che offre degli splendidi componenti già pronti, nonché varie utilità da usare sul server.</p>
<p>Non sempre, però, si ha la possiblità di usare Java sul server: scelte aziendali, necessità del cliente, prodotti già esistenti&#8230; in questi casi GWT risulta ancora utile per generare la parte client dell&#8217;applicazione, sempre utilizzando Java per scrivere il codice, ma limitandosi alla generazione di JavaScript, che dovrà comunicare con il server scelto tramite l&#8217;uso di linguaggi di trasmissione dati cross-platform, spesso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/JSON">JSON</a>. Si perde così la possibilità di riutilizzare il codice, ma resta la superiorità dell&#8217;ambiente di sviluppo rispetto al JavaScript puro, nonché le varie ottimizzazioni descritte prima.</p>
<p>Il problema più grande, in questo caso, è come far comunicare GWT e l&#8217;ambiente server in fase di sviluppo, quando il codice Java non è ancora stato &#8220;tradotto&#8221; in JavaScript e va eseguito così com&#8217;è, mentre il codice lato server viene eseguito separatamente. A causa della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Same_origin_policy">same origin policy</a>, i due mondi non possono scambiarsi dati, ma in <a title="web agency arscolor" href="http://www.arscolor.com" target="_blank">Arscolor Interactive</a> abbiamo sviluppato un sistema di collegamento (proxy) che ci permette di sviluppare evitando questo problema, cosicché l&#8217;applicazione viene eseguita e interconnessa in maniera trasparente, proprio come se stessimo usando un solo linguaggio.</p>
<p>È vero che abbiamo la necessità di tenere aperti due ambienti di sviluppo (Visual Studio ed Eclipse), ma la stessa cosa capita usando per esempio Flex, che, se connesso a .Net, per esempio, richiede Visual Studio da una parte e Flash/Flex Builder dall&#8217;altra. Ma anche se si decide, per esempio, di utilizzare jQuery, Visual Studio non è sempre autosufficiente, in quanto, nonostante gli sforzi e le promesse di Microsoft, continua a non essere un valido strumento per JavaScript, mancando addirittura l&#8217;evidenziazione delle parentesi corrispondenti, cosa che ormai anche i piccoli editor freeware offrono.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;utilizzo di GWT su piattaforme diverse da Java resta un compromesso, in quanto si perde una parte dei suoi vantaggi, però non è una scelta che si può scartare a priori, perché è ancora la migliore per applicazioni web che devono essere sotto il completo controllo degli sviluppatori, ma che rischiano di diventare complesse. Naturalmente, se si<br />
decide di usare GWT, è il caso di verificare se davvero bisogna fare a meno di Java sul server: oggi la necessità di usare una tecnologia piuttosto che un&#8217;altra è molto più sfumata che in passato, e una delle ragioni per cui questo avviene è proprio che ciò che alla fine gli utenti vedono è sempre un&#8217;applicazione che gira nel browser. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo.</p>
<p>A presto.</p>
<p>Luciano Vernaschi</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/MxjJqcYcBJk" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/gwt-e-rich-internet-applications/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/gwt-e-rich-internet-applications/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Chi si fida dei social media?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/ATb58xzS9rw/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/chi-si-fida-dei-social-media/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 14:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[e-commerce]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/?p=303</guid>
		<description><![CDATA[Un paio di dati su cui riflettere.
La slide estratta dallo speech di Roberto Liscia in apertura dei lavori al Netcomm e-commerce forum 2010 mostra come i social media siano all&#8217;ultimo posto fra i canali promozionali capaci di influenzare decisioni di acquisto online.
La recente indagine di eMarketer sull’influenza dei social nel b2b (&#8221;is social a source [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_304" class="wp-caption alignright" style="width: 372px"><a href="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/06/netcomm.jpg"><img class="size-full wp-image-304  " title="netcomm" src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/06/netcomm.jpg" alt="e-commerce netcomm" width="362" height="269" /></a><p class="wp-caption-text">e-commerce netcomm</p></div>
<p>Un paio di dati su cui riflettere.</p>
<p><a title="ecommerce forum slide" href="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/uploads/2010/06/netcomm.jpg" target="_blank">La slide estratta dallo speech di Roberto Liscia</a> in apertura dei lavori al Netcomm e-commerce forum 2010 mostra come i<strong> social media siano all&#8217;ultimo posto</strong> fra i canali promozionali capaci di influenzare decisioni di acquisto online.</p>
<p>La recente indagine di eMarketer sull’influenza dei social nel b2b (&#8221;<a title="emarketer ricerca" href="http://www.emarketer.com/Article.aspx?R=1007752" target="_blank">is social a source for b2b leads</a>?&#8221;) conferma il <strong>disinteresse degli utenti dei social</strong> nei confronti dei prodotti e servizi linkati.</p>
<p>La mia lettura è questa: l’eccessivo uso dei social media da parte dei marketer ha prodotto il risultato di<strong> compromettere la fiducia</strong> riposta nel mezzo, contenuti fake e violazioni della privacy non aiutano a raggiungere obiettivi di impresa.</p>
<p>Soluzione? Affinché le aziende possano trarre vantaggio dalle risorse dei canali social è indispensabile concentrarsi sulla produzione di contenuti qualitativi, mettersi in gioco e comunicare con trasparenza.. e ricordarsi che qualsiasi buon progetto richiede tempo.</p>
<p>Link utili:<a href="http://www.ecommerceforum.it/ecommerceforum2010/interventi/"><br />
Elenco degli interventi eCommerce forum 2010.</a><br />
<a href="http://www.emarketer.com/Article.aspx?R=1007752">Ricerca di eMarketer sull&#8217;influenza dei social nel b2b.</a></p>
<p>Ciao,<br />
Stefano</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/ATb58xzS9rw" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/chi-si-fida-dei-social-media/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/chi-si-fida-dei-social-media/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Il marketing virale e le bufale sul web</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/VpPUdyJbGDU/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/il-marketing-virale-e-le-bufale-sul-web/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 12:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Galletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[viral marketing]]></category>
		<category><![CDATA[webmarketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/?p=290</guid>
		<description><![CDATA[Abbiamo già definito il marketing virale in una lezione del nostro corso di web-marketing, chi lo avesse perso può leggerlo qui http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-8-il-marketing-virale/ ; oggi desidero segnalarvi un recentissimo esempio di come questa tecnica sia capace di produrre grandi risultati di visibilità con poco, ma veramente poco, budget.
Il 27 maggio 2010 il Giro d’Italia arriva a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo già definito il <strong>marketing virale</strong> in una lezione del nostro corso di web-marketing, chi lo avesse perso può leggerlo qui <a title="viral marketing" href="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-8-il-marketing-virale/" target="_blank">http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-8-il-marketing-virale/</a> ; oggi desidero segnalarvi un recentissimo esempio di come questa tecnica sia capace di produrre grandi risultati di visibilità con poco, ma veramente poco, budget.</p>
<p>Il 27 maggio 2010 il Giro d’Italia arriva a Brescia e durante la trasmissione televisiva Giro Sera il commentatore tecnico ed ex-corridore Davide Cassani esterna il suo stupore davanti ad una bici da corsa “dopata” mostratagli da un anonimo avventore.</p>
<p>Si tratta di una bici dotata di motore elettrico in grado di fornire alla potenza di pedalata un apporto aggiuntivo di circa 150-200 Watt.<br />
Ma la vera notizia, a suo dire, è che dal 2004 ad oggi qualche corridore professionista l’ha pure usata in corsa.</p>
<p>Dal giorno successivo <strong>su You Tube inizia a circolare un filmato in varie versioni</strong> in lingua che, prendendo spunto dal servizio RAI, accusano il campione svizzero Fabian Cancellara di avere utilizzato la bici “dopata” nelle ultime due gare vinte: il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/8Nd13ARuvVE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x402061&amp;color2=0x9461ca" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/8Nd13ARuvVE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x402061&amp;color2=0x9461ca" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Il video include al suo interno un filmato tecnico dettagliato che ne spiega l’installazione e l’uso sulle bici da passeggio dell’azienda austriaca Gruber Antrieb GmbH con tanto di logo Gruber Assist in bella mostra (il nuovo sito è stato rilasciato con una nuova veste grafica da neanche una settimana ).</p>
<p>Il video di Michele Bufalino, il nome parla da se (n.d.r.), ad oggi ha <strong>superato le 2.100.000 visualizzazioni</strong> per la sola versione tradotta in inglese.  La notizia è stata ripersa dalle più autorevoli testate giornalistiche sportive online e offline, ed è anche stato creato (sempre dal buon Bufalino) un gruppo su Facebook che ad oggi conta quasi 1000 membri&#8230;</p>
<p>E’ o non è un ottimo esempio di marketing virale?</p>
<p><strong>Il marketing virale (o viral marketing) è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta “il passaparola” (o buzz) </strong>di alcuni soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un elevato numero di utenti finali.</p>
<p>Il messaggio si diffonde in modo esponenziale.</p>
<p>È un&#8217;evoluzione del passaparola, da cui si distingue per il fatto che ad attivare l’evento è l’intervento volontario dei promotori della campagna.</p>
<p><strong>Il principio del marketing virale si basa sull&#8217;originalità di un&#8217;idea:</strong> qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione.</p>
<p>Come un virus, l&#8217;idea che può rivelarsi interessante per un utente viene passata ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo la conoscenza dell&#8217;idea si espande rapidamente.</p>
<p>Allora, che aspettate a chiederci la vostra campagna virale?</p>
<p>Ivan</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/VpPUdyJbGDU" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/il-marketing-virale-e-le-bufale-sul-web/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/il-marketing-virale-e-le-bufale-sul-web/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>La brand fa shopping di amici</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/bKr3qb6TftY/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/la-brand-fa-shopping-di-amici/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 17:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[branding]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[webmarketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.arscolor.com/?p=253</guid>
		<description><![CDATA[“I mercati sono conversazioni.”
Sono già passati 10 anni dal momento in cui è stato redatto il Manifesto Clue Train rapidamente diventato la pietra angolare dell&#8217;internet marketing.
Il Manifesto postula le basi dell’evoluzione del web dal fondativo 1.0 al partecipativo 2.0, l’importanza dei contenuti prodotti dagli utenti e la necessità per organizzazioni e brand di partecipare al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="size-full wp-image-261 alignleft" style="border: 6px solid white;" title="la brand in ascolto" src="http://blog.arscolor.com/wp-content/uploads/2010/05/la-brand-in-ascolto.jpg" alt="la brand in ascolto" width="270" height="245" />“I mercati sono conversazioni.”</em></p>
<p>Sono già passati 10 anni dal momento in cui è stato redatto il <a title="manifesto clue train" href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Cluetrain_Manifesto" target="_blank">Manifesto Clue Train</a> rapidamente diventato la pietra angolare dell&#8217;internet marketing.<br />
Il Manifesto postula le basi dell’evoluzione del web dal fondativo 1.0 al partecipativo 2.0, l’importanza dei contenuti prodotti dagli utenti e la necessità per organizzazioni e brand di <strong>partecipare al dialogo online</strong> come condizione necessaria per la prosecuzione dell’attività di impresa.</p>
<p>Si tratta di un “socialismo tecnologico” in cui ciascuno può produrre contenuti senza barriere all’ingresso.<br />
Partecipare a questa conversazione globale può avere varie utilità ai fini d’impresa, per esempio: anticipare mutamenti di mercato, monitorare il sentiment di prodotti e brand,  prevenire buzz negativi, ingaggiare early adopters e molto altro.<br />
<strong>Le ricerche che confermano l’impatto della rete internet sui bilanci aziendali</strong> sono a disposizione di chiunque desideri approfondirne la dimensione. Ne cito due su tutte: <a title="indagine comscore" href="http://www.comscore.com/Press_Events/Press_Releases/2009/12/U.S._Online_Holiday_Spending_Reaches_16_Billion_for_First_36_Days_of_the_November-December_Shopping_Season" target="_blank">L&#8217;indagine dell&#8217;americana Comscore</a>, la quale informa che gli acquisti sono fortemente influenzati dai social media e il <a title="sems white papers" href="http://www.sems.it/ricerche.htm" target="_blank">White Papers dell&#8217;italiana Sems </a>da cui emerge che l&#8217;87% degli italiani online utilizza i motori di ricerca per trovare informazioni decisive per un acquisto.</p>
<p>Date queste premesse, risulta evidente come chiunque si occupi di marketing non possa ignorare le tesi del Manifesto Clue Train, più difficilmente sa come applicarle.<br />
<strong>Aprire un presidio aziendale in un social network è molto semplice,  mentre non lo è sviluppare un dialogo</strong>, richiede coinvolgimento e aggiornamenti strutturali: ascoltare prima di parlare, avere qualcosa da dire e possibilmente accertarsi che ci sia qualcuno a cui interessi.</p>
<p>Un progetto social media di successo dovrebbe prima di tutto avere dei chiari obiettivi (goal), interessare un pubblico (engagement) e favorire azioni utili all’organizzazione (conversion).<br />
Questa almeno è parte della teoria, nella realtà capita che le cose funzionino in modo diverso. Il punto sta nella difficoltà oggettiva di trovare un progetto social che coinvolga spontaneamente gli utenti , così può capitare di confondere la qualità  con la quantità, una ricerca del consenso numerico in cui tutti gli strumenti diventano leciti : dagli account fake, ai gateway anonimi, alle community infiltration .</p>
<p>La pagina di Facebook vuota rende triste il Brand, soluzione: <strong>comprare gli amici.</strong><br />
Il social di comparazione prodotti non rende merito alla nostra merce, soluzione: comprare le recensioni.</p>
<p>Credo che sia una questione di creatività, di budget ma soprattutto di tempi. Posso ingaggiare in breve tempo a poco prezzo una folla anonima che probabilmente non produrrà molte conversioni ma soddisferà il mio ego, o in alternativa, posso provare a costruire un progetto che offra al mio cliente la possibilità di dialogare con le persone sapendo che ci vuole tempo e <strong>non esiste nessuna certezza</strong> di riuscita.</p>
<p>La mancanza di certezza è il mantra di qualsiasi strategia social media, però ancora una volta la rete può aiutarci: dato il <strong>postulato della misurabilità di internet</strong>, come fare per capire se l’azione sui social media sia servita a qualcosa o, peggio, abbia fatto danni al Brand?</p>
<p>Prossima volta.</p>
<p>Ciao.<br />
Stefano Iotti.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/bKr3qb6TftY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/la-brand-fa-shopping-di-amici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/la-brand-fa-shopping-di-amici/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>E’ tempo di mettersi in gioco</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/YrZJ4CVejgA/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/e-tempo-di-mettersi-in-gioco/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 06:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Menniti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[gioco online]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.arscolor.com/?p=274</guid>
		<description><![CDATA[Il gioco è uno degli elementi più importanti per la crescita dei bambini. Ha una matrice pedagogica e serve anche negli ambienti animali per imparare a cacciare, difendersi e attaccare.
Tutto questo ora, almeno per gli esseri umani si è spostato online. Sembra infatti che  siano sempre di più quelli che giocano online e soprattutto scelgono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-276" style="border: 6px solid white;" title="farmville-jason-king" src="http://blog.arscolor.com/wp-content/uploads/2010/05/farmville-jason-king.jpg" alt="farmville-jason-king" width="250" height="250" />Il gioco è uno degli elementi più importanti per la crescita dei bambini. Ha una matrice pedagogica e serve anche negli ambienti animali per imparare a cacciare, difendersi e attaccare.</p>
<p>Tutto questo ora, almeno per gli esseri umani si è spostato online. Sembra infatti che  siano sempre di più quelli che giocano online e soprattutto scelgono i giochi social come miglior svago possibile.</p>
<p>Diamo qualche numero per capire la realtà di cui stiamo parlando. Solo sommando gli utenti che giocano nei primi 20 giochi social di Facebook, arriviamo a quota 330.000.000 di persone iscritte.</p>
<p>Trecentotrenta milioni di utenti sono circa il 30% della popolazione mondiale… La cosa che sorprende è che il 59% sono donne e l’80% supera i 20 anni di età.</p>
<p>Cosa sta succedendo quindi? <strong>Continuiamo a giocare come abbiamo sempre fatto, lo facciamo online e da circa tre anni a questa parte, lo facciamo online con altre persone</strong>. Giochi come FarmVille per citare solo il più famoso, sta spopolando su Facebok. Siamo diventati tutti allevatori, coltivatori.</p>
<p>Il gioco soddisfa nostre esigenze, come quella di misurarsi, mettersi alla prova. Con i giochi social soddisfiamo anche altre esigenze come quella di collaborare/condividere e anche quella molto sentita, di primeggiare, di far vedere di essere i più bravi e diventare leader di un gruppo.</p>
<p>Il fenomeno quindi, perché di fenomeno si tratta, non può più essere trascurato. Il volume d’affari è impressionante, basti pensare all’immenso capitale che ruota intorno al poker online. Molto player importanti come Sisal e altri lo hanno capito e man mano stanno trasportando il loro business sulla rete.</p>
<p>Parlando di social vengono sempre in mente cose come YouTube o Facebook, da molti, soprattutto dalla concorrente TV, sono visti come delle minacce.<br />
In realtà il fenomeno è più complesso, si tratta di un attitudine, di un modo di essere. Gli esseri umani hanno l’istinto di socializzare, di fare comunità. Internet che è il media più moderno, paradossalmente soddisfa un bisogno primordiale.</p>
<p>Le aziende lo stanno cominciando a capire e cercano di offrire sempre più sistemi di condivisione e collaborazione. Purtroppo il tessuto economico italiano fatto per la gran parte di piccole e medie imprese, non arriva a comprendere i cambiamenti in atto e vanno avanti con la vecchia concezione dell’imprenditore che fa tutto da solo. Ma ignorare tutto questo, significa dover rincorrere i concorrenti stranieri, USA in primis e perdere per l’ennesima volta un opportunità che viene offerta dalla rete. E come sempre viene offerta gratis!</p>
<p>Ciao,</p>
<p>Maurizio Menniti.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/YrZJ4CVejgA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/e-tempo-di-mettersi-in-gioco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/e-tempo-di-mettersi-in-gioco/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Convertire i lead in clienti e migliorare il ROI del sito internet</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/8fdjL5mSCIY/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/convertire-i-lead-in-clienti-e-migliorare-il-roi-del-sito-internet/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 08:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Soluzioni aziendali]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[lead]]></category>
		<category><![CDATA[roi]]></category>
		<category><![CDATA[web-analytics]]></category>
		<category><![CDATA[webmarketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.arscolor.com/?p=226</guid>
		<description><![CDATA[Arscolor Interactive ha implementato una tecnologia web per  aumentare drasticamente il tasso di conversione dei visitatori di un sito internet.
La soluzione adotta il modello software-as-a-service e permette di monitorare in tempo reale l&#8217;interazione del visitatore business rendendo disponibili informazioni rilevanti ai fini commerciali fra cui:
- nome dell&#8217;azienda e dati per contattarla;
- prodotti e intenzioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="roi sito internet" src="http://postoffice.arscolor.com/Attachments/sito80/websiteroi.jpg" alt="" width="169" height="397" />Arscolor Interactive ha implementato una tecnologia web per  <strong>aumentare drasticamente il tasso di conversione </strong>dei visitatori di un sito internet.</p>
<p>La soluzione adotta il modello software-as-a-service e permette di monitorare in tempo reale l&#8217;interazione del visitatore business rendendo disponibili informazioni rilevanti ai fini commerciali fra cui:</p>
<p>- nome dell&#8217;azienda e dati per contattarla;<br />
- <strong>prodotti e intenzioni di acquisto</strong>;<br />
- filmato della navigazione.</p>
<p>Informazioni utili che l&#8217;ufficio commerciale potrà gestire attraverso re-call o presentazioni personalizzate.</p>
<p>Questa innovazione anticipa le soluzioni evolute di <strong>web-analytics </strong>e <strong>brand-monitoring</strong> che Arscolor Interactive sta mettendo a punto per il 2010.</p>
<p><a href="http://www.arscolor.com/modulo_contatto_email/contact_form-it-60760.aspx">Clicca qui per ricevere una dimostrazione.</a></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/8fdjL5mSCIY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/convertire-i-lead-in-clienti-e-migliorare-il-roi-del-sito-internet/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/convertire-i-lead-in-clienti-e-migliorare-il-roi-del-sito-internet/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>I social network e la deriva del search.. aspettando la semantica</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/aBC4Adb-_9Y/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/i-social-network-e-la-deriva-del-search-aspettando-la-semantica/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 21:54:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[semantica]]></category>
		<category><![CDATA[seo]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[suk]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.arscolor.com/?p=208</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; notizia di questi giorni che Google e Bing hanno migliorato l&#8217;integrazione nei loro algoritmi dei risultati dei principali social network (Facebook, Twitter, My Space &#8230;).
La notizia può essere interpretata in vari modi, io scelgo questo:
In attesa del grande assente &#8211; LA SEMANTICA -  i motori continuano a non capire nulla dei testi che archiviano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-213" style="border: 6px solid white;" title="mercato" src="http://blog.arscolor.com/wp-content/uploads/2009/12/mercato1-300x196.jpg" alt="mercato" width="300" height="196" />E&#8217; notizia di questi giorni che Google e Bing hanno migliorato l&#8217;integrazione nei loro algoritmi dei risultati dei principali social network (Facebook, Twitter, My Space &#8230;).</p>
<p>La notizia può essere interpretata in vari modi, io scelgo questo:<br />
In attesa del grande assente &#8211; LA SEMANTICA - <strong> i motori continuano a non capire nulla dei testi che archiviano</strong> e si affidano ad algoritmi che &#8220;riducono&#8221; il pensiero umano ad un insieme di citazioni più o meno ordinate.  (Segnalo il mio articolo vecchio di 3 anni ma ancora molto utile a capire &#8220;<a href="http://blog.arscolor.com/google-e-la-scemantica/">Google e la scemantica</a>&#8220;).</p>
<p>Il risultato di questa incapacità semantica si traduce nelle 3 parole d&#8217;ordine per farsi sentire in rete: <strong> SEO </strong>(scrivere codice comprensibile ai motori), <strong>SOCIAL </strong>(post, post, post in tutti i canali online rilevanti), <strong>NETWORK</strong> (chiedi all&#8217;amico di parlare di te e ricambia il favore).</p>
<p>Il web rischia di diventare come un SUK dove <strong>chi urla di più ha maggiori possibilità di vendita</strong>.</p>
<p>ciao<br />
Stefano<br />
<em><br />
Il dipinto è di Buchel, artista Israeliano</em> (2004)</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/aBC4Adb-_9Y" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/i-social-network-e-la-deriva-del-search-aspettando-la-semantica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/i-social-network-e-la-deriva-del-search-aspettando-la-semantica/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Comunicazione web 2.0 e branding</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/-qT0M5v8aCM/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/comunicazione-web-2-0-e-branding/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 14:24:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[branding]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[personal brand]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.arscolor.com/?p=171</guid>
		<description><![CDATA[Milioni di consumatori si scambiano informazioni su prodotti, marche, aziende, servizi.

I contenuti prodotti sul canale online determinano decisioni di acquisto che nel medio termine hanno forti impatti sui bilanci aziendali.
Questa presentazione indica una possibile strategia di utilizzo del web per favorire il dialogo fra organizzazioni/brand e utenti online. Non è facile, non serve aprire un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Milioni di consumatori si scambiano informazioni su prodotti, marche, aziende, servizi.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong>I contenuti prodotti sul canale online determinano decisioni di acquisto che nel medio termine hanno forti impatti sui bilanci aziendali.</p>
<p><strong>Questa presentazione indica una possibile strategia</strong> di utilizzo del web per <strong>favorire il dialogo fra organizzazioni/brand e utenti online</strong>. Non è facile, non serve aprire un blog o postare su Facebook se non si hanno chiari gli obiettivi da raggiungere e il linguaggio da utilizzare.</p>
<p>In rete la parola d&#8217;ordine è sempre la stessa: <strong>mettersi in ascolto, partecipare al dialogo, dire la verità&#8230;. </strong>esattamente come fra persone in atomi.</p>
<p><em>Clicca sulla presentazione per vederla.<br />
</em><object width="450" height="369"><param name="movie" value="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=socialmediabranding-091116142242-phpapp02"/><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed src="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=socialmediabranding-091116142242-phpapp02"  type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="450" height="369"></embed></object></p>
<p>Stefano Iotti</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/-qT0M5v8aCM" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/comunicazione-web-2-0-e-branding/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/comunicazione-web-2-0-e-branding/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Personal Brand e memoria digitale</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/leRu92MKhgA/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/personal-brand-e-memoria-digitale/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 07:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[personal brand]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.arscolor.com/?p=118</guid>
		<description><![CDATA[Sottotitolo : prega i tuoi amici di non di pubblicare le tue foto.
Il “Personal Brand” indica la modalità con cui una persona si rappresenta agli altri. Il concetto esiste da quando l’uomo ha iniziato a relazionarsi all’interno di gruppi.
Oggi, la memoria e la velocità di propagazione di internet generano un’iperbolizzazione del concetto di “Personal Brand”.
Immaginiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sottotitolo : prega i tuoi amici di non di pubblicare le tue foto.</em></p>
<p>I<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-120" title="mask" src="http://blog.arscolor.com/wp-content/uploads/2009/10/mask-150x150.jpg" alt="mask" width="150" height="150" />l “Personal Brand” indica <strong>la modalità con cui una persona si rappresenta agli altri</strong>. Il concetto esiste da quando l’uomo ha iniziato a relazionarsi all’interno di gruppi.<br />
Oggi, la memoria e la velocità di propagazione di internet generano un’iperbolizzazione del concetto di “Personal Brand”.</p>
<p>Immaginiamo che una società di software sia intenzionata ad assumere un nuovo impiegato e che il recruiter aziendale ab<em></em>bia già fatto alcune selezioni da cui siano emersi un paio di candidati.<br />
Come scegliere? Facile, l’elemento capace di spostare l’ago della bilancia si chiama Google.</p>
<p>Il recruiter digita www.google.com e scrive il nome del primo candidato, la query restituisce una serie di pagine da alcuni newsgroup in cui si evince la competenza informatica del soggetto.</p>
<p>Adesso il recruiter si concentra sul secondo candidato, trova nell&#8217;ordine: foto su Facebook in cui è ripreso mentre consuma alcolici, video su Youtube mentre impenna in moto e una serie di insulti al suo ex professore su Twitter.</p>
<p>Ogni giorno produciamo direttamente o indirettamente contenuti che parlano di noi e che possono facilmente essere rintracciati da chiunque.<br />
Le foto sul social network o il tuo blog personale, possono farti perdere un&#8217;occasione di lavoro o qualsiasi altra opportunità.<br />
Quello che fai potrà essere usato contro di te.</p>
<p>I primi ad attivarsi per trarre vantaggio da questa peculiarità della rete sono stati i politici e gli attori della filiera della comunicazione digitale.<br />
Infatti, se è vero che il web ha la memoria lunga, è pur vero che <strong>è possibile almeno in parte riorganizzare e reinterpretare la memoria del passato in funzione delle esigenze del presente</strong>. In sostanza possiamo provare a produrre contenuti utili per la nostra &#8220;rappresentazione digitale&#8221; eseguendo una selezione volontaria delle informazioni. Per farlo è indispensabile svolgere attività di <strong>monitoraggio del Brand</strong> e <strong>diventare parte della conversazione in rete</strong>. E’ utile tenere presente che non si è al bar con gli amici ma in una vetrina in cui è conveniente <strong>sorridere sempre</strong>.</p>
<p>Un esempio: da giovani tentiamo di proporre “Personal Brand” in accordo con gli interessi del gruppo o della ragazza di turno.<br />
Oggi è possibile farlo con i social network come Anobii, il website in cui ciascuno condivide con gli altri i libri che sta leggendo. Mi occupo di comunicazione e leggo&#8221;Big Swith&#8221; di Nicholas Carr ? Ecco che sento il desiderio di farlo sapere al mondo. Al contrario, se mi capita di approfondire &#8220;Le avventure di Paperino e le Giovani Marmotte&#8221; non è detto che faccia altrettanto.</p>
<p>In tutti i casi sforzarsi di auto-determinare la propria immagine serve a poco se non si è in grado di corrispondere all&#8217;aspettativa che si è creata.</p>
<p>Se ti interessa approfondire l’argomento puoi provare con le keys “Personal Brand”, “Story telling”, “Barak Obama”, “Seth Godin”, “Dan Schawbel”.</p>
<p><em>L&#8217;autore dell&#8217;immagine è &#8220;Madartists&#8221; dal sito www.dreamstime.com</em>.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/leRu92MKhgA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/personal-brand-e-memoria-digitale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/personal-brand-e-memoria-digitale/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Emiliabyfood.it, racconta la filiera alimentare emiliana</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/6SoOEmiI-8c/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/emiliabyfood-it-racconta-la-filiera-alimentare-emiliana/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 12:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[Web tv]]></category>
		<category><![CDATA[branding]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[reggio emilia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2009/10/08/Emiliabyfoodit-racconta-la-filiera-alimentare-emiliana.aspx</guid>
		<description><![CDATA[
A Reggio Emilia, culla del Parmigiano Reggiano, dell’Aceto Balsamico Tradizionale e del Lambrusco, è nato un progetto che unisce tradizione culinaria e modernità digitale.
Emiliabyfood.it è un luogo virtuale che si impegna a preservare la memoria storica degli attori della filiera alimentare: soggetti istituzionali, produttori e consumatori.
Nel sito sarà possibile vedere le interviste ai produttori del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="http://blog.arscolor.com/wp-content/uploads/import/emiliabyfood.jpg" alt="" width="332" height="79" align="baseline" /></p>
<p>A Reggio Emilia, culla del Parmigiano Reggiano, dell’Aceto Balsamico Tradizionale e del Lambrusco, è nato un progetto che unisce tradizione culinaria e modernità digitale.</p>
<p>Emiliabyfood.it è un luogo virtuale che si impegna a preservare la memoria storica degli attori della <a title="filiera alimentare" href="http://www.emiliabyfood.it" target="_blank">filiera alimentare</a>: soggetti istituzionali, produttori e consumatori.</p>
<p>Nel sito sarà possibile vedere le <a title="conferimento latte" href="http://www.emiliabyfood.it/raccolta-e-conferimento-del-latte/" target="_blank">interviste ai produttori del latte</a> del Parmigiano Reggiano o ascoltare la “zdora” che spiega la differenza fra il ripieno del cappelletto reggiano e il tortellino bolognese. La partecipazione del pubblico è permessa e benvenuta, chiunque può commentare gli articoli e partecipare allo sviluppo del progetto.</p>
<p>Il progetto Emiliabyfood.it ha un dna fatto di tecnologia e territorio dato dai suoi artefici: Arscolor Interactive e Acetaia San Giacomo, la prima si occupa di tecnologia e digital media mentre la seconda è un produttore di Aceto Balsamico Tradizionale.</p>
<p>Il primo video di Emiliabyfood è stato girato alle 5 di mattina, in accordo con i ritmi della natura e delle vacche, è visibile all’indirizzo <a href="http://www.emiliabyfood.it" target="_blank">www.emiliabyfood.it</a>.</p>
<p>Non lo perdere.</p>
<p><a title="emilia by food" href="http://www.emiliabyfood.it" target="_blank"><img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/sigla478x300.jpg" alt="" width="476" height="297" /></a></p>
<p><a href="http://www.emiliabyfood.it" target="_blank"><img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/video3.jpg" alt="" width="480" height="270" /></a></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/6SoOEmiI-8c" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/emiliabyfood-it-racconta-la-filiera-alimentare-emiliana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/emiliabyfood-it-racconta-la-filiera-alimentare-emiliana/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Quanto costa un sito di ecommerce?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/q2GgXAD-3YY/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/quanto-costa-un-sito-di-ecommerce/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 12:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Soluzioni aziendali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2009/09/02/Quanto-costa-un-sito-di-ecommerce.aspx</guid>
		<description><![CDATA[
La frequenza con cui mi viene posta questa domanda è in aumento in accordo con l’interesse nei confronti del commercio elettronico (vedi indagine GFK-Eurisko nel corso dell’ultimo Ecommerce Forum 2009  presentata da Edmondo Lucchi) . Spesso capitano interlocutori che si aspettano una risposta immediata : questo post è dedicato a loro.
Un progetto di commercio elettronico è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-221 alignleft" title="quanto costa un sito di ecommerce" src="http://blog.arscolor.com/wp-content/uploads/2009/09/ecommerce-300x220.jpg" alt="quanto costa un sito di ecommerce" width="300" height="220" /></p>
<p>La frequenza con cui mi viene posta questa domanda è in aumento in accordo con l’interesse nei confronti del commercio elettronico (<a title="Edmondo Lucchi" href="http://www.ecommerceforum.it/Allegati%5Ccontributi%5C3.pdf" target="_blank">vedi indagine GFK-Eurisko nel corso dell’ultimo Ecommerce Forum 2009  presentata da Edmondo Lucchi</a>) . Spesso capitano interlocutori che si aspettano una risposta immediata : questo post è dedicato a loro.</p>
<p><strong>Un progetto di commercio elettronico è il risultato di una pianificazione dettagliata delle attività da svolgere di cui il sito è soltanto un componente, a volte nemmeno il più significativo</strong>.<br />
Lavorare bene significa creare un’organizzazione il cui canale di vendita è un website che in genere opera 24 ore al giorno per sette giorni la settimana, gestisce transazioni sicure e soddisfa i clienti in modo da favorirne il ritorno.<br />
Ritornando al titolo del post, capita che l’ interlocutore nella fretta di conoscere il costo del sito internet lo consideri punto di partenza del progetto e non quello di arrivo.</p>
<p>“Ok, però quanto costa un sito di ecommerce?”</p>
<p>Pur semplificando lo scenario e limitandoci al sito, rimangono troppe variabili da considerare, ne elenco alcune:</p>
<p>- Target &#8211; b2b/b2c (c’è un mercato captive?) – paesi e lingue.<br />
- Tipo di sito: su misura o pay per use (dipende dal brand, dal budget e da altro).<br />
- Catalogo: numero di articoli e loro natura, composizione e ordinamento.<br />
- Spedizione e calcolo dei costi connessi (peso, ingombro,…)<br />
- Interazione con i clienti: commenti, ranking eccetera.<br />
- Marketing: gestione coupon, regalistica, sconti x volume e periodo.<br />
- Gestione del magazzino più o meno semplificata.<br />
- Interfacciamento a gestionali o banche dati.<br />
- Pagamento e valute:  gateway bancario o servizi tipo Paypal o Google Checkout.<br />
- Requisiti di disponibilità : sla e garanzie di servizio.</p>
<p>L’unico modo per quantificare il costo di un progetto di ecommerce è fare un’analisi … con i mal di pancia del caso.<br />
Oltretutto, capita spesso che le competenze per lo sviluppo del progetto complessivo siano distribuite fra vari attori la cui collaborazione non è scontata.</p>
<p>Per chi intendesse approfondire il tema, Arscolor Interactive offre un <a title="consulenza ecommerce" href="http://www.arscolor.com/ecommerce/product-it-60692.aspx" target="_blank">servizio di consulenza per progetti di ecommerce</a> b2b e b2c e dispone di un&#8217;infrastruttura &#8220;pronta per l&#8217;uso&#8221; per lo sviluppo di un sito internet per la vendita di prodotti.<br />
Ciao<br />
Stefano</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/q2GgXAD-3YY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/quanto-costa-un-sito-di-ecommerce/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/quanto-costa-un-sito-di-ecommerce/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Obbligo di pubblicazione di informazioni legali  nel sito web</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/yYIW7Di9evs/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/obbligo-di-pubblicazione-di-informazioni-legali-nel-sito-web/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 11:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[normative]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2009/08/24/Obbligo-di-pubblicazione-di-informazioni-legali-nel-sito-web.aspx</guid>
		<description><![CDATA[
Riporto un adempimento che è uscito sul supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale n.161 che, complice il periodo estivo, mi pare non sia stato ancora recepito dalla maggioranza delle aziende.
L&#8217;articolo 42 della Legge 7 luglio 2009, n. 88 recepisce alcune novità introdotte dalla Comunità Europea e apporta le seguenti modifiche agli articoli 2250 e 2630 del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/eu-flag_000.gif" alt="" width="246" height="166" align="left" /><br />
Riporto un adempimento che è uscito sul supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale n.161 che, complice il periodo estivo, mi pare non sia stato ancora recepito dalla maggioranza delle aziende.</p>
<p>L&#8217;articolo 42 della Legge 7 luglio 2009, n. 88 recepisce alcune novità introdotte dalla Comunità Europea e apporta le seguenti modifiche agli articoli 2250 e 2630 del Codice civile.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>PRIMA NOVITA&#8217; -&gt; OBBLIGHI</strong></p>
<p>Obbligo di <strong>pubblicazione nel proprio sito web</strong> e/o negli spazi elettronici destinati alla comunicazione, collegati ad una rete telematica ad accesso pubblico, per le sole Società di capitali delle seguenti informazioni:</p>
<p>1) la sede della società, il numero di iscrizione e l&#8217;ufficio del Registro delle imprese ove è iscritta;<br />
2) il capitale effettivamente versato e quale risulta esistente dall&#8217;ultimo bilancio;<br />
3) lo stato di liquidazione della società a seguito dello scioglimento ;<br />
4) lo stato di società con unico socio.<br />
<strong>SECONDA NOVITA&#8217; -&gt; SANZIONI</strong><br />
Le società che non ottemperano alla pubblicazione delle citate informazioni nel <strong>sito web</strong> e/o negli spazi elettronici destinati alla comunicazione, collegati ad una rete telematica ad accesso pubblico, <strong>incorrono in sanzioni </strong>già previste dall&#8217;articolo 2630 C.C. per l&#8217;omessa o ritardata pubblicazione di atti al Registro delle imprese.<br />
La sanzione amministrativa pecuniaria va da un minimo di 206,00 ad un massimo di 2.065,00 euro da applicare, di regola, per ciascun componente dell&#8217;organo amministrativo.</p>
<p>Se non volete prendere multe correte ad aggiornare il sito internet !</p>
<p>Stefano Iotti.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/yYIW7Di9evs" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/obbligo-di-pubblicazione-di-informazioni-legali-nel-sito-web/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/obbligo-di-pubblicazione-di-informazioni-legali-nel-sito-web/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>+ 16% la raccolta pubblicitaria sul web = Google è bulimico.</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/x1Bh7rxcaZw/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/16-la-raccolta-pubblicitaria-sul-web-google-e-bulimico/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 May 2009 20:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta pubblicitaria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2009/05/22/2b-1625-la-raccolta-pubblicitaria-sul-web-Google-e-bulimico.aspx</guid>
		<description><![CDATA[Secondo l’osservatorio Fcp Assointernet la raccolta pubblicitaria su internet mercato domestico è cresciuta del 16% ad aprile 2009 rispetto all’analogo mese del 2008. In particolare, il Display registra una crescita del +13%, il Search un aumento del +21% e l’Affiliate una diminuzione del -8%. Clicca qui per leggere la notizia.
Significa che le aziende hanno ripreso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="siti internet reggio emilia" src="/wp-content/uploads/import/webmarketing.jpg" alt="siti internet reggio emilia" hspace="5" vspace="5" align="left" />Secondo l’osservatorio Fcp Assointernet la <strong>raccolta pubblicitaria su internet </strong>mercato domestico è <strong>cresciuta del 16%</strong> ad aprile 2009 rispetto all’analogo mese del 2008. In particolare, il <strong>Display</strong> registra una crescita del +13%, il <strong>Search</strong> un aumento del +21% e l’<strong>Affiliate</strong> una diminuzione del -8%. <a title="raccolta adv web" href="http://www.fcponline.it/pagine/pagina.aspx?ID=OSSERVATORIO013&amp;L=IT" target="_blank">Clicca qui per leggere la notizia</a>.<br />
Significa che le aziende hanno ripreso ad investire potentemente sul web consolidando definitivamente il canale.</p>
<p>PRIMA CONSIDERAZIONE<br />
Tenendo presente che in Italia gli investimenti pubblicitari su internet rappresentano circa il 7% del totale (<a title="nielsen media report" href="http://it.nielsen.com/site/documents/AbstractMediaMonthlyReport-Mag09.pdf" target="_blank">clicca qui per leggere il media report di Nielsen Netratings</a>) è prevedibile che siano destinati a crescere ancora, così com’è già successo nei mercati più maturi (esempio Stati Uniti e UK).</p>
<p>SECONDA CONSIDERAZIONE<br />
Il Search piace agli investitori perché è più misurabile e apparentemente deterministico (ppc) rispetto ad altri strumenti di web marketing . Infatti, rappresenta la parte più importante della crescita (+21%) .<br />
E’ utile considerare che il volume Search di cui stiamo parlando è riferito esclusivamente a pay-per-click e sem,<strong> in pratica è il fatturato di Google</strong> che da solo rappresenta più della metà del volume considerato.<br />
Significa che lo spostamento di budget adv dai media “tradizionali” al web favorirà la crescita bulimica di Google. Siamo solo all&#8217;inizio.</p>
<p>Ciao<br />
Stefano Iotti</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/x1Bh7rxcaZw" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/16-la-raccolta-pubblicitaria-sul-web-google-e-bulimico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/16-la-raccolta-pubblicitaria-sul-web-google-e-bulimico/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Atti del convegno e-commerce forum 2009</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/KV-b5PAsz5g/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/atti-del-convegno-e-commerce-forum-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 May 2009 15:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[ecommerce forum]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2009/05/21/Atti-del-convegno-e-commerce-forum-2009.aspx</guid>
		<description><![CDATA[Si è tenuta la quarta edizione dell&#8217;E-commerce Forum, organizzata dal Consorzio Netcomm,
evento dedicato al mondo del commercio elettronico, rivolto agli
operatori del settore e alle aziende interessate a capire e conoscere
il mondo delle vendite online.
 
Per chi non avesse potuto essere presente segnalo questo link da cui accedere agli atti del convegno   http://www.ecommerceforum.it/interventi/ .
ciao
Stefano Iotti
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Si è tenuta la quarta edizione dell&#8217;E-commerce Forum, organizzata dal </span><span style="color: #000000;">Consorzio Netcomm,</span><span style="color: #000000;"><br />
evento dedicato al mondo del <strong>commercio elettronico</strong>, rivolto agli<br />
operatori del settore e alle aziende interessate a capire e conoscere<br />
il mondo delle vendite online.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p>Per chi non avesse potuto essere presente segnalo questo link da cui accedere agli atti del convegno   <a title="ecommerce" href="http://www.ecommerceforum.it/interventi/" target="_blank">http://www.ecommerceforum.it/interventi/ .</a></p>
<p>ciao</p>
<p>Stefano Iotti</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/KV-b5PAsz5g" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/atti-del-convegno-e-commerce-forum-2009/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/atti-del-convegno-e-commerce-forum-2009/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Richiedi il mini-corso di web marketing in pdf</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/NjQwjRgggLg/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/richiedi-il-mini-corso-di-web-marketing-in-pdf/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 May 2009 10:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[webmarketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2009/05/08/Disponibile-il-corso-di-web-marketing-in-pdf.aspx</guid>
		<description><![CDATA[Sono disponibili le dispense in formato pdf del mini-corso di web marketing di Arscolor Interactive.
Il documento sarà inviato gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta compilando questo modulo: clicca qui per richiedere il corso di web marketing in pdf.
Scusate il ritardo.
bye
Stefano
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono disponibili le dispense in formato pdf del <strong>mini-corso di web marketing</strong> di Arscolor Interactive.</p>
<p>Il documento sarà inviato gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta compilando questo modulo: <a title="web marketing " href="http://www.arscolor.com/modulo_contatto_email/contact_form-it-60760.aspx" target="_blank">clicca qui per richiedere il corso di web marketing in pdf.</a></p>
<p>Scusate il ritardo.</p>
<p>bye</p>
<p>Stefano</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/NjQwjRgggLg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/richiedi-il-mini-corso-di-web-marketing-in-pdf/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/richiedi-il-mini-corso-di-web-marketing-in-pdf/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Marketing Web lezione 12: Mobile e Proximity Marketing</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/fdR91vNL4oA/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-12-mobile-e-proximity-marketing/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 19:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Magliola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[mobile marketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2008/11/24/Marketing-Web-12-Mobile-e-Proximity-Marketing.aspx</guid>
		<description><![CDATA[Il Mobile Marketing, secondo l’Osservatorio Mobile Marketing del Politecnico di Milano, è “l’utilizzo di tecnologie weriless sul telefono cellulare, come device di funzione di molteplicei servizi, come canale di comunicazione a due vie con il cliente ai fini di pubblicità, promozione e intrattenimento tra la marca e i suoi clienti, per creare engagement e fornire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Mobile Marketing, secondo <a href="http://www.osservatori.net/mobile_marketing_service" target="_blank">l’Osservatorio Mobile Marketing del Politecnico di Milano</a>, è “l’utilizzo di tecnologie weriless sul telefono cellulare, come device di funzione di molteplicei servizi, come canale di comunicazione a due vie con il cliente ai fini di pubblicità, promozione e intrattenimento tra la marca e i suoi clienti, per creare engagement e fornire esperienze contestualizzate, in grado di aumentare la forza della relazione con la marca stessa e con i suoi prodotti.”. Semplificando, possiamo dire che<strong> il mobile marketing è una parte del marketing operativo che ha il telefono cellulare come canale di contatto tra Brand e cliente</strong>.</p>
<p><img src="/wp-content/uploads/import/Mobile.jpg" alt="" width="140" height="140" align="left" /><br />
Gli obiettivi che si possono perseguire con il mobile marketing sono diversi e quasi mai “allo stato puro” (ogni campagna mobile ha cioè di solito almeno due di questi obiettivi in misura variabile). Cercando di generalizzare possiamo dire che <strong>attraverso una campagna di mobile marketing si possono perseguire obiettivi di</strong>:<br />
1)    <strong>Aumento di Brand awareness</strong>, attraverso l’inserimento del canale mobile nel media mix<br />
2)    <strong>Prospecting</strong>, ovvero la conversione dei lead in prospect e dei prospect in clienti attuali<br />
3)    <strong>Upselling</strong>, cioè vendita di quantitativi ulteriori di prodotto, sia con azioni tattiche di promozione, sia con azioni strategiche<br />
4)   <strong> Aumento del livello di servizio</strong></p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>target </strong>che è possibile raggiungere attraverso il mobile marketing, possiamo considerare un target piuttosto trasversale. <strong>Nella fascia di età dei giovanissimo (10-18) generalmente ci si rivolge soprattutto alla fascia dei teenager</strong>, che spesso non hanno però potere decisionale di acquisto se non per certi prodotti di largo consumo; in questo caso si osserva che funzionano bene le promozioni di instant win con la possibilità di personalizzazione del proprio cellulare di cui parleremo oltre. <strong>Vi è però una ottima numerosità anche nel target giovani (18-30 anni) e in quello adulto (30-50 anni).</strong></p>
<p>Ma che cosa è possibile fare con il mobile marketing? Quali sono le tecnologie a supporto? La prima e più diffusa risposta è l’utilizzo del <strong>SMS</strong>, sia con fini pubblicitari sia con fini di servizio, come vedremo oltre. Meno diffusi invece <strong>MMS </strong>e Videomessaggi (25% delle imprese che utilizza il mobile marketing), per un minor numero di device che supportano questa tecnologia.<br />
Da un punto di vista di user experience il mobile marketing sta però facendo passi da gigante. In particolare si stanno sviluppando velocemente applicazioni di cui effettuare il <strong>download </strong>sul proprio telefono cellulare; possono essere applicazioni di servizio (es. per il remote banking) oppure giochi e applicazioni fun. In particolare quello dell’advergaming è uno strumento che normalmente ha esiti buoni e può manifestarsi in due modi:<br />
a)    <strong>Advergame</strong>, ovvero giochi sviluppati ad hoc da un Brand e che contengono il concept della campagna;<br />
b)    <strong>Ad-funded game</strong>, cioè giochi gratuiti in cui sono inseriti messaggi pubblicitari</p>
<p>Altra tecnica molto efficace ma poco sviluppata in Italia per i costi ancora alti è il <strong>micro-browsing</strong>, ovvero la navigazione su siti progettati per cellulari. Il micro-browsing permette una Brand experience in qualunque momento e spesso viene abbinata all’invio di SMS o MMS che rimandano all’apposito sito.</p>
<p><img src="/wp-content/uploads/import/QuickResponseCode.jpeg" alt="" align="left" /><br />
Infine anche in Italia stiamo introducendo i <strong>QR Code</strong> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_QR" target="_blank">Quick Response Code</a>) e i <strong>Data Matrix</strong> (Semacode), ovvero codici a barre bidimensionali che possono essere letti tramite cellulare fornendo una seamless experience, cioè un’esperienza multicanale all’utente che passa da un canale ad un altro senza barriere o disallineamenti. Un esempio d’uso dei QR Code è sul libro <a href="http://www.anobii.com/books/Marketing_non_convenzionale/9788883638930/0194b242bf0a71f70c/" target="_blank">Marketing non convenzionale</a>, in cui dal QR Code si può accedere ai video virali citati nel libro.<br />
Il Mobile Marketing può essere diviso in due diverse aree, che hanno tecniche differenti ed agiscono anche in momenti differenti nel processo di acquisto:<br />
1)    <strong>MOBILE COMMUNICATION</strong> che è presente nella fase di pre-acquisto attraverso<br />
-    Mobile advertising<br />
-    Mobile promotion<br />
2)    MOBILE SERVICE MANAGEMENT che copre invece l’intero ciclo di acquisto, dalla stimolazione del bisogno al post vendita.</p>
<p>Vediamo queste diverse aree nel dettaglio. Il <strong>mobile advertising</strong> cerca di entrare in contatto con lead per convertirli a prospect e a clienti effettivi. Secondo le analisi del Politecnico di Milano, il canale Mobile in ottica advertising diventa efficace quando viene percepito dall’utente come un messaggio personalizzato e che implichi un’azione semplice. Può essere inoltre uno strumento efficace di drive to store o drive to event, come vedremomeglio affrontando il proximity marketing. Per quanto riguarda i costi, riportiamo le stime del 2007 dell’<a href="http://www.osservatori.net/mobile_marketing_service" target="_blank">Osservatorio Mobile Marketing del Politecnico di Milano</a> (pur con la vertenza che sono valori puramente indicativi)</p>
<p><img src="/wp-content/uploads/import/CostiMediMobile.jpg" alt="" width="599" height="267" /></p>
<p>La <strong>mobile promotion</strong> è la tecnica più sfruttata dalle imprese italiane ed in particolare sono molto diffusi i concorsi instant win: sul packaging del prodotto si trova cioè un codice che permette di vincere un premio in modo istantaneo (generalmente telefonando e digitando il codice). In molto casi il premio è legato ad una promozione bundle, cioè un premio certo che è generalmente un contenuto mobile (una suoneria, uno sfondo, ecc.): in questo modo la campagna è più attrente per l’utente e la Brand è rafforzata attraverso il contenuto inviato.</p>
<p><strong>Le campagne di mobile comunication possono inoltre essere misurate utilizzando gli stessi indicatori dell’<a href="/post/2008/10/07/Marketing-Web-Lezione-5-E-mail-Marketing.aspx" target="_blank">e-mail marketing</a>. </strong>Anche qui l’Osservatorio Mobile Marketing del Politecnico di Milano ci fornisce indicatori di efficacia medi che sono molto interessanti:</p>
<p><img src="/wp-content/uploads/import/EfficaciaSMSpush.jpg" alt="" width="599" height="267" /></p>
<p><img src="/wp-content/uploads/import/Mobile_Criticit%c3%a0.jpg" alt="" width="140" height="119" align="left" /><br />
Le <strong>maggiori difficoltà</strong> che si riscontrano nella mobile comunication sono:<br />
a)    la gestione del processo creativo, che va pensato ad hoc e non come semplice declinazione di contenuti web o peggio off-line<br />
b)    il rischio di percezione di invasività da parte dell’utente per le campagne di mobile advertising di tipo push<br />
c)    il ridisegno del packaging di prodotto per le campagne di mobile promotion</p>
<p>Se la mobile communication si rivolge soprattutto alla stimolazione di un bisogno, il <strong>MOBILE SERVICE MANAGEMENT</strong> copre invece l’intero processo di acquisto attraverso:<br />
1.    <strong>supporto pre-vendita</strong> con servizi di comunicazione non pubblicitaria (es. informazioni sulla viabilità, sulle farmacie di turno, ecc.)<br />
2.    <strong>prenotazione di un servizio</strong>, come un hotel, un taxi, una visita medica, ecc.<br />
3.    <strong>transazione </strong>come la disposizione di un bonifico bancario o l’acquisto su e-Bay, ecc.<br />
4.    <strong>pagamenti</strong>: questi servizi sono ancora pochi per molti limiti normativi, ma già oggi ad esempio è possibile pagare un parcheggio o i biglietti dei mezzi pubblici in alcune città<br />
5.    <strong>comunicazione post-vendita</strong></p>
<p>I benefici dei servizi mobile sono evidenti e permettono un legame fortissimo tra Brand e utente, visto anche che il telefono cellulare è percepito come uno strumento molto personale. L’Osservatorio sul mobile riassume così i benefici del mobile service management:</p>
<p><img src="/wp-content/uploads/import/BeneficiMobilePromotion.jpg" alt="" width="600" height="222" /></p>
<p>Tuttavia la gestione di questi servizi <strong>non è semplice né a livello tecnologico, né a livello di gestione della privacy</strong>. In particolare è necessario predisporre procedure per:<br />
-    la raccolta Opt-in dei dati dell’utente e della registrazione al servizio<br />
-    l’invio dei messaggi che deve essere effettuato in modo corretto secondo una precisa pianificazione per evitare ritardi, contenuti inadeguati, ecc<br />
-    la gestione Opt-out degli utenti che intendono disiscriversi dal servizio</p>
<p>Ma perché allora fare una campagna di mobile comunication e non una tradizxionale di e-mail marketing? Intanto la comunicazione con il mobile marketing è <strong>fortemente personalizzata</strong>, per lo stretto rapporto tra un utente e il proprio cellulare. Inoltre è un modo innovativo per raggiungere il nostro target, creando engagement con messaggi multimediali (soprattutto se usiamo le tecniche più moderne). Ci permette inoltre di <strong>raccogliere informazioni e dati sui nostri prospect e sui loro comportament</strong>i. Infine, ci permette di <strong>entrare in rapporto con un prospect esattamente là dove ha bisogno, di far cioè incontrare la domanda con l’offerta</strong>. Permette ovvero di fare del proximity marketing, che con il mobile marketing è strettamente imparentato.</p>
<p><strong>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Proximity_marketing" target="_blank">proximity marketing</a> è una particolare tecnica attraverso cui è possibile veicolare messaggi ad utenti presenti su una specifica area</strong>. Pensiamo ad esempio alle farmacie di turno: nessuno di noi è interessato a ricevere un SMS con le farmacie di turno a Torino se vive a Milano e viceversa; ma nessuno di noi è interessato a ricevere l’elenco delle farmacie di turno della propria città se quella domenica sta trascorrendo un weekend altrove! Il proximity marketing permette dunque l’invio di messaggi mirati a target mirati.</p>
<p><strong>Gli strumenti del proximity marketing sono essenzialmente due:</strong><br />
1.    Bluetooth<br />
2.    Digital e Mobile Signage</p>
<p><img src="/wp-content/uploads/import/NH.jpg" alt="" width="280" height="203" align="left" /><br />
<strong>La tecnologia Bluetooth permette di scambiare dati tra due device</strong>, ad esempio tra un computer ed un cellulare. Ad esempio per <a href="http://www.newholland.com/it" target="_blank">New Holland</a> abbiamo gestito un progetto Bluetooth che permetteva alle persona sulla stand di una fiera di scaricare video e suonerie… <a href="http://www.perfectionhurts.com/" target="_blank">New Holland naturalmente</a>. Oppure è possibile inviare ad esempio codici sconto o far partecipare ad un concorso (in un negozio che ho visitato di recente inviavano delle immagini di pesciolini rossi e chi riceveva un pesciolino bianco aveva invece 5 Euro di sconto).<strong> È perciò possibile utilizzare il Bluetooth sia per azioni tattiche, come le promozioni, oppure strategiche, come la Brand Awareness</strong> promossa da New Holland.</p>
<p><strong>I Digital e Mobile Signage sono schermi LCD altamente tecnologici che permettono non solo la consultazione attraverso il touch-screen, ma anche di dialogare con il vostro cellulare attraverso l’invio di SMS o di contenuti via Bluetooth</strong>. Immaginate ad esempio di essere turisti in una citta: di fornte all’ufficio informazioni potrebbe esserci uno di questi device che vi permette di consulatare gli alberghi che hanno posti disponibili ed inviarvi il loro numero sul cellulare. Oppure immaginate di vedere su uno di questi schermi una casa che vi interessa: potete inviarvi un MMS con la fotodellan casa, il numero dell’agenzia e il codice…</p>
<p>Il proximity marketing consente di raggiungere un numero circoscritto di utenti, ma fortemente in target e motivati verso il prodotto o servizio che può venirgli offerto in quell’area.</p>
<p><strong>Come abbiamo visto in questa nostra ultima puntata, il web in parte è già storia e stanno nascendo e sviluppandosi nuove aree della comunicazione digitale che è necessario prima di tutto conoscere e poi cominciare ad utilizzare. </strong>Se volete avere maggiori informazioni potete lasciare un commento oppure <a href="http://www.arscolor.com/modulo_contatto_email/contact_form-it-60760.aspx" target="_blank">contattarci </a>per una consulenza specifica.</p>
<p>Letture consigliate: <a href="http://www.osservatori.net/web/osservatori/mobile_marketing_service/rapporti" target="_blank">Il Marketing e i Servizi diventano Mobile! Rapporto 2007 Osservatorio Mobile Marketing &amp; Service</a> (attenzione: l’11 Dicembre a Milano verrà presentata la nuova ricerca sul 2008)</p>
<p>Con questa lezione il mostro mini-corso sul web marketing si conclude. Ci farebbe molto piacere ricevere i vostri feedback su questo corso, sapere che cosa vi è piaciuto di più e cosa secondo voi può essere migliorato. Potete lasciare un commento sul blog, oppure <a href="http://www.arscolor.com/modulo_contatto_email/contact_form-it-60760.aspx" target="_blank">contattarci </a>via e-mail. In ogni caso il blog i Arscolor.com continua con tanti altri interessanti post, per cui vi aspetto presto!</p>
<p>Sara</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/fdR91vNL4oA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-12-mobile-e-proximity-marketing/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-12-mobile-e-proximity-marketing/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Marketing Web lezione 11: Scrivere per Internet</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/JWYFkCqcRpE/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-11-scrivere-per-internet/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 18:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Magliola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2008/11/17/Marketing-Web-11-Scrivere-per-Internet.aspx</guid>
		<description><![CDATA[
Come ben sappiamo, ogni medium ha i propri mezzi di espressione e richiede un certo stile; già a scuola ci insegnano che la scrittura si piega e adatta alle esigenze di quello che scriviamo: un romanzo avrà uno stile diverso da una cronaca su un quotidiano, l’intervento di un cronista alla TV sarà diverso da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/bbrn55l.jpg" alt="" width="250" height="228" align="left" /><br />
Come ben sappiamo, ogni medium ha i propri mezzi di espressione e richiede un certo stile; già a scuola ci insegnano che la scrittura si piega e adatta alle esigenze di quello che scriviamo: un romanzo avrà uno stile diverso da una cronaca su un quotidiano, l’intervento di un cronista alla TV sarà diverso da quello di un giornalista della carta stampata e così via. Internet non si sottrae a questa regola e anche qui dobbiamo prestare molta attenzione a cosa e come scriviamo.</p>
<p>Partiamo da <a href="http://www.useit.com/alertbox/percent-text-read.html" target="_blank">un articolo di Jackob Nielsen</a>: secondo i suoi studi <strong>gli utenti leggono al massimo il 28% di quello che è scritto ma in media circa il 20%. Gli utenti cioè non leggono, ma scansionano velocemente il testo.</strong></p>
<p><strong>Dagli studi di eyetracking</strong> sappiamo poi che ci sono alcuni comportamenti di lettura comuni, che confermano la tendenza a scansionare la pagina invece di leggerla sequenzialmente:<br />
•    la prima cosa che attira gli occhi è <strong>il titolo testuale</strong>; il sottotiolo spesso funge da cerniera, formando un blocco unico con il titolo ma guidando alla lettura dell’intero articolo.<br />
•    La tendenza diffusa è quella di leggere <strong>le prime due o tre parole di titolo e sottotitolo</strong> (esattamente come i motori di ricerca) prima di decidere se continuare la lettura; il corpo piccolo incoraggia poi la lettura sequenziale, mentre il corpo grande incoraggia lo scanning.<br />
•    Per quanto riguarda poi l’<strong>impaginazione</strong>, quella che funziona meglio è <strong>a una sola colonna</strong>, anche perché gli occhi sullo schermo vanno prima di tutto in alto a sinistra, scendono in basso e solo dopo risalgono verso destra; istintivamente dedichiamo <strong>più attenzione alla parte alta dello schermo</strong>, ma se qualcosa cattura la nostra attenzione scrolliamo senza problemi.<br />
•    Infine, <strong>paragrafi brevi hanno il doppio di lettori di paragrafi lunghi</strong>.</p>
<p>Dunque? Dobbiamo rassegnarci al fatto che le nostre parole rimangano verbo morto? In realtà gli utenti sul web leggono molto, ad esempio più che sui tabloid o sui quotidiano: 2/3 dei lettori leggono un pezzo interamente se decidono che è di loro interesse e sono molto apprezzate forme testuali alternative e più multimediali come  FAQ, timeline, liste, ecc. Il punto sta proprio nell’interessare i lettori e far sì che leggano ciò che scriviamo nel nostro sito. Per far questo si deve agire sia sulla forma sia nei contenuti.</p>
<p>Partiamo proprio dalla forma e seguiamo i suggerimenti di <a href="http://www.mestierediscrivere.com/" target="_blank">Luisa Carrada</a>, il cui libro è consigliato come lettura della settimana. Per rendere più leggero il testo e avere una chance in più di lettura dobbiamo <strong>ricercare l’essenzialità e togliere il superfluo:</strong><br />
-    <strong>Benvenuti</strong>: è bene far capire immediatamente all’utente di chi è il sito e di cosa tratta, ma per questo sono spesso sufficienti il logo e il menu di navigazione, non è necessario accoglierlo con una sbrodolata di testo che viene solo percepita come un intralcio alla lettura.<br />
-    <strong>Autocelebrazioni</strong>: se sul sito di ufficiale di un marchio trovo frasi del tipo “il miglior prodotto sul mercato” o affini… beh… ci aspetteremmo qualcosa di diverso? Sul web meglio un sano understatement e fatti “un ottimo prodotto perché ha una resa del 25% superiore rispetto alla concorrenza secondo gli studi dell’Università XY” suona più credibile ed è probabilmente il tipo di informazioni che il cliente cerca.<br />
-    <strong>Tentennamenti</strong>: evitiamo lunghe circonlocuzioni di parole, meglio essere assertivi, sicuri ed arrivare dritti al punto.<br />
-   <strong> Auto-referenzialità</strong>: è al cliente che dobbiamo parlare, guidarlo alla scoperta della soluzione ai suoi bisogni; non dobbiamo parlare di noi stessi a noi stessi.</p>
<p><img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/scrivere2.jpg" alt="" width="251" height="212" align="left" /><br />
Ma allora la scrittura del web deve essere asciutta, pragmatica, fatta solo di dati, senza nulla concedere all’emozione? Certo che no; come afferma la Carrada, una volta tolti tutti gli inutili fronzoli che rallentano e fanno incespicare la lettura, possiamo ricominciare a giocare con le parole “<strong>Fai vedere un paesaggio, fai assistere ad un dialogo, fai sentire il profumo del pane appena sfornato. Meno descrizione, più racconto. Meno enunciazioni, più immagini. Meno elenchi, più metafore.</strong>” (p. 42).Insomma, nel web come in tutte le sue, la scrittura non si limita a descrivere, ma MOSTRA un mondo; inoltre, la grande potenza multimediale del web fa sì che la scrittura si supportata e rafforzata anche da immagini, suoni e animazioni che possono davvero creare un forte impatto emozionale.</p>
<p><img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/scrivere-blog.jpg" alt="" width="251" height="172" align="right" /><br />
Dunque, anche sul web lo story-telling funziona, ma dobbiamo essere molto attenti: <a href="http://www.useit.com/alertbox/print-vs-online-content.html" target="_blank">in un altro bellissimo articolo</a>, Jackob Nielsen rileva che <strong>“invece di una narrazione guidata dall’autore, i contenuti del web diventano una narrazione guidata dall’utente</strong>” (traduzione mia): mentre nella carta stampata la pagina ha un limite entro il quale il lettore è rinchiuso e guidato, sul<br />
web non esistono confini o steccati tra un sito e l’altro, il contenuto spesso è attivo, può cioè richiedere un’interazione come un click o la compilazione di un form, portando l’utente verso nuove pagine e nuovi contenuti. Ecco allora che la struttura dello story-telling funzione e può funzionare, ma deve prestarsi anche ad una destrutturazione da parte dell’utente per ristrutturarsi nel suo proprio racconto.</p>
<p>Per farci capire bene questo punto, Nielsen fa l’esempio di un articolo tratto dalla carta stampata che raccontava le peripezie di un viaggiatore molto alto e delle difficoltà incontrate in aerei con sedili molto vicini e poco spazio per le gambe, taxi troppo bassi per stare comodamente seduti, hotel con letti troppo corti, ecc. Nielsen, pur non essendo altissimo, dice di aver letto tutto l’articolo, ma dice anche che non l’avrebbe letto sul web; perché? Secondo il suo parere, gli utenti su Internet hanno generalmente un obiettivo preciso quando atterrano su un sito e questo articolo, sebbene ben scritto, non aveva né immediatezza né utilità: lo stesso tema sul web doveva essere affrontato in modo diverso, inserendo ad esempio le liste degli hotel con letti più lunghi dello standard, le compagnie aeree con sedili più spazionsi, le recensioni e le testimonianze di altri viaggiatori alti, ecc.</p>
<p>Ecco allora che arriviamo al punto del contenuto: il contenuto del web non può essere quello di una brochure, ma necessita di <strong>più livelli di profondità</strong>, come un imbuto deve partire molto generico per andare via via in profondità, per arrivare al dettaglio, alla scheda tecnica o al white paper. Inoltre il contenuto del web deve essere per sua natura <strong>interattivo</strong>, cioè deve permettere una navigazione ipertestuale, senza imbrigliare nella rigida struttura della pagina che è un concetto alieno al web. Infine il contenuto del web deve essere <strong>condiviso, a più voci, reale,</strong> portando le testimonianze degli altri utenti: se il nostro prodotto è buono non dobbiamo preoccuparci di quello che gli utenti diranno, nella maggior parte dei casi riceveremo commenti positivi e quelli infamanti possono sempre essere smentiti dall’azienda, anche se spesso saranno gli utenti stessi a farlo prima di noi.</p>
<p>A chiusura di questa puntata vorrei poi <a href="/post/2008/10/13/Marketing-Web-6-i-blog-e-la-blogosfera.aspx" target="_blank">ricordarvi le buone norme che abbiamo già trattato per la scrittura di un blog</a>: più che su un sito web, in questo caso è importante che l’azienda metta nel cassetto l’aziendalese e parli invece con voce umana, senza indulgere in autocelebrazioni e senza nascondersi dietro uno stile impersonale da comunicato stampa.</p>
<p>Insomma, <strong>scrivere per un sito web non significa fare un copia-incolla della brochure aziendale o di prodotto, magari corredandola solo di qualche immagine in più, ma significa tracciare un percorso di lettura per l’utente, accompagnandolo nella sua navigazione erratica e aiutandolo a costruire un suo percorso di senso</strong>. Se volete avere maggiori informazioni potete lasciare un commento oppure <a href="http://www.arscolor.com/modulo_contatto_email/contact_form-it-60760.aspx">contattarci </a>per una consulenza specifica.</p>
<p>Letture consigliate: <a href="http://www.anobii.com/books/Il_mestiere_di_scrivere/9788850326921/015363d42ad269d1b5/" target="_blank">Il mestire di scrivere, di Luisa Carrada</a></p>
<p>Vi aspetto martedì prossimo con l’ultima puntata sulle nuove frontiere del web: mobile e geomarketing.</p>
<p>Sara</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/JWYFkCqcRpE" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-11-scrivere-per-internet/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-11-scrivere-per-internet/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Marketing Web lezione 10: l’e-Commerce</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/9uceD531OpA/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-10-l%e2%80%99e-commerce/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 20:29:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Magliola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[commercio elettronico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2008/11/10/Marketing-Web-10-le28099e-Commerce.aspx</guid>
		<description><![CDATA[L’e-Commerce è il processo d’acquisto di prodotti attraverso siti Internet; in un’accezione ampia possiamo considerare commercio elettronico anche quelle transazioni che avvengono in Internet ma che richiedono un pagamento off-line (ad esempio con bonifico bancario).
L’e-commerce favorisce una disintermediazione nel rapporto tra produttore e consumatore, che possono così trovarsi in contatto diretto senza una lunga catena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’e-Commerce è il processo d’acquisto di prodotti attraverso siti Internet;</strong> in un’accezione ampia possiamo considerare commercio elettronico anche quelle transazioni che avvengono in Internet ma che richiedono un pagamento off-line (ad esempio con bonifico bancario).</p>
<p>L’e-commerce favorisce una <strong>disintermediazione nel rapporto tra produttore e consumatore</strong>, che possono così trovarsi in contatto diretto senza una lunga catena di intermediari. Questa disintermediazione ha favorito perciò la nascita di sito siti di commercio diretto. Un caso storico è quello di <a href="http://www1.euro.dell.com/content/default.aspx?c=it&amp;l=it&amp;cs=itdhs1&amp;s=dhs" target="_blank">Dell</a>, azienda produttrice di personal computer, che ha scelto di vendere unicamente on line i propri prodotti; non potete perciò entrare in un negozio di informatica e chiedere di un computer Dell, ma potete unicamente cercarlo in rete.</p>
<p>Secondo alcuni questa disintermediazione ha prodotto difficoltà mettendo in diretta concorrenza il canale Internet con la tradizionale forza vendita. Questa affermazione è innegabile, ma quello che va analizzato è se la concorrenza diretta abbia solamente portato ad una diversa distribuzione degli acquisti nei vari canali o se al contrario abbia portato ad acquisti aggiuntivi. Pensiamo ad esempio ad <a href="http://www.amazon.com/" target="_blank">Amazon.com</a>, la più grande libreria on line, o al suo corrispondente italiano <a href="http://www.ibs.it/" target="_blank">IBS</a>: la forza di questi negozi on line sta nel numero dei titoli che possono offrire, migliaia di volte superiore a quello di una libreria tradizionale. Questi siti di e-commerce, come tanti altri che operano in mercati di nicchia, hanno il vantaggio di poter intercettare non solo i best seller ma anche la coda lunga, quell’insieme di piccole vendite uniche che sommate fanno grandi numeri e che nessun competitor tradizionale è in grado di offrire.</p>
<p>Ma va anche fatta un’altra riflessione: l’<a href="http://www.multicanalita.it/">Osservatorio sulla Multicanalità</a> ha effettuato un’indagine sulle abitudini d’acquisto degli italiani e il 31% (segmenti <em>open minded</em> e <em>reloaded</em>) si sono dimostrati acquirenti multicanale, che acquistano cioè in più canali di vendita, sono infedeli alla marca, sono positivamente proiettati verso il futuro ed hanno un livello di reddito e di istruzione superiore alla media. <strong>Il problema non è dunque quello di mettere in competizione più canali di vendita, ma bisogna rovesciare il punto di vista ed andare ad intercettare il consumatore su tutti i canali in cui fa acquisti</strong>. Come dimostra infatti l’indagine <a href="http://www.consorzionetcomm.it/" target="_blank">Netcomm </a>dello scorso anno, il 31% degli acquisti in Internet sono acquisti aggiuntivi.</p>
<p><img src="/wp-content/uploads/import/NetcommEurisko5.jpg" alt="" width="601" height="307" /></p>
<p>Come è bene noto, l’Italia è fanalino di coda nell’’e-commerce a livello europeo, ma i numeri sono comunque interessanti e non possono essere ignorati: <strong>53 miliardi di Euro di fatturato nel 2007, crescita pari al +30% rispetto al 2006 e +20% delle vendite all’estero rispetto al 2006</strong> ( per un totale di 900 milioni di Euro), soprattutto verso i Paesi UE, gli Stati Uniti e il Giappone.</p>
<p><img src="/wp-content/uploads/import/Bocconi1.jpg" alt="" width="601" height="360" /></p>
<p>L’Italia proprio per la sua posizione di svantaggio di partenza ha tassi di crescita nettamente più alti degli altri Paesi e sono perciò aperte maggiori possibilità di entrata con minori investimenti poiché <strong>il gap è molto forte sul lato dell’offerta, con una scarsa presenza di aziende tradizionali nel canale on line</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda il profilo di chi acquista in Internet, <strong>nel 2007 sono stati più di 5 milioni gli utenti che hanno effettuato acquisti su Internet</strong>.</p>
<p><img src="/wp-content/uploads/import/NetcommEurisko2.jpg" alt="" width="602" height="366" /></p>
<p>Le <strong>principali motivazioni all’acquisto on-line</strong> sono:</p>
<p>•	la <strong>facilità di acquisto</strong> e qualità del servizio per il 69% degli acquirenti;</p>
<p>•	la <strong>disponibilità dei prodotti o servizi</strong> per il 26%;</p>
<p>•<strong> l’ampiezza dell’offerta e della gamma</strong> per il 23%.</p>
<p><img src="/wp-content/uploads/import/NetcommEurisko3.jpg" alt="" width="601" height="354" /></p>
<p>Questo punto è di fondamentale importanza nella definizione di una <strong>value proposition</strong> che sia chiara per il cliente finale. Troppo spesso i sistemi di e-commerce sono solo un di cui di una strategia di vendita nata e declinata off-line, mentre un sito di e-commerce non è solo una costruzione on-line di un negozio tradizionale, ma è una sua interpretazione e traduzione. Ad un convegno ho sentito un esempio illuminante fatto da <a href="http://www.hyperorg.com/blogger/" target="_blank">David Weinberger</a>: se entro in un negozio di vestiti e inizio a prendere tutti gli abiti che sono della mia taglia per portarli in camerino, dopo 5 minuti vengo fermato da un commesso e dopo 10 sbattuto fuori se persisto in questa strategia di scelta; al contrario se vado su <a href="http://www.yoox.com/home.asp/tskay/6383154f/tp/7033" target="_blank">Yoox</a>, una delle prime selezioni che posso fare è proprio quella della mia taglia. <strong>Un negozio on-line deve dunque presentare in modo chiaro la propria value proposition, che sia essa la facilità nel trovare ciò che ho bisogno, l’ampiezza della gamma offerta, la comodità della consegna a domicilio o il prezzo.</strong></p>
<p>È anche importante notare un altro fattore; il web non è solo acquisto, ma spesso è anche <strong>info-commerce</strong>, cioè la ricerca di informazioni prima dell’acquisto. Infatti le principali fonti di informazione nel processo di acquisto, sempre secondo Netcomm, sono:</p>
<p>-	82% web</p>
<p>-	46% familiari, amici, ecc.</p>
<p>-	12% altri canali (es. personale punto vendita, call centre, ecc.)</p>
<p>-	18% pubblicità extra web</p>
<p>-	17% da materiali editoriali extra web</p>
<p>-	12% Guardando i prodotti e le offerte</p>
<p>Dunque anche se in Italia l’e-Commerce puro sembra faticare a decollare, va tenuta presente <strong>la straordinaria potenza informativa e persuasiva che ha il web</strong> nella decisione di acquisto e anche le metriche di misurazione dei siti di e-Commerce dovrebbero tenere presente che molti acquisiti vengono poi finalizzati off line.</p>
<p>Un’ultima analisi sui <strong>pagamenti</strong>: grazie anche alla diffusione di carte prepagate, di cui l’Italia detiene il primato in Europa, i pagamenti con carta di credito sono ormai in aumento, come in aumento sono i pagamento con il cosiddetto borsellino elettronico (Pay Pal), grazie anche alla diffusione di eBay.<br />
<img src="/wp-content/uploads/import/PagamentiOnLine.jpg" alt="" width="602" height="402" /></p>
<p>Del resto <strong>il pagamento on line è un pagamento assolutamente sicuro</strong>, come dimostrano i dati sulle frodi in pagamenti on line nel 2007.</p>
<p><img src="/wp-content/uploads/import/FrodiPagamentiOnLine.jpg" alt="" width="601" height="426" /></p>
<p><strong>Per chi voglia affacciarsi al mondo dell’e-Commerce è dunque necessario progettare un sito che sappia da un lato integrare le novità tecnologiche e garantire la massima sicurezza nelle transazioni, dall’altro fornire una chiara value proposition all’utente, in modo da convincerlo a finalizzare il suo acquisto on line.</strong> Se volete avere maggiori informazioni potete lasciare un commento oppure <a href="http://www.arscolor.com/modulo.aspx" target="_blank">contattarci </a>per una consulenza specifica.</p>
<p>Letture consigliate: <a href="http://www.anobii.com/books/Tecniche_di_web_marketing/9788846497710/01688636d00bc61897/" target="_blank">Tecniche di web marketing. Sviluppare l&#8217;e-commerce come opportunità per la piccola e media impresa di Andrea Boscaro e Riccardo Porta</a>.</p>
<p><a href="http://www.arscolor.com/ecommerce/product-it-60692.aspx">I nostri servizi di ecommerce.</a></p>
<p>Vi aspetto martedì prossimo con la penultima puntata sulla scrittura in Internet.</p>
<p>Sara</p>
<p>P.S.: i dati citati nel poso sono stati tratti da:</p>
<p>-	<a href="http://www.consorzionetcomm.it/uploads/Netcomm_Report%20B2c_2007.pdf" target="_blank">l’e-Commerce B2C in Italia: si può fare di più. Risultati della ricerca 2007 dell’Osservatorio B2C Netcomm</a></p>
<p>– <a href="http://www.display.it/RicercaNetcomm_Eurisko.pdf" target="_blank">School of Management del Politecnico di Milano<br />
-	Indagine Netcomm</a></p>
<p>– <a href="http://www.multicanalita.it/wp-content/uploads/2007/11/nielsen_cettigalante_osservatoriomulticanalita2007_15112007.pdf" target="_blank">GfK Eurisko Il consumatore e il commercio elettronico 2008<br />
-	Il processo d’acquisto e la multicanalità – Osservatorio Multicanalità 2007<br />
</a></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/9uceD531OpA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-10-l%e2%80%99e-commerce/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-10-l%e2%80%99e-commerce/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Marketing Web lezione 9 : i Social Network</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/nn0nODwHL7Y/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-9-i-social-network/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 17:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laila Magrosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2008/11/04/Marketing-Web-9-i-Social-Network.aspx</guid>
		<description><![CDATA[I Social Network sono probabilmente uno degli argomenti più complessi e controversi, spesso oggetto di dibattito. Ma partiamo con una loro definizione: i social network sono delle reti formate da legami interpersonali. Alla base dei Social Network c’è la teoria dei 6 gradi di separazione: ognuno di noi sarebbe cioè legato a tutti gli altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Social Network sono probabilmente uno degli argomenti più complessi e controversi, spesso oggetto di dibattito. Ma partiamo con una loro definizione: <strong>i social network sono delle reti formate da legami interpersonali</strong>. Alla base dei Social Network c’è <strong>la teoria dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sei_gradi_di_separazione_(sociologia)" target="_blank">6 gradi di separazione</a></strong>: ognuno di noi sarebbe cioè legato a tutti gli altri individui attraverso un massimo di 6 persone; vale a dire: tra me e il Presidente degli Stati Uniti d’America ci sono 5 intermediari soltanto.</p>
<p>Classificare i Social Network è un’impresa difficile perché ne nascono continuamente di nuovi, alcuni diventano popolari, altri non decollano, alcuni infine sono riservati a nicchie specifiche.<strong>Alcuni SN sono più “generalisti”</strong>, non hanno cioè un argomento od uno scopo specifico alla base; ne sono esempi My Space e Facebook. <strong>Altri nascono invece per coprire un ambito molto specifico</strong>, come ad esempio LinkedIn, che aiuta a sviluppare relazioni di lavoro, oppure Anobii, dedicato agli amanti della lettura, o Flickr, su cui si possono caricare le proprie fotografie o ancora You Tube, in cui si possono creare playlist dei propri video preferiti, sottoscrivere “abbonamenti” a canali creati da altri utenti, ma la lista potrebbe davvero essere lunghissima. <strong>Altri SN sono invece aggregatori dei propri profili sui vari SN</strong>, come ad esempio Spock.</p>
<p>Tuttavia possiamo individuare <strong>alcune caratteristiche comuni a tutti:</strong></p>
<p>-	<strong>Scheda personale:</strong> ogni membro può creare una propria scheda riempiendola delle informazioni che desidera. Le informazioni sono generalmente legate all’ambito di azione di quel SN. Così ad esempio su Facebook inserirò dati generici sul mio profilo, il mio curriculum, perfino le mie credenze religiose, convinzioni politiche e preferenze sessuali (se lo vorrò fare). Al contrario su Anobii potrete vedere la mia libreria, i libri che ho letto e sto leggendo, i miei commenti, ecc.</p>
<p>-	<strong>Connessioni con amici</strong>: quando si individuano persone che si conoscono nella vita reale o virtuale, è possibile connettersi ad esse, aggiungendoli come amici.<br />
-	Diversi livelli di accesso ai profili: generalmente nei SN posso scegliere che cosa voglio che gli altri vedano di me e dare differenti possibilità a persone diverse. Ad esempio potrei non volere che il mio capo veda le foto dell’ultimo sabato sera con gli amici, ma che i miei amici invece le vedano e le commentino.</p>
<p>-	<strong>Strumenti di comunicazione</strong>: tutti i SN hanno strumenti di comunicazione diversi, dalla possibilità di inviare messaggi privati ad altri utenti a quella di lasciare messaggi pubblici che tutti possono vedere.</p>
<p>-	<strong>Motori di ricerca delle persone</strong>: le relazioni tra le persone sono il motore principale dei SN, perciò tutti hanno strumenti per facilitare la ricerca delle persone che si conoscono. Generalmente si può cercare tra i contatti delle persone con cui si è connessi oppure inserire la propria rubrica di posta elettronica o anche suggerire ad altri persone che potrebbero conoscere, ecc.</p>
<p>In un certo senso i SN riportano un po’ all’essenza primaria di Internet, quella di essere una grande piazza che facilita gli scambi di idee, informazioni o anche solo chiacchiere. Con i SN Internet in qualche modo esce dal virtuale per entrare di più nel mondo reale, in cui ognuno può portare il proprio profilo, le proprie amicizie e interessi. Ma tutto questo che cosa ha a che vedere con il web marketing?</p>
<p><strong>I SN hanno influito molto sulle politiche di comunicazione delle aziende in almeno tre direzioni diverse.</strong> La prima evidenza è che sono siti che <strong>hanno molti visitatori</strong>; se guardiamo i top website su Alexa, <a href="http://www.alexa.com/site/ds/top_sites?ts_mode=global" target="_blank">nei primi 10 ben 5 sono Social Network</a>. Questo significa prima di tutto un grande pubblico per gli annunci pubblicitari. Ma non dobbiamo pensare all’advertising sui SN come alla TV generalista: la seconda grande rivoluzione dei SN è che contengono una grandissima mole di informazioni su ogni utente e la profilazione permette<strong> messaggi pubblicitari sempre più mirati</strong>. Insomma, il modello di business che sta dietro ai SN è quello dell’advertising tradizionale e questo ha spinto ad acquisizioni per cifre da capogiro. Se questo modello poi funzioni davvero anche con i SN è da dimostrare: in realtà l’interruprion marketing, che è mal tollerato anche sui media tradizionali, è ancora più osteggiato in questi contesti, gli utenti sono gelosi della propria sfera personale e sempre meno credono o sono disposti a credere ai messaggi tradizionali. L’incanto tra pubblicitario e pubblico sui SN più che altrove si è roto</p>
<p>Questo non significa però che non abbiano un forte potere comunicativo e soprattutto relazionale. Il modello da abbracciare è però diverso, non è quello del monologo uno a molti, ma quello della relazione. <strong>I SN diventano cioè il terreno di scambio, in cui si cercano le aziende per avere un dialogo, è il terreno in cui nascono e si propagano i meccanismi virali, in cui un video o un meme può fare il giro del mondo a costo nullo.</strong> <a href="/post/2008/10/28/Marketing-Web-8-il-marketing-virale.aspx" target="_blank">Abbiamo parlato di alcune tecniche per sostenere i meccanismi virali nella lezione precedente</a> e proprio qui nei SN queste tecniche trovano terreno fertile. Le strade sono molte, dalla creazione di profili per i prodotti a widget che gli utenti possono installare sulla propria pagina.</p>
<p>Entrare in contatto con gli utenti dei SN rendendosi “un loro amico” è un <strong>cambiamento di paradigma molto forte per le aziende e oltre ad un nuovo modo di pensare implica anche un diverso modo di agire. </strong>Per prima cosa è necessario conoscere l’ambiente in cui ci si muove, ma soprattutto è necessario presidiarlo, monitorarlo, crescere insieme in modo da tenere vivo e stimolare il rapporto; significa poi anche essere attenti ai trend e alle tendenze, capire dove ci si sta spostando. Due anni fa ad esempio My Space spopolava, oggi è stato superato Facebook: cominciare a presidiare i SN esistenti prima degli altri può spesso significare acquistare credibilità agli occhi degli utenti. Insomma, non si tratta più di acquistare spazi pubblicitari, realizzare una buona creatività e mandarla on-air, ma al contrario di inventarsi modi sempre nuovi per interessare un pubblico infedele e capriccioso. Questi fattori possono paradossalmente dare un vantaggio competitivo alle piccole imprese: decisioni veloci e possibilità di intervento senza lunghi processi di approvazione permettono una comunicazione più spontanea ed efficace, senza contare che sono necessari investimenti inferiori rispetto al tradizionale acquisto di spazi.</p>
<p>I Social Network sono spesso anche terreno di azione del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marketing_tribale" target="_blank"><strong>marketing tribale</strong></a>: nella società postmoderna vediamo il nascere di neo-tribù, cioè gruppi di persone che hanno in comune un interesse,<strong> il culto per un oggetto totemico che è spesso un prodotto o un marchio</strong>. Abbiamo dunque i ducatisti, i golfisti, ecc… questi gruppi sono spesso eterogenei dal punto di vista sociale o culturale, ma trovano un movente di aggregazione nel totem. Il marketing tribale va dunque nella direzione di non considerare target e segmenti da colpire, ma di identificare o costruire le tribù; le tribù hanno il vantaggio di una fortissima coesione interna e di uno straordinario attaccamento al marchio e sono per questo non solo ottimi clienti, ma anche “evangelizzatori”, coloro che portano avanti la buona reputazione del marchio. Molti marchi di prestigio hanno tentato di costruire una vera tribù attorno al proprio prodotto; citiamo ad esempio per tutti Ducati in Italia e Harley Davidson negli Stati Uniti. Ducati in particolare ha adattato la propria strategia di marketing alla tribù creando rituali nel lancio del prodotto, nei motoraduni e sfruttando i fenomeni di aggregazione spontanea a favore della Brand Awareness. Non dobbiamo però pensare che solo il marketing tribale possa esistere sui Social Netowrk; certo, i SN favoriscono la creazione di tribù e il contatto continuo tra i membri,che però spesso hanno contatti anche off-line. Infine, non tutti i prodotti o marchi possono aspirare a diventare oggetti totemici e creare intorno a loro una tribù, ma possono tuttavia trovare strategie di diffusione efficace nei SN. <strong>La chiave di tutto, sia nel marketing tribale, sia in azioni più convenzionali, è la relazione: informare, rispondere, chiacchierare, insomma esserci.</strong></p>
<p><strong>Come per il marketing virale, anche nei Social Network siamo protagonisti in prima persona della comunicazione che si sviluppa; tuttavia è diverso esserne autori, progettare una strategia di diffusione che crei Brand awareness. </strong>Se volete avere maggiori informazioni potete lasciare un commento oppure <a href="http://www.arscolor.com/modulo.aspx" target="_blank">contattarci </a>per una consulenza specifica.<br />
Martedì prossimo torneremo ad argomenti meno teorici e più concreti: parleremo infatti di e-commerce. Vi aspetto!</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/nn0nODwHL7Y" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-9-i-social-network/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-9-i-social-network/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Marketing Web lezione 8: il marketing virale</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/F9-X3lfy1o8/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-8-il-marketing-virale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 16:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laila Magrosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2008/10/28/Marketing-Web-8-il-marketing-virale.aspx</guid>
		<description><![CDATA[Il marketing virale è una strategia di marketing che sfrutta le logiche del passaparola per diffondere un messaggio. Il termine virale deriva dal fatto che la propagazione di un messaggio avviene secondo un meccanismo di contagio, proprio come nella diffusione dei virus: un individuo contagia altri individui passando il messaggio e a loro volta questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marketing_virale" target="_blank">marketing virale</a> è <strong>una strategia di marketing che sfrutta le logiche del passaparola per diffondere un messaggio</strong>. Il termine virale deriva dal fatto che la propagazione di un messaggio avviene secondo un meccanismo di contagio, proprio come nella diffusione dei virus: un individuo contagia altri individui passando il messaggio e a loro volta questi individui ne contageranno altri  e così via in modo esponenziale.</p>
<p><img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/BuzzMarketing.jpg" alt="" align="left" /> Legati al marketing virale sono anche i concetti di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Word_of_mouth" target="_blank">Word of Mouth</a></strong> (Passaparola) e <strong>Buzz Marketing</strong>, cioè il fatto di creare rumore, conversazione, di far parlare di sé. In effetti questi 3 termini hanno in comune sia l’obiettivo, ovvero far parlare di una notizia, di un prodotto, ecc, sia la struttura di diffusione rappresentata a rete.</p>
<p>La logica alla base del marketing virale è estremamente semplice:<strong> lo strumento più forte di persuasione è da sempre il passaparola</strong> tra amici, familiari e conoscenti; riuscire a generare il passaparola sul proprio prodotto, evento, servizio, ecc significa avere pubblicità estremamente efficace a costi molto ridotti.</p>
<p>Le tecniche per generare il ronzio, il passaparola sono molto antiche e sicuramente nascono prima dell’avvento del web: realizzare una pubblicità bella ed insolita fa parlare di sé (chi non ricorda le campagne di Toscani per Benetton), sponsorizzare una causa sociale o umanitaria fa parlare di sé, ma si fa parlare di sé anche attraverso la creazione di “storie metropolitane” (ad esempio chi di noi non ha sentito almeno una volta che l’ingrediente principale della Red Bull è la taurina?!).</p>
<p><img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/BUZZ+BUZZ+MARKETING+-+MALAWIKA+-+BLOGGING+-+MONEY+-SEO.jpg" alt="" width="200" height="146" align="left" /> Con il web però il word of mouth diventa il <strong>word of mouse</strong>, e trova terreno fertile: chi di voi non ha almeno una volta girato ad amici un contenuto divertente o interessante oppure non ha usato in un sito il comando “Dillo ad un amico”? In principio il passaparola era uno strumento ancora rozzo ed era generato prevalentemente attraverso lo scambio di informazioni via e-mail o via chat. Con il Web2.0 gli strumenti si sono moltiplicati: se Internet è anche una rete di connessioni è possibile sfruttare queste connessioni per far transitare i messaggi. Ecco che allora i social network e i blog diventano il terreno di azione dei nostri <strong>Buzz Angels</strong>, gli untori che liberamente o a pagamento diffondono il messaggio. Far scrivere di un prodotto, servizio o notizia su un blog influente può generare passaparola; coinvolgere la propria rete di amicizie su un Social Network aiuta la generazione di passa parola.</p>
<p><strong>Un contenuto per diventare virale deve </strong>però avere alcune caratteristiche di base; le foto della mia prima comunione non potranno mai diventare virali, a meno che non ci sia un VIP con me! Un contenuto deve <strong>essere inusuale</strong>, provocatorio, irriverente, qualcosa di mai visto.<br />
Prendiamo ad esempio il famoso video di Dove sulla vera bellezza:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/iYhCn0jf46U&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/iYhCn0jf46U&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>è diventato virale perché nessuno in quel momento in pubblicità faceva anti-pubblicità. Il contenuto deve poi <strong>essere bello e piacevole da fruire</strong>, qualcosa che consiglio volentieri ad un amico; deve <strong>essere facilmente condivisibile</strong>, cioè utilizzare format che possa essere visto sul computer di chiunque. Infine <strong>l’associazione con la marca deve essere sottile</strong>, non invasiva perché a nessuno piace essere un uomo-sandwich veicolo di pubblicità.</p>
<p>Non esiste perciò una ricetta universale per costruire un contenuto virale; alcuni hanno puntato sul sesso, belle ragazze poco vestite, altri sul divertente, altri ancora sulle cause sociali, molti sulle parodie. In realtà <strong>quello che fa la d</strong><strong>avvero la differenza è la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=pRFfJJjLpqw" target="_blank">qualità del contenuto</a></strong>: datemi un contenuto che colpisca e che interessi e con un po’ di impegno diventerà virale.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/pRFfJJjLpqw&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/pRFfJJjLpqw&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Un contenuto virale infatti non genera di per sé il passaparola, ma è necessario stimolare la diffusione. Vediamo dunque nel dettaglio quali possono essere <strong>le tecniche per creare buzz</strong>:<br />
1.   <strong> Referral programs</strong>, cioè la logica che ogni cliente porta un altro cliente. Ad esempio periodicamente la mia banca mi regala qualcosa (buoni benzina, cellulari, tassi di interesse maggiori, ecc.) se faccio aprire un conto ad un amico.<br />
2.    <strong>Tryvertising</strong> è la rivisitazione del campione gratuito: invece di distribuire campioni gratuiti a chiunque, si inviano prodotti di prova a blogger influenti, in modo che recensiscano il prodotto sui loro blog. In questo caso l’esclusività della prova, avere per primo il prodotto, diventa la leva che ne fa parlare.<br />
3.    <strong>Empowered involvement</strong> coinvolge i consumatori non come cavie, ma come consulenti nella creazione di un prodotto, lasciandoli liberi di esprimere le proprie opinioni sul prodotto, sul packaging, sulla comunicazione o sul prodotto stesso genera affezione ed è probabile che i consumatori parlino di questa esperienza. Da questo punto di vista Ducati ha fatto scuola, arrivando a progettare una moto secondo i consigli degli utenti e spesso in contrapposizione con gli ingegneri di produzione.<br />
4.   <strong> Influencer outreach</strong>, cioè rivolgersi direttamente agli opinion leader e cercare di convincere quelli in particolare. Gli opinion leader sono coloro che spesso influenzano le scelte degli altri membri della comunità perciò ottenere il loro appoggio significa essere a metà dell’opera.<br />
5.    <strong>Seeding</strong>, cioè la semina, andare in giro per la rete a seminare il proprio messaggio cercando di generare buzz. Se pubblichiamo un video divertentissimo su You Tube, pochi lo vedranno. Se cominciamo a segnalarlo ai nostri amici e ai nostri contatti sui Social Network alcuni cominceranno a vederlo e a loro volta lo segnaleranno ad altri, ecc. Il seeding è cioè una tecnica per scatenare il meccanismo virale.<br />
6.    <strong>Infiltration</strong>, cioè l’entratà in comunità o gruppi per portare un messaggio. La tecnica dell’infiltration funziona male o è comunque molto rischiosa quando ci si finge del tutto membro di una community: meglio dichiarare da subito il proprio legame con l’azienda sponsor ma portare contenuti validi per la community, che ci ricompenserà diffondendoli.</p>
<p>Nonostante i nostri sforzi non tutte le ciambelle nascono però con il buco e spesso alcuni contenuti non riescono a diventare virali. Vediamo <strong>alcuni degli errori più frequenti</strong> secondo <a href="http://www.viralmanager.com/">ViralManager.com</a>:<br />
-    <strong>Scegliere di far diventare virale una campagna all’ultimo minuto</strong>: un contenuto per essere virale, come abbiamo detto prima, deve avere alcune caratteristiche di base. Non tutto può essere virale e non si può all’ultimo minuto trasformare in virale un contenuto. Una campagna virale va ideata sin dall’inizio, pianificata, progettata ed eseguita.<br />
-    <strong>Non comprendere il meccanismo di una campagna virale</strong> che si articola nella strategia, nella creatività, nella produzione ed infine nel seeding.<br />
-    <strong>Non sapere perché si vuole fare un virale</strong>, ma adottarlo solo perché se ne parla, perché è di moda, senza capire che cosa possa e non possa fare per il nostro Brand.<br />
-    <strong>Pensare che i virale sia solo per Internet</strong>: un buon virale diventa cross mediale. Non ci credete?<a href="http://www.la7.it/intrattenimento/dettaglio.asp?prop=crozza&amp;video=17029" target="_blank"> Guardate l’ultimo spot di Crozza Italia</a>.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="330" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.la7.it/swf/flvplayer.swf?contentURL=/video/promo/CROZZAVEL.flv&amp;imgPath=/img/video/320X240/17029.jpg" /><param name="flashvars" value="contentURL=/video/promo/CROZZAVEL.flv&amp;imgPath=/img/video/320X240/17029.jpg" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="330" src="http://www.la7.it/swf/flvplayer.swf?contentURL=/video/promo/CROZZAVEL.flv&amp;imgPath=/img/video/320X240/17029.jpg" allowfullscreen="true" flashvars="contentURL=/video/promo/CROZZAVEL.flv&amp;imgPath=/img/video/320X240/17029.jpg"></embed></object><br />
<strong>Usare una creatività mediocre</strong>: come abbiamo detto un contenuto virale deve essere eccellente per funzionare.<br />
-    <strong>Non pensare a lungo termine</strong>: a differenza di una campagna stampa o TV che raggiunge la massima diffusione nel momento in cui esce, il virale ha bisogno di un tempo di incubazione in cui il messaggio comincia piano piano a diffondersi per poi raggiungere i suoi picchi massimi.<br />
-    <strong>Usare le mailing list</strong>: virale non vuol dire spammare un contenuto a migliaia di utenti secondo logiche push; virale vuol dire generare passaparola, vuol dire coinvolgere gli utenti che con la loro interazione si fanno veicolo del messaggio. Se non capiamo questo, non potremo mai fare un virale di successo.</p>
<p>Infine, non dimentichiamo che l’andamento di una campagna virale deve essere costantemente monitorata attraverso appositi strumenti. Il monitoraggio permette di capire cosa funziona e cosa no e permette anche di cogliere quei segnali deboli che nel lungo periodo possono esplodere portando un virale negativo.</p>
<p>Dunque, sebbene tutti noi siamo in molti momenti della nostra giornata Buzz Angels, quando consigliamo il ristorante ad un amico, inviamo un’e-mail ai nostri colleghi per segnalare una risorsa interessante o navighiamo in rete alla ricerca di contenuti stuzzicanti,<strong> progettare e realizzare una campagna virale richiede una grande conoscenza della rete, delle due logiche, della sua netiquette e anche dei valori delle community, tribù, reti alle quali ci rivolgiamo</strong>. Se volete avere maggiori informazioni potete lasciare un commento oppure <a href="http://www.arscolor.com/modulo.aspx" target="_blank">contattarci</a> per una consulenza specifica.</p>
<p>Letture consigliate: <a href="http://www.anobii.com/books/Marketing_non_convenzionale/9788883638930/0194b242bf0a71f70c/" target="_blank">Marketing non-convenzionale di Bernard Cova, Alex Giordano e Mirko Pallera</a>.</p>
<p>Vi aspetto martedì prossimo, parleremo di Social Network.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/F9-X3lfy1o8" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-8-il-marketing-virale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-8-il-marketing-virale/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Marketing Web lezione 7: le PR in Internet</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/-qgkQYC8oKQ/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-7-le-pr-in-internet/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 06:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laila Magrosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2008/10/21/Marketing-Web-7-le-PR-in-Internet.aspx</guid>
		<description><![CDATA[

Pubbliche relazioni &#232; un termine ampio, che comprende una vasta serie di attivit&#224;, tra cui i rapporti con la stampa. Le Relazioni pubbliche in Internet non possono limitarsi a questo e sono infondo tema di tutto questo corso; ne abbiamo infatti parlato nelle puntata a proposito di blogosfera e ne parleremo ancora in quelle sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/1_0_giornali.jpg" alt="" width="158" height="255" align="left" /><br />
Pubbliche relazioni &egrave; un termine ampio, che comprende una vasta serie di attivit&agrave;, tra cui i rapporti con la stampa. Le Relazioni pubbliche in Internet non possono limitarsi a questo e sono infondo tema di tutto questo corso; ne abbiamo infatti parlato nelle puntata a proposito di blogosfera e ne parleremo ancora in quelle sui Social Network e sul marketing virale. Oggi concentreremo invece la nostra attenzione sullo strumento pi&ugrave; classico delle PR, il <strong>comunicato stampa</strong>.
</p>
<p>
<img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/strillone.jpg" alt="" align="right" /><br />
Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Comunicato_stampa" target="_blank">comunicato stampa</a> ha orai pi&ugrave; di 100 anni e da sempre &egrave; stato uno strumento per comunicare con i giornalisti e fornire loro tutti gli elementi necessari a scrivere un buon articolo, comprese le immagini con cui corredarlo. Con Internet abbiamo per&ograve; osservato due fenomeni interessanti che hanno influito sul ruolo del comunicato stampa e del giornalismo stesso:&nbsp;&nbsp; &nbsp; <br />
1.&nbsp;&nbsp; &nbsp;<strong>La disintermediazione dell&rsquo;informazione</strong>: in passato se un&rsquo;azienda voleva comunicare ad un vasto pubblico poteva farlo solo attraverso i media, con giornalisti che confezionavano storie e notizie in base a informazioni ricevute dalle aziende e da altre fonti. Oggi chiunque pu&ograve; comunicare direttamente con milioni di persone attraverso il web.<br />
2.&nbsp;&nbsp; &nbsp;<strong>La nascita dei blog e del giornalismo fatto dalle persone</strong> (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Citizen_journalism" target="_blank"><em>citizien journalism</em></a>): attraverso Wikinews ad esempio possiamo essere noi a raccontare cosa accade nel mondo, nella blogosfera le notizie rimbalzano e si amplificano attraverso il passaparola&hellip;
</p>
<p>
Questi fenomeni hanno perci&ograve; un forte impatto sulla tradizionale diffusione delle notizie, rompendo quel legame tra pubblico e media per inserire elementi nuovi e nuove fonti di informazione. Ma cosa significa questo per le aziende?
</p>
<p>
<a href="http://www.davidmeermanscott.com/bio.htm" target="_blank">David Meerman Scott</a> individua <strong>le nuove regole del comunicato stampa</strong> nel suo <a href="http://www.davidmeermanscott.com/documents/New_Rules_of_PR.pdf" target="_blank">e-book gratuito</a>:<br />
&bull;&nbsp;&nbsp; &nbsp;Non scrivere comunicati stampa solo quando c&rsquo;&egrave; una &ldquo;grossa novit&agrave;&rdquo; ma trovare buone notizie per scriverli continuamente. <br />
&bull;&nbsp;&nbsp; &nbsp;Invece di avere come riferimento solo una manciata di giornalisti, creare comunicati stampa che possano essere interessanti anche per i propri clienti;<br />
&bull;&nbsp;&nbsp; &nbsp;Scrivere comunicati stampa ricchi di keyword<br />
&bull;&nbsp;&nbsp; &nbsp;Creare link nel comunicato per rimandare gli utenti a varie pagine del sito aziendale<br />
&bull;&nbsp;&nbsp; &nbsp;Ottimizzare i comunicati stampa per essere trovati dai motori di ricerca e per essere letti in un browser<br />
&bull;&nbsp;&nbsp; &nbsp;Cercare di spingere gli utenti nel processo di acquisto attraverso i comunicati stampa.
</p>
<p>
Vediamo queste nuove regole nel dettaglio. La prima regola &egrave; quella di <strong>scrivere comunicati ogni volta che se ne presenta l&rsquo;occasione</strong>, non solo quando ci sono grandi eventi. Ecco alcuni esempi che ci suggerisce lo stesso Meerman Scott: l&rsquo;amministratore delegato parla in un convegno, avete vinto un premio, avete una soluzione nuova per un vecchio problema, avete aggiunto un nuova caratteristica ad un prodotto, avete un nuovo cliente, avete pubblicato un libro bianco&hellip; Insomma, tutto o quasi &egrave; notiziabile, partendo dal presupposto che pi&ugrave; scrivo pi&ugrave; sar&agrave; facile essere trovati.
</p>
<p>
La seconda regola &egrave; quella di <strong>non riferirsi solo pochi ai giornalisti ma direttamente agli utenti</strong>, la disintermediazione di cui parlavamo prima. Oggi chiunque pu&ograve; leggere un comunicato stampa e i comunicati stampa viaggiano velocemente in rete, perci&ograve; perch&eacute; scriverlo solo per il loro target originario? In particolare&nbsp; quando scriviamo un comunicato stampa &egrave; bene pensare alla sue strategie di diffusione; esistono appositi network, taluni anche gratuiti, che diffondo il comunicato stampa su vari siti fino a Googlenews o Yahoo! Certo, potr&agrave; essere usato anche da giornalisti in cerca di notizie ed idee, ma anche da blogger che possono riprenderlo e aiutarne la diffusione o semplicemente pu&ograve; essere letto da un potenziale cliente.
</p>
<p>
Questo ci porta alla terza regola: <strong>scrivere comunicati densi di keyword</strong>, in modo che siano facilmente indicizzati dai motori di ricerca, quindi trovati. Se un utente cerca un nuovo prodotto e si informa tramite un motore di ricerca, potrebbe trovare sia il nostro sito sia il nostro comunicato, perci&ograve; abbiamo il doppio di possibilit&agrave; di essere notati e letti. Ecco perch&eacute; la quarta regola consigli di <strong>inserire nel nostro comunicato link alle pagine del sito</strong>!
</p>
<p>
Ma come deve essere costruito un buon comunicato stampa? Scordatevi le cartelline in carta patinata piene di foto e materiali, oggi anche il comunicato stampa deve essere 2.0. Abbiamo gi&agrave; visto che sarebbe opportuno scriverlo pensando alle keyword che gli utenti cercano sui motori di ricerca e inserendo link alle pagine del nostro sito. Ma cosa possiamo ancora aggiungere? Nel 2006 un&rsquo;agenzia di San Francisco, Shift, ha elaborato&nbsp; la <strong>social media news release,</strong> che potete scaricare <a href="http://shiftcomm.com/downloads/smprtemplate.pdf" target="_blank">in formato PDF</a>.
</p>
<p>
<img src="/wp-content/uploads/import/NuovoComunicatoStampa.jpg" alt="" />
</p>
<p>
Come in un comunicato tradizionale, anche qui abbiamo i contatti, il titolo, i fatti principali, le citazioni del management e il boilerplate; poi abbiamo alcuni <strong>elementi multimediali</strong> come la galleria fotografica, il link a podcast (come ad esempio un discorso dell&rsquo;Amministratore Delegato), la possibilit&agrave; di scaricare materiali grafici come il logo, i diagrammi, ecc, la galleria video, il link ad altre risorse come i white paper, il link alla rassegna stampa per dare pi&ugrave; autorevolezza alla notizia&hellip; Infine abbiamo gli <strong>elementi sociali</strong>: una pagina su Del.icio.us dove raccogliere i link pi&ugrave; importanti su quel tema, i feed RSS per i clienti, cosicch&egrave; possano essere sempre aggiornati sulle novit&agrave;, la possibilit&agrave; di aggiungere la pagina web su Del.icio.us o Technorati o Digg con i suoi tag.
</p>
<p>
Letture consigliate: <a href="http://www.anobii.com/books/The_New_Rules_of_Marketing_and_PR/9780470113455/01eb51f044dee06129/" target="_blank">The New Rules of Marketing PR di David Meerman Scott</a>
</p>
<p>
<strong>Insomma, anche se il comunicato stampa ha 102 anni, con il web pu&ograve; essere modernizzato per seguire tutte le logiche di condivisione che sono proprie della rete.</strong> Se volete avere maggiori informazioni potete lasciare un commento oppure contattarci per una consulenza specifica.
</p>
<p>
La prossima settimana parleremo di un tema che molti di voi hanno richiesto, il marketing virale. Ci vediamo marted&igrave;!
</p>
<p>
Sara</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/-qgkQYC8oKQ" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-7-le-pr-in-internet/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-7-le-pr-in-internet/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Marketing Web lezione 6: i blog e la blogosfera</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Arscolorblog/~3/8UytlrjWg6I/</link>
		<comments>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-6-i-blog-e-la-blogosfera/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 18:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laila Magrosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">/post/2008/10/13/Marketing-Web-6-i-blog-e-la-blogosfera.aspx</guid>
		<description><![CDATA[
Il 30 Settembre 2005 Tim O&#8217;Reilly us&#242; per la prima volta il termine Web 2.0. Con questo termine O&#8217; Reilly indicava una vera e propria rivoluzione copernicana nel considerare Internet: il web diventa una piattaforma di comunicazione con un alto livello di interazione tra sito e utente.


Internet, alla sua nascita nelle universit&#224;, era vista come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Il 30 Settembre 2005 <a href="http://www.xyz.reply.it/web20/" target="_blank">Tim O&rsquo;Reilly</a> us&ograve; per la prima volta il termine <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Web_2.0" target="_blank"><strong>Web 2.0</strong></a>. Con questo termine O&rsquo; Reilly indicava una vera e propria rivoluzione copernicana nel considerare Internet: il web diventa una piattaforma di comunicazione con un alto livello di interazione tra sito e utente.
</p>
<p>
Internet, alla sua nascita nelle universit&agrave;, era vista come un mezzo democratico di diffusione di idee e conoscenza; quando nel 1995 si apr&igrave; al mondo non vi erano ancora strumenti tecnici per far s&igrave; che chiunque potesse produrre contenuti con facilit&agrave;; presto le imprese capirono le potenzialit&agrave; di comunicazione del mezzo e cominciarono ad investirci e a far sentire la loro voce; da strumento democratico di diffusione della conoscenza divenne un medium come gli altri con poche emittenti e tanti riceventi, ma&hellip;
</p>
<p>
<img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/Times2006_You.jpg" alt="" width="227" height="303" align="left" />In realt&agrave; la tecnologia and&ograve; avanti e, insieme alla diffusione di connessioni a banda larga, vennero creati strumenti nuovi attraverso i quali era semplice comunicare anche ai non adetti ai lavori. <strong>I newsgroup via via perdono di popolarit&agrave; a favore dei forum, chat e instant messenger cominciano a diffondersi, Wikipedia cresce e si impone all&rsquo;attenzione degli utenti, nel 2001 decollano i blog, nel 2002 nasce Flickr e nel 2005 You Tube. Nel 2006 Times dedica la copertina dell&rsquo;anno a noi tutti, all&rsquo;uomo qualunque, che attraverso il web diventa protagonista.</strong>
</p>
<p>
La caratteristica di questi strumenti rispetto ai tradizionali siti vetrina o siti di e-commerce &egrave; proprio la possibilit&agrave; per gli utenti di caricare in modo autonomo contenuti propri, senza possedere necessariamente competenze tecniche. Nascono cio&egrave; i cosiddetti <strong>UGC (User Generated Content)</strong>, i contenuti prodotti dagli utenti. Il web sembra perci&ograve; abbandonare la sua tendenza a isolare e creare vite parallele e virtuali per recuperare invece un senso di legame (che lo connota anche nel nome), di interconnessione e di comunit&agrave;. Ci occuperemo diffusamente di questi temi quando parleremo di Social Network e di Marketing Virale. Oggi vorrei soffermarmi nello specifico sui blog.
</p>
<p>
Un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Blog" target="_blank">blog </a>viene spesso indicato come un diario personale in rete; in realt&agrave; questa definizione &egrave; molto riduttiva e ne preferisco una pi&ugrave; articolata:<strong> un blog &egrave; un sito Internet che pu&ograve; essere aggiornato senza conoscenze informatiche grazie ad una piattaforma di blogging e i cui interventi sono ordinati in ordine cronologico inverso</strong>. Ogni intervento pubblicato sul blog si chiama <strong>post </strong>(da cui anche il verbo postare).&nbsp;
</p>
<p>
<strong>I blog sono di diverso genere e ad ognuno di essi possono essere associate motivazioni diverse.</strong> Abbiamo ad esempio i blog personali, molto simili a diari in rete, i blog monotematici, ad esempio su un hobby, scritti da appassionati per condividere le proprie esperienze con altri appassionati, i photoblog di fotografi professionisti o amatoriali, gli urban blog in cui si parla e si condividono pensieri, esperienze e immagini di uno specifico territorio e si fa socializzazione diretta, i blognovel, in cui i romanzi vengono pubblicati &ldquo;a puntate&rdquo;, post dopo post come nei vecchi feiulletton (in Italia abbiamo casi editoriali famosi come il diario di Melissa P &ldquo;<a href="http://www.anobii.com/books/Cento_colpi_di_spazzola_prima_di_andare_a_dormire/9788881124251/01ba0e155ff9bffe92/" target="_blank">100 colpi di spazzola prima di andare a dormire</a>&rdquo; o &ldquo;<a href="http://www.anobii.com/books/La_ballata_delle_prugne_secche/9788876151286/010137e246720f3a64/" target="_blank">La ballata delle prugne secche</a>&rdquo; di Pulsatilla), ecc&hellip; Ognuno di questi blog ha autori, scopi e pubblici diversi, dal narcisismo di voler apparire, spesso tipico degli adolescenti, alla voglia di condividere esperienze con altri. Una categoria particolare di blog sono i Corporate Blog (di cui parleremo dettagliatamente oltre), cio&egrave; blog tenuti da aziende o con fini commerciali o comunque per entrare in relazione con i propri clienti attuali e potenziali.
</p>
<p>
<a href="http://www.technorati.com/blogging/state-of-the-blogosphere/" target="_blank">Secondo un recente studio</a>, <strong>i blog sono attualmente 184 milioni nel mondo</strong> ed hanno un pubblico di 346 milioni di lettori; inoltre il 77% degli utenti attivi in Internet legge i blog. <strong>L&rsquo;insieme dei blog forma la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Blogsfera" target="_blank">blogosfera</a></strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Blogsfera" target="_blank"> </a>e deve ormai entrare a far parte del media mix delle aziende.
</p>
<p>
<strong>l</strong><img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/Blogosfera.jpg" alt="" align="right" /><strong> La blogosfera ha origine da due strumenti squisitamente tecnici, che hanno per&ograve; un meraviglioso risvolto sociale.</strong> I blog sono infatti fortemente linkati tra loro attraverso i permalink e i trackback. <strong>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Permalink" target="_blank">permalink </a>&egrave; un link permanente che identifica in modo univoco una pagina Internet</strong>. Facciamo un esempio: se voi state cercando il blog di Arscolor, atterrerete sull&rsquo;indirizzo http://blog.arscolor.com e verr&agrave; visualizzato come primo articolo quello pi&ugrave; recente; se al contrario volete vedere un post specifico, ad esempio quello della prima lezione del corso, il permalink &egrave; <a href="/post/2008/09/09/Comunicare-con-Internet.aspx" target="_blank">http://blog.arscolor.com/post/2008/09/09/Comunicare-con-Internet.aspx</a>. Legato al permalink &egrave; anche <strong>il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trackback" target="_blank">trackback</a>, cio</strong><strong>&egrave; la possibilit&agrave; di tracciare quali altri blog abbiano linkato quel particolare post.</strong>
</p>
<p>
<strong>La forte i</strong><strong>nterconnessione funziona come un megafono che amplifica la voce di un singolo individuo</strong>: immaginiamo di avere solo 10 lettori che leggono il mio ultimo post; 3 di questi lo pubblicano sul loro blog e ciascuno di loro ha 10 lettori&hellip; siamo a 40; immaginiamo che sempre 3 per ciascuno dei 10 lo pubblichi e che a loro volta abbiano 10 lettori&hellip; et voil&agrave;&hellip; siamo a 130 lettori! Ricordate ad esempio il caso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Calipari" target="_blank">Calipari</a>, l&rsquo;agente dei servizi segreti italiani ucciso in Iraq da un militare USA? Gli americani fornirono la ricostruzione dei fatti in PDF a tutti i giornali e presto, per una incredibile leggerezza, il PDF venne pulito da tutti gli omissis, conquistandosi un bel posto nelle notizie di prima serata. Chi fu a rivelare l&rsquo;arcano? Quale premio Pulitzer? Nessuno, ma <a href="http://www.macchianera.net/2005/05/01/il-rapporto-calipari-senza-omissis/" target="_blank">il blog Macchianera</a>. Ma ci sono molti altri esempi che potrebbero essere fatti, come <a href="http://blackcat.bloggy.biz/archive/3287.html" target="_blank">il pi&ugrave; recente caso Carrefour</a> o quello del <a href="http://www.wired.com/culture/lifestyle/news/2004/09/64987" target="_blank">lucchetto Kryptonite</a> che ha fatto scuola negli Stati Uniti.&nbsp;
</p>
<p>
La lettura assidua e fedele dei blog &egrave; permessa dal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/RSS"><strong>Feed RSS</strong></a>: senza entrare in tecnicismi, possiamo utilizzare un aggregatore di Feed (come il nuovo Outlook o uno web-based come <a href="/admin/Pages/www.google.com/reader" target="_blank">Google Reader</a>) e <strong>sottoscrivere un abbonamento a tutti i blog che desideriamo seguire</strong>; ogni volta che il blog sar&agrave; aggiornato con un nuovo post nell&rsquo;aggregatore troveremo una notifica del nuovo post e potremo leggerlo. Questa assiduit&agrave; nel seguire i contenuti permette di stabilire legami ancora pi&ugrave; forti e rinsaldare cos&igrave; la solidit&agrave; della blogosfera. Ecco ad esempio una parte del mio Google Reader:
</p>
<p>
<img src="/wp-content/uploads/import/GoggleReader.jpg" alt="" width="600" height="288" />
</p>
<p>
I blog, abbiamo detto, non richiedono particolari competenze tecniche per essere aggiornati; io stessa ho nozioni davvero base di HTML ma sono in grado di pubblicare. I blog sono infatti pubblicati su <strong>piattaforme di blogging</strong>, ovvero particolari programmi che permettono di creare un blog, vestirlo con un template grafico (predefinito o personalizzato), aggiornarlo e personalizzarlo in alcune caratteristiche.
</p>
<p>
I blog hanno generalmente caratteristiche comuni che rendono intuitiva la navigazione per i lettori che si possono cos&igrave; spostare agevolmente da un blog all&rsquo;altro.
</p>
<p>
<img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/Categorie.jpg" alt="" align="left" /><br />
Di solito <strong>i contenuti sono anche archiv</strong><strong>iati per anno, mese e in taluni casi giorno</strong>; in questo modo potr&ograve; ricercare le informazioni con un calendario. Tuttavia, man mano che i blog invecchiano, una ricerca solo temporale non &egrave; efficace perci&ograve; nei blog abbiamo anche la ricerca per <strong>categorie</strong>: ogni post viene infatti attribuito ad una categoria; cliccando sulla categoria posso perci&ograve; vedere tutti i post che vi rientrano. Ecco ad esempio l&rsquo;elenco di categorie del blog di Arscolor.com&nbsp;
</p>
<p>
Nella colonna di destra dei blog generalmente viene presentato il <strong>blogroll</strong>, cio&egrave; un elenco dei blog che l&rsquo;autore o gli autori leggono assiduamente e preferiscono. Anche questo &egrave; un modo per essere connessi nella blogosfera.
</p>
<p>
<img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/TagCloud.jpg" alt="" align="right" /><br />
Ogni post &egrave; poi provvisto di <strong>tag</strong>, cio&egrave; di parole che definiscono e riassumono il contenuto di quel post; ad esempio per questo post i tag saranno: <em>blog, blogosfera, corporate blog, piattaforme di blogging, aggregatori</em>. I tag a volte sono raccolti nelle tag cloud, come nell&rsquo;esempio, cio&egrave; una rappresentazione dei tag in cui sono evidenziati con un carattere maggiore e grassetto i tag ricorrenti. &Egrave; un modo veloce ed intuitivo per capire di cosa si sta parlando; ogni parola &egrave; poi cliccabile e rimanda ai post in cui si affronta quell&rsquo;argomento.
</p>
<p>
In fondo ad ogni post, oltre alle indicazioni dei trackback, della data e dei tag, ci sono generalmente alcuni comandi che permettono di:<br />
-&nbsp;&nbsp;&nbsp; lasciare un <strong>commento </strong>a quel post<br />
-&nbsp;&nbsp;&nbsp; fare altre <strong>azioni di diffusione</strong> segnalando quel post su vari Social Network (generalmente l&rsquo;autore indica quelli che preferisce e a cui partecipa). Questo crea la possibilit&agrave; di rinsaldare i legami anche oltre la blogosfera e lo vedremo meglio parlando di Social Network.&nbsp;<br />
<img src="/wp-content/uploads/import/SNeCommenti.jpg" alt="" />
</p>
<p>
Una categoria speciale di blog sono i <strong>Corporate Blog</strong>, che hanno cominciato a diffondersi anche in Italia negli ultimi due anni.
</p>
<p>
I motivi che hanno avvicinato le aziende a questa forma di comunicazione possono essere molti, ma proviamo ad ipotizzarne alcune. La rivoluzione portata dal Web2.0 non &egrave; solo tecnologica, ma soprattutto sociale: per dirla con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giampaolo_Fabris" target="_blank">Gianpaolo Fabris</a>, <strong>il consumatore si &egrave; trasformato in consum-ATTORE e consumato-RE</strong>, cio&egrave; artefici delle proprie scelte e padrone del proprio spending. Da target, cio&egrave; bersaglio, del marketing e della pubblicit&agrave; a protagonista in grado di far sentire la propria voce, chiede alle aziende un dialogo, non un monologo. Si &egrave; avverata la prima tesi del Cluetrain Manifesto, <a href="http://www.mestierediscrivere.com/testi/Tesi.htm" target="_blank">I mercati sono conversazioni</a>. In questo nuovo contesto sociale le aziende si sono dovute adeguare, alcune con pi&ugrave; semplicit&agrave;, altre con fatica, altre arrancano ancora, ma hanno cominciato a partecipare alla conversazione, a essere trasparenti nei confronti del mercato.
</p>
<p>
<img style="margin: 0pt 20px 10px 0pt" src="/wp-content/uploads/import/AziendOrecchie.jpg" alt="" align="left" /><br />
I modi trovati dalle aziende sono poi molto personali e dipendono in gran parte dalla personalit&agrave; stessa dei Brand: abbiamo cos&igrave; visto <strong>blog di prodotto</strong>, come quello di <a href="http://www.quellichebravo.it/index.php?" target="_blank">Bravo</a>, <strong>blog dell&rsquo; AD</strong>, come quello di <a href="http://blog.ducati.com/" target="_blank">Ducati</a>, <strong>blog generali sull&rsquo;azienda</strong> come quello di <a href="http://www.blog.lago.it/" target="_blank">Lago</a>, ecc. Se siete curiosi di sapere quali aziende in Italia hanno avuto il coraggio di aprirsi alla rete, esiste anche un blog che raccoglie i blog aziendali, cio&egrave; le &ldquo;<a href="http://aziendeconleorecchie.wordpress.com/" target="_blank">Aziende con le orecchie</a>&rdquo;.
</p>
<p>
Non va inoltre dimenticato che alcune caratteristiche dei blog come i permalink, la forte presenza di link e la densit&agrave; di scrittura li rendono facilmente indicizzabili dai<strong> motori di ricerca</strong> (ne abbiamo parlato <a href="/post/2008/09/30/Marketing-Web-lezione-4-Il-Search-Engine-Marketing.aspx" target="_blank">qui</a>). Per questo molte aziende hanno ritenuto opportuno affiancare il sito vetrina con un blog.
</p>
<p>
Alcuni puristi ritengono che il corporate blogging sia un ossimoro, una contraddizione in termini. In realt&agrave; molte aziende sono state in grado di scrivere ottimi blog, cos&igrave; come alcune hanno ottenuto pessimi risultati. La personale opinione di chi scrive &egrave; che i corporate blog corrano il grande rischio di essere tremendamente noiosi se non sono ben progettati. La personalit&agrave; dei blogger deve emergere, non pu&ograve; essere tutto appiattito in nome di un aziendalese scialbo e privo di contenuti veri; <strong>i blog aziendali funzionano se sanno stare nella conversazione</strong>, altrimenti fanno solo dormire!
</p>
<p>
I blog aziendali, come tutti gli altri, non possono sottrarsi alle <strong>buone norme per scrivere un buon blog</strong>:<br />
1.&nbsp;&nbsp;&nbsp; a meno che non vogliate scrivere un blog per condividere i vostri pensieri con gli amici, inolo del comunicato stampa. Vi aspetto!dividuate un <strong>argomento specifico</strong> e scrivete di quello. Ad esempio Arscolor.com ha scelto come linea editoriale del blog le tecnologie che hanno un impatto sul web marketing. Non parliamo perci&ograve; di argomenti squisitamente informatici e nemmeno della nuova campagna stampa di Pinco Pallino&hellip; a ognuno le proprie competenze e mestiere!<br />
2.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>Siate trasparent</strong>i: il blog &egrave; il vostro spazio per dialogare con la blogosfera, non inquinatelo con sotterfugi. &ldquo;Le bugie hanno le gambe corte&rdquo;, mi diceva mia nonna, se poi avete migliaia di occhi puntati addosso la probabilit&agrave; di essere scoperti &egrave; molto alta, perci&ograve; non rischiate e abbiate un atteggiamento di apertura.<br />
3.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>Moderate i commenti</strong>, ma richiamandovi alla trasparenza. Nessuno pretende che sul proprio blog si ospitino messaggi di insulto o di diffamazione, ma avere solo commenti positivi non &egrave; credibile. Se ci saranno commenti negativi accettateli e magari rispondete, correggendo dove si pu&ograve;, ma essendo in ogni caso sempre trasparenti.<br />
4.&nbsp;&nbsp;&nbsp; I mercati sono conversazioni e quando conversate con un amico non parlate di certo in aziendalese. Usate perci&ograve; un tono caldo ed informale, <strong>parlate con voce umana</strong>: dietro ad ogni computer connesso ad Internet ci sono persone ed &egrave; a loro che vi state rivolgendo. Riprenderemo anche questo argomento nella lezione 11 sul web-writing.<br />
5.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Aggiornate il vostro blog con una <strong>frequenza regolare</strong> che, compatibilmente con gli impegni, non deve essere inferiore a 1 o 2 post al mese. Se per qualche ragione non potete aggiornare il blog per lunghi periodi (ad esempio un picco di lavoro), scrivetelo, i vostri lettori vi capiranno.<br />
6.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>Linkate</strong>, linkate e ancora linkate. Ogni link &egrave; un regalo ai vostri lettori, &egrave; una possibilit&agrave; di approfondimento, di scorpire nuovi mondi. I lettori non vi tradiranno ma vi saranno grati per le scoperte che faranno. Linkare significa essere nella blogosfera e la blogosfera ha un bruttissimo difetto: &egrave; terribilmente permalosa e sa essere spietata e coesa verso chi non ne rispetta le regole.
</p>
<p>
Speculari alle buone regole abbiamo <strong>gli </strong><strong>errori in cui possiamo incorrere</strong>. <a href="http://www.useit.com/jakob/" target="_blank">Jackob Nielsen</a> ci presenta <a href="http://www.useit.com/alertbox/weblogs.html" target="_blank">i 10 errori pi&ugrave; frequenti dei corporate blog</a>:<br />
1.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nessuna biografia dell&rsquo;autore<br />
2.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nessuna foto dell&rsquo;autore (se facciamo una conversazione vogliamo sapere con chi stiamo parlando no?)<br />
3.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Postare titoli non descrittivi (i titoli creano i permalink, ricordate?)<br />
4.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Link che non dicono dove conducono (ad esempio: clicca qui)<br />
5.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Articoli di maggior successo sepolti<br />
6.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il calendario come unica modalit&agrave; di navigazione<br />
7.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Pubblicare con frequenza non regolare<br />
8.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mixare argomenti<br />
9.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dimenticare di scrivere anche per il proprio capo (cio&egrave; dire cose che non si dovrebbero o che non sono opportune)<br />
10.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Avere un nome di dominio di un servizio blog esterno ( ad esempio mioblog.blogger.com che appare poco professionale)
</p>
<p>
Ultime parole sulla <strong>misurazione</strong>: come ogni oggetto web anche i blog sono misurabili e possiamo conoscere il numero dei visitatori, i post pi&ugrave; letti, le fonti di traffico al sito, ecc. Tuttavia, molti leggeranno il nostro blog non venendo sulle nostre pagine, ma attraverso i Feed RSS. Per questo &egrave; importante avere anche una misurazione di quanti abbonati abbiamo e se leggono o meno i nostri Feed.
</p>
<p>
<strong>Abbiamo visto che scrivere un blog &egrave; un&rsquo;operazione semplicissima che chiunque pu&ograve; fare; diverso &egrave; invece scrivere un buon blog che sia letto e sappia entrare nella conversazione.</strong> Se volete avere maggiori informazioni potete lasciare un commento oppure contattarci per una consulenza specifica.
</p>
<p>
Letture consigliate:
</p>
<p>
- <a href="http://www.anobii.com/books/Il_nuovo_potere_dei_consumatori_sul_web/9788820338619/01e0445c37a19f82d8/" target="_blank">Il nuovo potere dei consumatori sul web di Paolo Guadagni e Vincenzo DeTommaso</a>: in 8 capitoli un riassunto completo di come oggi il consumatore sia protagonista nella rete e degli strumenti a sua disposizione.
</p>
<p>
- <a href="http://www.anobii.com/books/Internet_P.R./019700d32a48b034a4/" target="_blank">Internet P.R. di Marco Massarotto</a>: per capire come muoversi nella blogosfera e come le aziende possono avvicinarsi alla rete
</p>
<p>
- <a href="http://www.anobii.com/books/Blog_in_azienda/9788845314094/0161ee68111f74ba0b/" target="_blank">Blog in azienda di Debbie Weil</a>: una analisi completa e pragmatica del fenomeno dei corporate blog
</p>
<p>
La prossima settimana entreremo nel mondo delle Pubbliche Relazioni in Internet, soffermandoci soprattutto sul nuovo ruolo del comunicato stampa. Vi aspetto!
</p>
<p>
&nbsp;
</p>
<p>
Sara
</p>
<p>
&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a> </p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Arscolorblog/~4/8UytlrjWg6I" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-6-i-blog-e-la-blogosfera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.thenaturalpowerofnewmedia.com/marketing-web-lezione-6-i-blog-e-la-blogosfera/</feedburner:origLink></item>
	</channel>
</rss>
