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	<description>Dal 2011 Arte Eccetera Eccetera</description>
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		<title>Walter Tocci racconta il futuro archeologico della Capitale nella serie “Vision of Roma”. Il video</title>
		<link>https://www.artribune.com/television/2026/06/walter-tocci-intervista-video-fori-imperiali-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 19:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Television]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/vision-of-roma-5.png" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Il presidente di CArMe è protagonista di una nuova puntata del progetto firmato da Spazio Taverna. Al centro della conversazione, la trasformazione del Centro Archeologico Monumentale di Roma e una visione della città in cui il patrimonio storico diventa motore di innovazione urbana</p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/television/2026/06/walter-tocci-intervista-video-fori-imperiali-roma/">Walter Tocci racconta il futuro archeologico della Capitale nella serie “Vision of Roma”. Il video</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/vision-of-roma-5.png" style="display: block; margin: 1em auto"></p>

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<p>Roma può immaginare il proprio futuro a partire dall&#8217;antico? È questa la domanda al centro della nuova intervista a <strong>Walter Tocci,</strong> presidente del Centro Archeologico Monumentale di Roma (CArMe), pubblicata nell&#8217;ambito di <em>Vision of Roma</em>, il progetto della <strong>School of Vision </strong>di <strong>Spazio Taverna</strong> dedicato alle trasformazioni della Capitale. Nel dialogo emerge una riflessione che supera la tradizionale narrazione della &#8220;città eterna&#8221; per proporre una lettura dinamica del patrimonio archeologico, inteso come infrastruttura culturale e spazio pubblico capace di generare nuove forme di vita urbana.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Riscoprire i Fori come luogo di vita pubblica </strong><em></em></h2>



<p><em>“Creare valore è un valore eminentemente culturale”,</em> spiega <strong>Walter Tocci </strong>nella videointervista. “<em>Se interpretiamo la progettazione dell&#8217;antico come forza generativa della città futura. Così stiamo pensando il CArME, cioè riscoprire oggi la vocazione antica dei Fori come luogo prediletto della vita pubblica”.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il progetto CArMe e la nuova centralità dell&#8217;antico a Roma</strong></h2>



<p>Il CArMe si pone come un progetto strategico volto a ricucire il rapporto tra la città contemporanea e il suo patrimonio archeologico. L&#8217;obiettivo è restituire l&#8217;area dei Fori al centro della vita pubblica, trasformandola da destinazione prevalentemente turistica a luogo vissuto quotidianamente da cittadini e visitatori.<br>Il piano si fonda su tre principi: “<em>prossimità dell&#8217;antico”</em>, sia dal punto di vista temporale in correlazione con la contemporaneità e spaziale in dialogo con l&#8217;urbanità; “<em>molteplicità del paesaggio</em>”, comprendendo l&#8217;orografia antica e su diversi livelli (dalla parte sotterranea ai colli); <em>“apertura alla città con diversi percorsi”. </em>In questa prospettiva, il Centro Archeologico Monumentale non viene concepito come una semplice area da conservare, ma come un dispositivo civico in grado di rafforzare il legame tra storia e presente, contribuendo a ridefinire l&#8217;identità internazionale di Roma attraverso una visione orientata al futuro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Roma: una città da ridisegnare attraverso le visioni dei professionisti della cultura</strong></h2>



<p>L’intervista si inserisce all&#8217;interno di <em>Vision of Roma</em>, un progetto ideato da <strong>Spazio Taverna </strong>con l’obiettivo di costruire un archivio della Roma del futuro, raccogliendo le testimonianze di coloro che oggi stanno ridisegnando il volto della città. La serie, pubblicata sui canali ufficiali della School of Vision, intreccia interviste e mini-documentari per esplorare come arte, architettura e innovazione si incontrino. Tra i protagonisti spiccano gli architetti di <strong>Labics</strong>; il <strong>Cardinale José Tolentino de Mendonça</strong>, promotore del nuovo dialogo del Vaticano con il contemporaneo; Stefano Boeri, architetto e ideatore del laboratorio urbano Roma 2050; e Fabrizio Palermo, amministratore delegato di ACEA, con il progetto ACEA Heritage.</p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/television/2026/06/walter-tocci-intervista-video-fori-imperiali-roma/">Walter Tocci racconta il futuro archeologico della Capitale nella serie “Vision of Roma”. Il video</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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			<media:title type="plain">Walter Tocci racconta il nuovo percorso archeologico dei Fori Imperiali a Roma | Artribune</media:title>
			<media:description type="html"><![CDATA[Enjoy the videos and music that you love, upload original content and share it all with friends, family and the world on YouTube.]]></media:description>
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		<title>“Preferisco che l’opera accada da sé”. Intervista all’artista anglo-italiana Alice Peach</title>
		<link>https://www.artribune.com/arte-contemporanea-2/2026/06/intervista-alice-peach-2026-artista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Saverio Verini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.artribune.com/?p=1239288</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/8-scaled.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Le cose degli altri, gli scarti, soprattutto, mi attraggono, e mi piace andare a cercarli nelle falegnamerie, nel retro dei negozi, in fondo ai cassetti… Parla l’artista anglo-italiana Alice Peach in conversazione con Saverio Verini </p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/arte-contemporanea-2/2026/06/intervista-alice-peach-2026-artista/">“Preferisco che l’opera accada da sé”. Intervista all’artista anglo-italiana Alice Peach</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/8-scaled.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>

<p>Lo studio di <strong>Alice Peach</strong> (Bari, 1996) è un piccolo cantiere dotato di una vitalità controllata, dove le idee vengono cucinate a fuoco lento. Un laboratorio di oggetti compostamente sfasati, di giocattoli imperfetti, di progetti felicemente disfunzionali. Le sue opere sembrano create da un bambino che si diverte ad assemblare le cose secondo una logica rigorosamente atipica; un passatempo da prendere sul serio, più che un divertimento. Questa attitudine trasmette alle opere dei sentimenti contrastanti: giocosità e delicatezza, ma anche un senso di destabilizzante malinconia. L’interesse per la manipolazione – di oggetti e concetti – è sempre percepibile, così come appare chiara l’intenzione di ricomporre, pezzo per pezzo, un catalogo anomalo della realtà che circonda l’artista. Come un puzzle disseminato di sottili incongruenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Alice Peach</h2>



<p>Alice Peach è nata a Bari nel 1996. Di origine anglo-italiana, vive a Milano. Dopo la laurea in Fine Art and Textiles alla Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam (2020) trascorre due anni a Berlino, per rientrare in Italia nel 2023. Attualmente si divide tra il suo studio a Milano e Losanna, dove nel corso dell’ultimo anno accademico ha collaborato con il docente Federico Nicolao al progetto di ricerca Assemblée des écritures all’ECAL – École cantonale d’art de Lausanne. È tra gli artisti selezionati per la terza Edizione del programma di residenze Nuovo Gran Tour 2025-2026 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea, che l’ha portata a lavorare alla Cité Internationale des Arts, a Parigi. La abbiamo incontrata in questa intervista-</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="922" height="1024" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/9-922x1024.jpg" alt="The Saviour of Many, 2024, olio su lino, 32,5 x 23 cm. Veduta dell’installazione in occasione della mostra Haloes &amp; Hula-Hoops allo Studio Hanniball, Berlino. Photo: Clara Sartor" class="wp-image-1239299" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/9-922x1024.jpg 922w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/9-300x333.jpg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/9-135x150.jpg 135w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/9-768x853.jpg 768w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/9.jpg 1022w" sizes="(max-width: 922px) 100vw, 922px" /><figcaption class="wp-element-caption">The Saviour of Many, 2024, olio su lino, 32,5 x 23 cm. Veduta dell’installazione in occasione della mostra Haloes &#038; Hula-Hoops allo Studio Hanniball, Berlino. Photo: Clara Sartor</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Intervista ad Alice Peach</h2>



<p><strong>Sembra che la tua ricerca artistica sia ancorata a un immaginario e a uno stupore infantili. È, però, un’infanzia apparentemente lontana da quella che potrebbe aver vissuto una persona nata nel 1996 come te. Si può dire che la tua pratica sia alimentata da questa sfasatura temporale?</strong><br>Si tratta di un’osservazione legittima. Anche se il mio lavoro non riguarda direttamente l’infanzia, è vero che ricerco negli oggetti e nei materiali che ho attorno delle potenzialità inedite che generano in me uno stupore e una risposta istintiva. Mi affascina ciò che sfugge alla vista e alla memoria e, attraverso il lavoro, si traveste di forme sempre diverse. A questa dimensione immaginifica cerco di accedere attraverso una combinazione di intuito (unendo pittura, disegno, stampa, scultura…) e una ricerca sul linguaggio (etimologia, fenomenologia, simbolismo…).</p>



<p><strong>Come si sostanzia tutto ciò nella tua pratica?</strong><br>Il mio lavoro è spesso composto da moduli e frammenti, come un puzzle che non segue una logica perché non vuole spiegare, ma reinterpretare esperienze e ricerche che, nel processo creativo, si mescolano fino a dissolversi. Periodicamente mi lego a motivi specifici (paracaduti, insetti, gazze ladre…) che ripropongo in varie forme e materiali per esaurirli del loro significato e tradurli in altro. Come quando si ripete una parola tante volte fino a perderne il senso. Un ulteriore aspetto, forse comune a un approccio naïf, è che mi muovo senza progettualità, anzi, preferisco lavorare partendo da un’idea, ma lasciando che il lavoro “succeda” da sé, attraverso errori di percorso, soluzioni improvvisate e accantonando progressivamente la rappresentazione qualcosa di definito.</p>


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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">Cosimo’s, 2024, olio e acrilico su tela, cornice in legno di noce e obeche, 32 x 44 cm. Veduta dell’installazione in occasione della mostra Haloes &#038; Hula-Hoops allo Studio Hanniball, Berlino. Photo: Clara Sartor</span>
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                    <figcaption>Cosimo’s, 2024, olio e acrilico su tela, cornice in legno di noce e obeche, 32 x 44 cm. Veduta dell’installazione in occasione della mostra Haloes &#038; Hula-Hoops allo Studio Hanniball, Berlino. Photo: Clara Sartor</figcaption>
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                    <figcaption>The Champions, 2024, olio e carta su tavole assemblate, 20 x 35 cm. Veduta dell’installazione in occasione della mostra Haloes &#038; Hula-Hoops allo Studio Hanniball, Berlino. Photo: Clara Sartor

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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">As if it were a nut splitting (dalla serie Cantilene), 2023, bastoncini per gelati, legno di betulla, mine di matite colorate, 22 x 30 cm. Veduta dell’installazione alla galleria Heerz Tooya, Veliko Tărnovo. Photo: MathewLacosse</span>
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                    <figcaption>As if it were a nut splitting (dalla serie Cantilene), 2023, bastoncini per gelati, legno di betulla, mine di matite colorate, 22 x 30 cm. Veduta dell’installazione alla galleria Heerz Tooya, Veliko Tărnovo. Photo: MathewLacosse</figcaption>
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<p><strong>Mi colpisce il “calore” delle tue opere: c’è il disegno, c’è l’impiego frequente di un materiale come il legno, così come la ripresa di supporti – fogli di carta già usati, grafiche pubblicitarie – con un loro vissuto. Nel tuo lavoro le cose acquistano una loro umanità, lontana dalla freddezza del design industriale, pur mantenendo un legame con esso. Ti riconosci in questo cortocircuito?</strong><br>Entrambi i miei genitori, e molte altre persone che hanno orbitato la mia infanzia, lavorano nel mondo del design e dell’architettura. Ho quindi sempre riconosciuto l’importanza degli oggetti, sviluppando una curiosità verso il percorso che dà loro vita. Il carattere degli oggetti, poi, si definisce soprattutto nella relazione che costruiamo con essi, come individui e come società: scomporre, disegnare e riassemblare oggetti è il mio modo per osservarne il valore estetico, sensoriale, affettivo, al di là di quello funzionale. Questo rapporto con le cose, inoltre mi porta a cercare materiali che hanno avuto una vita precedente. Le cose degli altri, gli scarti, soprattutto, mi attraggono, e mi piace andare a cercarli nelle falegnamerie, nel retro dei negozi, in fondo ai cassetti… Lavorare così, per me, significa aggiungere o trasformare significato, piuttosto che fabbricarlo. Poi esistono oggetti folli e tutt’altro che funzionali. Nella moda questo accade spesso: l’abbigliamento in alcune sue espressioni assurde, trasforma le persone in creature ibride, come accadeva con i cappelli femminili tra il XVI e il XIX Secolo. Ultimamente, la mia ricerca si concentra proprio su questo: comportamenti di mimetismo e dissimulazione che si attuano attraverso l’uso di oggetti – per creare diversivi, illusioni ottiche, distorsioni.</p>



<p><strong>Quanto peso ha nella tua ricerca la formazione alla Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam? E, in generale, in che modo ha inciso il lungo periodo che hai trascorso all’estero?</strong><br>Alla Rietveld Academie ho studiato nel dipartimento TXT (text e textile), che univa insegnamento tecnico, ricerca concettuale e scrittura. Molti degli insegnamenti della scuola li ho interiorizzati negli anni successivi alla laurea, periodo in cui il mio lavoro è cambiato tanto. Mi sono trovata tra il 2020 e il 2022 a Berlino a lavorare in un contesto più solitario e concentrato rispetto a quello dell’accademia, un po’ per via del Covid, un po’ per scelta. È stato fondamentale avere quel tempo. Oggi compongo le mie tele cucendo insieme scarti di tessuto, e integro nei lavori pattern tessili trovati su archivi online di musei e istituzioni… Il tessuto è presente come sfondo e supporto al lavoro, ma anche come riferimento concettuale a un ordine strutturale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/3-1024x683.jpg" alt="Apple is somersault is apple, 2023. Veduta dell’installazione alla galleria Heerz Tooya, Veliko Tărnovo. Photo: MathewLacosse" class="wp-image-1239296" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/3-1024x683.jpg 1024w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/3-300x200.jpg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/3-150x100.jpg 150w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/3-768x512.jpg 768w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/3-1536x1024.jpg 1536w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/3-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Apple is somersault is apple, 2023. Veduta dell’installazione alla galleria Heerz Tooya, Veliko Tărnovo. Photo: MathewLacosse</figcaption></figure>



<p><strong>Quali sono gli artisti – in qualsiasi campo – che ti hanno influenzata?</strong><br>La tecnica di <strong>Lucy McKenzie,</strong> l’approccio istintivo di <strong>Helen Marten</strong>, i colori di <strong>Pierre Bonnard</strong>, gli scritti (oltre ai quadri) di <strong>Agnes Martin</strong>, le installazioni di <strong>Hanne Darboven</strong>, la teatralità di <strong>Paolo Uccello</strong> La minuziosità di ognuno mi ispira moltissimo. Aggiungo anche il saggio La scrittura delle pietre di <strong>Roger Caillois</strong>.</p>



<p><strong>Che rapporto hai con i social network e il modo in cui, attraverso di essi, vengono veicolate le immagini delle opere? Te lo chiedo perché il tuo lavoro – con i suoi dettagli – mi sembra richieda una prossimità fisica difficilmente rimpiazzabile da una visione a distanza. </strong><br>Oltre a Instagram, ho un sito dove pubblico le fasi di produzione e sviluppo della mia ricerca: foto di lavori in divenire, immagini d’archivio, testi e appunti personali. Questo approccio tra archivio e blog, mi serve per osservare l’evoluzione del lavoro, ma anche per mostrare ad alcune persone aspetti del processo creativo e della quotidianità in studio, che sui social si perdono o non si hanno modo di conoscere. Instagram, lo uso come strumento relazionale per conoscere artisti, scoprire progetti e iniziative.</p>



<p><em>Saverio Verini</em></p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/arte-contemporanea-2/2026/06/intervista-alice-peach-2026-artista/">“Preferisco che l’opera accada da sé”. Intervista all’artista anglo-italiana Alice Peach</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Milano due inquietanti farfalle giganti hanno invaso una galleria d’arte</title>
		<link>https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/06/mostra-chetwynd-kacem-pfeiffer-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emma Sedini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.artribune.com/?p=1239653</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/chetwm11-scaled.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Colpa - o merito - di Monster Chetwynd, tra i tre protagonisti della nuova mostra da Gregor Staiger, dove gioco, ironia e ambiguità diventano il filo rosso di pratiche artistiche molto diverse</p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/06/mostra-chetwynd-kacem-pfeiffer-milano/">A Milano due inquietanti farfalle giganti hanno invaso una galleria d’arte</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/chetwm11-scaled.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>

<p>Mentre si attraversa, affascinati, il lussureggiante cortile interno dell’antico palazzo di Via Rossini, non ci si immagina ciò che attende all’interno della galleria. Si ammira il verde del giardino che fa capolino al di là del passaggio voltato a botte; ci si lascia avvolgere dall’aria primaverile. Poi si entra, si varca la soglia della <strong>sede milanese di Gregor Staiger,</strong> ed ecco che la mostra allestita nel suo luminoso interno soppalcato pare porsi in continuità con il fiorire allegro del maggio-giugno cittadino lasciato alle spalle. A “salutare” il visitatore sono due farfalle giganti, con un’apertura alare di almeno un metro e mezzo, che si librano sulle pareti bianche, orientate verso il cielo. È l’inizio della tripla mostra personale che vede protagonisti <a href="https://www.artribune.com/artista-mostre-biografia/monster-chetwynd/" target="_blank" data-type="link" data-id="https://www.artribune.com/artista-mostre-biografia/monster-chetwynd/" rel="noreferrer noopener">Monster Chetwynd</a>, <a href="https://www.artribune.com/artista-mostre-biografia/sonia-kacem/" target="_blank" data-type="link" data-id="https://www.artribune.com/artista-mostre-biografia/sonia-kacem/" rel="noreferrer noopener">Sonia Kacem</a> e il fotografo <a href="https://www.artribune.com/artista-mostre-biografia/walter-pfeiffer/" target="_blank" data-type="link" data-id="https://www.artribune.com/artista-mostre-biografia/walter-pfeiffer/" rel="noreferrer noopener">Walter Pfeiffer</a>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/kacewm3901-1024x683.jpg" alt="Sonia Kacem, Ensemble of Three (Ramps), 2021" class="wp-image-1239655" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/kacewm3901-1024x683.jpg 1024w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/kacewm3901-300x200.jpg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/kacewm3901-150x100.jpg 150w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/kacewm3901-768x512.jpg 768w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/kacewm3901-1536x1025.jpg 1536w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/kacewm3901-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sonia Kacem, Ensemble of Three (Ramps), 2021</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Monster Chetwynd in mostra da Gregor Staiger a Milano</strong></h2>



<p>L’impatto che istintivamente solletica le corde emotive è dato dalle <strong>farfalle giganti, che paiono librarsi verso il soffitto aspirando a una libertà impossibile. </strong>L’ampia e luminosa vetrata della galleria affacciata sul giardino fa pendant con queste creature di cartapesta, rendendo verosimile il loro desiderio di raggiungere le fronde rigogliose all’esterno. Questo condensato della pratica dell’artista inglese <strong>Monster Chetwynd </strong>(Londra, 1973) risulta, così, profondamente eloquente. Da un lato richiama il suo passato di performance teatrali, con motivi intrecciati che pescano dalla cultura popolare e dal cinema surrealista; dall’altro costruisce una messinscena quasi realistica. C’è un che di giocoso che si mescola a note più inquietanti e ambigue.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sonia Kacem in mostra da Gregor Staiger a Milano</strong></h2>



<p>Seconda protagonista è <strong>Sonia Kacem </strong>(Meyrin, 1985), di cui è proposto un trittico realizzato in tessuto similpelle viola. Il materiale proviene dai cicli della produzione industriale e, attraverso un <strong>processo di astrazione dal quotidiano e di ricollocazione nel contesto artistico, </strong>muta di significato, acquisendo nuovo valore e nuova tattilità. L’artista, nota per il motivo della “piega”, declinato attraverso diversi supporti, rielabora in senso contemporaneo questa forma, centrale nei panneggi dell’arte barocca, dove si esprimeva il virtuosismo degli autori. Qui la piega viene riletta attraverso un drappeggio morbido e quasi geometrico, dando vita a un esito scultoreo che suggerisce inediti rapporti con la luce e con la sensibilità dell’osservatore, chiamato a lasciarsi coinvolgere dal morbido ripiegarsi della superficie.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/pfeiph2261001o-683x1024.jpg" alt="Walter Pfeiffer, Untitled, 2017" class="wp-image-1239656" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/pfeiph2261001o-683x1024.jpg 683w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/pfeiph2261001o-300x450.jpg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/pfeiph2261001o-100x150.jpg 100w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/pfeiph2261001o-768x1152.jpg 768w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/pfeiph2261001o-1024x1536.jpg 1024w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/pfeiph2261001o.jpg 1253w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Walter Pfeiffer, Untitled, 2017</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Walter Pfeiffer in mostra da Gregor Staiger a Milano</strong></h2>



<p>Il trittico espositivo si conclude con <strong>Walter Pfeiffer</strong> (Beggingen, 1946), fotografo svizzero di culto a cui è dedicata, in parallelo, una grande mostra alla Pinacoteca Agnelli di Torino. Il lungo filmato proiettato in loop a Milano offre un piccolo assaggio della sua pratica fotografica, avviata negli Anni Settanta e incentrata sulla ricerca di nuove forme espressive: <strong>poco interessata al rigore tecnico, molto di più alla possibilità di restituire erotismo, bellezza e libertà del vivere. </strong>I video in bianco e nero invitano il pubblico a insinuarsi nel suo studio di Zurigo, spazio intimo ed evocativo, seguendo i movimenti e i personaggi che vi si avvicendano, animando continuamente la scena. Sembra quasi un gioco, una risposta alla provocazione delle farfalle che volano nella galleria: l’artista e i suoi amici si cambiano d’abito, ballano, inseguono le note della musica alla radio, che muta tono di continuo. Così, anche personalità tanto diverse trovano un loro fil rouge nella spontaneità del gesto e dell’espressione.<br><br><em>Emma Sedini</em><br><br>Milano // fino al 27 giugno 2026<br><em>Chetwynd | Kacem | Pfeiffer</em><br>GALERIE GREGOR STAIGER – Via Gioacchino Rossini, 3<br><a href="https://galerie.gregorstaiger.com/EXHIBITIONS" target="_blank" rel="noopener">Scopri di più</a></p>



<p>[artribune_eventi]</p>



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        <h2>Eventi d’arte a Milano</h2>
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                        <a href="https://www.artribune.com/museo-galleria-arte/studio-museo-achille-castiglioni/">
                            FONDAZIONE ACHILLE CASTIGLIONI                        </a>
                    </li>
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                        <h3 class="c-card_title">
                <a href="https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/achille-e-bruno-liberi-di-giocare/">
                    Achille e Bruno . liberi di giocare                </a>
            </h3>
        </div>

        
        <div class="c-card_foot">
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            <script type="application/ld+json">{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":{"@type":"Event","name":"Achille e Bruno . liberi di giocare","description":"Achille Castiglioni e Bruno Munari, due amici in dialogo tra giochi e curiose intuizioni progettuali.","startDate":"2026-05-29","endDate":"2027-02-16","url":"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/achille-e-bruno-liberi-di-giocare\/","image":"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/locandinaachille-e-brunofondazione-achille-castiglioni-3.jpg","eventStatus":"https:\/\/schema.org\/EventScheduled","eventAttendanceMode":"https:\/\/schema.org\/OfflineEventAttendanceMode","performer":[],"location":{"@type":"Place","name":"FONDAZIONE ACHILLE CASTIGLIONI","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Piazza Castello 27 20121 ","postalCode":"","addressLocality":"Milano","addressRegion":"Lombardia","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.4695638,"longitude":9.17726719999996}},"organizer":{"@type":"Organization","name":"FONDAZIONE ACHILLE CASTIGLIONI","description":"","faxNumber":"+39 028053623","telephone":"+39 028053606","email":"info@achillecastiglioni.it","url":"http:\/\/www.achillecastiglioni.it\/","image":"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/places\/2015\/01\/23\/12799_acastiglioni-studio-04.jpg","address":"Piazza Castello 27 20121 , Milano, Italia","location":{"@type":"Place","name":"FONDAZIONE ACHILLE CASTIGLIONI","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Piazza Castello 27 20121 ","postalCode":"","addressLocality":"Milano","addressRegion":"Lombardia","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.4695638,"longitude":9.17726719999996}}}}}</script>    </div>
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                        <a href="https://www.artribune.com/museo-galleria-arte/galleria-antonia-jannone/">
                            GALLERIA ANTONIA JANNONE                        </a>
                    </li>
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                <a href="https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/massimo-scolari-solca-mari-mossi/">
                    Massimo Scolari - Solca Mari Mossi                </a>
            </h3>
        </div>

        
        <div class="c-card_foot">
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            <script type="application/ld+json">{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":{"@type":"Event","name":"Massimo Scolari - Solca Mari Mossi","description":"Una mostra che seleziona molte opere inedite, soprattutto oli, acquerelli e incisioni \u2013 prodotte tra gli anni Settanta e 2020, che approfondiscono insieme al tema degli archetipi anche quello dell\u2019architettura delle montagne.","startDate":"2025-11-19","endDate":"2027-01-21","url":"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/massimo-scolari-solca-mari-mossi\/","image":"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/unnamed2-5.jpg","eventStatus":"https:\/\/schema.org\/EventScheduled","eventAttendanceMode":"https:\/\/schema.org\/OfflineEventAttendanceMode","performer":[{"@type":"Person","name":"Massimo Scolari","description":"","url":"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/massimo-scolari\/","email":"","image":false,"givenName":"","familyName":"","birthDate":"","deathDate":null}],"location":{"@type":"Place","name":"GALLERIA ANTONIA JANNONE","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Corso Giuseppe Garibaldi 125","postalCode":"","addressLocality":"Milano","addressRegion":"Lombardia","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.480204,"longitude":9.18657}},"organizer":{"@type":"Organization","name":"GALLERIA ANTONIA JANNONE","description":"","faxNumber":"+39 026555628","telephone":"+39 0229002930","email":"antoniajannone@tiscalinet.it","url":"http:\/\/www.antoniajannone.it","image":false,"address":"Corso Giuseppe Garibaldi 125, Milano, Italia","location":{"@type":"Place","name":"GALLERIA ANTONIA JANNONE","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Corso Giuseppe Garibaldi 125","postalCode":"","addressLocality":"Milano","addressRegion":"Lombardia","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.480204,"longitude":9.18657}}}}}</script>    </div>
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                            VINCENZO DE COTIIS                        </a>
                    </li>
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                        <h3 class="c-card_title">
                <a href="https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/vincenzo-de-cotiis-je-suis-la-matiere/">
                    Vincenzo De Cotiis - Je suis la matière                </a>
            </h3>
        </div>

        
        <div class="c-card_foot">
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            <script type="application/ld+json">{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":{"@type":"Event","name":"Vincenzo De Cotiis - Je suis la mati\u00e8re","description":"Mostra personale.","startDate":"2026-04-17","endDate":"2026-12-07","url":"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/vincenzo-de-cotiis-je-suis-la-matiere\/","image":false,"eventStatus":"https:\/\/schema.org\/EventScheduled","eventAttendanceMode":"https:\/\/schema.org\/OfflineEventAttendanceMode","performer":[{"@type":"Person","name":"Vincenzo De Cotiis","description":"","url":"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/vincenzo-de-cotiis\/","email":"","image":false,"givenName":"","familyName":"","birthDate":"","deathDate":null}],"location":{"@type":"Place","name":"VINCENZO DE COTIIS","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Via Privata Fratelli Gabba","postalCode":"20121","addressLocality":"Milano","addressRegion":"Lombardia","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.4698733,"longitude":9.1906199}},"organizer":{"@type":"Organization","name":"VINCENZO DE COTIIS","description":"","faxNumber":"","telephone":"+39 0284141986","email":"gallery@decotiis.it","url":"https:\/\/www.decotiis.it","image":false,"address":"Via Privata Fratelli Gabba, 1 A, Milano, MI, Italia","location":{"@type":"Place","name":"VINCENZO DE COTIIS","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Via Privata Fratelli Gabba","postalCode":"20121","addressLocality":"Milano","addressRegion":"Lombardia","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.4698733,"longitude":9.1906199}}}}}</script>    </div>
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        <a href="https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/mona-hatoum-over-under-and-in-between/">
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                        <a href="https://www.artribune.com/museo-galleria-arte/fondazione-prada-2/">
                            FONDAZIONE PRADA                        </a>
                    </li>
                </ul>
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                <a href="https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/mona-hatoum-over-under-and-in-between/">
                    Mona Hatoum - Over under and in between                </a>
            </h3>
        </div>

        
        <div class="c-card_foot">
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            <script type="application/ld+json">{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":{"@type":"Event","name":"Mona Hatoum - Over under and in between","description":"Reagendo attivamente al contesto espositivo, Hatoum sviluppa una mostra in tre parti, ciascuna delle quali gravita attorno a temi carichi di significato che invitano a riflettere sull\u2019instabilit\u00e0 dei nostri tempi e sulla precariet\u00e0 dell\u2019esistenza.","startDate":"2026-01-28","endDate":"2026-11-09","url":"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/mona-hatoum-over-under-and-in-between\/","image":"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/unnamed-13-scaled.jpg","eventStatus":"https:\/\/schema.org\/EventScheduled","eventAttendanceMode":"https:\/\/schema.org\/OfflineEventAttendanceMode","performer":[{"@type":"Person","name":"Mona Hatoum","description":"","url":"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/mona-hatoum\/","email":"","image":false,"givenName":"Mona ","familyName":"Hatoum","birthDate":"","deathDate":null}],"location":{"@type":"Place","name":"FONDAZIONE PRADA","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Largo Isarco 2 20139","postalCode":"","addressLocality":"Milano","addressRegion":"Lombardia","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.4444097,"longitude":9.20539050000002}},"organizer":{"@type":"Organization","name":"FONDAZIONE PRADA","description":"La&nbsp;Fondazione Prada, inaugurata nel&nbsp;1993&nbsp;su iniziativa di&nbsp;Miuccia Prada&nbsp;e&nbsp;Patrizio Bertelli, si \u00e8 affermata come una delle istituzioni culturali pi\u00f9 dinamiche e influenti nel panorama artistico internazionale. Lontana dalla mera esposizione di opere, la Fondazione \u00e8 concepita come un laboratorio di idee, un&hellip;","faxNumber":"","telephone":"+39 0256662611","email":"info@fondazioneprada.org","url":"http:\/\/www.fondazioneprada.org\/","image":"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/1-fondazione-prada-milanoph-delfino-sisto-legnani-dsl-studio-1.jpg","address":"Largo Isarco 2 20139, Milano, Italia","location":{"@type":"Place","name":"FONDAZIONE PRADA","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Largo Isarco 2 20139","postalCode":"","addressLocality":"Milano","addressRegion":"Lombardia","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.4444097,"longitude":9.20539050000002}}}}}</script>    </div>
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            <script type="application/ld+json">{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":{"@type":"Event","name":"Maria Cristina Finucci - Dentro la Metamorfosi","description":"Nell\u2019ambito di Milano Artweek, la Fondazione Marevivo presenta \u201cDentro la Metamorfosi\u201d, importante installazione dell\u2019artista e architetta Maria Cristina Finucci, a cura di Marcello Farabegoli.","startDate":"2026-04-13","endDate":"2026-11-08","url":"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/maria-cristina-finucci-dentro-la-metamorfosi\/","image":"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/invitoalta.jpeg","eventStatus":"https:\/\/schema.org\/EventScheduled","eventAttendanceMode":"https:\/\/schema.org\/OfflineEventAttendanceMode","performer":[{"@type":"Person","name":"Maria Cristina Finucci","description":"","url":"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/maria-cristina-finucci\/","email":"","image":false,"givenName":"Maria Cristina ","familyName":"Finucci ","birthDate":"","deathDate":null}],"location":{"@type":"Place","name":"MUSEO DI STORIA NATURALE","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"corso Venezia, 55 ","postalCode":"","addressLocality":"Milano","addressRegion":"Lombardia","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.4730737,"longitude":9.203623600000014}},"organizer":{"@type":"Organization","name":"MUSEO DI STORIA NATURALE","description":"","faxNumber":"","telephone":"","email":"","url":"http:\/\/www.assodidatticamuseale.it","image":false,"address":"corso Venezia, 55 , Milano, Italia","location":{"@type":"Place","name":"MUSEO DI STORIA NATURALE","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"corso Venezia, 55 ","postalCode":"","addressLocality":"Milano","addressRegion":"Lombardia","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.4730737,"longitude":9.203623600000014}}}}}</script>    </div>
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<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/06/mostra-chetwynd-kacem-pfeiffer-milano/">A Milano due inquietanti farfalle giganti hanno invaso una galleria d’arte</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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		<title>A Torino un museo ha chiuso e si è trasformato in showroom di moda (dopo l’estate però parziale riapertura in una nuova sede)</title>
		<link>https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/06/museo-fico-torino-apertura-nuova-sede-settembre-2026-centro-piero-della-francesca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livia Montagnoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 16:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/il-centro-piero-della-francesca-da-via-pessinetto-photo-comitato-parco-dora-2008-1.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Il Museo Ettore Fico di Torino ha chiuso. Al suo posto c’è una società di abbigliamento. Intanto il proprietario, Andrea Busto, ha acquisito un nuovo spazio con l’obiettivo di riaprire anche se in modalità diversa e più “riflessiva”: una o due mostre l’anno e apertura solo su appuntamento. Inaugurazione a settembre 2026</p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/06/museo-fico-torino-apertura-nuova-sede-settembre-2026-centro-piero-della-francesca/">A Torino un museo ha chiuso e si è trasformato in showroom di moda (dopo l’estate però parziale riapertura in una nuova sede)</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/il-centro-piero-della-francesca-da-via-pessinetto-photo-comitato-parco-dora-2008-1.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
</p>
<p>Lo scorso marzo, la notizia della <a href="https://www.artribune.com/attualita/2026/03/museo-ettore-fico-chiusura/">chiusura del <strong>Museo Ettore Fico</strong></a> di Torino si diffondeva a mezzo stampa. Dopo quasi dodici anni di attività, il progetto che aveva trasformato un’ex fabbrica di Via Cigna, a Barriera, in uno spazio museale custode di migliaia di opere capace di dialogare con i linguaggi contemporanei e con il quartiere, si concludeva, regalando come ultimo atto la mostra dedicata a Enrico Berlinguer.</p>
</p>
<h2 class="wp-block-heading">La chiusura del Museo Ettore Fico a Via Cigna. Il disaccordo con il Comune</h2>
</p>
<p>Ora nello spazio si è già insediato uno showroom di abbigliamento, per decisione del proprietario dell’ex fabbrica, <strong>Andrea Busto</strong> – che è anche direttore della Fondazione e del Museo Ettore Fico – che ha scelto di affittarlo alla società <em>N.G. Rappresentanze</em>, dopo il mancato (e auspicato) accordo con il Comune di Torino. L’amministrazione cittadina, preoccupata di perdere un punto di riferimento culturale per Torino, si era detta pronta a farsi carico della gestione del museo qualora Busto avesse deciso di donare lo spazio alla città (unica opzione perseguibile per il passaggio di consegne, essendo il Comune impossibilitato a comprare immobili, come da termini del Patto per Torino). Un nulla di fatto, nonostante le buone intenzioni iniziali: “<em>Il proprietario ha chiesto un dialogo, aperto all’ipotesi di una donazione e poi si è tirato indietro, preferendo affittare gli spazi” </em>ha raccontato nelle ultime ore <a href="https://www.lastampa.it/torino/2026/06/11/news/museo_fico_chiude_affittato_showroom_abbigliamento-15654770/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alla<em> Stampa</em></a>il consigliere del Pd sul territorio <strong>Antonio Ledda</strong> “<em>Si sarebbero potute portare temporaneamente al Museo Ettore Fico le opere che traslocheranno dalla Gam durante i lavori di riqualificazione</em>”. E da Palazzo Civico non fanno mistero della delusione per l’occasione sfumata.</p>
</p>
<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo Museo Ettore Fico al Centro Piero della Francesca</h2>
</p>
<p>Ora è lo stesso Andrea Busto a rispondere, con una lettera inviata agli “amici del Museo Ettore Fico”: “<em>Avrete appreso dagli organi di stampa che il museo è attualmente chiuso e, diversamente da quanto hanno scritto alcune testate cittadine, non è stato a causa di problemi economici ma per una mia decisione personale. Contestualmente alla chiusura degli spazi espositivi ho deciso di avviare un programma radicalmente diverso dal precedente, più intimo e più riflessivo</em>”.<br />Un programma che si è tradotto nell’acquisto di un nuovo immobile in <strong>via</strong> <strong>Pessinetto 10G, nel Centro Piero della Francesca</strong> – “<em>il nome è già un’indicazione di rigore, minimalismo e sobrietà</em>”, sottolinea Busto – “<em>per condurre <strong>una ricerca volta a progetti site-specific</strong> con artisti nazionali e internazionali con cui produrre grandi opere e grandi eventi che avranno cadenza semestrale”. </em>Del percorso condotto sin qui, Busto si dice molto orgoglioso, per<em> “aver fatto della periferia il fulcro dei nostri progetti utilizzando la nostra energia culturale per rendere Barriera un po’ meno lontana dal centro storico cittadino</em>”.</p>
</p>
<h2 class="wp-block-heading">I primi progetti del nuovo spazio che inaugura a settembre 2026</h2>
</p>
<p>Ma è il momento di cambiare rotta, pur “<em>senza rinnegare ciò che è stato fatto finora</em>”. La nuova <strong>Fondazione Ettore e Ines Fico</strong> – come si chiamerà l’ente che gestirà anche le proprietà del Museo – inaugurerà con un progetto inedito di <strong>Giovanni Termini</strong>, ultimo vincitore del Premio Ettore e Ines Fico assegnato durante Artissima 2025, “<em>il quale realizzerà una grandiosa scultura nello spirito ready-made / neodada che contraddistingue il suo operato e la sua poetica</em>”. Seguiranno il francese <strong>Antoine Renard</strong> e “<em>un artista di origine africana che si inserisce nel programma di ricerca sugli artisti di quel continente che operano nel loro territorio d’origine o in altri contesti internazionali</em>”. Nello spazio di via Pessinetto – siamo nel quartiere di Borgo Vittoria, all’interno del centro multifunzionale affacciato sul Parco Dora, sorto nell’area dell’ex cotonificio Mazzonis – le mostre avranno una durata di quattro/sei mesi ciascuna con momenti di approfondimento in presenza dell’artista o con giovani curatori. Inoltre, anticipa Busto, è stato sviluppato “<em>un programma rivolto alle scuole ideato appositamente per i ragazzi che desiderano conoscere meglio l’arte, ma non ci siamo dimenticati degli adulti che ci seguono da sempre con tanto entusiasmo</em>”. L’apertura della Fondazione è programmata per la seconda metà di settembre 2026; l’ingresso sarà gratuito, ma solo su prenotazione <a href="https://www.museofico.it/" target="_blank" rel="noopener">sul sito del Museo</a>. “<em>Siamo stati i primi a scommettere sul quartiere Barriera di Milano, ora penso che le potenzialità di questa nuova location siano altrettanto vincenti</em>”.</p>
<p><em>Livia Montagnoli</em></p></p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/06/museo-fico-torino-apertura-nuova-sede-settembre-2026-centro-piero-della-francesca/">A Torino un museo ha chiuso e si è trasformato in showroom di moda (dopo l’estate però parziale riapertura in una nuova sede)</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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		<item>
		<title>Il racconto di una ricerca costruita attorno all’acqua. I progetti di Melissa McGill a Venezia</title>
		<link>https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/06/acqua-melissa-mcgill-progetti-venezia-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Muzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.artribune.com/?p=1239597</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/screenshot-2026-06-12-095745-1.png" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Artista e attivista, Melissa McGill presenta alla galleria 10 &#038; zero uno un progetto che ripercorre alcuni nuclei centrali della sua pratica. Sullo sfondo, l'esperienza partecipativa di “Marea”, realizzata insieme ai residenti di Castello. Le immagini</p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/06/acqua-melissa-mcgill-progetti-venezia-2026/">Il racconto di una ricerca costruita attorno all’acqua. I progetti di Melissa McGill a Venezia</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/screenshot-2026-06-12-095745-1.png" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Da oltre trent&#8217;anni <strong>Melissa McGill</strong> (Rhode Island, 1969) esplora il rapporto tra acqua, paesaggio e comunità attraverso progetti espositivi e di arte pubblica. Tra questi <em>AQUAE</em>, la mostra visitabile alla galleria <strong>10 &amp; zero uno di Venezia</strong> fino al 20 giugno 2026, invita il pubblico a ripercorrere una ricerca che ha trovato proprio nella città lagunare uno dei suoi luoghi di elezione. Un percorso che si intreccia con <em><a href="https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/melissa-mcgill-marea/" target="_blank" data-type="link" data-id="https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/melissa-mcgill-marea/" rel="noreferrer noopener">Marea</a></em>, il progetto partecipativo (recentemente concluso) nel sestiere di Castello e nato dal dialogo con i residenti di Corte Nova (e in collaborazione con la Galleria Mazzoleni).</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/oceanids-laguna-di-venezia-2024-water-organic-indigo-copper-oxide-homemade-soy-milk-kaolin-clay-sumi-ink-and-vinegar-on-found-printed-map-mounted-on-linen-8710224cm-detail10-zero-uno-veniceph-fili-1024x683.jpg" alt="OCEANIDS (LAGUNA DI VENEZIA) (dettaglio), 2024, 10 &amp; zero uno. Ph: Filippo Molena" class="wp-image-1239612" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/oceanids-laguna-di-venezia-2024-water-organic-indigo-copper-oxide-homemade-soy-milk-kaolin-clay-sumi-ink-and-vinegar-on-found-printed-map-mounted-on-linen-8710224cm-detail10-zero-uno-veniceph-fili-1024x683.jpg 1024w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/oceanids-laguna-di-venezia-2024-water-organic-indigo-copper-oxide-homemade-soy-milk-kaolin-clay-sumi-ink-and-vinegar-on-found-printed-map-mounted-on-linen-8710224cm-detail10-zero-uno-veniceph-fili-300x200.jpg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/oceanids-laguna-di-venezia-2024-water-organic-indigo-copper-oxide-homemade-soy-milk-kaolin-clay-sumi-ink-and-vinegar-on-found-printed-map-mounted-on-linen-8710224cm-detail10-zero-uno-veniceph-fili-150x100.jpg 150w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/oceanids-laguna-di-venezia-2024-water-organic-indigo-copper-oxide-homemade-soy-milk-kaolin-clay-sumi-ink-and-vinegar-on-found-printed-map-mounted-on-linen-8710224cm-detail10-zero-uno-veniceph-fili-768x513.jpg 768w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/oceanids-laguna-di-venezia-2024-water-organic-indigo-copper-oxide-homemade-soy-milk-kaolin-clay-sumi-ink-and-vinegar-on-found-printed-map-mounted-on-linen-8710224cm-detail10-zero-uno-veniceph-fili-1536x1025.jpg 1536w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/oceanids-laguna-di-venezia-2024-water-organic-indigo-copper-oxide-homemade-soy-milk-kaolin-clay-sumi-ink-and-vinegar-on-found-printed-map-mounted-on-linen-8710224cm-detail10-zero-uno-veniceph-fili-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">OCEANIDS (LAGUNA DI VENEZIA) (dettaglio), 2024, 10 &amp; zero uno. Ph: Filippo Molena</figcaption></figure>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Melissa McGill, l&#8217;artista che racconta e dà forma all&#8217;acqua</strong></h2>
<p>Artista interdisciplinare, attivista e &#8220;<em>water storyteller</em>&#8220;, Melissa McGill è conosciuta a livello internazionale per <strong>progetti site-specific che mettono al centro il dialogo tra acqua, territorio e comunità</strong> attraverso linguaggi che spaziano dalla pittura alla fotografia, dalla performance alle installazioni. Nel corso della sua carriera ha realizzato interventi in diversi contesti internazionali, ottenendo riconoscimenti come la residenza 2026 della Rockefeller Foundation presso il Bellagio Center e il National Endowment for the Arts ArtWorks Grant. Tra i suoi progetti più noti figurano Red Regatta, che nel 2019 trasformò la laguna veneziana in una grande installazione navigante, e A Lake Story, realizzato nel 2025 a Toronto con il coinvolgimento di centinaia di partecipanti.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>La mostra &#8220;AQUAE&#8221; alla galleria 10 &amp; zero uno di Venezia</strong></h2>
<p>La relazione tra Melissa McGill e Venezia è al centro di <em>AQUAE</em>, mostra ospitata negli spazi della galleria 10 &amp; zero uno. Il titolo, che riprende il plurale latino di &#8220;acque&#8221;, suggerisce una riflessione <strong>sull&#8217; elemento mobile e stratificato</strong> che viene maneggiato dall’artista e trasformato in soggetto attivo dell’opera (e nell’opera). Il percorso espositivo riunisce lavori che affrontano l’acqua da diversi punti di vista: tra questi spicca la serie <em>Eridanus</em>, realizzata intervenendo su mappe della Laguna di Venezia e del Delta del Po con pigmenti naturali e materiali organici, facendo emergere la vitalità del corso d’acqua e della sua potenzialità di guida per immergersi con consapevolezza nel presente.  A questa si affiancano i <em>Lagoon Watercolor Studies</em>, acquerelli dipinti utilizzando direttamente l&#8217;acqua lagunare. In mostra è presente anche una fotografia di<strong> Red Regatta</strong>, il progetto che nel 2019 coinvolse oltre 250 veneziani in una grande azione collettiva sull&#8217;acqua e che ancora oggi rappresenta uno dei momenti più significativi della ricerca dell&#8217;artista.</p>
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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">Melissa McGill. AQUAE, 10 &#038; zero uno, Venezia. Ph: Filippo Molena</span><br />
                    </a><figcaption>Melissa McGill. AQUAE, 10 &#038; zero uno, Venezia. Ph: Filippo Molena</figcaption></figure>
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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">RED REGATA (COPPA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA , BACINO SAN MARCO), 2019, 10 &#038; zero uno, Venezia. Ph: Filippo Molena</span><br />
                    </a><figcaption>RED REGATA (COPPA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA , BACINO SAN MARCO), 2019, 10 &#038; zero uno, Venezia. Ph: Filippo Molena</figcaption></figure>
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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">DELTA 1, 2024, 10 &#038; zero uno, Venezia. Ph: Filippo Molena</span><br />
                    </a><figcaption>DELTA 1, 2024, 10 &#038; zero uno, Venezia. Ph: Filippo Molena</figcaption></figure>
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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">OCEANIDS (LAGUNA DI VENEZIA), 2024, 10 &#038; zero uno, Venezia. Ph: Filippo Molena</span><br />
                    </a><figcaption>OCEANIDS (LAGUNA DI VENEZIA), 2024, 10 &#038; zero uno, Venezia. Ph: Filippo Molena</figcaption></figure>
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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">Melissa McGill. AQUAE, 10 &#038; zero uno, Venezia. Ph: Filippo Molena</span><br />
                    </a><figcaption>Melissa McGill. AQUAE, 10 &#038; zero uno, Venezia. Ph: Filippo Molena</figcaption></figure>
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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">Melissa McGill, Marea. Ph: Marta Mancuso</span><br />
                    </a><figcaption>Melissa McGill, Marea. Ph: Marta Mancuso</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;arte partecipata che dà voce ai residenti</strong></h2>
<p>Realizzato tra aprile e maggio 2026 in Corte Nova, nel sestiere di Castello a Venezia, l&#8217;intervento <strong>ha coinvolto direttamente i residenti del quartiere</strong> utilizzando i tradizionali fili per il bucato della corte. Questi sono diventati supporti per grandi lenzuola dipinte che, mosse dal vento, evocavano le onde della laguna e le memorie della comunità.  L&#8217;opera nasce con l’obiettivo di riflettere sul rapporto tra identità urbana, cambiamento climatico e pressione turistica, temi che incidono profondamente sul presente e sul futuro di Venezia.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Parola all&#8217;artista Melissa McGill</strong></h2>
<p><em>“Arrivare a Venezia a 22 anni dopo la laurea alla RISD mi ha trasformato. Questa città d&#8217;acqua possiede caratteristiche sensoriali così uniche: i suoi suoni, la luce e i riflessi hanno segnato profondamente la mia vita e la mia pratica artistica”,</em> spiega ad <em>Artribune</em> l&#8217;artista <strong>Melissa McGill.</strong> “<em>Anche se non ho una casa fisica qui, ne trovo una nella mia comunità di amici e collaboratori locali. Il ritmo con cui mi sposto tra Venezia e New York accentua ai miei occhi gli effetti impressionanti e devastanti del turismo di massa e l&#8217;impatto ambientale sulla popolazione locale. Marea celebra la resilienza di questa comunità nonostante queste intense pressioni globali”.</em></p>
<p><em>Valentina Muzi</em></p>
<p>Venezia // fino al 20 giugno 2026<br /><em>Melissa McGill. AQUAE</em><br />GALLERIA 10 &amp; ZERO UNO &#8211; Castello 1830, Via Garibaldi<br /><a href="https://10zerouno.com/" data-type="link" data-id="https://10zerouno.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Scopri di più</a></p>
<p>[artribune_eventi]</p>
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    <header class="c-widget_title c-title">
        <h2>Eventi d’arte a Venezia</h2>
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                            THE ST. REGIS VENICE                        </a>
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                    Komorebi - Where Light Finds Form                </a>
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                            LA CASA DI THE HUMAN SAFETY NET                        </a>
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                    Marinella Senatore - We Rise by Lifting Others                </a>
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            <script type="application/ld+json">{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":{"@type":"Event","name":"Marinella Senatore - We Rise by Lifting Others","description":"Un nuovo progetto di arte per l\u2019impatto sociale che nasce dalla collaborazione tra la Fondazione The Human Safety Net e l\u2019artista multidisciplinare Marinella Senatore. La mostra prende forma dai laboratori condotti dall\u2019artista con le famiglie accompagnate dalla Fondazione e dalle&hellip;","startDate":"2026-05-06","endDate":"2027-03-22","url":"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/marinella-senatore-we-rise-by-lifting-others-3\/","image":"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/unnamed2-8.jpg","eventStatus":"https:\/\/schema.org\/EventScheduled","eventAttendanceMode":"https:\/\/schema.org\/OfflineEventAttendanceMode","performer":[{"@type":"Person","name":"Marinella Senatore","description":"","url":"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/marinella-senatore\/","email":"","image":false,"givenName":"Marinella ","familyName":"Senatore","birthDate":"","deathDate":null}],"location":{"@type":"Place","name":"LA CASA DI THE HUMAN SAFETY NET","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Piazza San Marco","postalCode":"30124","addressLocality":"Venezia","addressRegion":"Veneto","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.43409699999999,"longitude":12.3370332}},"organizer":{"@type":"Organization","name":"LA CASA DI THE HUMAN SAFETY NET","description":"","faxNumber":"","telephone":"","email":"","url":"https:\/\/www.thehumansafetynet.org\/","image":false,"address":"P.za San Marco, 105, 30124 Venezia, VE, Italia","location":{"@type":"Place","name":"LA CASA DI THE HUMAN SAFETY NET","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Piazza San Marco","postalCode":"30124","addressLocality":"Venezia","addressRegion":"Veneto","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.43409699999999,"longitude":12.3370332}}}}}</script>    </div>
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                            PALAZZO BONVICINI - FONDATION VALMONT                        </a>
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                        <a href="https://www.artribune.com/museo-galleria-arte/palazzo-grassi-francois-pinault-foundation/">
                            PALAZZO GRASSI - FRANCOIS PINAULT FOUNDATION                        </a>
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                    Michael Armitage | Amar Kanwar                </a>
            </h3>
        </div>

        
        <div class="c-card_foot">
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            <script type="application/ld+json">{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":{"@type":"Event","name":"Michael Armitage | Amar Kanwar","description":"Le nuove mostre: Michael Armitage, Amar Kanwar.","startDate":"2026-03-29","endDate":"2027-01-10","url":"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/armitage-kanwar\/","image":"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/unnamed-59.jpg","eventStatus":"https:\/\/schema.org\/EventScheduled","eventAttendanceMode":"https:\/\/schema.org\/OfflineEventAttendanceMode","performer":[{"@type":"Person","name":"Amar Kanwar","description":"","url":"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/amar-kanwar\/","email":"","image":false,"givenName":"Amar ","familyName":"Kanwar","birthDate":"","deathDate":null},{"@type":"Person","name":"Michael Armitage","description":"","url":"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/michael-armitage\/","email":"","image":false,"givenName":"Michael ","familyName":"Armitage","birthDate":"","deathDate":null}],"location":{"@type":"Place","name":"PALAZZO GRASSI - FRANCOIS PINAULT FOUNDATION","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Salizzada San Samuele 3231","postalCode":"","addressLocality":"Venezia","addressRegion":"Veneto","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.433735,"longitude":12.328057}},"organizer":{"@type":"Organization","name":"PALAZZO GRASSI - FRANCOIS PINAULT FOUNDATION","description":"","faxNumber":"+39 0415286218","telephone":"+39 0415231680","email":"visite@palazzograssi.it","url":"http:\/\/www.palazzograssi.it","image":false,"address":"Salizzada San Samuele 3231, Venezia, Italia","location":{"@type":"Place","name":"PALAZZO GRASSI - FRANCOIS PINAULT FOUNDATION","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Salizzada San Samuele 3231","postalCode":"","addressLocality":"Venezia","addressRegion":"Veneto","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.433735,"longitude":12.328057}}}}}</script>    </div>
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                            GALERIE NEGROPONTES                        </a>
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                <a href="https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/uno-sguardo-su-brancusi/">
                    Uno sguardo su Brancusi                </a>
            </h3>
        </div>

        
        <div class="c-card_foot">
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            <script type="application/ld+json">{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":{"@type":"Event","name":"Uno sguardo su Brancusi","description":"Nel 2026, in occasione dei 150 anni dalla nascita di Constantin Brancusi, la Galleria Negropontes inaugura un ciclo di mostre intitolato Uno sguardo su Brancusi, sviluppato tra Parigi e Venezia.","startDate":"2026-05-06","endDate":"2026-12-18","url":"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/uno-sguardo-su-brancusi\/","image":"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image002-1200x273-1.jpg","eventStatus":"https:\/\/schema.org\/EventScheduled","eventAttendanceMode":"https:\/\/schema.org\/OfflineEventAttendanceMode","performer":[{"@type":"Person","name":"Constantin Brancusi","description":"","url":"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/constantin-brancusi\/","email":"","image":false,"givenName":"Constantin ","familyName":"Brancusi","birthDate":"","deathDate":null}],"location":{"@type":"Place","name":"GALERIE NEGROPONTES","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Sestiere Dorsoduro","postalCode":"30125","addressLocality":"Venezia","addressRegion":"Veneto","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.4359162,"longitude":12.3253275}},"organizer":{"@type":"Organization","name":"GALERIE NEGROPONTES","description":"","faxNumber":"","telephone":"","email":"galerie@negropontes-galerie.com","url":"https:\/\/negropontes-galerie.com\/en\/","image":false,"address":"Sestiere Dorsoduro, 3900, 30125 Venezia, VE, Italia","location":{"@type":"Place","name":"GALERIE NEGROPONTES","address":{"@type":"PostalAddress","streetAddress":"Sestiere Dorsoduro","postalCode":"30125","addressLocality":"Venezia","addressRegion":"Veneto","addressCountry":"Italia"},"geo":{"@type":"GeoCoordinates","latitude":45.4359162,"longitude":12.3253275}}}}}</script>    </div>
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<a href="https://10zerouno.com/" data-type="link" data-id="https://10zerouno.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em><br /></em></a></p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/06/acqua-melissa-mcgill-progetti-venezia-2026/">Il racconto di una ricerca costruita attorno all’acqua. I progetti di Melissa McGill a Venezia</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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		<title>Torna TAILOR, la newsletter gratuita di Artribune sulla cultura della moda e del vestire. Ecco come abbonarsi</title>
		<link>https://www.artribune.com/progettazione/moda/2026/06/tailor-newsletter-moda-uomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Solfrizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[tailor]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.artribune.com/?p=1239658</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/fashionclash-festival-2026-scaled.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Dal progetto partecipativo di FASHIONCLASH all’intervista al brand Aclhètipo, TAILOR torna per parlare di moda, arte e cultura. E anticipa il fashion month maschile</p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/progettazione/moda/2026/06/tailor-newsletter-moda-uomo/">Torna TAILOR, la newsletter gratuita di Artribune sulla cultura della moda e del vestire. Ecco come abbonarsi</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/fashionclash-festival-2026-scaled.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Se state cercando una newsletter dedicata all’arte del vestire e a tutte le pratiche creative ad essa legate, <strong>TAILOR</strong> fa al caso vostro. Nasce dall’idea che la moda debba essere letta come un dispositivo culturale che attraversa identità, memoria, politica e pratiche artistiche. Ogni due settimane raccoglie <strong>notizie, appuntamenti, libri appena usciti, mostre, opportunità e stimoli</strong> provenienti dai diversi settori della creatività e dai loro territori ibridi, approfondendo le storie più interessanti e inedite per comporre un quadro articolato della contemporaneità. Sempre nello stile di Artribune.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Focus di Tailor </strong></h2>
<p>Attraverso <strong>TexTiles</strong>, il progetto partecipativo di <strong>FASHIONCLASH</strong> a Maastricht, la moda diventa dispositivo di connessione sociale e riflessione sullo <strong>spazio pubblico europeo</strong>, a partire dal simbolico riferimento al Trattato di Maastricht e a Plein 1992. Il progetto sarà il punto di partenza per un approfondimento più ampio sulla piattaforma culturale olandese, che dal 2009 opera come ecosistema interdisciplinare tra moda, arte, performance e cinema. L’obiettivo è raccontare come FASHIONCLASH costruisca <strong>pratiche culturali basate su collaborazione, ricerca e processi condivisi</strong>. Il focus si estende verso la 18ª edizione del FASHIONCLASH Festival (novembre 2026), per anticiparne approccio curatoriale, formati e temi. Al centro del pezzo, la moda come strumento critico e sociale, capace di generare nuove narrazioni e forme di partecipazione culturale in Europa.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Ipse Dixit di Tailor</strong></h2>
<p>Poi, spazio alla moda di Andrea Alchieri, fashion designer milanese classe 1997 e fondatore del brand emergente <strong>Alchètipo</strong>. Dopo la formazione presso l’<a href="https://www.artribune.com/museo-galleria-arte/istituto-marangoni/">Istituto Marangoni</a> e una serie di esperienze nel cuore dell’industria della moda, Alchieri decide di dare forma a un linguaggio personale che unisce <strong>sartorialità italiana, ricerca formale e una forte dimensione narrativa</strong>. In occasione della presentazione della collezione “A Ceremony Stitched to Break”, lo stilista racconta la nascita del brand, il suo approccio alla tradizione sartoriale e la visione futura del marchio.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le anticipazioni sul nuovo numero di TAILOR</strong></h2>
<p>Dalle nuove mostre ai progetti speciali, dai designer emergenti alle campagne che dialogano con fotografia, cinema e ricerca curatoriale, TAILOR segue tutto ciò che accade lungo i confini — sempre più fluidi — tra discipline creative. Perché è proprio lì, nei punti di contatto tra i linguaggi, che oggi nascono le riflessioni più interessanti. Curato da Margherita Cuccia e Giulio Solfrizzi, TAILOR esce domenica 14 giugno 2026. L’iscrizione è gratuita e se non siete ancora abbonati<a href="https://www.artribune.com/newsletter-tailor/"> potete farlo qui</a>.</p>
<p><em>Giulio Solfrizzi</em></p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/progettazione/moda/2026/06/tailor-newsletter-moda-uomo/">Torna TAILOR, la newsletter gratuita di Artribune sulla cultura della moda e del vestire. Ecco come abbonarsi</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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		<title>La meraviglia dell’arte scenografica va in mostra in Polesine. Parola al maestro Paolino Libralato</title>
		<link>https://www.artribune.com/arti-performative/teatro-danza/2026/06/paolino-libralato-mostra-fratta-polesine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Azzoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro & Danza]]></category>
		<category><![CDATA[Who's Who]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.artribune.com/?p=1239584</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/otellola-fenice2012.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Fino al 16 agosto a Villa Badoèr, in provincia di Rovigo, è visitabile “Fare scena”, mostra dedicata al maestro veneziano che restituisce il giusto rilievo all’arte della scenografia. E il grande scenografo realizzatore ci racconta i segreti del suo mestiere che unisce arte e artigianato   </p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/arti-performative/teatro-danza/2026/06/paolino-libralato-mostra-fratta-polesine/">La meraviglia dell’arte scenografica va in mostra in Polesine. Parola al maestro Paolino Libralato</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/otellola-fenice2012.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>È la Fondazione Aida che ha pensato e prodotto la mostra <em>Fare scena,</em> che a Villa Badoèr, a Fratta Polesine, rende omaggio a <strong>Paolino Libralato </strong>(Noale, 1958) uno dei più importanti <strong>scenografi realizzatori italiani</strong>, noto per aver collaborato con teatri e istituzioni di prestigio internazionale come la Scala di Milano, il New National Theatre di Tokyo e l’Opéra di Parigi; nonché i più grandi registi e scenografi al mondo come <a href="https://www.artribune.com/artista-mostre-biografia/bob-wilson/" target="_blank" data-type="link" data-id="https://www.artribune.com/artista-mostre-biografia/bob-wilson/" rel="noreferrer noopener">Bob Wilson</a>, Beni Montresor o Jérôme Savary. Un tributo non solo all’artista ma anche all’arte della scenografia che, da sempre, riempie di meraviglia lo sguardo. Per approfondire abbiamo intervistato direttamente il Maestro che ci ha raccontato i segreti del suo lavoro&#8230;</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="681" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/schiaccianocioperadiroma2025-1024x681.jpeg" alt="Schiaccianoci, Opera di Roma, 2025" class="wp-image-1239591" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/schiaccianocioperadiroma2025-1024x681.jpeg 1024w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/schiaccianocioperadiroma2025-300x200.jpeg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/schiaccianocioperadiroma2025-150x100.jpeg 150w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/schiaccianocioperadiroma2025-768x511.jpeg 768w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/schiaccianocioperadiroma2025-1536x1022.jpeg 1536w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/schiaccianocioperadiroma2025-2048x1363.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Schiaccianoci, Opera di Roma, 2025</figcaption></figure>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Intervista al maestro scenografo realizzatore Paolino Libralato</strong></h2>
<p><strong>Cos’è per Lei una scenografia?</strong><br />La scenografia avvolge <strong>arte e tecnica</strong>. Ci vuole la maestria ma anche lo spirito che superi l&#8217;artigianalità. La scenografia sembra riproporre un <strong>antico dialogo tra arte e artigianato</strong>. Se lo spirito non collabora con le mani non è arte. La scenografia è un’idea di un altro e <strong>per lavorare con le idee altrui ci vuole l’anima</strong> altrimenti si è superati da una qualsiasi macchina. Senza lo spirito sarei un mero riproduttore di qualcosa che dovrei solo ingrandire.</p>
<p><strong>Non è facile interpretare il bozzetto dello scenografo, tradurre su scala e con materiali diversi l’idea…</strong><br />Realizzo questo mestiere relazionandomi con altre persone, che vorrei conoscere fisicamente, vorrei sapere la loro storia, la loro poetica, per dare significato profondo al progetto. <strong>La persona mi affida un sogno</strong> e io lo devo partorire. Questo lo posso realizzare con il bagaglio che mi sono costruito negli anni facendo questo mestiere. Ma il percorso può avere degli ostacoli e quelli li superi con l&#8217;ingegno. Sia che non si rispetti il bozzetto, o se lo si copi fedelmente, il <strong>gesto si accompagna all&#8217;anima</strong>, con quel “muscolo” che partorisce una pennellata viva, che porta vivezza al progetto.</p>
<p><strong>Alla fine dello spettacolo non rimane nulla, spesso le scenografie vanno al macero, tanta fatica per…?</strong><br />La scenografia <strong>è un giocattolo</strong>. Quando inizio so già che tutto finirà. Nel fare il gesto so già la fine. So che quella è la vita del gesto, nasce e muore quello che facciamo. Un happening tremendo. Sappiamo già che morirà. Fra due mesi o fra vent’anni. Non mi turba.</p>
<p><strong>Canaletto è una sua fonte di ispirazione. In questo e in altri casi, copiare non è un esercizio meccanico…</strong><br />Nel copiare ti abbandoni a un tempo che non è più il tuo. Quando hai finito hai bisogno di altre informazioni. Senti che<strong>nel copiare trai nutrimento e cerchi altre notizie</strong>. Per esempio, mentre copio <strong>Mantegna </strong>immagino e vorrei sapere come era quando dipingeva, come era vestito. Entri nella<strong>trama del colore</strong>. Copiare per me è acquisire informazioni altre, contestuali. Copiare è un percorso che gli allievi dovrebbero fare. A scuola ti dicono che non va bene. Ma io sentivo che, copiando, imparavo qualcosa. La <strong>tecnica è l’alfabeto dell’arte</strong>. Io cercavo di copiare per avere più alfabeto di ciò che a scuola mi davano. La copia ti permette di calarti dentro nell’intimo di chi l’ha fatta e scopri tecniche movimenti del tuo polso. È una palestra. Dei maestri che copio mi rimangono alcuni ritmi, alcune scelte. Per esempio, se devo fare le nuvole penso a Canaletto e ai suoi nimbi, creste burrose. Quando le faccio sulla scena uso quelle forme, anche furbescamente.</p>
<p><strong>E il dettaglio?</strong><br /><strong>Copiare vuol dire saper guardare</strong>, andare con gli occhi sotto la pellicola del colore. Il dettaglio soprattutto. Non si è orefici ma voglio che ci sia il dettaglio. Il dettaglio di una sfumatura di colore. Ce ne vogliono cinque o sei di blu per fare un blu. Per fare un grigio. La poesia è questo. La tecnologia ci sta togliendo il tempo del pensiero. La macchina ti toglie il tempo per fare il gesto.</p>
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                    <a class="c-image_wrap" href="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/dusseldorferschauspielhausdersandmann-bobwilson2017-scaled.jpg" data-pswp-width="2560" data-pswp-height="1557" data-cropped="true"><br />
                        <img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="467" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/dusseldorferschauspielhausdersandmann-bobwilson2017-768x467.jpg" class="attachment-medium_large size-medium_large" alt="Der Sandmann, Düsseldorfer Schauspielhaus, Bob Wilson, 2017" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/dusseldorferschauspielhausdersandmann-bobwilson2017-768x467.jpg 768w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/dusseldorferschauspielhausdersandmann-bobwilson2017-300x183.jpg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/dusseldorferschauspielhausdersandmann-bobwilson2017-1024x623.jpg 1024w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/dusseldorferschauspielhausdersandmann-bobwilson2017-150x91.jpg 150w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/dusseldorferschauspielhausdersandmann-bobwilson2017-1536x934.jpg 1536w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/dusseldorferschauspielhausdersandmann-bobwilson2017-2048x1246.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" />                        <span>1 / 2</span><br />
                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">Der Sandmann, Düsseldorfer Schauspielhaus, Bob Wilson, 2017</span><br />
                    </a><figcaption>Der Sandmann, Düsseldorfer Schauspielhaus, Bob Wilson, 2017</figcaption></figure>
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                    <a class="c-image_wrap" href="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/le-fatedie-feenteatro-lirico-cagliari-scenografia-beni-montresor1998.jpg" data-pswp-width="600" data-pswp-height="400" data-cropped="true"><br />
                        <img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="400" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/le-fatedie-feenteatro-lirico-cagliari-scenografia-beni-montresor1998.jpg" class="attachment-medium_large size-medium_large" alt="Le fate (Die Feen), Teatro Lirico Cagliari, scenografia di Beni Montresor, 1998" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/le-fatedie-feenteatro-lirico-cagliari-scenografia-beni-montresor1998.jpg 600w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/le-fatedie-feenteatro-lirico-cagliari-scenografia-beni-montresor1998-300x200.jpg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/le-fatedie-feenteatro-lirico-cagliari-scenografia-beni-montresor1998-150x100.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" />                        <span>2 / 2</span><br />
                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">Le fate (Die Feen), Teatro Lirico Cagliari, scenografia di Beni Montresor, 1998</span><br />
                    </a><figcaption>Le fate (Die Feen), Teatro Lirico Cagliari, scenografia di Beni Montresor, 1998</figcaption></figure>
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<p><strong>Mi è capitato di ascoltarla parlare agli studenti. Lei non solo ha una vastissima conoscenza della storia dell’arte ma anche delle tecniche che l’hanno realizzata nei secoli. Come a dire che la pittura fiamminga non sarebbe tale senza i pennelli che usavano.</strong><br />Più sottile è il pennello, <strong>più sottile è il pensiero</strong> profondo in cui vai a scavare. Col pennello possiamo raccontare cose diverse, ma fino a un certo punto; la tecnologia invece è infinita, ma non ci ha dato il tempo di usarla piano, piano.</p>
<p><strong>Spesso le capita di ricevere bozzetti fatti dal PC, privi di espressività o peggio, di idee. Che si fa in quei casi?</strong><br />Il committente mi dà da vivere. Cerco quindi sempre di <strong>trovare un compromess</strong>o. Una volta i bozzetti erano amati, coccolati, erano sostanzialmente dei quadri, delle stratificazioni di pensieri, anche se il gesto era asciutto, dietro c’era una storia. Ultimamente arrivano bozzetti che, non fatti a mano, risultano di una pochezza allarmante. Sono rendering che mettono assieme la melanzana col miele. Lì si deve risistemare tutta la baracca. Si fa intanto capire che bisogna migliorare l&#8217;idea. Se mi si dà la possibilità di dialogare. Se ci sono progetti anemici si tenta di puntellarli e di animarli e di nutrirli. Il progetto fatto non a mano non va bene per noi.</p>
<p><strong>Ci racconti l’esperienza con Bob Wilson</strong>.<br />Mi ha presentato l’ultimo bozzetto al Teatro La Pergola, una parodia su Pessoa: ha scaricato da internet un quadro di un artista contemporaneo, ha ripulito gli elementi che fluttuavano su uno sfondo cielo-mare, lo ha contornato di un nero profondo e, lungo quel margine, il nero dialogava con il cielo-mare, lasciando emergere la materia. Non c’era nulla, <strong>solo essenzialità, ma sostenuta da una conoscenza profonda di ciò che voleva</strong>. I rendering, invece, non hanno nulla: offrono soltanto appagamento visivo.</p>
<p><strong>Preferisce realizzare paesaggi o architetture?</strong><br />Quello che faccio più volentieri è la frasca, il <strong>paesaggio.</strong> Trovo molto gusto nel fare gli alberi, cortecce contorte. Mi ricordo quando andavo all’Accademia a copiare gli alberi, “creme” espressioniste, amenità di paesaggi lontanissimi. In architettura mi piacciono le ombre proprie e portate.</p>
<p><strong>Cosa ne pensa delle scenografie fatte con proiezioni, qual è il coefficiente di contemporaneità di una scenografia fatta col pennello?</strong><br />Compio un’azione: posso riprodurre un Canaletto, scenografo anche lui, che verrà poi utilizzato con la tecnologia moderna. Va bene, purché si agisca con <strong>coscienza e animo gentil</strong>e, senza prevaricare. Se vogliamo servirci dell’antico e della tradizione, ben venga: entrambe si sostengono e generano nuove visioni. Indietro non si torna. Se poi il Canaletto dipinto da me dovesse muoversi, spezzarsi o ricomporsi, va bene; ma chi opera in questo modo deve possedere una <strong>cultura visiva</strong> o una solida gavetta. La tecnologia non ci ha lasciato il tempo di creare un galateo per il suo utilizzo. Il mondo della scenografia è vero, ma al tempo stesso finto: siamo architetti “finti”, non costruiamo nulla. Eppure, in questo gioco, possiamo dare forma all’unione di spazio e tempo.</p>
<p><strong>La mostra del 12 giugno in fondo ripropone il tema dello stupore barocco&#8230;</strong><br />Il gesto deve aprire le porte alle palpebre del pubblico pagante. Stimolare perché così la gente possa andare a casa carica di qualcosa da raccontare e dire: “devi andarlo a vedere!”.</p>
<p><em>Simone Azzoni</em></p>
<p>Fratta Polesine (Ro) // fino al 16 agosto 2026<br /><em>Fare scena. Paolino Libralato</em><br />FONDAZIONE AIDA DI VILLA BADOÈR &#8211; Via Giovanni Tasso<br /><a href="https://www.fondazioneaida.it)">Scopri di più</a></p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/arti-performative/teatro-danza/2026/06/paolino-libralato-mostra-fratta-polesine/">La meraviglia dell’arte scenografica va in mostra in Polesine. Parola al maestro Paolino Libralato</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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		<title>È l&#8217;artista Umberto Santoro a vincere il Premio Mila per la Fotografia Contemporanea 2026</title>
		<link>https://www.artribune.com/arti-visive/2026/06/umberto-santoro-vince-premio-mila-fotografia-contemporanea-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Muzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti visive]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[premio mila]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.artribune.com/?p=1239533</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/santoro-scaled.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Il riconoscimento promosso dal Fondo Malerba continua a sostenere la fotografia contemporanea attraverso la produzione e l'acquisizione di opere di giovani talenti. Ad arricchire la collezione è il fotografo siciliano con un progetto che rielabora il concetto di archivio come dispositivo di costruzione della memoria pubblica </p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/arti-visive/2026/06/umberto-santoro-vince-premio-mila-fotografia-contemporanea-2026/">È l&#8217;artista Umberto Santoro a vincere il Premio Mila per la Fotografia Contemporanea 2026</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/santoro-scaled.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Dedicato alla valorizzazione e alla diffusione della fotografia, il <strong><a href="https://www.artribune.com/tag/fondo-malerba-per-la-fotografia/" data-type="post_tag" data-id="57789">Fondo Malerba per la Fotografia</a></strong> prende forma nel 2004 con l&#8217;obiettivo di sostenere le nuove generazioni e favorire lo sviluppo di nuovi progetti. Un impegno che trova concretezza in mostre, workshop, grant e premi, come il <strong>Premio Mila</strong>, nato nel 2014 in memoria di <strong>Mila Malerba</strong>, cofondatrice del Fondo.</p>
<p>Ad aggiudicarsi la quinta edizione del riconoscimento dedicato alla fotografia contemporanea è l&#8217;artista <strong>Umberto Santoro </strong>(Palermo, 1995) con <em>L&#8217;Ora o della Verità,</em> opera selezionata dalla giuria composta da <strong><a href="https://www.artribune.com/curatore-critico-arte/caterina-angelucci/" data-type="curator" data-id="814851">Caterina Angelucci, </a>Matteo Balduzzi, Marta Cereda, Bernardo Follini, Francesca Lazzarini e<a href="https://www.artribune.com/curatore-critico-arte/andrea-elia-zanini/" data-type="curator" data-id="1063696"> Andrea Elia Zanini.</a></strong> Oltre a entrare a far parte della Collezione Malerba, il progetto vincitore è protagonista della mostra <strong>Premio Mila per la Fotografia Contemporanea 2026</strong> insieme ai lavori finalisti di <strong>Edoardo Bonacina, Virginia Morini, Eva Rivas Bao e Leonardo Taddei,</strong> ospitata negli spazi di <strong>Careof</strong>, in Via Giulio Cesare Procaccini 4 a Milano e visitabile fino al 27 giugno.</p>
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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">FONDO MALERBA 2026 ©Ermes Storer</span><br />
                    </a><figcaption>FONDO MALERBA 2026 ©Ermes Storer</figcaption></figure>
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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">FONDO MALERBA 2026 ©Ermes Storer</span><br />
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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">FONDO MALERBA 2026 ©Ermes Storer</span><br />
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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">FONDO MALERBA 2026 ©Ermes Storer</span><br />
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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">FONDO MALERBA 2026 ©Ermes Storer</span><br />
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                        <span class="pswp-caption-content" aria-hidden="true">FONDO MALERBA 2026 ©Ermes Storer</span><br />
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Umberto Santoro vince il Premio Mila per la Fotografia Contemporanea 2026</strong></h2>
<p>Con <em>L&#8217;Ora o della Verità</em>,<strong> Umberto Santoro</strong> sviluppa una ricerca fotografica ed editoriale a partire dall&#8217;archivio dello storico quotidiano palermitano <em>L&#8217;Ora</em>, ponendolo come strumento di memoria collettiva. Attraverso sequenze, montaggi e regole editoriali, il progetto esplora il <strong>concetto di verità</strong> come processo politico e narrativo, mettendo in luce il ruolo di omissioni, scelte e gerarchie redazionali dello sguardo nella produzione del racconto storico. Radicata nel contesto siciliano e nelle tensioni del Novecento italiano, la ricerca pone il focus sul confine tra testimonianza e costruzione della realtà, rileggendo in chiave contemporanea l&#8217;archivio.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Umberto Santoro e l&#8217;archivio fotografico come strumento critico di produzione della memoria</strong></h2>
<p>“<em>Per la capacità di interrogare l&#8217;archivio fotografico come organismo vivo e campo di forze, sottraendolo alla logica del deposito neutro per farne uno strumento critico di produzione della memoria</em>”, spiegano ad <em>Artribune</em> i membri della giuria del Premio Mila.<br />Una scelta maturata anche per il modo in cui il progetto affronta “<em>il tema della verità non come contenuto da ritrovare, ma come gesto politico e sociale, restituendo, a partire dall&#8217;archivio de &#8216;L&#8217;Ora&#8217; di Palermo, la complessità di un Novecento italiano segnato da mafia, violenza, opacità istituzionale e narrazioni contese, e riaprendo nel presente le condizioni di ciò che può essere detto e visto”.</em></p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tutti i finalisti del Premio Mila per la Fotografia Contemporanea 2026</strong></h2>
<p>Ciò che accomuna i finalisti dell&#8217;edizione 2026 del Premio Mila è la capacità di mostrare come la ricerca artistica contemporanea possa fungere da dispositivo critico per far emergere ciò che tende a rimanere nascosto, tanto sul piano mediatico e socio-politico quanto su quello privato. Un fil rouge che attraversa <em>Cianfrusaglie</em> di <strong>Edoardo Bonacina</strong>, progetto che esplora la vita materiale degli oggetti di consumo seguendone il percorso dalla produzione allo scarto e rivelando le logiche e i desideri, spesso indotti, che governano la quotidianità.<br />Si passa poi a <strong>Virginia Morini</strong> e al suo<em>Can you keep a secret</em>, che affronta il tema dell&#8217;incesto e dell&#8217;abuso sessuale sui minori attraverso una pratica che intreccia autobiografia, testimonianza e ricostruzione visiva. <strong>Eva Rivas Bao</strong>, invece, con <em>Una storia italiana </em>rilegge la vicenda di Imane Fadil e il processo Ruby come punto di osservazione privilegiato sulle relazioni tra immagine, potere e memoria pubblica. Infine, con <em>Lekhallen</em>, <strong>Leonardo Taddei</strong> indaga il gioco come pratica sociale e strumento di ridefinizione dello spazio, trasformando una sala comune in un laboratorio performativo aperto alla partecipazione della comunità.</p>
<p><em>Valentina Muzi</em></p>
<p><em>Premio Mila per la Fotografia Contemporanea<br />Careof – Via Giulio Cesare Procaccini 4, Milano<br />Dall&#8217;11 al 27 giugno 2026 </em></p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/arti-visive/2026/06/umberto-santoro-vince-premio-mila-fotografia-contemporanea-2026/">È l&#8217;artista Umberto Santoro a vincere il Premio Mila per la Fotografia Contemporanea 2026</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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		<title>A Venezia il futuro del turismo culturale si studia nelle aule dell’università </title>
		<link>https://www.artribune.com/turismo/2026/06/venezia-tiziana-lippiello-ca-foscari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luisa Taliento]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[turismo culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.artribune.com/?p=1239704</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/una-lezione-allinterno-dellaula-mario-baratto-crediti-ca-foscari-scaled.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Con Tiziana Lippiello, rettrice dell’Università Ca’ Foscari, facciamo il punto sul difficile equilibrio tra buone pratiche e overtourism quando si tratta di valorizzare il patrimonio culturale italiano. A partire da Venezia, che può diventare un modello </p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/turismo/2026/06/venezia-tiziana-lippiello-ca-foscari/">A Venezia il futuro del turismo culturale si studia nelle aule dell’università </a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/una-lezione-allinterno-dellaula-mario-baratto-crediti-ca-foscari-scaled.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p><strong>Tiziana Lippiello</strong> è sinologa, rettrice dal 2020 dell&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia e dal 2023 presidente di Eutopia European University. Da osservatrice privilegiata nel cuore di una città che è simbolo mondiale della bellezza ma anche dell&#8217;<a href="https://www.artribune.com/attualita/2025/12/venezia-overtourism/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">overtourism</a>, può offrire una riflessione lucida sul futuro del turismo culturale. <br />Condividendo non solo un’analisi teorica, ma lo sguardo di chi dirige un’istituzione che, con corsi come EGArt o Hospitality Innovation, sta formando la nuova generazione di “manager della consapevolezza”, chiamati agestire il patrimonio senza svenderlo. L’abbiamo intervistata. </p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/tiziana-lippiello-sinologa-rettrice-dal-2020-delluniversita-ca-foscari-di-venezia-e-dal-2023-presidente-di-eutopia-european-university-1024x683.jpg" alt="Tiziana Lippiello, sinologa, rettrice dal 2020 dell'Università Ca' Foscari di Venezia e dal 2023 presidente di Eutopia European University" class="wp-image-1239706" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/tiziana-lippiello-sinologa-rettrice-dal-2020-delluniversita-ca-foscari-di-venezia-e-dal-2023-presidente-di-eutopia-european-university-1024x683.jpg 1024w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/tiziana-lippiello-sinologa-rettrice-dal-2020-delluniversita-ca-foscari-di-venezia-e-dal-2023-presidente-di-eutopia-european-university-300x200.jpg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/tiziana-lippiello-sinologa-rettrice-dal-2020-delluniversita-ca-foscari-di-venezia-e-dal-2023-presidente-di-eutopia-european-university-150x100.jpg 150w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/tiziana-lippiello-sinologa-rettrice-dal-2020-delluniversita-ca-foscari-di-venezia-e-dal-2023-presidente-di-eutopia-european-university-768x512.jpg 768w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/tiziana-lippiello-sinologa-rettrice-dal-2020-delluniversita-ca-foscari-di-venezia-e-dal-2023-presidente-di-eutopia-european-university-1536x1024.jpg 1536w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/tiziana-lippiello-sinologa-rettrice-dal-2020-delluniversita-ca-foscari-di-venezia-e-dal-2023-presidente-di-eutopia-european-university-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tiziana Lippiello, sinologa, rettrice dal 2020 dell&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia e dal 2023 presidente di Eutopia European University</figcaption></figure>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché il turismo consuma ciò che dovrebbe valorizzare?</strong> </h2>
<p>“<em>Oggi il turismo culturale in Italia vive un profondo paradosso: la cultura è il nostro principale motore d&#8217;attrazione, ma rischiamo di consumare ciò che dovremmo valorizzare. Il primo nodo è la forte concentrazione dei flussi. Milioni di persone si accalcano negli stessi monumenti iconici delle grandi città d&#8217;arte, generando congestione e conflitti con i residenti. C&#8217;è poi una grande superficialità: un turismo &#8220;mordi e fuggi&#8221; legato alla logica della cartolina, che riduce la cultura a mero scenario perdendo il legame con la comunità”. </em>Il quadro generale tracciato da Lippiello è quello che in Italia abbiamo imparato a conoscere bene (e a temere) negli ultimi anni.<em> “Inoltre, soffriamo per lo squilibrio tra grandi mete e territori minori, e per una tendenza a musealizzare solo il patrimonio materiale, scordando le tradizioni vive e le comunità che mantengono vivi questi luoghi</em>”, aggiunge la rettrice. </p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/la-facciata-esterna-di-ca-foscari-affacciata-sul-canal-grande-crediti-ca-foscari-1024x683.jpg" alt="La facciata esterna di Ca' Foscari affacciata sul Canal Grande. Crediti Ca' Foscari" class="wp-image-1239705" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/la-facciata-esterna-di-ca-foscari-affacciata-sul-canal-grande-crediti-ca-foscari-1024x683.jpg 1024w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/la-facciata-esterna-di-ca-foscari-affacciata-sul-canal-grande-crediti-ca-foscari-300x200.jpg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/la-facciata-esterna-di-ca-foscari-affacciata-sul-canal-grande-crediti-ca-foscari-150x100.jpg 150w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/la-facciata-esterna-di-ca-foscari-affacciata-sul-canal-grande-crediti-ca-foscari-768x513.jpg 768w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/la-facciata-esterna-di-ca-foscari-affacciata-sul-canal-grande-crediti-ca-foscari-1536x1025.jpg 1536w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/la-facciata-esterna-di-ca-foscari-affacciata-sul-canal-grande-crediti-ca-foscari-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La facciata esterna di Ca&#8217; Foscari affacciata sul Canal Grande. Crediti Ca&#8217; Foscari</figcaption></figure>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il modello Venezia. Da problema a laboratorio</strong> </h2>
<p>In questo scenario, Venezia potrebbe diventare un modello apripista di un nuovo modo di viaggiare: “<em>Venezia è il simbolo planetario dell&#8217;overtourism, ma proprio per questo può trasformarsi nel laboratorio ideale per un modello alternativo. Non è solo una questione di numeri, ma di governance. Per andare oltre l&#8217;immagine stereotipata dobbiamo diversificare l&#8217;offerta, promuovendo i </em><a href="https://www.artribune.com/turismo/2025/03/venezia-san-francesco-vigna-modello-turismo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>sestieri periferici</em></a><em>, la Laguna e l&#8217;artigianato attraverso esperienze lente e dedicate a visitatori motivati. Dobbiamo anche incentivare i repeaters, cioè chi torna più volte e si ferma più a lungo. Strumenti come la prenotazione non vanno visti come limiti, ma come un valore aggiunto per gestire flussi e mobilità, usando magari la rendita turistica per migliorare le infrastrutture e la vita di cittadini e pendolari</em>”. </p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/uno-dei-cortili-interni-di-ca-foscari-crediti-ca-foscari.jpg" alt="Uno dei cortili interni di Ca' Foscari. Crediti Ca' Foscari" class="wp-image-1239708" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/uno-dei-cortili-interni-di-ca-foscari-crediti-ca-foscari.jpg 1024w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/uno-dei-cortili-interni-di-ca-foscari-crediti-ca-foscari-300x200.jpg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/uno-dei-cortili-interni-di-ca-foscari-crediti-ca-foscari-150x100.jpg 150w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/uno-dei-cortili-interni-di-ca-foscari-crediti-ca-foscari-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Uno dei cortili interni di Ca&#8217; Foscari. Crediti Ca&#8217; Foscari</figcaption></figure>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo di Ca’ Foscari per il futuro del turismo</strong> </h2>
<p>Si tratta di un cambiamento profondo che richiede nuove competenze. Un tema sul quale Ca’ Foscari sta investendo da anni attraverso percorsi dedicati. “<em>Il turismo del futuro richiede competenze totalmente nuove, ed è qui che si inserisce il valore aggiunto dei nostri laureati. Con il </em><strong><em>percorso EGArt</em></strong><em> formiamo professionisti che integrano cultura e management, capaci di creare modelli gestionali territoriali autentici e non standardizzati. La magistrale internazionale ToMaS prepara invece manager capaci di leggere il turismo come un ecosistema complesso, affrontando overtourism e pianificazione della governance. Abbiamo poi il Master in Tourism Innovation, fortemente connesso al mondo aziendale per un approccio operativo alla qualità dell&#8217;esperienza, e il corso in Hospitality Innovation and eTourism, incentrato sul digitale e sulle nuove tecnologie. Vogliamo continuare a potenziare questa offerta puntando su IA e sostenibilità</em>”. Uno sguardo al contesto internazionale aiuta a tracciare la rotta, anche se la via da seguire deve rimanere propria. “<em>Non credo esista un modello univoco straniero da copiare ciecamente, perché il patrimonio italiano, così diffuso e stratificato, è unico al mondo. Tuttavia, guardiamo con molta attenzione ad alcune buone pratiche. </em><strong><em>Amsterdam</em></strong><em> e </em><strong><em>Barcellona </em></strong><em>offrono spunti preziosi sulla regolazione degli affitti brevi, la redistribuzione dei flussi nei quartieri e gli investimenti in trasporti efficienti per tutelare i residenti. </em><strong><em>Bilbao</em></strong><em> ci insegna come la cultura possa trainare una rigenerazione urbana complessiva, mentre </em><strong><em>Kyoto</em></strong><em> è un ottimo esempio di valorizzazione del patrimonio immateriale e promozione di un turismo lento. L&#8217;obiettivo finale resta comunque quello di creare una via italiana originale che sappia coniugare l&#8217;innovazione tecnologica con l&#8217;autenticità dei territori</em>”. </p>
<p><em>Luisa Taliento</em> </p>
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		<title>Come cresce l&#8217;ecosistema culturale di Zurigo grazie allo Zurich Art Weekend</title>
		<link>https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/2026/06/zurich-art-weekend-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Caroline Rungger]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Professioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.artribune.com/?p=1239688</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/copy-of-press-lunch-scaled-2.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Negli ultimi anni lo ZAW ha continuato a crescere, coinvolgendo un numero sempre maggiore di partner, sedi e pubblici ed entrando in contatto con chi produce arte, la cura, la colleziona o la studia</p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/2026/06/zurich-art-weekend-2026/">Come cresce l&#8217;ecosistema culturale di Zurigo grazie allo Zurich Art Weekend</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/copy-of-press-lunch-scaled-2.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"></p>
<p>Negli ultimi mesi il mondo dell&#8217;arte non ha smesso di interrogarsi sul proprio futuro. Le notizie riguardano spesso il rallentamento del mercato, ma anche la crescente pressione sulle istituzioni culturali, le difficoltà di molte gallerie (anche grandi o grandissime), la sostenibilità delle professioni artistiche e la capacità stessa del settore di continuare ad attrarre e trattenere talenti. </p>
<p>Eppure, accanto a queste narrazioni, esistono anche fenomeni che sembrano raccontare una storia diversa. È il caso dello <strong>Zurich Art Weekend</strong> (ZAW) appuntamento che negli ultimi anni ha continuato a crescere, coinvolgendo un numero sempre maggiore di partner, sedi e pubblici. Naturalmente non si tratta dell&#8217;unico format europeo ad aver trovato una propria dimensione. Il calendario internazionale è ormai ricco di art week e gallery weekend di successo. Ciò che rende interessante il caso zurighese è forse un altro aspetto.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/1galleryhousezurich2026-1024x683.jpg" alt="Come cresce l&#039;ecosistema culturale di Zurigo grazie allo Zurich Art Weekend" class="wp-image-1239690" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/1galleryhousezurich2026-1024x683.jpg 1024w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/1galleryhousezurich2026-300x200.jpg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/1galleryhousezurich2026-150x100.jpg 150w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/1galleryhousezurich2026-768x512.jpg 768w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/1galleryhousezurich2026-1536x1024.jpg 1536w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/1galleryhousezurich2026-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gallery House Zurich 2026</figcaption></figure>
<h2 class="wp-block-heading">Il successo dello Zurich Art Weekend</h2>
<p>Come osserva <strong>Charlotte von Stotzingen</strong>, direttrice dello ZAW, negli anni il progetto si è progressivamente allargato ben oltre il programma espositivo, costruendo occasioni per<strong> entrare in contatto con l&#8217;arte contemporanea attraverso chi la produce, la cura, la colleziona o la studia</strong>. Accanto alle mostre, infatti, il programma comprende oggi performance, artist dinner, visite guidate, talks e incontri rivolti a pubblici e livelli di conoscenza molto diversi. Non solo attraverso le opere, ma anche attraverso le persone che ne costruiscono quotidianamente il contesto.Zurigo come città aperta all&#8217;arteNaturalmente, <strong>anche la fisionomia di Zurigo fa la sua parte</strong>. In pochi chilometri si concentra una straordinaria densità di “venues”, ovvero di istituzioni museali e accademiche, gallerie, off-space e collezioni private. Gran parte del programma è facilmente raggiungibile a piedi o grazie a una rete di trasporti pubblici incredibilmente comodi e efficienti.</p>
<p>Una caratteristica sottolineata anche da <strong>Jacqueline Uhlmann</strong>, Head of Communications di Löwenbräukunst, secondo la quale in questo weekend viene resa particolarmente visibile la forza di <strong>una scena artistica fortemente interconnessa, mettendo in relazione attori locali e internazionali</strong>. In una città di dimensioni relativamente contenute, tutto sembra così essere a portata di mano. Si può uscire da una mostra, assistere a un talk, fermarsi per un tuffo nel lago e ritrovarsi poche ore dopo a un cocktail party con artisti, curatori e collezionisti. Una dimensione informale che contribuisce a rendere possibili incontri e conversazioni che altrove richiederebbero molto più tempo e pianificazione.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Zurich Art Weekend: spazio alla sperimentazione</h2>
<p>Un altro elemento che colpisce osservando la scena artistica zurighese è la <strong>vitalità del suo tessuto indipendente</strong>. Accanto alle realtà più consolidate convivono numerosi off-space e iniziative temporanee che contribuiscono a rinnovare costantemente il panorama cittadino. Si tratta spesso di<strong> realtà effimere, gestite con risorse limitate e destinate talvolta a trasformarsi o a scomparire</strong> nel giro di pochi anni. Eppure rappresentano una componente fondamentale della scena locale. Spazi come Chamberlin, FOMO Art Space, Kulturfolger o la storica Stiftung BINZ39 testimoniano approcci e modelli molto diversi tra loro, ma condividono la capacità di offrire visibilità ad artisti emergenti e sperimentazioni. Anche grazie al sostegno di enti come Pro Helvetia o l’università delle arti ZHdK questo tessuto indipendente continua a rappresentare una delle caratteristiche più interessanti della scena artistica svizzera contemporanea.</p>
<p>Ed è proprio da questa prospettiva, che Petra Tomljanovic di Kulturfolger legge il valore dell’iniziativa: <em>&#8220;Sarebbe ingenuo fingere che tutti entrino nello Zurich Art Weekend sullo stesso piano. Il valore dell&#8217;evento non sta nel creare uguaglianza. Sta nel creare prossimità</em>&#8220;. <strong>Per alcuni giorni, realtà che normalmente operano in mondi diversi finiscono infatti per condividere la stessa mappa.</strong> Un visitatore arrivato in città come cliente di una grande galleria può imbattersi in un project space indipendente; allo stesso modo, chi segue la scena emergente può scoprire una collezione privata o un evento che non avrebbe visitato altrimenti.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/zaw25dinner-photo-by-urs-westermann-courtesy-of-zurich-art-weekend-2025-1024x683.jpg" alt="Come cresce l&#039;ecosistema culturale di Zurigo grazie allo Zurich Art Weekend" class="wp-image-1239691" srcset="https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/zaw25dinner-photo-by-urs-westermann-courtesy-of-zurich-art-weekend-2025-1024x683.jpg 1024w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/zaw25dinner-photo-by-urs-westermann-courtesy-of-zurich-art-weekend-2025-300x200.jpg 300w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/zaw25dinner-photo-by-urs-westermann-courtesy-of-zurich-art-weekend-2025-150x100.jpg 150w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/zaw25dinner-photo-by-urs-westermann-courtesy-of-zurich-art-weekend-2025-768x512.jpg 768w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/zaw25dinner-photo-by-urs-westermann-courtesy-of-zurich-art-weekend-2025-1536x1024.jpg 1536w, https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/06/zaw25dinner-photo-by-urs-westermann-courtesy-of-zurich-art-weekend-2025-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">ZAW25 Dinner Photo by Urs Westermann. Courtesy of Zurich Art Weekend 2025</figcaption></figure>
<h2 class="wp-block-heading">Zurigo, una città in movimento</h2>
<p>Negli anni il weekend ha progressivamente ampliato la propria rete di collaborazioni, coinvolgendo non soltanto musei, gallerie e collezioni, ma <strong>una rete sempre più ampia di partner culturali distribuiti in tutta la città</strong>. A questa rete si aggiunge quest&#8217;anno anche il Landesmuseum Zürich e la Tonhalle Zürich, mentre prosegue la collaborazione con lo Schauspielhaus Zürich. Un segnale di come il weekend continui a intrecciarsi sempre più con la vita culturale della città. </p>
<p>Tra i tanti appuntamenti in programma, i talk ospitati allo Schwarzescafé presso il Löwenbräukunst incarnano bene questo <strong>principio di scambio e arricchimento reciproco</strong>. Tra gli incontri figurano Art in the Periphery, dedicato al ruolo dell&#8217;arte nelle regioni periferiche della Svizzera, On Gifting, Mutual Obligation and Economies of Circulation, organizzato dal Swiss Institute di New York, e Whose Contemporary? India from Heritage to the Global Arts, promosso da Swiss Indian Art Collaborative, solo per citarne alcuni.Anche la tradizionale <em>curated dinner </em>dello Zurich Art Weekend, ospitato dal Kunsthaus Zürich, riflette questa volontà di ampliare i punti di accesso all&#8217;arte contemporanea. Affidato ogni anno a una figura diversa, il format ha visto negli ultimi anni interventi di artiste come Monster Chetwynd e Alexandra Bachzetsis. L&#8217;edizione 2026 sarà invece curata dall&#8217;artista e coreografo <strong>Josh Johnson</strong>.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Zurich Art Weekend: focus gallerie</h2>
<p><strong>Tra le iniziative collaterali spicca il Gallery House,</strong> alla sua seconda edizione. Ospitato negli ex uffici della rivista Parkett sulla Quellenstrasse, il progetto riunisce sotto lo stesso tetto gallerie, editori e realtà indipendenti. <em>&#8220;Zurigo non ha mai avuto una vera fiera d&#8217;arte&#8221;</em>, osserva Lorenzo Bernet, che vede in Gallery House una risposta alla crescente frammentazione dell&#8217;offerta culturale durante il weekend. L&#8217;obiettivo è<strong> offrire ai visitatori la possibilità di incontrare in un unico luogo una pluralità di gallerie e proposte artistich</strong>e, mantenendo al centro il lavoro delle gallerie e degli artisti emergenti.</p>
<p>Ma il weekend è animato anche dalle<strong> numerose inaugurazioni </strong>che costellano la città. Sulla Rämistrasse, da tempo uno degli indirizzi più importanti della scena artistica svizzera, accanto a gallerie come Mai 36, Galerie Peter Kilchmann, Galerie Urs Meile, hanno recentemente anche aperto Fabienne Levy Gallery e Lea Bischofberger Gallery. Per Lea Bischofberger, entrata da poco nel progetto, uno degli aspetti più interessanti dello Zurich Art Weekend è la sua <strong>capacità di portare l’attenzione su realtà che spesso rimangono ai margini dei grandi circuiti internazionali</strong>. Gallerie emergenti, istituzioni di dimensioni più contenute e iniziative indipendenti condividono lo stesso palcoscenico, creando occasioni di incontro e scoperta che difficilmente troverebbero spazio all’interno di una fiera. È proprio questa convivenza tra realtà affermate e nuove voci a contribuire alla vitalità dell’ecosistema artistico cittadino.</p>
<p>La capacità di attrarre nuove realtà si accompagna inoltre a una crescente proiezione internazionale. Ne è un esempio il <strong>Zurich Art Forum,</strong> che riunisce a Zurigo artisti, curatori, direttori di museo e collezionisti provenienti da diversi contesti geografici e professionali, consolidando il ruolo della città come punto di incontro per il dibattito culturale contemporaneo.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Il successo dello Zurich Art Weekend</h2>
<p>Forse è anche per questo che il caso zurighese merita attenzione. In una fase in cui il dibattito sul sistema dell&#8217;arte tende spesso a concentrarsi su indicatori economici e risultati di mercato, il weekend ricorda che<strong> un ecosistema culturale si misura anche attraverso la qualità delle relazioni che riesce a generare</strong> e la varietà di soggetti che riesce a coinvolgere. Alle soglie di Art Basel, Zurigo offre così un punto di osservazione privilegiato non soltanto sul mercato, ma sulle condizioni che permettono a una scena artistica di rinnovarsi e continuare a produrre nuove sinergie.</p>
<p><em>Caroline Rungger</em></p>
<p><em>Zurich Art Weekend</em><br /><em>12-14 giugno</em><br /><em>sedi varie, Zurigo</em><br /><a href="https://zurichartweekend.com/" target="_blank" rel="noopener">https://zurichartweekend.com/</a></p>
<p>L’articolo "<a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/2026/06/zurich-art-weekend-2026/">Come cresce l&#8217;ecosistema culturale di Zurigo grazie allo Zurich Art Weekend</a>" è apparso per la prima volta su <a rel="nofollow" href="https://www.artribune.com">Artribune</a>®.</p>
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