<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"><channel><title>Aspetti rivieraschi</title><description></description><managingEditor>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</managingEditor><pubDate>Wed, 8 Apr 2026 10:38:47 +0200</pubDate><generator>Blogger http://www.blogger.com</generator><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">516</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">25</openSearch:itemsPerPage><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/</link><language>en-us</language><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle/><itunes:owner><itunes:email>noreply@blogger.com</itunes:email></itunes:owner><item><title>Il contestato restauro, durante la guerra, del Polittico di San Michele di Pigna</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2026/04/il-contestato-restauro-durante-la.html</link><category>1940</category><category>1941</category><category>1942</category><category>Antonio Morassi</category><category>Genova</category><category>guerra</category><category>Lucrezia Muzzolon</category><category>Pigna (IM)</category><category>Polittico</category><category>restauro</category><category>San Michele</category><category>soprintendente</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Wed, 8 Apr 2026 10:00:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-6257014933647177129</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHlR1WMOdWbPezr_16fTbpBonJsC0cGs-PqiFIiYzHF8Z6JlxMU4NvON64c6uuV6jU1mXYcYltS50C3f9YnRVyr3gFARHFt7kL_fJ1UR7Nax8s8CMyI0eC8g76A9rCjVqCM_wTCrXZnQ2fk0mX2NTGXnlCym2N9CA4xvf1GVTFpHFIZV5Myr9_rRn6E_lg/s3008/psmp.JPG" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="2000" data-original-width="3008" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHlR1WMOdWbPezr_16fTbpBonJsC0cGs-PqiFIiYzHF8Z6JlxMU4NvON64c6uuV6jU1mXYcYltS50C3f9YnRVyr3gFARHFt7kL_fJ1UR7Nax8s8CMyI0eC8g76A9rCjVqCM_wTCrXZnQ2fk0mX2NTGXnlCym2N9CA4xvf1GVTFpHFIZV5Myr9_rRn6E_lg/w640-h426/psmp.JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un caso emblematico di attriti tra le autorità - rispetto alla comunità - "straniere" incaricate di trasferire le opere e la popolazione, riguarda la città di Pigna: nell'arco di pochi giorni, Morassi dovette provvedere allo smontaggio del "Polittico di San Michele" - realizzato da Giovanni Canavesio nel 1500 - e ciò diede vita ad una serie di ostilità da parte della comunità che si oppose allo spostamento dell'opera. Ad intricare ulteriormente la vicenda, si inserisce un primo intervento di restauro - circoscritto al solo pannello centrale del polittico - avviato nel 1934 e protrattosi per cinque anni &amp;lt;145. In quel momento la Liguria dipendeva dall'Ufficio Monumenti di Torino, la cui direzione era affidata ad Ugo Nebbia (1880-1965) &amp;lt;146 e fu quest'ultimo ad affidare l'intervento a Pompeo Rubinacci (1893-1972), il quale - in un giudizio dato da Grosso - viene presentato come "un buon restauratore che [...] conosce il mestiere e possiede molta abilità, anzi troppa". &amp;lt;147&lt;br /&gt;Nonostante l'armistizio italo-francese del 1940, Morassi ritenne necessario un restauro integrale dell'opera che in quel momento si presentava smontata e ricoverata in un locale sotterraneo. Ulteriori complicazioni sorsero nel momento in cui un falegname locale reclamò l'uso del suddetto ambiente sotterraneo. Intervenne dunque don Sismondini - in quanto Parroco della città - che decise individualmente di trasferire i pannelli all'interno della chiesa. Il 15 luglio Morassi si espresse su tale questione, sostenendo che "Questa popolazione è&#143; molto malcontenta per l'idea di trasportare l'ancona a Genova. Aggiungo anche che minacciano di venire a via di fatti [...]. Si decida quindi [...] di far qui sul posto i lavori di riparazione, che non sono poi tanto rilevanti (sic!). &amp;lt;148&lt;br /&gt;Tale lettera si ricollega ad una nota inviata dal Goriziano al Prefetto di Imperia nella quale chiosò: "Il fervore religioso della popolazione, gelosa di quel cimelio, cui si attribuisce un arcano potere tutelare, ha impedito che il polittico fosse [...] portato in luogo sicuro" &amp;lt;149. Considerando l'opposizione della comunità&#136; pignasca, Morassi fece un tentativo puntando sul prestigioso laboratorio fiorentino di Giannino Marchig (1897-1983) &amp;lt;150. Tra l'agosto e l'ottobre del 1940, lo studioso goriziano cercò di ottenere dal Ministero dell'Educazione Nazionale i finanziamenti necessari, promuovendo la propria iniziativa presso il giovane ispettore superiore Giulio Carlo Argan (1909-1992) &amp;lt;151, ma non ottenne il risultato sperato. &amp;lt;152&lt;br /&gt;Nello stesso momento in cui si svolse la suddetta vicenda, alcune opere genovesi vennero rimosse dai relativi luoghi di conservazione e momentaneamente trasportate presso la Galleria Comunale di Palazzo Bianco.&lt;br /&gt;[...] Il ritiro del "Polittico di San Michele" venne effettuato il 27 novembre successivo senza molti aiuti da parte della comunità di Pigna. Una lettera inviata dal parroco di Pigna a Morassi risulta essere di un tenore piuttosto sconfortante: "Spero che ai suoi incaricati sarà dato aiuto, non le nascondo però che in questi giorni vi è&#143; gran lavoro in Pigna proveniente dalla campagna [...]. Ben pochi uomini si trovano a casa"&amp;lt;155. In merito a ciò va ricordato che al suo arrivo in città, Rubinacci trovò ad assisterlo solo un falegname "dal cognome poco rassicurante" &amp;lt;156, un certo Seccatore &amp;lt;157.&lt;br /&gt;A causa del bombardamento navale inglese avvenuto il 9 febbraio 1941 che provocò ingenti danni alla città di Genova &amp;lt;158, si intensificò notevolmente il lavoro alle casse per il salvataggio del patrimonio storico-artistico &amp;lt;159.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;[...] A Genova proseguono con una certa intensità gli interventi di imballaggio delle opere, &amp;lt;160 le quali man mano vennero collocate presso il ricovero dell'entroterra nella città di Struppa o depositate all'interno di Palazzo Bianco &amp;lt;161. In questo secondo ricovero, Pompeo Rubinacci stava eseguendo il restauro del già citato Polittico di San Michele: nella primavera del 1941 l'intervento risultava essere in una fase avanzata, tuttavia dalla città di Pigna nessuno - sebbene ripetutamente invitati dal Morassi - si recò a Genova per ispezionare quanto eseguito. A tal proposito, il Goriziano inviò una lettera - datata 28 giugno - al Podestà della città nella quale scrisse che "né la Fabbriceria nè il Parroco ritengono di corrispondere a quel minimo obbligo di cortesia che richiede una semplice risposta" &amp;lt;162. Tutto tacque fino al mese di settembre, momento in cui il Proparroco don Bono inviò al Soprintendente un sollecito di questo tenore: "questa popolazione attende con impazienza il ritorno del Polittico [...] per colmare il vuoto incomparabile creato a questa monumentale Chiesa parrocchiale" &amp;lt;163, evidenziando nuovamente le già menzionate ostilità da parte della comunità pignasca. Ciononostante, il Goriziano in quel tempo era focalizzato su altre vicende di salvaguardia piuttosto impellenti.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;[...] Tornando ad occuparci della querelle che interessò il Polittico di San Michele, esso venne riconsegnato alla comunità il 15 giugno 1942 e le istruzioni per il trasporto sono note da un promemoria - redatto solo quattro giorni prima dal Morassi - che risulta essere fondamentale per la comprensione delle dinamiche di consegna delle opere: "Palazzo Bianco, via Garibaldi 11: carico delle casse contenenti le tavole dipinte del polittico di Pigna. / Fermarsi a Bordighera, Museo Bicknell, e avvertire che al ritorno si caricheranno le due casse di quadri che devono essere portate a Genova, Palazzo Bianco. Vedere le casse! / Arrivati a Pigna, chiamare il Parroco e scaricare le casse nella chiesa. / Se &#143;è troppo tardi per il viaggio di ritorno in giornata, dormire a Pigna o a Bordighera, e portare le casse del Museo Bicknell a Genova". &amp;lt;174&lt;br /&gt;Conclusasi l'operazione di consegna dell'opera, il Goriziano non mencò di confessare, all'interno di una lettera a Nino Lamboglia (1912-1977) non priva di una velata ironia, il proprio sgomento &amp;lt;175 emotivo causato da tale situazione:&lt;br /&gt;"A Pigna mi sono preso una potente arrabbiatura. [...] Il parroco, al mio arrivo, non si fece trovare [...] Ora ho scritto al Vescovo, denunziando tanta incoscienza [...] di quel poco Reverendo. Pigna ci lascia un bel ricordo". &amp;lt;176&lt;br /&gt;Il Vescovo di Ventimiglia tentò di sminuire la questione, individuando nei preparativi per la cresima e nell'imminente visita pastorale il proprio capro espiatorio. A sua volta, il Podestà di Pigna rispose al Morassi con un tono - come definito da Franco Boggero - "retorico-patetico" &amp;lt;177: "Ora che la popolazione semplice, laboriosa e attaccata alle tradizioni di secoli, ha finalmente compreso [...] l'importanza del restauro" &amp;lt;178. Tale corrispondenza si concluse con un'ultima lettera di Morassi al Podestà nella quale cercò di ottenere un contributo economico per le spese sostenute, richiesta che fu seguita da un assordante silenzio: "Vi ringrazio delle gentili parole ma poiché i veri sentimenti si misurano dai fatti, Vi pregherei di comunicarmi se, ed in quale misura, la popolazione di Pigna è&#143; disposta a contribuire nella spesa del restauro del polittico, che è&#143; venuto a costare quasi 20.000 Lire &amp;lt;179.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;[NOTE]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;145 Boggero, Antonio Morassi Soprintendente a Genova negli anni del secondo conflitto mondiale, in Antonio Morassi: tempi e luoghi di una passione per l'arte cit., p. 175.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;146 Per approfondire la sua biografia, si veda: R. Cara, Nebbia, Ugo, in Dizionario Biografico degli Italiani, 2013. &amp;lt;https://www.treccani.it/enciclopedia/ugo-nebbia_(Dizionario-Biografico)/&amp;gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;147 ASBSAEL, Pigna, V.IM.43, parrocchiale di San Michele, in Boggero, Antonio Morassi Soprintendente a Genova negli anni del secondo conflitto mondiale, in Antonio Morassi: tempi e luoghi di una passione per l'arte cit., p. 175.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;148 Boggero, Antonio Morassi Soprintendente a Genova negli anni del secondo conflitto mondiale, in Antonio Morassi: tempi e luoghi di una passione per l'arte cit., nota 8, p. 176; l'autore non riporta la fonte autografa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;149 Ibidem. È doveroso fare una precisazione poiché&#142; il caso del Polittico di Pigna non rappresenta un unicum, in particolare rispetto alle resistenze della popolazione in termini di forte devozione. Una situazione pressoch&#142;é analoga si verific&#152;ò ad Orvieto [...]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;150 Per approfondire la sua figura, si rimanda a: R. Canuti, Marchig, Giovanni (Giannino), in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 69, 2007. &amp;lt;https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-marchig_(Dizionario-Biografico)/&amp;gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;151 Sull'importantissima figura di Argan, si veda: C. Gamba, Argan, Giulio Carlo, in Dizionario Biografico degli Italiani, 2015. &amp;lt;https://www.treccani.it/enciclopedia/giulio-carlo-argan_(Dizionario-Biografico)/&amp;gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;152 ASBSAEL, Pigna, parrocchiale di San Michele; Boggero, Antonio Morassi Soprintendente a Genova negli anni del secondo conflitto mondiale, in Antonio Morassi: tempi e luoghi di una passione per l'arte cit., p. 176.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;155 ASBSAEL, Pigna, parrocchiale di San Michele, in Boggero, Antonio Morassi Soprintendente a Genova negli anni del secondo conflitto mondiale, in Antonio Morassi: tempi e luoghi di una passione per l'arte cit., p. 176.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;156 Boggero, Antonio Morassi Soprintendente a Genova negli anni del secondo conflitto mondiale, in Antonio Morassi: tempi e luoghi di una passione per l'arte cit., p. 177.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;157 ASBSAEL, Pigna, parrocchiale di San Michele.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;158 A. Ronco, Dossier: Genova 9 febbraio 1941. Trecento tonnellate di bombe a colazione, Genova, 2007; Boccardo, Boggero, Antonio Morassi e Orlando Grosso a Genova, in Arte liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra cit., p. 325.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;159 Boggero, Antonio Morassi Soprintendente a Genova negli anni del secondo conflitto mondiale, in Antonio Morassi: tempi e luoghi di una passione per l'arte cit., p. 177.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;161 Boggero, Antonio Morassi Soprintendente a Genova negli anni del secondo conflitto mondiale, in Antonio Morassi: tempi e luoghi di una passione per l'arte cit., p. 177.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;162 ASBSAEL, Pigna, parrocchiale in San Michele, in Ibidem.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;163 ASBSAEL, Pigna, parrocchiale in San Michele, in Ibidem.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;174 Boggero, Antonio Morassi Soprintendente a Genova negli anni del secondo conflitto mondiale, in Antonio Morassi: tempi e luoghi di una passione per l'arte cit., pp. 178-179.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;175 Lamboglia fu il fondatore dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri. Fonte: Boggero, Antonio Morassi Soprintendente a Genova negli anni del secondo conflitto mondiale, in Antonio Morassi: tempi e luoghi di una passione per l'arte cit., p. 179.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;176 ASBSAEL, Pigna, parrocchiale di San Michele, in Boggero, Antonio Morassi Soprintendente a Genova negli anni del secondo conflitto mondiale, in Antonio Morassi: tempi e luoghi di una passione per l'arte cit., p. 179.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;177 Boggero, Antonio Morassi Soprintendente a Genova negli anni del secondo conflitto mondiale, in Antonio Morassi: tempi e luoghi di una passione per l'arte cit., nota 18, p. 179.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;178 Ibidem.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;179 Ibidem.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Lucrezia Muzzolon&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Antonio Morassi: uno storico dell'arte tra le due guerre mondiali&lt;/i&gt;, Tesi di laurea, Università Ca' Foscari - Venezia, Anno accademico 2023-2024&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHlR1WMOdWbPezr_16fTbpBonJsC0cGs-PqiFIiYzHF8Z6JlxMU4NvON64c6uuV6jU1mXYcYltS50C3f9YnRVyr3gFARHFt7kL_fJ1UR7Nax8s8CMyI0eC8g76A9rCjVqCM_wTCrXZnQ2fk0mX2NTGXnlCym2N9CA4xvf1GVTFpHFIZV5Myr9_rRn6E_lg/s72-w640-h426-c/psmp.JPG" width="72"/></item><item><title>Da una tesi di laurea circa il turismo sostenibile nell'entroterra imperiese</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2026/03/da-una-tesi-di-laurea-circa-il-turismo.html</link><category>agricoltura</category><category>entroterra</category><category>Erica Caridi</category><category>GAL</category><category>Imperia</category><category>oliva</category><category>provincia</category><category>sociale</category><category>sostenibile</category><category>SSL</category><category>taggiasca</category><category>territori</category><category>turismo</category><category>Valli</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Tue, 31 Mar 2026 12:41:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-2795942932234516667</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj1Um45s-m5Fl5EZgvbnUcIezF3n27ZncawKBwO1tk72x-oTqABg1JrIMk-Gt7wUKiGqmoJFWn_Z6zYm4RpafpEeHV3tJd6K9Z02pxsapk1WbEBTz-geTmr2ba0Yz0-hoSsPo6xcBftbcojpWZpaLYDZlQBiskJ86wrrb8i17t5e9ISWmEpcpuWPxkPEUNx/s1109/mtc.JPG" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="782" data-original-width="1109" height="452" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj1Um45s-m5Fl5EZgvbnUcIezF3n27ZncawKBwO1tk72x-oTqABg1JrIMk-Gt7wUKiGqmoJFWn_Z6zYm4RpafpEeHV3tJd6K9Z02pxsapk1WbEBTz-geTmr2ba0Yz0-hoSsPo6xcBftbcojpWZpaLYDZlQBiskJ86wrrb8i17t5e9ISWmEpcpuWPxkPEUNx/w640-h452/mtc.JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dal punto di vista morfologico l’ambito è costituito in parte da porzioni medie-alte dei bacini versanti nel mar Ligure costituiti dai vari torrenti (Bevera, Media Val Roja, Barbaira, Argentina, Prino, Impero, Arroscia, Pennavaire e il Nervia) e in parte, nella parte alta, dalla Valle Tanarello appartenente al bacino del Po. Nel complesso è presente un acclività accentuata dove le uniche zone pianeggianti si individuano nella media e bassa Valle Arroscia. Le zone individuate per la geosità sono i monti Pietravecchia e Toraggio, le cascate del Torrente Arroscia e infine il complesso carsico della gola delle Fascette (tutti facente parte del Parco regionale delle Alpi Liguri). In particolare, analizzando i sub ambiti selezionati, la Media Val Nervia (sub ambito 4) è costituita da un territorio delimitato prevalentemente da crinali di cui il maggiore, per ampiezza, è quello del torrente Nervia, dal quale prende il nome la vallata stessa circondato da valli confluenti molto più incise formate dai rii Bonda, Vetta e Merdanzo. Il sub-ambito 7, formato dalla Media Valle Argentina, è un sistema di valli formato dall’andamento tortuoso del torrente Argentina e dalle valli confluenti dei torrenti Oxentina e Carpasina. Il sub-ambito 11, Valle Prino, è costituito da un sistema vallivo torrentizio delimitato a nord dal crinale di collegamento dei Monti Prati e Faudo e dai crinali degli stessi monti che degradano in direzione del mare. Infine, il sub-ambito 12, Valle Impero, è costituito da una vallata delimitata da crinali prevalenti i quali sono caratterizzati nella parte prossima vicina al mare da ampie piane alluvionali mentre nella parte a monte da versanti di ridotta acclività.&lt;br /&gt;[...] Attualmente dal punto di vista del governo del territorio in provincia di Imperia vige il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale &amp;lt;6 approvato con Deliberazione del Consiglio Provinciale n.79 del 25/11/2009. Il Piano vuole essere sia un piano tecnico, sia metodologico, ma sopratutto politico in quanto deve avere valide ragioni per poter essere messo in atto e degli obbiettivi ben saldi su cui puntare: infatti deve dare delle chiare linee guida su ciò che si può fare. È necessario che rivolga le proprie risorse ai comuni, i quali delineano delle specifiche indicazioni e le aspettative considerate più valide e sostenibili così da farle proprie e inserirle nei propri atti di pianificazione in modo che siano conformi alla scala sul quale si intende operare. Quindi per poter redigere un piano completo ed esaustivo è necessario operare su tre livelli: il primo viene definito come quadro fondativo in cui si analizzano le varie componenti che caratterizzano la natura del territorio (l’ambiente naturale, le attività dell’agricoltura, l’ambiente urbano e costruito, la mobilità, i servizi offerti, le attività produttive e il settore turistico). Il secondo punto è il documento per cui si esplicitano quelli che sono gli obbiettivi da perseguire sempre tenendo conto di una struttura di obbiettivi generali e non negoziabili perchè considerati essenziali per le condizioni basilari dello sviluppo sostenibile del luogo e sono: la sicurezza, l’accessibilità, l’identità culturale e storica, la tutela della biodiversità e per i servizi basilari per la popolazione. Infine il terzo livello viene definito come la struttura del Piano, che si basa su tutti gli studi fatti in precedenza esplicitando quelle che sono le linee di intervento e il punto a cui si intende arrivare. In questo quadro, quindi, si delineano degli obbiettivi specifici per ogni assetto fondamentale e una relativa macroproposta la quale si articola in altre proposte più specifiche.&lt;br /&gt;[...] Visto che i comuni dell’ambito appartengono tutti all’entroterra definito montano e nel PTC si ritrova una misura specifica che coinvolge questo ambito con quello del turismo (altro elemento centrale sin ora analizzato) si ritiene necessario porre particoare attenzione a questo focus e capire quali siano le intenzioni della Provincia di Imperia in merito a tale tematica. Si propone un programma integrato di iniziative che coinvolgano il territorio interno della provincia secondo cinque settori, quali le infrastrutture e i servizi di base, il turismo culturale, naturalistico, sportivo, legato alle produzioni agricole. In base a questi punti è stato elaborato un piano che deve tener conto dello stato attuale e delle vocazioni del territorio proponendo azioni che tengano sempre in cosiderazione le tematiche che si legano allo sviluppo sostenibile. Priorità devono essere la riqualificazione del comparto turistico, delle [...] Per quanto riguarda i piani urbanistici comunali si prende come strumento iniziale e di comparazione il PTC della Provincia di Imperia, analizzato in precedenza, e si osserva la sezione governo del territorio di ogni comune dell’ambito per osservare se questi siano presenti e siano aggiornati. Quando si tratta l’argomento dei progetti della Provincia di Imperia è fondamentale porre al centro dell’attenzione l’associazione che controlla e milita sul territorio, ovvero il GAL della Riviera dei Fiori, in quanto opera per valorizzare il territorio e coordina sia soggetti privati che pubblici. GAL è l’acronimo di Gruppo di azione locale (costituito nel 2008) ed è un organismo che unisce soggetti pubblici (8) e privati (10) con lo scopo principale di favorire lo sviluppo economico, sociale e culturale di un’area rurale. Il GAL della Riviera dei Fiori ha come territorio di competenza le aree interne dell’imperiese e attualmente è alla sua seconda programmazione.&lt;br /&gt;[...] Obiettivo principale del Gal è quello di divulgare e attuale la Strategia di Sviluppo Locale (SSL). Il GAL Riviera dei Fiori, nell’ambito della programmazione PSR 2014-2020, ha elaborato la propria SSL “Terra della Taggiasca: le vie dei sapori, dei colori e della cucina bianca”, che scaturisce da un’analisi approfondita del territorio in cui opera, cercando di offrire nuove potenzialità di sviluppo e innovazione. La SSL si sviluppa in concreto con l’attuazione di bandi principalmente su tre diversi ambiti di intervento: sviluppo e innovazione delle filiere, turismo sostenibile e accesso ai servizi pubblici essenziali. L’idea di base della SSL è riunire quanto più possibile gli attori operanti sul territorio, con la convinzione che i risultati si ottengono facendo rete. Gli obiettivi da raggiungere sono: favorire lo sviluppo di un mercato locale sostenuto dal turismo, principalmente attraverso la valorizzazione enogastronomica dei prodotti agricoli; sviluppare una progettualità integrata tra i diversi settori (agricoltura, turismo, ecc.) e i diversi territori; sviluppare il turismo outdoor dell’entroterra attraverso nuove formule di gestione dei percorsi; sviluppare nuove attività finalizzate all’inclusione sociale della popolazione anziana dei borghi rurali, attraverso pratiche di agricoltura sociale e il sostegno alla cooperazione di comunità, telemedicina e servizi sociali e incentivare la formazione di servizi a favore della mobilità, servizi per ragazzi in età scolare, infrastrutturazione della rete a banda larga ecc &amp;lt;11.&lt;br /&gt;Ultimo passo fondamentale fatto dal GAL per la valorizzazione del territorio unendo più soggetti insieme è l’approvazione del 18 marzo 2021 da parte della Regione Liguria circa le modifiche della SSL “Terra della Taggiasca: le Vie dei Sapori, del Colori e della Cucina Bianca del GAL Riviera dei Fiori” &amp;lt;14 che ha deciso di puntare essenzialmente su tre aspetti fondamentali che si sono già precedentemente riscontrati nelle politiche regionali come lo sviluppo e innovazione delle filiere produttive e dei servizi per la popolazione residente in aree rurali, il tutto puntando sul turismo sostenibile, da cui poi si individuano obiettivi specifici e linee di azioni.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;[NOTE]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;6. https://www.provincia.imperia.it/attivita/territorio-pianificazione/ptc&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;11. http://www.galrivieradeifiori.it/wp-content/uploads/2017/10/brochure-sito.pdf&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;14. http://www.galrivieradeifiori.it/wp-content/uploads/2018/04/SSL-RIMODULATA_vdef_18_03_2021_approvata.pdf&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Erica Caridi&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Il turismo sostenibile e i processi di valorizzazione multiscala: una proposta per i territori dell’oliva taggiasca nell’entroterra dell’estremo ponente ligure&lt;/i&gt;, Tesi di laurea, Politecnico di Torino, Anno accademico 2020-2021&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj1Um45s-m5Fl5EZgvbnUcIezF3n27ZncawKBwO1tk72x-oTqABg1JrIMk-Gt7wUKiGqmoJFWn_Z6zYm4RpafpEeHV3tJd6K9Z02pxsapk1WbEBTz-geTmr2ba0Yz0-hoSsPo6xcBftbcojpWZpaLYDZlQBiskJ86wrrb8i17t5e9ISWmEpcpuWPxkPEUNx/s72-w640-h452-c/mtc.JPG" width="72"/></item><item><title>Un'atmosfera felliniana permeava tutta Ventimiglia</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2026/03/unatmosfera-felliniana-permeava-tutta.html</link><category>anni</category><category>Battaglia</category><category>bocce</category><category>cinema</category><category>Fiori</category><category>Gaspare Caramello</category><category>mare</category><category>Sessanta</category><category>teatro</category><category>turisti</category><category>Ventimiglia (IM)</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Sun, 22 Mar 2026 08:23:26 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-740384618637417429</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2024/02/le-notti-di-ventimiglia.html" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEizWFvPm9O_fXuIb9KXhyphenhyphenLvN0QesLkTktJaECrrcw7085N-WQH6Q6au_4hJ0_L0rNn4VW4ycxfWTnAf_mNykJwr0MydKceJDn_B6cDzC-HemZiVYY6xeUzY6Ji5GRx34SpNwC9Cs82oVQLR6No_4P0UByyXOh_2Z4qsuEc7Uhyz1tnqcHSj80kedSEmxDiN/s1920/26_marz16%20(43).JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1280" data-original-width="1920" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEizWFvPm9O_fXuIb9KXhyphenhyphenLvN0QesLkTktJaECrrcw7085N-WQH6Q6au_4hJ0_L0rNn4VW4ycxfWTnAf_mNykJwr0MydKceJDn_B6cDzC-HemZiVYY6xeUzY6Ji5GRx34SpNwC9Cs82oVQLR6No_4P0UByyXOh_2Z4qsuEc7Uhyz1tnqcHSj80kedSEmxDiN/w640-h426/26_marz16%20(43).JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Ventimiglia (IM): Piazza della Libertà (Piazza del Municipio)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2024/02/le-notti-di-ventimiglia.html" target="_blank"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2024/02/le-notti-di-ventimiglia.html" target="_blank"&gt;Ventimiglia&lt;/a&gt; agli albori degli anni '60 era una ridente cittadina, piena di vita e caratterizzata al contempo da un fascino particolare. Millenni di storia caratterizzavano il suo passato e la rendevano un centro turistico particolarmente apprezzato dai nordeuropei. La floricoltura, all'apice della sua attività, garantiva una solidità economica che poche altre città liguri possedevano; il clima particolarmente mite e generoso per quasi la totalità dell'anno favoriva una vita sociale molto sviluppata.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Al contrario di oggi alla sera era molto piacevole uscire di casa per incontrare gli amici, fare semplicemente una passeggiata oppure gustarsi una rappresentazione teatrale o un buon film. Oltre al cinema-teatro Comunale, che alternava ai migliori spettacoli di rivista, operetta ed opere allora sulla piazza, la proiezione delle pellicole del momento, erano attive anche altre due sale cinematografiche che sapevano attirare l'attenzione dei più fanatici cinefili locali. I migliori attori di prosa e di varietà, così come i miglior cantanti lirici dell'epoca, hanno calcato le scene del nostro teatro e numerosi sono i nostri giovani di allora che possono vantarsi di essere stati reclutati come comparse per lavorare accanto a loro nelle rappresentazioni che venivano inscenate sul nostro palcoscenico. Io stesso posso vantare come mio debutto teatrale l'aver impersonato, a soli quattro anni di età, uno dei due paggi del duca di Mantova in una trascinante rappresentazione del Rigoletto di Verdi interpretata da Bergonzi, il grande tenore allora in auge e nel pieno della sua fulgida carriera.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Numerosi bar erano aperti alla sera e non mancavano le consuete gare di "belotta", caratterizzate da premi di valore, che contrapponevano i loro avventori ad un nutrito numero di appassionati di questo particolare gioco di carte, i quali accorrevano dalle frazioni e dalla vicina Francia pur di partecipare alle accese disfide in programma. Molti ristoranti tipici, le prime pizzerie e locali di ogni genere contribuivano a far distrarre i turisti in visita alla nostra città e per chi voleva fare le ore piccole era in attività anche un night-club nella zona di Nervia.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Le associazioni sportive contribuivano a movimentare la vita notturna con accesi tornei di calcio effettuati su un improvvisato &lt;a href="https://adrianobrunoalbertomaini.blogspot.com/2025/04/anche-un-macello-in-legno.html" target="_blank"&gt;campo&lt;/a&gt; disegnato sotto la passerella del fiume Roja, gare di pallone elastico o di pallacanestro sulla piazza del municipio, interminabili competizioni di bocce all'allora bocciofila ubicata in via Fondega. Personalmente ricordo di avere accompagnato innumerevoli volte mio nonno, che allora era il capo della mitica congrega degli "Avvoltoi", a parteciparvi. Gli "Avvoltoi" erano un'accanita squadra di esperti ed anziani bocciofili, che, con spirito gioviale, quando non partecipavano con successo a qualche competizione, sfidavano all'ultima boccia le improvvisate formazioni di qualche malcapitato turista o chiunque altro che si volesse vantare di averli contrastati: i perdenti non solo dovevano pagare da bere, ma erano anche costretti a baciare, fra le risate degli astanti, le voluminose forme posteriori della Fanny (si trattava di una pezza di tessuto giallo, del tipo di quello usato per pulire le bocce, su cui era stampata una riga verticale nera: appoggiata sopra ad una boccia dava l'esatta impressione di un formoso fondoschiena femminile). La piazza del municipio era utilizzata non solo per spettacoli sportivi e attrazioni acrobatiche, ma teatrini di marionette si alternavano ai baracconi da fiera che venivano spesso ospitati in questa struttura. Un palco montato nei giardini pubblici ospitava i concerti della banda municipale e le esibizioni della corale cittadina, mentre il mercato dei fiori veniva spesso utilizzato come sede per feste danzanti.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;La floricoltura era l'attività trainante dell'economia e trovava la sua massima espressione nella "&lt;a href="https://adrianobrunoalbertomaini.blogspot.com/2024/06/un-po-prima-dei-carri-de-i-galli-del.html" target="_blank"&gt;Battaglia&lt;/a&gt; di Fiori", festa trascinante, riproposta ogni anno la prima domenica di giugno ed ampiamente attesa da tutta la popolazione cittadina, che vi partecipava con passione.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;La cultura locale contribuiva non poco al fermento cittadino, commedie e canzoni dialettali fiorivano assieme ad iniziative di ogni genere.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Le spiagge erano generalmente pulite e contribuivano ad attirare visitatori dal nord-europa che affollavano i campeggi e le altre strutture turistiche, con grande gioia dei giovani di allora che non mancavano di fare i "pappagalli" con le attraenti ragazze svedesi o tedesche, giunte numerose in vacanza sui nostri lidi.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Un'atmosfera felliniana permeava tutta la città contribuendo ad aumentarne il fascino. Il rione della Marina S. Giuseppe, più di tutti gli altri, era quello che brulicava di vita e di iniziative.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gaspare &lt;a href="http://www.gasparecaramello.com/chi-siamo" target="_blank"&gt;Caramello&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;A Foura du Bestentu. Racconti e Novelle della Ventimiglia di oggi e di ieri&lt;/i&gt;, Alzani, 2006, pp. 53-54&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEizWFvPm9O_fXuIb9KXhyphenhyphenLvN0QesLkTktJaECrrcw7085N-WQH6Q6au_4hJ0_L0rNn4VW4ycxfWTnAf_mNykJwr0MydKceJDn_B6cDzC-HemZiVYY6xeUzY6Ji5GRx34SpNwC9Cs82oVQLR6No_4P0UByyXOh_2Z4qsuEc7Uhyz1tnqcHSj80kedSEmxDiN/s72-w640-h426-c/26_marz16%20(43).JPG" width="72"/></item><item><title>Iniziò a studiare pianoforte con la professoressa Ranixe</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2026/03/inizio-studiare-pianoforte-con-la.html</link><category>1925</category><category>1954</category><category>2016</category><category>band</category><category>coro</category><category>Emilio Lepre</category><category>Imperia</category><category>jazz</category><category>La Stampa</category><category>Lina Zarro</category><category>Mongioje</category><category>musica</category><category>Parasio</category><category>Rosario Bonaccorso</category><category>scuola</category><category>Stefano Delfino</category><category>VivImperia</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Sun, 15 Mar 2026 12:46:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-7656626882142919056</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgHV5tk7EmFZEWqsxpetlctE9-w_lQBqWPPzAS4llSMpVpsAR7uD86C36Hlpo1oDfxwjN4BsAXWv3dITrA_VECclqlswUOwIwZUIwnE9HTtUfAy-UYuIzOVVyshOtYqz1jjnd7yKV6dqMJM_ykfg7YKyW0nMRdA3pGpfiLB8gzbap1Gh5Cj-TAMFi-lyIdR/s2976/18_sett22%20(432).JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1984" data-original-width="2976" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgHV5tk7EmFZEWqsxpetlctE9-w_lQBqWPPzAS4llSMpVpsAR7uD86C36Hlpo1oDfxwjN4BsAXWv3dITrA_VECclqlswUOwIwZUIwnE9HTtUfAy-UYuIzOVVyshOtYqz1jjnd7yKV6dqMJM_ykfg7YKyW0nMRdA3pGpfiLB8gzbap1Gh5Cj-TAMFi-lyIdR/w640-h426/18_sett22%20(432).JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Imperia: uno scorcio della zona di Piazza Dante&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;C’è una melodia che attraversa le strade di Imperia da oltre cent'anni, ed è quella di Emilio Lepre (1925-2016).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Scrivo queste righe con il cuore colmo di ricordi e un pizzico di emozione perché ieri, 2 febbraio, ricorreva l'anniversario della sua nascita. Anche se lo celebro oggi con un giorno di ritardo, il suo ricordo merita di essere onorato con la stessa energia che lui metteva in ogni nota.&lt;br /&gt;​L'anno scorso si è festeggiato il suo centenario in modo speciale: il negozio di famiglia in via Don Abbo si è trasformato in un palcoscenico con l'esibizione del Coro Mongioje. È stata la dimostrazione che l’attività fondata da Emilio nel 1954 è ancora oggi il cuore pulsante della musica nel nostro Ponente.&lt;br /&gt;​Emilio è sempre stato un "genio" dal carattere vivace e dallo spirito libero. I figli, Mariafranca e Dino, raccontano che la nonna tentò di mandarlo in collegio per dargli un po' di rigore, ma l'avventura durò solo due giorni. Il preside lo rimando' a casa dicendo: «Il collegio non è fatto per suo figlio e suo figlio non è fatto per il collegio». Aveva ragione: Emilio era fatto per la libertà e per l’arte.&lt;br /&gt;​Iniziò a studiare pianoforte con la professoressa Ranixe e il suo talento era così cristallino che, a nemmeno sedici anni, venne notato dal celebre clown Grock. Il grande artista lo volle nelle sue tournée in giro per l’Europa, un’esperienza incredibile che lo formò come uomo e come musicista. Ma il legame con la sua terra era troppo forte, e tornò a Imperia per suonare nei posti più belli, dal Casinò di Sanremo al Caffè Roma di Alassio. Pensate che era compagno di scuola di Luciano Berio, il quale, alla notizia della sua scomparsa, disse con rispetto: «Abbiamo perso un grande».​&lt;br /&gt;​Emilio non era uno che sapeva stare fermo. Nel 1963 ha fuso l’amore per il canto e per la montagna fondando il Coro Mongioje, che ha diretto per anni con passione. Ma non si è fermato qui: nel 1979 ha dato vita alla Jazz Ambassador Big Band, portando a Imperia il respiro internazionale del jazz insieme ad artisti del calibro di Rosario Bonaccorso e Leo Lagorio.&lt;br /&gt;​Quello che più mi affascina di Emilio è la sua umanità. Era un uomo scherzoso, uno di quelli con cui non ci si annoiava mai [...]&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Lina Zarro&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Emilio Lepre: un secolo (e un anno) di musica, estro e passione&lt;/i&gt;, &lt;a href="https://www.facebook.com/groups/700038550013144" target="_blank"&gt;VivImperia&lt;/a&gt;, 3 febbraio 2026&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Jazz Ambassador Big Band partecipa al festeggiamenti indetti dal circolo Borgo Parasio per valorizzare questa zona antica della città. Questo complesso di giovani sta compiendo un ottimo lavoro, sotto la direzione artistica di Leo Lagorio: per tutta la passata stagione invernale essi hanno continuato le prove di perfezionamento che hanno portato il gruppo ad un livello tecnico di alta professionalità.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Della Jazz Ambassador Big Band ha parlato Miro Genovese, presidente della Associazione «Amici del Jazz», che conta ormai più di duecento aderenti: «Grazie alla banda, ed alla nostra opera, il jazz a Imperia sta crescendo. Possiamo affermare quindi che la Jazz Ambassador costituisce nel campo musicale una delle più belle realtà della cultura imperiese». Genovese ha messo in evidenza come tale orchestra si sia arricchita di nuovi elementi giovanissimi, già completamente inseriti: «Ciò sta a dimostrare come la nostra opera, tesa a far conoscere il jazz e ad avvicinare i giovani a questo tipo di musica, sta ottenendo risultati veramente lusinghieri».&lt;br /&gt;Il presidente, ricordato che è aperto il tesseramento, ha inoltre rievocato la figura del maestro Emilio Lepre, che fu il propugnatore dello sviluppo di questo tipo di attività musicale nell'Imperiese: «Abbiamo voluto aggiungere il suo nome a quello della nostra Associazione proprio per ricordare la sua azione di propaganda e proselitismo. La Jazz Ambassador Big Band, che ha già tenuto concerti in diverse località, suonerà il 30 luglio a San Lorenzo Mare, il 3 agosto ad Arma di Taggia, il 13 agosto a Finale Ligure, il 31 agosto ad Imperia».&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Il jazz a Imperia è quindi ben vivo, anche se in città mancano i locali che svolgano una programmazione seria e continua. I jazzisti imperiesi sono così costretti ad «emigrare», cercando migliori opportunità a Torino, Milano o Roma. Un caso esemplare è quello di Rosario Bonaccorso, fra i migliori bassisti del giovane jazz italiano. Rosario svolge un'intensa attività concertistica, ha accompagnato alcuni fra i più noti musicisti italiani e stranieri, ma a Imperia, la sua città, è quasi un «inedito».&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;b.v.&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;A Imperia piace il jazz&lt;/i&gt;, La Stampa - p. Imperia e Sanremo, venerdì 26 luglio 1985&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo il corso sperimentale dell'85, seguito nell'86 da una serie di «stages di perfezionamento», ai quali avevano partecipato una cinquantina di allievi, provenienti da tutta la provincia ed anche dalla vicina Francia, la città di Imperia avrà quest'anno una vera e propria scuola di jazz. Intitolata al maestro Emilio Lepre, fondatore della Jazz Ambassador Big Band, e organizzata dall'Associazione Amici del Jazz, ha il patrocinio degli assessorati comunali alle Manifestazioni e alla Cultura, ed è allestita anche con la collaborazione della Cassa di Risparmio. Le lezioni cominceranno il 28 novembre, e proseguiranno sino a marzo. Ne sono previste due alla settimana: una, di un paio di ore, per la pratica strumentale, in giorni feriali; e una per musica di insieme, tutti i pomeriggi del sabato, dalle 16 alle 19. La sede quella dello studio di registrazione Room Ore di via Artallo [...]&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Stefano Delfino&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Imperia ora avrà una scuola di jazz&lt;/i&gt;, La Stampa - p. 22, Sabato 14 Novembre 1987&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgHV5tk7EmFZEWqsxpetlctE9-w_lQBqWPPzAS4llSMpVpsAR7uD86C36Hlpo1oDfxwjN4BsAXWv3dITrA_VECclqlswUOwIwZUIwnE9HTtUfAy-UYuIzOVVyshOtYqz1jjnd7yKV6dqMJM_ykfg7YKyW0nMRdA3pGpfiLB8gzbap1Gh5Cj-TAMFi-lyIdR/s72-w640-h426-c/18_sett22%20(432).JPG" width="72"/></item><item><title>La sacralità del Casinò di Sanremo</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2026/03/la-sacralita-del-casino-di-sanremo.html</link><category>Casinò</category><category>Marco Innocenti</category><category>sacralità</category><category>Sanremo (IM)</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Mon, 9 Mar 2026 12:49:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-8686168503415366554</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgGUvgKK2rTPE0kmnhV2JlVL4j0_2EltFD5X8LRCeG2_vja7E_cdr0RcJztBHO5bb-wMIBqZvfNBXGx4w4ZhyeSx1As4hCQVAntEPQ2Q83qM8LhB7Y8XpuTKfI_IF5Bokrm-tRyy92lNYwad-u5mIOpSdgZt4M4IwwC7dSIeddImItPqJ6vjwjK7pEmkPjE/s1024/src.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1024" data-original-width="681" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgGUvgKK2rTPE0kmnhV2JlVL4j0_2EltFD5X8LRCeG2_vja7E_cdr0RcJztBHO5bb-wMIBqZvfNBXGx4w4ZhyeSx1As4hCQVAntEPQ2Q83qM8LhB7Y8XpuTKfI_IF5Bokrm-tRyy92lNYwad-u5mIOpSdgZt4M4IwwC7dSIeddImItPqJ6vjwjK7pEmkPjE/w426-h640/src.jpg" width="426" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la nostra resta una società autoritaria, e la scuola riflette quello che le sta intorno: il lessico discriminatorio (le eccellenze, le punizioni), il militarismo (e la sicurezza che ti può dare una divisa), l'ammirazione per il castigamatti che fa "rigare diritti", l'efficienza del controllo.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;A questo proposito posso raccontare un piccolo episodio accadutomi nel Casinò di Sanremo (che è poi una bisca: di lusso, ma è una bisca). Mi ero avvicinato, era il 5 ottobre 2016, ad un cordone che separava l'atrio dall'accesso al teatro. Sono stato prontamente aggredito da un solerte impiegato: "Lei ha superato il cordone!".&amp;nbsp;&lt;br /&gt;In realtà io non avevo superato alcun confine ma il sorvegliante era sicuro di quanto diceva. "La hanno vista gli addetti alle telecamere, un uomo in camicia rossa [sic! quel giorno vestivo con una camicia di tal colore, particolare che probabilmente aggravava la mia posizione] ha scavalcato il limite. Perché lo ha fatto?".&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Non sono scattate le manette ma l'atmosfera era quella. Per difendere poi cosa? La sacralità - inventata per fare "immagine" - del Casinò (che è un po' come quella dell'Ariston, nella stessa città, quando verso febbraio montano una rassegna di musica leggera, ec.).&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Innocenti&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Elogio del Sgt. Tibbs&lt;/i&gt;, Edizioni del Rondolino, 2020, p. 35&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhmUifrbDFpYeyNNTUajL6Myw0PTakDRvUheGUOnE1lVJ4RsqKR2waNxs0ApD2ka0a1RrKDo4gwyVxnRBUa8ifJPoAuZ3GC1qypdN0_Lm9OQ8NJdSRECbV9gJ0BucGHcGnsaLq80ArZo1efvNkuk_dRq6KTqIc4sfvIfbkvbv_XvKAQd4W3BtXopHKYVk-P/s801/1.mi.JPG" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="801" data-original-width="617" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhmUifrbDFpYeyNNTUajL6Myw0PTakDRvUheGUOnE1lVJ4RsqKR2waNxs0ApD2ka0a1RrKDo4gwyVxnRBUa8ifJPoAuZ3GC1qypdN0_Lm9OQ8NJdSRECbV9gJ0BucGHcGnsaLq80ArZo1efvNkuk_dRq6KTqIc4sfvIfbkvbv_XvKAQd4W3BtXopHKYVk-P/w492-h640/1.mi.JPG" width="492" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgGUvgKK2rTPE0kmnhV2JlVL4j0_2EltFD5X8LRCeG2_vja7E_cdr0RcJztBHO5bb-wMIBqZvfNBXGx4w4ZhyeSx1As4hCQVAntEPQ2Q83qM8LhB7Y8XpuTKfI_IF5Bokrm-tRyy92lNYwad-u5mIOpSdgZt4M4IwwC7dSIeddImItPqJ6vjwjK7pEmkPjE/s72-w426-h640-c/src.jpg" width="72"/></item><item><title>La cucina del luogo è dunque ricca e varia</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2026/02/la-cucina-del-luogo-e-dunque-ricca-e.html</link><category>Claudia Teccarelli</category><category>cucina</category><category>entroterra</category><category>ristoranti</category><category>Sanremo (IM)</category><category>turismo</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Fri, 27 Feb 2026 09:52:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-1393898871433099257</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjXL-TsPgZlTseuUX4od_WsIjuhGUHOcWH2naZ29kKxjluuo94DlTTjItWdvo4QjdgeyhGPWqe0imsdEn7NZRu2VQ3VbnpGB7A_VaNwz9VOnhoiHzSlkGy-NNWc7k4wNiHWY2oa4KC61RaXtvjqAA-6BS5HuRB4CEcCThQDYHawWQLky-c62PdWg3T-klgS/s2976/22_apr03%20(12).JPG" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1984" data-original-width="2976" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjXL-TsPgZlTseuUX4od_WsIjuhGUHOcWH2naZ29kKxjluuo94DlTTjItWdvo4QjdgeyhGPWqe0imsdEn7NZRu2VQ3VbnpGB7A_VaNwz9VOnhoiHzSlkGy-NNWc7k4wNiHWY2oa4KC61RaXtvjqAA-6BS5HuRB4CEcCThQDYHawWQLky-c62PdWg3T-klgS/w640-h426/22_apr03%20(12).JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mangiare a Sanremo non è per nulla difficile dato il notevole numero di ristoranti, pizzerie, bar, trattorie e tavole calde che si trovano in città: se ne contano 156 su una superficie di poco più di 56 km quadrati. I migliori locali sono ubicati nella centrale Piazza Bresca e offrono piatti raffinati e specialità a base di pesce, se si opta invece per una cucina tipica si può scegliere una trattoria o una tavola calda nelle vie principali.&lt;br /&gt;Quasi tutti gli esercizi offrono menù a prezzo fisso a pranzo e talvolta anche a cena, nel complesso però i costi risultano piuttosto elevati, non facendo riferimento solo ai locali rinomati ma anche alle comuni pizzerie, motivo che porta il turista a mangiare nei ristoranti non più di una o due volte durante il suo soggiorno.&lt;br /&gt;La gastronomia di Sanremo e in generale del suo territorio circostante comprende piatti semplici e rustici dove le verdure, le erbe aromatiche e l’olio d’oliva rivestono un ruolo dominante. I piatti tipici della città sono: lo stoccafisso, la sardenaira e il coniglio alla sanremasca.&lt;br /&gt;Oltre alle minestre, tra i primi piatti si annovera una grande varietà di paste fatte in casa, come ravioli, tagliatelle e pansotti; i secondi piatti propongono sia la cacciagione, tra cui coniglio e cinghiale, soprattutto nell’entroterra, mentre avvicinandoci alla costa abbiamo i prodotti ittici, pesci e crostacei sono presenti in numerose ricette e le specie che si trovano nel Mar Ligure sono molteplici e prelibate.&lt;br /&gt;Tra l’altro il gambero rosso di Sanremo, prelibato crostaceo che si pesca solo in una piccola porzione di mare, ha da pochi anni ottenuto il marchio di Indicazione Geografica Protetta.&lt;br /&gt;La cucina del luogo è dunque ricca e varia e non vi è una stretta predominanza di determinati cibi su altri, per quanto alcuni ingredienti e condimenti si usino molto spesso in diverse specialità. Le ricette caratteristiche della zona sono, partendo dalla costa, lo stoccafisso: con patate, olive taggiasche, aglio e prezzemolo; la sardenaira: una pizza con pomodoro, acciughe e capperi; il coniglio alla sanremasca: preparato in pentole di terracotta utilizzando aromi locali, come rosmarino, alloro, timo.&lt;br /&gt;Nell’immediato entroterra abbiamo i canestrelli di Taggia, la salsiccia di Ceriana, per la quale viene fatta una sagra a tema nel periodo estivo, i fiori di zucca ripieni e la torta verde, con verdure di stagione e pasta sfoglia. I fagioli di Badalucco sono un prodotto rinomato e il piatto tipico del borgo è lo stoccafisso alla baucogna, cotto due volte con sugo di pomodoro, funghi, verdure, noci, nocciole, aromi, vino bianco e abbondante olio d’oliva.&lt;br /&gt;Il pane è un altro importante alimento, ricordiamo quello di Carpasio, fatto con l’orzo e quello di Triora, che tra l’altro è uno dei 37 pani d’Italia. Anche i formaggi sono pressappoco prodotti in questi due paesi: diverse tome, ricotte e il bruzzo, un formaggio spalmabile e leggermente piccante, famoso fino a qualche anno fa per la caratteristica di essere gustato al momento della formazione dei vermi.&lt;br /&gt;Altri prodotti caratteristici sono le lumache, i pomodori secchi, i funghi sott’olio e la pasta di olive. Il castagnaccio, una torta fatta con farina di castagne e pinoli, un tempo assai comune, è oggi raramente prodotta e si può gustare occasionalmente solo in alcune sagre.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Claudia Teccarelli&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Turismi e turisti a Sanremo&lt;/i&gt;, Tesi di laurea, Università degli Studi di Genova, Anno Accademico 2009-2010&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjXL-TsPgZlTseuUX4od_WsIjuhGUHOcWH2naZ29kKxjluuo94DlTTjItWdvo4QjdgeyhGPWqe0imsdEn7NZRu2VQ3VbnpGB7A_VaNwz9VOnhoiHzSlkGy-NNWc7k4wNiHWY2oa4KC61RaXtvjqAA-6BS5HuRB4CEcCThQDYHawWQLky-c62PdWg3T-klgS/s72-w640-h426-c/22_apr03%20(12).JPG" width="72"/></item><item><title>Il tramonto dell’industria dei profumi in provincia di Imperia</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2026/02/il-tramonto-dellindustria-dei-profumi.html</link><category>1919</category><category>1929</category><category>1934</category><category>1946</category><category>1960</category><category>1990</category><category>Colle</category><category>distillazione</category><category>Eleonora Puppo</category><category>Guido Rovesti</category><category>Imperia</category><category>industria</category><category>lavanda</category><category>Nava</category><category>profumi</category><category>San Lorenzo al Mare (IM)</category><category>saponi</category><category>Vallecrosia (IM)</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Sun, 15 Feb 2026 10:57:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-7461422011555334414</guid><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiydfk6ETvEplY5-xrk03PxaBnnSxGuB-4Fm-wEjEA3t0Ynt6j1tRaUPX4_POYWxP2WBdk4xI2kpzLla7ctqRHNB3SM9AqS1hA3eioJLMxZcKv7vpzGkktskug9gW7BJt51OonCM280tE452xJonCoDYfK9N9HCnuTbVEXCv5zQhR4tXOxyEEi9xRKbqPvQ/s643/rpcrl.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="643" data-original-width="454" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiydfk6ETvEplY5-xrk03PxaBnnSxGuB-4Fm-wEjEA3t0Ynt6j1tRaUPX4_POYWxP2WBdk4xI2kpzLla7ctqRHNB3SM9AqS1hA3eioJLMxZcKv7vpzGkktskug9gW7BJt51OonCM280tE452xJonCoDYfK9N9HCnuTbVEXCv5zQhR4tXOxyEEi9xRKbqPvQ/w452-h640/rpcrl.JPG" width="452" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;9.1 La diffusione delle industrie&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il primo impulso è dato dalla prima industria situata nella Provincia di Imperia nel 1919 fondata dal Professore Guido Rovesti, abbiamo scarse informazioni riguardo gli anni di attività, ma il 22 aprile 1925 con l’atto di “Denuncia” sono elencati i prodotti fabbricati: "Essenze, acque distillate, saponi da toeletta" &amp;lt;5, mentre il 22 settembre 1929 cambia denominazione da “Società Italo Francese per l’industria dei Profumi e dei Prodotti Chimici” a “Società Italo francese per l’industria dei Profumi” &amp;lt;6. Da qui prosegue l’installazione di altre fabbriche di essenze in tutto il territorio, ma sarà anche la prima a cessare l’attività nel 1934 &amp;lt;7. Non si hanno molte informazioni riguardo la storia delle industrie, molti documenti sono andati perduti, le poche notizie risiedono all’interno dei documenti della Camera di Commercio delle Riviere di Liguria.&lt;br /&gt;Sempre nello stesso anno dell’inaugurazione dell’industria di Vallecrosia, Leopoldo Pira nel 1919, l’unico che riuscirà ad avere un grande successo nel settore della distillazione della lavanda, della sua essenza e della cura del corpo, realizzando un’industria a Imperia in via Diano Calderina n.38. La sua Fabbrica prende il nome di A. Niggi &amp;amp; C., e affida la realizzazione del marchio “Coldinava” al pittore Bianchi nel 1932 &amp;lt;9. Seguendo le modalità di Mario Calvino e di Guido Rovesti, invoglia i contadini alla coltivazione del fiore promettendo: l’aumento delle retribuzioni, con la Cattedra Ambulante di Agricoltura di Imperia istituisce premi per eventuali ottimi risultati, persino dopo la Seconda guerra mondiale non si arresta la produzione e ottengono grandi successi: il marchio è nelle riviste nel 1946 e vanta la vincita nel 1957 il primo Oscar dei Profumieri la P d’oro e nel 1960 la P d’argento &amp;lt;10. Nel 1953 avviene un passaggio di proprietà nelle mani del sig. Pira Benito, già socio dell’azienda, riportato nel documento datato 28 novembre 1958 e contiene anche il “rilascio di una nuova licenza di commercio n.1100 del 12/11/957”: "autorizzata a vendere all’ingrosso e al minuto: "Acque gassate già confezionate, erbe essicate (camomilla, origano, timo, the, tisana e decotti) confezionate in pacchetti e bustine […]" &amp;lt;11. Quindi nel 1958 viene autorizzata la vendita anche di prodotti commestibili, essendo che le vendite e i successi sono in forte sviluppo, l’azienda punta anche su nuove merci, tra cui la linea di prodotti per la cura dei bambini con il marchio “Lavanda Coldinava” &amp;lt;12. Pira vanta importanti risultati e si riesce ad insediare nella produzione di profumi e nella cura del corpo nel boom economico del secondo dopoguerra, andando oltre i successi del professore Rovesti. Infatti, il 2 aprile 1974 viene denunciato: "L’ aumento del capitale sociale da £ 3.000.000 a £30.000.000 […]" &amp;lt;13. Questo dimostra come l’andamento dell’azienda sia eccellente e pertanto i soci possono deliberare l’incremento del capitale.&lt;br /&gt;Anche E.M.A. filiale con sede a Milano, istituita nel 1942 da un imprenditore di nome Giovanni Mastraccio Manes a Imperia, che nel 1969 acquisirà il nome di Uop Fragrances S.p.A., con le produzioni principali di profumi e saponi, riusciva ad inserirsi nel commercio europeo e non solo: Belgio, Finlandia, Francia, Germania Occidentale, Inghilterra, Olanda, Spagna, Svezia, Svizzera, America e Indocina &amp;lt;14. Qui si può vedere la realizzazione del progetto di Mario Calvino, che da sempre ha puntato ad inserirsi in questo grande commercio, e parallelamente quello di Guido Rovesti: grazie alla chimica e alle piante spontanee si è riusciti a creare prodotti per la cura della persona.&lt;br /&gt;Sempre nel 1942 ad Imperia Tommaso d’Amico, con la costruzione della S.n.c. D’Amico Comm. Tommaso &amp;amp;C. Le, ha la medesima produzione della Uop Fragrances S.p.A., ma spicca un profumo di grande fama con il nome "Fleur de Chine", che raggiunge diversi paesi europei e l’America &amp;lt;15.&lt;br /&gt;La Profumi Floreal-Varaldo di Varaldo Italo è situata a Imperia in via G.M. Serrati 41/B, con deposito in via Matteotti 96, con la registrazione presso la Camera di Commercio Industria e Agricoltura di Imperia, il 23 aprile 1951; nella voce “Oggetto d’esercizio” contiene informazione sulla tipologia di fabbrica: "Industria profumi carattere artigiano" &amp;lt;16. Il proprietario Italo Varaldo è imperiese come risulta dai documenti: "nato a Imperia il 15.5.1929" &amp;lt;17. Dopo qualche mese dall’apertura dello stabilimento si notifica il trasferimento della sede il 17 dicembre 1951: "Trasferimento Ufficio e Laboratorio in Piazza XX Settembre 2" &amp;lt;18: i motivi dello spostamento sono sconosciuti. Italo Varaldo il 15 maggio 1957 notifica alla Camera di Commercio le modifiche sullo “stato di fatto o di diritto della Ditta: "la ragione sociale della Ditta viene mutata da “Floreal di Italo-Varaldo” in “Profumi Floreal-Varaldo”" &amp;lt;19. Dalla visura dell’andamento delle vendite dell’azienda come da documentazione rimasta non ci sono segnalazioni di momenti di crisi.&lt;br /&gt;Ulteriore industria che ha lasciato il segno nella Provincia è l’Esperis S.A.S, situata a San Lorenzo al Mare, in via Pietrabruna con data d’iscrizione il 18 giugno 1962, una sorte di filiale, con sede a Milano via A. Binda n.2920, che produce oli essenziali, diretto dal farmacista Adriano Fayaud, con la presenza di tre estrattori per la lavanda e lavandino &amp;lt;21, con l’obiettivo di produrre oli essenziali, resinaromi e solfatati &amp;lt;22. Infatti, nell’oggetto d’esercizio si legge "Industria distillazione ed estrazione di olii essenziali ed altre materie prime affini e relativo commercio fabbricazione di estratti fitoterapici" &amp;lt;23. Adriano Fayaud si dedica alla cura del corpo e alla bellezza e lo dimostra la traduzione dell’opera di Gattafossé “ Produits de beauté”, con il titolo “Cosmetica moderna” &amp;lt;24, e probabilmente riconosce il potenziale della lavanda, che è diffusa nella zona della provincia di Imperia, non tanto distante dalla fabbrica, la coltivazione del Colle di Nava.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;9.2 Il tramonto dell’industria dei profumi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La prima industria ad avere segnato l’era industriale nell’imperiese, “la società Italo-Francese per l’industria dei Profumi”, è la prima a cessare l’attività nel 1934: dopo la sua chiusura, probabilmente causata anche dall’arrivo di un “nemico” le fitopatie &amp;lt;25, di cui si hanno le notizie a partire dagli anni trenta/quaranta &amp;lt;26, subendo una riduzione delle coltivazioni di lavanda, su cui si basava maggiormente la produzione di queste fabbriche. Una situazione simile a quella dell’olivicoltura tra la fine dell’Ottocento e inizio del Novecento, in cui si cerca anche in questo caso di trovare delle soluzioni, come la coltivazione dei lavandini, che sono meno colpiti dalle fitopatie, oppure acquistare in Francia la lavanda per continuare a produrre nelle industrie &amp;lt;27.&lt;br /&gt;Acquistare in Provenza implicava degli alti costi, problema già presente prima della razionalizzazione delle coltivazioni, guidata da Rovesti. Dopo la chiusura della fabbrica di Vallecrosia, sorgono nuove industrie, che resistono e raggiungono ottimi risultati. Come riportano gli unici documenti rimasti nell’Archivio della Camera di Commercio delle Riviere di Liguria: l’Esperis il 31 dicembre 1970 &amp;lt;28, per quanto riguarda le sorti dell’industria Niggi, non si conosce la data di cessazione dell’attività, ma il marchio Coldinava è ancora conosciuto ed è ancora diffuso, anche se la sua produzione non avviene più nella provincia di Imperia. Si hanno notizie che la Niggi il 9 luglio 1979, si hanno segnali di “declino”, con la riduzione del capitale sociale e la trasformazione della Società da S.p.A. in S.r.L. &amp;lt;29. La più longeva è la Floreal-Varaldo che nel 1990 cessa la sua attività in provincia di Imperia &amp;lt;30.&lt;br /&gt;Della S.n.c. D’Amico Comm. Tommaso &amp;amp;C. e U.o.p Fragrances S.p.A. sono andati perduti i fascicoli; pertanto, non si conosce la durata dell’attività. In Valle Argentina, Colle di Nava, Valle del San Lorenzo, si sostituiscono le coltivazioni di lavanda vera con il lavandino &amp;lt;31, ma nel frattempo si diffondono i profumi di sintesi, di cui già parlava Rovesti nel 1922. Nell’industria di Vallecrosia negli anni Venti si sperimentavano i profumi sintetici. La chimica permette di imitare le essenze ed il chimico spiega come avviene: "Colla unione di diversi costituenti si può dunque imitare questo o quel profumo composto" &amp;lt;32. Purtroppo, non accadde come aveva sostenuto Gattafossé sui profumi sintetici "venire in aiuto della Natura, non sostituirsi ad essa" &amp;lt;33, ma invece la rimpiazza. Ormai era una coltivazione offesa dalle fitopatie e la profumeria sintetica risultava meno costosa. La chimica ha dato tanto alla produzione industriale imperiese, ma nel frattempo le coltivazioni di lavanda svaniscono. Nell’economia imperiese continua a persistere la vendita dei fiori, ma prendono il posto delle industrie della profumeria industrie di tipo alimentare, che nascono negli anni Quaranta come lo stabilimento dell’olio dei fratelli Carli e del latte di Alberti &amp;lt;34.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;[NOTE]&lt;br /&gt;5 CCIA Riviere di Liguria, cat. I, n. 1525, Denuncia di costituzione di società anonima avente la sede nella Circoscrizione della Camera, 1925.&lt;br /&gt;6 CCIA Riviere di Liguria, Denuncia di modificazioni, 1929.&lt;br /&gt;7 N. Cerisola, Storia delle industrie imperiesi, s.l, 1973, p. 365.&lt;br /&gt;8 CCIA, Riviere di Liguria, n.26355, Modificazione, 1979.&lt;br /&gt;9 N. Cerisola, ivi, p.367.&lt;br /&gt;10 N. Cerisola, ivi, pp.368-369.&lt;br /&gt;1 CCIA Riviere di Liguria, n.6463, Denuncia di modificazioni nello stato di fatto e di diritto delle Ditte o Società, 1958.&lt;br /&gt;12 Un kit composto da: olio, latte, talco, amido per bagno e bagno di spuma. (N. Cerisola, ivi, p.370.)&lt;br /&gt;13 CCIA Riviere di Liguria, n. 15855, Denuncia di modificazioni nello stato di fatto e di diritto delle Ditte e Società, 1974.&lt;br /&gt;14 N. Cerisola, ivi, pp. 370-372.&lt;br /&gt;15 N. Cerisola, ivi, p. 376.&lt;br /&gt;16 CCIA Riviere di Liguria, n. 24876, Ufficio anagrafe, 1951.&lt;br /&gt;17 Ibidem.&lt;br /&gt;18 CCIA Riviere di Liguria, n. 3821, Denuncia di modificazioni nello stato di fatto o di diritto delle Ditte o società, 1951.&lt;br /&gt;19 CCIA Riviere di Liguria n. 5818, Denuncia di modificazioni nello stato di fatto o di diritto delle Ditte o Società, 1957.&lt;br /&gt;20 CCIA Riviere di Liguria, n. 40656, Ufficio anagrafe, s.d.&lt;br /&gt;21 Il lavandino è un ibrido prodotto dall’incrocio tra la Lavandula angustifolia e Lavandula latifolia. (G. Laiolo, op.cit., p.33).&lt;br /&gt;22 N. Cerisola, ivi, pp. 374-375.&lt;br /&gt;23 CCIA Riviere di Liguria, ibidem.&lt;br /&gt;24 N. Cerisola, ivi, p.376.&lt;br /&gt;25 La fitopatia è una malattia della pianta.&lt;br /&gt;26 G. Laiolo, Montagne Blu, spazi vissuti nelle alpi del mare, Lavanda Profumo &amp;amp; medicina, Imperia, 2013, p.113.&lt;br /&gt;27 Ibidem.&lt;br /&gt;28 CCIA, Riviere di Liguria, n. 40656, Ufficio anagrafe, s.d.&lt;br /&gt;29 CCIA, Riviere di Liguria, n.26355, Modificazione, 1979.&lt;br /&gt;30 CCIA, Riviere di Liguria, n. 24876, Cancellazione (ditta individuale e società),1990.&lt;br /&gt;31 G. Laiolo, ibidem.&lt;br /&gt;32 G. Rovesti, op.cit., p.130.&lt;br /&gt;33 G. Rovesti, op.cit., p. 133.&lt;br /&gt;34 N. Cerisola, op.cit., pp. 59-60.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Eleonora Puppo&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;La nascita della floricoltura e dell’industria dei profumi in Provincia di Imperia nel XX secolo: la lavanda un fiore dimenticato&lt;/i&gt;, Tesi di laurea, Università degli Studi di Genova, Anno accademico 2023-2024&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiydfk6ETvEplY5-xrk03PxaBnnSxGuB-4Fm-wEjEA3t0Ynt6j1tRaUPX4_POYWxP2WBdk4xI2kpzLla7ctqRHNB3SM9AqS1hA3eioJLMxZcKv7vpzGkktskug9gW7BJt51OonCM280tE452xJonCoDYfK9N9HCnuTbVEXCv5zQhR4tXOxyEEi9xRKbqPvQ/s72-w452-h640-c/rpcrl.JPG" width="72"/></item><item><title>I giovani cercavano di abbracciare le ragazze</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2026/02/i-giovani-cercavano-di-abbracciare-le.html</link><category>1952</category><category>28</category><category>dicembre</category><category>europei</category><category>federalisti</category><category>Nizza</category><category>Ponte San Luigi</category><category>Ventimiglia (IM)</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Tue, 3 Feb 2026 09:51:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-5179106680840600088</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhcgSf0e1dIyDmp1K-OTM_IZpeiSU0FmRIfjDHxawT4X2krVZerp_yonhuuhtttkz2drudHrvWKqR6aSr4DoGF7E_ES3NhumFKuhRS_1JE9p519GGcU-ZhxpTkmKhZa8yOE_jqf2-M2KZ6ZTmmFfhozAv2aHhLv9r-67hG75jyGYbGQuu-9aUHI6eMdjnKD/s3280/gcar.jpg" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="2460" data-original-width="3280" height="480" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhcgSf0e1dIyDmp1K-OTM_IZpeiSU0FmRIfjDHxawT4X2krVZerp_yonhuuhtttkz2drudHrvWKqR6aSr4DoGF7E_ES3NhumFKuhRS_1JE9p519GGcU-ZhxpTkmKhZa8yOE_jqf2-M2KZ6ZTmmFfhozAv2aHhLv9r-67hG75jyGYbGQuu-9aUHI6eMdjnKD/w640-h480/gcar.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Ventimiglia (IM): Ponte San Luigi&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 1952, l'anno in cui, nel pieno dell'agosto era nata la mia prima figlia, si concluse in bellezza con una grande manifestazione alla frontiera di Ponte San Luigi, la domenica 28 di dicembre.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'incontro dei Federalisti a Ponte San Luigi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;In quella giornata memorabile una diecina di pullmann di Milano, Genova, La Spezia, Savona, Imperia, San Remo, Bordighera e Ventimiglia, dopo essersi concentrati sulla piazza della Stazione, assieme con una ventina di automobili, ampiamente pavesati con le bandiere federaliste dalla E verde, si incamminavano in colonna verso il Ponte San Luigi.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Qui giunti i federalisti (studenti, lavoratori, uomini e donne, giovani e vecchi, reduci e partigiani) scendevano dalle macchine alzando verso il cielo una marea di bandiere e di grandi cartelli inneggianti alla Federazione Europea.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Intanto, in lontananza, oltre la linea del confine, cominciavano a sporgersi, ondeggianti nell'aria, altre grandi E verdi: quelle delle bandiere sventolate dai federalisti provenienti dalla Francia.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;A quella vista i circa quattrocento federalisti italiani alla cui testa, assieme con gli organizzatori ventimigliesi, si erano posti la medaglia d'oro della Resistenza Salvatore Bono, e l'eroe partigiano Luciano Bolis, cominciarono a premere verso la sbarra del confine, davanti al ponte, trattenuti a stento dai Carabinieri e dagli agenti della Polizia.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;l primi, che si trovavano proprio faccia a faccia con le forze dell'ordine, indugiavano, mentre i francesi, a loro volta, si avvicinavano alla loro sbarra, dall'altra parte del ponte.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Così fu proprio dalla bocca del sottoscritto, brandente la lunga asta di un cartello, che uscì il grido che tutti aspettavano: "Avanti!".&amp;nbsp;&lt;br /&gt;La massa umana si mosse e il poliziotto che già aveva afferrato il mio cartello, cedette. E così gli altri.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ma più che le parole vale la documentazione fotografica di quel momento esaltante.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Italiani e francesi, questi ultimi comprendenti anche rappresentanze di federalisti belgi, olandesi e tedeschi, si incontrarono così tra le due sbarre di confine. Tutti si abbracciavano. Mi accorsi immediatamente che i giovani cercavano di abbracciare le ragazze, ma a me capitò un vecchio pensionato, che portava in capo un grosso basco nero.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Piovigginava e a tratti l'acqua scendeva più fitta. Su una macchina scoperta l'on. Taviani, sottosegretario del Governo Italiano, il deputato della Senna on. Jacquet, e Paul Henri Spaak, uno dei grandi Padri dell'Europa, parlarono ai presenti.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Poi ci fu il rito dell'abbruciamento di un simbolico palo di frontiera, sostituito da altro con la scritta "Europa", quindi tutti i pullmann, in rapida cavalcata, si diressero verso Nizza ove, nel primo pomeriggio, si svolse un meeting al Centro Universitario Mediterraneo, alla presenza di una folla enorme.&lt;br /&gt;Tutta la stampa italiana e francese parlò ampiamente dell'avvenimento, tanto che anche i giornali americani riportarono la notizia. Una conferma di ciò si ebbe alcuni mesi dopo, quando alla Sezione del Movimento Federalista Europeo di Ventimiglia giunse da Tampa (Florida) una lettera scritta in spagnolo del sig. Alfredo Diaz il quale, appresa dai giornali locali la notizia della manifestazione, inviava la sua adesione, chiedendo di essere iscritto nel numero dei soci della Sezione di Ventimiglia.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;A sua volta l'ing. Mauperon, figlio di William Mauperon, il principale organizzatore nizzardo della manifestazione, che lavorava a Beirut, assistendo ad uno spettacolo cinematografico, aveva avuto la sorpresa di assistere tra le "attualità", anche ad un filmato sull'incontro a Ponte San Luigi (che sarebbe interessante i servizi RAI cercassero di ricuperare nelle cineteche francesi).&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ma il richiamo ai giornali non sarebbe completo se non venisse citato anche l'articolo, apparso sull'Unità del 13 gennaio 1953, a firma di B.V., corrispondente da Ventimiglia, e quello dell'omologo "Patriote de Nice et du Sud Est" del 30 dicembre 1952, entrambi "impregnati" di quegli errori di valutazione e di quei preconcetti che impedirono, per tanti anni, l'affermarsi di una grande volontà di massa nei confronti della lotta per l'unificazione europea.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Enrico Berio&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;ALPAZUR. Nizza, Cuneo, Imperia "Distretto Europeo". La cooperazione transfrontaliera nell'interregione delle Alpi Meridionali&lt;/i&gt;, &lt;a href="http://www.isrecim.it/" target="_blank"&gt;IsrecIm&lt;/a&gt;, 1992, pp. 47,48&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhcgSf0e1dIyDmp1K-OTM_IZpeiSU0FmRIfjDHxawT4X2krVZerp_yonhuuhtttkz2drudHrvWKqR6aSr4DoGF7E_ES3NhumFKuhRS_1JE9p519GGcU-ZhxpTkmKhZa8yOE_jqf2-M2KZ6ZTmmFfhozAv2aHhLv9r-67hG75jyGYbGQuu-9aUHI6eMdjnKD/s72-w640-h480-c/gcar.jpg" width="72"/></item><item><title>L'ambiente non ha ritrovato gli antichi equilibri</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2026/01/lambiente-non-ha-ritrovato-gli-antichi.html</link><category>Argentina</category><category>Giuseppe Garibaldi</category><category>Nervia</category><category>Roia</category><category>Sanremo (IM)</category><category>Taggia (IM)</category><category>valle</category><category>Ventimiglia (IM)</category><category>Verbone</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Fri, 30 Jan 2026 11:07:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-1627197807335427598</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiAekEMZGGdn3IIC0t7Cfz88JZGYWsxfGnjRbFDh6VrwM21bO7D0cNMvxD7r8jF-8bBrigwjqthyphenhyphenQyaPHttIn-uFeByah1CwTs0kj3Pz2ESomUxAaX96x3Gt8-d7sEYRBr1BPmYIbAep-K2xG8Ks2e5yQOONl3YAh-nRXWD8Ua1SjwfexOlYG100MLnO54j/s2976/vn.JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1984" data-original-width="2976" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiAekEMZGGdn3IIC0t7Cfz88JZGYWsxfGnjRbFDh6VrwM21bO7D0cNMvxD7r8jF-8bBrigwjqthyphenhyphenQyaPHttIn-uFeByah1CwTs0kj3Pz2ESomUxAaX96x3Gt8-d7sEYRBr1BPmYIbAep-K2xG8Ks2e5yQOONl3YAh-nRXWD8Ua1SjwfexOlYG100MLnO54j/w640-h426/vn.JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Uno scorcio di Bassa Val Nervia&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Riva Ligure e Taggia si dividono (e in parte si contendono, in una lite più che secolare, non ancora conclusa) il territorio della piana alluvionale formata dal torrente Argentina, il corso d’acqua che dalle pendici meridionali del monte Saccarello scende al mare presso Arma. Lungo circa 39 km e con una pendenza media del 5,6% (ma molto maggiore nei primi dieci km del corso, fino alla gola di Loreto), il torrente - che ha un bacino imbrifero di 211 km2 e raccoglie le acque di affluenti di una certa importanza come il Capriolo e l’Oxentina - passa ai piedi di Triora, lambisce l’abitato di Molini e, nella media valle, lasciato in alto Montalto, attraversa Badalucco con un’ansa che separa il paese (a destra) dalle sue campagne (a sinistra), quindi - con andamento meandriforme - aggira da tre lati la zona di Campomarzio per poi assumere un aspetto calmo e ampio (quasi da vero fiume) poco prima di raggiungere Taggia, formando dalla città alla foce una piana di circa 350 ettari e terminando da ultimo con un piccolo ma evidente delta, coltivato nella parte ad est e ad ovest occupato da una parte dell’abitato di Arma.&lt;br /&gt;La costa, oltre la fiumara di Taggia, dirige verso sud-ovest seguendo l’andamento di un promontorio dalla sommità quasi spianata, il capo Verde o punta dell’Arma, che delimita ad oriente l’ampia falcatura che al centro ospita l’abitato moderno di Sanremo, le cui ultime propaggini urbane si allungano fino al promontorio di capo Nero, limite occidentale del golfo sanremese. Segue la piccola rada di Ospedaletti, che termina alla modesta sporgenza dove è la chiesetta della Madonna della Ruota, oltre la quale la costa raggiunge - nei pressi del capo Sant’Ampelio - il punto più meridionale della Liguria (43° 46’ 35”, 51 di latitudine Nord, secondo la carta tecnica regionale a scala 1:25.000) e prosegue poi verso ponente (esattamente con esposizione verso ovest-sud-ovest), toccando Bordighera, i Piani di Vallecrosia, Camporosso Mare e Ventimiglia, fino all’abitato di Latte, oltre il quale il successivo tratto di litorale, pochi km fino al confine con la Francia, assume un diverso andamento, costituendo la terminazione nel Mar Ligure del potente costolone calcareo che inizia dal monte Grammondo m 1.378. Salvo in quest’ultimo tratto e nell’area di capo Nero presso Sanremo, dove la costa si presenta alta e dirupata in più punti, in generale l’aspetto del litorale, là dove non vi siano state trasformazioni di ordine antropico (come i riempimenti recenti nel territorio di Sanremo e Ospedaletti), è roccioso ma piuttosto basso e la fascia costiera risulta spesso sfruttata fino a pochi metri dalla battigia per strade, orti, colture floreali ecc.&lt;br /&gt;Dal punto di vista idrografico, mentre subito ad est del capo Verde sfocia in mare un torrente di una certa importanza come l’Arméa (che ha la sorgente al passo di Ghimbegna e lambisce l’abitato di Ceriana), nel tratto di costa successivo, per una lunghezza di una ventina di km, scendono al mare solo dei modesti corsi d’acqua (modesti, ma capaci a volte di piene rovinose, come verificatosi nell’ultimo ventennio proprio a Sanremo, anche a causa peraltro della ristrettezza dell’alveo, in parte ricoperto artificialmente e passante sotto la sede stradale) che scendono dalle pendici del m. Bignone, la montagna che sovrasta Sanremo (rii San Martino, del Ponte, San Francesco, San Romolo, Foce, San Bernardo, valloni di Rodi e del Sasso, torrente Borghetto, rio di Vallecrosia o Verbone), finché si incontra il Nervia, l’ultimo corso d’acqua interamente italiano prima di raggiungere il Roia.&lt;br /&gt;Il Nervia è un po’ più corto dell’Arméa (27 km invece di 29), ma ha un bacino imbrifero oltre quattro volte più esteso, di poco inferiore a quello del ben più importante torrente Argentina. Nasce a sud-est del Carmo Ciaberta m 1.762 (uno dei rami sorgentizi è sbarrato da una diga, a monte della quale si è formato il lago di Tenarda, che serve l’acquedotto di Sanremo), raccoglie le acque di parecchi torrenti (il Gordale, il Bonda, il Merdanzo o Mandancio, il Barbàira) e sfocia subito ad est del sito archeologico di Albintimilium con ampio letto ciottoloso. Nel suo corso passa per Pigna, Isolabona, Dolceacqua, dove è attraversato da un bel ponte medievale, e Camporosso. Nonostante non abbia origine dalla&lt;br /&gt;catena spartiacque ligure-padana come l’Argentina e il Roia, il Nervia presenta notevole pendenza e solo nell’ultimo tratto di circa 9 km, dalla confluenza del Barbàira al mare, ha un andamento planimetrico più regolare.&lt;br /&gt;Poco più a ovest, sovrastato da ponente dal rilievo su cui è sorta la Ventimiglia medievale, è lo sfocio del Roia, col Magra l’unico vero fiume della Liguria geografica. Questa precisazione è opportuna perché il corso d’acqua, che ha le scaturigini poco sotto il colle di Tenda (e, per l’affluente Refrei, alle pendici sud della testa Ciaudòn), percorre un lungo tratto in territorio francese e diventa ufficialmente ligure solo nell’ultima parte, all’incirca dall’abitato di Fanghetto. &amp;lt;88 Il Roia passa per Tenda (mentre la vicina Briga è in una valletta laterale, quella del Levenza) e per la sua frazione San Dalmazzo (ove confluisce il Beònia che, raccolte le acque della zona delle Meraviglie, percorre l’aspro vallone della Miniera), lambisce l’abitato di Fontan e passa ai piedi del rilievo su cui è adagiato il pittoresco centro di Saorgio (a monte del quale confluisce da destra nel Roia il vallone di Cairos, mentre poco a valle, questa volta da sinistra, vi termina il Béndola che scende dalla regione di Marta), passa per Breglio (dove una piccola diga ne allarga il corso a formare un laghetto), tocca poi il piccolo abitato di San Michele (ormai in territorio italiano) e solo a pochi km dalla foce nei pressi di Bévera accoglie le acque del torrente omonimo, un affluente un po’ anomalo dato che in tempi lontani era un fiume sboccante direttamente in mare (nella zona di Latte, dove l’attuale torrentello segue il suo antico corso), e fu poi “catturato” dal Roia. &amp;lt;89&lt;br /&gt;Per quanto riguarda gli insediamenti non costieri, occorre dire che - diversamente da quanto avviene nell’entroterra di Imperia e nelle colline subito ad est e ad ovest - nell’area collinare a ponente di Arma di Taggia non si riscontra una trama insediativa altrettanto ricca e diffusa. Nelle valli, spesso, esistono grossi centri ammucchiati, talora sul fondo, presso il corso d’acqua che vi scorre, ma anche sulle pendici dei versanti. Ma appena le condizioni topografiche lo permettono, si osserva la presenza di piccoli villaggi abbastanza vicini tra loro. Già nella stessa valle Argentina, a Badalucco, Montalto e Carpasio (che constano sostanzialmente di un unico centro) si contrappongono nell’alta valle Molini e Triora, comuni ricchi di numerose borgatelle, oggi per lo più abbandonate o quasi, ma la cui presenza denota uno storico insediamento per nuclei e piccoli centri, ciascuno con la propria chiesa e i servizi comuni (tra cui il forno). La valle dell’Arméa presenta solo il notevole insediamento di Ceriana, nella val Nervia ritroviamo pure grossi centri rurali separati da chilometri di campagne coltivate ma disabitate (escludendo, ovviamente, gli insediamenti più recenti, risalenti agli ultimi 50-60 anni, sorti con motivazioni diverse da quelle degli insediamenti storici). Più numerosi i piccoli centri sulle colline alle spalle di Sanremo, dal Poggio a San Pietro, San Giacomo, San Bartolomeo e Coldirodi (mentre Borello e San Romolo sorgono più in alto) e nelle due vallette del Sasso, del Borghetto e del Verbone (Sasso di Bordighera e, più in alto, Seborga; Borghetto San Nicolò e Vallebona; Vallecrosia Alta, San Biagio della Cima e Soldano).&lt;br /&gt;Si è già accennato che a partire da Santo Stefano e Riva l’agricoltura tradizionale era stata sostituita dagli anni 50 del Novecento da una fiorente floricoltura, che aveva non poco modificato il paesaggio agrario. Se oggi essa è in forte declino, non per questo l’ambiente ha ritrovato gli antichi equilibri, prevalendo i terreni abbandonati e nuovi insediamenti residenziali, tra i quali sono comunque sempre presenti, anche se in misura più modesta rispetto agli scorsi decenni, le serre delle coltivazioni floreali. Queste sono tuttora numerosissime e fitte nella zona intorno a Coldirodi, mentre altrove si presentano in numero minore e di solito meno estese. Si tratta comunque di colture che risalgono ben poco le vallate, dove rimane ancora l’aspetto generale impresso al paesaggio dall’olivicoltura sviluppatasi nei secoli scorsi, a cui si affianca qualche vigneto e, nei versanti peggio esposti, il bosco (e solo più in alto la prateria di montagna), mentre di rado si osservano fino a 15, massimo 20, km dal mare colture recenti di piante per fronde verdi ornamentali, che possono essere in pien’aria (o poco protette) essendo meno termòfile dei fiori propriamente detti. Così è la valle Argentina, dove gli oliveti sono tuttora rigogliosi intorno a Badalucco, mentre a monte di Montalto è piuttosto il bosco misto a colonizzare i ripidi versanti della valle, che presenta nei pendii&lt;br /&gt;più dolci la caratteristica sistemazione a terrazze, un tempo coltivate prevalentemente a cereali ed oggi in genere abbandonate. Più boscosa (con la presenza anche di qualche residuo delle antiche leccete, che danno un aspetto severo all’ambiente) la valle dell’Arméa, che nei tratti più soleggiati e meno acclivi ospita pure qualche vigneto, mentre gli olivi mantengono una certa importanza nell’agro di Ceriana. Nella collina di Sanremo si trova un po’ tutto quanto già elencato, con piccole aziende agrarie dedite alla floricoltura disseminate tra terreni gerbidi, piccoli lembi di macchia e qualche boschetto, con un insediamento residenziale disperso che nel XX° secolo si è ampiamente sviluppato prevalentemente in funzione dell’attività agricola. L’ambiente, più trasformato che altrove dall’azione dell’uomo, risente evidentemente della vicinanza del maggior centro urbano di tutto il Ponente. Nella valle del Verbone (o torrente di Vallecrosia), a un versante prevalentemente a piante da frutto e piccoli coltivi (in sinistra orografica) se ne contrappone un altro dove è importante la vigna, rappresentata da estese coltivazioni di Rossese di Dolceacqua, un vitigno a denominazione d’origine controllata tra i più importanti del mondo enologico ligure, che prende il nome dal vicino borgo della val Nervia ma che è forse più sviluppato qui, tra San Biagio e Soldano, dove si osservano vigneti bellissimi. Anche la val Nervia ospita molti vigneti (come è giusto, visto che è qui la “capitale” del più celebre vino rosso di Liguria), colture di piante per fronde ornamentali, qualche oliveto e piccoli coltivi, mentre l’ambiente si fa più selvaggio a monte di Pigna (ma nella piccola conca di Buggio - ai piedi della più bella montagna del Ponente, il Toraggio - vi sono ancora colture), soprattutto risalendo verso la colla di Langan, dove alla macchia arborescente (qui assai sviluppata) segue poi la prateria, fino ai 1.127 m del valico, che separa la valle da quella dell’Argentina. Da ultimo, la val Roia, non dissimile nel tratto inferiore alla val Nervia, presenta boschi già in diverse parti del tronco inferiore (soprattutto dove l’acclività dei versanti non consente coltivazioni), ma gli olivi risalgono fino alla conca di Breglio (ove si presentano rigogliosi) e ancora si trovano sotto l’abitato di Saorgio, mentre più a monte le poche coltivazioni familiari e qualche frutteto rompono, in vicinanza dei centri abitati, la continuità del manto forestale, che è particolarmente ricco a quote superiori agli 800 m, sia nel solco principale sia nelle vallette laterali (Beònia, alta Levenza).&lt;br /&gt;Può essere interessante soffermarsi ora su alcuni centri abitati, mentre una succinta descrizione di Sanremo e di Ventimiglia è inserita nel capitolo sui centri urbani maggiori del Ponente. Si parlerà dunque di un comune importante come Taggia, che per popolazione è il quarto della provincia d’Imperia, di Ospedaletti e di Bordighera, mentre la descrizione di Camporosso e Vallecrosia si trova nei capitoli relativi alla valle Arméa e alla val Verbone. Qui preme, peraltro, precisare che i centri da Bordighera a Ventimiglia, anche se descritti separatamente, in realtà costituiscono ormai da tempo una conurbazione che da più nuclei originari ha formato un unico abitato nastriforme, con tessuto più rado solo in presenza di particolari ostacoli (terreni agricoli di valore a Camporosso, foce del Nervia, impianti ferroviari di Ventimiglia ecc.). &amp;lt;90&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;[NOTE]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;88 D’altronde, prima che l’esito della seconda guerra mondiale desse alla Francia la sovranità sull’alta valle con Briga e Tenda, la zona sorgentizia e il tratto fino a San Dalmazzo di Tenda non erano liguri (amministrativamente), dato che la zona apparteneva alla provincia di Cuneo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;89 Il fenomeno della “cattura” fluviale non è affatto raro negli ambienti montani, e deriva dal fatto che un corso d’acqua, più vigoroso (per maggiore inclinazione del pendio e/o per presenza di terreni meno coerenti) di altri circostanti, tende ad allargare sempre di più il suo bacino imbrifero, approfondendolo e abbassando la zona di spartiacque, cosicché è possibile che raggiunga il letto di un ruscello vicino, che viene deviato dalla sua direzione originaria verso l’altro corso d’acqua, di cui diventa perciò affluente. Oltre che nei pressi della sorgente (il caso forse più frequente per l’esistenza di forti pendenze, che facilitano l’erosione risalente) è possibile anche una cattura laterale, fenomeno che può avvenire per sovralluvionamento del fondo di antiche valli, che obbliga il corso d’acqua odierno a riversarsi per una depressa sella valliva. Mentre molte catture sono state direttamente osservate dagli studiosi negli scorsi decenni (come quella, nel Sud Tirolo, del Rio di Sesto, già ramo sorgentizio del Rienza, ora affluente del fiume Drava, che scorre in direzione opposta, fenomeno avvenuto all’inizio del Novecento), nel caso della cattura del Bévera, il fenomeno risale ad epoche assai lontane.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;90 Un discorso relativo a tutta la regione si trova in: G. Galliano, In tema di urbanizzazione costiera: le conurbazioni liguri, in “Miscellanea 2”, «Pubblicazioni Istituto Scienze geografiche Università di Genova», XLII, 1988, pp. 129-177.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Giuseppe Garibaldi&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Tra Centa e Roia. Uno sguardo geografico. Ambiente, popolazione, economia dei comuni rivieraschi e interni dell’estremo Ponente ligure&lt;/i&gt;, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia - Sezione Liguria - Sezione provinciale Imperia-Sanremo, Imperia, IIª edizione, 2014, pp. 68-72&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiAekEMZGGdn3IIC0t7Cfz88JZGYWsxfGnjRbFDh6VrwM21bO7D0cNMvxD7r8jF-8bBrigwjqthyphenhyphenQyaPHttIn-uFeByah1CwTs0kj3Pz2ESomUxAaX96x3Gt8-d7sEYRBr1BPmYIbAep-K2xG8Ks2e5yQOONl3YAh-nRXWD8Ua1SjwfexOlYG100MLnO54j/s72-w640-h426-c/vn.JPG" width="72"/></item><item><title>Nico era affascinato da quell’esperienza</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2026/01/nico-era-affascinato-da-quellesperienza.html</link><category>Latte</category><category>mare</category><category>Nico Orengo</category><category>pescatori</category><category>Roberto Rovelli</category><category>Ventimiglia (IM)</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Mon, 19 Jan 2026 09:17:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-7109809278131886345</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjMtAgrxxxC_wd531kmh2tHYqeJ-ja-eUcaOvFccOYDMxXPAH2G5JX7b2fhZ0NB6QErtHBDDkzIZBUy5jW79adKfSSQEBXbMiGIrPkOqbzTCxNmnB3apcVlQzKK4Op42F-hJXOLaO93dQptnF2DfDE_tBfAMhf8GEAxmrS7iDfEv-Kbubh-GrZfwu2_Iwow/s2976/np.JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1984" data-original-width="2976" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjMtAgrxxxC_wd531kmh2tHYqeJ-ja-eUcaOvFccOYDMxXPAH2G5JX7b2fhZ0NB6QErtHBDDkzIZBUy5jW79adKfSSQEBXbMiGIrPkOqbzTCxNmnB3apcVlQzKK4Op42F-hJXOLaO93dQptnF2DfDE_tBfAMhf8GEAxmrS7iDfEv-Kbubh-GrZfwu2_Iwow/w640-h426/np.JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Ventimiglia (IM): un tratto di mare di fronte a Mortola, dove abitava all'epoca di questo racconto Nico Orengo&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;Non ricordo esattamente che anno fosse: comunque, eravamo più o meno all’inizio degli anni '60.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Apparentemente a quei tempi sia io che Nico [&lt;a href="http://storiaminuta.altervista.org/orengo-non-intende-dire-che-la-dimensione-culturale-di-un-paesaggio-sopravvive-alla-sua-distruzione-fisica/" target="_blank"&gt;Orengo&lt;/a&gt;] non stavamo andando troppo bene a scuola: troppe distrazioni o forse era colpa dell’età. Naturalmente i nostri genitori non erano affatto entusiasti.&lt;br /&gt;Al termine dell’anno scolastico, mio padre mantenne la promessa di darmi un assaggio di realtà facendomi provare cosa fosse il lavoro manuale, nella speranza di cambiare il mio atteggiamento: tutto sommato non fu un gran successo, ma quella è un’altra storia.&lt;br /&gt;I genitori di Nico presero un simile approccio, ma un po’ più creativo: lo mandarono a fare il pescatore. Quando lo venni a sapere, mi sganasciai dalle risate; ma era una cosa seria.&lt;br /&gt;Divenne il mozzo dell’equipaggio capitanato da 'Ernestu u Matu', con 'Aldu u Rébissu' ed un paio di altri pescatori dei quali non ricordo il nome. Pescavano salpando da Begliamìn [&lt;b&gt;n.d.r.&lt;/b&gt;: nella zona di Latte, frazione del comune di Ventimiglia] con un barcone lungo e pesante, verde scuro, senza motore e con propulsione prettamente manuale: a remi.&lt;br /&gt;Se il tempo o il mare lo permettevano, spesso dormivano in barca, sdraiati sui paglioli nella pancia del gozzo con un pezzo di vecchia coperta arrotolata come cuscino, per essere pronti a salpare le reti o i palamiti al momento giusto. Oppure sulla spiaggia, sotto le stelle, con un sacco pieno d’alghe secche come materasso o, se pioveva, nella rimessa dei Sella usata per gli attrezzi da pesca e per tenere la barca quando non in uso per lungo tempo.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Nico era affascinato da quell’esperienza, era stimolato da quell’atmosfera che era come ossigeno per i suoi polmoni. Era a contatto con la realtà che plasmava l’uomo comune; ne sopportava i disagi, ne condivideva le fatiche, ne ammirava la perseveranza; si nutriva dei colori, degli odori, dei suoni, delle sensazioni che lo circondavano, li assorbiva come una spugna. Quando ci incontravamo mi raccontava eccitato di come aveva imparato a bere il vino alla “catalana” dall’otre di pelle di capra che ‘u Matu’ portava sempre a tracolla o come erano buone le mormore cucinate alla brace, sulla spiaggia, da ‘u Rébissu’.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Oppure mi faceva vedere i calli e le ultime vesciche che quei remi pesanti gli avevano procurato; ma mai un lamento. Anzi, voleva imparare a rammendare le reti con l’agocello, quell’ago a doppia forcina e mi diceva che i pescatori avevano quattro mani da come usavano le dita dei piedi per stirare le reti da rammendare.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;E si vantava di aver imparato a rollarsi le sigarette con cartine a ‘taglio fino’ anche quando c’era vento: il problema era accenderle senza bruciacchiarsi la punta del naso.&lt;br /&gt;Il Nico che ho conosciuto in quei lontani anni giovanili si era innamorato del mare, dell’aria, della terra e del carattere umano della Liguria di ponente.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Aveva il legittimo titolo di &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2021/10/solitamente-scrivo-sulla-riviera-di.html" target="_blank"&gt;Marchese&lt;/a&gt;, mai ostentato, ed era a suo agio sia ad una festa elegante, che nella cucina di 'Dante u scarpà' mangiando caldarroste e bevendo vino.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;La sua personalità rivelava un animo puro ma, allo stesso tempo, complesso: doveroso osservatore della natura, rispettoso partecipe della vita quotidiana popolare e mai altezzoso nonostante le sue radici aristocratiche.&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Roberto &lt;a href="https://www.facebook.com/roberto.rovelli.56" target="_blank"&gt;Rovelli&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Il pescatore&lt;/i&gt;, messaggio del 16 gennaio 2026&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjMtAgrxxxC_wd531kmh2tHYqeJ-ja-eUcaOvFccOYDMxXPAH2G5JX7b2fhZ0NB6QErtHBDDkzIZBUy5jW79adKfSSQEBXbMiGIrPkOqbzTCxNmnB3apcVlQzKK4Op42F-hJXOLaO93dQptnF2DfDE_tBfAMhf8GEAxmrS7iDfEv-Kbubh-GrZfwu2_Iwow/s72-w640-h426-c/np.JPG" width="72"/></item><item><title>In quel lembo di terra tra i cigni e il mare, smisi di tacere</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2026/01/in-quel-lembo-di-terra-tra-i-cigni-e-il.html</link><category>Camporosso (IM)</category><category>cigni</category><category>comunicazione</category><category>Davide Oscar Andreoni</category><category>mare</category><category>Milano</category><category>respiro</category><category>Vallecrosia (IM)</category><category>verbale</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 09:45:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-1193378393928137369</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhgIi1f5Ba1S14b8zARLvmjJlVg8xxXZrlCEahwOMFovFUNvSUyt9KTp_bY9AbGTIq0_wbmQ67QBnsDEmIqrRV9jguGLvixqvnob7KsNwiKhCXiOZZUm_oMucyuX5YXZDUTQmGgO-3Yjw1kR2kbzD5pHH0RbMrIxVabOjJdPinNTYI-MEUL12jEj8_tMV_p/s6000/23_dic26%20(58).JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="4000" data-original-width="6000" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhgIi1f5Ba1S14b8zARLvmjJlVg8xxXZrlCEahwOMFovFUNvSUyt9KTp_bY9AbGTIq0_wbmQ67QBnsDEmIqrRV9jguGLvixqvnob7KsNwiKhCXiOZZUm_oMucyuX5YXZDUTQmGgO-3Yjw1kR2kbzD5pHH0RbMrIxVabOjJdPinNTYI-MEUL12jEj8_tMV_p/w640-h426/23_dic26%20(58).JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Vallecrosia (IM): un tratto del lungomare&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Capitolo 1: La Reggia di Mattoni e Silenzio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Milano, fine anni ’90. La zona Isola era un cantiere a cielo aperto, proprio come la mia vita. Ricordo ancora l’odore acre della polvere di gesso e il rumore dei martelli pneumatici che rimbombavano nel salone: stavamo abbattendo pareti per creare uno spazio che, sulla carta, doveva essere la nostra felicità. Gestivo quel cantiere con la precisione di un generale, tra tubature da spostare e pavimenti da livellare. Quando l'ultimo operaio se ne andò, la "reggia" era pronta: cinquantacinque metri quadrati di salone, tre camere da letto, doppi bagni. Una dimora imponente che sembrava dire al mondo: "Ce l'abbiamo fatta".&lt;br /&gt;Ma il trasloco fu un rito pesante. Scatoloni carichi di una vita intera venivano trascinati in quella casa che, paradossalmente, si riempiva di mobili ma si svuotava di calore. Mia moglie, pilastro d'acciaio nella Segreteria Fidi, era ormai schiacciata tra il dovere professionale e un dolore privato che non dava tregua. La perdita di sua madre l’aveva lasciata sola al timone di una famiglia d’origine allo sbando, e quella depressione divenne un muro invisibile tra noi. Vivevamo in un castello, sì, ma ognuno nella sua torre. Io "sodomizzavo" internamente il mio senso di inutilità professionale in una multinazionale che mi ignorava, mentre intorno a noi Milano era una cappa di smog e doveri che non lasciava scampo.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Capitolo 2: L’Eco di Alassio e la Scintilla&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il nostro unico polmone erano state, per anni, le estati ad Alassio. Ricordo i bambini che crescevano tra i granelli di sabbia fine e l’acqua limpida, il rito del gelato sul muretto, le risate che per un istante coprivano le ombre di casa. Alassio era la promessa di un’altra vita possibile. Fu proprio lì, tra un’estate e l’altra, che la crisi esplose dentro di me. Non potevo più essere solo il gestore di un cantiere o un analista insoddisfatto.&lt;br /&gt;"Vado io. Comincio a costruire un futuro in Liguria", dissi. Fu un salto nel vuoto, un atto di separazione che aveva il sapore della sopravvivenza. Lasciai la reggia di Milano, i suoi spazi vasti e le sue tensioni soffocanti, per un piccolo appartamento a &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/09/abbiamo-trovato-nel-quartiere-ecologico.html" target="_blank"&gt;Vallecrosia&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Capitolo 3: La Rinascita tra i Cigni di Vallecrosia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il cambio di clima non fu solo meteorologico, fu dell'anima. Appena varcai il confine della Liguria di Ponente, la cappa grigia di Milano svanì nello specchietto retrovisore. Al suo posto, un’aria mite e salmastra che sembrava sciogliere il nodo che avevo nel petto. Vallecrosia mi accolse con una luce diversa, più dolce.&lt;br /&gt;Mi ritrovai a camminare lungo la foce del ruscello &lt;b&gt;[n.d.r.&lt;/b&gt;: il torrente Nervia, il quale, in verità, verso la qui citata foce separa il comune di Camporosso da quello di Ventimiglia] che segna il confine tra Vallecrosia e Camporosso. Lì, dove l'acqua dolce incontra quella del mare, rimasi incantato a guardare i cigni. Scivolavano eleganti sulla superficie, incuranti dei confini e del caos del mondo. C'era una pace antica in quel ruscello, un ritmo lento che non conoscevo più. Vivevo in una casa piccola, certo, ma fuori avevo l'infinito.&lt;br /&gt;I primi tempi furono duri. Tentai la via della rappresentanza, ma ero un pesce fuor d'acqua. Poi, l'intuizione. Guardando quella terra così riservata eppure così bisognosa di esprimersi, rispolverai il mio passato d’attore teatrale. Presi quel computer che era stato il mio "premio di consolazione" dalla multinazionale e iniziai a tracciare le linee di qualcosa di nuovo. Non avrei più analizzato flussi aziendali, avrei analizzato l'anima umana attraverso la voce. Nacque così l’&lt;a href="https://www.onidandre.it/accademia/" target="_blank"&gt;Accademia&lt;/a&gt; della Comunicazione Verbale. In quel lembo di terra tra i cigni e il mare, smisi di tacere. Incominciai a insegnare agli altri che ogni parola ha un peso, e che per parlare bene, bisogna prima imparare a respirare l'aria buona.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Davide Oscar Andreoni&lt;/b&gt;, Il Peso delle Parole, il Respiro del Mare, &lt;a href="https://www.onidandre.it/" target="_blank"&gt;Onì&lt;/a&gt; d'André, 12 gennaio 2026&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhgIi1f5Ba1S14b8zARLvmjJlVg8xxXZrlCEahwOMFovFUNvSUyt9KTp_bY9AbGTIq0_wbmQ67QBnsDEmIqrRV9jguGLvixqvnob7KsNwiKhCXiOZZUm_oMucyuX5YXZDUTQmGgO-3Yjw1kR2kbzD5pHH0RbMrIxVabOjJdPinNTYI-MEUL12jEj8_tMV_p/s72-w640-h426-c/23_dic26%20(58).JPG" width="72"/></item><item><title>Imperia rappresenta un caso emblematico di frammentazione sociale e urbana</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2026/01/imperia-rappresenta-un-caso-emblematico.html</link><category>accesso</category><category>città</category><category>digitale</category><category>frammentazione</category><category>Imperia</category><category>internet</category><category>Oneglia</category><category>piattaforma</category><category>Porto Maurizio</category><category>Simone Clemenzi</category><category>sociale</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Mon, 5 Jan 2026 09:59:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-2220462461898220870</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgh0qH9yqhUlYc7r8t7OJYbURszIib_0i93yAfZSar9BvhCFV0SVrCGSPEwi4F-hy1Z1AoMzVuVjsEYvO26hMvzB8FO0ObEpFF1RWvNEWC6bvWNqjGmHJppNxcZ-uqcLueP5-MCUf2X5Lb5F6aozMoCrhaQYI-Y6SXuNWQJIJBGtMyn4IIBLYP4ISbtGDj0/s528/copmt.JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="528" data-original-width="416" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgh0qH9yqhUlYc7r8t7OJYbURszIib_0i93yAfZSar9BvhCFV0SVrCGSPEwi4F-hy1Z1AoMzVuVjsEYvO26hMvzB8FO0ObEpFF1RWvNEWC6bvWNqjGmHJppNxcZ-uqcLueP5-MCUf2X5Lb5F6aozMoCrhaQYI-Y6SXuNWQJIJBGtMyn4IIBLYP4ISbtGDj0/w504-h640/copmt.JPG" width="504" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Fonte: Simone Clemenzi, Op. cit. infra&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Il contesto sociale e urbano di Imperia e la necessità di una piattaforma digitale unificante&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il contesto sociale e urbano di Imperia è un sistema complesso e dinamico, che richiede un approccio attento e consapevole per essere compreso e valorizzato. La città, con la sua divisione storica tra Porto Maurizio e Oneglia, rappresenta un caso emblematico di frammentazione sociale e urbana, in cui le distanze fisiche sono amplificate da divisioni identitarie che risalgono a oltre un secolo fa. Questa separazione non è solo simbolica, ma si riflette nelle abitudini quotidiane dei cittadini, nei percorsi infrastrutturali e nella percezione stessa della città come un’entità unica. La mancanza di un’identità urbana condivisa ostacola la coesione sociale e limita il potenziale di Imperia di evolversi in una città più vivibile e attrattiva. Questo scenario ha evidenziato la necessità di uno strumento digitale capace di unificare le diverse componenti della città, offrendo uno spazio inclusivo in cui tutte le voci possano essere ascoltate e valorizzate. La piattaforma digitale che ho progettato nasce con l’obiettivo di superare queste barriere storiche e sociali, costruendo un ponte tra cittadini, amministrazione e progettisti. In un’epoca in cui l’accesso a internet è diventato una risorsa imprescindibile, la piattaforma rappresenta una risposta concreta per favorire il dialogo e il confronto all’interno della comunità urbana.&lt;br /&gt;L’accesso digitale, tuttavia, non può essere considerato universalmente garantito. In particolare, alcune fasce della popolazione, come gli anziani o le persone con minori competenze tecnologiche, rischiano di rimanere escluse da questo processo di trasformazione. Per affrontare questa criticità, ho progettato un sistema complementare che integra soluzioni digitali e analogiche. Attraverso l’installazione di access point in luoghi strategici come farmacie, uffici postali e mercati, sarà possibile distribuire e raccogliere questionari cartacei, garantendo così la partecipazione anche a chi non ha familiarità con le tecnologie digitali. Questa integrazione tra strumenti digitali e tradizionali riflette la necessità di costruire una piattaforma che sia realmente inclusiva, capace di rispondere alle esigenze di tutte le componenti della società.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Esigenze e criticità di Imperia: obiettivi progettuali e problemi da risolvere&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Imperia, come molte città di medie dimensioni, si trova a un bivio critico tra conservazione e innovazione. Da un lato, la città conserva un ricco patrimonio storico e culturale, ma dall’altro soffre di problemi strutturali e sociali che limitano la sua crescita e la sua capacità di attrarre nuovi investimenti. La piattaforma digitale che ho progettato si pone l’obiettivo di affrontare queste criticità con un approccio mirato e partecipativo, trasformando le sfide in opportunità per una rigenerazione urbana sostenibile e inclusiva.&lt;br /&gt;Una delle criticità più evidenti è la mancanza di spazi pubblici adeguati per la socializzazione e l’interazione. Imperia soffre di una distribuzione frammentata degli spazi urbani, che spesso risultano poco accessibili o mal progettati. La piattaforma mira a colmare questo vuoto, permettendo ai cittadini di segnalare le aree che necessitano di interventi e di proporre soluzioni per migliorare l’accessibilità e la funzionalità degli spazi pubblici.&lt;br /&gt;Attraverso una mappa interattiva, sarà possibile visualizzare le segnalazioni in tempo reale, evidenziando le priorità e creando una base di dati utile per la pianificazione e la gestione urbana.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Un altro tema centrale è la riqualificazione degli edifici industriali abbandonati, che rappresentano una ferita aperta nel tessuto urbano di Imperia. Strutture come l’ex stabilimento Italcementi potrebbero essere trasformate in hub multifunzionali, ospitando attività culturali, spazi di coworking e laboratori per l’innovazione. La piattaforma digitale offre uno spazio di confronto tra cittadini, amministrazione e investitori, facilitando la creazione di progetti condivisi che valorizzino il patrimonio esistente. Questa funzione non solo promuove la riqualificazione, ma stimola anche un senso di appartenenza tra i cittadini, che vedono i propri contributi trasformarsi in risultati tangibili.&lt;br /&gt;Dal punto di vista sociale, uno dei problemi principali è la mancanza di coesione e senso di comunità tra gli abitanti di Imperia. La piattaforma affronta questa criticità attraverso strumenti che incentivano la partecipazione attiva, come questionari, sondaggi e forum tematici. Questi strumenti non solo raccolgono informazioni, ma creano spazi di dialogo in cui le persone possono confrontarsi, condividere idee e costruire relazioni. L’obiettivo è trasformare la piattaforma in un punto di riferimento per la vita cittadina, dove ogni abitante possa sentirsi parte di un progetto collettivo per il miglioramento della città.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Un ulteriore problema è rappresentato dalla scarsa visibilità e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale di Imperia. La piattaforma intende affrontare questa lacuna attraverso una sezione dedicata agli eventi e alle attrazioni locali, che utilizza tecnologie digitali per promuovere la città in modo innovativo. Attraverso mappe interattive, calendari dinamici e contenuti multimediali, sarà possibile attirare turisti e coinvolgere i residenti, creando un circolo virtuoso che contribuisca allo sviluppo economico e sociale della città. La piattaforma digitale non è solo uno strumento tecnologico, ma una risposta alle esigenze profonde di Imperia, progettata per affrontare criticità specifiche e per promuovere una visione di città inclusiva e partecipativa. Il suo successo dipenderà dalla capacità di coinvolgere tutti gli stakeholder, creando un ecosistema urbano in cui la collaborazione e il dialogo diventano i pilastri di una nuova identità per Imperia.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Simone Clemenzi&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Coesione urbana e partecipazione digitale: un modello per il futuro di Imperia&lt;/i&gt;, Tesi di laurea, Università degli Studi di Genova, Anno accademico 2024-2025&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgh0qH9yqhUlYc7r8t7OJYbURszIib_0i93yAfZSar9BvhCFV0SVrCGSPEwi4F-hy1Z1AoMzVuVjsEYvO26hMvzB8FO0ObEpFF1RWvNEWC6bvWNqjGmHJppNxcZ-uqcLueP5-MCUf2X5Lb5F6aozMoCrhaQYI-Y6SXuNWQJIJBGtMyn4IIBLYP4ISbtGDj0/s72-w504-h640-c/copmt.JPG" width="72"/></item><item><title>Le carte scomparse di Giacomo Natta</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/12/le-carte-scomparse-di-giacomo-natta.html</link><category>Bordighera (IM)</category><category>Bruno Fonzi</category><category>carte</category><category>Enzo Maiolino</category><category>Giacomo Natta</category><category>Luciano De Giovanni</category><category>Marco Innocenti</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Fri, 26 Dec 2025 09:37:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-101053027902409745</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEivaQsMD6TSjVZyN8CEi9ziMeaiH89ZRAtb4MehpNMHIxZRjCm_6NixYpCm8O-Q-FjqVeAp6CNZEZdZlZ28fNINZ5_CG0TOdy0_vU4tj7CiUwhTiVOyn5fVPu7HpR3RSknRgfW3Np1LLHGeKbMpHDHn0vAFDWth0dHpo9oID8NnQ4kUEL_mcNvj9PJzkIl2/s2976/18_sett03%20(31).JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="2976" data-original-width="1984" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEivaQsMD6TSjVZyN8CEi9ziMeaiH89ZRAtb4MehpNMHIxZRjCm_6NixYpCm8O-Q-FjqVeAp6CNZEZdZlZ28fNINZ5_CG0TOdy0_vU4tj7CiUwhTiVOyn5fVPu7HpR3RSknRgfW3Np1LLHGeKbMpHDHn0vAFDWth0dHpo9oID8NnQ4kUEL_mcNvj9PJzkIl2/w426-h640/18_sett03%20(31).JPG" width="426" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/08/la-citta-e-una-delle-tante-della.html" target="_blank"&gt;Bordighera&lt;/a&gt; (IM): la Biblioteca Civica Internazionale&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[Marco &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/06/il-libro-piccolo-bestiario-tascabile.html" target="_blank"&gt;Innocenti&lt;/a&gt;] &lt;b&gt;&lt;i&gt;Una foto del "5 bettole"&lt;/i&gt; &lt;/b&gt;[&lt;b&gt;n.d.r.:&lt;/b&gt; pregressa &lt;a href="http://storiaminuta.altervista.org/il-premio-5-bettole-1952/" target="_blank"&gt;manifestazione&lt;/a&gt; culturale - premio di pittura, ma, subito, anche premio letterario - di &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2024/11/in-quei-tempi-i-due-segna-caccie-erano.html" target="_blank"&gt;Bordighera&lt;/a&gt;]&lt;b&gt;&lt;i&gt;, scattata sempre da tuo fratello Beppe, mostra Luciano De Giovanni insieme a Giacomo Natta. Quest'ultimo è uno scrittore notevole, raffinato, so che fra l'altro era amico di Tommaso Landolfi, ma che in vita ha pubblicato poco, e forse ha scritto davvero poco. Tu ne sei un accanito studioso, anzi, qualcuno ha detto che sei un poco l'"inventore" di Natta.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;[Enzo &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2023/12/e-dei-due-porcheddu-che-cosa-mi-sai-dire.html" target="_blank"&gt;Maiolino&lt;/a&gt;] Io ho avuto il privilegio di conoscere e frequentare Giacomo &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2023/05/ai-tavoli-del-caffeuccio-di-bordighera.html" target="_blank"&gt;Natta&lt;/a&gt; negli ultimi cinque anni della sua vita. Verso la fine del 1954, Natta era tornato nel suo Ponente ligure (era nato a &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2021/05/tuonano-ai-promontori-le-ondate-e-sale.html" target="_blank"&gt;Vallecrosia&lt;/a&gt; nel 1892) dopo il lungo, difficile soggiorno romano. Frequentava volentieri il mio studio, seguiva il mio lavoro, frequentava la nostra casa e mi capitava, a volte, di aiutarlo in qualità... di dattilografo. Quanto alla sua proclamata pigrizia, allo scrivere poco, vale la pena di ricordare le parole che Bruno &lt;a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/bruno-fonzi_(Dizionario-Biografico)/" target="_blank"&gt;Fonzi&lt;/a&gt; scrisse dopo la morte di Natta: «... Natta fu uno di quegli artisti di cui si suol dire che diedero l'opera migliore nella loro vita stessa. Considerando quella di Natta mi vien fatto di pensare alla vita di Oscar Wilde, e a quanto parziale dev'essere la nostra conoscenza di lui, basata soltanto sulle sue opere e sui dati esteriori della sua storia, quando sappiamo che egli diede il meglio del suo ingegno in quell'arte, effimera, ma non perciò meno affascinante, della &lt;i&gt;causerie&lt;/i&gt;, nella quale Giacomo Natta fu maestro».&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Non era soltanto amico di Tommaso &lt;a href="https://adrianomaini.altervista.org/per-sanremo-landolfi-giro-come-un-evanescente-lupo-mannaro/" target="_blank"&gt;Landolfi&lt;/a&gt; ma, soprattutto nell'ambiente romano, conosceva tutti del mondo artistico-letterario. Quando diresse a Sanremo "I Lunedì Letterari", gli invitati alle varie conferenze erano suoi amici.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;A vent'anni dalla morte di Natta, constatando che nessuno dei suoi amici aveva fatto qualcosa per ricordarlo, almeno per fare uscire il libro dallo stesso Natta annunciato "in preparazione", ebbi l'ardire (o l'impudenza, consapevole - io pittore - di invadere un campo non mio) di riunire in un volumetto i racconti degli ultimi cinque anni, dispersi in varie riviste letterarie. Lavoro difficile mancando di precise indicazioni bibliografiche. Eppure quel volumetto, subito accolto da Vanni Scheiwiller, e grazie alla comprensione di Renata Olivo, allora sindaco di Bordighera, ha salvato Natta dall'oblio incombente, forse addirittura dalla cancellazione del suo nome tra gli scrittori liguri del '900.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Quanto a considerarmi l'"inventore di Natta", fui costretto, con mia grande amarezza, a constatare che così pensava anche uno scrittore della cultura di &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2020/09/se-vuoi-ci-vengo-anche-tutti-i-giorni.html" target="_blank"&gt;Biamonti&lt;/a&gt;. Altra, invece, la comprensione di un poeta come Angelo Barile, il quale, dopo aver letto un racconto di Natta (inviatogli da De Giovanni), scrisse (lettera a Luciano &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2020/08/il-poeta-che-faceva-lidraulico.html" target="_blank"&gt;De Giovanni&lt;/a&gt;, da Albisola Capo, 4 giugno '57) tra l'altro: «Natta è un ingegno così disinvolto e &lt;i&gt;leggero&lt;/i&gt;, nel buon significato della parola, che gli si perdonano anche le sconcezze. Colto com'è, sulla cultura fa i giuochi... E scrive bene, con gusto classico (ma senza scoprirsi). Forse Natta è un uomo del '700, un umanista "novecentizzato"».&amp;nbsp;&lt;br /&gt;[Marco Innocenti] &lt;b&gt;&lt;i&gt;Natta pubblicò in vita un solo libro, &lt;/i&gt;L'ospite dell'hôtel Roosevelt. &lt;i&gt;Un secondo volume dei suoi. scritti,&lt;/i&gt; Questo finirà banchiere, &lt;i&gt;esce nel 1984, pubblicato da Vanni Scheiwiller, proprio grazie alle tue pazienti ricerche.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;[Enzo Maiolino] Ricerche non ancora concluse, anche in relazione al "giallo delle "carte Natta" scomparse. Consentimi qui almeno un accenno alla vicenda. Alla morte improvvisa di Natta (Roma, maggio 1960), le carte che lo scrittore aveva con sé furono, in un primo tempo, custodite dal fedele amico Ignazio Delogu, col consenso della sorella di Natta. In seguito, quest'ultima preferì che le carte passassero a Bruno Fonzi, l'amico del fratello da lei meglio conosciuto. Il "passaggio" avvenne a Roma, dopo un vero e proprio "scontro" Fonzi-Delogu. Fonzi aveva promesso a Vanni Scheiwiller che da quelle carte avrebbe tratto il libro già a suo tempo previsto da Natta. Poi, nonostante la confermata disponibilità di Scheiwiller, il progetto, inaspettatamente e inspiegabilmente, venne abbandonato. Fonzi, nonostante il nostro confidenziale rapporto, non spiegò mai chiaramente quel suo improvviso ripensamento. Oltre al materiale recuperato a Roma, Fonzi disponeva di altro materiale "nattiano" fornitogli sia da me, sia da Gina Lagorio. Quando decisi la mia pubblicazione, chiesi alla famiglia Fonzi di accedere alle carte di Natta (Bruno era morto improvvisamente nel 1976). I familiari, con mio grande sbalordimento, dichiararono di non aver trovato, fra le carte di Bruno, nessun materiale Natta. La versione, sempre la stessa, sarà puntualmente confermata negli anni successivi.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;[Marco Innocenti] &lt;b&gt;&lt;i&gt;Grazie a te viene, comunque, restituito ai lettori questo misterioso narratore. E su di lui hai curato anche una mostra iconografica e bibliografica.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;[Enzo Maiolino] La mostra cui ti riferisci fu da me allestita nella Biblioteca Civica Internazionale di &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2021/08/sulle-mostre-di-pittori-americani.html" target="_blank"&gt;Bordighera&lt;/a&gt; nel gennaio-febbraio 1986 in occasione della presentazione al pubblico del volumetto &lt;i&gt;Questo finirà banchiere&lt;/i&gt; con la partecipazione di Vanni Scheiwiller e del professore Franco Contorbia dell'Università di Genova. A chiusura mostra, il materiale esposto venne donato alla Biblioteca per costituire un primo nucleo del "Fondo Natta".&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Enzo Maiolino&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Non sono un pittore che urla. Conversazioni con Marco Innocenti&lt;/i&gt;, &lt;a href="https://www.facebook.com/gianni.ricelli.1" target="_blank"&gt;philobiblon&lt;/a&gt;, Ventimiglia, 2014, pp. 116-118&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjKWCzutsjWKQZpIDv1I_dX1LEBEo_FDkehSAzBm0SnWjNt6iKnjoxl-K3waM61cKKJFfOnENdKNWuTtKcg0AxmlPO-J9t8e08lMkodk4Y6BzlYgrjfxntWExHGEV22ropyYAv3Q2liBwgFU-ydRA4A4I5WBJa8aKx12v-9zT-sSXIU_eZSCMqnsJuVHnlg/s801/1.mi.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="801" data-original-width="617" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjKWCzutsjWKQZpIDv1I_dX1LEBEo_FDkehSAzBm0SnWjNt6iKnjoxl-K3waM61cKKJFfOnENdKNWuTtKcg0AxmlPO-J9t8e08lMkodk4Y6BzlYgrjfxntWExHGEV22ropyYAv3Q2liBwgFU-ydRA4A4I5WBJa8aKx12v-9zT-sSXIU_eZSCMqnsJuVHnlg/w492-h640/1.mi.JPG" width="492" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEivaQsMD6TSjVZyN8CEi9ziMeaiH89ZRAtb4MehpNMHIxZRjCm_6NixYpCm8O-Q-FjqVeAp6CNZEZdZlZ28fNINZ5_CG0TOdy0_vU4tj7CiUwhTiVOyn5fVPu7HpR3RSknRgfW3Np1LLHGeKbMpHDHn0vAFDWth0dHpo9oID8NnQ4kUEL_mcNvj9PJzkIl2/s72-w426-h640-c/18_sett03%20(31).JPG" width="72"/></item><item><title>Il materiale esplosivo era stato consegnato al ragioniere di Oneglia a Sanremo</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/12/il-materiale-esplosivo-era-stato.html</link><category>1931</category><category>29</category><category>attentato</category><category>bomba</category><category>fascista</category><category>Imperia</category><category>Michele Del Balso</category><category>Nizza</category><category>novembre</category><category>Oneglia</category><category>OVRA</category><category>polizia</category><category>regime</category><category>Sanremo (IM)</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Mon, 15 Dec 2025 07:50:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-1171920694277730120</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhpuxeEU_dik9Vm3IKHP-jF_eiaa5rbzfubZNNjQIQyoP3-VINmfJns8mKsYM1LD7f_ET5k4hhXOURXybM0_rnGWtiNrBDt-uahi6NuwjBP1XEup1CQHYNwwv3AZY2RPxu0qT3MzZ8qoFCBNCMq6SneaOpfYRI37X-t2fY3Dy_RF_qZUjh9qE0uxu1PJ1Jx/s2976/23_mar22-src%20(91).JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1984" data-original-width="2976" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhpuxeEU_dik9Vm3IKHP-jF_eiaa5rbzfubZNNjQIQyoP3-VINmfJns8mKsYM1LD7f_ET5k4hhXOURXybM0_rnGWtiNrBDt-uahi6NuwjBP1XEup1CQHYNwwv3AZY2RPxu0qT3MzZ8qoFCBNCMq6SneaOpfYRI37X-t2fY3Dy_RF_qZUjh9qE0uxu1PJ1Jx/w640-h426/23_mar22-src%20(91).JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Sanremo (IM): l'ex stazione ferroviaria&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Vice questore Comp/le di P.S., Dott. Salan, informava la Divisione Polizia Frontiera e Trasporti, sul rinvenimento di bagagli esplosivi, diretti a Imperia Oneglia. Il giorno 29 Novembre 1931 nella città di Imperia Oneglia era tratto in arresto Sandri Fausto da Villanova Monferrato, di professione ragioniere presso il Credito Italiano Sede di Imperia Oneglia. Durante la perquisizione domiciliare operata dalla P.S. era trovato in possesso di due valigie contenenti 20 kg di esplosivo:&lt;br /&gt;"Nell'interrogatorio subito egli dichiarò che le valigie le aveva avute in consegna a S. Remo da persona sconosciuta e che aveva provveduto al trasporto di esso fino ad Oneglia a mezzo ferrovia. Aggiunse di essere in relazione con la concentrazione antifascista di Parigi. Venuto a conoscenza della cosa il Comandante Stazione di Ventimiglia attraverso segnalazione di una delle CC. Nere addette al Posto Fisso di Oneglia, questi disponeva per le necessarie indagini nello ambito ferroviario riuscendo a stabilire che le due valigie suddette erano state spedite il giorno 29 stesso da Ventimiglia a S. Remo, col treno 23, spedizione a bagaglio, e avevano viaggiato col treno 1413 in partenza da Ventimiglia alle ore 12,10 e che il giorno stesso erano state spedite da S. Remo a Imperia Oneglia col N°18 di spedizione viaggiando col treno 147 in partenza da Sanremo alle ore 14,51. Complessivamente le valigie spedite pesavano in ambedue le spedizioni Kg. 55". &amp;lt;95&lt;br /&gt;Il capo della polizia era informato in data 3 dicembre 1931 sull’arresto di un appartenente al movimento sovversivo chiamato a svolgere un attentato. Era stato identificato, inoltre, uno studente in medicina che si era recato a Milano per scegliere il posto più adatto per collocare le bombe. All’interno della missiva comparivano i nomi di noti sovversivi, già schedati dalla sorveglianza, e pronti a colpire il regime:&lt;br /&gt;"Il noto Sandri Faustino fu Evasio, arrestato il 30 andante ad Oneglia perché trovato in possesso di esplosivo e di un ordigno di ferro che si accingeva a trasformare in una macchina infernale con esplosione a tempo. Nell'interrogatorio cui è stato assoggettato stamane, ha fatto ampia e completa confessione intorno all'episodio di cui egli è attore. Ha confessato che per istigazione di noti fuoriusciti &lt;a href="https://air.uniud.it/handle/11390/1132311" target="_blank"&gt;Giopp Giobbe&lt;/a&gt;, Mussi Felice, Geffi Giacomo e Sillani Mario, egli aveva assunto l'impegno di confezionare, come è sopra detto, una bomba col materiale fattogli pervenire dai suddetti fuoriusciti, con le modalità già note, e di deporla in uno degli Alberghi diurni di una qualche grande città, che non aveva ancora stabilito e la cui scelta era stata lasciata al Sandri. Ha dichiarato anche che il Giopp lo istruì a Nizza, e nell'abitazione del Mussi, alla confezione della bomba, il cui involucro gli fu mostrato invece nell'abitazione del Sillani, ove appunto il Sandri, il Geffi, Mussi e Sillani lo montarono per avere esatta conoscenza della sua struttura e facilitata la montatura definitiva: e che involucro ed esplosivo gli furono consegnati domenica 29 decorso novembre alle ore 14 alla Stazione di S. Remo dal Mussi, il quale, proveniente da Nizza col materiale suddetto, si trovò puntualmente all'appuntamento loro fissato dal Giopp nell'ultimo colloquio con costui avuto, sempre a Nizza, una quindicina di giorni or sono". &amp;lt;96&lt;br /&gt;In seguito all’arresto, i giudici valutarono attentamente le dichiarazioni del Sandri, ritenendolo pienamente responsabile per le azioni da lui svolte, quale esecutore terminale del progetto terrorista:&lt;br /&gt;"Le finalità che il reato tendeva a raggiungere restano però, a mio avviso, immutate e rientrano nello spirito della disposizione di legge di cui all'art. 285 del C. P.: il Sandri è stato esplicito su questo punto: egli era asservito all'esponente più tipico e pericoloso dell'antifascismo terroristico, al gruppo che fa capo al notissimo Giopp, dal quale hanno avuto origine anche le altre gesta del genere recentemente compiute in Italia, tipica quella Bovone. Il mezzo terroristico nella concezione di codesta gente è l'unico mezzo per combattere il governo fascista, che sostengono si regga sul terrore, e quindi lo scopo che con gli atti di ferocia del genere di quello or ora sventato, si intende di raggiungere è diretto contro la personalità interna dello Stato. L'arresto del Sandri ha troncato la malvagia fatica ed il più malvagio disegno; ma il Sandri nella sua confessione dichiara che solo questa impossibilità materiale gli ha vietato di portare a compimento l'incarico assuntosi. Responsabilità quindi piena che si estende a tutti i suoi complici, le cui attività sono sufficientemente dettagliate dal Sandri medesimo. &amp;lt;97&lt;br /&gt;Guido Leto, a capo dal 1938 al 1945 dell'OVRA, confermava le modalità di arresto del giovane bancario, affermando che l’OVRA avrebbe intercettato la valigia e in un secondo momento sostituito il materiale esplosivo per poter pedinare e poi arrestare ulteriori appartenenti al gruppo sovversivo. &amp;lt;98&lt;br /&gt;[&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;NOTE]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;95 ACS, MI, DGPS, Divisione polizia politica, Fascicoli per materia 1926-1844, b. 73, fasc. 9, Complotti per attentati in occasione del 28 ottobre, Regio Commissariato compartimentale di P.S. ferrovie di Stato di Genova, Raccomandata inviata al MI-DGPS, «Rinvenimento esplosivo bagaglio, diretto Imperia-Oneglia», 3 dicembre 1931.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;96 Ibidem.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;97 Ivi, Ispettorato generale di P.S., Raccomandata indirizzata al Procuratore Generale presso il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, 14 dicembre 1931.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;98 G. Leto, Ovra: fascismo, antifascismo, pp. 125-129.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Michele Del Balso&lt;/b&gt;, Terrorismo ed eversione nel regime fascista. Complotti, attentati e repressione (1922-1943), Tesi di dottorato, Università degli Studi del Molise, Anno Accademico 2022-2023&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhpuxeEU_dik9Vm3IKHP-jF_eiaa5rbzfubZNNjQIQyoP3-VINmfJns8mKsYM1LD7f_ET5k4hhXOURXybM0_rnGWtiNrBDt-uahi6NuwjBP1XEup1CQHYNwwv3AZY2RPxu0qT3MzZ8qoFCBNCMq6SneaOpfYRI37X-t2fY3Dy_RF_qZUjh9qE0uxu1PJ1Jx/s72-w640-h426-c/23_mar22-src%20(91).JPG" width="72"/></item><item><title>La Corsica, il Rex, i Giardini Hanbury...</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/12/la-corsica-il-rex-i-giardini-hanbury.html</link><category>Arturo Viale</category><category>Bordighera (IM)</category><category>Corsice</category><category>Grammondo</category><category>Hanbury</category><category>Latte</category><category>Mortola</category><category>Rex</category><category>Ventimiglia (IM)</category><category>Villa</category><category>Ville</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Sat, 6 Dec 2025 10:51:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-4066219310662022392</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjcihdIhWiFopNhXDXg_hX59Pp3HKnhhQ227QL9hQ6RY_MOSjGREHtxEU_mfQgQ8JFfm_L5PO5Q6Z-WKKO__FiQ3NP2NI_wNsTE1-wL1icDBkdR5FiADIOEdKcdZDkDOInEF1HpQX5UkT95JMIX-GbofhNPfOsezMWw8I7q0QA40YOCUuUYpZJWDl4DBTCh/s4000/25_nov29.c1.JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="3000" data-original-width="4000" height="480" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjcihdIhWiFopNhXDXg_hX59Pp3HKnhhQ227QL9hQ6RY_MOSjGREHtxEU_mfQgQ8JFfm_L5PO5Q6Z-WKKO__FiQ3NP2NI_wNsTE1-wL1icDBkdR5FiADIOEdKcdZDkDOInEF1HpQX5UkT95JMIX-GbofhNPfOsezMWw8I7q0QA40YOCUuUYpZJWDl4DBTCh/w640-h480/25_nov29.c1.JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;La Corsica vista da Bordighera&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando ero bambino scrutavo l’orizzonte [&lt;b&gt;n.d.r.&lt;/b&gt;: dalla zona Ville di Ventimiglia] per quasi tutto l’inverno al mattino all’alba e finalmente in una mattina fredda di fine gennaio o inizio febbraio la Corsica appariva al confine del cielo terso, tenuto spazzato da una tramontana gelida. Nei miei ricordi, succedeva al massimo due o tre volte in un anno, ma ormai la riconoscevo bene. In seguito, la vidi anche la sera, illuminata dal sole che si voltava indietro sulle cime innevate del monte Cinto.&lt;br /&gt;Nel resto dell’anno mi chiedevo dove sparisse, visto che altri tratti della costiera francese situati a ponente, ad una distanza simile, come quelli dell’Estérel, si possono vedere in ogni periodo dell’anno.&lt;br /&gt;Una volta ero anche salito a Cima Grai per verificare meglio gli effetti dell’altitudine sulla visione e sono sempre fiorite teorie sul fenomeno usando spiegazioni fantasiose come rifrazione, miraggio, fata Morgana, anche se la più semplice è quella che si riferisce alla curvatura terrestre.&lt;br /&gt;[...] Mi viene in mente che la Corsica la raggiunse anche il motoscafo Oriens una mattina di dicembre del 1926 con a bordo tra gli altri il trentenne Sandrino Pertini e il settantenne Filippo Turati che con un gruppo di amici seguendo un’idea di Carlo Rosselli, erano partiti la sera prima da Savona per rifugiarsi in Francia. Giunsero col sole all’Isola Rossa dopo una notte di tempesta, con un cielo senza stelle, grazie agli esperti amici savonesi di Pertini che nel pomeriggio tornarono a Marina di Carrara. I due rifugiati chiesero asilo politico al governo francese e poi proseguirono per Nizza dove Pertini visse qualche anno facendo il muratore e rientrò in Italia nel 1929, fu arrestato e scontò carcere e confino nelle isole di Ponza e Ventotene.&lt;br /&gt;[...] Quando andavo a Genova, di solito col treno delle quattro e quaranta del mattino da Ventimiglia, a un certo punto mentre faceva giorno, poco dopo aver preso al volo dal finestrino la &lt;a href="https://adrianobrunoalbertomaini.blogspot.com/2023/12/la-focaccia-di-finale-ligure.html" target="_blank"&gt;focaccia&lt;/a&gt; di Finale, appariva un isolotto vicino alla costa, alto ad occhio una cinquantina di metri, che nei secoli, ha preso il nome dal paese costiero di Bergeggi.&lt;br /&gt;L’altra isola della zona, la Gallinara, a me sembrava più interessante sotto tanti punti di vista, oltre che per la forma, per la vicenda di san Martino, patrono dei francesi, che la abitò per alcuni anni.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;[...] Nantucket è un’isola sulle coste americane del Massachussetts, ne ho sentito parlare da bambino perché, quando avevo quattro anni ero rimasto colpito dalla notizia del naufragio del transatlantico Andrea Doria che mi avevano fatto vedere pochi giorni prima passare sull’orizzonte qui davanti, seguito da salti di delfini.&lt;br /&gt;La nostra curiosità era legata alla presenza a bordo di una signora piemontese appartenente a una vecchia famiglia di tessitori di lane, proprietaria in quegli anni della villa Boccanegra [&lt;b&gt;n.d.r.&lt;/b&gt;: sita poco prima - a levante - della Frazione Latte di Ventimiglia] e che tornò salva dal naufragio sia pure con grave invalidità.&lt;br /&gt;[...] Un altro viaggiatore che mi viene in mente è Mario Soldati che arriva a “Neviorche” nel ventinove, scendendo dalla nave di linea Conte Biancamano proprio quando crolla la borsa valori americana.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Alberto Moravia arriva nel 1936 a bordo del transatlantico Rex che era stato fino a poco tempo prima titolare del Nastro Azzurro per aver effettuato la traversata atlantica più veloce (da Est a Ovest), superato poi dal Normandie. In quegli anni sul Rex erano stabilmente imbarcati anche un Rabbino ed un cuoco Kosher e trasportò almeno trentamila ebrei in fuga da Germania e Polonia verso gli Stati Uniti. Gli imbarchi avvenivano a Genova e a Cannes [&lt;b&gt;n.d.r.&lt;/b&gt;: il transatlantico, pertanto, passava - ben visibile - davanti alla costa dell'estremo ponente ligure, attirando la curiosità di grandi e piccini, come ha ben raccontato in un vecchio numero di "&lt;a href="http://www.urisveiuburdigotu.it/" target="_blank"&gt;Paize&lt;/a&gt; Autu" Mario &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2021/06/una-pesca-davvero-fortunata.html" target="_blank"&gt;Armando&lt;/a&gt;].&amp;nbsp;&lt;br /&gt;[...] Comincio a raccontare questa storia dalla Società degli Amici, persone per bene, austere, generose, di semplici costumi, mecenati, insomma i Quaccheri. Secondo molti che lo conoscevano è il modo più chiaro e preciso per descrivere Thomas Hanbury e la sua famiglia di uomini d’affari poi specializzati in commercio di seta e tè. Alcuni biografi lo definiscono semplicemente filantropo. Ma c’erano anche maldicenze riguardo il tipo di affari trattati.&lt;br /&gt;[...] Tutte queste notizie per dire che gli Hanbury, non arrivarono a Mortola [Frazione di Ventimiglia] semplicemente da Londra; la loro vita aveva dovuto passare faticosamente da Shanghai dove il patrimonio si moltiplicò.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Anche la prima scuola la costruì a Shanghai, seguirono, anni dopo, quelle donate a Latte e a Mortola. La Thomas Hanbury school for girls e boys fa parte della storia e comportava altre iniziative in campo sportivo e culturale che coinvolgevano molte famiglie straniere presenti a Shanghai.&lt;br /&gt;Vide la Mortola per la prima volta a marzo del 1867 sia dalla barca che poi dalla carrozza. La scelta fu fatta con facilità benché avesse visitato anche il palmeto di Bordighera. In quegli anni mentre la proprietà di Mortola cresceva secondo le intenzioni degli Hanbury e gli interventi guidati da Ludwig Winter, Thomas dovette tornare a Shanghai con un nuovo viaggio nel 1869 questa volta traversando l’Atlantico col piroscafo a pale “Scotia”, soffrendo il mal di mare.&lt;br /&gt;A Grimaldi costruì anche, poco distante dai giardini, l’edificio destinato ad ospitare il Museo Preistorico nelle vicinanze delle grotte dei Balzi Rossi.&lt;br /&gt;Hanbury riposa nel mausoleo costruito nel suo giardino di Mortola dove come dice una lapide “udirono la voce del signore Iddio che passeggiava nel giardino”. Il riferimento al giardino paradisiaco dell’Eden è impeccabile. Lì davanti, in quel mondo racchiuso dallo scoglio di Barbantò, aveva fatto predisporre una rotaia in ferro per l’alaggio del motoscafo. Intorno abitavano Herbert Olivier, Freya Stark, Ellen Willmott e molti altri suoi conterranei.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Arturo Viale&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;I sette mari. Storie e scie di navi e di naviganti e qualche isola&lt;/i&gt;, Book Sprint Edizioni, 2024&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una sera d’autunno, sono passati anni e persone, cammino eccitato in questi posti, prima salgo in Peidaigo a vedere il tramonto dietro il Grammondo poi scendo e girandomi vedo la luna sul campanile. Tra luna e tramonto, su un palcoscenico illuminato con arte, vorrei riuscire a vedere tutto lo spettacolo.&lt;br /&gt;Mi sembra di essere nel luogo da cui tutti i punti partono, esaltato dal veloce cambiamento del cielo.&lt;br /&gt;Cerco di travasare la mia emozione mentre il sangue scorre più veloce. Ma questa luna stupenda è solo mia, non condivideremo il prossimo avvento.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Arturo Viale&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Ho radici e ali&lt;/i&gt;, ed. in pr., 2005&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Altre pubblicazioni di Arturo &lt;a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=61551926920234" target="_blank"&gt;Viale&lt;/a&gt;: La chiave dei ricordi, PressUp, 2025; Punti Cardinali. Da capo Mortola a capo Sant'Ampelio, Edizioni Zem, 2022; La Merica...non c'era ancora, Edizioni Zem, 2020; Oltrepassare. Storie di passaggi tra Ponente Ligure e Provenza, Edizioni Zem, 2018; L'ombra di mio padre, 2017; ViteParallele, 2009; Mezz'agosto, 1994; Viaggi, Alzani - Pinerolo, 1993.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Adriano Maini&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjcihdIhWiFopNhXDXg_hX59Pp3HKnhhQ227QL9hQ6RY_MOSjGREHtxEU_mfQgQ8JFfm_L5PO5Q6Z-WKKO__FiQ3NP2NI_wNsTE1-wL1icDBkdR5FiADIOEdKcdZDkDOInEF1HpQX5UkT95JMIX-GbofhNPfOsezMWw8I7q0QA40YOCUuUYpZJWDl4DBTCh/s72-w640-h480-c/25_nov29.c1.JPG" width="72"/></item><item><title>Quando la  corale «San Maurizio» di Imperia dovette fare posto alla banda della Marina americana</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/11/quando-la-corale-san-maurizio-di.html</link><category>1965</category><category>America</category><category>carri</category><category>corale</category><category>Enrico Berio</category><category>Europa</category><category>federalismo</category><category>fioriti</category><category>Imperia</category><category>inno</category><category>marinai</category><category>Oneglia</category><category>Porto Maurizio</category><category>San Maurizio</category><category>Sanremo (IM)</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Wed, 26 Nov 2025 08:22:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-7690890646031106078</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgloJKfLBhlaGPKsBpcy-M9WbXEKNKwB7L0imOYMncfXgcXMjX2W0RHA_V13x-HD-AV541F1r-V83CvM48A5oEw2QAqLq8khDeSUENOQTqC7c8PlEcz1-LjMnLR0jyIJkxwyawDfTT4X1VZ-qNK6h_njz96fkoUR_qq2EhY0VKmJPO7D-mzZwZ117Z3MnGD/s1444/cbma.jpg" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="915" data-original-width="1444" height="406" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgloJKfLBhlaGPKsBpcy-M9WbXEKNKwB7L0imOYMncfXgcXMjX2W0RHA_V13x-HD-AV541F1r-V83CvM48A5oEw2QAqLq8khDeSUENOQTqC7c8PlEcz1-LjMnLR0jyIJkxwyawDfTT4X1VZ-qNK6h_njz96fkoUR_qq2EhY0VKmJPO7D-mzZwZ117Z3MnGD/w640-h406/cbma.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Sanremo (IM): il porto vecchio&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella prima metà degli anni '60 la tradizionale sfilata, a San Remo, di carri fioriti nel pieno dell'inverno aveva assunto grande risonanza da quando era stata escogitata la formula dell'«Europa in fiore» con l'apporto di splendidi gruppi folcloristici rappresentanti i Paesi europei che davano maggior risalto alla meravigliosa esibizione, a fine di gennaio - primi di febbraio, dei grandiosi carri disegnati da Rino Ceduto, pieni di fiori preziosi quali strelizie, orchidee e simili.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Erano quelli gli anni di una novella, democratica «belle époque» e mi parve che non avrebbe dovuto mancare alla manifestazione [quella del 1965] un impegno federalista, cosicché ero riuscito a convincere gli organizzatori ad ammettere, nella sfilata, il canto dell'inno «Europa Unita» musicato da Reddy Bobbio su mie parole e che l'editore sanremese Carlo Beltramo aveva fatto arrangiare a Berlino, sperando di rinnovare il successo che tanti anni prima aveva avuto, sempre a San Remo, con la canzone «Festopoli».&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Beltramo si era pure incaricato della stampa della stesura definitiva dell'inno che era stato inviato in omaggio a moltissime scolaresche e diffuso specialmente in Piemonte e Liguria grazie alla collaborazione della prof. Jolanda Audino Dentis, presidente dell'Associazione Europea degli Insegnanti di Torino, e della prof. Vittoria Cavaglià, direttrice didattica di San Remo.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Dopo essere stato cantato in molte occasioni dalla corale «La Baita» di Cuneo, il momento di vero «pathos» fu raggiunto quando un'altra corale, la «San Maurizio» di Imperia si assunse l'incarico di presentare l'inno, dopo la sfilata dei carri, nello spettacolo che si sarebbe svolto, la sera al Teatro Ariston.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;I coristi di Porto Maurizio arrivarono regolarmente mescolandosi, modesti e quasi inosservati nei loro abiti da pescatori acquistati a mie spese, tra le scintillanti divise di pennacchiuti ussari, l'indifferente sufficienza degli orchestrali della banda della marina militare americana, le rotondità procaci e il profumo carnale delle miss europee che avevano troneggiato sui carri, al pomeriggio.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;A loro doveva toccare di iniziare il programma e si passarono la voce per schierarsi sulla scena a sipario ancora chiuso, in prima posizione, mentre gli altri gruppi (gli ussari, gli zampognari scozzesi, i ballerini spagnoli, gli sbandieratori tedeschi ...) ancora facevano capannello qua e là nei meandri del teatro.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Giunti alla soglia del palcoscenico ci si accorse, però, che dietro al sipario chiuso l'enorme palco era già completamente ostruito da una muraglia di uomini in divisa azzurro-cupo, che tenevano tra le braccia enormi tromboni luccicanti dalle aperture assai più larghe delle nostre normali trombe e tromboni e sembravano quasi dei bazooka.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;La voce si diffuse in un baleno: chi erano costoro? Chi erano questi intrusi che soffiavano ai nativi l'onore di aprire lo spettacolo? Non ci volle molto a capirlo, si trattava della banda della marina militare AMERICANA!&amp;nbsp;&lt;br /&gt;I cacelotti e i ciantafurche (questi gli scherzosi soprannomi indicanti i portorini e gli onegliesi) del coro San Maurizio non tardarono a farsi prendere dai «fümasci» o, per dirla in altri termini, dai «futùi», e con rapida manovra, sgusciando fra quegli uomini impalati, si portarono davanti a loro, diciamo subito dietro la buca del suggeritore, ossia quasi a contatto col sipario. Qualcuno poi cominciò a far gesti verso gli americani invitandoli a retrocedere ed anche a spingerli verso il retroscena. Fino a quel momento tutto poteva attribuirsi a qualche errore organizzativo, ma quale non fu, invece, lo stupore quando il regista della trasmissione televisiva, che aveva pieni poteri, il solito «romanaccio» gonfio di prosopopea, si precipitò avanti intimando di andarsene non agli americani, ma ai coristi di San Maurizio.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ne nacque un battibecco che venne percepito anche dalla platea e volò qualche cazzotto. Ma il regista Coccorese, che almeno il suo nome passi alla storia, fu inflessibile. Per lui «Europa» era solo uno pseudonimo di America, la grande «fiesta» dell'Europa in fiore doveva iniziare con questo grande oltraggio allo spirito dei federalisti europei, il dirompente e lacerante frastuono di una fanfara militare e, per di più, americana.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Finalmente il sipario si alzò e la gente compatta applaudì fragorosamente gli ottoni d'oltre Atlantico, con lo stesso entusiasmo con cui, forse, avrebbe applaudito i coristi di San Maurizio. Questi ultimi, invece, ancora in preda ai «fümasci», continuarono nel retroscena a discutere accanitamente ed a gesticolare e nemmeno la vicinanza delle miss o di altri simpatici figuranti riusciva a calmare i più agitati. Cosicché quando, dopo concitati parlamentari con l'assessore al turismo e poi di quest'ultimo con il regista, si ottenne finalmente che l'inno fosse cantato all'inizio del secondo tempo, quando si passò la voce ai coristi di prepararsi, purtroppo ci si accorse che quasi la metà, non potendo digerire l'oltraggio, se n'erano già andati, a prendere la corriera per Porto Maurizio, alla vicina autostazione.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Enrico Berio&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;ALPAZUR. Nizza, Cuneo, Imperia "Distretto Europeo". La cooperazione transfrontaliera nell'interregione delle Alpi Meridionali&lt;/i&gt;, &lt;a href="http://www.isrecim.it/" target="_blank"&gt;IsrecIm&lt;/a&gt;, 1992, pp. 59,60,61&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgloJKfLBhlaGPKsBpcy-M9WbXEKNKwB7L0imOYMncfXgcXMjX2W0RHA_V13x-HD-AV541F1r-V83CvM48A5oEw2QAqLq8khDeSUENOQTqC7c8PlEcz1-LjMnLR0jyIJkxwyawDfTT4X1VZ-qNK6h_njz96fkoUR_qq2EhY0VKmJPO7D-mzZwZ117Z3MnGD/s72-w640-h406-c/cbma.jpg" width="72"/></item><item><title>Il primo incarico teatrale documentato di Gio Ponti ebbe luogo a Sanremo</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/11/il-primo-incarico-teatrale-documentato.html</link><category>1937</category><category>balletto</category><category>Casinò</category><category>Gio Ponti</category><category>Riviera</category><category>Sanremo (IM)</category><category>Silvia Cattiodoro</category><category>teatro</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Sat, 15 Nov 2025 18:38:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-3693332898715680358</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhbMzct1DTtqihwA8VENArU0tsJjk3gokacfw_6rzymv8I8ydYAALGFIT40cfoJ4sUHxGGHoYr0MIxqV2MBpSzlwrvhEk2YxCigQHBT0rpdLwJU_t9apZmSw-1EguQvC584cNn-rxLG7OatlO8dx4N1gq0sD5URnljirBb2Da5z-BBt2nCNwtkjPYw2dTBD/s828/vt1.JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="577" data-original-width="828" height="446" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhbMzct1DTtqihwA8VENArU0tsJjk3gokacfw_6rzymv8I8ydYAALGFIT40cfoJ4sUHxGGHoYr0MIxqV2MBpSzlwrvhEk2YxCigQHBT0rpdLwJU_t9apZmSw-1EguQvC584cNn-rxLG7OatlO8dx4N1gq0sD5URnljirBb2Da5z-BBt2nCNwtkjPYw2dTBD/w640-h446/vt1.JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;i&gt;La vispa Teresa&lt;/i&gt;, balletto, Compagnia del Balletto Italiano, regia: Walter Toscanini e Cia Fornaroli, scenografia: Gio Ponti, Teatro del Casinò di Sanremo, 1937. Foto di scena. Fonte: Silvia Cattiodoro, &lt;i&gt;Op. cit. infra&lt;/i&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Frequentare la riviera ligure negli anni Venti e Trenta del Novecento era un efficace modo per portare avanti gli affari nei mesi estivi, lontano dalla calura delle città di pianura, in un ambiente più rilassato ma altrettanto effervescente dal punto di vista culturale. In particolare, per coloro che erano legati all’ambiente artistico il luogo abituale di incontro era il Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo, dove negli anni che precedono il secondo conflitto mondiale si ammirarono spettacoli degni dei maggiori palcoscenici europei: Petrolini, Ertè, i fratelli De Filippo, Jacques Tati e Max Reinhardt, oltre che Pirandello - in quegli anni consulente artistico del Casinò - con la loro presenza e i loro lavori assicurarono alla cittadina visibilità e risalto internazionali.&lt;br /&gt;Pur non essendo documentato palesemente, possiamo immaginare con facilità Gio Ponti, a suo agio nei salotti culturali milanesi e già abbonato della stagione lirica del Teatro alla Scala, come uno dei frequentatori assidui di questi incontri culturali estivi: alcuni progetti elaborati dalla seconda metà degli anni Trenta - le ville a Bordighera e le piccole case al mare pubblicate su Domus - testimoniano la sua conoscenza e frequentazione della riviera ligure. Non è difficile, quindi, ipotizzare che il balletto "La vispa Teresa" andato in scena a metà del 1939 al Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo con le musiche di Ettore Zapparoli &amp;lt;1, sia stato in parte progettato in un patio affacciato sul mare all’ombra della pineta.&lt;br /&gt;Nel provare a ricostruire l’ambiente dove ha preso vita il primo incarico teatrale documentato di Ponti, purtroppo l’immaginazione sopravanza di gran lunga le fonti esistenti: una foto di scena e un breve accenno in una lettera dell’anno successivo scritta a Ponti dal regista Carletto Thieben &amp;lt;2 durante il comune impegno per "Pulcinella" sono tutto ciò che rimane oggi dello spettacolo. D’altra parte, anche la quasi totalità del lavoro musicale del compositore mantovano è avvolto nel mistero o, come sembra, è andato disperso con la sua morte e il suo stesso nome è poco legato al successo artistico in campo musicale.&lt;br /&gt;Non è neppure chiaro se il testo a cui si sono ispirati Zapparoli, Ponti e il coreografo Walter Toscanini &amp;lt;3 con la moglie Cia Fornaroli &amp;lt;4, direttrice della compagnia di danza, sia stato la poesia di Luigi Sailer &amp;lt;5 "La farfalletta" o la più dissacrante "Vispa Teresa" di Trilussa &amp;lt;6: la posa della protagonista nella foto fa propendere per quest’ultima ipotesi, ma i costumi di repertorio del Balletto italiano di Sanremo, stilisticamente derivati dall’esperienza naturalista ancora molto forte in Italia, sono di difficile interpretazione perché in netto contrasto con la scena che, pur non essendo di totale rottura, punta decisamente all’innovazione teatrale.&lt;br /&gt;In ogni caso, alla fine degli anni Trenta la storia della bambina che cattura una farfalla in un prato viene variamente interpretata, come testimonia anche il cortometraggio diretto da Roberto Rossellini per la Scalera Film &amp;lt;7.&lt;br /&gt;La fotografia che immobilizza un attimo del balletto è, come diceva Ponti, «nella forma, astrazione, sintesi ed estasi di un movimento e della vita» &amp;lt;8 e il suo ripetuto uso nelle numerose mostre internazionali dell’architetto attesta che il concetto di «scena dinamica» annotato di suo pugno sul retro era per Ponti un ossimoro su cui argomentare: nonostante il trentennio che separava questo esperimento italiano - estraneo alle Avanguardie artistiche - dalle lezioni di Adolphe Appia e Gordon Craig, per scena si continuava ad intendere lo scenario dipinto che fungeva da fondale e non già lo spazio scenico attraverso cui si esprime la profondità dell’azione drammaturgica e che possiede un carattere simbolico intrinseco.&lt;br /&gt;L’apparente “naività” del fondale dipinto con alberi e prati, che richiama indubbiamente le pinete di cui si poteva godere sul litorale ligure, trae solo apparentemente in inganno, orientando lo spettatore verso una scenografia di tipo tradizionale che però abdica a quella che per Vitruvio era la sua funzione sostanziale, perché non descrive la profondità. Essa ci esplicita, piuttosto, l’attenzione di Ponti per la pittura dei Fauves in cui il colore, antinaturalistico e vibrante, diventa manifestazione delle emozioni individuali ed è perciò particolarmente adatta ad essere usato in scenografia. L’esponente principale del Fauvismo, Matisse, verrà citato da Gio Ponti qualche anno più tardi nelle note interne per il balletto "Mondo Tondo", divenendo esempio di cromatismo luminoso; tuttavia il fondale naturalistico usato nel 1937 sembra più ispirato dai lavori dei rappresentanti della Scuola di Chatou e in particolare da Andrè Derain, fauve che aveva lavorato subito dopo la prima guerra mondiale con Diaghilev e i Balletti Russi &amp;lt;9, verificando nel lavoro scenografico la sua ricerca pittorica.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;[NOTE]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;1 Ettore Zapparoli (Mantova, 1899 - Monte Rosa, 1951) fu compositore e alpinista. Morì senza eredi in circostanze tragiche in montagna e il suo corpo, ritrovato in un burrone nel 2007 è stato recentemente riconosciuto da una lontana parente. Genio misconosciuto della musica, frequentatore dei salotti culturali milanesi, per il Teatro alla Scala avrebbe dovuto mettere in scena presumibilmente nel 1943, Enrosadira, un’opera lirica sulle leggende delle Dolomiti. Il bombardamento della Scala impedì la prosecuzione del lavoro e distrusse la partitura che ancor oggi risulta dispersa, come la maggior parte delle sue opere. Fonti orali indirette (sia da parte della famiglia Ponti, sia da parte della famiglia Zapparoli) convergono sul fatto che ci fosse l’accordo con un architetto - in cui si potrebbe ravvisare la figura di Ponti - per realizzare le scene.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;2 «Io ricordo la disgraziata “Vispa Teresa” e la meraviglia della vostra messa in scena, una delle più belle ch’abbia visto in vita mia». Thieben C., Epistolario Gio Ponti, D13p, 21 marzo 1940.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;3 Walter Toscanini (Torino, 1898 - New York, 1971), figlio del maestro Arturo Toscanini, conseguì la laurea in giurisprudenza, ma non praticò mai. Dopo il matrimonio con l’etoile della danza Cia Fornaroli si dedicò principalmente a collezionare e a vendere libri rari sul balletto, attività che continuò anche dopo il 1940, anno in cui emigrò a New York a causa delle persecuzioni fasciste. Dopo la morte della moglie, Walter Toscanini creò con gran parte della loro collezione il fondo Cia Fornaroli Collection, conservato nella New York Public Library (Jerome Robbins Dance Division). Gli ultimi materiali vennero aggiunti in seguito alla sua morte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;4 Lucia Fornaroli (Milano, 1888 - Riverdale, New York, 1954), detta Cia, dopo gli studi di ballo presso la scuola di danza del Teatro alla Scala e il perfezionamento con Enrico Cecchetti, di cui fu una delle allieve predilette, debuttò come prima ballerina al Metropolitan di New York nella stagione 1910-1911. Restò negli Stati Uniti fino al 1914 e negli otto anni successivi compì numerose tournées nei teatri più importanti e con le compagnie più famose di tutto il mondo. A partire dal 1922 tornò alla Scala prima come etoile e coreografa, poi dal 1929 successe a Cecchetti nella direzione della scuola di ballo, pur senza abbandonare la sua attività artistica nel settore interpretativo. Nel 1933-1934, lasciata la Scala, fondò la Compagnia del Balletto Italiano di San Remo con la quale tentò di contrapporre un equivalente italiano alle più importanti formazioni di danza straniere, come i Balletti Russi (allora artisti residenti del vicino teatro di Montecarlo) e i Balletti Svedesi. Per la Compagnia del Balletto Italiano coreografò prevalentemente balletti di compositori italiani di musica contemporanea. A partire dal 1940 si stabilì a New York con il marito Walter Toscanini dedicandosi all’insegnamento della danza. Si spense a seguito di una lunga malattia, che la rese immobile per due anni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;5 Luigi Sailer (Milano, 1825 - Modena, 1885) fu insegnante di scuola secondaria a Milano, a Siena e a Modena. Nel 1870 pubblicò alcuni componimenti poetici per bambini col titolo L’arpa della fanciullezza. Nel volume si trova La farfalletta, composta tra il 1850 ed il 1858, e dedicata ad una principessina di Savoia-Carignano ritenuta «una bambina incorreggibile, perché male avvezza». II successo del componimento fu tale che a tre anni dalla sua prima pubblicazione si era già alla terza edizione. Alla fine del decennio tutti conoscevano la Vispa Teresa, ma quasi nessuno sapeva più chi ne fosse l’autore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;6 Il poeta Carlo Alberto Salustri (Roma, 1871 - 1950) scelse lo pseudonimo Trilussa, anagramma del proprio cognome col quale firmò un gran numero di poesie dialettali. Lungi dall’essere un intellettuale, fonte della sua ispirazione erano le strade di Roma, assai più che i libri o i circoli letterari che rifiutò sempre di frequentare preferendo le osterie. Quando un giornale locale gli pubblicò i primi versi, questi conobbero rapidamente il consenso dei lettori e furono il primo passo verso la realizzazione di molte raccolte di poesie. La fama di Trilussa crebbe, e tra il 1920 e il 1930 la sua notorietà raggiunse il culmine. A soli pochi giorni dalla sua morte gli venne riconosciuto il titolo di senatore a vita per alti meriti in campo letterario e artistico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;7 Nel 2006 presso l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza è stata ritrovata una copia del film facente parte di una serie di cortometraggi prodotti dalla Scalera Film, che si credeva perduto. Partendo da materiali documentari con protagonisti gli animali, il regista raccontava una breve storia moralizzante. Secondo i critici cinematografici, questi cortometraggi rappresentarono il punto di partenza del Neorealismo italiano. Titolo originale: La vispa Teresa; Paese: Italia; Anno: 1939; Durata: 7 min; Colore: B/N; Genere: Documentario; Regia: Roberto Rossellini; Fotografia: Mario Bava; Musiche: Simone Cuccio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;8 Ponti G. cit., 1957, p. 82. Ponti, prendendo le distanze dal Futurismo di seconda generazione che stava vivendo in quegli anni un periodo di fortunato revival, afferma anche: «non è l’arte ad esprimere il movimento muovendosi, ma è il movimento che esprime - nella danza ed anche nella danza meccanica, nella musica, nel canto, nel ritmo - l’arte. Questo è l’incanto del movimento: che non ha forma perchè ha mille forme». (Ponti G., cit., 1957, p. 45).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;9 Nel 1919 Andrè Derain (Chatou, 1880 - Garches, 1954) aveva realizzato le scene per il balletto La boutique fantastique con musiche di Ottorino Respighi, causando la rottura definitiva tra Sergej Diaghilev e Lev Baskt, storico scenografo dei Balletti Russi. La medesima la velocità del tratto nei bozzetti di Derain è presente negli alberi del fondale di Ponti per La vispa Teresa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Silvia Cattiodoro&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Gio Ponti dalla scena al grattacielo. Un unico modo&lt;/i&gt;, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Palermo, 2012&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhbMzct1DTtqihwA8VENArU0tsJjk3gokacfw_6rzymv8I8ydYAALGFIT40cfoJ4sUHxGGHoYr0MIxqV2MBpSzlwrvhEk2YxCigQHBT0rpdLwJU_t9apZmSw-1EguQvC584cNn-rxLG7OatlO8dx4N1gq0sD5URnljirBb2Da5z-BBt2nCNwtkjPYw2dTBD/s72-w640-h446-c/vt1.JPG" width="72"/></item><item><title>Mi avvio costeggiando Capo Berta</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/11/mi-avvio-costeggiando-capo-berta.html</link><category>12</category><category>1945</category><category>Berta</category><category>Capo</category><category>Giorgio Lavagna</category><category>Imperia</category><category>maggio</category><category>Porto Maurizio</category><category>Torrazza</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Tue, 11 Nov 2025 12:53:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-5578471558880043098</guid><description>&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg6FS_CVV7niV1WGOHNVKp39ntwGxhVPv_5NKhnpjjw1SToJZpdDRL3MDE0608L6iIACVxtvzSorTUSRvwIwWq0_oo5fTNXDXaimKoMskqEFFu4PTjzW49X8RA5cH7sByoN4bsBh0Oug786K1qr4jZYD4-uSIV0Y_Ka9AvgiITmhAAA2nq7q4ooZFgvmzUs/s4000/ccb.JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="3000" data-original-width="4000" height="480" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg6FS_CVV7niV1WGOHNVKp39ntwGxhVPv_5NKhnpjjw1SToJZpdDRL3MDE0608L6iIACVxtvzSorTUSRvwIwWq0_oo5fTNXDXaimKoMskqEFFu4PTjzW49X8RA5cH7sByoN4bsBh0Oug786K1qr4jZYD4-uSIV0Y_Ka9AvgiITmhAAA2nq7q4ooZFgvmzUs/w640-h480/ccb.JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Imperia: la discesa di Capo Berta&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;Giorgio Lavagna, l'autore dello scritto che qui segue, con altri partigiani imperiesi, quasi tutti autorizzati dal comandante Libero &lt;a href="https://primazonaoperativaliguria.blogspot.com/2021/11/il-comandante-partigiano-libero.html" target="_blank"&gt;Briganti&lt;/a&gt;, aveva raggiunto le linee alleate a ridosso di Mentone ai primi di settembre 1944. Questi patrioti italiani - ed altri, giunti per altre vie - erano stati allora arruolati nella FSSF, First Special Service Force 
(chiamata anche The Devil's Brigade, The Black Devils, The Black Devils'
 Brigade, Freddie's Freighters), reparto d'elite statunitense-canadese 
di commando, già impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della 
Francia. Il reparto, però, fu sciolto nel dicembre 1944. Dopo di che, per non 
farsi internare, questi antifascisti furono costretti ad immatricolarsi 
nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese, presso il quale furono impiegati solo per lavori di fatica.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Adriano Maini&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;12 maggio 1945&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;[...] raggiungo Albenga e, sempre in cerca di un mezzo di fortuna, trovo sulla strada «Ricù» Raineri che, con una corriera adibita a trasporto merci, carica di farina, sta per partire. Attendo impaziente per un quarto d'ora, poi si parte; ma quando già credevo di aver trovato il mezzo giusto per avvicinarmi a casa, intoppo in una spiacevole sorpresa: a Capo Santa Croce la strada è interrotta, e per non seguire «Ricù» che deve fare un percorso più lungo, rimango un'altra volta a piedi. Mi guardo attorno, sento che niente potrebbe fermarmi. Vedo in basso la galleria della ferrovia e mi informo che anche quella non sia saltata, poi mi avvio giù per la scarpata a strapiombo, scivolando ne raggiungo l'entrata buia che imbocco, quindi cammino seguendo i binari; durante il percorso incontro due persone che non riesco nemmeno a vedere in faccia; giunto all'altra estremità, mi trovo ad Alassio.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Percorro a piedi la via Aurelia fino al termine di Laigueglia. Ancora una volta devo agire di prepotenza, mostrando la mia bomba a mano a un camionista che si rifiuta di farmi salire sul proprio mezzo. Oltrepassati Cervo e San Bartolomeo, proseguo a piedi verso Diano Marina. La giornata volgeva al tramonto ma ormai mi sentivo a casa. Mi avvio costeggiando Capo Berta, percorrendo un sentiero tracciato sulle frane della vecchia strada e prima delle venti giungo a Borgo Peri. Guardavo emozionato Porto Maurizio, mi sembrava di vederlo per la prima volta, non mi era mai apparso così bello, mi sembrava un sogno, avrei voluto gridare pensando ai miei che, inconsapevoli della mia vicinanza, attendevano ancora con angoscia il mio ritorno.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Addentrato nelle strade di Oneglia, ignorato da tutti, cammino senza rendermi conto dello stato in cui mi trovo, guardo qua e là cercando persone di mia conoscenza; sul ponte Impero, quasi distrutto, incontro «Pinù» Acquarone che, non vedendomi da molto tempo, mi chiede da dove arrivo; gli accenno brevemente la mia storia ma la fretta non mi permette di dilungarmi; quell'amico, della cui cortesia non avrei mai dubitato, intuisce la mia premura e, senza che io gli chieda cosa alcuna, mi offre in prestito la sua bicicletta; non chiedo di meglio, parto veloce sull'ultimo tratto del mio percorso, pensando che non mi sarei più fermato.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ma prima di giungere a Porto Maurizio, incontro Andrea Corradi, non più rivisto da quando avevo lasciato l'accampamento di Monte Faudo; ci fermiamo uno di fronte all'altro, nella sua voce c'è un'esclamazione di stupore, e, come se tornassi dall'altro mondo, mi chiede anch'egli da dove io venga; anche a lui accenno poche cose, dopo di che ognuno prosegue per la propria strada.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Giunto a Porto, sotto il vecchio orologio, all'angolo di Via Mazzini, incontro Giovanni Ascheri, amico di famiglia, che, sorpreso nel vedermi, chiama sua zia Maria. Quella donna, gentile e affettuosa, che durante la mia assenza aveva sempre esortato mia madre a sperare, nonostante fosse al corrente delle poche possibilità che ormai si potevano nutrire su un mio ritorno, mi corre incontro stringendomi in un abbraccio emozionato. Mentre a Maria sto spiegando brevemente la causa del mio arrivo in ritardo, una ventina di giorni dopo la liberazione, giunge a salutarmi anche l'amico Andrea. Egli mi attende e insieme ci avviamo verso casa. Durante quel tratto di strada, non sapendo che io già conoscevo quello che si diceva al mio riguardo, egli mi consiglia che sarebbe opportuno avvertire i miei genitori del mio arrivo, per evitare che un'emozione troppo violenta potesse loro nuocere, e si offre di essere lui a fare ciò.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Pochi minuti mi separavano da un incontro che per me sarebbe stato meraviglioso. Senza provarlo, nessuno può capire cosa significhi poter riabbracciare i propri genitori dopo aver tanto sofferto. Il compagno che mi aveva preceduto con la bicicletta era scomparso davanti a me, ormai lo immaginavo già a contatto con i miei, mentre comunicava loro la notizia. Pedalo contemplando il panorama circostante, osservo emozionato i miei vecchi luoghi, ad un tratto vedo, in alto, davanti a me, il paese di Torrazza che, molte volte, avevo immaginato distrutto. Mi sentivo orgoglioso della causa per la quale avevo combattuto; ero felice di essere tornato, e di poter ancora raccontare gli episodi di quel passato burrascoso, che non avrei più dimenticato.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Dal monte del Ciapà imbocco la strada che, attraverso una vecchia cava, porta a casa mia. Scendo dalla bicicletta all'inizio di quella cava per salutare un contadino di Torrazza. Dalla strada giungono altre persone che, forse, mi avevano scorto. Nel frattempo, da casa mia arriva mio padre ancora incredulo, con Andrea. Mia madre, colta all'improvviso da quella notizia, per alcuni minuti rimane seduta sopra un muretto in mezzo al vigneto. Stringo finalmente mio padre mentre i nostri visi si bagnano di lacrime. Mia madre, riavutasi, giunge quasi correndo, mi stringe pronunciando varie volte il mio nome, vorrei dirle tante cose ma posso solo piangere e non riesco a dire nulla. Nella mia giovane età, nemmeno quel giorno avevo capito, come capirò più tardi, quanto quella donna avesse potuto soffrire in quell'anno di guerra, nel sapermi in pericolo, confortata solo da una tenue speranza di potermi riabbracciare.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;In mezz'ora la notizia del mio arrivo si diffonde, da Torrazza scendono altri amici, fra loro ricordo solo Don Mela, parroco del paese; da Porto Maurizio giunge in bicicletta il colonnello Laureri. Per più di mezz'ora rimango bloccato nella cava da quella gente desiderosa di conoscere la mia storia, le ragioni della mia lunga assenza dall'Imperiese. Solo a tramonto inoltrato raggiungo la soglia di casa mia, da dove una sera di giugno, al chiaro di un lume a petrolio, i miei genitori mi avevano visto partire.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Giorgio Lavagna &lt;/b&gt;(Tigre), &lt;i&gt;Dall'Arroscia alla Provenza - Fazzoletti Garibaldini nella Resistenza&lt;/i&gt;, IsrecIm - ed. Cav. A. Dominici - Oneglia - Imperia, 1982, pp. 148-150&amp;nbsp;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg6FS_CVV7niV1WGOHNVKp39ntwGxhVPv_5NKhnpjjw1SToJZpdDRL3MDE0608L6iIACVxtvzSorTUSRvwIwWq0_oo5fTNXDXaimKoMskqEFFu4PTjzW49X8RA5cH7sByoN4bsBh0Oug786K1qr4jZYD4-uSIV0Y_Ka9AvgiITmhAAA2nq7q4ooZFgvmzUs/s72-w640-h480-c/ccb.JPG" width="72"/></item><item><title>Di Villa San Gaetano mi accompagnerà sempre il melodioso canto del mare infrangersi contro gli scogli </title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/11/di-villa-san-gaetano-mi-accompagnera.html</link><category>Frazione</category><category>guerra</category><category>Latte</category><category>mare</category><category>Maria Pia Urso</category><category>San Gaetano</category><category>Ventimiglia (IM)</category><category>Villa</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Mon, 3 Nov 2025 10:58:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-1296852748686976162</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgxkvdrAWjSa_4C_lpNXMLjYW_DjYGnqo4p6BhuTRuh_Etwakl5kOLEPfN8kIximVgqe-Jh9zjEF2O7LNZfbiDYqAJ3NiZSkFQyiPEKVIB8JQXkbasazmlrS3dVQ40QG60QVVcHWCCKJrW24heubkYs-qisZOI90iokz5LOZyKkuUnq2xDb1vN_3kPCDMvU/s2976/sgv1.JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1984" data-original-width="2976" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgxkvdrAWjSa_4C_lpNXMLjYW_DjYGnqo4p6BhuTRuh_Etwakl5kOLEPfN8kIximVgqe-Jh9zjEF2O7LNZfbiDYqAJ3NiZSkFQyiPEKVIB8JQXkbasazmlrS3dVQ40QG60QVVcHWCCKJrW24heubkYs-qisZOI90iokz5LOZyKkuUnq2xDb1vN_3kPCDMvU/w640-h426/sgv1.JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Latte, Frazione di Ventimiglia (IM): Villa San Gaetano&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhjp-5S8LayyQP3Nu_r2DgMIqliIUWUYPmxfB1-N3qcnv5ra9IwLa3cUa-SGRfGN-GH6ZzyLUaESXnc9F_ZRnas-pmacYR715hB1AUJCeHqEolJlOZc-x5q09FhcbqpahHcqAijsTjfh4FKRSRKDVyBQLqEYcPJCjprytUWAfEU91R90agx9wF1BmymtwAN/s2976/sgv2.JPG" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1984" data-original-width="2976" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhjp-5S8LayyQP3Nu_r2DgMIqliIUWUYPmxfB1-N3qcnv5ra9IwLa3cUa-SGRfGN-GH6ZzyLUaESXnc9F_ZRnas-pmacYR715hB1AUJCeHqEolJlOZc-x5q09FhcbqpahHcqAijsTjfh4FKRSRKDVyBQLqEYcPJCjprytUWAfEU91R90agx9wF1BmymtwAN/w640-h426/sgv2.JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgfskFQN6nlJdh68KqvIDefV0SkTUSHYigZbjbo_lGoWtnHdawGjXpZ1Yg1GGhoLak5C0abLQFFyzD9t_imunskwdrtBDOqv_WZAhR2aCQ2o_wBnyV9L-Mrhvheew-sq2VKa-nr62ZgE-poh8CswIdN5giDUMC_p4L-X8y4bAJn80IO-_Xs8IsqTIf4rTj3/s2976/sgv3.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1984" data-original-width="2976" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgfskFQN6nlJdh68KqvIDefV0SkTUSHYigZbjbo_lGoWtnHdawGjXpZ1Yg1GGhoLak5C0abLQFFyzD9t_imunskwdrtBDOqv_WZAhR2aCQ2o_wBnyV9L-Mrhvheew-sq2VKa-nr62ZgE-poh8CswIdN5giDUMC_p4L-X8y4bAJn80IO-_Xs8IsqTIf4rTj3/w640-h426/sgv3.JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Prefazione&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;"Villa San Gaetano" è situata su un lembo di mare dell'estremo Ponente Ligure, prima della curva di Latte, in una posizione, a dir poco, incantevole. Ma "Villa San Gaetano" non è solo un luogo fisico. Una villa come ce ne possono essere tante. E' la culla dei ricordi legati ad un periodo particolare della vita dell'autrice. Seguendo il filo della memoria e sull'onda di sensazioni visive, olfattive, uditive, poeticamente riemerse dal profondo, l'autrice rende vivi e palpabili i luoghi che l'hanno vista bambina felice, spensierata, amata. L'autrice, da adulta, ripensando alla sua infanzia, nel libro ripercorre anche un periodo storico terribile. Un evento bellico le sottraeva il padre quando lei era ancora piccolissima e glielo restituiva come "sconosciuto" dopo qualche anno, a guerra finita. Non mancano considerazioni sul sistema di vita, sul mondo del lavoro, sui valori affettivi. Tutto è rivisitato alla luce di tersi ricordi che rendono quegli anni e quei luoghi pieni di incanto. Accanto alle descrizioni di luoghi, vie, angoli, spiagge, ruvidi scogli che l'hanno vista giocare allegramente e che sono resi palpitanti agli occhi del lettore, si stagliano figure umane statuarie come nonna Pia, la saggia, o nonno Cesare, uomo possente, apparentemente rude, ma tenero come un bambino: figure che, nella loro semplicità, hanno saputo trasmettere sentimenti sani e profondi e sono state per lei modelli esemplari. E' uno scorcio di autobiografia che ha il pregio di far conoscere non solo un periodo magico della vita dell'autrice, ma anche di presentare un luogo incantevole, ancora in parte incontaminato, il tutto rivisto attraverso la meraviglia dei suoi occhi di bambina e la maturità di una donna che ha vissuto ed amato intensamente.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Filomena Loreto&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Al mormorio delle onde sulle rive di Latte mi tornano voci vicine e lontane.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Di Villa San Gaetano mi accompagnerà sempre il melodioso canto del mare infrangersi contro gli scogli e rappresenterà per me il rifugio alle controversie senza via d'uscita. Lo sbocco catartico di una ripresa.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ho sempre considerato quella di Villa San Gaetano la mia unica spiaggia.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Piccolo lembo di terra che racchiudeva l'universo. Il mondo circoscritto attorno alla Villa è stato la palestra in cui ho appreso l'abc della vita in simbiosi con la natura. Mi porterò sempre dentro questo legame con la natura, la mia grande madre, la mia consolatrice, il mio anello di congiunzione fra presente, passato e futuro. Il mio raccordo fra vita e morte, senza soluzione di continuità. In mezzo a quella natura, in stato di semi-verginità, ho vissuto i primi cinque anni della mia vita, di cui ho vari nitidi ricordi e, in seguito, le estati più serene della mia fanciullezza. Ero circondata da un'atmosfera ricca di stimoli affettivi, ma un po' ferma nel tempo dietro i visi seri deí nonni, a volte un po' ovattata nei silenzi delle stanze in cui rimbalzavano solo gli echi delle onde.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Atmosfera che obbediva a ritualità quasi cristallizzate, anche se attraversate dalla guerra, dai lutti e dalla tecnologia. Ho ancora nella mente i rimbombi delle cannonate della seconda guerra mondiale, il pianto e la disperazione della mamma per la morte in guerra di suo fratello Aronne, il passaggio del treno che faceva tremare le pareti della casa. Eppure nulla mi ha lasciato segni negativi. Tutto era vissuto in armonia con la sicurezza affettiva dei cari e dei luoghi. Così, ora lo capisco, sono cresciuta senza particolari paure, se non quelle dettate da un minimo di prudenza esistenziale [...]&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Maria Pia Urso&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Villa San Gaetano&lt;/i&gt;, youcanprint, 2015&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgxkvdrAWjSa_4C_lpNXMLjYW_DjYGnqo4p6BhuTRuh_Etwakl5kOLEPfN8kIximVgqe-Jh9zjEF2O7LNZfbiDYqAJ3NiZSkFQyiPEKVIB8JQXkbasazmlrS3dVQ40QG60QVVcHWCCKJrW24heubkYs-qisZOI90iokz5LOZyKkuUnq2xDb1vN_3kPCDMvU/s72-w640-h426-c/sgv1.JPG" width="72"/></item><item><title>Mario Calvino: un grande divulgatore della floricoltura</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/10/mario-calvino-un-grande-divulgatore.html</link><category>Alfredo Moreschi</category><category>botanico</category><category>Eva Mameli</category><category>Fiori</category><category>floricoltura</category><category>Mario Calvino</category><category>Sanremo (IM)</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Tue, 28 Oct 2025 12:46:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-7409025573677275942</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRkE1QF5qnb8933UGsDbc46tKefVNJxKsdsujh5pbC6MvSyfEGQX0FBstuBo4AMqZSViMEgevx6Iu3tDF18pwCFK0qJHSWduz67xfLQwdSLHqPM2KKv1tvFB_f0OFUWWPemYg4DSf2dL568Z8EwQsU6pLddrTQ-nf0K53LqOS2XN0aEwGr1_e-ngr3MqzC/s769/mcr.JPG" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="769" data-original-width="529" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRkE1QF5qnb8933UGsDbc46tKefVNJxKsdsujh5pbC6MvSyfEGQX0FBstuBo4AMqZSViMEgevx6Iu3tDF18pwCFK0qJHSWduz67xfLQwdSLHqPM2KKv1tvFB_f0OFUWWPemYg4DSf2dL568Z8EwQsU6pLddrTQ-nf0K53LqOS2XN0aEwGr1_e-ngr3MqzC/w440-h640/mcr.JPG" width="440" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mario &lt;a href="https://www.moreschiphoto.it/?p=12502" target="_blank"&gt;Calvino&lt;/a&gt; nasce a Sanremo il 26 Marzo 1875, si laurea a Pisa in Scienze Agrarie nel 1899 diventando più tardi libero docente della stessa disciplina. Nel 1901 è nominato Direttore della Cattedra ambulante di Porto Maurizio, Imperia, Olivicola e Orticola.&lt;br /&gt;Nel 1909 si reca in Messico e in altre zone del Centro America per svolgere attività di ricerca e sviluppo delle agricolture locali insieme a Eva &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2020/09/ma-fu-un-buon-matrimonio-e-nacquero-due.html" target="_blank"&gt;Mameli&lt;/a&gt;, una studiosa di botanica, valida e insostituibile collaboratrice, che diventerà sua moglie.&lt;br /&gt;Nel 1917 sono entrambi a Cuba, a Santiago de las Vegas dove svolgono la loro attività di ricerca agronomica presso la locale Stazione Sperimentale.&lt;br /&gt;In seguito si trasferiscono nel sud-est dell’isola, quando Calvino riceve l’incarico di fondare una stazione sperimentale per lo studio della canna da zucchero da parte di una ditta locale.&lt;br /&gt;Molteplici sono i loro studi nel campo fisico e biologico ma mai disgiunti dall’applicazione pratica: Mario Calvino era convinto, infatti, che il miglioramento delle attività agricole avrebbe contribuito notevolmente al progredire delle condizioni sociali ed umane dei popoli.&lt;br /&gt;I suoi numerosi viaggi all’estero gli permettono intanto di perseguire un’attenta opera di ricerca di piante adatte ad essere impiantate nel particolare clima di Sanremo, i cui semi vengono selezionati e spediti con regolarità alla Stazione “Orazio Raimondo”.&lt;br /&gt;I primi semi di Persea drimifolia e di Casamiroa edulis, vengono inviati dal Messico nel 1909. Nel 1910 vengono piantati a Sanremo i primi esemplari di “Grapefruit” sempre inviati da Calvino dalla Florida. Nel 1938 esce una pubblicazione sulle varie specie e sulla coltivazione dell’Avocado e al Congresso Internazionale di Berlino presenta una relazione sulla diffusione a Sanremo di frutti tropicali e subtropicali.&lt;br /&gt;Dopo il suo rientro in Italia nel 1925 come Direttore della Stazione Sperimentale di Floricoltura “Orazio Raimondo” sviluppa la coltivazione della Sterlitzia reginae.&lt;br /&gt;Quanto detto mostra come Calvino sia stato un grande divulgatore della floricoltura: egli aveva intravisto lo sviluppo che avrebbe assunto la coltivazione dei fiori, ma soprattutto, grazie ai suoi contatti, Calvino compie una grande opera di introduzione di germoplasma subtropicale, anche australiano. Emerge così la sua grande opera di promotore dell’evoluzione genetica floricola: fu infatti il primo ad inculcare ufficialmente ai coltivatori la convenienza di occuparsi di ibridazione e selezione.&lt;br /&gt;Fra le principali specie introdotte meritano di essere ricordate: Hedychium coronarium (India 1926), Dahlia Maxoni (Guatemala 1926), Photinia arbutifolia (California 1927), Anigozanthos Manglesi (Australia 1939).&lt;br /&gt;Nel 1934 vi è notizia dell’introduzione del Chaemelaucium uncinatum e varie piante ornamentali come Oreopanax capitata, Trevesia palmata, Ficus sp, Sanseviera, piante da foraggio, da alcool e così via.&lt;br /&gt;Tra i fondatori della Stazione Sperimentale per la Floricoltura “Orazio Raimondo”, Calvino ne rimane Direttore fino al 1950 quando è costretto a lasciare per raggiunti limiti di età; muore poco dopo, il 25 Ottobre 1951.&lt;br /&gt;Il Prof. Alberto Pirovano ricordava così Mario Calvino: “C’era tra noi una comunanza di sentimenti: il fascino dell’ignoto, della via vergine, delle realizzazioni peregrine o difficili da conseguire. Vi è analogia fra lo spirito dell’esploratore che incede tra mille difficoltà alla scoperta di una terra, di una flora o di una fauna e lo sperimentatore che s’accinge a nuovi cimenti con metodologia necessariamente improvvisata, imperfetta, ma sua. Ed è da questa affinità di sentimenti che nasceva fra me ed il caro scomparso una reciproca stima e una salda fiducia attestata da fatti”.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alfredo Moreschi&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Calvino prof. Mario&lt;/i&gt;, Nuovo "Fiori di Liguria" (in ricordo del Professor Giacomo Nicolini), ed. in pr., 2020&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra le pubblicazioni di Alfredo &lt;a href="https://www.moreschiphoto.it/archivio-fotografico/" target="_blank"&gt;Moreschi&lt;/a&gt;: Presenzio Astante (al secolo Alfredo Moreschi), Tre fotografie, lepómene editore, Sanremo, aprile 2024; (a cura di) Alfredo Moreschi, Marco &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/06/il-libro-piccolo-bestiario-tascabile.html" target="_blank"&gt;Innocenti&lt;/a&gt;, Quaderno del circolo lepómene, Sanremo, 2021; Alfredo Moreschi,&amp;nbsp; Parco Costiero della Riviera dei Fiori. Fiori e piante della pista ciclopedonale, Edizioni Zem, Vallecrosia, 2019; Presenzio Astante (al secolo Alfredo Moreschi), Manuale di depunteggiatura, editore lepómene, Sanremo, ottobre 2018; articoli in (a cura di) Letizia Lodi, Sanremo e l’Europa. L’immagine della città tra Otto e Novecento, Catalogo della mostra (Sanremo, 19 luglio-9 settembre 2018), Scalpendi, 2018; Presenzio Astante (al secolo Alfredo Moreschi), Quattro progetti per la città di Sanremo, Casabianca editore, Sanremo, giugno 2014; (a cura di) Alfredo Moreschi e Claudio Porchia, Il mondo verde celtico, Edizioni Zem, Vallecrosia, 2011; (a cura di) Alfredo Moreschi in collaborazione con Marco Innocenti e Loretta Marchi, Catalogo della mostra fotografica. 1905-2005: Centenario del Casinò Municipale di Sanremo. Una storia per immagini, De Ferrari, Genova, 2007; Giacomo Nicolini - Alfredo Moreschi, Fiori di Liguria, (a cura di) Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Edizione SIAG - Genova, 1982.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Adriano Maini&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRkE1QF5qnb8933UGsDbc46tKefVNJxKsdsujh5pbC6MvSyfEGQX0FBstuBo4AMqZSViMEgevx6Iu3tDF18pwCFK0qJHSWduz67xfLQwdSLHqPM2KKv1tvFB_f0OFUWWPemYg4DSf2dL568Z8EwQsU6pLddrTQ-nf0K53LqOS2XN0aEwGr1_e-ngr3MqzC/s72-w440-h640-c/mcr.JPG" width="72"/></item><item><title>Ventimiglia costruiva il suo futuro mattone su mattone come con il lego</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/10/ventimiglia-costruiva-il-suo-futuro.html</link><category>anni</category><category>economia</category><category>edilizia</category><category>Gianfranco Raimondo</category><category>lavoro</category><category>Porto</category><category>Settanta</category><category>sindaci</category><category>turismo</category><category>Ventimiglia (IM)</category><category>viabilità</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Tue, 21 Oct 2025 10:13:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-2284704526197468122</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhk7GJvh-0Ck8Z0PIXEaLA1xIERXrVrYj9h0Injp-OCQpmmgReWQiHZrRpMtLvpqFehssOK-8TdzSXtfdsenb3L6Ote-6lSNK-lAUAS-XEPldJxETPUghBUX_P0D1lYwUK2s8obKXQIrSUM7qvEUZGBesez2_NvYaBW6VDMcUGGktFqVepP5I5wnJRVuzSB/s1920/25_febbr03%20%20(78).JPG" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1280" data-original-width="1920" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhk7GJvh-0Ck8Z0PIXEaLA1xIERXrVrYj9h0Injp-OCQpmmgReWQiHZrRpMtLvpqFehssOK-8TdzSXtfdsenb3L6Ote-6lSNK-lAUAS-XEPldJxETPUghBUX_P0D1lYwUK2s8obKXQIrSUM7qvEUZGBesez2_NvYaBW6VDMcUGGktFqVepP5I5wnJRVuzSB/w640-h426/25_febbr03%20%20(78).JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E arrivarono così gli anni '70 e le cose cominciarono a mutare.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ventimiglia non aveva risentito molto dello scossone dell'economia del 1968, intravvisto da noi più per gli avvenimenti francesi che nostrani: Il franco aveva ricominciato a rivalutarsi e i nostri vicini d'oltralpe ritornarono ad affollare i nostri negozi e ristoranti. I frontalieri da parte loro potevano avvalersi di un maggior potere d'acquisto, visto il maggior valore della moneta transalpina, e, anche grazie ai sacrifici, molti di loro poterono anche migliorare le loro situazioni abitative.&lt;br /&gt;Insomma il mattone continuava ad essere l'investimento preferito e i condomini spuntavano uno dopo l'altro. Ai piccoli impresari del dopoguerra erano subentrati i gruppi e le società costituite, oltre che da tecnici, anche da finanziatori, che vedevano nel'edilizia una grande occasione di arricchimento immediato.&lt;br /&gt;Anche nel resto della penisola la situazione economica era migliorata e quindi nacque il desiderio di chi abitava nelle città del nord e ne aveva la possibilità di acquistare una casa per le vacanze, la "seconda casa". Seconda casa che&amp;nbsp; costituiva una ulteriore ghiotta occasione di guadagno per gli speculatori immobiliari: la zona delle Asse e di Nervia videro i primi insediamenti mentre a Roverino nasceva l'edilizia popolare per residenti, grazie anche a cooperative. La città si dava, dunque, un assetto un po' raffazzonato, senza direttive da parte degli amministratori, anche se si cominciò a parlare di piano regolatore.&lt;br /&gt;Tra le occasioni mancate si era aggiunta qualche anno prima quella della realizzazione di un porto, che, dopo grandi entusiasmi per l'inizio dei lavori, si era arenato per mancanza di fondi ed era rimasto lì con moli e strutture interrotte "propiu cume in couru sens'aiga".&lt;br /&gt;In quegli anni si era completata anche l'autostrada dei fiori, dapprima osteggiata come progetto da molti concittadini che temevano di perdere la clientela che non sarebbe più stata obbligata a percorrere le vie cittadine, ma che aveva dato lavoro ad alcune ditte dell'indotto per trasporti di materiale, impiego di mano d'opera, forniture di esplosivi: sarebbe potuta essere una buona occasione per far realizzare dalle società costruttrici qualche opera pubblica, come avevano fatto quasi tutti i comuni sui quali era passata, ma stranamente - e solo a fare questo esempio - il materiale di risulta finì in mare e venne inghiottito dalle onde.&lt;br /&gt;All'amministrazione della città era stato nominato come primo cittadino Albino Ballestra, che ormai aveva consolidato la sua leadership con la costituzione di una giunta di centro-sinistra, la quale avrebbe governato la città per molti anni. Si andava avanti, tuttavia, con il piccolo cabotaggio, senza prevedere opere di viabilità definitive, solo stabilendo qua e là piccole opere di urbanizzazione per il centro città e le frazioni: le vie di scorrimento per il grande traffico continuarono a latitare.&lt;br /&gt;Anche nel centro alcune costruzioni furono trasformate in grandi condominii. A titolo di esempio rammento che dove sorgeva una villetta con giardino sorse un grande caseggiato, che ospitò il supermercato Standa (ma non si era pensato ai parcheggi per gli acquirenti e ad una zona di carico e scarico), e che dov'era villa Davigo (una grande villa che ospitava anche il Consolato francese con un bellissimo giardino annesso) venne costruito - dopo che il Comune ne aveva rifiutata l'acquisizione nel proprio demanio ad un prezzo di favore - quell'enorme condominio di gusto discutibile, dove oggi vi è la sede della Banca ex Carige: così come era successo sul Vallone ad un distributore trasformato nell'attuale palazzo della Oviesse e via costruendo.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Intanto le piccole industrie chiudevano i battenti, il turismo, che, aveva avuto il massimo del fulgore negli anni '60, stava scemando abbandonato per altri interessi, e la floricoltura era quasi sparita. Il mercato dei fiori si era trasferito a Sanremo e persino la Battaglia di Fiori, vanto e onore della città, cessò di esistere nel 1969.&lt;br /&gt;Mentre le città della Riviera lanciavano nuove e invitanti manifestazioni turistiche, Ventimiglia costruiva il suo futuro mattone su mattone come con il &lt;i&gt;lego&lt;/i&gt;, che allora andava di moda.&lt;br /&gt;Nella seconda metà degli anni '70 si avvicendò ad Albino Ballestra come sindaco l'avvocato Aldo Lorenzi, un ligure di quelli all'antica, che continuò sulla falsariga delle precedenti amministrazioni, con visioni limitate al presente: tipica la sua espressione di commento al progetto della costruzione di una strada di scorrimento adiacente al mare con la collaborazione dei comuni vicini per la realizzazione di un ponte sul fiume Nervia "pe mi Ventemiglia a fenisce cu a sciùmaira du Nervia".&lt;br /&gt;Intanto erano nate le regioni e molte delle competenze dei comuni furono assegnate a quelle istituzioni, cosicché la nostra città dovette d'allora in poi dipendere oltre che da Roma (che aveva accentrato il potere economico con l'abolizione del dazio) anche da Genova, che, come è risaputo, non è mai stata in ottimi rapporti con il Ponente: la vita degli amministratori si complicò tra regolamenti, commissioni, comitati comprensoriali e chi più ne ha più ne metta.&lt;br /&gt;Gli anni 70 erano cominciati con l'austerity, dovuta alla guerra del golfo con il conseguente aumento del costo della benzina, e finivano con un'orizzonte non più sereno anche se i ventimigliesi (quelli che contavano... in ogni senso) non se ne rendevano conto.&lt;br /&gt;Per quanto mi riguarda la vita scorreva a ritmo frenetico... a tempo perso (cioè di sera) poiché al giorno continuavo la mia attività di commesso: avevo intrapreso l'hobby (chiamarla carriera sarebbe troppo pretenzioso) del presentatore: serate organizzate dalle aziende del turismo in Riviera, concorsi di miss (che allora erano di gran moda), eventi e manifestazioni canori...&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gianfranco Raimondo&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;29 - Passa il tempo e si matura&lt;/i&gt;, &lt;a href="https://www.facebook.com/groups/701137485612691" target="_blank"&gt;Diario di un ventemigliusu&lt;/a&gt;... nel suo piccolo..., 3 giugno 2025&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhk7GJvh-0Ck8Z0PIXEaLA1xIERXrVrYj9h0Injp-OCQpmmgReWQiHZrRpMtLvpqFehssOK-8TdzSXtfdsenb3L6Ote-6lSNK-lAUAS-XEPldJxETPUghBUX_P0D1lYwUK2s8obKXQIrSUM7qvEUZGBesez2_NvYaBW6VDMcUGGktFqVepP5I5wnJRVuzSB/s72-w640-h426-c/25_febbr03%20%20(78).JPG" width="72"/></item><item><title>Alessandro Natta e la poesia di Giorgio Caproni</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/10/alessandro-natta-e-la-poesia-di-giorgio.html</link><category>Alessandro Natta</category><category>fascisti</category><category>Giorgio Bertone</category><category>Giorgio Caproni</category><category>Imperia</category><category>Oneglia</category><category>partigiani</category><category>poesia</category><category>ponente</category><category>Resistenza</category><category>Riviera</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Tue, 14 Oct 2025 11:48:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-7480231889728211937</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEisfPweL83AovnE9ll7YD_YcqM1CTRU8JPBYeMF62DGdp4c7Txjs2FNOK9gIUN-n71GkbmJx4SMSN2ERm6hYHB4vU-4Fd8C78mrWPoCwU8Vf-QiKJM3b1ebVOZ9KWAIzMJr0XCPmQq4SDm9DWnq7qTqTgjrxaFkzw2xgDVNQz6ET-vfR5vRkaEpSoItfZq2/s4000/imbp.JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="4000" data-original-width="3000" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEisfPweL83AovnE9ll7YD_YcqM1CTRU8JPBYeMF62DGdp4c7Txjs2FNOK9gIUN-n71GkbmJx4SMSN2ERm6hYHB4vU-4Fd8C78mrWPoCwU8Vf-QiKJM3b1ebVOZ9KWAIzMJr0XCPmQq4SDm9DWnq7qTqTgjrxaFkzw2xgDVNQz6ET-vfR5vRkaEpSoItfZq2/w480-h640/imbp.JPG" width="480" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Imperia: Borgo Peri, un luogo caro ad Alessandro Natta&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non so gli ultimi giorni, ma certo gli ultimi anni di &lt;i&gt;buon ritiro&lt;/i&gt; onegliese di &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2023/05/i-comizi-di-alessandro-natta-furono.html" target="_blank"&gt;Alessandro Natta&lt;/a&gt; hanno potuto godere di una palese felicità mentale anche grazie alla letteratura e alla poesia. Quella letteratura su cui si formò negli anni della Scuola Normale di Pisa, classe di lettere, con compagni come Ettore Bonora che - Natta medesimo raccontava - gli furono quasi maestri nello studio e nell'intelligenza della grande poesia francese da Baudelaire ad Apollinaire, e i maestri a pieno titolo come Luigi Russo, docente ammirato e temutissimo di Letteratura italiana che non transigeva sui fondamenti classici della preparazione degli allievi, per i quali dunque l'arte, la letteratura e la poesia contemporanea dovevano restare ai margini, quasi un culto privato; tant'è che Natta sgobbò parecchio prima sul &lt;i&gt;Canzoniere&lt;/i&gt; del Petrarca e poi sul Leopardi. Questi ricordi sono racchiusi in una recentissima nota a Alfonso Gatto, &lt;i&gt;Alla scoperta della terra più sconosciuta&lt;/i&gt; (Ed. San Marco dei Giustiniani), ovvero gli articoli che Gatto scrisse nel 1947 per "l'Unità" sui luoghi più belli della Riviera di Ponente.&lt;br /&gt;Ma, tra gli studi e gli interventi di Natta sulla letteratura (un esempio: la biografia del portorino Giovanni Boine), non avrei dubbi - anche perché ne conservo memoria viva - ad attribuire un valore quasi testamentario alla sua rilettura di Giorgio &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/01/giorgio-caproni-un-poeta-alla-guerra.html" target="_blank"&gt;Caproni&lt;/a&gt;, fatta il 21 giugno 1997 al Santuario di Montebruno in Val Trebbia, in occasione di una tavola rotonda sul poeta con Massimo Quaini e chi scrive (ora si legge in "Per Giorgio Caproni", sempre per i tipi di Giorgio Devoto, un editore che ha affettuosamente e intelligentemente contribuito a estrarre Natta dalla nicchia onegliese e a proporgli benefiche sfide di lettura).&lt;br /&gt;Ebbene, Natta qui, in un soggetto intitolato "Il tempo e il luogo della guerra", s'ingaggia nella lettura serratissima di un poeta che evidentemente conosce benissimo e che gli serve per ripercorrere l'autobiografia propria e di tutta una generazione, senza tuttavia scomporre di un millimetro Caproni, anzi evidenziandone, a forza di citazioni, le prese di posizione sul conflitto e sulla resistenza sia in versi che in prosa (con un'intensa rilettura del racconto caproniano "Il labirinto").&amp;nbsp;&lt;br /&gt;E prese posizioni anche secche, quanto mai attuali: «Provare compassione e rimorso di fronte alla distruzione nel mondo di milioni e milioni di uomini (...); essere aperti e fraterni ai tanti che passarono le barricate e trovarono nelle brigate garibaldine un riscatto, come anche qui accadde a molti alpini della "Monterosa"; e patire, sentire pietà anche per i fascisti, anche per "i torturati e i carnefici dei nostri compagni", giustamente condotti a morte, nell'aprile del '45, sui sassi della Val Trebbia, non significa affatto confondere le idee, il costume, la condotta degli uni e degli altri, non vuol dire affatto pareggiare i conti della storia, legittimare ed eguagliare il passato degli uni e degli altri: il collaborazionismo subalterno e la violenza assassina di Salò e il patriottismo nuovo e fiero del movimento partigiano che rifondeva la dignità e l'unità della nazione nel segno della libertà e della giustizia sociale».&lt;br /&gt;E poco dopo: «E la Repubblica, del resto, è stata già estremamente magnanima e pronta nel chiudere ferite, nel concedere pietosi perdoni. Forse anche al di là del giusto».&lt;br /&gt;Può essere che lo avvertisse pure Caproni quando dopo tanti anni, e nuove guerre lontane e feroci e stragi oscure, indicibili nel nostro Paese, sembrava constatare con disincanto e in modo desolato la fine della memoria della resistenza: «I morti per la libertà / Chi l'avrebbe mai detto. / I morti. Per la libertà./ Sono tutti sepolti».&lt;br /&gt;Per dire che gli ultimi anni di Natta sono stati tutt'altro che uno stanco ripiegamento nostalgico o un chiuso silenzio.&lt;br /&gt;La letteratura coniugata con la storia, secondo l'insegnamento di Russo e il costume di una vita, è riuscito anzi a farla oggetto di un nuovo investimento, un bilancio e una conferma di posizioni incrollabili, le stesse delle ragioni della sua estraneità di uomo, costruitosi in altri tempi, ai tempi nuovi e alla cultura trasformata, di cui forse lui non dichiarava apertamente tutto l'orrore che avvertiva.&lt;br /&gt;E la poesia, coraggiosissima e sempre in trincea (se non altro sul fronte estremo, teologico), di un uomo tutto d'un pezzo come Caproni lo aiutò a trovare ciò che in ultimo si fatica sempre a trovare, le parole giuste.&lt;br /&gt;Così iniziava, appunto, quel suo testo letto in Val Trebbia: «Forse perché mi appresso oramai al limite, e sta già passando per me il momento di decidere, anch'io, di staccare dal muro la lanterna e di scendere nel vallone, forse é per questo che la poesia di Giorgio Caproni mi inquieta e mi affascina sempre più».&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Giorgio Bertone&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Le passioni politiche e letterarie&lt;/i&gt;, (da "Il Secolo XIX" - 29 maggio 2001) in Pagine Nuove del Ponente, bimestrale di politica e cultura, Imperia, Numero 4 - Anno III luglio-agosto 2001&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEisfPweL83AovnE9ll7YD_YcqM1CTRU8JPBYeMF62DGdp4c7Txjs2FNOK9gIUN-n71GkbmJx4SMSN2ERm6hYHB4vU-4Fd8C78mrWPoCwU8Vf-QiKJM3b1ebVOZ9KWAIzMJr0XCPmQq4SDm9DWnq7qTqTgjrxaFkzw2xgDVNQz6ET-vfR5vRkaEpSoItfZq2/s72-w480-h640-c/imbp.JPG" width="72"/></item><item><title>L'acetum ligusticum</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/10/lacetum-ligusticum.html</link><category>acetum ligusticum</category><category>Antonio Rubino</category><category>Farfa</category><category>Floriano Calvino</category><category>Flugblätter</category><category>Follia</category><category>Giacomo Natta</category><category>Guido Seborga</category><category>Italo Calvino</category><category>Liguria</category><category>Marco Innocenti</category><category>Mario Calvino</category><category>musica</category><category>Piero Simondo</category><category>ponente</category><category>Sanremo (IM)</category><category>Tommaso Landolfi</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Mon, 6 Oct 2025 14:28:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-1757008273054439730</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgcz1E8zw1jQ1liWuCpT3jqEPahlONyR-_4Yy3FLWZk2FRZlJa5e90PTOvtkQyrscoJL2S1trsv_QGQPyJAni1zfBd-2jxWKUnvcPxoHS-542MZXH_rTGUqYZ3G9P6ZKnrBeIUUIgyjZprT5zWSLEGlF2OfTE7qIOjEnQxcQAhTqFWxZM01PbyiZd0o2zaB/s1600/17_giu10%20(23).JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1066" data-original-width="1600" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgcz1E8zw1jQ1liWuCpT3jqEPahlONyR-_4Yy3FLWZk2FRZlJa5e90PTOvtkQyrscoJL2S1trsv_QGQPyJAni1zfBd-2jxWKUnvcPxoHS-542MZXH_rTGUqYZ3G9P6ZKnrBeIUUIgyjZprT5zWSLEGlF2OfTE7qIOjEnQxcQAhTqFWxZM01PbyiZd0o2zaB/w640-h426/17_giu10%20(23).JPG" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Sanremo (IM): a sinistra Via Mameli e dietro il Palazzo Via Matteotti&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se c'è un elemento tipico di questo estremo ovest della Liguria, un qualcosa che in qualche modo possa contrassegnare il carattere nazionale delle genti che abitano il Ponente, non sarà difficile - osservando non solo viaggiatori, letterati, pittori e scienziati ma anche le così dette persone comuni, che poi comuni non sono - individuare questo elemento nella &lt;i&gt;follia&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Una peculiarità come può essere quella che - diceva Ruggero Orlando a proposito dei siciliani - è la capacità di spaccare il capello in quattro, e quindi da lì viene fuori Pirandello, o per gli irlandesi è il gioco di parole, lo scherzo, il paradosso, e così abbiano i Wilde e gli Shaw e i Joyce.&lt;br /&gt;Bene, se c'è un elemento così nel Ponente, una sorta di &lt;i&gt;genius loci&lt;/i&gt;, e questo è la follia, non è allora una grande follia, intendiamoci, nulla di patologico, nella maggior parte dei casi. Ma una eccentricità particolare, questo sì, che si aggiunge alla normale stravaganza, se ci è concesso l'ossimoro, di cui è ammantata la figura dell'artista o dello studioso, di colui insomma che, ragionando con il proprio cervello, finisce con l'esulare dalle consuetudini e dalle convenzioni e ad apparire, come si suol dire, un poco strano. Un'estraneità che appartiene appunto al fare arte, all'essere in qualche modo in anticipo sui tempi (perché in tal modo li si sta inventando, i tempi futuri) e a disegnare nuove forme e praticare nuovi comportamenti. Perché, e la buttiamo lì quasi come una definizione di massima, l'artista è colui che rifiuta di adagiarsi negli stereotipi e nel già detto e in qualche modo, col suo cammino, apre nuovi sentieri: adopera il suo ingegno per scoprire le cose del mondo o trovare le idee nuove.&lt;br /&gt;Ma, abbiamo appena dichiarato, nel Ponente sembra esserci, come aggravante, un pizzico di deragliamento in più. Giorgio Bottini, fra l'altro grande conoscitore di jazz, parlava di &lt;i&gt;acetum ligusticum&lt;/i&gt;. Non perdiamoci in lunghi elenchi, ora, ma da Edward Lear a Tommaso &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/05/verso-sera-tornava-su-arma-di-taggia.html" target="_blank"&gt;Landolfi&lt;/a&gt;, da Guido &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2022/04/o-nella-vecchia-bordighera-lassu-in.html" target="_blank"&gt;Seborga&lt;/a&gt; a Giacomo &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2023/05/ai-tavoli-del-caffeuccio-di-bordighera.html" target="_blank"&gt;Natta&lt;/a&gt;, non si può negare che in questa terra nascano, o trovino ospitalità e rifugio, figure animate da vivaci bizzarrie e spesso anche da un certo spirito &lt;i&gt;nonsense&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Sarà un caso? Può darsi. Ma anche un Mario &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2024/02/mario-calvino-introdusse-nel-territorio.html" target="_blank"&gt;Calvino&lt;/a&gt; che si mette le bisce e le rane in tasca (va bene, voleva porsi alla pari coi contadini che incontrava), un Piero &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/09/a-cosio-darroscia-e-stato-creato-lo.html" target="_blank"&gt;Simondo&lt;/a&gt; e una Elena Verrone che festeggiano le loro nozze con qualche giorno di libagioni in compagnia di alcuni amici, come Guy Debord e Asger Jorn, e già che ci sono fondano l'Internazionale Situazionista, un Giuseppe &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2024/04/un-imperiese-membro-dellopificio.html" target="_blank"&gt;Varaldo&lt;/a&gt; che scrive poesie costruendosi delle incredibili gabbie (tipo usare solo una vocale, usare solo monosillabi e così via), be', diciamocelo, non sono cose e persone tanto normali.&lt;br /&gt;Qualcuno potrà obiettare che forme di follia di questo tipo si trovano un po' dappertutto, e meno male se le cose stanno così, e che ora del Ponente ligure vogliamo privilegiare e sottolineare certi aspetti che ci stanno a cuore. Possiamo anche concederlo, ma ci venga riconosciuto che abbiamo i nostri buoni motivi per elaborare certe tesi, e fomentarne magari futuri sviluppi. E chiamiamo qui come testimoni, dunque, due figure sul cui carattere eccentrico e scanzonato nessuno potrà opporre, pensiamo, dubbi e riserve. Un sanremese di nascita e uno di adozione: Antonio Rubino e Farfa.&lt;br /&gt;Li accomuna l'umorismo, il gioco, lo spirito infantile. Che sono cose difficili da praticare, specie in un paese serioso come l'Italia. Se fai ridere o sei parodico o vai sopra le righe, per ben che ti vada sarai valutato aprioristicamente un autore minore. "È considerazione corrente - scrive Sandro &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2024/05/marco-se-vado-in-giro-col-mio-panama-in.html" target="_blank"&gt;Bajini&lt;/a&gt; - che gli spettatori, e con essi i critici, siano più disposti a tollerare una brutta opera seria che una brutta opera comica".&lt;br /&gt;Ma Farfa e Rubino hanno altre cose in comune. L'eclettismo, tanto per cominciare, la capacità di essere poliedrici. Farfa è pittore, poeta, costumista, fotografo, ceramista, cartellonista, inventore di ricette gastronomiche. Antonio Rubino in un suo biglietto da visita si definisce giornalista e poeta-pittore ed elenca poi ciò che può fare: libri, albi, opuscoli, giornali, quadri, illustrazioni, pannelli decorativi, cartelloni, inserzioni, etichette, marchi di fabbrica, grafici statistici e dimostrativi, sigle, storielle umoristiche, figurini, scenografie, stands per esposizioni, decorazioni di ambienti, mobili e oggetti decorativi, sagome, progetti di pubblicità. Che è un elenco incompleto, ovviamente, e noi sappiamo che Rubino ha fatto tante altre cose, dalle ricette culinarie (anche lui! collaborando per la Cirio e coinvolgendo la moglie Angiola nella stesura) agli ex-libris, dai disegni per le feste baiocche a quelli di giochi da tavolo, dalle poesie alle composizioni musicali.&lt;br /&gt;Già, la musica, altro elemento che appassiona sia Farfa che Rubino.&lt;br /&gt;[...] Farfa e Rubino furono due grandi sognatori, che qualcuno talvolta oggi colloca nel clima culturale del Futurismo. E futurista Farfa lo fu senz'altro, anche se di quell'ala pacifista, giocherellona, vagamente dada (alla Palazzeschi, per intenderci) che lo porterà non solo a polemizzare con Marinetti ("Marcire e non marciare / per non subire le delusioni amare") ma infine a essere "recuperato" da surrealisti come Enrico Baj e Arturo Schwarz e ad entrare nel Collegio di Patafisica. Rubino non fu futurista ma se ne è notata la vicinanza con alcuni futuristi "fantasiosi", in particolare con Fortunato Depero. Ma sono piuttosto imparentabili, Farfa e Rubino, proprio per il loro fare - diciamolo con un bel bisticcio di parole - indisciplinato e pluridisciplinare.&lt;br /&gt;E quindi, per tornare al tema della leggiadra follia degli indigeni, rechiamoci allora in un luogo per molti aspetti tipico riguardo tale questione. Eccoci [a Sanremo] all'angolo fra corso Matteotti e via Mameli, in un locale che si chiama Bar Venezuela. Siamo negli anni del secondo dopoguerra, anche se questo posto esiste da molto tempo. Entrate pure, vi facciamo strada. È frequentato da mezzo mondo: impiegati, croupier, sportivi... C'è il biliardo, e ci sono i separé, dove si va a giocare a carte (si usano persino i tarocchi) e si fuma tantissimo, tanto che da ogni separè, come vedete, si leva una colonna di fumo, e allora per la salubrità dell'aria sono stati battezzati "pinete". Ecco, siamo già arrivati al dunque: qui non c'è un modo di parlare "serio" ma c'è l'uso di un linguaggio metaforico, a tratti grottesco, e le evocazioni strampalate, gli accostamenti di parole, le battute stralunate. Qui puoi incontrare Floriano Calvino e Antonio Rubino, Duilio Cossu e Aligi Laura (due personaggi dei racconti che scrive il &lt;a href="https://adrianobrunoalbertomaini.blogspot.com/2024/04/calvino-non-poteva-non-essere.html" target="_blank"&gt;fratello&lt;/a&gt; di Floriano), Carlo Dapporto, Pippo Barzizza. Non è un cenacolo culturale ma è molto di più.&lt;br /&gt;La si pensi come si vuole ma ci sono nessi, legami, influenze, fra tutte queste esperienze: e Farfa che declama le sue poesie scoppiando a ridere quando recita quella del treno (e siamo proprio qui, c'è il paesaggio sanremese che si intravede sullo sfondo) lo poniamo come suggello di questo nostro omaggio all'estrosità e allo spirito ludico di una Liguria che sa essere così amabilmente anarchica, quando vuole esserlo...&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Innocenti&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;23 - Follia, affinità musicali e suoni futuristi &lt;/i&gt;in Marco Innocenti,&lt;i&gt; Flugblätter (#2. 39 pezzi più o meno d'occasione)&lt;/i&gt;, Lo Studiolo - Sanremo, 2018, pp. 91-97&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg__rdaXDum0CmlvIplDggSX1OvhcycSthe8jFOsoJ0ZVdwT8HlQUPwdCIZ9te9PR6r8N7Mfk4NQUVjJbfzrFvzvAemrCnueH-UJfAbkurxNCm7J1LT_NqjmuYEmbvvlDyfLpWIZhwg1RoLY50JUwIKr3_q_GOlMzKtzJ-sWHuq5Z5xkRlJoKWFjsB1Fbun/s801/1.mi.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="801" data-original-width="617" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg__rdaXDum0CmlvIplDggSX1OvhcycSthe8jFOsoJ0ZVdwT8HlQUPwdCIZ9te9PR6r8N7Mfk4NQUVjJbfzrFvzvAemrCnueH-UJfAbkurxNCm7J1LT_NqjmuYEmbvvlDyfLpWIZhwg1RoLY50JUwIKr3_q_GOlMzKtzJ-sWHuq5Z5xkRlJoKWFjsB1Fbun/w492-h640/1.mi.JPG" width="492" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgcz1E8zw1jQ1liWuCpT3jqEPahlONyR-_4Yy3FLWZk2FRZlJa5e90PTOvtkQyrscoJL2S1trsv_QGQPyJAni1zfBd-2jxWKUnvcPxoHS-542MZXH_rTGUqYZ3G9P6ZKnrBeIUUIgyjZprT5zWSLEGlF2OfTE7qIOjEnQxcQAhTqFWxZM01PbyiZd0o2zaB/s72-w640-h426-c/17_giu10%20(23).JPG" width="72"/></item><item><title>Ci vorrà qualche anno per far sì che i quotidiani nazionali si interessino a Torri Superiore</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/09/ci-vorra-qualche-anno-per-far-si-che-i.html</link><category>1983</category><category>bioarchitettura</category><category>ecovillaggio</category><category>Frazione</category><category>Nilla Gismondi</category><category>Piero Caffaratti</category><category>restauro</category><category>riviste</category><category>Samuele Briatore</category><category>specializzate</category><category>straniere</category><category>Torri Superiore</category><category>Ventimiglia (IM)</category><category>villaggio</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Tue, 30 Sep 2025 08:45:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-7330177339693365969</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgr2nFKp2FxPo0AhINiGasgGuT2Vz-P-_6-4rQ0lwOZDT26BV2LDlgeDFMdGNzEB_x2dl2MVQ6VVvopezt-xBJ478R1448vRCBoDWcr-K4LQdlDpMTvzBhFg4OzmWEfiSqbFdHczZNVUwE-13TJb3YekQ5kq_zLq8VCTUNnhdNMlk0H1R543zKdPdVrk7bf/s581/tsf2.JPG" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="368" data-original-width="581" height="254" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgr2nFKp2FxPo0AhINiGasgGuT2Vz-P-_6-4rQ0lwOZDT26BV2LDlgeDFMdGNzEB_x2dl2MVQ6VVvopezt-xBJ478R1448vRCBoDWcr-K4LQdlDpMTvzBhFg4OzmWEfiSqbFdHczZNVUwE-13TJb3YekQ5kq_zLq8VCTUNnhdNMlk0H1R543zKdPdVrk7bf/w400-h254/tsf2.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Fig. 2. Torri Superiore all’inizio della fase dei restauri. Fonte: Samuele Briatore, Op. cit. infra&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Delineare la storia di &lt;a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/05/alcuni-aspetti-dellesperienza-di-torri.html" target="_blank"&gt;Torri Superiore&lt;/a&gt; non è semplice, considerando che viene presa in esame una porzione di Torri, frazione di Ventimiglia. Infatti il piccolo borgo si trova arroccato sopra la frazione di Torri, piccolo agglomerato urbano medievale diviso in due dal fiume Roja, a una decina di chilometri dal capoluogo Ventimiglia.&lt;br /&gt;Torri Superiore negli anni Ottanta era completamente disabitata, faceva eccezione un solitario, Nando Beltrame, che era l’unico residente. La particolarità di Torri Superiore è la completa aderenza al progetto rurale iniziale, infatti le sue caratteristiche costruttive e strutturali sono rimaste intatte nel tempo.&lt;br /&gt;[...] La costruzione degli edifici a Torri Superiore non è frutto di un unico intervento ma i lavori sicuramente si sono protratti per diversi secoli, alcune porzioni della fitta griglia costruttiva del paese sono state ultimate alla fine del settecento. In quest’epoca il villaggio raggiunse la massima densità infatti la struttura testimonia un’accoglienza di più di duecento abitanti.&lt;br /&gt;Lo spopolamento avvenuto già nell’ ottocento e concluso nel dopoguerra, è dovuto principalmente alla carenza di lavoro, ma un fattore determinante è stato anche la collocazione geografica che ha visto per più di un secolo un continuo cambio di confine tra Italia e Francia, infatti è giusto ricordare l’intenso lavoro di Nilla Gismondi, che nel dopoguerra dedicò la sua vita per dare la possibilità a queste zone di essere ancora italiane. Infatti costituì il &lt;i&gt;Comitato per l’Italianità&lt;/i&gt; in difesa dai profughi delle zone di confine cedute alla Francia &amp;lt;8.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Filosofia dell’intervento&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;L’intervento inizia nel 1983 dal volere iniziale di una coppia di torinesi, che appena giunsero a Torri Superiore ne rimasero affascinati e nel 1989 si impegnarono, considerata l’entità dell’intervento, a costituire l’Associazione Culturale di Torri Superiore. Attraverso lo statuto è facile individuare la filosofia dell’intervento: tra le finalità dell’associazione è di primaria importanza &lt;i&gt;dare vita a una comunità basata sull’armonia e sul rispetto delle persone, della natura e dell’ambiente, superando ogni tipo di dogma e ideologia precostituita&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Questa riflessione fa notare una prima differenza dagli altri esempi di valorizzazione: in questo caso l’accento non è messo sull’aspetto del recupero del patrimonio culturale, architettonico e paesaggistico ma sulla creazione di una societas diversa.&lt;br /&gt;Infatti nei punti a seguire sarà ampliato il concetto secondo cui la vita nel borgo contribuisca al movimento mondiale per la salvaguardia dell’ambiente e la tutela dei diritti umani.&lt;br /&gt;Solo tra gli ultimi punti dello statuto troviamo l’interesse artistico e culturale del luogo, considerato però funzionale alla finalità dell’associazione, infatti si legge che &lt;i&gt;Torri Superiore rappresenta un prezioso patrimonio storico culturale del territorio e per i propri caratteri urbaistici è idoneo alle finalità culturali ed umane che si vogliono perseguire&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Per far sì che il luogo non diventi una località in cui soggiornare solo alcuni mesi all’anno, l’associazione si impegna a promuovere attività economiche collettive e individuali che provvedano al sostentamento degli abitanti, permettendo l’insediamento stabile a Torri. Per essere associati bisogna essere presentati da due soci e all’atto dell’ammissione ci si impegna a prestare opera in modo costruttivo e in armonia con gli altri soci. Prima di essere associati il candidato dovrà passare un periodo di prova di massimo un anno e successivamente dovrà essere accettato dall’intera comunità.&lt;br /&gt;La collettività però non è concepita per essere autoreferenziale e chiusa su se stessa, infatti si impegna a costruire un centro studi per la diffusione, la ricerca e l’informazione delle tematiche trattate, inoltre, anche se non si è associati, è possibile soggiornarvi: &lt;i&gt;sono ospitati tutti quelli che desiderino sostenere e diffondere lo scopo dell’associazione ed i suoi intendimenti&lt;/i&gt;. È specificato che nessuno potrà trarre profitto privato dalla comunità, né percepire una rendita propria.&lt;br /&gt;Il progetto ambizioso era quindi di restaurare interamente il borgo antico e di inserirvi all’interno una collettività che ne condividesse la spinta originaria. Nel 1995 erano agibili solo tre stanze e in esse presero la residenza i primi tre pionieri dell’avventura che possiamo riassumere nella parola ecovillaggio &lt;i&gt;(fig. 2)&lt;/i&gt;. Che cosa sia un ecovillaggio non è cosa facile da spiegare, considerati i tanti aspetti e il forte senso di appartenenza a un determinato territorio; a tratti generali possiamo dire che sono insediamenti abitativi a misura d’uomo nei quali ci si impegna a seguire e creare modelli di vita sostenibili in accordo con l’ambiente.&lt;br /&gt;Questo forte legame con la natura ha caratterizzato la filosofia dell’intervento non solo dal punto di vista della valorizzazione, ma anche per quanto riguarda il recupero, infatti Torri Superiore è stata interamente recuperata seguendo i principi della bioarchitettura, infatti nello statuto si evidenzia che l’associazione si impegna a promuovere e realizzare il recupero e la rivitalizzazione, proteggendo e valorizzando i suoi originali caratteri architettonici e urbanistici ovviamente seguendo i criteri ambientali e naturalistici su cui è fondata la “comunità”. Il recupero, in vista degli ideali di condivisione e di rispetto, è stato svolto grazie a intensi campi di lavoro di giovani provenienti da tutto il mondo autonomamente, attraverso organizzazione ambientaliste, servizio civile internazionale e organizzazioni scoutistiche.&lt;br /&gt;[...] Uno dei primi articoli che evidenzia le potenzialità di Torri Superiore sarà pubblicato sulla rivista «Essere» nel settembre del 1988 dove Piero Caffaratti, promotore del &lt;i&gt;Progetto Torri Superiore&lt;/i&gt;, rilascia una lunga intervista nella quale delinea la filosofia e la progettualità che desidera intraprendere a Torri Superiore. Nell’intervista si parla della creazione di un centro sensibile alla natura e alla sostenibilità architettonica, ricettiva e abitativa. La realizzazione di un villaggio alternativo improntato sulla cooperazione è la linea guida del progetto, la creazione di un falansterio sta prendendo lentamente forma nel piccolo paese di Torri Superiore. In varie parti dell’articolo si chiede ai lettori di partecipare alla ricostruzione del paese e alla partecipazione attiva al progetto da parte non solo di italiani ma anche di stranieri e così avverrà nel futuro di questo piccolo borgo medievale.&lt;br /&gt;Ci vorrà qualche anno per far sì che i quotidiani nazionali si interessino a Torri Superiore, uscendo dal circuito della stampa specializzata. L’11 settembre 1993 il quotidiano «Il Secolo XIX» dirà che&lt;i&gt; il vecchio borgo medievale di Torri sta lentamente rinascendo grazie al volontariato internazionale&lt;/i&gt;; in questo articolo non si parla ancora di ristrutturazione del borgo ma di pulizia e recupero limitato. In questo periodo «Il Secolo XIX» evidenzia l’acquisizione dell’intero borgo da parte dei promotori dell’intervento.&lt;br /&gt;Sarà nel 2000 che Torri Superiore avrà il definitivo lancio mediatico attraverso il settimanale «D. La Repubblica delle Donne» allegato a «La Repubblica». Titolo dell’articolo sarà "&lt;i&gt;La favola del villaggio. Un giorno a Torri. Dove in venti vivono un’utopia che funziona&lt;/i&gt;". La giornalista V. Vantaggi dà una descrizione fiabesca, nottetempo del borgo, paragonandola a un disegno di Escher. Per la prima volta l’attenzione si sposta dall’aspetto politico-organizzativo orientandosi verso la definizione di ecovillaggio, parola ancora non in uso in Italia ma in uso dagli anni settanta negli Stati Uniti. Difatti viene descritta la vita all’interno del borgo medievale come &lt;i&gt;dimostrazione dell’idea che si può abitare un luogo rispettando le leggi della natura&lt;/i&gt;, inoltre vengono descritte le attività economiche che vogliono intraprendere.&lt;br /&gt;Nel marzo del 2002 due quotidiani nazionali parleranno di Torri, «La Stampa» il 19 e «Il Secolo XIX» il 12. L’attenzione ora è rivolta all’apertura delle attività ricettive già annunciate del 2000. Nel piccolo borgo ligure è stato inaugurato il primo ristorante e il primo albergo. In questi articoli per la prima volta di parla di bioarchitettura e tecniche di restauro naturali e tradizionali inserite all’interno dell’ottica del risparmio energetico, si evidenziano l’utilizzo di intonaci naturali, calce, legno, cotto.&lt;br /&gt;Nella rivista «Volontari per lo sviluppo» si darà molto spazio a Torri Superiore e grazie alla sua distribuzione internazionale assicurerà una diffusione europea del progetto. Per la prima volta una rivista di settore darà la definizione di ecovillaggi definendoli come &lt;i&gt;insediamenti a misura d’uomo, rurali e urbani che aspirano a creare modelli di vita sostenibile&lt;/i&gt;. Oltre alla descrizione dei restauri vengono anche evidenziati gli aspetti di gestione ecosostenibile, come l’utilizzo degli scarti della potatura per alimentare il fuoco della cucina e del riscaldamento, l’assenza di concimi anche naturali per la coltivazione e la produzione di cibi e saponi. Inoltre si sottolinea la differenza tra agriturismo e ecovillaggio definendolo una &lt;i&gt;comunità&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Nel 2005 il periodico di architettura «Casaviva» è attento all’aspetto del restauro e della preservazione delle caratteristiche architettoniche e ambientali del territorio. «Terra Nuova» nel giugno 2006 pubblica un intero inserto descrivendo Torri come &lt;i&gt;l’alternativa al vuoto consumismo dei centri turistici alla moda. Torri Superiore, piccolo gioiello di architettura medievale popolare&lt;/i&gt;, è considerata qui un’ottima opportunità turistica a vocazione culturale, ambientale e sociale. La rivista offre una dettagliata documentazione fotografica soprattutto a testimonianza delle modalità di restauro.&lt;br /&gt;Come spesso accade la stampa estera è più attenta rispetto alla stampa nazionale a ciò che accade in campo culturale. Di seguito riporterò solo gli esempi più importanti. Nella rivista «Permaculture Magazine» nel 2004, oltre a descrivere il villaggio, descrive anche gli abitanti definendoli &lt;i&gt;foolish, idealists or pioneers&lt;/i&gt;. Si fa attenzione al periodo storico della nascita dell’idea, un periodo dove le strutture erano solo in cemento e l’idea della pietra e del limo ricordava solo la miseria. Vengono evidenziati i criteri di restauro, molto attuali ora ma assolutamente non contemplati negli anni Ottanta. La rivista inglese, con approccio molto tecnico, mette in luce l’importanza del riscaldamento a bassa entalpia, alimentato da una caldaia mista solare e gas.&lt;br /&gt;Sempre nel 2004, la rivista statunitense «Communities» pone l’accento sul gruppo di persone e la loro scelta responsabile di vivere in modo altro. Descrive i meccanismi associativi e i relativi costi economici, analizzando gli ingranaggi organizzativi. Il giornalista inoltre delinea i profili degli abitanti del piccolo borgo e la modalità di accettazione all’interno della comunità.&lt;br /&gt;Nel 2007 sarà l’importante rivista francese «l’Ècologique» a stupirsi per la meraviglia del posto e per lo stile di vita assolutamente non convenzionale. Come in «Permaculture Magazine» viene analizzata la tecnologia utilizzata soprattutto per il riscaldamento e l’isolamento termico, viene messa in luce l’offerta turistica presente sul territorio e le iniziative in essere a Torri come i corsi di yoga e shiatsu.&lt;br /&gt;Nell’ottobre del 2008 anche la stampa spagnola guarda con interesse l’esempio di Torri. «Ecologìa y Desarrollo» vede in questo piccolo borgo un’esperienza di benessere e consenso, proponendolo come una meta turistica alternativa dove poter prendere contatto con un passato che può essere un’opportunità per il futuro.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;8 M. Fini, Val Roja mutilata. Nilla Gismondi, una vita per difendere il diritto di essere italiani, Edizioni Team 80, Milano 1987.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Samuele Briatore&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Valorizzazione dei borghi storici minori. Strategie di intervento&lt;/i&gt;, Edizioni Diabasis, 2011&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgr2nFKp2FxPo0AhINiGasgGuT2Vz-P-_6-4rQ0lwOZDT26BV2LDlgeDFMdGNzEB_x2dl2MVQ6VVvopezt-xBJ478R1448vRCBoDWcr-K4LQdlDpMTvzBhFg4OzmWEfiSqbFdHczZNVUwE-13TJb3YekQ5kq_zLq8VCTUNnhdNMlk0H1R543zKdPdVrk7bf/s72-w400-h254-c/tsf2.JPG" width="72"/></item><item><title>Le torri saracene fino a ieri</title><link>https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2025/09/le-torri-saracene-fino-ieri.html</link><category>Alassio (SV)</category><category>Carlo Di Francescantonio</category><category>Fabio Barricalla</category><category>Imperia</category><category>Luca de Vincentiis</category><category>Mirko Servetti</category><category>poeta</category><category>Rebecca Rodi</category><category>Rossella Masper</category><category>Sanremo (IM)</category><category>Serena Pieraccini</category><author>noreply@blogger.com (Adriano Maini)</author><pubDate>Sun, 21 Sep 2025 10:03:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6914318251430894714.post-1376609625210150551</guid><description>&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjazVwYdkskt490qpdTGX3rnYtOtUweheWERTupp35XsF6034PFJeC2YoncU7Sf6zVSuXSZFN7zzvfWxSl0wP_9ZhFE2CcfXrqT8ZvAwLU8_F6hRKSqZ28M1BL_8ezfkV9eZbxKpfQ_2wRl3M3CV3ayp_fKxMl1fR0Z6Z2tzSdig7naq1POd0iCYOshgIAj/s567/ms1.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="567" data-original-width="400" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjazVwYdkskt490qpdTGX3rnYtOtUweheWERTupp35XsF6034PFJeC2YoncU7Sf6zVSuXSZFN7zzvfWxSl0wP_9ZhFE2CcfXrqT8ZvAwLU8_F6hRKSqZ28M1BL_8ezfkV9eZbxKpfQ_2wRl3M3CV3ayp_fKxMl1fR0Z6Z2tzSdig7naq1POd0iCYOshgIAj/w452-h640/ms1.jpg" width="452" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Uomini in fiamme" e "Il carico umano" sono gli ultimi due libri di Mirko &lt;a href="https://rebstein.wordpress.com/category/mirko-servetti/" target="_blank"&gt;Servetti&lt;/a&gt;, poeta ligure, nato ad Alassio il 5 febbraio 1953 e scomparso a Imperia il 2 luglio 2023. Due libri ai quali ho contribuito, nella veste di coautore. Gesti letterari nati da una collaborazione artistica, che è stata naturale conseguenza di un’amicizia iniziata nel 2014 ai tempi di Matisklo Edizioni. Matisklo piccola e coraggiosa casa editrice di Savona, ideata e diretta da Francesco Vico e Cesare Oddera, nella quale pubblicavano opere autori off mainstream come la poetessa Vera Bonaccini e il filologo Fabio &lt;a href="https://adrianomaini.altervista.org/marco-innocenti-e-come-un-folletto/" target="_blank"&gt;Barricalla&lt;/a&gt; (entrambi amici di Mirko). Realtà di innovativa rottura che ha però cessato l’attività da qualche anno. In quel 2014 io e Mirko avevamo due libri, anzi due eBook pubblicati da Matisklo: lui "Terra bruciata di mezzo-tra Vespero e Lucifero" ("Il mio libro migliore", mi avrebbe sempre ripetuto negli anni a venire), ed io, insieme a Roberto Keller Veirana e con un contributo poetico della compianta Serena Zaiacometti, "Il verso dei lupi". In tutta sincerità devo a quel momento che amo definire “gli anni di Matisklo” l’incontro e la sintonia umana con Mirko e la sua poesia che ha portato al nostro dittico su carta [...].&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Carlo Di Francescantonio&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Caro, carissimo &lt;a href="https://www.laltrosettimanale.it/mirko-servetti-ode-al-poeta-ligure-ma-prima-di-tutto-amico/3735/" target="_blank"&gt;Mirko Servetti&lt;/a&gt;! Poeta, ma prima di tutto Amico&lt;/i&gt;, L'Altro &lt;a href="https://www.laltrosettimanale.it/" target="_blank"&gt;Settimanale&lt;/a&gt;, 5 febbraio 2024&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Mirko &lt;a href="https://matiskloedizioni.wordpress.com/tag/mirko-servetti/" target="_blank"&gt;Servetti&lt;/a&gt; è nato ad Alassio nel 1953 e viveva ad Imperia, dove è scomparso nel 2023. I suoi libri di poesia, dopo l’esordio con &lt;i&gt;Frammenti in fuga&lt;/i&gt; (Lalli Editore, 1981, scritto in coppia con Teresio Zaninetti), sono: &lt;i&gt;Quasi sicuramente un’ombra&lt;/i&gt; (Forum/Quinta Generazione, 1984); il poema &lt;i&gt;Canti tolemaici&lt;/i&gt; (Tracce, in due volumi, 1989 e 1993); &lt;i&gt;L’amor fluido&lt;/i&gt; (Bastogi Editrice, 1997); &lt;i&gt;Quotidiane seduzioni&lt;/i&gt; (Edizioni del Leone, 2004); &lt;i&gt;Canzoni di cortese villania&lt;/i&gt; (Puntoacapo Editrice, 2008, riunisce con alcune variazioni le due precedenti raccolte); &lt;i&gt;Terra bruciata di mezzo-fra Vespero e Lucifero&lt;/i&gt; (Matisklo Edizioni, 2013, poemetto in digitale); &lt;i&gt;Indefinito Canone&lt;/i&gt; (Matisklo Edizioni, 2016, versione digitale e cartacea).&lt;br /&gt;[...]&lt;br /&gt;Le torri saracene fino a ieri&lt;br /&gt;gli ossigeni splendenti in mare aperto&lt;br /&gt;acquaioli e bruni contrabbandieri&lt;br /&gt;sapevano decifrare i deserti.&lt;br /&gt;Gli altri erano sempre gli altri l’esperto&lt;br /&gt;di maree confidava che i filari&lt;br /&gt;(&lt;i&gt;Dio divenne poi un prezioso reperto&lt;/i&gt;)&lt;br /&gt;sputassero un mosto da capogiri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il deserto è una notte che non basta&lt;br /&gt;nominare e vedere da vicino&lt;br /&gt;i profughi portano a spalla paesi&lt;br /&gt;interi alcuni con aria entusiasta&lt;br /&gt;raccolgono acqua e notte in un catino&lt;br /&gt;riuscendo a sognare per mesi e mesi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi scapicollo per viuzze leggere&lt;br /&gt;a rotta di sasso verso un altrove&lt;br /&gt;in piena discesa fino alle nuove&lt;br /&gt;viste che occultano il quieto terziere.&lt;br /&gt;Scheletrici pilastri di un cantiere&lt;br /&gt;mai avviato sfregiano il cielo fin dove&lt;br /&gt;puoi toccarne il dolore. Per ben nove&lt;br /&gt;lune ne ho custodito il forziere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;anzi lunaire cercavo Malvine&lt;br /&gt;in ogni sua minor costellazione&lt;br /&gt;e nelle umide alcove e nel beffardo&lt;br /&gt;balzello del sole sulle colline&lt;br /&gt;nel tempo e nel suo mutar direzione&lt;br /&gt;forse &lt;i&gt;in tempo&lt;/i&gt; per squagliarne il ricordo&lt;br /&gt;[...]&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Redazione&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Mirko Servetti&lt;/i&gt;, Italian &lt;a href="https://www.italian-poetry.org/" target="_blank"&gt;Poetry&lt;/a&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Sembrava l'ultima parte del viaggio&lt;br /&gt;un cielo sereno dopo la guerra&lt;br /&gt;che sperse il mio corpo nella tempesta&lt;br /&gt;le nostre allegrie rinacquero a maggio.&lt;br /&gt;Trovammo memoria e insieme&lt;br /&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; [coraggio&lt;br /&gt;pazzi di gioia tornammo alla terra&lt;br /&gt;folli d'amore e di vino alla testa&lt;br /&gt;del sole arraffammo l'ultimo raggio&lt;br /&gt;e poi a nuotare nel fiume più terso&lt;br /&gt;spremendo sidro dai frutti più ghiotti&lt;br /&gt;ché si cospargon di me le acqueforti&lt;br /&gt;e tu che perduta apri all'universo&lt;br /&gt;labbra di carta e amorevoli motti&lt;br /&gt;m'investi ariosa di piccole morti.&lt;br /&gt;Mirko Servetti, &lt;i&gt;Canzoni di cortese villania&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Fabio Barricalla, Luca de Vincentiis, Rossella Masper, Serena Pieraccini, Rebecca Rodi&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Amici, Poeti. Tazebao&lt;/i&gt;, Sanremo, 20 agosto 2023&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;[Mirko Servetti] Esordisce nella seconda metà degli anni Settanta con poesie, interventi critici e d’opinione sulle pagine della rivista Alla Bottega. Risale a quegli anni l’incontro con Teresio Zaninetti (1947-2007) e, proprio da quell’intensa frequentazione, nasce “Frammenti in fuga”, silloge poetica a quattro mani, edita nel 1981 da Lalli Editore.&lt;br /&gt;Seguono collaborazioni con diversi importanti periodici di letteratura ed un assiduo rapporto con Logos, la rivista fondata nel 1982 da Zaninetti, dalla quale si allontanerà polemicamente qualche anno dopo.&lt;br /&gt;Intorno alla metà degli anni Ottanta comincia anche la lunga ed ininterrotta corrispondenza con Giorgio Bárberi Squarotti, considerato mentore e preziosa guida, che esprime giudizio positivo su “Quasi sicuramente un’ombra”, secondo volume di versi apparso nel 1984 per l’editrice Forum/Quinta Generazione.&lt;br /&gt;Nel frattempo lavora al poema “Canti tolemaici”, il cui primo volume, intitolato “Degli scherzosi proemî”, vedrà la luce nel 1989 per i tipi di Edizioni Tracce.&lt;br /&gt;A quegli anni risale anche l’adesione alle antologie poetiche in tape “Paté de voix” (1982) curata e pubblicata da Offerta speciale, e “Baobab”, in collaborazione con il musicista ed amico Walter Ferrandi, che esce nel 1986 con Tam-Tam, la rivista del compianto Adriano Spatola. Queste esperienze, che inizialmente lo vedono scettico, suggellano però l’interesse per la “poesia sonora”, che si concretizzerà in anni più recenti con la partecipazione a numerosi reading, soprattutto in Liguria, amata terra natale.&lt;br /&gt;“Canti tolemaici” suscita, intanto, il positivo interesse di molti poeti e uomini di pensiero italiani, quali Alessandro Raffi (con cui comincia una proficua amicizia), Paolo Ruffilli, Maria Grazia Lenisa, Antonio Spagnuolo e Giò Ferri, che firma la prefazione al primo volume. La seconda parte, “Le rifrazioni asimmetriche”, pubblicata da Bastogi Editore nel 1993, sarà prefata proprio da Maria Grazia Lenisa.&lt;br /&gt;Nel 1997, sempre Bastogi stampa la raccolta di sonetti “L’amor fluido”, con prefazione di Bárberi Squarotti.&lt;br /&gt;Si allargano e si intensificano i contatti con i migliori periodici letterari. Collabora col gruppo toscano di ricerche intermediali Eliogabalo alla realizzazione del cortometraggio sperimentale “Ciack… la prima!”, girato presso un centro psichiatrico e di cui cura la regia.&lt;br /&gt;Nello stesso periodo entra in contatto con la rivista L’area di Broca, dando inizio ad una nutrita e amichevole corrispondenza con Mariella Bettarini [...].&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Redazione&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Mirko Servetti&lt;/i&gt;, Bibbia d'asfalto &lt;a href="https://poesiaurbana.altervista.org/" target="_blank"&gt;poesia&lt;/a&gt; urbana e autostradale&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjazVwYdkskt490qpdTGX3rnYtOtUweheWERTupp35XsF6034PFJeC2YoncU7Sf6zVSuXSZFN7zzvfWxSl0wP_9ZhFE2CcfXrqT8ZvAwLU8_F6hRKSqZ28M1BL_8ezfkV9eZbxKpfQ_2wRl3M3CV3ayp_fKxMl1fR0Z6Z2tzSdig7naq1POd0iCYOshgIAj/s72-w452-h640-c/ms1.jpg" width="72"/></item></channel></rss>