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	<title>bamboccioni alla riscossa</title>
	
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	<description>bamboccioni</description>
	<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 17:37:07 +0000</pubDate>
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		<title>Nominations</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 17:37:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fate quel che dico ma non dite quel che faccio]]></category>

		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>

		<category><![CDATA[elezioni regionali]]></category>

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		<description><![CDATA[Certo lo &#8220;Psiconano&#8221; è un flagello. E &#8220;Bersanator&#8221; è il suo sciagurato fratello gemello. Ma il vero tarlo della democrazia italiota - secondo il Beppe Grillo pensiero - è un altro. E il comico genovese, novello guru del popolo degli elettori delusi, non manca mai di ripeterlo. E infatti lo ha ripetuto anche ieri, dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo lo <a href="http://www.governo.it/Presidente/Biografia/biografiaberlusconi_it.html" target="_blank">&#8220;<strong>Psiconano&#8221;</strong></a> è un flagello. E <a href="http://www.bersanisegretario.it/" target="_blank"><strong>&#8220;Bersanator&#8221;</strong></a> è il suo sciagurato fratello gemello. <strong>Ma il vero tarlo della democrazia italiota - secondo il Beppe Grillo pensiero - è un altro. </strong>E il comico genovese, novello guru del popolo degli elettori delusi, non manca mai di ripeterlo. E infatti<strong> <a href="http://www.beppegrillo.it/2009/11/comunicato_poli_19.html#comments" target="_blank">lo ha ripetuto</a></strong> anche ieri, dalle pagine del suo blog: <strong>&#8220;Il Parlamento è incostituzionale&#8221;</strong>, anzichenò, e &#8220;va sciolto e ripristinata la possibilità di votare con la preferenza&#8221;. Perchè <strong>la legge elettorale mette la scelta di deputati e senatori nelle mani dei soliti noti, cioè le segreterie dei partiti</strong>. Perchè non si può più andare avanti così. E perchè &#8220;italiani!&#8221; qui; e perchè &#8220;Italiani!&#8221; lì.</p>
<p>E bla e bla e bla.</p>
<p><strong>Questo a riga 7</strong>. Belle e sante parole. Peccato solo che - 20 righe (circa) dopo - sempre la mano del profeta della <strong>&#8220;democrazia dal basso&#8221;</strong> si sia premurata di<strong> <a href="http://www.beppegrillo.it/2009/11/comunicato_poli_19.html#comments" target="_blank">spiegare</a></strong> che alle prossime elezioni regionali ci sarà anche il suo di partito, quello delle liste &#8220;Beppe Grillo&#8221; a 5 stelle. E che lui, ieri - magari durante il pranzo della domenica, tra un piatto di trenette al pesto e una teglia di melanzane alla parmigiana - <strong>abbia anche deciso chi si dovrà candidare a presidente di Regione</strong>: &#8220;Mi prendo la responsabilità di presentare i due candidati per Campania e Emilia-Romagna: <strong>Roberto Fico</strong> e <strong>Giovanni Favia </strong>(<strong><a href="http://www.beppegrillo.it/2009/07/un_alieno_in_co.html" target="_blank">già eletto consigliere comunale a Bologna, NdA</a></strong>). Ho ascoltato molte voci nelle due Regioni e mi sembrano i candidati ideali&#8221;.</p>
<p>Candidati deali, vabbè. Ma la tanto decantata (da Grillo) &#8220;<strong>democrazia dal basso&#8221;</strong>? E le scelte <strong>votate ad una ad una su internet</strong> dai militanti del &#8220;MoVimento&#8221;? E <strong>la trasparenza</strong> delle decisioni? E la partecipazione? Niente paura. Quelle arriveranno con più calma. Per la precisione: &#8220;In futuro, dopo le Regionali&#8221;, <strong><a href="http://www.beppegrillo.it/2009/11/comunicato_poli_19.html#comments" target="_blank">ha assicurato</a></strong> il Beppe nazionale. Ma per questo giro niente. Sarà per la prossima volta. <strong>Un po&#8217; come per i gratta e vinci.</strong> Anche gli uomini al seguito del lider maximo di Genova dovranno ritentare. Magari saranno più fortunati.<span id="more-4441"></span></p>
<p>Nell&#8217;attesa del sol dell&#8217;avvenire che verrà, però, <strong>qualcuno non ha gradito l&#8217;ordine di scuderia imposto dall&#8217;alto</strong>. E non ne ha fatto mistero. La notizia delle candidature è deflagrata come una bomba<a href="http://www.meetup.com/grillibologna/boards/thread/8031377/0/" target="_blank"> <strong>sulle pagine web del meet up dei grilli di Bologna</strong></a>. Scatenando un&#8217;ondata di polemiche. Alcuni hanno difeso Grillo. Altri lo hanno criticato. E con un diluvio di  parole non certo leggere. <strong>Alessandro Cuppone</strong>:</p>
<blockquote><p>I meetup decidono con la testa loro se partecipare alle regionali e <strong>non li aiuta un&#8217;imposizione di Beppe </strong>sul candidato.</p></blockquote>
<p><strong>Matteo:</strong></p>
<blockquote><p>c&#8217;era una bellissima proposta di come fare <strong>le primarie</strong> che ho potuto leggere se i candidati fossero stati piu&#8217; di 2&#8230;. ma niente.. Un movimento che doveva venire &#8220;dal basso&#8221; e avere regole democratiche non ha scelto<strong> il candidato perchè da come sembrerebbe a una prima vista è stato imposto da quello che ci mette il nome</strong>..</p></blockquote>
<p><strong>Valerio:</strong></p>
<blockquote><p>si cominciava, almeno per me, un percorso con persone simpatiche, diverse da quelle che vedi in giro, (&#8230;) <strong>Dopo 24 mesi non esistono più progetti da meet up e colui che ha dato vita al movimento compone post imponendo in maniera autoritaria le proprie scelte&#8230;</strong>.</p></blockquote>
<p><strong>Fabio Castellucci:</strong></p>
<blockquote><p><strong>Grillo fa il contrario di quel che dice di fare. </strong>Cala dall&#8217;alto LUI senza lasciare che siano le votazioni ONLINE esplicite a indicare candidati e programmi. Due bravissime persone. Ma non va bene!!! Nemmeno se si chiamassero Gesù Cristo e Mohandas Gandhi! Si doveva trovare il tempo di vortarli in una competizione aperta e chiara. <strong>Per ora, per quanto degni e galantuomini, restano e sono i &#8220;designati dal Principe&#8221;. E il principe è Grillo. </strong>(&#8230;)  è un autogol IMPERDONABILE! E purtroppo consegna nelle mani dei nemici di Grillo (in buona o in cattiva fede) ottimi argomenti per sostenere che <strong>si sta recitando una commedia, nella quale Grillo è lo specchietto per le allodole per richiamare voti di gente abbagliata dal guru</strong>, ma per nulla disposta a guardare con sana critica attenta le cose che Grillo fa&#8230; <strong>L&#8217;ennesimo caso di idolatria. Non diversa da quella Vaticana o del PDL o del PD&#8230;<br />
</strong></p></blockquote>
<p>E per finire, direttamente dai commenti del blog, la voce di <strong>Lorenzo Paluan </strong>(<strong><a href="http://www.lorenzopaluan.net/" target="_blank">consigliere comunale, eletto a Carpi, proprio nelle file delle Liste &#8220;Beppe Grillo&#8221; a 5 stelle</a></strong>):</p>
<blockquote><p>Ciao Beppe sono uno dei consiglieri eletti anche grazie ai voti della lista civica che porta il tuo nome. Sarò breve per essere chiaro<strong>: il mio voto alle regionali è vostro se riuscite una volta tanto a fare quello che dite. </strong>Se si candida qualsiasi soggetto <strong>non scelto democraticamente</strong> dai meetup o dalle persone che in queste settimane si sono sbattutti come matti (almeno a Modena e provincia) per darsi delle sane regole di partecipazione: <strong>VAFFANCULO.</strong> Chiaro?</p></blockquote>
<p>Ohibò. <strong>Grillo come Piddì e Pidielle, le liste a cinque stelle un partito &#8220;personale&#8221; e con un principe-principale come la fu Forza Italia?</strong> Beh, non proprio. Perchè proprio il lider maximo<a href="http://www.beppegrillo.it/2009/11/comunicato_poli_19.html#comments" target="_blank"> <strong>ha spiegato</strong></a> che questa decisione in stile &#8220;ghe pensi mi&#8221; è dettata da ottime ragioni di indiscutibile urgenza: <strong>&#8220;Il Movimento è in fase di formazione e i tempi elettorali stringono&#8221;</strong>. E perchè <strong>il famoso Pidielle - nonostante l&#8217;indiscutibile urgenza - sta ancora discutendo chi candidare in molte regioni chiave</strong>, come <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/gli_ex_an_provano_frenare_lega/09-11-2009/articolo-id=397515-page=0-comments=1" target="_blank">Piemonte, Lombardia, Lazio e Campania</a></strong>. Il partito di Berlusconi, insomma, sta evidentemente accumulando ritardo. Si vede che<strong> lo psiconano </strong>sta perdendo colpi. Mica come Beppe Grillo.</p>
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		<title>Orwell’s economy</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 14:32:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[La grande recessione]]></category>

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		<description><![CDATA[La salute dell&#8217;economia è quella che è. In pratica: un po&#8217; traballante. Ma un passo avanti, lo si è fatto. Prima il mantra era: &#8220;Il peggio (della crisi) è passato&#8221;. Ultimamente, invece, primi ministri e istituzioni varie non fanno altro che ripetere che &#8220;la ripresa&#8221; - parolina magica dal significato vago, ma beneaugurante - c&#8217;è. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La salute dell&#8217;economia è quella che è. In pratica: un po&#8217; traballante. Ma un passo avanti, lo si è fatto. Prima <strong><a href="http://www.google.it/#hl=it&amp;source=hp&amp;q=il+peggio+%C3%A8+passato&amp;btnG=Cerca+con+Google&amp;meta=&amp;aq=f&amp;oq=il+peggio+%C3%A8+passato&amp;fp=48bd8687b47e2288" target="_blank">il mantra</a></strong> era: <strong>&#8220;Il peggio (della crisi) è passato&#8221;</strong>. Ultimamente, invece, primi ministri e istituzioni varie<strong> <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_06/berlusconi_pil_crisi_378def58-cac0-11de-89f9-00144f02aabc.shtml" target="_blank">non fanno altro che ripetere</a></strong> che <strong>&#8220;la ripresa&#8221;</strong> - parolina magica dal significato vago, ma beneaugurante - c&#8217;è. <strong>Si è sconfitta, se non altro, la monotonìa</strong>. La crisi, ancora no. Perchè a <strong>parole</strong> ed auspici non corrispondano <strong>numeri</strong> sempre altrettanto confortanti.</p>
<p>Peccato, per esempio, che negli Stati Uniti - notizia di venerdì scorso - <strong><a href="http://www.nytimes.com/2009/11/07/business/economy/07jobs.html?_r=1&amp;scp=1&amp;sq=us%20jobless%20rate&amp;st=Search" target="_blank">la disoccupazione abbia sfondato la barriera psicologica della doppia cifra</a> </strong>(passando dal <strong>9,8%</strong> di settembre al <strong>10,2%</strong> di ottobre) e toccato il livello più alto dal lontano 1983. Peccato anche che - sempre negli Stati Uniti e sempre notizia di venerdì scorso - <strong>il totale di disoccupati, sottoccupati (ovvero: persone costrette a lavorare part time) e licenziati&amp;scoraggiati</strong> che un posto non lo cercano manco più sia ormai pari, <strong><a href="http://www.nytimes.com/2009/11/07/business/economy/07econ.html?em" target="_blank">secondo i calcoli del &#8220;New York Times&#8221;</a></strong>, a un<strong> 17,5%</strong> dell&#8217;intera forza lavoro a stelle e strisce. Praticamente: quasi un lavoratore su cinque è più o meno a spasso. Un&#8217;ecatombe mai vista dai tempi della <strong>Grande depressione</strong>. E peccato pure che - al solito, negli Usa - <strong>le banche continuino a fallire a raffica</strong>. Solo in questo fine settimane gli istituti di credito costretti a chiudere definitivamente i battenti sono stati ben cinque. Totale:<strong> <a href="http://online.wsj.com/article/SB125754689337434619.html" target="_blank">dal 1^ gennaio ad oggi, le banche Usa fallite sono state 120</a></strong>. E peccato, infine, che se gli Stati Uniti - vero epicentro della crisi - piangono, l&#8217;Europa non rida. Limitandosi alla stretta attualità: giusto ieri, sulla <strong>Gran Bretagna è piovuta l&#8217;ennesima doccia fredda</strong>, sotto forma di statistica. Le persone dichiarate insolventi - tra luglio e settembre - sono state<a href="http://www.independent.co.uk/news/business/news/personal-insolvencies-rise-to-new-record-as-unemployment-bites-1816693.html" target="_blank"> <strong>35 e passa mila</strong></a>. Come a dire: un terzo degli abitanti di una città grande quanto Vicenza. In soli tre mesi.</p>
<p><strong>Se questa fosse &#8220;la ripresa&#8221;, dunque, bisognerebbe augurarsi che finisse presto. </strong>Ma ripresa <strong>non è</strong>. E qui sta il punto. Perchè, per carità, spargere ottimismo fa sempre bene. Ma <strong>cambiare nome alle cose</strong>; stravolgere il senso di numeri e fatti; far passare per ritorno alla normalità quel che non è un ritorno e di normale non ha quasi nulla; e far ripetere questa vulgata ai media, come fossero tanti pappagalli;  beh, tutto questo non fa bene. E per di più puzza. <strong>Puzza di George Orwell</strong>, di 1984, di guerra che diventa pace; ignoranza che diventa forza; libertà che diventa schiavitù. E di crisi che, appunto, diventano un mezzo miracolo economico. Difficile dire se questo esperimento - sul piano dell&#8217;economia - finirà per funzionare. Per certo - sul piano politico ed etico - è un po&#8217; inquietante.</p>
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		<title>Here we go again</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 18:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Banca Bassotti]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima la carota. Poi la bastonata. Come da copione. Eh, sì. Perchè chi scrive  ormai è abituato a pensar male. E così martedì scorso - quando il governo inglese, per bocca del suo ministro del Tesoro, Alistair Darling aveva annunciato di voler far soffrire le solite banche &#8220;cattivone&#8221;, con tanto di misure eccezionali ed effetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Prima la carota. Poi la bastonata. </strong>Come da copione. Eh, sì. Perchè chi scrive  ormai è abituato <strong>a pensar male</strong>. E così martedì scorso - quando il governo inglese, per bocca del suo ministro del Tesoro, Alistair Darling <strong><a href="http://www.independent.co.uk/news/business/news/darling-prepares-to-unveil-bank-shakeup-1813270.html" target="_blank">aveva annunciato</a> </strong>di voler <strong>far soffrire le solite banche &#8220;cattivone&#8221;</strong>, con tanto di misure eccezionali ed effetti speciali - si diceva: quando era arrivata questa lieta novella, <strong>chi scrive aveva evitato di stappare lo champagne</strong>. E si era subito chiesto dove fosse la fregatura. <strong><a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&amp;sid=a5nRbfrx7ZQc&amp;pos=1" target="_blank">E la fregatura è arrivata oggi, puntuale, già verso l&#8217;ora di colazione</a></strong>. Per farla breve, la notizia è questa: <strong>gli inglesi saranno costretti - di nuovo - a mettere mano al portafoglio</strong>. E a sganciare <strong>31 miliardi</strong> e rotti di sterline  - ovvero: quasi <strong>35 miliardi di euro</strong>; ovvero anche <strong>51 miliardi di dollari</strong> - per salvare le solite banche di sua Maestà: <strong>Royal bank of Scotland e Lloyds</strong>. Che - non una vita fa, ma giusto un annetto fa - <strong>di miliardi (di pound) dei contribuenti, ne avevano già ingurgitati ben 37</strong>.</p>
<p>Insomma, ci risiamo. Il peggio della crisi - monotono mantra della politica che (non) conta - sarà anche passato. <strong>Ma la stagione dei &#8220;bail out&#8221; - cioè dei salvataggi - a spese dello Stato, pare ancora ben lungi dall&#8217;essere finita. </strong>E il conto, per la gioia di Pantalone, continua ad ingrossarsi.</p>
<p>Ma - per spiegare genesi e storia di questa ennesima stangata in salsa inglese - sarà bene fare un passo indietro. E tornare, appunto, a martedì scorso. Quando il ministro del Tesoro aveva annunciato di avere in testa un&#8217;idea meravigliosa: rendere - una volta e per tutte - il sistema bancario inglese <strong>&#8220;più sicuro e più competitivo&#8221;</strong>. Come? Elementare, cari contribuenti. Aveva spiegato il ministro: <strong>costringeremo alcune banche a vendere sportelli e attività ad altri concorrenti e, perchè no?, anche a volti nuovi che si volessero avventurare nel mondo burrascoso della finanza in terra anglosasone</strong>. Le banche nel mirino di Darling? Sì, due. Le solite <strong>Royal Bank of Scotland</strong> - salvata nel 2008 con <strong>20 miliardi di sterline</strong> dallo Stato, che si era comprato il <strong>70% delle azioni</strong>; e <strong>Lloyds banking group </strong>- salvata sempre un anno fa con <strong>17 miliardi di sterline </strong>dallo Stato, che si era comprato il <strong>43% delle azioni</strong>. Del resto: avevano voluto i soldi pubblici? Bene, ora era arrivato il momento di &#8220;dimagrire&#8221; e vendersi un po&#8217; di gioielli di famiglia. <strong>Questo il ragionamento del ministro. Che aveva quasi il sapore delle favolette morali dei tempi che furono. Ma cui è mancato il lieto fine.</strong></p>
<p><span id="more-4411"></span>L&#8217;idea, infatti, era meravigliosa. E il piano del governo - o meglio l&#8217;accordo raggiunto con Royal bank of scotland e Lloyds, e presentato oggi alla stampa - in effetti prevede un po&#8217; di ceci e cilicio. Le due banche <strong>non pagheranno bonus ai dipendenti nel 2009</strong>. E dovranno <strong>vendersi un bel po&#8217; di roba</strong>. Tanto che - <a href="http://online.wsj.com/article/SB125722917839524731.html" target="_blank"><strong>secondo i calcoli del &#8220;Wall Street Journal&#8221;</strong> </a>- l&#8217;operazione dovrebbe far finire sul mercato, nei prossimi anni, poco meno<strong> del 10%</strong> dell&#8217;intero sistema bancario (retail) britannico. Epperò c&#8217;è il però. L&#8217;accordo prevede anche che a <strong>Royal bank of Scotland vadano altri 25,5 miliardi</strong> (di sterline) di soldi pubblici (che sommati ai <strong>20 </strong>dell&#8217;anno scorso, fanno <strong>45,5 miliardi di sterline</strong>; il salvataggio, <strong><a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&amp;sid=a5nRbfrx7ZQc&amp;pos=1" target="_blank">secondo l&#8217;agenzia di stampa americana Bloomberg</a></strong>, più costoso della storia delle banche). Più altri <strong>5,8 miliardi</strong> - sempre di sterline e sempre dei contribuenti - che finiranno nelle tasche di <strong>Lloyds </strong>(attraverso un corposo aumento di capitale).</p>
<p>E non è finita qui. Perchè <strong>Royal bank of Scotland</strong> - in caso di bisogno - potrà mettere le mani su altri <strong>7 miliardi di sterline messi sempre a disposizione dai generossissimi contribuenti</strong>. E perchè il governo del premier Gordon Brown - pensando al futuro - ha anche messo a punto un programmino chiamato <strong>Asset protection scheme (Asp)</strong>. Che potrebbe portare  altri dispiaceri alle già disastrate finanze pubbliche inglesi (che, per la cronaca e come abbiamo scritto <strong><a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=4207" target="_blank">qui</a></strong>, stanno patendo un vero e proprio boom del debito).</p>
<p>Al peggio, infatti, non c&#8217;è mai fine. E il programmino metterà al riparo Royal Bank of Scotland da eventuali guai futuri. <strong>Ma - eventualmente - a pagare saranno i soliti noti</strong>. Per farla breve: <strong>lo Stato garantirà qualcosa come 280 miliardi di sterline </strong>di mutui e investimenti ad alto rischio che si trovano nei bilanci di Rbs. Che in cambio verserà nelle casse pubbliche <strong>700 milioni di sterline</strong> all&#8217;anno (per capirci: un po&#8217; come il premio dell&#8217;assicurazione). Unica nota positiva - e positiva, si fa per dire -<strong> Lloyds non parteciperà a questo Asset protection scheme.</strong> E - bizzarria numero uno - per non farsi &#8220;assicurare&#8221; dallo Stato, pagherà <strong>2,5 miliardi di sterline allo Stato</strong>. Soldi - bizzarria numero due - che Loyds potrà tranquillamente prelevare dai <strong>5,8 miliardi di sterlin</strong>e che si farà dare - ovviamente - dallo<strong> Stato </strong>di cui sopra.</p>
<p>Ma qual è davvero la cattiva notizia, quindi? Che le banche mungeranno altri danari dei contribuenti? <strong>No e sì. Ma alla fine no.</strong></p>
<p><strong>No, </strong>perchè sarà anche impopolare dirlo, ma va detto: aziende, contribuenti e lavoratori poverazzi di sua Maestà in passato si erano indebitati troppo (tanto che il debito privato, <strong><a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/economia/crisi-42/debiti-famiglie/debiti-famiglie.html" target="_blank">secondo dati citati da Repubblica</a></strong>, in Gran Bretagna era arrivato alla stratosferica cifra del 168% del Pil). <strong>Ed ora è giusto che paghino il conto assieme alle banche.</strong></p>
<p><strong>Sì</strong>, perchè - in questo modo - <strong>il peso del debito diventato pubblico e degli errori di valutazione dei banchieri, e della stagione dei bonus da favola peserà allo stesso modo sulle spalle di tutti. </strong>Anche su chi i debiti li aveva fatti (o non fatti) con giudizio.</p>
<p><strong>Ma comunque no.</strong> Perchè alla fine il dato che più da da pensare è un altro. E cioè: la Gran Bretagna l&#8217;anno scorso - proprio in autunno, ad ottobre - aveva staccato un maxi assegno da 37 miliardi di sterline. Ed ora - nonostante le mille rassicurazioni e anche se con qualche variante - la storia si ripete. <strong>Per cui - e qui sta il punto - è lecito chiedersi: ma sarà davvero finita qui o qualche banchiere o politico distratto - come il ministro del Tesoro inglese che si era scordato di accennare ai miliardi da iniettare nelle banche - ci riserva qualche altra sorpresa (nascosta da qualche parte, in giro per il mondo)? </strong></p>
<p><strong>Quella sì che sarebbe non una cattiva, ma una pessima notizia.</strong></p>
<p><strong>P.S. </strong>Per chi volesse saperne di più sull&#8217;ultima scialuppa di salvataggio lanciata alle banche:<strong> leggere <a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/banksandfinance/6491891/RBS-and-Lloyds-break-up-the-main-points.html" target="_blank">qui</a>, <a href="http://www.guardian.co.uk/business/2009/nov/03/banking-royalbankofscotlandgroup" target="_blank">qui</a>, <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/nov/03/banking-rbs-lloyds-darling" target="_blank">qui</a> e <a href="http://www.nytimes.com/2009/11/04/business/global/04ukbank.html?_r=1&amp;hpw" target="_blank">qui</a>. </strong>I link sono tutti a giornali on line in inglese.<strong> Anche perchè la stampa italiota ha dedicato - finora - pochissimo spazio alla faccenda. Del resto: non c&#8217;erano di mezzo trans e escort, e neppure<a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/nuova-influenza-5/influenza-3-novembre/influenza-3-novembre.html" target="_blank"> mali di stagione</a>. Insomma: per gli standard italioti era - effettivamente - una non notizia.<br />
</strong></p>
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		<title>Castelli di carte</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 13:40:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Banca Bassotti]]></category>

		<category><![CDATA[banche]]></category>

		<category><![CDATA[spagna]]></category>

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		<description><![CDATA[Come fa a stare in piedi l&#8217;economia di un Paese con una disoccupazione attorno al 20%? Mistero. Ma bilanci col trucco e lifting contabili possono, per certo, aiutare. Stiamo parlando della Spagna, che ultimamente sembra sparita dai radar dei media italioti. E che forse è il Paese della zona euro più colpito dalla crisi, visto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come fa a stare in piedi l&#8217;economia di un Paese con una disoccupazione attorno al 20%? </strong>Mistero. Ma bilanci col trucco e lifting contabili possono, per certo, aiutare. Stiamo parlando della<strong> Spagna</strong>, che ultimamente sembra sparita dai <strong>radar dei media italioti</strong>. E che forse è il Paese della zona euro più colpito dalla crisi, visto che a Madrid e dintorni <strong>la disoccupazione è ormai arrivata alla stratosferica cifra del 18%</strong>. Anzi: a parlarne - male e da settimane - sono alcuni big della Finanza mondiale. Che concordano - tutti o quasi - su unico punto: <strong>nei bilanci delle banche spagnole, c&#8217;è decisamente qualcosa che non torna.</strong></p>
<p>Per capirci. Il Paese del premier Zapatero è da tempo alle prese con una <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bolla_immobiliare" target="_blank">bolla immobiliare</a> di proporzioni storiche</strong>. In passato si è costruito tanto. Troppo. E ora - secondo i calcoli di <strong><a href="https://www.rracuna.com/" target="_blank">RR de Acuña y Associados</a></strong>, società specializzata in analisi del mercato immobiliare (calcoli riportati dal quotidiano britannico <strong><a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/6228390/Spain-tips-into-depression.html" target="_blank">&#8220;Telegraph&#8221;</a></strong>) - <strong>le case invendute in Spagna avrebbero raggiunto quota 1,6 milioni</strong>. Di qui un vero e proprio crollo del settore costruzioni. E dell’economia tutta. <strong>Una mezza catastrofe che ha fatto schizzare verso l&#8217;alto la disoccupazione. Ma che ha lasciato intatti i bilanci delle banche. </strong><strong>Per certi versi in maniera inspiegabile. </strong></p>
<p>O meglio. Una spiegazione, secondo gli analisti svizzeri di<strong> Credit Suisse</strong>, ci sarebbe. Eccome. Le banche avrebbero occultato le loro perdite. Tradotto: avrebbero taroccato i bilanci. Come? Il quotidiano spagnolo <strong><a href="http://www.elpais.com/articulo/economia/Credit/Suisse/acusa/banca/espanola/maquillar/cuentas/elpepueco/20091031elpepieco_2/Tes" target="_blank">&#8220;El Paìs&#8221;</a></strong> - giusto ieri - ha riportato alcuni stralci del rapporto di Credit Suisse:</p>
<blockquote><p>&#8220;E&#8217; chiaro che<strong> i crediti che rischiano di non essere pagati sono decisamente sottovalutati</strong>&#8220;, mentre gli <strong>immobili</strong> in mano alle banche sarebbero <strong>&#8220;sopravvalutati&#8221;</strong>.</p></blockquote>
<p>Finita lì? <strong>Niente affatto</strong>.</p>
<p><span id="more-4401"></span>Perchè - e due - anche <strong><a href="http://www.pwc.com/" target="_blank">PricewaterhouseCoopers</a></strong> - una delle prime società di consulenza al mondo - una decina di giorni fa, aveva fatto <strong>le stesse considerazioni</strong>. E perchè - e tre - anche l&#8217;agenzia di rating,<strong> <a href="http://www.moodys.com/cust/default.asp" target="_blank">Moody&#8217;s</a> </strong>- che per mestiere dà i voti ai conti di aziende e Stati - lo scorso 14 ottobre aveva sollevato più di un dubbio sui bilanci delle banche spagnole. Dubbi riportati dal solito <strong><a href="http://www.elpais.com/articulo/economia/Moody/s/avisa/banca/espanola/oculta/deterioro/activos/elpepueco/20091014elpepieco_7/Tes" target="_blank">&#8220;El Paìs&#8221;</a></strong>. Che appunto scriveva:</p>
<blockquote><p>&#8220;Moody&#8217;s, in un duro rapporto, ha affermato che banche e casse di risparmio spagnole stanno <strong>ritardando il riconoscimento&#8221; delle perdite &#8220;attraverso degli accordi per la ristrutturazione del debito&#8221;</strong>.</p></blockquote>
<p>In pratica: mi devi dei soldi e non ce li hai? Non è un problema, avrebbero detto le banche. Dammene meno o dammeli quando li avrai. Prassi per altro normale. A patto che chi si è indebitato, sia realmente - prima o poi - in grado di restituire i quattrini. <strong>E - secondo Moody&#8217;s - qui di quattrini non ce ne sarebbero proprio.</strong></p>
<p>Critiche e accuse a cui finora la Spagna ha risposto con un&#8217;alzata di spalle. E verrebbe da dire: giustamente. Perchè? Perchè<strong> <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/19/titoli_tossici_Disinnescati_meta_ce_0_091019023.shtml" target="_blank">secondo il Fondo monetario internazionale</a></strong>: la crisi averebbe provocato perdite alle banche per <strong>2.800 miliardi di euro</strong>. Peccato che finora siano emersi buchi per solo - e solo, si fa per dire - <strong>1.300 miliardi di euro. Meno della metà.</strong> E che fine abbiano fatto le altre perdite, ancora non si sa. E perchè anche le banche nostrane - quelle italiane - hanno pensato bene di rifarsi i conti, <strong>congelando le rate dei mutui (ai licenziati) e i debiti alle piccole e medie imprese.</strong></p>
<p>Così fan (quasi) tutti, insomma, in questa economia di <strong>castelli di carte</strong>. Sperando sempre che non arrivi una folata di vento a far cascare tutto.</p>
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		<title>concoLLenza sleale - La Pillola rossa del weekend</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 19:51:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pillole rosse]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcuno ricorda i tempi in cui le tigri asiatiche erano accusate dai Paesi del ricco Occidente di fare dumping (cioè di vendere i loro prodotti sottocosto) e quindi concorrenza sleale? Beh, ormai è acqua passata. Adesso è la Cina che accusa - o almeno così parrebbe - gli Stati Uniti di danneggiare i poveri imprenditori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno ricorda i tempi in cui le tigri asiatiche erano accusate dai Paesi del ricco Occidente di fare <strong>dumping</strong> (cioè di vendere i loro prodotti sottocosto) e quindi <strong>concorrenza sleale</strong>? <strong>Beh, ormai è acqua passata</strong>. Adesso è la Cina che accusa - o almeno così parrebbe - gli Stati Uniti di danneggiare i poveri imprenditori dagli occhi a mandorla. Scrive, infatti, il<a href="http://online.wsj.com/article/SB125690647628518449.html#articleTabs%3Darticle" target="_blank"> <strong>&#8220;Wall Street Journal</strong>&#8221; </a>che Pechino sarebbe pronta a varare <strong>norme antidumping sulle importazioni dagli Usa</strong>. Non su tutte, ovviamente. Solo su quelle di un certo composto chimico necessario per fabricare il <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nylon" target="_blank">nylon</a></strong>. Segno dei tempi. <strong>E di una guerra commerciale - sotterranea, ma abbastanza feroce - che vede Cina e Stati Uniti scontrarsi ormai da mesi.</strong> Il provvedimento antidumping allo studio del governo cinese, infatti, è solo l&#8217;ultima mossa di una partita che va avanti da un po&#8217;. Come ricorda sempre il Wall Street Journal: a settembre gli Usa avevano imposto dazi sulle importazioni di <strong>pneumatici cinesi</strong>; e l&#8217;ex celeste impero aveva risposto accusando - formalmente, di fronte all&#8217;Organizzazione per il commercio mondiale - gli Stati Uniti di fare dumping su <strong>polli </strong>(sì, nel senso degli animali) <strong>e componenti per auto</strong>. A metà ottobre, poi, Pechino aveva imposto dazi su alcuni tipi di nylon.  E ora tocca pure ai composti chimici.  Difficile dire come andrà a finire. Ma una cosa è certa: la Cina - che nell&#8217;ultimo trimestre <strong>è cresciuta ad una velocità più che doppia</strong> rispetto agli Usa (8,9% contro 3,5%) ed è il Paese che possiede <strong>la maggior parte del debito pubblico a stelle e strisce</strong> - ha perso tutto<strong> il suo timore reverenziale verso Washington. Sempre che ne abbia mai avuto. </strong></p>
<p><strong>P.S. </strong>Di tutto questo avevamo già parlato <a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=3818" target="_blank">qui</a> e <a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=2755" target="_blank">qui</a>. Un altro punto di vista interessante - quello di un economista, Mario Seminerio - invece lo trovate <a href="http://phastidio.net/2009/10/29/uomo-cinese-morde-cane-americano/" target="_blank">qui</a>.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Il Cambio di passo e la figura (retorica) dello “stronzo”</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 19:15:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Berlusconi IV]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre l&#8217;Itaila si balocca con il suo solito tran(s) tran(s) - dalle escort, si è passati alle transessuali; e a breve si attendono nuove esplosive rivelazioni a base di donne cannone e nani senza ballerine, ma molto forti nella la regola della &#8220;elle&#8221; - il resto del mondo si ostina, stranamente, a parlar d&#8217;altro. Cioè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mentre l&#8217;Itaila si balocca con</strong> <strong>il suo solito tran(s) tran(s)</strong> - dalle escort, si è passati alle transessuali; e a breve si attendono nuove esplosive rivelazioni a base di donne cannone e nani senza ballerine, ma molto forti nella la regola della &#8220;elle&#8221; - <strong>il resto del mondo si ostina, stranamente, a parlar d&#8217;altro</strong>. Cioè di soldi ed economia. Che ancora non si decide a girare per il verso giusto.</p>
<p>Certo: come<a href="http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_29/berlusconi_ripresa_economia_4fa297c8-c46d-11de-ae8c-00144f02aabc.shtml" target="_blank"> <strong>ha ripetuto anche oggi</strong></a> il nostro <strong>maître dell&#8217;ottimismo</strong>, al secolo Silvio Berlusconi: <strong>il peggio (della crisi) è passato</strong>. E certo: sempre oggi - dopo un anno consecutivo di segni meno - gli Stati Uniti <strong><a href="http://www.corriere.it/economia/09_ottobre_29/usa-pil-primo-rialzo-crisi_c2e621c2-c487-11de-ae8c-00144f02aabc.shtml" target="_blank">hanno festeggiato il ritorno alla crescita</a></strong>, visto che <strong>il Pil</strong> - tra luglio e settembre - <strong>è finalmente tornato a salire</strong> (del 3,5%). Ma <a href="http://online.wsj.com/article/SB125681908931715735.html" target="_blank">come ha osservato</a> non un pool di economisti disfattisti e bolscevichi, bensì il <strong>&#8220;Wall Street Journal&#8221;</strong>: non è tutto oro quel che luce. Perchè l&#8217;economia a stelle e strisce ha ripreso a correre solo grazie alla <strong>valanga di danari pubblici</strong> spesi dal governo Usa (oltre ai salvataggi di banche, l&#8217;amministrazione Obama ha messo in campo incentivi per comprare case e auto e chi più ne ha, più ne metta). E perchè - per adesso - <strong>non si vede ombra di nuovi posti di lavoro</strong>. Anzi: le cronache continuano a raccontare di licenziamenti a raffica.</p>
<p>Tra ieri e oggi. La compagnia petrolifera<a href="http://www.ft.com/cms/s/0/d5f21560-c459-11de-912e-00144feab49a.html" target="_blank"> <strong>Shell ha annunciato</strong></a> una cura dimagrante <strong>da 5.000 licenziamenti </strong>(il <strong>5% </strong>della forza lavoro; causa profitti in calo di un buon<strong> 70%</strong> proprio nell&#8217;ultimo trimestre). La Us Airways <strong><a href="http://money.cnn.com/2009/10/28/news/companies/US_Airways_job_cuts/?postversion=2009102814" target="_blank">ha deciso di lasciare a casa 1.700 persone</a></strong> tra piloti, hostess e personale di terra. E l&#8217;italianissima casa di moda <strong>Versace</strong> - che, <strong><a href="http://www.nytimes.com/2009/10/29/business/global/29versace.html" target="_blank">secondo il New York Times</a></strong>, potrebbe chiudere quest&#8217;anno con una poco lussuosa perdita secca di 45 milioni di dollari - ha messo in chiaro che licenzierà ben <strong>un quarto</strong> dei suoi dipendenti (<strong>350 su 1.360</strong>).</p>
<p>Nulla di buono e di nuovo sotto il sole, insomma. <strong>Unica vera novità: il governo italiota - tran(s) tran(s) permettendo - ha finalmente deciso di cambiare passo. E di passare a politiche più incisive ed aggressive. </strong>Come <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=NTI7A" target="_blank"><strong>scrive il quotidiano piddino &#8220;L&#8217;Unità&#8221;</strong> </a>(in un articolo ingiustamente piazzato <strong>a pagina 24</strong>, tanto per non dare a Cesare quello che è di Cesare; e al governo quello che si merita): il ministro per le Attività produttive, <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/ministro/index.php?sezione=ministro&amp;tema_dir=tema2" target="_blank"><strong>Claudio Scajola</strong></a> ha deciso di <strong>scendere personalmente in campo</strong>. Prima uscita: Capodichino, provincia di Napoli. Più precisamente alla Atitech, azienda di manutenzione aeronautiche, che naviga in pessime acque.<span id="more-4367"></span></p>
<p>La Atitech pare aver evitato il fallimento. <strong>Ma uno dei suoi dipendenti - tal Paolo Esposito - non ha potuto evitare le ire del ministro. </strong>L&#8217;operaio Esposito aveva esposto, invero un po&#8217; polemicamente, le sue perplessità al ministro in visita alla fabbrica: &#8220;Altro che piani per salvarci, ci hanno tolto la mensa e siamo tornati indietro di 40 anni. Ma tanto sappiamo già come finisce: che<strong> voi politici vi arricchite e gli imprenditori pure</strong>&#8220;. Perplessità cui il ministro ha risposto in maniera chiara ed esaustiva. Con tanto di ardita metafora. Secondo l&#8217;Unità avrebbe detto: <strong>&#8220;Perchè generalizza? E&#8217; come se dicessi che tutti gli operai sono<span style="text-decoration: underline;"> stronzi</span> come lei, però non lo dico&#8221;.</strong></p>
<p>E infatti: non ha dovuto dirlo, perchè l&#8217;aveva già detto. Come aveva già detto - sempre il signor Scajola, ma quando era ministro dell&#8217;Interno del Berlusconi 2 - che il giuslavorista Marco Biagi era un <strong><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2005/agosto/31/Biagi_accuse_Viminale_co_8_050831014.shtml" target="_blank">&#8220;rompicoglioni&#8221;</a> </strong>(perchè voleva a tutti costi una scorta di polizia; scorta che non gli venne fatalmente concessa: fu ucciso, Biagi, da quel che rimaneva delle nostrane Brigate rosse). Un&#8217;uscita sulla stessa lunghezza d&#8217;onda del ministro della Difesa, <strong>Ignazio La Russa</strong>. Che a un contestatore - a New York, per l&#8217;ultimo Columbus day -<a href="http://www.youtube.com/watch?v=ejVioXX839M" target="_blank"> <strong>ha dato - giustamente visto il clima e l&#8217;andazzo - direttamente del &#8220;pedofilo&#8221;</strong></a>.</p>
<p>Dicevamo: in mezzo a tante notizie così così, ecco dunque una lieta novella. Finalmente si è capito in cosa dovesse consistere il famoso <a href="http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_23/tremonti-lascio-telefonata-berlusconi-sensini_0abd0d14-bf95-11de-856b-00144f02aabc.shtml" target="_blank">cambio di passo</a> di cui tanto si è blaterato in questi giorni. Una nuova linea del governo. Più aggressiva ed efficace. <strong>Unico neo: per ora non contro la disoccupazione. Ma solo contro lavoratori ed elettori. Ma non si può avere tutto.</strong> Nevvero?</p>
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		<title>CompLo tutto/3 - La pillola rossa del 28/10/2009</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 19:06:27 +0000</pubDate>
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&#8220;Geely named as preferred bidder for Volvo&#8221;, Financial Times. La Cina chiama. E Ford risponde. La casa automobilistica americana soffre - come le colleghe di mezzo mondo - per la crisi economica. Di qui la decisione di mettere sul mercato uno dei suoi marchi forti: quello della svedese Volvo. Volvo che - secondo il Financial [...]]]></description>
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<li><strong><a href="http://www.ft.com/cms/s/0/9b3acec6-c3b4-11de-a290-00144feab49a.html" target="_blank">&#8220;Geely named as preferred bidder for Volvo&#8221;</a></strong>, Financial Times. La Cina chiama. <strong>E Ford risponde</strong>. La casa automobilistica americana soffre - come le colleghe di mezzo mondo - per la crisi economica. Di qui la decisione di mettere sul mercato uno dei suoi marchi forti: quello della svedese <strong>Volvo</strong>. <strong>Volvo che - secondo il Financial Times - dovrebbe finire nelle mani di un altro produttore di auto, che però ha gli occhi a mandorla: la Chine&#8217;s Zhejiang Geely holding.</strong> Proprio oggi: Ford ha annunciato che - tra le tante offerte ricevute - la migliore è proprio quella di Geely. Che dovrebbe pagare Volvo &#8220;solo&#8221; <strong>2 miliardi di dollari</strong>. Un vero e proprio affare, visto che Ford - nel non lontano 1999 - per comprare proprio il marchio svedese aveva speso la bellezza di <strong>6,45 miliardi, e sempre di dollari </strong>(come ricorda il quotidiano britannico <a href="http://www.guardian.co.uk/business/2009/oct/28/volvo-ford-geely-china-car" target="_blank"><strong>&#8220;The Guardian&#8221;</strong></a>). Sia come sia: <strong>con Volvo, Pechino conquista il suo primo marchio di prestigio made in Europe</strong>. Doveva succedere. Ed è successo. <strong>E c&#8217;è da scommettere che questa non sarà l&#8217;ultima volta.</strong></li>
<li><strong><a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=newsarchive&amp;sid=anSwAkO1zeus" target="_blank">&#8220;China Guandong Wins Approval for Energy Metals Bid&#8221;</a></strong>, Bloomberg. Sempre oggi, Pechino ha incassato un&#8217;altra lieta novella. L&#8217;Australia ha dato via libera alla <strong>China Guandong nuclear power</strong>. Che è il secondo produttore cinese di energia nucleare. E che - grazie al disco verde del governo di Canberra - potrà mettere le mani su riserve di uranio che ammonterebbero a 9 tonnellate e passa. China Guandong nuclear power, infatti,<strong> ha ottenuto il permesso di comprare il 70% di Energy metals limited</strong>, azienda australiana che ha diverse concessioni per esplorare - alla ricerca di uranio - campi tanto nel nord, quanto nell&#8217;ovest del Paese dei canguri.</li>
<li><a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=newsarchive&amp;sid=aw8rv5tEHI28" target="_blank"><strong>&#8220;CIC Seeks Commodities&#8221;</strong></a>, Bloomberg. E non è finita lì. Perchè l&#8217;economia della Cina - da luglio a settembre e a differenza delle asfittiche economie dell&#8217;Occidente - è cresciuta dell&#8217;<strong>8,9%</strong>. Perchè - sempre nel terzo trimestre dell&#8217;anno - <strong>gli investimenti delle aziende e dei fondi cinesi all&#8217;estero sono cresciuti</strong>, secondo Bloomberg, del <strong>190%</strong> rispetto allo stesso periodo del 2008. E perchè lo shopping sembra decisamente destinato a continuare. Tanto che <strong>Lou Jiwei</strong>, presidente del <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_sovrano" target="_blank">fondo sovrano</a></strong> cinese &#8220;China investment corp &#8220;- oggi - ha fatto sapere che Pechino ha altri <strong>110 miliardi di dollari</strong> che vorrebbe proprio investire in giro per il mondo. E viene da chiedersi: un&#8217;offerta o una minaccia?</li>
</ol>
<p><strong>P.S.</strong> Per chi si fosse perso le puntate precedenti: leggere <strong><a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=2709" target="_blank">qui</a></strong>, <strong><a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=4090" target="_blank">qui</a></strong> e <strong><a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=4273" target="_blank">qui</a></strong>.</p>
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		<title>Se chi sbaglia, non paga</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 16:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Banca Bassotti]]></category>

		<category><![CDATA[Abi]]></category>

		<category><![CDATA[Faissola]]></category>

		<category><![CDATA[la lieta novella]]></category>

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		<description><![CDATA[Suonate le fanfare! Apicciate tric-trac e mortaretti! Gaudio e tripudio! Perchè Corrado Faissola, presidente della Associazione bancaria italiana - insomma la Confidustria delle banche - questa settimana ha dato la lieta novella. Da gennaio 2010 - e per dodici-mesi-dodici - gli istituti di credito potranno congelare le rate dei mutui dei descamisados nostrani. Insomma di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Suonate le fanfare! Apicciate tric-trac e mortaretti! Gaudio e tripudio!</strong> Perchè <strong>Corrado Faissola</strong>, presidente della <strong><a href="http://www.abi.it/" target="_blank">Associazione bancaria italiana</a> </strong>- insomma la Confidustria delle banche - questa settimana <strong><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/22/Moratoria_sui_mutui_per_famiglie_co_9_091022034.shtml" target="_blank">ha dato la lieta novella</a></strong>. Da gennaio 2010 - e per dodici-mesi-dodici - gli istituti di credito potranno <strong>congelare le rate dei mutui</strong> dei descamisados nostrani. Insomma di quei <strong>lavoratori</strong> poverazzi - licenziati; cassintegrati; e co.oc.co e co.co.pro messi alla porta con un arrivederci e grazie - <strong>colpiti dalla crisi</strong>.</p>
<p>Una novella che, appunto, è stata accolta con tanto di fanfare di giubilo da - nell&#8217;ordine - <strong>Piddì, Piddielle, Lega, Piddicì</strong>. Più gli onnipresenti e onniparlanti sindacalisti di <strong>Cisl</strong> (&#8221;E&#8217; un buon segnale&#8221;, <strong><a href="http://www.apcom.net/newseconomia/20091022_092201_4d3a7f8_73934.html" target="_blank">ha detto</a></strong> il segretario cislino <strong>Raffaele Bonanni</strong>); <strong>Ugl</strong> (&#8221;E&#8217; una risposta alle richieste più volte avanzate proprio da noi&#8221;,<strong> <a href="http://notizie.tiscali.it/articoli/economia/09/10/21/mutui-sospesi-famiglie-difficolta-98756.html" target="_blank">ha rammentato</a> </strong>il segretario ugiellino, <strong>Renata Polverini</strong>); e <strong>Cgil</strong> (&#8221;E&#8217; una buona cosa, le banche devono aiutare di più le famiglie in difficoltà&#8221;, <strong><a href="http://www.asca.it/news-MUTUI__EPIFANI__BENE_SOSPENSIONE_A_FAMIGLIE__BANCHE_FACCIANO_DI_PIU_-868735-ORA-.html" target="_blank">ha sentenziato </a></strong>il segretario cigiellino <strong>Guglielmo  Epifani</strong>). Più le sigle - anche quelle un tantino arcane e  misteriose - delle associazioni dei consumatori di mezza Italia (Adiconsum, Adoc e varie e molto eventuali). Consumatori che al solito<a href="http://notizie.tiscali.it/articoli/economia/09/10/21/mutui-sospesi-famiglie-difficolta-98756.html" target="_blank"> <strong>si sono uniti al coro</strong></a>. E, tanto per non cambiare, hanno chiesto agli istituti di credito di fare pure di più. Perchè c&#8217;è gente che soffre. E perchè, in fin dei conti, <a href="http://web.tiscali.it/scudit/mdpuntototo.htm" target="_blank"><strong>lo diceva</strong> </a>pure Totò: l&#8217;importante è far vedere che abbondiamo. <strong>Abbundandis in abbundandum</strong>.</p>
<p><strong>Ma c&#8217;è davvero da gioire di fronte a tanta generosità di banche e banchieri verso i descamisados rimasti senza lavoro e stipendio?</strong> Ovviamente, no. E per capirlo basta fare un passo indietro. E guardare le cose da <strong>un altro punto di vista</strong>. Cioè non quello delle famiglie. Ma proprio<strong> quello delle banche</strong>.</p>
<p>Mesi fa, ad agosto, sempre l&#8217;Associazione bancaria italiana - e sempre per bocca del patron, Faissola - <strong><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/agosto/04/Prestiti_alle_imprese_rate_congelate_co_8_090804021.shtml" target="_blank">aveva annunciato</a></strong> un&#8217;altra regalìa. Ovvero: <strong>il congelamento di rate e mutui per le piccole e medie imprese</strong> (anche qui, per dodici-mesi-dodici). E anche allora si erano fatti scorrere fiumi di inchiostro sulla<strong> presunta</strong> (molto presunta) <strong>magnanimità dei banchieri nostrani</strong>; e sulla lungimiranza del governo Berlusconi (grande sponsor, per la cronaca, dell&#8217;operazione). Ma e parafrasando un detto antico: è davvero tutta magnanimità e generosità quel che luccica come oro in questo anno di crisi nera?</p>
<p>Giusto giovedì scorso, Luca Fornovo, giornalista de &#8220;La Stampa&#8221;, <strong><a href="http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=39890197" target="_blank">osservava</a></strong>:</p>
<blockquote><p>A essere un po&#8217; maliziosi, verrebbe da dire: <strong>due piccioni con una fava.</strong> Già perchè la moratoria sui mutui se è, fuori da ogni dubbio, un formidabile e utilissimo salvagente per le famiglie in difficoltà, <strong>è anche vero che può essere d&#8217;aiuto per le banche</strong>. Come? <strong>Evitando alle banche di perdere i soldi prestati e mettere a bilancio sofferenze e accantonamenti in più. </strong>Cioè quei crediti difficili da recuperare, perchè chi ha perso il lavoro o è finito in cassa integrazione fatica a pagare la rata del mutuo.</p></blockquote>
<p>e ancora:</p>
<blockquote><p><strong>La moratoria potrebbe servire anche a limitare i pignoramenti delle case ed evitare una caduta del mercato immobiliare in Italia come è avvenuto negli Stati Uniti</strong>, dove c&#8217;è stato un vero e proprio crollo, dopo il boom delle confische di immobili.</p></blockquote>
<p>Va da sè che il giornalista de &#8220;La Stampa&#8221; - l&#8217;unico tra i grandi giornali italiani a sollevare la questione - non si era inventato nulla. E che le sue osservazioni erano basate su un&#8217;intervista a un esperto del settore, ossia a <strong>Gennaro Casale</strong>, partner e managing director del <strong><a href="http://www.bcg.com/" target="_blank">Boston consulting group</a></strong>, gigante mondiale nel settore della consulenza.</p>
<p>L&#8217;unica critica che si può muovere al quotidiano della famiglia Agnelli (perchè sì, La Stampa è della famiglia Agnelli) - però - è di aver usato un linguaggio un po&#8217; tecnico per spiegare un inghippo che in realtà è semplice semplice. Per cui, vediamo di chiarire. <strong>Un mutuo, per una banca, è un investimento.</strong> E se l&#8217;investimento <strong>va bene</strong>, è tutto ok. Il cliente paga e così - rata dopo rata - torna il capitale e pure gli interessi. <strong>Ma se va male e il cliente per ragioni varie non versa più un quattrino, beh, ecco che quello che era un ottimo impiego di danaro rimunerato da ottimi interessi, diventa una perdita.</strong> Perdita che pesa sui bilanci. Ecco perchè le banche - nel pieno della peggior crisi economica dal 1929 ad oggi - hanno tutto da guadagnare a congelare i mutui. E ad <strong>evitare un bagno di sangue in stile Usa</strong>. O se preferite e vi è più chiaro: tipo mutui subprime.</p>
<p>Di più.<strong> Per i banchieri nostrani, questo interesse, anzi questa necessità di congelare i mutui era davvero impellente. </strong>E a dirlo - per di più a chiare lettere - era stato proprio il presidente della Associazione Bancaria italiana. Insomma, il solito <strong>Corrado Faissola</strong>. Che - non una vita fa, ma l&#8217;8 ottobre scorso - <strong><a href="http://www.asca.it/news-CRISI__FAISSOLA__SOFFERENZE_A_LIMITE_SOPPORTABILITA___RIVEDERE_FISCO-865169-eco-1.html" target="_blank">aveva dichiarato urbi et orbi</a> </strong>che le &#8220;sofferenze&#8221;, cioè i prestiti che facevano fatica a rientrare, stavano raggiungendo un livello &#8220;al limite della sopportabilità&#8221;. Quanto insostenibile? <strong>Secondo i numeri di Faissola, le sofferenze delle  banche italiane - ad agosto, cioè nei primi otto mesi del 2009 - erano arrivate a 51,8 miliardi di euro. Cioè erano un buon 20% in più rispetto al 2008.</strong> Tutti i soldi in meno di cui ora - se le cose andranno per il verso giusto - le banche potrebbero pure (in parte) rifarsi. Come? Semplice: il ministro delle Finanze Giulio Tremonti - quello,<strong> <a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=1183" target="_blank">ve lo ricordate?</a></strong>, che voleva tassare i superprofitti degli avidi banchieri - in cambio dei mutui congelati,<strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/07/banche-sgravi-fiscali-perdite-crediti.shtml?uuid=cbec7782-6bac-11de-9813-bf7a84923155&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank"> ha fatto una promessa</a></strong>. Quale? Ovvio, dei begli <strong>sgravi fiscali</strong>. E le supertasse per i superprofitti? E che volete.<strong> Quella è acqua passata. E che non se ne parli più.</strong></p>
<p>Per cui e in conclusione: <strong>altro che gaudio e tripudio, bisognerebbe gridare al miracolo.</strong> Gli imprenditori e lavoratori poverazzi <strong>non pagheranno</strong> i mutui; per di più le banche <strong>non avranno perdite</strong>; e addirittura potrebbero arrivare (il condizionale, visto che le promesse dei politici sono come quelle dei marinai, è d&#8217;obbligo) pure degli <strong>sgravi fiscali</strong>. <strong></strong></p>
<p><strong>Tutti felici e contenti, quindi?</strong> Di nuovo: dipende dai punti di vista. Se credete che esistano pasti gratis, sì. Ma se non ci credete - e chi scrive non ci crede manco per niente - beh, le cose stanno un po&#8217; diversamente.<span id="more-4332"></span>E non ho usato il verbo &#8220;credere&#8221; a caso. Perchè qui si tratta non di fatti, ma di opinioni.<strong> E questa - per quel che vale - è la mia opinione.</strong></p>
<p>La mossa di governo e banche italiote è tutt&#8217;altro che campata per aria. Anzi. <strong>E&#8217; perfettamente in linea con le scelte prese in questi mesi di crisi da banche e governi di mezzo mondo.</strong> Stati Uniti in primis, visto che tra Washington e New York, in questo anno di disgrazia, è successo di tutto e di più. Gli Usa scoprono - passatemi questa<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Iperbole_%28figura_retorica%29" target="_blank"> <strong>iperbole</strong></a> - <strong>di avere più debiti che soldi</strong>? E che problema c&#8217;è. Si stampa - <strong><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/14/balzo_immobili_oro_listini_Sulla_co_8_090914015.shtml" target="_blank">come ha ricordato di recente anche il &#8220;Corriere della Sera&#8221;</a></strong> - <strong>il doppio dei quattrini</strong>. Si fanno girare le rotative, e via andare. E poi. <strong>Le banche a stelle e strisce all&#8217;improvviso - e all&#8217;improvviso, si fa per dire - si accorgono di avere a bilancio un mucchio di carta straccia alto come il K2, che per il mercato vale meno di zero?</strong> Di nuovo: e che problema c&#8217;è? <strong>Si cambiano le regole del gioco </strong>e si permette alle banche di compilare i bilanci con la giusta serenità e indipendenza di giudizio. Per il mercato, quella cartaccia varrà anche zero. Ma il mercato è ballerino e a volte prende degli abbagli. Per cui gli istituti di credito - <strong><a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&amp;sid=agfrKseJ94jc" target="_blank">così si è deciso</a></strong> - diano alla cartaccia (un po&#8217;) il valore che vogliono.</p>
<p><strong>Già e che problema c&#8217;è. Non si capisce.</strong> Certo: prima una perdita era - stranamente - registrata a bilancio come una perdita. Cioè con un segno meno e inchiostro rosso. <strong>Ma si vede che chi aveva imposto una regola del genere, non era abbastanza creativo. E soprattutto non era abbastanza ottimista. </strong>Unico neo: a questo punto, numeri e bilanci non riflettono più lo stato di salute dell&#8217;economia. Ma non si può avere tutto dalla vita. N&#8217;est-ce pas?</p>
<p>E va da sè che il discorso - e i dubbi che solleva - valgano anche per le banche italiote. <strong>Quanti cassintegrati, licenziati e co.co.co e co.co.pro rimasti senza contratto si vedranno congelare il mutuo?</strong> Difficile dire. Perchè quello dell&#8217;Associazione bancaria italiana non è un ordine, ma una graziosa facoltà concessa alle banche. Che potranno decidere se bloccare o meno le rate dei prestiti concessi a lavoratori o imprenditori in difficoltà. Epperò: il Corriere della Sera - in un articolo pubblicato giovedì scorso - <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/22/Moratoria_sui_mutui_per_famiglie_co_9_091022034.shtml" target="_blank"><strong>si è lanciato in una stima</strong></a>: <strong>solo i cassintegrati&amp;co</strong> interessati alla iniziativa dell&#8217;Associazione bancaria italiana potrebbero essere <strong>100mila</strong>. Benissimo. <strong>E che cosa succede se nel  2011 questi lavoratori poverazzi saranno ancora senza lavoro e se addirittura l&#8217;esercito di disoccupati avrà ingrossato ancora di più le proprie fila? </strong>Si congeleranno i mutui anche nel 2011? E nel 2012? E il fatto che tanti mutui e rate (per macchine; tivù; e chi più ne ha, più ne metta) non vengano pagati, che effetto reale - <strong>re-a-le</strong> - avrà sullo stato di salute delle banche? Non si sa. Ambè. Del resto: questi son solo dettagli.</p>
<p><strong>Così come è - evidentemente - un dettaglio il fatto che cambiare le regole in corsa possa sollevare anche questioni di principio non da poco.</strong> Tutti - mi riferisco a giornali e tivù - hanno speso parole di miele per la scelta dell&#8217;Abi di puntare sul congelamento dei mutui dei &#8220;poveri&#8221; lavoratori in difficoltà.</p>
<p><strong>La cosa non stupisce.</strong> E&#8217; passato più di un secolo da quando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cuore_%28romanzo%29" target="_blank"><strong>Edmondo De Amicis vergava il libro &#8220;Cuore&#8221;</strong></a>, ma i media italioti ragionano ancora così: <strong>ci sono i &#8220;buoni&#8221;</strong> (come la maestrina dalla penna rossa e i &#8220;poveri&#8221; lavoratori) e <strong>ci sono &#8220;i cattivi&#8221;</strong> (come Franti e i banchieri tutti, senza eccezione); ma, alla fine della fiera, <strong>il bene e i buoni sentimenti vincono sempre</strong>. Perchè gli italiani sono brava gggente. E va benissimo. <strong>Ma proviamo a rompere anche questo tabù e lasciamo perdere per un momento i romanzi e il dorato mondo delle favole.</strong> Chiediamoci: <strong>e le banche che, invece, si sono comportate (economicamente parlando) bene o comunque meglio degli altri?</strong> Per esempio (e concedetemi anche questa seconda iperbole): una piccola banca locale che magari non ha avuto una crescita tumultuosa come quella di altri big, perchè i prestiti li concedeva solo a chi - per davvero - aveva le garanzie per pagare; ecco una banca così - posto che esista - non si sentirà danneggiata dal fatto che altri, meno prudenti, meno - mi si passi il termine fuori moda - &#8220;virtuosi&#8221; ora possano congelare le proprie &#8220;sofferenze&#8221;?</p>
<p>E ancora. Sui giornali abbondavano interviste tipo: <strong>&#8220;Sior giornalista, sa com&#8217;è. Io c&#8217;ho 35 anni, mutuo e due figli. E ora che sono cassintegrato, beh, per me questa cosa del congelamento dei mutui è la salvezza. Meno male&#8221;.</strong> Già, meno male per lui. Ma prendiamo il caso, nient&#8217;affatto ideale di un altro 35enne, che magari è pure lui sposato, ha pure lui dei figli, ma ha ragionato in maniera diversa. Cioè: non ha fatto il mutuo, perchè vedeva i prezzi della case alle stelle. Sapeva di avere un posto di lavoro in bilico. E pensava - va che modo bizzarro di ragionare! - che non fosse saggio imbarcarsi in mutuo da 30 anni, quando la generazione dei suoi genitori per comprarsi l&#8217;appartamento ne impiegava mediamente 10. Aspettava, insomma, il momento giusto per indebitarsi. <strong>Ecco: un 35enne così - se perde il lavoro - non paga l&#8217;affitto e viene sfrattato; e torna a vivere con moglie e figli da mammà e papà. Mentre il &#8220;sior-giornalista-io-c&#8217;ho-35 anni-mutuo-e-due-figli&#8221; se ne rimane tranquillo a casa sua, magari un&#8217;amena villetta in campagna.</strong></p>
<p>E&#8217; giusto? No, che non lo è. Perchè chi sbaglia, deve pagare. E perchè i pasti non possono essere gratis. <strong>Diversamente: chi &#8220;ha sbagliato&#8221; - siccome, sai com&#8217;è?, poi tutto si aggiusta - continuerà a sbagliare. E chi invece si era comportato bene - perchè convinto che alla fine si sarebbe preso una rivincita - comincerà a comportarsi mal</strong>e.</p>
<p>E questa non è una massima da cioccolatini perugina. Ma la realtà di questi ultimi mesi. Che ha visto<strong> le grandi banche americane tornare ad usare Wall Street come se fosse un casinò</strong> e non un luogo di investimento. Mentre <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strumento_derivato" target="_blank">i derivati</a> </strong>- strumenti, per carità, in teoria utilissimi; ma in gran parte non trasparenti e non regolati, e usati come armi di distruzione di massa - <strong>sono tornati ad aumentare a dismisura</strong>. Tanto che - <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/19/Derivati_anno_sono_tornati_pericolosi_ce_0_091019022.shtml" target="_blank">Corriere scripsit</a> non più tardi di lunedì scorso - oggi valgono 9 volte il Pil mondiale.</p>
<p>E tutto questo - a meno di un brusco ritorno a un minimo di buon senso - finirà male. Molto male. <strong>Potete scommetterci.</strong></p>
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		<title>Una passeggiata di salute</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 17:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[commercio]]></category>

		<category><![CDATA[La grande recessione]]></category>

		<category><![CDATA[piacenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Capita che passi tutto il giorno a leggere (giornali, flash d&#8217;agenzia e documenti). Capita che quando non leggi, scrivi. Capita che - siccome ti interessi di economia e l&#8217;economia va male - capita, si diceva, che spendi tutto il tuo tempo a parlare di crisi e (semi)diluvi universali. Insomma e per farla breve: il dominus [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capita che passi tutto il giorno a leggere (giornali, flash d&#8217;agenzia e documenti). Capita che quando non leggi, scrivi. Capita che - siccome ti interessi di economia e l&#8217;economia va male - capita, si diceva, che spendi tutto il tuo tempo a parlare di <strong>crisi e (semi)diluvi universali</strong>. Insomma e per farla breve: <strong>i</strong><strong>l dominus di questo blog - oggi - era un po&#8217; stanco. </strong>E ha pensato bene di andare a prendere una boccata d&#8217;aria e fare una <strong>passeggiata</strong>. Così, per <strong>distrarsi</strong>, diciamo.</p>
<p>Già.</p>
<p>Poi, però, lungo il Corso della sua città - Corso che, senza troppa fantasia, si chiama Vittorio Emanuele - ha incontrato <strong>uno&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4292" title="euna" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2009/10/euna.jpg" alt="euna" width="450" height="450" /></p>
<p><strong>&#8230; due&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-4293" title="due" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2009/10/due-1024x768.jpg" alt="due" width="450" height="450" /></p>
<p><strong>&#8230; tre&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-4295" title="tre" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2009/10/tre-1024x768.jpg" alt="tre" width="450" height="450" /></p>
<p><strong>negozi chiusi</strong>. E in quella che è la via dello shopping della città in cui è nato (che poi è Piacenza, ridente località della ricca Emilia).</p>
<p><strong>Finita lì? Purtroppo, no.</strong></p>
<p><span id="more-4289"></span>Non è finita lì, perchè dopo un caffè, la passeggiata tra le vetrine è continuata. E così è spuntata fuori una <strong>quarta</strong>&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-4298" title="quattro" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2009/10/quattro-1024x768.jpg" alt="quattro" width="450" height="450" /></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">&#8230; <strong>una quinta</strong>&#8230;</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-large wp-image-4299" title="cinque" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2009/10/cinque-1024x768.jpg" alt="cinque" width="450" height="450" /></p>
<p><strong>una sesta</strong> (questa, così recita il cartello, &#8220;temporaneamente&#8221;) &#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-4301" title="sei" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2009/10/sei-1024x768.jpg" alt="sei" width="450" height="450" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>serranda abbassata</strong>. E di nuovo: finita lì? Macchè. Perchè proseguendo, nella viuzza pedonale (via Venti settembre) che incrocia il Corso, si incontravano ancoro <strong>una</strong>&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-4303" title="sette" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2009/10/sette-1024x768.jpg" alt="sette" width="450" height="450" /></p>
<p>e <strong>due</strong>&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-4304" title="otto" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2009/10/otto-1024x768.jpg" alt="otto" width="450" height="450" /></p>
<p><strong>vetrine vuote</strong>.</p>
<p>Ora. Va detto che negli ultimi anni - a Piacenza come nel resto d&#8217;Italia - sono spuntati <strong>centri commerciali</strong> come funghi che hanno tolto lavoro ai negozi del centro. E poi l&#8217;idea di <strong>limitare il traffico nel cuore della città</strong> - cosa di cui si lamentano tanti negozianti - non avrà giovato. E comunque <strong>una passeggiata non ha valore statistico</strong>. E, in ogni caso, tra il Corso e via Venti settembre ci saranno almeno altri <strong>150 negozi</strong> aperti (sì ho provato a contarli, ma un po&#8217; a spanne) e tutti e centocinquanta, invece, faranno ottimi affari.</p>
<p><strong>Et cetera, et cetera.</strong></p>
<p><strong>Ma sta di fatto che - l&#8217;anno scorso, col Natale alle porte - tante vetrine vuote, e serrande abbassate, e negozi chiusi semplicemente non c&#8217;erano</strong>. E - a memoria di chi scrive - non ci sono <strong>mai</strong> stati.</p>
<p>Per cui: avrà anche ragione il piccolo &#8220;<strong><a href="http://www.dallasforever.com/30anniversarioarticoli.html" target="_blank">Geiar</a>&#8220;</strong> de&#8217; noantri - insomma quello che ce l&#8217;hanno tutti con lui; insomma Berlusconi. E il peggio della crisi sarà anche passato. E l&#8217;Italia ne uscirà meglio degli altri. <strong>Ma chi scrive ha la netta sensazione che uscirne - appunto - non sarà proprio una passeggiata di salute. </strong></p>
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		<title>bLum-bLum - Le Pillole rosse del 20/10/2009</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 13:46:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Pillole rosse]]></category>

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&#8220;Cnooc Is in Talks for Leases in U.S. Gulf&#8221;, Wall Street Journal. Repetita non semper iuvant. Ma tant&#8217;è. I mesi passano. E le cose non cambiano. Ovvero: l&#8217;economia cinese continua a tirare come una locomotiva. Quella del ricco(?) Occidente, proprio no. Risultato: Pechino - potendoselo permettere - sta facendo uno &#8220;shopping&#8221; spietato (di aziende e [...]]]></description>
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<li><a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704500604574481204240893102.html" target="_blank"><strong>&#8220;Cnooc Is in Talks for Leases in U.S. Gulf&#8221;</strong></a>, Wall Street Journal. <strong><a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=4090" target="_blank">Repetita non semper iuvant</a></strong>. Ma tant&#8217;è. I mesi passano. E le cose non cambiano. Ovvero: l&#8217;economia cinese continua a tirare come una locomotiva. Quella del ricco(?) Occidente, proprio no. <strong>Risultato: Pechino - potendoselo permettere - sta facendo uno &#8220;shopping&#8221; spietato (di aziende e materie prime, all&#8217;estero)</strong>. Ultimo colpaccio: il tentativo di mettere le mani su alcuni <strong>giacimenti di petrolio nel golfo del Messico</strong>. Secondo un articolo pubblicato ieri dal &#8220;Wall Street Journal&#8221;, infatti: la <a href="http://www.cnoocltd.com/encnoocltd/default.shtml" target="_blank"><strong>Cnooc</strong></a> - la China national offshore oil corporation; insomma: la terza (in dimensioni) compagnia petrolifera cinese - <strong>starebbe trattando con la norvegese StatoilHydro</strong>. Obiettivo: mettere le mani su alcuni pozzi petroliferi messicani. Difficile dire come andrà a finire. Anche perchè (e come ricorda sempre il Wall Street Journal): già in passato, <strong>Cnooc aveva cercato di sbarcare nelle Americhe, offrendo 18,5 miliardi di dollari per comprare la compagnia petrolifera californiana Unocal</strong>. Ma l&#8217;affare era saltato (per ragioni più che altro politiche; tradotto: gli Usa non vedevano di buon occhio l&#8217;ingresso della Cina nel cortile di casa e in un settore per di più strategico). Si vedrà, dunque. Ma nell&#8217;attesa, Cnooc ha di che consolarsi. Grazie agli arabi. Oggi - in virtù di un accordo firmato a giugno -<strong> <a href="http://news.xinhuanet.com/english/2009-10/20/content_12272516.htm" target="_blank">la compagnia ha ricevuto (via nave) la prima maxi-fornitura di gas liquido dal Qatar</a></strong>. La prima di una lunga serie. Destinata a durare per 25 anni.</li>
<li><a href="http://www.ft.com/cms/s/0/c8254a10-b8f1-11de-98ee-00144feab49a.html" target="_blank"><strong>&#8220;China and Kenya in infrastructure talks&#8221;</strong></a>, Financial Times. Non solo Messico. E non solo petrolio. Pechino - settimana scorsa - ha iniziato una trattativa con il governo del <strong>Kenya</strong> per costruire un nuovo porto nell&#8217;area turistica di Lamu. E per realizzare strade che colleghino lo Stato africano con i vicini Etiopia e Sudan. Casualmente: sempre <strong>Cnooc </strong>- entro la fine del mese - dovrebbe iniziare alcuni sondaggi per cercare petrolio proprio nel nord del Kenya. E ancora. Il China international fund -<a href="http://www.ft.com/cms/s/0/ab77677e-b68d-11de-8a28-00144feab49a,dwp_uuid=5cdb1d20-feea-11db-aff2-000b5df10621.html" target="_blank"> <strong>secondo il &#8220;Financial Times&#8221;</strong></a> - starebbe per concludere un altro accordo con un altro Stato africano, la <strong>Guinea</strong>. Che è il più grande esportatore di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bauxite" target="_blank">bauxite</a> </strong>al mondo (e ha anche ingenti riserve di oro, diamanti, ferro e <strong>uranio</strong>). La Guinea riceverebbe <strong>7 miliardi di dollari di investimenti cinesi</strong>. Contraccambio: tanto per (non) cambiare,  <strong><a href="http://english.sinopec.com/" target="_blank">Sinopec</a></strong> - altra compagnia petrolifera di Pechino - potrà esplorare<strong> i giacimenti offshore di oro nero </strong>della Guinea.</li>
<li><strong><a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefeconomica/View.aspx?ID=2009101913977952-1" target="_blank">&#8220;Ora Pechino trascina il mercato dell&#8217;auto&#8221;</a></strong>, La Stampa. <strong>Ma da dove nasce tutta questa sete di petrolio? </strong>Domanda semplice. Che ha più risposte. E tutte piuttosto complesse. Ma tra le altre cose, val la pena prestare attenzione a un piccolo dettaglio. Come ha scritto ieri il quotidiano torinese &#8220;La Stampa&#8221; (chiaramente nelle solita sezione economia, lontano da titoloni e prime pagine): il 2009 passerà senz&#8217;altro alla Storia del mercato automobilistico. <strong>Quest&#8217;anno, infatti, la Cina dovrebbe diventare il primo mercato di autoveicoli al mondo, superando gli Stati Uniti.</strong> Nei primi nove mesi dell&#8217;anno, negli <strong>States</strong>, si sono venduti poco meno di 8 milioni di veicoli (per la precisione: <strong>7,85 milioni</strong>). A <strong>Pechino</strong> e dintorni, invece, <strong>9,66 milioni</strong>. Con un aumento di vendite - rispetto all&#8217;anno scorso - da capogiro (<strong>+90,2% ad agosto</strong>, rispetto allo stesso mese del 2008; e <strong>+83,6%</strong> <strong>a settembre</strong>, sempre rispetto allo stesso mese del 2008).  Un&#8217;ultima considerazione, dunque: ma non è che dietro il cambio di rotta di Washington sul fronte tecnologie verdi (che quando c&#8217;era Bush erano inutili o quasi; e ora nell&#8217;era Obama, sono diventate indispensabili); dicevamo: non è che dietro questo cambio di rotta, c&#8217;è (anche) il timore che se la Cina decidesse di fare <strong>davvero &#8220;bLum-bLum&#8221;</strong>, <strong>il prezzo del petrolio farebbe un bel supeL-boom? </strong></li>
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