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	<title>BartoloMeo</title>
	
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	<description>Pics from someone's life</description>
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		<title>L’attesa</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 12:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

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		<description><![CDATA[ Eppure, c'era qualche cosa che entrava nelle ossa quella notte, e che non mi lasciava tranquillo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/3125993368/"><img class="alignnone" title="Aspettando" src="http://farm4.static.flickr.com/3080/3125993368_2e1d9f7f2e_z.jpg?zz=1" alt="" width="640" height="427" /></a></p>
<p>Credo non fosse passata da molto la mezzanotte quando ho iniziato a guardare giù dalle vetrate del primo piano cominciando seriamente a preoccuparmi.</p>
<p>In realtà il vento non era così forte, non faceva così freddo e la notte non si era annunciata per meno amica di quanto potesse essere in dicembre, ma qualche cosa non tornava. La luna, pur senza una nuvola in cielo, portava addosso quell&#8217;alone che secoli prima avrebbe costretto più di una persona in casa, per credenza o anche solo per prudenza.</p>
<p>Gli uccelli notturni non si erano annunciati e le foglie sul selciato si muovevano appena; e forse era proprio quel senso di quiete innaturale a pungere la parte alta dei miei polmoni, facendoli sentire più pesanti.</p>
<p>Avrebbe dovuto essere di ritorno da ore. Il cammino avrebbe potuto essere lungo, certo, in questa stagione soprattutto, ma non era l&#8217;esperienza a mancare ne tanto meno la voglia di tornare da questa parte dei monti. Eppure, c&#8217;era qualche cosa che entrava nelle ossa quella notte, e che non mi lasciava tranquillo.</p>
<p>La brocca del vino, sulla tavola imbandita senza troppi fronzoli, ormai si era concessa per più di metà ed il bicchiere da qualche minuto aveva esaurito anche lui il suo contenuto. La vecchia stufa di ferro e ghisa borbottava tra sé e sé, qualche crepitio ogni tanto, cercando, con il poco di brace rimasta, di salvare quella sensazione di calore che la zuppa cercava eroicamente di trasmettere ancora.</p>
<p>Quando, ormai tempo prima, il pane era stato poggiato sulla tavola, coperto da una garza bianca, tutta la stanza era stata invasa da una fragranza leggera e carezzevole di lievito e farina, che subito si era sposata allora con l&#8217;odore più forte dei fagioli della zuppa, creando in fondo al petto quella sensazione confortevole di casa che speravo avrebbe da li a poco riabbracciato.<br />
Ne rimanevano tracce solo sul mio palato, come un ricordo di bimbo, di un pomeriggio assolato, unico tra i tanti uguali vissuti a preoccuparsi molto di nulla e creando solide roccaforti di fango e paglia, che inevitabilmente sarebbero state distrutte da orde di indiani. Un sentore appesantito appena dal vino, e stretto nel fondo della gola assieme alla speranza di poter pronunciare finalmente quelle parole di sollievo nel vederlo avanzare dalla macchia degli alberi.</p>
<p>Del gatto si tace per dignità propria, che al suo confronto la così scarsa padronanza dei tempi dell&#8217;attesa procurava alla punta delle dita il desiderio un po&#8217; ingenuo di sfregarsi tra loro e subito dopo tuffarsi nelle tasche per cercare una qualsiasi occupazione.</p>
<p>Purtroppo la verità sarebbe probabilmente rimasta ancora per un tempo non definito  dall&#8217;altra parte del bosco, probabilmente senza aver patito nessuna delle pene dalle quali il mio pensiero aveva provato in qualche modo a preservarla, certamente con una tranquillità maggiore di quella che cercavo inutilmente di darmi.</p>
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		<title>Vecchio</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 13:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo sento tra le dita delle mani, quando a sera devo tirare in secca le barchette di lamiera.
Lo sento negli occhi, quando il riflesso sull'acqua mi costringe a strizzarli. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/5057407753/"><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4092/5057407753_c152dd358f_b.jpg" alt="" width="819" height="546" /></a></p>
<p>Per essere grande è grande e per essere profondo è profondo, eppure è comunque e sempre tutto qui.</p>
<p>Ogni tanto mi domando se la scelta del posto non sia una qualche forma di giustificazione alla paura di confrontarsi ancora con il mare aperto. Bestia, ché non c&#8217;è altro modo per chiamarlo, bestia, enorme, infinito, potente. Continua a mettermi i brividi a 1000 km di distanza.</p>
<p>Eppure non riesco a stare lontano dall&#8217;acqua, ecco perché dopo tanto rinnegare, venti anni fa, sono finito per attraccare su questa riva. Che più che riva è una sponda, di quelle che se cammini un po&#8217; in una direzione o nell&#8217;altra ritorni al punto di partenza.</p>
<p>Sono stanco e vecchio. Non perché me lo dicano, perché me lo sento. Lo sento tra le dita delle mani, quando a sera devo tirare in secca le barchette di lamiera. Lo sento negli occhi, quando il riflesso sull&#8217;acqua mi costringe a strizzarli. Lo sento in fondo al cuore, quando mi rendo conto che non batte più al ritmo delle onde.</p>
<p>Qui è facile. Tutto piccolo, tutto sicuro. Il lago è scuro e fondo ma è finito e per questo sicuro. Talmente sicuro che mi rende vecchio, ed agitato. Ecco, sento di essere vecchio perché mi sento al sicuro nel vivere sulle sponde di una pozzanghera, piuttosto che nel mezzo della schiuma del mare.</p>
<p>Guardo le coppiette che vengono a domandare del mio lavoro e per il mio lavoro mi pagano ed ogni volta devo sforzarmi per capire cosa possa piacere loro nel pedalare in tondo in una padella d&#8217;olio. Eppure hanno ragione loro. Loro hanno capito che è meglio astrarre, spezzettare, impacchettare ogni gesto, ogni pensiero, ricondurre tutto e solo all&#8217;atto che si consuma nell&#8217;attimo.</p>
<p>Perché paragonare queste due gocce d&#8217;acqua verdognola alla massa viva di salsedine e schiuma della quale a stento, giorno dopo giorno, le mie ossa si vanno asciugando. Perché non guardare solo e soltanto gli occhi della propria amata, raggianti per i riflessi dell&#8217;acqua, senza pensare alla concreta ristrettezza di panorama che da qui si apprezza.</p>
<p>Inquieto. Rimango inquieto. A mio nipote, per il mio compleanno, ho chiesto in dono i suoi occhi e la sua pazienza; per poter finalmente diventare vecchio.</p>
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		<title>Chiacchierando di nubi</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 16:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

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		<description><![CDATA[Era l'unica cosa che ci potesse mantenere vivi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/5107215653/"><img class="alignnone" title="Shelter" src="http://farm2.static.flickr.com/1081/5107215653_f70c8a22f1_o.jpg" alt="" width="960" height="640" /></a></p>
<p>A stendo riuscivamo a percepire l&#8217;idea che tutto questo potesse avere una fine.<br />
Per quanto ci sforzassimo di comprenderne il senso rimanevamo schiacciati dall&#8217;evidenza della nostra piccola esistenza al cospetto di tanta natura.</p>
<p>Le cicale, assordanti, il vento, costante, leggero, con un gusto di terra e sangue l&#8217;odore della pioggia a chilometri da noi, il sole perenne e la notte fredda, tutto giocava la stessa partita per raccontarti quanto fragili e passeggeri si sia.</p>
<p>Eppure, la consapevolezza di tanta fragilità, era l&#8217;unica cosa che ci potesse mantenere vivi.</p>
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		<title>Bianco e bene</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 09:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Pioggia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ci sono i sassolini, sulla spiaggia, ed anche le conchiglie. Sono quasi tutte sbiancate dal sole e dalle onde salate del mare. Sparsi sulla sabbia &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/4966422263/"><img class="alignnone" title="Bianco e neri" src="http://farm5.static.flickr.com/4128/4966422263_1c3bd6da21_b.jpg" alt="" width="683" height="1024" /></a></p>
<p>Ci sono i sassolini, sulla spiaggia, ed anche le conchiglie. Sono quasi tutte sbiancate dal sole e dalle onde salate del mare. Sparsi sulla sabbia ci sono anche i fili delle alghe portate a riva durante la notte dalla mareggiata che ha accompagnato il temporale.</p>
<p>Il vento forte di questa notte mi ha spaventato. Avevo paura che il mio papà non riuscisse a pescare, perché se non pesca abbastanza pesci per il ristorante poi è arrabbiato per tutto il giorno e non ci da molto da mangiare.</p>
<p>La spiaggia dopo la pioggia è bella. Anche se la pioggia non mi piace perché mi bagna e poi ho freddo.<br />
La sabbia, il giorno dopo, è piatta e compatta ed il bianco non abbaglia sotto al sole. Possiamo correre e cercare di prendere i granchi rosa che camminano sulla riva, vicino al mare.</p>
<p>Dopo le tempeste si trovano anche tante meduse sulla sabbia. Bisogna fare attenzione perché sono piccole e trasparenti e se le calpesti fanno male, anche se sono morte.  Non come il Generale, che mamma dice che quando sarà morto non farà più male a nessuno.</p>
<p>Mi piace giocare con le meduse, quando sono sulla spiaggia non si possono muovere e le infilzo con un bastoncino, poi le porto a spasso finché non si sciolgono al sole, come il ghiaccio che mio fratello porta al mercato del pesce alla mattina! Le meduse al mercato non le vendono.</p>
<p>Oggi non ci sono tutte quelle persone chiare che di solito fanno gli schizzi nell&#8217;acqua e ci regalano le matite per fare i compiti, probabilmente perché alla scuola è caduto il tetto questa notte e si è bagnata tutta, quindi per oggi non ci serviranno le matite.</p>
<p>A me piace di più così, perché non fa tanto caldo e possiamo giocare sulla sabbia dura con il pallone senza che mi venga tanta sete. Quando ci viene sete dobbiamo smettere di giocare ed andare fino dal vecchio Jamka che ha un campo che coltiva sull&#8217;altra riva dell&#8217;isola. Il problema grande è che poi ci dovremo tornare anche nel pomeriggio, con le taniche, per prendere l&#8217;acqua che serve alla mamma per cucinare. Invece, quando piove, la mamma usa una tanica diversa e ci raccoglie dentro la pioggia, così io e Lambu non dobbiamo andare via nel pomeriggio e possiamo giocare.</p>
<p>A me piace la pioggia, anche se mi fa un po&#8217; paura, perché ci sono le strisce bianche nel cielo che fanno tanto rumore, anche se l&#8217;anno scorso, per colpa della pioggia, alcuni amici di papà non sono tornati dalla pesca e lui è rimasto triste per tanti giorni.</p>
<p>Poi la pioggia bagna tutti, non solo alcuni che possono pagarla, e mi sembra sia più giusto così.</p>
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		<item>
		<title>L’attimo visto da qui.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 10:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

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		<description><![CDATA[Il secondo che a nominarlo è già passato. Quello è il tempo, e quello il suo spazio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/3931148433/"><img class="alignnone" title="Tempus fugit" src="http://farm4.static.flickr.com/3483/3931148433_11b55d5ab5_b.jpg" alt="" width="682" height="1024" /></a></p>
<p>Il tempo, come lo spazio, sono elementi cavi da riempire.</p>
<p>Il tempo e lo spazio hanno una dimensione che difficilmente è percepibile per ciò che è. Molto più semplicemente il tempo e lo spazio si definiscono per sostituzione a ciò che in esso viene contenuto di volta in volta.</p>
<p>La relazione tra le due entità, non è una novità, è indissolubile. Non esiste spazio che possa essere definito a prescindere dal suo tempo, e non esiste tempo che non sia confinato e ritagliato in uno spazio.</p>
<p>La narrazione, che è della vita la semplificazione ludica, riempie un tempo di cose, che accadono o che sono, e, di contro, il tempo della storia è definito e ritagliato dai personaggi e dallo spazio nel quale essi si muovono.</p>
<p>Una vita, non è forse definita dal tempo trascorso tra nascita e morte? E quel tempo non è forse compreso solo attraverso le azioni compiute nello spazio? Ed entrambe le dimensioni non si svuotano di senso al cercare di appesantirle con sovrastrutture che tentino di spiegarne le rispettive nature?</p>
<p>Il secondo che a nominarlo è già passato. Quello è il tempo, e quello il suo spazio.</p>
<p>Non permette il commento, che è generato in un altro tempo, che ha prodotto un altro spazio. E la ripetizione di spazio e tempo anche nella più immaginabile delle immobilità è comunque già diventato un film. Convenzione di ventiquattro tempi in un secondo.</p>
<p>L&#8217;immersione in questo placido, ma non sempre, mare di attimi e cantoni, nella sua totalità, consente di viverne il ritmo sincrono, e perciò di essere raccontato e frazionato. Ma non all&#8217;infinito. E fintanto che permette il frazionamento, e con esso l&#8217;indagine, permette il giudizio e la speculazione. Poter isolare in unità d&#8217;analisi inferiori per comprendere i macro-meccanismi.</p>
<p>Ma cosa succede quando l&#8217;unità non è più scomponibile. Quando si perde il senso della cosa ed il nome non calza più la definizione, in quel momento perdono senso il giudizio ed il commento.</p>
<p>Una fotografia. Quel momento e quello spazio. Unici e senza commento.</p>
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		<title>Pendolare</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 16:02:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

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		<description><![CDATA[Erano due settimane che non smetteva di piovere e se lo trovarono bagnato come un pulcino che dormiva attaccato alla caldaia ancora tiepida.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/3170955306/"><img class="alignnone" title="Waverley Station" src="http://farm4.static.flickr.com/3108/3170955306_5f9c6d81c7_o.jpg" alt="" width="800" height="533" /></a></p>
<p>Ne parlano ancora come fosse semplicemente in ritardo, per la prima volta. Peter, il pendolare del 341 Express, che tutte le mattine e tutte le sere percorreva la tratta tra Edinburgh e Dundee.</p>
<p>Sessanta gli anni che hanno visto quel locomotore fumare lungo la costa orientale della Scozia. Quasi sessanta miglia in poco più di due ore, agli inizi del secolo. Oggi bastano settanta minuti, anche se le rotaie sono rimaste le stesse, è cambiato il treno. Ora funziona con l&#8217;elettricità e non fuma più, lui invece ha continuato a fumare come la sua locomotiva, fino all&#8217;ultimo giorno. Un pacchetto non bastava per una giornata sul treno. Tornando verso casa non aspettava di arrivare a Waverley, scendeva ad Hayemarket, 20.37 puntuale quasi sempre, e recuperava dal capostazione una busta con 10 nuove sigarette comprate sfuse, sarebbero poi diventate un pacchetto, anche questo segno dei tempi che cambiavano. Dovevano durare fino alle 6.00, le sigarette, del giorno dopo, quando si sarebbe calato il cappello di lana sugli occhi ancora una volta, per scendere fino alla stazione e riprendere da capo l&#8217;idea dondolante e fumosa della sua vita.</p>
<p>Nessuno ha realmente mai capito cosa combinasse Peter su quel treno. Se l&#8217;erano trovato a bordo una mattina di un inverno particolarmente rigido. Erano due settimane che non smetteva di piovere e se lo trovarono bagnato come un pulcino che dormiva attaccato alla caldaia ancora tiepida. Era fatto su in un cappotto completamente strappato ed in testa un cappello di lana, che gli scendeva fin sotto le orecchie e giù sugli occhi. Avrà avuto dieci anni sì e no, ed Horace se lo tenne li per tutto il giorno, accucciato in un angolo come un cagnolino che non si vuole muovere ma non azzarda un guaito. Non aprì bocca se non per mangiare le bucce delle due patate che il macchinista era solito portarsi dietro come aggiunta al pasto che le ferrovie passavano ai lavoratori, porridge.</p>
<p>Ci vollero tre settimane prima che Peter raccontasse ai due ferrovieri il suo nome, ed un&#8217;altra prima di aggiungere quattro o cinque parole per completare la prima frase. Posso rimanere qui. Eccoti la prima frase in un mese.</p>
<p>E lì rimase. Con la primavera era diventato abbastanza forte da prendere in mano la pala ed aiutare a riempire le fauci voraci della macchina a vapore,  in cambio ne riceveva un pasto caldo al giorno e qualche lezione di vita, un sorso di birra ogni tanto ed un posto sicuro dove passare la notte, fosse accanto alla caldaia o al fresco della cisterna di raccolta dell&#8217;acqua.</p>
<p>Scampò alla guerra perché non esisteva per nessuno. Non altrettanto fecero alcuni dei giovani che avrebbero dovuto spalare il carbone che finiva per spalare Peter.  Dopo un paio d&#8217;anni spesi interamente a bordo del 341, la moglie del capostazione di Dundee, Clare, lo indirizzò presso una sua parente, sui moli di Leith, che forse avrebbe avuto un pagliericcio dove lasciarlo dormire in cambio di qualche lavoro e qualche commissione.</p>
<p>Il 341 si era trasformato da tempo nella sua casa, ed ora avrebbe diviso la sua esistenza tra la locomotiva ed il sottoscala umido del porto. In qualche modo riuscì a continuare a vivere in quella casa anche dopo la morte di Martha, che non aveva né figli né grandi amici ed aveva finito per adottare Peter come una via di mezzo tra un figlio ed un ragazzo di servizio. Non variò mail il suo tragitto in sessant&#8217;anni, solo gli orari.</p>
<p>Oggi sono in tanti che ricordano di averlo visto seguire come un&#8217;ombra il bigliettaio, avanti e indietro, sui vagoni che portavano sulle spalle già allora il peso degli anni , oppure discendere verso la stazione con il berretto calcato sugli occhi, senza che mai nessuno abbia potuto sentirne la voce.</p>
<p>Una fascia nera al braccio del macchinista ed una uguale al braccio dei capostazione a Dundee, Haymarket e Waverley sono il doveroso tributo ai sessant&#8217;anni di muto servizio di Peter, mai assunto dalla ScotRail eppure con il più alto numero di giorni di servizio accumulati.</p>
<p>E per questo conosciuto da tutti come  &#8221;il pendolare del 341 Express&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Papiniano come Columbine</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 06:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano, viale Papiniano, all’interno di quello che viene considerato il supermercato dei singles, noto soprattutto per le monoporzioni di frutta e verdura e per il più alto rapporto tra minuti spesi a ciondolare tra gli scaffali ed il totale acquistato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/4600830114/"><img class="alignnone" title="Royal Punk" src="http://farm4.static.flickr.com/3350/4600830114_c61e1c3553_o.jpg" alt="" width="776" height="787" /></a></p>
<p>Milano, viale Papiniano, all’interno di quello che viene considerato il supermercato dei singles, noto soprattutto per le monoporzioni di frutta e verdura e per il più alto rapporto tra minuti spesi a ciondolare tra gli scaffali ed il totale acquistato, attorno alle 11 di questa mattina è iniziata una tragedia che stenta ancora a trovare una conclusione, che haimè non potrà che essere tragica.</p>
<p>Un pregiudicato, Paniere di Consumo, noto alla polizia per precedenti truffe ai danni dei consumatori ha avuto un crollo psicologico di fronte al reparto latticini, o così pare dalle prime frammentarie ricostruzioni, rese possibili dai pochi clienti che sono riusciti a sfuggirgli indenni. “Così è questo che sono?&#8230;&#8230;.io&#8230;&#8230;8% semestrale?&#8230;..no io fumo solo nazionali senza filtro e compro il dado vegetale sfuso&#8230;..mangio pane calmierato e ho il televisore senza telecomando….non posso essere aumentato così!!!!”.</p>
<p>Queste le parole che, secondo testimoni oculari che miracolosamente  sono riusciti a  fuggire dal luogo della tragedia sarebbero state pronunciate da quel cliente che di lì a poco si sarebbe trasformato in pluriomicida.</p>
<p>Pare dunque che, dopo aver constatato l’aumento di prezzo dello yogurt della centrale del latte (ormai Granarolo da anni), abbia estratto un fucile a canne mozze e fatto fuoco sulla persona che, alla sua destra, stava prelevando dallo scaffale l’ultimo panino non condito. Rivolgendosi poi alla restante parte della clientela con un secco “E ora vediamo chi è il prossimo” abbia distribuito altre sei o sette fucilate, giusto per alzare anche il tasso di mortalità.</p>
<p>Dopo una breve intervista con Tasso di Mortalità, riscontriamo effettivamente una crescita di una manciata di millimetri, tale da rendere necessario un rinnovamento totale del guardaroba, cosa che sta producendo in questi minuti, di riflesso, un incremento nelle dimensioni di Tasso di Inflazione, il fratello adottivo di Paniere dei Beni, la cosa pare stia innervosendo particolarmente il sequestratore omicida.</p>
<p>Le forze dell’ordine sperano in una autoeliminazione del soggetto vista l’impossibilità di parlare ad uno che non contempla il cellulare.</p>
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		<title>Viaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 07:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Me e me]]></category>

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		<description><![CDATA[Dice che i problemi scappano più velocemente di noi e ce li ritroviamo all'arrivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/4580771690/"><img class="alignnone" title="Road Trip" src="http://farm5.static.flickr.com/4055/4580771690_67c7f47074_o.jpg" alt="" width="830" height="553" /></a></p>
<p>Che non basta decidere di andare. Io l&#8217;ho scoperto. Ed in realtà basta averci provato una volta sola, anche piccola, anche futile. Non sono le 15.000 miglia che si possono mettere tra noi ed i problemi il vero problema o la vera soluzione, non rimane diluita in quello spazio, la questione. Dice che i problemi scappano più velocemente di noi e ce li ritroviamo all&#8217;arrivo. Non è vero&#8230; i problemi vivono con noi, e diamo loro dei gran passaggi pensando siano cose indispensabili alla nostra fuga.</p>
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		<title>La vasca</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 20:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pelo dell&#8217;acqua solletica la punta dei baffi, tra labbro e naso. C&#8217;è vapore, forse troppo,l&#8217;aria è pesante e dalla superficie immobile del liquido trasparente &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/4560965191/"><img class="alignnone" title="Loneliness" src="http://farm4.static.flickr.com/3393/4560965191_84e9b78c60_o.jpg" alt="" width="933" height="622" /></a>Il pelo dell&#8217;acqua solletica la punta dei baffi, tra labbro e naso. C&#8217;è vapore, forse troppo,l&#8217;aria è pesante e dalla superficie immobile del liquido trasparente nel quale sono immerso non smette di formarsene altro. Giro gli occhi quel che basta per mettere a fuoco la fuga bianco panna tra una mattonella verde e la contigua. Lo smalto lucido è solcato dalle tracce lasciate dalle gocce di condensa. Scendono dall&#8217;alto, fuori dal mio campo visivo e spariscono più in basso, morendo contro il bordo bianco candido della vasca.</p>
<p>Di fronte a me ho la punta delle ginocchia. Occhieggiano come fossero atolli in un mare innaturalmente placido e bianco. La luce dei neon stanchi non aiuta il quadro complessivo, che tinge tutto di un azzurro stanco, forse persino più stanco di me. Attorno a quelle due isole, vagamente omeriche, la tensione superficiale del liquido provoca un&#8217;increspatura stabile, una sorta di gioco di prestigio che permette ad una zona posta sotto l&#8217;immaginario livello del mare di rimanere asciutta.</p>
<p>Il micromovimento della piana oceanica accentua o attenua questo strano effetto. Non v&#8217;è dubbio ch&#8217;io tifi per l&#8217;isola. Sempre schierato con i più deboli, e foss&#8217;anche solo per volume, il mio ginocchio è in netta minoranza.</p>
<p>Non sono consapevole dell&#8217;ora del giorno e della data e della stagione. Questo microclima tropicale, onirico, umido e tremendamente profumato di vaniglia, se da un lato stordisce e satura i sensi, dall&#8217;altro potenzia la percezione della precarietà dello stato dell&#8217;essere. Sarà il silenzio, così pieno di iposuoni, piccole frequenze e sottili aggiustamenti, a restituire amplificato quel sentimento di pudore nei confronti dello status quo, o sarà la consapevolezza dell&#8217;immobilità forzata alla quale mi impongo di non resistere, per non turbare la situazione in essere, non capisco.</p>
<p>Rimango disteso nel minor sforzo possibile e percepisco come ineluttabile un destino che mi accomuna  alla sommità del mio ginocchio, assediato dalle acque. Seppur dotato di facoltà motoria, permane immobile ad attendere l&#8217;inevitabile e poco piacevole destino che gli si palesa di fronte, eroico suicida.</p>
<p>Mi rendo conto, in profondità, come se per generazione spontanea fosse nato un pensiero al di sotto di tutta la massa d&#8217;acqua, questa volta sì per mole, oceanica, un pensiero attutito dunque, liquido anch&#8217;esso, di una primordiale corrente elettrica che prova a farsi strada attraverso le terminazioni nervose, e che, partita in realtà da una asciutta postazione subito sopra il liquido caldo e trasparente, si immerge per raggiungere le periferie del corpo in ammollo e lì morire di stenti.</p>
<p>Quella dolce ed impercettibile scossetta, e credo di riconoscerla nonostante vaniglia e vapore da ore ormai lavorino sapientemente i miei fianchi per sfiancarmi, giust&#8217;appunto, ed in verità risultano forse più vincenti loro nei loro intenti di quanto non potessi aspettarmi, e dunque solo lo credo, o forse solo lo avverto e di questo mi convinco, dunque, ancora, credo, sia la voglia di azione, il desiderio di cambiamento, l&#8217;impulso alla vita che cerca nei muscoli un terreno fertile per rialzare dalle profondità marine il gigante di pietra abdicante alla tempesta.</p>
<p>La sensazione di essere vile e vigliacco voglioso, ma, volente o nolente, privo di vitalità che spinga verso la vittoria finale: il raggiungimento del compimento dell&#8217;azione!</p>
<p>Steso prono così come sono con la mente all&#8217;asciutto ed il corpo che si crede talmente pesante da condizionare anche lo spirito, che sappiamo essere il motore del cervello. In ultima istanza quindi, tra una goccia di sudore che increspa, cadendo, la superficie, ed il vapore denso che sfuma i contorni delle percezioni, assisto impotente alla battaglia intestina del cerebro che sentenzia, mio malgrado, un&#8217;immobilità apatica, che sposo nel più dolce dei rifiuti.</p>
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		<title>Re della foresta</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 21:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

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		<description><![CDATA[Me lo immagino un po' surfista, un po' montanaro, un po' musicista, un po' rivoluzionario, un po' stanco e forse anche un po' stufo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/4538470281/"><img class="alignnone" title="Lion King" src="http://farm5.static.flickr.com/4062/4538470281_29cc165621_o.jpg" alt="" width="933" height="581" /></a></p>
<p>Ho della musica nelle orecchie. In senso fisico. Si chiamano in-ear e ti isolano dal mondo. Così riesci ad essere magicamente connesso ad un enorme calderone di musica che tutti condividono, ma non senti il vicino che chiede aiuto. E&#8217; una banalità, me ne rendo conto mentre la penso, ma penso anche che pensare che sia banale non cambi la situazione, o il merito della questione, quindi banalmente continuo a pensarlo. Quindi, nel senso di dopo, lascio perdere e nel farlo alzo lo sguardo. E mentre penso che l&#8217;idea di essere isolati momentaneamente potrebbe essere una sintomatologia esantematica di uno stato tuttavia latente, penso anche che se non fossi sicuro del fatto che l&#8217;effetto: primissimo piano sui miei occhi che si alzano + visione aerea da circa 2 metri sopra la mia testa ed altrettanti indietro verso l&#8217;orizzonte + controcampo su mia figura intera, sia una cosa possibile ed esperibile solo in un film, e la mia vita non può essere un film, almeno spero, pena flop realmente consistente al botteghino, penserei di essere in un film.</p>
<p>E con questa pensata ho alzato la media nazionale di utilizzo delle sinapsi, quindi potrei anche ritenermi soddisfatto, ed invece.</p>
<p>Come in un film, ma di serie b, nel quale apprezzi la trovata registica, il gusto per il taglio dell&#8217;inquadratura e la maestria con la quale vengono accostati gli opposti ed alternati gli omologhi creando quel ritmo piacevolmente inusuale che strilla forte &#8220;Io sono un regista con i contro-fiocchi!&#8221;, ma per i quali stendi il proverbiale velo pietoso sull&#8217;ambientazione ed uccideresti lo stylist (salvo accorgerti che per problemi di budget hanno ingaggiato la madre del cameraman per confezionare i vestiti), rabbrividisco al percepire sulla pelle la vibrazione creata dalle unghie che metaforicamente stridono sulla lavagna che ho di fronte. La lavagna: periferia milanese medio degna medio normale, controviale ciclabile medio sporco medio immerso nel finto verde. Le unghie: uomo sui 70, canuto, camminante, All-star bianche, iPod, Ray-Ban, carretto della spesa.</p>
<p>A quel punto oltre alle unghie sulla lavagna si aggiunge l&#8217;effetto sonoro di Psyco, scena doccia (voto 9 alla scena madre del montaggio). Panoramica a 360 gradi attorno alla mia persona, stile the Sims, e faccio un rapido check: All star bianca, iPod, carretto della spesa, Ray-Ban Aviator. Ok io ho anche felpa Abercrombie&#038;Fitch ma questo non conta.</p>
<p>In pratica, sempre scena film, ci sono queste rappresentazioni della vita da single allo stadio 30 e stadio 70, nello stesso quadro, un po&#8217; a significarmi la fine del principio ed il principio della fine, che titanicamente si affrontano e tutto sommato si completano a vicenda. L&#8217;esistenza dell&#8217;uno giustifica l&#8217;essenza dell&#8217;altro in un discorso narrativo che parte dalla causa per giustificarne l&#8217;effetto e si potrebbe ribaltare ostentando l&#8217;effetto come inferente la causa.</p>
<p>Io credo che lui sia tutto sommato in pace con sé stesso. Il passo, si vede lontano un miglio, è sicuro, sciolto, la presa salda sul maniglione del carretto ti trasmette senza incertezza la determinazione propria di chi ha uno scopo nella vita. Il suo probabilmente è circoscritto dai confini inesistenti del: &#8220;continuare a vivere bene&#8221;.<br />
Me lo immagino un po&#8217; surfista, un po&#8217; montanaro, un po&#8217; musicista, un po&#8217; rivoluzionario, un po&#8217; stanco e forse anche un po&#8217; stufo.</p>
<p>Credo che ascolti qualche cosa tipo the Kinks o the Turtles, gli occhiali che porta hanno 30 anni e nessun graffio. Le scarpe in pelle hanno visto tempi migliori, ma l&#8217;allacciatura alta mi racconta che probabilmente, in altra epoca, quei piedi hanno calzato Doc Martin&#8217;s ante litteram e se la sono goduta.</p>
<p>In tutta questa nuvola, concreta se vogliamo, di spettacolare figaggine da invidia infinita, sotto a quest&#8217;aura da Re Leone in Pensione, dal canino appuntito ed artiglio ancora affilato, ma placido e con un filo di pancetta, manca un particolare. Che forse non manca neppure, forse è proprio una scelta indiretta, una condizione dettata da scelte pregresse. Accettata la prima in virtù dei vantaggi che hanno conferito le prime.<br />
Eppure è una cosa che si percepisce lapalissianamente, anche se non è lui a comunicartelo, sei tu che hai in testa un disco diverso da quello che vedi suonare, e ti pare strano alle orecchie.</p>
<p>Manca la componente femminile. Il carretto, la spesa, l&#8217;età, la figaggine, chiamano a gran voce una presenza femminile bellissima e di qualche ruga. Una sorta di monumento vivente all&#8217;amore onesto e disinteressato, fedele negli anni nonostante la &#8220;di entrambi&#8221; palese capacità di essere molto più belli e ribelli della media.<br />
Eppure, in effetti, i particolari riportano tutte le tesserine del mosaico al loro posto.</p>
<p>Il capello lungo, lo stivale, la musica, l&#8217;occhiale, la giacca, tutto quanto parla di una vita che nel suo probabile essere spinta sulla strada che porta ad assaporarne gli eccessi, ha richiesto l&#8217;operare delle scelte, che precludono il manifestarsi di quelle condizioni climatiche necessarie alla proliferazione dell&#8217;humus indispensabile all&#8217;insediamento dell&#8217;elemento femminile, in pianta stabile, in una vita vissuta con l&#8217;IO protagonista.</p>
<p>Ora, visto che sappiamo non essere questo un film, non dirò che: come in un film un raggio di sole illuminò con dorati riflessi la montatura specchiata dei suoi aviator, mi limiterò a dire che una strana congiunzione astro-meteo-ottica favorevole si allineò con la montatura dorata dei suoi Ray-Ban abbagliandomi per un attimo.<br />
In quel preciso momento, come il proverbiale fulmine a ciel sereno, ho capito la grandezza di quell&#8217;essere mitologico che involontariamente mi segnava uno dei cammini possibili e plausibili, non l&#8217;unico, ma uno dei&#8230;<br />
a convincermi fu la serenità trabordante da ogni poro della sua pelle. Quella serenità di chi, potendo, tornerebbe indietro per rifare tutte le scelte di tutta una vita esattamente nella stessa direzione, giuste, sbagliate, dritte, storte, felici ed infelici, lui le rifarebbe tutte, ne sono sicuro.</p>
<p>Eccolo il mio eroe, il re leone dalla bianca criniera, appena più basso e rock.</p>
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