<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0">

<channel>
	<title>BartoloMeo</title>
	
	<link>http://bartolomeo.moskova68.com</link>
	<description>Pics from someone's life</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 Jun 2010 10:13:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/bartolomeo" /><feedburner:info uri="bartolomeo" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item>
		<title>L’attimo visto da qui.</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bartolomeo/~3/kqrNnkXK2A0/</link>
		<comments>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/06/lattimo-visto-da-qui/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 10:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://bartolomeo.moskova68.com/?p=203</guid>
		<description><![CDATA[Il secondo che a nominarlo è già passato. Quello è il tempo, e quello il suo spazio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/3931148433/"><img class="alignnone" title="Tempus fugit" src="http://farm4.static.flickr.com/3483/3931148433_11b55d5ab5_b.jpg" alt="" width="682" height="1024" /></a></p>
<p>Il tempo, come lo spazio, sono elementi cavi da riempire.</p>
<p>Il tempo e lo spazio hanno una dimensione che difficilmente è percepibile per ciò che è. Molto più semplicemente il tempo e lo spazio si definiscono per sostituzione a ciò che in esso viene contenuto di volta in volta.</p>
<p>La relazione tra le due entità, non è una novità, è indissolubile. Non esiste spazio che possa essere definito a prescindere dal suo tempo, e non esiste tempo che non sia confinato e ritagliato in uno spazio.</p>
<p>La narrazione, che è della vita la semplificazione ludica, riempie un tempo di cose, che accadono o che sono, e, di contro, il tempo della storia è definito e ritagliato dai personaggi e dallo spazio nel quale essi si muovono.</p>
<p>Una vita, non è forse definita dal tempo trascorso tra nascita e morte? E quel tempo non è forse compreso solo attraverso le azioni compiute nello spazio? Ed entrambe le dimensioni non si svuotano di senso al cercare di appesantirle con sovrastrutture che tentino di spiegarne le rispettive nature?</p>
<p>Il secondo che a nominarlo è già passato. Quello è il tempo, e quello il suo spazio.</p>
<p>Non permette il commento, che è generato in un altro tempo, che ha prodotto un altro spazio. E la ripetizione di spazio e tempo anche nella più immaginabile delle immobilità è comunque già diventato un film. Convenzione di ventiquattro tempi in un secondo.</p>
<p>L&#8217;immersione in questo placido, ma non sempre, mare di attimi e cantoni, nella sua totalità, consente di viverne il ritmo sincrono, e perciò di essere raccontato e frazionato. Ma non all&#8217;infinito. E fintanto che permette il frazionamento, e con esso l&#8217;indagine, permette il giudizio e la speculazione. Poter isolare in unità d&#8217;analisi inferiori per comprendere i macro-meccanismi.</p>
<p>Ma cosa succede quando l&#8217;unità non è più scomponibile. Quando si perde il senso della cosa ed il nome non calza più la definizione, in quel momento perdono senso il giudizio ed il commento.</p>
<p>Una fotografia. Quel momento e quello spazio. Unici e senza commento.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/bartolomeo/~4/kqrNnkXK2A0" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/06/lattimo-visto-da-qui/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/06/lattimo-visto-da-qui/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Pendolare</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bartolomeo/~3/ODMTF606HG4/</link>
		<comments>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/05/pendolare/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 May 2010 16:02:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://bartolomeo.moskova68.com/?p=199</guid>
		<description><![CDATA[Erano due settimane che non smetteva di piovere e se lo trovarono bagnato come un pulcino che dormiva attaccato alla caldaia ancora tiepida.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/3170955306/"><img class="alignnone" title="Waverley Station" src="http://farm4.static.flickr.com/3108/3170955306_5f9c6d81c7_o.jpg" alt="" width="800" height="533" /></a></p>
<p>Ne parlano ancora come fosse semplicemente in ritardo, per la prima volta. Peter, il pendolare del 341 Express, che tutte le mattine e tutte le sere percorreva la tratta tra Edinburgh e Dundee.</p>
<p>Sessanta gli anni che hanno visto quel locomotore fumare lungo la costa orientale della Scozia. Quasi sessanta miglia in poco più di due ore, agli inizi del secolo. Oggi bastano settanta minuti, anche se le rotaie sono rimaste le stesse, è cambiato il treno. Ora funziona con l&#8217;elettricità e non fuma più, lui invece ha continuato a fumare come la sua locomotiva, fino all&#8217;ultimo giorno. Un pacchetto non bastava per una giornata sul treno. Tornando verso casa non aspettava di arrivare a Waverley, scendeva ad Hayemarket, 20.37 puntuale quasi sempre, e recuperava dal capostazione una busta con 10 nuove sigarette comprate sfuse, sarebbero poi diventate un pacchetto, anche questo segno dei tempi che cambiavano. Dovevano durare fino alle 6.00, le sigarette, del giorno dopo, quando si sarebbe calato il cappello di lana sugli occhi ancora una volta, per scendere fino alla stazione e riprendere da capo l&#8217;idea dondolante e fumosa della sua vita.</p>
<p>Nessuno ha realmente mai capito cosa combinasse Peter su quel treno. Se l&#8217;erano trovato a bordo una mattina di un inverno particolarmente rigido. Erano due settimane che non smetteva di piovere e se lo trovarono bagnato come un pulcino che dormiva attaccato alla caldaia ancora tiepida. Era fatto su in un cappotto completamente strappato ed in testa un cappello di lana, che gli scendeva fin sotto le orecchie e giù sugli occhi. Avrà avuto dieci anni sì e no, ed Horace se lo tenne li per tutto il giorno, accucciato in un angolo come un cagnolino che non si vuole muovere ma non azzarda un guaito. Non aprì bocca se non per mangiare le bucce delle due patate che il macchinista era solito portarsi dietro come aggiunta al pasto che le ferrovie passavano ai lavoratori, porridge.</p>
<p>Ci vollero tre settimane prima che Peter raccontasse ai due ferrovieri il suo nome, ed un&#8217;altra prima di aggiungere quattro o cinque parole per completare la prima frase. Posso rimanere qui. Eccoti la prima frase in un mese.</p>
<p>E lì rimase. Con la primavera era diventato abbastanza forte da prendere in mano la pala ed aiutare a riempire le fauci voraci della macchina a vapore,  in cambio ne riceveva un pasto caldo al giorno e qualche lezione di vita, un sorso di birra ogni tanto ed un posto sicuro dove passare la notte, fosse accanto alla caldaia o al fresco della cisterna di raccolta dell&#8217;acqua.</p>
<p>Scampò alla guerra perché non esisteva per nessuno. Non altrettanto fecero alcuni dei giovani che avrebbero dovuto spalare il carbone che finiva per spalare Peter.  Dopo un paio d&#8217;anni spesi interamente a bordo del 341, la moglie del capostazione di Dundee, Clare, lo indirizzò presso una sua parente, sui moli di Leith, che forse avrebbe avuto un pagliericcio dove lasciarlo dormire in cambio di qualche lavoro e qualche commissione.</p>
<p>Il 341 si era trasformato da tempo nella sua casa, ed ora avrebbe diviso la sua esistenza tra la locomotiva ed il sottoscala umido del porto. In qualche modo riuscì a continuare a vivere in quella casa anche dopo la morte di Martha, che non aveva né figli né grandi amici ed aveva finito per adottare Peter come una via di mezzo tra un figlio ed un ragazzo di servizio. Non variò mail il suo tragitto in sessant&#8217;anni, solo gli orari.</p>
<p>Oggi sono in tanti che ricordano di averlo visto seguire come un&#8217;ombra il bigliettaio, avanti e indietro, sui vagoni che portavano sulle spalle già allora il peso degli anni , oppure discendere verso la stazione con il berretto calcato sugli occhi, senza che mai nessuno abbia potuto sentirne la voce.</p>
<p>Una fascia nera al braccio del macchinista ed una uguale al braccio dei capostazione a Dundee, Haymarket e Waverley sono il doveroso tributo ai sessant&#8217;anni di muto servizio di Peter, mai assunto dalla ScotRail eppure con il più alto numero di giorni di servizio accumulati.</p>
<p>E per questo conosciuto da tutti come  &#8221;il pendolare del 341 Express&#8221;.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/bartolomeo/~4/ODMTF606HG4" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/05/pendolare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/05/pendolare/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Papiniano come Columbine</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bartolomeo/~3/tw_2guZ5RIU/</link>
		<comments>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/05/papiniano-come-columbine/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 May 2010 06:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://bartolomeo.moskova68.com/?p=196</guid>
		<description><![CDATA[Milano, viale Papiniano, all’interno di quello che viene considerato il supermercato dei singles, noto soprattutto per le monoporzioni di frutta e verdura e per il più alto rapporto tra minuti spesi a ciondolare tra gli scaffali ed il totale acquistato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/4600830114/"><img class="alignnone" title="Royal Punk" src="http://farm4.static.flickr.com/3350/4600830114_c61e1c3553_o.jpg" alt="" width="776" height="787" /></a></p>
<p>Milano, viale Papiniano, all’interno di quello che viene considerato il supermercato dei singles, noto soprattutto per le monoporzioni di frutta e verdura e per il più alto rapporto tra minuti spesi a ciondolare tra gli scaffali ed il totale acquistato, attorno alle 11 di questa mattina è iniziata una tragedia che stenta ancora a trovare una conclusione, che haimè non potrà che essere tragica.</p>
<p>Un pregiudicato, Paniere di Consumo, noto alla polizia per precedenti truffe ai danni dei consumatori ha avuto un crollo psicologico di fronte al reparto latticini, o così pare dalle prime frammentarie ricostruzioni, rese possibili dai pochi clienti che sono riusciti a sfuggirgli indenni. “Così è questo che sono?&#8230;&#8230;.io&#8230;&#8230;8% semestrale?&#8230;..no io fumo solo nazionali senza filtro e compro il dado vegetale sfuso&#8230;..mangio pane calmierato e ho il televisore senza telecomando….non posso essere aumentato così!!!!”.</p>
<p>Queste le parole che, secondo testimoni oculari che miracolosamente  sono riusciti a  fuggire dal luogo della tragedia sarebbero state pronunciate da quel cliente che di lì a poco si sarebbe trasformato in pluriomicida.</p>
<p>Pare dunque che, dopo aver constatato l’aumento di prezzo dello yogurt della centrale del latte (ormai Granarolo da anni), abbia estratto un fucile a canne mozze e fatto fuoco sulla persona che, alla sua destra, stava prelevando dallo scaffale l’ultimo panino non condito. Rivolgendosi poi alla restante parte della clientela con un secco “E ora vediamo chi è il prossimo” abbia distribuito altre sei o sette fucilate, giusto per alzare anche il tasso di mortalità.</p>
<p>Dopo una breve intervista con Tasso di Mortalità, riscontriamo effettivamente una crescita di una manciata di millimetri, tale da rendere necessario un rinnovamento totale del guardaroba, cosa che sta producendo in questi minuti, di riflesso, un incremento nelle dimensioni di Tasso di Inflazione, il fratello adottivo di Paniere dei Beni, la cosa pare stia innervosendo particolarmente il sequestratore omicida.</p>
<p>Le forze dell’ordine sperano in una autoeliminazione del soggetto vista l’impossibilità di parlare ad uno che non contempla il cellulare.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/bartolomeo/~4/tw_2guZ5RIU" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/05/papiniano-come-columbine/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/05/papiniano-come-columbine/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Viaggio</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bartolomeo/~3/eqloxZB89ec/</link>
		<comments>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/05/viaggio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 May 2010 07:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Me e me]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://bartolomeo.moskova68.com/?p=194</guid>
		<description><![CDATA[Dice che i problemi scappano più velocemente di noi e ce li ritroviamo all'arrivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/4580771690/"><img class="alignnone" title="Road Trip" src="http://farm5.static.flickr.com/4055/4580771690_67c7f47074_o.jpg" alt="" width="830" height="553" /></a></p>
<p>Che non basta decidere di andare. Io l&#8217;ho scoperto. Ed in realtà basta averci provato una volta sola, anche piccola, anche futile. Non sono le 15.000 miglia che si possono mettere tra noi ed i problemi il vero problema o la vera soluzione, non rimane diluita in quello spazio, la questione. Dice che i problemi scappano più velocemente di noi e ce li ritroviamo all&#8217;arrivo. Non è vero&#8230; i problemi vivono con noi, e diamo loro dei gran passaggi pensando siano cose indispensabili alla nostra fuga.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/bartolomeo/~4/eqloxZB89ec" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/05/viaggio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/05/viaggio/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>La vasca</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bartolomeo/~3/GeoI1KDI7xQ/</link>
		<comments>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/04/la-vasca/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 20:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://bartolomeo.moskova68.com/?p=186</guid>
		<description><![CDATA[Il pelo dell&#8217;acqua solletica la punta dei baffi, tra labbro e naso. C&#8217;è vapore, forse troppo,l&#8217;aria è pesante e dalla superficie immobile del liquido trasparente &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/4560965191/"><img class="alignnone" title="Loneliness" src="http://farm4.static.flickr.com/3393/4560965191_84e9b78c60_o.jpg" alt="" width="933" height="622" /></a>Il pelo dell&#8217;acqua solletica la punta dei baffi, tra labbro e naso. C&#8217;è vapore, forse troppo,l&#8217;aria è pesante e dalla superficie immobile del liquido trasparente nel quale sono immerso non smette di formarsene altro. Giro gli occhi quel che basta per mettere a fuoco la fuga bianco panna tra una mattonella verde e la contigua. Lo smalto lucido è solcato dalle tracce lasciate dalle gocce di condensa. Scendono dall&#8217;alto, fuori dal mio campo visivo e spariscono più in basso, morendo contro il bordo bianco candido della vasca.</p>
<p>Di fronte a me ho la punta delle ginocchia. Occhieggiano come fossero atolli in un mare innaturalmente placido e bianco. La luce dei neon stanchi non aiuta il quadro complessivo, che tinge tutto di un azzurro stanco, forse persino più stanco di me. Attorno a quelle due isole, vagamente omeriche, la tensione superficiale del liquido provoca un&#8217;increspatura stabile, una sorta di gioco di prestigio che permette ad una zona posta sotto l&#8217;immaginario livello del mare di rimanere asciutta.</p>
<p>Il micromovimento della piana oceanica accentua o attenua questo strano effetto. Non v&#8217;è dubbio ch&#8217;io tifi per l&#8217;isola. Sempre schierato con i più deboli, e foss&#8217;anche solo per volume, il mio ginocchio è in netta minoranza.</p>
<p>Non sono consapevole dell&#8217;ora del giorno e della data e della stagione. Questo microclima tropicale, onirico, umido e tremendamente profumato di vaniglia, se da un lato stordisce e satura i sensi, dall&#8217;altro potenzia la percezione della precarietà dello stato dell&#8217;essere. Sarà il silenzio, così pieno di iposuoni, piccole frequenze e sottili aggiustamenti, a restituire amplificato quel sentimento di pudore nei confronti dello status quo, o sarà la consapevolezza dell&#8217;immobilità forzata alla quale mi impongo di non resistere, per non turbare la situazione in essere, non capisco.</p>
<p>Rimango disteso nel minor sforzo possibile e percepisco come ineluttabile un destino che mi accomuna  alla sommità del mio ginocchio, assediato dalle acque. Seppur dotato di facoltà motoria, permane immobile ad attendere l&#8217;inevitabile e poco piacevole destino che gli si palesa di fronte, eroico suicida.</p>
<p>Mi rendo conto, in profondità, come se per generazione spontanea fosse nato un pensiero al di sotto di tutta la massa d&#8217;acqua, questa volta sì per mole, oceanica, un pensiero attutito dunque, liquido anch&#8217;esso, di una primordiale corrente elettrica che prova a farsi strada attraverso le terminazioni nervose, e che, partita in realtà da una asciutta postazione subito sopra il liquido caldo e trasparente, si immerge per raggiungere le periferie del corpo in ammollo e lì morire di stenti.</p>
<p>Quella dolce ed impercettibile scossetta, e credo di riconoscerla nonostante vaniglia e vapore da ore ormai lavorino sapientemente i miei fianchi per sfiancarmi, giust&#8217;appunto, ed in verità risultano forse più vincenti loro nei loro intenti di quanto non potessi aspettarmi, e dunque solo lo credo, o forse solo lo avverto e di questo mi convinco, dunque, ancora, credo, sia la voglia di azione, il desiderio di cambiamento, l&#8217;impulso alla vita che cerca nei muscoli un terreno fertile per rialzare dalle profondità marine il gigante di pietra abdicante alla tempesta.</p>
<p>La sensazione di essere vile e vigliacco voglioso, ma, volente o nolente, privo di vitalità che spinga verso la vittoria finale: il raggiungimento del compimento dell&#8217;azione!</p>
<p>Steso prono così come sono con la mente all&#8217;asciutto ed il corpo che si crede talmente pesante da condizionare anche lo spirito, che sappiamo essere il motore del cervello. In ultima istanza quindi, tra una goccia di sudore che increspa, cadendo, la superficie, ed il vapore denso che sfuma i contorni delle percezioni, assisto impotente alla battaglia intestina del cerebro che sentenzia, mio malgrado, un&#8217;immobilità apatica, che sposo nel più dolce dei rifiuti.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/bartolomeo/~4/GeoI1KDI7xQ" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/04/la-vasca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/04/la-vasca/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Re della foresta</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bartolomeo/~3/ltes6ceGZNE/</link>
		<comments>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/04/re-della-foresta/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 21:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://bartolomeo.moskova68.com/?p=133</guid>
		<description><![CDATA[Me lo immagino un po' surfista, un po' montanaro, un po' musicista, un po' rivoluzionario, un po' stanco e forse anche un po' stufo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/4538470281/"><img class="alignnone" title="Lion King" src="http://farm5.static.flickr.com/4062/4538470281_29cc165621_o.jpg" alt="" width="933" height="581" /></a></p>
<p>Ho della musica nelle orecchie. In senso fisico. Si chiamano in-ear e ti isolano dal mondo. Così riesci ad essere magicamente connesso ad un enorme calderone di musica che tutti condividono, ma non senti il vicino che chiede aiuto. E&#8217; una banalità, me ne rendo conto mentre la penso, ma penso anche che pensare che sia banale non cambi la situazione, o il merito della questione, quindi banalmente continuo a pensarlo. Quindi, nel senso di dopo, lascio perdere e nel farlo alzo lo sguardo. E mentre penso che l&#8217;idea di essere isolati momentaneamente potrebbe essere una sintomatologia esantematica di uno stato tuttavia latente, penso anche che se non fossi sicuro del fatto che l&#8217;effetto: primissimo piano sui miei occhi che si alzano + visione aerea da circa 2 metri sopra la mia testa ed altrettanti indietro verso l&#8217;orizzonte + controcampo su mia figura intera, sia una cosa possibile ed esperibile solo in un film, e la mia vita non può essere un film, almeno spero, pena flop realmente consistente al botteghino, penserei di essere in un film.</p>
<p>E con questa pensata ho alzato la media nazionale di utilizzo delle sinapsi, quindi potrei anche ritenermi soddisfatto, ed invece.</p>
<p>Come in un film, ma di serie b, nel quale apprezzi la trovata registica, il gusto per il taglio dell&#8217;inquadratura e la maestria con la quale vengono accostati gli opposti ed alternati gli omologhi creando quel ritmo piacevolmente inusuale che strilla forte &#8220;Io sono un regista con i contro-fiocchi!&#8221;, ma per i quali stendi il proverbiale velo pietoso sull&#8217;ambientazione ed uccideresti lo stylist (salvo accorgerti che per problemi di budget hanno ingaggiato la madre del cameraman per confezionare i vestiti), rabbrividisco al percepire sulla pelle la vibrazione creata dalle unghie che metaforicamente stridono sulla lavagna che ho di fronte. La lavagna: periferia milanese medio degna medio normale, controviale ciclabile medio sporco medio immerso nel finto verde. Le unghie: uomo sui 70, canuto, camminante, All-star bianche, iPod, Ray-Ban, carretto della spesa.</p>
<p>A quel punto oltre alle unghie sulla lavagna si aggiunge l&#8217;effetto sonoro di Psyco, scena doccia (voto 9 alla scena madre del montaggio). Panoramica a 360 gradi attorno alla mia persona, stile the Sims, e faccio un rapido check: All star bianca, iPod, carretto della spesa, Ray-Ban Aviator. Ok io ho anche felpa Abercrombie&#038;Fitch ma questo non conta.</p>
<p>In pratica, sempre scena film, ci sono queste rappresentazioni della vita da single allo stadio 30 e stadio 70, nello stesso quadro, un po&#8217; a significarmi la fine del principio ed il principio della fine, che titanicamente si affrontano e tutto sommato si completano a vicenda. L&#8217;esistenza dell&#8217;uno giustifica l&#8217;essenza dell&#8217;altro in un discorso narrativo che parte dalla causa per giustificarne l&#8217;effetto e si potrebbe ribaltare ostentando l&#8217;effetto come inferente la causa.</p>
<p>Io credo che lui sia tutto sommato in pace con sé stesso. Il passo, si vede lontano un miglio, è sicuro, sciolto, la presa salda sul maniglione del carretto ti trasmette senza incertezza la determinazione propria di chi ha uno scopo nella vita. Il suo probabilmente è circoscritto dai confini inesistenti del: &#8220;continuare a vivere bene&#8221;.<br />
Me lo immagino un po&#8217; surfista, un po&#8217; montanaro, un po&#8217; musicista, un po&#8217; rivoluzionario, un po&#8217; stanco e forse anche un po&#8217; stufo.</p>
<p>Credo che ascolti qualche cosa tipo the Kinks o the Turtles, gli occhiali che porta hanno 30 anni e nessun graffio. Le scarpe in pelle hanno visto tempi migliori, ma l&#8217;allacciatura alta mi racconta che probabilmente, in altra epoca, quei piedi hanno calzato Doc Martin&#8217;s ante litteram e se la sono goduta.</p>
<p>In tutta questa nuvola, concreta se vogliamo, di spettacolare figaggine da invidia infinita, sotto a quest&#8217;aura da Re Leone in Pensione, dal canino appuntito ed artiglio ancora affilato, ma placido e con un filo di pancetta, manca un particolare. Che forse non manca neppure, forse è proprio una scelta indiretta, una condizione dettata da scelte pregresse. Accettata la prima in virtù dei vantaggi che hanno conferito le prime.<br />
Eppure è una cosa che si percepisce lapalissianamente, anche se non è lui a comunicartelo, sei tu che hai in testa un disco diverso da quello che vedi suonare, e ti pare strano alle orecchie.</p>
<p>Manca la componente femminile. Il carretto, la spesa, l&#8217;età, la figaggine, chiamano a gran voce una presenza femminile bellissima e di qualche ruga. Una sorta di monumento vivente all&#8217;amore onesto e disinteressato, fedele negli anni nonostante la &#8220;di entrambi&#8221; palese capacità di essere molto più belli e ribelli della media.<br />
Eppure, in effetti, i particolari riportano tutte le tesserine del mosaico al loro posto.</p>
<p>Il capello lungo, lo stivale, la musica, l&#8217;occhiale, la giacca, tutto quanto parla di una vita che nel suo probabile essere spinta sulla strada che porta ad assaporarne gli eccessi, ha richiesto l&#8217;operare delle scelte, che precludono il manifestarsi di quelle condizioni climatiche necessarie alla proliferazione dell&#8217;humus indispensabile all&#8217;insediamento dell&#8217;elemento femminile, in pianta stabile, in una vita vissuta con l&#8217;IO protagonista.</p>
<p>Ora, visto che sappiamo non essere questo un film, non dirò che: come in un film un raggio di sole illuminò con dorati riflessi la montatura specchiata dei suoi aviator, mi limiterò a dire che una strana congiunzione astro-meteo-ottica favorevole si allineò con la montatura dorata dei suoi Ray-Ban abbagliandomi per un attimo.<br />
In quel preciso momento, come il proverbiale fulmine a ciel sereno, ho capito la grandezza di quell&#8217;essere mitologico che involontariamente mi segnava uno dei cammini possibili e plausibili, non l&#8217;unico, ma uno dei&#8230;<br />
a convincermi fu la serenità trabordante da ogni poro della sua pelle. Quella serenità di chi, potendo, tornerebbe indietro per rifare tutte le scelte di tutta una vita esattamente nella stessa direzione, giuste, sbagliate, dritte, storte, felici ed infelici, lui le rifarebbe tutte, ne sono sicuro.</p>
<p>Eccolo il mio eroe, il re leone dalla bianca criniera, appena più basso e rock.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/bartolomeo/~4/ltes6ceGZNE" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/04/re-della-foresta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/04/re-della-foresta/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>E le partenze</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bartolomeo/~3/gN8y2otEKdI/</link>
		<comments>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/04/e-le-partenze/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 14:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Me e me]]></category>
		<category><![CDATA[Story Telling]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://bartolomeo.moskova68.com/?p=137</guid>
		<description><![CDATA[Inizia con un paio di colpi al cuore, tipo un vecchio due tempi che si avvia. Un teaser, in pratica,  di quello che mi aspetterà. La prima grana del rosario che reciteremo io ed il mio io in sincrono con i gradini della scala, quella  mobile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farm3.static.flickr.com/2744/4519509995_fcdfd4917d_o.jpg"><img class="alignnone" title="Central Station" src="http://farm3.static.flickr.com/2744/4519509995_fcdfd4917d_o.jpg" alt="" width="888" height="597" /></a></p>
<p>Ogni volta che mi appresto a dare quel passo che delimita scala da scala, entra prepotentemente in scena un vermetto, non tanto grande, ma dotato comunque di centinaia di zampette cheratinose, che salendo lungo il mio collo provocano una sensazione simile alla salsa agrodolce.<br />
Di quelle che in prima battuta danno i brividi e con l&#8217;uso diventano quasi piacevoli. Salvo complicazioni gastriche.</p>
<p>Tra l&#8217;altro nella fisica del passaggio abbiamo il la traduzione filosofica della questione. Da scala di marmo a scala &#8220;mobile&#8221;. Dallo statico al dinamico, dal certo all&#8217;incerto, dallo stabilito al divenire.  Aprire la finestra delle possibilità con un gesto tanto usuale quanto pregno di significazione ad ogni suo ripetersi. Il passo come una fenice. Muore e rinasce in sé stesso ogni volta. Racchiude nel suo estinguersi, la potenza del suo successore.</p>
<p>In realtà questo salto mortale del pensiero mi prende il tempo ed una volta ancora mi consegna al mio destino: la volta alta un kilometro della Stazione Centrale, provoca inevitabilmente da circa 20 anni lo stesso bouquet di emozioni e reazioni fisiche particolarmente costanti ed invariabili.</p>
<p>Inizia con un paio di colpi al cuore, tipo un vecchio due tempi che si avvia. Un teaser, in pratica,  di quello che mi aspetterà. La prima grana del rosario che reciteremo io ed il mio io in sincrono con i gradini della scala, quella  mobile.</p>
<p>La seconda manifestazione è la contemporanea certezza di aver fatto un biglietto sbagliato ed essere convinto che il treno che penso di voler prendere sia in realtà in partenza su un binario differente da quello che ho controllato tre volte essere quello effettivamente dichiarato. Divento brevemente compulsivo, a tratti ossessivo, e controllo tre per tre volte biglietto e conseguentemente gli  appunti di itinerario, nell&#8217;arco di tre gradini. Come un salto triplo, nella sua variante acrobatica con cellulare in mano. Nove metri scarsi, nuovo record mondiale, non omologato perché in presenza di rete 3G.</p>
<p>A questo punto solitamente si danno il cambio angoscia ed eccitazione nel massaggiarmi le spalle. Complice forse il salto di pocanzi.  La frizione provoca calore ed il calore mi fa sudare. Mi tolgo uno strato e nel dubbio sorrido perché sto controllando il binario per la quarta volta. Siamo circa a metà della scalamobile che, una volta vomitato il mio corpicino nell&#8217;androne della centrale, tornerò a rivedere e a maledire al mio ritorno. Diciamo venti gradini all&#8217;alba, circa quaranta gesti e pensieri vagamente angoscianti già compiuti. Il rosario si appresta a terminare il suo iter circolare.</p>
<p>Scalamobile come rosario. Idea per le Edizioni Paoline.</p>
<p>Rimane il fondo,  odio  entrambe le circostanze. Partenza, arrivo. Quindi decido e fondo all&#8217; istante il comitato contro le scale mobili della centrale&#8230; quantomeno in discesa, o quelle che vanno in discesa senza avere una sorella che sale.</p>
<p>È un supplizio. Essere nati per viaggiare ed aver sviluppato una mezza pigrizia taccagna è un controsenso orchestrabile solo da un fine intelletto perverso. La questione rimane soppesabile in questi termini, e per tali, valutabile: dato il primo scossone del vagone, non esiste sensazione che non vi sia piacevolmente legata, dal dondolio, alla brezza che filtra dal finestrino, all&#8217;odore di freno bruciato che ti rammenta la strada percorsa, eppure vi è il terrore dell&#8217;errore.  Allucinante che debba passare attraverso un tiepido inferno tutte le volte che voglia annusare l’aria condizionata del paradiso, eppure.</p>
<p>Quando vedo il treno che mi aspetta sul binario ne controllo il numero, e cinque, lo richiedo al controllore e faccio poi la prova del nove appostandomi alla prima fermata in corrispondenza della porta e chiedendo alla prima persona che sale. “Scusi, questo va a Torino?” , “non so, io mi fermo a Novara”.  Non ho mai sbagliato, ma non si sa mai. Invecchio anche io.</p>
<p>L&#8217;attimo magnifico, quello che stende lo strato di brillantini sul quadro tragicomico delle mie partenze è l&#8217;impagabile volto sorridente del dirimpettaio di sedile che angelico, solitamente mi guarda un paio di volte, poi mi sorride, e dice: è la prima volta che viaggia in treno?</p>
<p>Ho i capelli bianchi, il bagaglio perfettamente aggiustato per l’evento, il biglietto già obliterato che funge da segnalibro di un libro della lunghezza precisa alla virgola per coprire l’85% della durata del viaggio, scarpe comode e vestizione a cipolla… cosa diavolo ti fa pensare che possa essere la prima volta che prendo un treno?  Quel sorriso, sembra un bambino stupìto dal primo affacciarsi al finestrino.</p>
<p>Ammutolito, arrossisco, e penso che sì, in treno e per estensione in viaggio, sono felice come un bambino.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/bartolomeo/~4/gN8y2otEKdI" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/04/e-le-partenze/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/04/e-le-partenze/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>E poi finalmente</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bartolomeo/~3/OUDsTxeYytg/</link>
		<comments>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/04/e-poi-finalmente/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 08:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>
		<category><![CDATA[Moto]]></category>
		<category><![CDATA[Sensazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tango]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://bartolomeo.moskova68.com/?p=161</guid>
		<description><![CDATA[Sotto la lingua, il sapore del tema portante. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/3251612974/"><img class="alignnone" title="Passion" src="http://farm4.static.flickr.com/3493/3251612974_2947440819_o.jpg" alt="" width="448" height="672" /></a></p>
<p>Gli occhi fissi sulla linea bianca. Lei sparisce per un attimo sotto un velo di foglie e terriccio. Brutto segno, tieniti largo, non la stringere o finiamo per terra. Gira. Si avvicina fino a fondersi con la sua gemella che pochi istanti prima correva qui a sinistra. Cazzo, è stretta.</p>
<p>In ordine e con ordine: alzati, sposta il culo e poi strizza nella destra i sette centimetri di alluminio che nostra signora Brembo ti ha donato. Lei chinerà il capo cercando di resistere e tu sarai dolce e deciso nel chiederle di sdraiarsi. Aiutala con il peso, tutto a destra, usa i piedi, con dolcezza ma non smettere, spingi con i piedi.</p>
<p>E quando la distanza appone l’aggettivo inevitabile alla situazione, quando la lama ti racconta che vuole farsi indietro perché tu possa avere la slancio che tanto ti spaventa, è in quel momento che devi riprendere il controllo di entrambe le gambe.</p>
<p>Bello centrato, tavola piatta che percorre gli ultimi metri senza opporre alcun attrito. Scivoli via a tempo e controlli con il bacino. Sguardo sicuro otre il bordo che solo dieci secondi prima era ancora un po’ tuo nemico.</p>
<p>Sarà cattivo e ti sparerà via, alto. Eppure, e nonostante tutto, e contro ogni conscia previsione, sarà proprio il suo sostegno  quello che ti permetterà di premere come dovresti, e portare a casa la partita.</p>
<p>E con le luci spente, con il buio in sala e l&#8217;orchestra che ti ha già fatto sussultare con venti note, ché quelle bastano a stringervi un po&#8217; di più e cercare nella penombra lo sguardo l&#8217;uno dell&#8217;altra.</p>
<p>Sotto la lingua, il sapore del tema portante richiama passati ricordi di passi ed incroci che a tratti si perdono in contorni dai particolari indefiniti, lasciando una bocca dal gusto di legno vivo di violino e brezza spessa di bandeoniòn.</p>
<p>La chiusa, in levare, rallentando, costruita ad arte per portarti immobile in cima al precipizio delle montagne russe più imprevedibili della storia del ballo. Respira profondo i suoi capelli, espira sicurezza e gentile decisione. Ultima occhiata alla madonna del tango, poi silenzio.</p>
<p>Ecco, quelle sensazioni lì, appese a fili tanto sottili da diventare invisibili, oppure talmente concrete da costituire pilastri ai quali poter affidare l’invergatura di tutta questa strampalata costruzione dall&#8217; effimera durata di qualche secondo. Eppure vitali, unici, quei secondi, nella loro  totale e subdola evanescenza.</p>
<p>Il vuoto del teatro, il passaggio tra prima e dopo, attore e personaggio, tra pensiero-consapevolezza-azione, e poi eccolo che arriva. Un formicolio che si genera nel punto considerato culla e genesi degli istinti primigeni ed animaleschi, fucina di emozioni e motore inconscio di migliaia di azioni, del quale la collocazione  geografica lascio a voi il gusto di investigare.</p>
<p>Come un palloncino gonfio che un bambino lascia libero di esprimersi liberandolo d&#8217;un tratto dalla stretta delle dita che ne vincola ed imbriglia natura e potenza; guardandone il risultato estasiato, subito dopo.</p>
<p>Con la stessa irruenza si materializza puntuale e quindi atteso, oltre ad un diffuso benessere e piacere generalizzato, l’effetto collaterale più bello che il genere umano possa aspettarsi di provare. Ed è la cosa in sé, si, ma soprattutto è il rombo che questa massa provoca prima di palesarsi a centro valle. E&#8217; l&#8217;umido sapore dell&#8217;aria prima del temporale estivo. Il profumo della salsedine prima di vedere il mare. E&#8217; il gusto della vita che riempie il palato.</p>
<p>Il settimo senso dei Cavalieri dello Zodiaco de no’ artri, la Shangrilà di noi Indiana Johnes dei poveri. Dai trentasei ai quarantaquattro denti in fila per sei con il resto di due che metaforicamente spuntano da un sorriso interno. Questo! Il primo secondo di caduta libera. Ecco in cosa si traduce, ma a noi interessa l&#8217;attimo in cui rimaniamo in bilico tra uno stato e l&#8217;altro. Il brivido.</p>
<p>Quello è il momento al quale tutti agogniamo quando pensiamo alla prossima curva o al prossimo salto. Viviamo solo per quello squotimento sottocutaneo, solo per quella scossetta che mette in moto il nostro desiderio. Una doccia di lucida consapevolezza del fatto che da lì ad un non nulla non saremo più padroni di niente. Una settima che trascina il piede sul battere.</p>
<p>E’ l’incoscienza dell’azione.</p>
<p>E poi saremo schiere di Newton con bernoccoli bellissimi, Marconi, tutti intenti a gridare il primo “pronto”, carovane di Hilary in fila ordinati sulla vetta dei nostri Everest.</p>
<p>E poi finalmente, la baci.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/bartolomeo/~4/OUDsTxeYytg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/04/e-poi-finalmente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/04/e-poi-finalmente/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Soluzioni</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bartolomeo/~3/k6mvpzRRZNs/</link>
		<comments>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/03/soluzioni/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 21:40:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story Telling]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://bartolomeo.moskova68.com/?p=147</guid>
		<description><![CDATA[Ovvero correre a nascondermi dalla vergogna di aver fatto l’unica cosa che per 10 anni mi ero ripromessa, con rinnovo del voto ogni 2 del mese, di non fare mai, mai, e poi mai per nessuna ragione al mondo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Suggestion" src="http://farm5.static.flickr.com/4064/4480168112_974d2c2043_o.jpg" alt="" width="746" height="472" /></p>
<p>Sono passati 10 anni. E non sono pochi.</p>
<p>Sotto i ponti, anche quelli non progettati da lui, abbiamo visto scorrere acqua, cadaveri di nemici, nemici in yacht, coccodrilli e contadini morenti.</p>
<p>Di quello che costituiva la mia, la nostra, relazione, non ho idea di cosa si possa ritenere ancora valido. Non so se voglio tenere valido qualche cosa, non so se sono sola, non so se ciò che si manifesta sui 2 pollici di schermo del Blackberry da un mese a questa parte possa rientrare nella categorie “relazioni”, di qualsiasi genere.</p>
<p>Dieci anni fa sarebbe stata impossibile. Non la relazione. Questa cosa che scorre grazie alle lucine dello schermo ed alle onde radio emesse e ricevute con un sistema a celle. Al secolo “il Cellulare”.</p>
<p>Non mi pare di aver mai lesinato sull’uso di sms e telefonate. Ma diciamo che non ho mai considerato l’idea che potessero essere qualche cosa di più di un ordine di servizio o bieco collante sociale a livello sabato sera.</p>
<p>Quindi rimango destabilizzata. Basita.</p>
<p>Poi mi rileggo e scopro che parlo come la mia paladina della giustizia. Se non fosse che lei è relegata ad un mondo che scorre ad una pagina ogni minuto ed i giornali che legge portano una data prossima a quella dell’attacco a Pearl Harbour. Ecco, mi sento un po’ eroina del focolare, tutta bigodini e tinte pastello, ma con la sigaretta in bocca e la bottiglia di cherry sul tavolino del soggiorno. Particolare non trascurabile: sono astemia e non fumo. Non più per lo meno.</p>
<p>In questo momento ho di fronte il mio quaderno preferito. La mia penna preferita. Refill appena cambiato e pronto all’uso. Ieri pomeriggio ero nel mezzo di un dialogo struggente tra “Y”, non mi piace dare nomi ai personaggi prima di aver terminato il libro, ed “X”. “X” sosteneva l’impossibilità di un rapporto a distanza fatto solo di corrispondenza mediata dalle leggi militari e foto scontate di amici commilitoni e salotti colmi di amiche e limonate. Era lei che pretendeva il riconoscimento del suo dolore e della mutua condizione di sofferenza. Lui al contrario ribadiva il giusto substrato di malessere dovuto al non poterla baciare ed abbracciare, ma fondamentalmente rassicurava sulla temporaneità della situazione.</p>
<p>In pratica lei voleva che a lui mancassero i pranzi domenicali da sua suocera, lui rivendicava l’opportunità di dare libero sfogo ai bassi istinti maschili tipo flatulenza di gruppo e poppa-watching.</p>
<p>Le condizioni sarebbero perfette, tra l’altro la consegna di questo capitolo sarebbe fissata per martedì prossimo, siamo a sabato pomeriggio ed ho prodotto numero 4 pagine. Ne devono saltare fuori almeno 40.</p>
<p>Eppure il mio sforzo compositivo non si concentra sullo scorrere dell’inchiostro sul foglio, al contrario, satura l’aire con microonde dirette ad un terminale circa 600km a sud di qui. Dove una vecchia conoscenza, e nuova scoperta, risponde al ritmo spocchioso del “quando ho voglia e tempo”. Nota negativa ad aggravare la situazione: mi sto mangiando le unghie in attesa di un suonino stupido che dovrei decidermi a cambiare una volta per tutte.</p>
<p>Ricordo che dieci anni fa lasciavo un biglietto, scritto con la sua matita rossa, sul tavolo della cucina che diceva “una volta ancora il signor genio è stato domato”. Accanto alla moka pronta. Accanto ad un pezzetto di cioccolato. Accanto ad un secondo biglietto che diceva “… e sbrigati che fai tardi a lezione. La mia lezione.”</p>
<p>Ora scrivo un messaggino che dice: “ho dormito e mentre dormivo pensavo che sarebbe bello, forse, vederci a Roma. Ma non ne sono convinta. Ti farò sapere.”</p>
<p>Ecco, non saprei se esserne contenta; o meglio, non saprei se considerarmi fiera di aver superato uno stereotipo da eroina di ohariana memoria ed aver fatto un primo passo che ha profondamente incrinato il mio substrato semi-maschile, ovvero correre a nascondermi dalla vergogna di aver fatto l’unica cosa che per 10 anni mi ero ripromessa, con rinnovo del voto ogni 2 del mese, di non fare mai, mai, e poi mai per nessuna ragione al mondo. Fosse anche un vestito di Chanelle.</p>
<p>Fortunatamente, assieme alle rughe impercettibili ai lati degli occhi, ai capelli bianchi, due, e solo nei giorni dispari ,ed alla sempre minor voglia di lasciarmi governare dagli eventi, il tempo, credo, mi abbia regalato un pizzico di pazienza che come la goccia con la roccia ha assopito il desiderio di schiacciare metaforici acceleratori per scoprire cosa si cela alla fine del viaggio. Così mi tengo le dicotomie, razionalizzo i dubbi e riformulo domande e speranze, cercando di guadagnare tempo e analizzare cause e conseguenze.</p>
<p>Da una parte ringrazio la tecnologia, dall’altra la ritengo causa di tutti i mali. Dicotomica in trasformazione. Credo sia lo status che metterei su Facebook.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/bartolomeo/~4/k6mvpzRRZNs" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/03/soluzioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/03/soluzioni/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>In realtà li preferisco vuoti</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bartolomeo/~3/Osqiign_rwY/</link>
		<comments>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/03/134/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 18:24:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Me e me]]></category>
		<category><![CDATA[Story Telling]]></category>
		<category><![CDATA[Libraccio]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Pub]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://bartolomeo.moskova68.com/?p=134</guid>
		<description><![CDATA[E se devo essere sincero, vuoto, è l’unico modo nel quale mi piace.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/meanza/3040364927"><img class="alignnone" title="Vuoto e perfetto" src="http://farm4.static.flickr.com/3147/3040364927_d5aaee83ba_o.jpg" alt="" width="654" height="983" /></a><br />
Lunedi di Pasqua. Attendo in trepidante sospensione la conferma o il suo contrario per lavorare la terza volta presso noto pub irlandese zona navigli.<br />
Il mal di testa generato da un dolore ai lombari che non mi capitava dai tempi dell’asilo mi smonta fisicamente e cresce l’ansia da giornata casalingo parentale. Sfumata l’idea di grigliata con amici mi chiudo sul mezzo informatico alla ricerca di qualche interessante spunto culturale. Non ne trovo. Inizia una pioggerellina fastidiosa quanto fine ed inutile. Inizia un’ansia da frustrata permanenza. Devo uscire. Devo fare. Anche solo due passi per una Milano che offre solo negozi chiusi e parenti fuoriuscenti dalle case di parenti insofferenti. Facciamo i vagabondi. Facciamo che è una situazione che non disdegno. Musica nuova in macchina e poi nelle cuffie, pronto a perdere almeno un’ora e mezza. Fossero due sarebbe meglio.<br />
Il tragitto in auto è troppo meccanico e regala poche soddisfazioni, parcheggio strategico per la serata. Non ho voglia di lavorare e tantomeno di andare fino al pub per sentirmi dire che non servo, che si sono sbagilati.<br />
Scendo. Cento minuti di passi e pensieri svogliati pensando a cosa pensare. Viale Coni Zugna, darsena, barettino jazz per sigarette, primo contatto umano.<br />
“un pacchetto di B&amp;H…one..”, ”..e le pago anche un caffè”<br />
Tempo stimato per l’operazione, almeno sette minuti. Prendo il caffè, mi giro, centottantagradi, tavolino. Bustina, mescolo, primo sorso.<br />
“l’ho pagata millequattrocentoeuri, ma li vale tutti”. Ho come la sensazione che in quella frase ci debba essere racchiusa una verità esegetica che momentaneamente mi sfugge. Millequattrocento. Sono una bella somma. Penso ad una protesi ad una gamba. Per un attimo lo immagino molto orgoglioso che collauda un pezzo di titanio pronto a sorreggere la sua vita gracile per quel che resta del giorno.<br />
Vecchio complemento d’arredo di barettino, pazzo o ubriaco, poco cambia, non carpirò i tuoi segreti… non oggi almeno.<br />
Bevo gli ottanta centesimi. Ne fumo venticinque e ringrazio posando la tazzina sul bancone.<br />
Altri novanta minuti inutili separano me dal traguardo.<br />
Alzaia Naviglio Grande. Botteghe di artisti artigiani, abbastanza inutili non fosse per le cornici di mattoni che le racchiudono, sovente più apprezzabili del contenuto. La schieda mi stà uccidendo, essere uccisi da se stessi è un po’ come avere un cancro. Non me ne vogliate, ci penso con distaccato cinismo. Ma il concetto di essere vittime proprio malgrado di sé stessi è un argomento che si ripropone parecchio nei pensieri degli ultimi mesi.</p>
<p>Cose da fare: pensare all’autoeliminazione involontaria.</p>
<p>Penso a questo e cammino, realizzando le prossime sette barra otto ore in piedi a servire birre doppio malto a gente che ha poco meno di me da fare ma molto più da spendere, e probabilmente meno persone a cui raccontarlo.<br />
La disposizione dei negozi sulla rive gouche del naviglio è assolutamente stupida, come stupida è la tipologia merceologica. Correggo: non è stupida, e sciocca. Senza sale. Fossi romantico direi naif, ma la verità è che è la fiera dell’inutile. Tranne per l’allegra bottega del libro usato, che oramai di usato mantiene ben poco. Il Libraccio. E’ dai tempi delle superiori che non ci metto piede, è completamente cambiato. Non c’è più il bancone con trenta ragazzi poco più grandi di te che si sbracciano e ti cercano i libri di ragioneria, filosofia e mi dai anche l’eserciziario di calcolo? Anche l’edizione dell’anno scorso tanto non cambia nulla. Finito. Le scaffalate di usato sono ridotte a due file, in front of rimane libreria d’arte con prezzi in linea al mercato globale dell’acculturamento medio.</p>
<p>Questo pomeriggio ha deciso di uccidermi per sfinimento. Ottantadue minuti di supplizio all’inizio del supplizio. “Buongiorno”, “Buongiorno”. E’ più piccolo ancora di come me lo ricordassi. Sui primi scaffali i best sellers, sui secondi anche. I terzi abdicano direttamente ai fumetti italiani intellettual-comunisti. Milo manare e l’ossessione del buco del culo!</p>
<p>E’ tanto che non frequento librerie più piccole di Fltrinelli, non ne percepisco più l’ordine né tanto meno colgo “l’angolo interessante”. Ed è un peccato, l’unico angolo interessante di un negozio che vende libri è l’angolo interessante. Cerco qualche cosa di vagamente introspettivo, pesante al punto giusto ma conciso, massimo duecento pagine, ma dense. Spero sia italiano. Sto leggendo solo in inglese e spagnolo e mi rendo conto che tornare a ragionare in una lingua che non sia straniera forse potrebbe aiutare le mie relazioni sociali. Qualora ne volessi.</p>
<p>Piano terra, fallimento. Insegna libri e fumetti usati sulla destra, Totti sulla sinistra. Primo piano, subito fuori dal giro delle scale, Milo Manara nello splendore del suo Kamasutra. Ora esco. Poi ci ripenso, ma alle sei del pomeriggio la masturbazione non fa per me. Con me sale un bambino sui dodici anni, rabbrividisco un po’, poi realizzo che per lui ogni momento è quello buono e un po’ lo invidio.</p>
<p>Ricette orientali, filosofie orientali, design nioppo-koreano, poi Boudlere, Montale, Amleto in edizione integrale rilegato in pelle umana fine 500. Forse è troppo. Sessantametriquadrati in dieci minuti scarsi, mi devo essere perso qualche cosa. Scendo e ricomincio, con più attenzione.</p>
<p>Best sellers per due, poi architettura e ancora filosofia, dei miei libricini da autore sconosciuto (e per me molti, anzi moltissimi lo sono) nessuna traccia. Ne trovo un paio di costa tra l’arte zen di riparare la moto e un secondo titolo che mi colpisce meno, ma costa troppo ed al kilo è troppo caro. Io se non so cosa fare i libri li compro al kilo: costa dieci euro? Cento cinquanta pagine…al kilo costa troppo. Anche questo costa troppo per essere lunedi.<br />
Ripasso di fronte alla scala, a muro un paio di mensole. Eccoli. Tra i sette ed i nove euro. Perfetti, tanti italiani sulle cento cinquanta pagine, magari duecento. Leggo le quarte di copertina, oggi si usa riproporre le recensioni  di quotidiani importanti. Sono tutti fenomeni avete notato?</p>
<p>Nulla, poca soddisfazione, ed ancora cinquanta interminabili minuti prima di poter dire che ne mancheranno 420 per poter andare a casa. Non ne ho voglia, ma la pioggerellina da blade runner attacca a molestare. Dico addio all’idea che il mal di schiena possa avere pietà di me. Passo al contrattacco. Se non se ne va lui allora mi faccio del male io, così si fa male lui, e magari scappa. Non ci credo molto, ma è l’unica cosa che riesco a raccontarmi per giustificare il fatto che questa sera il locale lo apro io.</p>
<p>E se devo essere sincero, vuoto, è l’unico modo nel quale mi piace.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/bartolomeo/~4/Osqiign_rwY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/03/134/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://bartolomeo.moskova68.com/2010/03/134/</feedburner:origLink></item>
	</channel>
</rss><!-- Dynamic Page Served (once) in 0.972 seconds -->
