<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606</atom:id><lastBuildDate>Sat, 14 Sep 2024 23:34:39 +0000</lastBuildDate><title>B.i.t. Generation</title><description></description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Unknown)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>15</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-5702022171794599338</guid><pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-06T02:29:05.485-08:00</atom:updated><title>La nevicata del &#39;12 ovvero il giorno in cui uscimmo di casa</title><description>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4-nQDaI8tnJS_irBQJvLwMUfkX6zDbou9ny2t-lucJKZBf_YXAeMWpfpnFfDJA81wZCiXxvqWTf0YF_Rqs2EpD7gd5QIVPAUjPYZdX9mbKk5U_zZ4YBKnj4KfO0yZ7exZWdRdPBaDtQ8/s1600/IMG_0370.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;cursor:pointer; cursor:hand;width: 214px; height: 320px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4-nQDaI8tnJS_irBQJvLwMUfkX6zDbou9ny2t-lucJKZBf_YXAeMWpfpnFfDJA81wZCiXxvqWTf0YF_Rqs2EpD7gd5QIVPAUjPYZdX9mbKk5U_zZ4YBKnj4KfO0yZ7exZWdRdPBaDtQ8/s320/IMG_0370.JPG&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5705964140560948786&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;C&#39;era la crisi, no, ancora non quella che studiate a scuola, quella è  la crisi del &#39;18, ma la gente era già stanca, facevano i blocchi, gli  scioperi, si fermava tutto. Lo sciopero era quando per lavorare meglio  non si lavorava per un giorno.&lt;/p&gt;No, non c&#39;erano le  sottovie, e le macchine camminavano tutte a terra ancora. Nel &#39;12 era  relativamente facile bloccare tutto, ci si muoveva a Livello Zero,  bastava mettersi di traverso. E la gente iniziava a mettersi di  traverso. Perchè c&#39;era la crisi. Da mangiare ce n&#39;era, si usciva, si  andava al cinema, ai concerti, non te devi immaginà che stavamo chiusi  in casa. Non eravamo tristi, però se pensavamo al futuro ci veniva un  po&#39; d&#39;ansia. Il presente non era un problema insuperabile, il problema è  che sembrava avvitato su se stesso, sto presente.&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEge5OhQ3PBlYSduiUuH_peFQh6rXQipuTaQ_ADTrDZzCtk8doRqR4qfFHu7lH-mv1U-psJE9dCprl_DDE7QudA3_5M2gO_mQ-djaQSnfwMEQe46F7wybeMeO07eBFZEFZL0ESOjMzcLdHw/s1600/IMG_0377.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEge5OhQ3PBlYSduiUuH_peFQh6rXQipuTaQ_ADTrDZzCtk8doRqR4qfFHu7lH-mv1U-psJE9dCprl_DDE7QudA3_5M2gO_mQ-djaQSnfwMEQe46F7wybeMeO07eBFZEFZL0ESOjMzcLdHw/s320/IMG_0377.JPG&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5705966943294133650&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immaginati la vita  come un libro. Nessuno ci vietava di leggere, però sfogliavi una pagina e  quella dopo c&#39;aveva lo stesso numero. A forza de imparà a memoria  ognuno la paginetta sua ce stavamo a scordà che potevano esistere altri  capitoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ce ne saremmo accorti parecchi anni dopo.&lt;p&gt;Poi quel giorno ha nevicato, quante volte l&#39;hai sentita la nevicata del &#39;12? &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg5cWJAwlLGFWhrVR5-JlSszDU8rEnwxtlA5Gluulx0wO9A6MP7tiyOpa8HfMGMFJnlFIgHLZ3SrAslS6OVwZgw7DvVUaIIl1IMjVQ0ONq0UmZbc8MoudN4cp7CwFB22ctoWjOxJWHCb3E/s1600/IMG_0375.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg5cWJAwlLGFWhrVR5-JlSszDU8rEnwxtlA5Gluulx0wO9A6MP7tiyOpa8HfMGMFJnlFIgHLZ3SrAslS6OVwZgw7DvVUaIIl1IMjVQ0ONq0UmZbc8MoudN4cp7CwFB22ctoWjOxJWHCb3E/s320/IMG_0375.JPG&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5705962461900982226&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E&#39;  successo di sabato. Nel &#39;12 non se lavorava il sabato, la Settimana  Produttiva venne introdotta nel &#39;19, dopo la crisi, l&#39;anno che è nato  papà tuo, l&#39;hai studiati i figli della crisi no? Pure lì, tu studi le  cose tanti anni dopo e c’hai tutto incasellato, ma non è che noi lo  sapevamo che stavamo a fa i figli della crisi, che pore creature non è  che sia manco l’etichetta più bella del mondo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Comunque.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Di  solito il sabato si passava in macchina. Ora più, ora meno. Andavamo  sempre tutti in macchina dappertutto. Pure se andavamo tutti negli  stessi posti, ognuno c&#39;andava con la macchina sua. Perchè ancora non  c&#39;era la Quota Paese, pensa che non c&#39;era manco la Quota Continente,  ancora ogni nazione usava tutta la benzina che gli pareva. Ce lo  dicevano che non era infinita, e noi ce credevamo eh, non è che eravamo  stupidi come te sembra a te, è solo che eravamo abituati così, lo  sapevamo bene che c&#39;era il resto del mondo, ma non ci bastava per  cambiare. Pensa che la Cina e l&#39;India non erano manco capaci a giocà a  pallone ancora, tanto pe capisse. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhv6ILd1b1lL4xnv2wADVRycHWPEEbD6EvBNQRFEDUk4J-4jFGoGbE0WBKjokNIX3Yfqy9H5AgeHuxyOwmRIjjC7nqJWJciMncxQ7BDNTpgSefcN3WQb5cv80y1ULyzk5JQ1I6IiUCJYWM/s1600/IMG_0373.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;cursor:pointer; cursor:hand;width: 214px; height: 320px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhv6ILd1b1lL4xnv2wADVRycHWPEEbD6EvBNQRFEDUk4J-4jFGoGbE0WBKjokNIX3Yfqy9H5AgeHuxyOwmRIjjC7nqJWJciMncxQ7BDNTpgSefcN3WQb5cv80y1ULyzk5JQ1I6IiUCJYWM/s320/IMG_0373.JPG&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5705961813778044962&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;   Comunque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All&#39;epoca,  come te dicevo, se viaggiava solo a Livello Zero, quindi tutta la neve  che è cascata quel sabato del &#39;12 aveva bloccato le strade, non eravamo  attrezzati come adesso. Non capitava spesso na cosa del genere, a quei  tempi, pensa che erano trent&#39;anni che non la faceva così, e allora siamo  usciti tutti a vedere la neve. Ma in realtà siamo usciti a vedere le  persone, perchè non le vedevamo da un sacco di tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma pure di questo ce ne saremmo accorti parecchi anni dopo.&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgA7o_3kAay6Qr2XBrc2Ah5c4Or7QAgLpQhfXimfQ9kNhr4GmcvZMRKUGoFwjovisy6jvD5M7RUaJLQgGwG7pri3hKLoWletyeox-v_khEyZcmxOawOO7H_q-J5MHJwj8sfQgVbJxF7e5g/s1600/IMG_0368.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgA7o_3kAay6Qr2XBrc2Ah5c4Or7QAgLpQhfXimfQ9kNhr4GmcvZMRKUGoFwjovisy6jvD5M7RUaJLQgGwG7pri3hKLoWletyeox-v_khEyZcmxOawOO7H_q-J5MHJwj8sfQgVbJxF7e5g/s320/IMG_0368.JPG&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5705961108582004322&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;La  gente è uscita di casa. Tutta. E faceva strano perchè tu lo sapevi che  tutta quella gente ti viveva intorno, però non l&#39;avevi mai vista tutta  insieme e con gli occhi tuoi. Avevi visto folle più grandi in tanti  posti, però erano sempre persone che stavano lì per uno scopo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ai concerti per sentire&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Al cinema per vedere&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Alle manifestazioni per manifestare&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Al supermercato per comprare&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In un sacco di altri posti per comprare&lt;/p&gt; E  invece quel giorno siamo usciti per uscire, ci siamo dimenticati che il  tempo è prezioso, e ci siamo ricordati che il tempo perso è ancora più  prezioso. E poi camminavamo, le macchine erano tutte ferme, e a  camminare a piedi sei più lento, c&#39;hai il tempo di guardare le persone  in faccia, c&#39;ha il tempo di capire se quella persona ti saluterà pure se  non ti conosce, e quel giorno, sarà perchè c&#39;era la neve, ma la gente  si salutava pure se non si conosceva. C&#39;hai presente che effetto ti fa  quando vedi nonno che inizia le mail con &quot;Caro....&quot;, ecco, a noi  salutare la gente che non conoscevamo ce faceva lo stesso effetto, era  una cosa che facevano i nonni nostri.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiKUSy0MEFoGADB6eMaldVOpuYBaCAAhw2pN8x_XU343vQ_wn6leKMpRRA-B6-Tpxnoclrg-wxIHZHZQsbBsyH_lOsjB2enif5Cj6dh0GFmojCOgp31eUcrlAavyV7XiITiBwq8FB9Rie4/s1600/IMG_0371.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;cursor:pointer; cursor:hand;width: 214px; height: 320px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiKUSy0MEFoGADB6eMaldVOpuYBaCAAhw2pN8x_XU343vQ_wn6leKMpRRA-B6-Tpxnoclrg-wxIHZHZQsbBsyH_lOsjB2enif5Cj6dh0GFmojCOgp31eUcrlAavyV7XiITiBwq8FB9Rie4/s320/IMG_0371.JPG&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5705961473266150018&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;La gente si salutava e si  sorrideva, senza motivo, sembravamo mezzi rincoglioniti, in realtà  eravamo solo un po&#39; meno soli. Era una pagina diversa, che si poteva  leggere insieme.&lt;p&gt;“E quindi? Che è successo dopo quel giorno?”&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Niente  è successo, la neve s’è sciolta e s’è fatta zozza, la gente è tornata  dentro casa, forse un po’ meno sola. Quel giorno è stato un puntino  bianco in una striscia grigia.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma di questo ce ne saremmo accorti parecchi anni dopo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E mo dormi, che nonno c&#39;ha più sonno de te.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh2rc1W-y8fN1aITRbx_2nbFh_gZ0y8-mTaptkWtMX8MtI_RAtWKZa9bZ0ePjBK_2O-g20ok5PgjAvcA6Rj2Jl9D6AW1UzXws2oJWiI9JW0VEguUNKOoNsUehjPs8GZQqUunS2RuiepEsA/s1600/IMG_0376.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh2rc1W-y8fN1aITRbx_2nbFh_gZ0y8-mTaptkWtMX8MtI_RAtWKZa9bZ0ePjBK_2O-g20ok5PgjAvcA6Rj2Jl9D6AW1UzXws2oJWiI9JW0VEguUNKOoNsUehjPs8GZQqUunS2RuiepEsA/s320/IMG_0376.JPG&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5705963332617721090&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2012/02/la-nevicata-del-12-ovvero-il-giorno-in.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4-nQDaI8tnJS_irBQJvLwMUfkX6zDbou9ny2t-lucJKZBf_YXAeMWpfpnFfDJA81wZCiXxvqWTf0YF_Rqs2EpD7gd5QIVPAUjPYZdX9mbKk5U_zZ4YBKnj4KfO0yZ7exZWdRdPBaDtQ8/s72-c/IMG_0370.JPG" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-5497440633524875066</guid><pubDate>Sat, 05 Nov 2011 10:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-05T03:57:29.721-07:00</atom:updated><title>[Fuori tema]  Le lacrime di Genova</title><description>&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;&quot;&gt;Genova piange, ma le sue lacrime non si vedono, annegano anche loro nel fiume marrone che la sta violentando.&lt;br /&gt;In momenti come questi la rabbia monta potente, e l&#39;indignazione rischia di annebbiare la vista e confondere le argomentazioni. Non bisogna, non si può, non si deve generalizzare. Allora è giusto dire le cose con puntualità e chiarezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I morti di Genova non sono vittime del maltempo.&lt;br /&gt;Sono morti di abusi edilizi, sono morti di condoni che li hanno tenuti in piedi, sono morti di una corsa al cemento che non conosce crisi e confini e va a edificare fin dentro gli alvei, sono morti di manovre finanziarie e leggi di stabilità che hanno bloccatto fondi già stanziati per la messa in sicurezza di ponti e argini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;&quot;&gt;&lt;br /&gt;I morti di Genova non sono vittime di una tragica fatalità.&lt;br /&gt;Sono morti di Ponte sullo stretto, sono morti di Tav, sono morti di G8  alla Maddalena, sono morti di priorità scellerate date a opere inutili  dimenticando scientemente e sistematicamente tutti gli interventi  necessari sul territorio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;&quot;&gt;&lt;br /&gt;I morti di Genova non sono vittime di un&#39;emergenza.&lt;br /&gt;Sono morti di una politica che non sa decidere senza guardare al termometro della popolarità, incapace di assumersi anche solo la responsabilità di chiudere una scuola, che potrebbe costargli contestazioni se poi fosse una misura inutile. Ma sono morti anche di una Protezione Civile lentamente spogliata del suo ruolo per essere trasformata in un coacervo di interessi, affari e appalti scellerati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia la morte per pioggia è una voce messa a bilancio, considerata accettabile finchè il costo è sostenibile in termini di consenso. Se così non fosse, ci si sarebbe adoperati subito dopo una delle innumerevoli tragedie per cambiare la destinazione di alcuni fondi e indirizzarli su queste opere. Ma le piccole opere hanno due difetti: sono poco spendibili in termini di immagine, e poco redditizie per gli amici degli amici. E&#39; così che si continua a morire di pioggia, e finchè i morti sono pochi, e l&#39;opinione pubblica narcotizzata, chi amministra è ancora in grado di restare al suo posto, di reggere la botta sul momento e di farla dimenticare, fino alla prossima &quot;tragica fatalità&quot;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial;&quot;&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/11/fuori-tema-le-lacrime-di-genova.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-7152197848993561892</guid><pubDate>Thu, 03 Nov 2011 09:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-03T03:31:42.962-07:00</atom:updated><title>Il vecchio</title><description>&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:100%;&quot;&gt;Metro  A. Stazione Porta Furba, entra un vecchio [disclaimer antibuonismo: tra  poche righe si definirà lui come tale, &quot;anziano&quot; per questo giro lo  teniamo nel cassetto] si guarda intorno, è vorace, ha fame di polemica.  Fa tre passi, si appoggia agli appositi sostegni: in 4 secondi  incenerisce con lo sguardo netti tutti i seduti. Poi individua il  target. &quot;I ragazzini devono stà in piedi&quot;, dice il vecchio. Destinatari  del messaggio: n°1 madre, n°2 figli piccoli. La madre si guarda intorno,  cerca conferme, non ha capito se il vecchio ce l&#39;ha con lei. I bambini  capiscono ancora meno, mentre è facile capire per tutti gli altri come i  piccoli siano piuttosto stanchi.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;border-collapse:collapse;font-family:arial, sans-serif;font-size:13px;&quot;  &gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:100%;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;A  spazzare l&#39;ambiguità arriva prontamente l&#39;integrazione del concetto:  &quot;Manco pe i vecc&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;hi ve  alzate, poi ve lamentate che va tutto a puttane&quot;. Sono passati dieci secondi da quando è entrato, nemmeno i tempi di reazione di Usain Bolt  ai blocchi di partenza avrebbero permesso di fargli notare la  circostanza e offrire il posto. Ma dieci secondi sono un&#39;eternità quando i nervi non li controlli più, e se (così, a sensazione) anche quando li controllavi non eri un campione di socialità.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0px;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;La  madre lo guarda, non parla. La faccia lascia trasparire un &quot;Eh?&quot; che  ancora però non si esplicita. Per il vecchio è come ricevere l&#39;invito a  nozze da Angelina Jolie. &quot; Eccerto, che te frega a te,  tutti e tre belli comodi loro&quot;. Un uomo sulla cinquantina alla&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt; destra  della madre si alza: ignorato. Un ragazzo alle sue spalle si alza e gli  picchietta sul braccio per dirgli che gli ha liberato il posto: ignorato  anche lui. Il vecchio continua nel suo sproloquio infilzando nello  stesso spiedo sintattico pezzi bruciati di &quot;onore&quot;, &quot;amor proprio&quot;, &quot;vergogna&quot;,  &quot;lavoro&quot;, sino ad arrivare alla portata principale: il &quot;paese vostro&quot;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0px;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;Se  anche si alzassero tutti i passeggeri, se anche il conducente cedesse il posto di comando, se anche il treno arrivasse ad  Anagnina con&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt; solo loro quattro, se anche arrivasse una Navetta Speciale  Vecchi Inopportuni, lui continuerebbe. Lo farebbe, se  la signora indiana non lo stesse umiliando con un &quot;Prego signore&quot;,  alzandosi in piedi e mostrando a tutti la sua bella pancia rotonda,  piena di vita e del suo prossimo nemico.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0px;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0px;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;L&#39;uomo rimane in piedi, interdetto, sepolto vivo dalle occhiate di disprezzo. Ma il ruolo che ha deciso di giocare non permette deroghe e non contempla le parole &quot;grazie&quot; e &quot;scusi&quot;. E allora si accomoda e rimane lì, zitto, affondato nella sua risibile vittoria. Nessuno gli si siede accanto, un po&#39; perchè chiunque prendesse quei posti si sentirebbe di averli estorti alla madre e ai due figli, un po&#39; per paura che quella nuvola cattiva, gonfia di ignoranza, possa in qualche modo scrollargli addosso una pioggia contagiosa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0px;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;Lo sferragliare di binari interroga il silenzio che ha avvolto la tragedia di essere l&#39;uomo ridicolo che è quello che mi siede di fronte, ma nessuno di noi ha risposte, nessuno saprà quando e perchè questo vecchio ha scelto di essere quello che è.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0px;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:100%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/b.i.t.generation&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;border-collapse:collapse;font-family:arial, sans-serif;font-size:13px;&quot;  &gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;border-collapse:collapse;font-family:arial, sans-serif;font-size:13px;&quot;  &gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;border-collapse:collapse;font-family:arial, sans-serif;font-size:13px;&quot;  &gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;border-collapse:collapse;font-family:arial, sans-serif;font-size:13px;&quot;  &gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;border-collapse:collapse;font-family:arial, sans-serif;font-size:13px;&quot;  &gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;border-collapse:collapse;font-family:arial, sans-serif;font-size:13px;&quot;  &gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 133px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgOrvZscQBxps2aBCwNPHOjBbrziAeneX-HPqLBA-CFO2AcenGUs0-qNgr9CmWmzOqMLq7evwEAZ8QY2W88sykYS7btXBxtnLSedZEk0EqGQS05WqoEloRA4EbJsKVoR4KQ2ZNyNqZJOzs/s320/bitgeneration.jpg&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5670698324099482882&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/b.i.t.generation&quot;&gt;B.i.t Generation su Facebook&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/11/il-vecchio.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgOrvZscQBxps2aBCwNPHOjBbrziAeneX-HPqLBA-CFO2AcenGUs0-qNgr9CmWmzOqMLq7evwEAZ8QY2W88sykYS7btXBxtnLSedZEk0EqGQS05WqoEloRA4EbJsKVoR4KQ2ZNyNqZJOzs/s72-c/bitgeneration.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-1620628166649957204</guid><pubDate>Thu, 06 Oct 2011 07:26:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-10-06T00:28:41.494-07:00</atom:updated><title>Il Mago</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot; id=&quot;internal-source-marker_0.9801466946246147&quot;&gt;“Ma internet sta lì dentro?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“No, internet sta fuori, questo serve a leggerlo”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Non  so se il vecchio che mi ha posto questa domanda sul 40 direzione Termini abbia dei nipoti, se  così fosse non avrebbero fatto un buon lavoro finora. Perchè quando gli  ho dato questa risposta per niente strutturata, ho visto gli occhi di  chi capisce qualcosa dopo un po’ che ci sta provando. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Gli  stessi occhi che da un quarto d’ora mi sentivo incollati sullo schermo  dell’i Pad, ma che per stanchezza e giornata no, stavo fingendo di  ignorare, come a dire: “Ok, t’ho visto, ti piace il giocattolino, però  se vuoi parlà cominci tu.” E lui ha cominciato, fino ad arrivare alla  domanda di cui sopra. Il punto è che una volta immagazzinato il concetto  che Internet non è una cosa fisica ma una cosa “che si trasmette” “tipo  la tv”, poi ci ha preso gusto, e gira che ti rigira siamo finiti lì  dove vogliono finire i circa tre interlocutori a settimana che mi  constringono a togliere le cuffie:&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt; “Ma funziona?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;La  domanda non è solo malposta, è stronza. Perchè è talmente evidente che  il dispositivo che tengo saldamente nelle mie mani stia funzionando, da  constringere me, che di parlare non avevo nessuna voglia, a foraggiare  la conversazione chiedendo chiarimenti sul quesito.&lt;/span&gt; &quot;In che senso funziona?&quot;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“No dico, sembra una cosa magica, cioè tu tocchi e...”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Ecco,  tana per il vecchio. Saranno passati quanti, 70, 80 anni da quando eri  un bambino ma anche tu, come tanti tuoi simili, vuoi fare quello che da  tutti questi anni sai che non si può fare. Che diceva mamma? Guardare e  non toccare. E allora perchè deve essere proprio il mio iPad il campo  ove combattere edipiche guerre postume alla tua formatrice e genitrice? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Perchè sì, sembra rispondermi con gli occhi scremati dalle cataratte da operare. Va bene, dai.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“No  guardi, non è magico, è come i computer normali, però invece della  tastiera si fa tutto sullo schermo, provi a passare il dito”&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;. Un  dito rinsecchito e scheggiato e calloso e rugoso tiene in ostaggio un  gruppo di icone, il mio gruppo di icone, indeciso se voltare pagina o se  tenerle così, nel limbo del touch. Poi le molla, spinge su una a caso,  fa partire la radio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Il vecchio si stacca dallo schermo, mi guarda contento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“Ma dove siamo arrivati, è una cosa bellissima”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;E  tu capisci, Steve, che se un vecchio dice sorridendo la frase che di  solito accompagna ad uno sguardo severo, se un uomo di un altra  generazione davanti alla tecnologia non si spaventa ma torna bambino,  allora te ne puoi andare tranquillo. I tuoi inventeranno altri  gingillini per i quali spenderemo troppi soldi e per costruire i quali  verranno sfruttate troppe persone, e di questo anche tu, se qualcuno  lassù c’è, renderai conto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Ma  la tua idea, il tuo sogno, la tua visione, quella ha vinto. Perchè io  faccio il figo razionale a dire al signore che “no, non è magia”, ma poi  non lo voglio sapere come si organizzano i polimeri e gli elettroni  dentro la mia tavoletta, perchè lì dentro la magia c’è. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Perchè,  per come sono fatto io, tutto ciò che rende più facile ad un uomo  comunicare con i propri simili, aiuta a generare quella magia che non  sta nell’oggetto in se, ma nelle cose che non potremmo dirci senza la  sua esistenza. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Ecco  tu, Steve, a questo tipo di magia hai dedicato la tua vita. Per quali motivi, ormai,  non è più importante, ma c&#39;era ancora bisogno di un tipo come te. Ciao mago secco, buon viaggio.&lt;/span&gt;</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/10/il-mago_3581.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-3342893430764242525</guid><pubDate>Thu, 15 Sep 2011 09:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-09-15T03:02:06.841-07:00</atom:updated><title>Us and Them</title><description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Times; background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: medium; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;Ieri, mercoledì 14 settembre, come accade circa una volta a settimana, l’Apocalisse si è manifestata su questa terra. Non ve ne siete accorti, lo so. Perchè in realtà si è manifestata sotto questa terra, e per la precisione su una banchina. Io, personalmene, l’ho incontrata presso la stazione metro di Barberini e, nonostante la pausa estiva, devo dire di averla trovata piuttosto in forma. Apo è fatta così, per un po’ sparisce, ti preoccupi, la chiami e ce l’ha staccato, ma poi torna sempre, con tutto il suo corollario di tragedia e disperazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;Ieri, mercoledì 14 settembre, alle 18 circa, il tempo si è fermato, e l’uomo ha sconfitto il tabù della violazione dello spazio-tempo senza neanche avere bisogno di una DeLorean. E’ bastato che per un quarto d’ora non passassero convogli, in quei quindici minuti di sospensione della realtà, Apo si è palesata tra di noi, con l’intenzione di trattenersi per un po’, una visita di cortesia, niente di più, quell’oretta necessaria a generare scene più consone al Terzo Reich che alla metro di Roma. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;In queste situazioni il mondo all’esterno non esiste più, e si è catapultati all’istante in un nuovo ordine di cose, una comunità nella quale le più basiche regole che sottendono ad una civile convivenza vengono schiacciate senza pietà dalla ferocia e dalla voglia di tornare a casa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;All’improvviso il macrosistema si divide in due: noi e loro. “Noi” sono dentro il vagone, schiacciati come sardine, cruentemente determinati a resistere ad ogni tentativo di ulteriore ingresso. “Loro” sono fuori, ugualmente schiacciati, voracemente affamati di una qualche forma di vuoto nel vagone da andare a colmare tramite adesione totale del proprio corpo con quello di uno sconosciuto. Non di rado si sfocia nella pornografia involontaria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;Ciò che preme sottolineare è l’assoluta volatilità delle composizione delle due tribù. Quando sei un “Loro” e spingi per entrare, i “Noi” si coalizzano con commovente coesione sociale contro di te, ricoprendoti di una vastissima gamma di epiteti che hanno come basa d’asta un cordiale: “A pezzo de merda”. Tu, insensibile ad ogni suono e ai colpi sotto la cintura, acquisito istantaneamente per meriti sul campo il passaporto giapponese, spingi con tutta la forza che hai in corpo e incredibilmente, là dove la materia appariva insondabile, riesci a creare la breccia che ti permette di entrare all’istante nell’insieme “Noi”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Times; background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: medium; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;Il cambio di scenario è pressochè istantaneo. Gli uomini e le donne con i quali sino a pochi istanti prima condividevi un’epica battaglia divengono seduta stante dei rozzi individui deformati dalla fatica e dall’odio, orrende creature degne della penna di Tolkien da respingere in ogni modo, fortificando le barriere con borse, ombrelli ed ogni tipo di suppellettile disponibile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Times; background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: medium; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;Allo stesso modo, chi ti offendeva ora ti spalleggia, ti esorta alla conservazione di un precario status quo e tu, vile, orrendo giuda e traditore, ti prodighi in un “Ah signò ma non lo vede che non c’è spazio, ma ndo devo andà secondo lei? EH? CHE FACCIO? SPARISCO?” al quale seguono grida di giubilo e onoreficenze varie.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Times; background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: medium; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Times; background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: medium; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;Appena chiuse le porte l&#39;effimera solidarietà evapora in un colpo d&#39;aria condizionata, e inizia la lotta silente per il riposizionamento in vista della prossima battaglia. Chi deve scendere si fa largo tra membra umane indistinguibili tra loro, chi ha appena combattuto tenta di guadagnare le retrovie per conquistare il posto nell&#39;ideale infermeria rappresentata dalla porta situata sul lato opposto del vagone. E qui vogliamo ricordare con un minuto di silenzio i caduti nel baratro dell&#39;ignoranza e dell&#39;inesperienza, che facendosi gloriosamente largo tra esseri umani esausti si sono spinti sino all&#39;ambito porto sicuro, senza sapere che quella era la fermata nella quale cambia il lato di apertura porte. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Times; background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: medium; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;A voi, ignari eroi di questa lotta quotidiana, tutta la nostra compassione, tutta la nostra solidarietà. Ma solo dopo avervi fregato il posto che occupavate.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Times; background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: medium; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Times; background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: medium; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Times; background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: medium; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;&lt;i&gt;P.s. Se ti piace il blog, non vedo perchè non dovrebbe piacerti il gruppo Facebook. Ci trovi un po&#39; di cose che qui non ci sono, vieni a dare un&#39;occhiata: http://www.facebook.com/b.i.t.generation&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Times; background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: medium; &quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: transparent; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap; &quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: 15px; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/09/lapocalisse.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-999828601565811004</guid><pubDate>Tue, 06 Sep 2011 09:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-09-06T03:02:11.420-07:00</atom:updated><title>La fissa</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot; id=&quot;internal-source-marker_0.44544505471443396&quot;&gt;L’uomo col completo sta leggendo “Il Giornale”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;L’uomo in maglietta sta leggendo “La Repubblica”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Seduti  uno davanti all’altro in un vagone vuoto, eccetto chi racconta.  Entrambi notano immediatamente la pubbblicazione che l’altro sta  sfogliando, e ne traggono le proprie deduzioni. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Di  tanto in tanto, uno sguardo si arrampica oltre il bordo della pagina  per andare a sbattere contro il nemico, e controlla se l’altro non stia  facendo la stessa cosa. Per due o tre volte lo fanno in momenti diversi,  e le saette non si scontrano. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ora,  nove volte su dieci queste situazioni si risolvono in un nulla di  fatto, e al massimo i due scendono dalla metro dedicandosi  reciprocamente un : “Ma come fa a leggere quella merda?”, ma senza  dirlo, pensandolo e basta. Stavolta, sarà il momento un tantino delicato  a livello politico, sarà che hanno litigato a casa con la moglie, sarà  che il cane ha abbaiato tutta la notte, i due non sembrano intenzionati a  passarci sopra. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Si  respira l’aria che precede il temporale, quella che ti fa correre sul  balcone per ritirare i panni e ti fa tirare giù le serrande perchè dopo  sei mesi ti sei ricordato di comprare il Vetril e hai pulito le  finestre. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Alla  fine, smentendo il mio pronostico, rompe gli indugi l’uomo col  completo. “Volevo vedè a voi!” In teoria parla con qualche leader della  sinistra menzionato sulle pagine del suo giornale, la pratica è talmente  ovvia che il vero destinatario non si fa pregare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“Ma voi chi, a fa’ che?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“Volevo vedè a voi che facevate, se stavate al governo”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“Se  noi stavamo al governo non ce se arrivava a sto punto, perchè quello  che state a fa’ in ritardo e male noi lo stavamo a fa’ 5 anni fa e bene”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“Ah e che avreste fatto sentiamo”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“Avremmo fatto pagà le tasse a te all’amici tuoi”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“E che non lo sapevo, c’avete la fissa delle tasse voi! Basta che fate pagà la gente, nsapete fa altro”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“Ma come la fissa! Ma che vuol dire la fissa? Se non le paghi te io ne devo pagà il doppio, la capite sta cosa?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“Eehh, vabbè....”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Hanno  continuato, senza degenerare, a volte anche stemperando con ironia, per  una decina di fermate. E mentre io leggevo il mio di giornale, pensavo  che tutte quelle soluzioni alla crisi che si rincorrevano sulle pagine e  tutti quegli emendamenti alla manovra, non sarebbero serviti a niente, e  se sapessi descrivere la faccia e il tono di quel “Eehh, vabbè...”  saprei anche spiegare con le parole giuste il perchè, e saprei dare un  nome al tumore che ha reso questo Paese un malato terminale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/09/la-fissa.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-4345595550298140070</guid><pubDate>Mon, 29 Aug 2011 10:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-08-29T03:02:14.533-07:00</atom:updated><title>L&#39;abbraccio</title><description>Un ingorgo incomprensibile, anche per gli standard di Morena. Mi ci sono trovato poco fa, imbottigliato in un 551 a sua volta imbottigliato. Mezzora per fare un chilometro. Ovviamente sull&amp;#39;autobus si accende subito la disputa su cause, responsabilit&amp;#225;, possibili soluzioni, e quando arriviamo all&amp;#39;incrocio principale, tutte le opinioni convergono istantaneamente, unanimemente, sulla soluzione che si palesa attraverso i vetri sporchi: &amp;quot;ahhhh, ce stanno i vigili&amp;quot;. Archiviata la causa dell&amp;#39;ingorgo grazie al pregiudizio (quasi sempre giustificato quando si parla si vigili e traffico, non stavolta) si passa al quesito successivo: perch&amp;#233; questo dispiegamento di forze in una anonima mattinata di fine agosto? Liberatosi parzialmente dall&amp;#39;ingorgo, il bus inizia a camminare, e ci offre una prospettiva su una via Anagnina teatro di una via crucis di uomini, donne, ragazzi e ragazze vestiti bene. Un fiume di persone i cui argini sono file di macchine parcheggiate senza pudore in doppie e triple file, i vigili vedono tutto ma non hanno blocchetti in mano, non invitano a spostare, non fanno multe, tentano solo di governare l&amp;#39;imbuto che si &amp;#232; creato per l&amp;#39;inevitabile restrizione della carreggiata.&lt;br&gt;Sul 551 un uomo dalla stazza imponente ma piegata da un caldo che lui sembra accusare pi&amp;#249; degli altri sta per prorompere in una tirata contro i vigili, anzi contro il corpo di Polizia di Roma Capitale, come recitano le fiancate delle Punto bianche. &amp;quot;Ma te pare possibile che questi stanno qua e...&amp;quot;&lt;br&gt;Si ferma. Capisce, capiamo tutti contemporaneamente mentre l&amp;#39;autobus passa davanti all&amp;#39;ingresso di una chiesa, il cui viale &amp;#232; gremito di persone delle quali adesso senti le voci, vedi le facce, e quelli che senti sono lamenti, e quelle che vedi sono lacrime. Capiamo che tutte queste persone sono qui per un abbraccio. L&amp;#39;ultimo.&lt;br&gt;Il silenzio surreale dura una decina di secondi, l&amp;#39;autista lo rompe con una domanda che, anche se siamo lontani dalla palina gialla,  in quel momento sembra l&amp;#39;unica possibile: &amp;quot;Qualcuno vuole scendere?&amp;quot;&lt;br&gt;L&amp;#39;autobus si svuota per due terzi, scendo anche io. A fare cosa non si sa, visto che non potr&amp;#242; fermarmi al funerale, che il lavoro mi attende. Come me molti altri non possono fermarsi per pi&amp;#249; di qualche minuto, ma sentono il bisogno di esserci, di stringersi attorno a  un dolore incomprensibile.&lt;br&gt;Il tempo che trascorre tra il 551 che mi ha lasciato e quello che mi raccoglier&amp;#224; lo passo ad osservare e a pensare. Non arrivo a nessuna conclusione, e non ho nessuna perla sociologica sul dolore da scrivere. Penso solo che qui, a differenza di altri funerali di ragazzi giovani come Edoardo, non vedo rabbia. Sembra esserci tanta paura, come se su quell&amp;#39;asfalto davanti alla pizzeria fosse rimasto un pezzo delle certezze di un quartiere che si credeva fuori dal raggio di un male cos&amp;#236; grande.</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/08/labbraccio.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-7202664316084670221</guid><pubDate>Wed, 24 Aug 2011 23:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-08-24T16:59:40.262-07:00</atom:updated><title>L&#39;appello</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot; id=&quot;internal-source-marker_0.9400119996648085&quot;&gt;Se  negli ultimi tre o quattro anni non avete preso i mezzi pubblici, bè  avete fatto bene, e vi odio e vi invidio, ma sappiate che vi siete persi  una grande novità: su autobus e metropolitana è sbarcata la televisione.  Generalmente la programmazione è riassumibile nella coraggiosa linea  editoriale: “&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:italic;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Bambini che cadono e gattini che sbattono&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;”,  residuati bellici di una ironia commerciale anni ‘90 che a malapena  troverebbero spazio in Paperissima Sprint. Ma negli ultimi giorni su  queste televisioni è in heavy rotation un filmato di tutt’altro tenore,  un appello promosso dal quotidiano Milano Finanza, e dice questo:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:italic;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:italic;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Se  l&#39;Italia ha bisogno, noi ci siamo. Siamo imprenditori, professionisti,  manager, comuni cittadini. No, non ci stiamo a che l&#39;Italia sia ridotta  sul lastrico. Siamo un paese forte, ricco, con un debito pubblico  altissimo, ma con un debito consolidato pubblico-privati nettamente più  basso della Gran Bretagna, più basso della Germania, pari a quello della  Francia. Le nostre industrie, le nostre banche, sono solide. La  ricchezza liquida del paese è più di 10 volte (oltre 3.000 miliardi di  euro) l&#39;ammontare dei titoli che ogni anno lo Stato italiano deve emette  per rinnovare quelli in scadenza. Il 50 per cento del debito pubblico è  in mano a noi italiani. Se all&#39;Italia serve, se dovesse servire il  nostro aiuto per le emissioni, noi ci siamo.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Ne  emerge il quadro di un Paese in splendida salute, che solo per una  malaugurata serie di circostanze sfortunate si trova invischiato in una  crisetta passegera, niente a che vedere comunque con situazioni  disastrose quali quelle britanniche, tedesche o francesi, veri fanalini  di coda dell’economia continentale. Eppure qualcuno, i soliti burocrati,  la solita Europa soffocante nemica della produttività, sembra non voler  tener conto della ricchezza liquida e delle banche solide, mancherebbe  solo lo stato gassoso, ma anche su questo c’è una risposta: se dovesse  servire aiuto per le emissioni, loro ci sono. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Sì  ma chi sono loro? Ci sono Montezemolo, Della Valle, Tronchetti Provera,  Scaroni, e molti altri nomi meno conosciuti al grande pubblico ma  soprattutto, come rivendicato da un &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201108122100422857&amp;amp;chkAgenzie=TMFI&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000099;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:underline;vertical-align:baseline;&quot;&gt;comunicato ad hoc&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;, ci sono Elkann e Marchionne. Sì, lo stesso Marchionne che meno di un anno fa &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/economia/10_ottobre_24/marchionne-fiat_c702b36e-df85-11df-ae0f-00144f02aabc.shtml&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000099;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:underline;vertical-align:baseline;&quot;&gt;diceva&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;: “Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l&#39;Italia”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;E’ un appello che suscita più di una perplessità. Volendo soprassedere sul tono, che fa tornare alla memoria &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Oro_alla_Patria&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000099;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:underline;vertical-align:baseline;&quot;&gt;altre chiamate&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;  alla solidarieta nazionale, si rimane interdetti scorrendo i nomi dei  firmatari della lettera, soggetti che sembrano essersi accorti &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:italic;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;leggermente&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;  in ritardo di una serie di cose che non vanno, e che ne parlano come se  fino a ieri fossero vissuti altrove, e se non fossero essi stessi parte  della classe dirigente di questo Paese. Sì, l’Italia ha bisogno, ma ha  bisogno di voi da un pezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aveva bisogno della vostra trasparenza e  delle vostre tasse quando creavate holding all’estero per controllare  attività commerciali italiane. Aveva bisogno del vostro senso di  comunità quando avete finanziato la crescita di alcune aziende con gli  aiuti di Stato, per poi divedervi gli utili e accollare le perdite alla  collettività. Aveva bisogno dei posti di lavoro che avete tagliato in  Italia e non perchè le vostre aziende erano in perdita, ma perchè non  producevano i profitti che vi eravate preposti. Aveva bisogno di  politiche che incoraggiassero il lavoro giovanile mentre approfittavate  di una regolamentazione di stage e tirocini che vi ha permesso di avere  milioni di ore lavorative a costi irrisori. Aveva bisogno delle vostre  risposte e delle vostre proposte quando la politica negava che ci fosse  una crisi in arrivo e voi avete applaudito nelle assemblee di  Confindustria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Qui  non c’è bisogno di fare cronaca giudiziaria e di cercare processi e  condanne, anche solo prendendo in considerazione le condotte che non  infrangono alcuna legge, chi propone questo tipo di richiami etici  dovrebbe farsi qualche scrupolo. E poi, ci faranno sapere quanto debito  compreranno? Veranno pubblicate delle tabelle nelle quali saranno  indicati gli importi investiti (perchè si tratterebbe comunque di  investimenti, non di donazioni) da ciascun firmatario? Aspettiamo  fiduciosi, ma neanche troppo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Ma  forse sono io che mi crogiuolo in un anacronistico pregiudizio, forse  le cose stanno cambiando davvero, forse chi si fa estensore di un  appello così nobile ha già deciso di perseguire la propria legittima  ambizione contando sulle proprie forze, e generare ricchezza senza  gravami per le casse dello Stato. Colto da sensi di colpa, ho voluto  verificare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;L’appello  è promosso da Milano Finanza, quotidiano finanziario che fa riferimento  alla Class Editori, casa editrice che pubblica anche un altro  quotidiano, anch’esso prevalentemente dedicato all’informazione  economica: Italia Oggi, giornale certamente non per un pubblico di  massa, ma che ha comunque accesso ad un contributo pubblico per  l’editoria pari a &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0); background-color: rgb(255, 255, 255); font-weight: bold; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;&quot;&gt;5.263.728,72 di euro&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#525253;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: rgb(0, 0, 0);&quot;&gt; annui&lt;/span&gt;. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Una  somma tutt’altro che indifferente, perchè è vero che “Se l’Italia ha  bisogno, noi ci siamo”, ma è vero anche l’esatto contrario. E’  interessante anche notare come Italia Oggi &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2009/contributi2.pdf&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000099;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:underline;vertical-align:baseline;&quot;&gt;percepisca&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt; questa somma rientrando nei &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:bold;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:#ffffff;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;quotidiani  e periodici editi da cooperative di giornalisti o da società la cui  maggioranza del capitale sociale sia detenuta da cooperative (...)” La  cooperativa che fruisce del finanziamento è la “Italia Oggi Ed. Erinne  Srl”, e suscita qualche perplessità lo status di cooperativa per un  soggetto economico che fa riferimento ad una società quotata in borsa,  quella Class editori a proposito della quale è interessante notare la  composizione dell’azionariato. Il 48,3 % è infatti detenuto da Euroclass  Multimedia Holding SA con sede in Lussemburgo, e dove la sigla SA sta  per Sociètè anonyme. Senza avventurarsi in analisi troppo approfondite  può bastare sottolineare che &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;queste  holding non sono soggette ad alcuna imposta ne’ sul reddito ne’ sul  patrimonio e che sia i profitti destinati a riserva che quelli  distribuiti sotto forma di dividendi, non vengono tassati. Di nuovo,  parliamo di pratiche lecite, regolamentate da &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_per_evitare_la_doppia_imposizione&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000099;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:underline;vertical-align:baseline;&quot;&gt;trattati&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;  internazionali, ma alla luce delle informazioni sul regime fiscale  lussemburghese, ognuno può dedurre cosa spinga un imprenditore ad  inviare il cuore delle proprie aziende oltreconfine.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Allora  amici “imprenditori, professionisti e manager” se le cose stanno così,  se avete trovato il modo di infilarvi tra le maglie di una legislazione  permissiva, se avete avuto la &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:italic;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;fortuna &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;di  poter usare le casse dello Stato come un bancomat, se avete  delocalizzato fino ad avere di italiano solo il profitto,  ma anche solo  se non avete fatto nulla di tutto ciò e avete taciuto per anni sul modo  in cui si reggeva lo status quo che vi ha permesso di proliferare,  fateci un favore, continuate a tacere, preferiamo i bambini che cadono e  i gattini che sbattono.&lt;/span&gt;</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/08/lappello.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-3531198280284478513</guid><pubDate>Tue, 16 Aug 2011 09:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-08-16T03:01:23.651-07:00</atom:updated><title>La lotteria</title><description>È che noi siamo fissati con &#39;sta storia di voler vedere i posti, fare le  foto, acquistare souvenir, portare i pensierini. Perchè se non fosse  così, se non fossimo piegati alla dittatura della geografia, io oggi  potrei affermare senza tema di smentita di essere stato in Alaska, e di  esserci andato con il 64. Ok sarebbe una piccola bugia, non ci sarei  andato &quot;col&quot; 64, ma &quot;nel&quot; 64, e non inteso come 19 anni prima della mia  nascita, ma proprio come la linea del bus. Perché chiamare questa aria  condizionata sarebbe come dire che la Lazio non ha avuto un buon trend negli  ultimi derby. Quantomeno riduttivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena salito mi ero pure sentito furbo, bruciando sullo scatto un goffo  tedesco (prima o poi avresti dovuto pagare il prezzo di deambulare con i  calzini sotto le infradito, mein freund) mi ero assicurato l&#39;ambito posto  lato finestrino, ma presto la verità si è palesata in tutta la sua  glaciale chiarezza. Avevo fatto una cazzata. I bocchettoni che dall&#39;alto  sparano aria condizionata non avevano in mente di farci arrivare  integri (e non liquefatti) fino alla metro, ma sembravano avere un  obiettivo più ambizioso. A occhio e croce il 2070. Giá immagino il  ritrovamento di questo bus d&#39;epoca con all&#39;interno, perfettamente  ibernati, dei veri cittadini del 2011 consegnati all&#39;eternità  nell&#39;ultimo disperato tentativo di scaldarsi in un abbraccio generale.  Neopompeiani divenuti statue non a causa della lava ma del gelo. &quot;Guarda  come si volevano bene&quot; diranno i visitatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non immagineranno, gli amici del futuro, la lotteria alla quale Atac ci  fa generosamente partecipare con il solo acquisto del titolo di viaggio,  senza esborsi aggiuntivi. Si chiama &quot;muori o crepa&quot;, e ogni giorno  coinvolge una intera città in un elettrizzante scommessa: l&#39;aria  condizionata sarà guasta o assassina? I pendolari vedono arrivare  l&#39;auto e iniziano a sgomitare, tutti con un bel sorriso stampato in faccia e sempre con grande eleganza, ed  è lì che un allibratore ufficiale, dipendente dell&#39;agenzia per la  mobilità, diffonde rapidamente le quote e accetta le scommesse. &quot;5 a 1  per il muori di freddo, la metà per il crepa di caldo&quot;, ognuno punta e   poi via, tutti in vettura a scoprire chi ha vinto, tra grandi risate e  ottimismo diffuso, perchè se non ce l&#39;hai fatta stavolta, ti toccherà la  prossima. Certo, c&#39;è qualche minimo effetto collaterale, dal  raffreddore alla broncopolmonite, dalla disidratazione alle  allucinazioni, sino a rari casi di delirium tremens o  logorrea da Facebook, anche se l&#39;incidenza di quest&#39;ultima sembra limitata ai soli rocker di Zocca. Ma possono queste trascurabili patologie incidere sul piacere di trascorrere un&#39;estate in città all&#39;insegna del  divertimento e della partecipazione? No, non possono. Allora godiamoci questo esilarante agosto in città, e dimmostriamo gratitudine verso chi fa di tutto per non farci annoiare mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/08/la-lotteria.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-3646157340397235755</guid><pubDate>Wed, 03 Aug 2011 08:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-08-03T02:48:38.126-07:00</atom:updated><title>Il gioco delle tre carte</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline&quot;&gt;“What’s wrong with this country?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline&quot;&gt;Tom  me lo chiede con gli occhi sgranati, con Miss Little America che piange  aggrappata ai suoi pantaloni, e una Lonely Planet in mano. Ma  soprattutto me lo chiede in una piazza dei Cinquecento illuminata da un  sole che crepa l’asfalto e tratteggia sui volti dei passegeri la mimica rilassata di Jack Nicholson in Shining. Li avevamo immaginati, li avevamo temuti, quei giorni  sono arrivati: quando l’Agnello sciolse il sigillo le metro si  fermarono, e fu l’Apocalisse di Termini. Da tre giorni la tratta  Anagnina-Termini è chiusa per lavori, e viene coperta con una linea di  bus sostitutivi, la Ma3. Ciò che più colpisce è la carenza di  segnalazioni: i romani, forgiati nell&#39;acciaio delle madonne da anni di disservizi, più o meno se la cavano. I turisti, del tutto disorientati, sembrano come pentiti di non aver accettato l&#39;altra proposta mediterranea del tour operator: la Libia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline&quot;&gt;Tom  è americano, è qui in vacanza con la famiglia e non si capacita, così  mi chiede cosa deve fare, e quando mi racconta il suo viaggio iniziato dalla Metro B e passato attraverso l&#39;imbuto infernale di Termini, sbotta nella domanda di cui sopra.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline&quot;&gt; Io,  che ho in mano il giornale aperto sulla pagina in cui si racconta di un  Obama messo alle corde da quei progressisti del Tea Party, provo a buttarla  vergognosamente in caciara, allungo il  Corriere della Sera e controbatto: “What’s wrong with YOUR country!”.  Lui la prende bene e mi risponde con il calore umano di una fabbrica  abbandonata di Vladivostok: “A lot of Americans doesn’t deserve our  president, but a lot of Italians doesn’t deserve Italy’s beauties”. Ne  segue una breve e cortese contesa verbale che mi vede ribattere colpo su  colpo, e dalla quale esco con una sensazione di affermazione personale  assimilabile a quella di Napoleone a Waterloo. Perchè Tom ha ragione:  molti di noi non meritano la bellezza di Roma, ma rimango con il dubbio  di non essere riuscito a fargli capire che altrettanti tentano di  preservarla, e che chi non la merita è innanzitutto chi deve  amministrarla.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline&quot;&gt;In  questo particolare caso, il numero di bus messo a disposizione della  linea sostitutiva, per quanto messo a dura prova in alcuni momenti della  giornata, sembra essere adeguato. Da 72 ore si vedono correre liberi  branchi di Ma3 su e giù per Appia e Tuscolana, in file da tre o quattro  bus. La reazione comune è quella di una certa sorpresa, e una larga  parte dell’assemblea cittadina converge spontaneamente sulla mozione  Vecchietta Colli Albani: “Ma allora ce l’avete l’auto, m******i vostra”.  Ma se si prova a prendere una linea consueta si scopre che la  verità è che non ce li hanno, e che li stanno semplicemente spostando. I  tempi di attesa per gli autobus sono magicamente aumentati  contemporaneamente all’istituzione della linea sostitutiva, e così in  alcuni momenti della giornata si vedono passare tre vetture della Ma3  semivuote mentre le banchine sono piene di disperati che aspettano un 558, un  87 o un 63. Evidentemente il concetto di razionalizzazione delle risorse  non alberga presso l’Atac, che presto diramerà trionfali comunicati  stampa sul numero di vetture utilizzate per la Ma3 grazie ad un  innovativo piano per la mobilità. Ma di innovativo non c’è niente,  questa cosa si fa da secoli, e si chiama gioco delle tre carte. &lt;/span&gt;</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/08/il-gioco-delle-tre-carte.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-2874202223360121868</guid><pubDate>Wed, 27 Jul 2011 09:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-27T02:50:13.854-07:00</atom:updated><title>Un&#39;altra ora</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot; id=&quot;internal-source-marker_0.9630399053988773&quot;&gt;Certe  signore non lo fanno apposta. Squadrare le persone, è il loro modo di  relazionarsi col mondo. Ci sono pure le signore stronze, per carità, ma  l’insieme di quelle che lo sembrano non coincide con quelle che lo sono.  Chiaramente questo lo capisci dopo un po’. All’inizio senti solo lo  sguardo-risonanza magnetica che in pochi secondi effettua un completo  check-up della tua esistenza: pulizia delle scarpe, livello di stiratura  della camicia, lunghezza della barba, postura nella seduta, sono tutti  criteri che concorrono alla classificazione della tua persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La  valutazione, spesso, non è decretata da un singolo giudice, ma da una  rodato network di sguardi che si attraversano da parte a parte  dell’autobus. Le signore sugli autobus hanno scoperto il peer to peer  molto prima di Napster. Non c’è bisogno che le mamme o nonne in vettura  si conoscano, se indossi qualcosa di vagamente bizzarro basta un’occhiata fugace per attivare il  processo irreversibile per il quale in 6 secondi netti hai uno sciame  d’occhi che ti fa le pulci, e che in tempo reale mette in condivisione i  risultati dello screening. In genere finisce lì, stavolta invece una si  avvicina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io, che la mattina sono socievole come il mostro di  Dusseldorf, tento di mimetizzarmi, conficco gli auricolari sino a  lambire il cervelletto e mi affresco contro il finestrino nella più  innaturale delle posture, ma avverto la sua presenza. Lei non si  stancherà, lei vuole parlare. Provo la tecnica Jurassik Park, cerco di  rimanere immobile, magari non mi vede, ma poi, quando gli sguardi si  incrociano devo capitolare. Con una mimica più prossima all’emiparesi  facciale che al sorriso di circostanza, e con un sottotesto cordiale e  marcato che non lascia dubbi sul fatto che il vero messaggio sia “Che  cazzo vuoi?”, metto in pausa i White Stripes, mi sfilo le cuffie e  azzardo un “Mi dica signora”. “Niente, io sto a scende, ma sto biglietto  è ancora bono pe un’altra ora, ce puoi prende la metro, o voi?”, e suggella la  proposta scabrosa con un sorriso complice. Io ho l’abbonamento, non mi  servirebbe, ma ovviamente accetto e ringrazio. La signora, soddisfatta,  chiosa proletaria “Se nse damo na mano tra noi...”, e mentre cerco di  elaborare una risposta adeguata la vedo sparire dalla porta centrale con  il suo carrello della spesa, lasciandomi lì a sentirmi un cretino che  fino a un minuto prima era così impegnato a classificare i pregiudizi  degli altri da non accorgersi del fatto che stava attingendo a tutti i  suoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi ero sbagliato in toto, la signora mi aveva giudicato, e  aveva dedotto che quel tipo di persona, tra le altre cose, era uno che  non aveva il biglietto. Eppure la reazione naturale non era stata di  condanna, ma di una solidarietà piccola, minuscola, una solidarietà da  un euro e da sessanta minuti, ma che non sarebbe venuta in mente alla  maggior parte di chi un giorno è solidale con i cassintegrati della  Sardegna e quello dopo con i minatori del Chiapas, ma poi spegne il  computer, scende in strada, si mette gli auricolari e, in caso, alza il  volume.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/07/unaltra-ora.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-2339911521735653987</guid><pubDate>Thu, 14 Jul 2011 22:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-14T16:19:33.152-07:00</atom:updated><title>Agosto metro mia non ti conosco</title><description>Prima di iniziare, amico lettore, ti chiedo di utilizzare dieci secondi del tuo tempo, non è niente di pericoloso, tranquillo. Lo so che Tranquillo a Roma ha visto compiersi il suo destino secondo modalità orribili, ma fidati di me. Potrei essere chiunque, dietro il blogger potrebbe celarsi uno stalker, un serial killer, un fan di Gigi D’Alessio, ma tu fidati, fai come ti dico. Apri Google Maps. Digita China come punto di partenza. Digita Taiwan come punto di destinazione. Clicca su &#39;ottieni indicazioni stradali&#39;. Leggi il punto 48.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, io non ne posso avere la certezza, ma dentro di me sono convinto del fatto che questo percorso sia stato ideato da qualche responsabile dellamobilità romana. Perchè questa è esattamente la concezione di rispetto per il viaggiatore che alberga nelle teste di chi decide il destino degli utenti del trasporto pubblico della Capitale. Solo chi è dotato di questa creatività può concepire quello che si abbatterà sulla città ad agosto. La chiusura della tratta Anagnina-Termini in un primo momento, e Arco di Travertino-Termini per il resto del mese. La città spezzata in  due, con tutto quello che comporta per lavoratori e turisti, una cattiveria al confronto della quale un concerto di Gigi D’Alessio appare come una prospettiva gradevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordate la campagna antibullismo di un anno fa? Il testimonial era proprio lui, Gigi, il Comune di Roma lo aveva scelto per sensibilizzare i minori su un tema delicatissimo. Come a dire: se non fai il bullo diventi come lui. Fossi stato il più fesso dei bimbi avrei subito ordinato una dozzina di mine anticarro. Ma non è questo il punto, come disse l’arbitro al tennista che chiedeva il match point sul 15-0 al primo game. Il punto è che lo stesso Comune che un anno fa chiedeva ai suoi giovani cittadini di non essere prepotente, oggi fa un atto di bullismo istituzionale. Chiudere la metro per un mese, sebbene con delle parziali riaperture su alcune tratte, NON è una soluzione. E’ inutile istituire la task force anti caldo per gli anziani se poi li obblighi a salire e scendere da metro e autobus 4 volte per arrivare da Anagnina a Barberini. E’ inutile chiedere rispetto per la città se poi chi ne regola la vita negli aspetti cruciali ne ha a intermittenza. Ma cerchiamo di capire meglio, sviscerando e andando al vero senso delle parole che compongono il comunicato con il quale Roma Metropolitane ci comunica la decisione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;I lavori della nuova Linea C in corso a San Giovanni rendono necessario attuare la chiusura  temporanea della stazione della Linea A e la sospensione del transito ferroviario, con ripercussioni sul servizio dell’intera Linea A. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;C’hai presente er casino in zona San Giovanni da n’anno a sta parte? Nun era l’antipasto, erano i crackerini prima dell’aperitivo. Mò se magna davero. Tu capisci che dovemo apparecchià bene e che a tavola è lunga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;La chiusura della stazione riguarda il periodo compreso tra il 30 luglio e il 29 agosto con ripresa dell’esercizio il 30 agosto, quindi con il minimo impatto possibile sulla mobilità. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Famo che a Agosto annate tutti a Fregene, vedrai che a Roma non ce saranno impatti sulla mobilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;È stato predisposto da Roma Servizi per la Mobilità, Atac e le UITS del I e IX Gruppo di Polizia Municipale un  piano di bus sostitutivi corredato degli interventi agli itinerari e alle fermate in grado di garantire fluidità e sicurezza dell’esercizio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I signorini comodini che sò troppo stanchi pe fasse un po’ de mare li scarrozzamo lo stesso, che semo gente bona de core. Amo recuperato un par de Fiorino e na Renault 4. Alle fermate troveranno dei cartelli informativi co scritto: io te l’avevo detto de annà a Fregene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Resta invariata, fino ad aprile 2012, la chiusura serale alle 21.00 dell’intera  Linea A dalla domenica al venerdì, con servizio bus sostitutivo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Tu capisci che la sera un po’ de fresco se lo volemo pià pure noi, se beccamo a Fregene pe un dopo cena eventualmente, già mangiati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Grazie alle soluzioni tecniche adottate è stato possibile contenere l’interruzione a 30 giorni rispetto alle previsioni iniziali di 45 giorni. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E’ come ai saldi, basta che prima arzi er prezzo e dopo sò tutti contenti e coionati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Deve essere alla luce di tutto questo, sulla base dell’ennesimo successo, che oggi qualcuno, forte di anni di efficienza e puntualità, deve aver deciso di aumentare dall’anno prossimo il prezzo di biglietti e abbonamenti. Così, senza vergogna.</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/07/agosto-metro-mia-non-ti-conosco_14.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-7344571765024217006</guid><pubDate>Tue, 12 Jul 2011 06:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-11T23:08:55.616-07:00</atom:updated><title>Furio Camillo - Il bimbo con l&#39;Iphone</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot; id=&quot;internal-source-marker_0.4028070483340045&quot;&gt;Il  viaggiatore urbano lo sa: la rapidità d’esecuzione è fondamentale.  Quando sei sulla banchina, con le porte ancora chiuse ma con i vagoni  già fermi, hai quei 2-3 secondi in cui il tempo si sospende e inizia lo  screening della situazione interna, necessario al fine di stabilire in  un lasso di tempo infinitesimale l’indice C.D.V. (Composizione  Demografica del Vagone). Il C.D.V. è uno strumento potente che si affina  nel tempo, levigato da viaggi di martirio tattile e olfattivo, uditivo e  morale. Il C.D.V. ci permette di valutare in pochi attimi quali saranno  i nostri compagni di viaggio tra una fermata e l’altra, e di capire se  quel posto a sedere vuoto è un colpo di fortuna o una trappola da  evitare.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt; In  alcuni casi è semplice: se l’unico posto libero su quattro è quello che  segue quelli occupati da Red Canzian, Dodi Battaglia e Roby  Facchinetti, uno lo capisce subito che non deve sedersi. Come regola  generale, evitate agglomerati umani che intitolano la propria impresa  commerciale al nome di un orsetto. Come regola particolare, evitate Red  Canzian: quanti tra i vostri amici hanno sia il nome sia il cognome che  iniziano e finiscono con una consonante? Pensateci. NESSUNO. Lo so,  mette i brividi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Quando  il seggiolino libero è in prossimità di un bambino, la valutazione da  effettuare è meno immediata: bisogna capire se farà domande per tutto il  tragitto o no. In questo caso mi sembra di no, sta giocando con  qualcosa, è innocuo, mi avvicino, mi accomodo. Dopo pochi secondi mi  rendo conto che il mio C.D.V. è ancora fallibile. Mi guarda, il  marmocchio. Di più, mi sfida. E&#39; divertito, ma non vuole solo stare  bene: vuole che io stia male. Che lo invidi. Con la coda dell&#39;occhio mi  invita ad ammirare di quanta completezza consti la sua esperienza ludica  di otto-novenne. Sta giocando con l&#39;iphone, nello specifico con un’app  nella quale bisogna tirare delle punizioni, fare gol; ad ogni segnatura  cresce la difficoltà, fino a quando la barriera è più affollata della  rubrica di Bisignani.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;A  un certo punto una scritta irrompe sul campo &quot;NEW HIGHSCORE: 87!&quot;. Ha  battuto il suo record personale. Ora mi guarda negli occhi direttamente  e, pleonastico, sentenzia: &quot;E&#39; un iphone, è un gioco fatto apposta per  l&#39;iphone&quot;. Come a dire: tu non ce l&#39;hai, non ce lo puoi avere, perchè il  cellulare che hai in mano è vecchio, come sei vecchio tu, e tutto  quello che rappresenti. Per quanto ne sa lui potrei essere il nuovo  batterista dei Pooh. Gli sorrido, ne apprezzo la socialità, la simpatia  di tenero birichino, e perchè no, anche quella vitale voglia di stupire  il prossimo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Ed  è esclusivamente in un&#39;ottica pedagogica, e non per una voglia di  rivalsa che sarebbe a dir poco infantile, che con nonchalance tiro fuori  dalla borsa il mio Ipad, avvio lo stesso gioco, ma visualizzato più  bello e più grande, e gli rispondo: &quot;Ah, pensa, sembra uguale a questo&quot;  ed è solo inavvertitamente che con un tocco sbilenco della mano apro la  pagina del record dove campeggia un epico 155. Lui incassa con grande  dignità, e sebbene il sorriso spensierato dell&#39;infanzia sia sfiorito in  una prematura ansia da prestazione, riesce ad aggiungere: &quot;Mò ci gioco  finchè non faccio 156&quot;. Ed è così che un infante di Furio Camillo ha  imparato due sostanziali verità in un colpo solo: che le dimensioni  contano, ma che per battere certi record è solo questione d&#39;allenamento.&lt;/span&gt;</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/07/furio-camillo-il-bimbo-con-liphone.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-7683776562161164061</guid><pubDate>Wed, 06 Jul 2011 11:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-06T04:09:21.915-07:00</atom:updated><title>Lo stadio sul treno</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot; id=&quot;internal-source-marker_0.0599092951472775&quot;&gt;Talvolta  il viaggiatore urbano prende coraggio, spicca il volo, e si libra oltre  le nuvole del trasporto locale per ascendere ai cieli della ferrovia ad  alta velocitá. La comoditá è indubbia: da Roma a Milano in tre ore.  Pensate alla magia, nello stesso intervallo di tempo un turista  giapponese è stato portato a Ostia Antica da un tassista, e dopo due giri del raccordo ora sta  scattando foto a quelle che crede siano le rovine di Pompei. (Nota per  eventuali tassisti lettori del blog: si scherza, rispetto&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt; molto il vostro lavoro e le vostre premure per il cliente. Ma ora potete togliermi la canna della pistola dalla bocca, grazie.)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Ma,  come disse Michael Jackson al bambino che voleva giocare a baseball,  non divaghiamo, siamo qui per altro. Parlavamo di tav. Del treno veloce  che mi sta portando a Milano, sul quale da circa un quarto d’ora si è  accesa una discussione riguardo altri treni veloci, quelli della linea  Torino-Lione. La contesa è tra una giovane madre, sulla trentina, e una  donna che grossomodo potrebbe essere la madre, ma non lo è. In aggiunta  un uomo sulla quarantina funge da spettatore attento al ping pong di  opinioni, non stacca mai gli occhi dalla pallina, ma soprattutto dalla neo-mamma. E&#39; evidente come del suo status di giovane madre sia  interessato prevalentemente alla possibilità di poterla rendere nuovamente  giovane madre. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;La  donna più anziana è granitica nella sua convinzione che la Tav sia  necessaria, che costituisca un&#39;occasione imperdibile di sviluppo e che  chi la contesta sia mosso esclusivamente da motivazioni ideologiche. La  giovane madre, da par suo, rimprovera alla signora una cieca condotta  filogovernativa e l&#39;incapacità di documentarsi presso fonti slegate da  interessi di lobby. Presto la discussione degenera, non tanto nei toni  che si mantengono entro i confini di un confronto acceso ma leale, ma  nei contenuti. Dopo neanche tre minuti non si sta più parlando di binari  e montagne da bucare, ma di un frullato di legittimo impedimento,  immigrati, toghe rosse, questione morale e contributi pubblici ai  quotidiani. Non si sta più parlando di niente, si sta facendo il tifo.  La madre potrebbe attaccare parlando dell&#39;amianto nelle montagne, della  dubbia utilità della tratta e della sua destinazione d&#39;uso, dell&#39;impatto  sull&#39;ecosistema, così come la donna potrebbe rispondere con i  contributi dell&#39;Unione Europea da cogliere al volo o con la necessità di  adeguare le infrastrutture agli standard europei. Nulla di tutto  questo. Al tifo interessa solo gridare più dell’altra curva.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;A  un certo punto irrompe la figura che ognuno di noi possiede nella  cerchia delle proprie conoscenze: quello che non tifa nessuno ma ogni  tanto guarda una partita. Gli invidiamo la capacità di godere del bel  gioco e di cambiare canale quando le squadre traccheggiano a metà campo, ma lo detestiamo per il suo  interesse superficiale: non sarà mai disperato come noi per un rigore  sbagliato, ma con lui non festeggeremo mai niente. Pacifico,  l’uomo-spettatore esordisce: “A  me fa comodo arrivare a Milano in tre ore, e magari sarà anche utile  spostare merci più velocemente sulla Torino Lione. Però mi pare che qui  si ragiona solo in verticale.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Le  due curve si zittiscono, la voce che è partita dalla tribuna le ha  spiazzate, attendono in silenzio di capire per quale squadra si  schiererà con il prossimo coro, che arriva puntuale, deludendole  entrambe. “Dicono che tra due anni ci vorrà ancora meno e si arriverà a  Milano in due ore e venti, bravi, però nessuno dice che ci vogliono tre  ore per fare Roma-L’Aquila in treno, che sò cento chilometri. Di quanto ci si mette in orizzontale non ne parla  nessuno”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:11pt;font-family:Arial;color:#000000;background-color:transparent;font-weight:normal;font-style:normal;font-variant:normal;text-decoration:none;vertical-align:baseline;&quot;&gt;Alle  orecchie delle due curve, è come se l’uomo si fosse appena prodigato in  un elogio della Tessera del tifoso, unico argomento in grado di  cementare in un’unica famiglia le frange più ostili. Le donne, unite nel  disprezzo della posizione inclassificabile, lasciano cadere nel  silenzio il goffo tentativo dell’uomo di riportare la discussione sul  piano dei contenuti originali, e ripartono con la bolgia da stadio, e  continuano a fare il tifo, a parlare d’altro, come succede ormai da  vent’anni. Quello di cui non ci siamo accorti è che mentre noi  decidevamo in quale curva sederci e quali bandiere comprare, mentre  tiravamo su striscioni contro l&#39;altra curva e ci sentivamo la tifoseria  migliore, i nostri beniamini avevano cambiato tante maglie e avevano  smesso di fare gol da un pezzo. Perchè la partita era finita, e avevamo  perso tutti.&lt;/span&gt;</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/07/lo-stadio-sul-treno.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-3929246982614510606.post-3705122413710432146</guid><pubDate>Fri, 01 Jul 2011 06:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-01T02:22:48.113-07:00</atom:updated><title>I Controllori</title><description>&lt;div class=&quot;post-header&quot;&gt;  &lt;/div&gt;  Se sei un chitarrista del Tuscolano e hai 29 anni, hai avuto una serie di tappe obbligate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei  sceso a Subaugusta. Lo hai fatto per provare nella saletta di &quot;Batti il  tuo tempo&quot;, storico centro giovanile e presidio culturale, luminoso  esempio di come pochi soldi pubblici potessero bastare a rendere felici  tanti adolescenti. C&#39;erano gruppi dai nomi e dal suono brutti come il  dispiacere, e tutto sommato eravamo raccapriccianti tutti noi.  Noi  chitarristi, nello specifico, passavamo ore a suonare assoli. Finchè  qualcuno non ci faceva notare che quello era più un qualcosa che ledeva i  diritti dell&#39;uomo, e allora smettevamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei sceso a Lucio  Sestio. Lo hai fatto per suonare all&#39;Elefante Bianco, per molti  musicisti della zona la prima vera sala prove, la prima volta in cui  sentire veramente cosa stanno suonando tutti gli altri, e scoprire che  era meglio quando era tutto un confuso, e certe offese alla musica si  perdevano nel magma delle equalizzazioni sbagliate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei sceso a  Colli Albani. Lo hai fatto per esibirti nel tuo primo concerto in  qualcosa che richiamasse vagamente la forma di un locale, in un posto di  Via delle Cave che ha cambiato più nomi di un partito di Mastella, e su  quel  palco (30 cm s.l.m.) ti sei sentito prossimo a Dio, e non ti  interessava se il &quot;bravo&quot; che ti dicevano in realtà era un &quot;bravo lo  stesso&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei sceso a San Giovanni. Lo hai fatto per assistere al  tuo primo concertone, un primo maggio di tanti anni fa di metà-fine anni  90. Avevi quindici anni, più o meno i tuoi avevano detto: &quot;Ci vai ma  fatti sentire&quot;. Ma il cellulare non ce l&#39;avevi, ancora,  il che voleva  dire fare la fila alla cabina mentre stava suonando l&#39;unico gruppo di  cui possedevi una vaga conoscenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hai fatto tante altre fermate,  poi sei cresciuto e hai preso la patente, il tuo viaggio ha preso rotte  imprevedibili, sempre meno comuni ai tuoi coetanei e coCinecittadini.  Hai continuato a suonare,&lt;br /&gt;hai rinnegato quello che ascoltavi a 16  anni, poi ci hai fatto pace, lo hai risuonato un giorno da solo in  camera e ti sei ricordato di quando trascinavi amplificatori più grandi  di te sul 559. Ci hai pensato magari mentre guardavi Amici o X-Factor ed  eri ancora più convinto di aver fatto bene a scendere a Subaugusta,  Lucio Sestio, Colli Albani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hai continuato a fare rock, hai  continuato il tuo itinerario, a trovare un senso in quello che per altri  era solo rumore, finchè delle persone hanno deciso che di rumore ne  facevi troppo, si sono imposti come Controllori (della morale, del  costume, del silenzio e di chissà cosa altro) e ti hanno detto che il  tuo viaggio finiva lì. Perchè loro troppe voci insieme non le capiscono,  sono abituati ad ascoltarne una sola, che mentre a parole gli dice che non si deve uscire dai binari, coi fatti gli fa capire che possono fare tutte le fermate che vogliono. Ultimamente La Voce è  così insistente che i Controllori pensano che sia normale poter decidere  dove mettere il capolinea ai viaggi degli altri, ma forse non ci sono  riusciti. Siamo tutti qui a sperare che sia solo una fermata un po&#39; più  lunga delle altre, e stasera, un minuto dopo le 23, berremo una birra alla tua salute, perchè torni presto, prestissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;p.s. Questo è un nuovo blog, poi faremo le presentazioni, non doveva iniziare così, ma anche se io e &lt;a href=&quot;http://www.paesesera.it/Cronaca/Pestaggio-Bonanni-la-procura-chiede-la-convalida-dei-fermi&quot;&gt;lui&lt;/a&gt; in tutte queste fermate non ci siamo mai incontrati, non si poteva che scrivere di questo.</description><link>http://bitgeneration.blogspot.com/2011/06/i-controllori.html</link><author>noreply@blogger.com (Unknown)</author><thr:total>0</thr:total></item></channel></rss>