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	<title>BlogFundraising &#8211; Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</title>
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		<title>Bilancio di missione: un&#8217;opportunita&#8217;. Il caso dell’Associazione Kim Onlus</title>
		<link>https://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/bilancio-missione-kim-onlus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giosue Pasqua]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 13:59:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sul fund raising]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio di missione]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio sociale]]></category>
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		<category><![CDATA[organizzazioni sociali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’occasione di riflettere sul tema della rendicontazione sociale delle organizzazioni non profit mi è stato offerta dalla presentazione del bilancio di missione 2015 dell’Associazione Kim presso la Protomoteca del Campidoglio, a Roma, il 22 novembre 2016. L’Associazione Kim, guidata da Paolo Cespa, da 19 anni si è assunta l’impegno di tutelare l’infanzia più disagiata e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/bilancio-missione-kim-onlus/">Bilancio di missione: un&#8217;opportunita&#8217;. Il caso dell’Associazione Kim Onlus</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="rt-image aligncenter wp-image-3916 size-full" title="Presentazione del bilancio di missione dell'Associazione Kim" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/bilancio-missione-kim-presentazione3.png" alt="bilancio-missione-kim-presentazione" width="431" height="287" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/bilancio-missione-kim-presentazione3.png 431w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/bilancio-missione-kim-presentazione3-300x200.png 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /></p>
<p>L’occasione di riflettere sul tema della rendicontazione sociale delle organizzazioni non profit mi è stato offerta dalla <strong>presentazione del bilancio di missione 2015 dell’Associazione Kim</strong> presso la Protomoteca del Campidoglio, a Roma, il 22 novembre 2016.</p>
<p>L’Associazione Kim, guidata da Paolo Cespa, da 19 anni si è assunta l’impegno di tutelare l’infanzia più disagiata e malata proveniente da luoghi in cui il benessere fisico ed economico non è garantito. Alla presenza dell’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale del Comune di Roma <strong>Laura Baldassarre</strong>, moderatrice dell’incontro, e insieme a Massimo Coen Cagli, direttore scientifico della nostra Scuola, sono stato invitato a presentare il <strong>bilancio di missione</strong>.</p>
<p>In generale il bilancio di missione:<span id="more-3908"></span></p>
<ul class="bullet-3">
<li>è uno strumento indispensabile per <strong>misurare un&#8217;organizzazione e il benessere sociale creato</strong>;</li>
<li>deve soddisfare l&#8217;<strong>esigenza di informazione e comunicazione verso i portatori di interesse</strong>,<strong> </strong>che con il bilancio sono messi in condizione di esprimere un giudizio motivato;</li>
<li>è un documento di <strong>valutazione complessiva delle relazioni di reciproca e virtuosa collaborazione</strong> che un&#8217;organizzazione ha con la comunità territoriale e di valori.</li>
</ul>
<div id="attachment_3915" style="width: 225px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3915" class="rt-image wp-image-3915 size-full" title="Presentazione del bilancio di missione dell'Associazione Kim" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/bilancio-missione-kim-presentazione2.png" alt="bilancio-missione-kim-presentazione" width="215" height="304" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/bilancio-missione-kim-presentazione2.png 215w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/bilancio-missione-kim-presentazione2-212x300.png 212w" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" /><p id="caption-attachment-3915" class="wp-caption-text">Presentazione del bilancio di missione dell&#8217;Associazione Kim.</p></div>
<p>In particolare per l’Associazione Kim sono emersi due punti immediati:</p>
<p>In primo luogo, l’Associazione ha risposto alla sfida posta dalla crisi economica e al termine del programma umanitario della Regione Lazio d’intervento per medicina ad alta specializzazione a favore di cittadini non UE.</p>
<p>Un dato importante: <strong>254.188 euro di entrate a fronte di 251.377 euro di uscite</strong> (un saldo attivo pari a 2.811 euro) dopo che nel 2013 il bilancio era in perdita (-30.026 euro).</p>
<p>In secondo luogo è evidente la circolarità delle azioni messe in campo per raggiungere l’obiettivo della <strong>presa in carico totale dei bambini (il 75% di questi ha meno di 12 anni) e delle loro famiglie,</strong> che li accompagnano in Italia per gli interventi chirurgici e la successiva degenza e convalescenza.</p>
<p>L’Associazione Kim Onlus si occupa dell&#8217;<em>intera filiera</em> dell’accoglienza del bambino malato, mettendo a disposizione la <strong>Casa di Kim</strong> come alloggio e molte altri servizi. Infatti:</p>
<ul class="bullet-3">
<li>riceve dall’estero o da altre organizzazioni e persone la richiesta d’intervento;</li>
<li>sottopone la cartella clinica del caso umanitario direttamente ad una direzione sanitaria ospedaliera per la richiesta di un preventivo per le cure necessarie;</li>
<li>assicura la copertura finanziaria necessaria per far sì che uno degli ospedali di Roma ne assuma la terapia;</li>
<li>richiede l’attivazione del visto sanitario per l’ingresso in Italia;</li>
<li>segue la pratica all’estero, si attiva per il viaggio e coordina l&#8217;accettazione insieme all’ospedale o al reparto;</li>
<li>riceve il bambino e la mamma all’arrivo;</li>
<li>attiva l’ingresso in ospedale in coordinamento con la struttura santaria.</li>
</ul>
<p><strong>Non vi sembra, già a prima vista, una grande eccellenza italiana?</strong></p>
<p>Non bisogna dimenticare, poi, l&#8217;organizzazione del personale professionale, composto da una rete di 87 volontari appositamente formati prima di essere inseriti in servizio, e le attività di sostegno, supervisione, svago, laboratorio e assistenza per i bambini e le madri. Tutto ciò dà già il segno di quanto sia alto sia il livello delle attività e dell’impegno assunto dall&#8217;Associazione.</p>
<div id="attachment_3914" style="width: 441px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3914" class="rt-image wp-image-3914 size-full" title="Presentazione del bilancio di missione dell'Associazione Kim" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/bilancio-missione-kim-presentazione1.png" alt="bilancio-missione-kim-presentazione" width="431" height="289" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/bilancio-missione-kim-presentazione1.png 431w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/bilancio-missione-kim-presentazione1-300x201.png 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /><p id="caption-attachment-3914" class="wp-caption-text">Presentazione del bilancio di missione dell&#8217;Associazione Kim.</p></div>
<p>La raccolta fondi è basata su una strategia disegnata in collaborazione con la Scuola di Roma Fund-Raising.it. È composta da azioni orientate verso diversi &#8220;mercati&#8221; e la collaborazione con aziende, singoli donatori e gruppi di sostegno certifica la presenza di un consiglio di amministrazione concreto, attento, visionario e partecipe.</p>
<p>Torniamo a noi, però.</p>
<p>Il <strong>bilancio di missione</strong> dell’Associazione Kim risponde ad esigenze di trasparenza e comunicazione.</p>
<p>Posso dire che:</p>
<ul class="bullet-3">
<li><strong>È rigoroso, circostanziato e onnicomprensivo</strong> in tutte le sue parti con concetti, dati e tabelle di facile comprensione che illustrano fatti.</li>
<li><strong>È condiviso dal corpo sociale</strong> e con testimonianze finali di tirocinanti, madri e ospiti che danno il segno della partecipazione attiva di quelle che, impropriamente, si possono chiamare altre componenti (si potrebbe affermare che in Kim si è creata un’unica comunità fatta dal personale professionale e non, dalle madri ospiti e dai loro bambini e dai sanitari).</li>
<li><strong>Possiede la capacità di esprimere il senso delle attività e dei risultati</strong>, in un <em>continuum</em> che parte dagli impegni e esprime pochi tecnicismi. È totalmente bandito il linguaggio “socialese” (scusate il neologismo) che riempie documenti di organizzazioni più importanti e risulta incomprensibile per il cuore e la mente di persone di buona volontà.</li>
<li><strong>Porta con sé grandi passioni, senza essere autoreferenziale.</strong></li>
<li><strong>Fa uno sforzo di integrazione degli strumenti di gestione e comunicazione dell’organizzazione non profit,</strong> senza segnalare vuoti evidenti.</li>
<li><strong>È onesto</strong> perché mostra aspetti dell’organizzazione su cui lavorare ed investire per il futuro.</li>
</ul>
<p>Ho trascorso perciò un pomeriggio molto interessante al Campidoglio.</p>
<p>Vi invito a leggere il bilancio di missione che troverete nel sito <strong><a href="http://www.associazionekim.it" target="_blank">www.associazionekim.it</a></strong>. Fateci sapere qual è la vostra opinione e buona lettura.</p>
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		<title>Online o offline, e&#8217; la comunita&#8217; che fa la differenza: 4 lezioni da 3 esperienze di fundraising</title>
		<link>https://www.blogfundraising.it/network-e-community-fund-raising/online-offline-comunita-esperienze-fundraising/</link>
					<comments>https://www.blogfundraising.it/network-e-community-fund-raising/online-offline-comunita-esperienze-fundraising/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Coen Cagli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2016 12:42:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fundraising per arte e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Network e community fund raising]]></category>
		<category><![CDATA[archivi]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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		<category><![CDATA[raccolta fondi]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche e strategie di fundraising]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi mi conosce sa che ho il pallino per questo tema della comunità e del ruolo fondamentale che riveste per il fundraising. Sono spinto a riprenderlo con forza da tre casi (o meglio fenomeni), che mi sono capitati sotto gli occhi nell’arco di pochi giorni occupandomi di fundraising per gli archivi: tre campagne tecnicamente diverse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="rt-image aligncenter wp-image-3896 size-full" title="Fundraising on line e off line: importante è la comunità" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/fundraising-comunità-online-offline.png" alt="fundraising-comunita-online-offline" width="431" height="380" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/fundraising-comunità-online-offline.png 431w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/fundraising-comunità-online-offline-300x265.png 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /></p>
<p>Chi mi conosce sa che ho il pallino per questo <strong>tema della comunità</strong> e del ruolo fondamentale che riveste per il fundraising.</p>
<p>Sono spinto a riprenderlo con forza da tre casi (o meglio fenomeni), che mi sono capitati sotto gli occhi nell’arco di pochi giorni occupandomi di <strong>fundraising per gli archivi</strong>: tre campagne tecnicamente diverse <strong>(tesseramento, contatto diretto, crowdfunding)</strong> ma che mettono in evidenza come il fattore “comunità” sia stato il traino del loro successo.<span id="more-3888"></span></p>
<h2>Le esperienze di tre archivi nel fundraising basato sui legami comunitari</h2>
<h3>Archivio Museo dei Diari</h3>
<p>Un <a href="http://www.archiviodiari.org/" target="_blank"><strong>archivio di comunità</strong></a>. Nato a Pieve Santo Stefano (provincia di Arezzo), paese distrutto dai tedeschi in fuga dall’Italia per vendicarsi dei partigiani vincitori che, non potendolo fare con il proprio patrimonio storico, artistico e civico, sceglie di rafforzare la propria identità proprio a partire dalla memoria rappresentata dai diari personali degli individui.</p>
<p>Un&#8217; “impresa” culturale di comunità, perché la popolazione locale è impegnata ogni anno a leggere, catalogare, valutare le migliaia di diari che arrivano da tutta Italia, rendendoli fruibili attraverso un bellissimo museo ad un vasto pubblico. Diventare sostenitore dell&#8217;Archivio (cosa che ho fatto dopo la mia visita), ha proprio il senso di entrare in una comunità di appassionati di questa memoria del genere umano, attraverso la quale rileggere la storia sociale e individuale con un&#8217;ottica personale (altro che <em>storytelling</em>!). Oggi mi sento parte di una <strong>comunità di interesse</strong> e questo è, tutto sommato, il motivo che mi ha spinto ad aderire.</p>
<h3>Archivio di Stato di Genova</h3>
<p><strong>Francesca Imperiale</strong>, direttrice dinamica e testarda come un mulo (lo dico in senso positivo), evita e salta tutti gli ostacoli burocratici, amministrativi e di carenza di risorse economiche, inventando una campagna rivolta ai genovesi con lo scopo di trovare fondi per il restauro di scritti e stampe di inestimabile valore artistico, documentario e storico. Si è riusciti, così, a portare a compimento il recupero di centinaia di documenti riguardanti, tra le altre cose, la storia di Genova e dei suoi mercanti e la trascrizione di testi importanti altrimenti destinati al degrado.</p>
<p>Le ha provate tutte per usare canali di comunicazione di massa: i giornali locali, le TV locali e nazionali, i volantini e i manifesti). Alla fine, però, ciò che ha funzionato è stato il <strong>contatto diretto con i frequentatori dell’<a href="http://www.asgenova.beniculturali.it/" target="_blank">Archivio</a></strong> e la <strong>cura personale delle relazioni</strong>. Solo così si è messo in moto un vero e proprio passaparola, che è stato anche sostenuto dal fatto di aver portato l’Archivio nella comunità, incontrando decine e decine di associazioni, scuole, ecc. In questo caso si è di fronte ad una <strong>comunità identitaria che orbita attorno ad una città e alla sua società civile</strong>.</p>
<h3>Archivio Carbone</h3>
<p>Un fotoreporter del &#8216;900 ha accumulato 500.000 scatti su Napoli, la sua gente i suoi luoghi: memoria straordinaria di una città che, come tutti i grandi centri urbani, cambia in continuazione, correndo il rischio di smarrire la testimonianza di come era prima dei mutamenti intercorsi.</p>
<p>Tempo fa, l&#8217;<a href="http://www.archiviofotograficocarbone.org/" target="_blank"><strong>Archivio</strong></a> ha lanciato una <strong>campagna di crowdfunding su Eppela</strong> con un obiettivo di 12.000 euro, arrivando a raccogliere 9.000 euro dopo pochissimi giorni. Questa è una storia di Internet trainata, però, da una comunità reale, fondata sul radicamento e sul senso di appartenenza alla propria città (come fu per la campagna <a href="https://www.blogfundraising.it/network-e-community-fund-raising/fundraising-e-cultura-vuoi-vedere-che-passo-dopo-passo-arriviamo-alla-vittoria/"><strong>&#8220;Un passo per San Luca&#8221;</strong></a> del Comune di Bologna). Leggendo la cronaca della campagna, è evidente come i donatori siano arrivati dall&#8217;attivazione di persone, negozi, centri culturali di Napoli. In un batter d’occhio sono stati raggiunti anche napoletani residenti in Canada, Olanda, Francia e chi più ne ha più ne metta. Un gioielliere della città partenopea allestisce nel suo negozio una mostra di scatti fotografici di Carbone&#8230; <em>ed è subito comunità</em>. I visitatori si riconoscono in questo legame inscindibile e vanno sulla piattaforma a donare. La pagina Facebook dell’Archivio è piena di messaggi lasciati da persone che dichiarano di aver convocato gli amici a partecipare, iscrivendosi alla pagina e andando a donare.</p>
<p>È una campagna dalla <strong>curva di crescita della raccolta <em>impressionante</em></strong>. Merito senza dubbio di chi l&#8217;ha organizzata (tra questi c&#8217;è il mio amico <a href="https://www.scuolafundraising.it/formazione-fundraising/docenti-della-scuola/#maurizio-imparato" target="_blank"><strong>Maurizio Imparato</strong></a>), ma anche e soprattutto della scelta di puntare sulla comunità e sul suo senso identitario e non solo sugli aspetti tecnici del progetto. La stampa, la pubblicità, la promozione arrivano dopo.</p>
<h2>4 cose che faranno crescere il fundraising con i legami comunitari</h2>
<p>Cosa ci portiamo a casa da queste esperienze? Quattro <strong>cose da realizzare per far crescere il nostro fundraising con i legami comunitari</strong>.</p>
<h3>1 &#8211; Portare l&#8217;organizzazione e i suoi progetti nella comunità</h3>
<p>L’Archivio dei Diari si è dotato di un piccolo museo portatile che assomiglia a un carretto siciliano dei Pupi che racconta le storie e le rappresenta in modo itinerante). La direttrice dell&#8217;Archivio di Stato di Genova ha realizzato, invece, il “tour” dei documenti restaurati e da restaurare, portando nella comunità (presso associazioni, fiere, quartieri, ecc.) l’oggetto del proprio lavoro, socializzandolo e presentandosi come un “membro” della comunità stessa, che porta contenuti, competenze e passione.</p>
<p>In tal modo, il senso di appartenenza ad un&#8217;unica comunità (di interessi, di territorio, ecc.) rende più facile l’<strong>adesione alla causa sociale e all&#8217;organizzazione</strong> e, di conseguenza, la donazione.</p>
<h3>2 &#8211; Accogliere e integrare la comunità all’interno dell&#8217;organizzazione</h3>
<p>L’Archivio di Stato di Genova punta sull’accoglienza all’ingresso di quanti fruiscono dei suoi servizi. Essi sono messi a conoscenza delle iniziative (in questo caso della campagna &#8220;Adotta un documento&#8221;). Gli viene spiegato che altre persone, che fanno parte della comunità, hanno partecipato. Lo stesso viene fatto dall’Archivio dei Diari durante la visita. In entrambi i casi, inoltre, l&#8217;organizzazione è pronta a recepire istanze e attese del visitatore. Nel caso di Genova, per esempio, viene domandato che tipo di documento si preferirebbe adottare (cosa poi è avvenuta).</p>
<p>Tutto ciò avviene anche <em>on line</em> nel caso dell’Archivio Carbone, dove molte persone interessate chiedono che vengano pubblicate immagini e foto a loro care. Appello raccolto coinvolgendo le stesse persone nel darsi da fare per finanziare il progetto. Ma c’è, come raccontavo, anche il negozio di gioielleria che chiede di fare una mostra fotografica nei suoi locali, trasformando la clientela in comunità.</p>
<p><strong>In questo modo la tua causa sociale e la tua sfida diventano la causa sociale e la sfida di più membri della tua comunità.</strong></p>
<div id="attachment_3899" style="width: 441px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3899" class="rt-image wp-image-3899" title="Campagna dell'Archivio Carbone su Eppela" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/campagna-eppela-archivio-carbone.png" alt="campagna-eppela-archivio-carbone" width="431" height="339" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/campagna-eppela-archivio-carbone.png 499w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/campagna-eppela-archivio-carbone-300x236.png 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /><p id="caption-attachment-3899" class="wp-caption-text">Campagna dell&#8217;Archivio Carbone su Eppela.</p></div>
<h3>3 &#8211; Valorizzare il senso di appartenenza</h3>
<p>L’Archivio di Stato di Genova organizza una festa annuale, in cui consegna i diplomi di “adottatore” dei documenti, invitando per l&#8217;occasione tutti i donatori. L’Archivio dei Diari consegna ai donatori una tessera personale (come se si diventasse soci), che già di per sé rappresenta il <strong>senso dell’appartenenza</strong> e che prevede benefici “esclusivi” riservati a chi fa parte della comunità.</p>
<div id="attachment_3897" style="width: 417px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3897" class="rt-image wp-image-3897 size-full" title="Campagna &quot;Adotta un documento&quot; - Archivio di Stato di Genova" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/Campagna-22Adotta-un-documento22-Archivio-di-Stato-di-Genova.jpg" alt="Campagna &quot;Adotta un documento&quot; - Archivio di Stato di Genova" width="407" height="178" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/Campagna-22Adotta-un-documento22-Archivio-di-Stato-di-Genova.jpg 407w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/Campagna-22Adotta-un-documento22-Archivio-di-Stato-di-Genova-300x131.jpg 300w" sizes="(max-width: 407px) 100vw, 407px" /><p id="caption-attachment-3897" class="wp-caption-text">Campagna &#8220;Adotta un documento&#8221; &#8211; Archivio di Stato di Genova.</p></div>
<h3>4 &#8211; Chiedere alle persone di coinvolgersi e attivarsi</h3>
<p>Ci siamo mai chiesti se la vera aspettativa di molti donatori sia quella di donare o se invece vada oltre e sia anche quella di giocare un ruolo importante per la causa? Ci siamo mai chiesti se il donatore voglia fare qualcosa insieme a noi? <strong>Per sentirsi membri di una comunità, non si può solo “tifare per” ma bisogna “giocare insieme a”.</strong></p>
<p>L’Archivio dei Diari è nato come impegno di una comunità: i cittadini collaborano con responsabilità a dar vita all&#8217;iniziativa (come si faceva per le tradizionali sagre paesane o feste di quartiere). Vi assicuro che l’unico rammarico che ho avuto nel diventare loro amico è che, abitando a Roma, non riesco a partecipare a questo momento comunitario in senso fisico.</p>
<div id="attachment_3898" style="width: 441px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3898" class="rt-image wp-image-3898" title="Campagna sostenitori - Archivio del diario" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/Campagna-sostenitori-Archivio-del-Diario.jpg" alt="campagna-sostenitori-archivio-del-diario" width="431" height="342" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/Campagna-sostenitori-Archivio-del-Diario.jpg 630w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/Campagna-sostenitori-Archivio-del-Diario-300x238.jpg 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /><p id="caption-attachment-3898" class="wp-caption-text">Campagna sostenitori &#8211; Archivio del diario.</p></div>
<p>Tale fattore è presente in tutti e tre i casi e, in particolare, in quello dell’Archivio Carbone, la cui campagna offre migliaia di occasioni per attivarsi: dall’<em>amico-chiama-amico</em>, al procurare un passaggio sui media, all&#8217;ospitare una mostra fotografica in un negozio. La temperatura della mobilitazione è tenuta costantemente alta. A tal proposito è il caso di dare un&#8217;occhiata alla loro <strong><a href="https://www.facebook.com/archivioriccardocarbone/?fref=ts">pagina facebook</a></strong> e a quello che stanno facendo durante lo svolgimento della campagna.</p>
<p><strong>Per avere una comunità attiva occorre rilanciare continuamente.</strong> È cosi che si produce un entusiasmo contagioso, caratteristico della folla, che ne fa una <strong>comunità con una responsabilità comune</strong>: anche sull’onda della “emulazione tra pari”.</p>
<h2>Per concludere: sviluppare la comunità per il fundraising e la socialità</h2>
<p>Insomma, <strong>creare e sviluppare comunità fa crescere il fundraising e produce il valore della socialità</strong>, di cui molti desiderano fruire. E, sapete, mentre ho scritto quest&#8217;articolo l’Archivio Carbone ha superato i 10.000 euro raccolti. Mi sa che questa comunità ce ne farà vedere delle belle!</p>
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		<title>Raccolte pubbliche di fondi: tutto quello che devi sapere</title>
		<link>https://www.blogfundraising.it/donazioni-da-individui/raccolte-pubbliche-fondi-cosa-sapere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2016 16:18:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donazioni da individui]]></category>
		<category><![CDATA[Sul fund raising]]></category>
		<category><![CDATA[agevolazioni fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[fiscalità]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta fondi]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche e strategie di fundraising]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il periodo di Natale, sempre più vicino, è l’occasione per molte organizzazioni non profit per dare vita a campagne di raccolta fondi, una delle tecniche di fundraising più utilizzate. Con questo articolo si vuole offrire un piccolo contributo, affrontando alcune problematiche che caratterizzano tali attività dal punto di vista normativo, sia in termini fiscali sia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="rt-image aligncenter wp-image-3883 size-full" title="Raccolte pubbliche di fondi: cosa sapere" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/raccolte-pubbliche-fondi.png" alt="raccolte-pubbliche-fondi" width="431" height="219" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/raccolte-pubbliche-fondi.png 431w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/11/raccolte-pubbliche-fondi-300x152.png 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /></p>
<p>Il periodo di Natale, sempre più vicino, è l’occasione per molte organizzazioni non profit per dare vita a <strong>campagne di raccolta fondi</strong>, una delle tecniche di fundraising più utilizzate.</p>
<p>Con questo articolo si vuole offrire un piccolo contributo, affrontando alcune problematiche che caratterizzano tali attività dal punto di vista normativo, sia in termini fiscali sia in termini di adempimenti contabili.<span id="more-3880"></span></p>
<h2>Raccolte pubbliche di fondi = vantaggi fiscali</h2>
<p>Tale attività è disciplinata dall’art. 143 comma 3 del T.U.I.R. il quale cita: “non concorrono a formare il reddito degli enti non commerciali i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche, effettuate occasionalmente anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione”.</p>
<p>Ma non è finita qui. L’articolo 2 del <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/97460dl.htm" target="_blank"><strong>Decreto Legislativo n. 460 del 4 dicembre 1997</strong></a> prevede che le suddette <strong>raccolte pubbliche di fondi</strong> oltre ad essere escluse dall’IVA (imposta sul valore aggiunto) sono esenti anche da ogni altro tributo sia locale sia erariale (per esempio dall’imposta sugli intrattenimenti). Tutto ciò vuol dire, in altri termini, che le entrate conseguite in occasione di tali eventi, anche se derivanti dallo svolgimento di attività considerate commerciali, <strong>non saranno soggette a nessun tipo di imposizione fiscale</strong>.</p>
<p>Attenzione, però. A fronte di questa cospicua agevolazione fiscale, è previsto il rispetto di alcune condizioni:</p>
<ul class="bullet-3">
<li>Devono essere aperte a tutti e quindi non limitate ai soci;</li>
<li>Devono essere tenute in concomitanza di momenti particolari della vita sociale come celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione (il Natale può essere un esempio);</li>
<li>Devono essere iniziative occasionali;</li>
<li>I beni eventualmente ceduti devono essere di modico valore, cioè devono rappresentare solo un simbolo, un pretesto per chiedere una sovvenzione in denaro.</li>
</ul>
<h3>Nozione di occasionalità: il grande dilemma</h3>
<p>Nonostante l’<strong>occasionalità</strong> sia tra i requisiti fondamentali, l’Agenzia delle Entrate non ha mai chiarito quando una <strong>raccolta pubblica di fondi</strong> possa essere qualificata come occasionale e quindi fruire delle agevolazioni.</p>
<p>Occorre perciò esaminare nel suo complesso la normativa fiscale: un’attività si considera esercitata <em>abitualmente</em> quando è svolta con continuità, sistematicità e professionalità, cioè quando questa rappresenta l’occupazione ordinaria del soggetto che la svolge.</p>
<p>Per motivi di praticità, si prende spesso in prestito l’unico riferimento normativo potenzialmente applicabile, ovvero l’articolo 25 comma 1 della <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/99133l.htm" target="_blank"><strong>legge 133 del 1999</strong></a>. In esso si afferma che per le associazioni sportive dilettantistiche le <strong>raccolte pubbliche di fondi</strong> sono escluse da imponibilità fiscale se i proventi da queste derivanti non eccedono i cento milioni di lire (oggi € 51.645,69) e non devono essere stati conseguiti oltre l’ambito di due manifestazioni per periodo d’imposta.</p>
<h2>Raccolte pubbliche di fondi: non dimenticare di rendicontare!</h2>
<p>Gli enti non commerciali che effettuano raccolte pubbliche di fondi devono redigere, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, un <strong>apposito e separato rendiconto</strong>, dal quale devono risultare, in modo chiaro e trasparente, entrate e spese relative ad ognuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione.</p>
<p>Laddove il rendiconto non fosse sufficiente a soddisfare le esigenze informative dei terzi, occorrerà accompagnare il documento con una <strong>relazione</strong> per descrivere come l’attività è stata realizzata.</p>
<p>L’Agenzia delle Entrate ha sottolineato come sia necessario sorvegliare le modalità di raccolta e assicurare la destinazione dei fondi al progetto o alle attività a sostegno dei quali la raccolta è stata realizzata. Altra necessità evidenziata è quella di contenere l’apparato organizzativo e i conseguenti costi amministrativi e gestionali, in modo tale da garantire una certa quota di fondi da destinare ai progetti e alle attività per cui la stessa campagna è stata attivata.</p>
<p>I fondi raccolti, in pratica, <strong>non devono essere utilizzati dall’ente per autofinanziarsi a scapito delle finalità solidaristiche</strong> che il legislatore fiscale ha inteso incentivare. Pertanto, le organizzazioni dovranno aver cura di specificare nella relazione illustrativa che accompagna il rendiconto, l’importo dei fondi raccolti nonché le somme effettivamente destinate alle attività e ai progetti, dettagliatamente descritti, per i quali la raccolta fondi è stata organizzata.</p>
<p>Per ogni informazione, puoi avvalerti del servizio di <a href="https://www.scuolafundraising.it/consulenza-sul-fundraising/consulenza-fiscale-nonprofit/" target="_blank"><strong>Sportello Fiscale per il Nonprofit</strong></a> messo a disposizione dalla Scuola di Roma Fund-Raising.it.</p>
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		<title>Un’amatriciana per Amatrice: dall’emergenza allo sviluppo</title>
		<link>https://www.blogfundraising.it/network-e-community-fund-raising/amatriciana-amatrice-emergenza-sviluppo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Furnari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2016 23:18:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Network e community fund raising]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità locale]]></category>
		<category><![CDATA[donazioni]]></category>
		<category><![CDATA[emergenze]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta fondi]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dieci giorni fa con Claudio Nardocci, Presidente di UNPLI, siamo andati in visita ad Amatrice, Arquata, Norcia e Teramo e abbiamo incontrato i rappresentanti delle Pro Loco e delle amministrazioni locali dei Comuni colpiti dal terremoto lo scorso 24 Agosto. L&#8217;Unione Nazionale delle Pro Loco d&#8217;Italia, per rispondere all&#8217;emergenza, nei giorni subito successivi al terremoto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="rt-image aligncenter wp-image-3875 size-full" title="La raccolta fondi delle Pro Loco per i paesi colpiti dal terremoto in Centro Italia" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/10/raccolta-fondi-terremoto-amatrice-pro-loco.png" alt="raccolta-fondi-terremoto-amatrice-pro-loco" width="431" height="285" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/10/raccolta-fondi-terremoto-amatrice-pro-loco.png 431w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/10/raccolta-fondi-terremoto-amatrice-pro-loco-300x198.png 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /></p>
<p>Dieci giorni fa con Claudio Nardocci, Presidente di UNPLI, siamo andati in visita ad Amatrice, Arquata, Norcia e Teramo e abbiamo incontrato i rappresentanti delle Pro Loco e delle amministrazioni locali dei Comuni colpiti dal terremoto lo scorso 24 Agosto.</p>
<p>L&#8217;Unione Nazionale delle Pro Loco d&#8217;Italia, per rispondere all&#8217;emergenza, nei giorni subito successivi al terremoto ha lanciato l’iniziativa <a href="http://www.unioneproloco.it/unpli/?p=5912" target="_blank"><strong>“Un’amatriciana per Amatrice”</strong></a>, raccolta fondi da destinare alle Pro Loco dei Comuni terremotati, che oggi ha superato i 250.000 euro.</p>
<p>Il viaggio aveva una <strong>doppia funzione</strong>.</p>
<p>In primo luogo, quella di <strong>redistribuire in maniera tempestiva e con totale trasparenza il denaro donato in base alla gravità dei danni riportati.</strong></p>
<p>La solidarietà delle singole Pro Loco, in risposta agli appelli della sede centrale, è stata immediata, costante e notevole.</p>
<p>Ogni donazione è rintracciabile ed è stata registrata sul sito in tempo reale, così come ogni momento della consegna degli assegni è stato documentato, sia in termini contabili sia di comunicazione.</p>
<p>Durante il nostro viaggio, 212.000 euro sono stati quindi redistribuiti alle Pro Loco dei 17 Comuni di Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo identificati dal <a href="http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/09/05/16A06587/sg" target="_blank"><strong>Decreto del Ministero delle Finanze pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 1 Settembre 2016</strong></a>.</p>
<p><span id="more-3874"></span></p>
<p>Per il futuro la sfida di UNPLI e del nuovo Presidente Nazionale (che si insedierà dopo l’Assemblea del 5 e 6 novembre prossimi), sarà quella di continuare a mantenere lo stesso livello di professionalità nella distribuzione dei fondi raccolti successivamente a questo viaggio, monitorare in che modo e per cosa essi saranno spesi a livello locale, rendicontare tali spese e comunicare al pubblico dei donatori, con assoluta chiarezza, i risultati raggiunti.</p>
<p>Il secondo obiettivo di questo viaggio è stato quello di <strong>iniziare a programmare il futuro per passare dall’emergenza allo sviluppo</strong>.</p>
<p>In termini di fundraising, in particolare nei Comuni più colpiti, abbiamo cercato di identificare con le singole Pro Loco i bisogni, le problematiche principali e le possibili linee future di una raccolta fondi che possa essere volta non solo a coprire l&#8217;emergenza, ma a fare un passo in più: ricostruire e accrescere il tessuto di relazioni e attività che le Pro Loco avevano consolidato nel tempo, mantenendo la propria identità e la propria <em>mission</em> associativa di custodi dei territori, delle comunità che li abitano e della loro storia.</p>
<p>La seconda sfida per UNPLI (e per noi come consulenti) è e sarà, perciò, quella di continuare ad ascoltare i territori e le persone che giornalmente li vivono, mantenere il dialogo aperto, costruire il consenso e la partecipazione verso obiettivi comuni e decisioni prese insieme e portarle avanti.</p>
<p>Insomma, due grandi sfide. Noi come <a href="https://www.scuolafundraising.it" target="_blank"><strong>Scuola di Roma Fund-Raising.it</strong></a> ci metteremo impegno, motivazione e professionalità e siamo certi che anche UNPLI e tutti gli altri attori coinvolti, sia come diretti beneficiari dei fondi sia come amministrazioni locali, faranno lo stesso.</p>
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		<title>Il blog non lo sa: piccolo elogio del blog</title>
		<link>https://www.blogfundraising.it/web-fundraising/piccolo-elogio-del-blog/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Apollo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2016 13:58:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Web fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[web-marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È come il formaggio sulle tagliatelle: ne esalta il gusto. O forse corrisponde alle stesse tagliatelle: è il carburante che ingerisci. O magari è la forchetta tra le dita: permette di nutrirti. Senza di lui il tuo sito web è un po&#8217;come un&#8217;automobile senza ruote: prova a farla muovere, prova a raggiungere la destinazione. Ti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="rt-image aligncenter wp-image-3862 size-full" title="Elogio del blog" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/10/elogio-del-blog.png" alt="elogio-del-blog" width="431" height="407" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/10/elogio-del-blog.png 431w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/10/elogio-del-blog-300x283.png 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /></p>
<p>È come il formaggio sulle tagliatelle: ne esalta il gusto. O forse corrisponde alle stesse tagliatelle: è il carburante che ingerisci. O magari è la forchetta tra le dita: permette di nutrirti.</p>
<p>Senza di lui il tuo sito web è un po&#8217;come un&#8217;automobile senza ruote: prova a farla muovere, prova a raggiungere la destinazione. Ti sentirai pesante e probabilmente abbandonerai quello che è solo un vuoto carrozzone.</p>
<p><strong>Di chi parlo? Del blog, naturalmente.</strong></p>
<p>Ho deciso di scrivere <strong>qualche riga per elogiare</strong> questo compagno di viaggio che è sempre pronto a tenderti la mano e a dare voce ai tuoi racconti. Lui non lo sa, ma ha un ruolo importante per molte organizzazioni non profit che, come la tua, si adoperano per fare del pianeta un luogo migliore.</p>
<p><span id="more-3861"></span></p>
<p>Il blog è acqua e sapone e non sa che, <strong>grazie alla sua semplicità,</strong> tu e tanti altri potrete parlare dei vostri progetti e portare le vostre storie in giro per il mondo.</p>
<p>Il blog non sa che grazie a lui potrai smettere di sembrare un dilettante allo sbaraglio, anche se non lo sei, e migliorare la tua <strong>reputazione</strong>.</p>
<p>Non sa neanche che stai facendo la corte a chi vorrebbe che non scrivessi più di 140 caratteri (pochini per chi come te ha molte più cose da dire) o che hai scelto di chiuderti dentro una scatola blu piena di gatti, bla bla bla e pubblicità. No, lui non sa cos&#8217;è la gelosia: solo <em>positive vibrations</em>.</p>
<p>Il tuo blog non sa di essere una <strong>risorsa illimitata</strong> nel tempo e nello spazio, sempre pronta a rispondere all&#8217;appello di Google.</p>
<p>Non sa di aiutarti a comunicare con chi condivide i tuoi interessi ed è pronto a spendere qualche minuto in più per ascoltarti per poi, magari, inviarti una bella donazione. Se non l&#8217;hai capito, questi sono coloro con cui devi dialogare!</p>
<p>Non sa di fare un lavoro di qualità e non sa neppure di aiutarti a conoscerti meglio e a <strong>farti capire il valore di quello che fai.</strong></p>
<p>Lui non vuole niente in cambio da te. Non ti chiede soldi. Non ti chiede tempo. Non ti mostra pubblicità. Va a braccetto con il tuo sito e non esige ricompense.</p>
<p>Ama indistintamente i testi, le illustrazioni, i video e, democraticamente, li mostra a tutti. Non ha mai ceduto alla logica degli algoritmi, il tuo blog. <strong>I poteri forti del Web fa finta di non vederli: lui va avanti per la sua strada.</strong></p>
<p>Pensa che non obbedisce neanche agli schemi 2.0, 3.0, 4.0, 5.49 che ti vorrebbero vecchio dopo dieci minuti che sei nato. <strong>Lui è un po&#8217;come la radio: arriva all&#8217;anima se lo tratti bene</strong> (lo saprai, no? Le cose che arrivano all&#8217;anima non invecchiano mai). Forse per questo i blog sono sempre di più, mentre in borsa le azioni che cinguettano hanno visto tempi assai migliori (ah, lui non mette azioni sul mercato: è libero!).</p>
<p>Oh, <strong>ti fa anche risparmiare</strong> parecchi soldini, il tuo blog! Ricordi quando dovevi spedire la rivista ogni mese a casa del tuo sostenitore? Che fatica! Ricordi anche quella volta che hai dovuto smettere di spedirla? Che tristezza! Questo problema il blog te lo risolve e ti regala anche una bella fetta di pubblico in più.</p>
<p>Se ancora non sai cos&#8217;è un blog o, peggio ancora, se lo sai e ancora non hai iniziato a scriverlo, mi domando cosa stia aspettando? Ogni cosa che non racconti è una rinuncia e dietro ad una rinuncia spesso c&#8217;è una piccola sconfitta.</p>
<p>Certo, i miracoli lui non può farli. <strong>Tu dovrai fare del tuo meglio, come ogni chef che si rispetti.</strong></p>
<p>Seguitemi su <strong>@Baleiaorg</strong> e seguite la scuola su <strong>@fundraisingroma</strong></p>
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		<title>Cosa insegna il terremoto sul fundraising? Che e&#8217; necessaria un’Authority</title>
		<link>https://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/terremoto-fundraising-authority/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Coen Cagli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2016 13:20:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sul fund raising]]></category>
		<category><![CDATA[donatori]]></category>
		<category><![CDATA[emergenze]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta fondi]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come sempre quando c’è una catastrofe il nostro paese reagisce in modo straordinario per affrontare le emergenze, sotto tutti i punti di vista. Non altrettanto si può dire per la prevenzione che, più che slanci di cuore e solidarietà, richiede politiche, tempi lunghi e quindi un arido lavoro di ufficio. E questo in parte si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="rt-image aligncenter wp-image-3857 size-full" title="Fundraising, terremoto ed emergenze" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/09/terremoto-fundraising-small.png" alt="terremoto-fundraising" width="431" height="323" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/09/terremoto-fundraising-small.png 431w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/09/terremoto-fundraising-small-300x225.png 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /></p>
<p>Come sempre quando c’è una catastrofe <strong>il nostro paese reagisce in modo straordinario per affrontare le emergenze</strong>, sotto tutti i punti di vista. <strong>Non altrettanto si può dire per la prevenzione</strong> che, più che slanci di cuore e solidarietà, richiede politiche, tempi lunghi e quindi un arido lavoro di ufficio. <strong>E questo in parte si riflette anche sulle raccolte di fondi</strong> che, come sempre in questi casi, si sono moltiplicate in poche ore in tutto il paese e ancora oggi sono al centro dell’attenzione di tutti.</p>
<p>Questo spirito solidaristico è estremamente positivo sia sul versante di chi organizza le raccolte fondi, sia su quello dei donatori, cosa che ci dovrebbe far riflettere sul reiterato rammarico che ci fa dire: “siamo un paese di insensibili e taccagni non donatori!”. Credo però che le esperienze di questi giorni debbano spingere la comunità dei fundraiser e delle organizzazioni a trarre <strong>qualche insegnamento per costruire, in futuro, sistemi sempre più moderni ed efficaci di raccolta fondi.</strong></p>
<p>Ecco le mie modeste riflessioni in merito.<span id="more-3853"></span></p>
<h2>5 limiti critici delle raccolte fondi emergenziali</h2>
<h3>Lo spontaneismo</h3>
<p>L’improvvisazione e lo spontaneismo da soli non pagano, ma creano paradossi. Tutti si sentono in diritto di fare raccolta fondi ma nessuno può permettersi, seppure a fin di bene, di non garantire la certezza dell’utilità dei fondi raccolti. Pena innanzitutto il fatto che non si produce alcun vantaggio per i beneficiari e che alla lunga si indebolisca la fiducia dei donatori, facendo crescere in loro l’idea sbagliata che le raccolte fondi non servano a nulla o, addirittura, ingrossino le tasche delle organizzazioni. A tal proposito <strong>sarebbe opportuno avere alcune regole che ognuno deve seguire e deve garantire quando vuole organizzare una raccolta fondi emergenziale</strong>.</p>
<h3>L’autoreferenzialità</h3>
<p>Le raccolte di fondi prevedono tre dinamiche e anche tre tipi di motivazione: quella di chi chiede, quella di chi riceve i benefici e quella di chi dona. Queste tre componenti sono sempre essenziali e chiaramente quella dei beneficiari è la scintilla del tutto. Io direi che, a naso, l’80% delle raccolte fondi sono pensate e organizzate tenendo conto solo del punto di vista di chi chiede soldi. <strong>Il primo motivo è che organizzarsi per raccogliere fondi permette di far apparire il senso di solidarietà a volte genuino, molte volte strumentale a comunicare.</strong> È il caso di molti eventi, concerti, <em>reunion</em> di artisti che trovano nella raccolta fondi emergenziale un modo per farsi pubblicità e per richiamare pubblico e mass media.</p>
<h3>L’opportunismo</h3>
<p>Ma attenzione, è il caso anche di alcune <strong>grandi organizzazioni che non si sono mai occupate di emergenze nel nostro paese, che non sono mai state presenti nelle comunità colpite e che, tipica deriva etica del marketing, sanno che quando ci sono le emergenze è una buona occasione per acquisire nuovi donatori.</strong> Faccio difficoltà a non fare nomi, ma mi trattengo: una grande organizzazione nazionale, attiva nel campo dell’aiuto umanitario, ha lanciato un appello a donare per loro perché hanno intenzione di intervenire nei paesi colpiti dal terremoto ma che ancora devono decidere cosa farne dei soldi in attesa di ricevere indicazioni dalla comunità locale, dove per altro loro non sono presenti. <strong>Ora capite bene che questo non fa assolutamente bene al fundraising: io se dono voglio sapere per cosa e per chi.</strong></p>
<h3>Il frazionamento e la parcellizzazione</h3>
<p><strong>Sono un danno.</strong> Nella nostra memoria rimarranno impresse poche raccolte fondi di questi giorni: quella della Protezione Civile, de LA7 insieme al Corriere della Sera, quella di TIM e forse qualche concertone. Se facessimo i conti, alla fine, l’insieme delle piccole e piccolissime raccolte di fondi raccoglie cifre non indifferenti: un enorme complesso di rivoli difficilmente convogliati in un progetto razionale e comune. Spesso soldi spesi per qualche genere di prima necessità che poi risulta inutile o destinati a interventi marginali che poco cambiano la situazione dei terremotati o addirittura facendo doppioni degli stessi interventi. Io credo davvero che <strong>in occasione di emergenze come queste ci sia il bisogno di avere “una cabina di regia” che permetta a tutti di fare raccolta fondi, cosa utile, ma di garantire anche efficienza ed efficacia nell’uso dei soldi.</strong> Questa cabina di regia deve necessariamente interloquire con i soggetti giusti: i comuni, la protezione civile, le organizzazioni locali attive nei comuni colpiti, ecc. Così facendo si identificano progetti chiari sia nell’emergenza, sia nella ricostruzione e nella prevenzione e soggetti in grado di realizzarli bene. L’esperienza di <a href="https://agire.it/" target="_blank"><strong>Agire</strong></a>, positiva anche se inspiegabilmente oggi quasi sparita, da questo punto di vista andrebbe presa come paradigma. Una delle tante politiche che il nostro governo dovrebbe fare per il fundraising.</p>
<h3>La dietrologia</h3>
<p><strong>Anche nelle raccolte fondi emergenziali emerge un senso diffuso di sfiducia nei confronti del fundraising.</strong> Senza avere elementi oggettivi e senza entrare nel merito delle singole iniziative, centinaia di migliaia di persone si scatenano su Facebook e nei bar ad affermare con presunta competenza che “intanto i soldi se li mangiano”, che “si arricchiscono solo le banche”, che “andiamo ad ingrassare i soliti noti” e compagnia cantando. <strong>Fatto salvo che in alcuni casi il sospetto può essere anche lecito, mi sembra che questo atteggiamento sia dovuto al bisogno di giustificare in modo onorevole il fatto che non si è generosi.</strong> È il popolo degli aridi di cuore e di buona volontà che in questi tempi trova sempre più legittimazione. E questa “malattia”, estremamente contagiosa, non fa bene alla cultura della donazione la cui cura però dipende molto dalla capacità delle organizzazioni di abbattere i luoghi comuni con i fatti e non con le parole.</p>
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<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title green">Se questi sono cinque limiti critici delle raccolte fondi emergenziali allora è il caso che il paese si doti, per il bene di tutti, di <strong>poche ma significative regole</strong>.</span></div>
</div>
<h2>6 possibili regole</h2>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">1</span><strong>Una raccolta fondi emergenziale è efficiente se quanto speso per organizzarla è nettamente inferiore a quanto si raccoglie</strong> (diciamo entro il 10-15%). Moltissimi eventi, fatti bene i conti, costano tanto quanto si è raccolto, se non di più. Chi organizza e lancia pubblicamente una raccolta, convocando la gente a donare, deve garantire questa regola per rispetto dei beneficiari e dei donatori stessi. Questo vuol dire che ogni raccolta deve garantire un resoconto semplice ma chiaro su questo aspetto.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">2</span><strong>Ogni raccolta fondi deve specificare per cosa vengono utilizzati i soldi e come è stato identificato l’obiettivo</strong>, se c’è un&#8217;analisi dei bisogni a monte, anche se semplice, o se qualcuno ha indicato con autorevolezza quali siano le necessità (ad esempio i comuni colpiti o altre istituzioni pubbliche o sociali locali).</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">3</span><strong>L’informazione ai donatori in tempo reale, ovvero i tempi dell&#8217;emergenza.</strong> Senza questa regola perderemo sempre più donatori, che non riusciranno così a maturare una piena fiducia nella raccolta fondi.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">4</span>Chi chiede soldi deve avere una <strong>dimensione organizzativa chiara, per quanto leggera possa essere</strong>: le responsabilità, i ruoli, i sistemi di controllo, il progetto di intervento e l’assetto amministrativo devono essere espliciti e resi pubblici.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">5</span><strong>Filiera corta e interamente coperta. Intendo dire che, dai soldi raccolti agli interventi organizzati, ci deve essere il minimo spazio temporale e logistico possibile.</strong> Una raccolta fondi deve avere un legame diretto e un forte coordinamento con i soggetti che intervengono sul campo favorendo il radicamento nelle realtà territoriali beneficiarie. In altri termini, se non sei presente nelle zone del terremoto, se non sei collegato con una realtà locale organizzata, se non garantisci concretezza e tempestività all’uso dei soldi è meglio che tu non faccia una raccolta di fondi.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">6</span><strong>Fare di tutto per applicare benefici fiscali ai donatori</strong>, che sono pur sempre contribuenti che per principio hanno già donato attraverso le tasse per gli interventi di emergenza. Questa è una responsabilità di chi fa raccolta fondi.</p>
<p>Ce n’è abbastanza per dire che forse ci vuole una <strong><em>Autorithy</em> concreta sul fundraising</strong>, almeno in occasioni emergenziali. Questa è una delle cose che, da tempo, la <a href="https://www.scuolafundraising.it/" target="_blank"><strong>Scuola di Roma Fund-Raising.it</strong></a> sta chiedendo al Governo e al Ministero del Welfare. Ci auguriamo che venga fatta con urgenza.</p>
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		<title>Estate, vacanza e comunicazione on line: 5 consigli</title>
		<link>https://www.blogfundraising.it/web-fundraising/estate-vacanza-comunicazione-on-line-5-consigli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Apollo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2016 08:31:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Web fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[web-marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fine luglio. La luce del sole sembra cuocere ogni secondo di più e il sudore sempre più difficile da contenere. Non servono di certo i messaggi pubblicitari che rimbombano dalla Tv a ricordarti la spossatezza che pervade te e impregna l&#8217;ambiente esterno. Hai lavorato tanto per undici mesi. Hai impiegato il meglio di te stesso per la tua nonprofit. Le risorse però sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="rt-image aligncenter wp-image-3844 size-full" title="Estate: blog e social media, come comportarsi?" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/07/blog-social-media-estate.jpg" alt="blog-social-media-estate" width="431" height="242" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/07/blog-social-media-estate.jpg 431w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/07/blog-social-media-estate-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /></p>
<p><strong>Fine luglio.</strong> La luce del sole sembra cuocere ogni secondo di più e il sudore sempre più difficile da contenere. Non servono di certo i messaggi pubblicitari che rimbombano dalla Tv a ricordarti la spossatezza che pervade te e impregna l&#8217;ambiente esterno.</p>
<p>Hai lavorato tanto per undici mesi. Hai impiegato il meglio di te stesso per la tua nonprofit. Le risorse però sono agli sgoccioli e anche per te è forse giunto il momento di staccare la spina per qualche giorno o, magari, per qualche settimana.</p>
<p><strong>Cosa vuol dire &#8220;estate&#8221; per chi si occupa di <em>content</em> e <em>social media marketing</em> in campo non profit?</strong> Come comportarsi con gli strumenti <em>on line</em> di cui ti occupi, molto probabilmente da solo? In effetti, il palinsesto dei tuoi canali Web non dovrebbe interrompersi e il tuo pubblico, almeno in parte, è sempre lì. Va bene, ma come conciliare il tutto con il nostro tanto aspirato stacco estivo?</p>
<p>In questo ultimo post pre-balneare (o pre-montanaro, decidete voi), voglio darti qualche suggerimento. Chiaramente, interesserà a chi lavora con le piccole organizzazioni, che hanno una sola persona a occuparsi della comunicazione.<span id="more-3841"></span></p>
<h2>Capire il pubblico estivo</h2>
<p>Poniti la domanda: &#8220;Chi segue la mia organizzazione sul web ad agosto? Sono più o meno persone? Cosa vogliono vedere, leggere o ascoltare?&#8221;. In base alle risposte, potrai scegliere i contenuti da proporre. Per andare più a fondo, consulta le statistiche di Google Analytics del blog e le Insights della pagina Facebook. Potrai farti un&#8217;idea di cosa è accaduto negli anni precedenti e avere informazioni su: numero di visite, caratteristiche della visita e dei visitatori, orari della visita, ecc. <strong>Dati preziosi per impostare la tua strategia estiva.</strong></p>
<h2>Cosa pubblicare d&#8217;estate</h2>
<p>È estate. Anche il pubblico della tua organizzazione probabilmente ha bisogno di staccare la spina come te. <strong>Non proporre, perciò, contenuti pesanti.</strong> Fai viaggiare le persone. Sii più leggero. Metti sul piatto argomenti che contribuiscano al riposo dei tuoi sostenitori: una bella storia dal campo che si possa leggere sulla sdraio; delle letture da raccomandare; un video che possa ispirare; delle foto dai progetti; un articolo sulle novità che ci saranno a settembre. Ad agosto, non &#8220;bruciare&#8221; contenuti troppo importanti (soprattutto non farlo nelle due settimane centrali), poiché sarebbero notati di meno. Rispolvera vecchi post sempreverdi e i video pochi ma buoni della tua ONP. Evita i contenuti che ritieni possano generare eccessive interazioni: avrai meno da fare a moderare i commenti. Ricorda, comunque, che <strong>la linea è sempre quella della leggerezza.</strong></p>
<h2>Quanto pubblicare durante le vacanze</h2>
<p>Di meno. Farà bene a te e al pubblico. C&#8217;è tanto bisogno di rallentare, di spegnere il portatile, di dimenticare a casa il cellulare. Seleziona poche cose e distribuiscile nelle settimane di vacanza in modo da coprire più o meno tutto il mese. In questo modo darai <strong>la sensazione che l&#8217;organizzazione è sempre a lavoro.</strong> Scegli bene giorni e orari in cui vale la pena pubblicare, seleziona il contenuto più adatto e via.</p>
<h2>Come pubblicare post e articoli se sono in vacanza?</h2>
<p>Fissa una scadenza e richiedi con anticipo i post che dovrai pubblicare nel blog, lavorali e mettili in bozza nel tuo sito. Potrai pubblicarli successivamente in una manciata di secondi o programmarli sul tuo CMS. Rispetto ai social network, puoi utilizzare la funzionalità integrata di Facebook, gli strumenti di TweetDeck o, in casi più complessi, appoggiarti a piattaforme esterne come Buffer o Hootsuite. <strong>La regola è la programmazione.</strong></p>
<h2>Regola d&#8217;oro: disconnettiti</h2>
<p>L&#8217;obiettivo è garantire la presenza <em>on line</em> dell&#8217;organizzazione nonprofit, limitando il più possibile l&#8217;impegno che avrai durante la tua meritata pausa estiva. <strong>Cerca di disconnetterti.</strong> Sì, disattiva notifiche non importanti, disinstalla applicazioni, abbassa il profilo. Respira. Guarda il sole e ascolta il vento tra gli alberi: è per questo, fondamentalmente, che siamo al mondo. Per ammirarne la bellezza. Vedrai che, quando a settembre ti riconnetterai al 100%, i benefici saranno molti. Per te e per la tua organizzazione non profit.</p>
<p><strong>E tu che sistemi consiglieresti per quest&#8217;estate?</strong> Segui la Scuola su Twitter <strong>@fundraisingroma</strong>. La mia web agency, Baleia, la trovi su <strong>@baleiaorg</strong>.</p>
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		<title>EAS o non EAS: questo e&#8217; il problema!</title>
		<link>https://www.blogfundraising.it/donazioni-da-individui/modello-eas-associazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2016 16:23:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donazioni da individui]]></category>
		<category><![CDATA[agevolazioni fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[fiscalità]]></category>
		<category><![CDATA[Modello EAS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi parliamo di un adempimento non molto conosciuto (ve lo dico per esperienza professionale) ma di estrema importanza: la Comunicazione dei Dati Rilevanti ai Fini Fiscali o più semplicemente modello EAS. Eppure dovrebbe essere il primo passo per impostare una delle più semplici, ma molto efficaci, azioni di individual fundraising, ovvero l’incasso di corrispettivi e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="rt-image aligncenter wp-image-3837 size-full" title="Modello EAS" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/07/modello-eas-associazioni.jpg" alt="modello-eas-associazioni" width="431" height="213" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/07/modello-eas-associazioni.jpg 431w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/07/modello-eas-associazioni-300x148.jpg 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /></p>
<p>Oggi parliamo di un adempimento non molto conosciuto (ve lo dico per esperienza professionale) ma di estrema importanza: la <strong>Comunicazione dei Dati Rilevanti ai Fini Fiscali</strong> o più semplicemente <strong>modello EAS</strong>.</p>
<p>Eppure dovrebbe essere il primo passo per impostare una delle più semplici, ma molto efficaci, azioni di <em>individual fundraising</em>, ovvero l’incasso di corrispettivi e contributi da soci.</p>
<p>Il <strong>modello EAS</strong> è stato introdotto dall’articolo 30 del DL n. 185 del 2008 (decreto “Anticrisi”) e costituisce un <strong>onere che grava su tutti gli enti associativi che beneficiano dello speciale regime di non imponibilità</strong> (ai fini delle imposte dirette e dell’IVA) delle quote e dei contributi associativi, nonché dei corrispettivi percepiti da iscritti, associati o partecipanti in relazione a determinate attività.<span id="more-3836"></span></p>
<h2>Quando va presentato il modello EAS?</h2>
<p>Esso deve essere trasmesso, solo telematicamente, entro 60 giorni dalla costituzione dell’associazione e, inoltre, ogni qualvolta si verifichino variazioni dei dati (con alcune eccezioni, come ad esempio la modifica di sede e/o rappresentante legale), entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui la variazione è avvenuta.</p>
<h2>Che succede se si dimentica di inviare il modello EAS?</h2>
<p>L’invio del modello EAS è <strong>condizione necessaria per usufruire della detassazione delle quote e dei contributi associativi</strong>. Però, niente drammi! È possibile rimediare trasmettendolo entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile e versando contestualmente con modello F24 la sanzione di 258 euro (codice tributo “8114”).</p>
<h2>Come è composto e a cosa serve il modello EAS?</h2>
<p>Il modello, <a href="http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/ComunicareDati/Enti+associativi+modello+EAS/Modello+EAS/" target="_blank"><strong>scaricabile gratuitamente</strong></a> dal sito dell’Agenzia delle Entrate, consiste in un questionario (con ben 38 domande!) con il quale dovranno essere fornite diverse informazioni sulla vostra associazione e sulle sue modalità di gestione.</p>
<p>Vi cito, ad esempio, alcune delle domande che potrebbero anche rivelarsi dei veri e propri “trabocchetti” per attirarvi un controllo fiscale:</p>
<ul>
<li><em>Gli associati maggiorenni hanno parità di diritti nell’elettorato attivo e passivo? Le quote associative sono uguali o differenziate?</em> In altre parole il vostro statuto prevede soci di serie A e soci di serie B (caso tutt’altro che raro)?<br />
Con queste prime due domande vi giocate uno dei requisiti fondanti degli enti associativi, ovvero la democraticità dell’organizzazione.</li>
<li><em>Viene redatto il rendiconto economico-finanziario annuale?</em></li>
<li><em>I membri del Direttivo percepiscono compensi?</em></li>
<li><em>L’ente si avvale di messaggi pubblicitari per la diffusione dei propri beni e servizi? Effettua vendita di beni o prestazione di servizi? Riceve proventi per attività di sponsorizzazione o pubblicità?</em></li>
<li><em>L’ente organizza manifestazioni per la raccolta di fondi? Se sì, viene redatto un apposito rendiconto finanziario?</em></li>
</ul>
<p>Come potete intuire dal tenore dei quesiti posti, l’intento della norma è quello di <strong>acquisire una più ampia informazione e conoscenza del mondo associativo</strong>, con l’obiettivo primario di tutelare le “vere” forme associazionistiche incentivate dal legislatore fiscale e, conseguentemente, di isolare e contrastare l’uso distorto di tale strumento per eludere il fisco.</p>
<h2>Modello EAS: esoneri e semplificazioni</h2>
<p>Sono previsti, comunque, casi di esonero o di semplificazione. Infatti, <a href="http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/ComunicareDati/Enti+associativi+modello+EAS/Scheda+informativa+EAS/" target="_blank"><strong>come indicato sul sito dell&#8217;Agenzia delle Entrate</strong></a>, sono esonerati dalla comunicazione dei dati:</p>
<ul>
<li><em>Gli enti associativi dilettantistici iscritti nel registro del CONI che non svolgono attività commerciale;</em></li>
<li><em>Le associazioni pro-loco che hanno esercitato l&#8217;opzione per il regime fiscale agevolato ex Legge n. 398/91;</em></li>
<li><em>Le organizzazioni di volontariato che non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali individuate dal Dm 25 maggio 1995 (per esempio, attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito, iniziative occasionali di solidarietà, attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasioni di raduni, manifestazioni e simili);</em></li>
<li><em>Le Onlus.</em></li>
</ul>
<p>Possono presentare il modello EAS con modalità semplificate i seguenti enti, i cui dati rilevanti sono già disponibili presso pubblici registri o amministrazioni pubbliche:</p>
<ul>
<li><em>Le associazioni sportive dilettantistiche iscritte nel registro del CONI, diverse da quelle espressamente esonerate;</em></li>
<li><em>Le associazioni di promozione sociale;</em></li>
<li><em>Le organizzazioni di volontariato diverse da quelle esonerate;</em></li>
<li><em>Le associazioni iscritte nel registro delle persone giuridiche;</em></li>
<li><em>Le associazioni religiose riconosciute dal Ministero dell’interno, nonché le associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese;</em></li>
<li><em>I movimenti e i partiti politici tenuti alla presentazione del rendiconto di esercizio per la partecipazione al piano di riparto dei rimborsi per le spese elettorali ai sensi della legge n° 2 del 1997 o che hanno comunque presentato proprie liste nelle ultime elezioni del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo;</em></li>
<li><em>Le associazioni sindacali e di categoria rappresentate nel CNEL;</em></li>
<li><em>L’ANCI, comprese le articolazioni territoriali;</em></li>
<li><em>Le associazioni riconosciute aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione della ricerca scientifica individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (per esempio, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro);</em></li>
<li><em>Le associazioni combattentistiche e d’arma iscritte nell’albo tenuto dal Ministero della difesa;</em></li>
<li><em>Le Federazioni sportive nazionale riconosciute dal CONI.</em></li>
</ul>
<p>La risposta al nostro quesito iniziale “EAS o non EAS” è ormai chiara: tale adempimento va espletato&#8230;</p>
<p>E allora buon EAS a tutti!</p>
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		<title>A Campli il fundraising suona bene. Dal 29 agosto al 2 settembre</title>
		<link>https://www.blogfundraising.it/fundraising-per-arte-e-cultura/fundraising-musica-cultura-corso-campli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Coen Cagli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2016 12:39:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fundraising per arte e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[La formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Art Bonus]]></category>
		<category><![CDATA[corsi]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grande idea quella del Maestro Giuseppe Scorzelli e dell&#8217;Associazione Kimbala! Una di quelle idee che fa saltare sulla sedia noi fundraiser, abituati ad andare in giro ad evangelizzare al fundraising le tante organizzazioni che ancora non hanno percepito la forza, oltre che la necessità, della raccolta fondi. Questa volta, invece, l’idea di “evangelizzare” al fundraising [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="rt-image aligncenter wp-image-3831 size-full" title="Masterclass fundraising musica e cultura a Campli (TE)" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/07/corso-fundraising-musica-cultura-campli.jpg" alt="Masterclass fundraising musica e cultura a Campli (TE)" width="431" height="243" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/07/corso-fundraising-musica-cultura-campli.jpg 431w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2016/07/corso-fundraising-musica-cultura-campli-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /></p>
<p>Grande idea quella del <strong><a href="http://www.scorzelli.it/" target="_blank" rel="nofollow">Maestro Giuseppe Scorzelli</a></strong> e dell&#8217;<strong><a href="http://www.kymbala.it/" target="_blank" rel="nofollow">Associazione Kimbala</a></strong>!</p>
<p>Una di quelle idee che fa saltare sulla sedia noi fundraiser, abituati ad andare in giro ad evangelizzare al fundraising le tante organizzazioni che ancora non hanno percepito la forza, oltre che la necessità, della raccolta fondi. Questa volta, invece, l’idea di “evangelizzare” al fundraising viene proprio da un mondo, quello della <strong>musica</strong> che, fatta salva la classica sponsorizzazione occasionale di eventi, ancora non ha percepito fino in fondo il valore strategico del fundraising per la sostenibilità delle istituzioni culturali e degli artisti stessi.</p>
<p>Giuseppe Scorzelli si presenta un giorno nella nostra sede con un&#8217;idea in tasca tutta da sviluppare, <strong>una scommessa: non portare i musicisti dove sta il fundraising ma portare il fundraising dove stanno i musicisti e le istituzioni della cultura</strong>.</p>
<p>Per l&#8217;esattezza, portarlo a <strong>Campli</strong> dove, sul finire dell’estate, si tiene uno dei più importanti eventi di formazione (ma anche di spettacolo) dedicati alla musica e ai musicisti: <strong><a href="http://www.progettoimc.it/" target="_blank">ICM Project</a></strong>. È una <em>masterclass</em> di altissimo livello che coinvolge nomi di eccezione del panorama musicale internazionale. In un posto bellissimo per altro: <strong>Campli, in provincia di Teramo</strong>, dove la bellezza del paesaggio, la storia, l’identità tipicamente italiana che ci è invidiata da tutto il mondo, creano l’ambiente ideale per confrontarsi con l’arte, la sua bellezza, ma anche le sue necessità. Qui <strong>il sindaco Pietro Quaresimali</strong> ha creduto nel progetto di un <strong><a href="http://www.kymbala.it/IMC2016/fundraising.html" target="_blank">workshop sul fundraising</a></strong> quale occasione per gli enti locali di dare una marcia in più alle proprie politiche culturali in un momento di forte ristrettezza delle risorse pubbliche.<span id="more-3830"></span></p>
<p>È nata così l&#8217;idea di creare una straordinaria occasione di <strong>formazione per la cultura e i beni comuni</strong> a Campli. Programmato dal 29 agosto al 1 settembre, si tratta di un workshop indispensabile per tutti i musicisti, per le associazioni e gli enti culturali che vogliono realmente occuparsi di musica e ancora però non hanno compreso appieno quanto sia fondamentale il fundraising per la sostenibilità dei loro progetti.</p>
<p>Saranno <strong>quattro giornate di alta formazione teorico-pratica</strong> con me e i miei colleghi, Andrea Caracciolo e Armanda Salvucci, rivolta agli amministratori e dirigenti del settore culturale, artistico e musicale che hanno bisogno di nuove forme di finanziamento, ma anche ai giovani che devono trovare alternative ai vecchi modi di finanziare l’attività musicale.</p>
<p>4 giornate per 4 temi, condite da tanto laboratorio pratico:</p>
<ul>
<li>cos&#8217;è il fundraising e come si fa;</li>
<li>la raccolta fondi da aziende (sponsorizzazioni, filantropia, partnership);</li>
<li>la raccolta fondi da individui (donazioni, membership, crowdfunding);</li>
<li>il management del fundraising.</li>
</ul>
<p>Tra i vari argomenti si parlerà di <strong>Art Bonus</strong>, prezioso strumento che prevede un’agevolazione fiscale del 65% per chi effettua erogazioni liberali in denaro per il sostegno della cultura. Ad oggi l’Art Bonus viene percepito solo come uno strumento per acquisire ingenti finanziamenti filantropici per grandi opere artistiche o istituzioni culturali famose. Più in generale esso si cala in un contesto in cui è ancora poco sviluppata una cultura della donazione a favore dei beni e servizi culturali di natura pubblica senza quindi poter godere di un “ambiente favorevole” che ne permetta una corretta percezione e un uso efficace.</p>
<p>È necessario quindi che coloro i quali si occupano di cultura, a livello di enti gestori e delle amministrazioni locali, socializzi con una visione moderna e civica del fundraising, che oggi può essere sostenuta anche da vantaggiosi strumenti di agevolazione fiscale.</p>
<p>Non vi sembra un buon modo per unire l’utile al dilettevole (il fundraising alla musica)?</p>
<p><strong>Ma, <em>attenzione</em>: le iscrizioni si chiudono il 30 luglio 2016! La partecipazione ha un costo di 330 euro e <a href="http://www.kymbala.it/IMC2016/terms&amp;amp;conditions.html" target="_blank">la potete effettuare qui</a>.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.blogfundraising.it/fundraising-per-arte-e-cultura/fundraising-musica-cultura-corso-campli/">A Campli il fundraising suona bene. Dal 29 agosto al 2 settembre</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>
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		<title>5 per mille: esiste una strategia per i Comuni?</title>
		<link>https://www.blogfundraising.it/fund-raising-per-la-pa-e-i-servizi-pubblici/5-per-mille-esiste-una-strategia-per-i-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Caracciolo di Feroleto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2016 14:29:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fund raising per la PA e i servizi pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[5x1000]]></category>
		<category><![CDATA[comuni]]></category>
		<category><![CDATA[comunità locale]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo in piena campagna elettorale. Questo fine settimana verranno scelti molti sindaci attraverso il ballottaggio. Le città più grandi in cui verranno scelte le nuove amministrazioni sono Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e Trieste. Al di là delle battaglie politiche e delle promesse, come si pongono i candidati nei confronti del fundraising? Qualcuno ha provato a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="rt-image aligncenter wp-image-2839 size-full" title="Cinque per mille, fundraising e Comuni" src="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2013/02/fundraising-comuni.jpg" alt="fundraising-comuni" width="431" height="350" srcset="https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2013/02/fundraising-comuni.jpg 431w, https://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2013/02/fundraising-comuni-300x243.jpg 300w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /></p>
<p>Siamo in piena <strong>campagna elettorale</strong>. Questo fine settimana verranno scelti molti sindaci attraverso il ballottaggio.</p>
<p>Le città più grandi in cui verranno scelte le nuove amministrazioni sono Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e Trieste.</p>
<p>Al di là delle battaglie politiche e delle promesse, <strong>come si pongono i candidati nei confronti del fundraising?</strong> Qualcuno ha provato a tematizzare la questione?</p>
<p>Abbiamo già parlato di fundraising per i comuni in <a href="https://www.blogfundraising.it/donazioni-da-individui/marino-spese-rappresentanza-o-fundraising/"><strong>questo articolo</strong></a> del nostro blog.</p>
<p>Il sindaco di Roma della passata amministrazione, <strong>Ignazio Marino</strong>, è stato uno dei pochi che ha affrontato la questione con un <strong>approccio strategico</strong>.</p>
<p>Purtroppo non ci risulta che i candidati attuali abbiano affrontato la questione. Eppure alcuni dati avrebbero potuto spingerli a prendere una posizione.</p>
<p>Esiste infatti uno strumento, già attivo, che i Comuni potrebbero utilizzare sicuramente meglio. Tale strumento è il <strong>5 per mille per i Comuni</strong>.</p>
<p>Partiamo dai dati. Se andiamo ad analizzare l’ultimo elenco completo dei beneficiari del 5 per mille, che fa riferimento all’anno 2014, troviamo alcuni <strong>dati incoraggianti</strong>.<span id="more-3821"></span></p>
<p>Infatti, il primo Comune per risultati economici risulta essere il Comune di Roma con 8.829 firme e un attribuzione di 397.842,96€.</p>
<p>Al secondo posto troviamo Milano con 6.134 firme e 338.329,80€.</p>
<p>Ecco i dati che l&#8217;Agenzia delle Entrate comunica per le maggiori città interessate dal ballottaggio.</p>
<table align="center" style="margin-bottom: 15px;">
<tbody>
<tr>
<td style="background-color: #7fac51; color: #ffffff;" width="143"><strong>COMUNE</strong></td>
<td style="background-color: #7fac51; color: #ffffff;" width="143"><strong>SCELTE</strong></td>
<td style="background-color: #7fac51; color: #ffffff;" width="143"><strong>IMPORTO</strong></td>
</tr>
<tr>
<td style="background-color: white; color: #666666;" width="163">Roma</td>
<td style="background-color: white; color: #666666;" width="163">8.829</td>
<td style="background-color: white; color: #666666;" width="163">397.842,96 €</td>
</tr>
<tr>
<td style="background-color: #666666; color: #ffffff;" width="163">Milano</td>
<td style="background-color: #666666; color: #ffffff;" width="163">6.134</td>
<td style="background-color: #666666; color: #ffffff;" width="163">338.329,80€</td>
</tr>
<tr>
<td style="background-color: white; color: #666666;" width="163">Torino</td>
<td style="background-color: white; color: #666666;" width="163">4.434</td>
<td style="background-color: white; color: #666666;" width="163">169.033,53€</td>
</tr>
<tr>
<td style="background-color: #666666; color: #ffffff;" width="163">Bologna</td>
<td style="background-color: #666666; color: #ffffff;" width="163">2.748</td>
<td style="background-color: #666666; color: #ffffff;" width="163">87.656,76€</td>
</tr>
<tr>
<td style="background-color: white; color: #666666;" width="163">Napoli</td>
<td style="background-color: white; color: #666666;" width="163">2.170</td>
<td style="background-color: white; color: #666666;" width="163">68.250,50€</td>
</tr>
<tr>
<td style="background-color: #666666; color: #ffffff;" width="163">Trieste</td>
<td style="background-color: #666666; color: #ffffff;" width="163">2.053</td>
<td style="background-color: #666666; color: #ffffff;" width="163">63.684,29€</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Certamente qualcuno obietterà che i dati rispecchiano la dimensione della popolazione della città. Questo è certamente vero.</p>
<p>Tuttavia c&#8217;è un altro dato da sottolineare: agli occhi di un qualsiasi fundraiser il risultato appare straordinario. Infatti è stato raggiunto senza <strong>nessun tipo di campagna di comunicazione</strong> (almeno a Roma, ma non mi risulta sia stato diversamente nelle altre città prese in esame) e in <strong>assenza di alcuni elementi importanti per arrivare al successo</strong>. Per esempio, i Comuni non brillano per trasparenza e per partecipazione, caratteristica ritenuta fondamentale anche nelle organizzazioni nonprofit per avere successo nel fundraising. Manca, inoltre, un progetto chiaro, distintivo e motivante (anzi a dire il vero manca totalmente un progetto che si leghi alla campagna di raccolta fondi). Inoltre, tale risultato arriva in un periodo storico di particolare disaffezione verso molte istituzioni pubbliche.</p>
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<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title green">Tenendo conto di tutti questi fattori, una prestazione come questa non può non sembrare eccezionale (anche agli occhi di chi non sa molto di fundraising).</span></div>
</div>
<p><strong>Non si capisce sinceramente come mai nessun candidato abbia deciso di puntare con forza sul fundraising</strong>, visto che poi ognuno di loro promette di abbassare le tasse (magari dico io, ma poi le risorse dove le andiamo a prendere) oppure utilizza il pianto preventivo per lamentare le poche risorse a disposizione. <strong>Davvero questi soldi non servono?</strong> Immaginate quante attività si potrebbero finanziare. Se penso che poi si tagliano i fondi alle biblioteche, agli asili comunali, alle scuole, ai musei (e potrei andare avanti a lungo), non posso che affermare che tali risorse servirebbero, e anche urgentemente.</p>
<p><strong>E voi avete esperienze</strong>, nei Comuni in cui vivete, di campagne di fundraising portate avanti con successo o con “insuccesso”?</p>
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