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	<title>BuoneNotizie.it</title>
	
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		<title>Le buone notizie sono più virali delle cattive</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 21:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvio Malvolti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Chi ha detto che le cattive notizie sono più attraenti di quelle positive? Uno studio effettuato dai ricercatori dell&#8217;Università della Pennsylvania ha ribaltato questo luogo comune. <a href="http://marketing.wharton.upenn.edu/documents/research/Virality.pdf" target="_blank">La ricerca</a> è stata condotta osservando le preferenze dei lettori del <em>New York Times</em> sugli articoli più segnalati tramite e-mail. E sono proprio le notizie che trasmettono emozioni positive le più inviate ad amici o colleghi, purché abbiano anche un certo livello di approfondimento, serietà e soprattutto utilità. Le notizie di salute, infatti, sono tra le più inviate. Quasi nessuna traccia invece per le notizie di gossip.</p>
<p>Il mondo sta veramente cambiando? Forse no, ma il modo di comunicare, che fino ad oggi sembrava…</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha detto che le cattive notizie sono più attraenti di quelle positive? Uno studio effettuato dai ricercatori dell&#8217;Università della Pennsylvania ha ribaltato questo luogo comune. <a href="http://marketing.wharton.upenn.edu/documents/research/Virality.pdf" target="_blank">La ricerca</a> è stata condotta osservando le preferenze dei lettori del <em>New York Times</em> sugli articoli più segnalati tramite e-mail. E sono proprio le notizie che trasmettono emozioni positive le più inviate ad amici o colleghi, purché abbiano anche un certo livello di approfondimento, serietà e soprattutto utilità. Le notizie di salute, infatti, sono tra le più inviate. Quasi nessuna traccia invece per le notizie di gossip.</p>
<p>Il mondo sta veramente cambiando? Forse no, ma il modo di comunicare, che fino ad oggi sembrava averci imposto delle regole apparentemente salde (tra le più note quella delle <em>5 esse</em>: sangue, sesso, scandali, soldi e sport) probabilmente sì. Non è un caso se negli ultimi anni iniziative come <em>BuoneNotizie.it</em> hanno preso vita sia in Italia che all&#8217;estero sotto forma di blog, siti o testate giornalistiche, più o meno riuscite.</p>
<p>Maggiori approfondimenti sulla ricerca dell&#8217;Università della Pennsylvania sono disponibili anche su <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2010/02/mail-news-online-john-tierney.shtml?uuid=c026ab1c-15ab-11df-87b1-3d920515b47e&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">ilsole24ore.com</a> e <a href="http://mediablog.corriere.it/2010/02/i_gusti_dei_lettori_online_not.html" target="_blank">corriere.it</a>.</p>
<div id="attachment_720" class="wp-caption alignleft" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-720" src="http://lnx.buonenotizie.it/files/2010/03/vignetta1bis_small9.jpg" alt="Uno dei primi manifesti di BuoneNotizie.it" width="450" height="262" /><p class="wp-caption-text">Uno dei primi manifesti di BuoneNotizie.it</p></div>
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		<title>Fibrillazioni ed aritmie: scoperto il gene dell’elettricità cardiaca</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 16:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Valentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Buone notizie arrivano dal mondo della scienza e della salute. E’ stato scoperto infatti il gene che regola il battito cardiaco. La notizia è stata diffusa dell’equipe di scienziati britannici che sono riusciti a fare l’importantissima scoperta che apre nuovi interessanti spiragli nell’ambito delle malattie cardiache provocate dalle aritmie. Ora la speranza è che la conoscenza di quello che è stato soprannominato “gene pacemaker” faciliti la creazione di farmaci che combattano malattie cardiache ed infarti. Metà di questi, infatti, sono causati da seri problemi del ritmo cardiaco, come fibrillazioni ventricolari ed atriali. Il ritmo del cuore è controllato da segnali…</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buone notizie arrivano dal mondo della scienza e della salute. E’ stato scoperto infatti il gene che regola il battito cardiaco. La notizia è stata diffusa dell’equipe di scienziati britannici che sono riusciti a fare l’importantissima scoperta che apre nuovi interessanti spiragli nell’ambito delle malattie cardiache provocate dalle aritmie. Ora la speranza è che la conoscenza di quello che è stato soprannominato “gene pacemaker” faciliti la creazione di farmaci che combattano malattie cardiache ed infarti. Metà di questi, infatti, sono causati da seri problemi del ritmo cardiaco, come fibrillazioni ventricolari ed atriali. Il ritmo del cuore è controllato da segnali elettrici, che partono da un punto del cuore e attraversano l&#8217;intero muscolo. Un&#8217;equipe dell&#8217;Imperial College di Londra ha individuato il gene che controlla quei segnali e di conseguenza il battito: danni o mutazioni del gene &#8211; battezzato Scn10a &#8211; aumentano il rischio di malattie cardiache.<br />
La conoscenza di questo gene amplierà la conoscenza dei meccanismi che regolano la frequenza del battito, e di conseguenza aiuterà a sviluppare farmaci che lo regolino meglio. In pratica è stato identificato un gene che influenza il ritmo cardiaco: e persone con diverse variazioni avranno rischi maggiori o minori di sviluppare problemi di ritmo cardiaco. Ricordiamo che le malattie legate alle aritmie sono molto comuni, purtroppo, e la fasce di popolazione più colpita è quella maschile intorno ai 50 anni. Nello studio, che ha interessato 20.000 persone, gli scienziati hanno analizzato gli elettrocardiogrammi, misurando il tempo che i segnali elettrici impiegano per raggiungere le varie parti del cuore. Hanno quindi scoperto che variazioni del Scn10a erano associate con ritmi lenti o irregolari, o con un maggior rischio di fibrillazioni. Una nuova speranza per tutti coloro che soffrono di aritmia cardiaca e di malattie ad essa collegate.</p>
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		<title>Italia leader nelle adozioni internazionali</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 09:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale La Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>
		<category><![CDATA[adozioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="alignleft size-full wp-image-262" src="http://lnx.buonenotizie.it/cronaca-e-societa/files/2010/01/adozioni.jpg" alt="adozioni" width="150" height="150" />

I primi dati del dossier preparato dalla Commissione per le adozioni internazionali confermano l’Italia leader nel mondo, seconda soltanto agli USA che nel 2009 hanno registrato una flessione pari al 27%.

A fronte di una tendenza generalizzata alla diminuzione dei minori destinati all’adozione che si è registrata negli ultimi cinque anni, l’Italia, nello stesso periodo ha visto crescere il numero di adozioni. Nel 2008 sono stati adottati 3975 minori, lo scorso anno invece 3964 provenienti da 62 Paesi.

Secondo i dati Cai, l’89% delle coppie richiedenti un’adozione sono senza figli. Il livello culturale è alto rispetto alla media nazionale della…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img class="alignleft size-full wp-image-262" src="http://lnx.buonenotizie.it/cronaca-e-societa/files/2010/01/adozioni.jpg" alt="adozioni" width="150" height="150" />

I primi dati del dossier preparato dalla Commissione per le adozioni internazionali confermano l’Italia leader nel mondo, seconda soltanto agli USA che nel 2009 hanno registrato una flessione pari al 27%.

A fronte di una tendenza generalizzata alla diminuzione dei minori destinati all’adozione che si è registrata negli ultimi cinque anni, l’Italia, nello stesso periodo ha visto crescere il numero di adozioni. Nel 2008 sono stati adottati 3975 minori, lo scorso anno invece 3964 provenienti da 62 Paesi.

Secondo i dati Cai, l’89% delle coppie richiedenti un’adozione sono senza figli. Il livello culturale è alto rispetto alla media nazionale della popolazione, la professione più diffusa è l’impiegato, seguono per i mariti le professioni intellettuali e per le donne le professioni tecniche, intellettuali e scientifiche ad alta specializzazione.

I minori adottati tra il 2000 e il 2009 sono stati 25860, provenienti principalmente dalla Federazione Russa (18%), Ucraina (15%) e Colombia (9%), a cui seguono Vietnam, Nepal e Cambogia.

Il trend in crescita può essere attribuito in parte all’intensa attività della Cai, che collaborando con le autorità dei Paesi di provenienza nel superamento dei problemi organizzativi, ha favorito l’ingresso dei primi 23 minori dalla Cina, all’accordo bilaterale con la Federazione Russa e alla positiva conclusione del Forum Panafricano svoltosi nel Burkina Faso nel mesi dicembre 2009.

L’adozione è l’istituto giuridico atto a garantire ad un minore in grave stato di abbandono e maltrattamento, il diritto a vivere serenamente all’interno di una famiglia diversa da quella biologica. In Italia, questo istituto è disciplinato dalla legge 184/1983, mentre a livello internazionale vige la Convezione dell’Aja.(ratificata in Italia con L476/98).

Gli Enti autorizzati al processo di adozione sono presenti sul territorio nazionale con 332 sedi.

Le informazioni sono facilmente reperibili sui siti istituzionali (come <a href="http://www.commissioneadozioni.it/">www.commissioneadozioni.it</a>), su quelli delle associazioni, oppure attraverso numero verde 800002393.<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Buonenotizieit/~4/WRyx1aYhLrg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Il 2010 e lo sport italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 15:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Florio Panaiotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport e motori]]></category>
		<category><![CDATA[atletica leggera]]></category>
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		<description><![CDATA[<img class="alignleft size-full wp-image-122" src="http://lnx.buonenotizie.it/sport-e-motori/files/2010/01/2010.jpg" alt="2010" width="150" height="150" />Promette tante buone notizie il <strong>2010</strong> dell’Italia sportiva. Per i nostri atleti, si tratti di discipline olimpiche e meno, saranno moltissime le <strong>occasioni propizie</strong> per portare a casa <strong>medaglie e titoli</strong>. Quest’anno, poi, l’Italia <strong>ospiterà</strong> sul proprio territorio eventi di grande richiamo internazionale. Se nel 2009 eravamo stati organizzatori degli Europei di atletica leggera (Torino), dei Mondiali di nuoto (Roma) e dei Giochi del Mediterraneo (Pescara), quest’anno sarà il turno dei <strong>Mondiali di pattinaggio artistico</strong>, che si svolgeranno a Torino a fine marzo, e dei <strong>Mondiali di pallavolo maschile</strong>, in programma dal 24 settembre fino al 10 ottobre.

Evento principe dell’anno, però, sono…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img class="alignleft size-full wp-image-122" src="http://lnx.buonenotizie.it/sport-e-motori/files/2010/01/2010.jpg" alt="2010" width="150" height="150" />Promette tante buone notizie il <strong>2010</strong> dell’Italia sportiva. Per i nostri atleti, si tratti di discipline olimpiche e meno, saranno moltissime le <strong>occasioni propizie</strong> per portare a casa <strong>medaglie e titoli</strong>. Quest’anno, poi, l’Italia <strong>ospiterà</strong> sul proprio territorio eventi di grande richiamo internazionale. Se nel 2009 eravamo stati organizzatori degli Europei di atletica leggera (Torino), dei Mondiali di nuoto (Roma) e dei Giochi del Mediterraneo (Pescara), quest’anno sarà il turno dei <strong>Mondiali di pattinaggio artistico</strong>, che si svolgeranno a Torino a fine marzo, e dei <strong>Mondiali di pallavolo maschile</strong>, in programma dal 24 settembre fino al 10 ottobre.

Evento principe dell’anno, però, sono i <strong>XXI Giochi Olimpici invernali di Vancouver</strong>, in Canada, che si svolgeranno dal 12 al 28 febbraio, seguiti poi, nella stessa sede, dai X Giochi Paraolimpici invernali.
Altrettanto importante (forse ancora di più se si considera il numero dei paesi coinvolti in tutto il pianeta) sarà l’evento per eccellenza del <strong>calcio</strong>, ovvero i <strong>Campionati del Mondo</strong>, in calendario dall’11 giugno all’11 luglio in Sudafrica, dove i nostri azzurri cercheranno di difendere il titolo conquistato quattro anni fa in Germania.
Questi due maxi-eventi monopolizzeranno l’attenzione di tutti gli sportivi, ma non sono che la punta di un iceberg. Vanno ricordati innanzitutto gli appuntamenti internazionali con gli sport invernali che precederanno l’olimpiade di Vancouver, in particolare gli Europei di pattinaggio artistico (dal 18 al 24 gennaio) e quelli di Short Track (dal 22 al 24 gennaio). Marzo invece sarà il mese dei Mondiali Indoor di atletica leggera e del ciclismo su pista, oltre ai già citati Mondiali di pattinaggio artistico.

L’estate, poi, sarà teatro di rimpianti, riscatti e (speriamo) conferme azzurre. <strong>Rimpianti</strong> quando assisteremo ai <strong>Mondiali di basket</strong> in Turchia senza poter tifare per la nostra nazionale, eliminata malamente nelle qualificazioni. Un <strong>riscatto</strong> invece potrebbe arrivare <strong>dall’atletica leggera</strong> e da Barcellona, dove dal 26 luglio al 1 agosto saranno di scena gli Europei, sperando di tornare a vedere qualche italiano sul podio. Un riscatto coi fiocchi ce lo aspettiamo anche dai <strong>nostri pallavolisti</strong>, nei già citati Mondiali di casa, e dal <strong>Settebello</strong> della pallanuoto, ultimamente a corto di successi internazionali. Le <strong>conferme</strong>, Pellegrini in testa, ce le aspettiamo invece dagli <strong>Europei di nuoto</strong>, tuffi e nuoto sincronizzato di Budapest (dal 4 al 15 agosto), come anche dalla nostra nazionale di <strong>pallavolo femminile</strong>, probabile protagonista ai Mondiali che si disputeranno in Giappone dal 29 ottobre al 14 novembre.
E per chi non è ancora sazio, in autunno ci saranno anche i Mondiali di ciclismo su strada, di ginnastica ritmica, di scherma e di ginnastica artistica, senza dimenticare poi gli “annuali” appuntamenti con tennis, formula 1, motomondiale, golf e rugby.

Insomma, non c’è che <strong>l’imbarazzo della scelta</strong>. Nel frattempo, in periodo di febbrili allenamenti, facciamo un “in bocca al lupo” a tutti gli atleti e le atlete azzurre.<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Buonenotizieit/~4/VleEgayEBvg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Test del Dna svela i cibi falsificati</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 14:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Cinelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo una <a href="http://newswire.rockefeller.edu/?page=engine&#38;id=1017" target="_blank">ricerca condotta alla <em>Rockefeller University</em></a> insieme con esperti dell’<em>American Museum of Natural History</em> e pubblicata sulla rivista <em>Bioscience</em>, sono state poste le basi per una maggiore salvaguardia della salute dei consumatori, offrendo una nuova arma per sventare eventuali frodi alimentari ed assicurare al consumatore un prodotto migliore. Si tratta del <em>“DNA barcording”</em>, ovvero di un codice a barre basato sul DNA.

E’ una procedura che funziona come il codice a barre usato per identificare e prezzare i prodotti al supermercato ma per l’identificazione si basa sul Dna e può svelare le frodi alimentari perché proprio attraverso test del Dna svela…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Secondo una <a href="http://newswire.rockefeller.edu/?page=engine&amp;id=1017" target="_blank">ricerca condotta alla <em>Rockefeller University</em></a> insieme con esperti dell’<em>American Museum of Natural History</em> e pubblicata sulla rivista <em>Bioscience</em>, sono state poste le basi per una maggiore salvaguardia della salute dei consumatori, offrendo una nuova arma per sventare eventuali frodi alimentari ed assicurare al consumatore un prodotto migliore. Si tratta del <em>“DNA barcording”</em>, ovvero di un codice a barre basato sul DNA.

E’ una procedura che funziona come il codice a barre usato per identificare e prezzare i prodotti al supermercato ma per l’identificazione si basa sul Dna e può svelare le frodi alimentari perché proprio attraverso test del Dna svela la reale composizione dei cibi.

La tecnica si basa sull’analisi di marcatori genetici tipici del Dna di un certo animale o di una certa pianta, per cui, anche se un cibo a base di carne è stato molto lavorato, il test riuscirà a dire ugualmente se si tratta di carne di un certo animale piuttosto che di un altro, perché il Dna non si rovina e resta analizzabile anche dopo la cottura.

I ricercatori hanno analizzato confezioni di diversi alimenti, tentando di scoprire se quanto dichiarato dall’etichetta corrispondesse all’oggetto realmente fornito: su 66 cibi campione è emerso che per 11 di essi le etichette sulle rispettive confezioni dichiarano un contenuto falso rispetto a quello reale smascherato dal test del Dna.

Carne di manzo spacciata per pregiata carne di cervo; un costoso formaggio di pecora che invece era fatto con normalissimo latte di mucca; e poi ancora, al posto del caviale di storione, caviale meno pregiato derivante da uova di pesce d’acqua dolce che vive nelle acque del Mississippi. Questi sono solo alcuni degli esempi più eclatanti.

In generale, la maggior parte delle etichette contraffatte nasconde la presenza di qualcosa di meno costoso o desiderabile dal consumatore e quindi è un ‘furto’ per chi paga di più quel cibo. Se l’etichetta riporta ingredienti falsi, oltre al danno economico, c’è anche il rischio di allergie alimentari; inoltre persone che, per esempio per motivi religiosi, non vogliono mangiare un certo tipo di cibo (ad esempio carne bovina) sono indotte a mangiarne in modo inconsapevole.

”Questo rapporto – scrivono gli autori dello studio – segnala alle autorità sanitarie quanto è semplice oggi controllare e certificare l’origine dei prodotti sul mercato e impedire le frodi alimentari, proteggendo sia la salute dei consumatori sia le specie animali in via di estinzione”.<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Buonenotizieit/~4/_gKBkeBvIZo" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Abruzzo: l’acqua è un bene pubblico</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 16:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Pavesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Approvato all’unanimità dal <strong>Consiglio Regionale abruzzese</strong> un emendamento che impegna la Regione a preservare il carattere pubblico dell’acqua, secondo cui il servizio idrico è da ritenersi privo di rilevanza economica. Dopo il Comune di Venezia, anche la Regione Abruzzo riconosce l’acqua come “diritto umano” e il servizio idrico integrato come “privo di rilevanza economica”. La notizia arriva a un mese di distanza da un altro importante riconoscimento:  quello del <strong>Consiglio Comunale di Venezia</strong> dell’acqua come “diritto umano, universale, indivisibile e inalienabile” e del servizio idrico integrato come “privo di rilevanza economica”.

Nonostante la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, lo scorso 25 settembre 2009,…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Approvato all’unanimità dal <strong>Consiglio Regionale abruzzese</strong> un emendamento che impegna la Regione a preservare il carattere pubblico dell’acqua, secondo cui il servizio idrico è da ritenersi privo di rilevanza economica. Dopo il Comune di Venezia, anche la Regione Abruzzo riconosce l’acqua come “diritto umano” e il servizio idrico integrato come “privo di rilevanza economica”. La notizia arriva a un mese di distanza da un altro importante riconoscimento:  quello del <strong>Consiglio Comunale di Venezia</strong> dell’acqua come “diritto umano, universale, indivisibile e inalienabile” e del servizio idrico integrato come “privo di rilevanza economica”.

Nonostante la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, lo scorso 25 settembre 2009, del <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/decreti/09135d.htm" target="_blank">Decreto-legge 135/2009</a> (e in particolare dell’Art. 15), singoli comuni, province e regioni si stanno muovendo in controtendenza rispetto alla normativa nazionale in materia di gestione dei servizi idrici. Ricordiamo, a questo proposito, che l’Art. 15 del Decreto-legge 135/2009 ha modificato l’Art. 23-bis della Legge 133/200 che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società mediante il ricorso a gara. L’Art. 15 del D.L.135/2009, invece, sancisce l’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica in favore di imprenditori o di società, in qualunque forma costituite o, in alternativa, a società a partecipazione mista pubblica e privata, con capitale privato non inferiore al 40%, e decreta la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni, alla data del 31 dicembre 2011 (limitatamente a quelli in essere alla data del 22 agosto 2008). Dal 1° gennaio 2012, cioè, la gestione delle acque potabili italiane dovrebbe passare interamente in mani private.

Dal momento che la normativa nazionale rischia di vanificare qualsiasi sforzo in difesa della gestione pubblica dell’acqua a livello locale, cosa possono fare comuni, province e regioni? A loro, almeno per il momento, non resta che <strong>riportare nei propri Statuti </strong>il riconoscimento dell’acqua <strong>“come un diritto umano e bene comune pubblico“</strong> e il conseguente riconoscimento dei servizi idrici quali<strong> “servizi pubblici locali privi di rilevanza economica”</strong>. Questo è ciò che stanno chiedendo molti privati cittadini, associazioni e movimenti italiani che difendono la gestione pubblica dell’acqua, ed è proprio ciò che intendono fare, in tempi brevi, sia il Comune di Venezia che la Regione Abruzzo.

<a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/decreti/09135d.htm"></a><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Buonenotizieit/~4/xHjCNI3HZ5s" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Una ricerca rivela: cattivi manager spingono i lavoratori a lasciare il posto. In corso una campagna di sensibilizzazione.</title>
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		<comments>http://lnx.buonenotizie.it/cronaca-e-societa/2009/12/06/una-ricerca-del-regno-unito-rivelacattivi-manager-spingono-i-lavoratori-a-lasciare-il-lavoro/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 13:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariateresa Doriana Scardino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Che il management etico e le performances socialmente corrette siano diventate un indicatore importante nella valutazione complessiva delle organizzioni, si sapeva. Si sapeva anche che termini come Csr, sustainability management, manager etico, investimento nella comunita&#8217;, certificazione sociale e confomita&#8217; a varie direttive europee, linee guida e protocolli internazionali per sono diventati i termini chiave per conciliare obiettivi economici, sociali e ambientali, in linea con quanto previsto dal <em>triple bottom line approach.</em></p>
<p>Quello che, invece, pare non si sappia ancora bene riguarda il saper incentivare uno stile di leadership etico, l&#8217;unico che garantisce massimi risultati in termini di <em>performances</em> interne ed esterne dell&#8217;organizzazione.</p>
<p>E&#8217;…</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che il management etico e le performances socialmente corrette siano diventate un indicatore importante nella valutazione complessiva delle organizzioni, si sapeva. Si sapeva anche che termini come Csr, sustainability management, manager etico, investimento nella comunita&#8217;, certificazione sociale e confomita&#8217; a varie direttive europee, linee guida e protocolli internazionali per sono diventati i termini chiave per conciliare obiettivi economici, sociali e ambientali, in linea con quanto previsto dal <em>triple bottom line approach.</em></p>
<p>Quello che, invece, pare non si sappia ancora bene riguarda il saper incentivare uno stile di leadership etico, l&#8217;unico che garantisce massimi risultati in termini di <em>performances</em> interne ed esterne dell&#8217;organizzazione.</p>
<p>E&#8217; proprio sul ruolo del manager etico che si incentra infatti la nuova ricerca commissionata nel Regno Unito dal Chartered Institute of Management (www.managers.org.uk) uno degli istituti di ricerca piu&#8217; importanti della Gran Bretagna in tema di sviluppo e promozione del management etico. La ricerca, presentata lo scorso 11 novembre 2009, si inserisce in un contesto allargato : il lancio del <strong>&#8220;Manifesto for a Better Managed Britain&#8221;</strong> per la sensibilizzazione sul tema del managment etico e responsabile.<br />
La campagna, gia&#8217; stata sottoscritta da oltre 2000 manager, e considerando i dati emersi dalle interviste, si spera che le adesioni crescano, al fine di sensibilizzare su un tema che investe la sfera delle risorse umane, quella della garanzia e tutela dei lavoratori e quella della cultura organizzativa stessa.</p>
<p>Gia&#8217; nel 1939 un gruppo di studiosi guidati da Kurt Lewin, pioniere della psicologia sociale, ricercatore ed esperto delle dinamiche di gruppo e delle organizzazioni aveva fornito a suo tempo una categorizzazione rispetto agli stili di <em>leadership </em>(democrativa, autoritaria, permissiva) rivelando l&#8217;appropriatezza della leadership democrativa e collaborativa.<br />
Basato sulla condivisione delle decisioni, sul dialogo, sulla liberta&#8217; di espressione, quello democratico si rivelo&#8217; infatti l&#8217;unico stile di managment in grado di incentivare la motivazione dei lavoratori, incidere sulla cooperazione, sull&#8217; interdipendenza del gruppo di lavoro, sulla condivisione dei valori e l&#8217;identifcazione nella mission e nella cultura organizzativa e di conseguenza sul raggiungimento degli obiettivi aziendali.</p>
<p>Se si sa&#8217; che le lezioni vengono dal passato, si sa anche che spesso la messa in pratica degli insegnamenti richiede tempo. I dati emersi dalla ricerca del <em>Charter Institute of Managemnt</em>, dopo oltre 150 anni dalle ricerche di k. Lewin, non sono affatto consolanti.<br />
<strong>&#8220;Bad bosses force staff to quit,&#8221;</strong> e&#8217; il modo in cui la BBC sul sito web (http://news.bbc.co.uk) titola l&#8217;articolo che si riferisce alla ricerca in questione.</p>
<p>Dallo studio emerge non solo che 49% dei lavotori decide di lasciare il posto di lavoro per scarsa condivisione dello stile di leadership, ma che sempre piu&#8217; spesso preferisce una remunazione minore ed uno stile di leadership etico ad uno stipendio piu&#8217; alto abbinato ad uno stile di managment che non riflette i suoi valori e punti di vista.<br />
Per quanto riguarda i manager, buona parte di loro ammette di non aver effettuato un dovuto periodo di training in grado di abilitarli e formarli nell&#8217;esercizio del loro ruolo e che quindi spesso si trovano &#8220;lanciati&#8221; nell&#8217;esercizio della nuova professione e coinvolti in processi di <em>&#8220;learn by doing&#8221;</em>. Il 68 % dei membri del management intervistati ammette, inoltre, di trovarsi a ricoprire posizioni apicali non per motivazione o per scelta personale ma per una questione di opportunita&#8217;,di questi il 40% dichiara apertamente che non avrebbe voluto assolutamente assumersi tutte le responsabilita&#8217; legate all&#8217;esercizio di una posizione di managment.</p>
<p>Rilevanze empiriche queste, da non sottovalutare, specie se si pensa che lo scorso maggio all&#8217;ottavo <strong>Annual Responsible Business Summit,</strong> la piu&#8217; grande conferenza europea sulla <em>corporate social responsibility</em>, quello della gestione etica d&#8217;impresa ha rappresentato uno dei noccioli piu&#8217; importanti della piattaforma di dialogo londinese.</p>
<p>Il manager etico e&#8217; considerato fautore del cambiamento socio-culturale, gestore del dialogo con gli stakeholder e di operazioni di comunicazione interna ed esterna, quindi in gran parte responsabile, nell&#8217;immagine e nella sostanza, di intervenire &#8220;sull&#8217;agire responsabile&#8221; dell&#8217;impresa, in cui si trova ad operare.</p>
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		<title>Aids: in 8 anni calano del 17% le infezioni</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 10:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Cinelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>
		<category><![CDATA[aids]]></category>
		<category><![CDATA[hiv]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 2001 al 2009, il numero di persone nel mondo che ha contratto il virus Hiv, responsabile della Sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids), è diminuito del 17%: questo il dato confortante contenuto nel rapporto 2009 realizzato dal Programma delle Nazioni Unite per il contrasto all’Aids (Unaids) e dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) sullo stato della malattia a livello globale. Il rapporto, che al suo interno contiene anche molti altri dati positivi, precisa che nell’Africa sub-sahariana, colpita più di ogni altro continente da virus Hiv, il calo è stato del 15%, con quasi 400mila contagi in meno rispetto al solo 2008.…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Dal 2001 al 2009, il numero di persone nel mondo che ha contratto il virus Hiv, responsabile della Sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids), è diminuito del 17%: questo il dato confortante contenuto nel rapporto 2009 realizzato dal Programma delle Nazioni Unite per il contrasto all’Aids (Unaids) e dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) sullo stato della malattia a livello globale. Il rapporto, che al suo interno contiene anche molti altri dati positivi, precisa che nell’Africa sub-sahariana, colpita più di ogni altro continente da virus Hiv, il calo è stato del 15%, con quasi 400mila contagi in meno rispetto al solo 2008.

Il rapporto sottolinea, inoltre, che al di là del picco e dell’evoluzione naturale dell’epidemia, i programmi di prevenzione e gli investimenti internazionali per favorire l’accesso ai farmaci antiretrovirali hanno portato un reale cambiamento.

Il Dr. Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS, ha dichiarato: “Gli investimenti internazionali e nazionali per l’estensione dei trattamenti del virus Hiv hanno dato dei risultati concreti e misurabili. Dobbiamo evitare trionfalismi per non vanificare i successi ottenuti. E’ questo il momento di raddoppiare gli sforzi al fine di salvare ancora più vite”.

Le terapie antiretrovirali hanno avuto un effetto significativo soprattutto nella prevenzione delle nuove infezioni nei bambini e nelle donne in gravidanza. Dal 2001 sono state prevenute circa 200mila infezioni nella popolazione infantile, grazie all’accesso ai farmaci in grado di bloccare la trasmissione da madre a figlio. In Botswana, dove la copertura dei trattamenti è pari all’80%, negli ultimi 5 anni le morti si sono dimezzate.

Nella lotta all’AIDS i programmi di prevenzione e di cura però non bastano: è essenziale che questi siano integrati ad altri servizi sanitari e di aiuto sociale. Il Programma delle Nazioni Unite e l’Oms hanno evidenziato l’importanza di non sottrarre investimenti nella lotta all’AIDS – denunciando come i risultati incoraggianti degli ultimi anni e la crisi economica stiano spingendo soprattutto i Paesi più poveri e dirottare fondi destinati alla lotta e prevenzione della malattia in altri settori – e di proseguire con l’approccio coordinato (dalla prevenzione alla cura) che si è dimostrato la chiave vincente nel contrastare la malattia e i suoi effetti peggiori.

Al fine di rafforzare i risultati ottenuti, è stato lanciato il sito web AIDSspace.org, una comunità virtuale in rete aperta a tutti e gratuita, volta a stimolare lo scambio e la condivisione di esperienze e informazioni utili relativamente all’Hiv. Su AIDSspace gli utenti possono trovare studi di casi particolari, materiale multimediale, annunci di conferenze, rapporti e altre fonti essenziali di informazione.<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Buonenotizieit/~4/4cX_yglGZAw" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Patch Adams a Milano: “l’antidoto a tutti i mali è il sorriso”</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 12:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Cinelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>

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<p> </p>
<div id="attachment_70" class="wp-caption alignleft" style="width: 256px"><a rel="attachment wp-att-70" href="http://lnx.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2009/11/26/patch-adams-a-milano-%e2%80%9cl%e2%80%99antidoto-a-tutti-i-mali-e-il-sorriso%e2%80%9d/foto-di-andrea-basile/"><img class="size-full wp-image-70" src="http://lnx.buonenotizie.it/salute-e-benessere/files/2009/11/FOTO-DI-ANDREA-BASILE.jpg" alt="Patch Adams - foto di Andrea Basile" width="246" height="369" /></a><p class="wp-caption-text">Patch Adams - foto di Andrea Basile</p></div>
<p>Patch Adams, noto medico statunitense, padre della comico-terapia, è a Milano per raccontare il suo impegno di medico clown per la cura dei bambini negli ospedali del mondo.</p>
<p>La storia di Patch Adams &#8211; divenuto famoso grazie al noto film nel quale il suo ruolo viene interpretato da un brillante Robin Williams &#8211; comincia in un ospedale psichiatrico, dove Patch, ancora adolescente, viene ricoverato dopo aver tentato il suicidio, per un grave problema di depressione. In ospedale aiuta il suo compagno di stanza a superare un forte malessere, ricorrendo a un gioco divertente. Improvvisamente capisce…</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p> </p>
<div id="attachment_70" class="wp-caption alignleft" style="width: 256px"><a rel="attachment wp-att-70" href="http://lnx.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2009/11/26/patch-adams-a-milano-%e2%80%9cl%e2%80%99antidoto-a-tutti-i-mali-e-il-sorriso%e2%80%9d/foto-di-andrea-basile/"><img class="size-full wp-image-70" src="http://lnx.buonenotizie.it/salute-e-benessere/files/2009/11/FOTO-DI-ANDREA-BASILE.jpg" alt="Patch Adams - foto di Andrea Basile" width="246" height="369" /></a><p class="wp-caption-text">Patch Adams - foto di Andrea Basile</p></div>
<p>Patch Adams, noto medico statunitense, padre della comico-terapia, è a Milano per raccontare il suo impegno di medico clown per la cura dei bambini negli ospedali del mondo.</p>
<p>La storia di Patch Adams &#8211; divenuto famoso grazie al noto film nel quale il suo ruolo viene interpretato da un brillante Robin Williams &#8211; comincia in un ospedale psichiatrico, dove Patch, ancora adolescente, viene ricoverato dopo aver tentato il suicidio, per un grave problema di depressione. In ospedale aiuta il suo compagno di stanza a superare un forte malessere, ricorrendo a un gioco divertente. Improvvisamente capisce di avere un dono, quello di poter aiutare chi soffre creando un contatto speciale e profondo, attraverso l’allegria e la complicità. Decide allora di studiare medicina, laureandosi nel 1973.</p>
<p>Conseguita la laurea, Patch inizia a dedicarsi pienamente alla cura dei malati, concretizzando il suo ideale di una medicina che sia, prima di tutto, un atto d’amore: è così che decide di trasformare la casa dove vive in una clinica aperta a chi soffre. Insieme a un gruppo di volontari riesce, in dieci anni, a prestare cure gratuite a circa 15.000 malati e nel 1977 compra un terreno nel North Carolina, dove progetta di costruire una clinica vera e propria. Fonda quindi l&#8217;associazione <em>Gesundheit Institute</em> che in tedesco significa “istituto della salute”, per la raccolta di fondi finalizzata alla realizzazione di una clinica, che sia un luogo accogliente e gioioso, dove l’importanza non è la cura della patologia ma la cura del paziente, nella sua interezza di essere umano.</p>
<p>&#8220;Ho sempre pensato, sostiene Patch, che fosse strano e triste il fatto che le persone non abbiano alcun problema a comportarsi in modo rabbioso o burbero, ma che siano imbarazzate dal dover mostrare sentimenti positivi&#8221;. &#8220;Sappiamo tutti quanto sia importante l&#8217;amore, eppure, con quale frequenza viene provato o manifestato veramente? I mali che affliggono la maggior parte dei malati, come la sofferenza, la noia, paura o la solitudine non possono essere curati con una pillola&#8221;.</p>
<p>Nel concetto di “umanizzazione della cura”, Patch Adams racchiude il cuore profondo della sua idea di medicina al servizio dell’uomo e della vita per un radicale rinnovamento sociale, che ponga fine alla violenza e all’ingiustizia del mondo.</p>
<p>25-29 novembre _ Milano</p>
<p>Laboratorio: Educare al desiderio</p>
<p>Clown One Italia Onlus e School for Designing a Society</p>
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		<item>
		<title>Parigi: l’acqua ritorna pubblica</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 18:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Pavesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[privatizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<h2>Dal 1° gennaio 2010 la gestione delle acque ritornerà pubblica al 100%, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata. </h2>
<p>Ancora poche settimane e l’intera gestione delle acque potabili parigine ritornerà nelle mani del Comune. Sin dallo scorso maggio il sindaco Bertrand Delanoë aveva annunciato alla cittadinanza la decisione di ritornare ad una gestione idrica pubblica e di non rinnovare i contratti di distribuzione e fatturazione delle acque parigine alle <strong>multinazionali francesi</strong> <strong>Veolia e Suez</strong>, in scadenza il prossimo 31 dicembre. Dal 1° gennaio 2010 l’intero servizio idrico passerà nelle mani di un Ente di diritto pubblico che si chiamerà EAU DE PARIS…</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Dal 1° gennaio 2010 la gestione delle acque ritornerà pubblica al 100%, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata. </h2>
<p>Ancora poche settimane e l’intera gestione delle acque potabili parigine ritornerà nelle mani del Comune. Sin dallo scorso maggio il sindaco Bertrand Delanoë aveva annunciato alla cittadinanza la decisione di ritornare ad una gestione idrica pubblica e di non rinnovare i contratti di distribuzione e fatturazione delle acque parigine alle <strong>multinazionali francesi</strong> <strong>Veolia e Suez</strong>, in scadenza il prossimo 31 dicembre. Dal 1° gennaio 2010 l’intero servizio idrico passerà nelle mani di un Ente di diritto pubblico che si chiamerà EAU DE PARIS e che si occuperà di ogni singola fase: dalla captazione delle fonti alla fatturazione. E’ stato calcolato che, grazie alla ri-municipalizzazione, il Comune <strong>risparmierà 30 milioni di euro l’anno</strong>, che serviranno sia a migliorare la rete idrica, sia a <strong>stabilizzare il prezzo </strong><strong>di 2,77 euro al metro cubo fino al 2014</strong>.</p>
<p>La decisione del Comune di Parigi si iscrive nel <strong>movimento di ri-municipalizzazione dell’acqua in Francia </strong>e nella più ampia battaglia mondiale per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e per la ri-pubblicizzazione dei servizi idrici. La Francia a suo tempo fu all’avanguardia nella corsa alla privatizzazione: il passaggio da una gestione idrica pubblica ad una privata delle acque parigine venne deciso sin dal 1984 da Jaques Chirac (<em>all’epoca sindaco di Parigi-n.d.a</em>.) e diventò effettivo a partire dal 1° gennaio 1985, per una durata di 25 anni. La captazione dell’acqua alle fonti fu affidata ad una società mista, la SAGEP (diventata poi SEM-Eau de Paris) di cui facevano parte il Comune di Parigi, con una quota del 72%, Veolia e Suez, ciascuna col 14%. Compiti principali della SAGEP erano sia di monitorare la qualità dell’acqua, sia di controllare i gestori privati incaricati della distribuzione. E a chi venne affidato il servizio di distribuzione delle acque (insieme alla conseguente rendicontazione, tariffazione e fatturazione)? Al GIE, una società privata costituita da Veolia e Suez, che si divisero equamente la capitale: Veolia-Compagnie des Eaux de Paris sulla rive droite e Suez-Eau et Force-Parisienne des Eaux sulla rive gauche. In pratica i privati “controllati” dalla SAGEP erano i “controllori” stessi.</p>
<p>Da studi recenti si evince come la gestione privata delle acque parigine abbia generato in questi 25 anni solo un <strong>aumento sistematico dei prezzi</strong>, non accompagnato da un conseguente miglioramento dei servizi, bensì da una lunga serie di <strong>abusi, prezzi gonfiati, casi di corruzione</strong> e <strong>servizi obsoleti, </strong>perché modernizzarli avrebbe richiesto investimenti e, dunque, meno profitti. Le indagini dell’”Ufficio Servizio Pubblico 2000” hanno<strong> </strong>dimostrato come la differenza del costo dell’acqua tra Parigi e il resto della Francia non sia dipesa da un maggior consumo di acqua, ma alla presenza stessa del GIE, che ha generato un’ingiustificabile espansione dei costi, consentendo alle multinazionali di realizzare profitti enormi. Inoltre, è stato evidenziato come dietro ai lunghi ritardi nella liquidazione delle somme non dovute da parte del GIE, si nascondesse <strong>una vera e propria rendita finanziaria</strong> a favore del GIE stesso.</p>
<p>Nemmeno la società mista SAGEP-SEM-Eau de Paris, però, è stata immune da critiche. La Camera dei Conti dell’Ile de France, infatti, ha documentato come anch’essa si sia caratterizzata per la <strong>totale</strong> <strong>mancanza di trasparenza contabile</strong>, soprattutto nel periodo 1998-2000. Secondo l’Associazione dei consumatori “FC-Que Choisir”, infine, la gestione privata delle acque di Parigi ha vinto (nel 2006 e 2007) il primo premio della sovra-fatturazione, con <strong>un tasso di margine del 58,7%</strong>, che testimonia gli incredibili profitti di Veolia e Suez.</p>
<p>Per tutte queste ragioni, e nonostante in Francia la gestione dell’acqua sia privatizzata, il Comune di Parigi ha preso la storica decisione di riappropriarsi dell’intero servizio idrico. Dopo Parigi, Grenoble (già ri-pubblicizzata dal 2001) e Cherbourg (dal 2005), altre importanti città ed aree urbane come Tolosa, Lione e l’Ile de France &#8211; insieme a più di 40 comunità &#8211; stanno obbligando le multinazionali a rinegoziare i contratti e stanno prendendo in seria considerazione l’opportunità di ritornare alla gestione pubblica. Una tendenza che si osserva anche a livello planetario e che dipende dalla consapevolezza sempre più diffusa che la privatizzazione dell’acqua non è conveniente, né per la rete idrica, né per gli utenti.</p>
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