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	<title>Businessfinder</title>
	
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	<description>by Interconsult S.r.l.</description>
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		<title>Intervista a Ilaria Bruzzechesse</title>
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		<comments>http://www.businessfinder.it/news/intervista-a-ilaria-bruzzechesse/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.rocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Bruzzechesse BusinessFinder]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Bruzzechesse intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Offerta BusinessFinder]]></category>

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		<description><![CDATA[La nostra Responsabile Marketing risponde alle domande di Netforum ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>La rivista <strong>Netforum</strong> nel suo numero di maggio ospita un&#8217;intervista alla nostra Responsabile Marketing<strong> Ilaria Bruzzechesse</strong>, che fa il punto su quanto advertising online e marketing contribuiscano alla costruzione di una strategia vincente per il commercio elettronico entrando nei dettagli dell&#8217;offerta BusinessFinder. Riportiamo di seguito i suoi interventi.</p>
<p><em>&#8220;La crescita a due cifre del mercato degli acquisti online, ancora più significativa se comparata con la contrazione degli altri settori dell&#8217;economia italiana, è stata accelerata da una concomitanza di fattori di diversa natura. Il marketing e la comunicazione online hanno contribuito alle crescita di questo settore rispondendo alle esigenze di convenienza, affidabilità, informazione e condivisione degli utenti. Promozioni e offerte speciali riservate solo agli acquisti sul web, attenzione alla qualità e alla completezza delle informazioni sui prodotti e servizi venduti, servizi di customer care che vanno a compensare la distanza fisica tra venditore e acquirente attraverso un&#8217;assistenza tempestiva, e integrazione delle informazioni istituzionali con i feedback dei clienti e con i social sono strumenti  a disposizione delle aziende per ripensare il loro modo di comunicare con i propri clienti e fidelizzarli al fine di aumentare la conversione di acquisto. E&#8217; naturale, dunque, che per incrementare gli acquisti su e-shop, l&#8217;utilizzo degli spazi e degli strumenti messi a disposizione dall&#8217;advertising digitale diventa fondamentale&#8221;</em>.</p>
<h2>Quali strumenti di comunicazione online sono preferiti dagli attori del settore e-commerce?</h2>
<p><em>&#8220;Uno dei fattori che spinge all&#8217;acquisto online è certamente quello economico; i comparatori di prezzo sono pertanto uno dei mezzi fondamentali per chi promuove il proprio e-commerce, in quanto veicolano traffico targettizzato di utenti fortemente interessati all&#8217;acquisto di determinati prodotti e servizi. Una volta ottenuto il consenso al trattamento dei dati, le newsletter sono di fatto un altro strumento molto utilizzato ed efficace, così come i programmi di affiliazione; se viene studiata la strategia giusta, possono portare a un rendimento molto alto. Anche il canale social inizia ad avere un ruolo determinante per le vendite online; per alcuni nostri clienti abbiamo riscontrato che Facebook ha portato a tassi di conversione all&#8217;acquisto assai superiori rispetto agli altri strumenti citati&#8221;</em>.</p>
<h2>Come partner di web marketing, qual é l&#8217;apporto che garantite alle aziende attive in questo mercato?</h2>
<p><em>&#8220;Ci caratterizziamo per un approccio prettamente consulenziale e, pertanto, studiamo progetti su misura per i nostri clienti e per le loro esigenze. Non abbiamo quindi un&#8217;offerta standardizzata. Alle aziende che operano in questo mercato garantiamo l&#8217;apporto dei nostri valori fondamentali di professionalità, esperienza ed efficacia. Questi si traducono, in modo concreto, nella tracciabilità, nella misurabilità dei risultati e nel continuo aggiornamento del nostro team&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>[Fonte: Netforum maggio 2012]</em></p>
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		<item>
		<title>Netcomm e-Commerce Forum 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.rocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[e-commerce in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Netcomm e-Commerce Forum 2012]]></category>
		<category><![CDATA[numeri commercio elettronico]]></category>

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		<description><![CDATA[I dati presentati parlano di un incremento del 18% per il 2012]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="article_content">
<p>&nbsp;</p>
<p>Il mercato <strong>e-commerce italiano</strong> tiene bene la crisi e, a dispetto della sfiducia generalizzata, può al contrario rivelarsi <strong>uno dei principali motori per il rilancio del nostro Paese</strong>. Crescono dell’11% gli utenti attivi online da aprile 2011 raggiungendo quota 10 milioni negli ultimi tre mesi 2012, cresce il fatturato e l’export. Ed è proprio sul <strong>gap con il resto d’Europa</strong> che le nostre imprese devono oggi misurarsi per cercare di riprendere in mano le sorti dell’economia italiana.<br />
Questo è quanto si evince dall’analisi dei dati presentati da tutti i protagonisti della settima edizione del<strong> Netcomm e-Commerce Forum 2012</strong> oggi a Milano, alla presenza di circa 4000 persone tra aziende, professionisti e giornalisti, “una partecipazione che dimostra il <strong>grande interesse per il canale</strong> in questo momento di grande incertezza economica” come sottolineato da <strong>Roberto Liscia</strong>, Presidente di Netcomm-Consorzio del Commercio Elettronico Italiano.</p>
<h2>I numeri per il 2012</h2>
<p>“Secondo le stime, <strong>la</strong> <strong>crescita del commercio elettronico italiano per il 2012 si manterrà intorno al 18%</strong>, un valore poco distante da quello dello scorso anno, per un fatturato previsto di circa 9,5 Miliardi di euro – ha dichiarato <strong>Alessandro Perego</strong>, Responsabile Scientifico Osservatorio B2c Netcomm-Politecnico di Milano – l’export, composto per il 55% dal turismo e per il 33% dall’abbigliamento, cresce del 21% e raggiungerà a fine 2012 un valore totale di oltre 1,6 Miliardi di euro”.</p>
<p>Nonostante questo, <strong>l’Italia</strong> è un paese che ancora <strong>importa troppo</strong> (2,8 Miliardi di euro) e che<strong> soffre un</strong> <strong>ritardo cronico nell’alfabetizzazione digitale</strong> rispetto ai cugini europei. Gli italiani che usano la rete nelle fasce d’età tra i 55 e i 74 anni sono infatti il 22%, contro una media europea del 40%; quelli tra i 25 e i 54 anni sono il 60%, contro una media del 76%; quelli tra i 16 e i 24 anni sono l’81%, contro una media del 91%, ben 10 punti percentuali in meno.</p>
<h2>Gli italiani usano poco Internet</h2>
<p>Tra coloro che navigano <strong>solo una porzione ridotta</strong> <strong>effettua acquisti online </strong>(15%), contro una media europea del 43%. In Spagna sono il 27%, in Francia il 53%, in Germania il 64% e in UK il 71%. Sempre da un confronto con gli altri paesi, <strong>emerge come l’Italia resti indietro</strong> sia in termini di livello di innovazione tecnologica e produttività, posizionandosi esattamente nel quadrante opposto rispetto agli USA , sia per quanto riguarda la competitività e la penetrazione della banda larga.</p>
<h2>Poca innovazione uguale bassa produttività</h2>
<p>Mai come quest’anno, quindi, <strong>l’impegno di Netcomm si è fatto intenso</strong> e necessario su temi come trasparenza, codici di condotta e progetti di formazione, attraverso il supporto alla nascita dell’Associazione Europea, al progetto “MyBank” e alla cabina dell’Agenda Digitale Italiana. Proprio quest’ultima ha fissato gli obiettivi per il 2015:</p>
<p><strong>acquisti online per il 50% della popolazione</strong><br />
media attuale europea 56%; media attuale italiana 49%<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>acquisti online all’estero per il 20%</strong><br />
media attuale europea vendite 12% e acquisti 19%<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>vendite/acquisti online per il 33% delle PMI</strong><br />
media attuale italiana vendite 4% e acquisti 11%</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[<em>Fonte: www.thebizloft.com</em>]</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
</div>
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		<item>
		<title>La brand reputation si gioca sui social media</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 07:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.rocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[brand awareness]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[commento negativo social media]]></category>
		<category><![CDATA[conversazione social]]></category>
		<category><![CDATA[gestione crisi azienda]]></category>
		<category><![CDATA[gestione reputazione brand]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Con i social media i brand si mettono in gioco in un rapporto orizzontale con gli utenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi i social media rendono possibile qualcosa che fino a qualche anno fa a livello aziendale era impensabile: ovvero <strong>la comunicazione bidirezionale tra i brand e i consumatori</strong>, per dirla con altre parole la possibilità di accrescere il valore del proprio business nel dialogo con il target di riferimento. A cambiare totalmente è il <strong>punto di vista  dal quale l&#8217;azienda da sempre ha controllato la propria immagine e comunicazione</strong>, facendo leva su quelli che riteneva fossero i suoi punti di forza e nascondendo gli aspetti maggiormente critici del suo business. Tutto questo senza instaurare un dialogo diretto con la clientela e attraverso una tipologia di marketing 1.0, cioè non in grado di misurare il ritorno sull&#8217;investimento. <strong>Le dinamiche della rete hanno scardinato totalmente tale logica</strong>, investendo le aziende di un ruolo rischioso da un lato e sorprendente dall&#8217;altro.</p>
<p>I social media hanno costretto i brand a seguire una <strong>rigorosa politica di trasparenza nel rapporto con gli utenti</strong>, presupposto fondamentale per la creazione di una comunità consapevole del servizio o prodotto offerto e partecipativa nel dialogo con l&#8217;azienda. Tale orizzontalità di relazione ha rotto quel <strong>muro di inaccessibilità al brand</strong> ridando potere ai consumatori che possono ora rapportarsi con un marchio che si mette in gioco, che risponde e si racconta.<strong><br />
</strong></p>
<p>Ovviamente <strong>la visibilità e l’esposizione con l’utente può rappresentare un rischio</strong>. Un consumatore non soddisfatto del servizio sarà libero se lo vorrà di esprimere la sua opinione sulla pagina facebook del brand in questione, oppure di condividere con gli altri il suo disappunto su altre piattaforme. Le conseguenze possono essere diverse. E&#8217; vero che <strong>un commento negativo spesso incoraggia altre critiche</strong> ma non necessariamente apre una crisi di reputazione dell&#8217;azienda. A fare la differenza è il <strong>modo in cui tale situazione viene gestita</strong>. E&#8217; proprio qui che si distingue l&#8217;azienda che è sui social media per mero presenzialismo da quella che ne coglie l&#8217;opportunità. Chiaramente ci si augura che a gestire il problema sia una risorsa che conosca a un livello professionale i codici dei social media. I consigli che si possono dare sono i seguenti:</p>
<h2>1. mai cancellare un post negativo</h2>
<p>questo infrangerebbe quel <strong>patto di fiducia che tacitamente ogni brand stringe con l&#8217;audience digitale</strong> nel momento in cui decide di essere <em>social</em>. Nascondere ciò che è scomodo non è solo eticamente scorretto ma è oltremodo sconveniente anche perché l&#8217;utente di oggi è un consumatore evoluto e pienamente consapevole della netiquette che regola le relazioni sul web;</p>
<h2>2. rispondere in tempi rapidi e con disinvoltura</h2>
<p>questo dimostrerà l&#8217;apertura anche alle criticità e contribuirà alla <strong>percezione della solidità del brand</strong>. L&#8217;utente scontento ci sarà sempre ma non sarà lui a mettere a repentaglio l&#8217;identità di azienda;</p>
<h2>3. essere comprensivi</h2>
<p><strong>ogni critica rappresenta</strong> potenzialmente <strong>un&#8217;opportunità di crescita e miglioramento del prodotto</strong>, quindi ove possibile nella risposta è bene dimostrare di accettarla in maniera intelligente. Uno dei vantaggi della conversazione diretta con il target è proprio questo, ottenere informazioni sulla soddisfazione del cliente senza ricorrere ad altre tecniche di direct marketing;</p>
<h2>4. dimostrare di padroneggiare lo strumento</h2>
<p>pretendere di utilizzare i social network come cartelloni pubblicitari è sbagliato. Il linguaggio non può essere quello dell&#8217;advertising tradizionale e neanche quello formale dei comunicati stampa. Su questi canali <strong>gli utenti si sentono liberi di esprimersi proprio perché il registro è colloquiale</strong>, non impegnativo. Adeguarsi ad esso è determinante per essere credibili anche a livello micro.</p>
<h2>Vuoi che un team di professionisti ti aiuti a costruire l&#8217;identità social del tuo business? Affidati a BusinessFinder, compila il form e sarai subito contattato!</h2>
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		<item>
		<title>Less is more, quando l’eccesso di informazioni disorienta l’utente</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 10:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.rocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[brand engagement]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca CEB]]></category>
		<category><![CDATA[semplificazione decisioni d'acquisto]]></category>

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		<description><![CDATA[La semplificazione nel processo di acquisto vince sulle odierne strategie di engagement]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>I consumatori online non necessariamente rispondono alle strategie  di engagement dei loro brand preferiti. Cambiano velocemente idea e <strong>tendono a spostarsi sui brand che rendono la decisione di acquisto più semplice</strong>. Dietro questo trend c&#8217;é <strong>una ricerca del Corporate Executive Board </strong>(CEB) che ha messo in luce quanto <strong>i consumatori</strong> siano <strong>sempre più sommersi di informazioni di cui farebbero volentieri a meno</strong>, incluse le comunicazioni di marketing. I brand che assicurano un percorso d&#8217;acquisto semplice possono contare su <strong>consumatori</strong> che sono <strong>maggiormente disposti ad acquistare loro prodotti e a raccomandarli</strong> agli altri.</p>
<p>Attraverso uno studio che ha coinvolto 7.000 consumatori e dirigenti di marketing di 125 marchi al consumo in 12 settori diversi, i<strong>l CEB ha identificato una disconnessione significativa tra le strategie di marketing correnti, comprese quelle di engagement, e il comportamento del consumatore-acquirente</strong>. Mentre molti esperti di marketing si stanno comportando come se la maggioranza dei consumatori siano disposti ad avere una rapporto (informativo, pubblicitario o commerciale) con i loro brand, il CEB ha individuato che <strong>solo il 20%  dei consumatori dichiarano di essere aperti a tali relazioni</strong>. Quindi <strong>le odierne tecniche di marketing stanno fidelizzando sempre meno</strong> i consumatori con una conseguente perdita economica per le aziende.</p>
<p>&#8220;La nostra ricerca indica che<strong> la semplificazione delle decisioni di acquisto</strong> per i consumatori <strong>è quattro volte più impattante della migliore strategia di marketing</strong> per l&#8217;engagement <strong>ed è il vettore numero uno di probabilità di acquisto</strong>&#8220; ha detto Patrick Spenner, direttore amministrativo del CEB. &#8220;<strong>L&#8217;eccesso di scelta e informazioni fa sì che i clienti pensino troppo alla decisione d&#8217;acquisto</strong>, cosa che li rende più propensi a cambiare idea su un prodotto, essere meno fiduciosi nelle loro scelte e meno propensi al riacquisto&#8221;.</p>
<h2>Semplificare la decisione d&#8217;acquisto</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il CEB offre come spunto il seguente <strong>esempio di due marche rivali specializzati in fotocamere digitali</strong>.</p>
<p>Il <strong>brand A</strong> <strong>intercetta chiunque sia in cerca di una comune fotocamera digitale</strong>. Nei suoi negozi, sulla confezione del prodotto sono elencate le <strong>principali caratteristiche tecniche</strong>, vengono anche usati<strong> i codici QR</strong> che rinviano al sito web della società per ulteriori specifiche tecniche. Il <strong>brand B</strong> <strong>individua il suo target attraverso strategie di search marketing</strong> al fine di capire l&#8217;intento del consumatore: è soltanto in cerca di informazioni o ha intenzione di comprare?</p>
<p><strong>Il brand A informa il più possibile l&#8217;utente-acquirente mentre il brand B lo aiuta attivamente  a prendere una decisione</strong>.</p>
<p>“La nostra ricerca mostra che i consumatori, considerando entrambi i brand, sono verosimilmente <strong>più attirati dal brand B</strong>” scrivono i ricercatori del CEB. Le loro statistiche mostrano che anche solo una semplificazione del 20%  porta a un incremento del 96% delle possibilità di acquisto, riacquisto e raccomandazione del brand in questione.</p>
<div>Le aziende possono <strong>semplificare il processo d&#8217;acquisto in 3 modi</strong> al fine di aiutare il consumatore:</div>
<div></div>
<div>
<ul>
<li>fornire <strong>raccomandazioni tramite i consumatori</strong>, considerando valutazioni e review;</li>
<li>semplificare la ricerca offrendo <strong>informazioni del prodotto mirate</strong> ed ottimizzate <strong>per ogni stadio decisionale</strong>;</li>
<li>rendere le <strong>procedure di acquisto il più possibile trasparenti </strong>e dotate di informazioni sul brand ben visibili e differenziate.</li>
</ul>
</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div><em>[Fonte: <a title="Less is more, quando l'engagement non funziona" href="http://www.marketingvox.com/users-want-ease-of-decision-more-than-engagement-051046/">www.marketingvox.com</a>]</em></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/BusinessFinder/~4/zpXkuyWb5WM" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Cresce la fiducia dei consumatori nel word of mouth</title>
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		<comments>http://www.businessfinder.it/news/cresce-la-fiducia-dei-consumatori-nel-word-of-mouth/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 08:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.rocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[crescita word of mouth]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia in advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Global Trust in Advertising di Nielsen]]></category>
		<category><![CDATA[media earned]]></category>
		<category><![CDATA[rilevanza messaggio pubblicitario]]></category>

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		<description><![CDATA[Dati Nielsen confermano l'importanza dell'Earned Advertising]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>L’indagine <strong>Global Trust in Advertising di Nielsen</strong>, condotta intervistando oltre 28.000 utenti internet in 56 Paesi, dimostra che</p>
<p>- il <strong>92% </strong>dei consumatori in tutto il mondo dichiara di fidarsi<strong> dei media “earned” </strong>come il passaparola e le raccomandazioni da parte di amici e parenti più di tutte le altre forme di pubblicità,</p>
<p><strong>- i commenti online </strong>sono la<strong> seconda forma più affidabile di pubblicità </strong>con il<strong> 70%</strong> degli intervistati che dichiara di fidarsi di questa modalità di comunicazione.</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le rilevazioni più interessanti emerge che:</p>
<p>- il<strong> 58% </strong>dei consumatori globali online si fida dei<strong> messaggi sui siti web aziendali</strong>,</p>
<p>- il<strong> 50% </strong>crede al contenuto delle<strong> email che ha acconsentito a ricevere</strong>,</p>
<p>- il<strong> 42% </strong>si affida agli<strong> annunci radiofonici</strong>,</p>
<p>- il<strong> 41%</strong> ai <strong>messaggi pubblicitari</strong> proiettati <strong>nei cinema</strong>,</p>
<p>- il<strong> 40%</strong> ritiene efficace<strong> il product placement</strong> <strong>in televisione</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Fiducia negli annunci pubblicitari online</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>- Il<strong> 36%</strong> dei consumatori globali online afferma di fidarsi dei<strong> video pubblicitari in rete</strong>,</p>
<p>- il<strong> 33%</strong> crede nei <strong>messaggi dei banner pubblicitari online</strong>,</p>
<p>- gli <strong>annunci visualizzati nei risultati dei motori di ricerca</strong> sono ritenuti affidabili dal<strong> 40%</strong> dei partecipanti all&#8217;indagine,</p>
<p>- gli <strong>annunci sponsorizzati nei social network</strong> sono considerati affidabili dal<strong> 36%</strong> degli intervistati globali.</p>
<h2></h2>
<h2>Fiducia negli annunci pubblicitari per cellulari</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>- il<strong> 33%</strong> degli intervistati a livello globale ha fiducia nei<strong> video e nei banner pubblicitari sui dispositivi mobili</strong> quali tablet o smartphone,</p>
<p>- il<strong> 29% </strong>dei consumatori online si fida degli <strong>SMS pubblicitari</strong>.</p>
<h2>Rilevanza del messaggio pubblicitario</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda la <strong>rilevanza del messaggio pubblicitario</strong></p>
<p>- il<strong> 50%</strong> dei consumatori considera gli<strong> spot televisivi </strong>rilevanti nel momento in cui cerca informazioni sui prodotti che desidera. Tale<strong> dato</strong> è particolarmente <strong>evidente in Medio Oriente e Africa </strong> dove la pubblicità televisiva è considerata altamente pertinente alle proprie esigenze. Invece solo <strong>il 30% degli</strong> intervistati<strong> europei</strong> reputa rilevanti <strong>gli spot televisivi</strong>.</p>
<p>- Il<strong> 33% </strong>considera rilevanti i<strong> banner pubblicitari online</strong>.</p>
<h2></h2>
<h2>Trend in Europa</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Europa tutte le categorie hanno ottenuto <strong>risultati al di sotto della media globale</strong>:</p>
<p>- l&#8217;<strong>advertising in televisione</strong> infatti decreta una <strong>popolarità del 29%</strong>, quasi venti punti sotto il livello mondiale,</p>
<p>-anche le comunicazioni veicolate da <strong>tablet e smartphone</strong>, o i <strong>messaggi di testo dei telefoni cellulari</strong>, sono sotto le media con <strong>solo il 17%</strong> degli intervistati che dichiara di fidarsi. Tra le tendenze interessanti e in evoluzione troviamo <strong>un nord più fiducioso del sud </strong>rispetto<strong> al trust verso i social media</strong> benché anche qui si viaggi molto sotto la media globale.</p>
<p>L&#8217;indagine di Nielsen può essere consultata interamente <a title="Nielsen Global Trust in Advertising" href="http://nielsenfeaturedinsight.mag-news.it/nl/nielsen_link_5061.mn" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>[Fonte: Nielsen Featured Insights - www.nielsen.com ]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Come scrivere annunci vincenti su Google AdWords</title>
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		<comments>http://www.businessfinder.it/news/come-scrivere-annunci-vincenti-su-google-adwords/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 May 2012 07:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.rocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[annunci sponsorizzati]]></category>
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		<category><![CDATA[consigli per scrittura annunci adwords]]></category>
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		<category><![CDATA[Google Adwords]]></category>
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		<category><![CDATA[strategia copywriting]]></category>
		<category><![CDATA[unique selling proposition]]></category>

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		<description><![CDATA[Consigli utili per una strategia di copywriting che funziona]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Google AdWords</strong> rappresenta uno strumento formidabile per<strong> ottenere visibilità sui motori di ricerca</strong> e <strong>traffico verso le pagine web più importanti</strong> di ogni sito aziendale, ovvero quelle sulle quali si misurano <strong>le conversioni</strong>. Sono <strong>pagine che finalizzano il comportamento dell&#8217;utente verso azioni pratiche e misurabili</strong> come iscriversi a una newsletter o portare a compimento una transazione economica, quindi di solito contengono form di compilazione, sottoscrizioni, moduli di preventivo, e-commerce o altre forme di contatto. Per far sì che l&#8217;utente giunga su queste landing pages e concluda l&#8217;azione <strong>è necessario che gli annunci rispondano a determinate caratteristiche</strong>. Google Adwords è una piattaforma facile da gestire solo se la si usa ad un basso livello, per strutturare una campagna vincente è necessario <strong>padroneggiare quanto più possibile le sue dinamiche</strong> e <strong>operare sviluppando da subito la strategia</strong> che si rifletta negli annunci.</p>
<h2>1. Unique selling proposition</h2>
<p>Prima ancora di cimentarsi nella scrittura degli annunci è bene identificare una<strong> strategia precisa da rispettare ad ogni livello di campagna</strong>, dalla scelta delle keyword all&#8217;analisi globale delle performance. Stabilire il <em>cosa </em>si vuole ottenere<em>,</em> ovvero identificare gli obiettivi, permetterà di ragionare sul <em>come</em> raggiungerli: su che cosa puoi fare leva per distinguerti dai competitor? Quale aspetto del tuo prodotto o servizio rende il tuo brand più forte degli altri? Dove invece il tuo business ha ancora bisogno di crescere? E&#8217; necessario <strong>focalizzarsi sui  punti di forza</strong>, <strong>analizzare gli annunci dei concorrenti</strong> può aiutare a elaborare una strategia di<strong> comunicazione distintiva</strong>.</p>
<h2>2. Be creative</h2>
<p>Quando si passa alla fase del copywriting bisogna tenere bene a mente che<strong> il contenuto dell’annuncio è il ponte tra il motore di ricerca e il sito</strong>, quindi molte delle possibilità di far giungere l&#8217;utente al nostro sito si giocano proprio qui. Una volta compresa la struttura dell&#8217;annuncio AdWords è necessario fare alcune prove, se non altro per cercare di rientrare nei caratteri contati che rendono lo sviluppo della creatività più rigido.</p>
<p>E&#8217; vero che un annuncio per funzionare deve rispondere a requisiti tecnici che dipendono strettamente dal funzionamento di AdWords ma non diamo a questi un&#8217;importanza assoluta, ricordiamoci che <strong>ci stiamo comunque rivolgendo a persone</strong>, soprattutto a potenziali consumatori. Per attirare la loro attenzione è necessario <strong>sfruttare al massimo le righe dell&#8217;annuncio</strong> evitando di essere noiosi e inserendo <strong>contenuti che possano incuriosire</strong> o fare leva sulle emozioni: g<em>ratis, acquista, scopri, eccezionale, straordinario, occasione, imbattibile </em>sono parole generalmente ritenute performanti all&#8217;interno di contesti specifici.</p>
<p>Anche l&#8217;<strong>inserimento di numeri</strong> può aiutare a differenziare l&#8217;offerta: prezzi, numero di prodotti, numeri di telefono.</p>
<h2>3. Call to action</h2>
<p>Per aumentare il click through rate della tua campagna <strong>usa l&#8217;ultima parte dell&#8217;annuncio per scrivere delle efficaci call to action</strong>. Molto semplicemente <strong>dì all&#8217;utente cosa vuoi che faccia</strong> nella maniera più diretta (su AdWords non c&#8217;è spazio per i giri di parole). Alcuni esempi possono essere i seguenti: <em>prenota ora, vai all&#8217;offerta, iscriviti!, scarica il catalogo, acquistalo subito! </em>Un buon modo per capire quale sia la migliore call to action per il tuo annuncio è testarlo con due call to action differenti, la migliore sarà quella dell&#8217;annuncio che genera più click.</p>
<h2>4. Optimization</h2>
<p>Cerca di <strong>monitorare costantemente la coerenza degli annunci</strong> all&#8217;adgroup di riferimento e alle sue keyword. Ovviamente aggiungere parole chiave nella creatività è sempre cosa buona. E&#8217; bene tenere a mente che se l&#8217;annuncio contiene delle keyword usate dall&#8217;utente nella ricerca, queste vengono evidenziate automaticamente in grassetto, rendendo l’annuncio più efficace e aumentando il click through rate.</p>
<p>Un altro utile trucco per aumentare l’efficacia degli annunci è l&#8217;inserimento della keyword dinamica: <strong>Dynamic Keyword Insertion</strong>. Questo  strumento messo a disposizione da Google  consente di i<strong>nserire la parola utilizzata dall’utente </strong>in sede di ricerca<strong> all’interno dell&#8217;annuncio</strong>, meglio se nel titolo.</p>
<p>Anche l&#8217;<strong>URL di visualizzazione </strong>è un elemento importante e considerato dagli utenti più di quanto non si creda, è bene ricorrere ad una <strong>ottimizzazione che faccia capire all&#8217;utente dove lo stiamo portando</strong>, magari anche inserendo una keyword che Google renderà in grassetto.</p>
<h2>5. Don&#8217;t stop testing</h2>
<p>In definitiva possiamo dire che il segreto su AdWords è <strong>non smettere di testare</strong>, creare un annuncio e verificare l&#8217;efficacia per capire quale elemento può essere sottoposto a una ottimizzazione ulteriore. Di un singolo annuncio potremmo voler verificare l&#8217;efficacia di diversi elementi: la landing page, la call to action, la URL di visualizzazione. Scegliamone uno e abbiniamo un&#8217;alternativa allo stesso annuncio così da vedere quale dei due performa meglio.</p>
<p><strong>Non esiste una strategia vincente in assoluto</strong>, motivo per cui è necessario periodicamente eseguire degli <strong>split test</strong>, cioè far ruotare diversi annunci con un solo elemento di modifica, mantenendo tutti gli altri elementi uguali e verificando le conversioni.</p>
<p>Le variabili in gioco sono tantissime e come sempre nel campo del web marketing l&#8217;esperienza insegna più di ogni altra cosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I social media possono influenzare il ranking di Google?</title>
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		<comments>http://www.businessfinder.it/news/i-social-media-possono-influenzare-il-ranking-di-google/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 May 2012 13:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.rocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[infografica TastyPlacement]]></category>
		<category><![CDATA[ottimizzazione]]></category>
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		<category><![CDATA[posizionamento]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Una ricerca ha analizzato la relazione tra social networking e posizionamento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>I <strong>social media</strong> si stanno sempre di più affermando come<strong> strumenti in grado di supportare i brand</strong>. Gli obiettivi che vanno a centrare sono innumerevoli e tutti vantaggiosi per ogni business: la <strong>fidelizzazione</strong> dei clienti acquisiti, la <strong>diffusione del marchio</strong> e il <strong>monitoraggio della reputation</strong> sono solo alcuni. Ma l&#8217;attività sui canali social è in grado di influire sul PageRank di Google e migliorare il posizionamento organico del nostro brand? Lo spunto per provare a rispondere a questa domanda ci viene da una ricerca condotta da <strong>TastyPlacement</strong>, un&#8217;agenzia SEO con sede in Texas, che ha realizzato uno studio della durata di quasi un anno. Questo, seppur applicato a un numero esiguo di siti web, ha cercato di esplorare la natura della <strong>relazione tra</strong> <strong>le attività di social networking e i risultati organici nelle SERP di Google</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I dettagli del test</h2>
<p>TastyPlacement ha compreso nella sua analisi <strong>sei diversi siti web</strong> creati ad hoc per la ricerca e tutti riguardanti <strong>sei diverse città statunitensi</strong> delle dimensioni più o meno simili. Anche i siti presentavano caratteristiche omogenee: erano nella stessa nicchia e con domini che includevano il nome della città e un determinato servizio per la casa (ad esempio, www.city-home-service.com). Fatto questo lo studio vero e proprio è iniziato dieci mesi più tardi. L&#8217;attività sui social si è svolta tramite una <strong>rete relazionale</strong>, composta da amici, parenti e contatti lavorativi (persone comunque normali, non degli influencer) e quindi è stata misurata la <strong>variazione delle posizioni</strong> dei siti in Google per un <strong>range di parole di ricerca</strong> dopo un periodo di un mese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I risultati</h2>
<p>Su ognuno dei sei siti è stata svolta una specifica attività tramite un diverso social media.</p>
<p>• <strong>Google+ </strong>(metrica: follower). Il primo sito, promosso attraverso la rete di connessioni sociali, ha portato 100 follower alla business page di Google<strong>+</strong> linkata dal sito.</p>
<p>Risultato: <strong>guadagno di 14,63</strong> <strong>posizioni</strong> in Google.</p>
<p>• <strong>Google+</strong> (metrica: voti). Il secondo sito, promosso sempre attraverso la rete di connessioni sociali, ha guadagnato 300 <em>+1</em> .</p>
<p>Risultato: <strong>guadagno di</strong> <strong>9,44 posizioni</strong> in Google.</p>
<p>•<strong> Facebook </strong>( metriche: share e link). Il terzo ha raggiunto 70 condivisioni e 50 like alla business page di Facebook linkata dal sito.</p>
<p>Risultato: <strong>guadagno di 6,9 posizioni</strong> in Google.</p>
<p>•<strong> Twitter </strong>(metriche: tweet e retweet). Il quarto attraverso la rete di connessioni sociali (e di retweet fatti da TastyPlacement) ha ottenuto 50 fra tweet e retweet, che puntavano alla home page del sito.</p>
<p>Risultato: <strong>guadagno di 2,88 posizioni</strong> in Google.</p>
<p>• <strong>Twitter </strong>(metrica: follower). Il quinto, sempre promosso attraverso la stessa rete, ha portato 1.000 follower all’account linkato al sito web stesso.</p>
<p>Risultato: <strong>perdita di</strong> <strong>1,22</strong> <strong>posizioni</strong> in Google.</p>
<p>• <strong>Nessuna attività sui social</strong>. Per l&#8217;ultimo dei sei siti non è stata svolta alcuna attività sui social.</p>
<p>Risultato: <strong>perdita di 0,11 posizioni</strong> in Google.</p>
<h2></h2>
<h2></h2>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Le conclusioni finali a cui TastyPlacement giunge confermano una tesi che nel web circola già da un pò: <strong>l’influenza delle attività social sul ranking dei motori di ricerca é significativa</strong>. Non deve stupire che all&#8217;interno della ricerca il social maggiormente in grado di far guadagnare posizioni nel ranking sia Google+. Google ovviamente ritiene più rilevanti i voti/dati raccolti tramite il suo social rispetto agli altri. Ma in linea generale lo studio conferma un&#8217;idea che sta raccogliendo sempre maggiori consensi, ovvero quella secondo cui <strong>ogni buona strategia SEO debba prevedere fra le sue attività il social networking</strong>.</p>
<p>Tutti i dati raccolti possono essere visualizzati nell&#8217;infografica di seguito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_6859" class="wp-caption aligncenter" style="width: 346px"><a href="http://www.businessfinder.it/news/i-social-media-possono-influenzare-il-ranking-di-google/attachment/infografica-social-ranking/" rel="attachment wp-att-6859"><img class=" wp-image-6859  " title="infografica sul rapporto tra social media e posizionamento su Google" src="http://www.businessfinder.it/wp-content/uploads/2012/05/infografica-social-ranking.jpg" alt="Infografica TastyPlacement, i social fanno crescere la nostra posizione su Google?" width="336" height="1710" /></a><p class="wp-caption-text">infografica TastyPlacement: i social influenzano il ranking di Google </p></div>
<p><em>   [</em><em>Fonte: liberamente tratto da blog.tagliaerbe.com]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>5 modi per migliorare la tua campagna di email marketing</title>
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		<comments>http://www.businessfinder.it/news/5-modi-per-migliorare-la-tua-campagna-di-email-marketing-lavorando-su-metriche-e-obiettivi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 May 2012 08:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.rocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[campagna email marketing]]></category>
		<category><![CDATA[email marketing]]></category>
		<category><![CDATA[metriche email marketing]]></category>
		<category><![CDATA[miglioramento campagna]]></category>
		<category><![CDATA[obiettivi email marketing]]></category>
		<category><![CDATA[open rate]]></category>

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		<description><![CDATA[Tradurre gli obiettivi in metriche di misurazione può fare la differenza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>Il <strong>monitoraggio delle metriche</strong> di misurazione fornisce importanti informazioni  circa l’andamento delle campagne di email marketing e aiuta a pianificarle in futuro. Se fin da subito hai seguito l’andamento della tua campagna controllando regolarmente le metriche sarai in grado di <strong>verificare i cambiamenti e </strong>agire su di essi. Come si agisce sul mailing per invertire un trend negativo? O, più in generale, da dove iniziare per ottenere dei risultati?</p>
<p>Piuttosto che cercare di cambiare tutto in una volta la strategia della campagna è bene che tu stabilisca delle <strong>mete concrete in corrispondenza di determinate metriche</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>1. Parti da un obiettivo</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.businessfinder.it/news/5-modi-per-migliorare-la-tua-campagna-di-email-marketing-lavorando-su-metriche-e-obiettivi/attachment/obiettivo/" rel="attachment wp-att-6822"><img class="alignleft  wp-image-6822" title="obiettivo" src="http://www.businessfinder.it/wp-content/uploads/2012/05/obiettivo-126x150.jpg" alt="Parti da un obiettivo" width="90" height="108" /></a>Il processo di individuazione dell’obiettivo implica la <strong>revisione di tutta la strategia di marketing</strong> . Di cosa il tuo business ha più bisogno ora? Alcuni esempi di risposta possono essere la generazione di lead, l’incremento delle vendite, l’aumento di sottoscrizioni. Dedica tempo alla <strong>formulazione degli obiettivi </strong> per la tua attività e scegline alla fine solo uno, il più importante. Potrai occuparti degli altri più avanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2></h2>
<h2>2. Rendilo misurabile</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’<strong>obiettivo</strong> che hai scelto attiene perfettamente alla tua attività e alla strategia che vuoi perseguire ma, almeno inizialmente, <strong>non sembra direttamente riconducibile a una specifica metrica</strong> dell’email marketing. Se l’obiettivo è l’incremento dei lead sarà fondamentale sviluppare una relationship strategy  sulla tua attuale lista di contatti. In questo caso potresti voler aumentare i tassi di apertura delle tue mail. Questo è spesso un <strong>buon punto di partenza per migliorare le tue campagne</strong> perché la crescita dell’open rate può impattare positivamente sulle altre metriche di misurazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>3. Controlla le performance passate della metrica che hai scelto</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.businessfinder.it/news/5-modi-per-migliorare-la-tua-campagna-di-email-marketing-lavorando-su-metriche-e-obiettivi/attachment/metriche/" rel="attachment wp-att-6804"><img class="alignright  wp-image-6804" title="rendi misurabile il tuo obiettivo" src="http://www.businessfinder.it/wp-content/uploads/2012/05/metriche-150x112.jpg" alt="Dai un valore al tuo obiettivo" width="135" height="101" /></a>Una volta individuata la metrica sulla quale agire è bene<strong> ritornare sulle performance</strong> e sui trend che questa ha avuto fino ad ora. Puoi notare un progressivo miglioramento della metrica alla crescita dei tuoi lead? Ci sono picchi o cali di performance? Nel primo caso tieni d’occhio quelle specifiche mail che hanno fatto registrare un livello così alto della metrica in questione. Credi che il buon esito può essere dovuto all’efficacia della subject line o al timing del messaggio? Fai le tue riflessioni. <strong>Ogni osservazione</strong> <strong>sulle metriche può fornirti indizi importanti</strong> circa ciò che funziona meglio .</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>4. Riformula l’obiettivo in termini misurabili</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stabilire che l’obiettivo della campagna è l’aumento del tasso di apertura delle mail non è abbastanza specifico. Se vuoi raggiungere la meta prefissata devi considerarla nei giusti termini: per esempio dichiarare di voler aumentare l’open rate del 15% in 90 giorni è un modo migliore di <strong>concretizzare l’obiettivo  e renderlo immediatamente misurabile</strong>. Fatto questo metti al corrente tutte le persone coinvolte nella campagna di email marketing dei termini della decisione affinché <strong>tutti siano consapevoli di lavorare per uno scopo comune</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>5. Best practices</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.businessfinder.it/news/5-modi-per-migliorare-la-tua-campagna-di-email-marketing-lavorando-su-metriche-e-obiettivi/attachment/best-practice/" rel="attachment wp-att-6813"><img class="alignleft  wp-image-6813" title="best practice" src="http://www.businessfinder.it/wp-content/uploads/2012/05/best-practice-150x150.jpg" alt="Best Practice" width="108" height="108" /></a></p>
<p>Quali tattiche puoi mettere in pratica per cambiare i tuoi risultati? Molto spesso <strong>il tuo storico può darti importanti suggerimenti</strong> circa quale tecnica usare. Portando avanti le campagne seguendo questo modo di procedere volto a porre il focus su obiettivi specifici riuscirai in poco tempo a individuare <strong>le tue personali best practices</strong> che sono scaturite dalla tua esperienza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>[fonte: liberamente tratto da blogs.boomerang.com]</em></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/BusinessFinder/~4/2w_n632qQXc" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il blog aziendale: istruzioni per l’uso</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/BusinessFinder/~3/RK3rPugp8-c/</link>
		<comments>http://www.businessfinder.it/news/il-blog-aziendale-istruzioni-per-luso/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 07:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.rocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[blog aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione integrata]]></category>
		<category><![CDATA[norme scrittura blog]]></category>
		<category><![CDATA[web marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche indicazione per un uso virtuoso del blog]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Perché un’azienda dovrebbe considerare, tra gli strumenti della propria strategia di marketing online, la creazione di un blog? E soprattutto quali vantaggi ne può trarre? <strong>Il blog rappresenta uno strumento spesso sottovalutato dalle PMI</strong> italiane che troppe volte non ne colgono la differenza con il sito del loro business e, di conseguenza, neanche il <strong>potenziale in termini di brand awareness e persino di conversioni</strong>.</p>
<p>Il blog è a tutti gli effetti  una creatura del web 2.0 nonché una <strong>piattaforma di dialogo con una struttura comunicativa ben precisa</strong>, applicabile a una grande varietà di business, sia b2c che b2b, facilmente integrabile con altri strumenti di web marketing e, se ben gestita, <strong>può divenire il luogo digitale deputato alla fidelizzazione e legittimazione del brand. </strong></p>
<p>Per far sì che questo accada il blogging aziendale deve essere condotto da una risorsa specializzata in stretta correlazione a una <strong>politica di trasparenza volta all’apertura e alla conversazione con gli utenti</strong>. Ovviamente le modalità attraverso le quali i contenuti vengono scelti e gestiti dipendono molto dallo storytelling del business.</p>
<p>Tuttavia è possibile individuare delle <strong>buone norme per un corretto utilizzo dello strumento</strong>:</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il linguaggio</h2>
<p>Il blog non deve rappresentare un mero esercizio di stile, i post devono fare leva su un linguaggio<strong> semplice, schematico ma accattivante</strong>, in grado di catturare l’attenzione non solo dell’utente consumatore che già conosce il brand, ma anche dei prospect che possono venire a contatto con il blog in modo casuale. I contenuti è consigliabile che vengano composti secondo le norme SEO per l’indicizzazione sui motori di ricerca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>L’aggiornamento</h2>
<p>Il blog non è un contenitore di testi statici ma fonda la sua autorevolezza anche sulla frequenza di aggiornamento, è quindi importante <strong>tenersi costantemente informati sulle tematiche attorno alle quali ruota l’agenda del business</strong> in questione e proporre argomenti tenendo conto dei tempi che detta il web.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>No promozione</h2>
<p>Il luogo digitale perfetto per la promozione dei propri prodotti o servizi non è il blog, per queste finalità il sito internet rappresenta senza dubbio la vetrina migliore. Pertanto, <strong>replicare nel blog i contenuti standardizzati del sito o scrivere post troppo centrati sull’attività promozionale nuoce gravemente alla credibilità del blog</strong>. I suoi contenuti non devono essere autoreferenziali ma di interesse per gli utenti. Quindi è bene <strong>ragionare mettendosi nell’ottica dei possibili consumatori</strong> pensando a cosa può incuriosirli rispetto alle tematiche presidiate dal business.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Integrazione</h2>
<p>Il blogging aziendale se gestito in modo non integrato con altri strumenti di comunicazione online “decolla” con più difficoltà indipendentemente dalla qualità dei suoi contenuti. <strong>L’affermazione sul web è data dal buzz</strong> che in rete si genera dall’amplificazione che i post ottengono grazie agli share degli utenti. <strong>I social media</strong> in questo <strong>hanno un ruolo determinante</strong>: si affiancano al blog senza intersecarsi ad esso dando risonanza ai suoi contenuti e alimentando le conversazioni e l’engagement dell’audience di riferimento. Quindi il blog si qualifica come importante leva di web marketing soprattutto quando il suo utilizzo è parte di un piano di comunicazione più ampio comprendente anche i canali social.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Influencer</h2>
<p><strong>Chiedere contributi agli specialisti del settore</strong> nel quale l’azienda opera o intervistare utenti particolarmente influenti sui canali social sempre con rispetto al business può essere una <strong>strategia vincente</strong> per dare risonanza al brand e incrementare traffico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I contenuti</h2>
<p>Inutile sottolineare quanto questi facciano la differenza e contribuiscano grandemente alla comunicazione del brand. <strong>Scrivere post con motivazione e curiosità</strong> dedicando tempo alla selezione delle fonti e <strong>reinventando i termini delle tematiche chiave</strong> spesso premia.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<item>
		<title>I numeri dei social media</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/BusinessFinder/~3/7xwQATGldbU/</link>
		<comments>http://www.businessfinder.it/news/i-numeri-dei-social-media/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 10:07:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.rocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[decision makers]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti social]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[utenti social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Un'infografica mostra la crescita inarrestabile dei social media]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>I social media  sembrano non conoscere battute di arresto. Moore Consulting Group ha racchiuso i numeri del fenomeno in un&#8217;interessante infografica che mostra la vastità delle presenze online e i motivi per cui <strong>gli investimenti in social media marketing crescono sempre  più</strong>, di pari passo con il numero di utenti iscritti a queste piattaforme.</p>
<p>I luoghi della partecipazione sociale si moltiplicano e per le aziende diviene sempre più importante <strong>costruire profili multipli dei propri brand,</strong> catturare l&#8217;attenzione dei decision makers e crescere nella conversazione con i propri target di riferimento.</p>
<p><strong>Presenziare la rete</strong> è oggi un dictat per qualsiasi soggetto, organizzazione o azienda che intenda veicolare dal basso un messaggio, non necessariamente di natura commerciale, e costruirsi un <strong>consenso partecipativo attraverso una comunicazione bidirezionale</strong>. Le cifre sono di quelle che fanno girare la testa: il numero di possessori di smart phone al mondo supera paradossalmente quello di chi possiede uno spazzolino da denti.</p>
<p>Moore Consulting Group, attraverso le stime dell&#8217;infografica, sottolinea che <strong>le attività svolte sui social media sono le principali che si svolgono sul web. </strong>Non è questa una buona ragione per chi ancora non l&#8217;ha fatto, di costruire la propria presenza sui canali social?</p>
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<div id="attachment_6660" class="wp-caption aligncenter" style="width: 324px"><a href="http://www.businessfinder.it/news/i-numeri-dei-social-media/attachment/infografica-moore-consulting-group/" rel="attachment wp-att-6660"><img class="size-large wp-image-6660 " title="infografica Moore Consulting Group" src="http://www.businessfinder.it/wp-content/uploads/2012/04/infografica-moore-consulting-group-314x800.png" alt="" width="314" height="800" /></a><p class="wp-caption-text">fonte: www.techeconomy.it</p></div>
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