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<title>BusinessCommunity.it - il giornale dei manager e imprenditori</title>

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<title>Perché il FTSE MIB trema: l&#039;impatto dei rendimenti dei BTP e dell&#039;energia sulle imprese</title>

<description>Perché il FTSE MIB trema: l&#039;impatto dei rendimenti dei BTP e dell&#039;energia sulle impreseLa seduta di venerdì si è chiusa con un segno meno per la borsa di Milano. Il mercato azionario italiano ha visto il FTSE MIB scendere dello 0,3% a quota 44.316 punti, segnando così il terzo ribasso consecutivo in una settimana caratterizzata da una forte volatilità. Si tratta di un segnale chiaro: le crescenti preoccupazioni per la tenuta del sistema economico nazionale, messe alla prova da shock esterni imprevedibili, iniziano a pesare concretamente sui listini. L'incertezza regna sovrana tra le sale operative: il rischio inflattivo derivante dal rincaro delle forniture energetiche ha spinto molti operatori a scommettere su una mossa decisa della BCE. Si ipotizza infatti un possibile rialzo dei tassi di interesse già entro il mese di luglio. Questa prospettiva ha messo sotto pressione il comparto bancario, che resta il pilastro fondamentale per l'economia in Italia e per le strategie di investimento nel mercato azionario italiano. Le banche hanno sofferto a causa dell'erosione dei bilanci provocata dalla risalita dei rendimenti dei BTP e da un peggioramento generale delle previsioni sulla domanda di credito a livello aziendale. I titoli che hanno maggiormente influenzato l'andamento della giornata: - UniCredit ha perso l'1,5%, toccando i livelli minimi dallo scorso novembre. - Stellantis ha subito un crollo superiore al 4%, estendendo una scia negativa che preoccupa l'intero settore industriale. - I titoli legati al comparto energetico sono rimasti sotto osservazione per via della estrema volatilità dei prezzi delle materie prime. Il clima resta teso, ma il balzo registrato nella giornata di martedì è stato comunque sufficiente per garantire un bilancio settimanale in lieve territorio positivo. Resta eppure il timore che un outlook economico per le imprese meno brillante possa frenare i consumi e gli investimenti industriali nel breve periodo. La situazione richiede un monitoraggio costante dei mercati obbligazionari, poiché la correlazione tra debito pubblico e stabilità dei listini appare oggi più stretta che mai. Molte società stanno riconsiderando i propri piani di espansione proprio a causa dell'incertezza sui tassi. Nonostante le difficoltà odierne, la resistenza mostrata dal FTSE MIB nei giorni scorsi suggerisce una certa solidità di fondo, ma la pressione dei rendimenti dei BTP e i costi energetici restano variabili critiche per i prossimi mesi. Gli investitori istituzionali guardano con attenzione alle prossime mosse della BCE a Francoforte, consapevoli che ogni decisione sul costo del denaro avrà un impatto immediato sulla liquidità disponibile per il mercato azionario italiano. In questo scenario, la prudenza sembra essere diventata la parola d'ordine per chi gestisce grandi portafogli in Europa.Clicca per ingrandire l'immagineScritto da Redazione il 13 Mar 2026  19:11...</description>
 <link>http://www.businesscommunity.it/blog/leggi.php?fileb=13Mar2026-Perch-il-FTSE-MIB-trema-l039impatto-dei-rendimenti-dei-BTP-e-dell039energia-sulle-imprese.txt</link>
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<title>Produzione industriale in calo nell&#039;eurozona: le crepe nel settore manifatturiero e i dati a sorpresa di Francia e Italia</title>

<description>Produzione industriale in calo nell&#039;eurozona: le crepe nel settore manifatturiero e i dati a sorpresa di Francia e ItaliaL'industria del vecchio continente apre l'anno con il freno a mano tirato. I dati diffusi da Eurostat delineano un quadro di incertezza per la produzione industriale nell'eurozona, che a gennaio 2026 ha registrato una contrazione dell'1,5% rispetto al mese precedente. Si tratta di un segnale che non può essere ignorato dai decision maker, poiché anche l'intera Unione Europea (UE) mostra una flessione dell'1,6%. Questo rallentamento segue un trend già iniziato nel dicembre 2025, quando le contrazioni erano state più contenute, rispettivamente dello 0,6% e dello 0,1%. Il settore manifatturiero europeo attraversa una fase di assestamento profondo. Se analizziamo la produzione industriale nell'eurozona per categorie merceologiche, emerge un divario netto tra i vari comparti: - i beni intermedi hanno subito una flessione dell'1,9%; - il comparto dell'energia ha mostrato una vitalità inaspettata con un incremento del 4,7%; - i beni strumentali hanno perso il 2,3% del loro volume produttivo; - i beni di consumo durevoli sono calati dell'1,9%; - i beni di consumo non durevoli hanno registrato la performance peggiore con un pesante -6,0%. Nello stesso periodo, i dati relativi alla UE ricalcano quasi fedelmente queste dinamiche, evidenziando una sofferenza sistemica nel comparto dei beni di consumo. Nonostante l'aumento della domanda energetica abbia fornito un parziale supporto, la struttura portante del manifatturiero in Europa sembra soffrire la volatilità dei mercati internazionali. La mappa geografica della produzione rivela però storie molto diverse tra i singoli Stati membri. Esistono economie che faticano a tenere il passo e altre che riescono a navigare controcorrente. Le contrazioni più brusche a livello mensile sono state osservate in Irlanda, con un crollo del 9,8%, seguita da Lussemburgo al -4,3% e Svezia al -4,1%. Le grandi economie dell'area riflettono questa eterogeneità: - Italia ha registrato una flessione dello 0,6%; - Germania ha segnato un arretramento dell'1,3%; - Francia si è distinta con un dato in controtendenza, segnando un +0,5%. Spostando lo sguardo sul confronto annuale, la prospettiva non cambia radicalmente, ma offre dettagli preziosi sulla resilienza del sistema. Rispetto a gennaio 2025, la produzione è calata dell'1,2% nell'Eurozona e dello 0,6% nella UE. In questo contesto, alcuni paesi hanno saputo costruire una crescita solida. Lettonia ha stupito con un incremento del 13,3%, seguita da Danimarca al +11,5% ed Estonia al +5,9%. Ma le difficoltà di alcuni poli storici restano evidenti: Lussemburgo ha perso quasi quindici punti percentuali su base annua, mentre Irlanda segna un -13,1%. Per quanto riguarda le tre principali economie europee, il bilancio a dodici mesi mostra ancora una volta una Francia più dinamica con un +2,3%. Al contrario, l'industria della Germania arretra dell'1,6%, mentre l'Italia conferma la sua fase di stabilità negativa con un -0,6%. La dinamica dei dati Eurostat gennaio 2026 suggerisce che la ripresa economica passerà inevitabilmente per una ristrutturazione dei settori legati al consumo, che al momento rappresentano l'anello debole della catena produttiva continentale. I numeri indicano chiaramente che la produzione industriale nell'eurozona sta cercando un nuovo equilibrio in un contesto globale sempre più competitivo.Clicca per ingrandire l'immagineScritto da Redazione il 13 Mar 2026  12:59...</description>
 <link>http://www.businesscommunity.it/blog/leggi.php?fileb=13Mar2026-Produzione-industriale-in-calo-nell039eurozona-le-crepe-nel-settore-manifatturiero-e-i-dati-a-sorpresa-di-Francia-e-Italia.txt</link>
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<title>La produzione industriale italiana rallenta a inizio 2026: -0,6% su mese e su anno</title>

<description>La produzione industriale italiana rallenta a inizio 2026: -0,6% su mese e su annoL'industria nazionale affronta un inizio d'anno caratterizzato da una visibile prudenza. Secondo le ultime rilevazioni diffuse da ISTAT, a gennaio la produzione industriale italiana ha registrato una contrazione dello 0,6% rispetto al mese di dicembre. Si tratta di un segnale che riflette una frenata diffusa in quasi tutti i comparti principali, ma il quadro non è privo di elementi di resilienza. Se osserviamo la media del trimestre che va da novembre a gennaio, il livello della produzione mostra una crescita dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti. Questa divergenza evidenzia come, nonostante la battuta d'arresto mensile, il sistema produttivo conservi una forza di fondo accumulata nel periodo recente. Il rallentamento colpisce in modo particolare i beni strumentali, che segnano la flessione più marcata con un calo del 2,2%. Nondimeno, il settore energetico si muove in controtendenza, confermandosi come l'unico motore capace di spingere verso l'alto gli indici in questa fase di incertezza economica. Al netto degli effetti di calendario, a gennaio 2026 l’indice generale diminuisce in termini tendenziali dello 0,6%.&nbsp;Lo scenario dei comparti produttivi e il ruolo dell'energiaAnalizzando i dati ISTAT manifatturiero su base congiunturale, emerge una spaccatura netta tra le diverse tipologie di beni. L'indice destagionalizzato mensile sorride esclusivamente al comparto energetico, mentre le altre voci del bilancio industriale scivolano in territorio negativo: -energia: +4,5%; -beni di consumo:-0,6%; - beni intermedi:-0,8%; - beni strumentali:-2,2%. Il confronto su base annua, corretto per gli effetti di calendario, conferma questa tendenza alla contrazione con una diminuzione generale dello 0,6%. Il dato risente anche di un giorno lavorativo in meno rispetto a gennaio 2025, un dettaglio tecnico che pesa sulla lettura complessiva della performance industriale. Eppure, la crescita tendenziale dell'energia rimane straordinaria, toccando un incremento a doppia cifra che mitiga il crollo di altri settori chiave per l'economia del paese. Vincitori e vinti nei settori di attività economicaEntrando nel dettaglio delle singole specializzazioni industriali, l'andamento congiunturale energia si riflette con forza nei dati della fornitura di elettricità e gas. Esistono però comparti che, nonostante le difficoltà globali, riescono a mantenere una rotta positiva. Le attività che hanno mostrato la maggiore vitalità su base annua sono: - fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+14,4%); - fabbricazione di mezzi di trasporto (+7,1%); - attività estrattiva (+3,4%). Al contrario, la manifattura pesante e la chimica segnano il passo, scontando probabilmente una domanda meno dinamica o costi operativi ancora complessi da gestire. Le flessioni più significative riguardano: - fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-12,9%); - fabbricazione di prodotti chimici (-7,2%); - altre industrie manifatturiere (-5,7%). Questa fotografia della produzione industriale italiana a gennaio 2026 suggerisce una fase di assestamento per il settore beni di consumo e per la chimica. La tenuta del comparto dei mezzi di trasporto offre un contrappeso importante, garantendo una base di stabilità a una struttura produttiva che cerca nuove direzioni di crescita. Clicca per ingrandire l'immagineScritto da Redazione il 13 Mar 2026  10:28...</description>
 <link>http://www.businesscommunity.it/blog/leggi.php?fileb=13Mar2026-La-produzione-industriale-italiana-rallenta-a-inizio-2026-06-su-mese-e-su-anno.txt</link>
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