BusinessCommunity.it - il giornale dei manager e imprenditori Mediobanca, FTSE MIB: in sei mesi bruciati €42 mld, ma ripresa già iniziata Mediobanca, FTSE MIB: in sei mesi bruciati €42 mld, ma ripresa già iniziataSecondo l’Area Studi Mediobanca la pandemia del COVID-19 ha avuto un enorme impatto sull’economia reale nel 1H 2020, in Italia così come nel resto del mondo. Il primo semestre del 2020 è stato, infatti, molto complicato, a causa soprattutto di un secondo trimestre da dimenticare e con impatti più pesanti del primo. L’andamento non è stato uguale per tutte le multinazionali: le aziende che generano la maggior parte del loro fatturato in Cina e nel resto d’Asia hanno registrato, in buona parte, una ripresa delle vendite a partire da aprile 2020, mentre chi opera per lo più in Europa e nelle Americhe ha subìto il calo più consistente tra marzo e maggio 2020.Le grandi multinazionali mondiali nel primo semestre 2020: settori a confrontoIl fatturato delle oltre 150 multinazionali industriali è in contrazione del -6,6% rispetto al primo semestre 2019, con il calo di alcuni settori compensato parzialmente dalla crescita di altri. Flessibilità e capacità di adattamento hanno favorito l’ascesa delle WebSoft (+17,6% rispetto al primo semestre 2019), seguite dalla GDO (+9,6%) con il consolidamento del canale dell’e-commerce e dal settore elettronico (+5,6%) che ha beneficiato dell’aumento del livello globale di digitalizzazione, sempre più centrale per la ripresa. Bene anche le aziende farmaceutiche (+1,3%), il Food (+0,7%) e i Pagamenti Digitali (+0,4%). Le multinazionali petrolifere (-33,8%) sono invece quelle più in difficoltà insieme ai produttori di aeromobili (-31,8 %), alla Moda (-28,4%) e all’Automotive (-26,9%). Contrazione più contenuta per i settori Media & Entertainment (-10,0%), Drinks (-8,2%) e Telco (-3,9%). In generale, i settori che hanno incrementato il fatturato in entrambi i trimestri del 1H 2020 sono le WebSoft, la GDO e l’elettronico, con le multinazionali della GDO e dell’elettronica uniche ad aver ottenuto risultati migliori nel secondo trimestre rispetto al primo. In contrazione anche il risultato operativo (ebit) per tutti i settori con l’eccezione di GDO (+24,7%), Elettronica (+12,0%) e WebSoft (+2,4%). Tra i settori che hanno subìto il più duro contraccolpo, quello dei produttori di aeromobili, dell’Automotive e del petrolifero, con l’ebit che passa in terreno negativo, così come quello della Moda che registra un calo del -83,6%. Meno netta, ma comunque importante la contrazione dell’ebit di Media & Entertainment  (-32,8%), Drinks (-25,4%), Pagamenti Digitali (-15,9%), Telco (-11,6%) e Food (-8,3%). Negativo anche il trend dell’incidenza del margine operativo netto sul fatturato netto (ebit margin) medio delle multinazionali (12,7%), in frenata di 4,5 p.p. sul 1H 2019. Nel primo semestre 2020, il settore dei Pagamenti Digitali registra l’ebit margin più alto in assoluto, anche se in decrescita (29,7%; -5,7 p.p.). Seguono le multinazionali farmaceutiche (26,1%; -0,1 p.p.) e le elettroniche (18,4%; +1,4 p.p.). Solo queste ultime, insieme con la GDO, registrano un incremento dell’ebit margin (rispettivamente +1,4 p.p. e +0,6 p.p. sul 1H 2019). Calo a doppia cifra per i costruttori di aeromobili (ebit margin al -12,4%; -13,7 p.p.) e i giganti del petrolio (ebit margin al -4,6%; -13,8 p.p.) e anche per la Moda, fortemente penalizzata dalla chiusura dei canali commerciali e produttivi e dal blocco dei flussi turistici (4,0%; -13,8 p.p.). Dalla Cina arrivano i primi segnali di ripresa ma, complice anche la riduzione del giro d’affari in Europa, per il Fashion il 2020 continuerà a essere un anno difficile.Le nuove abitudini di consumo generate dalla pandemia hanno influenzato le performance della GDO in termini di utili netti (+31,6% nel primo semestre 2020). Utili netti in crescita anche per i big dell’high tech: elettronica (+11,9%) e WebSoft (+9,0%). Pesanti invece le ripercussioni per i produttori di aeromobili, per i colossi petroliferi, per l’Automotive e la Moda che passano da un utile a una perdita netta.Gli effetti del COVID-19 sulla capitalizzazione in Borsa delle società del FTSE MIB (servizi e industria) e sui dati finanziariA fine giugno 2020 le società industriali e di servizi del FTSE MIB valgono in Borsa €335 miliardi e rappresentano il 76% della capitalizzazione totale (escluse banche e assicurazioni). Complessivamente nei primi sei mesi del 2020 in Borsa sono stati bruciati €42 mld (-11,2% da inizio anno) a causa della pesante perdita del primo trimestre (-€86 mld, -22,9%). La ripresa, però, almeno in Borsa, è già iniziata, come dimostrano i dati del secondo trimestre (+€44 mld, +15,1%).A livello settoriale, solo le energetiche/utilities hanno ottenuto un incremento del valore in Borsa (+2,5%), mentre il settore petrolifero registra la contrazione maggiore (-38,9%). In calo anche la manifattura (-10,8%) e i servizi (-18,5%). Più resilienti alla crisi, con miglioramenti della performance in Borsa a doppia cifra nel primo semestre 2020: DiaSorin (+45,9%), Recordati (+17,9%) e STM (+10,4%), seguite da Enel (+8,4%), INWIT (+8,2%), Ferrari (+7,2%) e Terna (+2,7%). Tutti gli altri titoli del FTSE MIB hanno chiuso il primo semestre 2020 con una diminuzione del proprio valore di Borsa. Rispetto al primo semestre del 2019, le società analizzate hanno perso complessivamente ricavi per oltre €50mld (-25,3%). Tra i settori, energetiche/utilities hanno registrato il minore calo (-14,9%), mentre il petrolifero con Eni (-40,4%) e la manifattura (-26,0%) riportano le maggiori perdite di fatturato. Tra le società brillano INWIT (+46,4%, grazie anche all’incorporazione della Vodafone Towers s.r.l.), DiaSorin (+8,6%) e Terna (+7,7%); seguono Snam (+3,3%), Recordati (+2,3%), STM (+1,9%) e Hera (+0,9%); tutte le altre hanno registrato una contrazione del fatturato.Nei primi sei mesi del 2020 le società analizzate hanno perso oltre €16 mld a livello di margini industriali (-67,8% sul 1H 2019). Se da un lato il settore energia/utilities ha registrato il calo minore con il MON a -3,3%, si riscontra invece il passaggio in terreno negativo di Eni e della manifattura. Incremento del risultato operativo 1H 2020/2019 solo per: INWIT (+23,6%, dato influenzato dall’incorporazione della Vodafone Towers s.r.l.), DiaSorin (+14,4%), Buzzi (+11,4%), Recordati (+9,1%), Italgas (+4,5%), Terna (+2,9%), e Hera (+2,4%).Ebit margin in calo di 6,9 p.p. nel 1H 2020 rispetto allo stesso semestre del 2019: solo le energetiche/utilities hanno registrato un incremento di 2,1 p.p., mentre si evidenzia un crollo a doppia cifra per il petrolifero (-16,7 p.p.) e per i servizi (-12,3 p.p.); calo più contenuto per la manifattura (-8,4 p.p.).Nel 1H 2020 le società del FTSE MIB hanno perso quasi 18 mld di profitti e chiuso il semestre in rosso (net profit margin in calo di -10,2 p.p, sul semestre 2019). Si segnala un incremento del risultato netto 1H 2020/2019 solo per: Buzzi (+60,7%, influenzato da plusvalenze su cessioni), Telecom (+23,0%, determinato in massima parte dalla plusvalenza sulla cessione, in due riprese, del 26,8% di INWIT), Recordati (+13,2%), DiaSorin (+13,1%), INWIT (+4,3%) e Terna (+3,0%).Per quanto riguarda la struttura finanziaria si evidenzia un deterioramento per tutti i settori, come risultato dell’incremento dell’indebitamento (+9,7%) e della contrazione dei mezzi propri (-8,1%). La manifattura registra il deterioramento peggiore (+21,2 p.p. il rapporto debiti finanziari/capitale netto a/a).Il mercato italiano dei servizi digitali ha chiuso il 2019 in crescita del +2,1% e si stima un incremento del +3,7% per il 2020. Digital e robotica rappresentano una prospettiva di sviluppo per quelle aziende che riusciranno a internalizzarli nei propri business model acquisendo un vantaggio competitivo decisivo e distintivo in termini di servizio al cliente, emancipazione dalle catene di fornitura ed efficientamento produttivo.Clicca per ingrandire l'immagineScritto da Claudio C. Gandolfo il 08 Aug 2020 10:26... http://www.businesscommunity.it/blog/leggi.php?fileb=blog/08Ago2020Mediobanca_FTSE_MIB_in_sei_mesi_bruciati_42_mld_ma_ripresa_gi_iniziata.txt Istat: economia in lenta ripresa ma attenzione all'occupazione Istat: economia in lenta ripresa ma attenzione all'occupazioneSecondo la Nota mensile sull’andamento dell’economia elaborata dall’Istat, lo scenario internazionale nelle ultime settimane è stato caratterizzato in qualche misura da una asincronia dell’evoluzione della pandemia tra paesi che ha penalizzato ulteriormente la ripresa degli scambi mondiali. Nel secondo trimestre, il Pil italiano ha registrato una caduta di entità eccezionale, condizionato negativamente dalla chiusura delle attività ad aprile. Gli indici della produzione industriale a maggio e giugno hanno segnalato una ripresa dell’attività e, a luglio, è proseguito il miglioramento della fiducia delle imprese. Gli scambi con l’estero dell’Italia evidenziano a maggio una ripresa sia delle esportazioni sia, in misura più contenuta, delle importazioni. A giugno, si è registrata un’ulteriore marginale riduzione dell’occupazione in presenza di un ritorno alla ricerca del lavoro e una crescita degli acquisti di beni delle famiglie, tornati molto vicini a livelli pre-crisi. A luglio, è proseguita per il terzo mese consecutivo la fase deflativa dei prezzi al consumo condizionata dalla componente dell’energia. In rallentamento anche la core inflation, scesa al valore più basso da circa un anno e mezzo. Ma veniamo ai vari settori dell’indagine sulla congiuntura italiana.ImpreseNel secondo trimestre il Pil italiano, misurato in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha registrato, in base alla stima preliminare, una caduta congiunturale di entità eccezionale (-12,4%) che segue il già ampio calo del primo trimestre (-5,4%). La forte contrazione, comune agli altri paesi dell’area euro, è stata diffusa a tutti i settori economici, con un contributo negativo sia della domanda estera netta sia di quella nazionale. Il dato trimestrale è condizionato dalla marcata riduzione dei livelli di attività economica ad aprile, quando si sono concentrati gli effetti del lockdown. L’indice della produzione industriale, al netto delle costruzioni, è diminuito in T2 del 17,5% in termini congiunturali. La produzione ha segnato il suo minimo storico ad aprile (59,4 il livello dell’indice, -20,5% rispetto al mese precedente) per poi rimbalzare a maggio (84,1, +41,6%) e confermare una tendenza alla crescita a giugno (91,0, +8,2%). Considerando i raggruppamenti principali di industrie, il percorso di ripresa appare meno intenso per i beni strumentali e quelli intermedi, per i quali i valori dell’indice a giugno rimangono più distanti da quelli di febbraio (rispettivamente 19,9 e 14,9 punti percentuali). La ripresa della produzione appare comunque generalizzata tra i settori. A giugno 9 settori su 10 sono risultati in espansione. I livelli di produzione raggiunti rimangono, in molti settori, comunque inferiori a quelli di febbraio. Gli scambi con l’estero dell’Italia evidenziano a maggio una ripresa sia delle esportazioni (+35,0% rispetto ad aprile) sia, in misura più contenuta, delle importazioni (+5,6%). Il recupero, esteso a tutti i principali raggruppamenti di industrie, tuttavia, ha solo parzialmente compensato gli effetti della brusca caduta registrata tra marzo e aprile. Rispetto ai tre mesi precedenti, tra marzo e maggio le vendite sui mercati esteri si sono ridotte complessivamente del 29,0%, con flessioni marcate in tutti i principali mercati di destinazione sia Ue sia extra-Ue. Nello stesso periodo anche gli acquisti hanno segnato una significativa riduzione (-27,7%). I dati preliminari relativi a giugno confermano i segnali di recupero osservati il mese precedente per gli scambi extra Ue (+20,0% e +14,9% l’aumento in termini congiunturali rispettivamente per le importazioni e le esportazioni), con incrementi sia delle vendite sia degli acquisti dall’estero, in particolare di beni strumentali e di consumo durevoli. Le esportazioni tornano positive verso la Svizzera (+4,7% la variazione tendenziale) mentre rimane elevata la contrazione delle vendite nei confronti degli Stati Uniti (-22,4%) e del Regno Unito (-17,1%). Le importazioni mostrano una ripresa di intensità per quelle provenienti dalla Cina (+24,3%). La ripresa dei ritmi produttivi del settore manifatturiero è attesa estendersi anche a luglio come evidenziato dal miglioramento dell’indice di fiducia, condizionato favorevolmente dall’andamento dei giudizi sugli ordini e dalle attese di produzione. Tra marzo e maggio, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni, nonostante il robusto aumento congiunturale di maggio, è risultato ancora in forte riduzione rispetto al trimestre precedente (-41,9%). Il calo ten-denziale nei primi cinque mesi dell’anno è stato significativo (-23,6% per la produzione corretta per gli effetti di ca-lendario). Il blocco amministrativo delle attività ha determinato un posticipo dei lavori specificati dai permessi di costruire, che nel quarto trimestre del 2019 avevano segnato, in termini congiunturali e per il comparto residenziale, un aumento del numero di nuove abitazioni (+5,2%) e una leggera diminuzione della superficie utile abitabile (-0,2%). La superficie in fabbricati non residenziali è risultata in calo (-3,2% la variazione congiunturale) per il terzo trimestre consecutivo, seppure con un’intensità minore rispetto a quella dei due trimestri precedenti. Il possibile aumento dell’attività nei prossimi mesi sembra confermato a luglio dall’aumento della fiducia delle imprese, spinto dal miglioramento dei giudizi sugli ordini. Le informazioni disponibili per i servizi indicano un deciso aumento della fiducia delle imprese a luglio. In particolare, nei servizi di mercato si registra un significativo recupero dei giudizi e delle attese sugli ordini mentre nel commercio al dettaglio aumentano sia i giudizi sia le aspettative sulle vendite.Famiglie e mercato del lavoroIl mercato del lavoro è stato caratterizzato da una risposta eterogenea alla crisi, con un ruolo significativo dei provvedimenti del Governo a sostegno dell’occupazione. A giugno, inoltre, è proseguita la ripresa delle ore lavorate pro-capite, ed è proseguito il calo dell’occupazione, seppure in misura meno accentuata (-0,2% la variazione congiunturale rispetto ai mesi precedenti. Complessivamente nel secondo trimestre il numero degli occupati si è ridotto di 459 mila unità rispetto al trimestre precedente. La riduzione dell’occupazione a giugno ha coinvolto prevalentemente le donne e i lavoratori più giovani (con meno di 35 anni) mentre rispetto alla condizione professionale si è registrato un lieve aumento degli occupati a termine e degli indipendenti (rispettivamente +0,3% e +0,1% rispetto al mese precedente) in presenza di una riduzione dei permanenti (-0,4%). Contestualmente, è emersa una ripresa della ricerca di lavoro, che si era sensibilmente ridotta durante il lockdown. A giugno, i disoccupati sono aumentati di 149 mila unità rispetto al mese precedente mentre si è ridotto il numero degli inattivi (-99 mila unità). Nel complesso, il tasso di disoccupazione si è attestato all’8,8%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto a maggio. Una riduzione dell’occupazione notevolmente inferiore a quella dell’attività economica, associata ai meccanismi di supporto ai redditi introdotti in questi mesi, sembra riflettersi sugli acquisti di beni di consumo da parte delle famiglie, in decisa ripresa. A giugno, l’indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio è tornato sopra quota cento (101,8) spinto dalla ripresa degli acquisti non alimentari (+24,4% la variazione in valore rispetto al mese precedente). Il livello dell’indice è di circa un punto inferiore a quello registrato a gennaio 2020. Si è rafforzata ulteriormente la propensione agli acquisti attraverso il commercio elettronico, in accelerazione rispetto ai mesi precedenti (+53,5% la variazione tendenziale degli acquisti, +32,5% la variazione nei primi 6 mesi). La fiducia dei consumatori ha riflesso questo particolare momento di assestamento e rimodulazione dei comportamenti delle famiglie sul mercato del lavoro e sugli acquisti. A luglio, il clima di fiducia dei consumatori si è mantenuto sui livelli del mese precedente ancora fortemente condizionato dai giudizi sul clima economico mentre quelli sul clima personale hanno mostrato un miglioramento. Rimangono ancora su livelli elevati le attese sulla disoccupazione, segnando comunque un lieve recupero nell’ultimo mese.PrezziA luglio è proseguita, per il terzo mese consecutivo, la fase deflativa dei prezzi al consumo. L’indice nazionale per l’intera collettività (NIC) è diminuito dello 0,3% su base annua, dopo il -0,2% nel bimestre precedente. La tendenza negativa riflette ancora la significativa caduta dei prezzi dei beni energetici, solo in attenuazione nell’ultimo mese (-9,7% il tasso su base annua, da -12,1% a giugno), mentre i rincari degli alimentari hanno registrato una decelerazione. L’inflazione di fondo (calcolata escludendo energia, alimentari e tabacchi) ha segnato un rallentamento di due decimi di punto (al +0,3%), raggiungendo il valore più basso da circa un anno e mezzo. Le principali componenti confermano le tendenze divergenti, con un tasso di crescita annuo per i servizi pressoché nullo (+0,1%) mentre i prezzi dei beni industriali non energetici mostrano una decisa vivacità, con un recupero di quasi un punto percentuale nell’anno (+0,8% a luglio, crescita zero a fine 2019) spinti dai rincari provenienti dallo stesso comparto a livello di produzione. Nell’area euro, la crescita dei prezzi al consumo ha segnato un contenuto aumento (+0,4%; +0,3% a giugno), anche come sintesi di andamenti differenti per alcune grandi economie. Da una parte, l’inflazione italiana in termini di indice armonizzato ha registrato una netta inversione di tendenza (+0,9%; -0,4% a giugno), per l’avvio posticipato dei saldi estivi inclusi nell’indice. Dall’altra, in Germania si è registrata una inflazione nulla in seguito alla riduzione temporanea dell’IVA entrata in vigore dal 1° luglio. La fase di debolezza del mercato del lavoro e del commercio internazionale indicano un prolungamento dell’attuale fase di rallentamento dei prezzi. A giugno, la caduta tendenziale dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali sul mercato interno si è attenuata (-6,1%, -7,2% a maggio), riflettendo una minore riduzione della componente dell’energia mentre i prezzi dei beni non alimentari destinati al consumo hanno segnato una ripresa (+0,8%, da +0,4% di maggio). Dall’estero continuano a provenire spinte deflative che interessano tanto i primi comparti della catena dei prezzi, energia e intermedi, quanto quello successivo. Per i beni di consumo non alimentari a maggio i prezzi all’importazione hanno registrato una flessione annua dello 0,4%. Le prospettive per i prossimi mesi indicano il proseguimento dell’attuale fase di debolezza dei prezzi. A luglio, tra gli imprenditori che producono beni destinati al consumo finale, prevalgono ancora coloro che prevedono ribassi dei loro listini di vendita mentre le attese di inflazione dei consumatori, fortemente aumentate nel periodo del lockdown e in quello di avvio della ripresa delle attività, hanno viceversa segnalato una netta inversione di tendenza con il prevalere di chi si aspetta prezzi stabili o in diminuzione nei prossimi dodici mesi.Clicca per ingrandire l'immagineScritto da Claudio C. Gandolfo il 06 Aug 2020 11:54... http://www.businesscommunity.it/blog/leggi.php?fileb=blog/06Ago2020Istat_economia_in_lenta_ripresa_ma_attenzione_all_occupazione.txt Industria e commercio: peggiorano i ritardi di pagamento delle imprese Industria e commercio: peggiorano i ritardi di pagamento delle impreseCominciano ad evidenziarsi le ripercussioni economiche negative dell’emergenza COVID-19 sulla puntualità dei pagamenti delle imprese: al 30 giugno le aziende che pagano i fornitori con grave ritardo (oltre i 30 giorni) sono l’11,8%, un dato in aumento rispetto al primo trimestre 2020 (10,6%) e sostanzialmente analogo a quello di un anno fa (11,6%). È quanto emerge dallo Studio Pagamenti, aggiornato ai primi sei mesi del 2020, realizzato da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information. Inizia tuttavia a vedersi qualche lieve miglioramento, soprattutto per le microimprese, che fanno registrare una maggiore stabilità per i pagamenti a scadenza. Il Nord Est e il Nord Ovest del Paese hanno registrato l’incremento più elevato di ritardi gravi rispetto al trimestre precedente (rispettivamente 16,7% e 13,3%), mentre a livello settoriale aumentano i ritardi gravi per Industria e Commercio all’ingrosso. Oltre la metà delle imprese (53,2%) adempie i propri obblighi di pagamento con un ritardo massimo di 30 giorni (54,5% lo scorso trimestre). Alcuni settori mostrano però i primi segnali di sofferenza: l’industria, dove i pagamenti in grave ritardo crescono, rispetto al trimestre precedente, del 23,2%, il commercio all’ingrosso (+11,5%), i servizi (+7%), le costruzioni (+5%). In altri segmenti, come i servizi finanziari e il settore rurale, caccia e pesca, i ritardi gravi non sono aumentati.“Dall’analisi dei dati - commenta Marco Preti, Amministratore Delegato CRIBIS - emerge che nel secondo trimestre di quest’anno si stanno manifestando le prime ripercussioni economiche negative sui tempi di pagamento delle imprese. Una conseguenza inevitabile dovuta alla situazione pandemica mondiale ma che deve, necessariamente, indurre le imprese nazionali di tutte le dimensioni a rivedere le proprie politiche di selezione di fornitori o partner commerciali, puntando con decisione a privilegiare soggetti e interlocutori con un elevato grado di affidabilità economico finanziaria e non solo”.Nonostante il Nord Est e il Nord Ovest del Paese abbiano registrato l’incremento più elevato di ritardi gravi rispetto al trimestre precedente (16,7% e 13,3%), il Nord Est si conferma ancora l’area geografica più affidabile, con il 7,7% di pagamenti oltre i 30 giorni, mentre il Sud e le Isole sono le zone dove le imprese continuano ad incontrare maggiori difficoltà, con il 18,9%. Con il 21,8% di imprese che effettuano i pagamenti con oltre 30 giorni di ritardo, la Calabria, pur essendo la regione con il maggiore decremento (-1,8%) di ritardi gravi rispetto all’ultimo trimestre del 2019, divide con la Sicilia la prima posizione nella graduatoria regionale, mentre la Campania (19,5%) è terza. Lo Studio di CRIBIS rileva che le regioni con meno ritardi gravi sono nell’ordine il Trentino Alto – Adige (6,2%) e le regioni più colpite dall’emergenza sanitaria, cioè Lombardia (7,4%), Emilia-Romagna (7,6%) e Veneto (8%) che, rispetto al trimestre precedente, perde due posizioni. A livello provinciale, il podio delle meno virtuose vede Trapani, Reggio Calabria e Palermo nelle prime tre posizioni, seguite da Crotone e Messina. Quelle con meno ritardi gravi sono invece Brescia, che scavalca Sondrio e Bergamo (rispettivamente prima e seconda nel trimestre precedente), seguite da Lecco e Trento. Nonostante la maggiore stabilità per i pagamenti a scadenza, le microimprese registrano la quota più elevata di ritardi gravi: 12,8%, a fronte del 7,8% delle piccole, il 5,9% delle medie e il 5,7% delle grandi. In base allo Studio Pagamenti di CRIBIS, il gruppo merceologico meno puntuale è quello del commercio al dettaglio che, con il 17,2% delle imprese con un’incidenza di ritardi gravi, precede il settore rurale, caccia e pesca (13,1%), le costruzioni (10,2%) e quello del commercio all’ingrosso (9,7%).Clicca per ingrandire l'immagineScritto da Claudio C. Gandolfo il 06 Aug 2020 11:26... http://www.businesscommunity.it/blog/leggi.php?fileb=blog/06Ago2020Industria_e_commercio_peggiorano_i_ritardi_di_pagamento_delle_imprese.txt