BusinessCommunity.it - il giornale dei manager e imprenditori PMI Markit Flash Eurozona: a maggio crescita ai minimi in un anno e mezzo PMI Markit Flash Eurozona: a maggio crescita ai minimi in un anno e mezzoI dati del Flash PMI di maggio hanno mostrato rallentamenti delle attività e dei nuovi ordini, con diminuzioni evidenti anche dei tassi occupazionali e di lavoro inevaso. L’indagine ha anche mostrato che le aziende sono diventate meno ottimiste rispetto alle prospettive future. C’erano infatti messaggi contraddittori per quanto riguarda la tendenza dei prezzi, con pressioni sui costi in aumento e inflazione dei prezzi di vendita in diminuzione. Secondo il valore flash che si basa su circa l’85% del totale di risposte, l’Indice IHS Markit PMI sull’eurozona è sceso a maggio a 54.1 dal 55.1 di aprile. Restando ben al di sopra la soglia di non cambiamento di 50, il PMI ha continuato a indicare una forte crescita delle attività nell’area dell’euro. L’ultimo incremento è stato tuttavia il più debole in un anno e mezzo, con il tasso d’espansione in rallentamento per quattro mesi consecutivi. La crescita è peggiorata sia nel manifatturiero che nel terziario, in discesa rispettivamente ai minimi in 18 e 16 mesi. Anche l’afflusso di nuovi ordini è cresciuto ad un ritmo ridotto, con un tasso di incremento in diminuzione per il quinto mese consecutivo fino a risultare il minore da ottobre 2016. Per quanto riguarda la crescita dei nuovi affari sia nel settore manifatturiero che nel terziario, si sono osservati i livelli minimi in 19 mesi. I minori afflussi di nuovi ordini nel manifatturiero sono stati attribuiti in parte ad una crescita delle esportazioni più debole nonchè la minore registrata da agosto 2016. Mentre le indagini condotte tra febbraio e aprile riportavano in generale disturbi temporanei dovuti a maltempo, scioperi, malattia o il periodo pasquale, a maggio sono state riportate interruzioni dovute all’insolito numero di giorni festivi utilizzati congiuntamente con ponti sino ad arrivare al fine settimana. Le indagini hanno tuttavia continuato a riportare carenze, presso le aziende in alcuni paesi, di materie prime e di personale. Tali ostacoli erano anche indicati da un ulteriore forte allungamento dei tempi di consegna da parte dei fornitori e da un incremento degli ordini inevasi. Tuttavia l’entità di questi indici ha mostrato ulteriori segni di rallentamento. Anche se i tempi medi di consegna hanno continuato ad allungarsi, risultati generali, e vicini al record storico d’indagine, l’incidenza di tali ritardi è diminuita fino al valore minimo dallo scorso settembre. Anche i lavori inevasi hanno continuato a crescere ma al tasso minore da gennaio 2017, rallentando sia nel manifatturiero che nel terziario. La pressione sulla capacità produttiva è stata un po’ alleviata da un altro forte incremento dell’occupazione, anche se il tasso di creazione di posti lavoro è scivolato al livello minimo in nove mesi. Questo rallentamento è stato registrato sia nel settore manifatturiero che in quello terziario. Il livello di assunzioni è stato colpito in alcuni casi dalle maggiori incertezze circa le prospettive future degli affari. I livelli delle previsioni degli affari tra un anno sono scesi ai minimi su 18 mesi. La fiducia sulle prospettive si è affievolita sia nel settore manifatturiero che nel terziario. Il livello generale di ottimismo è comunque rimasto al di sopra della media di lungo termine e, in alcuni casi, le previsioni meno positive hanno semplicemente riflesso il fatto che l’anno passato è stato particolarmente buono. L’indagine di maggio ha anche fornito notizie contraddittorie sui prezzi. L’inflazione dei costi ha accelerato al livello massimo in tre mesi, sostenuta in parte da aumenti dei costi energetici e di carburante, parallelamente a segni di aumento delle pressioni salariali in alcuni paesi. In contrasto a ciò, i prezzi medi di vendita di beni e servizi sono aumentati al tasso più lento dallo scorso settembre, con le aziende che hanno spesso riportato difficoltà nell’aumentare i prezzi a causa della debolezza della domanda finale. A livello delle varie nazioni, la crescita ha rallentato notevolmente sia in Francia che in Germania, ma ha accelerato al livello massimo su tre mesi nel resto della regione. L’espansione francese è stata la più debole in 16 mesi. Anche se la crescita della produzione è stata la più rapida in tre mesi, il terziario francese ha riportato l’incremento minore dell’attività da gennaio 2017. In Germania le attività hanno mostrato l’incremento minore in 20 mesi, con tassi d’incremento peggiorati sia nel manifatturiero che nel terziario. La crescita della produzione manifatturiera è stata la più debole in 18 mesi mentre nel terziario è aumentata ai minimi in 20 mesi.Secondo Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit, “Il PMI di maggio ha portato di nuovo risultati deludenti anche se ancora una volta è importante essere cauti nell’interpretarli. Mentre i mesi precedenti avevano visto vari fattori come condizioni climatiche estreme, scioperi, malattia e l’inopportuno periodo pasquale influenzare negativamente la crescita, a maggio gli affari sono stati influenzati negativamente da un numero anormale di giorni festivi. Inoltre, nonostante il valore principale del PMI sia sceso al minimo su 18 mesi, l’indagine resta ad un livello coerente con una crescita economica dell’eurozona ad un tasso rispettabile di appena più dello 0.4% nel secondo trimestre. La creazione di posti lavoro ha anche continuato a un tasso incoraggiante e l’ottimismo sulle prospettive future è rimasto al di sopra della media di lungo termine. Sta comunque diventando sempre più chiaro che lo slancio di crescita ha rallentato rispetto alla fine dello scorso anno, specialmente in relazione alle esportazioni. Le assunzioni hanno dato di conseguenza segni di contenimento. L’incremento del prezzo del petrolio e l’aumento dei salari hanno continuato intanto a spingere i costi sostenuti dalle aziende al rialzo, ma la debolezza della domanda finale significa che le aziende stanno avendo difficoltà a trasferire questi aumenti dei costi sui clienti. Un po’ di questa nebbia dovrebbe rarefarsi con il PMI di giugno, fornendo dei segnali più chiari dello slancio di crescita sottostante. Fino ad allora è tuttavia possibile che l’indagine deludente di maggio farà risorgere alcune preoccupazioni sui rischi di crisi economica nell’area dell’euro”.Clicca per ingrandire l'immagineScritto da Claudio C. Gandolfo il 23 May 2018 10:10... http://www.businesscommunity.it/blog/leggi.php?fileb=blog/23Mag2018PMI_Markit_Flash_Eurozona_a_maggio_crescita_ai_minimi_in_un_anno_e_mezzo.txt Eurozona: a marzo scambi internazionali in surplus per 26,9 miliardi Eurozona: a marzo scambi internazionali in surplus per 26,9 miliardiEurostat ha reso noto le prime stime per la bilancia commerciale dell’Unione Europea relativo al mese di marzo. Vediamo le due diverse aree.EurozonaLa prima stima per l’export di merci dell’eurozona (EA19) nel resto del mondo a marzo 2018 è stata di 199,9 miliardi di euro, in diminuzione del 2,9% rispetto a marzo 2017, che aveva registrato un picco di 205,9 miliardi di euro. Le importazioni dal resto del mondo si sono attestate a 173,0 miliardi di euro, in calo del 2,5% rispetto a marzo 2017 (177,4 miliardi). Di conseguenza, l'area dell'euro ha registrato un avanzo di 26,9 miliardi di euro negli scambi di merci con il resto del mondo a marzo 2018, rispetto ai +28,5 miliardi a marzo 2017. Il commercio intra-area euro è sceso a 170,5 miliardi a marzo 2018, in calo dello 0,6% rispetto a marzo 2017. Nel periodo gennaio-marzo 2018, le esportazioni di merci dell'eurozona verso il resto del mondo sono salite a 555,7 miliardi di euro (in aumento del 2,5% rispetto a gennaio-marzo 2017), mentre le importazioni sono salite a 506,3 miliardi di euro (in aumento dell'1,4% rispetto a gennaio-marzo 2017). Di conseguenza, l'area dell'euro ha registrato un avanzo di 49,4 miliardi, rispetto ai 42,9 miliardi di gennaio-marzo 2017. Il commercio intra-euro è salito a 485,6 miliardi a gennaio-marzo 2018, in crescita del 4,1% rispetto a gennaio-marzo 2017.Unione europeaLa prima stima per le esportazioni di merci extra UE28 a marzo 2018 è stata di 172,1 miliardi di euro, in calo del 2,4% rispetto a marzo 2017 (176,4 miliardi). L’import dal resto del mondo si è attestato a 160,6 miliardi di euro, in calo del 4,2% rispetto a marzo 2017 (167,7 miliardi di euro). Di conseguenza, l'UE28 ha registrato un'eccedenza di 11,5 miliardi di euro negli scambi di merci con il resto del mondo a marzo 2018, rispetto ai +8,7 miliardi di euro di marzo 2017. Gli scambi all'interno dell'UE28 sono diminuiti a 305,2 miliardi di euro a marzo 2018, in calo dell'1,7% rispetto a marzo 2017. Tra gennaio e marzo 2018, le esportazioni di beni extra UE28 sono aumentate a 471,4 miliardi (in aumento dell'1,5% rispetto a gennaio-marzo 2017), mentre le importazioni sono aumentate a 477,4 miliardi (in aumento dello 0,8% rispetto a gennaio-marzo 2017). Di conseguenza, l'UE28 ha registrato un disavanzo di 6,1 miliardi di euro, rispetto ai -9,1 miliardi di euro a gennaio-marzo 2017. Il commercio intra-UE28 è salito a 874,1 miliardi di euro a gennaio-marzo 2018, +3,7% rispetto a gennaio-marzo 2017.Clicca per ingrandire l'immagineScritto da Claudio C. Gandolfo il 18 May 2018 12:32... http://www.businesscommunity.it/blog/leggi.php?fileb=blog/18Mag2018Eurozona_a_marzo_scambi_internazionali_in_surplus_per_269_miliardi.txt Commercio estero: a marzo export +1,2% e import +1,9% su mese Commercio estero: a marzo export +1,2% e import +1,9% su mesePer fortuna che c’è l’export che letteralmente tiene a galla l’Italia con il suo avanzo primario. Il surplus non sarà fuori norma come quello della Germania, ma è sicuramente importante sia a volume, sia a valore (anche se in contrazione). E ancora più importante che i mercati di sbocco siano al di fuori dell’Europa, anche se con andamento ondivago. Anche se, non bisogna nascondere che, nonostante la ripresa a marzo, nel primo trimestre 2018 la dinamica dell’export risulta negativa in termini congiunturali (-1,9%) e positiva, ma in rallentamento, su base annua (+3,3%). L’Istat ha infatti comunicato che a marzo 2018 si stima un aumento congiunturale sia per le esportazioni (+1,2%) sia per le importazioni (+1,9%). La crescita congiunturale dell’export, dopo due mesi di flessione, è la sintesi del marcato aumento delle vendite verso i mercati extra Ue (+4,6%) e della flessione verso l’area Ue (-1,4%). A marzo 2018 la diminuzione dell’export su base annua è pari a -1,8% e coinvolge sia l’area extra Ue (-2,2%) sia i paesi Ue (-1,5%). La correzione per gli effetti di calendario porta la variazione dell’export a +0,7% e quella dell’import a +3,1%. Tra i settori che contribuiscono in misura più rilevante al calo tendenziale dell’export nel mese di marzo, si segnalano metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-4,8%), autoveicoli (-7,5%), macchine e apparecchi n.c.a (-1,9%); mentre nello stesso periodo contribuiscono positivamente i prodotti petroliferi raffinati (+7,2%) e gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+3,0%). Nel primo trimestre 2018, la crescita tendenziale dell’export è pari a (+3,3%) ed è diffusa a tutti i settori, a eccezione di autoveicoli (-4,2%) e prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca (-5,8%) mentre rimane sostenuta la crescita per i prodotti alimentari, bevande e tabacco (+5,6%). Su base annua, le flessioni delle vendite che a marzo contribuiscono maggiormente al calo delle esportazioni riguardano paesi OPEC (-11,5%), Regno Unito (-9,2%) e Belgio (-12,3%). In aumento le esportazioni verso Paesi Bassi (+8,3%) e Stati Uniti (+1,6%). Si stima che il surplus commerciale diminuisca da +5.306 milioni a marzo 2017 a +4.531 milioni a marzo 2018. Nei primi tre mesi dell’anno l’avanzo commerciale raggiunge +7.538 milioni (+16.938 milioni al netto dei prodotti energetici).Clicca per ingrandire l'immagineScritto da Claudio C. Gandolfo il 17 May 2018 11:08... http://www.businesscommunity.it/blog/leggi.php?fileb=blog/17Mag2018Commercio_estero_a_marzo_export_12_e_import_19_su_mese.txt