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	<title>Campo Pratica</title>
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	<description>Articoli, recensioni, note, notizie e curiosità sul golf - praticato, giocato e parlato</description>
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		<title>Golf is a game of circles – intervista con Mark Guadagnoli</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 07:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidavico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo è un libro molto interessante per il golfista seriamente intenzionato a migliorare il proprio gioco. L’ho letto e riletto con molta attenzione, ne ho ricavato indicazioni illuminanti per la mia pratica. È un libro che ha del valore, pur non essendo facile, nel senso che va meditato e digerito e ciò richiede tempo. Ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left" style="margin-left:-10px;padding-right:10px;margin-right:10px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://giannidavico.it/campopratica/2012/05/25/golf-is-a-game-of-circles-intervista-con-mark-guadagnoli/"></a></div><p><a href="http://giannidavico.it/campopratica/files/2012/05/Mark-Guadagnoli.jpg"><img src="http://giannidavico.it/campopratica/files/2012/05/Mark-Guadagnoli-242x300.jpg" alt="" title="Mark Guadagnoli" width="242" height="300" class="alignright size-medium wp-image-1122" /></a><br />
<a href="http://www.ibs.it/libro+inglese/guadagnoli-mark/practice-learn-play/9781905823666.html?shop=5228" title="Practice to Learn, Play to Win" target="_blank">Questo</a> è un libro molto interessante per il golfista seriamente intenzionato a migliorare il proprio gioco. L’ho letto e riletto con molta attenzione, ne ho ricavato indicazioni illuminanti per la mia pratica. È un libro che ha del valore, pur non essendo facile, nel senso che va meditato e digerito e ciò richiede tempo.</p>
<p>Ne ho scritto una <a href="http://giannidavico.it/campopratica/files/2012/05/GT_05_2012.pdf" title="Golf Today, maggio 2012">recensione</a> su “Golf Today” di questo mese. E sono entrato in contatto con l’autore, <a href="http://triadconsultinginc.com/about.htm" title="Mark Guadagnoli" target="_blank">Mark Guadagnoli</a>. Ci siamo scambiati delle mail, ne è uscita fuori una conversazione sotto forma di intervista che pubblico qui a seguire. Mark mi aveva scritto:</p>
<blockquote><p>One of the important topics to me is that most people think that the problem with the game is the way they play but in fact it is the way they practice.<br />
[Uno dei punti nodali per me è il fatto che la maggior parte delle persone pensa che il suo problema con il gioco sia la maniera in cui gioca, mentre in realtà è la maniera in cui pratica.]</p></blockquote>
<p>Già, i problemi sono rintracciabili (e di conseguenza risolvibili) in campo pratica. Il suo libro parla di questo, della <em>spaced practice</em> e di concetti sui quali dovremmo riflettere di più. Ma spesso non lo facciamo, impegnati come siamo a colpire una pallina dopo l&#8217;altra, nella convinzione – un vero e proprio tunnel mentale – che tirare palline senza sosta ci porti del beneficio; mentre il beneficio reale deriva dal pensiero che accompagna i colpi.</p>
<p>Rilassati, ragazzo. <a href="http://giannidavico.it/campopratica/2010/11/26/ragazzi-c%E2%80%99e-ancora-speranza/" title="Ragazzi, c’è ancora speranza">C’è ancora speranza</a>. Intanto ecco qui il succo dei nostri conversari.</p>
<p>- How is your Italian?<br />
[Com’è il tuo grado di conoscenza dell’italiano?]</p>
<blockquote><p><em>Non va bene!</em> But I am trying to learn. I love Italy and one of my goals is to speak the language and spend time cooking in the country.<br />
[Non va bene! Ma sto cercando di imparare. Amo l’Italia e uno dei miei obiettivi è quello di parlare la lingua e trascorrere del tempo a cucinare nel vostro paese.]</p></blockquote>
<p>- Where and how did you get the idea of the book?<br />
[Dove e come hai avuto l’idea del libro?]</p>
<blockquote><p>When one of the UNLV golfers (Ryan Moore) was in college we had weekly sessions where we would talk about ways for him to get better and he would tell me his perspective of how he thinks on the course and with practice. A few years after Ryan turned pro I finished the book.<br />
[Quando uno dei golfisti dell’UNLV (Ryan Moore) era all’università abbiamo svolto delle sedute con cadenza settimanale in cui parlavamo delle maniere con cui avrebbe potuto migliorare, e lui mi esponeva la sua prospettiva di come pensa sul campo e durante la pratica. Pochi anni dopo che Ryan è diventato professionista io ho finito il libro.]</p></blockquote>
<p>- You say that in order to become a better golfer you must learn to learn. How?<br />
[Tu dici che per diventare un golfista migliore devi imparare a imparare. Come?]</p>
<blockquote><p>The most basic idea is that you have to be willing to challenge yourself during practice. This means that you have to make a choice: Are you be more committed to looking good now or being great in the future? So many players practice what they are good at instead of challenging themselves during practice. This is not only in golf but in life as well. The book explains the mindset of achieving greatness and specific ways to do this.<br />
[L’idea di base è che bisogna essere disposti a sfidare se stessi durante la pratica. Ciò significa che si deve fare una scelta: è preferibile per te apparire bravo adesso oppure essere un grande in futuro? Troppi giocatori praticano ciò che già sanno fare bene invece di sfidare se stessi durante la pratica. E questo non accade solo nel golf ma anche nella vita. Il libro spiega l’atteggiamento mentale necessario per raggiungere l’eccellenza e illustra i modi specifici per farlo.]</p></blockquote>
<p><a href="http://giannidavico.it/campopratica/files/2012/05/PTL.jpg"><img src="http://giannidavico.it/campopratica/files/2012/05/PTL-199x300.jpg" alt="" title="Practice to Learn, Play to Win" width="199" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1127" /></a><br />
- One of the most interesting concepts of the book is spaced practice. Could you elaborate a bit about it?<br />
[Uno dei concetti più interessanti del libro è la “pratica distanziata”. Puoi dire due parole al riguardo?]</p>
<blockquote><p>The simplest thing you can do on the range is to watch the ball for as long as you can before you get a second ball to hit. Amateurs almost always hit balls too fast and it builds bad habits and restricts learning. Learning is a change in the brain’s biology and this takes time. Maybe a few seconds or a few minutes or a few hours but it takes time. Hitting one ball right after another speeds up tempo and doesn’t give your brain time to digest the information.<br />
[La cosa più semplice che si può fare in campo pratica è quella di guardare la palla il più a lungo possibile prima di prendere una seconda palla da colpire. I dilettanti colpiscono quasi sempre la palla troppo velocemente: ciò dà vita a cattive abitudini e limita l’apprendimento. L’apprendimento è un cambiamento nella biologia del cervello e questo richiede tempo. Forse pochi secondi o pochi minuti o poche ore, ma comunque ci vuole tempo. Colpire una palla dopo l’altra manda fuori ritmo e non dà il tempo al cervello di elaborare le informazioni.]</p></blockquote>
<p>- I would like you to elaborate on another important concept of the book – the goals you set for yourself and the process you use to reach them.<br />
[Vorrei che approfondissi un altro concetto importante del libro: gli obiettivi che ti dai per te stesso e il processo utilizzato per raggiungerli.]</p>
<blockquote><p>To me, goals set a destination, a destination to reach. Everything you do either moves you toward or away from that goal. Once I started playing golf in my mid-30s I had a goal to have a single digit handicap. My first registered handicap was 18 and a few years later I was a 4. I used the principles in the book most of the time. Sometimes I got lazy and didn’t practice the way I knew would work. When that happened I stopped getting better and it reminded me that the way I practice is either helping me toward my goal or moving me away from the goal.<br />
[Per me, gli obiettivi stabiliscono una destinazione, una meta da raggiungere. Tutto ciò che fai ti avvicina oppure ti allontana da questo obiettivo. Quando ho iniziato a giocare a golf, intorno ai 35 anni, il mio obiettivo era di avere un handicap a una cifra. Il mio primo handicap registrato è stato 18, e qualche anno dopo ero 4. La maggior parte delle volte ho utilizzato i principi che espongo nel libro. A volte sono stato pigro e non praticavo nella maniera che sapevo corretta. Quando questo succedeva smettevo di migliorare, e ciò mi ricordava che la maniera con cui pratico o mi porta verso il mio obiettivo oppure mi allontana da esso.]</p></blockquote>
<p>- What about your personal golf?<br />
[Due parole sul tuo golf.]</p>
<blockquote><p>I love golf! It is more than a game to me. It is a challenge. It is meditation, and like everybody else I want to be better than I am. Because I work with players so much and have other business and personal obligations I don’t play much but when I do I appreciate it deeply.<br />
[Io amo il golf! Si tratta di più di un gioco per me. Si tratta di una sfida. È meditazione, e come tutti gli altri voglio migliorare. Dal momento che lavoro tanto con i giocatori e ho altre attività e obblighi personali non gioco molto, ma quando lo faccio lo apprezzo profondamente.]</p></blockquote>
<p>- Your future plans regarding the teaching of golf.<br />
[I tuoi piani futuri quanto riguarda l’insegnamento del golf.]</p>
<blockquote><p>I teach because I love it. When opportunities arise that make sense I will take then but teaching golf is not what I do full time. When I do take on new clients it is always a very unique situation.<br />
[Io insegno perché mi piace. Quando si presentano delle opportunità le colgo, ma l’insegnamento del golf non è quello che faccio a tempo pieno. Ciascun nuovo cliente è sempre un caso assolutamente unico.]</p></blockquote>
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		<title>Una nuova dimensione: Scotty Cameron California Monterey 1.5</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidavico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[putt]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Com’è come non è, le mie statistiche sul putt sono peggiorate: 32,7 putt a giro quest’anno (e mai sotto i 30) contro i 31,4 del 2011 e i 31,0 del 2010. (Non medie da tour, sia chiaro, ma insomma si può – si deve, necesse est – fare meglio.) Col tempo mi era venuto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left" style="margin-left:-10px;padding-right:10px;margin-right:10px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://giannidavico.it/campopratica/2012/05/18/una-nuova-dimensione-scotty-cameron-california-monterey-1-5/"></a></div><p><a href="http://giannidavico.it/campopratica/files/2012/05/Scotty-Cameron-California-Monterey-1.5.jpg"><img src="http://giannidavico.it/campopratica/files/2012/05/Scotty-Cameron-California-Monterey-1.5.jpg" alt="" title="Scotty Cameron California Monterey 1.5" width="225" height="225" class="alignright size-full wp-image-1110" /></a><br />
Com’è come non è, le mie statistiche sul putt sono peggiorate: 32,7 putt a giro quest’anno (e mai sotto i 30) contro i 31,4 del 2011 e i 31,0 del 2010. (Non medie da tour, sia chiaro, ma insomma si può – <em>si deve, necesse est</em> – fare meglio.)</p>
<p>Col tempo mi era venuto il sospetto che stessi ciurlando nel manico, insomma che parte del problema fosse nel putter stesso (un Odissey White Hot #3 comprato almeno cinque anni fa). Non che l’anzianità di un putt debba dimostrare qualcosa, ma certo in cinque anni il mio gioco è cambiato.</p>
<p>Allora io lo scorso autunno avevo adocchiato <a href="http://www.scottycameron.com/putters/puttermodel.aspx?id=373" title="Scotty Cameron California Coronado" target="_blank">questo bell’oggetto</a> e, provatolo, me ne ero invaghito; ma le finanze del momento erano tutt’altro che floride e ho preferito rimandare.</p>
<p>Il momento era poi giunto un paio di mesi fa, ma nel frattempo il California Coronado è uscito di produzione. (Questo aprirebbe una filippica sulle esigenze del marketing, che cambia nome alle cose senza cambiarne la sostanza per spingere le vendite ma insomma in questo momento andremmo un po’ fuori dal seminato.) Prova e riprova, leggi recensioni eccetera e alla fine ritorno al punto di partenza, ovvero a <a href="http://www.scottycameron.com/putters/puttermodel.aspx?id=402" title="Scotty Cameron California Monterey 1.5" target="_blank">questo modello</a> che è &#8211; guarda caso &#8211; l’erede del Coronado.</p>
<p>Ieri mattina mi è arrivato. Ieri pomeriggio, dopo il rito del togliere la pellicola che protegge il manico, ho passato un’ora e mezza in putting green a provarlo. C’era il sole, una brezza leggerissima, e io tutto solo (e felice) con il mio nuovo <em>strumentopolo misterioso</em>.</p>
<p>Wow!</p>
<p>L’ho scelto un po’ più corto del precedente (33’ contro 34’): questo perché mi pare la lunghezza più adatta alla mia statura.</p>
<p>È più pesante dell’altro, soprattutto in testa. Il tocco è morbido e pulito. Ne sono molto soddisfatto.</p>
<p>È un bell’oggetto da vedere.</p>
<p>In più sto lavorando sul movimento, che è sempre stato troppo ampio all’indietro e poi rallentante nella discesa. Abbreviando la salita e accelerando nella discesa trovo che – <a href="http://giannidavico.it/campopratica/2010/11/19/l%E2%80%99importanza-del-feeling-nel-putt/" title="L’importanza del feeling nel putt">con i diecimila colpi che dovrò fare per arrivare a interiorizzare il movimento</a>, ovvio – il colpo risulterà ancora più netto e preciso.</p>
<p>Insomma altre sfide mi attendono; e il nuovo è davanti a me, tutto da venire. Bene.</p>
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		<title>Eredità e lasciti</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidavico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[consigli non richiesti]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando faccio qualcosa che sia correlato al golf, io mi sento felice. Questa è una semplice verità. Che sia in campo pratica oppure in campo, che legga di golf oppure lo guardi in televisione, che ne parli con qualcuno oppure scriva delle recensioni il risultato non cambia. Anche quando come ieri le gare vanno male [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left" style="margin-left:-10px;padding-right:10px;margin-right:10px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://giannidavico.it/campopratica/2012/05/11/eredita-e-lasciti/"></a></div><p>Quando faccio qualcosa che sia correlato al golf, io mi sento felice.</p>
<p>Questa è una semplice verità. Che sia in campo pratica oppure in campo, che legga di golf oppure lo guardi in televisione, che ne parli con qualcuno oppure scriva delle recensioni il risultato non cambia.</p>
<p>Anche quando come ieri le gare vanno male e non riesco ad evitare la virgola, anche in periodi come questo dove l’handicap sta salendo in maniera verticale nonostante io mi senta pronto – tecnicamente, mentalmente e fisicamente – per una decisa discesa ma la realtà dica il contrario, io sono felice.</p>
<p>Allora mi viene spontaneo pensare alla fase successiva. La fase successiva non riguarda me, ma riguarda quel che io potrò trasmettere – alle mie figlie, ai miei venticinque lettori, ad eventuali allievi futuri eccetera – di quel che so a riguardo di questa attività meravigliosa.</p>
<p>Sì, questo accade perché l’impressione netta che ho, quando passo tanto tempo al golf, è che tutto ciò che imparo abbia valore – si moltiplichi, più precisamente – solo se riesco a trasmetterlo. Altrimenti, saperlo solo per me sarebbe inutile. È per questo che voglio condividere quel che so, che tengo questo blog, che rispondo a chi mi fa domande eccetera.</p>
<p>Tutto ciò oggi è ancora allo stato di bozza; ma insomma il futuro è sempre incerto! L’idea però è chiara: trasmettere agli altri per dare valore a quel che si sa e per capire meglio quel che si è, trasmettere per crescere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Citielle Challenge Tour 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 06:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidavico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ritorna uno dei più divertenti circuiti che conosca, il Citielle Challenge Tour. Venti tappe + finale nazionale a Croara a ottobre + finale internazionale a Dubai nel marzo del prossimo anno. E bellissimi premi ad ogni tappa (ne sono testimone diretto e recente), tra cui quattro sacche di Mickelson grazie a KPMG. Senza dimenticare l’impegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left" style="margin-left:-10px;padding-right:10px;margin-right:10px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://giannidavico.it/campopratica/2012/05/04/citielle-challenge-tour-2012/"></a></div><p><a href="http://giannidavico.it/campopratica/files/2012/05/CiTiElle.jpg"><img src="http://giannidavico.it/campopratica/files/2012/05/CiTiElle-300x225.jpg" alt="" title="CiTiElle" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-1094" /></a><br />
Ritorna uno dei più divertenti circuiti che conosca, il <a href="http://www.citiellegolf.it/" title="Citielle Challenge Tour 2012" target="_blank">Citielle Challenge Tour</a>.</p>
<p>Venti tappe + finale nazionale a Croara a ottobre + finale internazionale a Dubai nel marzo del prossimo anno. E bellissimi premi ad ogni tappa (ne sono testimone diretto e recente), tra cui quattro sacche di Mickelson grazie a KPMG.</p>
<p>Senza dimenticare <a href="http://www.citiellegolf.it/component/content/article/35-generali/54-citielle-per-il-sociale.html" title="Ci.Ti.Elle per il sociale" target="_blank">l’impegno per il sociale</a> &#8211; costante, tenace e mai esibito.</p>
<p>Insomma Giuseppe Lazzarotto ha creato diversi bellissimi progetti, e anno per anno li conferma. Non mi stancherò mai di far notare quanto è bravo, e lo direi anche se non lo conoscessi <em>di pirsona pirsonalmente</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il lavoro con i wedge</title>
		<link>http://giannidavico.it/campopratica/2012/04/27/il-lavoro-con-i-wedge/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 05:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giannidavico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Giannipro]]></category>

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		<description><![CDATA[Per me è iniziato tutto tanti anni fa. Era il principio del 2007, il mio handicap era intorno a 18 – ero insomma quello che non volevo essere, un bogey golfer. Ho preso la strada delle buche approcci, ho iniziato a passare tantissimo tempo là sopra: colpi attorno al green, uscite dal bunker corte e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left" style="margin-left:-10px;padding-right:10px;margin-right:10px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://giannidavico.it/campopratica/2012/04/27/il-lavoro-con-i-wedge/"></a></div><p><a href="http://giannidavico.it/campopratica/files/2012/04/approaching-zone.jpg"><img src="http://giannidavico.it/campopratica/files/2012/04/approaching-zone-300x225.jpg" alt="" title="approaching zone" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-1084" /></a><br />
Per me è iniziato tutto tanti anni fa.</p>
<p>Era il principio del 2007, il mio handicap era intorno a 18 – ero insomma quello che non volevo essere, un <em>bogey golfer</em>. Ho preso la strada delle buche approcci, ho iniziato a passare tantissimo tempo là sopra: colpi attorno al green, uscite dal bunker corte e medie, colpi da dietro le piante eccetera. È stato molto divertente. Il tutto supportato soprattutto da quello che reputo essere il miglior libro sul tema, <a href="http://www.ibs.it/libro+inglese/pelz-dave/dave-pelz-short/9781854106483.html?shop=5228" title="Dave Pelz's Short Game Bible" target="_blank"><em>Dave Pelz’s Short Game Bible</em></a>.</p>
<p>Poi a gennaio di quest’anno, durante la prova campo del Trofeo Sanremo – ero con Lorenzo Guanti, Luigi Botta e Alessandro Catto, e pur potendo essere anagraficamente un loro genitore mi sentivo spettatore ad un evento golfistico –, arriviamo alla buca 9, un par 3 di 85 metri dove la precisione millimetrica è fondamentale: Lorenzo porta su le braccia nel backswing dicendo “questo è un colpo da 85 metri”, e poi portandole leggermente un po’ più in su dice “questo è un colpo da 90” (i dettagli sono <a href="http://giannidavico.it/campopratica/2012/02/10/lorenzo-guanti-golf-e-futuro/" title="Lorenzo Guanti, golf e futuro">qui</a>).</p>
<p>Quella osservazione casuale ha scatenato dentro di me un ragionamento lungo e profondo. Insomma, sappiamo tutti che le distanze sotto i 100 metri sono importanti perché critiche eccetera; ma mettere in pratica questo semplice concetto, sapere la differenza tra un colpo da 60 metri e uno da 70 è un altro paio di maniche.</p>
<p>Mi sono messo a lavorare su questa cosa; e ho scoperto delle cose fantastiche. Se sapevo già che col pitch faccio 110 metri e che col gap (52°) ne faccio 95, non sapevo ad esempio che con lo stesso gap ma impugnato corto (2 centimetri) ne faccio 90. E sì, sapevo che 90 metri li faccio anche col 56° pieno, ma non che “pieno” con i wedge significa con le braccia a ore 9 e non oltre, altrimenti diventerebbe poco controllabile (basta guarda Mickelson e si capisce il concetto); non che col 56° impugnato corto faccio 85 metri e così via.</p>
<p>Sono arrivato in sostanza a coprire tutte le distanze critiche sotto i 100 metri. A questo si aggiunge il fatto che, sapendo con certezza il movimento da fare per ottenere &#8211; in condizioni ottimali, in piano e sul fairway &#8211; una data distanza, è facile adattare questo alle situazioni che il campo presenta (es. in rough, con la palla più alta o più bassa dei piedi eccetera).</p>
<p>(Che ultimamente abbia preso solo virgole e che ora il mio handicap sia ritornato ai livelli di un anno e mezzo fa, e che nel 2012 abbia fatto up and down solo nel 36% dei casi non mi preoccupa: sto lavorando su vari aspetti del mio golf, so che ad un certo punto i risultati verranno, in maniera naturale.)</p>
<p><em>To sum up all this</em>: a inizio 2007 ho passato molto tempo agli approcci e ho visto i risultati, adesso faccio la stessa cosa e – matematicamente – so che a tempo debito tutti i pezzi verranno a comporsi come in un quadro.</p>
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