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	<title>Campo Pratica</title>
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	<description>Articoli, recensioni, note, notizie e curiosità sul golf - praticato, giocato e parlato</description>
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	<title>Campo Pratica</title>
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		<title>Tredici bastoni – una storia d’amore (molto contrastata) con il driver</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giannidavico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 07:54:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[driver]]></category>
		<category><![CDATA[Giannipro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p class="has-text-align-left epigrafe">Per come la vedo io, fino a un certo punto non c’è niente di difficile nel golf, nulla. Non vedo davvero alcun motivo per cui il golfista medio, se si applica con intelligenza, non debba giocare al di sotto degli 80 colpi – e intendo giocando il tipo di colpi che giocherebbe un buon golfista.<br />(Ben Hogan, <em>Le cinque lezioni. I fondamentali moderni del golf</em>)</p> <p>Rispetto ai risultati di qualche anno fa, il mio gioco è molto peggiorato. L’handicap attuale è di 5.9 [sic], che ahimè è veritiero e preciso, ma che rispetto al 2.0 del 2021-22 è piuttosto grigio. Naturalmente ci sono dei motivi per questa risalita pressoché verticale: innanzitutto il fatto che il golf, che è sempre stato magico per me, ha perso nel corso degli anni lo smalto dei primi tempi – e questo soprattutto perché quando arrivi verso i tuoi limiti ti trovi in una zona molto critica: da una parte il fascino di poter andare oltre, dall’altra lo scoramento di non riuscirci (più). Poi il fatto che da un annetto il golf è diventato anche lavoro per me, e come ho avuto modo di sperimentare negli ultimi mesi giocare a golf non è […] <a class="moretag" href="https://giannidavico.it/campopratica/2026/09/01/tredici-bastoni-una-storia-damore-molto-contrastata-con-il-driver/">continua a leggere »</a>]]></description>
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<p class="has-text-align-left epigrafe">Per come la vedo io, fino a un certo punto non c’è niente di difficile nel golf, nulla. Non vedo davvero alcun motivo per cui il golfista medio, se si applica con intelligenza, non debba giocare al di sotto degli 80 colpi – e intendo giocando il tipo di colpi che giocherebbe un buon golfista.<br />(Ben Hogan, <em>Le cinque lezioni. I fondamentali moderni del golf</em>)</p>



<p>Rispetto ai risultati di qualche anno fa, il mio gioco è molto peggiorato. L’handicap attuale è di 5.9 [sic], che ahimè è veritiero e preciso, ma che rispetto al 2.0 del 2021-22 è piuttosto grigio. Naturalmente ci sono dei motivi per questa risalita pressoché verticale: innanzitutto il fatto che il golf, che è sempre stato magico per me, ha perso nel corso degli anni lo smalto dei primi tempi – e questo soprattutto perché quando arrivi verso i tuoi limiti ti trovi in una zona molto critica: da una parte il fascino di poter andare oltre, dall’altra lo scoramento di non riuscirci (più). Poi il fatto che da un annetto il golf è diventato anche lavoro per me, e come ho avuto modo di sperimentare negli ultimi mesi giocare a golf non è un’attività che va molto d’accordo col lavorare nel golf.</p>



<p>Ma c’è un terzo punto, che è ancora più importante: il driver. Perché è questa terza causa, il driver, la ragione fondamentale della risalita.</p>



<p>Se io ripenso al mio rapporto col driver nel corso degli anni, mi è molto chiaro che è stato complicato all’inizio (ok, ovvio e naturale), ma poi quello strumento è diventato una sorta di allungamento delle braccia, un bastone che maneggiavo con sicurezza assoluta. Il che non vuol dire che non sbagliassi, ovviamente (anzi, negli anni lo slice mi ha seguito come un cagnolino fedele); vuol dire semplicemente che <em>avevo fiducia</em> nella mia capacità di usare lo strumento. Ebbene, quella fiducia negli ultimi 2-3 anni è pian piano evaporata. È inutile qui andare a ripercorrere questa storia, ma il punto fondamentale è uno soltanto: il rapporto col driver (e col putter, ma questo è un altro racconto) è questione tecnica per il 10% (forse) e per il 90% mentale.</p>



<p>Se anche tu hai problemi col driver seguita a leggere, lettore, potresti trovare informazioni interessanti per te.</p>



<p>L’ho scoperto – se mai avessi avuto dubbi – in maniera cristallina negli ultimi 2-3 mesi. Mi sono messo in maniera scientifica a tirare driver, ho anche preso una lezione (l’ultima era stata forse quattro anni fa), ho studiato tantissimo, ho ascoltato pareri, ho letto. E la realtà dei fatti è questa: in campo pratica il 90% dei miei drive è più che accettabile (e in parecchi casi sono <em>ottimi</em> colpi), mentre questa percentuale scende al 20% (<em>a buté gròss</em>) in campo, soprattutto in gara.</p>



<p>La conclusione è scontata. Non sono io che non so tirare il driver, è che la mente cosciente prende il controllo nei momenti che precedono il colpo e lì la paura di sbagliare diventa gigante, quella palla sollevata da terra <em>fa paura</em> e il risultato è matematico. In un caso, per dirne una, in una gara alla Marghe non sono nemmeno riuscito a passare il lago della 1. Il lago della 1!</p>



<p>Dopo tanto tribolare, insistere e sperimentare ho trovato la mia soluzione (ma sarei curioso di conoscere altre esperienze): lasciare il driver in auto. Non in sacca: proprio in auto. Giocare con tredici bastoni. Ovviamente questo vuol dire minor distanza dal tee; ma il legno 3 mi dà fiducia assoluta, e lo svantaggio di quei 10-15 metri teorici è più che compensato con i colpi dritti. Di conseguenza, i secondi colpi nei par 4 sono più lunghi (nei par 5 il problema nemmeno si pone); difficoltà che però è per me appianata dalla sicurezza che mi danno gli ibridi, oltre al legno 3. Intorno alla metà di agosto ho fatto due giri solitari in questa maniera “scientifica”, e il risultato sono stati due 79 che mi hanno ridato quella leggerezza verso il gioco che da tanto tempo avevo smarrito.</p>



<p>Ora, alcuni fatti mi sono chiari:<br />&#8211; due giri non fanno testo, tanto più se in solitario e fuori gara;<br />&#8211; giocare senza driver non è esattamente golf.</p>



<p>Tutto indubbio e tutto vero.</p>



<p>Ma.</p>



<p>Quanto al primo punto, il mio livello di gioco nella parte centrale dell’anno (diciamo da quando ho ripreso, dopo una pausa di qualche mese dovuta appunto al lavoro di cui dicevo prima) sia in gara (nelle poche che ho fatto) che fuori gara era intorno agli 82-84 colpi. Vedevo l’handicap salire con regolarità, ma in realtà sapevo che sarebbe salito; poi ha raggiunto un picco intorno a quei numeri e lì si è stabilizzato. A quel punto sapevo che quello era il mio gioco del momento, e che l’avrei potuto migliorare solo con tanta pratica (ovvio) e molto gioco. Però poi la questione del driver tornava, da qualunque punto esaminassi la questione: forse dolorosamente sono arrivato alla decisione di cui ho detto, ma poi quei due giri sono stati leggeri. E ora so che quello (79 alla Marghe) è il mio livello attuale: potrei giocare anche oggi pomeriggio, con la fiducia di poter girare col 7 davanti (Lee Trevino parlava proprio di questo, evidentemente, quando diceva che entrava in campo con la fiducia di essere già a -4).</p>



<p>Quanto al secondo punto, che è forse più importante, so bene che il gioco senza driver non potrà migliorare più di tanto; e quindi sì, è pensabile che in futuro io torni al driver vero e proprio. È probabile; ma ora no, la leggerezza nel gioco è un valore più significativo. Però qui si apre una nuova frontiera, per me ancora quasi del tutto da esplorare: il mini driver. In linea del tutto teorica ho stabilito che un mini driver da 11,5° è il modello che meglio si adatta sia al mio gioco di adesso sia al resto della sacca. Poi è lampante che occorrerà provarne diversi, sperimentare, farsi delle idee.</p>



<p>Di sicuro aggiornerò il mio piccolo pubblico in merito agli sviluppi. Ma per ora quella sensazione di libertà mi accompagna, e sono felice che di nuovo la leggerezza sia ritornata nel mio gioco del golf.</p>
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		<title>Il primo ruling non si scorda mai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giannidavico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 14:19:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[regole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come i miei venticinque lettori sanno, qualche mese fa <a href="https://giannidavico.it/campopratica/2026/04/14/sono-diventato-arbitro/">sono diventato arbitro</a>. In questi giorni ho avuto la prima occasione di fare da osservatore a <a href="https://www.federgolf.it/attivita-agonistica/dettaglio-gara/a5dba1c5-40f8-f011-8406-00224885d333/#info" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questa gara federale giovanile</a>. Ecco un tentativo di resoconto.</p> <p>Per prima cosa dirò che sono stato accolto in maniera splendida dal direttore del torneo e dal collega arbitro: si è creata immediatamente un’atmosfera professionale ma rilassata, entrambi hanno fatto da subito di tutto per farmi sentire a mio agio e come uno di loro. Il direttore mi ha investito, informalmente, del ruolo di arbitro vero e proprio – ruolo che ho cercato di interpretare al meglio delle mie possibilità e conoscenze.</p> <p>Poi, il circolo: anche se Cavaglià non è un club blasonato al pari di altri che abbiamo nella nostra bella terra, averlo vissuto per così dire dall’interno per tre giorni interi mi ha dato modo di osservare, di toccare con mano la gentilezza del personale che vi lavora e la cortesia del proprietario. Fatti non scontati.</p> <p>I ragazzi sono stati tutti molto educati, anche quando ho dovuto – mi è toccato – fare in sequenza un paio di ruling sfavorevoli nelle ultime buche del secondo giorno, ovvero nel momento […] <a class="moretag" href="https://giannidavico.it/campopratica/2026/08/01/il-primo-ruling-non-si-scorda-mai/">continua a leggere »</a>]]></description>
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<p>Come i miei venticinque lettori sanno, qualche mese fa <a href="https://giannidavico.it/campopratica/2026/04/14/sono-diventato-arbitro/">sono diventato arbitro</a>. In questi giorni ho avuto la prima occasione di fare da osservatore a <a href="https://www.federgolf.it/attivita-agonistica/dettaglio-gara/a5dba1c5-40f8-f011-8406-00224885d333/#info" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questa gara federale giovanile</a>. Ecco un tentativo di resoconto.</p>



<p>Per prima cosa dirò che sono stato accolto in maniera splendida dal direttore del torneo e dal collega arbitro: si è creata immediatamente un’atmosfera professionale ma rilassata, entrambi hanno fatto da subito di tutto per farmi sentire a mio agio e come uno di loro. Il direttore mi ha investito, informalmente, del ruolo di arbitro vero e proprio – ruolo che ho cercato di interpretare al meglio delle mie possibilità e conoscenze.</p>



<p>Poi, il circolo: anche se Cavaglià non è un club blasonato al pari di altri che abbiamo nella nostra bella terra, averlo vissuto per così dire dall’interno per tre giorni interi mi ha dato modo di osservare, di toccare con mano la gentilezza del personale che vi lavora e la cortesia del proprietario. Fatti non scontati.</p>



<p>I ragazzi sono stati tutti molto educati, anche quando ho dovuto – mi è toccato – fare in sequenza un paio di ruling sfavorevoli nelle ultime buche del secondo giorno, ovvero nel momento in cui gli animi sono più caldi e non è semplice rimanere lucidi e sereni, perché la posta in palio – tutto è relativo, ovvio – è alta. Fare quel paio di ruling mi è costato, soprattutto perché mi sono messo dalla parte dei giocatori, mi sono immedesimato in loro quando io sono stato (per millemila volte &#8211; e magari un giorno vi sarò di nuovo) in quel ruolo. Anche se è importante sottolineare un concetto: l’arbitro non è mai presente per punire qualcuno o sancire qualcosa, piuttosto in primo luogo per aiutare i giocatori; e tuttavia è suo compito garantire l’integrità del gioco e il pari trattamento per tutti i giocatori. Questo può tradursi, a volte, in una palla da giocare come si trova quando le condizioni sembrano assolutamente sfavorevoli o anche magari da rigiocare, cosa che può far penare e arrabbiare. Ma il golf, che certo è divertimento, è anche una linea sottile che si tramanda lungo le generazioni, e preservarne lo spirito è compito di tutti coloro che lo amano.</p>



<p>Parlando di ruling, ne citerò uno in particolare: il mio primo. (Il primo ruling non si scorda mai: questo potrebbe essere il motto di un &#8220;giovane&#8221; arbitro.) Si trattava di un semplice droppaggio da un terreno in riparazione, quindi qualcosa che ho potuto fare in assoluta scioltezza e senza patemi. Però quando è successo mi sono sentito come ci si può sentire dopo aver usato per la prima volta il bancomat, o il conto online, o il Telepass: una sorta di rito di iniziazione, una prova superata.</p>



<p>E di questi giorni ricorderò ancora la fatica. Perché fare l’arbitro <em>è faticoso</em>, va detto: normalmente lo vediamo appollaiato sul suo cart a guardare i giocatori passare, ma questo accade perché non vediamo il lavoro che c’è dietro – organizzativo prima, di setup del campo poi, e infine di verifiche continue sui tempi di gioco, sempre con l’occhio vigile nel caso qualche giocatore abbia bisogno di aiuto, o accada qualche anomalia. Io, almeno, alla fine dei tre giorni volevo soltanto andare a dormire!</p>



<p>Ma di sicuro rifarei tutto da capo. (Forse parlerei un po’ di più, ma è tempo perso combattere la propria natura.) Perché questi tre giorni mi hanno una volta di più fatto capire quanto sia importante prendersi cura di quella linea sottile, quanto sia significativo – ancorché impalpabile – quel patto tra generazioni.</p>
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		<title>Libri di golf, “Golf Magazine”, giugno 2026</title>
		<link>https://giannidavico.it/campopratica/2026/06/18/libri-di-golf-golf-magazine-giugno-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[giannidavico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 08:46:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il numero appena uscito di <a href="https://golf-magazine.it/magazine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Golf Magazine”</a> contiene un mio articolo che recensisce quattro libri che raccontano altrettante storie di golfisti aspiranti a diventare professionisti. I risultati non sono stati forse all&#8217;altezza delle aspettative, ma il viaggio è stato certamente appassionante, avvincente, spesso frustrante ma sempre vivo e pieno.</p> <p></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il numero appena uscito di <a href="https://golf-magazine.it/magazine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Golf Magazine”</a> contiene un mio articolo che recensisce quattro libri che raccontano altrettante storie di golfisti aspiranti a diventare professionisti. I risultati non sono stati forse all&#8217;altezza delle aspettative, ma il viaggio è stato certamente appassionante, avvincente, spesso frustrante ma sempre vivo e pieno.</p>



<p></p>
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		<title>Sono diventato arbitro</title>
		<link>https://giannidavico.it/campopratica/2026/04/14/sono-diventato-arbitro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[giannidavico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 08:17:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[regole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p class="has-text-align-right">Siamo parte dell’humus che prepara<br />il futuro<br />Carlo Betocchi, <em>Per cui</em></p> <p>Era da tanto tempo che il golf non mi portava più novità; ma da qualche settimana sono diventato arbitro di golf di primo livello.</p> <p>Faccio un passo indietro; anzi, più d’uno. Ricordo che quando cominciai a giocare le Regole (la maiuscola è d’obbligo, per rispetto del gioco più bello del mondo) mi avevano subito interessato, forse per lo scopo di dare un senso e una direzione a un’attività che di per sé può anche avere poco di logico o preciso.</p> <p>Ricordo che facevo mille domande a chi ne sapeva più di me. Volevo capire, essere informato, giocare con consapevolezza.</p> <p>Tanti anni fa acquistai il libro delle Decisioni sulle Regole del Golf (allora così si chiamavano i Chiarimenti). E passai ore e ore a studiarne i dettagli. Ogniqualvolta in campo si presentava una situazione bizzarra, o particolare, o comunque che non sapevo interpretare me la segnavo e poi andavo a studiare la possibile soluzione. Arrivare ad una risposta corretta e pertinente mi dava – e mi dà ancora, invero – soddisfazione.</p> <p>(In generale penso anche che non prendersi troppo sul serio sia importante, ma allo stesso tempo il golf […] <a class="moretag" href="https://giannidavico.it/campopratica/2026/04/14/sono-diventato-arbitro/">continua a leggere »</a>]]></description>
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<p class="has-text-align-right">Siamo parte dell’humus che prepara<br />il futuro<br />Carlo Betocchi, <em>Per cui</em></p>



<p>Era da tanto tempo che il golf non mi portava più novità; ma da qualche settimana sono diventato arbitro di golf di primo livello.</p>



<p>Faccio un passo indietro; anzi, più d’uno. Ricordo che quando cominciai a giocare le Regole (la maiuscola è d’obbligo, per rispetto del gioco più bello del mondo) mi avevano subito interessato, forse per lo scopo di dare un senso e una direzione a un’attività che di per sé può anche avere poco di logico o preciso.</p>



<p>Ricordo che facevo mille domande a chi ne sapeva più di me. Volevo capire, essere informato, giocare con consapevolezza.</p>



<p>Tanti anni fa acquistai il libro delle Decisioni sulle Regole del Golf (allora così si chiamavano i Chiarimenti). E passai ore e ore a studiarne i dettagli. Ogniqualvolta in campo si presentava una situazione bizzarra, o particolare, o comunque che non sapevo interpretare me la segnavo e poi andavo a studiare la possibile soluzione. Arrivare ad una risposta corretta e pertinente mi dava – e mi dà ancora, invero – soddisfazione.</p>



<p>(In generale penso anche che non prendersi troppo sul serio sia importante, ma allo stesso tempo il golf è un’attività umana troppo ben congegnata, troppo foriera di gioia per non essere affrontata col massimo della serietà. Giocare sul serio, ma sul serio davvero come quando avevamo cinque anni: questo sarebbe il punto d’arrivo esemplare.)</p>



<p>Poi si è presentata questa opportunità. Cade una volta l’anno, mi è parso il momento perfetto per coglierla – date anche le mie mansioni attuali di segretario sportivo alla Margherita. Ho studiato parecchio, nei mesi scorsi. Mi sono preparato bene. E mi sono presentato il 31 marzo a Margara, in una giornata piena di sole e di convivialità, di accoglienza e di precisione. E quando Corrado Graglia, lui <em>di pirzona pirzonalmente</em>, mi ha comunicato che avevo passato l’esame ho sentito grande soddisfazione. Era un piccolo tassello che si aggiungeva al mio golf. Alle 6mila ore di pratica stimate, alle centinaia di libri letti, a tutti i giri di campo fatti e a tutto il resto.</p>



<p>Naturalmente è una piccolezza, conta soltanto per me. Già, perché lo ha detto bene Joe Kirkwood:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Tell your story of hardluck shots,<br />Of each shot straight and true,<br />But when you are done, remember son—<br />That nobody cares but you!</p></blockquote></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://giannidavico.it/campopratica/files/2026/04/JK.jpg"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://giannidavico.it/campopratica/files/2026/04/JK-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-4790" srcset="https://giannidavico.it/campopratica/files/2026/04/JK-1024x768.jpg 1024w, https://giannidavico.it/campopratica/files/2026/04/JK-300x225.jpg 300w, https://giannidavico.it/campopratica/files/2026/04/JK-768x576.jpg 768w, https://giannidavico.it/campopratica/files/2026/04/JK-620x465.jpg 620w, https://giannidavico.it/campopratica/files/2026/04/JK.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>(Lo fece scrivere per la sua lapide. Un senso dovrà pur averlo.)</p>



<p>Ora probabilmente comincerò a fare da osservatore in gare minori. Poi vedremo. Ma comunque adoro l’idea di poter mettere a disposizione dei golfisti tutti questi anni, questo studio. Perché il golf è un patto tra generazioni, un filo sottile che si dipana nei secoli e che va custodito con cura.</p>
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		<title>Libri di golf, “Golf Magazine”, marzo 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giannidavico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 11:34:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’editore Caissa Italia – il <em>mio</em> editore – si è accollato negli ultimi anni un’impresa significativa nel panorama della letteratura golfistica italiana: la ritraduzione dei <em>Libretti colorati</em> di Harvey Penick, che appariva necessaria sia perché i volumi erano da tempo esauriti, sia perché la traduzione era in molti passi discutibile, sia perché i tre libretti sono di fatto quattro (non va dimenticato l’<a href="https://www.amazon.it/TITOLO-DEFINIRE-AAVV/dp/8867292021//&#38;tag=giandavi-21" target="_blank" rel="noreferrer noopener sponsored nofollow">azzurro</a>).</p> <p>In uscita in questi giorni c’è l’ultimo volume della serie, il <em><a href="https://www.caissa.it/472-il-libretto-blu-del-golf.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Libretto blu</a></em>, destinato in particolare a quelli che l’autore chiamava <em>golfisti esperti</em>; e Penick riteneva che si potesse essere esperti a quindici anni come a novantacinque, a seconda dell’intensità della propria esperienza di gioco.</p> <p>Ne parlo in dettaglio nel numero appena uscito di <a href="https://golf-magazine.it/magazine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Golf Magazine”</a>.</p> <p></p>]]></description>
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<p>L’editore Caissa Italia – il <em>mio</em> editore – si è accollato negli ultimi anni un’impresa significativa nel panorama della letteratura golfistica italiana: la ritraduzione dei <em>Libretti colorati</em> di Harvey Penick, che appariva necessaria sia perché i volumi erano da tempo esauriti, sia perché la traduzione era in molti passi discutibile, sia perché i tre libretti sono di fatto quattro (non va dimenticato l’<a href="https://www.amazon.it/TITOLO-DEFINIRE-AAVV/dp/8867292021//&amp;tag=giandavi-21" target="_blank" rel="noreferrer noopener sponsored nofollow">azzurro</a>).</p>



<p>In uscita in questi giorni c’è l’ultimo volume della serie, il <em><a href="https://www.caissa.it/472-il-libretto-blu-del-golf.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Libretto blu</a></em>, destinato in particolare a quelli che l’autore chiamava <em>golfisti esperti</em>; e Penick riteneva che si potesse essere esperti a quindici anni come a novantacinque, a seconda dell’intensità della propria esperienza di gioco.</p>



<p>Ne parlo in dettaglio nel numero appena uscito di <a href="https://golf-magazine.it/magazine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Golf Magazine”</a>.</p>



<p></p>
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