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	<title>Blog Carlo Carraro ICCG</title>
	
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		<title>L’inverno Artico non esiste più</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CarloCarraro/~3/4SNLIKt_sjA/</link>
		<comments>http://www.carlocarraro.org/argomenti/il-clima-che-cambia/linverno-artico-non-esiste-piu/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 11 May 2013 19:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Carraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Clima che Cambia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Climatiche]]></category>
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		<category><![CDATA[Peter Wadhams]]></category>
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		<description><![CDATA[La superficie del ghiaccio Artico oggi appare diversa. Specialmente in inverno. Quando lavoravamo sul ghiaccio per svolgere il nostro lavoro scientifico...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2742" class="wp-caption alignleft" style="width: 302px"><img class=" wp-image-2742" alt="Immagine Artico" src="http://www.carlocarraro.org/wp/wp-content/uploads/2013/05/Artico_barbante.jpg" width="292" height="197" /><p class="wp-caption-text">Fonte: Carlo Barbante</p></div>
<p><i>“La superficie del ghiaccio Artico oggi appare diversa. Specialmente in inverno. Quando lavoravamo sul ghiaccio per svolgere il nostro lavoro scientifico, il miglior periodo dell’anno era tra marzo e maggio, perché era freddo, ma c’era luce abbondante: potevi prendere l’aereo, atterrare sul ghiaccio, fare il tuo lavoro, e avevi 3-4 ore per lavorare, avevi condizioni comuni all’inverno.</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Ma ora, il ghiaccio si sta già sciogliendo in quel periodo, e quindi c’è anche nebbia in maggio, anziché limpidità. Non ci sono più posti sicuri per atterrare con un aereo. Non puoi lavorare: <b>non c’è più un vero e proprio inverno Artico</b>. E questo è un grande cambiamento.”</i></p>
<p style="text-align: justify;">Sono le parole di un luminare degli studi Artici, Peter Wadhams, professore di oceanografia fisica all’Università di Cambridge e leader di oltre 40 spedizioni polari dagli anni ‘70 ad oggi, ospite al Workshop Internazionale &#8220;<b><a href="http://www.iccgov.org/EventDetails.aspx?IDEvento=162&amp;IDSM=59&amp;IDM=76"><i>The Climate Challenge in the Arctic. </i><i>Environmental impacts, new opportunities and future policy options</i></a></b>&#8220;, organizzato dall’International Center for Climate Governance lo scorso 6 maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’accelerato scioglimento dei ghiacci Artici dovuto ai cambiamenti climatici sta avendo e avrà importanti implicazioni ambientali, sociali, politiche ed economiche non solamente negli stati confinanti con la regione, ma a livello globale. Per la loro rilevanza negli equilibri geopolitici, le sfide poste da queste grandi <b>trasformazioni nell’area Artica sono tra i temi su cui ICCG sta focalizzando la propria attività di ricerca</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il workshop ha visto un confronto da parte di esperti internazionali, provenienti da diversi ambiti di ricerca, con il fine di approfondire la comprensione della questione e di proporre soluzioni alternative per affrontare i problemi di sicurezza nella regione. Ad una panoramica sulle evoluzioni della zona marina Artica e sugli impatti che la interesseranno sono seguiti approfondimenti economici e politici, che hanno analizzato le nuove opportunità dell’area e fornito una panoramica della normativa internazionale che ne regola la <i>governance</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">“<i>Guardando le immagini satellitari della Terra in estate, oggi prevale il blu anziché il bianco nella regione Artica</i>” spiega il Prof. Wadhams, che ha testato sulla propria pelle, oltre che attraverso decenni di studi, i rivoluzionari cambiamenti degli ultimi decenni nell’Artico. “<i>Il ritiro dei ghiacci, secondo i dati a disposizione, è iniziato intorno al 1950 e ha continuato ad accelerare da allora, specialmente negli ultimi dieci anni […]. Il riscaldamento è più rapido nell’Artico: vi è un fattore di amplificazione tra 2 e 4. Alle basse latitudini il riscaldamento globale è veloce, ma nell’Artico lo è fino a tre o quattro volte di più”</i>.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>I ghiacci Artici, un tempo presenti durante tutto il corso dell’anno, stanno progressivamente diventando ghiacci stagionali che scompaiono nelle stagioni estive</b>. I modelli attualmente a disposizione degli scienziati non sono in grado di predire con sicurezza le evoluzioni future dell’area<b>. Secondo alcune stime, in trent’anni l’estate Artica potrebbe essere libera dai ghiacci</b>. Ma il trend del loro ritiro è in accelerazione e qualcuno suggerisce che i ghiacci estivi potrebbero scomparire nel giro di un decennio: “<i>Non possiamo credere con certezza ai modelli a nostra disposizione, quelli che sono stati utilizzati nei rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change. Questi modelli non hanno dato una buona misura dei cambiamenti avvenuti finora nell’Artico, perciò non possiamo usarli con sicurezza per prevedere il futuro. Quello che manca sono alcuni processi fisici che sono ovviamente importanti ma non sono inclusi nei modelli. […] Dobbiamo essere in grado di ottenere un quadro migliore di cosa sta fisicamente accadendo, per migliorare i modelli, altrimenti siamo completamente persi: abbiamo bisogno di prevedere cosa succederà all’Artico, per capire come agire. […] In assenza di modelli adeguati, la cosa migliore che possiamo fare è estrapolare semplicemente i trend che ricaviamo dai dati e portarli avanti per alcuni anni dicendo “questo è quello che accadrà stando ai trend che possiamo vedere in questo momento” </i>“  afferma il prof. Wadhams.</p>
<div id="attachment_2736" class="wp-caption alignleft" style="width: 590px"><img class="size-large wp-image-2736" alt="Profondità dei ghiacci Artici in autunno (2005 rispetto al 2008)" src="http://www.carlocarraro.org/wp/wp-content/uploads/2013/05/Immagine1-580x319.png" width="580" height="319" /><p class="wp-caption-text">Profondità dei ghiacci Artici in autunno (2005 rispetto al 2008)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Wadhams ricorda che le trasformazioni dell’Artico non si limitano a rappresentare un “termometro” degli impatti dei cambiamenti climatici, ma sono anche un fattore (<i>feedback</i>) di accelerazione del riscaldamento stesso per due principali ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>La prima è legata all’albedo climatica</b> (la frazione della radiazione solare in arrivo che viene riflessa dalla superficie terrestre):</p>
<p style="text-align: justify;"><i>“</i><i>Una copertura nevosa o ghiacciata coperta di neve riflette circa l’80% della radiazione solare. Dove il ghiaccio è sciolto, l’acqua, la terra o la tundra riflettono circa il 10%. Il panorama sta cambiando da una superficie che rifletteva l’80% della radiazione solare ad una superficie in grado di rifletterne il 10%: il 90% verrà assorbito. Questo comporta un grosso aumento nella quantità di radiazioni assorbite dalla superficie terrestre, e questo rappresenta un’accelerazione al riscaldamento globale”.</i></p>
<p style="text-align: justify;"><b>La seconda allo scioglimento del permafrost</b> (il terreno perennemente ghiacciato, presente primariamente nella regione Artica):</p>
<p style="text-align: justify;"><i>“Il metano è un gas serra molto potente: è circa 20 volte più potente dell’anidride carbonica. Se ne trova una percentuale molto minore in atmosfera, perciò l’anidride carbonica è il principale contributore al riscaldamento globale. Ma il metano è responsabile di circa un quarto del riscaldamento globale.[…] </i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>In alto mare, c’è un fondale marino che in alcune aree è ancora ghiacciato dall’ultima Era Glaciale […] Quando questo permafrost si scioglie a causa del riscaldamento dell’acqua dell’oceano, il metano racchiuso nel ghiaccio esce sottoforma di bolle e raggiunge la superficie. Ma anche il permafrost sulla terraferma si sta sciogliendo e lo strato che si liquefa durante l’estate sta aumentando e tale area produce metano. </i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>La stima del metano rilasciato dal permafrost offshore </i>(al largo, n.d.r)<i> è di circa 50 Gt. Abbiamo modellizzato quali potrebbero essere i suoi effetti sul clima e i risultati sono che aumenterebbe di circa il 15% il tasso di riscaldamento globale. Un modello economico ha stimato che il costo sarebbe 60 trilioni di dollari. Stiamo parlando di un effetto molto importante sull’economia globale in arrivo dalle emissioni di metano nell’Artico”.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scioglimento dei ghiacci Artici consente una sempre più agevole navigabilità della zona e offre di conseguenza diverse opportunità economiche: dalla semplificazione delle rotte dei commerci al settore turistico, dalla pesca alle estrazioni di fonti fossili (si veda il precedente post sull’argomento “<a href="http://www.carlocarraro.org/argomenti/il-clima-che-cambia/nuove-sfide-dallartide/">Nuove sfide dall’Artide</a>”). Tuttavia, <b>alle opportunità si affiancano importanti rischi, primi tra tutti i rischi ambientali</b> legati alle trivellazioni per l’estrazione del petrolio e del gas naturale (si stima che il 20% del potenziale di idrocarburi inesplorato si trovi nell’area Artica), cui si aggiungono rischi sociali legati ai potenziali conflitti che interessi contrastanti possono alimentare. Ed è proprio per questo che le trasformazioni Artiche sono un problema anche politico che riguarda la governance globale.</p>
<p style="text-align: justify;">In sintesi, gli attuali modelli non colgono la rapidita&#8217; con cui i ghiacci artici stanno sciogliendosi. E&#8217; un fenomeno piu&#8217; rapido di quello che la scienza riesce a comprendere. E per questo e&#8217; anche piu&#8217; preoccupante. Allo stesso tempo, lo scioglimento dei ghiacci apre importanti opportunita&#8217; sul piano economico. Che pero&#8217; vanno adeguatamente governate. L&#8217;Artico e&#8217; un altro bene pubblico globale che richiede visione, lungimiranza e cooperazione internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Guarda l&#8217;intervista a Peter Wadhams su Re3, Review of Environment, Energy and Economics </strong>(in lingua inglese)</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe width="580" height="423" src="http://www.youtube.com/embed/qsEXl5LXPYA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><b>Maggiori informazioni</b></p>
<ul>
<li><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">“Global Warming in the Arctic”, Review of Environment, Energy and Economics &#8211; Re3 (09 maggio 2013): </span><a style="font-size: 13px; line-height: 19px;" href="http://re3.feem.it/getpage.aspx?id=5517">http://re3.feem.it/getpage.aspx?id=5517</a></li>
<li>Presentazioni del Workshop ICCG &#8220;The Climate Challenge in the Arctic. Environmental impacts, new opportunities and future policy options&#8221; (6 maggio 2013): <a href="http://www.iccgov.org/EventDetails.aspx?IDEvento=162&amp;IDSM=59&amp;IDM=76&amp;Past=&amp;Lan=en-US">http://www.iccgov.org/EventDetails.aspx?IDEvento=162&amp;IDSM=59&amp;IDM=76&amp;Past=&amp;Lan=en-US</a></li>
<li>Big Promises and big question marks, K. Dodds, in The Arctic Game. Oil magazine n.21/2013 (marzo 2013)</li>
<li>A world of ice and water, A. Lanza e A. Navarra, in The Arctic Game. Oil magazine n.21/2013 (marzo 2013)</li>
<li>Diminishing sea-ice extent and thickness in the Arctic Ocean, P. Wadhams, in P.A. Berkman and A.N. Vylegzhanin (eds.), Environmental Security in the Arctic Ocean, NATO Science for Peace and Security, Series C: Environmental Security, Springer (2013)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cambiamenti climatici: una questione anche etica</title>
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		<comments>http://www.carlocarraro.org/argomenti/politiche-climatiche/i-cambiamenti-climatici-non-sono-solo-una-questione-ambientale-od-economica/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 May 2013 17:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Carraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politiche Climatiche]]></category>
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		<description><![CDATA[E' ora necessario comprendere come l’economia e l’etica possano lavorare in modo sinergico per affrontare le questioni poste dalla scienza...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2724" alt="Migrazioni" src="http://www.carlocarraro.org/wp/wp-content/uploads/2013/05/Migrazioni.jpg" width="291" height="195" />Le scienze del clima sottolineano con sempre piu&#8217; forza come, procedendo con il <i>trend</i> di emissioni attuale, gli impatti dei cambiamenti climatici sarebbero tali da costringere centinaia di milioni di persone a migrare a seguito delle trasformazioni del loro habitat causate dal riscaldamento globale, dell’intensificasi degli eventi estremi, dell’innalzamento del livello del mare, da periodi di siccita&#8217; sempre piu&#8217; frequenti. E’ un fenomeno, quello delle cosiddette “<strong>migrazioni climatiche</strong>”, che secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) interessa oggi circa 6 milioni di persone ogni anno e che entro il 2050 potrebbe riguardare 200/250 milioni di persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Le conseguenze sociali e politiche delle migrazioni climatiche, affiancate alla scarsità di risorse, potrebbero dar luogo anche a importanti conflitti militari, cosa che in parte sta gia&#8217; avvenendo e che si accentuerà nella seconda meta&#8217; del secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur prendendo distanza da inutili allarmismi, considerazioni come questa non possono che indurci ad affrontare il tema dei cambiamenti climatici prendendo in esame anche gli aspetti etici che esso sottende. Grazie agli sforzi di scienziati e <i>policy maker</i>, la questione dei cambiamenti climatici ha ormai conquistato spazio nelle agende politiche di moltissimi paesi: è ora necessario comprendere come l’economia e l’etica possano lavorare in modo sinergico per affrontare i problemi oggi sottolineati dalla scienza ma generati dai percorsi di sviluppo economico presenti, passati e futuri.</p>
<p style="text-align: justify;">Come suggeriscono E. Markowitz e A. Shariff nell’articolo “<a href="http://www.climatescienceandpolicy.eu/2012/09/the-moral-case-of-climate-change/" target="_blank">The moral case of climate change</a>”, sono infatti almeno tre i motivi che rendono quella dei cambiamenti climatici una questione etica:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Sono e saranno coloro che hanno contribuito in misura minore a causare i cambiamenti climatici ad essere maggiormente colpiti dai suoi impatti: le future generazioni, le popolazioni più povere e le specie non umane;</li>
<li>I cambiamenti climatici sono il risultato dell’appropriazione di una risorsa comune e scarsa (la capacità dell’atmosfera di assorbire i gas serra) da parte di un numero relativamente piccolo di individui;</li>
<li>Siamo oggi in grado di agire su due fronti per affrontare il problema: quello della mitigazione e quello dell’adattamento. Eppure è gran poco, troppo poco, quello che si sta facendo.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><b>Quali sono dunque i principi etici che dovrebbero guidare le politiche del clima? </b></p>
<p style="text-align: justify;">“La natura e la scala del problema”, afferma Nicholas Stern nel paper <a href="http://www.cccep.ac.uk/Publications/Working-papers/Papers/90-99/WP97-ethics-equity-economics-of-climate-change.pdf">Etica, equità ed economia dei cambiamenti climatici</a>, “richiedono sia una vasta gamma di prospettive filosofiche che la gamma completa di tutto ciò che l’economia e le scienze sociali hanno da offrire”. Non è un unico approccio filosofico-morale a dare la risposta, ma le differenti prospettive etiche convergono con quelle economiche verso la necessità e l’urgenza di agire: dagli imperativi categorici di Kant al contratto sociale di Hobbes e Rawls, dall’etica aristotelica ai concetti di libertà, diritti e giustizia della filosofia politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Fondandosi sulle evidenze scientifiche, le politiche climatiche orientate allo sviluppo sostenibile e all’eradicazione della povertà (tema centrale nella <a href="http://www.carlocarraro.org/argomenti/sviluppo-sostenibile/da-rio-a-rio-20/">Conferenza Rio+20 “The future we want”</a> di giugno 2012) hanno un’unica strada da intraprendere: quella di spezzare il legame tra consumo e produzione da una parte, ed emissioni dall’altra. E per farlo, serve una <b>nuova rivoluzione energetica-industriale</b>, una radicale e dinamica trasformazione economica mossa da investimenti nelle nuove tecnologie a bassa intensità di carbonio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Maggiori informazioni:</b></p>
<ul>
<li><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">E. Markowitz, A. Shariff, The moral case of climate change, Climate Science and Policy (26 settembre 2012): </span><a style="font-size: 13px; line-height: 19px;" href="http://www.climatescienceandpolicy.eu/2012/09/the-moral-case-of-climate-change/">http://www.climatescienceandpolicy.eu/2012/09/the-moral-case-of-climate-change/</a></li>
<li><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Nicholas Stern, Ethics, equity and the economics of climate change, Centre for Climate Change Economics and Policy Working Paper No. 97, Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment Working Paper No. 84 (agosto 2012):</span><b style="font-size: 13px; line-height: 19px;"> </b><a href="http://www.cccep.ac.uk/Publications/Working-papers/Papers/90-99/WP97-ethics-equity-economics-of-climate-change.pdf" target="_blank"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">http://www.cccep.ac.uk/Publications/Working-papers/Papers/90-99/WP97-ethics-equity-economics-of-climate-change.pdf</span></a></li>
</ul>
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		<item>
		<title>Politiche climatiche: due passi avanti, uno indietro</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 08:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Carraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Climatiche]]></category>
		<category><![CDATA[adattamento]]></category>
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		<category><![CDATA[mitigazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono diverse le notizie di queste settimane nel campo delle politiche climatiche europee. Il 16 aprile scorso, in particolare, è stata ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2704" class="wp-caption alignleft" style="width: 301px"><img class="size-full wp-image-2704" alt="Politiche climatiche" src="http://www.carlocarraro.org/wp/wp-content/uploads/2013/04/Politiche-climatiche.jpg" width="291" height="201" /><p class="wp-caption-text">Fonte: http://mrg.bz/5koQH3</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sono diverse le notizie di queste settimane nel campo delle politiche climatiche europee. Il <b>16 aprile</b> scorso, in particolare, è stata una giornata ricca di novità attese da tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <a href="http://www.carlocarraro.org/argomenti/politiche-climatiche/la-nuova-strategia-europea-per-ladattamento-ai-cambiamenti-climatici/">precedente post</a> abbiamo descritto la nuova strategia europea di adattamento ai cambiamenti climatici adottata, appunto, il 16 aprile. In concomitanza con l’adozione della suddetta strategia, la Commissione Europea ha presentato anche il <b><a href="http://ec.europa.eu/clima/policies/adaptation/what/docs/com_2013_213_en.pdf">Libro Verde sulle assicurazioni nell’ambito delle catastrofi naturali e di origine umana</a></b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre la strategia introduce un quadro normativo e i meccanismi atti a rendere l’Unione Europea più pronta ad affrontare gli impatti attuali e futuri dei cambiamenti climatici, il Libro verde lancia <b><a href="http://ec.europa.eu/internal_market/consultations/2013/disasters-insurance/index_en.htm">una consultazione pubblica</a> </b><b>(aperta a tutti i cittadini e le organizzaizoni fino al 15 luglio 2013)</b> con l’obiettivo di raccogliere opinioni sul grado di adeguatezza e disponibilità dei tipi di assicurazione attualmente sul mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">I costi di eventi particolarmente catastrofici, spesso non adeguatamente coperti da un’assicurazione, possono gravare pesantemente sul bilancio del Paese colpito e causare conseguenti squilibri interni ed esterni. Si tratta di un problema che tocca cittadini, imprese e governi di tutta l’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ha affermato Michel Barnier, Commissario per il Mercato interno e i servizi, <i>a</i><i>umentano le calamità naturali e quelle provocate dall’uomo, eppure non sfruttiamo ancora appieno la capacità del settore assicurativo di cautelarci. Per colmare questa lacuna occorre ricercare soluzioni a livello europeo, così come è necessario trovare strumenti comuni per prevenire le catastrofi e sensibilizzare i cittadini e le imprese</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Libro Verde pone una serie di quesiti circa l’adeguatezza e la disponibilità delle assicurazioni contro le catastrofi naturali. Lo scopo è quello di avviare il dibattito e la sensibilizzazione sui rischi dei cambiamenti climatici, tracciare un quadro più completo della situazione nei vari stati membri e valutare se, per migliorare il mercato delle assicurazioni in questo settore, sia utile o legittimo intervenire a livello di Unione Europea. Più in generale, questa iniziativa apporterà nuove conoscenze e concorrerà a fare dell’assicurazione uno <b>strumento di gestione delle catastrofi naturali</b>, contribuendo in tal modo a forgiare una cultura condivisa della prevenzione e della mitigazione dei rischi.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Nel corso della stessa giornata, fatti due passi avanti sul piano dell’adattamento (la strategia di adattamento e il Libro Verde sulle assicurazioni sono importanti elementi di una strategia di preparazione ai futuri cambiamenti climatici) le politiche climatiche ne fanno uno indietro sul lato della mitigazione (riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra). </b></p>
<p style="text-align: justify;">L’altra notizia del 16 aprile è infatti che il <b>Parlamento Europeo ha bocciato</b> (con 334 voti favorevoli, 315 contrari e 63 astenuti) la proposta della Commissione Europea di rimuovere temporaneamente dal mercato europeo delle emissioni (EU-ETS) alcune quote di carbonio (900 milioni di tonnellate di CO2) attraverso lo spostamento della vendita di una parte di permessi alla fine della terza fase (2019-2020 anziché 2013-2015). Tale proposta, che avevamo approfondito <a href="http://www.carlocarraro.org/argomenti/politiche-climatiche/quale-futuro-per-il-mercato-del-carbonio/">in  un precedente post</a>, era mirata a sostenere i prezzi del carbonio nel sistema EU-ETS bilanciando nel breve termine domanda e offerta di permessi sul mercato, e prendeva il nome di <b><i>backloading</i></b><i>.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Gli <i>stakeholder</i>, e in particolare il mondo dell’industria, sono divisi in relazione alla decisione del Parlamento. Chi la appoggia, tra cui <a href="http://www.eurochambres.be/content/Default.asp?PageID=41">Eurochambre</a> (European Association of Chambers of Commerce and Industry), ritiene che il <i>backloading</i> avrebbe evidenziato un sistema vittima di una visione di breve termine. Buona parte dell’industria, tra cui <a href="http://www.eurelectric.org/">Eurelectric</a> (Union of the Electricity Industry) e lo <a href="http://www.erec.org/">European Renewable Energy Council</a>, è però d’accordo con la Commissione Europea, che rimane convinta che il <i>backloading</i> avrebbe rinforzato la fiducia nel sistema EU-ETS nel breve termine, fino a quando non si fosse riusciti ad intervenire con misure più strutturali, che sono comunque previste nei piani dell’EC.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Maggiori informazioni:</b></p>
<ul>
<li>I documenti della Strategia Europea per l’Adattamento (16 aprile 2013): <a href="http://ec.europa.eu/clima/policies/adaptation/what/documentation_en.htm" target="_blank">http://ec.europa.eu/clima/policies/adaptation/what/documentation_en.htm</a></li>
<li>Libro Verde sulle assicurazioni nell’ambito delle catastrofi naturali e di origine umana (16 aprile 2013): <a href="http://ec.europa.eu/clima/policies/adaptation/what/docs/com_2013_213_en.pdf">http://ec.europa.eu/clima/policies/adaptation/what/docs/com_2013_213_en.pdf</a></li>
<li>Parliament rejects back-loading of allowances, by A. Eckstein (16 aprile 2013): <a href="http://www.europolitics.info/europolitics/parliament-rejects-back-loading-of-allowances-art350349-46.html">http://www.europolitics.info/europolitics/parliament-rejects-back-loading-of-allowances-art350349-46.html</a></li>
<li>Commissioner Hedegaard&#8217;s statement on today’s vote by the European Parliament on the backloading proposal (16 aprile 2013): <a href="http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-13-343_en.htm">http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-13-343_en.htm</a></li>
<li>Decisione dell’European Parliament (16 aprile 2013): <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2013-0113+0+DOC+XML+V0//EN">http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2013-0113+0+DOC+XML+V0//EN</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La nuova strategia europea per l’adattamento ai cambiamenti climatici</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 07:54:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Carraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Climatiche]]></category>
		<category><![CDATA[adattamento]]></category>
		<category><![CDATA[città sostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[politiche climatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 16 aprile, la Commissione Europea ha presentato la Strategia Europea di Adattamento ai cambiamenti climatici, introducendo così un quadro normativo...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2691" class="wp-caption alignleft" style="width: 301px"><img class="size-full wp-image-2691" alt="Fonte: http://mrg.bz/iFI5WZ" src="http://www.carlocarraro.org/wp/wp-content/uploads/2013/04/Immagine-1.jpg" width="291" height="201" /><p class="wp-caption-text">Fonte: http://mrg.bz/iFI5WZ</p></div>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso 16 aprile, la Commissione Europea ha presentato la<b> </b><a href="http://ec.europa.eu/clima/news/articles/news_2013041601_en.htm"><b>Strategia Europea di Adattamento ai cambiamenti climatici</b></a>, introducendo così un quadro normativo mirato a rendere l’Unione Europea sempre più pronta ad affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici, attraverso un sostegno agli Stati Membri, alle organizzazioni transnazionali e agli operatori locali con adeguate azioni a livello centralizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">La strategia si basa su tre principali obiettivi:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><b>Promuovere e supportare l’azione da parte degli Stati Membri</b>. Oggi sono <a href="http://climate-adapt.eea.europa.eu/web/guest/adaptation-strategies">quindici i Paesi europei</a> che hanno adottato una strategia di adattamento. La Commissione incoraggerà tutti gli Stati Membri a muoversi su questo fronte e metterà a disposizione fondi per aiutarli a migliorare le loro capacità di adattamento. Sosterrà inoltre gli sforzi delle città in tal senso, invitandole a sottoscrivere un impegno su modello del <a href="http://www.pattodeisindaci.eu/index_it.html">Patto dei sindaci</a>;</li>
<li><b>Promuovere l’adattamento nei settori particolarmente vulnerabili</b>, facendo sì che l’Europa possa contare su infrastrutture più resilienti e promuovendo l’uso delle assicurazioni per la tutela contro le catastrofi;</li>
<li><b>Assicurare processi decisionali informati</b>, colmando le lacune nelle conoscenze in fatto di adattamento e dando maggiore impulso alla piattaforma europea sull’adattamento ai cambiamenti climatici (<a href="http://climate-adapt.eea.europa.eu/">Climate-ADAPT</a>).</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Cos’è la strategia di adattamento europea?</b></p>
<p style="text-align: justify;">La strategia di adattamento europea si basa sul Libro Bianco <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2009:0147:FIN:it:PDF" target="_blank">“L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione europeo”</a> (2009), che prevedeva l’adozione di una strategia europea entro il 2013, ed è il risultato del coinvolgimento degli <i>stakeholder</i> tramite consultazioni pubbliche.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>La strategia è costituita da </b><a href="http://ec.europa.eu/clima/policies/adaptation/what/documentation_en.htm"><b>una serie di documenti</b></a>: il documento principale è la <a href="http://ec.europa.eu/clima/policies/adaptation/what/docs/com_2013_216_en.pdf">Comunicazione</a> della Commissione Europea “<a href="http://ec.europa.eu/clima/policies/adaptation/what/docs/com_2013_216_en.pdf">An EU Strategy on adaptation to climate change</a>”, che specifica le azioni da intraprendere nelle tre aree prioritarie sintetizzate in precedenza. La Comunicazione è accompagnata da documenti che affrontano il tema dell’adattamento in specifici settori e aree politiche (migrazioni, aree marine e costiere, salute, infrastrutture, agricoltura, politiche di coesione e assicurazioni) e da linee giuda per la preparazione delle strategie nazionali di adattamento.<b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Perché è necessaria oggi una strategia di adattamento europea?</b></p>
<p style="text-align: justify;">I cambiamenti climatici avranno diverse conseguenze, a partire dalla scarsità di risorse naturali basilari come l’acqua e il suolo. Molti settori economici, come ad esempio l’agricoltura, la pesca e il turismo, sono fortemente dipendenti dalle condizioni climatiche e stanno già affrontando gli impatti dei cambiamenti climatici in atto. Altri settori vi sono meno evidentemente collegati, ma gli impatti del clima che cambia interessano e interesseranno sotto diverse forme il territorio europeo. Sono quindi <b>necessarie misure di adattamento a tutti i livelli, dal locale, al regionale, al nazionale, fino ad arrivare al livello comunitario</b>, che può integrare e coordinare gli sforzi in un’unica strategia europea. Si tratta di un’<b>integrazione necessaria</b>, perché la scarsa preparazione o l’inazione di un Paese può avere effetti negativi sui Paesi vicini e perché le misure di adattamento hanno spesso un <b>carattere transnazionale</b> (si pensi ad esempio agli interventi sui bacini fluviali).</p>
<p style="text-align: justify;">L’adozione preventiva di azioni di adattamento può proteggere la società dagli impatti dei cambiamenti climatici, che possono essere potenzialmente molto costose. Secondo la Commissione Europea, <b>il costo minimo di un mancato adattamento ai cambiamenti climatici a livello europeo andrebbe dai 100 miliardi di dollari all’anno nel 2020 ai 250 miliardi di dollari all’anno nel 2050</b>. Non c’è ancora chiarezza sui costi globali delle azioni di adattamento ma, guardando alle misure di protezione dalle inondazioni, la loro adozione (che costerebbe 1,7 mld$/anno nel 2020 e 3,4mld$/anno nel 2050) sarebbe assolutamente efficiente, permettendo di risparmiare sei euro dai danni evitati a fronte di una spesa di un euro in misure di adattamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla base di queste prime stime, e&#8217; evidente che spendere oggi in prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici significa ridurre le future spese pubbliche per far fronte ai danni provocati da tali cambiamenti. <strong>Le spese di oggi migliorerebbero quindi la sostenibilità del debito pubblico</strong> anziché aggravarla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Quali sono i prossimi passi?</b></p>
<p style="text-align: justify;">Nei prossimi anni, le attività della Commissione Europea nell’ambito della strategia comprenderanno il supporto dei Paesi Membri, la preparazione di un piano di lavoro pluriennale per definire le priorità tematiche dei finanziamenti e la preparazione di iniziative a supporto dell’adattamento urbano. Nel 2017, la Commissione renderà conto al Parlamento Europeo e al Consiglio Europeo dello stato di implementazione della strategia e proporrà, se necessaria, una revisione.</p>
<p><b>Maggiori informazioni:</b></p>
<ul>
<li>I documenti della Strategia Europea per l’Adattamento (16 aprile 2013): <a href="http://ec.europa.eu/clima/policies/adaptation/what/documentation_en.htm">http://ec.europa.eu/clima/policies/adaptation/what/documentation_en.htm</a></li>
<li>Una strategia italiana per l’adattamento, post su questo blog, (7 ottobre 2012):  <a href="http://www.carlocarraro.org/argomenti/politiche-climatiche/una-strategia-italiana-per-ladattamento/" target="_blank">http://www.carlocarraro.org/argomenti/politiche-climatiche/una-strategia-italiana-per-ladattamento/</a></li>
<li>La piattaforma CLIMATE-ADAPT: <a href="http://climate-adapt.eea.europa.eu/" target="_blank">http://climate-adapt.eea.europa.eu/</a></li>
<li>Libro bianco “L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione europeo“ (2009) <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2009:0147:FIN:it:PDF" target="_blank">http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2009:0147:FIN:it:PDF</a></li>
</ul>
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		<item>
		<title>Quale futuro per il mercato del carbonio?</title>
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		<comments>http://www.carlocarraro.org/argomenti/politiche-climatiche/quale-futuro-per-il-mercato-del-carbonio/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Apr 2013 10:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Carraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Climatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[EU ETS]]></category>
		<category><![CDATA[mercato del carbonio]]></category>
		<category><![CDATA[mitigazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra gli interventi proposti dalla Commissione Europea per sostenere i prezzi del carbonio nel sistema EU-ETS, oltre ad azioni strutturali di lungo termine...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2678" class="wp-caption alignleft" style="width: 301px"><img class="size-full wp-image-2678" alt="Img_1" src="http://www.carlocarraro.org/wp/wp-content/uploads/2013/04/Immagine1_blog.jpg" width="291" height="200" /><p class="wp-caption-text">Fonte: http://mrg.bz/kaoy58</p></div>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo affrontato <a href="http://www.carlocarraro.org/argomenti/finanza/perche-il-prezzo-del-carbonio-in-europa-e-crollato/">in un recente post</a> il tema del <b>crollo dei prezzi nel mercato europeo del carbonio</b>. L’EU ETS  (Emission Trading Scheme Europeo), introdotto nel 2005 e ora alla sua terza fase (2013-2020), è il primo e più grande sistema di scambio delle quote di emissioni di gas serra ad oggi esistente e costituisce un elemento chiave delle politiche europee dedicate alla mitigazione dei cambiamenti climatici.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver raggiunto un picco nel 2008, i prezzi delle emissioni di carbonio nel mercato europeo hanno iniziato a scendere, fino ad arrivare ad un valore inferiore ai 3 euro alla tonnellata di carbonio nel gennaio  2013. Abbiamo spiegato <a href="http://www.carlocarraro.org/argomenti/finanza/perche-il-prezzo-del-carbonio-in-europa-e-crollato/">nel post precedente</a> a quali fattori sia legato questo forte calo dei prezzi: emerge tra tutti <b>l’eccesso di permessi sul mercato, dovuto al crollo dei consumi energetici conseguente alla crisi economica</b>, crollo che ha condotto ad un calo della domanda di permessi di emissione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra gli <b>interventi proposti dalla Commissione Europea</b> per sostenere i prezzi del carbonio nel sistema EU-ETS, oltre ad azioni strutturali di lungo termine, vi sono interventi di breve termine, come quello di rimuovere temporaneamente dal mercato alcune delle quote di carbonio in eccesso (900 milioni di tonnellate) attraverso lo <b>spostamento della vendita di una parte di permessi alla fine della terza fase</b> (2019-2020 anziché 2013-2015), senza alterarne il volume complessivo. Tale proposta, che prende il nome di “<b><i>backloading</i></b>” , verrà votata dal Parlamento Europeo il prossimo <b>martedì 16 aprile</b>. Nonostante la crescita dei prezzi dei permessi ad oltre 5 euro faccia pensare ad un generale ottimismo sul voto del Parlamento, i pareri sull’utilità di tale intervento restano contrastanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i vari interventi sul tema, segnalo il rapporto “<b>You’d better bet on the ETS</b>” (G. Zachmann, Bruegel Policy Brief, 2013/02), in cui il <i>backloading</i> viene definito come un placebo adottato al posto della cura necessaria, i cui benefici nel breve termine saranno superati dai costi nel  lungo termine. Poiché non riduce il volume complessivo dei permessi, ma ne posticipa semplicemente l’allocazione, il backloading gioca essenzialmente sulla percezione dei partecipanti al mercato. In termini economici, anche se il prezzo potrà salire nell’immediato, tale misura non sarà sufficiente ad incentivare investimenti in energie rinnovabili e tecnologie pulite nel lungo termine, perché i prezzi scenderanno di nuovo nel momento in cui i permessi saranno reintrodotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, la credibilità del sistema potrebbe risultare indebolita: “<i>il backloading </i>cerca di dare<i> credibilità ad un sistema violandolo”</i> afferma<i> </i>Zachmann, che individua nella fiducia la chiave del problema e la relativa soluzione. <b>L’ETS deve essere stabilizzato rinforzandone la credibilità di lungo termine</b>, e modificare la legislazione per risolvere un problema in ottica temporanea non è per l’autore la strategia adatta: perché i partecipanti al mercato, che devono decidere su investimenti che avranno un impatto nei prossimi 40 anni e oltre, dovrebbero fidarsi di un segnale di prezzo che può così facilmente essere manipolato?</p>
<p style="text-align: justify;">Per ristabilire la fiducia necessaria nell’EU-ETS, deve essere evidente un impegno politico che garantisca stabilità al sistema.  Zachmann propone che la <b>Banca Europea degli Investimenti (BEI)</b> conceda agli investitori un diritto di opzione, ovvero <b>garantisca il prezzo dei permessi</b> attraverso un contratto privato con gli investitori, in cui la banca si impegni a pagare, alla scadenza, la differenza tra l’effettivo prezzo del carbonio e il prezzo pattuito.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fare un esempio pratico, dalla figura 1 (fonte: <a href="file:///D:/Ale/Lavoro/ICCG/1-www.carlocarraro.org/1-Post/16-EU-ETS/European%20Energy%20Exchange"><i>European Energy Exchange</i></a>) emerge che, fino al 2023 circa, il numero di permessi allocati (ovvero l’offerta, il triangolo arancione) supererà il numero dei permessi richiesti (ovvero la domanda). Se l&#8217;obiettivo è che i prezzi raggiungano i 40 euro intorno al 2030, l’EIB potrebbe garantire l’acquisto di un miliardo di permessi al 2030 al prezzo di 40 euro l&#8217;uno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2673" class="wp-caption aligncenter" style="width: 488px"><img class=" wp-image-2673 " alt="Figura 1 - Sviluppi futuri del mercato UE-ETS (a sinistra, scala in milioni di tonnellate di CO2). Fonte: European Energy Exchange" src="http://www.carlocarraro.org/wp/wp-content/uploads/2013/04/Figura1.jpg" width="478" height="202" /><p class="wp-caption-text">Figura 1 &#8211; Sviluppi futuri del mercato UE-ETS (a sinistra, scala in milioni di tonnellate di CO2). Fonte: European Energy Exchange</p></div>
<p><span style="text-align: justify; font-size: 13px; line-height: 19px;">Con l’adozione di questo meccanismo, l’incertezza normativa diminuirebbe: i partecipanti al mercato capirebbero che è più conveniente per i futuri decisori politici stabilizzare il sistema EU-ETS attraverso misure strutturali piuttosto che permettergli di fallire e costringere la BEI a pagare le imprese assicurate. Riducendo il rischio, si incoraggerebbero così gli investimenti di lungo termine in tecnologie a basse emissioni, che dipendono in modo cruciale dal prezzo del carbonio.</span></p>
<p><b> </b></p>
<p><b>Maggiori informazioni:</b></p>
<ul>
<li>16 April &#8211; crucial vote on an attempt to prop up EU carbon prices, Energy Market Price (11 aprile 2013): <a href="http://www.energymarketprice.com/SitePage.asp?Command=NewsDetails&amp;newsId=11537">http://www.energymarketprice.com/SitePage.asp?Command=NewsDetails&amp;newsId=11537</a><b></b></li>
<li>ICCG Climate Policy News &#8211; N.10/2013 (1-7 aprile 2013): <a href="http://www.iccgov.org/FilePagineStatiche/Files/Publications/cpn/ICCG_climate-policy-news_2013_04_01-07.pdf">http://www.iccgov.org/FilePagineStatiche/Files/Publications/cpn/ICCG_climate-policy-news_2013_04_01-07.pdf</a></li>
<li>G. Zachmann, You&#8217;d better bet on the ETS, Bruegel Policy Brief, 2013/02 (aprile 2013)</li>
<li>Perché il prezzo del carbonio in Europa è crollato?, post su questo blog (21 marzo 2013): <a href="http://www.carlocarraro.org/argomenti/finanza/perche-il-prezzo-del-carbonio-in-europa-e-crollato/">http://www.carlocarraro.org/argomenti/finanza/perche-il-prezzo-del-carbonio-in-europa-e-crollato/</a></li>
</ul>
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		<item>
		<title>I progressi del Comitato per l’Adattamento</title>
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		<comments>http://www.carlocarraro.org/argomenti/politiche-climatiche/i-progressi-del-comitato-per-ladattamento/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 22:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Carraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche Climatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Adaptation Committee]]></category>
		<category><![CDATA[adattamento]]></category>
		<category><![CDATA[COP]]></category>
		<category><![CDATA[UNFCCC]]></category>

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		<description><![CDATA[Il secondo meeting dell’Adaptation Committee si è tenuto a Bonn dal 5 all’8 marzo 2013, e ha seguito quello di settembre 2012 a Bangkok...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2664" class="wp-caption alignleft" style="width: 312px"><img class="size-full wp-image-2664" alt="Fonte: http://mrg.bz/j6dJAf" src="http://www.carlocarraro.org/wp/wp-content/uploads/2013/04/Blog_foto.jpg" width="302" height="200" /><p class="wp-caption-text">Fonte: http://mrg.bz/j6dJAf</p></div>
<p style="text-align: justify;">I cambiamenti climatici sono una realtà che comporta e comporterà impatti significativi legati prevalentemente all’intensificarsi della frequenza e della forza degli eventi estremi. Gli sforzi necessari ad affrontare la sfida del cambiamento del clima non possono essere diretti solo verso la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, ma devono comprendere anche azioni di adattamento destinate ad affrontare gli impatti in corso e a prepararsi a quelli previsti per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<b><a href="http://unfccc.int/adaptation/cancun_adaptation_framework/adaptation_committee/items/6053.php">Adaptation Committee</a> </b>(AC &#8211; Comitato per l&#8217;Adattamento) è stato istituito nel 2010 nell&#8217;ambito del <a href="http://unfccc.int/adaptation/cancun_adaptation_framework/items/5852.php">Cancun Adaptation Framework</a> per promuovere l&#8217;attuazione delle azioni di adattamento ai cambiamenti climatici nel contesto della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC).</p>
<p style="text-align: justify;">Le funzioni del Comitato, composto da sedici membri, comprendono il supporto tecnico e informativo alla COP (Conferenza delle Parti dell’UNFCCC), il rafforzamento e la condivisione di informazioni sull’adattamento a tutti i livelli, oltre alla promozione di sinergie tra organizzazioni, centri e network a livello nazionale, regionale e internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://unfccc.int/adaptation/cancun_adaptation_framework/adaptation_committee/items/7374.php"><b>secondo meeting dell’Adaptation Committee</b></a> si è tenuto a Bonn (Germania) dal 5 all’8 marzo 2013, e ha seguito quello di settembre 2012 a Bangkok, in Tailandia, nel quale si è impostato il piano di lavoro triennale del Comitato.</p>
<p style="text-align: justify;">In occasione dell’ultimo meeting, il Comitato ha discusso su come organizzare al meglio tale piano di lavoro, evidenziando la necessità di collaborare con altri gruppi nell’ambito della Convenzione UNFCCC, in particolare con il <a href="http://unfccc.int/ttclear/jsp/TEC.jsp">Technology Executive Committee</a> (TEC) e il <a href="http://unfccc.int/ttclear/jsp/CTCN.jsp">ClimateTechnology Centre and Network</a> (CTCN). Al fine di discutere ulteriormente le modalità di collaborazione tra i gruppi, i loro presidenti saranno invitati alla terza riunione del Comitato per l&#8217;Adattamento, in programma per giugno 2013 a Bonn.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ stato istituito un gruppo di lavoro per muovere verso la produzione di un <b>rapporto generale</b> sull’implementazione delle azioni di adattamento, che sarà reso pubblico in occasione della COP20 nel 2015, e di <b>rapporti annuali</b> focalizzati su alcuni temi chiave, anche in risposta a specifiche richieste della COP. Il rapporto periodico di quest’anno dovrebbe passare in rassegna le diverse azioni di adattamento adottate nell’ambito della Convenzione, al fine di dimostrare gli avanzamenti in questo campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo <b>Forum Annuale sull’Adattamento</b> si terrà durante la COP19 a Varsavia (novembre 2013) e potrebbe avere una forma originale, prevedendo la rappresentanza di un Paese sviluppato e di un Paese in via di sviluppo che presentino le proprie esperienze rispetto ad un evento estremo legato ai cambiamenti climatici, in particolare trattando gli impatti subiti e le risposte attivate. Poco prima o poco dopo il quarto meeting dell’Adaptation Committee (Fiji, settembre 2013) si svolgerà inoltre un <b>workshop di tre giornate </b>sul monitoraggio e la valutazione dell’adattamento ai cambiamenti climatici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Comitato sta infine lavorando ad un processo per supportare i Paesi in via di sviluppo (non-LDC developing countries) nell’adozione di <b>Piani Nazionali di Adattamento </b>e per la redazione di linee guida al fine di costruire una banca dati che consenta di riordinare informazioni sull’adattamento che oggi si trovano in forma frammentata e disorganizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta dei primi passi concreti verso una politica internazionale per l&#8217;adattamento ai cambiamenti climatici. Una politica che mira ad un maggior coordinamento, all&#8217;adozione di best practices comuni, all&#8217;uso di questa opportunità per migliorare la qualità dello sviluppo economico nei paesi emergenti. Rimane da definire con quali risorse affrontare i grandi investimenti necessari. Ma su questo tema torneremo. Anche per dimostrare che si tratta di spese che, qualora dovessero utilizzare anche risorse pubbliche,  riducono e non aumentano il debito pubblico.</p>
<p><b> </b></p>
<p><b>Maggiori informazioni: </b></p>
<ul>
<li>Germanwatch , Adaptation Committee #2 &#8211; A Germanwatch pre-sessional briefing on the AC´s second meeting: <a href="http://germanwatch.org/en/6459">http://germanwatch.org/en/6459</a></li>
<li>Third World Network, UNFCCC’s Adaptation Committee takes first steps in work programme implementation: <a href="http://twnside.org.sg/title2/climate/info.service/2013/climate130305.htm">http://twnside.org.sg/title2/climate/info.service/2013/climate130305.htm</a></li>
<li>La pagina del secondo meeting dell’Adaptation Committee sul sito UNFCCC: <a href="http://unfccc.int/adaptation/cancun_adaptation_framework/adaptation_committee/items/7374.php" target="_blank">http://unfccc.int/adaptation/cancun_adaptation_framework.php</a></li>
</ul>
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		<item>
		<title>L’osservatorio che premia le migliori pratiche per il clima</title>
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		<comments>http://www.carlocarraro.org/argomenti/sviluppo-sostenibile/losservatorio-che-premia-le-migliori-pratiche-per-il-clima/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 14:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Carraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[adattamento]]></category>
		<category><![CDATA[best climate practices]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>

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		<description><![CDATA[L'International Center for Climate Governance (ICCG) ha lanciato questa settimana il suo terzo osservatorio, Best Climate Practices (BCP)...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2648" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><img class="size-full wp-image-2648" alt="Foto: http://www.morguefile.com/archive/display/16746" src="http://www.carlocarraro.org/wp/wp-content/uploads/2013/03/Osservatorio_BCP.jpg" width="290" height="200" /><p class="wp-caption-text">Foto: http://www.morguefile.com/archive/display/16746</p></div>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;e&#8217; qualche buona notizia che arriva anche dal nostro Paese. L&#8217;<a href="http://www.iccgov.org/default.aspx?Lan=it-IT" target="_blank"><strong>International Center for Climate Governance (ICCG)</strong></a> ha lanciato questa settimana il suo terzo osservatorio, <a href="http://www.bestclimatepractices.org/" target="_blank"><strong>Best Climate Practices</strong></a><b> </b>(BCP).<b></b></p>
<p style="text-align: justify;">BCP è il nuovo arrivato della triade di osservatori ICCG, strumenti multimediali e dinamici che forniscono al pubblico informazioni e notizie aggiornate sulla <i>governance</i> del clima e sulle iniziative legate ai cambiamenti climatici. Mentre <a href="http://www.climate-policy-watcher.org/">Climate Policy Watcher</a> fornisce analisi e aggiornamenti sulle attuali politiche in materia di cambiamenti climatici su scala globale e <a href="http://www.thinktankmap.org/">Think Tank Map</a> descrive e monitora i <i>think tank </i>attivi su scala mondiale nel campo delle politiche per il controllo del clima,<b> </b><a href="http://www.bestclimatepractices.org/" target="_blank"><strong>Best Climate Practices</strong></a><b> </b>mira a fornire una <strong>panoramica completa</strong> <b>delle più innovative ed efficaci <strong>buone pratiche per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra o per adattarci al futuro cambiamento climatico</strong></b><strong>.</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">BCP pone l&#8217;accento sulla vasta gamma di azioni che, se perseguite dal mondo della politica o dell&#8217;economia, dalla ricerca o dai privati cittadini, dai comuni o dai governi, dalle organizzazioni non governative alle istituzioni internazionali, dalle imprese o dagli studenti, possono davvero fare la differenza nella lotta ai cambiamenti climatici. Attraverso una <strong>mappa interattiva</strong>, la piattaforma consente di visualizzare la disposizione geografica dei progetti, individuando le regioni del mondo e i settori più dinamici.</p>
<p style="text-align: justify;">Al fine di favorire la <strong>partecipazione attiva degli utenti</strong> nello sviluppo della <strong>piattaforma, </strong>i visitatori del sito sono invitati a segnalare buone pratiche, siano esse il frutto di una ricerca o un loro progetto esclusivo, e a votare quelle già presenti nell’osservatorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b>ICCG premia ogni anno le migliori pratiche</b></p>
<p style="text-align: justify;">Ogni anno, le buone pratiche afferenti alla tematica prescelta e comunicata dall’apposita <a href="http://www.bestclimatepractices.org/page.aspx?Name=Awards"><b>Call for Proposals</b></a> potranno concorrere a due tipi di premiazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle votazioni degli utenti emergerà la buona pratica vincitrice dello <strong>Users’ Choice Award</strong><strong>; i</strong>noltre, esperti selezionati nel campo dei cambiamenti climatici, appartenenti a università e organizzazioni internazionali, avranno il compito di assegnare l’ <b>Experts’ Choice Award </b>sulla base dei seguenti parametri:</p>
<p style="text-align: justify;">• fattibilità delle azioni proposte<br />
• capacità di essere riadattate in diversi contesti geografici e sociali<br />
• originalità dell’idea<br />
• probabili impatti sull’adattamento e sulla mitigazione ai cambiamenti climatici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b>BCP Call for proposals 2013</b></p>
<p style="text-align: justify;">La tematica scelta da ICCG per <a href="http://www.bestclimatepractices.org/page.aspx?Name=Awards">la <b>Call for Proposals 2013</b></a> è <b>la resilienza urbana ai cambiamenti climatici</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">La <b>resilienza</b> si può definire come la capacità di un sistema di recuperare e modificare il proprio <i>modus operandi </i>per prepararsi e rispondere ai cambiamenti dell’ambiente esterno e ripristinare l’equilibrio delle proprie strutture.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente, oltre la metà della popolazione mondiale vive in <b>aree urbane:</b> entro il 2050, si potrebbe raggiungere l’80 per cento. Data l’alta vulnerabilità delle aree urbane ai cambiamenti climatici, sono numerose le iniziative nate o nascenti orientate all’adattamento. Per incoraggiare le istituzioni, gli scienziati, i cittadini, le  aziende e tutte le parti interessate a riflettere in modo costruttivo sul problema, ICCG ha scelto di focalizzare il primo concorso Best Climate Practices su questo tema.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le buone pratiche già presenti nell’osservatorio, citiamo le <a href="http://www.bestclimatepractices.org/ProjectDetails.aspx?ID=45&amp;Lan=en-US&amp;TopTen=">Floating Houses</a>, case galleggianti sull’acqua realizzate nei Paesi Bassi, che rappresentano un forte esempio di adattamento ai cambiamenti del clima. Un’iniziativa degna di nota che unisce l’adattamento alla mitigazione è <a href="http://www.bestclimatepractices.org/ProjectDetails.aspx?ID=33&amp;Lan=en-US&amp;TopTen=">BedZed</a> (Beddington Zero fossil Energy Development), un quartiere inglese fondato nel 2002 e abitato da 220 residenti distribuiti in 100 case a zero emissioni di carbonio. Ma le buone pratiche non sono solo europee:<b> Eco-City Initiative </b>è un progetto per l’adozione di principi ecologici nella  progettazione urbana realizzato in Sudafrica, che ha sviluppato un partenariato pubblico-privato con la città di Johannesburg e ha acquisito dimensioni rilevanti, avendo coinvolto ad oggi nel programma circa 3000 persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Best Climate Practices rappresenta il punto di partenza per la compilazione di una serie di <strong>report e studi</strong>, disponibili nell&#8217;<a href="http://www.bestclimatepractices.org/reports.aspx" target="_blank">apposita sezione</a>, e uno strumento fondamentale per la <strong>creazione di una rete di dialogo</strong> e confronto tra cittadini, imprese, istituzioni e mondo della ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;osservatorio si trova all&#8217;indirizzo: <a href="http://www.bestclimatepractices.org/" target="_blank">http://www.bestclimatepractices.org/</a></p>
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		<item>
		<title>Perché il prezzo del carbonio in Europa è crollato?</title>
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		<comments>http://www.carlocarraro.org/argomenti/finanza/perche-il-prezzo-del-carbonio-in-europa-e-crollato/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 23:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Carraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
		<category><![CDATA[EU ETS]]></category>
		<category><![CDATA[mercato del carbonio]]></category>

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		<description><![CDATA[La ragione principale è l’eccesso di permessi sul mercato per il crollo dei consumi energetici conseguente alla crisi economica, il quale ha condotto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riceviamo da un lettore, Pasquale Canu, questa interessante domanda:</p>
<p style="text-align: justify;"><i>in Europa il prezzo della CO2 alla tonnellata è crollato, passando da €30,00 toccato nel 2006 a €4,00 attuale, rendendo quasi insignificante l&#8217;ETS, al punto tale che si sta per incorrere in un fallimento del mercato. Secondo lei, quali sono le cause che stanno conducendo a questa situazione e, soprattutto, alla caduta del prezzo a cui stiamo assistendo?</i></p>
<p style="text-align: justify;">Riassumiamo in questo post le principali ragioni, rimandando per un approfondimento allo<i> short</i> <i>paper</i> pubblicato lo scorso mese da ICCG, <a href="http://www.iccgov.org/FilePagineStatiche/Files/Publications/Reflections/14_Reflection_February_2013.pdf">“The State of the EU Carbon Market”</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La figura 1 illustra l’evoluzione dei prezzi dei permessi di emissione europei (EUA) e dei CER (<i>Certified Emission Reductions</i>[1]) nella seconda fase dell’EU-ETS (2008-2012).</p>
<div id="attachment_2608" class="wp-caption alignleft" style="width: 590px"><img class=" wp-image-2608" alt="Figura1" src="http://www.carlocarraro.org/wp/wp-content/uploads/2013/03/Figura1-580x325.jpg" width="580" height="325" /><p class="wp-caption-text">Figura 1 &#8211; Prezzi EUA (European Union Allowances) e CER (Certified Emission Reductions) nella II fase dell&#8217;ETS Europeo. Fonte: Pointcarbon</p></div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Trattandosi di uno strumento di mercato, l’EU ETS (Emission Trading Scheme Europeo) riflette l’equilibrio tra domanda e offerta di emissioni. Ne consegue che la scarsità o sovrabbondanza di offerta si manifestano in prezzi dei permessi di emissione (il cosiddetto “prezzo del carbonio”) più alti o più bassi. I prezzi sono inoltre sensibili al contesto politico ed economico globale ed europeo. Sono quindi diverse le cause che concorrono alla recente caduta dei prezzi del carbonio nel mercato EU-ETS.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragione principale è <b>l’eccesso di permessi sul mercato</b> per il crollo dei consumi energetici<b> conseguente alla crisi economica</b>, il quale ha condotto ad un calo della domanda di permessi. In presenza di un’intrinseca contrazione delle emissioni dovuta alla crisi, il tetto alle emissioni fissato per la seconda fase (da raggiungere entro il 2012) è, di conseguenza, risultato meno ambizioso del previsto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prezzo del carbonio è inoltre stato influenzato dai <b>cambiamenti nella legislazione europea</b>, in particolare quando essi hanno riguardato il mercato ETS stesso (ad esempio con l’inclusione dell’aviazione tra i settori del mercato del carbonio nel 2012) e con la Direttiva Europea sull’Efficienza Energetica: come emerge dalla Figura 1, il mercato è crollato del 18,5% nei due giorni successivi la pubblicazione della Direttiva, avvenuta il 22 giugno 2011. A questo si aggiungono i ritardi nell’approvazione del tanto atteso piano della Commissione Europea dedicato a sostenere i prezzi del carbonio attraverso lo spostamento della vendita di una parte di permessi verso la fine della terza fase.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Cosa aspettarsi dal futuro?</b> La terza fase del mercato EU ETS si è inaugurata con l’inizio del 2013 e si estenderà fino al 2020.  Il calo dei prezzi dei permessi ha continuato inesorabile, fino ad arrivare in questi giorni ad un valore tra i <b>3 e i 4 euro </b>alla tonnellata di carbonio. Il problema resta sempre la scarsità della domanda, che pone i presupposti per cui non ci si possa aspettare nei prossimi anni un’impennata dei prezzi, che secondo gli analisti difficilmente supereranno i 20 dollari fino al 2020.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le principali <b>conseguenze</b> della persistenza di un basso prezzo del carbonio emerge il disincentivo, nel lungo termine, agli investimenti in energie rinnovabili e tecnologie pulite. Per questo motivo, la Commissione Europea sta lavorando all’adozione di misure strutturali per sostenere il prezzo delle emissioni nel medio e lungo termine. Tra queste, l&#8217;obiettivo di ridurre le emissioni complessive al 2020 del 30% anziché del 20%. E la possibilita&#8217; per i governi di riacquistare permessi e certificati, in modo da ridurre l&#8217;offerta disponibile sul mercato.</p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p>[1] I CER sono i crediti che derivano dalle emissioni evitate grazie ai meccanismi di sviluppo pulito (CDM, Clean Development Mechanisms),  i quali permettono alle imprese dei Paesi con vincoli di emissione di realizzare progetti per la riduzione delle emissioni di gas serra nei paesi in via di sviluppo, in cui non vigono vincoli di emissione).</p>
</div>
</div>
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		<item>
		<title>La scienza del clima si rafforza!</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Mar 2013 10:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Carraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Clima che Cambia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[matematica]]></category>
		<category><![CDATA[Mathematics of Planet Earth (MPE)]]></category>
		<category><![CDATA[Società Italiana per le Scienze del Clima (SISC)]]></category>

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		<description><![CDATA[Problemi multidisciplinari come quello dei cambiamenti climatici necessitano di essere affrontati da diversi punti di vista. Sono numerose le discipline scientifiche... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2594" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><img class="size-full wp-image-2594" alt="Fonte: http://mrg.bz/5zqhB5" src="http://www.carlocarraro.org/wp/wp-content/uploads/2013/03/Blog1.jpg" width="290" height="201" /><p class="wp-caption-text">Fonte: http://mrg.bz/5zqhB5</p></div>
<p style="text-align: justify;">Problemi multidisciplinari come quello dei cambiamenti climatici necessitano di essere affrontati da diversi punti di vista. Sono numerose le discipline scientifiche che studiano la sfida globale del clima, dall’economia alle scienze politiche, dalla climatologia alla fisica, dalla geografia all’agronomia alla chimica, tutte con l’unico obiettivo di comprendere cause, effetti e rimedi, facendo previsioni e allo stesso tempo quantificando nel miglior modo possibile l’incertezza che in tali previsioni risiede.</p>
<p style="text-align: justify;">Un tassello fondamentale di queste indagini è dato dalla <b>matematica</b> che, collaborando in modo interdisciplinare con le altre scienze, contribuisce a costruire una sempre più solida comprensione e previsione dei cambiamenti climatici, dei disastri naturali, della sostenibilità ambientale, della conservazione della biodiversità e della sicurezza dei mercati finanziari, oltre che di eventi naturali come terremoti, eruzioni vulcaniche e tsunami.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i non addetti ai lavori, può essere difficile figurarsi il ruolo di una disciplina tradizionalmente percepita come “astratta” nella risoluzione di problemi reali e concreti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa <a href="http://mpe2013.org/"><b>Mathematics of Planet Earth (MPE) 2013</b></a>, lanciata il 5 marzo scorso a Parigi, risponde all’esigenza di spiegare al pubblico<b> come la matematica contribuisca alla lotta ai cambiamenti climatici </b>attraverso workshop, congressi scientifici, conferenze divulgative, eventi di sensibilizzazione e attività formative per tutte le età che avranno sede in diversi istituti di ricerca matematica del mondo nel corso dell’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">MPE 2013 è un’iniziativa dell’ International Mathematical Union che riunisce più di 100 istituzioni accademiche, istituti di ricerca e organizzazioni di tutto il mondo. Patrocinato dall’UNESCO, il progetto ha l’obiettivo di informare l’opinione pubblica del ruolo essenziale giocato dalle <b>scienze matematiche</b> nell’affrontare le sfide del nostro pianeta, incoraggiare i giovani interessati alla sostenibilità globale a considerare la matematica come una scelta di carriera valida ed emozionante e stimolare la ricerca nell’identificare e risolvere questioni fondamentali legate al futuro della Terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il lancio dell’iniziativa è stata inaugurata <a href="http://imaginary.org/"><b>Imaginary. Open Mathematics</b></a>, un’esibizione internazionale virtuale sul tema della Matematica per il Pianeta Terra, costituita da materiale open source collezionato attraverso un concorso. I moduli della mostra, che comprendono materiale virtuale e materiali fisici, possono essere riprodotti e utilizzati liberamente da musei e scuole, per sfruttare tutto il potenziale della rete nella diffusione della conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello italiano, nuovi passi avanti nel progresso scientifico e nella promozione della convergenza tra le scienze climatiche sono stati fatti con la recente costituzione della <a href="http://www.sisclima.it/"><b>Società Italiana per le Scienze del Clima</b></a><b> (SISC)</b>, che si propone come punto di incontro tra tutti gli studiosi che si occupano di scienze legate al clima e alle sue applicazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’associazione mira a favorire lo scambio di idee, la creatività e lo sviluppo di nuove ricerche interdisciplinari e a promuovere la comunicazione e la cooperazione tra istituti universitari e di ricerca in Italia, proponendosi come punto di riferimento e di incontro per gli scienziati italiani che risiedono all’estero. La <a href="http://www.sisclima.it/conferenza-annuale/call-for-papers/">Prima Conferenza Annuale SISC</a>, intitolata “<b>I cambiamenti climatici e le loro implicazioni sui servizi ecosistemici e la società”</b> si terrà a Lecce il 23-24 settembre 2013. La <a href="http://www.sisclima.it/conferenza-annuale/call-for-papers/">Call for Papers</a> è aperta a lavori sui temi: <i>Avanzamenti nelle scienze del clima</i>, Implicazioni sui servizi eco sistemici e <i>Politiche climatiche e valutazioni economiche</i>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Maggiori informazioni:</b></p>
<ul>
<li>Sito web della mostra Imaginary: <a href="http://www.imaginary.org/">www.imaginary.org/</a></li>
<li>Sito web di MPE2013: <a href="http://www.mpe2013.org/">www.mpe2013.org/</a></li>
<li>Sito web di SISC: <a href="http://www.sisclima.it/">www.sisclima.it</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CarloCarraro/~4/WywV3aWPcMg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Investimenti per la green economy</title>
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		<comments>http://www.carlocarraro.org/argomenti/finanza/investimenti-per-la-green-economy/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 Mar 2013 16:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Carraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[green economy]]></category>
		<category><![CDATA[politiche climatiche]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Indirizzare gli investimenti pubblici e privati verso una crescita verde significa guidare la transizione verso un’economia che dia un peso maggiore al pilastro ambientale della sostenibilità... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2564" alt="Fig.1" src="http://www.carlocarraro.org/wp/wp-content/uploads/2013/03/Blog.jpg" width="291" height="200" />Entro il 2050, il mondo sarà popolato da 9 miliardi di persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi, con i suoi oltre 7 miliardi gli abitanti, il pianeta è già costretto a fornirci risorse ben oltre la capacità che i sistemi naturali hanno di rigenerarle. Applicando i metodi di calcolo dell’impronta ecologica, un indicatore utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle<a title="" href="file:///D:/Ale/Lavoro/ICCG/1-www.carlocarraro.org/1-Post/11-Green%20investment%20report/Green%20investment%20report.doc#_ftn1">[1]</a>,<strong> nel 2012 sono state utilizzate a livello mondiale le risorse di circa un pianeta e mezzo</strong><a title="" href="file:///D:/Ale/Lavoro/ICCG/1-www.carlocarraro.org/1-Post/11-Green%20investment%20report/Green%20investment%20report.doc#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ inevitabile chiedersi come si potrà affrontare il problema della disponibilità delle risorse e degli impatti antropogenici sull’ambiente e sul clima quando, tra pochi decenni, la popolazione sarà aumentata del 30% e la pressione sulle risorse minaccerà in misura ancora maggiore la sicurezza alimentare di diverse comunità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli “investimenti verdi” sono per il World Economic Forum (WEF), l’unica risposta possibile</strong>. Lo afferma nel suo <i>Green investment report, </i>dove analizza l’entità degli investimenti necessari a guidare lo sviluppo e il benessere riducendo allo stesso tempo le emissioni di gas serra e la pressione sull’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Indirizzare gli investimenti pubblici e privati verso una crescita verde significa guidare la transizione verso un’economia che dia un peso maggiore al pilastro ambientale della sostenibilità, investendo nelle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica delle tecnologie e delle infrastrutture, nei trasporti a bassa intensità di carbonio e nella tutela delle risorse naturali, come le foreste e l’acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta di una transizione senza <b>costi</b> e senza <b>barriere</b> da superare. Ma i <b>costi</b> della transizione sono piccoli se comparati con i costi che un’inazione comporterebbe. Inoltre, secondo l’International Energy Agency, il risparmio di combustibili compenserebbe in larga parte gli investimenti richiesti. E le <b>barriere </b>politiche, finanziarie e di mercato sono superabili se in tale direzione agiranno i governi, gli investitori e le organizzazioni internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ necessario accelerare l’uscita dal sistema dei sussidi ai combustibili fossili, introdurre a tutti i livelli chiari segnali di lungo termine di aumento dei prezzi del carbonio e favorire lo sviluppo e lo scambio di tecnologie pulite, aumentando allo stesso tempo gli investimenti che aiutino l’adattamento dei nostri sistemi socio-economici ai cambiamenti climatici che inevitabilmente arriveranno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La finanza pubblica, affiancata al giusto supporto legislativo, ha la potenzialità di aumentare il flusso finanziario privato negli investimenti verdi</strong>. Dal rapporto emerge che, se gli investimenti del settore pubblico a livello mondiale potessero crescere a 130 miliardi di dollari americani all’anno e fossero indirizzati in modo adeguato, potrebbero mobilitare capitale privato per 570 miliardi, arrivando a coprire  i 700 miliardi di dollari addizionali che si renderebbero necessari ogni anno per affrontare la sfida del clima, mantenendo entro i 2-3 gradi l’aumento delle temperature medie al 2100 rispetto ai livelli preindustriali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ inoltre necessario che il settore privato comprenda che gli investimenti verdi comportano ritorni di lungo termine adeguati al rischio</strong>, e che non aspettino dalle politiche pubbliche l’eliminazione totale di tale rischio. Diversi passi avanti sono stati fatti in questa direzione negli ultimi anni, grazie ad una maggiore comprensione dei benefici che una gestione sostenibile e trasparente delle aziende comporta, a partire dalla trasparenza nei rapporti con gli stakeholder, che si traduce in maggior fiducia, per arrivare alla riduzione del rischio e dei costi assicurativi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’obiettivo sembra difficile da raggiungere, e lo sarà. Ma non dimentichiamo i <strong>progressi fatti finora</strong>: dal 2004 al 2011 gli investimenti globali nelle energie rinnovabili sono aumentati di sei volte. Di quindici volte se guardiamo solo ai Paesi non-OCSE, che nel 2012 hanno quasi superato i Paesi sviluppati negli investimenti in energia verde.</p>
<p><b>Maggiori informazioni:</b></p>
<ul>
<li>The Green Investment Report, World Economic Forum (2012):</li>
<li><a href="http://www.weforum.org/reports/green-investment-report-ways-and-means-unlock-private-finance-green-growth">http://www.weforum.org/reports/green-investment-report-ways-and-means-unlock-private-finance-green-growth</a></li>
<li>International Energy Agency, Energy Technology Perspectives (2012) <a href="http://www.iea.org/etp/">http://www.iea.org/etp/</a></li>
<li>Living Planet Report 2012, WWF: <a href="https://www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=31024&amp;content=1">https://www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=31024&amp;content=1</a></li>
</ul>
<div></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="file:///D:/Ale/Lavoro/ICCG/1-www.carlocarraro.org/1-Post/11-Green%20investment%20report/Green%20investment%20report.doc#_ftnref1">[1]</a> L’impronta ecologica è stata proposta da Mathis Wackernagel e William Rees nel loro libro &#8220;Our Ecological Footprint: Reducing Human Impact on the Earth&#8221; (1996)</p>
</div>
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<p><a title="" href="file:///D:/Ale/Lavoro/ICCG/1-www.carlocarraro.org/1-Post/11-Green%20investment%20report/Green%20investment%20report.doc#_ftnref2">[2]</a> Fonte: Living Planet Report 2012, WWF</p>
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