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	<title>Cattolica Blog</title>
	
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	<description>non c'è niente oltre il buio (tranne noi mostri)</description>
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		<title>Al Mare – poesie per immagini di Giuseppe Vanni</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 16:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolichini]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sabato 9 aprile 2011 debutterà alla Rocca di Montefiore presso l&#8217;incantevole paesino di Montefiore Conca la mostra &#8220;Al Mare&#8221;. Si tratta di una raccolta di poesie di Giuseppe Vanni accompagnate da una serie di fotografie di Gabriele Nastro e Stefano Micheli. La mostra sarà visitabile sabato e festivi con i seguenti orari: 10.30 &#8211; 13.00 e 14.00 &#8211; 18.00. Si tratta indubbiamente di una ghiotta occasione di saggiare con mano l&#8217;aereo spleen di un poeta locale in sinergia icastica con ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2011/03/Poster.jpg"><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2011/03/Poster.jpg" alt="" title="Poster" width="300"  class="alignleft size-medium wp-image-423" /></a>Sabato 9 aprile 2011 debutterà alla <strong>Rocca di Montefiore</strong> presso l&#8217;incantevole paesino di Montefiore Conca la mostra &#8220;Al Mare&#8221;. Si tratta di una raccolta di poesie di Giuseppe Vanni accompagnate da una serie di fotografie di <strong>Gabriele Nastro</strong> e Stefano Micheli. La mostra sarà visitabile sabato e festivi con i seguenti orari: 10.30 &#8211; 13.00 e 14.00 &#8211; 18.00. Si tratta indubbiamente di una ghiotta occasione di saggiare con mano l&#8217;aereo spleen di un poeta locale in sinergia icastica con i ritratti di due promettenti fotografi. Il nostro consiglio ovviamente è di non mancare. Di seguito pubblichiamo una recensione di <strong>Claudia Rubbini</strong> sulla raccolta di poesie del Vanni.</p>
<p>La raccolta è evocativa fin dal titolo: Al mare può significare infatti un’ambientazione oppure una dedica. Del resto per chi, come Giuseppe Vanni, è nato in Riviera, il mare è un elemento connaturato, quasi ancestrale: un luogo che è a un tempo partecipe compagno di viaggio e cornice silenziosa dell’esistenza. Ed ecco, in questi suggestivi abbinamenti di parole e immagini &#8211; realizzate in collaborazione con Valerio De Nicolò (elaborazione grafica), Stefano Micheli e Gabriele Nastro (fotografie) &#8211; il mare farsi ora sfondo ora protagonista, ora testimone di sogni infranti ora ispiratore di domande inascoltate.</p>
<p>Ma cos’è in definitiva questo mare che, in ogni immagine e in ogni verso, prorompe, illanguidisce, respinge, accoglie? Il richiamo ineludibile è quello dell’inconscio, quel mare che ci nuota dentro, sede atavica di emozioni e paure, simboli e desideri dell’uomo. Non a caso il tema che permea tutta l’opera coincide con la paura più radicata nella psiche dell’essere umano appena venuto al mondo: l’abbandono, qui declinato in tutte le sue versioni. Non solo, quindi, la fine di un amore, presenza-assenza sempre trascolorata nel ricordo, ma anche la spiaggia che giace abbandonata dopo i bagordi vacanzieri, solcata solo da rare presenze; o, infine, la decadenza dei luoghi ormai desueti che hanno segnato le estati d’antan.</p>
<p>La sensazione dominante, allora, non può che essere la solitudine, sia quella malinconica dell’autunno in cui tutto tramonta, sia quella della stagione fredda che riverbera nell’animo il rigore climatico, sia quella, non meno pesante, dell’estate, sempre rappresentata nell’ora più calda, quella del mezzogiorno e della fuga in hotel per onorare la pensione completa.<br />
In questo “mare” di Giuseppe Vanni, insomma, si concentra tutta la natura bipolare di chi al mare ci vive, e la cui anima è &#8211; da sempre &#8211; divisa in due: un eterno dibattersi fra luce ed ombra, vita e morte, garbino e burrasca. Alta e bassa stagione. (Claudia Rubbini)</p>
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		<title>Paolo da Mocri (a Paul, per i suoi 50 anni)</title>
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		<comments>http://www.cattolicablog.com/2011/02/paolo-da-mocri-a-paul-per-i-suoi-50-anni.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 08:33:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Off Topics]]></category>

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		<description><![CDATA[
PAOLO DA MOCRI
Qui giunsi dall&#8217;aspra terra d&#8217;Albione
dove l&#8217;atro odor di fish and chips
m&#8217;avea saturato il rubizzo nasone
e fianco le labbra (che là nomano &#8220;lips&#8221;).
Io son Paolo da Mocri, anglese
semidio, satiro e commediante
d&#8217;auliche note e di fine amor cortese,
di rari velli e stole, artefice cangiante.
Il dolce Febo ed io posammo il guardo
sopra una brulla terra d&#8217;antiche torri cinta
San Giovanni chiamavan quel baluardo:
vi presi casa, di sfarzo e d&#8217;oro pinta.
Ivi condussi vita da cartamodellista,
sartore, cucitore e gran pantalonaio,
ma giunta sera mi scatenavo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2011/02/paul.jpg"><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2011/02/paul-300x300.jpg" alt="" title="paul" width="300" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-418" /></a></p>
<p>PAOLO DA MOCRI</p>
<p>Qui giunsi dall&#8217;aspra terra d&#8217;Albione<br />
dove l&#8217;atro odor di fish and chips<br />
m&#8217;avea saturato il rubizzo nasone<br />
e fianco le labbra (che là nomano &#8220;lips&#8221;).</p>
<p>Io son Paolo da Mocri, anglese<br />
semidio, satiro e commediante<br />
d&#8217;auliche note e di fine amor cortese,<br />
di rari velli e stole, artefice cangiante.</p>
<p>Il dolce Febo ed io posammo il guardo<br />
sopra una brulla terra d&#8217;antiche torri cinta<br />
San Giovanni chiamavan quel baluardo:<br />
vi presi casa, di sfarzo e d&#8217;oro pinta.</p>
<p>Ivi condussi vita da cartamodellista,<br />
sartore, cucitore e gran pantalonaio,<br />
ma giunta sera mi scatenavo in pista<br />
al Bar Italia, effimero pollaio. </p>
<p>Nutrìa passion insana per vino e sigarette,<br />
donne e cortigiane le preferivo al laccio<br />
e mi burlavo delle giunoniche tette<br />
che inalberavan ritte ad ogni omaccio.</p>
<p>Fui d&#8217;ironia leggiadra sapido fautore,<br />
del peplo ellenico mi vinse l&#8217;eleganza,<br />
di tragedie figurate padre e gran tutore,<br />
d&#8217;Andromaca e Cassandra l&#8217;erta istanza.</p>
<p>Poi repentino un permutar di rotta<br />
che mi strappò al comodo giaciglio<br />
per una Casa del Tesoro galeotta<br />
nella bucolica Tavullia il nascondiglio.</p>
<p>Quivi divenni esotico cuciniere<br />
ristorator di stomaco e di cuore<br />
ciambellano, maggiordomo e locandiere,<br />
a tutti gli ospiti dispensai calore.</p>
<p>E il mezzo secolo che grava sulle spalle<br />
non mi scalfisce il riso irriverente<br />
non segna il viso a monte nè a valle<br />
non cambia mai l&#8217;amor della mia gente.</p>
<p>Io sono fui e sarò Paolo da Mocri<br />
giullare, teatrante e uomo retto<br />
artista e sognatore come pochi<br />
di Dioniso il figlio prediletto.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>(liberamente tratto da Le Troiane di Euripide)<br />
(foto di Andrea Nicolini)</p>
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		<title>Jiaxing</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 18:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Off Topics]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Orrobimbo
sei docile argilla
in mani feroci
e pieghi
e rotei
e tendi
le tue esili membra
come lingua di cane.
Da una ciotola
di riso basmati
dirompente
spastico
silfide bimbo che guardi
lo scheletro
dei tuoi pochi anni
dilapidare
le sue fortune
nel vento di Jiaxing.
Hanno preso il tuo corpo
e piegato come bambù
e stretto
contorto
frenato
rifilato.
E poi denti
d&#8217;un salto smaltato
han sfiorato
il tuo sorriso
istituzionale
per i patriarchi
seduti
in consesso
sulgli spalti di Jiaxing.
Tu che correvi
come giovane lepre
nella boscaglia
e sulle risaie
ricolme di sospiri
e caldo foderato
di giovani amanti
acquattati nell&#8217;onde.
Tu che filavi
come ripida acqua
leggero
come il sogno a vapore
di una cucina
interrata di soia.
Tu che fischiavi
a molecole ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/08/Cina-linfanzia-violata-dei-futuri-ginnasti.jpeg"><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/08/Cina-linfanzia-violata-dei-futuri-ginnasti-300x235.jpg" alt="" title="Cina, l&#039;infanzia violata dei futuri ginnasti" width="300" height="235" class="alignnone size-medium wp-image-400" /></a></p>
<p>Orrobimbo<br />
sei docile argilla<br />
in mani feroci<br />
e pieghi<br />
e rotei<br />
e tendi<br />
le tue esili membra<br />
come lingua di cane.<br />
Da una ciotola<br />
di riso basmati<br />
dirompente<br />
spastico<br />
silfide bimbo che guardi<br />
lo scheletro<br />
dei tuoi pochi anni<br />
dilapidare<br />
le sue fortune<br />
nel vento di Jiaxing.</p>
<p>Hanno preso il tuo corpo<br />
e piegato come bambù<br />
e stretto<br />
contorto<br />
frenato<br />
rifilato.<br />
E poi denti<br />
d&#8217;un salto smaltato<br />
han sfiorato<br />
il tuo sorriso<br />
istituzionale<br />
per i patriarchi<br />
seduti<br />
in consesso<br />
sulgli spalti di Jiaxing.</p>
<p>Tu che correvi<br />
come giovane lepre<br />
nella boscaglia<br />
e sulle risaie<br />
ricolme di sospiri<br />
e caldo foderato<br />
di giovani amanti<br />
acquattati nell&#8217;onde.<br />
Tu che filavi<br />
come ripida acqua<br />
leggero<br />
come il sogno a vapore<br />
di una cucina<br />
interrata di soia.<br />
Tu che fischiavi<br />
a molecole di<br />
giovani insetti<br />
e succhiavi l&#8217;aria<br />
e poi il sole di Jiaxing.</p>
<p>Hanno avvolto<br />
di sangue e catrame<br />
il tuo esile filo<br />
di pelle e pensieri,<br />
han costretto<br />
ad una pertica<br />
il tuo tremovolteggio<br />
bagnato di talco.<br />
Un&#8217;immensa palestra<br />
di pietra e linoleum<br />
ha affilato<br />
i tuoi nervi aguzzi.<br />
E tu &#8230;<br />
tu hai ancora<br />
la forza<br />
d&#8217;alzare i tuoi arti di gomma<br />
e librarti<br />
e danzare<br />
come snodo di via<br />
come pura follia<br />
nel cielo di Jiaxing.</p>
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		<item>
		<title>Un nome per un Beagle</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 13:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casa]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono i crismi dell&#8217;ufficialità ormai: il 12 settembre 2010 piomberà a casa Belemmi un cucciolo di Beagle di 60 giorni, direttamente dall&#8217;allevamento di Casa Calbucci dove andremo  a strapparlo alla sua cucciolata (detta così suona un po&#8217; male).  Ma che nome dare a questo esserino? Il dilemma onomastico si è subito presentato  con l&#8217;arrivo di questo cucciolo: Elmore è molto mutevole ed ogni giorno il piccolo Beagle (ancora in potenza) si ritrova un nome diverso&#8230; Temo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/08/Beagle.PP91.15BV6.jpg"><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/08/Beagle.PP91.15BV6-300x192.jpg" alt="" title="Beagle" width="250" class="alignleft size-medium wp-image-394" /></a>Ci sono i crismi dell&#8217;ufficialità ormai: il 12 settembre 2010 piomberà a casa Belemmi un cucciolo di Beagle di 60 giorni, direttamente dall&#8217;allevamento di <a href="http://www.dicasacalbucci.it/">Casa Calbucci</a> dove andremo  a strapparlo alla sua cucciolata (detta così suona un po&#8217; male).  Ma che nome dare a questo esserino? Il dilemma onomastico si è subito presentato  con l&#8217;arrivo di questo cucciolo: Elmore è molto mutevole ed ogni giorno il piccolo Beagle (ancora in potenza) si ritrova un nome diverso&#8230; Temo fortemente che il piccolo possa entrare in crisi d&#8217;identità ancora prima di mettere zampa in casa a questo punto. Per farla breve ci siamo concentrati e accordati su 7 nomi che abbiamo faticosamente strappato ai flutti del perenne divenire e li abbiamo fermati in una specie di classifica, non sapendo bene quale scegliere. E allora eccoli qua, VOTATE il vostro nome preferito e aiutateci a scegliere il nome del Beagle in tempo per il 12 settembre:</p>
Note: There is a poll embedded within this post, please visit the site to participate in this post's poll.
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		<item>
		<title>Opposizione</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CattolicaBlog/~3/Bniw_tGFpjI/opposizione.html</link>
		<comments>http://www.cattolicablog.com/2010/07/opposizione.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 18:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Epigrammi]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Io andrò
pieno di niente
e di luce
incontro
al tempo che cade.
Sarò elegante
e un poco forbito
vestendo
la decadenza
del mio corpo.
Sorriderò
vedendo la pelle
seccarsi
e le parole
volare via leggere.
Sarò vecchio
e masticherò
il mio dolore
concentrandomi
su disegni bambini.
E penserò ridente
alle tue fresche
labbra
rinchiuse e spente
in un ultimo sussulto
d&#8217;infanzia.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/07/KleePaul-Senecio-1922-m.jpg"><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/07/KleePaul-Senecio-1922-m-270x300.jpg" alt="" title="Klee,Paul-Senecio-1922-m" width="200" class="alignnone size-medium wp-image-383" /></a></p>
<p>Io andrò<br />
pieno di niente<br />
e di luce<br />
incontro<br />
al tempo che cade.</p>
<p>Sarò elegante<br />
e un poco forbito<br />
vestendo<br />
la decadenza<br />
del mio corpo.</p>
<p>Sorriderò<br />
vedendo la pelle<br />
seccarsi<br />
e le parole<br />
volare via leggere.</p>
<p>Sarò vecchio<br />
e masticherò<br />
il mio dolore<br />
concentrandomi<br />
su disegni bambini.</p>
<p>E penserò ridente<br />
alle tue fresche<br />
labbra<br />
rinchiuse e spente<br />
in un ultimo sussulto<br />
d&#8217;infanzia.</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.cattolicablog.com%2F2010%2F07%2Fopposizione.html&amp;linkname=Opposizione"><img src="http://www.cattolicablog.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share/Save/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cattolicablog.com/2010/07/opposizione.html/feed</wfw:commentRss>
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		<feedburner:origLink>http://www.cattolicablog.com/2010/07/opposizione.html</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Caldo</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CattolicaBlog/~3/qThLsKO_5-Y/caldo.html</link>
		<comments>http://www.cattolicablog.com/2010/07/caldo.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 16:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Epigrammi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci vuole qualcosa di eclatante contro questo caldo, una peroncina ghiacciata è un buon inizio, giusto per esorcizzare la natura del mio nemico: se non puoi batterlo fottigli la realtà tutto intorno. Il caldo si diceva&#8230; Dev&#8217;essere qualcosa di panteistico il caldo perchè non guarda in faccia a nessuno e vive di una vita sua: è dappertutto il bastardo, meglio (o peggio se vogliamo) del segnale umts del telefonino. Una creatura tentacolare che si stiracchia in ogni dove. E fa ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/07/sudore.jpg"><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/07/sudore-300x200.jpg" alt="" title="sudore" width="250" class="alignleft size-medium wp-image-372" /></a>Ci vuole qualcosa di eclatante contro questo caldo, una peroncina ghiacciata è un buon inizio, giusto per esorcizzare la natura del mio nemico: se non puoi batterlo fottigli la realtà tutto intorno. Il caldo si diceva&#8230; Dev&#8217;essere qualcosa di panteistico il caldo perchè non guarda in faccia a nessuno e vive di una vita sua: è dappertutto il bastardo, meglio (o peggio se vogliamo) del segnale umts del telefonino. Una creatura tentacolare che si stiracchia in ogni dove. E fa maledettamente bene il suo mestiere. Il caldo poi produce tutta una serie di effetti collaterali sul paesaggio. Ad esempio i pedoni al passeggio. Guardi la gente: sembrano alieni tristi e soli. Di solito sono dei divi del cinema. Ma col caldo&#8230; Le facce sono tirate in una smorfia di sopportazione. Migliaia di martiri impalati e crocifissi a spasso per Via Carducci. Anzi non puoi mettere il naso fuori in terrazza che ti senti i polmoni risucchiati in una bolla d&#8217;aria, un colpo nello scroto che ti dice: torna dentro e soffri senza conoscere l&#8217;aria pura. Un altro effetto collaterale è la confusione mentale: ti si impastano le idee e tutto fluisce come una pappa primordiale, senza scintille. Un passato di verdura senza capo nè coda dove ti ritrovi a sputare banalità e luoghi comuni, tanto per non startene zitto. Il caldo non ti vuole mentalmente attivo: ti vuole succube e demente, torni teenager col caldo. Poi c&#8217;è anche la storia del sudore: sì insomma l&#8217;alone intorno all&#8217;ascella non è un gradevole biglietto da visita, e sentire i propri piedi che ballano in una jacuzzi di sudore all&#8217;interno del mocassino, beh, è come guardare la De Filippi in tv, una lunga agonia bianca e strisciante. Il caldo cambia anche la natura delle cose: trasforma la realtà abusata e la rende irreale, ah no questa l&#8217;hanno già scritta&#8230; Diciamo che il caldo mi ricorda il personaggio di Old Boy mixato con Leonard Zelig. Un essere che cambia spesso connotati, lineamenti, modo di essere, di pensare, non ci capisci più un cazzo alla fine. Il caldo trasforma la realtà e ti fa vivere in una specie di paesaggio lunare dove ti vengono meno i punti di riferimento, un incubo alla Ubik senza però la speranza di usare il magico spray che ti salverebbe le chiappe.<br />
Il caldo è anche un amico, è solo come me, in certe ore del pomeriggio, lo sento scivolarmi intorno, cercare un alito di amicizia tra il ristagno dell&#8217;umidità. Allora capisco che è un reietto in fondo e che gli potrei perfino voler bene. Anche se mi incasina la tastiera di sudore.<br />
Il caldo&#8230;</p>
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		<title>Il Tamarro e il Pedone</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 17:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Epigrammi]]></category>

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		<description><![CDATA[Canicola sudore sangue acqua calore sabbia. Ore 17.30. Di rientro dal mare. Poco iodio e troppo contatto umano. Una doccia in prospettiva, giù giù nelle papille gustative, come una granita di Tamarindo Ciuffoli a lungo attesa. Ancora un ostacolo. L&#8217;ultimo. Viale Carducci da attraversare. 
Lo sento da 200 metri di distanza. Lui è un essere quasi sicuramente umano. E&#8217; alla guida di un auto giappo-sportiva con spoilerino anodizzato e vernice glitter-purpurea. Il tamarro entra così nella mia vita, come un ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/07/chitarra.jpg"><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/07/chitarra-300x287.jpg" alt="" title="chitarra" width="250" class="alignleft size-medium wp-image-367" /></a>Canicola sudore sangue acqua calore sabbia. Ore 17.30. Di rientro dal mare. Poco iodio e troppo contatto umano. Una doccia in prospettiva, giù giù nelle papille gustative, come una granita di Tamarindo Ciuffoli a lungo attesa. Ancora un ostacolo. L&#8217;ultimo. Viale Carducci da attraversare. </p>
<p>Lo sento da 200 metri di distanza. Lui è un essere quasi sicuramente umano. E&#8217; alla guida di un auto giappo-sportiva con spoilerino anodizzato e vernice glitter-purpurea. Il tamarro entra così nella mia vita, come un ratto in una torta salata. Sto per attraversare la strada sulle strisce pedonali. Altri lo stanno già facendo di fronte a me. Il tamarro inchioda all&#8217;ultimo istante. Stridore e bestemmie. Moccoli e freni che fischiano. Il turbomezzo è fermo. La fiumana di gente riprende timidamente ad attraversare. Siamo incolumi e forse felici di essere vivi. Il gomito peloso fuori dal finestrino fa da sentinella tenebrosa al nostro passaggio. Mentre transitiamo una musica sparata a livelli subumani ci rende coscienti di come possa essere l&#8217;Inferno, o magari Palazzo Chigi di questi tempi. L&#8217;essere ci rende partecipi del suo godimento estetico attraverso una carrettata di decibel che diramano Lady Gaga nel mondo conosciuto, o qualsiasi cosa sia. Lo intravedo al posto di guida, camicia hawaiana aperta, petto catramato, catenone d&#8217;oro da due chili con ciondolo mercedes, basettone un po&#8217; incolto, occhiale a specchio stile Chips, la testa che ciondola a ritmo di musica, la bocca che rumina chewing gum (probabilmente al rabarbaro): insomma l&#8217;archetipo di tamarro, un esemplare perfetto, persino prezioso dal punto di vista antropologico. </p>
<p>Siamo vicinissimi al turbomezzo. La musica è lobotomica. Copre la realtà stessa. D&#8217;improvviso un attempato signore di fronte a me guarda dritto il parabrezza del Mostro di Metallo, quindi fa una cosa folle, totalmente estemporanea, una stella cadente in formato solubile lì davanti a noi. Quel signore imbraccia una chitarra invisibile e inscena, lì sulle strisce pedonali, in mezzo a Viale Carducci, una performance da rocker fantasma, sulle note detonanti di Lady Gaga. Il tamarro è preso alla sprovvista. Tentenna, vacilla, perde la sua tamarrezza&#8230; Perde i riferimenti. Scolorisce. Si dissolve. Adesso è solo un qualcosa di indefinito, prigioniero di un&#8217;acustica dilaniante. Il signore continua a rockeggiare. Il tamarro è sempre meno tamarro e sempre più autista di auto eccentrica. Il signore termina il suo invisibile assolo con un ghigno soddisfatto. Il tamarro è coperto dai suoi decibel. Sprofondato. Disperso. Vacuità ben carenata. Se ne va senza neppure una clacsonata, come un frate in bicicletta.</p>
<p>Non sento più il caldo. La giornata diventa perfetta. Come diceva Lou Reed.</p>
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		<title>Flauto Traverso e Pokemon da catturare</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 18:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Off Topics]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo sento arrivare dal ciangottio delle sue nike nere. E&#8217; potente e fiero, come un pokemon leggendario. E&#8217; una nuvola di muscoli rintanati sotto una maglietta nera, aderente come una seconda pelle che rilascia vibrazioni nella luce rarefatta della sera. I jeans dondolano il suo corpo e lo portano in trionfo come un imperatore in un Baccanale. Avanza nel locale che è suo da sempre. Tutto adesso appare impregnato della sua aura che si allarga a dismisura. Lui sa dove ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/06/pokemon-marione.jpg"><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/06/pokemon-marione-220x300.jpg" alt="" title="pokemon-marione" width="220" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-347" /></a>Lo sento arrivare dal ciangottio delle sue nike nere. E&#8217; potente e fiero, come un pokemon leggendario. E&#8217; una nuvola di muscoli rintanati sotto una maglietta nera, aderente come una seconda pelle che rilascia vibrazioni nella luce rarefatta della sera. I jeans dondolano il suo corpo e lo portano in trionfo come un imperatore in un Baccanale. Avanza nel locale che è suo da sempre. Tutto adesso appare impregnato della sua aura che si allarga a dismisura. Lui sa dove andare, lui sa cosa fare, la solitudine è un accidente platonico che non intralcia il suo percorso marziale. Lo fortifica. Una camminata che spezza la serata e spegne il flauto traverso in trasparenza. Tre uomini gli fanno posto al bancone del bar, ombrosa deferenza nel loro farsi da parte, un lento addio a tutta una serie di salatini che passano sotto il suo dominio. Prende possesso del suo posto con la sicumera di un dittatore africano. Afferra lo sgabello e lo fa ruotare vorticosamente come un contrabbasso impazzito, questo per gestire al meglio un patrimonio di chili che si distribuiscono con un&#8217;armonia prestabilita, un&#8217; antica esperienza che dispone il culo in avanscoperta: le due chiappe sporgono dalla seduta richiamando le femmine nel locale con un canto ormonale che fa balenare deretani di statue greche e carezze lascive. Da un&#8217;increspatura delle labbra, mi rendo conto che la prima fase è finalmente terminata. Come ogni sabato sera le formalità di arrivo sono state espletate con successo. Inizia il suo mestiere di uomo muscoloso che beve da solo. Si guarda intorno studiando le espressioni irrisolte delle donne intorno al bar, le annota mentalmente, studia i punti deboli dove far breccia, guarda il barman e ordina una birra con impercettibile ammiccare, di nuovo guarda in giro facendo selezione di donne e strage mentale di vagine. Respira piano e il suo torace palpita come un&#8217;onda sonora accordata con la musica di sottofondo. Poi parla e spruzza doppi sensi, pesanti allusioni già state illusioni. I suoi interlocutori sono fatti di niente, i dialoghi non esistono, esiste solo una forma unilaterale di devozione che si procaccia e anzi pretende con bestialità linguistica. Una grammatica del bicipite che dispone alla genuflessione, all&#8217;adorazione tremante. La dialettica del bilanciere rimbalza nel chiacchiericcio come un gas inerte. Lui parla e gli altri devono ascoltare. Lui accenna e le donne devono crollare. Un Fonzie gonfiato, becero e un po&#8217; pecoreccio. </p>
<p>Io sono qui, ma vorrei sparire. Sono come scarnificata di fronte a lui. Un sapore di ruggine mi invade la bocca, come in uno scompartimento di un vecchio treno quando segui il paesaggio che scorre fuori, e d&#8217;improvviso ti senti disgustata, ferita a morte senza nessun motivo apparente. Con quel saporaccio che dilaga nel palato, nel naso, nel tempo della memoria. Devo fare qualcosa. Faccio un passo indietro e cerco il nulla nel cesto della lavastoviglie mentre sento addosso il suo sguardo e i suoi stereotipi alla creatina. Sento di essere parte della sua serata, le sue mani unte intorno ai miei fianchi, i suoi doppi sensi grossolani, la sua caccia privata&#8230; Mi sta tirando dentro nella rete del suo linguaggio, sento che parla di me, guardo i fornelli spenti, ci passo sopra lo spugna, di nuovo percepisco che sta parlando di me in terza persona. </p>
<p>Lo guardo e sorrido. Penso che la vita si risolva in un equilibrio violato, in una violenza sottile  che parte dalle parole e diventa gigantesca, invalicabile. Penso che il Significato Ultimo che tutti ci affanniamo a cercare alligni anche in una battuta volgare, in un gesto gutturale, in un uomo impresentabile come il Pokemon Marione. Penso e&#8230; In un attimo sono di nuovo serena mentre infuria la pornografia dei suoi modi di dire. Riesco persino a sentire il flauto traverso in sottofondo&#8230; E&#8217; come tornare a respirare.</p>
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		<title>Un posto dove essere</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 17:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho visto una donna stirare, fuori, sotto il porticato, mentre flange di nubi rosse correvano tutto intorno alla sua casa. E  bambini giocare tranquilli in giardino mentre la chitarra sussurrava in filigrana. E ho visto il suo uomo dare un significato al vento gettandovi cenere e pensieri. Poi con colossale calma sillabare a uno dei piccoli il delicato tropismo tra Dio e uomo. E ancora palme, e mare bluoscuro, e una vecchia ford nera degli anni 40 sferragliare su ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/06/nick-drake-300x242.jpg" alt="nick-drake" title="nick-drake" width="300" height="242" class="alignleft size-medium wp-image-312" />Ho visto una donna stirare, fuori, sotto il porticato, mentre flange di nubi rosse correvano tutto intorno alla sua casa. E  bambini giocare tranquilli in giardino mentre la chitarra sussurrava in filigrana. E ho visto il suo uomo dare un significato al vento gettandovi cenere e pensieri. Poi con colossale calma sillabare a uno dei piccoli il delicato tropismo tra Dio e uomo. E ancora palme, e mare bluoscuro, e una vecchia ford nera degli anni 40 sferragliare su una strada di terra rossa. E una donna sorridermi e brindare con gesto impercettibile, nella mano un Margarita comparso dal nulla. Un&#8217;altra donna con un fermaglio tra i capelli indicare al suo uomo l&#8217;atroce apparizione di una rosa e poi ridere forte, piena di creato e luminescenza. E una madre correre trascinando la scia di una bici con sua figlia in sella. Ho visto anche una donna ebbra di polline e verderame. Ho visto atleti in posa per una foto. E ho visto il tuo viso Nick, farsi grande. E la tua musica riempire le mie ore vuote e inutili. Dolce e inattesa, come la prima pioggia sulla pelle calda di sole. </p>
<p>Quando ero più giovane, più giovane rispetto a prima<br />
Non ho mai visto la verità appesa alla porta<br />
E ora sono più vecchio e la vedo faccia a faccia<br />
Ed ora che sono più vecchio devo alzarmi e ripulire. </p>
<p>Ed ero verde, più verde della collina<br />
Dove i fiori crescevano e il sole splendeva ancora<br />
Adesso sono più scuro del mare più profondo<br />
Fammi solo restare, dammi un posto dove stare. </p>
<p>Ed ero forte, forte nel sole<br />
Ho pensato di poter vedere quando il giorno era andato<br />
Ora sono più debole rispetto al pallido azzurro<br />
Oh, così debole in questo bisogno di te.</p>
<p>[<em>A Nick Drake, mai piegato a nessuna morte, nel giorno del suo compleanno, guardando il video di Place To Be trovato su YouTube</em>]</p>
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		<title>Panzòn</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 17:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Off Topics]]></category>

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		<description><![CDATA[Panzòn per molto tempo si è coricato presto. A volte così presto che non appena spenta l&#8217;abat-jour in finta plastica sul comodino in finta pelle non aveva neppure il tempo di dire a se stesso &#8220;mi addormento&#8221; che si era effettivamente già addormentato. E mezz&#8217;ora più tardi il pensiero che era tempo di addormentarsi lo destava spesso di soprassalto. Allora si affannava a cercare di riporre il magazine leghista che credeva di avere ancora tra le mani ma che aveva ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/06/botero_uomo-cane-238x300.jpg" alt="botero_uomo-cane" title="botero_uomo-cane" width="238" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-300" />Panzòn per molto tempo si è coricato presto. A volte così presto che non appena spenta l&#8217;abat-jour in finta plastica sul comodino in finta pelle non aveva neppure il tempo di dire a se stesso &#8220;mi addormento&#8221; che si era effettivamente già addormentato. E mezz&#8217;ora più tardi il pensiero che era tempo di addormentarsi lo destava spesso di soprassalto. Allora si affannava a cercare di riporre il magazine leghista che credeva di avere ancora tra le mani ma che aveva riposto mezz&#8217;ora prima, e magari brancolando cercava di spegnere l&#8217;abat-jout in finta plastica che però aveva spento mezz&#8217;ora prima. Poi si rendeva conto che dormendo aveva intimamente maturato ciò che aveva letto, e che anzi nel sonno aveva portato a compimento il processo speculativo introiettandolo nel più profondo del suo ego. E le parole di grandi pensatori quali Borghezio, Calderoli, Bossi junior e senior, divenivano le sue, ed era lui stesso che si ergeva su Pontida radunando il popolo verde con parole carismatiche e colme di pathos. </p>
<p>Il pensiero sopravviveva ancora qualche attimo e non offendeva il suo raziocinio ma pesava sulle palpebre come bossole di terracotta, mantenendolo in uno stato sospeso di dormiveglia. Poi gradatamente questo pensiero principiava a divenire inintelligibile, fumoso, inestricabile: come i ricordi di una sera in cui aveva esagerato con il Cellatica a aveva lascivamente indulto nel turpiloquio. Allora il contenuto del magazine leghista si staccava da lui, ora erano due cose distinte, e lui era libero di pensarci o non pensarci. D&#8217;improvviso recuperava la vista e si stupiva di trovare una calda oscurità che gratificava i suoi occhi stanchi e li cullava in un&#8217;aura benigna. L&#8217;abat-jour in finta plastica era effettivamente spenta, ora se ne rendeva conto e ne gioiva intimamente. </p>
<p>Ma pian piano quell&#8217;oscurità volgeva al maligno, diveniva incomprensibile, inconoscibile, insondabile: in breve lo specchio cupo del suo animo. Ora non c&#8217;erano slogan leghisti che potessero gonfiare il suo amor proprio, non c&#8217;erano camicie verdi che potessero illuminare il suo sguardo, non c&#8217;erano fanfaronate sugli extracomunitari che potessero in qualche modo scaldargli il cuore e farlo sentire gloriosa parte della laboriosa nazione padana. Non c&#8217;era niente di tutto questo ma solo il remoto fischio del buio che calava su di lui e tranciava ogni certezza. Una lunga agonia di tenebra che si insinuava silenziosa e lo lasciava senza cartografia, senza orizzonte di ritorno. </p>
<p>Panzòn credette di non essere, ma era. Le sue pantofole perfettamente allineate ne rappresentavano in qualche modo la prova e, sebbene invisibili, era certo che si trovassero ancora ai piedi del letto, in squadra perfetta tra la linea del letto  e la fuga di una mattonella. Panzòn capì, ma non riuscì a piangere. Neppure a sospirare. Se ne stette immobile e attese ciò che non sarebbe mai arrivato.</p>
<p>(<em>con amore e infinita devozione a Marcel Proust &#8211; con simpatia e disincanto a Panzòn che tuttora è libero di girare per le vie della mia città</em>)</p>
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