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		<title>Due efferate stragi nazifasciste nel territorio di Ventimiglia a marzo 1945</title>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel tragico mese di marzo 1944, quando le speranze di vittoria nutrite dagli appartenenti alla 34 divisione tedesca, di stanza nell’estremo ponente ligure, erano ormai definitivamente naufragate, si fece più incessante l’attività di repressione del fenomeno partigiano. Nelle prime ore dell&#8217;11 marzo le campagne di Pigna, Buggio e Castelvittorio furono rastrellate. Coloro che incapparono nell’operazione furono trasferiti a Pigna in località la Giaira e divisi in tre gruppi. Da una parte le donne e i bambini, da un’altra coloro che avevano già compiuto i cinquant’anni di età. Le attenzioni maggiori furono rivolte verso gli uomini di età inferiore ai cinquantanni. Questi furono incolonnati e passarono ad uno ad uno al vaglio di tre uomini delle GNR di Dolceacqua (maresciallo Stillo, brigadiere Verardi e caporal maggiore Piccinini) che confrontavano le carte di identità con una lista di presunti partigiani in possesso dell’SD di Sanremo.<br><strong>Giorgio Caudano</strong>, <em>Gli eroi sono tutti giovani e belli. I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria</em>, ed. in pr., 2020</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche Perinaldo è investito dal nemico: trecento Tedeschi saccheggiano il paese e momentaneamente prendono in ostaggio uomini, donne e bambini.<br>Sembra inverosimile, ma continua lo stillicidio dei partigiani della V Brigata. Purtroppo i Tedeschi sono coadiuvati da numerose spie che causano gravi vuoti tra gli uomini della Resistenza. Il nemico rastrela anche Bordighera. Un migliaio sono i fermati, di cui una ventina vengono condotti a Sanremo. In modo particolare cercano di catturare il garibaldino Ettore Biancheri, segnalato come uomo molto pericoloso per loro.<br>Dunque, compiuto il rastrellamento a largo raggio, trasferiscono gli arrestati più giovani in una galleria, dove li passano a setaccio, chiedendo loro i documenti. Tra questi prelevano alcuni che le spie riconoscono come partigiani. La loro sorte è segnata. Dopo essere stati sottoposti a prolungate torture, i giovani Paolo Balbo (Pietro), Bartolomeo Biancheri (Bertù) ed Ettore Biancheri (Ettore) fratelli, Paolo Biancheri (Paolo), Adolfo Piuri (Stella), Giuseppe Rosso (Pierino), Emilio Sasso (Puma), Giuseppe Versando (Mil), sono fucilati il 21 a Forte San Paolo di Ventimiglia. Il garibaldino Primolino Verrando è fucilato a lsolabona.<br>Per narrare un altro episodio orrendo che causò altre gravi perdite alla V Brigata, ritorniamo indietro una diecina di giorni. Siamo all&#8217;11 marzo 1945. Nella zona Buggio-Pigna i tedeschi intraprendono un ennesimo rastrellamento. Vanno per le case a colpo sicuro. Sanno chi vi abita (indubbiamente hanno una lista di nomi). Numerose pattuglie nemiche arrestano tutti gli uomini che incontrano, in maggioranza contadini. Le pattuglie dicono: &#8220;Tu venire con noi&#8221;, e i catturati sono condotti a Pigna dove vengono raggruppati sulla piazza presso il capannone delle corriere. Lì sono passati al setaccio. Seduti a un tavolino un capitano tedesco delle SS, due fascisti di Ventimiglia (S. e A.) e alcuni borghesi, controllano i documenti degli arrestati, che passano davanti al tavolo uno ad uno. Ad alcuni giovani è ordinato di raggrupparsi da una parte, guardati da sentinelle, altri sono lasciati andare. Il capitano delle SS è impassibile e sicuro di sè. Ad un certo momento si sente un ruggito di motori: aerei alleati volano nel cielo. Si verifica un fuggi fuggi generale. Qualcuno, nella confusione, riesce a fuggire, ma quasi tutti sono ripresi e riportati sulla piazza. Al termine dei controlli, i Tedeschi trattengono quattordici giovani: purtroppo tutti partigiani, in licenza invernale, che dovevano ritornare in montagna per raggiungere le rispettive formazioni. I trattenuti sono rinchiusi in una casa isolata, fuori del paese, oltre il ponte sul Nervia. Nella notte, gli abitanti più vicini alla casa isolata, al di qua del fiume, sentono gli urli dei catturati, sottoposti a torture inaudite. Alcuni giorni dopo il rastrellamento i quattordici giovani, legati e incatenati due a due, sotto scorta armata, intraprendono la strada verso Ventimiglia dopo di che se ne perdono le tracce. I familiari tentano invano di sapere dove sono stati condotti. Di preciso non si sa ma, probabilmente, nella notte del 21, vengono fucilati nel vallone di Latte ed i loro corpi coperti con poca terra. Le salme, ricuperate subito dopo la Liberazione, saranno pietosamente ricomposte. Un cippo con i nomi ricorda ai posteri l&#8217;estremo sacrificio di questi nostri conterranei. Essi sono: Luigi Albini, Luigi Borfiga, Luigi Bordero, Giuseppe Cavallero, Aurelio Crovesi, Giuseppe Di Federico, Giobatta Giauna, Antonio Pastor, Maggiorino Peverello, Primolino Rebaudo, Eugenio Scarella, Gianfranco Torta, Alvaro Tarabella e Pietro Verrando.<br>La causa della cattura di questi nostri compagni è che il Comando della V Brigata, come abbiamo già accennato, aveva ordinato il rientro nelle formazioni di quei garibaldini che erano stati inviati in licenza per vari motivi, in previsione di un duro inverno, in base alla circolare n. 22 redatta nel novembre 1944 dall&#8217;allora ispettore della I^ Zona Operativa Liguria Carlo Farini (Simon). Era stato incaricato di distribuire le cartoline di richiamo il garibaldino Luigi Albini, che poteva muoversi inosservato data la sua tarda età (classe 1912). Mentre distribuiva le cartoline fu fermato dai nazifascisti i quali gli trovarono in tasca l&#8217;elenco dei richiamati. Per questo motivo il capitano delle SS, sulla piazza di Pigna, scelse a colpo sicuro i giovani che erano partigiani, per farli fucilare.<br><strong>Francesco Biga</strong>, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), <em>Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da Gennaio 1945 alla Liberazione &#8211; Vol. IV</em>, ed. <a href="http://www.isrecim.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istituto</a> Storico della Resistenza e dell&#8217;Età Contemporanea di Imperia, 2005, pp. 247,248</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sergente Carlo Bertelli comandava agli inizi del 1945 il distaccamento di 12 bersaglieri, accasermato sul lungomare di Vallecrosia (IM), in quanto adibito al compito di sorveglianza del tratto di costa, compreso tra il bunker a est del rio Rattaconigli e quello in prossimità della foce del torrente Nervia. Il gruppo del sergente Bertelli nell&#8217;estate del 1944 era giunto dopo 4 notti di marce forzate a Sanremo (IM) a piedi da Savona. All&#8217;inizio fu in parte posizionato sulle alture di Coldirodi, Frazione di Sanremo (IM), dove rimpiazzò un reparto di SS italiane.<br>Successivamente il distaccamento fu schierato nell&#8217;area di prima retrovia del fronte e ospitato per breve tempo in una villa signorile tra Ospedaletti (IM) e Bordighera (IM). Il distaccamento di Bertelli venne in seguito inviato a presidiare il caposaldo in Collasgarba, collina in zona Nervia di Ventimiglia (IM). Per la costruzione colà di una trincea a difesa della postazione dotata di cannone anticarro vennero impiegati operai della Todt, tra i quali i fratelli Biancheri di Bordighera. Con i fratelli Biancheri il sergente Bertelli esternò cautamente i sentimenti di disapprovazione della condotta della guerra.<br>I fratelli Biancheri favorirono l’incontro di Bertelli con il dottore Salvatore Turi Salibra/Salvamar Marchesi, membro di rilievo della Resistenza, ispettore circondariale del CLN di Sanremo per la zona Bordighera-Ventimiglia, fratello del prof. Concetto Marchesi, quest’ultimo, come noto, un insigne latinista, a sua volta impegnato nella Resistenza a livello nazionale. Gli incontri con il dottore Marchesi avvenivano in un albergo sito sulla Via Romana a Bordighera, dove, tra l&#8217;altro, Bertelli collaborò alla stesura di alcuni volantini inneggianti alla fine della guerra ed esortanti alla diserzione, che furono clandestinamente lasciati nei locali e nei luoghi frequentati dalle truppe. Con la collaborazione del sergente Bertelli, quando egli ed i suoi uomini erano di servizio a Vallecrosia, poterono realizzarsi diversi collegamenti clandestini via mare da e per la Francia liberata, effettuati dal Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.<br>Il sergente Bertelli cercò inutilmente sul finire della guerra di dissuadere i fratelli Biancheri dal voler raggiungere i famigliari a Bordighera: i fratelli Biancheri furono catturati durante un rastrellamento e successivamente passati per le armi a Ventimiglia, in zona Forte San Paolo.<br><strong>Giuseppe Mac Fiorucci</strong>, <em>Gruppo Sbarchi Vallecrosia</em>, <a href="http://www.isrecim.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istituto</a> Storico della Resistenza e dell&#8217;Età Contemporanea di Imperia , 2007</p>



<p class="wp-block-paragraph">21 marzo 1945<br>Anche oggi Ada è andata verso i Carletti per raccogliere un canestro d&#8217;uva e, dopo la chiesa di Latte, ha visto per terra delle macchie di sangue senza che vi fosse alcun segno di lotta o di schegge. Ha notato però sul bordo della strada della terra smossa dalla quale sembra escano degli stracci. Le sono venuti in testa brutti pensieri ed è tornata a casa assai impressionata.<br>23 marzo 1945<br>[…] Il sangue visto per la strada sopra la chiesa di Latte pare sia di soldati e, da sottoterra, si vede uscire un gomito già pieno di mosconi. Sembra ve ne siano seppelliti una quindicina.<br><strong>Caterina Gaggero Viale</strong>, <em>Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45</em>, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intorno al 20 marzo 1945 un grande rastrellamento nazifascista investe l&#8217;estremo ponente ligure tra cui anche il comune di Bordighera. Numerosi sono i fermati per accertamenti ed una ventina gli arrestati che vengono trasferiti a Sanremo. A causa delle delazioni di alcune spie diversi giovani sono riconosciuti come partigiani. Il 18 marzo 1945 durante un rastrellamento fascista a Dolceacqua vengono arrestati Balbo Paolo, Piuri Adolfo, Rosso Giuseppe, Sasso Emilio e Verrando Giuseppe. Dopo esser stati interrogati dai fascisti brigadiere Verardi Achille, maresciallo Stillo Giuseppe e caporal maggiore Piccinini Pietro, vengono consegnati al Comando Tedesco di Bevera (frazione di Ventimiglia) nella casa del Barone Galleani. Il gruppo di Dolceacqua e quello di Bordighera, di cui facevano parte Biancheri Paolo e i fratelli Biancheri Bartolomeo e Ettore, dopo pochi giorni di prigionia e presumibilmente sottoposti a torture, vengono fucilati in località Forte San Paolo di Ventimiglia.<br><strong>Giorgio Caudano</strong>,<em> Op. cit.</em></p>
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		<title>Durante l&#8217;ultima guerra nel Nizzardo, in Val Roia e&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 10:00:36 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Alcuni partigiani italiani (nello specifico Giuliano Pajetta) fecero parte fino alla sua dissoluzione nel 1942 della MOI (Mano d’opera immigrata), un’organizzazione sindacale internazionale comunista che si occupava di fare propaganda e di organizzare scioperi per contrastare il lavoro forzato. Nella MOI svolsero un ruolo di primo piano gli italiani Alfredo Gambassi detto Ludovico e Gino <a href="https://gsvri.blogspot.com/2022/10/punzi-rivela-di-muoversi-oltreconfine.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Punzi</a> detto capitano Gino, anche se la direzione del sindacato era gestita da componenti ebrei e polacchi quali Eduard Kowalski e Adam Rayski. A partire dal 1942 molti di loro confluirono nei franchi tiratori mentre gli italiani andarono a rimpinguare le file del CLN. &lt;272<br>Lungo tutta la frontiera franco-italiana dalla Tinea a nord sulle Alpi fino a Mentone i partigiani italiani cercarono vari contatti con i corrispettivi italiani residente oltralpe e con quelli francesi locali. Alcuni <a href="https://gsvri.blogspot.com/2020/11/la-brigata-partigiana-giustizia-e.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">partigiani</a> di Giustizia e Libertà presenti nella zona di Cuneo intrattennero rapporti di sodalizio con i maquisard di Santo Stefano di Tinea (Saint-Étienne-de-Tinée) mentre i resistenti che si trovavano nel comune italiano di Gesso ebbero scambi di informazioni con un certo Sola, notaio francese antinazista residente a San Martino Lantosca (Saint-Martin-Vésubie). Dal notaio ottennero anche qualche arma, inoltre egli fece da tramite tra i rappresentanti del CLN italiano e quello presente in Francia, organizzando la discesa dei gruppi partigiani dal Colle di Tenda fino a Nizza. &lt;273 I partigiani della “Garibaldi” <a href="https://gsvri.blogspot.com/2019/12/attacchi-partigiani-briga-marittima.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">operarono</a> lungo il fiume <a href="https://gsvri.blogspot.com/2015/12/partigiani-di-breil.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Roja</a> che per un breve tratto fa da confine fra i due paesi, provocando degli scontri nei comuni di Breglio e Fontan. &lt;274 Il V distaccamento della brigata, sotto la guida del comandante Vitto [Giuseppe Vittorio Guglielmo], riuscì a disarmare una guarnigione fascio-repubblichina nel 1944 nei pressi del comune francese di Saorgio (Saorge). &lt;275<br>Una quindicina di partigiani, sempre della Garibaldi, comandati da Ernesto <a href="https://grupposbarchi.wordpress.com/2022/04/22/dalla-mia-posizione-sento-raffiche-di-mitra-nella-zona-di-albarea/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Corradi</a> detto Nettù e da Sauro Dardano, si installò inizialmente a Fascia Fonda, dove fu raggiunta da quattro maquis, poi tutti si spostarono nella foresta di Albarea che domina il paesino di <a href="https://gsvri.blogspot.com/2024/07/i-due-partigiani-calabresi-uno-abito.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sospello</a>, punto fondamentale di passaggio fra i due paesi. Da tale posizione potevano raccogliere informazioni utili su uomini e armi che transitavano fra i due paesi e capire quale fosse il momento più adatto per eseguire operazioni di sabotaggio osservando i turni delle sentinelle. &lt;276 Uno dei maquis presenti a Sospello fu Albert Guillon, che ha lasciato la sua testimonianza in un piccolo memoriale. Egli era addetto a guardia del viadotto e ha riportato di come la zona venne ampiamente bombardata dai tedeschi. Rimasero isolati per qualche giorno finché alcuni di loro andarono a cercare aiuto presso gli americani presenti in un comune vicino (L&#8217;Escarène). Durante il percorso Guillon e gli altri rischiarono più volte di essere uccisi dai nazisti che spararono loro &#8220;comme un lapin&#8221;. &lt;277 Tutto il gruppo partigiano franco-italiano, nascosto in quest&#8217;area, fu infine scoperto dai tedeschi, che ne uccisero due e ne catturarono quindici. Coloro che riuscirono a fuggire ripararono in Italia sul Monte Grammondo, dove in principio si unirono alla First Service Force canadese per poi essere inclusi nei battaglioni volontari stranieri creati dagli anglo-americani. &lt;278 La <a href="https://gsvri.blogspot.com/2020/11/la-brigata-partigiana-giustizia-e.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">brigata</a> Giustizia e Libertà capeggiata da Carlo Rosselli [<strong>n.d.r.</strong>: intitolata &#8220;Carlo Rosselli&#8221; e guidata da Nuto Revelli]fu costretta a passare il Colle della Lombarda ed a entrare in territorio francese perché nella zona della Stura era stata scoperta e perseguitata dai soldati tedeschi. In territorio transalpino questi partigiani vennero raggiunti dal comandante dei franchi tiratori francesi, Jouglard, il quale diede precise istruzioni per il gruppo appena arrivato dall&#8217;Italia afferente a Giustizia e Libertà: essi avevano il compito di pattugliare il confine nella vallata della Tinea e di allenare gli altri battaglioni nel caso in cui truppe tedesche avessero passato il valico. &lt;279 La brigata venne divisa in tre sottogruppi: un distaccamento chiamato Ovidio fu inviato di istanza a Bourguet (nel dipartimento del Var, ad ovest delle Alpi Marittime), uno sarebbe rimasto nella vallata e il terzo avrebbe preso posizione a Louch sempre lungo il confine alpino nord con l&#8217;Italia, leggermente più a sud della valle di Tinea. &lt;280 Un&#8217;incursione tedesca proprio in questa zona costò la vita a due combattenti: Arrigo Guerci e Luigi Bertone e a tre guide francesi. Era il 2 settembre 1944. Il gruppo si sfaldò e cercò di riparare più a sud verso l&#8217;altopiano d&#8217;Auron; tuttavia, alcuni partigiani furono catturati. Di costoro uno, Tommaso Olivero, fu giustiziato il 4 settembre, due giorni dopo l&#8217;attacco. &lt;281<br>In quei giorni, gli anglo-americani riuscirono a paracadutare sette mitragliatrici Browning, ventisei fucili Remington, dieci fucili automatici, circa quattrocento granate, trenta bombe incendiarie, trentasette scatole contenenti esplosivo e circa cinquanta pacchi con materiale sanitario. Questo equipaggiamento fu essenziale per respingere un tentativo di incursione tedesca nei pressi di Bourguet fino all&#8217;arrivo dei paracadutisti americani. &lt;282 Da quel momento la brigata Giustizia e Libertà perse la sua completa indipendenza poiché si ritrovò sotto il controllo inglese, armata e comandata dagli americani. &lt;283 La brigata venne inclusa nel ventunesimo battaglione dei volontari stranieri, pur mantenendo una certa autonomia. I compiti che le furono affidati consistevano nel pattugliamento del confine e nello scambio di informazioni con i partigiani operanti nel nord Italia. Ciò fu possibile grazie ad un gruppo di abili partigiani sciatori che permise una rapida ed efficace comunicazione con i colleghi italiani nella zona di Limone Piemonte, nella valle della Vermenagna e nella parte alta del fiume Roja. &lt;284 Le informazioni scambiate si rivelarono utili per gli anglo-americani, dato che concernevano gli spostamenti dei tedeschi e dei fascisti lungo tutta la frontiera con la Francia. &lt;285 Il colonello americano dei paracadutisti Yarborough scrisse una lettera a Carlo Rosselli nel novembre del 1944 complimentandosi per quanto svolto dai suoi partigiani. Ebbe a dire: &#8220;Siamo molto fieri e contenti che operiate nel nostro settore. Le vostre azioni coraggiose ed efficaci sono già conosciute in America. Vediamo una vittoria nel futuro prossimo e siamo certi che il ruolo che state giocando avrà un&#8217;influenza importante sulla sconfitta totale del nemico. &lt;286<br>Di rilievo, è la missione Siamang I, diretta da Paolo Buffa, detto Barton, che il 14 aprile 1945, grazie al supporto del campione olimpico di sci Giulio Gerardi, all&#8217;avvocato Augusto Astengo e al professore Giovanni Bessone, riuscì a salvare dai tedeschi la centrale idroelettrica della valle di Maira, snodo cruciale per il controllo dell&#8217;energia in quella zona delle Alpi. &lt;287<br>È doveroso spendere qualche riga sul Battaglione 21/XV. Esso fu costituito il 27 settembre 1944 dall&#8217;ufficiale ungherese Miklos Zoldelhyi detto Michel e dal capitano Veres-Mogg. Il 21/XV era composto da volontari stranieri. Settantaquattro erano italiani scelti tra le file del CLN di Nizza guidato dal partigiano Dino, dirigente del Comitato per quel che riguarda la città rivierasca. Meritevoli di essere citatati per coraggio ed abnegazione, tra i quadri dirigenziali del battaglione 21/XV furono: il capitano Sorrentino, i luogotenenti Burzotta, Tasca, Balsimelli, Polettini, Polenghi, Furini, Pizzomo, Nicchi, Meirana, Suppa, Minicola, Rossi, Spagliardi, Romano, Sporri, Dal Fiume oltre ai medici volontari Quaglia e Cerutti. Il battaglione si distinse per valore e determinazione di guerriglia soprattutto nella zona del mentonese e della alta Tinea. Ai soldati del battaglione il governo francese attribuì trentasette croci di guerra. &lt;288 Per quel che riguarda i caduti del suddetto battaglione durante la resistenza, è stato calcolato che almeno settantadue persero la vita, ossia circa il quindici per cento, dei quali trentadue uccisi tramite esecuzione, ventidue morti in combattimento e diciotto deceduti nei vari campi di concentramento. L&#8217;importanza del ruolo svolto dal Battaglione 21/XV per la liberazione del dipartimento delle Alpi Marittime è stato di notevole importanza e di ineguagliabile valore. &lt;289<br>[NOTE]<br>272 Panicacci Jean-Louis, La résistance azuréenne, Nice, Serre éditeur, 1994, pp. 80-81.<br>273 M. R. A. (Musée de la Résistance Azuréenne), Historique des F.T.P.-M.O.I. du Sud-Est, dressé par Max Brings.<br>274 Panicacci Jean-Louis, La résistance azuréenne, Nice, Serre éditeur, 1994, p. 81.<br>275 Ibidem p. 81.<br>276 Lavagna Giorgio, Dall’Arroscia alla Provenza, Imperia, Istituto Storico della Resistenza di Imperia, 1982, pp. 70-72, Bourhill James, The Killing Fields of Provence, Philadelphia, Pen and Sword, 2019, p. 295.<br>277 “come un coniglio”, Guillon Albert, Les francs-tireurs et partisans français, La Trinité, Imprimerie de la Victoire, 1986, pp. 13-15.<br>278 Panicacci Jean-Louis, La résistance azuréenne, Nice, Serre éditeur, 1994, p. 74-75.<br>279 Revelli Nuto, La guerra dei poveri, Torino, Einaudi Editore, 1962, p. 335.<br>280 Ibidem pp. 335-336.<br>281 Ibidem p. 336.<br>82 Ibidem p. 336., Bourhill James, The Killing Fields of Provence, Philadelphia, Pen and Sword, 2019, p. 255.<br>283 Panicacci Jean-Louis, La résistance azuréenne, Nice, Serre éditeur, 1994, p. 83.<br>284 Bianco Livio, Guerra partigiana, Torino, Einaudi Editore, 2020 p. 335, Bourhill James, The Killing Fields of Provence, Philadelphia, Pen and Sword, 2019, p. 254.<br>285 Panicacci Jean-Louis, La résistance azuréenne, Nice, Serre éditeur, 1994, p. 83.<br>286 «Nous sommes très fiers et contents que vous opériez dans notre secteur. Vos actions courageuses et efficaces sont déjà connues jusqu’en Amérique. Nous visons une victoire dans le futur proche et nous sommes certains que le rôle que vous êtes en train de jouer influera notablement sur la défaite totale de l’ennemi». Ibidem p. 335.<br>287 Giovana Mario, Missione Siamang I, Cuneo, Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Cuneo, D.L. Bianco, 1987, p. 9.<br>288 Garcin Jean, Résistants d&#8217;origine azuréenne dans la Résistance bas-alpine, In: La résistance azuréenne, Nice, Serre éditeur, 1994, p. 50.<br>289 Ibidem p. 51.<br><strong>Mattia Spessotto</strong>, <em>Le Alpi Marittime durante la Seconda Guerra Mondiale: dall&#8217;occupazione nazifascista alla liberazione partigiana franco-italiana</em>, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno accademico 2024-2025</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 21/XV viene collocato di riserva a Gorbio, con l’incarico di intervenire su allarme degli avamposti americani. Ciò si traduce in estenuanti pattuglie e rastrellamenti nell’impervie pendici del Grammondo. La situazione del fronte si era stabilizzata. Americani e tedeschi non si impegnavano in azioni d’attacco ma si limitavano al pattugliamento della terra di nessuno. Il fronte era attivo solamente per i tiri dell’artiglieria che battevano regolarmente le posizioni avversarie. Occasionalmente si scatenavano dei violenti duelli d’artiglieria con la partecipava navale della Flank Force e, da parte tedesca, anche di un treno armato di base a Diano Marina. Nel gennaio 1945 il 21/XV B.V.E. viene assegnato alla difesa del fronte mare, da Garavan a Cap Martin. L’azione consisteva nella sorveglianza della costa, impedire sbarchi ed infiltrazioni e pattugliare i “carrugi” della città vecchia di Mentone. (16)<br>Nel tratto di mare prospiciente il fronte avvenivano dei collegamenti notturni tra la Resistenza italiana e gli Alleati. Nella notte tra il 14 e 15 febbraio 1945 i tedeschi, fingendo uno di questi collegamenti, tentarono di sbarcare informatori e prendere prigionieri. Alla testa del molo del porto di Mentone era stata ricavata una postazione e da questa, verso le 3 del mattino, una sentinella avvertì dei movimenti e diede l’allarme. Vennero fatte le intimazioni regolamentari alle quali veniva correttamente replicato in buon francese. Il battello, seguendo gli ordini ricevuti, accostò al lato interno del molo. Il maresciallo Michele Zerbino, comandante della postazione, si sporse per agguantare la cima ma venne strattonato e gettato in mare e, nonostante l’equipaggiamento, le sue ottime doti di nuotatore (era genovese) gli permisero di riemergere e a sua volta di trascinare in mare un tedesco. Contemporaneamente ordinava di aprire il fuoco nonostante si trovasse sulla linea di tiro. Dalla postazione il tiratore del F.M. (17), basandosi sulle sue urla, individuava nel buio gli aggressori e con una sola raffica li neutralizzava. Nella mattinata recuperarono l’imbarcazione tedesca con tre morti a bordo e della pattuglia tedesca sopravvisse solamente l’ufficiale di marina trascinato in acqua da Zerbino. L’operazione venne citata nel bollettino di guerra e il maresciallo Zerbino venne decorato con la “Croix De Guerre” (18).<br>Dopo i negoziati intercorsi tra il nuovo governo francese e l’Alto Comando Alleato, divenne operativo il D.A.Alp. (Détachement d’Armée des Alpes) al comando del generale francese Doyen, con sede a Grenoble. Tra i primi provvedimenti presi ci fu la suddivisione del fronte alpino secondo criteri geografici: nord, centro e sud. Nel settore sud, corrispondente alle Alpi Marittime (dalla R.ca dei Tre Vescovi in alta Valle Stura a Mentone), la 44th US Infantry Brigade venne rilevata dalla 1^ D.M.I. (Division de Marche d’Infanterie) (19). Il suo comandante, il generale Garbay, diviene il responsabile di tutto il settore, ora completamente formato da truppe francesi. Viene sciolto il G.A.S.. Con i battaglioni 20/XV, 22/XV e 24/XV si ricostituisce il 3° R.I.A. (Régiment d’Infanterie Alpine). Il 21/XV B.V.E. conserva la sua autonomia, cedendo circa 450 volontari al costituendo “Groupe Muletier Lefranc” (20).<br>Il 17 marzo il generale Doyen ordina ai comandanti di settore di tenere le posizioni acquisite e, appena le condizioni atmosferiche lo consentiranno, di occupare le posizioni in quota abbandonate nell’inverno. Il 23 marzo il generale americano Devers, comandante del VI° Gruppo di Armate Alleato, autorizza il piano a condizione che le truppe francesi non superino il confine italo-francese. Il 31 marzo il generale Doyen viene informato che il XV° Gruppo di Armate del generale Clark inizierà l’offensiva contro la Linea Gotica il 9 aprile. Al D.A.Alp. francese viene chiesto di attaccare lungo la linea delle Alpi, per immobilizzare le truppe presenti. Si fissa il limite di superamento del confine in 20 km e per il settore sud il limite è esteso alla linea Cuneo-Imperia. Il 1° aprile il generale Doyen ordina alle truppe francesi uno schieramento offensivo su tutto il fronte e pianifica le operazioni principali d’attacco e penetrazione in territorio italiano.<br>[NOTE]<br>(16) La sorveglianza della città di Mentone era affidata, durante la giornata, alla Gendarmeria. La notte, con il coprifuoco, nessuno era autorizzato alla circolazione. Pattuglie militari controllavano la città con l’ordine di aprire il fuoco dopo una sola intimidazione &#8211; Cronique du Bataillon 21/XV pag. 15<br>(17) All’arma era il caporal maggiore Baruffino Cesare. Ferito alle gambe in un attacco aereo sul Don veniva ricoverato per una lunga degenza in Polonia. Ripresosi fu internato dai tedeschi per il sopravvenuto armistizio. Inviato in Francia come lavoratore coatto evase e, bloccato al confine mentre tentava di raggiungere casa, si arruola nel battaglione. Maurizio Oldoino, Fronte delle Alpi Marittime 1944-1945, Primalpe &#8211; Cuneo, 2004, pag. 129.<br>(18) Prima di 37 croci attribuite ai volontari del battaglione &#8211; Cronique du Bataillon 21/XV pag. 16<br>(19) Ex 1° D.F.L. (Division Française Libre)<br>(20) Partendo, gli americani della 44th U.S. Inf. Br., lasciarono ai francesi la loro dotazione di muli. Non disponendo di personale in grado di governarli incaricano il capitano Raul Benisti di formare una nuova unità e di assumerne il comando. Il gruppo consisteva in 80 cavalli e 731 muli, il personale era composto da 27 francesi e 591 volontari stranieri in maggioranza italiani. M. Oldoino, op.cit., pag. 45.<br><strong>Giuseppe Calò</strong>, <em>21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs</em>, Storia Militare N° 141 &#8211; giugno 2005</p>
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		<title>I tedeschi avanzarono per le direttrici Pigna-Langan</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 10:47:38 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">La collaborazione civili-partigiani, che si concretizzò tante volte nel corso della lotta di Liberazione, fu determinante nei primi giorni di luglio 1944 a Castelvittorio (IM). Il paese rientrava nell&#8217;ambito di una vasta operazione di rastrellamento dei tedeschi, che tentarono in questo caso con ingenti mezzi lo sfondamento delle linee partigiane nel tentativo di creare una grande sacca in cui chiudere tutte le formazioni garibaldine e privarle, in tal modo, d&#8217;ogni via di fuga verso i territori piemontesi. Il 2 luglio i nazisti requisirono la preziosa farina, suscitando una reazione d&#8217;orgoglio in numerosi abitanti, che, come ricordava il parroco don Caprile, imbracciarono le armi con la parola d&#8217;ordine di difendere il paese. Iniziata la sparatoria, per circa 5 ore borghesi, armati di fucili di ogni specie, resistettero ad un contingente tedesco ben armato. Il giorno dopo il nemico trovò gli abitanti intenzionati a dare di nuovo battaglia. Erano schierate fianco a fianco più generazioni del paese. Tra i più maturi vi erano <em>Mario Tucin</em> [Mario Alberti, nato a Castelvittorio, classe 1896], <em>Giuan Grigiun </em>[anche <em>Tumelin</em>, Giovanni Orengo, nato a Castelvittorio, classe 1890], l&#8217;<em>Acidu</em> [Giuseppe Verrando, nato a Castelvittorio, classe 1886] e <em>U Sociu </em>[Giuseppe Caviglia, nato a Castelvittorio, classe 1892, morto il 16 dicembre a Castelvittorio in seguito a malattia contratta in servizio], buoni montanari, per lo più sulla cinquantina o sulla sessantina e vecchi combattenti dell&#8217;altra guerra mondiale, tutti tiratori infallibili per la loro lunga esperienza di cacciatori. Infine, i tedeschi se ne andarono, anche se gli abitanti di Castelvittorio furono tristemente consapevoli che quelli avrebbero fatto ritorno, come in effetti accadde nel mese di ottobre dello stesso anno.                  <br><strong>Rocco Fava</strong> di Sanremo (IM), <em>La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’<a href="http://www.isrecim.it/it/default.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istituto</a> Storico della Resistenza e dell&#8217;Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio &#8211; 30 Aprile 1945) &#8211; Tomo I</em>, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999 </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vittò [n.d.r.: anche Ivano, Giuseppe Vittorio <a href="https://primazonaoperativaliguria.blogspot.com/2019/12/vito-perallo-19-marzo-1944.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Guglielmo</a>] assunse il comando della V Brigata.<br>&#8220;Il raduno a Cima Marta del mese di luglio [1944] aveva maturato molte situazioni. Vittò aveva potuto vagliare i suoi uomini e capì che era giunto il momento di una organizzazione efficace dettata dalla esperienza di tante battaglie. Si profilava indispensabile l&#8217;unità di comando e il coordinamento delle singole azioni per un risultato non solo migliore, ma veramente fruttuoso, meta di una preparazione e di una azione, che erano il risultato di un piano previsto e preparato. L&#8217;incontro di tutti i comandanti delle bande aveva portato ad un colloquio realista e sincero. Innegabilmente tutti gli uomini di Vittò riconoscevano in lui il Comandante, la guida, l&#8217;incitatore, il personaggio capace di incentrare il sogno comune e l&#8217;esecutore riconosciuto di progetti e di azioni. Si studiò la possibilità di una organizzazione con quadri precisi e con una circoscrizione territoriale ben definita, autonoma, sotto il suo comando. Tutti riconoscevano in lui il capo, l&#8217;organizzatore, la guida ed attendevano da lui ordini precisi con dichiarazione di obbedienza e di fidata collaborazione. […] Vittò in quella circostanza realizzava in pieno il suo sogno. Seppe stringere intorno a sé tutti i suoi uomini e soprattutto seppe dare fiducia a tutti i comandanti dei distaccamenti. Anche gli ufficiali di Triora, del gruppo di Zoli, che non volevano essere legati a nessuno, compresero le intenzioni serie di Vittò, che galvanizzavano tutti i suoi uomini, ed aderirono incondizionatamente al movimento partigiano&#8221;. &lt;38<br>Tornando al 3 luglio [1944], in seguito agli scontri avvenuti a <a href="https://gsvri.blogspot.com/2018/11/la-difesa-partigiana-di-rocchetta.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rocchetta Nervina</a> e a Castelvittorio, i tedeschi si diressero verso Langan. Il loro intento era quello di accerchiare tutte le forze garibaldine della val Nervia e della valle Argentina. La linea difensiva partigiana era praticamente costituita dalla IV e dalla V Brigata. A quel punto Vittò chiamò a raccolta tutti i comandanti dei vari distaccamenti e comunicò loro che era in corso un grande rastrellamento da parte delle forze nemiche. Fece presente l&#8217;ingente impiego di uomini e di armi &lt;39 da parte dei nazifascisti, fermamente intenzionati a mettere la parola fine sul movimento partigiano della zona. Nel corso della riunione, il comandante Ivano chiese a tutti di esprimere il loro parere sulle misure da adottare. Quasi tutti concordarono sulla necessità di dar vita a uno sganciamento momentaneo dalle posizioni per fare in modo che il nemico non riuscisse a mettere in atto la sua tattica. A quel punto Vittò diede disposizione di ripiegare dietro Langan [n.d.r.: nel comune di Castelvittorio (IM)], verso colle Melosa e Cima Marta. I tedeschi avanzarono per le direttrici Pigna-Langan, Loreto-Triora, Drego-Andagna e Taggia-Badalucco-Molini di Triora. Vittò comandava il reparto formato da circa 150 uomini che si trovava sulla linea difensiva di Carmo Langan e si estendeva dal valico della rotabile Pigna-Molini fino a Carmo Binelli, per una lunghezza di circa un chilometro e mezzo.<br>[NOTE]<br>38 Ermando Micheletto (Dal diario di &#8220;Domino nero&#8221;), La V Brigata d&#8217;assalto Garibaldi &#8220;Luigi Nuvoloni&#8221;, Edizioni Micheletto, Arma di Taggia, 1973, pagg. 152-153.<br>39 Oltre alle armi pesanti e ai mortai, furono impiegati anche i cannoni.<br><strong>Romano Lupi</strong>, <em>Vittò. Giuseppe Vittorio Guglielmo</em>, Quaderni sanremesi, Sanremo, 2011, pp. 141,142</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti il 4 e il 5 luglio 1944 l&#8217;avanzata tedesca riprese e si concluse.<br>Non avevano deciso per quel tempo un rastrellamento fino agli alti monti. Considerata la situazione, <em>Leo</em> [Vittorio Curlo], non conoscendo l&#8217;esatta posizione dei luoghi che portavano a Cima Marta, dove era stato stabilito il raduno, preferì ripiegare su Melosa, Belenda, Goletta, Gerbontina. Passò quindi in Valle Argentina, arrivò sino a Verdeggia e puntò deciso verso Piaggia [Frazione di Briga Alta, in provincia di Cuneo]. Aveva così potuto constatare la percorribilità delle zone. Gli giunse subito la notizia del ritiro dei tedeschi e ritornò. Con lui, tra gli altri, ricordo che c&#8217;erano <em>Panatum</em>, <em>Seccatore</em>, <em>Ormea</em>. <strong>don Ermando Micheletto</strong>, <em>La V  Brigata d&#8217;Assalto Garibaldi &#8220;Luigi Nuvoloni&#8221;</em> (Dal Diario di &#8220;<em>Domino nero</em>&#8221; &#8211; Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975</p>
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		<title>Nei giorni successivi la formazione partigiana passa al comando di Stefano Carabalona</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2025 08:05:17 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><a href="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/10/rns.jpg"><img loading="lazy" width="1024" height="768" data-attachment-id="3671" data-permalink="https://grupposbarchi.wordpress.com/2025/10/12/nei-giorni-successivi-la-formazione-partigiana-passa-al-comando-di-stefano-carabalona/rns/" data-orig-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/10/rns.jpg" data-orig-size="4000,3000" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon PowerShot SX270 HS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1472213924&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.5&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;125&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0015625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="rns" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/10/rns.jpg?w=300" data-large-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/10/rns.jpg?w=1024" src="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/10/rns.jpg?w=1024" alt="" class="wp-image-3671" srcset="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/10/rns.jpg?w=1024 1024w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/10/rns.jpg?w=2048 2048w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/10/rns.jpg?w=150 150w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/10/rns.jpg?w=300 300w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/10/rns.jpg?w=768 768w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/10/rns.jpg?w=1440 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Rocchetta Nervina (IM): uno scorcio</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Arturo Borfiga portò 12 russi al Dst. di Leo e un&#8217;altra volta un mulo con 2 mitragliatrici, di cui aveva infilato le canne nei pantaloni. Leo sgozzò l&#8217;ufficiale repubblichino che dai pressi del cimitero di Camporosso faceva sparare su Rocchetta Nervina. Quando a Vallecrosia il giorno del suo ferimento aprì la porta agli uomini dell&#8217;UPI era riuscito a mettere la mano sulla pistola del nemico, deviando il colpo partito nella colluttazione. Stefano &#8220;Leo&#8221; Carabalona era nato a Rocchetta Nervina (IM) il 10 gennaio del 1918. Dopo aver conseguito la maturità classica a Mondovì (CN), nell’imminenza della guerra fu chiamato alle armi ed inviato a Pola presso l’allora esistente scuola allievi ufficiali di complemento dei bersaglieri. Quale sottotenente dei bersaglieri partecipò alla campagna di Albania ed alla guerra in Grecia, dove venne decorato con una medaglia di bronzo al V.M. Promosso per merito straordinario tenente ed infine ferito più volte in combattimento, in seguito alle lesioni riportate nell’ultima delle ferite (schegge all’occhio sinistro) venne rimpatriato a Firenze presso l’ospedale militare. Congedato al termine della convalescenza, tornò a Rocchetta Nervina, ma nel 1941 in vista della campagna di Russia si arruolò volontario quale ufficiale di fanteria ed assegnato alla divisione celere “Legnano”. Rientrò in Italia a piedi con pochi superstiti della compagnia di cui era comandante. Nel 1943 si sottrasse alla chiamata della R.S.I.: per vendetta fu incendiata la casa di famiglia in Rocchetta Nervina, ma fortuite circostanze impedirono al fuoco di propagarsi e la casa si salvò. Sono rimaste sul pavimento di una stanza, visibili a tutt’oggi, le tracce di quelle fiamme. <strong>Massimo Carabalona</strong>, figlio di Stefano Carabalona, email del 23 dicembre 2021</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Nella Valle Nervia alcuni ufficiali cercarono rifugio e sicurezza a Rocchetta Nervina, dove il tenente Stefano Carabalona [&#8220;<strong>Leo</strong>&#8220;], residente in loco, cercava di organizzare gli sbandati e di procurare il maggior numero di armi possibili.  </em><b>don Ermando Micheletto</b>,  <i>La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni”</i> (Dal Diario di “Domino nero” &#8211; Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;8° distaccamento giunge a Rocchetta Nervina verso il 20 giugno [1944]. È comandato da Alfredo Blengino (Spartaco) che il giorno 23 dello stesso mese, lancia un proclama alla popolazione del paese ringraziandola per la solita buona accoglienza fatta ai partigiani ed invitandola ad appoggiare, nella maggior misura possibile, l&#8217;azione di chi combatte per la libertà [&#8230;] Gli uomini della formazione ammontano ad una ventina, ma, in pochi giorni, il numero degli effettivi è pressocchè raddoppiato mentre viene notevolmente migliorata l&#8217;organizzazione del distaccamento. L&#8217;armamento consiste in fucili e moschetti. L&#8217;8° distaccamento opera nella Val Roja, procurando notevoli difficoltà al traffico delle truppe nazi-fasciste. Nei giorni successivi la formazione passa al comando di Stefano Carabalona (Leo) che si trova subito impegnato in un durissimo combattimento.<br>
<strong>Carlo Rubaudo</strong>, <em>Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) &#8211; Vol. II. Da giugno ad agosto 1944</em>, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, p. 154</p>



<p class="wp-block-paragraph">[&#8230;] il mese di luglio si aprì con un rastrellamento tedesco a largo raggio, essenzialmente rivolto verso Rocchetta Nervina (IM), Castelvittorio, Molini di Triora e Langan.<br> La difesa di Rocchetta Nervina, che si protrasse dal 1° al 4 luglio 1944, ebbe luogo soprattutto ad opera dell&#8217;8° Distaccamento della IX^ Brigata d&#8217;Assalto Garibaldi &#8220;Felice Cascione&#8221;, che da circa una settimana era attestato nel paese. [&#8230;] Per alcune ore il combattimento si protrasse con alterne vicende ed alle 12 i nazifascisti si ritirarono, accusando la perdita di un centinaio di uomini.<br> La difesa del paese venne fiaccata il giorno successivo, 4 luglio 1944, ad opera di 800 uomini di truppa che, occupato il paese, lo saccheggiarono. Alla sera rimase sul selciato un ingente numero di vittime.<br> <strong>Rocco Fava</strong> di Sanremo (IM), <em>La Resistenza nell&#8217;Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell&#8217;Istituto Storico della Resistenza e dell&#8217;Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio &#8211; 30 Aprile 1945)</em>, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il tedesco pagò ben caro il suo successo, perché non meno di 180 uomini furono messi fuori combattimento&#8230; Fra coloro che maggiomente si distinsero sono da ricordare il vecchio &#8220;Notu&#8221; che, benché fosse rimasto ferito due volte, continuò a lottare fino all&#8217;esaurimento delle sue munizioni, Longo [Antonio Rossi], Falce [G.B. Basso], Colombo, Filatri [Gennaro <i>Luisito</i> Filatro, nato il 24 giugno 1917 a Civita (CS), già sergente maggiore del Regio Esercito, ufficiale addetto alle operazioni di distaccamento, passò poi in Francia al seguito di Carabalona], il giovanissimo Arturo [Arturo Borfiga] ed il prode Lilli [Fulvio Vicàri], che doveva più tardi immolare la sua giovane esistenza per la causa della liberazione.<br> <strong>Stefano Carabalona</strong> (Leo) in<strong> Mario Mascia</strong>, <em>L’epopea dell’esercito scalzo</em>, A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975 a cura dell&#8217;<a href="http://www.isrecim.it/it/default.html" target="_blank" rel="noopener">Istituto</a> Storico della Resistenza e dell&#8217;Età Contemporanea di Imperia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rastrellamento di luglio [1944] da parte dei nazifascisti non fu lungo. ll Comandante Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo] aveva ordinato ed organizzato una ritirata di emergenza e dava ordini precisi ai vari comandanti dei distaccamenti di attendere i suoi ordini. Radunò lo Stato Maggiore e studiò nei minimi particolari un attacco alla caserma di Pigna (IM)<br>
[&#8230;] Il distaccamento di Stefano Leo Carabalona [poco tempo dopo comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] dalla parte di Rocchetta Nervina (IM), con Lolli [Giuseppe Longo, poco tempo dopo vice comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato], doveva vegliare con i suoi uomini la strada Dolceacqua-Pigna.<br>
<strong>don Ermando Micheletto</strong>, <em>Op. cit.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Verso la fine d’agosto 1944, in concomitanza con l’avanzata degli eserciti alleati sbarcati in Provenza, la V^ Brigata Garibaldi,  forte ormai di oltre 950 uomini, iniziò un’azione convergente su Pigna, tenuta da un centinaio di militi repubblicani e centro delle difese nazi-fasciste della zona di montagna&#8230; In quei giorni si distinsero i distaccamenti di Gino (Gino Napolitano), di<strong> Leo </strong>(Stefano Carabalona), e di Moscone [Basilio Mosconi]. Alla fine il nemico rinunciò a difendere le sue posizioni di Pigna: evacuò il paese e si ritirò su posizioni più arretrate (Isolabona &#8211; Dolceacqua), abbandonando nella fuga precipitosa armi e munizioni che furono recuperate dai nostri e che andarono ad arricchire l’esiguo armamento di cui la brigata era provvista. Venne occupata Pigna, dove si stabilì il comando dei partigiani, si nominò un’amministrazione provvisoria e si provvide a munire la difesa della zona sia per poter riprendere gli attacchi verso la costa ed in direzione del fronte francese che si andava spostando verso est, sia per far fronte ad eventuali contrattacchi nemici.  Infatti il I° distaccamento prese posizione su Passo Muratone alla destra dello schieramento per impedire puntate provenienti da Saorge (Francia); il V° distaccamento, al comando di <strong>Leo</strong>, occupò la stessa Pigna, posta al centro dello schieramento, distaccando una squadra di venti uomini a Gola di Gouta a guardia della strada. [&#8230;]  A Pigna, nel frattempo, era giunta una missionecomposta, di numerosi ufficiali “alleati”, accompagnati da un corrispondente di guerra canadese.<br> La missione studiata la zona, avrebbe dovuto proseguire per la Francia passando attraverso le maglie delle linee tedesche fra Gramondo e Sospel.<br> <strong>Mario Mascia</strong>, <em>Op. cit. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante il periodo di attesa a PIGNA il comandante dei Partigiani della zona noto come LEO ci parlò della possibilità di passare in FRANCIA in barca da VENTIMIGLIA e suggerì di inviare uno dei suoi uomini sulla costa per fare delle indagini&#8230; I pescatori ci portarono vogando, senza ulteriori incidenti, in 3 ore e mezza a Monte Carlo [Monaco Principato] dove sbarcammo [quindi, approssimativamente alle ore 4 del 9 ottobre 1944, data in ogni caso indicata da <strong>Brooks Richards</strong>, <em>Secret Flotillas, Vol. II</em>, Paperback, 2013] e ci arrendemmo alla guarnigione F.F.I. La mattina seguente guidammo fino a Nizza e facemmo rapporto al Maggiore H. GUNN delle Forze Speciali … A Nizza informammo il Colonnello BLYTHE del quartier generale della task force della settima armata americana&#8230;<br><strong>capitano G. K. Long</strong>, artista di guerra, documento britannico <em>Mission Flap</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad ogni modo presi contatto con <strong>Leo</strong>, che era appunto sbarcato in Francia in quel tempo&#8230; [parole del capitano Robert <a href="https://aspettirivieraschi.blogspot.com/2019/11/il-capitano-bentley-racconta.html" target="_blank" rel="noopener">Bentley</a>, ufficiale alleato di collegamento con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] <strong>Mario Mascia</strong>, <em>Op. cit.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><i><em>Il maresciallo Reiter fece accompagnare da due agenti in borghese la staffetta Irene </em></i>[in questa versione dei fatti la persona, costretta dai nazisti a fare da esca per attirare in trappola i due partigiani]<i> verso la casa di Vallecrosia, dove “<strong>Leo</strong>” e “<a href="https://grupposbarchi.wordpress.com/2018/11/21/sui-partigiani-della-brigata-s-a-p-di-vallecrosia-im/" target="_blank" rel="noopener">Rosina</a>” </i>[Luciano Mannini]<i>, <em>ignari, aspettavano il ritorno di chi li aveva traditi </em></i>[in altre versioni della narrazione di questo tragico evento emerge, invece, una casuale scoperta di collegamenti clandestini da parte degli apparati nazisti di controllo]<i> </i><strong><i>…</i></strong><br> <i>“<strong>Leo</strong>”</i> [responsabile, al momento cui si riferisce la presente testimonianza, dell’Ufficio Informazioni Militari della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni”] <i>r<em>estò gravemente ferito </em></i>[era il giorno 8 febbraio 1945]<i>. Ma anche i due agenti nemici versarono in fin di vita. “Leo” e “Rosina” fuggirono per vie diverse eludendo anche il successivo rastrellamento tedesco. “Leo” trovò rifugio nella clinica Moro</i> <i>sulla via Romana, dove venne medicato ma non ricoverato. Il partigiano Lotti, probabilmente avvisato da “Rosina”, o non so come, avvisò il nostro CLN di Bordighera che “un agente americano” era stato ferito e si trovava alla clinica Moro. Insieme a Renzo <a href="https://gsvri.blogspot.com/2013/08/missioni-partigiane-via-mare.html" target="_blank" rel="noopener">Biancheri</a> “U Longu”, prelevammo “Leo” dalla Clinica Moro </i>[<strong>n.d.r.</strong>: che era stata trasferita dal 2 gennaio 1944 a Villa Poggio Ponente di Vallecrosia] <i>e lo portammo all’ospedale di Bordighera. Riuscimmo a ricoverarlo con un tragico stratagemma. </i><em>Per i ricoveri con ferita i medici dovevano dichiarare se la ferita era stata causata da scheggia di bomba o da colpo d’arma da fuoco. All’ospedale “Leo” venne curato da due medici che conoscevo bene, il dr. Giribaldi e il dr. Gabetti, e assistito dalla caposala, infermiera Eva Pasini. Il dr. Gabetti mi disse che difficilmente “Leo” sarebbe sopravvissuto e che quindi conveniva ricoverarlo come “ferito da colpo d’arma da fuoco” e non rischiare la vita quando la polizia fascista avesse preso conoscenza del referto. Così fu fatto: “Leo” fu ricoverato e gli vennero prestate le prime cure. </em><i>La Pasini mi prese da parte e mi disse che “Leo” si sarebbe potuto salvare; e che se non era morto fino ad allora sarebbe potuto sopravvivere e a quel piìunto avrebbe dovuto subire l’inevitabile interrogatorio dei nazifascisti. Il pericolo era grave e serio: “Leo” era a conoscenza di importanti particolari della struttura dei servizi di informazione. Io e Renzo Biancheri, “Rensu u Longu”, accompagnammo “Leo” giù per le scale dell’ospedale e sulla canna della mia bicicletta lo portai a casa di Renzo, dove lo nascondemmo in cantina. <br>Avvisammo il dr. De Paolis, che si prese cura di “Leo”: lo curai con delle flebo che gli iniettavo nelle cosce perché non ero capace di infilare l’ago nel braccio. <br>All’interno del CLN il fatto suscitò scalpore e innestò una approfondita discussione, che evidenziò la urgente necessità di cautelarsi con le forze alleate della vicina Francia per una maggior collaborazione e soprattutto coordinamento. Curammo “<strong>Leo</strong>” come era possibile, ma le sue condizioni permanevano critiche. Con il Gruppo Sbarchi di Vallecrosia predisponemmo una barca per il trasporto in Francia. Il Gruppo Sbarchi era stato creato dal nostro CLN, che mi incaricò ufficialmente, con tanto di credenziali dell’Alto Comando, di rappresentare la Resistenza Italiana presso il comando alleato e di coordinare le loro azioni alle nostre esigenze. Alla sera convenuta imbarcammo “Leo” e Luciano “Rosina” Mannini; con Renzo “U Longu” </i>[<a href="https://gsvri.blogspot.com/2013/08/missioni-partigiane-via-mare.html" target="_blank" rel="noopener">Biancheri</a>]<i> iniziammo a remare verso la costa francese. Il dr. De Paolis, viste le condizioni ormai gravi di “Leo”, mi aveva incaricato di iniettargli una fiala di adrenalina: con questa adrenalina in corpo “Leo” affrontò il viaggio. Giungemmo nel porto di Monaco, dove fummo subito presi in consegna dalle sentinelle algerine e portati all’Hotel de Paris, sede del comando francese. Riuscimmo a far ricoverare “Leo” a Nizza, ma per il resto insistetti non poco per contattare il comando inglese o quello americano, che erano gli <b>autori della missione in Italia di “Leo”</b>. </i> <strong>Renzo</strong> ”Stienca” <strong>Rossi</strong> in <em>Gruppo Sbarchi Vallecrosia</em>, <span class="st"><a href="http://www.isrecim.it/">Istituto</a> Storico della Resistenza e dell&#8217;Età Contemporanea di Imperia</span> &lt;Comune di Vallecrosia (IM) &#8211; Provincia di Imperia &#8211; Associazione Culturale &#8220;Il Ponte&#8221; di Vallecrosia (IM)&gt; di <strong>Giuseppe Mac Fiorucci</strong>]     <i><br><br></i><strong>26 febbraio 1945 </strong>– Dal C.L.N. di Bordighera, prot. n° 2 al comandante Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] &#8211; Informava che il Comitato era entrato in contatto con il garibaldino Leo [Stefano Carabalona, già comandante di distaccamento partigiano e protagonista di eroici episodi, quali il suo contributo alla valorosa, ancorché vana difesa di Rocchetta Nervina (IM) e di Pigna (IM); artefice del ritorno da Ventimiglia (IM) via mare, con l’intervento finale di Giulio “Corsaro/Caronte” Pedretti e di Pasquale Pirata Corradi (detto anche Pascalin), ma con l’aiuto di molte altre persone, alle loro fila di alcuni ufficiali della missione alleata Flap; responsabile, al momento cui si riferisce la presente testimonianza, della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] del Secret Service [OSS statunitense] inviato a Vallecrosia dagli americani per avere notizie sulla 28^ linea; che Leo era poi stato ferito da agenti dell&#8217;U.P.I. [Ufficio Politico Investigativo della Repubblica di Salò] in seguito a una delazione del suo radiotelegrafista; che Leo era riuscito a fuggire dall&#8217;ospedale di Bordighera; che era stato prelevato da uomini del C.L.N. e ricoverato in luogo segreto in attesa di essere trasferito in Francia; che Leo aveva riferito di essere passato il 10 dicembre 1944 in Francia, che Leo aveva scritto una lettera, allegata al documento in parola, per il comandante Curto, lettera in cui Leo aveva scritto: &#8220;Era mia intenzione di recarmi presso di te per poterti dire qualche cosa che interessava sia te personalmente, sia il complesso di tutta la Divisione [II^ Divisione &#8220;Felice Cascione&#8221;]. Io sono partito per la Francia il 10 dicembre; giunto colà presi contatto con il Comando Americano di Nizza con il quale già ero in relazione da circa due mesi; presi pure contatto con il capitano inglese Bentley, il quale volle sapere da me vita e miracoli di tutti i capi: io dissi il più poco possibile e per quello che riguardava il colore politico andai coi piedi di piombo. In quei giorni prese contatto con il Comando Inglese il dott. Kanheman il quale si sbottonò facendo 53 profili per iscritto di tutti i capi dell’allora Divisione “F. Cascione”. Appena io sentii le sue bellicose intenzioni, da buon garibaldino, lo incontrai  e misi in luce a lui e a quanti erano con lui (gli altri erano bravi figlioli e furono subito d’accordo con me) quanto di poco simpatico stessero facendo. D’allora stetti più in guardia. In ogni modo so con precisione che di parecchi capi ha dato giudizi un po’ avventati di Simon [Carlo Farini, Ispettore Generale al Comando Operativo della I^ Zona Liguria], Vittò [Giuseppe Vittorio Guglielmo, comandante della II^ Divisione], Orsini [Agostino Bramè, commissario della V^ Brigata &#8220;Luigi Nuvoloni&#8221; della II^ Divisione] ed altri. Insomma ho creduto bene che tu sappia che questo signore si è presentato agli inglesi come l’anima e il cervello della Divisione, critico di tutto e di tutti, tu stesso non escluso. Io e Lolly [Giuseppe Longo, vice comandante della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] in compenso abbiamo scritto parecchio sulla 2a Divisione Garibaldina e sul suo comandante e sono convinto che chiunque leggerà quelle modeste righe di modesti eroismi non potrà che meravigliarsi. I francesi parlano sovente di occupare fino a S.Remo, e siccome hanno sul fronte qualche battaglione potrebbero anche farlo; ad evitare ciò basterebbe l’occupazione fatta Mezz’ora prima dai garibaldini. Noi avevamo a che fare con gli americani che comandano questo fronte. Per conto mio, sono molto migliori degli inglesi, con noi poi vanno molto d’accordo. Giorni fa è arrivato in Francia il fratello di Kanheman (il fratello maggiore è andato a Roma) il quale dev’essere andato in Francia per dire agli inglesi che qui il patriottismo è divenuto banditismo, ecc… Ti prego di dire a Vittò che mi tenga sempre presente come suo garibaldino perché tutto il lavoro che faccio, l’ho fatto e lo continuerò a fare come Garibaldino della 2a Divisione Garibaldi. Io tornerò in Francia fra una decina di giorni anche perché la mia ferita me lo impone (non sono riusciti a prendermi, però mi hanno ferito allo stomaco) e se sia tu o Simon o qualche altro vuol darmi qualche incarico sarò ben lieto di rendermi utile       Ti saluto caramente     tuo  Leo&#8221; . <strong>10 marzo 1945</strong> &#8211; Dal CLN di Sanremo, prot. n° 410, al CLN di Bordighera &#8211; Invitava ad &#8220;intrattenere maggiori rapporti tra i due Comitati, mediante staffette che portino notizie riguardanti movimenti di truppa e segnalino eventuali bombardamenti&#8221;. Segnalava che il Comando Operativo della I^ Zona Liguria desiderava inviare alcuni documenti in Francia tramite &#8220;Leo&#8221; [Stefano Carabalona, che, ferito, dal 5 marzo era già stato portato in salvo in Costa Azzurra] e di conseguenza chiedeva la data in cui fosse stato disponibile &#8220;Leo&#8221;. Comunicava che 6 uomini dovevano varcare il confine. <strong>12 marzo 1945</strong> &#8211; Dal CLN di Sanremo, prot. n° 424, a &#8220;Capitano Roberta&#8221; [Robert Bentley, capitano del SOE britannico, ufficiale di collegamento alleato con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] &#8211; Comunicava che&#8230; quel giorno stesso il CLN di Bordighera aveva avvertito che &#8220;Leo&#8221; e &#8220;Rosina&#8221; [Luciano Mannini], accompagnati da altri due partigiani [Renzo Biancheri e Renzo Rossi], erano, nella notte tra il 5 ed il 6 marzo partiti per la Francia; che &#8220;Leo&#8221; era sempre ferito; che il suo passaggio in Francia era stato affrettato. <strong>Da documenti</strong> <a href="http://www.isrecim.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">IsrecIm</a> in <strong>Rocco Fava</strong>,<em>Op. cit. </em></p>
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		<title>Inseguito dai tedeschi riuscii a nascondermi rannichiandomi dietro una roccia</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2025 09:13:17 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><a href="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/18_ago10-182.jpg"><img loading="lazy" width="1024" height="682" data-attachment-id="3657" data-permalink="https://grupposbarchi.wordpress.com/2025/07/08/inseguito-dai-tedeschi-riuscii-a-nascondermi-rannichiandomi-dietro-una-roccia/18_ago10-182/" data-orig-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/18_ago10-182.jpg" data-orig-size="2976,1984" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;10&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 750D&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1533900894&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;26&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="18_ago10 (182)" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/18_ago10-182.jpg?w=300" data-large-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/18_ago10-182.jpg?w=1024" src="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/18_ago10-182.jpg?w=1024" alt="" class="wp-image-3657" srcset="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/18_ago10-182.jpg?w=1024 1024w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/18_ago10-182.jpg?w=2048 2048w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/18_ago10-182.jpg?w=150 150w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/18_ago10-182.jpg?w=300 300w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/18_ago10-182.jpg?w=768 768w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/18_ago10-182.jpg?w=1440 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Buggio, Frazione del comune di Pigna (IM)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Pagasempre [<strong>n.d.r.</strong>: Arnolfo Ravetti, in seguito capo di Stato Maggiore della V^ Brigata d&#8217;Assalto Garibaldi &#8220;Luigi Nuvoloni&#8221; della II^ Divisione &#8220;Felice Cascione&#8221;], che doveva far parte del gruppo di Fragola-Doria [<strong>n.d.r.</strong>: Armando Izzo, comandante, poco tempo dopo i fatti qui narrati, della V^ Brigata &#8220;Luigi Nuvoloni&#8221;], era riuscito a scappare dal campanile [<strong>n.d.r.</strong>: della Chiesa Parrocchiale di Pigna] e a raggiungere il gruppo di retroguardia [<strong>n.d.r.</strong>: l&#8217;autore non mette date, ma qui dovrebbe trattarsi del 10 ottobre 1944, quando la Repubblica Partigiana di Pigna era ormai <a href="https://gsvri.blogspot.com/2019/09/la-caduta-della-repubblica-partigiana.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">caduta </a>e la maggior parte dei patrioti combattenti imperiesi, non solo quelli attestati in Alta Val Nervia, ma anche coloro del resto della provincia, si erano ormai avviati, per sfuggire ai rastrellamenti nazifascisti, verso Fontane in Piemonte, in quella che è rimasta nella storia come un&#8217;epica <a href="https://primazonaoperativaliguria.blogspot.com/2020/04/stella-rossa-kaput-cattivi-banditi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ritirata</a> strategica]. È lui, il testimone oculare dei fatti che sto per narrare.<br>«Stavo per raggiungere il gruppo di Fragola-Doria, dopo aver visto dall&#8217;alto del campanile i vari gruppi dirigersi verso Langan. Erano riusciti a sganciarsi bene ed il ripiegamento avveniva con ordine, anche merito mio che sparavo dal campanile e del gruppo di Fragola-Doria che compiva eccellentemente il compito di retroguardia».<br>«<em>Hai visto il gruppo di Carabalona?</em> [<strong>n.d.r.</strong>: Stefano &#8220;Leo&#8221; <a href="https://gsvri.blogspot.com/2018/11/la-difesa-partigiana-di-rocchetta.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Carabalona</a>, già comandante di Distaccamenti, era di lì a diventare capo della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato a Nizza]».<br>«L&#8217;ho visto dirigersi verso il cimitero e scomparve alla mia vista».<br>«<em>Continua nella tua narrazione</em>».<br>«Inseguito dai tedeschi riuscii a nascondermi rannichiandomi dietro una roccia e vidi Fragola-Doria, che ad una curva sul ciglio di un dirupo si era fermato, aveva fatto un passo indietro per caricare il mitra e mettersi in migliore posizione di tiro, ma aveva messo un piede in fallo, mentre una raffica mi parve l&#8217;avesse colpito, e precipitò nel burrone sottostante. Eravamo presso la Madonna di Passoscio. Quando lo andai a prelevare, alcuni giorni dopo, mi disse che era stato ferito e nel rotolare, ridotto all&#8217;inazione, non sapeva orientarsi anche perchè aveva rotto gli occhiali. Due ausiliari tedeschi, probabilmente polacchi o cecoslovacchi, lo avevano raggiunto in fondo alla scarpata e lo avevano piantonato in attesa di ordini dal loro comandante, sulla sua sorte. Era stordito, dolorante, esausto, quasi semincosciente e gli pareva di udire i nazisti che gli chiedevano di portarli con lui perchè volevano farsi partigiani. Ma il loro comportamento dichiarò le loro intenzioni. Lo abbandonarono lasciandogli la pistola e la borsa con le carte topografiche».<br>Intanto Pagasempre, rimasto solo, all&#8217;alba, dopo aver passato la notte al riparo degli alberi, si avviava verso Buggio. Sentiva sopra, verso il Torraggio, le mitragliatrici, che lui pensava fossero di Moscone [<strong>n.d.r.</strong>: Basilio Mosconi, comandante di un Distaccamento, poi comandante del II° Battaglione &#8220;Marco Dino Rossi&#8221; della V^ Brigata], attestate all&#8217;incrocio della strada militare del Torraggio, verso Pietravecchia, che respingevano i tedeschi.<br>Giunto a Spegli fu accolto da alcuni carbonari, dove incontrò il maggiore Zoroddu, con la moglie e le due bambine.<br>Era stato un pastore, un suo conoscente che lo aveva guidato là, ritenendo la posizione sufficientemente sicura. Fu quello stesso pastore che nei giorni successivi li avvertiva delle posizioni dei tedeschi, e di aver visto i partigiani camminare con passo normale e ben affardellati verso Langan, da diverse strade.<br>Rimanevano però nei dintorni di Pigna e di Castelvittorio molti uomini sbandati ed il rastrellamento nazista insisteva. Bisognava abbandonare la zona.<br>Zoroddu e Pagasempre decisero di raggiungere alcune campagne di <a href="https://gsvri.blogspot.com/2023/07/italo-calvino-e-la-resistenza.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Castelvittorio</a>, dove il maggiore contava degli amici. Con prudenza il gruppo viaggiava di buon mattino e la sera, per non essere visti. Raggiunsero Gordale.<br>Qui li raggiunse il partigiano Ammiraglio (Rebaudo Stefano) ad annunciare che Fragola-Doria era stato raccolto da un pastore, in cattive condizioni di salute. Rivolgendosi in particolare a Pagasempre. lo pregava di organizzare un suo recupero. Fu un abitante di Castelvittorio, il paese degli uomini generosi, che si prestò, col suo mulo ad andare a prendere Fragola-Doria. Lo trovarono in vere condizioni pietose. Ciò che più lo affliggeva era il non aver più gli occhiali. Aveva una larga ferita alla coscia destra ed era in suppurazione.<br>Riprende Fragola-Doria:<br>«Le ragazze che mi assistevano, mi portarono dei libri, da leggere, di Nino Salvaneschi. La notizia che io fossi lì si sparse. Devo ancora narrare un episodio che denotava il mio stato febbrile. Le ragazze mi portavano delle fette di pane biscottato all&#8217;olio e me le mandava la madre di Ammiraglio, un nostro partigiano. Nel mio rifugio vi erano dei grossi topi ed una notte ebbi l&#8217;impressione che mi volessero aggredire. Per allontanarli presi un pane e lo scaraventai contro di loro. Ho visto che i topi si erano precipitati su quel pane. Allora ho capito che i topi sentivano l&#8217;odore del pane condito impastato con l&#8217;olio. In quella grotta sentivo dei dolori acuti in tutto il corpo. Pagasempre seppe del mio rifugio e venne con dei muli e mi portò dove lui si trovava, in Gordale, dove fui visitato e curato dal dottore Prof. Moro, che mi disse: &#8220;Tu fisicamente ora sei guarito, ma sei ridotto a sole ossa. Devi curarti&#8221;. Mi curarono Pagasempre ed il maggiore Zoroddu ed altri partigiani che non avevano seguito gli altri in Piemonte».<br>A conferma di questo continua Pagasempre.<br>«Fu il Prof. Moro di Castelvittorio che si prestò a medicare e a curare Fragola-Doria. Egli, da una narrazione del tempo, era stato, dopo l&#8217;abbandono dei due ausiliari tedeschi, per qualche giorno immobile. Solo la notte si trascinava attorno in cerca di castagne per cibarsi. Gli occorse un mese per guarire».<br><strong>Rio Gordale</strong><br>In Gordale si radunarono molti sbandati e formarono il distaccamento del tenente Lilli [Fulvio <a href="https://gsvri.blogspot.com/2018/11/la-difesa-partigiana-di-rocchetta.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vicàri</a>, medaglia d&#8217;argento alla memoria], ma non avevano mezzi di sussistenza, né collegamenti con il grosso delle forze avviate verso il Piemonte.<br>I tedeschi avevano occupato tutta la zona e bisognava stare in guardia.<br>Il maggiore Zoroddu incarica Pagasempre di recarsi a Poggio di Sanremo con un biglietto di presentazione per i signori Nino Ghersi e Corrado Mancini, facenti parte del C.L.N. onde avere mezzi di sussistenza. Altro scopo della missione<br>era di procurare gli occhiali a Fragola-Doria.<br>Il viaggio fu lungo e non privo di avventure, degno di un racconto a parte. Ecco il suo racconto:<br>« Giunto a Poggio e fattomi riconoscere, mi portarono in una casa di campagna sopra il campo sportivo di Sanremo. Stetti tre giorni. Mi consegnarono gli occhiali per Fragola-Doria ed una forte somma di danaro da consegnare a Zoroddu. Giunto a Gordale, con quello che avevo portato, l&#8217;esistenza divenne più umana. Comperammo un vitello per sfamare il distaccamento e farina e pane. Curammo Fragola-Doria che con una alimentazione buona si rimise in forze. I tedeschi si erano accorti dell&#8217;esistenza del gruppo di Gordale. Lo aveva comunicato un tale di Castevittorio, che aveva osservato un ufficiale tedesco che teneva puntato un cannocchiale sul luogo. I tedeschi a Pigna e a Castelvittorio erano molti, ma anche i partigiani di Castevittorio erano rimasti sul luogo ed avevano rafforzato il distaccamento, tenendosi sbandati ma ben collegati. I tedeschi, per la sempre misteriosa voce di informatori prezzolati, sapevano che a Gordale viveva Zoroddu, che essi credevano il capo dei partigiani della zona ed erano anche a conoscenza che Fragola-Doria era ferito. Inoltre sapevano che il dott. prof. Moro curava i feriti partigiani e lo ricercavano. Partì da Castelvittorio una spedizione tedesca. I partigiani di Gordale fecero in tempo a rintanarsi. Lilli non aveva voluto seguirli e fu scoperto una mattina con la sua donna. Si salvò per aver lanciato alcune bombe a mano e fuggì con alcuni dei suoi uomini.<br>Per ritorsione i tedeschi catturarono tredici persone trovate nei campi a lavorare. Vi erano tra essi donne e bambini. Il parroco del luogo, Don Aldo Caprile, si offerse vittima per loro, ma i tedeschi fucilarono [3 dicembre 1944] i tredici, senza pietà, su un costone sopra il paese».<br><strong>don Ermando Micheletto</strong>,  <em>La V ^ Brigata d&#8217;Assalto Garibaldi &#8220;Luigi Nuvoloni&#8221;</em> (Dal Diario di &#8220;<em>Domino nero</em>&#8221; &#8211; Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975, pp. 199-202</p>
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		<title>La donna vuole accompagnare il gruppo nell&#8217;azione contro i tedeschi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2025 08:34:17 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">La mattina del 14 agosto 1944 il distaccamento di <a href="https://www.anpi.it/donne-e-uomini/1590/candido-queirolo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Candido Queirolo</a> (Marco) si era da poco accampato nei pressi di “Berzi”, frazione di Baiardo (IM), per essere più vicino ad Apricale dove era di stanza un reparto tedesco. All’accampamento giunse trafelato Luigi Laura (Miccia), che si era trattenuto a Baiardo per rifornimenti avvisando i compagni che quattordici tedeschi, provenienti da Apricale, si erano recati in paese. Candido Queirolo decise di partire per attaccarli. Scelse una decina di partigiani. Facevano parte del gruppo: Gino Amici (Alfredo), Alfredo Blengino (Spartaco), Giuseppe Gaminera (Garibaldi), Luigi Laura (Miccia), Mario Laura (Picun), Albanese, Noce ed altri due. Giunti nel paese il gruppo si piazzò in via Roma in un luogo soprastante la strada Sanremo-Baiardo, nel punto dove è ora l&#8217;albergo Bellavista. Noce” e “Spartaco” si appostarono dietro un muretto con un mitragliatore, gli altri sopra il giardino della Villa Balestra. I tedeschi stavano pranzando all&#8217;albergo Miramonti: i partigiani attesero per verificarne il numero ed attaccarli all&#8217;improvviso. Da un uomo che transitava in bicicletta i partigiani vennero informati che i Tedeschi, usciti dall&#8217;albergo, si stavano avviando verso la mulattiera che conduce ad Apricale. Quando i partigiani giunsero all&#8217;altezza dell&#8217;asilo infantile si udirono raffiche di mitra. Nessuno venne colpito e risposero al fuoco; i tedeschi tornarono indietro imboccando via Podestà e quindi si piazzarono dietro la chiesa di San Giovanni, all&#8217;inizio della mulattiera per Castelvittorio. Queirolo che si era appostato verso la mulattiera che conduce ad Apricale, rendendosi conto che i tedeschi erano indietreggiati, ritornò anch’esso sui propri passi insieme agli uomini che erano con lui e appena giunto in prossimità della chiesa venne colpito da una raffica. Ferito, si accasciò a terra. Gino Amici (Alfredo) e Alfredo Blengino (Spartaco), pure colpiti, morirono all’istante. Mario Laura (Picun) fu ferito alle gambe, ma continuò a sparare e gli altri uomini, coperti dal fuoco di Picun, cercarono di avvicinarsi ai compagni feriti per soccorrerli. “Marco” aveva una coscia sfracellata e una ferita alla spalla. Dopo le prime cure praticategli dal dott. Carlo Bissolotti, venne portato in un capanno nei pressi di Baiardo, dove poco dopo morì. L’episodio è raccontato da Giuseppe Gaminera (Garibaldi) anch’egli protagonista dei fatti che portarono alla scomparsa di Queirolo, Blengino e Amici.<br>Tra le numerose azioni belliche portate a compimento con successo da Candido Queirolo e dai suoi uomini, si ricordano in particolare il disarmo dei repubblichini di stanza a <a href="https://gsvri.blogspot.com/2019/12/attacchi-partigiani-briga-marittima.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Briga Marittima</a> e la presa della postazione nazifascista di Santa Brigida. Nel giugno del 1944 Queirolo fu tra i comandanti che guidarono i garibaldini nello scontro di <a href="https://primazonaoperativaliguria.blogspot.com/2021/03/la-granata-ha-colpito-il-capannone.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Carpenosa</a>. I suoi uomini sotto il suo comando parteciparono alla presa di Molini di Triora e di Triora, agli attacchi alle postazioni nemiche di Valgavano ed alla resistenza, ai primi di luglio, contro forti reparti tedeschi a Carmo Langan. Anche Alfredo <a href="https://www.anpi.it/eventi/3171/piazza-caduti-partigiani-a-baiardo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Blengino</a> fu uomo di punta della Brigata, un uomo di esperienza che aveva precedentemente comandato il distaccamento di Bajardo e impegnato a più riprese il nemico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giorgio <a href="https://www.facebook.com/giorgio.caudano" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Caudano</a></strong> <em>Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria</em>, ed. in pr., 2020</p>



<p class="wp-block-paragraph">[ <strong>n.d.r.</strong>: altri lavori di <strong>Giorgio Caudano</strong>:  <strong>Giorgio Caudano</strong> (con Paolo Veziano), <em>Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945</em>, Regione Liguria &#8211; Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024; Marco Cassini e <strong>Giorgio Caudano</strong>, <em>Bordighera al tempo di Bicknell e Monet</em>, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021;  <strong>Giorgio Caudano</strong>, <em>L&#8217;immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell&#8217;Ottocento e primo Novecento</em>, Alzani Editore, 2021; <em>La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 &#8211; 8 ottobre 1944)</em> (a cura di Paolo Veziano con il contributo di<strong> Giorgio Caudano</strong> e di Graziano Mamone), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020<strong>; Giorgio Caudano</strong>, <em>Dal Mare alla Trincea&#8230; memorie di uomini</em>, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, <strong>Giorgio Caudano</strong>, Franck Vigliani, curatori della mostra <em>Claude Monet, ritorno in Riviera</em>, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; <em>La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925</em>, a cura di Marco Cassini e <strong>Giorgio Caudano</strong>, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; <strong>Giorgio Caudano</strong>, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016&nbsp; ]</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il garibaldino Giuseppe Gaminera (Garibaldi) di Baiardo racconta</em>:<br>&#8220;Ci eravamo accampati nei pressi di Berzi, frazione di Baiardo per essere più vicini ad Apricale dove erano di stanza circa cento Tedeschi. Poco dopo il nostro arrivo nel luogo che diventerà sede del nostro distaccamento, giunge trafelato Luigi Laura (Miccia), che si era trattenuto a Baiardo per rifornimenti, avvisandoci che quattordici Tedeschi, provenienti da Apricale, si erano recati in paese.<br>Candido Queirolo (Marco) decide di partire per attaccarli. Sceglie una decina di partigiani ed io sono tra questi.<br>Nel distaccamento c&#8217;è Olga, una ragazza slava, che avevo trovato in giro alcuni mesi prima quando, avendo perduto i contatti con «Vittò» a causa di uno sbandamento, mi ero aggregato alla formazione di Marco. Olga canta canzoni, sia in italiano che nella sua lingua; è sempre al fianco di «Marco». La donna vuole accompagnare il gruppo nell&#8217;azione contro i Tedeschi, ma Candido Queirolo non le permette di seguirci: insiste ripetutamente, ed all&#8217;ennesimo rifiuto si getta a terra piangendo.<br>Partiamo. Sono pratico dei luoghi e conosco tutti i sentieri, procedo in testa al gruppo assieme a «Marco».<br>[&#8230;] Sono orgoglioso e felice per l&#8217;incarico che mi è stato affidato essendo io il più giovane del gruppo.<br>Candido Queirolo si dirige verso via XX Settembre, nel punto dove inizia il bivio per Apricale. «Marco» pensa che se i Tedeschi, dopo il pranzo, non hanno proseguito il cammino verso il luogo dove i partigiani si erano appostati presumibilmente intendono ritornare ad Apricale passando per la mulattiera. Perciò «Marco» si reca colà con gli uomini migliori per sferrare un attacco efficace.<br>Giunti all&#8217;altezza dell&#8217;asilo infantile, nel luogo dove tempo addietro i partigiani avevano bruciato le baracche tedesche, si odono raffiche di mitra. Fortunatamente nessuno di noi viene colpito. Rispondiamo al fuoco ed i Tedeschi tornano indietro imboccando via Podestà, e quindi si piazzano dietro la chiesa San Giovanni, all&#8217;inizio della mulattiera per Castelvittorio. Noi li inseguiamo, ma non riusciamo a raggiungerli.<br>Intanto, «Marco», visto che il nemico non si era diretto ad Apricale ed avendo udito le raffiche delle armi automatiche, accorre immediatamente verso la sopracitata chiesa. Effettuando un percorso di una ventina di minuti egli potrebbe arrivare sul luogo senza uscire allo scoperto. Invece, appena giuntovi è colpito da una lunga raffica. Ferito, si accascia a terra.<br>Amici Gino (Alfredo) e Alfredo Blengino (Spartaco), pure colpiti, muoiono istantaneamente. Mario Laura (Picun) è ferito alle gambe, ma continua a sparare cercando con gli altri di avvicinarsi ai compagni feriti per soccorrerli.<br>«Marco» ha una coscia sfracellata ed una ferita alla spalla. Dopo le prime cure praticategli dal dottor Carlo Bissolotti, lo portiamo in un capanno nei pressi di Baiardo, dove poco dopo muore.<br>Olga giunge sul luogo e si mette ad urlare come impazzita; estrae la pistola per uccidermi, poiché mi accusa di essere stato la causa della morte del Commissario. Gli altri partigiani presenti spiegano alla donna quanto si è verificato, assicurandole l&#8217;assoluta mancanza di mie responsabilità.<br>Dopo questo fatto non vedrò più Olga. Ma, nel successivo inverno otto partigiani verranno sorpresi nel sonno ed uccisi nei pressi di Vignai Argallo. Olga, nella triste occasione, si trovava proprio in quella zona: sospettata e pedinata, venne appurato che era una spia dei Tedeschi e fu condannata e giustiziata&#8230;&#8221;.<br><strong>Carlo Rubaudo</strong><em>, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) &#8211; Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, </em>edito a cura dell’<a href="http://www.isrecim.it/">Istituto</a> Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, 1992</p>
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		<title>La cornice delle missioni alleate nel sud-est della Francia</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 11:27:47 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><a href="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/03/gjq1.jpg"><img loading="lazy" width="487" height="602" data-attachment-id="3604" data-permalink="https://grupposbarchi.wordpress.com/2025/03/04/la-cornice-delle-missioni-alleate-nel-sud-est-della-francia/gjq1/" data-orig-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/03/gjq1.jpg" data-orig-size="487,602" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Adriano&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1741090938&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="gjq1" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/03/gjq1.jpg?w=243" data-large-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/03/gjq1.jpg?w=487" src="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/03/gjq1.jpg?w=487" alt="" class="wp-image-3604" srcset="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/03/gjq1.jpg 487w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/03/gjq1.jpg?w=121 121w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/03/gjq1.jpg?w=243 243w" sizes="(max-width: 487px) 100vw, 487px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Carta dell’organizzazione dei Servizi di Informazioni alleati in Costa Azzurra. Fonte: Francesco Mocci, Op. cit. infra</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il <a href="https://gsvri.blogspot.com/2013/05/partigiani-e-agenti-alleati-sul-fronte.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">panorama</a> delle <a href="https://grupposbarchi.wordpress.com/2023/07/17/missioni-alleate-nella-zona-di-ventimiglia-im/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">missioni</a> alleate è estremamente vario e articolato per renderne conto in questa memoria: si alimenta dell&#8217;ingente mole di materiale di archivio delle agenzie di intelligence americane e inglesi che hanno da pochi anni aperto e reso disponibili gli archivi e di studi specifici e locali anche molto approfonditi.<br>Mettiamo direttamente a fuoco il caso specifico del <a href="https://gsvri.blogspot.com/2013/07/la-missione-flap-ed-i-partigiani.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">contesto</a> in cui agiva il capitano Gino <a href="https://gsvri.blogspot.com/2020/01/il-capitano-gino-affermava-di-fare.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Punzi</a>.<br>Il servizio di informazioni alleato era coordinato da un agente dell&#8217;OSS, il capitano Geoffrey M T Jones. Questi a 24 anni, &#8220;ingegnoso e pieno di coraggio&#8221;, conosceva bene il sud della Francia perché aveva vissuto qui prima della guerra [<strong>n.d.r.</strong>: ma proprio il caso della morte del capitano Gino Punzi, del successivo agguato in cui caddero gli uomini che egli aspettava a Ventimiglia e, soprattutto, del suo radiotelegrafista, che, per l&#8217;appunto prigioniero dei servizi tedeschi, da questi ultimi fu costretto per almeno quindici giorni a mandare agli alleati falsi messaggi dalle diverse nefaste conseguenze, perché non gli era stato fornito un codice di allarme da inserire nelle comunicazioni qualora catturato, dimostra una non grande professionalità di Jones]. Alla luce dei successi della sua azione durante lo sbarco in Provenza, ritenuta dall&#8217;autorità francese &#8220;un&#8217;azione degna di nota&#8221; e alla luce dell&#8217;importanza delle informazioni fornite, il generale Frederick lo incaricò di coordinare i diversi servizi di informazioni alleati presenti nel dipartimento. Egli ottenne così poteri più significativi e fu incaricato di dirigere l&#8217;antenna dell&#8217;OSS a Nizza, dove si ricevevano le comunicazioni via radio che provenivano dall&#8217;Italia del Nord.<br>Dal settembre 1944 in seguito alla stabilizzazione del fronte egli organizzò dei servizi di informazione alleate. Il capitano Jones giocò un ruolo di spicco in seno al comando alleato. I servizi di informazioni alleati non furono mai riuniti. Quanto ai servizi di informazioni FFI nelle Alpi Marittime, erano diretti dai capitani Cavenago e Mathis.<br>Il servizio di Jones si intrecciò sia con gli agenti francesi usciti dalla Resistenza che con le missioni inter-alleate anglo italiane e con il secondo ufficio della FABTE poi della quarta brigata del DCA dove &#8220;tutte le informazioni ricevute dai francesi passavano attraverso il capitano G. Jones&#8221;.<br>Il servizio di informazioni francese fu assicurato dal capitano Escot. Questi dal mese di agosto fu l&#8217;ufficiale di contatto fra l&#8217;OSS e la direzione del SRO. Il 13 novembre 1944 fu nominato da Soustelle capo della DGER per prendere la responsabilità del servizio di informazioni delle Alpi Marittime che, in questo periodo, passò ufficialmente dall&#8217;OSS allo SRO francese. Insieme organizzarono un servizio di informazioni che comprendeva una quarantina di persone di diversa nazionalità che fornirono informazioni alla EABTE poi alla 44 brigata del DCA.<br>Nello schema di organizzazione delle informazioni, il capitano Jones divise le Alpi Marittime e la zona di frontiera in tre settori che riprendevano così l&#8217;articolazione dei precedenti stati maggiori.<br>La missione Belgrano I copriva il settore Sud dove un ruolo di spicco era riservato alla strada strategica che andava da l&#8217;Escarene a Breil-sur-Roya passando per Sospel. La missione Belgrano 2 copriva il settore Centro e i dintorni di Cuneo con un particolare interesse per il Colle di Tenda. Il settore si estendeva fino a sud a Fontan e copriva la regione di Valdeddore. Gli alleati traversarono le linee di questo settore seguendo l&#8217;itinerario Belvedere, colle di Raus, altopiani di Ceva Fontan. Quest&#8217;itinerario fu scoperto all&#8217;inizio di dicembre e i tedeschi minarono questo passaggio istallando controlli e sentinelle sul colle di Raus. Tutte queste misure furono prese per impedire il passaggio clandestino e furono portate a termine il 7 febbraio 1945 e, secondo i tedeschi, dimostrarono la presenza di una circolazione clandestina nel settore.<br>In questa zona un agente francese riuscì a inserirsi fra le fila tedesche e rappresentò una fonte di informazioni significative. La missione Belgrano 3 copriva il settore nord come anche le regioni a sud e a sud ovest da Guillestre con particolare interesse per il Colle di Larche. Il passaggio degli agenti comportava tenere aperti i sentieri che fu molto difficile durante l&#8217;inverno.<br>In questi tre settori furono organizzate delle missioni speciali che interessarono soprattutto il comando alleato. Tutte queste missioni si misero in azione a partire dall&#8217;ottobre 1944 in occasione della riorganizzazione del servizio di<br>informazione francese.<br>Dopo aver effettuato missioni informative per le truppe alleate durante il mese di settembre gli agenti volontari si videro costretti ad impegnarsi per più di tre mesi consecutivi. Questi gruppi usciti dalla Resistenza effettuarono così missioni informative fino alla fine della guerra durante 8 mesi sul fronte delle Alpi marittime.<br>Gli incarichi principali degli agenti erano servire di guida, partecipare alle pattuglie di combattimento, come pure effettuare ricognizioni dietro le linee tedesche.<br>A queste missioni si aggiungevano le missioni interalleate grazie alla intermediazione dei servizi inglesi che utlizzavano partigiani italiani.<br>Lungo il litorale alla frontiera franco-italiana e specialmente nella regione di Ventimiglia operava il 20° distaccamento britannico delle Forze Speciali n° 1 (First Special Service). Questo distaccamento era sotto gli ordini del luogotenente colonnello Hamson e del comandante Betts ed effettuò missioni di spionaggio con il sostegno dei partigiani italiani.<br>[…] Il servizio di informazione americano impiegò anche partigiani italiani, in particolare attraverso l&#8217;intermediario del gruppo Limousin, nel quadro della missione Demo Fleur. Tutte queste missioni interalleate sfuggirono completamente al controllo dei servizi segreti francesi.<br>Le informazioni passavano sia per corrieri sia attraverso i piccioni viaggiatori e operatori della radio paracadutati in italia. Gli agenti britannici e italiani erano incaricati di raccogliere informazioni in Italia sugli spostamenti delle forze tedesco-italiane. […]<br>L&#8217;efficacia del servizio informazioni alleato si esplicò in un numero considerevole di missioni, molte delle quali furono fatali agli agenti.<br>Anche gli agenti italiani subirono delle perdite nelle loro missioni di informazione. Il 2 settembre 1944 trovarono la morte due membri della resistenza mentre provavano a oltrepassare le linee tedesche dal mare.<br>Il 4 gennaio 1945 Gino <a href="https://grupposbarchi.wordpress.com/2015/12/13/da-pigna-a-negi-passando-per-nizza-e-vallecrosia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Punzi</a> fu ucciso a Ventimiglia effettuando una missione per il servizio di informazioni alleato.<br>Gli agenti italiani passavano le linee di notte con delle barche, il che avveniva non senza rischi.<br>Il 21 gennaio un agente fu ucciso e uno ferito mentre la loro barca approdava al porto di Mentone, un incidente dovuto al cattivo coordinamento dei servizi, per cui essi furono scambiati per agenti tedeschi.<br><strong>Francesco Mocci</strong>, (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), <em>Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano</em>, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019</p>
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		<title>Nè sottomarino, nè motoscafo</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Nov 2024 09:58:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le prime voci di antifascismo a Vallecrosia si ebbero nel 1940/41 da parte di Achille Lamberti [&#8220;Andrea&#8221;], di Francesco Garini [&#8220;Cè&#8221;], di Pietro &#8220;Girò&#8221; [o &#8220;Gireu&#8221;] Gerolamo Marcenaro, di Aldo Lotti e di altri.  Un antifascismo molto riservato, anche perché le ritorsioni erano molto dure, come nel caso di Alipio Amalberti, zio materno di Girò, [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><a href="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/22_set11-11.jpg"><img loading="lazy" width="683" height="1024" data-attachment-id="3589" data-permalink="https://grupposbarchi.wordpress.com/2024/11/17/ne-sottomarino-ne-motoscafo/22_set11-11/" data-orig-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/22_set11-11.jpg" data-orig-size="1984,2976" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;11&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 750D&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1662898465&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="22_set11 (11)" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/22_set11-11.jpg?w=200" data-large-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/22_set11-11.jpg?w=683" src="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/22_set11-11.jpg?w=683" alt="" class="wp-image-3589" srcset="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/22_set11-11.jpg?w=683 683w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/22_set11-11.jpg?w=1366 1366w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/22_set11-11.jpg?w=100 100w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/22_set11-11.jpg?w=200 200w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/22_set11-11.jpg?w=768 768w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Vallecrosia (IM): la casa di Achille Lamberti</figcaption></figure>


<p>Le prime voci di antifascismo a Vallecrosia si ebbero nel 1940/41 da parte di Achille Lamberti [&#8220;Andrea&#8221;], di Francesco Garini [&#8220;Cè&#8221;]<em><i>, </i></em>di Pietro &#8220;Girò&#8221; [o &#8220;Gireu&#8221;] Gerolamo Marcenaro, di Aldo Lotti e di altri.  Un antifascismo molto riservato, anche perché le ritorsioni erano molto dure, come nel caso di Alipio Amalberti, zio materno di Girò, che per aver gridato in un bar di Vallecrosia &#8220;Viva la Francia&#8221; venne dapprima schedato e successivamente costantemente perseguitato, fino a essere fucilato per ritorsione dopo essere stato preso come ostaggio&#8230; Venni dichiarato disertore e fui condannato a morte con sentenza del tribunale di Sanremo in data 28 febbraio 1944&#8230;<br />Nel frattempo Girò, Achille Lamberti ed altri avevano organizzato un principio di Resistenza. Attraverso mio padre, presi contatto con loro e assieme ci demmo alla macchia. Achille Lamberti, Cè Garini, Girò Marcenaro, Aldo Lotti, Nello Moro e io partimmo per il punto di raduno a Langan.  Poco pratici, percorremmo il tragitto più lungo e impervio dove Girò dimostrò tutta la sua volontà: per una malformazione camminava con difficoltà e meno agevolmente di noi, ma non si arrese.  In località San Martino di Soldano ci unimmo ad un gruppo di studenti di Sanremo che il CLN aveva indirizzato verso noi per raggiungere Langan<em><i>.<br /></i></em>Tra quei giovani credo ci fosse anche Italo Calvino..<em><i>. </i></em><strong>Renato</strong> &#8220;Plancia&#8221; <strong>Dorgia</strong> in <strong>Giuseppe &#8220;Mac&#8221; Fiorucci</strong><em><i>, Gruppo <a href="https://gsvri.blogspot.com/2022/08/quattro-viaggi-via-mare-fra-ventimiglia.html" target="_blank" rel="noopener">Sbarchi</a> Vallecrosia</i></em>, ed. <a href="http://www.isrecim.it/" target="_blank" rel="noopener">Istituto</a> Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia &lt; Comune di Vallecrosia (IM) &#8211; Provincia di Imperia &#8211; Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)&gt;, 2007<em><i><br /></i></em></p>
<p><strong>Renzo Biancheri</strong>, “Rensu u Longu”, in<b> Giuseppe Mac Fiorucci</b>, <em>Op. cit.</em> ha ricordato che <em>&#8220;&#8230; alla </em><i>data convenuta, in pieno giorno trasferimmo “Leo” </i>[<strong>n.d.r.</strong>: Stefano Carabalona, già comandante di Distaccamento della Divisione Garibaldi &#8220;Felice Cascione&#8221; &#8211; e in tale veste protagonista delle battaglie di Rocchetta Nervina e di Pigna &#8211; in Costa Azzurra in contatto con gli alleati dall&#8217;11 dicembre 1944 in qualità di ufficiale di collegamento della Brigata &#8220;Luigi Nuvoloni&#8221;, <a href="https://gsvri.blogspot.com/2013/05/il-ferimento-del-comandante-partigiano.html" target="_blank" rel="noopener">ferito</a> ai primi di febbraio 1945 in Vallecrosia da agenti italiani incaricati della su aricercada graduati dei servizi segreti della marina da guerra tedesca] <i>a Vallecrosia, facendolo sedere sulla canna della bicicletta di Renzo. In pieno giorno, perché approfittammo di un furioso bombardamento. Le strade erano deserte, solo granate che esplodevano da tutte le parti. Ricoverammo “Leo” in casa di Achille</i><i>, aspettando la notte.  Al momento opportuno ci trasferimmo sul lungomare; il soldato tedesco di guardia, come al solito, era stato addormentato da Achille con del sonnifero fornito dal dottor Salvatore Marchesi</i> [<strong>n.d.r.</strong>: membro  del CLN circondariale di Sanremo, fratello del più noto prof. Concetto Marchesi, famoso latinista, autorevole dirigente nazionale del partito comunista clandestino]<i>, laureato in chimica. I bersaglieri ci aiutarono a mettere in acqua la barca e a caricare “Leo” ferito. Cominciammo a remare&#8230; si dovevano recuperare anche alcuni prigionieri alleati; ma il motoscafo in mare aperto andò in panne e non ne volle sapere di riavviarsi. Eravamo in balia delle onde: Renzo Rossi,  Pedretti e Cesar sotto un telo, al chiarore di una lampada, rabberciarono alla meglio il motore. Quasi albeggiava e la missione fu annullata perché ormai troppo tardi.  Sulla spiaggia di Vallecrosia il Gruppo Sbarchi attese invano con i 5  piloti. I piloti vennero trasferiti in Francia nei giorni successivi da Girò e Achille. Io, Renzo Rossi, Achille Lamberti e Girò ritornammo in un’altra occasione dalla Francia con un carico di armi. Per sbarcare dovemmo attendere il segnale dalla riva, ma, come altre volte, non arrivò alcun segnale. Sbarcammo proprio davanti alla postazione dei bersaglieri, vicino al bunker. Pochi giorni dopo, senza Achille, che rimase a dirigere il Gruppo a Vallecrosia, effettuai con Girò un’altra traversata, accompagnando “Plancia”</i> [Renato Dorgia] a<i> prendere armi e materiale&#8230;&#8221;</i></p>
<p><strong>Emilia Guglielmi</strong> in <b>Giuseppe Mac Fiorucci</b>, <em>Op. cit.</em>: <em>&#8220;&#8230; papà nascose in un altro nascondiglio la radio. Venne la polizia, che rovistò dappertutto, ma fu facile dire che non sapevamo niente della radio e che non sapevamo dove Nino </em>(<strong>nd.r.</strong>: il fratello Alberto &#8220;Nino&#8221; Guglielmi) <em>fosse fuggito (forse con la radio stessa)&#8230; tra i garofani mio padre nascondeva casse che nottetempo erano sbarcate sulla costa. Compresi che quando era in previsione uno sbarco pernottavamo al mare a dispetto dei cannoneggiamenti da Monte Agel, e al mattino ritornavamo ripetendo la manfrina delle ceste dei garofani invenduti al mercato. Da quei giorni nella cantina della casa al mare furono custodite anche strane casse.  Sono certa che sbarcarono o si imbarcarono anche altri soldati alleati. In particolare ricordo che prima di Natale del 1944 una notte riapparve Nino accompagnato da un uomo alto, biondo come uno svedese e due baffoni. Erano appena sbarcati dalla barca, perché i pantaloni erano bagnati, e avevano anche diverse casse che nascosero in cantina e che vennero recuperate nei giorni successivi dagli amici di Nino: Achille “Andrea” Lamberti, Lotti e altri. Ancora a notte partirono per Negi. tra i garofani mio padre nascondeva casse che nottetempo erano sbarcate sulla costa.<br />Compresi che quando era in previsione uno sbarco pernottavamo al mare a dispetto dei cannoneggiamenti da Monte Agel, e al mattino ritornavamo ripetendo la manfrina delle ceste dei garofani invenduti al mercato. Da quei giorni nella cantina della casa al mare furono custodite anche strane casse.<br />Sono certa che sbarcarono o si imbarcarono anche altri soldati alleati. In particolare ricordo che prima di Natale del 1944 una notte riapparve Nino accompagnato da un uomo alto, biondo come uno svedese e due baffoni. Erano appena sbarcati dalla barca, perché i pantaloni erano bagnati, e avevano anche diverse casse che nascosero in cantina e che vennero recuperate nei giorni successivi dagli amici di Nino: Achille “Andrea” Lamberti, Lotti e altri. Ancora a notte partirono per Negi&#8230; Io, mio padre con mio fratellino sulle spalle e un carretto con delle ceste di fiori all’interno delle quali forse era nascosta una radio ricetrasmittente o altre casse, procedemmo  lungo la via provinciale per passare il posto di blocco. Ampeglio “Elio” Bregliano, Mimmo, Nino, il capitano Bentley e Mac, il marconista, lungo il versante della collina&#8230; incontrammo Achille Lamberti e Lotti, che avevano fatto da staffetta e portato un po’ di pane. Arrivò anche Eraldo Fullone con un carro e una mula per caricare le ceste di fiori. Con mio padre e Bruno mi fermai a casa a Vallecrosia Alta. Nino, Mimmo, Elio e gli inglesi procedettero fino a Soldano con Lotti,  Achille e Eraldo che li precedevano di vedetta contro eventuali incontri di tedeschi </em></p>
<p>Nel febbraio del &#8217;45 un agente telegrafista di una radio ricetrasmittente clandestina che operava nella nostra zona venne scoperto e catturato. Viste le mie qualifiche di &#8220;operatore radio&#8221;, il CLN dispose il mio trasferimento nella vicina Francia liberata per il necessario addestramento&#8230; il mio trasferimento sarebbe dovuto avvenire imbarcandomi a Vallecrosia su un piccolo natante per raggiungere il largo, essere trasbordato su di un sottomarino o sul motoscafo di Pedretti e quindi essere sbarcato in Francia. Con Achille [Achille <i>&#8220;Andrea&#8221; </i>Lamberti] e  <i>Gireu</i> [Marcenaro] ci imbarcammo di notte su un canotto e ci dirigemmo pagaiando verso il largo. Nè sottomarino, nè motoscafo. Tornare indietro era pericoloso. <i>Gireu</i> decise di continuare pagaiando di buona lena&#8230; Inzuppati e fradici giungemmo al porto di Monaco&#8230; portato a Nizza dove mi abbigliarono con divisa americana. <b>Angelo </b><i>Athos</i><b> Mariani, </b>in<b> Giuseppe Mac Fiorucci</b>, <em>Op. cit.</em></p>
<p><strong> </strong></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>I tedeschi vollero degli ostaggi</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 11:25:58 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><a href="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/17_sett17-41.jpg"><img loading="lazy" width="683" height="1024" data-attachment-id="3580" data-permalink="https://grupposbarchi.wordpress.com/2024/11/16/i-tedeschi-vollero-degli-ostaggi/17_sett17-41/" data-orig-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/17_sett17-41.jpg" data-orig-size="1984,2976" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;11&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 750D&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1505649197&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;18&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="17_sett17 (41)" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/17_sett17-41.jpg?w=200" data-large-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/17_sett17-41.jpg?w=683" src="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/17_sett17-41.jpg?w=683" alt="" class="wp-image-3580" srcset="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/17_sett17-41.jpg?w=683 683w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/17_sett17-41.jpg?w=1366 1366w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/17_sett17-41.jpg?w=100 100w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/17_sett17-41.jpg?w=200 200w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/17_sett17-41.jpg?w=768 768w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">San Michele, frazione di Olivetta San Michele (IM): la stazione ferroviaria</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>8 settembre 1943 &#8211; Arrivano i tedeschi</strong><br>Qualche giorno dopo l&#8217;8 settembre, non avvisati, vediamo arrivare in stazione [a Ventimiglia], da Mentone, una piccola locomotiva a vapore con due o tre carri e alcuni militari tedeschi. Sparano qualche colpo a vuoto, si scaraventano giù dai carri, cercano il capo stazione titolare e &#8220;assumono il comando&#8221;; per la verità con correttezza e senza violenza, anche perché non c&#8217;è resistenza alcuna. L&#8217;ufficiale che li comanda offre una sigaretta al titolare. Il titolare non ha mai fumato. Fuma.<br>Il coprifuoco è già in atto da tempo e scatta alle 20. A quell&#8217;ora si esce dall&#8217;ufficio e nell&#8217;oscurità si va a casa, con molta cautela e con la paura di essere &#8220;male interpretati&#8221; da qualche pattuglia militare. Ora che le pattuglie sono tedesche immaginate di quanto aumenti il rischio. Per poter circolare durante il coprifuoco ci preparano delle fasce di tela bianca, da mettere al braccio, con la scritta BAHNDIENST (non so se ho scritto bene) che, presumibilmente, vuol dire ferroviere.<br><strong>Gennaio 1944 &#8211; La corona sul berretto</strong><br>C&#8217;è un amico, che lavora con me, molto estroverso. Quando sono promosso all&#8217;esame di &#8220;movimento&#8221;, che mi abilita a svolgere il lavoro del &#8220;berretto rosso&#8221;, si offre di telefonare a Genova per ordinare, appunto, tale berretto. Il copricapo, come tutti i copricapo dei ferrovieri in divisa, porta, sul davanti, lo stemma delle F.S. sormontato da una corona reale. Il nuovo governo fascista repubblicano, naturalmente, abolisce tutti gli emblemi della monarchia e così i ferrovieri decapitano della corona il simbolo della loro azienda. Ma si spera che la guerra finisca al più presto e si spera in un&#8217;Italia democratica, in primo luogo, e poi monarchica o repubblicana, restando comunque inevitabile il passggio monarchico.<br>Dunque, le corone mozzate finiscono nei cassetti in attesa degli eventi; ma che fare per i berretti di nuova ordinazione? Il fornitore ci mette ancora la corona o no? Pare di sì ed ecco l&#8217;amico che, sentito il mio parere, urla al telefono al suo corrispondente &#8220;Cun a curuna, eh, cun a curuna!&#8221;. E il berretto arriva con la corona.<br><strong>Pasqua 1944 &#8211; Benedizione della stazione</strong><br>Dopo la Pasqua del 1944 il parroco di Sant&#8217;Agostino, come d&#8217;uso, passa per la benedizione delle case. Viene anche in stazione, vuole visitare e benedire tutti i locali, ed io gli faccio da cicerone. Non entra negli uffici dei tedeschi, benché questi (forse austriaci e cattolici?) lo desiderino.<br><strong>Estate-autunno 1944 &#8211; Sfollamento a San Michele. Altri ricordi ferroviari</strong><br>Dopo il primo bombardamento notturno e dopo due o tre notti passate nella galleria-rifugio di via San Secondo, si pensa di sfollare, anche perché l&#8217;alloggio è stato un po&#8217; danneggiato. La scelta di molti ventimigliesi cade su Airole e San Michele per via della facile comunicazione ferroviaria con Ventimiglia, dove la vita e il lavoro continuano.<br><em>p. 22</em><br>[…] Ma cè un altro posto dove molti vanno a dormire: la galleria ferroviaria, proprio lì accanto al paese [n.d.r.: San Michele, Frazione di Olivetta San Michele]. Dapprima si comincia nelle nicchie (quelle cavità che servono ai ferrovieri, quando percorrono a piedi le gallerie o ci lavorano, per ripararsi al passaggio di un treno). Si dorme su una lettiera di steli di lavanda bolliti e disseccati (la lavanda era uno dei prodotti del luogo); in un secondo tempo si costruisce un &#8220;caravanserraglio&#8221; sullo stretto camminamento tra il binario e il muro, fatto di ogni cosa che possa servire per distendersi o almeno stare seduti e per ripararsi dalla corrente d&#8217;aria che spira dall&#8217;interno. Uno scenario incredibile, pari a quelli che oggi vediamo nella rappresentazione documentaria o inventata, che ne fanno il grande e il piccolo schermo, sotto ponti, sotto muraglioni, sotto i portici delle città e presso le grandi stazioni, rifugi dei senza dimora. Illuminazione con moccoli di cera più volte riciclata.<br>Ostaggi. Un giorno i tedeschi decidono di tenere alcuni uomini in ostaggio, a garanzia contro eventuali azioni partigiane, con la presumibile intenzione di fucilarli se fosse stata necessaria una rappresaglia. Condizione: tre o quattro uomini, ventiquattro ore filate chiusi in locali del Comune: dormire come si può, i pasti portati da qualcuno.<br>La scelta dei soggetti è demandata al sindaco. Io sono nel primo turno. La compagnia è abbastanza allegra. Non succede nulla, neanche nei turni successivi.<br><em>p. 25</em><br><strong>Renato Pastorino</strong>, <em>&#8220;Flashes&#8221; di guerra 1940-1945</em> in Renzo Villa e Danilo Gnech (a cura di), <em>Ventimiglia 1940-1945: ricordi di guerra</em> (con la collaborazione di Danilo Mariani e Franco Miseria), Comune, Studio fotografico Mariani, Dopolavoro ferroviario, Ventimiglia, 1995</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel racconto, pur drammatico, di Pastorino non appaiono, tuttavia, cenni di memoria per la tragedia che travolse alla fine di maggio del 1944 i suoi colleghi ferrovieri di Ventimiglia, impegnati attivamente in campo antifascista.<br><strong>Adriano Maini</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A Ventimiglia in ambienti che gravitavano intorno alla stazione ferroviaria si formò una rete clandestina con l’obiettivo di sabotare i trasporti tedeschi e difendere le infrastrutture ferroviarie e stradali in concomitanza di un’eventuale sbarco alleato. A questa organizzazione aderirono una decina di ferrovieri assieme a carabinieri, poliziotti, civili. Il gruppo, che assunse il nome di Giovine Italia, riuscì a collaborare con un’altra organizzazione legata al partito comunista di Bordighera, la quale in clandestinità forniva documenti falsi a militari sbandati e antifascisti ritenuti sovversivi dalle autorità della Repubblica Sociale. Gli ufficiali dell’esercito e i carabinieri che aderirono avrebbero dovuto stabilire il controllo dell’ordine pubblico una volta il territorio fosse stato liberato. A causa di un incauto approccio da parte di Olimpio Muratore, tentato con due suoi compagni di scuola arruolatisi nella GNR ferroviaria, Carlo Calvi e Ermanno Maccario, questi rivelarono l’esistenza dell’organizzazione al loro comandante. Iniziarono subito le indagini portate avanti dalla G.N.R. e dal Commissario Capo della Polizia Repubblicana di Ventimiglia, Pavone. All’alba del 23 maggio 1944 una retata portò alla cattura di una trentina di persone, ventuno delle quali consegnate ai tedeschi, e di queste tredici furono successivamente inviate a Fossoli e poi a Mauthausen: Airaldi Emilio, Aldo Biancheri, Antonio Biancheri, Tommaso Frontero, Stefano Garibaldi, Ernesto Lerzo, Amedeo Mascioli, Olimpio Muratore, Giuseppe Palmero, Ettore Renacci, Elio Riello, Alessandro Rubini, Silvio Tomasi, Pietro Trucchi e Eraldo Viale. Solamente Elio Riello, Tommaso Frontero, Amedeo Mascioli, Aldo e Antonio Biancheri sopravvissero alla deportazione. Emilio Airaldi, invece, già sul carro merci destinato in Germania, riuscì a scardinare un finestrino del carro e a gettarsi di notte nel vuoto nei pressi di Bolzano; venne aiutato da ferrovieri che lo aiutarono s nascondersi e quindi a ritornare a casa dove giunse dopo 3 mesi. Giuseppe Palmero e Ettore Renacci furono fucilati a Fossoli, Olimpio Muratore, Silvio Tomasi, Alessandro Rubini, Eraldo Viale, Ernesto Lerzo e Pietro Trucchi morirono nel campo di Mauthausen.<br><strong>Giorgio Caudano</strong>, <em>Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria</em>, ed. in pr., 2020</p>
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		<title>Pedretti compì 27 traversate per trasportare armi e uomini nel tratto di mare prospiciente il fronte italo-francese</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Aug 2024 09:03:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dopo lo sbarco alleato del 30 agosto 1944 sulla Costa Azzurra, il comandante [n.d.r.: di un Distaccamento della V^ Brigata d&#8217;Assalto Garibaldi &#8220;Luigi Nuvoloni&#8221; della II^ Divisione &#8220;Felice Cascione&#8221;] Stefano Leo Carabalona, [n.d.r.: che di lì a breve sarebbe diventato comandante della Missione Militare della citata Brigata presso il Comando Alleato a Nizza, con Lolli, [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><a href="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/08/24_lug17-31.jpg"><img loading="lazy" width="1024" height="682" data-attachment-id="3557" data-permalink="https://grupposbarchi.wordpress.com/2024/08/19/pedretti-compi-27-traversate-per-trasportare-armi-e-uomini-nel-tratto-di-mare-prospiciente-il-fronte-italo-francese/24_lug17-31/" data-orig-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/08/24_lug17-31.jpg" data-orig-size="6000,4000" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;10&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 750D&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1721212887&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;55&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.004&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="24_lug17 (31)" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/08/24_lug17-31.jpg?w=300" data-large-file="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/08/24_lug17-31.jpg?w=1024" src="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/08/24_lug17-31.jpg?w=1024" alt="" class="wp-image-3557" srcset="https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/08/24_lug17-31.jpg?w=1024 1024w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/08/24_lug17-31.jpg?w=2048 2048w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/08/24_lug17-31.jpg?w=150 150w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/08/24_lug17-31.jpg?w=300 300w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/08/24_lug17-31.jpg?w=768 768w, https://grupposbarchi.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/08/24_lug17-31.jpg?w=1440 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Ventimiglia (IM): una vista sino alla Costa Azzurra</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo lo sbarco alleato del 30 agosto 1944 sulla Costa Azzurra, il comandante [<strong>n.d.r.</strong>: di un Distaccamento della V^ Brigata d&#8217;Assalto Garibaldi &#8220;Luigi Nuvoloni&#8221; della II^ Divisione &#8220;Felice Cascione&#8221;] Stefano <em>Leo</em> <a href="https://gsvri.blogspot.com/2018/11/la-difesa-partigiana-di-rocchetta.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Carabalona</a>, [<strong>n.d.r.</strong>: che di lì a breve sarebbe diventato comandante della Missione Militare della citata Brigata presso il Comando Alleato a Nizza, con <em>Lolli</em>, o <em>Loli</em>, Giuseppe Longo, vice comandante] indirizzava ai primi di ottobre di quell&#8217;anno da <a href="https://gsvri.blogspot.com/2020/06/il-primo-attacco-partigiano-alle.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pigna</a> [<strong>n.d.r.</strong>: in Alta Val Nervia, dove infuriava la lotta per la difesa della neonata Repubblica Partigiana dalla vita sin troppo breve] a Ventimiglia da Giulio <em>Corsaro/Caronte</em> Pedretti e Pasquale<em> Pirata</em> Corradi [<em>Pascalin</em> per gli amici] <a href="https://gsvri.blogspot.com/2021/02/vive-vitto-e-garibaldini.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quattro</a> militari anglo-americani, che dovevano raggiungere la zona liberata.<br>Pedretti e Corradi riuscirono a condurre i militari alleati [<strong>n.d.r.</strong>: membri della Missione Flap], di notte con una barca a remi a Montecarlo nel Principato di Monaco, [<strong>n.d.r.</strong>: sbarcando all’incirca alle 4 del 9 ottobre 1944]. Con loro c’era anche Pietro <em>Pierino</em> Loi, che aveva scortato gli alleati nel tragitto da Pigna a Ventimiglia. Pedretti e Corradi passarono di lì a breve in forza al Comando statunitense dell’O.S.S. [<strong>n.d.r.</strong>: antesignana della più nota CIA] di Nizza, con il quale erano già attivi circa 25 italiani. Prima di rivestire tali incarichi, nel Principato di Monaco, poco dopo essere approdati, Pedretti e Corradi erano stati interrogati all’Hotel Excelsior dal maggiore scozzese Gunn e rivestiti con divise militari inglesi. Dopo di che, alloggiati in rue Hugo a Nizza, erano stati interrogati sulle attività e sulla situazione dei partigiani della provincia di Imperia.<br>Rientrati a Ventimiglia con materiale necessario, fra cui due radio ricetrasmittenti, ebbero base logistica negli appartamenti delle famiglie Pedretti e Corradi e di Renato Sibono, già tenente di artiglieria. In seguito si occuparono, sempre in interazione con il Gruppo Sbarchi di Vallecrosia (IM) e sotto la già citata direzione di Stefano <em>Leo </em>Carabalona, di collegamento fra truppe alleate e reparti partigiani, di raccolta e trasmissione di informazioni militari, di asilo, assistenza e smistamento dei componenti delle missioni alleate da e per l’Italia e dei partigiani che dovevano espatriare. I collegamenti con le forze partigiane erano assicurati dal maggiore, a riposo, degli Alpini, Luigi Raimondo e dal figlio, Mario, <em>Mariun</em>, che si spesero, anche assieme a Efisio <em>Mare</em> Loi [appartenente alla citata V^ Brigata], già maresciallo maggiore della Regia Guardia di Finanza, ed Albino Machnich, nella raccolta delle informazioni militari.<br>Le responsabilità e i rischi maggiori del Gruppo di Ventimiglia, <em>Missione Corsaro</em>, furono di Giulio Pedretti.<br>Alcune missioni alleate vennero, inoltre, prima e dopo gli episodi già messi in evidenza, facilitate dal manipolo di patrioti della città di confine, organizzato intorno a  <em>Corsaro</em>, che ne accoglieva i com­ponenti, per poi fornirli di carte di identità e tessere annonarie &#8211; trafugate da un impiegato del Comune di Ventimiglia, Arturo Viale -, ed aiutarli a raggiungere Imperia, dove in quel torno di tempo si fermava, causa bombardamenti, la ferrovia. […] Dopo la <a href="https://gsvri.blogspot.com/2019/09/la-caduta-della-repubblica-partigiana.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rioccupazione</a> di Pigna (IM) ad ottobre 1944 da parte dei tedeschi, si rifugiarono in casa Pedretti a Ventimiglia sei partigiani del comando della V^ Brigata, Stefano Leo Carabalona, e Longo [<strong>n.d.r.</strong>: già menzionati], Tullio <em>Boia</em> Anfosso, comandante di Distaccamento della V^ Brigata, Giulio <em>Colombo</em> Licasale, Luigi <em>Sirena</em> Gastaudo, capo di una squadra della V^ Brigata, e Gennaro <em>Luisito </em>Filatro, nato il 24 giugno 1917 a Civita (CS), già sergente maggiore del Regio Esercito, ufficiale addetto alle operazioni di distaccamento.<br>Poco dopo vennero portati da Pedretti in Francia, dove si trasferirono anche alcuni componenti del Gruppo “Corsaro“: più precisamente nella Villa Le Petit Rocher [<strong>n.d.r.</strong>: situata a St. Jean Cap Ferrat, nella baia di Villafranca, punto di riferimento alleato anche per il “Gruppo Sbarchi Vallecrosia”].<br>Infatti, venne istituito un regolare servizio di rifornimenti di armi, medicinali e viveri per i partigiani italiani [<strong>n.d.r.</strong>: e di esfiltrazione in Francia di ex-prigionieri alleati] tramite la S.A.P. [<strong>n.d.r.</strong>: di cui era per l&#8217;appunto emanazione il Gruppo Partigiano <a href="https://gsvri.blogspot.com/2022/08/quattro-viaggi-via-mare-fra-ventimiglia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sbarchi</a>] di Vallecrosia.<br><strong>Redazione</strong>, <em>Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale</em>. Relazione per il conferimento di una Medaglia d&#8217;Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM) , 1971</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con lo sbarco del capitano <a href="https://gsvri.blogspot.com/2021/03/io-sono-partito-per-la-francia-il-10.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bentley</a> si strinsero ancor più i rapporti tra il Gruppo Sbarchi di Vallecrosia e il gruppo di &#8220;Leo&#8221; Carabalona, del quale faceva parte Giulio Pedretti, che per primi avevano preso contatto con le forze alleate. Gli sbarchi si susseguirono con invio di armi e anche di agenti radiotelegrafisti per azioni di spionaggio.<br><strong>Renato</strong> <em>Plancia</em> <strong>Dorgia</strong>, in <strong>Giuseppe <em>Mac</em> Fiorucci</strong>, <em>Gruppo Sbarchi Vallecrosia</em>, ed. <a href="https://gsvri.blogspot.com/2021/02/vive-vitto-e-garibaldini.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istituto</a> Storico della Resistenza e dell&#8217;Età Contemporanea di Imperia, 2007</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rino Poli nell&#8217;autunno del 1944 partecipa all&#8217;organizzazione di una spedizione via mare da Ventimiglia con un gozzo a remi, che porterà in Francia diversi antifascisti che saranno integrati come ausiliari presso il comando alleato di Nizza. In questo collabora con i &#8220;Gruppi di sbarco&#8221; di Giulio Pedretti &#8220;Corsaro&#8221;. Lascia quindi Ventimiglia assieme ad un gruppo di sfollati e, dopo un fallito tentativo di collegarsi al distaccamento di Eliano Vicari &#8220;Serpe&#8221;, che opera sul Gordale, si sposta definitivamente a Pairola nell&#8217;entroterra di San Bartolomeo al Mare ed ai primi di dicembre del 1944 entra a far parte della S.A.P. locale fino alla Liberazione.<br><strong>Vittorio Detassis</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente ai lanci avveniva, anche se con maggiore assiduità, uno sbarco di materiale bellico via mare nella zona di Vallecrosia. I patrioti che si occuparono del trasporto appartenevano al gruppo di Stefano <em>Leo</em> Carabalona, il quale fungeva da tramite tra i patrioti e la Missione Alleata in Francia… E Giulio <em>Corsaro/Caronte</em> Pedretti di Ventimiglia fu colui che più di ogni altro si impegnò in tali operazioni al punto che compì 27 traversate per trasportare armi e uomini nel tratto di mare prospiciente il fronte italo-francese.<br><strong>Rocco Fava</strong>, <em>La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’<a href="https://gsvri.blogspot.com/2021/02/vive-vitto-e-garibaldini.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istituto</a> Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio &#8211; 30 Aprile 1945) &#8211; Tomo I</em>, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999</p>



<p class="wp-block-paragraph">[6 marzo 1945] Il nostro ritorno fu programmato subito con il motoscafo di Giulio &#8220;Corsaro&#8221; Pedretti e di Cesar, con il quale si dovevano recuperare anche alcuni prigionieri alleati; ma il motoscafo in mare aperto andò in panne e non ne volle sapere di riavviarsi. Eravamo in balia delle onde: Renzo Rossi, Pedretti e Cesar sotto un telo, al chiarore di una lampada, rabberciarono alla meglio il motore. Quasi albeggiava e la missione fu annullata perché ormai troppo tardi. Sulla spiaggia di Vallecrosia il Gruppo Sbarchi attese invano con i 5 piloti. […] Pochi giorni dopo, senza Achille [Achille <em>Andrea </em><a href="https://grupposbarchi.wordpress.com/2020/07/02/nel-caso-di-ross-e-dei-suoi-compagni-quei-partigiani-furono-salutati-come-eroi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lamberti</a>], che rimase a dirigere il Gruppo a Vallecrosia, effettuai con Girò [Pietro Marcenaro] un’altra traversata, accompagnando “Plancia” [Renato Dorgia] a prendere armi e materiale. Il ritorno lo effettuammo con la scorta di una vedetta francese, che accompagnò il motoscafo di Pedretti. Vi furono momenti di apprensione perché da bordo della vedetta si udì distintamente il rombo del motore di un motoscafo tedesco; i nemici non si accorsero della nostra presenza e passarono oltre. Trasbordammo sul motoscafo e sul canotto gli uomini e il materiale delle missioni “Bartali” [<strong>n.d.r.</strong>: <em>Bartali</em>, Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione &#8220;Silvio Bonfante&#8221; presso gli alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione] e “Serpente”, composte da agenti addestrati al sabotaggio. Nelle operazioni di trasbordo alcuni caddero in mare e recuperarli nel buio non fu cosa facile, dovendosi osservare il silenzio assoluto. Attendemmo i segnali convenuti da riva. Anche quella volta nessun segnale. Gli ordini erano di annullare tutto, ma Girò accompagnò ugualmente a terra tutta la comitiva, mentre io tornai a bordo della vedetta, perché nel buio pesto riuscì ad individuare il tratto di spiaggia dinanzi a casa sua.<br><strong>Renzo</strong> <em>Gianni</em> <strong>Biancheri</strong>, detto anche “Rensu u Longu”, in <strong>Giuseppe <em>Mac </em>Fiorucci</strong>, <em>Op. cit.</em></p>
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