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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685</atom:id><lastBuildDate>Thu, 12 Nov 2009 07:34:49 +0000</lastBuildDate><title>Centro Culturale della Svizzera Italiana - news</title><description>qui verranno pubblicati in ordine sparso e implicito riferimenti e notizie, immagini e sounds che la redazione reputa interessanti. La redazione è disposta a discutere il suo giudizio. Sono graditi contributi e suggerimenti.</description><link>http://centroculturalelugano.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>2111</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" href="http://feeds.feedburner.com/CentroCulturaleDiLugano-News" type="application/rss+xml" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com" /><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-4658667935513681349</guid><pubDate>Thu, 12 Nov 2009 07:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-12T08:34:49.605+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Protagonisti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Allargare la ragione</category><title>Sorella Morte. Lo si è potuto dire solo dopo undici secoli di cristianesimo</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/Svu4JNE5mVI/AAAAAAAADjg/wQiECZagsP4/s1600-h/gif4.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 290px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/Svu4JNE5mVI/AAAAAAAADjg/wQiECZagsP4/s400/gif4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403114646229588306" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;A lato, Luca Signorelli&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;i style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Resurrezione della carne, particolare dei corpi che              escono dalla terra&lt;/i&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;, 1499-1502, Orvieto, Duomo, dal ciclo              apocalittico (Giudizio Universale) della cappella di San Brizio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;By courtesy of&lt;/span&gt; &lt;a href="http://www.fscpo.unict.it/CdLS_SPA/Materiale_e_accessori.htm"&gt;Facoltà di Scienze politiche, Catania&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;Da &lt;a href="http://www.tempi.it/opinioni/007947-aldo-trento-commemorare-i-santi-e-i-defunti-una-prova-di-ragione?page=0"&gt;Tempi&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Commemorare i santi e i defunti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;è una prova di ragione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Solo l’ubriaco dimentica che &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;«verrà la morte e avrà i tuoi occhi»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;               di Aldo Trento&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Mentre i disorientati giocavano a fare Halloween, noi che ancora amiamo e usiamo la ragione ci apprestavamo a vivere il giorno di Ognissanti e la commemorazione dei defunti. Due date differenti: 1 e 2 novembre. Due giorni dedicati agli estinti, ma ontologicamente una cosa sola. Perché? Chi sono i santi? Sono tutti quei defunti che hanno vissuto la loro vita con la coscienza più o meno chiara della loro relazione con il Mistero. Quei defunti che hanno preso sul serio la loro umanità, il loro cuore, inteso non come metro di misura del mondo, ma come finestra aperta sulla realtà. I santi sono coloro che hanno raggiunto, superando la barriera della morte, la visione piena di Dio, che nel vecchio catechismo si chiamava paradiso. La Chiesa attraverso questa doppia festività vuole ricordarci, e risvegliare in ciascuno di noi, il destino. La Chiesa, nella sua vocazione divina, è chiamata a dirci che la morte restituisce all’essere umano la verità della vita, il destino ultimo per cui siamo stati creati.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il 2 novembre, giorno dei morti, a meno di non aver anestetizzato il raziocinio, non possiamo non porci tutti davanti alla realtà della morte, guardandola dritta in faccia. Solo lo sciocco può eliminarla, solo “l’ubriaco” può scordare quanto scritto nella bella poesia di Cesare Pavese: «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi».&lt;br /&gt;I tuoi occhi, non quelli della fidanzata o del fidanzato, dello sposo o della sposa, degli amici, dei tuoi parenti, degli altri. No, no, no. Avrà i tuoi occhi, avrà il tuo nome, il tuo cognome, e si porterà via tutto ciò che hai, quello che hai idolatrato, ciò in cui hai riposto la tua fiducia, la tua ragione di vita. Ti strapperà via dalla tua casa, portandoti dove il tuo corpo ritornerà ad essere terra. Nella confusione che molte volte ci domina, la morte mette in chiaro tutto. Non si tratta di un’affermazione bensì di un fatto, senza “se” e senza “ma”: perché ci mette davanti all’eterno e ci pone una domanda alla quale non possiamo sfuggire, che non possiamo evitare, se non venendo meno alla natura del nostro cuore: cosa supera la barriera della morte? Risposta: solo ciò che è vero.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per questo la morte porta in sé un giudizio su ciò che realmente vale e su ciò che è inutile, e questo è l’ultimo gesto di amicizia che una persona che se ne va ci offre. È come se dicesse a tutti: «Attenzione, tutto ciò che non supera questa barriera non vale, non serve». Pertanto la morte è l’invito più potente che il Mistero può porgerci per vivere di fronte all’eterno. Possiamo scegliere di guardare alla morte come a una disgrazia, invece è la porta che ci apre definitivamente all’incontro con l’Amato, con l’oggetto unico al quale aspira e anela il nostro cuore.&lt;br /&gt;Quando una persona amata se ne va, è come se ci dicesse: «Guarda che l’unica cosa che serve per vivere e per morire è Cristo. È l’unica opzione risolutiva, l’unica capace di accompagnarci nella vita e di accompagnarci alla morte. Tutto quello che non contiene questa finalità non ci fa vivere, e nemmeno serve per morire».&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Cosa ho io più delle bestie?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Osservando ogni giorno, nella clinica Divina Providencia “San Riccardo Pampuri”, morire di Aids o di tumore davanti ai miei occhi spesso ragazzi giovanissimi, mi viene sempre in mente la frase di san Gregorio Nazianzeno: «Se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei una creatura finita. Sono nato e mi sento dissolvere. Mangio, dormo, riposo e cammino, mi ammalo e guarisco, mi assalgono senza numero brame e tormenti, godo del sole e di quanto la terra fruttifica. Poi io muoio e la carne diventa polvere come quella degli animali che non hanno peccati. Ma io cosa ho più di loro? Nulla, se non Dio. Se non fossi tuo, Cristo mio, mi sentirei creatura finita».&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Che bomba, che provocazione nella vita di un uomo che sia impegnato seriamente con la sua vita, queste parole più dense del piombo e più vere dell’aria che respiriamo! Quando ero piccolo, i miei genitori e i miei professori erano soliti ripetermi come un ritornello: «Ricorda che un giorno morirai. Come e quando non ti è dato saperlo. Però sai che la morte è certa e che la vita è breve. Hai soltanto un’anima, e se la perdi che ne sarà di te?». Queste parole mi spaventavano, però col tempo mentre crescevo in consapevolezza ho capito la profondità del loro contenuto, il che mi ha permesso di prendere sul serio la vita, di cercare ciò che vale la pena, ciò che è eterno e non si corrompe, e a domandarmi: cosa può colmare davvero il mio cuore? A cosa serve all’uomo conquistare il mondo, se perde se stesso?&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Non possiamo dimenticare che la stessa filosofia nacque come umano tentativo di risolvere il problema della morte. E non esiste tra gli uomini esperienza religiosa che non abbia portato in seno questa idea, e quella conseguente di premio o castigo in ciò che ci aspetta dopo la morte. Censurarlo è negare l’uomo, è eliminare la sua razionalità che si esprime con queste domande chiare e precise: qual è il senso ultimo della vita? Perché esiste il dolore? Cosa c’è dopo la morte? Solo gli idioti censurano questa verità primigenia, che nasce con la ragione non appena un bambino comincia a rendersi conto della realtà. Tragicamente, oggi si cerca di eliminare il fatto che «verrà la morte e avrà i tuoi occhi». La medicina totalmente ideologizzata, il culto del corpo, i funerali come manifestazioni sociali dove tra ciarle e bevute si finge di condividere il dolore altrui, sono tutte prove evidenti del caos in cui è caduta la società, il caos della ragione.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Come un ladro nella notte&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Finché non arriva la morte cerchiamo disperatamente di ridurla a spettacolo, a commedia. Sarebbe sufficiente entrare in uno di questi “postriboli” che sono le veglie funebri per renderci conto che questa è la realtà: tutto è organizzato per non pensare, per non farsi provocare dalla verità che «verrà la morte e avrà i tuoi occhi».&lt;br /&gt;Il poeta inglese Thomas Stearns Eliot qualche decina di anni fa affermava che la Chiesa è odiata perché ricorda al mondo la verità della morte, la verità del destino ultimo dell’uomo. E Gesù lo ripete molte volte nel Vangelo quando avverte: «Vigilate, perché non sapete il giorno né l’ora», o ancora: «Quel giorno (quello della morte) verrà come un ladro». O nella parabola del ricco proprietario terriero che avendo raccolto il quadruplo dell’anno precedente abbatte i granai che già possiede per costruirne uno più grande, e godendo per tanta ricchezza comincia a dirsi: «Anima mia, hai molti beni conservati per molti anni, riposati, mangia, bevi, rifocillati». Però nella notte una voce gli dice: «Sciocco, questa notte verranno a chiederti la tua anima. E tutto quello che hai messo da parte, di chi sarà?».&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;L’ansia di fuggire&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Mentre Halloween è l’anestesia della ragione, che si annulla in pazzia, la festa di Ognissanti e la commemorazione dei defunti rappresentano l’evidenza della ragione nel suo massimo splendore. È inutile il tuo tentativo di fuggire la morte rifugiandoti nell’orgia del potere, del sesso, dell’avarizia, perché tutto passa, e «verrà la morte e avrà i tuoi occhi»: i miei, i tuoi, quelli di Lugo (presidente del Paraguay, ndr), dei suoi ministri, dei suoi parlamentari, dei ricchi, dei poveri. Il problema è: come fare a prepararsi alla morte, e affrontare il giudizio di Dio? Signori ministri della Corte, voi che in modo arrogante maneggiate il futile potere che avete, tenete a mente che la morte è a lato delle vostre scrivanie e che presto vi porterà con sé? E che ne sarà di quelli che molte volte, spinti dalla superficialità e dall’ansia di potere e di denaro, hanno perso la dignità chiamando giustizia ciò che semplicemente e razionalmente era ingiustizia? Si ricordano del giudizio di Dio, che userà con loro lo stesso metro di misura che oggi adoperano? Ma non ci sarà più nessuno che potrà aiutarli e men che meno difenderli, perché il giudizio di Dio è inappellabile. Ciascuno raccoglie ciò che semina.&lt;br /&gt;In questo mondo la giustizia divina si chiama misericordia, dopo la morte si chiama semplicemente giustizia. Vale a dire che ognuno ha quel che si merita. E vale ancora l’antico detto: «Memorare novissima et in aeternum non pecabis» (ricorda le verità ultime della vita – morte, giudizio, inferno, paradiso – e non peccherai mai). Nei miei quasi quarant’anni di sacerdozio non ho visto nessuno, neanche tra gli orgogliosi atei (si definiscono così mentre hanno la pancia piena e tutto funziona molto bene a livello materiale, però poi…), che accostandosi alla morte non abbia tremato davanti a ciò che essa è e significa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="mailto:%20padretrento@rieder.net.py"&gt;padretrento@rieder.net.py&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-4658667935513681349?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/ui7l0ScwyP8/sorella-morte-lo-si-e-potuto-dire-solo.html</link><author>noreply@blogger.com (redazione del Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/Svu4JNE5mVI/AAAAAAAADjg/wQiECZagsP4/s72-c/gif4.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/11/sorella-morte-lo-si-e-potuto-dire-solo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-1221522825469620635</guid><pubDate>Tue, 10 Nov 2009 20:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-10T21:38:28.324+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Lugano e dintorni</category><title>Giornale del Popolo del 5 novembre 2009</title><description>&lt;object codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" id="doc_846168841361966" name="doc_846168841361966" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" align="middle" height="650" width="700" &gt;  &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22378694&amp;access_key=key-1djt14lqn6zdu4mcaqbg&amp;page=1&amp;version=1&amp;viewMode=list"&gt;   &lt;param name="quality" value="high"&gt;   &lt;param name="play" value="true"&gt;  &lt;param name="loop" value="true"&gt;   &lt;param name="scale" value="showall"&gt;  &lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;   &lt;param name="devicefont" value="false"&gt;  &lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;   &lt;param name="menu" value="true"&gt;  &lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;   &lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;   &lt;param name="salign" value=""&gt;            &lt;param name="mode" value="list"&gt;       &lt;embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22378694&amp;access_key=key-1djt14lqn6zdu4mcaqbg&amp;page=1&amp;version=1&amp;viewMode=list" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_846168841361966_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" align="middle" mode="list" height="650" width="700"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-1221522825469620635?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/QNMMclqI16s/giornale-del-popolo-del-5-novembre-2009.html</link><author>noreply@blogger.com (redazione del Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/11/giornale-del-popolo-del-5-novembre-2009.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-3231299169779906589</guid><pubDate>Tue, 10 Nov 2009 19:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-10T20:53:19.731+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Lugano e dintorni</category><title>La mostra su san Paolo alla TV svizzera, un minuto di pura bellezza</title><description>&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Per vedere la bella copertina in chiusura del Quotidiano della RTSI, andare al minuto 27.03 della puntata di oggi, 10 novembre 2009, che è rinvenibile &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.rsi.ch/it/home/networks/la1/ilquotidiano.html?po=1dc7396f-ce84-4e5e-81b5-cc42e7d3c8fd&amp;amp;date=10.11.2009#tabEdition"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/SvnDbSgw6_I/AAAAAAAADjQ/T4P4HMh1ZGg/s1600-h/damasco.bmp"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 181px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/SvnDbSgw6_I/AAAAAAAADjQ/T4P4HMh1ZGg/s320/damasco.bmp" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402564101600766962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-3231299169779906589?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/3rhSGMgl9Qg/la-mostra-su-san-paolo-alla-tv-svizzera.html</link><author>noreply@blogger.com (redazione del Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/SvnDbSgw6_I/AAAAAAAADjQ/T4P4HMh1ZGg/s72-c/damasco.bmp" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/11/la-mostra-su-san-paolo-alla-tv-svizzera.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-4453722872895748268</guid><pubDate>Tue, 10 Nov 2009 14:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-10T15:21:37.761+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Lugano e dintorni</category><title>Diego Fasolis all'organo suonerà per san Paolo il 14 novembre</title><description>&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Ringaziamo il Maestro Giulio Mercati che ha reso possibile questo evento, in collaborazione con la Parrocchia della Madonna degli Angioli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" id="doc_659849995137187" name="doc_659849995137187" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="600" align="middle" height="500"&gt;  &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22357599&amp;amp;access_key=key-1vr8gvhtg2to80bd3yjk&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=slideshow"&gt;   &lt;param name="quality" value="high"&gt;   &lt;param name="play" value="true"&gt;  &lt;param name="loop" value="true"&gt;   &lt;param name="scale" value="showall"&gt;  &lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;   &lt;param name="devicefont" value="false"&gt;  &lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;   &lt;param name="menu" value="true"&gt;  &lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;   &lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;   &lt;param name="salign" value=""&gt;            &lt;param name="mode" value="slideshow"&gt;       &lt;embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22357599&amp;amp;access_key=key-1vr8gvhtg2to80bd3yjk&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=slideshow" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_659849995137187_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" mode="slideshow" width="600" align="middle" height="500"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-4453722872895748268?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/ZrMay6ta5i4/diego-fasolis-allorgano-suonera-per-san.html</link><author>noreply@blogger.com (redazione del Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/11/diego-fasolis-allorgano-suonera-per-san.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-2461607246330747179</guid><pubDate>Sun, 08 Nov 2009 17:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-08T18:53:52.198+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Biblioteca</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">L'Europa dei popoli</category><title>Attila e i suoi barbari più civili dei burocrati di Bruxelles</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SvcFDCnxNVI/AAAAAAAAAaI/fEZxU9cOLvE/s1600-h/dalla_news.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 151px; height: 156px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SvcFDCnxNVI/AAAAAAAAAaI/fEZxU9cOLvE/s400/dalla_news.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5401791827855619410" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Grazie alla segnalazione del nostro amico &lt;a href="http://www.politicus.splinder.com/"&gt;Politicus&lt;/a&gt;, riproponiamo da &lt;a href="http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2009/11/07/1090722-appello_mani_crocifisso.shtml"&gt;Il Tempo&lt;/a&gt; questo spaccato di grande civiltà italica:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervista a Lucio Dalla&lt;/span&gt; (&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;nella foto a lato, by courtesy of&lt;/span&gt; &lt;a href="http://www.radioitalia.it/web/news/news.php?idNews=2628"&gt;RadioItalia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Che gliene pare della sentenza di Strasburgo?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt; «È una grande stronzata».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Non è l'unico a usare questi termini. Anche Bossi, per dire.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;«Hanno voluto colpire un simbolo che va oltre il significato puramente religioso. È una colonna portante del nostro immaginario collettivo. Lo dimostra la storia di Attila».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Attila.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;«Gli unni erano popolazioni nomadi, non avevano chiese. Le poche volte che scendevano da cavallo lo facevano per pregare. Piantavano a terra la spada e si inginocchiavano. Quell'arma aveva la forma e la forza della croce. Quando se la vide davanti, rinunciò a saccheggiare Roma».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Si fermò sulla riva del Po.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;«Era dalle parti di Mantova. Non se la sentì di guadare il fiume. A fronteggiarlo, si trovò quel benedetto pazzo di Leone X che brandiva il crocifisso, alla testa di centomila cavalieri. Si parlò di miracolo. Come sia, il ferocissimo invasore ordinò il dietrofront alle sue truppe. Era consapevole di non poter affrontare quella sfida».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Altri invece ci provano, a suon di codicilli.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;«Ma che ci guadagnano a togliere le croci dalle scuole? Vorrebbero, in nome del garantismo, appenderci anche i simboli buddisti e la mezzaluna? Spieghino che quelle sono fedi rispettabilissime e lascino Cristo dov'è. Sa cosa diceva Nietzsche?»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Cosa? &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;«"Non so quale Dio, ma c'è in ogni uomo". Ed era un filosofo che aveva trascorso la vita a negare l'esistenza di un Padreterno».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Lei pubblica oggi un nuovo cd, "Angoli nel cielo", all'altezza dei suoi capolavori. Vi si avverte molto la presenza del trascendente. In una canzone chiede: "vorrei sapere chi è che muove il mondo e dov'è". &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;«In quel verso mi metto nei panni di chi Dio non l'ha ancora trovato. Il mio lo sento. Non necessariamente andando a Messa: lì a volte mi annoio. Dio mi parla quando mi affaccio nella mia terrazza per ore. Lo sento nei fischi del treno, nel vento che muove gli alberi della collina, nella neve che viene giù. Io sono un cristiano non radicale, ma assolutamente creativo. La Sua presenza mi arriva reale, non mistica. Si manifesta scopertamente nella mia anima. Altrimenti sarei come uno di quei dolcissimi cani che teniamo in casa».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Negli ultimi tempi ha collaborato con Alda Merini. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;«Che era una creatura concretamente vicina al cielo, così estrema da farne parte anche quando era ancora viva. Sapeva decodificare i Vangeli, che a troppi appaiono complicati, e che lei illuminava nella grandezza e nella semplicità del messaggio. Ad Assisi mettemmo in scena insieme uno spettacolo su Francesco. Alda l'aveva scritto, io musicato, Marco Alemanno lo leggeva. Quando mi voltavo vedevo Giotto, Cimabue, la Croce. E mi sentivo sopraffatto da tanta meraviglia. Il 27 novembre, con lo stesso cast, saremo alla Basilica dei Cappuccini di Milano. La Merini, senza retorica, sarà con noi. In qualche forma».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;In cosa confidare? &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;«Nella gente, che non dà più deleghe in bianco ai politici. In questa società in costante mutazione i presunti leader saranno i primi a venire spazzati via dagli scossoni di una sottocultura che non conosce più etica. Gli scandali si susseguono a ritmo quotidiano: senza valori sociali forti, la nostra sarà una navigazione nella burrasca. Se poi ci tolgono anche i simboli più inattaccabili, rischieremo il naufragio».&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-2461607246330747179?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/yzkwk92F87M/grazie-alla-segnalazione-del-nostro.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SvcFDCnxNVI/AAAAAAAAAaI/fEZxU9cOLvE/s72-c/dalla_news.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/11/grazie-alla-segnalazione-del-nostro.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-7204044186957636552</guid><pubDate>Wed, 04 Nov 2009 07:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-05T00:31:14.000+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Protagonisti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Se ci fosse un'educazione</category><title>Bevenuto Raffaele, a camminare nel mondo scoprendo che la meta stessa ti cammina al fianco.</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SvIH-VCRn9I/AAAAAAAAAaA/CpjPWe50vNU/s1600-h/12--Notre-Dame-de-Chartres-21852.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 283px; height: 378px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SvIH-VCRn9I/AAAAAAAAAaA/CpjPWe50vNU/s400/12--Notre-Dame-de-Chartres-21852.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5400387670550618066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;A lato: così compaiono le torri di Chartres a chi viene da Parigi per i campi. Anche Péguy quando ci andò pellegrino &lt;a href="http://fr.wikisource.org/wiki/Les_Cinq_Pri%C3%A8res_dans_la_cath%C3%A9drale_de_Chartres"&gt;fece esperienza&lt;/a&gt; del fatto che la meta gli camminava al fianco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Da &lt;a href="http://lacittadella.splinder.com/post/21620333/A+MIO+FIGLIO+RAFFAELE"&gt;La Cittadella&lt;/a&gt; di Gianluca Zappa, che ringraziamo:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi ultimi giorni sono stati piuttosto movimentati. Con un mese d’anticipo sulla tabella di marcia, è venuto alla luce, venerdì 30 ottobre, il mio quarto figlio, Raffaele Maria. Peso, due chili e 700. Lunghezza: 45 cm. E’ stata una lotta contro la gestosi, la stessa che 15 anni fa portò direttamente in Paradiso la mia primogenita, Francesca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così Raffaele è ora lì, nella sua culletta. Un feto diventato bambino con un mese d’anticipo. I medici si sono rallegrati, non c’è stato nemmeno bisogno di metterlo nell’incubatrice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio ci ha benedetto, per l’ennesima volta. E sì che ce n’era di che preoccuparsi. Proprio la notte precedente al parto, due stanze più avanti di quella di mia moglie, un bimbo è morto durante il travaglio del parto. Il giorno dopo, mentre attendevamo la chiamata dalla sala operatoria, sentivamo ancora risuonare i singhiozzi della madre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando sei in queste situazioni, tocchi con mano la labilità dell’esistenza, la delicatezza di un congegno che, nonostante tutta la nostra cura e il nostro progresso tecnico-scientifico, ancora è legato all’imprevisto, ancora è come sospeso ad un filo. La vita è un dono, Raffaele è un dono, niente meno di questo. Un meraviglioso pacco regalo che Qualcuno ha voluto recapitarci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mio figlio è nato nello stesso giorno in cui su tutti i giornali era riportata una strana ed inquietante notizia: un gruppo di ricercatori statunitensi hanno annunciato che dalle cellule staminali saranno ottenuti spermatozoi ed ovociti. In pratica ci stiamo avvicinando a creare la vita umana senza nemmeno più essere legati all’incontro tra un uomo e una donna. Padri e madri andranno presto in soffitta. Una vecchia profezia di Aldous Huxley che si avvera. Ovviamente i nati in laboratorio saranno disponibili per rispondere alle esigenze dell’umanità: madri sterili o single che “pretendono un figlio”; coppie omosessuali che “pretendono” un figlio; centri specializzati che “pretendono” pezzi di ricambio umani; grandi industrie che “pretendono” mano d’opera...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raffaele viene al mondo in una famiglia cristiana. Povera gente, che però lo accoglie come un dono. E che proverà a fargli sentire il calore dell’amore, quell’ “è bene per noi che tu ci sia” che è all’origine di un carattere forte, sereno, coraggioso. E dentro una famiglia che gli testimonierà e gli trasmetterà alcune certezze: nessuno è nel mondo a caso, nessuno è solo su questa terra. Si viene al mondo con dei doni da mettere a frutto, da spendere; si viene al mondo con un grande compito: l’edificazione del Regno di Dio. Si viene al mondo per raggiungere una meta che è oltre questo mondo. Si cammina nel mondo scoprendo che la meta stessa ti cammina al fianco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita è una battaglia esaltante e piena di speranza, perché la vittoria è certa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ quello che milioni di cristiani, nel corso della storia, hanno insegnato ai loro figli e che anche noi insegneremo a lui, perché viva con responsabilità la sua vita, perché combatta la sua battaglia, perché abbia la gioia nel cuore, anche nella fatica e nei dolori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benvenuto, Raffaele! Sia bella e felice la tua avventura!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gianluca Zappa&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-7204044186957636552?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/POLq8SVzngs/bevenuto-raffaele-camminare-nel-mondo.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SvIH-VCRn9I/AAAAAAAAAaA/CpjPWe50vNU/s72-c/12--Notre-Dame-de-Chartres-21852.gif" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/11/bevenuto-raffaele-camminare-nel-mondo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-1049752803694680359</guid><pubDate>Mon, 02 Nov 2009 17:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-02T20:58:08.710+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">L'Europa dei popoli</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Riscrivere la storia</category><title>Polonia 1981: Dovevamo assolutamente farcela altrimenti non avremmo avuto lo stato di guerra, ma la guerra</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Su85I-bRjnI/AAAAAAAAAZ4/pyFLKAmJoic/s1600-h/jaruzelski.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 300px; height: 367px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Su85I-bRjnI/AAAAAAAAAZ4/pyFLKAmJoic/s400/jaruzelski.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5399597304599645810" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 0, 0);"&gt;A lato, la copertina di &lt;a href="http://images.google.com/imgres?imgurl=http://img.timeinc.net/time/magazine/archive/covers/1981/1101811228_400.jpg&amp;amp;imgrefurl=http://www.time.com/time/covers/0,16641,19811228,00.html&amp;amp;usg=__7isfr1dcserhAQNmSELIZr5KiGw=&amp;amp;h=527&amp;amp;w=400&amp;amp;sz=44&amp;amp;hl=it&amp;amp;start=31&amp;amp;sig2=vXkaOrtFSPvyxrg-Nn-aTw&amp;amp;tbnid=1w5mlAtGOLWDaM:&amp;amp;tbnh=132&amp;amp;tbnw=100&amp;amp;prev=/images%3Fq%3Dtime%2Bjaruzelski%26ndsp%3D20%26hl%3Dit%26sa%3DN%26start%3D20&amp;amp;ei=rjnvSpiRI4XS-QaIv5TwCw"&gt;Time&lt;/a&gt; del dicembre 1981. By courtesy of&lt;/span&gt; &lt;a href="http://www.hitparadeitalia.it/voli/articoli/ch821015.htm"&gt;Hit Parade Italia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Da Tempi, la seconda parte dell'intervista a Jaruzelski. La prima parte l'avevamo ripresa qui: &lt;/span&gt;&lt;a href="http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/jaruzelskij-la-coscienza-degli-uomini-e.html"&gt;Jaruzelskij. La coscienza degli uomini è il motore che fa la storia&lt;/a&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;   &lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Generale Jaruzelski, quando lei introdusse lo stato di guerra, in Polonia la situazione sociale era drammatica: nei negozi non c’era niente, gli scioperi si moltiplicavano in modo incontrollato. Ci descrive dal suo punto di vista il clima di quei giorni?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;Per me quel periodo, il periodo di Solidarnosc, che va dal 1980 al dicembre 1981, è stato un periodo di grandi speranze e di grandi minacce. Quando Solidarnosc è nata io ero ministro della Difesa e fui un deciso sostenitore della legalizzazione del sindacato. Certo, allora non potevo neanche immaginare una piena democrazia, ma pensavo che avremmo potuto dar vita a un fronte comune per fronteggiare la crisi economica in cui si trovava la Polonia. Purtroppo, però, con il passare dei mesi queste mie speranze andarono diminuendo. Io fui nominato primo ministro nel febbraio 1981 e allora potei rendermi conto che soprattutto in campo economico la situazione era realmente drammatica, e le iniziative di Solidarnosc, non dico volutamente, ma di fatto stavano portando al disastro: negozi vuoti, uno stato d’animo della società sempre più esacerbato. C’erano le tessere per i beni di prima necessità, le code per comprare qualsiasi cosa erano interminabili, dovevamo sospendere a tratti l’erogazione dell’elettricità, la benzina era razionata. Le tensioni crescevano sempre di più, e le settimane, i giorni, le ore che hanno preceduto l’introduzione dello stato di guerra per me sono state un unico interminabile incubo. Rimanevo in ufficio giorno e notte, sulla mia scrivania ogni giorno arrivavano pile di telex: «Pretendiamo», «Protestiamo», «Vogliamo». Ma da un otre vuoto non si può attingere niente. Sentivo soprattutto la mia totale impotenza. Fino all’ultimo ho desiderato poter evitare quella decisione, ma alle 14 del 12 dicembre mi decisi. Presi la decisione più difficile della mia vita, sentendone tutto l’enorme peso, sapendo bene che avrei dovuto sopportare quel peso fino alla fine dei miei giorni. E così è.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;Si assume tutta la responsabilità di quella decisione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Io sono soprattutto un soldato. Nel discorso alla nazione dell’11 dicembre 1990, al momento di lasciare la carica di presidente della Repubblica, dissi: «In quanto soldato so che il capo, ogni capo, risponde per tutti e per tutto. Se in qualcuno sono ancora vivi rabbia e odio, li indirizzino soprattutto contro di me». Le ritengo parole ancora valide, e da anni ne sopporto le conseguenze. Di molte cose mi vergogno, e la consapevolezza di aver provocato del dolore, forse inutile, rimane la mia spina nel fianco.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Fu una decisione inevitabile?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Sono inevitabili solo i terremoti, gli uragani, i tifoni. Però bisogna tener conto della situazione storica concreta in cui ci si trova. La situazione del 1981 era arrivata al limite, sia per la responsabilità di alcune ali estremiste del sindacato, sia per l’ottusità di parte degli uomini al potere, sia per la situazione internazionale. Alcuni esponenti di Solidarnosc, fra cui Bogdan Borusewicz, attuale presidente del parlamento, hanno dichiarato che il sindacato era caduto in una sorta di furia distruttiva, aveva perso il contatto con la realtà. Dall’altro lato c’era l’atteggiamento conservatore e ottuso di alcuni di noi. Si può dire che gli “opposti estremismi” hanno contribuito a quella decisione. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Perché l’Incontro dei tre che iniziò il 4 novembre 1981 fra lei, il primate Glemp e Walesa? Perché l’accordo non fu possibile?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Si poteva arrivare a un accordo? Sì. Soprattutto grazie all’enorme mediazione della Chiesa. Mi sento di dire che in questo caso Solidarnosc fece un affronto alla Chiesa, che nella persona del primate – e so anche del Papa – sosteneva decisamente la possibilità di accordo che si delineò all’Incontro dei tre. Perché non ci siamo arrivati? Non idealizzo l’atteggiamento delle autorità al potere: fra i membri di Solidarnosc c’erano dei piromani e fra i membri del governo c’erano dei trogloditi. Purtroppo i piromani, forse non rendendosi conto che avrebbero potuto provocare un incendio, fecero pressioni enormi su Walesa, e portarono al fallimento di ogni possibilità di accordo. Anzi annunciarono per il 17 dicembre un’ondata di scioperi che avrebbe portato per le strade milioni di polacchi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;E fuori dalla Polonia chi aveva interesse a portare al limite la situazione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il 21 novembre avevo ricevuto un messaggio di Breznev che conteneva un’aperta minaccia nei nostri confronti. Parlava di un «un tentativo di scardinare il socialismo» che rendeva necessaria «una guerra aperta contro i nemici di classe». I sovietici mi facevano forti pressioni. Pressioni enormi di natura economica: Mosca ci aveva ufficialmente informato che dal gennaio 1982 avrebbe drasticamente ridotto le forniture di petrolio e gas, cosa che voleva dire la catastrofe. E poi pressioni politiche e militari: vedevo bene i preparativi militari ai nostri confini. Sono un militare e so bene di cosa parlo. Però, l’intervento degli eserciti del Patto di Varsavia non sarebbe stato un’iniziativa autonoma: se in Polonia ci fossero state pace sociale e trattative serene, l’intervento non sarebbe stato possibile. Ma avevamo portato la situazione a un punto in cui inevitabilmente si sarebbe arrivati all’intervento. Il timore maggiore era che l’equilibrio delle forze fosse messo in discussione. L’unico momento nel Dopoguerra in cui siamo stati vicini alla terza guerra mondiale è stata la crisi di Cuba: la comparsa di missili sovietici sull’isola fu un evidente ribaltamento degli equilibri. Analogamente, quello che stava accadendo in Polonia nel 1981 avrebbe portato all’intervento sovietico, proprio perché avrebbe indebolito l’equilibrio mondiale. Anche per i sovietici, infatti, questo era uno scenario tragico, ma inevitabile per la logica che sosteneva quella divisione del mondo. Purtroppo oggi molti vogliono dimenticare questo. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Lei aveva avuto garanzie da Mosca?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Le truppe del Patto erano pronte, equipaggiate anche con armi antisommossa e aspettavano al confine fin dagli ultimi mesi del 1980. C’era chi premeva per l’intervento. Cercammo di convincerli che ce la potevamo fare da soli. Alla presenza dei generali provai a chiamare Breznev. Mi passarono il generale Suslov. Gli chiesi: «Se introduciamo lo stato di guerra, tutta la faccenda rimarrà una cosa interna polacca?». Mi rispose: «Sì». «E se la questione si complica?». Ricordo che cominciò a ripetere: «Noi non lasceremo sola la Polonia in difficoltà», e poi aggiunse: «Avete sempre detto che ce l’avreste fatta da soli». Dovevamo assolutamente farcela da soli altrimenti non avremmo avuto lo stato di guerra, ma la guerra. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Qualcuno dentro Solidarnosc ha volutamente fatto fallire l’accordo? O nessuno poteva più controllare la situazione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La situazione era assolutamente fuori controllo. Lo stesso Walesa nel novembre 1981 disse: «Io blocco uno sciopero e subito dopo dieci gruppi di capetti vanno in giro per il paese e ne fanno scoppiare altrettanti». Non riuscivamo a controllarla noi del potere, non riusciva a farlo la dirigenza del sindacato e non ci riusciva più nemmeno la Chiesa, e questa è forse la cosa più importante. Poteva succedere di tutto. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Come ha giudicato allora e come giudica oggi l’operato della Chiesa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;L’ho sempre detto e lo dirò sempre: non avremmo avuto la Tavola rotonda senza la mediazione della Chiesa e la determinazione degli uomini di Solidarnosc, con a capo Walesa. Per questo li ammiro in modo particolare. Sono stati capaci di elevarsi al di sopra delle proprie ferite, tutti loro erano stati internati, messi in carcere, perseguitati.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nel 1990, nel corso della cerimonia di investitura a presidente di Walesa, lei si fece da parte e lui ricevette le insegne dal presidente in esilio a Londra. Fu un gesto con un alto valore simbolico. Come ci si arrivò? &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Io non volevo essere eletto presidente, sapevo bene che peso sarebbe stato per me. Anche la mia famiglia insisteva perché mi ritirassi. Avevo dichiarato pubblicamente che non mi sarei candidato e solo i colloqui con Bush e Gorbaciov mi convinsero a candidarmi, sapendo bene che sarei stato un presidente di transizione. Ero il candidato giusto per realizzare le riforme ed ero per gli Stati confinanti la garanzia che in Polonia non ci sarebbero state avventure alla Robespierre. La mia presenza a fianco di Mazowiecki era una garanzia per tutti. In buona misura la Rivoluzione di velluto e la caduta del Muro di Berlino sono legate a quanto era accaduto prima in Polonia. Però c’erano delle forze politiche che non accettavano che lo stesso uomo che aveva introdotto lo stato di guerra facesse il presidente della Polonia democratica. E in un certo senso capisco queste obiezioni. Fra costoro c’erano soprattutto i fratelli Kaczynski, che avevano una forte influenza su Walesa, che infatti cominciò ad essere sempre più inquieto e a fare dichiarazioni contro di me. Nella primavera del 1990 dissi a Mazowiecki che ne avevo abbastanza e volevo dare le dimissioni. Mazowiecki mi chiese di non farlo perché la mia persona era una garanzia per tutti. Accettai di rimanere, ma all’inizio dell’autunno l’ostilità contro di me cominciò a crescere, ci fu anche qualche manifestazione. I fratelli Kaczynski, soprattutto Jaroslaw, fecero dichiarazioni molto dure. Espressi al primate il mio desiderio di andarmene in modo non traumatico e gli chiesi di poter organizzare un incontro allargato. L’incontro si svolse in ottobre a Varsavia nella residenza del primate. Erano presenti i rappresentanti di Solidarnosc, ovviamente con a capo Walesa, i rappresentanti della Chiesa con il primate, i rappresentanti delle vecchie autorità con me. Walesa era determinato a diventare il prossimo presidente. A quel punto dichiarai la mia totale disponibilità a ritirarmi e ad anticipare le elezioni presidenziali. Cercai di uscire di scena nel modo più dignitoso possibile. Anche con quel gesto simbolico che lei ha ricordato, con cui in qualche misura si riallacciava la nuova Polonia alla Polonia dell’anteguerra. Pensai che avrei potuto finalmente riposare dopo tanti anni di lavoro e tante esperienze drammatiche: la Siberia, la guerra, tutti gli anni del Dopoguerra. Pensavo di potermi dedicare alla famiglia, alla lettura, al teatro. E invece niente, sono vent’anni che continuo a dovermi giustificare, a dover comparire davanti al tribunale, alla procura. Nel mese di settembre avrei dovuto essere presente in tribunale per 23 giorni, praticamente tutti i giorni. Ho 86 anni, ho i miei acciacchi, le confesso che mi sembra che ci sia veramente un accanimento contro di me, ma evidentemente deve essere così: la storia viene usata come strumento politico.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;E oggi cosa significa questo in Polonia?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Continuiamo a dividere la società secondo le categorie post-comunismo e post-Solidarnosc. E ci si serve di tutto, compreso il mio processo, per dimostrare come il sistema sia stato cattivo. Allo stesso tempo c’è troppo trionfalismo: «Noi abbiamo vinto e per questo abbiamo tutti i diritti, noi abbiamo sconfitto il comunismo». Ma chi sono questi noi? Io sostengo che se non ci fosse stata tutta una serie di condizioni non si sarebbe arrivati da nessuna parte. Il ruscello del desiderio del cambiamento non sarebbe mai diventato un grande fiume senza gli affluenti: Gorbaciov e la perestrojka, Reagan e Bush, Solidarnosc, il Papa, Walesa, la Chiesa, e anche la volontà riformatrice di chi allora era al potere, perché se non avessimo voluto cedere il potere avremmo trovato il modo per tenercelo stretto. Tutto questo dovrebbe essere capito, studiato, non dovrebbe essere solo oggetto di atteggiamenti emotivi. Ad esempio Katyn: posso dire di essere stato io a spingere Gorbaciov ad ammettere la strage, nonostante le enormi opposizioni all’interno del Cremlino e le sue stesse resistenze. Per cinque anni ho fatto pressione su di lui. Riuscii ad ottenere la nomina di una commissione congiunta polacco-russa e finalmente Gorbaciov dichiarò a me ufficialmente che la strage era stata opera dei sovietici, della Nkvd, facendomi anche i nomi degli autori, chiedendo pubblicamente scusa alla nazione polacca. Eppure oggi si preferisce non ricordare che sono stato io a sollevare il velo su questa tragedia. Ma forse ormai questo è il mio destino e non posso fare altro che accettarlo.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-1049752803694680359?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/d4Q1w9qhWu4/polonia-1981-dovevamo-assolutamente.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Su85I-bRjnI/AAAAAAAAAZ4/pyFLKAmJoic/s72-c/jaruzelski.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/11/polonia-1981-dovevamo-assolutamente.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-442495809043529138</guid><pubDate>Mon, 02 Nov 2009 16:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-02T20:53:45.945+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Allargare la ragione</category><title>Lafforgue: «la verità e l’amore non possono essere fabbricati. Possono soltanto essere accolti»</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Su84wsBCGTI/AAAAAAAAAZw/gTw_tINkWq4/s1600-h/2008-12-22+Ragnatela+e+brina+2.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 300px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Su84wsBCGTI/AAAAAAAAAZw/gTw_tINkWq4/s400/2008-12-22+Ragnatela+e+brina+2.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5399596887340882226" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;A lato, una ragnatela improvvisamente visibile per la brina. By courtesy of&lt;/span&gt; &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_G67BAsDBUCQ/SU_imdXuNNI/AAAAAAAAAGk/pXzkl7MYv_Q/s1600-h/2008-12-22+Ragnatela+e+brina+2.JPG"&gt;BP&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span1 style="font-weight: normal;" class="A20 black"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Da &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.tracce.it/default.asp?id=329&amp;amp;id_n=12804"&gt;Tracce&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LAFFORGUE «Il cristianesimo, religione della conoscenza»&lt;/span&gt;             &lt;span class="A14 black"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Flora Crescini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;             &lt;span&gt;&lt;p&gt;30/10/2009 - Il grande matematico francese ha inaugurato la stagione del Centro culturale di Milano. Raccogliendo, in una civiltà di saperi frammentati, la sfida della "Caritas in veritate" ad «andare più lontano»&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;La verità, la carità, la conoscenza. Sono i temi da cui è ripartita l’attività del Centro culturale di Milano, il 26 ottobre in un incontro dedicato proprio alla &lt;em&gt;Caritas in veritate&lt;/em&gt; di Benedetto XVI. A Laurent Lafforgue, grandissimo matematico dell’Académie des Sciences francese, il compito di spiegarla. Sfida indubbiamente interessante: non un filosofo, non un teologo, e tantomeno un sociologo, ma un matematico.&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Sin dalle prime battute, fa sul serio: «Per noi cristiani è naturale e abituale pensare che il cristianesimo sia la religione dell’amore - osserva -. Ma pochi sono coloro a cui capita di pensare che il cristianesimo sia anche la religione della conoscenza. D’altra parte, amore e conoscenza non vengono associati: le lingue europee moderne non ci invitano a farlo, contrariamente alla lingua ebraica in cui lo stesso verbo significa “amare” e “conoscere”». Strano a dirsi, ma già nella lingua in cui parliamo è presente un dualismo, quasi che l’amare sia un’altra cosa rispetto al conoscere e viceversa.&lt;/p&gt;&lt;p class="lh textA14 black"&gt;Lafforgue fa subito notare che in un’enciclica, che tutti chiamano sociale, l’attenzione sia attirata «su un fatto molto concreto: l’esistenza di una grande similitudine tra l’esperienza umana dell’amore e quella della verità o della conoscenza», indicando così che la dinamica dell’esperienza umana è un valido metodo per giungere alla conoscenza della Verità ultima. Infatti . Quando nell’esperienza umana irrompe un dono«la verità e l’amore che essa fa intravedere non possono essere fabbricate. Possono soltanto essere accolte» più grande di noi, l’io si sente rinascere; nessun tentativo posto in atto dall’io può suscitare un tale risveglio: «Sappiamo bene, infatti, che non dipende da noi essere amati da una persona, e che, ancora, non possiamo suscitare nessun amore nel nostro cuore con un atto della volontà». E quello che vale per gli uomini, vale anche per Dio. La verità è dunque «quel che la nostra volontà è impotente a piegare».&lt;/p&gt;&lt;p class="lh textA14 black"&gt;Se un matematico ha per vocazione di conoscere bene la matematica, è tuttavia vero che «la conoscenza accademica non è tutta la conoscenza: è solo una verità particolare. Le verità particolari, quindi, hanno bisogno non tanto di essere abbandonate, ma di ritrovare il loro legame con la verità tutta intera». Il particolare non lascia tregua fino a quando non ha incontrato il tutto. Un certo tipo di sapere non è criticabile per le sue conoscenze, ma è da criticare quando tali conoscenze mancano del desiderio e dell’attesa della verità tutta intera.&lt;/p&gt;&lt;p class="lh textA14 black"&gt;Ed è a questo punto che Lafforgue sferra un colpo di fioretto: «Avete in mente la famosa formula di Galileo che fonda la scienza moderna, “Il mondo è scritto in segni matematici”? Diventa falsa e pericolosa, se è compresa nel senso che la verità sarebbe matematica, o che l’essenza del mondo sarebbe matematica. Il pericolo di comprendere la formula di Galileo in questo senso totalizzante e riduttore è stato smisuratamente accresciuto dal meraviglioso e affascinante successo della scienza galileiana». Sappiamo bene a cosa ha portato: l’acqua non è più ciò che bagna gradevolmente il corpo, ciò che si beve e sazia la sete, bensì è H2O. Utilizzando formule, si è un po’ perso il linguaggio della natura, vale a dire il linguaggio dell’esperienza sensibile. Di fronte a questa invasione di formule scientifiche e applicazioni tecniche occorre allora tornare indietro? Per Lafforgue la tentazione è grande. Ma, ancora una volta, il matematico si lascia mettere in discussione dalla Chiesa: «La tecnica - è bene sottolinearlo - è una realtà profondamente umana, legata all’autonomia e alla libertà dell’uomo... Non ho mai sentito da nessun scienziato progressista un elogio così profondo della tecnica o dello sviluppo moderno dello spirito. Ecco perché i sedicenti intellettuali che descrivono Benedetto XVI come anti-moderno mostrano che non l’hanno letto».&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="lh textA14 black"&gt;In sintesi, «non bisogna rinunciare alla scienza galileiana, ma non bisogna ridurre a essa l’essenza del mondo», che non è scritto solo in segni matematici: «Partendo dal fascino che la tecnica esercita sull’essere umano, si deve ritrovare il vero senso della libertà, che non risiede nell’ebbrezza di un’autonomia totale, ma nella risposta alla chiamata dell’essere, cominciando dal nostro essere». Il particolare non lascia tregua, fino quando non ha incontrato il tutto.&lt;br /&gt;Tutto ciò mette in luce la tragedia della frammentazione dei saperi, che tanto ci angoscia: sappiamo migliaia di nozioni, e tuttavia non possiamo dire di conoscere, nel senso più pieno. Conosciamo forse i singoli tasselli di un puzzle, ma non il disegno. Sappiamo e non possiamo amare. E per concludere, Lafforgue ribadisce: «Questo amore nella conoscenza è l’autentico ispiratore e animatore della ricerca di tutte le verità particolari e della loro trasmissione. Lo dice l’enciclica: “È sempre necessario andare più lontano...”».&lt;/p&gt;&lt;/span1&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-442495809043529138?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/N5hQrKWxyuk/lafforgue-la-verita-e-lamore-non.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Su84wsBCGTI/AAAAAAAAAZw/gTw_tINkWq4/s72-c/2008-12-22+Ragnatela+e+brina+2.JPG" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/11/lafforgue-la-verita-e-lamore-non.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-5505849304434537536</guid><pubDate>Sun, 01 Nov 2009 20:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-01T22:15:43.340+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Biblioteca</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">L'informazione creativa</category><title>Rilke: chi potesse vedere la musica, saprebbe chi tu sei</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/Su36BkTjlsI/AAAAAAAADjI/RXE0RcJiaAc/s1600-h/cappella_sistina_particolare+2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 320px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/Su36BkTjlsI/AAAAAAAADjI/RXE0RcJiaAc/s320/cappella_sistina_particolare+2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5399246433119606466" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;A lato, Michelangelo, il volto della Sibilla Delfica, dalla volta della Cappella Sistina.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Cercando un regalo per un amico abbiamo trovato questa strordinaria perla in Rilke.&lt;br /&gt;Per la sua natura stessa può essere ri-regalata a tutti senza arrecarre ingiustizia al suo primo destinatario, che anzi essendo la causa del ritrovamento, partecipa al dono.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;La traduzione è opera della nostra redazione&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Der Duft&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wer bist du, Unbegreiflicher: du Geist,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Wie weißt du mich von wo und wann zu finden,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Der du das Innere (wie ein Erblinden)&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;So innig machst, daß es sich schließt und kreist.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Der Liebende, der eine an sich reißt,&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Hat sie nicht nah; nur du allein bist Nähe.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Wen hast du nicht durchtränkt als ob du jähe&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Die Farbe seiner Augen seist.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Ach wer Musik in einem Spiegel sähe,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Der sähe dich und wüßte, wie du heißt.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;***&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Il profumo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi sei tu, o incomprensibile: tu, spirito&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Come puoi sapere di me al punto da cogliermi nell’istante e nel luogo in cui sono?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Tu che rendi così interiore a me (come fossi cieco)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;ciò che ho dentro, al punto da renderlo perfetto nella forma e nel movimento?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;L’amante che strappa a sé una donna,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;non la tiene realmente vicina; tu solo sei la vicinanza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;E chi mai non hai tu impregnato fino al punto da assimilare a te, vertiginosamente e dolcemente,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Il colore stesso dei suoi occhi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Ah, chi potesse vedere la musica in uno specchio,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;quello vedrebbe te, e saprebbe come ti chiami.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;br /&gt;Rainer Maria Rilke, dalle poesie degli anni 1906-192&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-5505849304434537536?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
&lt;a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/CentroCulturaleDiLugano-News?a=WNPBmGeFpag:Ue1cboE7j9M:yIl2AUoC8zA"&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/CentroCulturaleDiLugano-News?d=yIl2AUoC8zA" border="0"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/CentroCulturaleDiLugano-News?a=WNPBmGeFpag:Ue1cboE7j9M:63t7Ie-LG7Y"&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/CentroCulturaleDiLugano-News?d=63t7Ie-LG7Y" border="0"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;
&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/WNPBmGeFpag/rilke-chi-potesse-vedere-la-musica.html</link><author>noreply@blogger.com (redazione del Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/Su36BkTjlsI/AAAAAAAADjI/RXE0RcJiaAc/s72-c/cappella_sistina_particolare+2.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/11/rilke-chi-potesse-vedere-la-musica.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-8864177136649056938</guid><pubDate>Fri, 30 Oct 2009 09:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-30T11:37:12.465+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Biblioteca</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Allargare la ragione</category><title>Editoriale SamizdatOnline: il bisso di Manopello, la sindone e Antonello da Messina</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Suq7CZyP1HI/AAAAAAAAAZY/YKIl8omlGCo/s1600-h/AntonellodaMessinaSalvatorMundi.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 286px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Suq7CZyP1HI/AAAAAAAAAZY/YKIl8omlGCo/s400/AntonellodaMessinaSalvatorMundi.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5398332753312732274" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;L'esposizione della Sindone a Torino, prevista &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.diocesi.torino.it/archivio2009/Poletto-Papa-Sindone.htm"&gt;dal 10 aprile al 23 maggio 2010&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;, ci da l'occasione di parlare di un altro oggetto, che costringe a porre le stesse domande: il volto visibile sul telo di bisso custodito a Manopello, in Abruzzo.&lt;br /&gt;Secondo &lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Volto_Santo_di_Manoppello"&gt;recenti ricostruzioni storiche&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt; potrebbe non essere altro che la Veronica, la più preziosa reliquia d'Occidente, la ragione per la quale i pellegrini si recavano a Roma prima che cominciassero a farlo per andare a vedere il papa, e che è stata venerata  nella città eterna fino alla costruzione della basilica di San Pietro. Dal gigantesco cantiere fu rubata nel 1608 e si perse poi nei meandri della storia. Ci sono naturalmente anche opinioni contrarie a questa identificazione, ma questo è il bello della storiografia: raramente mette di fronte a un'evidenza incontrovertibile.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;&lt;br /&gt;L'evidenza che invece viene dalla raffigurazione che di Cristo fece Antonello da Messina, se messa in relazione alla Sindone e al Volto di Manopello è di un genere diverso, ma non meno efficace nel fondare un giudizio certo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;C'è una logica nella storia: il volto di Cristo vivo, scomparso quando la modernità ha con decisione intrapreso una via che la allontanava da Lui, ricompare alla sua fine, quando comincia a risultare evidente anche da un punto di vista storico che "non ci è dato un altro nome nel quale possiamo esser salvati".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong style="font-weight: normal; color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Riprendiamo ampi stralci di questo editoriale di sr. Maria Gloria Riva per &lt;a href="http://www.samizdatonline.it/node/3967"&gt;SamizdatOnline&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quelli della UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti) si sono presi la briga di buttare alle fiamme un bel po’ di quattrini per realizzare un falso d’autore. Per tentare di vanificare la storia bimillenaria di un lenzuolo, quello della Sindone, che secondo loro (e tanti con loro) è un falso medioevale. Ma se così fosse, perché darsi tanta pena per un falso? Perché essere così infastiditi da un lenzuolo imbrattato? Perché buttar via denaro per una Seconda Sindone brutta e ridicola? &lt;p&gt;Il perché è semplice: è la rabbia di non poter cancellare l’impressione che, guardando la Sindone, rimane sulle anime. Essi pensano di non avere un’anima da salvare mentre ce l’hanno, e si agita in loro come un uccello in gabbia assetato di libertà. [...]&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Suq619yIY9I/AAAAAAAAAZI/v91AlmCQWoo/s1600-h/manopello.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 109px; height: 136px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Suq619yIY9I/AAAAAAAAAZI/v91AlmCQWoo/s400/manopello.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5398332539637621714" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il Volto di Manoppello (&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;a lato&lt;/span&gt;): un finissimo telo di bisso marino che reca impressa l’istantanea di Colui che, vivo, vede il Padre. Ha visto il Padre e oggi guarda a noi con quello stesso sguardo.&lt;br /&gt;Chi l’avrebbe detto che quelle parole, dette un giorno ai suoi amici, dovevano raggiungerci così da vicino! Che dovevano risultare per noi così vere, più vere e vive di quanto non lo fossero per quei suoi discepoli: «&lt;em&gt;chi vede me vede il Padre&lt;/em&gt;». Cristo ha voluto lasciarci il primo sguardo al Padre, dopo l’avventura dell’Incarnazione.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Così descrive l’evento, Antonio Teseo, uno studioso della reliquia abruzzese: "&lt;em&gt;All'alba del terzo giorno dalla morte di Gesù, un violento terremoto mosse la grossa pietra e nel sepolcro allora entrò la luce del Padre; proprio in quell'istante, la luce di Cristo filtrò i presunti teli sepolcrali &lt;/em&gt;(NdR: il telo di bisso marino e il telo sindonico)&lt;em&gt; con i suoi raggi dritti e paralleli e lasciò impresso su di essi le figure riguardanti i segni della Resurrezione: il Volto di Gesù Risorto, i cui occhi avevano guardato il Padre, era stato illuminato dai raggi provenienti da destra così come vediamo nel Volto Santo di Manoppello&lt;/em&gt;. &lt;em&gt;Nel momento della resurrezione di Cristo, dunque, traspariva dal velo una definizione del Santo Volto in carne ed ossa prima che il corpo si smaterializzasse: questa si era andata ad impressionare sul lino della Sacra Sindone di Torino per proiezione, mediante il sangue della Redenzione di Cristo Gesù insieme al riflesso originato dalla luce divina. Tuttavia il liquido ematico aveva subito un processo chimico di ossidazione e disidratazione; esso era stato trasformato in una patina di polisaccaridi, di colore giallo paglierino, che sul lino risultava indelebile e percepibile solo da una certa distanza. L'immagine, per altro, si era andata a fissare solo sulla parte più superficiale delle fibrille dei fili. Anche tutto il restante corpo della figura sindonica risultava formata dal sangue della Redenzione. Se, dunque, osservando la Sacra Sindone di Torino noi meditiamo il corpo morto di Gesù, nel volto, invece, contempliamo la luce del Risorto Vivo e Vero&lt;/em&gt;".&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Suq67yWYwBI/AAAAAAAAAZQ/hdkofnRTcGY/s1600-h/sindone.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 92px; height: 130px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Suq67yWYwBI/AAAAAAAAAZQ/hdkofnRTcGY/s400/sindone.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5398332639647678482" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Sovrapporre il bisso di Manoppello col telo Sindonico (&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;a lato il negativo dell'immagine sindonica&lt;/span&gt;) è, del resto, un’operazione affascinante. Le parti combaciano. La serenità dell’uomo della Sindone si carica della vivacità e dello sguardo acuto dell’uomo di Manoppello. Ed è lo stesso uomo.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Esaminando il volto al computer si scopre che effettivamente gli occhi del Cristo sono vivi e rivolti verso una fonte luminosa. Infatti la guancia destra più esposta a questa luce è effettivamente più illuminata dell’altra. Questo spiega anche il motivo per cui le tracce di sangue delle ferite, che compaiono sul Volto Santo, sono asciutte e pertanto poco evidenti. Sovrapponendo (al Volto di Manoppello) il volto della Sindone ho individuato nelle cavità oculari (di quest’ultima) degli indizi che misurati in scala sono esattamente sovrapponibili agli occhi del Volto Santo. In questo modo prendono corpo gli occhi del Salvatore (A. Teseo)&lt;/em&gt;. [...]&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il volto di Manoppello, come il telo Sindonico è divenuto “norma” e canone per molti artisti. Voglio segnalarne uno solo. Quello di &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Antonello da Messina, il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Salvator Mundi&lt;/span&gt; del 1465,  forse una delle sue prime opere firmate e datate.&lt;br /&gt;Antonello non ha avuto tentennamenti nel dipingere il volto del Cristo frontale, con i lineamenti leggermente mongolici e gli occhi penetranti dall’iride luminosa. Ha tentennato invece dipingendo la mano. La mano benedicente (ancora si nota la velatura della prima posizione), pare voler bucare lo spazio e raggiungerci, viene verso di noi. Pare che Antonello abbia voluto dire: Lui è qui, ti benedice e ti guarda, anzi ti tocca.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Sovrapporre a questo volto il volto di Manoppello è impressionante. Cristo davvero ci guarda. Ci ha lasciato accanto al suo Corpo e al suo Sangue, anche quello che l’Eucaristia non ci può dare, il suo sguardo. La luce piena di Cielo di questo sguardo. Il cielo del Padre che si è aperto al Cristo che, morto, ora vive per sempre. [...]&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;a href="http://www.culturacattolica.it/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-8864177136649056938?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
&lt;a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/CentroCulturaleDiLugano-News?a=wWf-_t8VQmc:Wl6c1iM9YS0:yIl2AUoC8zA"&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/CentroCulturaleDiLugano-News?d=yIl2AUoC8zA" border="0"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/CentroCulturaleDiLugano-News?a=wWf-_t8VQmc:Wl6c1iM9YS0:63t7Ie-LG7Y"&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/CentroCulturaleDiLugano-News?d=63t7Ie-LG7Y" border="0"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;
&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/wWf-_t8VQmc/editoriale-samizdatonline-il-bisso-di.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Suq7CZyP1HI/AAAAAAAAAZY/YKIl8omlGCo/s72-c/AntonellodaMessinaSalvatorMundi.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/editoriale-samizdatonline-il-bisso-di.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-8851919091628339987</guid><pubDate>Thu, 29 Oct 2009 15:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-29T17:00:39.662+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Un uomo aveva due figli</category><title>Il Pakistan nel conflitto intra-islamico è l'occhio del ciclone</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/Sum7X6GnaMI/AAAAAAAADi4/_zn5Z2cieaU/s1600-h/25swat2_650.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 400px; height: 295px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/Sum7X6GnaMI/AAAAAAAADi4/_zn5Z2cieaU/s400/25swat2_650.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5398051647788640450" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;A lato, nella valle dello Swat si assiste alla punizione di trafficanti di droga. La dida del &lt;a href="http://www.nytimes.com/imagepages/2009/01/25/world/25swat_CA2.ready.html"&gt;NY Times&lt;/a&gt; del 25 gennaio 2009, cui dobbiamo questa foto, dice: i Talebani hanno fatto un criminale anche di chi si rasa la barba.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span &gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);font-size:100%;" &gt;Dalla &lt;a href="http://mail.google.com/mail/?shva=1#inbox/1249ff8c7e213804"&gt;Fondazione Camis de Fonseca&lt;/a&gt; riceviamo e volentieri pubblichiamo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Quello che i Mussulmani &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;sanno &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;è il titolo di un articolo apparso il 27 ottobre, che traduciamo quasi integralmente perché ci pare molto importante, data la posizione e la conoscenza del suo Autore, direttore del Centro per il Pluralismo Islamico nel Regno Unito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Di Irfan Al-Alawi, &lt;/span&gt; direttore del Centro per il Pluralismo Islamico nel Regno Unito.&lt;br /&gt;Traduzione: Davide Meinero; per visualizzare l’originale cliccare qui: &lt;a href="http://www.hudsonny.org/2009/10/sos-pakistan-what-muslims-know.php"&gt;http://www.hudsonny.org/2009/10/sos-pakistan-what-muslims-know.php&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti decisero di comune accordo di aiutare i Mujaheddin dell’Afghanistan, il problema del Kashmir venne momentaneamente accantonato. Ma appena Washington iniziò a dare la caccia ad al Qaeda in Afghanistan i fondamentalisti pakistani si spostarono nel Kashmir. Ora è arrivato il momento che tutti i Mussulmani dell’India e del Bangladesh temevano: le varie fazioni radicali, fra cui la setta Deobandi - alleata dei Wahabiti Sauditi - e Jamaat-e-Islami, in cui militano veterani dell’Afghanistan e del Kashmir, hanno iniziato a lanciare un’offensiva contro il Pakistan stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Mussulmani moderati del Pakistan temono che né il governo di Karachi né i Barelvi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;(islamici sunniti della penisola indiana che si ispirano all’insegnamento di Ahmad Riza Khan e sono ostili ai talebani, ndt)&lt;/span&gt; possano fermare l’attacco degli estremisti. […]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’eventuale vittoria dei Talebani in Pakistan, oltre a destare numerose preoccupazioni per la presenza di numerosi arsenali nucleari all’interno del paese, causerebbe un ulteriore deterioramento delle relazioni con l’India. Inoltre l’Afghanistan ne risulterebbe decisamente indebolito e quindi al Qaeda potrebbe proliferarvi indisturbata. In uno scenario simile i movimenti estremisti del Bangladesh, che traggono ispirazione dai Deobandi pakistani, crescerebbero a dismisura, ed anche i Pakistani e i Bangladesi - che rappresentano il 60% dei Musulmani britannici - e i Pakistani americani si radicalizzerebbero a loro volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante il pericolo sia altissimo sia per i Mussulmani che per i non-Mussulmani, una cosa è chiara: l’occidente non può vincere intervenendo militarmente in Pakistan. Proprio come l’Arabia Saudita, anche il Pakistan ha forgiato alleanze con gli occidentali, ma allo stesso tempo ha continuato ad alimentare il radicalismo in patria e oltre i confini. Se Islamabad non vuole cadere, i Pakistani stessi devono intervenire cacciando gli infiltrati Deobandi e di Jamaat-e-Islami dall’amministrazione e dall’esercito del paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…] Anche se non siamo esperti militari, i miei colleghi ed io al Centro per il Pluralismo Islamico abbiamo più volte ribadito che i Mussulmani sono consapevoli di alcune cose che normalmente non vengono prese in considerazione in occidente – forse perché mal interpretate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·         I Mussulmani sanno che il conflitto in Afghanistan non riguarda la politica o le differenze etniche, bensì l’ideologia islamica radicale.&lt;br /&gt;·         I Mussulmani sanno che concentrare l’attenzione esclusivamente su al Qaeda potrebbe essere controproducente, e non soltanto in quei paesi occidentali con una vasta diaspora pakistana come il Regno Unito o gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;·         I Mussulmani sanno che in Pakistan il terrorismo è un problema centrale e non è assolutamente un effetto collaterale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti i mussulmani nel mondo sanno che in Afghanistan si trova la retroguardia dei potenti movimenti estremisti del Pakistan. Le guerre innescatesi in Afghanistan all’indomani del ritiro russo nel 1989 vengono spesso descritte come una conseguenza del conflitto precedente.&lt;br /&gt;È certo che nella devastazione lasciata dai Sovietici si è aperto un vuoto presto riempito dai Talebani. L’offensiva occidentale contro i Talebani dopo l’11 è stata scatenata direttamente contro al Qaeda, e tuttora la strategia di guerra è ancora improntata su questo obiettivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo noi però il centro della crisi del Sudest asiatico si trova in Pakistan e non in Afghanistan. In Pakistan i fondamentalisti Deobandi, così come i seguaci di Jamaat-e-Islami, si erano già radicalizzati ed avevano tentato di prendere il sopravvento sullo stato prima ancora che i Russi attaccassero l’Afghanistan - allora il pretesto era il conflitto con l’India nel Kashmir. L’espansionismo russo non soltanto è stata la causa della fine dell’Unione Sovietica, ma anche dell’indebolimento dell’establishment politico e militare del Pakistan. Al Qaeda non aveva niente a che fare con la resistenza afgana contro i Russi – questo è un dettaglio che molto sovente si ignora. Osama bin Laden e i suoi seguaci – con l’ausilio dell’Arabia Saudita – non hanno deciso di stabilirsi in Afghanistan per combattere contro i Russi n&amp;amp;eacu! te; tantomeno per la geografia del territorio.&lt;br /&gt;Al Qaeda aveva già notato che i Talebani, cresciuti nelle madrasse Deobandi (Talib significa “studente” in Arabo), avevano instaurato un governo fondamentalista con l’approvazione del Pakistan. I Deobandi e i Jaamati erano penetrati nei servizi segreti pachistani (ISI) e, nonostante l’opposizione dei Barelvi – che sono la maggioranza in Pakistan – si sono scagliati contro l’Islam tradizionale ed hanno infangato la reputazione degli Sciiti e dei Sufi che non volevano sottomettersi. I Deobandi e i Jaamati continuano a ricevere ingenti finanziamenti dai paesi del Golfo e non negano di voler talebanizzare tutto ciò che riescono a raggiungere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Mussulmani pakistani in Occidente sono costretti ad affrontare numerosi problemi a causa del radicalismo. I Barelvi nel Regno Unito hanno perso il controllo delle loro moschee, usurpate da Deobandi e Wahabiti, e hanno quindi deciso di intraprendere azioni legali per riprendersele. Negli Stati Uniti una delle più potenti organizzazioni estremiste dell’Islam, il Circolo Islamico del Nord America, è direttamente legato a Jamaat-e-Islami. Per i Wahabiti e i Deobandi la talebanizzazione non riguarda esclusivamente i Mussulmani in patria, ma anche quelli che vivono in Occidente. Inoltre va sottolineato che a causa dell’estremismo i paesi occidentali saranno costretti ad affrontare una nuova schiera di terroristi interni, capaci di muoversi autonomamente senza dover ricevere direttive dall’estero. […]&lt;br /&gt;I moderati pakistani si sono così ritrovati nelle spire del cobra fondamentalista, così ben nutrito dal governo. Gli analisti occidentali non sembrano voler ammettere che è il Pakistan e non l’Afghanistan l’area da tenere sotto controllo. Gli Occidentali hanno trattato l’Afghanistan come un problema a sé stante perché volevano eliminare i santuari di al Qaeda dal paese, ma poi si sono resi conto che i terroristi si erano anche stanziati nelle aree di confine del Pakistan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli esperti occidentali non amano essere messi al corrente di fatti che non credono possibili, e ancor peggio non amano sentirsi dire “te l’avevamo detto”. Ma in questo caso noi Mussulmani moderati possiamo affermare che il mondo era stato messo in guardia sulla situazione e quindi poteva aspettarsi un esito simile.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.hudsonny.org/2009/10/sos-pakistan-what-muslims-know.php"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-8851919091628339987?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/5QIxzNTQBFs/il-pakistan-nel-conflitto-intra.html</link><author>noreply@blogger.com (redazione del Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/Sum7X6GnaMI/AAAAAAAADi4/_zn5Z2cieaU/s72-c/25swat2_650.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/il-pakistan-nel-conflitto-intra.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-5597913069207808559</guid><pubDate>Thu, 29 Oct 2009 14:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-29T15:47:45.899+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Protagonisti</category><title>Elena, che non voleva cancellare  la cicatrice</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/SumqiW2SjSI/AAAAAAAADiw/uK2UIUcxT_w/s1600-h/cartinadefinitiva.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 300px; height: 395px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/SumqiW2SjSI/AAAAAAAADiw/uK2UIUcxT_w/s400/cartinadefinitiva.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5398033135605812514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Da &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.tempi.it/editoriale/007835-elena-rossi-un-miracolo-di-bont-aveva-fatto-di-tempi-un-problema-suo"&gt;Tempi&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;, che ringraziamo, e grazie alla segnalazione di Madda. &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;A lato la cartina della presenza del settimanale in edicola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È scomparsa improvvisamente il 24 ottobre l'amministratore delegato del nostro giornale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Tempi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella mattina di sabato 24 ottobre è venuta a mancare la nostra cara Elena Rossi, 35 anni, mamma di Matteo e consorte di Maurizio. Elena era parte della squadra di Tempi da un anno. E da capo dell’amministrazione è stata uno degli assi portanti la sfida che ci ha portato in edicola. Era una donna generosa, semplice, buona, Elena. E lo era con tutti. Si trattasse del direttore o dell’ultimo stagista, aveva il senso della persona. E alle persone di Tempi Elena si è dedicata con affetto e attenzione. Spesso portandosi a casa i nostri problemi come uno scolaretto si porta a casa i compiti. La rivediamo ancora dietro il banco dello stand di Tempi, al Meeting di Rimini, a compilare abbonamenti e a incontrare i lettori. Poteva starsene tranquilla a guidare il lavoro altrui. E invece Elena era lì, come tra i fornelli di casa. Perché per lei Tempi non era solo un impiego, non era solo una prestazione lavorativa.&lt;br /&gt;Per lei Tempi era una cosa sua. In questa sua umiltà e grandezza umana stava la luce che irradiava intorno a sé. Si trattasse del mercatino di Natale a scuola o di una fideiussione bancaria, non riusciva proprio a non essere impegnata con la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta, a un’amica con cui chiacchierava di una certa cicatrice che le aveva lasciato una operazione subìta nella prima infanzia, Elena diceva: «Vedi, so come potrei cancellarla con la chirurgia estetica e so il prezzo dell’operazione. Ma credo che non lo farò». Perché? «Perché mi ricorda che dovevo morire e invece sono viva. Perché mi ricorda mia mamma pellegrina alla Madonna di Caravaggio. Perché mi ricorda che la vita è un miracolo».&lt;br /&gt;Grazie per il miracolo di bontà che sei stata in mezzo a noi, Elena. Ci vediamo in Paradiso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-5597913069207808559?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/WjZ4uG2sZZY/elena-che-non-voleva-cancellare-la.html</link><author>noreply@blogger.com (redazione del Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/SumqiW2SjSI/AAAAAAAADiw/uK2UIUcxT_w/s72-c/cartinadefinitiva.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/elena-che-non-voleva-cancellare-la.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-470556903374936451</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2009 14:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-28T15:59:11.542+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Allargare la ragione</category><title>Lafforgue: la relazione della matematica col mondo fisico resta un mistero</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Suhb7DF8yVI/AAAAAAAAAZA/fR5N2Hu30Wo/s1600-h/Immagine0_cristallo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 400px; height: 382px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Suhb7DF8yVI/AAAAAAAAAZA/fR5N2Hu30Wo/s400/Immagine0_cristallo.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5397665223404210514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;A lato, un cristallo di neve. By courtesy of &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.montagna.org/files/ALBUMS/cristallidineve/Immagine0_cristallo.jpg"&gt;montagna.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervista a Laurent Lafforgue a cura di Marta Calanchi&lt;br /&gt;da &lt;a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=45463"&gt;Il Sussidiario.net&lt;/a&gt; di mercoledì 28 ottobre 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In Italia tanta divulgazione matematica tende a sottolineare a cosa serve la matematica, o cerca di mostrare che la matematica è in relazione con altre discipline: musica, letteratura. L’impressione è che questo c’entri ben poco con il “mestiere del matematico”. Come si fa a comunicare cos’è veramente l’attività del matematico?&lt;/span&gt; Penso occorra avere obiettivi modesti. La matematica che noi studiamo e pratichiamo è molto sofisticata. Se vogliano dare un’immagine di questa matematica al grande pubblico, sarà un’immagine necessariamente falsa. Cosa si può fare allora? A mio avviso si può parlare della matematica greca, per esempio della geometria euclidea, di cose semplici che le persone hanno imparato a scuola. Da allora la matematica è cresciuta in una proporzione che i greci non avrebbero potuto immaginare, ma quella che facciamo oggi non è così diversa da quella degli antichi. I greci hanno immaginato la nozione di teoria matematica e di dimostrazione, fissando le regole elementari della logica che tutt’ora sono rimaste identiche. La matematica del nostro tempo si basa sull’utilizzo spinto delle notazioni algebriche - variabili designate con simboli - e questo i greci non lo facevano: scrivevano parole. Ma anche la nostra matematica consiste in testi: è importante dire che la matematica non è un insieme di formule.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Che cosa ha rappresentato la matematica per gli antichi greci?&lt;/span&gt; Bisogna dire che la matematica è un logos, una parola ragionata. Non sono specialista, ma mi sembra che il creatore della matematica greca sia Pitagora; e Pitagora, secondo i racconti più o meno mitici, è anche il primo uomo che ha assunto il nome di filosofo.&lt;br /&gt;In Platone e nei pitagorici, filosofia e matematica erano indissolubili. Ci si può domandare perchè i greci abbiano considerato la matematica indispensabile per l’esercizio della filosofia e viceversa. Evidentemente non è più così oggi. Non solo. Pitagora era uno spirito mistico; attraverso la matematica ricercava delle verità che concernevano Dio; non il Dio biblico, evidentemente, ma diciamo l’Assoluto. Tutto ciò mi sembra molto lontano dalla situazione attuale.&lt;br /&gt;Anche un progetto come quello di Galileo, era un progetto filosofico: Galileo ha proposto una via di ricerca della verità; una via che ha funzionato bene, “troppo” bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In che senso “troppo” bene? &lt;/span&gt; Nel senso che ha avuto molte applicazioni, ha dato un immenso potere, ha permesso di trasformare il mondo: così bene che tutti sono accecati dai risultati della scienza e della tecnica.&lt;br /&gt;In realtà, di fronte alla scienza, e alla matematica in particolare, la gente ha sentimenti confusi: da una parte sono stati obbligati a studiarla a scuola e per la maggior parte è stata una condizione penosa. D’altra parte la scienza ha contribuito a dare tante cose a cui le persone non sono pronte a rinunciare, neppure io. Ma tutti sentiamo confusamente che il mondo trasformato dalla scienza e dalla tecnica è in parte disumanizzato. La gente ha questo doppio sentimento: la scienza impressiona, affascina, se ne utilizzano i prodotti; ma sono oggetti che non si comprendono.&lt;br /&gt;Io sono un matematico puro ma reputo che l’applicazione abbia un grande valore; è sorgente di domande interessanti, come il fatto che il mondo fisico sia sottomesso a leggi matematiche: ciò è fonte di meraviglia, da sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La matematica ha avuto inizio con i greci, ma è nel mondo moderno che il legame fra matematica e mondo fisico ha raggiunto una profondità inimmaginabile. Come è stato possibile?&lt;/span&gt; Perché ciò accadesse bisognava considerare importante la materia. E ciò sembra profondamente legato al cristianesimo. Questa mia è un’ipotesi; ma penso che il disprezzo della materia non sia cristiano. Una cosa che noto con i miei colleghi matematici e fisici è che io sono più materialista di loro.&lt;br /&gt;C’è una doppia tentazione: da una parte rifiutare la materia, cioè la tentazione idealista; all’opposto, c’è la tentazione di buttare la scienza moderna fondata sull’interpretazione matematica dell’universo. Da un certo punto di vista sarebbe tutto più semplice se il mondo fosse solo una struttura matematica, o se la matematica non avesse nulla a che vedere con il mondo fisico. La realtà è che la materia è sottomessa a leggi matematiche ma non si riduce a queste leggi. E questo è un mistero. In sé la relazione della matematica col mondo fisico resta un mistero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quando si può parlare di   esperienza umana della matematica?&lt;/span&gt; Si possono dire alcune cose semplici. Ad esempio: un matematico è uno che scrive, non è uno che fa tutto il giorno calcoli complessi. D’altra parte un matematico non è uno per cui la matematica è facile: il matematico per la maggior parte della sua vita è in una situazione di scacco, di fallimento. Detto altrimenti: la matematica è dura come il diamante.&lt;br /&gt;Un altro aspetto è che la matematica è allo stesso tempo collettiva e individuale; cioè noi matematici del XXI secolo siamo gli eredi di una lunga storia, abbiamo ricevuto molto dai nostri predecessori e quando scriviamo un articolo, la maggior parte dei contenuti vengono da altre persone. La cosa più stupefacente è che i nostri lavori danno l’impressione di essere naturali, di non dipendere dalle persone che li hanno scritti. Quando si leggono gli articoli dei grandi matematici sembra che esprimano quello che noi stessi avremmo voluto scrivere e d’altra parte nei testi si riesce a scorgere chi è l’autore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un matematico quindi non è un genio isolato&lt;/span&gt;. La matematica è una tradizione, come la Chiesa; implica una trasmissione vivente e quindi si pratica in seno a una comunità. La matematica esiste in tutti i paesi del mondo. Quando si è matematici si è portati costantemente a conoscere matematici, di altri paesi, con altre convinzioni. E con queste persone si trova comunque un accordo sulla matematica. Questa è un’esperienza importante: è l’esperienza dell’universalità della verità che ha conseguenze positive anche sul piano umano. Quello della comunità dei matematici, è in fondo uno degli ambienti meno conflittuali.&lt;br /&gt;C’e poi anche un aspetto individuale. La maggior parte del nostro lavoro si effettua da soli davanti a una pigna di carta. La manifestazione della verità domanda che nelle persone ci sia il desiderio della verità e questo desiderio deve essere portato dai singoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il suo lavoro di matematico tende a unificare settori diversi: analisi, geometria, algebra. Questo affascina.&lt;/span&gt; Anch’io sono impressionato. Il mio studio permette la convergenza di teorie matematiche molto diverse e questo è per me sorgente inesauribile di meraviglia. Ancora oggi considero il risultato che ho dimostrato sulla corrispondenza di Langlands (per il quale ha ricevuto la Medaglia Fields, ndr) come un miracolo! Il fatto che sia stato dimostrato non fa scomparire il sentimento di meraviglia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-470556903374936451?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/9kuFtx5qNos/lafforgue-la-relazione-della-matematica.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Suhb7DF8yVI/AAAAAAAAAZA/fR5N2Hu30Wo/s72-c/Immagine0_cristallo.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/lafforgue-la-relazione-della-matematica.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-1444573331683508703</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2009 14:27:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-28T15:40:06.622+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cardini della Chiesa</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Se ci fosse un'educazione</category><title>Benedetto XVI: il monastero e la schola, il dibattito serrato delle quaestiones e lo sguardo ammirato dell'amore</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SuhXqjtFIQI/AAAAAAAAAY4/AgE_riwM2xA/s1600-h/couv.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 250px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SuhXqjtFIQI/AAAAAAAAAY4/AgE_riwM2xA/s400/couv.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5397660542053982466" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Udienza generale,    Piazza San Pietro, Mercoledì, 28 ottobre 2009   &lt;p&gt;&lt;i&gt;Cari fratelli e sorelle,&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;oggi mi soffermo su un’interessante pagina di storia, relativa alla fioritura  della teologia latina nel secolo XII, avvenuta per una serie provvidenziale di  coincidenze. Nei Paesi dell’Europa occidentale regnava allora una relativa pace,  che assicurava alla società sviluppo economico e consolidamento delle strutture  politiche, e favoriva una vivace attività culturale grazie pure ai contatti con  l’Oriente. All’interno della Chiesa si avvertivano i benefici della vasta azione  nota come “riforma gregoriana”, che, promossa vigorosamente nel secolo  precedente, aveva apportato una maggiore purezza evangelica nella vita della  comunità ecclesiale, soprattutto nel clero, e aveva restituito alla Chiesa e al  Papato un’autentica libertà di azione. Inoltre si andava diffondendo un vasto  rinnovamento spirituale, sostenuto dal rigoglioso sviluppo della vita  consacrata: nascevano e si espandevano nuovi Ordini religiosi, mentre quelli già  esistenti conoscevano una promettente ripresa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Rifiorì anche la teologia acquisendo una più grande consapevolezza della propria  natura: affinò il metodo, affrontò problemi nuovi, avanzò nella contemplazione  dei Misteri di Dio, produsse opere fondamentali, ispirò iniziative importanti  della cultura, dall’arte alla letteratura, e preparò i capolavori del secolo  successivo, il secolo di Tommaso d’Aquino e di Bonaventura da Bagnoregio. Due  furono gli ambienti nei quali ebbe a svolgersi questa fervida attività  teologica: i monasteri e le scuole cittadine, le &lt;i&gt;scholae&lt;/i&gt;, alcune delle  quali ben presto avrebbero dato vita alle Università, che costituiscono una  delle tipiche “invenzioni” del Medioevo cristiano. Proprio a partire da questi  due ambienti, i monasteri e le &lt;i&gt;scholae&lt;/i&gt;, si può parlare di due differenti  modelli di teologia: la “teologia monastica” e la “teologia scolastica”. I  rappresentanti della teologia monastica erano monaci, in genere Abati, dotati di  saggezza e di fervore evangelico, dediti essenzialmente a suscitare e ad  alimentare il desiderio amoroso di Dio. I rappresentanti della teologia  scolastica erano uomini colti, appassionati della ricerca; dei &lt;i&gt;magistri&lt;/i&gt;  desiderosi di mostrare la ragionevolezza e la fondatezza dei Misteri di Dio e  dell’uomo, creduti con la fede, certo, ma compresi pure dalla ragione. La  diversa finalità spiega la differenza del loro metodo e del loro modo di fare  teologia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nei monasteri del XII secolo il metodo teologico era legato principalmente alla  spiegazione della Sacra Scrittura, della &lt;i&gt;sacra pagina&lt;/i&gt; per esprimerci come  gli autori di quel periodo; si praticava specialmente la teologia biblica. I  monaci, cioè, erano tutti devoti ascoltatori e lettori delle Sacre Scritture, e  una delle principali loro occupazioni consisteva nella &lt;i&gt;lectio divina&lt;/i&gt;,  cioè nella lettura pregata della Bibbia. Per loro la semplice lettura del Testo  sacro non bastava per percepirne il senso profondo, l’unità interiore e il  messaggio trascendente. Occorreva, pertanto, praticare una “lettura spirituale”,  condotta in docilità allo Spirito Santo. Alla scuola dei Padri, la Bibbia  veniva così interpretata allegoricamente, per scoprire in ogni pagina,  dell’Antico come del Nuovo Testamento, quanto dice di Cristo e della sua opera  di salvezza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/index_it.htm#XII_Assemblea_Generale_Ordinaria_del_Sinodo_dei_Vescovi"&gt;Il Sinodo dei Vescovi dell’anno scorso sulla “&lt;i&gt;Parola di Dio nella vita  e nella missione della Chiesa&lt;/i&gt;”&lt;/a&gt; ha richiamato l’importanza dell’approccio  spirituale alle Sacre Scritture. A tale scopo, è utile far tesoro della teologia  monastica, un’ininterrotta esegesi biblica, come pure delle opere composte dai  suoi rappresentanti, preziosi commentari ascetici ai libri della Bibbia. Alla  preparazione letteraria la teologia monastica univa dunque quella spirituale.  Era cioè consapevole che una lettura puramente teorica e profana non basta: per  entrare nel cuore della Sacra Scrittura, la si deve leggere nello spirito in cui  è stata scritta e creata. La preparazione letteraria era necessaria per  conoscere l’esatto significato delle parole e facilitare la comprensione del  testo, affinando la sensibilità grammaticale e filologica. Lo studioso  benedettino del secolo scorso &lt;i&gt;Jean Leclercq&lt;/i&gt; ha così intitolato il saggio  con cui presenta le caratteristiche della teologia monastica: &lt;i&gt;L’amour des  lettres et le désir de Dieu&lt;/i&gt; (L’amore delle parole e il desiderio di Dio). In  effetti, il desiderio di conoscere e di amare Dio, che ci viene incontro  attraverso la sua Parola da accogliere, meditare e praticare, conduce a cercare  di approfondire i testi biblici in tutte le loro dimensioni. Vi è poi un’altra  attitudine sulla quale insistono coloro che praticano la teologia monastica, e  cioè un intimo atteggiamento orante, che deve precedere, accompagnare e  completare lo studio della Sacra Scrittura. Poiché, in ultima analisi, la  teologia monastica è ascolto della Parola di Dio, non si può non purificare il  cuore per accoglierla e, soprattutto, non si può non accenderlo di fervore per  incontrare il Signore. La teologia diventa pertanto meditazione, preghiera,  canto di lode e spinge a una sincera conversione. Non pochi rappresentanti della  teologia monastica sono giunti, per questa via, ai più alti traguardi  dell’esperienza mistica, e costituiscono un invito anche per noi a nutrire la  nostra esistenza della Parola di Dio, ad esempio, mediante un ascolto più  attento delle letture e del Vangelo specialmente nella Messa domenicale. E’  importante inoltre riservare un certo tempo ogni giorno alla meditazione della  Bibbia, perché la Parola di Dio sia lampada che illumina il nostro cammino quotidiano sulla terra.  &lt;/p&gt; &lt;p&gt;La teologia scolastica, invece, - come dicevo - era praticata nelle &lt;i&gt;scholae&lt;/i&gt;,  sorte accanto alle grandi cattedrali dell’epoca, per la preparazione del clero,  o attorno a un maestro di teologia e ai suoi discepoli, per formare dei  professionisti della cultura, in un’epoca in cui il sapere era sempre più  apprezzato. Nel metodo degli scolastici era centrale la &lt;i&gt;quaestio&lt;/i&gt;, cioè il  problema che si pone al lettore nell’affrontare le parole della Scrittura e  della Tradizione. Davanti al problema che questi testi autorevoli pongono, si  sollevano questioni e nasce il dibattito tra il maestro e gli studenti. In tale  dibattito appaiono da una parte gli argomenti dell’autorità, dall’altra quelli  della ragione e il dibattito si sviluppa nel senso di trovare, alla fine, una  sintesi tra autorità e ragione per giungere a una comprensione più profonda  della parola di Dio. Al riguardo, san Bonaventura dice che la teologia è “per  additionem” (cfr &lt;i&gt;Commentaria in quatuor libros sententiarum&lt;/i&gt;, I, proem.,  q. 1, concl.), cioè la teologia aggiunge la dimensione della ragione alla parola  di Dio e così crea una fede più profonda, più personale e quindi anche più  concreta nella vita dell’uomo. In questo senso, si trovavano diverse soluzioni e  si formavano conclusioni che cominciavano a costruire un sistema di teologia.  L’organizzazione delle &lt;i&gt;quaestiones&lt;/i&gt; conduceva alla compilazione di sintesi  sempre più estese, cioè si componevano le diverse &lt;i&gt;quaestiones&lt;/i&gt; con le  risposte scaturite, creando così una sintesi, le cosiddette &lt;i&gt;summae&lt;/i&gt;, che  erano, in realtà, ampi trattati teologico-dogmatici nati dal confronto della  ragione umana con la parola di Dio. La teologia scolastica mirava a presentare  l’unità e l’armonia della Rivelazione cristiana con un metodo, detto appunto  “scolastico”, della scuola, che concede fiducia alla ragione umana: la  grammatica e la filologia sono al servizio del sapere teologico, ma lo è ancora  di più la logica, cioè quella disciplina che studia il “funzionamento” del  ragionamento umano, in modo che appaia evidente la verità di una proposizione.  Ancora oggi, leggendo le &lt;i&gt;summae&lt;/i&gt; scolastiche si rimane colpiti  dall’ordine, dalla chiarezza, dalla concatenazione logica degli argomenti, e  dalla profondità di alcune intuizioni. Con linguaggio tecnico, viene attribuito  ad ogni parola un preciso significato e, tra il credere e il comprendere, viene  a stabilirsi un reciproco movimento di chiarificazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Cari fratelli e sorelle, facendo eco all’invito della &lt;i&gt;Prima Lettera di Pietro&lt;/i&gt;,  la teologia scolastica ci stimola ad essere sempre pronti a rispondere a  chiunque domandi ragione della speranza che è in noi (cfr 3,15). Sentire le  domande come nostre e così essere capaci anche di dare una risposta. Ci ricorda  che tra fede e ragione esiste una naturale amicizia, fondata nell’ordine stesso  della creazione. Il Servo di Dio Giovanni Paolo II,  &lt;a href="http://www.vatican.va/edocs/ITA1218/__P1.HTM"&gt;nell’&lt;i&gt;incipit&lt;/i&gt;  dell’Enciclica &lt;i&gt;Fides et ratio&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;scrive: “La fede e la ragione sono come le  due ali, con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della  verità”. La fede è aperta allo sforzo di comprensione da parte della ragione; la  ragione, a sua volta, riconosce che la fede non la mortifica, anzi la sospinge  verso orizzonti più ampi ed elevati. Si inserisce qui la perenne lezione della  teologia monastica. Fede e ragione, in reciproco dialogo, vibrano di gioia  quando sono entrambe animate dalla ricerca dell’intima unione con Dio. Quando  l’amore vivifica la dimensione orante della teologia, la conoscenza, acquisita  dalla ragione, si allarga. La verità è ricercata con umiltà, accolta con stupore  e gratitudine: in una parola, la conoscenza cresce solo se ama la verità.  L’amore diventa intelligenza e la teologia autentica sapienza del cuore, che  orienta e sostiene la fede e la vita dei credenti. Preghiamo dunque perché il  cammino della conoscenza e dell’approfondimento dei Misteri di Dio sia sempre  illuminato dall’amore divino. &lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#663300;"&gt;© Copyright 2009 - Libreria  Editrice Vaticana&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-1444573331683508703?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/pulvYV1GjlU/benedetto-xvi-il-monastero-e-la-schola.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SuhXqjtFIQI/AAAAAAAAAY4/AgE_riwM2xA/s72-c/couv.gif" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/benedetto-xvi-il-monastero-e-la-schola.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-8496575492637301310</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2009 13:56:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-28T15:03:57.573+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Biblioteca</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">L'informazione creativa</category><title>CMC: rassegna stampa culturale dal 13 al 25 ottobre 2009</title><description>&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt; Ringraziamo la redazione del &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/Frame_Centrale/frame.asp?pag=pressroom"&gt;Centro Culturale di Milano&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cristiani martiri nel mondo &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;div&gt;Il susseguirsi di episodi di violenza ai danni dei cristiani in Africa ed in altre parti del mondo ci interpella nel profondo su cosa significhi professare la fede mettendo a rischio la propria vita.&lt;br /&gt;16.10.09 Corriere della Sera ( G. G. Vecchi )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091016GGVecchiCorriere.pdf" target="_blank" style=""&gt;Vescovo del Sudan: 'Sette cristiani crocifissi'&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;17.10.09 Libero ( C. Panella )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091017CPanellaLibero.pdf" target="_blank" style=""&gt;Cristiani crocifissi. L'Occidente reagisca o sarà sopraffatto&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;17.10.09 il Giornale ( R. Farina )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091017RFarinaGiornale.pdf" target="_blank" style=""&gt;La colpevole indifferenza dei cristiani&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;18.10.09 Avvenire ( S. Mazza )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091018SMazzaAvvenire.pdf" target="_blank" style=""&gt;Crocifissi in Sudan. 'Fermate i massacri'&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;14.10.09 Osservatore Romano ( P. K. Appiah Turkson )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/1091014ATurksonOsservatore.pdf" target="_blank" style=""&gt;La missione della Chiesa famiglia di Dio in Africa&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Don Gnocchi: l'eroe dei milanesi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div id="2" class="Titolo3" style="overflow: visible;"&gt; &lt;div&gt;Domenica 25 ottobre a Milano è stato beatificato don Carlo Gnocchi, figura importante della vita milanese ed esempio concreto di che cosa significhino la carità cristiana e la cura del prossimo&lt;br /&gt;12.10.09 Avvenire ( P. Ferrario )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091012PFerrarioAvvenire.pdf" target="_blank" style=""&gt;'Don Gnocchi in Russia ci insegnò a pregare'&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;21.10.09 il Giornale ( S. Zurlo )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091021SZurloGiornale.pdf" target="_blank" style=""&gt;Don Gnocchi, l'eroe dei milanesi: è riuscito a mutilare la guerra&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;22.10.09 la Repubblica ( Z. Dazzi )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091022ZDazziRepubblica.pdf" target="_blank" style=""&gt;'Don Gnocchi mi ha insegnato che la dignità è un diritto'&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;01.01.06 Rizzoli Editore ( S. Zurlo )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/1060101SZurloRizzoli.pdf" target="_blank" style=""&gt;'L'ardimento. Racconto della vita di Don Carlo Gnocchi'&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'aborto fai da te &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div id="3" class="Titolo3" style="overflow: visible;"&gt; &lt;div&gt;È stato approvata dal Consiglio d'Amministrazione dell'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) la vendita agli ospedali la pillola Ru486, già diffusa in altri stati, che induce l'aborto senza la necessità di interventi chirurgici. Un ulteriore svilimento del valore della vita, che già al suo stadio embrionale manifesta la sua sacralità..&lt;br /&gt;18.10.09 Avvenire ( E. Negrotti )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091018ENegrottiAvvenire.pdf" target="_blank" style=""&gt;Pillola Ru486. 'No all'aborto a domicilio'&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;19.10.09 il Giornale ( R. Farina )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091019RFarinaGiornale.pdf" target="_blank" style=""&gt;Tutti i buoni motivi per frenare sulla Ru486&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;20.10.09 il Sussidiario ( M. Patterson )  &lt;a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=43658" target="_blank" style=""&gt;Esclusiva/ La storia di mia figlia Holly, uccisa dalla Ru486&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;20.10.09 Libero ( L. Santambrogio )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091020LSantambrogioLibero.pdf" target="_blank" style=""&gt;La Ru486 allunga l'aborto&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;21.10.09 Corriere della Sera ( A. Bezzi )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091021ABezziCorriere.pdf" target="_blank" style=""&gt;Aborto, le regole della legge che la pillola non può cambiare&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;23.10.09 Avvenire ( M. Corradi )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091023MCorradiAvvenire.pdf" target="_blank" style=""&gt;Tredici milioni di non nati. Figli che mancano e danno pensiero&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: center; font-weight: bold;"&gt; Educare l'uomo &lt;/div&gt;&lt;div id="4" class="Titolo3" style="overflow: visible;"&gt; &lt;div&gt;Prosegue - dopo il discorso del Segretario della Cei Bagnasco - e si fa più intensa la riflessione intorno all'emergenza educativa problema vivo in tutto il mondo occidentale. La strada per evitare una vera e propria deriva culturale deve avere come linea guida fondamentale la fiducia nella vita e nell'uomo che, almeno per un credente, ha la sua ultima radice nella fiducia in Dio.&lt;br /&gt;12.10.09 la Repubblica ( M. Politi )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091012MPolitiRepubblica.pdf" target="_blank" style=""&gt;Ruini: 'Pochi nati e educazione in crisi. Italia malata, ma in Europa meno di altri'&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;13.10.09 il Foglio ( G. Israel )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091013GIsraelFoglio.pdf" target="_blank" style=""&gt;La sfida educativa pensata dalla Cei non è il gioco vuoto dell'apprendere ad apprendere&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;22.10.09 Tempi ( B. Vergely )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091022BVergelyTempi.pdf" target="_blank" style=""&gt;Il niente che ci portiamo in classe&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cambogia: l'infanzia violata&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div id="5" class="Titolo3" style="overflow: visible;"&gt; &lt;div&gt;Nell'indifferenza generale si consuma quotidianamente nelle città cambogiane un dramma che colpisce gli individui più indifesi: i bambini, resi schiavi e sfruttati. La luce della speranza è evidente nell'opera e nell'impegno dei volontari.&lt;br /&gt;10.10.09 Avvenire ( D. Zuccalà )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091010DZuccal%C3%A0Avvenire.pdf" target="_blank" style=""&gt;Cambogia, la città dei bambini-schiavi&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;16.10.09 la Repubblica ( P. Del Prete )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091016PDelPreteRepubblica.pdf" target="_blank" style=""&gt;Nell'inferno dei bordelli cambogiani dove i bambini sono venduti per dieci dollari&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La catechesi di Benedetto XVI&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div id="6" class="Titolo3" style="overflow: visible;"&gt; &lt;div&gt;Proponiamo la consueta catechesi del mercoledì in cui il pontefice Benedetto XVI presenta le figure di alcuni Santi. Queste due settimane sono dedicate a due figure del XII secolo: San Bernardo da Chiaravalle e San Pietro il venerabile.&lt;br /&gt;15.10.09 Avvenire ( Benedetto XVI )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091015BenedettoXVIAvvenire.pdf" target="_blank" style=""&gt;Lo stile del cristiano: riconciliazione, pace, apertura al prossimo&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;15.10.09 Avvenire ( Benedetto XVI )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091022BenedettoXVIAvvenire.pdf" target="_blank" style=""&gt;Il Papa: troviamo Dio più con la preghiera che con le discussioni&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Premio Exodus a David Grossman&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div id="7" class="Titolo3" style="overflow: visible;"&gt; &lt;div&gt;Lo scrittore israeliano ha ricevuto il premio "Exodus 2009" per la speranza e per il dialogo. Riportiamo due interviste che testimoniano il suo importante ruolo nella cultura e il suo prezioso contributo verso la concordia tra i popoli della Palestina.&lt;br /&gt;17.10.09 il Giorno ( L. Bianchi )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091017LBianchiIlGiorno.pdf" target="_blank" style=""&gt;'Noi e loro, minatori sotto la stessa collina'&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;19.10.09 la Repubblica ( A. Stabile )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091019AStabileRepubblica.pdf" target="_blank" style=""&gt;Il mondo non è un nemico&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: center; font-weight: bold;"&gt; Letture &lt;/div&gt;&lt;div id="8" class="Titolo3" style="overflow: visible;"&gt; &lt;div&gt; 12.10.09 Corriere della Sera ( G. Dorfles )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091012GDorflesCorriere.pdf" target="_blank" style=""&gt;L'invasione dei fattoidi&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;13.10.09 Corriere della Sera ( R. Calasso )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091013RCalassoCorriere.pdf" target="_blank" style=""&gt;L'eterno ritorno del mito&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;14.10.09 il Giornale ( L. Doninelli )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091014LDoninelliGiornale.pdf" target="_blank" style=""&gt;La conversione nasce quando la ragione non sa che dire&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;16.10.09 Libero ( D. Rondoni )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091016DRondoniLibero.pdf" target="_blank" style=""&gt;Come sopravvivere ai laicisti rompiscatole&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;17.10.09 la Repubblica ( B. Craveri )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091017BCraveriRepubblica.pdf" target="_blank" style=""&gt;Affidatevi al pensiero del cuore&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;19.10.09 il Giornale ( A. Tornielli )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091019ATornielliGiornale.pdf" target="_blank" style=""&gt;Il segreto miracoloso di Giovanni Paolo II&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;20.10.09 Centro Culturale di Lugano ( A. MacIntyre )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091020Lugano.pdf" target="_blank" style=""&gt;Filippo Neri e J.H. Newman inabitati dall nostra stessa modernità&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mostre&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div id="9" class="Titolo3" style="overflow: visible;"&gt; &lt;div&gt;Segnaliamo la mostra del celebre pittore americano Edward Hopper che si tiene a Milano a Palazzo Reale; a bologna nel museo civico archeologico si tiene la mostra espositiva di Federico Zeri, storico dell'arte; la mostra all'interno dei musei vaticani dedicata a Galileo e al suo contributo alla scienza e al mondo; al Palazzo Ducale di Genova esposte più di 400 opere che documentano la vita dell'artista.&lt;br /&gt;13.10.09 Corriere della Sera ( F. Bonazzoli )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091013FBonazzoliCorriere.pdf" target="_blank" style=""&gt;Edward Hopper. Silenzi e misteri dell'artista amato dal cinema noir&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;13.10.09 Avvenire ( M. Cecchetti )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091013MCecchettiAvvenire.pdf" target="_blank" style=""&gt;L'occhio assoluto del maestro Zeri&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;15.10.09 Corriere della Sera ( E. Della Casa )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091015EDellaCasaCorriere.pdf" target="_blank" style=""&gt;Hofmann le geometrie del colore&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;15.10.09 il Foglio ( P. Rodari )  &lt;a href="http://www.cmc.milano.it/2009/articoli/091015PRodariFoglio.pdf" target="_blank" style=""&gt;Il divin Galileo Vaticano&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-8496575492637301310?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/R_funCHhP00/cmc-rassegna-stampa-culturale-dal-13-al.html</link><author>noreply@blogger.com (redazione del Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/cmc-rassegna-stampa-culturale-dal-13-al.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-1849175024350768561</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2009 07:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-28T08:12:48.937+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Protagonisti</category><title>Il cuore dell'uomo mendicante di Cristo, e Cristo mendicante del cuore dell'uomo</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/SufuhMa-zXI/AAAAAAAADio/JagqGZcn0AE/s1600-h/mendicante.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 400px; height: 284px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/SufuhMa-zXI/AAAAAAAADio/JagqGZcn0AE/s400/mendicante.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5397544932464315762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;A lato,by courtesy of &lt;a href="http://www.blogmilano.it/blog/tag/mendicanti/"&gt;blog Milano&lt;/a&gt;, il mendicante.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Dal &lt;a href="http://www.antoniosocci.com/2009/10/per-caterina-noi-come-bartimeo%E2%80%A6/"&gt;blog di Antonio Socci&lt;/a&gt; e grazie alla segnalazione di Madda:&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Domenica scorsa, con quattrocento giovani universitari di Firenze, gli amici di Caterina di Comunione e liberazione, abbiamo fatto un bellissimo pellegrinaggio a un Santuario mariano, per mendicare la guarigione di Caterina e la nostra conversione…&lt;span id="more-1175"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Infatti se Caterina è viva è letteralmente perché le vostre/nostre preghiere sono state ascoltate. E se guarirà – come guarirà! – è ancora una volta per questa incessante implorazione che sale al Cielo dal 12 settembre…&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Torno a dire dunque del pellegrinaggio. Meraviglioso, sotto quel cielo azzurro, veder salire la preghiera corale e accorata di tanti ragazzi, commovente vedere lo spettacolo di quell’amicizia fraterna che ci rende un cuor solo e un’anima sola, struggente ascoltare i canti del coro che anche Caterina cantava fino al 12 settembre (e che canterà di nuovo, ne siamo certi!).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Arrivati a destinazione abbiamo sentito le parole del Vangelo di domenica 25 ottobre e la bellissima omelia di don Andrea. Quel Vangelo sembrava fatto apposta per noi: è tutto da rileggere.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lì stanno tutte le risposte ai tanti che in queste settimane mi hanno chiesto il motivo del mio appello a pregare, a mendicare instancabilmente, a bussare a quella porta incessantemente…&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E lì sta anche la risposta a coloro che – più o meno discretamente – mi hanno spiegato che non si deve “assillare” troppo il Signore, che potrebbe sembrare una pretesa eccetera…&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Come dicevano a Bartimeo quelli che – in fondo – non sapevano quanto Gesù è buono e quelli che – in fin dei conti – pensavano di risparmiare a Gesù l’imbarazzo perché non credevano che Lui poteva (e può) tutto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Noi non pretendiamo nulla perché siamo semplicemente dei poveri mendicanti, come Bartimeo siamo lungo la strada e come Bartimeo imploriamo il Re dei Cieli che è venuto per noi, è venuto a cercarci perché ci ama, e quando ci dicono di smetterla gridiamo ancora più forte &lt;em&gt;«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me! ». &lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Da questa pagina del Vangelo si capisce bene com’è il Cuore di Gesù… Lui ascolta tutti come duemila anni fa ed ha compassione di tutti…&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;Dal vangelo secondo Marco&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me! ». &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La vicenda che stiamo vivendo con Caterina ci sta insegnando che noi siamo e dobbiamo essere come Bartimeo non solo oggi, nel dolore, nella prova, ma sempre, perché quello di cui abbiamo bisogno non è solo la guarigione fisica, ma Gesù.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E’ di Lui che abbiamo bisogno più dell’aria e più del pane. E’ Lui la luce e Lui è il medico e la medicina della nostra povera condizione umana… Mendicare Lui è la vita stessa!&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Infatti è bellissima la frase finale di questo Vangelo: “E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Come ci ha insegnato don Giussani: “Il protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E’ Lui stesso che si è fatto uomo ed è venuto tra noi per mendicare il nostro cuore, il nostro amore…&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-1849175024350768561?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/8UKNslRhUvI/il-cuore-delluomo-mendicante-di-cristo.html</link><author>noreply@blogger.com (redazione del Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_FZHj25CZJSY/SufuhMa-zXI/AAAAAAAADio/JagqGZcn0AE/s72-c/mendicante.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/il-cuore-delluomo-mendicante-di-cristo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-1087247423126085498</guid><pubDate>Tue, 27 Oct 2009 14:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-27T15:22:28.502+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Regina Nigritiae</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Protagonisti</category><title>Rose dopo il sinodo: Non temo più nulla, perché c’è un uomo che più di tutti vive la fede e io l’ho visto</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SucBJGlXJwI/AAAAAAAAAYw/35fZyVFbS-k/s1600-h/perledicarta.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 228px; height: 171px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SucBJGlXJwI/AAAAAAAAAYw/35fZyVFbS-k/s400/perledicarta.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5397283934324598530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;A lato, le "donne di Rose", by courtesy of &lt;a style="color: rgb(102, 0, 0);" href="http://www.avsi.org/default.asp?nofather=yes&amp;amp;pageName=NewsDettaglio&amp;amp;ID=519"&gt;AVSI.org&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" class="pdB5 tcRed"&gt;                                      &lt;span id="ctl00_ContentBox_LabelArticlePublishDate"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;il martedì 27 ottobre 2009 da &lt;a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=45241&amp;amp;pageid=2"&gt;Il Sussidiario.net&lt;/a&gt;, che ringraziamo &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«È Dio che opera. La nostra capacità, da sola, non salva nulla». A dirlo è Rose Busingye, fondatrice del Meeting Point International di Kampala, Uganda. Il centro ospita donne sieropositive, «le mie donne», dice sempre Rose parlando di loro. Persone che hanno saputo trovare nella fede cristiana una speranza nuova di vita, l’unica risposta credibile alla disperazione dell’abbandono. È alle “sue” donne che corre sempre Rose col pensiero, quando deve parlare della fede, della Chiesa, della speranza che Cristo rappresenta oggi per il mondo, e per l’Africa. Si è concluso domenica il Sinodo dei Vescovi africani. Anche Rose ha partecipato, insieme a tanti altri ospiti. Ilsussidiario.net l’ha intervistata, alla vigilia del suo ritorno in Uganda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:georgia;" &gt;Cos’ha voluto dire per lei questo appuntamento, alla luce dell’esperienza di Chiesa che vive in Africa?   &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Capire che è Dio che opera. La nostra capacità, da sola, non salva nulla. Tocchi con mano, una volta di più, l’incapacità nostra, però vedi bene che il cristianesimo va avanti lo stesso. Tutta la Chiesa in Africa sta crescendo. Ma non siamo noi a mandarla avanti; è lo Spirito. Questo l’ho visto benissimo dal modo con cui il papa è stato con noi, durante il Sinodo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cos’ha colto di così particolare nella presenza del Santo Padre?   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Egli stava con noi senza programmi sul da farsi, ma semplicemente per farci compagnia. Come un padre, che suscita in te quella tenerezza per cui ti chiedi: cos’ho da temere? Era impossibile, davanti a quello sguardo, fraintendere. La prima preoccupazione, trattandosi di una chiesa giovane, come quella africana, poteva essere quella di “consolidare una chiesa futura”. Ma la Chiesa non è prima di tutto un’organizzazione. L’invito del papa, e la sua personale testimonianza, è stata quella di predisporsi ad accettare l’iniziativa di Dio su di noi. È in questa accettazione che sta il futuro - e il presente - della chiesa africana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ad ascoltare i programmi di sviluppo dei governi e di tante organizzazioni, sembrerebbe che la prima sfida per l’Africa sia trovare più soldi e fare più progetti.  &lt;/span&gt; L’uomo europeo ha tutto, ma allora come mai non è contento? Come mai le strade sono piene di facce tristi, di persone che non sorridono mai? È così perché in Europa si è perso che a renderci felici è il progetto di Dio, e non il nostro. Invece le “mie” donne vanno nella cava a spaccare pietre sorridendo e cantando. Anche se non hanno mangiato nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La sfida più grande in occidente è che la società ha abbandonato le sue radici cristiane. Per la maggior parte delle persone il cristianesimo non ha più nulla da dire alla loro umanità. Qual è invece la sfida culturale che più urgente per i cattolici che vivono in Africa?   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La fede in Cristo Gesù. Dico sempre che la fede è la fine della schiavitù. È astratto - mi hanno detto tanti di quelli che ho incontrato. Ma non è così, perché un uomo che vive la fede vede tutto come un dato ricevuto e ne gode. Gode del lavoro, dei figli, del creato. Per un uomo che vive la fede Dio è tutto. E lui è più libero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Benedetto XVI, nella sua omelia in apertura del Sinodo, dell’Africa ha detto che «il suo profondo senso di Dio» è «un tesoro inestimabile per il mondo intero» e che «da questo punto di vista, l’Africa rappresenta un immenso “polmone” spirituale, per un’umanità che appare in crisi di fede e di speranza». Cosa pensa di queste parole?   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;È per questo che è più facile oggi incontrare Cristo in Africa che non nei paesi occidentali. Perché un africano ha un senso del mistero tale da essere sempre consapevole di appartenere a Qualcosa. Qualcosa di grande, di più grande di sua madre e di suo padre. Ma questo Mistero è Cristo presente, Colui che ogni cuore attende. Se lo incontro, diventa la mia nuova identità, il mio giudizio nuovo su tutte le cose. Me ne accorgo quando guardo le “mie” donne. Vedi - mi dico - sono sempre più avanti!, non perché sono più intelligenti, ma perché sono semplici. La fede ha penetrato la loro vita. Quando c’è stato l’uragano di New Orleans percepivano le popolazioni colpite come parte di sé, anche se erano dall’altra parte del mondo. E le hanno aiutate. Quando conosci la fede tutto ti appartiene. È una mentalità nuova, persuasiva. Ti accorgi, semplicemente, che è più bello vivere da cristiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il tema del Sinodo recita “la Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”. La giustizia e la pace sono cose per le quali vale la pena spendersi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma la giustizia, senza Dio, che giustizia è? Lo ha detto bene il papa nell’omelia di domenica. Se non passa Gesù di Nazareth, che senso ha fare progetti? “Ho osservato la miseria del mio popolo… ho udito il suo grido… conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo”. Posso trattar bene il mio prossimo, ma nel tempo mi stanco e allora perché devo farlo? Posso fare progetti di carità, ma alla lunga non reggono. Ma se il mio cuore vive di fede, tutto diviene più facile. E solo allora che ti tratto per quello che sei, perché sei anche tu di Dio. Sei “divino”, mi appartieni anche tu!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In molti paesi africani i cristiani sono perseguitati. Ha fatto scalpore durante il Sinodo il racconto di monsignor Hiiboro Kussala, che ha raccontato di cristiani barbaramente uccisi in Sudan. I cattolici che lei conosce come vivono il rischio del martirio?   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sanno bene che possono morire a causa della loro fede, ma sono sereni, perché se uno ha un ideale per vivere, vale la pena morire per esso. Il problema, all’opposto, è quando manca qualcosa per cui sacrificarsi. I soldi non fanno felici, perché chi ha molti soldi anzi è più triste degli altri. È solo l’incontro con Dio che ci fa essere più uomini e ci fa scoprire il valore di noi stessi. È per questo che a Dio si può anche sacrificare la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Per lei e le donne che vivono con lei, cosa vuol dire incontrare persone che credono in qualcos’altro? In Africa ci sono mille fedi diverse.   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ci sono mille fedi, ma tutti si trovano bene con noi. Più dialogo di così. È la prova che davvero solo in Cristo possiedi tutto. Quanti estranei ho visto sorprendersi, e accorgersi che è bello stare lì con noi, senza preconcetti, senza piani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;È una proposta anche per chi vi odia?    &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sì. Immagini le nostre donne, che vanno in cava cantando i canti degli alpini. Uno vede, non capisce cosa vuol dire ma si commuove, perché è bello cantare così. Un uomo che è in rapporto con Dio attira, attira sempre. A Roma, durante il Sinodo, non mi sono mai stancata quando c’era il papa, ma quando non c’era. È stato bello sorprendere in lui tutta la tenerezza del padre che guarda i propri figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;È l’esperienza del dolore e del male a fermarci, a bloccare tutto.   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La fede vince tutto. Se la fede non vince, vuol dire che non è fede, ma un sentimento. Il Mistero di Dio attrae e cambia. Occorre lasciarsi cambiare. Invece misuriamo la Sua iniziativa, poniamo confini: facciamo noi un progetto per il mistero, dove deve arrivare e dove no! Meno male che non dipende da noi, ma “soffia dove vuole”: dove c’è un cuore semplice che lo attende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Oggi tornerà a Kampala, in Uganda. Le sue donne le chiederanno cos’ha fatto. Che cosa dirà?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Parlerò del papa. Dirò che sono tranquilla perché in lui ho una guida sicura. Non temo più nulla, perché c’è un uomo che più di tutti vive la fede e io l’ho visto. Dobbiamo appartenere a Lui, al Suo popolo, alla Chiesa così com’è. Un uomo che vive l’appartenenza a Cristo come la vive il papa ti attira, non puoi più lasciarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Questa fedeltà di cui parla - del papa verso Dio e sua personale verso il papa - non è una cosa estranea al sentire dell’Africa?    &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;No, perché non è qualcosa di esterno, che viene da fuori, dall’Europa o dalla storia, ma da dentro di noi: uno la scopre guardando come il cuore è fatto. E il nostro cuore è fatto per incontrare Cristo. Un uomo che appartiene, come il papa, grida a Dio. Il mondo viene qui e pretende di dire quello che è bene per noi. Riduce il problema dell’Africa al preservativo. Non ci tratta da uomini. Invece lui, con il suo sguardo e la sua tenerezza di padre, è l’unico che ci vuole veramente bene. È importante che il cristianesimo - ha detto il papa una mattina - non sia una somma di idee, ma un modo di vivere. Il cristianesimo è carità, è amore, ha detto. E se la fede si trasforma in carità, non c’è nulla che le può resistere.&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-1087247423126085498?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/ozYOdx2faQw/rose-dopo-il-sinodo-non-temo-piu-nulla.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SucBJGlXJwI/AAAAAAAAAYw/35fZyVFbS-k/s72-c/perledicarta.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/rose-dopo-il-sinodo-non-temo-piu-nulla.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-1355003040433507720</guid><pubDate>Tue, 27 Oct 2009 13:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-30T09:01:48.045+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cardini della Chiesa</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Regina Nigritiae</category><title>Benedetto XVI: Ho osservato la miseria del mio popolo… ho udito il suo grido… conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo…</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Sub5Cs5EbUI/AAAAAAAAAYo/b63r4roHgfE/s1600-h/bakhita-05.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 397px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Sub5Cs5EbUI/AAAAAAAAAYo/b63r4roHgfE/s400/bakhita-05.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5397275028255698242" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;A lato, santa Giuseppina Bakhita (al centro del gruppo) in una foto che dobbiamo a &lt;/span&gt;&lt;a href="http://cfrsudan.blogspot.com/2009/02/february-8-feast-of-st-bakhita-of-sudan.html"&gt;Fr. Herald Joseph Brock, CFR&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;, il quale purtroppo non ne precisa la provenienza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Grazie a Raffaella per la consueta precisione&lt;/span&gt; &lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 25.10.2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Al termine della Santa Messa celebrata questa mattina nella Basilica Vaticana per la conclusione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, il Santo Padre Benedetto XVI esce sul sagrato della Basilica per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini presenti in Piazza San Pietro.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;PRIMA DELL’ANGELUS&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cari fratelli e sorelle&lt;/em&gt;!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco fa, con la celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, si è conclusa la &lt;a target="_blank" href="http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2009/06/sinodo-speciale-per-lafrica-4-25.html"&gt;&lt;strong&gt;Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Tre settimane di preghiera e di ascolto reciproco, per discernere ciò che lo Spirito Santo dice oggi alla Chiesa che vive nel Continente africano, ma al tempo stesso alla Chiesa universale. I Padri sinodali, venuti da tutti i Paesi dell’Africa, hanno presentato la ricca realtà delle Chiese locali.&lt;br /&gt;Insieme abbiamo condiviso le loro gioie per il dinamismo delle comunità cristiane, che continuano a crescere in quantità e qualità. Siamo grati a Dio per lo slancio missionario che ha trovato terreno fertile in numerose diocesi e che si esprime nell’invio di missionari in altri Paesi africani e in diversi Continenti. Particolare rilievo è stato dato alla famiglia, che anche in Africa costituisce la cellula primaria della società, ma che oggi viene minacciata da correnti ideologiche provenienti anche dall’esterno. Che dire, poi, dei giovani esposti a questo tipo di pressione, influenzati da modelli di pensiero e di comportamento che contrastano con i valori umani e cristiani dei popoli africani? Naturalmente sono emersi in Assemblea i problemi attuali dell’Africa e il suo grande bisogno di riconciliazione, di giustizia e di pace. Proprio a questo la Chiesa risponde riproponendo, con rinnovato slancio, l’annuncio del Vangelo e l’azione di promozione umana. Animata dalla Parola di Dio e dall’Eucaristia, essa si sforza di far sì che nessuno sia privo del necessario per vivere e che tutti possano condurre un’esistenza degna dell’essere umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordando il &lt;a target="_blank" href="http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2008/10/viaggio-apostolico-del-santo-padre-in.html"&gt;&lt;strong&gt;viaggio apostolico che ho compiuto in Camerun e Angola&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; nello scorso mese di marzo, e che aveva anche lo scopo di avviare la preparazione immediata del secondo Sinodo per l’Africa, oggi desidero rivolgermi a tutte le popolazioni africane, in particolare a quanti condividono la fede cristiana, per consegnare loro idealmente il &lt;a target="_blank" href="http://paparatzinger2-blograffaella.blogspot.com/2009/10/sinodo-dei-vescovi-per-lafrica_23.html"&gt;&lt;strong&gt;Messaggio finale di questa Assemblea sinodale&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;E’ un Messaggio che parte da Roma, sede del Successore di Pietro, che presiede alla comunione universale, ma si può dire, in un senso non meno vero, che esso ha origine nell’Africa, di cui raccoglie le esperienze, le attese, i progetti, e adesso ritorna all’Africa, portando la ricchezza di un evento di profonda comunione nello Spirito Santo.&lt;br /&gt;Cari fratelli e sorelle che mi ascoltate dall’Africa! Affido in modo speciale alla vostra preghiera i frutti del lavoro dei Padri sinodali, e vi incoraggio con le parole del Signore Gesù: siate sale e luce nell’amata terra africana!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre si conclude questo Sinodo, desidero ora ricordare che per il prossimo anno è prevista &lt;a target="_blank" href="http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2009/09/sinodo-dei-vescovi-per-il-medio-oriente.html"&gt;&lt;strong&gt;un’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;In occasione della &lt;a target="_blank" href="http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2009/10/viaggio-apostolico-del-santo-padre.html"&gt;&lt;strong&gt;mia Visita a Cipro&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, avrò il piacere di consegnare l’Instrumentum laboris di tale assise. Ringraziamo il Signore, che non si stanca mai di edificare la sua Chiesa nella comunione, e invochiamo con fiducia la materna intercessione della Vergine Maria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;***&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;CAPPELLA PAPALE PER LA CONCLUSIONE DELLA II ASSEMBLEA SPECIALE PER L’AFRICA DEL SINODO DEI VESCOVI, 25.10.2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Alle ore 10 di questa mattina, XXX Domenica del tempo "per annum", il Santo Padre Benedetto XVI presiede nella Basilica Vaticana la concelebrazione dell’Eucaristia con i Padri Sinodali, in occasione della conclusione della &lt;a href="http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2009/06/sinodo-speciale-per-lafrica-4-25.html"&gt;&lt;strong&gt;II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi &lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;sul tema: «La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. "Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo" (Mt 5, 13.14)».&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nel corso del Sacro Rito, dopo la proclamazione del Vangelo, il Santo Padre pronuncia l’omelia che pubblichiamo di seguito:&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;OMELIA DEL SANTO PADRE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Venerati Fratelli!&lt;br /&gt;Cari fratelli e sorelle&lt;/em&gt;!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Ecco un messaggio di speranza per l’Africa: l’abbiamo ascoltato or ora dalla Parola di Dio.&lt;br /&gt;E’ il messaggio che il Signore della storia non si stanca di rinnovare per l’umanità oppressa e sopraffatta di ogni epoca e di ogni terra, da quando rivelò a Mosè la sua volontà sugli israeliti schiavi in Egitto: "&lt;em&gt;Ho osservato la miseria del mio popolo… ho udito il suo grido… conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo… e per farlo salire verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele&lt;/em&gt;" (Es 3,7-8). Qual è questa terra? Non è forse il Regno della riconciliazione, della giustizia e della pace, a cui è chiamata l’umanità intera? Il disegno di Dio non muta.&lt;br /&gt;E’ lo stesso che fu profetizzato da Geremia, nei magnifici oracoli denominati "Libro della consolazione", da cui oggi è tratta la prima lettura.&lt;br /&gt;E’ un annuncio di speranza per il popolo d’Israele, prostrato dall’invasione dell’esercito di Nabucodonosor, dalla devastazione di Gerusalemme e del Tempio e dalla deportazione in Babilonia. Un messaggio di gioia per il "resto" dei figli di Giacobbe, che annuncia un futuro per essi, perché il Signore li ricondurrà nella loro terra, attraverso una strada diritta e agevole. Le persone bisognose di sostegno, come il cieco e lo zoppo, la donna gravida e la partoriente, sperimenteranno la forza e la tenerezza del Signore: Egli è un padre per Israele, pronto a prendersene cura come del primogenito (cfr Ger 31,7-9).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;Il disegno di Dio non muta. Attraverso i secoli e i rivolgimenti della storia, Egli punta sempre alla stessa meta: il Regno della libertà e della pace per tutti. E ciò implica la sua predilezione per quanti di libertà e di pace sono privi, per quanti sono violati nella propria dignità di persone umane. Pensiamo in particolare ai fratelli e alle sorelle che in Africa soffrono povertà, malattie, ingiustizie, guerre e violenze, migrazioni forzate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi figli prediletti del Padre celeste sono come il cieco del Vangelo, Bartimeo, che "sedeva lungo la strada a mendicare" (Mc 10,46), alle porte di Gerico. Proprio per quella strada passa Gesù Nazareno. E’ la strada che conduce a Gerusalemme, dove si consumerà la Pasqua, la sua Pasqua sacrificale, alla quale il Messia va incontro per noi. E’ la strada del suo esodo che è anche il nostro: l’unica via che conduce alla terra della riconciliazione, della giustizia e della pace. Su quella via il Signore incontra Bartimeo, che ha perduto la vista. Le loro vie si incrociano, diventano un’unica via. "&lt;em&gt;Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me&lt;/em&gt;!", grida il cieco con fiducia. Replica Gesù: "Chiamatelo!", e aggiunge: "&lt;em&gt;Che cosa vuoi che io faccia per te?&lt;/em&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio è luce e creatore della luce. L’uomo è figlio della luce, fatto per vedere la luce, ma ha perso la vista, e si trova costretto a mendicare. Accanto a lui passa il Signore, che si è fatto mendicante per noi: assetato della nostra fede e del nostro amore. "Che cosa vuoi che io faccia per te?". Dio sa, ma chiede; vuole che sia l’uomo a parlare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vuole che l’uomo si alzi in piedi, che ritrovi il coraggio di domandare ciò che gli spetta per la sua dignità. Il Padre vuole sentire dalla viva voce del figlio la libera volontà di vedere di nuovo la luce, quella luce per la quale lo ha creato. "Rabbunì, che io veda di nuovo!". E Gesù a lui: "Va’, la tua fede ti ha salvato. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada" (Mc 10,51-52).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari Fratelli, rendiamo grazie perché questo "misterioso incontro tra la nostra povertà e la grandezza" di Dio si è realizzato anche nell’Assemblea sinodale per l’Africa che oggi si conclude. Dio ha rinnovato la sua chiamata: "&lt;em&gt;Coraggio! Alzati…&lt;/em&gt;" (Mc 10,49). E anche la Chiesa che è in Africa, attraverso i suoi Pastori, venuti da tutti i Paesi del Continente, dal Madagascar e dalle altre isole, ha accolto il messaggio di speranza e la luce per camminare sulla via che conduce al Regno di Dio. "Va’, la tua fede ti ha salvato" (Mc 10,52).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;Sì, la fede in Gesù Cristo – quando è bene intesa e praticata – guida gli uomini e i popoli alla libertà nella verità, o, per usare le tre parole del tema sinodale, alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bartimeo che, guarito, segue Gesù lungo la strada, è immagine dell’umanità che, illuminata dalla fede, si mette in cammino verso la terra promessa. Bartimeo diventa a sua volta testimone della luce, raccontando e dimostrando in prima persona di essere stato guarito, rinnovato, rigenerato. Questo è la Chiesa nel mondo: comunità di persone riconciliate, operatrici di giustizia e di pace; "sale e luce" in mezzo alla società degli uomini e delle nazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;Perciò il Sinodo ha ribadito con forza – e lo ha manifestato – che la Chiesa è Famiglia di Dio, nella quale non possono sussistere divisioni su base etnica, linguistica o culturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Testimonianze commoventi ci hanno mostrato che, anche nei momenti più bui della storia umana, lo Spirito Santo è all’opera e trasforma i cuori delle vittime e dei persecutori perché si riconoscano fratelli. La Chiesa riconciliata è potente lievito di riconciliazione nei singoli Paesi e in tutto il Continente africano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda lettura ci offre un’ulteriore prospettiva: la Chiesa, comunità che segue Cristo sulla via dell’amore, ha una forma sacerdotale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;La categoria del sacerdozio, come chiave interpretativa del mistero di Cristo e, di conseguenza, della Chiesa, è stata introdotta nel Nuovo Testamento dall’Autore della Lettera agli Ebrei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua intuizione prende origine dal Salmo 110, citato nel brano odierno, là dove il Signore Dio, con solenne giuramento, assicura al Messia: "&lt;em&gt;Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek&lt;/em&gt;" (v. 4). Riferimento che ne richiama un altro, tratto dal Salmo 2, nel quale il Messia annuncia il decreto del Signore che dice di lui: &lt;em&gt;"Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato" &lt;/em&gt;(v. 7). Da questi testi deriva l’attribuzione a Gesù Cristo del carattere sacerdotale, non in senso generico, bensì "&lt;em&gt;secondo l’ordine di Melchisedek&lt;/em&gt;", vale a dire il sacerdozio sommo ed eterno, di origine non umana ma divina. Se ogni sommo sacerdote "è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio" (Eb 5,1), solo Lui, il Cristo, il Figlio di Dio, possiede un sacerdozio che si identifica con la sua stessa Persona, un sacerdozio singolare e trascendente, da cui dipende la salvezza universale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;Questo suo sacerdozio Cristo l’ha trasmesso alla Chiesa mediante lo Spirito Santo; pertanto la Chiesa ha in se stessa, in ogni suo membro, in forza del Battesimo, un carattere sacerdotale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma – qui c’è un aspetto decisivo – il sacerdozio di Gesù Cristo non è più primariamente rituale, bensì esistenziale. La dimensione del rito non viene abolita, ma, come appare chiaramente nell’istituzione dell’Eucaristia, prende significato dal Mistero pasquale, che porta a compimento i sacrifici antichi e li supera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nascono così contemporaneamente un nuovo sacrificio, un nuovo sacerdozio ed anche un nuovo tempio, e tutti e tre coincidono con il Mistero di Gesù Cristo. Unita a Lui mediante i Sacramenti, la Chiesa prolunga la sua azione salvifica, permettendo agli uomini di essere risanati mediante la fede, come il cieco Bartimeo. Così la Comunità ecclesiale, sulle orme del suo Maestro e Signore, è chiamata a percorrere decisamente la strada del servizio, a condividere fino in fondo la condizione degli uomini e delle donne del suo tempo, per testimoniare a tutti l’amore di Dio e così seminare speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari amici, questo messaggio di salvezza la Chiesa lo trasmette coniugando sempre l’evangelizzazione e la promozione umana. Prendiamo ad esempio la storica Enciclica &lt;a href="http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum_it.html"&gt;Populorum progressio&lt;/a&gt;: ciò che il Servo di Dio Paolo VI elaborò in termini di riflessione, i missionari l’hanno realizzato e continuano a realizzarlo sul campo, promuovendo uno sviluppo rispettoso delle culture locali e dell’ambiente, secondo una logica che ora, dopo più di 40 anni, appare l’unica in grado di far uscire i popoli africani dalla schiavitù della fame e delle malattie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo significa trasmettere l’annuncio di speranza secondo una "forma sacerdotale", cioè vivendo in prima persona il Vangelo, cercando di tradurlo in progetti e realizzazioni coerenti con il principio dinamico fondamentale, che è l’amore. In queste tre settimane, &lt;a href="http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2009/06/sinodo-speciale-per-lafrica-4-25.html"&gt;la Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi &lt;/a&gt;ha confermato ciò che il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II aveva già messo bene a fuoco, e che ho voluto anch’io approfondire nella recente Enciclica &lt;a href="http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2009/07/enciclica-caritas-in-veritate-lo.html"&gt;&lt;strong&gt;Caritas in veritate&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;: occorre, cioè, rinnovare il modello di sviluppo globale, in modo che sia capace di "includere tutti i popoli e non solamente quelli adeguatamente attrezzati" (n. 39). Quanto la dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto a partire dalla sua visione dell’uomo e della società, oggi è richiesto anche dalla globalizzazione (cfr ibid.). Questa – occorre ricordare – non va intesa fatalisticamente come se le sue dinamiche fossero prodotte da anonime forze impersonali e indipendenti dalla volontà umana. La globalizzazione è una realtà umana e come tale è modificabile secondo l’una o l’altra impostazione culturale. La Chiesa lavora con la sua concezione personalista e comunitaria, per orientare il processo in termini di relazionalità, di fraternità e di condivisione (cfr ibid., n. 42).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;"Coraggio, alzati!…". Così quest’oggi il Signore della vita e della speranza si rivolge alla Chiesa e alle popolazioni africane, al termine di queste settimane di riflessione sinodale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alzati, Chiesa in Africa, famiglia di Dio, perché ti chiama il Padre celeste che i tuoi antenati invocavano come Creatore, prima di conoscerne la vicinanza misericordiosa, rivelatasi nel suo Figlio unigenito, Gesù Cristo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intraprendi il cammino di una nuova evangelizzazione con il coraggio che proviene dallo Spirito Santo. L’urgente azione evangelizzatrice, di cui molto si è parlato in questi giorni, comporta anche un appello pressante alla riconciliazione, condizione indispensabile per instaurare in Africa rapporti di giustizia tra gli uomini e per costruire una pace equa e duratura nel rispetto di ogni individuo e di ogni popolo; una pace che ha bisogno e si apre all’apporto di tutte le persone di buona volontà al di là delle rispettive appartenenze religiose, etniche, linguistiche, culturali e sociali. In tale impegnativa missione tu, Chiesa pellegrina nell’Africa del terzo millennio, non sei sola. Ti è vicina con la preghiera e la solidarietà fattiva tutta la Chiesa cattolica, e dal Cielo ti accompagnano i santi e le sante africani, che, con la vita talora sino al martirio, hanno testimoniato piena fedeltà a Cristo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;Coraggio! Alzati, Continente africano, terra che ha accolto il Salvatore del mondo quando da bambino dovette rifugiarsi con Giuseppe e Maria in Egitto per aver salva la vita dalla persecuzione del re Erode. Accogli con rinnovato entusiasmo l’annuncio del Vangelo perché il volto di Cristo possa illuminare con il suo splendore la molteplicità delle culture e dei linguaggi delle tue popolazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre offre il pane della Parola e dell’Eucaristia, la Chiesa si impegna anche ad operare, con ogni mezzo disponibile, perché a nessun africano manchi il pane quotidiano. Per questo, insieme all’opera di primaria urgenza dell’evangelizzazione, i cristiani sono attivi negli interventi di promozione umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari Padri Sinodali, al termine di queste mie riflessioni, desidero rivolgervi il mio saluto più cordiale, ringraziandovi per la vostra edificante partecipazione. Tornando a casa, voi, Pastori della Chiesa in Africa, portate la mia benedizione alle vostre Comunità. Trasmettete a tutti l’appello risuonato sovente in questo Sinodo alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace. Mentre si chiude l’Assemblea sinodale non posso non rinnovare la mia viva riconoscenza al Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi e a tutti i suoi collaboratori. Un grato pensiero esprimo ai cori della comunità nigeriana di Roma e del Collegio Etiopico, che contribuiscono all’animazione di questa liturgia. E infine voglio ringraziare quanti hanno accompagnato i lavori sinodali con la preghiera. La Vergine Maria ricompensi tutti e ciascuno, e ottenga alla Chiesa in Africa di crescere in ogni parte di quel grande Continente, diffondendo dappertutto il "sale" e la "luce" del Vangelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana     &lt;span class="post-author vcard"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-1355003040433507720?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/M1g2SFlSbb4/benedetto-xvi-ho-osservato-la-miseria.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/Sub5Cs5EbUI/AAAAAAAAAYo/b63r4roHgfE/s72-c/bakhita-05.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/benedetto-xvi-ho-osservato-la-miseria.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-6206027067418071073</guid><pubDate>Tue, 27 Oct 2009 11:10:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-27T15:05:54.863+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Biblioteca</category><title>È morto Pierre Chaunu</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SubXO16h8QI/AAAAAAAAAYY/vKLOi5QK_Is/s1600-h/9782213005607.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 250px; height: 386px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SubXO16h8QI/AAAAAAAAAYY/vKLOi5QK_Is/s400/9782213005607.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5397237853440831746" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Grazie a&lt;/span&gt; &lt;a href="http://lesalonbeige.blogs.com/my_weblog/2009/10/d%C3%A9c%C3%A8s-de-pierre-chaunu.html"&gt;Le Salon Beige&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt; per la notizia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Décès de &lt;a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Pierre_Chaunu"&gt;Pierre Chaunu&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Nous &lt;a href="http://www.france-catholique.fr/Pierre-Chaunu-et-la-peste-blanche.html" target="_blank"&gt;apprenons&lt;/a&gt; la mort de Pierre Chaunu dans la nuit du 22 au 23  octobre. Il est mort chez lui à Caen des suites d’une mauvaise chute il y a  quelques jours.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Nommé en 1970 professeur d'histoire moderne à  Paris IV-Sorbonne, Pierre Chaunu a été élu &lt;strong&gt;membre de l'Académie des  sciences morales et politiques&lt;/strong&gt; en 1982 (section Histoire et  Géographie), au fauteuil de Maurice Baumont.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il a longtemps animé l'émission hebdomadaire Le  &lt;em&gt;Livre du Jour&lt;/em&gt; sur &lt;a href="http://radio-courtoisie.over-blog.com/" target="_blank"&gt;Radio Courtoisie&lt;/a&gt;. Il &lt;a href="http://www.herodote.net/articles/article.php?ID=86" target="_blank"&gt;avait  mis en garde&lt;/a&gt; l'Europe contre son suicide démographique.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Abbiamo chiesto &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;un pensiero &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;a un'amica che ha avuto occasione di una frequentazione più professionale con Chaunu, che noi stimiamo da semplici lettori di qualche suo bel libro. Ve lo riproponiamo: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left;"&gt;Ho conosciuto Pierre Chaunu vent'anni fa, quando era al colmo della sua carriera di storico. I suoi studi sulla colonizzazione dell'America Latina, condotti su di un'impressionante esame delle fonti, erano apprezzati ovunque ed avevano spazzato via non pochi pregiudizi ideologici. Ha aperto la strada all'uso della demografia nella storia e si è impegnato a fondo, appunto vent'anni fa in occasione del bicentenario della Rivoluzione francese, per promuovere degli studi veramente nuovi sulla rivoluzione per eccellenza. Anche grazie a lui si è riparlato della Vandea e sono state ristudiati (e talvolta pubblicati) documenti critici di contemporanei, penso alle note di Gracchus Babeuf, sulla repressione vandeana ed in generale sulla guerra civile. Si è implicato in politica a causa delle rigidità ideologiche degli ambienti accademici? Di temperamento sanguigno, ha forse cercato uno schieramento politico meno ipocrita di quelli più tradizionali? E' finito dalla parte di Le Pen. Peccato. Ma nessun errore di valutazione politica né nessuna strumentalizzazione del suo nome potrà intaccare il contributo che ha dato allo studio ed alla  conoscenza della storia. E, per chi l'ha conosciuto davvero, e neppure cancellare la sua lezione di impegno civico. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-6206027067418071073?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/W08g21y4GIc/e-morto-pierre-chaunu.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SubXO16h8QI/AAAAAAAAAYY/vKLOi5QK_Is/s72-c/9782213005607.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/e-morto-pierre-chaunu.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-2454515440241574214</guid><pubDate>Tue, 27 Oct 2009 07:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-27T08:32:16.103+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Di principi non negoziabili</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Se ci fosse un'educazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Medicina e Persona</category><title>Ingiusto e inefficiente lasciare all'improvvisazione certe scelte. Ma il dogma è "la scarsità di risorse"</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SuagSyG1CbI/AAAAAAAAAYQ/ZD-XQHUZtxU/s1600-h/w.c.d.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 285px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SuagSyG1CbI/AAAAAAAAAYQ/ZD-XQHUZtxU/s400/w.c.d.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5397177447998622130" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Dalla logica descritta in questo articolo di Repubblica può salvarci solo Chi i figli di Abramo li sa far nascere anche dalle pietre.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Anzi, questa è una caratteristica di Abramo stesso: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;a lato, un'opera di William Congdon che dobbiamo a &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.handydandy.it/impronte_2.htm?PHPSESSID=3f87e9d1ea6845c7157bbf04bc4521cf"&gt;handydandy&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;. Congdon scrive nei suoi diari: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"È meraviglioso che nel deserto una traccia, il cammino di un individuo, un’idea restino scritti e durino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le mie tracce restavano, le orme dei miei passi, io che sorpassavo me stesso, io che andavo e io che tornavo, noi due bastavamo a riempire il deserto di allegria."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Grazie a &lt;a href="http://carlobellieni.splinder.com/post/21571750/Logica+conseguenza+del+culto+d"&gt;Carlo Bellieni&lt;/a&gt; per questa segnalazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NEW YORK - Barack Obama ha già decretato da sabato l'emergenza sanitaria nazionale, l'influenza A colpisce ormai 46 Stati Usa con milioni di pazienti contagiati, 20.000 casi ricoverati, mille morti. E gli approvvigionamenti di vaccini stentano a tener dietro alla domanda. In questo contesto il New York Times rivela un retroscena che fa rabbrividire. In molti Stati le autorità sanitarie si stanno preparando all'eventualità più tragica: il razionamento forzoso delle cure. In vista di uno scenario estremo, simile all'epidemia dell'influenza spagnola nel 1918, bisogna avere pronti i criteri e le regole per una selezione crudele, la decisione su chi va salvato e chi sarà abbandonato al suo destino. Perché se il contagio oltrepassa una certa soglia, le strutture sanitarie esploderanno e i reparti di rianimazione dovranno per forza fare delle scelte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le linee-guida per questa terribile discriminazione ora vengono alla luce. Quattro categorie di pazienti saranno le prime a essere sacrificate: i "Do Not Resuscitate", come vengono chiamati coloro che hanno dato disposizione nel testamento biologico di volersi sottrarre a ogni accanimento terapeutico; gli anziani; i pazienti in dialisi; infine quelli con severe patologie neurologiche. In questi casi - se l'epidemia supera una soglia di guardia - le autorità sanitarie potranno "negare il ricovero nelle strutture ospedaliere, o negare l'uso dei respiratori artificiali", secondo quanto rivela il New York Times. Lo Stato dello Utah inoltre ha stabilito una tabella di marcia precisa: questo tipo di razionamento e di rifiuto delle cure partirà anzitutto dagli ospizi per anziani non-autosufficienti, dai penitenziari e dagli istituti per disabili, fino a estendere gli stessi criteri selettivi alla totalità della popolazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È una terrificante logica darwiniana, di selezione dei più forti, o dei più adatti a sopravvivere. Ma è inevitabile, sostengono i responsabili delle task-force anti-influenza, perché in uno "scenario 1918" sarebbe ipocrita fare finta di poter curare tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo Stato di New York ha codificato queste regole estreme, che sono accessibili al pubblico, e corredate da 90 pagine di commenti raccolti dallo Health Department. "Triage", ovvero "smistamento", è la parola-chiave che affiora in mezzo a quel documento, la foglia di fico che nel gergo tecnico sta per razionamento. Mary Buckley-Davis, una specialista di rianimazione con 30 anni di esperienza alle spalle, ha denunciato pubblicamente alle autorità sanitarie quelle regole. "Ci saranno sommosse per le vie di New York - scrive la Buckley-Davis - non appena si viene a sapere che gli ospedali staccano la maschera respiratoria ad alcuni pazienti. Non c'è campagna di comunicazione che possa fare accettare alle famiglie la decisione di cessare le cure ai loro cari". Le autorità statali si difendono spiegando che il peggio è lasciare queste scelte - inevitabili - all'improvvisazione del personale sanitario travolto da un'emergenza. Sarebbe ingiusto, oltre che inefficiente. "La prospettiva cambia - spiega la dottoressa Ann Knebel del Department of Health - se anziché pensare al paziente individuale si guarda alla comunità degli ammalati".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Knebel porta il titolo di ammiraglio, perché proviene dai servizi medici delle Forze armate. Non a caso. I piani di razionamento infatti sono stati studiati e sperimentati inizialmente proprio sul fronte di guerra, dove gli ufficiali medici possono essere costretti a scelte crudeli: chi curare per primo quando i mezzi scarseggiano. E le direttive che ora vengono rispolverate per l'influenza A hanno avuto il loro battesimo dopo l'11 settembre: per uno scenario di attacco terroristico con armi biologiche o nucleari, e una strage a Manhattan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nuova-influenza-4/piano-usa/piano-usa.html"&gt;© Repubblica&lt;/a&gt;, Riproduzione riservata (26 ottobre 2009)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-2454515440241574214?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/uCuhPEyTMwA/ingiusto-e-inefficiente-lasciare.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SuagSyG1CbI/AAAAAAAAAYQ/ZD-XQHUZtxU/s72-c/w.c.d.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/ingiusto-e-inefficiente-lasciare.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-5887956531086190450</guid><pubDate>Mon, 26 Oct 2009 14:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-26T15:45:28.750+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Un uomo aveva due figli</category><title>Lacrime di sangue a Baghdad. E Al Qaeda è uno sciacallo al servizio di chi paga</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SuW19IlWQ2I/AAAAAAAAAYI/HmgqsdUFA4g/s1600-h/bagh_bombin.bmp"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 400px; height: 234px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SuW19IlWQ2I/AAAAAAAAAYI/HmgqsdUFA4g/s400/bagh_bombin.bmp" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5396919790354187106" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;26/10/2009 12:22&lt;br /&gt;Baghdad stanca delle violenze dopo il doppio massacro a "fini politici"&lt;br /&gt;Oltre 160 morti e più di 540 i feriti, ma il bilancio è ancora provvisorio. Le stragi sarebbero legate a “disaccordi” nella classe politica, regolati “all’esterno” con la violenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Baghdad (&lt;a href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;amp;art=16686&amp;amp;size=A"&gt;AsiaNews&lt;/a&gt;) – La gente di Baghdad è ancora “sotto choc” per gli attentati di ieri, ma tutta la popolazione irakena è “stanca per la serie di violenze senza fine” che colpiscono con regolarità “un Paese martoriato”. È quanto afferma ad AsiaNews una fonte cristiana a Baghdad, secondo cui alla base dell’attentato di ieri nella capitale vi sono “disaccordi in seno alla classe politica”, legati a questioni che vanno “dalla legge elettorale, allo sfruttamento del petrolio, allo statuto di Kirkuk”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto è salito a oltre 160 morti e 540 feriti il bilancio – ancora provvisorio – del doppio attentato di ieri mattina nei pressi della “Zona Verde” della capitale irakena, sede degli uffici governativi e delle rappresentanze straniere. Alle 10.30 ora locale, una bomba è esplosa vicino a un incrocio in cui si affacciano il Ministero della giustizia e del lavoro; la seconda, poco dopo, nei pressi della sede del governo provinciale. I kamikaze avrebbero colpito a bordo di un’auto e di un camion bomba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale. Il premier Nouri al Maliki, in visita ai luoghi teatro della strage, ha puntato il dito contro al Qaeda e i sostenitori dell’ex rais Saddam Hussein. Il Primo Ministro ha parlato di “attacchi terroristici codardi” che non mineranno la “determinazione del popolo irakeno nella lotto contro i sostenitori del vecchio regime e i terroristi di al Qaeda”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fonte di AsiaNews, anonima per motivi di sicurezza, spiega che i disaccordi in seno alle fazioni politiche sciite, sunnite e curde “vengono regolati all’esterno” con attentati e violenze. “Al Qaeda – aggiunge – è una organizzazione criminale che lavora al servizio di tutti; qualcuno paga, e loro agiscono”. Uno degli obiettivi dell’attacco è il Ministero della giustizia, in mano agli ambienti curdi, che nel nord hanno ingaggiato una dura lotta con la fazione sunnita per il controllo di alcune città, fra cui la stessa Kirkuk e Mosul. “È il prezzo che la gente paga – aggiunge – per la battaglia politica. Il popolo è stanco di violenze e attentati, gli irakeni vogliono la pace, ma il timore è che vi saranno altre carneficine”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente Usa Barack Obama ha condannato gli attacchi, ma gli irakeni sono stanchi di una politica “senza senso” promossa da Washington. “Gli Stati Uniti – conclude la fonte – hanno iniziato una guerra che ora intendono lasciarsi alle spalle. Pensano solo al ritiro, lavandosi le mani da ogni responsabilità. E la popolazione continua a pagarne le conseguenze”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-5887956531086190450?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/ZrW3-_zmaB0/lacrime-di-sangue-baghdad-e-al-qaeda-e.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SuW19IlWQ2I/AAAAAAAAAYI/HmgqsdUFA4g/s72-c/bagh_bombin.bmp" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/lacrime-di-sangue-baghdad-e-al-qaeda-e.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-5813152502024105083</guid><pubDate>Mon, 26 Oct 2009 13:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-27T15:26:26.194+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cardini della Chiesa</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Allargare la ragione</category><title>Camillo Ruini profeta, disegna il cosmo che ci sta di fronte agli occhi. Al suo centro, l'irriducibile soggetto umano</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SuWr3azoDaI/AAAAAAAAAYA/GcjdApUJC7w/s1600-h/Hildegard_von_Bingen_Liber_Divinorum_Operum.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 271px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SuWr3azoDaI/AAAAAAAAAYA/GcjdApUJC7w/s400/Hildegard_von_Bingen_Liber_Divinorum_Operum.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5396908697050418594" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;A lato: la trascrizione pittorica di una visione di Hildegard von Bingen, che ben prima di Leonardo, ha dato espressione al più simbolo della razionalità: un corpo umano come misura di tutto il mondo. By courtesy of&lt;/span&gt; &lt;a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2e/Hildegard_von_Bingen_Liber_Divinorum_Operum.jpg"&gt;Wikipedia.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Da &lt;a href="http://www.loccidentale.it/articolo/scienza+e+tecnica,+divenire+dell%E2%80%99uomo+e+cristianesimo.0080349"&gt;L'Occidentale.it&lt;/a&gt; copincolliamo l'intervento del Card. Camillo Ruini all'incontro 2009 della &lt;a href="http://www.magna-carta.it/content/programma-de-incontri-di-norcia-2009"&gt;Fondazione Magna Charta&lt;/a&gt; a Norcia, che è stato introdotto da questa citazione di Martin Heidegger: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Nessuna epoca ha saputo conquistare tante e così svariate conoscenze sull’uomo come la nostra. Eppure in nessuna epoca l’uomo è divenuto così problematico come nella nostra»&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Card. Camillo Ruini:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il tema di questo Seminario, “La sfida antropologica”, mette giustamente in evidenza il carattere operativo e coinvolgente di quella che siamo soliti chiamare “nuova questione antropologica”. Sono lieto di discuterne avendo come altro relatore il Prof. Aldo Schiavone, con il quale ho già avuto qualche occasione di confrontarmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’elemento più nuovo e specifico che ha dato origine all’attuale questione antropologica è costituito dai recenti sviluppi scientifici e tecnologici che hanno dato all’uomo un nuovo potere di intervento su se stesso. Parafrasando la celebre XI tesi di Marx su Feuerbach, si può dire che non si tratta più soltanto di interpretare l’uomo, ma soprattutto di trasformarlo. Questa trasformazione però non avviene, come pensava Marx, modificando i rapporti sociali ed economici, bensì incidendo direttamente sulla realtà fisica e biologica del nostro essere, attraverso le tecnologie che stanno progressivamente appropriandosi dell’insieme del nostro corpo e in particolare dei processi della generazione umana, ma anche del funzionamento del nostro cervello: assai indicative sono, in questo ambito, le direzioni delle ricerche sui rapporti mente-cervello, sulle questioni della coscienza e dell’autocoscienza, come anche sul linguaggio umano, messo a confronto con i linguaggi attribuiti ad altri animali. E’ chiaro a tutti che in questi campi siamo solo all’inizio di sviluppi dei quali è assai difficile prevedere il limite. Sebbene agiscano su di un piano di per sé diverso, le straordinarie prestazioni delle cosiddette “intelligenze artificiali” spingono a loro volta in una direzione convergente: quella cioè di fornire un nuovo e più efficace supporto e quasi una definitiva conferma, apparentemente “scientifica”, a filosofie della mente che, riprendendo in realtà ipotesi ormai antiche, ritengono di poter ricondurre integralmente la nostra intelligenza e la nostra libertà al funzionamento dell’organo cerebrale, come tale a sua volta uguagliabile, o anche superabile, attraverso i progressi delle intelligenze artificiali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conviene ora soffermarci sull’interpretazione dell’uomo implicata in questi sviluppi. Non si tratta soltanto del rifiuto di quel dualismo antropologico che concepisce l’uomo come costituito da due sostanze, l’anima e il corpo, unite tra loro in forma soltanto accidentale. L’unità del nostro essere è qui affermata infatti in una maniera radicale e riduzionista, in quanto l’uomo stesso viene ricondotto alla sua sola dimensione corporea, in quella prospettiva naturalistica che il Concilio Vaticano II aveva già individuato riferendosi a coloro che considerano l’uomo “soltanto una particella della natura” (GS 14).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una simile interpretazione ha dei precisi presupposti, anzitutto a livello teoretico, che non hanno alcun rapporto necessario con gli sviluppi delle scienze. Il primo di essi può individuarsi nella tendenza, questa sì insita nel dinamismo delle scienze empiriche, a considerare anche l’uomo come un “oggetto”, come tale conoscibile e “misurabile” attraverso le forme dell’indagine sperimentale. Tutto ciò è certamente lecito, anzi indispensabile per il progresso scientifico e tecnologico, con i grandi benefici che esso apporta, ad esempio nella cura delle malattie. Altra cosa è però dare spazio ad una specie di “scientismo di ritorno”, che consideri questa come l’unica forma razionalmente valida di conoscenza del nostro essere, negando o dimenticando che l’uomo è anzitutto e irriducibilmente “soggetto”, il quale, proprio nella sua soggettività, non può mai essere totalmente oggettivato e adeguatamente conosciuto attraverso le scienze empiriche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un secondo e assai rilevante presupposto, che in realtà costituisce anche una componente intrinseca della nuova questione antropologica, è il grande fenomeno dell’evoluzione, cosmica e biologica: un’interpretazione largamente diffusa di questo fenomeno, infatti, contribuisce non poco all’affermarsi di una comprensione dell’uomo puramente naturalistica. Varie domande si pongono al riguardo. Anzitutto quella se possano assumersi come decisivo criterio esplicativo soltanto il formarsi della specie umana attraverso i processi evolutivi, oltre che la stretta connessione che indubbiamente esiste tra i processi mentali e il funzionamento dell’organo cerebrale, senza prendere in altrettanto seria considerazione un approccio diverso, che parte dall’esame delle “prestazioni” di cui sono capaci la nostra intelligenza e la nostra libertà: in concreto quella capacità di produrre cultura che è propria ed esclusiva dell’uomo e che ha dato luogo, attraverso i millenni, a uno sviluppo gigantesco e sempre crescente, all’interno del quale emergono “punte” estremamente significative, come l’attitudine ad assumere responsabilità etiche, il rigore e l’efficacia del pensiero logico, la creatività estetica. Si tratta certamente di un approccio in ultima analisi filosofico, che risale al pensiero classico, ma questo non è un motivo sufficiente per ritenerlo irrilevante, a meno di postulare che l’unica forma di conoscenza attendibile sia quella che ci viene attraverso la razionalità scientifico-tecnologica, con un ragionamento che in realtà è a sua volta di tipo filosofico e si è da tempo rivelato privo di consistenza. Aggiungasi che una considerazione più puntuale delle cosiddette intelligenze artificiali potrà indicare che esse, alla fine, non sono realmente “pensiero”, ma soltanto simulazione della nostra intelligenza, realizzata sulla base di ciò che noi sappiamo di noi stessi, come ha osservato lo scienziato italiano Alberto Oliveiro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un terzo presupposto è la cosiddetta “fine della metafisica”, che ha avuto tanto rilievo nel pensiero filosofico del Novecento: essa di fatto ha portato con sé la negazione della trascendenza, cioè in concreto anzitutto della realtà del Dio personale distinto dal mondo, ma anche, e in stretto rapporto con ciò, di ogni dimensione dell’uomo che sia davvero trascendente rispetto alla natura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso tempo la “radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura” produce, come ha detto Benedetto XVI al Convegno di Verona il 19 ottobre 2006, “un autentico capovolgimento del punto di partenza” della cultura moderna, “che era una rivendicazione della centralità dell’uomo e della sua libertà”. Proprio mentre si assiste alla radicalizzazione ed estremizzazione delle istanze, in sé legittime, della libertà personale, vengono infatti privati del loro fondamento, e quindi della loro plausibilità, quel ruolo centrale e quella dignità specifica del soggetto umano – da considerare sempre come un fine e mai come un mezzo, secondo la nota formula di Kant – che costituiscono il punto di riferimento decisivo della nostra civiltà, sul piano filosofico ed etico, ma anche giuridico e politico, esistenziale e persino estetico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La spinta di fondo della nuova questione antropologica sembra dunque essere quella di ricondurre integralmente il soggetto umano – ma nel linguaggio dei biologi si parla piuttosto della specie homo sapiens sapiens – all’interno del macroprocesso evolutivo, con la tendenza a considerare decisiva la continuità del processo stesso rispetto alle differenze che si generano al suo interno. Così i caratteri propri della nostra specie, in ultima analisi l’intelligenza e la libertà, non vengono certo negati, ma considerati semplicemente sviluppi e affinamenti ulteriori di capacità cerebrali evolutesi progressivamente: nella stessa definizione classica dell’uomo come animal rationale, la differenza specifica rationale finisce perciò per perdere quel rilievo di insormontabile differenziale ontologico che le è appartenuto nella nostra civiltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste però un altro aspetto, o tendenza, che sta emergendo in questi ultimi anni. Se guardiamo infatti non al passato ma al presente e al futuro, l’accento si sposta di nuovo su ciò che appartiene all’uomo in esclusiva, nel senso che le capacità scientifico-tecnologiche da lui acquisite sono giunte ormai ad una fase del loro sviluppo che parrebbe consentire un potenziamento radicale della nostra specie, il suo miglioramento e anche il suo superamento, in un processo evolutivo il cui propulsore non risiederebbe più nella natura ma nell’intelligenza umana, più precisamente nell’intelligenza scientifico-tecnologica, e i cui ritmi di sviluppo sarebbero per conseguenza non quelli lentissimi della natura ma quelli rapidissimi della tecnologia. Così proprio quell’intelligenza che viene considerata frutto dell’evoluzione cosmica e poi biologica si sostituirebbe in certo modo alla natura stessa, affermando un suo totale primato e dominio sull’evoluzione futura, il cui esito positivo e non distruttivo resta affidato, in ultima analisi, soltanto a un uso corretto e ragionevole della nostra libertà. Aldo Schiavone, nel piccolo libro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Storia e destino&lt;/span&gt;, pubblicato nel 2007 da Einaudi, ci ha offerto un quadro sintetico, ma molto informato e assai ben organizzato, di queste prospettive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo modo il soggetto umano riacquista, in forma nuova e profondamente diversa, un’assai concreta centralità, almeno in quella parte dell’universo che oggi possiamo osservare in maniera sufficientemente particolareggiata e in cui non si incontrano altri viventi dotati di intelligenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche a prescindere dalle unilateralità già evidenziate di una spiegazione integralmente evolutiva del soggetto umano, a questo punto nascono però due ulteriori domande. La prima riguarda le capacità della razionalità scientifica e tecnologica di assumere la guida dei processi di trasformazione dell’uomo e di assicurarne esiti positivi e benefici, dimenticando che questa razionalità prescinde, per il suo stesso impianto metodologico, dai problemi del significato e dei fini della nostra esistenza. Inoltre, e più concretamente, questa razionalità si incarna nell’insieme degli uomini e delle donne che fanno ricerca e interagisce sempre più intensamente con tutti gli enormi interessi economici, politici, e anche ideologici, che sono collegati con i grandi e rapidissimi sviluppi scientifico-tecnologici. Per assumere la guida di tali processi appare dunque necessaria “un’etica forte”, come lo stesso Schiavone afferma nettamente, riconoscendo anche indispensabile per essa “il contributo cattolico”. E’ assai difficile però costruire una tale etica sulla premessa della totale riconduzione dell’uomo al macro-processo evolutivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giungiamo così alla seconda domanda che, in dialogo con Schiavone, possiamo formulare così: si può davvero affermare che l’uomo, in fondo, sia soltanto storia? Alla base di questa tesi di Schiavone sta chiaramente la concezione evolutiva dell’universo, per la quale l’universo stesso non è un insieme di essenze o nature stabili, ma piuttosto un’unica macro-storia, prendendo evidentemente la parola “storia” in un senso amplificato, che in ultima analisi significa soltanto realtà in continuo mutamento e non comprende le dimensioni di cultura e di libertà proprie della storia umana. Per di più, d’ora in poi la storia dell’universo assume in qualche modo, nella prospettiva di Schiavone, un significato più vicino a quello tradizionale della storia stessa, dato che l’uomo se ne fa protagonista in virtù delle nuove risorse messe nelle sue mani dalle scienze e dalle tecnologie. E’ proprio questa idea, però, che l’uomo sia soltanto storia, a rivelarsi, alla fine, non meno problematica e riduttiva dell’idea che l’uomo sia soltanto natura. Schiavone ha replicato che ricondurre integralmente l’uomo alla storia non significa ridurlo a pura materia, dato che la fisica stessa ci dice che la materia, modernamente intesa, “è solo una forma – e non certo l’unica – dell’essere” (cfr la Repubblica, 17 luglio 2008). Ma questa osservazione non è pertinente: la fisica contemporanea ci insegna certamente che la realtà dell’universo fisico assume molteplici configurazioni e denominazioni, che sembrano però riconducibili al binomio materia (in senso ampio)-energia, e soprattutto che sono tutte “interne” e consustanziali all’universo stesso. Realmente distinta da tutta questa realtà, e ad essa irriducibile, è anzitutto, per il credente, la realtà di Dio. Proprio dell’uomo è far parte dell’universo fisico e al contempo trascenderlo, partecipando alla realtà trascendente di Dio: questa è la ragione sostanziale ed ultima per la quale l’uomo non è totalmente riconducibile né alla natura né alla storia. Certamente l’uomo è un essere storico, vive nella storia, che per lui è qualcosa di intrinseco e di costitutivo, non certo di esterno, ma non è integralmente riducibile alla storia. Questa sua realtà singolare, che lo pone, secondo una formula classica, al confine del tempo e dell’eternità, è espressa dalla fede biblica con la parola “immagine di Dio”, ma è anche razionalmente plausibile, per quella diversità dell’uomo rispetto al resto della natura che, come abbiamo accennato, è attestata dalle “prestazioni” di cui soltanto lui è capace tra gli esseri di questo mondo. Proprio il tema dell’immagine di Dio ha corroborato e potenziato interiormente la definizione classica dell’uomo come animal rationale, ontologicamente non riducibile al resto del regno animale. Particolarmente illuminanti su questo complesso di tematiche sono le pagine dell’ultimo capitolo dell’Enciclica &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Caritas in veritate&lt;/span&gt;, dedicate a “Lo sviluppo dei popoli e la tecnica”, che riconducono tra l’altro la stessa “questione sociale” a “questione antropologica” (n. 75, cfr anche nn. 68-70; 74; 76-77).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste e altre possibili domande non devono però farci perdere di vista un dato di fondo: rimane vero che è incominciata, con l’applicazione all’uomo delle biotecnologie e con tutti gli altri sviluppi tecnologici connessi, una fase nuova della nostra esistenza nel mondo, della quale siamo solo agli inizi e che appare destinata ad accelerarsi e a produrre effetti estremamente rilevanti e potenzialmente pervasivi di ogni dimensione della nostra umanità, effetti che oggi è ben difficile, per non dire impossibile, prevedere nei loro concreti esiti e sviluppi. E’ ugualmente vero che questa nuova fase non appare arrestabile: di più, essa, per quanto impegnativa e carica di rischi, va sinceramente favorita e promossa, perché rappresenta uno sviluppo di quelle potenzialità che sono intrinseche all’uomo, creato a immagine di Dio. Occorre però liberarsi da una visione deterministica degli sviluppi che ci attendono: in quanto opera dell’uomo, e non astrattamente delle tecnologie, essi possono e devono essere orientati in modo che vadano a favore, e non a detrimento, dell’uomo stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo rimandati così al senso della parola “uomo”, al valore che attribuiamo al soggetto umano, in noi e nel nostro prossimo, al modo in cui viviamo e all’uso che facciamo della nostra libertà. Quella dell’uomo, infatti, non è mai una questione soltanto teoretica, ma sempre anche decisamente pratica, nella quale entra in gioco il tutto di noi stessi, con la nostra intera soggettività: ben diverso, ad esempio, è vivere come se l’uomo fosse soltanto una “sporgenza” della natura, o avesse invece una dignità inviolabile e un destino eterno. Nessuno pertanto può pretendere di conoscere davvero l’uomo per una via puramente “neutrale”, oggettiva e “scientifica”: gli sfuggirebbe quello che è proprio dell’uomo, il suo essere soggetto e non soltanto oggetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per orientare a favore dell’uomo la nuova fase che si sta aprendo, è dunque molto importante quale immagine, quale ideale e quale esperienza vissuta dell’uomo portano con sé quanti lavorano direttamente nel campo delle biotecnologie e degli ambiti scientifici ad esse collegati, e alla fine è ancora più importante l’immagine e l’esperienza dell’uomo che prevale nello spazio complessivo della cultura e della società, a livello di una nazione, di una civiltà e ormai sempre più dell’intera umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In concreto, occorre liberare dagli “a priori” riduzionisti le scienze e le tecnologie, o più esattamente le persone dei ricercatori, che sono coloro che possono essere direttamente condizionati da simili “a priori”. Anche questo fa parte dell’invito ad allargare gli spazi della nostra razionalità, spesso ripetuto da Benedetto XVI. Affinché ciò avvenga effettivamente è di grande importanza che ci siano, e vengano adeguatamente formati e preparati, ricercatori il cui approccio culturale ed esistenziale sia appunto “largo” ed aperto, privo cioè di preclusioni nei confronti della trascendenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più specificamente, una questione di rilievo determinante è quella dei rapporti tra scienze e filosofia, e – non senza la mediazione della filosofia – tra scienze e teologia. Al riguardo un ruolo speciale è svolto dalla filosofia analitica che, anche in virtù degli strumenti logici e linguistici che ha saputo sviluppare, gode oggi di una sorta di egemonia riguardo ai rapporti della filosofia con il mondo delle scienze. Essa, non per motivi strutturali e necessari, ma piuttosto per gli orientamenti assunti dalla maggioranza dei suoi cultori, è attualmente connotata in larga misura da un’impronta riduzionista e finalmente materialista, come ha riconosciuto e deplorato uno dei suoi principali esponenti, Michael Dummett. Non mancano comunque le possibilità concrete di sviluppi più aperti, che potrebbero essere ulteriormente favoriti da un migliore collegamento tra questa filosofia e quella che viene invece qualificata come “filosofia continentale”, con un’espressione piuttosto generica e cumulativa di indirizzi tra loro diversi che serve a indicare il tipo di filosofia prevalente nel continente europeo, a differenza dalla Gran Bretagna e dal Nord America.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non vanno inoltre trascurati gli apporti che possono venire, anche in questo ambito, dalla valorizzazione del grande patrimonio dell’antropologia cristiana, teologica e filosofica, se attualizzato e ripensato in rapporto alle problematiche proprie della nuova questione antropologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su tali basi, attraverso un lavoro convergente, potranno risultare più chiari i limiti della conoscenza empirica e la distinzione tra sapere scientifico e sapere filosofico, senza ignorare o negare però, ma al contrario incoraggiando, quel rinnovato interesse che le grandi domande sull’uomo, sulla vita, sulla totalità dell’universo suscitano sempre più tra coloro che sono impegnati nella ricerca scientifica, per il fatto che proprio l’avanzare delle scienze stimola a porre problemi che debordano dai canoni metodologici delle scienze stesse: così, nella distinzione reciproca, potrà progredire una feconda interazione tra le scienze, la filosofia e la teologia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sfida, inoltre, per essere affrontata positivamente, va collocata in un orizzonte ancora più ampio, attraverso un approccio multidisciplinare che chiami in causa, con le scienze empiriche e con la filosofia e la teologia, la storia, il diritto, le lettere e le arti. Più radicalmente, non si tratta solo del convergere di diverse discipline, ma soprattutto di un’autentica globalità, nella quale trova spazio, insieme alle varie forme di conoscenza, il vissuto personale e sociale, con tutta la molteplicità dei rapporti e delle implicazioni che lo caratterizzano. Tra questi hanno un evidente rilievo sia le norme legislative, e quindi la politica, sia le condizioni e gli interessi della vita sociale ed economica. In realtà, se esiste una possibilità concreta di “orientare” l’applicazione al soggetto umano delle nuove biotecnologie in modo da rispettare la sua specificità e dignità inalienabile, questa possibilità passa attraverso un grande lavoro e sforzo convergente, che dia forza effettiva a questa specificità dell’uomo nel contesto globale della nostra società e sia quindi in grado di influire realmente anche sull’operare dei ricercatori e degli specialisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiungo una considerazione assai perspicace del filosofo francese Jean-Michel Besnier, contenuta in un’intervista ad Avvenire del 1° ottobre 2009: “E’ necessaria una massiccia presa di coscienza da parte della popolazione. Il fascino per le tecniche è il rovescio della medaglia di una disistima di sé e dell’umanità. Non si sopportano più la vecchiaia, la malattia e la morte, e tantomeno la casualità della nascita. Riconciliarci con la nostra finitudine, accettare le nostre debolezze… è il prerequisito per salvare l’umanità. In questo, le odierne filosofie, le spiritualità e le religioni hanno un ruolo da svolgere”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha dunque pienamente ragione Aldo Schiavone a sottolineare la necessità di un’etica forte (io specificherei: in particolare anche di una bioetica forte, e aggiungerei: un’etica e una bioetica fondate su un’antropologia aperta e dinamica, ma a sua volte forte) per padroneggiare la fase nuova, e ormai iniziata, della grande avventura della famiglia umana nel cosmo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ questo uno dei motivi per i quali diventa oggi sempre più necessaria quella collaborazione tra credenti in Cristo e persone comunque sollecite della conservazione e dello sviluppo, nell’attuale contesto storico, di un umanesimo autentico, della quale si è fatto promotore Benedetto XVI. Vorrei ricordare in proposito un libro dello studioso americano Francis Fukuyama, L’uomo oltre l’uomo. Le conseguenze della rivoluzione biotecnologica, pubblicato in italiano da Mondadori nel 2002, che, partendo da presupposti culturali molto diversi dai miei, si impegna con grande serietà a indicare le vie per preservare anche nel futuro ciò che è essenziale per la nostra umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Termino accennando al ruolo che può avere il cristianesimo in questa situazione storica. La nuova questione antropologica è nata in quel mondo che ha una sua essenziale matrice proprio nel cristianesimo. Non senza un rapporto profondo con la secolarizzazione di questo medesimo mondo, essa ha preso degli sviluppi che possono mettere a rischio il cuore stesso della fede cristiana – cioè la fede nel Dio trascendente e personale, nella trascendenza dell’uomo e nella sua vocazione alla vita eterna –, insieme alle basi della nostra civiltà. Oggi la questione antropologica assume sempre più una dimensione planetaria e quindi sul suo divenire influiscono ormai tutte le grandi tradizioni culturali e spirituali dell’umanità. Difficilmente però essa potrà imboccare un percorso rispettoso della specificità e dignità umana se la spinta in questo senso non verrà anzitutto dal “mondo del cristianesimo”, perché proprio in tale mondo è nata e ha preso forza quella concezione della persona umana o, come ha scritto Karl Löwith (Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel pensiero del secolo XIX, edizione italiana Einaudi 1949, p. 482), quel “pregiudizio”, secondo il quale chiunque abbia un volto umano possiede come tale la “dignità” e il “destino” di essere uomo. I credenti nel Dio di Gesù Cristo sono dunque chiamati a non tirarsi indietro, bensì a dare il meglio di se stessi, collaborando con ogni fautore di un umanesimo vero, che non può non essere aperto e sollecito nei confronti del progresso scientifico e tecnologico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-5813152502024105083?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/W7NuHQHmpHw/camillo-ruini-profeta-disegna-il-cosmo.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_e73W9zAqkgg/SuWr3azoDaI/AAAAAAAAAYA/GcjdApUJC7w/s72-c/Hildegard_von_Bingen_Liber_Divinorum_Operum.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/camillo-ruini-profeta-disegna-il-cosmo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-7818700742211342550</guid><pubDate>Mon, 26 Oct 2009 13:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-26T14:41:19.434+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Medicina e Persona</category><title>Medicina &amp; Persona: rassegna stampa del 23 ottobre 2009</title><description>&lt;div&gt;&lt;/div&gt;RU486  &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480a32c76810ba812/N12480a32c76810ba812/03-il_parlamento_non_pu__intervenire_m_la_pillola_va_data_solo_in_ospedale.pdf" target="_blank"&gt;"Il Parlamento non può intervenire ma la pillola va data solo in  ospedale"&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(La Repubblica)&lt;/em&gt; - 17/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480a5dc82c44288f5/N12480a5dc82c44288f5/04-repubblica.pdf" target="_blank"&gt;Ru486, via libera senza aspettare l'inchiesta&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(La  Repubblica)&lt;/em&gt; - 17/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480a6f59f35b9bd56/N12480a6f59f35b9bd56/05-ru486_in_arrivo_ma_il_verbale_non_c__.pdf" target="_blank"&gt;Ru486 in arrivo? Ma il verbale non c'è&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; E. Negrotti - 17/10/2009 &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;***&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480a7e581c8e5d576/N12480a7e581c8e5d576/06-pillola_abortiva_non_dannosa_ecco_lo_studio.pdf" target="_blank"&gt;"Pillola abortiva non dannosa". Ecco lo studio che lo dimostra&lt;/a&gt;  - &lt;em&gt;(Il Giornale)&lt;/em&gt; E. Cusmai - 17/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480a958ba5c0885ea/N12480a958ba5c0885ea/07-ru486_in_ricovero_fino_all_aborto.pdf" target="_blank"&gt;"Ru486, in ricovero fino all'aborto"&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Corriere della  Sera)&lt;/em&gt; M. De Bac - 18/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480aa57a2e4194bb8/N12480aa57a2e4194bb8/08-la_morte_a_domicilio_non___una_scelta_tecnica.pdf" target="_blank"&gt;La morte a domicilio non è una "scelta tecnica"&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; F. Ognibene - 18/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480ab0e55bafda9c5/N12480ab0e55bafda9c5/09-pillola_ru486_no_all_aborto_a_domicilio.pdf" target="_blank"&gt;Pillola Ru486. "No all'aborto a domicilio"&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; E. Negrotti - 18/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480ac1587c6b4622f/N12480ac1587c6b4622f/10-ma_in_italia_verr__usata_in_modo_sicuro.pdf" target="_blank"&gt;"Ma in Italia verrà usata in modo sicuro"&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il  Giornale)&lt;/em&gt; E. Cusmai - 19/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480accac03b9bfb69/N12480accac03b9bfb69/11-tutti_i_buoni_motivi_per_freare_sulla_ru486.pdf" target="_blank"&gt;Tutti i buoni motivi per frenare sulla Ru486&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il  Giornale)&lt;/em&gt; R. Farina - 19/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480ada14526d0e3ed/N12480ada14526d0e3ed/12-pillola_abortiva_solo_in_ospedale.pdf" target="_blank"&gt;Pillola abortiva solo in ospedale&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il Sole24Ore  )&lt;/em&gt; M. Perrone - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480ae359542ccfb34/N12480ae359542ccfb34/13-sacconi_verificate_il_rispetto_delle_regole.pdf" target="_blank"&gt;Sacconi: "Verificare il rispetto delle regole"&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il  Sole24Ore )&lt;/em&gt; - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480aecc69da578d8f/N12480aecc69da578d8f/14-ru486_ok_dell_aifa_ma___scontro.pdf" target="_blank"&gt;Ru486, ok dell'Aifa. Ma è scontro&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(La  Repubblica)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;- 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480afa0cbff78dec1/N12480afa0cbff78dec1/15-ecco_perch__abbiamo_dato_via_libera_alla_pillola_abortiva.pdf" target="_blank"&gt;Ecco perchè abbiamo dato via libera alla pillola abortiva&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Il Giornale)&lt;/em&gt; G. Saccani Jotti - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b05e8559190cd7/N12480b05e8559190cd7/16-la_ru486_allunga_l_aborto.pdf" target="_blank"&gt;La Ru486 allunga l'aborto&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Libero)&lt;/em&gt; L.  Santambrogio - 20/10/2009 &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;***&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b1228326a305b5/N12480b1228326a305b5/17-tiso_cos__si_rende_pi__difficile.pdf" target="_blank"&gt;Tiso: così si rende più difficile combattere l'aborto&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; E. Negrotti - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b1c993f02a6e46/N12480b1c993f02a6e46/18-la_pillola_tutti_se_la_ingoiano.pdf" target="_blank"&gt;La pillola? Tutti se la ingoiano&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Italia Oggi)&lt;/em&gt; -  20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b2f309bd788409/N12480b2f309bd788409/19-francia_boom_di_aborti_dopo_il_si_alla_pillola.pdf" target="_blank"&gt;Francia, boom di aborti dopo il sì alla pillola&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; D. Zappalà - 20/10/2009 &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;***&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b3cea9ddfd7933/N12480b3cea9ddfd7933/20-ru486_arriva_l_ok_i_dubbi_restano.pdf" target="_blank"&gt;Ru486, arriva l'ok. I dubbi restano&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; P.L. Fornari - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b494697bb0ee97/N12480b494697bb0ee97/21-sacconi_sia_garantito_che_la_donna_non_rimanga_sola.pdf" target="_blank"&gt;Sacconi: sia garantito che la donna non rimanga sola&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b534419e5c1eac/N12480b534419e5c1eac/22-glialtri.pdf" target="_blank"&gt;Ru486, via libera con trappola&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Gli Altri)&lt;/em&gt; A.  Azzaro - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b5dfcb631d2f63/N12480b5dfcb631d2f63/23-pillola_abortiva_tanto_rumore_per_nulla.pdf" target="_blank"&gt;"Pillola abortiva? Tanto rumore per nulla". Int. a V. Spinelli&lt;/a&gt;  - &lt;em&gt;(Il Fatto)&lt;/em&gt; - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b6e2057da2f352/N12480b6e2057da2f352/24-la_pillola_che_ammazza_la_legge_194.pdf" target="_blank"&gt;La pillola che ammazza la legge 194&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il  Foglio)&lt;/em&gt; - 20/10/2009 &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;***&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b76c63a92a2785/N12480b76c63a92a2785/25-riformista.pdf" target="_blank"&gt;Tremonti e Letta scontro sotterraneo anche sulla Ru486&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Il Riformista)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;- 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b87abc06c52504/N12480b87abc06c52504/26-l_agenzia_del_farmaco_sulla_ru486_nessuna_pressione.pdf" target="_blank"&gt;L'agenzia del farmaco: sulla Ru486 nessuna pressione&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(L'Unità)&lt;/em&gt; N. Canetti - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b93705e2c92072/N12480b93705e2c92072/27-a_casa_non_disturba_nessuno.pdf" target="_blank"&gt;A casa non disturba nessuno: così fanno sparire l'aborto&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; E. Roccella - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480b9fadc81c376fe/N12480b9fadc81c376fe/28-ru486_perch__la_pillola_non_ci_va_gi_.pdf" target="_blank"&gt;Ru486: perchè la pillola non ci va giù&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; D. Delle Foglie - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480baa331d81360b7/N12480baa331d81360b7/29-la_194_va_rispettata_ma_cos__l_aifa_la_smantella.pdf" target="_blank"&gt;"La 194 va rispettata". Ma così l'Aifa la smantella&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; I. Nava - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480bba188f7b12560/N12480bba188f7b12560/30-e_i_tecnici_si_sostituiscono_al_parlamento.pdf" target="_blank"&gt;E i tecnici si sostituiscono al Parlamento&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; A. Gambino - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480bc511b8eba3e74/N12480bc511b8eba3e74/31-un_bel_day_hospital_e_salta_ogni_garanzia.pdf" target="_blank"&gt;Un bel day hospital e salta ogni garanzia&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480bcf2fcccf93b0a/N12480bcf2fcccf93b0a/32-viene_demolito_ogni_sforzo_di_prevenzione.pdf" target="_blank"&gt;Viene demolito ogni sforzo di prevenzione&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; M. Aramini - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480bd9e5c472ace46/N12480bd9e5c472ace46/33-dissacrare_la_vita_per_espugnare_l_uomo.pdf" target="_blank"&gt;Dissacrare la vita per espugnare l'uomo&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; G. Romano - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480be601cb8363f75/N12480be601cb8363f75/34-aborto_privatizzato_il_silenzio_delle_femministe.pdf" target="_blank"&gt;Aborto "privatizzato", il silenzio delle femministe&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; G. Galeotti - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480bf3507f9fe6cbd/N12480bf3507f9fe6cbd/35-decidere_in_fretta_pessimo.pdf" target="_blank"&gt;Decidere in fretta? Pessimo. Int. a P. Bonzi&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; A. Galli - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480bfdf07ee5aa208/N12480bfdf07ee5aa208/36-braccio_di_ferro_sull_uso_della_pillola_abortiva.pdf" target="_blank"&gt;Braccio di ferro sull'uso della pillola abortiva&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il  Mattino)&lt;/em&gt; M. Correra - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480c082c010035764/N12480c082c010035764/37-sacconi_per_la_pillola_obbligo_di_degenza.pdf" target="_blank"&gt;Sacconi: per la pillola obbligo di degenza&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il Sole24Ore  )&lt;/em&gt; M. Perrone - 23/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480c12da7b143d354/N12480c12da7b143d354/38-ru486___escluso_il_day_hospital.pdf" target="_blank"&gt;"Ru486, escluso il day hospital"&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; G.  Santamaria - 23/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480c217987d2d3494/N12480c217987d2d3494/39-le_tecniche_sono_sicure_anche_senza_degenza.pdf" target="_blank"&gt;"Le tecniche sono sicure anche senza degenza"&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(QN)&lt;/em&gt; - 23/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480c2c03aa52f36b4/N12480c2c03aa52f36b4/40-tocca_all_aifa_stabilire_come_si_usa_la_ru486.pdf" target="_blank"&gt;Tocca all'Aifa stabilire come si usa la Ru486, dice Sacconi&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Il Foglio)&lt;/em&gt; - 23/10/2009&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div&gt;&lt;br /&gt;ABORTO/LA MANIFESTAZIONE DI MADRID  &lt;div&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480c38bf855581740/N12480c38bf855581740/41-mobilitazione_a_madrid_contro_l_aborto_facile.pdf" target="_blank"&gt;Mobilitazione a Madrid contro l'aborto facile&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il  Sole24Ore )&lt;/em&gt; M. Calcaterra - 17/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480c4eb9e98aae46d/N12480c4eb9e98aae46d/42-a_madrid_il_popolo_della_vita_torna_a_dire_no_all_aborto.pdf" target="_blank"&gt;A Madrid il popolo della vita torna a dire "no" all'aborto&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; M. Coricelli - 17/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480c5e9ea937e65e1/N12480c5e9ea937e65e1/43-alla_marcha_por_la_vida_a_madrid.pdf" target="_blank"&gt;Alla "marcha por la vida" a Madrid&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il Foglio)&lt;/em&gt; -  17/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480c75353a50e8e32/N12480c75353a50e8e32/44-dalla_spagna_un_forte_si_alla_vita.pdf" target="_blank"&gt;Dalla Spagna un forte sì alla vita&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(L'Osservatore  Romano)&lt;/em&gt; - 17/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480c8cd9ab98643cc/N12480c8cd9ab98643cc/45-perch__il_governo_zapatero_non_capisce_l_origine_del_fenomeno.pdf" target="_blank"&gt;Perchè il governo Zapatero non capisce l'origine del fenomeno&lt;/a&gt;  - &lt;em&gt;(Il Foglio)&lt;/em&gt; - 17/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480c997d5d2c05376/N12480c997d5d2c05376/46-spagna_in_piazza_contro_l_aborto.pdf" target="_blank"&gt;Spagna in piazza contro l'aborto&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il Sole24Ore  )&lt;/em&gt;  M. Calcaterra - 18/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480ca723765c9947e/N12480ca723765c9947e/47-madrid_un_milione_e_mezzo_di_no_all_aborto.pdf" target="_blank"&gt;Madrid, un milione e mezzo di no all'aborto&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; M. Coricelli - 18/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480cbcaea9b5f9847/N12480cbcaea9b5f9847/48-ogni_vita___importante_per_la_spagna_che_rifiuta_l_aborto.pdf" target="_blank"&gt;Ogni vita è importante per la Spagna che rifiuta l'aborto&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(L'Osservatore Romano)&lt;/em&gt; - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480cc7f8a1344476e/N12480cc7f8a1344476e/49-aborti_tardivi_londra_deve_diffondere_i_dati.pdf" target="_blank"&gt;Aborti tardivi, "Londra deve diffondere i dati"&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; E. Del Soldato - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480cd525ca1355de6/N12480cd525ca1355de6/50-uno_dei_tre_non_deve_nascere.pdf" target="_blank"&gt;Uno dei tre non deve nascere&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(La Stampa)&lt;/em&gt; M.  Accossato - 23/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480cdeee26f8a0fe2/N12480cdeee26f8a0fe2/51-europa_gli_anni_di_erode.pdf" target="_blank"&gt;Europa, gli anni di Erode&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; -  23/10/2009&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div&gt;&lt;br /&gt;FINE VITA/TESTAMENTO BIOLOGICO/EUTANASIA   &lt;div&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480ce966f5c29c6ec/N12480ce966f5c29c6ec/52-fine_vita_e_se_lo_stato_si_facesse_da_parte.pdf" target="_blank"&gt;Fine vita, e se lo Stato si facesse da parte?&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il Secolo  d'Italia)&lt;/em&gt; L. Tirabassi - 17/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480d04d3747652c4f/N12480d04d3747652c4f/53-binetti_sul_biotestamento_voter_.pdf" target="_blank"&gt;Binetti: "Sul biotestamento voterò la legge approvata dal Pdl al  Senato"&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(La Repubblica)&lt;/em&gt; - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480d179c38fb65e83/N12480d179c38fb65e83/54-biotestamento_si_discute_anche_nei_comuni_molti_buoni_motivi_per_evitare_scontri_ideologici.pdf" target="_blank"&gt;Biotestamento, si discute anche nei comuni. Molti buoni motivi per  evitare lo scontro "ideologico"&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il Secolo d'Italia)&lt;/em&gt; F. Perri  - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480d2761bca566b48/N12480d2761bca566b48/55-livorno_strappa_sul_biotestamento.pdf" target="_blank"&gt;Livorno "strappa" sul biotestamento&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; C. Domenici - 21/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480d3fdfbf0511f8d/N12480d3fdfbf0511f8d/56-alzheimer_tutti_terminali_il_repulisti___servito.pdf" target="_blank"&gt;Alzheimer, tutti "terminali"? Il repulisti è servito&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; G.L. Gigli - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480d4cc4eb41df289/N12480d4cc4eb41df289/57-binetti_e_welby_si_trovano_d_accordo.pdf" target="_blank"&gt;Binetti e Welby si trovano d'accordo sulle disposizioni di fine  vita&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Libero ed. Roma)&lt;/em&gt; - 23/10/2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div&gt;STAMINALI/CORDONE OMBELICALE  &lt;div&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480d5dea465a32f73/N12480d5dea465a32f73/58-cordone_un_capitale_in_fuga_nelle_banche_estere.pdf" target="_blank"&gt;Cordone, un capitale in fuga nelle banche estere&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Corriere della Sera)&lt;/em&gt; A. Michienzi - 18/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480d79d8ed73f0a6e/N12480d79d8ed73f0a6e/59-cordone_ombelicale_dono_che_guarisce.pdf" target="_blank"&gt;Cordone ombelicale, dono che guarisce&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; L. Bellaspiga - 21/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480da6ecaf4c1ba0e/N12480da6ecaf4c1ba0e/60-paolo_e_sasha_la_leucemia_sconfitta.pdf" target="_blank"&gt;Paolo e Sasha, la leucemia sconfitta con quel sangue&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; L. Bellaspiga - 21/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480dbdc465f32c2cb/N12480dbdc465f32c2cb/61-con_l_amniocentesi_metti_in_banca_la_salute.pdf" target="_blank"&gt;Con l'amniocentesi metti in banca la salute&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il  Tempo)&lt;/em&gt; P. Giorgi - 21/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480dcc6f9d9005f5a/N12480dcc6f9d9005f5a/62-staminali_adulte_nasce_il_gruppo_che_le_promuove.pdf" target="_blank"&gt;Staminali adulte, nasce il gruppo che le promuove&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Avvenire)&lt;/em&gt; A. Turchetti - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div&gt;&lt;br /&gt;INFLUENZA A  &lt;div&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480dda9544cc0b572/N12480dda9544cc0b572/63-fazio_sbagliato_il_rinvio_dei_tagli_degli_ospedali_per_l_influenza_a.pdf" target="_blank"&gt;Fazio: sbagliato il rinvio dei tagli degli ospedali per  l'influenza A&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il Messaggero)&lt;/em&gt; - 17/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480dec95b150af82a/N12480dec95b150af82a/64-giornale.pdf" target="_blank"&gt;"Influenza A meno grave di quella stagionale. Non mi faccio  vaccinare". Int. a S. Garattini&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il Giornale)&lt;/em&gt; S. Lorenzetto -  18/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480e02c9aaf89bcc7/N12480e02c9aaf89bcc7/65-le_ricette_delle_regioni_per_fermare_l_influenza_a.pdf" target="_blank"&gt;Le ricette delle regioni per fermare l'influenza A&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il  Sole24Ore )&lt;/em&gt; C. Dominelli e L. Vazza - 19/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480e16903f84f59c3/N12480e16903f84f59c3/66-richiamo_di_fazio_ai_medici_per_curare_devono_vaccinarsi.pdf" target="_blank"&gt;Richiamo di Fazio ai medici: per curare devono vaccinarsi&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Corriere della Sera)&lt;/em&gt; M. Pappagallo - 19/10/2009&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div&gt;&lt;br /&gt;ORGANIZZAZIONE SANITARIA/SPESA  &lt;div&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480e24917abda501f/N12480e24917abda501f/67-sanit__rilancio_da_14miliardi.pdf" target="_blank"&gt;Sanità, rilancio da 14 miliardi&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il Sole24Ore  )&lt;/em&gt; - 17/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480e31ad0730ee21a/N12480e31ad0730ee21a/68-i_farmacisti_compensi_pi__alti_per_erogare_servizi_sanitari.pdf" target="_blank"&gt;I farmacisti: compensi più alti per erogare servizi sanitari&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Il Messaggero)&lt;/em&gt; - 19/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480e3c5c150b75f15/N12480e3c5c150b75f15/69-edilizia_e_rinnovo_tecnologico_investimenti_in_frenata.pdf" target="_blank"&gt;Edilizia e rinnovo tecnologico: investimenti in frenata&lt;/a&gt; -  &lt;em&gt;(Il Sole24Ore Sanità)&lt;/em&gt; - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480e5228b36f6ca6c/N12480e5228b36f6ca6c/70-le_due_assistenze_ai_malati_oncologici.pdf" target="_blank"&gt;Le due "assistenze" ai malati oncologici. "Ottima in ospedale,  abbandonati in casa"&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il Giornale)&lt;/em&gt; P. Montebelli - 23/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480e65170c461b0f9/N12480e65170c461b0f9/71-cercasi_cure_disperatamente.pdf" target="_blank"&gt;Cercasi cure disperatamente&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Panorama)&lt;/em&gt; D. Ioveno  - 23/10/2009&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div&gt;&lt;br /&gt;VARIE  &lt;div&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480e75aaadd7e1cad/N12480e75aaadd7e1cad/72-la_diagnosi_elementare_watson.pdf" target="_blank"&gt;La diagnosi? "Elementare, Watson!"&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Corriere della  Sera)&lt;/em&gt; A. Bazzi - 18/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480e846365ae293c8/N12480e846365ae293c8/73-proposta_choc_perch____giusto_istituire_il_mercato_degli_orgnani.pdf" target="_blank"&gt;Proposta choc - Perchè è giusto istituire il mercato degli  organi&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(MF News)&lt;/em&gt; S. Satel - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480ec3c1f2ad536bc/N12480ec3c1f2ad536bc/76-giornale.pdf" target="_blank"&gt;Cina: i comunisti mangiano i bimbi&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il  Giornale)&lt;/em&gt; - 20/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480e9f0a97fc590ab/N12480e9f0a97fc590ab/74-con_i_pezzi_di_ricambio_cent_anni_e_fisico_da_50.pdf" target="_blank"&gt;Con i pezzi di ricambio, cent'anni e fisico da 50&lt;/a&gt; - &lt;em&gt;(Il  Secolo XIX)&lt;/em&gt; - 21/10/2009&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N12480eb214eb169fbdf/N12480eb214eb169fbdf/75-beatrice_la_forza_e_la_scherma.pdf" target="_blank"&gt;Beatrice, la forza e la scherma. In pedana imitando Pistorius&lt;/a&gt;  - &lt;em&gt;(Corriere della Sera)&lt;/em&gt; G.A. Stella - 22/10/2009&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div&gt; &lt;div&gt; &lt;div style="border-top: 1px solid rgb(242, 238, 230); width: 979px;"&gt; &lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="width: 800px;"&gt;&lt;span&gt;ASS.  MEDICINA E PERSONA - Via Melchiorre Gioia, 171 - 20125 Milano&lt;br /&gt;Tel +390267382754 -  Fax +390267100597 -  &lt;a href="mailto:info@medicinaepersona.org" target="_blank"&gt;info@medicinaepersona.org&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-7818700742211342550?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/YWPD3qllHtc/medicina-persona-rassegna-stampa-del-23.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/medicina-persona-rassegna-stampa-del-23.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-8876978307995403365</guid><pubDate>Fri, 23 Oct 2009 12:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-23T21:30:41.198+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Se ci fosse un'educazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">L'informazione creativa</category><title>Educazione News, anno II, n. 5, 2009. Domande. E risposte.</title><description>&lt;a href="http://educazionenews.blogspot.com/"&gt;Qui&lt;/a&gt; &lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;si possono leggere tutti i numeri passati di EducazioneNews; e &lt;/span&gt;&lt;a href="http://appelloeducazione.blogspot.com/2008/08/prova.html"&gt;qui&lt;/a&gt; &lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;c'è l'Appello per l'educazione, da cui siamo in origine partiti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" id="doc_67238504628789" name="doc_67238504628789" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="600" align="middle" height="2400"&gt;  &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=21511367&amp;amp;access_key=key-1yl2tgqp2s2ua502dylo&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=list"&gt;   &lt;param name="quality" value="high"&gt;   &lt;param name="play" value="true"&gt;  &lt;param name="loop" value="true"&gt;   &lt;param name="scale" value="showall"&gt;  &lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;   &lt;param name="devicefont" value="false"&gt;  &lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;   &lt;param name="menu" value="true"&gt;  &lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;   &lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;   &lt;param name="salign" value=""&gt;            &lt;param name="mode" value="list"&gt;       &lt;embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=21511367&amp;amp;access_key=key-1yl2tgqp2s2ua502dylo&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=list" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_67238504628789_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" mode="list" width="600" align="middle" height="2400"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-8876978307995403365?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/CentroCulturaleDiLugano-News/~3/rZ36_qGILuI/educazione-news-anno-ii-n-5-2009.html</link><author>noreply@blogger.com (Centro Culturale della Svizzera Italiana)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://centroculturalelugano.blogspot.com/2009/10/educazione-news-anno-ii-n-5-2009.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7145706660180094685.post-8350071478686913496</guid><pubDate>Thu, 22 Oct 2009 15:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-22T17:58:06.506+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Regina Nigritiae</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Protagonisti</category><title>Matopeni era «dove c’è fango», e adesso c'è Urafiki cioè «amicizia»</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.sancarlo.org/it/wp-content/uploads/2009/10/3738282747_963b039016_b-300x200.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 300px; height: 200px;" src="http://www.sancarlo.org/it/wp-content/uploads/2009/10/3738282747_963b039016_b-300x200.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;A lato, don Alfonso Poppi con una sua piccola parrocchiana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Le opere della parrocchia Saint Joseph di Nairobi sono state generate anche da opere realizzate qui in Ticino, e sostenute da Avaid, la corrispondente elvetica di AVSI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt;Grazie alla &lt;a href="http://www.sancarlo.org/it/?p=1873"&gt;FSCB &lt;/a&gt;per questa segnalazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Da &lt;em&gt;L’Osservatore Romano&lt;/em&gt;, 22 ottobre 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caffè e zucchero, periferia di Nairobi. Qui c’è ancora la fattoria della baronessa Karen Blixen. Una zona strappata alla savana che in lingua locale è chiamata Matopeni, ovvero «dove c’è fango». Qualche anno fa c’era solo una cappella in legno e lamiera. Oggi, una chiesa grande e bella, con un campanile altissimo e un tetto a capanna che protegge più di mille persone, inaugurata il 29 marzo di quest’anno. Intorno alla chiesa, come sue emanazioni naturali, scuole, case di accoglienza, case di sacerdoti.&lt;br /&gt;Qui vivono e lavorano don Alfonso Poppi, don Valerio Valeri e don Giuliano Imbasciati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Troviamo la parrocchia di Saint Joseph, un territorio vasto e diversificato, e il sostegno alle scuole che nascono poco a poco, grazie all’Avsi e a cooperative di genitori e insegnanti disposti a mettersi in gioco. E poi l’istituto professionale San Kizito, dove si formano meccanici, falegnami, elettricisti, tecnici informatici; il liceo Cardinal Otunga (compianto arcivescovo di Nairobi, scomparso nel 2003); la scuola primaria Urafiki (significa “amicizia”), quella de La Carovana, l’asilo Emanuela Mazzola. Nate per mettere alla prova il metodo educativo di don Luigi Giussani, in un Paese, una città dove si è capito che tocca scommettere sull’educazione per guadagnarsi il futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non a caso il Kenya è in testa a tutte le classifiche: il 95 per cento dei ragazzi frequenta la scuola primaria, il 50 per cento quella secondaria.&lt;br /&gt;«Ma è una corsa all’educazione accademica, che chiede un taglio netto con le radici, la dimenticanza del passato. Che produce uno straniamento, culturale e umano», spiega don Alfonso Poppi, uno che il mestiere di educatore lo conosce bene. E adesso ha quarant’anni di Africa addosso, come una malattia, del cuore, incantato dalla sua bellezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia di questo missionario varrebbe un libro corposo. Dopo la laurea in chimica, voleva fare il professore di matematica e fisica. Poi l’incontro con i ragazzi di Comunione e Liberazione, l’invito di don Giussani ad andare in Africa, dove i primi, soprattutto medici, partiti negli anni 60, avevano conosciuto l’umanità di un missionario comboniano veterano dell’Africa, padre Tiboni. «Mi resi disponibile immediatamente, con un amico di Bergamo che studiava in facoltà con me, ma si temeva che il Governo di Idi Amin Dada avrebbe espulso i sacerdoti e i volontari, e dovetti aspettare tre anni, per arrivare a Kitgum». Poppi, modenese verace, diventa sacerdote in Uganda, «perché lì avevo trovato la risposta totale alla mia vita, la pienezza del mio essere uomo». Padre Tiboni – spiega don Alfonso – «aveva dato vita a un seminario per vocazioni adulte. Mettiamoci un po’ di terzomondismo anni 70, le letture di Charles de Foucauld, la scelta del “diventare come loro”. Magari era una sensazione un po’ idealista e confusa, ma vera. Se stai in un Paese come l’Uganda ti ci vuole una vita per capire la sua gente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Alfonso studia e impara presto la lingua e le culture &lt;em&gt;acholi&lt;/em&gt;, sul campo, di capanna in capanna, non sui libri. «Ma diventare sacerdote – continua – significa vivere l’esperienza della comunità, non solo avere una formazione teologica. Un gomito a gomito che ti impedisce di sognare idealmente. La Chiesa è comunità, è confronto quotidiano, come nel matrimonio. Così è stato per me in seminario. Io e il mio amico, i soli due bianchi, più dieci africani, di diverse tribù. Nella diocesi invece il sostegno della comunità è venuto a mancare. Tante parrocchie, lontane, disunite, si viveva in solitudine e se si aggiunge il rischio della vita! Ricordo un lungo periodo nascosto nei boschi, tra soldati, profughi. Do l’assoluzione a tutti, mi dicevo, ma chi la dà a me? Certo il buon Dio ci avrebbe pensato, ma avevo bisogno io di un&lt;br /&gt;luogo e un’esperienza da proporre, per essere missionario».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1985 nasce la Fraternità San Carlo. Nel 1993 don Poppi ottiene di farne parte, e ritrova una casa. In tutti questi anni di lontananza e pericoli la sua prima casa non l’ha mai lasciato. Famiglia di Sorbara, papà produttore di Lambrusco, naturalmente, allegro, spiritoso, amante della compagnia. Mamma capace di affezione, sacrificio, donazione totale. La scelta del figlio dev’essere stata difficile da accettare. «Forse – commenta -, ma a me hanno fatto capire che la mia vocazione sarebbe diventata la loro, e mi hanno sempre sostenuto. “Ho imparato da mio padre, ora imparo da te”, mi disse il babbo il giorno dell’ordinazione. Era l’Assunta del 1980. E quando mamma si ammalò gravemente fu lei a mandarmi via dal suo capezzale, a dirmi di tornare alla mia missione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uganda è guerra, odi etnici, povertà. E malattia. Verso la metà degli anni 80 l’aids diventa di pubblico dominio, non lo si può più nascondere, cresce la paura. Comincia il lavoro nelle scuole, tra la gente, un lavoro di educazione, che propone anzitutto un cambiamento nelle abitudini sessuali, nel rispetto per le donne. Oggi anche molti medici confermano che è l’unica strada, tra lo scandalo di chi cerca soluzioni più facili. E in Uganda ha dato i suoi frutti. Nasce il Meeting Point, il suo simbolo l’Icaro slanciato verso il cielo di Matisse, con quel cuore rosso che sembra pulsare. La perla più preziosa, il cuore dell’uomo, che sa cercare e conoscere la verità anche nelle circostanze più terribili. Il Meeting Point, noto oggi in tutto il mondo, è uno dei pochi luoghi dove gli ammalati di aids “guariscono”, riprendono comunque fiducia e speranza. Rose Busingye, l’infermiera che strappa alle donne malate la fiducia e la malattia, ha commosso molti. Don Poppi ne è cappellano per dodici anni: «È cominciato con un ammalato in fase terminale che ha chiesto di me. Un uomo chiuso, ostile. Che mi ha permesso una comunione estrema e totale. Così ho conosciuto l’aids e accompagnato tante persone sole e ferite dal male. Perché è sempre dalla realtà che bisogna partire, è la realtà che ti parla, cioè Dio che ti viene incontro. E va abbracciato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo venticinque anni di Uganda, Poppi viene chiamato in Kenya, a Nairobi. Il cardinale vuole dei missionari, c’è da far crescere una parrocchia, da aprirne altre. «È stato più difficile per me lasciare il nord Uganda che l’Italia. Sembrava poi che me la svignassi, per sfuggire alla guerra, alle rappresaglie, nel periodo più buio. Ma la vocazione era alla fraternità, la fedeltà a un carisma, non a un luogo geografico. Questo ho spiegato alla mia gente. Non avete fatto domanda per avermi. Ora Chi mi ha mandato mi vuole da un’altra parte».&lt;br /&gt;Dall’Africa rurale alla metropoli. Da una cultura di accoglienza, di solidarietà, di legami radicati, di amore per la natura alle divisioni, alla solitudine di genti di diverse tribù e storie, in quartieri improvvisati e disumani. Ma don Alfonso si era formato e reso africano, e l’hanno capito subito. «Padre, mi dicono dopo la mia prima messa, da lei abbiamo risentito cose vecchie, ma come rifatte nuove, più fresche. Ha proprio ragione Giovanni Paolo II, nella &lt;em&gt;Redemptoris missio&lt;/em&gt;, quando dice che il luogo privilegiato della missione sono le grandi città. Lì si gioca il futuro dell’Africa, nella mescolanza necessaria di tribù e etnie, lì la nostra occasione per testimoniare e far vivere la Chiesa e rendere le persone soggetto di un’esperienza che abbraccia la loro tribalità, ma insieme la supera, la fa entrare in una dimensione “cattolica”. La parrocchia è il luogo dell’apertura, dove la fede diventa supporto solido per incontrare l’altro. Questo è il nostro imperativo. Possiamo vivere in un buco, ma abbracciando il mondo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensare che don Alfonso non sognava affatto di fare il missionario. Non era un tipo avventuroso, ma l’incontro con l’avvenimento cristiano «mi ha fatto capire che se è per me, è per tutti, a qualunque latitudine. Rivivere con la fede l’umanità africana è straordinario. Tutti i valori di quella cultura sono esaltati. Quello che il Papa ha detto in Angola, in Camerun, io l’ho visto, lo vedo. L’indomabilità, la generosità, la positività anche tra i più poveri, gli ammalati. La rinascita del cuore dell’uomo».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script expr:src='"http://feeds.feedburner.com/~s/CentroCulturaleDiLugano-News?i=" + data:post.url' type="text/javascript" charset="utf-8"&gt;&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7145706660180094685-8350071478686913496?l=centroculturalelugano.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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