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	<title>Blog senza titolo, al momento</title>
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		<title>Referendum: ascolta Nordio e vota no</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 09:47:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se siete ancora indecisi su cosa votare riguardo al referendum sulla riforma Meloni-Nordio, o anche se non lo siete, è giunta l&#8217;ora di farvi un discorsetto serio dell&#8217;ultimo minuto. Iniziamo da una dichiarazione dello stesso Nordio: «Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel &#8230; <a href="https://ciaolord.wordpress.com/2026/03/21/referendum-ascolta-nordio-e-vota-no/" class="more-link">Leggi tutto <span class="screen-reader-text">Referendum: ascolta Nordio e vota&#160;no</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="wp-block-post-featured-image"><img width="656" height="511" src="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/03/pexels-photo-3038555.jpeg?w=656" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/03/pexels-photo-3038555.jpeg?w=656 656w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/03/pexels-photo-3038555.jpeg?w=1312 1312w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/03/pexels-photo-3038555.jpeg?w=150 150w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/03/pexels-photo-3038555.jpeg?w=300 300w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/03/pexels-photo-3038555.jpeg?w=768 768w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/03/pexels-photo-3038555.jpeg?w=1024 1024w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" data-attachment-id="3251" data-permalink="https://ciaolord.wordpress.com/2026/03/21/referendum-ascolta-nordio-e-vota-no/pexels-photo-3038555/" data-orig-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/03/pexels-photo-3038555.jpeg" data-orig-size="1670,1300" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="pexels-photo-3038555.jpeg" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Photo by Olga Vunder on &lt;a href=&quot;https://www.pexels.com/it-it/foto/famoso-edificio-3038555/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Pexels.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Se siete ancora indecisi su cosa votare riguardo al referendum sulla <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/10/30/25A05968/sg">riforma Meloni-Nordio</a>, o anche se non lo siete, è giunta l&#8217;ora di farvi un discorsetto serio dell&#8217;ultimo minuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Iniziamo da una dichiarazione dello stesso Nordio:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo»</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco. Nordio, con questa affermazione, ci ha fatto capire apertamente qual è il vero obbiettivo della riforma: <strong>fare in modo che il potere esecutivo possa influenzare il potere giudiziario</strong>, il quale, per definizione costituzionale, deve rimanere indipendente rispetto agli altri due poteri (esecutivo e legislativo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto in altri termini, l&#8217;obbiettivo è fare in modo che se un politico finisce in guai con la giustizia, ma fa parte di quella che è la maggioranza di governo in quel momento, avrà maggiori possibilità di farla franca in tribunale visto che potrà contare su una magistratura “amica”. Idem se si tratta di un cittadino facoltoso politicamente vicino al governo in carica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Specifico: sto parlando del <em>“governo in carica in quel momento”</em>, non dell&#8217;attuale governo. Quindi un ipotetico futuro governo a guida PD si ritroverebbe ad avere in mano lo stesso potere di persuasione verso la magistratura. Capito? Lo ha detto Nordio, non lo dico io.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come funzionerebbe questo potere di persuasione? Con il più classico dei <strong>divide et impera</strong>. Con la scusa di ridurre il potere delle correnti ed attuare pienamente l’ormai famosa “separazione delle carriere”, si punta a sdoppiare gli organi di governo della magistratura, con un conseguente aumento di costi e verosimilmente di inefficienza. I membri del Consiglio Superiore della Magistratura verrebbero estratti a sorte: ma se la parte “togata” del consiglio sarebbe un vero sorteggio, i componenti della parte “laica” dello stesso consiglio verrebbero sorteggiati da una lista stabilita dal governo il quale difficilmente metterà in questa lista le persone più capaci, meritevoli e super partes della Nazione, scegliendo piuttosto persone politicamente affini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il CSM quindi si ritroverebbe ad avere una <strong>minoranza organizzata</strong> che quindi potrebbe facilmente avere la meglio su una maggioranza veramente estratta a sorte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma… come la mettiamo con l’atteggiamento lobbistico di una parte della magistratura? Con l’inefficienza della giustizia? Ora provo a rispondere a qualche obiezione che sento in questi giorni sul referendum.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Obiezione: quello che sostieni è terrorismo psicologico del comitato del no, che teme improbabili derive illiberali in caso di vittoria del sì.</em></strong><br><em>(Premessa: il comitato del no lo potete tranquillamente ignorare. Basta ascoltare quel che dice il comitato del sì per scegliere consapevolmente di votare no.)</em><br>Certamente, finora ho usato dei condizionali. Provo a ribaltarne un paio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Se vince il sì, il governo potrebbe coinvolgere pienamente il parlamento, opposizione compresa, per varare la riforma migliore possibile.</em><br>→ Ma questa riforma è nata dal governo e non dal parlamento (metodo inusuale), ed il governo stesso ha agito nei mesi scorsi con un’efficienza svizzera, limitando al minimo la discussione in aula e scegliendo la prima data disponibile del referendum, in modo da liquidare la questione nel minor tempo possibile (e non dare tempo ai cittadini di farsi un’idea chiara dell’argomento: non è un caso che più passa il tempo e più il fronte del no cresce). Perché quindi il governo dovrebbe cambiare atteggiamento in futuro?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il governo inoltre potrebbe comporre una lista di nomi da cui estrarre i componenti laici del CSM scegliendo le persone più adatte, competenti, e super partes.</em><br>→ Ma perché dovrebbe farlo, visto che da quando è in carica questo esecutivo ha piazzato uomini fidati in tutti i posti dove poteva piazzarli? (Lo facevano anche i governi precedenti, sia chiaro, ma questa non è una giustificazione).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modus operandi di questo governo è esattamente quello che ci si può aspettare da un gruppo di persone nostalgiche del pelatone, ricordatevelo bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Obiezione: bisogna votare sì perché è giusta la separazione delle carriere. C’è in gran parte dei paesi europei.</em></strong><br>Dunque: intanto se una cosa la fanno in mezza Europa, non è automatico che sia giusta (infatti c’è chi dubita che lo sia, potete avere conferma cercando in rete). Poi: i sistemi giuridici europei sono differenti e paragonarli è quantomeno rischioso.<br>Infine: <strong>la separazione delle carriere in Italia di fatto esiste già</strong>, specie dopo la recente riforma Cartabia. Se si voleva attuarla del tutto, bastava una legge ordinaria, non serve complicare le cose cambiando la Costituzione. E allora perché il parlamento non lo fa? Perché la separazione delle carriere è una scusa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Obiezione: bisogna limitare il potere delle correnti all’interno della magistratura.</em></strong><br>Quando le leggi non si possono applicare, si interpretano. Ed è quindi inevitabile che chi interpreta le leggi tenga conto delle proprie sensibilità e idee politiche. Che nascano le correnti, cosa peraltro prevista dalla Costituzione, è una logica consequenza.<br>È altrettanto vero che da anni capita che <strong>queste correnti abusino delle proprie funzioni</strong> assumendo atteggiamenti lobbistici e faziosi. Ma anche in questo caso, per limitare questi abusi, basterebbe la volontà del parlamento di varare delle leggi ad hoc, senza toccare la Costituzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il Governo non vuole limitare il potere delle correnti, per due motivi:<br>1. <em>Non esistono solo le “toghe rosse”</em>: esiste anche “Magistratura indipendente”, la corrente conservatrice, quella che attualmente detiene il maggior consenso all’interno della magistratura. Cosa che, ovviamente, all’attuale Governo non dispiace.<br>2. <em>Le correnti sono un ottimo capro espiatorio</em>. Quando il progetto del ponte sullo stretto di Messina verrà definitivamente accantonato, o il centro dei migranti in Albania verrà chiuso, indovinate chi verrà incolpato di questo? I giudici comunisti, ovviamente. <strong>Spoiler:</strong> non sarà colpa dei giudici comunisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Obiezione: quello che dici magari è anche vero/parzialmente vero, ma la riforma contiene anche cose buone.</em></strong><br>Può anche darsi. Ma se queste “cose buone” sono mischiate a delle vere e proprie polpette avvelenate, e il Governo dice al cittadino “prendere o lasciare”, <strong>la prudenza suggerirebbe di lasciare</strong>.<br>Proprio come per la riforma Renzi-Boschi di dieci anni fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Obiezione: non voglio votare come dice Elly Schlein.</em></strong><br>Va bene. Allora vota come dice il Partito Radicale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Obiezione: tra i promotori del no ci sono X, Y e Z: solo per questo bisognerebbe votare sì.</em></strong><br>Se è per quello, tra i promotori del sì ci sono un sacco di personaggi che in passato hanno avuto problemi con la giustizia, e in particolare con il fisco (e non è un caso).<br>E comunque, votare sì perché il signor X vota no è un atteggiamento immaturo. Vale ovviamente anche il contrario.<br>Viviamo in un mondo ipercomplesso, non in un film con i cowboy buoni e gli indiani cattivi.<br>In altre parole: <strong>bisogna votare no nonostante Saverio Tommasi dica di votare no</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Obiezione: anche una parte del Partito Democratico è per il sì.</em></strong><br>Certo, e non c’è nulla di strano purtroppo (vedi la prima slide). È un motivo in più per votare no.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sarebbe molto altro da dire, volendo (il fuorionda di Simonetta Matone, la senatrice Buongiorno che smentisce la narrazione del suo stesso partito, la fedelissima di Nordio Giusy Bartolozzi che dice che bisogna eliminare la magistratura, quell’altro che suggerisce di convincere gli elettori a votare sì col voto di scambio, la Meloni che taglia le accise ai carburanti quattro giorni prima del voto e poi va da Fedez&#8230;) ma mi fermo qui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sarebbero poi altre questioni tecniche da valutare seriamente ma per quelle vi invito a guardare questo video. Niente slogan, niente facilonerie, tutto spiegato bene e corredato da fonti.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">E poi passo alle conclusioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La riforma Meloni-Nordio non è una riforma della giustizia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I problemi della giustizia, gli abusi delle correnti, i processi lenti, gli errori giudiziari ci sono adesso e continueranno ad esserci dopo. Chi tira in ballo Enzo Tortora, Garlasco, la famiglia nel bosco, chi straparla di stupratori e spacciatori liberi e di altre amenità di questo tipo mente sapendo di mentire.<br><strong>La riforma Nordio non è una riforma sulla giustizia, ma sul governo della giustizia</strong>. Il risultato più probabile sarà una magistratura governata da un CSM facilmente influenzabile, con una minoranza laica fedele al governo ed una maggioranza togata di individui scelti a caso, deresponsabilizzati (perché non eletti da nessuno), che temeranno sanzioni disciplinari se andranno a pestare i piedi sbagliati, e che saranno quindi facilmente ricattabili da politici corrotti, uomini potenti, grandi aziende, malavitosi.<br>È un altro passo verso una giustizia forte con i deboli e debole con i forti, dove conterrà sempre di più avere amici influenti e potersi permettere avvocati costosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ve li ricordate i democristiani e i comunisti? </strong>Nel 1992 qualcuno decise che era ora di sbarazzarsi di quella classe politica corrotta, e gli abbiamo dato ragione.<br>Il risultato è stato che ci siamo liberati del bambino e ci siamo tenuti l’acqua sporca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi sono arrivati quelli che dovevano distruggere la Casta.<br>Il risultato è che alcuni di loro sono diventati a loro volta Casta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2026 la Casta è più forte che mai e sta tentando di convincerci che la vera Casta è quella dei magistrati (il classico bue che dà del cornuto all’asino). Non dice nulla sul caso Epstein né sui crimini di Gaza, né sui deliri di Trump, ma ha molto tempo da perdere con questioni di lana caprina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora la Casta ci sta chiedendo di fargli un regalo.<br>Volete farglielo? Bene, votate sì al referendum.<br>Passo e chiudo.</p>
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		<title>Cinquant&#8217;anni per &#8220;Rimmel&#8221; di Francesco De Gregori</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 09:55:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando, nel gennaio 1975, uscì nei negozi “Rimmel”, Francesco De Gregori era al quarto album a neanche 24 anni compiuti. Tra gli artisti annoverati nell’Olimpo del cantautorato italiano, egli è stato uno dei più precoci: De André e Guccini, per dire, a quell’età erano ancora a quota zero “ellepì”, come si diceva allora. Parliamo di &#8230; <a href="https://ciaolord.wordpress.com/2026/02/07/cinquantanni-per-rimmel-di-francesco-de-gregori/" class="more-link">Leggi tutto <span class="screen-reader-text">Cinquant&#8217;anni per &#8220;Rimmel&#8221; di Francesco De&#160;Gregori</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando, nel gennaio 1975, uscì nei negozi “Rimmel”, Francesco De Gregori era al quarto album a neanche 24 anni compiuti. Tra gli artisti annoverati nell’Olimpo del cantautorato italiano, egli è stato uno dei più precoci: De André e Guccini, per dire, a quell’età erano ancora a quota zero “ellepì”, come si diceva allora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamo di cinquant’anni fa e parliamo, veramente, di un altro mondo rispetto all’attuale. Anche per quanto riguarda il mondo della musica: se oggi infatti i media spesso osannano&nbsp;progetti artistici che poi non reggono alla prova del tempo, una certa critica musicale di allora non fu affatto indulgente con quest’album; si pensi che nelle pagine di Linus venne bollato senza tanti giri di parole come roba canzonettara, carica di “pseudo-cultura liceale” e “poetica da baci Perugina”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma avercene, oggi, di baci Perugina così: il tempo, come sempre in questi casi, è galantuomo, ed ora “Rimmel” è giustamente considerato tra i massimi capolavori della musica italiana del secondo Novecento. L’album vendette mezzo milione di copie, consacrandone definitivamente l’autore, il quale allo stesso tempo venne tacciato di essersi “commercializzato”, fino al punto di subire l’anno seguente un vero e proprio processo sul palco da parte di un gruppo di Autonomia Operaia: cose, veramente, di un altro mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trauma spinse il cantautore ad abbandonare le scene: fortunatamente, cambiò idea nel giro di un paio d’anni, ed è per questo se oggi possiamo ascoltare capolavori come “La donna cannone” o “Titanic”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Principe, come da anni viene soprannominato il Nostro, ora sta attraversando una dignitosa terza età artistica, potendosi permettere anche una recente ed improbabile collaborazione con Checco Zalone. Dallo scorso agosto gira l’Italia per celebrare il primo mezzo secolo del suo primo capolavoro, ma le considerazioni di qualche riga fa non devono trarre in inganno. Chi infatti temesse di trovarsi di fronte un artista consumato, che si limita ad “eseguire il compitino”, non deve preoccuparsi: le recensioni delle prime date parlano infatti di un De Gregori assai in forma, capace di mettersi&nbsp;in discussione e dare ancora una nuova vita alle sue grandi canzoni. Tante vite come tante sono state negli anni le interpretazioni più o meno fantasiose dei suoi testi più ermetici, ma questo è uno dei connotati della grande arte: quello di prestarsi a molteplici chiavi di lettura, fino a sfuggire di mano a chi l’ha realizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda parte del tour si terrà nei club, in luoghi quindi più intimi e raccolti: l’artista passerà dalle nostre parti domenica 8 febbraio, per una data alla discoteca Palmariva a Fossalta di Portogruaro. Per tutte le informazioni del caso si visiti il sito <a href="http://www.azalea.it">azalea.it</a>.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">L&#8217;Azione, domenica 1 febbraio 2026</p>



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		<title>Politica, la più alta forma di carità: serata a Oderzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ciaolord]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 18:45:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[In ottobre si celebra il mese missionario. E soprattutto in questo momento, in cui le classi dirigenti sembrano impotenti o inadeguate nei confronti delle sfide del mondo contemporaneo, appare evidente come anche la politica debba essere una vera e propria missione. Per questo motivo Caritas opitergina, con il patrocinio della Pastorale Sociale e del Lavoro &#8230; <a href="https://ciaolord.wordpress.com/2025/10/22/politica-la-piu-alta-forma-di-carita-serata-a-oderzo/" class="more-link">Leggi tutto <span class="screen-reader-text">Politica, la più alta forma di carità: serata a&#160;Oderzo</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">In ottobre si celebra il mese missionario. E soprattutto in questo momento, in cui le classi dirigenti sembrano impotenti o inadeguate nei confronti delle sfide del mondo contemporaneo, appare evidente come anche la politica debba essere una vera e propria missione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo <a href="https://lnk.bio/caritas.oderzo">Caritas opitergina</a>, con il patrocinio della Pastorale Sociale e del Lavoro della diocesi di Vittorio Veneto, ha organizzato una serata con queste ospiti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="http://www.cristinaguarda.it">Cristina Guarda</a>, imprenditrice agricola, parlamentare europea, già consigliera comunale a Lonigo nonché persona più giovane mai eletta in consiglio regionale del Veneto;</li>



<li><a href="https://www.facebook.com/maribarazza/?locale=it_IT">Mariarosa Barazza</a>, avvocato, sindaco di Cappella Maggiore e vicepresidente dell’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana.</li>



<li><a href="https://www.facebook.com/marzia.defaveri.1/?locale=it_IT">Marzia De Faveri</a>, consigliera comunale a Cessalto.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo dell’evento richiama un’<a href="http://www.francescoocchetta.it/wordpress/?p=62654">espressione di papa Pio XI</a> resa celebre dal suo successore Paolo VI: le ospiti saranno invitate a discutere sul senso di questa espressione in base alla loro esperienze personali, che comprendono anche significative partecipazioni nell’associazionismo cattolico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Verrà dato spazio, nell&#8217;ultima parte della serata, alle domande del pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A moderare la serata sarà <a href="https://www.facebook.com/laura.cappellazzo/?locale=it_IT">Laura Cappellazzo</a>, scrittrice e volontaria di Caritas opitergina. Appuntamento al teatro Turroni giovedì 30 ottobre alle ore 20.45.</p>
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		<title>Musica originale a Fratta On Music</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ciaolord]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 09:33:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[L&#039;Azione]]></category>
		<category><![CDATA[oderzo]]></category>
		<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[commenti]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni le cover band, ovvero gruppi musicali che si esibiscono suonando grandi successi generalmente degli anni ’70-’90, e i tributi, che eseguono esclusivamente brani di un solo gruppo o cantante famoso, hanno ormai monopolizzato la musica dal vivo prima nei locali pubblici, e poi nelle sagre. E sempre più spesso compaiono anche in &#8230; <a href="https://ciaolord.wordpress.com/2025/08/02/musica-originale-a-fratta-on-music/" class="more-link">Leggi tutto <span class="screen-reader-text">Musica originale a Fratta On&#160;Music</span></a>]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/08/frattaonmusic.jpg"><img loading="lazy" width="732" height="1024" data-attachment-id="3224" data-permalink="https://ciaolord.wordpress.com/2025/08/02/musica-originale-a-fratta-on-music/frattaonmusic/" data-orig-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/08/frattaonmusic.jpg" data-orig-size="1463,2048" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="frattaonmusic" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/08/frattaonmusic.jpg?w=214" data-large-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/08/frattaonmusic.jpg?w=656" src="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/08/frattaonmusic.jpg?w=732" alt="" class="wp-image-3224" style="aspect-ratio:0.7148508400428166;width:415px;height:auto" srcset="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/08/frattaonmusic.jpg?w=732 732w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/08/frattaonmusic.jpg 1463w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/08/frattaonmusic.jpg?w=107 107w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/08/frattaonmusic.jpg?w=214 214w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/08/frattaonmusic.jpg?w=768 768w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/08/frattaonmusic.jpg?w=1440 1440w" sizes="(max-width: 732px) 100vw, 732px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni le cover band, ovvero gruppi musicali che si esibiscono suonando grandi successi generalmente degli anni ’70-’90, e i tributi, che eseguono esclusivamente brani di un solo gruppo o cantante famoso, hanno ormai monopolizzato la musica dal vivo prima nei locali pubblici, e poi nelle sagre. E sempre più spesso compaiono anche in eventi organizzati dalle amministrazioni locali, le quali dovrebbero dare la priorità alla crescita culturale del territorio, piuttosto che assecondare la vera o presunta pigrizia del pubblico. Le possibilità di emergere, per gli artisti che creano nuova musica, sono sempre più ridotte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma fortunatamente c’è chi va in controtendenza: ne abbiamo parlato con Gianluca Borsato, 24 anni, di Fratta di Oderzo, direttore artistico di Fratta On Music, rassegna musicale che avrà luogo nel campo sportivo della frazione dal 31 luglio al 3 agosto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è il motivo che vi ha spinti a lanciare questa iniziativa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quando non ci sono più <a href="https://ciaolord.wordpress.com/2012/07/05/indipendenza-sonora-il-ritorno/">inDipendenza Sonora</a> e Hortis Festival, a Oderzo non c’è un evento che provi ad avere la musica originale come focus. Per cui tre anni fa ci siamo detti: proviamo noi! Siamo partiti in famiglia: io, mia sorella, e mio papà, che fa parte dell’Associazione Fratta Unita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci siamo accorti subito che l’organizzazione era meno facile del previsto… In Comune gli si sono rizzati i capelli quando gli abbiamo chiesto l’autorizzazione circa un mese prima, per dire. In un mese e mezzo abbiamo trovato gli artisti, allestito il palco, organizzato la promozione: tutto di corsa, un po’ alla buona. Era un esperimento, se fosse andato male sarebbe finito lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In programma avete anche delle cover band.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo: le accettiamo solo se ci suonano ragazzi molto giovani, che hanno un repertorio di cover perché si comincia così, ma che magari hanno provato a scrivere 2-3 canzoni. Gli diciamo: va bene, suonateci le cover, ma fateci ascoltare anche le vostre creazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Siete una sorta di palestra, quindi?</strong><br>Direi piuttosto un servizio ai musicisti del circondario, gente che ho conosciuto grazie alla mia attività di bassista. Prediligiamo chi fa inediti, tendenzialmente giovani che quindi fanno più fatica a trovare date. Gli forniamo un palco bello, con un service, con le americane: non è per niente scontato. E nessuno viene a suonare gratis.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quest’anno con Sir Oliver Skardy, il cantante di quelli che furono i Pitura Freska, avete fatto un salto di qualità&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lui rappresenta un pezzo di storia della musica veneta. Gli abbiamo spiegato qual è il nostro progetto, che siamo piccoli ma volonterosi, ed ha apprezzato, per cui ha deciso di sostenerci venendoci incontro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 3 agosto ci sarà anche “<a href="https://www.instagram.com/meltingshop_ms/">Melting Shop</a>”, un format di bancarelle con artigianato locale e vendita di usato ideato da una ragazza di Ormelle che seleziona le candidature secondo una sua precisa idea.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le prime edizioni però si tenevano a settembre&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Settembre è un mese bello perché non ci sono molti eventi in giro, ma meno bello da un punto di vista meteorologico: era anche un richiamo alla sagra dell’Addolorata, che tanti anni fa si teneva proprio in quel periodo. Ma non è detto che in futuro non la sposteremo di nuovo a fine estate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che consiglio daresti a un giovane che vorrebbe avviare un progetto come il vostro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io, che non sono certo un organizzatore di concerti ti dico: provaci. Definisci bene l’idea e proponila all’associazione del tuo paese che possa coprirti le spalle: noi l’abbiamo fatto ed è stata accolta con un entusiasmo che non ci aspettavamo. Non strafare e cerca delle persone che ti danno una mano: convinci tante persone che la tua è una buona idea. Se lo è, e siete in tanti, il resto verrà da sé. O quasi&#8230;</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">L&#8217;Azione, domenica 27 luglio 2025</p>
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		<title>Il patrimonio culturale italiano è di carta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ciaolord]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 19:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L&#039;Azione]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[oderzo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo scorso anno Andrea Erboso, a 38 anni non ancora compiuti, è stato nominato direttore dell’Archivio di Stato di Venezia. Per Erboso, residente da alcuni anni a Padova ma originario di Oderzo, si tratta di un incarico di prestigio, specie tenuto conto della sua giovane età. Almeno per gli standard italiani. Com’è finito a ricoprire &#8230; <a href="https://ciaolord.wordpress.com/2025/04/14/il-patrimonio-culturale-italiano-e-di-carta/" class="more-link">Leggi tutto <span class="screen-reader-text">Il patrimonio culturale italiano è di&#160;carta</span></a>]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/04/erboso.jpg"><img loading="lazy" width="586" height="800" data-attachment-id="3216" data-permalink="https://ciaolord.wordpress.com/2025/04/14/il-patrimonio-culturale-italiano-e-di-carta/erboso/" data-orig-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/04/erboso.jpg" data-orig-size="586,800" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="erboso" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/04/erboso.jpg?w=220" data-large-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/04/erboso.jpg?w=586" src="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/04/erboso.jpg?w=586" alt="" class="wp-image-3216" srcset="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/04/erboso.jpg 586w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/04/erboso.jpg?w=110 110w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/04/erboso.jpg?w=220 220w" sizes="(max-width: 586px) 100vw, 586px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scorso anno Andrea Erboso, a 38 anni non ancora compiuti, è stato nominato direttore dell’<a href="https://www.archiviodistatovenezia.it/it/">Archivio di Stato di Venezia</a>. Per Erboso, residente da alcuni anni a Padova ma originario di Oderzo, si tratta di un incarico di prestigio, specie tenuto conto della sua giovane età. Almeno per gli standard italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Com’è finito a ricoprire questo incarico?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la laurea mi sono specializzato in archivistica presso la scuola in questo archivio; ho iniziato a lavorarci come libero professionista per privati ed enti pubblici e nel 2018, dopo un concorso, ci sono entrato come funzionario; avendolo passato bene ho potuto scegliere la destinazione. Nel 2022 ho trascorso un anno a Roma per il corso-concorso per dirigenti, al termine del quale ho ricevuto l’incarico di tornare a Venezia come direttore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se lo aspettava?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No. La sede era vacante, ma non era scontato che finissi qui visto che ci sono archivi in tutto il Paese. Ho un incarico di tre anni, che possono essere rinnovati, poi mi trasferiranno: nel mio ruolo sono esposto a rischi di corruzione, inoltre chi lavora con me potrebbe non essere d’accordo col capo&#8230; Avendo verosimilmente ancora trent’anni di lavoro davanti dovrò per forza spostarmi per dirigere archivi o soprintendenze archivistiche in altre regioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli Archivi di Stato sono luoghi poco conosciuti dal grande pubblico. Di cosa si occupano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ambito dei beni culturali, quello degli archivi è un settore meno noto rispetto a quello archeologico o artistico ma quantitativamente è il maggiore: il patrimonio culturale italiano è di carta. Tutti noi produciamo archivi fin dal giorno in cui nasciamo, visto che la registrazione all’anagrafe è un atto squisitamente archivistico. Gli Archivi di Stato, presenti in ogni provincia, hanno l’onere di conservare quanto prodotto dagli uffici statali (prefetture, tribunali, questure…) trent’anni dopo che ha cessato di avere una funzione. Ciò che non ha rilevanza storica viene buttato, il resto diventa un bene culturale destinato alla conservazione perenne. Inoltre certi archivi hanno sede nella capitale di uno stato preunitario: il nostro conserva quanto prodotto dalla Serenissima Repubblica, dal Regno Lombardo-Veneto e dalla Repubblica di San Marco del 1848/49.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel nostro territorio abbondano gli appassionati di storia locale. A cosa vanno incontro visitandovi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una ricerca archivistica è più complessa di una ricerca in biblioteca, basti pensare che tutto quel che conserviamo, messo in fila, occuperebbe 80-100 chilometri! Chi viene alle nostre visite guidate rimane esterrefatto… conserviamo documenti scritti a mano, con grafie antiche, a volte in latino, a volte in volgare veneziano che potrebbe comunque non essere facile da capire: ci vogliono competenze che lo studioso deve acquisire, comunque per la consultazione basta essere maggiorenni. Qui le ricerche non vanno d’accordo con la fretta: uno studente che prepara un progetto di dottorato deve mettere in conto mesi di ricerca, se non anni. Sono ricerche onerose: i buchi nell’acqua sono frequenti anche se si impara sempre qualcosa. Non siamo Google, non si trova quel che si cerca digitando su un computer.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che tipo di pubblico viene a fare ricerche, oltre agli studiosi di storia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Studiosi di genealogia e storia militare, oriundi che vogliono ottenere la cittadinanza italiana, ingegneri e architetti che consultano il catasto per motivi professionali, avvocati&#8230; Siamo uno dei più grandi e frequentati archivi al mondo: ottomila ingressi all’anno, un terzo stranieri, perché la storia di Venezia è studiata in tutto il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infatti nemmeno noi veneti conosciamo bene l’eredità che Venezia ha lasciato, specie al mondo anglosassone…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui conserviamo tutta la corrispondenza diplomatica tra la Serenissima e gli Stati del suo tempo: un fondo cospicuo che racconta il mondo attraverso lo sguardo veneziano. Il rapporto con gli Stati Uniti è interessante: conserviamo il rapporto dell’ambasciatore a Londra in occasione della dichiarazione di indipendenza americana, per dire… un mese dopo, ad agosto 1776, Venezia era già stata informata. La diffusione del modello veneziano oltreoceano è trasversale, perché riguarda l’architettura (il neopalladianesimo), il collezionismo (i dipinti di Canaletto), e la politica: Adams, Franklin e Jefferson, quando elaborano la loro Costituzione, avendo in mente una democrazia <a href="https://1600anni.archiviodistatovenezia.it/mostra-documentaria/percorso-mostra/19-mostra/commercio-e-attivita-commerciali/112-nuovi-orizzonti-benjamin-franklin-john-adams-e-thomas-jefferson-propongono-un-trattato-tra-venezia-e-gli-stati-uniti.html">studiano la storia di Venezia</a>, essendo una repubblica in mezzo a monarchie. Ne danno anche un giudizio negativo, notando come si trattasse di un’oligarchia di famiglie nobili. Essi tentano comunque di stringere accordi commerciali con la Repubblica la quale però snobba la richiesta di questi “rivoltosi”: non capisce che quella nuova nazione ha un futuro, per cui preferisce non irritare i vecchi regimi europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Venezia aveva rapporti con tutti, e sono molto significativi anche quelli con l’impero ottomano, col quale continuò a commerciare anche negli anni della battaglia di Lepanto. Il bailo, ovvero l’ambasciatore veneziano a Costantinopoli, coordinava tutta l’attività politica e commerciale in Asia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Avete rapporti con il nostro territorio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Due studenti della scuola di archivistica hanno fatto il tirocinio presso la parrocchia di Oderzo, visto che erano della zona: non per miei motivi di campanilismo, visto che non me ne sono occupato. Gli archivi stanno dappertutto, anche in parrocchia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E magari pure in qualche canonica vuota&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ed è una cosa pericolosa che ci siano documenti, magari pure dei Seicento, chiusi in canoniche disabitate. In questi casi si auspica il trasferimento presso l’archivio diocesano dove non solo possono essere sorvegliati, ma anche resi accessibili all’utenza con più facilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che consigli vuole dare agli studiosi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Venite a studiare negli archivi, perché una parte di ogni ricerca seria va dedicata alle fonti primarie, alla materia viva della storia. Con umiltà, senza gelosie; chiedendo, confrontandosi con gli altri studiosi e i nostri archivisti, e seriamente: la ricerca storica richiede preparazione e dedizione. Andare negli archivi e scoprire le fonti è più difficile, ma dà più soddisfazioni, e qui c’è molto materiale, specie cartografico, per studiare la sinistra Piave: è un territorio ricco di fiumi, che è cambiato tantissimo nel tempo.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Da L&#8217;Azione, domenica 6 aprile 2025</p>
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		<title>Dialetto opitergino, quasi inossidabile&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ciaolord]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Mar 2024 18:48:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Secondo una battuta che gira tra i linguisti, una lingua è un dialetto con un esercito. Quella veneta non ha più un esercito da oltre due secoli ma era, e rimane, una lingua: di dialetti, casomai, si può parlare se analizziamo il modo in cui la lingua è parlata in un luogo, con tutte le &#8230; <a href="https://ciaolord.wordpress.com/2024/03/30/dialetto-opitergino-quasi-inossidabile/" class="more-link">Leggi tutto <span class="screen-reader-text">Dialetto opitergino, quasi inossidabile&#8230;</span></a>]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b0/Oderzo_piazzagrande.jpg?uselang=it" alt="" /></figure>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo una battuta che gira tra i linguisti, una lingua è un dialetto con un esercito. Quella veneta non ha più un esercito da oltre due secoli ma era, e rimane, una lingua: di dialetti, casomai, si può parlare se analizziamo il modo in cui la lingua è parlata in un luogo, con tutte le differenze rispetto a come si parla anche solo a pochi chilometri di distanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al dialetto trevigiano parlato a Oderzo si è dedicata la dottoressa Chiara Zanini, ricercatrice all’università di Zurigo; nell’aprile 2022 chiese ai giornali locali, tra cui L’Azione, di diffondere tra gli opitergini un questionario anonimo compilabile su internet per studiare in che modo è cambiata la loro parlata negli ultimi decenni. Oggi manteniamo la promessa che facemmo allora di dare notizia dei risultati, pubblicati dal <em>Journal of Linguistics</em>, rivista edita dall’università di Cambridge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo dell’articolo, ovvero <em>L’é ciaro che se dise cusì. On Change in the System of Expletive Subject Clitics in Opitergino</em>, è stato scelto perché inizia con l’elemento studiato nell’articolo stesso: la l con l’apostrofo iniziale infatti è detta “clitico espletivo soggetto”, una struttura presente nelle lingue dell’Italia settentrionale ma non nel cosiddetto italiano standard.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rispondere all’appello della dottoressa Zanini furono in 176: dopo una attenta analisi, ottantasette questionari vennero selezionati per studiare, così, in che modo è variato l&#8217;uso dei clitici rispetto ad una volta. A questo proposito è stato prezioso il contributo di alcuni abitanti nati prima del 1942 per i quali l’italiano standard è stato di fatto la seconda lingua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come lo stesso studio afferma, l&#8217;esposizione della popolazione soprattutto ai programmi televisivi da settant&#8217;anni a questa parte ha avuto un risultato bidirezionale: da una parte l&#8217;emergere dell’italiano standard come lingua dominante, dall&#8217;altra l&#8217;imposizione di alcune varietà locali all&#8217;italiano stesso determinando la nascita dei vari italiani regionali. &nbsp;Lo studio, portato avanti da un gruppo di lavoro coordinato dal dottor Francesco Gardani, sostiene che l&#8217;italiano standard abbia influenzato la variante locale opitergina. Fin qui, nulla di sorprendente, ma ciò che conta è il come: la conclusione è stata che il dialetto opitergino sia rimasto sostanzialmente stabile, ma con un indebolimento delle regole nei dichiarativi e l&#8217;erosione dell’obbligatorietà dei clitici negli interrogativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto in parole povere, rispetto ad una volta un opitergino potrebbe considerare più tollerabili affermazioni come &#8220;<em>è ciaro?</em>&#8221; o &#8220;<em>è tardi</em>&#8221; rispetto ai &#8220;<em>l&#8217;è ciaro?</em>&#8221; o &#8220;<em>l&#8217;è tardi</em>&#8220;, più corrette in quanto dotate di clitico. Questo potrebbe essere il sintomo di un cambiamento in corso, ovvero di un timido avvicinamento della parlata opitergina rispetto all&#8217;italiano standard, dovuto non solo all&#8217;influenza che la lingua nazionale ha sulla locale, ma anche ad una &#8220;ristrutturazione interna&#8221; della parlata locale: quest&#8217;ultima ipotesi è dovuta al fatto che gli intervistati hanno dimostrato una certa soggettività a dare le risposte, e che non è stata riscontrata una correlazione tra tali risposte e l&#8217;età degli intervistati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si può vedere, siamo di fronte ad uno studio molto specifico e anche di difficile comprensione per i non addetti ai lavori, ma non certo privo di interesse: si pensi per esempio che le riflessioni che Pierpaolo Pasolini fece sui mutamenti antropologici degli italiani riguardarono anche i cambiamenti della lingua. La globalizzazione, il fenomeno che ha permesso che il primo studio in assoluto sulla parlata opitergina sia stato realizzato da un’università svizzera e pubblicato da una casa editrice britannica, sta inevitabilmente diminuendo l’uso delle lingue locali a favore delle nazionali; ma se, nonostante questo, una parlata locale come quella opitergina dimostra ancora una certa robustezza, si può affermare che la morte della lingua veneta sia tutt’altro che imminente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi volesse approfondire l&#8217;argomento può <a href="https://www.cambridge.org/core/journals/journal-of-linguistics/article/le-ciaro-che-se-dise-cusi-on-change-in-the-system-of-expletive-subject-clitics-in-opitergino/BB60C059EFE10C53AE6576E68D002AF3?utm_campaign=shareaholic&amp;utm_medium=copy_link&amp;utm_source=bookmark">accedere gratuitamente all&#8217;articolo integrale</a> visitando il sito internet della rivista, rintracciabile tramite i motori di ricerca.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">L&#8217;Azione, domenica 25 febbraio 2024</p>
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		<title>&#8220;Dune: parte 2&#8221; al memoriale Brion</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 19:26:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In un mondo in cui la piaga della finanziarizzazione dell’economia si aggrava inesorabilmente, è doveroso ricordare le scelte controcorrente di una coppia di imprenditori trevigiani i quali ebbero sempre a cuore la ricaduta sociale della propria ricchezza non solo in vita ma anche, è proprio il caso di dirlo, dopo la morte. Stiamo parlando di &#8230; <a href="https://ciaolord.wordpress.com/2024/03/07/dune-parte-2-al-memoriale-brion/" class="more-link">Leggi tutto <span class="screen-reader-text">&#8220;Dune: parte 2&#8221; al memoriale&#160;Brion</span></a>]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/03/2023-09-10-11.12.41.jpg"><img loading="lazy" width="768" height="1024" data-attachment-id="3203" data-permalink="https://ciaolord.wordpress.com/2024/03/07/dune-parte-2-al-memoriale-brion/2023-09-10-11-12-41/" data-orig-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/03/2023-09-10-11.12.41.jpg" data-orig-size="3456,4608" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.9&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;SM-A520F&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1694344361&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;3.6&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;40&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00070621468926554&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="2023-09-10-11.12.41" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/03/2023-09-10-11.12.41.jpg?w=225" data-large-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/03/2023-09-10-11.12.41.jpg?w=656" src="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/03/2023-09-10-11.12.41.jpg?w=768" alt="" class="wp-image-3203" srcset="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/03/2023-09-10-11.12.41.jpg?w=768 768w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/03/2023-09-10-11.12.41.jpg?w=1536 1536w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/03/2023-09-10-11.12.41.jpg?w=113 113w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/03/2023-09-10-11.12.41.jpg?w=225 225w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/03/2023-09-10-11.12.41.jpg?w=1440 1440w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo in cui la piaga della finanziarizzazione dell’economia si aggrava inesorabilmente, è doveroso ricordare le scelte controcorrente di una coppia di imprenditori trevigiani i quali ebbero sempre a cuore la ricaduta sociale della propria ricchezza non solo in vita ma anche, è proprio il caso di dirlo, dopo la morte. Stiamo parlando di Giuseppe Brion e Onorina Tomasin, fondatori della <a href="https://www.brionvega.com/">Brionvega</a>, azienda di elettrodomestici di design i cui prodotti più iconici, come l’Algol o il Radio Cubo, oltre ad essere diventati simboli dell’Italia del boom economico sono oggi esposti in vari musei di arte contemporanea nel mondo e studiati all’università.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La loro tomba presso il cimitero di San Vito di Altivole, pur essendo visitata da decine di migliaia di appassionati da tutto il mondo, è ancora tutto sommato semisconosciuta ai più: la situazione è però destinata a cambiare in questi giorni con l’uscita di “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=UgcRr6cAh2E">Dune: parte II</a>” di Denis Villeneuve, uno dei film di fantascienza più attesi del momento il quale, contenendo alcune scene girate proprio all’interno del complesso, gli regalerà una visibilità senza precedenti. La pellicola è tratta da un romanzo di fantascienza del 1965 che affronta un tema assai attuale, ovvero la prevaricazione dell’economia sulla politica; dal libro fu tratto <a href="https://www.youtube.com/watch?v=KwPTIEWTYEI">un film già nel 1984</a>, prodotto da Dino De Laurentiis e diretto da David Lynch.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hollywood è arrivata a San Vito grazie allo scenografo di Villeneuve, un ammiratore di Scarpa che a lui si è ispirato per le ambientazioni dell’intero film. Le riprese sono state effettuate a <a href="https://www.youtube.com/watch?v=vMCO4TBL8RQ">luglio 2022</a>: pochi giorni prima, per volontà degli eredi, la gestione del complesso era passata al Fondo Ambiente Italiano.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il cosiddetto “<a href="https://fondoambiente.it/luoghi/memoriale-brion/">memoriale Brion</a>” si presterebbe bene non solo ad una riflessione sulla dottrina sociale della Chiesa, ma anche ad una vera e propria catechesi sulla vita sponsale e sulla morte essendo pregno di una spiritualità quasi medievale, nonostante il suo aspetto modernissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fortemente voluto da Onorina Tomasin alla morte del marito, avvenuta nel 1969, fu realizzato negli otto anni successivi da <a href="https://youtu.be/Sp_uEis5Erk?si=Bk5Q1WYaHCwwDgy6&amp;t=3226">Carlo Scarpa</a>, architetto veneziano a cui tra l’altro è dedicata una <a href="https://www.oderzocultura.it/mostra-vetro-vero/">mostra di creazioni in vetro visitabile a Oderzo</a> fino al 17 marzo. Egli, forse non per caso, in precedenza aveva già lavorato per due lungimiranti imprenditori cattolici come Enrico Mattei (per la chiesa del <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ICGkAXi50Fs">villaggio ENI in Cadore</a>) e Adriano Olivetti (per il <a href="https://www.youtube.com/watch?v=1UBoL57ApIQ">negozio Olivetti a Venezia</a>), ed è significativo sottolineare come, pur avendo lavorato soprattutto in Veneto, pur non essendo laureato e pure poco incline all’autopromozione, Scarpa divenne già in vita uno degli architetti più apprezzati al mondo. Potendo letteralmente non badare a spese, per questa committenza poté esprimere al meglio la sua maestria realizzando il suo testamento artistico: non a caso alla sua morte, nel 1978, si fece tumulare all’esterno del memoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A qualche chilometro di distanza, ovvero a Casella d’Asolo, la Brionvega ebbe <a href="https://www.youtube.com/watch?v=tFnLolX1YaE">uno stabilimento tra il 1965 e il 1985</a>, quando venne chiuso per la crisi che aveva investito il settore: chi ci lavorò, oggi racconta di un luogo di lavoro sano ed esteticamente bello, dove stipendi e servizi aziendali erano superiori alla media, un po’ come avvenne in precedenza alla Olivetti e avverrà in seguito alla Luxottica. Se, come dice la <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html#b)%20Destinazione%20universale%20dei%20beni%20e%20propriet%C3%A0%20privata">dottrina sociale della Chiesa</a>, “la singola persona non può operare a prescindere dagli effetti dell&#8217;uso delle proprie risorse, ma deve agire in modo da perseguire, oltre che il vantaggio personale e familiare, anche il bene comune”, si può di certo affermare che i coniugi Brion abbiano adottato questo modus operandi fino alla fine, concludendo la loro esistenza terrena regalando al mondo un’opera d’arte dentro alla quale chiunque può trovare un momento di pace, di riflessione, di spiritualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due passi nel memoriale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il visitatore, dopo aver oltrepassato il propileo d’entrata, si trova davanti un’apertura formata da due cerchi intrecciati azzurro e rosa, simbolo delle fedi nuziali. Girando a sinistra raggiunge i sarcofagi degli sposi, sormontati da un arcosolio come nelle sepolture paleocristiane: essi sono vicini e inclinati quasi a toccarsi ma distaccati, a ricordare il “finché morte non vi separi” delle promesse matrimoniali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver visitato le altre sepolture di famiglia, egli è invitato a tornare sui suoi passi seguendo le viuzze del complesso, strette e serpeggianti come le calli di Venezia, per raggiungere il padiglione della meditazione: un baldacchino di ferro circondato da un laghetto con le ninfee in stile giapponese, pensato per celare la vista dei dintorni ad una persona in piedi. L’invito è quindi a sedersi e concedersi del tempo per elaborare il lutto e riflettere sul senso della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro importante edificio del memoriale è la cappella: di pianta quadrata, e circondata anch’essa dall’acqua, mostra all’entrata un grande arco a forma di omega, lettera finale dell’alfabeto greco. In questo luogo, come nel resto, convivono armoniosamente elementi esotici, come il tetto che ricorda le piramidi a gradoni, e cristiani, come la croce astile pendente dal soffitto, a rappresentare la storia della Salvezza dall’ebraismo (in basso) al cattolicesimo (in alto).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la pausa invernale, il memoriale Brion ha riaperto il 23 febbraio; le visite, dal mercoledì alla domenica, sono gratuite ma, per apprezzarne appieno la ricca simbologia, si consiglia la visita guidata, prenotabile visitando il sito internet del FAI.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Versione integrale dell&#8217;articolo pubblicato da <em>L&#8217;Azione</em> e <em>La Vita del Popolo</em>, domenica 3 marzo 2024</p>
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		<title>The Mistery Man, una mostra sulla Sindone</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 17:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nelle icone della Natività delle Chiese orientali esiste l’usanza di dipingere un sepolcro al posto della mangiatoia, a ricordare a tutti che Cristo è nato per morire. E a ricordarcelo, con una modalità decisamente d’impatto, è un’interessante mostra internazionale aperta a Chioggia ancora per tutto il tempo di Natale, chiudendo domenica 7 gennaio.La mostra, di &#8230; <a href="https://ciaolord.wordpress.com/2024/02/27/the-mistery-man-una-mostra-sulla-sindone/" class="more-link">Leggi tutto <span class="screen-reader-text">The Mistery Man, una mostra sulla&#160;Sindone</span></a>]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img src="https://themysteryman.com/wp-content/uploads/cuerpo-tela-movil.jpg" alt="" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle icone della Natività delle Chiese orientali esiste l’usanza di dipingere un sepolcro al posto della mangiatoia, a ricordare a tutti che Cristo è nato per morire. E a ricordarcelo, con una modalità decisamente d’impatto, è un’interessante mostra internazionale aperta a Chioggia ancora per tutto il tempo di Natale, chiudendo domenica 7 gennaio.<br>La mostra, di ideazione spagnola, si intitola “<a href="https://themysteryman.com/it/the-mystery-man-it/">The Mistery Man</a>”, e l’uomo del mistero in questione è la persona martoriata la cui figura è impressa sul telo della Sacra Sindone di Torino.<br>Il percorso inizia significativamente con una teca contenente trenta denari risalenti all’inizio del primo secolo: da lì, attraverso le sale allestite all’interno della chiesa di San Domenico, parte un’analisi a tutto tondo sulla reliquia. Essa è analizzata prima di tutto da un punto di vista storico, dando particolare importanza agli innegabili influssi che l’immagine sindonica ha avuto sul modo di rappresentare Cristo nell’arte a partire dal quinto secolo, e quindi scientifico. Dopo questa doverosa preparazione, resa efficace anche da un buon uso del multimediale, il visitatore viene introdotto nel presbiterio della chiesa dove, ai piedi di un antico crocifisso assai venerato in città, è esposta una impressionante statua iperrealistica dell’uomo del mistero.<br>Nonostante queste premesse, la mostra ha il pregio di non essere facilmente tacciabile di partigianeria. Al visitatore infatti è offerto un approccio prudente e severo da un punto di vista scientifico: tra i tanti studi effettuati nell’ultimo secolo sul telo sindonico, vengono considerati infatti solo quelli condotti con rigorosi criteri metodologici (o perlomeno in teoria, come nel caso della famosa e controversa datazione radiometrica del 1988). E questo perché così dev’essere l’approccio nei confronti di un oggetto unico al mondo e paragonabile, di fatto, al reperto di una scena del crimine.<br>Gli ideatori della mostra non danno risposte, né tirano conclusioni, ma lasciano tante molliche di pane lungo la strada: poiché la Sindone è una provocazione non solo per la scienza ma anche per la fede, sta al visitatore scegliere se raccoglierle. Per questo motivo “The Mistery Man” è un’esperienza che si rivolge, laicamente, al credente tanto quanto all’agnostico e all’ateo.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">L&#8217;Azione, domenica 24 dicembre 2023</p>
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		<title>Punctum: voci e foto che raccontano</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 17:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Silvia Longhi, fotografa originaria di Oderzo, lo scorso 10 giugno a Milano ha vinto il premio di miglior podcast indipendente di informazione alla seconda edizione degli Italian Podcast Award, il primo evento in Italia a premiare questo tipo di contenuti audio che negli ultimi anni ha raggiunto una larga diffusione anche nel nostro paese. “Punctum”, &#8230; <a href="https://ciaolord.wordpress.com/2023/10/23/voci-e-foto-che-raccontano/" class="more-link">Leggi tutto <span class="screen-reader-text">Punctum: voci e foto che&#160;raccontano</span></a>]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="3191" data-permalink="https://ciaolord.wordpress.com/2023/10/23/voci-e-foto-che-raccontano/image/" data-orig-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/10/image.jpeg" data-orig-size="2048,2048" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/10/image.jpeg?w=300" data-large-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/10/image.jpeg?w=656" src="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/10/image.jpeg" alt="" class="wp-image-3191" /></figure>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Silvia Longhi, fotografa originaria di Oderzo, lo scorso 10 giugno a Milano ha vinto il <a href="https://www.ilpod.it/vincitori">premio di miglior podcast indipendente</a> di informazione alla seconda edizione degli Italian Podcast Award, il primo evento in Italia a premiare questo tipo di contenuti audio che negli ultimi anni ha raggiunto una larga diffusione anche nel nostro paese. <a href="https://silvialonghi.it/punctum-i-racconti-dei-fotografi/">“Punctum”</a>, questo il nome del podcast, a partire da gennaio 2021 raccoglie alcune interviste che Silvia ha fatto ad alcuni colleghi; a marzo 2022 è partito lo speciale “Occhi sull’Ucraina”, dedicato ai fotografi attivi sul fronte del conflitto; “Punctum” è una produzione indipendente che si può ascoltare gratuitamente nelle principali piattaforme specializzate o visitando il sito internet <a href="http://www.silvialonghi.it">silvialonghi.it</a>.</p>







<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti aspettavi questo premio?</strong><br>No. Ero già contenta di essere arrivata tra i cinque finalisti, tenuto anche conto che le categorie riservate ai podcast indipendenti, ovvero quelli senza una casa di produzione alle spalle, erano tre in tutto (informazione, narrazione, intrattenimento). Avendo ascoltati gli altri finalisti, tutti prodotti di buona qualità, davo per scontato che avrebbe vinto qualcun altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per quale motivo hai deciso di intraprendere questo progetto?</strong><br>Si sono sommate nella mia testa due esperienze: da una parte la mia passione per gli audiolibri e i podcast, dall’altra la fotografia di reportage, che negli anni mi ha portata a conoscere colleghi della scena italiana, ed ascoltare aneddoti e i dietro le quinte del loro lavoro; storie che rimanevano confinate alle chiacchiere tra amici e colleghi, e mi sono resa conto che sarebbe stato bello farle sentire ad un pubblico più ampio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è stato il momento in cui ti sei resa conto che il tuo progetto stava raggiungendo una fetta di pubblico ampio?</strong><br>Siccome le pubblicazioni di Punctum non sono frequenti, statistiche alla mano, non posso identificare quando questo è avvenuto… ma penso dopo la puntata con Alfredo Bosco: la sua presenza in televisione e sui giornali a causa del suo lavoro in Ucraina ha permesso all’intervista di avere una diffusione maggiore della media. Comunque mi era già capitato, partecipando a qualche festival della fotografia, di presentarmi per la prima volta a colleghi che già associavano il mio nome a Punctum: un certo passaparola era iniziato fin dalla prima puntata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è quella a cui ti senti più legata?</strong><br>Proprio la prima, ovvero quella sugli <a href="https://silvialonghi.it/punctum-gli-stalker-di-chernobyl-mittica/">“stalker” di Chernobyl</a>: è la puntata che rispecchia meglio l’idea che avevo in mente fin dall’inizio e quella che mi ha richiesto più tempo per realizzarla, visto che avevo delle lacune tecniche che non ho voluto colmare improvvisando, e che mi ha spinta anche ad affidarmi a dei professionisti per esempio per la gestione delle voci. Ma voglio aggiungere anche l’intervista a Rodrigo Abd di Associated Press: è stato emozionante parlare due ore, sebbene a distanza, con uno dei primi fotografi ad aver messo piede a Bucha, in Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Punctum è fermo dall’agosto scorso. Ci sono nuove puntate in arrivo?</strong><br>Una è in lavorazione da tempo, ed ho intenzione di tornare al format originale; ma facendo questa cosa gratuitamente nel tempo libero, ed essendomi misurata con i miei limiti, non ho la pretesa di avere uscite costanti. Mi prendo il tempo necessario a pubblicare qualcosa che mi piaccia e sia piacevole per chi ascolta, fosse anche solo una puntata all’anno.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">L&#8217;Azione, domenica 9 luglio 2023</p>
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			<media:title type="html">Andrea</media:title>
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		<title>La curiosa contemporaneità dei Black Country, New Road</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ciaolord]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jul 2023 08:06:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quella dei Black Country, New Road è una storia da raccontare, anche perché rappresenta un concentrato di episodi assai poco probabili, se non impensabili, fino a pochissimi anni fa. Si tratta di un collettivo di giovani e talentuosi musicisti inglesi (tra le quali Tyler Hide, figlia di Karl degli Underworld, la quale probabilmente non era &#8230; <a href="https://ciaolord.wordpress.com/2023/07/22/la-curiosa-contemporaneita-dei-black-country-new-road/" class="more-link">Leggi tutto <span class="screen-reader-text">La curiosa contemporaneità dei Black Country, New&#160;Road</span></a>]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/07/2023-07-16-19.43.50.jpg"><img loading="lazy" width="1024" height="768" data-attachment-id="3180" data-permalink="https://ciaolord.wordpress.com/2023/07/22/la-curiosa-contemporaneita-dei-black-country-new-road/2023-07-16-19-43-50/" data-orig-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/07/2023-07-16-19.43.50.jpg" data-orig-size="4608,3456" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.9&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;SM-A520F&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1689536630&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;3.6&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;50&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.03030303030303&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="2023-07-16 19.43.50" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/07/2023-07-16-19.43.50.jpg?w=300" data-large-file="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/07/2023-07-16-19.43.50.jpg?w=656" src="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/07/2023-07-16-19.43.50.jpg?w=1024" alt="" class="wp-image-3180" srcset="https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/07/2023-07-16-19.43.50.jpg?w=1024 1024w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/07/2023-07-16-19.43.50.jpg?w=2048 2048w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/07/2023-07-16-19.43.50.jpg?w=150 150w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/07/2023-07-16-19.43.50.jpg?w=300 300w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/07/2023-07-16-19.43.50.jpg?w=768 768w, https://ciaolord.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/07/2023-07-16-19.43.50.jpg?w=1440 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Quella dei Black Country, New Road è una storia da raccontare, anche perché rappresenta un concentrato di episodi assai poco probabili, se non impensabili, fino a pochissimi anni fa. Si tratta di un collettivo di giovani e talentuosi musicisti inglesi (tra le quali Tyler Hide, figlia di Karl degli Underworld, la quale probabilmente non era ancora nata all&#8217;epoca di <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=XiMrrleH_h">Born Slippy</a></em>), che finisce la sua prima vita a inizio 2018 quando espelle il cantante, accusato di varie molestie sessuali, e cambia nome assumendo quello attuale.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div><figcaption class="wp-element-caption">I Nervous Conditions, ovvero la prima e breve vita del gruppo.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A subentrare come cantante e autore dei testi è il chitarrista Isaac Wood; il gruppo, in pieno clima pandemico, registra e quindi pubblica il primo album <em>For The First Time</em> a inizio 2021 e il secondo, <em>Ants From Up There</em>, ad un anno esatto di distanza; i due album, i concerti e le esibizioni dal vivo pubblicati su YouTube mostrano un Wood assai ispirato, carismatico ed inquieto, verosimile erede di personaggi come Ian Curtis (che non cito a caso, anche se la critica tende ad accostarlo ad altri grandi nomi del passato).</p>



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</div><figcaption class="wp-element-caption">Epico.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ma all&#8217;autodistruzione di certi grandi miti del rock Wood preferisce altro, per cui a inizio 2022 egli prende la felice decisione di ritirarsi dalle scene per curare la propria salute mentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli altri componenti, trovatisi per la seconda volta senza cantante e senza repertorio, dopo uno sbandamento iniziale e voci di scioglimento decidono di riordinare le idee e prima di Natale iniziano la loro terza vita con un bellissimo concerto alla Bush Hall di Londra che, oltre ad essere stato immortalato da un video su YouTube e un album, è diventato l&#8217;architrave di tutti i loro concerti del 2023, tra cui quello a cui ho partecipato a <a href="https://www.villamanin.it">Villa Manin</a> a Passariano (UD) lo scorso 16 luglio.</p>



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</div><figcaption class="wp-element-caption">E fu così che i Joy Division diventarono New Order.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Vederli suonare sopra ad un palco come quello dove io facevo suonare i <a href="https://indipsonora.tumblr.com">gruppi di inDipendenza Sonora</a> ad un prezzo simbolico di 5 euro è stato un po&#8217; straniante. Questo perché a mio parere, e non solo mio, si è trattato di un evento irripetibile essendo questi ragazzi destinati a calcare ben presto palcoscenici decisamente più importanti (sono comunque <a href="https://www.youtube.com/watch?v=3E-TT_OndcM">già stati a Glastonbury</a>). </p>







<p class="wp-block-paragraph">Auguro a tutti loro di non perdere mai quella bellissima attitudine da gruppetto del liceo che li caratterizza, e ad Isaac di liberarsi dei suoi demoni interiori&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8230;E chissà, prima o poi, di salire di nuovo su un palco con i suoi vecchi amici.</p>
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