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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;CEEEQ3o4fSp7ImA9WhRVGUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6784993894816585487</id><updated>2012-01-19T00:43:22.435-08:00</updated><category term="Augusto Casarino" /><category term="Amnistia" /><category term="Badanti" /><category term="Indulto" /><category term="Internet" /><category term="Anziani" /><category term="Democrazia diretta" /><category term="Clandestini" /><category term="Giorgio Almirante" /><category term="Il pensiero di Alice" /><category term="e-partecipation" /><category term="Tradizione" /><category term="Demotopia" /><category term="Dialetto" /><category term="social Network" /><category term="politica" /><category term="crisi finanziaria" /><category term="Messina" /><category term="Vergogna" /><category term="Scudo fiscale" /><category term="Tasse" /><category term="Inno Italiano" /><category term="WEB" /><category term="Second Life" /><title>CIRCOLO CULTURALE GIORGIO ALMIRANTE GENOVA</title><subtitle type="html" /><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/" /><author><name>CIRCOLO GIORGIO ALMIRANTE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16994344092400307378</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://3.bp.blogspot.com/_Zd-p3X8qeHc/S7n-7GyPg_I/AAAAAAAABo8/iVoK1oSeQJ0/S220/Circolo+Culturale+Giorgio+Almirante+Genova.png" /></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>25</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova" /><feedburner:info uri="circoloculturalegiorgioalmirantegenova" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><entry gd:etag="W/&quot;CEEEQ3o_fip7ImA9WhRVGUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6784993894816585487.post-4242801655334228643</id><published>2012-01-19T00:42:00.000-08:00</published><updated>2012-01-19T00:43:22.446-08:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-19T00:43:22.446-08:00</app:edited><title>Ma che spread !</title><content type="html">E’ il 10 gennaio 2012, e ad oltre 100 giorni dall’insediamento del nuovo Governo Monti, lo spread -vocabolo entrato da un pò di tempo nel linguaggio comune in sostituzione  degli italianissimi termini scarto o margine- del buono poliennale del Tesoro a 10 anni rispetto al bond decennale tedesco è intorno ai 527 punti. Un livello non di molto inferiore a quello toccato nel recente passato con il governo Berlusconi. &lt;br /&gt;Prima di addentrarci in più temerarie interpretazioni del significato di tale misura, vediamo meglio il senso che ha tale grandezza, ed in primo luogo cerchiamo di comprendere cosa esso esprima. Cominciamo con un esempio; se un BTP con una certa scadenza ha un rendimento del 7% ed il corrispettivo Bund Tedesco con la stessa scadenza ha un rendimento del 3%, allora lo spread sarà di 7-3=4 punti percentuali, ovvero, di 400 punti base. Bene, penso che si possa andare oltre. Si è detto, dunque, che lo spread mette a confronto due rendimenti. Ma cosa è, e soprattutto come si calcolano le grandezze messe a confronto? &lt;br /&gt;Vediamo di comprendere come fare. Infatti, uno degli aspetti spesso non del tutto immediati in ambito obbligazionario è come determinare il rendimento di un titolo. Finché si sottoscrive o si acquista un titolo "alla pari", cioè pagandolo esattamente il suo valore nominale, non sorgono problemi. Ad esempio, acquistando un titolo che paga un interesse annuo del 5% e pagandolo 100 euro per ogni 100 di valore nominale, il rendimento sarà pari al 5%. Se però acquistiamo il titolo pagandolo 102, allora il calcolo è diverso ed un po' più complicato. Il tasso di rendimento, infatti, si determina attualizzando i flussi di cassa pagati dall'obbligazione, compreso il rimborso del capitale e confrontando i flussi attualizzati con il prezzo di sottoscrizione. Il tasso di attualizzazione che eguaglia la somma dei flussi di cassa con il prezzo di sottoscrizione è il tasso di rendimento che cerchiamo. Facciamo un esempio: un titolo ha scadenza tra tre anni, quando ci verrà rimborsato al valore nominale per 100 euro. In più, ogni anno, paga un interesse del 5%, cioè di 5 euro. Il prezzo di sottoscrizione è di 102 euro. Ora, iniziamo con l'attualizzare i flussi di cassa. L'interesse del primo anno si attualizza con questa formula: 5/(1+r), dove r è il tasso di rendimento che ora non conosciamo. L'interesse del secondo anno si attualizza in questo modo: 5/(1+r)^2, dove r è sempre il tasso di attualizzazione e ^ è il simbolo di elevamento a potenza. L'interesse del terzo anno si attualizza in questo modo: 5/(1+r)^3.  Se la durata fosse superiore si procede sempre in questo modo: l'interesse del quarto anno richiede di elevare il denominatore alla quarta, quello del quinto anno alla quinta, ecc. Ora, dobbiamo attualizzare il capitale. La formula è: 100/(1+r)^3. Il denominatore viene elevato alla terza perché  la durata ipotizzata è di tre anni. Se fosse stata, ad esempio, di 5 anni, bisognava elevare il denominatore alla quinta. A questo punto, attraverso una serie di tentativi  o attraverso un applicativo ad hoc (calcolatrice o foglio Excel) che faccia i calcoli per noi, possiamo individuare il valore  di r che, nel nostro caso, è 4,28%.&lt;br /&gt;Tutto ciò premesso penso sia ora chiaro che, allorquando si parla di spread, ci si riferisce  nella sostanza ad un ricarico che colpisce gli interessi, che nel caso del nostro esempio sono pagati sui BTP rispetto ad un investimento di pari importo e stessa scadenza fatto in Bund.  &lt;br /&gt;Ma cosa esprime tale ricarico, che l’emittente (nel nostro esempio, lo Stato Italiano) paga al sottoscrittore del prestito generalmente una Banca ? Il presupposto da cui si parte è che rendimento di un titolo di stato rappresenta anche il suo livello di rischio: più è alto il rendimento, maggiore sarà il rischio che l'emittente non paghi le cedole e non rimborsi il capitale alla scadenza.  A parti invertite, minore è il rendimento e minore sarà il rischio dell'obbligazione. In quest'ottica, se lo spread tra Btp e Bund aumenta, significa che il rendimento del nostro Btp sta aumentando nei confronti del rendimento offerto da un'obbligazione ritenuta sicura come il Bund. Se il rendimento del Btp aumenta, significa che il mercato percepisce il nostro titolo di stato come meno sicuro rispetto all'equivalente tedesco. Se lo spread aumenta, significa che il mercato giudica in aumento il rischio default per l'Italia, ossia giudica l'Italia sempre meno affidabile. In pratica quando lo spread tra Btp e Bund aumenta significa che i nostri titoli di stato perdono prezzo e quindi rendono di più poiché sono percepiti come sempre più rischiosi. &lt;br /&gt;Il governo nazionale, quindi, per fare acquistare i titoli di stato, dovrà offrire cedole più elevate agli acquirenti, facendo così accrescere il deficit statale.&lt;br /&gt;Ciò premesso, credo  possiamo concentrarci su una semplice serie di questioni. In primo luogo penso sia chiaro che non ha certamente senso chiedersi se convenga comprare un titolo tedesco, in quanto più sicuro, rispetto a un titolo italiano. Lo spread assicura, infatti, proprio del default dello Stato italiano. Posto uno spread a 500 punti, ad esempio, ciò vuol dire che il mercato livella BTP e Bund tedesco scontando il default dell’Italia proprio a quel livello di probabilità.  Chiariamo con un semplice esempio. Invertendo il ragionamento, ipotizziamo un Bund a 10 anni valore nominale 100, che per semplicità produca interessi, mentre il BTP italiano con pari valore nominale e scadenza,  produce 50 di interesse a scadenza. Con un facile calcolo, si ha che la probabilità  (stimata dal mercato) che l’Italia ha di fallire è una volta è mezza più alta di quella della Germania, ed il livellamento nei rendimenti è appunto a quota 5%, che nel nostro semplice esempio (non a casa) coincide proprio con lo spread tra i due titoli confrontati. In altre parole, semplificando molto,  il BTP italiano a 10 anni se confrontato con un Bund tedesco anch’esso con scadenza a dieci anni, vale esattamente la metà. Infatti, a scadenza quello italiano deve pagare per colmare la differenza 50.&lt;br /&gt;E se l’Italia non fallisse?  Bene, tutti coloro che hanno acquistato BTP avranno fatto un ottimo affare. &lt;br /&gt;Ma come è stato pagato il rischio percepito dagli investitori ? Gioco strano quello dell’economia, i renitier  il  business lo ha fatto con i sacrifici degli italiani colpiti dalla manovra: Pensionati e lavoratori statali. &lt;br /&gt;Essi solo, infatti, si sono sobbarcati il costo di garantire che i nostri BTP arrivino a scadenza. Se, infatti, la manovra non avesse avuto luogo, le pressioni sul debito italiano e soprattutto il mancato rinnovo delle tranche in scadenza avrebbero provocato il default, cioè l’impossibilità di far fronte al pagamento dei debiti in scadenza. Ma si sarebbe arrivato effettivamente a questo?  No, probabilmente tale scenario non era contemplato  (come poi effettivamente è stato) ed per i reniter  è stato un gioco a rischio zero. &lt;br /&gt;Se quello che dico è vero, e mi piacerebbe essere contraddetto, è certo che il sistema attuale è squilibrato e la politica finanziaria è stata fino ad ora squilibrata a favore dei renitier . Ne deriva  che la protezione di una larga fetta della popolazione italiana è passata attraverso il loro stesso esclusivo sacrificio. &lt;br /&gt;Per quanto tempo ancora si potrà andare avanti ?&lt;br /&gt;Enea Franza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-4242801655334228643?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Che cosa potrebbe accadere?&lt;br /&gt;Bene un caso, storico di riferimento c’è, e forse potrebbe sollevare il morale dei catastrofisti per professione. Il caso, peraltro, è tutto europeo: l'uscita della sterlina non dall'euro (che non allora non c'era), ma dal "serpente monetario europeo", il sistema di cambi fissi precedenti. Quel precedente storico mostra che la sterlina si svalutò entro un mese del 10% sul marco tedesco; e la caduta fu accompagnata dal dimezzamento del tasso d'interesse: dal 12 % al 6 %. &lt;br /&gt;Allora, rileggendo tra i vari autorevoli commenti, si scopre che gli esperti predissero che la svalutazione avrebbe seriamente danneggiato l'economia britannica, producendo inflazione ed aumentato costo del debito (per il rincaro degli interessi sui Buoni del Tesoro in sterline). Ciò che accadde, tuttavia, fu esattamente altra cosa. Le esportazioni britanniche crebbero di un 5 % in più rispetto alle importazioni negli anni seguenti. Da qui una speranza. &lt;br /&gt;Se i Paesi latini (Grecia, Spagna, Portogallo e Italia) uscissero dall’euro magari tutti assieme, creando ad esempio un Euro Latino in contrapposizione all’Euro della Germania, ovvero, se ad essere espulsa fosse proprio la Germania, probabilmente la crescita a breve, stimolata dall’esportazioni, darebbe respiro per avviare le "riforme" tanto volute dal capitalismo mercantile egemone, ovvero, "flessibilità" del lavoro e varie deregulation per i paesi del Sud dell’Europa. &lt;br /&gt;Bene smettiamo di sognare e torniamo con i piedi a terra e cerchiamo di verificare quello che a boccie ferme potrebbe succedere. A boccie ferme significa ipotizzare che, senza i Paesi latini, l'Euro continuerà a funzionare come prima e che la loro uscita dall'euro non modifichi il regime ed il peso dell'Euro stesso. Ed è questa una supposizione valida, ma fino a un certo punto. Più facile sarebbe sognare che anche la Germania e l’Olanda scelgano la strada di lasciare l’Euro. Ed in tal caso, come vedremo, i vantaggi per paesi come l’Italia aumenterebbero di molto.&lt;br /&gt;Ma Torniamo ad essere pessimisti.  Prima di tutto, dalla lettura dei Trattati risulta che l’uscita dall’Unione Monetaria potrebbe verificarsi solo per due circostanze:1) uno Stato Membro o un gruppo di Stati decide di abbandonare l’Unione Monetaria; 2) uno Stato Membro o un gruppo di Stati viene espulso dall’area valutaria. Non è prevista una clausola che stabilisca la possibilità da parte di uno Stato di abbandonare o essere espulso dall’Unione Monetaria  Europea. &lt;br /&gt;Il modo corretto è di  negoziare un emendamento del trattato che crei una clausola di uscita. La negoziazione andrebbe, altresì,  condotta non solo  con i Paesi dall’area Euro ma con tutta l’Unione Europea. Insomma la questione si complica ed i tempi diventano tanto lunghi da divenire incompatibili con la rapidità che la situazione in corso richiede. Infatti, l’intero processo di conversione dell’Euro in valuta nazionale se non concordato  comporterebbe una rottura unilaterale del Trattato di Maastricht, del Trattato di Lisbona e del Trattato di Roma e, l’introduzione di controlli al movimento di persone e capitale, renderebbero improbabile che un governo possa lasciare l’Euro e rimanere Stato membro dell’Unione Europea. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò posto, è evidente che l’uscita rapida dall’Euro può avvenire con un atto politico, ovvero, al di fuori della negoziazione. Adesso, se un paese decide di abbandonare la valuta comune si troverebbe di fronte a due scelte per quanto riguarda il suo debito pubblico: convertire il debito nella  valuta nazionale;  lasciare il debito denominato in Euro. Nel caso in cui decida il governo decida di convertire il proprio debito in valuta nazionale (questione tra l’altro che molti studiosi di diritto ritengono impraticabile e foriera di un enorme contenzioso internazionale), questo potrebbe essere interpretato dagli investitori come un segno di difficoltà nel ripagare i propri debiti. Il verbo potrebbe è naturalmente da intendersi come un eufemismo … In tale situazione, infatti, il tasso d’interesse sui debiti tenderebbe ad aumentare. Atteso che, al momento, lo spread (differenziale tra gli interessi sulle obbligazioni tedesche ed italiane)  tra i nostri bond decennali e quelli della Germania è intorno ai 500 punti, ciò vuol dire che in dieci anni il nostro debito vale la metà di quello tedesco. Infatti, pagare il 5% in più su di un debito pari, ad esempio, a 100 significa in definitiva che in 10 anni per ripagare il nostro debito si deve spendere il 50% in più rispetto ad un analogo prestito emesso dalla Germania. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ipotesi, invece, che il debito estero fosse lasciato in Euro, e si attivasse una doppia circolazione, i debiti esteri risulterebbero rivalutati, mentre le attività finanziarie e reali delle imprese si svaluterebbero immediatamente per un importo almeno pari al differenziale di spread tra tassi di interesse attuale. Alle tensioni sul debito pubblico si aggiungerebbero quelle del settore corporate, con riferimento alle obbligazioni emesse dalle società. Le aziende avrebbero difficoltà a ripagare i propri debiti in valuta estera a causa del forte deprezzamento del cambio successivo all’uscita del paese dall’Euro (se il cambio si deprezza significa che sono necessarie più unità di valuta nazionale per acquistare una unità di valuta estera).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accanto a tale scenario da incubo (un default sembrerebbe inevitabile) l’incertezza derivante dalla nuova valuta potrebbe innestare una corsa agli sportelli poiché coloro che hanno depositi in Euro ritirerebbero i loro soldi prima dell’avvenuta conversione. E’ palmare la convenienza a conservare la valuta in Euro, piuttosto, di essere obbligati a convertire il giorno seguente con una perdita secca. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La misura di uscita dall’euro, pertanto, dovrebbe essere accompagnata da norme di restrizione ai movimenti di capitale e persone imposti dal Governo, viceversa, si genererebbe un deflusso di capitali verso l’estero e collasso del sistema bancario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, vediamo ora i vantaggi. Di certo, l’uscita di un paese debole dall’Euro determinerebbe nel breve periodo un vantaggio competitivo, in termini di svalutazione della propria valuta nazionale, proporzionale alla riduzione di valore della nuova moneta rispetto all’Euro.  Tale vantaggio potrebbe essere potenzialmente capace di riequilibrare il gap. Tuttavia, non è da escludere che i Paesi membri dell’Eurozona adotterebbero misure protezionistiche per difendersi commercialmente da questo Paese. Se ci fosse anche l’uscita dall’UE si verificherebbe il danneggiamento, se non l’interruzione, dei rapporti commerciali tra questo Paese e l’Unione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tralasciamo, per carità di patria, gli squilibri interni e gli eventuali disordini, guerre civili, ecc che sarebbero capaci di prodursi in tale situazione di obbiettiva difficoltà interna e le conseguenze degli attacchi speculativi a cui potrebbero essere condizionati le economie di tali paesi fuori molto più deboli ed isolati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcune grandi banche hanno provato a stimare concretamente il costo monetario pro-capite per il primo anno derivante dall’uscita di un Paese debole dall’Euro; per UBS-Unione delle Banche Svizzere e la HSBC-Hongkong &amp; Shanghai Banking Corporation (uno dei più grandi gruppi bancari del mondo), si tratta solo per l’Italia di una cifra compresa tra 9500 e 11500 Euro a persona. Ma per gli anni successivi nessuno si sbilancia a fare previsioni. Allora mi domando a che serve spendere tanto denaro pubblico per gli enti di ricerca e le università  se poi non possiamo disporre di tali proiezioni ed occorre affidarsi alle ricerche delle grandi banche o di privati volenterosi ? Ma  ritornando sui nostri binari lo scenario di un’eventuale uscita dall’Euro presenta comunque si veda un costo non indifferente, come sono un costo gli sforzi che i paesi latini sono tenuti a sopportare per rimanere legati alla nuova valuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La soluzione al momento è tutta politica. Convincere gli stati membri più forti a seguire le politiche di espansione di quelli piu deboli. La strada è obbligata e si spera che la mancata sottoscrizione dei Bond Tedeschi nell’offerta di inizio settimana sia un segnale capace di far comprendere che, come si sente dire spesso,  "se la banca affonda, affondano anche i passeggeri di prima classe"! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enea Franza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-3765730763421800250?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;La fase di crisi economica che sta coinvolgendo in questi mesi dell’estate del 2011 l’America e l’Europa ha, secondo il nostro parere, le sue basi nella crisi non risolta del 2008. Quella crisi, ribadiamo mal gestita, ha gettato molte Nazioni nel caos. Infatti, la risposta alla richiesta di aiuto lanciata da molti paesi dell’Occidente in crisi per via del default delle loro banche data, in particolare, dalla Banca Mondiale e dal Fondo monetario internazionale, ma anche dalle autorità economiche europee, è stata a dir poco inadeguata. 
&lt;br /&gt;La ricetta ti tali organismi internazionali nella sostanza ha preteso che, di fronte ad un programma di aiuti mirati sostanzialmente a garantire i pagamenti verso i debitori stranieri, il Paese destinatario del beneficio attuasse una politica di equilibrio nei conti pubblici, tenendo bassa l’inflazione, ed impegnandosi perciò in una politica di moderazione salariale. L’ipotesi è che fatti quadrare i conti interni, l’economia del Paese in convalescenza possa riprendersi da sola. Che una politica di aiuti cosi congeniata tuteli in primo luogo il debitore non vi è dubbio, molto più in forse e che la “cura” non finisca per uccidere il paziente.
&lt;br /&gt;Stando le cose diversamente dal passato, la risposta tradizionale finirà inevitabilmente per sortire (e le avvisaglie già sono palesi) come unico effetto un peggioramento della situazione di partenza. 
&lt;br /&gt;In questa lunga crisi, infatti, molte cose infatti non tornano. Torniamo, in particolare, sulla questione del debito. E per farlo guardiamo ad un piccolo paese del nord Europa: l’Islanda, che ha elaborato una propria via di uscita dal default del debito sovrano, ovvero, quello di non restituirlo. Quel paese è una piccola isola stato di circa 319 mila abitanti, indicata nel anni precedenti la crisi come uno dei paesi più ricchi dell’Occidente. Ma a ben vedere l’attività prevalente nell’isola è sempre stata la  pesca, in particolare quella al merluzzo, attività tanto importante da spingerla a scontrarsi con il Regno Unito pur di estendere le acque territoriali e incentivare la pesca (guerra del merluzzo 1976) ma sicuramente incapace di garantire lo sviluppo degli ultimi 20 anni. In effetti, solo con gli anni ottanta l’isola ha imboccato una strada di forte crescita basata sull’attività finanziaria e  sull'industria dell'alluminio, che ha arricchito la nazione, ma ciò a scapito dell'ambiente  e dell’esplosione del debito estero. 
&lt;br /&gt;Riassumiamo, con una necessaria semplificazione che spero ci perdonerete, ciò che è accaduto. 
&lt;br /&gt;La storia inizia, già nel 2006, con la crisi per insolvenza delle maggiori Banche del paese: la Glitnir, la Kaupþing e la Landsbanki. Il dissesto delle Banche culmina con il fallimento nel 2008 e  con la svalutazione della corona islandese rispetto all’Euro dell’85%. Nella sostanza ad essere colpiti dal fallimento delle banche islandesi sono correntisti per la stragrande maggioranza Olandesi ed Inglesi, oltre che naturalmente Islandesi, attratti dagli allettanti tassi di interesse praticati sui depositi. E si tratta di tantissimo denaro. In particolare, il fallimento della banca online Icesave, società controllata da Landsbanki, comportò una perdita complessiva da 5,6 miliardi di dollari per circa 340.000 correntisti inglesi ed olandesi. Un danno di cui Regno Unito e Olanda si fecero carico, rifondendo gli incauti correntisti in attesa che l’Islanda fosse in grado di rifondere i capitali elargiti. 
&lt;br /&gt;I capitali furono attratti verso tali banche con la promessa di rendimenti più alti di quelli offerti dalle banche concorrenti. Nel 2003 il debito estero delle banche era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. 
&lt;br /&gt;Su che base tali banche potevano promettere rendimenti più alti ? Bene. La banca è un’impresa e sua gestione, esaminata dal punto di vista economico, dà luogo a costi e ricavi che,  raggruppati per aree di gestione, consentono di comporre il risultato d’esercizio attraverso i risultati intermedi conseguiti, chiarendo il contributo di ciascuna area di gestione al risultato economico. Ciò facendo possiamo sintetizzare che il risultato economico delle banche dipende: Dal divario esistente tra i tassi attivi di interesse applicati sulle operazioni di finanziamento concesse alla clientela ed i (più ridotti) tassi passivi corrisposti sulla massa fiduciaria raccolta. In particolare, mentre la misura dei tassi attivi è legata al rischio ed alla durata dei prestiti, quella dei tassi passivi è graduata in base alle consistenze dei depositi e dei c/c ed alla giacenza media. Nel corso del tempo, i tassi bancari possono subire variazioni per effetto della situazione monetaria, finanziaria ed economica; pertanto i depositi ed i c/c attivi e passivi sono a tasso potenzialmente oscillante. Il tasso di inflazione del sistema economico, incide sul livello dei tassi attivi e passivi praticabili alla clientela e sulla propensione al risparmio del pubblico.
&lt;br /&gt;Altri elementi che influiscono sul risultato economico di una banca sono, pertanto, la pressione esercitata dalla concorrenza dei titoli pubblici e dei fondi comuni di investimento, l’obbligo o meno di investire una parte della raccolta in titoli pubblici. In particolare circa tale punto, si osserva che aumentando il rapporto esistente tra la massa monetaria vincolata nella riserva obbligatoria e scarsamente fruttifera e la massa monetaria disponibile per effettuare operazioni di finanziamento alla clientela ed investimenti finanziari, si sottraggono fondi a possibili e più remunerativi finanziamenti alla clientela.
&lt;br /&gt;Voci importati di ricavo sono poi: il volume dei servizi offerti alla clientela, che fruttano proventi e consentono un migliore utilizzo dei costi fissi; l’ottimale livello delle spese d’amministrazione, tra cui assumono particolare risalto quelle relative ai costi del personale e all’elaborazione elettronica dei dati (c.d.  costi operativi). In particolare nuove applicazioni informatiche e telematiche consentono di accrescere l’efficienza e l’efficacia della gestione. L’evoluzione tecnologica rende possibile le rilevazioni connesse a una serie di rapporti in numero crescente consentendo rapidissime elaborazioni di tipo ripetitivo (come la tenuta di un c/c),  l’offerta di un numero crescente di prodotti innovativi ed  il supporto alle decisioni, con i sistemi c.d. esperti. 
&lt;br /&gt;Nel caso delle banche islandesi era la tecnica dei conti online l’uovo di colombo capace a loro dire di ridurre al minimo i costi di gestione, e che permettevano di applicare tassi di interesse più alti di quelli praticate agli sportelli.  Evidentemente il margine di efficienza no compensava i maggiori interessi pagati e ciò ha alla lunga determinato la crisi. In altre parole, attenzione quando  sui depositi o sulle obbligazioni o altri titoli emessi, gli istituti bancari pagano alti tassi di interesse, o meglio tassi al disopra di quelli praticati dal mercato. Tali tassi, infatti, devono essere compatibili con le altre aree di gestione; viceversa, prima o poi i nodi verranno al pettine e l’emittente dovrà dichiarare la propria insolvenza!
&lt;br /&gt;Cosi è successo per gli Istituti di Islanda. Com’è, tuttavia,  noto Olanda e Inghilterra sono oggi ancora in attesa di riavere i propri soldi. Le cronache narrano di cosa abbiano fatto gli islandesi. Nel gennaio del 2010 i socialdemocratici propongono di varare una legge che rimborsi i debiti della banca Icesave. Il Presidente, rifiutatosi di ratificare la legge, chiama alle urne i cittadini in un referendum tenutosi poi il 6 marzo 2010. Questi (naturalmente posti nel dilemma se pagare o meno un debito pari pagare 100 Euro al mese per i prossimi otto anni) si esprimono con una maggioranza del 93%per il NO al pagamento del debito. 
&lt;br /&gt;Ed il 27 novembre 2010 nasce la Nuova Assemblea Costituente, che invita a presentare le candidature a membro dell’assemblea costituente. Ogni candidato poteva essere eletto se rispettava due obblighi fondamentali: non ricoprire nessun altro incarico politico e avere l’appoggio di almeno 30 persone. In questo modo sono stati scelti i 25 membri dell’Assemblea cui è affidato il difficile compito di scrivere la nuova costituzione islandese. 
&lt;br /&gt;Lasciando da parte le analisi politiche che scaturiscono dalla scelta popolare, resta chiaro che in tale caso si è voluto separare in modo netto le responsabilità delle banche nazionali e dei loro banchieri da quello del Paese. Ciò è stato possibile solo attraverso un cambio del governo e la emanazione di una nuova carta costituzionale che ristabilisse i limiti dei Governi nei confronti dei cittadini. Ma del denaro imboscato dalle banche neanche a parlarne e pagare, sono stati i cittadini di altri Paesi.
&lt;br /&gt;Questi, la stragrande maggioranza dei paesi Occidentali, con l’unica eccezione in fondo dell’Islanda, hanno inteso difendere fino in fondo gli errori delle proprie istituzioni finanziarie accollando il debito di comportamenti scorretti e cosi rinviando semplicemente i problemi. Meglio sarebbe stato, alle porte della crisi ripensare ad un nuovo ordine mondiale. Ci auguriamo che non ci pensi l’economia stessa a riportare equilibrio in un sistema oramai compromesso.
&lt;br /&gt;Enea Franza
&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-9101642773573116627?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Il caso Islanda." /><author><name>enea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07857149791887541945</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2011/08/alla-ricerca-degli-alti-rendimenti-il.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0MHR3c-fSp7ImA9WhdSEk4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6784993894816585487.post-7236370043534981207</id><published>2011-07-21T02:09:00.000-07:00</published><updated>2011-07-21T02:10:36.955-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-07-21T02:10:36.955-07:00</app:edited><title>Lacrime e sangue ?</title><content type="html">La crisi dei mercati e la pessima performance del 18 luglio a Piazza Affari (dove in una sola seduta sono stati bruciati 12 mld ed il future sul Ftse Mib ha registrato un livello sotto i 18.000) danno il polso di una situazione di crisi dei mercati che sembrano non più sotto controllo. I giornali Italiani ne danno ampio risalto, segnalando le perdite di Piazza Affari. I timori per il debito sovrano e la corsa dell’oro (che ieri ha sfondato la soglia dei 1.600 usd/oncia) dominano, invece, sulla stampa internazionale. &lt;br /&gt;I giornali nostrani non sottolineano abbastanza, tuttavia, che la brutta performance dei mercati finanziari è stata bilanciata dal miglioramento dello spread sui titoli pubblici italiani rispetto a quelli tedeschi, che si allontana dal record di 347 p.b. toccato la scorsa settimana , scendendo ai 312 p.b.  Livello ricordiamolo a scanso di equivoci ancora troppo alto. Com’è facilmente intuibile, anche da chi di mestiere non fa l’economista, ai fini del rifinanziamento del debito pubblico in scadenza è certamente a tale valore che occorre fare riferimento. Lo spread rispetto ai bond tedeschi misura, infatti, il maggior costo sostenuto dalle finanze italiane nel finanziamento del debito pubblico, rispetto a titoli ritenuti universalmente affidabili, come quelli tedeschi. Sappiamo che un aumento degli interessi provoca un peggioramento del debito pubblico proprio a ragione del maggior esborso monetario in termini di interesse da pagare sui titoli collocati. &lt;br /&gt;L'enorme debito pubblico italiano, pari a 1.843.015 milioni di euro nel 2010, è composto per oltre tre quarti da passività a medio lungo termine (1.418.737 milioni), e ed emesso quasi completamente a tasso fisso. La vita residua media di tale debito pubblico è di 7,8 anni, ovvero. Con tali numeri a disposizione è più facile forse, a questo punto, intuire il forte impatto negativo relativo all’aumento degli  interessi ad ogni fase di rifinanziamento del debito. Che il debito italiano sia abbastanza stabile, tuttavia, è un fatto. Esso, infatti, è detenuto per il 46,15% dalla Banca d'Italia o da istituzioni finanziarie italiane, mentre il 9,58% è posseduto da altri residenti e solo il restante 44,27% è allocato all'estero . Ciò significa in definitiva che la quota di debito finanziata sui mercati internazionali è in realtà meno della metà. I rischi di un mancato rifinanziamento si riducono pertanto di molto, in quanto l’acquisto è in gran parte garantito dalla Banca d’Italia che poi gira gran parte dei titoli alle nostre banche. Insomma, rischi veri non cene dovrebbero essere. Il mercato dei titoli di stato italiano è poi  un mercato molto efficiente e garantisce una piane liquidabilità dei titoli.&lt;br /&gt;Tuttavia, per l’Italia, i giornali nostrani non riflettono particolarmente sulla questione ed invece pongono particolare enfasi sulla recente manovra sulla spesa pubblica, giudicata generalmente insufficiente, e come prova portano proprio l’andamento del mercato di borsa. Tra questi in particolare la Repubblica del 19 luglio. Altri, secondo noi in modo più equilibrato,  mettono in luce che in realtà ad essere sotto attacco è l’euro, e di riflesso gli anelli deboli della unione monetaria. Ma forse a spiegare la volatilità dei mercati finanziari c’è anche, la “paura” registrata dagli operatori per una situazione generale di obbiettiva incertezza, su cui pesa la risposta che le autorità europee sapranno dare alla crisi greca. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i tanti commenti che ci capita di leggere in questo periodo, se c’è una cosa che ci colpisce è l’idea generale che nel nostro paese  si possa raggiungere l’auspicato pareggio di bilancio, obiettivo stabilito dalle autorità europee e scritto nei vari patti di stabilità da conseguire entro il 2014 solo con una manovra economica “lacrime e sangue”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi permetto di fare solo un paio di osservazioni. Tagliare il debito vuol dire tagliare la spesa pubblica. Ciò premesso, se prendiamo gli ultimi dati disponibili (relativi al 2009) una compiuta analisi delle componenti del denaro speso evidenzia come la spesa corrente rappresenta circa il 91% della spesa pubblica totale e che essa è ripartita nelle seguenti principali voci: prestazioni sociali (19% del Pil), retribuzioni dei dipendenti pubblici (11,4%), consumi intermedi (8,7%) e  spesa per interessi (4,8%) . La spesa in conto capitale rappresenta solo il 4,8%, di cui una piccola quota (il 2,6%) va in investimenti diretti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dati mostrano con immediatezza che una manovra, perché abbia effetti significativi sul debito pubblico accumulato, spezzando la necessità di rifinanziamento, dovrebbe aggredire quelle componenti che più pesano. Ma come si vede già dai dati sopra riportati, ciò vuol dire che ad essere tagliata deve essere la spesa sociale (previdenza e assistenza) che ricordiamolo da sola rappresenta più del 38% della totale delle spese, di quella per i servizi generali (9%), per la sanità (7,1%) e per l’istruzione (4,7%). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è possibile fare ciò? La politica aveva indicato nella strada delle riforme la soluzione ai problemi del contenimento del debito pubblico. Ma, come abbiamo potuto constatare in questi anni la strada delle eventuali riforme è lastricata di buone intenzioni.&lt;br /&gt;Vediamo un attimo di cosa si tratta. &lt;br /&gt;Con protezione sociale intendiamo la redistribuzione del reddito a favore delle persone con disabilità in tre settori di intervento: sanità, assistenza e previdenza. Si tratta in definitiva di prestazioni sociali di tipo monetario (ad esempio le pensioni agli invalidi civili) ed prestazioni sociali in natura, come assistenza domiciliare dove ad intervenire sono persone che vengono pagate direttamente per i loro servizi dallo Stato. Le prestazioni pensionistiche posso essere di tipo assistenziale (Prestazioni di Invalidità Civile e categorie assimilate), non legate allo svolgimento di alcuna attività lavorativa, ovvero di tipo previdenziale (Prestazioni di Invalidità e Prestazioni Indennitarie), connesse allo svolgimento di un’attività lavorativa. Tale distinzione ha importanza in quando  nel primo caso non c’è un pagamento di una qualche contribuzione assicurativa. La spesa per la Protezione Sociale del totale Istituzioni è stata nel 2007 pari a 395.516 milioni di euro (ISTAT, 2007). Al 31 dicembre 2008 i percettori di pensione per persone con disabilità erano poco meno di 4milioni e 700mila (ISTAT, 2010), in linea peraltro con le medie europee.&lt;br /&gt;Colpire in questo settore vuol dire tranne le ipotesi (molto probabilmente marginali) tagliare una funzione fondamentale di uno stato moderno, che garantisce dignità ai propri cittadini. L'Italia, dall'altro verso però, ha il sistema di protezione sociale con la più alta quota in Europa assorbita dalla funzione vecchiaia, che tuttavia è generalmente connessa ad un sistema previdenziale. Dove però una percentuale elevata di spesa, fortemente collegata alla previdenza, è rappresentata dalle pensioni erogate ai familiari superstiti, che nel 2008 assorbiva in Italia il 9,4% del totale, mentre in Europa era in media il 6% della spesa per la protezione sociale.&lt;br /&gt;Mantenere i diritti acquisiti, vuol dire in definitiva che non si può fare altro che tagliare la spesa per le prestazioni previdenziali future, ovvero, in altre parole vuol dire innanzi tutto far pagare ai pensionandi il costo delle pensioni attualmente erogate. Ciò può essere fatto solo allungando l’età lavorativa ed equiparando l’età pensionabile tra uomo e donna. Non sfugga al riguardo l’enorme ingiustizia di uno Stato che solo per pagare le pensioni – molte  delle quali anticipate e collegate alle ultime retribuzioni percepite - fa lavorare di più altri cittadini che non hanno, generalmente, alcuna colpa di quanto accaduto e neanche possono dirsi beneficiati dagli attuali pensionati. &lt;br /&gt;Come si vede una manovra lacrime e sangue ha conseguenze devastanti nel nostro tessuto sociale,ed è difficilmente proponibile nell’attuale contesto di perenne conflitto politico. &lt;br /&gt;Piuttosto, sarebbe necessario che i burocrati della banca centrale capissero che va trovata una via di uscita dalla crisi, e che va chiuso il capitolo dell’euro forte.&lt;br /&gt;Ma tornando al nostro paese e alla spesa sociale, in definitiva, solo queste due piccole osservazioni. Il nostro sistema di welfare è incentrato sulla famiglia, sul principio che la tutela del lavoratore permette la tutela della famiglia di cui il lavoratore stesso si dovrebbe far carico. Le cose negli ultimi venti anni sono cambiate, con una accelerazione sempre più forte. Oggi i nuovi poveri sono i separati, i vecchi che vivono da soli ed i sistema italiano non garantisce i giovani disoccupati, molti dei quali hanno abbondantemente superato i 30 anni. Peraltro il sistema di protezione è pagato sostanzialmente dalle imprese ed il costo cresce al crescere del della loro dimensione. Ne segue una moltiplicazione delle piccole imprese anche in funzione elusiva delle norme di protezione del lavoro.&lt;br /&gt;Tutto ciò, ma non solo, fa si che il nostro sistema di protezione sociale ha i costi del sistema francese e una protezione più simile a quella americana!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enea Franza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-7236370043534981207?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Chi ha la fortuna di non essere ancora incappato nella sua terribile rete e che coltivi l’ambizione d’incamminarsi nell’irto sentiero della ricerca delle tante cause del malfunzionamento, deve – a parere nostro – fare un passo indietro. Pensiamo, infatti, che sia prima utile ragionare su quale è il modello di giustizia a cui tutti oggi, consapevolmente o meno, ci ispiriamo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per non complicarci troppo la vita, limitiamo le nostre argomentazione solo alla giustizia civile. Mi spiego meglio. Prima di parlare dei mali della giustizia e delle possibili soluzioni, ritengo doverosa una sia pur breve riflessione su modello di giustizia cui nel concreto ci riferiamo premessa, perché le medicine da adottare, o meglio le cure che auspichiamo per l'amministrazione della giustizia, non possono prescinderne. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea che mi sono fatto (e vi prego di correggermi se  sbaglio) è che quella che oggi si intende per Giustizia è in realtà una visione parziale e relativa di quello che forse nell’animo umano sentiamo come giusto! Ovvero, oggi la giustizia viene comunemente interpretata come equità, equilibro tra interessi diversi e contrapposti e l'amministrazione della stessa si adegua a tale principio. Siamo, pertanto, tutti lontanissimi da un’idea di giustizia (... magari universale) che fino a qualche anno fa ha animato molte delle lotte dei nostri padri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi spiego meglio e per farlo riprendo un esempio tratto dal  libro Una teoria della giustizia (un libro del 1971 edito da Feltrinelli, Milano, 2008 ) di John Rawls. Il padre del c.d. neocontrattualismo immagina  un gruppo di individui, privati di qualsiasi conoscenza, ovvero, in una posizione originaria e sotto un velo d'ignoranza; in condizioni simili, sostiene Rawls, anche se fossero totalmente disinteressati gli uni rispetto alla sorte degli altri, le parti sarebbero costrette dalla situazione a scegliere una società gestita secondo criteri equi. Dice Rawls: “ogni persona ha un uguale diritto alla più estesa libertà fondamentale, compatibilmente con una simile libertà per gli altri ed in secondo luogo che le ineguaglianze economiche e sociali sono ammissibili soltanto se sono per il beneficio dei meno avvantaggiati”. Ciò porterebbe sempre secondo Rawls ad un risultato equo: nella società nessuno avrebbe né troppo, né troppo poco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene che siate d’accordo o meno è,  tuttavia, proprio questa (secondo noi limitativa)  l’idea di giustizia che, su cui fanno perno le tante discussioni a cui assistiamo oggi. Vediamolo! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per farlo torniamo al fulcro del discorso, ovvero, al non funzionamento della giustizia civile Italia.  Delle tante possibili cause - a sentire gli esperti (2) - la principale sembra derivare dall’alto numero delle istruttorie che pendono nei tribunali italiani. Tali giacenze, hanno generato, per via della difficoltà di un rapido smaltimento, ulteriori ricorsi ingenerati proprio da tale lentezza. Insomma la causa del tracollo sembrerebbe la lentezza nella trattazione delle cause, che spinge chi è in torto a preferire la via del giudizio civile, invece che pagare il proprio debito. L’idea è che alla fine, male che vada, si pagherà meno del dovuto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spieghiamoci meglio con un esempio. Supponiamo un debitore Antonio che per comodità chiamiamo A ed un creditore Bruno (ovvero, B) ed un danno del valore pari ad un capitale (C) pari a 20 e supponiamo che A sia consapevole che la somma C sia equa e dovuta a B. Le scelte possibili di A sono: 1. ammettere il debito e pagare la somma; 2. negare il debito ed indurre B a citarlo in giudizio. Nel caso 2 si possono verificare due scenari: 2a. il processo si chiude con una condanna al pagamento della somma C a carico di B; 2b. il processo termina senza sentenza perché A e B si accordano per una somma inferiore a C oppure perché B abbandona la causa. Di fronte alle alternative si ha: - se A sceglie la prima alternativa, paga tutta la somma C e perde gli interessi di mercato sulla somma C per tutto il tempo della durata del processo. Le alternative se A nega il debito sono ricordiamolo due. Ebbene se sceglie 2a paga tutta la somma C, gli interessi al tasso legale della somma C per tutta la durata del processo e una parte delle spese processuali di B. Bene se gli operatori hanno come obbiettivo la massimizzazione del loro profitto,  A preferirà 1 a meno che la differenza tra il tasso di interesse di mercato e quello legale non è tale da rendere il costo opportunità di 1 uguale o superiore al costo atteso di 2°. Se sceglie 2b, A paga parte della somma C o nulla. A preferirà 2b a meno che la probabilità che B accetti un accordo o rinunci alla causa sia inferiore alla probabilità che si arrivi ad una condanna al pagamento di tutta la somma C con gli interessi legali della somma per la durata del processo. Dato che non è possibile prevedere esattamente se si verificherà lo stato 2a oppure lo stato 2b le alternative possibili restano 1 e 2. Comunque sia la scelta  è in funzione del tasso di interesse di mercato e della probabilità delle due alternative possibili. L'incertezza è connessa alle previsioni che A deve formulare sulla durata del processo, all'andamento delle variabili rilevanti per decidere ed alla stima delle previsioni di B in merito alle medesime variabili. Il valore delle probabilità associate agli eventi è in funzione della forza contrattuale di B che, a sua volta, dipende da quattro variabili: 1. la quota delle spese processuali che gli vengono rimborsate da A, 2. il tasso di interesse legale, 3. il tasso di interesse di mercato, 4. la durata attesa del processo. Tra queste la maggiore incertezza per A è data dalle attese di B sull'andamento del tasso di interesse di mercato. Un alto grado di imprevedibilità circa l'andamento dei tassi di mercato, per il periodo di durata della causa, introduce un'elevata incertezza circa le previsioni della controparte in merito alle perdite e ai guadagni legati al termine del giudizio, rendendo lo spazio di contrattazione talmente ampio da precludere l'accordo tra le parti.  Proseguendo in questa analisi di può dimostrare che vi è una soglia di durata dei processi oltre la quale il mercato non può sopravvivere poiché nessuno ritiene profittevole adempiere ai contratti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene tutta la questione che di per se ha un senso, lascia tuttavia, irrisolto il problema principale. Ma perché si è creato l’ingolfo ? Ciòè, ci sarà pure stata una causa originaria che  ha portato ad un primo accumulo e sulla base del quale si è innestato il circolo pernicioso ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le analisi su questo tacciono e non danno alcuna risposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una idea noi ce l’abbiamo, ma non ci sono i soldi per condurre una ricerca seria che lo possa dimostrare. L'idea, tutta da verificare quindi,  sta nella complessità e sovrapposizione delle norme prodotte dai vari legislatori (Europa, Stato e Regioni, in primo luogo e, poi, a seguire la pletora delle disposizioni applicative emanate da un'infinità di organi competenti ...) ed nell’assenza di una funzione chiarificatrice della produzione legislativa che non sembra essere svolta a sufficienza (almeno a stare ai risultati) dagli alti vertici della magistratura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma lasciamo correre e veniamo al punto. Senza andare troppo per il sottile, il legislatore ha scelto la strada di smaltire l’enorme arretrato della giustizia civile aprendo la via della conciliazione obbligatoria, prima di addivenire ad un processo vero e proprio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora (riassumendo) partendo dai presupposti mossi, l’equazione giustizia uguale equità è divenuta: la giustizia per essere giusta deve essere rapida, altrimenti – almeno quanto alla giustizia civile – giustizia non è.  Bene. mi basta cogliere un punto sulla questione. Come si vede, anche qui il denaro, da sempre strumento di compensazione della giustizia civile, è divenuto adesso arbitro stesso ed elemento capace di integrare l’idea del giusto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi viene in mente, per il profondo contrasto che vendo tra questo modo “moderno” di richiamarci alla giustizia, quel che invece diceva sant’Agostino: “Finché dunque, esuli e lontani dal Signore, cammineremo in stato di fede e non ancora di visione, per cui è scritto: Il giusto vivrà per la sua fede, la nostra giustizia durante lo stesso esilio consiste in questo: che alla perfezione e pienezza della giustizia, dove nella visione dello splendore di Dio sarà ormai piena e perfetta la carità, noi presentemente tendiamo con la dirittura e la perfezione dello stesso correre, cioè castigando il nostro corpo e costringendolo a servire , facendo lietamente e cordialmente le opere di misericordia, sia nel prodigare benefici, sia nel perdonare i peccati commessi contro di noi, e attendendo incessantemente alle orazioni  e compiendo tutto questo nella sana dottrina, sulla quale si basa l'edificio della fede retta, della speranza ferma, della carità pura. Questa è per adesso la nostra giustizia con la quale corriamo affamati e assetati verso la perfezione e la pienezza della giustizia per esserne poi saziati”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede facilmente due mondi, due visioni del vivere separati in modo oramai non più riconciliabile.  Ma mi domando è questo un mondo ancora a misura d’uomo ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enea Franza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1  “Suggerimenti necessari per quanti desiderano diventare ricchi” Benjamin Franklin, 1736&lt;br /&gt;2   Tra i tanti, anche dall’Istat, attraverso il consorzio MIPA, luglio 2006.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-7110115361706618424?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/VG1ke1xu7h8Z6LDoQ4hcntH5BKM/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/VG1ke1xu7h8Z6LDoQ4hcntH5BKM/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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Nella gestione del debito, il pericolo vero si corre allorquando il debito arrivi a scadenza e sia, purtroppo, necessario rifinanziarlo. &lt;br /&gt;Per debito pubblico, ricordiamolo per chi non è addetto ai lavori,  si intende il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti, individui privati, imprese, banche o soggetti stranieri, che hanno sottoscritto obbligazioni (quali, in Italia, BOT e CCT) destinate a coprire il fabbisogno finanziario statale, ovvero, coprire l'eventuale deficit pubblico. Ma di cosa si tratta ? Nella sostanza di denari che lo Stato chiede per poter coprire  gli investimenti che  sono stati effettuati e che per loro natura porteranno realizzi solo in un tempo futuro , ovvero,  di quattrini che devono essere impiegati a copertura della spesa corrente per l’amministrazione nonché  per i trasferimenti a enti o persone per le finalità assegnate allo Stato e non coperta dalle entrate (ovvero il cosi detto deficit). &lt;br /&gt;Come anticipato, molti sono i problemi che  conseguono  alla scelta di una politica di copertura di un alto debito pubblico e che impattano sul debito stesso, a  volte moltiplicandolo a dismisura attraverso il meccanismo degli interessi. Ma prima di addentrarsi nella materia è necessario fare un po’ di chiarezza. Il debito pubblico, abbiamo detto è uno stock, costituito dalla somma di tutti i disavanzi (Deficit) pubblici realizzati nei Bilanci Statali nei vari anni. Tuttavia, tale bisogno di denaro che può essere  stato generato  dalla necessita di coprire un investimento fatto o per coprire un eccesso di spesa corrente sulle entrate. Nel caso di un deficit che si sia realizzato per un investimento finanziario si parla più correttamente di fabbisogno finanziario. Nel caso di una spesa per investimento è naturale che i realizzi (i ricavi dell’investimento) si conseguano in un secondo tempo e che sorge la necessità di trovare capitale per finanziarli. Le scienze aziendalistiche ci suggeriscono di coprire tali spese attraverso fonti interne o esterne all'azienda. Nel primo caso attraverso il flusso generato dalla gestione, ovvero come conseguenza delle operazioni di realizzo, quindi attraverso il positivo conseguimento dei ricavi che ci permette di affrontare i costi (endofinanziamento). Nel secondo caso ricorreremo al prestito: l'impresa potrà cercare finanziamenti da terzi (banche, istituti di credito) o attraverso il vincolo della proprietà. Naturalmente, è utile affermare che, per il bene dell'azienda, in questa fase delicata di fabbisogno finanziario, la condizione ottimale è quella di cercare il meno possibile di attivare finanziamenti derivanti da terzi per non creare maggiori debiti. Nella sostanza, adattando in modo meccanico la macchina statale ad una azienda (consapevole certamente dei limiti e delle critiche che cosi facendo ci tireremo dietro), potremmo affermare che si possa ben ricorrere all’indebitamento magari a lungo termine, se si voglia finanziare un investimento. In effetti alla macchina statale la fonte primaria di ricavi è costituita dalle tasse a carico dei cittadini e, pertanto, se esse eccedono la spesa ben si farebbe a restituirle ai cittadini, innestando, per tale via, un sentiero di virtuosa di crescita indotta da consumo.&lt;br /&gt;Cosa diversa è, invece, il caso in cui si debba finanziare un deficit. Il deficit o disavanzo pubblico è l'ammontare della spesa pubblica non coperta dalle entrate, ovverosia quella situazione economica in cui, in un dato periodo, le uscite dello Stato superano le entrate. Il disavanzo è dunque un risparmio pubblico negativo . &lt;br /&gt;Da cosa è composta la spesa pubblica ?  bene basterebbe dare un’occhiata al bilancio dello stato per constatare che si compone essenzialmente di acquisti pubblici (stipendi, beni e servizi) ma anche gli interessi sul debito pubblico, di trasferimenti alle amministrazioni locali, ed  alle imprese e ai singoli (sottoforma di pensioni e altri tipi di sussidi, come quelli di disoccupazione). A fronte di tali uscite lo Stato incassa imposte di sua competenza, quali in primo luogo le imposte direte come quelle sul reddito dei singoli (IRPEF) e sul reddito delle società (IRES), e indirette, come l'IVA.  Il saldo negativo tra entrate ed uscite rappresenta appunto il deficit o disavanzo. &lt;br /&gt;Venendo al nostro bel Paese, e verificando la serie storica dei dati relativi al debito pubblico, ciò che colpisce non è solo l’ammontare ma, in particolare, il ritmo di incremento, ovvero, la variazione del debito da un anno rispetto. Se solo dopo l’ingresso in Maastricht il debito si incrementa da un’anno all’altro di percentuali modeste ed in genere in linea con i parametri previsti nell’accordo, la tendenza dagli anni 70 e fino al 94-95 (quindi per circa 25 anni), con poche eccezioni che diremo, è stata intorno al 20%, che vuol dire un raddoppio del debito pubblico ogni cinque anni. In particolare, il picco sembra essere quello dei governi a guida democristiana di Rumour, Andreotti, Colombo  e Moro, che negli anni ‘70 hanno determinato una crescita del debito intorno al 25% ogni anno. La fase di crescita è continuata negli anni ‘80 con i governi Forlani, Craxi, Fanfani e Spadolini con un ritmo di incremento medio anche qui intorno al 20%. In riduzione, ma con incrementi di crescita sicuramente più contenuti rispetto al passato sembra essere quella dei Governi Amato e Ciampi dei primi anni ‘90 con incrementi intorno al 13% e  Dini con un’incremento di solo il 5% . Sul lato della spesa gli anni citati mostrano un forte incremento della spesa sociale. Ricordiamo, tuttavia, che in Italia proprio agli inizi degli anni 70 si è dato luogo all’istituzione della previdenza sociale a carattere obbligatorio e addirittura sono nel 1978 fu istituito il Sistema Sanitario Nazionale.  Ancora negli anni settanta fu dato corso alla concreta istituzione del sistema Regionale, cosi come previsto dalla Carta Costituzionale.&lt;br /&gt;Il fenomeno dell’incremento della Spesa pubblica non è, tuttavia, solo Italiano. In tutti i paesi la spesa pubblica è negli ultimi anni notevolmente aumentata in misura maggiore rispetto alle entrate pubbliche generando così dei deficit di bilancio con il conseguente accumulo di debito pubblico. &lt;br /&gt;Questo fenomeno era già stato analizzato dallo studioso tedesco Adolph Wagner  che formulò la legge dell’aumento tendenziale della spesa pubblica che spiega abbastanza bene i motivi di fondo che determinano la crescita vigorosa della spesa pubblica. Con il passare del tempo, osserva l’economista, la spesa pubblica tende a crescere per cause c.d. apparenti, legati ad esempio all’inflazione ed all’aumento della popolazione, nonché  per cause c.d reali quali, ad esempio, l’affermazione dei regimi parlamentari che spinge le camere ad assumere sempre maggiori impegni di spesa o, anche, l’aumento del ruolo della burocrazia che cerca di ampliare il proprio potere facendo leva sulle competenze, fino a condizionare la volontà dei politici a cui spettano le decisioni finali.  Altre sono por le cause che spingono all’incremento della spesa: le politiche di urbanizzazione e l’affermazione della “famiglia nucleare” che rende necessario l’intervento pubblico per creare strutture assistenziali, che in presenza di una famiglia patriarcale (e quindi allargata) espletava direttamente  funzioni di assistenza e tutela senza costi per lo Stato.;  anche l’attuazione di politiche redistributive determinano un aumento della spesa pubblica per gli interventi a favore dei cittadini meno abbienti, cosi come l’aumento del reddito, che accresce i consumi privati con la conseguente necessità di nuovi investimenti pubblici. Infine l’intervento pubblico nell’economia aumentato ai fini di politica economica, per garantire la stabilità economica e la piena occupazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritornando al caso italiano, tuttavia, all’incremento della spesa non è seguito un parallelo e coordinato incremento delle entrate. Mentre la maggior parte dei paesi avanzati introdussero una tassa commisurata alla somma di tutte le entrate del contribuente all’inizio del ’900, si dovette aspettare il 1974 affinché anche nel nostro ordinamento venisse introdotta un’imposta generale sul reddito delle persone fisiche. Fin dall’inizio, tuttavia, apparve chiaramente chi fosse il nemico numero uno dello Stato italiano: se da un lato nel 1980 il 24% dei redditi imponibili da lavoro dipendente veniva evaso o eluso, questa cifra passava a circa il 60% per i redditi di impresa e da capitale . &lt;br /&gt;Le ragioni dell’evasione fiscale  sono,  penso, note a tutti. In seguito al mutamento della struttura delle imposte non fu infatti previsto nessun adeguamento dell’amministrazione tributaria. Ciò non poteva che condurre ad ingenti difficoltà di riscossione del tributo a cui si aggiungeva la riforma delle imposte indirette con l’introduzione dell’IVA. Conseguenza: le finanze italiane si ritrovarono quindi a dover sopportare una spesa di gran lunga superiore alle entrate. Chiarita, a nostro personalissimo modo di vedere, la responsabilità del debito pubblico anche dalle eventuali tentazioni di revisionismo che da ultimo la stampa tende ad asseverare , veniamo alla parte più complessa del nostro arzigogolato discorso sul debito italiano. &lt;br /&gt;Quali pericoli si corre ad avere un alto debito pubblico per lo più incancrenito da anni ed anni d’inerzia come nel caso Italiano? Bene un alto debito pubblico ha due effetti immediati. Il primo l' entità del debito paralizza lo Stato. Nel medio-lungo periodo , addirittura un elevato debito pubblico produce una riduzione del tasso di crescita economica e quindi una perdita potenziale di posti di lavoro, un aumento dei lavori a tempo determinato di tipo precario ed un impoverimento relativo dei redditi procapite . Come si innesta questo infernale meccanismo? Si ipotizzi che, ad esempio, l’economia versi in una fase di recessione caratterizzata da una domanda globale bassa, da risorse economiche non pienamente utilizzate e quindi da disoccupazione. Se lo stato interviene con una manovra di spesa pubblica, fa sì che il reddito nazionale salga nella stessa misura dell’intervento e che una parte della forza lavoro disoccupata venga assorbita dai lavori di realizzazione dell’opera pubblica. I nuovi lavoratori a loro volta faranno crescere la domanda sul mercato di beni e servizi che prima non potevano permettersi, in quanto salirà la loro propensione al consumo: ciò spingerà quindi le imprese ad accrescere la produzione e quindi l’offerta, che farà salire ulteriormente il reddito nazionale. Si crea così un meccanismo che in poco tempo produce un aumento della domanda aggregata moltiplicato rispetto al valore iniziale della spesa . Viceversa, se la spesa pubblica non può partire perché c’è un alto disavanzo da coprire, si attua un elemento ulteriore di perniciosità: la copertura del deficit sottrae risorse dal mercato spiazzando le risorse finanziarie. Risultato, meno investimenti a seguire meno consumi e riduzione del reddito.&lt;br /&gt;L'entità del debito costituisce di per se un motivo di pericolo che aumenta in modo più che proporzionale all’aumentare del debito e ci mette a rischio sui mercati internazionali. Il problema si pone, in particolare, nella  fase di copertura del debito in scadenza, allorquando si pone la necessità di rinnovare in tutto o in parte il debito in scadenza. Rinnovare un debito espone il Paese ai giudizio di affidabilità, che oggi è affidato a soggetti appositi che professionalmente svolgono tale attività, le agenzie di rating. In caso di sfiducia dei mercati, il rischio è più un alto costo del finanziamento e, di conseguenza, un  aggravio nella spesa per interessi. &lt;br /&gt;Sono sotto gli occhi di tutti noi le recenti  terribili vicende vissute dalla Grecia, dall’Irlanda e dal Portogallo.  &lt;br /&gt;Su questo aspetto occorre però considerare alcuni caratteristiche del nostro, pur alto debito pubblico che hanno aiutato in tutti questi anni l’Italia. &lt;br /&gt;I motivi sono diversi e tenterò di sintetizzarli, pregandovi di scusarmi già da ora della estrema semplificazione e sintesi che farò. &lt;br /&gt;In primo luogo, com’è noto, la solvibilità di uno stato verso il debito estero dipende non solo dalla capacità del governo di pagare gli interessi e di rimborsare i debiti in scadenza, mediante il suo bilancio pubblico, ma origina anche dal fatto se esso è in grado di ottenere abbastanza capitale fresco dall’estero, per ripianare il deficit della bilancia dei pagamenti correnti.  Per l’Italia questo non è un problema, mentre lo è per la Spagna e per il Portogallo, a causa del loro deficit di bilancia dei pagamenti . &lt;br /&gt;Un deficit strutturale di bilancia corrente dei pagamenti indica che si tratta di una economia che è vissuta strutturalmente  al di sopra dei propri mezzi. Ciò è possibile per un po’ di tempo, ma non in permanenza. Di qui l’elevato rischio di una crisi debitoria di questi stati, innescata dai soggetti  detentori di loro debito pubblico. Essi, temendone l’insolvenza decidono di liberarsene, peggiorando la situazione. Per altro verso il debito pubblico italiano è in parte posseduto dalle famiglie italiane (si calcola che risulti nei loro portafogli circa la metà del debito italiano) ed un aumento del costo dell’indebitamento per lo Stato si traduce, almeno in parte, in una maggiore ricchezza posseduta dalle famiglie.  Da qui la considerazione espressa di recente dal nostro Ministro dell’Economia, che per avere una misura corretta dell’indebitamento di un Paese occorrerebbe in realtà sommare l'indebitamento dello Stato e quello delle famiglie.  &lt;br /&gt;C’è poi una caratteristica importate con riferimento al debito pubblico italiano. Com’è forse noto il debito pubblico italiano è  collocato e negoziato  su una apposita piattaforma denominata MTS, creata nel 1978. Tramite MTS si è sviluppato un mercato trasparente dei titoli del debito pubblico italiano, con rapporti fiduciari con la clientela dei grandi operatori che vengono fidelizzati mediante l’accesso privilegiato a questo mercato .  &lt;br /&gt;Un ulteriore,  e  a nostro avviso importante,  motivo di relativa tranquillità attiene alla caratteristiche c.d. intrinseche del debito pubblico italiano. Al momento attuale, le emissioni di debito pubblico annue di un governo consistono di due componenti: il nuovo debito ed il rinnovo del debito in scadenza. Per l’Italia, la durata media del  debito pubblico è di circa 7,5 anni. E’ più alta della media del debito tedesco e di molti altri stati. E ciò dà un notevole margine di sicurezza, perché ogni anno la quota di debito in scadenza è solo il 15,3% del Pil. La Tesoreria del nostro Stato inoltre sembra avere un ammontare liquido di riserve di 30 miliardi, per proteggersi da temporanee difficoltà nel collocamento dei titoli. Nel 2010 l’operatore pubblico italiano ha rinnovato un po’ più del 15% del suo debito ed emesso un altro 5% scarso: in totale un ammontare pari al 20% del Pil. &lt;br /&gt;Un problema però non occorre mai dimenticare.  Comunque stiano effettivamente le cose,  la gestione di un alto debito pubblico accumulato rende il Paese prigioniero del debito stesso ed espone il Paese allo shopping di coloro che denaro fresco lo hanno!&lt;br /&gt;Il caso degli Usa con la Cina insegna, ma le cose stanno andando nella stessa direzione nel nostro Paese …&lt;br /&gt;Enea Franza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-7477850510284781060?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Le Università non statali, sono legalmente riconosciute ed autorizzate, con provvedimento avente forza di legge, a fregiarsi della qualificazione di università o istituto universitario ed a rilasciare titoli accademici relativi all'ordinamento universitario, aventi valore legale identico a quelli rilasciati dalle università statali. Nell’insegnamento  universitario lavorano (dati al 2009) circa 103.800 professori di cui 60.882 in ruolo, distinti tra 25.435 professori ordinari, 17.567 professori associati e la parte restante come ricercatori. &lt;br /&gt;Si tratta, senza dubbio di un comprato importante, che anche la spesa sostenuta nel nostro Paese è al di sotto della spesa media nei Paesi Ocse  e copre circa lo 0,9% del Pil. Sono tanti o pochi questi gli insegnati nelle Università Italiane e soprattutto, come misurare la professionalità dei docenti ? In particolare, porre tale ultima questione significa, a ben vedere, porsi un problema molto più grande di quello che attiene alla questione (pur importante) dell’individuazione del quantum di  spesa (sia essa pubblica che privata), che sia ottimale alle necessità della ricerca e del relativo sviluppo. &lt;br /&gt;Cerchiamo di chiarirci le idee. La ricerca, sembra strano,  ma è in definitiva un’attività di produzione, il cui obiettivo è quello di produrre conoscenza. Infatti, cosi come gli operai producono beni di consumo, i minatori materie prime, gli agricoltori prodotti agricoli, gli scienziati producono conoscenza. Allora, cosa differenzia uno scienziato da un altro soggetto economico? &lt;br /&gt;Bene, in primo luogo, la produzione  scientifica dipende solo in parte dalla domanda di beni e servizi avanzata dal mercato, anzi molto spesso è da questa indipendente, e risponde più ad un’aspirazione profonda dell’essere umano che ad una richiesta - più o meno esplicita  che sia - dei potenziali acquirenti o utilizzatori. &lt;br /&gt;Al riguardo, a descrivere il moto che anima la ricerca, ci vengono alla mente le parole del grande Tommaso Campanella: “… Anzi è chiaro che tutto il genere umano, non solo questo o quell'individuo, è tenuto a dedicarsi alle scienze. Infatti Dio creò l'uomo, affinché lo conoscesse, e conoscendolo lo amasse, e amandolo ne godesse; per questa ragione l'uomo è stato creato razionale e dotato di sensi. Invece l'uomo, se è vero che la ragione è fatta per le scienze, qualora non utilizzasse questo dono di Dio secondo il progetto divino, agirebbe contro l'ordine naturale di Dio – come suole notare Crisostomo – quasi non volesse usare i piedi per camminare”. &lt;br /&gt;Il secondo aspetto – a nostro modo di vedere - particolarmente delicato della questione è che la scienza, a differenza di altre attività umane, è un bene comune che per sua natura è finalizzato alla condivisione comune che, normalmente, ha un basso (o nullo) valore di mercato. &lt;br /&gt;Mi spiego meglio. L’edificio della conoscenza si costruisce passo passo, con uno sforzo di molteplici soggetti dove ognuno porta la sua pietra, il cui valore al momento della scoperta è normalmente molto basso, ma tuttavia spesso indispensabile. Ne segue che la scienza, per poter progredire  ed avanzare, ha bisogno di condivisione. Nell'ambito della comunità scientifica, infatti, condividere e discutere l'informazione risulta di fondamentale importanza per accrescere la conoscenza stessa e permetterne lo sviluppo in un processo dialettico dagli sviluppi spesso inimmaginabili all’inizio del percorso. &lt;br /&gt;Gli scienziati hanno l'esigenza di basare la propria ricerca su un'informazione di alta qualità e, nello stesso tempo, la scienza ed il progresso della ricerca esigono l'affermazione di strumenti adeguati per la valutazione delle informazioni. Il meccanismo di selezione che si è affermato è quello della pubblicazione delle ricerche, che sottoposte al vaglio critico della comunità scientifica sono l’effettivo strumento di valutazione.&lt;br /&gt;Il terzo aspetto è che la ricerca è organizzata come competizione tra elite pensanti, sul principio del vinca il migliore. Il modello è quello del combattimento tra galli a Bali, descritto da C. J. Geertz: “Come ogni forma artistica, perché di questo in fondo stiamo trattando, il combattimento di galli rende comprensibile l'esperienza comune, quotidiana, presentandola in termini di azioni ed oggetti, le cui conseguenze pratiche sono state rimosse e che sono stati ridotti o, se preferite, innalzati a livello di pure apparenze, dove il loro significato può essere più fortemente articolato e più esattamente percepito. Il combattimento è veramente reale solo per i galli. Non uccide nessuno, non castra nessuno, non riduce nessuno allo status di animale, non altera i rapporti gerarchici tra le persone né rimodella la gerarchia, non ridistribuisce neppure il reddito in maniera significativa ”.  &lt;br /&gt;Forse esiste un’unica eccezione a tale modello ed è quell’ambito di ricerca (come nel caso della fisica delle particelle o dell’esplorazione spaziale) dove la necessità di fortissimi investimenti iniziali necessitano un impiego comune di cervelli e denaro. Ma a ben vedere tali principi, che indubbiamente si sono dimostrati essere capaci di garantirne lo sviluppo ottimale, si possono ridurre ad uno solo: quello della libertà di ricerca. Insomma, la scienza per progredire deve essere libera. &lt;br /&gt;Ma se i presupposti citati sono veri,  che senso hanno gli investimenti pubblici nella ricerca? O meglio, la pretesa pubblica di selezionare tra le ricerche e gli scienziati quelli che siano effettivamente meritevoli per poter affidare i finanziamenti pubblici ha un senso ?&lt;br /&gt;Bene, il grande fisico ed inventore ungherese Leo Szilard (Budapest, 11 febbraio 1898 – La Jolla, 30 maggio 1964) sostiene se che c’è un modo effettivo per rallentare il progresso della scienza questo non potrebbe che  essere quello di creare un istituto con finanziamento annuale e nominare comitati di scienziati per selezionare le ricerche meritevoli. In tal modo, sostiene Szilard, i ricercatori si concentrerebbero sui problemi ritenuti più promettenti e tali da portare a risultati tangibili entro breve termine ed invece di dedicarsi alla ricerca, lavorerebbero per ottenere i finanziamenti. Risultato? Bene, in breve, si seguirebbero le ricerche alla moda e si prederebbe tempo nelle pratiche burocratiche . E’ quello che stiamo facendo noi con la ricerca e i finanziamenti alle Università ?&lt;br /&gt;Se torniamo ai giorni nostri e guardiamo cosa sono oggi le università, allargando lo sguardo oltre la realtà italiana verso le grandi università americane, ci colpisce che là, accanto a veri e propri santuari dedicati alla riflessione scientifica (come ad esempio Harvard, Yale e Princeton ecc ... ),  ne troviamo altre, la maggior parte a dire il vero, dove di ricerca non se ne fa affatto .  E’ nota agli addetti ai lavori la distinzione tra teaching universities e research universities, ovvero, tra le università dedicate al mero insegnamento delle materie e quelle votate alla ricerca. Le prime non necessitano di tanto denaro, ma di buoni comunicatori ed insegnati, le seconde assorbono molto denaro. Tanto per farsi un’idea del denaro che gira nelle università di prestigio americane, Harvard, Yale e Princeton dispongono di fondi di dotazione pari al capitale di una multinazionale (Harvard, con i suoi 22 miliardi di dollari, è l'università più ricca del pianeta, mentre Yale e Princeton dispongono ciascuna della metà di questa somma); in proporzione al numero degli studenti, i fondi di dotazione di Princeton, Harvard e Yale ammontano rispettivamente a 1.300.000, 1.065.000 e 947.000 dollari a testa. &lt;br /&gt;Bene da dove viene tutto questo denaro ? Rinviando a qualche  lettura specialistica   e cercando di fare uno sforzo enorme di sintesi,  possiamo affermare che il denaro accumulato arriva dagli ex studenti di quelle bellissime università e dalle loro famiglie. Le rette, molto elevate, garantiscono poi che a poter accedere all’insegnamento siano solo persone ricche, molto ricche.  In altre parole, a finanziare l’alto livello delle università di prestigio americane sono le élite dominanti. Anche la formazione non sfugge a tale regola, estremamente conservativa, è  mirata alla riproduzione dell’attuale classe dirigente. &lt;br /&gt;Le altre Università americane – e spero che i politici nostrani se ne rendano conto – sono ben lontane dall’essere templi della cultura e del sapere, e si dibattono spesso in crisi finanziarie inimmaginabili che tolgono valore al titolo che rilasciano.  Esse, in effetti, sono sovvenzionate solo in minima parte dagli scarsi finanziamenti pubblici ed anche per tali piccole realtà, i denari arrivano in prevalenza da qualche benefattore o industria che spesso iscrive alla fortunata università il proprio rampollo.&lt;br /&gt;Il modello è riproducibile e, soprattutto, vale la pena seguirlo ? Per la verità non crediamo che siano in qualche modo replicabili le eccellenze formative delle grandi università  americane (e alle tre prestigiose università citate, occorre almeno aggiungere, Stanford University, University of California - Berkelev,  Massachusetts Institute of Tecnology-MIT , Colombia University,  California Institute of Tecnology, e la University of Chicago) , perché esso è scaturito da una serie di coincidenze storiche  non più riproducibili, che ha fatto sì che molte delle migliori menti pensanti del pianeta si concentrassero nelle citate università americane. &lt;br /&gt;Ma è questo il punto. Soprattutto riteniamo che non sia utile proseguire su quel modello. In effetti, in quelle università - come per altro sta accadendo alla scienza - il denaro che venga dal pubblico o dal privato viene impiegato nelle ricerche che sono, nell’ambito attuale accademico, le più alla moda. &lt;br /&gt;Mi spiego meglio, perché sono certo di essere stato troppo oscuro! &lt;br /&gt;Veniamo alla ricerca. E facciamo un caso tutto italiano, ma che non è molto lontano da quello che succede da più parti, quello della fondazione Telethon  “Alla base di tutto ci sono i soldi – spiega Maramai padron dell’iniziativa- perché per fare ricerca ci vogliono molti soldi. Con questi finanziamo i nostri istituti e i progetti esterni. É come costruire un edificio. Al primo piano di questa casa ideale c’è la Valutazione, fatta da un comitato di scienziati indipendenti e senza conflitti di interesse che valutano i progetti. Al secondo piano c’è l’Organizzazione, che è l’anima della Fondazione. Ci sono persone che lavorano tutto l’anno – continua il direttore amministrativo - per far si che tutto quello che sta dietro alla Ricerca funzioni bene”. &lt;br /&gt;Bene, riassumendo e generalizzando,   il modo di stimolare la ricerca è da un po’ di tempo divenuto quello di concentrare le risorse scarse verso gli studi che sembrano capaci di dare “frutti a breve”. Un imperativo categorico per coloro che vogliano intraprendere la dura strada del ricercatore è dunque indirizzarsi verso campi di ricerca che siano finanziabili, e non importa se i benefattori siano privati o che il denaro derivi da impieghi statali.  La logica è concentrarsi su le questioni ritenute universalmente centrali. Il risultato? Interi campi della ricerca scientifica non vengono esplorati, in quanto non sono ritenuti profittevoli o, anche semplicemente perché non attirano l’attenzione degli stessi ricercatori, che se avessero  causalmente l’idea strana di investigare in quell’infruttuoso campo di certo non troverebbero un cane disposto a finanziarli. &lt;br /&gt;Secondo vulnus. Come si costruisce l’interesse in un settore della ricerca? Bene la strada oggi percorsa è quello delle pubblicazioni scientifiche sulle grandi testate quali Nature e Science. Insomma la selezione di ciò che è di interesse scientifico per l’umanità e ciò che non lo è lo fanno le riviste che si occupano di scienza. Loro selezionano tra migliaia di articoli quelli ritenuti più meritevoli e di certo interesse per la scienza. Il meccanismo funziona ? Certo di non poter dare una risposta su una problematica tanto complessa, mi resta solo da segnalare che dei tanti articoli che vengono inviati da tutto il mondo solo una piccolissima parte sale agli onori delle pubblicazioni, mentre il più grande numero viene escluso (addirittura il 90%).  Adesso sappiamo tutti che  all’aumento delle valutazioni aumenta anche la possibilità di errore di misura nelle valutazioni stesse. Il problema è allora calcolare l’errore accettabile.  Bene, alcuni ricercatori  avrebbero dimostrato che i giudizi degli esperti sugli articoli esaminati (accettare, rivedere, respingere) hanno percentuali di errore che non si allontanavano molto da una distribuzione casuale. Cioè, in altri termini, i giudizi non sono affidabili, ovvero, gli articoli che hanno il giudizio “accettare” non sono necessariamente i più meritevoli.  Assurdo no ?  &lt;br /&gt;Bene, l’ulteriore problema che distrugge la ricerca scientifica, e che i fondi per fare ricerca vengono attribuiti a coloro che abbiamo prodotto ricerche valide e promettenti. Ma come visto la valutazione viene fatta dalla comunità ascientifica attraverso il meccanismo probabilmente viziato delle relative pubblicazioni e  delle conseguenti citazioni.&lt;br /&gt;Insomma, che sia il caso di tornare alle Università come paradisi di pensiero puro astratto ed inutile di ricadute immediate e lasciare ad altri livelli (le industrie e/o lo stato anche attraverso appositi istituti di ricerca) il compito di sviluppare le tecnologie?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enea Franza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-4808834153107708420?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Attualmente Mirafiori è il più grande complesso industriale italiano, con una  superficie di 2.000 Km2,  20 chilometri di linee ferroviarie, 11 chilometri di strade sotterranee che collegano i vari capannoni. Nel suo comprensorio lavorano oggi circa 12.000 persone; di queste circa 5.400 sono nello stabilimento Mirafiori Carrozzerie.&lt;br /&gt;Ma perché il dott. Marchionne ha aperto una guerra ai Sindacati ed ha deciso, con il nuovo accordo firmato nei giorni scorsi tra Fiat Automobiles e i sindacati (esclusa la Fiom-Cgil), di portare la nuova newco di Fiat fuori dalla Confindustria? &lt;br /&gt;Le parole dell’amministratore delegato del gruppo Fiat rilasciate alla stampa, subito dopo la firma del contratto nella ultima settimana del 2010, sono abbastanza chiare. L’intenzione della Fiat è di produrre nello stabilimento torinese i modelli top di gamma per due dei marchi ritenuti da Marchionne i più internazionali e con maggiori potenzialità di sviluppo sul mercato globale. Tali prodotti verrebbero  realizzati a partire da “una nuova piattaforma [proveniente] dagli Stati Uniti che servirà per produrre auto e SUV di classe superiore, sia per il marchio Jeep sia per l’Alfa Romeo … E’ l’architettura più avanzata di cui disponiamo.”, dichiara alla stampa l’amministratore delegato “ è nata come base per l’Alfa Romeo Giulietta e che si è poi evoluta ed è stata perfezionata in Chrysler. Oggi è diventata la piattaforma universale comune ai due gruppi, da cui nasceranno tutte le future vetture dei segmenti C e D, automobili e SUV ”. La realizzazioni di tale produzioni implicano forti investimenti, che per essere profittevoli necessitano di un accordo saldo in materia di lavoro che ne permetta lo sfruttamento integrale. &lt;br /&gt;A margine del colloquio con i sindacati riguardo il futuro produttivo di Mirafiori il manager ha poi precisato che i futuri modelli prodotti a Torino “non saranno venduti solo nell’Unione Europea, ma più della metà è destinata a raggiungere i mercati di tutto il mondo, al di fuori del’Europa, specialmente in America”.  Per questo motivo è garantita una produzione giornaliera di almeno 1.000 unità (280.000 all’anno), per un investimento previsto superiore al miliardo di euro. “Siamo disponibili a partire subito per mettere in pratica il progetto”, prosegue Marchionne. “Se lo finalizziamo in tempi rapidi saremo in grado di adeguare l’impianto alle nuove produzioni nel giro di un anno e mezzo. In questo modo potremo rispettare i tempi previsti per il lancio commerciale dei futuri modelli Jeep e Alfa Romeo che potrà avvenire nel corso del terzo o al massimo quarto trimestre del 2012”.  Insomma, le intenzioni di Marchionne erano del tutto chiare già a novembre, quando si discuteva sul destino dello stabilimento campano di Fiat di Pomigliano d’Arco.&lt;br /&gt;Ma qual è il vero nodo del contendere ? possibile che il no della GCIL sia motivato solo da un accordo, che sembra salvaguardare  i posti di lavoro e garantire le retribuzioni e aggrava in realtà solo per l’aspetto dell’orario di lavoro ?  Sono in tanti oggi a pensare che la questione cruciale dello scontro con la CGIL (in particolare con la FIOM) non esuli dalla questione aziendale sta nel fatto che la nuova società non aderirà a Confindustria, e quindi  -non essendo soggetta ai vincoli stabiliti da accordi in vigore tra sindacati confederali e organizzazione degli imprenditori-  avrà un suo contratto di lavoro, tutto nuovo con le rappresentanze sindacali che sono solo quelle firmatarie di contratti. Anzi, i sindacati che sciopereranno contro aspetti regolati dall'accordo (orari, straordinari o altro) potranno subire la sospensione delle ore di permessi per l'attività dei propri rappresentanti e della riscossione delle quote associative. &lt;br /&gt;Vediamo di chiarire meglio … Secondo la stampa più informata oggetto del contendere è  contestatissimo accordo firmato il 23 luglio 93 denominato "Protocollo sulla politica dei redditi e dell'occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo".  In particolare, non andrebbero giù a Marchionne le norme sulle Rappresentanze sindacali, che a suo dire non garantiscono, una volta fatto l’accordo con la maggioranza dei lavoratori della fabbrica interessata il rispetto dei patti. Ebbene, su questo punto in realtà pochi possono dargli torno! Vediamo cosa prevede il famoso accordo sulle rappresentanze sindacali, “ Le parti, al fine di una migliore regolamentazione del sistema di relazioni industriali e contrattuali, concordano quanto segue: a) le organizzazioni sindacali dei lavoratori stipulanti il presente protocollo riconoscono come rappresentanza sindacale aziendale unitaria nelle singole unità produttive quella disciplinata dall'intesa quadro tra CGIL-CISL-UIL sulle Rappresentanze sindacali unitarie, sottoscritta in data 1° marzo 1991. Al fine di assicurare il necessario raccordo tra le organizzazioni stipulanti i contratti nazionali e le rappresentanze aziendali titolari delle deleghe assegnate dai contratti medesimi, la composizione delle rappresentanze deriva per 2/3 da elezione da parte di tutti i lavoratori e per 1/3 da designazione o elezione da parte delle organizzazioni stipulanti il c.c.n.l., che hanno presentato liste, in proporzione ai voti ottenuti;  … e) la legittimazione a negoziare al secondo livello le materie oggetto di rinvio da parte del c.c.n.l. è riconosciuta alle rappresentanze sindacali unitarie ed alle organizzazioni sindacali territoriali dei lavoratori aderenti alle organizzazioni stipulanti il medesimo c.c.n.l., secondo le modalità determinate dal c.c.n.l.” &lt;br /&gt;L’accordo sottoscritto tra il Governo  e la CGIL, CISL, UIL nella sostanza certifica il metodo della c.d. concertazione sociale, ovvero, ad una contrattazione in materia di mercato del lavoro (salari ed  accordi collettivi) ed organizzazione della previdenza sociale in forma triangolare: organizzazioni sindacali, organizzazioni dei datori di lavoro e autorità pubbliche (a livello nazionale il governo).  Nella sostanza le parti arrivano a determinare Contratti Collettivi che dettano i minimi economici e normativi validi per tutti i lavoratori di un certo settore. Che valore hanno le norme collettive ? Nel nostro ordinamento la mancata applicazione della norma costituzionale di cui all’articolo 39 , impedisce alle organizzazioni sindacali di fare contratti che abbiamo valore collettivo. Allora, atteso il principio della libertà economica, i Contratti Collettivi  trovano pertanto applicazione, quantomeno in linea di stretto diritto, nei confronti dei soli iscritti alle associazioni sindacali (dei lavoratori e datoriali) che hanno stipulato il contratto. Ecco perché, il buon Marchionne, prima di tentare l’affondo solitario contro i Sindacati ha prima tentato di coinvolgere la Confindustria nella disdetta dell’accordo del 93 e, poi, fallito il tentativo, ha portato fuori della CONFINDUSTRIA le nuove società di Fiat Mirafiori e di Fiat Pomigliano. Realtà aziendali che restano, pertanto, soggette allo Statuto dei lavoratori ed ai nuovi accordi. Il problema posto da Marchionni non è un problema legato, dunque, a questioni interne di una impresa, ma riveste un impatto notevolissimo nel complesso delle relazioni industriali del nostro Paese. Solo alcuni numeri per fa capire cosa sia in realtà in ballo. &lt;br /&gt;Con la Fiat lavorano molte altre imprese nel famoso indotto. Secondo alcuni commentatori economici il gruppo produce un giro in Italia un giro d’affari intorno ai 62,5 Miliardi di Euro. Gli analisti dell’Osservatorio sulla componentistica di Torino istituito dalla Camera di commercio della città ritengono, poi, che  100 euro fatturati dalla Fiat ne producono almeno 250 nell’indotto: un calcolo che include tutti, dai fornitori che progettano in tre dimensioni parti del motore, ai designer, fino ai titolari delle ditte di pulizia che tengono in ordine gli uffici e le linee produttive della Fiat e dei produttori dei componenti. &lt;br /&gt;Rinviando a una letteratura più specialistica, nelle imprese della filiera le commesse della Fiat auto genererebbero altri ricavi per circa 22,5 miliardi che vanno ad aggiungersi ai 9 miliardi di fatturato proprio della Fiat. A questo andrebbe ad aggiungersi l’impatto delle produzioni non auto (a trattori, robot, macchine movimento terra ecc) che porterebbero all’astronomica cifra sopra riportata.  Ma veniamo al punto da cui eravamo partiti. Conviene alla Fiat rompere con il patto e alla CGIL non rientrare in fabbrica ? &lt;br /&gt;Vediamo un attimo la questione su un altro punto di vista. Partiamo, infatti, dall’idea che all’interno delle fabbriche si facciano contratti.  Non sempre le parti sono in posizione di parità , e cosi è nel caso del singolo lavoratore di fronte al datore di lavoro. Ma per concludere un contratto bisogna essere in due ed è  soprattutto necessario che entrambe le parti siano soddisfatte. In un contratto aziendale, il datore di lavoro è uno, mentre  i lavoratori sono tanti  e, possono decidere di accogliere il contratto firmato dai loro delegati attraverso lo strumento del referendum.  Se esso è confermativo dell’accordo è di tutta evidenza che esso vada rispettato.  &lt;br /&gt;L’accordo nazionale collettivo del ‘93 costituisce una maglia minimale di regole stabilite circa dieci anni fa, che si è dimostrato carente in particolare sulla idoneità a garantire l’imprenditore (ed i lavoratori) al rispetto degli accordi sottoscritti e in tema di flessibilità del lavoro sotto l’aspetto dell’orario e delle leve “incentivanti”. Nella sostanza è un  accordo che mostra il tempo e che abbisogna di una revisione. Ma la politica non ha avuto, soprattutto in tale periodo di vacche magre, la capacità di aggiornarlo. &lt;br /&gt;Veniamo allora alla “questione Marchionni”. In definitiva, il contratto firmato a Mirafiori arricchisce una sola delle parti in causa (Fiat e lavoratori)  o entrambe ?  &lt;br /&gt;Il contratto tra un imprenditore  ed il salariato  è per sua natura un atto che aumenta la torta. Diversamente da quanto accade in un investimento finanziario, l’atto della produzione è simile alla trasformazione che fa la terra con il seme e da un nuovo prodotto che ha di per se un plus valore; il processo produttivo messo in moto dal capitalista-imprenditore, infatti, crea ricchezza attraverso il salario pagato ed il plus valore incorporato nel prodotto.  Il problema può essere chi premia di più l’atto della produzione: l’imprenditore o il lavoratore ?  &lt;br /&gt;A sentire le dichiarazioni della Fiat, dei sindacati firmatari ma anche della CGIL, ai  lavoratori della Fiat resteranno in tasca più soldi, ma dovranno lavorare di più e a condizioni di orario di lavoro più gravose.  Attualmente si stima che un operaio di basso livello impiegato in Germania ha un costo aziendale (full di tasse ed oneri sociali) di circa 33.931,00  Euro/anno, che al netto risultano essere 21.400,00.  In Italia il costo di un lavoratore, con identico profilo, costa all’azienda 32.135,00 Euro/anno (ma il netto in busta paga è di 15.465,00). &lt;br /&gt;Con l’accordo siglato a Mirafiori si calcola che la retribuzione lorda potrà aumentare di circa 2.400,00 Euro/anno (soldi più soldi meno). Se cosi fosse, un operaio Fiat verrebbe a superare i livelli stipendiali lordi dei colleghi tedeschi. C’è di certo un peggioramento dell’attuale orario di lavoro, che introduce una forte rigidità nell’orario, con il fine dichiarato dall’azienda di fare lavorare le macchine a pieno regime. Nella sostanza l’accordo per Mirafiori si basa su 40 ore di lavoro settimanali per le quali sono stati concordati diversi schemi di orario, fra i quali 8 ore per tre turni per 5 oppure per 6 giorni alla settimana. Sono previste inoltre 120 ore di straordinario e previo accordo sindacale potranno essere aggiunte altre 80 ore di straordinario. Durante il turno i lavoratori usufruiranno di 3 pause di 10 minuti ciascuna che sostituiscono le attuali 3 pause di cui 2 da 15 minuti e una da 10. Inoltre, c’è il fatto pesante che chi non accetta le condizioni poste dal contratto non ha diritti sindacali. &lt;br /&gt;Insomma, nel loro insieme, ai lavoratori risulta una riduzione generale dei loro diritti. Ma, domando, che strumenti hanno i lavoratori per  difendere le prerogative in un mondo di competizione globale e dove, soprattutto, i capitali sono liberi di muoversi?  L’avvertimento della Fiat  era già arrivato.  Sergio Marchionne, ospite di Che tempo che fa, la trasmissione di Rai 2, condotta da Fabio Fazio,  ha affermato:  “Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia … nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il 2010  arriva dal nostro Paese. ..  Fiat  non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre. Tra il 2008 e il 2009 – continua Marchionne – la Fiat è stata l’unica azienda che non ha bussato alle casse dello Stato.  Siamo al 118esimo posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48esimo posto per la competitività del sistema industriale. Siamo fuori dall’Europa e dai Paesi a noi vicini, il sistema italiano ha perso competitività anno per anno da parecchi anni e negli ultimi 10 anni l’Italia non ha saputo reggere il passo con gli altri Paesi. Non è colpa dei lavoratori”. Le considerazioni di Marchionne non sono però un unicum nel panorama internazionale.  &lt;br /&gt;In una recente trasmissione televisiva, in un servizio sulla situazione ad Haiti, veniva intervistato un imprenditore sud coreano che dirige una fabbrica nell’isola caraibica. L’imprenditore spiegava che il fatto che i salari fossero (indecentemente) bassi, che gli straordinari fossero obbligatori, che la sicurezza fosse scarsa e la sindacalizzazione nulla, era assolutamente inevitabile.  In effetti, egli sosteneva che anche la Corea del Sud negli anni Cinquanta del Novecento, di fronte alla povertà, si era rimboccata le maniche ed i lavoratori avevano rinunciato a chiedere denaro e diritti per far crescere il Paese. In altri termini diritti e giusto compenso possono arrivare solo dopo che una generazione precedente abbia costruito il benessere. &lt;br /&gt;Cosi oggi a Mirafiori (e poi alla Fiat di Pomigliano d’Arco) i lavoratori votano per accettare o meno un accordo con l’azienda, la cui logica è simile a quella dell’imprenditore coreano, con la variazione che qui di diritti si tratta di perderli: non esistono diritti acquisiti, in base alla situazione le garanzie ottenute dalla generazione precedente possono essere sospese o abolite. A Pomigliano d’Arco  e a Mirafiori come ad Haiti la proposta è un prendere o lasciare: o  l’accettazione di condizioni di lavoro volute dall’organizzazione aziendale o la perdita del lavoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enea Franza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-2581877616635266159?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Nella sostanza, il dibattito sulla scuola ed in particolare sulla formazione universitaria nascono dalla risposta non facile a questa banale domanda: il valore legale di un diploma è esclusivamente morale, ovvero, c'è bisogno del bollo dello Stato a sancire l’'idoneità scientifica, tecnica, teorica o pratica, umanistica, o professionale di un soggetto ? &lt;br /&gt;Così terminava, nel 1959, Luigi Einaudi la sua filippica contro il valore legale dei titoli di studio1«... [L]a verità essenziale qui affermata [è:] non avere il diploma per se medesimo alcun valore legale, non essere il suo possesso condizione necessaria per conseguire pubblici e privati uffici, essere la classificazione dei candidati in laureati, diplomati medi superiori, diplomati medi inferiori, diplomati elementari e simiglianti indicativi di casta, propria di società decadenti ed estranea alla verità ed alla realtà; ed essere perciò libero il datore di lavoro, pubblico e privato, di preferire l'uomo vergine di bolli».&lt;br /&gt;Ma cosa consiste il valore legale ? Precisiamo: si tratta, per dirla con parole semplici, della questione della rilevanza extra-scolastica, ovvero, al di fuori dell’ambito dei passaggi tra i vari ordini e gradi scolastici e riguarda invece l’accesso ad alcuni uffici pubblici e professioni , che prevedono per ricoprire quei ruoli il possesso di un titolo di studio conforme, ovvero, per l’esercizio di diritti come fino a qualche tempo fa per l’esercizio del diritto di voto .&lt;br /&gt;Allora, mi perdonerete la digressione normativa, ma parlando di valore legale, è necessaria un piccolo e approssimativo excursus tra le norme vigenti teso a verificare i vincoli esistenti nel nostro Paese. In definitiva: per l’accesso agli uffici pubblici, la legge (art.2 del dpr 10 gennaio 1957, n. 3, norma rimasta sostanzialmente integra nonostante le molte erosioni attuate nei contratti collettivi nazionali), prevede che «il titolo di studio per l'accesso a ciascuna carriera è stabilito …  dagli articoli seguenti»; in particolare, “il diploma di laurea per la carriera direttiva” (art. 161), quello “di istituto di istruzione secondaria di secondo grado per la carriera di concetto” (art. 173), quello “di istituto di istruzione secondaria di primo grado per la carriera esecutiva” (art. 182), mentre richiede solo di aver compiuto gli studi di istruzione obbligatoria per il personale ausiliario (art. 190). Quanto alle professioni, l'art. 33, della Costituzione prescrive l'esame di Stato «per l'abilitazione all'esercizio professionale». Per accedere alle prove dell'esame di Stato le diverse leggi di settore richiedono il possesso di idoneo titolo di studi, spesso di livello universitario. &lt;br /&gt;Come si vede, un quadro certamente non unitario, che vede il titolo di studi qualificarsi come elemento indiretto; come noto, infatti, per accedere agli uffici pubblici ed alle professioni sono sempre necessari, da un lato, i concorsi, dall'altro gli esami di Stato. È per accedere a questi che è necessario il possesso del titolo. Per cui il titolo si presenta come una prima barriera, non è l'esclusivo criterio di selezione. Peraltro, non si può parlare di un valore legale generale dei titoli. Una parte cospicua della società e dell'economia (ad esempio, le professioni non protette e le imprese), pur non facendo a meno del titolo di studio (nel senso che lo valuta), non lo considera come requisito indispensabile di ammissione a posti, carriere, professioni, ecc. Viceversa sono, invece, i poteri pubblici e le professioni che assegnano al possesso di un titolo un valore, nel senso di requisito di ammissione e di graduazione, per cui si è accettati solo se si ha il titolo, e al grado del titolo si fa corrispondere un livello di posizione nella gerarchia.&lt;br /&gt;Veniamo adesso al punto. Perché è necessario condizionare l’accesso alle professioni e all’impiego pubblico al possesso del titolo di studio ?  Sabino Cassese, noto amministrativista, in un intervento in materia ha affermato: “concorsi pubblici ed esami di Stato sono strumenti di selezione fragili e ben poco perfetti; è, quindi, naturale che lo Stato si appoggi ad un sistema di valutazione e di selezione ufficiale ed esterno (ma pur sempre pubblico), per la sfiducia che esso ha nei propri sistemi di reclutamento e di selezione.” &lt;br /&gt;Detto in altre parole -ma sottolineo che è una mia libera ed arbitraria interpretazione- il titolo di studio deve assicurare che la politica e le lobbies (costituiti dagli ordini professionali) riconoscano il merito e non riempiano la pubblica amministrazione e le professioni di raccomandati o di parenti. In definitiva nella P.A. ed alle professioni potranno anche accedere i segnalati ma perlomeno un titolo di studio (e quindi un minimo di capacità) chi vuole esercitare una professione deve dimostrare di averla.  Di qui l’importanza fondamentale, dal nostro punto di vista, di mantenere in piedi il feticcio del valore legale del titolo di studio. Né di più ne di meno. &lt;br /&gt;I critici oltre all’argomentazione teorica di Enaudi sopra enunciata, palesano anche motivazioni sostanziali. La tesi che va oggi per la maggiore e che giustificherebbe la campagna di stampa a favore dell’abolizione del valore legale del titolo di studio, è che gli studenti del Nord siano mediamente più preparati di quelli del Sud pur potendo vantare lo stesso titolo di studi.  Vediamo meglio. In primo luogo una forte sperequazione tra i costi sostenuti nella spesa per la scuola al Sud rispetto a quella del Centro e del Nord Italia a cui, tuttavia, non corrisponde un’eccellenza formativa. Al contrario, i dati statistici presentati dimostrerebbero che la spesa scolastica :“… al Sud  è sempre al di sopra del 4% del Pil con una punta del 6% in Calabria. Al Nord, invece, (almeno nelle regioni a statuto ordinario) la quota di Pil destinata all’istruzione scolastica è sempre inferiore al 3% con il minimo di spesa in Lombardia (2,2%) e in Emilia Romagna (2,3%)” . A tale spesa, come dicevamo,  non corrisponde, tuttavia, un livello qualitativo maggiore della formazione. Anzi, dati ANCI, confermati da una ricerca della Banca d’Italia, sostengono che “il 24 per cento dei giovani meridionali abbandona prematuramente gli studi (rispetto al 15 per cento nazionale) … ed uno studente meridionale su tre ha scarsa competenza nella lettura ed uno su due ha scarse competenze in matematica,  rispetto 14,9 ed al 19,3 per cento degli studenti del Centro-Nord". Se quanto sostenuto fosse vero (e cosi pare) ad essere minato sarebbe il principio della sostanziale eguaglianza formativa e, per tale via non avrebbe effettivamente senso dare valore legale ad un titolo che  non esprimo lo stesso merito per tutto il territorio nazionale.&lt;br /&gt;Va da se, allora. la necessità di buone scuole e l’aumento degli sforzi per rafforzare l’impegno dello Stato sul fronte della scuola di ogni ordine e grado nonché dell’istruzione universitaria. &lt;br /&gt;Ma se tali sono le argomentazioni critiche, dal nostro punto di vista, il problema non è di liberarsi del valore legale del titolo di studio, ovvero, di buttare l’acqua sporca ed il bambino, ma anzi d’intervenire sulle cause della diversa offerta formativa. Che sia impresa ardua è di certo indubitabile. Tuttavia, avere nella scuola e nelle università soggetti che operino come ausiliari per la selezione del personale necessario allo sviluppo della società,  della P.A. e dell’esercizio di quelle professioni, che per la loro importanza sociale (vedi il medico, il notaio, l’avvocato, ecc) sono meritevoli di tutela vuol dire migliorare la società.  Il valore legale del titolo di studio, costringe pertanto a seguire un corso di studi; assicura l'eguaglianza formativa, sia pur formale (ma quante volte la forma è sostanza?) e consente ai poteri pubblici di verificare i curricula scolastici, ecc. &lt;br /&gt;L’eventuale differenza Nord-Sud è nella sostanza una differenza ulteriore, che si aggiunge - nel caso italiano ma è presente in molti altri paesi europei - a quelle tradizionali connesse al ceto sociale (o con parole antiche, la cultura familiare) ed al reddito (le disponibilità monetarie). Ceto sociale e reddito sono fattori non necessariamente collegate, anzi, sovente figli di liberi professionisti (o imprenditori) beneficiano di più cospicue risorse economiche rispetto a figli, per esempio, degli insegnanti. Ma mentre i primi respirano una cultura familiare normalmente meno elevata, i secondi hanno la possibilità di sviluppare in casa capacità critiche ed acquisire conoscenze, sono quindi privilegiati rispetto ai primi nel loro futuro percorso di studi rispetto ai primi. Viceversa per il più basso livello di istruzione negli istituti scolastici del Sud è dato trovare una relazione stretta con censo e reddito . La allora occorre intervenire. Non è proprio uno dei compiti dello Stato italiano rimuovere gli ostacoli che impediscono la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica, e sociale e del paese ? &lt;br /&gt;Per ridurre i profondi divari territoriali della scuola italiana sarebbe necessario, pertanto, migliorare i livelli di apprendimento degli studenti in tutto il Paese, in particolare, di coloro che oggi si situano sotto la soglia minima delle competenze definita a livello internazionale  e contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico (soprattutto al Sud) che pone l’Italia fuori dalla norma europea.  Bene, di fronte a questo imperativo, è certo che l’impegno dello Stato al Sud debba aumentare, anche con provvedimenti emergenziali e non invece, cullarsi nell’utopia liberale dell’abolizione del valore legale del titolo di studio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enea Franza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-4073214411702356188?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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E’ l’incubo di Basilea 3. Di che cosa si tratta? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, per capirci davvero qualche cosa, bisognerebbe forse partire da lontano: da Basilea 1 appunto, quando si cominciarono a dettare le norme per evitare che dai prestiti facili potesse nascere una crisi finanziaria di enormi proporzioni; cosa, che poi è puntualmente accaduta, nonostante Basilea 1 e l’ulteriore stretta attuata poi a Basilea 2. Ma in cosa si è sbagliato e mi permetto di dire ancora si continua a sbagliare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basilea 1 è un complesso di regole emanato dal un Comitato con sede a Basilea che nel 1988 ha dato vita alla normativa sul capitale di vigilanza degli istituti finanziari. L’Accordo di Basilea 1 si fonda su semplici principi base. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vediamoli. Primo: poiché ogni impiego bancario comporta l'assunzione di un certo grado di rischio, questo deve essere quantificato e supportato da un adeguato livello di capitale proprio, detto “patrimonio di vigilanza”. Secondo: il rischio degli impieghi bancari deve essere suddiviso in Rischio di Credito, legato alla possibile inadempienza delle controparti agli obblighi contrattuali, e Rischio di Mercato, legato alla possibilità per la banca di subire perdite dovute a variazioni dei prezzi delle attività finanziarie intermediate. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò posto, Basilea 1 imponeva alle banche di detenere un  patrimonio di vigilanza pari a non meno dell'8% del totale delle attività ponderate per il loro rischio . Atteso che il patrimonio di vigilanza è composto di capitale e riserve, il punto essenziale allora sembrava centrarsi nel sistema di ponderazione, che misura il Rischio di Credito, ovvero il rischio di inadempienza del debitore . Basilea 1 si basava esclusivamente su cinque coefficienti, in relazione alla tipologia di debitori: 0% per gli impieghi verso governi centrali, banche centrali e Unione Europea; 20% per gli impieghi verso enti pubblici, banche e imprese di investimento; 50% per i crediti ipotecari e le operazioni di leasing su immobili; 100% per gli impieghi verso il settore privato; 200% per le partecipazioni in imprese non finanziarie con risultati di bilancio negativi negli ultimi due esercizi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma che significa? proviamo a chiarire come funzionava il vecchio sistema con un (spero) semplice esempio. Ipotizziamo in primo luogo un investimento in Titoli di stato (poniamo per 100 Euro). Allora con un semplice calcolo (8%*100*0) otteniamo il “Patrimonio di vigilanza”= 0 Euro. Ovvero ? Bene, nel caso di una attività sotto forma di B.O.T. per 100 Euro, la banca non era obbligata ad accantonare patrimonio di vigilanza a garanzia del credito, in quanto la controparte (lo Stato Italiano nel nostro caso) era considerata “sicura”. Viceversa, ipotizziamo un finanzia-mento di 100 Euro ad una impresa. Allora, il “Patrimonio di vigilanza” dovrà essere di 8 Euro (infatti 8%*100*100%=8 Euro). Ovvero, se la banca, concedeva credito ad una impresa privata, il coefficiente di ponderazione da considerare era del 100%; pertanto, a fronte di un finanziamento di 100 Euro, la banca doveva accantonare a riserva pari a 8 Euro. Spero sia adesso chiaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma qual’è il limite di tale impostazione? In estrema sintesi:  ogni impiego creditizio in imprese private viene valutato indipendentemente da calcoli sugli equilibri patrimoniali, finanziari, economici, e quant'altro possa chiarire con precisione il “reale” stato di salute dell'impresa stessa. In altri termini, nell’accordo di Basilea 1 non hanno rilevanza le scelte nelle  concessioni di credito alle imprese private da parte delle banche, poiché ciascun finanziamento concesso, qualunque sia la situazione finanziaria dell’impresa, non ha riflessi sul coefficiente di ponderazione del nuovo attivo bancario (credito) e quindi sulle conseguenze in termini di accantonamento di capitale di vigilanza. Riassumendo, imponevano un cambiamento: la considerazione del solo Rischio di Credito, nel calcolo del patrimonio di vigilanza da accantonare, la scarsa differenziazione delle misure del Rischio di Credito  (le ponderazioni erano solo 5: 0, 20%, 50%, 100%,200%), il diverso grado di rischio di un investimento in relazione alla sua vita residua. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il superamento, con Basilea 2 , ha portato a rivisitare i Requisiti patrimoniali minimi delle banche. Vediamo anche qui come. La formula alla base dell’accordo di Basilea 2 è rimasta formalmente invariata: le banche continuano ad avere l’obbligo di accantonare un capitale di vigilanza pari ad almeno l’8% delle proprie attività ponderate per il rischio. Circa il rischio sugli impieghi bancari, è  stata introdotta l’ulteriore variabile il c.d. Rischio Operativo, che senz’altro migliora la valutazione complessiva del rischio dell’attività bancaria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la novità è l’introduzione della nuova metodologia di valutazione del Rischio di Credito, cioè la determinazione dei coefficienti di ponderazione dei singoli investimenti. Basilea 2, infatti, prevede l’abbandono dei coefficienti fissi in funzione della tipologia di debitore, e l’introduzione di opportuni modelli di rating, per l’attribuzione a ciascun debitore (Stati, banche, e privati, indipendentemente), di un coefficiente di ponderazione specifico in relazione alla solvibilità ed all’affidabilità finanziaria del soggetto finanziato.  Con l’accordo di Basilea 2, quindi, anche debitori della stessa tipologia (ad esempio le imprese private) potranno avere coefficienti di ponderazione tra loro diversi.  Pertanto, con Basilea 2 le scelte di investimento da parte delle banche, ed in particolare la concessione di finanziamento alle imprese hanno un impatto rilevante.  Infatti, il capitale di vigilanza delle banche dovrà essere proporzionalmente aumentato qualora dalla valutazione dei singoli debitori, emergano coefficienti di ponderazione maggiori rispetto a quelli definiti da Basilea 1. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare, il capitale di vigilanza dovrà essere aumentato dalle banche nel caso in cui: per gli impieghi verso governi centrali, banche centrali e Unione Europea, il coefficiente di ponderazione risulti maggiore di 0 (ad esempio il caso Argentina, ma anche Grecia, Portogallo, Irlanda); per gli impieghi verso enti pubblici, banche ed imprese di investimento, il coefficiente di ponderazione risulti maggiore 20%; per i crediti ipotecari e le operazioni di leasing su immobili, il coefficiente di ponderazione risulti maggiore del 50%; per gli impieghi verso il settore privato qualora il coefficiente di ponderazione risulti maggiore del 100%; per le partecipazioni in imprese non finanziarie con risultati di bilancio negativi negli ultimi due esercizi, il coefficiente di ponderazione risulti maggiore del 200%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne consegue che, a parità di tassi applicati ai singoli debitori, all’aumentare del capitale del capitale di vigilanza,  le banche vedranno ridurre il rendimento del capitale proprio investito. Come compensare la necessità di una maggiore copertura? Alternativamente: evitare di aumentare il capitale di vigilanza concedendo credito solo a soggetti solvibili ed finanziariamente affidabili, e revocando le linee di credito a soggetti eccessivamente rischiosi, ovvero, applicare tassi d’interesse più elevati ai soggetti maggiormente rischiosi per adeguare il rendimento degli impieghi al capitale proprio investito, evitando così una riduzione della redditività complessiva. In teoria un vantaggio ci sarebbe. I soggetti dotati di elevate capacità finanziarie, e considerati altamente affidabili dalle banche, dovrebbero beneficiare di una riduzione dei tassi applicati ai finanziamenti. Ma come i dati si sono incaricati di dimostrare forse questa è una pura speranza che possiamo accantonare tra le tante ingenue aspirazioni degli economisti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed adesso veniamo al punto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basilea 2 prevede diverse metodologie con cui le banche possono optare nella valutazione del debitore. Una metodologia c.d. “standard” e altre metodologie c.d. dei “rating interni”. Nella prima il valore delle attività ponderate per il rischio è determinato moltiplicando l’esposizioni nette per uno specifico coefficiente di ponderazione in funzione del rating ricevuto dal debitore da un’agenzie di rating indipendente, l’altre metodologie prevedono, invece, che il valore delle attività ponderate per il rischio sia determinato direttamente dalle banche mediante modelli propri finalizzati all’attribuzione del rating a ciascun debitore. A tal fine  le banche adottano uno specifico modello interno approvato dalla Banca Centrale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche qui, come visto, Basilea 2  si è dimostrata poco utile ad impedire la crisi finanziaria del 2007-2008. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa è successo? Brevemente, i ratios si sono dimostrati incapaci di comprendere l’innovazione finanziaria che aveva permesso di moltiplicare gli attivi bancari con il processo c.d. di securitization . Abbiamo imparato qualche cosa dalla lezione della recente crisi finanziaria. Non sembra a giudicare da quanto di dice su Basilea 3. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con Basilea 3 il requisito minimo per il patrimonio complessivo resta all´8% in rapporto alle attività ponderate per il rischio, ma il patrimonio di qualità primaria (core Tier one) passa dal 2% al 4,5%. Il Tier 1 (patrimonio di buona qualita più le obbligazioni convertibili in capitale, o subordinate) si alza al 6% dal precedente 4%; Si introduce anche un buffer pari al 2,5%, ovvero, in sostanza un cuscinetto di capitale aggiuntivo per assorbire le eventuali perdite. Inoltre, vengono modificate le logiche statistiche o le griglie tabellari di stima dei rischi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le misure più effettive riguardano la misura dei rischi di mercato e del rischio di controparte, cioè il rischio creditizio associato ai derivati, che per la volatilità  intrinseca in tali prodotti può rapidamente portare le banche in situazioni di crisi;  oltre all’irrobustimento dei criteri su patrimonio e rischi, le misure sulla liquidità, che richiedono alle banche di soddisfare certi equilibri, sia di breve sia di medio termine, sulla capacità di far fronte a fabbisogni improvvisi di liquidità, e il provisioning, cioè la richiesta alle banche di creare dei buffer di capitale nei periodi non di crisi a fronte dei periodi futuri di crisi, questo per attenuare la presunta prociclicità di basilea 2, vale a dire la tendenza del sistema di requisiti patrimoniali di essere un acceleratore della crisi. Infine, un limite generale alla leva massima, cioè il rapporto tra volumi globali della banca e i sui mezzi propri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò sarà utile ? No, penso proprio che tutto il sistema di barriere posto in essere dai tecnocrati servirà a poco o a nulla. Il motivo ? La debolezza intrinseca nella logica di base del sistema messo in piedi. Il banchiere fa un mestiere semplice da descrivere ma complesso da attuare: riceve depositi dalla clientela e li dà a prestito alle imprese per investirli e finanziare le attività correnti. La solidità dei risparmi dei clienti dipende dalla solidità degli investimenti effettuati, tutto qua. La banca moderna ha scoperto nuovi canali di aumento dei profitti , che moltiplicano i rischi dei depositanti. Qui il pericolo e qui occorre intervenire… tutto il resto è vano! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sappiamo che l'intesa trovata il 13 settembre 2010, dovrà essere avallata al G20 di novembre a Seul. Speriamo che i Grandi della terra  trovino il tempo per rifletterci sopra …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enea Franza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-5924296856976928266?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Ricorcate ?&lt;br /&gt;Gran parte delle vicende della seconda metà di fine luglio 2010 sono state dominate da un’apparentemente “temeraria” decisione presa in sede ECOFIN.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I ministri finanziari dell'Ue, infatti (era il 12 luglio), hanno deliberato di rendere pubblici, il prossimo 23 luglio, gli esiti degli stress test condotti su 91 istituti bancari europei. Per inciso, le banche europee esaminate, tra cui cinque istituti italiani, rappresentano il 65 per cento dell’attività creditizia dell’Unione Europea. I test vengono compiuti dal Comitato per la supervisione del sistema bancario europeo, in collaborazione con la Bce e la Commissione Europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una decisione largamente attesa, ma con una novità: questa volta sono state individuate le procedure per sostenere le banche che si trovassero in difficoltà.  Proprio qui il contenuto aggiuntivo che giustifica la pubblicazione dei dati e che rende meno temeraria la scelta operata in sede Europea. Il rischio infatti, è di avere una serie di banche  che si dimostrino non in grado di reggere al test e di non avere strumenti opportuni per fronteggiare la situazione di difficoltà in cui si verrebbe a trovare la Banca che non superasse l’esame.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spiega a tutta la stampa, Klaus Regling, manager del European Financial Stability Facility che, previa richiesta del governo di appartenenza al fondo europeo di stabilizzazione (440 miliardi): "Saremo in grado di agire laddove i politici non riescono ". Il fondo per la crisi nella zona euro aspetta di essere valutato con il top del rating. I 440 miliardi di fondi sovrani per il risanamento, operativi dalla fine del mese, prevedono di ricevere un AAA dalle agenzie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la decisione crea uno strano fenomeno nei mercati finanziari di mezza Europa.&lt;br /&gt;L’altalena dei prezzi delle quotazioni dei titoli bancari e dei titoli governativi sembra inseguire le voci che si diffondo (ad arte ?) sulla tenuta di molte banche europee. Tra le italiane ritenute più a rischio ci sono Mps e Banco popolare. Ed escono studi accreditati. Il Credit Suisse, che ha compiuto uno studio sul rischio stress test delle banche, ieri ha dichiarato di aver sbagliato lo stato della sua valutazione sul Monte dei Paschi di Siena e sulla tedesca Postbank, che invece riusciranno a passare lo stress test.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché tutto questo sali e scendi in borsa ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene per chi  non ha superato il test si prefigura un aumento di capitale attraverso la vendita degli asset o una più probabile iniezione di denaro da parte dei governi. L’altalena nei prezzi, fortunatamente, termina con la pubblicazione dei dati il 23 luglio, e gli Istituti di credito penalizzati registrano nei giorni successivi forti incrementi nella valutazione dei titoli. Ed improvvisamente la calma scende sulle banche. L’operazione fiducia, lanciata dall’Ecofin, ha avuto successo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma vediamo un po’ meglio cosa è successo! Bene delle 91 banche sottoposte a verifica, solo sette non passano il test. Un innegabile successo per il mercato Europeo, e per quello del nostro bel Paese: tutte e cinque le banche italiane oggetto degli stress test europei, infatti, li hanno superati; Si tratta Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Popolare e Ubi Banca . La parte peggiore, invece, l'hanno fatta le spagnole che annoverano 5 casse di risparmio, non quotate,  tra le bocciate ed a cui si aggiungono la tedesca Hypo Re e la greca Ate. Ma è come scoprire l’acqua calda. Le difficoltà delle banche spagnole e degli Istituti di credito greci erano note infatti da molto tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in che consistono tali test, o meglio qual è il reale valore di tali test ?&lt;br /&gt;In breve, l’obiettivo dichiarato dello stress test è accertare la capacità di resistenza dell’Istituto bancario in uno scenario di base che ipotizzi una situazione di rallentamento prolungato dell’economia e di rischio del debito sovrano, in cui però è escluso, tra le ipotesi, il fallimento di uno Stato membro.&lt;br /&gt;Allora, l’esame è superato quando il Core Tier 1 dell’Istituto, in supposizione di crisi finanziaria appunto, risulti essere superiore al 6%. In altre parole la quota più solida e facilmente disponibile del patrimonio della banca supera di almeno sei volte le attività ponderate al rischio  pancia alla banca stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ sufficiente il 6%? No molti economisti ritengono di no, e sostengono che il livello accettabile sia almeno di due punti percentuali più alto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se cosi fosse molte banche europee (e anche le nostre banche) sarebbero fuori. Da qui le voci di una operazione fiducia, costruita ad arte a Bruxelles. Solo chiacchiere ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto per sgomberare il campo dalle varie speculazioni, gli accordi sui numeri di Basilea 3 raggiunti a metà settembre (ecco il legame a cui accennavo all'inizio del nostro lungo discorso), prevedono per il 2013 un livello minimo del Core Tier 1 pari al 3,5% e per il 2019 ad un livello pari al 7%. Come si vede le Banche europee, stando ai numeri sono in una botte di ferro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma sarà vero che una iniezione di capitale, invece, non sia davvero necessaria e che il trucco sta nella valutazione ancora troppo lasca degli attivi bancari e nella sottovalutazione dei rischi ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enea Franza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-68173228643262417?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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[L]a verità essenziale qui affermata [è:] non avere il diploma per se medesimo alcun valore legale, non essere il suo possesso condizione necessaria per conseguire pubblici e privati uffici, essere la classificazione dei candidati in laureati, diplomati medi superiori, diplomati medi inferiori, diplomati elementari e simiglianti indicativi di casta, propria di società decadenti ed estranea alla verità ed alla realtà; ed essere perciò libero il datore di lavoro, pubblico e privato, di preferire l'uomo vergine di bolli».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cosa consiste il valore legale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Precisiamo: si tratta, per dirla con parole semplici, della questione della rilevanza &lt;em&gt;extra-scolastica&lt;/em&gt;, ovvero, al di fuori dell’ambito dei passaggi tra i vari ordini e gradi scolastici e riguarda invece l’accesso ad alcuni uffici pubblici e professioni , che prevedono per ricoprire quei ruoli il possesso di un titolo di studio conforme, ovvero, per l’esercizio di diritti come fino a qualche tempo fa per l’esercizio del diritto di voto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora, mi perdonerete la digressione normativa, ma parlando di valore legale è necessaria un piccolo e approssimativo excursus tra le norme vigenti teso a verificare i vincoli esistenti nel nostro paese. In definitiva: per l’accesso agli uffici pubblici, la legge (art. 2 del dpr 10 gennaio 1957, n. 3, norma rimasta sostanzialmente integra nonostante le molte erosioni attuate nei contratti collettivi nazionali), prevede che «il titolo di studio per l'accesso a ciascuna carriera è stabilito …  dagli articoli seguenti»; in particolare, il diploma di laurea per la carriera direttiva (art. 161), quello di istituto di istruzione secondaria di secondo grado per la carriera di concetto (art. 173), quello di istituto di istruzione secondaria di primo grado per la carriera esecutiva (art. 182), mentre richiede solo di aver compiuto gli studi di istruzione obbligatoria per il personale ausiliario (art. 190). Quanto alle professioni, l'art. 33, della Costituzione prescrive l'esame di Stato «per l'abilitazione all'esercizio professionale». Per accedere alle prove dell'esame di Stato le diverse leggi di settore richiedono il possesso di idoneo titolo di studi, spesso di livello universitario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede, un quadro certamente non unitario, che vede il titolo di studi qualificarsi come elemento indiretto; come noto, infatti, per accedere agli uffici pubblici ed alle professioni sono sempre necessari, da un lato, i concorsi, dall'altro gli esami di Stato. È per accedere a questi che è necessario il possesso del titolo. Per cui il titolo si presenta come una prima barriera, non è l'esclusivo criterio di selezione. Peraltro, non si può parlare di un valore legale generale dei titoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una parte cospicua della società e dell'economia (ad esempio, le professioni non protette e le imprese), pur non facendo a meno del titolo di studio (nel senso che lo valuta), non lo considera come requisito indispensabile di ammissione a posti, carriere, professioni, ecc. Viceversa sono, invece, i poteri pubblici e le professioni che assegnano al possesso di un titolo un valore, nel senso di requisito di ammissione e di graduazione, per cui si è accettati solo se si ha il titolo, e al grado del titolo si fa corrispondere un livello di posizione nella gerarchia.&lt;br /&gt;Veniamo adesso al punto. Perché è necessario condizionare l’accesso alle professioni e all’impiego pubblico al possesso del titolo di studio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabino Cassese, noto amministrativista, in un recente intervento in materia ha ritenuto: “concorsi pubblici ed esami di Stato sono strumenti di selezione fragili e ben poco perfetti; è, quindi, naturale che lo Stato si appoggi ad un sistema di valutazione e di selezione ufficiale ed esterno (ma pur sempre pubblico), per la sfiducia che esso ha nei propri sistemi di reclutamento e di selezione. Detto in altre parole, ma sottolineo che è una mia libera ed arbitraria interpretazione, il titolo di studio deve assicurare che la politica e le lobbies (costituiti dagli ordini professionali) riconoscano il merito e non riempiano la pubblica amministrazione e le professioni di raccomandati o di parenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In definitiva nella P.A. ed alle professioni potranno anche accedere i segnalati ma, perlomeno, un titolo di studio (e quindi un minimo di capacità) devono dimostrare di averlo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di qui l’importanza fondamentale, dal nostro punto di vista, di buone scuole e di rafforzare l’impegno dello Stato sul fronte della scuola e dell’istruzione universitaria.  Il problema, non è di liberarsi della presenza centralizzante dello Stato, ma viceversa individuare nella scuola ed nelle università soggetti che operino come ausiliarie per la selezione del personale necessario alla P.A. o all’esercizio di professioni, che per la loro importanza sociale sono meritevoli di tutela. Il valore legale del titolo di studio, costringe pertanto a seguire un corso di studi; assicura l'eguaglianza formativa, sia pur formale (ma quante volte la forma è sostanza?) e consente ai poteri pubblici di verificare i curricula scolastici, ecc.&lt;br /&gt;Ciò considerato veniamo alla tesi che va oggi per la maggiore e che giustificherebbe la campagna di stampa a favore dell’abolizione del valore legale del titolo di studio, l’idea cioè gli studenti del Nord siano mediamente più preparati di quelli del Sud pur potendo vantare lo stesso titolo di studi. Se quanto sostenuto fosse vero (e cosi pare) ad essere minato sarebbe il principio della sostanziale eguaglianza formativa e, per tale via del valore legale da dare un titolo che in realtà non ha lo stesso valore per tutto il territorio nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, l’idea prevalente non ci convince affatto. L’eventuale differenza Nord-Sud è nella sostanza una differenza ulteriore, che si aggiunge - nel caso italiano ma è presente in molti altri paesi europei - a quelle tradizionali connesse al ceto sociale (o con parole antiche, la cultura familiare) ed al reddito (le disponibilità monetarie). Ceto sociale e reddito sono fattori non necessariamente collegate, anzi, sovente figli di liberi professionisti (o imprenditori) beneficiano di più cospicue risorse economiche rispetto a figli, per esempio, degli insegnanti. Ma mentre i primi respirano una cultura familiare normalmente meno elevata, i secondi hanno la possibilità di sviluppare in casa capacità critiche ed acquisire conoscenze, sono quindi privilegiati rispetto ai primi nel loro futuro percorso di studi rispetto ai primi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viceversa per Nord e Sud, è dato trovare una relazione stretta con censo e reddito. Allora non è proprio  uno dei compiti dello Stato italiano rimuovere gli ostacoli che impediscono la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica, e sociale e del paese ? Bene, di fronte a questo imperativo, connesso alla formazione è certo che l’impegno dello Stato al Sud debba aumentare, anche con provvedimenti emergenziali e non invece, cullarsi nella utopia liberale della abolizione del valore legale del titolo di studio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti in questo secondo caso quale sarebbe il vantaggio ? bene, i più ricchi ben potrebbero prendere possesso della P.A. e delle professioni, a scapito del merito e della professionalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enea Franza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-3380230672756209098?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Esso descrive, con la fredda lucidità del consulente d’impresa, i c.d. stili aziendali, ovvero, i processi seguiti dalle aziende di successo per la creazione di una cultura aziendale, ovvero, in altre parole evidenzia i linguaggi, i modi di fare o di dire, la conduzione della leadership, della gestione dei gruppi, ecc. perseguite dalle imprese, palesandone nel contempo i simboli,  i riti, i luoghi, le usanze. &lt;br /&gt;Il libro può essere inteso come una utile guida che ci spiega come fare carriera in una azienda ma, in realtà, ci dice molto di più offrendo uno spaccato sulle logiche che muovono gli uomini all’interno delle imprese. &lt;br /&gt;Prima di proseguire ci permettiamo, tuttavia, una breve premessa. La prima: ogni lavoratore (tecnico, impiegato, funzionario) passa mediamente oltre sette ore al giorno della sua vita sul luogo di lavoro; molto di più un quadro o dirigente. Punto due: le aziende hanno la naturale tendenza ad assumere solo persone conformi alla cultura d’azienda; la forte pressione dei  disoccupati vincola gli individui a quel posto, conseguentemente, a quel modello culturale, piaccia o meno. Infine, solo la condivisione (almeno simulata) della cultura aziendale favorisce la carriera, e ciò a seguito del noto meccanismo di affiliazione che vige nelle strutture delle grandi imprese. &lt;br /&gt;Ne segue che il lavoro svolto in una qualsiasi impresa ha una importanza non trascurabile nelle nostre vite e, che anzi i modelli culturali imposti nelle aziende, tendono a condizionare anche il nostro tempo libero che, naturalmente, sarebbe dedicato al riposo ed alla cura della persona. Se qualcuno avesse qualche dubbio in proposito gli consiglio di leggere gli scritti del grande psicologo Zimbardo e, tra tutti, un saggio del 2007, dal titolo L'effetto Lucifero . Al riguardo, celebre fu esperimento, realizzato nell'estate del 1971 nel seminterrato dell'Istituto di psicologia dell'Università di Stanford, a Palo Alto, dove fu riprodotto in modo fedele l'ambiente di un carcere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi piace presentare l’esperimento, perché ci permette di cogliere un elemento essenziale: il ruolo ricoperto da un individuo nella società ed il condizionamento che l’incarico, la funzione determina nel comportamento verso i nostri simili. Vediamo l’esperimento: “Fra i 75 studenti universitari che risposero a un annuncio apparso su un quotidiano che chiedeva volontari per una ricerca, gli sperimentatori ne scelsero 24, maschi, di ceto medio, fra i più equilibrati, maturi, e meno attratti da comportamenti devianti; furono poi assegnati casualmente al gruppo dei detenuti o a quello delle guardie. I prigionieri furono obbligati a indossare ampie divise sulle quali era applicato un numero, sia davanti che dietro, un berretto di plastica, e fu loro posta una catena a una caviglia; dovevano inoltre attenersi a una rigida serie di regole. Le guardie indossavano uniformi color kaki, occhiali da sole riflettenti che impedivano ai prigionieri di guardarle negli occhi, erano dotati di manganello, fischietto e manette, e fu concessa loro ampia discrezionalità circa i metodi da adottare per mantenere l'ordine. Tale abbigliamento poneva entrambi i gruppi in una condizione di de individuazione”.  &lt;br /&gt;Vediamo gli esisti dell’esperimento: “Dopo solo due giorni si verificarono i primi episodi di violenza: i detenuti si strapparono le divise di dosso e si barricarono all'interno delle celle inveendo contro le guardie; queste iniziarono a intimidirli e umiliarli cercando in tutte le maniere di spezzare il legame di solidarietà che si era sviluppato fra essi. Le guardie costrinsero i prigionieri a cantare canzoni oscene, a defecare in secchi che non avevano il permesso di vuotare, a pulire le latrine a mani nude. A fatica le guardie e il direttore del carcere (lo stesso Zimbardo) riuscirono a contrastare un tentativo di evasione di massa da parte dei detenuti. Al quinto giorno i prigionieri mostrarono sintomi evidenti di disgregazione individuale e collettiva: il loro comportamento era docile e passivo, il loro rapporto con la realtà appariva seriamente compromesso da seri disturbi emotivi, mentre per contro le guardie continuavano a comportarsi in modo vessatorio e sadico. A questo punto i ricercatori interruppero l'esperimento suscitando da un lato la soddisfazione dei carcerati, ma dall'altro, un certo disappunto da parte delle guardie”. Philip Zimbardo, ebbe a concludere: “la prigione finta, nell'esperienza psicologica vissuta dai soggetti di entrambi i gruppi, era diventata una prigione vera” . &lt;br /&gt;Ciò premesso, seguendo pedissequamente la traccia del libro in premessa, abbiamo parlato fino ad ora al plurale, facendo riferimento a culture aziendali. Secondo Shein, infatti, ogni singola impresa possiede la sua determinata e specifica cultura, modellata ad immagine della personalità del capo (e ciò sia nelle piccole come nelle grandi realtà) e, quindi, proprio per questo peculiare ed assolutamente unica nel suo genere. Ma è vero ciò? No, noi non ci crediamo! La logica è e resta, a nostro avviso, solo quella del profitto; ciò che avanza sono strumenti di soft power, ovvero, mezzi per indirizzare i comportamenti dei dipendenti e dei dirigenti e convincerli a lavorare per produrre di più. &lt;br /&gt;In realtà siamo, pertanto, fortemente convinti che non esistano tante culture d’impresa, ma una sola, appunto quella di fare denaro. &lt;br /&gt;Per altro verso, poi, a fare una sintesi, è evidente che i modelli vincenti sono imposti dalle aziende più grosse che obbligano poi le più piccole ad adeguarsi; in tal senso non fanno testo gli esperimenti, anche encomiabili, di nuovi schemi organizzativi, sono destinati a restare realtà di nicchia. &lt;br /&gt;Inoltre, sebbene i modelli seguiti dalle aziende di successo sembrino apparentemente tanti e differenziati, essi, oltre a condividere tutti, come abbiamo già visto, lo stesso scopo (fare soldi) presentano almeno un paio di caratteristiche in comune. Vediamole. Un sistema di premi e di punizioni, capaci di convincere il lavoratore ad aderire (appunto con le buone o le cattive) ed un imperativo organizzativo unico. Quale? l’azienda di successo deve puntare, in un sistema di mercato libero e concorrenziale (che bella utopia!), alla ottimale qualità del prodotto ed alla soddisfazione del cliente. Belle parole, ma vediamo meglio nel dettaglio che significano! Ebbene, premi e punizioni indicano, in definitiva, il vecchio sistema del “bastone e carota”. Il metodo funziona nella psicologia comportamentale degli animali, un po’ meno con gli uomini che (per grazia di dio) hanno un’indole innata per sottrarsi a tale logica. &lt;br /&gt;Ottimale qualità del prodotto e soddisfazione del cliente vogliono dire, invece, tutto ed il contrario di tutto. Il problema, infatti, è il target a cui l’azienda si indirizza, ovvero, le richieste del cliente di quella specifica azienda e dalla attenzione che l’impresa presta alle istanze mosse; cosi, teoricamente, la soddisfazione del cliente può essere massima, e così anche la qualità del manufatto, anche se a lavorarci sono bambini in semi schiavitù. Cosa che naturalmente non sta in piedi!&lt;br /&gt;Bene passiamo ad un’altra domanda, ovvero, come si lavora, si fa carriera, nelle moderne aziende? Bene, partiamo dai cosi detti individui e lavoratori vincenti, ovvero, da coloro (pochi per la verità) che riescono nell’impresa della scalata ai vertici aziendali. Ciò che ci viene ripetuto è che la carriera si costruisce con la formazione ed i risultati conseguiti. Niente di più falso! Le carriere sono costruite dai capi e, pertanto, il risultato logicamente deducibile per la scalata in ogni organizzazione aziendale è che si fa carriera se non mette in discussione il potere del capo. Dunque contano la fedeltà e l’obbedienza. &lt;br /&gt;C’è però da tenere presente una cosa. Visto che i capi cambiano molto spesso, soprattutto in questi ultimi anni di riorganizzazioni e ristrutturazioni selvagge , non conviene esporsi troppo e lasciarsi andare ad una guerra contro gli altri dirigenti dell’azienda. Qual è, allora, la strategia vincente? Bene, applicando una serie di deduzioni logiche (che vi risparmio per carità) il sistema migliore per far carriera sembrerebbe essere proprio quello della c.d. mediocrità, ovvero dello stare in mezzo, fra gli estremi. &lt;br /&gt;Vediamo adesso quali sono le caratteristiche ed i limiti del mediocre. &lt;br /&gt;Ecco, in sintesi: attenzione al presente, con l’obiettivo di preservarlo per garantirsi lo status quo e capacità camaleontiche di adattamento, un "hypokrites" pronto ad indossare il costume che meglio si adatta alla sua scena. &lt;br /&gt;Perché tale strategia è vincente? Semplice: non da problemi al management, soprattutto in termini d’affidabilità e fedeltà . Insomma, il vecchio  “mito” di Esopo (V a.C.) raccontato nella favola dell’olivo e della canna: La canna e l’olivo discutevano di resistenza, di forza e di sicurezza, e l’olivo rinfacciava alla canna di essere debole e facile a piegarsi a tutti i venti. La canna, silenziosa, non rispondeva. Non passò molto tempo, e si levò una violenta bufera. La canna per quanto scossa e piegata dalle raffiche, ne uscì salva senza difficoltà; ma l’olivo, che cercava di resistere ai venti, fu spezzato dalla loro violenza. &lt;br /&gt;Ovvero, chi non si oppone alle circostanze ed alle persone più forti di lui sta meglio di chi contende con i potenti; il mediocre, dunque, va sempre bene ed in più ad ogni cambio di direzione può essere sempre ripescato! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E adesso veniamo al succo del discorso.  La mediocrità come chiave per il successo (e modello culturale), comporta un’accettazione acritica della realtà, la mancanza della volontà di cambiamento delle cose e soprattutto, l’affievolirsi di quella forza di “distruzione creatrice” (per dirla alla maniera del grande economista Joseph A. Schumpeter), che costituisce la forza vitale del capitalismo, l’anima vera. In altre parole: il coraggio, il gusto della sfida e della scommessa. Il risultato per la società tutta è devastante: la vita in funzione della carriera, sia essa che si realizzi nell’azienda attraverso promozioni e riconoscimenti di merito individuali che, al contrario,  per i più  mortificata (per una normale logica dei numeri che vede le organizzazioni verticistiche caratterizzarsi per una ampia base ed un vertice di pochi) determina una mediocrità generale . &lt;br /&gt;La vita ed il lavoro alienato, estranea l’individuo dal più ampio contesto in cui egli vive facendogli perdere la dimensione intera dell’esistenza. E tutto ciò ha un profondo impatto sulle decisioni economiche: la mancanza di una visione futura della società nel suo complesso ed il rinchiudersi negli obiettivi aziendali produce uno svuotamento della capacità di programmazione della propria vita e della costruzione del futuro, con un danno enorme della società che è consegnata ad una piccola oligarchia pensante e dominante. &lt;br /&gt;Pur nella generalità ed il limiti del discorso fatto, di cui mi rendo perfettamente conto, tuttavia nulla mi leva dalla testa che se assumiamo che la mediocrità sia imperante, allora è più facile comprendere molte delle contraddizioni del nostro tempo, e è altresì decifrabile come si sia potuta generale e moltiplicare la più grande crisi finanziaria di tutti i tempi ed accadere nel contempo che, alla fine della fiera, a pagare siano stati tutti i cittadini, non solo quelli vivi, ma anche i prossimi nascituri per molte e molte generazioni future !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enea Franza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-3607703333391526980?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Ma, come sempre, sono tantissimi anche gli interventi che ci sarà capitato di leggere di apprendisti stregoni, ex fautori del libero mercato, che tuonano adesso contro i mali della globalizzazione. Noi che non siamo mai stati appassionati delle virtù taumaturgiche del mercato e neanche abbiamo mai inneggiato alle economie di piano, ci affidiamo alla cronaca per informare con serenità su quello che è accaduto. Come abbiamo già avuto modo di rilevare in precedenza, le ragioni della crisi presente nascono (e si sono potute produrre solo) dalle concomitanti circostanze di prolungato sviluppo dei prezzi degli immobili e di alta liquidità sul mercato dei capitali che hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni . In tale stato di cose, ha preso corpo la modifica del modello di business delle banche che è stata l’origine del male. E’ questa, infatti, una crisi che non ha inizio - come molte altre crisi finanziarie che abbiamo avuto nella storia - sul lato dei depositi, ma dagli attivi delle banche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tutto è iniziato negli USA a metà degli anni ‘90 quando si è avviato una politica di welfare molto marcata che comprendeva, tra l’altro, tanti aiuti che hanno spinto l’economia americana e che hanno favorito le classi meno abbienti. Uno di questi aiuti, specificatamente rivolto alle classi povere (per lo più neri ed ispanici) consisteva nel facilitare la stipula di mutui atti a fargli acquistare le case. Dal punto di vista di chi ha proposto gli aiuti, questi dovevano permettere di dare un benessere economico a queste persone ed inoltre avrebbe riavviato il settore edilizio. Per applicare questi aiuti, tuttavia, si sono fatte pressioni sui gruppi bancari per allentare le maglie dei prestiti in modo che anche persone con redditi instabili, bassi o comunque a rischio potessero accedervi. Il problema è che se le banche non davano credito a queste persone è evidente che per delle statistiche in possesso dalle stesse, essi sono a rischio di non poter restituire i capitali. In concomitanza di questi mutui facili si è avviato un altro processo pericoloso, quello dei tassi variabili che hanno aggirato una vecchia legge creata dal Presidente Roosevelt sotto consiglio dell’allora Presidente della Bank of America Gianninni. La legge prevedeva che non si potessero accendere mutui che avessero una rata superiore al 30% del proprio reddito lordo (circa 40 o 45% sul netto) in modo che fosse possibile pagarla senza rendere problematica la questione al beneficiario. Visto che all’epoca non esistevano i tassi variabili si prendeva come riferimento le rate del primo anno, ma con l’avvento dei tassi variabili e della moda del tasso contenuto al primo anno (tipo tasso al 1% al primo poi variabile) si sono potuti avviare così mutui con rata molto superiore al limite di legge previsto dall’accordo del ‘32. &lt;br /&gt;Le banche USA, hanno, poi, ceduto i loro crediti immobiliari a veicoli esterni, che hanno impacchettato e venduto sotto forma di obbligazione tali crediti. Tali titoli, CDO (collateralized debt obbligations) rappresentavano, pertanto, i crediti della banca con grado di affidabilità simile e venivano ad incorporare una percentuale di rischio di insolvenza dei crediti. Di questo le banche USA hanno avuto un notevole beneficio, avendo sostituito la voce crediti con moneta sonante. Ed il beneficio per l’economia reale non si è fatto attendere producendo negli ultimi anni uno sviluppo innegabile. Dunque cosa non è andato, o meglio, perché assistiamo alla più grossa crisi finanziaria degli ultimi sessanta anni ? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riprendiamo il filo del discorso! Avevamo concluso con una nota positiva: diversificazione finanziaria e sviluppo della capacità di credito delle banche. Poi che è successo? E’ successo che le banche ci hanno preso gusto. Spostando gli attivi dai loro bilanci a quelli delle società veicolo, il business della banca è divenuto trovare questi crediti e venderli. In tal modo si è potuto anche fronteggiare la massiccia domanda di mutui che pervenivano alle banche e la pressione in aumento dei tassi d’interesse. In fin dei conti, l’interesse alla solvibilità del finanziato era divenuto per il management poco importante, atteso che tali crediti venivano poi ceduti ad altri. D’altro verso, la crescita enorme del mercato immobiliare sembrava dare ragione alle banche, che potevano vantare tassi di insolvenza su tali crediti molto ma molto bassi. Ovvero, i dati statistici dimostravano che i clienti erano buoni pagatori. Ma se qualche economista si fosse preso la briga di vedere come effettivamente andavano le cose, probabilmente avrebbe scoperto che i debitori che non riuscivano a pagare provvedevano a vendere la casa e magari (stante l’incremento del mercato immobiliare) ci realizzavano sotto un profitto.  Erano buoni pagatori, perché il mercato tirava. Ed infatti quando il mercato immobiliare è andato a picco, le insolvenze si sono evidenziate in tutta la loro virulenza. Eppure i nostri mutui cartolarizzati andavano in giro con il giudizio di alta affidabilità rilasciati dalle agenzie di rating, che per non farsi troppo torto, confermavano tutte i giudizi positivi sui titoli in questione.  Anche qui l’occhio attento dell’economista poteva rilevare che i giudizi delle agenzie di rating potevo essere viziate da conflitto di interesse con l’emittente, ovvero, che i metodi di stima dei titoli in parola scontavano una crescita eccezionale del mercato immobiliare. I titoli emessi erano, inoltre, poco liquidi, trattandosi per lo più di prodotti c.d. “over the counter” (sopra il bancone) e mancanza di un mercato dove poter negoziare i titoli non ne favoriva di certo la trasparenza in termini di prezzo . Ma di questo solo ora si parla, allora, nessuno ne aveva fatto cenno!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’euforia finanziaria che ha preso tutti, ha coinvolto le stesse banche. Cosa strana, ma davvero divertente (se non ci fosse, invece, di che piangere) è che tali mutui alla fine sono ritornati (almeno in gran parte) al sistema bancario che li ha generati.  Come è potuto succedere ciò?  Lo strumento operativo è stata la Structured Investment Vehicle (detta in breve Siv), ovvero, un fondo che si indebita sul mercato dei commercial paper  (ed usa questi fondi per comperare titoli a lungo termine.  Unico neo: tali soggetti, guadagnando dalla differenza tra il costo del finanziamento a breve ed il rendimento di quello a lungo, risultano estremamente sensibili alle crisi di liquidità sui mercati e, quindi, alla variazione dei tassi di interesse di mercato. Tanto per essere chiari, la sensibilità ai tassi d’interesse di mercato comporta che, in caso di aumento dei tassi, i titoli a lungo termine in portafoglio perdono valore e quindi, in buona sostanza valgono meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’utilizzo di tali sistemi per piazzare i titoli, conseguivano per le banche almeno altri due risultati non di secondo piano: 1) si rendevano i bilanci delle banche stesse più belli, sostituendo crediti relativi a mutui a titoli a medio lungo periodo con alto rating, o con denaro fresco,nel caso in cui la cessione dei crediti mutuatari delle banche fosse avvenuta dietro pagamento in contate;2) si semplificava il rispetto dei ratios , permettendo infine in tal modo di eludere il monitoraggio delle autorità pubbliche di controllo. I Siv, infatti, erano delle società indipendenti dalla banca, che sfruttavano una evidente lacuna della disciplina informativa dei bilanci degli intermediari del credito a stelle e strisce: godevano di una disciplina che non ne prevedeva il consolidamento nel bilancio della banca, se la partecipazione fosse rimasta sotto soglia (ovvero, al di sotto il 97%) e le linee di credito a 350 gg a loro accordate non andavano contabilizzate nel bilancio dalla banca concedente, ma segnati “sotto la linea”, ovvero, tra i conti di memoria. Il successo di tali strumenti è stato enorme e di conseguenza i profitti e, le banche (molto spesso anche ad insaputa del board e quindi a seguito di responsabilità di manager di più basso livello) hanno profittato della ghiotta occasione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i tanti nodi della matassa sono venuti al pettine. Negli ultimi anni l’aumento dei tassi d’interesse ha inciso in primo luogo su tutte quelle persone deboli economicamente che si sono ritrovate ad essere i primi a “saltare” innescando un fenomeno a catena. Innanzitutto la gente a cominciato a non pagare le rate, questo ha causato una perdita via via più consistente a chi aveva acquistato le obbligazioni a copertura dei mutui. Visto che alla gente non piace perdere soldi hanno liquidato gradualmente le obbligazioni mandando in crisi le banche emittenti che di conseguenza hanno ereditato delle voragini immense nei loro bilanci. Pertanto, l’aumento sui mercati americani dei tassi di interesse e lo scoppio della bolla immobiliare, ha provocato la perdita di valore dei titoli immobilizzati, l’impossibilità di liquidare le proprie posizioni a lungo e di fronte alle richieste di pagamento, le banche, che avevano peraltro concesso linee di credito alle Siv, si sono trovati di fronte alla necessità di contribuire con impegni enormi di denaro fresco. Ecco il detonatore della crisi e lo strano intreccio di interessi che si è determinato! Anche qui la responsabilità andrebbe ricercata nel modello di business, che ha consentito anche a personale operativo di basso livello di percepire in termini retributivi di enormi compensi sulle operazioni profittevoli fatte dalle banche per cui lavoravano .  Ricordiamo a tutti il caso di Jérôme Kerviel, il trader di trentuno anni che ha fatto perdere alla Société Générale 5 miliardi di Euro, e la cui attività speculativa (come è uscito chiaramente fuori dalle cronache giudiziarie) era motivata dai compensi in termini di bonus che il trader percepiva sui guadagni della banca.  Insomma, la storia insegna che la farina del diavolo va tutta in crusca, e la crusca (i mutui privi di effettiva garanzia troppo allegramente concessi dalle banche) è tornata al mittente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-7512209701280210724?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Le statistiche dell’OIL  (Organizzazione Internazionale del Lavoro), a partire dal 2007, la rilevano in costante crescita in tutti i paesi dell’Occidente. Ma atteso che gli anni che precedono la crisi sono stati tempi in cui il costo del lavoro si è tenuto sostanzialmente basso, in linea se non addirittura inferiore agli aumenti di produttività, c’è un sospetto che circola a cui però non sento dare voce nei tanti dibattiti sulla crisi di questi anni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vengo al punto: non sarà forse che ci sono troppi uomini e donne per la produzione? Mi spiego meglio, perché so che gli argomenti che cercherò di affrontare sono su un terreno minato, per le implicazioni che ne conseguono e che hanno molto poco di economico e tanto di politico. Infatti, quello che si vuole discutere è da un lato la contrapposizione tra capitale e lavoro e dall’altro l’impatto che l’aumento della popolazione ha avuto sul fragile equilibrio delle economie Occidentali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare, circa l’aumento della popolazione c’è da evidenziare che negli ultimi 20 anni  le varie crisi regionali e la ben più grave crisi del blocco sovietico, ha scaricato sulle spalle di Germania, Francia ed Italia (solo per limitarsi ai Paesi che conosciamo meglio), migliaia di disperati che si sono aggiunti ai tanti migranti di altre poverissime realtà del nostro pianeta.  La prima considerazione da fare, pertanto, è sulla consistenza e il breve spazio di tempo in cui si è attuato il flusso migratorio. I dati ufficiali, basati sulle elaborazioni di EUROSTAT , accertano che L’Europa è il paese dove si trova un terzo degli immigrati del mondo, divisi tra Europa centro orientale  (29 milioni circa), Unione Europea (27 milioni) ed Europa occidentale (2 milioni e mezzo). In queste stime, però, non si considera il fatto che molti cittadini stranieri hanno ottenuto la cittadinanza e, ad esempio, nell’Unione Europea il numero d’immigrati scende a circa 20 milioni. L’Unione Europea, dove sono Germania, Francia, Regno Unito e Italia ad ospitare il maggior numero di stranieri, è al secondo posto dopo l’America del Nord, che rimane il Paese di emigrazione per eccellenza . Stando alle stime, nella UE ai 20 milioni di immigrati, occorrerebbe aggiungere i clandestini, che  ammonterebbero ad almeno 8 milioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte a tale enorme flusso migratorio, è normale chiedersi quale sia stato l’impatto nelle economie di approdo dell’aumento esponenziale della forza lavoro. Va premesso, che una situazione di forte disoccupazione nel mercato del lavoro sussisteva già agli inizi degli anni ‘90.  Dagli anni ‘90 in poi, tuttavia, i rinnovi nei contratti di lavoro che si sono susseguiti non hanno generalmente permesso recuperi in termini di effettivo potere di acquisto e neanche in termini di produttività: in media i salari reali, cioè, non sono cresciuti. Il costo del lavoro si è mantenuto basso per la presenza di nuovi lavoratori sottopagati ? Ed in effetti, a parità di offerta di lavoro, se aumentano le richieste di lavoro il salario non può che diminuire .  Sarebbe, allora, più che lecito supporre che, atteso che dagli anni ‘90 è esploso il fenomeno dell’immigrazione, la maggior domanda di lavoro abbia inciso come calmiere sui salari. &lt;br /&gt;Ma vediamo se i c.d. effetti secondari della riduzione di salario sul sistema economico, possono controbilanciarne l’effetto negativo. Ed infatti, a salari più bassi in alcuni settori si associano minori costi di produzione e, quindi, prezzi inferiori e maggiore produzione. I minori prezzi andrebbero a beneficio del pubblico dei consumatori, i quali disporrebbero di maggiore potere di acquisto da indirizzare verso altri prodotti che in precedenza non avrebbero potuto acquistare. Questo provocherebbe un aumento nella domanda di lavoratori in quei settori dell'economia verso i quali si è indirizzata la domanda aggiuntiva dei consumatori; per attirare manodopera supplementare in questi settori, le imprese saranno disposte ad offrire ai potenziali lavoratori salari più elevati. Risultato complessivo: più potere di acquisto per i consumatori, maggiore richiesta di lavoratori ed in molti settori, maggiori salari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto bene?  Purtroppo a noi non sembra che la realtà sia diversa. Vediamo le cose con ordine, per capire meglio dove le cose non vanno! In primo luogo, si sostiene che il mercato del lavoro è un mercato fortemente segmentato e che, pertanto, il profilo del disoccupato comunitario (italiano, francese o tedesco che sia) è, per qualificazione ed aspettative, normalmente diverso da quello dell'immigrato.  Ne segue che è raro il verificarsi di una concreta concorrenza tra le due tipologie di lavoratore, e che quindi nella sostanza gli immigrati insistono sui soli lavori a margine o, addirittura su nuovi lavori (esempio lavavetri, distributori di giornali, ecc). Ma i presupposti sono, a nostro parere, quantomeno inesatti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A smentire tale prima argomentazione c’è, infatti, un dato incontrovertibile: non tutta  l’immigrazione è costituita da manodopera despecializzata, anzi abbondano i laureati con una buona preparazione di base, soprattutto, nelle discipline tecnico-scientifiche (ingegneri, geologi, chimici, ecc). Ma ammesso pure che gli immigrati ad alta qualificazione siano pochi e che sia, invece, sovrabbondante la presenza di nuovi lavoratori non specializzati, deve far riflettere la condizione di sudditanza oggettiva con cui gli immigrati offrono il loro lavoro. Essi si trovano, nei fatti, di fronte ad offerte di lavoro a condizioni normalmente migliori di quelle in vigore nei Paesi di emigrazione, e generalmente non sono in gradi di valutare il complesso dei diritti che gli sono attribuiti. Conseguenza: i lavoratori comunitari si allontanano da quel mercato che viene assorbito dai lavoratori immigrati. In definitiva, lo spiazzamento della manodopera nativa da parte dell’immigrato (c.d. «job displacement») sarebbe inconsistente solo nell’ipotesi che il numero dei posti di lavoro fosse in crescita e non  uno « stock» prefissato, come invece è stato in questi anni . Uno studio, relativo agli USA, del Cato Institute  mostrerebbe che ogni nuovo lavoratore dotato di professionalità specifiche nei settori ad alto valore aggiunto, provocherebbe, come effetto indotto, la creazione di circa 3 nuovi posti di lavoro nei settori tradizionali. Ma a ben vedere, i numeri dei disoccupati in crescente aumento sembrerebbe smentire questa anche ipotesi ed anzi, a funzionare maggiormente è il c.d. effetto miraggio, per cui l’illusione di nuova ricchezza alimenta l’ingresso di nuovi poveri, riducendo nel totale la ricchezza pro-capite.  Insomma, un problema non di conto di fronte al quale non si può oltre chiudere gli occhi.&lt;br /&gt;In secondo luogo, il lavoratore immigrato non solo produce, ma consuma beni e servizi e ciò forse dovrebbe aumentare i consumi stimolando la produzione interna del paese che lo ospita. Ma quali beni e che servizi l’immigrato consuma? Bene, anche qui gli effetti sono controversi. Infatti, l'effetto espansivo sulla domanda genera certamente un incremento di importazioni su beni non tradizionalmente prodotti nei nostri Paesi, e moltiplica gli scambi di beni e servizi di bassa qualità. L’effetto quindi è duplice: da una parte si rendono più appetibili per i nativi le produzioni “labour intensive” minacciate dalla concorrenza dei paesi in via di sviluppo (dove il costo del lavoro è basso) dall’altro, però, tale attività -a nostro modo di vedere- distrae risorse su produzioni di livello ed a maggior valore aggiunto . in definitiva, anche in tale caso il beneficio per il Paese di immigrazione non è alto. Si aggiunge, inoltre, il problema delle “rimesse degli emigranti ”, ovvero, nella parte di reddito percepito dall’immigrato che viene inviato alla famiglia!  Vediamo meglio la questione. &lt;br /&gt;Il fenomeno è molto difficile da calcolare. Gli emigranti, infatti, utilizzano diversi canali per far pervenire nel paese di origine i loro risparmi: trasferimenti di denaro attraverso banche; trasferimenti di denaro attraverso canali privati (connazionali che rientrano in patria, propri rientri temporanei nel paese di origine, ecc.); trasferimento diretto di beni ai parenti e amici in patria; trasferimento diretto di denaro all’interno delle lettere inviate in patria .  Il fenomeno è comunque di grande rilevanza. I dati del Rapporto World Bank, 2006, ad esempio, stimano che nel 2005 le rimesse dei migranti verso il complesso dei Paesi in via di sviluppo sono state pari a circa 167 miliardi di dollari USA (circa 138 miliardi di Euro dell'epoca), in crescita del 73% rispetto al 2001 . Qualunque sia il modo utilizzato, tuttavia, l’effetto è che parte del reddito percepito non va ad alimentare né il consumo né finanzia gli investimenti all’interno del Paese ospitante. &lt;br /&gt;Si pone, in sostanza una questione - che riteniamo, tra le tante, maggiormente contribuisca all’effetto impoverimento di un Paese - conseguente al massiccio e rapido afflusso di nuova popolazione: il c.d. effetto “diluizione del capitale ” e “redistributivo”. Infatti, la maggiore pressione sui beni capitale aumenta i prezzi dei beni e dei servizi, è quindi favorisce gli stessi beni capitale posseduti dai nativi (effetto diluizione). Tuttavia, la pressione sui prezzi svantaggerà tra i nativi più i meno ambienti. Infatti, i nativi possidenti registreranno un aumento del valore del loro capitale grazie all'arrivo degli immigrati (effetto ridistributivo). E’ un po’ quello che succede sul prezzo degli affitti, dove la maggior richiesta di locazioni aumenta il prezzo degli affitti e favorisce i proprietari di casa, penalizzando chi casa non la ha o, la deve acquistare . &lt;br /&gt;Spieghiamoci con un esempio; supponiamo che l’affitto di una casa del valore di 1000, sia normalmente di 10 e, ipotizziamo, un repentino aumento della domanda di case in affitto. Nel breve e brevissimo periodo la pressione sull’offerta comporterà la crescita dei canoni d’affitto, poniamo fino a 20. L’incremento di redditività delle case ha come conseguenza, una pressione sul valore capitale delle vecchie case e sui muti per acquisto di nuove case; ne segue un aumento del livello dell’incremento del costo del denaro, con un effetto negativo sul sistema economico in generale. E’ evidente che le statistiche ufficiali possono rilevare soltanto i flussi di denaro che utilizzano il primo dei canali sopra indicati mentre, per ciò che riguarda gli altri canali, il flusso è destinato a rimanere ignoto.  &lt;br /&gt;Un’analoga pressione l’aumento della popolazione che segue al fenomeno immigratorio esercita sulle finanze pubbliche, in termini di nuova spesa sanitaria ed altri servizi offerti ai residenti. Qui il problema è assai complesso, perché la questione dei costi va rappresentata, innanzitutto, in termini di lavoro nero e presenza clandestina sul territorio, questione, tuttavia, che non sembra voglia essere affrontata dalla politica. Viceversa, l’immigrato tipo risultante dalle statistiche, risulta: giovane; all'inizio della sua vita lavorativa; con un numero di figli relativamente basso. Se le cose stanno effettivamente così, questo comporta un relativamente basso utilizzo di prestazioni sanitarie, previdenziali, scolastiche ed assistenziali ed un uso dei servizi nazionali, inferiore rispetto sia alla loro consistenza demografica, sia rispetto alle risorse che versano nelle casse pubbliche. Purtroppo, i contratti di lavoro al minimo ed il frequente uso di contratti stagionali fanno si che anche i contributi versati, se confrontati alla massa occupata in attività al nero e/o sottopagata, siano in realtà poca cosa e da qui nasce l’effetto certamente negativo sui conti pubblici.&lt;br /&gt;In definitiva, troppo poco il fenomeno dell’immigrazione è stato studiato senza condizionamenti culturali. Forse un nuovo modo di affrontare la questione potrebbe aiutare a risolvere il problema e, forse a comprendere il declino dell’Occidente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-8668244961827913106?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Una parola oggi demonizzata.&lt;br /&gt;Ma non era solo il fatto di fare una scelta che sentivi sarebbe stata per la vita, quelle che salivi non erano le scale che ti portavano ad UN partito, ma ti portavano a IL Partito, il Movimento Sociale Italiano, quello della fiamma che arde su di una tomba, il Partito di Almirante, e quello ti avrebbe messo addosso una etichetta che sarebbe stata molto difficile da portare.&lt;br /&gt;Voleva dire essere chiamato Fascista, e per questo  perseguitato, aggredito,  ogni giorno a scuola dovevi essere pronto a fare a pugni per entrare, ed ogni giorno sapevi che potevi trovare qualcuno sotto casa che ti aspettava con una spranga in mano.&lt;br /&gt;Tutto questo lo dico, non certo per autocelebrarmi , ma  per sottolineare, il rapporto che avevi, con le tue idee, con il tuo partito e con il segretario del tuo partito.&lt;br /&gt;Il partito diventava la tua seconda famiglia. E per molti d noi non è esagerato dire che il rapporto con Almirante è stato quello di un secondo padre.&lt;br /&gt;Questo premesso era il 68, l’anno della contestazione, e Almirante si accingeva a guidare il Msi.&lt;br /&gt;Era il 68  e gli  anni del boom economico lasciavano il posto agli anni della protesta giovanile, ma la carica rivoluzionaria del 68 si esauriva presto, e i venti anni che  seguirono, più che essere portatori cambiamenti epocali   furono in realtà  venti anni  “ANTI”,  gli anni  dell’antifascismo gli anni  dell’anticomunismo.&lt;br /&gt;Ma fondamentalmente ambedue le cose finirono per agevolare le strategie manovrate da una classe politica bigotta e conservatrice  che temeva il cambiamento.&lt;br /&gt;In questo panorama politico in cui brigate rosse e  fantomatiche trame nere, alimentavano  teorie di opposti estremismi e giustificavano  governi di cosiddetto arco costituzionale, c’era solo un uomo politico che aveva la forza e l’intelligenza e  riusciva lucidamente a teorizzare il cambiamento e proporre nuovi scenari politici.&lt;br /&gt;Giorgio Almirante, sapeva anticipare i tempi e i  suoi tentativi di costruire una grande destra  altro non erano che la strada verso il bipolarismo dei nostri giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La proposta di elezione diretta dei  sindaci e   del presidente del consiglio,  la visione di una repubblica presidenziale con un presidente eletto direttamente dal popolo, erano già nei programmi dell’MSI di Giorgio Almirante.&lt;br /&gt;Almirante l’uomo del futuro, quindi, Almirante  che veniva dall’esperienza della Repubblica Sociale.&lt;br /&gt;l’Almirante del NON RESTAURARE NON RINNEGARE,  nell’ultima parte del suo testamento politico Mussolini esortava i reduci del fascismo a non combattere per  vendicarsi o restaurare, ma li esortava anzi a porsi  al servizio della nazione, per portare un contributo di valori nella nuova Italia che sarebbe stata guidata dai vincitori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Almirante cosi fece, lasciò il passato alle spalle e si lanciò nel futuro, dando prova di  un grande senso dello stato perché  un uomo del suo carisma e con le sue capacità  se non fosse stato dotato di un grandissimo senso di responsabilità avrebbe potuto facilmente strumentalizzare la carica rivoluzionaria di  migliaia di giovani che,  come me, in tutta Italia si riconoscevano nel MSI e che ogni giorno venivano perseguitati per le loro idee.&lt;br /&gt;Io ricordo,  perché ero lì,  affianco al palco, quando in piazza Verdi Almirante veniva bersagliato dalle pietre dei comunisti che lo contestavano,  quelle stesse pietre quelle e quelle stesse bottiglie che quel giorno uccidevano Ugo Venturini.&lt;br /&gt;Almirante stava li sul quel palco a testa scoperta e continuava a parlare alla folla e ad esortare noi giovani del servizio d’ordine a non reagire, eppure bastava solo un suo gesto e ci saremmo lanciati nello scontro.&lt;br /&gt;Per noi giovani d’allora  Almirante non era solo un segretario di partito, era un vero capo colui che  condivideva con noi la stessa passione egli stessi rischi.&lt;br /&gt;E voglio concludere queste brevi considerazioni con un piccolo ma significativo aneddoto che la dice lunga su che uomo fosse  Giorgio Almirante.&lt;br /&gt;Era il periodo più rischioso degli anni di piombo e Almirante era a Genova per un comizio.&lt;br /&gt;Genova come sempre in quelle occasione era sotto assedio, per la  guerriglia dei comunisti che lo minacciavano di morte se avesse parlato.&lt;br /&gt;Almirante alloggiava all’hotel Savoia a Principe, “zona rosa” all’epoca a due passi dall’università e dalla camera del lavoro dove si riunivano i contestatori.&lt;br /&gt;Io mi recai alle nove del mattino a spettare che Almirante si svegliasse, quando arrivai all’Hotel un cameriere che per ironia della sorte pensate di cognome faceva “Fascista” mi disse che Il segretario era uscito a piedi, da solo.&lt;br /&gt;Io fui preso dal panico immaginandolo in chissà quali pericoli e presi tutto il coraggio che avevo in corpo e lo andai a cercare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E alla fine lo trovai, in quella Genova militarizzata che lo doveva difendere dalla minaccia della violenza proletaria che gli dava la caccia, lo trovai seduto in un negozietto  da barbiere in Via Prè, che chiacchierava tranquillamente in attesa che venisse il suo turno.&lt;br /&gt;Questo era Giorgio Almirante, per me innanzi tutto un grandissimo uomo di grande coraggio, di grande serenità, e di grandissima umanità.&lt;br /&gt;E lascio agli storici e ai politici di professione le altre valutazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Zd-p3X8qeHc/S7osDHgafqI/AAAAAAAABqE/Ml6SkmQc_n8/s1600/20772_1248348406393_1159927.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; 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float: left; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Zd-p3X8qeHc/S7orTIMiSlI/AAAAAAAABpk/wokzFmzCJUU/s400/20772_1248355166562_1159927.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5456721506130348626" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-8209039016888092864?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ImSXfM_6bFfY-vBQ5jkd2UEXQmo/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ImSXfM_6bFfY-vBQ5jkd2UEXQmo/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ImSXfM_6bFfY-vBQ5jkd2UEXQmo/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ImSXfM_6bFfY-vBQ5jkd2UEXQmo/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~4/VLjz2d1EWNQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/feeds/8209039016888092864/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2010/04/giorgio-almirante-nostalgia.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/8209039016888092864?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/8209039016888092864?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~3/VLjz2d1EWNQ/giorgio-almirante-nostalgia.html" title="Giorgio Almirante: nostalgia dell'avvenire (di Augusto Casarino)" /><author><name>CIRCOLO GIORGIO ALMIRANTE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16994344092400307378</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://3.bp.blogspot.com/_Zd-p3X8qeHc/S7n-7GyPg_I/AAAAAAAABo8/iVoK1oSeQJ0/S220/Circolo+Culturale+Giorgio+Almirante+Genova.png" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_Zd-p3X8qeHc/S7osDHgafqI/AAAAAAAABqE/Ml6SkmQc_n8/s72-c/20772_1248348406393_1159927.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2010/04/giorgio-almirante-nostalgia.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0QMR38-eCp7ImA9WxNaGU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6784993894816585487.post-779547629949529939</id><published>2009-12-04T06:00:00.000-08:00</published><updated>2009-12-04T06:03:06.150-08:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-12-04T06:03:06.150-08:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Internet" /><title>A ciascuno il suo mestiere: Nichi Vendola Presidente in Puglia</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_rpDq666h_X4/SxkWdXfYHxI/AAAAAAAAD0E/v7d0nMOboHg/s1600-h/pugliamigliore.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 282px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_rpDq666h_X4/SxkWdXfYHxI/AAAAAAAAD0E/v7d0nMOboHg/s400/pugliamigliore.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411381121039998738" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La settimana scorsa D'Alema, bocciato alle Europee, si è subito ributtato nella politica Italiana proponendisi come Presidente della Puglia e la Puglia ha detto no, non ci sto.&lt;br /&gt;Nichi Vendola sta facendo un ottimo lavoro e il 22 Novembre ha confermato di candidarsi come Presidente della Puglia ed ora arriva il feudatario D'Alema e pretende che questi si faccia da parte.&lt;br /&gt;La comunità di Facebook ha subito alzato la testa, questa volta facendo molto rumore sul web, e da ogni parte arriva la richiesta al Pd di non imporre il feudatario, ma di lasciare che Vendola prosegua il suo lavoro in Puglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gruppo&lt;a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=182134918169"&gt; " A ciascuno il suo mestiere: Emiliano a Bari, Vendola in Puglia "&lt;/a&gt;, nato da pochi giorni su Facebook, per raccogliere firme a favore della sola candidatura di Nichi Vendola è già arrivato a più di 6000 iscritti e cresce minuto per minuto. Io, donna di destra, che spera nel ritorno di Fini a testa alta, intanto continuo a credere che le cose possano cambiare, e cambiare indistintamente dal colore di bandiera che ho deciso di seguire, ecco perchè ho scelto di diffondere la notizia.Perchè non importa se si è di destra o di sinistra, se si vive in un'altra regione italiana o addirittura all'estero, da Italiani trovo importante e fondamentale lottare perchè finisca il potere dei soliti noti e si lasci spazio a chi ci prova e , a quanto pare, ci riesce a cambiare questa povera, malata vecchia Italia.... si inizia da una regione e forse un giorno si cambierà l'intera Penisola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perchè sostengo l'iniziativa e il gruppo e vi copio incollo qui la lettera aperta a Massimo D'Almena che vi invito a firmare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;COPIA E INCOLLA IL TESTO CHE SEGUE E INVIA ANCHE TU UNA MAIL A D'ALEMA AL SEGUENTE INDIRIZZO info@massimodalema.it e per conoscenza a puglia@partitodemocratico.&lt;/span&gt;&lt;div class="post_message"&gt;&lt;wbr&gt;&lt;span class="word_break"&gt;&lt;/span&gt;it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PER MANIFESTARE IL TUO APPOGGIO A VENDOLA E AL SOGNO PUGLIESE. VENDOLA NON SI TOCCA!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gentile Massimo D’Alema,&lt;br /&gt;Le scriviamo per portarLa a conoscenza del fatto che la Puglia non è ancora diventata il Suo feudo e che non troviamo nell’immediato delle parole che descrivano adeguatamente il clima che Nichi Vendola ha regalato alla nostra regione. Mentre Lei scorrazza nei piani alti dei palazzi romani, noi qui ci viviamo e abbiamo vissuto sulla nostra pelle un cambiamento che ci coinvolge come giovani, come cittadini, come menti attive e risorse per il nostro territorio. Non abbiamo parole per spiegarLe cosa sono i Bollenti Spiriti, cosa significhi vedere dopo anni di colpevole silenzio da parte della politica l’Ilva costretta a dimezzare le emissioni che ci fanno morire di cancro a trent’anni, cosa significhi avere una legge che tuteli le coppie di fatto, l’università dell’idrogeno, i giovani finalmente considerati come una risorsa e non come un impiccio. Noi non abbiamo parole abbastanza grandi per contenere il lavoro, il progetto di questo grande uomo politico che tutta l’Italia ci invidia. Non esistono parole per far comprendere a una persona agiata come Lei cosa significhi la Puglia seconda solo alla Toscana per ciò che concerne il turismo, significa tanti posti di lavoro, una crisi che non ci attanaglia come in altre regioni succede. Se Lei pensa di porre fine a tutto questo, dall’alto del suo voler imperare sempre su tutto ciò che riguarda la sinistra italiana, sappia che una nuova generazione immune dal vostro ascendente è pronta a difendere il suo presidente. Se avete intenzione di interrompere il laboratorio Puglia, l’unica regione in cui la sinistra resiste, e farci diventare una nuova Emilia Romagna in cui pur di non vedere più le vostre facce si vota la lega nord, avete sbagliato palazzo.&lt;br /&gt;Noi difenderemo Nichi Vendola, il suo operato e la sua voglia di stanare le mele marce per consegnarle alla giustizia, e che queste appartengano al pd poco importa, pagheranno esattamente come gli altri. Lei non rappresenta più nessuno, la smetta di intromettersi nelle nostre faccende, il futuro siamo noi, dovete andare in pensione e lasciarci lavorare, perché siamo giovani e abbiamo il diritto di prendere noi, ora, le decisioni per un futuro che non riguarda certo la vecchia classe dirigente.&lt;br /&gt;Spero vorrà accogliere il nostro invito a tenersi da parte, sarebbe dignitoso per molti di voi ritirarvi a vita privata smettendo di intervenire su tutto. Sarete ricordati per quello che avete fatto, e soprattutto per quello che non avete fatto, io al vostro posto eviterei di tenere sul groppone anche la caduta di Vendola e del sogno che fa volare la Puglia più veloce di molte altre regioni. Nessuno potrà assolvervi.&lt;br /&gt;Distinti Saluti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NOME E COGNOME&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alice Cittone&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/xStXmm4eBQo&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/xStXmm4eBQo&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-779547629949529939?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dax-oD7lWal5HDFtAcMoLGaNGfU/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dax-oD7lWal5HDFtAcMoLGaNGfU/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dax-oD7lWal5HDFtAcMoLGaNGfU/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dax-oD7lWal5HDFtAcMoLGaNGfU/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~4/jYvBrdBLXsc" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/feeds/779547629949529939/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/12/ciascuno-il-suo-mestiere-nichi-vendola.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/779547629949529939?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/779547629949529939?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~3/jYvBrdBLXsc/ciascuno-il-suo-mestiere-nichi-vendola.html" title="A ciascuno il suo mestiere: Nichi Vendola Presidente in Puglia" /><author><name>Alice Mastroianni</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="33" height="23" src="http://3.bp.blogspot.com/_rpDq666h_X4/SSCMLTWLUII/AAAAAAAACUY/wKVyEyrAsMc/S220/3012619476_7a2941672c_b.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_rpDq666h_X4/SxkWdXfYHxI/AAAAAAAAD0E/v7d0nMOboHg/s72-c/pugliamigliore.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/12/ciascuno-il-suo-mestiere-nichi-vendola.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0cDRns4fyp7ImA9WxNWGEU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6784993894816585487.post-6942241493772436324</id><published>2009-10-18T09:57:00.001-07:00</published><updated>2009-10-18T09:57:57.537-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-18T09:57:57.537-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="crisi finanziaria" /><title>Le origini della crisi finanziaria Mondiale in un cartoon</title><content type="html">&lt;object width="425" height="349"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/NOwvkdog8E0&amp;amp;border=1&amp;amp;color1=0xcc2550&amp;amp;color2=0xe87a9f&amp;amp;hl=it&amp;amp;feature=player_embedded&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/NOwvkdog8E0&amp;amp;border=1&amp;amp;color1=0xcc2550&amp;amp;color2=0xe87a9f&amp;amp;hl=it&amp;amp;feature=player_embedded&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="425" height="349"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-6942241493772436324?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/YqJCoMp8X-nKg1fhz8KAOVkW8Yg/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/YqJCoMp8X-nKg1fhz8KAOVkW8Yg/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/YqJCoMp8X-nKg1fhz8KAOVkW8Yg/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/YqJCoMp8X-nKg1fhz8KAOVkW8Yg/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~4/lrPTMC6r5-k" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/feeds/6942241493772436324/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/10/le-origini-della-crisi-finanziaria.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/6942241493772436324?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/6942241493772436324?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~3/lrPTMC6r5-k/le-origini-della-crisi-finanziaria.html" title="Le origini della crisi finanziaria Mondiale in un cartoon" /><author><name>Alice Mastroianni</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="33" height="23" src="http://3.bp.blogspot.com/_rpDq666h_X4/SSCMLTWLUII/AAAAAAAACUY/wKVyEyrAsMc/S220/3012619476_7a2941672c_b.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/10/le-origini-della-crisi-finanziaria.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D08BSXo_eSp7ImA9WxNWF00.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6784993894816585487.post-2997362247837276689</id><published>2009-10-16T08:10:00.001-07:00</published><updated>2009-10-16T08:10:58.441-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-16T08:10:58.441-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="social Network" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Demotopia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="e-partecipation" /><title>Demotopia.net - convegno 20 Novembre 2009</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.demotopia.net/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/143.jpg&amp;amp;w=360&amp;amp;h=238&amp;amp;zc=1&amp;amp;ft=jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 360px; height: 238px;" src="http://www.demotopia.net/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/143.jpg&amp;amp;w=360&amp;amp;h=238&amp;amp;zc=1&amp;amp;ft=jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;                                  &lt;h3&gt;&lt;a href="http://www.demotopia.net/"&gt;Demotopia.net&lt;/a&gt;&lt;/h3&gt;&lt;br /&gt;       &lt;h2&gt;Enti promotori&lt;/h2&gt;                      &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.consiglioveneto.it/crvportal/index.jsp" target="_blank"&gt;Consiglio Regionale Veneto&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://terzoveneto.consiglioveneto.it/" target="_blank"&gt;Terzo Veneto&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.telecomitalia.it/futurecentre/index.shtml" target="_blank"&gt;Telecom Italia&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;        &lt;h2&gt;Il convegno a San Salvador&lt;/h2&gt;                      &lt;div&gt;Demotopia.net si è sviluppato dando vita a un ambiente interattivo che nel giro di questi pochi mesi si è popolato con una sessantina di iscritti al social network e avviando una indagine conoscitiva per mettere in luce le esperienze più significative condotte in questi ultimi anni nel territorio veneto in tema di e-participation.&lt;/div&gt;  &lt;div&gt;Ora questi temi diventeranno occasione di studio e riflessione in un seminario aperto che si terrà il 20 novembre a Venezia, nel convento di San Salvador, il Future Centre di Telecom Italia, uno spazio suggestivo e dotato di tecnologie che consentono una buona interazione tra i partecipanti e il mondo virtuale della rete.&lt;/div&gt;  In alcune newsletter di preparazione vi proporremo alcuni dei temi che potranno essere affrontati nelle relazioni e nei dibattiti in programma. Accedendo al social network di demotopia.net potrete presentare osservazioni, fare nuove proposte e potrete iscrivervi al convegno-seminario. Chi è interessato è invitato a farlo con sollecitudine utilizzando il format predisposto perché i posti – per favorire una buona interazione tra i presenti – sono solo 120.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       &lt;h2&gt;Perché demotopia?&lt;/h2&gt;                      &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.demotopia.net/wp-content/uploads/2009/10/2776979282_e2bb4b8530.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-medium wp-image-172" title="2776979282_e2bb4b8530" src="http://www.demotopia.net/wp-content/uploads/2009/10/2776979282_e2bb4b8530-300x199.jpg" alt="2776979282_e2bb4b8530" width="300" height="199" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Un testo che bene descrive questa posizione è una citazione da Yochai Benkler “La ricchezza della rete”, dove dice che la posizione da cui muoviamo “non affonda le radici in uno scetticismo teorico sul ruolo dello stato [e delle Regioni e dei Comuni, si può aggiungere], ma in una analisi empirica delle opportunità, delle barriere e delle strategie che possono favorire libertà e sviluppo umani nelle condizioni tecnologiche, economiche e politiche realmente date”.Questo è pertanto un progetto che cerca di rendere possibile un confronto costruttivo tra coloro che hanno a cuore la cosa pubblica. Ma, che cos’è la cosa pubblica?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Che cos’è la cosa pubblica. &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Cosa pubblica, per alcuni può anche essere resa con “bene comune”; Benkler parla di “libertà e sviluppo umani”, in ogni caso si fa riferimento a qualcosa di trasversale a tutta la società, a qualcosa che può essere condiviso e diventare di comune interesse. Sembrano affermazioni banali e scontate, ma spesso si ha l’impressione che vengano poste barriere insormontabili tra un gruppo e un altro. Sembra quasi che una parte della società abbia a cuore il bene e un’altra invece il male. Gli interessi contrapposti esistono e parlare di bene comune non significa dimenticare questa realtà, ma il compito di un governo democratico è probabilmente quello di comporre gli interessi nella prospettiva di un orizzonte che li valorizzi e li comprenda. In questi ultimi anni ci siamo spessi detti che la molteplicità e la diversità (di interessi, di culture, di saperi, di fedi, di valori, di posizioni) costituiscono una ricchezza per la società e che la difesa della diversità rende possibile l’individuazione di strade non percorse e di soluzioni inattese a problemi insolubili. Perché oggi la diversità da fastidio e la si ritiene un male?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Come utilizzare le tecnologie di rete per trovare una soluzione ragionevole ai problemi sociali? &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le tecnologie di comunicazione di rete stanno rendendo possibile la creazione di un sistema sociale reticolare, che si sviluppa attraverso aggregazioni di consenso su temi molteplici. La pubblica amministrazione e la politica, che fino ad oggi hanno operato attraverso processi di aggregazione centralizzati e monodirezionali, si trovano spiazzati. La rete stessa si sta però ponendo come un terreno di confronto dove prendono posto esperimenti che cercano un contatto e una contaminazione, con movimenti che procedono nelle due direzioni: ci sono PA che cercano di adottare protocolli comunicativi e partecipativi mutuati dalla rete e ci sono gruppi nati sulla rete che coinvolgono le PA per la soluzione dei problemi che li interessano.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Questo modo di operare corrisponde a quanto citato da Benkler, ossia significa operare “nelle condizioni tecnologiche, economiche e politiche realmente date”. Detto in altri termini, significa vedere in modo positivo il processo di innovazione reso possibile da tecnologie di rete, che uniscono e rendono vicine le persone, che consentono di rendere più intelligente l’uso delle risorse, che consentono di gestire in modo razionale e organicamente strutturato una cultura immensa che abbiamo ricevuto in eredità dalle generazioni che ci hanno preceduto. Utilizzare le tecnologie di rete per comunicare vuol dire avere fiducia nella disponibilità e nell’interesse degli altri di costruire qualcosa insieme.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In un clima sociale dove molte sono le occasioni per perdere di vista l’aspetto collettivo e sociale dei problemi, incentivare i processi di partecipazione significa aumentare il processo di corresponsabilizzazione di tutti i cittadini. Non è, quindi, un progetto di parte, di destra o di sinistra, ma un progetto che nasce da una concezione essenzialmente dialogica della democrazia liberale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Obiettivo di demotopia è quello di far emergere e far conoscere queste esperienze di contaminazione per cogliere i fattori di successo attraverso “una analisi empirica delle opportunità, delle barriere e delle strategie che possono favorire libertà e sviluppo umani”.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;        &lt;h2&gt;I meetup. Partecipazione e collaborazione&lt;/h2&gt;                      &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.demotopia.net/wp-content/uploads/2009/10/meetup_logo_1.png"&gt;&lt;img class="alignnone size-medium wp-image-170" title="meetup_logo_1" src="http://www.demotopia.net/wp-content/uploads/2009/10/meetup_logo_1-300x222.png" alt="meetup_logo_1" width="300" height="222" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Beppe Grillo ha colto subito le potenzialità di aggregazione dei meetup ed ha creato un sistema di gemmazione in sintonia con il suo piano di espansione di politica/antipolitica. Qual è stata la risposta?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Demotopia si è posta il problema di un confronto con i meetup della Regione veneto cercando un confronto e un dialogo, rispettosa in ogni caso e sotto ogni aspetto delle rispettive competenze e autonomie.&lt;/p&gt; &lt;p style="font-weight: bold;"&gt;Ma chi sono e che cosa fanno i meetup presenti nella Regione Veneto?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Malgrado i temi su cui si concentrano siano Acqua, Ambiente, Trasporti, Sviluppo ed Energia, i meetup che fanno riferimento al territorio della Regione Veneto finiscono per fare molto di più o per farlo in modo molto diverso.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I diversi meetup presentano una forte connotazione territoriale che si sviluppa in una prospettiva a matrice trans-locale: tutti partono dalla consapevolezza che i problemi li rendono una comunità che non ha confini. Ognuno, però, si “pela le sue gatte”, con rigassificatori, basi militari, traffico e così via. Il loro ideale politico è la Democrazia Diretta. Tutti i meetup organizzano incontri per la costituzione di liste civiche locali. La loro concezione dell’e-democracy è ribaltata rispetto alla concezione che ne hanno tutti gli altri utenti e promotori di processi di e-democracy: la centralità viene data alle persone e alle interazioni faccia a faccia. I meetup si incontrano, in genere in un locale o in un luogo pubblico, dopo le ore 21, discutono di questioni organizzative e poi riportano le discussioni sul sito. Questo viene usato come mezzo di comunicazione di massa libero e come strumento per organizzare petizioni. Essi operano, quindi, con gli strumenti tradizionali della democrazia (riunioni, incontri con alcuni politici disponibili o con portavoce dei sindaci, raccolta firme, sondaggi, volantinaggio, costituzione di associazioni ad hoc e costituzioni di liste civiche locali), cercano un pubblico più largo attraverso l’e-news (da cui comunicano tutto quello che fanno) e praticano l’e-petition.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In che direzione si è mossa la ricerca di demotopia? Quali sono i meetup contattati?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per ora indichiamo alcuni nomi tra quelli contattati:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“Meetup Veneto”. Si è dato un orizzonte regionale ma forse non vive di motivazioni forti proprie. Non organizza incontri da tempo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il meetup di Vicenza è vulcanico. Probabilmente l’affaire Dal Molin ha contribuito a questa evoluzione. Organizzano continuamente petizioni: la trasparenza dei bilanci pubblici, l’oscuramento del blog di Piero Ricca, la concessione del porto d’armi l’attribuzione delle frequenze Wi-Max, etc. La petizione Dal Molin ha raccolto diecimila firme.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nel meetup “Amici di Beppe Grillo a Chioggia”, gli incontri sono aperti a tutti. Il range dei partecipanti oscilla da un minimo di 4 a un massimo di 18. Organizzano la partecipazione a conferenze o incontri con ospiti/testimoni su temi sociali e d’attualità politica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il meetup “Associazione amici di Beppe Grillo di Rovigo” conta 188 iscritti, ha organizzato 70 incontri. Questo meetup ha sperimentato una discussione on-line in giugno utilizzando il servizio Messenger, e a luglio utilizzando il servizio Skype.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I meetup di Padova stanno cercando un dialogo con un assessore appena eletto. Sarà, quindi, interessante seguire le attività dell’Assessorato attraverso le discussioni e le relazioni che compariranno in rete.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;e altro ancora.....&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://spreadsheets.google.com/viewform?formkey=dE9DbUdOQjRoUC1CMC1ZZ2xkTXhzMHc6MA"&gt;Iscriviti al convegno &lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://demotopia.ning.com/"&gt;Iscriviti al network Demotopia&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Io partecipo.&lt;/p&gt;Alice Cittone&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-2997362247837276689?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/CgtPyO0wDRPEMw696qN7pFwgVEc/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/CgtPyO0wDRPEMw696qN7pFwgVEc/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/CgtPyO0wDRPEMw696qN7pFwgVEc/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/CgtPyO0wDRPEMw696qN7pFwgVEc/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~4/FUOOq4DyapY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/feeds/2997362247837276689/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/10/demotopianet-convegno-20-novembre-2009.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/2997362247837276689?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/2997362247837276689?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~3/FUOOq4DyapY/demotopianet-convegno-20-novembre-2009.html" title="Demotopia.net - convegno 20 Novembre 2009" /><author><name>Alice Mastroianni</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="33" height="23" src="http://3.bp.blogspot.com/_rpDq666h_X4/SSCMLTWLUII/AAAAAAAACUY/wKVyEyrAsMc/S220/3012619476_7a2941672c_b.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/10/demotopianet-convegno-20-novembre-2009.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkYERXk6fyp7ImA9WxNWEkU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6784993894816585487.post-1955888428909714006</id><published>2009-10-11T12:02:00.000-07:00</published><updated>2009-10-11T12:08:24.717-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-11T12:08:24.717-07:00</app:edited><title>Tra colori e parole. Dedicato a Lei</title><content type="html">&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Zd-p3X8qeHc/StItG-8BqEI/AAAAAAAABo0/kVnOuS2iaDk/s1600-h/view.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5391421301913135170" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 284px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_Zd-p3X8qeHc/StItG-8BqEI/AAAAAAAABo0/kVnOuS2iaDk/s400/view.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-1955888428909714006?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/KQTigvTBCaf3YCUDaMKLNhdYx18/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/KQTigvTBCaf3YCUDaMKLNhdYx18/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/KQTigvTBCaf3YCUDaMKLNhdYx18/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/KQTigvTBCaf3YCUDaMKLNhdYx18/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~4/zkRAsRRIT50" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/feeds/1955888428909714006/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/10/tra-colori-e-parole-dedicato-lei.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/1955888428909714006?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/1955888428909714006?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~3/zkRAsRRIT50/tra-colori-e-parole-dedicato-lei.html" title="Tra colori e parole. Dedicato a Lei" /><author><name>CIRCOLO GIORGIO ALMIRANTE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16994344092400307378</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="24" src="http://3.bp.blogspot.com/_Zd-p3X8qeHc/S7n-7GyPg_I/AAAAAAAABo8/iVoK1oSeQJ0/S220/Circolo+Culturale+Giorgio+Almirante+Genova.png" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_Zd-p3X8qeHc/StItG-8BqEI/AAAAAAAABo0/kVnOuS2iaDk/s72-c/view.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/10/tra-colori-e-parole-dedicato-lei.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUYCSH89fSp7ImA9WhZaEkU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6784993894816585487.post-7128574141750250084</id><published>2009-10-02T10:10:00.001-07:00</published><updated>2011-06-28T10:46:09.165-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-06-28T10:46:09.165-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Indulto" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Il pensiero di Alice" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Scudo fiscale" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Vergogna" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Tasse" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Amnistia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Messina" /><title>Amnistia e ponti di fango</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.loccidentale.it/files/imagecache/full/files/maltempo_0.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 300px; DISPLAY: block; HEIGHT: 165px; CURSOR: pointer" border="0" alt="" src="http://www.loccidentale.it/files/imagecache/full/files/maltempo_0.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Oggi davvero ho il cervello in tempesta.&lt;br /&gt;Vorrei poter vivere "7 giorni da Dio" per eliminare un pò di feccia, far rinsavire gli Italiani e sostituire la sabbia con cui è cresciuto il nostro paese in cemento armato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre Messina viene colpita da un crollo annunciato, in parlamento si discute sull'amnistia anche di coloro che hanno permesso questo.....ed io sono sgomenta....ed io mi chiedo dove sono finiti gli uomini di AN, dove è finito Gianfranco Fini, dove è finita la vera destra sociale...come si può permettere questo atto di terrorismo verso il nostro popolo.....come si può dare un pugno in pieno viso ai tanti onesti ed a quei tanti che ora navigano nel fango in cerca di un familiare o un amico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scudo fiscale, chiamiamolo con il vero nome, si chiama Amnistia di delinquenti, proprio come l'indulto tanto condannato proprio da noi gente di Destra, proprio da quella Lega che ora dice " va bene così".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, riflettendo, è un ottimo modo per riportare denaro che arricchisce altri paesi a casa! Certo questa volta pagheranno solo il 5% di tasse (mentre io pagherò il 48%), ma dal prossimo anno ci pagheranno le tasse come tutti.&lt;br /&gt;Certo faranno comodo per salvare un ipotetico fallimento o licenziamenti vari.&lt;br /&gt;Certo saranno investiti nel nostro paese arricchendo il nostro, ma.....a che prezzo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iniziamo dall'ingiustizia e dall'incongruenza della proposta.&lt;br /&gt;Io pago le tasse, sono onesta e mi ritrovo col cappio alla gola da giugno a novembre perchè le tasse mi portano via quel poco che avevo messo da parte lavorando 10 ore al giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui evade le tasse, mette quei soldi sotto il materasso e li fa girare comunque nel suo paese, facendo girare comunque l'economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io resto a secco e se per errore ritardo il pagamento o sbaglio una virgola ho di quelle beghe o multe che me le ricordo a vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui se viene beccato paga na bella multa e finisce in galera....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Loro...gli evasori, quelli che portano i soldi all'estero...quelli che arricchiscono altri paesi, quelli che ci impoveriscono...quelli che fanno i soldi con la droga, con le armi, con la prostituzione e COSTRUENDO CITTA' SUL FANGO , CON LA SABBIA E DOVE NON SI PUO'.........&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LORO SE LA CAVANO LASCIANDO UN OBOLO DEL 5%&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Okei...allora quest'anno anche io voglio pagare solo il 5% di tasse sul mio fatturato e penso che l'evasore che tiene i soldi sotto il materasso abbia diritto a un condono pagando solo il 5% di quello che ha evaso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così andiamo in rovina , lo so.... ma non posso accettare IO ONESTA CITTADINA di vedere avvantaggiare, poi in questo periodo di crisi dove tutto quello che entra esce in tasse, bollette, affitti e conguagli....... che uno stronzo evasore, probabilmente mafioso, sicuramente delinquente se la cavi così...senza nemmeno una notte in gattabuia, o un mese ai lavori sociali o una tassa vitalizio di 20 anni di 4mila euro :) oltre alle normali tasse......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa mi schifa ancor di più pensando che L'Aquila, Messina, l'Irpinia .... o i paesi ai piedi dell'Etna e del Vesuvio o del Po.... sono finiti distrutti, allagati; divenuti cimiteri di esseri umani a causa di questi delinquenti che fottendo l'Italia e gli Italiani costruivano muri di cartone e portavano i ricavati della loro disonestà nei paradisi fiscali .....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio i colpevoli , voglio i nomi di coloro che ci obbligano oggi e ci obbligheranno domani a vedere il nostro Bel Paese finire sotto il fango e le macerie....ma soprattutto pretendo che non si permetta che se la cavino con lo Scudo fiscale del 5%....almeno almeno il 30%, ma soprattutto l'obbligo di spiegare da dove arriva quel denaro e la possibilità di perseguirli ....&lt;br /&gt;Dite che così quei soldi non torneranno....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CHI SE NE FREGA.... perseguiamo chi ha il conto all'estero....siamo mica fessi, lo sappiamo tutti chi sono...sicuramente non chi paga le tasse!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alice che vorrebbe che gli ex AN, ora Pdl recuperassero la testa che hanno scordato sul comodino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bellaciao.org/it/IMG/jpg/amnistia_indulto.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; DISPLAY: block; HEIGHT: 372px; CURSOR: pointer" border="0" alt="" src="http://bellaciao.org/it/IMG/jpg/amnistia_indulto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;per concludere vi invito a leggere l'articolo contenuto in&lt;a href="http://www.geologia.com/articoli/geol/stretto.html"&gt; questo link&lt;/a&gt;, scritto dal collega di un'amica di internet&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-7128574141750250084?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/6xtkEG4jrlU21ZDgjBM32_SpU6M/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/6xtkEG4jrlU21ZDgjBM32_SpU6M/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/6xtkEG4jrlU21ZDgjBM32_SpU6M/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/6xtkEG4jrlU21ZDgjBM32_SpU6M/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~4/5GkRAwIhoDA" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/feeds/7128574141750250084/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/10/amnistia-e-ponti-di-fango.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/7128574141750250084?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/7128574141750250084?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~3/5GkRAwIhoDA/amnistia-e-ponti-di-fango.html" title="Amnistia e ponti di fango" /><author><name>Alice Mastroianni</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="33" height="23" src="http://3.bp.blogspot.com/_rpDq666h_X4/SSCMLTWLUII/AAAAAAAACUY/wKVyEyrAsMc/S220/3012619476_7a2941672c_b.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/10/amnistia-e-ponti-di-fango.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUADSXc_eCp7ImA9WxBXGEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6784993894816585487.post-6310227403440765754</id><published>2009-08-28T08:52:00.000-07:00</published><updated>2010-01-30T05:22:58.940-08:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-01-30T05:22:58.940-08:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="WEB" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Second Life" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Internet" /><title>Il web è ancora un tabù in Italia</title><content type="html">In questi giorni il Corriere della sera a rivolto la sua attenzione a Second Life, mondo virtuale tridimensionale che frequento da 3 anni e che racconto, a modo mio, &lt;a href="http://alicemastroianni.blogspot.com/"&gt;sul mio blog &lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Due articoli in due giorni, uno per definire Second Life ormai morto, l'altro per correggere il tiro, dopo aver letto la risposta del popolo di SL Italiano, capendo che non è SL ad essere morta, ma è la Sl italiana che è morta o pare tale.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_agosto_27/second_life_replica_community_italiana_7ca8a10c-9337-11de-9adc-00144f02aabc.shtml"&gt;&lt;br /&gt;L'articolo "Second Life è morta, solamente in Italia"  &lt;/a&gt;esprime in modo corretto e dettagliato il pensiero comune di noi "addetti ai lavori" che in questa piattaforma crediamo e molto.&lt;br /&gt;Non sto quindi a ripetermi, perchè leggendo l'articolo potrete capire come mai concordo col titolo di questo articolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma andando Oltre, uscendo da Sl e parlando di WEB in generale purtoppo il discorso non cambia, non muta, non migliora.&lt;br /&gt;Purtoppo non è solo SL , non sono solo i mondi virtuali he in Italia non funzionano, ma è il concetto stesso di Internet che fa fatica ad approdare, a farsi strada a divenire NORMALE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo dei problemi è il fatto che ancora l'Italia non è completamente digitalizzata, esistono intere regioni (vedi la basilicata) dove l'ADSL ancora non esiste e la copertura comunque non è sufficiente nemmeno nel resto d'Italia, oltre al fatto che i costi sono ancora troppo elevati per far si che tutti abbiano una connessione Internet come tutti invece hanno il telefonino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro grande problema è che le istituzioni, la scuola, la pubblica amministrazione (lo Stato) non conosce il mezzo e non si attiva per impararlo e utilizzarlo e poi spende 60milioni di euro per creare un portale che non è nemmeno in gradi di far conoscere e fallisce, quando avrebbe potuto offrire un servizio utile e migliore con molti molti meno soldi NOSTRI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi italiani non parliamo Inglese e non usiamo Internet, ma non c'è da vantarsi di ciò perchè, pur volendo mantenere alti i nostri valori e conservare la nostra italianità così rischieremo di rimanere gli unici fuori dal mondo e di conseguenza di isolarci e perdere le opportunitòà che ci si presentano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il web è utile dal punto di vista sociale, economico, culturale, progettuale e politico.&lt;br /&gt;La popolazione mondiale sul web è sempre maggiore e la nuova generazione italiana lo sa, ma ..... chi ancora decide per noi, chi ancora sviluppa, crea e progetta il nostro futuro non è nemmeno capace di accendere un PC e, se lo è, sa soltanto usare Office e la posta elettronica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'utilità di mezzi come Sl è completamente sconosciuta ai più, e mentre 250 università nel mondo tengono corsi e  fanno sperimentazione utilizzando questa piattaforma, noi ancora usiamo le lavagne luminose e neanche queste.&lt;br /&gt;Mentre numerose No profit ed associazioni mediche danno informazioni, consulti, supporto e tengono conferenze ed aggiornamenti, noi continuiamo a organizzare pomposi congressi costosissimi dove il 90% dei partecipanti viene più per farsi una vacanza che per ascoltare realmente le novità presenti nel campo medico e umanitario.&lt;br /&gt;Mentre Barak Obama si avvicina agli americani attraverso l'uso del web e l'ascolto e lo scambio di opinioni, noi facciamo una legge che vieta di esprimere il proprio pensiero pena 25mila euro di multa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il valore delle tradizioni.... lo perderemo perchè il mondo ci cerca sul web e noi li non ci siamo.&lt;br /&gt;La nostra storia, la nostra cultura, i nostri vini e le nostre splendide Città .... è assurdo ed incredibile scoprire che su Sl, a parte rarissime persone, le splendide città Italiane vengono ricreate e fatte conoscere da Americani, Francesi ...... e non da noi......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le potenzialità del web, di Sl, di internet sono numerose ed aprono strade nuove, investimenti nuovi, la via per uscire dalla crisi, ma anche per essere al passo col resto del mondo..... ma qui da noi è tutto ancora un Tabù e sei pervertito o fallito se investi tempo, energia, studio in questo mezzo....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-6310227403440765754?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/1gcEBzAY9DRp0MQ_BGTNYw55eTo/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/1gcEBzAY9DRp0MQ_BGTNYw55eTo/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/1gcEBzAY9DRp0MQ_BGTNYw55eTo/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/1gcEBzAY9DRp0MQ_BGTNYw55eTo/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~4/crVn6u1ed9c" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/feeds/6310227403440765754/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/08/il-web-e-ancora-un-tabu-in-italia.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/6310227403440765754?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/6310227403440765754?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~3/crVn6u1ed9c/il-web-e-ancora-un-tabu-in-italia.html" title="Il web è ancora un tabù in Italia" /><author><name>Alice Mastroianni</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="33" height="23" src="http://3.bp.blogspot.com/_rpDq666h_X4/SSCMLTWLUII/AAAAAAAACUY/wKVyEyrAsMc/S220/3012619476_7a2941672c_b.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/08/il-web-e-ancora-un-tabu-in-italia.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Dk4ASHk9fyp7ImA9WxNTEkU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6784993894816585487.post-4576673692111827133</id><published>2009-08-14T14:18:00.000-07:00</published><updated>2009-08-14T14:22:29.767-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-08-14T14:22:29.767-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Tradizione" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Il pensiero di Alice" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Inno Italiano" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Dialetto" /><title>Ho cambiato residenza...non conosco il dialetto</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://uberg.ods.org/HUMOUR/2003%2007%20lega%20propone%20cartelli%20in%20dialetto.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 335px; height: 340px;" src="http://uberg.ods.org/HUMOUR/2003%2007%20lega%20propone%20cartelli%20in%20dialetto.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sono 6 mesi ormai che ho cambiato residenza.&lt;br /&gt;Mi sono innamorata di un Veneto...Veronese... la diceria che son tutti violenti, fascisti e cattivi non è poi così vera ^^ pensa che razza di credulonerie ci sono tra regioni diverse :)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per alcune cose è stata immediata la percezione di benessere cambiando da Torino a Verona, densità popolazione nettamente inferiore...poco traffico, uffici efficienti... un senso maggiore di sicurezza....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcosa però mi ha fatta sentire straniera a casa mia...dove per casa mia intendo l'Italia, che per me resta un'unica nazione , tant'è che quando mi dicono "se devi parlare male di .... evita di andarci in vacanza"... purtoppo di molte città italiane si può parlare male, malissimo...non per questo smetterò di viverle...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad ogni modo, straniera in casa mia.... per un fattore incredibile che non avevo mai riscontrato, se non 15 anni fa quando andai a Catanzaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiunque, dal vigile alla commessa, benzinaio, postino, paziente, barista.... ovunque e chiunque parla in dialetto e potete ben capire che una torinese ha le sue difficoltà a comprendere cosa le si dica.... mai imparato nemmeno il Piemontese, eppure...non credo di rinnegare le tradizioni, chi è di generazioni piemontesi continua a parlarlo e a capirlo...io qualche parola la ho imparata col tempo, ma in una città come Torino dove si parlano lingue diverse e numerossissimi dialetti dal veneto al calabrese.... diviene normale parlare italiano, senza troppe generosità dialettali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora mi ritrovo in un territorio dove per il semplice fatto che non capisco il dialetto mi si chiede se sono straniera, semplicemente perchè non ho cadenze e ho poco accento...mi si guarda di storto e mi si chiede " sei straniera?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure la mia bassa statura, il capello scuro, la carnagione mediterranea non pensavo dessero dubbi.... forse qualche volta mi è stato chiesto (in vacanza all'estero) se fossi francese, sarà per il nasino...ma&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Be mi son sentita per un momento ghettizzata...non conosci il dialetto sei fuori...non comprendi una battuta, nn sai se ti stanno informando su qualcosa.... straniera in casa tua e quando lo dici.... è piu forte di loro, alla 3 parola tornano a parlarti in dialetto!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco ora viene fuori sta buffonata, e mi consenta Sig Calderoli, una buffonata.... di rendere obbligatorio imparare il dialetto a scuola... e mi dica, chi come me si trasferisce a 30 anni per amore, che deve fare? un corso per avere la residenza ??&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia si deve saper tutti parlare italiano...con cadenze, accenti o piccole uscite dialettali...ma Italiano... che io sia costretta a imparare il Veneto per potermi inserire in un luogo di lavoro o di informazione lo trovo medievale, non far sopravvivere le origini.&lt;br /&gt;Le origini sopravvivono da sole...ci sarà sempre il ragazzo che impara il dialetto dal nonno, cosi come ci deve essere sempre chi parla 4 lingue e nn conosce il suo dialetto....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo passati da qualcosa che responsabilizza i cittadini, come il federalismo fiscale...a far diventare l'Italia un enorme Palio di Siena dove le contrade si sfidano sfoggiando loghi, modi di dire, cibo e feste?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma daiiii........&lt;br /&gt;Devo confessare che ho vissuto 30 anni in una città che ...bernhè abbia conosciuto la monarchia e la rivoluzione...sia vissuta sotto la seconda monarchia di Agnelli e dell'impero Fiat.... anche se ha vissuto gli anni di piombo e le guerre dei tossici.... ho imparato che ci si amalgama bene se ognuno fa il suo.... a Torino sei un terrone e un negro finchè non dimostri che sei semplicemente un uomo come tanti che vive lavora e non ruba...e diventi un torinese....&lt;br /&gt;Bene ho come l'impressione che a Verona sarò sempre una di fuori...la straniera che nn parla dialetti e non ha accenti..... uff....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò per ...per dire che a volte mi trovo molto vicina a certi pensieri leghisti, ma infondo italiani...come il proteggere i nostri vini e formaggi da quelle false imitazioni senza latte ne uva......come il volere che a scuola i docenti conoscano la storia della regione citta in cui insegnano, ma soprattutto che sappiano l'italiano...perchè io il prof di informatica alla statale non lo dimenticherò mai ... nn ha mai azzeccato un congiuntivo , ma nn ha mai azzeccato un verbo, c'era il libro su di lui a scuola...noi studenti ignoranti ci accorgevamo della sua ignoranza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma con il pretendere una istruzuione seria e preparata a la salvaguardia delle nostre risorse : alimenti, cucina, moda.... non penso sia corretto ridividere questa già tanto divisa Italia...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guarda solo cosa non siamo pronti a dirci a una partita di calcio...e non parliamo delle rivalità tipiche tra vicine.... un esempio a me caro Torino MIlano .....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'inno regionale, la bandiera...non scherziamo....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni volta che alla tv fanno l'inno mi vengono le lacrime di emozione, mi sento fiera di ciò che siamo, come lo siamo divenuti...anche spargendo sangue, anche combattendo a fianco alle persone sbagliate, anche sbagliando troppo.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non voglio sventolare la bandiera piemontese e nn immagino l'orrore di un inno con il nostro dialetto cosi brutto , con un accento cosi bla.....&lt;br /&gt;Sono fiera di essere nata e cresciuta nella favolosa Torino.... di essere di fede bianconera e di votare a dx...quale italiana tra 60milioni di Italiani....&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-4576673692111827133?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/GV6gLB7PYuwG-dfeOe_LqVhzrzw/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/GV6gLB7PYuwG-dfeOe_LqVhzrzw/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/GV6gLB7PYuwG-dfeOe_LqVhzrzw/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/GV6gLB7PYuwG-dfeOe_LqVhzrzw/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~4/ZMuMMd2ohzE" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/feeds/4576673692111827133/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/08/ho-cambiato-residenzanon-conosco-il.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/4576673692111827133?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/6784993894816585487/posts/default/4576673692111827133?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/CircoloCulturaleGiorgioAlmiranteGenova/~3/ZMuMMd2ohzE/ho-cambiato-residenzanon-conosco-il.html" title="Ho cambiato residenza...non conosco il dialetto" /><author><name>Alice Mastroianni</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="33" height="23" src="http://3.bp.blogspot.com/_rpDq666h_X4/SSCMLTWLUII/AAAAAAAACUY/wKVyEyrAsMc/S220/3012619476_7a2941672c_b.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://circologiorgioalmirante.blogspot.com/2009/08/ho-cambiato-residenzanon-conosco-il.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CU8GSHk4fCp7ImA9WxJVGUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-6784993894816585487.post-6765476835662139524</id><published>2009-07-07T03:43:00.000-07:00</published><updated>2009-07-07T03:50:29.734-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-07-07T03:50:29.734-07:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Badanti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Il pensiero di Alice" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Clandestini" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Anziani" /><title>L'aiuto indispensabile delle badanti clandestine</title><content type="html">Scelgo sicuramente un tema complicato per cominciare la mia avventura di coautrice su codesto blog, ma lo faccio volontariamente perchè , oltre ad essere un tema delle ultime ore, è qualcosa che mi ha toccata da vicino, che ho vissuto direttamente e che mi ha fatto capire quanto poco supporto hanno le famiglie italiane dallo stato.&lt;br /&gt;Questa è la mia esperienza, sono certa e spero non sia stata per tutti così, ma devo dire che quando mi confronto sento da tutti quanti la stessa triste storia di abbandono, di fatiche, di disperazione...e ringrazio di essere nata in una famiglia benestante,ma non è così per tutti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io sono Alice , appassionata di Web e Community Builder, Dottoressa in Igiene Orale per vivere....e questa è la mia esperienza:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era Aprile 2008, mamma continuava a chiamare la nonna che non rispondeva, sesto senso di figlia corre a casa e la trova per terra, dove era dalla notte prima.... chiama il 118 la portano in ospedale.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E già qui ci sarebbe da aprire un'immensa discussione...per fortuna lavoriamo in famiglia mamma ed io, per fortuna mia sorella lavora mezza giornata...&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;perchè&lt;/span&gt; per andare in ospedale a darle da mangiare, lavarle i denti (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;perchè&lt;/span&gt; cazzo in ospedale non ti lavano i denti) , &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;rinfrescarle&lt;/span&gt; il viso, metterle la crema sulle mani, tenerle compagnia, leggerle il giornale, non farla sentire sola, ma soprattutto parlare con i medici.... avremmo dovuto chiedere tanti di quei permessi e ferie se fossimo stati dipendenti che ..... saremmo finiti licenziati......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E io mi domando, hanno senso, in un mondo dove si lavora, avere orari di colloquio con i medici &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;assolutamente&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;proibitivi&lt;/span&gt;? alle 11.30 ..... Possibile che i medici &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;non&lt;/span&gt; parlino il sabato e la domenica? o la sera? Eppure in ogni reparto DEVE ESSERCI UN MEDICO......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ancora mi chiedo.... &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;perchè&lt;/span&gt; non esiste il permesso per sostegno anziani, cosi come hai la maternità e la paternità? Seguire un anziano, equivale a seguire un figlio...anzi a volte è ancora più difficile, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;perchè&lt;/span&gt; stai vedendo piano piano morire, una persona che ami...e devi sorreggerla e farcela tutti i giorni :(&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ospedale dicono che non ha nulla...eppure parlavano di Ictus prima, problemi poi, ma si sa, un anziano occupa letto e personale e quindi .... inizia l'iter per il supporto, la nonna &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;non&lt;/span&gt; cammina, non muove &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Più&lt;/span&gt; un braccio, non parla quasi &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;più&lt;/span&gt;, non vuole mangiare... deve fare &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;riabilitazione&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;fisiatrica&lt;/span&gt;, abbiamo bisogno d'aiuto....non sappiamo seguire un anziano, fargli le punture, controllare i livelli delle cose...e &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;purtroppo&lt;/span&gt;, anche se lavoriamo in famiglia, dobbiamo anche lavorare...abbiamo bisogno di un aiuto.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mandano a casa...... passano 5 giorni...torna in ospedale....&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;purtroppo&lt;/span&gt; per iniziare un iter terribile &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;finché&lt;/span&gt; non muore......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nonna deve andare in casa di cura a fare &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;riabilitazione&lt;/span&gt;...inizia l'iter...l'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;appuntamento&lt;/span&gt; è 20 giorni dopo...... siamo ormai a Luglio..la nonna viene portata ..... ed è &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;terrorizzata&lt;/span&gt;, l'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;alzaimer&lt;/span&gt; l'ha colpita, ma questo lo scopro solo dopo, quando ormai è morta, quando decido di cercare spiegazioni su internet a certe cose....e mi chiedo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;perchè&lt;/span&gt;...&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;perchè&lt;/span&gt; cazzo quei medici hanno detto che stava bene, doveva solo fare &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;riabilitazione&lt;/span&gt; per camminare...quando invece AVEVA L'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;ALZAIMER&lt;/span&gt; e doveva prendere i farmaci per calmare i deliri, le paure, il panico, le &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;dimenticanze&lt;/span&gt;, le tante troppe lacrime....a già loro dovevano liberare il letto e prenderle la pensione.... Se rimaneva in cura ospedaliera era a spese totali dello stato...in casa di cura invece le prendono la pensione......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei li non vuole stare, piange, mi supplica.... passo alcune notti e giorni in quel luogo, è &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;lontanissimo&lt;/span&gt; da casa, 1 ora tutti i giorni andare e tornare, se non c'è traffico, orari &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;proibitivi&lt;/span&gt;, &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;praticamene&lt;/span&gt; non riesco a lavorare..... è in una stanza con altre 3 persone, in un piano con &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;più&lt;/span&gt; di 30 pazienti...la notte ci son o2 infermiere...ovviamente sante e straniere..... in tutta la clinica sono tutte brave, pazienti e straniere..... gli italiani non fanno più questi lavori......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prosegue l'iter di richiesta della badante.... L'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;appuntamento&lt;/span&gt; è per il 15 Settembre, mia nonna morirà il 14 settembre.... quasi come se lo sapessero vero .......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Decidiamo di portarla via da quel posto, piange, non mangia &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;più&lt;/span&gt;, vuole solo morire.... non capiamo cosa accada...la facciamo portare in ospedale, lei dice che li sta meglio...... ritorna all'ospedale.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dottori ci insultano, chiedono &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;perchè&lt;/span&gt; l'abbiamo fatta portare li, che la nonna non ha nulla...dopo pochi giorni ce la rimandano a casa.......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La portiamo a casa....l'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;appuntamento&lt;/span&gt; per dimostrare che abbiamo diritto alla badante è il 15 settembre, siamo al 10 agosto....non c'è nessuno in città...le badanti in regola sono tutte occupate, bisogna sperare e aspettare che muoia qualcuno &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;perchè&lt;/span&gt; si liberino..... non ce la facciamo, la nonna è pesante, non riusciamo a dormire, &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;non&lt;/span&gt; mangiamo &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;più&lt;/span&gt;....lei sta male, mio padre deve far tutto....è stravolto...prendiamo una clandestina e subito iniziamo l'iter per &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;regolarizzarla&lt;/span&gt; secondo la bossi fini.......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Servono letti, flebo materiali.... c'è il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37"&gt;risarcimento&lt;/span&gt; per la nonna, ma se a pagare siamo noi, anzi la mia mamma, la figlia...&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;queste&lt;/span&gt; spese non sono risarcite, ne il letto, ne le flebo, &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_39"&gt;tanto meno&lt;/span&gt; la badante.... il supporto, nulla.... solo se a pagare è la nonna ti rimborsano qualcosa...amen.... l'importante è la nonna.......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' il 15 Agosto... mentre lavo la nonna vedo che dalle parti intime esce sangue...tanto..troppo sangue....chiamo il 118, so bene cosa significa.... queste reazioni indicano tumore..... meno male la nonna stava bene....&lt;br /&gt;La portano in ospedale, dicono che non ha nulla è solo reazione ai farmaci &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40"&gt;antitrombosi&lt;/span&gt;....&lt;br /&gt;non può &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_41"&gt;più&lt;/span&gt; prendere farmaci...sta morendo.... chiede pietà, basta aghi, tubi, fili....pietà...smette di mangiare...beve solo il succo alla pera e mangia la pesca dalle mie mani ..... e sorride quando le passo la crema e l'acqua vittoria sul viso :(&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dottori , contro la mia volontà, convincono mia madre ha metterle il sondino per mangiare....durante l'intervento le bucano un polmone.....oltre al sondino quindi anche la maschera per respirare.... la nonna è attaccata a dei maledetti tubi.... le rare volte che si sveglia mi supplica di farla morire...... ma i dottori mi dicono che lo fanno per lei....già lo fanno per lei di farla vivere intubata e con farmaci..... umiliata ....lei una donna che ha visto il mondo :(&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni giorno andiamo da lei , i dottori continuano a dire che è solo vecchia.... dopo scoprirò che aveva l'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42"&gt;alzaimer&lt;/span&gt; e questo la distruggeva mentalmente, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43"&gt;spaventandola&lt;/span&gt;, facendole vedere, sentire, percepire assurdità....facendola morire infelice :(&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E l'1 del mattino del 13 Settembre..... ci chiamano....... c'è una tempesta in città...tuoni fulmini saette, corro per quegli immensi corridoi con l'angoscia....non può morire cosi....sembra ci sia il diavolo in questo momento...arrivo..... le stringo la mano...mamma, azzurra e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44"&gt;alberto&lt;/span&gt; sono già li...ci stringiamo...... le stiamo vicino...le &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_45"&gt;carezziamo&lt;/span&gt; la fronte..... le diciamo addio...ma no... il dottore bastardo interviene..... mentre stava esalando l'ultimo respiro la riporta alla non morte..... un vegetale..... povera donna...non la riconosco &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_46"&gt;più&lt;/span&gt;...sembra un morto vivo :(&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_47"&gt;é&lt;/span&gt; l'1 del mattino del 14 Settembre...la nonna è &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_48"&gt;scaramantica&lt;/span&gt;, il 13 non andava....... c'è la luna piena in cielo...... le siamo vicini...... le infermiere ci guardano...... i nostri occhi le supplicano....di non permettere ancora questa atrocità....aspettano pochi secondi...il tempo per lasciarla andare via in pace..... il dottore arriva.....ne decreta la morte........&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' il 15 settembre....... ci aspettano per affidarci il diritto alla badante a spese dello stato e della pensione di nonna ...... :(&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto questo alcuni pensieri a mente fredda.....in realtà sto piangendo in questo momento, il ricordo fa malissimo.......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 mesi per avere il sussidio per la badante, pagata da nonna e dallo stato...... quello che però nessuno pensa sono le spese che i figli sostengono ed hanno sostenuto..... &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_49"&gt;perchè&lt;/span&gt; non sono tutte mogli di dentisti ........ anzi......&lt;br /&gt;3 mesi per avere il diritto alla badante, e nel mentre, se sei un dipendente, se sei solo, se non hai aiuti...... tutto il tuo stipendio va per avere un aiuto...oppure non lavori e ti licenziano, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_50"&gt;perchè&lt;/span&gt; non puoi metterti in "anzianità", non esiste il concetto cazzo......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi volete anche mandare via le badanti clandestine ?&lt;br /&gt;Ma porco demonio, sono d'accordo sull'intervenire sulla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_51"&gt;clandestinità&lt;/span&gt;, ma vi prego, quando li fermate &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_52"&gt;chiedetegli&lt;/span&gt; se hanno un lavoro....sono certa che gli stessi datori, le famiglie delle persone che queste badanti seguono, saranno disposte a metterle in regola se viene data la possibilità, queste persone lavorano, hanno vitto e alloggio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_53"&gt;perchè&lt;/span&gt; seguono una persona 24 ore su 24..... pagheranno le tasse..... fateci pagare una multa...... ma non mandatele via.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se volete essere fiscali e mandarle via....bene allora dovete aiutare le famiglie che hanno un anziano o invalido a casa, non quando ormai son morti, ma subito...mettere a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_54"&gt;disposizione&lt;/span&gt; voi badanti e strutture serie..... sostenere le spese, rimborsare le spese, dare il permesso di rimanere a casa accanto al parente da 6 mesi a 3 anni pagati...come le donne in maternità......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un bel costo vero?&lt;br /&gt;Allora lasciate che la Bossi Fini continui ad esistere...&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_55"&gt;permetteteci&lt;/span&gt; di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_56"&gt;regolarizzare&lt;/span&gt; questi angeli...... si occupano del nostro patrimonio storico, dei custodi del passato...dei nostri nonni...di chi ci ha cresciuti, tenuti per mano....insegnato la vita........&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una supplica...non punite chi si sta dando da fare per aiutarci.....prendete gli spacciatori, le puttane, gli assassini, i ladri...... non chi lavora nelle famiglie, non chi tira su muri, non chi lavora e sta aspettando solo di essere a posto dopo la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_57"&gt;documentazione&lt;/span&gt; inviata dal datore di lavoro.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punite invece chi li sfrutta...chi non li regolarizza...chi li &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_58"&gt;sottopaga&lt;/span&gt;...chi , una volta che il clandestino vi indica dove lavora, non si prende la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_59"&gt;responsabilità&lt;/span&gt; di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_60"&gt;regolarizzarlo&lt;/span&gt; pagando la multa.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo noi che facciamo schifo.... &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_61"&gt;perchè&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_62"&gt;approfittiamo&lt;/span&gt; di loro.........&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, sono stufa di questo eccesso di arrivi di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_63"&gt;extracomunitari&lt;/span&gt;....certo voglio che la cosa sia &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_64"&gt;regolarizzata&lt;/span&gt;...ma non è possibile che &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_65"&gt;impediate&lt;/span&gt; a chi lo vuole fare di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_66"&gt;regolarizzare&lt;/span&gt; i loro lavoratori, la gente che li aiuta, che gli sta fianco fianco &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_67"&gt;giornalmente&lt;/span&gt; e che sta solo aspettando quel maledetto documento spedito 1, 2,3 anni fa dove viene messa a posto....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io ho &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_68"&gt;regolarizzato&lt;/span&gt; due persone in 3 anni, mia mamma ed io, ci sono voluti 2 anni ogni volta, 10 code, giorni di lavoro persi per noi e per loro....eppure volevano solo essere in regola, avremmo pagato i contributi.....sarebbero stati soldi che entrano......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io voglio che vi sia un controllo severo sui clandestini,ma anche sugli italiani...&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_69"&gt;benvenga&lt;/span&gt; che si finisca in galera se si affittano case a sta povera gente .....&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_70"&gt;perchè&lt;/span&gt; chi lo fa ha cifre assurde per delle vere topaie....e vanno punite &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_71"&gt;più&lt;/span&gt; per questo che per l'affitto in nero.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io voglio che i poliziotti, carabinieri, vigili, tornino a intervenire sui piccoli reati e grandi giornalieri, senza pensare è inutile che inseguo quel ladro, tanto non ha documenti, tra 3 giorni è fuori col foglio di via...ma lo ritroveremo di nuovo qui.......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io voglio che si faccia pulizia, si eliminino i delinquenti , si mandino nelle loro prigioni, a spese dei loro paesi...io voglio che si smetta di mantenere la MAFIA comprando eroina, cocaina, fumo dagli spacciatori al 90% &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_72"&gt;extracomunitari&lt;/span&gt;/clandestini/stranieri.... io voglio che si smetta di mantenere la MAFIA pagando prostitute &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_73"&gt;schiavizzate&lt;/span&gt; per strada, o comprando rose dagli indiani...o acquistando i gadget non a norma &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_74"&gt;cee&lt;/span&gt; per strada.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io voglio un controllo severo, ma voglio anche che chi lavora onestamente , visto che AUMENTA IL PIL maledetto , visto che pagherebbe le tasse maledette, visto che aiuta famiglie che hanno bisogno, visto che fa lavori che qualcun altro non vuole a quanto pare...visto che portano nuova &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_75"&gt;gioventù&lt;/span&gt;, nuova forza lavoro, visto che solo cosi l'economia risorge, dalle piccole cose.... IO VOGLIO CHE QUESTA GENTE ABBIA ANCORA IL DIRITTO DI ESSERE MESSA IN REGOLA...e secondo me la &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_76"&gt;Bossi&lt;/span&gt; Fini permetteva un buon flusso...&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_77"&gt;perchè&lt;/span&gt; si ci volevano 2 anni, ma in quei due anni con la fotocopia dei documenti spediti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_78"&gt;cmq&lt;/span&gt; non ti rimandavano a casa.......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_79"&gt;DImenticavo&lt;/span&gt;..anche se con il discorso badanti e clandestini non centra...l'apoteosi dell'incredibile è stato che dopo la morte di nonna abbiamo dovuto pagare l'affitto di casa sua e il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_80"&gt;riscaldamento&lt;/span&gt; per 6 mesi.... &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_81"&gt;perchè&lt;/span&gt; mamma era la garante &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_82"&gt;perchè&lt;/span&gt; a nonna dessero la casa in affitto e non importava nulla se la persona era morta.... incredibile :(&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mi pensiero ....a voi la parola&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://alicemastroianni.blogspot.com/"&gt;Alice Cittone &lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6784993894816585487-6765476835662139524?l=circologiorgioalmirante.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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