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	<title>Comunità Ebraica di Roma</title>
	
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
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		<title>La prima volta di un Talmud in lingua araba</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 14:06:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Abbina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ebraismo]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Giordania]]></category>
		<category><![CDATA[talmud]]></category>

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		<description><![CDATA[Su iniziativa di un Centro di studi giordano, vi hanno lavorato 90 musulmani Novanta ricercatori giordani ci hanno lavorato per 6 anni ed hanno tradotto integralmente il Talmud Babilonese in arabo. Dietro al progetto un istituto accademico chiamato “Centro per gli studi mediorientali in Giordania” che si è posto l’obiettivo di rendere il Talmud accessibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-7265" title="talmud in arabo" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/talmud-in-arabo-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" />Su iniziativa di un Centro di studi giordano, vi hanno lavorato 90 musulmani</strong></p>
<p>Novanta ricercatori giordani ci hanno lavorato per 6 anni ed hanno tradotto integralmente il <strong>Talmud Babilonese</strong> in arabo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro al progetto un istituto accademico chiamato “Centro per gli studi mediorientali in Giordania” che si è posto l’obiettivo di rendere il Talmud accessibile alla popolazione araba. L’edizione viene ora venduta anche fuori dalla Giordania, e il prezzo non è affatto basso, 750 dollari per i 20 volumi.<span id="more-7264"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il sito charedì “kikar shabbath” riporta che l’opera è venduta nei mercati e nelle fiere, e una copia è stata regolarmente acquistata anche dalla biblioteca nazionale israeliana. La Dott.ssa Rachel Jukles, responsabile della collezione araba della biblioteca, racconta: “<em>abbiamo saputo per caso del progetto di tradurre il Talmud, quando è stato detto che l’iniziativa aveva dettato scandalo in <strong>Arabia Saudita</strong>, a quanto pare per aver reso accessibile un testo considerato fondamentale per l’ebraismo. Un ricercatore israeliano che si occupa del Talmud si è interessato all’acquisto creando così il contatto con l’istituto di ricerca giordano. E’ la prima volta nella storia che il Talmud viene tradotto integralmente in arabo. In passato a Gerusalemme era stato tradotto solo l’ordine “delle donne”.</em> La dott.ssa Jukles prosegue spiegando che il progetto ebbe inizio da un ristretto nucleo di ricercatori, che probabilmente ignoravano quanto il testo fosse lungo e difficile da comprendere, ma una volta capite le dimensioni dell’impresa, il nucleo si è allargato a oltre 90 esperti, tutti arabi cristiani o musulmani, parte dei quali specialisti di aramaico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aspetto grafico del Talmud in arabo non rispecchia quello tradizionale, soprattutto per l&#8217;assenza dei commentari (Rashì e Tosafoth). Vi è invece un elenco di termini di difficile traduzione. I ricercatori giordani sottolineano la speranza che questa opera renda possibili in futuro nuovi studi sull’ebraismo.</p>
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		<title>Addio Sabatino Finzi 158556</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 13:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog/News]]></category>
		<category><![CDATA[Auschwitz]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è spento ieri sera a 85 anni uno degli ultimi sopravvissuti alla deportazione nazista del 16 ottobre Aveva 85 anni e gli ultimi anni, così come per altri ex deportati, li aveva passati a raccontare e a testimoniare gli orrori della deportazione e dell’internamento nel lager di Auschwitz. Sabatino Finzi era nato a Roma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-7269" title="Sabatino Finzi" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/Sabatino-Finzi.jpg" alt="" width="486" height="370" />Si è spento ieri sera a 85 anni uno degli ultimi sopravvissuti alla deportazione nazista del 16 ottobre</strong></p>
<p>Aveva 85 anni e gli ultimi anni, così come per altri ex deportati, li aveva passati a raccontare e a testimoniare gli orrori della deportazione e dell’internamento nel lager di <strong>Auschwitz</strong>.</p>
<p><strong>Sabatino Finzi </strong>era nato a <strong>Roma </strong>1&#8217;8 gennaio 1927, arrestato e deportato ad Auschwitz all&#8217;età di 16 anni, era stato catturato nella retata del 16 ottobre 1943.</p>
<p>Il ‘suo’ numero tatuato sul braccio era 158556. Fu l&#8217;unico minorenne che riuscì a tornare a Roma: dei 1.022 deportati ne tornarono solo 17.<span id="more-7268"></span></p>
<p>Come riuscì a sopravvivere? Lo spiegò alcuni anni fa in una intervista: “<em>Dovevo sembrare più grande. Perché avevo visto che i bambini li ammazzavano tutti. Non lavoravano, e alle SS non servivano. Li portavano fuori dai blocchi, e ta-ta-ta. Li mitragliavano. Io ero già un giovanetto. Allora ho detto di avere più anni, perché in quel modo potevo rendermi utile. Così sono sopravvissuto. Ho sempre avuto un sesto senso”.</em></p>
<p>Recentemente aveva confessato: &#8220;Sono andato a Gerusalemme, al Muro del pianto. E come tutti ho infilato un bigliettino. Ci ho scritto sopra: ‘Hitler, non ce l&#8217;hai fatta a farmi fuori. Sabatino Finzi è ancora qui, come mio figlio Giorgio e come mio nipote’&#8221;.</p>
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		<title>Gli iraniani a Tel Aviv. Ma era solo una finzione cinematografica</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 13:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Ayatollah]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Teheran]]></category>
		<category><![CDATA[Tel Aviv]]></category>

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		<description><![CDATA[Bandiere iraniane e vessilli degli Hezbollah libanesi hanno invaso improvvisamente alcuni giorni fa una tranquilla piazzetta nel cuore di Tel Aviv, destando – ovviamente -stupore, e preoccupazione fra le persone che dalla strade e dai balconi circostanti udivano salire &#8211; in arabo o in farsi -l&#8217;urlo fragoroso: &#8221;No al terrorismo sionista&#8221;. Niente di reazionario ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7262" title="obama e altri" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/obama-e-altri-300x212.jpg" alt="" width="270" height="191" />Bandiere iraniane e vessilli degli <strong>Hezbollah </strong>libanesi hanno invaso improvvisamente alcuni giorni fa una tranquilla piazzetta nel cuore di <strong>Tel Aviv</strong>, destando – ovviamente -stupore, e preoccupazione fra le persone che dalla strade e dai balconi circostanti udivano salire &#8211; in arabo o in farsi -l&#8217;urlo fragoroso: &#8221;No al terrorismo sionista&#8221;.<span id="more-7261"></span></p>
<p>Niente di reazionario ma  in realtà si è trattato di un set cinematografico di un film americano. L’ambientazione del film prevedeva di girare alcune scene a <strong>Teheran</strong>, ma la produzione non ha trovato di meglio che provare a ricostruirne uno scorcio della città iraniana nella centralissima via Bialik di Tel Aviv: proprio – ironia della storia &#8211; dinanzi all&#8217;edificio che ospito&#8217; il primo, storico Municipio della citta&#8217;, ancor prima della nascita di quello Stato sionista oggi tanto odiato dall&#8217;Iran degli <strong>ayatollah</strong>.</p>
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		<title>Essere ebrei. Un convegno internazionale con Shmuel Trigano e Lisa Block de Behar</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 12:04:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog/News]]></category>

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		<description><![CDATA[Si terrà a Roma dal 29 al 31 maggio Nella filosofia contemporanea la riflessione sull’ebraismo ha assunto una rilevanza prima sconosciuta. Che cosa vuol dire “essere ebrei”? La domanda attraversa già tutto il pensiero del Novecento, da Franz Rosenzweig a Ludwig Wittgenstein, da Emmanuel Lévinas a Jacques Derrida. Ma è oggi che l’ebraismo risorge in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7258" title="convegno" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/convegno.jpg" alt="" width="270" height="116" />Si terrà a Roma dal 29 al 31 maggio</strong></p>
<p>Nella filosofia contemporanea la riflessione sull’ebraismo ha assunto una rilevanza prima sconosciuta. Che cosa vuol dire “essere ebrei”? La domanda attraversa già tutto il pensiero del Novecento, da <strong>Franz Rosenzweig</strong> a <strong>Ludwig Wittgenstein</strong>, da <strong>Emmanuel Lévinas </strong>a <strong>Jacques Derrida</strong>.</p>
<p>Ma è oggi che l’ebraismo risorge in tutta la sua effervescenza, non come un residuo arcaico e ingombrante che la modernità non ha assimilato, bensì come un <em>resto inassimilabile</em>.<span id="more-7257"></span></p>
<p>Perde ogni senso, in tale contesto, l’alternativa fra particolarismo e universalismo entro cui per secoli l’ebreo è stato ingabbiato. La singolarità incancellabile dell’ebraismo non è la condanna al particolare di un’esistenza chiusa, il limite di un destino difficile; mostra, al contrario, quell’apertura che evita alla civiltà occidentale, come è accaduto nel passato, la deriva di un universalismo totalitario e totalizzante.</p>
<p>I principi che la filosofia ha ritenuto validi non hanno retto alla prova di Auschwitz, dove il limite etico ha perso ogni senso di fronte alla degradazione assoluta dell’umano, alla privazione della dignità non solo della vita, ma persino della morte. È dopo Auschwitz che viene rivendicata l’universalità dell’etica ebraica. Con voci, e accenti diversi, filosofi come Emmanuel Lévinas e Joseph Soloveitchik, senza per ciò ridurre l’ebraismo a etica, ne hanno sottolineato l’eccellenza paradossale del messaggio.</p>
<p>La domanda sull’essere ebrei rivela qui la sua ampiezza e la sua profondità. Non si interroga sul modo di mantenere in vita l’ebraismo. È molto più ambiziosa. L’ebraismo, forma di vita che si rimette alle <em>mitzvòt</em>, insegna alla filosofia l’eteronomia, la legge dell’Altro. L’ebreo che compie la <em>mitzvà</em>, che fa, prima di ascoltare, diventa la figura esemplare di una nuova etica universale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5219" title="pdf" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2011/11/pdf.jpg" alt="" width="16" height="16" /> <a href="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/Locandina-Convegno.pdf" target="_blank">Locandina convegno</a></p>
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		<item>
		<title>Bemidbàr: difendiamo le nostre bandiere e le nostre usanze</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 12:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Grosser</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ebraismo]]></category>
		<category><![CDATA[parashot]]></category>
		<category><![CDATA[yosef]]></category>

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		<description><![CDATA[La parashà di Bemidbàr e l’omonimo quarto libro della Torà  iniziano con il censimento degli uomini abili al servizio militare di età tra 20 e 60 anni. R. Ovadià  Sforno scrive che lo scopo del censimento era di organizzare l’esercito per poter marciare nella Terra Promessa senza resistenza da parte dei Cananei (Cap., 1:2). La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-7254" title="Bemidbàr" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/Bemidbàr.jpg" alt="" width="270" height="202" />La <em>parashà</em> di <strong><em>Bemidbàr</em></strong> e l’omonimo quarto libro della Torà  iniziano con il censimento degli uomini abili al servizio militare di età tra 20 e 60 anni. <strong>R. Ovadià  Sforno </strong>scrive che lo scopo del censimento era di organizzare l’esercito per poter marciare nella Terra Promessa senza resistenza da parte dei Cananei (Cap., 1:2). La cosa non avvenne perché il popolo si spaventò dopo aver ricevuto il rapporto degli esploratori (<em>Bemidbàr</em>, 14:3) e dovette restare per 40 anni nel deserto fino a quando morì tutta la generazione di coloro che erano usciti dall’Egitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Moshè organizzò l’esercito, tribù per tribù, ognuna con la propria bandiera e ogni tribù in una specifica posizione nell’accampamento e con un preciso ordine di marcia.<span id="more-7253"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L’ordine ricevuto da Moshè e da Aharon dall’Eterno era di fare accampare ogni uomo in base allo stendardo della tribù (2:1-2). <strong>Rashì</strong> spiega che ogni bandiera era di colore diverso. Nel <strong><em>Midràsh Bemidbàr Rabbà</em></strong><em> </em>(2:6) vi è una descrizione delle bandiere di ogni tribù. I  colori delle bandiere  corrispondevano a quelli  delle pietre preziose e semi preziose incastonate nel <strong><em>Choshen</em></strong>, il pettorale del <em>Kohen Gadol</em>. <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> R. Avraham Portaleone </strong>nel suo <strong><em>Shiltè ha-Ghibborìm </em></strong>(capitolo 46), identifica le pietre<em> </em>preziose e semi preziose del <em>Chòshen</em> e ne descrive i colori.</p>
<p style="text-align: justify;">La bandiera di <strong>Reuvèn</strong>, il primogenito di Ya’aqòv, era di colore corniola corrispondente a quello dell’<em>Odem</em>, la prima pietra incastonata nel <em>Choshen</em>,  con il disegno di una <strong>mandragola</strong> (raffigurata qui  in una medaglia di bronzo su disegno di <strong>Salvator Dalì</strong>), come quella che Reuven da bambino aveva portato a sua madre in regalo (<em>Bereshìt</em>, 30:14).</p>
<p style="text-align: justify;">La bandiera di <strong>Shim’òn </strong>aveva il colore del topazio, corrispondente alla<em> Pitdà</em> e raffigurava la città di Shekhèm.  La bandiera di <strong>Levi</strong> era di colore ceruleo, corrispondente alla pietra <em> Barèqet</em>, e aveva un disegno degli <em>Urìm</em> e <em>Tumìm.</em> Quella di<strong> Yehudà</strong> era di color carbonchio, corrispondente al <em>Nòfekh </em>e raffigurava un leone. Quella di <strong>Issakhàr</strong> era di color zaffiro (<em>Safìr</em>) e raffigurava il  sole e la luna, a testimonianza del fatto che in questa tribù vi era un gran numero di astronomi. La bandiera di <strong>Zevulùn</strong> raffigurava una nave su sfondo di color diamante <em>(Yahalòm</em>). Il territorio di Zevulun era sulla costa e molti dei suoi abitanti erano naviganti. La bandiera della tribù di<strong> Dan</strong> aveva uno sfondo di color turchino (<em>Lèshem</em>) con sovrapposta la figura di un serpente. Quella di <strong>Gad</strong> era di color giacinto (<em>Shevò</em>, simile al ciano) e raffigurava un battaglione di soldati. Quella di <strong>Naftalì </strong>era di color onice (<em>Achlam</em>à) e raffigurava un cervo.  Quella di <strong>Ashèr </strong>mostrava un albero di olivo su campo color crisolito (<em>Tarshìsh</em>) un colore simile a quello dell’oliva. Quella di <strong>Yosef </strong>era di color smeraldo (<em>Shòham</em>) molto scuro e raffigurava un toro  per  Efràim, e un <em>Ree’m</em> (antilope bianca o oryx) per Menascè. Infine la tribù di<strong> Benyamìn </strong>aveva una bandiera color diaspro (<em>Yashpè</em>) e raffigurava un lupo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rash</strong>ì (2:1), citando il <strong>Midràsh Tanchum</strong><strong>à</strong> spiega che l’ordine con il quale le tribù erano  accampate era stato stabilito dal loro padre Ya’aqòv nel suo testamento ai figli e doveva essere lo stesso che i figli avevano usato nel trasportare la sua bara quando lo seppellirono a Hevròn nella Cava di Machpellà. A oriente, le tribù di Yehudà, di Issakhàr e di Zevulùn;  a sud, le tribù di Reuven, di Shim’òn e di Gad; a occidente le tribù di Efràim, di Menascè e di Benyamìn; a nord le tribù di Dan, di Ashèr e di Naftalì. I leviti erano accampati al centro, attorno al <em>Mishkàn </em>(Tabernacolo). Ognuno di questi quattro accampamenti aveva la sua bandiera.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <em>sèfer <strong>Me’ìl Shemuèl </strong></em>(Venezia, Stamperia Bragadina, 1705, p. 142b) di <strong>R. Shemuèl David Ottolengo</strong>, un compendio dell’opera <strong><em>Shnè Luchòt  ha-Berìt </em></strong>di <strong>R. Yeshayà Horowitz</strong>, l’autore cita R. Yitzchàq Luria (detto <strong>Arizal</strong>) che, commentando il versetto “Ognuno presso la propria bandiera e alle insegne del proprio casato paterno” (<em>Bemidbàr</em>, 2:2), afferma: Così come ci sono quattro bandiere [per ognuno dei quattro accampamenti], ci sono quattro gruppi in Israele con usanze diverse: <strong>Sefarad, Catalonia, Ashkenaz e Italia</strong>; e ognuno rimanga con la sua bandiera  continuando a seguire la propria usanza.</p>
<p>Da qui impariamo che bisogna mantenere il proprio <em>minhàg</em> (rito) e non abbandonarlo per abbracciarne altri.</p>
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		<item>
		<title>Meglio un blended o un single malt?</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 13:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex Zarfati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ebraismo]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[comunità ebraica di roma]]></category>
		<category><![CDATA[Unione delle Comunità Ebraiche Italiane]]></category>

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		<description><![CDATA[I &#8220;single malt&#8221; sono whisky che provengono da una zona precisa della Scozia, da un&#8217;unica acqua e un&#8217;unica distilleria e conservano un carattere deciso e puro da risultare inconfondibile. I cosiddetti &#8220;blended&#8221; invece sono delle miscele di whisky provenienti da regioni diverse, che formano una bevanda dal gusto più complesso che alcuni dicono essere superiore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7241" title="Renzo Gattegna" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/betelgattegna.jpeg" alt="" width="500" height="373" /></p>
<p>I &#8220;single malt&#8221; sono whisky che provengono da una zona precisa della Scozia, da un&#8217;unica acqua e un&#8217;unica distilleria e conservano un carattere deciso e puro da risultare inconfondibile. I cosiddetti &#8220;blended&#8221; invece sono delle miscele di whisky provenienti da regioni diverse, che formano una bevanda dal gusto più complesso che alcuni dicono essere superiore alla prima. C&#8217;è chi giustamente osserva che i single malt sono migliori, in quanto l&#8217;espressione più alta della purezza di un&#8217;idea e chi sostiene che i blended sono un&#8217;accordo magico formato da tante piccole note diverse.</p>
<p><em>E&#8217; meglio un blended o un single malt?</em> Se lo domandano da qualche tempo anche gli elettori della Comunità Ebraica di Roma la cui valutazione sulla lista Uniti per l&#8217;Unione sta facendo molto discutere. È meglio una lista unitaria, composta da tante anime di tradizioni diverse, o quella derivata da una sola espressione politica? Chi sostiene le ragioni della lista unitaria &#8211; <em>blended</em>, in questo caso &#8211; cerca di convincere gli elettori che l&#8217;espressione di tanti candidati diversi è una garanzia di pluralismo e democrazia. I loro detrattori invece sostengono che la lista unitaria mescolando correnti diverse, abbia perso le diversità caratteristiche dei <em>single</em>, le liste a cui molti dei candidati appartenevano, con il rischio di cadere nell&#8217;ingovernabilità.</p>
<p><span id="more-7238"></span></p>
<p>Nelle liste <strong>Binah</strong> e <strong>Uniti per l&#8217;Unione</strong> confluiscono pezzi di diverse tradizioni politiche (principalmente ex appartenenti alle formazioni liste ‘Per Israele’, ‘Hazak’ ed ‘Efshar’), e questo ha lasciato sconcertati non pochi elettori, preoccupati soprattutto della litigiosità dimostrata in seno alla gestione della CER. Ieri sera a Via Padova i candidati concorrenti alle votazioni per l&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche italiane sono intervenuti per cercare di convincere i propri elettori che &#8220;il tutto è più della somma delle parti&#8221;. Partecipazione bassissima a livello di pubblico, un indicatore che dovrebbe far riflettere sulla capacità di coinvolgimento dei nostri rappresentanti e sulla percezione della loro capacità di ascolto. <strong>Il grande pubblico dunque non ha percepito questa occasione come utile ai fini del confronto con i vari schieramenti e le loro idee.</strong> Ottanta partecipanti in tutto, che escludendo i 37 candidati, i sostenitori e le persone di servizio riducono il parterre ad una decina di presenti. Per non mandare sprecata questa occasione io stesso ho proposto all&#8217;ultimo momento una modalità nuova per dare la possibilità di vedere i vari candidati in video, ed evitare che la riunione diventasse il solito sbrodolamento autocelebrativo di chi si occupa delle istituzioni lontano dalla gente. Un&#8217;idea che i rappresentanti delle due liste hanno colto al volo (<em>un&#8217;ottima scelta, se avessero negato il consenso oggi le parole sarebbero state di fuoco</em>).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7242" title="Lista Binah" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/betelbinah-200x150.jpeg" alt="" width="200" height="150" />Utilizzando tre minuti per presentarsi davanti alla platea e alla telecamera, i candidati non hanno affatto sfigurato, molti di loro mostrando anche una buona disinvoltura. <strong>Senza dubbio è stata la serata delle donne.</strong> Non solo perché una delle liste era appunto formata solo da rappresentanti del gentil sesso, che qualcuno si ostinava a chiamare &#8220;ragazze&#8221; nonostante tra le loro fila ci fossero appartenenti a tutte le età. Ma anche perché sono state proprio le donne a meglio figurare anche nella lista &#8220;Uniti per l&#8217;Unione&#8221;. E dirò di più, i maschietti oltre a cavarsela meno bene, sono sembrati più litigiosi e arroganti (in qualche caso) e sicuramente molto indisciplinati. ci sono stati atteggiamenti di &#8220;cameratismo&#8221; tra compagni di lista che chiacchieravano rumorosamente da un lato, disturbando lo svolgimento della serata, con l&#8217;eccezione di alcuni volti noti concentrati come in altre occasioni. Non nominerò i candidati uno ad uno (parleranno i video, quando sarà il caso) ma direi che Uniti per l&#8217;Unione ha senz&#8217;altro degli abili comunicatori al suo interno che sono riusciti spesso a rendere l&#8217;idea del lavoro fatto e da fare. Mentre alcune candidate della lista Binah sono sembrate un po&#8217; acerbe, anche se brillanti e piene di voglia di fare. <strong>Nel complesso la serata però è stata piuttosto romanocentrica.</strong> Pochi, pochissimi i candidati che hanno utilizzato il tempo a disposizione per spiegare cosa realizzerebbero per le altre Comunità d&#8217;Italia. Ad alcuni è mancato anche il tempo per raccontare addirittura cosa realizzerebbero in generale se fossero eletti, troppo impegnati ad attaccare la lista avversaria o ad elencare quanto di buono nella propria carriera o nella propria esperienza pregressa era stato fatto.</p>
<p>Finito il tempo  a disposizione delle liste, ci sono state le domande, quasi tutte inutili e provocatorie, e si è provato a coinvolgere &#8220;i giovani&#8221;.  <strong>Due giovani. </strong>Mi interrogo sulle polemiche che infuriavano sui social network nei giorni scorsi e mi domando dove fossero tutti quelli che fino a ieri hanno chiesto la testa di questo o quel candidato. Questi giovani non hanno dato prova di grande compattezza o presenza, presentandosi in due per raccontare timidamente, ed in modo controverso, le ragioni del loro dissenso e delle loro esigenze.  Il dato interessante invece è che molti dei candidati abbiano ben figurato, che c&#8217;è stata perfetta identità di vedute sui temi politici appena abbozzati e che la figura del presidente Gattegna sia stata riconosciuta come rappresentante in modo unanime. Ma secondo me molte delle domande poste dagli elettori sono rimaste inevase.</p>
<p><strong>Ma poco male, gli elettori non c&#8217;erano. </strong><em><strong></strong></em> <em><strong>&#8230;oooops, Webcam a parte.</strong></em></p>
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		<title>Nasce Tog: una Fondazione per la riabilitazione di bambini affetti da patologie neurologiche gravi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 17:22:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia De Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog/News]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Su iniziativa benefica di Carlo De Benedetti Si chiama Tog, acronimo di &#8216;Together to go&#8217;, la nuova Fondazione interamente dedicata alla riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche gravi e complesse, voluta dalla famiglia di Carlo De Benedetti, presentata ufficialmente a Milano, con una cena offerta dalla Banca Albertini Syz. Tog aprirà in autunno a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="size-medium wp-image-7233 alignleft" title="tog" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/tog-300x79.jpg" alt="" width="300" height="79" />Su iniziativa benefica di Carlo De Benedetti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Si chiama Tog, acronimo di &#8216;Together to go&#8217;, la nuova Fondazione interamente dedicata alla riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche gravi e complesse, voluta dalla famiglia di <strong>Carlo De Benedetti</strong>, presentata ufficialmente a <strong>Milano</strong>, con una cena offerta dalla <strong>Banca Albertini Syz</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tog aprirà in autunno a Milano, in via Famagosta 75, una struttura di eccellenza di 900 metri quadri, in grado di curare, gratuitamente, più di 100 bambini, con uno staff di 20 persone composto da medici e infermieri, logopedisti e fisioterapisti, coordinati da <strong>Antonia Madella Noja</strong>, medico, grande esperta in riabilitazione.<span id="more-7232"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La nascita di Tog si deve all&#8217;incontro tra Neige De Benedetti, 24 anni, fotografa, figlia di Rodolfo e nipote di Carlo De Benedetti, con Antonia Madella Noja. Le due donne si conoscono in <strong>Israele</strong>, durante un viaggio di lavoro, nello studio di <strong>Reuven Feuerstein</strong>, famoso psicologo cognitivo, oggi novantunenne, padre di uno dei metodi più noti al mondo per la riabilitazione neurologica. Neige De Benedetti è lì per realizzare un servizio fotografico per una rivista, mentre Antonia Madella Noja è un’allieva di Feurstein e da oltre trent&#8217;anni lavora in Italia nell&#8217;ambito della riabilitazione delle patologie neurologiche infantili.</p>
<p style="text-align: justify;">Antonia racconta a Neige il suo sogno di creare a Milano un centro avanzato per i bambini neurolesi. Neige si appassiona all&#8217;idea e ne parla col nonno, convincendolo dell’importanza dell’impresa. Carlo De Benedetti decide così di finanziare interamente la nascita della nuova Fondazione, che avrà il compito di realizzare il progetto. Aperto ai contributi dell’intera comunità milanese.</p>
<p style="text-align: justify;">Segretario generale della Fondazione Tog è Antonia Madella Noja, affiancata da un comitato scientifico di alto profilo che comprende Daria Riva, primario della divisione infantile dell&#8217;Istituto Besta di Milano, <strong>Fabio Mosca</strong>, neonatologo della Mangiagalli di Milano, <strong>Angelo Selicorni</strong>, genetista del dipartimento genetico del San Gerardo di Monza, Giuseppe Zampino pediatra dell&#8217;Ospedale Gemelli di Roma e <strong>Edoardo De Benedetti</strong> cardiologo del La Tour Hospital di Meyrin, Svizzera, fratello di Rodolfo, oltre al professor Reuven Feuerstein, dell&#8217;Icelp (International Center for the Enhancement of Learning Potential) di <strong>Gerusalemme</strong>. Presidente di Tog è Carlo De Benedetti, mentre la nipote Neige è vicepresidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi solo nel capoluogo lombardo sono 750 i bambini con lesioni del sistema nervoso in lista d&#8217;attesa per la riabilitazione. Cure specializzate, particolarmente avanzate, spesso molto lunghe, che non possono in nessun caso essere rimandate, se si vogliono ottenere risultati positivi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Spiega Antonia Madella Noja “Il grosso dei nostri pazienti sarà rappresentato da bambini fra 2 e 7 anni, anche se ci occuperemo di pazienti in tutta l&#8217;età evolutiva, da 0 a 18 anni. Applicheremo naturalmente il metodo Feuerstein, che lavora sullo sviluppo della zona cerebrale potenziale dei bambini e consente di ottenere ottimi risultati quando l&#8217;intervento è precoce. Ci occuperemo di riabilitazione motoria e useremo svariate tecniche riabilitative, come la musicoterapia e la logopedia. Interventi che consentiranno a molti di questi bambini di raggiungere l’autonomia necessaria a condurre una vita il più normale possibile”.</p>
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		<title>Il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, ha annunciato l’intenzione di dimettersi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 12:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Kahn</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog/News]]></category>
		<category><![CDATA[comunità ebraica di roma]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaele Sassun]]></category>
		<category><![CDATA[Renzo Gattegna]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Pacifici]]></category>
		<category><![CDATA[Victor Magiar]]></category>

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		<description><![CDATA[Il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, ha annunciato l’intenzione di dimettersi A solo un anno dalle elezioni che hanno ridisegnato l’assetto e l’equilibrio all’interno del Consiglio della Comunità Ebraica di Roma, il presidente Riccardo Pacifici ha formalmente chiesto di mettere all’ordine giorno del prossimo Consiglio &#8211; che si terrà a metà di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-7222" title="pacifici" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/pacifici.jpg" alt="" width="500" height="360" />Il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, ha annunciato l’intenzione di dimettersi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A solo un anno dalle elezioni che hanno ridisegnato l’assetto e l’equilibrio all’interno del Consiglio della <strong>Comunità Ebraica di Roma</strong>, il presidente <strong>Riccardo</strong> <strong>Pacifici </strong>ha formalmente chiesto di mettere all’ordine giorno del prossimo Consiglio &#8211; che si terrà a metà di giugno – il tema delle sue dimissioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Una decisione che appare come un fulmine a ciel sereno tenuto presente che l’attuale Consiglio è il frutto di un elaborato accordo che vede compartecipi unitari nella gestione della Comunità le tre diverse anime politiche composte dalle liste: ‘Per Israele’ (che aveva raccolto il 47% dei consensi), ‘Hazak’ (30,8%) ed ‘Efshar’ (21,9%).<span id="more-7221"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una gestione unitaria che ha quasi del miracoloso se paragonato ai Consigli precedenti bloccati spesso da pure contrapposizioni ideologiche o di schieramento che avevano condizionato lo svolgimento dei lavori con pregiudiziali, tatticismi e formalismi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso di questi ultimi dodici mesi il nuovo Consiglio, pur non nascondendo visioni e approcci anche diversi, ha lavorato bene approvando i bilanci preventivi e consultivi, proseguendo nelle gestione del patrimonio, potenziando le attività culturali sul territorio (un esempio è il grande successo della<strong> Notte della Cabalà,</strong> di settembre 2011), rafforzando la Comunità ebraica di Roma come uno dei soggetti e interlocutori importanti ed ascoltati nella città e con le Istituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo modello unitario di Roma è stato proposto oggi a livello nazionale, in occasione delle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (che si terranno il prossimo 10 giugno), con una lista unitaria dal nome simbolico “Uniti per l’Ucei” (nella quale si sono candidati sia i capi lista – Riccardo Pacifici, <strong>Victor Magiar</strong> e<strong> Rafy Sassun</strong>, &#8211; sia <strong>Renzo Gattegna</strong>). Una lista unitaria che si contrapporrà alla novità di una lista costituita da sole donne ‘Binah’.</p>
<p>Nella lettera con la quale annuncia le sue dimissioni, Pacifici prende atto ‘con profondo rammarico’ di un clima polemico che lo fa sentire ‘in pieno disagio’.</p>
<p>Secondo voci &#8211; Pacifici tiene infatti sull’argomento uno strettissimo riserbo – le dimissioni non avrebbero nulla a che fare ne con le elezioni Ucei, ne per problemi interni al Consiglio della Comunità di Roma, ma dalla impossibilità di proseguire con serenità e armonia l’incarico, per due fondamentali ragioni molto diverse fra loro.</p>
<p>La prima attiene ai rapporti con l’Ufficio Rabbinico, con l’impossibilità della dirigenza dell’Assessore preposto di sostituirsi all’attività di coordinamento e controllo dell’Ufficio Rabbinico, in particolare per ciò che attiene al settore della kascherut, che ad oggi non è chiaro in capo a chi spetti la responsabilità. L’altro motivo è il disagio e le polemiche che alcuni all’interno della Comunità hanno sollevato a seguito della storica visita di <strong>Gilad Shalit</strong> a Roma. Una visita che, al di là del successo ottenuto sia con la grande partecipazione di pubblico al Campidoglio sia negli incontri che Shalit ha avuto nelle scuole ebraiche e con i giovani della Comunità, ha suscitato forti malumori.</p>
<p>Vi è infine anche un altro aspetto &#8211; come risulta dalla lettera di Pacifici – che lo spinge alle dimissioni e che attiene alle dinamiche legate al nuovo meccanismo previsto dal nuovo statuto che prevede il limite di tre mandati consecutivi, oltre il quale scatta la non eleggibilità dei consiglieri. Pacifici, come altri Consiglieri, si trova in questa condizione che &#8211; secondo Pacifici – sta dando luogo a tensioni e a dinamiche per la sua successione, che di fatto rendono difficile il proseguimento del suo incarico. Tensioni che si aggiungono – scrive Pacifici – anche a quelle tensioni che si stanno cominciando a delineare alla vigilia delle elezioni politiche generali che si terranno il prossimo anno e soprattutto alla concomitante elezione del prossimo primo cittadino di Roma.</p>
<p>Le dimissioni sono quindi state annunciate e se ne discuterà. E’ auspicabile che tali dimissioni, con un ampio dibattito, siano respinte e si recuperi un clima di dialogo, senza incrinare quei rapporti storici di amicizia che – lo ricorda Pacifici nella sua lettera – lo legano a molti Consiglieri.</p>
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		<title>Processo a Israele in Municipio</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 12:07:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Perugia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[nakba]]></category>
		<category><![CDATA[palestinesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre Israele celebra la sua fondazione, i palestinesi ricordano la ‘Nakba’, la cacciata. Ma perché ospitare un processo politico contro lo Stato ebraico in un Municipio di Roma? Mi chiedo: è normale che in un luogo istituzionale vada in scena un processo allo Stato di Israele? Vi racconto i fatti. La settimana scorsa il popolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="size-full wp-image-2169 alignleft" title="Israele" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2010/12/Israele1.jpg" alt="" width="250" height="184" />Mentre Israele celebra la sua fondazione, i palestinesi ricordano la ‘Nakba’, la cacciata. Ma perché ospitare un processo politico contro lo Stato ebraico in un Municipio di Roma?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi chiedo: è normale che in un luogo istituzionale vada in scena un processo allo Stato di <strong>Israele</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Vi racconto i fatti. La settimana scorsa il popolo palestinese celebrava come ogni anno la <strong>Nakba</strong>. In arabo questa parola significa catastrofe. E&#8217; il ricordo di quella che il mondo arabo considera la &#8220;cacciata&#8221; dei palestinesi da Israele. Non starò qui a fare un trattato sull&#8217;opportunità di celebrare tale evento o sulle alterazioni storiche che ne derivano. Sta di fatto che ogni anno la Nakba viene celebrata dai &#8220;tifosi&#8221; pro-palestinesi e anti-israeliani. <span id="more-7219"></span>Tale evento viene ricordato anche da alcune associazioni in Italia, legate alla causa palestinese. Una di queste si chiama <strong>Mezzaluna Rossa Palestinese-Italia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale associazione ha dato appuntamento per il 16 maggio scorso, alle 16.30, nella Sala Rossa del X Municipio (piazza Cinecittà, 11). Lo so perché un loro invito mi è arrivato alla casella elettronica. Quando ho visto l&#8217;email sono balzato dalla sedia. Giornata della Commemorazione del 64° anniversario della Nakba in un Municipio di Roma? Possibile? La sala del X Municipio è un luogo istituzionale del Comune di Roma. Il presidente del Municipio e il sindaco della Capitale permettono che si effettuino queste manifestazioni nelle loro sedi? A quanto pare sì.</p>
<p style="text-align: justify;">Lascio all&#8217;immaginazione di voi lettori cosa si sono detti quel pomeriggio i simpatizzanti della Mezzaluna. Nella Sala Rossa è stato un vero processo a Israele. Nessuna istituzione italiana dovrebbe permettere manifestazioni di odio nei confronti di un qualsiasi Paese riconosciuto da tutti gli organi internazionali.</p>
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		<title>Gilad Shalit a Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 14:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Kahn</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog/News]]></category>
		<category><![CDATA[comunità ebraica di roma]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[Gilad Shalit]]></category>
		<category><![CDATA[naor gilon]]></category>
		<category><![CDATA[Rav Riccardo Di Segni]]></category>
		<category><![CDATA[Renzo Gattegna]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Pacifici]]></category>

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		<description><![CDATA[Festeggiato al Campidoglio e dalle scuole ebraiche Bandiere, canti, palloncini bianchi e commozione. Una piazza del Campidoglio gremita con migliaia di cittadini romani per dare il benvenuto ieri sera al neo-cittadino onorario di Roma, Gilad Shalit, il giovane caporale israeliano liberato l&#8217;ottobre scorso dopo una detenzione di cinque anni, durata 1941 giorni, 4 ore e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-7215" title="SHALIT, IN CAMPIDOGLIO FESTA PER CITTADINO ONORARIO &quot;SIMBOLO SPERANZA&quot; - FOTO 2" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/shalit-a-roma-3.jpg" alt="" width="500" height="321" />Festeggiato al Campidoglio e dalle scuole ebraiche</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Bandiere, canti, palloncini bianchi e commozione. Una piazza del Campidoglio gremita con migliaia di cittadini romani per dare il benvenuto ieri sera al neo-cittadino onorario di <strong>Roma</strong>, <strong>Gilad Shalit</strong>, il giovane caporale israeliano liberato l&#8217;ottobre scorso dopo una detenzione di cinque anni, durata 1941 giorni, 4 ore e 45 minuti senza mai vedere la luce del sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad accogliere Gilad, accompagnato in una tre giorni romana ricca di incontri e di emozioni dai genitori Noam e Aviva che tanto si sono prodigati per la sua liberazione, i massimi vertici delle istituzioni capitoline: oltre al sindaco <strong>Alemanno</strong>, c&#8217;erano l&#8217;ambasciatore di <strong>Israele </strong>in <strong>Italia Naor Gilon</strong>, il presidente della <strong>Regione Lazio</strong>, <strong>Renata Polverini</strong>, l&#8217;assessore provinciale al bilancio, <strong>Antonio Rosati</strong>, il presidente dell&#8217;Unione comunità ebraiche italiane, <strong>Renzo Gattegna</strong>, il Rabbino capo di Roma, <strong>Riccardo Di Segni</strong>, e il presidente della comunità ebraica della Capitale, <strong>Riccardo Pacifici</strong>.<span id="more-7212"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In tutte le parole la commozione e la gioia di festeggiare una libertà insperata<em>.&#8221;E’ un giorno particolare e commovente</em>&#8221; ha parlato Alemanno, &#8220;<em>in cui siamo tutti un po&#8217; ammutoliti nel trovarci qui con Gilad, che e&#8217; un simbolo di speranza e di fermezza: fino a quando esisteranno giovani semplici, tranquilli, miti che non odiano nessuno e hanno il coraggio di vestire una divisa, sappiamo che i barbari, l&#8217;odio, la violenza e il fanatismo non prevarranno&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Commosso il saluto di Riccardo Pacifici, presidente della Comunita&#8217; ebraica di Roma. <em>&#8220;Non avrei mai immaginato che ci saremmo ritrovati qui ma ci siamo riusciti. Adesso e&#8217; il momento di fare alcune riflessioni insieme: non e&#8217; possibile gioire del tutto nel momento in cui ci sono altri che soffrono. Alcuni giorni fa abbiamo deciso insieme al sindaco, al Presidente della Regione Lazio e della Provincia di Roma di spegnere quelle luci del Colosseo perche&#8217; vengono ancora sterminati cristiani in Nigeria e noi non possiamo rimanere in silenzio, altri cittadini italiani sono prigionieri ed e&#8217; per questo che vogliamo gridare da qui: vogliamo liberi i due soldati che si trovano prigionieri in India&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La liberazione di Shalit, ha detto Polverini, “<em>ci insegna che quando le istituzioni di tutto il mondo si uniscono si riesce a portare a casa un risultato assolutamente straordinario”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente più emozionato di tutti Gilad: &#8220;<em>Sono felice di esprimere qui la mia gratitudine per tutto quello che e&#8217; stato fatto per la mia liberazione. Voglio ricordare tutti gli altri ostaggi imprigionati contro la propria volonta&#8217;: spero tornino presto a casa&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un video proiettato su maxi schermo ha ripercorso i momenti salienti delle manifestazioni organizzate per chiedere la liberazione del giovane soldato: il Colosseo spento, lo striscione con la sua immagine esposta in Campidoglio e i tanti appelli di istituzioni che lo volevano libero. Il sindaco Alemanno, dopo aver consegnato la cittadinanza onoraria, ha poi regalato a Shalit lo stendardo che dal 2009 era esposto in piazza del Campidoglio. &#8220;<em>Lo stendardo che abbiamo tenuto esposto in questa piazza e non e&#8217; mai stato tolto te lo regalo &#8211; ha detto Alemanno &#8211; perche&#8217; ti ricordi di questi anni anche dal nostro punto di vista. Ti vogliamo bene&#8221;.</em></p>
<p>Shalit ha poi oggi visitato le scuole ebraiche dove si è trattenuto con gli studenti delle elementari, medie e licei. “<em>Le preghiere dei bambini</em> – ha detto la presidente delle elementari Milena Pavoncello - <em>arrivano al cielo. E grazie a queste preghiere si è potuto realizzare il miracolo della liberazione di Shalit”.</em></p>
<p>E’ stato poi il momento dello scambio dei doni. Rav Roberto Colombo, direttore delle materie ebraiche, ha consegnato a Gilad grande appassionato di calcio la maglia del Milan con il nome di Shalit e il numero 13. “E’ il numero – ha speigato il rabbino Colombo &#8211; che corrisponde al valore numerico della parola Echad (Uno). Perché il popolo di Israele deve essere un tutt’uno, unito nei momenti di felicità e anche nei momenti di tristezza come lo è stato durante la lunga detenzione di Gilad”. Ma un regalo non bastava e per rimarcare con umorismo la differenza che c’è anche tra gli ebrei, quando si parla di calcio, a Gilad è stata anche regalata la maglia numero 10 della Roma con il nome di Totti. Buon soggiorno Gilad.</p>

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