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	<title>CPIA Genova</title>
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	<description>Notizie dal CPIA Centro Ponente di Genova</description>
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	<title>CPIA Genova</title>
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	<item>
		<title>Le danze tradizionali del Perù</title>
		<link>https://www.cpiagenova.it/web/le-danze-tradizionali-del-peru/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 17:50:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voltri]]></category>
		<category><![CDATA[Perù]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono originaria del Perù, un paese ricco di cultura e tradizioni. In Perù, nelle scuole, ci insegnano le danze tradizionali per conoscere e valorizzare la nostra cultura. Ogni anno, le scuole festeggiano il loro anniversario e ogni sera gli studenti ballano danze tradizionali peruviane di tutte le regioni. Gli insegnanti si incontrano e tirano a [&#8230;]]]></description>
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<p>Sono originaria del Perù, un paese ricco di cultura e tradizioni. In Perù, nelle scuole, ci insegnano le danze tradizionali per conoscere e valorizzare la nostra cultura. Ogni anno, le scuole festeggiano il loro anniversario e ogni sera gli studenti ballano danze tradizionali peruviane di tutte le regioni. Gli insegnanti si incontrano e tirano a sorte per decidere quale danza farà ogni classe.</p>



<p>Queste danze si praticano anche nelle università, con ancora più entusiasmo, perché le facoltà competono tra loro.</p>



<p>Le danze sono tipiche delle tre regioni principali: la Costa, la Sierra e la Selva.</p>



<p>Una delle danze più conosciute è la <strong>Marinera</strong>, che viene dalla Costa del Perù. Questa danza rappresenta il corteggiamento tra un uomo e una donna. I ballerini usano fazzoletti e fanno movimenti eleganti e coordinati. Nelle scuole questa danza si impara spesso per le presentazioni o per le feste importanti.</p>



<p>Un’altra danza molto importante è l’<strong>Huayno</strong>, tipica della Sierra. Si balla in coppia e ha passi veloci con piccoli salti. Questa danza rappresenta la vita e le tradizioni dei popoli delle Ande. A scuola impariamo i suoi passi per conoscere meglio la cultura della Sierra.</p>



<p>Nella Selva del Perù c’è la danza dell’<strong>Anaconda</strong>, la più conosciuta di questa regione. Rappresenta soprattutto la vita della natura. La Selva è molto diversa dalle altre regioni perché riflette l’ambiente della giungla, con i suoi fiumi, animali, piante e le tradizioni delle popolazioni indigene. Questo si vede anche nei loro vestiti: usano foglie secche della giungla come abiti.</p>



<p>Queste sono alcune delle danze più importanti delle diverse regioni del Perù. A Cusco si fanno sfilate con queste danze, che trovo meravigliose, soprattutto per i turisti che vogliono scoprire la nostra cultura.</p>



<p>[Alysson, corso B, Primo Livello Primo Periodo CPIA Voltri]</p>



<p>Foto: credit Adrian Dascal / Unsplash</p>
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		<title>Una festa importante</title>
		<link>https://www.cpiagenova.it/web/una-festa-importante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 17:49:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voltri]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi chiamo Saliha, ma gli amici e la famiglia mi chiamano Saba. Vengo dalla città di Sousse in Tunisia e voglio raccontarvi come celebriamo la festa di Eid Al Fitr, che conclude il mese del Ramadan.  Il significato di questo nome è, in italiano, &#8220;festa per la fine del digiuno&#8221;. Eid al Fitr arriva dopo [&#8230;]]]></description>
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<p>Mi chiamo Saliha, ma gli amici e la famiglia mi chiamano Saba. Vengo dalla città di Sousse in Tunisia e voglio raccontarvi come celebriamo la festa di Eid Al Fitr, che conclude il mese del Ramadan. </p>



<p>Il significato di questo nome è, in italiano, &#8220;festa per la fine del digiuno&#8221;.</p>



<p>Eid al Fitr arriva dopo un mese di digiuno, preghiera e pazienza. La mattina della festa ci svegliamo presto, indossiamo vestiti nuovi ed eleganti e andiamo a fare la preghiera dell’Eid nelle moschee o nelle piazze. Dopo la preghiera ci scambiamo gli auguri dicendo: “Buona festa e auguri a tutti.” A Sousse le famiglie si riuniscono e c’è un’atmosfera piena di amore e gioia. Si preparano i dolci tradizionali tunisini come Makroud, Baklawa, Kaal El Warka e Griba, insieme al pane tunisino tradizionale e a piatti tipici deliziosi.</p>



<p>Le persone visitano parenti e amici e regalano ai bambini la mancia della festa. La città si riempie di gioia, condivisione, amore e solidarietà.</p>



<p>È per me uno dei giorni più belli dell’anno.</p>



<p>[Saliha, corso B, Primo Livello Primo Periodo CPIA Voltri]</p>



<p>Foto: credit JR Harris / Unsplash</p>
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		<title>Il Festival delle ciliegie di Sefrou, in Marocco</title>
		<link>https://www.cpiagenova.it/web/il-festival-delle-ciliegie-di-sefrou-in-marocco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 17:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voltri]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono Fatima-Zahra, vengo dal Marocco e vi presento il Festival delle ciliege di Sefrou, che si trova nel sud-est di Fes, la capitale culturale. Sefrou è anche vicino alla mia città di nascita, Taza, che dal 2012 è riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dall’UNESCO. Ogni anno, per tre giorni a giugno, la città di Sefrou [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono Fatima-Zahra, vengo dal Marocco e vi presento il Festival delle ciliege di Sefrou, che si trova nel sud-est di Fes, la capitale culturale. Sefrou è anche vicino alla mia città di nascita, Taza, che dal 2012 è riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dall’UNESCO.</p>



<p>Ogni anno, per tre giorni a giugno, la città di Sefrou festeggia la propria cultura e la bellezza del territorio, rappresentata dalla ciliegia.</p>



<p>Durante la festa viene scelta la “Regina delle ciliegie”, un ragazza che partecipa a uno spettacolo insieme ad altre concorrenti provenienti da diverse zone del paese.</p>



<p>Il momento più importante è la grande sfilata per le strade della città, con musica tradizionale e moderna, ballerini, majorette, bande musicali e carri decorati dai produttori locali. La Regina delle ciliegie, vestita in modo elegante, distribuisce ciliegie al pubblico. Tutta la città partecipa alla festa: gli artigiani preparano abiti tradizionali, i coltivatori offrono le ciliegie, le associazioni sportive organizzano gare e i gruppi musicali e di danza animano le giornate.</p>



<p>Questa festa è molto importante perché unisce le persone, rende la città orgogliosa delle proprie tradizioni e aiuta a mantenere viva la cultura anche tra i giovani.</p>



<p>[Fa<span style="font-family: -webkit-standard; font-size: medium; white-space: normal;">tima-Zahra</span>, corso A, Primo Livello Primo Periodo CPIA Voltri]</p>



<p>Foto: credit Tomasz Anusiewicz / Unsplash</p>
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		<item>
		<title>Il Natale in Nigeria</title>
		<link>https://www.cpiagenova.it/web/il-natale-in-nigeria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 17:39:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voltri]]></category>
		<category><![CDATA[Benin]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
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					<description><![CDATA[Vorrei raccontare del Natale in Nigeria. Nel mio paese che si chiama Benin, il Natale dura tre giorni.&#160; La vigilia stiamo solo con la famiglia, andiamo alla Messa e indossiamo vestiti nuovi per la nascita di Gesù. Il giorno di Natale, andiamo tutti insieme a pregare per due ore nella nostra Chiesa.&#160;Insieme chiediamo a Dio [&#8230;]]]></description>
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<p>Vorrei raccontare del Natale in Nigeria. Nel mio paese che si chiama Benin, il Natale dura tre giorni.&nbsp;</p>



<p>La vigilia stiamo solo con la famiglia, andiamo alla Messa e indossiamo vestiti nuovi per la nascita di Gesù. Il giorno di Natale, andiamo tutti insieme a pregare per due ore nella nostra Chiesa.&nbsp;Insieme chiediamo a Dio la protezione per la nostra famiglia, tanta salute e gioia per i nostri bambini, e per avere sempre sulle nostre tavole cibo e acqua in abbondanza.</p>



<p>Quando torniamo a casa, lasciamo le porte aperte per i nostri vicini. Cuciniamo tutti insieme riso, stew (stufato) fatto di carne di mucca o capra, pomodori, cipolle, peperoni, patate, spezie e sale. Poi ci sono i dolci del nostro paese, tipo il chin chin fritto, servito tagliato a quadretti. È molto buono e ne facciamo tanto per regalarlo. Lo mettiamo in barattoli di vetro colorati a mano dai bambini.&nbsp;</p>



<p>Facciamo anche i puff-puff, che sono delle frittelle croccanti e morbide dentro. Dopo mangiato balliamo tutti insieme e cantiamo, felici per la nascita di Gesù.</p>



<p>Il giorno dopo Natale la festa continua. È il terzo giorno. Per tradizione le nostre strade e le case sono tutte piene di luci.&nbsp;</p>



<p>Dopo il Natale c’è la festa&nbsp;iguè, una festa tradizionale molto bella. L’Oba, che è il re di Benin,&nbsp;benedice la terra e il popolo. Le persone si vestono di rosso e arancione.</p>



<p>Tutti festeggiano e sono in pace.</p>



<p>[Blessing, corso B, Primo Livello Primo Periodo CPIA Voltri]</p>



<p>Foto: credit Ben Iwara / Unsplash</p>
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		<item>
		<title>La scuola per me</title>
		<link>https://www.cpiagenova.it/web/la-scuola-per-me/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 17:28:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voltri]]></category>
		<category><![CDATA[Burkina Faso]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi chiamo Nourou e vengo dal Burkina Faso, da un villaggio che si chiama Fottigue. Il mio villaggio non era molto grande, ma c’era una scuola.&#160; Quando sono andato a scuola avevo sette anni.&#160;C’erano sei classi e nella mia classe c’erano sessanta bambini con un maestro. Mi piaceva andare a scuola perché mi divertivo e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mi chiamo Nourou e vengo dal Burkina Faso, da un villaggio che si chiama Fottigue. Il mio villaggio non era molto grande, ma c’era una scuola.&nbsp;</p>



<p>Quando sono andato a scuola avevo sette anni.&nbsp;C’erano sei classi e nella mia classe c’erano sessanta bambini con un maestro.</p>



<p>Mi piaceva andare a scuola perché mi divertivo e sapevo che era importante per il mio futuro. Inoltre il mio maestro, se io non andavo a scuola, ma andavo a giocare, mi dava dei colpi sul sedere con un ramo. Non faceva male, ma non mi piaceva.</p>



<p>Dopo sei anni ho continuato a studiare e sono andato in una scuola in città. La città si chiama Bittou. Lì ho studiato due anni. Poi sono andato a lavorare con mio padre.</p>



<p>Nel 2023 ho salutato la mia famiglia e lasciato il mio paese per la guerra. Così tanti miei amici sono scappati.&nbsp;Il viaggio è stato molto difficile. Dalla Tunisia sono partito e sono arrivato in Italia nel 2024.</p>



<p>In Italia ho ritrovato la scuola e ho imparato a parlare l’italiano. Io adesso vado a scuola per la terza media, ma ogni tanto ho così tanti pensieri e sono preoccupato per la mia famiglia. In questi momenti faccio fatica a studiare e ad andare a scuola. Ho pensato di lasciare, ma il professore di matematica, Luca, mi ha detto: “Nourou, è un peccato, tu sei molto bravo e intelligente”. Io ho pensato a questo e adesso sono di nuovo a scuola.</p>



<p>Qui nella classe siamo in cinque, tutti africani. Burkina Faso, Guinea Conakry e Nigeria. In Italia la scuola è un diritto e un dovere ed è gratuita.</p>



<p>Io penso che questo sia importante per costruire un futuro migliore anche per il mio paese, che rimane sempre dentro di me.</p>



<p>Siamo in tanti qui per migliorare la nostra vita e migliorare la vita dell’Africa.</p>



<p>[Nourou, corso B, Primo Livello Primo Periodo CPIA Voltri]</p>



<p>Foto: credit Emmanuel Ikwuegbu / Unsplash</p>
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		<item>
		<title>Una donna speciale: Onyeka Onwenu</title>
		<link>https://www.cpiagenova.it/web/una-donna-speciale-onyeka-onwenu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 17:14:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voltri]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi chiamo Gloria, vengo dalla Nigeria e dedico questa storia a tutte le donne del mondo. È la storia di&#160;Onyeka Onwenu, un’artista nigeriana meravigliosa: cantante, attrice, giornalista televisiva, attivista e politica. È stata una donna sicura di sé e uno dei personaggi più importanti della Nigeria. Onyeka Onwenu è&#160;nata il 31 gennaio 1952 a Obosi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mi chiamo Gloria, vengo dalla Nigeria e dedico questa storia a tutte le donne del mondo. È la storia di&nbsp;Onyeka Onwenu, un’artista nigeriana meravigliosa: cantante, attrice, giornalista televisiva, attivista e politica. È stata una donna sicura di sé e uno dei personaggi più importanti della Nigeria.</p>



<p>Onyeka Onwenu è&nbsp;nata il 31 gennaio 1952 a Obosi, nello Stato di Anambra, in Nigeria. Ha studiato negli Stati Uniti d’America, dove ha ottenuto una laurea in Relazioni Internazionali e un master in Media Studies. Nel 1980&nbsp;è&nbsp;tornata in Nigeria e ha iniziato&nbsp;la sua carriera come giornalista. Negli anni ’80 ha avuto un ruolo importante nella lotta per i diritti delle donne, grazie alle sue canzoni. Il suo primo grande successo come cantante è arrivato nel 1986 con&nbsp;<em>One Love</em>, mentre un’altra sua interpretazione,&nbsp;<em>You and I</em>, è stata inserita nel film del 1999&nbsp;<em>Conspiracy</em>, in cui lei stessa recita. La canzone è diventata una delle colonne sonore più conosciute di Nollywood, la seconda industria cinematografica più grande del mondo.</p>



<p>Onyeka Onwenu è stata coetanea del famoso cantante e attivista Fela Kuti. Quando lui fu incarcerato nel 1984 con l’accusa di sovversione, lei fece pressione per ottenere la sua liberazione. Dopo la liberazione, Fela Kuti le propose di sposarlo, ma Onyeka rifiutò. Nel suo libro di memorie <em>In My Father’s Daughter</em> ha scritto: «Gli dissi che ero una donna gelosa e che non sarei stata in grado di vivere come una donna del suo harem». Fela Kuti, infatti è conosciuto oltre che per la sua musica anche per aver sposato ben 27 donne.</p>



<p><span style="font-family: -webkit-standard; font-size: medium; white-space: normal;">Onyeka</span>&nbsp;Onwenu ha sempre lottato per i diritti delle donne e dei più deboli. Ha lavorato anche in politica e ha promosso le arti e lo sviluppo delle donne.</p>



<p>È morta il&nbsp;30 luglio 2024, a&nbsp;72 anni, a&nbsp;Lagos, dopo essersi sentita male durante un suo concerto. La chiamavano&nbsp;“The Elegant Stallion”&nbsp;per la sua eleganza e forza sul palcoscenico. Le sue canzoni, i suoi film e il suo esempio continueranno a ispirare molte persone in Nigeria e nel mondo.</p>



<p>[Gloria, corso B, Primo Livello Primo Periodo CPIA Voltri]</p>



<p>Foto: immagine generata dall&#8217;Intelligenza Artificiale</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il mio Paese: una storia di dolore, lotta, speranza</title>
		<link>https://www.cpiagenova.it/web/il-mio-paese-una-storia-di-dolore-lotta-speranza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 14:17:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voltri]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi chiamo Nidia, vengo dalla Colombia e vorrei raccontare la storia delle piccole difficoltà&#160;del mio Paese. Quando gli Spagnoli arrivarono sulle coste della Colombia nel 1499, la terra non era vuota. Tra le montagne e le foreste vivevano popoli antichi come i Muisca e i Tairona sull’altopiano delle Ande. Queste popolazioni lavoravano l’oro con grande [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mi chiamo Nidia, vengo dalla Colombia e vorrei raccontare la storia delle piccole difficoltà&nbsp;del mio Paese.</p>



<p>Quando gli Spagnoli arrivarono sulle coste della Colombia nel 1499, la terra non era vuota. Tra le montagne e le foreste vivevano popoli antichi come i Muisca e i Tairona sull’altopiano delle Ande. Queste popolazioni lavoravano l’oro con grande abilità. Da uno dei loro rituali nacque la leggenda di El Dorado: il nuovo capo, coperto di polvere d’oro, si immergeva in un lago sacro. Questa leggenda attirò i conquistadores, che cercavano più ricchezze che nuove terre.</p>



<p>Nel 1537 Gonzalo Jiménez de Quesada conquistò il territorio dei Muisca e fondò Bogotá. Cominciò così il dominio spagnolo, durato quasi tre secoli. L’oro venne portato in Europa, mentre la popolazione locale diminuì drasticamente a causa di guerre, lavori forzati e malattie.</p>



<p>Per sostituire la manodopera furono portati schiavi africani. Da qui nasce una parte fondamentale dell’identità afrocolombiana.</p>



<p>Nel 1810, ispirati dalle rivoluzioni americana e francese, anche i Colombiani iniziarono a ribellarsi. Il protagonista di queste vicende fu Simón Bolívar, che guidò le truppe indipendentiste attraverso le Ande in una delle campagne militari più difficili della storia. Nel 1819, dopo la battaglia di Boyacá, la Colombia ottenne l’indipendenza dalla Spagna.</p>



<p>Il nuovo Stato però non trovò subito la pace. Il XIX e il XX secolo furono segnati da guerre civili, povertà e divisioni politiche. Negli anni Quaranta iniziò un periodo violento chiamato “La Violencia”, seguito dal conflitto armato con guerriglie e gruppi paramilitari.</p>



<p>Negli anni Ottanta il nome della Colombia fu legato al narcotraffico, soprattutto alla figura di Pablo Escobar, che portò ricchezza illegale ma anche terrore e migliaia di vittime.</p>



<p>Nonostante tutto, la Colombia non si è fermata. Negli ultimi decenni ha cercato la pace, firmando nel 2016 uno storico accordo con le FARC.</p>



<p>Oggi è un Paese che porta ancora le cicatrici del passato, ma anche una grande forza nella musica, nella sua letteratura – come quella di Gabriel García Márquez, premio Nobel per la Letteratura – e nella capacità della sua gente di resistere e ricominciare.</p>



<p>Questa è la storia vera della Colombia: una storia di dolore, lotta e speranza.</p>



<p>[Nidia, corso B, Primo Livello Primo Periodo CPIA Voltri]</p>



<p>Foto: credit Random Institute / Unsplash</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Giardino Majorelle: un Eden infinitamente blu</title>
		<link>https://www.cpiagenova.it/web/il-giardino-majorelle-un-eden-infinitamente-blu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 14:10:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voltri]]></category>
		<category><![CDATA[Marocco]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi chiamo Khadija e vengo del Marocco che è un affascinante paese nordafricano, ponte tra Africa ed Europa, noto per i suoi paesaggi diversificati che vanno dalle montagne dell’Atlante al deserto del Sahara, e per le sue città imperiali come Marrakech, dove si trova il Giardino Majorelle.&#160; Situato nel quartiere Gueliz, il Giardino Majorelle è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mi chiamo Khadija e vengo del Marocco che è un affascinante paese nordafricano, ponte tra Africa ed Europa, noto per i suoi paesaggi diversificati che vanno dalle montagne dell’Atlante al deserto del Sahara, e per le sue città imperiali come Marrakech, dove si trova il Giardino Majorelle.&nbsp;</p>



<p>Situato nel quartiere Gueliz, il Giardino Majorelle è un capolavoro botanico e artistico creato nel 1924 dal pittore francese Jacques Majorelle per usarlo soltanto come fonte d’ispirazione. Il Giardino è stato aperto al pubblico nel 1947.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1200" height="900" src="https://www.cpiagenova.it/web/wp-content/uploads/2026/03/carter-obasohan-E3v-PNUAPC0-unsplash-1200x900.jpg" alt="" class="wp-image-3017" srcset="https://www.cpiagenova.it/web/wp-content/uploads/2026/03/carter-obasohan-E3v-PNUAPC0-unsplash-1200x900.jpg 1200w, https://www.cpiagenova.it/web/wp-content/uploads/2026/03/carter-obasohan-E3v-PNUAPC0-unsplash-300x225.jpg 300w, https://www.cpiagenova.it/web/wp-content/uploads/2026/03/carter-obasohan-E3v-PNUAPC0-unsplash-768x576.jpg 768w, https://www.cpiagenova.it/web/wp-content/uploads/2026/03/carter-obasohan-E3v-PNUAPC0-unsplash-1536x1152.jpg 1536w, https://www.cpiagenova.it/web/wp-content/uploads/2026/03/carter-obasohan-E3v-PNUAPC0-unsplash-560x420.jpg 560w, https://www.cpiagenova.it/web/wp-content/uploads/2026/03/carter-obasohan-E3v-PNUAPC0-unsplash-80x60.jpg 80w, https://www.cpiagenova.it/web/wp-content/uploads/2026/03/carter-obasohan-E3v-PNUAPC0-unsplash-150x113.jpg 150w, https://www.cpiagenova.it/web/wp-content/uploads/2026/03/carter-obasohan-E3v-PNUAPC0-unsplash-600x450.jpg 600w, https://www.cpiagenova.it/web/wp-content/uploads/2026/03/carter-obasohan-E3v-PNUAPC0-unsplash-696x522.jpg 696w, https://www.cpiagenova.it/web/wp-content/uploads/2026/03/carter-obasohan-E3v-PNUAPC0-unsplash-1068x801.jpg 1068w, https://www.cpiagenova.it/web/wp-content/uploads/2026/03/carter-obasohan-E3v-PNUAPC0-unsplash.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p>Famoso per il suo vibrante “blu Majorelle”, l’architettura Art Déco e la collezione di piante esotiche, è stato salvato e restaurato da Yves Saint Laurent e Pierre Bergé nel 1980. Oggi ospita oltre 300 varietà di piante rare provenienti da cinque continenti, innumerevoli fontane, il museo Berbero che è dedicato alla cultura nordafricana, il museo Yves Saint Laurent che celebra la vita e le creazioni dello stilista profondamente legato al Marocco, il memoriale di Yves Saint Laurent e la Villa Oasis.&nbsp;</p>



<p>Aperto quotidianamente, il Giardino Majorelle rappresenta un perfetto connubio tra la passione botanica e l’estetica artistica, e offre un silenzio rilassante nel cuore della vivace città.&nbsp;</p>



<p>[Khadija, corso A, Primo Livello Primo Periodo CPIA Voltri]</p>



<p>Foto: credit Riccardo Monteleone e Carter Obasohan / Unsplash</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La leggenda del Nakshi Kantha</title>
		<link>https://www.cpiagenova.it/web/la-leggenda-del-nakshi-kantha/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 17:30:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voltri]]></category>
		<category><![CDATA[Bangladesh]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi chiamo Tanzila e vengo dal Bangladesh. Vi voglio raccontare una leggenda del mio paese. Si intitola la leggenda del “Nakshi Kantha”. Tanti anni fa, in un villaggio del Bangladesh, viveva una giovane donna di nome di Rupa. Era molto creativa e amava l’arte. Suo marito partì per una guerra lontana e, con il passare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mi chiamo Tanzila e vengo dal Bangladesh. Vi voglio raccontare una leggenda del mio paese. Si intitola la leggenda del “Nakshi Kantha”.</p>



<p>Tanti anni fa, in un villaggio del Bangladesh, viveva una giovane donna di nome di Rupa. Era molto creativa e amava l’arte. Suo marito partì per una guerra lontana e, con il passare dei giorni, non tornò mai più. Rupa, piena di dolore e nostalgia, iniziò a ricamare su un vecchio pezzo di stoffa. Con ago e filo raccontava le sue memorie, i suoi sogni, le sue speranze e il suo amore perduto. Così creò il Nakshi Kantha, una coperta ricamata piena di fiori, alberi, fiumi e immagini del suo villaggio.</p>



<p>Tutti nel villaggio rimasero incantanti della sua bellezza. Capirono che non era solo una coperta ma un’espressione del cuore e dell’anima di una donna.</p>



<p>Così la Nakshi Kantha divenne un simbolo della creatività delle donne bengalesi.</p>



<p>Anch’io a casa possiedo una Nakshi Kantha: una coperta ricamata che ho realizzato con le mie mani nove anni fa per mio marito. Per terminarla ho impiegato quasi due anni. Oggi la usiamo sul nostro letto: è una vera coperta, fatta per scaldare, ma per me ha anche un grande valore affettivo. L’abbiamo portata con noi anche nella nostra nuova vita in Italia, come un pezzo della nostra storia e delle nostre radici.</p>



<p>[Tanzila, corso B, Primo Livello Primo Periodo CPIA Voltri]</p>



<p>Foto generata dall&#8217;Intelligenza Artificiale</p>



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		<title>La storia della Matrioska</title>
		<link>https://www.cpiagenova.it/web/la-storia-della-matrioska/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 15:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voltri]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[La Matrioska è il simbolo più famoso della Russia. La sua storia è molto interessante. Anche se molti pensano che sia un oggetto antichissimo, la prima bambola è stata creata solo alla fine del XIX secolo. La storia racconta che tutto iniziò quando una figura di legno giapponese, chiamata Fukuruma, arrivò in una bottega di [&#8230;]]]></description>
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<p>La Matrioska è il simbolo più famoso della Russia. La sua storia è molto interessante. Anche se molti pensano che sia un oggetto antichissimo, la prima bambola è stata creata solo alla fine del XIX secolo.</p>



<p>La storia racconta che tutto iniziò quando una figura di legno giapponese, chiamata Fukuruma, arrivò in una bottega di giocattoli russa. Questa figura conteneva altre statuette più piccole al suo interno. Ispirati da questa idea, Ispirati da questa idea, l’artigiano Vasilij Zvezdočkin e il pittore Sergej Maljutin crearono la versione russa: una contadina con il fazzoletto in testa e un gallo in mano. Il nome scelto fu Matrioska, che deriva da &#8220;Matrena&#8221;, un nome molto popolare all&#8217;epoca. La radice del nome è la parola latina &#8220;mater&#8221;, che significa madre. Fu quindi creata una bambina vestita con il tipico abito contadino, il sarafan, e un fazzoletto in testa, il plater.</p>



<p>La vera fama della Matrioska arrivò nel 1900, quando la bambola fu presentata all&#8217;Esposizione Universale di Parigi e vinse la medaglia di bronzo. Da quel momento divenne il simbolo della Russia conosciuto in tutto il mondo.</p>



<p>Oltre a essere un giocattolo, la Matrioska porta con sé messaggi profondi. Rappresenta la fertilità e la figura della madre che accoglie e protegge i suoi figli dentro di sé. Simboleggia anche l&#8217;unità familiare e la continuità delle generazioni.</p>



<p>Come nella vita, anche con la Matrioska bisogna aprire e guardare dentro, superando diversi strati per arrivare al cuore delle cose.</p>



<p>[Olena, corso B, Primo Livello Primo Periodo CPIA Voltri]</p>



<p>Foto: credit Sandy Millar / Unsplash</p>
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