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	<title>Crescita Personale e Finanziaria</title>
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	<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 10:14:56 +0000</pubDate>
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		<title>Basta una parola in più&#8230;Piccoli gesti per fare una grande differenza</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 05:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Buone Abitudini]]></category>

		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>

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Non è raro che in qualcuno dei miei corsi io utilizzi come &#8220;esempi&#8221; cose che sono successe a me o a miei conoscenti.
E puntualmente mi arriva sempre la domanda:
ma come fai a conoscere persone così &#8220;importanti&#8220;?
La risposta è duplice:
1) Sono stato fortunato ad incontrarli
2) Sono stato capace di ACCORGERMENE
Ti spiego cosa intendo. Normalmente abbiamo centinaia [...]]]></description>
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<p>Non è raro che in qualcuno dei miei corsi io utilizzi come &#8220;esempi&#8221; cose che sono successe a me o a miei conoscenti.</p>
<p>E puntualmente mi arriva sempre la domanda:<br />
ma come fai a conoscere persone così &#8220;<strong>importanti</strong>&#8220;?</p>
<p>La risposta è duplice:<br />
1) Sono stato <strong>fortunato</strong> ad incontrarli<br />
2) Sono stato <strong>capace</strong> di ACCORGERMENE</p>
<p>Ti spiego cosa intendo. Normalmente abbiamo centinaia di interazioni insignificanti durante la giornata.</p>
<p>Pensa a tutte le <strong>persone</strong> che incontri <strong>ogni giorno</strong> e con le quali scambi un &#8220;buongiorno&#8221;, &#8220;quanto viene&#8221;, &#8220;grazie&#8221;, &#8220;eccole 10 euro&#8221;.</p>
<p>E pensa a tutte quelle che incontri sul <strong>lavoro</strong>.</p>
<p>E&#8217; un numero <strong>enorme</strong>, vero?</p>
<p>Ebbene, anni fa ho approntato uno speciale &#8220;<strong>codice di condotta</strong>&#8221; che potrà portarti dei risultati ENORMI quando la adotterai come standard in ogni <strong>rapporto umano</strong>.</p>
<p>Si chiama: &#8220;<strong>basta una parola in più</strong>&#8220;.</p>
<p>Da oggi in poi, in ogni interazione che hai, prova a dire anche solo una parola in più.</p>
<p>Se al <strong>bar</strong> il cameriere ti dice &#8220;<em>arrivo subito da lei</em>&#8220;, invece di rispondere &#8220;ok, aspetto&#8221;, prova a dire &#8220;<em>ok, ti vedo molto impegnato, non preoccuparti&#8230;. respira anche un pò!</em>&#8221;</p>
<p><strong>Ti stupirai&#8230;</strong></p>
<p>Dovrai solo seguire due regole nell&#8217;applicazione di questo codice:<br />
- <strong>non avere mai pregiudizi</strong>. Non puoi mai sapere chi è veramente una persona basandoti solo sull&#8217;aspetto o ciò che &#8220;credi&#8221; sia un segno distintivo sociale&#8230;..<br />
- <strong>al centro della tua attenzione ci deve essere l&#8217;altra persona</strong>, non te.</p>
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		<title>7 modi per non farsi licenziare in azienda e fare carriera</title>
		<link>http://crescitafinanziaria.com/7-modi-per-non-farsi-licenziare-in-azienda/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 06:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Buone Abitudini]]></category>

		<category><![CDATA[Crescita Finanziaria]]></category>

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Sei entrato in azienda, lavori bene, speri di fare carriera. Ma la tua speranza a volte è destinata a rimanere tale. Perché il percorso professionale è spesso un campo minato, e la strada della carriera è una corsa a ostacoli. Basta poco per inciampare. E va a farsi benedire non soltanto la promozione, ma talvolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-bottom: 15px; margin-left: 10px"><script type="text/javascript"><!--
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<p>Sei entrato in <strong>azienda</strong>, lavori bene, speri di fare<strong> carriera</strong>. Ma la tua <strong>speranza</strong> a volte è destinata a rimanere tale. Perché il percorso professionale è spesso un campo minato, e la strada della <strong>carriera</strong> è una corsa a ostacoli. Basta poco per inciampare. E va a farsi benedire non soltanto la <strong>promozione</strong>, ma talvolta addirittura il posto di lavoro.</p>
<p>Essere un bravo <strong>professionista</strong> e un onesto lavoratore non basta. Secondo uno studio effettuato negli <strong>Stati Uniti</strong> gli elementi che determinano la <strong>carriera</strong> sono per il 20% di natura <strong>professionale</strong> e per l’80% di tipo <strong>relazionale</strong>. Vale a dire che non serve essere preparatissimo, serissimo, integerrimo se non vai d’accordo con il tuo<strong> capo</strong>. Meglio, molto meglio, ai fini dell’avanzamento di posizione, essere meno ferrato sulla materia ma più nelle grazie del boss. E’ ingiusto. E anche un po’ deprimente. Ma così va il mondo.</p>
<p>1) <strong>Conosci il tuo capo</strong> – Sai cosa gli sta veramente a cuore? Quali sono i suoi <strong>interessi</strong>, i suoi <strong>hobbies</strong>, le sue <strong>passioni</strong>? Ti sei informato sulla sua famiglia? Più conosci il tuo capo, più hai in mano informazioni utili per avvicinarti a lui.</p>
<p>Vuole che chi <strong>lavora</strong> per lui si vesta in giacca e cravatta? Fallo. Gli piace ricevere relazioni di non più di una paginetta? Attieniti alle sue esigenze. Si innamora di chi snocciola la sua <strong>cultura</strong>? Sfoderala! Approfondisci anche gli aspetti della sua vita personale. Ha una moglie e due figli? Ricordati i loro nomi. E ogni tanto chiedigli come stanno. Il grande si è laureato? Fagli le congratulazioni. Suo padre è in ospedale? Domandagli se sta migliorando. Fatti vedere <strong>interessato</strong>. Ti percepirà non soltanto come un dipendente, bensì come un <strong>amico</strong>. E chi credi che avvantaggerà al momento delle promozioni, un anonimo subordinato o un collaboratore che sente vicino?</p>
<p>Il tuo <strong>capo</strong> è appassionato di golf, vela, alpinismo, equitazione, corsa? Se anche tu condividi il suo <strong>passatempo</strong> preferito sei a cavallo: avete un argomento comune di cui parlare. Uno, per giunta, che non c’entra con il lavoro, ma che lo mette in uno stato d’animo <strong>sereno</strong>, disteso.</p>
<p>Informati anche se tiene a una squadra di <strong>calcio</strong>. C’è chi, per piaggeria, finge di tenere alla stessa formazione. Non serve arrivare a tanto; basta saper scambiare due battute sul <strong>campionato</strong>.</p>
<p>2) <strong>Conosci il tuo prossimo capo</strong> – Anche i capi non sono <strong>inamovibili</strong>. Soprattutto se il <strong>capo</strong> non è il padrone dell’<strong>azienda</strong>. I cambiamenti al vertice sono abbastanza frequenti; non come quelli alla direzione dei telegiornali <strong>Rai</strong>, ma pur sempre piuttosto consueti. In genere in <strong>Italia</strong> un capo resta in carica sei-otto anni; fai il conto di quando ha conquistato il posto e potrai farti un’idea approssimativa della sua durata.</p>
<p>Chi sarà il prossimo capo? Spesso non si sa. Allora gioca d’astuzia: frequenta i potenziali nuovi numeri uno. In genere si tratta di colleghi anziani o con molta <strong>anzianità aziendale</strong>, che sono vicini al capo e che hanno acquisito una notevole <strong>esperienza</strong>. Stringere un rapporto d’amicizia con il futuro capo prima della sua nomina è meglio che avvicinarsi a lui quando è già arrivato al potere: infatti sembrerai più disinteressato. Inoltre ogni nuovo capo piazza i suoi uomini nelle <strong>posizioni chiave</strong>: cerca di essere uno di loro!</p>
<p>3) <strong>Conosci te stesso</strong> – Questa è probabilmente la cosa più difficile da fare. Perché è ben più arduo conoscere se stessi che conoscere gli altri. Mentre spesso riusciamo ad analizzare gli altri con sufficiente obiettività, quasi mai siamo in grado di esaminarci in modo oggettivo. Eppure è fondamentale sapere quali sono i tuoi punti di <strong>forza</strong> e di <strong>debolezza</strong>, cosa esibire e cosa nascondere. E devi anche avere le idee chiare su cosa vuoi davvero. Se i tuoi obiettivi sono confusi, velleitari o poco concreti puoi stare certo che non li raggiungerai mai.</p>
<p>4) <strong>Conosci il tuo mondo</strong> – La conoscenza, l’informazione, la capacità di essere aggiornati sugli ultimi sviluppi del tuo settore si traducono in <strong>potere</strong>. Chi più sa, più potere ha e più prestigio acquista. Il capo dovrebbe appunto essere la persona che ne sa più degli altri. Quella a cui i <strong>colleghi</strong> si rivolgono per avere lumi.</p>
<p>Tieniti sempre aggiornato: la tua carriera ne guadagnerà.</p>
<p>5) <strong>Ama il prossimo tuo</strong> – Beh, diciamocelo: amare il tuo prossimo sul lavoro, cioè il collega, non è sempre facile. Però è fondamentale. Non vanno coltivati soltanto i capi, ma anche quelli che sono al tuo livello. Nessun uomo è un’isola: ti potranno dare una mano quando ne avrai bisogno; e perché il capo vuole che i suoi dipendenti vadano d’accordo tra di loro. Ho visto più di un caso di licenziamento dovuto al cattivo rapporto con i <strong>colleghi</strong>. Che si sono coalizzati nel chiedere al capo l’allontanamento di quello che era diventato un elemento estraneo.</p>
<p>Considera inoltre che i capi chiedono consiglio ai loro collaboratori. Ed è meglio che parlino bene ti te, verò?</p>
<p>6) <strong>Elimina i tuoi nemici </strong>– Ahimè, può capitare di avere nemici sul lavoro. Che ti detestano per mille motivi: per invidia; per gelosia; perché sei più capace, più simpatico, più nelle grazie del <strong>capo</strong> o della <strong>collega</strong> carina di loro.</p>
<p>Cerca di capire perché il collega ti odia. Parlagli. Sii disponibile a tendergli la mano. Ma se nonostante la tua diplomazia lui continua a <strong>boicottarti</strong> non hai alternative: infila l’elmetto, imbraccia il fucile e scendi in guerra anche tu. Perché a quel punto non hai scelta: o lui o te. E, visto che ha iniziato lui, è meglio che sia lui a <strong>soccombere</strong>.</p>
<p>Non divulgare la tua ostilità nei suoi confronti. Invece gioca d’astuzia. Negagli informazioni. Non invitarlo alle riunioni. E, soprattutto, mettilo in cattiva luce con i superiori. Fingendo – questa è una chicca machiavellica – di volerlo difendere. Dicendo, cioè, qualcosa come “Non voglio parlare male di Francesco, ma purtroppo sono costretto ad ammettere che….” Lo pugnalerai sembrando <strong>magnanimo</strong>!</p>
<p>7) <strong>Tieni gli occhi ben aperti</strong> – Anche se non hai nemici evidenti ti conviene restare guardingo. Non abbassare mai la guardia: troppa sicurezza frega. Una piccola dose di sana diffidenza può allungarti la carriera. Sii un detective: osserva cosa succede intorno a te, cogli i piccoli indizi. Come un’espressione insofferente, una battuta acida, un mancato invito ad un incontro. Come diceva <strong>Sherlock Holmes</strong>: un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi, tre sono una prova.</p>
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		<title>Perchè le donne sono più loquaci degli uomini?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 05:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Autostima]]></category>

		<category><![CDATA[Buone Abitudini]]></category>

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		<category><![CDATA[Seduzione]]></category>

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Si dice, da sempre, che le donne siano più chiacchierone degli uomini.
Maldicenze messe in giro dai maschietti? Fino a un certo punto. Perché è vero che il gentil sesso è più loquace di quello forte. So che qualche lettrice è già saltata su: Non è vero! Io parlo poco, invece mio marito una volta che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-bottom: 15px; margin-left: 10px"><script type="text/javascript"><!--
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<p>Si dice, da sempre, che le <strong>donne</strong> siano più chiacchierone degli <strong>uomini</strong>.<br />
Maldicenze messe in giro dai maschietti? Fino a un certo punto. Perché è vero che il gentil sesso è più <strong>loquace</strong> di quello forte. So che qualche lettrice è già saltata su: Non è vero! Io parlo poco, invece mio marito una volta che attacca bottone non la finisce più. Non voglio certo smentirla, signora: stiamo parlando di medie <strong>statistiche</strong>. E, mediamente, le donne hanno più propensione a dare fiato alle corde vocali.</p>
<p>C&#8217;è un motivo: <strong>la donna ama sfogarsi più dell&#8217;uomo</strong>. Ha più bisogno di aprirsi, di parlare, di lasciarsi andare quando ha un problema. Spesso le basta parlare con qualcuno che la ascolta <strong>attentamente</strong> per sentirsi meglio.<br />
Il <strong>problema</strong> non è stato affatto risolto: ma <strong>confidarsi</strong> basta per sentirsi meglio, con un peso sullo stomaco un po&#8217; più leggero.</p>
<p>Per molti <strong>uomini </strong>è l&#8217;opposto. Di fronte a un problema si chiudono in se stessi. Diventano introversi, burberi, scontrosi: a quante è capitato di chiedere al compagno &#8220;Cos&#8217;hai?&#8221; e sentirsi rispondere, a volte<br />
scortesemente, &#8220;Niente, niente, lasciami stare&#8221;? Quando c&#8217;è un <strong>problema</strong> l&#8217; uomo parla per risolverlo, e finchè non ha trovato la soluzione rimugina in <strong>silenzio</strong>. Non vuole essere distratto, non ha voglia di parlare con altri. E&#8217; <strong>solution oriented</strong>, orientato alla soluzione, come dicono gli anglosassoni.<br />
La donna, invece, è <strong>process oriented</strong>, orientata al processo. Parlare può essere un processo che serve ad avvicinarsi alla <strong>soluzione</strong>. E se la soluzione è lontana, e le parole da pronunciare sono molte, niente di male. Anzi.</p>
<p>La più spiccata parlantina femminile è anche dovuta a <strong>fattori culturali</strong>. Gli uomini andavano a <strong>caccia</strong> e in <strong>guerra</strong>, parlare poteva essere una perdita di tempo e anche rischioso: bastava uno sguardo, un segnale per intendersi. Le donne, dal canto loro, restavano a casa con la prole. E avevano tutto il<br />
tempo per chiacchierare con le amiche e con i figli. Fateci caso: chi parla di più con i <strong>bambini</strong> piccoli, che stanno imparando a biascicare i primi vocaboli? Nove volte su dieci è la <strong>mamma</strong>.</p>
<p>Si obietterà: ma l&#8217;uomo parla di meno anche se non ha <strong>problemi</strong>. Avviene soprattutto in <strong>famiglia</strong>: lei gli chiede com&#8217;è andata la giornata, lui mugugna due parole e poi si ferma. Mentre quando lui chiede qualcosa a lei (e spesso non c&#8217;è neanche bisogno di chiederglielo) lei comincia a mettere in moto la lingua e prosegue con gran gusto. Con il risultato che lei non si sente tenuta in considerazione da lui che non le parla abbastanza; e lui si sente travolto dall&#8217;esuberanza <strong>verbale</strong> di lei.</p>
<p>La soluzione per farlo parlare di più? Dargli soddisfazione mentre parla.<br />
Dargli corda, insomma. Ascoltarlo con <strong>attenzione</strong>, facendo cenno di sì con la testa: aiuta a farlo <strong>sentire importante</strong>. E gli uomini, più delle donne, hanno bisogno di sentirsi tali. Porgli domande<strong> aperte</strong>, quelle a cui non si risponde con un semplice sì o no: sono le domande che iniziano con Come mai,<br />
Perché, Spiegami. E <strong>sorridergli</strong>. L&#8217;uomo ama <strong>sentirsi apprezzato</strong> dalle donne: è il suo innato <strong>spirito del seduttore</strong> che, anche inconsciamente, affiora.<br />
Attenzione: potrebbe capitare che lui pensi di aver fatto colpo su di te. Se non è il tuo <strong>partner</strong>, valuta tu se è un rischio da correre.</p>
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		<title>Come gestire efficacemente il proprio tempo</title>
		<link>http://crescitafinanziaria.com/come-gestire-efficacemente-il-proprio-tempo/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 05:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Buone Abitudini]]></category>

		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>

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Per sfruttare al massimo le proprie giornate bisogna distinguere tra cose importanti e cose urgenti.
Per molti è importante, importantissimo, avere un figlio: è addirittura la cosa più importante della vita. Ma spesso non è urgente: si può averlo tra un anno, o tra due, o tre, non importa. Invece è urgente rinnovare l’abbonamento al Giornale: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-bottom: 15px; margin-left: 10px"><script type="text/javascript"><!--
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<p><em>Per sfruttare al massimo le proprie giornate bisogna distinguere tra cose importanti e cose urgenti.</em></p>
<p>Per molti è <strong>importante</strong>, importantissimo, avere un figlio: è addirittura la cosa più importante della vita. Ma spesso non è <strong>urgente</strong>: si può averlo tra un anno, o tra due, o tre, non importa. Invece è urgente rinnovare l’<strong>abbonamento</strong> al Giornale: scade domani, se non si va in posta a <strong>pagare</strong> il dovuto non recapiteranno più a casa il quotidiano preferito, almeno fino a quando non si sarà provveduto al versamento. Ma è così grave? Forse no: si può benissimo fare a meno del proprio giornale per qualche giorno.</p>
<p>Ecco la differenza tra quel che è <strong>urgente</strong> e quello che è<strong> importante</strong>. Le cose urgenti vanno fatte subito, <strong>immediatamente</strong>, ma non sempre sono importanti; mentre le cose importanti, che non sempre sono urgenti, sono quelle che ci cambiano la<strong> vita</strong>.</p>
<p>Il generale <strong>Eisenhower</strong>, presidente americano negli anni ‘50, distingueva tra cose urgenti e cose importanti grazie ad una griglia da lui escogitata, da allora chiamata “<strong>Griglia di Eisenhower</strong>”. È composta da 4 quadranti.</p>
<p>1. Nel quadrante 1 vanno scritte le cose <strong>molto urgenti</strong>, ma <strong>poco importanti</strong>; come pagare l’abbonamento al giornale.</p>
<p>2. Nel quadrante 2 vanno le cose <strong>molto urgenti</strong> e <strong>molto importanti</strong>, ad esempio farsi ricoverare immediatamente in ospedale per un infarto. Le cose in questo quadrante sono quelle che vanno fatte per prime.</p>
<p>3. Il successo si costruisce facendo le cose che si trovano nel quadrante numero 3: sono <strong>importanti</strong>, ma n<strong>on urgenti</strong>. Questo è il quadrante più trascurato, insieme con il 4, perché non contiene cose urgenti. Ma le cose importanti <strong>vanno comunque fatte</strong>, perché ti modellano la vita!</p>
<p>4. Il 4 è il quadrante-cestino: contiene cose <strong>né importanti</strong>, <strong>né urgenti</strong>, che quindi si possono dimenticare.</p>
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		<title>Come entrare in immediata sintonia con qualcuno</title>
		<link>http://crescitafinanziaria.com/come-entrare-in-immediata-sintonia-con-qualcuno/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 May 2008 10:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Autostima]]></category>

		<category><![CDATA[Buone Abitudini]]></category>

		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>

		<category><![CDATA[Seduzione]]></category>

		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>

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Il modo più efficace e veloce per entrare in sintonia immediata con qualcuno? L’uso del proprio corpo. Non fraintendermi: non sto parlando di erotismo, né di seduzione nel senso classico del termine. Ma in un senso più ampio sì. Perché sedurre significa “ad se ducere”, portare a sé: e con il linguaggio del corpo puoi [...]]]></description>
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<p>Il modo più <strong>efficace e veloce</strong> per <strong>entrare in sintonia</strong> immediata con qualcuno? L’uso del proprio corpo. Non fraintendermi: non sto parlando di <strong>erotismo</strong>, né di <strong>seduzione</strong> nel senso classico del termine. Ma in un senso più ampio sì. Perché <strong>sedurre</strong> significa “ad se ducere”, portare a sé: e con il <strong>linguaggio del corpo</strong> puoi conquistare il tuo interlocutore molto più facilmente che con le parole. Perché lui, <strong>abituato</strong> come tutti a sentirsi raccontare frottole, potrebbe accogliere quanto dici con sospetto. Mentre i <strong>messaggi</strong> che gli trasmetti con il <strong>corpo</strong> superano molto più facilmente i suoi filtri razionali e passano direttamente al suo subconscio, <strong>influenzandolo</strong>.</p>
<p>E&#8217; dimostrato che, in un incontro, i <strong>primi 90 secondi</strong> sono i più importanti: è in quel momento che si prova <strong>simpatia o antipatia</strong>, fiducia o sospetto nei confronti dell&#8217;altro. E quella <strong>prima impressione</strong> spesso diventa un <strong>giudizio definitivo</strong>. Possibile, visto che in soli 90 secondi non puoi fare molto altro che guardare l’altro, sorridergli, stringergli la mano e dire quattro banalità? Possibilissimo.</p>
<p><strong>Essenziale è avere una postura aperta</strong>: niente <strong>braccia o gambe incrociate</strong>, potrebbero sembrare un <strong>gesto di chiusura</strong>. La <strong>stretta di mano </strong>è particolarmente importante: con il contatto pelle su pelle trasmetti un sacco di informazioni sul tuo conto e ne ricevi altrettante dall’altro. <strong>Ecco come dev’essere la stretta</strong>:<br />
 <a href="http://crescitafinanziaria.com/come-entrare-in-immediata-sintonia-con-qualcuno/#more-40" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Gestiamo la nostra Motivazione</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2008 13:21:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Autostima]]></category>

		<category><![CDATA[Buone Abitudini]]></category>

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		<category><![CDATA[PNL]]></category>

		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[


La motivazione è una potentissima azione o serie di comportamenti direzionati, la cui potenza è data da tutti quei personalissimi motivi, sogni e desideri che danno la direzione e ci permettono di trasformare in risultati quello che ci sembrava irraggiungibile e impossibile.
Quando conosciamo quello che ci piacerebbe diventare, apprendere, fare siamo in grado di tracciare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-bottom: 15px; margin-left: 10px"><script type="text/javascript"><!--
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<p>La <strong>motivazione</strong> è una potentissima azione o serie di comportamenti direzionati, la cui potenza è data da tutti quei personalissimi<strong> motivi</strong>,<strong> sogni</strong> e <strong>desideri</strong> che danno la direzione e ci permettono di <strong>trasformare in risultati </strong>quello che ci sembrava irraggiungibile e impossibile.</p>
<p>Quando conosciamo quello che ci piacerebbe diventare, apprendere, fare siamo in grado di tracciare una rotta, stabilire un piano di azione attivare risorse, sentirci estremamente <strong>motivati</strong>.</p>
<p><strong>La motivazione ha una intensità</strong>, il più o meno sembra essere in relazione con la “<strong>qualità</strong>” della “<strong>vision</strong>”, cioè con la <strong>consapevolezza</strong> più o meno dettagliata e dunque appetibile di quello che vorremmo essere o fare nel futuro prossimo, con la nostra capacità di tradurlo in obiettivo concreto e raggiungibile (se quello che vogliamo è concreto riusciamo facilmente ad individuare anche il modo per ottenerlo e questo ci fa sperimentare un senso di <strong>powerfullness</strong>). La motivazione è sempre direzionata verso il raggiungimento di un obiettivo, più o meno consapevole, nasce e si sviluppa dai bisogni, ed acquista forma, consistenza e direzione attraverso i nostri valori che informano i bisogni riguardo verso quale meta direzionare il<strong> comportamento</strong> e riguardo il modo in cui poter essere soddisfatti.</p>
<p> I <strong>Bisogni</strong> secondo lo schema di Maslow si suddividono in primari, secondari e di espansione o autorealizzazione. Quelli primari sono quelli di <strong>sopravvivenza</strong>, <strong>mangiare</strong>, <strong>dormire</strong> etc; quelli secondari sono quelli di <strong>socializzazione</strong>, <strong>amici</strong>, <strong>partner</strong>, <strong>sesso</strong>, etc; quelli di autorealizzazione sono quelli che ci spingono verso mete come la realizzazione professionale etc.</p>
<p> <a href="http://crescitafinanziaria.com/gestiamo-la-nostra-motivazione/#more-39" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>I 7 segni della bugia</title>
		<link>http://crescitafinanziaria.com/i-7-segni-della-bugia/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 11:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Buone Abitudini]]></category>

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L’uomo è fatto per dire la verità. Lo scrive il Talmud, lo sostengono gli esperti di comunicazione. E la macchina della verità si basa su questo assioma. Da cui deriva che quando diciamo bugie andiamo contro la nostra natura. Ci sentiamo a disagio. Ci tradiamo.
Forse starai scuotendo la testa: Figurati, conosco gente che racconta balle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-bottom: 15px; margin-left: 10px"><script type="text/javascript"><!--
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<p><em>L’uomo è fatto per dire la verità</em>. Lo scrive il Talmud, lo sostengono gli esperti di comunicazione. E la macchina della verità si basa su questo assioma. Da cui deriva che quando diciamo bugie andiamo contro la nostra natura. Ci sentiamo a disagio. Ci <strong>tradiamo</strong>.</p>
<p>Forse starai scuotendo la testa: Figurati, conosco gente che racconta balle con una tale disinvoltura… Vero. Però anche loro, prima o poi, emettono segni che un occhio attento e un orecchio allenato capiscono essere indice di falsità.</p>
<p><strong>I sette sintomi della bugia<br />
</strong><br />
E’ provato che chi dice bugie subisce alterazioni nel suo corpo. Perché ha paura di essere scoperto, perché si vergogna, perché si sente a disagio. In alcuni soggetti le modificazioni sono molto accentuate: suda, diventa rosso, balbetta. In altri sono quasi impercettibili. Ma tutti, chi più chi meno, le manifestano. Vediamole.</p>
<p><strong>1) Sguardo distolto.</strong></p>
<p>Guardare negli occhi è segno di lealtà. Guardare altrove significa provare imbarazzo.</p>
<p><strong>2) Voce bassa.</strong></p>
<p>Chi dice bugie tende a parlare con voce un po’ più bassa del solito. A livello inconscio non se la sente di parlare al suo tono solito.</p>
<p><strong>3) Parlata veloce.</strong></p>
<p>Nel momento della menzogna spesso si parla più velocemente del solito. Per farla finita prima con il momento di disagio.</p>
<p><strong>4) Mani nascoste</strong></p>
<p>Prova a pronunciare la frase “Te lo dico con il cuore in mano”. Ti verrà spontaneo mostrare il palmo della mano: è un potente segnale di sincerità. Chi racconta bugie quasi sempre non tiene le mani aperte: le cela.<br />
<strong><br />
5) Segnali di nervosismo.</strong></p>
<p>Molti bugiardi si tradiscono perché moltiplicano i loro autocontatti, cioè i momenti in cui si toccano o si sfiorano il viso, il corpo o i vestiti. Alcuni segnali sono molto ovvii: slacciarsi il bottone in alto della camicia, allentarsi la cravatta, togliersi pilucchi immaginari. Tutti segnali di forte tensione.</p>
<p>Secondo alcuni studi chi racconta frottole si tocca soprattutto il naso o la bocca. Il naso è il centro del disagio: toccarselo equivale a dire “La cosa mi puzza”. La bocca è la fonte da cui la bugia esce: metterci la mano davanti, coprirla o, in modo più subdolo, sfiorare le labbra equivale a cercare inconsciamente di bloccare la fuoriuscita della menzogna. Di ricacciarla in gola, insomma.</p>
<p><strong>6) Occhi in alto a destra.</strong></p>
<p>La branca della psicologia chiamata programmazione neuro-linguistica (pnl) insegna che la maggior parte delle persone guardano in alto a sinistra per ricordare le immagini, e in alto a destra per costruirle. In alcuni – soprattutto i mancini - è il contrario. Una volta capito dove il soggetto colloca le sue immagini ricordate, ad esempio con una domanda a cui non ha motivo di mentire (qual era il colore della giacca di Jerry Scotti ieri sera?), si passa alla domanda che ci sta a cuore. Così una moglie può chiedere al marito se si ricorda il disegno della cravatta che ha indossato al matrimonio. Vede dove vanno le sue pupille: lì c’è l’archivio della sua memoria. Poi gli chiede con quali amici è stato al bar la sera prima. Se lui risponde “Francesco, Giuseppe e Tonino” e gli occhi vanno in alto a destra, potrebbe essere il caso di dubitare.</p>
<p><strong>7) Tentativo esagerato di sembrare sincero<br />
</strong><br />
A volte chi conosce i segnali che lo tradirebbero cerca di evitarli esagerando nell’altro senso: quindi guarda fisso negli occhi, alza la voce, parla lentamente, esibisce i palmi delle mani. Ma in modo plateale, non spontaneo. Come se stesse recitando.</p>
<p> <strong><br />
Attenti ai timidi</strong></p>
<p>Non basta quasi mai un solo sintomo per stabilire che il nostro interlocutore è un bugiardo: come diceva Sherlock Holmes, un indizio è un indizio, due sono un sospetto, tre sono una prova. Insomma, ci vuole cautela prima di esprimere un giudizio sulla veridicità altrui. Anche perché a volte i timidi possono sembrare bugiardi, anche se non lo sono affatto. Il loro nervosismo, la loro agitazione non hanno niente a che vedere con le menzogne: sono solo facilmente emozionabili.</p>
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		<title>Guadagnare Online con i sondaggi - Ecco i programmi migliori ! Prima Parte</title>
		<link>http://crescitafinanziaria.com/guadagnare-online-con-i-sondaggi-ecco-i-programmi-migliori-prima-parte/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2008 10:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Crescita Finanziaria]]></category>

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		<title>Presenza e consapevolezza di se stessi!</title>
		<link>http://crescitafinanziaria.com/presenza-e-consapevolezza-di-se-stessi/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 10:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Autostima]]></category>

		<category><![CDATA[Buone Abitudini]]></category>

		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>

		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>

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Quante energie sprechiamo ogni giorno pensando ai traumi del passato o alle angosce del futuro? Proviamo a vivere il presente, concentriamoci sull&#8217;istante che stiamo vivendo, sul &#8220;qui e adesso&#8221;. Non è facile, ma immaginiamo per un attimo cosa succederebbe se riuscissimo a vivere davvero solo l&#8217;istante: smetteremmo di essere angosciati, non avremmo più paura di [...]]]></description>
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<p>Quante energie sprechiamo ogni giorno pensando ai traumi del passato o alle angosce del futuro? Proviamo a vivere il <strong>presente</strong>, concentriamoci sull&#8217;istante che stiamo vivendo, sul &#8220;qui e adesso&#8221;. Non è facile, ma immaginiamo per un attimo cosa succederebbe se riuscissimo a vivere davvero solo l&#8217;istante: smetteremmo di essere angosciati, non avremmo più paura di niente.</p>
<p>Passiamo la vita con la <strong>paura</strong> che qualcosa possa andare storto o che i nostri sogni possano non realizzarsi. E se smettessimo di avere paura? Anche perché la maggior parte delle nostre preoccupazioni non si avvera mai, e allora evitiamo di perdere tempo inutilmente.</p>
<p>Questo non vuol dire smettere di progettare il futuro, non darsi degli obiettivi concreti o non sperare nei nostri sogni. Semplicemente significa lasciarsi andare, far scorrere via le ansie, mantenendo la serenità. E con uno spirito sereno è molto più facile ora raggiungere i nostri obiettivi!</p>
<p><strong>Vivere il presente</strong> non vuol neanche dire perdere il nostro calore umano, le nostre emozioni, i nostri sentimenti. Significa semplicemente non portare avanti le costruzioni mentali che ci creano sofferenza. Immaginiamo un evento negativo: capitano a tutti, anche a noi. Soffriamo per un istante, così che l&#8217;evento faccia comunque parte del nostro bagaglio di esperienze e ci lasci un insegnamento duraturo. Ma smettiamo di angosciarci per tutto il tempo successivo, sia esso qualche ora o forse giorni interi.</p>
<p>Il continuo ripensare ad un evento o continuare a soffrire per esso, non ci può aiutare a diminuire la sofferenza o a modificare l&#8217;evento. L&#8217;unica cosa che possiamo fare è fermarci, dire &#8220;stop!&#8221;. Pensare &#8220;ok, è successo, ho sofferto.<strong> Ora basta</strong>. Ora sono nell&#8217;istante successivo, posso smettere di soffrirne!&#8221;. E vivere l&#8217;istante successivo con maggiore serenità, con la consapevolezza che nulla può cambiare il passato.</p>
<p><em>ESERCIZIO</em><br />
Una <strong>tecnica</strong> per imparare a vivere correttamente l&#8217;istante presente è quella di partire con l&#8217;osservarci attentamente nei nostri processi mentali, di tipo <strong>intellettivo, emotivo e fisico</strong>.</p>
<p><strong>Cominciamo subito</strong>: osserviamo la nostra posizione, sentiamo le nostre sensazioni, guardiamo con i nostri occhi tutto quello che ci capita, senza interpretare. Tutto è importante, non esistono oggetti o situazioni di minore o maggiore valore. Osserviamo anche tutti i nostri pensieri, i nostri processi mentali, ascoltiamo il nostro dialogo interno e interrompiamolo quando ci rendiamo conto che sta tentando di interpretare ciò che osserviamo.</p>
<p>Viviamo in una realtà fatta di <strong>schemi</strong>, che la <strong>cultura</strong> ci ha imposto sin da bambini. Il primo passo per uscire da questo &#8220;<strong>sonno spirituale</strong>&#8221; è quello di acquisire <strong>consapevolezza</strong> di noi stessi, di quello che facciamo, di come rispondiamo in maniera automatica a quello che ci accade. Noi non vogliamo essere delle macchine che rispondono automaticamente e schematicamente agli eventi. Dobbiamo riprenderci il controllo di noi stessi! Cominciamo con questo esercizio mentale:</p>
<p><strong>VISIVO</strong>: osserviamo tutta la realtà circostante, con lo sguardo allargato al massimo, anche oltre i 180 gradi, sfocando leggermente la vista e lasciando che gli stimoli visivi colpiscano i nostri occhi. Limitiamoci ad osservare, senza interpretare. Lasciamo che gli oggetti che abbiamo di fronte siano solo un insieme di forme e colori, senza dargli un nome. <strong>Osserviamo e basta</strong>.</p>
<p><strong>AUDITIVO</strong>: ora facciamo la stessa pratica con il sistema uditivo, ascoltando tutti i <strong>suoni</strong> che ci arrivano alle orecchie, ma ancora una volta senza interpretarli. Lasciamo che il suono di una sirena sia soltanto un suono come tanti, un insieme di note e basta.</p>
<p><strong>CINESTESICO</strong>: sentiamo ora le sensazioni del nostro piede destro. Concentriamoci su di esse, anche sul più piccolo dei cambiamenti, sulla temperatura, sul formicolio. Poi saliamo lunga la gamba, poi nel lato sinistro, e così via lungo tutto il corpo. <strong>Sentiamo le sensazioni</strong>, ma senza interpretarle. Lasciamo che un piccolo dolore o anche solo un po&#8217; di prurito siano solo un trasferimento di impulsi elettrici del nostro sistema nervoso.</p>
<p>Con questo semplice ma intenso esercizio, <strong>stimoliamo la nostra concentrazione</strong>, il nostro ricordarci di noi stessi in ogni istante. E&#8217; importante capire che la realtà che viviamo è solo una simulazione del mondo, e non la realtà oggettiva. E&#8217; una realtà filtrata dal nostro sistema nervoso: una serie di impulsi visivi, uditivi, sensoriali arrivano mediante i nostri 5 sensi al nostro cervello in forma di impulsi elettrici. Questi impulsi vengono ricostruiti in base alle nostre credenze, ai nostri riferimenti, alla nostra <strong>identità</strong>.</p>
<p>Quando pratichiamo questo <strong>esercizio</strong> quindi, noi ci riportiamo ad un livello più alto di coscienza che ci riporta alla nostra <strong>Essenza</strong>, che nel corso degli anni viene distorta dall&#8217;ambiente in cui viviamo, dalla cultura in cui cresciamo, dai genitori e dalle amicizie.</p>
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		<title>Persuasione e linguaggio del corpo</title>
		<link>http://crescitafinanziaria.com/persuasione-e-linguaggio-del-corpo/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2008 10:11:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Autostima]]></category>

		<category><![CDATA[Buone Abitudini]]></category>

		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>

		<category><![CDATA[Seduzione]]></category>

		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>

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Persuasione è un concetto che non attiene solo a “quello che diciamo”. Questo è il livello VERBALE della comunicazione ovvero il contenuto del discorso.
Per quanto possa essere importante, il contenuto del messaggio rischia di passare in maniera poco efficace, di perdere d’importanza, se non è accompagnato da una comunicazione NON VERBALE congruente e in linea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-bottom: 15px; margin-left: 10px"><script type="text/javascript"><!--
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<p><strong>Persuasione </strong>è un concetto che non attiene solo a “quello che diciamo”. Questo è il livello VERBALE della <strong>comunicazione</strong> ovvero il contenuto del discorso.<br />
Per quanto possa essere importante, il contenuto del messaggio rischia di passare in maniera poco efficace, di perdere d’importanza, se non è accompagnato da una comunicazione NON VERBALE congruente e in linea con quello che si dice. Il <strong>corpo</strong>, la <strong>gestualità</strong>, il <strong>tono di voce</strong>, le pause, lo <strong>sguardo</strong>, allineati e congruenti con il contenuto del discorso, lo rendono molto più efficace.</p>
<p>“<strong>Ma qual è la regola della gestualità per una comunicazione efficace</strong>?” mi chiedono spesso nei corsi di comunicazione.</p>
<p>“L’unica regola – rispondo – è che non ci sono regole se non quella di essere congruenti con ciò che diciamo”.<br />
E’ forse un messaggio efficace quello che lanciano molti politici o oratori che, dicendo quanto sono convinti di una decisione o un progetto, sono titubanti nella voce e sfuggenti con lo sguardo?<br />
Restiamo sulla <strong>politica</strong> come esempio: è abbastanza interessante notare nei vari telegiornali le cosiddette “reazioni a caldo” dei politici ad un evento particolare o a una dichiarazione importante di qualcuno: quasi tutti dicono la stessa cosa (livello verbale) ma, preferenze politiche a parte, quello che ci rimane più impresso è colui che ha comunicato “meglio” il suo messaggio con la voce, con lo sguardo e magari con un gesto. <strong>Bettino Craxi</strong> non era forse conosciuto per le pause che faceva ogni tanto? Lo scopo era attirare l’attenzione prima di un concetto importante. E <strong>Gianfranco Fini</strong> non è un ottimo oratore? (va sempre con lo sguardo da una parte all’altra della platea per non dimenticare nessuno degli ascoltatori).</p>
<p>Nei nostri corsi di formazione, mi imbatto spesso nella classica e giustificata obiezione: “non credo che la comunicazione non verbale sia più importante di quella verbale, è impossibile!” (non capisco perché nel 70% dei casi sia un ingegnere o un informatico a sollevare questa obiezione..).<br />
“Hai perfettamente ragione” rispondo con voce poco convinta, incrociando le braccia e scuotendo il capo in segno di diniego. Piccola rottura di schema: perplessità di qualche secondo e risata generale. Il mio verbale gli da ragione ma il mio corpo e la mia voce dicono tutt’altro. Qual è il messaggio che è passato?</p>
<p>Certo, provate a tenere un’aula per otto ore raccontando solo una marea di stupidate: vi assicuro che per quanto siate bravi nel raccontarle, per quanto siate congruenti con il corpo e con la voce, sempre stupidate restano e l’uditorio molto probabilmente si “ribellerà”. <strong>Non si può prescindere dal contenuto</strong>.</p>
<p>Anche su questo, in realtà, qualcuno ha dei dubbi. Non conoscete persone molto brave nel relazionarsi agli altri anche se ‘povere’ di <strong>contenuti</strong>, o persone in grado di parlare per breve tempo, catturare l’attenzione degli interlocutori, pur senza dire niente di importante?. E’ un gioco che può reggere, però, solo per poco tempo. Se mancano i contenuti, non c’è niente da rafforzare con la <strong>comunicazione non verbale</strong>!</p>
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