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		<title>Maturità 2013, Magris per l’analisi del testo Prima prova basata su autori contemporanei</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 11:45:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/maturità-interna.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="maturità interna" /><p>Maturandi spiazzati in questa edizione degli esami di Stato. Una prova all'insegna della contemporaneità, con un brano di Claudio Magris, testi di Pasolini e Montale e immagini di Warhol e Guttuso. Per il saggio breve storico il tema è l'omicidio politico: dall'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando al sequestro Moro</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/maturità-interna.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="maturità interna" /><p>Il neoministro dell&#8217;Istruzione <strong>Maria Chiara Carrozza</strong> aveva rassicurato tutti, ma alla fine la sorpresa è arrivata assieme alla scoperta delle tracce della<strong> prima prova</strong> della maturità. Dopo settimane passate a chiedersi chi sarebbe stato l&#8217;autore inserito nella temutissima prima prova di <strong>analisi del testo</strong>, gli studenti si sono trovati davanti un nome che sicuramente in pochi avranno avuto modo di studiare durante il corso dell&#8217;anno: <strong>Claudio Magris</strong>. La prefazione de <strong><em>L&#8217;infinito viaggiare</em> </strong>pubblicato nel 2005 ha senza dubbio spiazzato i maturandi, certi di doversi confrontare con autori decisamente meno contemporanei.</p>
<p>Per il <strong>saggio breve</strong> di ambito <strong>artistico-letterario</strong> i tecnici del Ministero hanno optato per testi di <strong>Pier Paolo Pasolini</strong>, <strong>Elias Canetti</strong> e <strong>Remo Bodei</strong>, oltre ad una poesia di <strong>Eugenio Montale</strong>. Il tema è <strong>l&#8217;individuo e la società di massa</strong>, e ad esso collegati un&#8217;immagine del programma <strong><em>Lascia o raddoppia?</em> </strong>e due quadri, uno di <strong>Renato Guttuso</strong> e l&#8217;altro di <strong>Andy Warhol</strong> (il celebre ritratto di Marilyn Monroe). Per l&#8217;ambito<strong> socio-economico</strong> l&#8217;argomento scelto è <strong>Stato, mercato e democrazia</strong>, per quello <strong>storico-politico</strong> gli <strong>omicidi politici</strong> a partire &#8211; ovviamente &#8211; da quello dell&#8217;arciduca <strong>Francesco Ferdinando</strong>, il <i>casus belli</i> che diede formalmente inizio alla prima guerra mondiale, ma anche <strong>l&#8217;assassinio Kennedy </strong>del &#8217;63 e il <strong>sequestro di Aldo Moro, </strong>nel &#8217;78. Per l&#8217;<strong>ambito tecnico-scientifico</strong> protagonisti sono<strong> il cervello e le ricerche neurologiche</strong>.</p>
<p>Le ultime due tracce - <strong>tema di argomento storico e di ordine generale</strong> - sono rispettivamente su <strong>Brics</strong> (gli stati emergenti Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e la cosiddetta <strong><em>Rete della vita</em></strong>, il concetto di cooperazione e collaborazione.</p>
<p>Fin dalla consegna della <strong>seconda parte del codice</strong> utile alle commissioni per accedere ai testi da stampare, i commenti dei maturandi si sono susseguiti senza tregua. Su tutti, a dominare, il senso di <strong>incredulità</strong> per la scelta di un autore vivente e pressoché sconosciuto alla stragrande maggioranza degli studenti; anche se a qualcuno l&#8217;<strong>impronta moderna</strong> data a questa edizione degli esami di maturità non è dispiaciuta per niente. C&#8217;è da chiedersi se a questi intenti ministeriali corrisponda la vera scuola italiana.</p>
<p>L&#8217;appuntamento per i giovani studenti è per <strong>domani</strong>, con le <strong>prove specifiche</strong> in base all&#8217;indirizzo di studio, e <strong>lunedì</strong> per la<strong> terza prova</strong> predisposta dalle singole commissioni.</p>
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		<title>Catania Pride, in forse la presenza di Bianco  Caloggero: «Sfilata dedicata all’Hiv»</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 10:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Campese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/catania_pride.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="catania_pride" /><p>E' tutto pronto per l'edizione 2013 della giornata dell'orgoglio omosessuale e transessuale. Che quest'anno, per la prima volta, avrà un tema specifico: la salute e in particolare il mondo sieropositivo. Una sfilata, sabato 29 giugno, preceduta da molti eventi e caratterizzata da colori ed eccentricità. Invitato speciale il neo primo cittadino. «E' stato possibilista, dipende dalla sua agenda, ma sono convinto che ci sarà», dice  Giovanni Caloggero, presidente dell'Arcigay etnea. <strong>Guarda le foto del backstage</strong></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/catania_pride.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="catania_pride" /><p>È tutto pronto per il <strong>Catania Pride</strong>, la festa dell&#8217;orgoglio omosessuale e transessuale che quest&#8217;anno,sabato 29 giugno, sarà caratterizzata da un tema. Non più una parata generalista ma, «per la prima volta nella storia dei pride, dedicheremo la nostra sfilata al<strong> tema della salute</strong>, in particolare al <strong>mondo sieropositivo</strong> e a tutte quelle persone che lavorano e vivono con questo problema e che sono stigmatizzate per questo», spiega <strong>Giovanni Caloggero, presidente di Arcigay Catania</strong>. L&#8217;evento è organizzato insieme all&#8217;<a href="http://www.plus-onlus.it/" target="_blank">associazione Plus</a>, alla <a href="www.lila.it/it/" target="_blank">Lila</a> «e a tutti quelli che si battono per la<strong> difesa dei diritti</strong>», continua Caloggero. Con una dedica speciale al<strong> popolo turco</strong>, «che sta subendo una repressione inaudita, proprio per difendere i diritti».</p>
<p>Una parata a tema, ma sempre colorata e in cui l&#8217;<strong>eccentricità</strong> la fa da padrona. Caratteristica che non è gradita a tutti. «Il nostro è un <strong>movimento di liberazione sessuale</strong> dove ognuno deve essere libero di apparire come vuole», risponde il presidente dell&#8217;Arcigay etnea a chi chiede meno carnascialate e più normalità. «Preferiamo l&#8217;eccentricità genuina che l&#8217;<strong>ipocrisia</strong> di chi va in giacca e cravatta e poi è un lestofante», aggiunge. Un concetto reiterato anche sul <a href="https://www.facebook.com/Arcigay.CT?fref=ts" target="_blank">profilo Facebook del&#8217;evento</a>: «Nel 2013 ancora c&#8217;è chi, in <strong>modo bacchettone</strong>, critica i colori e si anche gli eccessi dei Pride &#8211; scrivono gli amministratori della pagina &#8211; Mentre nulla viene detto in merito al dispiegarsi di un <strong>sistema pubblicitario di marketing</strong>, dalla vendita del pentolame all&#8217;intimo, che regolarmente e sistematicamente fa ricorso alla<strong> mercificazione del corpo, maschile e femminile</strong>, come norma condivisa. Questo significa cedere a chi ci vorrebbe a propria immagine e somiglianza». E la comunità Lgbt etnea non cede, come dimostrano i colorati <strong>scatti del backstage del video di presentazione dell&#8217;evento</strong>.</p>

<a href='http://ctzen.it/2013/06/19/catania-pride-in-forse-la-presenza-di-bianco-caloggero-sfilata-dedicata-allhiv/1_preparativi_catania_pride/' title='1_preparativi_Catania_Pride'><img width="150" height="150" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/1_preparativi_Catania_Pride-150x150.jpg?552e11" class="attachment-thumbnail" alt="1_preparativi_Catania_Pride" /></a>
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<a href='http://ctzen.it/2013/06/19/catania-pride-in-forse-la-presenza-di-bianco-caloggero-sfilata-dedicata-allhiv/3_liotro_cataniapride/' title='3_liotro_CataniaPride'><img width="150" height="150" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/3_liotro_CataniaPride-150x150.jpg?552e11" class="attachment-thumbnail" alt="3_liotro_CataniaPride" /></a>
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<a href='http://ctzen.it/2013/06/19/catania-pride-in-forse-la-presenza-di-bianco-caloggero-sfilata-dedicata-allhiv/9_piazza_stesicoro_cataniapride/' title='9_piazza_Stesicoro_CataniaPride'><img width="150" height="150" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/9_piazza_Stesicoro_CataniaPride-150x150.jpg?552e11" class="attachment-thumbnail" alt="9_piazza_Stesicoro_CataniaPride" /></a>

<p>E in attesa della <strong>parata di sabato 29</strong> &#8211; con partenza alle 17.30 <strong>da piazza Cavour</strong> e arrivo in <strong>piazza Vincenzo Bellini</strong> - la settimana Pride è ricca di eventi. Il lunedì precedente, alle 19 nel cortile della sede Cgil, avverrà la<strong> presentazione del documento politico</strong>; martedì e mercoledì l&#8217;appuntamento è con l&#8217;atteso <strong>workshop di Drag King</strong> più proiezioni e conferenze; giovedì e venerdì sarà la volta di <strong>spettacoli</strong>, mostre e presentazioni di libri. Per venerdì sera è prevista la <strong>festa di autofinanziamento al Pegaso&#8217;s</strong> in versione estate.</p>
<p>Al di là delle polemiche sui colori e l&#8217;abbigliamento, tutto è pronto per dare inizio al Pride 2013. Compresi gli ospiti. A comunicare la sua presenza è già stato il segretario generale della <strong>Cgil</strong> etnea <strong>Angelo Villari</strong>. Mentre un invito importante è stato fatto questa mattina al neo primo cittadino <strong>Enzo Bianco</strong>. Gli uomini e le donne della comunità Lgbt gli hanno chiesto di presenziare alla conferenza stampa di apertura e di stare con loro sul palco la sera.  «Bianco è stato possibilista, ha detto che dipende tutto dalla sua agenda - racconta Giovanni Caloggero &#8211; Ma sono convinto che ci sarà», dice soddisfatto. Una presenza importante, specie dopo le polemiche per l&#8217;assenza alla parata romana del neo sindaco <strong>Ignazio Marino</strong>.</p>
<p>Ma, al contrario della comunità Lgbt della Capitale, nessun riferimento al <strong>registro delle unioni civili</strong> è stato fatto nell&#8217;incontro di oggi con Enzo Bianco. Un tema che non rappresenta una priorità tale da farne il primo argomento di discussione con il nuovo sindaco, secondo il presidente Arcigay. «<strong>Non hanno un valore civilistico</strong> &#8211; spiega &#8211; Ma solo dimostrativo che, per quanto valido, non porta a nulla di concreto». Il piano politico su cui intervenire non dovrebbe essere dunque quello comunale, ma quello nazionale. «Solo il Parlamento può deliberare perché i diritti possano essere concreti per tutti e noi questo vogliamo», conclude.</p>
<p>[Foto di <a href="https://www.facebook.com/cataniapride" target="_blank">Catania Pride</a>]</p>
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		<title>Liberty Reserve: riciclare denaro nell’era 2.0 La lotta ai furbi parte da New York</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 10:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Cominciano ad affermarsi gli strumenti per la lotta al riciclaggio nell'era informatica. E grazie a un mandato della Corte Distrettuale del Southern District di New York, la criminalità organizzata ha perso la macchina che li ha assistiti nel riciclare 6 miliardi di dollari sporchi negli ultimi sette anni: Liberty reserve. Ce ne parla il nostro blogger esperto di mafie internazionali, Stefano Gurciullo</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Trafficanti di droga e pedofili terranno bene in mente la data del 26 maggio 2013. Da quel giorno una schermata del governo statunitense fa da homepage a una delle loro piattaforme preferite, <strong><a href="http://libertyreserve.com/index.html" target="_blank">Liberty Reserve</a></strong>. Grazie a un <a href="http://www.justice.gov/usao/nys/pressreleases/May13/LibertyReserveetalDocuments.php" target="_blank">mandato</a> della Corte Distrettuale del Southern District di New York, la criminalità organizzata ha perso la macchina che li ha assistiti nel <strong>riciclare 6 miliardi di dollari sporchi negli ultimi sette anni</strong><b>. </b>E’ l’inizio della lotta al riciclaggio digitale.</p>
<p><strong>Liberty Reserve era una piattaforma monetaria online</strong>, un ibrido tra Paypal e una moneta virtuale. E’ stata fondata da Arthur Budovsky, ex cittadino statunitense di origini ucraine, naturalizzato in Costa Rica. In <a href="http://hyipman.com/interview-with-arthur-budovsky-2002/" target="_blank">un’intervista</a> del 2002, Budovsky descriveva la sua creatura, ancora da lanciare: Liberty Reserve non sarebbe stata altro che un’infrastruttura di scambio di denaro con l’obiettivo di tutelare la privacy dei suoi utenti. Niente di più. Niente soldi sporchi, droga, pedopornografia.</p>
<p>Niente di più falso secondo i procuratori distrettuali. Budovsky, arrestato in Spagna, era consapevole dei crimini perpetrati attraverso la sua piattaforma, e grazie ad essa ha accumulato profitti tenuti nascosti in conti in Cipro, Costa Rica, Cina, Marocco, Spagna, Lituania.</p>
<p>Il metodo di riciclaggio è assurdamente semplice ed efficace. <strong>Per aprire un conto su Liberty Reserve bastava una email, una data di nascita e un indirizzo</strong>. Tutto qua. Niente numero della carta di credito o prove della veridicità dei dati immessi. Creando identità fittizie, gli utenti potevano scambiare denaro per la valuta utilizzata dalla piattaforma, il Liberty Reserve (LR). La moneta virtuale poteva essere direttamente utilizzata per compravendite, oppure riconvertita in un’altra valuta. Ogni dato sulle transazioni compiute non era registrato. In altre parole,<strong> con le precauzioni giuste in Liberty Reserve eri invisibile, ogni traccia di proventi illeciti era cancellata dall’anonimità della piattaforma</strong>.</p>
<p>Liberty Reserve è solo l’inizio di un fenomeno che negli anni a venire diventerà enorme, e porrà forti questioni, soprattutto di carattere <strong>etico</strong>. Negli ultimi mesi è cresciuta l’attenzione mediatica nei confronti del <strong>collegamento tra narcotraffico e finanza globale</strong>. Le maggiori banche del pianeta trattano con i boss della cocaina e dell’eroina. Li aiutano a nascondere l’origine dei milioni fatturati in cambio di una fetta della torta. <strong>L’HSBC, il colosso bancario più grande al mondo, <a href="http://www.insightcrime.org/news-briefs/argentina-hsbc-fined-for-money-laundering" target="_blank">è stato multato</a> per aver riciclato un milione di dollari sporchi </strong>in Argentina proprio qualche giorno fa.</p>
<p>I narcos sembrano essere sempre un passo avanti e anticipano che, assieme ai media, la stretta regolatrice dei governi sui banchieri potrebbe rafforzarsi. In tal caso, <strong>non ci sarebbe opzione migliore che sfruttare i servizi finanziari dell’internet anonimo</strong>. Liberty Reserve, insomma, non è unico e neanche un caso isolato.</p>
<p>C’è pero, come accennato, una forte dimensione etica. <strong>I servizi finanziari anonimi in realtà non sono necessariamente un male</strong>, e non sono da combattere per il semplice fatto che anche la criminalità organizzata potrebbe farne uso. Specialmente in seguito <b>allo </b><strong><a href="http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2013/jun/14/nsa-prism" target="_blank">scandalo</a> che ha coinvolto la statunitense National Security Agency </strong>(NSA). Sapere che un governo può, con la semplicità di un clic, accedere ed abusare delle informazioni personali registrate da Google, Facebook, Yahoo ed Apple sicuramente convincerà più di un cittadino con a cuore la propria privacy ad utilizzare servizi anonimi ed esplorare la Darknet.</p>
<p>Il compromesso tra lotta al crimine e libertà è, sì, reale, e sempre più evidente con la digitalizzazione della società. Ma solvibile. Sta a buon governo e una buona società civile arrivare al come.</p>
<p><em>[Foto: homepage di Libertyreserve.com]</em></p>
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		<title>Comune, giurano i primi assessori  La squadra di Bianco è senza deleghe</title>
		<link>http://ctzen.it/2013/06/19/comune-giurano-i-primi-assessori-la-squadra-di-bianco-e-senza-deleghe/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 07:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desirée Miranda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/comune-interna.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="comune interna" /><p>Erano stati designati al momento della deposizione delle liste alle scorse amministrative e da ieri Saro D'agata, Luigi Bosco, Valentina Scialfa, Angela Mazzola e Fiorentino Trojano si sono insediati ufficialmente. Non è però ancora chiaro il settore di cui si occuperanno, così come non è completa la squadra e non si è ancora insediato il nuovo consiglio. Ma il sindaco Enzo Bianco non vuole attendere: «I problemi della città incombono, completeremo tutto entro agosto», dice. <strong>Leggi le biografie dei nuovi assessori</strong></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/comune-interna.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="comune interna" /><p>Sono <strong>Rosario D’Agata, Luigi Bosco, Valentina Scialfa, Angela Mazzola</strong> e <strong>Fiorentino Trojano</strong> i cinque assessori della nuova giunta che ieri hanno giurato di «adempiere alle <strong>funzioni di assessore</strong> con scrupolo e coscienza nell&#8217;interesse di Catania». Nominati nella mattinata dal neo sindaco <strong>Enzo Bianco</strong> - che li aveva già designati al momento della deposizione delle liste per le scorse elezioni amministrative &#8211; hanno giurato nel pomeriggio. <strong></strong></p>
<p>Sono diventati assessori, ma non si sa ancora a cosa. <strong>Non ci sono infatti le deleghe</strong> pronte per loro, come non si sanno ancora i nomi degli altri quattro che comporranno la giunta. Anche il consiglio comunale non si è ancora insediato e lo stesso sindaco ha giurato appena lo scorso sabato. È ancora presto dunque e bisognerà attendere perché tutte le procedure burocratiche vengano completate.</p>
<p>Fino ad allora, ad operare sarà il vecchio consiglio. Enzo Bianco, però, non vuole perdere neanche un momento e <strong>ha già convocato la giunta per questa mattina alle 12</strong>. «Ho deciso di avviare a tamburo battente l&#8217;attività amministrativa perché i problemi della città incombono &#8211; afferma il sindaco &#8211; L&#8217;impianto istituzionale sarà completato entro il mese di agosto», continua. Annuncia poi una squadra di governo composta «non soltanto dalla giunta, ma da tante cabine di regia» e chiede l&#8217;impegno e «la <strong>collaborazione fattiva di tutti i dipendenti comunali»</strong>.</p>
<p>Dopo il giuramento è il momento dei giornalisti. Chi cerca di sentire cosa ha da dire un assessore o un altro, ma in realtà i cinque &#8211; o meglio i quattro volti nuovi, a parte il veterano Saro D&#8217;agata - non sono abituati a rilasciare interviste. <strong>Qualcuno rifugge ogni tipo di domanda</strong>: «E&#8217; ancora presto, avremo modo di parlare in corso d&#8217;opera», afferma Fiorentino Trojano. Qualcun altro prova a rispondere, ma le affermazioni non possono che essere un po&#8217; generiche, anche in virtù del fatto che non sanno ancora di cosa dovranno occuparsi nello specifico e soprattutto non hanno ancora contezza della reale situazione del Comune etneo.</p>
<p>E non si sbilanciano neanche nell&#8217;esprimere <strong>desideri o preferenze personali.</strong> «Lavorare per fare bene, mi interessa solo questo», dice Angela Mazzola. «È come il sesso di una persona per ricoprire un incarico &#8211; afferma Valentina Scialfa &#8211; non ha importanza. Non importa quindi quale settore, l&#8217;importante è saperlo portare avanti», conclude. Neanche D&#8217;agata si sbilancia. «Il nostro obiettivo è il <strong>programma,</strong> miriamo a quello perché Catania si risvegli», afferma. Qualcosa in più la dice invece Luigi Bosco. Individua il <strong>lavoro</strong> come priorità per Catania e vede una possibile soluzione nel mettere in sicurezza gli edifici del centro storico. Non nasconde quindi la voglia di occuparsi del settore dei lavori pubblici, seppure non è mai esplicifico nel dire quale delega vorrebbe per sè.</p>
<p><strong>Brevi biografie dei neo assessori.</strong></p>
<p><strong><a href="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_20130618_181803.jpg?552e11"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-87477" alt="Luigi Bosco" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_20130618_181803-150x150.jpg?552e11" width="150" height="150" /></a>Luigi Bosco</strong>, 64 anni, già presidente dell’Ordine degli ingegneri di Catania, si è occupato in particolare delle problematiche antisismiche. Sul fronte della prevenzione ha organizzato numerosi convegni e corsi finalizzati alla conoscenza del comportamento sismico degli edifici. Ha rappresentato gli ingegneri italiani nella commissione di monitoraggio delle norme tecniche istituita dal Consiglio superiore dei lavori pubblici. Rappresenta l&#8217;Ordine degli ingegneri di Catania alla consulta regionale siciliana.</p>
<p><strong><a href="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_20130618_181345.jpg?552e11"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-87478" alt="Saro D'Agata" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_20130618_181345-150x150.jpg?552e11" width="150" height="150" /></a>Rosario D&#8217;Agata</strong>, 63 anni, avvocato penalista, impegnato in varie associazioni di volontariato e di tutela dei diritti dei più deboli, aderente a diversi movimenti laici e cattolici di società civile, è stato consigliere comunale a Catania fin dal 1993. È stato capogruppo prima del Pds-Ds e poi del Pd.</p>
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<p><strong><a href="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_20130618_181125.jpg?552e11"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-87479" alt="Angela Mazzola" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_20130618_181125-150x150.jpg?552e11" width="150" height="150" /></a>Angela Rosaria Mazzola</strong>, 49 anni, avvocato cassazionista. È titolare di uno studio che dal 2001 si occupa soprattutto di problematiche connesse al diritto di famiglia e questioni minorili e riceve nomine dal Tribunale quale tutore di soggetti incapaci. Dal 2008 ha contribuito ad avviare il Centro di ascolto e consulenza legale della Parrocchia catanese di San Luigi, nella quale svolge opera di volontariato. È vicina all’ambiente scoutisco catanese.</p>
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<p><strong><a href="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_20130618_180457.jpg?552e11"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-87480" alt="Valentina Scialfa " src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_20130618_180457-150x150.jpg?552e11" width="150" height="150" /></a>Valentina Scialfa Chinnici</strong>, 38 anni, specializzata in Medicina del Lavoro è attualmente dirigente medico della struttura di Facility Management dell’Azienda Ospedaliera per l’emergenza Cannizzaro. È socio fondatore della Cfa, che si occupa di consulenza nell’ambito della sicurezza nel posto di lavoro, privacy, qualità, Haccp sicurezza alimentare, formazione, assistenza per enti pubblici e privati, aziende e associazioni.</p>
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<p><strong><a href="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_20130618_180940.jpg?552e11"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-87481" alt="Fiorentino Trojano" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_20130618_180940-150x150.jpg?552e11" width="150" height="150" /></a>Fiorentino Trojano</strong>, 60 anni, psichiatra, Responsabile dell’Unità operativa semplice Comunità terapeutiche riabilitative del dipartimento salute mentale di Acireale, da sempre impegnato nel volontariato, è autore di numerose pubblicazioni sui soggetti svantaggiati e coordinatore della Fondazione Giovanni Amato Onlus, che si occupa del loro inserimento sociale e lavorativo. Ma anche di politiche per il turismo accessibile in Sicilia, attraverso la prima Guida turistica per i diversamente abili.</p>
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		<title>Migranti trasferiti da Lampadusa a Mineo  Il direttore del Cara: «Tutto tranquillo»</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 07:43:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2011/12/Cara-Mineo1.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="Cara Mineo" /><p>Il Centro di accoglienza nella piccola isola è in sovrannumero da diversi giorni. E per i migranti spesso la tappa successiva è il Centro per l'accoglienza dei richiedenti asilo di Mineo. Ma dal Residence degli aranci rassicurano: non c'è nessun rischio sovraffollamento. «Possiamo ospitate fino a tremila e cinquecento persone», afferma il direttore Ianni Maccarone. Che ammette una sola preoccupazione: «I tanti arrivi potrebbero intasare gli uffici amministrativi per la richiesta dei permessi di soggiorno»</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2011/12/Cara-Mineo1.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="Cara Mineo" /><p>Ha un capienza di appena <strong>300 posti,</strong> <strong>ma sono già mille</strong> i migranti ospiti del <strong>centro di accoglienza di Lampedusa</strong>. Una situazione peggiorata dall&#8217;arrivo, solo negli ultimi giorni, di 259 persone provenienti dal <strong>nord Africa</strong> e sbarcate sulla costa della piccola isola al centro del Mediterraneo. Per far fronte all&#8217;emergenza lunedì sera, intorno alle 22e30, ottanta di loro sono stati <strong>trasferiti con un ponte aereo, nel Centro per richiedenti asilo di Mineo</strong>. Dove, a detta del direttore <strong>Ianni Maccarone</strong>, «la situazione è tranquilla».</p>
<p><span style="font-size: 16px;">«Sono già stati tutti sistemati negli alloggi, <strong>non ci sono problemi di sovraffollamento</strong>: siamo a quota <strong>2mila e novecento ospiti</strong>, ma possiamo arrivare senza problemi a ospitarne <strong>3mila e cinquecento</strong> nei nostri <strong>404 alloggi</strong>», afferma Maccarone. L&#8217;ex residence degli aranci, piccola cittadina autosufficiente che fino al 2011 ha ospitato le famiglie dei militari americani di stanza alla <strong>base Nato di Sigonella</strong>, secondo quanto riferisce il direttore ha «risorse sufficienti per affrontare l&#8217;arrivo di molte altre persone, grazie al numero di mediatori culturali, agli operatori presenti e ai referenti di ogni nazionalità», spiega. </span></p>
<p><span style="font-size: 16px;">Nessuna «emergenza», dunque, e l&#8217;unico aspetto che sembra dare qualche pensiero al gestore del centro è legato ai «<strong>tempi per gestire le pratiche amministrative</strong>: attualmente sono <strong>circa 50 le persone che ogni giorno lasciano il centro</strong> <strong>ottenendo il permesso di soggiorno</strong>, ma con i nuovi arrivi c&#8217;è il rischio che le troppe richieste rallentino gli uffici competenti». Nei giorni scorsi <a href="http://ctzen.it/2013/06/15/cara-di-mineo-scoppiata-una-nuova-rivolta-associazioni-migranti-privati-del-bonus/" target="_blank"><strong>una protesta per il ritardo nel rilascio dei documenti</strong> necessari per soggiornare regolarmente in Italia</a>, alla quale si è aggiunto il ritardo nell&#8217;erogazione del <strong>bonus da 500 euro</strong> agli ex ospiti al momento di lasciare la struttura, ha coinvolto un centinaio di persone del centro. Ma anche su questo punto critico Maccarone sembra sicuro. </span></p>
<p>«Ogni volta che accogliamo nuovi migranti facciamo <strong>un lavoro di preparazione a monte</strong>, cercando di accogliere tutti nella maniera migliore e in base alle esigenze, sia familiari che culturali. Per fare questo ci interfacciamo direttamente con il ministero dell&#8217;Interno &#8211; continua il direttore del Cara -, e<span style="font-size: 16px;"> i <strong>rappresentanti delle nazionalità</strong> presenti nel centro fanno sì che non ci siano grossissime difficoltà nell&#8217;interfaccia tra il nuovo ospite, il funzionamento del centro e la richiesta dei documenti», conclude Maccarone.</span></p>
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		<title>Piazza Risorgimento, un invito per Bianco  «L’attendo nel mio arrusti e mancia»</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 15:29:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/arrustiemancia_interna.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="arrustiemancia_interna" /><p>Invito a cena con degrado. Si potrebbe sintetizzare così la lettera cartacea giunta questa mattina alla redazione di CTzen. Un nostro lettore, che si firma Enzo Foti, si rivolge ironicamene al neo sindaco di Catania, per spingerlo a constatare il <em>folklore di basso profilo </em>che ogni sera si può osservare tra i tavolini (sporchi) della sua panineria (abusiva) di carne equina. Tra bische clandestine, cani randagi e concerti non autorizzati di musica neomelodica</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/arrustiemancia_interna.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="arrustiemancia_interna" /><p>L&#8217;abbiamo trovata sotto la porta della redazione questa mattina. Con stupore, perché a un giornale online non capita spesso che un lettore mandi un foglio di carta. Ma la lettera del signor Enzo Foti, che ironicamente rivolge al nuovo sindaco della città di Catania, <strong>Enzo Bianco</strong>, un invito a passare una serata tra il <em>folklore di basso profilo, </em>è più che un esercizio di stile, è una vera e propria denuncia sullo stato di degrado di piazza Risorgimento a Catania. Si finge un venditore di <em>carne di cavallo,</em> proprietario però di un esercizio realmente esistente in piazza, a suo dire <em>abusivo</em>. Riferimento eliminato nel testo che segue, insieme a quelli su alcune presunte irregolarità nei controlli da lui osservate.</p>
<p><strong>Oggetto: Cena e passeggiata con serata di gala a piazza Risorgimento (o del Generale Abuso)</strong></p>
<p>Si invitano a cenare per onorare il mio locale di &#8220;<strong>Arrusti e Mancia</strong>&#8221; (così mi faccio chiamare nella mia cartellonistica abusiva) in <strong>piazza Risorgimento</strong> a Catania. Per l&#8217;occasione vi accomoderemo nei tavoli collocati come tutte le sere <strong>vicino ai cassonetti</strong> della nettezza urbana e sarete corredati da una maschera anti fumo gratuita. Non dovrete temere l&#8217;invasione dei marciapiedi con i miei tavoli e il mio focolaio di un metro quadrato e basola di marmo (dove faccio mangiare la gente mangia anche a mani nude e quindi sporche). Infatti quando verrete nasconderò tutto misteriosamente tranne il <strong>sistema di illuminazione &#8220;di fortuna e da me progettato&#8221;</strong> che aderisce alla legge 46-90 (ho la certificazione tecnica due lampadine dei cinesi e relativo cablaggio scoperto).</p>
<p>Se volete quella sera toglierò tutta la <strong>pubblicità equina</strong> che riveste i muri corrispondenti alla mia macelleria e la vecchia epigrafe toponomastica della piazza, eventualmente mettendo dei paesaggi con fiori e praterie, come quelli che in questo momento si trovano all&#8217;interno della stessa piazza, che è territorio di cani e di gente che gioca d&#8217;azzardo con tavoli e sedie recuperati dalla spazzatura che si trova nelle vicinanze.</p>
<p><strong>L&#8217;attendo con ansia</strong> e, se dopo la cena dovesse avere sete passeggiando per la piazza si porti una bottiglietta di acqua minerale perché <strong>la fontana della piazza è stata divelta</strong> ad opera degli organizzatori non autorizzati degli ultimi concerti di <strong>musica napoletana</strong> li improvvisati, come quello del 15 giugno 2013. Veda e ispezioni personalmente con una passeggiata ovviamente di sera quando il <strong>folklore di basso profilo</strong> si evidenzia maggiormente (di giorno il fenomeno è minore).</p>
<p>Tanti saluti e buona legislatura!</p>
<p>Foti, Enzo</p>
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		<title>Rifiuti, Catania è il laboratorio della mafia Sicilia seconda per illegalità ambientale</title>
		<link>http://ctzen.it/2013/06/18/rifiuti-catania-e-il-laboratorio-della-mafia-sicilia-seconda-per-illegalita-ambientale/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 09:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Catalano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/legambiente-ecomafia-rifiuti_interna.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="legambiente ecomafia rifiuti_interna" /><p>Ciclo del cemento, agromafie, spazzatura, incendi e delitti contro la fauna. Sono il cuore del business della criminalità organizzata. Reati fotografati dal dossier Ecomafia 2013 di Legambiente, in cui l'isola scalza la Calabria dal secondo posto per numero di infrazioni accertate. Il settore più redditizio resta quello dei rifiuti, dove Cosa Nostra ha trovato nuove e più sofisticate modalità di infilitrazione, sperimentate per la prima volta nel Catanese. Ma tutta la Sicilia è coinvolta: da Bellolampo a Palermo e San Filippo del Mela con l'amianto, ai cantieri navali di Messina</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/legambiente-ecomafia-rifiuti_interna.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="legambiente ecomafia rifiuti_interna" /><p>Aumenta il business, che tocca <strong>16,7 miliardi di euro</strong>, cresce il numero dei <strong>clan coinvolti</strong> (sei in più) e quello dei <a href="http://ctzen.it/2013/03/27/il-comune-di-mascali-sciolto-per-mafia-il-precedente-di-20-anni-fa-con-le-stesse-facce/"><strong>Comuni sciolti per mafia</strong></a>, emergono nuove e raffinate modalità criminali. Le<strong> ecomafie</strong> non conoscono recessione, soprattutto nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: <strong>Campania, Puglia, Calabria e Sicilia</strong>. E&#8217; impietosa la fotografia scattata da <strong>Legambiente</strong> nel rapporto <strong><em>Ecomafia 2013, Storie e numeri della criminalità ambientale</em></strong>. L&#8217;isola guadagna una posizione nella classifica nazionale, scavalcando la Calabria e salendo dal terzo al secondo posto. L&#8217;11,8 per cento delle infrazioni ambientali accertate in Italia sono state registrate in Sicilia (poco più di 34mila), che conquista il non invidiabile<strong> primato nei delitti contro la fauna</strong> e si piazza nei primi quattro posti a livello nazionale nelle classifiche sull&#8217;illegalità nel <strong>ciclo del cemento</strong>, per<strong> incendi dolosi</strong> e colposi e nel <strong>settore dei rifiuti</strong>. Proprio quest&#8217;ultimo rimane il <em>core business</em> delle organizzazioni criminali: da qui deriva il 15 per cento della ricchezza delle ecomafie ed è terreno per nuove sperimentazioni che vedono coinvolta, come laboratorio privilegiato, proprio la provincia di Catania.</p>
<p>Cosa Nostra ha trovato <strong>l&#8217;ultima frontiera della <em>Rifiuti spa</em></strong>: la falsificazione di documenti per far figurare operazioni di raccolta differenziata in realtà mai avvenute, a cui si aggiunge il finto riciclo, tentativi di dare un volto pulito a veri e propri smaltimenti illegali di rifiuti, anche quelli speciali e altamente pericolosi. «Ancora una volta &#8211; sottolinea la relazione &#8211; com’è accaduto per le energie rinnovabili, si cerca di cannibalizzare un nuovo e promettente segmento economico, per accumulare profitti illeciti, o evitare penali nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi». Nel corso del 2012 la magistratura ha fatto luce per la prima volta su due sistemi di questo tipo, entrambi nel Catanese: <a href="http://ctzen.it/2013/05/10/mega-truffa-sul-riciclo-dei-rifiuti-nel-calatino-in-arresto-tecnici-e-dirigenti-di-tre-societa/"><strong>a Caltagirone</strong></a> e nei centri gestiti dall&#8217;Ato <strong>Kalat ambiente</strong> e nei comuni ionici <a href="http://ctzen.it/2013/01/10/rifiuti-le-mani-della-mafia-nellarea-jonica-indagati-dipendenti-aimeri-ed-enti-pubblici/">con l&#8217;operazione Nuova Ionia</a>.</p>
<p>Erano false le invidiabili percentuali di raccolta differenziata raggiunte dai paesi del Calatino. Nel maggio scorso <a href="http://ctzen.it/2013/05/10/mega-truffa-sul-riciclo-dei-rifiuti-nel-calatino-in-arresto-tecnici-e-dirigenti-di-tre-societa/">un&#8217;indagine della Procura etnea ha colpito amministratori e tecnici della Kalat ambiente</a>, la società che si occupava della gestione integrata dei rifiuti, e i responsabili locali delle due ditte che espletavano il servizio: la <strong>Aimeri ambiente</strong> (al centro anche delle cronache dell&#8217;area ionica) e la<strong> Agesp Spa</strong>. L&#8217;accusa è di aver frodato i Comuni attestando percentuali di differenziata, anche del 70 per cento, in realtà inesistenti. Il laboratorio della truffa sarebbe stato<strong> il centro di compostaggio e di trattamento della frazione secca di Grammichele</strong>. Qui venivano portati rifiuti di ogni tipo, mischiati per cambiarne la natura e rivenduti agli agricoltori come compost di qualità, creando un danno all&#8217;ambiente e ai cittadini. E sempre Caltagirone è stata la sede della <a href="http://ctzen.it/2013/04/11/caltagirone-sequestrata-la-ortogel-posti-i-sigilli-per-traffico-illecito-di-rifiuti/"><strong>truffa legata al <em>pastazzo</em> di agrumi</strong></a>, che può essere utilizzato come sottoprodotto nel settore agricolo e zootecnico, ma solo a certe condizioni che non si sarebbero verificate.</p>
<p>A <strong>Giarre e nei comuni ionici</strong> il sistema era ancora più articolato e coinvolgeva funzionari pubblici, assessori e sindaci, come svelato dall&#8217;indagine Nuova Ionia, durata quattro anni e conclusa con arresti e <a href="http://ctzen.it/2013/05/17/mafia-sequestro-da-15-milioni-ai-tancona-il-loro-ruolo-emerso-nellindagine-nuova-ionia/">sequestri milionari</a>. «Sembrano lontani anni luce i tempi in cui era lo stesso Comieco (Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base di cellulosica) a <strong>premiare l’amministrazione comunale di Giarre per la straordinaria performance ottenuta in tema di raccolta differenziata</strong> &#8211; ricorda Legambiente &#8211; Risultati che lanciavano la cittadina etnea a pieno titolo nell’esclusivo club dei comuni italiani virtuosi nella raccolta differenziata di carta e cartone. A distanza di quattro anni, però, il sogno sembra sfumare». A dirigere le attività di Cosa Nostra nella gestione del ciclo dei rifiuti sarebbe stato <strong>Roberto Russo</strong>, esponente spicco e parte del direttorio del potente <strong>clan locale dei Cintorino di Calatabiano</strong>. E&#8217; anche intercettando le sue telefonate con funzionari e amministratori che gli investigatori scoprono, anche qui, <strong> la truffa della differenziata</strong>: formulari della raccolta e del conferimento con numeri inesistenti per mostrare un&#8217;efficienza non corrispondente alla realtà e, allo stesso tempo, costringere i Comuni a ricorrere alle procedure di somma urgenza per rimuovere microdiscariche e pulizie straordinarie, affidando l&#8217;incarico e ditte riconducibili allo stesso clan, nonostante i servizi fossero regolarmente appaltati e pagati all&#8217;Aimeri.</p>
<p>Così Russo si rivolgeva all&#8217;ex assessore all&#8217;Ecologia di Giarre, <strong>Piero Mangano</strong>, accusato di corruzione aggravata, a proposito della gestione dell&#8217;umido: <strong>«Ora devi dire grazie a me, ah! Te ne ho caricato di formulari di altri paesi»</strong>. La falsificazione portava notevoli profitti al clan e all&#8217;Aimeri, che, sottolineano gli investigatori, «ha evitato di pagare le penali derivanti dal mancato raggiungimento della raccolta differenziata». «Mi raccomando &#8211; diceva un esponente del <strong>clan Cintorino</strong> al responsabile locale della ditta &#8211; Roberto questa cosa la deve curare bene, ah! Dobbiamo essere più <em>sperti</em> di loro&#8230; Li dobbiamo fottere alla grande! È facile arrivare; certo, se ne va un po’ di tempo, però pazienza&#8230; Lo dobbiamo sapere io e lei e basta!».</p>
<p>E se il Catanese è stato il laboratorio per le nuove modalità criminali, nelle altre province siciliane si registrano <strong>irregolarità tradizionali</strong>, ma non meno gravi, del ciclo dei rifiuti. Il Tribunale di <strong>Palermo</strong> ha dichiarato fallita l&#8217;<strong>Amia</strong>, la società municipalizzata che gestisce il servizio nel capoluogo e che negli ultimi dieci anni avrebbe accumulato un <strong>debito di 180milioni di euro</strong>. Mentre la Procura a febbraio del 2013 ha<strong> sequestrato la discarica di Bellolampo</strong> per l’ipotesi di disastro ambientale, causato dalla formazione di un enorme lago di percolato che ha contaminato le falde acquifere sottostanti la discarica. «Decisione necessaria – ha spiegato il procuratore capo <strong>Francesco Messineo</strong> – Perché il percolato si è infiltrato nelle falde acquifere e rappresenta un pericolo per gli abitanti».</p>
<p>C&#8217;è il problema dello <strong>smaltimento illecito di rifiuti fognari</strong> che non risparmia neanche la <strong>spiaggia di Sampieri e quella di Fornace</strong>, nel Ragusano, famosa in tutto il mondo per la fiction del <strong>commissario Montalbano</strong>. A gennaio del 2013 i giudici di Catania hanno sequestrato due villaggi turistici, dopo che le indagini coordinate dalla Procura distrettuale antimafia di Catania avevano riscontrato ripetuti episodi di inquinamento a mare.</p>
<p>E infine c&#8217;è lo scottante capitolo dello <strong>smaltimento dei rifiuti speciali</strong>, camuffati come non pericolosi dalla criminalità organizzata. Succede a <strong>San Filippo del Mela</strong>, nel Messinese, dove è in corso <strong>una strage silenziosa</strong>. Dei 220 dipendenti della ditta Sacelit che produceva eternit, <strong>113 sono già morti</strong> a causa di malattie direttamente collegabili all&#8217;inalazione dell&#8217;amianto. Ma come se tutto questo non bastasse, continua lo smaltimento illecito dei rifiuti dell&#8217;ex cantiere. Tra il 2007 e il 2009 i prodotti contaminati sarebbero stati smistati come rifiuti normali in tre discariche: a <strong>Priolo, Gavignano e Lamezia Terme</strong>. Undici imprenditori sono indagati con l&#8217;accusa di traffico illecito di rifiuti pericolosi in concorso. E, sempre a <strong>Messina</strong>, una recente inchiesta dell&#8217;aprile 2013 colpisce i <strong>cantieri navali</strong> della zona Falcata. Qui gli investigatori hanno scoperto che dal 2006 in poi sono state smaltite 2.200 tonnellate dei residui altamente inquinanti ottenuti dopo la smerigliatura delle pareti interne ed esterne delle navi. Quella sabbia, che rimane dalla pulizia della vernice, della ruggine e di tutto il materiale che rimane attaccato alle imbarcazioni e che contiene metalli pesanti, sarebbe stata trasportata da ditte compiacenti presso impianti di recupero della zona come semplice materiale misto di demolizione, o addirittura disperso in luoghi ignoti. Secondo l&#8217;Arpa, questo sistema, che ha prodotto all&#8217;azienda napoletana <strong>un profitto di 226mila euro</strong>, ha contaminato il suolo in profondità.</p>
<p>[Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/33427238@N06/">Marisa Citrano</a>]</p>
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		<title>Unict, sospeso il ricorso al Tar dei ricercatori Raggiunto un accordo con il nuovo rettore</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 07:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desirée Miranda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/02/Palazzo-Sangiuliano_piazza-Università_interna.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="Palazzo Sangiuliano_piazza Università_interna" /><p>È stata temporaneamente sospesa la richiesta di procedura avviata dai ricercatori contro l’università di Catania a proposito del diritto o meno di essere pagati per la propria attività d’insegnamento sin dalla prima ora. Ricevuti dal magnifico Giacomo Pignataro, hanno raggiunto un’intesa per modificare il regolamento d’ateneo. In caso contrario torneranno a bussare alla porta del tribunale amministrativo. La decisione spetta però al Consiglio di amministrazione</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/02/Palazzo-Sangiuliano_piazza-Università_interna.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="Palazzo Sangiuliano_piazza Università_interna" /><p>Sembra cambiare il rapporto tra l’<b>Università di Catania</b> e l’assemblea dei<b> ricercatori</b> in molti rappresentati dal <b>Coordinamento unico d’ateneo</b>. Se infatti con il past rettore <b>Antonino Recca</b> hanno sempre lottato a muso duro, sembra possibile un dialogo con il nuovo, <b>Giacomo Pignataro</b>. Tanto che recentemente si è provveduto al congelamento del <a href="http://ctzen.it/2012/07/11/unict-non-ci-sono-i-soldi-per-la-didattica-ricercatori-non-insegniamo-gratis/">ricorso al Tar presentato dai ricercatori contro l’ateneo</a>. Alla base del procedimento, l’approccio alle direttive imposte dal <b>decreto 240/2010</b>, detto Gelmini, in merito alla retribuzione delle ore di didattica da parte dei ricercatori d’ateneo. <a href="http://ctzen.it/2012/07/12/unict-pagamenti-per-chi-fa-ricerca-e-insegnatra-cuda-e-rettore-a-decidere-sara-il-cda/">Un diritto dovuto secondo i ricercatori, una concessione dell’università legata alla disponibilità economica dell’ateneo secondo il rettore Recca.</a></p>
<p>Il problema nasce, come spesso accade, dalla scarsa disponibilità economica dell’ateneo, sempre più esigua a causa dei tagli al fondo di finanziamento ordinario. Una spesa, secondo quanto sempre sostenuto dal Magnifico uscente, che «con le tariffe minime previste dall’ateneo, è di circa <b>un milione di euro</b>».</p>
<p>Non è mai stato trovato un accordo tra il precedente vertice d’ateneo e i ricercatori, ecco perché è stato presentato <a href="http://ctzen.it/2012/07/11/unict-non-ci-sono-i-soldi-per-la-didattica-ricercatori-non-insegniamo-gratis/" target="_blank">un ricorso al Tribunale amministrativo regionale</a>. Le richieste sono chiare: un <strong>regolamento <em>ad hoc</em></strong> che preveda la retribuzione sin dal primo credito formativo, nonché una <strong>voce in bilancio</strong> specifica e il <strong>riconoscimento economico-giuridico</strong> per l’insegnamento. Ricorso che però non avrà luogo, perché congelato. Almeno per il momento.</p>
<p>Il nuovo rettore, al contrario del predecessore, infatti, ha sempre condiviso la posizione dei ricercatori che chiedono il giusto compenso, anche al minimo purché dignitoso, per il lavoro che sono chiamati a svolgere. <a href="http://ctzen.it/2013/02/12/magnifici-candidati-giacomo-pignataro-serve-un-piano-strategico-dateneo/">Ne ha anche fatto uno dei suoi punti nella candidatura</a>. Recentemente ha dunque incontrato alcuni rappresentanti dei ricercatori per discutere della questione e la soluzione trovata sembra mettere d’accordo tutti.</p>
<p>Giacomo Pignataro avrebbe infatti messo nero su bianco la sua intenzione di «portare all’attenzione delle prossime sedute del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione dell’Università una <b>modifica del regolamento d’ateneo</b>». L’accordo con il Magnifico prevede altresì che tali modifiche «saranno ricomprese nel quadro di una <b>rideterminazione dei criteri della programmazione didattica</b>, con la finalità di assicurare una <b>sostenibilità dell’attuale offerta formativa</b>, compatibilmente con i requisiti di legge, i vincoli di bilancio e un principio di equa distribuzione dei carichi didattici».</p>
<p>Perché i ricercatori possano considerarsi completamente soddisfatti, però, dovrà prevedere «<strong>una retribuzione aggiuntiva per la didattica frontale</strong> curriculare svolta dai ricercatori universitari compatibile con le disponibilità di bilancio, commisurata alle ore effettivamente svolte, sin dalla prima ora di didattica frontale», fanno sapere i ricercatori.</p>
<p>I ricercatori chiedono infine di essere<strong> soggetto attivo</strong> nella discussione in merito alla modifica richiesta, che comunque deve essere svolta «allorché siano noti i dati certi del nuovo bilancio dell’Amministrazione dell’Università di Catania, e comunque <strong>non oltre il 31 luglio 2013</strong>, in modo che il nuovo regolamento sia operativo prima dell’inizio delle lezioni dell’anno accademico. 2013/2014», sostengono ancora.</p>
<p>Soddisfazione dunque per quanto dichiarato dal rettore Pignataro da parte dei ricercatori che considerano «tale presa di posizione una decisa svolta di metodo rispetto al passato». Il ricorso al tribunale amministrativo regionale non è stato ritirato, però, soltanto congelato. La decisione di cambiare il regolamento è infatti deputata al Consiglio di amministrazione e al Senato accademico. Si dichiarano quindi fiduciosi «nella volontà del Rettore di porre fine al contenzioso», ma altresì «pronti a percorrere le vie legali intraprese, e solo momentaneamente sospese, chiedendo al Tar di emettere al più presto il giudizio di merito sul ricorso presentato».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Editoria, generazioni a confronto/ 3  Lodato: «Oggi la stampa è più democratica»</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 07:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[andrea lodato]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/05/andrea_lodato.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="andrea_lodato" /><p>Terza puntata del dibattito su come cambia il giornalismo alle prese con le nuove tecnologie e a cavallo tra le generazioni. Dopo i contributi del radiofonico Ubaldo Ferrini e del giornalista tv Valter Rizzo, stavolta ospitiamo il commento del cronista del quotidiano <em>La Sicilia </em>Andrea Lodato. «Esiste una nostalgia per un mondo che è stato, un secolo fa - scrive - Di spazi noi ne abbiamo già tanti, camminiamo sulla corsia di destra, non fermiamoci, ma non c’è offesa se qualcuno accelera e ci sorpassa»</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/05/andrea_lodato.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="andrea_lodato" /><p>Diciamo la verità, il <a href="http://ctzen.it/2013/05/25/editoria-e-new-media-scontro-generazionale-cagnes-voi-giovani-siete-tuttologi/" target="_blank"><strong>dibattito su vecchio e nuovo modo di fare comunicazione</strong></a> è una suggestione, non esiste. Esiste una <strong>nostalgia</strong>, forse, comprensibile e inutile, per un mondo che è stato, impregnato di un <strong>romanticismo</strong> (fasullo), la vecchia scuola, la gavetta, i sacrifici, lo scoop, l’odore dell’inchiostro. Un secolo fa, con tutto il rispetto. C’ero anch’io, del resto. Oggi un secolo dopo, un altro mondo, un’altra cultura, diverse esigenze. Valle a capire. Fallo, però, per carità. Perché se no, beh lascia fare a chi corre, mentre tu arranchi. Fa parte del gioco, un gioco che cambia ogni sei mesi, dentro il software di uno <strong>smartphone</strong>, in una <strong>telecamerina digitale</strong>, in un <strong>social network</strong> più veloce e penetrante. In un <strong>sito</strong> più libero. In tanti siti, più liberi. <strong>Liberi tutti</strong>.</p>
<p>Prima di parlare di <strong>professionalità</strong>, prima di parlare di <strong>competenze</strong>, prima di appesantirci la coscienza pensando ai <strong>maestri</strong> di un tempo e a quelli di oggi, dunque agli <strong>allievi</strong> di ieri e a quelli di domani, c’è una riflessione che precede e che supera ogni valutazione, che ci impone o suggerisce di resettare tutti questi <strong>retro pensieri accademici</strong>: le nuove tecnologie hanno prodotto una <strong>democratizzazione dell’informazione</strong> che non ha precedenti nella storia e che, per portata e diffusione di ciò che mette in movimento, si può ricondurre solo alla nascita della stampa con <strong>Gutenberg</strong>.</p>
<p>Quelle diavolerie tecnologiche guardate con sospetto, o che qualcuno pretende di gestire o far gestire con la perizia di ingegneri informatici, hanno promosso un’informazione a <strong>costi ridottissimi</strong>. Non serve più nessun <strong>editore</strong> di riferimento, fosse privato o pubblico, niente. Sulla <strong>notizia</strong> arriva chiunque, e chiunque può darla. Testo, foto, filmato, abbonamento flat da 10 euro alla settimana, facebook, twitter, blog, sito, rapidità, linguaggio adeguato e coerente con il target, ognuno la pensa come vuole, ognuno può interpretare. Quando arriva il giornale, quando arrivano le televisioni, quando arriva il vecchio impero, molto è già fatto, nulla si può nascondere, tutti quei mezzi obbligano gli altri ad eliminare opacità, omissioni, <strong>censure</strong>. In linea di massima.</p>
<p>Sarà tutta verità, verificata, riscontrata, oggettivizzata, quella che viene fuori dall’informazione di questo esercito, si obietta da vecchi e consumati ordini professionali e dintorni? Domanda oziosa, che si ribalta da sé: è tutta verità verificata, riscontrata, oggettivizzata, quella che viene fuori dall’informazione tradizionale, dai giornali e dalle tv? La risposta sta anche nel <strong>declino di questi mezzi</strong>, e sta non tanto nell’avversione delle giovani generazioni nei confronti dei soliti giornali e delle solite tv, quanto nell’<strong>indifferenza</strong> che si manifesta ormai apertamente. E se giovani impudenti, magari senza tesserino, raccontano una balla? Niente, niente, non tiriamo fuori demoni inesistenti. Tutto ciò che viene pubblicato ha un responsabile e una <strong>responsabilità civile e penale</strong>, se qualcuno sbaglia, paga.</p>
<p>Intanto, sopravvivendo con (spero) dignità, provo a farmi <strong>trasfusioni di moderata modernizzazione</strong>, per non restare indietro, ma con una personale considerazione: benissimo vecchi tromboni su Fb, su Twitter e affini, ma evitiamo di estendere anche lì la nota e nostra <strong>autoreferenzialità</strong>, quella per cui conduttori tv ospitano altri conduttori tv, giornali intervistano altri famosi giornalisti. Di spazi noi ne abbiamo già tanti, camminiamo sulla corsia di destra, non fermiamoci, va bene. Ma se qualcuno ci <strong>sorpassa</strong>, evitiamo quel gesto celebre e stizzito di <strong>Vittorio Gassman</strong>. Non c’è offesa se qualcuno accelera e passa. A sinistra.</p>
<p>Azzardo <strong>140 caratteri</strong> (#esclusi) per <strong>3 punti</strong>.<br />
1. <strong>Insofferenza #vecchi giornalisti x innovazioni è storia</strong>: nel 68 ciclostilato in proprio, nel 77 radio pirata. Guerra persa. Da stampa ufficiale<br />
2. Duro ammettere che mondo cambia e che <strong>tua quota di potere nel dare #informazioni</strong> devi adesso condividerla. Con chi è pure più veloce di te<br />
3. Nuove tecnologie consentono produzione informazione a costi bassi a tutti: <strong>dopo #Gutenberg siamo a seconda democratizzazione della stampa</strong></p>
<p><strong>Andrea Lodato</strong></p>
<p><em>[Foto di <a href="http://www.viviateneo.it" target="_blank">Viviateneo.it</a>]</em></p>
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		<title>Editoria, generazioni a confronto/4  Danzuso: «Sul web se la tirano in troppi»</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 06:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università e lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/giuseppe-lazzaro-danzuso.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="giuseppe lazzaro danzuso" /><p>Continua il dibattito sulla professione giornalistica a cavallo tra vecchie e nuove tecnologie e diverse generazioni. Dopo i contributi degli addetti ai lavori di radio, tv e carta stampata, è la volta del commento di Giuseppe Lazzaro Danzuso, professionista freelance e responsabile di uffici stampa. «Da dinosauro evoluto dico che la Rete potrebbe essere una straordinaria opportunità per l'informazione se non fosse appestata da <em>prosumer</em> convinti di essere giornalisti che scrivono<strong> </strong>inchieste da derubricare a <em>...inchiate</em>»</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<img width="650" height="200" src="http://ctzen.it/wp-content/uploads/2013/06/giuseppe-lazzaro-danzuso.jpg?552e11" class="attachment-post-thumbnails wp-post-image" alt="giuseppe lazzaro danzuso" /><p>Ho <strong>55 anni</strong> e so<strong> girare e montare un video da 35</strong>. Uso uno <strong>smartphone</strong> fin da quando sono stati inventati &#8211; tralascio il fatto di esser stato tra i giornalisti che inaugurarono il <strong>sito web dell&#8217;Ansa</strong>, a <strong>Roma</strong> &#8211; pur avendo cominciato quando i giornali si stampavano con le <strong>righe di piombo</strong>. Aggiungo di sapere anche fare il <strong>giro di nera</strong>, avere notizie &#8211; non bufale &#8211; dalle fonti e verificarle, di conoscere<strong> i miei diritti e i miei doveri di giornalista</strong>, compresi quelli sanciti da numerose carte deontologiche.</p>
<p>Da <strong>dinosauro evoluto</strong> mi spingo dunque fino ad affermare che fare il giornalista non significa affastellare<strong> contenuti multimediali</strong> spesso improbabili, ma centrare la notizia andando al cuore del problema, prendendosi la responsabilità di tagliare il superfluo e fungendo da <em><strong>memoria storica</strong></em> al fruitore con background utili anche a smentire eventuali &#8211; e frequenti &#8211; menzogne dei dichiaranti.</p>
<p>Il web potrebbe essere una straordinaria opportunità per l&#8217;informazione se non fosse appestato da <em><strong>prosumer</strong></em> convinti di essere giornalisti che scrivono<strong> inchieste da derubricare a <em>&#8230;inchiate</em></strong> e di fronte ai quali i tanto vituperati <strong>comunicati stampa</strong> sono esempi alti di dignità e di stile.</p>
<p>Insomma, esclusi i presenti, sul web di giovani incapaci che <strong>se la tirano</strong> senza alcun motivo ce ne sono davvero tanti.</p>
<p><strong>Giuseppe Lazzaro Danzuso</strong></p>
<p><em>[Foto di Giuseppe Lazzaro Danzuso]</em></p>
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