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		<title>Il successo delle famiglie “bilanciste” : l’ecologia come scelta di vita</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 09:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Magazine</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiamano “Bilancisti”. Operatori di pace “liberati”.
Da cosa? Dal consumismo, che è una schiavitù per le persone, dice Don Gianni, parroco di San Eliodoro ad Altino.
Sempre più famiglie scelgono di vivere in modo ecologico, rispettando le risorse e i ritmi di Madre Natura. Alcune sono laiche, altre cattoliche. In questo caso, Don Gianni manda avanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-medium wp-image-6864" title="spesa-bilancista" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/08/spesa-bilancista-300x204.jpg" alt="spesa-bilancista" width="300" height="204" />Si chiamano “<strong>Bilancisti</strong>”. Operatori di pace “liberati”.<br />
Da cosa? Dal consumismo, che è una schiavitù per le persone, dice <strong>Don Gianni</strong>, <strong>parroco di</strong> <strong>San Eliodoro ad</strong> <strong>Altino</strong>.<span id="more-6804"></span></p>
<p style="text-align: justify">Sempre più famiglie scelgono di vivere in modo ecologico, rispettando le risorse e i ritmi di Madre Natura. Alcune sono laiche, altre cattoliche. In questo caso, <strong>Don Gianni</strong> manda avanti da diciassette anni il movimento chiamato “<strong>Bilanci di Giustizia</strong>”, che propone uno stile di vita etico e sciolto dal consumismo di massa. Un movimento di liberazione da “lo stato di schiavitù del consumatore, in teoria padrone del mercato, in realtà succube di un immaginario del benessere che lo sfrutta per il profitto di pochi”.</p>
<p style="text-align: justify">Ci sono oltre mille <a href="http://www.cultumedia.it/2010/06/tecnologia-verso-la-casa-virtuale-tra-domotica-ed-effetti-speciali/">famiglie</a> “<strong>bilanciste</strong>” organizzate in quarantadue gruppi locali dal <strong>Trentino</strong> alla <strong>Sicilia</strong>. Si chiamano così, perché la gestione alternativa del nucleo familiare inizia proprio dal bilancio. Secondo i dati dell’<strong>Istat</strong>, una famiglia di questo tipo risparmia il 16% rispetto ad una famiglia “normale”: meno 49% nell’abbigliamento, meno 56% in cosmetici e detersivi, ma più 72% in cultura e divertimenti. Risparmiare in modo “equo” migliora la salute, fa bene alla natura e lascia, a quanto pare, più tempo libero a disposizione.</p>
<p style="text-align: justify">E allora acqua di rubinetto, pannelli solari, cibo fatto in casa, frutta e verdura di stagione, meglio se nasce dal proprio orticello, scambi e prestiti di vestiti, soprattutto per i bambini, e cene a rotazione a casa di altre famiglie “<strong>bilanciste</strong>”, così si risparmia e si trascorre del tempo in compagnia. A fine mese, le spese saranno notevolmente diminuite.</p>
<p style="text-align: justify">Dice <strong>Don Gianni</strong>: “Non lo facciamo per risparmiare, ma per nostalgia di giustizia. Le nostre famiglie vivono in città in preda alla corruzione, alla non-cura del bene comune. Noi in questo sfacelo vogliamo camminare puliti”.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Roma: Raffaello protagonista della notte bianca</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 08:53:43 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><img class="alignleft size-medium wp-image-6862" title="raffaello2" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/raffaello2-205x300.jpg" alt="raffaello2" width="205" height="300" />Il 19 settembre 2010, nella notte bianca di Roma, una stella brillerà più delle altre. È palazzo Barberini, luogo in cui sarà ospitata la &#8220;<strong>Notte di Raffaello</strong>&#8220;. Grande attesa per un evento che da una parte sancirà la riapertura al pubblico del palazzo dopo il restauro, e dall&#8217;altra attirerà amanti dell&#8217;arte notturni e infaticabili, sulla scia della precedente (e gettonatissima) notte di <a href="http://www.cultumedia.it/2010/05/caravaggioa-roma-scuderie-del-quirinale/">Caravaggio</a>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">L&#8217;idea era stata annunciata lo scorso 28 luglio, in occasione della presentazione del <a href="http://www.commissario-archeologiaroma.it/opencms/multimedia/CommissarioAR/documents/1280913709833_bando_4_agosto_def.pdf">bando per il restauro del Colosseo</a> da Francesco Maria Giro, sottosegretario ai Beni Culturali. Dopo il successo della notte dedicata al Merisi alla <a href="http://www.galleriaborghese.it/">Galleria Borghese</a>, la Galleria d&#8217;Arte Antica di Palazzo Barberini punta tutto sul maestro urbinate e sul suo celebre quadro <strong>“La Fornarina”</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">L&#8217;occasione vuole anzitutto celebrare la conclusione dei lavori di <strong>restauro </strong>che, dopo oltre due anni e per 11 milioni di euro, hanno ridato prestigio a uno dei più conosciuti palazzi della <em>Roma papale</em>, riportando alla luce gli antichi splendori del barocco capitolino. Accessibili al pubblico dunque la maestà della <strong>sala delle Colonne</strong>, del grande maestro Pietro da Cortona, lo scalone monumentale opera di Gian Lorenzo Bernini, le sale al piano nobile dove erano ubicati gli appartamenti privati del cardinale Barberini, tra cui la <strong>Sala dei Marmi</strong>, scelta quest&#8217;ultima per l&#8217;allestimento speciale della “<strong>Fornarina</strong>”. Un gioco di luci esalterà la bellezza del celebre dipinto, e per i turisti saranno organizzate <strong>visite guidate</strong> su itinerari tematici: la vita e le opere di Raffaello, le donne nella pittura della collezione Barberini. Le visite saranno condotte da storici dell&#8217;arte della <a href="http://poloromano.beniculturali.it/index.php?it/2/il-polo-museale-di-roma">Soprintendenza speciale per il Polo Museale</a> e saranno gratuite. Necessaria tuttavia la prenotazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Non è noto ancora se per la notte bianca il percorso espositivo sarà arricchito da prestiti speciali da parte di altri musei, ma l&#8217;eleganza della nuova struttura lascia sperare che in futuro la Galleria Barberini possa ampliarsi per copertura cronologica, e diventare così una punta di diamante per la compresenza tra modernità dei servizi, prestigio architettonico e rilevanza di una collezione che custodisce le opere di alcuni dei maestri della pittura classica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">di Irenella Sardone</p>
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		<title>Fuoco su Napoli</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 14:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Se un Romanzo si potesse iniziare dalla pagina dopo il finale si comprenderebbe l’anima di chi l’ha scritto.
Ruggero Cappuccio con “Fuoco su Napoli” si propone per la seconda volta al grande pubblico come autore di un romanzo. Già autore del testo “La notte dei due silenzi”edito da Sellerio e finalista al Premio Strega 2007, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/03_09_2010_Recensione_Fuoco-su-Napoli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6858" title="03_09_2010_Recensione_Fuoco su Napoli" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/03_09_2010_Recensione_Fuoco-su-Napoli.jpg" alt="03_09_2010_Recensione_Fuoco su Napoli" width="265" height="414" /></a>Se un Romanzo si potesse iniziare dalla pagina dopo il finale si comprenderebbe l’anima di chi l’ha scritto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ruggero Cappuccio</strong> con “<strong><em>Fuoco su Napoli</em></strong>” si propone per la seconda volta al grande pubblico come autore di un romanzo. Già autore del testo “<strong><em>La notte dei due silenzi</em></strong>”edito da <strong>Sellerio</strong> e finalista al <strong>Premio Strega 2007</strong>, con questa seconda opera egli regala al lettore una Napoli avvolta nel soffice manto della sua storia e soffocata dalla nebbia del suo presente.<span id="more-6857"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso gli animi dei personaggi, Cappuccio ci fa vivere una storia di passioni, delitti e conflitti. Come nel suo precedente romanzo e come in tutta la sua produzione teatrale, l’uomo è al centro dell’universo in cui si muove guidato dalle più viscerali pulsioni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un avvocato rispettabile nel senso più “camorristico” del termine, Diego Ventre, ed una donna che contiene nel suo stesso nome l’essenza del suo vivere, Luce, vivranno la loro storia all’ombra e nel sole di una Napoli in cui a vigere è la pistola ed in cui i sentimenti e il gusto per l’arte suonano come una dolce melodia stonata.</p>
<p style="text-align: justify;">Le opere d’arte citate riversano la loro bellezza di esistere nel pennello del pittore chiamato come rappresentante di chi sa leggere nel profondo. Ma è proprio questa capacità che andrà a rovinare gli equilibri e a portare la storia verso un risvolto non auspicato. Come se i sentimenti soffocati manifestassero la loro forza distruttrice nel momento in cui riescono a liberarsi, così un agire tutto razionalizzato crollerà al primo bagliore di vera umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>Campi Flegrei </strong>in fiamme e Napoli sommersa sotto l’acqua. E’ una Venezia delle <a href="../2010/08/afragola-crolla-palazzina-muoiono-tre-persone/">catastrofi</a>. Ma è nella purezza dell’acqua che l’ha distrutta, forse, che la capitale partenopea riuscirà a ritrovare la sua forza e la sua bellezza dimenticata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Diego Ventre, protagonista del romanzo, è un boss della malavita, un uomo collegato a tutti i poteri politici, ma è anche un uomo colto e di rara intelligenza. Ama <strong>Napoli</strong> come una madre, una donna desiderata ed una figlia voluta. E’ questo suo essere così molteplice ed affascinante che, come nelle migliori sceneggiature, non permette al lettore di schierarvisi totalmente contro e di additarlo come il cattivo.</p>
<p style="text-align: justify;">La bellissima Luce è l’anima nobile di Napoli, è il coraggio del cambiamento, è l’istinto che vige sulla ragione, ma è anche la donna fragile che non vuole vedere, l’anima dispersa che trova in Diego la protezione, la sicurezza e la sorpresa.</p>
<p style="text-align: justify;">Intorno a Ventre e Luce ruotano personaggi che incarnano Napoli, il suo essere malata nelle viscere, ma anche la sua bellezza, la sua speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Scrivere di una Napoli corrotta, logorata nel suo embrione è tema trattato da molti in questi anni, ma il romanzo di <strong><a href="http://www.teatrosegreto.it/ruggero_cappuccio_direttore.php">Cappuccio</a></strong> non è solo questo. E’ un intreccio, una storia di passioni viscerali, è un romanzo scritto con il gusto dell’arte, con porti, antiche dimore e edifici storici che si figurano davanti al lettore come su tela. È scrivere di una donna in abito bianco che scende a poco a poco i gradini del mare come fossero quelli del male per poi risalirne rinnovata. Sono “<em>labirinti di strani incanti</em>” è “Diego” che “<em>capì quanto il corpo possa essere la più morta delle cose se l’anima è lontana</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Che si scelga di leggerlo ad alta voce per gustare il <a href="../2010/02/recensione-la-vita-davanti-a-se/">raffinato</a> utilizzo della lingua italiana o a bassa voce se l’attenzione vuole essere tutta focalizzata sugli accadimenti, in qualunque caso “Fuoco su Napoli” rimane un testo sull’uomo e sul suo sentire come raramente si trovano.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Testo: “Fuoco su Napoli”</p>
<p style="text-align: justify;">Autore:Ruggero Cappuccio</p>
<p style="text-align: justify;">Edito da <strong>Feltrinelli</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
Federica Rondino<strong><br />
</strong></p>
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		<title>Libertà è partecipazione. Gli anni della rivoluzione</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 14:44:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’idea, la condivisione, un’ingiustizia sociale, un gap generazionale: questa l’anima delle rivolte di massa. Questi gli elementi che hanno spinto negli anni sessanta l’Europa e l’America a scendere in piazza; questi i perché della rivoluzione battezzata “Onda verde” dell’Iran del XXI secolo.
Slogan condivisi; convinzione che solo il gruppo, la molteplicità sia capace di apportare dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/01_09_2010_speciale_libertà-è-partecipazione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6854" title="01_09_2010_speciale_libertà è partecipazione" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/01_09_2010_speciale_libertà-è-partecipazione.jpg" alt="01_09_2010_speciale_libertà è partecipazione" width="320" height="320" /></a>Un’idea, la condivisione, un’ingiustizia sociale, un gap generazionale: questa l’anima delle rivolte di massa. Questi gli elementi che hanno spinto negli anni sessanta l’Europa e l’America a scendere in piazza; questi i perché della rivoluzione battezzata “<strong>Onda verde</strong>” dell’Iran del XXI secolo.<span id="more-6853"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Slogan condivisi; convinzione che solo il gruppo, la molteplicità sia capace di apportare dei cambiamenti sociali, di andare contro il potere costituito, contro un’ideologia imperante e contro decisioni volute solo dall’alto. Questo forse quello che manca all’Italia dei nostri giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’Italia era un paese molto legato alle sue origini, al concetto di famiglia e di divisione  tra il ruolo maschile e quello femminile, quando nel 1966 gli studenti della facoltà di sociologia di Trento iniziarono a protestate contro l’autoritarismo accademico e al classismo universitario. Non ci volle molto perché la protesta si estendesse fino a portare in piazza a Milano trenta mila studenti, operai e immigrati. Nel resto dell’Europa e in America (dove il sessantotto ebbe inizio) l’anno più caldo sarà il <strong>1968.</strong> In Italia questo anno verrà ricordato soprattutto per “<strong>i fatti di Valle Giulia”(1Marzo 1968):</strong> la rivolta con sede nella facoltà di architettura di Roma che vide scontrarsi studenti e polizia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Quello che ha reso il sessantotto un periodo fondamentale per la storia dell’Occidente, con tutte le possibili considerazioni pro e contro, è stato il suo coinvolgere simultaneamente più fronti. Alle proteste degli studenti presto si unirono quelle degli operai scaturite dal termine per il rinnovo del contratto di lavoro. Si arriva all’autunno caldo (1969) che porterà gli operai ad ottenere, nel 1970, lo Statuto dei Lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Europa durante questo periodo è ovunque un focolaio di rivolte. Dalla Polonia alla Jugoslavia, da Parigi a Praga il popolo intero si unisce per protestare contro un’ingiustizia sociale e per chiedere maggiore parità di trattamento. Ogni Nazione poi ha un ulteriore perché interno, come negli Stati Uniti dove si protestava anche contro la guerra in Vietnam.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia il sessantotto ha aperto la strada a una sequela di lotte che hanno portato a cambiamenti nello stato di famiglia e di diritto ancora oggi al centro delle discussioni. Come la <a href="mailto:http://www.cultumedia.it/2010/01/pillola-abortiva-ru-486-lutero-e-di-sacconi/">legge sull’aborto</a> del 1978 ottenuta dopo manifestazioni in cui donne, con sulle spalle bambini, gridavano lo slogan: ”l’utero è mio e lo gestisco io”. E’ il periodo in cui la donna vuole abbandonare i fornelli ed essere considerata al pari dell’uomo: nascono i collettivi femministi e viene fatta la legge sul divorzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nomi ancora presenti nel nostro panorama politico hanno contribuito a questi risvolti, tra tutti <strong>Bonino e Pannella</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’Italia degli anni ottanta sembra riposarsi dopo le conquiste ed è la rivolta di Piazza <strong>Tien An Men</strong> del 1989 che fa vibrare gli animi più caldi. Studenti, operai e cittadini della Cina comunista si schierano tutti insieme contro il potere dittatoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ed oggi cosa accade? Se si guarda il panorama mondiale, e nello specifico quello della nostra penisola, le <a href="../2009/09/essere-giornalisti-in-afghanistan/">ingiustizie sociali</a> sembrano ancora esistere.  Un giovane su quattro non ha lavoro; si è davanti al “familiarismo” più totale sia nel mondo lavorativo che in quello accademico; le fabbriche chiudono senza che gli operai abbiano un salvagente sociale sufficiente; gli immigrati sono sfruttati e tenuti nella non decenza (come dimostrato dalla rivolta di<a href="../2010/01/sfruttamento-manovalanza-e-criminalita%E2%80%99-la-rivolta-degli-immigrati/"> <strong>Rosarno</strong></a>) e sta aumentando esponenzialmente la divisione tra ricchi e poveri. Le donne, dopo aver conquistato sulla carta pari diritti, si trovano a dover faticare di più per ottenere gli stessi riconoscimenti degli uomini e ad aver maggiori doveri perché non c’è più uno stato assistenziale. Ogni anno gli studenti scendono in piazza per protestare contro le riforme ed ogni anno i lavoratori protestano per la  loro condizione, ma non c’è più una coesione sociale nella protesta. Sembra che i gruppi non siano più capaci di creare tra loro un collante. E se cinquanta anni fa si aveva un Occidente unito in lotte per diritti comuni, oggi questo non lo si riesce a fare nemmeno dentro ad una Nazione. Ad eccezione delle recenti rivolte in Grecia. La necessità di sopravvivere prende il posto della volontà di ottenere per la collettività.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Oggi, a scendere in campo è stata una realtà ai più conosciuta solo per la guerra, per il petrolio e per <a href="../2009/05/riconciliazione-l%E2%80%99islam-la-democrazia-l%E2%80%99occidente/">l’<strong>Islam:</strong></a><strong> </strong>quella <a href="../2010/02/iran-le-ragioni-nella-storia/">iraniana</a>. La rivoluzione verde del 2009 ha coinvolto milioni di cittadini tra giovani,  donne e lavoratori ed a mostrato al mondo intero una Nazione compatta contro le ingiustizie. Lì in uno Stato da pochi riconosciuto come l’antica e colta Persia si è avuta una coesione. Purtroppo i diritti sociali sono talmente negati che si sono avute morti tragiche e pochi risvolti politici. Hanno avuto il coraggio di rischiare in un luogo dove “mostrare” la faccia può portare alla condanna a morte. Quelle donne che avevano ampi diritti quando in Italia ne avevano pochi, si ritrovano ora a lottare per riacquistare una fetta di libertà. Non ci sono sindacati in Iran, ci sono gruppi di opposizione e ci sono giovani che attraverso le nuove tecnologie ed una storia universitaria millenaria stanno vivendo il gap che noi vivemmo nel sessantotto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Gaber cantava “<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=WYAIgWu_VXI&amp;feature=related">libertà è partecipazione</a></strong>”: in Occidente più che in Iran, forse, potremmo essere liberi se solo usufruissimo pienamente del diritto di partecipare e protestare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="mailto:rondino@cultumedia.it">Di Federica Rondino</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>67ima Edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Gli appuntamenti da non perdere.</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 14:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inizia oggi La Mostra del Cinema di Venezia, arrivata quest&#8217;anno alla sessantasettesima edizione, terminerà sabato 11 settembre, con le premiazioni e la cerimonia di Chiusura.
Ecco gli appuntamenti da non perdere:

Si inizia con BLACK SWAN di Darren Aronofsky con Natalie Portman, Mila Kunis, Vincent Cassel, Barbara Hershey, Winona Ryder
Fuori concorso, JINGWU FENGYUN – CHEN ZHEN (LEGEND [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/67-venezia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6847" title="67 venezia" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/67-venezia.jpg" alt="67 venezia" width="267" height="189" /></a>Inizia oggi La <strong>Mostra del Cinema di Venezia</strong>, arrivata quest&#8217;anno alla sessantasettesima edizione, terminerà sabato 11 settembre, con le premiazioni e la cerimonia di Chiusura.</p>
<p>Ecco gli appuntamenti da non perdere:<span id="more-6846"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
Si inizia con <strong>BLACK SWAN</strong> di Darren Aronofsky con <strong>Natalie Portman</strong>, Mila Kunis, Vincent Cassel, Barbara Hershey, <strong>Winona Ryder</strong></p>
<p>Fuori concorso, JINGWU FENGYUN – CHEN ZHEN (LEGEND OF THE FIST: THE RETURN OF CHEN ZHEN) di Andrew Lau con Donnie Yen, Shu Qi, Anthony Wong, Huang Bo.</p>
<p style="text-align: justify;">
MACHETE di Robert Rodriguez, Ethan Maniquis con Danny Trejo, <strong>Jessica Alba, Michelle Rodriguez, Robert De Niro, Steven Seagal, Don Johnson</strong></p>
<p><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/ragonese_venezia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6848" title="ragonese_venezia" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/ragonese_venezia.jpg" alt="ragonese_venezia" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">2 settembre</span></p>
<p style="text-align: justify;">
LA PECORA NERA di <strong>Ascanio Celestini </strong>con Ascanio Celestini, Giorgio Tirabassi, Maya Sansa</p>
<p>NORUWEI NO MORI di Tran Anh Hung con Kenichi Matsuyama, Rinko Kikuchi, Kiko Mizuhara, Kengo Kora, Reika Kirishima</p>
<p>MIRAL di Julian Schnabel  con <strong>Freida Pinto</strong>, Hiam Abbass, Willem Dafoe, Yasmine Al Masri, Vanessa Redgrave</p>
<p>HAPPY FEW di Antony Cordiercon Marina Fois, Elodie Bouchez, Roschdy Zem, Nicolas Duvauchelle</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">3 settembre</span></p>
<p style="text-align: justify;">
Fuori concorso il film  GORBACIOF di Stefano Incerti con <strong>Toni Servillo</strong>, Salvatore Ruocco, Nello Mascia, Yang Mi</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">4 settembre</span></p>
<p>Fuori concorso ma da non perdere assolutamente A LETTER TO ELIA di <strong>Martin Scorsese</strong>, Kent Jones con Elia Kazan, Martin Scorsese</p>
<p>OVSYANKI di Aleksei Fedorchenko con Igor Sergeyev, Yuriy Tsurilo, Yuliya Aug, Victor Sukhorukov</p>
<p style="text-align: justify;">POTICHE di François Ozon con Catherine Deneuve, Gérard Depardieu, Fabrice Luchini, Karin Viard, Judith Godrèche, Jérémie Régnier</p>
<p>LA PASSIONE di Carlo Mazzacurati con<strong> Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi, Stefania Sandrelli, Kasia Smutniak</strong></p>
<p>Fuori concorso PASSIONE di John Turturro con <strong>Massimo Ranieri, Lina Sastri</strong>, James Senese, Fausto Cigliano</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">5 settembre</span></p>
<p style="text-align: justify;">
POST MORTEM di Pablo Larraín  con Alfredo Castro, Antonia Zegers</p>
<p>per GIORNATE DEGLI AUTORI<br />
L&#8217;AMORE BUIO di Antonio Capuano con Irene De Angelis, Gabriele Agrio, Luisa Ranieri, Corso Salani, Valeria Golino, Anna Ammirati, Fabrizio Gifuni</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">6 settembre</span><br />
Fuori concorso, ma consigliato <strong>VALLANZASCA</strong> – GLI ANGELI DEL MALE di <strong>Michele Placido</strong> con <strong>Kim Rossi Stuart , Filippo Timi, </strong>Moritz Bleibtreu,<strong> Valeria Solarino</strong>, Paz Vega, Francesco Scianna</p>
<p>I’M STILL HERE di Casey Affleck  con Joaquin Phoenix</p>
<p><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/quentin_tarantino-veneziajpg.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6849" title="quentin_tarantino veneziajpg" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/quentin_tarantino-veneziajpg.jpg" alt="quentin_tarantino veneziajpg" width="300" height="230" /></a><br />
<span style="text-decoration: underline;">7 settembre</span></p>
<p>NOI CREDEVAMO di Mario Martone  con <strong>Luigi Lo Cascio, </strong>Valerio Binasco,<strong> Toni Servillo, Luca Zingaretti,</strong> Michele Riondino, Francesca Inaudi, Anna Bonaiuto</p>
<p>ATTENBERG di Athina Rachel Tsangari con Ariane Labed, Vangelis Mourikis, Evangelia Randou, Yorgos Lanthimos</p>
<p>Fuori concorso, SORELLE MAI di <strong>Marco Bellocchio</strong> con <strong>Alba Rohrwacher</strong>, Donatella Finocchiaro, Elena Bellocchio, Pier Giorgio Bellocchio</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">8 settembre</span><br />
Fuori concorso, THE TOWN di <strong>Ben Affleck </strong>con Ben Affleck,  Rebecca Hall, Jon Hamm , Jeremy Renner , Blake Lively</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">9 settembre</span></p>
<p>LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI di <strong>Saverio Costanzo </strong> con<strong> Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Filippo Timi, Isabella Rossellini, Maurizio Donadoni</strong></p>
<p>ROAD TO NOWHERE di Monte Hellman  con Shannyn Sossamon, Dominique Swain, John Diehl, Fabio Testi</p>
<p>DREI di Tom Tykwer con Sophie Rois, Sebastian Schipper, Devid Striesow</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">10 settembre</span></p>
<p>BARNEY’S VERSION di Richard J. Lewis con <strong>Dustin Hoffman</strong>, Paul Giamatti, Rosamund Pike, Minnie Driver</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">11 settembre</span><br />
CERIMONIA DI PREMIAZIONE</p>
<p>Film di chiusura, THE TEMPEST di Julie Taymor con <strong>Helen Mirren</strong>, Russel Brand, Ben Whishaw, <strong>Alfred Molina</strong>, Djimon Hounsou, David Strathairn, Chris Cooper</p>
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		<title>MOGLI VINTAGE: LE “RETRO WIVES”</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 13:18:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando l’amore per i bei tempi andati diventa una filosofia di vita
 
“Time warp” è un’espressione inglese che vuol dire qualcosa di molto simile a “salto temporale”, “viaggio nel tempo”.
Chi di noi, insoddisfatto o deluso dalla contemporaneità, non ha mai fantasticato di vivere, almeno per un giorno, in un’altra epoca?
Ebbene, ci sono persone che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/01_09_10_retro-wives_giovanni_di_felice.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6843" title="01_09_10_retro wives_giovanni_di_felice" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/01_09_10_retro-wives_giovanni_di_felice.jpg" alt="01_09_10_retro wives_giovanni_di_felice" width="468" height="325" /></a>Quando l’amore per i bei tempi andati diventa una filosofia di vita</p>
<p><em> </em></p>
<p>“Time warp” è un’espressione inglese che vuol dire qualcosa di molto simile a “salto temporale”, “viaggio nel tempo”.<img title="More..." src="http://www.dmoda.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Chi di noi, insoddisfatto o deluso dalla contemporaneità, non ha mai fantasticato di <strong>vivere</strong>, almeno per un giorno, <strong>in un’altra epoca</strong>?<span id="more-6842"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, ci sono persone che si sono spinte oltre la semplice fantasia e sono riuscite a trasformarla in realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono  case in cui la televisione è ancora in bianco e nero e un vecchio  grammofono suona soltanto ballate di Frank Sinatra o Vera Lynn, in cui i  pavimenti sono rivestiti di moquette e i mobili provengono  esclusivamente da mercatini di <strong>modernariato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ il mondo delle “<strong>time warp wives</strong>”, o “<strong>retro wives</strong>”, due degli appellativi con cui le “mogli retro” amano definirsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che anima queste donne, dall’età compresa tra i trenta e i quarant’anni, non è semplice passione per la <a href="../2010/06/07/stile-vintage-retro-wives/">moda</a> e lo <strong>stile delle epoche passate</strong>, in particolar modo del periodo che va <strong>dagli anni ’30 agli anni ’50</strong>,  ma qualcosa di più intimo e profondo, molto più simile a uno stile di  vita e a una visione del mondo che a un mero fenomeno di costume.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vivono in una dimensione parallela</strong>,  in cui si sentono protette dalla confusione e dai ritmi serrati dei  tempi odierni. Spesso non comprano nemmeno i quotidiani o non guardano  il telegiornale per rendere completo il loro isolamento da un mondo al  quale non sentono di appartenere.</p>
<p style="text-align: justify;">“Se  penso alla realtà dei nostri giorni, con tutta quella violenza,  quell’avidità, quel materialismo, rabbrividisco. – asserisce <strong>Joanne Massey</strong>, che vive col Marito Kevin in una casa in stile anni ’50 a Stafford, in Inghilterra -- Non voglio vivere in quel mondo.”</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong>Credo di essere nata nell’epoca sbagliata</strong>. – spiega <strong>Carmen Johnson</strong>, creatrice del blog <strong><a href="http://timewarpwives.blogspot.com/">Time Warp Wives</a></strong> -- Amo gli anni ’70, ma non quanto i ’40 e i ’50, adoro quel tipo di  eleganza, la moda e la musica. Vivere “retro” non è una scelta puramente  esteriore, ma ha a che fare con i valori della vecchia scuola. Nel  mondo in cui viviamo tutto è caotico, stressante e le persone hanno  smesso di comunicare realmente tra loro.”</p>
<p style="text-align: justify;">Il blog di Carmen Johnson, che si definisce una “Retro Reporter”, è il ritrovo di tutte le “<strong>timewarpians</strong>”,  che lì si radunano per scambiarsi ricette, consigli sulla buona  conduzione della casa o sulla cura del proprio corpo, segnalazioni di  negozi vintage, virtuali e non, dove acquistare capi d’abbigliamento o  di arredamento dei tempi andati.</p>
<p style="text-align: justify;">A ben  vedere, dunque, le mogli retro non sono poi così digiune di tecnologia.  Ma se mai avrete l’onore di essere invitati ad uno dei loro <em>cocktail party</em>, non troverete traccia, nelle loro abitazioni, dei <strong>dispositivi moderni</strong>, opportunamente <strong>nascosti e camuffati</strong> perché non stonino con l’arredamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte delle retro wives si dichiarano <strong>contente di prendersi cura dei propri mariti</strong>, di far trovare loro la casa immacolata quando tornano dal lavoro, proprio come avrebbe fatto una casalinga d’altri tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune di loro, come l’americana <strong>Ardith Quinne</strong>, scrittrice ed esperta di lyfestile o la londinese <strong>Fiona</strong>, imprenditrice di successo nel campo del commercio di oggetti retro, riescono a conciliare casa e lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualora,  però, la professione dovesse sottrarre tempo alle attenzioni da  dedicare al re della casa, si dichiarano prontissime a ritornare sui  propri passi.</p>
<p style="text-align: center;"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/1qiRqVhbuOs&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/1qiRqVhbuOs&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, in cambio, il consorte è tenuto a comportarsi da premuroso cavaliere senza macchia e senza paura.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non  metto mai la benzina nella nostra Ford Anglia, che ha 43 anni, – spiega  Joanne – perché penso che sia molto poco consono ad una signora perbene.  Chiedo a Kevin di farlo al posto mio.”</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong>I am an ordinary woman living in unordinary times</strong>”, “Sono una moglie ordinaria che vive in tempi fuori dall’ordinario”, è il motto delle timewarpians.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla faccia delle femministe.</p>
<p style="text-align: justify;">di Giovanni Di Felice | <a href="http://www.dmoda.it/2010/09/01/mogli-vintage-le-%E2%80%9Cretro-wives%E2%80%9D/">Courtesy of <strong>DModa</strong></a></p>
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		<title>I ricordi d’infanzia. gli oggetti che non dimenticheremo mai</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Santina Buscemi

I sintomi sono pochi e facilmente riconoscibili: le pupille si allargano, il cuore accelera i suoi battiti, sul viso spunta un sorriso, la testa si sposta a destra e sinistra come in segno di diniego, così, come se si stesse pensando “No, non è possibile, non ci credo!”.
Questo l’atteggiamento che sorge spontaneo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/01_09_2010_speciale_oggetti-dinfan.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6839" title="01_09_2010_speciale_oggetti d'infan" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/01_09_2010_speciale_oggetti-dinfan.jpg" alt="01_09_2010_speciale_oggetti d'infan" width="370" height="480" /></a>di Santina Buscemi</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I sintomi sono pochi e facilmente riconoscibili: le pupille si allargano, il cuore accelera i suoi battiti, sul viso spunta un sorriso, la testa si sposta a destra e sinistra come in segno di diniego, così, come se si stesse pensando “<strong>No, non è possibile, non ci credo!</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo l’atteggiamento che sorge spontaneo in ciascuno di noi, nel momento in cui si ha davanti un oggetto della nostra <strong>infanzia</strong>.<span id="more-6838"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Improvvisamente, dalla parte di cervello adibita alla conversazione dei ricordi, un fiume impetuoso di sensazioni, immagini e sorrisi fa abbassare il ponte levatoio della razionalità e ci trasporta nel territorio dell’<strong>amarcord</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli oggetti dell’infanzia: cose materiali che sono intrise di sentimenti e ricordi di un’epoca passata, caratterizzati da immensa <strong>nostalgia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Diventare grandi</strong> non significa infatti dimenticarsi di ciò che abbiamo vissuto: anzi, proprio più si cresce, maggiore è l’emozione che si sente dentro osservando quel che, in un tempo passato, rappresentava la nostra quotidianità.</p>
<p style="text-align: justify;">I passaggi fondamentali della nostra infanzia sono inevitabilmente interconnessi con oggetti, giocattoli e piccoli gadget con cui da bambini amavano passare il tempo o che ci furono donati da persone importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può tracciare una sorta di linea di demarcazione fra gli<strong> oggetti dell’infanzia</strong> che hanno un significato speciale solo per noi e quelli conosciuti ed etichettati come i giocattoli di una specifica <strong>generazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo gruppo è aperto ad ogni sorta di cosa: da un legnetto, ad una barchetta di carta, fino ai sassi raccolti sulla spiaggia. Tutti oggetti che esprimono la connessione con un tempo passato e soprattutto con le persone che avevamo accanto, dai compagni di gioco, ai cuginetti, fino agli amati nonni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo gruppo rappresenta tutti quei giocattoli e quegli oggetti che hanno caratterizzato l’infanzia di una generazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il batticuore che la vista di questi vecchi giochi provoca è esemplificato da come sul web e in primis sui <strong>social network</strong>, si moltiplichino le carrellate amarcord di immagini.</p>
<p style="text-align: justify;">In merito agli anni ’80 e alla generazione dei 30enni di oggi, ad esempio, si può esemplificare la cosa con l’alto numero di <strong>fan pages</strong> su <strong>Facebook</strong> dedicate proprio agli oggetti del passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Pagine che racchiudono immagini dell’amata trasmissione per bambini <strong>Bim Bum Bam</strong>, condotta da un giovanissimo Paolo Bonolis e dal pupazzo Uan, clip di film d’epoca e soprattutto foto degli <strong>amati giocattoli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle casette del Mulino Bianco, passando per il Commodore 64, dalle collezioni di ciucci di plastica colorati, fino alle figurine degli Sgorbions.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi ancora le bambole Babi Mia, il Subbuteo, il Grillo Parlante, Tricky Traps, la Sabbia Magica, i walk-man, il crystal-ball, il pongo: nomi che diranno molto a tutti quelli che hanno vissuto l’infanzia negli anni ’80 e che sono accomunati da esperienze e da un modo di passare il tempo diverso dalle <strong>generazioni attuali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il numero degli iscritti a questo tipo di gruppi e fan pages continua a salire: iscriversi a questi gruppi su Facebook significa avere a disposizione un armadio di <strong>souvenir</strong>, che compaiono nelle homepage degli iscritti ogni volta con un nuovo elemento. Talvolta, a metà pomeriggio, in ufficio, mentre si attende la fine della giornata per tornare a casa dal lavoro e si fa un giro sull’amato social network, così, per ammazzare il tempo e la noia, un piccolo oggetto che compare apre il cuore all’emozione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed allora vien voglia di lasciarsi andare ai ricordi dell’infanzia e a rimpiangere con tenerezza un tempo lontano, ma mai dimenticato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internet</strong> e il <strong>Web 2.0</strong> permettono anche questo: mentre la tecnologia galoppa sovrana verso sempre maggiori traguardi, l’interazione permessa al popolo della rete permette di riunire le memorie individuali e aumentare sempre più il cestino dei ricordi di un tempo in cui si giocava diversamente rispetto ad oggi.</p>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Cosa significa divertirsi oggi, è una domanda dal sapore confuso e ambiguo. L’opinione dei più, a riguardo,  recita spesso che il divertimento oggi risieda nella distruzione del sé seguendo mode esasperate e il “dimenticarsi” del valore della propria vita. Irresponsabilità nel guidare, mode di violenza collettiva, per i giovani d’oggi non sono un problema, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/jesolodiscoteche.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6835" title="jesolodiscoteche" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/jesolodiscoteche.jpg" alt="jesolodiscoteche" width="448" height="299" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa significa divertirsi oggi, è una domanda dal sapore confuso e ambiguo. L’opinione dei più, a riguardo,  recita spesso che il divertimento oggi risieda nella distruzione del sé seguendo mode esasperate e il “dimenticarsi” del valore della propria vita. <strong>Irresponsabilità nel guidare, mode di violenza collettiva,</strong> per i giovani d’oggi non sono un problema, ma vita ordinaria. Il divertimento sano non esiste più, divertirsi davvero senza cadere nella facile trappola <strong>dell’omologazione imposta</strong>, quasi impossibile.<span id="more-6834"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se si pensa soltanto a qualche generazione prima, quelle a cavallo tra la fine della seconda guerra mondiale e i “terribili” anni ’80 si carpisce come il significato di divertimento, coesione sociale e gioventù, assumono connotati totalmente diversi da quelli odierni. Valori, disciplina, senso della vita specialmente nei ventenni del 1960 (oggi sessantenni) suonano come tempi che mai più ritorneranno, perché troppo si è andati avanti, nel modo sbagliato. Ma non è tutto oro quel che luccica, sepolti sotto la coltre della nostalgia non vengono presi in esame alcuni fatti (storicamente molto importanti) come ad esempio le rivoluzioni studentesche del ’68 nell’accezione violenta e non in quella della sana protesta contro il sistema illiberale presente in quel momento. Assopite tra i ricordi, non emergono neanche le brutture della droga che iniziava a circolare sempre più insistentemente dagli inizi degli anni ’70 sfruttando i miti come quello di Jimi Hendrix per citarne qualcuno. Ancora, il profilarsi di una malattia dai risvolti sconcertanti come l’HIV negli anni ’80 e così via fino ai giorni nostri.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, potrebbe partire l’obiezione sul vero significato di divertimento nelle varie generazioni. L’obiezione può essere accolta. Pare infatti che ogni generazione ha dei “buchi neri” con cui fare i conti. Il divertimento sano esisteva ed esiste, ma oggi come allora, pochi sono gli adepti che confidano sapientemente in tale pratica. E’ la coscienza di ognuno di noi che parla. Chi è capace di ascoltarla, a tal riguardo ha sempre l’ultima parola.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza scendere in falsi moralismi e cercando di sviscerare quanto più possibile i modi di divertirsi nell’ultimo quarantennio del secolo scorso, vediamo con molta sorpresa e una certa presa di coscienza che nel decennio del 1960 ci si divertiva davvero con poco. Saranno i postumi della fine della guerra e il timido inizio di ripresa, almeno per quanto riguarda l’Italia, che il divertimento si classifica tra quelli più tranquilli tra i periodi presi in esame. Un bar come locale aggregante, una casa più grande dello standard di quegl’anni e si fa festa!! Jukebox o i giradischi casalinghi erano i soli strumenti necessari, il resto è dato dalle sensazioni che gruppi musicali (allora denominati complessi) come <em>I Camaleonti</em>, <em>Nomadi</em>. <strong>I &#8220;mitici&#8221; anni ‘60</strong> insomma hanno rappresentato il decennio caratterizzato dal più importante rinnovamento generazionale che l’Italia abbia mai avuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/disco-music-anni-70.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6836" title="disco music anni 70" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/disco-music-anni-70-300x225.jpg" alt="disco music anni 70" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da non sottovalutare l’humus che ha permesso tutto ciò. Gli eventi socio-politici e culturali di quegli anni infatti avrebbero inevitabilmente influenzato valori, aspirazioni e stile di vita di quella generazione di gioventù uscita non solo dalla guerra, ma anche dalla miseria più nera… Sud Italia e Nord-Est in primis… La <strong>Beat Generation</strong> ed in seguito la <strong>musica pop</strong>, diventano il nuovo modo di espressione dei giovani, che cominciano ad identificarsi nei loro idoli e cercano di emularli attraverso il portamento, come ad esempio un taglio di capelli o modi di dire. Il decennio del ’60 è l&#8217;epoca in cui si afferma la minigonna, capo d’abbigliamento non solo simbolo di rivoluzione e cambiamento ma punto di inizio che fa emergere una nuova figura femminile che abbandona gradualmente l&#8217;etichetta formale imposta negli passati da <em>bon-ton</em> molto precisi e restrittivi, in favore di una maggiore espressione di libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli anni ’70 cominciano sotto un altro tipo di stella… sono gli anni dell’eccesso. Passato il decennio di transizione del ’60 questi anni sono l’emblema della gioventù che vuole sperimentare. Nascono le prime discoteche che soppiantano in un sol colpo le vecchie balere, roba da nostalgici e vecchi non più all’altezza della nuova situazione che si è venuta a creare. Divertimento per giovani dato da un nuovo tipo di musica e dall’emergere di una piaga che non conoscerà più limiti spazio temporali, la droga. Moda eclettica e senza frontiere che si combina con una musica che trasgredisce valori e opinioni fin a quel momento pace certa di una generazione immettono nella società un nuovo <em>tipo</em> di attore sociale. Strafottenti, i giovani di quest’epoca, rendono non poco difficile il lavoro degli educatori, che cercano in tutti i modi di riprendere le redini perse con la rivoluzione del ’68. Il vecchio stampo in pratica non va più. La generazione è cambiata, <strong>il rock e il progressive rock</strong> che fanno da sfondo a questa nuova cornice societaria è musica che alza gli animi e che inneggia al trasgredire le regole. Canzoni come ad esempio <em>Keep yourself of our lives</em> o <em>Tie your  mother down</em> dei Queen sono stati alcuni degli inni di questa generazione, “il tenersi in vita” o  “lega tua madre” contro le oppressioni genitoriali, sono alcune parti della bibbia del ’70. La disco dance con l’aggiunta della psichedelica sono inoltre la nuova frontiera dei ’70. Locali e vestiti alla moda diventano roba ordinaria. Ma la regina incontrastata di questo decennio è la droga, LSD in primis. “i viaggi” hanno preso il possesso di questa giovane generazione vogliosa di sperimentazioni sempre nuove, spesso al limite.</p>
<p style="text-align: justify;">Anni ’80 e ’90 molto simili se non fosse per gli accadimenti di un decennio, storicamente parlando. I giovani provenienti dal decennio del ’70 lasciano in eredità la voglia di sperimentare, ma la generazione ’80 ha poca voglia da imparare dagli errori delle generazioni precedenti. Si mantengono le discoteche, il rock si amplia di nuove sonorità, il grido di ribellione si fa sempre più forte. Pare che si sia giunti anche ad una maturità sessuale di tutto rispetto, ovvero senza tabù, ma è proprio qui che il tutto vacilla. L’HIV serpeggia dal 1985 in poi (anche se le coppie etero sono ancora una minoranza) causando non pochi problemi di ordine pubblico. Anche la droga non sembra dare tregua. L’eroina, droga dei dannati, è “patrimonio” della gioventù dell’ottanta generation. Il divertimento nel ventennio ‘80, ’90 precipita inesorabilmente nell’omologazione. Non c’è più fantasia di sperimentare, tutto è uguale di settimana in settimana. La “Milano da bere” poteva essere una rinascita per gli anni novanta, ma l’affermarsi della classe degli <strong>Yuppies </strong>della “Nuova Milano” rompe le uova nel paniere. Le giornate di dopo lavoro o del classico weekend sono tutte uguali, i giornali dell’epoca parlano di un’ecatombe di morti all’uscita dei locali notturni, le cosiddette <strong>stragi del sabato sera.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo quarantennio del secolo breve, dal punto di vista del divertimento non ha avuto un futuro roseo con il passare degli anni, ma ha avuto uno <em>shock </em>man mano che il progresso e il benessere avanzavano verso una situazione migliore. Da questo escursus di accadimenti non è difficile intuire che il detto “Si stava meglio quando si stava peggio” è di per sé azzeccato. I postumi della guerra nel ’60 o la crisi petrolifera a cavallo tra il ’70 e l’80 spesso hanno messo in moto meccanismi di crescita e rinascita, ma anche di creatività e dinamismo. Queste, qualità intrinseche nei giovani, oggi non vengono più sfruttate. Anzi, chi le usa spesso viene visto con occhio molto critico a meno che non diventa fenomeno mediatico</p>
<p style="text-align: justify;">Infine per quanto riguarda gli anni del 2000, nonostante siano passati 10 anni, il tutto si risolve come un concentrato di esperienze passate che ritornano prepotentemente nelle mode dei più giovani grazie al tentativo spasmodico di riportare tempi che non ci sono più. Il <strong>Vintage,</strong> ora di moda, non è altro che un tentativo da parte dei nostalgici di sopperire alle mancanze che l’odierna società non sa colmare. Lacuna questa, che di certo avvantaggia il sapore retrò, ma rende ancora più visibile la differenza tra il modo di divertirsi dei vari decenni. Questo però se da un lato avvantaggia il mercato e la nuova moda, dall’altro mette ancora di più sotto schiaffo le potenzialità che la società moderna potrebbe far emergere grazie ad esempio alla tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esistono divertimenti giusti o sbagliati, dipende dal tessuto etico-morale o sociale del periodo. I buchi neri sono anche loro indicatori di quando e cosa avviene. Confidando in una ripresa dei valori tradizionali tramandati dai nostri padri, tutto cerca di essere diverso da quello che sembra, uguale da quello che è diverso. Insomma la creatività è forse l’anello mancante di questa nuova generazione e il quarantennio del novecento appena trascorso lo insegna davvero.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Angelo Giuliani</p>
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		<title>Vintage. Impazza la moda del modernariato</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[SPECIALI]]></category>
		<category><![CDATA[Vintage Mania. La nuova Tendenza e' il ritorno al passato]]></category>
		<category><![CDATA[arredo modernariato]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
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		<description><![CDATA[La  lampada, la sedia, la vetrinetta o semplicemente una scatola: qualunque cosa purché sia riconducibile al modernariato.
Impazza da qualche anno la moda dell’oggetto di modernariato. Di quel particolare venuto alla luce tra gli anni ‘40 e gli anni ‘70 e che oggi trova una nuova vita in ristoranti, locali, uffici o appartamenti.
Dal giovane all’adulto: tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/01_09_2010_Life_Imapazza-la-moda-del-Modernariato.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6830" title="01_09_2010_Life_Imapazza la moda del Modernariato" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/01_09_2010_Life_Imapazza-la-moda-del-Modernariato.jpg" alt="01_09_2010_Life_Imapazza la moda del Modernariato" width="521" height="360" /></a>La  <strong>lampada,</strong> la sedia, la vetrinetta o semplicemente una scatola: qualunque cosa purché sia riconducibile al modernariato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Impazza </strong>da qualche anno <strong><a href="mailto:http://www.cultumedia.it/2010/08/la-vera-tendenza-dellestate-2010-la-borsa-frigo/">la moda</a></strong> dell’oggetto di <strong>modernariato</strong>. Di quel particolare venuto alla luce tra gli anni ‘40 e gli anni ‘70 e che oggi trova una nuova vita in ristoranti, locali, <a href="mailto:http://www.cultumedia.it/2010/04/il-posto-di-lavoro-diventa-una-casa/">uffici</a> o appartamenti.<span id="more-6829"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dal giovane all’adulto: tutti sembrano essere presi da questa febbre. Gli anni ‘60 e ‘70 sono da tempo presi come esempio dalle generazioni per il modo di vestire e non c’è un adolescente e post-adolescente che non sia stato invitato ad una festa a avente tali anni come tema. Ma quello che sta avvenendo in questi ultimissimi anni è quasi un vero e proprio sorpasso nella ricerca del mobile di modernariato su quello di antiquariato lasciato oramai al solo esperto.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa corsa nascono in continuazione negozi di recupero e locali che abbandonando un gusto eccessivamente minimalistico preso negli ultimi dieci anni per abbracciare un gusto per la ricerca del mobile caldo.  E così ci ritroviamo a mangiare seduti sulle sedie che capeggiavano a casa dei nostri nonni/ genitori e che da bambini vedevamo come vecchi ed ora vorremmo morbosamente possedere o ad appoggiare il <strong>note-book</strong> su un vecchio mobile per fare la pasta. Di plastica o di legno, di acciaio o di vetro ogni mobile acquista oggi una nuova essenza; espressione del suo essere portatore di un epoca e di un gusto passato, ma non troppo antico.</p>
<p style="text-align: justify;">Si corre così alla ricerca del mobile della casa della nonna o a svuotare cantine da tempo dimenticate.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ma bisogna fare attenzione: non è tutto oro quel che luccica!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche sul modernariato ci sono delle regole da rispettare e ci sono mobili che hanno realmente valore ed altri che invece hanno valore solo per il nostro gusto. Questo bisogna tenerlo presente quando mettiamo mano al portafoglio. La <strong>lampada ad Arco di Castiglioni</strong> degli inizi degli anni ’60 era già design quando venne creata ed oggi è alto design di modernariato, ma la cassettiera rovinata e riportata alla luce da abili mani, potrebbe essere solo una cassettiera senza il surplus (economico) del design. Abili mani: questo è un termine fondamentale per l’argomento di cui stiamo trattando. Presi dalla foga del recupero, ci sentiamo tutti un po’ artigiani, ma non è così. Anche il dare una nuova vita ad un oggetto richiede l’<a href="mailto:http://www.cultumedia.it/2010/06/officine-creative-i-giovedi-a-casa-nostra/">abilità di professionisti</a> i quali soli riusciranno a ricreare una giusta armonia. E poi c’è il gusto. Si corre il rischio di voler possedere tutto il modernariato che si trova e che ci si può permettere, ma la casa non è un magazzino e se dieci mobili di epoche e finiture differenti sembrano armonici stando insieme nello show room creato appositamente non è detto che lo stesso accada nelle nostre case che già hanno una loro anima pregressa all’esplodere del fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il gusto sempre più diffuso per i mobili di modernariato ha fatto crescere le valutazioni e non tutti si possono permettere l’oggetto desiderato. Così per seguire le moda accade che ci si accosti a mobili di finto modernariato perché hanno un prezzo più accessibile e un’estetica apparentemente uguale. Per quanto quelle messe in giro dai cinesi o da astuti commercianti possano essere belle copie, quello che permette realmente ad un mobile anni ’40 o anni ’50 di riscaldare i nostri ambienti è il suo essere portatore di una vita pregressa e di essere stato curato da abili mani e e non da efficaci macchine.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Chi prima ha compreso il valore che avrebbero acquistato i mobili di cui sopra ha da tempo iniziato a comprare da rigattieri o mercatini a prezzi d’eccezione, per chi invece solo oggi inizia a comprenderlo per fare i veri affari gli rimangono solo i negozi di mobili usati di provincia dove ancora non è così esplosa la moda.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ed ora di corsa alla ricerca del mobile più in voga.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Di <a href="mailto:rondino@cultumedia.it">Federica Rondino</a></em></p>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:37:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fiere, iniziative ed eventi legati al vintage

“Gallina vintage fa buon brodo” scherzava Fiorello in una sua trasmissione televisiva, beh niente di più vero. Chi è vintage è attuale, un ossimoro letterale di successo che ha fatto sì che negli ultimi dieci anni proliferassero fiere, iniziative ed eventi legati proprio al vendenge dedicati. Oltre alla moda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/01_09_2010_speciale_eventi-vintage_scosta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6825" title="01_09_2010_speciale_eventi vintage_scosta" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/01_09_2010_speciale_eventi-vintage_scosta-300x199.jpg" alt="01_09_2010_speciale_eventi vintage_scosta" width="300" height="199" /></a>Fiere, iniziative ed eventi legati al <strong>vintage</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“Gallina <strong>vintage</strong> fa buon brodo” scherzava <strong>Fiorello</strong> in una sua trasmissione televisiva, beh niente di più vero. Chi è <strong>vintage</strong> è attuale, un ossimoro letterale di successo che ha fatto sì che negli ultimi dieci anni proliferassero <strong>fiere, iniziative ed eventi legati </strong>proprio al<strong> <em>vendenge</em></strong><em> </em>dedicati. Oltre alla moda un movimento, rivoluzionario più che recessivo, che si sposa in assoluto e senza volere con il paradigma moderno del <strong><em><a href="../2010/04/moda-l%E2%80%99-armadio-in-tempi-di-crisi/">cheap is chic</a></em></strong>.<span id="more-6824"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un processo pensato, quello del <strong>vintage</strong>, una scelta non priva di contenuto, quella della <strong>vintage people</strong>, che ha fatto sorgere anche un manifesto in occasione del <strong><em>Padova Vintage Festival</em></strong> in programma dal 10 al 12 settembre al <strong>Centro San Gaetano di Padova</strong>. Nel <strong>Manifesto Vintage Festival</strong> ci si esprime contro la sregolatezza degli anni ’90; si sposa la legge chimica del “tutto si trasforma”; si afferma poi che il <em>vintageur</em> non si fa imboccare dalla moda ma se la crea tramite un’attenta ricerca; si combatte contro il conformismo delle fabbriche d’abbigliamento e si evidenzia la necessità di conoscere e guardare il passato per poter andare oltre; infine, coraggio, audacia e ribellione sono indicati come elementi essenziali del vestire <strong>vintage</strong>. Un programma completo, quello che si terrà nel più grande centro culturale d’Italia, con incontri, mostre e mercati, ma anche con workshop aperti al pubblico, dedicati all’arte, alla musica e al cinema. Come il “<strong>Check-up Vintage</strong>”, come cercare e riconoscere un capo <strong>vintage</strong>, o “Archivio”, come accumulare e documentare la moda, o ancora “<strong>Urban Culture</strong>”, dagli albori della old school alla new school, strade, block party e vinili. A disposizione degli appassionati anche un servizio di <strong>glamour make-up</strong> e di <strong>essential appeal</strong> sulle acconciature del passato nei lanci moda di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per chi rientra più tardi dalle vacanze, c’è la sessione autunnale del <strong><em>Festival del Vintage</em></strong> (<strong>Musei Mazzucchelli</strong>, 17-18-19 settembre), una mostra mercato di abiti e accessori <strong>vintage</strong> di espositori qualificati a livello internazionale dove figureranno anche <strong>Mustang</strong> e <strong>Corvette</strong> d’epoca. Ad affiancare l’appuntamento, l’anteprima nazionale “<strong>Le trame del denim: il jeans tra arte, storia e cultura</strong>” che vedrà esposti pezzi d’archivio dagli anni ’20 agli anni ’70 dei marchi che hanno fatto la storia del mitico pantalone. Eccezionale tra l’eccezionale, la sezione “<strong>Divi in Denim”</strong>; il percorso del capo attraverso le icone del cinema degli anni ’40 e ’50.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/01_09_2010_speciale_eventi-vintage_scosta2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6826" title="01_09_2010_speciale_eventi vintage_scosta2" src="http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/09/01_09_2010_speciale_eventi-vintage_scosta2.jpg" alt="01_09_2010_speciale_eventi vintage_scosta2" width="512" height="343" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il 24-25-26 settembre è la volta di Forlì con <strong><em>Vintage! La moda che vive due volte</em></strong> giunta ormai alla sua ottava edizione. Particolare è l’area dedicata <strong>all’eco-design</strong>, <strong>vintage</strong> per l’utilizzo del così detto materiale di scarto. Oltre a questo si potranno trovare capi e accessori dagli anni ’20 agli anni ’90, <strong>modernariato</strong>,<strong> military clothing</strong>,<strong> fashion vintage remake</strong>,<strong> collezionismo</strong>,<strong> brocantage e bigiotteria d’epoca</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nella splendida cornice del <strong>Castello di Belgioioso</strong> a Pavia, dal 15 al 18 ottobre, si terrà <strong><em>Next Vintage, moda e accessori d’epoca</em></strong>, l’edizione autunnale di una tra le più importanti vetrine europee di settore. Cinquantacinque espositori provenienti da tutte le regioni italiane in un percorso che alterna epoche per una scelta ampia ed esclusiva. A far da cornice, anche qui, la mostra collaterale “<strong>Foulard d’artista</strong>”; una selezione di foulard provenienti dall’archivio storico Venturino Vintage di Asti e disegnati da artisti del ’900 tra i quali <strong>Picasso, Fornasetti, Cassinari e Nespolo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In pieno inverno gli appassionati possono trovarsi al <strong><em>The wonderful vintage market</em></strong> di Udine (edizione autunnale, <strong>Palazzo Kechler</strong>, 31 ottobre-1 novembre) o al <strong><em>Vivere Vintage</em></strong> di Mantova (Palabam, 17-19 dicembre) per poi iniziare il 2011 nella splendida e suggestiva cornice dell’ottocentesca <strong>Stazione Leopolda</strong> di Firenze con <strong><em>Vintage Selection</em></strong>, appuntamento imperdibile per qualsiasi <strong>cool hunter</strong> e ufficio stile di settore. Quasi quaranta espositori segmentati tra “Luxury Collection” e “Sportswear Collection” e una divertente “Area Happy Kilo” dove si ha la possibilità di acquistare capi di abbigliamento e accessori a peso.</p>
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<p style="text-align: justify;">di Silvia Costa</p>
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