<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2italianfull.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0">

<channel>
	<title>Daniele Bonfanti</title>
	
	<link>http://www.danielebonfanti.com</link>
	<description />
	<lastBuildDate>Wed, 30 Jan 2013 18:11:19 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1</generator>
		<atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/DanieleBonfanti" /><feedburner:info uri="danielebonfanti" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><image><url>http://www.latelanera.com/images/daniele-bonfanti-button.jpg</url></image><feedburner:feedFlare href="http://add.my.yahoo.com/content?lg=it&amp;url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://eur.i1.yimg.com/eur.yimg.com/i/it/my/mioya1.gif">Subscribe with Mio Yahoo!</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.newsgator.com/ngs/subscriber/subext.aspx?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://www.newsgator.com/images/ngsub1.gif">Subscribe with NewsGator</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.bloglines.com/sub/http://feeds.feedburner.com/DanieleBonfanti" src="http://www.bloglines.com/images/sub_modern11.gif">Subscribe with Bloglines</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.netvibes.com/subscribe.php?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://www.netvibes.com/img/add2netvibes.gif">Subscribe with Netvibes</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://fusion.google.com/add?feedurl=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://buttons.googlesyndication.com/fusion/add.gif">Subscribe with Google</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.pageflakes.com/subscribe.aspx?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://www.pageflakes.com/ImageFile.ashx?instanceId=Static_4&amp;fileName=ATP_blu_91x17.gif">Subscribe with Pageflakes</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.plusmo.com/add?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://plusmo.com/res/graphics/fbplusmo.gif">Subscribe with Plusmo</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.thefreedictionary.com/_/hp/AddRSS.aspx?http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://img.tfd.com/hp/addToTheFreeDictionary.gif">Subscribe with The Free Dictionary</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.bitty.com/manual/?contenttype=rssfeed&amp;contentvalue=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://www.bitty.com/img/bittychicklet_91x17.gif">Subscribe with Bitty Browser</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.live.com/?add=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://tkfiles.storage.msn.com/x1piYkpqHC_35nIp1gLE68-wvzLZO8iXl_JMledmJQXP-XTBOLfmQv4zhj4MhcWEJh_GtoBIiAl1Mjh-ndp9k47If7hTaFno0mxW9_i3p_5qQw">Subscribe with Live.com</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://mix.excite.eu/add?feedurl=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://image.excite.co.uk/mix/addtomix.gif">Subscribe with Excite MIX</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.webwag.com/wwgthis.php?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://www.webwag.com/images/wwgthis.gif">Subscribe with Webwag</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.podcastready.com/oneclick_bookmark.php?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://www.podcastready.com/images/podcastready_button.gif">Subscribe with Podcast Ready</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.wikio.com/subscribe?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://www.wikio.com/shared/img/add2wikio.gif">Subscribe with Wikio</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.dailyrotation.com/index.php?feed=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2FDanieleBonfanti" src="http://www.dailyrotation.com/rss-dr2.gif">Subscribe with Daily Rotation</feedburner:feedFlare><feedburner:browserFriendly>Esclusivo per gatti.</feedburner:browserFriendly><item>
		<title>Le Ruzze (2810) e Traversata di Cima Fontana (3070), bivacco all’Anghileri-Rusconi</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/DanieleBonfanti/~3/RLQQAf6S-7s/</link>
		<comments>http://www.danielebonfanti.com/le-ruzze-2810-e-traversata-di-cima-fontana-3070-bivacco-allanghileri-rusconi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 15:19:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Bonfanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Peripezie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.danielebonfanti.com/?p=1920</guid>
		<description><![CDATA[Prima di questa uscita, quando mi capitava di dire a qualche amico montanaro il nome della nostra destinazione principale (Cima Fontana), ricevevo più o meno sempre sguardi straniti. In effetti non è che io conoscessi già questa cima prima di imbattermici per caso cercando un luogo adatto a un bivacco tra amici che soddisfacesse alcune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di questa uscita, quando mi capitava di dire a qualche amico montanaro il nome della nostra destinazione principale (Cima Fontana), ricevevo più o meno sempre sguardi straniti. In effetti non è che io conoscessi già questa cima prima di imbattermici per caso cercando un luogo adatto a un bivacco tra amici che soddisfacesse alcune caratteristiche: non troppo alto, impegnativo né difficile, visto che sarebbero state coinvolte persone non esperte e ci trovavamo già quasi in ottobre, ma che non fosse nemmeno proprio una passeggiatina; con la presenza di un bivacco fisso; e da cui fosse possibile compiere un&#8217;ascensione alpinistica facile ma bella.<br />
Questi sguardi straniti debbo dire che aumentavano il desiderio di scoprire un luogo evidentemente non tra i più frequentati, e che quindi mi aspettavo piuttosto selvaggio nonostante la vicinanza a percorsi e valli famose. Una sorta di &#8220;cantuccio&#8221; alle spalle dell&#8217;immensa bastionata del gruppo del Bernina, a metà strada con quello dello Scalino, sul confine tra Italia e Svizzera. Un luogo che mi è parso subito perfetto.</p>
<p>Per questo reportage ho la bella occasione di passare la parola a Gigi Musolino, che ha fatto parte della &#8220;spedizione&#8221;.<br />
Io interverrò qua e là così da offrirvi un racconto a due voci, per quanto non ruberò troppo spazio alla sua bella, divertente e appassionata narrazione.<br />
I miei interventi li distinguerete perché sono <em>in corsivo</em>.</p>
<p>Cliccando su ogni foto, come sempre, è possibile vederne la versione grande.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Dove osano le aquile, dove si disintegrano le suole</em></strong></p>
<p>Già verso l’inizio di agosto, dopo <a title="Bivacco Saglio (Rifugio Omio), in Valle dell'Oro, leggi il reportage di Matteo Poropat su Giringiro Creek" href="http://giringirocreek.blogspot.com/2011/07/bivacco-antonio-omio-2100m.html" target="_blank">la gloriosa spedizione di maggio al bivacco Saglio (locale invernale del rifugio Omio)</a> in Valle dell’Oro, in compagnia di Daniele Bonfanti e Matteo Poropat, si vociferava di una nostra nuova escursione ad alta quota, stavolta con ascensione a una vetta. Un veloce scambio di email per organizzarci e ci rendiamo subito conto che l&#8217;esperienza in Valtellina ha minato nella mente e nel corpo l&#8217;Altissimo triestino. Poropat, il re dell&#8217;autoscatto e fornitore ufficiale di birra Kaiserdom, ci comunica che non sarà della partita. Dopo la delusione iniziale, apprendo però con piacere che si uniranno alla gita Alessio Valsecchi e Valentina Erba, la moglie di Daniele.</p>
<p>La destinazione prescelta è una tributaria poco battuta della Valmalenco, valle laterale della Valtellina. Daniele, che conosce bene la zona, pianifica l&#8217;itinerario: partenza la mattina di sabato 24 settembre, ascensione al bivacco Anghileri-Rusconi (2654 m), cazzeggio, cena, dormita, e alle 5 di mattina della domenica tutti in piedi per raggiungere Cima Fontana (3070  m).<br />
Sono elettrizzato. Dalla gita in Valle dell’Oro le occasioni per andare in montagna sono state poche, e il ricordo di quei picchi aspri, così diversi dalle più rotonde e morbide catene a cui sono abituato, è ancora vivo.<br />
Sono talmente elettrizzato che decido di mettermi in viaggio il venerdì per raggiungere casa di Daniele, &#8220;campo-base&#8221; da cui partiremo per la Valmalenco.</p>
<p>Dopo aver conosciuto l’orrore degli ingorghi del venerdì sera sulla tangenziale di Milano, supportato dai Machine Head, per riprendersi basta poco. Alessio è arrivato da un po&#8217;, ed è già all&#8217;opera intorno a formaggi e melanzane grigliate. Valentina e Daniele mi rifocillano con un&#8217;ottima aglio, olio e peperoncino. Scambio qualche vocalizzo con Luna (la figlia più piccola di Daniele), mentre Aurora (la grande), tanto per cambiare, legge. E apprendo che anche lei sarà dei nostri!<br />
Intorno alle undici il Valsecchi si ritira nel Magazzino B di Edizioni XII, io e Daniele lo abbandoniamo al suo destino e diamo le ultime limatine a un libro. E intorno alla mezzanotte, spossati, anche noi decidiamo di andare a letto. Puntiamo la sveglia alle 5:30.</p>
<p>Dopo una notte piuttosto movimentata – Alessio non trova la posizione, io vengo colto da una crisi di starnuti epica, ché sono allergico ai gatti e a casa Bonfanti di felini ce n&#8217;è giusto una decina – ci ritroviamo di nuovo tutti intorno al tavolo. Colazione, ultimi preparativi, e si va.</p>
<p><em>Romeo, il gatto che abita all&#8217;imbocco del sentiero che sale verso casa mia, quando passa il Valsecchi saluta con il lamentoso miagolio che spiego a Alessio chiamarsi </em>Canto dei morituri<em>. Sarà un segno?</em></p>
<p>Da Torre de’ Busi al nostro punto di partenza, l&#8217;imponente diga di Camp Gera, situata a 2000 metri di quota, occorrono due ore di viaggio abbondanti. Il tempo, durante il tragitto, non è dei migliori. Nuvoloni scuri si ammassano all&#8217;orizzonte, ma le previsioni promettevano bel tempo. Proseguiamo fiduciosi. Arriviamo al parcheggio intorno alle nove. Splende il sole. La temperatura è fresca, si sta benissimo. Infiliamo zaino e scarponi. Ora non si scherza più, tocca camminare.<br />
Imbocchiamo un piccolo sentiero, poi una stradicciola sterrata che costeggia per un tratto il lago di Gera, il bacino artificiale creato dalla poderosa diga. La vista è incantevole, con le montagne che si riflettono nell&#8217;acqua a creare un effetto straniante, quasi alieno.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1847" title="Lago di Gera, con Argient e Zupò" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-01.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p><span id="more-1920"></span>Dopo una ventina di minuti di cammino in salita mi rendo conto che la riduzione del consumo di alcool/cibo/sostanze nocive assortite e le due-tre ore di corsa settimanali hanno giovato al mio fisico. Procedo bene, rispetto alla spedizione al bivacco Saglio mi sento un altro. Alessio cammina spedito e guida il gruppo, Daniele e Valentina ci raccontano della loro esperienza in Cina e in particolare del loro soggiorno in un ameno hotel di Hong Kong, il <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chungking_Mansions">Chungking Mansions</a></strong>. Aurora litiga con le bacchette e sottolinea con esclamazioni e smorfie il racconto dei genitori. Io cammino e parlo poco, devo risparmiare il fiato. Si procede di buon passo, si ride, siamo in un posto splendido. Oltre a noi, non c&#8217;è nessuno, solo le montagne che ci scrutano da ogni lato. E capisco che sarà uno splendido weekend.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-08.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1849" title="Salendo verso l'Alpe Gembré" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-08.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Arriviamo in prossimità di un ponte che attraversa un torrente alla nostra sinistra. Lo attraversiamo. Subito dopo prendiamo un sentiero che sale con una pendenza considerevole, per poi ridiscendere bruscamente verso il lago. Io e il Valsecchi, nelle retrovie, imprechiamo sottovoce. Quando scendi, poi devi risalire. Comincio ad accusare un po&#8217; di fatica, ma niente di che. Valentina e Daniele paiono non avvertire lo sforzo. Non sudano nemmeno, e, cosa che a me risulta piuttosto difficile durante queste camminate, riescono a parlare.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1850" title="Sul sentiero verso l'Alpe Gembré" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-09.jpg" alt="" width="550" /></p>
<p>Dopo la discesa che ci riporta sulle sponde del bacino passiamo sotto un formidabile artiglio di pietra, un grosso blocco di roccia che si piega verso il lago come il dito di un gigante cristallizzato nella montagna.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1852" title="Il formidabile artiglio" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-12.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-11.jpg"><img title="La prossima volta andiamo là" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-11.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Superata questa sorta di galleria, Valentina e Alessio mettono il turbo. Io, Daniele e Aurora rimaniamo indietro e camminiamo adagio, tranquilli. Gatto Bonfanti mi parla dei suoi innominabili progetti letterari, si discorre della Mannetti e delle prossime iniziative di Edizioni XII e non. Aurora continua a litigare con le bacchette, e impreca contro i due mascalzoni che ci hanno seminato.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-16.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1854" title="L'Alpe Gembré" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-16.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Fa caldo. Qui si sale di brutto; scansiamo un gregge di pecore che ci viene incontro, Daniele passa avanti, io e Aurora arranchiamo e mangiamo una pesca, ma la fatica viene ripagata quando, conclusa la salita, raggiungiamo uno splendido pianoro a 2400 m di quota, dove ci sovrastano i pizzi Argient e Zupò. Alessio e Valentina ci stanno aspettando, sorridono. Ci sediamo, soddisfatti. Quando ci si trova dinanzi a panorami del genere si può fare molto poco, se non contemplare e scattare qualche fotografia. E il meglio deve ancora venire.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-11.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1857" title="Aurora riposa sorvegliata dai giganti retici" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-21.jpg" alt="" width="550" /></a><br />
<a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-20.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1856" title="Gigi ha un momento di trasporto alpestre" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-20.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Sgranocchiamo qualcosa, beviamo, poi riprendiamo ad attraversare il pianoro. Lontano, un puntino rosso tra masse di foschia che oziano sul verde immacolato dell&#8217;erba, ammicca il bivacco  Anghileri-Rusconi. L&#8217;ultimo tratto è piuttosto agevole, seguiamo gli ometti di pietra e percorriamo una distesa resa acquitrinosa da un torrentello, poi affrontiamo un canalone; infine, a poche decine di metri dalla nostra destinazione, seguendo il sentiero ci ritroviamo al Passo Confinale (2628 m) che immette in Val Tempesta, Svizzera. Siamo esattamente sul confine.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-29.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1861" title="Il bivacco Anghileri-Rusconi sovrastato dalla Cima Fontana" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-29.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p><em>Dalla Svizzera sale un fronte gigantesco di foschia, pare esitare proprio sull’immaginaria linea che divide i due Paesi, creando una muraglia. A tratti si ritira e si aggroviglia e ci mostra a ritagli la verde valle di Poschiavo, laggiù, tanto più in basso.</em></p>
<p>Pieghiamo a sinistra, superiamo un ultimo tratto erboso e ci siamo. In circa tre ore abbiamo raggiunto il bivacco.<br />
È molto carino, decisamente meno spartano e spoglio del Saglio. E molto più spazioso. Ci sono nove brande, coperte in quantità, un diario dove lasciare le proprie impressioni, candele, un bel tavolo, panche, persino una cartina e delle carte da gioco.<br />
Dopo aver ispezionato il nostro rifugio notturno, cerchiamo di convincere Valentina e Aurora a fermarsi fino a mattina. Siamo in cinque, c&#8217;è spazio in abbondanza. La signora Bonfanti decide però che tornerà a casa nel pomeriggio. Un&#8217;ottima scelta, visto che più tardi lo spazio in abbondanza si ridurrà drasticamente.</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-30.jpg"><img class="aligncenter" title="Bivacco Anghileri-Rusconi (sì, Gigi indossa un colbacco)" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-30.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Ci riposiamo, seduti fuori dal bivacco, ci godiamo il sole caldo del primo pomeriggio, Alessio prende le sue bottiglie e va a fare scorta d&#8217;acqua a una fonte che dista 300 metri dal rifugio. Io e Daniele diamo un&#8217;occhiata a Cima Fontana che si erge proprio alle spalle del bivacco. Cerchiamo di capire come si arriva in cima. La mattina alle cinque, col buio e la sola luce delle torce, non sarà facile scorgere gli ometti e i bolli rossi che segnano il percorso. Individuiamo quella che ci pare una via percorribile per superare la prima bastionata, mentre la cresta da cui sale la via Normale non la vediamo essendo sul versante opposto, a nord-est. Ma Daniele ha stampato una relazione. Non ci saranno problemi, ci diciamo.</p>
<p>Torniamo al bivacco e facciamo pranzo – panini, uova sode, albicocche essiccate, uva sultanina, mandorle, frutta – poi io mi allontano di alcune decine di metri per espletare una banale funzione corporale.</p>
<p><em>Mentre il buon Valsecchi scopre, dopo otto lustri, una passione per le albicocche essiccate che probabilmente lo condurrà sulla strada della dipendenza.</em></p>
<p>Ed è mentre torno indietro verso il bivacco che succede <em>qualcosa</em>. Un gemito basso, cupo, riecheggia nella vallata. Dapprima penso alla voce del vento che s&#8217;insinua nei canaloni, ma poi il verso sale d&#8217;intensità, feroce. Memore delle oscene presenze notturne al bivacco Saglio, ben descritte nel distico infame dello Sciamano Poropat,</p>
<p>&#8220;E quell&#8217;ombra immane che oscurò stelle e luna<br />
era davvero il <a href="http://www.waltellina.com/storie/gigiat/index.htm">Gigìàt</a> che affamato si aggirava trascinando con sé la sua ultima preda?&#8221;</p>
<p>rabbrividisco. Mi lancio di corsa verso l’Anghileri-Rusconi, incerto sulla sorte dei miei compagni, e la vedo. È una creatura glabra che si aggira intorno alla scatoletta di metallo rosso che sarà il nostro riparo per la notte, e la cosa che più colpisce nella sua morfologia vagamente antropomorfa sono i piedi, rossi, il rosso dell&#8217;Inferno. La scruto da dietro una roccia mentre lancia il suo grido disperato verso il firmamento, e poi il grido si trasforma in una serie di grugniti intelleggibili (<em>por******a, scarponi di m***a!</em>), e allora capisco che mi sono fatto suggestionare dall&#8217;ambiente e dalle leggende montanare che ci ha raccontato Daniele. Nessun demone delle montagne, nessun Gigiàt: è il Valsecchi, scalzo (i calzettoni rosso fuoco sono decisamente inquietanti), che regge tra le mani i suoi scarponcini. Le suole, nel breve tragitto fino alla fonte, si sono letteralmente <em>sbriciolate</em>. Qualche anno di inutilizzo ed è successo il <em>patatrac</em>. Aurora se la ghigna, come potete vedere nella rappresentativa immagine qui sotto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-30c1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1923" title="Aurora ha il coraggio di ridere della disgrazia di Alessio!" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-30c1.jpg" alt="" width="550" height="733" /></a></p>
<p>Daniele, come un novello McGyver, tira fuori dallo zaino dei cordini e cerca di rattoppare gli scarponi alla bell&#8217;e meglio, ma dopo alcuni minuti dobbiamo arrenderci al fatto che Alessio non potrà partecipare all&#8217;ascensione a Cima Fontana. Cala un po&#8217; di tristezza, ma Alessio si fa coraggio e dice che ne approffiterà per riposarsi.<br />
Sono quasi le tre del pomeriggio. Mi accorgo che Daniele scruta una cima che si erge davanti al bivacco e scalpita. Capisco che per me non ci sarà riposo. Guarda il picco, guarda me, l&#8217;occhio semichiuso di chi la sa lunga e di chi non ammette risposte negative. «Che dici, andiamo fin lassù a vedere?»<br />
La montagna è affascinante, pare un colossale panettone spolverato di zucchero a velo. «Perché no?» rispondo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-57-route.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1930" title="Il percorso che seguiremo (improvvisando) su Le Ruzze" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-57-route.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Mentre Daniele prepara lo zaino per salire su quella cima di cui non conosciamo il nome – soltanto al nostro ritorno, consultando la cartina, scopriremo che si tratta de Le Ruzze,  2810 m – vediamo due puntini che arrancano in lontananza, sotto di noi. Alcuni minuti dopo ci raggiungono due ragazzi che passeranno la notte al bivacco. Sono due fotografi, superattrezzati, hanno intenzione di scattare delle istantanee del tramonto e dell&#8217;alba. Sono simpatici, chiacchieriamo un po&#8217;, poi ci avviamo verso la nostra destinazione, accompagnati da Valentina e Aurora che prenderanno il sentiero che le riporterà alla diga. Ci salutiamo in prossimità del Passo Confinale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-31.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1865" title="L'addio!" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-31.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Io e Daniele cominciamo a salire. La foschia ci turbina intorno e c&#8217;è parecchia neve ghiacciata qua e là. Siamo in Svizzera, ci dirigiamo verso un punto che si affaccia sull&#8217;altra vallata, alle nostre spalle si erge una roccia turrita che, inevitabilmente, mi fa pensare a Kadath e megalopoli lovecraftiane assortite.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-33.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1866" title="Si sale verso Le Ruzze" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-33.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-33.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-36.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1867" title="Le nebbie svizzere salgono dall'abisso insieme a sagome misteriose" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-36.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Voltiamo a destra, seguendo la cresta, e puntiamo verso la cima. Dopo un primo tratto di salita relativamente semplice, la pendenza comincia a farsi sentire. Un po&#8217; troppo, per i miei gusti. C&#8217;è da arrampicare. Daniele comincia a salire leggiadro, poi si gira e mi dà i primi rudimenti di arrampicata. «Il segreto è avere sempre tre arti poggiati ben saldi. Sempre tre». Facile, mi dico. Più a dirsi che a farsi, ma dopo un po&#8217; ci prendo gusto, è divertente andare su cercando una minuscola sporgenza dove far leva con lo scarpone, un incavo nella roccia dove aggrapparsi con le dita.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-37.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1868" title="Tra nebbie, neve e rocce" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-37.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-39.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1869" title="Verso la vetta de Le Ruzze, lungo la cresta nord" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-39.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Arrivo in vetta senza neanche accorgermene, e&#8230; mancano le parole. La vista è splendida. Alla nostra destra si allunga il bacino verdastro, davanti a noi il monte Spondascia nero e striato di venature nevose.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-43.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1870" title="Il Monte Spondascia, dalla vetta de Le Ruzze" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-43.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p><em>È affascinante scoprire, esplorare queste vette poco note e battute, dai nomi che ai più non diranno molto (anch’io li ignoravo), ma dall’aria feroce e fiera. Signore Montagne. Lo Spondascia, che ci nega la vista del suo famoso vicino – il Pizzo Scalino – si erge oltre la Valle Poschiavina e ha un aspetto davvero duro e acuminato.<br />
</em><em>È impagabile la sensazione di libertà nell’intuire o inventare percorsi di salita e discesa lungo canaloni e creste pur facili, ma senza alcuna pista prescritta.</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-45.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1871" title="Daniele sulla vetta de Le Ruzze (2810)" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-45.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Le nuvole corrono davanti al sole creando strani giochi di luce-ombra. Impostiamo l&#8217;autoscatto, foto,</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-47.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1872" title="In vetta a Le Ruzze (2810 m)" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-47.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>sigarettina meditativa, poi si torna giù attraverso un&#8217;altra via che attraversa ampi tratti nevosi (che in alcuni punti, battuti dal sole, sembrano immense distese di panna montata, e il mio compagno medita anche un tuffo da uno sperone di roccia).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-52.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1874" title="Scendendo da Le Ruzze" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-52.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-52b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1875" title="Nella neve fresca sul versante nord de Le Ruzze" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-52b.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-52b.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-54.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1876" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="Cima Fontana dalle pendici de Le Ruzze" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-54.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Arriviamo al bivacco che è tardo pomeriggio. Il tempo è piuttosto nuvoloso, i due fotografi sono delusi, non potranno scattare immagini valide del tramonto. Ma le lamine di luce che filtrano attraverso le nuvole spumose sono uno spettacolo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-54.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-60.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1880" title="Il sole cala dietro le nubi" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-60.jpg" alt="" width="550" /></a><br />
<a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-62.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1881" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-62.jpg" alt="" width="550" height="310" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-63.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1882" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-63.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Ci raggiunge Alessio, che si è sparato una corroborante pennichella e impreca ancora contro i suoi sciagurati scarponi. Per tirargli su il morale lo portiamo alla fonte dove gli elargiamo alcune Bombe (aneddoti e storie di vita vissuta che si dicono sopra i 2000 m e <em>devono</em> rimanere sopra i 2000 m). Le nostre risate rimbombano nella vallata. Da qualche parte una marmotta lancia un fischio acuto, stizzita.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-58.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1879" title="Il rifornimento dell'acqua" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-58.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Tornati al bivacco, ci prepariamo per la cena. Il sole sta calando, e ancora una volta tre puntini avanzano verso di noi. Arrivano tre giovinotti, avranno vent&#8217;anni. Attrezzattura non proprio tecnica, zaini enormi, ramponi d’altri tempi, lunghe piccozze. Ci chiediamo che cosa se ne fanno. Ma la cosa che ci preoccupa di più è che il bivacco è praticamente al completo. Otto brande su nove saranno occupate.</p>
<p>Io, Alessio, Daniele e i due fotografi ci sediamo intorno al tavolo e mangiamo. I tre ragazzi rimangono fuori. Dopo alcuni minuti, attraverso la porta e le due prese d’aria che si aprono nella parete anteriore, filtra un aroma che poco ha a che fare con la montagna, ma che ricorda più da vicino le assolate spiagge giamaicane o i coffee shop di Amsterdam. I giovinotti si godono il meritato (?) riposo e poco dopo salta fuori anche una bottiglia di grappa, dalla quale io e Alessio attingiamo alcune golate.</p>
<p>Il sole cala a picco, il cielo s’incendia di rosa, l’oscurità prende il sopravvento. Decidiamo che è ora di ritirarsi, io e Daniele dobbiamo svegliarci alle 5,30 per l’ascensione a Cima Fontana. Alle sette e mezza ci prepariamo per la nottata, alle otto siamo in branda. Alessio, Daniele e io, in quest’ordine, partendo da terra verso il soffitto. Abbiamo parecchie ore di sonno a disposizione.<br />
I tre giovini rimangono al tavolo a giocare a scopa e bere, i due fotografi s’infilano nei sacchi a pelo nelle brande opposte alle nostre.<br />
Si sta bene nel bivacco, c’è un piacevole tepore. <em>E io che temevo di patire il freddo, s</em>ogghigno. Dopo pochi minuti crollo in un sonno profondo.</p>
<p>Mi sveglio a un’ora imprecisata della notte, fatico a capire dove mi trovo. Ah, okay, sono in un bivacco a 2650  metri di quota. Ma sembra di essere in una foresta tropicale. Si <em>cuoce</em>, letteralmente. Il “piacevole tepore” si è trasformato in una temperatura da altoforno. Il mio respiro si è ridotto a un fischio sibilante, manca l’aria. Otto persone che respirano, russano ed emettono gas corporali di ogni tipo in un gabbiotto di metallo di circa otto metri quadri hanno creato un devastante “effetto stalla”. Mi accorgo che anche i miei compagni di “stanza” non riescono a dormire, la maggior parte sono svegli, soltanto un paio russano. Esco dal sacco a pelo, nel quale mi sono infilato vestito, e mi sporgo a guardare in basso. Daniele è in mutande, sveglio, ha mal di testa. Gli basta uscire dal bivacco (sempre in mutande) e prendere una boccata d’aria per riprendersi. Manca l’ossigeno, sebbene le due prese d’aria siano aperte. Anche Alessio è sveglio. Sono all’incirca le tre. Non riesco più a dormire, si muore di caldo e stare svegli a contemplare il soffitto non è il massimo. Dopo un’ora ne ho già le tasche piene. Poi una voce. «Gigi? Gigi? Non riesci a dormire?» È Daniele. «No, per niente», rispondo. «Nemmeno io. Che dici, tra un po’ partiamo?» Parole che risuonano nell’Anghileri-Rusconi come una benedizione, non aspettavo altro. «Partiamo».</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-68.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1884" title="La partenza" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-68.jpg" alt="" width="512" /></a></p>
<p>Alle cinque meno venti del mattino siamo fuori dal bivacco, intabarrati in giacconi pesanti, gli zaini in spalla e le torce frontali piazzate sulla testa. Mi ero aspettato un freddo molto più pungente, invece non accusiamo la temperatura, che si aggirerà intorno ai meno due gradi.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-68b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1885" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-68b.jpg" alt="" width="512" height="310" /></a></p>
<p>Uno spicchio di luna, enorme, brilla nel cielo, illuminando di cremisi la faccia scura del satellite. E le stelle, per Dio, a quest’altezza, immersi nell’oscurità, danno vita a uno scenario indescrivibile. Così fitte e luminose e <em>vive</em> da fare quasi paura. Spegniamo le torce e ci godiamo lo spettacolo mangiucchiando un po’ di cioccolata. Poi ci avviamo verso la fonte, in direzione della nostra meta, Cima Fontana. Camminare immersi nel buio, guidati unicamente dai LED delle torce, dà una sensazione strana. Siamo immersi in un mare di oscurità e navighiamo nella nostra piccola barchetta di luce artificiale cercando di scorgere gli ometti di pietra e i bolli bianco-rossi del CAI tracciati sulle rocce. Scorgiamo un segno, lo raggiungiamo, ci mettiamo alla ricerca del prossimo, come in una sorta di caccia al tesoro.</p>
<p><em>È questo il mondo, quello vero. Sembra tutto così strano, e invece questo è il </em>vero <em>volto della notte delle ere geologiche prima e dopo la parentesi umana.<br />
</em><em>Spesso si usa l’espressione “fuori dal mondo” per descrivere come ci si sente in questi frangenti. E senza dubbio è un’espressione appropriata, ma se per “mondo” intendiamo il mondo dell’uomo. Perché se l’accezione fosse quella di “pianeta Terra”, allora sarebbe proprio il contrario. Ora siamo </em>dentro <em>il mondo.<br />
</em><em>Non lo vedi quasi mai.</em></p>
<p>Superiamo un primo passaggio roccioso, poi prendiamo un sentiero che si inerpica verso la cima, abbastanza esposto. «Fai attenzione all’Abisso», mi mette in guardia Daniele. Mi tengo lontano dal ciglio del sentiero che si affaccia sul buio, seguo il mio compagno. Raggiungiamo un grosso cippo di pietre e ci fermiamo per consultare le indicazioni stampate da Daniele. Bisogna raggiungere un pianoro punteggiato da piccoli laghi. Ci rimettiamo in marcia, scendiamo un po’, raggiungiamo una piccola distesa acqua. Dovremmo esserci. Cima Fontana ci sovrasta, alle nostre orecchie giunge un suono liquido. Un piccolo torrentello creato dal disgelo dei ghiacciai, illuminato dalle stelle, scorre ad alcune decine di metri davanti a noi, proprio ai piedi dell’ultimo attacco per Cima Fontana. Ma è buio. Comincia a venirci qualche dubbio circa la strada da seguire, non troviamo più gli ometti e i simboli, e le indicazioni parlavano di più laghi, noi ne abbiam visto solo uno. Daniele fissa la vetta, poi un canale spruzzato di neve che pare una via accessibile. Infine guarda me. «Che facciamo?» chiedo. Mi risponde con un’altra domanda «Saliamo da lì?» Ci fissiamo alcuni istanti, poi un cenno d’assenso. Si riparte. Dobbiamo affrontare un ampio tratto di sfasciumi imperlati di brina, e nemmeno le suole Vibram possono nulla contro la rugiada sulle pietre lisce. Mi sembra di camminare sul sapone.</p>
<p><em>Gigi ha appena scoperto le gioie del </em>vetrato<em>. Si forma quando non c’è neve e il freddo gela l’umidità sulla roccia, creando uno strato sottilissimo di ghiaccio, invisibile e infido. È una delle massime insidie della montagna.</em></p>
<p>È la parte più tosta dell’ascensione, cerco di piantare i piedi nel terriccio, ma gli spazi disponibili sono davvero pochi. Intanto la prima luce dell’alba fa capolino da dietro i picchi, sbiadendo le stelle. Daniele, sempre in testa, mi aiuta dandomi dritte e incoraggiandomi.</p>
<p><em>Troviamo un bel diedro, molto appoggiato, di roccia sana e spoglia da vetrato. L’intenzione era di raggiungere un costone davanti a noi presso una sella innevata, e da lì salire sulla cresta sud-est. Ma il diedro mi sembra una via preferibile a questa ripida morena sdrucciolevole e pieghiamo a sinistra, dritti verso la cresta che ci sovrasta. Si sale molto bene. </em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-74b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1887" title="Superando il diedro che conduce sulla cresta S-E" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-74b.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a></p>
<p>Infine, la vetta&#8230; faccio il segno dell’okay col pollice al mio compagno, ma lui scuote la testa e indica alla sue spalle. «Siamo su un’anticima. La Fontana è quella lì dietro». Ci sarà ancora un’oretta di marcia. «Okay, andiamo». Mi rendo conto che più ci si avvicina alla vetta, più la smania di raggiungerla aumenta.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-74c.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1888" title="La sommità della Cima Fontana, dall'anticima sulla cresta S-E" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-74c.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Superiamo un tratto di cresta aerea, aggiriamo uno sperone e puntiamo ancora verso l’alto. Finalmente gli sfaciumi lasciano spazio a una roccia piuttosto ruvida dove gli scarponi hanno buona presa.</p>
<p><em>Rosseggia il ghiacciaio dello Scalino, oltre la costiera delle Ruzze che abbiamo solcato ieri. Sembra un castello galleggiante sopra una nuvola.</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-77.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1889" title="Il Pizzo Scalino all'aurora, visto dalla Cima Fontana" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-77.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-81.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1890" title="Alba sul Varuna, dalla cresta sudest di Cima Fontana" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-81.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Poi arriva la neve ghiacciata, la pendenza è severa. Daniele crea degli scalini nella neve per rendermi più agevole la salita, anche qui in alcuni tratti bisogna arrampicare su grosse rocce sporgenti. Poi un altro tratto di sfasciumi scivolosi, Daniele mi precede, scompare. È su; a me mancheranno cinque minuti di cammino.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-82.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1891" title="Il sole comincia a alzarsi, superiamo i nevai che portano all'ultimo bastione" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-82.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-83.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1892" title="Passaggi di roccia sull'ultimo bastione della Cima Fontana" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-83.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-83b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1893" title="Superando l'ultimo nevaio, il sole all'alba tinge tutto di giallo" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-83b.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Quando lo raggiungo, il fiato corto e le gambe molli sono un ricordo lontano. Passa tutto. La stanchezza, i brutti pensieri, la sete, il freddo, svaniscono di fronte al panorama che mi si apre davanti. Il sole è un disco dorato, l’alba è esplosa in tutta la sua magniloquenza, è “solo” un 3000 ma io mi sento sul tetto del mondo, sorrido a Daniele, poi mi sporgo oltre la punta, di fianco a una scultura col volto della Madonna, sono feli<br />
«Oh oh oh!» mi grida Daniele, interrompendo lo slancio estatico provocatomi dal raggiungimento della cima. «Occhio all’Abisso!»<br />
Trattengo il respiro. Mi sono sporto un po’ troppo, sotto di me uno strapiombo. Daniele mi tira indietro. «Siediti qua». Mi spiega che a volte capita, quando si raggiunge una vetta, di perdersi di fronte allo spettacolo offerto dalle montagne, di avere dei giramenti di testa&#8230; e andare giù è un attimo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-85.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1895" title="Ghiacciaio di Fellaria Est, con i Palù, Bellavista, Zupò e Argient" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-85.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Mi metto seduto, mangio un pezzo di cioccolata, bevo e <em>assimilo </em>il nutrimento ma soprattutto il paesaggio. Daniele mi mostra le cime più importanti che ci circondano, maestose, splendide, in qualche modo terribili.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-92b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1898" title="Il Monte Disgrazia visto dalla Cima Fontana" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-92b.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-92b.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-92c.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1899" title="In vetta alla Cima Fontana, sullo sfondo le cime del Gruppo del Bernina" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-92c.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a><br />
S&#8217;intravede il Monte Disgrazia come una visione, il gruppo del Bernina, la Crest’Aguzza, il Bellavista, i pizzi Argient e Zupò sono vicinissimi e selvaggi, e le tre cime eleganti del Piz Palù, che Daniele fissa con nostalgia. Ma la vista più impressionate di tutte è quella offerta dal ghiacciaio di Fellaria, un mostro di ghiaccio con la schiena devastata da enormi seracchi che sprofondano nel suo corpo massiccio per una profondità di trenta, quaranta metri.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-86.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1896" title="I terribili seracchi e le cascate sugli strapiombi del Ghiacciaio di Fellaria Est" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-86.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p><em>Termina in terrificanti cascate che precipitano giù dagli strapiombi fino a infrangersi sul ghiaccio.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Mi butto nella retorica più bieca, ma descrivere le sensazioni di quei momenti non è cosa facile. Siamo in due, completamente soli, il bivacco è distante, abbiamo faticato per arrivare fino in vetta (più io che Daniele, credo!) e soddisfazione, appagamento e, perché no, anche un filo di commozione si mescolano in un&#8217;emozione unica. E poi c&#8217;è uno strano senso di timore reverenziale e rispetto per i titani di roccia che ci circondano.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-92.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1897" title="Cima Fontana (3070 m), vetta" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-92.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Io e Daniele ci stringiamo la mano, è fatta. Il sole è ormai abbastanza alto, incendia il ghiacciaio di un giallo intenso. Non vorrei più scendere, ma Alessio ci  attende al bivacco, e poi ci aspettano ancora un paio di ore di marcia per tornare alla diga e da lì prendere la macchina diretti al &#8220;campo-base&#8221; di Torre de’ Busi.<br />
E questa volta, finalmente, percorriamo la via normale, che passa su una lunga cresta sovrastata dal Varuna, per poi discendere nella zona dei laghetti che all&#8217;andata non eravamo riusciti a trovare.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-95.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1900" title="Scendendo dalla via Normale alla Cima Fontana" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-95.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-96.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1901" title="La via Normale alla Cima Fontana (cresta N-E)" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-96.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Attraversiamo anche il lembo superstite del ghiacciaio che non troppi anni fa riempiva questo bacino, poi scorgiamo il grosso cippo di pietre dove avevamo perso le tracce degli ometti e dei bolli bianco-rossi.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-98.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1902" title="Attraversando il lembo superstite del ghiacciaio; sullo sfondo il Ghiacciaio di Fellaria Est" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-98.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-98b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1903" title="Laghetto a quota 2840, alle pendici dell'antica Vedretta di Varuna" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-98b.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-100.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1904" title="L'ambiente suggestivo dell'altipiano punteggiato di laghetti sotto Cima Fontana e Pizzo Varuna" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-100.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p><em>Contempliamo da qui la Cima Fontana, ripercorrendo con gli occhi il nostro itinerario.<br />
</em><em>Siamo molto contenti dell’errore che ci ha condotti fuori strada, così abbiamo avuto la scusa per compiere, piuttosto che un su-e-giù dalla Normale, una più interessante e impegnativa traversata – salita dalla cresta sud-est, discesa dalla normale sulla cresta nord-est.</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-101.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-101-route.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1925" title="Gigi indica il percorso della nostra traversata" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-101-route.jpg" alt="" width="550" height="413" /></a></p>
<p>Più o meno alle dieci siamo nuovamente all&#8217;Anghileri-Rusconi. Alessio è in piedi, ci salutiamo, salutiamo anche i tre giovinotti che paiono piuttosto provati dalla serata di bagordi, mentre i due fotografi sono già andati via.</p>
<p>Diamo una sistemata al bivacco, prepariamo gli zaini e ci incamminiamo verso valle. Una discesa piacevole, non tanto per Alessio però: le sue suole si sono staccate del tutto, e Daniele le sistema con altri cordini. Sembra che abbia le ciabatte, lo sfottiamo un po&#8217;, alla fine decide di abbandonare le suole e camminare con ciò che resta degli scarponi. Se la caverà con qualche vescica e un po&#8217; di male ai piedi.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-102.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1906" title="No buono" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-102.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-105.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1907" title="Guardate tutti una vetta da conquistare!" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-105.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Scattiamo la foto di rito che dopo il bivacco presso il rifugio Omio è diventata un must (&#8220;Guardate tutti una cima da conquistare!&#8221;) e in un&#8217;oretta e mezza siamo al parcheggio, ai piedi della diga.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-105b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1908" title="Di ritorno all'Alpe Gembré" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-105b.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-107.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1909" title="Il volto dell'artiglio" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-107.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Dove facciamo amicizia con un simpatico asinello che si ingolla felice le ultime albicocche essiccate di Alessio.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-110.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1910" title="L'asino amico" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/ruzze-cima-fontana-110.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Infine un ultimo sguardo alle montagne alle nostre spalle. Ci aspettano due ore di macchina fino a casa di Daniele.<br />
Poi io devo percorrerne altre due e mezza, tre, per tornare in Piemonte. La fatica mi cala addosso di colpo, sono a pezzi, le gambe ridotte a due tronchi.<br />
Ma non me ne frega niente.<br />
Perché sono stato bene. Con splendide persone, in splendidi posti.<br />
E so che prima o poi ci tornerò.</p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=RLQQAf6S-7s:MYDGjEhdo4k:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=RLQQAf6S-7s:MYDGjEhdo4k:-BTjWOF_DHI"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=RLQQAf6S-7s:MYDGjEhdo4k:-BTjWOF_DHI" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=RLQQAf6S-7s:MYDGjEhdo4k:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=RLQQAf6S-7s:MYDGjEhdo4k:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=RLQQAf6S-7s:MYDGjEhdo4k:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=RLQQAf6S-7s:MYDGjEhdo4k:gIN9vFwOqvQ"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=RLQQAf6S-7s:MYDGjEhdo4k:gIN9vFwOqvQ" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DanieleBonfanti/~4/RLQQAf6S-7s" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.danielebonfanti.com/le-ruzze-2810-e-traversata-di-cima-fontana-3070-bivacco-allanghileri-rusconi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.danielebonfanti.com/le-ruzze-2810-e-traversata-di-cima-fontana-3070-bivacco-allanghileri-rusconi/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Pizzo del Diavolo di Tenda (2916 m), Canale del Diavolino (con anello Longo-Calvi), in giornata.</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/DanieleBonfanti/~3/w6qLvjRaq7w/</link>
		<comments>http://www.danielebonfanti.com/pizzo-del-diavolo-di-tenda-2-916-m-canale-del-diavolino-con-anello-longo-calvi-in-giornata/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 15:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Bonfanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Peripezie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.danielebonfanti.com/?p=1748</guid>
		<description><![CDATA[Dopo il Cevedale, volevamo fare un&#8217;ultima uscita estiva. Ormai la stagione si andava chiudendo e il tempo non era più molto, specialmente se organizzare un&#8217;assenza di due giorni è complicato perché hai due bambine da piazzare. Alla fine, decidiamo per un giro lungo, ma di un solo giorno, che sia vicino così da non comportare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il <strong><a title="Via normale al Cevedale" href="http://www.danielebonfanti.com/cevedale-3769-m-via-normale/">Cevedale</a></strong>, volevamo fare un&#8217;ultima uscita estiva. Ormai la stagione si andava chiudendo e il tempo non era più molto, specialmente se organizzare un&#8217;assenza di due giorni è complicato perché hai due bambine da piazzare.</p>
<p>Alla fine, decidiamo per un giro lungo, ma di un solo giorno, che sia vicino così da non comportare troppe ore d&#8217;auto.<br />
I miei, di recente, sono stati con mia figlia maggiore al rifugio Calvi, in alta Val Brembana, e mio padre mi ha parlato molto bene di quei luoghi così prossimi a casa (in linea d&#8217;aria la distanza è ridicola), ma a me ancora sconosciuti. E ha suggerito a me e Valentina un&#8217;ascensione al Pizzo del Diavolo di Tenda, la più alta montagna della valle con i suoi 2916 metri e &#8220;principe&#8221; indiscusso delle Orobie.<br />
Informandomi un po&#8217;, mi convince l&#8217;idea di unire all&#8217;ascensione l&#8217;anello che parte da Carona (1100 m) e passa dal rifugio Longo, conduce alle sorgenti del Brembo, da dove si sale all&#8217;attacco della scalata vera e propria; quindi si ridiscende per la via di salita e dalle sorgenti del Brembo si prende per il rifugio Calvi, e da qui di nuovo a Carona.<br />
Da fare in giornata è un giro bello tosto: 30 Km, più di 2.100 metri di dislivello. L&#8217;ascensione al pizzo di per sé è facile, ma è pur sempre di carattere alpinistico.<br />
Approvato.<br />
Ma si sa, la montagna è imprevedibile, e faremo una cosa un po&#8217; diversa&#8230;</p>
<p>Arriviamo a Carona alle 6.30 e dopo un quarto d&#8217;ora ci mettiamo in marcia. Il paesino è tranquillo, silenziosissimo, non c&#8217;è nessuno in giro e non troviamo neppure un panificio aperto. Poco male, ci arrangeremo con ciò che abbiamo.<br />
Il primo tratto di percorso, attorno a quota 1100, è una carrozzabile nel bosco dove ci disturba il passaggio di varie moto e fuoristrada, dirette a alpeggi e ai due rifugi.<br />
Il luogo è comunque piacevole, superiamo un antico borgo e alcune malghe; accanto ci scorre un torrente e scrosciano cascate. Siamo lieti quando, dopo circa un&#8217;ora di marcia, sulla sinistra un cartello ci indica il sentiero che porta al rifugio Longo. Torneremo su un&#8217;altra carrozzabile poco oltre, ma meno battuta di quella per il Calvi, poco più di una mulattiera. Si annuncia una giornata di tempo magnifico.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #999999;"><em>(Cliccando su ogni foto di questo reportage è possibile vedere la versione grande).</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1767" title="Alta Val Brembana" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-01.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p><span id="more-1748"></span>Il bosco si fa meno fitto e respiro un po&#8217; meglio. Il cammino procede sul versante pratoso, con una bella vista sulla testata della valle, chiusa dal Monte Aga. Il cammino è piacevole nell&#8217;aria fresca dell&#8217;aurora, e raggiungiamo rapidamente il bianco rifugio Longo, quota 2026.</p>
<p>Da qui la strada finalmente si fa sentiero e comincia a impennare. Sono passate circa due ore e il sole comincia a alzarsi. Saliamo a costeggiare la diga che forma un lago serrato e sovrastato sul lato opposto dalla parete grigio chiaro dell&#8217;Aga &#8211; ha un che di dolomitico nelle fattezze. Quindi saliamo su roccette e sentiero verso il passo di Selletta, un intaglio a quota 2372 ben visibile da qui nella costa che separa la valle del monte Sasso &#8211; dove ci troviamo &#8211; dalla parallela valle Camisana, alla nostra destra.<br />
Si sale che è un piacere nel fresco, verso il sole che si leva poco sopra il passo gettando barbagli. Dall&#8217;alto ci spiano camosci.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1768" title="Sopra il Rifugio Longo, verso il Passo di Selletta" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-02.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-04.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1770" title="Verso il Passo di Selletta (2.372 m)" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-04.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Superato il passo, il panorama è idilliaco. Si apre davanti a noi la larga conca del rifugio Calvi, dove il neonato Brembo corre giù in piccole cascate e riflette la luce tra i pascoli verdissimi. Ci troviamo su una cresta erbosa che si perde verso est e ovest.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-05.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1771" title="La Conca del Calvi" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-05.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-061.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1779" title="Passo di Selletta (2.372 m), alta Val Brembana" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-061.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>E a est adesso appare con aria in effetti <em>principesca </em>la nostra meta. Il Pizzo del Diavolo di Tenda, in questo contesto prealpino fatto di forme mai troppo severe, di dimensioni imponenti ma discrete, raccolte, e di tinte delicate &#8211; il tutto ben diverso dalla grandiosità minacciosa dei panorami alpini &#8211; spicca con la sua piramide di circa 500 metri di roccia spoglia e irregolare posta sopra possenti pendici erbose e di sfasciumi di simile altezza, con il suo solido equilibrio geometrico.<br />
Accanto, lungo la cresta sud, spunta il Diavolino, un clone grosso circa un terzo, dall&#8217;aria più acuminata e cattiva.<br />
Oltre il passo di di Valsecca (quota 2495), alle pendici del Diavolino, si erge la parete verticale del Pizzo Poris, che lascia poi spazio al bastione roccioso del Monte Grabiasca.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-07.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1773" title="Verso le Sorgenti del Brembo e il Pizzo del Diavolo di Tenda (2.916 m) con il Diavolino" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-07.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Sono belle montagne, e le ammiriamo mentre ci avviciniamo camminando lungo la cresta e poi scendendo in un pianoro erboso perdendo a poco a poco trecento metri abbondanti di dislivello. Attorno a noi non c&#8217;è nessuno e dal rifugio Longo in poi non abbiamo visto un&#8217;anima. Ci sono solo centinaia di marmotte che ci fischiano attorno mentre lungo un saliscendi raggiungiamo una morena di sfasciumi nerastri e sgradevoli, che sale ripida fino a una bocchetta riportandoci attorno ai 2142 m del nuovo pianoro, che ospita le sorgenti del Brembo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-09.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1774" title="Verso le Sorgenti del Brembo (2.142 m)" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-09.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Il luogo, selvaggio, merita davvero una visita, è di per sé una meta più che degna. L&#8217;acqua sgorga da sotto una calotta di ghiaccio, risuonando tra le rocce del circo montuoso che la racchiude. Per il resto è silenzio e una pace sacrale.<br />
Noi da qui dovremmo imboccare un sentiero che ci condurrà, in un&#8217;oretta di marcia costeggiando le pendici del Diavolo per prato e sfasciumi, su fino alla bocchetta di Podavit (quota 2624), dove attacca la cresta Nord, la via normale che con 300 metri di dislivello porta rapidamente in vetta.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-08.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1776" title="Un abitante dell'Alta Val Brembana" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-08.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Vediamo un sentiero, ma non ci pare il nostro perché mi aspettavo un masso con scritto &#8220;Pizzo Diavolo&#8221;, avendo tratto questa informazione da una relazione consultata.<br />
Scopriremo solo al ritorno che il masso esiste, ma si trova sull&#8217;altra sponda del torrente, e lo si incontra solo provenendo dal rifugio Calvi&#8230;<br />
Quindi andiamo erroneamente oltre. Fino a ritrovarci proprio dove inizia la rampa per il passo, a pochissima distanza dalle falde del Diavolino.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-10.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1778" title="Le Sorgenti del Brembo con il Pizzo Poris e il Passo di Valsecca" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-10.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Capiamo di essere andati lunghi. Che fare? Torniamo indietro a imboccare il sentiero che abbiamo visto? Oppure&#8230; Oppure c&#8217;è quel canale che scorgiamo bene ormai da un pezzo. Si infila con evidenza, esposto a ovest, tra il corpo del Diavolino e quello del Diavolo, raggiungendo poi la cresta sud vera e propria nell&#8217;incavo &#8211; a quota 2730-2750 circa, stimo &#8211; che separa le due cime.<br />
Per raggiungerlo occorre salire per sfasciumi fino all&#8217;imbocco, che si trova &#8211; a occhio &#8211; tra i 2560 e i 2580 metri, è infatti un pezzetto più in alto del passo di Valsecca.<br />
Il &#8220;nostro&#8221; canale sale quindi per più di 150 metri di dislivello, dopodiché si percorreranno sulla classica cresta sud i restanti 160-180 metri.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-07-route.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1823" title="Il percorso che decidiamo di seguire: Canale del Diavolino (ovest) e discesa per la Normale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-07-route.jpg" alt="" width="550" height="413" /></a></p>
<p>Il canale, a vederlo da qui, mi pare avere una bella linea logica. Non mi sembra nascondere particolari insidie.<br />
Senza dubbio è un percorso un po&#8217; più lungo e un po&#8217; più impegnativo di quello che avevamo preventivato, ma&#8230;<br />
Dopo un rapido scambio con Valentina, decidiamo di affrontarlo: entrambi preferiamo l&#8217;idea di una traversata a quella di un percorso andata-e-ritorno dalla stessa via normale. E ci sentiamo entrambi in forma.</p>
<p>La salita su sfasciumi si fa via via più complessa perché il terreno è davvero molto rotto. Dopo aver recuperato Valentina che si era infoppata nel letto asciutto di un torrente (chissà che ci è andata a fare, mi chiedo tuttora), traversiamo verso l&#8217;imbocco del canalone, dove sono convinto di trovare terreno migliore e bello roccioso.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1820" title="Dov'è finita?" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-11.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-13.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1782" title="Un fiore azzurro" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-13.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Qui superiamo qualche passaggio su roccette frantumate e ciuffi d&#8217;erba, lamine di mica che si accatastano come castelli di piatti da lavare e ballano sotto le mani e sotto i piedi. Alcuni di questi passaggi cominciano a essere esposti. Nessun baratro sotto di noi, ma brutti voli di qualche metro sì. Stiamo attenti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-12.jpg"><img class="aligncenter" title="Sulle pendici del Diavolo" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-12.jpg" alt="" width="550" height="413" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-15.jpg"><img title="Sulle pendici ovest del Diavolo: il terreno è rovinoso" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-15.jpg" alt="" width="550" height="733" /></a></p>
<p>All&#8217;imbocco del canalone siamo delusi: qui la roccia cambia, ci accolgono scisti grigiastri venati di quarzo &#8211; che da lontano mi aveva persuaso essere sano -, ma il terreno si rivela ben diverso da come appariva.<br />
Anche qui tutto si muove.<br />
Non c&#8217;è un appiglio o un appoggio sul quale si possa davvero contare.<br />
Tuttavia, tornare indietro proprio non ci va. Procediamo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-16.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1790" title="Salendo lungo il canale del Diavolino" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-16.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>A mano a mano che saliamo la situazione si fa più preoccupante.<br />
Io bado di non superare passaggi di non ritorno, ma mi rendo conto che siamo andati a ficcarci in un budello infernale.<br />
Certo, se avessi portato un pezzo di corda &#8211; ma non prevedevamo nulla del genere &#8211; sarebbe tutto ben diverso e ci staremmo solo divertendo. Ma la corda non ce l&#8217;ho, e ho commesso un grosso errore di valutazione sulla difficoltà della via&#8230;</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-18.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1792" title="Diedro nel canale del Diavolino" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-18.jpg" alt="" width="550" /></a><br />
La pendenza è decisamente più notevole di quanto stimavo, e cominciamo a trovare passaggi verticali.<br />
Non c&#8217;è nulla che superi un III grado abbondante, perché la roccia è ricchissima di fessure e irregolarità e spuntoni da sfruttare per salire. Il problema è che <em>ballano</em>, minacciano di staccarsi &#8211; e si staccano.<br />
Più di una volta mi rimangono in mano grosse rocce che devo poggiare per evitare arrivino in testa alla mia compagna.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-20.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-19.jpg"><img title="Passaggi delicati lungo il canale del Diavolino" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-19.jpg" alt="" width="550" height="733" /></a></p>
<p>Occorre muoversi come gatti.<br />
Senza mai fidarsi di nulla e senza mai davvero spostare tutto il peso su un arto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-19.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-17.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1791" title="Valentina e le Orobie" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-17.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Si tratta di un&#8217;arrampicata tesissima, perché qui un volo sarebbe fatale e non abbiamo modo di assicurarci.<br />
Mi do ripetutamente dell&#8217;idiota per aver condotto lei in questa situazione, senza avere la possibilità di aiutarla se non a voce. E questo è quanto che mi sforzo di fare, indicandole gli appigli peggiori e cercando di tranquillizzarla, spiegandole che ha superato mille volte pareti ben più difficili. Occorre solo tastare gli appigli, uno per uno, muoversi senza fretta, leggeri. E mantenere la calma, soprattutto.</p>
<p>Per fortuna, la roccia si fa meno marcia salendo, e in cresta sembra ottima, e di sicuro la pendenza lassù è molto minore. Inoltre, so per certo che la cresta sud è una via percorsa spesso&#8230; mentre ora capisco bene perché la via che stiamo percorrendo non era menzionata in alcuna relazione e non c&#8217;è il minimo segno di passaggio.<br />
Si tratta di concentrarsi. Siamo a due terzi della salita. Davanti a noi si alza un muretto verticale molto infido.<br />
Superato questo, non mancherà molto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-20.jpg"><img class="aligncenter" title="Canale del Diavolino" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-20.jpg" alt="" width="550" height="733" /></a></p>
<p>Esco sulla sinistra del canalone, spostandomi di qualche metro sulla parete ovest, molto più esposto, ma mi pare più semplice. Guadagno con attenzione pochi metri e mi fermo su una cengia in attesa di Valentina, che mi raggiunge. La vedo in difficoltà, lei solleva lo sguardo e mi dice che sta andando in crisi, cercando di mantenere ferma la voce &#8211; ma gli occhi le tremano. La tensione è difficile da sostenere, ogni passo è come calpestare grumi di pasta frolla, ha più di 1500 metri di dislivello nelle gambe, indossa scarponcini da normale trekking e le dita le dolgono. Ha il viso teso e cerca di nascondere il timore.<br />
Appena mi raggiunge le dico di sedersi e mangiare un pezzo di cioccolato.<br />
Le chiedo se ha paura.<br />
«Non è una bella situazione, no?» mi domanda, forzando tranquillità. Questa donna è d&#8217;acciaio.<br />
«Eh», rispondo. Non so bene cos&#8217;altro aggiungere. Se non un &#8220;mi dispiace&#8221;. Comunque vedo che sta meglio.<br />
«Aggiro questo sperone», le propongo. «Tu stai qui, così vedo se di là è meglio e vieni anche tu».</p>
<p>Lei annuisce. Mi allontano traversando verso sinistra. E finalmente qualche antica divinità aliena è dalla mia parte.<br />
Oltre lo sperone la parete ovest ha una pendenza molto più dolce.<br />
Gradoni erbosi &#8211; e se l&#8217;erba ha cacciato radici, significa che la roccia sta un po&#8217; più assieme che nel canale &#8211; sembrano permettere una facile ascesa.</p>
<p>Chiamo Valentina sorridendo, e mi raggiunge e saliamo senza fatica, fino a reimmetterci nel canalone superate le difficoltà del muro. Ora ci aspetta solo un ultimo salto, e saremo nell&#8217;intaglio e sull&#8217;agognata cresta sud.<br />
Davanti a noi si apre una specie di caverna, formata da un enorme masso incastrato tra le pareti quasi a camino.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-21.jpg"><img class="aligncenter" title="Canale del Diavolino: l'ultimo passaggio" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-21.jpg" alt="" width="550" height="733" /></a><br />
La buona notizia, però, è che qui la roccia è finalmente solida, e anche se la parete sulla sinistra è verticale, non mancano buoni appigli.<br />
Salgo, aggiro la caverna e emergo rapidamente sopra il grande masso: sono nell&#8217;incavo. La cresta è raggiunta!</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-22.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1787" title="Uscita dal Canale del Diavolino" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-22.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-22.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-23.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1797" title="Uscita dal canale del Diavolino" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-23.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>La salita lungo la cresta sud è facile (II grado) e, grazie alla roccia scistosa sorprendentemente sana e compatta, è un vero spasso.<br />
Ci sono passaggi esposti da cui si gode una magnifica vista aerea, ma nulla di realmente insidioso.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-24.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1798" title="Sulla cresta sud del Pizzo del Diavolo di Tenda" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-24.jpg" alt="" width="550" /></a><br />
Valentina è stremata, più che dalla fatica vera e propria, dallo stress psicologico. Di certo anche il dislivello affrontato e le ormai sei ore di marcia e arrampicata contribuiscono. Ma stringe i denti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-26.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1800" title="Cresta sud del Pizzo del Diavolo" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-26.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Superiamo terrazzini, piccole guglie e incavi, ci si muove lungo il filo di cresta talvolta spostandosi da un lato o dall&#8217;altro di pochi metri. Il percorso è ricco, bello e vario, fino a quando &#8211; dopo un paio di gendarmi che davano l&#8217;illusione di essere arrivati &#8211; emerge la piccola piramide metallica che indica la vetta del Pizzo del Diavolo.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-27.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1801" title="In vista della vetta!" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-27.jpg" alt="" width="550" /></a><br />
È la una del pomeriggio.<br />
La raggiungiamo e ci sediamo (lei in effetti si sdraia) a goderci una vista magnifica che spazia su tutte le Orobie e fino al Resegone, che si distingue tra le vette prealpine tutte simili come un gorilla si distinguerebbe in un albergo a cinque stelle.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-251.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1799" title="Il Resegone e le Orobie valsassinesi viste dalla cresta sud del Pizzo del Diavolo di Tenda" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-251.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-30.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1804" title="Riposando in vetta al Diavolo; all'orizzonte il Badile" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-30.jpg" alt="" width="550" /></a><br />
Vicine si ergono le pareti del Pizzo Coca e del Redorta, mentre là a nord, in una linea fantastica d&#8217;orizzonte seghettato, biancheggiano le moli immense del Monte Rosa e del gruppo del Bernina, il Disgrazia e il Badile, e là scorgiamo il gruppo dell&#8217;Ortles-Cevedale, e lo sguardo si muove da sinistra a destra e da destra a sinistra a abbracciare questa manifestazione sterminata dell&#8217;arco alpino.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-28.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1802" title="Il Monte Rosa visto dalla vetta del Pizzo del Diavolo" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-28.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Contemplo attorno e di nuovo apprezzo la differenza di questo paesaggio, rispetto ai panorami alpini glaciali.<br />
Questa è una bellezza più discreta, più contenuta &#8211; <em>ospitale</em> nel suo essere selvaggia. Non induce quel senso straniante delle vette ghiacciate, che fanno sentire te un alieno. Non ti annichilisce, ti fa solo sentire bene. Qui c&#8217;è un profondo contatto intimo con questa natura forte, viva.<br />
E oggi c&#8217;è anche la sensazione, quella che ti fa sentire altrettanto vivo &#8211; e profondamente provato -, di averla scampata&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-29.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1803" title="In vetta al Pizzo del Diavolo di Tenda (2.916 m), all'orizzonte il Monte Rosa" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-29.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Ci raggiunge in vetta solo un altro alpinista, anche lui proveniente dalla cresta sud. Ci chiede da dove siamo saliti e si stupisce perché non ha mai sentito di nessuno salito da lì. Cosa che invece non stupisce affatto me&#8230;</p>
<p>La discesa lungo la via normale, effettivamente facile ma bella, è una piacevole passeggiata tra spuntoni e sfasciumi, mai troppo esposta e su una linea molto logica. Dopo l&#8217;avventura della salita, scendiamo godendoci la cresta a balzelloni. Il paesaggio è splendido lungo la dorsale che si stende serpeggiando fino alle montagne familiari della Valsassina.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-32.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1806" title="Discesa dalla via Normale al Pizzo del Diavolo di Tenda" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-32.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-31.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1805" title="Dorsale che viaggia verso ovest, verso la Valsassina, a partire dal termine della cresta Nord del Diavolo (Bocchetta di Podavit)" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-31.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Raggiunta rapidamente la bocchetta di Podavit, voltiamo a sinistra, raggiungiamo un ampio nevaio a quota 2500 con una vista superba sul monte che abbiamo appena traversato. Ha davvero un&#8217;aria diavolesca visto da qui, e adesso che conosciamo le sue insidie nascoste gliela riconosciamo più facilmente.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-33.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1807" title="Nevaio alle pendici del Diavolo, nei pressi della Bocchetta di Podavit" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-33.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-35.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1809" title="Diavolo, Diavolino (e Diavolessa)" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-35.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Poi giù per la costa fino alle sorgenti del Brembo, dove Valentina riposa i piedi tuffandoli nell&#8217;acqua gelida con un gran sospiro di sollievo. Io la imito, e l&#8217;acqua limpida e sussurrante è proprio un toccasana.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-34.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1808" title="Guado del Brembo neonato, appena tornati sul pianoro delle Sorgenti" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-34.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-36.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1810" title="Riposando i piedi nei primissimi gorgoglii del Brembo" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-36.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Il tratto che porta verso il rifugio Calvi ci riserva uno scenario incantevole. Il torrente frusciando si getta in cascate lucenti, la vegetazione è rigogliosa e si spandono attorno innumerevoli profumi e qua e là pascolano vacche. Gli alberi sono colorati di bacche. Si alternano prati, macchie verdi, pozze limpide e bastioni chiari rocciosi.<br />
Ci rilassiamo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-37.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1811" title="Dal pianoro delle Sorgenti del Brembo, in marcia verso il Rifugio Calvi" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-37.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-38.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1812" title="Laghetto alpino sullo scenario del Diavolo e Diavolino" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-38.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-41.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1815" title="Verso il Rifugio Calvi, dalle Sorgenti del Brembo" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-41.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Al rifugio Calvi, in una mirabile posizione sopra una muraglia rocciosa a picco sullo scintillante lago Rotondo e in mezzo a un contesto lussureggiante di acqua e flora, ci fermiamo a premiarci con una bibita. Camminiamo da quasi dieci ore e ci sta. Chiacchieriamo con il gestore che ci chiede da dove veniamo e anche lui si stupisce quando gli diciamo che abbiamo salito il canale. Anzi, aggiunge che ci pensava proprio qualche giorno prima, se si potesse provare a salire di lì&#8230;<br />
Valentina e io ci scambiamo uno sguardo ironico. Ritengo impossibile che abbiamo fatto una &#8220;prima&#8221;, ma mi sa che poco ci manca.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-40.jpg"><img title="Bucolico" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-40.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>L&#8217;ultimo tratto è su strada sterrata, che rientra nel bosco e non è particolarmente divertente, ma nemmeno spiacevole, e costeggiamo dei bei laghi &#8211; quello di Fregabolgia e quello del Prato &#8211; chiusi da dighe, con acqua diafana quasi da cale caraibiche, non fosse che stiamo un migliaio di metri abbondanti troppo in alto, e probabilmente la temperatura è tutt&#8217;altro che tropicale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-43.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1817" title="Lago di Fregabolgia" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-43.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Arriviamo all&#8217;auto verso le sei del pomeriggio, dopo quasi dodici ore di cammino. I piedi di Valentina sono talmente malmessi che appena tocchiamo l&#8217;asfalto leva le scarpe e procede a piedi nudi. Ma procede.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-44.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1818" title="Alieni in Alta Val Brembana" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/10/traversata-pizzo-diavolo-44.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>30 Km, più di 2100 metri di dislivello. In giornata, con una via misteriosa seppur evidentissima, perigliosa e senza nome (anche dalle mie ricerche in Internet: nessuna traccia, &#8220;Canale del Diavolino&#8221; l&#8217;ho battezzata io non trovando altro), e una traversata insolita. Posti bellissimi e vicini a casa.<br />
Be&#8217;, niente male per chiudere a dovere l&#8217;estate&#8230;</p>
<p><em>Solo una cosa: la via nel canale è bella, ma è davvero troppo pericolosa a causa della roccia marcia: non ne vale la pena. Non andateci, o quantomeno andateci ben attrezzati.</em></p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=w6qLvjRaq7w:rM6WHlLkF5I:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=w6qLvjRaq7w:rM6WHlLkF5I:-BTjWOF_DHI"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=w6qLvjRaq7w:rM6WHlLkF5I:-BTjWOF_DHI" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=w6qLvjRaq7w:rM6WHlLkF5I:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=w6qLvjRaq7w:rM6WHlLkF5I:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=w6qLvjRaq7w:rM6WHlLkF5I:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=w6qLvjRaq7w:rM6WHlLkF5I:gIN9vFwOqvQ"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=w6qLvjRaq7w:rM6WHlLkF5I:gIN9vFwOqvQ" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DanieleBonfanti/~4/w6qLvjRaq7w" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.danielebonfanti.com/pizzo-del-diavolo-di-tenda-2-916-m-canale-del-diavolino-con-anello-longo-calvi-in-giornata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.danielebonfanti.com/pizzo-del-diavolo-di-tenda-2-916-m-canale-del-diavolino-con-anello-longo-calvi-in-giornata/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Cevedale (3769 m), via normale</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/DanieleBonfanti/~3/9GIK03K5Ons/</link>
		<comments>http://www.danielebonfanti.com/cevedale-3769-m-via-normale/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 12:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Bonfanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Peripezie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.danielebonfanti.com/?p=1683</guid>
		<description><![CDATA[Mi alzo e Valentina mi chiede: perché non andiamo oggi? Parla del Cevedale, naturalmente. Sono alcuni giorni che stiamo vedendo di organizzare la cosa. Da quando sono sceso dal Palù non faccio altro che parlarle di ghiaccio e neve, e finalmente si è decisa: portamici. Per quanto sia molto più brava di me su roccia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi alzo e Valentina mi chiede: perché non andiamo oggi?<br />
Parla del Cevedale, naturalmente. Sono alcuni giorni che stiamo vedendo di organizzare la cosa. <strong><a title="Pizzo Palù, Sperone Kuffner" href="http://www.danielebonfanti.com/nord-del-pizzo-palu-cima-orientale-3882-m-sperone-kuffner/" target="_blank">Da quando sono sceso dal Palù</a></strong> non faccio altro che parlarle di ghiaccio e neve, e finalmente si è decisa: <em>portamici</em>. Per quanto sia molto più brava di me su roccia, per quanto vada in montagna da quand&#8217;è nata e sia figlia di una guida alpina, alla tenera età di 31 anni non ha mai indossato i ramponi. Tempo di rimediare&#8230;</p>
<p>Sono le 9.30. Alle 12.30 (tempo di sbolognare le bimbe, preparare l&#8217;attrezzatura e recuperare scarponi e ramponi per lei) siamo in auto.</p>
<p>Santa Caterina di Valfurva ci accoglie alle 15.30. In auto raggiungiamo l&#8217;albergo dei Forni (2.176 m) e ci mettiamo subito in marcia, la cena al rifugio Casati ci aspetta alle 18.30 in punto. Zaini in spalla (14 Kg il mio &#8211; sì, forse potevo stare più leggero, ma avevo sottomano solo la corda da 60 m -, 8 Kg il suo), si parte. Camminiamo su per la val Cedec nello splendido ambiente del Parco dello Stelvio.</p>
<p><span style="color: #999999;"><em>(Cliccando sulle fotografie è possibile vederne la versione grande).</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1653" title="Val Cedèc, Parco Nazionale dello Stelvio" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-01.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Appare già il Tresero sulla destra, e sulle vette si fanno sempre più definite gigantesche lingue di ghiaccio, che non vediamo l&#8217;ora di raggiungere.<br />
Ma il cammino non è breve, e quando avvistiamo il Gran Zebrù, magnifico e imponente nella sua perfetta geometria piramidale, è coperto da una nube un po&#8217; troppo scura, che si fa via via nerastra. Il cielo era terso fino a poco fa, eppure io sento aria di pioggia.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1654" title="In Val Cedèc verso il Gran Zebrù" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-02.jpg" alt="" width="550" /></p>
<p>Allunghiamo il passo. Alla peggio, ci fermeremo a dormire al Pizzini, a quota 2.706, anche se preferiremmo di gran lunga raggiungere il Casati stasera, così da evitarci il duro strappo morenico necessario per raggiungerlo domattina col buio.</p>
<p>Comincia a piovere, ma sono gocce rade che non fanno che rinfrescarci. Decidiamo quindi di proseguire oltre il Pizzini, sono circa le 17.00 e siamo in orario. L&#8217;unico problema è il mal di testa causa aria condizionata dell&#8217;auto che mi ha fregato (come al solito), e mi sta aprendo il cranio.<br />
Mi conforta la vista sublime del Gran Zebrù e ora, sulla destra, comincia a apparire la mole bianca della nostra meta, il Cevedale, mille metri più in alto.</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-04.jpg"><img class="aligncenter" title="Osservando le lingue del Ghiacciaio dei Forni" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-04.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Durante l&#8217;ultima ora di marcia, la comoda carrareccia dalla pendenza dolce cede di colpo il posto a un sentiero su sfasciumi, ripidissimo su per un costone che macina 400 metri di dislivello in pochissimi di sviluppo.</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-05.jpg"><img class="aligncenter" title="Ultimo tratto verso il Rifugio Casati, quota 3254" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-05.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Tornanti su tornanti serpeggiano e la mia testa mi massacra.  Ma mi guardo in giro, non c&#8217;è nessuno, penso a dove siamo e tutto sommato me la godo comunque. Continuo a osservare i nuvoloni, che restano in agguato ma continuano a rilasciare solo gocce sporadiche.</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-06.jpg"><img class="aligncenter" title="Il Gran Zebrù, dalla morena verso il rifugio Casati" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-06.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Alle 18.30 in punto emerge, di colpo, la sterminata distesa del Ghiacciaio dei Forni nella luce calante. Quota 3.254. Il Casati è di fronte a noi, un molo sopra un mare congelato. Alla nostra destra questo grande altipiano comincia a salire in un pendio costante che si inarca in larghissime gobbe. In fondo, è fermato dalla parete bianca del Cevedale, che ha un aspetto nobile, bellissimo e pacato.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-07.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1658" title="Monte Cevedale, versante Nordovest" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-07.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Entrato nel rifugio, al cambio repentino di temperatura, la testa chiede di essere ascoltata e mi consegna un forte malessere. Mi godo un ottimo minestrone di verdure, ma sto troppo male per i profumatissimi formaggi locali (tra cui il Bitto!), insalata e dessert. Valentina però acchiappa quantomeno i primi, e me li consegnerà più tardi in camera.<br />
Questa non è una camerata, ma una graziosissima cameretta con letto a castello, ci siamo solo noi due e la finestra del secondo piano regala una vista magnifica sul ghiacciaio e sulla Cima Cevedale, la vetta più a est di quella principale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-09.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1675" title="Vista della Cima Cevedale da una camera del Rifugio Casati" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-09.jpg" alt="" width="350" /></a></p>
<p>Osserviamo il percorso che ci attende domani, dapprima una camminata di circa un&#8217;ora su per i pendii di neve, per poi affrontare la parete finale di circa 200 metri di dislivello. Dovremo superare la larga crepaccia che spezza a metà la parete, quindi procedere in cresta per l&#8217;ultimo breve tratto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-08.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1673" title="La via normale al Cevedale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-08.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Il Cevedale ha fama di &#8220;grande montagna facile&#8221;, ma nelle relazioni più recenti che ho letto si parla, a causa del ritiro dei ghiacciai, di molti nuovi crepacci aperti e di ghiaccio vivo sulla parete. Staremo a vedere, siamo pronti. Il mal di testa intanto sta passando.</p>
<p>Durante la notte il profilo delle cime balena e scompare nel nero alla luce di lampi e risuonano scoppi di enormi tuoni. Lassù impazza una tempesta. Le nuvole hanno finalmente dato l&#8217;assalto.</p>
<p>Alla mattina il tempo è splendido. Dopo colazione (che non servivano prima delle 6.00 &#8211; a noi sarebbe piaciuto partire prima, ma in effetti essendo già sul ghiacciaio non è indispensabile, e il cammino non sarà lungo), scendiamo dalla terrazza del rifugio, percorriamo una ventina di metri giù per la morena, e siamo sul ghiaccio. Ramponi ai piedi, si va.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-10.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1676" title="In partenza per l'ascensione al Monte Cevedale, dal Rifugio Casati" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-10.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Il cammino è piacevolissimo. Dopo qualche minuto di passi goffi, Valentina avanza come se fosse nata con i <em>ferri </em>ai piedi. Ci sono tre cordate davanti a noi e due dietro. Seguiamo le tracce già chiare, che si disperdono sui tratti più ampi, e attraversiamo una prima zona di ghiaccio nero crepacciato ma da fessure molto strette. Nessun problema. Si cammina molto bene e la neve è dura. Soffia un vento molto freddo che porta la temperatura attorno ai 2 gradi.</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-12.jpg"><img class="aligncenter" title="Sul Ghiacciaio dei Forni" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-12.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Saliamo un primo pendio, e ci ritroviamo a contemplare un paesaggio fantastico. Pare di camminare sopra una gigantesca nuvola e cime più basse spuntano oltre i bordi di questo tetto candido, perdendosi poi in lontananza in altre fila e fila di vette. Incrociamo una delle cordate che ci precedevano, che ha fatto retrofront.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-14.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1680" title="Valentina sul Ghiacciaio dei Forni" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-14.jpg" alt="" width="550" height="413" /></a><br />
Davanti a noi c&#8217;è di nuovo un&#8217;area, stavolta molto larga, di ghiaccio nerastro. Qui non ci sono tracce perché si tratta di ghiaccio spoglio di neve, solo segni di ramponi qua e là. E questa volta ci sono crepacci più larghi (anche se bastano passi lunghi per superarli), e formano un reticolo fitto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-15.jpg"><img class="aligncenter" title="Crepacci sul Ghiacciaio dei Forni, sulla parete del Cevedale si vede la grande crepaccia a mezza altezza" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-15.jpg" alt="" width="550" height="413" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-11.jpg"><img class="aligncenter" title="Crepaccio sul Ghiacciaio dei Forni, lungo la via normale al Cevedale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-11.jpg" alt="" width="550" height="413" /></a></p>
<p>Procediamo con attenzione, valutando per bene il percorso, fino alla larga crepaccia terminale che offre un passaggio sicuro su un ponte di neve assai grande e solido.<br />
Ora saliamo lungo un pendio più leggero, innevato, dove si sprofonda talvolta in buchi nascosti dal manto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-12.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-16.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1682" title="La parete sulla via normale al Cevedale, circa 150 m di dislivello, che conduce in cresta, con la grande crepaccia a metà" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-16.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Da qui la seconda crepaccia terminale, quella che come un immenso sorriso sghembo e rovesciato spacca in due la parete che ci attende, appare piuttosto minacciosa.<br />
Tuttavia, vediamo un passaggio che sembra sicuro. Una delle cordate che ci precedono la sta superando parrebbe senza esitazioni.</p>
<p>Alla base della parete, che essendo esposta a nordovest è ancora in ombra (il che è ottima cosa), mettiamo via le bacchette e impugniamo le piccozze. Indosso i guanti. Un sorso e si riparte.<br />
Si sale molto bene in neve ottima. La traccia non è dritta, ma serpeggia in un paio di tornanti, così l&#8217;ascensione non è faticosa su questa parete che avrà una pendenza di circa 40 gradi.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-17.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1659" title="Scalando la parete finale del Cevedale sulla via normale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-17.jpg" alt="" width="550" /></a><br />
La crepaccia terminale in effetti non costituisce un ostacolo: dove passa la traccia è occlusa da enormi blocchi di ghiaccio.</p>
<p>La parte più difficile viene ora. Dopo alcuni minuti, sopra di me distinguo una placca di ghiaccio vivo, azzurrino e infido. La traccia dov&#8217;è? Tra l&#8217;altro qui la parete non è più quell&#8217;enorme scivolone di ghiaccio che, in caso di caduta, costringerebbe a una lunga sciata a ruzzoloni fino alla base senza troppi danni, ma è esposta sopra un&#8217;area rocciosa e crepacciata. Non sarebbe affatto divertente andare giù qui.<br />
Decido di aggirare la placca da sotto, per poi risalire a destra e uscire in cresta.<br />
Dopo qualche passo però la corda va in tensione, esattamente quando mi rendo conto (da qui si vede, da sotto non si vedeva) che la traccia passa <em>sopra</em> la placca, dove sono scavati alcuni gradini.<br />
Mi giro a cercare Valentina e vedo che ha qualche esitazione all&#8217;inizio della zona ghiacciata. Siamo legati solo tra noi, per cui la situazione è un po&#8217; delicata.<br />
«Che fai? Sto sul ghiaccio vivo&#8230;» le chiedo, lei mi spiega che è un attimo in difficoltà. Non perdo tempo e interrompo la mia piccola traversata: mi rivolgo in su, impugno la piccozza alla base, pianto le punte dei ramponi, e parto su dritto sulla placca, uscendone una decina di metri più in alto e piantando per bene la piccozza così da poter assicurare Valentina, che sale sfruttando i gradini al di sopra.<br />
Usciamo in cresta e ci godiamo lo spettacolo della vista sul versante trentino, con una congerie di grandi cime che si alternano sopra le falde e le vedrette glaciali.<br />
Incrociamo le due cordate che ci precedevano, e ripartiamo.</p>
<p>Il primo tratto ci riserva un particolare crepaccio che segue la linea di cresta, qui quasi orizzontale, proprio in mezzo.  Per superarlo camminiamo sopra una cornice che lo sovrasta, con molta attenzione, però ci sembra più che solida.<br />
Poi usciamo su un ultimo pendio tondeggiante che conduce a un nuovo tratto di cresta orizzontale.</p>
<p><img class="aligncenter" title="Cresta del Cevedale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-18.jpg" alt="" width="550" /></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-19.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1661" title="Verso la vetta del Cevedale, ultimo strappo" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-19.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>E quindi la vetta, quota 3.769, dove ancora si scorgono i resti di una baracca dei tempi della Grande Guerra.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-22.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1663" title="In vetta al Cevedale (3769 m), sullo sfondo Ortles e Gran Zebrù" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-22.jpg" alt="" width="550" /></a><br />
Il luogo è fuori dal mondo. Sopra il mondo. Osservo l&#8217;emozione di Valentina riflettersi con il cielo negli occhi azzurri, un cielo vicinissimo, leggero e sottile come l&#8217;aria che rende così tangibili e perfette le cime circostanti: quelle più vicine come il Gran Zebrù e dietro di lui il massiccio Ortles, le altre Tredici Cime, e là, miraggi sospesi, le divinità del gruppo del Bernina.<br />
Per lei è la prima grande vetta. Il suo sorriso è luminoso come la neve.<br />
Oggi ha fatto una cosa grande.<br />
Questo è un momento che resta. Che nessuno ti può togliere. Che definisce chi sei.<br />
Lei ancora non lo sa &#8211; non è in vetta che lo sai, è quando torni a casa. In vetta assorbi soltanto, assorbi bellezza.<br />
Io mi siedo e ascolto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-20.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1662" title="Panorama dalla vetta del Cevedale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-20.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Il vento è freddo. Ci celiamo dietro una roccia che qui spunta dalla neve. Un paio di foto, un pezzo di cioccolato, stringiamo la mano ai due alpinisti che ci seguono.</p>
<p>Dopo il primo tratto di cresta, reso eccitante dal forte vento che sembra volerci strappare via, ci aspetta di nuovo la discesa lungo la placchetta di ghiaccio, il passaggio che senza dubbio più ci preoccupa della discesa.<br />
Valentina scende per prima, così posso assicurarla dall&#8217;alto.</p>
<p style="text-align: left;">All&#8217;inizio è incerta, alla prima svolta non capisce come muoversi sui ramponi mantenendo l&#8217;equilibrio, esita, si rannicchia e mi dice che ha una fifa blu.<br />
Le dico di muoversi con calma e piantare i piedi con decisione. Tallone, poi le altre punte, e di stare bella dritta. Obbedisce e in pochi secondi sta già scendendo decisa.<br />
Sul ghiaccio vivo non è banale, anche se da qui almeno scorgiamo bene i gradini e li sfruttiamo. Le dico di smetterla di pestorlare con i piedi il ghiaccio: un passo, solido, e poi un altro, e <em>fidati dei piedi</em>!<br />
Lei mi insulta orribilmente ma mi dà retta, e dopo pochi passi è di nuovo su un terreno meno infido. La raggiungo e scendiamo.</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-24.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1685" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="In discesa sulla parete del Cevedale, lungo la via normale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-24.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-23.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1664" title="Discesa dalla via normale, seconda crepaccia terminale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-23.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>La crepaccia terminale non è un problema, e siamo quasi subito (dopo avere incrociato una cordata che spero sia tornata poi indietro perché troppo stremata e insufficientemente attrezzata per affrontare la placca di ghiaccio) sul plateau bianchissimo, ora reso scintillante dal sole.</p>
<p style="text-align: left;">Togliamo i <em>pile</em> e ci rimettiamo in marcia. Sono le 10.00 circa, ottimo orario ma il sole è caldo. Preferiamo non concedergli il tempo di rendere molle il terreno.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1666" title="Plateau del Ghiacciaio dei Forni " src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-26.jpg" alt="" width="550" /></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-28.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1667" title="Sul Ghiacciaio dei Forni, sullo sfondo il Cevedale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-28.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Tuttavia, qualche cedevolezza la incontreremo: almeno tre volte la neve mi cede sotto i piedi, e un piccolo ponte di neve non mi regge, così che una gamba mi finisce penzoloni in un crepaccetto. Niente di preoccupante, anzi a dire la verità è divertente da matti.<br />
Marciamo beati con il sole che ci segue alzandosi e carezzando la pelle sempre con più violenza.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-27.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1686" title="Di ritorno sulla via normale del Cevedale, vista su Gran Zebrù e Ortles" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-27.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Alle 11.00 stiamo togliendo i ramponi in prossimità del rifugio.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-30.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1669" title="Di ritorno al Rifugio Casati" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-30.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Dopo un breve ristoro e esserci liberati dell&#8217;attrezzatura pesante, cominciamo la discesa verso Santa Caterina.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-31.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1670" title="Ghiacciaio dei Forni e Cevedale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/09/cevedale-31.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p><em>Chiudo con una nota rivolta a tutti coloro che si avvicinano all&#8217;alpinismo e alle alte quote e puntano a un&#8217;ascensione al Cevedale come &#8220;iniziazione&#8221;.<br />
Sicuramente resta un terreno di iniziazione ideale, a patto che nella cordata ci sia almeno un alpinista con un minimo di esperienza e capacità di valutazione su ghiaccio. Come dicevo, e come si può appunto leggere nelle più recenti relazioni, questa via normale non è più la &#8220;passeggiata&#8221; di qualche anno fa.<br />
Occorre un certo occhio per valutare il giusto percorso nelle aree crepacciate, dove le tracce non sono visibili, per quanto non ci sono grosse rotture. E occorre una certa sicurezza sul ghiaccio vivo.</em></p>
</div>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=9GIK03K5Ons:-onItQ4FX8c:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=9GIK03K5Ons:-onItQ4FX8c:-BTjWOF_DHI"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=9GIK03K5Ons:-onItQ4FX8c:-BTjWOF_DHI" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=9GIK03K5Ons:-onItQ4FX8c:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=9GIK03K5Ons:-onItQ4FX8c:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=9GIK03K5Ons:-onItQ4FX8c:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=9GIK03K5Ons:-onItQ4FX8c:gIN9vFwOqvQ"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=9GIK03K5Ons:-onItQ4FX8c:gIN9vFwOqvQ" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DanieleBonfanti/~4/9GIK03K5Ons" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.danielebonfanti.com/cevedale-3769-m-via-normale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.danielebonfanti.com/cevedale-3769-m-via-normale/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Nord del Pizzo Palù (3882 m, cima orientale), Sperone Kuffner.</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/DanieleBonfanti/~3/CS8Z9gI0M3A/</link>
		<comments>http://www.danielebonfanti.com/nord-del-pizzo-palu-cima-orientale-3882-m-sperone-kuffner/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 10:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Bonfanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Peripezie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.danielebonfanti.com/?p=1448</guid>
		<description><![CDATA[Durante il soggiorno in Cina, nonostante i luoghi affascinanti visitati, continuavo a ripetere a mia moglie delle ascensioni che mi sarebbe piaciuto fare quest&#8217;estate e invece, proprio per via del soggiorno, sarebbero slittate. Certo, si sarebbe potuto fare qualcosa a settembre, ma la stagione per lo più quest&#8217;anno la davo per &#8220;sacrificata&#8221; all&#8217;esperienza asiatica. Mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante il soggiorno in Cina, nonostante i luoghi affascinanti visitati, continuavo a ripetere a mia moglie delle ascensioni che mi sarebbe piaciuto fare quest&#8217;estate e invece, proprio per via del soggiorno, sarebbero slittate. Certo, si sarebbe potuto fare qualcosa a settembre, ma la stagione per lo più quest&#8217;anno la davo per &#8220;sacrificata&#8221; all&#8217;esperienza asiatica. Mi sono reso conto solo là, a 10.000 Km da casa, quanto mi mancavano le Alpi.</p>
<p>Ecco perché non ci è voluto molto perché, tornato a casa con un mese d&#8217;anticipo, mi dessi da fare per organizzare un&#8217;uscita di quelle serie. La proposta di Donato: Nord del Palù, sperone Kuffner. Gran classica di misto su una delle più belle montagne che esistano. Come rifiutare?</p>
<p>Eccoci quindi con la famiglia (Donato, oltre che compagno di ascensioni e guida alpina e eroe dell&#8217;Antartide e esploratore delle Ande ecc. è anche, nella prosa della vita normale, mio suocero) in Engadina, il giorno prima dell&#8217;ascensione, e in compagnia del nostro terzo di cordata, Francesco (uno degli allievi di Donato), per goderci una giornata di passeggio rilassante in Val Roseg.<br />
Il luogo è incantevole, e subito dopo il passo del Maloja la Svizzera ci accoglie con le sue tinte brillanti che chi non ha visto dal vero pensa siano ritocchi in Photoshop.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1456" title="Engadina" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-03.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>La successione di laghi, fiumi, pascoli, è di una serenità che subito allontana ogni preoccupazione (non che ne abbia, ma fa bene comunque).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-05.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1457" title="Val Roseg, Engadina" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-05.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Saliamo lungo un sentiero facile con le bambine, mangiamo al sacco e ci godiamo la vista della testata innevata della valle, montagne che paiono enormi fino a quando si fanno piccole all&#8217;emergere, sulla sinistra, della massa del Pizzo Roseg, nero e candido, immane.<br />
Siamo giunti all&#8217;alpeggio a quota 2.000 dopo meno di due ore di marcia fra genziane e anemoni quasi in piano (consiglio la passeggiata a tutti, specie per famiglie). Lo guardiamo, lo fissiamo, e giriamo i tacchi. È già tardi e dobbiamo andare a prendere la funivia.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1459" title="In Val Roseg con Luna" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-12.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-14.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1460" title="Valentina e Aurora in posa epica con il Roseg" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-14.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Salutiamo mogli, figlie/nipoti, e saltiamo in auto. Loro tornano in patria, noi andiamo su qualche chilometro per prendere la funivia del Diavolezza.<br />
D&#8217;improvviso tra due montagne emerge una specie di nuvola tripartita. Sembra davvero una divinità tricefala che abbia sollevato la testa tra le montagne e di lassù ci osserva. È lui. Dobbiamo davvero andare là in cima? Non è blasfemo?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-20.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1461" title="Il Palù emerge" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-20.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>E poi emerge sulla destra anche la Biancograt, la &#8220;Scala Celeste&#8221;, la più celebre cresta di neve delle Alpi, che monta sul Pizzo Bianco per condurre in cima al Bernina, la più alta delle Alpi Retiche e il più orientale dei 4.000…</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-22.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1462" title="La Biancograt vista dal fondovalle" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-22.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Prendiamo l&#8217;ultima funivia della giornata. Scesi, ci dirigiamo alla reception del rifugio Diavolezza, più un vero albergo che un rifugio – <em>lager </em>a parte, che però sono pulitissimi così come i servizi e tutto il resto.<br />
Il panorama fuori dai finestroni del ristorante del Diavolezza è incredibile. È proprio lì fuori, il Palù, che ci guarda con le sue tre teste colossali e scintillanti di neve e ghiaccio.</p>
<p>Di montagne ne ho viste. Ma non ho mai visto nulla di <em>così</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-34.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1469" title="Il Pizzo Palù" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-34.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Sistemiamo gli zaini e osserviamo la luce calare sul circo di titani che occhieggia sopra il ghiacciaio del Pers. A sinistra il roccioso Piz Trovat, che sembra solo uno zuccotto davanti al Pizzo Cambrena, poi i Palù che nel complesso appaiono regali, quindi il Bellavista anch’esso tricefalo e sotto l’affilata Cresta Aguzza il gran costone roccioso della Fortezza. A destra si leva il Bernina con la sua linea sublime e al suo fianco il Morteratsch che ha l’aria di un mastino dalle spalle larghe.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-32.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1468" title="La linea della Biancograt al Bernina e la Fortezza" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-32.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Il sole cala e dopo la cena usciamo per assistere al tramonto, mentre la luna è luminosa sopra le nevi dorate del Cambrena. Le cime si fanno rosa e ciclamino, l’ombra scivola su per i nevai, poi rapidamente la temperatura precipita e rientriamo. Domani si parte presto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-37b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1471" title="Osservando il tramonto sulle cime del Palù" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-37b.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-39.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1473" title="La luna sul Cambrena" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-39.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Anche se decidiamo di non partire <em>troppo </em>presto. Dopotutto l’ascensione che ci aspetta dovrebbe essere compiuta in 5 ore, considerando che siamo in tre e quindi un po’ lenti, più 2 ore e mezza di avvicinamento e poi circa 3 ore per il rientro tramite la via normale. Dovremmo quindi, se tutto va bene, rientrare in 10, 11 ore. Non serve alzarsi alle 3. Concordiamo per una sveglia alle 4.30.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-29-route.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1466" title="Donato indica il nostro itinerario: salita dalla Kuffner al Palù orientale e discesa dalla normale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-29-route.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>La notte è caldissima. Nel <em>lager </em>siamo in parecchi e la finestra è chiusa. Per di più al Diavolezza hanno tenuto non so perché il riscaldamento altissimo oggi, e non si respira. Continuo a svegliarmi e mi pare il cuscino sia rovente. Mi tiro fuori dal sacco lenzuolo, mi giro, continuo a bere. Si muore.</p>
<p>Quando guardo l’orologio la prima volta spero sia già ora di alzarsi, e invece è solo mezzanotte…</p>
<p>Finalmente prendo sonno e la sveglia suona subito dopo. Come da programma. Dopo la colazione (in cui, com’è usuale, ci scambiamo frasi del tipo “Ma chi ce lo fa fare?” e “Che sport del cazzo” e “Ma dobbiamo andare là fuori?”), ci attrezziamo di ferraglia e ci buttiamo fuori nel nero. Non fa tanto freddo, la temperatura sarà tra gli zero e i due gradi, credo. La cosa più impressionante è che nel buio, rotto solo dalle nostre frontali e da quelle delle altre cordate, si stagliano macchie enormi e bianche che sono i canaloni del Palù.</p>
<p>Camminiamo sorvegliati da spettri silenziosi che occupano il cielo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-45.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1475" title="No, non è nera..." src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-45.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-46.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1476" title="Profili nel buio" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-46.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>L’aggiramento del Piz Trovat è semplice, si cammina su sfasciumi irradiati dall’aurora, però si sale e sudo già. Appena inizia la salita levo giubbotto e <em>pile</em> e resto in maglietta.</p>
<p>Girato l’ultimo sperone ci accolgono i ghiacci violacei d’alba. Il cielo è indaco e pare levarsi come vapore iridato dai fianchi dei titani.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-49.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1477" title="Aurora sul ghiacciaio" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-49.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Ramponi ai piedi, si marcia su per il ghiacciaio, prima piccole onde congelate come di un lago rotto da una brezza lieve, via via più ripido e più spaccato di crepacci. Si attraversano seracchi giganteschi e gorgoglianti, grandi come palazzi e castelli, dove spesso dal bianco emerge l&#8217;anima verdastra. Aggiriamo voragini spalancate di cui non si scorge il fondo, sconvolte all’interno da architetture folli di colonne di ghiaccio, budelli, stalattiti sottili e forme fantasmagoriche intrecciate.<br />
Sulla traccia ci sono varie cordate dirette alla normale, ci precede un&#8217;altra cordata di italiani diretti alla Kuffner, un’altra cordata svizzera anche lei diretta lì è già più avanti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-55.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1479" title="La marcia di avvicinamento allo Sperone Orientale del Palù" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-55.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-56.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1480" title="Crepaccio sul Pers" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-56.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-58.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1481" title="Le viscere di uno dei grandi crepacci del Ghiacciaio del Pers" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-58.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Ci stacchiamo dalla traccia principale dopo una deviazione sbagliata che ci ha portati a ridosso dell&#8217;orlo di una voragine superata da un ponte di neve così sottile e lieve che preferiamo non fidarci del nostro gentile peso.<br />
Camminiamo in costa verso ovest (con un certo qual dolorino al piede destro dopo un pezzo che non calzavo i ramponi).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-61.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1482" title="Verso il Palù, sul Ghiacciaio del Pers" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-61.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-63.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1483" title="Verso l'attacco della Kuffner sul Ghiacciaio del Pers" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-63.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Arriviamo all&#8217;attacco. Ore 8.00, siamo in buon orario. Il sole è giusto arrivato a scaldare gli gneiss delle rocce che si levano sopra di noi a formare lo sperone: un costone appoggiato costituito da blocchi di svariate dimensioni come incastrati gli uni negli altri, con alcune impennate qua e là a mezza strada, piuttosto stretto e sporgente a formare un rilievo netto. Da qui sembra una gigantesca torre crollata su se stessa e sorretta da immense zampe di ghiaccio. Sale per circa 400 metri, poi dopo essersi mescolato sempre più spesso a intrusioni nevose si disperde in una cresta sottile che porta in vetta.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-71.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1485" title="Il primo tratto su roccia della Kuffner" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-71.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Superiamo la crepaccia terminale – larga un metro e mezzo, profondissima e buia – con un balzo su rocce poco solide. Dopo un tiro leviamo i ramponi su un terrazzino comodo e partiamo su per roccette non difficili, poco stabili però: il ghiacciaio si è molto ritirato e le rocce non hanno più la presa di un tempo; molte si muovono, molte sono solo poggiate, e occorre saggiare appigli e appoggi con cura.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-72.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1486" title="Crepacci e la nostra traccia sul Pers, dalla Kuffner" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-72.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-76.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1488" title="Nord del Pizzo Palù, Sperone Kuffner" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-76.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Si procede spediti, per essere in tre. Cominciamo però a renderci conto che le condizioni della via oggi sono severe: sul fianco destro della cresta su cui procediamo la neve comincia a essere ghiacciata. Spesso occupa gli appigli e gli appoggi. Non è tuttavia abbastanza per calzare i ramponi, così che i passi si fanno spesso delicati. Né sufficiente per formare piattaforme che smorzino lo slancio verticale di alcuni passaggi. L&#8217;arrampicata è comunque molto divertente e varia – quasi mai per passaggi obbligati e di volta in volta per incastri, appigli e appoggi, opposizione – su questo mosaico di poliedri bruni.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-78.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1489" title="Nord del Pizzo Palù, Sperone Kuffner" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-78.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-78b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1490" title="Nord del Pizzo Palù, Sperone Kuffner" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-78b.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>A un passaggio piuttosto complesso, Francesco scivola, si attacca alla corda e pendola verso destra sbattendo un ginocchio. Stringe i denti e ci raggiunge. Ma si vede che non è una bottarella da niente. Lui è un duro e non dice be&#8217;, se non fossimo noi a insistere non ci direbbe nemmeno che gli duole. Procediamo, ma inevitabilmente ora siamo lenti.</p>
<p>Il grande torrione che racchiude il passaggio chiave lo vediamo sopra di noi, ma pare non arrivare mai. La giornata è splendida. Ci accompagnano brevi colpi di scariche che provengono dal costone Bumiller, alla nostra destra. La nostra salita non è difficile come quella, ma è abbastanza impegnativa e riserva passaggi sul IV grado, magari scarso ma reso complicato dalla neve e dal ghiaccio; ammiro gli uomini che salirono di qui nel 1899 con scarponi chiodati, alpenstock, corda di canapa e tutto il pesante armamentario di una volta.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-85.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1493" title="Sperone Kuffner, Palù orientale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-85.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Il passaggio chiave è duro.<br />
Concordiamo che hanno ragione le relazioni che lo davano di buon V. E a 3700 metri di quota, con gli scarponi da neve e gli zaini, la marcia di avvicinamento nelle gambe e 300 metri di arrampicata sotto non è una bazzecola. Donato lo supera con leggerezza dopo averci pensato un po&#8217; su. Lo seguo: la prima placca è verticale e scarsissima di appigli, ma ben chiodata e Donato ha lasciato dentro un cordino, per ogni evenienza; voglio provarla in libera, a costo di fare una trazione col braccio sinistro che ha un appiglio discreto, e brutalmente poggiarmi con il ginocchio su un mezzo terrazzino. Poi con un balzello assolutamente sporco mi tiro su spingendo con la gamba sinistra. Ci sono. Il passaggio successivo, l&#8217;uscita, è più tecnico e richiede fiducia in piccole rugosità che sono gli unici appoggi per le punte dei piedi, mentre le mani afferrano appigli grossi ma rovesci e leggermente strapiombanti. Non è uno scherzo. Non mi fido per nulla dei piedi, sono convinto che appena ci passo sopra il peso sdrucciolano via e io finisco penzoloni; se avessi le scarpette non sarebbe un grossissimo problema, ma così non vedo via d’uscita. Preferisco anche qui andare di forza. Faccio pressione verso l&#8217;esterno sugli appigli, e cercando di non pesare sui piedi comincio a sollevarmi a gran fatica, poi con un gesto rapido acchiappo un bulbo di pietra poco sopra.<br />
Mi rendo conto di aver fatto una cazzata.<br />
L&#8217;ho acchiappato con il braccio sbagliato e comincio a roteare in maniera bizzarra finché mi ritrovo praticamente in orizzontale, con la faccia rivolta in su. Vedo Donato che mi guarda strano da sopra e mi dice con un mezzo ghigno: &#8220;Non lasciarti giù adesso, eh!&#8221;.<br />
Io rido, mi fa bene. Individuo guardando in basso a rovescio un cosino per il piede sinistro. Lo punto di sghimbescio e forzo la trazione con le braccia, poi non mi faccio problemi stilistici e afferro il rinvio poco sopra. Sono fuori. Supero Donato in sosta e vado avanti una lunghezza a tirare il fiato accucciato su un terrazzino, e guardare il panorama mentre anche Francesco ne viene fuori aiutandosi con i cordini e improvvisando una staffa.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-84.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1492" title="Francesco emerge dal passaggio chiave della via Kuffner" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-84.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Pensavamo di essere praticamente in cresta, invece c&#8217;è ancora un bel tratto di roccia, mista però fittamente a neve. Mettere i ramponi? Decidiamo di no, per ora, e procediamo. La neve però è dappertutto e bisogna fare attenzione.<br />
Potremmo accelerare, perché si sta facendo <em>davvero </em>tardi, mettendoci in conserva. Ma decidiamo che è meglio non rischiare con queste condizioni.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-85b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1494" title="Sperone Kuffner, tre quarti circa" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-85b.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Calziamo i ramponi. Non siamo ancora sulla cresta finale ma ormai la neve è troppa.<br />
Dopo un paio di lunghezze entusiasmanti su un filo acuminato, dove speroni di pietra forano il manto nevoso in un mosaico caotico di superfici difformi, finalmente ci mettiamo in conserva tra tratti nevosi e rocce non difficili. Francesco soffre ma, a testa bassa, marcia. Il tempo stringe perché vorremmo prendere l&#8217;ultima funivia per scendere in giornata, e ormai sembra dura farcela. Ma l&#8217;importante è arrivare in cima tutti interi.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-85c.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1495" title="Splendido tratto di misto prima di raggiungere la cresta nevosa" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-85c.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Siamo finalmente sulla cresta nevosa. Spettacolare. Una lama elegantissima e sottilissima che precipita a destra sul canalone Pallavicini sconvolto da seracchi e giù a sinistra per una parete candida, verso il plateau su cui serpeggiano le tracce della normale. L&#8217;inclinazione è del 40% circa. Non è difficile e la neve tiene perfettamente. Certo, è dura. E il sole ormai al suo massimo splendore brucia la pelle. Procedo, assaporo l’odore della neve. Aver dimenticato la crema solare in macchina non aiuta&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-87.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1497" title="La linea della cresta nevosa della Kuffner" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-87.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-88.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1498" title="Ultimo tratto della cresta nevosa dello Sperone Kuffner al Palù orientale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-88.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-89b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1499" title="La cornice sommitale del Pizzo Palù" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-89b.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Supero la cornice finale, alta circa un metro e mezzo, e sono in vetta. Non riesco a smettere un sorriso idiota, mentre mi guardo attorno e sopra c&#8217;è solo il cielo.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-89c.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1500" title="Emergendo dalla cornice sommitale, in vetta al Pizzo Palù orientale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-89c.jpg" alt="" width="550" /></a><br />
Un dosso bianco che a destra e a sinistra si stringe in creste sottili e si prolunga poi via verso il Palù centrale e quello occidentale. Là c&#8217;è la lama tagliente bianconera dello Zupò, e la mole immensa del Bernina e la Biancograt che pare un tratto di matita troppo bianca e brillante, tanto da forare l&#8217;azzurro, e poi il Morteratsch con le rocce cupe che sostengono il peso di un cuscino gigantesco di neve e ghiaccio. Voltandomi verso qualunque direzione ci sono solo cime, una tempesta di cime via via più basse. E lontano l&#8217;esercito di vette alterna biancori a grigi e azzurri. Inspiro a fondo l’aria sottile che sa soltanto di ghiaccio e luce.</p>
<p>Qui davvero nulla ha importanza. Nulla.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-91.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1503" title="La cima centrale del Pizzo Palù vista dalla cima orientale" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-91.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Francesco emerge e ci dice che gli spiace di averci fatto tardare. Lo guardo in faccia e rido: &#8220;Guarda dove cazzo siamo e dimmi se può avere importanza averci messo un po&#8217; di più&#8221;.<br />
Per la funivia ormai è tardi (sono le 4 passate, e l&#8217;ultima è alle 5 e mezza). Ma pazienza.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-97.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1506" title="In vetta alla cima orientale del Pizzo Palù (3882 m)" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-97.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>La discesa è più impegnativa del previsto. La via normale, che seguiamo, è sì una via normale, ma di sicuro non è di quelle banali. La prima parte è una cresta dritta e veramente sottile, in discesa, dove si passa solo in fila indiana.<br />
Francesco fa un po’ fatica e viene aiutato da Donato. Io mi perdo nell&#8217;ululato del vento; se non l&#8217;avete mai sentito a quella quota non posso descrivervelo.<br />
A mano a mano che si scende diventa più sinuosa e facile.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-99.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1507" title="La cresta sommitale del Pizzo Palù" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-99.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-99b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1508" title="Discesa dalla cresta est del Palù" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-99b.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Il ghiacciaio si apre davanti a noi. Seguiamo la traccia molto battuta ma è troppo tardi, la giornata non è stata fredda e siamo un po&#8217; preoccupati per i crepacci. Infatti, quando raggiungiamo il primo serio, i ponti di neve sono tutti crollati e occorre saltare. Così i successivi, e dove anche ci sono ponti non ci fidiamo e saltiamo. Anche perché i colossali seracchi ringhiano…</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-100.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1509" title="Saltando i crepacci del Pers" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-100.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Il più interessante è un crepaccio in cui la traccia scende, quasi andando a saggiarne le viscere, costeggiando un seracco che ne diventa poi parete precipitando giù verso il nero-azzurro. Un ponte di neve lo attraversa sottile e curvo – noi ovviamente saltiamo anche questo, non ha un aspetto troppo solido.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-101b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1510" title="Crepaccio a cospetto del Palù" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-101b.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-101c.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1511" title="Mh, e adesso?" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-101c.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Usciamo dal ghiacciaio quasi alle 19.00, siamo in ritardo di almeno 4 ore, anche 5. Ma ormai il più è fatto. Basta aggirare il Piz Trovat e il rifugio ci attende. Vado in avanscoperta per chiedere letti anche per questa notte imprevista e far trovare ai compagni qualcosa da bere. Arrivano con il sole che ormai tramonta, Francesco zoppica un po&#8217;, ma siamo tutti raggianti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-104.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1512" title="Fuori dal Ghiacciaio" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-104.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Oggi, mentre mi guariscono le ultime ferite del sole – resta solo qualche taglio sulle labbra – e le abrasioni sugli avambracci cicatrizzano, e mentre scrivo queste righe, ogni volta che chiudo gli occhi torno lassù; in vetta, quando sono emerso dalla cornice, ho stretto la mano a Donato, ho piantato la piccozza al suolo e mi sono guardato attorno.</p>
<p>Ogni volta che chiudo gli occhi. Dove nulla ha importanza.<br />
Una parte di me è rimasta lassù.<br />
Congelata nella luce.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-108.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1513" title="Rientro al Diavolezza" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/palù-kuffner-108.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=CS8Z9gI0M3A:EW8nb8EMs6U:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=CS8Z9gI0M3A:EW8nb8EMs6U:-BTjWOF_DHI"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=CS8Z9gI0M3A:EW8nb8EMs6U:-BTjWOF_DHI" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=CS8Z9gI0M3A:EW8nb8EMs6U:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=CS8Z9gI0M3A:EW8nb8EMs6U:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=CS8Z9gI0M3A:EW8nb8EMs6U:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=CS8Z9gI0M3A:EW8nb8EMs6U:gIN9vFwOqvQ"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=CS8Z9gI0M3A:EW8nb8EMs6U:gIN9vFwOqvQ" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DanieleBonfanti/~4/CS8Z9gI0M3A" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.danielebonfanti.com/nord-del-pizzo-palu-cima-orientale-3882-m-sperone-kuffner/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.danielebonfanti.com/nord-del-pizzo-palu-cima-orientale-3882-m-sperone-kuffner/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Un giorno a Hong Kong.</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/DanieleBonfanti/~3/nvDJKZrb13o/</link>
		<comments>http://www.danielebonfanti.com/un-giorno-a-hong-kong/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 08:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Bonfanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Peripezie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.danielebonfanti.com/?p=1403</guid>
		<description><![CDATA[Ve ne parlavo raccontandovi, un paio di post fa, della nostra rocambolesca uscita dalla Cina. Vi raccontavo di come questa metropoli mi fosse rimasta piantata dentro, mi avesse lasciato la voglia, sulla lunghissima strada per l&#8217;Asia interna, di scoprire qualcosa di più su di lei. Durante il viaggio d&#8217;andata non ne avevo scorto, di passaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-04.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1420" title="Luna guarda Hong Kong, IFC Building e skyline dal battello" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-04-e1313761231333.jpg" alt="" width="499" height="666" /></a></p>
<p>Ve ne parlavo raccontandovi, un paio di post fa, della nostra <strong><a title="fuori dalla cina in 54 ore: da dali a hong kong" href="http://www.danielebonfanti.com/fuori-dalla-cina-in-54-ore-da-dali-a-hong-kong/">rocambolesca uscita dalla Cina</a></strong>. Vi raccontavo di come questa metropoli mi fosse rimasta piantata dentro, mi avesse lasciato la voglia, sulla lunghissima strada per l&#8217;Asia interna, di scoprire qualcosa di più su di lei.<br />
Durante il viaggio d&#8217;andata non ne avevo scorto, di passaggio in attesa del visto, che il lato più appunto <em>metropolitano</em>. Traffico, sporco, puzza, sudore, inquinamento, rumore, caos di Kowloon e Tsim Sha Shui. Una mecca per chi ama shopping e vita notturna, certo. Per chi ama lo sfarzoso spettacolo rutilante di luci e colori della <em>Symphony of lights</em>. Non per me.<br />
Di quei tre giorni, in attesa del visto per la Cina, erano state due le stoccate che poi, nei due mesi successivi, avrebbero cicatrizzato lasciando il segno, costringendomi a un ritorno: il colpo d&#8217;occhio sulla skyline fantastica dell&#8217;Isola, afferrata dal lungomare della <em>Avenue of stars</em> (d&#8217;accordo, lo ammetto, sì, ho fatto la foto con le mani nel calco di quelle di Jackie Chan, contenti?), e poi una breve passeggiata sull&#8217;Isola stessa, raggiunta con la centenaria Star Ferry, nel cuore della City, su e giù per viuzze strette dove si alternavano bancarelle di venditori di tè, ristorantini rusticissimi di wanton e palazzi giganteschi. Era stato un giro davvero troppo breve.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1422" title="La Star Ferry e i giganteschi palazzi di Kowloon" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-03-e1313761485943.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Adesso sono a casa da due settimane, nel frattempo ho visto luoghi più vicini e ben più straordinari (forse, in effetti, <strong><a title="Nord del Pizzo Palù, Sperone Kuffner" href="http://www.danielebonfanti.com/nord-del-pizzo-palu-cima-orientale-3882-m-sperone-kuffner/">il luogo più bello che abbia mai visto</a></strong>, e che vi racconterò), ma del secondo soggiorno a Hong Kong, con annessa passeggiata a Lamma Island, resta vivo il ricordo prezioso di una giornata deliziosa.</p>
<p>Dopo il nostro arrivo all&#8217;albergo, laddove si chiudeva il &#8220;capitolo&#8221; precedente, ci siamo mossi la mattina seguente di buon&#8217;ora. Dopo aver raggiunto Central con il bus &#8211; ci sono bus fantastici a HK, ve l&#8217;ho detto che hanno anche la connessione Wi-Fi gratuita a bordo? &#8211; scendiamo e passeggiamo a piedi verso i moli dei traghetti.<br />
Questo è il vero cuore della città, niente a che vedere con lo sporco, il traffico e il rumore di cui sopra.<br />
La prima cosa che t&#8217;investe è il profumo del mare, mescolato a quello di mille stili culinari diversi, mescolato ancora a qualcos&#8217;altro d&#8217;indistinto. <em>Porto dei profumi</em>, è questo il significato del nome di questo luogo, e adesso capisci perché. E capisci perché gli inglesi se la sono tenuta stretta&#8230;<br />
Cammini ai piedi di grattacieli alti quattrocento metri, palazzi di vetro e metallo dalle linee leggere, raffinate, sinuose, che cedono il passo a edifici antichi e minuscoli templi di pietra. Il traffico è contenuto e l&#8217;aria è silenziosa. Prosegui alternando mezzi pubblici modernissimi a tunnel sopraelevati di metallo che permettono ai pedoni di evitare gli scarichi delle auto e gli attraversamenti stradali, è una lunghissima teoria di condotti come d&#8217;astronave.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1424" title="Tunnel sopraelevati futuribili a Hong Kong Island" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-01-e1313761652798.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ecco, è proprio quella la sensazione. Una città rubata a un pianeta distante, descritta da un bravo autore di fantascienza. Non solo per la modernità e la tecnologia, ma per l&#8217;armonia, come scopriremo man mano, con cui tutto questo futuro si integra con il presente e con il passato dell&#8217;uomo, e con la natura circostante.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1425" title="Il cuore della City di Hong Kong" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-02-e1313761702949.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Un rimescolio di profumi di culture e popoli, fittissimo: senti le influenze occidentali, lo stile europeo e la tradizione cinese, la magia indonesiana, la tecnologia giapponese. E molto altro, unico e proprio di dove sei.</p>
<p>Raggiunto il porto turistico, saltiamo &#8211; dopo esserci concessi una colazione su un terrazzino pubblico &#8211; a bordo di un traghetto per Lamma Island. Allontanandoci, ci godiamo lo spettacolo della skyline dal retro scoperto del vecchio barcone rollante, con la mole slanciata e aggressiva dell&#8217;IFC building a slanciarsi contro un cielo di tempesta, e la sterminata, variegata e rapsodica distesa di grattacieli attorno. Sull&#8217;altra sponda svettano i colossi di Kowloon, all&#8217;ombra del gigantesco (484 metri) ICC building.<br />
Mentre osservo dal barcone, penso che sì, tutto sommato la nostra epoca lascia qualche opera che, tra qualche secolo, potrà essere ammirata forse come noi facciamo con i castelli del Medioevo e con le cattedrali rinascimentali.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-05.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1426" title="Palazzi sul lato destro della skyline di Hong Kong Island" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-05-e1313761987346.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ci allontaniamo e, pare un sortilegio, appena svoltato il promontorio ci troviamo davanti a una costa tropicale lussureggiante e intatta.<br />
Più avanti si allunga Aberdeen, dove sta anche il nostro albergo, altro nugolo di grattacieli digradanti dal picco verso il mare.<br />
Poi prendiamo il largo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-06.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1427" title="Verso Lamma Island, allontanandosi dall'Isola di Hong Kong" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-06-e1313762061597.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Lamma Island è a una mezz&#8217;ora di navigazione, eppure sembra di attraversare un <em>wormhole </em>e trovarsi su un lontano satellite.<br />
Sbarchiamo nel villaggio di Yung Shue Wan (baia dei banani) costituito, in sostanza, da un&#8217;unica via costeggiata di ristorantini di pesce e negozietti di frutta e verdura. Qualche tempietto e piccole case. E soprattutto niente automobili: qui non sono ammesse. C&#8217;è soltanto una stradicciola pedonale che collega questo insediamento all&#8217;altro lato dell&#8217;isola, dove siamo diretti, Sok Kwu Wan, ancora più limitato e abitato solo da pescatori e caratterizzato da una raffica di ristoranti di frutti di mare. Esiste solo un terzo scalo, Mo Tat, giusto un paio di baracche di pescatori. C&#8217;è una grossa centrale elettrica, un altrettanto grosso impianto eolico, due spiagge di sabbia bianca ombreggiate da grandi alberi tropicali.<br />
E nient&#8217;altro, su questo fazzoletto di terra di 13 Km quadrati.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-20.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1428" title="L'attracco di Mo Tat: cercate il cane" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-20-e1313762266114.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Il resto, che scopriamo camminando su per la mulattiera che l&#8217;attraversa da est a ovest, è una vegetazione dalla forza violenta, coloratissima, viva da far spavento.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-15.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1430" title="La flora lussureggiante di Lamma Island" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-15-e1313762771809.jpg" alt="" width="500" height="666" /></a></p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-15.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-17.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1437" title="Banane" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-17-e1313764276807.jpg" alt="" width="500" height="666" /></a></p>
<p>Raggiungiamo nel giro di una mezz&#8217;ora la spiaggia bianca di Hung Shing Yeh, dove la presenza di una utile rete antisquali consente di fare il bagno senza perdere pezzi.</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-10.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1429" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-10-e1313762670648.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a><br />
Proseguendo su per un pendio, in mezzo alla foresta, veniamo investiti da una tempesta improvvisa. Impiega pochi secondi a giungere dal mare. Gli ombrelli di cui siamo equipaggiati sono del tutto inutili perché l&#8217;acqua vortica tutt&#8217;attorno, sale persino dal basso; più che pioggia, è come se d&#8217;un tratto l&#8217;aria attorno a noi si fosse sciolta e fossimo finiti in una centrifuga. Calda, però. Non dà fastidio, sembra di fare una doccia.<br />
Luna si addormenta persino nella fascia sulla schiena di Valentina&#8230;</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-16.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1431" title="La tempesta tropicale!" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-16-e1313762853318.jpg" alt="" width="499" height="666" /></a></p>
<p>Raggiunto il porticciolo, dove oltre all&#8217;imbarcadero e ai ristoranti non c&#8217;è che un complesso di baracche galleggianti di pescatori, saltiamo su un barcone di legno, vegliardo davvero e scricchiolante, che ci conduce a Aberdeen.</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-19.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1436" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-19-e1313763859372.jpg" alt="" width="499" height="361" /></a><br />
Il porto del quartiere ci accoglie più raccolto e meno scintillante rispetto a quello da cui siamo partiti, ma l&#8217;anima della città qui emerge chiarissima: attorno a noi volano grossi falchi pescatori, ci addentriamo in mezzo a vecchi barconi scassati dipinti di colori sgargianti, avanzando come in un fiordo le cui pareti non sono rocce ma grattacieli.</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-22.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1432" title="Il porto di Aberdeen" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-22-e1313762957353.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-23.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1433" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-23-e1313763090347.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>La giornata continua, e scopriamo altri angoli sorprendenti e altri sapori di questa città seducente e misteriosa, eppure familiare e accogliente. Conturbante, e insieme efficientissima.</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-241.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1435" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-241-e1313763460658.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a><br />
Quindi il rientro, la mattina dopo, con l&#8217;aeroporto futuribile che di nuovo ci stupisce per l&#8217;incredibile facilità di raggiungerlo con i mezzi e la sua straordinaria comodità e organizzazione.</p>
<p>E poi, verso casa.</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1438" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/08/hong-kong-lamma-island-12-e1313764388462.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=nvDJKZrb13o:ZUE7CMi-C1c:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=nvDJKZrb13o:ZUE7CMi-C1c:-BTjWOF_DHI"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=nvDJKZrb13o:ZUE7CMi-C1c:-BTjWOF_DHI" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=nvDJKZrb13o:ZUE7CMi-C1c:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=nvDJKZrb13o:ZUE7CMi-C1c:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=nvDJKZrb13o:ZUE7CMi-C1c:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=nvDJKZrb13o:ZUE7CMi-C1c:gIN9vFwOqvQ"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=nvDJKZrb13o:ZUE7CMi-C1c:gIN9vFwOqvQ" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DanieleBonfanti/~4/nvDJKZrb13o" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.danielebonfanti.com/un-giorno-a-hong-kong/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.danielebonfanti.com/un-giorno-a-hong-kong/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Fuori dalla Cina in 54 ore: Da DaLi a Hong Kong.</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/DanieleBonfanti/~3/4Y7Pgoq_5VM/</link>
		<comments>http://www.danielebonfanti.com/fuori-dalla-cina-in-54-ore-da-dali-a-hong-kong/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 04:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Bonfanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Peripezie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.danielebonfanti.com/?p=1307</guid>
		<description><![CDATA[Scrivo da un lussuoso albergo di Hong Kong con vista sul Picco attraverso una grande vetrata del 33esimo piano. Con la giornata di oggi ho definitivamente scoperto di amare questa città, che &#8211; come scrivevo oggi a Luigi Acerbi &#8211; pare proprio quella che ti aspetteresti di leggere, collocata su un pianeta distante, in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/1-54ore.jpg"><img class="size-medium wp-image-1335 alignleft" style="margin: 3px;" title="Hong Kong - Dalla finestra dell'albergo" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/1-54ore-300x225.jpg" alt="" width="350" /></a>Scrivo da un lussuoso albergo di Hong Kong con vista sul Picco attraverso una grande vetrata del 33esimo piano.<br />
Con la giornata di oggi ho definitivamente scoperto di amare questa città, che &#8211; come scrivevo oggi a Luigi Acerbi &#8211; pare proprio quella che ti aspetteresti di leggere, collocata su un pianeta distante, in un ottimo romanzo di fantascienza. Ne parlerò qui, vi racconterò dell&#8217;escursione di oggi tra la city, il porto, Lamma Island e Aberdeen, corredando con qualche foto.<br />
Ma prima è doveroso mantenere le promesse malauguratamente strappatemi. E nonostante <em>l&#8217;orrore </em>sia ancora lì che mi morde dietro l&#8217;orecchio appena ci ripenso, mi faccio forza e vi racconto del rocambolesco viaggio dei giorni scorsi, ultimo atto del nostro soggiorno in terra cinese&#8230;</p>
<p>La partenza ci vede balzare a bordo di un bus niente male, alla porta ovest della città vecchia di DaLi, alle 13.40 del 26 luglio. Io porto 27 Kg spartiti in due zaini, Valentina porta Luna nell&#8217;apposito aggeggio portabimba e la borsa con il mio portatile e il suo netbook e altre diavolerie tecnologiche (totale, circa 18 Kg). Aurora porta il suo zaino, che leggero non è. (Chi ha viaggiato con un bambino piccolo sa che no, non è troppo bagaglio).<br />
Per fortuna dovremo fare con gli zaini indosso solo spostamenti relativamente brevi, giunzioni tra una lunga, lunghissima trafila di mezzi diversi.</p>
<p>Giunti quasi in orario a Kunming (ore 19.00), scivoliamo fuori dalla malfamata stazione dei bus rapidamente, e grazie al mio portentoso mandarino riesco quasi subito a trovare un accordo ragionevole con l&#8217;autista di un furgoncino, che ci porta (un po&#8217; contromano, un po&#8217; di sorpassi sbilenchi su strade a otto corsie e molto clacson, come sempre da queste parti) alla guesthouse The Hump, in pieno centro, dove abbiamo prenotato una camera che si rivela spaziosa, pulita e piacevole, e dotata di un bar dove ci nutriamo di qualche onesto snack che non causa effetti collaterali (che qui sono all&#8217;ordine del giorno se non stai attento a dove/cosa mangi/bevi, e in effetti anche se ci stai attento &#8211; io ho totalizzato due intossicazioni alimentari in due mesi, oltre a una serie di sgradevolissime turbe intestinali che ci hanno accompagnati un po&#8217; tutti).</p>
<p>La mattina dopo riesco a arpionare un taxi, e fieramente gli dico: &#8220;Huoche zhan!&#8221;<br />
L&#8217;incantesimo funziona e in venti minuti circa siamo all&#8217;ingresso della titanica stazione di Kunming. &#8220;Titanica&#8221; agli occhi di noi poveri italianucoli, per loro è una stazione &#8220;normale&#8221; di una città media (Kunming ha <em>solo </em>3,8 milioni di abitanti). Si presenta come un gigantesco e brutto palazzo a cavallo della strada (una sorta di Autogrill a ponte troppo cresciuto) che potrebbe inghiottire quattro Milano Centrale senza problemi. Noi però abbiamo già i biglietti, acquistati dopo dura lotta (al secondo tentativo) a Xiaguan otto giorni fa: in Cina è necessario comprare in advance, perché i treni sono affollatissimi e i biglietti sono very, very hot. Li stringiamo al petto a costo della stessa vita e ci facciamo strada nell&#8217;edificio che si rivela molto meglio di quanto temessimo (all&#8217;andata non l&#8217;avevamo praticamente visto: quando esci fai un percorso diverso, e tutto ciò che ricordavamo di quella notte dopo 27 ore di viaggio era il tentativo di borseggio con conseguente fuga dei borseggiatori di fronte alle nostre orribili minacce). Il luogo è moderno, i tabelloni chiari, e riesco anche a comprare due limoni da una signora a un buon prezzo.<br />
Attendiamo circa un&#8217;ora, dopodiché i cancelli si aprono. Non è un modo di dire, qui avviene proprio così: tutti attendono in enormi sale d&#8217;attesa dotate di sedie metalliche piuttosto scomode. Molte persone si accampano letteralmente in queste sale, perché magari giunte con coincidenze non proprio coincidenti e costrette all&#8217;attesa del prossimo treno per intere giornate &#8211; senza la possibilità di pernottare, visto che di soldi non è che ne girino molti. Le distanze qui sono enormi e ritardi di ore sugli arrivi normalissimi, e serve molto tempo per muoversi anche all&#8217;interno delle stesse città; non è sempre fattibile per chi gira in treno uscire dalle stazioni, raggiungere un ricovero, e poi tornare qui in tempo. E poi non tutti hanno un posto come il nostro &#8211; ovvero delle cuccette rigide in scompartimenti, che <em>dovrebbero </em>garantirti spazio vitale (come vedremo, non è così) &#8211; ma i meno abbienti si debbono accontentare di semplici sedie. E chi prima arriva&#8230;<br />
Dicevo: a una mezz&#8217;ora dalla partenza un funzionario apre i cancelli, e un flusso umano del tutto simile a quello dei concerti rock, solo con più trolley che ti passano sulle dita dei piedi, si muove ondeggiando lungo il dedalo di sottopassaggi, fino a sbucare sul binario.</p>
<p>Siamo a bordo. E siamo molto contenti. Anche se la signorina non troppo gentile che ci ha fatto i biglietti ha messo due di noi in uno stesso scompartimento, e un altro in un vagone diverso. Il mio mandarino non era abbastanza portentoso da chiarire questo complesso concetto che essendo una famiglia volevamo stare assieme. Mi separo quindi dalle donne e raggiungo il mio posto: ci rivedremo a treno avviato perché durante le soste le porte tra i vagoni vengono chiuse.<br />
Sono le 12.50 del 27 luglio.</p>
<p>Ricorderò a lungo questa giornata (mio compleanno, per altro, cosa che mi rivela mia moglie solo a tarda sera), come una delle meno piacevoli della mia vita.<br />
Trovo impossibile redigerne una cronaca lineare: ricordo solo un limbo di avvenimenti accavallati, confusi, uno stato comatoso in cui si affacciavano rari momenti di lucidità e continuo dubbio sul mio stato di veglia.<br />
Dovete capire che se i posti in uno scompartimento sono sei &#8211; tre cuccette per lato -, di cinesi in uno scompartimento ce ne troverete almeno dieci. Più o meno è sempre così: loro sono <em>tanti</em>, per Giove, sono <em>tanti</em>. Sugli scooter il numero medio è tre. Ho visto auto traboccare persone. Il treno però è l&#8217;apoteosi della sardina. E loro non hanno il concetto di &#8220;tuo spazio vitale, che io rispetto&#8221;. Per cui ecco cosa ricordo: un ammasso di corpi nel mio scompartimento, un salottino minuto dove, dopo ogni mia peregrinazione presso la famiglia, al mio ritorno trovavo almeno tre persone sedute tranquillamente sul mio letto; occorreva scacciarne una e poi sistemarsi così, con le gambe rannicchiate. Ricordo di essermi svegliato almeno quattro volte <em>perché qualcuno mi si sedeva sui piedi</em>. Ricordo i loro discorsi-fiume nel volume di voce altissimo che sempre utilizzando (perché sono <em>tanti </em>e parlano assieme, per cui occorre urlare&#8230;). Ricordo il rumore di risucchio inconfondibile, moltiplicato per <em>tante </em>volte, che emettono quando sorbiscono i noodle precotti, accompagnati da generose manciate di aglio crudo, la mattina alle sei. E gli immancabili, profondi e prolungati e osceni rantoli che precedono gli sputi.<br />
(Per i non iniziati: il cinese medio, uomo o donna che sia e di qualunque classe sociale, sputa in terra più o meno con la stessa naturalezza con cui voi o io potremmo soffiarci il naso; ciò avviene anche al ristorante, per capirci. Ragazzi che risiedono lì da anni ci hanno spiegato che ultimamente si stanno prendendo provvedimenti, specie nelle città, e infatti sono diffusissimi cartelli &#8220;No spitting&#8221; nei luoghi pubblici, accanto ai &#8220;No smoking&#8221; &#8211; o &#8220;No sonmking&#8221; o qualunque altra grafia Chinglish, ecco. Sul treno, in ogni caso, sputano eccome).<br />
E intanto, nello scompartimento che ospitava la mia famiglia, le masse continue di donne che si spintonavano per poter prendere in braccio Luna e scattare fotografie, che la acchiappavano con gesti rapidi e se la portavano per spupazzarla nei loro scompartimenti, con Valentina costretta all’inseguimento per evitare quantomeno le somministrassero cibi misteriosi – anche perché la bimba non stava benissimo. Mia moglie è costretta a imporre la regola che alla bimba si può scattare al massimo una foto. Mentre io sono costretto a diventare un po’ violento con coloro che mi vogliono rendere uno di loro nel mio scompartimento. Aurora è in catalessi continua sul suo lettino, grata di possedere un Nintendo DSi.Io tentavo di soffocare l’isteria grazie al mio eReader Opus, ma credetemi, non è facile leggere quando accade poi il fenomeno chiave del viaggio, ciò che non riuscirò mai a scordare e mi rende oggi un uomo più vecchio e nemmeno tanto più saggio. Solo più consapevole della precarietà della razza umana.</p>
<p>Ecco, voi immaginate questa serie di balli e canti e musiche a tutto volume (giravano con grosse casse tipo amplificatore per chitarra) nei corridoi e negli scompartimenti, prolungata per almeno 12 ore, a cavallo tra le 9 di sera, con una quantomai breve pausa notturna imposta dal personale di bordo, e quindi ripresa all’alba, per non smettere più.<br />
Immaginatelo, e siate anche voi un po’ più vecchi e un po’ più tristi.<br />
Loro invece avevano il coraggio di ridere, di ridere a squarciagola mentre tu eri sull’orlo della follia.</p>
<p>Poi ne siamo usciti. Vivi. Sono da poco passate le 13.00 quando arriviamo a Guangzhou e scendiamo nei meandri della stazione, ancora più gigantesca. Di questa stazione ricordiamo, all’andata, lo spettacolo del piazzale antistante tramutato in città-nella-città dove migliaia di persone accomodate alla meglio su giornali spiegati mangiano, giocano a carte, sputano, mangiano, e aspettano un treno.<br />
Noi però non ci dobbiamo fermare. Emersi in uno degli atri individuo con grande soddisfazione subito la biglietteria del CRH (che a volte si chiama con un’altra sigla che non ricordo), ovvero il sistema ferroviario di treni a alta velocità presente in quest’area. Con una serie di spintoni mi apro la strada e riesco in tre minuti a ottenere tre biglietti per Shenzhen. Appena in tempo: alle mie spalle si è già formata una fila di cui non si intuisce la fine.<br />
Corriamo all’ingresso della moderna e condizionata sala d’attesa. Prendiamo posto e ci viene offerta una bottiglietta d’acqua tibetana. L’attesa qui sarà di un’ora e mezza, durante la quale gongoliamo senza costrutto e ci occupiamo delle esigenze fisiologiche in bagni decenti.<br />
Il treno è in partenza alle 13.37 e noi siamo proprio in prossimità dei cancelli. Alle 13.29 uno speaker dà un annuncio in cinese che non riesco a comprendere, vediamo fermento e tutti si alzano e formano un’enorme e largo serpentone rivolto però in direzione opposta. Eppure il tabellone sopra la nostra testa continua a segnalare che siamo nel posto giusto; salvo poi cambiare alle 13.34: è evidente a questo punto che l’annuncio indicava il cambiamento del binario di partenza o comunque il percorso da seguire per raggiungere il treno. Ci infiliamo e seguiamo il moto mareale. Con un po’ di preoccupazione perché il tempo stringe e qui sugli orari di partenza non c’è pietà. Suggerisco alle ragazze di mettersi dietro di me e seguire la mia scia, che si apre attraverso corpi umani. Loro non hanno pietà, non posso permettermi di averne nemmeno io.<br />
Attorno c’è gente che scavalca cancelli e tutto il flusso si deve incanalare in una piccola porta e lungo un’unica scala mobile.<br />
Sposto persone di peso e la raggiungo, trascinandomi dietro la famiglia. Corriamo verso il treno, le porte si chiudono dietro di noi in un secondo, tagliando fuori un centinaio di persone.</p>
<p>Il treno è un gioiello tecnologico che viaggia almeno a 200 Km/h, le sedie sono confortevoli e ogni 15 minuti passa una hostess graziosa con bevande e un’altra con un carrello che pulisce il corridoio. Anche i servizi sono gradevoli e c’è un vagone bar che sembra proprio un bar. Voliamo a Shenzhen in un’ora e mezza, con un mal di stomaco e testa che mi spacca in due. Scesi, metto le mani sull’ultimo Oki, che rende tutto il mondo più bello, e ci muoviamo attraverso atri e corridoi moderni e spaziosi e finalmente scorgiamo il cartello “Hong Kong”: dopo esserci rifocillati con qualche biscotto, raggiungeremo la vicinissima frontiera a piedi.</p>
<p>Dopo i vari controlli e ricontrolli di rito attraverso una successione di dogane, mettiamo piede finalmente sul suolo di Hong Kong. Anche se si tratta solo di una stazione della metropolitana, già è tutto diverso, a partire dalle scritte in inglese: che piacere ritrovare la familiarità della propria lingua! (che poi non è nemmeno la tua a pensarci, ma dopo questi due mesi tutto ciò che è europeo ti pare “di casa” e le differenze che ci possono essere tra un italiano e un qualunque altro europeo davvero minime). Non è certo l’unica né la principale differenza, comunque. L’aria è diversa, la gente, l’atmosfera. Sono le 18.00 circa. Saltiamo sulla metro, la linea è la più vecchia, si tratta di un treno come quelli che potresti trovare a Barcellona o i più recenti entrati in uso a Milano.<br />
Raggiunta Kowloon dopo una mezz’ora abbondante, cambiamo treno e siamo definitivamente nella dimensione fantastica di HK. Ne cambiamo altri due prima di risalire in superficie tra le luci e i palazzi e il vento profumato di mare di Causeway Bay. Ecco un taxi, al cui autista mi posso rivolgere con estremo piacere in inglese. Conosce la via e il nostro albergo, che raggiungiamo in un quarto d’ora circa (per 60 dollari, pari a meno di 6 euro, compreso pedaggio tunnel: mica male per essere in una megalopoli, no?).<br />
E qui finalmente possiamo rilassarci davvero: l’ambiente, lo staff e la camera superano le nostre aspettative e ci convincono che chiuderemo il viaggio in bellezza.<br />
Sono passate 54 ore dalla partenza, e siamo fuori dalla Cina.</p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=4Y7Pgoq_5VM:rQN-8-W4VlY:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=4Y7Pgoq_5VM:rQN-8-W4VlY:-BTjWOF_DHI"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=4Y7Pgoq_5VM:rQN-8-W4VlY:-BTjWOF_DHI" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=4Y7Pgoq_5VM:rQN-8-W4VlY:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=4Y7Pgoq_5VM:rQN-8-W4VlY:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=4Y7Pgoq_5VM:rQN-8-W4VlY:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=4Y7Pgoq_5VM:rQN-8-W4VlY:gIN9vFwOqvQ"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=4Y7Pgoq_5VM:rQN-8-W4VlY:gIN9vFwOqvQ" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DanieleBonfanti/~4/4Y7Pgoq_5VM" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.danielebonfanti.com/fuori-dalla-cina-in-54-ore-da-dali-a-hong-kong/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.danielebonfanti.com/fuori-dalla-cina-in-54-ore-da-dali-a-hong-kong/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Sconfitto dal monsone nella gola della tigre.</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/DanieleBonfanti/~3/EBuDmL79P18/</link>
		<comments>http://www.danielebonfanti.com/sconfitto-dal-monsone-nella-gola-della-tigre/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 08:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Bonfanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Peripezie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.danielebonfanti.com/?p=1237</guid>
		<description><![CDATA[Tornato alla base. Sputacchiato senza troppe cerimonie dalla Gola della Tigre dove ho dovuto riconoscere al signor Monsone chiara supremazia. Dopo un avvicinamento all&#8217;attacco dell&#8217;alta via della Hutiao Xia durato circa cinque ore dopo la partenza da Shuhe (incantevole cittadina Naxi a quota 2.400, tempestata di ponticelli e canali, alle porte della ben più nota [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tornato alla base. Sputacchiato senza troppe cerimonie dalla Gola della Tigre dove ho dovuto riconoscere al signor Monsone chiara supremazia.<br />
<a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7140123.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1264" style="margin: 3px;" title="Le strade di ShuHe" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7140123.jpg" alt="" width="351" height="263" /></a>Dopo un avvicinamento all&#8217;attacco dell&#8217;alta via della Hutiao Xia durato circa cinque ore dopo la partenza da Shuhe (incantevole cittadina Naxi a quota 2.400, tempestata di ponticelli e canali, alle porte della ben più nota Lijiang &#8211; raggiunta grazie a altre cinque ore circa di bus il giorno prima invece delle tre previste, causa rifacimento strade), a bordo di un furgoncino scassato dove salivano e scendevano i personaggi più svariati (di almeno quattro etnie diverse), lungo strade che definire innominabili è ben poco, una volta a Qiaotou &#8211; quota 2100, porte della Contea di Shangri-La &#8211; ci siamo ritrovati, sotto una pioggia martellante che non aveva alcuna intenzione di mollare dopo già 48 ore d&#8217;insistenza, di fronte a un sentiero divenuto fangoso e tutt&#8217;altro che solido.<br />
Anche durante il ballonzolante e doloroso (per le chiappe e la schiena) viaggio, attraverso insediamenti Naxi e tibetani (&#8220;insediamenti&#8221; significa due-tre case o un improbabile motel), avevamo superato frane &#8211; alcune di dimensioni imponenti.<br />
Siccome scivolare significherebbe finire qui:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7140055.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7140097.jpg"></a><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7140097.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1266" title="Hutiao Xia (Tiger Leaping Gorge)" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7140097-e1311323505912.jpg" alt="" width="550" /></a><br />
e siccome non ha troppo senso un trekking sotto l&#8217;acqua, specialmente di questa lunghezza &#8211; per chi se lo fosse perso, parlavo dell&#8217;<strong><a href="http://www.danielebonfanti.com/tesori-isole-misteriose-autopsie-petroglifi-gladiatori-e-racconti-nuovi-e-le-montagne/">itinerario in programma alla fine di questo articolo</a></strong> &#8211; e più specialmente se hai una bimba di nove mesi sulle spalle e una di nove anni che ti cammina accanto, abbiamo prudentemente optato per il ruolo dei genitori responsabili e delle persone dotate di senno, ripiegando su una destinazione più prossima e abbordabile: la cosiddetta Upper Tiger Stone, la prima grande rapida del fiume Yangtze (qui chiamato dai locali Jīnshā Jiāng, &#8220;fiume dalle sabbie dorate&#8221;).</p>
<p>Ne è valsa la pena.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7140046.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1267" title="Upper Tiger Stone, Hutiao Xia" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7140046-e1311323641236.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Quello che abbiamo visto è inimmaginabile, talmente spaventoso e annichilente che la mente non riesce a capacitarsi, a realizzare quanto stai osservando, a concepirlo tutto insieme &#8211; e foto e filmati ne rendono solo in piccolissima parte la potenza infernale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Hutiao Xia (Tiger Leaping Gorge) - Shang Hu Tiao" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7140055-e1311323228599.jpg" alt="" width="550" /></p>
<p>Ne è valsa la pena, anche se abbiamo dovuto fare in fretta ritorno perché ormai inzuppati (tranne la più piccola della comitiva, ben protetta nel suo dispositivo fantascientifico Vaude).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7140085.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1268" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7140085-e1311323796335.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p>Il ritorno a Shuhe è stato altrettanto ballonzolante e fradicio. E il giorno dopo di nuovo in viaggio, verso Dali.<br />
Adesso qualche giorno di riposo, e per fortuna intanto è spuntato il sole.<br />
E poi, causa disguido burocratico, il lungo viaggio verso Hong Kong (strana città: ti resta dentro) e il ritorno in Italia anticipato di un mese. Peccato, ma sono stati comunque due mesi intensi, e c&#8217;è tanto da fare anche a casa.</p>
<p><a href="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7150151.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1269" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.danielebonfanti.com/wp-content/uploads/2011/07/P7150151-e1311323986284.jpg" alt="" width="499" height="517" /></a></p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=EBuDmL79P18:YL6McJ8ptiY:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=EBuDmL79P18:YL6McJ8ptiY:-BTjWOF_DHI"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=EBuDmL79P18:YL6McJ8ptiY:-BTjWOF_DHI" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=EBuDmL79P18:YL6McJ8ptiY:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=EBuDmL79P18:YL6McJ8ptiY:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=EBuDmL79P18:YL6McJ8ptiY:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?a=EBuDmL79P18:YL6McJ8ptiY:gIN9vFwOqvQ"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DanieleBonfanti?i=EBuDmL79P18:YL6McJ8ptiY:gIN9vFwOqvQ" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DanieleBonfanti/~4/EBuDmL79P18" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.danielebonfanti.com/sconfitto-dal-monsone-nella-gola-della-tigre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.danielebonfanti.com/sconfitto-dal-monsone-nella-gola-della-tigre/</feedburner:origLink></item>
	</channel>
</rss>
