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	<title>Davide Dell&#039;Ombra, autore di Sitosophia</title>
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	<description>Intossicati di cultura</description>
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		<title>«Lei la pagherà cara». Saggio sul caso Moro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 18:07:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aldo moro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sull&#8217;«affaire Moro» è stato detto e scritto tanto, ma per Emanuele Montagna e Franco Soldani (Collettivo Faremondo), &#8211; autori del saggio «Lei la pagherà cara». Cabina di regia Usa, Vaticano e apparati di Stato dietro l&#8217;affare Moro, Edizioni Pendragon 2019, &#8211; è necessario tornare sul tema, ricostruendo sì le vicende di quei giorni ma soprattutto &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/lei-la-paghera-cara-saggio-sul-caso-moro/">Continua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/lei-la-paghera-cara-saggio-sul-caso-moro/">«Lei la pagherà cara». Saggio sul caso Moro</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sull&#8217;«<em>affaire</em> Moro» è stato detto e scritto tanto, ma per <strong>Emanuele Montagna</strong> e <strong>Franco Soldani</strong> (<a href="http://www.faremondo.org/">Collettivo Faremondo</a>), &#8211; autori del saggio <em>«Lei la pagherà cara». Cabina di regia Usa, Vaticano e apparati di Stato dietro l&#8217;affare Moro</em>, Edizioni Pendragon 2019, &#8211; è necessario tornare sul tema, ricostruendo sì le vicende di quei giorni ma soprattutto rielaborando il quadro politico e storico di un&#8217;epoca, a vantaggio di tutti coloro che non solo vogliono saperne di più sul politico Moro ma sentono anche il bisogno di comprendere più a fondo il mondo in cui vivono oggi.</p>
<p>La lettura integrale del testo consente anche ai meno esperti di ottenere un punto di vista più ampio sulla realtà politica occidentale a beneficio esclusivo della conoscenza. Documentarsi non significa ancora <em>schierarsi</em> ma incamminarsi sulla strada che conduce ad una consapevolezza maggiore.</p>
<p>Il numero di «personaggi» citati nel testo è enorme ma l&#8217;analisi di certi curricola e delle «frequentazioni» di certe personalità lascia poco spazio a dubbi sulla loro predicata fede anticapitalistica o antimperialistica, o sulla loro critica della globalizzazione. La tesi degli autori si può ricondurre ad una domanda, complessa e spinosa ma doverosa: «Bisogna davvero ancora oggi ricordare che per i dominanti non esiste migliore opposizione di quella che <em>essi stessi si fabbricano</em> e imbottiscono di <em>loro</em> agenti a contratto?» (p. 350).</p>
<p>Si tratta solo di capire se si sia ancora oggi in grado di approfondire vicende importanti per la nostra storia e per il nostro presente senza pregiudizi di sorta, siano questi di natura politica o, peggio, culturale.</p>
<p>Se interessati all&#8217;acquisto del volume, basta scrivere agli autori del <a href="mailto:edizionif@faremondo.org"><strong>Collettivo Faremondo</strong></a> o ordinarlo online (<a href="https://www.ibs.it/lei-paghera-cara-cabina-di-libro-franco-soldani-emanuele-montagna/e/9788833641355">IBS</a>).</p>
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		<title>Figurarsi l&#8217;economia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2019 23:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immaginare non è complicato. Formarsi nella mente una persona, un gesto, o qualcosa che non esiste, non è difficile. Non è complesso immaginare persino la propria morte. Ma la cosa più complicata è immaginare l’economia in tutte le sue parti. I flussi finanziari, le percentuali di profitto, le contrattazioni, i debiti, gli investimenti. Non ci &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/citazioni/figurarsi-leconomia/">Continua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/citazioni/figurarsi-leconomia/">Figurarsi l&#8217;economia</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginare non è complicato. Formarsi nella mente una persona, un gesto, o qualcosa che non esiste, non è difficile. Non è complesso immaginare persino la propria morte. Ma la cosa più complicata è immaginare l’economia in tutte le sue parti. I flussi finanziari, le percentuali di profitto, le contrattazioni, i debiti, gli investimenti. Non ci sono fisionomie da visualizzare, cose precise da ficcarsi in mente. Si possono immaginare le diverse determinazioni dell’economia, ma non i flussi, i conti bancari, le operazioni singole. Se si prova a immaginarla, l’economia, si rischia di tenere gli occhi chiusi per concentrarsi e spremersi sino a vedere quelle psichedeliche deformazioni colorate sullo schermo della palpebra.</p>
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		<title>«In nome del prete» di Elio Ria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 11:42:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[elio ria]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con piacere ed affetto, segnaliamo l&#8217;ultima pubblicazione del caro Elio Ria, su un tema quantomai «sentito» come quello del rapporto tra un prete e la sua comunità: In nome del prete (Terra d’ulivi edizioni). L&#8217;editing del volume è stata affidata a «noi» di Sitosophia e siamo grati ad Elio per la fiducia e la stima accordateci. &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/nome-del-prete-elio-ria/">Continua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/nome-del-prete-elio-ria/">«In nome del prete» di Elio Ria</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con piacere ed affetto, segnaliamo l&#8217;ultima pubblicazione del caro Elio Ria, su un tema quantomai «sentito» come quello del rapporto tra un prete e la sua comunità: <strong><em>In nome del prete</em></strong> (Terra d’ulivi edizioni). L&#8217;editing del volume è stata affidata a «noi» di <em>Sitosophia</em> e siamo grati ad Elio per la fiducia e la stima accordateci.</p>
<p>Riproduciamo di seguito una «personale» nota di lettura di Francesco Pasca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Nel Nome del Signore</em></strong></p>
<p>“Con l’umano calore e la necessaria disillusione”. Così viene introdotto, da Davide Dell’Ombra, il legame tra Elio Ria e la Comunità da destinare in scrittura per il “racconto” di vita quotidiana di un prete. Ma io non è del prete, né del perché di un sacerdozio, che voglio parlare, lascio le riflessioni sul parroco Emanuele Pasanisi a chi lo ha realmente conosciuto e potuto apprezzarne, nell’itinere, quel prezioso percorso.</p>
<p>Elio Ria è interessante, per chi legge, oggi, <em>In nome del prete</em> (Terra d’ulivi edizioni) per essersi messo a fianco di un sacerdote con la “chiarezza della propria identità” e per dare la vicenda, a noi, così come vissuta e poi raccontata. Da autore di saggi si propone ancora una volta con la “stravaganza” del balestriere che mira al bersaglio, da lontano, che sa, che non al bersaglio deve puntare bensì far correre di pensiero la sua parabola con il balistico colpo da far compiere alla traiettoria del suo dardo. L’alzo battuto traguardato da zero a infinito è scrittura portata con accurata solerzia tesa ad individuare il massimo da sfruttare e quant’altro da scrivere nella certezza del suo centro. Per la “biografia” da iniziare, sente, ha bisogno di 33 pagine e del terzo capitolo, “Essere prete”, Elio vuole darci dapprima, con accurata descrizione filologica, la certezza che quel prete ha avuto la sua stessa esigenza per giungere al compimento sicuro del proprio centro.</p>
<p>Nel descrivere e darci lettura sono necessarie le «divagazioni» su Agostino d’Ippona (<em>Confessioni</em>), su Eliot (<em>Cori da La Rocca</em>), su Baudelaire (<em>I Fari</em>, ne <em>I fiori del male</em>), su Epicuro per ricordarci che la felicità non è un regalo, sull’incertezza della morte ch’è uguale all’incertezza della vita, sulla misericordia di Dio, sul misfatto della verità di Marshall McLuhan. Potrei continuare con altre citazioni usate da Elio Ria prima di giungere, come lettore, a qualsivoglia sua norma comportamentale in scrittura nell’ambito di una morale da individuare e perseguire, accettare.</p>
<p>Il poeta Ria fa scorrer il tempo con idea letteraria su di un prete dedito alla parrocchia destinata da altri e inserita nella parabola di altrettanti luoghi e donati per l’identico tempo e con l’assillo del non poter individuare le migliaia di probabili componenti che potevano influenzare la linearità curva di un proprio percorso. Elio sa di Pasanisi e ne scrive. Nel primo capitolo da poeta destina la sua scrittura alla primaria esigenza, abbozza con dovizia di particolari, apparentemente riassunti, i caratteri ben distintivi di un’immagine allo specchio dove l’uomo si confronta con la biblica somiglianza a “Dio” per appurarne la propria fragilità.</p>
<p>L’immagine in scrittura è, e si frantuma, ed è resa liquida dal correre odierno e con la trasparenza di un già falso riflesso rotto in una pozza d’acqua, rende così la denominazione di tempo presente. Con la scrittura di Elio si avverte tutta la precarietà del nostro tempo, e, in premessa, dichiara la frantumazione d’immagine con la domanda, suprema a tutte le altre: “Dov’è Dio?”. In risposta rende a noi il (Necessario) ch’è: “Il sogno di paradiso è un sogno ricorrente”. Nel sogno inserisce il suo prete.</p>
<p>Ecco dunque l’esigenza ben sottolineata, ecco la poesia di Elio, ecco l’importanza scrittoria del “racconto” dedicato alla difficile arte di un prete che Elio vede come immagine, forse, di se stesso poeta, come esigenza della propria anima. Le desinenze verbali individuate in itinere sono “provare” e “fare” nell’ordine cronologico necessario per la vita in un quotidiano, dove: “Il tramonto affascina, ma si preferisce l’alba”.</p>
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		<title>«Geopolitica planetaria dell&#8217;impero» di Franco Soldani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2016 11:51:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È appena uscito, pubblicato da Faremondo, l’ultimo volume di Franco Soldani, dedicato ad un’analisi del grande capitale americano e dei suoi crimini interni e internazionali: «Geopolitica planetaria dell’impero. I dieci pilastri del capitale finanziario e dell’imperialismo Usa». Si tratta di una lettura inedita e completamente innovativa della nascita del capitale finanziario sul suolo statunitense, con &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/geopolitica-planetaria-dellimpero-franco-soldani/">Continua</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>È appena uscito, pubblicato da Faremondo, l’ultimo volume di Franco Soldani, dedicato ad un’analisi del grande capitale americano e dei suoi crimini interni e internazionali: «<strong>Geopolitica planetaria dell’impero. I dieci pilastri del capitale finanziario e dell’imperialismo Usa</strong>».</em></p>
<p><em>Si tratta di una lettura inedita e completamente innovativa della nascita del capitale finanziario sul suolo statunitense, con una mole imponente di materiali che documentano in modo inoppugnabile quale sia stata la sua passata evoluzione e come si sia arrivati in ultimo alla nascita di un New American Century con la fine del secondo conflitto mondiale.</em></p>
<p><em>Il volume porta alla luce i veri centri di potere, aventi la loro sede primaria nella financial community di New York, che da dietro le quinte e persino direttamente dall’interno dell’esecutivo, oggi come ieri, dettano al presidente Usa e al suo governo la loro agenda politico-economica complessiva, tirando le fila dell’egemonia americana nel mondo. Il libro disegna anche la presente cartografia economico-finanziaria e politico-strategica internazionale, nonché il ruolo di colonia subordinata che gli Usa hanno a suo tempo riservato all’intera Europa e alla sua moneta, un intero continente strutturato a sua volta in potenze centrali dominanti e paesi periferici subalterni (tra cui la nostra Repubblica, nata sin dall’inizio come una creatura americana).</em></p>
<p><em>Si tratta di materiali ignoti al lettore italiano e molto probabilmente anche europeo. In parte perché passati sotto silenzio e attivamente occultati dall’accademia al servizio dei dominanti e dai Megamedia di proprietà del grande capitale Usa, in parte perché mai tradotti prima d’ora nella nostra lingua né portati a conoscenza dell’opinione pubblica nazionale. O li leggete qui, oppure non vi sarà possibile farlo da nessun’altra parte. Di sicuro non nella disinformazione distillata ogni giorno dai media occidentali e dai grandi tenori del capitale – in primis l’Accademia (col suo sistema degli Atenei, le sue case editrici, il suo apparato della propaganda, ecc.), gli economisti in testa, e poi giornalisti, filosofi, opinionisti, politologi, costituzionalisti, giureconsulti manzoniani, saggisti di ogni ordine (di regola infimo) e grado (di norma inferiore), marxisti di tutte le scuole, e via di questo passo.</em></p>
<p><em>Un volume che ribalta gli stereotipi del passato e attuali e apre davanti agli occhi del lettore scenari insospettati. Oltre Lenin e i classici del marxismo che si sono occupati a suo tempo del capitale finanziario della loro epoca e della società capitalistica in generale, i cui più intimi processi di sviluppo sono rimasti a loro ignoti. Uno strumento indispensabile per chi voglia davvero capire, oggi, il mondo attuale e il destino riservato all’Italia nel contesto del pianeta ridisegnato dagli Stati Uniti con l’11 settembre 2001, l’evento pivot della nuova epoca post novecentesca.</em></p>
<p><em>Alla luce della sua vasta documentazione si potrà anche capire meglio cosa nascondano le imposture e gli inganni ai danni del pubblico perpetrati dal prossimo referendum costituzionale, in cui due schieramenti apparentemente opposti – due diverse frazioni dell’establishment italiano e atlantico odierno in realtà – si contendono la guida del paese per i prossimi anni con argomenti prefabbricati dai loro apparati della propaganda.</em></p>
<p>» Maggiori informazioni su <strong><a href="http://www.faremondo.org/" target="_blank"><em>faremondo.org</em></a></strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/geopolitica-planetaria-dellimpero-franco-soldani/">«Geopolitica planetaria dell&#8217;impero» di Franco Soldani</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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		<title>«Inside Out: Assessing the extended mind»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 May 2016 11:25:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[catania]]></category>
		<category><![CDATA[coscienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Primo convegno internazionale del gruppo &#8220;Mente Estesa&#8221; dell&#8217;Università degli Studi di Catania. Il titolo, rigorosamente in inglese, è «Inside Out: Assessing the extended mind. Mind, language and material culture». Consulta il programma per conoscere nel dettaglio relatori e interventi. &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/inside-out-assessing-the-extended-mind/">«Inside Out: Assessing the extended mind»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Primo convegno internazionale del gruppo &#8220;Mente Estesa&#8221; dell&#8217;Università degli Studi di Catania. Il titolo, rigorosamente in inglese, è «<strong>Inside Out: Assessing the extended mind. Mind, language and material culture</strong>».</p>
<p>Consulta il <a href="http://www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/05/disum-insideout-programma.pdf" target="_blank"><strong>programma</strong></a> per conoscere nel dettaglio relatori e interventi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/inside-out-assessing-the-extended-mind/">«Inside Out: Assessing the extended mind»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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		<title>Banco Alimentare Onlus: «Oltre lo scarto»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2016 18:59:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[banco alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[catania]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sebbene in ritardo per l&#8217;evento, riteniamo importante pubblicare il «consuntivo» trasmessoci dall&#8217;Ufficio Stampa del Banco Alimentare della Sicilia Onlus relativo al libro di Paolucci “Se offrirai il tuo pane all&#8217;affamato&#8230;” Oltre lo spreco. Storie di uomini e solidarietà, i cui proventi saranno devoluti allo stesso Banco Alimentare. La presentazione del volume s&#8217;è tenuta presso il Palazzo della &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/banco-alimentare-onlus-oltre-lo-scarto/">Continua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/banco-alimentare-onlus-oltre-lo-scarto/">Banco Alimentare Onlus: «Oltre lo scarto»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-6324 size-thumbnail" src="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/bancoalimentare-paolucci-libro-400x400.png?resize=400%2C400" alt="bancoalimentare-paolucci-libro" width="400" height="400" srcset="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/bancoalimentare-paolucci-libro.png?resize=400%2C400&amp;ssl=1 400w, https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/bancoalimentare-paolucci-libro.png?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/bancoalimentare-paolucci-libro.png?resize=80%2C80&amp;ssl=1 80w, https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/bancoalimentare-paolucci-libro.png?resize=24%2C24&amp;ssl=1 24w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" />Sebbene in ritardo per l&#8217;evento, riteniamo importante pubblicare il «consuntivo» trasmessoci dall&#8217;Ufficio Stampa del <strong>Banco Alimentare della Sicilia Onlus</strong> relativo al libro di Paolucci <em>“Se offrirai il tuo pane all&#8217;affamato&#8230;” Oltre lo spreco. Storie di uomini e solidarietà</em>, i cui proventi saranno devoluti allo stesso Banco Alimentare. La <a href="http://www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/Presentazione-del-libro-di-Giorgio-Paolucci.pdf" target="_blank">presentazione</a> del volume s&#8217;è tenuta presso il Palazzo della Cultura di Catania lo scorso venerdì.</p>
<p>Ecco alcuni estratti del consuntivo. «Presentato a Catania il libro di Giorgio Paolucci: la storia del <em>Banco Alimentare</em> dalla prima <em>Food Bank</em> americana alla nascita in Italia grazie alla lungimiranza di un imprenditore, un giovane Lucchini e uno spagnolo. [&#8230;] Storie belle che servono a festeggiare la buona notizia del giorno: <strong>l&#8217;approvazione, alla Camera dei deputati, della Legge sullo Spreco alimentare</strong>. Un tassello importante che, tra le tante cose che introduce, dà valore alla fame di cibo che c&#8217;è in Italia mettendo al primo posto, finalmente, enti e associazioni che danno da mangiare a chi non ne ha, e togliendo, al riciclo per creare energia, il primo indirizzo a cui mandare le eccedenze. È un successo l&#8217;approvazione di questa legge? Di Fazio ne è convinto e lo sottolinea mentre introduce il volume di Paolucci proponendone alcuni passi: “In Italia facciamo i conti ogni giorno con un dato angosciante: <strong>1 milione e 500 mila famiglie vivono in povertà assoluta</strong>. Cioè un esercito di 4 milioni e 100mila persone fatto di donne, uomini, bambini e anziani. E come se tutto ciò non bastasse la cosa difficile da accettare è l&#8217;enorme spreco a cui assistiamo ogni giorno. <strong>In Italia si producono 5,6 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari ogni anno ma si riesce a recuperare solo una percentuale che oscilla tra l&#8217;8 e il 9%</strong> con una perdita di circa 13 miliardi di euro l&#8217;anno pari a una media di 210 euro a persona”.»</p>
<p>Leggi il <a href="http://www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/Consuntivo-libro-di-Giorgio-Paolucci.pdf" target="_blank">documento integrale</a>.</p>
<figure id="attachment_6326" aria-describedby="caption-attachment-6326" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/bancoalimentare-paolucci-foto.jpg" rel="attachment wp-att-6326"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="size-medium wp-image-6326" src="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/bancoalimentare-paolucci-foto-800x491.jpg?resize=800%2C491" alt="Palazzo della Cultura di Catania, presentazione del volume di Paolucci." width="800" height="491" srcset="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/bancoalimentare-paolucci-foto.jpg?resize=800%2C491&amp;ssl=1 800w, https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/bancoalimentare-paolucci-foto.jpg?resize=768%2C471&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/bancoalimentare-paolucci-foto.jpg?w=879&amp;ssl=1 879w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6326" class="wp-caption-text">Palazzo della Cultura di Catania, presentazione del volume di Paolucci.</figcaption></figure>
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		<title>Roberto Di Marco. «Libri e scritti»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2016 18:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[roberto di marco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diffondiamo con grande piacere un evento dedicato a Roberto Di Marco, legato ai nostri amici di Faremondo di Bologna (Emanuele Montagna e Franco Soldani). Ringraziamo la segreteria delle Edizioni Pendragon per la segnalazione e per il lodevole progetto. Lella e Mariarosa Di Marco con Antonio Bagnoli presentano il progetto ROBERTO DI MARCO. Libri e Scritti Con la partecipazione &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/roberto-marco-libri-scritti/">Continua</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Diffondiamo con grande piacere un evento dedicato a <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Di_Marco" target="_blank">Roberto Di Marco</a></strong>, legato ai nostri amici di <em><a href="http://www.faremondo.org/" target="_blank">Faremondo</a></em> di Bologna (Emanuele Montagna e Franco Soldani). Ringraziamo la segreteria delle Edizioni <a href="http://www.pendragon.it/" target="_blank">Pendragon</a> per la segnalazione e per il lodevole progetto.</p>
<figure id="attachment_6310" aria-describedby="caption-attachment-6310" style="width: 337px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.nadiacavalera.it/blog/2013/addio-a-roberto-di-marco-componente-critico-del-gruppo-63.html" rel="attachment wp-att-6310"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="wp-image-6310 size-full" src="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2016/03/roberto-di-marco.jpg?resize=337%2C450" alt="roberto-di-marco" width="337" height="450" /></a><figcaption id="caption-attachment-6310" class="wp-caption-text">Roberto Di Marco (1937-2013)</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;"><em>Lella e Mariarosa Di Marco con Antonio Bagnoli </em><em>presentano il progetto</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>ROBERTO DI MARCO. Libri e Scritti</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Con la partecipazione di Emanuele Montagna, Nadia Cavalera, </em><em>Franco Soldani, Chiara Cretella, David Miliozzi e altri amici</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Scomparso nel dicembre del 2013, Roberto di Marco è stato un </em><em>intellettuale di punta del secondo novecento italiano. Esponente del </em><em>“Gruppo 63”, ha conosciuto e intessuto rapporti con gran parte degli </em><em>scrittori suoi contemporanei. </em><em>&#8220;Libri e scritti&#8221; è un progetto che vuole riproporre ai lettori alcuni </em><em>dei suoi testi ristampati, accompagnandoli con l’offerta di volumi </em><em>presenti nella sua biblioteca. Una biblioteca particolarmente </em><em>interessante e ricca di titoli di difficile reperimento nell’ambito </em><em>della letteratura, della politica, dell’arte, della psicologia… </em><em>In questo primo volume proponiamo due testi; il primo, inedito e </em><em>ricomposto da un lungo manoscritto, è un saggio sull’opera di Roberto </em><em>Roversi. Il secondo è il suo testo d’esordio: quello che Elio Vittorini </em><em>selezionò e pubblicò sulla rivista da </em><em>lui diretta – «il menabò» – nel luglio del 1962, quando Di Marco aveva </em><em>solo 25 anni.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>In questa occasione, saranno presenti molti degli amici con i quali ha </em><em>condiviso parte della sua vita culturale e politica.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>A tutti gli intervenuti verrà omaggiata una copia del primo volume della </em><em>serie, appena stampato.</em></p>
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		<title>Il salvagente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2016 09:54:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[canetti]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[massa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cultura è un salvagente dell’individuo contro la massa che è in lui.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/citazioni/il-salvagente/">Il salvagente</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La cultura è un salvagente dell’individuo contro la massa che è in lui.</p>
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		<title>«Esistere forte» di Stefano Scrima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2014 10:38:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[camus]]></category>
		<category><![CDATA[esistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una recensione breve al volume di Stefano Scrima, «Esistere forte», collana «I Quaderni di Diogene» Il Giardino dei Pensieri, Bologna 2014.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/2014/12/esistere-forte-di-stefano-scrima/">«Esistere forte» di Stefano Scrima</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2014/12/scrima-esistere_forte.jpg"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-5864" src="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2014/12/scrima-esistere_forte-194x300.jpg?resize=194%2C300" alt="S. Scrima, «Esistere forte»" width="194" height="300" /></a><em>Recensione breve a <a href="http://stefanoscrima.com/" target="_blank">Stefano Scrima</a>, </em>Esistere forte<em>, collana «I Quaderni di Diogene» Il Giardino dei Pensieri, Bologna 2014.</em></p>
<p>«Bisogna scegliere: o vivere o raccontare», dice Sartre. Scrima riassume bene: «vivere o scrivere». Come dire: vivere o morire, ma non c’è grande scelta. La vita non è una scelta, come non lo è la morte. A meno che davvero si pensi che il suicidio sia una scelta, o che lo sia mettere al mondo un figlio. La scelta è soltanto qualcosa che sta nel mezzo tra il dire e il fare. E questo mare di scelte è in realtà una pozzanghera di intenzioni. Chiunque può avere intenzione di morire o di mettere al mondo un figlio, l’ennesimo, e dirà di aver fatto una scelta. Ha intenzione, agisce e in sèguito dice di aver scelto. La scelta si riferisce sempre al passato, l’intenzione sempre e solo al futuro: pare che l’azione stia sempre nel mezzo, nel presente.<br />
È chiaro: s’è costretti a vivere, è il presente a imporlo.<br />
Se restiamo all’assunto di Sartre, dunque cosa succede quando scriviamo? Semplicemente sperimentiamo nel presente qualcosa che non appartiene alla vita: ci fermiamo a raccontarla. Sospendiamo il tempo e facciamo del nostro presente un momento eterno. Ci diamo alla morte, insomma. O detto in altro modo: ammazziamo il tempo.</p>
<p>Camus guarda da un altro angolo lo stesso concetto: «la libertà superiore, la libertà di essere, che sola può fondare una verità, non esiste. La morte è là, di fronte, come la sola realtà». Vivere non è un’espressione di libertà, proprio come non lo è morire. Ma dice di più: l’unica realtà è la morte.<br />
Riassumiamo: l’unica realtà si mostra solo quando ammazziamo il tempo. Ammazzato il tempo, ecco la realtà. Dunque delle due l’una: o viviamo il nostro tempo o lo ammazziamo per raccontarlo.<br />
Nonostante tutto, Scrima riesce qui a scorgere «infinite possibilità di essere», laddove invece sembrerebbe esserci solo «realtà», solo morte. È uno dei pregi del volume quello di sentirgli gridare: «<em>esistere forte</em>, altro non conta».</p>
<p>Ma non è finita: c’è ancora Gide. Che guarda alla letteratura, all’arte della scrittura o del morire, come a un «atto gratuito». Eppure, anche qui Scrima riesce a sentire l’«esistere forte», riesce ancora a vedere quanto Gide sia in realtà «impegnato», «adulto», capace di dare lezioni di vita con la propria scrittura. A tratti, un mondo al rovescio. Un rovescio storico, si direbbe, o storicistico, si dovrebbe dire. Ma s’è detto: questo è uno dei pregi del volume. Che ribalta, riformula, restituisce vita a qualcosa di morto. Come a non darsi per vinti.</p>
<p>A mo’ di compendio, un capitolo è dedicato a Nietzsche, punto di intersezione a partire dal quale è possibile rintracciare una delle fonti sorgive dell’esistenzialismo letterario francese; dove a fungere da ‘momenti’ sono in particolare la «fedeltà alla terra» e la «morte di Dio». E in tema di nichilismo, il successivo capitolo è dedicato invece al suicida Albert Caraco. Un altro ancora all’opera letteraria di Sorrentino, il regista italiano.<br />
Il tema del volume di Scrima è in effetti un altro: l’essere «di troppo». E a dispetto di quel che andrebbe detto delle recensioni, pare che non ci sia mai un libro di troppo.</p>
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		<title>«Unique» di Francesca Biasetton</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2014 19:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[biasetton]]></category>
		<category><![CDATA[calligrafia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Cos’è l’arte della calligrafia? Francesca Biasetton lo svela qui, in modo affascinante e personale, attraverso le sue tele e le immagini di alcune sue opere su commissione per grandi eventi (ad esempio i XX Giochi Olimpici Invernali), accompagnate da due brevi testi. L’esplorazione del valore della scrittura, in quanto segno svincolato dal significato delle parole &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/unique-di-francesca-biasetton/">Continua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/unique-di-francesca-biasetton/">«Unique» di Francesca Biasetton</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Cos’è l’arte della calligrafia? Francesca Biasetton lo svela qui, in modo affascinante e personale, attraverso le sue tele e le immagini di alcune sue opere su commissione per grandi eventi (ad esempio i XX Giochi Olimpici Invernali), accompagnate da due brevi testi. L’esplorazione del valore della scrittura, in quanto segno svincolato dal significato delle parole in cui il gesto appassionato della mano scorre libero e sovrano, infrange le regole e il dominio della serialità della nostra epoca. Il risultato è un coinvolgente itinerario in cui la calligrafia si attesta, in tutto e per tutto, come arte ricca e articolata. Ne esce valorizzata in modo eccelso la negazione della normalizzazione, e l’indisciplina risulta armonica, elegante, raffinata: “unique”.»</p>
<p>È con grande piacere che segnaliamo l&#8217;uscita di questo testo dell&#8217;artista <a href="http://www.sitosophia.org/immagini/das-schon-schreiben-di-biasetton/" target="_blank">Francesca Biasetton</a>, «<strong>UNIQUE. WHAT IT SAYS, HOW IT LOOKS</strong>» (Canneto Editore, 2014).</p>
<p><em><strong><a href="http://www.biasetton.com" target="_blank">Francesca Biasetton</a></strong>, calligrafa e illustratrice, spazia da un’espressività classica a una sperimentale, entrambe all’insegna di una creatività non banale, non ultima un’originale esplorazione estetica dell’asemic writing. Lavora con i segni, i caratteri, i simboli, ma non solo, nella convinzione che la calligrafia contemporanea sia sempre più significativa per unicità, in opposizione al dominio della serialità nella nostra epoca. Oltre a tenere workshop e conferenze, è Visiting Professor presso la Naba &#8211; Nuova Accademica di Belle Arti di Milano. Dal 2011 ricopre il ruolo di Presidente dell’Associazione Calligrafica Italiana.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/unique-di-francesca-biasetton/">«Unique» di Francesca Biasetton</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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		<title>Tre parole su «Erodiade»</title>
		<link>https://www.sitosophia.org/2014/06/tre-parole-su-erodiade/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tre-parole-su-erodiade</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2014 11:38:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro coppola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Erodiade» di Testori messa in scena nei giorni scorsi da Marco Sciotto al Teatro Coppola di Catania. Non serve più di qualche parola per dire quanto importante sia stato questo progetto e questo lavorìo teatrale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/2014/06/tre-parole-su-erodiade/">Tre parole su «Erodiade»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2014/06/erodiade.jpg"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-5745" src="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2014/06/erodiade.jpg?resize=207%2C380" alt="erodiade" width="207" height="380" /></a></p>
<p><em>Contesto</em>. Al tempo del Battista, il diritto romano già concedeva che la moglie avesse la possibilità di ripudiare il marito. Secondo la legge ebraica alla moglie il privilegio non era concesso, né le era concesso granché. Questo abisso giuridico sta al centro della vicenda che lega Erodiade alle sorti del profeta. Non solo. C’è un altro abisso, quello tra il profeta dell’Antico e quello del Nuovo Testamento. Isaia aveva detto che una voce grida di preparare nel deserto la strada del Signore, ma Giovanni riprende quelle parole alla rinfusa: adesso la sua è una voce che grida nel deserto. Una cosa è parlare del deserto, un’altra è parlare nel deserto: la voce di speranza di Isaia sembra, al tempo del Battista, un grido disperato. Invece di dedicarsi, come fa il ‘pagano’ o l’«uomo di campagna», a rendere fertile il deserto ebraico, questo profeta confuso grida allo scandalo di Erodiade: non può ripudiare il marito e sposarne il fratello. Al tempo del Battista, anche le più periferiche corti romane non perdonavano: dicono ci sia andata di mezzo la sua testa.</p>
<p><em>Testo</em>. Testori, tra gli ultimi a rivisitare questo splendido ed emblematico passaggio a cavallo tra il mondo romano e quello giudaico, offre un’immagine suggestiva di Erodiade straziata dal dilemma dei due mondi: da un lato l’amore per Giovanni, dall’altra la tentazione maledetta di pensare un dio incarnato. In effetti, lo scandalo vero è questo: pensare un dio in carne e ossa. Questo pensiero la tormenta ben più che la perversione della figlia. Non è una questione di moralità, di insulse e private beghe tra madri, figlie, mariti e zii; è una questione teologica. E la cosa può indispettire persino lo spettatore. Per fortuna, Testori lo chiama in causa direttamente, forse perché avverte la misura del dispetto. Il testo di Testori è rispettato da Marco Sciotto, regista e attore nei panni di questa «<a href="http://www.sitosophia.org/indicazioni/erodiade-al-teatro-coppola/" target="_blank">Erodiade</a>», ma finalmente si avverte un cambio di prospettiva: è come se a cambiar sesso in scena si cambi anche punto di vista. La donna chiaramente parteggia per il Battista e quindi per il suo dio, perché la tentazione è troppo forte e l’amore ha la meglio. L’uomo che inscena la donna, che ne prende il trucco e un’idea di abito, tradisce il proprio spirito maschile e quando dice degli dèi, che sono tanti, s’avverte un rimpianto, una nostalgia, un desiderio di senso che col dio unico va perduto insieme all’amore per l’uomo, fatto di carne e ossa. A un certo punto è detto chiaro: per pensare dio in un corpo umano, bisogna dimenticare la corporeità del dio. A far dio uomo, va perduta la fisicità degli dèi pagani. Erodiade sceglie il dolore umano, affranta da quello stesso dolore. Allo spettatore tocca capire cosa però sia andato perduto.</p>
<p><em>Nota</em>. Lo spettatore. Abituato, com’è, all’intrattenimento, risulta difficile concentrarsi sugli avvenimenti, cogliere una storia da un monologo, capire le differenze tra i due mondi e operare una scelta, anche fosse per qualche breve istante. La sedia, le gambe, il telefono: queste le priorità, per la maggiore. Per fortuna Sciotto offre, disincantato, una versione cinematografica dell’opera teatrale, con maestria nelle luci, nei suoni, nelle voci. Fa di tutto per smuovere il concetto nello spettatore, lo fa benissimo. Non a lui tocca riflettere o agire in un senso piuttosto che in un altro: l’attore non pensa né agisce mai, egli solamente smuove il concetto. Non può dunque far altro che smuoversi nella maniera più confusa possibile, dall’inizio alla fine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/2014/06/tre-parole-su-erodiade/">Tre parole su «Erodiade»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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		<title>«Into the silence»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2014 12:48:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[carlo bevilacqua]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[umanità]]></category>
		<category><![CDATA[vivere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Le foto di Into the Silence, il progetto di Carlo Bevilacqua che racconta per immagini la vita di chi ha deciso di vivere per conto proprio, isolandosi da tutto il resto» (si veda l&#8217;articolo su «Il Post»). Bevilacqua descrive così: «Into The Silence &#8211; Hermits of the Third Millennium · Secular or religious, Catholic or &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/immagini/into-the-silence/">Continua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/immagini/into-the-silence/">«Into the silence»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Le foto di <em>Into the Silence</em>, il progetto di <strong>Carlo Bevilacqua</strong> che racconta per immagini la vita di chi ha deciso di vivere per conto proprio, isolandosi da tutto il resto» (si veda l&#8217;articolo su «<a href="http://www.ilpost.it/2012/09/17/into-the-silence-carlo-bevilacqua/" target="_blank">Il Post</a>»). Bevilacqua descrive così: «<em>Into The Silence &#8211; Hermits of the Third Millennium</em> · Secular or religious, Catholic or Orthodox, followers of singular syncretism of Eastern religions and apocryphal Christian revelation or even shamans healers: these are the contemporary hermits».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/immagini/into-the-silence/">«Into the silence»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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		<title>Gruppenbildnis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 23:13:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<category><![CDATA[internet]]></category>
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		<category><![CDATA[von humboldt]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una bella «foto di gruppo», una litografia che risale al 1830, a forte contenuto filosofico: sono ritratti insieme i fratelli Wilhelm e Alexander von Humboldt, Christoph Hufeland, Carl Ritter, August Neander, Schleiermacher e Hegel. Quest&#8217;ultimo, l&#8217;anno dopo, morì. Il sito di riferimento, dove si può vedere anche un ingrandimento dell&#8217;immagine, è «Portrait Index» ed è tedesco. &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/immagini/gruppenbildnis/">Continua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/immagini/gruppenbildnis/">Gruppenbildnis</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una bella «foto di gruppo», una litografia che risale al 1830, a forte contenuto filosofico: sono ritratti insieme i fratelli Wilhelm e Alexander von Humboldt, Christoph Hufeland, Carl Ritter, August Neander, Schleiermacher e Hegel. Quest&#8217;ultimo, l&#8217;anno dopo, morì.</p>
<p>Il sito di riferimento, dove si può vedere anche un ingrandimento dell&#8217;immagine, è «<strong>Portrait Index</strong>» ed è tedesco. Tutte le informazioni sulla litografia si trovano lì.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/immagini/gruppenbildnis/">Gruppenbildnis</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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		<title>La stroncatura «sulla lingua del tempo presente»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 20:56:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«La stroncatura è scura, ruvida, integrale, un po’ acidula e un prodotto tipico del Sud. Esattamente come la pasta calabrese». Quel che si dice... letteratura d'occasione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/2013/03/la-stroncatura-sulla-lingua-del-tempo-presente/">La stroncatura «sulla lingua del tempo presente»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La stroncatura è scura, ruvida, integrale, un po’ acidula e un prodotto tipico del Sud. Esattamente come la pasta calabrese. Stroncare è qualcosa di più forte che troncare, significa tagliare, recidere di netto in modo che il taglio o la recisione risultino definitivi. La recensione somiglia tanto alla recisione, a un taglio morbido che attraversa tutto il materiale e ne mostra per bene l’interno; la stroncatura è piuttosto un colpo assestato con una tale forza da non aver più nulla da mostrare se non brandelli, lacerti. In senso figurato, la stroncatura di un libro indica che lo si è aperto fino al suo punto di rottura: il libro si rompe in mano e la sua trama s’è sfilacciata per sempre. È un’operazione da sarti o da grandi cuochi d’una volta, bisogna saperci fare.</p>
<figure id="attachment_5180" aria-describedby="caption-attachment-5180" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2013/03/stroncatura-pasta-calabrese.jpg"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-5180  " alt="Come si legge in filigrana, la fonte è: http://accantoalcamino.wordpress.com/2012/06/28/non-tutte-le-stroncature-vengono-per-nuocere-alcune-vengono-per-cuocere/" src="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2013/03/stroncatura-pasta-calabrese.jpg?resize=430%2C323" width="430" height="323" srcset="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2013/03/stroncatura-pasta-calabrese.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2013/03/stroncatura-pasta-calabrese.jpg?resize=800%2C600&amp;ssl=1 800w" sizes="auto, (max-width: 430px) 100vw, 430px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5180" class="wp-caption-text">Come si legge in filigrana, la fonte è il blog di cucina «<a href="http://accantoalcamino.wordpress.com/2012/06/28/non-tutte-le-stroncature-vengono-per-nuocere-alcune-vengono-per-cuocere/" target="_blank">Accantoalcamino</a>»</figcaption></figure>
<p>Gli editori di libri hanno dalla loro, però, l’opportunità di produrre libri resistenti, i cui punti di rottura siano difficili da trovare anche per i più esperti lettori, per l’appunto detti “lettori forti”. La stroncatura trova a sua volta i propri punti di forza proprio nella pasta di cui è fatto il libro: dev’essere scura, per mettere subito in chiaro che si tratta d’un vuoto, che non rimane più nulla, che si resta con un pugno di mosche nere in mano; ma dev’essere anche ruvida, per dare un assaggio della natura stessa di cui parla (il linguaggio in cui è scritta deve graffiare nella misura in cui ha avvertito lo strappo, il cedimento del libro stroncato); deve poi necessariamente essere integrale perché, se si rompe davvero, una cosa si rompe del tutto e irreparabilmente in ogni sua parte, non come quando una recensione sfiora il libro qui e là; infine, non deve mai mancare un po’ di acidume, una vena polemica, il prodotto inevitabile del nervosismo procurato e necessario per compiere lo sforzo, perché si deve avvertire in petto la tensione fibrosa dello stroncatore. Per tutti questi motivi la stroncatura è spesso un prodotto tipicamente meridionale, generalmente per una questione di carattere, di piglio e cipiglio.</p>
<p>Ci sono libri piccolissimi ma resistenti all’uso e all’usura dei tempi e delle mani, oppure libri grandi e pesanti ma tanto deboli che persino un bamboccio solo un poco cresciuto spezzerebbe pur senza volerlo. La forza d’un libro sta nel libro stesso, perché il suo contenuto è l’unico a far sì che esso resista o ceda alle pressioni dei lettori che giustamente pretendono, vogliono, esigono. Ma cosa può esigere un lettore da un autore se non che il suo libro perduri a sé stesso ovvero, come dice la filosofia dei testi, che «sopravviva» alle interpretazioni? Se il testo ne esce vivo, ancora e nonostante tutto, ecco che, come per magia, il suo autore può sopravvivere a sé stesso, supera sé stesso. Dunque la stroncatura d’un libro, se a regola d’arte, ammazza l’autore “in ispirito”, cioè gli nega la vita eterna (lo abbandona e riconsegna al tempo quotidiano). Certuni, talvolta, ringraziano per questo.</p>
<figure id="attachment_5181" aria-describedby="caption-attachment-5181" style="width: 221px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2013/03/sulla-lingua-del-tempo-presente.jpg"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-5181 " alt="Zagrebelsky" src="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2013/03/sulla-lingua-del-tempo-presente.jpg?resize=221%2C363" width="221" height="363" /></a><figcaption id="caption-attachment-5181" class="wp-caption-text">Il libricino della collana &#8220;Vele&#8221; Einaudi</figcaption></figure>
<p>Con queste premesse ci si può sentire di fronte a un tribunale ma non è così, si tratta di un semplice gioco di forze, cui la letteratura s’espone per natura. E che la letteratura, quando è il caso, racchiude amorevolmente dentro di sé. Il punto è il seguente: se non è il caso, non è una stroncatura. Ma giusto per capire che si tratta soprattutto di forze e sforzi editoriali, prendiamo ad esempio alcuni libri grossi e piccoli: uno è <em>Sulla lingua del tempo presente</em> di Gustavo Zagrebelsky, esile libricino della collana “Vele” Einaudi. La sua debolezza non è data tanto dalla stretta aderenza alla cosiddetta attualità («l’argomento di questo libro è la lingua del presente momento sociale e politico»), già segno nefasto per chi è in cerca di fortezza, è data piuttosto dalla sua confezione: questa bomboniera è infiocchettata e presentata come breve trattato sulla lingua italiana contemporanea, il cui sfondo teorico è dipinto a tinte apparentemente fortissime. «Noi non solo pensiamo in una lingua, ma la lingua “pensa con noi” o, per essere ancora più espliciti, “per noi”».<br />
Questa frase, letta come si legge, è semplicemente perfetta. Non serve dire altro: la lingua pensa al posto nostro, è la lingua a pensare, e non noi. Noi pensiamo “attraverso” la lingua in quest’unico senso e non in altri. Peccato però che questa frase si dimostri, aprendo il libro da parte a parte, la sola a significare quel che significa; tutto il resto mostra soltanto che si intende dire la cosa più banale, che il linguaggio è importante per capire lo stato in cui versa una società in un dato tempo. Cosa banale non perché sia vera, ma perché è proprio luogo comune per eccellenza: un libro offerto per sfatare luoghi comuni persevera nel più banale di essi. Editore e autore, qui in perfetto accordo dato che il primo cita chirurgicamente il secondo, responsabilmente ingannano quel disgraziato che spera ancora, il famigerato “ingenuo” o il filosofo pigro.</p>
<p>L’altro esempio (perché ne bastano due, di esemplari) compone in realtà una piccola famiglia, quella dei classici della filosofia condannati senza appello da editori e curatori. Costoro, inseguiti dalla fretta del lavoro accademico-operaio, sfornano volumi indegni di questo nome. E non si fa differenza, s’è detto, tra esile e massiccio: il volumotto edito da Mimesis della <em>Fisica</em> di Aristotele curato da Luigi Ruggiu, nella collana diretta da Luigi Perissinotto, è corposissimo e tuttavia frangibile come un grissino (la pasta è quella). Gli errori di stampa sono infiniti, mancano parole, mancano lettere qui e là, molti passaggi risultano perciò del tutto incomprensibili; non c’entra Aristotele, che s’era pur messo d’impegno, quando fu, nel prendere appunti; né c’entra chi si provò a sistemare a modo suo le “carte”; c’entra chi è entrato da una parte e per uscirne deve “uscire”. I libri escono e il lettore, di nuovo, fa la parte del cretino, del filosofo disgraziato. Poi ci si chiede perché i filosofi siano poveri: le devono comprare tutte, le edizioni, una per una, perché ne trovino una decente. Il testo a fronte, a mo’ di scusa, è messo lì per quello: che il greco ci salvi tutti. (Si legga Zanatta, se va proprio male.)</p>
<figure id="attachment_5182" aria-describedby="caption-attachment-5182" style="width: 270px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2013/03/heidegger-hegel-zandonai.jpg"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-5182 " alt="«Hegel» di Heidegger edito da Zandonai" src="https://i0.wp.com/www.sitosophia.org/wp-content/uploads/2013/03/heidegger-hegel-zandonai.jpg?resize=270%2C420" width="270" height="420" /></a><figcaption id="caption-attachment-5182" class="wp-caption-text">«Hegel» di Heidegger edito da Zandonai</figcaption></figure>
<p>La famiglia è grande, basterà pensare in ultimo alle lezioni di Heidegger su Hegel. Qui la complessità tocca delle vette orientali, ma solo per chi non ne capisce granché. Ci si mettono nel mezzo pure i cari editori e autori (la responsabilità si distribuisce spesso paritariamente): l’editore Guida, “la nuova” Guida, pubblica quelle importanti lezioni heideggeriane in una traduzione guidata e diretta da Eugenio Mazzarella, che riesce nell’imbarazzante tentativo di superare l’edizione Mimesis di Aristotele: qui le frasi sono persino incomplete, mancano attacchi o conclusioni, si tratta di un testo che è già in brandelli, in pezzi resi talvolta in un italiano incerto. La lingua del tempo presente è allora quella già in pezzi?<br />
Anche qui il filosofo però si consola, dopo la faticosa seconda navigazione, la terza, la quarta&#8230; Il piccolo editore, nuovo davvero, pubblica un libro resistente, bello, buono, da affrontare, perciò degno: si chiama <em>Hegel</em>, di Martin Heidegger, di cui si ritrovano quelle lezioni. L’editore è Zandonai. Davide vinse con l’astuzia Golia, ma a vincere certe battaglie a volte basta meno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/2013/03/la-stroncatura-sulla-lingua-del-tempo-presente/">La stroncatura «sulla lingua del tempo presente»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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		<title>«Tramonto della politica, notte della tecnica»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 14:14:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si segnala l&#8217;intervento di Giuseppe Raciti all&#8217;interno del convegno sul tema Il tramonto dell&#8217;Occidente? in occasione della tredicesima edizione del &#8220;Premio di Filosofia &#8211; Viaggio a Siracusa&#8221;. Si legga il programma completo. Oppure si legga direttamente il testo dell&#8217;intervento: http://www.giusepperaciti.eu/siracusa.htm</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/tramonto-della-politica-notte-della-tecnica/">«Tramonto della politica, notte della tecnica»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si segnala l&#8217;intervento di Giuseppe Raciti all&#8217;interno del convegno sul tema <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente?</em> in occasione della tredicesima edizione del &#8220;Premio di Filosofia &#8211; Viaggio a Siracusa&#8221;.<br />
Si legga <a href="http://www.sitosophia.org/wp-content/uploads/13edizione-viaggioasiracusa-raciti.pdf">il programma completo</a>.</p>
<p><strong>Oppure si legga direttamente il testo dell&#8217;intervento</strong>: <a href="http://www.giusepperaciti.eu/siracusa.htm">http://www.giusepperaciti.eu/siracusa.htm</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/tramonto-della-politica-notte-della-tecnica/">«Tramonto della politica, notte della tecnica»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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		<title>Sociosofia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2012 19:53:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[giacomantonio]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Segnalo la nuova pubblicazione di Francesco Giacomantonio: Sociologia e Sociosofia, edito da Asterios quest&#8217;anno. La prima parte del libro riassume velocemente le ultime conquiste della sociologia generale, per poi approdare ad alcune considerazioni sulla funzione del linguaggio e alla costituzione di una non certo inedita ma sicuramente trascurata «sociosofia». Tra le considerazioni linguistiche, preme rilevare &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/sociosofia/">Continua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/sociosofia/">Sociosofia</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo la nuova pubblicazione di Francesco Giacomantonio: <em>Sociologia e Sociosofia</em>, edito da Asterios quest&#8217;anno.</p>
<p>La prima parte del libro riassume velocemente le ultime conquiste della sociologia generale, per poi approdare ad alcune considerazioni sulla funzione del linguaggio e alla costituzione di una non certo inedita ma sicuramente trascurata «sociosofia». Tra le considerazioni linguistiche, preme rilevare che Giacomantonio lamenta un «decostruzionismo generalizzato» che avrebbe finito per condurre «alla situazione per cui il linguaggio e il significato si riducono semplicemente a un ammasso di significanti» (p. 56). Questa condizione sarebbe però al più auspicabile e quindi si può solo salutare con gioia un eventuale stato di cose siffatto, sospettando semmai un eccessivo ottimismo nel constatarlo. Anche ciò considerato, assolutamente condivisibile è quanto ne segue: «Questa indifferenza per le parole è il preludio di una cupa solitudine della mente, è l&#8217;anticamera del silenzio del vuoto d&#8217;animo. E se l&#8217;uomo saggio sa quando è il momento del silenzio, l&#8217;uomo vuoto non ha alternative al silenzio» (p. 57).</p>
<p>Definendo la «sociosofia», si arriva dunque a delle affermazioni di una certa rilevanza: «Riaffermando la capacità di appropriazione di significato nella vita quotidiana, la sociologia intesa come sociosofia, perviene a sostenere una precisa interpretazione della libertà nelle società complesse. [&#8230;] Se, nella riflessione sociale, [&#8230;] si tende ad affermare il primato dell&#8217;identità dell&#8217;individuo [&#8230;] rispetto a quello della soggettività [&#8230;], la libertà non può affermarsi compiutamente, perché <strong>insistere sull&#8217;identità può condurre [&#8230;] a forme di reificazione, di conformismo o di sottomissione</strong>» (pp. 84-85).</p>
<p>Conclude Giacomantonio che «la questione del senso è la cifra ultima della scienza sociale contemporanea come la questione dell&#8217;ordine lo era delle scienze sociali, <em>statu nascenti</em>, all&#8217;alba della modernità»; non dimenticandoci mai che la «sociologia non è un sistema di conoscenze codificato: è piuttosto un insieme di problemi [&#8230;]» (p. 92).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/sociosofia/">Sociosofia</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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		<title>Presentazione del libro sulla storia politica di Catania</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 12:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[catania]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Parla di Catania tra storia e politica il libro di Gaetano D&#8217;Emilio. Dietro le vicende &#8211; e non solo dietro le righe &#8211; c’è la storia di quella DC che iniziò a spingersi in politica negli anni 50. E c&#8217;è quel mondo che ha permesso alla società in cui stiamo vivendo adesso di essere ciò &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/presentazione-del-libro-sulla-storia-politica-di-catania/">Continua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/presentazione-del-libro-sulla-storia-politica-di-catania/">Presentazione del libro sulla storia politica di Catania</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Parla di Catania tra storia e politica il libro di Gaetano D&#8217;Emilio. Dietro le vicende &#8211; e non solo dietro le righe &#8211; c’è la storia di quella DC che iniziò a spingersi in politica negli anni 50. E c&#8217;è quel mondo che ha permesso alla società in cui stiamo vivendo adesso di essere ciò che è. E allora viene da chiedersi: gli scandali di oggi sono una novità o si perpetravano anche allora? E se sì, in che modo?».</p>
<p>La presentazione del volume <em>Scelba, Magrì, Drago e il governo della «Balena bianca»</em> si terrà il 30 novembre alla libreria Mondadori Diana di via Umberto 13 a Catania con l&#8217;autore l&#8217; ing. Gaetano D’Emilio, il giornalista e autore della presentazione Piero Maenza e l&#8217;attore Gilberto Idonea.</p>
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		<title>«I manoscritti in caratteri arabi»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Nov 2012 22:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[siracusa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presso la Biblioteca Alagoniana di Siracusa sarà presentato il volume I manoscritti in caratteri arabi di F. Déroche e V. Sagaria Rossi (edito a Roma, Viella 2012). A margine della presentazione, introdurranno il seminario Il contributo culturale dell&#8217;Islam alla civiltà del libro il prof. Marco Palma dell&#8217;Università degli Studi di Cassino, direttore della collana editoriale, &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/i-manoscritti-in-caratteri-arabi/">Continua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/i-manoscritti-in-caratteri-arabi/">«I manoscritti in caratteri arabi»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Presso la Biblioteca Alagoniana di Siracusa sarà presentato il volume <em>I manoscritti in caratteri arabi</em> di F. Déroche e V. Sagaria Rossi (edito a Roma, Viella 2012). A margine della presentazione, introdurranno il seminario <em>Il contributo culturale dell&#8217;Islam alla civiltà del libro</em> il prof. Marco Palma dell&#8217;Università degli Studi di Cassino, direttore della collana editoriale, e V. Sagaria Rossi, accademica dei Lincei e autrice del volume.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/i-manoscritti-in-caratteri-arabi/">«I manoscritti in caratteri arabi»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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		<title>«Il capitale finanziario al governo»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 14:56:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[capitale]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[soldani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Segnalo qui il primo articolo pubblicato dal neonato Centro Studi Juan de Mairena. L&#8217;articolo è di Franco Soldani e si intitola: «Il capitale finanziario al governo». Si tratta di una riflessione ad ampio raggio in merito al contesto socio-economico e politico italiano e occidentale più in generale. Dalla palude in cui ci fa vivere, concordemente, &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/il-capitale-finanziario-al-governo/">Continua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/il-capitale-finanziario-al-governo/">«Il capitale finanziario al governo»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo qui il primo articolo pubblicato dal neonato <a href="http://www.faremondo.org/centrostudimairena" target="_blank"><strong>Centro Studi Juan de Mairena</strong></a>. L&#8217;articolo è di <strong>Franco Soldani</strong> e si intitola: «Il capitale finanziario al governo».</p>
<blockquote><p>Si tratta di una riflessione ad ampio raggio in merito al contesto socio-economico e politico italiano e occidentale più in generale. Dalla palude in cui ci fa vivere, concordemente, l’intero ceto politico attuale, alla nascita – tramite una decisione arbitraria, dall’alto, dell’odierno Presidente della Repubblica – di un esecutivo che rappresenta una emanazione diretta del capitale finanziario Usa, fino alla natura e alle attuali funzioni dei Megamedia nel somministrare alla pubblica opinione dosi crescenti di imposture, il saggio svela che cosa si nasconde dietro e sotto la superficie delle cose.</p></blockquote>
<p>Dal sito, è possibile sfogliarne sia l&#8217;abstract che il testo integrale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/il-capitale-finanziario-al-governo/">«Il capitale finanziario al governo»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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		<title>«Filosofia dell’esposizione»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Dell'Ombra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Sep 2012 11:51:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[estetica]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tommaso Ariemma, dottore di ricerca in filosofia, insegna Estetica presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Lecce. Il suo percorso filosofico, non propriamente allineato rispetto all&#8217;accademia, è per certi aspetti interessante e con piacere riportiamo qui un documento («Manifesto della filosofia dell’esposizione: tesi e percorso»), redatto in parte proprio per Sitosophia, che illustra tale percorso con &#8230; <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/filosofia-dellesposizione/">Continua</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sitosophia.org/indicazioni/filosofia-dellesposizione/">«Filosofia dell’esposizione»</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.sitosophia.org">Sitosophia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tommaso Ariemma</strong>, dottore di ricerca in filosofia, insegna Estetica presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Lecce. Il suo percorso filosofico, non propriamente allineato rispetto all&#8217;accademia, è per certi aspetti interessante e con piacere riportiamo qui un documento («<strong>Manifesto della filosofia dell’esposizione: tesi e percorso</strong>»), redatto in parte proprio per Sitosophia, che illustra tale percorso con le parole dello stesso Ariemma.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p><em>Che cos’è la filosofia dell’esposizione?</em><br />
Per “filosofia dell’esposizione” intendo 1) un ripensamento delle <em>categorie fondamentali</em> del pensiero occidentale, siano esse centrali (essere, nulla, identità, singolarità, mondo) o collaterali (animalità, nudità, opera d’arte); 2) una filosofia dal <em>vasto potenziale analitico</em>. Essa analizza <em>i modi di esposizione </em>e tali modi vanno dalla cosmesi all’opera d’arte, dall’identificazione personale alla clonazione; 3) un’esposizione filosofica capace di essere allo stesso tempo sperimentale e popolare.<br />
La filosofia dell’esposizione è possibile in virtù di una tesi ontologica: <em>nulla si sottrae all’esposizione</em>. È una tesi che pensa l’essere delle cose a partire da una radicale estromissione del nulla. Al nulla si nega l’esposizione. Da cui deriva che tutto ciò che è viene compreso all’interno dell’esposizione. Nessuna cosa può essere separata dall’esposizione. Esposizione vuol dire: essere in relazione, in contatto, mai integro, mai puro uno. L’uno si dice solo del nulla. Questa tesi, che si trova in appendice al mio più recente studio <em>Estetica dell’evento. Saggio su Alain Badiou</em> (2012) è solo uno dei risultati di un cammino di ricerca e di analisi cominciato con la pubblicazione della mia tesi di laurea <em>Fenomenologia dell’estremo. Heidegger, Rilke, Cézanne</em> (2005).</p>
<p><em>Un attraversamento del pensiero contemporaneo</em><br />
In <em>Fenomenologia dell’estremo</em> mi sono occupato di Heidegger e della sua concezione della singolarità sensibile e dell’arte, cercando di portare con me i risultati filosofici del pensiero francese contemporaneo (Deleuze, Derrida, Nancy), alla ricerca dell’orizzonte dell’esposizione, indicato in questo primo testo con il termine “estremo”. Il problema che l’opera si pone è il rapporto tra l’articolazione del senso, attraverso il linguaggio, e la sensibilità, ovvero ciò che viene definito <em>l’estremo</em>.<br />
L’estremo è innanzitutto la soglia tra l’essenziale e il singolare, tra la parola e il sensibile, soglia che non si configura come eccezione, ma come trama dell’esistenza, vero e proprio orizzonte, ignorato e occultato dalla nostra tradizione, che ha tentato di separare o gerarchizzare le due polarità fondamentali dell’essere al mondo. Con il termine “estremo” si intende qualcosa di irriducibile al linguaggio o alla pura sensibilità, qualcosa che sfugge all&#8217;opposizione proprio/improprio.<br />
Contro Heidegger e la tradizione fenomenologica, che ha subordinato la singolarità all’essenza e all’ideale, l’essere-così all’essere puro e semplice, si tenta di pensare un tale orizzonte a partire dall’opera d’arte, ovvero dalla <em>messa in opera</em> di tale orizzonte. Rilke e Cézanne sono gli artisti che, in modo esemplare ma anche problematico, hanno rivelato nelle loro opere quella zona di indiscernibilità tra il singolare e l’essenziale. Successivamente, negli studi che compongono <em>Il nudo e l’animale. Filosofia dell’esposizione</em> (2006) l’orizzonte dell’estremo, ovvero dell’esposizione, viene interrogato esplicitamente a partire dal concetto di nudità. Ma tale concetto va decostruito e ripensato, a partire dalla sua relazione con l’animalità, concetto anch’esso scivoloso per la nostra tradizione di pensiero.<br />
L’indagine sceglie come “alleati”, Nancy, Derrida, Deleuze, per porre le basi di una filosofia dell’esposizione, che non può fare a meno di trattare l’arte come oggetto privilegiato (Baudelaire, Melville, Rodin, Bacon), in quanto messa in opera della nudità, dove per nudità non si intende una pura passività, o in generale una purezza, ma un rispondere a ciò che accade. La nudità – e l’arte che la mette in opera, rivelandola, così, <em>operosa</em> – è un movimento, una passione attiva, e nient’affatto il termine di un processo di spoliazione.<br />
Ne <em>Il senso del nudo</em> (2007) vengono puntualizzati e ribaditi i risultati delle ricerche precedenti. La nudità viene tematizzata come il contrario dell’integro e del puro, indiscernibile da un effetto di velo che l’accompagna sempre. Così pensata, la nudità risulta altro da ciò che la nostra tradizione ha “inventato”, ovvero altro dalla purezza o dalla mancanza, e piuttosto indiscernibile dal velo, al quale era sempre stata opposta. La nudità raggiunge la sua vertigine nell’erotismo e nell’esperienza della democrazia, ovvero la vertigine del qualsiasi e del chiunque.<br />
Nelle mie ricerche, più che semplici oggetti di studio, autori come Deleuze, Derrida, Nancy sono divenuti, dunque, alleati, strumenti, ma anche oggetto di critica. In molti casi tale critica viene formulata proprio a partire da una caratteristica delle mie ricerche, che si servono delle loro riflessioni <em>complessivamente</em>, come se formassero un’unica tessitura, quando singolarmente ogni loro percorso  presenta diverse reticenze e insufficienze.<br />
Nel mio <em>Logica della singolarità</em> (2009), ad esempio, sostengo che è impossibile formulare una tale logica senza mettere <em>insieme</em> le loro riflessioni, coerentemente con la logica della singolarità che viene formulata nel testo. La singolarità, infatti, va sottratta all’individuo come singolo, e pensata come apertura ad altre singolarità. All’interno di dinamiche di implicazioni e esplicazioni, essa non si distingue dalla nudità.<br />
Sensibilità, singolarità, nudità, opera d’arte, sono pertanto i temi che hanno caratterizzato ciò che ho chiamato “filosofia dell’esposizione”.</p>
<p><em>Il potenziale analitico della filosofia dell’esposizione</em><br />
Con <em>L’estensione dell’anima. Origine e senso della pittura</em> (2009) prende avvio una specifica analisi dei <em>modi di esposizione</em>, partendo da una teoria dell’arte, in particolare della pittura, già abbozzata nelle ricerche precedenti. Tuttavia, adesso l’esposizione artistica viene considerata alla luce di altre modalità di esposizione.<br />
La pittura diventa quel modo di esporre che esprime un orientamento di segno opposto rispetto a quello istituito dalla tradizione occidentale. Essa mina il primato del visibile, turbando la visibilità: un quadro non esprime mai niente che si può ben vedere, ma sempre qualcosa che si sottrae alla visione estendendo la nostra sensibilità.<br />
All’interno della pittura si dà a pensare <em>l’estensione dell’anima</em>, che si declina in una molteplicità di modi: 1) come l’esteriorizzazione dello psichico nell’opera d’arte, che ne complica l’unità e l’integrità, 2) come l’estensione della sensibilità generata dall’oggetto artistico nello spettatore, 3) come natura irriducibile dell’anima, irriducibile soprattutto alle note declinazioni metafisiche che hanno pensato l’anima come indivisibile e inestesa, interiore piuttosto che esteriore.<br />
La pittura porta con sé un modo di esporre che è insieme una diversa direzione di pensiero rispetto a quella imboccata dalla nostra tradizione<br />
Con <em>Immagini e corpi. Da Deleuze a Sloterdijk</em> (2010) tale tradizione viene analizzata a partire da quei modi di esporre che hanno caratterizzato la cultura occidentale, come i fenomeni di costume quali il topless e lo strip-tease, o il design. In tale analisi viene inoltre approfondito e ripensato il concetto stesso di immagine, per poter avanzare una ricerca non limitata ai dogmi della tradizione.<br />
Si pensa  all’immagine  come se fosse ora un oggetto, ora una produzione della mente. L’indagine sulla pittura del resto si muoveva anch’essa prevalentemente su queste due polarità. Ci si ferma cioè all’immagine-oggetto e all’immagine-pensiero. In realtà si trascura, in tal modo, una dimensione importantissima dell’immagine e cioè quella prodotta dal gesto corporeo. I corpi umani fanno figura all’interno di spazi caratteristici. L’attenzione verso l’immagine-corpo indirizza verso una concezione più ampia dell’immagine: ovvero verso una “circolazione” dell’immagine, un rapporto atmosferico con l’immagine stessa. Non possiamo fare a meno di assorbire immagini e di fare immagini. C’è un circuito tra immagine interna e immagine esterna, reso possibile proprio grazie al corpo, che costituisce delle vere e proprie atmosfere sociali.<br />
Non si può pertanto analizzare un’immagine senza analizzare l’atmosfera in cui essa si inserisce. Atmosfera che si scopre essere culturalmente orientata. L’Occidente ha dato un determinato posto alle immagini e una determinata funzione: devono essere funzionali a un processo di visualizzazione. Ma l’Occidente ha compreso anche la sua natura atmosferica, soprattutto nel caso del design. Per cui, insieme a un processo di visualizzazione, si ha un processo di climatizzazione. Il termine <em>termoestetica</em> viene introdotto a questo punto per indicare l’analisi dei modi per gestire l’atmosfera sociale, costituita dal circuito immagine interna, gesto, immagine esterna. Nel caso della pornografia si ha un inevitabile riscaldamento simbolico dell’atmosfera, mentre nel caso del design la “coolness” sarà la tonalità atmosferica caratteristica. Il controllo delle atmosfere simboliche generate delle immagini permette il controllo dei soggetti che si nutrono di tali immagini.<br />
Nell’ambito dell’analisi dei modi di esporre un ruolo non meno importante riveste la diffusione della chirurgia estetica, a cui è dedicato lo studio <em>Contro la falsa bellezza. Filosofia della chirurgia estetica</em> (2010).<br />
La diffusione della chirurgia estetica si è imposta a un certo punto come questione ineludibile. Questione che, nel campo dell’estetica filosofica, non è mai stata trattata in modo specifico. A partire dalla diffusione di quest’ultima, come tento di dimostrare, è possibile entrare nel merito di importanti questioni filosofiche sull’ordine e il caos, sul tutto e le parti, sulla percezione di sé e del mondo, sulle tendenze non solo estetiche, ma anche politiche della nostra cultura. Con <em>Contro la falsa bellezza</em> ha inizio anche l’adesione al movimento italiano della <em>pop filosofia</em>, che, all’interno del mio percorso, coincide con una filosofia dell’esposizione, capace di esporsi in modo più ampio: attraversando la cultura di massa, soprattutto con uno stile di scrittura capace di arrivare al vasto pubblico.<br />
L’analisi dei modi di esporre è proseguita nei saggi successivi <em>Il mondo dopo la fine del mondo. Facebook, l’arte contemporanea, la filosofia</em> (2012) e <em>Estetica dell’evento. Saggio su Alain Badiou</em> (2012). Nel primo vengono tracciate le opposte polarità del contemporaneo campo dell’esposizione, incarnate rispettivamente da Facebook e dall’arte contemporanea, alla luce del dispositivo dell’identificazione di massa. Si indagano qui due strategie dell’apparire, due modi differenti di mostrare cose e persone. Due modi differenti di interagire con un mondo di riferimento, ovvero con le incognite che questo mondo pone. Da un lato l’arte contemporanea lavora all’ampliamento del suo mondo, dall’altro Facebook avanza una sorta di tribalizzazione del mondo del web, ovvero un controllo del suo caos. Nel secondo testo, dedicato al filosofo Alain Badiou, la filosofia dell’esposizione si confronta criticamente con il filosofo francese, decostruendo la sua filosofia dell’evento. La gran parte degli interpreti più critici nei confronti di Badiou si concentra sulle sue riflessioni politiche, trascurando i principi della sua filosofia e soprattutto la dimensione estetica della sua riflessione. Io ho preferito soffermarmi, con finalità decostruttive, su questi ultimi aspetti. Ho così potuto constatare, che, oltre al pensiero “gridato” e più spettacolare (contro Sarkozy, per una riaffermazione del comunismo, l’odio per la democrazia occidentale, etc.), c’era un pensiero silenzioso compatibile con l’organizzazione estetico-politica del nostro tempo. Il pensiero di Badiou è oggi uno specchio (grande, maestoso) dove si riflette “filosoficamente” il nostro tempo e la nostra tradizione filosofica: essi si raccolgono intorno a eventi clamorosi, ossessionati dalla perdita e dal divenire in qualche modo immortali. Accanto a questi studi è stato contemporaneamente necessario un ripensamento dell’estetica in generale (<em>Estetica. Manuale per giovani artisti</em>, 2012), pensata come filosofia dell’esposizione e, pertanto, come orizzonte di ricerca inattuale rispetto all’anestetizzazione diffusa della nostra società.</p>
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