<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-7900861830415765605</atom:id><lastBuildDate>Sat, 19 Oct 2024 06:16:43 +0000</lastBuildDate><category>ambiente</category><category>cominciamo dai principi</category><category>populismi</category><category>il Demokratico</category><title>demokrat</title><description></description><link>http://thedemokrat.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Demokrat)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>7</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7900861830415765605.post-4782131207315552835</guid><pubDate>Fri, 17 Jul 2009 10:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-07-17T04:44:35.519-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">populismi</category><title>Parlamentari: Andate a Lavorare</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La paura della candidatura di Grillo offre tanti spunti di discussione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cuore della faccenda, però, è la coda di paglia populista del Partito democratico. Avrebbe avuto paura, mettiamo, il Pci a far candidare Pietro Ichino a segretario? O la Dc a lasciar candidare Ignazio Marino? Il fatto è che non soltanto Grillo, ma anche lo stato maggiore del Pd pensa che la base di consenso (rieccolo) del partito sguazzi nel qualunquismo antirepubblicano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa che fa paura, però, è che certi messaggi antiparlamentari sono ormai divenuti senso comune. La scarsissima qualità del discorso pubblico degli ultimi 15 anni ha fatto sì che certi slogan, certi messaggi martellanti e persino certe parole vuote, a forza di ripetizioni e a forza di assenza totale di idee, siano divenuti cardini intoccabili del pensiero politico condiviso e bipartisan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno di questi è l&#39;antiparlamentarismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che ci sia un problema coi parlamentari è indiscutibile, basta leggere delle incredibili dichiarazioni di Mastella e della protesta degli ex. Ma è scoraggianteche nessuno a sinistra si senta più in dovere di dire &quot;scusate, il parlamento è il fulcro ddelle nostre istituzioni democratiche, ragioniamo pure dei problemi che ci sono ma ricordiamoci del peso delle parole quando si discute del parlamento&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con tutti i problemi del mondo, pare che la riduzione del numero dei parlamentari sia la pietra angolare dei programmi dei partiti italiani. Persino &lt;a href=&quot;http://civati.splinder.com/&quot;&gt;Pippo Civati&lt;/a&gt;, nel suo &lt;a href=&quot;http://www.ibs.it/code/9788831798464/civati-giuseppe/nostalgia-del-futuro.html&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Nostalgia del Futuro&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; (che è ha pagine con parecchia passione, intelligenza e buon senso) sbotta &quot;Così si fa!&quot;, lodando Berlusconi e bacchettando il centrosinistra sul cruciale tema della Casta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Grillo e agli altri che si sono convinti che Grillo (o Di Pietro o Travaglio) siano di sinistra, vorrei dire che è meglio mille parlamentari liberi (anche con un rimborso spese di troppo) che 300 designati con la fedina penale immacolata. I problemi non sono i numeri o le condanne definitive scontate, il problema sono le idee e la critica.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://thedemokrat.blogspot.com/2009/07/parlamentari-andate-lavorare.html</link><author>noreply@blogger.com (Demokrat)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7900861830415765605.post-6085232286070799746</guid><pubDate>Fri, 17 Jul 2009 07:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-07-17T01:01:14.461-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ambiente</category><title>Meno chiacchiere e più tasse</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Anne Applebaum &lt;a href=&quot;http://www.slate.com/id/2222739/?from=rss&quot;&gt;dubita &lt;/a&gt;che i problemi dell&#39;ambiente possano essere risolti da 8 o 10 politici riuniti in una stanza (né da centinaia di politi e rispettivi consiglieri &lt;a href=&quot;http://unfccc.int/2860.php&quot;&gt;riuniti a Copenaghen&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&quot;The truth is that carbon emissions will not be reduced by international bureaucrats, however well-meaning, sitting in a room and signing a piece of paper. Nor will they be reduced by public relations campaigns or by Oscar-winning documentaries. Above all, they will not be reduced by a complex treaty that neither the United Nations nor anyone else can possibly supervise, particularly not a treaty that effectively punishes those countries that abide by it and ignores everyone else. They can be reduced, however, by the efforts of entrepreneurs ... If [they] can find economically viable ways to produce clean energy, the problem will solve itself without the aid of a single international conference. To put it differently, the first solar-power billionaire will have many, many imitators&quot;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;Secondo Applebaum, i politici che hanno davvero a cuore il &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;climate change&lt;/span&gt; dovrebbero cancellare le varie, inutili riunioni internazionali, tornare nei propri paesi e far digerire ai propri elettori tasse più alte sui combustibili fossili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://thedemokrat.blogspot.com/2009/07/meno-chiacchiere-e-piu-tasse.html</link><author>noreply@blogger.com (Demokrat)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7900861830415765605.post-8534729114047768398</guid><pubDate>Thu, 16 Jul 2009 18:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-07-16T11:40:59.196-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">populismi</category><title>Se si ha paura di Grillo</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Levare gli scudi e snocciolare regolamenti contro Beppe Grillo è un sintomo grave.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo un partito spaventato a morte dal confronto con chiunque e su qualunque tema ha paura di misurarsi con un arringapopolo che straparla e non saprebbe reggere mezzoretta di dibattito serio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grillo aveva offerto al PD la chance di fare i conti con la propria coda di paglia antipolitica e di guarirne abbastanza rapidamente. Il PD ha preferito di no.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://thedemokrat.blogspot.com/2009/07/se-si-ha-paura-di-grillo.html</link><author>noreply@blogger.com (Demokrat)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7900861830415765605.post-766919662376639017</guid><pubDate>Thu, 16 Jul 2009 18:21:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-07-16T02:21:38.360-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ambiente</category><title>La dogana ecologica</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno fa, Obama &lt;a href=&quot;http://www.nytimes.com/2009/06/29/us/politics/29climate.html?_r=1&amp;amp;hp&quot;&gt;ha dichiarato&lt;/a&gt; di non essere d&#39;accordo con i &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;border adjustments &lt;/span&gt;in materia ambientale. Si tratta della possibilità di prevedere strumenti penalizzanti (leggi: dazi doganali) contro merci prodotte in paesi che non rispettano gli accordi per la riduzione dei gas-serra. Obama è contrario, ma a Paul Krugman (Nobel per l&#39;Economia e commentatore liberal del New York Times) i &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;border adjustment &lt;/span&gt;piacciono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul suo blog, Krugman &lt;a href=&quot;http://krugman.blogs.nytimes.com/2009/06/29/climate-trade-obama/&quot;&gt;sostiene &lt;/a&gt;che misure di questo tipo hanno solidissime basi teoriche: quando l&#39;obiettivo non è economico (riduzione delle emissioni di gas-serra), sono ammessi strumenti di policy che riallineino gli incentivi individuali all&#39;obiettivo collettivo. I consumatori, in pratica, saranno così incentivati a preferire merci più &quot;verdi&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La soluzione, però, non è così semplice. Almeno secondo Piergiuseppe Fortunato di &lt;a href=&quot;http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Clima%2C_Commercio%2C_Krugman&quot;&gt;noiseFromAmerika&lt;/a&gt;. C&#39;è, innanzitutto, la regolamentazione del commercio internazionale, che vieta le discriminazioni tra beni sostanzialmente identici basate sui metodi di produzione. E c&#39;è un enorme problema di efficacia politica: &quot;il cambiamento climatico rappresenta ... un problema globale per la cui soluzione si rende necessaria l&#39;azione coordinata di tutti i principali paesi emissori; in questo contesto, azioni coercitive ed unilaterali ... rischiano di allontanare i Paesi in Via di Sviluppo dal tavolo negoziale invece che riavvicinarli&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scelta di strumenti efficaci per l&#39;attuazione delle politiche ambientali è un tema da mettere sul tavolo. Chissà che ne pensano Marino, Franceschini e Bersani.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://thedemokrat.blogspot.com/2009/07/la-dogana-ecologica.html</link><author>noreply@blogger.com (Demokrat)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7900861830415765605.post-7642800456334828558</guid><pubDate>Thu, 16 Jul 2009 18:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-07-16T02:20:18.864-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cominciamo dai principi</category><title>Problemi sul tavolo</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;E&#39; un&#39;esortazione presa dal Libretto Rosso di Mao. Ed è l&#39;umile proposito di questo blog.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mettere i problemi sul tavolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi più che mai, l&#39;adesione a una parte politica è basata su intuizioni evanescenti. Precomprensioni, direbbe qualcuno. Si sta di qua per vari motivi: tradizione, contrasto, carattere e una vaga adesione a un indefinito pacchetto di valori o tendenze. Tutte cose giuste, ovviamente. E, in buona parte, dotate anche di fondamento ed efficacia razionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, però, vengono i problemi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C&#39;è, per esempio, una straordinaria crisi prima finanziaria e poi economica che si è abbattuta sul mondo. Ci sono centinaia di migliaia di coppie che pagano le tasse e chiedono diritti non riconosciuti. Ci sono stranieri che vorrebbero varcare i confini europei. C&#39;è un paese culturalmente e civicamente sempre più smarrito e logorato. C&#39;è una totale confusione su come interpretare un modello d&#39;impresa che è cambiato ormai da vent&#39;anni e continua a cambiare. C&#39;è che le risorse energetiche non rinnovabili... non possono essere rinnovate. C&#39;è che la possibilità che un ragazzo italiano nato in una famiglia a basso reddito e bassa istruzione ha pochissime probabilità di metter su, un giorno, una famiglia ad alto reddito e alta istruzione. Ci sono mille problemi che andrebbero risolti, ma, prima ancora, andrebbero discussi. Messi sul tavolo. Che se ne parli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi ha paura di un congresso competitivo? Non io. Vorrei dare il mio minimo contributo, sollevare problemi, discutere, chiedere a Marino Bersani e Franceschini e a chi li sostiene cosa ne pensano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Servirà sicuramente a qualcosa. Nel peggiore dei casi, a capire di avere sbagliato partito.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://thedemokrat.blogspot.com/2009/07/problemi-sul-tavolo.html</link><author>noreply@blogger.com (Demokrat)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7900861830415765605.post-1550589575047974086</guid><pubDate>Thu, 16 Jul 2009 07:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-07-15T15:18:56.392-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cominciamo dai principi</category><title>Creare dissenso</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;E&#39; naturale che un partito cerchi consensi. Il suo scopo non è solo quello d&#39;interpretare problemi e proporre soluzioni: il suo scopo è anche quello di attuarle, quelle soluzioni. E per attuarle bisogna essere eletti. E per essere eletti, insomma, ci siamo capiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E&#39; naturale, quindi, che un partito cerchi consensi. Quello che è strano, invece, è perdersi nella ricerca del Consenso. Se hai la fissa del consenso, vuol dire che sei disperatamente lontano dai consensi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto strano è che lo scopo principale del Partito Democratico non dovrebbe essere quello di creare consenso, come tutti ripetono, bensì di creare dissenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Popper diceva che una teoria, per essere scientifica, deve essere falsificabile. Non serve dimostrare che sia vera. E&#39; scientifico solo ciò che ti consente, con un esperimento, di essere smentito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisognerebbe applicare un test simile alle tesi politiche: se sostieni qualcosa e tutti sono d&#39;accordo, probabilmente non stai dicendo un bel niente. Non è politica, è fuffa. Quando sostieni qualcosa e qualcuno là intorno comincia a obiettare, ad argomentare, a esprimere disaccordo, anche a incazzarsi, allora forse è il caso di sedersi e parlarne. Forse hai torto, ma se ne può discutere. Hai una tesi. Non è fuffa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il feticcio del consenso è la premessa di ogni paralisi culturale. Bisogna avere il coraggio del dissenso: questo è il requisito primo di una forza politica sensata. Bisogna smettere di inseguire il feticcio del consenso e cominciare a creare dissenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei vedere un Pd che crea dissenso su economia, giustizia, diritti civili, immigrazione, ambiente, scuola, istituzioni, fisco. Vorrei vedere un partito che discute di cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avere paura di dire cose strane, cose nuove, cose faziose, cose che difficilmente si sentono dire all&#39;aperitivo o al bar significa avere paura di fare politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parlare alla gente (che espressione stanca) non vuol dire rassicurarla, vuol dire stimolarla. La paralisi di questo paese è la paura. Il coraggio parte dal dissenso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://thedemokrat.blogspot.com/2009/07/creare-dissenso.html</link><author>noreply@blogger.com (Demokrat)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7900861830415765605.post-5835351379407331434</guid><pubDate>Wed, 15 Jul 2009 07:10:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-07-15T15:17:37.005-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">il Demokratico</category><title>Dentro l&#39;apparato</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Oggi ho preso la tessera del Partito Democratico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho mai avuto una tessera di partito - e non so se l&#39;avrò per molto. Non ho mai avuto molte tessere, in realtà, neppure d&#39;altro tipo. Solo plasticose carte da consumatore. Feltrinelli. Fnac. Barnes &amp;amp; Nobles. Blockbuster. Il video-noleggio dietro casa. Qualche supermercato. L&#39;Arci. La tessera Alitalia del Club Ulisse. Consumatore metropolitano e cosmopolita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tessera di partito no. E&#39; un oggetto alieno. Vintage. Me la immaginavo di cartoncino: invece è di plastica pure lei. Il partito liquido, alla fine, vuol dire questo: uno come me può chiamare un collega che una volta ha pure votato Berlusconi, presentarsi al banchetto di un Circolo e prendere la tessera del PD. O è l&#39;effetto del partito liquido o è il segno che siamo davvero nei guai. O, forse, entrambe le cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono uno stimato professionista. Ho un iPhone e un BlackBerry. Sono abbonato a Wired e all&#39;Atlantic. Leggo, scrivo, dibatto, consumo. Appassionato di cose politiche, ma inattivo. Libertario, ma solidale. Laico, ma comprensivo. Di sinistra, sicuramente. Lo stipendio me lo paga il capitalismo finanziario. Il mese prossimo faccio trent&#39;anni. E adesso mi sono pure iscritto a un partito smarrito ed enigmatico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedete voi come sto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Almeno, se il PD diventa la Democrazia Cristiana, potrò dire di averci provato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui, provo a raccontarvi come.&lt;/div&gt;</description><link>http://thedemokrat.blogspot.com/2009/07/dentro-lapparato.html</link><author>noreply@blogger.com (Demokrat)</author><thr:total>0</thr:total></item></channel></rss>