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	<title>Digitally Cultured</title>
	
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	<description>Stay digital, stay cultured.</description>
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		<title>Digitally in love: 5 consigli per “digitare d’amore”.</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/DigitallyCultured/~3/pzgVqpHQtiQ/</link>
		<comments>http://www.digitallycultured.it/post/digitally-in-love-lamore-ai-tempi-del-2-0/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 10:19:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Cavallaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
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		<category><![CDATA[target]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo post scanzonato vi dimostriamo come i media digitali possano essere dei validi alleati per dare libero sfogo al lato più tenero della vostra creatività. Bandita ogni forma di banalità, nulla va lasciato al caso.
Ecco 5 consigli per ideare la vostra strategia di comunicazione "amorosa" dal successo assicurato!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Morite dalla voglia di dimostrare alla vostra metà quanto la amate, ma pensate che le carinerie di San Valentino siano la cosa meno romantica che ci sia? Ora che l’odiato 14 febbraio è passato, potete dare libero sfogo al lato più tenero della vostra creatività, trovando nei media digitali degli ottimi alleati. Ma attenzione alla strategia: non lasciate nulla al caso! Se ne è parlato nel minicorso organizzato dalla casa editrice torinese <a href="http://www.zandegu.it" target="_blank">Zandegù</a> lo scorso 12 febbraio e tenuto dalla storyteller <a href="http://themoonwalk.tumblr.com/" target="_blank">Francesca Masoero</a>, dal titolo <em>Di cosa digitiamo quando digitiamo d’amore</em>.</p>
<p>Scegliere il soggetto del messaggio, ideare una strategia di comunicazione, creare uno <em>storyboard</em>: principi e tecniche del marketing applicati alla vostra love story? Ebbene sì: per una volta, insieme ai panni dell’innamorato, indossate quelli del pubblicitario e il successo sarà assicurato!</p>
<p>Ecco alcuni dei consigli di Francesca su come parlare d’amore con i media digitali:</p>
<p>1. <strong>Analizzate l’oggetto dei vostri desideri</strong>: create una mappa concettuale con tutti gli elementi che lo identificano e lo rendono unico. Quali sono i suoi pregi e quali i suoi difetti? Cosa gli piace o odia fare? Il posto dove vi siete conosciuti? E quello dove avete fatto il vostro viaggio più bello?<strong></strong></p>
<p>2. <strong>Create e raccontate la vostra storia</strong> a partire da questi elementi ed armonizzateli in una <strong>strategia coerente</strong> tanto nella forma quanto nei contenuti: tanto per intenderci, se la vostra lei sta osservando una dieta ferrea in questo momento, non azzardate a presentarvi con una scatola di cioccolatini. E se il vostro partner è tutt’altro che romantico, puntate sull’ironia ed evitate i cuoricini! Nota dolente, quella degli inflazionatissimi simboli dell’amore romantico, che ci rimanda subito al punto successivo.</p>
<p>3. <strong>Bando alla banalità</strong>: mai e poi mai copiare ed essere ripetitivi. Le citazioni erudite o famose sono ammesse, ma sempre se inserite all’interno della vostra strategia.</p>
<p>4. <strong>Realizzate il giusto mix di offline e on line</strong>: declinate il vostro progetto utilizzando nella maniera giusta i social media. Potete scegliere se usare un solo medium (ad esempio andare avanti a colpi di tag su Facebook) o combinarne l’utilizzo. Un enigmatico post, un tweet accattivante, un’immagine curiosa su Instagram, un sms: strumenti perfetti, per creare l’attesa, da accompagnare (perché no?) a un classico mazzo di fiori o a una lettera scritta a mano. Sperando, naturalmente, che il tutto culmini in un incontro reale, dove dar libero sfogo alla polisensorialità. Un romantico tête-à-tête vi sembra troppo banale? Potete pensare, ad esempio, a una caccia al tesoro. Oppure coinvolgere amici e parenti in un flash mob! Se vi sembra una mission impossible, guardate un po’ cosa ha organizzato l’ingegnoso Isaac per chiedere la mano della sua Amy:</p>
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<p>5. <strong>E per gli amori a distanza?</strong> La domanda è stata posta a Francesca dalla sottoscritta a titolo sfacciatamente personale (che resti tra di noi, ma sono 10 anni che non mi perdo un San Valentino!). “Come si fa a lasciare a bocca aperta un partner che in questo momento si trova a quasi 4.000 km di distanza (in un posto dove, tra l’altro, il colore di occhi più diffuso tra le donne è uno splendido azzurro ghiaccio e la loro altezza media di 1 mt e 80)?!”. “Stupiscilo con qualcosa che non hai mai fatto finora – suggerisce Francesca – ad esempio incuriosiscilo con una serie di messaggi e dagli appuntamento davanti al pc, facendo culminare l’attesa con un video in cui canti e balli sullo sfondo di un set originale ”. Mmm: “E se il tuo fidanzato, prima di conoscerti era convinto che non esistessero persone stonate, ma ha cambiato idea dopo ore passate a tentare di educare invano la tua voce?” le chiedo. “Nessun problema – replica pronta Francesca – basta usare il playback!”. Bene, mi ha davvero convinto. A questo punto devo solo scegliere: mi trasformo in una romantica <a href="http://www.youtube.com/watch?v=hLQl3WQQoQ0" target="_blank">Adele</a> o in una grintosa <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3RaHTDNude4" target="_blank">Anouk</a>?</p>
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		<title>Vine: video sharing by Twitter</title>
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		<comments>http://www.digitallycultured.it/post/vine-video-sharing-by-twitter/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 10:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriella Infante</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Twitter lancia Vine, il primo servizio di (micro) video sharing: 6 secondi per trattare un argomento, per raccontare una notizia, per produrre storie. Un nuovo paradigma narrativo per utenti e Brand in cui la sintesi è il valore fondante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello di <strong>sintesi</strong> sembra essere il dono più apprezzato da Twitter: il Social Network che ha imposto un vero e proprio standard di comunicazione (micro-blogging) che si fa apprezzare e risulta imbattibile proprio perché i contenuti devono fare i conti con i (pochi) 140 caratteri a disposizione, da qualche settimana apre ai contenuti video e con gli stessi limiti/virtù del testo, grazie a <a href="http://http://vine.co/" target="_blank">Vine</a>. Già perché, posto che la virtù della sintesi non è un limite di Twitter, ma il suo punto di forza più evidente, la stessa caratteristica viene giustamente estesa ai contenuti video: 6 secondi per ognuno, 6 secondi per trattare un argomento, per raccontare una notizia, per produrre storie.</p>
<p>Ma conosciamo meglio Vine: disponibile per ora solo su dispositivi dotati di sistema operativo iOS (presto sarà rilasciato anche per Android), l&#8217;app ci consente di registrare e montare il nostro video in maniera molto semplice. Quello che otteniamo, più che un video, è una specie di gif animata, ma poco importa perché la semplicità tecnica fa e farà da volano al potere espressivo/narrativo degli utenti e dei Brand. Non scopriamo di certo con Vine lo strapotere delle immagini rispetto alle parole nell&#8217;immediatezza di una narrazione e con Vine questo potere è facile da acquisire ed esprimere.</p>
<p>Si noterà che l&#8217;user generate video-content non è certo una novità per il 2.0 e l&#8217;esempio YouTube basterebbe a svilire ogni iniziativa concorrente, ma la novità rappresentata da Vine è davvero consistente e la sintesi (<em>6 secondi 6</em>) valgono la nascita e la ragion d&#8217;essere di un nuovo servizio. Rispetto a YouTube si tratta per gli utenti, a mio avviso, di una sfida più affascinante, nella creazione del contenuto, più che nella sua fruizione.</p>
<p>A leggere le reazioni prodotte dal lancio di Vine, si è avuto da obiettare sul fatto che l&#8217;esperienza utente non sia delle migliori poiché alle prese con la visione, la riproduzione in <em>loop</em> del video crea qualche disturbo. Sono state scatenate polemiche per via del fatto che a pochi giorni dall&#8217;uscita, Vine ha subìto una vera e propria invasione di video porno, tanto da mettere a repentaglio la sua stessa presenza su AppStore (i problemi sono stati risolti). Alcuni hanno ironizzato sul fatto che al pari di <strong>Instagram</strong> che &#8220;illude&#8221; gli utenti facendoli sentire fotografi affermati, Vine finirà per produrre una generazione di vanesi <em>film-maker</em>!</p>
<p>Al di là di qualche evidente problema e di qualche necessario affinamento, è tuttavia opinione diffusa, che io stessa condivido, quella di salutare l&#8217;arrivo di Vine come una importante novità per le persone e per i <em>Brand</em> di produrre contenuti: una novità destinata, con buona probabilità, a creare un nuovo standard nella comunicazione.</p>
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		<title>Social gaming e politica: un modo per garantire la partecipazione secondo Agenda Monti.</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/DigitallyCultured/~3/KUL-kI1q1Hc/</link>
		<comments>http://www.digitallycultured.it/post/social-gaming-e-politica-secondo-agenda-monti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2013 14:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriella Infante</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al grido di "Sali in politica", agenda-monti.it invita i cittadini a prendere parte attiva alla costruzione del programma della lista civica che sostiene l'omonimo programma elettorale e lo fa con modalità tipiche dei social-game, come Foursquare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Elettori consapevoli del proprio ruolo e forze politiche aperte all&#8217;ascolto dovrebbero essere considerati i capisaldi di ogni democrazia contemporanea, in cui il circolo virtuoso della rappresentatività viene chiuso dalla mutualità tra partecipazione politica dei cittadini ed <em>accountability</em> che i rappresentanti devono agli elettori.</p>
<p>Questo concetto trasposto all&#8217;interno delle logiche dei <strong>Social Network</strong> potrebbe trovare un grande veicolo di espressione, apertura, raccolta e catalogazione degli impulsi propositivi provenienti dall&#8217;elettorato. È quello che si propone di fare il progetto <a href="http://www.agenda-monti.it" target="_blank">agenza-monti.it</a>, una sorta di <em>social gaming</em> simile a <strong>Foursquare</strong> in cui l&#8217;abilità dei partecipanti è valutata in base alla quantità/qualita dei contenuti condivisi e pubblicati.<br />
A giudicare tale qualità, sono ovviamente gli altri partecipanti.</p>
<p>La logica è davvero semplice: basta iscriversi e si acquisisce automaticamente il titolo di <em>Testimone</em>. Decidendo di allargare il raggio della partecipazione alla discussione ed all&#8217;avanzamento di proposte, si ottiene il badge <em>Artefice</em>. Fin qui tutto online, ma appena si varca il confine verso il mondo &#8220;off-line&#8221;, organizzare un evento può valere la nomina di &#8220;<em>Alfiere</em>&#8221; e così via fino a toccare il vertice della partecipazione con il titolo di &#8220;<em>Portavoce</em>&#8220;, elettori che potranno presentare le proprie proposte/idee all&#8217;interno di manifestazioni ufficiali nella campagna elettorale in corso.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo passaggio promette una sorta di ascesa verso la partecipazione concreta degli utenti più volenterosi alla costruzione del programma politico di Lista Monti.</p>
<p>Oggi visitando il sito, il progetto sembra essere ben riuscito, almeno per quanto riguarda la sua realtà &#8220;digitale&#8221;: gli utenti non mancano (molto opportuna la possibilità di visualizzare i partecipanti su una <a href="http://http://www.agenda-monti.it/users" target="_blank">mappa</a> che ci fa comprendere velocemente se ci siano dei &#8220;poli di attrazione&#8221; nelle nostre vicinanze), le proposte nemmeno, la partecipazione è propositiva e poco polemica. Insomma, tutto sommato un bell&#8217;esperimento.</p>
<p><a href="http://www.digitallycultured.it/wp-content/uploads/2013/01/agenda-monti-proposte.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1359" title="agenda-monti-proposte" src="http://www.digitallycultured.it/wp-content/uploads/2013/01/agenda-monti-proposte.jpg" alt="" width="650" height="694" /></a></p>
<p>Sospendendo il giudizio sulla consistenza politica delle proposte o sulla reale adesione della Lista e dei suoi rappresentanti alle direttive che vengono dal basso e considerando il progetto esclusivamente come un progetto di comunicazione, non si può non apprezzare lo sforzo di <strong>innovazione</strong> a favore di più che positive logiche di inclusione e la lettura in chiave <em>gaming</em> del progetto, capace di ingaggiare le persone secondo mezzi e strumenti già familiari agli utenti più <em>smart</em>.</p>
<div class="feedflare">
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		<title>Un milione e mezzo per Next Styler, Interactive Project e Stereomood.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2013 18:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriella Infante</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulle tre startup Filas, la Finanziaria Laziale di Sviluppo, primo operatore di venture capital nel Lazio e importanti investitori privati, hanno appena co-investito complessivamente 1,5 milioni puntando sulla loro capacità innovativa e su un modello di business esportabile sui mercati internazionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Innovative, all’avanguardia e rigorosamente online: sono le ultime startup ad alto potenziale su cui ha scommesso la Finanziaria Laziale di Sviluppo (<a href="http://www.filas.it/" target="_blank">Filas</a>), primo operatore di venture capital nel Lazio. Si chiamano <strong>NextStyler</strong> (startup che seguiamo dal lancio, prima grazie a <a href="http://www.pitchcloud.it/startup/nextstyler" target="_blank">PitchCloud</a> e poi attraverso l&#8217;<a href="http://www.digitallycultured.it/post/intervista-nextstyler-fashion-brand-generato-dagli-utenti-startup-moda-stilisti-emergenti/" target="_blank">intervista alla sua co-fondatrice Mary Palomba</a>,) <strong>Interactive Project</strong> e <strong>Stereomood</strong> e sono tra le novità più promettenti dell’Italian Valley nei settori <strong>moda</strong>, <strong>browsing</strong> <strong>game</strong> e <strong>musica in streaming</strong>.  Tre startup &#8211; fondate da giovani under 30 &#8211; su cui Filas e altri investitori privati hanno appena co-investito complessivamente <strong>1,5 milioni </strong>puntando sulla loro capacità innovativa e su un modello di business esportabile sui <strong>mercati internazionali</strong>. Le tre operazioni coinvolgono LVenture, Mind The Seed, Innogest SGR, Stefano Pighini e un gruppo di business angel di IAG e sono state realizzate attraverso il Fondo Por Fesr I.3 della Regione Lazio per il Capitale di Rischio.</p>
<p>È pari a <strong>500mila</strong> euro il primo round di investimento per <a href="http://www.nextstyler.com" target="_blank">NextStyler</a>, azienda già incubata dall’acceleratore d’impresa Enlabs e operativa dal 2012. NextStyler, startup che è entrata ora in una nuova fase operativa, si propone con un nuovo brand di moda made in Italy dal nome “<a href="http://www.maisonacademia.com" target="_blank"><strong>Maison Academia</strong></a>”. Attraverso una nuova piattaforma dedicata, Maison Academia lancia nuove collezioni create da stilisti emergenti guidati da un panel di esperti del settore (novità introdotta con la virata verso il nuovo brand).  Una startup innovativa dalla forte impronta social che incentiva i nuovi talenti italiani: gli aspiranti stilisti mettono online i propri bozzetti, una community di utenti-fashion lover li vota e le migliori creazioni vengono poi messe in produzione e vendute nell’online shop. Al round di investimento hanno partecipato un pool di investitori composto da Filas attraverso il Fondo POR FESR I.3 (leader dell’investimento con il 70%), dalle holding LVenture e Mind The Seed Fund e dal business angel Stefano Pighini che hanno acquisito una partecipazione complessiva pari al 33,3% della società. L’operazione sosterrà sia il lancio commerciale della piattaforma, sia la produzione delle collezioni.</p>
<p>Su <a href="http://www.interactiveproject.it/" target="_blank"><strong>Interactive Project</strong></a>, startup unica nel panorama italiano che sviluppa e commercializza browsing  games multipiattaforma come MyGPTeam (primo gioco manageriale ispirato alla Formula uno), il Fondo POR FESR I.3 (al 70%), Lventure e Stefano Pighini hanno investito complessivamente <strong>400mila</strong> euro per acquisire  una partecipazione complessiva pari al 24% della società. Questo round sosterrà il lancio commerciale di MyGPTeam, il suo ulteriore sviluppo grafico e l’integrazione di alcuni aspetti per una monetizzazione più efficace sui mercati asiatici, ma anche la creazione di 4 nuovi videogiochi &#8211; uno all’anno &#8211; sempre nel settore dei motori. L’obiettivo di Interactive Project è di arrivare a 110.000 utenti nel 2013 e 1.500.000 nel 2017, mirando a replicare casi di successo mondiale del settore quali Gameforge e Bigpoint. Nel modello di business, freemium per gli utenti, l’azienda punta anche sull’in-game advertising (inserimento nel gioco di sponsorizzazioni sulle macchine, attorno alle piste ecc.).</p>
<p>Infine la radio “emozionale” <a href="http://www.stereomood.com" target="_blank"><strong>Stereomood</strong></a>, già 600mila utenti registrati, di cui il 26% in Usa: genera playlist a partire da un sentimento, assegnandolo come tag alle canzoni che ascolta l’utente. L’interfaccia principale fornisce una sorta di grande tag-cloud con playlist tra cui love, happy, working, fruibili anche via  app per Android e iOS. I brani possono essere ascoltati in sequenza o modalità casuale e eventualmente acquistati su Amazon o iTunes. Per sostenere il lancio commerciale della piattaforma di questa promettente startup italiana, il Fondo POR FESR I.3 (al 50%), Innogest SGR e un gruppo di business angels di IAG, hanno acquisito il 45% della società, per un investimento complessivo di <strong>600mila</strong> euro.</p>
<p>Per <strong>Laura Tassinari</strong>, direttore generale di Filas, “tecnologia, imprese giovani, nuove idee sono la piattaforma decisiva per il rilancio del tessuto imprenditoriale del Lazio e non solo. Per questo è fondamentale accompagnare lo sviluppo delle startup che rappresentano questo spirito innovativo, attraverso un’osservazione certosina delle idee  in ‘incubazione’ su cui bisogna avere il coraggio di “puntare”. In questa direzione va Filas, che monitora e sposa le idee innovative più promettenti attraverso un fondo a capitale pubblico-privato che fa da attrattore per  importanti potenziali investitori. Ad oggi il Fondo POR FESR I.3 ha chiuso 8 co-investimenti per un totale di 4,2 milioni di euro e presto chiuderemo altri 6 co-investimenti per ulteriori 6 milioni di euro complessivi, tutti guidati da co-investitori privati”.</p>
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		<title>Il Papa e Twitter.</title>
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		<comments>http://www.digitallycultured.it/post/il-papa-e-twitter/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2012 12:27:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriella Infante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Papa twitta. In che modo la Santa Sede si affaccia al Social Network? Come hanno accolto l'avvento del Pontefice gli utenti della comunità italiana di Twitter? L'operazione, che ha come scopo l'avvicinamento della figura del Papa alla comunità dei fedeli, lascia qualche dubbio sulle dinamiche con le quali il Vaticano abbia deciso di adottare Twitter.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A partire da oggi, Papa Benedetto XVI twitta. Dopo l&#8217;avvento degli account nelle principali lingue dei giorni scorsi, inizia oggi l&#8217;esperienza di comunicazione della <a href="http://twitter.com/pontifex" target="_blank">Santa Sede sul Social Network</a>.</p>
<p>Si tratta di un&#8217;operazione che dal suo avvio ha conosciuto diversi risvolti. Tra qualche blanda critica, entusiasmi e previsioni, l&#8217;account italiano del Pontefice ha già guadagnato più di 100mila followers.<br />
Sono stati avanzati dubbi sulla sicurezza da parte di chi si chiede chi twitterà a nome del Papa e quale autorità debba avere costui per custodire le credenziali d&#8217;accesso, sono stati paventati incidenti diplomatici nel caso l&#8217;account divenisse preda di malintenzionati…<br />
Altre voci hanno evidenziato come lo sbarco di un&#8217;Istituzione religiosa su Twitter non rappresenti affatto una novità, basti pensare al <a href="https://twitter.com/DalaiLama" target="_blank">Dalai Lama</a>.</p>
<p>Quello che mi interessa analizzare in questo articolo è l&#8217;atteggiamento con il quale la Santa Sede si fa avanti e quello con cui la comunità italiana di Twitter la accoglie.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1306" title="Il Papa su Twitter" src="http://www.digitallycultured.it/wp-content/uploads/2012/12/Schermata-2012-12-12-a-13.09.11.png" alt="" width="514" height="256" /></p>
<p>Da una parte abbiamo delle certezze rappresentate da <strong>intenti</strong> resi pubblici dal Vaticano stesso: &#8220;il Papa non seguirà nessuno; il Papa non <em>twitterà</em> personalmente; il Papa utilizzerà Twitter per essere vicino ai fedeli; il Papa <em>twitterà</em> anche in latino&#8221;.</p>
<p>In generale, trovo interessante e rivoluzionario che Twitter sia entrato nel novero dei mezzi di comunicazione usati dalla tradizionalissima istituzione cattolica, ma <strong>si tratta di una vera rivoluzione? </strong></p>
<p>Se il Papa utilizza Twitter in un modo tutto suo, come se fosse un comune mezzo di comunicazione <em>broadcasting</em>, ha davvero senso seguirlo? L&#8217;impegno della Santa Sede suTwitter si limiterà a fornire un sunto dell&#8217;<strong>Angelus</strong> domenicale o della prossima Enciclica in 140 caratteri (modalità perfetta per i fedeli più pigri)? Noi utenti riusciremo a maturare l&#8217;impressione per la quale le domande che possiamo rivolgere al Papa possano in un qualche modo arrivare alle sue orecchie?</p>
<p>Ho diversi dubbi al riguardo, fatto sta che Twitter è un <em>medium</em> in fermento, difficile da orientare, in cui i centri di opinione sono diffusi, molteplici ed in cui la replica è il sale stesso di una comunicazione bidirezionale che ai autoalimenta. E questo è chiaro alla maggioranza degli utenti di Twitter che hanno preso la palla al balzo per polemizzare o semplicemente ironizzare.  L&#8217;hashtag <a href="https://twitter.com/search?q=%40pontifex+%23faiunadomandaalpapa" target="_blank">#faiunadomandaalpapa</a> è nato con le migliori intenzioni da parte della Santa Sede ma è stato subito preda degli utenti che l&#8217;hanno popolato di ironia e provocazioni, la maggior parte delle quali trovo personalmente di cattivo gusto.</p>
<p>Non credo che dietro l&#8217;atteggiamento di chi, protetto dalla riservatezza di un account, lancia provocazioni travestendole da battute (o viceversa), ci sia un vero pensiero anticlericale. Le motivazioni di quest&#8217;atteggiamento sono da rintracciare probabilmente nella mancata percezione da parte degli utenti che dietro quell&#8217;account ci sia davvero il Papa, in carne ed ossa.<br />
Fatto sta che è il Papa stesso a prestare il fianco a facili ironie e stantio sarcasmo, scegliendo Twitter, adottandolo in maniera parziale, non prevedendo la portata delle degenerazioni. <strong>Dove sono i fedeli?</strong> Dove sono gli utenti che hanno rivolto serie argomentazioni al Papa? Allo stato attuale si perdono nel marasma delle provocazioni.</p>
<p>Se la Santa Sede con questa operazione aveva intenzione di avvicinare i fedeli al Papa o di alimentare la fede al riparo dalle tentazioni, direi che si è ancora molto lontani dall&#8217;obiettivo.</p>
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		<item>
		<title>[Intervista] NextStyler: fashion brand generato dagli utenti.</title>
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		<comments>http://www.digitallycultured.it/post/intervista-nextstyler-fashion-brand-generato-dagli-utenti-startup-moda-stilisti-emergenti/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 10:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriella Infante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[Startup]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<category><![CDATA[startupper]]></category>

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		<description><![CDATA[Una vetrina sul mondo per gli stilisti emergenti, una community ideale per i fashion addicted sempre alla ricerca di abiti esclusivi,  un esclusivo fashion brand generato da giovani creativi, i cui capi sono prodotti sulla base della scelta degli acquirenti che vengono direttamente coinvolti nella selezione: tutto questo è NextStyler.  La startup si racconta attraverso le parole della sua co-fondatrice Mary Palomba.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Ciao Mary, innanzitutto raccontaci qualcosa di voi del team di NextStyler.</em></strong></p>
<p>NextStyler nasce da un&#8217;idea di Maurizio Palumbo e Mary Palomba. Entrambi proveniamo dal campo della comunicazione in cui abbiamo lavorato per oltre 7 anni. Abbiamo lavorato in alcune agenzie pubblicitarie ed è proprio in una di queste che ci siamo conosciuti. Sono già 5 anni che lavoriamo insieme. Il progetto NextStyler nasce anche grazie al nostro <em>know-how</em> nel campo della pubblicità applicata alla moda.</p>
<p><strong><em>Cos&#8217;è NextStyler?</em></strong></p>
<p><a href="http://www.nextstyler.com" target="_blank">NextStyler.com</a> è un portale attraverso il quale verrà lanciato un <strong>esclusivo fashion brand</strong> generato da giovani creativi, i cui capi sono prodotti sulla base della scelta degli acquirenti che vengono direttamente coinvolti nella selezione. Il sito propone dei <strong>contest</strong> dove i <strong>giovani stilisti </strong>possono partecipare inviando i bozzetti delle loro creazioni che saranno poi votati dalla community di NextStyler. L’abito dello sketch vincitore sarà quindi prodotto, senza costi da parte dello stilista, e successivamente venduto nell&#8217;online-shop del sito. Lo stilista vincitore avrà diritto, naturalmente, a una parte delle <em>royalties</em> sulle vendite. Oltre ad una vetrina sul mondo per gli stilisti emergenti, NextStyler sarà la community ideale per tutti i <strong>fashion addicted</strong>, sempre alla ricerca di abiti esclusivi. Le collezioni NextStyler infatti saranno prodotte in bassi quantitativi ed esclusivamente <span style="text-decoration: underline;">Made in Italy</span>.</p>
<p><a href="http://www.nextstyler.com/contest-brief/48/swinging-lady" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1193" style="margin: 0px 25px 25px 0px; float: left; border: none;" title="Contest Brief | NextStyler.com" src="http://www.digitallycultured.it/wp-content/uploads/2011/10/Contest-Brief-NextStyler.com-20111017.jpg" alt="" width="300" height="626" /></a></p>
<p><strong><em>In quale scenario competitivo si colloca NextStyler? Chi sono i concorrenti, italiani e non? Vi inspirate ad esperienze simili?</em></strong></p>
<p>Attualmente sul mercato i competitor sono alcuni e-commerce dedicati ai giovani stilisti tra cui <a href="http://www.fashionstake.com/" target="_blank">fashionstake</a> e <a href="http://www.fabricly.com/" target="_blank">fabricly</a>. Poi c&#8217;è <a href="http://www.lookk.com/" target="_blank">lookk</a>, startup austriaca, che ha un modello di business simile al nostro ma che a differenza di NextStyler <strong>non</strong> produce collezioni tematiche, non è multilingua e non è <em>Made in Italy</em>.</p>
<p><strong><em>Qual è l&#8217;attuale stadio di sviluppo della vostra Startup?</em></strong></p>
<p>Siamo online con la <em>beta version</em> e col primo contest dal tema ispirato allo <strong>stile degli anni Venti</strong>. Riceviamo tantissime richieste d&#8217;iscrizione, già molti fashion designers hanno caricato i propri sketch e i fashion addicted li stanno votando. Entro il mese di novembre contiamo di produrre la <strong>prima mini-collection</strong>. Tra le altre cose NextStyler è stata selezionata per il <a href="http://mindthebridge.blogspot.com/2011/09/here-are-15-startups-admitted-to-2011.html" target="_blank">Mind The Bridge 2011 Venture Camp</a> che si terrà il 4 e 5 novembre prossimi presso Fondazione Corriere della Sera.</p>
<p><strong><em>Siete alla ricerca di investitori, dunque?</em></strong></p>
<p>Si,  attualmente cerchiamo investitori che credano nel nostro progetto. Già  abbiamo ricevuto un micro-seed in seguito alla selezione presso  l&#8217;incubatore romano <a href="http://www.enlabs.com/" target="_blank">Enlabs</a> del business angel Luigi Capello, da cui  siamo stati selezionati lo scorso maggio, ma adesso c&#8217;è bisogno di un  primo round che ci permetta di portare avanti il nostro progetto.</p>
<p><strong><em>Su PitchCloud il vostro <a href="http://www.pitchcloud.it/startup/nextstyler" target="_blank">pitch</a> è primo assoluto da molto tempo, posizione che non sembra messa in discussione da nessun&#8217;altra startup. A parte la qualità di realizzazione del Pitch, cosa è piaciuto tanto agli utenti secondo voi?</em></strong></p>
<p>Credo che quello che piaccia di più in assoluto di NextStyler sia il fatto che il sito offra un&#8217;opportunità vera a chi partecipa, tutti possono concorrere, ma alla fine, <strong>è il più talentuoso che vince</strong>. Grazie al web ancora una volta possiamo scavalcare barriere che ci sono invece nel mondo &#8220;reale&#8221;.</p>
<p><strong><em>Cosa ne pensate del mercato italiano delle Startup? Che ve ne pare dello scenario? Quali problemi ci sono e, se ci sono difficoltà, quali possono essere, secondo voi, le soluzioni?</em></strong></p>
<p>Attualmente c&#8217;è molto fermento in Italia, nell&#8217;arco dell&#8217;ultimo anno sono cambiate tante cose, si sono moltiplicate le startup ed è migliorato tantissimo il livello qualitativo. C&#8217;è sempre più <strong>collaborazione</strong> tra i giovani, girano tante <strong>idee</strong> e tanta<strong> voglia di fare</strong>. Purtroppo la strada è ancora lunga ma siamo ottimisti e anche se è solo l&#8217;inizio, ci sentiamo parte di un cambiamento importante del nostro Paese, uno di quei periodi storici che porteranno <strong>vera innovazione</strong>.</p>
<p>Negli ultimi anni abbiamo sentito solo di italiani di successo che sono andati via portando il loro valore negli USA o in chissà quale altro paese, ma adesso abbiamo fame di successo, di innovazione, di futuro, di cambiamento. Un cambiamento che avverrà grazie ai giovani che stanno ricostruendo il paese su basi diverse da quelle che vuole imporre la classe politica di oggi. C&#8217;è bisogno di svecchiare il paese, bisogna pensare al futuro, ad incentivare ed agevolare l&#8217;innovazione. Il problema più grande delle startup italiane è la <strong>burocrazia</strong>, finché non cambierà qualcosa le difficoltà da affrontare per portare avanti un progetto saranno sempre tantissime.</p>
<blockquote><p>La rinascita del Paese dovrà passare per le startup e questo la classe politica deve capirlo al più presto.</p></blockquote>
<p>Fortunatamente chi ha un&#8217;idea e vuole avviare la sua impresa, oggi, in Italia ha molte più <em>chance</em> rispetto a qualche anno fa. Noi per fortuna abbiamo trovato persone che credono nella nostra idea e che ci stanno supportando tantissimo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pitchcloud.it/startup/nextstyler" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1204" style="border: none;" title="pitch teaser NS" src="http://www.digitallycultured.it/wp-content/uploads/2011/10/pitch-teaser-NS.jpg" alt="" width="660" height="413" /></a></p>
<p>Ringraziamo Mary per l&#8217;intervista e vi invitiamo a seguire NextStyler su <a href="http://twitter.com/Next_Styler" target="_blank">Twitter</a> e su <a href="http://www.facebook.com/NextStyler" target="_blank">Facebook</a>.</p>
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		<title>Qual è il futuro dei sistemi di Social Deal nel locale?</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 18:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriella Infante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[e-commerce]]></category>
		<category><![CDATA[globale]]></category>
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		<category><![CDATA[social deal]]></category>
		<category><![CDATA[vendite]]></category>

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		<description><![CDATA[La moda del Social Shopping sembra aver travolto ed assorbito le politiche del risparmio online. I grandi sistemi internazionali, come Groupon, la fanno da padrone. Ma nel locale che succede? Nei piccoli centri, a fronte di investimenti di minore entità da parte dei giganti multinazionali, si apre uno spiraglio per i Sistemi di Social Deal su base locale: solo un miraggio o una possibilità concreta?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qual è il futuro dei sistemi di Social Deal nel locale? Me lo sono chiesto negli ultimi tempi, tempi in cui il <a href="http://www.insighstudio.it" target="_blank">team di progettazione di Insight</a> è stato impegnato nella realizzazione del primo sistema di <a href="http://www.sconticity.com">social deal dedicato alla Campania</a>, Sconticity. Un sistema, quindi, dotato di una forte connotazione locale, per quanto alle comuni localizzazioni cittadine, Sconticity sostituisca un respiro più ampio dedicato ad una regione densamente popolata e ricca di piccole-medie attività commerciali, papabili partner di un sistema del genere.</p>
<blockquote><p>Quella locale, mi chiedo, potrebbe essere considerata la configurazione alternativa ai grandi sistemi di Social Deal che, ad occhio e croce, sembrano &#8211; nel locale &#8211; già vicini ad un punto di saturazione?</p></blockquote>
<p>Nati sull&#8217;onda del concetto di <strong>Gruppo d&#8217;acquisto</strong> &#8220;sociali&#8221;, i grandi sistemi internazionali come <a href="http://www.groupon.it/" target="_blank">Groupon</a>, <a href="http://it.groupalia.com/" target="_blank">Groupalia</a>, <a href="http://it.letsbonus.com" target="_blank">Letsbonus</a> sono cresciuti ed hanno prosperato sulla base di un concetto preciso: <em>compriamo in tanti e risparmiamo tutti</em>. È facile capire come, specialmente in periodi di crisi economica, sia semplice ed immediato vestire il concetto di acquisto di gruppo, di un velo di sano populismo socialista che lo fa passare indenne sotto la scure dei feroci detrattori dei &#8220;bisogni inventati&#8221;.</p>
<p>Da qualche tempo a questa parte, i sistemi di Social Deal sembrano tuttavia subire una specie di evoluzione che li allontana dal concetto originario e li avvicina clamorosamente a quello di<strong> e-commerce </strong>classico almeno nelle <strong>città più piccole</strong>: è consuetudine ricevere da parte dei grandi sistemi, offerte che corrispondono a semplici vendite di un bene (più che di un servizio) con 0% di sconto, acquistabile con moneta elettronica, spedizione inclusa nel prezzo.</p>
<p>Cosa vi ricorda questo processo? A me il più comune negozio elettronico.</p>
<p>Allo stesso tempo è venuto meno quello che è il <strong>concetto stesso di gruppo di acquisto</strong>: se inizialmente la cifra di acquisti minimi da totalizzare affinché l&#8217;offerta venisse validata era consistente tanto quanto lo era il beneficio (sconto) che se ne riceveva dalla partecipazione, ora il numero di acquisti minimo da raggiungere, sembra prossimo allo zero.  Anche la durata nel tempo delle offerte è generalmente più lunga.</p>
<p>È chiaro che questa evoluzione va a braccetto con la standardizzazione dei gusti e la generalità degli oggetti, eliminando di fatto qualsiasi componente legata al gusto ed all&#8217;offerta &#8220;<strong>locale</strong>&#8220;. Un hard-disk, un&#8217;aspirapolvere o un robot da cucina non hanno nulla a che fare con il panino che prepara quel pub o con il taglio di capelli di quel parrucchiere che posso avere ad un prezzo scontato in questa, e NON in quella città.<br />
Propendendo per la vendita di oggetti frutto della massificata produzione industriale, un&#8217;offerta vale per tutti: vengono così abbattuti i costi di accounting (basta un partner per tutti i Clienti, indipendentemente dalla loro localizzazione) e quelli di  gestione (con tutti gli annessi e i connessi).</p>
<p>Se questa configurazione che mi sembra di intuire fosse reale, torno a chiedermi: quale può essere, dunque, la chiave di volta di un processo evolutivo per i sistemi di Social Deal che vogliono operare in <strong>piccoli contesti locali</strong>? Che i Sistemi di Social Deal su base locale abbiano la possibilità di vivere e prosperare è fuori di dubbio. Ma io vorrei spingere il ragionamento più avanti:</p>
<blockquote><p>quelli locali possono sperare di prendere il passo dei grandi sistemi internazionali di Social Deal nel loro &#8211; ristretto &#8211; ambito di competenza?</p></blockquote>
<p>Si obietterà senz&#8217;altro che dietro Groupon, per fare un esempio, c&#8217;è un sistema di <strong>investimenti</strong> maestoso e che i piccoli pesci fanno presto ad essere sbranati se non possono attingere a fonti altrettanto importanti. Fatte le dovute proporzioni, trovo questo concetto vero fino ad un certo punto: se i sistemi sono locali hanno costi di struttura inferiori e devono far fronte ad investimenti pubblicitari che insistono su aree geografiche ridotte.</p>
<p>Allo stesso tempo però, si obietterà poi, hanno un numero molto inferiore di Clienti quindi possono sperare in introiti insignificanti rispetto a quelli di giganti come Groupon.<br />
Il gatto che si morde la coda, sembrerebbe, oppure semplicemente una traslazione, una <strong>riduzione proporzionale</strong> che rende meno paradossale e più probabile che <strong>un piccolo sistema di Social Deal locale possa scontrarsi direttamente e senza filtri con i giganti multinazionali e, clamorosamente, sperare di vincere nel proprio ambito di competenza.</strong></p>
<p>Nella piccola città di provincia, dunque, l&#8217;avranno vinta comunque i giganti mutinazionali o i piccoli sistemi locali hanno motivo di sperare? Proviamo a sintetizzare in punti.</p>
<h3>A favore dei Sistemi di Social Deal Locali</h3>
<ol>
<li>La <strong>flessibilità</strong>: i Social Deal locali non si configurano come mastodontici apparati di sedi sparse sui territori nazionali dotate ognuna di una fitta rete di agenti, ma come strutture più leggere e quindi più prestanti in fase di cambiamento e adattamento; la flessibilità porta beneficio soprattutto nel-</li>
<li>la maggiore capacità di <strong>adattamento al mercato locale</strong>: pensiamo solo alle condizioni di adesione dei Partner commerciali al Sistema. I grandi impongono condizioni standard che l&#8217;agente può limitatamente adattare al singolo mercato locale. I sistemi locali, invece, poiché strettamente legati ad un singolo mercato, internamente più omogeneo, possono elaborare una formula più prestante in termini di aderenza alle aspettative/capacità/possibilità di adesione da parte degli esercenti;</li>
<li>la vicinanza al territorio porta con sé la conoscenza &#8211; implicita &#8211; di tutte quelle componenti che fanno riferimento alla <strong>cultura locale condivisa</strong>, che non è scritta da nessuna parte ma la conosciamo (ognuno la propria) perché ne siamo parte, viva ed integrante. Questo porta con sé buoni presupposti per la creazione di una comunità più vicina e stretta che possa ruotare intorno al sistema.</li>
</ol>
<h3>I Contro per i Sistemi di Social Deal Locali</h3>
<ol>
<li>I Sistemi locali fanno più fatica ad affermarsi se possono godere di una quota di <strong>pubblicità</strong> <strong>indiretta</strong> più ridotta. A questo va aggiunta la minore portata della condivisione sociale delle offerte e delle notizie. Il &#8220;fascino&#8221; stesso derivante dai grandi numeri (di adesioni alle offerte, ad esempio) è difficilmente replicabile o sostituibile.</li>
<li>Le <strong>risorse</strong>: molto difficilmente si potrà sperare in fonti di finanziamento diverse ed esterne rispetto a quelle che fanno capo alla proprietà stessa del Sistema.</li>
<li>La poca &#8211; paventabile &#8211; familiarità che un pubblico &#8220;di provincia&#8221; (passatemi il termine pessimo) potrebbe avere con l&#8217;<strong>uso di moneta elettronica</strong>. Potrebbe darsi più facilmente il caso in cui l&#8217;utente accettasse con molta riluttanza il dover passare da un sistema di pagamento online per accaparrarsi un&#8217;offerta da spendere poi dal negoziante sotto casa. La forte localizzazione del Sistema, e della sua amministrazione, potrebbe indurre l&#8217;utente a &#8220;trasformare&#8221; il concetto di acquisto di gruppo in uno più semplice, che somiglia molto a quello di &#8220;saldi di fine stagione&#8221;, da fruire in autonomia, senza nessun compromesso di socialità.</li>
</ol>
<p>Questa è la mia lista dei pro e dei contro.  Aiutatemi ad aggiungerne altri.</p>
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		<item>
		<title>Intervista a Eva Missling, CEO di 12Designer.</title>
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		<comments>http://www.digitallycultured.it/post/intervista-eva-missling-ceo-12designer-startup-crowdsourcing/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 10:51:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriella Infante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Startup]]></category>
		<category><![CDATA[12designer]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
		<category><![CDATA[crowdsourcing]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
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		<category><![CDATA[startupper]]></category>
		<category><![CDATA[stratup]]></category>

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		<description><![CDATA[12Designer, la startup tedesca basata sul principio di crowdsourcing applicato alla creatività, si racconta attraverso le parole del suo CEO, Eva Missling. Con un progetto di respiro internazionale, una leadership nei maggiori mercati europei ed una community di 14.000 creativi, 12Designer aspira a diventare un vero e proprio punto di riferimento per il crowdsourcing creativo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Ciao Eva, aiutaci a conoscere meglio 12Designer.</em></strong></p>
<p><a href="http://www.12designer.com" target="_blank"><strong>12designer</strong></a> è un  giovane portale che nasce come spazio libero e <strong>punto di incontro dove imprenditori, startupper e piccole aziende</strong> che hanno “bisogno di creatività” possono entrare in contatto con una grande community di professionisti (designer, grafici, copywriter&#8230;), pronti a rispondere a questa esigenza, in modo semplice, diretto ed efficace.<br />
L&#8217;idea è nata grazie alla mia esperienza lavorativa come account e project manager in grandi agenzie web tedesche, dove mi occupavo anche della mediazione tra clienti e designer e a un certo punto mi sono resa conto che tutto sarebbe stato molto più facile se effettuato direttamente su una piattaforma virtuale.<br />
L&#8217;idea si è poi raffinata ed ha visto la luce nel <strong>2009</strong>, fondandosi sul concetto di crowdsourcing, che permette un processo creativo più dinamico e sicuramente più produttivo. Recentemente abbiamo raggiunto il traguardo dei <strong>14.000 creativi</strong> iscritti e ne siamo davvero entusiasti!</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1085" title="eva-missling" src="http://www.digitallycultured.it/wp-content/uploads/2011/07/eva-missling1.jpg" alt="" width="660" height="440" /></p>
<p><strong><em>In quale scenario competitivo si colloca 12Designer?</em></strong></p>
<p>12designer ha applicato il principio del <strong>crowdsourcing</strong> al mondo del design: il cliente propone un progetto alla nostra community e in seguito può visionare varie proposte creative realizzate sulla base di quanto specificamente richiesto nel brief. E&#8217; una competizione mirata tra i creativi, che grazie ai feedback e alle indicazioni date dal cliente, migliorano sempre di più  le proprie proposte, arrivando infine a presentare quella più vicina al bisogno del cliente. Non è una semplice offerta di servizi, perché i clienti e i designer possono utilizzare il nostro sito come strumento per il proprio lavoro.<br />
In Italia il nostro principale concorrente è <a href="http://zooppa.com/" target="_blank"><strong>Zooppa</strong></a>: generalmente noi ci indirizziamo soprattutto verso le <strong>startup</strong> o le piccole compagnie che senza un portale come il nostro, forse avrebbero più difficoltà ad approcciarsi al mondo del design (perché troppo costoso o “lontano” ad esempio); Zooppa, invece, lavora di solito con compagnie più grandi.<br />
<strong><em><br />
</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Perché un’Azienda dovrebbe presentare un brief su 12Designer? Non si rischia di produrre “creatività a buon mercato” e basta?</em></strong></p>
<p>Ci sono dei vantaggi sia dal punto di vista dell&#8217;azienda, sia dal punto di vista del creativo: da una parte, l&#8217;azienda decide il prezzo ed ha la possibilità di dare indicazioni e di visionare moltissimi lavori prima di scegliere il vincitore. Anche il designer è avvantaggiato: spesso, per un giovane designer che vuole far conoscere i propri lavori ed iniziare a guadagnare,  le tempistiche sono molto lunghe, anche se è un professionista ed ha molto talento. 12designer è la soluzione a queste problematiche. Il rischio di produrre “creatività a buon mercato” viene superato dal fatto che noi sproniamo le aziende a redigere un brief accurato e a dare feedback sui lavori proposti: tali feedback aiutano i creativi a migliorare sempre di più la qualità dei propri prodotti per renderli affini alle aspettative del cliente.</p>
<p><strong><em>Qual è l&#8217;attuale stadio di sviluppo della vostra Start-Up?</em></strong></p>
<p>Dopo la fase di creazione e lancio del portale, dell&#8217;internazionalizzazione del prodotto (siamo presenti sul mercato tedesco, italiano, francese, inglese e spagnolo), dell&#8217;ottimizzazione soprattutto dal punto di vista delle dinamiche del crowdsourcing, ora siamo focalizzati sul <strong>miglioramento e sullo sviluppo dei nostri punti di forza</strong>, con l&#8217;obiettivo di consolidare la leadership europea nel campo del crowdsourcing creativo.</p>
<p><strong><em>Quali differenze hai notato tra i diversi Paesi europei in cui operate?</em></strong></p>
<p>Per quanto riguarda la clientela che si rivolge a 12designer, possiamo individuare <strong>due poli differenti</strong> costituiti da <strong>Germania</strong>, dove abbiamo a che fare principalmente con startup, e <strong>Italia</strong>, dove invece i principali clienti sono piccole aziende, a volte anche a conduzione familiare. All&#8217;interno di questi due estremi si collocano gli altri paesi.<br />
Sull&#8217;altro versante (quello dei creativi, <em>ndr</em>), invece, il nostro team è sempre affascinato dall&#8217;osservazione del modo in cui i designer lavorano e producono creatività e li incoraggia ad interagire tra di loro e soprattutto con noi. Ecco una cosa che caratterizza in modo particolare <strong>gli Italiani: amano comunicare</strong>!</p>
<p><strong><em>Sei reduce dalla prima conferenza europea sul Crowdsourcing, che si è tenuta a Berlino lo scorso 15 giugno. Che novità ci porti dall’evento?</em></strong></p>
<p>Alla <a href="http://crowdconvention.com/" target="_blank"><strong>Crowdconvention</strong></a> di Berlino abbiamo parlato soprattutto dei risultati di un sondaggio proposto alla nostra community, che aveva come scopo quello di indagare le motivazioni che spingono gli utenti a scegliere il crowdsourcing come metodo di lavoro. E&#8217; stata sicuramente un&#8217;esperienza entusiasmante: la scena europea del crowdsourcing è in crescita vertiginosa ed è davvero stimolante sentirsi parte di una community che crede in questa filosofia. Durante la Crowdconvention abbiamo avuto modo di venire a contatto con realtà statunitensi, dove il crowdsourcing è più sviluppato dell&#8217;Europa e questo ha arricchito la nostra esperienza e ci sarà sicuramente molto utile per il futuro.</p>
<p><strong><em>Progetti futuri? In quale direzione crescerà 12Designer?</em></strong></p>
<p><!-- @font-face {   font-family: "Lucida Sans Unicode"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --> Sicuramente il nostro primo obiettivo è che i nostri clienti e i designer siano soddisfatti del nostro lavoro: <strong>siamo leader nel mercato europeo</strong>, tuttavia aspiriamo a diventare un vero e proprio punto di riferimento per il crowdsourcing creativo. Per fare questo, stiamo cercando di allargare sempre di più l&#8217;offerta di servizi per i designer, di incoraggiarli ad interagire tra di loro e con noi, e soprattutto con i clienti. La creatività si nutre di dinamicità, e la dinamicità è proprio l&#8217;habitat in cui ci sentiamo a nostro agio.</p>
<p><strong><em>Cosa ne pensi del mercato italiano delle Start-Up? Che te ne pare dello scenario e, vista la tua esperienza, che differenze ci sono, se ci sono, tra il mercato italiano delle startup e quello degli altri Paesi europei?</em></strong></p>
<p>12designer ama le startup e le osserva sempre con grande interesse. Pensiamo che il nostro modo di lavorare e “offrire creatività” sia il più adatto per le aziende nascenti o giovani. Ecco perché siamo molto attenti a queste realtà che, negli ultimi anni, hanno avuto un picco di crescita considerevole. <strong>L&#8217;Italia sta facendo passi avanti</strong>, come è dimostrato dai numerosi eventi dedicati all&#8217;innovazione e alla giovane imprenditoria che ospita, tuttavia può migliorare per arrivare ai livelli dello scenario di altri paesi europei, come ad esempio la Germania. Ma è decisamente sulla buona strada.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pitchcloud.it/startup/12designer" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1088 " style="border: medium none;" title="guarda il pitch di 12designer su pitchcloud" src="http://www.digitallycultured.it/wp-content/uploads/2011/07/guarda-il-pitch-di-12designer-su-pitchcloud.jpg" alt="12designer su pitchcloud" width="660" height="413" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">Seguite 12Designer su <a href="http://twitter.com/12designer_it" target="_blank">Twitter</a> e su <a href="http://www.facebook.com/12designer" target="_blank">Facebook</a>.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><em>Grazie ad Eva Missling ed a Giulia Depentor, responsabile per la comunicazione di 12Designer.</em></p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?a=kvvJmUR115M:QWzasAsrTTg:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?a=kvvJmUR115M:QWzasAsrTTg:-BTjWOF_DHI"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?i=kvvJmUR115M:QWzasAsrTTg:-BTjWOF_DHI" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?a=kvvJmUR115M:QWzasAsrTTg:D7DqB2pKExk"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?i=kvvJmUR115M:QWzasAsrTTg:D7DqB2pKExk" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?a=kvvJmUR115M:QWzasAsrTTg:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?i=kvvJmUR115M:QWzasAsrTTg:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?a=kvvJmUR115M:QWzasAsrTTg:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?a=kvvJmUR115M:QWzasAsrTTg:gIN9vFwOqvQ"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?i=kvvJmUR115M:QWzasAsrTTg:gIN9vFwOqvQ" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DigitallyCultured/~4/kvvJmUR115M" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Il Personal Branding in 5 mosse.</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 09:11:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Cavallaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Business]]></category>
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		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[egosurfing]]></category>
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		<description><![CDATA[Cosa dice il Web di me, del mio lavoro, dei miei interessi? Al pari dei Brand, anche le persone devono fare i conti con la propria immagine online. Ecco quindi cinque pratici suggerimenti per gestire e migliorare la propria immagine personale e professionale online, sfruttando le potenzialità del web 2.0]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ostini a proclamare il tuo disinteresse nei confronti della Rete? Stai attento, il tuo atteggiamento potrebbe essere addirittura pericoloso per la tua reputazione! Lungi da noi l’intenzione di spaventarti. Intendiamo semplicemente dire che, anche se non ami presenziare sul Web, è molto probabile che il Web, a tua insaputa, stia già parlando di te, all’interno di articoli o commenti che riguardano la tua attività o, più banalmente, tramite post e foto dei tuoi amici. E allora, visto che &#8220;non esserci&#8221; è impossibile, tanto vale curare la tua immagine personale e professionale on line, proprio come molto probabilmente già fai nella vita reale. Parliamo, in sintesi, di <em>Personal Branding</em>, argomento cui avevamo già accennato nella <a href="http://www.digitallycultured.it/post/recensione-personal-branding-l-arte-di-promuovere-e-vendere-se-stessi-online-9788820343736/" target="_blank">recensione dell’omonimo libro di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti</a>, il cui sottotitolo recita “L&#8217;arte di promuovere e vendere se stessi <em>online</em>”. C’è chi storce il naso davanti all’accostamento persona-brand, ma pensiamo per un attimo alla definizione che del Personal Branding ha dato colui che ne viene considerato il guru, Dan Schewbal, fondatore di un famoso <a href="http://www.personalbrandingblog.com" target="_blank">blog</a> sull’argomento e autore del libro “Me 2.0”:</p>
<blockquote><p>Il personal branding è il modo in cui ci presentiamo all’esterno.</p></blockquote>
<p>Il nostro brand è quindi ciò che <strong>gli altri percepiscono, vedono e si ricordano di noi</strong>.</p>
<p>Grazie al Web 2.0 la platea dei nostri altri si è estesa oggi a dismisura, arrivando a comprendere, non sole persone con cui condividere interessi e passare il tempo libero, ma anche potenziali soci, clienti, fornitori, investitori… Dunque, vale o no la pena di cogliere queste opportunità lavorando sul proprio <em>brand</em> <em>online</em>? Vediamo come, attraverso 5 suggerimenti (introduttivi, ma non esaustivi!):</p>
<h3>1. Fai Egosurfing</h3>
<p><em>Cercati</em> sul Web! Google è ormai il tuo principale biglietto da visita. Ebbene sì: se una persona è interessata a te, sia personalmente che professionalmente la prima cosa che farà sarà digitare su Google il tuo nome. Prova un po’ a vedere cosa viene fuori e chiediti: cosa dice il Web di me, del mio lavoro, dei miei interessi?</p>
<h3>2. Cura i tuoi profili sui Social Network</h3>
<p>Diffida di chi parla dei Social Network come pericoli letali per la tua privacy. Basta solo usarli in modo responsabile e oculato e impostare i filtri giusti: sei tu il padrone dei tuoi contenuti! Seleziona e definisci le informazioni su di te che vuoi comunicare: la città dove vivi, il lavoro che fai, i tuoi interessi.. Scegli poche parole, ma efficaci, per descriverti. Posta link ad articoli di tuo interesse, affini alla tua attività e a quello che sei, pensi e fai (un brand troppo neutro, verrà facilmente dimenticato, confondendosi tra gli altri). Non aver paura di dire la tua su argomenti di pubblico interesse; mantieni una certa coerenza tra i vari profili e prova a connetterti, oltre che con i tuoi amici, con chiunque tu ritenga stimolante e interessante.</p>
<h3>3. Apri un blog</h3>
<p>Sei un imprenditore o un libero professionista? Sei un dipendente, ma sei comunque interessato a nuove opportunità? Hai una passione, un hobby, che ti piacerebbe condividersi? Se hai risposto sì ad almeno una di queste domande, ti suggeriamo allora di aprire un blog che parli di te, dei tuoi interessi, del tuo <em>know how</em>. Meglio ancora se con un dominio che contiene il tuo nome. In questo modo otterrai il duplice obiettivo di farti conoscere da una platea di utenti interessati ai tuoi contenuti potenzialmente vastissima e ottimizzare la tua presenza sui motori di ricerca.</p>
<h3>4. Condividi, partecipa, coinvolgi</h3>
<p>Invita i tuoi amici, frequenta forum che parlano dei tuoi argomenti, fatti amici altri blogger con interessi affini al tuo, commenta e lascia sempre la tua firma (l’indirizzo del tuo blog, il tuo indirizzo e-mail o i tuoi riferimenti social) in modo da dare la possibilità a chi lo desideri di conoscerti meglio. Crea contenuti coinvolgenti, chiedi il parere del tuo pubblico su un nuovo progetto, <a href="http://www.digitallycultured.it/post/perche-non-dobbiamo-aver-paura-che-ci-rubino-unidea" target="_blank">condividi le tue idee, senza temere che qualcuno te le rubi</a>!</p>
<h3>5. Non mentire!</h3>
<p>L’immagine non si costruisce dal nulla. E il Web è impietoso quando smaschera gli impostori (cosa che accade molto velocemente). Valorizza le tue competenze, ma senza esagerare: lascia piuttosto che siano gli altri ad elogiarti. E, nella maniera più assoluta, non inventare esperienze o progetti che non ti hanno visto realmente protagonista. La sincerità paga, la menzogna torna indietro come un boomerang!</p>
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<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?a=xHwV3n0gF1I:BGjSLSIQpXU:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?a=xHwV3n0gF1I:BGjSLSIQpXU:-BTjWOF_DHI"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?i=xHwV3n0gF1I:BGjSLSIQpXU:-BTjWOF_DHI" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?a=xHwV3n0gF1I:BGjSLSIQpXU:D7DqB2pKExk"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?i=xHwV3n0gF1I:BGjSLSIQpXU:D7DqB2pKExk" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?a=xHwV3n0gF1I:BGjSLSIQpXU:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?i=xHwV3n0gF1I:BGjSLSIQpXU:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?a=xHwV3n0gF1I:BGjSLSIQpXU:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?a=xHwV3n0gF1I:BGjSLSIQpXU:gIN9vFwOqvQ"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/DigitallyCultured?i=xHwV3n0gF1I:BGjSLSIQpXU:gIN9vFwOqvQ" border="0"></img></a>
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		<title>[Intervista] Spreaker, la social web radio, si racconta.</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/DigitallyCultured/~3/2CP0hR7Yhzo/</link>
		<comments>http://www.digitallycultured.it/post/intervista-spreaker-startup-creare-show-radiofonico-online/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 10:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriella Infante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Startup]]></category>
		<category><![CDATA[impresa]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[radio]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<category><![CDATA[startupper]]></category>
		<category><![CDATA[venture capital]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.digitallycultured.it/?p=967</guid>
		<description><![CDATA[Spreaker, il progetto made in Italy che consente ai suoi utenti di creare online il proprio show radiofonico, si racconta in un'intervista a Digitally Cultured, attraverso le parole di Laura Gramuglia, responsabile editoriale e della comunicazione. Una startup italiana di successo che cresce e  parte con convinzione alla conquista del mercato d'oltreoceano ed interessanti riflessioni sul mercato italiano delle start-up.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Ciao Laura, innanzitutto raccontaci qualcosa di voi e del team di Spreaker.</em></strong></p>
<p>L’idea di <a href="http://www.spreaker.com" target="_blank">Spreaker</a> è nata da un <strong>gruppo di imprenditori bolognesi</strong> che ha creduto in un <strong>servizio web aperto a tutti</strong>, ricreando l’atmosfera delle radio libere di qualche decade addietro.</p>
<p>Lo staff di Spreaker è formato da appassionati di nuove tecnologie, social media e di innovazione: <a href="http://www.linkedin.com/in/francescobaschieri" target="_blank"><strong>Francesco Baschieri</strong></a>, attuale ceo nonchè socio fondatore, <a href="http://www.linkedin.com/profile/view?id=15019500&amp;authType=NAME_SEARCH&amp;authToken=DX_1&amp;locale=en_US&amp;srchid=7f58952a-4fc7-4015-92cb-5cfe169505db-0&amp;srchindex=2&amp;srchtotal=4&amp;goback=.fps_PBCK_*1_Daniele+_Cremonini_*1_*1_*1_*1_*2_*1_Y_*1_*1_*1_false_1_R_true_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2&amp;pvs=ps&amp;trk=pp_profile_name_link" target="_blank"><strong>Daniele Cremonini</strong></a>, altro imprenditore proveniente da una precedente esperienza di start up, <a href="http://www.linkedin.com/in/pracucci" target="_blank"><strong>Marco Pracucci</strong></a> e <a href="http://www.linkedin.com/in/roccozanni" target="_blank"><strong>Rocco Zanni</strong></a> i due programmatori, <a href="http://www.linkedin.com/in/toniamaffeo" target="_blank"><strong>Tonia Maffeo</strong></a> community manager e poi ci sono io, <a href="http://twitter.com/#!/lauragramuglia" target="_blank"><strong>Laura Gramuglia</strong></a>, responsabile editoriale e della comunicazione.</p>
<p><a href="http://www.digitallycultured.it/wp-content/uploads/2011/06/Staff-spreaker.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-973" title="Staff-spreaker" src="http://www.digitallycultured.it/wp-content/uploads/2011/06/Staff-spreaker.jpg" alt="" width="660" height="439" /></a></p>
<p><strong><em>Cos&#8217;è Spreaker?</em></strong></p>
<p><strong>Spreaker ad oggi è una piattaforma innovativa che permette di combinare l’esperienza d’uso della radio con l’interazione tipica di un social network</strong>: qualunque utente dopo aver effettuato la registrazione al sito <a href="http://www.spreaker.com" target="_blank"><strong>www.spreaker.com</strong></a> può creare un programma radiofonico completo di parlato, mixando i brani musicali direttamente online attraverso una vera deejay console che riproduce in rete un fedele esempio delle console dei professionisti.<br />
Pochi semplici passi per creare programmi radiofonici ed assemblarli in <strong>palinsesti personalizzati</strong> che possono essere ascoltati sulla piattaforma di Spreaker, sui principali social network oppure essere inseriti direttamente sulle proprie pagine personali o sui blog.<br />
Spreaker si regge o meglio, si reggerà sugli introiti pubblicitari. Accanto a questi, poi, abbiamo introdotto i <strong>servizi premium e platinum, interessanti proprio per quelle realtà che devono creare contenuti semi-professionali</strong> sulla piattaforma.</p>
<p>Siamo anche interessati a proporre la nostra piattaforma per attività di promozione più legate a un mondo corporate e in questo senso abbiamo stretto una partnership esclusiva sul mercato italiano con <strong>Tailoradio</strong>, leader nella creazione di <strong>brand radio e radio in-store</strong>.</p>
<p><strong><em>In quale scenario competitivo si colloca Spreaker? Vi ispirate ad esperienze simili?</em></strong></p>
<p>Ci piace guardare e soprattutto puntare in alto. In Europa diversi ragazzi in gamba sono riusciti a creare ottime realtà orientate però al mercato dei club, altre sono riuscite a conquistare l’utenza che una volta raccoglieva esclusivamente <strong>MySpace</strong>. Si rivolgono comunque a una fetta di mercato molto differente dalla nostra.<br />
Se vogliamo guardare oltreoceano è interessante l’esperienza di <a href="http://www.pandora.com" target="_blank"><strong>Pandora</strong></a> e del suo founder <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tim_Westergren" target="_blank"><strong>Tim Westergren</strong></a>. Sono occorsi diversi anni e tentativi prima di riuscire a toccare i numeri attuali ed è in buona compagnia.<br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Reid_Hoffman" target="_blank"><strong>Reid Hoffman</strong></a> ha fondato <strong>Linkedin</strong> a 35 anni (oggi ne ha 44), <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Pincus" target="_blank"><strong>Mark</strong> <strong>Pincus</strong></a> a 41 anni ha fondato <a href="http://www.zynga.com/" target="_blank"><strong>Zynga</strong></a>, il portale da cui nascono i giochi come FarmVille e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arianna_Huffington" target="_blank"><strong>Arianna Huffington</strong></a> a 54 anni ha dato vita al blog <a href="http://www.huffingtonpost.com/" target="_blank"><strong>Huffington Post</strong></a>. Certo, per la nostra salute psico-fisica ci auguriamo davvero di raggiungere anche soltanto in parte gli obiettivi raggiunti dai soggetti sopracitati quanto prima.</p>
<p><strong><em>Qual è l&#8217;attuale stadio di sviluppo della vostra Start-Up?</em></strong></p>
<p>Ad oggi gli utenti registrati sono più di <strong>100mila</strong>. Nel complesso, siamo a circa <strong>trecentomila ascoltatori mensili</strong>. Quasi l’ottanta per cento della base utenti, per ora, è italiana. C’è una buona risposta nei paesi latini: la Spagna, l’area latino-americana, il Brasile.<br />
Naturalmente, adesso <strong>ci aspettiamo che i numeri crescano, in particolare quelli relativi agli ascoltatori</strong>. Le nostre ambizioni sono internazionali. Soprattutto americane. <strong>Da subito abbiamo guardato agli Stati Uniti come mercato</strong>, ancor più che come territorio dove andare a caccia di capitale economico. Gli Stati Uniti sono il mercato in cui Internet e la radio tirano di più.<br />
<strong>Francesco Baschieri, sta lavorando attivamente nella sede di San Francisco da circa un mese</strong>. Dopo il lancio ufficiale della piattaforma oltreoceano, forti della rete di contatti allacciati la scorsa estate, lʼasticella si sposterà ancora più in alto di qualche tacca. Si tratterà infatti di andare a caccia di capitale economico anche perché <strong>il mercato delle radio online è più che florido oltreoceano</strong> e le migliaia di utenti che ogni dì giungono sulla piattaforma per produrre e ascoltare show comincia a essere un numero affatto trascurabile.<br />
Lʼobiettivo è quello di sfruttare al massimo lʼopportunità di mercato che si verrà a creare con il crollo delle barriere tecnologiche come la <strong>trasmissione fm sulle autoradio per inserire rapidamente contenuti user generated</strong>, made in Spreaker ovviamente.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.spreaker.com" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-989" style="border: none;" title="homepagespreaker" src="http://www.digitallycultured.it/wp-content/uploads/2011/06/homepagespreaker.jpg" alt="" width="657" height="646" /></a></p>
<p><strong><em>Raccontaci come vanno le cose oltreoceano!</em></strong><br />
Bè, ciò che siamo abituati a vedere da qui è soltanto una piccola parte di quello che ogni giorno accade in una città come San Francisco. <strong><br />
</strong></p>
<blockquote><p>Nel nostro Paese i capelli bianchi nei corridoi, dietro le scrivanie sono all’ordine del giorno; dove vive adesso Francesco non ci sono capelli bianchi e non ci sono quasi scrivanie.</p></blockquote>
<p><strong>Si può fare business bevendo un caffè da Starbucks</strong> per poi recarsi di corsa a uno delle decine di eventi che ogni dì si organizzano per fare il punto e incontrare guru dell’informatica, esperti di social marketing, businessman poco più che trentenni. <strong>Puoi arrivare a sera e accorgerti di non ricordarti nemmeno cosa sia la pausa pranzo</strong>, puoi scoprirti ancora in ufficio alle ore più impensate oppure decidere di seguire il tuo sport preferito.<br />
Francesco, la scorsa settimana, ha deciso di prendersi una pausa alla <strong>partita di baseball dei Giants</strong> per poi scoprire che uno come <strong>Mitch Kapor</strong>, co-founder del colosso del software <strong>Lotus</strong> e <strong>Mozilla</strong>, aveva avuto la sua stessa idea e anche il suo stesso settore.<br />
San Francisco è così, puoi restare in fila per ore davanti a una porta sperando che la persona che hai deciso di incontrare si ricorderà di te alla fine, nonostante le centinaia di volti che gli scorrono davanti ogni giorno e poi avere la certezza che sarà il tuo sorriso o il commento sulla partita vista insieme quello che gli resterà più impresso.</p>
<p><strong><em>Cosa ne pensate del mercato italiano delle Start-Up? Che ve ne pare dello scenario? Quali problemi ci sono e, se ci sono, quali possono essere, secondo voi, le soluzioni?</em></strong></p>
<p>Giovani fino a 40 anni. È questa l&#8217;età fino alla quale <strong>Confindustria</strong> considera un imprenditore giovane, forse perchè di <strong>ragazzi under 30 che raggiungono il successo ce ne sono pochi, almeno in Italia</strong>.<br />
In realtà per scoprire quale sia l&#8217;età migliore per arrivare all&#8217;apice della carriera come imprenditori è sufficiente uscire dal nostro Paese e accorgersi che è <strong>tra i 25 e i 27 anni che la creatività è al massimo livello</strong> e si è pronti per <strong>avviare nuove startup</strong>, soprattutto in alcuni settori come il web. In realtà in altri Paesi come gli Stati Uniti <strong>l’età si abbassa ulteriormente e l’esperienza vera in startup si gioca tutta entro i 25 anni</strong>.<br />
<strong>In Italia i giovani avviati al successo hanno ereditato quasi sempre le imprese dai genitori</strong>. Cosa che chiaramente non è ancora possibile nel web e questo porta ad essere più cauti negli investimenti. Fino all’ultimo non c’è nulla di certo e al più temerario dei business angel puoi presentare modelli, numeri, idee, ma stiamo parlando di scenari davvero astratti, non certo di materie prima che sai per certo porteranno determinati introiti se si sceglierà di perseguire quella strada già percorsa da altri prima di te. <strong>Certo un po’ più di conoscenza o magari incoscienza, chissà, non guasterebbe</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pitchcloud.it/startup/spreaker" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1006" style="border: none;" title="guarda il pitch di spreaker su pitchcloud" src="http://www.digitallycultured.it/wp-content/uploads/2011/06/guarda-il-pitch-di-spreaker-su-pitchcloud.jpg" alt="guarda il pitch di spreaker su pitchcloud" width="660" height="413" /></a></p>
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