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	<title>Divulgazione Scientifica.it</title>
	<link>http://www.greedybrain.com/divulgazione</link>
	<description>Comunicazione scientifica e strategie per la ricerca</description>
	<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 11:36:54 +0000</pubDate>
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		<title>Lo sfascio della ricerca 2: le metastasi</title>
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		<comments>http://www.greedybrain.com/divulgazione/lo-sfascio-della-ricerca-2-le-metastasi#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 11:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serioga</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Metastasi. E&#8217; proprio la parola che ho sentito usare più spesso dai ricercatori più bravi e giovani. Solo che non parlano di cellule maligne, ma di loro stessi. Il laboratorio dove lavorano, quelli che ci stanno dentro, sono metastasi in un organismo, l&#8217;ateneo, il dipartimento, che se non li rigetta, al massimo li tollera. Metastasi [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Lo sfascio della ricerca 2: le metastasi", url: "http://www.greedybrain.com/divulgazione/lo-sfascio-della-ricerca-2-le-metastasi" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Metastasi. E&#8217; proprio la parola che ho sentito usare più spesso dai ricercatori più bravi e giovani. Solo che non parlano di cellule maligne, ma di loro stessi. Il laboratorio dove lavorano, quelli che ci stanno dentro, sono metastasi in un organismo, l&#8217;ateneo, il dipartimento, che se non li rigetta, al massimo li tollera. Metastasi buone, tumori al contrario, che invece di drenare risorse ne portano, tante, attirando finanziamenti esterni, anche dall&#8217;estero. Che nutrono il loro ospite di preziose pubblicazioni, alzando la media della produttività e abbassando quella dell&#8217;età. Come in una sismbiosi imperfetta, questi corpi estranei danno molto al loro ospite e in cambio prendono poco.</p>
<p>Se la ricerca italiana, tutto sommato, non sfigura nel panorama internazionale, se la sua produttività media (misurata in numero di articoli scientifici) è la quarta in europa dopo UK, Germania e Francia, se esiste un&#8217;eccellenza riconosciuta in diversi campi scientifici, molto del merito va a queste metastasi che riescono a incunearsi, a ritagliarsi un pò di spazio -anche fisico- nell&#8217;accademia italiana, contando di volta in volta sulla protezione e l&#8217;aiuto di qualche cattedratico più illuminato.</p>
<p><img src="http://www.greedybrain.com/divulgazione/wp-content/uploads/2008/11/metastasi.jpg" width="220" height="180" alt="metastasi.jpg" style="float:left;" /></p>
<p>Per un pò ho avuto anche io la fortuna, se così si può dire, di essere una metastasi. Il nostro era un buon laboratorio, diretto da una scienziata brillante. Eravamo una decina, pigiati in dieci metri quadrati. Per entrare attraversavamo enormi stanzoni con una grande scrivania dove sedeva, da solo un professore quasi novantenne. Pare che fosse un vecchio luminare, ma ora nessuno sapeva più cosa facesse. Eppure era lì, e nessuno aveva da ridire. Si stava attenti a tenersi buoni tutti, a non scatenare gli anticorpi dei più potenti, con il rischio di venire rigettati. Nell&#8217;università italiana, i cattedratici hanno potere assoluto. Qualcuno di loro (e ce ne sono) a volte decide che il merito va premiato. Ma è sempre e comunque una loro scelta personale, e non la regola di un sistema che, anzi, rema incessantemente contro.</p>
<p>A dire queste cose oggi sembra di fare un favore ad un governo che, invece non mi piace: non passa giorno che i giornali di Berlusconi non tirino fuori una storia di ordinaria baronia, una nuova mappa del nepotismo che impera nelle nostre facoltà a sostegno della campagna distruttiva del loro capo. Ma anche quando la realtà viene usata in modo strumentale, come in questo caso, è sempre una realtà oggettiva e incontestabile, soprattutto da chi l&#8217;università la conosce.</p>
<p>Per lunghissimi anni le università sono state svilite, amministrate malamente e usate come feudi dagli stessi baroni che le comandano, termiti bulimiche che oggi piangono miseria. I concorsi sono pilotati, nel pieno rispetto della legalità, perchè l&#8217;intero processo di selezione è in mano, per legge, alle singole università, anche se poi lo stipendio di chi vince lo paga (a vita) lo Stato. Improbabili atenei sono sorti come funghi per creare nuove cattedre, così come i corsi che si sono moltiplicati, dilapidando i già scarsi finanziamenti pubblici.</p>
<p>E poi ci sono le metastasi. Ricordiamocele. Perchè quando pensiamo alla ricerca italiana è bene ricordare che parliamo di un sistema dove coesistono baroni, fannulloni ma anche giovani scienziati di valore internazionale, le metastasi buone che sopravvivono e producono <em>nonostante</em> il fatto di vivere in un habitat ostile. Questo distinguo -vitale anche in termini comunicativi- si perde purtroppo nei movimenti di piazza, proprio come avviene oggi. Per farsi sentire si alza il tono della voce e si parla a <a href="http://forum.repubblica.it/viewtopic.php?t=121">slogan</a>, i messaggi si diluiscono e le posizioni si accorpano: studenti, ricercatori, docenti da una parte, governo dall&#8217;altra. Questo è deleterio, perché mette tutti gli universitari, baroni, mediocri e scienziati eccellenti nello stesso calderone agli occhi del pubblico. In un <a href="http://www.greedybrain.com/divulgazione/lo-sfascio-della-ricerca-comunicazione-for-dummies"><font color="#0000E9" style="color: #0000E9;"><u>altro post</u></font></a> ho lanciato un appello a questi ultimi di tutto per differenziarsi e parlare con una voce unica che non sia la stessa della baronia accademica.</p>
<p>Una volta sono andato in giro a chiedere ad amici e colleghi più esperti cosa succederebbe se per un colpo di bacchetta magica triplicassero da un giorno all&#8217;altro i finanziamenti italiani alla ricerca. Se si raddoppiasse, invece di tagliare, il numero di posti da ricercatore. Cambierebbe così tanto il sistema ricerca italiano? <strong><span style="font-weight: normal;">I giovani riuscirebbero a superare il muro di gerontocrazia che li separa da una degna carriera</span></strong>?</p>
<p>La risposta, quasi unanime, è stata no, non cambierebbe quasi nulla. Non finché i fondi, e le posizioni, non verranno distribuiti secondo criteri di merito. Per valorizzare il merito non c&#8217;è bisogno, almeno oggi, di rifondare l&#8217;università. Sarebbe sufficiente agire con intelligenza sui rubinetti dei finanziamenti, premiando veramente chi se lo merita, e lasciando a secco gli altri. Non bisognerebbe inventare nulla di rivoluzionario: esistono da tempo sistemi ben rodati e consolidati internazionalmente, che permettono, nei limiti del possibile, di allocare risorse ai ricercatori e ai progetti migliori. Con la volontà politica e il consenso del mondo accademico, applicare questi metodi sarebbe una questione di mesi, non di anni. La volontà politica non c&#8217;è, e questo è un fatto. Ma siamo sicuri che il mondo accademico voglia veramente farlo?</p>
<p><a href="http://www.greedybrain.com/divulgazione/meritocrazia-not-in-my-backyard">Leggi il seguito: Meritocrazia? Not in my Backyard!</a><br />
© Sergio Pistoi 2008<em>*Nota: chi legge</em> <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/06/le-termiti-della-ricerca/"><em>nazioneindiana.com. troverà un post molto simile a questo</em></a> <em>è sempre mio, me l&#8217;hanno chiesto e ho aderito volentieri</em></p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.3.3&amp;publisher=49f8f1a2-706d-4b18-a749-ae309a11843f&amp;title=Lo+sfascio+della+ricerca+2%3A+le+metastasi&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.greedybrain.com%2Fdivulgazione%2Flo-sfascio-della-ricerca-2-le-metastasi">ShareThis</a></p><div class="feedflare">
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		<title>Meritocrazia? Not in my Backyard!</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 10:20:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa meristemi, commentando un mio post , faceva notare come la meritocrazia in italia, sia una questione NIMBY: not in my backyard. &#8220;Come l&#8217;integrazione culturale-scrive meristemi -&#8221; è una cosa che tutti dicono giusta e rispettabile, ma che ognuno se la faccia a casa propria&#8220;. Sono d&#8217;acccordo. Di meritocrazia, oggi, si riempiono la [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Meritocrazia? Not in my Backyard!", url: "http://www.greedybrain.com/divulgazione/meritocrazia-not-in-my-backyard" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-weight: normal;">Qualche tempo fa</span> <span style="font-weight: normal;"><a href="http://www.greedybrain.com/divulgazione/scienziati-ingrilliti">meristemi, commentando un mio post ,</a> faceva notare come la meritocrazia in italia, sia una questione NIMBY: not in my backyard. &#8220;<em>Come l&#8217;integrazione cultural</em>e-scrive <a href="http://www.greedybrain.com/divulgazione/scienziati-ingrilliti">meristemi</a> -&#8221; <em>è una cosa ch</em><em>e tutti dicono giusta e rispettabile, ma che ognuno se la faccia a casa propria</em>&#8220;. Sono d&#8217;acccordo. Di meritocrazia, oggi, si riempiono la bocca in tanti, anche quelli che preferirebbero vederla applicata solo agli altri.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Anche se continuano a usarla come parola-chiave nei loro discorsi, i rappresentanti del mondo accademico e le associazioni dei docenti si sono di fatto sempre opposti - con varie scuse- ad ogni tentativo di introdurre criteri meritocratici secondo standard internazionali. Nonostante i proclami, molti, troppi nel mondo della ricerca, vogliono ancora che i soldi, anche pochi, arrivino. A pioggia, senza troppo guardare al merito. Questa non è propaganda governativa, ma la realtà dell&#8217;università italiana con la quale, volenti o nolenti, pro o anti Gelmini, tutti dobbiamo fare i conti. Perchè la meritocrazia è un&#8217;arma a doppio taglio: se sei bravo i soldi arrivano, altrimenti sei tagliato fuori. E questo non piace quasi a nessuno.</span></strong></p>
<p><img src="http://www.greedybrain.com/divulgazione/wp-content/uploads/2008/11/meritocrazia.jpg" width="154" height="205" alt="meritocrazia.jpg" style="float:left;" /></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 14px; margin-left: 0px;"><span style="font-family: 'Lucida Grande';"><font face="Helvetica" size="4" style="font: 14px Helvetica;">Nel nostro paese solo alcune fondazioni private, tra cui Telethon, e un ente pubblico, <a href="http://www.agenziafarmaco.it/section8983.html">l&#8217;AIFA</a> (che però rischia di subire una disastrosa ristrutturazione) hanno adottato criteri stringenti, meritocratici e rispondenti alle migliori pratiche internazionali per la selezione dei progetti da finanziare. Segno che anche da noi, se si vuole, è possibile farlo. Eppure conosco solo un <a href="http://www.liberiamolaricerca.it/"><font color="#0000E9" style="color: #0000E9;"><u>gruppo di ricercatori,</u></font></a> trasversale a varie facoltà e discipline, che oggi sta portando avanti seriamente e concretamente una campagna perchè questi standard vengano realmente applicati a tutti i finanziamenti pubblici.</font></span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 14px; margin-left: 0px;"><span style="font-family: 'Lucida Grande';"><font face="Helvetica" size="4" style="font: 14px Helvetica;">Tagliando in modo indiscriminato, il governo dimostra tutta la sua incompetenza e disinteresse a risolvere i problemi in modo serio. Ma dare tutta la colpa ai politici è facile, ma non dimentichiamoci che i ministri fanno danni (come la Gelmini) o al limite non combinano un tubo (come Mussi) ma, almeno prima o poi se ne vanno. I gerontocrati che da anni divorano dal&#8217;interno il mondo accademico italiano, invece, rimarranno inossidabili al loro posto, finchè qualcuno non userà con più buon senso la leva dei finanziamenti.</font></span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 14px; margin-left: 0px;"></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 14px; margin-left: 0px;"><span style="font-family: 'Lucida Grande';"><span style="font-family: Helvetica;">Leggi il post precedente: <a href="http://www.greedybrain.com/divulgazione/lo-sfascio-della-ricerca-2-le-metastasi">le metastasi</a></span></span></p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.3.3&amp;publisher=49f8f1a2-706d-4b18-a749-ae309a11843f&amp;title=Meritocrazia%3F+Not+in+my+Backyard%21&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.greedybrain.com%2Fdivulgazione%2Fmeritocrazia-not-in-my-backyard">ShareThis</a></p><div class="feedflare">
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		<title>La peer review si impara</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 17:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serioga</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi e annunci]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti sono d&#8217;accordo sul fatto che nel nostro paese serva un sistema di valutazione più rigoroso nella distribuzione dei fondi. Ma mentre tutti parlano di meritocrazia nei finanziamenti, pochi fanno qualcosa di concreto.
Per questo mi fa piacere segnalarvi il corso pratico di peer review che inizia l&#8217;8 Novembre prossimo a Bologna, organizzato dalla European Genetics [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "La peer review si impara", url: "http://www.greedybrain.com/divulgazione/la-peer-review-si-impara" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti sono d&#8217;accordo sul fatto che nel nostro paese serva un sistema di valutazione più rigoroso nella distribuzione dei fondi. Ma mentre tutti parlano di meritocrazia nei finanziamenti, pochi fanno qualcosa di concreto.</p>
<p>Per questo mi fa piacere segnalarvi il <strong>corso pratico di peer review</strong> che inizia l&#8217;8 Novembre prossimo a Bologna, organizzato dalla <a href="http://www.eurogene.org">European Genetics Foundatio</a>n, <a href="http://www.telethon.it/ricerca/peer.asp" target="_blank">Telethon</a> il <a href="http://www.consorzioprogen.it">PROGEN Consortium</a> e l&#8217;<a href="http://www.unibo.it">Università di Bologna</a> è la prima iniziativa di questo tipo in Italia ed è rivolta soprattutto agli science officers che hanno a che fare, a vario titolo, con la valutazione e il finanziamento di progetti scientifici.</p>
<p>Sono previste sessioni pratiche e tavole rotonde con esperti internazionali del settore.</p>
<p>PEER REVIEW IN THEORY AND IN PRACTICE</p>
<p>Training course for Scientific Officers of European Research Funding Organizations</p>
<p>November 8-10, 2008</p>
<p>EuroMediterranean University Centre of Ronzano, Bologna, ITALY</p>
<p>Le <a href="http://www.eurogene.org/body.php?t=1&amp;l=l&amp;p=pages/train/courses/crsprogr.php&amp;r=125">iscrizioni sono ancora aperte</a> a posti limitati (50).</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.3.3&amp;publisher=49f8f1a2-706d-4b18-a749-ae309a11843f&amp;title=La+peer+review+si+impara&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.greedybrain.com%2Fdivulgazione%2Fla-peer-review-si-impara">ShareThis</a></p><div class="feedflare">
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		<title>Pizza accademica</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 15:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serioga</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
E&#8217; un gran casino.
Non lo dico io. Lo dice Giuseppe Pizza, intervistato ieri (mercoledì) da Repubblica. Ve lo ricordate il camaleontico Pizza, quello che minacciava di far rinviare le elezioni? Ora è sottosegretario alla Ricerca. Per capirsi, la figura che dovrebbe guidare la ricerca del sistema Italia nella dura competizione internazionale. Quella che dovrebbe indicare [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Pizza accademica", url: "http://www.greedybrain.com/divulgazione/pizza-accademica" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.greedybrain.com/divulgazione/wp-content/uploads/2008/10/pizza-e-ricerca.jpg" width="166" height="166" alt="pizza e ricerca.jpeg" style="float:left;" /></p>
<p>E&#8217; un gran casino.</p>
<p>Non lo dico io. Lo dice <strong>Giuseppe Pizza</strong>, intervistato ieri (mercoledì) da Repubblica. Ve lo ricordate il camaleontico Pizza, quello che minacciava di far rinviare le elezioni? Ora è sottosegretario alla Ricerca. Per capirsi, la figura che dovrebbe guidare la ricerca del sistema Italia nella dura competizione internazionale. Quella che dovrebbe indicare le strategie per non restare indietro in un settore vitale come quello della ricerca e dell&#8217;innovazione.</p>
<p>Non si capisce se il suo &#8220;casino&#8221; alludesse ai provvedimenti Gelmini, alla famigerata legge 133 o alle proteste che ne sono seguite. Comunque ha ragione: effettivamente è un gran casino.</p>
<p>Nella stessa intervista ha precisato che lui, sottosegretario alla Ricerca, da tutta questa questione si tiene lontano. Lui, dice, si occupa solo di ricerca spaziale. Si vede che è uno che si tiene fuori dai casini. Vedete voi.</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.3.3&amp;publisher=49f8f1a2-706d-4b18-a749-ae309a11843f&amp;title=Pizza+accademica&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.greedybrain.com%2Fdivulgazione%2Fpizza-accademica">ShareThis</a></p><div class="feedflare">
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		<title>Lo sfascio della ricerca: corso di comunicazione for Dummies</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 17:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serioga</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Come la vedo io]]></category>

		<category><![CDATA[Impara a divulgare]]></category>

		<category><![CDATA[Politiche della ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[comunicazione scientifica]]></category>

		<category><![CDATA[divulgazione scientifica]]></category>

		<category><![CDATA[finanziamenti alla ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[Legge 133]]></category>

		<category><![CDATA[Ricerca italiana]]></category>

		<category><![CDATA[ufficio stampa]]></category>

		<category><![CDATA[valutazione della ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[
  Caro Sergio, mi sono imbattuto per caso nel tuo blog. [&#8230;] preso dai pensieri dominanti di questi giorni, mi sono chiesto: ma e&#8217; possibile che non ci sia neanche una riga sugli effetti della legge 133/08 sull&#8217;universita&#8217; e la ricerca? Poi, ho letto il finale dell&#8217;articolo sui professori &#8220;ingrilliti&#8221; e ho capito&#8230;Pero&#8217;, ho [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Lo sfascio della ricerca: corso di comunicazione for Dummies", url: "http://www.greedybrain.com/divulgazione/lo-sfascio-della-ricerca-comunicazione-for-dummies" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>
  <span style="font-family: Monaco; font-size: 14px">Caro Sergio, mi sono imbattuto per caso nel tuo blog. [&#8230;] preso dai pensieri dominanti di questi giorni, mi sono chiesto: ma e&#8217; possibile che non ci sia neanche una riga sugli effetti della legge 133/08 sull&#8217;universita&#8217; e la ricerca? Poi, ho letto il finale dell&#8217;articolo sui professori &#8220;ingrilliti&#8221; e ho capito&#8230;<span style="line-height: normal">Pero&#8217;, ho pensato, forse potrebbe essere utile avere suggerimenti su come noi universitari italiani, diretti interessati dai prossimi tagli di fondi e persone, possiamo comunicare all&#8217;esterno dell&#8217;universita&#8217; le nostre difficolta&#8217; presenti e future.In questi giorni lo stiamo facendo un po&#8217; tutti, improvvisandoci comunicatori: hai forse qualche consiglio da darci ? Attendo con fiducia, e nel frattempo tornero&#8217; a trovarti sul tuo blog. [&#8230;]</span></span>Alessandro, ricercatore (Università di Firenze)
</p></blockquote>
<p>Caro Alessandro, ti ringrazio per la fiducia e dello spunto che mi offri.<br />
Il tema è stimolante e di grande importanza, specialmente in un periodo come quello che stiamo attraversando: come fare a trasmettere in modo efficace le proprie istanze di ricercatori al pubblico perché le comprenda e -se è il caso- le appoggi?<br />
Facendo come al solito l&#8217;avvocato del diavolo, un pezzo di risposta la trovo nelle tue parole. Per quanto sia legittima, la tua domanda: &#8220;<em>come possiamo comunicare all&#8217;esterno dell&#8217;universita&#8217; le nostre difficolta&#8217; presenti e future</em>?&#8221; è -secondo me- sintomatica di un errore di fondo da parte dei ricercatori. Siamo sicuri infatti che la chiave giusta per parlare al pubblico sia quella di comunicare continuamente le proprie difficoltà?</p>
<p><strong><br /></strong><strong>L&#8217;importanza del messaggio</strong></p>
<p>Non sto naturalmente sottovalutando le difficoltà della ricerca (che ben conosco) ma la comunicazione è un processo strategico che non lascia spazio all&#8217;autocommiserazione, giustificata o meno. Se ci mettiamo nella testa di un italiano medio, alle prese con inevitabili difficoltà quotidiane (compresa quella di arrivare a fine mese, trovare l&#8217;asilo per il bambino o l&#8217;angoscia per il proprio conto corrente) in quale posizione di priorità finiranno le difficoltà di un &#8220;altro&#8221; (il ricercatore) alle prese con i PROPRI problemi di lavoro, salario o quant&#8217;altro? Mi pare che nello sforzo (legittimo) di tutelare la propria categoria, i ricercatori e molte loro associazioni abbiano trasformato i tagli alla ricerca in un problema sindacale di posti di lavoro, come se il fatto riguardasse la sorte di qualche migliaio di addetti ai lavori. Questo almeno è il messaggio che il pubblico rischia di percepire se mi baso sulle rassegne stampa che leggo quotidianamente.Al contrario, bisognerebbe fare molto di più per trasmettere CONCRETAMENTE un idea diversa: la ricerca è un bene di tutti.Una campagna efficace ad esempio, dovrebbe far capire al pubblico l&#8217;importanza concreta della ricerca per lo sviluppo economico, il benessere di ciascuno, la formazione dei propri figli. Questo significa spostare l&#8217;attenzione dai problemi dei ricercatori alle opportunità che ciascun cittadino rischia di perdere.Il primo consiglio che posso dare (umilmente) è perciò quello di resistere alla tentazione di vedere pubblicata sui giornali la propria triste storia di ricercatori con pochi fondi e assillati dalle baronie, puntando invece su messaggi diversi e più efficaci.<br />
Il servizio pubblico della <a href="http://www.lamma.rete.toscana.it/previ/ita/index.html">lamma</a> riporta ad esempio questa frase:</p>
<blockquote>
<p>Si avvisa che a seguito dello stato di agitazione del personale del CNR contro i tagli di finanziamento della ricerca pubblica potrebbero verificarsi alcuni disservizi</p>
</blockquote>
<p>Volontario o meno, è un messaggio concreto che tutti possono capire: la ricerca non è solo un hobby per pochi eletti ma il motore dell&#8217;innovazione che tutti, prima o poi, useremo. Quanti sono i servizi che, oggi, dipendono anche solo in parte dal lavoro dei ricercatori e che rischiano di fermarsi?</p>
<p><strong>Recuperare la credibilità</strong></p>
<p>&#8220;Differentiate or Die&#8221; è un motto del marketing, oltre che il titolo di <a href="http://www.amazon.com/Differentiate-Die-Survival-Killer-Competition/dp/0471028924">un bel libro di Jack Trout</a>. Il succo è che se non si vuole morire (commercialmente parlando) bisogna fare di tutto per differenziare il proprio marchio e la propria voce da quelle che risultano troppo simili, far risaltare agli occhi del pubblico le proprie caratteristiche distintive e positive e far leva su di esse. Nel caso dei ricercatori italiani, questa regola implica una priorità: quella di differenziarsi da chi parla a vanvera (o peggio ancora in malafede) così da recuperare la necessaria credibilità agli occhi del pubblico.</p>
<p>Possiamo porre il problema in questi termini: quanti di quelli che oggi protestano contro i tagli alla ricerca hanno veramente la credibilità per farlo? L&#8217;immagine che molti si sono fatti della ricerca italiana attraverso i media è quella di un sistema marcio, governato da baroni e popolato da mediocri fannulloni. Direi che non è un&#8217;immagine falsa, ma neanche del tutto vera. Una parte del pubblico, quella più attenta, sa infatti che in questo sistema coesistono scienziati bravissimi e coraggiosi a cui va il merito di una produttività eccellente, dimostrata dai dati internazionali. Tuttavia, in assenza di un sistema di selezione meritocratico, e senza una chiara distinzione comunicativa, baroni, mediocri e scienziati eccellenti saranno tutti nello stesso calderone agli occhi del pubblico. Considerando che più ardenti oppositori dei tagli alla ricerca sono spesso gli appartenenti alle prime due specie, come fa il pubblico a sapere chi sta ascoltando? Come fa a dare fiducia ad una categoria che nel complesso è screditata?</p>
<p>Per i ricercatori seri, direbbe Jack Trout, la priorità è quella di differenziarsi da baroni e fannnulloni. Per questo, i ricercatori che hanno a cuore il futuro della ricerca, precari o meno, dovrebbero creare una categoria, un&#8217;associazione, un gruppo di pressione, che parli con una voce unica e che non sia la stessa delle CUN, delle CRUI e delle tante termiti che hanno contribuito a portare l&#8217;università alla sfacio.</p>
<p>Dovrebbero battersi strenuamente perchè al taglio dei finanziamenti-se ci sarà- corrisponda un sistema serio e meritocratico di distribuzione dei fondi, accettando il rischio di non ricevere nulla quando non risultano competitivi. Qualunque sia la strategia comunicativa, i ricercatori di valore dovrebbero cominciare ad uscire dal calderone e distinguersi in modo più chiaro da baroni e fannulloni, portando messaggi e proposte positive. Esistono iniziative interessanti in tal senso, ma piuttosto parziali e quasi mai frutto di uno sforzo unitario.</p>
<p>Non posso che rispondere in modo parziale e incompleto alla tua domanda, caro Alessandro, ma spero sia l&#8217;inizio di una discussione fruttuosa su questo blog. © Sergio Pistoi 2008</p>
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		<title>La mosca cieca del peer review</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 12:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serioga</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
  E´ pronto il piano della Regione che rivoluzionerà il sistema di assegnazione dei fondi per la ricerca scientifica biomedica. [i fondi] verranno assegnati con un sistema &#8220;all´americana&#8221;, in cui, tra l´altro, il nome dei candidati resterà sconosciuto fino all´ultimo [&#8230;] (Repubblica 19/09/2008)

Come tutti i toscani, sono felice di vivere in Toscana. Non è [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "La mosca cieca del peer review", url: "http://www.greedybrain.com/divulgazione/la-mosca-cieca-del-peer-review" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>
  E´ pronto il piano della Regione che rivoluzionerà il sistema di assegnazione dei fondi per la ricerca scientifica biomedica. [i fondi] verranno assegnati con un sistema &#8220;all´americana&#8221;, in cui, tra l´altro, il nome dei candidati resterà sconosciuto fino all´ultimo [&#8230;] (Repubblica 19/09/2008)
</p></blockquote>
<p>Come tutti i toscani, sono felice di vivere in Toscana. Non è solo una regione ricca di eventi straordinari, come la Sagra della Nana e il raduno dei Landini Testa Calda dell&#8217; Anonima Peneto Trattori. Dati alla mano, la Toscana è anche un esempio innegabile, nel panorama italiano, di gestione virtuosa della Sanità pubblica.E&#8217; per questo che ho sofferto più del normale leggendo <a href="http://www.regione.toscana.it/regione/export/RT/sito-RT/Contenuti/sezioni/salute/servizio_sanitario_regionale/visualizza_asset.html_33429165.html" target="_blank">in questo articolo di Repubblica</a> del piano &#8220;rivoluzionario&#8221; lanciato dall&#8217;assessore alla Sanità della mia regione, Enrico Rossi, per il finanziamento della ricerca scientifica. La Tristezza si è poi seduta accanto a me quando, sullo stesso giornale, l&#8217;assessore regionale dichiara di ispirasi, per questa &#8220;rivoluzione&#8221; al modello americano.<br />
Diciamolo subito: il piano &#8220;rivoluzionario&#8221; della Regione Toscana, non solo non è così rivoluzionario, ma è anche poco sensato agli occhi di chi conosce come funziona l&#8217;assegnazione seria dei fondi. Per finire, non c&#8217;entra un tubo con il cosiddetto sistema &#8220;all&#8217;americana&#8221;, citato da Rossi.Tralasciando molti dettagli, il problema principale sta nella già citata frase: <em>&#8220;il nome dei candidati resterà sconosciuto fino all´ultimo</em>&#8220;. Questo peer review &#8220;alla cieca&#8221; si può definire ottimisticamente come un&#8217;ingenuità o, più realisticamente, come una boiata pazzesca.© Sergio Pistoi 2008</p>
<p> <a href="http://www.greedybrain.com/divulgazione/la-mosca-cieca-del-peer-review#more-184" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Quattordici</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 17:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serioga</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[giornalismo scientifico]]></category>

		<category><![CDATA[innovazione]]></category>

		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Quattordici è il numero di domande su scienza e ricerca alle quali, puntualmente ed in modo esauriente, hanno risposto i candidati alla presidenza USA Barack Obama e John McCain, chiarendo i loro rispettivi programmi su questi temi.
A porre le questioni è stato Science Debate 2008, un movimento grassroot (cioè nato dal basso) che raggruppa oggi [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Quattordici", url: "http://www.greedybrain.com/divulgazione/quattordici" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.greedybrain.com/ita/wp-content/uploads/science-policy.gif" width="196" height="196" alt="science policy.gif" style="float:left;" />Quattordici è il numero d<a href="http://www.sciencedebate2008.com/www/index.php?id=42" target="_blank">i domande su scienza e ricerca</a> alle quali, puntualmente ed in modo esauriente, hanno risposto i candidati alla presidenza USA Barack Obama e John McCain, chiarendo i loro rispettivi programmi su questi temi.</p>
<p>A porre le questioni è stato <a href="http://www.sciencedebate2008.com" target="_blank">Science Debate 2008</a>, un movimento grassroot (cioè nato dal basso) che raggruppa oggi alcune fra le più grandi associazioni che si occupano di ricerca negli States. La prima domanda dà l&#8217;idea del tono, poco retorico e molto realistico del dibattito:</p>
<blockquote>
<p>&#8220;Science and technology have been responsible for half of the growth of the American economy since WWII. But several recent reports question America’s continued leadership in these vital areas. What policies will you support to ensure that America remains the world leader in innovation?&#8221;</p>
</blockquote>
<p>Facciamo un piccolo confronto. Vi ricordate quanti punti del programma elettorale dei due principali schieramenti nelle scorse elezioni italiane avevano la scienza come argomento centrale?</p>
<p>Ve lo dico io: Zero.</p>
<p>E non è tutto. Qualcuno ricorderà anche che la rivista Le Scienze, forse pensando di essere in America, provò ad aprire il dibattito ponendo qualche domanda ai due candidati, con lo stesso risultato di cui sopra.</p>
<p>Tutta colpa dei politici di casa nostra, refrattari a tutto ciò che riguarda scienza e ricerca? Non proprio.</p>
<p>Se è vero che i politici si interessano ai temi che (secondo le loro analisi ) toccano più da vicino i loro elettori, la colpa del disinteresse verso la ricerca non può essere soltanto loro.</p>
<p>Un altro confronto è illuminante a tal proposito : Science Debate 2008 (da cui sono scaturite le domande) è nata dall&#8217;iniziativa di un pugno di intellettuali, ma si è presto allargata fino ad includere le più grandi società e associazioni scientifiche del Paese.</p>
<p>Si tratta di un&#8217;iniziativa strutturata, con un&#8217;agenda e un programma precisi, che include istituzioni scientifiche di grande prestigio e peso. In altre parole, Science Debate 2008 rappresenta un gruppo di pressione efficace. Difficile - anche per il politico più disinteressato alla scienza- non rispondere ad una sollecitazione di tale portata.</p>
<p>Da noi le iniziative di sensibilizzazione verso i politici, anche quando arrivano da eminenti scienziati, si limitano a qualche lagnosa lettera aperta sui giornali, o alle ancora più patetiche catene di Sant&#8217;Antonio che girano su internet, raccogliendo le firme dei soliti noti- e di tanti ignoti. <a href="http://www.gruppo2003.org" target="_blank">Il gruppo 2003</a> è forse, in questo campo, l&#8217;unica &#8220;grassroot&#8221; italiana organizzata con una parvenza di agenda, ma a cinque anni dalla nascita rimane un&#8217;associazione di individui (per quanto alcuni di essi siano emeriti e famosi) che non include alcuna istituzione scientifica ed è ben lontano dall&#8217;essere un gruppo di pressione.</p>
<p>Lamentele, piagnistei e lettere aperte hanno certamente un effetto catartico. Fanno bene a chi le scrive e fanno indignare per dieci minuti chi le legge e, magari, firma. E&#8217; bene chiarire che questi strumenti, a parte ciò, non servono a nulla. La comunità scientifica dovrebbe invece fare fronte comune e costruire un gruppo di pressione efficace e organizzato, sull&#8217;esempio di quelli d&#8217;oltre oceano. Solo così si può sperare che la ricerca salga di qualche posizione nell&#8217;agenda dei politici.</p>
<p>© Sergio Pistoi 2008</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.3.3&amp;publisher=49f8f1a2-706d-4b18-a749-ae309a11843f&amp;title=Quattordici&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.greedybrain.com%2Fdivulgazione%2Fquattordici">ShareThis</a></p><div class="feedflare">
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		<title>Il buco nero dell’informazione</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 18:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serioga</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Come la vedo io]]></category>

		<category><![CDATA[Raccontare la scienza]]></category>

		<category><![CDATA[CERN]]></category>

		<category><![CDATA[comunicare la scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Ogni tanto mi sento come uno di quegli schiavi che costruivano le piramidi. Almeno loro dovevano studiare di meno.&#8221;
Me lo disse il mio vecchio amico Saverio, forse preso in un raro momento di sconforto. Sono passati cinque anni, forse anche più da quando parlavo con lui in un laboratorio di Frascati. Saverio è un fisico, [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Il buco nero dell&#8217;informazione", url: "http://www.greedybrain.com/divulgazione/il-buco-nero-dellinformazione" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Ogni tanto mi sento come uno di quegli schiavi che costruivano le piramidi. Almeno loro dovevano studiare di meno.&#8221;</p></blockquote>
<p>Me lo disse il mio vecchio amico Saverio, forse preso in un raro momento di sconforto. Sono passati cinque anni, forse anche più da quando parlavo con lui in un laboratorio di Frascati. Saverio è un fisico, una delle migliaia di persone, sparse in tutto il mondo, che in questi lunghi anni hanno lavorato alla costruzione dell&#8217;LHC, il <a href="http://public.web.cern.ch/Public/en/LHC/LHC-en.html" target="_blank">Large Hadron Collider</a>, l&#8217;esperimento che partirà finalmente il 10 Settembre prossimo. Saverio mi spiegò il compito della sua equipe: produrre e verificare l&#8217;allineamento perfetto di sottilissimi fili indispensabili ad un pezzo di uno dei rivelatori. Era un lavoro di una precisione certosina, per il quale i ricercatori avevano sviluppato e costruito macchine apposite, computer e software che forse un giorno avrebbero avuto ricadute anche in altri campi. E tutto per costruire un piccolo pezzo del puzzle che avrebbe preso forma a Ginevra. Mi trovavo in uno di quei frangenti in cui pensi che il tuo lavoro, in confronto, non è poi così duro. Quando, recentemente, è venuta fuori la bufala mediatica del buco nero, (una storia creata ad arte da un <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Otto_R%C3%B6ssler" target="_blank">oscuro biochimico tedesco</a> in cerca di notorietà secondo cui l&#8217;esperimento del LHC rischierebbe di creare un buco nero in grado di inghiottire la Terra) ho pensato alle risate un pò amare dei tanti che come Saverio hanno dedicato una parte importante della loro carriera, e della loro vita, a metter in piedi l&#8217; LHC. <a href="http://www.greedybrain.com/divulgazione/il-buco-nero-dellinformazione#more-181" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.3.3&amp;publisher=49f8f1a2-706d-4b18-a749-ae309a11843f&amp;title=Il+buco+nero+dell%26%238217%3Binformazione&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.greedybrain.com%2Fdivulgazione%2Fil-buco-nero-dellinformazione">ShareThis</a></p><div class="feedflare">
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		<item>
		<title>La rockstar e la meccanica quantistica</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Aug 2008 08:54:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serioga</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Raccontare la scienza]]></category>

		<category><![CDATA[Science Tunes]]></category>

		<category><![CDATA[documentari scientifici]]></category>

		<category><![CDATA[eels]]></category>

		<category><![CDATA[fisica]]></category>

		<category><![CDATA[hugh everett]]></category>

		<category><![CDATA[scienza e musica]]></category>

		<category><![CDATA[TV]]></category>

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		<description><![CDATA[Devo all&#8217;amico Ettore Perozzi la segnalazione di questa vera chicca-nerd per gli amanti di musica e scienza. Gli Eels sono una band ormai quasi mitica (nota ai più anche perchè alcuni brani sono stati entrati in colonne sonore di successo,come quella di American Beauty o Shrek). In realtà gli Eels sono una one-man band, il [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "La rockstar e la meccanica quantistica", url: "http://www.greedybrain.com/divulgazione/la-rockstar-e-la-meccanica-quantistica" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Devo all&#8217;amico <a href="http://geocities.com/ettoreperozzi/">Ettore Perozz</a>i la segnalazione di questa vera chicca-nerd per gli amanti di musica e scienza. Gli <a href="http://www.eelstheband.com/">Eels</a> sono una band ormai quasi mitica (nota ai più anche perchè alcuni brani sono stati entrati in colonne sonore di successo,come quella di American Beauty o Shrek). In realtà gli Eels sono una one-man band, il man in questione essendo l&#8217;enigmatico e originale musicista americano Mark Oliver Everett.</p>
<p>Agli appassionati di fisica che leggono il forum questo nome avrà fatto già suonare un campanello nella testa. Non è un omonimia, nè un nome d&#8217;arte: Mark Oliver non è nientedimeno che il figlio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hugh_Everett">Hugh Everett III</a>, genio della fisica e padre della teoria degli universi paralleli. Lo scienziato morì precocemente nel 1982, quando Mark Oliver era poco più che adolescente. In un recente e bellissimo <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/7113098.stm">documentario</a> <strong><span style="font-weight: normal;">prodotto dalla BBC <strong>&#8220;Parallel Worlds, Parallel Lives</strong>&#8221; Mark Oliver racconta la riscoperta, da parte della rockstar, del padre (con cui , pur vivendo nella stessa casa, non aveva praticamente mai parlato) e del suo lavoro scientifico. Non è solo un fantastica storia personale, sottolineata da ottime musiche, ma un piccolo-grande prodotto di divulgazione scientifica, che fa uso tra l&#8217;altro di geniali animazioni.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Il film è passato sui piccoli schermi degli UK e, a giugno di quest&#8217;anno, negli USA, ma non so se è programmata prima o poi una versione italiana. Intanto si può vedere - per fortuna- su you tube. Per ora soltanto in inglese senza sottotitoli. Vale comunque la pena di vederlo e seguirlo tutto, (consiglio la modalità in alta risoluzione) alla bisogna facendosi aiutare a qualche amico anglofono.</span></strong></p>
<p><strong>Parallel Worlds, Parallel Lives, parte 1</strong></p>
<p>
<object width="425" height="349"></p>
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/XBiNzzYoBpA&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;border=1" />
<param name="allowFullScreen" value="true" />
  <br />
  <embed src="http://www.youtube.com/v/XBiNzzYoBpA&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="349" /><br />
</object></p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Am7QuB9gV2Y&amp;feature=related">Parallel Worlds, Parallel Lives, parte 2</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=byAA6fwCxxA&amp;feature=related">Parallel Worlds, Parallel Lives, parte 3</a><br /></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=wECAHB1Vl6s&amp;feature=related">Parallel Worlds, Parallel Lives, parte 4</a><br /></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=PQT30lvVDeg&amp;feature=related">Parallel Worlds, Parallel Lives, parte 5</a><br /></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=tneynAVhjFY&amp;feature=related">Parallel Worlds, Parallel Lives, parte 6</a></strong></p>
<p>Segue <a href="http://www.imeem.com/people/y9izwB8/playlist/a99Rn3sS/eels_playlist_music_playlist/">playlist</a> di brani degli Eels, giusto per dare un&#8217;idea.</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.3.3&amp;publisher=49f8f1a2-706d-4b18-a749-ae309a11843f&amp;title=La+rockstar+e+la+meccanica+quantistica&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.greedybrain.com%2Fdivulgazione%2Fla-rockstar-e-la-meccanica-quantistica">ShareThis</a></p><div class="feedflare">
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		<title>La perversione dei Nobel</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 18:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serioga</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Come la vedo io]]></category>

		<category><![CDATA[Raccontare la scienza]]></category>

		<category><![CDATA[comunicazione scientifica]]></category>

		<category><![CDATA[kary mullis]]></category>

		<category><![CDATA[Nobel]]></category>

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		<description><![CDATA[Un pò di tempo fa avevo parlato della Sindrome del Nobel, quello strano e pernicioso fenomeno legato al conferimento del prestigioso premio, che a volte trasforma valentissimi e prudenti scienziati in tuttologi a cui tutti danno ascolto e credito, anche quando le loro esternazioni rasentano il ridicolo. In sintesi, la questione era: cosa fare per [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "La perversione dei Nobel", url: "http://www.greedybrain.com/divulgazione/la-perversione-dei-nobel" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.greedybrain.com/divulgazione/wp-content/uploads/2008/06/kary-mullis.jpg" width="236" height="236" alt="kary mullis.jpg" style="float:left;" />Un pò di tempo fa <a href="http://www.greedybrain.com/divulgazione/la-sindrome-del-nobel">avevo parlato della Sindrome del Nobel</a>, quello strano e pernicioso fenomeno legato al conferimento del prestigioso premio, che a volte trasforma <strong><span style="font-weight: normal;">valentissimi e prudenti scienziati in tuttologi a cui tutti danno ascolto e credito, anche quando le loro esternazioni rasentano il ridicolo. In sintesi, la questione era: cosa fare per evitare che il premio Nobel crei dei mostri?</span></strong></p>
<p>La mia visione un pò inconoclasta riguardo al Nobel si è rafforzata di recente, dopo che ho assistito, a Torino, dove ero di passaggio ad una delle note performaces del Nobel per la chimica <strong>Gary Mullis</strong>. Premiato come inventore della tecnica rivoluzionaria della PCR (ma la paternità dell&#8217;invenzione è sempre stata controversa), Mullis è generalmente catalogato dai media, a seconda dei casi, come scienziato &#8220;controverso&#8221; &#8220;anticonformista&#8221;, &#8220;eterodosso&#8221;. Tutti aggettivi che suscitare inevitabilmente l&#8217;interesse più o meno morbosa del pubblico. La sala del museo di Scienze Naturali era infatti abbastanza affollata, nonostante l&#8217;ora serale e il prezzo del biglietto di ingresso per l&#8217;evento, 12 euro.</p>
<p>Il Nobel statunitense non ha deluso le aspettative di chi era venuto per lo spettacolo. Dopo aver liquidato in poche battute il racconto sui suoi contributi scientifici ha ricordato le sue tre grandi passioni: le donne, il surf e l&#8217;LSD. Poco dopo arrivano le vere chicche: vengono letti brani dal libro di Mulllis, dove si racconta di suo incontro mistico-sessuale con una donna appena sbarcata da un viaggio siderale - poi misteriosamente ripartita. A seguire, una storia ancora più divertente di conversazioni notturne con un procione dalla testa fosforescente davanti alla sua porta di casa. Qualcuno della platea sorride.</p>
<p>Un pò di gelo si crea quando il Nobel decreta che la spiegazione più semplice di tutti questi strani fenomeni è l&#8217;esistenza di alieni. Lui stesso è stato più volte vittima di <span style="font-style: italic;">alien</span> <span style="font-style: italic;">adductions</span>, di rapimenti da parte degli alieni. Seduto non lontano da me c&#8217;è un collega bravo e piuttosto noto, una vecchia volpe del giornalismo scientifico. Con grande professionalità, ascolta senza battere ciglio i deliri lisergici del Nobel. Solo una rapida smorfia tradisce, per un attimo, il suo disappunto. Il resto del pubblico ascolta in religioso silenzio.</p>
<p>Chi conosce Mullis e suoi libri non si sorprende delle sue sparate. E&#8217; piuttosto sconcertante, invece, il silenzio che regna quando arriva il fatidico momento delle domande del pubblico. Possibile che una audience come quella, non proprio digiuna di scienza, si beva tranquillamente la storia dei rapimenti alieni del Nobel? Invece di una doverosa fila di domande stringenti, dal pubblico arrivano solo commenti accondiscenti, con il risultato che Mullis ha addirittura l&#8217;occasione di rincarare la sua dose di ragionamenti bislacchi.</p>
<p>Alla fine non reggo più e in una sala praticamente ammutolita mi alzo per fare una domanda al Nobel. Non ha pensato -chiedo a Mullis- che le sue strane esperienze si spieghino più semplicemente e razionalmente come allucinazioni -peraltro probabili, considerato il suo uso dichiarato e abituale di allucinogeni- invece che come manifestazioni di intelligenze galattiche? Mullis mi guarda tranquillo mentre il traduttore gli sussura in un orecchio il mio domandone scettico. Con altrettanta tranquillità mi risponde. No, nessun dubbio, non potevano essere allucinazioni. Non è giusto, dice, che ogni volta che qualcuno sperimenta qualcosa di insolito si parli di allucinazioni. I nostri sensi, l&#8217;universo, sono molto più complessi della nostra conoscenza razionale. E poi, aggiunge, è molto più bello pensare che ci sia qualcosa che vada al di là delle aride regole della scienza. Non replico, sperando di aver lanciato il sasso nello stagno. In fondo, qualcuno doveva pur rompere il ghiaccio. Ora il pubblico reagirà. In effetti, quando torno al mio posto, ricevo segni di approvazione da parte dei miei vicini, e commenti tipo: bravo, ben detto. Nessun altro però prende la parola.</p>
<p>Confesso che non mi aspettavo un&#8217;atteggiamento così passivo da parte del pubblico, visto il luogo e il contesto, che davano all&#8217;evento una parvenza di legittimità scientifica. Ma poi ho capito dove la mia previsione sbagliava: non avevo tenuto conto del potere dirompente del Nobel, un titolo di fronte al quale anche lo spirito più critico e razionale rischia di arenarsi. Mi sono reso conto ancor ancora una volta che il rapporto che il pubblico e i media hanno con il Nobel è di sudditanza assoluta, tale da risultare quasi perversa.</p>
<p>Nella storia dell&#8217;uomo è difficile trovare un titolo più assoluto e irrevocabile del premio Nobel. Quello che di per sè non è altro che un riconoscimento assegnato da una giuria di esperti per un lavoro eccellente, come nel cinema avviene per gli Oscar o il la Palma D&#8217; Oro, negli anni è diventato, anche grazie ad un lungo ed accurato lavoro di marketing, una patente assoluta e perenne di genialità, senza possibilità di revoca. Di fronte ad un premio Nobel non possiamo che sentirci minuscoli e impreparati. Se una cosa l&#8217;ha detta un Nobel, un fondo di verità ci dovrà essere.</p>
<p>Mullis da l&#8217;impressione di conoscere bene il potere che deriva dal titolo che gli è stato assegnato, e sembra deciso a sfruttarlo fino in fondo. A modo suo, anche lui ha un rapporto piuttosto perverso con il Nobel. Intascando il prezioso titolo, Mullis ha in fondo implicitamente accettato le regole della scienza, basate sull&#8217;osservazione, sulla verifica e sulla razionalità delle ipotesi, e si dovrebbe fare carico anche delle responabilità morali che inevitabilmente accompagnano un riconoscimento del genere. E invece, come un figlio degenere, se ne va in giro a sputare sul metodo scientifico, spacciando banali aneddoti come prove di fenomeni paranormali. Sfrutta i vantaggi di un riconoscimento scientifico importantissimo, ma disconosce i principi della scienza.</p>
<p>L&#8217; Accademia delle Scienze svedese dovrebbe chiedere a Mullis, e ad altri, di restituire il premio Nobel, almeno simbolicamente. Ma non mi risulta che sia previsto alcun modo per rinunciare a questo riconoscimento quasi sacro. Perfino il diritto nobiliare prevede la revoca dei titoli, in casi gravissimi. Un Nobel invece è per sempre, come i diamanti.</p>
<p>Anche di fronte ad un Nobel non dobbiamo perdere il senso della realtà: fuori dal proprio ristretto campo di competenza, l&#8217;opionione di un premio Nobel non è necessariamente più autorevole di quella di qualunque persona intelligente e discretamente informata. Per questo dobbiamo smetterla di dare credito incondizionato ai premi Nobel, amanti o meno dell&#8217;LSD, quando parlano di cose che non sanno.</p>
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