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	<title>Eclettica&#8230;mente</title>
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		<title>Biglietto d&#8217;Auguri</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 15:07:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come parecchi hanno avuto modo di vedere questa mattina aprendo Google, oggi sarebbe stato il 53° compleanno di Gioachino Rossini. Tanti sono stati gli anni bisestili –se la matematica non è un’opinione- che si sono ricorsi da quell’ormai lontano 1792, quando il piccolo Giovacchino Antonio Rossini –come riportato dal registro delle nascite- apriva per la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come parecchi hanno avuto modo di vedere questa mattina aprendo Google, oggi sarebbe stato il 53° compleanno di <strong>Gioachino Rossini</strong>. Tanti sono stati gli anni bisestili –se la matematica non è un’opinione- che si sono ricorsi da quell’ormai lontano <strong>1792</strong>, quando il piccolo Giovacchino Antonio Rossini –come riportato dal registro delle nascite- apriva per la prima volta gli occhi al mondo. Certo, se poi si volesse essere pignoli, si dovrebbe contare anche gli altri anni… in questo caso, la cifra salirebbe parecchio: 220 anni, nientemeno. Nascere in una data che fa la sua comparsa solo una volta ogni quattro anni deve essere un’esperienza bizzarra: lo stesso Rossini, poco prima di morire, ebbe modo di scherzarci sopra, dicendo di avere compiuto appena 15 anni! Comunque sia, la prossima occasione che avrò di ricordare questa data si ripresenterà solo fra quattro anni: visto che la preveggenza non è un dono che l’evoluzione ci ha fatto e quindi non so dove sarò fra quattro anni, tanto vale approfittarne adesso per scrivere due o tre cose sul compositore che in assoluto amo di più.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2012/02/rossini1.jpg"><img class=" wp-image aligncenter" src="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2012/02/rossini1.jpg?w=365&#038;h=502" alt="Image" width="365" height="502" /></a></p>
<p>Rossini è stato per me una <strong>scoperta inaspettata</strong>: ricordo ancora quella sera d’Estate in cui, adolescente complessato e abituato ad ascoltare tutt’altro, sono incappato nella sua <strong>Cenerentola</strong>. Che mondo mi si è aperto davanti! Non scherzo. Le mie esperienze operistiche si limitavano a un po’ di Verdi e Mozart: Don Giovanni, Nabucco, Rigoletto…  poco altro. Nulla di simile a quella musica così <strong>rapida, vitale e completamente pazza</strong> che Rai 1 aveva mandato in onda… naturalmente in seconda serata. Un colpo di fulmine, senza dubbio. Un colpo di fulmine destinato a durare anche nei dieci anni successivi.</p>
<p>Come ho già avuto modo di scrivere altrove, la musica di Rossini è stata una costante nella mia vita: il brio che si sprigiona dalle sue opere buffe e il dinamismo che emerge da quelle serie hanno accompagnato la mia crescita. Proprio per questo, quando ora mi capita di ascoltare certi titoli, non posso fare a meno di ricordare certe esperienze passate che hanno avuto quelle musiche come colonna sonora: il <strong>Viaggio a Reims</strong> per il mio primo viaggio all’estero; l’<strong>Italiana in Algeri</strong> per l’inizio del Liceo; la <strong>Semiramide</strong> per il passaggio all’Università; l’<strong>Ermione</strong> per questo Erasmus. Anche i momenti più brutti sarebbero stati peggiori, se quella musica non mi avesse fatto compagnia.</p>
<p><strong>Grazie, dunque</strong>.</p>
<p>Questo è tutto quello che posso dire. Grazie davvero.</p>
<p>Per chiudere non mi resta altro da fare, che passare la parola a <strong>LUI</strong>… con una selezione delle musiche rossiniane che amo di più: buon ascolto!</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=MMmGRNgWtQk" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=MMmGRNgWtQk</a></p>
<p><div class="embed-youtube"><iframe title="Zitto, zitto, piano, piano" width="540" height="405" src="https://www.youtube.com/embed/C9xiPBqYlio?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=9VT4o3ecFmA" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=9VT4o3ecFmA</a></p>
<p><div class="embed-youtube"><iframe title="Armida Trio" width="540" height="405" src="https://www.youtube.com/embed/XoHP2X9-euc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=2QoMSor9K14&#038;feature=related" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=2QoMSor9K14&#038;feature=related</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=sR-HUUx3ej0" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=sR-HUUx3ej0</a></p>
<p> </p>
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		<title>Quando la Lirica arriva in Prima Serata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[isolier]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 20:25:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[1955: la Rai, Radio Televisione Italiana, registra una leggendaria Norma con Maria Callas e Mario Del Monaco. Una Norma cestinata qualche decennio dopo, perché ritenuta poco appetibile per il pubblico. 1957: la Rai, Radio Televisione Italiana, filma un&#8217;Italiana in Algeri con Teresa Berganza, mezzosoprano emergente e futuro astro della lirica, e Sesto Bruscantini, basso buffo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><strong>1955</strong>: la <strong>Rai</strong>, Radio Televisione Italiana, registra una leggendaria <strong>Norma</strong> con <strong>Maria Callas</strong> e <strong>Mario Del Monaco</strong>. Una Norma cestinata qualche decennio dopo, perché ritenuta poco appetibile per il pubblico.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>1957</strong>: la<strong> Rai</strong>, Radio Televisione Italiana, filma un&#8217;<strong>Italiana in Algeri</strong> con <strong>Teresa Berganza</strong>, mezzosoprano emergente e futuro astro della lirica, e <strong>Sesto Bruscantini</strong>, basso buffo di fama internazionale.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>1984</strong>: la <strong>Rai</strong>, Radio Televisione Italiana, manda in onda la prima Pesarese del <strong>Viaggio a Reims</strong>, opera sconosciuta di Gioachino Rossini; nel cast figurano alcuni fra i migliori cantanti rossiniani del secolo, da <strong>Samuel Ramey</strong> a<strong> Lucia Valentini Terrani</strong>.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>2012</strong>: la <strong>Rai</strong>, Radio Televisione Italiana, affida la conduzione di un programma dedicato all&#8217;Opera ad <strong>Enzo Ghinazzi</strong>, in arte <strong>Pupo</strong>. Giovani emergenti si sfidano nell&#8217;esecuzione di celebri arie d&#8217;opera, di canzoni pop (!!!) e colonne sonore.</p>
<p>Giusto ieri sera, poco prima che uscissi, la mia buona stella mi ha dirottato su Rai1, dove è andata in onda la seconda puntata di &#8220;<strong>Mettiamoci all&#8217;Opera</strong>&#8220;, sedicente talent show dedicato a giovani cantanti in cerca di successo. Non avendo visto la prima puntata ed essendo stato incuriosito dalle osservazioni che avevo letto sul web la settimana scorsa, ho deciso di dare un&#8217;occhiata. I quindici minuti di spettacolo che mi sono sorbito, prima di cambiare canale (e di rifugiarmi su Frankestein Junior) mi sono bastati a farmi un&#8217;idea. Anzi, più di una.</p>
<p>Prima cosa: non ha senso dedicare un programma alla Lirica e poi <strong>mescolare</strong> la Lirica stessa a musica del tutto diversa, come se essa non bastasse a conquistare l&#8217;attenzione e l&#8217;interesse del pubblico. Se non si considera la Lirica in grado di attirare la gente, perché dedicarle dei programmi? Per fare cultura? Quella che ho visto ieri sera non era cultura. Le arie <strong>tagliate e cucite</strong> con l&#8217;accetta perché durino due minuti o poco più, non sono cultura. La faccia monocorde di <strong>Nina Senicar</strong>, sempre con la stessa espressione e perennemente alla ricerca della telecamera, non è cultura.</p>
<p>Secondo, non ha senso costruire una gara, dove chi giudica <strong>non ha le competenze</strong> per un giudizio corretto: su tre giurati, solo una è stata una cantante. Gli altri? Sorvoliamo. Volessi entrare in dettaglio, potrei anche esprimere qualche riserva sulle osservazioni che la cantante in questione ha fatto. Criticare un tenore, perché alla fine dell&#8217;aria ha allungato troppo la cadenza, mi sembra di dubbio gusto e di scarsa correttezza (vogliamo parlare delle libertà che i cantanti ottocenteschi si prendevano quando cantavano?).</p>
<p>Terza ed ultima cosa: per un programma di questo tipo, non ha senso scegliere un conduttore come<strong> Pupo</strong>, che non è neanche in grado di pronunciare correttamente il nome di un&#8217;opera. Stento ancora a cogliere il senso di alcune sue osservazioni, evidentemente troppo profonde per i comuni mortali. In un suo articolo, <strong>Aldo Grasso</strong> ne ha riportata una della settimana scorsa: immaginavate che per cantare Carmen occorre carattere? Si, si, lo so: ora che lo sapete, la vostra giornata cambierà aspetto! <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>In conclusione, un programma così non mi sembra adatto a suscitare interesse: né in chi non ama la Lirica, né in chi è già appassionato; e questo proprio per il suo carattere<strong> ibrido</strong>, per quel suo voler soddisfare tutti che si risolve necessariamente in un non soddisfare nessuno.</p>
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		<title>Rapunzel, quando la Crescina non serve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[isolier]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 16:14:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una Torre senza porte o scale si erge al centro di una foresta; solo una piccola finestrella, su in alto, interrompe la monotonia delle sue bianche pareti. Una vecchia si avvicina: grida qualcosa. Dalla finestra si affaccia una ragazza, con una treccia di lunghissimi capelli biondi. La treccia viene gettata giù; la vecchia la usa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una Torre senza porte o scale si erge al centro di una foresta; solo una piccola finestrella, su in alto, interrompe la monotonia delle sue bianche pareti. Una vecchia si avvicina: grida qualcosa. Dalla finestra si affaccia una ragazza, con una treccia di lunghissimi capelli biondi. La treccia viene gettata giù; la vecchia la usa per arrampicarsi. Un rituale quotidiano che si è ripetuto con regolarità da quando la ragazza aveva 12 anni, una scena rimasta nascosta a tutti: a tutti&#8230; finora. Un giovane principe, nascosto in una macchia di cespugli, osserva ciò che fa la vecchia. Al calare della notte, ci proverà anche lui. Questo è il nocciolo fondamentale di <strong>Rapunzel</strong>, dodicesima fiaba della raccolta dei Grimm: questo il quadro che innescherà poi tutti gli altri avvenimenti. Chi sia la ragazza, si fa presto a dirlo: è la figlia di una donna che ha chiesto al marito di rubare per lei dei frutti dal giardino di una strega. Perché è finita sulla torre? Perché la strega ha sorpreso il padre nel furto e ha preteso come ricompensa la consegna della bambina che la moglie avrebbe partorito. Come si sviluppa la storia? Lo si può immaginare: il principe riesce a salire sulla torre; lui e la ragazza si innamorano e progettano la fuga; la strega li scopre e li punisce. Solo dopo parecchi anni -e a parecchi chilometri di distanza- i due riusciranno a ricongiungersi di nuovo e a dare un lieto fine alla loro storia.</p>
<p><a href="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/rapunzel_pop.jpg"><img data-attachment-id="76" data-permalink="https://ecletticamente.wordpress.com/2011/12/26/rapunzel-quando-la-crescina-non-serve/rapunzel_pop/" data-orig-file="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/rapunzel_pop.jpg" data-orig-size="335,400" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="rapunzel_pop" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/rapunzel_pop.jpg?w=251" data-large-file="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/rapunzel_pop.jpg?w=335" class="aligncenter size-full wp-image-76" title="rapunzel_pop" src="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/rapunzel_pop.jpg?w=540" alt=""   srcset="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/rapunzel_pop.jpg 335w, https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/rapunzel_pop.jpg?w=126&amp;h=150 126w, https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/rapunzel_pop.jpg?w=251&amp;h=300 251w" sizes="(max-width: 335px) 100vw, 335px" /></a></p>
<p>Uno studioso russo della prima metà del novecento, <strong>Vladimir Propp</strong>, ha visto all&#8217;origine dei racconti di magia la descrizione dei<strong> riti di iniziazione</strong> che devono aver caratterizzato -in ere decisamente preistoriche- il passaggio dall&#8217;infanzia all&#8217;età adulta. In Rapunzel questo elemento è particolarmente evidente: nel rapporto tra la Strega che la tiene prigioniera e la ragazza, possiamo leggere in filigrana il legame tra un genitore <strong>iperprotettivo</strong> e la figlia: la giovane, infatti, non viene maltrattata dalla strega (che anzi promette ai suoi genitori di trattarla bene); essa deve solamente rimanere all&#8217;interno della torre, simbolo di riparo e protezione. In un certo senso, deve mantenersi pura e innocente il più a lungo possibile: il desiderio tipico di quei genitori che vorrebbero dei figli perennemente bambini da accudire e custodire. Simbolo di questa purezza sono i<strong> lunghi capelli</strong>, probabilmente l&#8217;elemento più importante del racconto. Solo attraverso questi capelli, la madre può entrare nella torre: essi rappresentano cioè l&#8217;unica via attraverso la quale la donna può entrare in contatto con la giovane, l&#8217;unico legame tra madre e figlia. Nel momento in cui questa purezza viene persa per l&#8217;incontro con il principe, la donna li taglia e abbandona la protagonista nel deserto, senza curarsene più. Sei voluta crescere? Arrangiati.</p>
<p>La simbologia dei capelli come segno di purezza (e del loro taglio come perdita di questo candore) è antichissima: possiamo ricordare l&#8217;esempio biblico di <strong>Sansone</strong>, cui vengono tagliate le trecce nel momento in cui cede alle lusinghe di una pagana, o la tradizione greca per cui le ragazze in procinto di sposarsi si tagliavano una ciocca di capelli da offrire ad <strong>Artemide</strong>; come loro, Rapunzel perde la propria innocenza ed è costretta a lasciare anche le chiome, finendo relegata in un altro luogo carico di significati, il<strong> deserto</strong>, ambiente di meditazione e crescita (prima di iniziare la sua predica Gesù vi sosta quaranta giorni, sottoponendosi alle celebri tre tentazioni). Chissà, la desolazione di questo luogo non potrebbe rappresentare il nuovo aspetto che il mondo circostante assume agli occhi del bambino, nel momento in cui non si trova più i genitori alle spalle? Qui nel deserto, Rapunzel si ritrova sola e abbandonata. E il principe?</p>
<p>Al principe, artefice involontario di questa catastrofe della crescita, le cose non sono andate molto meglio: ritornato alla torre, il nostro eroe si è visto calare dalla finestra la familiare treccia bionda. Peccato che ad aspettarlo al davanzale egli non abbia trovato la sua innamorata, ma una quasi-suocera decisamente non bendisposta nei suoi confronti. Spaventato il principe cade e finisce in un roveto: trafitto agli occhi dalle spine, perde la vista. La <strong>cecità</strong> legata ad una sorta di impurità più o meno sessuale è anch&#8217;essa particolarmente interessante. L&#8217;occhio viene punito per aver visto ciò che non doveva. Sempre per rifarci ad altri esempi, possiamo ricordare che Sansone, dopo la cattura (e il taglio di capelli) viene accecato; spostandoci in Grecia, ecco Edipo, che si acceca con lo spillone della moglie, quando si rende conto di aver consumato l&#8217;incesto; ecco Tiresia, accecato da Era (da Atena secondo altre versioni del mito) per averla vista nuda. Spostandoci di qualche secolo, perché non richiamare alla mente le prediche di alcuni sacerdoti, per i quali l&#8217;esecuzione di determinate pratiche (chi ha orecchie, intenda!) portava alla cecità?</p>
<p>Una volta compiuto questo primo <em>peccato originale</em>, le cose non vanno al meglio per la nostra coppia. Come si arriva allo scioglimento finale? Semplice, attraverso la loro <strong>ricongiunzione</strong>. I due giovani si ritrovano, la ragazza piange sugli occhi del suo amato e questo riottiene la vista. La coppia è ufficialmente cresciuta e si è assunta le sue responsabilità: l&#8217;impurità è messa da parte e la vita ricomincia.</p>
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		<title>Tra Scarpette e Belle Addormentate</title>
		<link>https://ecletticamente.wordpress.com/2011/12/14/cera-una-volta-quando-la-fiaba-scava-nella-realta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[isolier]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 22:09:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Già tempo fa ho scritto di volermi dedicare un pò agli aspetti più interessanti della cultura tedesca: le possibilità che mi si sono offerte sono state tante. Alla fine, mi sono buttato su un settore che a me piace tantissimo, ma che potrebbe lasciare perplessi quelli che mi leggeranno: quello delle Fiabe. Non serve che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Già tempo fa ho scritto di volermi dedicare un pò agli aspetti più interessanti della cultura tedesca: le possibilità che mi si sono offerte sono state tante. Alla fine, mi sono buttato su un settore che a me piace tantissimo, ma che potrebbe lasciare perplessi quelli che mi leggeranno: quello delle <strong>Fiabe</strong>.</p>
<p>Non serve che spieghi i legami tra questo genere di racconti e la Germania: mi basta ricordare che sono stati due tedeschi a confezionare quella che forse è la più celebre raccolta di Fiabe del mondo, le <em><strong>Kinder- und Hausmärchen</strong></em>, curate e pubblicate dai fratelli Jacob e Wilhelm <strong>Grimm</strong> tra il 1818 e il 1820.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/grimm-hanau.jpg"><img data-attachment-id="69" data-permalink="https://ecletticamente.wordpress.com/2011/12/14/cera-una-volta-quando-la-fiaba-scava-nella-realta/grimm-hanau/" data-orig-file="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/grimm-hanau.jpg" data-orig-size="2111,2366" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Grimm-Hanau" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/grimm-hanau.jpg?w=268" data-large-file="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/grimm-hanau.jpg?w=540" class="aligncenter  wp-image-69" title="Grimm-Hanau" src="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/grimm-hanau.jpg?w=378&#038;h=424" alt="" width="378" height="424" srcset="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/grimm-hanau.jpg?w=378&amp;h=424 378w, https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/grimm-hanau.jpg?w=756&amp;h=847 756w, https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/grimm-hanau.jpg?w=134&amp;h=150 134w, https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/12/grimm-hanau.jpg?w=268&amp;h=300 268w" sizes="(max-width: 378px) 100vw, 378px" /></a></p>
<p>Tuttavia, sarebbe legittimo domandarsi perché abbia voluto cominciare da qui. I motivi sono principalmente due: primo, nonostante abbia raggiunto la veneranda età di 23 anni ( <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ), le Fiabe continuano <strong>a piacermi</strong> tantissimo&#8230; anzi, forse mi piacciono più ora, rispetto a quando ero piccolo ( <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> )! Secondo, nulla come le Fiabe riesce a portare alla luce gli aspetti <strong>più genuini e veri</strong> di una cultura e di un popolo, i suoi timori ancestrali o le sue speranze più segrete. I Grimm sapevano tutto questo: mentre passavano al setaccio le tradizioni e i racconti che capitavano loro a tiro, essi erano consapevoli di cogliere l&#8217;anima più profonda del popolo tedesco, il <strong><em>Volksgeist</em></strong>, per usare un termine tecnico. Proprio per questo, mi sembra interessantissimo leggere questi testi: nonostante la parziale censura che i due fratelli hanno operato sugli aspetti più crudi delle loro vicende (più a livello sessuale, che di violenza fisica vera e propria), l&#8217;oscurità che li invade, quel sottofondo sanguigno e violento che li riempe, spingono il lettore indietro nei secoli, fino al tempo in cui la Germania non era altro che un&#8217;immensa foresta fuori del mondo.</p>
<p>In breve, quello che vorrei fare è molto semplice: leggere alcune storie e dei Grimm e lasciarmi trascinare dagli <strong>stimoli</strong> che questi testi possono stimolare in me, spunti di riflessione che potranno spaziare dall&#8217;Antropologia all&#8217;Arte. Come già ho scritto mesi fa, non chiederò a nessuno di giurare su quello che scriverò, come si giura con la Bibbia: tutto quello che leggerete, sarà solo frutto della mia suggestione! Certe idee potranno anche essere geniali come il pane con la Nutella (ma ne dubito), altre assurde come la pizza con l&#8217;Ananas (che qui -detto per inciso- va parecchio di moda O.o ).</p>
<p>A breve apparirà la prima puntata, dedicata alla dodicesima Fiaba della raccolta, <strong>Rapunzel</strong>.</p>
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		<title>Quando il Congiuntivo diventa Antiquariato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[isolier]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 21:46:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra le specie in via di estinzione che si affacciano in numero sempre maggiore su questo pianeta, dopo il bradipo pigmeo, dopo il gibbone di Hainan o il banteng, qualche illustre etologo dovrebbe proporre di inserire anche il Congiuntivo italiano. Non credo sia necessario ricordare quanto spesso in giro si sentano oggi espressioni come: “immagino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Tra le specie in via di estinzione che si affacciano in numero sempre maggiore su questo pianeta, dopo il bradipo pigmeo, dopo il gibbone di Hainan o il banteng, qualche illustre etologo dovrebbe proporre di inserire anche il <strong>Congiuntivo</strong> italiano. Non credo sia necessario ricordare quanto spesso in giro si sentano oggi espressioni come: “immagino che non viene” o “pensavi che ero andato via?”; e la cosa che lascia più perplessi è la diffusione di queste forme: che alcune persone si sbaglino nella coniugazione di una delle lingue più <strong>anarchiche</strong> d&#8217;Europa (e qui sta la bellezza dell&#8217;Italiano, un po&#8217; come quella del Greco -quello antico, almeno- o del Russo) è fenomeno perfettamente comprensibile e normale; ma che un&#8217;intera popolazione (o una gran parte di essa) stia eliminando del tutto un modo importante come il Congiuntivo dal proprio vocabolario no.</p>
<p align="JUSTIFY">Al momento non sono in grado di dire se la sparizione di forme come “immagino che non venga” o “pensavi che fossi andato via?” sia irreversibile o meno; da che mondo è mondo, la diffusione di una lingua è sempre corrisposta ad una sua <strong>semplificazione</strong> (vogliamo parlare delle differenze tra l&#8217;Inglese che oggi si parla in giro per il mondo e quello con cui si esprimeva un qualunque suddito della Monarchia britannica giusto un paio di decenni fa?) e negli ultimi sessant&#8217;anni -complice il maggiore benessere e la crescente disponibilità di informazione- l&#8217;Italiano è passato da quel gruppo ristretto di intellettuali che ci aveva giocato per secoli, all&#8217;intera nazione; naturale, dunque, che una forte semplificazione fosse il prezzo da pagare per questo allargamento. Eppure, nonostante riconosca che l&#8217;<strong>agonia</strong> del Congiuntivo possa essere frutto di processi come questo, devo dire che la cosa mi dispiace molto: e dicendo questo, non intendo vestire i panni polverosi di un topo di biblioteca, che venera nel chiuso di sale umide e nascoste il suo vecchio feticcio -la grammatica, idolo intoccabile e terribile; decisamente no. Se scrivo questa cosa, lo faccio solo perché il rapportarmi continuamente con la ricchezza semantica del Congiuntivo, con le sue potenzialità e con la sua efficacia, mi ha fatto capire quanto sarebbe <strong>tragica</strong> la sua scomparsa.</p>
<p align="JUSTIFY">Si, tragica. Non tanto perché questa sparizione costringerebbe gli editori a stampare nuove grammatiche, quanto perché andrebbe perduta la mentalità che si nasconde dietro al congiuntivo, quella dell&#8217;Eventualità, dell&#8217;Indecisione. La sfera del Congiuntivo è quella della Soggettività: in questo senso, si oppone a quella dell&#8217;Indicativo, modo della realtà e dei dati di fatto. Può sembrare cavilloso, eppure c&#8217;è parecchia differenza tra una frase come: “penso che tu non abbia ragione” e una come: “penso che tu non hai ragione”. La seconda calza il concetto, sovrappone il parlante al suo interlocutore e lo schiaccia sotto <strong>il peso della sua realtà</strong>; la prima invece lascia <strong>paritario</strong> il rapporto tra i due interlocutori e si limita a difendere le idee di chi si esprime.</p>
<p align="JUSTIFY">Qualcuno può venirmi a dire che l&#8217;assenza del Congiuntivo nelle forme in cui dovrebbe esserci, sia semplicemente frutto di ignoranza o di sbagli: io non ridurrei la cosa solo a questo. Certo, è più probabile che una mostruosità come “credeva che andava al mercato” esca dalla bocca di chi ha usato i libri di scuola solo per farci gli aeroplanini, rispetto ad uno studente universitario; tuttavia, che la sparizione del modo più diretto di esprimere l&#8217;indecisione e il dubbio si stia manifestando proprio in una società come la nostra, dove tutti credono di sapere tutto e sono pronti ad <strong>aggredire</strong> chi la pensa diversamente da loro è una circostanza che mi fa riflettere. Devo dirlo, in mezzo a questa orgia di opinioni, lanciate dal pulpito dell&#8217;Indicativo, la placidità del Congiuntivo e la sua -perché no?- timidezza sono elementi che si fanno rimpiangere. In mezzo alla sicurezza che ultimamente sorregge anche i nostri errori, un po&#8217; di <strong>“congiuntivite”</strong> non ci farebbe male. <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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		<title>The Return of the Blogger</title>
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		<dc:creator><![CDATA[isolier]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 18:52:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Parecchio tempo è passato dall&#8217;ultimo articolo che ho scritto su questo Blog&#8230; troppo, anche se le giustificazioni che potrei dare per questa assenza prolungata sarebbero tante&#8230; prima tra tutte la partenza per la Germania. Già, per chi non lo sapesse, al momento mi trovo nella patria di Goethe e Schiller (potrei dire anche dei crauti e delle patate, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parecchio tempo è passato dall&#8217;ultimo articolo che ho scritto su questo Blog&#8230; troppo, anche se le giustificazioni che potrei dare per questa assenza prolungata sarebbero tante&#8230; prima tra tutte la partenza per la <strong>Germania</strong>. Già, per chi non lo sapesse, al momento mi trovo nella patria di Goethe e Schiller (potrei dire anche dei crauti e delle patate, ma cadrei nello stereotipo&#8230; o forse no? <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ) per un Erasmus che dovrebbe durare -salvo variazioni- fino alla fine di Febbraio. Dove di preciso? Ai confini con il Lussemburgo, sulle nebbiose rive della Mosella: insomma, nella ridente città di <strong>Trier</strong>&#8230; qui, per intenderci:</p>
<p><a href="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/11/germany-trier2.gif"><img data-attachment-id="59" data-permalink="https://ecletticamente.wordpress.com/2011/11/26/the-return-of-the-blogger/germany-trier-3/" data-orig-file="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/11/germany-trier2.gif" data-orig-size="234,289" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="germany trier" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/11/germany-trier2.gif?w=234" data-large-file="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/11/germany-trier2.gif?w=234" class="aligncenter size-full wp-image-59" title="germany trier" src="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/11/germany-trier2.gif?w=540" alt=""   srcset="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/11/germany-trier2.gif 234w, https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/11/germany-trier2.gif?w=121&amp;h=150 121w" sizes="(max-width: 234px) 100vw, 234px" /></a></p>
<p>Immagino che questi due mesi di silenzio abbiano rappresentato per buona parte dei miei lettori un <em>sogno beato di pace e contento</em>, come canta Riccardo nei <em>Puritani</em> di Bellini: nessuno sfogo politico da digerire, nessun sermone pseudo-culturale da sorbirsi&#8230; niente di niente! Una meraviglia! <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Bè, mi dispiace annunciare che questa lunghissima pausa è finita e che mi piacerebbe tornare a scrivere un post alla settimana, come avevo cominciato a fare a settembre&#8230; visto che mi trovo in terra germanica, vorrei parlare soprattutto della <strong>cultura tedesca</strong>, delle sue manifestazioni e dei suoi aspetti più interessanti: attenzione, però! La vocazione di questo Blog tende alla varietà, come la (famosa) mela con la (ancor più famosa) testa di Newton&#8230; nulla vieta che possa finire a scrivere di cose che con la Germania non hanno niente a che vedere! Potrei parlare, ad esempio, di un film interessante, di un bel libro&#8230; o di una frase intelligente detta da Renzo Bossi! &#8230;ok, questo è un rischio che non corriamo.  <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Per oggi basta così, sono quasi le otto e devo fare alcuni giri prima di cena&#8230; Spero che nella folla di lettori seccati e sfiniti che già ora staranno tirando giù dalle soffitte le vanghe e i forconi per venirmi a trovare (per intenderci, quelli che preferirebbero ascoltare un monologo di Emilio Fede o una pubblicità di Wanna Marchi, piuttosto che leggere la mia roba) ci siano anche due o tre disgraziati, che -magari con una punta di autolesionismo- trovino questo ritorno piacevole! Chissà&#8230; <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Tschüss!</p>
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		<title>Dai gradini dell&#8217;Arena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[isolier]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 20:25:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Per tutti gli appassionati di lirica, l&#8217;Arena di Verona rappresenta qualcosa di molto particolare: come quello della Scala di Milano o del San Carlo di Napoli, il nome dell&#8217;anfiteatro romano emana il profumo di un&#8217;eccellenza storica, portando con sé il ricordo di spettacoli leggendari, con cast di primo piano e allestimenti sfarzosi. Non sorprende dunque che un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per tutti gli appassionati di lirica, <strong>l&#8217;Arena di Verona</strong> rappresenta qualcosa di molto particolare: come quello della Scala di Milano o del San Carlo di Napoli, il nome dell&#8217;anfiteatro romano emana il profumo di un&#8217;eccellenza storica, portando con sé il ricordo di spettacoli leggendari, con cast di primo piano e allestimenti sfarzosi. Non sorprende dunque che un melomane marcio come il sottoscritto abbia vissuto con particolare emozione la sua prima volta sulle sue gradinate: e quale opera avrebbe potuto scegliere per questo battesimo, se non l&#8217;<strong>Aida</strong>, l&#8217;opera che più di ogni altra ha legato il proprio nome a quello dell&#8217;anfiteatro scaligero? Aida, l&#8217;opera verdiana che solennizzò l&#8217;apertura del Canale di Suez nell&#8217;ormai preistorico 1871 e che inaugurò il primo Festival Lirico Areniano nel 1913.</p>
<p>Prima di dire due o tre cose sull&#8217;allestimento e sugli esecutori, vorrei fare solo qualche piccola osservazione di carattere più generale: questa non è (né vuole essere) una recensione; tutte le stupidaggini che leggerete di seguito sono semplicemente mie impressioni! Il mondo è fin troppo pieno di critici con la verità in tasca: non voglio unirmi al club! <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Detto questo, entriamo nel vivo del discorso!</p>
<p>La prima cosa che ho notato, fin dalle prime note del preludio, è la <strong>bassissima qualità dell&#8217;acustica</strong>. Sarà stata la posizione dei nostri posti (settore laterale), il vento contrario (assente) o la regia che spingeva continuamente tutti i cantanti a darci le spalle (presente), resta il fatto che la musica che ci arrivava era principalmente quella dell&#8217;orchestra (ottoni e percussioni <em>in primis</em>), mentre le voci arrivavano assai fievoli. E attenzione, qui non parliamo di voci esili o delicate come il filo di una ragnatela (che poesia!)&#8230; parliamo di voci come quella di <strong>Dolora Zaijck</strong>, cioè di voci dotate del volume di una betoniera! Inconvenienti della lirica all&#8217;aperto, mi si risponderà: verissimo, la qualità del suono che si trova nella bomboniera di un teatro chiuso non la si può pretendere in uno spazio come quello dell&#8217;Arena. Ma allora il suggerimento di Zeffirelli di <strong>microfonare</strong> gli interpreti non mi sembra così stupido. E&#8217; vero, un gesto di questo tipo va contro tutta la tradizione e per certi versi costituisce una falsificazione: ma allora, se ci si vuole mantenere puri e fedeli, perché non vendere solo i biglietti del settore centrale, ovvero dell&#8217;unica sezione delle gradinate in cui il suono arriva decentemente? In altri termini, perché vendere a 23 euro un posto che -quanto ad acustica- è decisamente peggiore rispetto alla Balconata di qualsiasi altro teatro? Mi fermo qui, non voglio polemizzare; mi limito soltanto a ribadire una cosa: collocare intorno al palco dei microfoni ad incidenza casuale che amplifichino tutto alla stessa maniera, senza favorire questo o quell&#8217;interprete, non sarebbe così orribile, purché lo si faccia senza esagerare e senza nasconderlo agli spettatori. Da quel che mi risulta, è quello che di norma si fa nei concerti all&#8217;aperto. Mi guarderei bene dal proporre la stessa cosa per una sala chiusa&#8230; in quel caso, se la voce non arrivasse, sarebbe il/la cantante a doversi fare qualche domanda. </p>
<p>Un secondo aspetto che mi ha colpito (ahi ahi, non positivamente!) è stato&#8230; <strong>l&#8217;irruenza</strong> del pubblico: ora, capisco perfettamente che l&#8217;Aida è un&#8217;opera popolare e che per questo molti degli spettatori che vanno a vederla (soprattutto in Arena), lo fanno per vedere i cavalli del cocchio di Radames o i balletti alla corte di Amneris&#8230; nonostante questo, penso che applaudire a tempo la marcia trionfale (senza riuscirci, tra l&#8217;altro) come se fosse la marcia di Radetzky o interrompere bellamente la musica in momenti del tutto sballati (il &#8220;Ritorna vincitor!&#8221; di Amneris è stato sommerso dagli applausi, che si sono dovuti interrompere appena il coro lo ha ripetuto) non siano gesti molto piacevoli, soprattutto per quei tre o quattro sfigati che in Arena ci sono andati per vedere l&#8217;Opera, non il Circo di Moira Orfei. Ci sono momenti in cui si può applaudire e momenti in cui non si può: tanto più per le opere della maturità verdiana, in cui non ci sono più i pezzi chiusi di un Rossini o di un Bellini, ma il passaggio da una scena all&#8217;altra è spesso accompagnato dalla musica. Un&#8217;amica mi ha detto che fino a qualche tempo fa in Arena si chiedeva agli spettatori di non applaudire, se non alla fine degli atti. Non sarebbe una brutta idea, tornare a chiederlo.</p>
<p>La regia dello spettacolo è stata una regia tradizionale, piuttosto sobria se si pensa ad altri allestimenti passati, ma non per questo meno efficace: splendida, nel balletto del secondo atto, la ballerina <strong>Myrna Kamara</strong>, alle prese con una coreografia vigorosa e carica di energia.</p>
<p><a href="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/09/06-kamara_590-490.jpg"><img loading="lazy" data-attachment-id="48" data-permalink="https://ecletticamente.wordpress.com/2011/09/05/dai-gradini-dellarena/06-kamara_590-490/" data-orig-file="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/09/06-kamara_590-490.jpg" data-orig-size="334,490" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Myrna Kamara, prima ballerina dell&#039;Aida (foto Ennevi \/ Fondazione Arena di Verona)&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="06-kamara_590-490" data-image-description="&lt;p&gt;Myrna Kamara, prima ballerina dell&#8217;Aida (foto Ennevi / Fondazione Arena di Verona)&lt;/p&gt;
" data-image-caption="" data-medium-file="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/09/06-kamara_590-490.jpg?w=204" data-large-file="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/09/06-kamara_590-490.jpg?w=334" class="aligncenter size-medium wp-image-48" title="06-kamara_590-490" src="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/09/06-kamara_590-490.jpg?w=204&#038;h=300" alt="" width="204" height="300" srcset="https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/09/06-kamara_590-490.jpg?w=204 204w, https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/09/06-kamara_590-490.jpg?w=102 102w, https://ecletticamente.wordpress.com/wp-content/uploads/2011/09/06-kamara_590-490.jpg 334w" sizes="(max-width: 204px) 100vw, 204px" /></a> </p>
<p>Per quanto riguarda i cantanti, devo dire che il <strong>Radames</strong> di Walter Fraccaro non mi ha molto convinto: la voce non mi sembra adatta per un repertorio così pesante, gli acuti sono stati ghermiti a fatica e -nei momenti in cui la massa orchestrale è aumentata- si sono persi del tutto. Un peccato, perché immagino che in altri ruoli il tenore potrebbe dare ottima prova di sé; penso, ad esempio, al primo Verdi (Nabucco, Lombardi, Attila) o al Donizetti più intenso (Poliuto). Brava Lucrezia Garcia come <strong>Aida</strong>: la parte è assai lunga e la soprano è riuscita ad uscirne con una prova di tutto rispetto, soprattutto nei momenti di maggiore intimità (penso all&#8217;aria del terzo atto in riva al Nilo). Anche il <strong>Faraone</strong> di Carlo Striuli e il <strong>Ramfis</strong> di Giacomo Prestia si sono mossi bene: per inciso, le loro voci hanno risentito molto poco dell&#8217;acustica scadente. Tuttavia, le due prove che mi hanno impressionato di più sono quelle di <strong>Amneris</strong> (Dolora Zaijck) e <strong>Amonasro</strong> (Ambrogio Maestri); quest&#8217;ultimo ha costruito un sovrano non troppo carico di verismo (la tentazione di urlare invece di cantare per certi ruoli è sempre dietro l&#8217;angolo) con una voce di notevole ampiezza. La prima ha semplicemente mostrato come la grande artista non si smentisca mai, nemmeno quando l&#8217;età ha (parzialmente) usurato la voce con cui ha costruito la sua carriera. Passare anni a cantare Verdi non è uno scherzo e sentire che a 59 anni la voce è ancora in grado di reggere ruoli come quello della principessa egizia è davvero una bella cosa. A lei la palma della serata!</p>
<p>Che altro posso aggiungere? &#8220;Niente!&#8221; dirà tra sé e sé qualcuno, sperando intensamente che un qualche imprevisto mi stacchi dal computer&#8230; <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> mi dispiace, ignoto/a lettore/lettrice insoddisfatto/a, ma un&#8217;ultima cosa la devo scrivere: una cosa che potrà sembrare di una banalità inaudita, ma che va detta assolutamente.</p>
<p><strong>La musica dell&#8217;Aida è splendida!</strong></p>
<p>Detto questo, ho finito davvero! <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Buona settimana!</p>
<iframe class="youtube-player" width="540" height="304" src="https://www.youtube.com/embed/uLLJsm_fTCw?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe>
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		<title>Panegirico dell&#8217;Inutile &#8211; Terza Parte</title>
		<link>https://ecletticamente.wordpress.com/2011/08/26/panegirico-dellinutile-terza-parte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[isolier]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 13:18:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Un Classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. Italo Calvino. In una conferenza stampa dello scorso anno, di fronte a giornalisti, fotografi e reporter, l’attuale ministro dell’Economia italiano, l’on. Giulio Tremonti, ha avuto l’idea di sparare una deliziosa chicca: ”Vado a farmi un panino alla cultura. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;">Un Classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.</p>
<p style="text-align:right;">Italo Calvino.</p>
<p>In una conferenza stampa dello scorso anno, di fronte a giornalisti, fotografi e reporter, l’attuale ministro dell’Economia italiano, l’<strong>on. Giulio Tremonti</strong>, ha avuto l’idea di sparare una deliziosa chicca: ”Vado a farmi un panino alla cultura. Inizio dalla Divina Commedia”. Tralasciando il fatto che per esaurire i cento canti della Commedia dantesca bisognerebbe sfornare un numero di panini così alto da rasentare l’indigestione per qualunque stomaco normale, la frase mi sembra significativa di quella che è la mentalità che al momento caratterizza la nostra classe dirigente, dell’uno come dell’altro schieramento. Il paese dotato del <strong>70%</strong> dei beni culturali del mondo, l’officina che ha dato alla luce geni come il povero Dante, Michelangelo, Raffaello e Caravaggio, di fronte all’enormità del suo patrimonio si comporta come il <strong>Principe di Salina</strong> nel <em>Gattopardo</em> (cap. IV)<em> </em>di Giuseppe Tomasi di Lampedusa:<em></em></p>
<p><em>Piano piano, quasi senza avvedersene, Don Fabrizio raccontava a Don Calogero i propri affari, che erano numerosi, complessi e da lui stesso mal conosciuti: questo non già per difetto di penetrazione, ma per una sorta di sprezzante indifferenza al riguardo di questo genere di cose, reputate infime, e causate in fondo in fondo dalla indolenza e dalla sempre sperimentata facilità con la quale era uscito dai mali passi mediante la vendita di qualche centinaio fra le migliaia dei propri ettari.</em></p>
<p>La conclusione forzata di una <strong><em>sprezzante indifferenza </em></strong>come questa viene evidenziata poco dopo: <em>distrusse il prestigio </em>[…]<em> senza che peraltro il franare del patrimonio venisse in alcun modo arginato. </em>La cultura non procura da mangiare, si dice. <strong>Buffonata</strong>. Grande, enorme buffonata. In Svezia costruiscono musei e affari sul relitto di una nave ripescata da un fiume e in Italia non si potrebbero sfruttare meglio resti archeologici e beni artistici assai più prestigiosi di una vecchia mercantile?? Quante cose sarebbero da aggiungere! Ma se proseguissi questo discorso, finirei in un’area che non mi si addice molto, quella economica. Quindi, lanciato il sasso, ritiriamo allegramente la mano e torniamo a cose più familiari.</p>
<p>Nella seconda parte di questo sproloquio avevo detto che la cultura può fare per l’uomo medio lo stesso effetto che la domanda di Dio ha per Adamo nella <em>Genesi</em>: svegliarlo, costringerlo a guardarsi intorno e a guardarsi dentro (forse la cosa peggiore!). La cosa non può essere priva di conseguenze. La mia idea è che una persona, dopo aver letto <strong><em>1984</em></strong> di Orwell, non può non ridere di certi show televisivi che fingono di ispirarsi a quel libro e rinchiudono personaggi stereotipati da commedia dell’arte in un mega-villone per mesi e mesi, sotto l’occhio morboso di uno spettatore che si diverte a recitare la parte del <em>voyeur</em>; nella stessa maniera, chi avesse letto <strong><em>La Fattoria degli Animali</em></strong> non dovrebbe essere così facile da conquistare per quelle persone che nascondono dietro ideologie di ogni tipo i loro squallidi interessi. Quando ad un regime più o meno democratico ne succede uno dispotico e chiuso, la prima cosa che finisce arrostita non sono le persone, ma i libri. Lo evidenziava già <strong>Tacito</strong> negli <em>Annali</em>, quando osservava che le opere di parecchi storici anti-cesariani erano stati bruciati dall’imperatore Tiberio, assai meno tollerante del suo predecessore (che pure non brillava certo per liberalità). Lo si può vedere ancora oggi in parecchie aree del mondo. Da dove verrebbe questa terribile carica eversiva? Molto semplicemente dalla <strong>vitalità</strong> del libro, che è tanto più vivo e provocante, quanto più riassume le attese, le ansie, le domande di una persona viva e provocante.</p>
<p>Siamo arrivati alla fine di questa filippica; molti di voi tireranno un sospiro di sollievo, augurandomi in cuor loro di trovare nei prossimi giorni qualcosa di meglio da fare, piuttosto che stare al computer a scribacchiare. In realtà lo spero anch’io… <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>L’ultimissima cosa che vorrei scrivere è rivolta a tutte quelle persone che considerano studiare lettere un’inutile perdita di tempo, a tutti quelli che –sentendo nominare esami di latino, greco o italiano- se ne escono con sorrisetti imbarazzati (e imbarazzanti) o alzano gli occhi al cielo con l’aria ferita di un martire romano: pensateci bene, prima di snobbare certe cose; pensateci bene. Certo, nell’economia di oggi non saranno le lettere a incrementare la crescita del PIL o a farci tornare ai tempi del <em>Boom</em>. Conoscere <strong>Lucrezio</strong> non aumenterà i nostri soldi; amare <strong>Schiller</strong> non diminuirà il nostro debito pubblico: e allora perché continuare a studiarli, se non ci salveranno dalla crisi? Perché faranno molto più di questo: ci restituiranno a noi stessi. <em></em></p>
<p><em>Ita fac, mi Lucili,</em> scriveva Seneca all’amico,<em> vindica te tibi</em>: fa’ così, mio caro Lucilio, riprenditi te stesso.</p>
<p>That&#8217;s all, folks! &#8230;<strong>FINE</strong> <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Sally o Marinella?                                &#8230;la sterilità di certi confronti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[isolier]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 16:05:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Se c&#8217;è un campo in cui l&#8217;oggettività non esiste, in cui un giudizio personale può appropriarsi dell&#8217;aura di infallibilità di una bolla papale, questo è quello dei gusti. Gusti a livello di cibi, di vestiti, di uscite; di musica, di film, di letture. In tutte queste cose l&#8217;unica regola universale è la mancanza di regole: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#8217;è un campo in cui l&#8217;oggettività non esiste, in cui un giudizio personale può appropriarsi dell&#8217;aura di infallibilità di una bolla papale, questo è quello dei <strong>gusti</strong>. Gusti a livello di cibi, di vestiti, di uscite; di musica, di film, di letture. In tutte queste cose l&#8217;unica regola universale è la mancanza di regole: per quanto io possa infarcire un mio giudizio su un cibo o su una canzone con argomenti razionali (o presunti tali), il nocciolo duro della mia scelta sarà sempre riconducibile solo e unicamente al mio gusto personale e alle sue regole misteriose. Questo è un punto di cui parecchie persone sembrano non accorgersi.</p>
<p>Il motivo di questo preambolo? Un <strong>articolo</strong> de Il Tempo scoperto per caso oggi pomeriggio vagando sul web.</p>
<p><a href="http://www.iltempo.it/2009/01/12/974874-andre_davvero_poeta_quanto_vasco_rossi.shtml" rel="nofollow">http://www.iltempo.it/2009/01/12/974874-andre_davvero_poeta_quanto_vasco_rossi.shtml</a></p>
<p>La prima impressione che ho avuto, leggendo questo testo, è stata sorpresa: come si possono mettere a confronto due cantanti così distanti tra di loro per formazione, carriera, testi, musicalità? Sarebbe come mettere sullo stesso piano i racconti di Edgar Allan Poe e i romanzi di Stephen King o il Dracula di Bram Stoker con la saga di Twilight! L&#8217;utilità di certi confronti consiste solo nella <strong>polemica</strong> che suscitano: al di là di questo, i vantaggi sono praticamente nulli.</p>
<p>Fatta questa premessa, mi sembra proprio che il giornalista in questione faccia parte di quelli di cui parlavo all&#8217;inizio del post: di quelli che cercano di giustificare le loro opinioni personali rivestendole con i pizzi e i ricami dell&#8217;erudizione. Premettendo che il prof. Rondoni (perché immagino sia un professore, se lavora all&#8217;Università di Bologna) ha tutto il diritto di preferire le canzoni di <strong>Vasco</strong> a quelle di <strong>De Andrè</strong>, mi permetto qualche commento alle osservazioni che fa: il primo motivo che rendebbe Vasco migliore del cantautore genovese sta nel fatto che quest&#8217;ultimo &#8220;ha buone qualità di maneggiamento di modi e figure desunti da cultura popolare e colta&#8221; e questo renderebbe difficile capire dove starebbe la sua originalità. A questo punto, avessi una webcam, molti di voi avrebbero potuto vedermi alzare gli occhi al cielo: l&#8217;idea di <strong>originalità</strong>, in ambito poetico, è una di quelle più dure a morire. Passati gli entusiasmi del Romanticismo, che vedeva la poesia come frutto di un Genio divino che si impossessava dell&#8217;uomo e lo guidava nella composizione, si è largamente affermata nella cultura di oggi l&#8217;idea di <strong>intertestualità</strong>. Che significa? Che ogni testo è saldamente legato ad altri testi; che ogni composizione riprende elementi della produzione precedente e fornisce nuovi spunti a quella successiva. L&#8217;immagine dell&#8217;oasi nel deserto, che cresce lontano da qualunque fonte d&#8217;acqua non è lucida. Dire quindi che De Andrè riprende elementi di una non meglio identificata &#8220;cultura popolare e colta&#8221; (praticamente, tutta la cultura&#8230; o ce ne sono altre?) non rende le sue canzoni meno poetiche delle ballate di Coleridge o Goethe, anch&#8217;esse ispirate a tradizioni più o meno popolari.</p>
<p>La seconda motivazione riguarda la sperimentazione linguistica che Vasco pratica nelle sue canzoni: ammetto di non avere una conoscenza così profonda dei suoi testi (alcuni mi piacciono molto, altri meno&#8230; di altri ignoro l&#8217;esistenza! <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ) per poter verificare questa sperimentazione. Mi limito solo a dire che la grande poesia può anche essere veicolata da un linguaggio <strong>piano</strong> e <strong>semplice</strong>, come poteva essere quello di un Saba. In più, potrei aggiungere anche che spesso un linguaggio eccessivamente elaborato e sperimentale priva un testo della sua poeticità (vogliamo parlare di alcune poesie barocche?). In ultima analisi, si tratta comunque di una questione di gusti e di mode culturali.</p>
<p>Per rispondere alla terza argomentazione, basta riprendere le obiezioni alla prima: quale autore non riprende elementi della propria epoca? Quale autore è insensibile alla humus culturale in cui è piantato?? Nessuno! La grandezza di un poeta non si misura sulla base della sua impermeabilità: al contrario, il suo carisma cresce tanto quanto è in grado di riprendere gli elementi della sua epoca per rielaborarli. In Dante trovano espressione tutti gli aspetti del medioevo europeo; in Goethe quelli del romanticismo tedesco; perché negare che De Andrè possa aver dato una nuova veste alle esigenze, alle aspettative e alle delusioni della sua Italia?</p>
<p>In conclusione, non voglio dire che De Andrè sia meglio di Vasco Rossi: certo, a livello di gusti la penso così, ma mi rendo conto che il giudizio contrario di tante persone ha la stessa validità del mio (altrimenti tutta questa Filippica sarebbe stata inutile! :P)! Voglio solo evidenziare che la poeticità di un testo coinvolge principalmente l&#8217;<strong>interiorità</strong> di una persona, non aspetti superficiali come la forma metrica, le fonti o la sperimentazione linguistica: tutti questi elementi contribuiscono all&#8217;efficacia di un testo poetico, ma non lo creano dal nulla. Per questo non si può dire che Rossi sia più poeta di De Andrè, al di fuori di una dimensione personale: perchè ciò che fa tale una poesia non sta nelle righe di un testo, ma giace nascosta nell&#8217;anima di chi lo legge o lo ascolta.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Panegirico dell&#8217;Inutile &#8211; Seconda Parte</title>
		<link>https://ecletticamente.wordpress.com/2011/08/06/panegirico-dellinutile-seconda-parte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[isolier]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 13:33:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Ma il Signore Dio chiamò l’Uomo e gli disse: “Dove sei?”. Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, poiché sono nudo, e mi sono nascosto.” Genesi, 3, 10. Ci eravamo lasciati, qualche giorno fa, tirando in ballo nella discussione il deterioramento dei rapporti tra nazioni occidentali e regimi islamici, deterioramento reso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;">Ma il Signore Dio chiamò l’Uomo e gli disse: “Dove sei?”. Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, poiché sono nudo, e mi sono nascosto.”</p>
<p style="text-align:right;"><em>Genesi</em>, 3, 10.</p>
<p>Ci eravamo lasciati, qualche giorno fa, tirando in ballo nella discussione il deterioramento dei rapporti tra nazioni occidentali e regimi islamici, deterioramento reso ancora più evidente dal drammatico aumento dell’immigrazione clandestina. Il passo della <strong><em>Genesi </em></strong>in cui Dio interpella l’uomo subito dopo che questo ha consumato il suo peccato, domandandogli perché si sia nascosto al suo arrivo, può essere utile per proseguire la riflessione. Un elemento di questo testo che evidentemente turbava la coscienza di un ebreo praticante era costituito dalla strana <strong>ignoranza</strong> di Dio: <em>c</em><em>ome bisogna interpretare che Dio Onnis</em><em>ciente dica ad Adamo: «Dove sei</em><em>»</em><em>?</em> si chiede Martin Buber all’inizio del suo <em>Il Cammino dell’Uomo</em>; la risposta che il filosofo si da è molto interessante, meriterebbe di essere riportata per intero, ma se lo facessi rischierei di prosciugare troppo presto la pazienza di chi mi leggerà… <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> vedrò di riassumerla! La soluzione che Buber propone è questa: nel momento in cui Dio si rivolge ad Adamo, egli non punta a conoscere qualcosa che non sa; piuttosto, il suo scopo è quello di far prendere <strong>consapevolezza</strong> all’uomo della sua condizione. Vuole far riconoscere alla sua creatura lo stato di abiezione in cui è caduta:</p>
<p><em>Adamo si nasconde per non dover rendere conto, per sfuggire alla responsabilità della propria vita. Così si nasconde ogni uomo, perché ogni uomo è Adamo e nella situazione di Adamo. […] è proprio in questa situazione che lo coglie la domanda di Dio: vuole turbare l’uomo, distruggere il suo congegno di nascondimento.</em></p>
<p>Non vorrei sembrare blasfemo ad accostare questa &#8220;intrusione&#8221; di Dio nella vita delle sue creature all&#8217;effetto che lo studio dei classici può avere sulla coscienza dell&#8217;uomo moderno, ma un accostamento di questo tipo mi sembra tutt&#8217;altro che inadeguato. La cultura, come scrivevo nell&#8217;altro post, fornisce all&#8217;uomo gli strumenti per vivere. Insieme a questi strumenti, gli conferisce anche la <strong>responsabilità</strong>, il <strong>dovere</strong> di farlo. Ma il punto su cui vorrei concentrarmi non è tanto la domanda che Dio fa all’Uomo, quanto la <strong>risposta</strong> che l’Uomo da a Dio: <em>ho avuto paura, poiché sono nudo</em>. Nel momento in cui Adamo ed Eva perdono la loro purezza, smarriscono anche la loro identità originaria, si ritrovano nudi: a quel punto, il sentimento che prende campo in loro è la <strong>paura</strong>, la paura di confrontarsi con l’Altro (un Altro che, in questo caso, si colloca su un piano decisamente superiore!). Mi sembra che la stessa situazione possa applicarsi all’Occidente (e all’Italia!) di oggi. Per confrontarsi con le nuove culture che attraverso il Mediterraneo arrivano con barconi e gommoni a Lampedusa e in Sicilia, bisogna uscire dalle trincee, fare un respiro profondo e addentrarsi nella terra di nessuno per vedere cosa ci si troverà. Perché questo accada, bisogna eliminare la paura. Perché, come insegna il <strong>Maestro Yoda</strong> ( <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f61b.png" alt="😛" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ) su <em>Star Wars</em>, <em>la paura è la via per il Lato Oscuro; la paura conduce all&#8217;ira, l&#8217;ira all&#8217;<strong>odio</strong>.</em></p>
<p>Per eliminare la paura -come Adamo ci insegna- bisogna mantenere la propria <strong>identità</strong>, o riacquistarla nel caso in cui sia andata perduta.In quest’ultimo caso, come la si può ritrovare? Come insegnava<strong> Socrate</strong>, lasciandosi interrogare, lasciandosi sconvolgere nelle proprie sicurezze. In un dialogo platonico, un interlocutore di Socrate lo accusa proprio di questo: <em>tu non fai altro che dubitare e far dubitare gli altri! </em>(<em>Menone</em>, 80a). Nel suo <em>Discours de la Méthode</em>, <strong>Cartesio</strong> scrive: <em>presi la risoluzione di fingere che tutte le cose che si erano introdotte nella mia mente fino ad allora non fossero più vere delle illusioni dei miei sogni</em> (<em>D.M.-Parte Quarta</em>). Quello è il segreto. Quello è il metodo.</p>
<p>In quest’ottica, l’importanza di una conoscenza dei classici si ingigantisce: da secoli, essi <strong>ci stimolano a mettere in discussione</strong> ciò che la società intorno a noi ci mostra come vero e assodato. L’Oracolo di Delfi, cuore pulsante della grecità, aveva come motto principale <strong><em>Conosci te stesso</em></strong> ed aveva definito come uomo più saggio del mondo greco proprio quel Socrate che aveva messo in discussione tutto ciò che sapeva e si definiva un ignorante.</p>
<p>L’identità dell’essere umano non è un possesso stabile, non può essere data per scontata! Essa va curata e mantenuta (e anche messa in discussione, se serve!)… la cultura serve a questo, non ad altro! Una razionalità inconsapevole, una preparazione tecnica priva di una qualche forma di controllo può avere risultati scomodi: il mio ingegno, la mia tecnica mi permetteranno di costruire un coltello; tuttavia, sarò io a decidere se usarlo per spalmarci la nutella (quanto manca all’ora della merenda? <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ) o per tagliarmi le vene.</p>
<p>To be continued… per l’ultima parte! <img src="https://s0.wp.com/wp-content/mu-plugins/wpcom-smileys/twemoji/2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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