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	<title>Ecologiae</title>
	
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	<description>Il vostro dispositivo salvaenergia</description>
	<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 09:46:57 +0000</pubDate>
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		<title>La nuova frontiera della biomassa: le microalghe</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/nuova-biomassa-microalghe/7370/</link>
		<comments>http://www.ecologiae.com/nuova-biomassa-microalghe/7370/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 09:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
		
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La grande controversia sull&#8217;uso delle colture agricole come fonte di energia è ben nota fondamentalmente a causa della sua possibile &#8220;concorrenza&#8221; con le colture per uso alimentare. L&#8217;uso di fonti di natura organica per la produzione di biocarburanti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7372" title="microalghe" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/microalghe.jpg" alt="microalghe" width="450" height="338" /></p>
<p>La grande controversia sull&#8217;uso delle <strong>colture agricole</strong> <strong>come fonte di energia</strong> è ben nota fondamentalmente a causa della sua possibile &#8220;concorrenza&#8221; con le colture per uso alimentare. L&#8217;uso di fonti di natura organica per la produzione di <strong>biocarburanti</strong>, diverse da quelle utilizzate per le colture tradizionali, potrebbe essere la soluzione al dibattito sociale del settore.</p>
<p>E&#8217; stato necessario rivolgersi a risorse alternative alle colture tradizionali, come la <strong>biomassa lignocellulosica</strong> e/o microrganismi, tra cui la novità è rappresentata dalle <strong>microalghe</strong>. In concreto, la produzione di massa da microalghe è in grado di soddisfare questa domanda, dato che <strong>non è in concorrenza con il settore alimentare</strong>, non hanno bisogno di grandi superfici, né di terreno fertile e massimizzano il risparmio di acqua per la loro produzione. Allo stesso tempo, esse contribuiscono alla valorizzazione ambientale con la<strong> cattura di CO2</strong> e può essere integrata in una soluzione salina per lo <strong>smaltimento degli scarichi industriali</strong>.<span id="more-7370"></span></p>
<p>L&#8217;Unità di energia di <strong>Tecnalia </strong>si sta occupando della potenziale produzione di massa di microalghe, lavorando sulla selezione delle scorte, l&#8217;ottimizzazione dei sistemi di produzione vegetale (aperti, chiusi e misti), nonché l&#8217;ottimizzazione delle diverse variabili del funzionamento come la raccolta ed il trattamento finale delle microalghe per la loro <strong>trasformazione in energia</strong>. Allo stesso tempo, si sta studiando come esse possano catturare la CO2, utilizzandola come <strong>sostanza nutritiva </strong>per le alghe, insieme agli scarichi industriali.</p>
<p>Fondamentalmente ciò di cui si discute è come <strong>far raggiungere alle microalghe le potenzialità delle biomasse</strong>. A tal fine, un certo numero di settori tecnologici devono essere sviluppati, come la <strong>genomica </strong>e la selezione delle scorte che sono le più produttive e resistenti agli agenti esterni; studiare i parametri delle colture, delle sostanze nutritive più adatte, e soprattutto il ruolo delle emissioni di CO2. L&#8217;obiettivo è quello di raggiungere alti tassi di produttività a bassi costi operativi, studiando l&#8217;applicazione delle migliori tecnologie disponibili per la raccolta e il trattamento della coltura della microalga ottenendo biomassa a <strong>prezzi ragionevoli</strong>, i quali possono essere immessi sul mercato in sostituzione dei tanto discussi biocarburanti.</p>
<p>Per il momento, l&#8217;intero processo non è stato ancora sufficientemente sviluppato a livello industriale per essere sfruttato dalle industrie del settore e la vitalità della sua applicazione non è stata sufficientemente dimostrata, nonostante alcuni annunci da parte delle imprese, senza alcun fondamento tecnologico.</p>
<p>Fonte: [<a target="_blank" href="http://www.sciencedaily.com" target="_blank">Sciencedaily</a>]</p>
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		<title>Vivere ad emissioni zero si può: l’isola di Samso è la guida per il mondo</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/vivere-emissioni-zero-isola-samso-guida/7364/</link>
		<comments>http://www.ecologiae.com/vivere-emissioni-zero-isola-samso-guida/7364/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 09:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rinnovabile]]></category>

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I soliti lobbisti del petrolio, carbone o nucleare farebbero bene ad acquistare un biglietto aereo per la Danimarca, prendere il traghetto e sbarcare sull&#8217;isola di Samso, l&#8217;isola più ecologica del mondo. La situazione di questo appezzamento di terreno grande tre volte l&#8217;isola di Ischia ed abitato da 4.500 persone solo 10 anni fa sembrava terribile. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7366" title="samso-off-shore" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/samso-off-shore.jpg" alt="samso-off-shore" width="450" height="338" /></p>
<p>I soliti lobbisti del petrolio, carbone o nucleare farebbero bene ad acquistare un biglietto aereo per la <strong>Danimarca</strong>, prendere il traghetto e sbarcare sull&#8217;<strong>isola di Samso</strong>, l&#8217;isola più ecologica del mondo. La situazione di questo appezzamento di terreno grande tre volte l&#8217;isola di Ischia ed abitato da 4.500 persone solo 10 anni fa sembrava terribile. Per sopravvivere i &#8220;<strong>samsingers</strong>&#8220;, così si chiamano i suoi abitanti, acquistavano energia prodotta dal carbone, campavano di agricoltura ma, a causa delle grandi aziende della globalizzazione, le fattorie piano piano cominciavano a chiudere, lasciandoli senza lavoro e costretti a vedere i propri giovani partire verso lidi più fertili.</p>
<p>Poi la grande idea del Governo danese: far diventare l&#8217;isola il <strong>laboratorio della sostenibilità</strong>. Per farlo sono stati dati degli <strong>aiuti economici</strong>, nemmeno tanto onerosi, e sono stati <strong>detassati tutti gli investimenti che miravano alle infrastrutture ecologiche</strong>. Oggi, dopo solo 10 anni, l&#8217;isola di Samso è a <strong>zero emissioni</strong>, le aziende agricole hanno riaperto e l&#8217;economia è basata sul turismo leggero, ma soprattutto sulla <strong>produzione energetica</strong>. I samsingers, proprietari dei piloni eolici, producono energia, la usano per la propria casa e la propria azienda e, quella in eccesso, la rivendono alla terraferma, dove gli viene pagata mediamente <strong>400 mila euro l&#8217;anno</strong>.<span id="more-7364"></span></p>
<p>L&#8217;investimento è dei migliori. Esistono in fatti <strong>10 turbine eoliche off-shore</strong> (costruite nel mare) che danno energia praticamente a tutta l&#8217;isola, oltre ad alcune costruite sulla terraferma. Esse sono private e la gente le ha addobbate come veri e propri <strong>centri turistici</strong>. Vi si può entrare e salire su in cima come sull&#8217;Empire State Building per ammirare una delle viste più mozzafiato del mondo.</p>
<p>I samsingers si muovono a piedi, in bicicletta o anche con i carri trainati dai cavalli, e così gli unici produttori di CO2 rimangono i turisti o le autorità che, visitando l&#8217;isola, si spostano in <strong>auto</strong>. I distributori di benzina si stanno lentamente trasformando in <strong>distributori di idrogeno</strong>, la nuova sfida dell&#8217;isola di Samso, ed il petrolio è ormai quasi completamente superato, se si escludono le poche case che, per mancanza di fondi da investire nelle rinnovabili, sono ancora alimentate a <strong>nafta</strong>.</p>
<p>Ma non c&#8217;è solo il vento. Per garantirsi un buon <strong>isolamento termico</strong>, le case sono coperte dal <strong>muschio</strong>, usano per riscaldarsi trucioli di legno e <strong>biomasse</strong>, provenienti per la maggior parte dall&#8217;<strong>olio di canola</strong>, ma soprattutto nei mesi estivi, da maggio ad agosto, quando cioè il sole fa capolino sulle case, producono elettricità grazie agli immancabili <strong>pannelli solari</strong>. Finito qui?</p>
<p>Nient&#8217;affatto, perché se la tecnologia ecologica progredisce, lo farà anche a Samso. E così si sta progettando il modo per portare le <strong>auto elettriche, sfruttare le onde del mare e potenziare il sistema di riuso e riciclaggio</strong>. I samsingers sono convinti di poter cambiare il mondo, e noi speriamo che abbiano ragione.</p>
<p>Fonte: [<a target="_blank" href="http://www.repubblica.it" target="_blank">Repubblica</a>]</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Yahoo! diventa il paladino delle zero emissioni dell’industria hi-tech</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/yahoo-paladino-zero-emissioni-hi-tech/7356/</link>
		<comments>http://www.ecologiae.com/yahoo-paladino-zero-emissioni-hi-tech/7356/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 07:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Emissioni]]></category>

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Le compensazioni di carbonio hanno il loro posto nel sistema di riduzione delle emissioni di imprese ad alta intensità energetica. Ma non dovrebbe essere usato al posto della reale riduzione delle emissioni di carbonio, soprattutto quando si tratta di data center che devono essere resi più efficienti sotto il profilo energetico. Yahoo! sembra d&#8217;accordo, ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7358" title="yahoo-data-center" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/yahoo-data-center.jpg" alt="yahoo-data-center" width="450" height="331" /></p>
<p>Le <strong>compensazioni di carbonio</strong> hanno il loro posto nel sistema di <strong>riduzione delle emissioni</strong> di imprese ad alta intensità energetica. Ma non dovrebbe essere usato al posto della reale riduzione delle emissioni di carbonio, soprattutto quando si tratta di <strong>data center</strong> che devono essere resi più efficienti sotto il profilo energetico. <strong>Yahoo!</strong> sembra d&#8217;accordo, ed il sui ultimo passo nella corsa verso la creazione di data center verdi alimentati dalle <strong>energie rinnovabili</strong> va proprio in questa direzione.</p>
<p>La società sta lavorando per costruire un data center super efficiente, alimentato esclusivamente dall&#8217;<strong>energia generata dalle cascate del Niagara</strong>, insieme ad altri obiettivi, come le compensazioni di carbonio, che per ora non fanno ancora parte del piano.<span id="more-7356"></span></p>
<p>Yahoo! ha annunciato che <strong>Lockport</strong>, New York, sarà la sede del prossimo data center. Tra le altre cose, vi saranno anche:</p>
<ul>
<li>L&#8217;alimentazione del 90% destinata ai server (la maggior parte dei data center utilizzano meno del 50% del loro consumo totale di energia elettrica sui server, mentre il resto va all&#8217;aria condizionata. Yahoo! utilizzerà il 100% dell&#8217;aria esterna per raffreddare i server);</li>
<li>L&#8217;obiettivo del <strong>Power Usage Effectiveness (PUE)</strong>, una sorta di tasso di efficienza energetica, di 1,1 o poco superiore. <strong>Google e Microsoft</strong> in lotta per la migliore prestazione raggiungono circa 1,12 e 1,22 rispettivamente, mentre la media del settore è 2. Il punteggio PUE migliore è di 1;</li>
<li>Impegno per ridurre l&#8217;intensità delle emissioni carbonio di almeno il 40% entro il 2014, concentrandosi sulla riduzione delle proprie emissioni e non più acquistando i crediti dagli altri come prospettato nel 2007.</li>
</ul>
<p>Un aiuto alle operazioni ecologiche arriverà grazie ai piani per creare <strong>infrastrutture di acqua riciclata</strong> per ridurre la quantità di consumo d&#8217;acqua per i data center. Per di più, il centro di Washington è alimentato principalmente dall&#8217;<strong>energia eolica</strong>.</p>
<p>La corsa per il data center ecologico, inaugurata con Google e ripresa da Microsoft  e <strong>IBM </strong>è molto incoraggiante considerando l&#8217;enorme quantità di emissioni e l&#8217;aumento del consumo di energia di questi hub per il nostro mondo ossessionato dall&#8217;hi-tech.</p>
<p>Fonte: [<a target="_blank" href="http://www.treehugger.com" target="_blank">Treehugger</a>]</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Israele sceglie una turbina made in Italy per la centrale solare del Samar Kibbutz</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/israele-impianto-solare-samar-kibbutz-turbina/7337/</link>
		<comments>http://www.ecologiae.com/israele-impianto-solare-samar-kibbutz-turbina/7337/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 10:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Solare]]></category>

		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>

		<category><![CDATA[Aora]]></category>

		<category><![CDATA[Carlo Mauri]]></category>

		<category><![CDATA[centrale solare]]></category>

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		<description><![CDATA[Israele ha scelto la tecnologia made in Italy, optando per l&#8217;installazione di una turbina italiana nell&#8217;innovativo impianto solare del Samar Kibbutz. A realizzarla la Turbec Spa di Cento, in provincia di Ferrara, che da oggi può vantare la partecipazione a quello che è considerato un progetto di energia solare più  che all&#8217;avanguardia, rivoluzionario.
La centrale israeliana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-7344" title="turbina-solare-samar-kibbutz-israele" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/turbina-solare-samar-kibbutz-israele.jpg" alt="turbina-solare-samar-kibbutz-israele" width="400" height="300" />Israele ha scelto la tecnologia made in Italy</strong>, optando per l&#8217;installazione di una <strong>turbina italiana</strong> nell&#8217;innovativo<strong> impianto solare del Samar Kibbutz</strong>. A realizzarla la <a target="_blank" href="http://www.turbec.com/company/addresses.htm" target="_blank">Turbec Spa</a> di Cento, in provincia di Ferrara, che da oggi può vantare la partecipazione a quello che è considerato un progetto di <a href="http://www.ecologiae.com/category/energie/solare-energie/" target="_blank">energia solare</a> più  che all&#8217;avanguardia, rivoluzionario.</p>
<p>La centrale israeliana realizzata dalla società <a target="_blank" href="http://www.aora-solar.com/" target="_blank">Aora</a> è infatti fondata sulla <strong>cogenerazione</strong>, produce sia <strong>energia elettrica</strong> che <strong>energia termica</strong>, ed è un chiaro esempio di quello che viene identificato come <strong>impianto solare ibrido</strong>. Disposto su una superficie  di 2 mila quadrati nel deserto <em>Harava</em>, nel sud dello stato di Israele, <strong>l&#8217;impianto garantisce energia 24 ore su 24</strong>, dal momento che la generazione non si ferma neanche di notte, grazie all&#8217;utilizzo di <strong>gas naturale</strong> o <a target="_blank" href="http://www.ecologiae.com/biogas-genesi-produzione-usi-e-consumi-la-situazione-italiana/525/" target="_blank">biogas</a>. Il <strong>tulipano nel deserto</strong>, l&#8217;enorme torre progettata dallo studio di architetti <a href="http://www.haimdotan.com/" target="_blank">Haim Dotan Ltd</a>, è alto 30 metri, in cima trova posto la <strong>micro-turbina</strong> italiana, che si muove grazie all&#8217;energia pulita convogliata dalla superficie riflettente di 30 <strong>specchi solari</strong> (o <strong>eliostati</strong>).<span id="more-7337"></span></p>
<p>Un unico ricevitore solare riscalda l&#8217;aria compressa che alimenta la turbina, in grado di fornire sia energia elettrica (100 kW) sia energia termica (170 kW). <em>Carlo Mauri</em>, presidente di <strong>Turbec</strong>, spiega:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">I vantaggi di questa tecnologia sono la modularità, che consente l&#8217;implementazione dell&#8217;impianto nel tempo, la flessibilità, poichè la turbina è predisposta per l&#8217;utilizzo anche di qualsiasi altro combustibile fossile o biocombustibile, e la cogenerazione, visto che la microturbina fornisce sia energia elettrica (100 kW) sia energia termica (170 kW).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La micro-turbina di Turbec appartiene per il 75% alla Turboenergy Srl e per il 25% al gruppo Ansaldo Energia. La vendita di 400 microturbine, prevalentemente sul mercato europeo, e il continuo reinvestimento di capitale  (il 20% del fatturato dell&#8217;ultimo biennio) nella ricerca sulle rinnovabili, fruttano all&#8217;azienda italiana <strong>guadagni per 8,5 milioni di euro</strong>. Una turbina uguale a quella installata al <strong>Samar Kibbutz </strong>è già in via di realizzazione ad Almeria, in Spagna. La Turbec ha aperto un centro di ricerca a Malmo in Svezia, che si concentra proprio sull&#8217;applicazione tecnologica nello sfruttamento delle rinnovabili, come illustra lo stesso Mauri:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Nel nostro centro, che abbiamo a suo tempo acquisito dalla Volvo, uno staff qualificato segue lo sviluppo del prodotto e le sue innovazioni per le diverse applicazioni delle turbine in svariati settori, particolarmente quello delle energie rinnovabili. Crediamo fermamente nell&#8217;utilizzo degli scarti e nei recuperi energetici ovunque sia possibile. Il nostro focus è riconvertire lo scarto in energia con impatto ambientale ridotto al minimo. Anche in un periodo di crisi la nostra società sta profondendo un grandissimo impegno nel campo della ricerca e dello sviluppo delle applicazioni.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">A quando, ci chiediamo, un impianto come quello israeliano anche in Italia? Gas naturale e solare insieme per una tecnologia capace di garantire energia 24 ore su 24, in maniera pulita ed efficiente. Una centrale solare perfetta, senza le pecche  e i limiti dei precedenti impianti. C&#8217;è il guadagno di chi investe, c&#8217;è l&#8217;energia sempre disponibile, non c&#8217;è inquinamento. Simbolicamente una struttura come quella israeliana trasmette un grande senso di civiltà, di sviluppo eco-sostenibile. Esteticamente è ineccepibile. Dietro quale scusa si nasconderanno, stavolta, i detrattori delle rinnovabili in Italia?</p>
<p>[Fonti: <a target="_blank" href="http://www.adnkronos.com" target="_blank">Adnkronos.com</a>; <a target="_blank" href="http://www.zeroemission.tv/Objects/Pagina.asp?ID=6729" target="_blank">Zeroemission.tv</a>]</p>

<a href='http://www.ecologiae.com/israele-impianto-solare-samar-kibbutz-turbina/7337/turbina-solare-samar-kibbutz-israele/' title='turbina-solare-samar-kibbutz-israele'><img src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/turbina-solare-samar-kibbutz-israele-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://www.ecologiae.com/israele-impianto-solare-samar-kibbutz-turbina/7337/samar-kibbutz/' title='samar-kibbutz'><img src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/samar-kibbutz-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://www.ecologiae.com/israele-impianto-solare-samar-kibbutz-turbina/7337/samar-kibbutz2/' title='samar-kibbutz2'><img src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/samar-kibbutz2-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://www.ecologiae.com/israele-impianto-solare-samar-kibbutz-turbina/7337/samar-kibbutz3/' title='samar-kibbutz3'><img src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/samar-kibbutz3-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://www.ecologiae.com/israele-impianto-solare-samar-kibbutz-turbina/7337/samar-kibbutz4/' title='samar-kibbutz4'><img src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/samar-kibbutz4-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://www.ecologiae.com/israele-impianto-solare-samar-kibbutz-turbina/7337/solar-kibbutz-5/' title='solar-kibbutz-5'><img src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/solar-kibbutz-5-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://www.ecologiae.com/israele-impianto-solare-samar-kibbutz-turbina/7337/samar-kibbutz6/' title='samar-kibbutz6'><img src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/samar-kibbutz6-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://www.ecologiae.com/israele-impianto-solare-samar-kibbutz-turbina/7337/samar-kibbutz5/' title='samar-kibbutz5'><img src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/samar-kibbutz5-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://www.ecologiae.com/israele-impianto-solare-samar-kibbutz-turbina/7337/samar-kibbutz8/' title='samar-kibbutz8'><img src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/samar-kibbutz8-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

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		<title>Eco-guida Greenpeace sull’elettronica: ancora Nokia domina l’eco-technology</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/eco-guida-greenpeace-elettronica-nokia-technology/7338/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 10:27:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Greenpeace]]></category>

		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>

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		<category><![CDATA[eliminazione del PVC]]></category>

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Per la quarta volta consecutiva il colosso finlandese Nokia si attesta in cima alla classifica delle case produttrici di elettronica in quanto a produzione ecologica. Solo che stavolta, a differenze delle tre precedenti tornate, la differenza con le altre marche non è poi così netta.
Ciò che fa di Nokia il miglior eco-produttore è il sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7340" title="green-nokia" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/green-nokia.jpg" alt="green-nokia" width="450" height="320" /></p>
<p>Per la quarta volta consecutiva il colosso finlandese <strong>Nokia </strong>si attesta in cima alla classifica delle case produttrici di elettronica in quanto a <strong>produzione ecologica</strong>. Solo che stavolta, a differenze delle tre precedenti tornate, la differenza con le altre marche non è poi così netta.</p>
<p>Ciò che fa di Nokia il miglior eco-produttore è il <strong>sistema di ritiro dell&#8217;usato</strong>, presente in 84 Paesi in tutto il mondo, che consente di evitare uno spreco inutile di materiale e <strong>diminuisce i rifiuti tecnologici</strong>, tra i più pericolosi in assoluto. Il punteggio di 7,5 su una scala da 1 a 10 è dovuto anche ad una <strong>buona comunicazione con i clienti e la bassa tossicità delle componenti</strong> utilizzate nei suoi telefonini.</p>
<p>Confermano la seconda e terza posizione <strong>Samsung e Sony Ericsson</strong>, ma con un incremento del punteggio. Se 6 mesi fa, all&#8217;ultimo controllo, la differenza tra Nokia e Samsung era enorme, ora i coreani hanno fatto un grosso balzo in avanti guadagnando un punteggio di 7,1, poco sotto Nokia, grazie al nuovo <strong>impegno per la diminuzione dei gas ad effetto serra</strong>. Anche gli altri criteri raggiungono buone votazioni, grazie all&#8217;<strong>eliminazione del PVC, ritardanti di fiamma bromurati</strong>, e all&#8217;impegno nell&#8217;eliminazione di tutti i materiali tossici entro il 2012. Bene anche il<strong> tasso di riciclo della plastica </strong>(16,1%). Un po&#8217; più indietro invece rimane Sony-Ericsson, che ha punteggi simili a quelli di Samsung in tutto, tranne che nel riciclaggio, il quale stenta a decollare.<span id="more-7338"></span></p>
<p>Ottimo passo in avanti di <strong>Lg</strong>, che ha aumentato il <strong>tasso di riciclaggio all&#8217;11%</strong> con l&#8217;impegno di portarlo al 25% entro il 2025. A questo si aggiunge anche l&#8217;impegno a <strong>raddoppiare il taglio delle emissioni </strong>nei prossimi 10 anni e a diminuire l&#8217;utilizzo dei ritardanti di fiamma entro due anni. Ma questo passo in avanti è dovuto soprattutto grazie al crollo di due colossi come <strong>Philips e Sony</strong>, i quali sono passati rispettivamente <strong>dal quarto al settimo posto</strong> (a causa della mancanza di applicazione degli impegni sul riciclaggio e per i criteri energetici al di sotto delle aspettative), e <strong>dal quinto al dodicesimo posto</strong>, perché Sony aveva promesso di eliminare PVC e altri materiali tossici entro il 2009, ma ha spostato la data al 2010, e non ha esteso il principio di responsabilità individuale dell&#8217;azienda nei confronti dei propri prodotti fuori dal Nord America.</p>
<p>Ad approfittare di questo doppio passo falso ci sono anche <strong>Toshiba</strong>, il quale si è impegnato a ridurre le emissioni e<strong> migliorare l&#8217;efficienza energetica dei propri prodotti</strong>, ma usa ancora poco le rinnovabili ed il riciclaggio; e <strong>Motorola</strong>, che ha portato ad un buon 15% il tasso di energia rinnovabile utilizzata e ha prodotto una buona efficienza energetica.</p>
<p>Sale anche <strong>Sharp </strong>che ha ridotto l&#8217;uso di prodotti chimici e ha aumentato il ritiro dei vecchi prodotti, ma solo negli Usa. Le note dolenti arrivano invece da<strong> Acer, Panasonic ed Apple</strong>, i quali si sono impegnati a diminuire l&#8217;utilizzo di materiali chimici, ma non hanno ancora raggiunto risultati ottimali sul riciclo e le energie rinnovabili.</p>
<p>Non cambia nulla per <strong>Dell, Hp e Microsoft</strong>, che o non hanno preso impegni o non hanno mantenuto quelli presi in precedenza, e per questo rimangono nelle posizioni di bassa classifica, mentre <strong>Lenovo, Fujitsu e Nintendo</strong> rimangono agli ultimi posti. Ma se per Fujitsu non è un grave danno, visto che fino all&#8217;ultima rilevazione non rientrava nemmeno tra le prime 18 posizioni, c&#8217;è da preoccuparsi per Lenovo che ha perso due posti perché nonostante abbia potenziato il ritiro dei prodotti, non è molto chiaro nella comunicazione, non ha mantenuto le promesse sui PVC e sui ritardanti di fiamma, e non ha dei buoni criteri energetici. Ma soprattutto malissimo per Nintendo, che <strong>pare non interessarsi al problema ambientale</strong>, e grazie alla Wii ha guadagnato qualche centesimo di punto perché almeno su un prodotto ha <strong>eliminato il PVC</strong>. Le sue emissioni di gas serra sono le peggiori di tutte, e per questo rimane per la sesta volta di fila il fanalino di coda.</p>
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		<title>WWF: critiche ai Paesi del g8 sugli impegni per l’ambiente</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 08:06:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica & Istituzioni]]></category>

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Tra una settimana a L&#8217;Aquila si riuniranno i cosiddetti 8 &#8220;grandi&#8221; della Terra per discutere di economia, pace, sviluppo, ma anche di ambiente. Finché si tratta di materie economiche, nulla da obiettare. Si sa che questi 8 Paesi si danno molto da fare in questo ambito, e sono i più avanzati al mondo. Ma quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7333" title="g8-laquila" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/g8-laquila.jpg" alt="g8-laquila" width="400" height="421" /></p>
<p>Tra una settimana a <strong>L&#8217;Aquila</strong> si riuniranno i cosiddetti 8 &#8220;grandi&#8221; della Terra per discutere di economia, pace, sviluppo, ma anche di <strong>ambiente</strong>. Finché si tratta di materie economiche, nulla da obiettare. Si sa che questi 8 Paesi si danno molto da fare in questo ambito, e sono i più avanzati al mondo. Ma quando si comincerà a parlare d&#8217;ambiente, molti di essi farebbero bene ad alzarsi e ad uscire dalla sala, magari lasciando spazio a chi per l&#8217;ambiente sta facendo qualcosa di concreto (come Sudafrica, Cina e India).</p>
<p>Stiamo parlando in special modo dei tre Paesi più grandi che partecipano al Congresso, <strong>Canada, Stati Uniti e Russia</strong>, i quali sono troppo indietro rispetto agli accordi presi sul <strong>protocollo di Kyoto</strong> e sulle <strong>politiche ambientali</strong>. Queste nazioni sono state capaci di fare tante promesse senza quasi mai mantenerle, anche se un minimo di speranza ora per gli States c&#8217;è, visto che, con l&#8217;insediamento di <strong>Barack Obama</strong>, qualcosa si è mosso, tanto da far scollare il suo Paese dall&#8217;ultimo posto, e fargli guadagnare una posizione.</p>
<p>Tra gli 8 grandi, fanno sapere dal <strong>WWF</strong>, sono solo tre quelli che, seppur non con meriti eccezionali, sono riusciti a <strong>mantenersi almeno al passo con le promesse</strong>, raggiungendo i propri obiettivi: <strong>Germania, Regno Unito e Francia</strong>. L&#8217;<strong>Italia </strong>invece si ritrova, insieme al <strong>Giappone</strong>, ai piedi del podio, ma senza grandi risultati. Quello che mantiene in una posizione elevata l&#8217;Italia, come al solito, non è il Governo, <strong>ma gli italiani stessi</strong>.<span id="more-7331"></span></p>
<blockquote><p>Il nostro paese galleggia a metà classifica grazie a consumi energetici non particolarmente elevati che una politica inetta e indecisa, fatta di provvedimenti disorganici e spesso contraddittori, non riesce però a ridurre ulteriormente, abbassandoli ad un livello di sostenibilità</p></blockquote>
<p>spiegano dal WWF. Infatti le basse emissioni sono dovute al fatto che <strong>gli italiani consumano poco</strong>, siamo ancora un Paese a &#8220;risparmio energetico&#8221;, si vive molto nelle campagne, dove l&#8217;aria è salutare, e l&#8217;alta densità di popolazione fa abbassare le emissioni procapite. D&#8217;altra parte però queste stanno aumentando, e non si vede una politica dura e decisa verso una <strong>regolamentazione delle emissioni</strong>. Ci sono dei progetti sulle <strong>rinnovabili</strong>, ma ben pochi sono quelli già partiti, per non parlare del trasporto, mentre la cosa più preoccupante è che siamo ancora <strong>molto lontani </strong>dal raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto.</p>
<p>Peccato perché, secondo le stime di <strong>Ecofys</strong>, una delle società che parteciperanno al prossimo g8, al nostro Paese basterebbe investire<strong> soltanto lo 0,2% del Pil</strong>, corrispondente a circa 4 miliardi di euro l&#8217;anno, per riuscire a<strong> raggiungere l&#8217;obiettivo ottimale del taglio delle emissioni al 30% entro il 2020</strong>. Ma purtroppo pare non ci sia nemmeno la voglia di farlo da parte di un Governo, uno dei pochi al mondo, che ancora non ha capito che ambiente ed economia non sono due campi separati, ma un&#8217;unica grande opportunità.</p>
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		<title>CO2 e siccità mettono a rischio le coltivazioni</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/co2-siccita-coltivazioni-a-rischio/7325/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 15:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>

		<category><![CDATA[Mutamenti Climatici]]></category>

		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>

		<category><![CDATA[cianuro di idrogeno]]></category>

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		<category><![CDATA[manioca]]></category>

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		<description><![CDATA[La sicurezza degli approvvigionamenti alimentari mondiali è duramente messa alla prova dai cambiamenti climatici in atto. Le vecchie piante non sono infatti abituate a temperature così torride e la mancanza di acqua, con l&#8217;avanzare della desertificazione, non fa che rendere ancora più arida la terra coltivabile. Motivo per il quale gli scienziati si stanno adoperando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7326" title="coltivazioni-siccita-co2" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/coltivazioni-siccita-co2.jpg" alt="coltivazioni-siccita-co2" width="450" height="322" />La sicurezza degli approvvigionamenti alimentari mondiali è duramente messa alla prova dai <strong>cambiamenti climatici</strong> in atto. Le vecchie piante non sono infatti abituate a temperature così torride e la mancanza di acqua, con l&#8217;avanzare della desertificazione, non fa che rendere ancora più arida la terra coltivabile. Motivo per il quale gli scienziati si stanno adoperando al fine di trovare piante più resistenti al <strong>riscaldamento terrestre</strong> e meno sensibili all&#8217;alta quantità di <strong>CO2</strong> immessa nell&#8217;atmosfera dalle attività umane e non.</p>
<p><strong>Un nuovo clima esige nuove colture</strong>. Continuare ad ignorare il problema potrebbe risultare pericolosamente deleterio, dal momento che gli studiosi hanno scoperto che <strong>le piante cresciute in ambienti aridi e/o inquinati, con alti tassi di CO2, avrebbero meno principi nutritivi rispetto alle altre e valori elevati di sostanze tossiche</strong> per l&#8217;organismo. Un recente studio, effettuato da un team di ricercatori della <em>Monash University</em> di Victoria (Australia), ha infatti individuato un incremento di composti tossici e una diminuzione del contenuto proteico nelle piante coltivate in territori con alto tasso di <strong>inquinamento</strong>. <span id="more-7325"></span>Gli studiosi hanno inoltre notato che la <strong>resa delle coltivazioni</strong> in condizioni di <strong>siccità </strong>e in aree fortemente interessate dai <strong>cambiamenti climatici</strong> era nettamente inferiore a quella ottenuta in condizioni <em>normali</em>.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-7327" title="coltivazioni-manioca" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/07/coltivazioni-manioca.jpg" alt="coltivazioni-manioca" width="300" height="200" />La ricerca, presentata dal dottor <em>Gleadow Ros</em> nel corso del <em>Society for Experimental Biology Annual Meeting</em> svoltosi a Glasgow il 29 giugno scorso, ha dimostrato che la concentrazione di alcune sostanze tossiche responsabili del rilascio di <strong>cianuro di idrogeno</strong>, è aumentata nelle piante coltivate in corrispondenza di elevate quantità di <strong>CO2</strong>. Questo dato è stato aggravato dal fatto che il contenuto proteico è diminuito, rendendo le piante più tossiche, dal momento che la capacità degli erbivori di abbattere i livelli di cianuro dipende in gran parte dall&#8217;ingestione di una quantità sufficiente di proteine.<br />
I dati hanno inoltre dimostrato che la <strong>manioca</strong>, un alimento base delle colture nelle regioni tropicali e subtropicali, data la sua tolleranza delle condizioni aride, è soggetta a riduzioni di resa in presenza di alti tassi di CO2.  Secondo gli esperti se i livelli di CO2 continueranno ad aumentare:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo bisogno di prepararci per la prevista riduzione del valore nutrizionale di molte piante, fenomeno che sconvolgerà gli equilibri di sussistenza di intere popolazioni, già oggi in gravi difficoltà a causa della penuria di cibo.</p>
</blockquote>
<p>[Fonte: <em>Society for Experimental Biology (2009, June 30). New Crops Needed For New Climate. ScienceDaily. Retrieved July 1, 2009, from http://www.sciencedaily.com­ /releases/2009/06/090629081127.htm</em>]</p>
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		<title>Disastro di Cernobyl, il biodiesel potrebbe ripulire l’area colpita</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/disastro-cernobyl-biodiesel-ripulire-area/7319/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 08:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Benzina & Carburante]]></category>

		<category><![CDATA[Biomassa]]></category>

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Le terre contaminate dal disastro nucleare di Chernobyl, potrebbero essere ripulite in un modo intelligente: con una piantagione per biocarburanti. La Bielorussia, il Paese più colpito dalla catastrofe, sta progettando di utilizzare le colture per &#8220;succhiare&#8221; i materiali radioattivi come cesio e stronzio per rendere il terreno adatto alla crescita di prodotti alimentari tra pochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7321" title="cernobyl" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/06/cernobyl.jpg" alt="cernobyl" width="450" height="344" /></p>
<p>Le terre contaminate dal <strong>disastro nucleare di Chernobyl</strong>, potrebbero essere ripulite in un modo intelligente: con una <strong>piantagione per biocarburanti</strong>. La <strong>Bielorussia</strong>, il Paese più colpito dalla catastrofe, sta progettando di utilizzare le colture per &#8220;succhiare&#8221; i materiali radioattivi come<strong> cesio e stronzio</strong> per rendere il terreno adatto alla crescita di prodotti alimentari tra pochi decenni piuttosto che <strong>fra centinaia di anni </strong>come previsto inizialmente.</p>
<p>Un&#8217;area di 40.000 chilometri quadrati a sud-est della Bielorussia è così piena di <strong>isotopi radioattivi</strong> che non sarà considerata idonea per la coltivazione di cibo per alcuni secoli, finché gli isotopi non saranno sufficientemente scarichi. Ma questa settimana un team di tecnici irlandese che si occupano di biocarburanti si sono recati nella capitale, <strong>Minsk</strong>, sperando di fare un accordo con gli enti statali per la coltivazione di <strong>barbabietole da zucchero radioattive</strong> ed altre colture su terreni contaminati per la produzione di biocarburanti per la vendita in tutta Europa.<span id="more-7319"></span></p>
<p>La società,<strong> Greenfield Project Management</strong>, insiste sulla necessità che il materiale radioattivo non possa nuocere se &#8220;tradotto&#8221; in biocarburanti come l&#8217;<strong>etanolo</strong>. Spiega <strong>Basil Miller</strong> della Greenfield:</p>
<blockquote><p>Nella distillazione, solo i composti più volatili risalgono il tubo. Tutto il resto è lasciato alle spalle. I residui radioattivi pesanti saranno bruciati in una centrale elettrica, la cui produzione sarà un concentrato di &#8220;ceneri radioattive&#8221;. Questa potrà essere smaltita secondo le norme di trattamento delle scorie nucleari.</p></blockquote>
<p>L&#8217;Agenzia per l&#8217;energia atomica delle Nazioni Unite non è così convita. Secondo <strong>Didier Louvat</strong>, mentre il processo dei biocarburanti dovrebbero essere al sicuro, né la Bielorussia né l&#8217;Irlanda sono pronti per lo <strong>smaltimento dei residui radioattivi</strong> allo stato attuale.  La Bielorussia al contrario sembra propensa sul progetto, tanto che <strong>Andrei Savinkh</strong>, rappresentante della Bielorussia presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha chiamato la decontaminazione del suolo &#8220;<strong>la priorità numero uno per il governo bielorusso</strong>&#8220;.</p>
<p>In molti solleveranno l&#8217;obiezione che Chernobyl si trova in <strong>Ucraina</strong>. Questo è vero. Purtroppo però i venti prevalenti trasportano <strong>l&#8217;80% delle radiazioni sul suolo della Bielorussia</strong>. Gli agricoltori qui coltivano le piantagioni di <strong>grano </strong>ugualmente. Il materiale radioattivo concentrato nelle radici e negli steli, finisce sul terreno dopo il raccolto. Ciò significa che oggi il suolo è quasi contaminato come subito dopo l&#8217;incidente. Secondo le stime del Governo però, se l&#8217;esperimento dovesse andare a buon fine, basterebbero coltivazioni di biocarburanti per<strong> 20-40 anni</strong> ed il terreno sarà completamente ripulito.</p>
<p>Fonte: [<a target="_blank" href="http://www.newscientist.com" target="_blank">new scientist</a>]</p>
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		</item>
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		<title>5 antichi lavori che nessuno sapeva fossero ecologici</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/5-antichi-lavori-ecologici/7312/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 07:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura & Società]]></category>

		<category><![CDATA[Lavoro & Business]]></category>

		<category><![CDATA[colletti verdi]]></category>

		<category><![CDATA[economia sostenibile]]></category>

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		<category><![CDATA[operatore ecologico]]></category>

		<category><![CDATA[posti di lavoro ecologici]]></category>

		<category><![CDATA[ristoratore]]></category>

		<category><![CDATA[sarto]]></category>

		<category><![CDATA[tassista]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quando si pensa di ai posti di lavoro ecologici, cosa vi viene in mente? Installatore di pannelli solari, produttore di turbine eoliche, consulente per l&#8217;efficienza energetica, specialista per il ripristino degli ecosistemi, e tanti altri nuovi lavori dei cosiddetti &#8220;colletti verdi&#8220;. Queste sono tutte parti della futura green economy, ma è importante notare che molti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7314" title="tassista" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/06/tassista.jpg" alt="tassista" width="450" height="300" /></p>
<p>Quando si pensa di ai <strong>posti di lavoro ecologici</strong>, cosa vi viene in mente? Installatore di pannelli solari, produttore di turbine eoliche, consulente per l&#8217;efficienza energetica, specialista per il ripristino degli ecosistemi, e tanti altri nuovi lavori dei cosiddetti &#8220;<strong>colletti verdi</strong>&#8220;. Queste sono tutte parti della futura green economy, ma è importante notare che molti posti di lavoro che <strong>già esistono da decenni</strong>, quando non da secoli, anche se non sono stati pensati per essere ecologici. Essi hanno permesso fino ad oggi un&#8217;<strong>economia sostenibile</strong>, e forse meriterebbero maggiore rispetto. Vediamo di quali lavori si tratta.</p>
<p><strong>1) Sarto</strong>. Cotone biologico prodotto in modo sostenibile e altri tessuti naturali o riciclati sono solo una parte dell&#8217;<strong>eco-abbigliamento</strong>. Prima di arrivare al prodotto finito, le materie prime vengono spedite da una parte all&#8217;altra del mondo tra le varie fabbriche. Ma se c&#8217;è un modo veramente sostenibile per produrre abbigliamento, l&#8217;unico è il lavoro del sarto. Si conosce la provenienza sia dei tessuti che della lavorazione, ed anche se il loro costo è mediamente più elevato, sappiamo che indossando un vestito fatto in questo modo, si fa del bene all&#8217;ambiente, ed anche a sè stessi perché si sa cosa si indossa.<span id="more-7312"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7315" title="spazzino" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/06/spazzino.jpg" alt="spazzino" width="450" height="367" /></p>
<p><strong>2) Tassista</strong>. Si sarebbe tentati di sottolineare che usare l&#8217;auto per lavoro è un mestiere piuttosto inquinante. In parte è vero. Ma se pensiamo a quante persone i taxi trasportano ogni giorno, abbiamo un&#8217;idea di <strong>quante macchine tolgono dalla strada</strong>. Se poi a questo vi aggiungiamo che stanno diventando sempre di più i taxi ibridi, il risparmio in quanto ad emissioni diventa incalcolabile.</p>
<p><strong>3) Ristoratore</strong>. Un ambientalista cerca sempre di vivere in spazi più piccoli (meno consumo di energia meno sprechi) e fornire un prezioso servizio sociale (una maggiore interazione con la comunità) permette alle persone di non spostarsi per raggiungere un pub/ristorante/pizzeria o quant&#8217;altro, ma di avere un punto di ritrovo vicino casa dove trascorrere il proprio tempo libero. Se poi il proprietario del locale decidesse di acquistare i propri prodotti tramite il <strong>commercio equo e solidale</strong>, magari facendo la <strong>raccolta differenziata</strong> ed utilizzando materiali riciclati, allora sì che diventerebbe uno dei migliori lavori ecologici.</p>
<p><strong>4) Fruttivendolo</strong>. Gli agricoltori diretti che decidono di vendere i propri prodotti, o che lo fanno fare a dei rivenditori locali che si approvigionano di merci biologiche e naturali, e non di merci provenienti da chissà dove e con chissà quali trattamenti, fanno un favore all&#8217;ambiente, ma soprattutto alla comunità che li ospita. In questo caso oltre a guadagnarci lui, ne risente molto la <strong>salute dei cittadini</strong> che, nel caso italiano, evitano di comprare un ortaggio proveniente dalla Cina, avendo un produttore biologico a 10 km da casa.</p>
<p>A questo va anche aggiunto che c&#8217;è un <strong>risparmio nell&#8217;inquinamento</strong>, perché nessun tir dovrà trasportare la frutta da una parte all&#8217;altra del mondo, ma anche di elettricità e acqua, nonché di prodotti per &#8220;allungare&#8221; la conservazione.</p>
<p><strong>5) Operatore ecologico</strong>. Nessuno dice che tutti dobbiamo correre a fare questo lavoro che da molti è visto in cattiva luce. Sapendo però che c&#8217;è qualcuno che raccoglie i nostri rifiuti e magari li ricicla, bisognerebbe considerare questo lavoro in una luce più &#8220;verde&#8221;. Indipendentemente dalla motivazione, essi hanno il grande merito, oltre che di farci vivere in città pulite, anche di <strong>ridurre la quantità di rifiuti che finiscono in discarica</strong>, sollevando la comunità da un altro peso.</p>
<p>Fonte: [<a target="_blank" href="http://www.treehugger.com" target="_blank">Treehugger</a>]</p>
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		<title>La buona notizia: il riciclaggio in Italia raddoppia</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 10:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
		
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Sebbene l&#8217;Italia resti ancora indietro rispetto a molti Paesi europei in quanto a tasso di riciclaggio, stiamo crescendo abbastanza in fretta non solo nei campi ormai &#8220;classici&#8221; come quello della plastica e del vetro, ma anche con le nuove tecniche di riciclaggio, come quelle dell&#8217;alluminio e soprattutto delle lampadine.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7307" title="riciclo-alluminio" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/06/riciclo-alluminio.jpg" alt="riciclo-alluminio" width="450" height="338" /></p>
<p>Sebbene l&#8217;<strong>Italia </strong>resti ancora indietro rispetto a molti Paesi europei in quanto a <strong>tasso di riciclaggio</strong>, stiamo crescendo abbastanza in fretta non solo nei campi ormai &#8220;classici&#8221; come quello della plastica e del vetro, ma anche con le nuove tecniche di riciclaggio, come quelle dell&#8217;<strong>alluminio </strong>e soprattutto delle <strong>lampadine</strong>.</p>
<p>Proprio le lampadine sono il campo di riciclaggio più intenso dei prossimi anni, visto che con l&#8217;espandersi delle <strong>lampadine ad alta efficienza energetica</strong>, quelle vecchie ad incandescenza sono sempre meno usate. Ma intanto in qualche modo bisogna smaltirle. Complice anche l&#8217;ingresso di diverse soluzioni, compresi i Led che si stanno facendo conoscere anche dalle nostre parti, i dati di <strong>Ecolamp</strong>, un consorzio no-profit che si occupa di smaltimento delle lampadine, sono incoraggianti: nell&#8217;ultimo anno la quantità di vecchi bulbi ad incandescenza è <strong>raddoppiata</strong>: da 160 tonnellate del 2008 a <strong>320 tonnellate nei soli primi 6 mesi del 2009</strong>, un risultato superiore alle previsioni.<span id="more-7305"></span></p>
<p>Il consorzio Ecolamp possiede <strong>2.500 centri di raccolta sparsi in tutta Italia</strong>, i quali provvedono a fornire le città di circa 6000 contenitori per la raccolta delle vecchie lampadine, ma anche di tutte le sorgenti luminose ormai esauste, per evitare che finiscano nell&#8217;immondizia indifferenziata andando a creare ancora maggior inquinamento.</p>
<p>Ma oggi arrivano anche dati europei molto incoraggianti. Un trend simile a quello delle lampadine lo si sta registrando anche per quanto riguarda l&#8217;alluminio. L&#8217;Associazione europea dei   produttori di alluminio (Eaa), la quale elabora dati un po&#8217; più vecchi, ha parlato di un <strong>incremento in tutta Europa del riciclaggio delle lattine del 61,8%</strong> nel 2007 rispetto ai dati del 2005. In termini assoluti all&#8217;interno dei Paesi UE si è passati da 28,3 miliardi di pezzi a <strong>32 miliardi in due anni</strong>, circa il 70% dell&#8217;alluminio di tutto il Continente. Questo sforzo, spiegano dall&#8217;Eaa, ha permesso di risparmiare nel solo anno 2007 la bellezza di <strong>300.000 tonnellate di gas serra</strong>, grazie al 95% in meno di energia di cui c&#8217;è bisogno per produrre una nuova lattina di alluminio da una riciclata, piuttosto che farne una nuova.</p>
<p>Anche l&#8217;Italia ha dato il suo contributo, rientrando tra i Paesi che negli ultimi anni ha avuto un tasso maggiore di sviluppo nel campo della raccolta differenziata, e contribuirà in maniera notevole all&#8217;incremento anche nell&#8217;anno 2008 che, si prevede, debba toccare quota <strong>63,6% circa</strong>.</p>
<p>Fonte: [<a target="_blank" href="http://www.ansa.it" target="_blank">Ansa</a>]</p>
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