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	<description>Fond of communication - Opened May.30.07</description>
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		<title>EF's Blog</title>
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		<title>Affresco italiano di classe dirigente</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 16:29:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dell'Utri]]></category>
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		<description><![CDATA[Circa venti giorni fa mi squilla il cellulare. E&#8217; una mia vecchia amica dei tempi dell&#8217;università, una di quelle conoscenze che sfumano via con il passare del tempo e l&#8217;aumentare delle distanze che inevitabilmente causa la vita ma che comunque si ricordano con piacere. &#8220;Ciao Emilio! Sono *** come stai? Che fai nella vita?&#8221; Bene &#8211; rispondo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2866&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="alignleft" title="dellutri e berlusconi" src="http://www.orsatti.info/wp-content/uploads/2009/09/2071906366_80293b69d1.jpg" alt="" width="162" height="111" />Circa venti giorni fa mi squilla il cellulare</strong>. <strong>E&#8217; una mia vecchia amica dei tempi dell&#8217;università</strong>, una di quelle conoscenze che sfumano via con il passare del tempo e l&#8217;aumentare delle distanze che inevitabilmente causa la vita ma che comunque si ricordano con piacere. &#8220;Ciao Emilio! Sono *** come stai? Che fai nella vita?&#8221; Bene &#8211; rispondo - il giornalista, . &#8220;Io invece mi sono laureata e adesso sono tornata in Sicilia. Non ho programmi e devo decidere cosa fare, sempre che il Senatore non mi richiami su&#8221;. Il senatore? Chiedo. <strong>Pochi istanti dopo mi sarei reso conto che in Sicilia di &#8220;Senatore&#8221; ce n&#8217;è soltanto uno</strong>. &#8221;<strong>Ma si lui, il senatore, Dell&#8217;Utri</strong>&#8220;. Cerco di mascherare la sorpresa e anche un po&#8217; d&#8217;imbarazzo e vorrei risponderle &#8220;guarda che stai parlando con la persona sbagliata&#8221;, ma invece resto in silenzio &#8211; o quasi &#8211; e la lascio parlare, il caso mi interessa. &#8220;Ma dai, e come lo conosci?&#8221;, chiedo.<img title="Continua..." src="http://eftorsello.wordpress.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><img title="Continua..." src="http://www.dirittodicritica.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><span id="more-2866"></span></p>
<p>&#8220;A Milano ho partecipato ai Circoli promossi dal senatore Dell&#8217;Utri, <strong>è una gran persona</strong>&#8220;, mi spiega. Peccato sia stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa (adesso ci sarà il processo d&#8217;appello), &#8220;ma gliel&#8217;hanno detto?&#8221; mi chiedo. &#8220;Poi &#8211; continua *** &#8211; volevano farmi responsabile (di non ricordo quale àmbito) ma i partecipanti non vedevano di buon occhio che una donna venisse eletta e quindi me ne sono andata e sono tornata in Sicilia&#8221;. Tutto finito quindi? No. Anzi. Due giorni fa la telenovela continua con un&#8217;altra telefonata: &#8220;Ciao Emilio! Come va?&#8221;. Bene, rispondo. &#8220;Sai che sto per ripartire, torno a Milano, <strong>lui mi ha richiamato su</strong>&#8220;, per collaborare a non so quale progetto, mi spiega. &#8220;Lui chi?&#8221;, chiedo. &#8220;Ma come lui chi? Lui, il Senatore &#8211; pausa &#8211; Dell&#8217;Utri&#8221;.  Ancora. Confesso che mi è sembrato davvero molto strano che &#8220;lui&#8221; in persona l&#8217;abbia chiamata, sarà stato qualcuno del suo staff, ma resto in silenzio. &#8221;Ma non ti ho detto che lo conosco?&#8221;, ricomincia. &#8220;Si si, me lo hai detto&#8221;. La telefonata si conclude poco dopo, anche per una mia non nascosta insofferenza verso questa pagliacciata. La prossima volta che richiama &#8211; se richiama &#8211; chiederò a *** se è a conoscenza delle condanne del suo mentore e cosa ne dica il suo <strong>senso critico e la sua capacità di scelta</strong> in relazione a questi fatti. La cosa che impressiona, però, è la convinzione di queste persone che di sicuro conoscono la vicenda processuale di uno come Dell&#8217;Utri ma si fanno convincere dal politico di turno che tutti i giudici sono comunisti  perché hanno condannato il dirigente della loro parte e che si sta dalla parte giusta solo se si prendono a scatola chiusa certi slogan, senza discuterli, senza vagliarli, quasi che fossero prepensati. <strong>Delegare il senso critico, credo, è ciò che ci fa perdere la capacità e il diritto di essere cittadini</strong>.</p>
<p>Ma veniamo a lui, al <strong>Senatore</strong>. «<strong>L&#8217;11 dicembre del 2004, la V sezione penale del Tribunale di Palermo</strong> &#8211; presidente Leonardo Guarontta, giudici a latere Gabriella Di Marco e Giuseoppe Sgadari &#8211; <strong>condanna Marcello Dell&#8217;Utri a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa</strong> e il coimputato, Gaetano Cinà, a 7 anni per associazione mafiosa.<strong> I 9 anni sono andati ad aggiungersi ai due anni (in primo grado) già rimediati da Dell&#8217;Utri a Milano, per tentata estorsione in condominio con il bossdi Trapani, Vincenzo Virga, e ai 2 anni e 6 mesi  (definitivi), collezionati a Torino per le false fatturazioni e le frodi fiscali in Publitalia</strong>» (da &#8220;L&#8217;amico degli amici &#8211; Perché Marcello Dell&#8217;Utri è stato condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, la requisitoria dei PM e la memoria della difesa&#8221;, a cura di Peter Gomez e Marco Travaglio, ed BUR). Toccherà ricordarlo anche a ***, alla prossima telefonata.</p>
<p><strong>***</strong></p>
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		<item>
		<title>Nuova influenza: in Campania il triplo dei casi</title>
		<link>http://eftorsello.wordpress.com/2009/11/04/nuova-influenza-in-campania-il-triplo-dei-casi/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 10:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Campania]]></category>
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		<description><![CDATA[In Campania ci sono stati oltre 70mila casi di nuovi contagi durante la scorsa settimana, a fronte dei circa 240mila in Italia, e questo spiega la più alta mortalità registrata in questi giorni rispetto al resto del Paese». A fare il quadro della situazione legata alla diffusione della Nuova influenza è Gianni Rezza, epidemiologo dell`Istituto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2855&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>In Campania ci sono stati oltre 70mila casi di nuovi contagi durante la scorsa settimana</strong>, a fronte dei circa 240mila in Italia, e questo spiega la più alta mortalità registrata in questi giorni rispetto al resto del Paese». A fare il quadro della situazione legata alla diffusione della Nuova influenza è <strong>Gianni Rezza, epidemiologo dell`Istituto Superiore di Sanità</strong> che spiega come «in Campania sia stato registrato un tasso di nuovi contagi pari a 12 nuovi malati ogni mille abitanti, rispetto alla media nazionale che è del quattro per mille». «Per ora &#8211; prosegue Rezza &#8211; <strong>si sta cercando di capire se il maggior numero di contagi possa dipendere anche da una diversa fase più avanzata di maturazione dell`infezione</strong>. Una situazione di alta diffusione della Nuova influenza, comunque, la si è vista in altre città densamente popolate come New York».<span id="more-2855"></span></p>
<p><strong>Rischi mortalità -</strong> <strong>Il virus A/H1N1</strong>, sebbene si diffonda molto velocemente, si <strong>conferma comunque come poco letale rispetto al numero dei malati e la media dei decessi in Italia è dello 0,1 per mille</strong>. «I casi di polmonite virale primaria &#8211; prosegue Rezza &#8211; in persone senza fattori di rischio apparenti, sono stati molto limitati e la stragrande maggioranza dei casi guariscono senza la necessità del ricovero in ospedale. In Campania &#8211; aggiunge &#8211; quasi tutti i casi di morte si sono verificati in persone che avevano patologie pregresse, aggravate dall`azione del virus della Nuova influenza».</p>
<p><strong>Effetti collaterali vaccino -</strong> Un discorso a parte, invece, è quello relativo al vaccino. «Tutti i farmaci &#8211; spiega Rezza &#8211; possono avere effetti collaterali ma in questo caso <strong>non si tratta di un vaccino `sperimentale`</strong>. Il farmaco è stato testato prima della messa in commercio ed è necessario, non appena sarà disponibile, vaccinare subito le categorie a rischio e gli operatori sanitari». E come raccomandazione finale Rezza torna a sottolineare come «non ci si debba recare in ospedale alla prima febbre ma <strong>contattare il proprio medico di famiglia che deciderà sul ricovero in ospedale</strong>. Diversamente &#8211; conclude Rezza &#8211; si rischia sia di stressare eccessivamente il Sistema sanitario nazionale sia di diffondere ulteriormente il virus».</p>
<p>EF</p>
<p>Pubblicato su <strong><a title="SALUTE24" href="http://salute24.ilsole24ore.com/salute/puntomalattie/3100_Nuova_influenza:caso_Campania_il_caso_e_triplo.php" target="_blank">Salute24 &#8211; Il Sole 24 Ore</a></strong> il 04.11.09</p>
<p><strong>***</strong></p>
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	</item>
		<item>
		<title>In ricordo di Alda Merini, poetessa alle radici della vita</title>
		<link>http://eftorsello.wordpress.com/2009/11/02/aldamerini/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 22:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Alda Merini]]></category>
		<category><![CDATA[manicomio]]></category>
		<category><![CDATA[Merini]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ho incontrato Alda Merini quando ancora studiavo Lettere alla Cattolica di Milano. Venne in università su invito della Federazione universitaria cattolica italiana, la Fuci, di cui facevo parte e ci parlò di poesia e di come innamorarsi della vita. Nell&#8217;aula non si poteva fumare ma lei una sigaretta se l&#8217;accese lo stesso e ci disse [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2843&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><strong><a href="http://eftorsello.files.wordpress.com/2009/11/alda-merini.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2844" title="Alda Merini" src="http://eftorsello.files.wordpress.com/2009/11/alda-merini.jpg?w=300&#038;h=201" alt="Alda Merini" width="300" height="201" /></a></strong></p>
<p><strong>Ho incontrato Alda Merini quando ancora studiavo Lettere</strong> alla Cattolica di Milano. Venne in università su invito della Federazione universitaria cattolica italiana, la Fuci, di cui facevo parte e ci parlò di poesia e di come <strong>innamorarsi della vita</strong>. Nell&#8217;aula non si poteva fumare ma lei una sigaretta se l&#8217;accese lo stesso e ci disse «vedete, per sentire davvero la vita è necessario innamorarsi anche di questo rivolo di fumo che si alza da questa sigaretta». E innamorarsi significava per lei saper entrare dentro ciò che ci si mostra davanti agli occhi, sentire in modo pneumatico la vita che scorre, toccarla, apprezzarla come fisicità che si manifesta e descriverla. La parola, in Alda Merini, rendeva la vita poesia. <span id="more-2843"></span></p>
<p>Al termine della conferenza ricordo ancora che mi alzai e le regalai &#8211; timidamente &#8211; una mia poesia. Lei mi guardò e mi disse con la sua voce un po&#8217; roca e un po&#8217; dolce: «conservo tutte le poesie che mi regalano, ce le ho tutte da parte». E se la prese. E&#8217; stata l&#8217;unica persona a cui abbia mai regalato una mia poesia.</p>
<p>La notizia della morte di Alda rimpicciolisce ancora di più quello<strong> spazio umano di figure cardine della nostra Italia</strong> che si sta sempre più svuotando, popolato un tempo da intellettuali come Enzo Biagi, Montanelli e anche, a buon diritto, da Alda Merini. La sua poesia, intrisa delle sofferenze di un&#8217;ingiusta prigionia in manicomio e della forza dell&#8217;amore e della vita ritrovata, nel XXI secolo ho paura che non potrà più avvicinarla nessuno. E non so perché ho l&#8217;impressione che l&#8217;Italia che si sta costruendo in questi anni (o destrutturando, a seconda dei punti di vista), sia sempre meno adatta a poeti e scrittori&#8230;sorda alle parole e frenetica nel turbinìo del nulla.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Alda Merini, da &#8220;Alla tua salute, amore mio&#8221;:</strong></p>
<p>Sono folle di te, amore<br />
che vieni a rintracciare<br />
nei miei trascorsi<br />
questi giocattoli rotti delle mie parole.<br />
Ti faccio dono di tutto<br />
se vuoi,<br />
tanto io sono solo una fanciulla<br />
piena di poesia<br />
e coperta di lacrime salate,<br />
io voglio solo addormentarmi<br />
sulla ripa del cielo stellato<br />
e diventare un dolce vento<br />
di canti d&#8217;amore per te.</p>
<p><strong>EF</strong></p>
<p><strong>***</strong></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Suicidio Blefari, il Garante dei detenuti: «Si poteva evitare»</title>
		<link>http://eftorsello.wordpress.com/2009/11/01/suicidio-blefari-il-garante-dei-detenutii-poteva-evitare/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 14:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Angiolo Marroni]]></category>
		<category><![CDATA[Biagi]]></category>
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		<category><![CDATA[Marco Biagi]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Brigate Rosse]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricevo dal Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, una nota sulla morte della brigatista Diana Blefari, suicidatasi ieri sera nel carcere di Rebbibbia dopo che le era giunta la notifica in carcere dell&#8217;ergastolo confermato dalla Cassazione, in relazione all&#8217;omicidio di Marco Biagi. Secondo Marroni, il gesto della brigatista era quantomeno prevedibile.
«Il sistema carcerario italiano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2839&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><em><img class="alignleft" title="blefari" src="http://images.roma.corriereobjects.it/media/foto/2009/11/01/ble_b1--180x140.jpg" alt="" width="180" height="140" />Ricevo dal Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, una nota sulla morte della brigatista Diana Blefari, suicidatasi ieri sera nel carcere di Rebbibbia dopo che le era giunta la notifica in carcere dell&#8217;ergastolo confermato dalla Cassazione, in relazione all&#8217;omicidio di Marco Biagi. Secondo Marroni, il gesto della brigatista era quantomeno prevedibile.</em></p>
<p style="text-align:justify;">«Il sistema carcerario italiano ha dato, ancora una volta, l’ennesima dimostrazione di inumanità e inefficienza non riuscendo a cogliere i segnali di allarme di una situazione da tempo gravissima». Lo ha detto il <strong>Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni</strong>, commentando il suicidio, in una cella del carcere di Rebibbia, della brigatista, condannata all&#8217;ergastolo per l&#8217;omicidio di Marco Biagi, <strong>Diana Blefari Melazzi</strong>. «I precedenti familiari della donna – ha aggiunto Marroni &#8211; le sue condizioni psichiche in tutto il periodo di detenzione, il suo comportamento quotidiano, la sua solitudine, il suo rifiuto del cibo, delle medicine e di ogni contatto umano contribuivano a tratteggiare un quadro complessivo che doveva necessariamente far scattare un campanello d’allarme che, evidentemente, non si è attivato in tempo». Il Garante ha ricordato che due anni fa, <strong>nel novembre del 2007, aveva già denunciato pubblicamente il caso della Belfari Melazzi soggetto schizofrenico e inabile psichicamente</strong>, <strong>figlia di madre con la stessa malattia e morta suicida  ristretta in regime di 41 bis</strong>. <span id="more-2839"></span>“Nel suo delirio la Blefari Melazzi &#8211; scriveva all’epoca Marroni &#8211; ritiene che la struttura carceraria (agenti e detenute comprese) agiscano contro di lei. Le detenute dell’alta sicurezza, sezione attigua al 41 bis, ascoltano quotidianamente le sue urla e i suoi lamenti. Per lunghi periodi la donna non mangia e si chiude al mondo, rifiuta i farmaci e trascorre intere giornate a letto, al buio e senza contatti neanche con i familiari e l’avvocato. Inviata due volte all&#8217;osservazione psichiatrica di Sollicciano sembra mgliorare, ma una volta tornata a Rebibbia  le sue ondizioni peggiorano di nuovo”. «Evidentemente &#8211; ha concluso Marroni – il fatto che dopo gli allarmi sia stato declassato il regime dal 41 bis a detenuta comune non ha comunque aiutato questa donna che ha continuato a tenere un atteggiamento di totale chiusura verso tutto e verso tutti. A quanto sembra, nei giorni scorsi era stata fatta tornare da Sollicciano per sentirsi confermare la sentenza. Io credo che, fermo restando le sue responsabilità, questa donna dovesse essere curata e assistita lontano dal carcere».</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>EF</strong></p>
<p><strong>***</strong></p>
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		<title>La strage dei giornalisti</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 17:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Cecenia]]></category>
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		<category><![CDATA[Kadyrov]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sono centotto i giornalisti che hanno perso la vita in Russia da quando è crollata l’Urss (le fonti sono varie, dal Committee for Protection of Journalist (CPJ) a Reporter sans frontiéres fino al sito francese La Russophobe.). I numeri testimoniano una carneficina tremenda. Ogni storia racconta una vita spezzata che si è scontrata con il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2833&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><strong><img class="aligncenter" title="blood camera" src="http://eftorsello.files.wordpress.com/2007/06/camera-blood.jpg?w=100&#038;h=141" alt="" width="100" height="141" /></strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Sono centotto i giornalisti che hanno perso la vita in Russia da quando è crollata l’Urss</strong> (le fonti sono varie, dal Committee for Protection of Journalist (CPJ) a Reporter sans frontiéres fino al sito francese La Russophobe.). I numeri testimoniano una carneficina tremenda. Ogni storia racconta una vita spezzata che si è scontrata con il potere di chi vorrebbe controllare i media. Dalla guerra in Cecenia alle inchieste sulla corruzione, la morte non ha colore o fronte politico. Leggete singolarmente ogni storia, accanto al numero ci sono nome e cognome: erano giornalisti morti sul campo. Chi è stato ritrovato morto in una foresta, chi ucciso da un cecchino, chi schiacciato dai cingoli di un carro armato o &#8220;suicidato&#8221; giù da una finestra. Centotto.</p>
<p><span id="more-2833"></span></p>
<p><strong>1. Adam Tepsurgaaev, 24 anni</strong>, cameraman ceceno che lavorava per la Reuters, è stato ucciso vicino al villaggio ceceno di Alkhan-Kala, il 21 novembre 2000. Un portavoce del governo russo ha accusato la guerriglia cecena di averlo assassinato, ma gli abitanti del villaggio hanno spiegato che i miliziani non avevano motivo per ucciderlo. Aveva realizzato la maggior parte delle riprese del fronte ceceno durante la prima guerra, ma non lavorava da sei mesi.</p>
<p><strong>2. Adlan Chasanov, 33 anni</strong>, cameraman dell’agenzia inglese Reuters, è stato ucciso a Groznyj, il 9 maggio 2004, nell’attentato dinamitardo allo stadio della capitale cecena costato la vita all’allora presidente ceceno (filo russo) Achmad Kadyrov, padre dell’attuale presidente della Cecenia, Ramzan Kadyrov.</p>
<p><strong>3. Aleksandr Efremov, 41 anni</strong>, fotografo del giornale siberiano Nashe Vremya ucciso in Cecenia mentre era su una jeep militare fatta saltare da una mina azionata a distanza il 12 maggio 2000. Insieme a lui sono morti due ufficiali di polizia. Era al suo terzo reportage ceceno</p>
<p><strong>4. Aleksandr Konovalenko</strong>, giornalista del quotidiano di Volgograd Krestianoskoe Slovo, ucciso il 6 giugno 1995 mentre, in stato di fermo, era in una caserma di polizia.</p>
<p><strong>5. Aleksandr Loskutov</strong>, giornalista del Morskoi Sbomik schiacciato da un carro-armato mentre realizzava un reportage in Cecenia, il 17 dicembre 1999.</p>
<p><strong>6. Aleksandr Petrov, 31 anni</strong>, caporedattore della rivista Right for Choice ucciso vicino a Omsk, sua città natale, nella Repubblica di Altai, il 17 agosto 2006. Era insieme alla moglie Alena e i figli Nikita (7 anni) e Artem (3), quando è stato aggredito da un ragazzino, armato e drogato, che voleva rubare la Mitsubishi della famiglia. I quattro corpi senza vita saranno trovati nei boschi fuori Omsk. Per la strage sarà arrestato e condannato un sedicenne, condannato a 10 anni di prigione, il massimo della pena per un minorenne in Russia.</p>
<p><strong>7. Aleksandr Piterskij</strong>, caporedattore e conduttore di Radio Baltika, di San Pietroburgo, ucciso nel suo appartamento il 31 agosto 2005. Le indagini a 360° non hanno portato ad alcun risultato.</p>
<p><strong>8. Aleksandr Plotnikov</strong>, proprietario del giornale Gostiny Dvor, della città di Tumen, Siberia, ucciso il 19 maggio 2002. Gli investigatori pensano che ad assassinarlo sia stato un killer professionista, forse per contrasti sul controllo del giornale.</p>
<p><strong>9. Aleksandr Sidel’nikov</strong>, cameraman della Lennauchfilm Studio, ucciso il 4 ottobre 1993, nel corso degli scontri tra sostenitori e oppositori del presidente El’cyn intorno al Parlamento russo.</p>
<p><strong>10. Aleksandr Smirnov</strong>, giornalista del Molodyozhny Kuryer, ucciso il 4 ottobre 1993, durante gli scontri intorno al Parlamento russo.</p>
<p><strong>11. Aleksej Sidorov</strong>, caporedattore del quotidiano di Togliattigrad Tolyatinskoye Obozreniye assassinato il 9 ottobre 2003. Due sconosciuti lo aggrediscono e colpiscono numerose volte con un’arma da taglio. Morirà tra le braccia della moglie. È il secondo caporedattore del Tolyatinskoye Obozreniye ucciso in pochi mesi. Indagava sulla corruzione nella pubblica amministrazione. Un uomo sarà dapprima arrestato e poi scagionato per questo omicidio.</p>
<p><strong>12. Ali Astamirov, 34 anni</strong>, corrispondente della France Presse (AFP) è stato rapito da uomini armati nella repubblica dell’Inguscezia (repubblica caucasica della Federazione Russa). L’uomo, sposato, con due figli, aveva lavorato anche per la tv di Groznyj. Aveva coperto giornalisticamente prima il conflitto ceceno poi l’odissea dei profughi. Dal giorno del rapimento se ne sono perse le tracce. Le indagini non hanno avuto alcun esito.</p>
<p><strong>13. Anastasia Baburova, 25 anni</strong>, <strong>stagista</strong> e collaboratrice della Novaya Gazeta, uccisa il 19 gennaio 2009 insieme all’avvocato Stanislav Markelov al termine di una conferenza stampa nella quale il legale aveva annunciato un ricorso internazionale contro la scarcerazione del colonnello Budanov, condannato a 10 anni di carcere per omicidio di una diciottenne cecena (e liberato dopo otto anni e mezzo, per buona condotta). La Baburova si era specializzata in inchieste sui gruppi neonazisti e razzisti, sempre più forti in Russia.</p>
<p><strong>14. Anatolij Levin-Utkin</strong>, vice caporedattore del settimanale Juridichesky Peterburg Segodnya è stato picchiato a morte nel suo appartamento di San Pietroburgo dal quale è stata rubata anche la borsa che conteneva documenti su figure politiche e finanziarie locali, il 24 agosto 1998.</p>
<p><strong>15. Anatolij Voronin, 55 anni,</strong> capo del settore commercio dell’agenzia ITAR-TASS è stato trovato ucciso (a coltellate) nel suo appartamento di Mosca il 16 ottobre 2006. Lavorava alla TASS da 23 anni. Le indagini non hanno avuto esito.</p>
<p><strong>16. Andrej Aizderdzis</strong>, editore del settimanale Who&#8217;s Who e membro della Duma è stato ucciso a Khimki (vicino a Mosca) mentre rientrava in casa. A colpirlo (alla gola) un cecchino il 26 aprile 1994. Pochi giorni prima il suo giornale aveva pubblicato l’elenco dei principali criminali russi.</p>
<p><strong>17. Andrej Solov’ëv</strong>, fotografo di guerra dell’agenzia ITAR-TASS morto il 27 settembre 1993. È stato ucciso da un cecchino mentre scattava foto durante l’assedio di Sukhumi, nella guerra d’indipendenza dell’Abkhazia. Aveva vinto il premio World Press Photo.</p>
<p><strong>18. Andrew Shumack</strong>, free-lance americano visto l’ultima volta a Groznyj il 28 luglio 1995. Il giornale in lingua inglese The St. Petersburg Press lo aveva accreditato presso le autorità cecene, nessuno ha più avuto sue notizie.</p>
<p><strong>19. Anton Kretenčuk,</strong> cameraman del canale 38th TV, ucciso a Rostov sul Don il 25 giugno 2006.</p>
<p><strong>20. Cynthia Elbaum</strong>, fotografa per Time magazine, stata uccisa nel corso di bombardamenti russi contro Groznyj il 22 dicembre 1994.</p>
<p><strong>21. Dmitrij Cholodov</strong>, giornalista investigativo del quotidiano Moskovskij Komsomolets è stato ucciso da una bomba nel suo ufficio di Mosca il 17 ottobre 1994. Di lui abbiamo parlato a proposito del giudice che presiede la corte del processo Politkovskaja.</p>
<p><strong>22. Dmitrij Krikorjants</strong> , corrispondente per il settimanale moscovita Expresskhronika a Groznyj, il 14 aprile 1993 è stato ucciso da sconosciuti nel suo appartamento in Cecenia. Dopo avergli sparato, l’hanno anche sgozzato. Indagava sulla corruzione del governo ceceno.</p>
<p><strong>23. Dmitrij Švets, 37 anni</strong>, vice direttore del canale televisivo indipendente TV-21 della città di Murmansk (nord della Russia) dove è stato ucciso il 18 aprile 2003: uno sconosciuto gli ha sparato molti colpi di pistola fuori dal suo ufficio. L’uomo era noto in città anche per il suo impegno politico e per le sue attività economiche. Aveva più volte denunciato casi di corruzione di politici locali ed era stato ripetutamente minacciato di morte. Le indagini a 360° hanno portato zero risultati.</p>
<p><strong>24. Eduard Markevič</strong>, 29 anni, direttore e editore del Novy Reft, quotidiano locale della città di Reftinsky, viene trovato morto, colpito alla schiena il 18 settembre 2001. Il suo giornale era spesso critico verso le autorità locali. L’uomo era già stato aggredito in casa tre anni prima da sconosciuti. Nei giorni precedenti l’omicidio, era stato illegalmente arrestato per dieci giorni, con l’accusa di diffamazione. Ora è la moglie a tenere in vita il giornale.</p>
<p><strong>25. Efim Suchanov</strong>, giornalista di ATK-Media, di Arcangelo, è morto in seguito alle coltellate ricevute da uno sconosciuto il 1° febbraio 2004.</p>
<p><strong>26. Evgenij Gerasimenko</strong>, giornalista del settimanale regionale Saratovsky Rasklad, ucciso nella sua casa di Saratov, il 27 luglio 2006. La madre lo troverà con un sacchetto di plastica in testa e numerose ferite sul corpo. Dal suo appartamento l’assassino ha portato via il computer. La polizia sostiene che l’omicidio non sia da far risalire al suo lavoro di giornalista ma a un episodio di criminalità comune e arresta un clochard. L’uomo viene condannato a 18 anni di carcere in primo grado</p>
<p><strong>27. Farit Urazbaev</strong>, cameraman, della Vladivostok TV / Radio Company, trovato morto nella città di Vladivostok il 23 maggio 2004.</p>
<p><strong>28. Farchad Kerimov</strong>, cameraman dell’Associated Press ucciso a colpi di pistola in Cecenia. Scomparso il 27 maggio verrà ritrovato morto il 29 maggio 1995.</p>
<p><strong>29. Farchad Kerimov</strong>, cameraman dell’Associated Press ucciso a colpi di pistola in Cecenia. Scomparso il 27 maggio verrà ritrovato morto il 29 maggio 1995.</p>
<p><strong>30. Gadži Abashilov, 58 anni</strong>, capo della stazione radio-televisiva Daghestan VGTRK, è stato trovato morto il 21 marzo 2008 a Makhachkala, capitale della piccola repubblica russa. Uno o più killer l’hanno bersagliato con 20 colpi di Kalashnikov mentre era seduto in macchina. Tre persone sarebbero state arrestate per l’omicidio ma non sono stati forniti i nomi né i motivi del delitto.</p>
<p><strong>31. Grigol Čichhladze e Aleksandr Klimčuk</strong> , fotografo e giornalista uccisi a Tskhinvali, capitale della repubblica secessionista dell’Ossezia del sud il 10 agosto 2008, durante la guerra russo-georgiana.</p>
<p><strong>32. Igor’ Belozërov</strong>, ucciso il 3 ottobre 1993 da un cecchino durante gli scontri pro e contro El’cyn intorno al centro televisivo di Ostankino, presso il quale lavorava come giornalista.</p>
<p><strong>33. Igor’ Domnikov, 42 anni</strong>, caporedattore della Novaya Gazeta, morto il 16 luglio 2000, due mesi dopo essere stato ripetutamente colpito da uno sconosciuto armato di martello di fronte al suo appartamento di Mosca. Nonostante le promesse del Ministero dell’Interno nessuno è mai stato arrestato per questo delitto.</p>
<p><strong>34. Igor’ Salikov</strong>, capo del Dipartimento di informazioni di sicurezza dei Moskovskij Komsomolets, giornale di Penza (regione del Volga), ucciso il 20 settembre 2002.</p>
<p><strong>35. Iljas Šurpaev</strong>, giornalista daghestano di Perviy Kanal, strangolato a Mosca con una cintura il 21 marzo 2008. Aveva 32 anni. Poco prima di essere ucciso gli era stato censurato un articolo e aveva scritto sul suo blog personale: “Ora sono un dissidente!”. Per l’omicidio sono stati arrestati, in Tagikistan, tre cittadini tagiki per i quali le autorità russe non hanno chiesto l’estradizione.</p>
<p><strong>36. Il’ja Zimin</strong>, giornalista del canale televisivo NTV Russia è stato ucciso nella sua casa Mosca il 26 febbraio 2006. Il corpo aveva numerosi segni di violenza. L’uomo, morto a 33 anni, nel 2002 aveva vinto il premio come miglior giornalista televisivo russo. Dal suo appartamento l’assassino ha rubato cellulare e computer. La polizia sostiene che l’omicidio non sia da far risalire al suo lavoro di giornalista ma a un episodio di criminalità comune. Di diverso avviso i suoi colleghi. Le indagini comunque non hanno sortito nessun risultato.</p>
<p><strong>37. Iskandar Chatloni</strong>, 46 anni, reporter di lingua tagika per Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) assassinato a colpi d’ascia nel suo appartamento di Mosca il 21 settembre 2000. Chatloni forse conosceva chi l’ha ucciso, dato che gli ha aperto la porta di casa. Prima di essere ammazzato si era occupato delle violazioni dei diritti umani da parte dei soldati russi in Cecenia.</p>
<p><strong>38. Ivan Fedjunin</strong>, giornalista politico del quotidiano locale Bryanskie Izvestija è stato pugnalato a morte nel suo appartamento di Bryansk il 31 marzo 1998. Poche settimane prima di essere ucciso si era occupato di criminalità locale.</p>
<p><strong>39. Ivan Safronov, 51 anni</strong>, ex colonnello dell’aeronautica russa, esperto di questioni militari del quotidiano Kommersant morto volando dal quarto piano del suo palazzo il 2 marzo del 2007 a Mosca. Aveva appena fatto la spesa. Le autorità sostengono dapprima si tratti di suicidio, poi catalogano l’inchiesta come di induzione al suicidio, infine archiviano il tutto come suicidio. Parenti e colleghi non credono a questa versione. Non ha lasciato alcun biglietto e stava per diventare nonno.</p>
<p><strong>40. Ivan Scopan</strong>, cameraman della televisione TF-1, ucciso il 3 ottobre 1993, durante gli scontri pro e contro El’cyn intorno al centro televisivo di Ostankino.</p>
<p><strong>41. Kira Ležneva</strong>, cronista del quotidiano Kamensky Worker, nella regione di Sverdlovsk, uccisa il 4 novembre del 2005.</p>
<p><strong>42. Konstantin Brovko</strong>, giornalista della compagnia televisiva Guburnia, ucciso il 20 gennaio 2007 a Khabarovsk, città russa vicina al confine con la Cina.</p>
<p><strong>43. Konstantin Pogodin</strong>, dirigente del quotidiano Novoye Delo, della città di Niznij Novgorod, ucciso il 4 marzo 2003 da ignoti per ignoti motivi.</p>
<p><strong>44. Larisa Judina</strong>, giornalista della Sovestkaja Kalmykia Segodnya è stata trovata morta in seguito a un violento pestaggio l’8 giugno 1998 a Elista, capitale della Calmucchia. Attivista politica, aveva più volte denunciato la corruzione dei politici locali.</p>
<p><strong>45. Leonid Kuznetsov</strong>, caporedattore del Mescherskaya Nov’, giornale della regione di Ryazan, trovato morto alla periferia della città di Kasimov il 4 settembre 2002. Il giornale era molto critico verso le autorità locali.</p>
<p><strong>46. Leonid Plotnikov</strong>, della casa editrice &#8220;Periodici di Mari-El&#8221; pestato a morte nel novembre del 2001.</p>
<p><strong>47. Leonid Ševčenko</strong>,del giornale Pervoye Chteniye, pestato a morte a Volgograd, il 25 aprile 2002.</p>
<p><strong>48. Magomed Evloev, 37 anni</strong>, giornalista inguscio, avvocato e uomo d’affari. Era proprietario del sito di Ingushetiya.ru principale fonte d’opposizione contro il presidente filoputiniano dell’Inguscezia, Murat Zyazikov. È stato ucciso a colpi di pistola in un auto della polizia il 31 agosto 2008, poco dopo essere stato arrestato (come testimone di un attentato). Ovviamente le autorità parlano di incidente, causato dallo stesso giornalista che avrebbe cercato di strappare la pistola a un poliziotto. Parenti e amici sono convinti si sia invece voluto chiudere la bocca a un giornalista (e a un sito internet) molto critico. La capo redattrice del sito, Roza Malsagova, ha poi chiesto e ottenuto asilo politico in Europa occidentale.</p>
<p><strong>49. Magomedzaghid Varisov</strong>, analista politico del Novoye Delo giornale di Makhachkala (capitale del Daghestan, nord Caucaso) ucciso il 28 giugno 2005. La sua auto è stata crivellata di colpi mentre tornava a casa con moglie e autista, che rimarrà ferito nell’agguato. Il giornalista era molto critico verso l’opposizione daghestana che accusava di voler destabilizzare la repubblica. Aveva chiesto invano protezione alla polizia dopo essere stato minacciato. Sharia Jamaat ha rivendicato la responsabilità dell&#8217;uccisione.</p>
<p><strong>50. Maksim Čabalin e Feliks Titov</strong>, giornalista e fotografo del quotidiano di San Pietroburgo Nevskoye Vremya scomparsi in Cecenia nell’inverno 1995. Il 27 febbraio avevano lasciato Nazran’ per un reportage. Avrebbero dovuto rientrare alla base il 4 marzo ma non hanno mai più fatto ritorno.</p>
<p><strong>51. Maksim Maksimov, 41 anni</strong>, giornalista investigativo del settimanale di San Pietroburgo Gorod è stato dichiarato morto il 30 novembre 2006, due anni dopo la sua scomparsa. Maksimov era stato visto l’ultima volta nel 2004 a San Pietroburgo. Un mese dopo la sua auto era stata ritrovata vicino a un albergo; poco distante c’era il suo cellulare, privo di Sim. I suoi colleghi pensano sia stato punito perché stava indagando sulla criminalità organizzata di San Pietroburgo. Nessuna seria indagine è stata fatta per spiegare la scomparsa dell’uomo.</p>
<p><strong>52. Marina Gorelova</strong>, uccisa in un attentato terroristico l’11 ottobre 1996 durante il funerale del segretario della Fondazione delle vittime della guerra in Afghanistan.</p>
<p><strong>53. Nadežda Čajkova</strong>, corrispondente del settimanale russo Obščaja Gazeta (giornale per il quale aveva lavorato anche la Politkovskaja) è stata trovata morta (bendata e con segni di percosse) nel villaggio ceceno di Geikhi, il 30 marzo 1996.</p>
<p><strong>54. Natalja Aljakina</strong>, giornalista con la doppia cittadinanza russa-tedesca lavorava per il magazine tedesco Focus e per la radio Rufa. Uccisa dai soldati russi il 17 giugno 1995 a Budyonnovsk mentre cercava di raccontare un rapimento di massa effettuato da ribelli ceceni.</p>
<p><strong>55. Natalja Skryl, 29 anni</strong>, giornalista economica del Nashe Vremya, giornale della città di Rostov sul Don, dove è stata trovata morta il 9 marzo 2002. Era stata aggredita la sera prima da sconosciuti che l’avevano ripetutamente colpita con un pesante oggetto. Stava indagando sul tentativo di acquisto di un impianto metallurgico di Tagmet, nel sud ovest della Russia. Le autorità ammetteranno che l’omicidio è da far risalire alle sue inchieste giornalistiche, ma nessuno verrà né denunciato né arrestato.</p>
<p><strong>56. Nikolaj Vasil’ev</strong>, giornalista della Sovestkaja Chuvashja e di Vesti Chuvashje, due giornali della repubblica di, Chuvassia, trovato morto nella sua casa di Cheboksarj il 18 agosto 2003. Si occupava di problemi politici e sociali e i colleghi sono convinti sia stato ucciso per qualche inchiesta pubblicata.</p>
<p><strong>57. Nikolaj Razmolodin</strong>, direttore generale della Europroject TV e Radio Company, ucciso a colpi di pistola a Ulyanovsk il 20 luglio 2002.</p>
<p><strong>58. Nina Efimova</strong>, giornalista del quotidiano in lingua russa di Groznyj Vozrozhdeniye è stata rapita insieme a sua madre dal suo appartamento in Cecenia il 9 maggio 1996. I loro corpi verranno trovati il giorno dopo, uccisi a colpi di pistola. La Efimova si occupava di criminalità locale.</p>
<p><strong>59. Oleg Sedinko</strong>, fondatore della Novaya Volna TV e Radio Company, di Vladivostok, ucciso in un attentato dinamitardo, il 25 luglio 2002.</p>
<p><strong>60. Oleg Skabijnko</strong>, producer di alcuni programmi di approfondimento del secondo canale della Tv russa (Moment Istiny e Zabytyye Imena) è stato ucciso a colpi di pistola nel suo appartamento di Mosca, il 25 gennaio 1996. Ignoti i motivi e gli autori.</p>
<p><strong>61. Paavo Voutilainen</strong>, ex caporedattore principale della rivista Kareliya, ucciso in Kareliya nel 2002.</p>
<p><strong>62. Paul Chlebnikov, 41 anni,</strong> giornalista americano, direttore della versione russa di Forbes, ucciso a colpi di pistola il 9 luglio 2004 vicino al suo ufficio di Mosca. Le autorità sono certe si tratti dell’opera di un killer professionista. <strong>Potrebbe essere la stessa banda che ha assassinato la Politkovskaja.</strong> Pochi giorni prima di essere ucciso, Chlebnikov aveva pubblicato la tradizionale lista degli uomini più ricchi rivelando la presenza in Russia di 33 miliardari (in dollari), più che in ogni altro paese del mondo. Per la sua morte verranno arrestati cinque ceceni, poi scagionati. Nel novembre del 2004 gli verrà assegnato alla memoria il premio International Press Freedom Awards.</p>
<p><strong>63. Pavel Makeev, 21 anni</strong>, cameraman del canale tv TNT-Puls, ucciso ad Azov nella regione di Rostov il 21 maggio 2005.: è assassinato all’esterno da un circuito di gare automobilistiche illegali. Il suo corpo era una pieno di fratture e lividi. Chi l’ha ucciso gli ha portato via la telecamera e il cellulare. Nessuno è mai stato arrestato per questo delitto.</p>
<p><strong>64. Pavel Pelojan</strong>, redattore della rivista in lingua armena Armyansky Pereulok, trovato morto alla periferia di Mosca, ucciso da numerose coltellate il 19 luglio 2007.</p>
<p><strong>65. Ramzan Chadžiev</strong>, capo della redazione del Nord Caucaso della Tv pubblica russa Ort è stato colpito a morte mentre cercava di allontanarsi in auto da Groznyj insieme a moglie e figlio, l’11 agosto 1996.</p>
<p><strong>66. Ramzan Mežidov e Šamil Gigaev</strong>, cameraman rispettivamente per la tv di Mosca TV Tsentr e per la tv indipendente Nokh Cho Television di Groznyj, uccisi durante un attacco aereo russo contro un convoglio di rifugiati che dalla Cecenia cercava di raggiungere l’Inguscezia, il 29 ottobre 1999.</p>
<p><strong>67. Roderick Scott, detto Roddy, 31 anni</strong>, cameraman inglese free-lance. Lavorava per l’agenzia televisiva britannica Frontline. È stato trovato morto dai soldati russi in Inguscezia, al confine con la Cecenia, dopo una battaglia fra l’esercito di Mosca e miliziani ceceni, il 26 settembre 2003.</p>
<p><strong>68. Rory Peck</strong>, cameraman della Tv tedesca ARD, ucciso il 3 ottobre 1993, durante gli scontri intorno al centro televisivo di Ostankino.</p>
<p><strong>69. Sergej Chechugo</strong>, morto in Cecenia mentre era a bordo di un elicottero russo abbattuto dalla milizia cecena il 27 gennaio 2002. Era addetto stampa del ministero dell’Interno russo e collaboratore della Komsomolska Pravda.</p>
<p><strong>70. Sergej Dubov</strong>, editore di numerosi quotidiani e riviste (Vsyo Dlya Vas, Novoye Vremya, e International and Moscow Business Week) è stato ucciso a colpi di pistola di fronte alla sua casa di Mosca il 1° febbraio 1994.</p>
<p><strong>71. Sergej Ivanov, 30 anni</strong>, è stato ucciso con cinque colpi di pistola di fronte al suo appartamento di Togliattigrad, città della Regione di Samara il 3 ottobre 2000. Era direttore di una televisione indipendente (Lada TV) e aveva un ruolo decisivo nella vita politica locale. Nessuno ha mai stabilito nemmeno i retroscena dell’omicidio.</p>
<p><strong>72. Sergej Ivanov</strong>, corrispondente del quotidiano di San Pietroburgo Nevskoye Vremya è stato visto l’ultima volta il 16 giugno 1995 in Cecenia. È stato probabilmente rapito e ucciso.</p>
<p><strong>73. Sergej Kalinovskij, 26 anni</strong>, caporedattore del quotidiano di Smolensk Moskovskij Komsomolets è stato trovato morto il 1° aprile 2002, vicino a un lago. L’uomo era scomparso il 14 dicembre del 2001. Si occupava di cronaca politica e nera. Nel marzo 2001 ignoti avevano dato fuoco al suo appartamento.</p>
<p><strong>74. Sergej Krasil’nikov</strong>, ucciso il 3 ottobre 1993, negli scontri pro e contro El’cyn intorno al centro televisivo di Ostankino, per il quale lavorava come montatore.</p>
<p><strong>75. Sergej Novikov, 36 anni</strong>, proprietario dell’unica radio indipendente di Smolensk (Radio Vesna) è stato ucciso a colpi di pistola sulle scale di casa il 26 luglio 2000. Tre giorni prima di essere assassinato aveva partecipato a una trasmissione su casi di corruzione tra i politici locali. Era stato più volte minacciato di morte. Non è stato mai trovato il killer, né stabiliti i motivi dell’omicidio.</p>
<p><strong>76. Sergej Žabin</strong>, collaboratore del servizio stampa del governatore della regione di Mosca, trovato morto il 27 luglio del 2002.</p>
<p><strong>77. Šamchan Kagirov</strong>, giornalista del quotidiano moscovita Rossiyskaya Gazeta e del quotidiano locale Vozrozheniye, è ucciso in un agguato in Cecenia, vicino a Groznyj il 13 dicembre 1995. Muoiono anche i tre agenti di polizia locale che viaggiavano in automobile con lui.</p>
<p><strong>78. Šangyš Mondush</strong>, corrispondente per il quotidiano Khemchiktin Syldyzy, della repubblica di Tuya, ucciso a pugnalate il 2 maggio del 2004.</p>
<p><strong>79. Stan Storimans</strong>, giornalista della tv danese RTL ucciso durante i bombardamenti russi contro la città georgiana di Gori, il 12 agosto 2008.</p>
<p><strong>80. Supjan Ependiev</strong>, esperto giornalista del quotidiano ceceno indipendente Groznensky Rabochy è stato ucciso (insieme a molte altre persone) durante un attacco missilistico russo contro l’affollato mercato all’aperto nel centro di Groznyj, il 27 ottobre 1999.</p>
<p><strong>81. Tamerlan Kazichanov</strong>, ucciso da un miliziano ceceno mentre era si recava nel suo ufficio di Nalchik, nella repubblica caucasica della Kabardino-Balkaria, il 13 ottobre 2005. Era capo ufficio stampa del servizio anti-terrorismo del ministero dell’Interno russo.</p>
<p><strong>82. Telman Ališaev</strong>, ucciso a Makhachkala da due killer mentre, in auto, sta andando dalla moschea verso casa, il 2 settembre 2008. L’uomo era il curatore del programma “Pace nella tua casa” della tv daghestana TV-Chirkei. Aveva realizzato un documentario (“Wahabismo ordinario”) nel quale venivano criticati gli islamismi radicali che l’avevano per tutta risposta inserito nella lista dei “condannati a morte” pubblicata su internet. L’inchiesta giudiziaria è tuttora aperta.</p>
<p><strong>83. Vadim Alfer’ev</strong>, giornalista investigativo della Segodnyashnyaya Gazeta, ucciso a sprangate sulla tromba delle scale di casa il 27 dicembre 1995 a Krasnoyarsk.</p>
<p><strong>84. Vadim Kuznetsov</strong>, caporedattore di World and home. Saint Petersburg, ucciso a San Pietroburgo il 28 dicembre 2006.</p>
<p><strong>85. Vadim Rudenko</strong>, giornalista di un programma d’approfondimento di cronaca della Tv russa ORT è stato ucciso a coltellate nel suo appartamento di Mosca, il 30 giugno 1999. Chi l’ha ammazzato ha anche dato fuoco al corpo.</p>
<p><strong>86. Vagif Kočetkov</strong>, giornalista investigativo trentunenne del quotidiano Trud ed editorialista del quotidiano Tulskii Molodoi Kommunar, morto a Tula l’8 gennaio 2006, un mese dopo essere stato picchiato a sangue. Secondo le autorità locali per una rapina, visto che gli sono stati portati via i soldi e il cellulare.</p>
<p><strong>87. Valeri Batuev</strong>, redattore del Moskovskie Novosti, trovato morto nel suo appartamento di Mosca il 31 marzo 2002.</p>
<p><strong>88. Valeri Ivanov, 32 anni</strong>, caporedattore di Tolyatinskoye Obozreniye, giornale della città di Togliattigrad, ucciso fuori dalla sua casa il 29 aprile 2002. Colpito ripetutamente alla testa da un killer munito di pistola con silenziatore. Si occupava di criminalità e di corruzione nella pubblica amministrazione. Era anche deputato della Duma della regione di Samara. Le indagini a 360° hanno portato a zero risultati.</p>
<p><strong>89. Valery Krivoshejev</strong>, corrispondente del quotidiano russo Komsomolskaja Pravda da Lipetsk (Russia centrale) è stato trovato morto con un trauma cranico vicino a un bar che frequentava il 6 settembre 1997 Secondo i colleghi sarebbe stato ucciso in seguito alle sue inchieste sui politici locali. Secondo altre fonti sarebbe morto invece in seguito a una rissa.</p>
<p><strong>90. Viktor Mikhailov</strong>, giornalista investigativo del quotidiano siberiano Zabaikalsky Rabochy è stato picchiato a morte nel centro della città di Chita, il 12 maggio 1996. Si occupava di criminalità.</p>
<p><strong>91. Viktor Pimenov</strong>, cameraman della televisione cecena (filo-russa) Vaynakh è stato colpito da un cecchino a Groznyj l’11 marzo 1996.</p>
<p><strong>92. Vitali Sakhn-Val&#8217;da</strong>, fotoreporter, della città di Kursk, trovato morto il 4 aprile del 2002.</p>
<p><strong>93. Vlad Kidanov</strong>, giornalista freelance, di Cheboksarj, capitale della Repubblica della Chivassia (Federazione Russa), trovato morto il 21 luglio 2006.</p>
<p><strong>94. Vladimir Drobyšev</strong>, giornalista della rivista Nature and Man, morto d’infarto il 3 ottobre 1993, durante gli scontri intorno al centro televisivo di Ostankino.</p>
<p><strong>95. Vladimir Pašutin</strong>, del giornale Smolensky Literator, trovato morto a Smolensk il 3 settembre 2005.</p>
<p><strong>96. Vladimir Pritčin</strong>, redattore capo del canale Nord Baikal TV /Radio Company, emittente della repubblica di Burjatia, è stato pestato a morte il 18 settembre 2004.</p>
<p><strong>97. Vladimir Jatsina</strong>, fotografo di 51 anni dell’agenzia russa ITAR-TASS, è stato ucciso in Cecenia da miliziani wahabiti. Rapito nella capitale dell’Inguscezia il 19 luglio 1999 è stato assassinato il 20 febbraio 2000. I rapitori avevano chiesto alla famiglia e all’agenzia stampa 20 milioni di dollari come riscatto.</p>
<p><strong>98. Vladimir Žitarenko</strong>, corrispondente per le forze armate russe per il quotidiano Krasnaya Zvezda, colpito a morte da due proiettili di un cecchino nei pressi della capitale cecena Groznyj, il 1° gennaio 1995.</p>
<p><strong>99. Vladislav List’ev</strong>, era uno dei più noti giornalisti della televisione pubblica russa ORT di cui era il direttore generale. È stato ucciso all’entrata del suo appartamento il 1° marzo del 1995.</p>
<p><strong>100. Vjačeslav Akjtov</strong>, giornalista del programma tv Business Moscow, ucciso in un appartamento di Mytishchy, appena fuori Mosca. Scomparso il 22 maggio 2006 il suo corpo verrà rinvenuto cinque giorni dopo.</p>
<p><strong>101. Vjačeslav Plotnikov</strong>, reporter del canale 41- TV Channel di Voronez, trovato morto in una foresta il 15 settembre 2006.</p>
<p><strong>102. Vjačeslav Rudnev</strong>, giornalista free-lance, collaboratore di quotidiani regionali come Znamya e Vest, è stato trovato ferito nel suo appartamento di Kaluga (fuori Mosca) con numerosi colpi al capo. Morirà il 17 febbraio 1995 dopo quattro giorni di coma. Indagava sulla corruzione e il mondo criminale.</p>
<p><strong>103. Jurij Ščekočichin, 53 anni</strong>, vice redattore della Novaya Gazeta, morto il 3 luglio 2003 dopo 12 giorni di degenza in una clinica di Mosca, avvelenato forse dal tallio. Stava per andare negli Stati Uniti a discutere i risultati di una sua inchiesta giornalista con funzionari dell’Fbi. Indagava infatti su casi di corruzione all’interno dell’Fsb russo (con centinaia di milioni di dollari nascosti nella Bank of New York). Aveva anche svolto inchieste sulla corruzione all’interno della Procura generale russa. Forse è proprio per questi reportage che qualcuno l’ha condannato a morte. <strong>La Procura non ha nemmeno aperto un fascicolo sull’omicidio</strong>.</p>
<p><strong>104. Jan Travinskij</strong>, giornalista di San Pietroburgo, ucciso a Irkutsk il 27 settembre 2004.</p>
<p><strong>105. Jochen Piest</strong>, corrispondente del magazine tedesco Stern, il 10 gennaio 1995 è vittima di un attacco suicida dei ribelli ceceni nel villaggio di Chervlyonna, 24 chilometri da Groznyj.</p>
<p><strong>106. Jurij Soltis</strong>, giornalista di cronaca nera per l’agenzia indipendente Interfax è stato trovato morto il 12 giugno 1994 nella stazione di Stroitel, appena fuori Mosca. I suoi colleghi pensano che l’omicidio sia da attribuire alle sue inchieste del mondo criminale russo.</p>
<p><strong>107. Zoja Ivanova</strong>, dell&#8217; emittente televisiva BGTRK, della repubblica di Buriazia, morta in seguito a un pestaggio il 10 luglio 2004.</p>
<p><strong>108. Anna Stepanovna Politkovskaja</strong>, giornalista della Novaja Gazeta, uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006 daun sicario che le ha sparato mentre rientrava a casa. Anna aveva scritto numerosi articoli critici del Cremlino e del presidente ceceno filorusso, Ramzan Kadyrov.</p>
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		<title>Il (perfetto) bluff di Silvio su Marrazzo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 23:39:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In tutta la storia sul &#8220;caso Marrazzo&#8221;, Silvio Berlusconi sta per passare come un benefattore, come colui che ha &#8220;avvertito&#8221; l&#8217;ex Governatore del Lazio del tentativo di vendita ricevuto dalla Mondadori del video sull&#8217;incontro tra lo stesso Marrazzo e il transessuale di via Gradoli. Berlusconi il benefattore che avvisa la vittima un attimo prima della tragedia! Che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2827&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="alignleft" title="silvio" src="http://www.pupia.tv/includes/tiny_mce/plugins/filemanager/files/fm/01_immagini/01_italia/01_politica/berlusconi/berlusconi17.jpg" alt="" width="204" height="133" />In tutta la storia sul &#8220;caso Marrazzo&#8221;, Silvio Berlusconi sta per passare come un benefattore</strong>, come colui che ha &#8220;avvertito&#8221; l&#8217;ex Governatore del Lazio del tentativo di vendita ricevuto dalla Mondadori del video sull&#8217;incontro tra lo stesso Marrazzo e il transessuale di <a href="http://eftorsello.wordpress.com/2009/10/25/caso-marrazzo-via-gradoli-96-il-passato-che-ritorna/" target="_blank">via Gradoli</a>. Berlusconi il benefattore che avvisa la vittima un attimo prima della tragedia! Che bravo! Che buono! D&#8217;altronde, dopo le silurate a Boffo e a Mesiano, un altro silenzio davanti al colpaccio contro Marrazzo sarebbe suonato davvero da Kgb (soprattutto a pochi mesi dalle regionali) e quindi Silvio ha pensato bene di &#8220;mettere le mani avanti&#8221; e di dire all&#8217;Italia: &#8220;Io non c&#8217;entro, Anzi, ho anche cercato di aiutarlo&#8221;.<span id="more-2827"></span></p>
<p>Eppure, a ben guardare, non si è propriamente trattato di un aiuto. Ma di qualcosa di maleficamente peggiore. Se uno come Silvio B. si scomoda a chiamare il presidente di una Regione dicendo &#8220;ho un video che ti ritrae con un trans&#8221;, da quel momento le soluzioni sono due: o il Governatore diventa il lacché del premier oppure è carne da macello. E in prossimità delle regionali si diventa carne da macello. Dall&#8217;&#8221;avviso&#8221; alla caduta è trascorso davvero poco tempo, uno schiocco di dita. E il tracollo è avvenuto a ridosso delle elezioni primarie del Partito democratico. Che caso. Mentre se si guarda solo un po&#8217; oltre, ci sono le votazioni regionali.</p>
<p>Pochi comunque si sono resi conto del fatto che, da quando il capo del Governo (!) si è scomodato per avvertire non un suo deputato o un governatore fedele alla sua maggioranza ma uno dell&#8217;opposizione, la Regione Lazio è stata in balìa della destra, stretta nel pugno di Berlusconi che, in silenzio, si è goduto la scenetta. Sic transit. Piero Marrazzo alla fine si è coerentemente dimmesso, Berlusconi invece è ancora lì, nonostante le escort &#8211; anzi, siamo in Italia &#8211;  nonostante le prostitute.</p>
<p><strong>EF</strong></p>
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		<title>Caso Marrazzo: via Gradoli 96, il passato che ritorna</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 11:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Ancora via Gradoli. Dopo i giorni del rapimento di Aldo Moro, in cui proprio in un palazzo di via Gradoli si nascondeva il capo delle Brigate Rosse, Mario Moretti, la strada torna protagonista dello scandalo che ha portato ieri alle dimissioni del Governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Pochi sanno, però, che proprio in via [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2819&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div>
<p><img class="alignleft" title="Marrazzo" src="http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/cronaca/ospedali-igiene/marrazzo-policlinico/stor_9505556_20160.jpg" alt="" width="135" height="193" />Ancora via Gradoli. Dopo i giorni del rapimento di Aldo Moro, in cui proprio <a href="http://paoloribichini.altervista.org/blog/2009/10/24/marrazzo-servizi-segreti-tran/" target="_blank">in un palazzo di via Gradoli</a> si nascondeva il capo delle Brigate Rosse, Mario Moretti, la strada torna protagonista dello scandalo che ha portato ieri alle dimissioni del Governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Pochi sanno, però, che proprio in via Gradoli, fin dai tempi delle Bierre, c’erano diversi appartamenti gestiti da due società immobiliari riconducibili ai Servizi Segreti. Trent’anni fa, insomma, attorno al covo dei brigatisti era tutto un pullulare di agenti sotto copertura eppure alla moglie di Moro che chiedeva se ci fosse una “via Gradoli” anche a Roma, venne risposto che non esisteva.<span id="more-2819"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Ma facciamo un po&#8217; di storia. Secondo quanto scrive l&#8217;ex senatore Sergio Flamigni, componente della Commissione parlamentare sulla strage di via Fani, nel libro &#8220;Il covo di Stato&#8221; (Kaos edizioni), ai tempi di Moro <strong>in via Gradoli 96</strong> (stesso civico dove è stato &#8220;beccato&#8221; Marrazzo), decine erano gli <strong>appartamenti di proprietà di società di copertura dei Servizi segreti, amministrate da fiduciari</strong>. In <strong>via Gradoli 89</strong>, inoltre, sempre secondo Flamigni, di fronte al covo brigatista, nel 1978 abitava un sottufficiale dei carabinieri e ufficiosamente agente del Sismi, Arcangelo Montani, di Porto San Giorgio (paese natale del capo brigatista Mario Moretti), mentre <strong>dal 28 novembre 1975 il fiduciario del Sisde, Domenico Catracchia, risultava essere amministratore unico dell’immobiliare Caseroma srl, società con sede proprio in via Gradoli 96</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Via Gradoli, insomma, è stato in passato un bell’alveare di <strong>orecchie che ascoltano e occhi che osservano</strong>, una rete di finestre di proprietà poco chiare dove i Servizi avevano piazzato i loro uomini senza – che coincidenza – riuscire ad accorgersi che il capo delle Brigate Rosse entrava e usciva indisturbato proprio da lì. Oggi, a restare immischiato nella melma della “via che non esiste” è stato – altra coincidenza – il Governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo, pizzicato da un’operazione dei Carabinieri che ha puntato proprio sull’appartamento dove si trovava l’esponente politico. A colpo sicuro. Un caso, una coincidenza che sia stata presa di mira la casa di un privato (poi si dice i tagli alla sicurezza!) e che sia stata fatta irruzione “telecamera in spalla”. E’ tutta questione di storia passata ed <strong>elezioni regionali a venire</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Scritto per <strong><a href="http://www.dirittodicritica.com/2009/10/25/caso-marrazzo-tra-retroscena-e-dietrologia/" target="_blank">Diritto di Critica</a></strong></p>
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	</item>
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		<title>Nicola Cosentino e il pericoloso refuso</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 14:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sara&#8217; sicuramente un refuso, altrimenti non si spiega. Eppure, il virgolettato comparso oggi nella chiusura dell&#8217;articolo a pagina 15 &#8211; Politica &#8211; del Corriere della Sera, lascia qualche dubbio. Il sottosegretario all&#8217;Economia, Nicola Cosentino, nella rosa dei candidati alla Regione Campania ma chiamato in causa da cinque pentiti e indagato per presunti legami con i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2812&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Sara&#8217; sicuramente un refuso, altrimenti non si spiega</strong>. Eppure, il virgolettato comparso oggi nella chiusura dell&#8217;articolo a pagina 15 &#8211; Politica &#8211; del Corriere della Sera, lascia qualche dubbio. Il sottosegretario all&#8217;Economia, Nicola Cosentino, nella rosa dei candidati alla Regione Campania ma chiamato in causa da cinque pentiti e indagato per presunti legami con i casalesi, stando a quanto si legge nell&#8217;articolo, dice: «<em>Io non ho nulla da temere. Ho annunciato pubblicamente e ripetutamente che quando saro&#8217; ufficialmente candidato per le regionali mi dimetterò da parlamentare, rinunciando quindi all&#8217;immunità. E questa mi sembra la dimostrazione più chiara che <strong>NON</strong> (refuso?) ho la coscienza a posto e che sono un candidato più che presentabile</em>». Eppure, refuso o non refuso, le promesse in politica &#8211; soprattutto in Campania &#8211; lasciano il tempo che trovano. Contano i voti. E questo Cosentino lo sa benissimo.<span id="more-2812"></span> «Io &#8211; dice il sottosegretario &#8211; sono il candidato naturale portato dal territorio». Come dire: ho i voti che interessano e servono al Pdl per strappare una regione da sempre feudo di Bassolino e della sinistra. Il resto sono promesse. Se saranno &#8220;da marinaio&#8221; o meno, lo si vedrà una volta conquistata la roccaforte.</p>
<p>Da un <a title="SISTEMA COSENTINO - L'ESPRESSO" href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Sistema-Cosentino/2044046" target="_blank">articolo</a> pubblicato sull&#8217;Espresso il 9 ottobre 2008, a firma di Marco Lillo, si comprende però benissimo come le parole del sottosegretario in merito al &#8220;territorio&#8221; siano più che fondate. «Secondo quello che raccontava già nel 2000 il cugino di Sandokan, Carmine Schiavone, i primi patti elettorali tra i Casalesi e Cosentino risalgono alle elezioni amministrative del 1982, quando Nicola Cosentino militava nel partito socialdemocratico». Il &#8220;territorio&#8221;, dunque, conta. E non poco.</p>
<p>Ma veniamo al<strong>le società di Cosentino</strong>. Marco Lillo scrive: « L&#8217;impero Cosentino Il gruppo è composto da Aversana gas, Aversana Petroli (ingrosso); Ip Service (distributori di benzina); Immobiliare 6C e Agripont, che ha comprato una fattoria di 180 ettari a Pontinia, in provincia di Latina. Ma la società centrale è la Aversana Petroli, 80 milioni di euro di fatturato, fondata nel 1975 da papà Silvio &#8216;o Americano&#8217;, come lo chiamavano tutti per i rapporti di affari con gli Alleati nel primo dopoguerra. Per cinque anni la società tenta inutilmente di avere la licenza per distribuire il carburante che arriva solo nel 1980. Nicola intanto ha scelto la politica: entra in consiglio comunale a 19 anni nelle file del Psdi e a 21 è già consigliere alla Provincia di Caserta. Nel 1983 agguanta la poltrona di assessore, prima ai Servizi sociali e poi alla Pubblica istruzione. Qualche voce maligna mette in relazione l&#8217;aumento delle forniture di gasolio alle scuole con il suo incarico. Ma secondo i libri aziendali è la &#8220;forte capacità di penetrazione nel territorio&#8221; il segreto del successo. In una terra in cui è facile incappare nel racket, la facilità di penetrazione non è poca cosa. Anche se talvolta ci vuole un po&#8217; di elasticità nella scelta dei partner. A Sparanise la pompa di benzina più vicina alla centrale fino al settembre 2007 era dei Cosentino, ma la gestiva il nipote di un boss, quel Giuseppe Papa condannato per omicidio. Due settimane fa l&#8217;impresa che gestiva la pompa dei Cosentino è stata sequestrata dalla Procura. Cose che accadono. In compenso i cantieri della centrale non hanno mai avuto problemi di criminalità. Proprio grazie alla sua capacità di penetrazione, la Aversana cresce lentamente fino ai 26 miliardi di lire del 1992. Lo stop che rischia di bloccare tutto arriva nel 1997, quando la Prefettura di Caserta nega il certificato antimafia per un appalto pubblico. Il motivo? Rischio di infiltrazione mafiosa». E in un altro articolo del 1 luglio 2009, sempre dell&#8217;Espresso, si puntualizza che «Mario Cosentino, fratello del sottosegretario, è infatti sposato con Mirella Russo sorella di Giuseppe Russo, alias &#8216;Peppe &#8216;u Padrino&#8217;, condannato all&#8217;ergastolo per associazione mafiosa e omicidio. Anche Tar e Consiglio di Stato hanno poi confermato il no al documento. Nonostante le sentenze, il certificato venne infine concesso dal prefetto di Caserta Elena Stasi, poi eletta alla Camera con il Pdl. Quattro pentiti di camorra nell&#8217;ultimo anno hanno parlato di rapporti tra Nicola Cosentino e i boss casalesi: relazioni negate dal sottosegretario». E non è errato ricordare che proprio alle aziende di famiglia era diretto il <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/viareggio-gpl-per-cosentino/2103255/8" target="_blank">gasolio</a> esploso &#8211; non certo per responsabilità di Cosentino, è ovvio &#8211; nella stazione ferroviaria di Viareggio.</p>
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	</item>
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		<title>I prossimi sei mesi del Governo Berlusconi</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 16:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Dopo la bocciatura del Lodo Alfano, adesso partirà la controffensiva del nostro premier, Silvio Berlusconi. Per prima cosa la divisone delle carriere e la riforma del processo penale. La polizia giudiziaria, inoltre, potrebbe venir separata dai pubblici ministeri e tornare indipendente come ai tempi degli Anni di Piombo, privando i magistrati della loro autonomia e facendoli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2806&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Silvio Berlusconi" src="http://andreaalfano.files.wordpress.com/2009/05/on-silvio-berlusconi-a1.jpg?w=180&#038;h=228" alt="" width="180" height="228" /></p>
<p>Dopo la bocciatura del Lodo Alfano, <strong>adesso partirà la controffensiva del nostro premier, Silvio Berlusconi</strong>. Per prima cosa la <strong>divisone delle carriere</strong> e la <strong>riforma del processo penale</strong>. La <strong>polizia giudiziaria, inoltre, potrebbe venir separata dai pubblici ministeri</strong> e tornare indipendente come ai tempi degli Anni di Piombo, privando i magistrati della loro autonomia e facendoli diventare dei semplici passacarte, costretti ad attendere le indagini della polizia. A questo si aggiungano le minacce &#8211; mai nascoste - relative alla <strong>riforma delle intercettazioni</strong>, portata avanti con la scusa della privacy. <span id="more-2806"></span>Ma non è tutto. C&#8217;è ancora un lodo Alfano riveduto e corretto mediante la reintroduzione dell&#8217;<strong>immunità parlamentare</strong>, di cui già si torna a parlare. Il tutto mentre il<strong> Partito democratico</strong> continua a girare intorno al nulla e a portare avanti una guerra intestina per la Segreteria. Povera Italia.</p>
<p><span style="color:#ff0000;">Leggi anche </span><a href="http://eftorsello.wordpress.com/2008/10/13/i-primi-sei-mesi-del-governo-berlusconi/" target="_blank"><strong>I primi sei mesi del Governo Berlusconi</strong></a></p>
<p><strong>EF</strong></p>
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		<title>Aggiornamenti dall’Aquila</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 13:09:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Miei cari lettori, il blog Diario dall&#8217;Aquila è stato aggiornato. Per ora mi trovate prevalentemente a quell&#8217;indirizzo.
Buona lettura!
EF
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2804&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Miei cari lettori, il blog <strong><a title="DIARIO DALL'AQUILA" href="http://www.diariodallaquila.wordpress.com" target="_blank">Diario dall&#8217;Aquila</a></strong> è stato aggiornato. Per ora mi trovate prevalentemente a quell&#8217;indirizzo.</p>
<p>Buona lettura!</p>
<p><strong>EF</strong></p>
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		<title>Il pensiero di Roberto Saviano sulla libertà di stampa</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 23:40:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://eftorsello.wordpress.com/2009/10/04/il-pensiero-di-roberto-saviano-sulla-liberta-di-stampa/"><img src="http://img.youtube.com/vi/s1SMth99NlA/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Libertà di informazione: i motivi per cui scenderò in piazza</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 13:08:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di stampa]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Tra poco si inizia. Tutti in piazza del Popolo per dare un segnale a questa maggioranza di Governo che l&#8217;informazione non si imbavaglia. Ci sarò anch&#8217;io, è ovvio. Prima di uscire, però, volevo chiarire un particolare: nel nostro Paese non è a rischio la libertà di stampa ma quella di informazione. Telegiornali tutti uguali, licenziamenti sempre [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2797&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p>Tra poco si inizia. Tutti in piazza del Popolo per dare un segnale a questa maggioranza di Governo che l&#8217;informazione non si imbavaglia. Ci sarò anch&#8217;io, è ovvio. Prima di uscire, però, volevo chiarire un particolare: nel nostro Paese non è a rischio la libertà di stampa ma quella di informazione. Telegiornali tutti uguali, licenziamenti sempre più numerosi con giornalisti costretti a fare il lavoro dei colleghi mandati a casa, assenza di inchieste e, infine, un&#8217;autocensura preventiva che brancola nel sottobosco dell&#8217;informazione.</p>
<p><span id="more-2797"></span></p>
<p>A questo si aggiungano le querele, strumento principe per far &#8220;passare la voglia&#8221; ai giornalisti. Si viene querelati anche se si ha ragione perchè, al massimo, il querelante deve pagare solo le spese legali mentre il giornalista è chiamato comunque a difendersi. C&#8217;è poi tutto il giro di raccomandati, spintonati e mezzo-inutili che costellano questa professione: quando elimineranno anche questo marciume tutto italiano, forse la professione potrà davvero dirsi tale.</p>
<p><strong>EF</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>***</strong></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Omicidio Basile: don Rocca torna a chiedere verità</title>
		<link>http://eftorsello.wordpress.com/2009/09/29/omicidio-basile-don-rocca-torna-a-chiedere-verita/</link>
		<comments>http://eftorsello.wordpress.com/2009/09/29/omicidio-basile-don-rocca-torna-a-chiedere-verita/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 17:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricevo e pubblico di seguito la lettera di don Stefano Rocca riguardante l&#8217;omicidio di Giuseppe Basile, il consigliere dell&#8217;Italia dei Valori massacrato l&#8217;anno scorso a Ugento, in Puglia. Il silenzio di media e istituzioni sul suo caso, è assordante.  Eccovi la lettera:
Il clima che molti auspicavano riguardo all’omicidio del carissimo Peppino Basile era quello del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2794&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ricevo e pubblico di seguito la lettera di don Stefano Rocca riguardante l&#8217;omicidio di Giuseppe Basile, il consigliere dell&#8217;Italia dei Valori massacrato l&#8217;anno scorso a Ugento, in Puglia. Il silenzio di media e istituzioni sul suo caso, è assordante.  Eccovi la lettera:</p>
<p><em><strong>Il clima che molti auspicavano riguardo all’omicidio del carissimo Peppino Basile era quello del “Silenzio”. E silenzio è stato</strong>. Tutto questo non è ammissibile! Non è ammissibile che ancora una volta si stia cadendo nella tentazione di &#8220;chiudersi&#8221; la bocca perché&#8230;&#8230;continua a vincere la paura. </em></p>
<p><em><span id="more-2794"></span></em></p>
<p><em>Questo non deve accadere, costi quel che costi. Chi ha ucciso il nostro fratello Peppino non può rimanere impunito, anche perché credo che siano in molti a desiderare di conoscere la verità (qualunque essa sia), con la speranza di far &#8220;germogliare&#8221; la giustizia. In questi mesi e in modo particolare in questi ultimi giorni, il sottoscritto è stato accusato di protagonismo, di voglia di apparire continuamente, di non stare insomma al mio posto. Il tutto perché desideroso di conoscere la verità circa la morte barbara e assurda di un nostro fratello. </em></p>
<p><em>In particolare, sono stato oggetto di attacchi inconcepibili da parte del Sindaco, della sua maggioranza e di alcuni giovani molto vicini al primo cittadino. Costoro ritengono che il comportamento da me assunto, le azioni da me intraprese riguardo all’omicidio Basile non siano tollerabili per un prete. Non solo, ma le mie continue “apparizioni” ed i miei interventi, cosi definite dal Sindaco, “minano” la serenità al paese. Vorrei puntualizzare che l’unico errore da me commesso, per il quale chiedo pubblicamente scusa, è stato quello di aver usato un tono abbastanza forte nel mio intervento telefonico nel corso della trasmissione di Telerama del 5 settembre u.s., frutto di una forte provocazione architettata preventivamente a tavolino. Ribadisco le mie scuse per il tono, ma non certo per il contenuto del mio intervento telefonico e per le parole utilizzate, che sottolineo e rimarco dalla prima all’ultima. </em></p>
<p><em>Trovo di grande aiuto e conforto l’intervista fatta al Cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il quale osservando l&#8217;Italia e i suoi guai, rafforza l&#8217;analisi di quanto sta accadendo con un concetto che regola la vita di ogni cristiano:&#8221;Attraverso la croce si arriva alla luce. Non dobbiamo mai dimenticarlo, anche per cercare un po’ di consolazione nelle cose per guadagnare tutti in serenità”. Ad una domanda del giornalista di Famiglia Cristiana su cosa la Chiesa intende per serenità, il Cardinale Bagnasco risponde (meditate gente, meditate!): “ <strong>Parlare chiaro, ma far capire che anche quando dice cose scomode la Chiesa è sempre amica di tutti</strong>”. </em></p>
<p><em>La serenità, miei cari, non può essere figlia del silenzio (come sta accadendo in questi ultimi giorni…), chiudendosi la bocca per non mancare di rispetto o peggio per non rompere i protocolli. Qualora fosse così ci troveremmo dinanzi a uno dei più miseri atteggiamenti del cristiano. Perdonatemi se riporto per intero una altra frase significativa del cardinale: ”Non abbiamo alcuna volontà di fare da padroni. Siamo cittadini di questo Paese, conosciamo i principi e le regole di una democrazia pluralistica. Ma facciamo osservare che proprio in una democrazia pluralistica le religioni non sono una presenza né abusiva, né sconveniente. Noi parliamo e agiamo in modo trasparente, fuori da ogni logica mercantile, cioè non chiediamo nulla in cambio. E lo facciamo soltanto perché teniamo al colloquio con le coscienze per migliorare la riflessione comune sulla convivenza e sul bene comune”. </em></p>
<p><em>Colgo l’occasione per ribadire a tutti i politici, gli amministratori, i preti, i vescovi, i laici di “prima classe” che, in questa triste pagina della nostra città, non ho mai voluto fare da padrone. Non ho alcun interesse a farlo, in quanto non ho aspirazioni particolari, ma credo soltanto che non si potrà mai diventare portatori di speranza al mondo d’oggi se non ci si mette in discussione e, soprattutto, se non ci si schiera con il bene. Nello stesso tempo, non ho mai pensato di scavalcare qualcuno o peggio ancora di evitare dialoghi costruttivi, anzi ho sempre trovato indifferenza e rimproveri spesso ingiustificati (….attraverso la croce si arriva alla luce). Purtroppo, tutta questa vicenda non ha fatto altro che creare intorno a me degli avversari, che in passato manifestavano pubblicamente la loro “amicizia”. Tutto questo perché il mio operato a qualcuno non piace…pertanto, devo essere a tutti i costi azzittito, isolato ed allontanato. Al riguardo riporto un’altra citazione del cardinale: “ ….la Chiesa non ha avversari, ma ha davanti a sé solo persone a cui parla con verità. Ma sarebbe strano che fosse inibito alla Chiesa, proprio alla Chiesa, ciò che è un costume di libertà: <strong>PARLARE</strong> . Anzi è bene sapere che la comunità cristiana non potrà mai esimersi dal dire ciò che davanti a Dio ritiene giusto dire&#8230;&#8230;&#8230; La Chiesa in questo paese è una presenza costantemente leale e costruttiva e non può essere coartata né intimidita solo perché compie il proprio dovere, che è quello di essere lievito, luce, sale e anche segno di contraddizione.” Ed è proprio in forza di questo solenne principio enunciato dal Presidente dei Vescovi che, ancora una volta, chiedo che si faccia quanto prima luce su questo efferato delitto, nella consapevolezza che nessuna forma di intimidazione bloccherà la mia sete di verità. Esprimo tutta la mia fiducia ed il mio ringraziamento alla magistratura ed alle forze dell’ordine ed invito, ancora una volta, tutti coloro che conoscono la verità a parlare, senza alcun timore. </em></p>
<p><em>Infine, riservo un pensiero a coloro che hanno compiuto questo gesto, che sicuramente non resterà impunito, nella speranza che la loro coscienza li spinga a chiedere perdono. Come sempre mi dichiaro disponibile a qualunque aiuto che possa offrire la mia persona. Che la verità e la giustizia trionfino. </em></p>
<p><em>Don Stefano Rocca<br />
Parroco di Ugento</em></p>
<p><strong>***</strong></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Il Nord senza memoria sradica gli alberi dell’antimafia</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 17:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Chi ha tagliato l&#8217;albero dedicato a Peppino Impastato, nel paesino bergamasco di Penteranica, non ha memoria, educazione, rispetto per la comunità in cui vive e soprattutto pecca di ingenuità, credendo che la mafia sia solo un problema del Sud. Si tratta, insomma, di quella parte del Nord troglodita, bacìno del voto peggior voto celodurista, alimentata ed aizzata a forza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2780&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><strong><img class="alignnone" title="Peppino Impastato" src="http://www.alcamo.it/public/foto_blog/peppino_impastato.jpg" alt="" width="300" height="225" /></strong></p>
<p><strong>Chi ha tagliato l&#8217;albero dedicato a Peppino Impastato</strong>, nel paesino bergamasco di Penteranica, non ha memoria, educazione, rispetto per la comunità in cui vive e soprattutto pecca di ingenuità, credendo che la mafia sia solo un problema del Sud. Si tratta, insomma, di quella parte del Nord troglodita, bacìno del voto peggior voto celodurista, alimentata ed aizzata a forza di slogan che bolla come &#8220;terroni&#8221; anche i militari morti in Afghanistan che &#8211; come ha detto qualcuno in un&#8217;intervista trasmessa venerdì sera da Daria Bignardi &#8211; &#8220;potrebbero trovarsi un lavoro vero, invece di entrare nell&#8217;esercito&#8221;. La citazione non è letterale ma il concetto è quello.</p>
<p><span id="more-2780"></span></p>
<p>Come si fa a credere davvero che una figura come quella di Impastato non sia un patrimonio anche del Nord Italia? E sopratutto come si fa a considerarla negativa? Ai bergamaschi in questione, infatti,ricordo che <strong>il business dei rifiuti è stato alimentato anche e sopratutto dagli imprenditori del nord</strong>, gli stessi che dicono “wè figa”, non “minchia”. Gli stessi che hanno accettato di inviare tonnellate di scarti tossici al Sud, a patto chel’operazione venisse conclusa in modo apparentemente pulito, con le certificazioni “giuste” e una corruzione diffusa. E non lo dico io ma le intercettazioni.</p>
<p>Quelli che hanno sdradicato l’albero dedicato a Peppino, insomma, sono gli stessi che <strong>si illudono che tutto il male sia al Sud e tutto il bene al Nord, persone che si rifiutano di aprire gli occhi sulla realtà vera del loro Paese</strong> ed evitano accuratamente di approfondire gli eventi. Questione di prosciutto sugli occhi.</p>
<p><strong>EF</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>***</strong></p>
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			<media:title type="html">Peppino Impastato</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Terremoto: i conti in rosso di Bertolaso</title>
		<link>http://eftorsello.wordpress.com/2009/09/26/terremoto-i-conti-in-rosso-di-bertolaso/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 21:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bertolaso]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[
Calcolatrice alla mano, hanno realizzato che il Progetto C.A.S.E. proposto dal Governo per risolvere il dopo terremoto costa troppo. I dati che vi presento vengono dall’Associazione ricostruzione L’Aquila (Ara) e difficilmente ne sentirete parlare nei tiggì nazionali.
Elaborando i dati forniti dal Comune del capoluogo abruzzese e dalla Protezione civile, l’Ara ha ricostruito ogni singolo capitolo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2777&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><strong><img class="alignnone" title="Guido Bertolaso" src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/05/21/483419826420f_normal.jpg" alt="" width="250" height="164" /></strong></p>
<p><strong>Calcolatrice alla mano, hanno realizzato che il Progetto C.A.S.E. proposto dal Governo per risolvere il dopo terremoto costa troppo</strong>. I dati che vi presento vengono dall’Associazione ricostruzione L’Aquila (Ara) e difficilmente ne sentirete parlare nei tiggì nazionali.</p>
<p>Elaborando i dati forniti dal Comune del capoluogo abruzzese e dalla Protezione civile, l’Ara ha ricostruito ogni singolo capitolo di spesa del progetto C.A.S.E. e ha notato che i conti fatti dalla Protezione Civile sono quantomeno “in divenire“.</p>
<p><span id="more-2777"></span></p>
<p>Ma andiamo con ordine. Secondo l’associazione, i costi complessivi di costruzione ammontano a 710 milioni di euro, per una spesa media di 2.380 euro al metro quadro. Case d’oro. “A questo bisogna aggiungere il prezzo di esproprio dei terreni”, fanno sapere dall’Ara. La cifra – per ora – si aggira attorno ai 6,5 milioni di euro “ma – sottolineano i legali dell’associazione – a seguito di annunciati ricorsi, il costo potrebbe lievitare a 130 milioni di euro“. Insomma, una gallina dalle uova d’oro e, ancora una volta, si tratta di soldi pubblici.</p>
<p>“Aggregando tali dati – hanno aggiunto – si arriva a un costo di edificazione complessivo pari a 880 milioni di euro e un prezzo di costo di 2.850 euro a metro quadro, prezzo al quale, prima del 6 aprile, si acquistava un appratamento signorile nuovo in zona non periferica”.</p>
<p>Passiamo ai costi di insediamento provvisorio dei cittadini sfollati. Alla data del 20 settembre, secondo i dati comunicati dall’Ara, si contavano 120 milioni di euro per la gestione delle tendopoli, altri 170 milioni per le strutture ricettive e altri 50 milioni riservati all’autonoma sistemazione in case private. Numeri rilevanti a cui però sarà necessario aggiungere il costo dei Map, i Moduli abitativi provvisori, che inevitabilmente dovranno essere utilizzati per coprire l’intero fabbisogno abitativo nelle case lesionate o crollate all’interno della Zona rossa.</p>
<p>I conti della Protezione civile, dunque, rischiano di dover essere pesantemente rivisti, anche alla luce dell’ultima scossa (4.1, due giorni fa) che ha ulteriormente ritardato il trasferuimento dei cittadini dalle tende agli alberghi e ha spinto molte persone che erano tornate nelle loro case, a cercare rifugio nelle tendopoli. La situazione all’Aquila è tutt’altro che rosea.</p>
<p><strong>EF</strong></p>
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			<media:title type="html">Guido Bertolaso</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Immigrazione: l’inganno di Lampedusa</title>
		<link>http://eftorsello.wordpress.com/2009/09/15/immigrazione-linganno-di-lampedusa/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 09:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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Sull’immigrazione è necessario fare un pò di chiarezza. Quella sui clandestini – ormai è evidente – è soltanto una campagna mediatica di stampo governativo che vuole dare l’impressione che l’esecutivo usi il pugno duro con i migranti. A fare notizia, infatti, sono soltanto i respingimenti e gli sbarchi sull’isoletta di Lampedusa, un vero e proprio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2764&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p>Sull’immigrazione è necessario fare un pò di chiarezza. Quella sui clandestini – ormai è evidente – è soltanto una campagna mediatica di stampo governativo che vuole dare l’impressione che l’esecutivo usi il pugno duro con i migranti. A fare notizia, infatti, sono soltanto i respingimenti e gli sbarchi sull’isoletta di Lampedusa, un vero e proprio lager per disperati. Eppure, a ben guardare i numeri, si tratta di un enorme bluff di Governo. A Lampedusa, infatti, secondo le statistiche diffuse dal ministero dell’Interno, nel 2008 è arrivato solo il 30% dei clandestini entrati illegalmente nel nostro Paese. E gli altri? Nessuno ne parla, non fanno notizia, ma passano quotidianamente le nostre frontiere. Qualcosa, nel meccanismo mediatico del Governo, non rispecchia la realtà e va chiarito.</p>
<p><span id="more-2764"></span></p>
<p>Quando, diversi mesi fa, insieme a Paolo Ribichini andai sull’isola siciliana di Lampedusa, poco dopo il famoso incendio nel Centro di Identificazione ed Espulsione (Cie), la situazione era drammatica. I cittadini erano esasperati dalla presenza massiccia delle forze dell’ordine e la spiaggia vicina al porto era ricoperta di giubbotti di salvataggio privi di targhetta con il luogo di produzione. «Questi giubbotti di salvataggio sono stati trovati su un gommone e poi riutilizzati più volte durante i soccorsi ai migranti» ci aveva raccontato un pescatore. «Pensate – aveva continuato – che quando i clandestini sbarcano sull’isola la prima domanda che fanno è “Station? Station?”, sono convinti che questa sia la Sicilia». E i racconti parlano anche di pescherecci che scortano i gommoni fino a metà strada per poi tornare indietro nell’ultimo tratto: «E’ accaduto diversi anni fa, ma i migranti hanno raccontato di essere stati scortati da pescherecci in prossimità dell’isola. Gli avevano detto “vedete quelle luci? Quella è la Sicilia, seguitele e sarete in Italia”».</p>
<p>Il Cie, uno dei luoghi più famosi d’Italia e su cui il Governo ha costruito gran parte dei suoi consensi in materia di politiche d’immigrazione, è in una conca sorvegliatissima da militari e forze dell’ordine che dall’alto controllano sia l’interno che l’esterno. Per lo meno questa era la situazione alcuni mesi fa. «Su quest’isola ci sono più poliziotti che medici» ci disse un ristoratore lampedusano «nessuno pensa che invece c’è bisogno di sanitari, non di forze dell’ordine». E la situazione era talmente esasperata che alberghi e voli da e per l’isola erano monopolizzati dal personale del Ministero dell’Interno. I civili, anche se con volo prenotato, erano costretti ad attendere due o tre giorni in aeroporto perché polizia e carabinieri avevano la precedenza sui voli per motivi di servizio.</p>
<p>Oggi Lampedusa sembra essersi svuotata. Poche decine i migranti nel centro, gli altri, quelli che arrivano dalla Libia, se intercettati in acque internazionali, vengono rispediti a casa per direttissima. L’Alto Commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay, parlando dei respingimenti, stamattina ha detto che «in molti casi, le autorità respingono questi migranti e li lasciano affrontare stenti e pericoli, se non la morte, come se stessero respingendo barche cariche di rifiuti pericolosi». L’avamposto Lampedusa è dunque un progetto fallito? Sembrerebbe proprio di sì. Fallito dal punto di vista pratico continua invece a funzionare benissimo sul fronte mediatico. I respingimenti nelle acque italo-libiche, infatti, illudono i cittadini-telespettatori che il Governo stia facendo molto per limitare gli arrivi. Il tutto condito in salsa europea: «l’Unione non ci aiuta», è stato più volte detto dai politici nostrani.</p>
<p>Allora dov’è l’inganno? Cosa non ci stanno dicendo? Semplice: che se a Lampedusa arriva l’immigrazione mediatica, quella dei barconi, il restante 70% entra in Italia con un visto turistico o clandestinamente dai porti. Ci si nasconde nei camion, tra gli scatoloni delle merci sulle navi oppure, ancora, ci si lega sotto i tir che entrano in Italia. Un flusso poco controllabile se non con un ingente schieramento di uomini e forze. Eppure, nella nostra democrazia mediatica, cosa fa notizia? Lampedusa. L’isola è stata riempita di polizia, carabinieri e guardia di Finanza fino a farla scoppiare, è stato militarizzato un territorio facendo credere ai telecittadini che lì si trovi il problema da risolvere. E mentre il pugno duro contro un drappello di migranti fa gridare al successo i leghisti, il Governo taglia i fondi alle forze dell’ordine e scansa il problema delle frontiere-groviera con la Slovenia, del controllo dei porti e della vigilanza su quanti entrano con un visto turistico e non escono più dal nostro Paese.</p>
<p><strong>EF</strong></p>
<p>Scritto per <strong><a href="http://www.dirittodicritica.com" target="_blank">Diritto di Critica</a></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>***</strong></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Omicidio Basile: parla don Stefano Rocca</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 17:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Basile]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Basile]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
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		<description><![CDATA[

Due telefonate anonime in questura, lettere di minacce e scritte di insulti sul muro davanti alla parrocchia. Gli assassini di Giuseppe Basile, il consigliere provinciale dell’Italia dei Valori ucciso a coltellate nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2008 a Ugento, in provincia di Lecce, hanno paura. Temono il parroco, don Stefano Rocca, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2757&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
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<div>
<p style="text-align:justify;"><strong><img class="alignleft" title="Giuseppe Basile" src="http://www.iltaccoditalia.info/public/basile.jpg" alt="" width="150" height="225" /></strong><strong>Due telefonate anonime in questura, lettere di minacce e scritte di insulti sul muro davanti alla parrocchia</strong>. <strong>Gli assassini di Giuseppe Basile</strong>, il consigliere provinciale dell’Italia dei Valori ucciso a coltellate nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2008 a Ugento, in provincia di Lecce, <strong>hanno paura</strong>. Temono il parroco, <strong>don Stefano Rocca</strong>, che continua a spronare i cittadini del piccolo paese salentino a collaborare con gli inquirenti e temono chiunque osi rompere il muro di silenzio che da <strong>15 mesi</strong> copre in modo assordante l’omicidio. </p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-2757"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-2372"> </span>«Gli inquirenti stanno lavorando molto» spiega don Rocca a <em>Diritto di Critica</em> «e questo mi dà conforto. Manca però da parte della cittadinanza una collaborazione concreta. Chi ha sentito o visto qualcosa, parli. Quanto si sta vivendo a Ugento – sottolinea il parroco – non è un caso di omertà ma di paura. Giuseppe Basile è stato massacrato in un modo barbaro da una o più persone che sono ancora a piede libero. Proprio per questo, chi sa deve collaborare con gli inquirenti e l’invito è rivolto soprattutto a quelle persone che abitano  nelle vicinanze del luogo dove è avvenuto l’omicidio: dicano tutto ciò che hanno sentito o visto, raccontino agli inquirenti supposizioni e sospetti anche minimi perché potrebbero rivelarsi fondamentali per le indagini».</p>
<p style="text-align:justify;">E se alcuni, fin dai primi momenti dopo il delitto, già parlavano di omicidio passionale, i mandanti potrebbero ritrovarsi in ben altri àmbiti che non le donne. Basile, infatti, prima di essere ucciso si era occupato di diversi <strong>progetti eolici</strong> che avrebbero interessato il Salento, della questione dei <strong>rifiuti</strong> di Burgesi e si era detto contrario alla costruzione di <strong>villaggi turistici</strong> nella zona. «A me non interessa quale tipo di verità verrà fuori – spiega il parroco – voglio solo che si faccia luce sull’omicidio. E’ comunque singolare che, subito dopo il massacro, diverse persone abbiano bollato il delitto come una questione passionale». E le dicerie in questo senso continuano. «Finché non si scoprirà la verità – aggiunge don Stefano – è bene rispettare la dignità della vittima. Mi chiedo poi – conclude il parroco - se qualcuno farà festa nel caso in cui le indagini dovessero confermare l’ipotesi del delitto passionale. Spero di no, questo è un fatto di sangue gravissimo, a prescindere dal movente».</p>
<p style="text-align:justify;">Eppure, le parole e gli inviti alla verità da parte del parroco di Ugento hanno messo paura agli assissini di Giuseppe Basile che hanno reagito con <strong>messaggi e telefonate anonime</strong>, due fatte direttamente alla questura. «E’ stato detto che le chiamate, le lettere di minacce e le scritte con le bestemmie comparse davanti alla chiesa le avrei fatte fare io perché desideravo stare al centro dell’attenzione», spiega don Stefano, «è evidente l’assurdità di tali accuse, anche perché la Questura può risalire al mittente delle telefonate».</p>
<p style="text-align:justify;">Uno dei maggiori oppositori a questa campagna a favore della verità sul caso Basile è, secondo don Rocca, proprio <strong>il primo cittadino di Ugento, Eugenio Ozza</strong>. «Subito dopo l’omicidio – spiega don Stefano – il sindaco mi ha criticato dicendo che i miei appelli potevano pregiudicare la stagione turistica del Paese, mentre invece è dovere di tutti e mio per primo denunciare. Per fugare ogni dubbio – aggiunge il parroco – alcuni giorni fa ho chiesto a diversi gestori come fosse andata la stagione e mi hanno risposto che è stato registrato il 20 per cento di presenze in più». </p>
<p style="text-align:justify;">A sostegno dell’operato di don Rocca, infine, si è costituito il <strong>comitato Io Conto</strong>  «per far capire ai cittadini - spiega il parroco – che, proprio come accade in una polis, tutti dobbiamo impegnarci nella vita del paese e che non si tratta di un àmbito per i soli addetti ai lavori. Gli amministratori – sottolinea don Rocca – sono dei servitori della cittadinanza, non è vero il contrario. Una politica che per non pregiudicare l’apparenza sceglie il silenzio – conclude - non la condivido».</p>
<p style="text-align:justify;">Scritto per <strong><a href="http://www.dirittodicritica.com/2009/09/10/omicidio-basileddc-intervista-don-stefano-rocca/" target="_blank">Diritto di Critica</a></strong></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Caso Battisti: domani si decide l’estradizione</title>
		<link>http://eftorsello.wordpress.com/2009/09/08/caso-battisti-domani-si-decide-lestradizione/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 15:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Battisti]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Battisti]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>

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Si chiamavano Antonio Santoro, Lino Sabbadin, Andrea Campagna e Pierluigi Torreggiani i quattro uomini uccisi &#8211; come recitano le sentenze che gl&#8217;hanno inflitto per questo due ergastoli &#8211; da Cesare Battisti, un uomo con due occhietti beffardi che fino ad oggi ha sempre fuggito la sua pena. Ex componente dei Pac, i Proletari armati per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2750&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><strong><img class="alignnone" title="Battisti" src="http://61cygni.files.wordpress.com/2009/01/cesare-battisti.jpg?w=302&#038;h=219" alt="" width="302" height="219" /></strong></p>
<p><strong>Si chiamavano Antonio Santoro, Lino Sabbadin, Andrea Campagna e Pierluigi Torreggiani</strong> i quattro uomini uccisi &#8211; come recitano le sentenze che gl&#8217;hanno inflitto per questo due ergastoli &#8211; da Cesare Battisti, un uomo con due occhietti beffardi che fino ad oggi ha sempre fuggito la sua pena. Ex componente dei Pac, i Proletari armati per il comunismo, per anni Battisti ha sfruttato quella sorta di impunità che ha protetto quanti, negli anni Settanta e Ottanta, hanno seminato terrore e morte nel nostro Paese. Vite illuse, consumate in una continua fuga dal proprio passato e quasi mai pentite. Al massimo dissociate.</p>
<p><span id="more-2750"></span></p>
<p>Domani la Corte Costituzionale del Brasile, dove dal 2007 Cesare Battisti vive rinchiuso nel carcere di Papuda (a Brasilia), dovrà decidere circa l&#8217;estradizione dell&#8217;assassino. Proprio sul caso Battisti, nel gennaio si era sfiorato l&#8217;incidente diplomatico con l&#8217;Italia, seguito alle affermazioni di Battisti secondo cui se fosse stato estradato, sarebbe stato ucciso.</p>
<p>Secondo gli analisti, comunque, quattro componenti della Corte Costituzionale propenderebbero per l&#8217;estradizione di Battisti, mentre altri quattro potrebbero seguire la linea del governo, favorevole allo status di rifugiato politico per l&#8217;assassino. A fare da ago della bilancia sarà il nono giudice, Ricardo Lwandowski, ex avvocato e militante contro la dittatura militare brasiliana.</p>
<p><strong>EF</strong></p>
<p><strong>Scritto per <a href="http://www.dirittodicritica.com/2009/09/08/caso-battisti-domani-la-decisione-sullestradizione/" target="_blank">Diritto di Critica</a></strong></p>
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		<media:content url="http://61cygni.files.wordpress.com/2009/01/cesare-battisti.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">Battisti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Nuova influenza: «Contagi più numerosi di quelli registrati»</title>
		<link>http://eftorsello.wordpress.com/2009/09/07/nuova-influenza-contagi-piu-numerosi-di-quelli-registrati/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 11:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Influenza]]></category>
		<category><![CDATA[nuova influenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rezza]]></category>

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«Sappiamo che i casi di Nuova influenza sono molti di più rispetto a quelli registrati e inseriti nelle statistiche degli enti internazionali di monitoraggio come l`Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) o il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)». A dirlo è Giovanni Rezza, capo del Dipartimento malattie infettive dell`Istituto Superiore [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2740&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p>«Sappiamo che i casi di Nuova influenza sono molti di più rispetto a quelli registrati e inseriti nelle statistiche degli enti internazionali di monitoraggio come l`Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) o il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)». A dirlo è Giovanni Rezza, capo del Dipartimento malattie infettive dell`Istituto Superiore di Sanità (Iss) che spiega come «<strong>il maggior numero di casi registrati, ad esempio, in Germania è dovuto al fatto che i laboratori ne hanno censiti di più</strong>».</p>
<p><span id="more-2740"></span></p>
<p><em><strong>Controlli a campione </strong></em>- La questione, quindi, è puramente tecnica. «Le indagini sul numero di contagi &#8211; sottolinea Rezza &#8211; vengono fatte a campione per non stressare le strutture sanitarie e tutto dipende da quanti test vengono ordinati ai laboratori. Ad oggi sappiamo infatti che sta circolando solo questo tipo di influenza e quindi trattiamo tutti i casi in un unico modo. Anche in Australia &#8211; conclude Rezza &#8211; dove adesso è inverno, è stato individuato solo il virus H1N1». E la prassi spiegata da Rezza è confermata anche dalle tabelle dell`Ecdc, aggiornate a sabato scorso, secondo cui solo 11 Paesi europei &#8211; tra cui l`Italia &#8211; raccomandano analisi di laboratorio per ogni caso sospetto di Nuova influenza.</p>
<p><em><strong>La questione delle statistiche </strong></em>- Un ago, quello delle statistiche, capace di muovere attraverso i media ampie fette di opinione pubblica, di condizionare l`operato dei governi e su cui, accanto al numero dei nuovi contagi e delle vittime, non compare <strong>mai il dato relativo a quante persone sono guarite e in quanto tempo</strong>, mentre vittime e nuovi casi sono monitorati e comunicati alla stampa ogni 24 ore: «Tutti quelli che non sono morti -conclude Rezza &#8211; nella stragrande maggioranza dei casi sono guariti». Un dato che ridimensiona fortemente la virulenza di questa pandemia. Secondo i dati diffusi dall`Ecdc e aggiornati alle 17 di sabato 5 settembre, infatti, sui 48.269 casi registrati in Europa, i morti sono stati 120, molti &#8211; ed è il caso dell`uomo di 51 anni deceduto al Cotugno di Napoli &#8211; dovuti ad un aggravamento complessivo di un quadro clinico già compromesso, causato proprio dalla Nuova influenza. Seguendo il ragionamento di Rezza, dunque, <strong>dall`aprile scorso almeno 48mila persone, contagiate dalla Nuova influenza, sarebbero già guarite</strong>.</p>
<p>EF</p>
<p>Pubblicato su <strong><a href="http://salute24.ilsole24ore.com/salute/puntomalattie/2736_Nuova_influenza:_Contagi_piu_numerosidi_quelli_registrati__.php">Salute24 </a>-<a href="http://www.ilsole24ore.com/dossier/Italia/2009/influenza-A/"> Dossier Nuova influenza del Sole24Ore on line</a></strong></p>
<p><strong>***</strong></p>
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		<title>La campagna d’autunno: dopo Avvenire, il governo punta a Report</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 23:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Avvenire]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>

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		<description><![CDATA[
Per alcuni è un&#8217;emergenza democratica, per altri solo un vezzo, un lamento della sinistra. Eppure, in Italia l&#8217;informazione è sotto attacco. Bordate sempre più violente sono venute &#8211; come ben sapete - contro uno dei quotidiani da sempre tra i meno critici del governo, l&#8217;Avvenire, voce dei vescovi e della Conferenza episcopale italiana (Cei). La vita privata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eftorsello.wordpress.com&blog=1078728&post=2732&subd=eftorsello&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><img class="alignnone" title="Milena Gabanelli" src="http://www.ottovolante.org/giocar2007/newseinterviste/gabanelli/gabanelli_gallery_3.jpg" alt="" width="296" height="197" /></p>
<p>Per alcuni è un&#8217;emergenza democratica, per altri solo un vezzo, un lamento della sinistra. Eppure, <strong><a href="http://eftorsello.wordpress.com/2009/09/01/liberta-di-stampa-i-giornalisti-europei-contro-berlusconi/" target="_blank">in Italia l&#8217;informazione è sotto attacco</a></strong>. Bordate sempre più violente sono venute &#8211; come ben sapete - contro uno dei quotidiani da sempre tra i meno critici del governo, l&#8217;Avvenire, voce dei vescovi e della Conferenza episcopale italiana (Cei). La vita privata del suo direttore, Dino Boffo, è stata messa sottosopra pur di trovare un appiglio capace di delegittimarlo davanti all&#8217;opinione pubblica, mettendo di conseguenza in difficoltà i vescovi e la chiesa.</p>
<p>Eppure, dopo aver silurato Avvenire, il governo prepara la campagna d&#8217;autunno anche contro altre voci scomode del giornalismo nostrano. <a href="http://www.corriere.it/spettacoli/09_settembre_05/fazio_grasso_89c79c9a-99da-11de-80e2-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Secondo quanto scrive Aldo Grasso</a> sul Corriere della Sera, infatti,<strong> la Rai ha tolto la copertura legale</strong> ad uno dei suoi programmi di punta: <strong>Report</strong>.</p>
<p><span id="more-2732"></span></p>
<p>Milena Gabanelli e il suo staff non vengono così cancellati dal palinsesto &#8211; decisione che altrimenti farebbe gridare allo scandalo &#8211; <strong>gli si tolgono però le protezioni contro le querele</strong> che nel mondo del giornalismo scattano sempre, anche quando chi ha confezionato il servizio ha palesemente ragione. Come dire: ti querelo oggi così la prossima volta ci pensi due volte. E da quando ha iniziato le trasmissioni, Report di querele ne ha &#8220;collezionate&#8221; diverse e le ha vinte tutte. Se la situazione dovesse davvero restare questa, portare avanti la trasmissione sarebbe quantomeno problematico. Un&#8217;intimidazione, quella ai danni di Report, che ricorda i tempi del giornalismo siciliano, quando pochi coraggiosi cronisti scrivevano e parlavano di mafia e inchieste, senza che nessuno li proteggesse.</p>
<p><strong>EF</strong></p>
<p><strong>***</strong></p>
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