<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><title>Energy mix</title><link>http://energy-mix.blogspot.com/</link><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/EnergyMix" /><description></description><language>en</language><managingEditor>noreply@blogger.com (Aldo C.)</managingEditor><lastBuildDate>Mon, 03 Oct 2011 10:26:51 PDT</lastBuildDate><generator>Blogger</generator><atom:id xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724</atom:id><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/">70</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/">25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/EnergyMix" /><feedburner:info uri="energymix" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item><title>E, intanto, che fine ha fatto l'efficienza energetica?</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/X1Yw0eyVILQ/e-intanto-che-fine-ha-fatto-lefficienza.html</link><category>dipendenza energetica</category><category>disinformazione</category><category>risparmio energetico</category><category>efficienza</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Sat, 16 Apr 2011 18:02:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-8199743910668570259</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;Nel post di ieri ho provato a ricordare i motivi per cui &lt;strong&gt;la situazione energetica internazionale sta velocemente scivolando su una china davvero pericolosa&lt;/strong&gt; per i Paesi che, come l’Italia, dipendono quasi totalmente dalle importazioni.&lt;br /&gt;
Da noi le beghe di Berlusconi &amp;amp; C. saturano il panorama informativo, ma anche così&amp;nbsp;non è che segnali evidenti non arrivino alle tasche degli italiani.&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-WTAiACi5nEs/Tao4wWz60dI/AAAAAAAAAMY/gDZKCbMts_8/s1600/paperino_dorme.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-WTAiACi5nEs/Tao4wWz60dI/AAAAAAAAAMY/gDZKCbMts_8/s1600/paperino_dorme.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;A parte gli addetti ai lavori, &lt;strong&gt;secondo me ancora nessuno si è accorto che&lt;/strong&gt; è stato chiuso uno dei principali gasdotti che ci porta il gas dal Nord Africa, che le importazioni di petrolio dalla Libia si sono interrotte, che sono a rischio molte altre forniture di petrolio e gas e persino che il prezzo del greggio è arrivato oltre i 110 dollari al barile.&lt;br /&gt;
Però &lt;strong&gt;che il prezzo dell’elettricità e della benzina salga di continuo è sotto gli occhi (e le tasche) di tutti&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
I consumi di energia nel 2010 sono saliti del 2%, ma la bolletta energetica è salita del 23%. Solo nel mese di aprile le bollette degli italiani sono aumentate mediamente del 3% ed è certo che nuovi aumenti ci attendono nei prossimi trimestri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il fatto che dipendiamo quasi totalmente dalle importazioni, in situazioni “normali” è costoso, ma può non essere drammatico. Ma in questa situazione, mentre sottostiamo alla spada di Damocle di eventi internazionali su cui non abbiamo alcuna possibilità di intervento, la cosa ci rende estremamente vulnerabili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Possiamo fare qualcosa per aiutarci a ridurre questa vulnerabilità?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Molto poco. Ma poco è meglio di niente. E il poco che possiamo fare, ora come ora, credo sia solo sul fronte della riduzione dei consumi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da anni il governo ha preso l’impegno di varare una grande &lt;strong&gt;campagna di informazione sull’efficienza e il risparmio energetico&lt;/strong&gt;. Invece le uniche campagne di informazione che vedo in giro, per quanto minimali, sono solo per tentare di lustrare l’immagine dell’invereconda politica nazionale. Tipo: normativa sulle case, sport e fair play, guida sicura, sostegno a distanza, incendi boschivi, turisti a quattro zampe, Napoli bella eccetera.&lt;br /&gt;
Di efficienza e risparmio energetico si sono tutti riempiti la bocca, ma &lt;strong&gt;in pratica non si è fatto niente&lt;/strong&gt;. Ma proprio niente. Nè in modo propositivo da parte del Governo (pardon... dei Governi che si sono succeduti), nè da parte delle opposizioni, nemmeno per ricordare la questione, quantomeno.&lt;br /&gt;
Eppure si tratta di cose che potrebbero contribuire, oltreché a ridurre la nostra bolletta energetica, anche a raggiungere il traguardo del 17% delle fonti rinnovabili sui consumi finali di energia al 2020. Obiettivo irraggiungibile se affidato solo alle fonti rinnovabili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è che io creda che una campagna di informazione per la decongestione del traffico urbano e per uno stile di guida più attento ai consumi sia sufficiente a ridurre in modo sensibile la domanda di carburanti. In questo è certamente più efficace l’aumento del prezzo della benzina. Ma &lt;strong&gt;informare &lt;/strong&gt;sull’efficienza dei motori delle auto che si acquistano potrebbe aiutare. Come pure &lt;strong&gt;informare&lt;/strong&gt; che ci sono molte semplici azioni che, pur non costando niente nemmeno in termini di comodità, hanno un sicuro riscontro positivo sui consumi. L’esempio più banale che mi viene in mente, per farne uno solo sui trasporti, è che anche il controllo della giusta pressione dei pneumatici riduce i consumi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono però un mucchio di cose di maggiore impatto che, pur note, si stanno allegramente trascurando. Ad esempio l’adozione di lampade a basso consumo, l’attenzione a spegnere la decina di standby che ci sono in ogni abitazione e ufficio, uno sforzo per rendere utili le tariffe biorarie, il fatto che si possono fare due o tre piani di scale a piedi, la necessità di spegnere le luci negli uffici vuoti e via elencando. &lt;strong&gt;Le possibili opzioni sono davvero infinite&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non dovrebbe essere difficile – nemmeno per l’attuale governo - capire che, in una situazione di grande incertezza e di prezzi dell'energia in salita, è meglio operare sulla domanda se si vogliono ottenere benefici a breve termine. Invece tutta l’attenzione (si fa per dire) è ancora sui problemi dell'offerta che, seppure importante, nell'attuale momento e nel contesto italiano non può portare alcun risultato di rilievo nè, tantomeno, prevedibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-8199743910668570259?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/X1Yw0eyVILQ" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2011-04-17T22:28:55.316+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-WTAiACi5nEs/Tao4wWz60dI/AAAAAAAAAMY/gDZKCbMts_8/s72-c/paperino_dorme.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2011/04/e-intanto-che-fine-ha-fatto-lefficienza.html</feedburner:origLink></item><item><title>Sono cambiate le priorità energetiche e climatiche e non ce ne siano accorti?</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/jSB34VLjoeA/sono-cambiate-le-priorita-energetiche-e.html</link><category>clima</category><category>sostenibilità</category><category>nucleare</category><category>effetto serra</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Fri, 15 Apr 2011 17:51:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-7308540012897095163</guid><description>Tranne i politici – impegnatissimi a salvaguardare il sacrosanto diritto del più forte di poter fare quello che gli pare – non conosco una sola persona che si occupa di energia che non sia maledettamente preoccupata della &lt;strong&gt;situazione internazionale e delle possibili conseguenze per il nostro Paese&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-6CxR8KhzlUg/TajmvetcIEI/AAAAAAAAAMQ/YBmw-qEXxS4/s1600/Desertificazione.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-6CxR8KhzlUg/TajmvetcIEI/AAAAAAAAAMQ/YBmw-qEXxS4/s1600/Desertificazione.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Tensioni geopolitiche nei Paesi produttori di petrolio del nord Africa e del Medio Oriente; guerra civile in Libia con interruzione dei rifornimenti di gas e petrolio; terremoto in Giappone con relative conseguenze sul futuro del nucleare e sui mercati di petrolio e gas; forte aumento del prezzo di petrolio e prodotti petroliferi con possibile ripresa dell'inflazione e aggravamento della crisi economica.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Mai, in così breve tempo, tanti elementi negativi si sono abbattuti su un settore strategico come l'energia&lt;/strong&gt;. Con conseguenze in parte impossibili da valutare nella loro potenziale gravità, ma in parte quasi scontate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra queste ultime c'è la certezza che a livello mondiale &lt;strong&gt;il costo dell’energia, al di là del balzo che ha già fatto, costerà ancora di più&lt;/strong&gt;. E di molto, se i programmi nucleari dovessero davvero essere ridimensionati, perché nel mondo reale, quello concreto dei fatti, proprio non esiste il quesito “con che cosa si può sostituire la potenza nucleare?”. Si può sostituire solo con le fonti fossili. Le rinnovabili, in questo, non hanno alcun ruolo, a parte i grandi impianti idroelettrici, che però non si fanno in qualche mese e certamente non si possono fare ovunque.&lt;br /&gt;
Il che vuol dire &lt;strong&gt;più petrolio, più gas e (soprattutto) più carbone&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ne deriva (seconda conseguenza scontata) che &lt;strong&gt;sarà più difficile e più costoso raggiungere gli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra&lt;/strong&gt;, nonostante il possibile forte sviluppo delle fonti rinnovabili. Al riguardo mi permetto di dare qui – a titolo di esempio - un dato piccolo piccolo che non troverete in nessuno degli organi di informazione pieni di esaltanti notizie sullo sviluppo delle rinnovabili. E riguarda la Cina, che, come immagino saprete, è diventato (e di gran lunga) il maggior Paese al mondo nello sviluppo delle rinnovabili. Ebbene pur con tutti gli sforzi in questo settore, nel 2009 la quota di energia primaria soddisfatta in Cina con le rinnovabili non è aumentata, ma scesa all’8% (dal 9% del 2008).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tutto questo &lt;strong&gt;qui in Italia nessuno si preoccupa &lt;/strong&gt;dell'incertezza delle fonti e dei Paesi da cui ci approvvigioniamo per le nostre esigenze energetiche? Nessuno si ricorda che quello dei costi è un problema che se non è controllato ha ripercussioni drammatiche sulla competitività del Paese, e quindi sui salari e sull’occupazione?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se un alieno dovesse decidere di atterrare in Italia, si convincerebbe facilmente che i terrestri hanno solo due problemi energetici: salvaguardare gli incentivi per il fotovoltaico e impedire che si parli di nucleare.&lt;br /&gt;
Ma scusate, fino a qualche mese fa il principale problema della Terra – quello suscettibile di causare sconvolgimenti biblici e catastrofi apocalittiche – non era l’eccessiva emissione di gas serra e il conseguente riscaldamento climatico? Non ci sono più questi rischi? Sono cambiate le priorità e non me ne sono accorto?&amp;nbsp; Per favore illuminatemi!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-7308540012897095163?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/jSB34VLjoeA" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2011-04-19T01:03:09.702+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-6CxR8KhzlUg/TajmvetcIEI/AAAAAAAAAMQ/YBmw-qEXxS4/s72-c/Desertificazione.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2011/04/sono-cambiate-le-priorita-energetiche-e.html</feedburner:origLink></item><item><title>Et voilà! Il pompaggio dal cilindro</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/lc8j80v0Ar8/et-voila-il-pompaggio-dal-cilindro.html</link><category>pompaggio</category><category>Autorità energia</category><category>Agenzia nucleare</category><category>idroelettrico</category><category>rinnovabili</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Sat, 09 Apr 2011 09:27:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-7782362042601554435</guid><description>&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ieri il ministro Paolo Romani ha fatto una affermazione sorprendente. Nel senso che è stata una vera sorpresa, una sorta di fulmine a ciel sereno.&lt;br /&gt;
Rispondendo ad un’interrogazione in Senato, il Ministro dello Sviluppo Economico ha affermato che &lt;b&gt;la soluzione ai problemi energetici dell’Italia potrebbe essere il caro vecchio idroelettrico&lt;/b&gt;. «Stiamo studiando lo schema dei pompaggi – ha detto Romani - che potrebbero complessivamente generare una potenza installata di qualcosa come 15.000 MW, che teoricamente potrebbero sostituire le centrali nucleari che avevamo immaginato».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; font-family: inherit; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-86Wi7KKO9xE/TaCEuUBZ5jI/AAAAAAAAAME/CdjDQqZh7nU/s1600/Condotte_Presenzano.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-86Wi7KKO9xE/TaCEuUBZ5jI/AAAAAAAAAME/CdjDQqZh7nU/s1600/Condotte_Presenzano.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Si noti quel “avevamo immaginato” che suona come una &lt;b&gt;pietra tombale sul rilancio del nucleare&lt;/b&gt;. Peraltro rafforzata dalla successiva affermazione del Ministro, sul fatto che lo stop al nucleare rende necessario «rivedere il piano energetico nazionale complessivo» e che a tal fine «è giunto il momento di fare la Conferenza nazionale sull’energia». Dico che questa seconda affermazione rafforza quanto evoca la prima perchè è ben noto che parlare di programmazione in Italia è solo un espediente per rinviare alle calende greche. Nè è chiaro a quale piano energetico nazionale faccia riferimento Romani, dato che l’ultimo varato (e mai rispettato) risale al 1988, mentre l’ultimo tentativo di realizzarne uno risale, se non sbaglio, al '92.&lt;br /&gt;
È invece chiarissimo che &lt;b&gt;il Governo sta annaspando tra idee fantasiose e vacuità d’azione&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;L’idroelettrico&lt;/b&gt; è stata una risorsa storicamente fondamentale per lo sviluppo energetico italiano. Tra i grandi Paesi industrializzati siamo tra quelli che ancora ne beneficiano maggiormente: &lt;b&gt;nel 2010 ha coperto il 18,3% dell’energia elettrica prodotta in Italia&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;dati Terna&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Abbiamo in esercizio 2.256 impianti&lt;/b&gt;, di cui 1.270 micro e mini (con potenza inferiore a 1 MW), 682 con potenza compresa tra 1 e 10 MW, e 304 di taglia maggiore ai 10 MW (di cui 17 con potenza superiore a 200 MW).&lt;br /&gt;
Di tutti questi impianti &lt;b&gt;22 sono a pompaggio&lt;/b&gt;, prevalentemente di tipo "misto", cioè impianti che generano elettricità utilizzando acqua di provenienza naturale, ma anche, in piccola parte (meno del 5%) acqua “pompata” da un bacino inferiore. Gli impianti a pompaggio “puro” (che cioè generano elettricità solo con acqua pompata da un bacino inferiore a uno posto sopra la centrale) sono pochissimi, ma in genere di grande potenza. In particolare in Italia ne sono in servizio 4 (Edolo, Chiotas, Presenzano e Delio) di potenza unitaria superiore ai 1.000 MW.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sostanzialmente &lt;b&gt;una centrale idroelettrica a pompaggio è costituita da due bacini idrici, ubicati uno a monte e l’altro a valle della centrale vera e propria&lt;/b&gt;. Nelle ore diurne di punta, durante i picchi di domanda elettrica, l'acqua viene fatta fluire dal bacino superiore a quello inferiore passando attraverso le turbine. Nelle ore notturne e nei giorni festivi, quando la domanda è minima, la stessa acqua viene ripompata (da cui il nome) al bacino superiore, in modo da ricostituire l'invaso occorrente al successivo ciclo di funzionamento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In pratica &lt;b&gt;le centrali a pompaggio &lt;/b&gt;assorbono energia elettrica poco pregiata (prevalentemente la produzione notturna proveniente dal parco termoelettrico di base), per restituirne una quantità minore (circa il 70%, a causa delle perdite del ciclo), ma di pregio molto maggiore, nelle ore di punta.&lt;br /&gt;
Esse costituiscono un &lt;b&gt;elemento di grande importanza per la gestione della rete elettrica&lt;/b&gt;: sono infatti le centrali che possono entrare in servizio più rapidamente per far fronte a imprevisti picchi della domanda e per seguire l'andamento del carico nelle ore di punta. Cosa che fanno senza emissioni di alcun tipo e inoltre - particolare importante – garantendo una elevata disponibilità, continuità e sicurezza di servizio, poiché sono svincolate dalla idrologia (si devono solo reintegrare le perdite per evaporazione).&lt;br /&gt;
Infine stanno acquisendo maggiore importanza anche in relazione alla necessità di integrare in rete quote crescenti di energia rinnovabile.&lt;br /&gt;
Infatti, poiché sono ideali per fronteggiare gli imprevisti, e niente è più imprevedibile della generazione eolica e solare, &lt;b&gt;gli impianti a pompaggio possono essere la soluzione tecnica per integrare in rete rilevanti potenze rinnovabili&lt;/b&gt;, la cui aleatorietà sono in grado di compensare anche per molte ore consecutive. Non a caso molti Paesi stanno pensando proprio al pompaggio come ad una sorta di stoccaggio dell’energia rinnovabile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, senza dubbio &lt;b&gt;in Italia è possibile realizzare nuove centrali a pompaggio, anche in zone non particolarmente ricche di risorse idriche naturali&lt;/b&gt;. Ad esempio la centrale di Presenzano (Caserta), con i suoi 1.000 MW, è quasi del tutto svincolata dall’uso di acqua naturale.&lt;br /&gt;
I 15.000 MW ipotizzati dal ministro Romano sembrano però parecchi, anche perché l’impatto ambientale di questo tipo di impianti non è propriamente irrisorio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma il punto non è se si riusciranno a realizzare. Il punto è che &lt;b&gt;l’energia da esse generata è costosa&lt;/b&gt;, anzi, la più costosa tra quella ottenuta da centrali convenzionali.&lt;br /&gt;
Ecco perché non si capisce se in Italia, a proposito di energia, si pensi prima di parlare o semplicemente si apra la bocca per dargli fiato. Tanto più se originali proposte come quella di Romani vengono associate – come ha fatto il Ministro – all’esigenza di fare un “piano energetico nazionale”, cioè di programmare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella situazione italiana, tanto per essere chiari (con una potenza efficiente disponibile che ha raggiunto i 107.000 MW, con svariate altre migliaia di MW in costruzione, e con una domanda che solo in poche ore dell’anno arriva a 55.000 MW) per i prossimi 7-10 anni dovremmo fare proprio un bel niente. Non dovremmo metter su nemmeno un altro MW. Qualunque euro investito oggi in nuova potenza, nella logica con cui lo si è fatto finora, peggiora la nostra situazione economica.&lt;br /&gt;
Ricordiamo sempre che (pur avendo noi un parco di generazione elettrica abbastanza giovane ed efficiente, ma prevalentemente basato sul gas, che non è certo la fonte più economica) &lt;b&gt;l’elettricità prodotta in Italia ha mediamente un costo del 30% superiore a quello degli altri Paesi europei&lt;/b&gt; con cui dovremmo competere (quasi del 100% rispetto alla Francia).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Qello che dobbiamo fare&lt;/b&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;non è sviluppare questa o quella tecnologia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;, ma semplicemente:&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;1)&lt;/b&gt; ridurre le emissioni&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;2)&lt;/b&gt; ridurre i costi&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;3)&lt;/b&gt; programmare un futuro con minori emissioni e minori costi.&lt;br /&gt;
Il che, nel breve e medio termine, vuol dire puntare sul risparmio e sull’efficienza energetica, rimodulare il sistema dei trasporti, incentivare la produzione di energia rinnovabile a basso costo (cioè, in pratica, il kWh termico, anziché di quello elettrico), potenziare tutte le risorse nazionali (rinnovabili e non), investire solo nell’ammodernamento o nella riconversione degli impianti più inquinanti, investire molto in ricerca e sviluppo tecnologico. E poi - sul più lungo termine – pensare a come dovranno essere sostituite le centrali di base oggi in esercizio man mano che, tra 10-15 anni, cominceranno a diventare troppo vecchie.&lt;br /&gt;
Qui entra in campo la programmazione: per la generazione di base continueremo ad andare a gas, punteremo sul carbone pulito, avremo bisogno del nucleare, o riteniamo che saranno adeguate le fonti rinnovabili?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tutto questo le centrali a pompaggio non c’entrano niente, se non per 3-4 nuovi impianti a supporto delle fonti rinnovabili. E sempre che, ancora una volta, non si pensi che possiamo fare a meno di considerare le ragioni dell’economia e della competitività.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-7782362042601554435?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/lc8j80v0Ar8" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2011-04-11T10:51:31.273+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-86Wi7KKO9xE/TaCEuUBZ5jI/AAAAAAAAAME/CdjDQqZh7nU/s72-c/Condotte_Presenzano.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2011/04/et-voila-il-pompaggio-dal-cilindro.html</feedburner:origLink></item><item><title>L'incidente di Fukushima e la catastrofe dell'informazione</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/azE6RfHAxWw/lincidente-di-fukushima-e-la-catastrofe.html</link><category>nucleare</category><category>disinformazione</category><category>Fukushima</category><category>informazione</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Sun, 03 Apr 2011 17:35:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-8640703800328465389</guid><description>&lt;div class="MsoNormal"&gt;Per lavoro sono obbligato a informarmi sull’evoluzione del mercato e delle tecnologie energetiche. In pratica, ogni giorno passo un paio d’ore a leggere comunicati e news di siti specializzati italiani e esteri, che dopo una certa esperienza ho così selezionato: 2 italiani, 6 esteri, più un paio di siti di agenzie internazionali.&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-GEz1fAG4uIk/TZkOpnz9GmI/AAAAAAAAAMA/fd7hyqZ-894/s1600/Japan-Earthquake-2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://2.bp.blogspot.com/-GEz1fAG4uIk/TZkOpnz9GmI/AAAAAAAAAMA/fd7hyqZ-894/s320/Japan-Earthquake-2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Quelli italiani sono i siti di due agenzie specializzate: Staffetta Quotidiana e Quotidiano Energia. Due strumenti eccellenti per chi deve informarsi sull’evoluzione del mercato energetico dal punto di vista economico, normativo e industriale. Che tuttavia proprio non posso raccomandare, a causa di un piccolo, venale dettaglio. Per leggerli occorre abbonarsi, e &lt;b&gt;l’abbonamento costa circa 1.200 euro l'anno, per ciascuno&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora, per me è un investimento di lavoro e va bene. Ma sono comunque soldi che risparmierei volentieri. Solo che non posso, perché (a mio modesto parere) non ho alternative.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Sto dicendo che &lt;b&gt;in Italia non trovo una sola fonte di informazione liberamente disponibile che dia informazioni attendibili&lt;/b&gt;, cioè che siano un minimo verificate, adeguatamente inquadrate in un contesto più generale, che tengano conto anche degli aspetti economici e (soprattutto) che non si basino su presupposti ideologici.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Se ho ragione, ditemi voi &lt;b&gt;su cosa si dovrebbe basare la “pausa di riflessione” che ora i cittadini italiani dovrebbero fare sul nucleare&lt;/b&gt;. Dove dovrebbero trovare le informazioni per riflettere?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Perché di una cosa sono assolutamente certo: &lt;b&gt;il panorama dell’informazione italiana sull’energia è davvero desolante&lt;/b&gt;. Per molti motivi, ma in particolare perché avvilito da una &lt;b&gt;totalizzante visione ideologica&lt;/b&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La cosa risulta evidentissima facendo un confronto con l’informazione di altri Paesi. Lo dico in generale, ma in questi giorni, relativamente alla &lt;b&gt;vicenda giapponese di Fukushima,&lt;/b&gt; è di una evidenza davvero sconcertante.&lt;br /&gt;
Per chi poi, come me, ha come area di riferimento la sinistra e legge quotidianamente Repubblica &amp;nbsp;(sono abbonato) non ci sono parole. &amp;nbsp;Al punto che mi sto davvero domandando se possa essere serio e attendibile nella sua anima democratica e liberale un giornale (La Repubblica) che su un tema importante come quello dell’energia non solo si dimostra &amp;nbsp;ideologizzato e parziale, ma sembra con testardagine &amp;nbsp;impegnarsi per vincere la palma della disinformazione.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&amp;nbsp;Su questo punto qui la faccio breve, ma Repubblica dell’incidente giapponese ha per giorni parlato di apocalisse nucleare, arrivando a definirlo &lt;b&gt;"peggio di Chernobyl”&lt;/b&gt; (in prima pagina! e con buoni risultati, direi, perché ora il paragone è dato per scontato da una moltitudine di blogger).&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Intendiamoci, l’incidente di Fukushima è molto serio&lt;/b&gt;: lo è stato e lo è tutt'ora. Gravissimo, se fosse avvenuto&amp;nbsp; (per qualsiasi motivo) nell’ambito della conduzione industriale dell’impianto.&lt;br /&gt;
Ma &lt;b&gt;nel contesto di un terremoto di magnitudo 9&lt;/b&gt;, il maggiore che abbia mai interessato il Giappone, il quarto per potenza mai registrato strumentalmente al mondo, con onde di tsunami che hanno raggiunto i 14 metri e fatto 20.000 morti… con impianti petrolchimici che sono esplosi, strade, ponti, ferrovie e dighe saltate, decine di migliaia tonnellate di prodotti chimici dispersi… in questo contesto &amp;nbsp;&lt;b&gt;la drammatizzazione che ne ha fatto Repubblica (e la gran parte dei media italiani) è colpevole&lt;/b&gt;. Comprensibile solo &amp;nbsp;in un’ottica di demonizzazione del nucleare a tutti i costi. Alla faccia dell’informazione.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Per 20 giorni consecutivi hanno titolato in prima parlando di catastrofe e incubo nucleare, dovendosi ripetere il giorno successivo in attesa che la catastrofe avvenisse e l'incubo si materializzasse. Li vedo, quelli di Repubblica, ogni sera inginocchiarsi e pregare il buon dio di mandare finalmente il grande incidente. Quello che avrebbe davvero trasformato Fukushima in una seconda Chernobyl. Senza sapere che in ogni caso, anche nella peggiore delle ipotesi, non sarebbe stato possibile.&lt;br /&gt;
Ma è un dato di fatto che, allo stato delle cose, nel contesto del terremoto giapponese, &lt;b&gt;gli incidenti ai reattori della centrale non hanno praticamente avuto conseguenze sanitarie&lt;/b&gt;. Al massimo potrebbero averne (potrebbero, perché quasi certamente non ci saranno) per una decina di operatori. Ma con 20.000 morti e una totale distruzione intorno?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ripeto, non voglio svilire l’importanza dell’incidente.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 12px;"&gt;&lt;b&gt;È&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;però doveroso contestualizzarlo.&lt;/b&gt; Sia l’incidente sia le sue conseguenze radiologiche.&lt;br /&gt;
Addirittura hanno parlato di possibili effetti in Europa. &amp;nbsp;È facile dire “la radioattività è aumentata di 10.000 volte”, ma 10.000 volte una goccia d’acqua è pur sempre meno di un litro. Per capire di cosa sto parlando, per cortesia leggete le &lt;a href="http://www.agienergia.it/Intervista.aspx?idd=163&amp;amp;id=69&amp;amp;ante=0"&gt;precisazioni sulla concentrazione della radioattività&lt;/a&gt; &amp;nbsp;fatte da Elena Fantuzzi, responsabile dell’Istituto di Radioprotezione dell’ENEA.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;
Per chi volesse seguire l’evoluzione dei fatti l’unica fonte attendibile resta l’Agenzia Internazionale sull’Energia Atomica delle Nazioni Unite (IAEA), che fornisce &lt;a href="http://www.iaea.org/newscenter/news/tsunamiupdate01.html"&gt;informazioni aggiornate quotidianamente&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;
Sulla disinformazione che ne è derivata, sul Web si trova senza difficoltà una serie numerosa di prese di posizione scandalizzate. Qui segnalo solo &lt;a href="http://jpquake.wikispaces.com/Journalist+Wall+of+Shame"&gt;un sito interessante&lt;/a&gt;, dove con un po' di attenzione e molto scroll troverete anche numerosi riferimenti allo scandalismo tendenzioso di Repubblica e altri media italiani.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-8640703800328465389?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/azE6RfHAxWw" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2011-04-04T12:15:33.262+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-GEz1fAG4uIk/TZkOpnz9GmI/AAAAAAAAAMA/fd7hyqZ-894/s72-c/Japan-Earthquake-2.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2011/04/lincidente-di-fukushima-e-la-catastrofe.html</feedburner:origLink></item><item><title>La sostenibilità economica delle rinnovabili secondo l'Autorità per l'energia</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/IVt5AfpHnJ4/la-sostenibilita-economica-delle.html</link><category>incentivi</category><category>fotovoltaico</category><category>rinnovabili</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Wed, 23 Mar 2011 18:04:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-479530996916027054</guid><description>Ancora a proposito di rinnovabili e di incentivi al fotovoltaico, mi si consenta di consigliare - a quanti vogliono farsi un'idea della realtà - la lettura di &lt;strong&gt;quanto afferma l'Autorità per l'Energia&lt;/strong&gt; (AEEG). C'è ampia scelta, tra le relazioni annuali e le audizioni del presidente dell'Autorità al Parlamento. Tutta roba reperibile sul sito dell'AEEG. Qui, per brevità,&amp;nbsp;riporto&lt;strong&gt; integralmente la parte sulle rinnovabili&lt;/strong&gt; del comunicato stampa del 7 febbraio 2011. Uno stralcio sintetico, ma esauriente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh5.googleusercontent.com/-YzXn7pC9YWk/TYqYMaRtJkI/AAAAAAAAAL8/RdgxwS-xGNY/s1600/Pannelli-41.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" r6="true" src="https://lh5.googleusercontent.com/-YzXn7pC9YWk/TYqYMaRtJkI/AAAAAAAAAL8/RdgxwS-xGNY/s200/Pannelli-41.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;«L'Autorità ha espresso ripetutamente, nel corso degli ultimi anni, la convinzione che le fonti rinnovabili costituiscano, per il nostro Paese, una grande opportunità non solo per quanto strettamente attiene la diversificazione delle fonti e la protezione ambientale, ma anche per la ricerca, la filiera industriale e l'occupazione. Proprio per questo, i sistemi di incentivazione ed i relativi oneri di sistema in bolletta dovrebbero essere definiti e dimensionati con criteri di massima efficienza e secondo livelli di sicura sostenibilità. &lt;br /&gt;
«Per le bollette degli italiani si profila invece il &lt;strong&gt;rischio di una stangata rinnovabili&lt;/strong&gt; per effetto di un sistema di incentivi, fra i più profittevoli al mondo, con un impatto crescente in bolletta: dai 2,5 miliardi di euro del 2009 si è passati ai 3,4 del 2010 e &lt;strong&gt;nel 2011 potrebbe arrivare, in assenza di interventi, fino a 5,7 miliardi di euro&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Nel dettaglio, dal 2001 ad oggi, gli italiani hanno pagato &lt;strong&gt;oltre 23 miliardi di euro in bolletta per il sistema Cip 6&lt;/strong&gt; (a sostegno alle fonti rinnovabili e assimilate) e, nonostante la prevista risoluzione anticipata delle convenzioni, i costi potrebbero nuovamente aumentare per effetto di recenti leggi che hanno riconosciuto incentivi Cip 6 anche agli impianti alimentati da rifiuti. Nel 2010 il Cip 6, con esclusivo riferimento alle fonti rinnovabili, ha comportato un onere di 0,78 miliardi di euro. Se ad esse si sommano le fonti assimilate, il costo complessivo scaricato in bolletta è stato pari a circa 1,8 miliardi di euro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ad appesantire le future bollette, vi è poi il possibile raddoppio dei costi a 1,6 miliardi di euro (&lt;em&gt;il comunicato dice 1,6 milioni, ma è una evidente svista, come si può verificare dalla relazione estesa - ndr&lt;/em&gt;) legati all'eccesso di offerta di certificati verdi ed alla &lt;strong&gt;crescita esponenziale degli incentivi al fotovoltaico&lt;/strong&gt;, (aumentati da 300 milioni di euro del 2009 a 826 milioni nel 2010) e l'eventualità di triplicare nel 2011. Infatti, secondo le migliori stime ad oggi possibili, se tutti gli impianti che cono stati dichiarati terminati (salvo gli indispensabili ed urgenti controlli) entrassero realmente in esercizio entro il 30 giugno 2011, in Italia potrebbero esserci a quella data 180.000 impianti fotovoltaici, con una potenza installata di 6.500 MW, una producibilità di 8 TWh e un conseguente &lt;strong&gt;costo per il sistema elettrico prossimo ai 3 miliardi di euro su base annua&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
«Se a questi impianti si aggiungessero i 3.000 MW preventivati con il decreto 6 agosto 2010, l'obiettivo nazionale al 2020 per il fotovoltaico, verrebbe raggiunto già nel 2013, con 7 anni di anticipo ed a costi molto più elevati per il sistema, sulla base di tecnologie più costose e meno efficienti rispetto a quelle che potrebbero svilupparsi nei prossimi anni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Infine vi è la tariffa fissa onnicomprensiva che ha comportato un costo in bolletta di circa 112 milioni di euro nel 2009, 212 milioni nel 2010 con previsione di rapida crescita per l'entrata in esercizio di nuovi impianti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tutto ciò impatta sulle già evidenti criticità a livello di reti; criticità relative alla saturazione virtuale (per effetto della prenotazione di capacità di trasporto a fini speculativi, senza che poi vengano realizzati gli impianti) e di saturazione reale che, in alcune zone del paese, già oggi non consente di trasportare tutta la produzione elettrica da rinnovabili immessa in rete».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-479530996916027054?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/IVt5AfpHnJ4" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2011-03-24T02:04:37.944+01:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://lh5.googleusercontent.com/-YzXn7pC9YWk/TYqYMaRtJkI/AAAAAAAAAL8/RdgxwS-xGNY/s72-c/Pannelli-41.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2011/03/la-sostenibilita-economica-delle.html</feedburner:origLink></item><item><title>Ci sono rinnovabili e rinnovabili</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/qcbQ8bTrMM4/ci-sono-rinnovabili-e-rinnovabili.html</link><category>fotovoltaico</category><category>nimi-idro</category><category>geotermico</category><category>solare termico</category><category>bioenergie</category><category>eolico</category><category>rinnovabili</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Tue, 22 Mar 2011 17:13:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-9208195417489917263</guid><description>Vengo regolarmente accusato di essere un filonucleare. Che è vero. &lt;strong&gt;Non vengo invece mai accusato di essere un "filo-rinnovabili"&lt;/strong&gt;, che pure è altrettanto vero. E questo fatto mi piace ribadirlo nel momento in cui si discute di incentivi al fotovoltaico, perchè trovo poco serio (direi quasi stupido)&amp;nbsp;il fatto che di questo in realtà si sta dicutendo, cioè di incentivi al fotovoltaico, invece di incentivi alle rinnovabili, come si dovrebbe fare.&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh6.googleusercontent.com/-dTCZCmr2k1s/TYk6yAAwodI/AAAAAAAAAL4/MCyUVZ6C7p4/s1600/Solare_termico-2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" r6="true" src="https://lh6.googleusercontent.com/-dTCZCmr2k1s/TYk6yAAwodI/AAAAAAAAAL4/MCyUVZ6C7p4/s1600/Solare_termico-2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Per farla molto breve, &lt;strong&gt;personalmente ridurrei drasticamente gli incentivi al fotovoltaico&lt;/strong&gt;. Perchè: &lt;strong&gt;1)&lt;/strong&gt; si tratta di una tecnologia interamente importata, &lt;strong&gt;2)&lt;/strong&gt; la resa energetica della tecnologia e il suo&amp;nbsp;impatto sulla riduzione delle emissioni (che poi è lo scopo per cui la fonte dovrebbe essere incentivata) è risibile, &lt;strong&gt;3)&lt;/strong&gt; il rapporto costi/benefici è drammaticamente negativo, &lt;strong&gt;4)&lt;/strong&gt; si sottraggono risorse ingentissime alle altre fonti rinnovabili, come periodicamente ricorda l'Autorità per l'Energia,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;5)&lt;/strong&gt; si permette scriteriatamente di installare&amp;nbsp;una rilevante potenza elettrica di una tecnologia che è in rapida evoluzione, nel senso che solo tra 2-3 anni sarà molto più efficiente e meno costosa, ma che noi non potremo sfruttare perchè l'abbiamo già fatto con quella vecchia, &lt;strong&gt;6)&lt;/strong&gt; ha un&amp;nbsp;forte impatto negativo sulle reti elettriche, data la parcellizzazione degli impianti (come nessun'altra fonte rinnovabile), imponendo ingenti investimenti per l'adeguamento delle reti di distribuzione (investimenti che&amp;nbsp;senza fotovoltaico in gran parte si potrebbero risparmiare, e che peraltro nessuno si ricorda di imputare ai costi di questa fonte),&amp;nbsp;7&lt;strong&gt;)&lt;/strong&gt; non si fa per niente quello che si dovrebbe fare, cioè finanziare la ricerca per sviluppare un sistema industriale fotovoltaico nazionale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Sono invece a favore di tutte le altre fonti&lt;/strong&gt;, con qualche distinguo per l'&lt;strong&gt;eolico&lt;/strong&gt;, nel senso che sono decisamente troppi gli impianti realizzati solo per sfruttare l'opportunità economica degli incentivi, senza adeguati criteri di valutazione energetica. Mi sembra che negli ultimi tempi la situazione sia migliorata. Ma sui progetti eolici continuerei a stare attento&amp;nbsp;(in qualche caso anche per ragioni paesaggistiche, senza però essere troppo radicale su questo punto).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Circa le altre fonti&amp;nbsp; &lt;strong&gt;incentiverei al massimo il solare termico&lt;/strong&gt;. Una fonte che da noi è quasi ignorata, anche se è già competitiva e con un rapporto costi benefici molto positivo. Infatti, nelle nostre società&amp;nbsp;la maggior parte dell'energia (in senso assoluto) viene utilizzata per produrre calore (riscaldamento ambienti, processi indistriali, produzione di vapore per la generazione elettrica eccetera). Se si dedicassero risorse per fa si che parte di questo calore fosse prodotto con il sole, i benefici in termini energetici e di minore emissioni sarebbero incomparabilmente superiori rispetto all'uso delle stesse risorse per generare elettricità con le altre (molto più costose) fonti rinnovabili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi penserei ad un grande piano nazionale per lo &lt;strong&gt;sviluppo delle bioenergie&lt;/strong&gt; (biocarburanti, biogas, biocombustibili soli), che dal punto di vista delle emissioni darebbe un risultato neutro e da quello economico un beneficio probabilmente modesto (ma comunque positivo). In cambio, però, si userebbero risorse naturali e produttive nazionali, con benefici rilevanti per l'occupazione (per giunta nelle zone più depresse: campagne, colline e montagne) e anche - non meno importante, se le cose vengono fatte bene - per riequilibrare il dissesto idrogeologico che ormai ci affligge.&lt;br /&gt;
Per ragioni molto simili incentiverei al massimo anche la &lt;strong&gt;mini-idraulica&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine la &lt;strong&gt;geotermia&lt;/strong&gt;. Non tanto per i grandi impianti elettrici a vapore (tipo Larderello, comunque di limitata potenzialità nel contesto italiano), quanto per la climatizzazione e la produzione di calore, per gli stessi motivi citati per il solare termico.&lt;br /&gt;
Su questa tecnologia l'Italia è stata antesignana (l'energia geotermica l'abbiamo inventata noi), ma l'impressione è che si stia perdendo drammaticamente terreno. Sia per le nuove tecnologie (produzione elettrica con sistemi binari a bassa temperatura), sia soprattutto per le &lt;strong&gt;pompe di calore geotermiche&lt;/strong&gt;. Sarei lieto se qualcuno mi spiegasse come mai nel nord Europa è già stato installato oltre un milione di pompe di calore geotermiche per la climatizzazione di ambienti (circa 300.000 sollo in Svezia,&amp;nbsp;un Paese con meno di 10 milioni di abitanti e condizioni geologiche meno favorevoli delle nostre), mentre in Italia si è ancora nell'ordine delle migliaia, quasi tutte nella sola Lombardia, installate da imprese svizzere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-9208195417489917263?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/qcbQ8bTrMM4" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2011-03-23T23:42:42.738+01:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://lh6.googleusercontent.com/-dTCZCmr2k1s/TYk6yAAwodI/AAAAAAAAAL4/MCyUVZ6C7p4/s72-c/Solare_termico-2.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2011/03/ci-sono-rinnovabili-e-rinnovabili.html</feedburner:origLink></item><item><title>Le motivate ragioni filonucleari di Umberto Veronesi</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/UD7hZO5QWS8/le-motivate-ragioni-filonucleari-di.html</link><category>nucleare</category><category>Veronesi</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Mon, 21 Mar 2011 14:40:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-2154404952286894393</guid><description>Sulle pagine di Repubblica del 19 marzo, Umberto Veronesi (che, ricordiamo, oltre che celeberrimo oncologo, è anche il &lt;strong&gt;presidente della neonata Agenzia per la sicurezza nucleare&lt;/strong&gt;) ha spiegato perché, pur alla luce dei recenti avvenimenti alla centrale nucleare giapponese di Fukushima, egli &lt;strong&gt;continua a restare favorevole allo sviluppo dell’energia nucleare in Italia&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siccome è difficile spiegare queste ragioni meglio di quanto abbia fatto Veronesi, ne riporto qui la parte saliente per i miei lettori che non leggono Repubblica.&lt;a href="https://lh3.googleusercontent.com/-_8pBM2mw7j0/TYfBry9YUmI/AAAAAAAAAL0/DcfCTflqEns/s1600/umberto-veronesi.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" r6="true" src="https://lh3.googleusercontent.com/-_8pBM2mw7j0/TYfBry9YUmI/AAAAAAAAAL0/DcfCTflqEns/s1600/umberto-veronesi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Se è vero – ed è scientificamente vero – che senza l’energia nucleare il nostro pianeta, con tutti i suoi abitanti, non sopravviverà, non dobbiamo fare marcia indietro, ma andare avanti, ancora più in là, con la conoscenza e il pensiero scientifico. &lt;strong&gt;Dobbiamo pensare al futuro&lt;/strong&gt; tenendo conto che petrolio, carbone e gas hanno i decenni contati e che sono nelle mani di pochissimi Paesi, che possono fare delle fonti di energia strumento di ricatto economico e politico; che stiamo avvicinandoci ai &lt;strong&gt;7 miliardi di persone sulla Terra&lt;/strong&gt;, con consumi sempre maggiori di energia; che le altre fonti di energia, le rinnovabili, hanno grandi potenzialità, ma per alcune non abbiamo le tecnologie che rendano accessibili i costi di trasformazione e globalmente non sono sfruttabili in modo tale da assicurare la copertura del fabbisogno».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&lt;strong&gt;La scelta dell’energia nucleare&amp;nbsp;è dunque inevitabile&lt;/strong&gt; – conclude Veronesi - e il nostro compito è ora quello di garantirne al massimo la sicurezza per l’uomo e per l’ambiente. Abbiamo per anni sostenuto che gli impianti di ultima generazione sono sicuri e con un rischio di incidente vicino allo zero. Oggi il Giappone ci impone di riconsiderare criticamente questa convinzione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Molti si domandano se il modello delle centrali nucleari di grossa taglia, come sono oggi tutte quelle del mondo, sia quello di continuare a realizzare; oppure se non è possibile e opportuno &lt;strong&gt;considerare l’adozione di reattori più piccoli e modulari&lt;/strong&gt;: una rete di minireattori. Alcuni di questi modelli progettuali sono già in produzione e dovremo studiarne a fondo le caratteristiche e la fattibilità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La tragedia giapponese ci impone dunque di &lt;strong&gt;pensare fuori dalle logiche nazionali&lt;/strong&gt;. È evidente ora che &lt;strong&gt;i piani energetici devono essere discussi a livello internazionale&lt;/strong&gt;. In Italia ci troviamo nella circostanza favorevole di partire da zero e quindi poter scegliere, senza fretta, il modello strategico migliore».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-2154404952286894393?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/UD7hZO5QWS8" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2011-03-21T22:40:01.464+01:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://lh3.googleusercontent.com/-_8pBM2mw7j0/TYfBry9YUmI/AAAAAAAAAL0/DcfCTflqEns/s72-c/umberto-veronesi.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2011/03/le-motivate-ragioni-filonucleari-di.html</feedburner:origLink></item><item><title>Il nucleare di Antonio Di Pietrusconi</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/6T4V2Jq3TH0/il-nucleare-di-antonio-di-pietrusconi.html</link><category>nucleare</category><category>Di Pietro</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Tue, 15 Mar 2011 18:48:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-4803576419909604029</guid><description>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Riprendo questo blog dopo 6 mesi passati all’estero, negli States, per lavoro. E siccome il mio inglese non è ancora perfetto, mi sono imposto di non leggere nulla né scrivere nulla in italiano. Per cui ho abbandonato anche il blog. Ma devo riprenderlo per forza, per i molti (circa 2.000 lettori unici/mese) che hanno visitato energy-mix anche non aggiornato, e per i 43 che mi hanno scritto chiedendomi di continuare. E che ringrazio quasi commosso.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://lh6.googleusercontent.com/--57IZ4-sex4/TYASE0lSZzI/AAAAAAAAALw/ur0DPtDzMcc/s1600/Di_Pietrusconi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" q6="true" src="https://lh6.googleusercontent.com/--57IZ4-sex4/TYASE0lSZzI/AAAAAAAAALw/ur0DPtDzMcc/s1600/Di_Pietrusconi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Lo spunto per riprendere mi viene dalla &lt;strong&gt;trasmissione “Porta a Porta” del 15 marzo&lt;/strong&gt;, che Bruno Vespa ha dedicato al nucleare alla luce delle vicende giapponesi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di questa trasmissione mi ha colpito in particolare &lt;strong&gt;l’intervento di Antonio di Pietro&lt;/strong&gt;. Interessante, dal mio punto di vista, perché è stato un &lt;strong&gt;esempio eclatante di come NON si dovrebbe parlare di cose serie&lt;/strong&gt;, come l’energia, anche in un momento (forse, soprattutto in un momento) i cui ci si dibatte in vicende drammatiche. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di proseguire mi sembra opportuno ricordare che sono politicamente di sinistra, che sono favorevole al nucleare in quanto ritengo che nell’attuale situazione mondiale sia indispensabile ricorrere a tutte (ma proprio tutte) le opzioni tecnologiche disponibili, e che l’obiettivo fondamentale (la priorità) per l’Italia sia di rimanere economicamente e tecnologicamente competitiva a livello internazionale.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Ora, è evidente che Di Pietro (che grazieaddio ha molta tenacia politica, un solido senso civico e molte competenze in fatto di giustizia) di energia non sa niente. Ne parla perché è a capo si un movimento politico e – giustamente – deve occuparsi di tutti gli aspetti di interesse della società e degli elettori. Cioè ne parla da politico e non da tecnico. Che va bene fino a un certo punto, perché, purtroppo per lui,&lt;strong&gt; tutti gli aspetti relativi all’energia sono prevalentemente tecnici&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;Comunque, &lt;strong&gt;da politico ha diritto di chiedere quello che chiede, e cioè che in tutte le cose che si fanno ci sia la sicurezza assoluta&lt;/strong&gt;. Anche se a supporto di questa richiesta dice un mucchio di cose tecnicamente sbagliate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C'è però una cosa, nel politico Di Pietro, che proprio non mi piace, soprattutto quando parla di energia. E cioè la &lt;strong&gt;metodologia molto berlusconiana &lt;/strong&gt;con cui lo fa.&lt;br /&gt;
Dice cose che fanno effetto, le dice&amp;nbsp;senza fornire dati a supporto né quali siano le possibili conseguenze, le dice in modo roboante in TV ripetendole forte e spesso, e finisce lì. Come Berlusconi, appunto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Cito testualmente quanto detto da Di Pietro a Porta a Porta&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt;
«Credo che oggi ci siano le condizioni per poter dire che non conviene il nucleare sul piano economico, sul piano della sicurezza, sul piano dell’ambiente, sul piano della salute, e che ci siano altri sistemi alternativi per produrre la stessa quantità di energia nucleare con minori danni, più sicurezza e in maniera più economica».&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;La frase è bella, peccato che non sia vera&lt;/strong&gt;. Certamente non lo è&amp;nbsp;sul piano economico. Sul piano della sicurezza dipende da cosa si intende: infatti non è vera se si intende la sicurezza delle forniture energetiche, la sicurezza del sistema industriale, la sicurezza geopolitica del Paese. Anche sul piano dell’ambiente e della salute l’affermazione è discutibile, e certamente non è vera in assenza di rilevanti incidenti nucleari.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Questo è il punto&lt;/strong&gt;. Ogni discorso contrario al nucleare si basa sull’ipotesi di rilevanti incidenti. Cosa tutt’altro che banale, anche perché, per contro, ogni affermazione pro-nucleare deve necessariamente basarsi sull’ipotesi che non avvengano incidenti rilevanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Su questo punto è sicuramente doveroso riflettere e dibattere&lt;/strong&gt;. Personalmente credo che il nucleare sia necessario anche con i rischi che implica, e cercherò nei prossimi giorni (qui diventerei lunghissimo) di spiegare in dettaglio perché. Altri ritengono con ogni diritto il contrario.&lt;br /&gt;
Discutiamone dunque, ma &lt;strong&gt;discutiamone, non facciamo i berluscones&lt;/strong&gt;. Come invece fa Di Pietro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cito ancora, testualmente, quanto ha detto nel programma di Bruno Vespa:&lt;br /&gt;
«Se è vero come è vero che il petrolio e il metano finiscono prima o poi, è anche vero che anche l’uranio finisce prima o poi. Se è vero come è vero che dobbiamo comprare all’estero il petrolio, è anche vero che anche l’uranio dobbiamo comprarlo all’estero. Se è vero come è vero che una centrale nucleare produce un certo quantitativo di energia è anche vero che oggi come oggi ci sono tecnologie moderne e più avanzate come il solare, l’eolico, le biomasse, il geotermico in grado di produrre la stessa quantità di energia con minore danno. Se è vero come è vero che in Giappone c’è stata una forte e imprevedibile scossa di terremoto, è vero che anche in Italia ci può stare».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di Pietro ha sparato queste affermazioni, e non ha poi aggiunto un solo dato di spiegazione. Ma nessuna di queste affermazioni è vera, nella sostanza di un corretto discorso energetico. Altro che «se è vero come è vero». Ma ne riparliamo punto per punto nei prossimi giorni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-4803576419909604029?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/6T4V2Jq3TH0" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2011-03-16T02:50:03.689+01:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://lh6.googleusercontent.com/--57IZ4-sex4/TYASE0lSZzI/AAAAAAAAALw/ur0DPtDzMcc/s72-c/Di_Pietrusconi.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2011/03/il-nucleare-di-antonio-di-pietrusconi.html</feedburner:origLink></item><item><title>Già molto numerose le centrali nucleari "galleggianti" nel mondo</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/HeGuI0uDNPo/gia-molto-numerose-le-centrali-nucleari.html</link><category>reattori nucleari</category><category>nucleare</category><category>energia nucleare</category><category>innovazione</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Fri, 02 Jul 2010 17:11:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-7595710605009260241</guid><description>La Russia ha annunciato il prossimo varo di centrali nucleari galleggianti.&lt;br /&gt;
Secondo quanto riferisce &lt;a href="http://english.ruvr.ru/2010/06/30/11101839.html"&gt;The Voice of Russia&lt;/a&gt;, nei Cantieri Baltici di San Pietroburgo è stata realizzata una chiatta predisposta per il contenimento di &lt;strong&gt;due reattori nucleari da 35 MW&lt;/strong&gt; ciascuno. Del tipo utilizzati dai rompighiaccio a propulsione nucleare in servizio in Russia da circa 50 anni.&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TC56utZm_7I/AAAAAAAAALA/bEiN8w9buzo/s1600/nuclear-submarine.gif" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rw="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TC56utZm_7I/AAAAAAAAALA/bEiN8w9buzo/s320/nuclear-submarine.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La base galleggiante è lunga 144 metri e larga 30 ed ha una durata di vita stimata in circa 40 anni. E presenta&lt;strong&gt; una lunga serie di vantaggi&lt;/strong&gt;. A cominciare dal&lt;strong&gt; costo dell’energia generata, che è stimato pari a circa la metà del kWh prodotto da una centrale nucleare a terra&lt;/strong&gt;, anche considerando i costi di smantellamento, infinitamente inferiori, e quelli delle infrastrutture ausiliarie ridotte, ad esempio per la trasformazione e il trasporto dell’elettricità, visto che le centrali possono essere situate a ridosso dei luoghi di utilizzo.&lt;br /&gt;
Inoltre, appunto, la centrale può essere rimorchiata presso qualsiasi località costiera, dove può elargire elettricità o calore o produrre acqua potabile. Si tenga peraltro conto che&lt;strong&gt; 70 MWe (equivalenti a 300 MW termici) sono sufficienti a coprire la domanda di elettricità e/o calore per usi civili di una città con 500 mila abitanti&lt;/strong&gt; (calcolando un consumo medio non da Paese in via di sviluppo, ma&amp;nbsp;italiano, pari cioè a circa 3.000 kWh/anno per famiglia).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’unica osservazione che mi viene in mente è che &lt;strong&gt;è errato affermare che quelle russe saranno le prime centrali nucleari galleggianti&lt;/strong&gt;. Certo saranno le prime realizzate per fornire energia ad usi civili. Ma alla fin fine che cosa sono, se non centrali nucleari galleggianti destinati alla produzione e distribuzione di energia, i &lt;strong&gt;centinaia di reattori installati sulle navi e sui sommergibili a propulsione nucleare&lt;/strong&gt;?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho già avuto occasione di citare questi particolari reattori nucleari. Ma forse è il caso di ricordare che&lt;strong&gt; negli ultimi 55 anni sono stati realizzati oltre 400 sottomarini a propulsione nucleare&lt;/strong&gt;, di cui un numero variabile tra 160 e 190 – i militari non sono il massimo nel fornire informazioni esatte! – sono ancora in servizio negli USA, in Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina. E inoltre un discreto numero di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_navi_di_superficie_a_propulsione_nucleare"&gt;navi di superficie&lt;/a&gt;: 9 rompighiaccio (di cui 7 ancora in esercizio), 3 navi da trasporto (1 in esercizio), 1 nave per ricerche scientifiche, 14 incrociatori e 12 portaerei (tutte operative, 1 francese e 11 americane).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da notare che la gran parte di questi natanti sono dotati di reattori di ben altra potenza rispetto ai 35 MW della nuova centrale galleggiante russa. Di regola, infatti sono dotati di uno o due&amp;nbsp;reattori di potenza unitaria compresa tra i 100 e i 200 MW. Anzi, &lt;strong&gt;la portaerei USA Enterprise costituisce la più incredibile concentrazione di energia al mondo&lt;/strong&gt;. Da circa 50 anni, infatti, solca i mari con a bordo 8 reattori da 120 MW cadauno, per una potenza effettiva imbarcata di ben &lt;strong&gt;960 MW&lt;/strong&gt;. Quanto basta per soddisfare la domanda elettrica per usi civili di oltre 7-8 milioni di cittadini italiani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-7595710605009260241?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/HeGuI0uDNPo" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-07-03T02:11:22.510+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TC56utZm_7I/AAAAAAAAALA/bEiN8w9buzo/s72-c/nuclear-submarine.gif" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/07/gia-molto-numerose-le-centrali-nucleari.html</feedburner:origLink></item><item><title>Un paio di dubbi sugli investimenti per la fusione nucleare</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/RZdVN2RS7VM/un-paio-di-dubbi-sugli-investimenti-per.html</link><category>fusione</category><category>fotovoltaico</category><category>energia nucleare</category><category>ricerca scientifica</category><category>energia</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Tue, 29 Jun 2010 16:55:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-5374271260469019859</guid><description>La fusione nucleare è una sorta di chimera. Una specie di creatura improbabile (energia illimitata, con poco impatto ambientale, a basso costo, sviluppata da tutto il mondo congiuntamente, senza rischi di proliferazione militare, senza rischi di incidenti con gravi contaminazioni nucleari) la cui unica caratteristica certa è il &lt;strong&gt;tempo necessario per averla disponibile. Circa 50 anni.&lt;/strong&gt; È infatti da 60 anni, oggi come allora, che si continua a dire con convinzione che «sarà disponibile tra 50 anni».&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TCp9BVi9s3I/AAAAAAAAAK4/7coYfkkvVvI/s1600/Sole_in_bottiglia.gif" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ru="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TCp9BVi9s3I/AAAAAAAAAK4/7coYfkkvVvI/s320/Sole_in_bottiglia.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
In realtà &lt;strong&gt;non sappiamo ancora se sia tecnicamente realizzabile&lt;/strong&gt; con le tecnologie attuali, e tanto meno sappiamo se potrà essere economicamente concorrenziale. Però ci si crede, al punto che si investono cifre favolose. Solo per il progetto ITER si parla di oltre 10 miliardi di euro, ma globalmente la cifra è di&lt;strong&gt; decine di miliardi l’anno&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono molti &lt;strong&gt;motivi per appoggiare la fusione nucleare&lt;/strong&gt;. A cominciare dal fatto che si tratta ancora dell’unico vero grande progetto di cooperazione globale (USA, Unione Europea, Russia, Cina, Giappone, India, Corea e altri). Inoltre le grandi sfide danno sempre grandi risultati, anche se non sempre nella direzione sperata. Nel caso della fusione, ad esempio, immagino che solo le ricerche sui nuovi materiali avranno ricadute più che&amp;nbsp;importanti per molti e diversi settori industriali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia sono anche certo che se domattina sul monte Tabor scendesse dai cieli Albert Einstein in carne ed ossa a chiedere 100 miliardi di euro sull’unghia (è il minimo che si possa oggi prevedere per ipotizzare un reattore a fusione commerciale) in cambio della promessa di darci FORSE una fonte di energia sicura, pulita e illimitata tra 50 anni …. beh! secondo me quel “forse” ci farebbe dire al caro vecchio Einstein che apprezziamo molto l’idea, che siamo felici che sia tornato dall’al di là per rendersi ancora utile, ma purtroppo c’è la crisi, ci sono urgenze sociali maggiori e quindi - non ce ne voglia - preferiamo non rischiare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel frattempo, però, quei 100 miliardi nel mondo verranno spesi nel giro di tre decenni, e altrettanti, se non di più,&amp;nbsp;ne abbiamo già spesi da 60 anni in qua.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Il punto non è se si debba o no investire per la fusione nucleare&lt;/strong&gt;. Certo che si. Mi resta però il dubbio se la mole di spese sia adeguatamente sotto controllo, visto che è piuttosto difficile scoprire quanto in realtà si spende, per cosa e con quali modalità. E soprattutto mi resta il dubbio se non sia il caso di&lt;strong&gt; ridurre queste spese di una ragionevole quota - diciamo del 10% - da destinare alla ricerca sulle altre fonti&lt;/strong&gt;. Ad esempio per il fotovoltaico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Resto del parere che è assurdo puntare sul fotovoltaico come si sta facendo allo stato attuale della tecnologia. Cioè con gli alti costi e con la modesta resa di conversione del fotovoltaico attuale. Ma certo se ci fosse un programma di ricerca internazionale che al fotovoltaico destinasse anche solo 1 miliardo di euro l'anno per dieci anni (l'equivalente del solo progetto ITER), probabilmente entro un decennio le cose sarebbero molto diverse, sia per i costi, sia per la resa dei pannelli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-5374271260469019859?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/RZdVN2RS7VM" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-07-04T18:42:19.431+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TCp9BVi9s3I/AAAAAAAAAK4/7coYfkkvVvI/s72-c/Sole_in_bottiglia.gif" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/06/un-paio-di-dubbi-sugli-investimenti-per.html</feedburner:origLink></item><item><title>I mali del sistema circolatorio ... scusate: energetico</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/5TTQ8Pk8jio/i-mali-del-sistema-circolatorio-scusate.html</link><category>dipendenza energetica</category><category>nucleare</category><category>energia elettrica</category><category>energia</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Sun, 27 Jun 2010 16:54:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-7441303957948866342</guid><description>La disponibilità di energia è la cosa più importante in una società industrializzata. È un po’ come il sangue in un organismo: se si ferma il flusso, l’organismo muore. &lt;br /&gt;
&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Una cosa talmente importante che si dà per scontata, evitando in modo quasi scaramantico di parlarne sul serio, di porsi davvero la questione della sua disponibilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TCffu6agryI/AAAAAAAAAKQ/VbeeylJ4kRE/s1600/bloodstream-3.gif" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ru="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TCffu6agryI/AAAAAAAAAKQ/VbeeylJ4kRE/s320/bloodstream-3.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Che è quello che si fa anche per il sangue. Al massimo si controlla qualche parametro e si lavora su quello: sulle piastrine se risultano un po’ basse, si assume ferro se i globuli rossi scarseggiano e così via. Ma si può vivere ponendosi continuamente la questione se la circolazione sanguigna funziona o meno? DEVE funzionare. Salvo poi tentare cure radicali quando ci si accorge che un male trascurato&amp;nbsp;ci lascia poco tempo. Allora non si guarda più a spese e pazienza per&amp;nbsp;i possibili effetti collaterali. Solo che spesso è troppo tardi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un tentativo di analizzare &lt;a href="http://www.censis.it/10?resource_50=107545&amp;amp;relational_resource_51=107545&amp;amp;relational_resource_385=107545&amp;amp;relational_resource_52=107545&amp;amp;relational_resource_381=107545&amp;amp;relational_resource_382=107545&amp;amp;relational_resource_383=107545&amp;amp;relational_resource_384=10754"&gt;Il valore sociale dell’industria energetica in Italia&lt;/a&gt; è stato fatto dal Censis in un rapporto presentato nei giorni scorsi (scaricabile dal sito del Censis previa semplice registrazione). Un rapporto che dovrebbero leggere tutti e obbligatoriamente i politici e gli amministratori pubblici.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
I dati evidenziati dal Censis &lt;/strong&gt;sono imponenti.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;L’importazione, la produzione e la distribuzione di energia&lt;/strong&gt; (in tutte le sue forme) produce un &lt;strong&gt;fatturato annuo di oltre 230 miliardi&lt;/strong&gt; di euro, dà lavoro in modo diretto a circa &lt;strong&gt;118 mila addetti &lt;/strong&gt;(oltre a 80.000 nell’indotto, ma sono dati probabilmente sottostimati: l’Istat, ad esempio, calcola che gli occupati diretti siano più di 141.000), realizza &lt;strong&gt;investimenti sul territorio per almeno 16 miliardi&lt;/strong&gt; di euro l’anno, sperimenta continuamente nuove soluzioni tecnologiche, produce un &lt;strong&gt;gettito fiscale &lt;/strong&gt;considerevole (anche in termini di imposte indirette, come le accise, che nel 2008 ammontavano a &lt;strong&gt;oltre 23 miliardi&lt;/strong&gt; di euro solo per l’autotrasporto) e ovviamente consente di vivere a praticamente tutti gli altri comparti (agricoltura, sanità, industria, servizi eccetera).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È bene tenere presente che una analisi solo quantitativa, non potrà mai rendere appieno la &lt;strong&gt;reale importanza dell’energia. Il cui valore è anche propriamente esistenziale&lt;/strong&gt;, come credo sia facile comprendere se, estremizzando, proviamo per un momento ad immaginare la nostra vita senza elettricità, senza gas e senza carburanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma anche restando nell’ottica del settore industriale ci sono&lt;strong&gt; due criticità che il Censis evidenzia&lt;/strong&gt; (definendole “due rischi potenziali, in parte già attuali”) e sulle quali, per quanto ben note, è sempre più indispensabile riflettere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima è la &lt;strong&gt;farraginosità delle procedure autorizzative&lt;/strong&gt; a livello nazionale e territoriale, unita alla&lt;strong&gt; forte conflittualità locale &lt;/strong&gt;per le infrastrutture, che sta determinando una situazione di blocco degli investimenti, sia nell’ambito dello sfruttamento delle risorse energetiche nazionali, sia&amp;nbsp;in quello delle fonti rinnovabili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda è la&lt;strong&gt; carenza di una politica energetica di medio lungo termine&lt;/strong&gt;, che sta determinando un impoverimento tecnologico, di competenze e di capacità. E che ci sta portando a rinunciare a svolgere un qualche ruolo di rilievo internazionale, diventando solo importatori di prodotti e tecnologie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-7441303957948866342?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/5TTQ8Pk8jio" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-06-28T01:57:44.848+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TCffu6agryI/AAAAAAAAAKQ/VbeeylJ4kRE/s72-c/bloodstream-3.gif" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/06/i-mali-del-sistema-circolatorio-scusate.html</feedburner:origLink></item><item><title>Fotovoltaico e occupazione del suolo</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/ZcOHPfVIte4/fotovoltaico-e-occupazione-del-suolo.html</link><category>fotovoltaico</category><category>nucleare</category><category>energia nucleare</category><category>solare</category><category>eolico</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Sat, 29 May 2010 17:50:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-7699366937876999517</guid><description>Molto interessante la nota pubblicata da Enerblog&amp;nbsp;dal titolo &lt;a href="http://www.enerblog.it/384.html"&gt;&lt;em&gt;Costi e occupazione del suolo di nucleare, eolico e solare&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
Nota costituita da una tabella, elaborata da Enerblog, che sostanzialmente evidenzia l’&lt;strong&gt;enorme occupazione di suolo necessaria alle fonti rinnovabili per generare la stessa quantità di energia di una centrale nucleare&lt;/strong&gt;.&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TAGzOCVQLrI/AAAAAAAAAKI/ER8TQ3eAgs0/s1600/Solare_FV.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gu="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TAGzOCVQLrI/AAAAAAAAAKI/ER8TQ3eAgs0/s320/Solare_FV.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I dati sono questi: una centrale nucleare EPR da &lt;strong&gt;1.600 MW&lt;/strong&gt; (quelle proposte da Enel per l’Italia) produce 12,6 miliardi di kWh/anno, occupando più o meno 20 ettari, cioè una superficie di 1.000 x 200 &lt;strong&gt;metri &lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per produrre la stessa energia &lt;strong&gt;con il vento occorrono 8.400 MW&lt;/strong&gt;, istallando circa 3.500 aerogeneratori, &lt;strong&gt;che occupano direttamente (cioè in modo esclusivo) 4.200 ettari&lt;/strong&gt; (un’area di 10 x 4,2 &lt;strong&gt;chilometri&lt;/strong&gt;), e indirettamente 84.000 ettari (52 x 16 km, ovviamente utilizzabili anche per altri usi, ma, altrettanto ovviamente, non per tutti gli usi).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel caso del &lt;strong&gt;solare &lt;/strong&gt;occorrono 10.500 MW per il fotovoltaico e 5.400 MW per il solare termodinamico con collettori cilindro-parabolidi. L'occupazione diretta ed esclusiva di suolo che ne deriva è&amp;nbsp;– secondo Enerblog – di &lt;strong&gt;7.800 ettari per il fotovoltaico&lt;/strong&gt; (10 x 7,8 km) e&amp;nbsp;di &lt;strong&gt;12.643 ettari per il termodinamico (km 15,8 x 8)&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ho obiezioni per quanto riguarda l’eolico e il solare termodinamico.Invece &lt;strong&gt;l’occupazione del suolo del fotovoltaico mi risulta molto maggiore di quanto stimato da Enerblog&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Ho provato a fare un po’ di conti e credo che l’errore fatto sia stato quello di confondere l’occupazione del suolo con la superficie dei pannelli. Ma le centrali non sono costituite da una unica ininterrotta superficie di pannelli. Lo sarebbero se fossero disposti orizzontali al suolo. Invece sono necessariamente posti in file con una precisa inclinazione, il che implica la necessità di distanziarli per evitare che gli uni ombreggino gli altri.&lt;br /&gt;
Ne deriva che &lt;strong&gt;l’occupazione effettiva ed esclusiva di suolo è molto maggiore alla sola superficie dei pannelli&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Faccio riferimento ai dati riportati nell'articolo &lt;a href="http://www.aspoitalia.it/attachments/273_FOTOVOLTAICO%20E%20TERRITORIO_coiante.pdf"&gt;&lt;em&gt;Fotovoltaico e territorio&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;, di Domenico Coiante dell'Enea, che è senz'altro uno dei maggiori esperti italiani.&lt;br /&gt;
Coiante effettua calcoli dettagliati sulla base dei migliori pannelli in silicio policristallino. Concludendo che l’energia prodotta è di 187 kWh per metro quadrato di pannello. Ma considerando gli spazi per evitare l’ombreggiamento, &lt;strong&gt;la generazione elettrica scende a 75 kWh per ogni metro di suolo occupato&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Sulla base di questo parametro, il suolo necessario a produrre con il fotovoltaico 12,6 miliardi di kWh/anno (l’energia prodotta dalla centrale nucleare e dai suoi 20 ettari di suolo occupato) è di &lt;strong&gt;168 km quadrati&lt;/strong&gt; (10 x 16,8 km). Molto più dei 78 km calcolati da Enerblog.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-7699366937876999517?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/ZcOHPfVIte4" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-05-30T02:50:43.211+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TAGzOCVQLrI/AAAAAAAAAKI/ER8TQ3eAgs0/s72-c/Solare_FV.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/05/fotovoltaico-e-occupazione-del-suolo.html</feedburner:origLink></item><item><title>Nucleare e competitività globale</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/GkXj3KWsxBk/nucleare-e-competitivita-globale.html</link><category>ambientalismo</category><category>sostenibilità</category><category>competitività</category><category>energia nucleare</category><category>fonti rinnovabili</category><category>sviluppo</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Sun, 23 May 2010 16:28:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-3845700198968754216</guid><description>Ieri l’altro ho assistito ad un dibattito sul nucleare presso il liceo Democrito di Roma. Un dibattito molto “minore” con due relatori (uno pro e uno contro), cui sono andato soprattutto per amicizia con il relatore “pro”, un giornalista scientifico mio amico. Soprattutto, ma non solo, perché trovo che in qualunque dibattito, anche quello apparentemente più insignificante, ci sia sempre qualcosa di interessante da recepire e su cui riflettere. E intendo non genericamente interessante, ma &lt;em&gt;davvero&lt;/em&gt; interessante per capire cose che ignoriamo o non comprendiamo.&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S_mzmU6V0mI/AAAAAAAAAKA/lwMVs8lwEDg/s1600/fattori-buoi.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gu="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S_mzmU6V0mI/AAAAAAAAAKA/lwMVs8lwEDg/s320/fattori-buoi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infatti in quell’incontro, dato che le tesi del mio amico&amp;nbsp; le conoscevo (serve tanto il nucleare quanto le fonti rinnovabili), &lt;strong&gt;ciò che più mi ha interessato è stato il relatore “contro”&lt;/strong&gt; (un ingegnere della Regione Lazio). Che ad un certo punto ho cominciato ad ascoltare affascinato, quando mi sono accorto che &lt;strong&gt;davvero stava teorizzando il fatto che il mondo non dovrebbe essere come invece è&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ha citato le solite argomentazioni contro il nucleare (i costi, la sicurezza, il rischio sconosciuto eccetera, con scarsa efficacia perché era evidente che non fosse molto informato). Ma sotto sotto &lt;strong&gt;la sua argomentazione forte era questa: dobbiamo dire no al nucleare perché è una tecnologia che tende a perpetuare i difetti della società attuale, mentre le fonti rinnovabili vanno verso un mondo nuovo&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Beh! Mi sembra una argomentazione su cui davvero merita riflettere. Riflettere non in modo astratto (per quanto, su un tema simile, la stessa antica questione hegeliana&amp;nbsp; - se il reale sia o no &lt;em&gt;sempre&lt;/em&gt; razionale - potrebbe essere un esempio di applicazione concreta di principi filosofici), ma praticamente su &lt;strong&gt;quali possibilità e quali mezzi abbiamo per creare un mondo nuovo&lt;/strong&gt; .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È un argomento immenso, per cui (restando al tema dell’energia) mi limito a citare solo uno spunto offerto dal relatore di cui sopra. Secondo il quale&lt;strong&gt; il discorso sul nucleare, qui e ora in Italia, non deve essere affrontato in un’ottica globale&lt;/strong&gt;. I cinesi, i russi, i finlandesi, i giapponesi si rimettono a fare decine di centrali nucleari? Affari loro. Noi italiani dobbiamo affrontare il nucleare in un’ottica italiana. È qui che dobbiamo cambiare il nostro mondo, sfruttando l’opportunità (che secondo lui abbiamo) di &lt;strong&gt;puntare su una società meno energivora, più attenta agli usi propri dell’energia, che responsabilizzi ogni cittadino&lt;/strong&gt; sull’impatto delle azioni quotidiane e via dicendo.&lt;br /&gt;
Ora, &lt;strong&gt;è difficile non essere d’accordo su queste cose&lt;/strong&gt;. In linea di principio.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Ma è davvero possibile ignorare il discorso globale?&lt;/strong&gt; Possiamo scegliere una nostra strada che non tenga conto delle scelte degli altri?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ammettiamo che ci si impegni seriamente per fare dell’Italia l’antesignana di un mondo nuovo. Il che vuol dire (cito gli esempi fatti dall’ingegnere di cui sopra) realizzare una società:&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;--&lt;/strong&gt; più naturale (es: produrre se non solo, quantomeno molto di più con tecniche “naturali” ciò che consumiamo, consumare solo ciò che viene prodotto localmente ecc.)&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;--&lt;/strong&gt; basata su usi propri dell’energia (es: per riscaldare acqua non si usa più il gas e tanto meno l’elettricità, ma solo il sole e il calore geotermico; ridurre il riscaldamento e sostituirlo in parte con opportuni interventi di edilizia e in parte con una maglia di lana in più; eliminare quegli usi delle autovetture che siano ragionevolmente sostituibili con percorsi a piedi oppure con mezzi pubblici o biciclette ecc.)&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;--&lt;/strong&gt;&amp;nbsp; che ripudi il consumismo (esempi infiniti, del tipo: riparare molte volte le scarpe prima di sostituirle; allungare la vita del guardaroba; fare acquisti solo sulla base del necessario e non della moda o della pubblicità; in generale incentivare non solo il riciclo, ma soprattutto il riutilizzo ecc)&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;--&lt;/strong&gt; e ovviamente spingere al massimo le energie rinnovabili.&lt;br /&gt;
E tralasciamo quisquilie legate a cosa succederebbe dal punto di vista dell’occupazione, al fatto che occorrerebbe riportare molta gente (probabilmente milioni) a coltivare terre abbandonate, alla questione (eccessivamente &lt;em&gt;radical chic&lt;/em&gt;, presumo) della democrazia, cioè del fatto che tutto ciò non dovrebbe essere imposto ma scelto, e simili.&lt;br /&gt;
Anche solo a scrivere queste cose a me sembra evidente l’assurdità del tutto. Ma ammettiamo che ci si impegni davvero in questa trasformazione sociale, e basta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ebbene, c’è comunque &lt;strong&gt;un punto debole &lt;/strong&gt;che risponde esattamente alla domanda se, anche per l’energia e per il nucleare, è possibile ignorare il discorso globale.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Un punto debole legato alla questione dei costi&lt;/strong&gt;. Che i più continuano a intendere solo nell’accezione di quanto costa una cosa, se costa di più questa o quella tecnologia, questo o quel modo di vivere. E non ci si accorge che, ormai, &lt;strong&gt;è proprio sbagliato fare confronti sui costi&lt;/strong&gt;, i quali – da un punto di vista di sistema Paese – sono solo un aspetto secondario della &lt;strong&gt;competitività&lt;/strong&gt;. È quest'ultima, ormai, la parola chiave.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Provo a spiegarmi. &lt;strong&gt;L’energia è un fattore talmente essenziale, talmente indispensabile che i costi sono di per sé quasi irrilevanti&lt;/strong&gt;. Quello che invece è per niente irrilevante è il contesto di competitività. Tanto è vero che l’energia in Italia ha oggi costi eccessivi, e giustamente ce ne lamentiamo. Eppure sono costi molto inferiori a quelli di 50 anni fa (in rapporto sia al PIL sia al costo della vita), benché il Paese fosse allora più competitivo di oggi.&lt;br /&gt;
Ad esempio: se domani il gas raddoppiasse di costo, potremmo certamente limitarne un po’ l’uso, ma non potremmo certo farne a meno né in pochi mesi, né in pochi anni. Quindi, pur mugugnando, non potremmo far altro che pagarlo il doppio. Come pure lo pagherebbero il doppio tanto i francesi quanto i tedeschi. Solo che loro ne utilizzano molto meno di noi, per cui il vero problema non è quanto noi e loro lo paghiamo, ma il fatto che – a parità di costi, qualunque essi siano&amp;nbsp;– la nostra competitività subirebbe un tracollo, rispetto alla loro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell’esempio, quindi, &lt;strong&gt;la soluzione non è la riduzione dei costi&lt;/strong&gt;, su cui non potremmo fare niente (a parte sperare). La soluzione può essere solo realizzare un sistema che salvaguardi la competitività rispetto ad ogni possibile evoluzione del sistema globale.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Realizzare un Paese antesignano di un nuovo mondo più naturale e meno energivoro, ci aiuterebbe ad essere più competitivi?&lt;/strong&gt; No, anzi. A meno di non voler davvero pensare di uscire dal mondo (o di accettare che il mondo ci emargini). Con quel che ne deriva in termini di occupazione, di benessere, di sicurezza, di stabilità sociale e molto altro.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Ecco perché anche del nucleare non possiamo fare a meno&lt;/strong&gt;, se gli altri non ne fanno a meno. Le rinnovabili sono indispensabili, ma per esigenze ambientali. Non per la competitività. Che anzi, in questo momento e per come le stiamo realizzando, danneggiano, e di molto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-3845700198968754216?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/GkXj3KWsxBk" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-05-24T11:36:18.697+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S_mzmU6V0mI/AAAAAAAAAKA/lwMVs8lwEDg/s72-c/fattori-buoi.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/05/nucleare-e-competitivita-globale.html</feedburner:origLink></item><item><title>La centrale nucleare di Olkiluoto sta insegnando qualcosa ai finlandesi?</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/rWpV3ppLkuY/la-centrale-nucleare-di-olkiluoto-sta.html</link><category>dipendenza energetica</category><category>reattori nucleari</category><category>nucleare</category><category>costi energia</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Thu, 20 May 2010 17:28:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-1640402241443823486</guid><description>Senza banalizzare troppo il discorso sull’opportunità o meno dell’energia nucleare, sono convinto che ci sia &lt;strong&gt;una domanda che mantiene tutta la sua validità&lt;/strong&gt;. Se cioè sia credibile che gli italiani siano gli unici intelligenti al mondo, mentre tutti gli altri - la popolazione e l’industria dei Paesi industrializzati che utilizzano il nucleare - siano rincoglioniti e non sappiano farsi due conti in tasca, oltre a non avere alcun rispetto per l’ambiente in cui vivono e per il futuro dei propri figli.&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S_XQ6mIS6FI/AAAAAAAAAJ4/kbhZBZFeEtI/s1600/Finlandesi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gu="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S_XQ6mIS6FI/AAAAAAAAAJ4/kbhZBZFeEtI/s320/Finlandesi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;È ovviamente possibile che gli italiani siano gli unici ad aver ragione&lt;/strong&gt; e che tutti gli altri sbaglino.&lt;br /&gt;
In tal caso, tra questi altri, c’è &lt;strong&gt;una categoria di stupidi che più stupidi non si può. E sono i finlandesi&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come noto in Finlandia (sull’isolotto di Olkiluoto) è in costruzione da alcuni anni il primo reattore EPR di III generazione, lo stesso, per intenderci, che Enel propone di costruire in Italia. Con risultati catastrofici, come sottolineano gli antinucleari nostrani, che non perdono occasione di ricordare i ritardi là maturati e il lievitare dei costi per sottolineare il fallimento economico e tecnologico del nucleare che si vorrebbe realizzare anche da noi. Ed &lt;strong&gt;è certamente vero che a Olkiluoto si accumulino ritardi e aumentino i costi&lt;/strong&gt; rispetto ai piani di progetto, evidentemente non contando niente il fatto che si tratti di un prototipo assoluto, senza esperienze precedenti da far valere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ebbene, &lt;strong&gt;che ti fanno quei coglioni di finlandesi? &lt;/strong&gt;Pur con un simile macroscopico fallimento in casa, non ti vanno a pensare di &lt;strong&gt;realizzare altri 3 reattori simili?&lt;br /&gt;
&lt;/strong&gt;Nei giorni scorsi&amp;nbsp;sono state avanzate al Governo richieste per la costruzione di 3 nuove centrali. Due sono state approvate e una respinta (per ora, il discorso non è chiuso). Motivo: i progetti sono nell’interesse del Paese, che deve ridurre le emissioni di CO2 e anche la dipendenza dall’estero (di energia in generale e anche di elettricità, importata per il 17% dalla Russia).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Prima osservazione importante&lt;/strong&gt;. Al governo di coalizione finlandese partecipano anche i Verdi, con 2 ministri su 16. I Verdi si sono opposti, e la proposta è stata accettata con 14 voti a favore e 2 contrari. Fine: i due Verdi si sono limitati a dire che vale la maggioranza e, ovviamente, non hanno certo minacciato di uscire dalla Governo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Seconda osservazione&lt;/strong&gt;: i proponenti delle 2 centrali approvate sono dei consorzi industriali che ritengono di poter finanziare autonomamente i progetti (non sono previste garanzie economiche governative), guadagnandoci sopra. E - guarda caso – uno dei due è lo stesso consorzio che sta realizzando la nuova centrale di Olkiluoto. Sono davvero pazzi? No, loro conoscono esattamente i motivi dei ritardi di costruzione (tre anni) e gli aumenti di costo (del 50%, a 4,5 miliardi rispetto ai 3 di progetto), ma ritengono di aver imparato abbastanza dagli errori del passato, e sono convinti di poterli non ripetere in futuro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo che anche su questo gli italiani farebbero bene a riflettere su. Dove per “italiani” intendo i normali cittadini. Non gli antinuclearisti, per i quali consigliare riflessioni di questo genere credo sia tempo perso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-1640402241443823486?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/rWpV3ppLkuY" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-05-21T02:28:55.726+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S_XQ6mIS6FI/AAAAAAAAAJ4/kbhZBZFeEtI/s72-c/Finlandesi.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">4</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/05/la-centrale-nucleare-di-olkiluoto-sta.html</feedburner:origLink></item><item><title>Perchè il nucleare produce energia di alta qualità e le rinnovabili no</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/EWJLx8Y50kg/perche-il-nucleare-produce-energia-di.html</link><category>fotovoltaico</category><category>nucleare</category><category>costi energia</category><category>fonti rinnovabili</category><category>eolico</category><category>elettricità</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Thu, 13 May 2010 14:47:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-7524297475859231377</guid><description>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;In uno degli ultimi commenti, un anonimo amico mi invita a spiegare &lt;strong&gt;cosa si intende per qualità dell’energia elettrica&lt;/strong&gt; («Sarebbe interessante anche che spiegassi come fa l'energia ad essere di qualità diverse...manco fosse vino...»).&lt;br /&gt;
Effettivamente mi è capitato più volte di confrontare la “scarsa” qualità dell’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, con quella di “alta qualità” delle centrali nucleari, senza entrare in ulteriori dettagli. Mi rendo conto che sia un discorso complesso e quindi provo qui a chiarire, per quanto possibile in uno spazio non troppo lungo e senza termici eccessivamente tecnici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-xkNl4ss8I/AAAAAAAAAJw/1Id3srIX2mM/s1600/Qualita_energia_elettrica.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-xkNl4ss8I/AAAAAAAAAJw/1Id3srIX2mM/s320/Qualita_energia_elettrica.jpg" wt="true" /&gt;&lt;/a&gt;Con qualità dell’energia elettrica si intendono soprattutto due cose (ce ne sono altre, ma da un punto di vista tecnico queste sono le principali):&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;
1.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp; la &lt;strong&gt;continuità dell’alimentazione&lt;/strong&gt;, cioè la fornitura costante senza interruzioni . Il problema non è solo di evitare&amp;nbsp;black out di ore&amp;nbsp;o minuti, ma anche le microinterruzioni, che, pur potendo durare solo un quarto di secondo, sono dannose per i sistemi elettronici&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;2.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp; la &lt;strong&gt;qualità della tensione&lt;/strong&gt;, intesa come corrispondenza della forma d’onda dell’elettricità che abbiamo&amp;nbsp;(ampiezza, frequenza, variazioni eccetera.) rispetto alla forma d'onda ideale dell'energia che vogliamo.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;
Garantire queste due cose è tutt'altro che semplice.&lt;br /&gt;
Per quanto concerne la continuità dell'alimentazione, ad esempio, &lt;strong&gt;in &amp;nbsp;Italia ci sono circa 1,4 milioni di km di linee elettriche&lt;/strong&gt;, di cui più di 900 mila km in bassa tensione. Inoltre del sistema elettrico fanno parte &lt;strong&gt;svariate migliaia di cabine primarie di trasformazione&lt;/strong&gt; da alta a media tensione, &lt;strong&gt;centinaia di migliaia di cabine secondarie&lt;/strong&gt; da media a bassa tensione (solo Enel ne ha circa 400 mila) e varie altre cose.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Si tratta cioè di un &lt;strong&gt;sistema enermemente complesso &lt;/strong&gt;dove qualunque cosa accade ad un impianto, ad un componente o a un tratto di linea si ripercuote (o rischia di ripercuotersi) a cascata sui componenti e le linee a valle.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia la complessità non è data solo dall’imponenza delle cifre. Infatti &lt;strong&gt;il problema non è solo di garantire la continuità delle forniture&lt;/strong&gt;, ma anche di fare in modo che sull'intera rete&amp;nbsp;la tensione di alimentazione resti costante o comunque nei limiti previsti (non oltre ± 10% della tensione nominale), che la frequenza non abbia variazioni superiori a ±1% rispetto ai 50 Hz previsti, e che la forma dell’onda dell’elettricità che viaggia nei cavi resti “armonica”, cioè non abbia rilevanti variazioni di ampiezza, causate ad esempio da buchi di tensione (abbassamenti improvvisi e momentanei della tensione oltre il limite del 10%), sovratensioni, fluttuazioni (variazioni ripetute dell’ampiezza di tensione) o distorsioni armoniche (flussi d’onde di diversa frequenza che si creano all’interno del flusso d’onda principale).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Garantire tutte queste cose (ripeto: con oltre 1,4 milioni di km di linee elettriche e mezzo milione di impianti di trasformazione in gioco), richiede una organizzazione ed una esperienza professionale di estrema competenza. Di fatto, &lt;strong&gt;la gestione di un sistema elettrico è l’attività più complessa in assoluto che esista in una moderna civiltà industriale&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Richiede, tra l’altro, complicatissimi sistemi previsionali in grado di interagire con eventi imprevisti, che però devono essere immediatamente riconosciuti (ad esempio: un guasto in una centrale o in una linea, danni da fulmini, improvvisi picchi di domanda eccetera) in modo che si possa reagire ad essi letteralmente nel giro di secondi. E questo per archi di tempo che, in relazione ai vari gradi di potenza in gioco, variano dai minuti alle ore, dai giorni alle settimane, fino a molti mesi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si aggiunga che &lt;strong&gt;le reti elettriche sono state progettate e costruite con l’unico scopo di portare l’elettricità dalle grandi centrali verso gli utenti&lt;/strong&gt;. Non prevedono la possibilità che l’energia faccia il percorso contrario (es: dal piccolo impianto fotovoltaico posizionato alla fine di una linea di bassa tensione verso la rete). E consentire quest’ultima cosa, necessaria per la diffusione delle rinnovabili (come in effetti si sta facendo, pur con molta fatica), è roba difficile, non per cattiva volontà o disorganizzazione, ma proprio per aspetti tecnici. Richiede interventi non semplici se ad immettere energia sono pochi impianti, e molto complessi e vasti quando i piccoli impianti diventano centinaia o migliaia concentrati su una rete locale. Che poi è il motivo per cui vi sono svariate zone dove si realizzano impianti rinnovabili e poi non si riesce a collegarli in rete.&lt;br /&gt;
In questa situazione, &lt;strong&gt;l’ideale astratto sarebbe di avere un centinaio di grandi centrali e basta &lt;/strong&gt;(circa la metà di base - a carbone, nucleari o idroelettriche - e l'altra metà per seguire le variazioni di domanda e le punte - prevalentemente turbogas e&amp;nbsp;idroelettrico, meglio se a pompaggio). Questa sarebbe la situazione ideale che garantirebbe la massima qualità dell’energia. Invece &lt;strong&gt;in Italia ci sono oltre 1.000 centrali termoelettriche e circa 2.600 centrali da rinnovabili, escluso il fotovoltaico&lt;/strong&gt; (circa 300 grandi impianti idroelettrici, 1.800 impianti mini-idro, 150 eolici, 33 geotermici, 280 a biomasse e rifiuti e qualcos’altro. Non sono cifre esatte: sto citando a mente, ma assicuro che sono dati molto vicini alla realtà). E per finire si aggiunga che negli ultimi anni sono stati realizzati oltre &lt;strong&gt;71.000 piccoli impianti fotovoltaici&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non so se sono stato chiaro, ma, insomma, &lt;strong&gt;è tutta in questi dati la diversa qualità dell’energia&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Una centrale nucleare &lt;/strong&gt;produce in modo stabile esattamente quello che noi abbiamo preventivato, quando lo vogliamo, per il tempo che vogliamo e nel punto della rete dove noi abbiamo deciso.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Una centrale rinnovabile &lt;/strong&gt;produce quello che può in relazione alla disponibilità del vento, dell’acqua o del sole, quando queste fonti sono disponibili e&amp;nbsp;in modo continuamente varabile in relazione al variare delle fonti. Tutte cose che si traducono in problemi per la qualità della tensione dell'energia. &amp;nbsp;E dove? Dove richiederebbero le esigenze di rete? No, bensì ovunque sono riusciti a realizzare la centrale gli investitori o gli speculatori. Cosa, quest'ultima, che di regola corrisponde esattamente all’ultimo posto dove un impianto dovrebbe essere situato, cioè nella parte finale della rete, dove ci sono le linee di distribuzione in bassa tensione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le cose ovviamente cambieranno, quando saranno realizzate &lt;strong&gt;le cosiddette reti elettriche intelligenti (smart grids)&lt;/strong&gt;. Che certamente realizzeremo. Ma non domani. E&amp;nbsp;non gratis. Occorreranno decine di miliardi di investimenti e molti anni (decenni, probabilmente). Nel frattempo abbiamo le reti che abbiamo. Che peraltro hanno svolto egregiamente il loro compito fino ad oggi e lo fanno ancora, a parte il problema della generazione diffusa di piccoli impianti rinnovabili, comunque necessaria per soddisfare le nuove esigenze ambientali.&lt;br /&gt;
Ognuno è libero di immaginare un mondo diverso e migliore. Ma in questo mondo, con la rete elettrica oggi esistente in Italia, le centrali nucleari producono elettricità di alta qualità, e i piccoli impianti da fonti rinnovabili di pessima qualità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-7524297475859231377?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/EWJLx8Y50kg" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-05-14T12:37:10.086+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-xkNl4ss8I/AAAAAAAAAJw/1Id3srIX2mM/s72-c/Qualita_energia_elettrica.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">12</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/05/perche-il-nucleare-produce-energia-di.html</feedburner:origLink></item><item><title>No al nucleare, si all’energia zimotermica e tationica</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/2cJ1rh-dNWk/no-al-nucleare-si-allenergia.html</link><category>nucleare</category><category>energia nucleare</category><category>Di Pietro</category><category>informazione</category><category>energia</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Mon, 10 May 2010 17:34:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-6411730088122142483</guid><description>«Le centrali nucleari» ha affermato per l’ennesima volta Antonio Di Pietro oggi a Torino, in occasione della presentazione della raccolta firme sui tre referendum che l'IDV propone contro la privatizzazione dell'acqua, il nucleare e il legittimo impedimento «potevano avere un senso negli anni'70, non quarant'anni dopo, quando altri modelli energetici sono stati individuati dalla tecnologia. Pensiamo che con gli stessi soldi, anzi con meno, si possa fare meglio sul fronte dell'energia». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-iirhIPKvI/AAAAAAAAAJo/lIQki9KoQzQ/s1600/di_pietro2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-iirhIPKvI/AAAAAAAAAJo/lIQki9KoQzQ/s320/di_pietro2.jpg" tt="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Di Pietro, però, non dice quali sarebbero le tecnologie alternative&lt;/strong&gt;. Insomma, dal mio modo di vedere, anche lui preferisce non correre il rischio di azzardare ragionamenti e &lt;strong&gt;trova che renda di più la demagogia&lt;/strong&gt;. In modo non dissimile (per quanto gli consentano i non confrontabili mezzi di cui dispone) dal Berlusconi che intende combattere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho provato a documentarmi sulle politiche energetiche alternative che l’IDV propone, ma senza risultati. Niente, né sul sito dell’IDV e nemmeno nelle interviste degli esponenti del partito o nelle relazioni di convegni cui hanno partecipato.&lt;br /&gt;
Sul sito oggi ci ho passato un’oretta per essere sicuro che non mi sfuggisse qualcosa di significativo. Ma non ho trovato né dati né riflessioni motivate, &lt;strong&gt;solo brevi dichiarazioni (no al nucleare)&lt;/strong&gt; e la proposta programmatica &lt;a href="http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/iosostengo/2009/08/9_ambiente_e_qualita_della_vit.php"&gt;Ambiente e qualità della vita&lt;/a&gt;, ove l'argomento è liquidato con tre parole e una virgola (No, Centrali nucleari). E basta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure &lt;strong&gt;Di Pietro dovrebbe sentire fortissima l’esigenza di dare qualche informazione, qualche elemento di conoscenza ai suoi elettori&lt;/strong&gt;. Che, a giudicare dai commenti alla pagina programmatica sull'ambiente, ne hanno davvero bisogno.&lt;br /&gt;
In tale pagina sono presenti oggi 261 commenti. Di cui 40, se non ho contato male, parlano anche di nucleare (compresi 5-6 moderatamente a favore). Beh! Leggerli è stato come immergersi in una sorta di antologia dell’assurdo. Pochissime valutazioni basate su dati, magari di parte o solo per sentiti dire. Quella che si percepisce è una &lt;strong&gt;opposizione irrazionale, controbilanciata - nelle intenzioni - da auspici&lt;/strong&gt; che invitano piuttosto ad utilizzare centrali a osmosi, le correnti marine, le centrali eoliche d’alta quota (ognuna delle quali produrrebbe nello spazio la stessa energia di una centrale nucleare occupandone a terra lo stesso spazio fisico). E poi la fusione fredda, le centrali nucleari di 4 generazione e&amp;nbsp;la «energia nucleare non radioattiva». Senza dimenticare, ovviamente gli auspici a favore dell’energia zimotermica e di quella tationica, sulle quali - e lo dico senza ironia – sarei lieto se qualcuno mi illuminasse almeno un po’.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-6411730088122142483?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/2cJ1rh-dNWk" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-05-11T11:24:42.132+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-iirhIPKvI/AAAAAAAAAJo/lIQki9KoQzQ/s72-c/di_pietro2.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/05/no-al-nucleare-si-allenergia.html</feedburner:origLink></item><item><title>Paura del nucleare e informazione disponibile</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/TTcRiwYGIWk/paura-del-nucleare-e-informazione.html</link><category>democrazia</category><category>nucleare</category><category>comunicazione</category><category>informazione</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Mon, 10 May 2010 14:11:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-3787599070804101872</guid><description>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;I fautori del nucleare sostengono che la gran parte degli oppositori è mossa soprattutto da ignoranza in materia. &lt;strong&gt;La gente ha paura di quello che non capisce&lt;/strong&gt;, e la tecnologia nucleare è indubbiamente complessa e molto tecnica, richiede impegno per una comprensione adeguata. Ne deriva che &lt;strong&gt;i “problemi” per lo sviluppo del nucleare sono soprattutto di informazione e di educazione&lt;/strong&gt;, cioè, in pratica, sociali e politici.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Ma non ci sono sforzi per informare ed educare i cittadini&lt;/strong&gt;, cosa che perpetua la disinformazione e quindi l’opposizione.&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-h0R6p6KCI/AAAAAAAAAJg/G79P2B1IIMg/s1600/complessita.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-h0R6p6KCI/AAAAAAAAAJg/G79P2B1IIMg/s320/complessita.jpg" tt="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Da sostenitore dell’energia nucleare devo dire che trovo il ragionamento abbastanza convincente. Se una cosa non la si conosce è comprensibile che possa far paura. E di fronte al dubbio, al timore dell’ignoto, è anche comprensibile che non si vogliano correre rischi, che non si voglia lasciare la vecchia via per la nuova ....&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Ma se anche tutto ciò è vero, &lt;strong&gt;come fare passi in avanti?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Confesso che su questo tema vedo implicazioni che mi lasciano con poche convinzioni certe. Detto chiaramente non so bene cosa pensare. Perché indubbiamente &lt;strong&gt;la soluzione (in un senso o nell’altro) deve necessariamente essere cercata in una maggiore informazione&lt;/strong&gt;. Solo che l’unica informazione che abbiamo è quella generica e mirata ad accrescere le vendite da un lato e la tendenza a delegare la riflessione e la critica dall’altro cui ci ha abituato la TV commerciale. Siamo campioni in questo, dimenticando che &lt;strong&gt;l’informazione di per sé – poca o molta che sia – non corrisponde a “conoscenza”&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Invece è proprio di accrescere il livello di conoscenza (e poi anche di partecipazione) ciò di cui questa società ha bisogno, visto che i cittadini sono sempre più spesso chiamati a dare la loro opinione su politiche e scelte che implicano aspetti tecnologici, economici e sociali talmente complessi e talmente tecnici che anche i cosiddetti esperti hanno difficoltà ad affrontarli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Il problema non è solo per l’accettazione o meno del nucleare&lt;/strong&gt;. È un problema che riguarda tutto in questo Paese, dalle fonti rinnovabili alle modalità di sviluppo sostenibile, fino a scelte locali e che altrove potrebbero sembrare quasi banali, come la realizzazione di una infrastruttura viaria, di una ferrovia o di un qualsiasi impianto industriale.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-3787599070804101872?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/TTcRiwYGIWk" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-05-10T23:11:18.403+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-h0R6p6KCI/AAAAAAAAAJg/G79P2B1IIMg/s72-c/complessita.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/05/paura-del-nucleare-e-informazione.html</feedburner:origLink></item><item><title>Povertà energetica e tecnologica</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/SJ7yrnOdxTA/blog-post.html</link><category>ambiente</category><category>ambientalismo</category><category>sviluppo</category><category>energia</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Fri, 07 May 2010 17:17:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-810546680311644853</guid><description>&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-S2p2jQIZI/AAAAAAAAAJY/mOFDhnoGUgE/s1600/Catturammmm.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="367" src="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-S2p2jQIZI/AAAAAAAAAJY/mOFDhnoGUgE/s400/Catturammmm.JPG" tt="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Probabilmente non è nuova, ma io non la conoscevo e mi è piaciuta. L'ho tratta da un intervento di Costantino Lato (GSE) ad un convegno sulle "Fonti rinnovabili e scenari energetici al 2020" tenutosi ieri presso la sede del GSE a Roma.&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: left;"&gt;Al di là della battuta, comunque, la vignetta&amp;nbsp;merita qualche riflessione, in merito allo spirito antiscientifico e antitecnologico che mi sembra si stia diffondendo. Non è che la tecnologia sia la soluzione di tutto, ma 7 miliardi di persone possono vivere e prosperare solo con un maggior ricorso ad essa, non illudendosi che se ne possa fare a meno.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-810546680311644853?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/SJ7yrnOdxTA" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-05-08T03:05:01.748+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-S2p2jQIZI/AAAAAAAAAJY/mOFDhnoGUgE/s72-c/Catturammmm.JPG" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/05/blog-post.html</feedburner:origLink></item><item><title>Un confronto tra eolico e nucleare</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/o49mthNMzM0/un-confronto-tra-eolico-e-nucleare.html</link><category>nucleare</category><category>energia nucleare</category><category>fonti rinnovabili</category><category>energia elettrica</category><category>energia</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Fri, 30 Apr 2010 00:45:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-2046414652027408237</guid><description>In un precedente post sulla questione dell’Alcoa (&lt;a href="http://energy-mix.blogspot.com/2010/02/ma-la-vicenda-dellalcoa-ci-insegnera.html"&gt;Ma la vicenda dell’Alcoa ci insegnerà qualcosa sui prezzi dell’elettricità?&lt;/a&gt;)&amp;nbsp;un anonimo ha commentato: «Il nucleare è inutile e costoso, con qualche torre eolica si potrebbe risolvere il problema dell'energia x la produzione dell'alluminio all'Alcoa».&lt;br /&gt;
È una argomentazione che fa cadere le braccia, ma evidentemente solo a chi ha qualche conoscenza sulle &lt;strong&gt;tecnologie energetiche. Conoscenze che però sono molto poco diffuse, e non solo nell'opinione pubblica meno informata&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S9qBmksRkEI/AAAAAAAAAJA/Lnt-5Ulxau4/s1600/Enel_Sardegna.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S9qBmksRkEI/AAAAAAAAAJA/Lnt-5Ulxau4/s320/Enel_Sardegna.jpg" tt="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Ne ho avuto un ulteriore esempio proprio oggi.&lt;br /&gt;
Ho assistito ad un incontro pubblico (organizzato a Roma dalla Fondazione Ugo La Malfa) sulla crisi greca e le relative problematiche europee. Roba di cui so poco e che ho trovato molto interessante, ma difficile da seguire, anche perchè erano tutti economisti di elevato livello. Nel pubblico c’era un ingegnere (solo così si è definito, a parte il nome) che è intervenuto con osservazioni molto puntuali, possibili solo per un buon conoscitore di mercati finanziari. A fine dibattito abbiamo scambiato qualche commento&amp;nbsp;e ho fatto "casualmente" cadere il discorso anche su questioni energetiche, tra le poche su cui non rischio di sembrare uno sprovveduto. Essendo lui&amp;nbsp;un ingegnere (ma non so di che tipo), scioccamente ho pensato che dovesse essere competente anche di energia. Invece mi sono trovato di fronte &lt;strong&gt;la stessa osservazione dell’anonimo commentatore&lt;/strong&gt; del post sull’Alcoa. Anche lo sconosciuto ingegnere si chiedeva &lt;strong&gt;perché non si potenziasse l’eolico invece di parlare di nucleare&lt;/strong&gt;, a parte gli aspetti paesaggistici che, comunque, a lui non creavano problemi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di nuovo mi sono cadute le braccia. Per cui mi pare opportuno fare almeno &lt;strong&gt;un paio di precisazioni sull’eolico, trascurando per una volta gli aspetti economici&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;1.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;L’eolico non può garantire in modo affidabile la fornitura di energia&lt;/strong&gt;, soprattutto&amp;nbsp;per potenze elevate, come sono non dico quelle di una cittadina, ma nemmeno quelle di una singola fabbrica come l’Alcoa. Che ha bisogno di parecchia energia per un numero&amp;nbsp;programmabile di ore e continuativamente per un numero&amp;nbsp;programmabile di giorni. E &lt;strong&gt;il vento non soffia in modo garantito né per giorni e neppure per ore&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Ovviamente è possibile utilizzare anche grandi potenze eoliche. Ma solo a condizione di disporre di una equivalente potenza prodotta da centrali di base (idroelettriche, a carbone, a olio, a gas o nucleari) pronte a fornire energia quando il vento non soffia o soffia troppo debolmente.&lt;br /&gt;
Negli USA e nei Paesi oceanici (Gran Bretagna e Spagna) stanno sperimentando la possibilità di mettere in rete una elevata potenza eolica, prodotta da centrali tra loro molto distanti, in modo da poter &lt;strong&gt;rendere affidabile almeno una parte dell'intera potenza&lt;/strong&gt; (cioè avere la garanzia che produca in modo continuativo). L’idea è che se il vento non soffia in Georgia, magari in quel momento sta soffiando nel Kansas a 1.600 km di distanza, o in California (4.000 km). E l’industria eolica afferma che &lt;strong&gt;probabilmente la cosa sarà possibile. Ma in un futuro non meglio precisato e, in ogni caso, non senza una adeguata potenza di riserva da fonti fossili, o idroelettrica o nucleare&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Ma anche così, dato che la potenza ce la possiamo sbattere se non produce, se ho necessità dell'energia prodotta da 5.000 MW, per essere sicuro di averla disponibile con il vento, quanta ne dovrò installare? Magari 5.000 in Georgia, 5.000 in Kansas e 5.000 in California? Capirete che la cosa non è irrilevante né per i costi, né per la rete elettrica, che va interconnessa su dimensioni adeguate.&lt;br /&gt;
Infine, &lt;strong&gt;se il discorso è teoricamente possibile negli USA&lt;/strong&gt; (e magari in altri Paesi di dimensioni confrontabili) &lt;strong&gt;è impensabile in Italia&lt;/strong&gt;, e molto difficile anche in Spagna e Gran Bretagna (che, grazie all’oceano, hanno ben altre condizioni anemologiche delle nostre), dove comunque ci sono intere giornate del tutto senza vento. E guardate che non è che ne servano molte, di&amp;nbsp;giornate senza vento, per mettere in crisi l'intero sistema. Ne basta una, come si è verificato a fine agosto 2009 in Spagna, dove per oltre 24 ore consecutive nemmeno una delle migliaia di pale eoliche del Paese si è mossa di 20 centimetri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;2.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; C’è un piccolo particolare, quando si parla di eolico, che i profani ignorano e che l’industria eolica tende a tacere. &lt;strong&gt;Un particolare relativo alla potenza installata e all’energia generata&lt;/strong&gt; che provo a spiegare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Ipotizziamo che ci servano 120 miliardi di kWh elettrici&lt;/strong&gt;. È più o meno il 25% del picco di domanda elettrica in Italia ed è esattamente quanto producono 16.000 MW nucleari, cioè 10 centrali da 1.600 MW che in un anno restino in servizio l’85% del tempo (mi tengo largo: in realtà il fattore di disponibilità delle centrali nucleari è superiore al 90%).&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Quanta potenza eolica serve per produrre quei 120 miliardi di kWh?&lt;/strong&gt; Ovviamente dipende da quanto tempo soffia il vento. Se soffiasse ininterrottamente per tutto l’anno (8760 ore) basterebbero 13.700 MW. Ma &lt;strong&gt;una centrale eolica, in Italia, resta in servizio al massimo per 1.500 ore&lt;/strong&gt; (cioè, tra alti e bassi, produce l'energia equivalente a 1.500 ore di funzionamento a piena potenza). Lo afferma il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e sono costretti a confermarlo gli stessi operatori. Come fa ad esempio l’Enel in &lt;a href="http://www.enel.it/it-IT/media_investor/comunicati/release.aspx?iddoc=1629651"&gt;questo comunicato&lt;/a&gt;&amp;nbsp; ove si sottolinea con soddisfazione che i 161 MW eolici che la società gestisce in Sardegna (cioè nelle migliori condizioni italiane) generano in un anno 240 milioni di kWh. Che è appunto il prodotto di 161 MW (161.000 kW) per&amp;nbsp;1.490 ore.&lt;br /&gt;
Il che vuol dire che &lt;strong&gt;per produrre 120 miliardi di kWh elettrici con il vento occorre installare aerogeneratori per non meno di 80.000 MW&lt;/strong&gt;, ma solo a condizione di metterli tutti nelle coste occidentali della Sardegna e della Sicilia, gli unici due posti italiani dove si può sperare di avere un vento utile per circa 1.500 ore l’anno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-2046414652027408237?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/o49mthNMzM0" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-04-30T15:40:19.153+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S9qBmksRkEI/AAAAAAAAAJA/Lnt-5Ulxau4/s72-c/Enel_Sardegna.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/04/un-confronto-tra-eolico-e-nucleare.html</feedburner:origLink></item><item><title>Nucleare, TV ed emotività</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/cRaiA0UyhR0/nucleare-tv-ed-emotivita.html</link><category>nucleare</category><category>energia nucleare</category><category>disinformazione</category><category>informazione</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Wed, 28 Apr 2010 16:44:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-2767674532726034374</guid><description>Ho seguito in TV uno speciale sull’energia nucleare, con un intervento di Ermete Realacci (Legambiente), ovviamente contrario.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S9jChEzrRBI/AAAAAAAAAI4/ImwVnbxk4G4/s1600/branco_pecore.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S9jChEzrRBI/AAAAAAAAAI4/ImwVnbxk4G4/s320/branco_pecore.jpg" tt="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Per sostenere la sua posizione antinucleare Realacci snocciola la solita serie di argomentazioni. Io sono favorevole e sono altrettanto pronto a snocciolare la mia solita serie di argomentazioni. Qualcuno convincerà l’altro?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Non ci sono argomentazioni da sostenere&lt;/strong&gt;, studi e dati da esibire, esperienze da divulgare. &lt;strong&gt;Le posizioni pro o contro il nucleare credo siano impermeabili ai ragionamenti&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Alla fin fine la partita si giocherà tutta sull’emotività&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Ha ragione Berlusconi&lt;/strong&gt;: non resta che convincere gli italiani, e le televisioni sono il mezzo migliore per farlo. E visto che le televisioni le gestisce lui, possiamo ragionevolmente ipotizzare che &lt;strong&gt;presto gli italiani saranno massicciamente filonucleari&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Non che questo voglia automaticamente dire che, poi,&amp;nbsp;si riesca a realizzare velocemente il programma nucleare. Ma comunque, da filonucleare, &lt;strong&gt;dovrei esserne lieto.&lt;br /&gt;
Invece la cosa mi deprime&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E non solo perché ritenga che una battaglia per la riduzione dell’inquinamento e delle emissioni di gas serra, per un sistema energetico più sicuro e competitivo, per un Paese meno dipendente dall’estero e con infrastrutture più efficienti dovrebbe essere – almeno questo – condiviso da tutti, senza distinzioni di parti politiche. Quello che sopra ogni cosa mi deprime è che tutta questa storia, alla fin fine, si sta risolvendo in una &lt;strong&gt;ulteriore, tragica sconfitta della volontà di basare le scelte sulla razionalità&lt;/strong&gt;, sulla capacità di programmare e agire di conseguenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E la cosa non mi sembra una sconfitta solo dal punto di vista energetico. Ma anche da quello più generale delle speranze del Paese. Perchè riesco a capire - ho difficoltà ad accettarlo, ma capisco - che il raziocinio abbia difficoltà a prevalere sull'emotività in questioni che sono in qualche modo legate all'humus sociale in cui si vive e percepite come prevalentemente personali (es:&amp;nbsp;identità culturale e territoriale, percezione della sicurezza individuale, sensibilità etica e morale, solidarietà sociale eccetera). Ma proprio non capisco come si possa &lt;strong&gt;mettere volutamente da parte il raziocinio (o la cultura, se preferite) e si ricorra all'emotività anche per questioni strettamente tecniche, come l’energia&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al riguardo c’è un’&lt;strong&gt;accusa che viene sovente rivolta agli esperti di energia nucleare&lt;/strong&gt;, che la dice lunga su tutto ciò. Ed è quella che non sarebbero giudici obiettivi nelle loro scelte energetiche, perché, appunto… esperti di nucleare. E quindi, si dice, non obiettivi, filonucleari per necessità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È un’accusa vecchia. Veniva fatta anche a gente del calibro di &lt;strong&gt;Edoardo Amaldi&lt;/strong&gt; negli anni ’70, che, in occasione della Conferenza sulla sicurezza nucleare tenutasi a Venezia nel 1980, così rispose:&lt;br /&gt;
«Il punto sorprendente che è venuto fuori è che, nel prendere una decisione sull’energia nucleare, ci si debba guardare dai competenti in quanto possono essere non completamente obiettivi. L’argomento è veramente straordinario, soprattutto se eretto a norma di comportamento di fronte a importanti decisioni: esclusi i competenti restano i meno competenti, cioè gli incompetenti. Al limite, più grave è il problema da affrontare e risolvere e più incompetenti debbono essere le persone maggiormente ascoltate o che si debbano assumere la responsabilità delle decisioni. In qualsiasi Paese del mondo questa sarebbe un’ottima barzelletta, ma, qui da noi, tale orientamento trova chi gli dà voce e trova ascolto da parte di un’ampia fascia dell’opinione pubblica».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-2767674532726034374?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/cRaiA0UyhR0" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-04-29T17:09:50.671+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S9jChEzrRBI/AAAAAAAAAI4/ImwVnbxk4G4/s72-c/branco_pecore.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/04/nucleare-tv-ed-emotivita.html</feedburner:origLink></item><item><title>Tranquilli, sul nucleare forse stiamo scherzando!</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/WtE0cz7m8kI/tranquilli-sul-nucleare-forse-stiamo.html</link><category>nucleare</category><category>Agenzia nucleare</category><category>energia</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Sun, 18 Apr 2010 13:58:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-8077937874738541225</guid><description>Il “tranquilli” del titolo è ovviamente rivolto a chi è contrario al nucleare. Per chi, come chi scrive, è convinto che si tratti di una opzione indispensabile (che in futuro dovremo perseguire in ogni caso, anche se,&amp;nbsp;poi, a esclusivo vantaggio di altri Paesi) le cose si mettono male. Tanto per cambiare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S8tw5qtvceI/AAAAAAAAAIw/sG4623JIPnE/s1600/clown_magico.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S8tw5qtvceI/AAAAAAAAAIw/sG4623JIPnE/s320/clown_magico.jpg" wt="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il fatto è questo. Con ancora nelle orecchie lo strombazzato accordo nucleare italo-francese dei giorni scorsi, &lt;strong&gt;venerdì scorso il nostro Consiglio dei ministri avrebbe dovuto fare il grande passo sull’indispensabile Agenzia nucleare&lt;/strong&gt;, approvandone lo Statuto e le nomine, in ritardo ormai da 5 mesi.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Invece niente da fare: se ne riparla a maggio&lt;/strong&gt;. Pare che i Ministeri dello Sviluppo economico e quello dell’Ambiente non riescano a mettersi d’accordo né sul testo dello statuto, né sulle nomine. I soliti grandi problemi italiani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovviamente &lt;strong&gt;basterebbe che Berlusconi si ricordasse di essere un politico del “fare”&lt;/strong&gt; e mettesse in riga la Prestigiacomo (Ambiente) e Scajola (Sviluppo economico), ma c’è da giurare che di questi tempi abbia altro cui pensare.&lt;br /&gt;
In ogni caso, ora come ora, visto l’accumulo di ritardi su tutti gli aspetti del nucleare (nomine, Agenzia, depositi di stoccaggio, siti eccetera) &lt;strong&gt;è ben difficile che si riescano a rispettare i tempi che tuttavia il Governo continua a sbandierare&lt;/strong&gt;. Cioè mettere &lt;strong&gt;la prima pietra della prima centrale entro il 2013&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche perché dalla metà di quell’anno (sempre che non ci siano clamorose sorprese nei prossimi giorni all’interno della coalizione governativa) &lt;strong&gt;dovremmo essere di nuovo in campagna elettorale&lt;/strong&gt;. E &lt;em&gt;mutatis mutandis&lt;/em&gt;, &lt;strong&gt;ci ritroveremmo nella situazione che abbiamo appena vissuto con le elezioni regionali&lt;/strong&gt;: nucleare? meglio non impegnarsi per non perdere voti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Strada in salita, dunque? Altro che salita, qui finisce che le imprese nucleari, più che ingegneri, dovranno assumere alpinisti. E, intanto, chi glielo dice a Enel, Edf, Confindustria, Ansaldo eccetera che è stato tutto uno scherzo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-8077937874738541225?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/WtE0cz7m8kI" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-04-18T22:58:23.805+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S8tw5qtvceI/AAAAAAAAAIw/sG4623JIPnE/s72-c/clown_magico.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/04/tranquilli-sul-nucleare-forse-stiamo.html</feedburner:origLink></item><item><title>55% italiani favorevoli a nuovi impianti nucleari</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/n09NDiw9KT8/55-italiani-favorevoli-nuovi-impianti.html</link><category>nucleare</category><category>sicurezza nucleare</category><category>energia nucleare</category><category>risparmio energetico</category><category>informazione</category><category>rinnovabili</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Sat, 10 Apr 2010 17:23:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-2131917742318789141</guid><description>Accenture (una delle maggiori società di consulenza a livello internazionale) ha pubblicato in questi giorni i risultati di un s&lt;b&gt;ondaggio sulla percezione dell’energia nucleare&lt;/b&gt; condotto contemporaneamente in 20 Paesi, tra cui l’Italia. Una indagine evidentemente complessa, che ha richiesto davvero molto tempo per l’accorpamento dei dati e le valutazioni, visto che le interviste sono state effettuate nel novembre 2008.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S8EU5dIw17I/AAAAAAAAAIg/v3-XF_SknBc/s1600/Nucleare_interrogativo.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S8EU5dIw17I/AAAAAAAAAIg/v3-XF_SknBc/s320/Nucleare_interrogativo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Riporto qui le principali evidenze relative all’Italia (la brochure completa sull’indagine – in inglese – è possibile&lt;a href="http://www.accenture.com/Global/Registration/Italy/Nuclear-Request-Brochure.htm"&gt; richiederla qui&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il 55% del campione italiano è favorevole all’installazione di nuovi impianti nuclear&lt;/b&gt;i e il 49% è accetterebbe che questi impianti siano costruiti nella propria Regione. Tuttavia il 56% opta piuttosto per l’installazione di nuovi reattori all’interno delle ex centrali esistenti.&lt;br /&gt;
Da un punto di vista più generale, però, dovendo fare scelte nette, solo il 10% del campione punterebbe esclusivamente sul nucleare, il 27% opterebbe per uno sviluppo congiunto di rinnovabili e nucleare, mentre il 63% preferirebbe solo le energie rinnovabili (tra queste: l’energia solare, eolica e idraulica sono tra quelle più “votate”, mentre è interessante notare che solo il 34% ritiene efficace la riduzione dei consumi).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Complessivamente, &lt;b&gt;il supporto all’energia nucleare è cresciuto in Italia del 34% negli ultimi 3 anni&lt;/b&gt;, ma nello stesso tempo il 15% del campione è meno favorevole a questa scelta rispetto a 3 anni fa. &lt;b&gt;Il 65% del campione ritiene che, alla fine, il nucleare svolgerà un ruolo importante nella futura produzione nazionale di energia elettrica&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine da sottolineare il ruolo dell’informazione, che resta decisivo: &lt;b&gt;il 62% del campione italiano ritiene di essere poco o per nulla informato&lt;/b&gt; sulla strategia energetica adottata in materia di nucleare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ho considerazioni da fare. Confesso che &lt;b&gt;questo tipo di indagini mi lasciano alquanto perplesso&lt;/b&gt;, convinto come sono che nell’attuale società dell’informazione (nel senso di come viene fatta, l’informazione) siano sufficienti pochi giorni di forzatura televisiva di un qualsiasi evento, pro o contro il nucleare, per spostare una quota rilevante dell’opinione pubblica da un campo all’altro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-2131917742318789141?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/n09NDiw9KT8" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-04-11T02:23:16.677+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S8EU5dIw17I/AAAAAAAAAIg/v3-XF_SknBc/s72-c/Nucleare_interrogativo.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/04/55-italiani-favorevoli-nuovi-impianti.html</feedburner:origLink></item><item><title>Ricerca scientifica che guarda al futuro</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/MgINWZMd2yw/ricerca-scientifica-che-guarda-al.html</link><category>innovazione</category><category>ricerca scientifica</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Fri, 02 Apr 2010 17:09:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-1026427926675272509</guid><description>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Segnalo una notiziola che a me ha colpito parecchio.&lt;br /&gt;
Mi sono imbattuto su un lancio dell’Agenzia APCom, relativa ad una ricerca USA&amp;nbsp;finalizzata a realizzare nuovi elaboratori di dati (server di dimensioni aziendali, per intenderci) a basso consumo energetico.&lt;br /&gt;
Al promotore della ricerca, tale&amp;nbsp;Nam Sung Kim dell’università del Wisconsin, la US National Science Foundation (NSF) ha dato un &lt;strong&gt;Career Award&lt;/strong&gt;, un premio alla carriera.&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S7aETRaD_pI/AAAAAAAAAIQ/Z9JOYuI63_Y/s1600/award.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nt="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S7aETRaD_pI/AAAAAAAAAIQ/Z9JOYuI63_Y/s320/award.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Mi sono chiesto qual era la grande rilevanza della ricerca, visto che a me sembrava un obiettivo di efficienza energetica encomiabile, ma tutto sommato di nicchia: una delle tante piccole azioni da fare in una logica di maggiore efficienza di sistema.&lt;br /&gt;
Poi ho visto le cifre e sono rimasto sbalordito. I consumi elettrici dei server americani (occhio: solo degli USA e solo dei grandi server, non dei PC domestici o dei singoli PC aziendali) sono raddoppiati negli ultimi 7 anni, raggiungendo l’incredibile spesa di &lt;strong&gt;30 miliardi di dollari nel 2008&lt;/strong&gt;. Una cifra che continua a crescere di anno in anno. È evidente che utilizzare server che consumino il 10% in meno (ma la ricerca del prof. Kim punta a molto di più) vuol dire un risparmio di 3 miliardi di dollari l’anno, a crescere in futuro, e solo negli USA.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono già convinto delle enormi potenzialità insite nelle nuove tecnologie per ’efficienza energetica, ma mi sa che dovrò comunque rivedere al rialzo le mie convinzioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Però non è questa la notiziola che volevo sottolineare&lt;/strong&gt;. La notiziola è proprio nel Career Award.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da noi i premi alla carriera si danno alla fine di una luminosa carriera scientifica. Che so, immagino che &lt;strong&gt;un bel premio alla carriera in Italia lo si potrebbe dare al prof. Giorgio Salvini&lt;/strong&gt;, che in questi giorni compie 90 anni e che ha svolto un ruolo davvero importante per la fisica italiana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;In America no. La logica è diversa&lt;/strong&gt;. A insospettirmi è stato il gran numero di “premi alla carriera” elargiti ogni anno dalla NSF: ho abbandonato l’idea di contare solo quelli dati nei primi 3 mesi del 2010 dopo averne contati una trentina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dov’è la differenza con l’Italia? Sta nel fatto che &lt;strong&gt;negli USA i “premi alla carriera” sono dati a giovani ricercatori &lt;em&gt;all’inizio&lt;/em&gt; della carriera&lt;/strong&gt;, che cioè&amp;nbsp;dimostrano – con progetti e ricerche - di poter svolgere una futura luminosa carriera. Capito la differenza? E per sovrappeso, con il premio negli USA si danno anche congrui finanziamenti per poter proseguire le ricerche (che variano parecchio da caso a caso, ma quelli assegnati a Sung Kim, che mi sono sembrati relativamente “medi”, sono stati di quasi mezzo milione di dollari distribuiti in 5 anni).&lt;br /&gt;
Qualcuno si chiede ancora perché la ricerca scientifica italiana non tiene il passo con gli altri Paesi?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-1026427926675272509?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/MgINWZMd2yw" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-04-03T02:09:31.481+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S7aETRaD_pI/AAAAAAAAAIQ/Z9JOYuI63_Y/s72-c/award.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/04/ricerca-scientifica-che-guarda-al.html</feedburner:origLink></item><item><title>Piccole notizie, ma grande disinformazione</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/utEDKVcMkMA/piccole-notizie-ma-grande.html</link><category>clima</category><category>ambiente</category><category>effetto serra</category><category>disinformazione</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Sat, 27 Mar 2010 18:22:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-2342586948739537604</guid><description>Mi sforzo di essere razionale. Ovviamente non posso essere io il giudice per stabilire se lo sono e nemmeno se ho gli strumenti culturali per esserlo. Però sono sicuro che mi sforzo di esserlo.&lt;br /&gt;
Per questo l’informazione ideologica mi fa letteralmente torcere le budella. Soprattutto quando a farla sono organi di informazione che pretendono di essere autorevoli e seri, che in campo giornalistico vorrebbe dire verifica delle fonti, confronto di dati, commenti basati su dati di fatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S66saOjBIGI/AAAAAAAAAII/zRmFiySbBeg/s1600/cherry_blossoms.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nt="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S66saOjBIGI/AAAAAAAAAII/zRmFiySbBeg/s320/cherry_blossoms.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Beh! Oggi ho le budella del tutto attorcigliate. A causa di &lt;strong&gt;un paio di notiziole&lt;/strong&gt; che, di per sé, sono robetta, niente di particolarmente significativo. Eppure proprio per questo &lt;strong&gt;a me sono sembrate il segno dell’ideologia più becera,&lt;/strong&gt; quella cui non importa nulla di diventare addirittura stupida.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;La prima notizia è sui ciliegi giapponesi&lt;/strong&gt;. Che quest’anno (ho letto sull’Ansa, sul Corriere della Sera e sull’Unità, ma non so quanti altri giornali l’hanno riportata) sono fioriti – udite udite – con ben 6 giorni di anticipo rispetto allo scorso anno.&lt;br /&gt;
È questa la notizia? No, &lt;strong&gt;la notizia è che, secondo i giornali sopra citati, il motivo dello “straordinario” anticipo è l’effetto serra causato dall’uomo&lt;/strong&gt;: «l'anticipo record di 6 giorni sul 2009 e di 13 giorni sulla media del dopoguerra&amp;nbsp;la dice lunga sui cambiamenti climatici in atto» informa il Corriere. Senza peraltro precisare che tali cambiamenti climatici devono essere in corso da un bel po’ di tempo, visto che un anticipo simile della fioritura in Giappone si è già verificato nel 1955, 1959 e 1973. Come pure che, ovviamente, le fioriture non avvengono tutte lo stesso giorno alla stessa ora, ma con differenze di oltre un mese a seconda della zona, dell’altitudine e dell’andamento meteorologico (in Giappone la data ufficiale dell’evento è annunciata dai telegiornali per ciascuna singola località).&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;La seconda notizia &lt;/strong&gt;l’ho letta su Repubblica di ieri, ma poi ho verificato che è stata data anche dalle agenzie Ansa e APcom e ripresa con evidenza da La Stampa e Il giornale (e chissà quanti altri: Beppe Grillo, ad esempio, nel suo blog ci è andato a nozze). Ed è questa: &lt;strong&gt;l’isola di New Moore, situata più o meno a un paio di km tra le coste dell’India e del Bangladesh, è sparita&lt;/strong&gt;. «Inghiottita dal mare» titola Repubblica (che gli ha dedicato una intera pagina), precisando nel sommario: «Questi eventi sono legati al riscaldamento globale, alla crescita degli oceani e a catastrofi come gli uragani».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre Repubblica mi ha informato che l’isola era alta sul mare circa 2 metri, e che il sollevamento del mare è di circa 3,5 mm l’anno: circa 10 cm negli ultimi 30 anni.&lt;br /&gt;
A quelli di Repubblica non gli è venuto il &lt;strong&gt;dubbio che 35 cm di sollevamento del mare dovrebbero avere qualche difficoltà a “inghiottire” un’isola alta 2 metri&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Possibile che non abbiano un po’ di senso critico? Un po’ di voglia di verificare quello di cui parlano? Possibile che è sufficiente che una notizia (anche una baggianata, come in questo caso) sia appena un po’ funzionale alla propria ideologia per darla con la massima evidenza (ripeto: gli hanno dedicato una intera pagina!) fregandosene se così fanno solo allarmismo, senza nessun distinguo, senza far vedere nessuna luce in fondo al tunnel?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;A me invece il dubbio è venuto&lt;/strong&gt;, e così ho scoperto (peraltro molto facilmente) che quella di News Moore era un’isola solo in senso tecnico, cioè di terra circondata dal mare. In realtà si trattava di un agglomerato di terriccio e sabbia formatosi dai detriti depositati dalle intricatissime correnti del grande delta del Gange, in una zona in cui gli isolotti di sabbia vanno e vengono con regolarità. New Moore si era formata agli inizi degli anni ’70 e, da isolotto, era poi cresciuta parecchio (circa 10 km quadrati) senza però mai stabilizzarsi e in via di lenta “sparizione” (erosione) da almeno un decennio. Niente a che vedere con i cambiamenti climatici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sono sicuro che i giornali abbiano il pieno diritto di sostenere le loro tesi e/o ideologie (a parte quelli che lo fanno in modo esplicito, tipo l’Unità) invece di limitarsi a fare informazione . Però lo fanno. Ma quanti lettori hanno abbastanza competenze tecniche sugli aspetti ambientali per fare le opportune valutazioni? In questo senso credo fermamente che anche notiziole come queste, date in questo modo, costituiscano una grave forma di disinformazione da contrastare in ogni modo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-2342586948739537604?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/utEDKVcMkMA" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-03-28T03:22:09.209+02:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S66saOjBIGI/AAAAAAAAAII/zRmFiySbBeg/s72-c/cherry_blossoms.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/03/piccole-notizie-ma-grande.html</feedburner:origLink></item><item><title>La convenienza dei reattori coreani e i vincoli burocratici occidentali</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/EnergyMix/~3/GcU1mhn5k8M/la-convenienza-dei-reattori-coreani-e-i.html</link><category>EPR</category><category>costo kWh</category><category>Corea</category><category>energia nucleare</category><category>sicurezza</category><author>noreply@blogger.com (Aldo C.)</author><pubDate>Fri, 26 Mar 2010 17:36:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7836470855158624724.post-5416995513741216103</guid><description>L’International Energy Agency (IEA) e la Nuclear Energy Agency (NEA) hanno realizzato uno studio (&lt;a href="http://www.iea.org/w/bookshop/add.aspx?id=403"&gt;Projected Costs of Generating Electricity&lt;/a&gt;) che mette a &lt;strong&gt;confronto il costo del kWh elettrico prodotto da nucleare, carbone, gas ed eolico on-shore&lt;/strong&gt;, con riferimenti anche al fotovoltaico e alla cattura e sequestro della CO2.&amp;nbsp; Lettura di grande interesse:&amp;nbsp;nella pagina linkata sopra è contenuto un ampio sommario (in inglese), che però non tratta dell’argomento di questo post. Il rapporto infatti (e quindi la sintesi) è incentrato sul paragone tra le varie tecnologie, mentre a noi, qui, interessa un punto particolare non evidenziato nella sintesi, cioè il &lt;strong&gt;confronto del costo del kWh prodotto dai reattori nucleari coreani e quelli EPR francesi&lt;/strong&gt;. &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S61PnnI_MrI/AAAAAAAAAIA/tkmB4c7gJg8/s1600/Korea-2.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nt="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S61PnnI_MrI/AAAAAAAAAIA/tkmB4c7gJg8/s320/Korea-2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All’interno del rapporto è infatti evidenziato che &lt;strong&gt;l'elettricità prodotta dal reattore coreano APR-1400, scelto recentemente da Abu Dhabi, costa la metà di quella prodotta dall'EPR da 1.600 MW francese&lt;/strong&gt;: 2,2 – 3,1 eurocent/kWh per il reattore coreano, contro 4,2 – 7,3 eurocent/kWh per quello francese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il divario dei costi per ciascuna singola tecnologia è relativo al contesto industriale in cui i reattori vengono realizzati (ad esempio, per ragioni non dovute ad aspetti tecnici, in occidente i tempi di realizzazione vanno da 6 a 10 anni, in Cina da 4 a 5) e, soprattutto, al tasso di sconto vigente. Ma in ogni caso va fatta &lt;strong&gt;una prima osservazione generale, cioè il costo incredibilmente basso che in alcune circostanze il nucleare può raggiungere &lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo di che &lt;strong&gt;c’è da chiedersi perché i reattori coreani siano così vantaggiosi&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
La risposta l’hanno data gli esperti dell’IEA e Luis Echavarri, direttore generale della NEA: perché &lt;strong&gt;i coreani non si confrontano con i vincoli autorizzativi dei Paesi occidentali e costruiscono in tempi più brevi&lt;/strong&gt;. Inoltre hanno costi di manutenzione e di gestione più competitivi. Ma soprattutto perché &lt;strong&gt;sono gli unici a condurre un ampio programma nucleare con lo stesso reattore&lt;/strong&gt;, e una cosa è costruire in serie, altro è costruire dei prototipi, come sta facendo la francese Areva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;E poi ci sono gli aspetti legati alla sicurezza&lt;/strong&gt;. Che è una cosa che costa. Nel caso dell’EPR si è puntato alla sicurezza massima, sia per gli aspetti più strettamente tecnologici, sia per quelli più generali. È l’unico reattore, ad esempio, il cui progetto prevede un edificio di contenimento in grado di resistere all’impatto di un grande aereo di linea.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siccome uno dei motivi fondamentali per cui l’Italia dovrebbe tornare con urgenza al nucleare è proprio quello economico, non ci stupirebbe se ora ci fosse qualcuno che cominciasse a dire che occorre fermarsi a riflettere, perché forse sarebbe meglio cambiare strategia e rivolgersi ai coreani invece che ai francesi. &lt;strong&gt;Ogni scusa è buona per rinviare, fermare, ostacolare&lt;/strong&gt;. Ma ci andrebbe anche bene: parliamone. Purché sia chiaro di cosa stiamo parlando, visto che proprio il presunto rischio nucleare è il vessillo sventolato per dire no al nucleare.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Sui dati sopra riportati è però indispensabile riflettere, ma in relazione ai vincoli burocratici e amministrativi che legano il nostro sistema Paese&lt;/strong&gt;. Non dimentichiamo che, agli inizi degli anni ’60, l’Italia è stata in grado di realizzare (dall’inizio dei lavori alla connessione in rete) la centrale nucleare di Latina in 4 anni e 7 mesi; quella del Garigliano in 4 anni e 3 mesi e quella di Trino Vercellese addirittura in 3 anni e 4 mesi. Ed erano prototipi di tre tecnologie diverse. Che peraltro sono state in servizio per decenni senza alcun problema.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7836470855158624724-5416995513741216103?l=energy-mix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnergyMix/~4/GcU1mhn5k8M" height="1" width="1"/&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-03-27T01:36:09.563+01:00</atom:updated><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S61PnnI_MrI/AAAAAAAAAIA/tkmB4c7gJg8/s72-c/Korea-2.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://energy-mix.blogspot.com/2010/03/la-convenienza-dei-reattori-coreani-e-i.html</feedburner:origLink></item></channel></rss>

