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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;C0MESXc_eSp7ImA9WxFaGUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701</id><updated>2010-07-24T02:50:08.941-06:00</updated><title>RIFLESSIONI IN ORDINE SPARSO</title><subtitle type="html">di ENRICO SABATINO</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://enricosabatino.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://enricosabatino.blogspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>852</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/EnricoSabatino" /><feedburner:info uri="enricosabatino" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><logo>http://www.feedburner.com/fb/images/pub/fb_pwrd.gif</logo><entry gd:etag="W/&quot;C0MESXc-eyp7ImA9WxFaGUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-4765692894690450372</id><published>2010-07-24T02:23:00.005-06:00</published><updated>2010-07-24T02:50:08.953-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-07-24T02:50:08.953-06:00</app:edited><title>Venezuela-Colombia: rottura diplomatica a scadenza</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TEqorKsgOKI/AAAAAAAACEw/vcB5Ifa_So4/s1600/maradona_b1.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 190px; height: 130px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TEqorKsgOKI/AAAAAAAACEw/vcB5Ifa_So4/s400/maradona_b1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5497391754717968546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ieri il presidente del Venezuela Hugo Chavez, mentre riceveva Diego Maradona al palazzo presidenziale, ha annunciato la decisione di interrompere le  relazioni diplomatiche con la Colombia. Il corpo diplomatico di Bogotà  presente sul territorio venezuelano ha ora 72 ore di tempo per lasciare il  Paese, ha detto il ministro degli Esteri di Caracas Nicolas  Maduro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione è giunta in seguito alle accuse rivolte al Venezuela  dall'ambasciatore colombiano all'Osa (Organizzazione degli Stati Americani), Luis Alfonso Hoyos, durante un'assemblea  straordinaria dell'Osa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Hoyos, che ha pure fatto vedere alcune mappe, in Venezuela - e precisamente nello stato di Zulia - si troverebbero 1.500 guerriglieri  delle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) distribuiti in  87 accampamenti e la loro presenza sarebbe tollerata del governo di  Caracas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chavez ha naturalmente subito negato le accuse e ora, con la rottura delle relazioni diplomatiche, ogni comunicazione fra i due Paesi avverrà solo ed esclusivamente attraverso gli ambasciatori presenti negli Stati Uniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la crisi tra Venezuela e Colombia dovrebbe durare poco visto che il presidente Uribe lascerà la guida del Paese a Juan Manuel Santos il prossimo 7 agosto.&lt;br /&gt;E il rischio che la crisi degeneri sembra scongiurato anche dal fatto che Uribe ha annunciato l'intenzione di non militarizzare la zona di frontiera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui di seguito qualche articolo sulle recenti decisioni di Chavez in politica estera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Venezuela, crisi diplomatica a tempo determinato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Alessandro Grandi - Peacereporter - 23 Luglio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Chàvez rompe con Uribe e attende l'insediamento di Santos alla  presidenza della Colombia per normalizzare i rapporti fra Caracas e  Bogotà&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi fra Venezuela e Colombia scoppiata nella notte e la relativa  rottura delle relazioni diplomatiche fra i due stati, potrebbe durare  ancora per diversi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Consiglio di Difesa di Caracas, riunitosi in fretta e furia su  richiesta di Chàvez nel corso della notte ha elaborato una serie di  strategie per affrontare la crisi nell'immediato futuro. Il documento  studiato dalla Difesa verrà presentato al capo dello Stato in queste  ore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il Consiglio di Difesa ratifica il primo luogo il suo più  totale appoggio alla decisione presa da Chàvez. Il Venezuela non è  disposto a farsi mancare di rispetto e lo dice davanti al mondo e ai  paesi fratelli" ha detto il vicepresidente venezuelano Elias Jaua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Proprio  quando lo Stato venezuelano aveva annunciato una politica di  distensione con la speranza che il nuovo governo colombiano aprisse  spazi di cooperazione e scambio, arriva una nuova aggressione da parte  dell'uscente presidente Uribe" ha aggiunto Jaua. &lt;p&gt;Il vicepresidente ha anche invitato tutta la popolazione venezuelana e  i partiti d'opposizione e sostenere la posizione di Chàvez, come  spirito patriottico e contro l'ingerenza nella politica del Paese da  parte di Colombia e Usa.  Jaua ha rincarato la dose e come un fiume in  piena ha aggiunto: "Il Venezuela negli ultimi dieci anni ha dimostrato  la sua vocazione pacifica e la volontà di lavorare per un Sudamerica  unito. Inoltre, da sempre vogliamo che la nostra America si converta in  uno spazio di pace".&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Intanto arrivano a getto continuo le  dichiarazioni da Caracas. Il ministro degli Esteri Nicolas Maduro, dopo  aver intimato al corpo diplomatico colombiano di lasciare il paese entro  72 ore, ha fatto sapere che "dietro le menzogne c'è sempre uno scenario  di aggressione diretta" ipotizzando uno scontro non più verbale fra i  due stati.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;"Come tutti sanno questo signor Hoyos, viene dal più profondo  buco della corruzione della Colombia. Io non giudico nulla di ciò che è  stato presentato all'Osa, quello che ha fatto vedere è uno schifo".  Inoltre, Maduro ha sottolineato che tutte le dichiarazioni che giungono  da Bogotà sono solo scherzi".&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Di sicuro fino al giorno in cui Uribe  resterà alla guida del paese, almeno fino al 7 agosto prossimo, la crisi  resterà tale. Dopo, con l'insediamento alla presidenza della Colombia  di Santos, probabilmente, le relazioni bilaterali riprenderanno e la  guerra di parole fra Caracas e Bogotà potrà, forse, sembrare solo un  lontano ricordo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La guerra con Chavez voluta da Uribe&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Stella Spinelli - Peacereporter - 23 Luglio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nell'ennesima rottura fra Colombia e Venezuela c'è lo zampino del  presidente uscente, che in extremis - il 7 agosto subentrerà Santos - ha  voluto scompigliare i già difficili rapporti che il nuovo presidente  punta invece ad appianare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La già pesante &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;eredità di Alvaro Uribe&lt;/strong&gt;, si fa adesso  insostenibile. E Manuel Santos, suo successore e delfino sulla carta,  ma altro da lui nei fatti, avrà il suo bel da fare per raddrizzare le  questioni scottanti. Prime fra tutte quelle diplomatiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì perché  l'ormai nota - ed ennesima - &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;rottura diplomatica fra Colombia e Venezuela&lt;/strong&gt;,  scatenata dall'ambasciatore colombiano all'Osa (Organizzazione stati  americani) che ha accusato Caracas di ospitare accampamenti Farc in  territorio venezuelano, altro non è che il frutto del&lt;strong&gt; primo grave scontro interno tra passato e presente&lt;/strong&gt;, tra presidente uscente e presidente entrante, tra Uribe e Santos, che salirà a palazzo Nariño il prossimo 7 agosto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;l'ultima zampata del leone ferito&lt;/strong&gt;,  costretto a ritirarsi contro voglia, dopo otto anni di potere  incontrastato e ora pugnalato alle spalle proprio da colui che  considerava fedele successore e che invece già si è rivela autonomo e  arguto, potente quanto basta da impostare una politica personale e  indipendente, in alcuni tratti in totale contrasto con l'egocentrico  predecessore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la politica estera ne è l'esempio. Fin dal suo primo  discorso da neoeletto,&lt;strong&gt; Santos ha chiamato i paesi vicini alla distensione, alla collaborazione.&lt;/strong&gt;  Non ha mai nascosto come il primo punto in agenda sia per lui  riattivare i rapporti di buon vicinato con Ecuador e Colombia, paesi con  i quali Uribe si va scontrando da almeno cinque anni. &lt;p&gt;Risale al &lt;strong&gt;2005 la prima accusa a Chávez &lt;/strong&gt;di sostegno e finanziamento alla guerriglia di&lt;strong&gt; Farc ed Eln&lt;/strong&gt;, accusa mai sopitasi, e che ha caratterizzato ogni tappa della politica estera dell'era Uribe.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Con&lt;strong&gt; l'Ecuador&lt;/strong&gt;, invece, il clou della&lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/10388/Sudamerican+Style" target="_self"&gt;&lt;strong&gt; tensione&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; venne  raggiunto &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;il primo marzo 2008&lt;/strong&gt;,  quando Bogotà ordinò il bombardamento di un accampamento guerrigliero  in territorio ecuadoriano, uccidendo così il cancelliere fariano &lt;strong&gt;&lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/10481/Prima+e+dopo+Reyes" target="_self"&gt;Raul Reyes&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; e molti civili innocenti. Poco importa se dietro quella manovra c'era &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;proprio Santos&lt;/strong&gt;, che allora ricopriva la carica di ministro della Difesa uribista.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il futuro presidente colombiano, che &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/16465/Il+fine+giustifica+i+mezzi" target="_self"&gt;&lt;strong&gt;Quito ha persino indagato&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;  per quell'azione scellerata, sembra non voler altro che rimediare,  rattoppare, distendere. I tentativi di dialogo con Rafael Correa sono  già stati avviati, e anche verso Chávez il corteggiamento ha avuto  inizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'exploit di &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Luis Alfonso Hoyos&lt;/strong&gt; davanti all'Osa, dunque, ha una sola lettura. &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Hoyos è uomo di Uribe&lt;/strong&gt; nei  secoli fedele, e le accuse monotematiche pronunciate contro Chávez  hanno la chiara impronta uribista. Ma lasciano anche il tempo che  trovano, come dimostra la fredda reazione della maggioranza dei paesi  del Continente.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per capire quanto possa essere credibile colui che  ha portato davanti all'assemblea riprese video che mostrerebbero  battaglioni Farc comodamente accampati nello stato venezuelano di Zulia,  basta dare un'occhiata al suo curriculum.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Luis Alfonso Hoyos&lt;strong&gt; è uno dei tanti uomini di Uribe implicati nello scandalo di corruzione&lt;/strong&gt; conosciuto con il nome di &lt;strong&gt;&lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/16073/Colombia,+ancora+politici+in+manette+per+corruzione" target="_self"&gt;"Ydis Politica"&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, e che ha travolto anche l'ex ambasciatore colombiano a Roma, &lt;strong&gt;&lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/21921/Rinviato+a+giudizio,+si+dimette" target="_blank"&gt;Pretelt de la Vega&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;. Anzi, per il suo ruolo in giri di mazzette e prebende e in manipolazione di denaro pubblico, Hoyos è stato persino i&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;nterdetto a vita dai pubblici uffici&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per questo l'amico Uribe si vide costretto a spedirlo all'Osa  inserendolo nell'unico posto che non prevede elezioni: l'ambasciata. Un  copione che il presidente uscente era solito ripetere ogni volta che un  suo uomo veniva incastrato dalla disobbediente Corte Costituzionale, che  osava indagare suo suoi fedelissimi e applicare la legge senza rispetto  per il potere.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Stessa storia, infatti, per De la Vega, per quello che  era il console di Milano, Manuel Noriega, noto amico dei paramilitari, e  per molti altri personaggi chiave della politica estera uribista.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Adesso toccherà a Santos che avrà ora il suo bel da fare per restituire credibilità all'estero alla politica colombiana.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-weight: bold;" class="Titolo_big"&gt;Chavez e Israele: il Medio Oriente in America Latina&lt;/div&gt;           &lt;span class="artAutore"&gt;di Alessandro Iacobellis - www.eurasia-rivista.org - 23 Luglio 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;p&gt;In mezzo a tutto il fiorire di reazioni  (o meglio, di mancate  reazioni…) della comunità internazionale al  sanguinoso attacco  israeliano contro la Striscia di Gaza di fine  2008-inizio 2009, è  passato in secondo piano l’atteggiamento assunto  dal Venezuela di  Chavez.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La Repubblica Bolivariana, infatti, ha  deciso, in data 6 gennaio,  l’espulsione dell’ambasciatore d’Israele  Shlomo Cohen, in risposta a  quella che il presidente ex-parà ha  definito la “barbarie” di Gaza.  Decisione destinata prevedibilmente ad  avere parecchie ripercussioni sul  futuro degli equilibri geopolitici  dell’America Latina.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Intanto, già il  giorno successivo, è arrivata  immediata e scontata la risposta di Tel  Aviv: l’espulsione  dell’Incaricato d’Affari del Venezuela in Israele,  Roland Betancourt.  Il Venezuela infatti non aveva alcuna rappresentanza  diplomatica in  Israele, ma appunto un Incaricato per il disbrigo di  Affari  diplomatici.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Relazioni di basso livello, insomma. Già in netto   peggioramento da quando Chavez espulse una prima volta l’ambasciatore   israeliano durante la guerra al Libano dell’estate 2006, e anche in   seguito all’inesorabile avvicinamento politico ed economico all’Iran di   Ahmadinejad.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Come dicevamo, la notizia è passata molto in  sordina, almeno sui  nostri media: trafiletto fra le vittime di un  bombardamento e l’altro, e  un atteggiamento come per indicare che un  atto del genere rientri  piuttosto nel folklore della politica  sudamericana, tanto lontana dal  teatro mediorientale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lettura  decisamente superficiale: in America Latina, infatti, non  solo gli  Stati Uniti (con la loro storica politica di ingerenza nel  cortile di  casa dettata&lt;em&gt; &lt;/em&gt;dalla dottrina Monroe), ma anche Israele stesso ha sempre giocato una partita decisiva per la propria influenza internazionale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Premessa:  il principale fronte di scontro (per ora fortunatamente  solo politico,  ma che occasionalmente rischia di sfociare in guerra vera  e propria)  che si gioca attualmente nel subcontinente americano è ormai  da diverso  tempo sull’asse Colombia-Venezuela.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Due Paesi vicini, per certi  versi fratelli (entrambi devono la loro  indipendenza a Simon Bolivar e  furono protagonisti del suo grande  progetto politico, facendo anche  parte della stessa nazione, la Grande  Colombia, dal 1819 al 1831) ma al  tempo stesso divisi da una rivalità  storica e da due destini  politicamente agli antipodi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In realtà il ruolo di Israele nelle  aree di crisi sudamericane ha  radici ancora più lontane, ed è  soprattutto legato alla funzione di  immenso deposito di armi, di cui  gli Stati Uniti sono sempre stati  generosi fin dalla sua nascita, nel  1948.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Avendo quindi il governo israeliano guadagnato ben presto  la fama di  immensa armeria e di Paese più militarizzato al mondo,  soprattutto a  causa della sua storia di guerra semi-permanente con i  vicini arabi nel  corso di tutti questi decenni, non deve sorprendere  che durante la  Guerra Fredda esso fosse divenuto un punto di  riferimento per tantissimi  regimi che aspiravano ad entrare nell’area  di influenza statunitense  nelle regioni più delicate del globo. Il Sud  America fu, come noto, una  delle principali vittime della  contrapposizione USA-URSS.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per niente  disposti a perdere la loro  storica zona di controllo a sud, gli  statunitensi non persero tempo a  reprimere con la forza tutti quei  partiti e movimenti popolari che,  anche quando non comunisti o  filo-sovietici, reclamavano giustizia  sociale per le masse del  continente, da sempre sottoposte a  sfruttamenti e vessazioni da parte di  ristrette oligarchie gradite agli  interessi di Washington.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Atteggiamento che, si sa, si spinse anche al  rovesciamento di governi  democraticamente eletti, come quello del  socialista Allende in Cile, con  la successiva installazione del regime  di Pinochet.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Questo fu solo il primo passo di una catena che  vide, a partire dagli  anni ’70 e con un picco nel decennio successivo,  l’irruzione sulla  scena della famigerata counter-insurgency, la  politica di  controguerriglia eterodiretta dagli USA contro i movimenti  di  liberazione nazionale della regione.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Lo schema si ripeteva   meccanicamente in quasi ogni Paese del Centro e Sud America: laddove la   popolazione richiedeva più libertà e giustizia, ecco che i governi   venivano affidati a giunte militari o comunque ad ambienti di apparati   legati a Washington.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Naturale che, in diversi casi, le opposizioni   popolari ricorressero alla guerriglia armata. Ed è proprio a quel punto   che interveniva Israele: armi, addestramento e consiglieri militari, di   concerto con l’alleato nordamericano.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A decenni di distanza, con molti   segreti scoperchiati (e con tanti altri di cui invece non sapremo mai   nulla) è certo che il principale fornitore di armi per regimi brutali   come quelli di Haiti, Argentina, Brasile, Paraguay, Panama, Perù,   Costarica, Repubblica Dominicana, Honduras e Guatemala fu proprio   Israele, assieme al reclutamento e addestramento dei Contras in   Nicaragua in funzione anti-sandinista, ingrassando al tempo stesso la   dittatura di Somoza di ingenti carichi di armi.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I contratti di vendita e   collaborazione con questi regimi erano mascherati da innocui aiuti   tecnici e da non meglio definita “pacificazione rurale”, da intendersi   in realtà come liquidazione di massa e sistematica di campesinos in odor   di guerriglia.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Scendendo nel dettaglio, si possono ricordare episodi   della Guerra Sporca in El Salvador che videro protagonisti gli squadroni   della morte  freschi di addestramento israeliano: la tristemente  famosa  polizia segreta dell’ANSESAL, capeggiata dall’ufficiale Roberto   D’Aubuisson, che non molto tempo dopo entrò anche in politica alla  guida  del movimento reazionario ARENA, da lui stesso fondato, e che  mandò  addirittura il figlio a studiare in Israele. D’Aubuisson che si  macchiò  tra le altre cose dell’omicidio dell’Arcivescovo di San  Salvador Oscar  Romero.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il guadagno per Israele in El Salvador fu  notevole: dal 1975 ala  1979 l’83% delle commesse militari del Paese  centroamericano erano  infatti stipulate con Tel Aviv, secondo lo  Stockholm International Peace  Research Institute. Va ricordato anche  che Israele pagò il suo  coinvolgimento nel conflitto salvadoregno con  l’uccisione da parte della  guerriglia del suo Console onorario, Ernesto  Liebes.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il quadro storico, dunque, è piuttosto pesante. Ma non  si ferma qui,  perché arriva ai giorni nostri e finisce per riguardare  anche Chavez  stesso. Come in occasione del fallito golpe dell’aprile  2002, quando  Pedro Carmona tentò senza successo di prendere il potere a  Caracas.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Al  suo fianco, secondo diverse fonti, si muovevano personaggi  non estranei  ad addestramento militare israeliano, interessati a  instaurare un regime  amico in un Paese, il Venezuela, membro dell’Opec  (organizzazione da  sempre monopolizzata da stati arabi e musulmani e  verso cui Israele  nutre una storica diffidenza).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il colpo di Stato,  però, fallì, e da  allora le relazioni israelo-venezuelane conobbero un  rapido declino, a  cominciare da un accordo militare bilaterale per la  revisione e vendita  congiunta alla Cina di jet F-16 di produzione  statunitense, che fu fatto  annullare proprio da… Washington, a cui  evidentemente una mano troppo  libera di Tel Aviv in America Latina non  piace molto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In seguito a questo episodio, le attenzioni  israeliane iniziarono a  distogliersi sempre più da Caracas e, fra una  polemica e l’altra, si  sono via via indirizzate alla vicina Colombia.  La quale, per Israele, è  da sempre un ottimo cliente sia ufficialmente  che… ufficiosamente.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In  quest’ultimo ambito rientra infatti l’appoggio  logistico,  l’addestramento e il rifornimento di armi di cui, sin dalla  loro  nascita, hanno goduto i tristemente noti paramilitari delle AUC   (Autodefensas Unìdas de Colombia), tramite agenzie di sicurezza private   come quella dell’ex colonnello di Tsahal Yair Klein (noto mercenario   internazionale, implicato a suo tempo nella strage di Sabra e Chatila).   Prova incontestabile di questo legame è addirittura un intero capitolo   che Carlos Castano, fondatore delle AUC, dedica nella sua autobiografia   alla sua formazione israeliana.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;All’appoggio agli squadroni  della morte si aggiunge, naturalmente,  quello proficuo allo Stato  colombiano: mitragliatrici Uzi, carichi di  munizioni, ma anche  materiale molto più sensibile e sofisticato, che  dimostrano l’esistenza  di un legame ideologico solido&lt;em&gt; &lt;/em&gt;fra i due  stati, prima ancora  che semplici forniture belliche.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Infatti attraverso  le sovvenzioni  statunitensi del Plan Colombia (ufficialmente destinato a  combattere il  narcotraffico, secondo certi maliziosi istituito  piuttosto per  mantenerlo sotto controllo statale…) l’esercito colombiano  è anche  all’avanguardia per jet, droni senza pilota e sistemi di  intelligence  (l’ultima contratto in materia è stato assegnato alla  compagnia  israeliana Global CST per un totale di 10 milioni di dollari).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt; Nessuna  sorpresa che un tale arsenale debba essere di tanto in tanto  essere  utilizzato sul campo, magari con la scusa dell’onnipresente  terrorismo  (in Colombia quello delle Farc e dell’Eln).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In realtà il più  delle  volte la vittima di questi armamenti finisce per essere la stessa   popolazione civile colombiana, o addirittura uno stato confinante,   proprio come accaduto l’1 marzo scorso con l’impunita violazione della   sovranità del vicino Ecuador (anche lì, obiettivo dichiarato un campo   oltre confine delle Farc, evidentemente la parola magica “terrorismo”   legittima ormai qualsiasi cosa in ogni angolo del mondo).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E  ancora, nessuna sorpresa che, in seguito a quello che era stato a  tutti  gli effetti un atto di guerra contro l’Ecuador, Chavez arrivò a   schierare i carri armati sul confine con la Colombia, definendola   “Israele dell’America Latina”. Il governo di Bogotà aveva evidentemente   ben appreso la politica dell’aggressione a freddo, e delle scuse   successive, a fatto compiuto, dai suoi maestri di Tel Aviv.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Per  la storia dei rapporti fra Israele e regimi del Centro e Sud  America,  si consiglia il libro di Jon Lee Anderson “Loose Cannon: On the  Trail  of Israel’s  Gunrunners in Central America”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-4765692894690450372?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/-5qNBhXofoo" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/4765692894690450372?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/4765692894690450372?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/-5qNBhXofoo/venezuela-colombia-rottura-diplomatica.html" title="Venezuela-Colombia: rottura diplomatica a scadenza" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TEqorKsgOKI/AAAAAAAACEw/vcB5Ifa_So4/s72-c/maradona_b1.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/07/venezuela-colombia-rottura-diplomatica.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkIDR3s9fyp7ImA9WxFaGUw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-842160517601518511</id><published>2010-07-23T14:05:00.009-06:00</published><updated>2010-07-23T14:56:16.567-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-07-23T14:56:16.567-06:00</app:edited><title>Israele: dal nazionalismo al razzismo etnico-religioso</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TEn8bhquGWI/AAAAAAAACEg/5QV1e-IwqeM/s1600/al.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 320px; height: 215px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TEn8bhquGWI/AAAAAAAACEg/5QV1e-IwqeM/s320/al.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5497202370006620514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Un paio di articoli che evidenziano il crescente peso della destra israeliana, nazionalista e ultra-religiosa, sia nel governo che nel Parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a pagarne le conseguenze non saranno solo gli arabi israeliani ma anche tutti quei cittadini ebrei laici che sembrano non accorgersi ancora della pericolosa china che il Paese sta prendendo, ottenebrati come sono dall'eterna propaganda sulla sicurezza e la lotta al cosiddetto terrorismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Israele verso la teocrazia?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Mazzetta - Altrenotizie - 20 Luglio 2010&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Mai come ora il mondo osserva con il fiato sospeso Israele, paese che  sembra chiamato ad affrontare uno dei periodi più duri della sua breve e  travagliata storia. La sfida è ancora più pericolosa perché proviene  dall'interno, non sono i vicini (e meno vicini) arabi o islamici a  promettere un futuro fosco, ma le dinamiche interne. Dall'avvento del  governo Bush e dei neo-conservatori, Israele ha avuto mano libera e  partecipato con entusiasmo alla War On Terror.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I premier israeliani, tutti ex-generali dell'esercito, hanno trovato  in Washington l'alleato ideale per infierire sui vicini. Nessuna delle  numerose aggressioni o attacchi israeliani ai paesi confinanti ha mai  ricevuto una sanzione dal Dipartimento di Stato e nemmeno le due vere e  proprie guerre-lampo scatenate contro il Libano e Gaza hanno sollevato  critiche sostanziali o anche solo rumorose.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nonostante questo, nessuno può fare a meno di notare che è almeno  dagli anni '70 che nessun paese dell'area aggredisce Israele e che, da  allora, il divario tra la potenza militare israeliana e alleata e i  vicini potenzialmente ostili è aumentato in progressione geometrica.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sono ormai un paio di  decenni che nessun paese dell'area può coltivare  velleità militari anti-israeliane, che sono anche fuori anche della  portata di paesi come l'Iran, molto più grandi e popolosi di Israele,  che però hanno spese militari non paragonabili, quasi sempre dedicate in  gran parte al mantenimento del controllo interno e dei confini.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'arroganza con la quale il governo israeliano affronta le critiche  internazionali non aiuta, come non aiuta vedere Netanyahu raccontare  sciocchezze smentite nel giro di qualche settimana dalla realtà e  l'ossessivo ricorso alla forza militare come strumento per la soluzione  dei problemi più diversi, fino a scatenare guerre per guadagnare voti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La depressione universale delle sinistre negli stessi anni, non ha  risparmiato Israele, dove l'opposizione a queste politiche  avventuristiche e all'evidente spinta alla colonizzazione della West  Bank a creare un “fatto compiuto”. Che é inaccettabile per chiunque non  sia perso nel viaggio di quel nazionalismo a sfondo religioso che in  Israele ha preso in ostaggio le fragili istituzioni democratiche, di  fatto esautorate dal mantenimento di uno stato di guerra artificiale  quanto eterno.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Da decenni Israele potrebbe evitare qualsiasi conflitto armato ed è  evidente che i più recenti sono stati  smaccatamente scatenati per basse  ragioni di politica  interna, perché alla popolazione in stato di  guerra permanente devi dimostrare che sei disposto a fargliela pagare, a  tutti quelli là fuori che ci vogliono distruggere.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il problema per  Israele è che a questa paranoia collettiva non si accompagnano solo le  conseguenze già tradizionalmente preoccupanti degli unanimismi  nazionalisti, ma che oggi i partiti d'ispirazione religiosa hanno  decisamente preso il controllo di pezzi fondamentali delle istituzioni e  stanno cercando di adeguare l'assetto istituzionale del paese alla loro  visione dell'ebraismo e della sua interpretazione fondamentalista.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In un paese con sette milioni e mezzo di abitanti, due milioni di  ortodossi pesano molto; a maggior ragione se poi il governo deve essere  formato necessariamente da coalizioni di partiti, il più “pesante dei  quali ha raccolto settecentocinquantamila voti e ventotto seggi sui  centoventi disponibili. Partiti che raccolgono la metà di questi voti  sono decisivi e ce ne sono almeno due che rivaleggiano nello spingere  Israele vero il medioevo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sono arrivati al governo in massa con Netanyahu, che si è accollato  una bella compagnia di fuori di testa insieme a “Terror” Lieberman,  ministro degli esteri. Alla Knesset, il Parlamento, vola di tutto e  attualmente c'è in discussione il tentativo da parte degli ortodossi di  attribuire l'autorità sulle conversioni proprio al rabbinato ortodosso.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un'idea folle che consegnerebbe agli ortodossi il potere di stabilire  chi sia ebreo, almeno ai fini dell'acquisizione della cittadinanza  israeliana. Un'azione che unita al tentativo di sopprimere la legge, che  prevede la cittadinanza automatica ai discendenti di ebrei consegna un  potere enorme agli ortodossi. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Come possa il governo Netanyahu svendere parte dello storico impianto  ideologico-istituzionale  e una peculiarità come la concessione della  cittadinanza a una fazione religiosa, attiene sicuramente alla miseria  degli scambi politici più bassi; ma questo genere di azioni si  moltiplicano di mese in mese senza una significativa opposizione della  popolazione non-ortodossa. Sul fronte interno l'unanimismo patriottico è  marmoreo, chi non è d'accordo con il governo è contro Israele, un  traditore.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La cosa non è piaciuta agli ebrei della diaspora, che hanno il loro  peso, ma che all'interno della Knesset non ci sono e che pensano con  sgomento all'idea di una Israele come casa degli ortodossi, che non sono  d'accordo nemmeno sull'ebraicità di molte fazioni concorrenti che  ritengono semplicemente impuri e contagiosi i laici.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Solo poche centinaia di persone partecipano ormai a manifestazioni  per i diritti civili o contro la politica di colonizzazione o contro le  ultime guerre e, spesso, sono soggetti ad aggressioni a sfondo politico  o, più semplicemente, ad una rude repressione. Sembra che l'intero paese  fatichi a rendersi conto di queste evoluzioni, sia perché ostaggio  della paranoia, sia perché non è per niente facile fare opposizione o  mostrarsi diversi quando ti definiscono traditore o ti sputano per  strada.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sono state proposte leggi che puniscono severamente chi simpatizzi  per la campagna di boicottaggio ad Israele o per quei professori che  condividano l'opinione dei loro colleghi internazionali  sull'occupazione  e si battono per contrastarla e, dove non arriva la  censura militare, le cattive notizie s'infrangono su un'opinione  pubblica a prima vista impermeabile a qualsiasi disfattismo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In Israele oggi non ti sputano solo se dissenti, ti sputano anche se  non sei abbastanza “modesto” e ti molestano in ogni maniera se non hai  rispetto delle molteplici prescrizioni e credenze religiose  dell'ortodossia.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ci sono quartieri nei quali le donne devono sedere sul  fondo degli autobus e nei quali non è bene per le signore avventurarsi  esponendo le proprie grazie, pena insulti e aggressioni.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il potere e  l'influenza degli ortodossi dilaga, manifestano in massa ogni volta che  sentono odor di sacrilegio e dove non ottengono il privilegio per vie  legali, forzano la mano senza temere punizioni, che tanto non arrivano. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;La loro ossessiva tendenza a regolamentare ogni aspetto della vita  secondo le prescrizioni della Torah, tira dritto verso il medioevo, in  direzione opposta alla storia della “unica democrazia”dell'area, verso  una repubblica teocratica retta dal rabbinato ortodosso. Il fatto che  Israele non abbia ancora una Costituzione, induce ulteriori  preoccupazioni per l'ulteriore istituzionalizzazione dell'ingerenza  religiosa nello stato.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Al nazionalismo si somma quindi il fanatismo religioso, con effetti  perversi, ancora di più nelle colonie, dove spesso gli ortodossi  costituiscono il nerbo degli insediamenti e il fertilizzante della loro  crescita, visto che molti di loro non possono lavorare per precetto  religioso e che apprezzano le famiglie numerose.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Alimentati dalle casse  dello Stato come massa colonizzante al servizio dei generali, sono  diventati forza di riferimento nell'imponente (per i numeri israeliani)  trasferimento di popolazione oltre i confini riconosciuti, in quei  territori che nessun paese o istituzione internazionale al mondo  riconosce come israeliani.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dice il rappresentante di Nordkin, una  colonia vicino a Betlemme che ospita ortodossi e non, di origine russa,  che l'insediamento ha rifiutato a grande maggioranza l'arrivo di  famiglie non sufficientemente osservanti. A Nordkin, Lieberman ci ha  preso casa e i non-ortodossi sembrano non aver voce in politica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Così il rappresentante ufficiale della colonia, che vive e prospera  grazie alla protezione e ai fondi di un paese che in teoria ripudia il  razzismo, può dire senza timore di sanzioni o di sollevare scandalo che:  “Il problema più grande é che, se accetti dieci famiglie nelle quali la  madre non è ebrea, presto ci saranno trenta bambini e domani tuo figlio  potrebbe innamorarsi della bella ragazza della porta accanto: è un vero  problema. È già abbastanza difficile con le dozzine di terroristi che  entrano ogni mattina”. (leggasi i palestinesi che lavorano per i coloni &lt;em&gt;ndr&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E prosegue: “Dobbiamo separarci dai gentili nel commercio e in tutto il  resto, soprattutto nel vivere con loro. Potrebbe portare  all'assimilazione o all'idolatria. Apre la porta a ogni genere di  problemi. Potrebbero spingerci a commettere peccati che gli ebrei  normalmente non commettono, come l'idolatria, l'incesto e tutte le altre  perversioni di ogni genere. Per questo qui non c'è posto per loro.”  Questo delirante discorsetto è tradotto da &lt;em&gt;Haaretz.com&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;È appena il caso di far notare che le stesse parole pronunciate in un  contesto occidentale sarebbero considerate razzismo puro, ancora di più  se l'oggetto dell'ostracismo fossero famiglie respinte perché ebree.  Questo è il contesto culturale e sociale prodotto dagli estremisti  religiosi nella sua brutale pochezza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Purtroppo gli ortodossi non si limitano ad auto-segregarsi, ma hanno  la tendenza a considerare le loro regole come le uniche appropriate per  Israele e si applicano moltissimo allo scopo, nelle più lontane colonie  come nel centro della metropoli, Gerusalemme.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per questo anche Anat  Hofman, rappresentante di un gruppo di preghiera femminile, Le Donne del  Muro, è stata prima aggredita e sputacchiata e poi arrestata per aver  trasgredito una sentenza dell'Alta Corte che le vietava di leggere la  Torah al Muro del Pianto, infrangendo un divieto stabilito ancora una  volta dagli ortodossi che, da tempo, operano per a trasformare un  monumento nazionale accessibile a tutti gli ebrei in un tempio  all'interno del quale valgono le regole dell'ortodossia più stretta.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una tale deriva spinge lontano dalle soluzioni auspicate  internazionalmente o lontanamente accettabili per i palestinesi. Il  sogno degli ortodossi è infatti un solo Stato dal quale siano  possibilmente espulsi o emarginati tutti quelli non abbastanza ebrei,  trasformando il paese in senso teocratico e provocando una frattura da  antiche guerre di religione all'interno dell'ebraismo. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una brutta aria per gli arabi israeliani, ma anche per gli altri  israeliani, che al danno aggiungono la beffa di dover finanziare con le  loro tasse lo stile di vita degli ortodossi, in gran parte a carico  dello stato sociale. Di tutti i molteplici divieti uno solo è stato  sollevato dal clero ortodosso, quello di arruolamento volontario  nell'esercito per gli uomini, che al pari delle donne sono esentati dal  servizio militare per motivi religiosi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le uniche forze in grado di contrastare questa inarrestabile avanzata  sembrano gli Stati Uniti e quella, minore e comunque rilevante, della  diaspora. Gli Usa garantiscono un ombrello legale con diritto di veto  esercitato in automatico all'ONU e la protezione, l'assistenza militare e  i finanziamenti dell'unica superpotenza mondiale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;C'è molto che gli Stati Uniti possono mettere sul piatto per far  capire a Netanyahu e a Israele che la situazione si sta deteriorando  oltre il tollerabile e che Israele nel medioevo non lo vuole nessuno.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'Unione Europea si è già incamminata in quella direzione, ma  l'amministrazione Obama ancora arranca, esita, intimorita dalla  sfacciata doppiezza di Netanyahu e distratta altre questioni. Nemmeno il  Segretario di Stato H. Clinton sembra avere lo spunto giusto. Forse a  qualcuno Israele piace proprio così.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-weight: bold;" class="Titolo_big"&gt;Bolgia Knesset&lt;/div&gt;           &lt;span class="artAutore"&gt;di Ury Avnery - www.ilmanifesto.it - 21 Luglio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;em&gt;Ai tempi di  Dayan e Begin  si votava seguendo ordini di partito dettati dall'isteria  bellica. Oggi  nel parlamento israeliano spuntano come funghi leggi  razziste e  antidemocratiche. E la maggioranza è impegnata in  un'irresponsabile  caccia alla streghe contro deputati e cittadini arabi&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando sono stato eletto per la prima volta alla Knesset, quello che ho   trovato lì dentro mi ha scioccato. Ho scoperto che, con rare  eccezioni,  il livello intellettuale dei dibattiti era quasi pari a  zero: una serie  di cliché presi tra i luoghi più comuni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante buona  parte delle  discussioni, l'assemblea era quasi vuota e la maggioranza  dei  partecipanti parlava un ebraico volgare. Durante il voto, molti  membri  non avevano idea per cosa stessero votando: seguivano l'ordine  del  partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era il 1967, quando la Knesset aveva membri  come Levy Eshkol e Pinchas  Sapir, David Ben-Gurion e Moshe Dayan,  Menachem Begin e Yohanan Bader,  Meir Yaari e Yaakov Chazan. Tutte  persone che hanno dato i propri nomi a  strade e quartieri. Se comparato  all'attuale Parlamento d'Israele,  quella Knesset sembra l'Accademia di  Atene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che mi spaventò più di ogni altra cosa, fu la prontezza  dei membri a  varare leggi irresponsabili per conquistare popolarità,  soprattutto al  tempo dell'isteria di massa. Una delle mie prime  iniziative alla  Knesset, fu la presentazione di un progetto di legge  che avrebbe  istituito una seconda camera, una specie di Senato,  composto da persone  autorevoli, che avrebbe rallentato la messa in  vigore di nuove leggi.  Speravo che avrebbe prevenuto norme adottate in  un'atmosfera di euforia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La proposta di legge non fu presa in  considerazione seriamente, sia  dalla Knesset sia dall'opinione  pubblica. La Knesset votò contro quasi  all'unanimità (dopo qualche  anno, molti membri mi confessarono che se ne  erano pentiti). I  quotidiani soprannominarono la camera che avevo  proposto la «Camera dei  Lord» e la ridicolizzarono. Ha'aretz vi dedicò  una pagina di vignette:  io ero raffigurato come un nobile inglese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così non c'è stato  alcun freno. Abbiamo avuto un'esplosione di leggi  irresponsabili, la  maggior parte delle quali razziste e  antidemocratiche. Quanto più il  parlamento sta diventando un'assemblea  di politicanti, tanto più  diminuisce la possibilità di prevenire leggi  di questo tipo. Il governo  attuale, il più grossolano, spregevole e  disprezzato nella storia di  Israele, collabora con la Knesset che  presenta queste leggi. Talvolta è  il governo stesso a proporle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'unico ostacolo a tale  sconsideratezza è la Corte Suprema. In assenza  di una Costituzione  scritta, l'annullamento di leggi scandalose che  violano la democrazia e  i diritti umani spetta a lei. Ma la stessa Corte  Suprema è assediata  da gente di destra che vuole distruggerla, quindi  sta intervenendo solo  nei casi più estremi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo modo nasce una situazione  paradossale: il parlamento, la più  alta espressione di democrazia,  rappresenta una gravissima minaccia per  la democrazia israeliana.  L'uomo che incarna questo fenomeno più di ogni  altro è Michael Ben-Ari,  membro della Knesset nel partito Unione  nazionale, erede di Meir  Kahane, la cui organizzazione «Kach» («Così») è  stata messa fuorilegge  per anni, perché di aperta ispirazione fascista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kahane fu eletto  alla Knesset una volta. La reazione degli altri membri  fu  inequivocabile: quando cominciava a parlare, quasi tutto il resto   dell'assemblea lasciava l'aula. Il rabbino doveva parlare davanti a una   manciata di colleghi di estrema destra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche settimana fa ho  fatto visita all'attuale Knesset per la prima  volta dalla sua  costituzione. Sono andato per ascoltare un dibattito su  un tema a cui  tengo molto: la decisione dell'Autorità palestinese di  boicottare i  prodotti degli insediamenti, una decina di anni dopo  l'inizio del  boicottaggio da parte di Gush Shalom. Ho trascorso qualche  ora  nell'edificio e di ora in ora la mia repulsione aumentava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  motivo principale è stato un fatto di cui non ero a conoscenza prima:   Ben-Ari, il successore e ammiratore di Kahane, è considerato   autorevole. E non solo non è isolato ai bordi della vita parlamentare,   come il suo maestro, ma anzi è al centro dell'attenzione. Ho visto i   membri di quasi tutti i partiti raccogliersi al bar attorno a lui o   ascoltare assorti i suoi discorsi nel corso dell'assemblea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Onorevole Zoabi, vattene a Gaza! &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recentemente, il paese ha assistito a una scena che assomiglia a certe   scene dei parlamenti della Corea del sud o del Giappone. Haneen Zoabi   del Balad, il partito nazionalista arabo, stava spiegando dalla tribuna   perché si fosse unita alla flotta in aiuto di Gaza, poi attaccata dalla   marina israeliana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anastasia Michaeli, membro del partito di  Lieberman,  si è alzata dalla sua sedia e si è fiondata verso la  tribuna, emettendo  urla raccapriccianti, agitando le braccia per  allontanare Haneen Zoabi  con la forza. Altri membri si sono alzati per  aiutare Michaeli, mentre  una folla terrorizzata si raccoglieva vicino  allo speaker.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli uscieri  hanno evitato che Zoabi si potesse fare male  con grande difficoltà. Uno  degli uomini membri dell'assemblea le ha  urlato con una caratteristica  miscela di razzismo e sessismo: «Vattene a  Gaza, vedrai che possono fare  lì a una donna nubile di 41 anni».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si può immaginare quanto distanti siano le storie dei due membri   della Knesset. Haneen Zoabi viene da una famiglia le cui radici nella   regione di Nazareth risalgono a molti secoli fa, forse al tempo di   Cristo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anastasia Michaeli è nata a Leningrado, come si chiamava allora.   È stata eletta «Miss San Pietroburgo» e poi è diventata una modella,  ha  sposato un israeliano, si è convertita all'ebraismo, è emigrata a   Israele all'età di 24 anni ma ha mantenuto il suo nome estremamente   russo. Ha avuto otto figli e potrebbe essere la Sarah Palin israeliana   che, infatti, è stata anche lei reginetta di bellezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto  ho potuto vedere, nemmeno un ebreo ha alzato un dito per  difendere  Zoabi durante la rissa. Nulla se non una protesta esitante  dello  speaker, Reuven Rivlin, e di un membro di Meretz, Chaim Oron.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei suoi 61 anni di attività, la Knesset non aveva mai visto una cosa   del genere. In un minuto l'assemblea sovrana si è trasformata in una   bolgia parlamentare di linciaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zoabi parla in maniera fluida e  persuasiva. Si è laureata in due  università israeliane, lotta per i  diritti delle donne all'interno della  comunità arabo-israeliana ed è il  primo membro donna di un partito  arabo nella Knesset.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La democrazia  israeliana dovrebbe essere orgogliosa  di lei. Fa parte di una grande  famiglia araba allargata. Il fratello di  suo nonno è stato sindaco di  Nazareth, uno zio è stato vice-ministro e  un altro giudice della Corte  Suprema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Via la pensione al deputato arabo &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa  settimana la Knesset ha deciso a larga maggioranza di adottare  una  proposta di Michael Ben-Ari, sostenuta dai membri del Likud e di   Kadima, per privare Haneen Zoabi dei suoi privilegi da parlamentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in passato il ministro degli Interni Eli Yishai aveva chiesto al   consigliere legale del governo che venisse approvato il suo piano per   togliere la cittadinanza israeliana a Zoabi per tradimento. Uno dei   membri della Knesset le aveva gridato: «Non c'è posto per te nella   Knesset di Israele! Non hai diritto al passaporto israeliano!».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio lo stesso giorno, la Knesset prese un provvedimento contro il   fondatore del partito di Zoabi, Azmi Bismara. In un'udienza precedente   aveva approvato una proposta - anche questa sostenuta dai membri sia del   Likud che di Kadima - che revocava la pensione a Bishara, che gli   spettava dopo le sue dimissioni dalla Knesset (ora si trova all'estero,   dopo essere stato minacciato con accuse di spionaggio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli  orgogliosi responsabili di queste iniziative, che godono di totale   sostegno dei partiti di Likud, Kadima, Lieberman e di tutte le fazioni   religiose, non nascondono la loro intenzione di cacciare gli arabi dal   parlamento e fondare una Knesset totalmente ebrea e che duri a lungo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le   ultime decisioni della Knesset fanno solo parte della campagna che   ormai dura da tempo e che ogni settimana presenta nuove iniziative dei   membri dell'assemblea affamati di popolarità. Loro sanno che più i   provvedimenti sono razzisti e antidemocratici, più popolarità   conquisteranno tra l'elettorato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come la decisione della  Knesset di questa settimana: l'acquisizione  della cittadinanza sarà  condizionata sul giuramento di fedeltà del  candidato verso uno «stato  ebraico e democratico», chiedendo agli arabi  (soprattutto agli arabi  stranieri coniugi di cittadini arabi) di aderire  così all'ideologia  sionista. Sarebbe come chiedere ai nuovi americani  di giurare fedeltà  agli Stati Uniti in quanto «stato di Anglosassoni  bianchi protestanti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra che non ci sia limite all'irresponsabilità di questo  governo.  Tutte i confini sono stati oltrepassati tanto tempo fa. Questo  non  interessa solo la rappresentazione parlamentare di più del 20% dei   cittadini di Israele, ma è una tendenza crescente che tende a privare   tutti i cittadini arabi della loro cittadinanza.&lt;br /&gt;Questa tendenza è legata all'attacco continuo alle condizioni di vita  degli arabi a Gerusalemme est.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa settimana ero presente all'udienza del tribunale di Gerusalemme   sulla detenzione da parte di Israele di Muhammed Abu Ter, uno dei   quattro membri di Hamas al Parlamento palestinese. L'udienza si è tenuta   in una stanza piccola con una decina di posti a sedere. Con molta   difficoltà sono riuscito a entrare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo essere stati eletti  democraticamente, in conformità con l'obbligo  esplicito sancito dagli  accordi di Oslo che permette agli arabi di  Gerusalemme est di prendere  parte alle elezioni, il governo ha  annunciato che la loro condizione di  «residenti permanenti» era stata  revocata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa significa?  Quando Israele ha «annesso» Gerusalemme est nel 1967, il  governo non si  sognava nemmeno di conferire la cittadinanza ai suoi  abitanti, perché  questo avrebbe significato un aumento della percentuale  di arabi  votanti a Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E nemmeno si creò un nuovo status per loro.  Non  avendo alternative, gli abitanti divennero «residenti permanenti»,  una  condizione inventata per gli stranieri che vogliono stare in  Israele.  Il ministero degli Interni ha il diritto di revocare questo  status e di  deportare queste persone ai loro paesi di origine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Residenti di serie Z &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È chiaro che questa definizione di «residenti permanenti» non si   dovrebbe applicare agli abitanti di Gerusalemme est. Loro, e i loro   antenati, sono nati là, non hanno né un'altra cittadinanza e nemmeno un   altro luogo di residenza. La revoca del loro status li trasforma in   «senzatetto» da un punto di vista politico, senza alcuna protezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'accusa ha sostenuto che con la revoca della condizione di «residente   permanente», Abu Ter è diventato una «persona illegale» il cui rifiuto a   lasciare la città giustifica la detenzione a tempo indeterminato.   (Qualche ora prima, la Corte Suprema si occupava della nostra petizione   in merito all'indagine sull'incidente della Flotilla. Abbiamo raggiunto   una parziale, ma significativa, vittoria: per la prima volta nella sua   storia, la Corte Suprema ha deciso che potrà interferire con il lavoro   di una commissione di inchiesta. La Corte ha deciso che se la   commissione richiede la testimonianza di ufficiali militari e il governo   cerca di impedirlo, la corte potrà intervenire).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se alcune  persone stanno cercando di illudersi che la bolgia  parlamentare  penalizzerà solo gli arabi, queste persone si sbagliano.  L'unica  domanda è: chi sarà il prossimo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa settimana la Knesset ha  dato una prima lettura a una proposta di  legge che impone pesanti  sanzioni a chi supporterà il boicottaggio di  Israele, in generale, e  verso imprese economiche, università e altre  istituzioni israeliane,  compresi gli insediamenti, in particolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni  istituzione avrà  diritto a una indennità di 5000 dollari per ogni  sostenitore del  boicottaggio.&lt;br /&gt;L'invito al boicottaggio è un mezzo di espressione  democratico. Sono  contrario a un boicottaggio generale nei confronti di  Israele ma,  seguendo Voltaire, sono pronto a combattere per il diritto  di tutti a  proporre un boicottaggio di questo tipo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vero scopo  della legge è  senza dubbio la protezione degli insediamenti: è pensato  per fermare  coloro che vogliono boicottare i prodotti degli  insediamenti nei  territori occupati al di fuori ai confini dello stato.  Perciò riguarda  me e i miei amici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla sua fondazione,  Israele non ha mai smesso di vantarsi di essere  «l'unica democrazia del  Medio Oriente». Questo è il gioiello sulla  corona della propaganda  israeliana. La Knesset è il simbolo di questa  democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra che la  bolgia parlamentare, che ha preso il posto  della Knesset, voglia  distruggere questa immagine una volta per tutte,  per fare in modo che  Israele trovi il suo posto da qualche parte tra la  Libia, lo Yemen e  l'Arabia Saudita. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-842160517601518511?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/Xp3wMQPi1jc" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/842160517601518511?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/842160517601518511?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/Xp3wMQPi1jc/israele-dal-nazionalismo-al-razzismo-di.html" title="Israele: dal nazionalismo al razzismo etnico-religioso" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TEn8bhquGWI/AAAAAAAACEg/5QV1e-IwqeM/s72-c/al.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/07/israele-dal-nazionalismo-al-razzismo-di.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0cEQn44eip7ImA9WxFaGU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-3505621826228571289</id><published>2010-07-23T09:00:00.011-06:00</published><updated>2010-07-23T10:03:23.032-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-07-23T10:03:23.032-06:00</app:edited><title>Corte Giustizia Onu-Kosovo: ora indipendenza a cani e porci</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TEm4Qgc_ASI/AAAAAAAACEY/0xHmRj4wpWw/s1600/32262.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 310px; height: 233px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TEm4Qgc_ASI/AAAAAAAACEY/0xHmRj4wpWw/s320/32262.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5497127413911322914" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ieri la Corte  di giustizia dell'Onu, nel parere consultivo pronunciato all'Aja, ha affermato che la proclamazione unilaterale dell'indipendenza del Kosovo compiuta il 17 Febbraio 2008 non è un atto contrario al diritto internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La  Corte era stata chiamata dall'Assemblea generale dell'Onu a decidere se  la dichiarazione di indipendenza unilaterale fosse "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;in armonia&lt;/span&gt;" con il diritto internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente il pronunciamento  dell'Aja è destinato ad avere profonde implicazioni sia sul piano del  rapporto tra i movimenti separatisti diffusi nel mondo e i governi dei  rispettivi Paesi sia sul negoziato di ingresso nell'Ue di Belgrado e di  Pristina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo il verdetto della Corte di giustizia internazionale, il ministro  degli Esteri del Kosovo, Skender Hyseni, si è subito lasciato andare dichiarando "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ci aspettiamo che la  Serbia venga verso di noi per discussioni. Le discussioni devono però  avvenire entro Stati sovrani&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli ha subito ribattuto il  ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non riconosceremo mai la proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo. Ci spetta una dura lotta,  certo una lotta con i mezzi politici. Ma noi ci siamo già abituati&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche cinque paesi europei non hanno ancora riconosciuto l'indipendenza del Kosovo: Spagna, Romania, Grecia, Slovacchia e Cipro. La Spagna però ha  comunicato tramite il portavoce del ministro degli Esteri di  rispettare la sentenza della Corte. Mentre Cipro ha riaffermato il suo  supporto alla Serbia e alla sua sovranità territoriale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha già esortato tutti i  Paesi, incluse Russia e Serbia, a riconoscere il Kosovo dopo il "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;decisivo&lt;/span&gt;"  pronunciamento della Corte Internazionale di Giustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma naturalmente Belgrado insiste che i giochi non sono conclusi, perchè "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;la questione è politica  e ora la parola passa all'Assemblea generale dell'Onu in settembre&lt;/span&gt;".  Lo stesso dicasi per quanto riguarda la Russia, che ha confermato il non riconoscimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma oggi si è già avuto un assaggio di quello che provocherà nel mondo il pronunciamento della Corte dell'Aja. Infatti il premier serbobosniaco Milorad Dodik  ha rivendicato l'indipendenza  unilaterale anche per i serbi della Bosnia Erzegovina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque, il parere  definitivo sulla sentenza della Corte spetta all'Assemblea Generale  delle Nazioni Unite che si riunirà a settembre e dovrà decidere se  accogliere il provvedimento o meno, valutando che l'integrità territoriale degli stati venga  conservata e che non si crei un pericoloso precedente in favore dei  secessionismi sparsi nel mondo.&lt;p&gt;  Dulcis in fundo, a ulteriore conferma di quanto il Kosovo sia un narco-stato in mano alle mafie di tutti i generi, oggi il governatore della banca centrale del Kosovo, Hashim Rexhepi, è stato arrestato dalla polizia con l'accusa di corruzione.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il portavoce della missione Ue, Eulex, ha detto che ''&lt;span style="font-style: italic;"&gt;le perquisizioni dell'ufficio e dell'abitazione del governatore sono legate a un'inchiesta finanziaria in corso per corruzione e abuso di potere e d'ufficio, per aver accettato tangenti, per evasione fiscale, per riciclaggio e traffico di influenze illecite&lt;/span&gt;               &lt;!-- google_ad_section_end --&gt;''. E chi più ne ha, più ne metta...&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Niente male per essere il governatore della banca centrale di un narco-stato...&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="font-weight: bold;" class="Titolo_big"&gt;La Serbia perde il Kosovo ma guadagna la FIAT&lt;/div&gt;           &lt;span class="artAutore"&gt;di Stefano Vernole -www.eurasia-rivista.org - 23 Luglio 2010&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quanto accaduto nella  giornata di ieri,  pronunciamento della Corte Internazionale di  Giustizia dell’Aja (città  non particolarmente amata a Belgrado …) e  annuncio di Marchionne,  sembrerebbero due eventi separati ma in realtà  corrispondono alla stessa  logica e allo stesso storico disegno, lo  smembramento dell’ex  Jugoslavia e la penetrazione nei Balcani dei  potentati  economico-finanziari sotto protezione atlantista.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Bisogna innanzitutto sottolineare il carattere  solamente  simbolico del pronunciamento sul Kosovo, in quanto l’ultima  parola  sulla questione spetterà all’Assemblea Generale dell’ONU, che a   settembre dovrà confermare le conclusioni della Corte e indicare alle   parti politiche la strada da seguire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Stando  a quanto riportato nelle scorse ore dalle varie agenzie, sarebbero tre  gli scenari ora possibili:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;uno scambio di  territorio; la concessione di una larga  autonomia alla parte nord del  Kosovo – quella a maggiore concentrazione  di popolazione serba; un  assetto politico e territoriale analogo a  quello esistente a Cipro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nel primo caso, si prenderebbe in considerazione un   eventuale passaggio alla Serbia del Kosovo settentrionale, che ha   continuità territoriale con la Serbia e che è teatro delle tensioni   maggiori fra la comunità serba e quella albanese, in cambio   dell’annessione al Kosovo della regione di Presevo, nel sudest della   Serbia al confine col Kosovo, caratterizzata da una massiccia presenza   di popolazione albanese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;”&lt;em&gt;Se una parte  dei serbi non sono disposti a vivere  nella parte nord del Kosovo e  pensano di potersi separare, allora gli  albanesi della regione di  Presevo sono pronti a unirsi al Kosovo”&lt;/em&gt;, ha detto di recente il  presidente del Parlamento kosovaro Jakup Krasniqi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Un’alternativa meno traumatica potrebbe essere la  concessione  al nord del Kosovo di uno statuto di forte autonomia e  alcuni citano  come possibile modello l’Alto Adige-Suedtirol.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;“&lt;em&gt;Una larga autonomia al nord e’ una soluzione possibile, ma  purtroppo modelli non ce ne sono e bisogna trovarli sul terreno&lt;/em&gt;”,   ha però osservato ieri l’ambasciatore d’Italia a Pristina Michael   Giffoni, che e’ anche rappresentante speciale con il ruolo di   ‘facilitatore politico’ dell’Unione europea a Kosovska Mitrovica, la   citta’ del nord Kosovo letteralmente divisa in due in un settore serbo e   uno albanese, e simbolo per questo della persistente contrapposizione   etnica in Kosovo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Giffoni, che ritiene  difficile un ripensamento  sull’indipendenza, esclude un possibile  scambio di territori fra  Belgrado e Pristina e sostiene di propendere  piuttosto per uno statuto  di forte autonomia per il nord, dove la  Serbia continua a sostenere  economicamente le strutture parallele.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;”Tutto però va fatto guardando innanzitutto ai   problemi concreti della popolazione, sia quella serba che quella   albanese, a cominciare dalla regolamentazione del commercio, dal   funzionamento delle dogane e delle forze di polizia, dall’erogazione   dell’energia elettrica” e via dicendo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Una  terza ipotesi potrebbe ricalcare la situazione di  Cipro, l’isola  mediterranea divisa in due, della quale tuttavia é  entrata nella Ue  solo la parte greca, mentre quella sotto controllo  turco fa come dire  vita a sé.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il nostro ambasciatore si e’  mostrato peraltro  fiducioso e sostanzialmente ottimista sulle  prospettive di soluzione  della disputa in Kosovo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;”&lt;em&gt;Al nord io vedo notevoli segnali di miglioramento e a  Mitrovica si nota un inizio di integrazione fra serbi e albanesi”&lt;/em&gt;,   ha detto Giffoni, per il quale gli ultimi, recenti incidenti   registratisi nella zona non sarebbero il frutto di azioni organizzate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;”&lt;em&gt;Del resto, anche la gente comincia a essere  stanca”&lt;/em&gt;, ha aggiunto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;”&lt;em&gt;Molto  dipenderà dal primo passo che farà Belgrado  dopo il pronunciamento  della Corte internazionale, visto che sono stati  i serbi a chiedere il  suo parere”&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ma la Serbia, per ora,  non sembra intenzionata ad  abbandonare la partita diplomatica e per  bocca delle sue più alte  cariche istituzionali ha dichiarato che “non  riconoscerà mai  l’indipendenza del Kosovo”, pur dichiarandosi  disponibile a trattare per  una soluzione condivisa e forte del sostegno  di Russia e Cina (ma anche  di Spagna, Argentina, Venezuela, Cipro,  Romania ecc.) che hanno già  ribadito come “&lt;em&gt;il rispetto per la  sovranità e l’integrità territoriale degli Stati sia uno dei principi  fondamentali della legge internazionale&lt;/em&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Questo nutrito gruppo di Stati (ricordiamo che il  Kosovo è  stato riconosciuto indipendente finora da 69 paesi su 192  membri  appartenenti alle Nazioni Unite), hanno ribadito che la  separazione non  consensuale di una regione da uno Stato membro dell’Onu  fomenterebbe i  secessionismi di tutto il mondo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Già oggi i  serbi di Bosnia Erzegovina hanno alzato la  voce ed annunciano  l’intenzione di proclamare la propria indipendenza  sulla base del  parere espresso ieri dalla Corte Internazionale di  Giustizia all’Aja  sul Kosovo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;“&lt;em&gt;La Repubblica serba di  Bosnia&lt;/em&gt; – ha dichiarato il premier serbobosniaco Milorad Dodik  citato dai media belgradesi – &lt;em&gt;potrebbe  adottare subito una  dichiarazione di indipendenza che non viola il  diritto internazionale.  Il caso rappresenta un segnale positivo per  proseguire la lotta per il  futuro status della Republika Srpska. E’  parecchio tempo che non ci  piace più far parte della Bosnia&lt;/em&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E’  per questo timore che paesi con problemi di  minoranze etniche al loro  interno (tra i quali ad esempio cinque stati  membri dell’Unione  europea) si sono schierati contro il riconoscimento  del Kosovo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Sul piano giuridico, poi, non esistono norme che   consentano una secessione, se si escludono quelle scaturite dal contesto   coloniale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Infine, la risoluzione 1244  del Consiglio di  Sicurezza, unico organo internazionalmente  riconosciuto capace di  deliberare su una secessione, prevede il  rispetto dell’integrità  territoriale della Serbia, pur ammettendo per  il Kosovo una sostanziale  autonomia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Secondo  i giudici della Corte, invece, la 1244 ”non  preclude” la proclamazione  dell’indipendenza fatta dal Kosovo il 17  febbraio 2008, in quanto i  due strumenti “operano su livelli diversi”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Al  contrario della 1244, la dichiarazione di indipendenza ”é un tentativo  di determinare lo status del Kosovo”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Per i  giudici, la 1244 ”non contiene proibizioni” alla  dichiarazione di  indipendenza e non può essere quindi interpretata come  un ostacolo  all’indipendenza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Proprio su questi  aspetti, il pronunciamento della Corte dell’Aja appare grottesco, fino a  sfiorare il ridicolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Grottesco perché non  tiene nemmeno conto di quanto  scritto in una Risoluzione delle Nazioni  Unite, il cui contenuto fu  decisivo per porre fine alla guerra (molto  più efficace certamente dei  bombardamenti della NATO, che intaccarono  solo in modo minimo  l’operatività dell’esercito serbo).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ridicolo perché tiene conto solo dei pronunciamenti di  una  parte, quella albanese, dimenticando l’adozione della nuova   Costituzione serba, confermata da un referendum popolare, secondo la   quale il “Kosovo deve rimanere, per sempre, parte integrante della   Serbia” e che, quindi, allo stesso modo della dichiarazione unilaterale   di Pristina “costituisce un tentativo di determinare lo status del   Kosovo”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;A chiarirci le idee è arrivato  tempestivamente Sergio  Marchionne, che ha annunciato l’intenzione della  FIAT di spostare la  propria produzione in Serbia, dove la “tassazione  sarebbe minore”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Non a caso, uno dei rari  autori a scrivere con  cognizione di causa sulla vicenda kosovara,  diversi anni fa notò come:  “l’obiettivo mancato di allontanare  Milosevic dal potere, non fa che  ritardare un programma occidentale che  vede nella Serbia un formidabile  fornitore di manodopera, oltretutto  una manodopera molto qualificata e a  buon mercato.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Secondo studi  recenti, la manodopera serba, con un  salario doppio di quello che  percepisce attualmente, costerebbe dieci  volte meno di quella immigrata  in Europa. Inoltre la sua vicinanza con i  mercati europei ridurrebbe  enormemente le spese di trasporto. In questo  modo per il mercato  mondiale del lavoro la Serbia diventerebbe molto  più appetibile  dell’Estremo Oriente” (1).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Come giustamente  rilevato nell’ultimo importante  discorso tenuto dallo stesso  Milosevic, le potenze occidentali fecero  guerra al presidente jugoslavo  come pretesto per colpire la Serbia e  trasformarla in un paese del  Terzo Mondo: oggi questo concetto dovrebbe  essere chiaro anche a quei  lavoratori italiani che nei prossimi mesi  verranno lasciati a casa,  grazie alle “munifiche” opportunità offerte  dalla delocalizzazione  produttiva degli stabilimenti FIAT.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Come in  un gioco ad incastro, la questione serba e  quella del Kosovo e  Metohija, in particolare, rappresentano un esempio  significativo della  strategia globalizzatrice a guida statunitense, che  vorrebbe uniformare  tutti i popoli del pianeta ai dettami del nuovo  ordine  mondiale-multinazionale, perché ne riassume le principali  motivazioni  di carattere economico (dominio del libero mercato),  geopolitico  (occidentalizzazione del mondo) e militare (influenza  atlantista).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p&gt;1. Sandro Provvisionato, “UCK: l’armata dell’ombra”, Gamberetti,  Roma, 1999.&lt;/p&gt; &lt;p style="font-style: italic;"&gt;&lt;strong&gt;Stefano Vernole è redattore della rivista “&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Eurasia&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;”;  è autore dei libri &lt;em&gt;La lotta per il Kosovo&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;La questione  serba e la crisi del Kosovo&lt;/em&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-weight: bold;"&gt;Riprocessare Haradinaj &lt;span style="font-weight: bold;" class="newsSottotitolo"&gt;&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;di Nicola Sessa - Peacereporter - 22 Luglio 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;" class="newsSottotitolo"&gt;&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-style: italic;"&gt;La Camera d'Appello ribalta la sentenza dell'Icty che assolveva l'ex  leader dell'Uçk dai 37 capi d'accusa&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Ramush Haradinaj deve essere riprocessato.&lt;/strong&gt; Questo è  quanto ha stabilito la Camera d'Appello del&lt;strong&gt; Tribunale  Internazionale dell'Aja per i crimini di guerra nell'ex Jugoslavia  (Icty)&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sono trascorsi ventisette mesi dalla liberazione  dell'ex comandante dell'&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Esercito di Liberazione del Kosovo (Uçk)&lt;/strong&gt;  e già Primo ministro Haradinaj: un &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;eroe della libertà&lt;/strong&gt;  per i kosovari albanesi, un &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;criminale spietato&lt;/strong&gt; per i  serbi, un temibile e carismatico avversario per i politici di Pristina.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nell'aprile del 2008, &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/11320/I+sogni+di+Ramush" target="_blank"&gt;Haradinaj ritornò in patria accolto come un santo  patrono&lt;/a&gt;: &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;le gigantografie di un "Rambush"&lt;/strong&gt; in  versione doppio petto e in quella, più amata, in mimetica tappezzavano &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Pristina&lt;/strong&gt;,  la capitale kosovara che nel &lt;strong&gt;&lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/14313/Kosovo:+dal+nostro+inviato" target="_blank"&gt;febbraio del 2008 aveva unilateralmente dichiarato  l'indipendenza da Belgrado.&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per i kosovari, il ritorno di  Ramush fu un secondo giorno di festa, importante alla stessa stregua di  quel &lt;a href="http://it.peacereporter.net/videogallery/video/11949" target="_blank"&gt;17 febbraio che Haradinaj ha vissuto da lontano,&lt;/a&gt; da  una cella dell'Icty. &lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.icty.org/x/cases/haradinaj/acjug/en/100721_summary.pdf" target="_blank"&gt;Il presidente della Camera d'Appello, Patrick Robinson  ha parzialmente accolto&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; mercoledì e dopo due anni di studio  processuale, &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;il ricorso presentato dall'ufficio della Procura&lt;/strong&gt;  avverso la sentenza che assolveva per &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;insufficienza di prove&lt;/strong&gt;  Haradinaj per tutti &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;i trentasette capi d'accusa&lt;/strong&gt; a suo  carico.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le motivazioni della Camera d'Appello risiedono in una &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;accertata  attività intimidatoria nei confronti di testimoni&lt;/strong&gt; che si sono  rifiutati di deporre in Tribunale e in una deficienza dei &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;giudici  di primo di grado "che non avrebbero fatto abbastanza"&lt;/strong&gt; per  assicurarsi le deposizioni di due testi chiave.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La decisione dei giudici  d'appello deve aver scosso gli avvocati difensori e lo stesso Haradinaj  che è stato arrestato il 20 luglio a Prisitna: è la prima volta,  infatti, &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;in diciassette anni di attività dell'Icty che il  giudice d'appello ribalti&lt;/strong&gt; - seppur parzialmente - &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;una  sentenza&lt;/strong&gt; del Tribunale &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;censurandone altresì la condotta&lt;/strong&gt;  (in merito al fatto di non aver fatto abbastanza per ascoltare i due  testimoni chiave e per non aver tenuto in debita considerazione la seria  minaccia a cui erano sottoposti).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.icty.org/x/cases/haradinaj/cis/en/cis_haradinaj_al_en.pdf" target="_blank"&gt;Haradinaj è ritenuto responsabile della morte di 58  persone&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.icty.org/x/cases/haradinaj/cis/en/cis_haradinaj_al_en.pdf" target="_blank"&gt;, per lo più serbe, e della &lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.icty.org/x/cases/haradinaj/cis/en/cis_haradinaj_al_en.pdf" target="_blank"&gt;tortura di prigionieri nei campi di Decani&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.icty.org/x/cases/haradinaj/cis/en/cis_haradinaj_al_en.pdf" target="_blank"&gt;.&lt;/a&gt; Nel corso degli anni diversi testimoni a carico  di Haradinaj sono stati minacciati, misteriosamente rimasti coinvolti in  incidenti d'auto mortali o più semplicemente uccisi a colpi d'arma da  fuoco.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I due testi a cui fa riferimento la sentenza della Camera  d'Appello sono &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;il testimone protetto "W." e Scefqet Kabashi&lt;/strong&gt;,  un ex membro dell'Uçk che ha tenuto la bocca chiusa in seguito alle  minacce ricevute e nonostante il programma di protezione testimoni  offerto dal Tribunale: &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;"La protezione non serve a nulla oltre le  mura di questa Corte"&lt;/strong&gt;, ha risposto Kabashi rifiutando il  programma, ritenendo preferibile essere processato per reticenza o  oltraggio alla Corte, piuttosto che &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;parlare e rischiare la vita.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Già il generale &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Fabio Mini, comandante della Kfor&lt;/strong&gt; tra  il 2003 e il 2004 aveva raccontato a &lt;em&gt;&lt;strong&gt;PeaceReporter&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;  quanto fosse difficile proteggere un testimone in Kosovo: &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;"La  cosa più difficile da fare in Kosovo è mantenere in vita un testimone".&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La Camera d'Appello non ha fissato una data per la prima udienza del  nuovo processo e subito dopo la sentenza è stato ordinato il  trasferimento di Haradinaj nella sua cella del Tribunale internazionale  dell'Aja.      &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;script src="http://slampdesk.peacereporter.net/wysiwygtinymce/jscripts/tiny_mce/themes/advanced/langs/en.js" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;*Le interviste a Ramush Haradinaj e al general  e Mini sono reperibili sul sito del webdoc prodotto da PeaceReporter &lt;a style="font-weight: normal;" href="http://www.theemptyhousewebdoc.com/" target="_blank"&gt;www.theemptyhousewebdoc.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il governo italiano vuole appaltare la missione in Kosovo ai contractor &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;da www.comidad.org - 15 Luglio 2010&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La scorsa settimana la deputata del Partito Democratico Federica  Mogherini ha diffuso, indignata, la terribile notizia che il governo ha  rinunciato al comando della missione NATO in Kosovo (missione nota con  la sigla KFOR), dato che la manovra finanziaria non consentirebbe di  reperire i fondi necessari neppure per mantenere l'attuale contingente.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un ritiro, parziale o totale, dei militari italiani, per qualsiasi  motivo venga deciso, di per sè non sarebbe una di quelle notizie in  grado di suscitare particolare dolore; ma il problema è che, come  sempre, c'è l'inganno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il blog di "Panorama" - periodico guerrafondaio e privatizzatore come  tutti gli altri organi d'informazione, ma più sfacciato -, ci ha offerto  la spiegazione del mistero, dietro le parole di uno dei soliti  "esperti" di cose militari: la soluzione del problema della missione in  Kosovo consisterebbe nell'affidarla a ditte private, specializzate in  "servizi bellici", quelli che sono ormai conosciuti con l'eufemismo di  "contractor".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La logica di questo suggerimento non appare  inattaccabile, poiché, se il problema della missione militare italiana  in Kosovo riguarda la mancanza di fondi, allora un appalto a ditte di  contractor non lo risolverebbe, dato che non lavorano certo gratis. Ma  solo un antimilitarista irriducibile si perderebbe in un dettaglio così  trascurabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Consideriamo perciò pareri più equanimi e meno prevenuti. Commenti  provvidenziali, tanto da apparire pilotati, sono infatti venuti in  soccorso dell'opinionista di "Panorama", affermando che bisognerebbe  uscire dal pregiudizio pacifista che mostra i contractor come dei  lanzichenecchi assetati di sangue e di sesso, dato che si tratterebbe di  professionisti fornitori di servizi.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma l'immagine dei contractor come  semplici mercenari assetati di sangue e di sesso appare alquanto  addolcita, molto al di sotto del pericolo reale che essi costituiscono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le agenzie private di servizi bellici forniscono in appalto qualcosa che  in precedenza lo Stato produceva da sé ed a costi molto inferiori. Se  una volta la CIA uccideva persone con propri agenti ed in economia, oggi  invece commissiona un appalto a ditte composte da suoi ex agenti, che,  per lo stesso "servizio", si fanno pagare mille volte di più (anche se  occorre detrarre dal guadagno la tangente da versare al committente).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Due degli agenti CIA uccisi in un attacco della resistenza afgana poco  più di sei mesi fa erano in effetti dei dipendenti della ex Blackwater,  che oggi si fa chiamare XeServices.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'appalto dei servizi militari a  ditte private prevede che queste usino anche infrastrutture pubbliche,  come le basi militari USA e NATO. Si tratta perciò di privatizzazione,  ma, come sempre, di privatizzazione assistita e sovvenzionata dal denaro  pubblico in ogni sua fase.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si dice spesso che il vantaggio per i governi nell'usare i contractor  consisterebbe nel fatto che i mercenari uccisi in azione non risultano  nelle statistiche ufficiali dei morti, come invece accade per le forze  armate regolari.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Può esserci del vero, ma il motivo principale sta nella  possibilità per il privato di far lievitare al massimo i costi di  gestione, cosa che un funzionario pubblico non potrebbe fare senza  infrangere la legge ed incorrere in rischi di sanzioni penali.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sono i  vantaggi del diritto privato rispetto al diritto pubblico. Lo si è  capito anche in Italia, ed ecco il motivo per il quale tutte le aziende  pubbliche sono diventate delle Società per Azioni, anche se a capitale  pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Iraq la ex Blackwater è stata responsabile di stragi fra i civili, di  traffico di armi, e persino di traffico di minorenni per usi sessuali; e  per tutto ciò è risultata lo scorso anno imputata presso commissioni  del Congresso e presso corti federali statunitensi, anche se oggi non si  sa che fine abbiano fatto questi procedimenti.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La ex Blackwater è  presente anche in Colombia (dove fa traffico di cocaina), in Afghanistan  (dove traffica in eroina), ed anche in Pakistan, dove alcuni suoi  agenti camuffati sono stati beccati sul fatto mentre stavano per  commettere un attentato. La stessa ditta viene utilizzata persino sul  territorio USA, come nel caso delle evacuazioni forzate in seguito  all'uragano Katrina.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La ex Blackwater risulta presente anche in Kosovo,  lo Stato fantoccio edificato attorno alla base militare USA di  Bondsteel. Si tratta della più grande base militare USA al di fuori del  territorio statunitense; una base che, secondo Alvaro Gil-Robles  (inviato del Consiglio d'Europa per i Diritti Umani nel 2005),  nasconderebbe anche una Guantanamo bis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, una volta tanto, in Kosovo non è la ex Blackwater a fare la parte  del leone negli appalti militari e nei relativi business collaterali. Se  l'Iraq, l'Afghanistan e la Colombia sono terreno di caccia di appalti e  traffici illegali soprattutto per la ex Blackwater, i Balcani  costituiscono invece da venti anni il feudo di un'altra ditta privata,  la Military Professional Resources Inc. (MPRI).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Fondata nel 1988 da ex  militari statunitensi (quindi nove anni prima della Blackwater), la MPRI  è stata protagonista nelle guerre dei Balcani, ottenendo nel 1994 dal  Pentagono anche l'appalto per l'addestramento e l'armamento del neonato  esercito croato.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La creatura di cui la MPRI può andare più orgogliosa è  però l'UCK, la milizia che ha condotto la "resistenza" anti-serba in  Kosovo, divenuta nota per le sue attività nel traffico di armi, di  eroina e di organi umani. Mai come in questo caso, la creatura appare ad  immagine e somiglianza del creatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La MPRI appartiene alla L-3 Communications, una delle più grandi  compagnie statunitensi specializzate nella fornitura di software e  prodotti elettronici per lo spionaggio. La L-3 Communications  rappresenta una gigantesca concentrazione di potere di "intelligence" e  di forza militare sul campo, quindi può aggiungere alla coercizione  violenta anche l'arma del ricatto sui governi e sui funzionari dei vari  Stati "clienti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La MPRI, dal canto suo, non si limita a fornire servizi, per quanto  sporchi, nelle varie guerre, ma costituisce un'agenzia che prepara ed  organizza le guerre e le trasforma in un veicolo per ogni genere di  affari criminali.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tra le grandi competenze dimostrate dalla MPRC c'è  stata quella di reclutare ed addestrare la criminalità comune del luogo,  in modo da farne una forza organizzata e presente in modo capillare sul  territorio. Si deve però, almeno in parte, all'addestramento ed  all'armamento della MPRI la pessima figura dell'esercito georgiano  contro la Russia nella guerra per l'Ossezia del 2008.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Insediatasi in  Kosovo da prima della NATO, a cui ha preparato il terreno, oggi la MPRI  si configura come un potere superiore alla stessa NATO. MPRI e NATO sono  entrambe emanazioni del Pentagono, ma la MPRI ha il vantaggio di non  dover accondiscendere a quelle procedure che lasciano spazio ai Paesi  satelliti degli USA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risulta evidente che oggi i militari italiani cominciano a risultare di  troppo in Kosovo, dato che assorbono finanziamenti che potrebbero essere  più utilmente versati a ditte private. Far parte della NATO non deve  quindi più consistere nel fornire truppe all'alleanza, ma nel versare  una "tassa di alleanza" (o tassa coloniale) per assegnare appalti alle  solite ditte private statunitensi.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Con l'istituzione, nell'ambito  dell'ultima legge finanziaria, della Servizi Difesa SPA (società di  diritto privato a capitale pubblico), il governo italiano si sta infatti  adeguando a queste nuove direttive del Pentagono.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tali direttive  comportano che la spesa militare non si concretizzi più in una Forza  Armata nazionale, ma nell'appalto a ditte private di contractor, che,  anche se ufficialmente italiane, rappresentino delle filiali delle case  madri statunitensi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La coincidenza della istituzione della Servizi Difesa SPA con la  chiusura dei rubinetti finanziari per le truppe italiane in Kosovo,  ovviamente è del tutto casuale, e solo degli incorreggibili  "cospirazionisti" possono vedere in tale coincidenza delle motivazioni  affaristiche, dato che, notoriamente, gli interessi privati non hanno  nessuna influenza sulle scelte di governo. Conforta comunque il sapere  che per i militari italiani non c'è pericolo di disoccupazione, dato che  potranno sempre diventare dipendenti della MPRI o della XeServices. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-3505621826228571289?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/mNrn1guc9Aw" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/3505621826228571289?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/3505621826228571289?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/mNrn1guc9Aw/corte-giustizia-onu-kosovo-ora.html" title="Corte Giustizia Onu-Kosovo: ora indipendenza a cani e porci" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TEm4Qgc_ASI/AAAAAAAACEY/0xHmRj4wpWw/s72-c/32262.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/07/corte-giustizia-onu-kosovo-ora.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0UNQHYzfCp7ImA9WxFaE0U.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-7980937642161729803</id><published>2010-07-17T09:16:00.004-06:00</published><updated>2010-07-17T09:41:31.884-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-07-17T09:41:31.884-06:00</app:edited><title>Milano: una fogna</title><content type="html">&lt;a href="http://peggiore.files.wordpress.com/2008/09/milano1.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://peggiore.files.wordpress.com/2008/09/milano1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Un paio di articoli sullo stato a dir poco pietoso di Milano e di chi ci abita.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Milano Exposta alla 'ndrangheta e al malaffare&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;di Davide Pelanda - Megachip - 15 Luglio 2010&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Intervista a Basilio Rizzo di Davide Pelanda&lt;/em&gt; – Megachip.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pare che Letizia Moratti, sindaco di Milano, sia rimasta «imperturbabile, disattenta» alla notizia dell’eclatante arresto di 300 persone appartenenti alle cosche della ’ndrangheta nella sua città.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ce lo riferisce Basilio Rizzo, consigliere di minoranza (Gruppo “Uniti con Dario Fo”) al Comune di Milano che, mentre si svolgeva l’intera operazione da parte delle forze dell’ordine, era in una seduta del consiglio comunale e aveva di fronte a sé il sindaco della sua città.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;«Il sindaco non è assolutamente intervenuto sulla questione, non è venuto nemmeno a votare la fase definitiva del Piano di Governo del territorio. Si è solamente seduta per qualche attimo al suo posto nel primo pomeriggio, poi è andata via e non l’abbiamo più rivista. Debbo dire che c’è stata una sorprendente disattenzione, almeno formale, nei confronti di questo avvenimento. Nei colloqui privati, invece, si percepiva una certa preoccupazione, soprattutto nei molti rappresentanti del Popolo delle Libertà: l’autorevolezza dei magistrati protagonisti delle indagini non lascia molti margini di dubbio sulla situazione» continua a riferirci Rizzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Però adesso come la mettiamo con il prefetto che sino a poco tempo fa affermava che a Milano e in Lombardia il problema mafia non esisteva?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;«Penso che si debba ricredere molto. Il fatto che l’inchiesta sia in incubazione da almeno un paio d’anni vuol dire che c’è stata una sottovalutazione da parte di chi doveva controllare su queste infiltrazioni. Già due anni fa il nostro gruppo organizzò un dibattito in ricordo di Peppino Impastato, nel quale denunciammo le connivenze, i pericoli e le condizioni materiali attraverso le quali si poteva sviluppare il fenomeno mafioso, in particolare della ‘ndrangheta. Quanto è scoppiato oggi è per noi una conferma dei dubbi e sospetti che avevamo. E’ chiaro gli strumenti di indagine della magistratura sono superiori ai nostri: ma chiunque sia attento a queste tematiche sapeva dell’esistenza del fenomeno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;A questo punto ha ancora senso, secondo lei, fare questo EXPO 2015 a Milano? A cosa serve? Qualcuno dice addirittura di spostarlo e di lasciar perdere.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;«L’EXPO non è una grande risorsa per il Comune di Milano. E la ‘ndrangheta nella sua brutalità ha capito perfettamente ciò che è: vale a dire una torta sostanziosa di denari pubblici da distribuire in appalti. Ha colto l’essenza!&lt;br /&gt;L’EXPO era stata all’origine presentata come un’imbellettata di una grande proposta politica di sviluppo della città su un tema importante. In realtà la proposta è stata ridotta alla sua realtà profonda: e cioè c’erano, ci sono e ci saranno tanti denari pubblici concentrati nella nostra città.&lt;br /&gt;Attorno a questo banchetto che si voleva imbastire, c’erano molti che volevano sedersi, i politici in prima persona. Tant’è che la vicenda della società EXPO è stata una corsa alla conquista delle poltrone di controllo e dei finanziamenti in arrivo.&lt;br /&gt;L’inchiesta della magistratura ha reso evidente il tentativo, da parte della criminalità organizzata, di mettere le mani sulle possibili ricadute economiche dell’EXPO. Un fatto drammatico.&lt;br /&gt;La mia obiezione all’EXPO rimanda al modo di costruire questo evento: si è dimostrato non impermeabile a queste infiltrazioni, poiché era riconducibile a una grande spesa di denaro pubblico e non a una impresa di valore ideale, culturale e sociale come avrebbe dovuto essere in origine ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Ricordiamo che la scelta di Milano per fare l’EXPO 2015 deriva dal Governo Prodi e dal centrosinistra.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;«Prodi non poteva far nient’altro che sostenerla. Credo che Prodi abbia fatto una scelta obbligata e leale. Non poteva dire di no perché altrimenti si diceva che era per invidia politica. A suo tempo dissi – e credo che i fatti riconfermino le mie parole – che il fatto di pensare che le poche risorse a disposizione dello Stato ed i sacrifici di tutto il Paese venissero concentrati nella sua zona più ricca non era una cosa facile da spiegare alla popolazione. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A maggior ragione non lo è oggi.&lt;br /&gt;Credo che qualche riflessione occorra farla anche su che cos’è questo Comitato dell’EXPO: è un gruppo di notabili che vivono di questo, che hanno in mano l’assegnazione dell’evento, funziona come il Comitato Olimpico, cioè vive se l’evento si fa, altrimenti non esiste più, lo si scioglie».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Ma personaggi come Lucio Stanca (che se n’è andato dalla poltrona di comando dell’EXPO 2015 di Milano) che cosa hanno combinato in questo periodo di permanenza?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;«Hanno speso molti soldi di ordinaria amministrazione e basta. Credo che quel che è stato lasciato, e che ci farà fare una brutta figura mondiale, siano le grandi promesse che abbiamo sparso per il mondo e che non siamo più in grado di onorare. Tutti questi nodi verranno prima o poi al pettine. Facciamo iniziative palesemente clientelari! &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A Milano, ad esempio, abbiamo costruito la “Casa della Colombia” che non so a che cosa serva. Sì, certo, in questo momento abbiamo molti studenti – ed è una esperienza positiva – venuti per fare vari stage a spese del Comune. Ed io immagino che siano i figli delle caste di quei Paesi che ci chiedono questo in cambio dell’EXPO. Addirittura ci si vergogna di dire “abbiamo dato il voto a Milano in cambio di… ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;E’ il ritorno della “Milano da bere” di epoca craxiana, della Tangentopoli di quella stagione?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;«Beh, il ritorno dei faccendieri che si sono nascosti ma che hanno continuato ad esistere! E poi una sorta di atteggiamento di impudenza e la pretesa di essere intoccabili. Così si è andati avanti nella convinzione che basta magari accusare la magistratura, denigrarla e fargli perdere per così dire prestigio per risolvere i problemi e buttarla in politica. Il tutto supportato dalla classica frase “questo è un attacco della magistratura politicizzata”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;In realtà, invece, è il rifiuto di qualsiasi strumento di controllo, si vuole una politica sciolta da qualsiasi vincolo di legge, vale a dire la pretesa di poter fare tutto ciò che si vuole. E’ questo il tratto caratteristico. Direi che è avvenuta una mutazione per così dire genetica: oramai non si pagano più le tangenti in denaro, ma si pagano in consulenze, in incarichi e lavori. L’evoluzione darwiniana ha portato al fatto che tu assumi i tuoi fiduciari a spese della collettività, gli dai le consulenze e così recuperi il denaro pubblico portandolo poi alla tua corte».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Oltre alla magistratura, chi ha fronteggiato e vuole fronteggiare ancora questa situazione di malaffare e corruzione della politica milanese? Forse il cardinal Dionigi Tettamanzi, che più volte è intervenuto criticando la politica di accoglienza e di sviluppo della città di Milano? Oppure c’è rimasta solo la speranza e fiducia nella magistratura?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;«Tettamanzi ha questo straordinario valore di richiamare ai valori della solidarietà, di pensare agli ultimi e non ai primi. Il suo Magistero ha sempre posto l’accento sul fatto che la politica debba rispondere a criteri di correttezza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Credo però che la chiave di volta sia l’indignazione come fu nel 1992, una ribellione della società: vedo però che la sua crescita viene scientificamente contrastata con operazioni contro la magistratura per seminare discredito nei confronti di chi potrebbe essere l’elemento di catalizzazione dell’indignazione dei cittadini.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Se il potere è malato, “in cascata” anche una parte della società è infetta. Allora si cerca di far leva su di un fronte dei nemici dei controlli, dei nemici della magistratura, perché se intercettano me intercettano anche te… Non è che si possa sperare di fermare i magistrati, ma si fanno barriere frangiflutti per cercare di reggere lo scontro».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Per quanto riguarda la vostra presenza in consiglio comunale a Milano, come minoranza avete vinto qualche battaglia, oppure vi sentite sconfitti e siete fiduciosi solo nella magistratura?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;«Io ragiono così: la politica deve sempre sperare di arrivare prima della magistratura. C’è una separazione profonda perché ci sono degli atti che la magistratura non può perseguire ma che sono, come dire, meritevoli di discredito sociale. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se io, ad esempio, assumo dei miei amici negli incarichi pubblici, forse i magistrati non riescono a dimostrare che è un reato, però sono meritevole di sanzione ideale. In tal senso noi abbiamo sempre agito. E dei risultati li abbiamo ottenuti come il fatto che la Corte dei Conti abbia condannato il sindaco per certe cose.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Per esempio Formigoni, presidente della Regione Lombardia, che controlla l’Ente Fiera di Milano, ha pensato di comprare i terreni con i soldi pubblici della Regione, nell’ordine di qualche centinaio di milioni di euro. In questa maniera finanzia e porta soldi della collettività nel suo “feudo” privato. In questo siamo riusciti a far schierare la Regione e la Provincia in mano al Popolo delle Libertà che non vogliono comperare quelle aree, ma farsele solo imprestare per l’EXPO».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Milano e la cementificazione. Rispetto a 40-50 anni fa è ancora umanamente vivibile questa metropoli?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;«Abbiamo appena finito di fare il Piano di Governo del territorio dove si vede una Milano sommersa da nuove ondate di costruzioni. Questa città ha un territorio municipale molto piccolo, è il suo limite, non è in grado di sopportare questo carico di cemento. D’altra parte neanche l’economia è in grado di sopportarlo perché tutto quello che viene costruito non va più come negli anni Novanta. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Allora si trasformavano i denari in mattoni non del tutto controllabili, consentendo alle immobiliari di andare nelle banche e prendere il denaro a pegno. Oggi non siamo più in quella condizione: i grandi progetti previsti sono in grossissima crisi, con i prezzi di oggi non riusciamo più a vendere nulla. Rischiando di costruire la futura bolla che non sarà più fatta di derivati finanziari ma di diritti volumetrici. E questa è la nostra maggior critica al Piano di Governo del territorio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Un’ultima domanda. Milano e gli stranieri. Ricordiamo ancora gli sgomberi dei campi Rom, ma anche la rivolta dei cinesi in un quartiere della città. Come vivono gli immigrati? Nella paura? Accettati? Integrati?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;«Se non fosse che parliamo di persone in carne ed ossa, che talvolta vivono situazioni davvero strazianti, credo che dovremo dire che cinicamente si fa un diversivo. Si sposta cioè l’attenzione degli ultimi livelli della piramide sociale non nei confronti di quelli che sono sopra e che opprimono, ma di quelli che sono più giù. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E i problemi della sicurezza non vengono risolti perché è come avere l’assicurazione sul voto: oggi infatti la campagna sulla sicurezza è uno strumento attraverso cui le forze politiche del centrodestra recuperano voti e nascondono le loro difficoltà di governo della città. Dunque è un problema che non risolveranno mai né gli interessa farlo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E’ come se qualcuno uccidesse la gallina dalle uova d’oro. Gli stranieri e i Rom che vengono sgomberati pagano quotidianamente sulla loro pelle il cinismo delle forze politiche di governo. Su questo il Magistero di Tettamanzi è una delle ultime resistenze di valori di questa città»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Milano, citta' da incubo&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;di Massimo Fini - &lt;a href="http://www.massimofini.it/"&gt;http://www.massimofini.it/&lt;/a&gt; - 15 Luglio 2010&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;“Pirla” è un termine che si usa a Milano e sta per scemo, sprovveduto, limitato, ottuso, poco sveglio. E pour cause. Solo a dei pirla poteva venire in mente di insediarsi lì dove si sono insediati. Milano è l’unica grande città non solo italiana ma europea senza un fiume. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Torino ha il Po, Firenze l’Arno, Roma il Tevere (più in giù le città non hanno fiumi non perché i meridionali sono dei “pirla”, al contrario dei milanesi sono invece astutissimi, anche troppo, ma semplicemente perché al Sud l’acqua non c’è), Londra ha il Tamigi, Parigi la Senna, Praga, Vienna, Belgrado il Danubio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Genesi e sviluppo di un equivoco&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Come e perché sia venuta a qualcuno l’idea di costruire una città in questo punto desolato e squallido della pianura padana, senza un corso d’acqua, è un mistero. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ho consultato geografi e storici, l’unica risposta che sanno dare, rifacendosi al nome latino della città, Mediolanum, è che era un punto di passaggio obbligato verso varie direttrici, l’oltralpe francese e svizzero, Venezia che era già allora una città importante. Ma Pavia, che è a soli trenta chilometri da Milano, poteva avere benissimo la stessa funzione, e sta su un bellissimo fiume, il Ticino. E invece i pirla si insediarono a Milano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Solo nel 1400 Leonardo si inventò i Navigli e quello straordinario reticolo di canali che irriga la campagna milanese. Ma Leonardo era fiorentino e un genio (geni non ne sono mai nati a Milano, solo dei pirla). &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Comunque sia nel Novecento i milanesi, confermando di essere dei pirla, coprirono i Navigli e, per sopramercato, negli ultimi dieci anni, con la scusa di farci un parcheggio, hanno coperto anche la Darsena che è come se a Firenze si abbattesse il Duomo (pochi sanno che Milano è stata, per lungo tempo, il più importante porto europeo per il trasporto di sabbia). Sistemata in questo modo Milano se è ancora accettabile d’inverno d’estate diventa un girone dantesco. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Anzi peggio perché, per il caldo, tu rimpiangi persino l’ultimo girone dell’Inferno, quello dove i dannati, beati loro, stanno infissi nel ghiaccio (sicuramente non sono milanesi, saranno stati i napoletani e i romani ad aggiudicarsi quel posto privilegiato pagando una tangente a monsieur Satanasso). &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tu la mattina, sfibrato dal caldo di fine giugno e di luglio, ti alzi e vedi un cielo grigio o bianco. Dici: “Finalmente una brutta giornata. Oggi forse pioverà”. Nient’affatto. Quel cielo-non cielo è fatto dai vapori che gravano sulla città. Più il cielo è bianco più la giornata sarà calda e afosa. Sono stato in climi, specialmente in Nordafrica, dove la temperatura di giorno raggiunge anche i 45, 47 gradi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma è un caldo secco e comunque la sera il termometro crolla a 20. Per cui il giorno resisti, aspettando la sera. Milano ha questa particolarità: la sera il caldo invece di diminuire aumenta. Cala un poco la temperatura (non di molto perché il caldo sale dall’asfalto arroventato) ma sale in modo esponenziale l’umidità in una sinergia sinistra che ti fa boccheggiare anche alle quattro di notte. Per questo i milanesi, appena arriva giugno, diventano dei superfanatici dei weekend. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma cadono dalla padella nella brace. Per raggiungere l’agognato mare di Liguria (150 chilometri) ci vogliono cinque ore sotto il sole rovente. E quando, finalmente, arrivi al mare ti accorgi che non c’è. Un mare che sia tale, intendo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L’hanno rovinato loro, i milanesi, in combutta, per la verità, con i piemontesi e anche i liguri che, per quattro palanche in più, li han lasciati fare. Le Riviere di Levante e di Ponente, da Chiavari a Ventimiglia, sono ridotte a una lunga striscia di cemento, di seconde case, di terze case, di cementificazioni di ogni tipo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Al milanese non resta che lavorare&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il mar ligure ridiventa potabile d’inverno, ma d’inverno i milanesi preferiscono andare a rovinare le montagne. Che resta quindi al milanese? Lavorare. Ed è indubbio che i milanesi, a parte le ore che passano in macchina, siano gente che lavora. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un tempo sostenevo, solo parzialmente smentito poi dai fatti, che Roma e Lazio non avrebbero mai vinto un campionato. Chi glielo fa fare, diciamo la verità, a un calciatore che vive a Roma di andare ad allenarsi (è il motivo per cui il primo Bossi quando arrivò a Roma con i suoi leghisti voleva rinchiudersi in una foresteria)? Qui se uno non va a Milanello o a Interello crepa di noia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il sacrosanto destino dei pirla&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;È quindi vero che Milano, a parte inanellare inutili scudetti, sostiene buona parte dell’economia del Paese mentre gli altri sgavazzano e se la godono. È il giusto destino dei pirla che si insediarono in un luogo dove nessun essere umano, che non fosse scimunito, si sarebbe mai sognato di piantare le tende.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-7980937642161729803?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/GZvlknBX4xk" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/7980937642161729803?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/7980937642161729803?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/GZvlknBX4xk/milano-una-fogna.html" title="Milano: una fogna" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/07/milano-una-fogna.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Ak4NRHY9eCp7ImA9WxFaE0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-8657605131913596125</id><published>2010-07-17T08:19:00.008-06:00</published><updated>2010-07-17T09:03:15.860-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-07-17T09:03:15.860-06:00</app:edited><title>Premio settimanale Faccia come il Culo: vince Silvio</title><content type="html">&lt;a href="http://notimaz.blog.kataweb.it/files/photos/uncategorized/vaffanculo_1.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 533px; CURSOR: hand; HEIGHT: 450px" alt="" src="http://notimaz.blog.kataweb.it/files/photos/uncategorized/vaffanculo_1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Dopo la decisione del Tar di ricontare oltre 15.000 schede delle elezioni regionali del Piemonte, col rischio evidente per il neo presidente leghista Roberto Cota - originario pero' di San Severo (Fg) - di perdere la poltrona su cui poggia il culo da quasi 4 mesi, il cosiddetto premier Berlusconi entra nella querelle a gamba tesa dichiarando "&lt;em&gt;L'attacco a Roberto Cota dimostra che il governatore del Piemonte sta lavorando bene, è persona onesta e impegnata per il bene della Regione. Evidentemente a qualcuno va di traverso che abbia vinto le elezioni regionali. Abbiamo il riscontro di una forte indignazione popolare in Piemonte verso un provvedimento ingiustificato che potrebbe provocare anche un'instabilità di governo nonchè un grave danno economico per le casse della Regione. Siamo certi che il presidente Cota e l'alleanza di governo che lo ha portato alla vittoria hanno l'affetto e il sostegno di tutti i piemontesi&lt;/em&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma certo....Cota ha proprio il sostegno di tutti i piemontesi....anche se ha vinto con un minuscolo 0,4% di scarto (circa 9.000 voti). Fermo restando che il riconteggio deve ancora confermare tale risultato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma con questa dichiarazione Berlusconi ha meritatamente vinto il premio di Faccia come il Culo per la settimana in corso, visto che finge clamorosamente di dimenticare che per circa due anni non ha riconosciuto la vittoria elettorale dell'Unione alle elezioni politiche del 2006 rompendo i coglioni ai leader di mezzo mondo su presunti brogli e frodi elettorali che avrebbero favorito la vittoria della coalizione di centrosinistra guidata da Prodi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E il riconteggio preteso da Berlusconi aveva poi riconfermato la legittima vittoria dell'Unione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;I dolori del giovane Cota&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;di Davide Pelanda - Megachip - 1 Luglio 2010&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;C’è chi parla ironicamente di camomilla. Sì, perché Roberto Cota, neo presidente leghista della Regione Piemonte, è nervoso, molto nervoso. Ha paura di perdere la poltrona su cui sta seduto da circa 4 mesi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il tutto per un esposto al Tar dei Pensionati e invalidi (lista di supporto a Mercedes Bresso) contro la lista Pensionati per Cota, di centrodestra, poiché un tal Michele Giovine, per candidarsi in questa compagine “apparentata” a quella di Cota, avrebbe falsificato alcune firme. E lo stesso consigliere Giovine è pure indagato assieme a suo padre Carlo, entrambi rinviati a giudizio nell’inchiesta penale che li riguarda. &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il suo nervosismo il leghista Cota, soprannominato dai più “faccia d’angelo” per i suoi modi gentili di presentarsi in pubblico, lo ha reso evidente nell’ultimo mese in più occasioni: la prima, durante una seduta del Consiglio regionale piemontese quando, al termine di un suo intervento, se ne uscì dall’aula dicendo «vado a lavorare!», frase infelice di cui non chiese per nulla scusa e , forse, imparata come un mantra a memoria da quel guru di Silvio Berlusconi. Il suo effetto fu quello di fare inalberare le opposizioni che, stizzite, occuparono simbolicamente per più ore la sala consiliare. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Poi lo stesso Cota, mentre era a Roma in veste di deputato – doppio incarico – con un blitz a sorpresa ha incontrato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per spiegargli ciò che stava succedendo in Piemonte, ribadendogli che la sua elezione a Presidente della Regione non può essere messa in discussione né tantomeno annullata: lui è lì, mandato dagli elettori che l’hanno voluto, e quindi legittimato in quell’incarico. Addirittura Cota ha spiegato a Napolitano che, se lui decadesse, ci potrebbero essere dei seri problemi di ordine pubblico. &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La paura di lasciare la Regione Piemonte è tangibile in ogni sortita di Cota. Non contento di attendere il 15 luglio per la sentenza definitiva del Tar Piemonte, si prodiga in comizi pubblici nei mercati rionali di Torino e nell’organizzazione di fiaccolate assieme a tutto il Pdl piemontese che gli dà man forte in questa battaglia, forse nel tentativo esclusivo di influenzare i giudici amministrativi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il tutto al grido ormai conosciuto e logoro, «giù le mani dal voto sovrano!», urlato a squarciagola dai cinquemila manifestanti del centrodestra piemontese.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Lo show che sa di campagna elettorale il leghista e avvocato Cota lo ha tenuto anche all’Unione industriale dove era presente anche la presidente nazionale Emma Marcegaglia: «Difendo il diritto di milioni di piemontesi – ha detto il Presidente del Piemonte – perché ci sia un governo e non il caos». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Scomodando addirittura l’America ha aggiunto una vera “chicca”: «Si prenda esempio da Al Gore che accettò la sconfitta anche se aveva più voti di Bush, qui invece si vuole discutere di cavilli, di supposte irregolarità legate alla presentazione di una lista, una questione che è già stata esaminata da un tribunale. Io non difendo me stesso, ma i piemontesi». &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il presidente del Tar Franco Bianchi ha fatto sapere che il “ricorso Giovine” è stato integrato pochi giorni fa da motivi aggiunti dai legali di Bresso, motivi che consistono negli atti di chiusura dell’indagine penale su Giovine. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;«Visti i motivi aggiunti depositati il 29 giugno 2010 - si legge nel decreto - con contestuale richiesta di abbreviazione dei termini» il Tar fissa l'udienza al 15 luglio e dispone quindi «che i termini intercorrenti tra la notifica dei motivi aggiunti e la data dell'udienza siano ridotti». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il 1° luglio, invece è confermata l'udienza che entra nel merito dell'altro ricorso, quello presentato da Federazione dei verdi e Udc (di centrosinistra) contro presunte irregolarità delle liste di centrodestra dei Verdi verdi per Cota e di quella di Deodato Scanderebech alle scorse elezioni regionali. &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Certo è che, se l’attuale Consiglio regionale piemontese dovesse decadere per le firme falsificate, ci si troverebbe a dover rifare le elezioni con un dispendio economico enorme.&lt;br /&gt;«Tira aria da fine impero!» dice ironico Davide Bono, consigliere del Movimento a 5 Stelle di Beppe Grillo, su Facebook. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;È certo però che se il Tar desse ragione al centrosinistra, Roberto Cota si dimetterebbe subito in quanto si dovrebbe mettere al riparo da qualsiasi consigliere regionale che volesse ricorrere al Consiglio di Stato. Meglio non rimanere troppo sulla graticola populista e massmediatica!! Berlusconi docet!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-8657605131913596125?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/lOmtqZl1R2Y" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/8657605131913596125?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/8657605131913596125?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/lOmtqZl1R2Y/premio-settimanale-faccia-come-il-culo.html" title="Premio settimanale Faccia come il Culo: vince Silvio" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/07/premio-settimanale-faccia-come-il-culo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0QMQn06cSp7ImA9WxFaEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-5926416315030349473</id><published>2010-07-13T14:01:00.003-06:00</published><updated>2010-07-13T14:03:03.319-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-07-13T14:03:03.319-06:00</app:edited><title>Stand-by</title><content type="html">&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TDzGXiFQgyI/AAAAAAAACEQ/CXuCo4SQNec/s1600/Windows-Stand-By-icon.png"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5493483753073312546" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 256px; CURSOR: hand; HEIGHT: 256px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TDzGXiFQgyI/AAAAAAAACEQ/CXuCo4SQNec/s320/Windows-Stand-By-icon.png" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ancora qualche giorno e il blog riprendera' ad essere aggiornato come di consueto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-5926416315030349473?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/4zYyAUI9sUM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/5926416315030349473?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/5926416315030349473?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/4zYyAUI9sUM/stand-by.html" title="Stand-by" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TDzGXiFQgyI/AAAAAAAACEQ/CXuCo4SQNec/s72-c/Windows-Stand-By-icon.png" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/07/stand-by.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0MBQXY6cCp7ImA9WxFbEks.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-5201331798392518027</id><published>2010-07-04T09:58:00.007-06:00</published><updated>2010-07-04T10:37:30.818-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-07-04T10:37:30.818-06:00</app:edited><title>Honduras: squadroni della morte di nuovo al lavoro</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TDC3bpFK1DI/AAAAAAAACEI/lvmvzyMbV1E/s1600/26166.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 310px; height: 212px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TDC3bpFK1DI/AAAAAAAACEI/lvmvzyMbV1E/s320/26166.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490089631276520498" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ad un anno dal golpe, in Honduras regna di nuovo il terrore scatenato dagli squadroni della morte governativi che hanno ripreso quella piena operatività tristemente in auge soprattutto negli anni '80.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui di seguito una serie di articoli che dipingono con chiarezza il quadro dell'attuale situazione in quel Paese, nel silenzio tombale di Usa e Ue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Honduras, a un anno dal golpe gli squadroni della morte terrorizzano il Paese&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Michele Sasso - www.ilfattoquotidiano.it - 4 Luglio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il 28 giugno 2009 un colpo di Stato militare destituisce il governo  democraticamente eletto. Nel silenzio internazionale, la dittatura  prosegue&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ogni giorno in Honduras andavo ai funerali di qualcuno. La mia  relazione con la morte è stata stravolta per documentare le violenze”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con queste parole &lt;strong&gt;Mino Olivieri&lt;/strong&gt;, fotografo e attivista  del collettivo Italia-Centro America, raggiunto da &lt;em&gt;ilfattoquotidiano.it&lt;/em&gt;  racconta il suo ultimo periodo vissuto pericolosamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A un  anno dal colpo di Stato del 28 giugno 2009, quando su ordine della Corte  costituzionale l’esercito destituisce ed esilia forzatamente il  presidente &lt;strong&gt;Manuel Zelaya&lt;/strong&gt;, l’Honduras è piombato in un  clima di repressione violenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iniziata con l’uccisione di &lt;strong&gt;Walter  Tróchez&lt;/strong&gt;, difensore dei diritti umani tra i primi a denunciare  le violazioni nel paese, e continuata in un clima da tutti contro tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Squadroni della morte che colpiscono gli oppositori del governo di  Tegucigalpa, latifondisti in guerra con le fasce più povere dei  contadini, azzeramento della libertà di espressione e di informazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono 150 gli esponenti della società civile uccisi in esecuzioni  extragiudiziali dall’estate scorsa, nove i giornalisti ammazzati, cinque  nel mese di marzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre settemila le vittime di torture, detenzioni  illegali e sparizioni. E l’elezione del generale &lt;strong&gt;Porfirio Lobo&lt;/strong&gt;  non ha migliorato la situzione: 15 morti dopo le elezioni di novembre. &lt;strong&gt;Bertha  Oliva&lt;/strong&gt;, &lt;a href="http://www.cofadeh.org/" target="_blank"&gt;del  comitato familiari dei detenuti scomparsi in Honduras&lt;/a&gt;, parla di un  vero e proprio “piano di sterminio” in atto nel paese centroamericano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Dietro queste operazioni c’è l’oligarchia honduregna e il regime di  Porfirio Lobo” denunciano gli esponenti del Fronte nazionale contro il  golpe, che parlano senza mezzi termini di “una strategia del terrore e  persecuzione rivolta contro gli oppositori al colpo di Stato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La repressione colpisce la società civile unita nel Fronte: studenti,  sindacalisti, docenti, attivisti dei diritti umani contro il  latifondismo, giornalisti, organizzazioni per i diritti gay. Con un  disegno preciso: colpire gli strati intermedi, non i dirigenti che hanno  più visibilità nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima vittima il 21 giugno scorso, un  contadino delle 28 cooperative che si occupano di recuperare le terre  contro il latifondista &lt;strong&gt;Miguel Facussè&lt;/strong&gt;, sostenitore del  governo di Lobo e proprietario di 155mila ettari di campi. “Continuiamo a  tenere viva l’attenzione – continua Olivieri – attraverso una rete di  comunicazione popolare che va dalle radio comunitarie, ai comitati di  quartiere fino alle ong internazionali”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giornalisti, fotografi,  documentaristi lavorano ininterrotamente per rompere il muro di silenzio  e la propaganda del Governo che tenta di &lt;a href="http://www.puchica.org/" target="_blank"&gt;normalizzare il Paese&lt;/a&gt;.  Perchè l’esecutivo di Porfirio Lobo cerca di legittimarsi attraverso le  radio e le televisioni che lo sostengono e cerca consenso oltre  confine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Comunità internazionale per ora si è limitata a  prendere atto degli avvenimenti nel paese latino ma le organizzazioni  internazionali per la difesa dei diritti umani si sono mosse a gran voce  per chiedere giustizia. Rapporti e denunce arrivano sulle scrivanie  delle Nazioni Unite, alla Corte Penale Internazionale e alla Commissione  interamericana dei diritti umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amnesty International e il Comitato  per la difesa dei diritti umani in Honduras hanno chiesto di “revocare  tutta la legislazione, decreti e ordini esecutivi emessi dalle autorità  di fatto che colpiscono direttamente o indirettamente i diritti umani”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incurante delle denunce internazionali, la posizione di Bruxelles si fa  sempre più imbarazzante per la decisione di avviare un piano di  normalizzazione che privilegia gli affari in mezzo alla violenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Crediamo – ha detto l’ambasciatore dell’Unione Europea per il  Centroamerica, &lt;strong&gt;Mendel Goldstein&lt;/strong&gt; – che bisogna accettare  la realtà delle cose ed essere pragmatici. Siamo quindi arrivati alla  conclusione che le elezioni in Honduras si sono svolte in modo  trasparente ed equo, come espressione della libera volontà della  maggioranza degli honduregni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E mentre ritornano a Tegucigalpa gli  ambasciatori di Francia, Germania, Italia e Spagna, nessuno vuole  parlare della costante violazione dei diritti umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ambientalisti nel mirino: ucciso un altro leader del movimento contro il disboscamento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Stella Spinelli - Peacereporter - 10 Maggio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E' il nono esponente del Movimento ambientalista di Olancho ucciso negli  ultimi tempi. Dal golpe lo sfruttamento insostenibile del bosco è  aumentato vertiginosamente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"E' con profonda tristezza che denunciamo l'assassinio del nostro  compagno Adalberto Figueroa". Con queste parole la Giunta direttiva del  Movimento ambientalista di Olancho (Mao), regione occidentale  dell'Honduras, ha denunciato l'omicidio avvenuto sabato 8 maggio di uno  degli uomini più combattivi e impegnati del movimento ambientalista  honduregno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con lui sono nove le persone ammazzate per questioni  ambientali in questa zona. Dietro paiono esserci i grandi interessi  legati al commercio del legno, contro il quale Figueroa si è sempre  scagliato nella strenua difesa della terra contro uno sfruttamento  insostenibile e senza scrupoli. &lt;p&gt;"Stamane, 8 maggio - hanno raccontato gli amici del Mao - mentre  cercava un po' di legna assieme al suo bambino di 11 anni e a un suo  cugino, a circa un chilometro di distanza da casa, è stato circondato da  uomini dal volto coperto da spessi passamontagna. In un attimo gli  spari, tanti, infiniti. È morto sul colpo".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Figueroa lo descrivono come un leader indiscutibile dentro e fuori  della sua comunità, un uomo che si è sempre distinto per l'afflato  solidale e il coinvolgimento nelle cause sociali. Ultimamente era  entrato a far parte del direttivo del Movimento ambientalista di  Olancho. Ne era il portavoce. Ed era anche il coordinatore del Movimento  del comune di Guata e consigliere comunale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;"Siamo molto tristi e indignati. Sono già nove i nostri compagni  morti ammazzati e i colpevoli continuano a restare impuniti - spiegano  dal Mao -. Abbiamo sempre denunciato queste tragedie alle autorità  competenti, ne abbiamo sparso la notizia fra la gente, ma nulla. Nessuno  si muove. Le istituzioni on ci prestano la minima attenzione. Abbiamo  capito con il tempo che dietro agli uomini chiave della giustizia  honduregna c'è il potere della elite imprenditoriale che indica loro le  cause da seguire e quelle da ignorare".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Adalberto Figueroa lascia una moglie e quattro figli, due femmine e  due maschi. Il più grande 17 anni, il più piccolo 8. "Non aveva nemici  personali - spiegano - e ne sono prova i fatti della sua vita, il  coinvolgimento nelle varie organizzazioni e istituzioni con le quali si  impegnava per coordinare progetti di sviluppo comuinitario.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dietro la  sua morte ci sono solo loro, sempre e solo loro: gli imprenditori del  legno contro i quali Adalberto si è sempre scagliato. Pochi giorni prima  di morire aveva sporto denuncia per sollecitare l'Istituto nazionale di  conservazione e sviluppo forestale (Icf) affinché impedisse il taglio  degli alberi in questa zona. Aveva anche organizzato un consiglio  comunale aperto per capire i passi da fare per far sì che questa zona  venisse dichiarata 'area protetta'".&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ed è stata questa la goccia che ha  fatto traboccare un vaso già colmo di rabbia. "Questo ha sicuramente  fatto andare su tutte le furie i tagliatori di legna, che di fronte alla  minaccia diretta ai loro interessi hanno pagato dei sicari per farlo  fuori", precisano i colleghi e gli amici del Mao.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;È un fatto che dopo il&lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/17980/Golpe+in+Honduras.+Il+dossier" target="_self"&gt; golpe del 28 giugno 2009 &lt;/a&gt;lo sfruttamento  indiscriminato di legno si sia molto intensificato. La complicità delle  elite al potere è totale. I Madereros si avvalgono degli amici che hanno  nell'Icf e in altre istituzioni pubbliche per avere la meglio sugli  interessi delle stesse comunità. Ed è contro questo potere che si è  trovato a dover combattere Figueroa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;"Che fare di fronte a una  giustizia che castiga i deboli e assolve i potenti? - incalzano -  Rivolgersi alle organizzazioni dei Diritti umani nazionali e  internazionali e al Fronte contro il golpe, affinché sappiano e si  muovano di conseguenza. Esigiamo un'indagine esauriente per punire i  colpevoli e mettere fine a impunità e corruzione".&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Verità a confronto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Giorgio Trucchi - Peacereporter - 7 Maggio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sole ventiquattr'ore dall'installazione della Commissione della  Verità, fortemente voluta dal governo di Porfirio Lobo, da una parte  della comunità internazionale e dall'Organizzazione degli Stati  Americani, Osa, la Piattaforma dei Diritti Umani ha presentato  un'iniziativa che ha l'obiettivo di creare una Commissione della Verità  Alternativa "per il rispetto dei diritti umani e la costruzione di una  vera democrazia". &lt;p&gt;La creazione della Commissione della Verità Alternativa avrà  l'obiettivo di scoprire la verità sui fatti accaduti dopo il colpo di  Stato del giugno 2009 e segnalare i responsabili dei crimini commessi,  recuperando la moralità dei diritti umani.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Secondo un comunicato stampa della Piattaforma dei Diritti umani, "la  commissione indagherà sulle violazioni dei diritti umani commesse  contro migliaia di honduregni e honduregne, sarà partecipativa,  indipendente, rigorosa, in linea con le esigenze degli standard  internazionali".&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È il prodotto della richiesta legittima del popolo  honduregno "di conoscere senza perdite di tempo, le violazioni ai  diritti umani, la persecuzione politica, gli omicidi, le violenze  sessuali, la repressione, la negazione dell'accesso all'informazione, le  sparizioni di persone e le torture commesse in tutti questi mesi",  segnala il comunicato.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Secondo Juan Almendares, direttore esecutivo del Centro di  prevenzione, cura e riabilitazione delle vittime della tortura e dei  loro famigliari, Cptrt, "questa iniziativa è già stata presentata a  importanti organizzazioni internazionali dei diritti umani", come a  esempiola Federazione internazionale dei diritti umani, Fidh, il Centro  per la giustizia e il diritto internazionale,Cejil, e  Amnesty International.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;"Stiamo lavorando affinché si installi il più presto possibile - ha  continuato Almendares - e per il momento hanno già dato la loro  disponibilità due cittadini honduregni particolarmente impegnati sul  fronte dei diritti umani".&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si tratta infatti del sacerdote Fausto Milla,  uno dei testimoni del massacro del Río Sumpul in Salvador e vittima  della persecuzione durante il governo di fatto di Roberto Micheletti, e  della scrittrice e docente universitaria Helen Umaña.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A livello internazionale sono state contattate varie personalità, tra  cui hanno già accettato Nora Cortiñas, membro delle Madri della Plaza  de Mayo, Elsy Monge, che ha già integrato la Commissione della Verità in  Ecuador e il difensore dei diritti umani, Theo Van Boven. Si attende  invece la risposta dei Premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchú e  Adolfo Pérez Esquivel.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I principali obiettivi della Commissione della Verità Alternativa  saranno quelli di scoprire la verità sui fatti accaduti, i responsabili  dei crimini commessi dopo il colpo di Stato e "recuperare la parte  morale ed etica dei diritti umani in Honduras", affinché il popolo  honduregno torni a credere "che nel nostro paese è possibile avere  giustizia. È un impegno inderogabile con il popolo", ha  segnalato Almendares.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Al contrario dell'assurda decisione della Commissione della Verità  del governo di impedire che i risultati delle indagini vengano divulgati  prima di 10 anni, la Piattaforma dei Diritti Umani ha deciso di  informare la popolazione non appena i membri della Commissione abbiano  terminato il loro lavoro.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;"Ci sono differenze sostanziali tra questi due progetti", ha  continuato il direttore del Cptrt. La Commissione della Verità, infatti,  non sarà integrata da persone impegnate nel campo dei diritti umani e  le organizzazioni nazionali che operano in questo settore non sono  nemmeno state consultate. "Alcuni dei membri di questa commissione - ha  spiegato Almendares - sono addirittura membri del partito di governo, ma  soprattutto non c'è la presenza delle vittime della repressione".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per lo storico difensore dei diritti umani, la commissione del  governo "non parte dalla verità, bensì dalla menzogna". Non riconosce  che in Honduras ci sia stato un colpo di Stato e considera che l'attuale  governo sia il frutto di elezioni libere e democratiche. "Questo non  solo è assurdo, ma vuole dire partire dalla menzogna per cercare la  verità".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;"Non vogliamo annullare o contrastare l'altra commissione, bensì dare  un'alternativa, affinché la popolazione possa davvero conoscere la  verità. Questo è il momento di onorare le vittime. È il momento di chi  ha sofferto", ha aggiunto Bertha Oliva, direttrice del Comitato dei  famigliari dei detenuti scomparsi in Honduras, Cofadeh, una delle  organizzazioni che fanno parte della Piattaforma dei Diritti  Umani.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'iniziativa ha inoltre il pieno sostegno del Fronte nazionale di  resistenza popolare, Fnrp, all'interno del processo recentemente  iniziato per l'installazione di una Assemblea Nazionale Costituente.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cinque giornalisti uccisi in un mese&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Stella Spinelli - Peacereporter - 5 Aprile 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ecco il paese democratico decantato dalla Casa Bianca. Il Fronte contro  il golpe denuncia che l'Honduras è tutt'ora una dittatura, repressiva e  brutale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cinque giornalisti morti ammazzati in un mese. Eccolo l'Honduras  democratico di Porfirio Lobo, il paese acclamato dagli Usa dopo le  elezioni di novembre, lo stato che avrebbe superato il golpe del 28  giugno 2009, grazie a una chiamata alle urne orchestrata dai medesimi  golpisti. Eccolo il paese ormai pacificato, dove l'opposizione civile è  costretta a continuare la conta dei morti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono 150 gli esponenti della  società civile uccisi in esecuzioni extragiudiziali da quell'estate  maledetta. E tutte sono avvenute per mano di squadroni della morte e  paramilitari coordinati dal regime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo denunciano le Ong in difesa dei  diritti umani. Lo grida al mondo il Fronte nazionale contro il golpe. Lo  sussurrano, voce spezzata dal dolore, le famiglie delle vittime. Ma i  mass media non ci sentono. O fingono di non sentire, di non vedere. &lt;p&gt;Eppure la resistenza honduregna scende in piazza quasi ogni giorno.  Manifesta, organizza sit-it, indice manifestazioni. E scatena la  solidarietà internazionale, il supporto di tanti, ma anche  l'indifferenza dei più. E il reparto repressivo del governo continua  impunito la sua azione di sterminio di ogni voce fuori dal coro.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'excursus di violenze vissuto dall'Honduras è da sempre il leit  motiv delle proteste del Fronte, così come del colletivo degli Artisti  in Resistenza e di molte altre organizzazioni, che mai si son tirati  indietro nel gridare il nome della prima vittima morta ammazzata dal  regime golpista: la libertà di stampa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il primo marzo fu colpito a morte  il giornalista Joseph Hernández e ferita la collega Carol Cabrera. Il  10, fu assassinato David Enrique Meza. Lunedì 15, Nahum Palacios  Arteaga, mentre José Bayardo Mairena e Manuel de Jesús Juárez furono  fatti fuori venerdì 27.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un altro giornalista, José Alemán ha dovuto  abbandonare il paese di corsa dopo che alcuni sicari hanno tentato di  ucciderlo nel bel mezzo della strada, dopo averlo avvertito crivellando  di colpi la facciata della sua casa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E come se non bastasse, alcuni  agenti di una stazione di polizia dove cercò aiuto e riparo dai killeri  gli dissero che erano incapaci di garantirgli la sicurezza e che era  meglio che fuggisse dal paese.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tutte le associazioni in resistenza hanno denunciato questa  gravissima situazione al Segretario della sicurezza, Óscar Álvarez,  responsabile del sistema di repressione ereditato dal regime  dittatoriale di Roberto Micheletti, che sta continuando ad agire come e  più di prima. Ma niente si è mosso. Niente è cambiato.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Già nei giorni  successivi al colpo di stato militare, vari mezzi di comunicazione, fra i  quali Radio Globo e Canale 36 vennero chiusi grazie a selvagge retate. E  inoltre, i proprietari dei principali mass media hanno avuto parte  attiva nella programmazione del golpe e nel sostegno a Micheletti.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E  associazioni in difesa della libertà di stampa come Reporter senza  frontiere o la Committee to Protect Journalists e la Sociedad  Interamericana de prensa, hanno precisato come ci sia una maniera  costantemente aggressiva e politicizzata di trattare tutto quel che  riguarda il Venezuela o Cuba, e di contro una totale connivenza con il  potere golpista.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tanto che sono in molti a sospettare legami forte fra  la stampa honduregno e l'apparato di intelligence Usa. Per la Plataforma  de Derechos Humanos in Honduras siamo di fronte a una "strategia di  terrore, immobilizzazione e persecuzione contro gli oppositori al golpe e  al governo de facto" davanti alla quale si chiede "l'intervento della  comunità internazionale e degli organismi internazionali dei diritti  umani affinché il regime attuale fermi questa onda di criminalità e  investighi su queste morti".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sono tornati sulla scena honduregna personaggi dal passato alquanto  losco. Primo fra tutti Billy Joya, fra i creatori dei "Cobra", commandos  di elite addestrati per uccidere, e veterano esponente del battaglione  3-16 creato dalla Cia per perseguire, torturare e far sparire le  centinaia di honduregni nella guerra sucia degli anni Ottanta.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Joya ha  lavorato agli ordini dell'ambasciatore e ufficiale della Cia John  Negroponte, che dirigeva i Contras nicaraguense seduto comodamente sulla  poltrona nell'ambasciata Usa a Tegucigalpa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questo è quanto riporta il  giornalista Jean-Guy Allard, recuperando tesi e interpretazioni ormai  molto radicate. Negroponte, secondo Allard, è anche colui che ha  coordinato il colpo di stato del 28 giugno in Honduras, e attualmente  lavora nella Segreteria di Stato del governo Obama, al fianco di Hillary  Clinton.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E intanto i golpisti sguazzano nel silenzio assoluto e  nemmeno uno straccio di indagine speciale è stata aperta  sull'aggressione grave e continua contro i giornalisti, tanto che dal  golpe a oggi è stato arrestato solo un sospetto.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Squadroni della morte assassinano un esponente di spicco del Fronte contro il golpe&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da Peacereporter - 25 Marzo 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In pieno centro a Tegucigalpa, capitale dell'Honduras, è stato ucciso a  colpi di arma da fuoco il professore Manuel Flores, esponente di spicco  del Fronte contro il colpo di stato. A farlo, gli squadroni della morte  ripristinati dal regime golpista impostosi nel giugno 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il  professor Manuel, detto Manuelito, è stato ammazzato da tre assassini  all'interno della scuola dove insegnava. E' stato crivellato di colpi  davanti agli sguardi attoniti e terrorizzati dei suoi alunni e colleghi.  I mass media vicini al governo golpista hanno cominciato a diffondere  la notizia accusando dell'omicidio i delinquenti comuni delle maras.  Ma  noi tutti sappiamo chi sono i responsabili: i golpisti di prima e i  golpisti di turno", ha raccontato Jorge Alberto Amaya, Docente e  ricercatore della &lt;em&gt;Universidad Pedagógica Nacional Francisco Morazán&lt;/em&gt;,  riferendosi al fatto che le elezioni del novembre scorso nel paese  centramericano hanno tentato di normalizzare l'irreparabile, dato che la  tornata elettorale è stata gestita dalle medesime forze che hanno  organizzato il colpo di stato e di conseguenza il risultato di quel voto  non può dirsi democratico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La morte di Manuelito dimostra che  l'Honduras è un campo di battaglia in una guerra diseguale, in una  guerra fra il fucile e il libro, fra le bombe e le idee, fra la barbarie  e il sogno pacifico di un popolo che desidera un Honduras migliore e  più giusto - ha aggiunto Jorge Alberto Amaya - Lo hanno ucciso perché  leggeva, educava, credeva in un Honduras che va avanti, democratico e  socialista. Nell'ultimo anno aveva lavorato molto con i popoli indigeni e  gli afrodiscendenti e stava scrivendo una tesi magistrale sulla  necessità di rafforzare l'educazione bilingue in favore dei popoli  originari. Era scomodo e lo hanno eliminato".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La voce del padrone&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Stella Spinelli - Peacereporter - 23 Marzo 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fa proclami e promesse senza fondamento, ma poi a smentirlo ci pensa chi  conta davvero. E' questo Porfirio Lobo, il presidente imposto dai  golpisti che continuano così a fare il bello e il cattivo tempo in  Honduras&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Può tornare come e quando vuole. Sarà trattato con la dignità dovuta  a un ex presidente. Con la dignità dovuta a un cittadino honduregno".  Così parlava 4 giorni fa &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/19155/Honduras%2C+elezioni+farsa.+L%27esercito+reprime%2C+ma+la+gente+continua+a+manifestare.+La+testimonianza" target="_self"&gt;Porfirio Lobo&lt;/a&gt;, l'uomo messo alla guida dell'Honduras  dalle elezioni organizzate dai golpisti del &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/17980/Golpe+in+Honduras.+Il+dossier" target="_self"&gt;28 giugno&lt;/a&gt; e che gran parte del paese, riunito nel  Fronte contro il golpe, disconosce e ripudia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parole distensive, che  facevano trapelare una visione politica improntata sulla normalizzazione  a tutti i costi di una repubblica che affonda le sue radici in un colpo  di stato militare, che ha cacciato a pedate un presidente legittimo  scomodo agli interessi delle poche famiglie che da sempre fanno il bello  e il cattivo tempo nel paese centramericano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Chi gli proibisce di  venire qui? - chiedeva retoricamente Lobo - Non vediamo conflitti anche  dove non ce ne sono", continuava, per finire dicendo che in ogni caso  avrebbe potuto ricorrere all'amnistia politica ed evitare qualsiasi  problema eventuale con la Giustizia. Ecco: non sono passati che pochi  giorni e a smentire la più alta carica del nuovo Honduras è arrivato  nientemeno che il Procuratore generale, Luis Alberto Rubí, uomo della  cricca al potere. &lt;p&gt;Con alcune frasi secche e coincise, il &lt;em&gt;Fiscal general&lt;/em&gt; è  sembrato voler rimettere al suo posto quel presidente così accuratamente  scelto eppure adesso così tanto sfacciato e irriverente da osare  spingersi troppo oltre le sue reali competenze. Un presidente che si  prende tali libertà: forse si è dimenticato chi è che lo ha messo su  quella poltrona?&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;"L'ex presidente Zelaya ha delle cause fiscali  pendenti e rientrando nel paese dovrà affrontarle - ha precisato Rubí -  affinché i giudici determinino se si tratti di delitti politici o se nel  suo caso siano invece reati comuni". E riguardo all'amnistia suggerita  da Lobo, ha ribattuto: "Protegge soltanto chi ha commesso delitti  politici prima e dopo il golpe".&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quindi il fatto che la ragione del  colpo di stato del 28 giugno 2009 fosse proprio il comportamento un po'  troppo filo Chavez e certamente troppo aperto alle richieste dal basso  per i gusti dei 'padroni dell'Honduras' esclude Zelaya da ogni 'abbuono'  giuridico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante le pressioni di parte della comunità  internazionale, a Manuel Zelaya non resta che rimanere ospite della  Repubblica Domenicana, appoggiando da lontano la grande attività del  Fronte, che è sempre più cospicuo e organizzato. Continue le sue  attività di informazione, le marce, le riunioni, in ogni angolo del  paese.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il fine ultimo, solo raggiunto il quale si fermeranno, è  l'assemblea costituente. Unica maniera per riscattare la democrazia è  infatti, secondo le associazioni, le Ong, i comitati e i singoli che  formano il &lt;em&gt;Frente,&lt;/em&gt; riformarla dalle fondamenta e impregnarla di  quel socialismo del XXI secolo che sta spaziando da sud a nord per  l'intero continente.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Cacciare i golpisti e restaurare Zelaya, dunque,  sarebbe solo il primo passo e, sebben agognato, non basterebbe a placare  gli animi di questa gente stanca di venire calpestata da chi tratta  l'Honduras come l'orto di casa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il processo verso la giustizia e la  riconciliazione nel paese centroamericano, dunque, deve ancora avere  inizio.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Come prima, più di prima&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Stella Spinelli - Peacereporter - 3 Marzo 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Qui la situazione resta drammatica. Continuano i sequestri, gli  omicidi, la repressione e ogni violazione possibile. Ovviamente, nel  mirino ci sono i membri della resistenza o i loro familiari. Le  elezioni, non riconosciute dalla resistenza (e, per adesso, anche da  molti paesi esteri), non hanno cambiato la situazione, nonostante gli  sforzi immensi del nuovo regime di apparire aperto e democratico. &lt;p&gt;I potenti di questo paese sono davvero preoccupati, tanto che  continuano a manipolare l'opinione pubblica con falsità esagerate e  ridicole. È in atto una vera e propria manipolazione mediatica, molto  pericolosa. A farsene portavoce è il giornale La Prensa, di proprietà di  una dei più potenti golpisti, Larach.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E che dire del ritorno a  tutti gli effetti degli squadroni della morte, tanto cari al ministro  Oscar Alvarez. Li riattivò durante il governo di Maduro (quello prima di  Zelaya) per il suo programma di "limpieza social" che consisteva in  esecuzioni vere e proprie a niños de la calle e giovani de las maras.  Ora le sue vittime sono gli esponenti della resistenza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nonostante tutto la resistenza continua forte e determinata. Lo  dimostra anche la quantità delle manifestazione organizzate ultimamente  che, in proporzione ai numeri di abitanti del paese, sono   considerevoli.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E lo dimostrano i fatti di ogni giorno in ogni angolo del  paese, dove la resistenza si sta strutturando a vari livelli  (municipale, provinciale, regionale) e organizza attività di ogni  genere. L'obiettivo non è più solo l'installazione dell'Assemblea  Costituente, ora si mira alla rifondazione del paese, dal basso.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il  prossimo 13 e 14 marzo ci sarà il II Encuentro por la refundacion de  honduras (il Iº si é tenuto proprio due settimane prima del golpe) che  avrà un sapore ancora più speciale. Siamo nel pieno della preparazione.  Non ci arrendiamo".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ecco come ci descrive l'Honduras del nuovo presidente Porfirio Lobo  la cooperante italiana che vive da anni in Honduras e che abbiamo  imparato a conoscere dalle estemporanee e concitate cronache che ci  inviava nelle settimane dopo il golpe del 28 giugno 2009, per  raccontare, testimoniare, diffondere.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I riferimenti gravi e pesanti a  cui si riferisce sono quelli che bene ha descritto Giorgio Trucchi,  altro italiano che ha scelto la cooperazione come scopo di vita e che ha  fatto della diffusione di informazioni "per non dimenticare" uno scopo  di vita.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;"Il 24 febbraio, poco dopo mezzogiorno, nella città di San Pedro  Sula, è stata uccisa sull'uscio di casa Claudia Larissa Brizuela, che  stava festeggiando il suo 36esimo compleanno. Aprendo la porta ha  ricevuto tre pallottole alla testa ed è morta sul colpo".&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Claudia  era una militante del sindacato del Comune dove lavorava e figlia di  Pedro Brizuela, noto dirigente locale del Fronte Nazionale di Resistenza  Popolare (FNRP). Si tratta dell'ennesimo omicidio perpetrato alla  vigilia di una grande mobilitazione organizzata dal FNRP nella capitale,  in rifiuto alla Commissione della Verità, considerata come la via per  l'impunità per tutti i criminali golpisti coinvolti nella selvaggia  repressione post golpe.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;"Claudia è la terza vittima in questo primo mese di governo di  Porfirio Lobo. Sono già stati assassinati in circostanze abbastanza  simili Vanessa Zepeda e Julio Funes", precisa Trucchi.&lt;br /&gt;Pedro  Brizuela, padre di Claudia, ha collegato l'omicidio di sua figlia con la  sua partecipazione alle attività del FNRP e al tentativo di  terrorizzare chi continua a sostenere la lotta per la democrazia in  Honduras.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A quanto spiega Trucchi, la violenza selettiva contro  dirigenti di base del FNRP, sindacati ed organizzazioni sociali è  aumentata proprio dal 28 gennaio scorso, giorno successivo  all'insediamento di Porfirio Lobo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il suo ministro della Sicurezza,  Óscar Álvarez, ha espresso pubblicamente che è necessario sradicare la  resistenza in quanto "non ha più ragione di esistere". Per farlo sono  stati attivati i Servizi Segreti, che perseguono la strategia di  seminare il terrore uccidendo e minacciando dirigenti di base, ed  evitando - per adesso - le personalità più conosciute dell'opposizione.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questa strategia avrebbe il doppio effetto di inaugurare una vera e  propria "caccia all'uomo" di bassa intensità, con caratteristiche  proprie del terrorismo di Stato per intimorire la popolazione e, allo  stesso tempo, evitare maggiori scandali nazionali e internazionali che  provocherebbero gli omicidi di personalità conosciute.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Non è un caso che  il principale assessore del servizio di sicurezza di Porfirio Lobo sia  José Félix Ramajo, istruttore dell'ISA (International Security Academy),  con risaputi vincoli con i servizi segreti israeliani del Mossad.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-5201331798392518027?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/hJAj48ZRpb4" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/5201331798392518027?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/5201331798392518027?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/hJAj48ZRpb4/honduras-squadroni-della-morte-di-nuovo.html" title="Honduras: squadroni della morte di nuovo al lavoro" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TDC3bpFK1DI/AAAAAAAACEI/lvmvzyMbV1E/s72-c/26166.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/07/honduras-squadroni-della-morte-di-nuovo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUMDR3k9fip7ImA9WxFbEUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-6701852543102093003</id><published>2010-07-03T06:57:00.005-06:00</published><updated>2010-07-03T07:24:36.766-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-07-03T07:24:36.766-06:00</app:edited><title>La cazzata del giorno? Stravince Bonaiuti</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TC838WFq4PI/AAAAAAAACD4/lDARkED4S5k/s1600/50388.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 231px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TC838WFq4PI/AAAAAAAACD4/lDARkED4S5k/s320/50388.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5489667980648964338" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;E' arrivata l'estate e il caldo sta già dando alla testa.&lt;br /&gt;Ieri ne abbiamo avuto un assaggio con le dichiarazioni di Berlusconi sulla sua (presunta) capacità di esercitare la leadership su un Pdl e una coalizione di governo completamente allo sbando e senza più alcuna rotta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi però il segretario del Pd Bersani finalmente si è svegliato e ha replicato a Berlusconi dichiarando che "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ghe pensi mi non è la medicina, è la malattia. Berlusconi lo dice da 7  anni e sono 7 anni che 'ghe pensa lu' [....] Non si può lasciare il Paese in questa situazione se la maggioranza non  ce la fa, se non ce la fanno, bisogna pensare a qualche altra ipotesi [...] Credo che andiamo di male in peggio e credo che ormai  stiano impazzendo. E questo perchè se un governo conservatore in  Inghilterra attacca la rendita finanziaria, qui in Italia invece si  attaccano le tredicesime di poliziotti e insegnanti. Tutto questo vuol  dire che si è davvero persa la testa&lt;/span&gt;", e invitando poi Berlusconi e il governo "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;a darsi una rinfrescata&lt;/span&gt;". Oppure a  prendere atto "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;che non sono in grado di governare la nave che è senza  rotta e nel contempo ci sono una quantità di problemi&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a queste frasi così semplici, chiare e indiscutibili - tra l'altro confermate dallo stesso governo che oggi ha compiuto l'ennesimo dietrofront nel giro di 24 ore, con La Russa che ha smentito il relatore della manovra Azzolini assicurando che le tredicesime dei poliziotti non si toccano - risponde l'uomo che di diritto si è aggiudicato il premio per la cazzata del giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E cioè Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che stravince per questa frase "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Prima di  pensare a chissà quale altra strana ipotesi per il Paese, Bersani  farebbe bene a ricordare che questo governo è il risultato di un voto  libero e democratico ed ha una rotta precisa, indicata dal programma  condiviso dagli elettori&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo Bonaiuti, il governo ha dimostrato anche oggi di avere una rotta precisa. Quella di un ubriaco marcio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-6701852543102093003?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/F6H-dhslSUA" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/6701852543102093003?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/6701852543102093003?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/F6H-dhslSUA/la-cazzata-del-giorno-stravince.html" title="La cazzata del giorno? Stravince Bonaiuti" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TC838WFq4PI/AAAAAAAACD4/lDARkED4S5k/s72-c/50388.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/07/la-cazzata-del-giorno-stravince.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DU8GSXw4eCp7ImA9WxFbEU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-7249309166058127403</id><published>2010-07-02T15:34:00.006-06:00</published><updated>2010-07-02T15:57:08.230-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-07-02T15:57:08.230-06:00</app:edited><title>L'ultimo bluff?</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TC5gUVhmbEI/AAAAAAAACDw/crlSYKh3oL8/s1600/ansa159308720206165623_big.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 246px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TC5gUVhmbEI/AAAAAAAACDw/crlSYKh3oL8/s320/ansa159308720206165623_big.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5489430898302938178" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Berlusconi, alle prese con la più grave crisi interna alla sua maggioranza dal 1994 - e in particolare nel suo partito -, da navigato giocatore di poker qual'è rilancia invadendo i tg per far credere al popolino di essere ancora saldamente al comando di tutte le sue truppe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mi trovo qui con una situazione italiana che mi pare non precisamente tranquilla, ma da lunedì prenderò decisamente in mano tutti i titoli che sono sul tavolo: dalla Finanziaria, alla legge sulle intercettazioni, alle leggi sulla giustizia. Insomma, come diciamo a Milano, ghe pensi mi&lt;/span&gt;".         &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma qualcuno questa volta avrà il coraggio di "vedergli" le carte?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Berlusconi in crisi occupa i tg. Crisi e intercettazioni? "Ghe pensi mi"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da www.ilfattoquotidiano.it - 2 Luglio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre interviste in cinque minuti. I sondaggi sono a picco, la maggioranza  si sfalda e allora &lt;strong&gt;Silvio Berlusconi&lt;/strong&gt; che fa? Ricorre  alla sua arma di sempre: la televisione. E così il Berlushow va in onda  alle otto di sera a reti quasi unificate. Con una comparsata persino  alla radio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il premier prima gioca in casa davanti le telecamere  amiche del Tg5. E poi gioca in casa di nuovo, davanti le telecamere  amiche del Tg1. Il risultalo è comunque identico. Anche se al Tg1, per  la gioia del direttorissimo &lt;strong&gt;Augusto Minzolini&lt;/strong&gt;, dà il  cavaliere meglio di sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Complice l’intervistatrice, Nicoletta Manzione,  che in tubino nero rivolge al premier una sola e ficcante domanda: Lei  ha compiuto una lunga missione nel continente americano, come è andata?  “E’ stato un tour de force anche per un giovane di 35 anni come il  sottoscritto”, risponde lui. “Sono tornato e mi trovo una situazione  italiana che mi pare non precisamente tranquilla”, aggiunge subito dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma rassicura: “Da lunedì prenderò decisamente in mano tutti i titoli  che sono sul tavolo, dalla manovra finanziaria, alla legge sulle  intercettazioni, alle leggi sulla giustizia. Insomma, come diciamo a  Milano ‘ghe pensi mì’, e tutte queste cose andranno a buon fine”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ghe pensi mi”: il titolo per la gioia delle agenzie di stampa anche  questa volta c’è. Meno geniale (dal punto di vista del venditore  pubblicitario) è invece l’intervento al Tg5. Dove il premier ribadisce  il concetto , ma con ben meno verve. “Quando faccio una cosa la faccio  fino in fondo e con grande determinazione, con risultati concreti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così  anche al giornale radio, al quale riserva la nota politica: “Se  qualcuno pensa che le correnti possono provocare un raffreddore, in  questo caso sono certo di evitarlo, di sicuro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esattamente come i  colleghi giornalisti evitano con cura di porgli interrogativi (scontati e  per nulla aggressivi) del tipo: Cosa pensa della condanna per mafia del  suo braccio destro &lt;strong&gt;Marcello Dell’Utri&lt;/strong&gt;? Sulle  intercentazioni accoglierà le indicazioni del presidente &lt;strong&gt;Napolitano&lt;/strong&gt;?.   Roba da prima settima di scuola di giornalismo. Che, evidentemte,  nessuno di loro deve aver mai frequentato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-7249309166058127403?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/EVu-IAejA_o" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/7249309166058127403?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/7249309166058127403?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/EVu-IAejA_o/lultimo-bluff.html" title="L'ultimo bluff?" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TC5gUVhmbEI/AAAAAAAACDw/crlSYKh3oL8/s72-c/ansa159308720206165623_big.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/07/lultimo-bluff.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DU4FSH8zeyp7ImA9WxFUGUQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-597342188778012826</id><published>2010-07-01T08:27:00.006-06:00</published><updated>2010-07-01T09:25:19.183-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-07-01T09:25:19.183-06:00</app:edited><title>Amenità italiote</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCysovjLA2I/AAAAAAAACDo/k3PGOEmC8Jw/s1600/merda.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 237px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCysovjLA2I/AAAAAAAACDo/k3PGOEmC8Jw/s320/merda.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488951861816525666" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Qualche articolo che mette in luce alcune amenità tipiche del Belpaese...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Brambilla, una mano ai giovani&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Adriano Botta - http://espresso.repubblica.it - 30 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal; font-style: italic;"&gt;Il ministro mette ai  vertici dell'Aci tre manager che si  sono fatti da soli. Uno è il suo  fidanzato, il secondo è il figlio di La  Russa e il terzo è il pargolo  del consulente berlusconiano Bruno  Ermolli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;!-- fine SOMMARIO --&gt; &lt;!-- inizio TESTO --&gt;  &lt;div class="article" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="cont_img"&gt;&lt;/span&gt;Trovare  lavoro ai  giovani e valorizzare i loro talenti è una missione nobile e  importante: basta con questo Paese dominato dagli ultrasettantenni. E  nessuno meglio di Maria Vittoria Brambilla - una vita a sgambettare  nelle discoteche prima di diventare misteriosamente ministro - è  consapevole dell'esigenza di un ricambio generazionale in questo Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avendo preso molto sul serio questo suo impegno, la signora  Brambilla ha appena trovato lavoro a due giovani - non ragazzini, ma  insomma under 40 - molto bravi e promettenti. Uno si chiama  Massimiliano, ha 38 anni ed è un simpatico ragazzo che ama le camicie rose e  le cravatte azzurre, già noto negli ambienti accademici internazionali  per essere stato fidanzato con Cristina Dal Basso del Grande Fratello,  accanto alla quale è apparsa sulle pagine del settimanale "Chi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da ieri, l'ottimo Massimiliano è commissario straordinario dell'Aci,  l'umile lavoro che gli ha appunto trovato la signora Brambilla, nella  sua qualità di ministro del Turismo. Si ignora al momento l'entità della  sua retribuzione ma si ha motivo di ritenere che Massimiliano non avrà  il problema di arrivare a fine mese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del tutto casuale,  ovviamente, il fatto che Massimiliano sia figlio dell'imprenditore Bruno  Ermolli, uno degli imprenditori italiani più potenti e vicini a  Berlusconi, che da anni ricopre cariche di ogni tipo a Mediaset e in  Mondadori, oltre ad avere le mani in pasta in tutti i business  pubblici-privati italiani (dalla vendita di Alitalia all'Expò di Milano,  dalla Scala alla Bocconi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siccome tuttavia si sa che ai  giovani piace stare insieme, la Brambilla ha pensato che sarebbe stato  crudele lasciare il giovane Ermolli da solo all'Aci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco che  allora nella squadra del giovane neocommissario il ministro ha subito  inserito anche un altro ragazzo di ottime speranze, tale Geronimo, un  trentenne che ha in comune con Ermolli junior la passione per le ragazze  uscite dal Grande Fratello (è finito suoi giornali di gossip insieme  a Vanessa Ravizza) e più di recente è stato fidanzato con la bionda di  ottima famiglia Micol Sabbadini.  &lt;span class="adv"&gt; &lt;script type="text/javascript"&gt;// &lt;![CDATA[OAS_RICH('Middle');]]&gt;&lt;/script&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già frequentatore dei locali di corso Como e dintorni  (parliamo sempre di Milano, naturalmente) il giovane Geronimo è un  grande amante del mare e poco tempo fa ha rilasciato una pensosa  intervista spiegando che la sua nuova barca «ha il teak esteso sia nella  spiaggetta sia dentro il pagliolato», e lui «ha scelto personalmente il  logo sullo scafo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Geronimo, che è un ragazzo dai valori semplici,  piace però soprattutto frequentare gli amici: in particolare Paolo,  Barbara, Giovanni e Francesca, che di cognome fanno rispettivamente  Ligresti, Berlusconi, Tremonti e Versace. Ah, anche Geronimo in effetti  avrebbe un papà piuttosto famoso e potente - al momento fa in ministro  della Difesa e si chiama Ignazio La Russa - ma sarebbe ovviamente una  calunnia comunista affermare che questo abbia qualcosa a che fare con la  sua nomina all'Aci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi, c'è la certezza assoluta che  Brambilla abbia scelto i nuovi boiardi solo con criteri meritocratici,  basandosi sulle competenze e non sulla parentele. E questo perché  Brambilla è una che prima di nominare qualcuno vuole conoscerlo bene,  molto bene. Talvolta benissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si spiega altrimenti  perché accanto a Massimiliano e Geronimo il terzo nome elevato nella  nuova governance dell'Aci sia quello di di Eros Maggioni, 42 anni  ottimamente portati, odontotecnico e piccolo imprenditore di  Calolziocorte, in provincia di Lecco. Amante dell'equitazione, uomo dal  carattere schivo che raramente si fa vedere fuori da Calolzio, è il  fidanzato della Brambilla da 19 anni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La famiglia Brambilla e i suoi cari alla conquista dell'Aci&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Davide Milosa - www.ilfattoquotidiano.it - 1 Luglio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia dell’Automobile club è una storia tutta italiana. C’è la  politica, e ci mancherebbe, ma anche i figli della politica. Per esempio  c’è Massimo Ermolli, 38 anni, rampollo di Bruno, finanziere potente e  influente, grande amico di Silvio Berlusconi. O ancora Geronimo La  Russa, primogenito del ministro della Difesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per non parlare di Eros  Maggioni, fidanzato del ministro del Turismo, Michela Brambilla. La  stessa Brambilla che, mentre spende 8 milioni di euro per allestire un  sito web di promozione turistica, prova la scalata dell’Aci con amici e  consorti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, classica storiella da cricca che si ripete.  Da Roma a Milano, fino in corso Venezia, lussuosa sede milanese dell’Aci  che tra le tante cose gestisce (attraverso Sias) il Gran Premio di  Monza, oggi messo a rischio in Formunale1 dalla candidatura romana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul  punto si discuterà. Visto che il contratto scade nel 2015 e che per  blindarlo in Lombardia è sceso in campo il governatore Roberto Formigoni  spinto da passione sportiva e necessità di portafoglio. Il Gp, infatti,  vale, pacchetto completo, circa 50 milioni di euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che conta e  resta è, invece, il clamoroso vortice di polemiche attorno alla nomina  di presidente e consiglio d’amministrazione che in queste settimane ha  travolto l’Aci. Ombre e sospetti fanno da contenuto a un esposto  atterrato sui tavoli delle procure di Milano e Monza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia  inizia però nell’inverno del 2009, quando ai vertici dell’Aci arrivano  cinque lettere di dimissioni. Si tratta di cinque consiglieri del Cda.  Cinque su nove. Inevitabile il commissariamento. In attesa delle  prossime elezioni, previste per il 22 luglio. Sulla poltrona di  commissario, il ministro Brambilla decide allora di mettere Massimo  Ermolli, il quale poche settimane fa decide di escludere una delle due  liste candidate alla poltrona della presidenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Motivazione ufficiale,  secondo quanto riportano ieri le cronache locali dei giornali, sarebbero  alcune irregolarità formali. Da qui la scelta di ricorrere a un esposto  in Procura. Del resto a spulciare i nomi di chi compone la lista ancora  in corsa si capisce che qualcosa proprio non va. Dall’elenco, infatti,  spuntano quelli di Geronimo La Russa, dello stesso Bruno Ermolli e di  Eros Maggioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al centro dell’esposto finito in Procura c’è  quindi il caso del doppio incarico di Massimo Ermolli. Posizione che a  molti sembra incompatibile con quella di garante delle elezioni.  L’esposto, però, entra nei particolari e fa emergere il suo ruolo di  consigliere in Sinergetica, società di consulenza, il cui presidente è  Bruno Ermolli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questo sembra il meno. A pesare sono “i rapporti  contrattuali di natura commerciale che Sinergetica ha in corso con  l’Aci”. L’attività di consulenza va avanti dal 2008. Due gli incarichi:  il primo da 150.000 euro per attività di accertamento nei confronti di  Sara Assicurazioni (controllata al 51% da Aci).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo da 100.000  iscritto a bilancio sotto la voce promozione istituzionale. Senza  contare la notizia, rilanciata dal Sole24Ore, in cui Sinergetica veniva  indicata come advisor per la vendita di Banca Sara. “Non esiste nessun  conflitto d’interesse”, ha ribattuto Ermolli che poi ha precisato con un  intervento su Repubblica: “Lavoriamo da 15 anni con Aci Italia non con  Aci Milano”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Nebulosa” è invece il termine che nell’esposto  definirebbe la candidatura di Eros Maggioni, imprenditore e compagno  ufficiale della ministra Brambilla. “Maggioni – scrivono gli esclusi nel  loro documento – si associa alla sezione milanese dell’Aci 48 ore prima  dell’indizione delle elezioni, anche se risede a Lecco”. Di  “candidatura legittima” parla anche Geronimo La Russa. Eppure l’elenco  dei sospetti non finsice qua. A complicare la situazione pesa il dubbio  che qualcuno voglia far cassa con il patrimonio immobiliare dell’ente  che vale circa 70 milioni di euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, nella serata di  ieri, i vertici dell’Aci hanno dichiarato di “voler respingere al  mittente ogni tentativo mirato a minare la serietà del nostro operato”  perché “le regole per partecipare alle elezioni sono chiare e di dominio  pubblico”. Sul caso sono intervenuti anche i deputati del Pd con  un’interrogazione alla Camera, per chiedere al ministro “se non ritenga  che i molteplici ruoli del commissario Ermolli possano costituire causa  di impedimento alla funzione di garante delle elezioni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I ciellini si mangiano Milano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Paolo Biondani - http://espresso.repubblica.it  - 23 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;I ciellini si mangiano Milano In vista dell'Expo, Formigoni e Cesana si  buttano sui maxi appalti   edilizi: grattacieli, cliniche e immobili a  go-go. Un'ingordigia che   ha scandalizzato perfino l'arcivescovo  Tettamanzi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mettere le mani su un   patrimonio pubblico da oltre un miliardo e mezzo di euro, gestirne la  svendita ai privati senza alcun controllo e finanziare così altri cinque  anni di affari milionari dell'edilizia sanitaria lombarda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I magistrati  di Firenze e Perugia devono ancora chiudere il menù delle abbuffate  della "cricca" e già dalla metropoli milanese sale il crepitio di  un'altra orda di mandibole della politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I più scandalizzati  sono i medici cattolici e i sacerdoti ambrosiani fedeli all'arcivescovo  Dionigi Tettamanzi. Sotto accusa c'è l'operazione di "valorizzazione"  dell'enorme patrimonio immobiliare dell'Ospedale Maggiore Policlinico,  annunciata dal presidente ciellino Giancarlo Cesana: migliaia di case,  terreni, abbazie e palazzi monumentali, sparsi in più di cento comuni    che generazioni di cittadini milanesi e lombardi hanno donato, nell'arco  di cinque secoli, alla storica struttura sanitaria fondata dal duca  Francesco Sforza nel 1456.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cesana è medico ma è soprattutto  uno dei leader politici di Cl: il governatore Roberto Formigoni l'ha  nominato al vertice del Policlinico proprio per gestire la gigantesca  torta immobiliare. Solo negli ultimi dieci anni la Regione Lombardia ha  speso più di 4 miliardi di euro per finanziare quasi 600 costruzioni o  ristrutturazioni ospedaliere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Policlinico ha già approvato  il maxi-progetto esecutivo di una nuova torre sanitaria destinata ad  aggiungersi agli altri grattacieli politici realizzati a Milano, come  "L'altra sede" della Regione Lombardia o il cosiddetto "Gratta-cielle",  il semicerchio di palazzoni grigi costruiti di fronte a Monte Stella, a  costo di sconvolgere la viabilità di accesso alla città, dove hanno sede  la Compagnia delle Opere (Cdo) e le società personali dei più rinomati  affaristi ciellini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi economica e i tagli imposti dal  ministro Tremonti rendono più difficile finanziare altre cattedrali  sanitarie con soldi trasferiti dallo Stato. Di qui l'uscita di Cesana:  delegare a Infrastrutture Lombarde, che è il braccio societario di  Formigoni nelle grandi opere, la vendita del ricchissimo patrimonio  donato dai milanesi al loro ospedale, dove i ciellini hanno la  maggioranza in consiglio d'amministrazione. &lt;span class="adv"&gt; &lt;script type="text/javascript"&gt;// &lt;![CDATA[OAS_RICH('Middle');]]&gt;&lt;/script&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giustificazione sembrava uno stop agli sprechi: gli  affitti di favore accumulati dai tempi di Tangentopoli garantiscono una  rendita immobiliare dello 0,7 per cento. Ma appena l'uomo forte di  infrastrutture Lombarde, l'ingegner Antonio Giulio Rognoni, è venuto a  presentare il suo piano, il direttore generale del Policlinico, Giuseppe  Di Benedetto, manager di fiducia dell'ex ministro Girolamo Sirchia, si è  dimesso sbattendo la porta. Riservato e alieno da protagonismi, ha  scritto una lettera che parla diplomaticamente di "motivi di salute", ma  il primo a non crederci è stato Cesana, che ha fatto il possibile per  fargli ritirare le dimissioni-scandalo prima del cda di venerdì 18  giugno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto, però, anche la curia arcivescovile ha  deciso di accelerare la nomina del proprio consigliere  d'amministrazione, che è vacante da tre mesi, e ha già scelto un nome  (che verrà ufficializzato a giorni) in grado di garantire la più ferma  opposizione alla svendita immobiliare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il tesoro del  Policlinico è dei milanesi, non dei politici: se il patrimonio rende  poco, perché non fare una gara europea per scegliere la società più  capace di valorizzarlo?", tuona un primario cattolico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un alto dirigente  non ciellino dell'ospedale spiega che è in gioco il futuro di tutta la  sanità pubblica lombarda: "Il Policlinico è troppo importante perché  l'Arcivescovo possa lasciar ripetere le manovre edilizie e immobiliari  che abbiamo visto organizzare in questi anni da Varese a Como, da  Legnano al Niguarda".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli ultimi due casi, i maxi-appalti  per i nuovi ospedali sono stati demoliti da un'ispezione diretta dal  ministero dell'Economia (e anticipata da "L'espresso") che ha accusato  proprio Infrastrutture Lombarde di aver procurato ai costruttori privati  oltre un miliardo di profitti "senza alcun rischio d'impresa".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando i  tecnici di Tremonti hanno denunciato lo scandalo del nuovo Niguarda  alla Procura di Milano, che ha aperto un'inchiesta penale tuttora in  corso, Formigoni è insorto annunciando nientemeno che un ricorso alla  Corte costituzionale contro il governo Berlusconi: secondo il presidente  ciellino, lo Stato non dovrebbe avere alcun potere di controllare i  mega-appalti sanitari della sua Regione, anche se finanziati proprio con  le tasse statali. &lt;div class="article" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Ora lo scontro  sul tesoro del Policlinico sta aprendo una nuova guerra di potere in  Lombardia. Dal 1995 ad oggi il modello Formigoni ha spostato circa 5  miliardi all'anno dagli ospedali pubblici alle grandi strutture private e  a una rete di centinaia di piccole e medie imprese appaltatrici che  sono salite sul carro vincente di Cdo e Cl.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, con la crisi e con le  inchieste giudiziarie sulle cliniche degli orrori e dei rimborsi  gonfiati, questa torta sembra finita. Per cui l'edilizia rischia di  restare l'unica frontiera dei nuovi affari sanitari. E la spartizione  dei nuovi ospedali sta già incrinando gli equilibri del sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Affidare la direzione dei lavori del futuro Policlinico agli ingegneri  di Formigoni significa svuotare un appalto già aggiudicato alla Techint,  il colosso edilizio che ha costruito alcuni tra i più importanti  ospedali lombardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gruppo Techint, attraverso l'Humanitas, controlla  anche grandi ospedali privati, dove fino a ieri comandavano manager  graditi a Formigoni e al suo nuovo sottosegretario, Paolo Alli. Sarà un  caso, ma il vertice dell'Humanitas è cambiato proprio in coincidenza con  la sfida di Cl sul Policlinico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grandi manovre in corso anche  all'Istituto dei Tumori, dove un piano parallelo di "valorizzazione e  vendita" degli immobili donati dalle famiglie dei pazienti sta spaccando  il vertice amministrativo e rischia addirittura di costringere  Formigoni ad assegnare tutti i poteri a Claudio Lucchina, il  super-direttore della sanità regionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso Istituto è al centro  di un mega-progetto di fusione con gli ospedali Sacco e Besta, da  trasferire in periferia (su aree private) in una nuova maxi-struttura da  520 milioni: un altro business gestito da una Fondazione presieduta da  Luigi Roth, l'uomo di Cl per la Fiera e l'Expo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo  quadro, la battaglia sugli immobili del Policlinico diventa una prova di  forza decisiva. Ma a complicare lo scontro di potere è il peso  elettorale della Lega: dopo che perfino Lucchina aveva smentito Cesana  sul passivo del Policlinico (16 milioni invece dei 100 dichiarati),  l'assessore lumbard Luciano Bresciani si è schierato, per ora, contro la  svendita degli immobili. Un tesoro che fa gola ai capi di Cl, ma  rischia di scandalizzare il popolo cristiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Federalismo fecale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Beppe Grillo - www.beppegrillo.it - 29 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;strong&gt;federalismo demaniale&lt;/strong&gt; è pura merda, per questo va  ribattezzato federalismo fecale. I Comuni sono sull'orlo del fallimento  per investimenti folli. La &lt;a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001134.html" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;loro esposizione&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; in strumenti derivati è di  40 miliardi di euro, le perdite accumulate lo scorso anno tra i 6 e gli 8  miliardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In alcuni casi, come a &lt;strong&gt;Catania e a Roma&lt;/strong&gt;, il  Governo ha coperto le perdite di centinaia di milioni di euro per  evitare l'interruzione dei servizi pubblici. Ora i soldi sono finiti. Le  casse dello Stato sono un colabrodo. Il debito pubblico ha sfondato i  1.800 miliardi di euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per evitare la chiusura dei Comuni hanno  inventato una manovra delinquenziale. L'esproprio e la messa in vendita  di 11.009 beni dello Stato. Roba nostra, dei cittadini. Il meccanismo è  semplice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo Stato &lt;a href="http://www.unita.it/news/italia/100484/al_via_il_federalismo_demaniale_lo_stato_cede_pezzi_ditalia" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;cede la proprietà del demanio&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; ai Comuni che  lo mettono in vendita al miglior offerente con il vincolo (?) che  l'alienazione serva a ridurre il debito pubblico. &lt;strong&gt;Vendere a chi?&lt;/strong&gt;  Ai costruttori e alla criminalità organizzata sotto prestanome. Perché è  così che finirà con buona pace delle anime belle in Parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  territorio italiano viene messo "&lt;em&gt;a ricavo&lt;/em&gt;". Non è territorio  storico, naturalistico, affettivo che tocca la nostra vita, il nostro  passato, i nostri figli. No! E' "&lt;em&gt;un ricavo&lt;/em&gt;" che ora non rende a  sufficienza allo Stato (stima 189 milioni). Per questi cialtroni le &lt;strong&gt;Dolomiti&lt;/strong&gt;  sono un ricavo, non un patrimonio dell'Umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un &lt;strong&gt;breve elenco&lt;/strong&gt;  dell'asta pubblica, quello completo sarà disponibile a fine luglio:  Museo di Villa Giulia a Roma, la cinta fortilizia "&lt;em&gt;Mura degli Angeli&lt;/em&gt;"  a Genova, l'&lt;strong&gt;Idroscalo di Ostia&lt;/strong&gt;, il teatro Nuovo  Sacher, l'ex forte di Sant'Erasmo a Venezia, gli isolotti che circondano  Caprera, l'isola di santo Stefano in prossimità di Ventotene, spiagge  un po' ovunque da Sapri al lago di Como, parte del lungo lago di  Peschiera a Verona, poligoni di tiro e caserme circondati da verde  pubblico, le montagne intorno a Cortina d'Ampezzo: le Tofane, il &lt;strong&gt;monte  Cristallo&lt;/strong&gt;, la Croda Rossa, l'Alpe di Faloria, il Sorapis, i  forti del Savonese di Madonna del Monte, di Nostra Signora degli Angeli,  di Tagliata del Giovo. Questi nomi fanno male al cuore. Diventeranno  alberghi, resort, cemento, palazzi, aree private sottratte alla  comunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si vendono l'Italia per coprire la loro incapacità, per  spostare un po' più avanti &lt;strong&gt;la lancetta del default&lt;/strong&gt;. Se  non li fermiamo non ci rimarrà nulla, neppure gli occhi per piangere.  L'Italia è nostra non di quattro politicanti e di sindaci falliti. Per  impedire lo scempio i cittadini dovranno &lt;strong&gt;partecipare all'asta di  beni di loro proprietà&lt;/strong&gt; perché rimangano pubblici. A questo  siamo arrivati...&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Coca e trans, consigliere provinciale Pdl finisce all'ospedale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da www.ilfattoquotidiano.it - 1 Luglio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nel cuore della notte si affaccia al balcone e improvvisa un  incomprensibile comizio a braccio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ finito in ospedale all’alba, in stato confusionale, dopo una notte  brava. La notizia sarebbe di ben poco conto se il protagonista non fosse  Pier Paolo Zaccai, consigliere provinciale a Roma nel Pdl e ultimo di  una lunga serie di politici incappati nell’irresistibile connubio  coca-trans. Ricoverato in ospedale a Ostia, Zaccai ha 42 anni e ha  iniziato l’attività politica giovanissimo nella cittadina sul litorale  romano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A svelare il retroscena della nottata sarebbe stato uno  dei trans presenti alla festa, che ha riferito l’accaduto alle forze  dell’ordine. Secondo il racconto, il consigliere si sarebbe affacciato  dal balcone della casa nella quale si stava svolgendo il festino e  avrebbe tentato di improvvisare un discorso a braccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultimo di  una serie di politici più o meno noti – da Cosimo Mele a Piero Marrazzo  – coinvolti in storie di droga, Zaccai ha una lunga militanza politica  alle spalle. Classe,1968, inizia la sua carriera politica all’eta’ di 17  anni, aderendo al Fronte della Gioventù, formazione della destra  giovanile da cui ha avuto origine Azione Giovani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aderisce all’eta’ di  21 anni al Movimento Sociale Italiano e si candida per la prima volta a  25 anni nel 1993, con lo stesso movimento. Eletto 4 volte  consecutivamente nella XIII Circoscrizione del Comune di Roma ha  ricoperto la carica di Presidente del Consiglio Municipale dal 2004 al  2006, il primo di destra ad Ostia nella storia della Repubblica  Italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2008 si candida alla Provincia di Roma nel collegio Roma  XV per il Gruppo PDL, ottenendo 33.778 voti e entrando in consiglio  provinciale. Attualmente e’ amministratore di una societa’ di consulenza  a Ostia Lido, vice presidente di una cooperativa edilizi e socio  fondatore della fondazione I Cavalieri di Anco Marzio che opera in  ambito cattolico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il Tg1 assolve (anche) Dell'Utri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Telesio Malaspina - http://espresso.repubblica.it/ - 29 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="cont_img"&gt;Il  telegiornale di Minzolini confeziona un servizio farsesco sul senatore  berlusconiano, condannato a sette anni di carcere per mafia. Centinaia  di mail di protesta alla redazione, intasati i centralini della Rai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;div class="article" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="cont_img"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="article" style="text-align: justify;"&gt;Un capolavoro di  distorsione giornalistica, un servizio al  limite dell'incredibile, che  ha subito provocato una reazione con centinaia di telefonate ai  centralini della Rai, mail di protesta, &lt;a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=38164244639" target="_blank"&gt;reazioni&lt;/a&gt;  stupefatte e ironiche su Internet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div class="article" style="text-align: justify;"&gt;Il tg1 delle 13 di  ieri è riuscito a confezionare la &lt;a href="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2504571.html" target="_blank"&gt;condanna&lt;/a&gt; di Marcello Dell'Utri a sette anni di  carcere per concorso esterno in associazione mafiosa facendola passare  per una sconfitta dell'accusa e per una vittoria del senatore, che...     si è visto ridurre la pena di due anni rispetto al processo primo grado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il servizio del Tg1 parte appunto con la corte che "assolve Dell'Utri  Marcello" per i fatti accaduti dopo il 1992 e "conferma nel resto  l'appellata sentenza". Poi il contributo sfuma prima che il giudice  pronunci la parola "condanna", quella appunto di sette anni inflitta  all'ex numero uno di Publitalia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto è la  giornalista Grazia Graziadei che sovrappone la sua voce dicendo che «la  corte d'appello di Palermo non ha creduto alle tesi della pubblica  accusa che aveva chiesto 11 anni per Marcello Dell'Utri, imputato per  concorso esterno in associazione mafiosa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi: «I giudici non hanno  creduto alle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, che in aula aveva  parlato peraltro subito smentito da Filippo Graviano, di una presunta  trattativa tra stato e mafia dopo il '92, una costruzione accusatoria  spazzata via dalla sentenza di oggi. Una doccia fredda per il sostituto  procuratore generale Antonino Gatto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sette anni di carcere  diventano quindi una vittoria per la difesa e il fatto che Dell'Utri sia  stato considerato dalla sentenza un uomo che favoriva la mafia passa  del tutto in secondo piano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La versione del Tg1 sul processo a  Dell'Utri viene dopo la disinformazione della stessa testata sul caso  Mills, per il quale il tg1 aveva parlato di assoluzione (mentre il  processo del legale corrotto da Berlusconi si era concluso con una  prescrizione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso la strategia è stata diversa: non potendo negare  che Dell'Utri è stato condannato, si è cercato di far passare la  sentenza come una vittoria dell'imputato perchè i reati in questione  sono avvenuti, secondo la Corte, un anno prima della nascita di Forza  Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/tvi8ec3SdA0&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/tvi8ec3SdA0&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dell'Utri, Italia 1 come la Pravda&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da www.ilfattoquotidiano.it - 30 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco l’editoriale in stile sovietico di Giovanni Toti,  direttore di  Studio Aperto .&lt;br /&gt;Così Berlsconi, messo all’angolo dalla sentenza  Dell’Utri e dallo scandalo corruzione, scatena tutta la potenza di fuoco  delle sue televisioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/NpmvyheRgJ0&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/NpmvyheRgJ0&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'Italia allo specchio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Beppe Grillo - www.beppegrillo.it - 30 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dell'Utri è stato&lt;strong&gt; condannato a 7 anni&lt;/strong&gt; in appello, è  da  tempo senatore per non finire in galera (nominato dallo psiconano e non  eletto dai cittadini). Il prossimo grado di giudizio (la Cassazione)  non deciderà nel merito, ma solo nella forma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, nel merito,  Dell'Utri &lt;strong&gt;è colpevole&lt;/strong&gt; secondo la Giustizia italiana. Se  Dell'Utri rimane in libertà e percepisce lo stipendio e i benefit da  parlamentare e il popolo italiano non fa una piega, allora ha ragione  Marcello, fondatore, allenatore e suggeritore di Forza Italia, a  definire eroe il pluriomicida &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mangano" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;Mangano&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ha ragione anche Berlusconi a definirci coglioni, e Minchiolini a  fare telegiornali sull'&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=ufZTK0QvT_o" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;assoluzione&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;  di Dell'Utri. Per una questione di equità, tutti i carcerati che stanno  scontando una pena per condanne fino a 7 anni devono essere rilasciati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pdl e Pdmenoelle potrebbero organizzare un &lt;strong&gt;indulto estivo&lt;/strong&gt;  ad hoc come nel 2006, un'altra legge bipartisan ad delinquentes. Alle  prossime elezioni si potrà organizzare una riffa con tutti i nomi dei  farabutti rimessi in libertà. Gli estratti diventeranno deputati e  senatori della Repubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un Parlamento di ex galeotti, un partito  trasversale &lt;strong&gt;Gratta e Vinci delle Libertà&lt;/strong&gt;. Una ideale  continuazione del Parlamento attuale ripieno di condannati in via  definitiva, in primo o secondo grado o indagati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual è il grado di  sopportazione di questo Paese? C'è un Paese? Qualcuno è rimasto in casa?  Un Paese in cui i giornali parlano di legge bavaglio da mesi quando si  sono imbavagliati da soli da anni con interviste in ginocchio al "&lt;em&gt;bibliofilo&lt;/em&gt;"  Dell'Utri, all'"&lt;em&gt;onorevole&lt;/em&gt;" Dell'Utri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei mandare un  messaggio di &lt;strong&gt;solidarietà&lt;/strong&gt; alla &lt;a href="http://www.fnsi.it/Esterne/Home.asp" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;Federazione  Nazionale Stampa Italiana&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;: "&lt;em&gt;Restituiteci i soldi delle  nostre tasse con cui stampate le balle quotidiane e vergognatevi,  pentitevi, mettete un cappello a punta con sopra scritto: "Venduti&lt;/em&gt;"".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche  volta ti domandi se ha senso opporsi al degrado di un popolo (Dell'Utri  è solo un sintomo, lo è anche Berlusconi) e cosa fare per risvegliarlo.  Ti guardi allo specchio, più vecchio, più incazzato, più disilluso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensi a lasciare tutto e andare via. In un Paese civile nel quale un  condannato per concorso esterno alla mafia sarebbe allontanato da  qualunque carica pubblica. Sarebbe in galera, evitato da tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordi &lt;strong&gt;Borsellino&lt;/strong&gt;,  che sapeva di essere stato condannato a morte, e ti chiedi chi glielo  ha fatto fare. Pensieri così, di chi vede crescere l'indifferenza e  l'ignavia degli italiani di fronte a qualunque stupro della democrazia.  Gli italiani sono i colpevoli, non tutti, ma la maggioranza assoluta  certamente sì. Meritano quello che hanno e forse anche di più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-597342188778012826?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/q5Ev5-IJcm0" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/597342188778012826?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/597342188778012826?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/q5Ev5-IJcm0/amenita-italiote.html" title="Amenità italiote" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCysovjLA2I/AAAAAAAACDo/k3PGOEmC8Jw/s72-c/merda.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/07/amenita-italiote.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0UMQXkycSp7ImA9WxFUGU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-2820798824952855409</id><published>2010-06-30T07:19:00.007-06:00</published><updated>2010-06-30T08:48:00.799-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-30T08:48:00.799-06:00</app:edited><title>Sentenza Dell'Utri: un mafioso a tempo determinato</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCtXU6yMpaI/AAAAAAAACDg/VIj61CvgYRk/s1600/00004406.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 180px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCtXU6yMpaI/AAAAAAAACDg/VIj61CvgYRk/s320/00004406.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488576587769882018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;A sole 24 ore dalla sentenza in appello che ha condannato Marcello Dell'Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa fino al 1992, il presidente della commissione antimafia Beppe Pisanu nella sua relazione su "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;I grandi delitti e le stragi di mafia '92-'93&lt;/span&gt;" ha dichiarato che "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;È ragionevole ipotizzare che nella stagione dei grandi delitti e delle  stragi si sia verificata una convergenza di interessi tra Cosa Nostra,  altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati  delle istituzioni, mondo degli affari e della politica. Questa  attitudine a entrare in combinazioni diverse è nella storia della mafia  e, soprattutto è nella natura stessa della borghesia mafiosa&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiungendo inoltre che "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ormai vi sono notizie abbastanza chiare su due trattative:  quella tra Mori e Ciancimino che forse fu la deviazione di un'audace  attività investigativa e quella tra Bellini-Gioè-Brusca-Riina, dalla  quale nacque l'idea di aggredire il patrimonio artistico dello Stato [...]  Negli anni delle stragi di mafia di quasi vent’anni fa, tra governo  italiano e Cosa nostra qualcosa del genere di una trattativa ci fu e  Cosa Nostra la accompagnò con inaudite ostentazioni di forza&lt;/span&gt; [...]&lt;span style="font-style: italic;"&gt; La spaventosa sequenza del '92 e del '93 ubbidì a una strategia di stampo mafioso e terroristico, ma produsse  effetti divergenti.&lt;br /&gt;Da un lato ci fu il senso di smarrimento  politico-istituzionale che fece temere al presidente del Consiglio di  allora l'imminenza di un colpo di Stato. Dall'altro determinò un tale  innalzamento delle misure repressive che indusse Cosa nostra a rivedere  le proprie scelte e prendere la strada dell'inabissamento&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nello spazio di questa divergenza si aggroviglia quell'intreccio tra  mafia, politica, grandi affari, gruppi eversivi e pezzi deviati dello  Stato che più volte abbiamo visto riemergere dalle viscere del paese [...] da quegli anni a oggi bloccato il suo braccio militare, Cosa nostra ha  certamente curato le sue relazioni, i suoi affari, il suo potere.&lt;br /&gt;Ha forse rinunciato all'idea di confrontarsi da pari a pari con lo Stato  ma non ha certo rinunciato alla politica. Al contrario, con l'espandersi  del suo potere economico, ha sentito sempre più il bisogno di  proteggere i suoi affari e i suoi uomini, specialmente con gli strumenti  della politica comunale, regionale, nazionale ed europea&lt;/span&gt;''.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E come dice appunto anche Pisanu, dopo l'ultima serie di attentati nell'estate del 1993 a Milano e Roma, Cosa Nostra ha rinunciato alle bombe ma non alla politica. Infatti da lì a qualche mese sarebbe nata Forza Italia....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'anello di congiunzione tra i boss e il Cavaliere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Giuseppe D'Avanzo - La Repubblica - 30 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una sentenza ripete per la seconda volta, in appello, una verità  tragica: Marcello Dell'Utri, l'uomo che ha accompagnato passo dopo  passo, curva dopo curva, tutt'intera l'avventura imprenditoriale di  Silvio Berlusconi è stato un amico dei mafiosi, l'anello di un sistema  criminale, il facilitatore a Milano degli affari e delle pretese delle  "famiglie" di Palermo, prima del 1980. Dei Corleonesi, almeno fino al  1992 quando cadono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se  sarà confermata dal giudizio della Cassazione, è una "verità" tragica  perché ricorda quanto le fortune del Cavaliere abbiano incrociato e si  siano sovrapposte agli interessi mafiosi e rammenta come  -  ancora  oggi  -  possa essere vigoroso il potere di ricatto di Cosa Nostra su  chi governa, sui soci di Berlusconi, forse sullo stesso capo del  governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È stupefacente, alla luce di queste osservazioni, il vivamaria  che minimizza, ridimensiona, sdrammatizza l'esito della sentenza di  Palermo. Come naufraghi al legno, ci si aggrappa  -  uno per tutti, lo  spudorato Minzolini retribuito con pubblico denaro  -  alla riduzione  della pena di due anni. Dai nove del primo grado ai sette anni di oggi,  contro gli undici chiesti dall'accusa in appello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione della  corte conclude infatti che "dal 1992 ad oggi, il fatto (il soccorso  offerto da Dell'Utri a Cosa Nostra) non sussiste". Prima di affrontare  ciò che la sentenza esclude, è un obbligo esaminare ciò che i giudici confermano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per farlo, è utile riproporre, liberato dal groviglio di gerundi, il  capo di imputazione che la sentenza approva e punisce. Sono parole così  chiare e aspre che saranno accantonate per prime dal dibattito pubblico e  dai ministri del culto di Arcore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, si legge nel capo di  imputazione: Marcello dell'Utri ha "concorso nelle attività  dell'associazione di tipo mafioso denominata "Cosa Nostra", nonché nel  perseguimento degli scopi della stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mette a disposizione  dell'associazione l'influenza e il potere della sua posizione di  esponente del mondo finanziario e imprenditoriale, nonché le relazioni  intessute nel corso della sua attività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partecipa in questo modo al  mantenimento, al rafforzamento e all'espansione dell'associazione. Così  ad esempio, partecipa personalmente a incontri con esponenti anche di  vertice di Cosa Nostra, nel corso dei quali vengono discusse condotte  funzionali agli interessi dell'organizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intrattiene rapporti  continuativi con l'associazione per delinquere tramite numerosi  esponenti di rilievo del sodalizio criminale, tra i quali Stefano  Bontate, Girolamo Teresi, Ignazio Pullarà, Giovanbattista Pullarà,  Vittorio Mangano, Gaetano Cinà, Giuseppe Di Napoli, Pietro Di Napoli,  Raffaele Ganci, Salvatore Riina. Provvede a ricoverare latitanti  appartenenti alla detta organizzazione. Pone a disposizione dei suddetti  esponenti di Cosa Nostra le conoscenze acquisite presso il sistema  economico italiano e siciliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rafforza la potenzialità criminale  dell'organizzazione in quanto, tra l'altro, determina nei capi di Cosa  Nostra la consapevolezza della responsabilità di Dell'Utri a porre in  essere (in varie forme e modi, anche mediati) condotte volte a  influenzare  -  a vantaggio dell'associazione  -  individui operanti nel  mondo istituzionale, imprenditoriale e finanziario. Reato commesso in  Palermo (luogo di costituzione e centro operativo di Cosa Nostra),  Milano e altre località, da epoca imprecisata sino al 28.9.1982".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di  questo parliamo. Di un uomo che, a disposizione della mafia, è stato  l'"intermediario" fra Cosa Nostra e il gruppo di Silvio Berlusconi. La  ricostruzione che la corte approva e condivide è precisa. Marcello  Dell'Utri media e risolve, di volta in volta, i conflitti nati tra le  ambizioni di Cosa Nostra e la disponibilità di Berlusconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi, proprio  il suo compito di "artefice delle soluzioni" gli permette di occupare  un ruolo decisivo alla destra del Capo. Il ruolo di Dell'Utri va scorto e  compreso nella relazione tra le pressioni scaricate dai mafiosi su  Berlusconi e le mediazioni e gli incontri organizzati da Dell'Utri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  patron di Fininvest, negli anni Settanta, è minacciato di sequestro (si  tenta di rapire a mo' di dimostrazione un suo ospite). Gli piazzano una  bomba in via Rovani nel 1975 e ancora nel 1986. Negli anni Novanta tocca  alla Standa subire in Sicilia, a Catania, un rosario di attentati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora  alla sequela di pressioni, minacce, intimidazioni, che la mafia scatena  per condizionare il Cavaliere, entrare in contatto con lui, "spremerlo",  bisogna sovrapporre il lavorio d'ambasciatore di Dell'Utri se si vuole  valutarne il ruolo. Organizza l'incontro tra Berlusconi e i  "mammasantissima" Stefano Bontate e Mimmo Teresi per "rassicurarlo" dal  pericolo dei sequestri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fa assumere Vittorio Mangano ad Arcore, come  fattore, per cementare "un accordo di convivenza con Cosa Nostra". Cerca  di capire che cosa accade e che cosa si nasconde dietro l'attentato a  via Rovani. Incontra, nel 1990, i capimafia catanesi e, soprattutto,  Nitto Santapola, della combriccola il più pericoloso, per risolvere i  problemi degli attentati alla Standa (dopo quell'incontro, non ci  saranno più bombe).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono fatti che oggi, dopo la sentenza di Palermo,  devono dirsi documentati (il giudizio della Cassazione è soltanto di  legittimità). Il quadro probatorio avrebbe potuto essere più dettagliato  e significativo se Silvio Berlusconi ("vittima di quelle minacce, di  quelle intimidazioni, di quelle pressioni") non si fosse avvalso della  facoltà di non rispondere rifiutando il suo contributo di verità per  chiarire  -  per dire  -  l'assunzione e l'allontanamento di Vittorio  Mangano da Arcore; i suoi rapporti con Dell'Utri; gli anomali movimenti  di denaro nelle casse della holding del gruppo Fininvest in coincidenza  con la volontà delle famiglie di Palermo di investire a Milano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa  narrazione ha superato ora il vaglio del giudizio di appello  (definitivo per il merito dei fatti) e legittima una prima conclusione:  la sentenza di Palermo non dice soltanto di Dell'Utri, racconta anche di  Berlusconi perché conferma quella sorta di "assicurazione" con la mafia  che il Cavaliere sottoscrive ingaggiando e promuovendo il suo  ex-segretario personale e compagno di studi. Non c'è dubbio che, con  questo risultato, Berlusconi paga in Italia e nel mondo un prezzo molto  imbarazzante al suo passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un onere non giudiziario, ma un costo  decisivo, politico e d'immagine. Perché se si assemblano le tessere  raccolte in questi anni emerge con sempre maggiore nitidezza, e  nonostante l'ostinatissima distruzione della macchina giudiziaria, quali  sono il fondo, le leve, le pratiche e i comprimari del successo di  Silvio Berlusconi, dove Dell'Utri è soltanto un tassello, una delle  concatenazioni oscure della sua fortuna, la più disonorevole forse, ma  non la sola. Il puzzle è questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cesare di Arcore ha corrotto un  testimone (Mills) che lo salva da una condanna, anzi da due  (prescritto). Ha comprato un giudice (Metta) e la sentenza che gli hanno  portato in dote la Mondadori (prescritto). Ha finanziato illecitamente  il Psi di Bettino Craxi che gli ha scritto i televisivi decreti leggi ad  personam (prescritto). Ha falsificato per 1500 miliardi i bilanci della  Fininvest (prescritto). Ha manipolato i bilanci sui diritti-tv tra il  1988 e il 1992 (prescritto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già potrebbe bastare e invece, alla sua  sinistra, agisce (ancora oggi) un avvocato (Previti) condannato per la  corruzione dei giudici e, alla sua destra, (ancora oggi) c'è un uomo  (Dell'Utri) a disposizione degli interessi mafiosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il triste  tableau che accompagna Silvio Berlusconi e il malcostume e gli  illegalismi che lo circondano  -  da Scajola a Lunardi, da Bertolaso a  Brancher  -  non ne sono che un ragionato riflesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I corifei  possono anche strepitare e manipolare i fatti. La scena  -  tragica per  il Paese  -  non può essere temperata o adulterata dalla riduzione della  condanna di Dell'Utri di due anni né dalla conclusione della corte di  Palermo di considerare l'insussistenza del concorso in associazione  mafiosa "dal 1992 in poi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisognerà attendere le motivazioni per  valutare questa decisione che colora di nero la silhouette del  "Berlusconi imprenditore" liberando da ogni dubbio e responsabilità  (sembra) il "Berlusconi politico".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La contraddizione non può far felice  il capo del governo. L'imprenditore passerà alla storia come il boss di  una banda di criminali. Il politico dovrà guardarsi da un'incoerenza  giudiziaria che stimolerà  -  più che deprimere  -  le inchieste sulla  trattativa tra Stato e Mafia, avviata con le stragi del 1992 e  accompagnata dalle bombe del 1993.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sette anni, ne dimostra di più&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Marco Travaglio - www.ilfattoquotidiano.it - 29 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Dunque, anche per la Corte  d’appello di Palermo, &lt;strong&gt;Marcello  Dell’Utri&lt;/strong&gt; è un mafioso.  Dopo cinque giorni di battaglia in  camera di consiglio, i giudici più  benevoli che lui abbia mai incontrato  hanno stabilito quanto segue:  fino al 1992, prima in casa &lt;strong&gt;Berlusconi&lt;/strong&gt;,  poi nella  Fininvest, poi in Publitalia, ha sicuramente lavorato per  Cosa Nostra  (la vecchia mafia dei Bontate e Teresi, e la nuova mafia dei  Riina e  Provenzano) e contemporaneamente per il Cavaliere palazzinaro,   finanziere, editore, tycoon televisivo.&lt;/p&gt;     Dopo il 1992, cioè negli  anni delle stragi politico-mafiose e  della successiva nascita di Forza  Italia (un’idea sua), mancano le  prove che abbia seguitato a farlo per  il Cavaliere politico. Questo, in  attesa di conoscere le motivazioni  della sentenza, è quanto si può  dire a una prima lettura del suo  dispositivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche sito e  qualche cronista (tra cui,  sorprendentemente, quello di Sky) si sono  subito affannati a concludere  che “è stato smentito &lt;strong&gt;Spatuzza&lt;/strong&gt;”:  ma questo, finchè non  saranno note le motivazioni, non lo può dire  nessuno. Molto più  probabile che i giudici abbiano stabilito, com’è  giusto, che le sue  parole – né confermate né smentite – da sole non  bastano, senza  riscontri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riscontri che avrebbe potuto fornire Massimo  Ciancimino, se i  giudici Dell’Acqua, Barresi e La Commare avessero  avuto la compiacenza  di ascoltarlo, prima di decidere apoditticamente,  senza nemmeno averlo  guardato in faccia, che è “inattendibile” e  “contraddittorio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riscontri che già esistevano prima che  Spatuzza e Ciancimino parlassero:  oltre alle dichiarazioni  ultra-riscontrate di Nino Giuffrè e altri  collaboratori sul patto &lt;strong&gt;Provenzano-Dell’Utri&lt;/strong&gt;,  è proprio  sul periodo successivo al 1992 che i magistrati hanno  raccolto la  maggiore quantità di fatti documentati e inoppugnabili: le   intercettazioni del mafioso Carmelo Amato, provenzaniano di ferro, che   fa votare Dell’Utri alle europee del 1999; le intercettazioni dei   mafiosi Guttadauro e Aragona che organizzano la campagna elettorale per   le politiche del 2001 e parlano di un patto fra Dell’Utri e il boss   Capizzi nel 1999; le agende di Dell’Utri che registrano due incontri a   Milano col boss Mangano nel novembre del 1994, mentre nasceva Forza   Italia; la raccomandazione del baby calciatore D’Agostino per un provino   al Milan, caldeggiato dai Graviano e propiziato da Dell’Utri; e così   via. Vedremo dalle motivazioni come i giudici riusciranno a scavalcare   questi macigni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, per Dell’Utri, il carcere si avvicina.   Quello di oggi è l’ultimo giudizio di merito sulla sua vicenda: resta   quello di legittimità in Cassazione, ma le speranze di farla franca   attraverso una delle tante scappatoie previste dall’ordinamento a maglie   larghe della giustizia italiana sono ridotte al lumicino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La   prescrizione, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa   doppiamente aggravato dall’elemento delle armi e da quello dei soldi,   scatta dopo 22 anni e mezzo dalla data ultima di consumazione del reato:   quindi dal 1992. Il calcolo è presto fatto: se la Cassazione deciderà   che davvero il reato si interrompe nel 1992, la prescrizione scatterà   nel 2014-2015, quanto basta alla Suprema Corte per confermare   definitivamente la condanna a 7 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che non potranno essere scontati   ai domiciliari secondo la norma prevista dalla ex Cirielli per gli   ultrasettantenni (Dell’Utri compirà 70 anni nel 2011), perché non vale   per i reati di mafia (altrimenti sarebbero a casa anche Riina e   Provenzano).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se invece la Cassazione cassasse senza rinvio la   condanna, Dell’Utri avrebbe risolto i suoi problemi. Ma c’è pure il caso   che la Cassazione cassi la sentenza con rinvio, accogliendo il   prevedibile ricorso della Procura generale contro l’assoluzione per i   fatti post-1992.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel qual caso si celebrerebbe un nuovo appello, ma per   Dell’Utri sarebbe una magra consolazione: rinvierebbe soltanto di un   paio d’anni l’amaro calice del carcere, visto che, allungandosi il   periodo del suo reato, si allungherebbe anche il termine di   prescrizione. Semprechè, naturalmente, non venga depenalizzato il   concorso esterno in associazione mafiosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa sentenza, per   quanto discutibile, compromissoria e anche un po’ furbetta, aiuta a   comprendere la differenza che passa tra la verità giudiziaria e quella   storica, politica, morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuna persona sana di mente potrebbe   credere, alla luce del dispositivo, che Cosa Nostra sia un’accozzaglia   di squilibrati che si alleva un concorrente esterno, lo infiltra   nell’abitazione e nelle aziende di Berlusconi per tutti gli anni 70 e 80   fino al 1992 e poi, proprio quando diventa più utile, cioè quando   s’inventa un partito che riempie il vuoto lasciato da quelli che avevano   garantito lunga vita alla mafia fino a quel momento, lo scarica o se  ne  lascia scaricare senza colpo ferire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una banda di pazzi che  per  un anno e mezzo mettono bombe e seminano terrore in tutt’Italia per   sollecitare un nuovo soggetto politico che rimpiazzi quelli decimati  da  Tangentopoli e dalla crisi finanziaria e politica del 1992, e quando   questo soggetto politico salta fuori dal cilindro non di uno a caso,  ma  del vecchio amico Dell’Utri, interrompono le stragi, votano in massa  per  Forza Italia, ma rompono i rapporti col vecchio amico Dell’Utri,   divenuto senatore e rimasto al fianco del nuovo padrone d’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giudici più benevoli mai incontrati da Dell’Utri, dopo cinque anni di   appello e cinque giorni di camera di consiglio, non hanno potuto   evitare di confermare che, almeno fino al 1992, esistono prove   insuperabili (perfino per loro) della mafiosità di Dell’Utri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cioè   dell’uomo che ha affiancato Berlusconi nella sua scalata   imprenditoriale, finanziaria, editoriale, televisiva. E che nel 1992-’93   ideò Forza Italia, nel 1995 fu arrestato per frode fiscale e nel 1996   entrò in Parlamento per non uscirne più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;amp;id_blogdoc=2436079&amp;amp;yy=2010&amp;amp;mm=02&amp;amp;dd=10&amp;amp;title=io_senatore_per_non_finire_in"&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;Intervistato qualche mese fa da   Beatrice Borromeo&lt;/span&gt; &lt;/a&gt;per il Fatto quotidiano, Dell’Utri ha   candidamente confessato: “A me della politica non frega niente. Io mi   sono candidato per non finire in galera”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, mentre i giudici di   Palermo scrivono le motivazioni, ora la palla passa alla politica.   Un’opposizione decente, ma anche una destra decente, semprechè esistano,   dovrebbero assumere subito due iniziative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Inchiodare  Silvio  Berlusconi in Parlamento con le domande a cui, dinanzi al  Tribunale di  Palermo, oppose la facoltà di non rispondere. Perché negli  anni 70 si  affidò a Dell’Utri (e a Mangano)? Perché, quando scoprì la  mafiosità di  almeno uno dei due (Mangano), non cacciò anche l’altro che  gliel’aveva  messo in casa (Dell’Utri), ma lo promosse presidente di  Publitalia e poi  artefice di Forza Italia? Da dove arrivavano i famosi  capitali in cerca  d’autore degli anni 70 e 80? Si potrebbe pure  aggiungere un  interrogativo fresco fresco: il presidente del Consiglio è  forse  ricattato o ricattabile anche su queste vicende (ieri il legale  di  Dell’Utri, Nino Mormino, faceva strane allusioni al prodigarsi del  suo  assistito fino al 1992 per “salvare dalla mafia Berlusconi e le sue   aziende”)?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Pretendere le immediate dimissioni di Marcello   Dell’Utri dal Parlamento. Quello di oggi non è un avviso di garanzia,   una richiesta di rinvio a giudizio, un rinvio a giudizio, una sentenza   di primo grado: è la seconda e ultima sentenza di merito. Che aspetta la   politica a fare le pulizie in casa? Che i carabinieri irrompano a   Palazzo Madama per prelevare il senatore e condurlo all’Ucciardone?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gatto:"Sentenza a metà e non si parli di Spatuzza inattendibile"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Monica Centofante - www.antimafiaduemila.com - 29 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt;Intervista al procuratore  generale di Palermo Antonino Gatto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Dott. Gatto, questa mattina si è detto in parte soddisfatto per la sentenza di condanna emessa dalla Corte presieduta da Claudio  Dall'Acqua contro Marcello Dell'Utri e in parte sorpreso per la parte  che assolve il senatore del Pdl dai reati commessi dopo il 1992.&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;Sono rimasto sorpreso perché a me sembrava che la parte  relativa alla politica fosse addirittura quella meglio piantata. Non che le altre non lo fossero, ma quella parte, a mio parere, dal punto di  vista probatorio era la meglio incardinata, la meglio trattata. La prima cosa a cui ho pensato, dopo aver ascoltato il verdetto è stato il  racconto biblico di Re Salomone e del bambino tagliato a metà. Mi  riservo ovviamente di leggere le motivazioni della sentenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Nel processo di primo grado i contatti tra Marcello Dell'Utri e  Cosa Nostra negli anni delle stragi del '92 e del '93 e in quelli  successivi della nascita di Forza Italia e dell'ascesa politica  dell'imputato, a disposizione della mafia, erano già ampiamente provati. Le prove raccolte nel secondo non hanno fatto altro che confermare  l'impianto accusatorio.&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;L'impianto era già a mio parere abbastanza solido. Le  dichiarazioni di Spatuzza, per esempio, non hanno fatto altro che  rimpolparlo. Vedremo come motiverà la Corte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;In molti hanno già parlato, in modo affrettato e inappropriato, di inattendibilità di Spatuzza.&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;Dire questo è prematuro. Bisogna sempre aspettare le  motivazioni perché, parlando in astratto, questo verdetto può leggersi  nel senso che non sono stati trovati sufficienti riscontri alle  dichiarazioni di Spatuzza. Quindi è prematuro dire: la corte ha ritenuto inattendibile Spatuzza. Non si può evincere dal dispositivo, si potrà  leggere nella motivazione eventualmente, ma dal dispositivo non è  evincibile questo concetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Continuando a parlare per astratto, visto che non abbiamo le  motivazioni, direi che è piuttosto illogico pensare che la mafia, dopo  aver coltivato per due decenni i contatti con l'imputato (fino al 1992), non pensi poi di sfruttare quel canale nel momento in cui Dell'Utri  entra in politica, addirittura come fondatore di un partito. E in un  periodo in cui Cosa Nostra è alla disperata ricerca di agganci politici.&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;Questo concetto l'ho inteso quando ho detto che mi ero stupito e che mi era venuto in mente il racconto di Re Salomone e del bambino  tagliato a metà. E' in buona sostanza questo il concetto che volevo  esprimere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Questa mattina lei ha ricordato che il dispositivo della sentenza  d'appello può solo confermare o riformare il precedente verdetto, senza  specificare in base a quali articoli si è presa la decisione di  assoluzione o condanna.&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;Lo confermo. Secondo il codice di procedura penale il giudice  d'appello può solo confermare o riformare, senza fare alcun riferimento  per esempio all'art. 530 comma II che sarebbe la ex insufficienza di  prove. Se poi abbia ritenuto quelle prove insufficienti questo si potrà  evincere soltanto dalla motivazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;I legali di Dell'Utri hanno già parlato di una possibile  prescrizione del reato. Ci conferma che potrebbe esserci questa  possibilità?&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Non me ne sono ancora occupato, ma non mi pare che questo reato sia di  imminente prescrizione.&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Condanna Dell'Utri. Pg:"Il fatto non sussiste? Attendiamo le motivazioni"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Monica Centofante - www.antimafiaduemila.com - 29 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Continua a ostentare serenità il senatore Marcello Dell'Utri, che   intorno a mezzogiorno ha terminato l'attesa conferenza stampa seguita   alla condanna in appello a 7 anni di reclusione. Inflitta questa mattina   dalla Corte presieduta dal giudice Claudio Dall'Acqua dopo 5 giorni di   camera di consiglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non è stata una sentenza politica come aveva preannunciato il pg   Antonino Gatto” contrattacca con fare pacato, perché dalle condotte   successive al 1992 “sono stato assolto poiché il fatto non sussiste”. “I  responsabili del periodo stragista – tiene a sottolineare, (nonostante   la “trattativa” non sia mai stata oggetto del processo) - andateli   quindi a cercare altrove”, prima di rigirare la frittata, con una nota   di vittimismo: “Se non fossi entrato in politica questo processo non ci   sarebbe stato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dichiarazioni decisamente affrettate, spiega  però il procuratore  generale Gatto, soddisfatto della sentenza, ma  sorpreso per la decisione della Corte di assolvere l'imputato per i  fatti commessi dal 1992 in  poi. “La seconda parte dell'impianto  accusatorio – dice – era  addirittura più granitica rispetto alla  prima”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quanto alla formula  “il fatto non sussiste” precisa:  “Secondo l'articolo 637 del codice di  procedura penale i verdetti di  secondo grado si possono soltanto  confermare o rivedere, senza  esprimersi nel merito. Il che significa che quel 'fatto non sussiste'  potrebbe tranquillamente essere identificato  in una semplice  'insufficienza di prove'. Per avere una risposta certa  occorrerà quindi  attendere le motivazioni della sentenza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il momento la  certezza è che il senatore Marcello Dell'Utri ha  intrattenuto rapporti  con Cosa Nostra, come specificato nella sentenza  di primo grado e  confermata in secondo, sin dagli anni Sessanta e  Settanta. Quando portò  negli uffici della Edilnord, a colloquio con  l'amico Silvio  Berlusconi, il boss Stefano Bontade, insieme ad altri  soggetti  appartenenti all'associazione mafiosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E assumendo sin da quel  momento  il ruolo di “mediatore” tra la mafia siciliana e l'impero  economico  dell'amico imprenditore. Ruolo che dopo il 1980, in seguito   all'assassinio di Bontade, avrebbe proseguito con la Cosa Nostra di Totò  Riina e Bernardo Provenzano fino agli anni delle stragi iniziate nel   1992.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2004, in primo grado, il senatore del Pdl era stato  condannato a 9  anni per concorso esterno in associazione mafiosa. E il  pg Antonino  Gatto, nella requisitoria dell'appello, ne aveva chiesti  11.&lt;br /&gt;Prima di esprimersi sulla richiesta di condanna aveva però  precisato:  "Oggi è il potere a essere giudicato”. “Voi potete  contribuire alla  costruzione di un gradino, salito il quale forse, e  ripeto forse, si  potranno percorrere altri scalini che potranno fare  accertare le  responsabilità che hanno insanguinato il nostro Paese.  Oppure questo  gradino lo potete distruggere".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se lo hanno  distrutto, come in molti già millantano, è troppo presto per dirlo.&lt;br /&gt;E  in ogni caso, ha dichiarato questa mattina il pm Domenico Gozzo –   insieme ad Antonio Ingroia pubblica accusa nel processo di primo grado -  “non corrisponde assolutamente al vero che con la sentenza d'appello a   Dell'Utri è stata messa una pietra trombale sulla trattativa tra Stato e  Cosa nostra, anche perché l'argomento non è mai entrato in   dibattimento”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gozzo cita, quindi, una frase di Paolo Borsellino  che diceva: “C'è un  equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha  avuto frequentazioni  mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla  magistratura, è un uomo  onesto.No! La magistratura può fare solo  accertamenti di carattere  giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di  estromettere gli uomini  politici vicini alla mafia, per essere oneste e  apparire tali».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Bene -  aggiunge Gozzo - mi limito ad annotare che nel  caso di specie il  politico, il senatore Dell'Utri, non solo non è  stato assolto, ma è  stato riconosciuto colpevole di avere concorso  dall'esterno  all'associazione criminale mafiosa per un lungo periodo,  che dagli anni  '70 va al 1992. Ed il riconoscimento di colpevolezza è  stato effettuato  da un Tribunale e da una Corte d'Appello, di cui gli  avvocati hanno più  volte, rispettivamente in primo e secondo grado,  riconosciuto la  correttezza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il Pdl e la pornografia dell'esultanza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Peter Gomez - www.ilfattoquotidiano.it - 29 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è qualcosa di molto triste e pornografico nell’esultanza di quasi  tutto il Pdl per l’esito del processo &lt;strong&gt;Dell’Utri&lt;/strong&gt;. Decine  e decine di uomini e donne, mandati in Parlamento non sull’onda del  voto popolare, ma per chiamata diretta del loro leader, festeggiano oggi  una condanna a 7 anni per fatti di mafia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E lo fanno solo perché si  dicono convinti che la sentenza abbia escluso rapporti, tra Cosa Nostra e  l’ideatore di Forza Italia, nel periodo in cui questi fondava con &lt;strong&gt;Silvio  Berlusconi&lt;/strong&gt; il partito. Questa tesi è facile da confutare. E  noi, tra qualche riga, lo faremo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il punto importante è però un  altro. Per fortuna di tutti questo Paese è migliore di chi  immeritatamente lo rappresenta in Parlamento. È migliore di quelli che a  destra esultano. E di quelli che a sinistra, nelle file del Pd, per ore  e ore hanno saputo solo stare in silenzio &lt;strong&gt;(Bersani&lt;/strong&gt;  dove sei?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo infatti non è solo il Paese dei Previti, dei  Dell’Utri, dei molti furbetti del quartierino che fanno scempio della  decenza e dei beni della collettività. Questo è, invece, il Paese che ha  dato i natali a Falcone, Borsellino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il Paese che ha visto morire &lt;strong&gt;Libero  Grassi&lt;/strong&gt;, un imprenditore ucciso perché si rifiutava pizzo  proprio mentre, dice il verdetto di oggi, il Cavaliere pagava e taceva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il paese della Confindustria siciliana che espelle dalla sua  organizzazione non solo i collusi, ma pure chi versa tangenti alla  mafia. Industriali che, codice penale alla mano, non commettono reati,  ma sono vittime di un reato. Gente però che col proprio comportamento  (la mancata denuncia) finisce oggettivamente per rafforzare Cosa  Nostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il Paese delle centinaia di migliaia di  associazioni di volontariato – laiche e cattoliche – che senza chiedere  nulla in cambio, tutti i giorni, danno una mano a chi soffre. Questo è  il Paese dei sindacati che mandano i loro iscritti a lavorare nelle  terre confiscate. Ed è il Paese di chi si alza ogni mattina alle 6, paga  le tasse e cerca d’insegnare qualcosa di buono ai suoi figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il nostro Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E lo è anche se le televisioni ce lo  nascondo. &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/29/per-il-tg1-la-sentenza-non-merita-lapertura-e-la-parola-condanna-sparisce-dai-titoli/33464/" target="_blank"&gt;Anche se Augusto Minzolini continua ad usare trucchi  semantici per non utilizzare nei titoli e nei servizi la parola condanna  (“pena ridotta a Dell’Utri, il senatore assolto per la trattativa Stato  mafia”).&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; Anche se la nostra classe dirigente, ormai in  putrefazione, continua a pensarsi specchio di una realtà che non esiste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché chi esulta oggi è doppiamente truffatore. Verso il proprio  elettorato, formato in maggioranza da persone per bene che mai si  sognerebbero di avere rapporti continuativi con mafiosi e camorristi. E  verso la Storia e la verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiunque abbia superato gli esami  di procedura penale sa infatti benissimo che in appello le sentenze  possono essere solo confermate o riformate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dire, prima di averne lette  le motivazioni, che il verdetto di oggi esclude i rapporti mafia e  politica dopo il 1992 è un falso clamoroso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dispositivo della  sentenza (se è il caso) i giudici possono solo scrivere che “il fatto  non sussiste”, anche se a queste conclusioni sono arrivati perché non  hanno trovato abbastanza riscontri alle parole dei collaboratori di  giustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O perché gli elementi raccolti (questi sì indiscutibili) non  bastano per dimostrare che Dell’Utri, oltre aver frequentato mafiosi o  loro amici anche in anni recenti, abbia loro fatto dei favori. Prima di  parlare dunque è necessario aspettare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma gli ipocriti e i  bugiardi oggi smascherati hanno fretta. Urlano per nascondere la loro  vergogna. E lo fanno forte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi però, anche davanti alla furia  di chi sta al Potere, non dobbiamo aver paura. Le cose, anche se a volte  ci facciamo prendere dallo sconforto, stanno rapidamente cambiando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi  mai, solo qualche anno fa, magari dopo la sentenza Andreotti, avrebbe  potuto pensare che un giorno il braccio destro dell’uomo più ricco e  potente d’Italia, sarebbe stato condannato in primo grado e in appello?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi mai avrebbe potuto pensare che Berlusconi, pur forte di  un’amplissima maggioranza elettorale e parlamentare, si sarebbe trovato  alla guida di un governo che di settimana in settimana diventa più  instabile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il futuro insomma è dalla nostra parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi  ora dobbiamo solo immaginarlo e costruirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il bicchiere mezzo pieno (di mafia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Paolo Flores d'Arcais - www.ilfattoquotidiano.it - 29 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se a una persona che stimo moltissimo e considero di &lt;strong&gt;specchiata  moralità&lt;/strong&gt; dessero sette anni per mafia sarei furibondo per  l’ingiustizia, non mi verrebbe neanche in mente di &lt;strong&gt;festeggiare &lt;/strong&gt;perché  non gli hanno aggiunto altri quattro anni per &lt;strong&gt;mafia &lt;/strong&gt;successiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel partito-salamelecco di &lt;strong&gt;Berlusconi&lt;/strong&gt;, invece, per la  condanna del senatore &lt;strong&gt;Dell’Utri&lt;/strong&gt; circola grande  soddisfazione: solo (!) sette anni, mentre per le stragi successive al  ’92, e altre mafiosità dopo quella data, “&lt;strong&gt;il fatto non sussiste&lt;/strong&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, se sei contento per una sentenza del genere, l’unica spiegazione è  che avevi fondati motivi per &lt;strong&gt;aspettarti &lt;/strong&gt;di peggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E  se ti aspettavi di peggio, malgrado una corte giudicante che tutti i  “rumors” e “gossip” di &lt;strong&gt;Sicilia &lt;/strong&gt;davano come la sorte –  diciamo così – meno ostile, allora l’unica spiegazione logica è che sai  qualcosa che noi non sappiamo, quel qualcosa che il &lt;strong&gt;pubblico  ministero&lt;/strong&gt; ha ricostruito con grande impegno almeno per alcuni  episodi, anche se le testimonianze a riscontro non sono state  considerate tali dalla &lt;strong&gt;corte&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se poi il telegiornale &lt;strong&gt;minzolino  &lt;/strong&gt;biascica in due parole velocissime la notizia della condanna, e  concentra tutto il servizio sulla “&lt;strong&gt;assoluzione&lt;/strong&gt;”, hai  la conferma che il vertice che ci governa ricorda sempre di più un suo  sinonimo: la &lt;strong&gt;cupola&lt;/strong&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-2820798824952855409?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/FEcQXGSkscE" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/2820798824952855409?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/2820798824952855409?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/FEcQXGSkscE/sentenza-dellutri-un-mafioso-tempo.html" title="Sentenza Dell'Utri: un mafioso a tempo determinato" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCtXU6yMpaI/AAAAAAAACDg/VIj61CvgYRk/s72-c/00004406.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/06/sentenza-dellutri-un-mafioso-tempo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DU8DRX8zfyp7ImA9WxFUGE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-564168679357230098</id><published>2010-06-29T09:29:00.005-06:00</published><updated>2010-06-29T10:11:14.187-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-29T10:11:14.187-06:00</app:edited><title>L'Expo 2015 ha già stancato...</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCoXVevfQyI/AAAAAAAACDY/3Nlddwcz8-k/s1600/EXPO2015.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 320px; height: 217px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCoXVevfQyI/AAAAAAAACDY/3Nlddwcz8-k/s320/EXPO2015.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488224753701307170" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tra 5 anni in teoria si dovrebbe tenere a Milano il famigerato Expo 2015, ma le recenti dimissioni dell'inutile e incapace Lucio Stanca confermano che il progetto è al limite del fallimento ancor prima del suo effettivo inizio, a un passo da una sua vergognosa rinuncia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma per un ad che se ne va un altro entra in campo, Giuseppe Sala.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seguirà le orme del suo disastroso predecessore o cambierà completamente il percorso finora intrapreso, attenendosi cioè scrupolosamente alla mission originale dell'Expo e non ai dettami dei soliti palazzinari da pera cotta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-weight: bold;" class="Titolo_big"&gt;L'Expo del cemento&lt;/div&gt;           &lt;span class="artAutore"&gt;di Luca Trada - www.beppegrillo.it - 27 Giugno 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;p align="justify"&gt;Nel &lt;a href="http://www.worldexpo2015.it/?gclid=CLfSjbTev6ICFRkJ3wod_jDR6A" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;sito&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; di Expo 2015 è riportata la "&lt;em&gt;mission&lt;/em&gt;":   "&lt;em&gt;Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, abbraccia tutta la sfera   dell’alimentazione, dal problema della mancanza di cibo in alcune zone   del mondo a quello dell'educazione alimentare, fino alle tematiche   legate agli OGM.&lt;/em&gt;".&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;In realtà, come spiegato nel video, la sua   "mission" è un'altra: &lt;strong&gt;rendere edificabili zone agricole&lt;/strong&gt;,   costruire palazzi, cementificare. Non sarà il pianeta a essere  nutrito,  ma palazzinari, immobiliaristi, politici, faccendieri di ogni  genere.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Chi li nutrirà? &lt;strong&gt;Chi finanzierà la cementificazione&lt;/strong&gt;  di  quello che resta della Provincia e del Comune di Milano? Non le  banche,  non i costruttori e certamente non &lt;strong&gt;Mortizia Moratti&lt;/strong&gt;.  Il  conto dell'Expo 2015 sarà pagato dai cittadini, a iniziare dai   milanesi, che al posto dello &lt;strong&gt;sviluppo della mobilità privata&lt;/strong&gt;   (nuove linee metropolitane, la mappatura della città con piste   ciclabili) e di nuove aree verdi (la riqualificazione dei Navigli, nuovi   parchi urbani) avranno in cambio delle loro tasse, &lt;strong&gt;un'immensa   colata di cemento&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Che cazzo c'entra la nutrizione del pianeta   con la porcata chiamata Expo 2015? Nulla. Per questo Expo 2015 non si  ha  da fare. I miliardi di euro (nostri) per l'Expo non ci sono. Il  Comune  di Milano si indebiterà e scaricherà i costi sui cittadini e  Tremorti  sulle casse vuote dello Stato. Per cosa? Per &lt;strong&gt;quattro  palazzinari&lt;/strong&gt;  che fanno il bello e il cattivo tempo con il culo  degli altri e  spadroneggiano nei Comuni?&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Una &lt;strong&gt;buona notizia&lt;/strong&gt;.  La &lt;a href="http://www.beppegrillo.it/2010/05/fatwa_laica/index.html" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;prima fatwa del blog&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; ha colpito. Il bersaglio   era il doppio stipendista Lucio Stanca, deputato e amministratore   delegato di Expo 2015. Si è &lt;a href="http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/10_giugno_25/soglio-stanca-bracco-expo-1703265061782.shtml" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;dimesso&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; da amministratore e ora è "&lt;em&gt;solo&lt;/em&gt;"   monostipendista. Uno di meno. In settimana la &lt;strong&gt;prossima fatwa&lt;/strong&gt;   del blog. Si accettano suggerimenti.&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;           &lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Intervista a Luca Trada  portavoce di&lt;a href="http://www.noexpo.it/"&gt; No Expo.it&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Luca Trada&lt;/em&gt;:   "Mi chiamo Luca, sono uno dei portavoce del Comitato No Expo, questa   rete di soggetti vari: associazioni, comitati, centri sociali, singoli   abitanti di questi territori che 3 anni fa si è messo in moto per   osteggiare prima la candidatura di &lt;a href="http://www.expo2015.org/"&gt;Milano   Expo 2015&lt;/a&gt; e che oggi cerca di portare avanti in questa città  questa  difficile battaglia di resistenza, di contrasto rispetto a  questo  grande evento da più parti disegnato come l’occasione salvifica  per il  futuro di questa città."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;A chi serve  l'Expo 2015&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;  (&lt;a href="http://www.beppegrillo.it/#*ne1*" onclick="document.getElementById('_ne1_').style.display='block'"&gt;&lt;u&gt;espandi&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;   | &lt;a href="http://www.beppegrillo.it/#_ne1_" onclick="document.getElementById('_ne1_').style.display='none'"&gt;&lt;u&gt;comprimi&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Nonostante   Expo sia stato assegnato a Milano crediamo che ci sia la necessità di   mobilitarsi per provare a mettere tanti granellini di sabbia   nell’ingranaggio della macchina e provare a &lt;strong&gt;evitare tante   sciagure&lt;/strong&gt; e tanti disastri in termini economici di territorio   per il futuro di Milano, della Provincia e più in generale delle aree   che saranno coinvolte in Expo. A chi serve Expo?&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Expo da questo punto di vista è una splendida  occasione, da un  lato per perpetuare quel famoso modello lombardo o &lt;strong&gt;modello   Milano&lt;/strong&gt; di cui tanto spesso a vuoto e a vanvera si parla, quel   modello che di fatto è fatto da 3 o 4 caratteristiche peculiari,   completa finanziarizzazione, messa a profitto di tutto ciò che può   essere finanziarizzato e messo a profitto in questa città, quindi dai   beni comuni, la gestione ovviamente di servizi e istruzione, sanità,   altri servizi alla persona in ambito della macchina comunale e degli   enti locali, vuole dire privatizzazione del territorio, vuole dire   territorio messo a rendita ovunque ce ne sia la possibilità e lo spazio e   quindi cemento ovunque, per case, per strade, per ipermercati e centri   commerciali. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt; L’altra faccia di questo modello lombardo è che  tutto questo si basa  fondamentalmente su un &lt;a href="http://www.simone.it/newdiz/newdiz.php?id=529&amp;amp;action=view&amp;amp;dizionario=11"&gt;dumping   sociale&lt;/a&gt;, su una sorta di corsa a precarizzare tutto ciò che è   precarizzabile, diritti, redditi, condizioni di vita, condizioni di   salute degli abitanti che abitano questi territori, pensiamo all’aria,   all’acqua, ai milioni di metri quadrati di aree agricole, verdi che ogni   anno vengono consumate tra Milano, Bergamo, Brescia, la direttrice   Malpensa, tutte aree che da quando è scattata l’operazione Expo non   hanno visto altro che un’ulteriore corsa al mattone, al progetto,   all’edificio, al “facciamo qualcosa in nome di Expo” questo sulla testa   delle popolazioni e quindi a chi serve?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Serve fondamentalmente ai   signori del mattone, alle banche, alle compagnie di assicurazioni che in   questa città controllano i grandi progetti come questo, come &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/CityLife"&gt;CityLife&lt;/a&gt;, servono ai   soliti nomi: Pirelli, &lt;strong&gt;Ligresti&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Cabassi&lt;/strong&gt;,   &lt;strong&gt;Compagnia delle Opere&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Lega delle Cooperative&lt;/strong&gt;   perché il modello Milano poi è il modello che di fatto nel Paese sta   andando avanti da anni. Costruire, quindi speculazione immobiliare e   rendita fondiaria come unici elementi di traino del Paese e   dell’economia.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;E per fare questo si svende tutto, si svende la storia   della città, il suo tessuto urbano, sociale, si regalano parti di questo   sistema di potere, nella fattispecie milanese, alla Compagnia delle   Opere, i servizi pubblici o i beni pubblici che gli enti locali devono   privatizzare perché le spese di Expo&lt;strong&gt; qualcuno le dovrà pagare&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Tutto questo nel corso della più grande crisi che questo sistema   ricordi da 80/100 anni a questa parte, quindi nella crisi Expo diventa   ancora di più un catalizzatore di risorse, quindi uno strumento per   guerre di potere, per spartirsi le spoglie di quel poco che resta di   pubblico di questa città..&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt; Il  cemento,  l’eredità di Expo 2015&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; (&lt;a href="http://www.beppegrillo.it/#*ne2*" onclick="document.getElementById('_ne2_').style.display='block'"&gt;&lt;u&gt;espandi&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;   | &lt;a href="http://www.beppegrillo.it/#_ne2_" onclick="document.getElementById('_ne2_').style.display='none'"&gt;&lt;u&gt;comprimi&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Se   Expo è un alibi di fatto, quello che non è un alibi, che anzi sono   conseguenze oggettive purtroppo sono i danni che Expo lascerà nel tempo,   in eredità, Expo era l’occasione per rifare la città, era l’occasione   per un rilancio dell’immagine di Milano nel mondo e soprattutto per  fare  tutte quelle cose che servivano alla città ma che altrimenti non  si  poteva fare.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Grazie a quello che  ha  fatto l’Amministrazione Comunale il primo atto ufficiale di Expo è   stato decidere che quei terreni dopo Expo non saranno più terreni   agricoli ma chi li ha di proprietà o chi li gestirà, quindi attualmente   la proprietà è Fiera e Cabassi soprattutto, maturerà dei diritti   volumetrici su quelle superfici, quindi &lt;strong&gt;un’area agricola che   sparirà.  &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Seconda conseguenza di Expo l’abbiamo su tutte  quelle opere che grazie a  Expo sono diventate indispensabili, opere  pensate quando ancora  scrivevamo con le lettere A22, quindi i personal  computer erano ancora  un sogno, parlo di &lt;strong&gt;Pedemontana&lt;/strong&gt;,  di &lt;a href="http://www.brebemi.it/"&gt;Brebemi&lt;/a&gt;, di questo gigantismo   autostradale e di tangenziali ovunque che nell’epoca del riscaldamento   globale, dei problemi climatici, di inquinamento, delle scarsità delle   risorse petrolifere sono assolutamente anacronistici e noi nel 2015 ci   fregeremo di avere realizzato qualche centinaio di chilometri in più tra   bretelle, strade, autostrade, raccordi che consumeranno territorio e   che saranno l’eredità delle future generazione, secoli a dimostrare   quanto stupida è la razza umana quando pensa con un grande evento di   risollevare le sorti di una popolazione, di un territorio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Poi c’è  il lavoro finto perché il &lt;strong&gt;lavoro finto&lt;/strong&gt; di Expo  che è  il lavoro finto della fiera, che è il lavoro finto su cui questa  città  si basa sempre di più, sta prendendo il posto del lavoro vero  perché  ovunque nei comuni dell’hinterland si respira l’odore di soldi  che  potrebbero arrivare con qualche progetto legato a Expo, ecco che   miracolosamente le aziende non diventano più interessanti, chiudono per   lasciare spazio alla speculazione, dai casi più noti: l’&lt;strong&gt;Alfa di   Arese&lt;/strong&gt;, doveva essere il polo della mobilità sostenibile,   probabilmente diventerà un ammasso di alberghi e centri commerciali.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Per   arrivare a realtà più piccole, meno conosciute passando per &lt;strong&gt;Eutelia&lt;/strong&gt;,   all’Ares di Paderno Duniano, perché la cosa bella di Expo, bella   chiaramente in senso ironico, è che non c’è comune che non stia trovando   la scusa per fare qualcosa in nome di Expo, ma l’unica cosa che ci   sembra che non venga fatta in nome di Expo è pensare seriamente a cosa   vuole dire energia per il pianeta e alimentazione e cibo per tutti,   questa è l’unica cosa che non verrà lasciata a seguito di Expo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Chi  paga Expo 2015?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; (&lt;a href="http://www.beppegrillo.it/#*ne3*" onclick="document.getElementById('_ne3_').style.display='block'"&gt;&lt;u&gt;espandi&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;   | &lt;a href="http://www.beppegrillo.it/#_ne3_" onclick="document.getElementById('_ne3_').style.display='none'"&gt;&lt;u&gt;comprimi&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;C’è   poi la terza bufala di Expo, quello che sarebbe un &lt;strong&gt;grande   affare&lt;/strong&gt;,certo è un grande affare per chi farà gli affari con   Expo perché quello che ci hanno raccontato è che Expo si sarebbe   ripagato da solo, che Expo l’avrebbero pagato i privati, che Expo non   sarebbe costato ai cittadini, ma andiamo a vedere un attimo in realtà.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Oggi Expo cosa sta costando e cosa  costerà in  divenire, oggi Expo sta innanzitutto costando quei&lt;strong&gt;  1.400.000 di  Euro&lt;/strong&gt;, stanziati, poi che ci siano veramente è  ancora tutto da  dimostrare, ma a bilancio dello Stato sono stati messi  con la &lt;strong&gt;Finanziaria  2009&lt;/strong&gt;, la famosa legge 133 e che  fanno parte di quei tanti  miliardi spostati da scuola, università,  ricerca scientifica, cultura e  spostati dove? Cemento, grandi opere,  Tav, autostrade, ponte sullo  stretto e Expo, poi Expo chi lo sta  pagando?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Lo stanno pagando i  cittadini milanesi e i cittadini lombardi,  lo stanno pagando perché?  Perché comune, provincia e regione devono  pagare i debiti della società  Expo Spa, debiti per il momento minimi  perché non avendo fatto per il  momento niente, chiaramente parliamo di  normali costi di gestione, ma è  già qualche milione di Euro di debiti  che gli enti locali dovranno  ripianare e quindi giocoforza usando soldi  pubblici.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Adesso poi  c’è la grande bufala di &lt;strong&gt;Formigoni&lt;/strong&gt;, facciamo  gli affari  con Expo, compriamoci l’area e per comprare l’area fa un  giochino per  cui crea una società, crea una società dove di fatto gli  uomini al  vertice saranno molto probabilmente Mondo e Compagnia delle  Opere, lo  stesso Mondo che esprime i vertici di ente Fiera, ossia ente  Fiera il  principale proprietario dell’area sito Expo, Ente Fiera che era  nel  Comitato promotore di Expo Milano 2015 e che ha scelto, essendo nel   Comitato promotore la propria area come sito su cui realizzare   l’eventuale esposizione e come poi nei fatti sta avvenendo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Non so se   questo gioco di parole ha reso l’effetto, ma credo che siamo di fronte   all’ennesimo gigantesco conflitto di interesse all’italiana, che parte   da Fiera e ritorna a Fiera passando per quella banda di potere chiamata   Compagnia delle Opere, entourage di Formigoni che governa in questa   Regione da 20 anni e che sta facendo con &lt;strong&gt;denaro pubblico&lt;/strong&gt;   ogni schifezza possibile, arricchendo i soliti noti e quindi il   risultato è che con i soldi pubblici andremo non solo a far guadagnare   Fiera ma a fargli un grosso favore perché nel frattempo la vecchia Fiera   che non è CityLife ma la&lt;strong&gt; Fiera Milano City&lt;/strong&gt; quella che   nel 1996 era l’orgoglio di Albertini che veniva inaugurata come la   vetrina con cui Milano si presentava al mondo oggi è obsoleta, non è più   economica, non rende più, ecco che quindi c’è un altro regalo a Fiera   perché lì sorgeranno di nuovo centro congressi, valorizzazione ennesima  e  i privati in questo ci stanno mettendo poco o nulla, un po’ perché  le  banche dei privati non si fidano e essendo gli immobiliaristi tra i  più  indebitati, non solo in Italia, le banche oggi agli immobiliaristi,  alle  società di costruzione non prestano nulla se non c’è il pubblico a   farsi da garante.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;In secondo luogo perché al di là di questi  costi ci sono poi quelle  opere connesse che dicevamo prima che anche lì  sanno partendo solo con  soldi pubblici, i famosi &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Project_financing"&gt;project financing&lt;/a&gt;,   ma qui non se ne vede traccia.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Allora in buona sostanza a pagare  saremo  sempre noi e i profitti li faranno gli altri e pagheremo non  solo  soldi, ma pagheremo quelle risorse pubbliche che come dicevo   inizialmente dovranno essere privatizzate per fare cassa, pagheremo i   beni immobiliari svenduti per fare cassa, pagheremo il territorio   consumato che è un bene comune anche quello, che non tornerà più, anche   quello svenduto per fare soldi, ma alla città rimarrà ben poco,   sicuramente non le metropolitane che avevano promesso e che invece   guarda caso sono state tagliate quasi subito!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Expo  poco democratica&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; (&lt;a href="http://www.beppegrillo.it/#*ne4*" onclick="document.getElementById('_ne4_').style.display='block'"&gt;&lt;u&gt;espandi&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;   | &lt;a href="http://www.beppegrillo.it/#_ne4_" onclick="document.getElementById('_ne4_').style.display='none'"&gt;&lt;u&gt;comprimi&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;) &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Expo è un problema di democrazia sotto vari punti di vista,   sicuramente è un problema di democrazia il fatto che tutto il percorso   di scelta, di candidatura e oggi di gestione della macchina Expo è un   processo che è stato tolto al controllo democratico dei cittadini, al   controllo degli organi rappresentativi&lt;span style="display: block;"&gt;degli  enti locali e appaltato a una società pagata con i soldi  pubblici, ma  gestita secondo l’aumento di privati e soprattutto su cui i  controlli  sono pochissimi, tutti strumenti che superano valutazioni a  impatto  ambientali, e norme urbanistiche diventa non probabile ma certa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;E’ un problema di democrazia perché la gestione di questa macchina è   stata affidata a dei personaggi anche qui scelti al di fuori di quelli   che erano gli enti locali che poi dopo li hanno foraggiati   economicamente, non ultimo il caso di &lt;strong&gt;Stanca&lt;/strong&gt;,   catapultato qui al posto di Visenti perché il governo doveva mettere la   mano su Expo, l’ennesimo conflitto di interessi di questa vicenda  perché  Stanca è &lt;strong&gt;parlamentare&lt;/strong&gt;  e Stanca nello stesso  tempo &lt;strong&gt;Presidente  di Expo Spa&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;E' un problema di  democrazia il fatto che in nome  di Expo, in questa città si è già  dimostrato, si vorrà nascondere  sicuramente i problemi di questa città,  si vorranno nascondere le voci  che dissentono in questa città, basti  pensare quello che è stato quando  due anni e mezzo fa vennero per la  prima volta a Milano gli ispettori  del Bie, la prima cosa che si fece  fu far sparire senzatetto, poveri  cristi che dormivano per strada.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Se la democrazia deve essere anche sostanza e non forma, noi crediamo   che Expo stia assolutamente agli antipodi, è per questo che crediamo che   al di là di Stanca, Masseroli, Moratti, di tutti questi personaggi di   questi nanetti come li abbiamo definiti alla corte di Crudelia Moratti,   alla fine l’unica cosa seria che si può fare è evitare, che questi   territori che l’interesse collettivo di questi territori perda per   sempre perché come dicevamo prima la Milano post-Expo e la Lombardia   post-Expo saranno molto differenti da adesso e sicuramente con meno   democrazia, con meno diritti e con meno giustizia e eguaglianza sociale.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="display: block;"&gt;Allora secondo noi è importante continuare a battere chiodo, a   diffondere, a fare controinformazione, essere presenti sui territori   attaccati dall’operazione Expo e essere pronti perché prima o poi quelle   che oggi fortunatamente sono solo &lt;strong&gt;chiacchiere tra uomini di   potere&lt;/strong&gt;, prima o poi diventeranno anche azioni e quando la   macchina Expo partirà, dovremo essere pronti a saperla contrastare da   subito, non solo più con le parole, ma ovviamente anche con i fatti,   mettendo in gioco la partecipazione, la lotta, tutto quanto servirà per   ostacolare lo scempio di questi territori, di denaro e risorse   pubbliche.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per approfondimenti, scaricare  materiali, seguire la nostra attività,  avere informazioni, contattarci  potete fare riferimento al nostro sito &lt;a href="http://www.noexpo.it/"&gt;&lt;u&gt;noexpo.it&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;  o scrivere alla  casella di posta info@noexpo.it . &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;div style="position: relative;"&gt;    &lt;div id="lasettimanaskip" class="subtitle"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=42kC2CiqKbo" target="_blank"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;img src="http://www.beppegrillo.it/immagini/immagini/copertina_noexpo.jpg" alt="copertina_noexpo.jpg" height="260" width="430" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/a&gt;    &lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-weight: bold;" align="justify"&gt;Lucio Stanca prende i soldi e scappa. Tutto da rifare per Expo 2015&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;di Gianni Barbacetto - www.ilfattoquotidiano.it - 25 Giugno 2010&lt;/p&gt;&lt;p style="font-style: italic;" align="justify"&gt;L'ex ministro si dimette da ad dell'Esposizione universale. Tornerà alla  camera Camera. Non ha risolto nessun nodo. Ha incassato 300mila euro&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Dopo due anni, due mesi e 25 giorni dalla vittoria di Milano nella gara  internazionale per l’Expo 2015, si torna al punto di partenza:  l’amministratore delegato della società di gestione, &lt;strong&gt;Lucio  Stanca&lt;/strong&gt;, esce di scena.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Si ricomincia tutto da capo, con  l’arrivo dell’attuale direttore generale del Comune di Milano, &lt;strong&gt;Giuseppe  Sala&lt;/strong&gt;. Stanca si è dimesso ieri, durante il consiglio  d’amministrazione di Expo spa, ma già da tempo era manager dimezzato,  sfiduciato e rimbrottato dai politici che contano nella partita (&lt;strong&gt;Roberto  Formigoni&lt;/strong&gt; in testa) come uno scolaretto che si applica poco e  rende ancor meno. Per ultima era arrivata &lt;strong&gt;Diana Bracco&lt;/strong&gt;,  industriale farmaceutica e presidente di Expo, che in una letterina di  nove pagine aveva dato il benservito a Stanca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bilancio ben  scarso, quello dell’amministratore delegato, che in 14 mesi d’attività  non è riuscito a sciogliere nessuno dei nodi sul tavolo, ma in compenso  ha intascato un appannaggio di 450 mila euro (“Ma ho rinunciato a un  terzo, perché ho ben chiaro il senso della crisi che il Paese sta  attraversando”).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ora che l’hanno fatto fuori, si capisce meglio il  motivo per cui non ha rinunciato al doppio incarico, mantenendo anche il  seggio alla Camera: non credeva neppure lui che ce l’avrebbe fatta a  resistere ai vertici di Expo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ex manager Ibm, &lt;strong&gt;Stanca&lt;/strong&gt;  nel 2001 fu chiamato da &lt;strong&gt;Silvio Berlusconi&lt;/strong&gt;, con grandi  squilli di trombe, a reggere il ministero dell’Innovazione. Alle  mirabolanti promesse di modernizzare l’Italia sono seguite ben misere  realizzazioni, tra cui una carta d’identità elettronica annunciata ma di  cui siamo ancora in attesa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il suo è stato un ministero così attivo,  che nessuno si è accorto della sua soppressione. Ma Berlusconi è ricorso  ancora a lui (diventato nel frattempo prima senatore e poi deputato del  Pdl) quando ha dovuto riempire la casella dell’Expo rimasta vuota nel  2009, dopo un anno di polemiche e l’addio di Paolo Glisenti, manager di  fiducia del sindaco &lt;strong&gt;Letizia Moratti&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’investitura di Arcore non gli è bastata. Chi ha partecipato alle  riunioni sull’Expo racconta uno Stanca non particolarmente brillante,  che ogni tanto sembra addirittura assopirsi durante le discussioni.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ma  ciò che è mancato è soprattutto il suo contributo strategico. Non è  riuscito a gestire i rapporti con il mondo della politica romana. Non è  riuscito a convincere gli exposcettici guidati dal ministro Giulio  Tremonti, impegnato più a tagliare i fondi che a finanziare l’impresa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Non ha saputo convincere neppure Letizia Moratti, rimasta l’unica,  grande sostenitrice dell’Expo. E  mentre la posizione del sindaco andava  via via indebolendosi, non ha saputo stringere un rapporto solido con  Formigoni, che dal vertice della Regione è diventato l’uomo forte che  può salvare l’operazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così Expo ha divorato prima &lt;strong&gt;Glisenti&lt;/strong&gt;,  poi Stanca. Ora il terzo manager chiamato a portare l’esposizione 2015  fuori dalle secche è Giuseppe Sala, ex manager Pirelli e attualmente  direttore generale del Comune di Milano. Ci riuscirà, o farà la stessa  fine dei primi due? Sala ha fama di uomo concreto.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt; È considerato  politicamente vicino al centrosinistra, tanto che nei giorni scorsi era  stato fatto il suo nome come quello di un possibile candidato sindaco  alle elezioni del 2011, contro Letizia Moratti. Il suo sponsor politico è  &lt;strong&gt;Enrico Letta&lt;/strong&gt;, area moderata del Pd. Ma Sala ha un  rapporto consolidato anche con il gran consigliere di Silvio Berlusconi &lt;strong&gt;Bruno  Ermolli&lt;/strong&gt;, l’uomo a cui piace essere considerato il Gianni Letta  di Milano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È stato Ermolli a portare Sala a Palazzo Marino, 18  mesi fa, facendolo sedere sulla poltrona più importante  dell’amministrazione milanese. Eppure tutto ciò non basterà a  garantirgli il successo nel suo nuovo ruolo di salvatore di un Expo che,  dopo due anni, due mesi e 25 giorni, deve ancora decollare.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il nodo  fondamentale da sciogliere resta quello dei terreni su cui impiantare  l’iniziativa, in quell’area sghemba a nord di Milano tra Pero e  Baranzate, contigua alla nuova Fiera. L’operazione era stata pensata da  Formigoni proprio come l’occasione per sanare i conti in rosso della  Fondazione Fiera.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Nella prima ipotesi, le aree (circa 1 milione di metri  quadri, 70 per cento della Fiera di Milano, 30 del gruppo Cabassi)  dovevano essere date in concessione alla società Expo per sette anni  (2010-2017). Al termine, Fiera e Cabassi avrebbero dovuto tornarne in  possesso, ma con alcune gradite sorprese: la possibilità di edificare.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;La convenzione segreta sottoscritta nel giugno 2007 dal Comune e dai due  proprietari  stabiliva che nel 2017 l’area sarebbe stata restituita a  Fiera e Cabassi con un indice 0,6 (ossia puoi costruire 6 metri quadri  ogni 10, per un totale di 600 mila metri quadri). Indice poi addirittura  innalzato a 1 dal nuovo piano di governo del territorio (Pgt) in  approvazione a Milano (dunque si potrà costruire ben 1 milione di metri  quadri).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa prima ipotesi è tramontata, perché il progetto  di Expo fatto poi passare è stato quello “leggero” che prevede non  grandi edificazioni, ma un immenso orto botanico planetario delle  biodiversità, dei climi del mondo e delle loro tipicità alimentari. Con  le coltivazioni, i prodotti, le eccellenze dei Paesi espositori.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Questa  l’idea della consulta internazionale voluta da Letizia Moratti e formata  da &lt;strong&gt;Stefano Boeri&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Richard Burdett&lt;/strong&gt;  (quello che sta progettando le olimpiadi di Londra 2012), Jacques Herzog  (quello dello stadio-nido di Pechino), William Mc Donough  (collaboratore di Al Gore) e Joan Busquets (olimpiadi di Barcellona).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Con la collaborazione anche di Carlin Petrini, il papà di Slowfood. Ecco  il nodo che Sala dovrà sciogliere. Continuare su questa strada, o  tornare al progetto delle edificazioni e delle valorizzazioni  immobiliari?&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;h4 class="wam"&gt;Scarica i  documenti:&lt;/h4&gt;&lt;ul class="wam_ul"&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/stanca-ok.jpg" class="wam_link"&gt;Conferenza stampa al termine della riunione del  Coordinamento del progetto Expo 2015&lt;/a&gt;© Marco Merlini / LaPresse  12-03-2010  Roma Politica Palazzo Chigi, conferenza stampa dopo la  riunione del Coordinamento del progetto Expo 2015 Nella foto  l'ad di  Expo2015, Lucio Stanca© Marco Merlini / LaPresse Rome, 03-12-2010  Politic Chigi Palace, press conference after Expo 2015 Coordination  staff's meeting In the photo  Expo 2015 managing director, Lucio Stanca&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/stanca-ok1.jpg" class="wam_link"&gt;Conferenza stampa al termine della riunione del  Coordinamento del progetto Expo 2015&lt;/a&gt;© Marco Merlini / LaPresse  12-03-2010  Roma Politica Palazzo Chigi, conferenza stampa dopo la  riunione del Coordinamento del progetto Expo 2015 Nella foto  l'ad di  Expo2015, Lucio Stanca© Marco Merlini / LaPresse Rome, 03-12-2010  Politic Chigi Palace, press conference after Expo 2015 Coordination  staff's meeting In the photo  Expo 2015 managing director, Lucio Stanca&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-564168679357230098?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/Nppn3QnCS_s" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/564168679357230098?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/564168679357230098?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/Nppn3QnCS_s/lexpo-2015-ha-gia-stancato.html" title="L'Expo 2015 ha già stancato..." /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCoXVevfQyI/AAAAAAAACDY/3Nlddwcz8-k/s72-c/EXPO2015.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/06/lexpo-2015-ha-gia-stancato.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DU4ASXY7eCp7ImA9WxFUF0w.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-943384064475210993</id><published>2010-06-28T02:40:00.007-06:00</published><updated>2010-06-28T03:39:08.800-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-28T03:39:08.800-06:00</app:edited><title>Giamaica: vittima della Guerra Fredda anche nel 2010</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TChqAqHczxI/AAAAAAAACDQ/0FcQNM5Bprw/s1600/scontri+kingston2.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 320px; height: 197px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TChqAqHczxI/AAAAAAAACDQ/0FcQNM5Bprw/s320/scontri+kingston2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5487752705489030930" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Un mese fa in Giamaica sono scoppiati i più sanguinosi scontri a fuoco della storia recente del Paese, a causa della richiesta di estradizione da parte degli USA per il boss giamaicano Christopher Coke, detto Dudus, per traffico di droga e armi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una richiesta fatta già da un anno ma a cui il premier giamaicano Bruce Golding del Partito Laburista (JLP, Jamaican Labour Party) si era sempre opposto dal momento che Coke era il boss della zona di Tivoli Gardens, nella capitale Kingston, roccaforte storica del JLP, e ben conscio della reazione violenta cui ne sarebbe seguita da parte dei miliziani armati di Coke, un boss adorato come un semidio in quella zona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la decisione del premier Golding di cedere alla richiesta americana ha appunto scatenato una caccia all'uomo a cui ne è seguita la scontata risposta armata dei miliziani di Coke. Scontri sanguinosi tra polizia, esercito e miliziani con un bilancio finale di oltre 70 morti in 48 ore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però solo la settimana scorsa Coke è stato "catturato" ad un posto di blocco della polizia in un'autostrada nei pressi di Kingston mentre era in auto insieme al reverendo Merrick Al Miller che lo stava consegnando direttamente all'ambasciata USA nella capitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E nel giro di 24 ore Coke è stato messo su un piccolo aereo e spedito a New York.&lt;br /&gt;Subito dopo l'arresto il boss aveva dichiarato di essersi consegnato per contribuire alla pace nel Paese e alla fine degli scontri armati tra le gang legate ai due principali partiti politici giamaicani, il JLP e il PNP (People's National Party).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i contorni della vicenda rimangono "poco chiari", soprattutto se si pensa ai rapporti storici tra il JLP, di cui è leader l'attuale premier Golding, e la gang di Coke (la Shower Posse) creata da suo padre negli anni '70 e finanziata proprio dagli USA per contrastare l'ascesa al potere del PNP, allora guidato da Michael Manley che, una volta diventato premier, aveva sposato una linea socialista e filo-cubana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anni '70 in cui non si contavano i morti nelle strade tra i membri delle gang criminali affiliate ai due partiti e che si sono conclusi poi con la vittoria elettorale nel 1980 del JLP, il cui leader di allora Edward Seaga divenne primo ministro e rimase in carica fino al 1989.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In pratica per tutto il periodo di Ronald Reagan alla Casa Bianca...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gli Shower Posse giamaicani: come la CIA ha creato la "più famigerata organizzazione criminale"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Casey Gane-McCalla -  http://newsone.com - 3 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Marilena &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la recente violenza in Giamaica e la polemica circa il presunto  signore della droga, Christopher “Dudus” Coke,  molte persone parlano  del famigerato Shower Posse giamaicano e del quartiere di Tivoli  Gardens, dove esso ha la sua base. Ciò che è stato in larga parte  ignorato dai media è il ruolo che il governo americano e la Cia ha  nell’addestrare, armare e dare potere agli Shower Posse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ interessante che gli USA stiano accusando Christopher “Dudus” Coke,  l’attuale leader degli Shower Posse, di traffico di droga e armi,  tenendo conto che la CIA era stata accusata di contrabbando d’armi in  Giamaica e facilitava lo smercio di cocaina dalla Giamaica all’America  negli anni '70 e '80. In molti modi Dudus stava solo portando avanti una  tradizione di corruzione politica, traffico di droga, armi e violenze  che è iniziata con l’aiuto della CIA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il padre di Christopher “Dudus” Coke era Lester Coke, anche conosciuto  come Jim Brown, uno dei fondatori degli Shower Posse e una persona  campione e protettore dell’impoverito  quartiere di Tivoli Gardens a  Kingston. Coke era un sostenitore politico e bodyguard di Edward Seaga,  il leader del Partito laburista giamaicano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’avversario di  Seaga Michael Manley aveva iniziato ad adottare posizioni “socialiste” ,  aveva  cominciato a criticare apertamente le politiche estere americane  e aveva incontrato il nemico degli Stati Uniti, Fidel Castro, negli  anni '70. Tenendo conto della Guerra Fredda degli Usa con la Russia, la  CIA non voleva che la Giamaica fosse amica dei comunisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo il libro di Gary Webb, “&lt;a href="http://books.google.com/books?id=CwijfdYbkC0C&amp;amp;pg=PA144&amp;amp;dq=gary+webb+jamaica+cia&amp;amp;hl=en&amp;amp;ei=GZUGTMPLGsL7lwfEmYHnCg&amp;amp;sa=X&amp;amp;oi=book_result&amp;amp;ct=result&amp;amp;resnum=1&amp;amp;ved=0CCwQ6AEwAA#v=onepage&amp;amp;q&amp;amp;f=false"&gt;The  Dark Alliance&lt;/a&gt;”, Norman Descoteaux, il capo della CIA di stanza in  Giamaica iniziò un programma destabilizzante del governo di Manley verso  la fine degli anni '70. Parte di questo piano erano assassinii, denaro  per il Partito Laburista giamaicano, malcontento dei lavoratori,  corruzione e traffico d’armi per il nemico di Manley, Lester “Jim Brown”  Coke.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scrittore Daurius Figueira scrive nel suo libro, “Traffico di cocaina  ed eroina nei Caraibi”: “di fatto signficava che il traffico illecito  di droga collegato al Partito Laburista giamaicano era integrato in un  canale di traffico illecito e criminale di armi e droga della CIA”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ex agente della CIA, Philip Agee, &lt;a href="http://books.google.com/books?id=Xrw-VyDgfboC&amp;amp;pg=PA147&amp;amp;dq=philip+agee+jamaica&amp;amp;hl=en&amp;amp;ei=algJTMbiBOCXOJ3r1d8P&amp;amp;sa=X&amp;amp;oi=book_result&amp;amp;ct=result&amp;amp;resnum=6&amp;amp;ved=0CEMQ6AEwBQ#v=onepage&amp;amp;q=philip%20agee%20jamaica&amp;amp;f=false"&gt;disse  che&lt;/a&gt; “la CIA stava usando il Partito laburista giamaicano come uno  strumento nella campagna contro il governo di Michael Manley, direi la  maggior parte delle violenze venivano dal partito laburista giamaicano, e  dietro di esso c’era la CIA per quanto riguarda il procurare le armi e  investire denaro in esso”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei colleghi di Lester Coke, Celil Connor, avrebbe dichiarato che  egli era stato portato dalla CIA a combattere le guerre politiche per il  partito laburista giamaicano attraverso omicidi e spionaggio. Connor  avrebbe manipolato le schede elettorali e intimidito i votanti per  aiutare il partito laburista giamaicano a vincere le elezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Connor  avrebbe continuato ad essere un delinquente politico facendo parte del  cartello giamaicano internazionale di cocaina conosciuto come gli Shower  Posse. Avrebbe testimoniato contro Lester Coke e il suo seguace Vivian  Blake, solo per tornare alla sua nativa St. Kitts per diventare il  leader della droga che teneva per la maggior parte il paese in ostaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il padre di Christopher “Dudus” Coke, Lester Coke, era anche stato  accusato di lavorare con la CIA. Timothy White ipotizzava nella sua  biografia di Bob Marley, “&lt;a href="http://books.google.com/books?id=h4nfr2cYAMQC&amp;amp;pg=PA454&amp;amp;lpg=PA454&amp;amp;dq=cia+cocaine+shower+posse+jlp&amp;amp;source=bl&amp;amp;ots=2pRlBrUMnx&amp;amp;sig=muhgOMSCq_5h7s_S7RZaFv-laBw&amp;amp;hl=en&amp;amp;ei=KZMGTK2xFYKClAeA6_jYCg&amp;amp;sa=X&amp;amp;oi=book_result&amp;amp;ct=result&amp;amp;resnum=1&amp;amp;ved=0CBEQ6AEwADgK#v=onepage&amp;amp;q=cia%20cocaine%20shower%20posse%20jlp&amp;amp;f=false"&gt;Catch  a Fire&lt;/a&gt;”, che Jim Brown facesse parte di una squadra di uomini  armati che tentarono di uccidere Bob Marley capeggiati dal sostenitore  del partito laburista giamaicano Carl “Byah” Mitchell.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli autori Laurie  Gunst e Vivien Goldman fecero le stesse affermazioni nei loro libri  “Born Fi Dead” e “The Book of Exodus”. Il manager di Marley dichiarò che  uno degli assalitori di Marley fu catturato e ammise che &lt;a href="http://books.google.com/books?id=unexdp0aWIEC&amp;amp;pg=RA1-PT48&amp;amp;dq=don+taylor+cocaine+guns+bob+marley+cia&amp;amp;hl=en&amp;amp;ei=2Y0GTPTSKoaglAfmp73NCg&amp;amp;sa=X&amp;amp;oi=book_result&amp;amp;ct=result&amp;amp;resnum=2&amp;amp;ved=0CC0Q6AEwAQ#v=onepage&amp;amp;q=don%20taylor%20cocaine%20guns%20bob%20marley%20cia&amp;amp;f=false"&gt;la  CIA era d’accordo per pagarlo con cocaina e armi a patto che uccidesse  Marley&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lester Coke venne in seguito giustiziato in una cella del carcere  giamaicano, mentre aspettava l’estradizione negli Stati Uniti. Molte  persone dichiararono che fu ucciso in modo da non poter rivelare i suoi  segreti che avevano a che fare con la CIA, il partito laburista  giamaicano e le sua attività criminale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei suoi sforzi per destabilizzare il governo giamaicano negli anni '70,  la CIA creò un gruppo di spaccio di droga, di armi e di criminali  politici. Attraverso il traffico di droga, questi criminali sarebbero  diventati alla fine più  potenti dei politici a cui erano collegati. Il  programma di destabilizzazione della CIA non destabilizzò soltanto la  Giamaica degli anni '70, ma anche la Giamaica per i 40 anni che  seguirono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenendo conto della segretezza della CIA e della società giamaicana, è  incerto esattamente qual era il ruolo della CIA nella creazione degli  Shower Posse. Hanno dato loro delle armi? Hanno dato cocaina? Li hanno  istruiti su come contrabbandare droghe? La CIA ha usato gli Shower Posse  per provare ad uccidere Bob Marley?  Queste sono domande a cui la CIA  dovrebbe rispondere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ciò che è stato addotto sulla CIA è vero, allora essi sono in parte  responsabili del ciclo di traffico di armi, contrabbando di armi e  violenze che affliggono la Giamaica oggi. Se gli Stati Uniti possono  estradare il figlio di uno dei sostenitori politici della CIA per  traffico di droga e cocaina, non dovrebbe la CIA essere indagata per  aver insegnato ai Giamaicani come condurre la guerra politica, armarli,  dar loro cocaina e aiutarli a spacciarla?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenendo conto della  rivelazione secondo cui la CIA permise ai commercianti di droga del  Nicaragua di vendere droga negli Stati Uniti per finanziare la loro  rivoluzione contro il governo comunista, non è così forzato credere che  avrebbe armato i Giamaicani  e gli avrebbe dato cocaina per combattere i  comunisti in Giamaica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-943384064475210993?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/w71QCFoLn_s" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/943384064475210993?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/943384064475210993?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/w71QCFoLn_s/giamaica-vittima-della-guerra-fredda.html" title="Giamaica: vittima della Guerra Fredda anche nel 2010" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TChqAqHczxI/AAAAAAAACDQ/0FcQNM5Bprw/s72-c/scontri+kingston2.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/06/giamaica-vittima-della-guerra-fredda.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DU8MQHY_eCp7ImA9WxFUFks.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-4880811981815159205</id><published>2010-06-27T07:37:00.009-06:00</published><updated>2010-06-27T13:44:41.840-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-27T13:44:41.840-06:00</app:edited><title>Facce come il culo</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCdZlRdUUnI/AAAAAAAACDI/i83MIRZ6hsI/s1600/faccia_da_culo.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 232px; height: 280px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCdZlRdUUnI/AAAAAAAACDI/i83MIRZ6hsI/s320/faccia_da_culo.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5487453167850639986" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;In queste ultime ore la facce come il culo del panorama politico italiota sono aumentate di altre tre unità.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Cominciamo ovviamente con Brancher che, dopo la vergognosa buffonata di essere nominato ministro, avvalersi del legittimo impedimento e - vista l'enorme incazzatura del Quirinale - fare retromarcia decidendo alla fine di presentarsi al processo, ha dichiarato:
&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sono tranquillo e sereno, vado avanti. Non mi aspettavo tanta cattiveria a tutti i livelli. Nella vita ne ho passate di tutti i colori, ma fino a questo   punto...&lt;/span&gt;".
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Eh certo...comunque anche noi ne abbiamo viste di tutti i colori, ma fino a questo punto...
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Infine Brancher raggiunge il tragicomico aggiungendo "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;È indecente, non si è mai visto che l'Italia dopo aver perso i Mondiali  se la prende con me&lt;/span&gt;". Eh sì, sei proprio uno sfigato. In tutti i sensi.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Ma dopo lo sfigato segue a ruota Bondi..."&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Anche nel caso del ministro Brancher, che ha dimostrato senso di  responsabilità e coscienza degli interessi nazionali, il Pd dimostra di  non sapersi affrancare nei momenti decisivi da un furore propagandistico  e accusatorio indistinguibile rispetto a quello di Di Pietro. In questo modo, però, il Pd non riuscirà mai a svincolarsi  dall'abbraccio soffocante del partito di Di Pietro e delineare  un'opposizione che sia politicamente e culturalmente diversa e  probabilmente più incisiva&lt;/span&gt;".
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Veramente fantastico Bondi, soprattutto quando dice che Brancher ha dimostrato senso di responsabilità e coscienza degli interessi nazionali.
&lt;br /&gt;Però il mancato poeta finge di rendersi conto che in questa occasione il Pd forse ha fatto la sua migliore figura di sempre come forza d'opposizione, il che è tutto dire...
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;E ora la ciliegina finale..."&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La rinuncia di Brancher ad avvalersi del legittimo impedimento e la  decisione di presentarsi in udienza, dimostrano la correttezza di un  ministro che, grazie al suo lavoro, darà forte impulso alle riforme, uno  degli obiettivi primari di questo Governo. Le sue decisioni mettono a tacere quel  polverone, del tutto strumentale, sollevato dalla sinistra in questi  giorni. Brancher è stato oggetto infatti di attacchi personali  inaccettabili e per questo gli esprimo la mia profonda solidarietà&lt;/span&gt;".
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Così ha pontificato la Gelmini che, oltre ad aggiungersi legittimanente ai primi due nel titolo del post, ha perso un'altra occasione per rimanere in silenzio ma in compenso si è guadagnata un'altra medaglietta dopo quella dell'anno scorso per il titolo di miglior &lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Csabba%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt; 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margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 320px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCcoD0HQCQI/AAAAAAAACDA/3zMdbjgGbdM/s320/ustica.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5487398716968012034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Oggi ricorre il trentennale della strage di Ustica, il Dc9 dell'Itavia precipitato in mare con 81 persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dopo 30 anni di depistaggi, bugie, insabbiamenti e suicidi sospetti la verità deve ancora emergere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, a parte i parenti delle vittime e qualcun altro, i bla bla bla dei politici italioti dimostrano che anche dopo 30 anni nessuno la vuole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ustica trent'anni dopo celebrazioni senza pace&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da www.repubblica.it - 27 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;h3 style="font-weight: normal; font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il 27 giugno 1980 il Dc9 Ih 870 dell’Itavia, partito da Bologna e  diretto a Palermo, scomparve dai radar. S'inabissò tra le isole di  Ustica e Ponza. Ottantuno le vittime. Oggi si celebra il trentesimo  anniversario della strage in un clima di accesa polemica politica&lt;a href="http://temi.repubblica.it/repubblicabologna-speciale-ustica/"&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;&lt;strong&gt; Lo speciale di Repubblica "La  verità negata"&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;Trent'anni fa il disastro aereo che costò la vita a 81 persone. Oggi a  Bologna la giornata del ricordo. La presidente dell’associazione dei  parenti delle vittime, Daria Bonfietti, torna a chiedere i nomi dei  responsabili, confortata dalle &lt;a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/26/news/napolitano_i_processi_non_hanno_fatto_luce_polemica-5170387/?ref=HREC1-2"&gt;parole  del capo dello Stato&lt;/a&gt; che, proprio ieri, ha sollecitato "il  contributo di tutte le istituzioni a un ulteriore sforzo per pervenire a  una ricostruzione esauriente e veritiera".  Ma il valore anche  simbolico dell’anniversario, sembra ormai compromesso dalle polemiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le  celebrazioni si svolgono nella scia del clamore per le parole del  sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, che ha  ipotizzato l’esplosione di una bomba all’interno del Dc9 Itavia. Venerdì  è andato in scena &lt;a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/06/25/news/scontro_giovanardi-priore_su_ustica_bonfietti_sono_cose_mendaci-5159382/"&gt;lo  scontro&lt;/a&gt; tra Giovanardi e il giudice Rosario Priore, ma le  avvisaglie erano arrivate già mercoledì. "Nei prossimi giorni a Bologna  tireranno in ballo tutta la mercanzia prodotta in tanti anni  aveva  detto Giovanardi  per toccare l’immaginario collettivo, ma di un  ipotetico missile non è stato reperito alcun riscontro". Di fronte a  questo ennesimo "sasso nello stagno", le reazioni non si sono fate  attendere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La commemorazione ha inizio alle 11 nella sala del  Consiglio di Palazzo D’Accursio, con l’incontro tra il commissario  Annamaria Cancellieri e i parenti delle vittime. Sempre quest’oggi  piazza VIII Agosto diventa il palcoscenico dell’installazione  dell’artista Flavio Favelli, "Itavia Aerolinee".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In serata, alle 21.30,  nello spazio antistante il Museo per la Memoria di Ustica, in via  Saliceto, avrà inizio il primo dei due concerti di musiche di Karlheinz  Stockhausen, "Ora Ventunesima". Il Museo, in cui il relitto del Dc9 è  circondato da un’opera di Christian Boltanski, sarà aperto dalle 10 a  mezzanotte, con visite guidate gratuite alle 11 e alle 20.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Schifani:  "Conoscere le cause, vittoria per tutti". "&lt;/strong&gt;Sono trascorsi  trent'anni dalla strage di Ustica e, nonostante la memoria e il dolore  siano immutati nelle coscienze di tutti gli italiani, il significato di  un evento così terribile ci offre oggi la possibilità di una riflessione  particolare". E' quanto scrive il presidente del Senato, Renato  Schifani, nel messaggio inviato a Daria Bonfietti: "Esprimo un forte  auspicio che i recenti sviluppi giudiziari possano fare finalmente  emergere con completezza e chiarezza la verità su quanto realmente  accaduto, nella certezza che conoscere le cause del disastro prima del  verdetto della storia sarebbe una vittoria straordinaria per noi tutti:  sapere cosa avvenne su quel cielo quella sera ci renderebbe migliori,  dando alla nostra Repubblica una speranza in più di crescere sulla  strada difficile della condivisione e della trasparenza".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fini:  "Intensificare l'impegno per fare chiarezza".&lt;/strong&gt; Sulla stessa  lunghezza d'onda la lettera inviata a Daria Bonfietti dal presidente  della Camera Gianfranco Fini: "In questa giornata, resa particolarmente  triste dal lungo scorrere di anni non illuminati dalla verità, ritengo  sia necessario ribadire e intensificare l'impegno di tutti per giungere a  fare chiarezza su di una vicenda che continua a proiettare la sua ombra  inquietante anche sul nostro presente".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Nell'esprimerLe il sincero  apprezzamento per l'instancabile attività promossa dalla Sua  Associazione per mantenere costantemente viva l'attenzione degli  italiani su questa tragica vicenda, rivolgo un commosso pensiero agli  uomini, alle donne e ai bambini la cui vita fu spezzata da un destino  ancora incomprensibile", conclude Fini.           &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ustica, 30 anni di impunità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Gianni Lannes - www.italiaterranostra.it - 26 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;p&gt;27 giugno 1980: atto di guerra in  tempo di pace nei cieli italiani. A  Bologna 81 persone salgono a bordo  dell’aereoplano civile diretto a  Palermo: 64 passeggeri adulti, 11  ragazzi tra i dodici e i due anni, due  bambini di età inferiore ai  ventiquattro mesi e 4 uomini d’equipaggio.&lt;br /&gt;Il velivolo decolla alle  20.08 e sparisce dai tracciati radar alle  20.59, a causa di due  missili.&lt;/p&gt;     &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 153, 153);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;«L’incidente al Dc 9 è occorso a seguito  di azione militare di  intercettamento. Il Dc 9 è stato abbattuto, è  stata spezzata la vita a  81 cittadini innocenti con un’azione, che è  stata propriamente atto di  guerra, guerra di fatto e non dichiarata,  operazione di polizia  internazionale coperta contro il nostro paese, di  cui sono stati  violati i confini e diritti. Nessuno ha dato la minima  spiegazione di  quanto è avvenuto».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La sera del 31 agosto 1999 il giudice  Rosario Priore deposita la sua  ordinanza-sentenza, un documento di  oltre 3000 pagine con un centinaio  di fogli di conclusione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Secondo il  magistrato Priore l’aereo dell’Itavia fu la vittima di un  duello aereo  fra caccia militari alleati e mig libici.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Daria Bonfietti – che ha perso  il fratello Alberto nella sciagura –   non ha alcun dubbio: «Ustica  colpisce a morte il cuore della  democrazia, intacca la sua sostanza.  Ustica è il soffocamento  sistematico e pervicace della democrazia  italiana.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Segnala i poteri  occulti dei corpi separati, conferma  l’esistenza di forze che riducono  la democrazia italiana a una  democrazia di facciata». Il giornalista  Andrea Purgatori – padre  dell’inchiesta sul muro di gomma – bersaglia  le responsabilità  stragiste.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;«Gli Usa hanno individuato i francesi come colpevoli della  strage.  In tutto questo c’è anche una nostra responsabilità, lo dice la  Nato  negli atti dell’inchiesta. E’ certo ci sono le prove, che alcuni   ufficiali dell’Aeronautica sapevano e trattavano con la Cia all’insaputa   dello Stato maggiore».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Oggi sono note cause, dinamica e scenario  internazionale di matrice  bellica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Mancano all’appello solo gli autori  materiali della strage e i loro  mandanti governativi dell’Alleanza  atlantica.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;object height="385" width="640"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ewT6NA8Zq0A&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/ewT6NA8Zq0A&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" height="385" width="640"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ustica, Ciancimino dichiara:"Mi fu detto subito che era stato un aereo francese"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da Radio Città del Capo - Radio Metropolitana - 26 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;p&gt;“Doveva essere una serata tranquilla, stavamo andando a giocare a   carte ad un torneo di &lt;strong&gt;poker &lt;/strong&gt;in un noto circolo dei   potenti siciliani. Arrivati all’ingresso del circolo c’era un’auto blu   che aspettava mio padre e &lt;strong&gt;Rosario Nicoletti&lt;/strong&gt;, segretario  della Dc  siciliana.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Erano stati convocati d’&lt;strong&gt;urgenza &lt;/strong&gt;a casa del  ministro  della difesa &lt;strong&gt;Attilio Ruffini&lt;/strong&gt; per una  riunione”. Sono i  ricordi di &lt;strong&gt;Massimo Ciancimino&lt;/strong&gt; rispetto alla sera del  27 giugno 1980, ai nostri microfoni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ciancimino ai magistrati palermitani nel 2008 aveva raccontato di  aver  saputo dal padre Vito, l’ex sindaco di Palermo organico a&lt;strong&gt;  Cosa  Nostra&lt;/strong&gt;, che ad abbattere il DC9 Itavia sui cieli di  Ustica era  stato un &lt;strong&gt;aereo francese&lt;/strong&gt;. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;I pm romani Erminio Amelio e  Maria Monteleone che hanno riaperto l’&lt;strong&gt;inchiesta  &lt;/strong&gt;sulla  strage di Ustica lo hanno convocato come teste e  dovranno cercare  riscontri della sua testimonianza. “Ricordo il &lt;strong&gt;malessere  &lt;/strong&gt;di  mio padre nel non poter dire ad un caro amico quello che  era successo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Era l’ingegnere &lt;strong&gt;Roberto Parisi&lt;/strong&gt; della Icem, l’azienda   che aveva in gestione l’illuminazione pubblica a Palermo. Parisi perse   la moglie e la figlia Alessandra sull’aereo”. Ciancimino spiega perché   il padre venne coinvolto: “Posso dire che mi fu detto &lt;strong&gt;subito &lt;/strong&gt;che   era stato un aereo francese.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;C’era una volontà di &lt;strong&gt;controllo &lt;/strong&gt;del  territorio, in  quel momento c’erano grandi obblighi da parte della  politica siciliana  collusa e controllata da Roma che imponeva le scelte  di alcune aree da  destinare agli &lt;strong&gt;alleati &lt;/strong&gt;quindi anche  per questo la  scelta di coinvolgere mio padre, non solo per il suo  rapporto con i  cosiddetti corleonesi”.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 128, 0);"&gt;&lt;strong&gt;Ascolta&lt;/strong&gt;  Ciancimino:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://radio.rcdc.it/archives/ustica-massimo-ciancimino-ai-nostri-microfoni-55874/" target="_blank"&gt;&lt;img style="margin: 2px 3px;" src="http://www.megachipdue.info/images/stories/audiocianc.gif" alt="audiocianc" height="39" width="301" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-1363825189383224469?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/Skw3famawj4" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/1363825189383224469?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/1363825189383224469?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/Skw3famawj4/strage-di-ustica-30-anni-di-muro-di.html" title="Strage di Ustica: il muro di gomma compie 30 anni" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCcoD0HQCQI/AAAAAAAACDA/3zMdbjgGbdM/s72-c/ustica.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/06/strage-di-ustica-30-anni-di-muro-di.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0MARXw4fSp7ImA9WxFUFEs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-7291719449872877176</id><published>2010-06-25T03:55:00.004-06:00</published><updated>2010-06-25T05:30:44.235-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-25T05:30:44.235-06:00</app:edited><title>G20: un altro flop all'orizzonte</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCSScnAyDQI/AAAAAAAACC4/xEPFgzO-84E/s1600/G20+2010.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 320px; height: 220px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCSScnAyDQI/AAAAAAAACC4/xEPFgzO-84E/s320/G20+2010.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5486671266250362114" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Domani a Toronto comincia il G20 ma i nodi da sciogliere sono tanti e la prospettiva di un altro fallimento è già all'orizzonte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le divergenze, in particolare tra Usa e Ue, sono infatti consistenti. I primi ad esempio chiedono più stimoli all'economia mentre la seconda - con in testa Francia e Germania - punta più sul risanamento dei bilanci e il consolidamento dei conti attraverso politiche di austerity.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Idem dicasi per la tassa sulle banche o le transazioni finanziarie. Gli Usa, ma anche Cina e Brasile, sono contrari e la stessa Ue è divisa in proposito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro flop sembra scontato, mentre la crisi economica continua ad imperversare, come e più di prima, senza serie misure di contrasto. Anzi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Arriva il G20 ma è un dialogo tra sordi. Torna la paura della bancarotta greca&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Federico Rampini - La Repubblica - 25 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gelo tra Usa ed Europa. Giù le Borse anche per i debiti di Madrid e Lisbona. Mentre gli americani criticano la Merkel per la politica restrittiva&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ora che hai cominciato a usare Twitter possiamo finalmente sbarazzarci  del telefono rosso d'emergenza tra la Casa Bianca e il Cremlino". Barack  Obama apre così la conferenza stampa congiunta con il suo omologo russo  Dmitry Medvedev. Reduce, quest'ultimo, da una visita nella Silicon  Valley californiana a caccia di investimenti nelle tecnologie avanzate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' singolare che il presidente americano riservi alla Russia il solo  incontro bilaterale che precede la partenza per il G20 per Toronto.  Altra anomalìa: l'unico vero regalo a Obama, in una settimana per lui  catastrofica (tra Bp e generali indisciplinati), glielo ha offerto il  leader cinese Hu Jintao avviando un rafforzamento della sua moneta. E i  vecchi amici europei dove sono finiti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Qualsiasi parvenza di  unità del G20 è già un ricordo". Il bilancio impietoso, alla vigilia del  summit mondiale, lo traccia uno sherpa che di vertici ne ha preparati  molti, l'americano Dan Price. "Nessun altro G20 - aggiunge Price - è  stato preceduto da così tante lettere in cui i leader si accusano  reciprocamente e puntano il dito contro gli errori altrui".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima ancora  di cominciare, il G20 è già finito? Questa formula che ha sostituito il G8 non è più efficiente del predecessore. Le geometrie del potere  planetario cambiano troppo velocemente, nessun "guscio" di global  governance è riuscito finora ad esprimerle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla crescita economica, le regole della finanza, l'ambiente, l'energia, la lotta alla  proliferazione nucleare e al terrorismo, c'è una geometria variabile di  "cerchi". Le potenze che contano, quelle che sono presenti in tutti i  cerchi, non sono le stesse del passato. Venti membri sono troppi,  soprattutto se gli europei non parlano con una voce sola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è  anche una ragione positiva per cui il summit di questo weekend è stato  svuotato in anticipo di aspettative. E' la decisione della Cina di  avviare un graduale rafforzamento della moneta, il renminbi o yuan.  Pechino ha accolto una richiesta americana e ha tolto dall'agenda di  Toronto una potenziale controversia. La Repubblica Popolare, guidata da  un governo che continua a definirsi comunista, sta dimostrandosi un  partner giudizioso per Obama.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto graduale, l'apprezzamento del  renminbi va nella direzione desiderata: aumenta il potere d'acquisto  cinese e in prospettiva la domanda di prodotti e servizi occidentali. Il  gesto di Hu Jintao fa sentire gli americani ancora più distanti  dall'Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il vecchio partner atlantico le incomprensioni sono  superiori a quelle che dividono Washington da Pechino? Sembra  incredibile ma sul terreno economico è vero. Alla vigilia del G20 la  "guastafeste" per eccellenza è Angela Merkel. Alla Germania, Obama  rivolge una richiesta analoga a quella che ha fatto ai cinesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' una  richiesta coerente con le analisi del Fondo monetario internazionale. I  macro-squilibri dell'economia mondiale possono riassumersi così: ci sono  paesi che hanno vissuto al di sopra dei loro mezzi, creando debiti  insostenibili e bolle finanziarie. L'America è il primo fra questi. Ora  gli americani hanno iniziato a sanare lo squilibrio: la propensione al  risparmio delle famiglie è in netto aumento. Ma perché questo non si  traduca in un effetto depressivo, altri paesi devono fare la loro parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le  nazioni che hanno vissuto "al di sotto" dei loro mezzi, esportando e  risparmiando troppo, devono aumentare i consumi. Si tratta per l'appunto  di Cina e Germania. E' impossibile aggiustare gli squilibri di una  parte del mondo se l'altra metà non fa altrettanto in senso inverso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E'  assurdo che tutti i paesi simultaneamente vogliano uscire dalla crisi  aumentando il loro attivo commerciale, a meno di riuscire a esportare su  Marte. Ma la Merkel, facendosi interprete di un sentimento diffuso  nell'opinione pubblica tedesca, vede l'economia sotto una prospettiva  "etica", con i debiti identificati al "vizio" e il risparmio come la  virtù assoluta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo ha ribadito in un'intervista al Wall Street Journal  dove respinge al mittente le richieste di Obama, quasi fossero  un'eresìa. "Non è interesse di nessuno - ha detto la Merkel - ridurre la  competitività tedesca".&lt;br /&gt;Secca la replica della Casa Bianca: "E'  nell'interesse della crescita europea e mondiale, che i paesi in attivo  aumentino la loro domanda interna".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlino e Parigi vogliono la Tobin  Tax sulle transazioni finanziarie, Washington no. Altro che la Bretton  Woods 2 per rifondare le regole dei mercati, di cui si favoleggiava ai  G20 precedenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi si assiste a un dialogo tra sordi tra le due sponde  dell'Atlantico. L'incomprensione s'inserisce in un contesto ancora  preoccupante. A poche ore dal summit, l'economia globale manda nuovi  segnali di pericolo. I mercati tornano a temere una bancarotta della  Grecia (dove la Borsa ha chiuso a meno 4,1%), e il costo dei credit  default swaps (contratti assicurativi contro l'insolvenza) schizza al  rialzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preoccupa anche la nuova impennata dei debiti in Spagna e  Portogallo. Le Borse europee, ieri fortemente in ribasso, penalizzano i  titoli bancari perché gli istituti di credito sarebbero i primi ad  affondare se qualche Stato diventasse insolvente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In America le vendite  di case negli Usa sono crollate del 33% non appena è scaduto il generoso  incentivo fiscale: è una conferma di quanto la ripresa sia ancora  dipendente dal sostegno pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sintomatico è il commento dell'ufficio  studi Deutsche Bank: "Così come il mercato immobiliare americano è  appeso al sostegno statale, il sistema bancario europeo dipende dagli  aiuti della Bce. E' ancora capitalismo questo?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La domanda accresce il  senso d'inadeguatezza del G20. Insieme con la frustrazione di Washington  verso l'Europa, si rafforza il peso di modelli alternativi. Il  capitalismo di Stato cinese, con una forte capacità di dirigismo  pianificatore, ha retto meglio alla crisi. Pechino diventa il perno di  nuove alleanze che bypassano le geometrie dei vari G8 e G20.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Cina ha  superato gli Usa come principale partner del Brasile. Quest'ultimo, a  sua volta, si afferma come una vera potenza con una politica estera  autonoma: sul dossier nucleare iraniano le iniziative del Brasile hanno  spiazzato Washington.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su ambiente, energia, terrorismo, interlocutori  come Russia, India, Arabia saudita, pesano più di Italia e Francia. Nei  cerchi che illustrano le nuove gerarchie post-G20, l'America vede sempre  meno Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ecco perchè non credere a chi dice che la crisi è finita&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Lorenzo Torrisi - www.ilsussidiario.net - 25 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il  Centro Studi Confindustria ha diffuso ieri dati che sono rimbalzati  sulle agenzie di stampa con toni trionfalistici: “L’Italia è fuori dalla  recessione”. Gli economisti di Viale dell’Astronomia prevedono infatti  che il Pil nel 2010 crescerà dell’1,2% (contro la precedente stima  dell’1,1%) e l’anno prossimo dell’1,6% (contro il precedente 1,3%). &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Tutto questo mentre il Governo vara una manovra che avrà un effetto  restrittivo sulla crescita, stimato dagli esperti di Confindustria in un  -0,4% annuo. A favorire questa crescita l’apprezzamento del dollaro nei  confronti dell’euro. Ma attenzione, perché oltre a un aumento  dell’evasione fiscale, i dati diffusi prevedono anche un incremento  della disoccupazione.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il quadro complessivo sembrerebbe tutto sommato  positivo, ma non per Luigi Campiglio, Prorettore dell’Università  Cattolica di Milano e docente di Politica economica, che spiega: “In  questi dati vedo solo un appello ottimista agli animal spirits  imprenditoriali”. &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Perché Professore?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Gli ultimi dati sull’Italia dicono che:  a) la disoccupazione aumenta; b) i consumi diminuiscono, in particolare  quelli alimentari; c) l’inflazione cresce. Tutto questo non è certo  positivo. Va bene dare slancio ottimistico, ma non si può parlare di  uscita dalla recessione quando la disoccupazione continua ad aumentare.  Il più importante segno robusto di crescita, di uscita dalla crisi, è  infatti l’aumento dei posti di lavoro. Il resto sono solo buoni auspici.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Ma siamo o non siamo usciti dalla  recessione?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Siamo tecnicamente fuori dalla  recessione, come anche gli Stati Uniti, perché le variazioni del Pil non  sono più negative. Ma parlando con gli americani, anche loro sanno bene  che si esce realmente dalla recessione quando tornano ad aumentare i  posti di lavoro. Il timore che tutti hanno ora è, non a caso, la jobless  recovery.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Di che cosa si tratta?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Della ripresa senza la creazione di  nuovi posti di lavoro. Che questo accada per un po’ (due-tre trimestri) è  inevitabile, ma ora si ipotizza che possa andare avanti per tutto il  2011 e questo non è certamente un segnale di uscita dalla recessione.  Possiamo dire semmai di aver raggiunto forse il fondo del precipizio e  che ora possiamo iniziare una risalita (che vogliamo chiamare ripresa),  che impiegherà diverso tempo, verso il punto da cui siamo caduti.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;È possibile che il Pil cresca oltre  le aspettative proprio quando entrerà a regime  in  Italia una manovra  restrittiva?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Se  le cose andranno veramente così, si tratterebbe del primo caso  dall’inizio degli anni ’90, quando cioè eravamo solo noi italiani a  varare manovre restrittive. Non vedo però per quale motivo dovrebbe  accadere proprio ora, quando tutti i paesi europei stanno varano misure  restrittive. Data questa simultaneità di azione, i risultati potrebbero  essere pesanti. È vero che si teorizza che un’azione coordinata per il  contenimento dei debiti pubblici sia un bene per l’economia, ma si  tratta anche di una situazione obiettivamente e storicamente nuova. Gli  esiti che ne deriveranno potrebbero quindi non essere quelli sperati.&lt;/p&gt;   &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Come possiamo allora arrivare alla  ripresa dell’occupazione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;La risposta non è per nulla semplice,  perché servirebbe ulteriore crescita economica, che, data la nostra  dipendenza dall’export, potrebbe essere frenata dalle manovre  restrittive europee. Una via d’uscita sarebbe un aumento della domanda  interna tedesca, che farebbe comodo ad altri partner europei come noi.  Il problema è che la Germania, dal canto suo, aspetta la crescita in  Cina, su cui però hanno messo gli occhi anche gli Stati Uniti. Ci  ritroviamo in una situazione simile a quella che abbiamo internamente  sui tagli orizzontali contenuti nella manovra.&lt;/p&gt;   &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;In che senso?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Coordinare i tagli non vuol dire  togliere il 5% a tutti, ma una capacità di differenziare le misure in  maniera tale che l’economia ne risenta il meno possibile, anzi magari ne  possa trarre qualche beneficio. La stessa cosa vale per l’Europa: non è  che tutti debbano fare lo stesso sacrificio nello stesso momento, nella  stessa misura. Non perché uno stato sia più meritevole dell’altro, ma  perché il risultato netto a livello europeo può essere molto differente.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Il problema è quindi di coordinamento  delle politiche economiche?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Assolutamente.  Muovendosi tutti verso il rigore, in attesa che sia un altro paese  quello disposto ad “aprire alle importazioni”, non si creano le  condizioni per crescere. Ecco, se la Germania, che ha la vera leadership  europea (per dimensione e per opportunità di mercato), non deprimesse  la propria domanda interna, allora potrebbe davvero diventare non dico  la locomotiva mondiale, ma almeno un motorino europeo. &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;In alcuni paesi europei si discute  dell’opportunità di introdurre una tassa sulle banche. Cosa ne pensa?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Non è ancora ben chiaro dove si voglia  incidere, che cosa voglia dire concretamente tassare le banche. Mi pare  comunque che la cosa più importante sarebbe introdurre più controlli,  più verifiche sul sistema finanziario. L’idea non deve essere “facciamo  pagare il conto alle banche”, ma “cerchiamo di trovare il modo perché  non si crei una nuova crisi”. Bisogna risolvere il problema alla radice,  altrimenti tutto rischia involontariamente di trasformarsi in un modo  per mettere fieno in cascina in vista della prossima crisi. Quando forse  tutti in realtà vorremmo che non ci fosse un’altra crisi.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt;La Grecia mette in vendita le sue isole&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;di Enrico Caporale - La Stampa - 25 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;La crisi che morde, l'Europa che pressa, i cittadini che protestano.  Certo, la Grecia sta attraversando uno dei periodi più bui della propria  storia. Ma vendere il proprio partimonio più grande, le splendide isole  dell'Egeo, culla della civiltà, ai ricchi investitori di Russia e Cina è  davvero la scelta giusta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' questa infatti l'ultima trovata  del governo ellenico per saldare i pesanti debiti. All'asta, secondo  quanto racconta il Guardian, circa 600 piccoli paradisi. Tra le offerte,  oltre a disabitati atolli nel cuore del Mediteranneo, anche parte delle  più famose mete turistiche d'Europa, come Mykonos e Rodi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  prezzo? Milioni di milioni di dollari, verrebbe da sperare. Purtroppo  no. Chi possiede 15 milioni può acquistare i 1235 acri della splendida  Nafsika. I più poveri, però, non si disperino. Con "appena" 2 milioni,  il prezzo di un appartamento a Chelsea Town, si possono trovare isole di  seconda scelta. Forse un po' fuori mano, sicuramente abitate da  pericolosi mostri marini, ma in ogni caso incantevoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con  questi prezzi, ovviamente, si sono già fatti avanti i primi investitori.  Molti provengono dalle economie emergenti di Russia e Cina. Stanchi del  freddo, i magnati cercano un po' di svago sul caldo e assolato  Mediterraneo. Tra loro, nonostante le smentite, anche il  plurimiliardario Roman Abramovich.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Sono molto dispiaciuto» -  dice Makis Perdikaris, direttore del Greek Island Properties - «Vendere  la terra che da sempre appartiene alla popolazione greca dovrebbe essere  davvero l'ultima spiaggia. Ma ora è più importante l'economia. Il Paese  ha bisogno di soldi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo il governo sta pensando di  cedere agli stranieri anche le aziende produttrici di acqua e la rete  ferroviaria. Poche settimane fa è stato inoltre annunciato un accordo  con Pechino per esportare in Cina l'olio di oliva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Capisco che è  una cosa vergognosa» - lamenta Gary Jenkins, analista dello sviluppo  del credito. Certo quest'ultima mossa non renderà felice la popolazione,  già ampiamente delusa dal piano di austerità dei mesi scorsi «ma  quantomeno - conclude lo studioso - dimostra che la Grecia sta facendo  il possibile per onorare i propri impegni». &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt;Quei soldi maledetti&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;di Giovanni Sartori - Il Corriere della Sera - 25 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;L’ultima stima di qualche anno fa che ho sott’occhio contabilizza il  Pil, il Prodotto interno lordo, del mondo in 54 trilioni di dollari,  mentre gli attivi finanziari globali risultano quattro volte tanto, di  addirittura 240 trilioni di dollari.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Oggi, con i derivati e altre  furbate del genere, questa sproporzione è ancora cresciuta di chissà  quanto. E questa sproporzione non solo è di per sé malsana ma modifica  la nozione stessa di sistema economico, di economia. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Semplificando al massimo, da un lato abbiamo una economia produttiva  che produce beni, che crea «cose», e i servizi richiesti da questo  produrre, e dall’altro lato abbiamo una economia finanziaria  essenzialmente cartacea fondata su vorticose compravendite di pezzi di  carta.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questa economia cartacea non è da condannare perché tale, e  nessuno nega che debba esistere.&lt;br /&gt;Il problema è la sproporzione; una  sproporzione che trasforma l’economia finanziaria in un gigantesco  parassita speculativo la cui mira è soltanto di «fare soldi », di  arricchirsi presto e molto, a volte nello spazio di un secondo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gli  economisti «classici » facevano capo all'economia produttiva; oggi i  giovani sono passati in massa all’economia finanziaria. È lì, hanno  capito, che si fanno i soldi, ed è in quel contesto che l’economia come  disciplina che dovrebbe prevedere, e perciò stesso prevenire e bloccare  gli errori, si trasforma in una miriade dispersa di economisti  «complici» che partecipano anch’essi alla pacchia. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;È chiaro che in futuro tutta la materia dell’economia finanziaria  dovrà essere rigorosamente regolata e controllata. Ma anche l’economia  produttiva si deve riorientare e deve cominciare a includere nei propri  conti le cosiddette esternalità.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per esempio, chi inquina l’aria,  l’acqua, il suolo, deve pagare. Vale a dire, tutto il sistema di  incentivi va modificato. La dissennata esplosione demografica degli  ultimi decenni mette a nudo che la terra è troppo piccola per una  popolazione che è troppo grande. &lt;/p&gt; &lt;div id="rectangle right" class="right"&gt;&lt;!-- OAS AD 'Rectangle'begin --&gt; &lt;script type="text/javascript"&gt; OAS_AD('Bottom1'); &lt;/script&gt; &lt;!-- OAS AD 'Rectangle' end --&gt;  &lt;/div&gt; &lt;p&gt;Ma anche su questa sproporzione gli economisti non hanno battuto  ciglio. Anzi, per loro stiamo andando di bene in meglio, perché tanti  più bambini tanti più consumatori e tanti più soldi. Il loro «far finta  di non ricevere», di non vedere, è così clamoroso da indurre Mario  Pirani a chiedersi (su &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Repubblica&lt;/span&gt;)  se gli economisti abitino sulla terra o sulla luna. Io direi su una  luna che è due volte più grande della terra.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma qui cedo la parola a  Serge Latouche, professore alla Università di Parigi, economista eretico  ma anche lungimirante. Latouche ha calcolato che lo spazio  «bioproduttivo » (utile, utilizzabile) del pianeta Terra è di 12  miliardi di ettari. Divisa per la popolazione mondiale attuale questa  superficie assegna 1,8 ettari a persona. Invece lo spazio bioproduttivo  attualmente consumato pro capite è già, in media, di 2,2 ettari.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E  questa media nasconde disparità enormi. Se tutti vivessero come i  francesi ci vorrebbero tre pianeti; e se tutti vivessero come gli  americani ce ne vorrebbero sei. La morale di questa storia è che già da  troppo tempo siamo infognati in uno sviluppo non-sostenibile, e che  dobbiamo perciò fare marcia indietro.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Latouche la chiama «decrescita  serena». Serena o no, il punto è che la crescita continua, infinita, non  è obbligatoria. Oramai è soltanto suicida.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-7291719449872877176?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/WoMi1X6hFMs" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/7291719449872877176?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/7291719449872877176?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/WoMi1X6hFMs/g20-un-altro-flop-allorizzonte.html" title="G20: un altro flop all'orizzonte" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCSScnAyDQI/AAAAAAAACC4/xEPFgzO-84E/s72-c/G20+2010.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/06/g20-un-altro-flop-allorizzonte.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A08NRnozfCp7ImA9WxFUE0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-8977600596980389522</id><published>2010-06-24T05:01:00.004-06:00</published><updated>2010-06-24T05:44:57.484-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-24T05:44:57.484-06:00</app:edited><title>Update italiota</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCNDEU7M12I/AAAAAAAACCw/Wc8Hhf3TFS0/s1600/belpaese.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 313px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCNDEU7M12I/AAAAAAAACCw/Wc8Hhf3TFS0/s400/belpaese.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5486302512682948450" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Un altro aggiornamento sulle penose vicende italiote.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Pomigliano: il peso del NO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Fabrizio Casari -Altrenotizie - 23 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Il novantacinque per cento dei dipendenti (4642) ha votato, ma  nessuno aveva detto di non andare a votare. Il 52 per cento ha detto Sì,  ma il 38 per cento (1673) ha detto No. E se scendiamo agli operai delle  linee, il No arriva a lambire il 50%.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questo nonostante il voto si sia  svolto in un clima interno di controllo e di manipolazione che nemmeno  le elezioni di una repubblica bananera avrebbero consentito.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma i numeri  parlano, e dicono che sia nel caso generale (38%), sia a maggior  ragione nel comparto di linea (50%) sono emersi voti che vanno  decisamente oltre la rappresentanza Fiom; il che vuol dire che il No  all’accordo, è andato ben oltre il peso certificato del sindacato  metalmeccanici della Cgil. Dunque, nessun plebiscito, tutt’altro.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il referendum Fiat, che avrebbe dovuto consegnare al Lingotto un  pronunciamento bulgaro sull’accordo separato firmato da sindacati gialli  e neri, ma rifiutato dalla Fiom, ha avuto un esito molto diverso da  quello che ci si attendeva a Corso Marconi.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La Fiom era sola contro  tutti e tutto. Governo, Confindustria, partiti (anche del  centrosinistra), sindacati, giornali e opinionisti arruolati alla  bisogna, avevano cantato in ogni lingua e con ogni tono il favore  all’accordo. Con un solo distinguo: quello tra coloro che ne indicavano  l’inevitabilità e quelli che, invece, oltre a definirlo inevitabile ne  giudicavano positivamente i contenuti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Hanno preso entrambi un sonoro ceffone. Il referendum è stato  interpretato come si doveva, cioè come un ricatto, una falsa  alternativa, una vera dichiarazione di guerra. Se la Fiat, come aveva  dichiarato, per dare seguito al piano pretendeva un pronunciamento  totale in senso affermativo dei suoi operai, non l’ha ottenuto.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt; Pomigliano non accetta di divenire la fabbrica-caserma del nuovo  taylorismo, il laboratorio ultimo del comando d’impresa. La soppressione  dei diritti costituzionali e la deroga continua al CCLN non gode del  consenso di tutti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L’obiettivo era duplice: azzerare la rappresentanza della Fiom e  proporre un modello industriale che riportasse la relazione tra azienda e  lavoratori ai primi del ‘900. Ristabilire il comando d’impresa come  l’Alfa e l’Omega delle relazioni industriali.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quali dei due obiettivi  fosse la principale e quale la subordinata è difficile da stabilire;  inoltrarsi nella disamina rischierebbe di riproporre l’annosa questione  dell’uovo e della gallina. La loro interdipendenza è invece evidente.  Così come risulta evidente che quello della Fiat è un piano industriale  fatto di contenuti che in nessun altro paese d’Europa sarebbero  accettabili.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ci si domanda, sempre più spesso e con molte ragioni, come mai la  Fiat sceglie di riportare la produzione della Panda a Pomigliano, quando  potrebbe mantenerla in Polonia. Meglio sorridere quando sentiamo  insinuare una sorta di filantropia del Lingotto.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La risposta è semplice:  oltre a questioni non certo secondarie, che vanno dai finanziamenti  locali ed europei al peso specifico dell’azienda nel sistema-paese di  uno dei membri del G-8, si deve considerare che un prodotto come le auto  Fiat, per riuscire comunque a conservare o ad accrescere la sua quota  di mercato, ha bisogno di una qualità del prodotto che in Polonia, come  in altri paesi dell’Est Europa, non avrebbe. Qualificazione  professionale, impianti, tecnologia e costi vedono comunque più  conveniente la scelta italiana. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;La parola passa ora a Marchionne, che ora dovrà, passata la  frustrazione, dire parole chiare ed inequivocabili circa il mantenimento  dell’investimento dei 700 milioni di euro previsti dal piano, se si può  chiamare piano un tentativo di strangolamento.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La Fiom si è dichiarata  disponibile alla ripresa della trattativa e lo stesso governo, per bocca  di Sacconi, definisce una “vittoria” l’esito del referendum e afferma  che "bisogna attuare accordi e verificare anche con coloro che non hanno  firmato l'adesione a quel modello e io sono sicuro che nessuna  organizzazione voglia sabotare il modulo di lavoro che  l'unico  può  attrarre  gli investimenti sulla Panda".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma al Lingotto sembra invece prevalere la delusione per il risultato  della consultazione. In un comunicato diffuso poche ore dopo il voto,  sembra che l’azienda di Torino voglia continuare la guerra con la Fiom:  "La Fiat ha preso atto dell’impossibilità di trovare condivisione da  parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di  vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Vuol forse dire il Lingotto che passerà direttamente al licenziamento  o alla cassa integrazione degli iscritti alla Fiom? Sarebbe un modo per  riprendere il cammino tracciato da Valletta; niente di nuovo, in fondo.  La Fiat ha inaugurato i licenziamenti politici mirati quando Marchionne  era ancora sui banchi dell’università.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Allo stesso tempo, le politiche  aggressive della Fiat hanno sempre prodotto un conflitto di classe tra i  più alti d’Europa. Lo stabilimento di Pomigliano è intitolato a Giovan  Battista Vico, lo storico napoletano dei “corsi e ricorsi”. Sarà un  segno del destino?&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La favola fiscale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Massimo Giannini - La Repubblica - 23 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2001 fu il leggendario "meno tasse per tutti". In questo 2010 siamo  passati al celebre "non metteremo le mani nelle tasche degli italiani".  La favola fiscale di Silvio Berlusconi vive di slogan di sicuro effetto  mediatico, ma di oscuro impatto politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu così nella seconda  legislatura: a dispetto degli annunci, le tasse non calarono affatto.  Rischia di essere così anche in questa terza legislatura: non solo  aumenta la pressione fiscale, ma presto i comuni potranno reintrodurre  anche l'Ici sulla casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là delle precisazioni e delle  smentite di rito, l'annuncio del ministro dell'Economia non si presta ad  equivoci. Giulio Tremonti dichiara che nella bozza del decreto base sul  federalismo sarà previsto "il ritorno ai Comuni del potere fiscale, nel  loro comparto naturale di competenza: immobiliare e territoriale". La  formula sembra un po' criptica, ma non lo è affatto. Dietro alla cortina  fumogena delle parole, il ministro sta lanciando due messaggi precisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  primo è un messaggio esplicito agli amministratori locali, soprattutto  quelli della Lega, che protestano contro la stangata prevista dalla  manovra. Tremonti dà ai sindaci mano libera per coprire i buchi di  bilancio causati dal taglio dei trasferimenti con la solita "toppa"  delle imposte. Detto altrimenti: quello che il governo centrale vi  toglie con una mano, voi ve lo potete riprendere con l'altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  secondo è un messaggio implicito agli italiani, già provati da una crisi  recessiva durissima. Tremonti spiega ai contribuenti che, dopo il varo  del decreto attuativo del federalismo, i comuni potranno reintrodurre  l'imposta comunale sugli immobili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non la chiameranno più Ici.  Inventeranno l'acronimo più originale. Ma la sostanza per i cittadini  non cambia: le tasse che non vi saranno prelevate dalla mano del governo  centrale ve le sfileranno dal portafoglio le mani dei comuni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così,  oltre al danno, siamo alla solita beffa. Nel 2006 Prodi eliminò l'Ici  sulla prima casa per i redditi più bassi, fino a 50 mila euro. Nel 2008  Berlusconi vinse le elezioni promettendo la completa eliminazione  dell'Ici anche per i redditi più alti, superiori ai 50 mila euro. Ora,  per rispettare la falsa promessa di "non mettere le mani nelle tasche  degli italiani", il governo ci ripensa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, come sempre, lascia che a  fare il "lavoro sporco" siano i sindaci, con la scusa dell'attuazione  del federalismo (di cui si occuperà l'apposito Brancher). Del resto:  perché assumersi una responsabilità, quando si può più utilmente  assumere un ministro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Aldo Brancher, il primo ministro reo confesso di aver pagato mazzette a un altro ministro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Davide Milosa - www.ilfattoquotidiano.it - 21 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il neoministro del Pdl nel 1993, da dirigente Fininvest, confessa ai pm  di aver pagato 300 milioni all'allora ministro della Sanità Francesco De  Lorenzo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Aldo Brancher &lt;/strong&gt;è il primo ministro della storia  repubblicana ad aver ammesso di aver pagato mazzette a un altro  ministro. Ecco chi è il nuovo titolare del dicastero per l’Attuazione  del Federalismo, nominato da Silvio Berlusconi il 18 giugno. Il dato  emerge da alcuni verbali che &lt;em&gt;ilfattoquotidiano.it&lt;/em&gt; pubblica in  esclusiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ex prete di &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Trichiana&lt;/strong&gt; (Belluno),  venditore di spazi pubblicitari per &lt;em&gt;Famiglia cristiana&lt;/em&gt;, negli  anni Ottanta, svestita la tonaca, Brancher passa alla corte del  Cavaliere. L’amicizia con&lt;strong&gt; Marcello Dell’Utri &lt;/strong&gt;e la  collaborazione con &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Fedele Confalonieri&lt;/strong&gt; gli apre le  porte di una folgorante carriera politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure i due interrogatori  dell’estate 1993 tratteggiano una storia che ancora nessuno ha  raccontato. Non i giornali, né tantomeno i tg che nel giorno della  nomina si sono limitati solamente ad accennare a un suo generico  “coinvolgimento” in &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Tangentopoli&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella  primavera del 1993, invece, Brancher si ritrova a &lt;strong&gt;San Vittore, &lt;/strong&gt;rinchiuso  in cella assieme ad alcuni rapinatori. Finisce in carcere per aver  pagato 300 milioni di lire all’allora ministro della Sanità&lt;strong&gt;  Francesco De Lorenzo&lt;/strong&gt;. Una delle tante mazzette intascate dal  notabile del &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Partito liberale&lt;/strong&gt;, coinvolto in nove  processi di corruzione e condannato a 7 anni e 6 mesi per le tangenti  alla sanità napoletana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Brancher, detto &lt;em&gt;lo spretato&lt;/em&gt;, viene  condannato a 2 anni e 8 mesi per finanziamento illecito ai partiti e  falso in bilancio. In Cassazione, però, il primo reato cade in  prescrizione, mentre il secondo viene depenalizzato dal secondo governo  Berlusconi. Brancher, dunque, non è stato affatto assolto, come ha  dichiarato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un fatto che diventa politicamente rilevante se si rileggono  le dichiarazioni di  Berlusconi del 17  febbraio scorso: “Non credo ci  siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa  pretendere di restare in nessun movimento politico”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ il periodo in  cui, tra Roma e Milano, deflagrano nuovi casi di corruzione: dalla  “cricca” di&lt;strong&gt; Angelo Balducci &lt;/strong&gt;alla tangente intascata per  strada da &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Milko Pennisi&lt;/strong&gt;, consigliere Pdl e presidente  della commissione urbanistica del comune di Milano. “Noi – prosegue il  premioer – abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o  processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste  elettorali”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giusto. Peccato che Aldo Brancher, oltre a confessare di  aver pagato mazzette a un ministro, è attualmente imputato per  ricettazione in uno stralcio del processo sulle scalate bancarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andiamo allora a quel 3 giugno 1993. Davanti al gip di Milano &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Italo  Ghitti&lt;/strong&gt;, l’attuale ministro Brancher dichiara di voler  rispondere alle domande. “Effettivamente – dice – ho versato la somma di  300 milioni di lire in due rate da 150 nelle mani di &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Giovanni  Marone&lt;/strong&gt;. La somma era destinata a De Lorenzo”. Giovanni Marone,  ex segretario personale di De Lorenzo, è la gola profonda che dà fuoco  alle polveri dello scandalo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta dell’ennesimo troncone di  Tangentopoli. L’indagine ruota attorno agli spot anti-Aids diventati  famosi per lo slogan “Se lo conosci lo eviti”. Il governo finanzia una  campagna triennale, dal 1990 e al 1993, con un budget annuo di 40  miliardi di lire. Un tesoretto che fa gola alle tv del futuro premier.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Racconta Marone: “La Fininvest mi fece pervenire per De Lorenzo la somma  complessiva di 300 milioni che Brancher mi consegnò nei miei uffici  romani di piazza Barberini”. Il segretario di De Lorenzo prosegue  confermando “i rapporti di buona conoscenza tra i vertici Fininvest e il  ministro De Lorenzo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopodiché precisa: “&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Aldo Brancher&lt;/strong&gt;  e &lt;strong&gt;Valeria Licastro &lt;/strong&gt;(allora segretaria romana di Fedele  Confalonieri e oggi moglie dell’ex deputato di Forza Italia&lt;strong&gt;  Antonio Martusciello&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;,&lt;/span&gt; &lt;em&gt;ndr&lt;/em&gt;)&lt;strong&gt;, &lt;/strong&gt;entrambi  funzionari Fininvest, nell’approssimarsi delle decisioni relative alla  ripartizione degli spot mi ricordavano di tenere presente la Fininvest”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una raccomandazione per usare un occhio di riguardo per le tv di  Berlusconi che “consistevano nel riservare” alla Fininvest “un maggiore  effetto di pubblicità rispetto a quello che avrebbe avuto senza dette  sollecitazioni”. Per Marone, poi, non ci sono dubbi sul fatto che quei  300 milioni rappresentassero “un tangibile riconoscimento a De Lorenzo  per l’attenzione dimostrata”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come risponde alle accuse  l’attuale ministro? Nega, ma solo in parte. Brancher, uno dei primi  uomini del gruppo Berlusconi messi sotto inchiesta dal pool di &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Mani  Pulite&lt;/strong&gt;, ammette il pagamento delle mazzette, ben attento però a  non coinvolgere i vertici dell’azienda, che in effetti non verranno  indagati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eccolo di nuovo davanti al gip: “Ho effettuato i due  versamenti non come segno di riconoscimento per l’assegnazione alla  Fininvest della quota di fondi stanziati per la campagna anti-Aids, ma  perché ero in contatto con il ministro De Lorenzo per la realizzazione  di due progetti denominati &lt;em&gt;Il male del secolo&lt;/em&gt;”. Progetto legato  alla &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Promogolden&lt;/strong&gt;, società di cui Brancher deteneva  l’85% delle quote.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Brancher sostiene insomma di aver agito in  proprio, ma conferma di aver versato tangenti. Posizione che mantiene a  oltranza anche quando, durante il secondo interrogatorio, davanti al pm &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Gherardo  Colombo&lt;/strong&gt;, confessa di non ricordare esattamente come aveva  accumulato la provvista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In nero ovviamente. “I 300 milioni – dice –  sono una somma che ho preso in contanti”. Tutto denaro che “tenevo a  disposizione per eventuali occorrenze”. E ancora: “Percepivo denaro  contante per le mia attività di mediazione nel campo immobiliare. Tutta  questa attività è stata fatta in nero e in questo momento non mi ricordo  chi mi ha retribuito in nero”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo i mesi di carcere, Brancher  viene chiamato il &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Greganti &lt;/strong&gt;di Forza Italia. Come il &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;compagno  G.&lt;/strong&gt; (con il quale condivide un’indagine, poi archiviata, per un  giro di bustarelle  legato alla costruzione dell’ipermercato &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Le  Gru&lt;/strong&gt; di Grugliasco, Torino) si immolerà per salvare il partito  comunista, così Brancher ammette le sue responsabilità, ma salva la  Fininvest. Aiutato in questo da Berlusconi e &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Confalonieri&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà proprio il Cavaliere, infatti, a raccontare: “Quando il nostro  collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo  intorno al carcere. Volevamo metterci in comunicazione con lui”. Forse  per invitarlo, telepaticamente, a resistere. E lui resistere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parlare,  però, è anche l’ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo. Da lui  la controprova della mazzetta: “Visto che era in corso la campagna  elettorale – racconta l’ex dirigente del Pli – Brancher si disse  disponibile ad anticipare somme di denaro che mi potevano servire.  Ribadisco che ho utilizzato la somma di 300 milioni per la campagna  elettorale”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque non tutto si cancella. Anche se la recente  promozione al dicastero del Federalismo ha il sapore della nomina &lt;em&gt;ad  personam&lt;/em&gt; per poter utilizzare il legittimo impedimento previsto  dal nuovo Lodo Alfano allargato all’intero Consiglio dei ministri. Dopo  Tangentopoli, infatti, Brancher inciampa in uno stralcio dell’inchiesta  sulle &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;scalate bancarie&lt;/strong&gt; orchestrate dai “furbetti del  quartierino”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui è imputato per ricettazione. Gianpiero Fiorani ha  raccontato di avergli versato denaro in contanti per molte centinaia di  migliaia di euro: “Quando ci fu la discussione sul disegno di legge sul  risparmio, Brancher fu una delle persone che contattai per primo e si  dimostrò disponibile a sostenere il ‘partito di Fazio’. Brancher  controllava una serie di parlamentari sia di Forza Italia, sia della  Lega. In cambio del sostegno che prometteva di offrire, concordammo la  cifra di 300 mila euro che consegnai in tre tranche”. L’ex funzionario  Fininvest non ha mai denunciato Fiorani per calunnia. Oggi è ministro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Come volevasi dimostrare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Marco Bracconi - http://bracconi.blogautore.repubblica.it - 24 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Un uomo politico vicino al capo del governo è imputato in un delicato  processo. In Italia c’è una legge che consente ai ministri di rinviare  le udienze. Pochi giorni prima che l’uomo politico compaia  davanti ai  giudici il capo del governo inventa un ministero inutile e lo nomina a  capo di quel dicastero. L’uomo politico, nemmeno una settimana dopo,  utilizza quella legge.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nel caso Brancher tutto è avvenuto alla luce del giorno. Chiaro,  lampante, cristallino. Perfino trasparente. Con esattezza evidente e  matematica.  &lt;/p&gt; &lt;p&gt;La stessa esattezza matematica prevederebbe che il partito del capo  del governo e dell’uomo politico perda per una cosa così alcuni milioni  di voti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma in Italia non succede e probabilmente non succederà.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Perché?&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Giovanardi: numeri drogati?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Rosa Ana De Stantis - Altrenotizie - 23 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;p&gt;La relazione annuale presentata dal Sottosegretario Giovanardi a  Palazzo Chigi, in conferenza stampa, parla chiaro. Dal 2008 al 2009, il  numero dei consumatori di droghe è sceso drasticamente, del 25,7%.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Da 4  milioni del 2008 ai 2.924.500 del 2009. Una matematica che renderebbe  gli onori al Dipartimento Antidroga e al neuroscenziato che lo guida,  Giovanni Serpelloni, e che soprattutto giustificherebbe sempre meglio la  poltrona del riciclatissimo Giovanardi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le cause di questo calo, il cui calcolo matematico sembra quanto meno  azzardato, starebbero nella politica di prevenzione, nella diffusione  dei drugtest ai lavoratori (non ai parlamentari per carità), e nella  crisi economica generale. Ma è proprio questo picco verso il basso che  non sembra corrispondere ai dati reali, all’esperienza e alle  testimonianze delle comunità e dei Sert.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non a caso si è levata da più parti la richiesta di conoscere il  metodo d’indagine e di rilevamento statistico con i quali il rapporto è  stato confezionato. Anche perché, una percentuale così significativa, o  sfida le leggi elementari della statistica oppure ci dice che un’intera  popolazione era tossicodipendente. Vengono in mente i sondaggi di Pilo  sugli esordi del premier. Ma come fanno i calcoli nelle stanze del  Sottosegretario?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Eroina, cannabis e cocaina si dividono il podio delle droghe e il  governo sembra aver fatto, per l’ennesima volta, una scelta di mera  propaganda, con un plus di cinismo per l’occasione. Intanto la crisi  economica non ha eliminato le droghe, ma ha semplicemente spostato i  consumatori abituali verso il più economico alcool.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una peste che  colpisce sempre di più i giovanissimi e le ragazze adolescenti in numero  crescente. Quasi sempre ragazze con disturbi alimentari che utilizzano  l’after hour per sballare senza cibo e a pochi euro.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Una cosa che sembra non occupare troppo i pensieri di Giovanardi che,  da sempre, segue ossessivamente chimica e effetti neuronali degli  spinelli. E’ noto. Bisognerebbe, inoltre, rammentare al Sottosegretario  che non è mai la ragione dei soldi a spegnere una dipendenza.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L’esperienza del tabacco e delle sigarette e dei ripetuti aumenti di  Stato lo dimostra da tempo. Potremmo pensare a qualche buono psicologo  da inserire nello staff del Dipartimento.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Come non parlare poi delle comunità che, dopo i tagli del governo,  sono in pratica sul lastrico. Deve essere lo stesso metodo che porta il  governo a sbandierare la sicurezza mentre toglie i finanziamenti ai  poliziotti. Un vizio riconoscibile e mirabilmente mistificato.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A dire la verità, un risultato concreto Giovanardi lo ha portato nel  mondo della droga. Ha abbassato la dose personale, alterando il  discrimine tra consumo personale e spaccio e ha reso punibile penalmente  quel ragazzo che portasse in tasca 5 grammi di hashish al pari di uno  spacciatore vero.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Inoltre, portando la soglia della cocaina a 1,6 grammi  (una quantità ben più alta di quella che si spaccia abitualmente), una  droga che a Giovanardi fa meno paura delle “canne”, finisce per trattare  lo spacciatore che si mette in tasca pochi euro di spinelli con quello  che guadagna 500/600 euro dalla coca. Un’equazione stupida, quanto  pericolosa, che riempie le carceri di niente.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Forse perché nel mondo di Giovanardi il cocainomane, vestito da  ricco, che fa affari dal lunedi al venerdi, che frequenta locali e  circoli di lusso e che ipocritamente nasconde il vizietto, è socialmente  più accettabile del ragazzo che frequenta i centri sociali e che non  nasconde di farsi uno spinello ogni tanto.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E’ questo il messaggio che  avrebbe dovuto dare in conferenza stampa. L’unico che arriva chiaro  dalla comunicazione del sottosegretario. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche se i numeri fossero attendibili, la spiegazione della crisi  economica basta da sola a suscitare ilarità e ad essere una confessione  spassionata della propria nullità politica. L’opposizione e i radicali  in testa chiedono chiarimenti sull’origine dei dati. Ministeri, Istat,  Centri di Ricerca indipendenti è la risposta di Giovanardi.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A noi  basterebbe il mondo delle comunità di recupero e la voce delle persone  che lavorano seriamente con il disagio giovanile a rendere ridicolo  l’incubo ricorrente di Giovanardi sullo spinello e ad offrirci un quadro  ben più serio sui nuovi riti dello sballo e sulle età sempre più basse  di iniziazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Strano il mondo del sottosegretario Giovanardi. Dove un  tossicodipendente diventa, di fatto, un detenuto; dove Morgan ha il  potere si scatenare campagne politiche ma dove un ragazzo sorpreso con  uno spinello di troppo rischia il carcere. Un mondo, per chi non lo  ricordasse, dove Giovanardi potè affermare che Stefano Cucchi è morto  per anoressia e per droga. Non di botte e di abbandono terapeutico.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-weight: bold;"&gt;Compagno a chi? I nativi democratici rinnegano la sinistra&lt;/p&gt;&lt;p&gt;di Luca Telese - www.ilfattoquotidiano.it - 21 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Uno dei ribelli, &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Matteo Cimalli&lt;/strong&gt;, la spiega così:  “Quella parola non  rappresenta la nostra identità. Anzi, ci umilia”. Ci  voleva un saggio  del ben noto talento autolesionista del Partito  democratico per riuscire  nell’impresa: simbolicamente, nello stesso  giorno in cui si celebra  l’assalto referendario all’ultimo fortino  operaio di &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Pomigliano d’Arco&lt;/strong&gt;,  nel partito di &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Pier  Luigi Bersani&lt;/strong&gt; si raccolgono firme per dire che  “Compagni” è  un appellativo abusivo. E si trasforma un attore compassato  come &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Fabrizio  Gifuni&lt;/strong&gt; – che ha voluto salutare la platea proprio con la   “parola proibita” – in una sorta di eroe bolscevico.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È inutile provare a   spiegare che la parola “compagno”, come ha recentemente ripetuto &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Pietro   Ingrao&lt;/strong&gt;, “Indica la comunanza di chi divide con il suo  prossimo ogni  cosa, compreso il pane”. Cum panis, Com-pagni. Una  simbologia onomastica  più vicina all’iconografia cristologica  dell’Ultima cena che al  Manifesto di Marx.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inutile, perché  cinque giovani virgulti del Pd, come ha raccontato ieri  su &lt;em&gt;La  Stampa&lt;/em&gt; Iacopo Iacoboni, hanno preso carta e penna per indirizzare   una lettera aperta al loro segretario: “Ti scriviamo perché vorremmo   renderti cosciente del nostro disagio di fronte a parole e comportamenti   che guardano in maniera ingiustificatamente romantica al passato.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le   parole compagni o compagne, la festa dell’Unità – scrivono – le   rispettiamo per la tradizione che hanno avuto ma non rientrano nel   nostro pensare politico e quindi facciamo fatica ad accettarle”. In   calce i nomi dei giovanissimi sottoscrittori: Luca Candiano, Veronica   Chirra, Sante Calefati e Mariano Ceci e lo stesso Cinalli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, basta  sentire quattro persone a caso nel Pd e ti spiegano che il  teatro su cui  si è proiettato questo messaggio è l’eterno scenario  delle contese  interne. Ti raccontano che un ex democristianone come &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Beppe  Fioroni&lt;/strong&gt; ha  visto di buon occhio – se non incoraggiato –  l’iniziativa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Che questo  discutere di nomi, feste, simboli, serve anche  a tener vivo l’orgoglio  identitario di chi (l’ex Margherita) vorrebbe  ottenere da &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Bersani&lt;/strong&gt; risarcimenti e garanzie. Eppure  nemmeno il microscopio elettronico delle  ragioni correntizie basta a  spiegare il terremoto simbolico che i  cinque ragazzi hanno innescato.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nemmeno nelle sinistre più moderate del  mondo il termine “compagni” è  mai stato messo in discussione. “Compagni”  sono stati i riformisti  blairiani del labour inglese, i militanti del  Pt di Lula, i  socialdemocratici olandesi che hanno gridato in tutte le  piazze “Yes we  Camp” per sostenere il loro candidato.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In Italia si può  dire che  l’appellativo fosse una delle poche cose che ha unito tutte le   sinistre: da quella repubblicana in cui un fiero utilizzatore del   termine “compagni” era Libero Gualtieri, a quella socialista in cui   persino un leader iconoclasta come Bettino Craxi mai avrebbe rinunciato a   quel vocabolo, ai comunisti ovviamente (che combinavano solennemente  la  parola con il cognome, “Il Compagno Longo ci ha detto…”), e anche ai   radicali, che in questo stesso modo vengono evocati, ogni domenica   nell’immarcescibile filo diretto di &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Marco Pannella&lt;/strong&gt;. Per  non parlare del  cislino &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Pier Carniti&lt;/strong&gt;, cattolicissimo.  Persino nel pop irruppe la parola  con il capolavoro dei Cccp che  informavano solennemente sulle Affinità   e divergenze fra il compagno  Togliatti e noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non si intitolasse Il  compagno non avrebbe  avuto lo stesso successo uno dei primi romanzi di &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Cesare Pavese&lt;/strong&gt;.  E vollero chiamarsi compagni anche tutti coloro che  venivano espulsi  dal partito ortodosso: “I magnacucchi” e anche tutti  gli eretici  trotszkisti.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Eppure Matteo Cinalli, 22 anni, pescarese, uno  dei  promotori dell’iniziativa, non demorde: “Vengo dalla tradizione   cattolica, ho rinunciato a molto per fare il Pd. Il termine compagni è   il simbolo dell’egemonia di una parte sull’altra. L’intervento di Gifuni   è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. E racconta:   “Sapevamo che la provocazione avrebbe suscitato dibattito. Ma non ci   aspettavamo il diluvio di reazioni che sta arrivando”.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In ogni caso, “i   nativi democratici” (Bersani ha definito così i giovani che non vengono   da altre storie politiche) non mollano: “Se dovessi intervenire domani   non avrei dubbi: direi Cari democratici e care democratiche. Solo così   eviteremmo di schiacciare delle identità e uccidere la novità del Pd”.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sconfortato un altro giovane emergente, Pippo Civati: “Posso dirlo in   modo brusco?  È una questione senza senso! Si chiamino come   preferiscono. Per me compagni è una parola bella, che non può offendere   nessuno.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Giulietto Chiesa: io, Di Pietro e quei soldi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;di Alessandro Giglioli - http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it - 22 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;Antonio Di Pietro? «E’ un uomo di potere, ma soprattutto è una persona  sleale e scorretta, che usa il finanziamento pubblico per assicurarsi il  controllo totale del suo partito, e quindi per conservare e  incrementare il suo ruolo nella scena politica italiana».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giulietto Chiesa, 70 anni a settembre, è stato eletto all’Europarlamento  nel 2004 proprio nella lista capeggiata da Di Pietro, in un’alleanza di  breve durata tra l’ex pm e Achille Occhetto. Chiesa, appunto, era  candidato “in quota” a Occhetto e fu eletto a Strasburgo dopo la  rinuncia dell’ex segretario del Pds.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il divorzio politico, poi, divenne  una sanguinosa questione di soldi e di finanziamento pubblico che Di  Pietro «si prese per intero», lasciando a secco l’altra componente, che  lo portò in tribunale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che Di Pietro è indagato proprio per una presunta appropriazione non  lecita di rimborsi elettorali, Piovonorane ha chiesto a Chiesa di  raccontare la sua versione e i suoi ricordi di quel 2004.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Iniziamo da quando lei divenne europarlamentare con l’Italia  dei Valori.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Per la precisione, era una lista di coalizione tra Antonio Di Pietro e  Achille Occhetto. Io fui chiamato appunto da Occhetto, che mi propose di  candidarmi. Poi ebbi un colloquio con Di Pietrò e tutto sembrò andare  bene».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;In che senso?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Io posi una questione per me dirimente, quella del pacifismo e  dell’opposizione alla guerra in Iraq. Spiegai a Di Pietro le mie  posizioni in merito, e lui mi rispose che non era ferratissimo sul tema  ma si fidava di me, insomma non c’erano problemi. Così accettai la  candidatura».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;E poi?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La lista andò male, meno del due per cento. Con due eletti, ovviamente  Di Pietro e Occhetto. L’ex segretario del Pds però scelse di restare  senatore e si dimise. Quindi gli subentrai io, primo dei non eletti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;E con Di Pietro?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«All’inizio ci fu una separazione consensuale, morbida. Insomma, avevamo  capito subito che l’alleanza tra lui e Occhetto non aveva funzionato in  termini di voti e quindi conveniva a tutti andare per la propria  strada. Da una parte lui, con l’Italia dei Valori, dall’altra parte noi –  diciamo – “occhettiani”, che ci chiamavamo Il Cantiere. Ma, ripeto,  all’inizio non litigammo. Anzi, Di Pietro mi chiese di iscrivermi al  gruppo liberal-democratico, per fargli avere più peso, e io accettai,  anche se ero un po’ perplesso».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;E poi?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Poi passò l’estate e in autunno il gruppo del Cantiere – Occhetto,  Novelli, Veltri, Falomi e altri – mi chiese di andare da Di Pietro per  domandargli una parte del “rimborso elettorale” che lo Stato aveva dato  alla nostra lista comune, cioè due milioni e mezzo di euro. Avevamo  anche noi l’affitto della sede da pagare, i manifesti da stampare,  insomma le solite cose».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto volevate?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Guardi, eravamo ben consci che Di Pietro era l’asse portante di quella  lista, però anche noi avevamo portato i nostri voti ed eletto un  eurodeputato. Insomma, non ci sognavamo nemmeno di chiedergli la metà e  quindi lasciammo decidere a lui».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;In che senso?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Io andai a trovare Di Pietro nel suo ufficio di Strasburgo e gli  chiesi, cortesemente: “Secondo te, quanto ci spetta?”».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;E lui?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Apriti cielo. Perse quasi subito la calma, s’inalberò furibondo e  iniziò a urlare che non ci spettava neanche una lira. Gridava: “Io non  vi devo niente, sei tu che devi tutto a me, se sei qui è tutto merito  mio” e così via. Non l’avevo mai visto alterarsi così e non mi aspettavo  che alzasse la voce in quel modo. Fu di una volgarità offensiva».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;E lei?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Io gli feci presente che c’era una questione di lealtà e di correttezza  politica, ma anche giuridica, perché non poteva tenersi tutto visto che  il gruppo parlamentare eravamo noi due e ci si era appena divisi. Lui  si mise a ridere e mi disse: “Sì sì, provateci pure a portarmi in  tribunale, tanto avete firmato una delega secondo la quale il  finanziamento pubblico spetta tutto a me”».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Che cosa avevate firmato?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Ecco, io al momento nemmeno capii. E rimasi zitto. Ma tornato a Roma lo  chiesi a miei compagni del Cantiere: scusate, che cosa abbiamo  firmato?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;E alla fine lo avete capito?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Sì: con molta amarezza scoprimmo che nel giorno dell’accettazione delle  candidature, nell’ufficio del notaio di Di Pietro in piazza del  Tritone, quello ci aveva messo in mano un bel po’ di carte da firmare e  tra queste c’era anche l’accettazione che i rimborsi elettorali  andassero tutti a Di Pietro. Ovviamente nessuno di noi quella carta  l’aveva letta, se non altro per educazione: vai dal notaio che ti fa  firmare la candidatura e mica pensi che ci sia sotto la fregatura.  Invece era proprio così: come le assicurazioni che ti rifilano le  clausole vessatorie in fondo al contratto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Quindi?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Abbiamo intentato lo stesso la causa civile, ritenendo che il modo in  cui ci era stata estorta quella firma la invalidasse. E abbiamo anche  cercato di trovare una mediazione con Di Pietro. Ma lui niente, non ha  voluto sganciare un euro. Comunque il procedimento giudiziario è ancora  in corso».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Allora secondo lei ha ragione Veltri, quando accusa Di Pietro di  essersi intascato i rimborsi con false autocertificazioni?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Guardi, io sull’indagine penale non voglio entrare, anche perché si  riferisce a un’altra questione. E non penso che Di Pietro usi il denaro  del finanziamento pubblico per arricchimento privato. Ma sicuramente,  avendo una gestione molto personalistica del partito, sa che il  controllo dei finanziamenti è fondamentale per continuare a garantirsi  questo suo ruolo di padrone. E quindi perpetuare e allargare il suo peso  nella politica italiana. E lo fa senza badare né alla correttezza, né  alla lealtà. Di Pietro è semplicemente un pezzo della Casta».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I senza vergogna&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Marco Travaglio - www.ilfattoquotidiano.it - 22 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri ho conosciuto &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Fabri Fibra&lt;/strong&gt;, il rapper. Abbiamo  chiacchierato a lungo. A un certo punto si è parlato della &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;vergogna&lt;/strong&gt;.  Chi si vergogna più di qualcosa? Meglio: che deve fare uno, nell’Italia  di oggi, per vergognarsi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ne occupa anche lo scrittore Marco &lt;strong&gt;Belpoliti  &lt;/strong&gt;nel suo ultimo libro “Senza vergogna” (ed. Guanda). La  risposta è che la soglia del vergognoso s’è talmente abbassata sotto il  livello del mare che abbiamo dovuto attendere Claudio &lt;strong&gt;Scajola &lt;/strong&gt;col  suo “se scopro chi mi ha pagato la casa…” per intravedere un barlume di  rossore sulle sue gote.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è durato l’&lt;em&gt;espace d’un matin&lt;/em&gt;.  Poi si è tornati ai senzavergogna di sempre. &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Bertolaso &lt;/strong&gt;dice  che l’affitto del suo pied à terre in via Giulia, siccome non lui lo  pagava ma nega pure che lo pagasse &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Anemone &lt;/strong&gt;tramite  Zampolini, “non lo pagava nessuno”. Forse interveniva direttamente lo  Spirito Santo, tramite l’apposito cardinal &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Sepe&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi  c’è &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Brancher&lt;/strong&gt;, primo caso di ministro trovatello, figlio  di N.N.: si pensava l’avesse imposto Bossi con gran scorno dei finiani e  dei forzisti, ma &lt;strong&gt;Bossi &lt;/strong&gt;dice che non ne sapeva nulla e  che l’unico ministro del &lt;strong&gt;federalismo &lt;/strong&gt;è lui; e allora  forse s’è imposto da solo per strappare un legittimo impedimento e  sfuggire al processo per i soldi di &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Fiorani &lt;/strong&gt;(finora gli  era negato, era solo sottosegretario); oppure l’ha imposto lo Spirito  Santo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi c’è il cardinal &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Sepe&lt;/strong&gt;, che con quella  faccia tira in ballo Gesù sul &lt;strong&gt;Calvario &lt;/strong&gt;a proposito  delle sue faccende di casette &amp;amp; mazzette: un cardinale che bestemmia  in chiesa. Poi c’è Vittorio &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Feltri&lt;/strong&gt;, che sul &lt;em&gt;Giornale&lt;/em&gt;  titola a tutta prima pagina: “La &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Chiesa &lt;/strong&gt;sotto  attacco”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse ce l’ha col &lt;em&gt;Giornale&lt;/em&gt; di Vittorio Feltri, che un  anno fa mise in prima pagina il direttore di &lt;em&gt;Avvenire&lt;/em&gt;, Dino &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Boffo&lt;/strong&gt;,  spacciando per informativa di polizia una lettera anonima sulla sua  presunta &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;omosessualità&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Finire sui giornali –  scrive infatti Feltri – quale protagonista di &lt;strong&gt;torbide &lt;/strong&gt;vicende  credo sia una sofferenza atroce per tutti”. Ma sì, deve avercela  proprio con se stesso, meglio tardi che mai. Ah no, scusate, non avevo  letto le righe seguenti: ce l’ha coi&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;giudici &lt;/strong&gt;che hanno  rinviato a giudizio &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;don Gelmini&lt;/strong&gt; per molestie sessuali  su una decina di ragazzi della comunità &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Incontro&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi  c’è Marcello &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Lippi&lt;/strong&gt;, che dà dei “banditi” ai giornalisti  che osano fargli domande come un &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Berlusconi &lt;/strong&gt;qualunque,  solo che almeno Berlusconi vince, mentre lui pareggia con le pippe del  Paraguay e della &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Nuova Zelanda&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi c’è il &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Pd&lt;/strong&gt;,  che come sempre sta al passo coi tempi: animata discussione  sull’opportunità di farsi chiamare compagni dall’attore &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Gifuni&lt;/strong&gt;,  dibattito che promette di durare l’intera estate e una parte d’autunno.  Intanto il &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Tg1 &lt;/strong&gt;dedica un servizio al tema: “Non ci  sono più le mezze stagioni”. Testuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chi vuol fare il &lt;strong&gt;giornalista  &lt;/strong&gt;non s’è mai visto un periodo migliore, infatti arrivano in  Italia colleghi da tutto il mondo. E’ come allo &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;zoo&lt;/strong&gt;,  anzi al &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;circo&lt;/strong&gt;: più gente entra più bestie si vedono. &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Un  giornale per raccontare tutto non basta, ci vuole come minimo anche un  sito&lt;/strong&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-8977600596980389522?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/Op1HukaCBpQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/8977600596980389522?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/8977600596980389522?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/Op1HukaCBpQ/update-italiota_24.html" title="Update italiota" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCNDEU7M12I/AAAAAAAACCw/Wc8Hhf3TFS0/s72-c/belpaese.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/06/update-italiota_24.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEYEQXY6eyp7ImA9WxFUEkQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-2723401546409470069</id><published>2010-06-23T04:15:00.007-06:00</published><updated>2010-06-23T05:21:40.813-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-23T05:21:40.813-06:00</app:edited><title>Crisi economica: GB, Francia e Germania si svegliano, l'Italia dorme</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCHtFIjwROI/AAAAAAAACCo/EcpFrUM4ijM/s1600/silvio+dorme.jpeg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 116px; height: 116px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCHtFIjwROI/AAAAAAAACCo/EcpFrUM4ijM/s400/silvio+dorme.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5485926493566551266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Gran Bretagna, Francia e Germania hanno reso noto ieri un documento comune  con cui annunciano la prossima entrata in vigore nei loro Paesi di una  nuova tassa sulle banche. Parigi ha inoltre fatto sapere che la inserirà già nella  sua prossima legge finanziaria per il 2011 che sarà presentata a fine  settembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Idem in Gran Bretagna dove il ministro delle Finanze britannico, George Osborne, ha annunciato l'introduzione di una simile tassa a  partire dall'anno prossimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre la Germania, già un mese fa, aveva addirittura deciso di proibire le vendite allo scoperto, cioè vendere titoli che in realtà non si possiedono. Ma purtroppo nessun altro membro dell'UE l'ha ancora seguita su questa strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E in Italia? Beh noi dobbiamo ancora accontentarci delle elucubrazioni mentali di Tremonti, un vero specialista nel predicare bene e razzolare malissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri ha infatti per l'ennesima volta scoperto l'acqua calda, parlando di aria fritta.&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sull'economia ancora e di nuovo incombe il rischio di un drammatico e  devastante nuovo fuorigioco della finanza.  Si possono fare tutte le regole, sulla dimensione delle banche, sul  capitale delle banche, sulle tasse per alimentare fondi contro i rischi  di collasso delle banche. E anche per limitare la leva  finanziaria o centralizzare o regolare il mercato dei derivati. È tutto  necessario, ma non è ancora sufficiente, se permane la libertà, anzi  l'anarchia, sui contratti derivati. Per tornare ad essere sicuri si deve fare una regola contabile che impedisca prima di  creare, e poi di mettere in circolo una ricchezza futurà che non c'è,  se non per chi specula&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parole trite e ritrite che si conoscono da anni. Ma invece qualche fatto concreto, proprio no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi sì, questi sono i fatti: in Italia il governo non ha alcuna intenzione di seguire l'esempio di GB, Francia e Germania nella tassa sulle banche e in sede UE solo pochi giorni fa ha posto il veto sul progetto di tassare le transazioni finanziarie, addirittura rivendicato da Berlusconi che ha definito "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ridicola&lt;/span&gt;" la tassa in questione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cos'hanno in comune la BP e le banche? L'era dell'anarchia aziendale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Gonzalo Lira* - http://gonzalolira.blogspot.com - 16 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Roberta Papaleo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In occasione del disastro della marea nera della BP, il presidente Obama  ha rilasciato ieri sera dalla Sala Ovale un discorso – un capolavoro di  timida finta indignazione. Il discorso era tutto incentrato su “energia  pulita” e “porre fine alla nostra dipendenza dai carboni fossili”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A  fronte della marea nera della BP – probabilmente il più grave disastro  ambientale di tutti i tempi – la risposta del presidente Obama è stata  questa: gentile indignazione e vaghi piani per “adottare la linea dura”,  “mettere da parte la sola compensazione” e “fare qualcosa”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente Obama non ha capito veramente di cosa si tratti. Sebbene è  indubbio che sia un disastro ambientale, la marea nera della BP è  molto, molto di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dispersione di petrolio della BP è parte dello stesso problema della  crisi finanziaria: sono due esempi dell’era nella quale viviamo, l’era  dell’anarchia aziendale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In poche parole, in questa era di  anarchia aziendale, le società non devono osservare alcuna regola –  nenche una. Legali, morali, etiche, persino quelle finanziarie sono  irrilevanti. Sono state tutte annullate in nome della ricerca di  profitti – letteralmente non conta nient’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di conseguenza, al momento le aziende vivono in uno stato di quasi mera  anarchia – ma un’anarchia direttamente proporzionale alla loro  grandezza: più la società è grande, più è grande la sua assoluta libertà  di fare ed agire come vuole. Ecco perchè così tante medie imprese sono  tanto determinate nella crescita dei profitti: le più grandi, come la BP  o la Goldman Sachs, vivono in un positivista hobbesiano Stato di  Natura, libere di fare ciò che vogliono, senza conseguenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il valore aggiunto di tutto ciò, tuttavia, è che le aziende maggiori  hanno convinto i governi e le persone del credo del “Troppo Grande Per  Fallire” – hanno convinto il mondo che se esse smettono di esistere, il  cielo ci cadrà in testa. Quindi se falliscono, devono essere salvate –  senza discussioni, senza penalità e senza riforma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendiamo la BP: la British Petroleum ha causato la marea nera della  Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Varie agenzie del Governo  Federale erano state incaricate della supervisione delle loro operazioni  – ma tutte quelle agenzie sono state rinviate alla BP, prima  dell’incidente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essendo una grande società – una delle maggiori  compagnie petrolifere nel mondo – la BP operava praticamente senza  alcuna vera supervisione del governo. Di fatto sta emergendo, a causa di  questa supervisione negligente e subdola, che le regole e le procedure  di sicurezza sono state ignorate. Si sono corsi rischi folli. Non sono  stati tracciati piani di sicurezza alternativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da come stanno dichiarando alcuni promemoria, il disastro era  inevitabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta accaduto l’incidente, la BP ha controllato le informazioni  rilasciate riguardo il disastro. La BP ha deciso in maniera unilaterale  di non procedere immediatamente con il sigillo del pozzo – anzi, ha  rischiato un disastro maggiore per poter salvare il giacimento di  petrolio, scavando un “pozzo supplementare”. Le sue ragioni erano  semplici: realizzando immediatamente il sigillo, la BP avrebbe  sacrificato il giacimento (e perso il suo impiego) allo scopo di salvare  l’ambiente. Non lo ha fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contrario, ha cercato di allungare il  processo, in modo da salvare il giacimento (ed i profitti) con il “pozzo  supplementare”. Ma quando nascondere l’entità del danno è diventato  impossibile – quando l’odore di petrolio si era diffuso nei cieli chiari  della Louisiana a mille miglia dal luogo del disastro – la BP ha  provato a realizzare il sigillo. Sappiamo tutti com’è andata a finire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove erano le autorità? Dov’era qualcuno in carica? Il fatto è che non  c’era nessuno in carica. Non c’era nessuno che controllasse – o ad ogni  modo, a quelli che dovevano farlo sono stati strappati i denti. E la BP  lo sapeva – quindi hanno fatto come volevano, senza badare ai rischi o  ai costi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa peggiore, e la BP se ne rende conto, è che se alla fine non  riescono a trovare un modo per gestire il disastro della marea nera,  possono semplicemente mentire agli Stati Uniti. Il governo – in altre  parole, la popolazione americana, liquiderà la faccenda ripulendo il  casino della BP. La BP sa che nessuno la riterrà responsabile – sa che  la farà franca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E neanche le banche verranno ritenute responsabili. Non è un caso che le  banche europee ed americane sono quasi crollate, ma le banche qui in  Cile hanno filato dritto: questo perchè qui le banche sono regolate  all’estremo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non possono letteralmente scureggiare senza che un  ispettore bancario indipendente le controlli, e senza che dopo ottengano  un bollo in triplice copia. Quando le banche cilene crollarono nel  1980, fu messa fine all’illusione che le banche sapessero quello che  stavano facendo – il governo ha poi garantito per loro, ma da quel  momento in poi le ha tenute sotto vetro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in Europa ed in America, la storia era la Greenspan Put [politica  monetaria ideata da Alan Greenspan, ndt]. Disinvolto, Al era così  convinto che le banche si sarebbero “auto-regolate” che ha strappato i  denti alla Fed, l’agenzia di regolamentazione delle banche, ed ha  lasciato che il “libero mercato” facesse il suo corso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con un tale via libera, cosa pensate abbiano fatto le banche? Erano  anarchiche – hanno inventato tutti i tipi di abili “prodotti finanziari”  che hanno aumentato il rischio in maniera esponenziale, piuttosto che  mitigarlo. Abbiamo visto tutti la fine di quel film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Lehman è  andato in rovina ed il mercato del credito si è congelato, è stato  tracciato un improvvisato “pachetto di emergenza”, poi i 700 miliardi di  dollari di TARP [Trouble Asset Relief Program, Programma di Recupero  delle Attività in Difficoltà, ndt], poi l’Allegerimento Quantitativo,  tutti questi sforzi lubrificati con un sacco di chiacchiere circa  “rinforzare l’ambiente delle regolamentazioni” e “proteggere i mercati  finanziari”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato? Le banche hanno fatto quello che volevano – senza  supervisione. E quando la loro incoscienza ha inevitabilmente portato  alla catastrofe dell’autunno 2008, le banche sono state salvate – senza  ripercussioni. Le maggiori sono addirittura riuscite a fare dei profitti  con i bail-out finanziati dai contribuenti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche dopo il peggio della crisi – quando gli effetti dell’assenza di  regolazione e di supervisione erano state chiaramente capite – non è  successo niente. Il regime della regolazione-zero, supervisione-zero è  continuato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo non è il caso delle persone, degli individui: la gente viene  regolata, la gente viene controllata. Gli individui vengono monitorati e  limitati in ciò che possono dire o fare – e nessuno si lamenta.  Al  contrario – ci sentiamo tutti sollevati, perchè ci sentiamo protetti dal  comportamento irrazionale dell’individuo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come individuo, vengo limitato in innumerevoli modi, dal più banale,  come andare in giro, al più grave, come l’omicidio. Non posso neanche  alzarmi e gridare “A fuoco!” in un teatro affollato – verrei arresato  per incitazione del panico, l’interesse generale di evitare una  potenziale fuga letale che calpesta il mio bisogno di esprimermi  gridando “A fuoco!” quando non ci sono incendi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Curiosamente, gli individui – la gente normale – vengono controllati e  regolati sempre più rigorosamente. Tuttavia allo stesso tempo, le  aziende diventano sempre più libere di fare come vogliono. Nessuno nota  quanto sia strano tutto questo – abbiamo persino perso il contesto per  anche solo parlare di regolamentare e controllare le aziende, perchè  troppi sciocchi sapientoni mettono la regolamentazione ed il controllo  sullo stesso piano del socialismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, le banche gestiscono in modo folle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, la BP gestisce in modo folle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possiamo guardare ad altre industrie – la Big Pharma, per dirne una – ma  non ce n’è veramente bisogno: la Big Pharma si adatta allo stesso  modello della BP e delle banche. Espanditi al punto da poter fare ciò  che vuoi e nessuno ti sfiderà, neanche il governo. Realizza pratiche che  creeranno inevitabilmente una crisi – come la trivellazione a rischio,  come i titoli tossici – e sta sicuro che verrai salvato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salvato, e con il permesso di andare avanti, libero. Con il “permesso”  di continuare, libero? Scusate, ho sbagliato: incoraggiato a continuare,  libero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa era di anarchia aziendale sta raggiungendo un punto critico – lo  possiamo tutti percepire. Tuttavia i governi negli Stati Uniti ed in  Europa non fanno nessuno sforzo per risolvere il problema di fondo.  Forse non vedono il problema. Forse sono grati ai padroni aziendali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In  ogni caso, nel suo discorso, il presidente Obama ha fatto dei  riferimenti ridicoli all’”energia pulita” mentre ignorava la causa della  marea nera della BP, la causa della crisi finanziaria, la causa del  vortice dei costi della sanità – l’anarchia aziendale che le sottende  tutte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest’era di anrachia aziendale sta distruggendo il mondo –  letteralmente, se vi è capitato di vedere le immagini del petrolio  fluttuare per un miglio nel golfo del Messico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che siamo ad un bivio: un sentiero conduce ad un cambiamento  rivoluzionario, se non ad un’immediata rivoluzione. L’altro, appagamento  e stasi, mentre le aziende frantumano il paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che intendo è che non ci sarà nessun cambiamento rivoluazionario.  Le aziende hanno vinto. Hanno vinto quando hanno convinto i milgiori ed  i più svegli – che io solevo essere – che l’unico sentiero verso il  successo era quello della carriera aziendale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non necessariamente  tramite aziende a scopo di lucro – sembra che i liberalisti non  capiscano mai abbastanza quanto perniciose e corporativiste siano  davvero le organizzazioni no-profit; o forse lo sanno, ma sono  abbastanza intelligenti da non criticarle, dato che quelle no-profit e  ONG gli pagano i pasti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obama è un aziendalista – è uno di loro. Perciò verrano dette altre  stronzate riguardo “energia pura” e “indipendenza energetica”, mentre la  causa di fondo – l’anarchia aziendale – viene lasciata indisturbata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora una volta: grazie a Dio non vivo più in America. È troppo triste  restare a guardare mentre una grande nazione se ne va giù per lo  sciacquone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;*Gonzalo Lira, scrittore di romanzi e regista (ed economista)  al momento vive in Cile e scrive su gonzalolira.blogspot.com&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Uscita dalla crisi finanziaria&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Robert Bibeau - www.mondialisation.ca - 28 Maggio 2010&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cira di Micol Barba&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contrariamente a quanto declamato da molti analisti, l'obiettivo  dell'operazione speculativa atta a far vacillare l'euro, non è di  attentare alla “democrazia europea”. Cito qui di seguito l'estratto di  un testo apparso questa settimana sul quotidiano Le Monde: “Questa  amministrazione finanziaria mondiale (proposta dal presidente del FMI)  con la messa sotto tutela delle economie nazionali e la distruzione  delle democrazie”(1).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti ricorderanno che la creazione dell'Unione  Europea e dell'euro fu una vera e propria operazione antidemocratica e  antinazionale. Quando il popolo francese rifiutò Maastricht con il  referendum(2), il governo francese e i dirigenti europei immaginarono il  trattato di Lisbona e lo fecero adottare dall'assemblea nazionale  francese senza referendum per paura che fosse rigettato dal popolo  come  accaduto con quello irlandese.(3)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto di portare a termine  il movimento di mondializzazione dell'economia e del libero scambio, suo  corollario, con la distruzione delle barriere tariffarie protettrici  delle industrie nazionali; il fatto di mondializzare la produzione e gli  scambi non costituisce un cambio di direzione antidemocratica ma una  conclusione inevitabile dell'apocalisse innescata anni fa da Kennedy e  gli accordi del GATT, seguiti dall'Uruguay.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'articolo pretende che i dirigenti del FMI e delle banche centrali così  come gli speculatori di Borsa sognano di approfittare della crisi  finanziaria, il cui deficit ricorrente dei budget nazionali dei paesi  dell'Unione europea sarà servito da scambio per lanciare, alla fine, una  moneta internazionale ed una banca internazionale comune, in breve per  rilanciare il progetto Bancor.(4) Questa apprensione è errata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente del FMI, Dominique Strauss Khan ha sondato di recente  l'opinione al fine di posizionarsi in questa saga finanziaria in  previsione della sua candidatura all'elezione presidenziale francese del  2012.(5)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest'uomo sa meglio di chiunque altro che questa moneta  internazionale esiste già è il dollaro americano e che questa banca  internazionale esiste già o quasi, ed è la Federal Reserve System.(6)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non contate su questo amico degli americani per creare una moneta  internazionale concorrente del dollaro USA.(7) Per aver tentato di  farlo, alcuni paesi, tra cui la Francia, insieme ad alcuni altri  emergenti, come la Cina, sono oggi al centro della tormenta finanziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sistema finanziario “Bancor” immaginato nel 1944 da John Maynard  Keynes, un ardente difensore delle economie nazionali equilibrate,  puntava giustamente a rinforzare l'economia nazionale di ognuno degli  stati membri del consorzio bancario mondiale assicurandosi che nessuna  economia diventi un'economia di sovraconsumo (debitrice) ne' di  sovraproduzione (creditrice) come fa fede l'estratto che cita  giustamente il sig. Nouchi su Le Monde: “Un sistema internazionale di  pagamento che penalizza i paesi che importano o esportano troppo. Se un  paese si allontana da questo equilibrio, è forzato a rivalutare o ad  autorizzare a svalutare, cosa che l'euro non permette”.(8)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' proprio per evitare di essere penalizzato per troppa esportazione o  per troppa importazione, dunque per essere penalizzato per la propria  dipendenza rispetto a prodotti o mercati esterni che le potenze  imperialiste del tempo, Usa su tutti, hanno rifiutato il sistema  “Bancor”.  Non contate su queste potenze per ristabilire il  protezionismo che hanno rifiutato nel '44 e che si ingegnano oggi a  distruggere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' il libero scambio integrale che cercano gli americani, libero scambio  dove ogni economia nazionale gioca un proprio ruolo internazionale  dipendente e infeudato, l'Arabia fornendo il petrolio a buon mercato, la  Cina fornendo i prodotti manifatturieri a basso valore aggiunto, il  Giappone e la Germania fornendo prodotti ad alta tecnologia e di buona  qualità, la Francia fornendo Champagne, cognac e altri prodotti di  lusso, il Canada fornendo alberi e alluminio, la Giamaica fornendo la  bauxite, ecc, e tutti questi paesi alimentando alcuni mercati  privilegiati, per primi quelli americani,  dell'Europa occidentale,  Giappone e alcuni protettorati come Australia, Canada, Nuova Zelanda e  Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti questi paesi per definizione esportano o importano  troppo. Il dollaro, moneta mondiale, regola più o meno il tutto e gli  americani emettono quanti dollari sono richiesti, finanziando così,  sulla pelle degli altri, i loro proprio deficit.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per cogliere qual' è la sorgente primaria delle crisi finanziarie che  periodicamente fanno tremare il sistema economico mondiale bisogna  capire la contraddizione fondamentale che sospinge l'economia da quando  la mondializzazione si è erta sulla distruzione delle economie  nazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il paradosso tra la crescente offerta di beni e servizi grazie  ai premi di produttività e la domanda in diminuzione perché i benefici  dello sviluppo economico e degli aumenti di produttività non sono più  ridistribuiti tra tutti gli attori sociali ma accaparrati voracemente da  una minoranza sempre piu' ricca ma che non può consumare più di quanto  già non faccia- rispetto ad una massa di consumatori sempre più  impoveriti, indebitati, incapaci di consumare se non a credito e per un  tempo limitato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più il “credo” liberoscambista s'impone a livello internazionale, più si  constata una contrazione della produzione mondiale perché il consumo  (la domanda) non regge.(9) Le economie nazionali sono distrutte, le  capacita' di produzione nazionali sono liquidate, sacrificate  sull'altare della produttività, gli abbassamenti dei salari e le  riduzioni dei costi, gli impieghi sono distrutti, esportati nei paesi  emergenti del Sud dove la manodopera sottopagata non può compensare i  mercati persi del Nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricetta proposta dagli economisti ben pensanti: ridurre i deficit  budgetari comprimendo le spese governative porterà più sospensione dal  lavoro, meno ritorni nelle tasche dei lavoratori- consumatori e dunque  meno rientri per lo stato (tasse al consumo in ribasso, diminuzione  delle entrate della TVA e delle imposte sui salari, ecc.) e maggiori  costi sociali per il sostegno alle famiglie indigenti. In breve, la  soluzione proposta allontana ancora di più i governi dalla possibilità  di raggiungere l'equilibrio budgetario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' per sfuggire a questo tragico sistema che porta tutte le economie  nazionali al fallimento che alcuni paesi  hanno cercato di immaginare,  non una nuova moneta universale, inutile, ma un nuovo sistema di  conversione delle monete le une in rapporto alle altre, un paniere di  alcune valute forti tra cui yen, euro, real, yuan, real, calcolato  sull'oro, un bene rifugio, tallone di conversione, fluttuante in  funzione del mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tale sistema perfettamente concepibile e  praticabile, permetterebbe un'uscita temporanea dalla crisi monetaria e  dalla dipendenza dell'economia mondiale nei confronti del dollaro  americano   piombato dal più titanico debito a lungo termine e il più  gigantesco deficit budgetario corrente e dal più colossale deficit  commerciale della storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I grandi e piccoli speculatori di Borsa non cercano di distruggere  l'euro ma di metterlo sotto tallone, a parità con il dollaro di modo che  l'euro non aspiri più a presentarsi come l'alternativa al dollaro  decadente. Dopo questa operazione la Cina, il Giappone, la Russia, il  Venezuela e l'Iran saranno messi al pari così come tutti coloro che  sperano di far uscire la loro economia dall'influenza del libero  scambio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi paesi che cercano di uscire dalla dominazione del dollaro  purtroppo non risolvono la contraddizione fondamentale dell'economia  mondiale tra l'offerta crescente e la domanda  solvibile decrescente.  Non fanno che applicare una soluzione “dollaro” senza dollaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli analisti non hanno del tutto torto nell'affermare che: “ i  mondialisti, incluso DSK ( Dominique Strauss-Khan) vogliono sfruttare la  crisi economica che hanno sapientemente orchestrato con i loro cambi  nel mondo della finanza e della speculazione e che continuano ad  esacerbare, per centralizzare ancora più a livello mondiale la potenza  regolatrice finanziaria nelle mani di alcuni a detrimento di popoli e  nazioni sovrane”.(10)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sbagliano semplicemente di data, la sovranità delle nazioni non  esiste praticamente più, è stata largamente sacrificata al momento della  loro adesione agli accordi del GATT e di altri, e per l'Europa, al  momento della sua adesione a Maastricht e al trattato di Lisbona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I  popoli e le nazioni d'Europa devono oggi riconquistare la loro sovranità  e allora forse riusciranno a rendere nuovamente dinamica la loro  economia nazionale e a sviluppare gli scambi bilaterali tra paesi  sovrani e commercianti, fuori dal libero- scambio distruttore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Note:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) et (8) Franck Nouchi  http://www.lemonde.fr/opinions/article/2010/05/03/le-temps-du-bancor-par-franck-nouchi_1345954_3232.html&lt;br /&gt;(2) http://fr.wikipedia.org/wiki/Trait%C3%A9_sur_l'Union_europ%C3%A9enne&lt;br /&gt;(3)http://www.marianne2.fr/Les-Irlandais-ont-rejete-le-traite-de-Lisbonne-So-what_a88166.html&lt;br /&gt;(4) http://fr.wikipedia.org/wiki/Bancor&lt;br /&gt;(5  http://www.planetenonviolence.org/DSK-Appelle-A-La-Creation-D-Une-Monnaie-Mondiale-D-une-Banque-Centrale-Mondiale-Bref-D-une-Dictature-Mondiale_a2192.html&lt;br /&gt;(6)http://fr.wikipedia.org/wiki/R%C3%A9serve_f%C3%A9d%C3%A9rale_des_%C3%89tats-Unis&lt;br /&gt;(7) http://www.planetenonviolence.org/&lt;br /&gt;(9) A titolo esemplificativo la produzione di automobili e' passata da  35 milioni di unita' nel 1990 à 32 milioni  nel 1993.&lt;br /&gt;(10) http://www.planetenonviolence.org/  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La Svizzera vs la Banca d'Italia: chi ci fa guadagnare di più?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Giovanni Passali - www.ilsussidiario.net - 23 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La  turbolenza in corso è peggiore di quella della Grande Depressione”.  Questa è l’agghiacciante analisi di Soros risalente al febbraio 2009, &lt;a href="http://www.reuters.com/article/idUSTRE51K0A920090221" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 255);"&gt;ripresa dalla  Reuters&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Sempre secondo Soros, la bancarotta di Lehman  Brothers ha segnato un punto di non ritorno: “Siamo testimoni del  collasso del sistema finanziario, non vi sono segnali che siamo vicini a  toccare il fondo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E queste sono le dichiarazioni di Volker (attuale  consigliere di Obama) nello stesso articolo: “Non ricordo un momento,  neanche durante la Grande Depressione, in cui tutto è andato giù così  rapidamente e così uniformemente in tutto il mondo”.&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;E ora, a che punto siamo dopo un anno?  Un’idea precisa ce la può dare la recente “&lt;a href="http://www.bis.org/press/p100614_it.pdf" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 255);"&gt;Rassegna trimestrale Bri&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 255);"&gt;”&lt;/span&gt; (“Banca dei Regolamenti  Internazionali”, una sorta di banca delle Banche Centrali).&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;“La Rassegna trimestrale BRI del giugno  2010, pubblicata oggi, attribuisce la recente impennata della volatilità  nei mercati finanziari internazionali alla perdita di fiducia degli  investitori di fronte ai timori per i conti pubblici e al rischio di un  indebolimento della crescita. Il pacchetto di salvataggio europeo ha  arrestato temporaneamente il contagio nei mercati del debito sovrano in  euro, ma le prospettive economiche restano fonte di preoccupazione.” In  altre parole, ancora non si vede il fondo.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Un altro dato agghiacciante viene dai  bilanci internazionali delle banche, che sono un indicatore delle  attività internazionali. Tali bilanci si sono contratti per il quinto  trimestre consecutivo, portando il valore attuale a 5.024 miliardi di  dollari, cioè pari al 12% del valore massimo registrato nel mese di  marzo 2008, pari a 40.383 milliardi di dollari.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Secondo lo stesso documento, i “sistemi  bancari dell’area dell’euro risultavano particolarmente esposti verso i  residenti di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, detenendo quasi due  terzi degli impieghi totali nei confronti di tali economie.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Fra di essi,  quelli di Francia e Germania presentavano l’esposizione più elevata  (rispettivamente pari a 493 e 465 miliardi di dollari) [...] mentre gli  istituti spagnoli detenevano la posizione creditoria più elevata nei  confronti dei residenti del Portogallo (110 miliardi)”. In altre parole,  se fallisce il Portogallo crolla l’intero sistema bancario europeo.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Questo è quello che ha portato un  sistema monetario fondato unicamente sulla moneta debito. Che il sistema  moderno sia strutturalmente percorso da crisi bancarie è anche la  conclusione &lt;a href="http://www.frbatlanta.org/news/CONFEREN/09fmc/gorton.pdf" target="_blank"&gt;del lavoro di Gery Gorton&lt;/a&gt; “Slapped in the Face by  the Invisible Hand: Banking and the Panic of 2007” presentato alla  Federal Reserve Bank di Atlanta per una conferenza del maggio 2009.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Nel  paragonare l’attuale crisi finanziaria con quelle precedenti, in cui la  gente correva in banca per prelevare i propri risparmi (definite come  bank panic, a cominciare dal quella catastrofica del 1907) si afferma  che la differenza consiste nel fatto che, data la complessità  dell’attuale sistema bancario e finanziario, ora sono le stesse banche  che si rincorrono l’un l’altra, nel tentativo di ritirare la liquidità. E  anche queste trovano la porta sbarrata.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;In questo caos finanziario, una  situazione particolare sta vivendo la Svizzera. La peculiarità di questo  paese è quella di essere una meta ambita di tanti capitali stranieri,  di provenienza più o meno lecita, garantiti da una sicurezza e  segretezza ormai storici (anche se la segretezza ultimamente sta  vacillando).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ma un tale afflusso di capitali non vuol dire altro che  acquisto di moneta locale, e quindi reddito da signoraggio di gran lunga  eccedente le necessità dell’economia reale svizzera. E gli effetti si  vedono.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;L’utile della BNS (Banca Nazionale  Svizzera) per il 2009 è di 10 miliardi di franchi (circa 8 miliardi di  euro); questo dato è da paragonare con il miliardo di utile della Banca  d’Italia. Ma occorre una ulteriore precisazione.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;L’utile di un miliardo è  un evento straordinario. Quello del 2008, per fare un paragone, è stato  pari a circa 95 milioni, una cifra simile al 2007. In Svizzera, invece,  gli utili della Banca Centrale vengono distribuiti per un terzo alla  Confederazione e per due terzi ai Cantoni.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Siccome tale utile può avere  una forte oscillazione di anno in anno, si è stabilito che per il  periodo 2008-2017 la ridistreibuzione sarà di 2,5 miliardi di franchi  per ogni anno (circa 2 miliardi di euro).&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ma gli abitanti della Svizzera sono  appena 7,6 milioni. Questo vuol dire che il reddito da signoraggio è  circa di 250 euro a testa, ogni anno. Mentre in Italia, con il reddito  straordinario di 1 miliardo del 2009 diviso per 60 milioni di abitanti,  siamo a 16 euro a testa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ma se stiamo al reddito incassato dallo stato  per il 2008, pari a 57 milioni di euro, non abbiamo nemmeno un misero  euro. Nemmeno un euro, contro 250 euro ogni anno, già pianificati per  dieci anni, dal 2008 al 2017. E non basta: le riserve attualmente  accantonate per le future ridistribuzioni sono pari a 19 miliardi.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Questo è il reddito da signoraggio,  dovuto in massima parte per l’afflusso di capitali stranieri. Per fare  un paragone, con 60 milioni di abitanti, a 250 euro ad abitante, se  fossimo svizzeri lo stato riceverebbe 15 miliardi di euro dalla Banca  d’Italia, ogni anno.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;A chiarirci le conseguenze della perdita di  sovranità monetaria c’è anche un interessante intervento di Jean-Pierre  Roth, ex Governatore della SNB, avvenuto nel novembre del 2004 e tuttora  pubblicato sul s&lt;a href="http://www.bis.org/review/r041202a.pdf" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 255);"&gt;ito della Banca dei  Regolamenti Internazionali&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;“More  than national pride would be hurt by such an ‘euroization’ of the Swiss  economy. For one thing, such a development would entail the loss of  seigniorage income. With a monetary base of about 40 billion francs (26  billion euros), that is about 5’700 francs (3’700 euros) per person,  seigniorage in our case is far from trivial. But even more seriously,  the loss of monetary autonomy caused by a displacement of the Swiss  franc by the euro would prevent the SNB from creating liquidity in case  of need.”&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ecco la conseguenza della perdita della  sovranità monetaria: non un mero sentimento di orgoglio nazionalistico,  ma tremilasettecento euro a persona. Ma, proprio come diceva Roth,  ancora più seriamente, la perdita dell’autonomia monetaria comporta la  perdita della possibilità di creare liquidità in caso di necessità.  Proprio quello che sarebbe servito alla Grecia e che avrebbe evitato  l’assalto speculativo.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Anche gli speculatori, infatti, non  avrebbero avuto un margine tanto ampio, di fronte ad un potere statale  capace di intervenire e di svalutare la moneta, rendendo così più  appetibile gli investimenti in valuta locale.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Visto che invece a pagare  il conto è la Bce, che emette fiumi di denaro solo a debito, gli  speculatori hanno dato l’assalto alla diligenza. Tanto tutta la moneta  stampata è a debito, cioè alla fine pagheremo noi, attraverso lo stato,  cioè attraverso maggiori tagli o maggiori tasse.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il recupero della sovranità monetaria è  solo il primo tassello. Il secondo è quello di generare moneta non più a  debito, in modo da rendere sostenibile la possibilità di pagare i  debiti. Una moneta a favore delle necessità fondamentali della  popolazione, cioè utilizzata dallo stato quanto meno per i servizi  sociali e sanitari di base e per l’istruzione obbligatoria.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Questo dovrebbe essere l’argomento di  discussione di tutti i giorni: il valore della moneta, la definizione  della moneta. E di questo problema ciascuno di noi deve farsi portavoce  con tutti quelli che conosciamo. Dobbiamo segnare veramente un punto di  svolta per la società del futuro, italiana ed europea.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt;La "lite" Berlusconi-Merkel fa gioire gli speculatori&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;di Mauro Bottarelli - www.ilsussidiario.net - 22 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;La  Banca Centrale Europea è un’istituzione straordinaria: riesce a  mascherare la verità anche quando questa è palese e chiara come la luce  del sole. Ma anche gli affabulatori migliori, alla fine, inciampano. O,  in questo caso, sono costretti a passare dalle bugie alle mezze verità.  Ammissioni, in questo caso.&lt;/p&gt; &lt;div&gt;Nell’ultimo bollettino mensile, infatti,  la Bce è stata costretta ad ammettere ai mercati che il suo “systemic  risk indicator”, un indicatore che si basa sui derivati Euribor e sullo  stress sul mercato degli swaps EONIA, ha superato il livello toccato nel  settembre 2008, i giorni del crollo di Lehman Brothers.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La probabilità  di un default simultaneo di due o più grandi e complessi gruppi bancari  dell’eurozona è cresciuta molto in fretta», questa la realtà  certificata nero su bianco dal bollettino ufficiale di Francoforte.  Evviva, alla faccia della ripresa dietro l’angolo e delle banche ben  capitalizzate.&lt;/div&gt;   &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Un’ammissione, ammetterete,  sconvolgente. Quali sono i due o più «grandi e complessi gruppi bancari»  sull’orlo del collasso? Silenzio totale, ovviamente. Forse - e speriamo  vada davvero così - dovremo aspettare fino a fine luglio, quando  verranno resi noti i risultati degli stress tests imposti dall’Ue, una  decisione che il numero uno di Deutsche Bank, Josef Ackermann, ha  definito «molto, molto pericolosa». Perché mai la verità e la  trasparenza dovrebbero essere pericolose? Lo sapete benissimo da soli.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Se a questo uniamo il completo  fallimento del piano monstre dell’Ue e della sua speranza di calmare i  mercati in fibrillazione per la crisi del debito, capirete da soli  perché la scorsa settimana l’oro abbia toccato il suo massimo di tutti i  tempi a 1.258 dollari l’oncia.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il World Gold Council venerdì scorso ha  reso noto che Russia, Filippine, Kazakistan e Venezuela hanno comprato  pesantemente oro mentre le autorità dell’Arabia Saudita hanno riportato  le riserve a 323 milioni di tonnellate da 143 milioni.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Qui non ci troviamo di fronte alla  classica corsa al bene rifugio: l’oro sta reclamando il suo ruolo di  benchmark monetario globale. Questo rally aureo più che ricordare l’era  Nixon-Carter, ci riporta direttamente agli anni Trenta.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;E l’America ha  paura: la massa monetaria M3 si è contratta negli ultimi tre mesi a un  tasso annuale pari al 7,6%, mentre il rendimento di Treasury notes a due  anni è allo 0,71%: segnali di un’economia che rischia, seriamente, la  distruzione a causa del debito.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;L’ECRI,  indice principale dell’economia Usa, è crollato a livelli che non si  conoscevano da mezzo secolo, toccando un minimo da quarantacinque  settimane. Siamo a quota -5,70, il livello toccato alla fine del 2007  prima che Wall Street precipitasse nella crisi portando con sé tutto il  mondo: l’America è ufficialmente in recessione, ma non ditelo a Treasury  e Fed.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;I quali, poveretti, dopo aver gioito per pochi istanti, ora devo  fare i conti con la realtà: l’annunciata rivalutazione dello yuan  cinese sarà, per bocca delle autorità di Pechino, «molto graduale». E  per il guru Nouriel Roubini, questa mossa potrebbe paradossalmente  danneggiare e non aiutare il dollaro e quindi l’economia statunitense.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ma, come potete immaginare da soli, se  l’America piange, l’Europa non ha proprio nulla di cui sorridere. La  scorsa settimana, per non vedere andare deserta l’asta dei propri titoli  di Stato, la Spagna ha dovuto pagare uno spread record di 220 punti  base rispetto al Bund tedesco, più o meno quanto era costretta a pagare  la Grecia in marzo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Un dirigente della Banca centrale ha dovuto  ammettere di fronte a una commissione parlamentare che le aziende  spagnole sono staste completamente tagliate fuori dal mercato di  capitale almeno da Pasqua: Stato, regioni, banche e aziende, tutti  insieme, hanno creato debiti estero per 1,5 trilioni di euro, il 146%  del Pil, 600 miliardi dei quali da ripagare entro la fine di quest’anno.  Auguri Zapatero, ne hai bisogno.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Per Fitch Ratings «occorrerà l’acquisto  di centinaia di miliardi di bond da parte della Bce per evitare  un’escalation della crisi». Ma visto che il capo della Bundesbank - e  futuro capo proprio della Bce -, Alex Weber, ha definito la prima  tranche di acquisto di bond da parte di Francoforte «una minaccia alla  stabilità», appare chiaro che la Germania, dopo aver dovuto ingoiare la  pubblicazione degli stress tests bancari, combatterà con le unghie e con  i denti per evitare quello che appare come una colossale operazione di  quantitative easing.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Inoltre, la politica di tagli salariali e  alla spesa pubblica imposta da metà degli Stati europei ai propri  cittadini sta facendo ingolosire i mercati: una scelta simile, infatti,  rischia di portare con sé una pericolosa contrazione del gettito fiscale  e il rischio di una spirale debito-deflazione, qualcosa molto simile a  quanto accaduto negli anni Trenta: peccato che nessuno abbia imparato la  lezione che quegli anni hanno cercato di insegnarci.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Grazie al piano imposto alla Grecia da  Ue e Fmi, il debito pubblico ellenico crescerà dal 120 al 150% del Pil:  per il ministro delle Finanze russo, Alexei Kudrin, «un mini-default  della Grecia ormai è divenuto inevitabile». E di fronte a una situazione  simile cosa fa l’Europa? Propone idiozie e, come se questo non  bastasse, unisce al danno anche la beffa della “litigata” postuma.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Come  definire altrimenti il botta e risposta tra il governo tedesco e il  premier italiano Silvio Berlusconi, oggetto del contendere la proposta  di una tassa sulle transazioni finanziarie fatta propria dal Consiglio  europeo: «Credo di aver reso un buon servizio al mio Paese e anche  all’Europa con il veto sulla tassa sulle transazioni finanziarie», ha  dichiarato il premier italiano nel corso di una telefonata durante il  convegno dell’associazione Liberamente, definendo la stessa «ridicola».&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;A giudizio del premier questa  imposizione «se fosse stata approntata solo dall’Unione Europea e non  dagli altri grandi Paesi avrebbe spostato negli Usa e in altri Paesi» la  mole delle transazioni finanziarie internazionali, principio di buon  senso che Bruxelles stenta a capire.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Immediata la replica di Berlino,  secondo cui «le conclusioni sono state approvate da tutti i capi di  Stato e di governo del Consiglio europeo», ovvero unanimità per la  proposta e quindi voto a favore anche di Silvio Berlusconi a nome  dell’Italia.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ma nonostante la precisazione tedesca, a  Palazzo Chigi si ribadisce che il presidente Silvio Berlusconi al  vertice di Bruxelles di giovedì scorso ha davvero posto il veto  dell’Italia alla proposta di una tassa europea sulle transazioni  finanziarie: tanto è vero che il vertice ha previsto la possibilità di  un’imposizione sulle banche e non sulle operazioni finanziarie.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;La comune casa europea brucia e loro non  solo litigano ma non sanno nemmeno dirci come stanno le cose, sempre  pronti ad attaccarsi a cavilli procedurali e altri maneggi da Consiglio  europeo: attenzione, tenetevi forte perché l’auto dell’Ue sta correndo a  folle velocità contro un muro e l’autista è completamente ubriaco. Il  prossimo G20 ci riserverà amare sorprese.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-2723401546409470069?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/php0T7D-0EY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/2723401546409470069?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/2723401546409470069?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/php0T7D-0EY/crisi-economica-gb-francia-e-germania.html" title="Crisi economica: GB, Francia e Germania si svegliano, l'Italia dorme" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCHtFIjwROI/AAAAAAAACCo/EcpFrUM4ijM/s72-c/silvio+dorme.jpeg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/06/crisi-economica-gb-francia-e-germania.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D04BQXg-cCp7ImA9WxFUEk0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-5110173623216622183</id><published>2010-06-22T04:13:00.004-06:00</published><updated>2010-06-22T05:25:50.658-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-22T05:25:50.658-06:00</app:edited><title>Afghanistan: update</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCCb_Am1JWI/AAAAAAAACCY/TQfdT_mkMUg/s1600/pizzo+afghano.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 290px; height: 155px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCCb_Am1JWI/AAAAAAAACCY/TQfdT_mkMUg/s320/pizzo+afghano.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5485555852934194530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Dall'Afghanistan giungono notizie sempre più preoccupanti per le forze occupanti della Forza internazionale Nato e dei suoi alleati (Isaf). Ieri infatti è stata veramente una giornataccia per loro, con 10 soldati morti in totale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quattro dei quali morti nel sud del Paese a bordo di un elicottero Isaf che è precipitato. Naturalmente il portavoce dell'Isaf si è subito affrettato a dire che si esclude un attacco dei talebani e che è stata aperta un'inchiesta sull'incidente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri poi è stato anche attaccato dai talebani l'aereo che trasportava in Afghanistan Richard  Holbrooke, rappresentante speciale della Casa Bianca per Afghanistan e  Pakistan. A bordo del velivolo c'era  anche l'ambasciatore americano a Kabul Karl Elkenberry.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'attacco è  avvenuto nella fase di atterraggio a Marjah. Alcuni guerriglieri  hanno sparato contro l'aereo e n'è seguita una sparatoria di una decina di  minuti fra talebani e forze armate afghane, secondo quanto riportato da Abc online.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con i 10 soldati morti ieri, i militari stranieri che hanno perso la vita dall'inizio dell'anno sono 285 e 65 dal primo giugno. E sempre ieri il Regno Unito conta la sua vittima numero 300 dall'inizio del conflitto nel 2001, mentre fino al 2008 aveva perso "solo" 100 soldati. Un'ulteriore  conferma dell'intensificarsi degli scontri negli ultimi due anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministero dell'Interno afghano ha  inoltre comunicato che ieri a Marjah, nella provincia meridionale di Helmand,  sono morti tre uomini che volevano compiere un attentato suicida, mentre  tentavano di indossare i giubbotti esplosivi. Mentre nel  distretto di Nad Ali, l'esplosione di una mina ha provocato la morte di  due agenti di polizia e il ferimento di altri due.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ieri sono morti anche nove civili nell'esplosione di due ordigni nelle province afghane di Herat e Ghor, secondo quanto scrive l'agenzia di stampa afghana Pajhwok.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è quanto sul fronte di guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però sono arrivate anche altre notizie inquietanti come quella che, attraverso i suoi contractor logistici afghani, l'esercito Usa sta  indirettamente finanziando i talebani al ritmo di circa due milioni di  dollari a settimana. A denunciarlo è il Rapporto presentato al Congresso Usa dalla Sottocommissione sulla sicurezza  nazionale e  gli affari esteri, presieduta dal senatore repubblicano John Tierney.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La relazione, risultato di mesi di indagine, spiega come la &lt;em&gt;Host   Nation Trucking&lt;/em&gt; (Hnt) - la compagnia di trasporti afghana che per  conto del Pentagono rifornisce quasi tutte le basi e i più sperduti  avamposti militari Usa - versi decine di milioni di dollari al mese a  signori della guerra, funzionari pubblici corrotti e agli stessi  comandanti talebani allo scopo di  garantire la sicurezza del passaggio  dei suoi convogli di camion.&lt;br /&gt;Una situazione che dura da anni e che,  secondo il rapporto, è ben nota al Pentagono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto si viene a sapere oggi che una forza mista afghana e internazionale ha scoperto oltre 3 tonnellate di oppio e 10 kg di eroina            in 2 veicoli nella provincia meridionale di Helmand.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è che magari c'è una relazione tra quest'ultima notizia e quanto scritto nel rapporto di cui sopra - &lt;a href="http://media.washingtonpost.com/wp-srv/world/documents/warlords.pdf" target="_blank"&gt;'Signori della Guerra Inc.: estorsione e corruzione  lungo la catena di rifornimento Usa in Afghanistan'&lt;/a&gt;???.......&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Dimenticavo di dire che ieri 14 talebani che si trovavano in carcere (12 erano detenuti nel centro di detenzione Usa all'interno della base di Bagram)  sono stati liberati come parte dell'impegno assunto dal presidente Hamid  Karzai durante la Loya Jirga della pace. Karzai sta quindi cercando di mettere in pratica il suo piano di riconciliazione coi talebani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, dulcis in fundo, la Spagna ha confermato il piano di rientro che prevede il ritiro  dall'Afghanistan di tutte le sue truppe per l'estate del 2011.&lt;br /&gt;L'ha dichiarato il ministro della Difesa spagnolo Carme Chacon in un'intervista rilasciata all'emittente tv Telecinco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si attende un'analoga dichiarazione ufficiale del nostro La Russa, magari in un'intervista a Canale 5...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Afghanistan, la rivincita dei falchi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Enrico Piovesana - Peacereporter - 22 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pentagono e vertici militari Usa mettono in dubbio la data d'inizio del  ritiro annunciata da Obama&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scorso dicembre Obama aveva annunciato l'inizio del ritiro  dall'Afghanistan nel luglio 2011. Ora però le cose sembrano cambiate. &lt;p&gt;''Sul ritiro non è stato deciso assolutamente nulla'', ha dichiarato  domenica a &lt;em&gt;Fox News&lt;/em&gt; il segretario alla Difesa, Robert Gates.&lt;br /&gt;''Quella  data si riferiva solo alle 30 mila truppe di rinforzo'', ha precisato  il capo di gabinetto della Casa Bianca, Rahm Emmanuel, intervistato  dalla &lt;em&gt;Abc&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il generale David Petreus, responsabile delle  operazioni militari Usa, ha spiegato durante una recente audizione al  Senato che sarà suo dovere ''raccomandare un rinvio del ritiro se lo  riterrà necessario''.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nella stessa occasione, il sottosegretario  alla Difesa, Michelle Flournoy, ha aggiunto che tutto dipenderà  dall'evoluzione della situazione sul terreno, la quale sarà valutata  esclusivamente dal comandante delle forze sul campo, generale David  McChrystal, in base a quante province saranno pronte per essere  trasferite alle autorità afgane e alla capacità di combattimento  raggiunta dalle forze militari afgane.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un eventualità assai remota  visti l'esito fallimentare dell'offensiva di Marja, i dubbi  sull'operazione a Kandahar (continuamente rinviata e rimodulata al  ribasso), l'esasperante lentezza con cui procede l'addestramento delle  truppe afgane e la velocità con cui invece i talebani avanzano. ''La  verità incontrovertibile è che i talebani stanno avanzando e che il  conflitto è in metastasi'', ha dichiarato nei giorni scorsi il  presidente della Commissione intelligence del Senato Usa, Diane  Feinstein.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In vista del prolungamento della campagna militare afgana, il  Pentagono deve però affrontare un problema non da poco: quello di  vincere le crescenti perplessità dell'opinione pubblica e dei governi  alleati sulla continuazione della guerra.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il 54 per cento degli  americani è contrario al proseguimento della missione, il 70 per cento  dei tedeschi chiede il ritiro, canadesi e olandesi se ne andranno entro  la fine del prossimo anno, spagnoli e polacchi hanno annunciato di voler  fare lo stesso, e anche i governi britannico e turco mostrano segnali  di insofferenza.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Da qui l'esigenza di rafforzare la macchina della  propaganda bellica, o, come dicono gli esperti di comunicazione militare  Usa, di ''riprendere il controllo della narrativa della guerra''.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Durante  il summit dei ministri della Difesa della Nato a Bruxelles, Gates si  era detto ''insofferente'' su come i media coprono il conflitto afgano.  Giovedì scorso l'addetto stampa del Pentagono, Geoff Morrel, si è  lamentato di come la stampa americana e occidentale in generale stiano  dando ''un'immagine negativa'' della missione afgana, fornendo resoconti  che evidenziano le difficoltà ''mettendo in ombra'' i progressi. ''Non  si può dire che le cose vanno male solo perché l'unità militare che il  giornalista segue ha avuto una brutta giornata. Come non si può  affermare che l'offensiva di Marjah è stata un fallimento, perché prima  lì c'erano i talebani e ora ci siamo noi''. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un primo assaggio di  come il Pentagono vuole ricreare consenso ed entusiasmo attorno  all'Afghanistan lo si è potuto avere con la campagna stampa sulla &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/22562/Il+tesoro+afgano%3F+Solo+propaganda+di+guerra" target="_self"&gt;'scoperta' di risorse minerarie afgane&lt;/a&gt; (in realtà  note da decenni) che ''rischiano di cadere in mano ai cinesi se gli  Stati Uniti e la Nato si ritireranno dall'Afghanistan''.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nella valle di Elah&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Enrico Piovesana - Peacereporter - 18 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cinque soldati Usa finiscono davanti alla corte marziale: in Afghanistan  uccidevano civili a sangue freddo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per i soldati americani della compagnia 'Bravo' del 2° battaglione,  1° reggimento, l'ultima missione in Afghanistan è stata un vero inferno.  Da quando lo sorso luglio hanno lasciato con la loro compagnia (la  quinta della 2^ divisione di fanteria 'Testa d'indiano') la base di  Lewis-McChord a Tacoma, nello stato di Washington, per essere schierati a  difesa dell'avamposto 'Ramrod', sul fronte di Kandahar, non hanno mai  smesso di combattere. &lt;p&gt;Una serie ininterrotta di imboscate, attacchi notturni e violenti  scontri a fuoco nei quali hanno visto molti loro compagni perdere la  vita, altri la testa. Molti di loro hanno iniziato ad abusare di alcol e  droga, e a sfogare le proprie angosce con la violenza, sia contro i  compagni che contro gli afgani.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il soldato semplice Jeremy Morlock, 22 anni, originario di una  sperduta cittadina dell'Alaska, era un tipo difficile già prima di  arrivare in Afghanistan: coinvolto in un omicidio a soli 15 anni, un  passato da picchiatore nella squadra di hockey su ghiaccio al college,  una condanna per violenze domestiche e numerose punizioni per  insubordinazione sotto le armi. La guerra ha tirato fuori il peggio di  lui.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lo scorso gennaio, lui e altri due soldati della 'Bravo', Calvin  Gibbs, 25 anni, originario del Montana, e Andrew Holmes, 19 anni,  dell'Idaho, sotto l'effetto di droghe hanno preso Gul Mudin, un civile  afgano, forse un prigioniero, e lo hanno ammazzato scaricandogli addosso  interi caricatori di mitra e lanciandogli contro delle bombe a mano.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il 22 febbraio, Morlock e Gibbs hanno ripetuto l'impresa, stavolta  insieme a un altro soldato, Michael Wagnon, 29 anni, di Las Vegas. La  tecnica usata è stata la stessa: raffiche di mitra e granate. La vittima  prescelta, sempre un civile afgano, si chiamava Marach Agha.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La  coppia è tornata a colpire di nuovo il 2 maggio. In questo caso con loro  c'era il soldato Adam Winfield, 21 anni, originario della Florida, e la  vittima sacrificale rispondeva al nome di Mullah Abdallah.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tre giorni dopo, Morlock e Gibbs hanno tirato giù dalla branda un  loro commilitone e lo hanno picchiato selvaggiamente fino a ridurlo in  fin di vita. La sua colpa era quella di aver denunciato ai superiori che  diversi soldati della compagnia facevano uso di droga. In ospedale,  dopo aver ripreso coscienza, il soldato ha deciso di raccontare anche  degli omicidi.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Così è partita l'inchiesta militare che ha portato al  rimpatrio immediato dei cinque soldati, che ora rischiano l'ergastolo o  la pena di morte.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-5110173623216622183?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/UE5zpzz5RCQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/5110173623216622183?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/5110173623216622183?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/UE5zpzz5RCQ/afghanistan-update.html" title="Afghanistan: update" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TCCb_Am1JWI/AAAAAAAACCY/TQfdT_mkMUg/s72-c/pizzo+afghano.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/06/afghanistan-update.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkAHQHc6fip7ImA9WxFUEUw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-1534512976840417474</id><published>2010-06-21T02:34:00.009-06:00</published><updated>2010-06-21T04:05:31.916-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-21T04:05:31.916-06:00</app:edited><title>Marea nera: un'apocalisse senza prezzo</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TB85SxMR0AI/AAAAAAAACCQ/8HtpJqQiBTo/s1600/marea+nera.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 241px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TB85SxMR0AI/AAAAAAAACCQ/8HtpJqQiBTo/s400/marea+nera.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5485165865765818370" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mentre Tony Hayward, l'amministratore delegato di BP, se la spassa ad una regata velica al largo dell'isola di  Wight, il petrolio continua a fuoriuscire sempre più copioso nel Golfo del Messico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il deputato democratico americano Ed Markey ha infatti divulgato oggi un documento interno della  BP dove si stima che la perdita di petrolio nel Golfo potrebbe  raggiungere in realtà i 100.000 barili al giorno, pari a circa 16 milioni di litri, 40.000 in più  rispetto a quelli ufficialmente stimati dalla compagnia petrolifera  britannica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre sempre oggi Tyrone Benton, un operaio della piattaforma Deepwater Horizon  sopravissuto all'incidente, ha rivelato alla Bbc che BP sapeva  che c'erano delle falle nel sistema di sicurezza e non le ha riparate. Il sistema di sicurezza difettoso fu semplicemente chiuso e si fece affidamento su un secondo sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ripararlo, invece di attivarne un'altro, avrebbe  significato un'interruzione temporanea dell'attività di trivellazione  sulla piattaforma, che costava alla BP circa 400mila  euro al giorno. E non è stato fatto nulla, ovviamente...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il superiore di Benton  avrebbe anche informato via e-mail sia la Bp che la Transocean, compagnia proprietaria della piattaforma e quindi responsabile della manutenzione di quell'attrezzatura, delle  falle appena scoperte. Ma come è noto la Transocean prima dell'incidente del 20 aprile scorso aveva dichiarato di aver  testato il sistema con successo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque sia, si sta assistendo ad un'apocalisse ambientale senza pari con BP e  l'amministrazione Obama che si affidano al cielo per riuscire ad arginare completamente la fuga  entro il prossimo agosto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi altri due mesi di petrolio in mare, sempre che riescano a bloccare definitivamente la perdita. Perchè in caso di fallimento le conseguenze  ambientali sono semplicemente incalcolabili, dal momento che secondo gli esperti il pozzo ha una  riserva stimata in 50 milioni di barili e, con una fuga di circa 60.000  barili giornalieri pari a circa 9 milioni e mezzo di litri, potrebbe continuare a perdere petrolio per un periodo che va  dai due ai quattro anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E non basteranno certo nè i 20 miliardi di dollari già stanziati da BP nè gli eventuali altri 30 che BP avrebbe intenzione di sborsare per risarcire i danni. Un'apocalisse del genere non ha prezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il business nascosto sotto la macchia di petrolio Bp&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Mauro Bottarelli - www.ilsussidiario.net - 18 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella rubrica di oggi potevo parlarvi di Borsa, volatilità, crisi del  debito, collocazione di bonds governativi e quant’altro: lo abbiamo  fatto fino a oggi, riprenderemo a farlo dalla settimana prossima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest’oggi parliamo della marea nera scatenata dal guasto  all’impianto di British Petroleum nel Golfo del Messico, una tragedia  ambientale che da settimane riempie pagine di giornali e le headlines  dei principali tg.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per una volta non sembrano esserci dubbi  nell’identificazione di buoni e cattivi: i primi sono i dirigenti della  Bp, il secondo è Barack Obama che, dopo aver promesso di prendere a  calci nel sedere i responsabili e passato ore a parlare con i pescatori  della Louisiana, ieri ha mostrato una faccia ancor più dura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I vertici dell’azienda petrolifera britannici, infatti, sono stati  accolti con freddezza glaciale alla Casa Bianca e nonostante abbiano  dato l’ok all’esborso di 20 miliardi di dollari per ripagare i danni  causati, si sono sentiti rispondere dal numero uno della Casa Bianca che  quella cifra «non rappresenta il tetto massimo». Ovvero, preparatevi a  scucire molto altro denaro, ormai siete sotto scacco non mio ma  dell’intero pianeta che vi odia a morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra il film “Wag the dog”, una creazione mediatica straordinaria.  Sono bastate, infatti, le immagini di quattro pennuti con le ali  impiastrate di greggio e tre interviste ad altrettanti esperti pronti a  proclamare la morte dell’oceano, per chiudere completamente gli occhi  del mondo al molto altro che sta dietro alla vicenda che vede  prootagonista la piattaforma Deepwater Horizon.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciate stare che il paladino del mondo, ovvero Barack Obama, non più  tardi di quattro mesi fa aveva autorizzato trivellazioni offshore anche  nel “giardino delle rose” della Casa Bianca per non dipendere più dalla  bizze ricattatorie dell’Opec e della speculazione otc sui futures, salvo  ora trasformarsi nel Fulco Pratesi di turno, il problema è altro: che  quell’incidente sarebbe accaduto lo si sapeva da mesi e mesi, era  questione di tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi, di timing visto che le implicazioni sono anche  - e forse soprattutto - economche e finanziarie: prima delle quali,  uccidere Bp, renderla scalabile e ottenere a prezzo di saldo le sue  attività estrattive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cominciamo dal principio. La Deepwater Horizon, carta canta nei  documenti ufficiali, è stata classificata fin dall’inizio della sua  attività un progetto potenzialmente soggetto ai cosiddetto “low  probability, high impact event”, classificazione che vede tra gli altri  incidenti occorsi l’11 settembre, l’esplosione dello Shuttle e l’uragano  Katrina: come per questi casi, l’ipotesi di “worst case scenario” è  stata completamente ignorata. Con dolo o meno, lo scopriremo dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa è accaduto, quindi? Due sono le paroline magiche, “blowout  preventer”, ovvero un meccanismo meccanico che fisicamente deve evitare  possibili fuoriuscite di petrolio: nel caso della Deepwater Horizon,  entrambi questi aggeggi, uno attivato manualmente e uno di back-up  automatico, hanno fatto cilecca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando accadono incidenti di questo  genere, ci dice Robert Bea, docente di Ingegneria alla University of  California, le responsabilità si diramano in tre direzioni o filiere: i  lavoratori della piattaforma, il cosiddetto “errore umano”, le gerarchie  dell’azienda per cui questi operai lavorano e le burocrazie governative  che sovraintendono i lavori, ovvero i cosiddetti controllori o  regolatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bea, dopo aver lavorato su una casistica di circa 600 incidenti in  strutture estrattive, ha concluso che nell’80% dei casi le  responsabilità sono imputabili a «fattori umani e organizzativi» , a  loro volta all’interno di questa percentuale la metà fa capo a carenza  nel design ingegneristico della struttura riguardo l’equipaggiamento o i  processi estrattivi. Per Bea, quanto accaduto ha molto a che fare con  l’uragano Katrina, «un misto di hubris, arroganza, ignoranza combinato  con l’azzardo della natura».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Maledetti, avidi inglesi perforatori!”, gridano in tutto il mondo.  Peccato che la Bp sia solo corresponsabile, visto che nel caso della  Deepwater Horizon ci troviamo di fronte a un classico caso di  frammentazione delle responsabilità: la piattaforma è un’operazione di  British Petroleum ma quest’ultima ha ottenuto il leasing della struttura  dalla Transocean e i lavori, fattivi, quando l’incidente è accaduto  erano in mano alla Halliburton, potentissima azienda statunitense che  vede ai vertici una vecchia volpe della politica statunitense come Dick  Cheney, braccio destro dell’ex presidente Usa, George W. Bush e uomo  potentissimo per quanto riguarda la questione petrolio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che questi tre soggetti hanno interessi diversi rispetto non  solo alla Deepwtare Horizon ma all’intero processo operativo: Bp è  interessata all’accesso alle risorse di idrocarburi per mandare avanti  le sue raffinerie e la rete di distribuzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Halliburton offre invece  servizi sul campo, ovvero operativi. Transocean, infine, opera come un  taxi: insomma, diversi obiettivi e quindi diversi processi operativi.  Peccato che, in pasto all’opinione pubblica, sia stata data solo Bp.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Andrew Hopkins, un sociologo della Australian National University,  quanto accaduto «è simile a quanto successo con la crisi finanziaria. I  grandi manager ricevono enormi bonus per rischi presi quest’anno o  l’anno scorso, il problema, i rischi reali, per tutti, arriveranno nelle  case di tutti anni dopo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non la pensavano così negli Usa, nemmeno nell’epoca Obama (abbia già  ricordato la sua decisione della scorsa primavera di trivellare l’Alaska  senza tante precauzioni), visto che le decisioni governative riguardo  le piattaforme estrattive si sono basate sempre sul principio del “tanto  non succederà nulla”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi deve controllare e sovraintendere è il  Minerals Management Service (MMS), una divisione dell’Interior  Department, il quale dagli anni Ottanta in poi ha basato i suoi check  riguardo l’operatività delle strutture su un principio unico: esenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovvero, nessun controllo sull’impatto ambientale delle varie aziende e  strutture operanti: si opera sub judice e via così, a certificarlo con  una denuncia molto circostanziata è stato non il sottoscritto ma Holly  Doremus, professor di legislazione ambientale ad Harvard.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel silenzio degli altri media, troppo occupati a mostrare immagini  catastrofiche e volontari al lavoro, Washington Post e Associated Press  hanno certificato e scritto che la Deepwater Horizon aveva ottenuto una  nuova esenzione (in gergo tecnico “Categorical exclusion”) lo scorso  anno: su cosa si basava questa certezza operativa, questo ennesimo nulla  osta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Calcoli empirici pubblicati nel 2007 in base ai quali la “most  likely size”, la quantità più probabile di petrolio che si sarebbe  riversata in mare in caso di incidente, sarebbe stata pari a 4.600  barili. Peccato che nel Golfo del Messico, a oggi, siamo sopra quota  80mila barili riversati: complimenti ai controllori e regolatori, oltre a  chi stava operando in quel momento sulla piattaforma!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già, perchè se come sembra l’errore è stato umano e dovuto alla non  attivazione dei due “blowout preventers”, perché la Casa Bianca non si è  infuriata con la potente e statunitense Halliburton, in carico  operativo sulla struttura?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiedetelo al presidente che minaccia calci  nel sedere ma si guarda bene dal toccare interessi nazionali più grandi  di lui: e forse, così facendo, capirete anche la stizza malcelata del  premier britannico, David Cameron, per il crucifige generale ed  esclusivo contro Bp.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colmo dei colmi, ieri Washington ha annunciato un’inchiesta federale  sull’accaduto: e a chi sarà affidata? Allo stesso MMS, l’ente  dall’esenzione facile. Come ha dichiarato ancora Andrew Hopkins, «la MMS  è il regolatore e un fallimento della regolamentazione è parte di  questo disastro. Quindi, MMS sta per investigare su se stessa. Direi che  è quantomeno totalmente inappropriato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensate il quadro sia già  sufficientemente esaustivo da rimettere un po’ in discussione il can can  mediatico e politico di questo periodo? Sbagliate. Il bello arriva ora e  potete desumerlo da questa tabella.  (http://moneycentral.msn.com/ownership?Holding=Institutional+Ownership&amp;amp;Symbol=BP  )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al 31 marzo di quest’anno, come sempre, Thomson Reuters ha reso noto  l’assetto proprietario di Bp dopo il primo trimestre dell’anno: mancava  poco all’incidente, proprio poco e guardate un po’ chi ha scaricato  4.680.822 di azioni di British Petroleum per un valore di 250 milioni di  dollari e pari al 44% del totale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Goldman Sachs, banca d’affari legata a  doppio filo a Washington e all’establishment politico e soprattutto  unica banca d’affari che fa soldi quando gli altri perdono: loro non si  scottano mai le dita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè sono i più bravi, questo è innegabile e va detto per evitare di  scadere nel complottismo: certo, il fatto che quella piattaforma fosse a  rischio lo certificava l’MMS con le sue esenzioni, certo il fatto che  le azioni di Bp siano crollate è altrettanto vero - se le avesse tenute,  Goldman avrebbe perso il 36% del loro valore - ma non sono quelle  “briciole” a far paura a un gigante come la firm newyorchese: il danno è  reale, le responsabilità diffuse ma veicolandole in modo giusto e  nascondendo alcune di esse, magari Bp diviene scalabile e le sue  attività acquisibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non solo Goldman ha magicamente scaricato le azioni di Bp giusto in  tempo: Wachovia ne ha vendute 2.667.419 e Ubs qualcosa come 2.125.566.  Ripeto non è il numero di azioni o il controvalore a dover far  riflettere ma il timing: ma come, Obama dà luce verde a trivellazioni  offshore ovunque e soggetti del genere escono dal business? Strano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In  compenso, qualcuno ha comprato. Chi? Ad esempio Wells Fargo, acquirente  di 2.398.870 azioni: strano però, visto che Wells Fargo è proprietario  della “scaltra venditrice” Wachovia. Puzza di partita di giro, almeno al  sottoscritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E chi altro? La Fondazione Melinda e Bill Gates, quella  patrocinata dal signor Microsoft e il Wellington Management, una grande  asset firm: bella fregatura hanno preso, almeno formalmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto strano è che a metà marzo, prima della vendita, il sito di  ricerche di mercato Morningstar, quotava le azioni di Bp con un rating  di tre stelle su cinque, quindi fomalmente appetibile: Goldman Sachs,  per una volta, aveva sbagliato la scelta ed è stata “salvata”  dall’incidente? No, perché nella descrizione del titolo, Morningstar  elencava solo le debolezze di Bp, ovvero «la minore integrazione di Bp  rispetto a Shell o ExxonMobil, le fluttuazioni del prezzo del petrolio,  potenziali perdite dovute a rischi politici, soprattutto la forte  esposizione in Russia (il consorzio Tnk-Bp, terzo gruppo petrolifero del  paese, con 100mila occupati e la brutta idea di voler mettere i bastoni  tra le ruote a Gazprom che ha portato con sé l’espulsione del  presidente del gruppo, la presa di ostaggi tra gli operai da parte del  governo di Mosca e altre manifestazioni democratica di amore per la  concorrenza, ndr)».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, infine, il meglio: «Spaccature causate da limiti ambientali e  operativi potrebbero ulteriormente limitare il potenziale di guadagno».  Accidenti, o portano sfiga o sono dei portenti questi di Morningstar!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peccato, poi, che in febbraio altri analisti di Morningstar, in una nota  separata, avevano invece salutato come un portento il risultati  presentati da Bp nel quarto trimestre dello scorso anno dicendosi  «incoraggiati dai continui guadagni grazie a nuovi progetti e tagli dei  costi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come cambiano le cose, in pochi giorni! Un bel quadretto, non c’è che  dire. Ora, il disastro ambientale, immane, resta ma non fatevi  abbindolare dalla faccia contrita di Barack Obama mentre parla con i  pescatori o dalle immagini di pennuti con le ali intrise di petrolio:  dietro a quanto sta accadendo c’è molto di più, responsabilità molto  diffuse e in alto e soprattutto interessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo certificava il 2 giugno scorso il sito di Bloomberg, gente che di  mercati ne sa qualcosa: «Bp a rischio poiché il crollo delle azioni  alimenta le voci di scalata», aggiornato addirittura quattro volte in un  solo giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà che a ExxonMobil, principale concorrente di Bp  negli Stati Uniti, qualcuno non ci stia pensando, visto l’improbabile  scalata di Shell, che già nel 2004 doveva fondersi con British  Petroleum: con tutte quelle azioni vendute o passate di mano a soggetti  così fedeli alla Casa Bianca e agli interessi, leggittimi, degli Usa...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-weight: bold;" class="Titolo_big"&gt;Golfo del Messico: verso la legge marziale?&lt;/div&gt;           &lt;span class="artAutore"&gt;di Tom Bosco - www.nexusedizioni.it - 20 Giugno 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La preziosa testimonianza del coraggioso  giornalista e documentarista James Fox dalla Lousiana tratteggia uno  scenario degno dei nostri peggiori incubi: è in corso una vasta  operazione, apparentemente (e illegalmente, aggiungerei) gestita dalla  stessa BP insieme, pare, alla Chevron, attorno alla quale è stata stesa  una cortina di protezione quasi impenetrabile.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p  style="text-align: justify;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;È impossibile avvicinarsi  alle zone del disastro, o parlare con qualcuno degli addetti alle  operazioni, vincolati al segreto più totale. Nessuno può filmare o  fotografare nulla (pena la confisca degli apparecchi), lo spazio aereo  sopra la chiazza è stato virtualmente chiuso (quindi non è possibile  effettuare riprese dall'alto che aiutino a capire la situazione) e sono  state segnalate truppe in pieno assetto da combattimento nonché l'arrivo  presso l'aeroporto militare di Jacksonville di un gran numero di  veicoli bianchi delle Nazioni Unite.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Tutto lascia ipotizzare che stia  per essere dichiarato lo stato di emergenza con conseguente Legge  Marziale. In altre parole, un altro insano passo avanti verso la  realizzazione di un Nuovo Ordine Mondiale.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;u&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" height="385" width="640"&gt;&lt;param name="width" value="640"&gt;&lt;param name="height" value="385"&gt;&lt;param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-0fLnRpofPg&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/-0fLnRpofPg&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" height="385" width="640"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;/u&gt; &lt;div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" height="385" width="640"&gt;&lt;param name="width" value="640"&gt;&lt;param name="height" value="385"&gt;&lt;param name="src" value="http://www.youtube.com/v/fKhMVAa4UlI&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/fKhMVAa4UlI&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" height="385" width="640"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il corexit, solvente  usato in quantità industriali per dissolvere le chiazze di petrolio (e  occultare in tal modo la magnitudine della catastrofe in corso) sta  provocando danni enormi, non solo all'ambiente marino ma anche  all'atmosfera, in numerose aree letteralmente velenosa. Qualcuno ritiene  possa ricadere sotto forma di piogge tossiche, addirittura per anni!  (1) Senza dimenticare il benzene:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" height="385" width="480"&gt;&lt;param name="width" value="480"&gt;&lt;param name="height" value="385"&gt;&lt;param name="src" value="http://www.youtube.com/v/eGxGVGiD3yk&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/eGxGVGiD3yk&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" height="385" width="480"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il petrolio ormai  sembra fuoriuscire direttamente da alcune crepe sul fondo marino:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" height="385" width="480"&gt;&lt;param name="width" value="480"&gt;&lt;param name="height" value="385"&gt;&lt;param name="src" value="http://www.youtube.com/v/b2RxIQP0IBU&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/b2RxIQP0IBU&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" height="385" width="480"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Questo video  sembrerebbe confermare i timori espressi più di un anno fa da numerosi  geologi, secondo i quali il fondo marino oggetto delle trivellazioni  della BP è marcatamente instabile se non decisamente pericoloso a causa  della presenza di un'enorme sacca sotterranea di gas metano, in  pressione a 100.000 libbre per pollice quadrato (PSI), e date le  premesse che l'incidente alla piattaforma Deep Horizon era un evento  praticamente scontato, il quale ora ha messo in moto una catena di  conseguenze irreversibili.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Due membri del Congresso, in un rapporto  inviato all'amministratore delegato della BP, Tony Hayward, hanno  affermato: "Sembra che la BP abbia continuato a prendere, una dopo  l'altra, decisioni per risparmiare tempo e denaro che hanno aumentato il  rischio di un'esplosione." Fatto sta che ora esiste il rischio concreto  che dalle fessure sul fondo si formino enormi bolle di gas metano in  pressione che risalendo alla superficie potrebbero devastare navi e  piattaforme di trivellazione nella zona e uccidere un gran numero di  persone.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ma questo è ancora  niente: lo scenario peggiore prevede che se queste bolle dovessero  fratturare ulteriormente il fondo marino, si verificherebbe  un'esplosione di una potenza assimilabile alla devastante eruzione di Mt  Saint Helens, nel Pacifico nord-occidentale, avvenuta nel 1980.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Un  enorme flusso di gas si farebbe strada attraverso chilometri di roccia  sedimentaria, strato dopo strato, esplodendo con una pressione stimata  di 50 tonnellate per pollice quadrato che squarcerebbe varie miglia di  fondo marino con una detonazione gigantesca, uccidendo tutto ciò con cui  entra in contatto e innescando un'ondata di tsunami quasi supersonica  con velocità fra i 650 e 950 chilometri orari e alta oltre trenta metri.  (2) Florida, Lousiana, Texas... devastazione totale, con decine, forse  centinaia di migliaia di vittime.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Come ciliegina sulla torta, sembra che  il petrolio che continua a fuoriuscire sia anche moderatamente  radioattivo! (3) Apparentemente questo fattore è legato, guarda caso,  proprio alla forte presenza di metano. (4)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ho molto apprezzato una mail speditami appena  rientrato dal Giappone dal mio amico e collaboratore Andrea Rampado, che  occupandosi tramite la sua azienda Biokavitus di tecnologie di  cavitazione e nanobolle mi ha segnalato una brillante soluzione per il  recupero del petrolio nel Golfo del Messico proposta da una loro  concorrente statunitense. Sono d'accordo con lui che la massima  divulgazione dell'esistenza di queste soluzioni è vitale in situazioni  come questa. Potete scaricare &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;a href="http://www.nexusedizioni.it/apri/La-Campana-dello-zio-Tom/Ultimi-articoli/Golfo-del-Messico-verso-la-legge-marziale---di-Tom-Bosco/#mce_temp_url#"&gt;qui&lt;/a&gt; l'interessantissimo  documento (in inglese).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Vi aggiornerò quanto  prima sulla situazione, condendo il tutto con interessanti notizie su  quanto sta accadendo al Sole...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Note:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;http://www.examiner.com/x-33986-Political-Spin-Examiner~y2010m6d17-North-America-facing-years-of-toxic-rain-from-poisonous-BP-oil-spill-dispersants&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://www.helium.com/items/1864136-how-the-ultimate-bp-gulf-disaster-could-kill-millions"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;http://www.helium.com/items/1864136-how-the-ultimate-bp-gulf-disaster-could-kill-millions&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;;   http://www.washingtonsblog.com/2010/06/bp-admits-that-if-it-tries-to-cap-leak.html&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://www.rense.com/general91/glf.htm"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;http://www.rense.com/general91/glf.htm&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;   &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;http://www.rense.com/general91/d2se.htm&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-weight: bold;" class="Titolo_big"&gt;Il grande bluff di Obama Bp paga, ma il greggio  esce&lt;/div&gt;           &lt;span class="artAutore"&gt;di Marcello Foa - www.ilgiornale.it - 17 Giugno 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;p align="justify"&gt;Parole, parole e ancora  parole. Un tempo bastavano, ora non più. Barack  Obama l'altra notte ha  parlato della marea nera, rivolgendosi alla  nazione, dallo Studio  Ovale, nell'ora di massimo ascolto televisivo,  come accade solo nei  momenti solenni e drammatici per la nazione. Ma il  discorso solenne non  ha convinto nessuno. E allora ieri il presidente è  stato costretto ad  abbandonare la retorica.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;La British Petroleum ha  accettato di creare  un fondo di ben 20 miliardi di dollari per risarcire  le vittime della  fuoriuscita di greggio, cominciata il 20 aprile e  ancora in corso.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Venti  miliardi sono tanti, più del previsto. E sono  stati annunciati proprio  alla Casa Bianca, dove in mattinata erano stati  ricevuti i dirigenti  della compagnia britannica al gran completo. Volti  seri, contriti,  hanno parlato per venti minuti con lo stesso Obama,  poi, a pranzo, per  novanta con il vicepresidente Joe Biden, mentre i  legali delle due  parti definivano gli ultimi dettagli. Nel pomeriggio  l'annuncio.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;A  gestire i venti miliardi sarà un fondo indipendente  gestito da Kenneth  Feinberg, a cui fu affidato anche quello per le  vittime dell'11  settembre.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;La Bp non riesce ancora a turare la falla e  dunque il  problema continua ad essere irrisolto, ma perlomeno ora Obama  può  proclamare che i responsabili del disastro pagheranno per le loro   negligenze e che coloro che hanno subito danni economici verranno in   qualche modo ricompensati.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;La Casa Bianca, accusata finora di   compiacenza nei confronti della multinazionale britannica, può   finalmente attribuirsi qualche merito e proiettare l'immagine che alla   fine la Giustizia prevarrà. In teoria.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Restano infatti aperte molte   questioni. Il premier britannico Cameron, che ormai è schierato   apertamente dalla parte della Bp, ieri ha ricordato che i risarcimenti   non potranno essere illimitati, pena il fallimento della società. Come   dire: non pensate di rilanciare oltre i 20 miliardi.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;L'opinione   pubblica americana continua a essere insoddisfatta del modo in cui il   governo ha affrontato l'emergenza, con punte di malcontento in Louisiana   che ha dovuto subire sia l'uragano Katrina sia la marea nera. Ebbene,   oggi gli abitanti di questo Stato ritengono che Obama si sia comportato   peggio addirittura di George Bush ai tempi dell'allagamento di New   Orleans.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il tasso di approvazione del presidente in carica continua a   calare. Solo il 24% degli elettori americani è molto soddisfatto del suo   operato, mentre il 44% esprime un profondo disappunto. I delusi sono   complessivamente il 57%. Cifra record.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;L'annuncio di ieri aiuterà   senz'altro Obama a recuperare qualche punto, ma non basterà a mutare il   giudizio nei suoi confronti, che il discorso televisivo, aulico nei   toni, ma evanescente nei contenuti, ha confermato.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Obama ha annunciato   la nomina di uno «zar» per l'emergenza, ma senza attribuirgli grandi   poteri e ha sollecitato l'America ad abbracciare la causa delle energie   pulite, ma senza indicare soluzioni concrete. Il presidente più  popolare  è diventato il più retorico. Dallo Yes, we can si è passati al  Maybe,  we can, ovvero dal «Sì, si può fare», al «Si può fare, forse».&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;L'America  ha scoperto la vera indole di Obama, che è quella del  temporeggiatore,  del mediatore riflessivo, sensibile alle pressioni  delle lobby,  refrattario ad agire sotto pressione e a prendere  decisioni  nell'emergenza.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Predilige i tempi lunghi, talvolta  lunghissimi. Sono  trascorsi quasi due mesi dall'incidente che ha  provocato la falla nel  pozzo petrolifero del Golfo del Messico e solo  ora il Comandante in capo  mette la Bp davvero di fronte alle proprie  responsabilità.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Gli americani si chiedono,  peraltro, perché le operazioni per chiudere  quel maledetto buco nero  siano rimaste ad appannaggio della Bp anziché  affidate alla protezione  civile e all'esercito, come sarebbe stato  logico.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;La risposta è  implicita: fino a oggi Obama non è stato in grado  di opporsi alle  pressioni della lobby petrolifera, i cui interessi sono  stati anteposti  a quelli della nazione. Con i risultati che sono sotto  gli occhi di  tutti. &lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-weight: bold;" class="Titolo_big"&gt;Germania: l’oro nero fatto in casa che non fa  male alla Terra&lt;/div&gt;           &lt;span class="artAutore"&gt;di Bruno Picozzi - www.terranews.it - 18 Giugno 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;&lt;div class="field field-type-text  field-field-sottopancia"&gt;&lt;div class="field-items"&gt;&lt;div class="field-item  odd"&gt;Nel laboratorio del professor Willner  dell’Università di scienze  applicate di Amburgo si ottiene petrolio da  una semplice  centrifugazione di mais, orzo, gramigna, sterco, plastica  usata e anche  spazzatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;         &lt;/div&gt; &lt;/div&gt; Alambicchi, provette e  misuratori di ogni tipo. Fa caldo nel  laboratorio del professor Thomas  Willner, responsabile di uno degli  oltre 20 progetti di ricerca sulle  fonti rinnovabili di energia  sviluppati all’Università di scienze  applicate di Amburgo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre studenti  mascherati di camici bianchi e  occhiali protettivi si agitano davanti a  macchine pulsanti e grafici  incomprensibili, un piccolo imbuto infila  dei semi in un contenitore  trasparente pieno d’olio molto denso che  viene mescolato e riscaldato a  circa 350 gradi. Le molecole organiche si  sciolgono e il vapore d’olio  finisce in un tubo di raffreddamento dal  quale gocciola un liquido  scuro che viene raccolto in un vasetto di  vetro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello è  petrolio, ricavato non da invasive trivellazioni degli strati  fossili  ma da una semplicissima centrifugazione di mais, orzo, gramigna,   sterco, plastica usata, spazzatura o chissà che altro. Qualsiasi   materiale organico si trasforma in ricchezza attraverso la piccola   macchina da scrivania, al ritmo di cento grammi di materia l’ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indossiamo occhiali protettivi e andiamo a scoprire dietro a un   paravento una macchina più grande e complessa che ingurgita un chilo di   materia l’ora. Presto nel cortile all’esterno del laboratorio sorgerà   una terza macchina con una capacità cento volte superiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il passo   successivo sarà la dimensione industriale. Chiediamo al professore se   non sia un controsenso sforzarsi a produrre petrolio in un laboratorio   finanziato per studiare le fonti rinnovabili. &lt;em&gt;Au contraire&lt;/em&gt;, ci   risponde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Questo combustibile non deriva dagli strati  fossili ma dalla materia  organica già presente sulla superficie  terrestre per cui, bruciando,  rimette in circolo esattamente la stessa  quantità di gas assorbita  dall’atmosfera».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il principio delle  biomasse applicato al petrolio  “fatto in casa”, ecologico e rinnovabile  all’infinito. E non solo!  L’intero processo, così come è stato  pensato, non produce alcun tipo di  rifiuto. Come materia prima possono  essere impiegati residui  dell’industria alimentare o di falegnameria,  erbacce o compost urbano.  L’olio pesante si autorigenera e l’acqua  viene usata in un circuito  chiuso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La piccola quantità di gas  prodotta può essere raccolta e utilizzata per  innescare il  procedimento. Bisogna solo pulire il contenitore, di tanto  in tanto, e  comunque quel poco che resta non è materia tossica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  prodotto della  ricerca sarà in commercio forse già tra cinque o dieci  anni, ci dice  Willner, con un sorriso leggermente diabolico e con  evidente  autocompiacimento. Noi ci aggiungiamo un forse, visto che la  crescita  della prima generazione di biocarburanti in Germania ha subito  un forte  stop nel 2007.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino allora trasformare prodotti agricoli in  petrolio  era sembrata una buona idea. Secondo i dati del ministero  tedesco per  l’Ambiente, l’Europa unita contava per un quinto del consumo  totale di  biocarburanti. Il settore era cresciuto di oltre il 23 per  cento in un  anno, nell’Unione, e la Germania vantava da sola metà del  consumo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I biocarburanti a loro volta rappresentavano il 2,4 per cento del   consumo mondiale di carburante per trasporto automobilistico. Poi   qualcuno improvvisamente ha realizzato che biodiesel ed etanolo sono   ricavati rispettivamente da olio di semi e zucchero di barbabietola,   ossia da prodotti alimentari, e ha cominciato a porre domande come: «Il   grano, lo vogliamo nel piatto o nel serbatoio dell’auto?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il   dibattito, alimentato dalle maggiori Organizzazioni non governative, si è   trasformato in slogan, ha colpito l’immaginazione della gente e la   risposta finale è stata più che ovvia. In Germania, Paese leader del   settore, la produzione e il consumo sono crollati in attesa di nuove   idee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricerca cui assistiamo nel laboratorio  dell’Università di Amburgo ha  quindi come oggetto i biocarburanti  cosiddetti di terza generazione,  masse organiche liquefatte e  idrogenate a temperatura relativamente  bassa ma dotate di alta  efficienza energetica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’approvvigionamento di  materia prima, ci  assicura il professor Willner, non entra assolutamente  in competizione  con la produzione di cibo e può anche essere d’aiuto  per chiudere  alcuni cicli industriali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piccolo vasetto pieno di  liquido scuro può  dunque essere una chiave per raggiungere gli obiettivi  obbligatori  fissati l’anno scorso dalla Commissione Ue e citati nelle  pubblicazioni  del ministero dell’Ambiente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Entro il 2020 la proporzione di  energia da fonti rinnovabili in ognuno  degli Stati della Ue dovrà  ammontare almeno al 10 per cento del consumo  energetico totale  nell’intero settore dei trasporti». Ci viene tuttavia  ripetuto più di  una volta che i biocarburanti, sebbene di terza  generazione, non sono  la soluzione finale quanto piuttosto parte della  soluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché la  questione energetica è complessa e richiede un  approccio complesso.  «Abbiamo bisogno di idee nuove per ricavare energia  in maniera  sostenibile - recita una brochure dell’Università di Amburgo  - e lo  sviluppo di tecnologie legate alle fonti rinnovabili gioca un  ruolo  chiave in questa sfida».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella del professor Willner è solo  una delle buone idee in fase di  studio. Opportunamente testata e  trasferita nella dimensione industriale  potrà contribuire a creare il  giusto mix energetico capace di  proiettare la Germania verso la  realizzazione degli obiettivi fissati.  Il 18 per cento di consumo  elettrico da fonti rinnovabili entro il 2020 è  il minimo garantito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La  visione nel lunghissimo periodo è arrivare a  coprire nel 2050 l’intero  fabbisogno elettrico e in più avere 900mila  addetti nel settore. Perché  in Germania, quando si parla di ambiente,  non è solo alberi e  ruscelletti ma anche più impresa, più lavoro,  maggior prelievo fiscale e  un migliore utilizzo del territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  professor Willner smetterà  presto i panni dello scienziato per indossare  quelli dell’imprenditore,  dimostrando ancora una volta che è la ricerca  a fare della Germania la  nazione leader nel campo tecnologico. E sarà  la ricerca a renderla  sempre meno dipendente da combustibili fossili e  assurdità nucleari: la  potenza industriale meno inquinante della storia.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-1534512976840417474?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/kfFccZQf5M8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/1534512976840417474?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/1534512976840417474?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/kfFccZQf5M8/marea-nera-unapocalisse-senza-prezzo.html" title="Marea nera: un'apocalisse senza prezzo" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TB85SxMR0AI/AAAAAAAACCQ/8HtpJqQiBTo/s72-c/marea+nera.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/06/marea-nera-unapocalisse-senza-prezzo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0UHRHY-eCp7ImA9WxFVGEU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-1520295110633136584</id><published>2010-06-18T10:00:00.004-06:00</published><updated>2010-06-18T11:13:55.850-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-18T11:13:55.850-06:00</app:edited><title>Una gabbia di matti</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TBum7LBszWI/AAAAAAAACB4/TphPQtnvOVM/s1600/magicitaly.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 320px; height: 187px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TBum7LBszWI/AAAAAAAACB4/TphPQtnvOVM/s320/magicitaly.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5484160506756124002" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;In poche ore è avvenuta una sequenza di eventi che confermano quanto l'Italia sia ormai in preda a una totale follia, frutto di un'irreversibile condizione di sfascio etico-morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1)  &lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/10_giugno_17/degennaro-condannato-g8-genova_1bbeb490-7a08-11df-b10c-00144f02aabe.shtml" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;Dopo la sentenza di condanna&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; a un anno e 4  mesi per istigazione alla falsa testimonianza nel processo per il massacro nella scuola Diaz durante il G8 di Genova,  l'ex capo della polizia Gianni De  Gennaro ha presentato le proprie dimissioni dal suo attuale incarico al vertice dei Servizi di Informazione e Sicurezza ma prontamente il Consiglio dei ministri  gli "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ha collegialmente confermato all'unanimità piena e completa  fiducia&lt;/span&gt;". Dimissioni respinte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quantomeno De Gennaro il gesto l'ha fatto, ma in qualsiasi altro Paese cosiddetto civile e democratico le dimissioni sarebbero state accettate al volo. Anzi, pretese dal governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Oggi è nominato ministro per l'Attuazione del  Federalismo Aldo Brancher - ex dirigente di Fininvest e Publitalia, coinvolto nel 1993 in Tangentopoli e accusato di appropriazione indebita in  relazione a soldi incassati da Giampiero Fiorani, nell'ambito di uno  stralcio dell'indagine sulla scalata della Banca Popolare di Lodi alla Banca Antonveneta di cui riprende il processo il 26 giugno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi il governo crea un ministero nuovo di zecca giusto una settimana prima del processo e ora Brancher potrà a pieno titolo evitare di  comparire all'udienza avvalendosi della norma privilegio sul legittimo impedimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spettacolare.... e poi non bastavano già tre ministri - Calderoli, Bossi e Fitto - ad occuparsi di federalismo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) L'avvocato di Berlusconi e deputato Pdl, Niccolò  Ghedini, reagisce così alla convocazione dei pm che vogliono ascoltarlo in merito alla  vicenda Unipol-Consorte: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il ministro della Giustizia mandi gli ispettori in procura a Milano&lt;/span&gt;", e chiede che si valutino provvedimenti disciplinari nei confronti del sostituto  procuratore Massimo Meroni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vicenda è quella della famosa intercettazione nella  quale l'ex segretario dei Ds Piero Fassino, al telefono con l'allora  numero uno di Unipol Giovanni Consorte, pronuncia la frase "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Abbiamo una  banca&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;Una conversazione mai trascritta né finita negli atti di  un'inchiesta, quindi teoricamente sconosciuta, e che invece venne  pubblicata in prima pagina su "Il Giornale". E per questo viene &lt;a class="footnote" href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/02/news/paolo_berlusconi-4508467/index.html"&gt;indagato  il fratello del presidente del consiglio&lt;/a&gt;, Paolo  Berlusconi, editore del quotidiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su quei fatti la procura di Milano aveva convocato Ghedini per poterlo  ascoltare in qualità di persona informata dei fatti. Ghedini però non si presenta e il pm Meroni chiede alla Giunta della Camera di poter disporre l'accompagnamento  coatto nei suoi confronti. E oggi Ghedini reagisce con la frase di cui sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massì, chissenefrega....Forza Italia!! Ora si può di nuovo dirlo...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-1520295110633136584?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/VXhVItG5k_0" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/1520295110633136584?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/1520295110633136584?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/VXhVItG5k_0/una-gabbia-di-matti.html" title="Una gabbia di matti" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TBum7LBszWI/AAAAAAAACB4/TphPQtnvOVM/s72-c/magicitaly.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/06/una-gabbia-di-matti.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CU4FRnw4fSp7ImA9WxFVGEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-3061975570812012720</id><published>2010-06-18T02:11:00.004-06:00</published><updated>2010-06-18T03:38:37.235-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-18T03:38:37.235-06:00</app:edited><title>Haiti: il colpo di grazia del post-terremoto</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TBs9KZNwaSI/AAAAAAAACBw/MCT7kmrVV6I/s1600/terremoto-haiti_thumb%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 218px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TBs9KZNwaSI/AAAAAAAACBw/MCT7kmrVV6I/s320/terremoto-haiti_thumb%5B1%5D.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5484044220030282018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;A cinque mesi dal devastante terremoto, Haiti conferma il vecchio adagio che al peggio non c'è mai limite.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Centinaia di migliaia di persone vivono ancora in condizioni disumane senza alcuna assitenza in tende di fortuna molto spesso acquistate al mercato nero, tra fogne a cielo aperto, promiscuità insostenibile, criminalità, traffico di bambini con la scusa delle adozioni internazionali e prostituzione minorile dilagante per via soprattutto dell'arrivo in massa dei cosiddetti operatori umanitari di agenzie Onu e Ong.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Miliardi di dollari sono stati stanziati per la ricostruzione ma finora solo una piccola percentuale è stata spesa e di ricostruzioni neanche l'ombra.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;E sta anche per iniziare la stagione delle piogge torrenziali, spesso accompagnate da tempeste tropicali e uragani, che non farà che peggiorare ulteriormente le già terribili condizioni di vita degli haitiani.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Proprio ieri è andato in onda su RaiTre un eloquente reportage dell'ottimo &lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Csabba%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} a:link, span.MsoHyperlink 	{color:blue; 	text-decoration:underline; 	text-underline:single;} a:visited, span.MsoHyperlinkFollowed 	{color:purple; 	text-decoration:underline; 	text-underline:single;} @page Section1 	{size:595.3pt 841.9pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:35.4pt; 	mso-footer-margin:35.4pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:#0400; 	mso-fareast-language:#0400; 	mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;a href="http://www.ceraunavolta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-1043381d-1df7-4076-8bdd-a41d1cc1426f.html"&gt;Silvestro Montanaro&lt;/a&gt;   sul post-terremoto che sta dando il colpo di grazia definitivo al Paese.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cinque mesi dopo la tragedia dove sono finiti i soldi per ricostruire Haiti?&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;di Fausto Biloslavo - www.ilgiornale.it - 7 Giugno 2010
&lt;br /&gt;&lt;h2 style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 14px ! important; font-style: italic; line-height: 16px; font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La macchina della solidarietà ha racimolato 15  miliardi di dollari per l'isola distrutta dal terremoto. Ma i lavori non  partono, le organizzazioni umanitarie non investono i fondi, pesa la  ricostruzione locale&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;p class="xtesto_notizie"&gt; Grandi organizzazioni umanitarie che non utilizzano i fondi raccolti per  le vittime del terremoto di Haiti, la gente terrorizzata di tornare a  vivere fra quattro mura, che vuole abitazioni in legno e scuole sotto le  tende per i propri figli.
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="xtesto_notizie"&gt;Un piano per la ricostruzione ancora in alto  mare, nonostante sulla carta siano disponibili 15 miliardi di dollari.  Non solo: Le scosse hanno fatto saltare anche le elezioni e il  presidente, René Perval, viene additato come un «dittatore» per aver  esteso il suo mandato fino al prossimo anno. &lt;/p&gt;Cinque mesi dopo il terribile  terremoto che il 12 gennaio ha falciato  220mila persone (secondo i dati forniti dal governo), l'isola caraibica  sta ancora cercando la strada giusta per il futuro.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Un'inchiesta della  tv americana Cbs ha dimostrato che le grandi organizzazioni umanitarie,  legate soprattutto alle donazioni negli Stati Uniti, stanno spendendo  con il contagocce i fondi raccolti per l'emergenza Haiti.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Proprio negli  Usa si era mobilitata, come in nessun’altra parte al mondo, la macchina  della solidarietà. La fondazione Clinton-Bush, messa in piedi con grande  pubblicità dai due ex presidenti Usa, non ha voluto neppure fornire i  dati ai giornalisti. Dal suo sito si scopre, però, che su 52 milioni di  dollari raccolti in beneficenza ne ha spesi appena 7.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Un altro colosso  del bene, l'ong Care, ha messo a disposizione 34,4 milioni di dollari, grazie a  donazione e altro, utilizzando ad Haiti solo il 16%. In pratica 5,75  milioni di dollari, 2,5 dei quali in prefabbricati per la prima  emergenza.   &lt;p class="xtesto_notizie"&gt; Ancora peggio la Catholic relief services (Crs) che dei 165 milioni di  dollari raccolti, sotto forme diverse, ne ha spesi solo l'8% (12,2  milioni). Va un po' meglio la Croce rossa americana, che su 444 milioni a  disposizione ne ha utilizzati 111, il 25 %. La metà in aiuti di  emergenza, ma sei mesi dopo il terremoto Haiti deve guardare avanti. &lt;/p&gt; &lt;p class="xtesto_notizie"&gt; Forse aveva ragione Guido Bertolaso, che dopo essere sbarcato sull'isola  per una breve missione aveva criticato soprattutto gli Stati Uniti per  il mancato coordinamento negli aiuti.  &lt;/p&gt; &lt;p class="xtesto_notizie"&gt; Dall'Italia, la costola nazionale della Croce rossa, ha raccolto molto  meno soldi di quella americana, ma in termini percentuali ne ha già  utilizzati una bella fetta. Su 2 milioni e 253mila euro raccolti con le  donazioni, un milione è servito per ridare una boccata d'ossigeno alla  sanità di Haiti, 350mila euro per attività sul campo e 100mila per  famiglie haitiane curate in Italia.
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="xtesto_notizie"&gt;Una fonte della Croce rossa spiega:  «La nostra linea è investire bene e presto i soldi della beneficenza.  Talvolta ci troviamo di fronte a ong, come il network italiano Agire,  che raccoglie fondi, anche attraverso convenzioni con la Rai e poi non  li spende tutti, come è capitato per lo tsunami. E staremo a vedere cosa  succederà per Haiti».  &lt;/p&gt; &lt;p class="xtesto_notizie"&gt; Il vero nodo è la ricostruzione. I 15 miliardi di dollari della comunità  internazionale dovranno servire a rimettere in piedi Haiti nei prossimi  10 anni. L'obiettivo è non solo ricostruire le città distrutte, ma fare  uscire il paese dalla crisi e dalla povertà endemica che lo attanaglia  da sempre.
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="xtesto_notizie"&gt;Molti ministeri, distrutti dal terremoto, continuano a  funzionare a singhiozzo e il governo non ha le idee chiare sul piano di  ricostruzione. Le grandi organizzazioni umanitarie temono di compiere  passi sbagliati o affrettati, come capitò dopo l'emergenza tsunami.
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="xtesto_notizie"&gt;Per  questo hanno il braccino corto. L'impasse politica e l'ombra della  corruzione fanno il resto. I soldi raccolti in beneficenza restano in  cassa per i progetti a lungo termine. E nel frattempo fruttano non poco,  grazie agli interessi.
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="xtesto_notizie"&gt; Le scosse hanno cancellato pure le elezioni e la decisione del  presidente Perval, ratificata dal parlamento, di rinnovarsi il mandato  fino al 14 maggio 2011 ha scatenato proteste di piazza. Gli oppositori  parlano di «nuova dittatura», in un paese abituato a golpe e tiranni. &lt;/p&gt;  Poi c'è il problema dei senzatetto, che non vogliono, per ora, tornare  nella case in muratura. Un milione e mezzo di persone è stato colpito  dal terremoto. Quattro mesi dopo fra 500mila e 700mila vivevano ancora  in condizioni di emergenza.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;La gente non vuole saperne di edifici in  muratura. Preferisce case in legno e scuole sotto le tende per i propri  figli. L'Avsi, una delle più importanti ong italiane presenti a Haiti  manda a scuola circa 3.000 bambini organizzandoli in classi sotto le  tende, dalla materna alla sesta elementare.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;E sta costruendo strutture  temporanee in legno dove verranno allestite 10 istituti scolastici, 7  ambulatori sanitari per una capacità di assistenza medica a10.000  bambini e 2.000 donne incinte e in fase di allattamento.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Con i primi di giugno si sono ritirati dall'isola i 22mila soldati  americani, che l'avevano «invasa» per evitare che il paese sprofondasse  nell'anarchia. Rimarranno solo 500 uomini della guardia nazionale e la  portaerei Iwo Jima per l'assistenza medica specialistica a bordo.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Invece  l'Onu ha rinforzato la missione dei caschi blu presenti ad Haiti dal  2004, per garantire una minimo di stabilizzazione e sicurezza. Fino a  ottobre continueranno a venir dispiegati circa 10mila uomini, che  proteggono pure le organizzazioni umanitarie e gli aiuti per la  popolazione.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Haiti, non è  cambiato niente&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;da www.ilpost.it - 30 Maggio 2010
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;div style="font-style: italic;" class="postIntro"&gt;Sono passati quasi cinque mesi dal terremoto, ma  la gente continua a non avere una casa.&lt;/div&gt; 			&lt;div style="font-style: italic;" class="postIntro"&gt;In tutta Port-au-Prince, scritte sui muri e  proteste contro il presidente Préval&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;Oltre duecentomila vittime, circa centomila case crollate e altre  duecentomila danneggiate. Sono passati quattro mesi e mezzo ma Haiti è  ancora ferma al 12 gennaio scorso, quando un terremoto di magnitudo 7.0  ha distrutto buona parte della capitale, Port-au-Prince, e del paese  intero. In molti speravano che il post-terremoto potesse portare nuova  linfa vitale alla nazione, ricostruendola più forte, efficiente  organizzata di prima.
&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Ma come &lt;a href="http://www.nytimes.com/2010/05/30/world/americas/30haiti.html?pagewanted=1"&gt;racconta&lt;/a&gt;  il New York Times tutto questo non sta accadendo, anzi: la maggior  parte dei terremotati haitiani continua a vivere tra le macerie, e dal  governo non arriva alcun segnale che lasci intravedere un futuro  migliore.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le scritte sulle macerie e le proteste quotidiane dei cittadini si  riassumono nello slogan “Aba Préval”, “Abbasso Préval”, il presidente  haitiano considerato il principale colpevole della situazione di stallo  in cui si trova il paese.
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le macerie che riempiono le strade di  Port-au-Prince non sono più solo quelle del terremoto: gli haitiani  stanno ammassando i pezzi dei muri crollati nelle piazze e nelle vie,  per rendere ancor più visibile la loro condizione e obbligare il governo  a rimuoverli.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Subito dopo il terremoto erano state distribuite circa 564.000 tende  di plastica, che hanno fornito un riparo d’emergenza a oltre un milione e  mezzo di haitiani. Ma dopo quell’intervento, il governo — insieme alla  commissione per la ricostruzione guidata dal primo ministro e Bill  Clinton — non è più intervento a soccorso dei cittadini.
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Michèle  Pierre-Louis, fino all’anno scorso il primo ministro sotto Préval, ha  detto che la banca centrale di Haiti avrebbe dovuto garantire dei  prestiti e allentare le richieste di permessi per l’apertura di piccole  attività commerciali, o annullare la legge che prevede che le aziende in  multiproprietà siano al 51% haitiane per invogliare investitori esterni  a partecipare alla ricostruzione ecomica della nazione. E anche le  organizzazioni non governative trovano vita dura, per nulla agevolate  dall’assenza di direttive e facilitazioni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L’impressione è quindi che non ci sia alcun piano in atto da parte  del presidente Réné Préval, che si limita a chiedere la pazienza dei  suoi cittadini. Le autorità delle Nazioni Uniti sono quasi certe che si  arriverà a nuove elezioni presidenziali entro fine anno, ma in questi  mesi non sembra essere nata alcuna alternativa a Préval.&lt;/p&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'agonia di Haiti&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;di Barbara Schiavulli - L'espresso - 7 Maggio 2010
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La solidarietà dopo il terremoto. I fondi stanziati. Ma quattro mesi  dopo nulla è cambiato. Non esiste un programma di ricostruzione    , nelle tendopoli dilaga il tifo.  Ed è cominciata la stagione delle  piogge.&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Loukense non riesce neanche a dirlo.  Parla solo della sua casa, di come è crollata come se fosse stata di  carta, mentre lui era andato un momento al cancello. Ci mette un giorno e  mezzo e una bottiglia di rum, a raccontare che il 12 gennaio scorso,  quando il terremoto ha colpito Haiti, ha perso la sua bimba di tre anni.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Non gli è rimasta neanche una foto, del suo angelo, che aveva chiamato  Pucca, come il cartone animato giapponese che le piaceva tanto. Loukense  ci metterà un'altra ora a dire che è morta anche sua moglie. Quando  l'ha vista per l'ultima volta teneva Pucca in braccio, sono morte  insieme in cucina. "Ogni notte sogno la mia bimba che dice 'papà ti  prego aiutami'. Cerco di non dormire per non vederla e mi chiedo perché  Dio non ha fatto morire anche me".
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Sono trascorsi quasi quattro mesi e  Haiti è ancora sotto shock, piegata dal dolore dei sopravvissuti e  dalle tonnellate di macerie che nessuno sembra riuscire a raccogliere  anche se qua e là ci sono ruspe e tanti operai che si arrampicano sui  resti dei palazzi e cercano ancora i corpi nei punti della città dove  l'odore di morte impregna ogni cosa.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;La prigione distrutta, gli schedari  dati alle fiamme, e migliaia di detenuti in libertà. Il manicomio  crollato ha scaricato migliaia di disabili per le strade, uno è riuscito  a trovare la famiglia e l'ha sterminata.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Dieci giorni fa il primo  temporale, la stagione delle piogge sta per esplodere e un milione e  mezzo di sfollati deve trovare una sistemazione perché le tende non  saranno in grado di contenere la forza delle alluvioni.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;A 45  chilometri da Port au Prince, nel campo di Coraile Cesselesse, non sono  state costruite neanche 400 case stabili, ma la gente viene costretta a  rifugiarsi lontano dalla capitale trascinata a forza sui pullman.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Il  governo ha deciso di evacuare i campi più insicuri, ma la gente non  vuole andarsene. "Se ci allontaniamo come faremo a trovare lavoro, a  tenere d'occhio le nostre case, che ne sarà di noi?", chiede Paul mentre  ringrazia un amico che gli presta dei vestiti. Ha perso la moglie e i  genitori, sta nel campo Obama, gestito dagli haitiani in condizioni  miserabili. "Non c'è più cibo, il mio bambino che ha perso una gamba ha  fame, tutti abbiamo fame".
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Il 31 marzo scorso, le Nazioni Unite, la  Banca mondiale e decine di paesi donatori hanno stanziato 5,3 miliardi  di dollari per i prossimi due anni e altri 5 per i successivi otto:  Haiti non è mai stata così ricca. E così disorganizzata. Nessuno si fida  di mettere i soldi in mano al governo che è stato dimezzato dal sisma e  resta comunque uno dei più corrotti al mondo. Il Parlamento si riunisce  in tenda ai piedi del palazzo presidenziale distrutto.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Centinaia di  organizzazioni umanitarie sgomitano per aiutare la gente, ma un vero  piano di intervento non c'è. Forse perché le Nazioni Unite hanno perso  200 persone il giorno del terremoto, forse perché il Paese non sa da che  parte cominciare. Non sa neanche dove creare i nuovi campi con le case  prefabbricate.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Il Duch relief group, Cordaid (organizzazione olandese),  sta per finire 150 abitazioni con le pareti di tela e gli infissi di  legno, più di una tenda ma meno di una casa. "Sono troppo lenti, così ci  vorranno dieci anni", si lamenta una signora che aspetta fiduciosa di  trovare il proprio nome nella lista di coloro che accederanno al  villaggio.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Ma il problema, oltre alla presenza di macerie che  impediscono la ricostruzione e il risanamento delle case ancora in  piedi, è la guerra per la terra. Molti haitiani vivevano in affitto e i  padroni di case e terre non vogliono in alcun modo prestare i loro beni  per paura che le costruzioni provvisorie diventino permanenti, non  sarebbe la prima volta in un Paese quasi tutto abusivo.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;I proprietari di  case, scuole e terreni, dove sorgono le tendopoli, stanno sfrattando  gli ospiti. E per questo nella capitale non sono state edificate più di  una decina di case provvisorie. "Sono dispiaciuto che dopo settimane e  settimane di sforzi, non abbiamo ancora un posto per costruire", spiega  il portavoce della Croce Rossa, Alex Winter.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Gli ingegneri passano il  loro tempo a cercare di identificare i luoghi dove innalzare le gru .  "Se non fai le cose come si deve, si possono creare scontri", dice Alex  Coissac, dell'Organizzazione internazionale per la Migrazione.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Tra  gli haitiani la tensione sale di giorno in giorno. "Dopo il trauma  iniziale, la seconda fase riguarda la rabbia", spiega uno psicologo.  Qualche giorno fa la gente è scesa in piazza, ha messo a ferro e fuoco  il mercato centrale.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Si contano a decine le manifestazioni spontanee  contro il governo, le Nazioni Unite e l'America. Progressi non se ne  vedono. Gli haitiani devono ancora attaccarsi alle tubature per rubare  acqua spesso non potabile, devono vagare tra i mercati per raccogliere  gli scarti, perché il costo del cibo è raddoppiato mentre la benzina che  prima del terremoto costava 5 dollari al gallone (4 litri), ora ne  costa dieci.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;I bambini sguazzano nel fango, con le loro stampelle e gli  arti fasciati, le donne lavano nei secchi di plastica alle porte delle  bidonville, gli uomini ciondolano in attesa che qualcosa accada. Si  urina per la strada lungo i muri, mentre aumentano gli stupri e i  rapimenti degli stranieri. Sono almeno due gli operatori di Medici senza  frontiere catturati e poi rilasciati. Spuntano anche compagnie di  sicurezza straniere, perché la polizia non ha ordini, e i militari  dell'Onu non hanno il mandato giusto.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Gli haitiani hanno paura, il  presidente René Préval ha annunciato una scossa imminente anche più  forte, nessuno vuole tornare nelle case che sono rimaste in piedi, anche  se il governo cerca di cacciarli dalle tende. "Ci costringono a vivere  come animali, il governo non ci aiuta nonostante i miliardi, solo quelli  delle organizzazioni umanitarie ci portano vestiti e da mangiare", dice  Aklush Louijeune, parlamentare dell'opposizione.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Le organizzazioni  cristiane spopolano insieme a quelle non governative, tra le bidonville,  nei quartieri si sentono i canti dei fedeli arrivati soprattutto dagli  Stati Uniti. "Non resta che pregare", dice un reverendo che accompagna  una ventina di anziani giunti a portare assistenza religiosa ad Haiti.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;La Caritas ha già speso 14 milioni di euro e provveduto a sistemare 100  mila persone. Ma niente sembra bastare. Il tifo si sta diffondendo nel  quartiere devastato di Cité Soleil, una volta regno dei trafficanti. "Il  presidente ha già rimandato le elezioni parlamentari, ma quello che fa  infuriare la gente è che sta cercando di estendere il suo mandato e  nessuno lo vuole", afferma Louijeune.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;La politica appassiona gli  haitiani che ascoltano Radio Caribbean (trasmette da una tenda davanti  al vecchio ufficio distrutto). "Rivogliamo il nostro esercito", urla  Padovan Iknoll, ex sergente, congedato 16 anni fa quando il dittatore  Aristide cancellò l'apparato militare per paura di un colpo di Stato.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Al  loro posto ci sono 10 mila soldati dell'Onu, poco amati e molto armati,  sui loro mezzi blindati con le mitragliatrici ben in vista, che nessuno  sa cosa facciano oltre a sorvegliare le merci che arrivano e proteggere  il presidente.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Qualcuno si riversa in spiaggia e guarda il mare.  "Per noi è quella l'unica soluzione, andarcene, questa isola è  maledetta", dicono in coro. Al largo spiccano due lussuose navi da  crociera, Love Boat le chiamano gli haitiani, che ospitano gli operatori  delle Nazioni Unite. La Ola Esmeralda (la cui proprietà viene  ricondotta al presidente venezuelano Chávez) e la Sea Voyager costano  all'Onu 112 mila dollari al giorno.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;"Bisogna stare bene per poter  aiutare gli altri", ha dichiarato Edmond Mulet, capo del contingente di  peacekeeping (Minustah), "è come quando cadono le maschere di ossigeno  in aereo, devi prima indossarla per poter dare poi una mano al tuo  vicino".
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;"Oltre ai bisogni primari e alla corruzione, manca la  programmazione", spiega Phil Hudson, direttore di Cure International:  "Ci sono problemi strutturali che nessuno prende in considerazione. Per  esempio, prima del terremoto l'assistenza sanitaria veniva pagata dagli  haitiani e pochi infatti avevano accesso alle cure mediche (10 per  cento). Ora è tutto gratis, i medici stranieri lavorano con i colleghi  locali che però non hanno uno stipendio. Nessuno ha pensato a come  pagare i dipendenti degli ospedali locali. Quando se ne andranno le ong  che accadrà ad Haiti? Si può pensare di non curare più la gente o di  pretendere soldi dai 300 mila feriti, la maggior parte donne e bambini  con arti amputati?".
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;La verità per Hudson, è che 300 mila persone sono  morte per il terremoto e molte altre moriranno per la povertà e la  negligenza.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Intanto la vita si impone. I bambini nascono nelle tende e  negli ospedali, i ragazzini tornano a scuola, anche solo perché sanno  che avranno un pasto gratis. Bernadette e Louis invece si sposano, lei  ha perso i genitori, lui i fratelli, ma hanno deciso di non aspettare.  "La vita è così breve e se devo morire", dice Bernadette nel suo abito  bianco, "voglio farlo come moglie di Louis, non mi resta altro che il  nostro amore".
&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4850260641517364701-3061975570812012720?l=enricosabatino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/EnricoSabatino/~4/FM3U0JHnoM0" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/3061975570812012720?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4850260641517364701/posts/default/3061975570812012720?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/EnricoSabatino/~3/FM3U0JHnoM0/haiti-il-colpo-di-grazia-del-post.html" title="Haiti: il colpo di grazia del post-terremoto" /><author><name>Enrico Sabatino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10449787561130880520</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="14265115901062177501" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TBs9KZNwaSI/AAAAAAAACBw/MCT7kmrVV6I/s72-c/terremoto-haiti_thumb%5B1%5D.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://enricosabatino.blogspot.com/2010/06/haiti-il-colpo-di-grazia-del-post.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEcNQXo5fyp7ImA9WxFVF0s.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4850260641517364701.post-5010377300245204821</id><published>2010-06-17T02:20:00.005-06:00</published><updated>2010-06-17T03:14:50.427-06:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-06-17T03:14:50.427-06:00</app:edited><title>Carl Marx: ritorno al futuro</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TBng5z2XJYI/AAAAAAAACBo/BN-Xr8KPvog/s1600/MARX.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 253px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TBng5z2XJYI/AAAAAAAACBo/BN-Xr8KPvog/s320/MARX.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483661305075672450" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Non si è visto finora alcun rimedio concreto ed efficace per uscire dalla crisi sistemica del modello neoliberista che sta attanagliando in particolare Usa ed Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma solo inutili e costosi salvataggi/palliativi, all'insegna di una vergognosa socializzazione delle perdite, che non vanno assolutamente alla radice del problema e servono solo a ritardare il più possibile la vera mazzata che è all'orizzonte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' quindi arrivato il momento, prima che sia troppo tardi, di riscoprire e rivalutare gli scritti di un'economista così tanto bistrattato e odiato da coloro che manovrano le leve del potere politico-economico mondiale e che ci stanno conducendo per mano verso il baratro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sorpresa: è tornato Carl Marx&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Loretta Napoleoni - www.unita.it - 16 Giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riparte la lotta operaia lungo la catena di montaggio che ormai unisce  l'est all'ovest. I metalmeccanici cinesi strappano alla Foxconn e  all'Honda concessioni importanti verso la creazione di uno statuto dei  lavoratori che i nostri operai invece stanno per perdere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le stesse  forze che applaudono alla vittoria cinese in occidente, incitano gli  italiani a rinunciare ai privilegi conquistati in decenni di lotte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco  l'ultimo atto canaglia dell'economia globalizzata, e per conciliare  questi atteggiamenti incompatibili non si esita a suggerire di cambiare  la Costituzione. Peccato che questa contraddizione sia irrisolvibile con  i tagli alla Costituzione o ai costi di produzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si illudano  politici e alcuni industriali: la crisi è sistemica, e se non viene  risolta da entrambi i fattori dell'equazione produttiva: capitale e  lavoro, tra dieci anni il nostro capitalismo potrebbe non esistere più. I  destini degli industriali e degli operai occidentali sono tornati a  incrociarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per vent'anni la formula della globalizzazione è  stata: taglio dei tassi d'interesse e delocalizzazione, un'equazione che  ha evitato al capitalismo, quello vero, non il suo avatar finanziario,  di confrontarsi con il suo nemico numero uno: la caduta tendenziale del  saggio di profitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marx ne parla a lungo, ma anche Smith e Ricardo  accennano a questo virus che si rafforza con il dilagare della  produzione meccanizzata. Meno lavoro umano si utilizza nella produzione,  meno grasso sarà il profitto; l'uomo e la sua intelligenza hanno un  valore aggiunto superiore alla macchina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli asiatici lo sanno bene, noi ce ne siamo dimenticati. La Honda e la  Foxconn si piegano ai voleri degli operai cinesi invece che rimpiazzarli  con nuove tecnologie o delocalizzare la produzione in Vietnam perché il  valore aggiunto della manodopera cinese è ancora imbattibile. Per  produrre autovetture ed ipod di prima qualità ci vuole, per dirla alla  Adam Smith, la mano "magica" dell'operaio specializzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La disputa tra capitale e lavoro alla Fiat è solo l'anteprima di ciò che  ci aspetta nei prossimi anni se non ci decidiamo a risolvere il  problema della caduta tendenziale del saggio di profitto. Con i tassi  d'interesse ormai a zero l'unico modo per contrastarla è tagliare il  costo del lavoro, già ridotto all'osso. Delocalizzare in Cina o in Asia  non è più così conveniente, ce lo confermano gli scioperi a Shenzhen, si  rischia di ritrovarsi con le stesse dispute dall'altra parte del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È vero, ci sono sempre i Paesi dell'ex est europeo: Polonia, Serbia,  Slovacchia dove un operaio guadagna ancora 350 euro al mese e dove la  vita è quasi tanto cara quanto a casa nostra. Questa la minaccia della  dirigenza Fiat: chiudiamo Pomigliano e ce ne andiamo tutti in Polonia,  la Panda invece che nel mediterraneo la facciamo a due passi dal  Baltico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il discorso non fa una piega, peccato che non si sia preso minimamente  in considerazione il mercato di sbocco. Ecco l'altro grande ostacolo del  capitalismo: il mercato di sbocco, un volano industriale che bisogna  conquistarsi con crescente difficoltà. Quello cinese si chiama mercato  interno: un miliardo e 300 milioni di operai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in Italia un tempo  si chiamava nello stesso modo. Negli anni del miracolo economico la Fiat  produceva utilitarie che poi vendeva a quella classe media ed operaia  che l'aiutava a produrle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitalismo, ricordiamolo, prende il nome dal capitale, ma altro non è  che il prodotto del rapporto tra questo e il lavoro: l'uno senza  l'altro non possono esistere. Se togliamo la fabbrica agli operai  italiani e paghiamo 350 euro a quelli slovacchi, la moderna utilitaria  chi la comprerà? È una domanda che tutti gli industriali dovrebbero  porsi. E prima di guardare oltralpe, facciamo due conti con la  concorrenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Fiat non è la Toyota che da vent'anni produce macchine  ibride, non è neppure la cinese Grenley che si è comprata la Volvo. Non  ha né il prodotto, né i muscoli per competere a livello internazionale  con i vecchi e nuovi giganti dell'auto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, ahimé, questo discorso vale  un po' per tutta la nostra industria che negli ultimi anni ha perso  lustro e fatica a sostenere la concorrenza agguerrita degli asiatici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La grande sfida della seconda fase della globalizzazione si chiama  mercato nazionale, come difendere capitale e lavoro in un'economia  mondiale tendenzialmente canaglia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Italia non è la Germania, terzo  esportatore al mondo, ma è un Paese dove c'è ancora voglia di lavorare,  dove la classe media e quella operaia sono più povere che vent'anni fa,  dove un insegnante di liceo guadagna 1200 euro al mese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è spazio  quindi per la crescita economica, ma per averla bisogna che la torta  venga divisa più equamente, le briciole non bastano più. Se non lo  facciamo, nessuno mangerà più: l'ha predetto due secoli fa Carlo Marx.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-weight: bold;" class="Titolo_big"&gt;Cina: "...perchè gli occidentali comprano dei  jeans così grossi?..."&lt;/div&gt;           &lt;span class="artAutore"&gt;di Romolo Gobbi - www.romologobbi.com - 15/06/2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="newsSottotitolo"&gt;Il dialogo ingenuo avvenuto alcuni mesi fa  tra due operaie cinesi di una  fabbrica di jeans rivela la loro  disinformazione sulle condizioni di  vita dell'occidente, altrimenti  saprebbero che, almeno da dopo la  Seconda Guerra Mondiale, la statura  media dei cittadini italiani ed  europei è aumentata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto  riguarda la loro stazza, e questo vale  anche per i cittadini americani,  il problema della dilagante obesità  preoccupa medici e governi per le  implicazioni sulla salute dei  cittadini grandi e piccoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'obesità è  la manifestazione di disturbi  psicologici e metabolici, ma è comunque  il frutto di una enorme  disponibilità di cibo e bevande di cui può  disporre un cittadino  occidentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Cina, invece, le operaie che  "dormivano in dodici per  camera in letti a castello vicino al gabinetto  e le stanze erano sporche  e puzzolenti", non avevano un gran che da  mangiare: "un pasto prevedeva  una porzione di riso, una di carne o  verdure e una zuppa, e la zuppa  era tutta acqua".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il salario degli  operai cinesi si aggirava  mediamente  al di sotto dei 60 euro al mese e  la "giornata alla catena  di montaggio du
