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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><!--Generated by Squarespace Site Server v5.5.4 (http://www.squarespace.com/) on Tue, 14 Jul 2009 23:48:01 GMT--><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:creativeCommons="http://backend.userland.com/creativeCommonsRssModule" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><title>Fabrizio Rusconi</title><link>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/</link><description>Fabrizio Rusconi</description><copyright>Fabrizio Rusconi</copyright><language>it-IT</language><generator>Squarespace Site Server v5.5.4 (http://www.squarespace.com/)</generator><creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" href="http://feeds.feedburner.com/FabrizioRusconi" type="application/rss+xml" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com" /><item><title>Pericolo Han</title><dc:creator>fr</dc:creator><pubDate>Fri, 10 Jul 2009 06:54:14 +0000</pubDate><link>http://feedproxy.google.com/~r/FabrizioRusconi/~3/eKD6EeqituI/pericolo-han.html</link><guid isPermaLink="false">143962:1313151:4579666</guid><description>&lt;p&gt;L’etnia Han è il devastante emblema del potere e dell’arroganza del numero, o sia della maggioranza nutrita di intolleranza e permeata dall’odio etnico e dal costante vilipendio di ciò che è sentito come altro da sè. La scia dei suoi misfatti abominevoli si allarga sempre di più: ieri nel Tibet, oggi nella provincia cinese dello Xinjiang. Essa prova la natura malvagia dell’essere umano – che solo causalmente cioè per una straordinaria coincidenza di fattori, tra cui un ambiente evoluto e un’educazione continua e esemplare, può riuscire a contenere la sua natura terribile e sanguinaria - e offre al motto hobbesiano una trasparente traduzione nel mandarino.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FabrizioRusconi/~4/eKD6EeqituI" height="1" width="1"/&gt;</description><wfw:commentRss>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/rss-comments-entry-4579666.xml</wfw:commentRss><feedburner:origLink>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/2009/7/10/pericolo-han.html</feedburner:origLink></item><item><title>2087</title><dc:creator>fr</dc:creator><pubDate>Wed, 08 Jul 2009 07:12:13 +0000</pubDate><link>http://feedproxy.google.com/~r/FabrizioRusconi/~3/44rIZufefT4/2087.html</link><guid isPermaLink="false">143962:1313151:4558031</guid><description>&lt;p&gt;Sono ormai tre giorni che siamo prigionieri del deserto. Le nostre apparecchiature elettroniche sono inservibili perché il caldo ha decomposto il silicio, e inoltre le tempeste magnetiche rendono impossibile ogni tentativo di connessione con l’unico palmare che abbiamo salvato. Ci troviamo a qualcosa come duecento chilometri dal più vicino accampamento. Le provviste che abbiamo con noi, e che abbiamo già razionato, non basteranno che per altri cinque o sei giorni. Grazie a dio abbiamo trovato una fonte d’acqua non inquinata e relativamente abbondante: è uno dei vecchi pozzi dei barberi, profondo appena sei metri, ma ben protetto dalle infiltrazioni dei sali e delle cellule alfa. L’altra notte Alfula ha avuto un altro atroce attacco e Giori ha dovuto metterlo in quarantena con i pochi mezzi di fortuna che abbiamo con noi. Quando siamo stati abbastanza isolati dal gruppo Giori mi ha rivelato le sue preoccupazioni. Egli pensa che Alfula sia stato contagiato dal morbo. Se questo fosse vero l’intero gruppo sarebbe destinato a sparire nell’arco di trentasei ore. Le prossime ore ci diranno qualcosa di più. Non so nemmeno quali sono i miei sentimenti in questo momento: dovrei essere immobilizzato dalla paura, o tormentato dall’angoscia invece l’unica cosa che faccio è pensare a Tituana che sento così lontana come se abitasse un’altra costellazione. La notte in questo deserto è straordinariamente luminosa: la volta stellata che ci ricopre è uno spettacolo che toglie il fiato. Ovunque si guarda, stelle e costellazioni che lo sguardo può percorrere a suo piacimento non essendovi ostacoli se non l’orizzonte piatto o appena rilevato da qualche duna. Lassù il cielo notturno sembra curvarsi e si crede quasi di comprenderne il motivo: è il peso di tutte quelle stelle lucenti e tremolanti, l’enigmatico linguaggio del cosmo. Sentimento dominante non è la paura, l’ho detto: è la nostalgia per qualcosa che è più grande di noi, per un segreto che porta il suggello dell’infinito tempo e dell’infinito spazio. Ma è così strano che in questo respiro senza fine e nel quale ogni cosa di me scompare, io intraveda il viso di Tituana. Lei fa parte del mistero. È nel cosmo che ne indovino la forma.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FabrizioRusconi/~4/44rIZufefT4" height="1" width="1"/&gt;</description><wfw:commentRss>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/rss-comments-entry-4558031.xml</wfw:commentRss><feedburner:origLink>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/2009/7/8/2087.html</feedburner:origLink></item><item><title>Impressioni</title><dc:creator>fr</dc:creator><pubDate>Sun, 05 Jul 2009 09:06:46 +0000</pubDate><link>http://feedproxy.google.com/~r/FabrizioRusconi/~3/PU540K7p21A/impressioni.html</link><guid isPermaLink="false">143962:1313151:4525775</guid><description>&lt;p&gt;La sfilata notturna. Petti di donna, cinghie colorate, unghie, lingue, occhi, contorni. Gente che passa e che va, mentre anche l’acqua scorre e sotto i barconi si formano le alghe. Una musica allegra e caraibica fuoriesce quasi rotolando dal locale accanto al negozio di magliette. Al terzo piano sul palazzo della strada di fronte c’è un uomo nella sua stanza che non riesce a prendere sonno, probabilmente disturbato dai rumori che salgono dalla strada. L’uomo pensa con la testa piena di amarezza e di interrogativi. Ma a cosa pensa quest’uomo che non riesce a dormire da tre giorni. Ieri ha dormito male e si è svegliato intorno alle cinque del mattino mentre giù in strada rotolava il vetro di una bottiglia. Qualche addetto alla pulizia delle strade a bordo di un veicolo elettrico munito di grosse spazzole spariva dietro l’angolo, lentamente come un animale del giurassico. Il silenzio avvolgeva la città ieri e l’uomo non riusciva a dormire. L’uomo pensava. La città dormiva.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sono andato per comprare un libro. La vecchia bottega li vende usati, con lo sconto. C’è una stanza dentro la quale grandi scaffali pieni di libri arrivano fino al soffitto. Di fianco c’è una chiesa e dentro la chiesa scintilla l’ostensorio e la cassetta per le offerte, una donna accende una candela di sego. Si inginocchia. E prega ad occhi chiusi, le mani giunte.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FabrizioRusconi/~4/PU540K7p21A" height="1" width="1"/&gt;</description><wfw:commentRss>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/rss-comments-entry-4525775.xml</wfw:commentRss><feedburner:origLink>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/2009/7/5/impressioni.html</feedburner:origLink></item><item><title>Il pescatore di *****</title><dc:creator>fr</dc:creator><pubDate>Fri, 03 Jul 2009 07:18:35 +0000</pubDate><link>http://feedproxy.google.com/~r/FabrizioRusconi/~3/WgAfljLyeoQ/il-pescatore-di.html</link><guid isPermaLink="false">143962:1313151:4508541</guid><description>&lt;p&gt;Valerio Fo possedeva una canna da pesca magica. Questo attrezzo lungo e snodato gli permetteva di pescare i rimorsi delle persone, i loro fallimenti, le loro colpose viltà, cose vive e lubriche che vivono nei fondi più fangosi, negli abissi più remoti e insondati. Una volta acchiappati, estratti dal fondo essi apparivano sporchi e duri come vecchie croste. Bisognava quindi ripulirli e renderli innocui come si fa con un pesce persico che punge le dita una volta afferrato. Valerio Fo si era esercitato una vita applicandosi ai suoi casi – dimostrava vent’anni ma aveva passati i quaranta - e ora possedeva una tecnica sopraffina. Con un movimento secco del polso riduceva all’impotenza il rimorso che sembrava ancora vivo, scivoloso e velenoso anche dopo tutti quegli anni. Ciò fatto estraeva il suo coltellino e ne incideva la scorza dura e spessa. Dal taglio usciva la linfa giovane e chiara, quasi albina, il secreto di ogni rimorso, colpa, omissione, infedeltà. La crosta si staccava dall’interno, mentre questo continuava a dibattersi ma senza speranza tra le mani di Valerio. Valerio allora allungava la cosa al suo cliente. Questi con grande timore riceveva tra i palmi quella parte ancora viva e disperata di sé, finché tra le sue mani essa veniva lentamente a morire e dissolversi. Immediato e visibile il risultato: l’uomo acquistava smalto, il viso perdeva qualche ruga, la pelle sotto gli occhi diventava immediatamente più tonica, le mani più forti, i muscoli del collo più tesi e vivi, la schiena più dritta. Ma soprattutto le persone giuravano di sentirsi più leggere e serene, qualcuna diceva di provare gioia, altri si metteva perfino a cantare come prova della sua nuova condizione. Valerio Fo li guardava e sembrava felice per loro. Quindi riponeva la canna magica; chiudeva il coltellino dopo averlo lavato in un bacile riempito con del liquido azzurro e infine stringeva la mano all’uomo che aveva davanti. Voleva essere pagato Valerio per quel suo lavoro. Ma la sua parcella era davvero modesta. Rimuovere un rimorso che ostruiva quasi interamente un’esistenza costava meno di un intervento ambulatoriale in day-hospital. Tra i clienti più assidui vi erano anziani uomini politici, imprenditori (edili soprattutto), qualche vip, piloti di linea, professori prestigiosi&amp;#8230;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FabrizioRusconi/~4/WgAfljLyeoQ" height="1" width="1"/&gt;</description><wfw:commentRss>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/rss-comments-entry-4508541.xml</wfw:commentRss><feedburner:origLink>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/2009/7/3/il-pescatore-di.html</feedburner:origLink></item><item><title>De Andrè</title><dc:creator>fr</dc:creator><pubDate>Wed, 01 Jul 2009 08:43:53 +0000</pubDate><link>http://feedproxy.google.com/~r/FabrizioRusconi/~3/E4EqyrQzS4Q/de-andre.html</link><guid isPermaLink="false">143962:1313151:4490125</guid><description>&lt;p&gt;De Andrè, prova dalla sua grandezza oltreché artistica, umana. Non si presentò parte civile al processo contro coloro che lo avevano rapito (la vicenda del Supramonte). Confessa che lui è sempre stato dalla parte dei perdenti. E che insomma gli ostaggi in quella triste vicenda gli sembravano proprio i suoi aguzzini. Ostaggi dell’esistenza, cioè perdenti, sconfitti, falliti.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FabrizioRusconi/~4/E4EqyrQzS4Q" height="1" width="1"/&gt;</description><wfw:commentRss>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/rss-comments-entry-4490125.xml</wfw:commentRss><feedburner:origLink>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/2009/7/1/de-andre.html</feedburner:origLink></item><item><title>In juventute jugum</title><dc:creator>fr</dc:creator><pubDate>Sat, 20 Jun 2009 16:10:40 +0000</pubDate><link>http://feedproxy.google.com/~r/FabrizioRusconi/~3/Wj-oi2d5BhI/in-juventute-jugum.html</link><guid isPermaLink="false">143962:1313151:4391254</guid><description>&lt;p&gt;Ricordo di averlo seguito il dottor Augias. Gli stavo appresso, a non più di sei passi, sul suo stesso marciapiede e intanto lì avanti c’era la sua schiena e mi sembrava strano che fosse lui perché io la schiena di Augias non l’avevo mai vista in televisione e non me l’aspettavo così, insomma una schiena come altre, una vecchia schiena nemmeno troppo piegata dall’età. Si era dalle parti degli studi rai e io ero già buona parte della mattina che giravo da quelle parti in cerca di un gommista. Augias lo avevo visto per caso. Ero stato fortunato perché stavo guardando le vetrine di un’edicola proprio nel momento in cui lui si era fermato a comprare una rivista pornografica. Io invece in quell’edicola stavo cercando l’indirizzo di un gommista e quasi quasi ero lì per acquistare seconda mano. Augias prende la sua rivista, paga e se ne va. Io ero rimasto un po’ interdetto, non lo nascondo, perché credevo facesse letture più impegnative. Ma forse a quell’età un cazzo in culo è più impegnativo di un trattato di Seneca. Comunque è così che ho deciso di seguirlo. E poi avevo un sacco di cose da chiedergli. Lui intanto cammina e io dietro che gli guardo la schiena. Una schiena per niente famosa. Una schiena stupidissima e che invece chissà davanti a quante librerie si è seduta. E poi ci sono quei capelli: anche da dietro quelli si riconoscono. Fanno pensare alla peluria dei neonati, ma anche alle piume. Viene in mente la parola implume, una parola dall’etimo colto certo suggerita dal raffronto con l’originale in carne ed ossa. Alla fine io accelero deciso a raggiungerlo. Lo affianco. Lui ha le mani libere. La rivista pornografica deve averla infilata in una tasca del suo blazer blu (coi bottoncini in metallo). Mi scusi gli faccio non appena i suoi occhi incrociano i miei. Mi scusi dottor Augias se la importuno così. Non è mia intenzione seguirla. Però già che ci sono avrei alcune domande da farle su Leopardi. I suoi programmi sono sempre così forbiti. A proposito lo sa mica lei che non si dice i pneumatici ma gli pneumatici. No, è che sto cercando un gommista… poi ho visto lei. Sì appunto mi piacerebbe sapere se è vero che Leopardi ha scritto i Paralipomeni della Batracomiomachia. Augias va di fretta mi pare e senza anche un po’ spaventato. E come se fosse inseguito dalla sua cattiva coscienza. Ma perché, penso, un uomo così probo e saggio dovrebbe avere simili ossessioni. Ma forse, penso, sono stato troppo precipitoso e lui si è scocciato. Provo a rimediare. No, dottor Augias, guardi che non voglio essere invitato a qualche sua trasmissione: non sono mica uno scocciatore io. So che per essere invitati a qualche sua trasmissione bisogna avere le carte in regola. Ecco, magari aver pubblicato qualche libro che lei può ‘sponsorizzare’, con quel briciolo di paternalismo che alla sua età non guasta. Però siccome l’ho vista poco fa che si è fermato a quell’edicola… mi è venuto in mente Leopardi e la domanda sui Paralipomeni. Cosa ne pensa lei della satira? C’è qualche differenza tra la satira oggi e la satira ieri, intendo ai tempi di Leopardi, ma anche ai tempi dei Greci? Glielo chiedo perché mi interessa la sua risposta e perché se ne è parlato molto nei giorni scorsi. Lei l’ha letto il Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere? Come di chi? È sempre di Leopardi Giacomo. Mi verrebbe quasi quasi da rivolgerle la stessa domanda, dottor Augias. Lei tornerebbe indietro, insomma rivivrebbe la sua vita, identicamente, giorno dopo giorno tale e quale quella che ha già vissuto? Immagino che pure lei risponderebbe come il venditore di almanacchi, non la credo un personaggio nicciano. Le confesso dottor Augias che nemmeno io la rivivrei una vita identica a quella già trascorsa. Io sono stufo di cercare gommisti e di inseguire schiene famose. Ah, sto scherzando, guardi che è stato un caso. Se vuole la porto fino alla mia macchina che è ferma laggiù con la gomma bucata, così le faccio vedere. Vuole? No, lo vedo che lei ha fretta. Era solo per dire, era solo perché sennò le vengono in mente strane idee. Però pensavo che lei avrebbe detto che sì, che la sua vita, anche identica, giorno dopo giorno, tale e quale, lei l’avrebbe rivissuta. Comunque io sono arrivato, vedo un gommista sull’altro marciapiede. Be’, dottor Augias è stato un onore parlare con lei. Illustrissimo cotesto vale trenta soldi. Come?… non era solo una reminiscenza… una cosa così senza significato. A me la mia gomma bucata signor Augias a lei la sua vita: in senectute salus in juventute jugum. Ma il buon Augias era già sparito dietro l’angolo. Senza nemmeno salutare.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FabrizioRusconi/~4/Wj-oi2d5BhI" height="1" width="1"/&gt;</description><wfw:commentRss>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/rss-comments-entry-4391254.xml</wfw:commentRss><feedburner:origLink>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/2009/6/20/in-juventute-jugum.html</feedburner:origLink></item><item><title>Il Paradiso</title><dc:creator>fr</dc:creator><pubDate>Fri, 19 Jun 2009 07:45:17 +0000</pubDate><link>http://feedproxy.google.com/~r/FabrizioRusconi/~3/gBWDA17Cb-o/il-paradiso.html</link><guid isPermaLink="false">143962:1313151:4377186</guid><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gesù disse: il regno di Dio sarà dei poveri, dei deboli e degli esclusi. C’è la speranza che Berlusconi non sia ammesso.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FabrizioRusconi/~4/gBWDA17Cb-o" height="1" width="1"/&gt;</description><wfw:commentRss>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/rss-comments-entry-4377186.xml</wfw:commentRss><feedburner:origLink>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/2009/6/19/il-paradiso.html</feedburner:origLink></item><item><title>Per una giustizia indipendente: lettera a Napolitano</title><dc:creator>fr</dc:creator><pubDate>Sun, 14 Jun 2009 10:08:02 +0000</pubDate><link>http://feedproxy.google.com/~r/FabrizioRusconi/~3/i9V1q4srg1w/per-una-giustizia-indipendente-lettera-a-napolitano.html</link><guid isPermaLink="false">143962:1313151:4321463</guid><description>&lt;p&gt;Il Cane da guardia del Pres. del C. (&amp;#8216;c&amp;#8217; sta per &amp;#8216;cazzo&amp;#8217;), lo zelantissimo avvocato Ghedini, per non dire di Alfano e degli altri correi del satrapo presidenziale, si è  fortissimamente impegnato a trasformare questo paese in un bubbone nel quale la giustizia sarà appannaggio degli yes-man del presidente del &lt;span class="caps"&gt;C., &lt;/span&gt;piegata ai suoi unici interessi, ai suoi traffici - suoi e della ganga affaristica che lo attornia. Pubblico &lt;a href="http://www.mobilitanti.it/dettaglio/110062/NEWSLETTER/NL1106/elezioni_continua_la_mobilitazione_conosci_e_sostieni_i_candidati_pd_ai_ballottaggi_provinciali_e_comunali_diffondi_questa_scheda_sulla_rete"&gt;qui&lt;/a&gt; sotto la lettera che è stata presentata a Giorgio Napolitano da alcuni partiti dell&amp;#8217;opposizione. C&amp;#8217;è di che essere allarmati. &lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
*Signor Presidente,&lt;br /&gt;
in qualità di rappresentanti dei deputati dell’opposizione, ci rivolgiamo a Lei quale supremo garante della nostra Costituzione.&lt;br /&gt;
Intendiamo esprimerLe con forza il profondo disagio che sentiamo di fronte all’apposizione da parte del Governo della quindicesima fiducia, in questo ramo del Parlamento, in poco più di un anno di legislatura.&lt;br /&gt;
Il grave abuso di uno strumento che la Costituzione e la legge n.400 del 1988 circondano di particolari garanzie e che deve considerarsi per sua natura di carattere straordinario, non sfugge a chi segue il quotidiano evolversi dei lavori parlamentari.&lt;br /&gt;
La trasformazione di un istituto eccezionale nei rapporti Governo-Parlamento in un ordinario strumento di disciplina dei lavori parlamentari compromette pericolosamente l’equilibrio che la Costituzione disegna tra Governo e maggioranza e tra maggioranza e opposizione.&lt;br /&gt;
E’ in corso un processo di azzeramento del diritto di emendamento parlamentare, anche quando esercitato in forme contenute, di vanificazione delle norme regolamentari che prevedono il voto segreto sui temi costituzionalmente più delicati, di pratica pericolosamente estensiva dei maxiemendamenti che trasformano intere leggi in provvedimenti da votare acriticamente in blocco. Altre ancora sono le preoccupazioni se questo modo di “appropriazione” governativa dei pochi disegni di legge parlamentari, si somma ad un uso della decretazione di urgenza del tutto nuovo non tanto nella quantità, quanto nella qualità della normazione prodotta.&lt;br /&gt;
Poco più di due settimane orsono è stata posta per ben tre volte la questione di fiducia su un disegno di legge in materia di sicurezza ove risultavano disciplinati delicati profili attinenti ai diritti fondamentali, a questioni controverse in materia costituzionale, all’attuazione di norme comunitarie.&lt;br /&gt;
Oggi la fiducia viene posta sul disegno di legge in materia di intercettazioni. Il disegno di legge viene liquidato da un maxiemendamento del Governo dopo un normale confronto parlamentare e di fronte ad un numero assolutamente fisiologico di emendamenti per l’Aula e con tempi rigorosamente contingentati. Il dubbio legittimo è che il Governo usi impropriamente l’istituto della fiducia come strumento di controllo della propria “amplissima” maggioranza!&lt;br /&gt;
La materia ancora una volta è molto delicata. Il legislatore è chiamato ad un bilanciamento difficile tra le diverse esigenze costituzionali della giustizia e della persecuzione dei reati, della riservatezza dei cittadini e della fondamentale libertà di informazione. La proposta del governo manca clamorosamente questo obiettivo. A nostro parere, la norma che limita le intercettazioni all’esistenza di “evidenti indizi di colpevolezza” pregiudica il ricorso a questo strumento di indagine, con evidente pregiudizio delle indispensabili azioni di contrasto della criminalità da parte delle forze di polizia e della magistratura. Così pure il ruolo della libera stampa è compromesso nella perpetuazione dei diversi divieti di pubblicazione oltre il termine di durata del segreto investigativo e dalle sanzioni gravi per editori e giornalisti. Alcune norme modificano la legge sulla stampa e la recentissima legge (unanimemente approvata) sui servizi segreti, rendendo meno trasparente le necessarie attività di controllo.&lt;br /&gt;
Le forze di opposizione si interrogano con fortissima preoccupazione sulla compatibilità di questo continuo ricorso alla fiducia con i principi costituzionali.&lt;br /&gt;
Confidiamo, Signor Presidente, nel Suo intervento, nelle forme che riterrà opportune, per restituire pienezza di contenuti democratici al dibattito parlamentare sulle leggi.*&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Antonello Soro&lt;br /&gt;
Michele Vietti&lt;br /&gt;
Massimo Donadi&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FabrizioRusconi/~4/i9V1q4srg1w" height="1" width="1"/&gt;</description><wfw:commentRss>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/rss-comments-entry-4321463.xml</wfw:commentRss><feedburner:origLink>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/2009/6/14/per-una-giustizia-indipendente-lettera-a-napolitano.html</feedburner:origLink></item><item><title>La fabbrica delle monadi silenti. Una riflessione sulla rete e la virtualità.</title><dc:creator>fr</dc:creator><pubDate>Fri, 12 Jun 2009 09:42:30 +0000</pubDate><link>http://feedproxy.google.com/~r/FabrizioRusconi/~3/K90Z3CdOmXU/la-fabbrica-delle-monadi-silenti-una-riflessione-sulla-rete.html</link><guid isPermaLink="false">143962:1313151:4301883</guid><description>&lt;p&gt;Consideriamo cosa avviene sulla rete. Partirò dal mio caso per tentare una generalizzazione. Io scrivo online, ciò che ho da dire può essere interessante o noioso, provocatorio o conciliante, originale o scontato. Mi leggono? Non lo so. Mi commentano? Mai. Io poi in qualche occasione posso diventare commentatore e lettore qualora ritengo interessante, ben scritto, insulso (e in questo caso stronco) ciò che mi capita di leggere. In tutti i casi ciò che scrivo, chiedo, esprimo a commento del pezzo letto o di alcuni suoi passaggi, resta eluso. Perché? Mah. Non si capisce. La rete, smaltita l’iniziale euforia di credermi in comunicazione con l’universo, ha in me prodotto uno stato di fastidio e disamore, rivelandosi quale il peggior precipitato di ciò che avviene anche per la strada: in essa troviamo le più impraticabili maestà del narcisismo, le voci più conformiste, quelle più qualunquiste, le più false e astratte. E fin qui non c’è nulla di cui stupirsi: rispettata la varietà del mondo, diciamo pure dello zoo sociale. Peraltro, nei rari casi in cui lo scambio di opinioni o di idee avviene, esso è infirmato da un sottile, sfibrante understatement: è difficile che dietro uno scambio di battute e di commento ci si voglia realmente capire e affratellare; difficile che scatti una sincera empatia per ciò che l’altro ha affidato alla scrittura di una pagina virtuale. L’understatement nondimeno è il non plus ultra del contatto che la rete può offrire: resta per lo meno l’auspicio di poter con un po’ di tempo e pazienza superare malafede, circospezione, vanità, diffidenza e mille altre cause che possono aver consigliato l’atteggiamo equivoco e scivoloso. Ma solitamente non si arriva a tanto, ci si ferma prima, o sia al silenzio, alla più straordinaria indifferenza, al più enigmatico dei mutismi quello virtuale. Negata all’altro ogni apertura (quantunque in questo caso l’altro abbia del virtuale i limiti ma anche i vantaggi: lo possiamo sempre spammizzare, precludendogli ogni pertugio alla nostra magnifica persona), viviamo nella splendida e dorata virtualità una condizione che è nella realtà di tutti i giorni impossibile e preclusa: il puro solipsismo. La rete non ha prodotto come taluni ancora credono una civiltà perfettamente relazionata, il luogo della comunicazione infinita, l’agorà virtuale: no, la rete è la fabbrica delle monadi silenti, dei monologhi egotici che appunto proprio in quanto non ammettono né ricercano l’altro appaiono follia in libertà, vaniloquio inconcludente. Vuoto, silenzio, indifferenza cui consegno anche queste parole, le quali almeno confermeranno l’esattezza della mia diagnosi. Magra consolazione naturalmente.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FabrizioRusconi/~4/K90Z3CdOmXU" height="1" width="1"/&gt;</description><wfw:commentRss>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/rss-comments-entry-4301883.xml</wfw:commentRss><feedburner:origLink>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/2009/6/12/la-fabbrica-delle-monadi-silenti-una-riflessione-sulla-rete.html</feedburner:origLink></item><item><title>Musica e rivoluzione.</title><dc:creator>fr</dc:creator><pubDate>Wed, 10 Jun 2009 08:39:21 +0000</pubDate><link>http://feedproxy.google.com/~r/FabrizioRusconi/~3/pm7B88yLLSY/musica-e-rivoluzione.html</link><guid isPermaLink="false">143962:1313151:4254355</guid><description>&lt;p&gt;I corsi e i ricorsi della storia. Mike Patton è un genio di eclettismo. Eclettismo musicale ma anche eclettismo linguistico (nasce in California ma parla fluentemente quattro lingue, tra cui l’italiano e il portoghese), Mike Patton ha una predisposizione al pensiero astratto e alla poiesi. Dieci anni nei &lt;strong&gt;Faith No More&lt;/strong&gt; con cui ha dato vita ad album pazzeschi, tra il melodico e il delirante, con riffs di chitarra che ti scavano nella testa come ossessioni negre, incroci ibridi e bizzarri – metal, hardcore punk, soul, jazz -, prima ancora che il crossover diventasse dogma, l’intuizione del genio che precorre i tempi, che con la forza della sua visione scava un sentiero obbligato. Dico corsi e ricorsi della storia perché le cose grandi non passano mai: è il tempo che generosamente le conserva. E allora improvvisamente riappaiono le cose davvero grandi e degne. Riappaiono in te e te le cerchi nel mondo. Hai una guida, sai che quell’esperienza non è morta: essa riemerge diventa un imperativo, e ti riscopri collezionista di vecchie emozioni, ripetitore di esperienze che la tua memoria non aveva cancellato e l’oblio di tutto il superfluo fa ora luccicare come fuochi nella notte.&lt;br /&gt;
Un altro fuoco che il tempo attizza mondando la terra dal superfluo e soffiandovi sopra dai peripli della memoria, inizia a bruciare il 3 nov. 1992. Esce in questa data il primo album dei &lt;strong&gt;Rage Against the Machine&lt;/strong&gt;. Il gruppo macchina che è contro le macchine, o sia contro gli ingranaggi del potere e della coercizione imperialista. Ma è appunto Rabbia (Rage) la parola che alchemicamente trasforma la musica urlata da Zack in un’esperienza trascinante e rivoluzionaria. Come quando i &lt;span class="caps"&gt;RATM &lt;/span&gt;con una folla in visibilio danno fuoco alla bandiera americana e agli amplificatori al woodstock live del 1999, nel crescendo trascinante e adrenalinico di un urlato &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ykgh0SV_yCs&amp;amp;feature=related"&gt;“fuck you I won&amp;#8217;t do what you tell me&amp;#8221;&lt;/a&gt; (Fanculo, non farò mai quello che mi chiedi&amp;#8221;). Zack de la Rocha, Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk, profeti di una rivoluzione che purtroppo non è mai iniziata.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FabrizioRusconi/~4/pm7B88yLLSY" height="1" width="1"/&gt;</description><wfw:commentRss>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/rss-comments-entry-4254355.xml</wfw:commentRss><feedburner:origLink>http://fabrizio-rusconi.it/nuovi/2009/6/10/musica-e-rivoluzione.html</feedburner:origLink></item></channel></rss>
