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	<title>Il blog di Fabrizio Ulisse</title>
	
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	<description>Pensieri taggati e gettati nella mischia</description>
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		<title>Alessandro, una storia italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 13:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>biccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alessandro ha 45 anni, e da 15 combatte con un timoma. Una vita così avrebbe messo a dura prova chiunque, molti avrebbero mollato. Ma quando si ha passione per la vita, e per le tante cose belle che essa offre, non ci si rassegna mai. Questo è l&#8217;Alessandro che ho voluto raccontare in questo video.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandromarzi.org">Alessandro</a> ha 45 anni, e da 15 combatte con un timoma. Una vita così avrebbe messo a dura prova chiunque, molti avrebbero mollato. Ma quando si ha passione per la vita, e per le tante cose belle che essa offre, non ci si rassegna mai. Questo è l&#8217;Alessandro che ho voluto raccontare in questo video.</p>
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		<title>Giornalismo e scarpe grosse</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 08:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>biccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinions]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel giornalismo di oggi, è dopo aver scritto che bisogna cominciare a consumare le suole delle scarpe. Non si può pensare di aver esaurito il proprio compito scrivendo, e bene, il proprio pezzo sulla carta e basta. Perché quel pezzo si trasforma, con la nostra firma, il nostro marchio, in un articolo geneticamente modificato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giornalismo di oggi, è dopo aver scritto che bisogna cominciare a consumare le suole delle scarpe.</p>
<blockquote><p>Non si può pensare di aver esaurito il proprio compito scrivendo, e bene, il proprio pezzo sulla carta e basta. Perché quel pezzo si trasforma, con la nostra firma, il nostro marchio, in un articolo geneticamente modificato che suscita interesse e discussione. Se noi non lo seguiamo, partecipando a nostra volta, discutendo con il pubblico della Rete, quel pezzo sarà un orfano editoriale che si rivolterà contro di noi o diventerà qualcos’altro, con la nostra firma o con il peso della nostra assenza.</p></blockquote>
<p><i>Ferruccio De Bortoli, <a href="http://www.ilpost.it/2012/05/05/ferruccio-de-bortoli-fa-un-bilancio/">discorso ai giornalisti del Corriere</a></i></p>
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		<item>
		<title>#IJF12, la nostra WebTV</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 12:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>biccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet TV]]></category>

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		<description><![CDATA[Più di 250 video per un totale di circa 300 ore complessive, 20.000 accessi e quasi 7.000 visitatori unici, 20 fra operatori e tecnici divisi nelle 8 sale principali del Festival, oltre alla pianificazione e alla regia della diretta con Ezio Mauro via satellite per Repubblica TV, e il collegamento incrociato satellite/skype con Corradino Mineo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Più di <strong>250 video</strong> per un totale di circa <strong>300 ore </strong>complessive, <strong>20.000 accessi</strong> e quasi <strong>7.000 visitatori unici</strong>, 20 fra operatori e tecnici divisi nelle 8 sale principali del Festival, oltre alla pianificazione e alla regia della <a href="http://video.repubblica.it/cronaca/ezio-mauro-al-festival-del-giornalismo/93774/92168&#038;ref=search">diretta con Ezio Mauro</a> via satellite per Repubblica TV, e il collegamento incrociato satellite/skype con Corradino Mineo e RaiNews 24. Questi i numeri della <a href="http://webtv.festivaldelgiornalismo.com">webtv del Festival del Giornalismo 2012</a>, un risultato di <a href="http://www.dolmedia.tv">Dolmedia</a> di cui quest&#8217;anno vado particolarmente fiero. </p>
<p>Un grazie speciale va a <a href="http://www.connexus.it">Connexus</a> per aver concretizzato fra mille difficoltà il folle progetto di mettere in rete gli apparati di produzione delle 8 sale del Festival (veramente una mission impossible), a Maria e Jacopo di <a href="http://www.intervistato.com">Intervistato.com</a> che hanno inventato le belle interviste realizzate nello studio della WebTV, al gruppo dei baresi di Dino Amenduni per il loro diario, alla IULM e i suoi format, all&#8217;instancabile <strong>Pierangelo Valente</strong> che ha gestito tutti gli apparati di produzione, e ai volontari del Festival coordinati da <strong>Lisa Miraldi</strong> che hanno prodotto &#8211; spero divertendosi &#8211; i 14 servizi sui partecipanti all&#8217;evento.</p>
<p>Ma il principale ringraziamento va a Arianna e Chris, che ogni anno mettono in piedi un evento di grandissima qualità culturale e umana, valorizzando e mettendo a sistema le straordinarie energie di tanti professionisti e di tanti giovani.</p>
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		<title>Monti, le pensioni e la User Experience del futuro</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 18:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>biccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondoreale]]></category>
		<category><![CDATA[manovra]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho cominciato a lavorare e versare contributi nel 1992. Tra alti e bassi e varie configurazioni (partita IVA, contratti a progetto, emolumenti da amministratore delegato, e INPS + ENPALS), nel 2012 avrò lavorato per vent&#8217;anni. Tra i nati negli anni intorno al &#8217;69, il mio anno di nascita, mi considero fortunato per due ragioni: la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho cominciato a lavorare e versare contributi nel 1992. Tra alti e bassi e varie configurazioni (partita IVA, contratti a progetto, emolumenti da amministratore delegato, e INPS + ENPALS), nel 2012 avrò lavorato per vent&#8217;anni. Tra i nati negli anni intorno al &#8217;69, il mio anno di nascita, mi considero fortunato per due ragioni: la prima è che ho cominciato a lavorare piuttosto presto rispetto alla media; la seconda è che ho seguito molto da vicino l&#8217;innovazione tecnologica (strumenti e processi), perchè è sempre stata parte integrante della mia attività professionale. </p>
<p>Perché la seconda ragione è importante?</p>
<p>Ieri è stata varata la <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/12/04/news/le_misure_della_manovra-26081301/">manovra di salvataggio</a> del paese da parte del governo di emergenza presieduto da Mario Monti, e tra le misure, forse la più importante é l&#8217;aumento dell&#8217;età pensionabile; sacrosanto, dicono in molti, perchè l&#8217;aumento dell&#8217;aspettativa di vita e del benessere generale ci chiede di contribuire più di prima al prodotto interno lordo e di gravare meno sul bilancio statale. Se esaminiamo il dato meramente biologico possiamo anche essere d&#8217;accordo, ma se guardiamo la realtà delle aziende di oggi, e se ne immaginiamo una ipotetica proiezione a vent&#8217;anni, vediamo un popolo numeroso di 60 / 65enni <strong>assolutamente spaesati</strong> di fronte alle innovazioni tecnologiche che permeano a tutti i livelli il quotidiano di un&#8217;impresa di medio/grandi dimensioni. Persino chi come me è cresciuto dentro computer e rete, non può non chiedersi &#8220;ma come sarà fra 15 o 20 anni?&#8221;, sapendo che la crescita è esponenziale, che negli ultimi dieci anni sono successe cose che nei dieci precedenti erano inimmaginabili, ma sopratutto &#8211; ed è qui il punto &#8211;  non tutta l&#8217;innovazione è andata nella direzione di una migliore <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/User_experience">esperienza utente</a> , anzi. Il &#8220;poter fare di più, più in fretta e a costi più bassi&#8221; é frequentemente, andato a discapito della capacità dell&#8217;utente non più giovanissimo di star dietro al cambiamento, con risultati che chiunque abbia fatto un po&#8217; di consulenza o training in azienda conosce perfettamente.</p>
<p>Sicuramente la soluzione a questo problema non è gettare nel dimenticatoio statale-assistito gli over 60, nè costringerli a faticose rincorse all&#8217;ultimo social media di grido, al nuovo tablet connesso alla cloud aziendale, o all&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_ologrammi">holodeck</a> che verrà. È invece necessario che le aziende facciano uno sforzo per comprendere l&#8217;esistenza di un problema, capire che devono fare investimenti per chiudere il gap fra esperienza e aggiornamento, creando una domanda industriale di processi e interfacce a misura di utente &#8220;lento&#8221;, e a <em>basso impatto cognitivo</em>. In questo modo si riuscirà a valorizzare competenza ed esperienza, evitando di creare nuove generazioni di quasi-sessantenni abbandonati dalle aziende ma troppo giovani per essere assistiti dallo Stato.</p>
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		<title>3 cose da fare in Italia, di corsa</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 10:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>biccio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pasto nudo, lo chiamava Kerouac suggerendo a Burroughs il titolo della sua opera maggiore, "un attimo raggelato in cui ogni lettore vede quello che c'è in cima ad ogni forchetta".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se per un attimo lasciamo da parte i messaggi ugualmente massimalisti, ad uso esclusivo dei titoli in corpo 40 dei giornali &#8211; &#8220;va tutto bene, i mercati non c&#8217;entrano con la politica&#8221;, &#8220;va tutto male, è colpa della casta&#8221; e via discorrendo &#8211; e  se per un attimo spegnamo sia le agiografie minzoliniane, sia le drammatizzazioni sceneggiate e punteggiate dai violini di Daniel Bacalov, nel sommesso brusio del quotidiano dove dieci minuti sono dieci minuti, e 8 ore sono 8 ore (trascorse in fila alla posta, o a controllare i bonifici, o a litigare con un cliente, un capo, o un dipendente), la realtà la vediamo lì, proprio davanti ai nostri occhi. Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pasto_nudo">pasto nudo</a>, lo chiamava Jack Kerouac suggerendo a William Burroughs il titolo della sua opera maggiore, &#8220;un attimo raggelato in cui ognuno vede quello che c&#8217;è in cima ad ogni forchetta&#8221;.</p>
<p>Questo paese è passato dall&#8217;economia familiare borghese alla globalizzazione senza passare dalla costruzione di un sistema fluido di mercato orizzontale, dove merci e idee possano camminare rapidamente creando valore. Il risultato è che esistono pochi ricchi che si preoccupano primariamente di conservare il proprio patrimonio (nascondendolo alle Isole Vergini Britanniche o usandolo per speculare in giocattolose e spesso &#8220;sicure&#8221; scommesse finanziarie), e molti medio-poveri che &#8220;tirano a campare&#8221;, vedendo il proprio potere d&#8217;acquisto eroso ogni giorno, o peggio, pregando di non trovarsi in mezzo a una strada a 40 anni. Nel frattempo, milioni di euro vengono ogni giorno buttati in un enorme calderone statale dove vegeta &#8211; più o meno frustrata &#8211; una stanca e sregolata moltitudine. </p>
<p>Se questo è il pasto nudo (e lo è), non è difficile scriversi a penna una lista della spesa e mettersi all&#8217;opera. Ci provo io, pur non essendo un politico (nè di professione, nè wannabe):<span id="more-1111"></span></p>
<ul>
<li><strong>Rendere facile l&#8217;apertura e la gestione di un&#8217;azienda</strong><br/>Non è incredibile? Posso legalmente <a href="http://www.incorporate.com/">aprire una società negli USA</a> via internet con 79$, mentre <a href="http://www.pmi.it/leggi-e-norme/articoli/528/costituzione-di-una-srl.html">in Italia</a> sono costretto a dimostrare di avere 10.000 euro di capitale sociale, spenderne almeno 2.000 di notaio, e infilarmi in un ginepraio di adempimenti burocratici e fiscali. Dov&#8217;è il problema di metter mano a questa materia? Quanto più entusiasmo ed energia si libererebbero con una revisione globale del diritto societario, e con una campagna di informazione/tutoraggio per affrontare il mercato libero?</li>
<li><strong>Fare una seria legge per tutelare i pagamenti delle fatture</strong><br/>Foss&#8217;anche facile ed economico aprire una società e mettersi sul mercato, bisogna prepararsi ad una esposizione finanziaria di almeno sei mesi, perchè in Italia, tra l&#8217;attesa dell&#8217;emissione dell&#8217;ordine, i <i>normali</i> 60/90 giorni di attesa, e i ritardi o i blocchi dei pagamenti,  le fatture vengono pagate dopo 4 mesi se va bene. Ma spesso va male, e le fatture non vengono pagate <i>affatto</i>. Quanti imprenditori chiudono le loro società per problemi finanziari, anche se il bilancio dice che i soldi ci <i>sarebbero?</i> Troppi. E questo droga tutto: si fa dumping pur di vedere quattro soldi <i>sporchi maledetti e subito</i>, si mandano a casa i collaboratori perchè non ci sono soldi per pagarli, si ricorre alle banche impegnandosi anche le mutande, si passa la maggior parte del proprio tempo a risolvere problemi di soldi, anzichè concentrarsi sulla crescita del valore di ciò che si fa e si produce, e così via. Sarebbe ora di darsi da fare anche su questo, e regolamentare una materia fino ad ora in piena barbarie medioevale. Con maggiore serenità e un cash flow più sicuro, è evidente anche a un bambino che pian piano ci faremmo le ossa come imprenditori, imparando a rischiare e costruendo quel tessuto orizzontale di cui parlavo prima.</li>
<li><strong>Tagliare gli sprechi</strong><br/>Facile a dirsi, me ne rendo conto. Ma se non alziamo il tappeto per vedere cosa c&#8217;è sotto, cifre astronomiche continueranno a gonfiare il nostro debito fino a ridurci peggio della Grecia. Occorre scontentare molte persone, su questo non ci sono dubbi. Bisogna farlo in modo attento e illuminato. Ma è ora di trovare il modo di valutare i costi di ogni singolo bisturi e di ogni licenza di software, per capire dov&#8217;è che sono le emorragie. Poi se necessario si dovrà trovare anche il coraggio di privatizzare pezzi dello stato (ma non l&#8217;acqua, perdiana), magari con uno screening delle risorse umane per trovare il modo, tramite progetti di validi imprenditori, di farli tornare ad essere vitalmente partecipi del tessuto orizzontale di cui sopra.</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Social TV e brand: sarà solo advertising?</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 08:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>biccio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[social tv]]></category>

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		<description><![CDATA[La Social TV apre nuove frontiere di relazione fra brand e utenti. Ma i brand dovranno fare un passo avanti, e fare social tv da soli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(da <a href="http://www.playthetv.com/it/opinions/social-tv-for-brands-is-it-really-all-about-advertising/">PlayTheTV</a>) La bellezza di Internet è la disintermediazione. Fin dagli anni &#8217;90 aziende e brand interagiscono direttamente con consumatori, utenti e fan. Tutto è cominciato con email e siti web, poi sono arrivati i forum e le communities, ed ora è il tempo dei social media. Nulla è stato sostituito: abbiamo ancora i siti web corporate, abbiamo ancora la disseminazione e le conversazioni su forum tematici, ed ora abbiamo <a href="http://www.facebook.com">facebook</a>, <a href="http://www.twitter.com">twitter</a> e <a href="http://plus.google.com">google+</a>. Ma fin dall&#8217;inizio, i brand hanno esplorato creativamente nuovi modi di andare oltre  banner e sponsorizzazioni, e di interagire senza intermediazione: hanno creato <a href="http://www.articlesbase.com/internet-articles/history-of-flash-games-and-how-it-has-evolved-747482.html">giochi in flash</a>, fan forums, e pagine facebook, per testare nuovi paradigmi di conversazione, perchè hanno capito immediatamente che la visibilità sui media internet frequentati da milioni di visitatori è solamente il primo passo verso la <em>loyalty</em> degli utenti.</p>
<p>Come sappiamo, dopo il mondo mobile, internet sta penetrando nello schermo televisivo. Il paradigma della social tv come lo conosciamo ora è estremamente semplice: le persone guardano i loro show preferiti in tv, e interagiscono con altri che fanno la stessa cosa usando smartphone, tablets e notebook. Questa zona di interazione, presto sarà popolata di ads targetizzati ed interattivi. I broadcasters guadagneranno soldi, i brands traffico e conversioni, i consumatori godranno della tv interattiva sul loro second screen, in buona parte in modalità ancora da inventare. Ma anche questa volta, i brand cercheranno di andare oltre, alla ricerca di spazi di interazione disintermediata con i consumatori. </p>
<p><strong>Ma in che modo i brand faranno social tv? In che modo sfrutteranno i nuovi paradigmi del second screen?</strong> Secondo me la risposta è semplice: <strong>Brand e aziende integreranno il second screen negli eventi corporate e promozionali live.</strong>. </p>
<p>In effetti, sta già accadendo, ogni volta che consumatori e utenti usano twitter e facebook per condividere pensieri e opinioni durante eventi live. Quante persone usano un tablet o uno smartphone mentre partecipano ad un evento, o aprono altre finestre del browser mentre guardano uno stream live? I keynote di Steve Jobs sono probabilmente un ottimo esempio di di branded social tv basata su second screen, solo che non hanno ancora questo nome, e soprattutto non ci sono ancora strumenti per confezionarli in questo modo. Ma è questione di poco tempo&#8230;</p>
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		<item>
		<title>Il centrodestra e il mago di OZ</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 16:37:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>biccio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Cè un aspetto che mi ha colpito nella reazione dei notabili del centro destra dopo la sonora scoppola elettorale, e provo a spiegarlo. Negli anni di sostanziale dominio politico e culturale del giro Bossi-Berlusconi (cioè fino a ieri), ci è stato fatto intendere che il centrosinistra non era in grado di ascoltare la &#8220;pancia del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fabrizioulisse.com/wp-content/uploads/2011/05/wizard-of-oz-cast.gif"><img src="http://www.fabrizioulisse.com/wp-content/uploads/2011/05/wizard-of-oz-cast.gif" style="padding-right:10px;" talt="" title="wizard-of-oz-cast" width="300" height="216" class="alignleft size-full wp-image-1099" /></a>Cè un aspetto che mi ha colpito nella reazione dei notabili del centro destra dopo la sonora scoppola elettorale, e provo a spiegarlo.</p>
<p>Negli anni di sostanziale dominio politico e culturale del giro Bossi-Berlusconi (cioè fino a ieri), ci è stato fatto intendere che il centrosinistra non era in grado di ascoltare la &#8220;pancia del paese&#8221;. Ve lo ricordate, no? Dicevano che il centrosinistra era ancora legato agli schemi ideologici novecenteschi, che la realtà era cambiata, che i bisogni del paese profondo erano diversi da quel che dell&#8217;altro lato si credeva e si intendeva. Una cultura politica post-ideologica, ci si disse, dove i vecchi schieramenti destra-sinistra non contavano più, dove le ricette passavano per l&#8217;interpretazione dei &#8220;bisogni del popolo&#8221;. E giù con le ronde, col fascismo economico spacciato per liberismo, con il velinismo come risposta al precariato, eccetera.</p>
<p>Passano gli anni, e si arriva alle Elezioni Amministrative 2011. Le elezioni locali, come si sa, sono il miglior termometro politico per misurare i mutamenti sociali in atto e &#8220;in nuce&#8221;, e i risultati li conosciamo tutti. Cosa è successo? E&#8217; cambiato il sentire delle viscere degli italiani? Forse. Ma è  lecito però anche un altro pensiero, che mettiamo in forma di domanda: sarà mica che il centrodestra ha cercato di convincerci tutti che il nostro vicino voleva arrostire i musulmani e i gay, un po&#8217; come quando la polizia cerca di farti confessare dicendoti che il tuo compare lo ha già fatto? Bene, il dubbio ce lo hanno fugato gli stessi notabili del centrodestra, che a caldo dopo le elezioni si sono preoccupati di dire immediatamente che i cittadini &#8220;si pentiranno della loro decisione&#8221; e che &#8220;non hanno capito le cose che sono state fatte&#8221;. Una reazione scomposta, e niente affatto post-ideologica. Anzi. </p>
<p>Ora però, come si suol dire, il re è nudo, l&#8217;omuncolo è uscito dal mascherone come nel Mago di OZ, e abbiamo toccato con mano che nelle realtà locali, quelle dove la vita vissuta è più vicina a chi gestisce le redini della democrazia, esiste un&#8217;idea ampiamente maggioritaria di tolleranza, di rispetto reciproco e di bisogno di pacificazione che è <em>funzionale al miglioramento della qualità della vita</em>, e non è invece buonismo d&#8217;accatto per garantirsi un&#8217;indulgenza. E il centrodestra ha di fronte a se una scelta: o cambia politica, in ossequio al progetto originario di avere sintonia con la pancia del paese, oppure continua con l&#8217;approccio ideologico di sempre. </p>
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		<title>Social TV: il modello di Convore più adeguato di Miso?</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 14:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>biccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(da PlayTheTV) &#8211; La popolare applicazione social tv Miso crescerà da check-in service a luogo di conversazione, come preanunciato dal CEO di Bazaar Labs Somrat Niyogi a Janko Roettgers su NewTeeVee di GigaOM. &#8220;Il check-in è soltanto l&#8217;inizio, una feature che aiuta la conversazione, ma non è il focus della conversazione&#8221;. Dobbiamo quindi aspettare è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(da <a href="http://www.playthetv.com/it/ideas/social-tv-is-the-convore-model-better-than-the-miso-model/">PlayTheTV</a>)</em> &#8211; La popolare applicazione social tv <a href="http://www.gomiso.com">Miso</a> crescerà da check-in service a luogo di conversazione, come preanunciato dal CEO di  Bazaar Labs  Somrat Niyogi <a href="http://gigaom.com/video/miso-moves-past-check-ins/"> a  Janko Roettgers</a> su NewTeeVee di GigaOM. &#8220;Il check-in è soltanto l&#8217;inizio, una feature che aiuta la conversazione, ma non è il <em>focus</em> della conversazione&#8221;.  Dobbiamo quindi aspettare è vedere come si concretizzerà la vision di una delle più promettenti app di Social TV.</p>
<p>Nel frattempo, ho avuto modo di testare un nuovo interessante servizio di nome <a href="http://www.convore.com">Convore</a>, non specificamente orientato alla Social TV, ma con un interessante modello, molto adatto alle necessità della Social TV.</p>
<p><img src="http://www.playthetv.com/wp-content/uploads/2011/03/convore-com.jpeg" alt="" title="convore-com" width="560" height="300" class="alignleft size-full wp-image-227" /></p>
<p>Il modello di Convore è semplice: gli utenti si iscrivono a gruppi tematici, creano <em>topics</em>, e conversano in tempo reale. La web app è molto ben progettata, anche l&#8217;app per Iphone è ben fatta, ed è anche disponibile un buon set di API iniziale. Ma la cosa più importante è che la conversazione è intorno al <em>topic</em>, e non intorno al check-in del singolo utente. Questo significa, tradotto nel paradigma Social TV, che si può seguire il gruppo dello show, trovare l&#8217;episodio in corso o che stiamo guardando (il <em>topic</em>) e incontrare persone che guardano lo stesso episodio nello stesso nostro momento. Aggiungi un servizio di check-in che porti gli utenti direttamente all&#8217;episodio dello show che stanno guardando, ed ecco confezionata un&#8217;ottima applicazione per la Social TV.</p>
<p>Giovedi alle 9 di sera proverò a fare un test su Convore con la popolare trasmissione di RaiDue <a href="http://www.annozero.rai.it/dl/portali/site/page/Page-d50a80cb-73ce-4885-830d-c77e45b4885d.html">Annozero</a>, e vediamo cosa ne viene fuori!</p>
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		<title>Tre pezzi di stoffa</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 08:07:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>biccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondoreale]]></category>
		<category><![CDATA[150 anni]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[Se vent&#8217;anni fa mi avessero detto che un giorno avrei guardato la bandiera dell&#8217;Italia con un piccolo, quasi impercettibile fremito di orgoglio, non ci avrei creduto. Non sono mai stato nazionalista, ho sempre creduto nel superamento dei confini geografici, politici, culturali, di quelle pesanti pareti dentro cui il nostro provincialismo ha prosperato, e continua a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se vent&#8217;anni fa mi avessero detto che un giorno avrei guardato la bandiera dell&#8217;Italia con un piccolo, quasi impercettibile fremito di orgoglio, non ci avrei creduto. Non sono mai stato nazionalista, ho sempre creduto nel superamento dei confini geografici, politici, culturali, di quelle pesanti pareti dentro cui il nostro provincialismo ha prosperato, e continua a prosperare a tutto vantaggio di pochi speculatori. Ma ho da tempo fatto pace con le mie radici, e da tempo vivo una stancante condizione di amore per il paese in cui sono nato e cresciuto, misto a odio per una scatola di latta e cartone da cui non si riesce ad uscire (per incapacità, o forse per volontà).</p>
<p>È per questo che non guardo più con ostilità quei tre pezzi di stoffa verticali colorati, ed è per questo che ho ancora una pallida speranza di poter vedere gli abitanti di questo paese capire, una volta per tutte, che elevare a monarca la rappresentazione simbolica di tutte le nostre peggiori inclinazioni soltanto per giustificare la nostra indolenza, significa distruggere la nostra stessa vita quotidiana. Svegliamoci, santiddio. Altrimenti fra altri 150 anni non solo non ci sarà più l&#8217;italia, ma ci saremo divorati il fegato l&#8217;un l&#8217;altro.</p>
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		<title>Perchè YouTube potrebbe essere il miglior framework per le TV connesse, ma non lo è.</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 15:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>biccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet TV]]></category>
		<category><![CDATA[branded content]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

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		<description><![CDATA[(Da PlayTheTV) Qual&#8217;è il più usato, conosciuto e implementato servizio internet video al mondo? Ok è facile: è YouTube. E&#8217; un sito web dal 2005, ma è anche un servizio internet implementato in praticamente ogni dispositivo connesso dell&#8217;universo. . Si può trovare YouTube su Roku, Boxee, Apple TV, WDTV live, (quasi) tutti i lettori blu-ray [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Da <a href="http://www.playthetv.com/it/opinions/why-youtube-could-be-the-best-framework-for-connected-tvs-but-its-not/">PlayTheTV</a>)</em> Qual&#8217;è il più usato, conosciuto e implementato servizio internet video al mondo? Ok è facile: è <a href="http://www.youtube.com">YouTube</a>.  E&#8217; un sito web dal 2005, ma è anche un servizio internet implementato in praticamente ogni dispositivo connesso dell&#8217;universo. <img src="http://www.playthetv.com/wp-content/uploads/2011/03/youtube_icon.png" alt="" title="youtube_icon" width="256" height="256" class="alignleft size-full wp-image-195" />. Si può trovare YouTube su <a href="http://www.roku.com">Roku</a>, <a href="http://www.boxee.tv">Boxee</a>, <a href="http://www.apple.com/tv">Apple TV</a>, <a href="http://wdtv.com/">WDTV live</a>, (quasi) tutti i lettori blu-ray e i TV connessi, vari decoder IPTV, ecc. Si potrebbe quindi pensare che YouTube sia il perfetto framework pervasivo per distribuire i contenuti video indipendenti (o dei propri clienti) su qualunque tv connesso. Ma ci sono un paio di ragioni per cui non è come dovrebbe (o potrebbe) essere: la mancanza della possibilità di sottoscrivere canali, e la carenza delle caratteristiche di condivisione.</p>
<p><strong>YouTube assume che un utente è anche un canale.</strong><br />
Non ho mai capito perchè, come utente, non è possibile creare un canale su YouTube. L&#8217;utente <em>è</em> di fatto un canale, a differenza di Vimeo dove puoi avere un profilo come utente (con tutti i tuoi video, e commenti, e likes, e tutte le tue attività) <em>E</em> puoi anche creare un canale (personale o condiviso). Il modello di Vimeo è perfetto (per gli utenti), perchè puoi essere un utente ma anche un producer. YouTube invece ha un modello clip-centrico, vende il contenuto (con qualche revenue-sharing se i numeri sono interessanti) indipendentemente da chi lo ha creato, e la maggior parte degli utenti hanno imparato a usarlo per guardare l&#8217;ultimo LOLcat, o vari imbecilli fare cose imbecilli. Gli utenti si affidano ai video più visti e più votati, non allo stream di uno user/producer.</p>
<p><strong>Ok, ma è comunque possibile sottoscrivere un user/canale, e questo può creare fedeltà verso il proprio canale ( o quelli dei propri clienti)</strong><br />
Si, è possibile, ma solo sul sito! Non ho testato TUTTI i dispositivi connessi, ma da quel che posso capire, eccetto Roku, nessuna app di YouTube consente l&#8217;accesso alle proprie sottoscrizioni. Propone i propri preferiti, i propri video, ma non le sottoscrizioni.<em> Posso avere un video preferito ma non un canale preferito</em>. Non su Boxee, su Apple TV, su lettori blu-ray players etc. Persino su <a href="http://www.youtube.com/leanback">Leanback</a>, la straordinaria app web-based, feature principale di Google TV, è possibile vedere fondamentalmente <em>clips</em>. [EDIT: su Leanback si può visualizzare il feed dei propri contatti, che però mescola likes, voti, e contribuzioni degli utenti che seguiamo). E non si tratta di una carenza di API, perchè è disponibile una <a href="http://code.google.com/intl/it/apis/youtube/2.0/reference.html#Subscriptions_Feed">API per User&#8217;s subscription feeds</a>. </p>
<p><strong>Bene, gli utenti non possono sottoscrivere canali, ma almeno potranno condividere video dalla comodità del proprio divano</strong><br />
No, non possono! Ok, questo può dipendere da questioni legate all&#8217;autenticazione cross-service, ma rimane il fatto che non è possibile condividere video da YouTube a Twitter o Facebook  con il proprio telecomando. E un servizio che non consente agli utenti di condividere contenuti, è veramente noioso.</p>
<p>Queste sono le ragioni per cui non è possibile affidarsi a YouTube come framework globale per distribuire uno show sugli schermi televisivi, anche in Europa dove la Apple TV (peraltro ancora chiusa alle app) vende come il ghiaccio al polo nord e Roku non è affatto distribuita. Speriamo che nei rilasci futuri delle app di YouTube queste caratteristiche saranno disponibili.</p>
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