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	<title>Fatto del giorno</title>
	<link>http://www.azionecattolica.net/blog/fdg</link>
	<description>Rubrica di approfondimento dell'Azione Cattolica Italiana</description>
	<pubDate>Tue, 27 Jun 2006 13:31:17 +0000</pubDate>
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		<title>Una nuova stagione di confronto pubblico</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jun 2006 13:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione www.azionecattolica.it</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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		<description><![CDATA[	Il referendum si è concluso con una prevalenza dei “no” in quasi tutte le regioni italiane: il “si” ha prevalso, anche se di poco, in Lombardia e Veneto. Al di là del risultato, gli italiani che si sono recati alle urne con una percentuale superiore al 50 per cento – anche questo un dato certamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Il referendum si è concluso con una prevalenza dei “no” in quasi tutte le regioni italiane: il “si” ha prevalso, anche se di poco, in Lombardia e Veneto. Al di là del risultato, gli italiani che si sono recati alle urne con una percentuale superiore al 50 per cento – anche questo un dato certamente significativo – hanno manifestato un preciso messaggio che la politica non può non raccogliere: le riforme, soprattutto quelle che incidono in modo profondo ed esteso sulla nostra Carta Costituzionale devono essere il frutto di larghe intese tra le forze che governano il paese e l’opposizione. Questo voto, d’altro canto, dev’essere sottratto alla logica bipolare degli schieramenti e non deve caricarsi di valenze politiche improprie: ieri invitando a non usare l’arma referendaria come una forma di “rivincita” da parte dell’opposizione, oggi invitando a non leggere questo risultato come un’ulteriore conferma degli esiti delle politiche dello scorso aprile.</p>
	<p>Occorre piuttosto non interrompere il dibattito sulle riforme costituzionali, ricominciare a tessere il filo degli aggiornamenti possibili con un metodo diverso, che sia il frutto della più ampia convergenza fra i diversi schieramenti politici e di un diffuso coinvolgimento della società civile. Ci sono temi che trovano auspicabilmente una convergenza ampia, come la riduzione del numero dei senatori e deputati, e temi, come il principio di sussidiarietà, che devono essere riproposti con forza; o cresce l’intero paese, oppure è tutto il popolo italiano che paga un prezzo alto in termini di servizi e di sviluppo.</p>
	<p>Per l’Azione Cattolica Italiana il voto referendario, dunque, non interrompe, ma, al contrario, rilancia, la necessità di una nuova, grande stagione di confronto e dibattito pubblico, che riporti al centro della politica il principio supremo del bene comune, capace di leggere le diversità come ricchezza e non come ostacolo alla crescita della convivenza civile. È il momento di lasciare da parte i personalismi, e di riscoprire proprio nella prima parte della Costituzione quei valori e quel metodo, soprattutto, che hanno permesso all’Italia di uscire dalla guerra e di ricostruire un paese nella democrazia e nella libertà. Lo chiede la nostra vocazione europeista; lo chiede quel 53,6 per cento di italiani che si sono recati a votare e che, con una libera scelta democratica, hanno riconosciuto in un principio di concorde convergenza politica il presupposto irrinunciabile di ogni riforma costituzionale.</p>
	<p><em>di Luigi Alici</em>
</p>
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		<item>
		<title>La Repubblica delle donne</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jun 2006 17:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione www.azionecattolica.it</dc:creator>
		
	<category>Cultura</category>
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		<description><![CDATA[	Li ricorda bene quei giorni, Tina Anselmi, allora soltanto diciannovenne, nel suo “Storia di una passione politica”: &#34; Io e le mie amiche non trovavamo difficolt&#224; a convincerle a partecipare. Piuttosto i dubbi erano sul come partecipare. Che cosa dobbiamo fare? Come facciamo a non sbagliare? Ne saremo capaci? Si rendevano conto che il voto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Li ricorda bene quei giorni, Tina Anselmi, allora soltanto diciannovenne, nel suo “Storia di una passione politica”: &quot; <em>Io e le mie amiche non trovavamo difficolt&agrave; a convincerle a partecipare. Piuttosto i dubbi erano sul come partecipare. </em><em></em><em>Che cosa dobbiamo fare? Come facciamo a non sbagliare? Ne saremo capaci? Si rendevano conto che il voto era il punto di partenza di una nuova partecipazione alla vita sociale e politica del paese: un diritto-dovere che ci proiettava, da protagoniste nel futuro. <br />
</em><em>E le italiane , fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini , spazzando via le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perch&eacute; non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte. <br />
</em><em>Il tempo delle donne &egrave; stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza. democratica! </em>&quot; </p>
	<p>Gi&agrave; allora le donne contribuirono quindi in modo significativo con la loro scelta a disegnare e a dare all&#8217; Italia il volto di un paese democratico, fondato su un progetto condiviso, a servizio di ogni persona e del bene comune. </p>
	<p>A 60 anni dalla nascita della Repubblica, sancita dunque anche grazie al voto delle donne, che per la prima volta poterono recarsi alle urne quel 2 giugno 1946,&nbsp;ci ritroviamo per&ograve; ancora a discutere di quote rosa, di strumenti giuridico–politici che garantiscano l&#8217; apporto delle donne alla costruzione della vita di un paese, l&#8217; Italia, pienamente inserito nel contesto europeo e mondiale. </p>
	<p>Al di l&agrave; del merito, la tanto discussa e controversa questione delle quote rosa &egrave; un campanello d&#8217; allarme. Di una partecipazione al voto necessaria, ma non sufficiente per una effettiva corresponsabilit&agrave; politica. </p>
	<p>Della necessit&agrave; di prendersi a cuore la&nbsp;reale&nbsp;partecipazione di chi oggi si ritrova a vivere in una situazione di&nbsp;marginalit&agrave; politica e sociale.</p>
	<p>Oggi ci sembra dunque non ancora concluso il compito, la responsabilit&agrave;,&nbsp; delle donne per l&#8217;edificazione di una comunit&agrave; civile rispettosa di tutti, capace di dare eguale valore, dignit&agrave;, opportunit&agrave; a ciascuno, uomo, donna, giovane, vecchio o bambino, che nelle sue istituzioni sia rappresentata da uomini e donne esempi <em> “di&nbsp; intransigenza morale, di modestia di costumi, di onest&agrave; intellettuale, di civica severit&agrave;, di reciproco rispetto, di responsabile ponderatezza negli atti e nelle espressioni, di autocontrollo spirituale ed anche fisico, di sdegnosa rinuncia ad ogni ricerca di facili popolarit&agrave; pagate a prezzo del decoro e della dignit&agrave; delle istituzioni stesse </em>”, come ebbe a dire Umberto Terracini, presiedendo l&#8217;Assemblea Costituente il 4 marzo 1947. </p>
	<p>E&#8217; questo il nostro modo di festeggiare, ma soprattutto di riconsegnarci, il dono e il valore&nbsp; di una Repubblica nata 60 anni fa. &nbsp;</p>
	<p><em>Francesca Zabotti e Ilaria Vellani</em></p>
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		<title>Una scelta per la città</title>
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		<pubDate>Mon, 29 May 2006 07:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione www.azionecattolica.it</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Cultura</category>
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		<description><![CDATA[	Le elezioni amministrative sono un&#8217;opportunità. Un&#8217;occasione per guardare in faccia la nostra città, per chiederci quali sono i suoi problemi più veri, quali sono le sue risorse più feconde. Per scegliere qualcuno o qualcuna che si conosce, che forse possiamo incontrare per strada e non vedere solo in televisione. Una persona di cui sarà più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Le elezioni amministrative sono un&#8217;opportunità. Un&#8217;occasione per guardare in faccia la nostra città, per chiederci quali sono i suoi problemi più veri, quali sono le sue risorse più feconde. Per scegliere qualcuno o qualcuna che si conosce, che forse possiamo incontrare per strada e non vedere solo in televisione. Una persona di cui sarà più facile verificare quello che farà una volta eletta, perchè lo vedremo realizzato nel nostro quartiere, o in quello vicino.</p>
	<p>Le elezioni amministrative, va da sé, non sono le elezioni politiche. Le televisioni nazionali probabilmente non programmeranno exit polls (speriamo) e proiezioni. Non ci terranno svegli fino a tarda notte con dirette infinite. Perchè non si voterà per decidere chi governerà l&#8217;Italia nei prossimi cinque anni. Non si sceglierà tra questo o quell&#8217;altro leader nazionale. Molto spesso, non si potrà nemmeno scegliere tra i due schieramenti canonici, ma occorrerà orientarsi tra liste civiche, liste personali, alleanze inedite. </p>
	<p>Non decideremo, o almeno non dovremmo decidere, sulla scorta di più o meno appassionanti dibattiti sui massimi sistemi, sul cuneo fiscale, sulle quote rosa e sul ritiro dall&#8217;Iraq. Conterà, o dovrebbe contare, l&#8217;idea di città, il progetto di convivenza della comunità locale di cui ciascun candidato si fa promotore, e le proposte concrete tramite cui si propone di dare corpo a tali idee.  </p>
	<p>Lo sguardo, insomma, sarà indirizzato a mettere a fuoco il primo piano, ciò che è a noi più vicino. Consapevoli, certamente, che dietro di esso c&#8217;è l&#8217;orizzonte del mondo, che non rappresenta solo lo sfondo ma il fondamento in cui si radica la nostra passione civile.<br />
Il mondo, infatti, abita anche nelle nostre strade, nei nostri quartieri, e il modo più sensato che abbiamo per incontrarlo è partire da quel pezzettino di orizzonte in cui ci è dato di vivere.</p>
	<p><em>Matteo Truffelli</em>
</p>
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		<title>Nonsolomoggi</title>
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		<pubDate>Mon, 22 May 2006 22:21:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione www.azionecattolica.it</dc:creator>
		
	<category>Cronaca</category>
	<category>Economia</category>
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		<description><![CDATA[	Moggiopoli. Calciopoli. Piedi puliti. Ancora non si sa come chiamarlo il più grande scandalo (non certo il primo, speriamo almeno l’ultimo) del pallone nostrano.
Ma il nome che, personalmente, meno preferisco è il primo. Troppo facile lanciare la croce addosso al capro espiatorio. Come anche troppo facile è dire “sono tutti ugualmente colpevoli”.
Perché non sono uguali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Moggiopoli. Calciopoli. Piedi puliti. Ancora non si sa come chiamarlo il più grande scandalo (non certo il primo, speriamo almeno l’ultimo) del pallone nostrano.<br />
Ma il nome che, personalmente, meno preferisco è il primo. Troppo facile lanciare la croce addosso al capro espiatorio. Come anche troppo facile è dire “sono tutti ugualmente colpevoli”.<br />
Perché non sono uguali le responsabilità di un qualsiasi membro della Federazione, della Lega, dell’Associazione Arbitri rispetto a quelle di chi questi organi presiedeva. Né i comportamenti.</p>
	<p>Gente come l’allenatore Zdenek Zeman ha denunciato fin dagli anni ’90 l’abuso di farmaci, il “doping amministrativo” e i soprusi dei club più forti, finendo sulla lista nera dei potenti del calcio, GEA e Juventus in primis.<br />
Gente come il presidente della Fiorentina Della Valle o come l’arbitro Paparesta, dopo aver subito torti e minacce hanno chinato il capo, favorendo uno spregevole clima omertoso, e raccattato le briciole (si fa per dire) della torta.</p>
	<p>E ancora, giornalisti (anche della Rai, quindi stipendiati con denaro pubblico) che non denunciavano il marciume di cui erano a conoscenza, alti gradi della Guardia di Finanza che informavano gli indagati dello sviluppo delle inchieste, scorte illegittime dei servizi segreti a chi non aveva alcun diritto, politici che chiedevano favori ai dirigenti sportivi… insomma, un mondo che si rovescia!</p>
	<p>Ingaggi miliardari, bilanci fuori controllo, evasione fiscale alle stelle, corruttela diffusa, palinsesti televisivi a dettar le regole, campionati riscritti dai giudici. Come potersela prendere con un uomo solo, seppure colpevole?<br />
Era un sistema che andava avanti da tempo, si dice. Un sistema che ha estromesso le persone più oneste e competenti (Gianni Rivera e Paolo Casarin, tanto per fare due nomi) lasciando campo libero a furbastri, profittatori e (citando Beppe Grillo) “manager col grano degli altri”.<br />
Ma anche con le passioni, con i sogni, con gli affetti degli altri. Di quanti sono cresciuti tirando calci ad un pallone su un campetto polveroso la domenica pomeriggio, con l’orecchio a Tutto il calcio minuto per minuto. Di quanti hanno pianto per vittorie e sconfitte poi risultate non già frutto dei valori sportivi, ma di complotti e raggiri su vasta scala. Di quanti credono sempre e comunque alla magia di una sfera, di un prato, di undici uomini contro undici perché vinca il migliore (“Sperém de no”, borbotterebbe Nereo Rocco, umile e burbero profeta dell’imprevedibilità del calcio).</p>
	<p>Allora si faccia pulizia, senza sconti e senza pietismi, nelle stanze del potere; ma anche negli animi di chi vuole ancora continuarsi ad occupare del gioco più bello del mondo. Bello proprio perché alchimia non prestabilita, dove non è detto che vinca il più forte; o il più furbo. Ma che sia sempre chi rispetta le regole.</p>
	<p><em>Pierluigi Vito</em>
</p>
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	</item>
		<item>
		<title>L’eredità di un gigante</title>
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		<pubDate>Thu, 18 May 2006 16:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione www.azionecattolica.it</dc:creator>
		
	<category>Azione Cattolica</category>
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		<description><![CDATA[	Sono trascorsi esattamente vent’anni da quando, la mattina della Pentecoste del 1986, il 18 maggio, moriva Giuseppe Lazzati.
Lazzati è un gigante del cristianesimo del ventesimo secolo, una figura di altissimo profilo spirituale e civile, un protagonista indiscusso della vita della Chiesa del Concilio e un punto di riferimento per tanti cattolici appassionati alla vita della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Sono trascorsi esattamente vent’anni da quando, la mattina della Pentecoste del 1986, il 18 maggio, moriva Giuseppe Lazzati.<br />
Lazzati è un gigante del cristianesimo del ventesimo secolo, una figura di altissimo profilo spirituale e civile, un protagonista indiscusso della vita della Chiesa del Concilio e un punto di riferimento per tanti cattolici appassionati alla vita della città e di quanti la abitano.</p>
	<p>L’Azione cattolica gli deve davvero moltissimo: l’esempio di autentica spiritualità laicale, di cristiano realmente incarnato nella storia, una eccezionale tensione formativa verso un laicato dalla fede convinta e matura, il suo fondamentale pensiero per una cultura politica dei cattolici.<br />
Questi doni oggi li abbiamo ancora tra le mani. E ricordando il professor Lazzati, non possiamo non rinnovare il nostro impegno quotidiano a seguirne l’esempio, e la strada da lui tracciata.</p>
	<p><em>“Questa è la nostra grande vocazione di laici: cercare il regno di Dio, trattando le realtà temporali e ordinandole secondo Dio. Questo è il compito primario e immediato, ed è a questo compito che vanno formati i laici. Ed è solo nella misura in cui, formati a questo, sentono l’amore per la Chiesa madre, che allora essi possono, con competenza di laici, dare una mano a costruire la Chiesa. […]&#8221;</p>
	<p>“E’ dunque uno sforzo umano quello dentro il quale agisce la potenza di Dio che è la grazia, la partecipazione della vita divina, che rende l’uomo capace di conoscere come conosce Dio: la fede; e rende capaci di amare come ama Dio: la carità. La carità è l’amore di Dio che si riversa sull’amore dei fratelli, che ci rende capaci, di fronte a qualunque difficoltà, di erigerci per la certezza che con l’aiuto di Dio si arriverà fino al fondo: la speranza.<br />
Ecco, questo è il cristiano.”</em></p>
	<p>Giuseppe Lazzati, “Il laico nella Chiesa cattolica”<br />
 intervento a un convegno del 20 giugno 1981</p>
	<p>Per approfondire: <a href="http://www.cittadelluomo.it/artman/publish/cat_fondatore.shtml">biografia di G. Lazzati dal sito www.cittadelluomo.it</a>
</p>
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		<item>
		<title>Gli auguri dell’Azione Cattolica al Presidente della Repubblica</title>
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		<pubDate>Wed, 10 May 2006 14:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione www.azionecattolica.it</dc:creator>
		
	<category>Azione Cattolica</category>
	<category>Politica</category>
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		<description><![CDATA[	Azione Cattolica Italiana
  Presidenza Nazionale
	comunicato stampa Roma, 10 maggio 2006
	L&#8217;Azione Cattolica Italiana saluta l&#8217;elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica Italiana, con la considerazione e il rispetto che vanno al primo cittadino del nostro paese. &#8220;Siamo certi che la sua presidenza sapr&#224; interpretare nel modo pi&#249; alto il ruolo di supremo garante che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p style="text-align:center"><strong>Azione Cattolica Italiana<br />
  Presidenza Nazionale</strong></p>
	<p style="text-align:right"><i>comunicato stampa</i> Roma, 10 maggio 2006</p>
	<p>L&rsquo;Azione Cattolica Italiana saluta l&rsquo;elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica Italiana, con la considerazione e il rispetto che vanno al primo cittadino del nostro paese. &ldquo;Siamo certi che la sua presidenza sapr&agrave; interpretare nel modo pi&ugrave; alto il ruolo di supremo garante che la Carta costituzionale gli attribuisce, chiamato a custodire e promuovere quel complesso equilibrio di libert&agrave; individuali e di valori condivisi e non negoziabili su cui si fonda l&rsquo;unit&agrave;, la pace, la vitalit&agrave; sociale, economica e culturale del paese&rdquo;. Lo sottolinea il presidente nazionale dell&rsquo;Azione Cattolica Italiana, Luigi Alici, commentando la nomina del Capo dello Stato. &ldquo;Constatiamo con vivo rammarico che sulla sua elezione ha continuato a pesare l&rsquo;ombra di una campagna elettorale che ha conosciuto un&rsquo;inquietante asprezza di toni ed ha impedito ai due poli di percorrere fino in fondo la strada del dialogo e di un&rsquo;ampia convergenza, senza pregiudizi e arroccamenti&rdquo;. </p>
	<p>&ldquo;Con l&rsquo;elezione del Presidente della Repubblica si completa il quadro politico-istituzionale del dopo elezioni. &Egrave;, dunque, il momento in cui maggioranza e opposizione sono chiamate a farsi carico delle difficolt&agrave; profonde del paese, nella diversit&agrave; dei ruoli dovuti ad una legittima competizione democratica, ma anche in una auspicabile convergenza cooperativa sui valori di fondo. C&rsquo;&egrave; bisogno di dare risposte concrete alle attese e speranze degli italiani; c&rsquo;&egrave; bisogno di rilanciare l&rsquo;economia, di ridurre la disoccupazione, in modo particolare quella giovanile; c&rsquo;&egrave; bisogno di un impegno organico e adeguato in favore della famiglia e delle giovani coppie; c&rsquo;&egrave; bisogno di ridurre le distanze tra nord e sud, coniugando rigore e solidariet&agrave;. Tutto questo ha bisogno di un esecutivo capace di governare e di un&rsquo;opposizione attenta al suo ruolo, ma non per questo pregiudizialmente contraria a tutte le iniziative politiche della maggioranza&rdquo;.</p>
	<p>&ldquo;Nel rivolgere al nuovo Capo dello Stato il nostro augurio per l&rsquo;alto incarico al quale &egrave; stato chiamato &ndash; afferma ancora il presidente dell&rsquo;Azione Cattolica &ndash; confidiamo nella sua attenzione anche nei confronti dei credenti, della cultura e della tradizione cattolica, nel rispetto di una laicit&agrave; dello Stato correttamente intesa. Un&rsquo;attestazione di profonda e convinta gratitudine va, in questo momento, anche al Presidente uscente, Carlo Azeglio Ciampi, che ha saputo interpretare il suo ruolo istituzionale, in una congiuntura storica non facile, con imparzialit&agrave;, equilibrio e correttezza esemplari&rdquo;.</p>
	<p><em>Ufficio Stampa</em></p>
]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>La parola speranza esiste</title>
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		<pubDate>Mon, 01 May 2006 10:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione www.azionecattolica.it</dc:creator>
		
	<category>Azione Cattolica</category>
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		<description><![CDATA[	La parola speranza esiste, anche dentro la Chiesa. Soprattutto nella Chiesa, in una fase in cui – basta guardarsi intorno – nessuno osa più scomodare la scomoda speranza, rifugiandosi tuttalpiù in un timido e tiepido ottimismo. E proprio dentro alla grande famiglia della Chiesa, l’Azione Cattolica si sente oggi più che mai un grande segno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>La parola speranza esiste, anche dentro la Chiesa. Soprattutto nella Chiesa, in una fase in cui – basta guardarsi intorno – nessuno osa più scomodare la scomoda speranza, rifugiandosi tuttalpiù in un timido e tiepido ottimismo. E proprio dentro alla grande famiglia della Chiesa, l’Azione Cattolica si sente oggi più che mai un grande segno di speranza; di più, un disegno di speranza, come recita il titolo del <a href="http://www.azionecattolica.it/aci/nazionale/programma0506/iniziative05/verona06/">grande convegno che stiamo vivendo a Verona</a>.</p>
	<p>Non è solo un gioco di parole, è la sostanza. Ed è anche la ragione per cui oggi più che mai, a pochi mesi dal grande convegno ecclesiale di Verona, è importante dare un segno concreto del nostro esserci e del nostro impegnarci, da laici corresponsabili. Il convegno è ancora in corso, ma una cosa l’abbiamo già capita: fedele alla sua vocazione formativa, comunionale e secolare, l’Azione cattolica si sente pronta e preparata a dare il suo contributo alla Chiesa in cammino, un contributo in parole e in opere, fatto di tante esperienze, piccole e grandi, capaci di portare al mondo la luce di Cristo risorto.</p>
]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Auguri, Presidente!</title>
		<link>http://www.azionecattolica.net/blog/fdg/2006/04/auguri-presidente/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Apr 2006 18:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione www.azionecattolica.it</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Cultura</category>
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		<description><![CDATA[	Cosa si celebra il 25 aprile? L’interrogativo negli ultimi anni si è fatto sempre più spazio nelle discussioni politiche e culturali, segnando in maniera evidente la distanza (cronologica e di senso) tra gli avvenimenti e la ricorrenza, prima festa nazionale del calendario.
Il discorso del presidente Ciampi, in questa giornata, è stata la migliore risposta possibile.
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			<content:encoded><![CDATA[	<p>Cosa si celebra il 25 aprile? L’interrogativo negli ultimi anni si è fatto sempre più spazio nelle discussioni politiche e culturali, segnando in maniera evidente la distanza (cronologica e di senso) tra gli avvenimenti e la ricorrenza, prima festa nazionale del calendario.<br />
Il discorso del presidente Ciampi, in questa giornata, è stata la migliore risposta possibile.<br />
“Un filo ideale ininterrotto – ha sottolineato il Capo dello Stato – unisce gli eroi del Risorgimento (…) ai protagonisti della Lotta di Liberazione, che pose fine all&#8217;infausto ventennio della dittatura fascista, complice la Monarchia”.<br />
Ecco il dono del 25 aprile: la ritrovata unità, dopo due decenni di dittatura per niente all’acqua di rose, la tragedia del II conflitto mondiale e il trauma di una guerra fratricida che ha straziato la nostra Penisola.</p>
	<p>Una Patria che, tra il 1943 e il 1945, faticosamente seppe ritrovare la propria dignità attraverso tanti piccoli grandi atti di eroismo: gli scioperi operai del marzo ’43; la valorosa opposizione di tanti nostri soldati che, dopo l’8 settembre, non vollero cedere alla sopraffazione degli eserciti ostili (pagando con la morte o la deportazione); la mobilitazione popolare per salvare perseguitati di ogni fede e nazionalità; e la lotta partigiana che contribuì a sconfiggere l’oppressione nazi-fascista.<br />
Da qui nasce la vittoria della Repubblica nello storico Referendum del 2 giugno di sessant’anni fa; da qui, la nostra Costituzione.<br />
Bibbia civile, l’ha definita il Presidente Ciampi. Ed è una bella definizione: perché parola scritta, nata per durare; perché sacra, in quanto sgorgata dal sacrificio di tanti martiri e portatrice di valori come libertà, giustizia, solidarietà; perché patto di popolo, strumento di rinascita di una nuova cittadinanza e di una nuova identità italiana.<br />
Questo patrimonio, custodito sempre in maniera appassionata e trasparente dal nostro Presidente, non può non essere considerato un tesoro di valori civili da custodire gelosamente da parte di tutti noi. In primis, da chi è chiamato ad importanti responsabilità nella gestione della Res pubblica.</p>
	<p>“Il dialogo fra le parti politiche – ha ricordato Ciampi – è l&#8217;essenza della vita di una democrazia serena e operosa, è l&#8217;essenza dell&#8217;istituzione parlamentare, luogo d&#8217;incontro di culture politiche rispettose le une delle altre”.<br />
Di fronte a questo monito, si parrà la maturità della classe dirigente chiamata guidare il nostro Paese e a rappresentarlo in Europa e nel Mondo.</p>
	<p><em>Pierluigi Vito</em></p>
	<p>PS:  Oggi, al Quirinale, il Presidente della Repubblica ha anche consegnato le Medaglie d’Oro al Merito Civile.<br />
Ben sette su tredici delle onorificenze riservate ai singoli cittadini, sono state assegnate a sacerdoti (quattro dei quali trucidati negli anni della guerra), impegnati a soccorrere chiunque si trovasse nel pericolo. </p>
	<p>Tra i tanti riconoscimenti ci piace ricordarne due in particolare. Quelle per due uomini impegnatisi, a rischio della vita, in una struttura clandestina che diede ospitalità ed assistenza ai perseguitati politici e a quanti sfuggirono ai rastrellamenti nazifascisti dell’alta Toscana, riuscendo a salvare circa ottocento cittadini ebrei.<br />
Quegli uomini erano don Arturo Paoli, dal 1949 al 1954 nel collegio assistenti della Società della Gioventù di Azione Cattolica, e Gino Bartali, campione di ciclismo e amatissimo socio di AC.</p>
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		<title>Politica e responsabilità</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Apr 2006 13:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione www.azionecattolica.it</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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		<description><![CDATA[	“La campagna elettorale è finita”: nel dopo elezioni questa frase è stata pronunciata spesso, da più parti. Il senso, però, può essere duplice: è finito il tempo delle promesse, ora ci si deve assumere la responsabilità di mantenerle; oppure, al contrario, è finito il tempo della propaganda, ora finalmente si può tornare al principio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>“La campagna elettorale è finita”: nel dopo elezioni questa frase è stata pronunciata spesso, da più parti. Il senso, però, può essere duplice: è finito il tempo delle promesse, ora ci si deve assumere la responsabilità di mantenerle; oppure, al contrario, è finito il tempo della propaganda, ora finalmente si può tornare al principio di realtà. L’Azione Cattolica Italiana, che ha cercato di contribuire al dibattito elettorale con una “lettera aperta” ai futuri parlamentari, ricorda che la campagna elettorale è finita solo nel primo senso; quella lettera quindi resta più che mai valida e attuale, dev’essere anzi riproposta con forza e riletta alla luce di alcuni risultati emersi dal voto, che offrono ulteriori elementi di riflessione.</p>
	<p>Anzitutto due motivi di soddisfazione: l’alta affluenza e il modo civile, regolare e ordinato con cui il popolo italiano ha espresso il proprio voto, in netto contrasto con i toni roventi degli ultimi giorni, nei quali non tutti gli uomini politici sembra si siano preoccupati di preservare un clima di pacificazione e amicizia civile; la netta sconfitta di quelle spinte che hanno cercato di cavalcare impropriamente in senso laicista una giusta istanza di laicità, dimenticando che proprio sulla differenza fra laicità e laicismo si è costruita la cornice costituzionale e la civiltà giuridica della nazione italiana nel dopoguerra.</p>
	<p>In secondo luogo due motivi di preoccupazione: l’aumentata distanza tra i partiti e gli elettori, favorita da una legge elettorale che sottrae all’attiva partecipazione dei cittadini la selezione dei candidati nella fase della formazione delle liste, e di fatto la scelta dei parlamentari al momento dell’esercizio del voto; il modo francamente preoccupante con cui si è interpretato il sistema maggioritario, trasformando una legittima competizione democratica (nella quale la distanza tra gli schieramenti dovrebbe essere sempre compensata dalla condivisione di valori irrinunciabili e unificanti), in una sorta di apocalittico scontro di civiltà, con il suo corredo destabilizzante di delegittimazioni reciproche.</p>
	<p>Infine, un auspicio e un impegno: l’auspicio che il risultato delle urne, correttamente certificato, venga serenamente assunto, nonostante l’esile scarto di voti (ed anzi, proprio per questo) in un clima costruttivo, senza seminare sospetti o insinuare rivalse. La questione morale, che l’Azione Cattolica si era permessa di indicare come la condizione irrinunciabile per articolare concretamente una politica al servizio dei valori fondamentali della vita e della pace, sembra essere più che mai una priorità per il bene del Paese. L’impegno in favore di una nuova stagione di promozione del bene comune è il modo responsabile per onorare tale auspicio e investe tutti, soprattutto quanti hanno ripetutamente dichiarato di ispirarsi, nell’azione politica, ai valori cristiani. Al n. 410 del “Compendio della dottrina sociale della Chiesa” si legge: “Autorità responsabile significa anche autorità esercitata mediante il ricorso alle virtù che favoriscono la pratica del potere con spirito di servizio (pazienza, modestia, moderazione, carità, sforzo di condivisione); un’autorità esercitata da persone in grado di assumere autenticamente come finalità del proprio operare il bene comune e non il prestigio o l’acquisizione di vantaggi personali”. La campagna elettorale è finita: ora è tempo di mantenere le promesse.</p>
	<p><em>di Luigi Alici</em>
</p>
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		<title>L’innocenza colpita dal male</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Apr 2006 08:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione www.azionecattolica.it</dc:creator>
		
	<category>Cronaca</category>
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		<description><![CDATA[	In questo amaro fine settimana, dopo circa un mese di angoscia e di trepidazione, abbiamo appreso con profonda tristezza la tragica conclusione del sequestro del piccolo Tommaso Onofri.
Fin dal primo giorno della sua misteriosa scomparsa ci siamo più volte interrogati sulle ragioni ed il movente di un simile rapimento. Sicuramente ci siamo anche chiesti, mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>In questo amaro fine settimana, dopo circa un mese di angoscia e di trepidazione, abbiamo appreso con profonda tristezza la tragica conclusione del sequestro del piccolo Tommaso Onofri.<br />
Fin dal primo giorno della sua misteriosa scomparsa ci siamo più volte interrogati sulle ragioni ed il movente di un simile rapimento. Sicuramente ci siamo anche chiesti, mentre la cronaca ci riportava gli indizi e le ipotesi degli inquirenti, quali motivazioni avrebbero potuto mai spingere qualcuno a strappare un bambino così piccolo ed ammalato, come “Tommy”, dall’affetto dei suoi genitori e del suo fratellino. Intanto il tempo è trascorso inesorabile, mescolando in ciascuno di noi sentimenti talvolta contrastanti: paura, preoccupazione, sdegno, ma anche speranza, preghiera, fiducia. Alla fine è arrivata la notizia che non avremmo mai voluto sentire: Tommaso, nonostante fosse così piccolo e così indifeso, è stato comunque ucciso. </p>
	<p>Le modalità e le ragioni che hanno provocato questo folle omicidio rendono ancor più difficile riuscire ad accettare una simile verità. È qui che ci domandiamo che senso possa avere questo e perché tutto ciò è accaduto. Come laici cristiani che vivono la propria fede, attraverso l’esperienza dell’Azione Cattolica, sappiamo che il Signore ci chiama ad affrontare con coraggio il male che spesso tormenta il mondo e la nostra stessa esistenza. Il male, anche quello più duro da accettare, non può certo spegnere quella speranza che, invece, ci spinge a non disperare mai dell’infinita misericordia di Dio verso le nostre povertà e i nostri limiti. </p>
	<p>In questo momento gran parte del nostro Paese è rimasto profondamente turbato da questa terribile vicenda che ci sconvolge e ci invita a riflettere tutti. Durante questi trenta giorni “Tommy” è stato il figlio, il fratellino, il piccolo nipote di ciascuno di noi. In queste ore di comprensibile sconforto, il Santo Padre ha invitato ogni credente alla preghiera per Tommaso e per tutte le piccole vittime della violenza e della cattiveria umana. Ci uniamo anche noi a questo appello di Benedetto XVI e crediamo sia giusto non lasciare che la storia di Tommaso passi senza aver consegnato alle nostre coscienze un insegnamento importante: la vita, soprattutto quella dei più piccoli, è un dono prezioso che viene da Dio e và difeso sempre. Ci auguriamo che la morte di “Tommy”, a soli diciotto mesi dalla sua nascita, abbia avuto un senso e che la nostra umanità non si macchi più di simili atrocità.</p>
	<p><em>Mirko Campoli</em>
</p>
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