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		<title>Il Benessere psicologico dell’avvocato: prevenzione e gestione dello stress derivante da aggressioni e minacce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Fatto&#38;Diritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 06:55:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Contributo di Lucia Moglie Psicologa Psicoterapeuta Nel pomeriggio di lunedì 7 luglio nella splendida location della Facoltà di Economia e Commerciodi Ancona si è tenuto un interessante convegno che trattava una tematica emergente epreoccupante, ossia “L’avvocato in prima linea: pericoli, prevenzione e sistemi di protezione dellaprofessione forense”.Davvero stimolanti sono stati gli interventi dei relatori nella [&#8230;]]]></description>
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<p><em>Contributo di Lucia Moglie Psicologa Psicoterapeuta</em><br><br>Nel pomeriggio di lunedì 7 luglio nella splendida location della Facoltà di Economia e Commercio<br>di Ancona si è tenuto un interessante convegno che trattava una tematica emergente e<br>preoccupante, ossia “L’avvocato in prima linea: pericoli, prevenzione e sistemi di protezione della<br>professione forense”.<br>Davvero stimolanti sono stati gli interventi dei relatori nella direzione giuridica e toccanti le<br>testimonianze delle vittime; il mio contributo si è concentrato sulle variabili psicologiche che<br>entrano in gioco in generale nella professione forsense e nelle situazioni in cui purtroppo<br>l’avvocato diventa vittima di violenza.<br>La professione forense è intrinsecamente esposta al conflitto, alla controversia, all’avversarietà e<br>d’altra parte l’avvocato è soggetto a tensione continua in termini di scadenze e pressione<br>crescente: tutto ciò ha un costo sull’equilibrio emotivo e spesso conduce ad un alto livello di stress.<br>Inoltre, tema su cui il convegno si è concentrato, la violenza diretta all’avvocato è sempre più<br>dilagante, complice una aggressività sociale trasversale e diffusa e anche la tipologia della<br>clientela che l’avvocato incontra, ossia potenzialmente sofferente e dunque sotto stress dal punto<br>di vista emotivo.<br>la reazione più tipica dopo aver subìto un atto violento si concretizza nella cultura del silenzio,<br>potenzialmente molto dannosa non solo dal punto di vista psicologico (l&#8217;avvocato non si sta<br>prendendo cura di sè come individuo) ma anche dal punto di vista lavorativo, poichè se la tenuta<br>emotiva vacilla, con essa può cadere anche la capacità di svolgere il proprio lavoro con lucidità e<br>serenità.<br>La vittima entra in un circolo vizioso instaurato dallo stress subìto che si cronicizza in termini di<br>stanchezza continua, ma anche di sintomi cognitivi e neurologici come difficoltà di memoria,<br>attenzione, concentrazione fino ad arrivare anche al rischio di deterioramento cognitivo.<br>Lo stress ha inoltre un impatto pesante sulla qualità del sonno, e può generare e anche<br>incrementare sintomi di ansia e depressione, peggiorare la qualità della vita personale e familiare<br>dell&#8217;individuo.<br>passiamo ora a individuare delle strategie più pratiche che possano promuovere il benessere<br>psicologico, sia da un punto di vista interventista (ossia come tecnica mirata in un momento di<br>disagio, come ad esempio nel tema delle aggressioni), sia da un punto di vista preventivo e<br>tutelante di una buona qualità della vita.<br>gestire lo stress significa innnazitutto curarsi di sè: ascoltarsi, ammettere quando ci si trova in una<br>situazione di disagio, accogliere tale percezione, non cacciarla via.<br>questa è già una strada di consapevolezza.<br>quando si percepisce uno stato di disagio e si fa fatica a proseguire con le proprie forze è<br>necessario e auspicabile chiedere aiuto ad professionista della psiche, la professionalità adeguata<br>è quella dello psicologo, poichè egli potrà prendere in carico tutta la sintomatologia in questione e<br>metterla in relazione all&#8217;individualità e alla storia pregressa dell&#8217;avvocato vittima di violenza.<br>Chiedere aiuto ad un professionista non è mai segno di debolezza, bensì una pratica di<br>consapevolezza.<br>Anche il confronto sociale ed in particolare il confronto tra colleghi può ridurre la sensazione di<br>isolamento emotivo e far sentire rassicurati.</p>



<p>le tecniche di rilassamento come yoga e mindfulness sono pilastri fondamentali per centrarsi e<br>concentrarsi, portare l’attenzione su di sè, incrementare la consapevolezza, l’ascolto dei propri<br>bisogni e non lasciarsi distrarre da tutto ciò che passa a fianco.<br>l&#8217;attività fisica in generale è uno strumento efficace per ridurre la tensione, poichè distrae la nostra<br>attenzione e funziona da valvola di sfogo; c è anche una spiegazione prettamente organica per cui<br>l&#8217;attività fisica e le tecniche di rilassamento sono efficaci: si osserva infatti in concomitanza con<br>esse un incremento di produzione di ormoni del benessere (endorfine, adrenalina).<br>per combattere lo stess è inoltre spesso indicata una riorganizzazione del lavoro: si intende ad<br>esempio una pianificazione diversa dell&#8217;agenda (dove si può), una differente gestione delle<br>telefonate e degli appuntamenti. entrambe nella direzione di creare un confine alternativo tra<br>lavoro e vita privata che non sia soffocante dell individualità.<br>Un ruolo centrale è riconosciuto inoltre ad una formazione specifica, in particolare inerente alla<br>gestione dei conflitti, alla comunicazione ed alla protezione emotiva.<br>Ad esempio ciò che si nota è una carente capacità di delega nel corredo del libero professionista in<br>gerenale, in particolare l’avvocato mostra fatica rispetto al “delegare”, all’apprendere a dire di no.<br>Dire di no può avere due funzioni fondamentali: da una parte tutela l’individuo dal caricarsi una<br>situazione sulle spalle che potrebbe non reggere e farlo sentire a disagio; dall’altra parte dire di no<br>significa affermare la propria persona, con i suoi confini. Dicendo di no si invia un messaggio<br>chiaro su di sè e sui limiti che si vuole porre.<br>Tutte queste forme di coping rispetto allo stress e agli atti di violenza spettano all’avvocato stesso,<br>che si muove per il suo benessere; però anche le istituzioni, gli Ordini Professionali e le<br>Associazioni possono fare molto istituendo ad esempio servizi di sostegno, incoraggiando la<br>“fratellanza” e solidarietà tra colleghi, assicurando una buona formazione dell’avvocato sul proprio<br>benessere, stilando protocolli di protezione e promuovendo tra i principi deontologici il benessere<br>psicologico.</p>
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		<title>Le Criptovalute e le ultime novità in tema di investimenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Fatto&#38;Diritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AssociazioneF&D]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO]]></category>
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					<description><![CDATA[Contributo di A. P. L’avvento delle nuove tecnologie ha determinato importanti cambiamenti nel settore finanziario e nell’economia globale. Sono ormai trascorsi 17 anni da quando, nell’ottobre del 2008, Satoshi Nakamoto (questo lo pseudonimo adottato dall’autore o dagli autori) ha pubblicato un documento intitolato “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System&#8221;. Tale White paper ha fondato le [&#8230;]]]></description>
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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" width="1707" height="2560" src="https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/04/aronpw-C5-vD7R4FYU-unsplash-edited-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-50846" style="width:246px;height:auto" srcset="https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/04/aronpw-C5-vD7R4FYU-unsplash-edited-scaled.jpg 1707w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/04/aronpw-C5-vD7R4FYU-unsplash-edited-142x213.jpg 142w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/04/aronpw-C5-vD7R4FYU-unsplash-edited-455x682.jpg 455w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/04/aronpw-C5-vD7R4FYU-unsplash-edited-768x1152.jpg 768w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/04/aronpw-C5-vD7R4FYU-unsplash-edited-1024x1536.jpg 1024w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/04/aronpw-C5-vD7R4FYU-unsplash-edited-1365x2048.jpg 1365w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/04/aronpw-C5-vD7R4FYU-unsplash-edited-600x900.jpg 600w" sizes="(max-width: 1707px) 100vw, 1707px" /></figure></div>


<p><em>Contributo di A. P</em>.</p>



<p>L’avvento delle nuove tecnologie ha determinato importanti cambiamenti nel settore finanziario e nell’economia globale.</p>



<p>Sono ormai trascorsi 17 anni da quando, nell’ottobre del 2008, Satoshi Nakamoto (questo lo pseudonimo adottato dall’autore o dagli autori) ha pubblicato <a href="https://bitcoin.org/bitcoin.pdf">un documento</a> intitolato “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System&#8221;. Tale White paper ha fondato le basi tecniche per lo sviluppo di un sistema di valuta digitale decentralizzato che opera senza intermediari o autorità centrali, come un Governo o una banca centrale. In questo documento veniva proposto un sistema che avrebbe eliminato la necessità di intermediari per le transazioni finanziarie, utilizzando una rete distribuita di computer per verificare e registrare ogni transazione su un registro pubblico chiamato <strong>blockchain</strong>. Tuttavia, la nascita delle criptovalute affonda le proprie radici nelle idee di economisti e teorici informatici che già a partire dagli anni &#8217;80 avevano intuito la possibilità di creare un sistema di pagamento digitale sicuro e decentralizzato. Fu poi la crisi finanziaria globale del 2008 che accelerò il processo di creazione delle criptovalute che hanno trasformato i concetti di denaro e pagamento. Nel gennaio 2009, infatti, Nakamoto minò il primo blocco di Bitcoin, noto come <strong>genesis block</strong>, dando vita ufficialmente alla criptovaluta. Con l’introduzione di Bitcoin, Nakamoto non solo creò una nuova moneta digitale, ma anche un paradigma completamente nuovo per i pagamenti globali.</p>



<p>Cosa si intende con il termine <strong>Criptovaluta, </strong>o <strong>Valute digitali</strong>, o <strong>Cripto attività</strong> è chiarito dalla Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB), l’organismo di vigilanza del Mercato finanziario in Italia: si tratta di rappresentazioni digitali di valute utilizzate come mezzo di scambio o detenute a scopo di investimento che possono essere trasferite, negoziate ed archiviate elettronicamente e che non hanno controvalore nell’ economia reale, a meno che siano accettate come mezzo di scambio.</p>



<p>Il Bitcoin è rimasto per lungo tempo l&#8217;unica criptovaluta esistente, ma la sua crescente popolarità nel corso degli anni ha dato vita a un vero e proprio boom di criptovalute alternative.</p>



<p>La diffusa adozione di Bitcoin e di altre criptovalute ha portato alla creazione di nuovi strumenti finanziari. Tuttavia, le criptovalute sono rimaste molto volatili e soggette a sfide regolatorie. Le criptovalute, infatti, hanno sempre operato in un ambiente normativo incerto. Mentre alcuni Paesi hanno sviluppato leggi e regolamenti per governare l&#8217;uso delle criptovalute, altri continuano a considerarle illegali o ad alto rischio. Cambiamenti improvvisi nelle politiche governative potrebbero influire negativamente sul valore e sulla disponibilità delle criptovalute. In tale scenario, un importante cambiamento è avvenuto in Europa grazie all’introduzione da parte del legislatore del cosiddetto Regolamento MICAR .</p>



<p>Pubblichiamo l’intervista al prof. Giuseppe Giulio Luciani, avvocato, docente di diritto dei mercati finanziari e membro del Dimetech Lab dell’Università di Parma che ha chiarito ed approfondito degli aspetti di particolare interesse del complesso mondo delle Criptovalute.</p>



<p><strong>Avvocato Luciani, quali sono le novità apportate dalla regolamentazione MICAR ?</strong></p>



<p>Sono circa 17.000 le cripto-attività in circolazione. Pertanto, se è vero che Bitcoin può vantare circa il 60% delle quote di mercato ed Ethereum circa il 13%, è pur vero che quello delle crypto rimane un fenomeno decisamente frastagliato ed impervio, dove è facile cadere vittima di truffe e comportamenti abusi.</p>



<p>La regolamentazione MICAR &nbsp;è intervenuta in questo scenario, con l’obiettivo di definire una disciplina armonizzata dei crypto – assets, al fine di tutelare gli investitori e garantire la stabilità del mercato monetario europeo, che potrebbe risultare compromessa dalla diffusione incontrollata delle cripto-valute.</p>



<p><strong>L’obiettivo è stato centrato dal legislatore?</strong></p>



<p>Le buone intenzioni del legislatore si sono dovute scontrare con un fenomeno, quello delle crypto, che nasce proprio dalla volontà dei cittadini di poter disporre e scambiare moneta liberamente, al di fuori dei controlli statali e, più in generale, del sistema economico politico nel complesso.</p>



<p>E così MICAR &nbsp;è nata con un vizio ontologico e con la consapevolezza che esistono spazi nella vasta e articolata compagine sociale, che si sottraggono al diritto e non possono essere governati.</p>



<p>Il regolamento Mica si applica, infatti, agli emittenti di “asset-referenced token” (ART) e di money token” (EMT), vale a dire di cripto-attività che mantengono stabile il proprio valore (stablecoin) grazie al collegamento con il valore di valute, di panieri di beni o di altre cripto-attività, nonché agli emittenti di cripto attività diverse dagli ART e dagli EMT, le così dette crypto other-than.</p>



<p>Non cadrebbero, pertanto, sotto la regolamentazione MICAR &nbsp;le criptovalute più impattanti sul mercato, vale a dire Bitcoin, e tutte le altre criptovalute in cui non è possibile identificare un emittente o comunque un soggetto che abbia realizzato o promosso il progetto legato all’emissione della crypto.</p>



<p><strong>Come può un consumatore orientarsi nel mondo delle crypto?</strong></p>



<p>In tutti i casi in cui è possibile individuare un emittente il legislatore europeo ha previsto che l’offerta della cripto-attività al pubblico sia assistita dalla pubblicazione di un documento “esplicativo”, molto simile al tradizionale prospetto informativo, già noto nella prassi finanziaria con il nome di “white paper”.</p>



<p>La logica, come avviene per la compravendita di strumenti e prodotti finanziari, è quella di mettere a disposizione dell’investitore tutte quelle informazioni utili o necessarie affinché possa effettuare un’operazione di investimento consapevole.</p>



<p>Il white paper dovrà riportare, pertanto, tutte le informazioni relative al progetto imprenditoriale che ne accompagna il lancio, alle caratteristiche ed ai rischi connessi alle cripto-attività offerte, e, in particolare, alle ipotesi in cui le crypto potrebbero perdere valore, magari a causa della loro sostanziale illiquidità.</p>



<p>Quando oggetto di offerta sono cripto-attività diverse da ART o EMT (vedi le crypto other-than), il contenuto del white paper non è soggetto ad alcun controllo preventivo da parte delle autorità competenti.</p>



<p><strong>Il white paper è uno strumento efficace di tutela per chi è intenzionato ad acquistare cripto-attività?</strong></p>



<p>Dalla pubblicazione del white paper, l’emittente è libero di offrire le proprie cripto-attività al pubblico in tutto il territorio dell’Unione o di chiederne l’amissione in un sistema di negoziazione.</p>



<p>L’art. 26 del Reg. MICAR &nbsp;prevede ipotesi di responsabilità dell’emittente nel caso in cui questo non abbia fornito al possessore di token informazioni chiare, corrette e complete.</p>



<p>La prova del danno patito spetterà, in ogni caso, al consumatore il quale sarà tenuto ad indicare quale sia stata la norma violata dall’offerente ed in che modo le informazioni non corrette del white paper abbiamo influito sulle sue decisioni.&nbsp;</p>



<p><strong>Chi verifica la correttezza delle operazioni di offerta pubblica e di negoziazione di cripto sul mercato?</strong></p>



<p>Il Regolamento MICAR &nbsp;prevede che debbano essere le Autorità di vigilanza finanziaria degli Stati membri a monitorare l’emissione, l’offerta pubblica e l’ammissione alla negoziazione di cripto-attività.</p>



<p>Il D. Lgs. n. 129/2024, attuativo del Regolamento MICAR , da poco entrato in vigore, attribuisce a Banca d’Italia e Consob i poteri di controllo necessari a garantire la protezione degli investitori e il corretto funzionamento dei mercati.</p>



<p>Più in particolare a Banca d’Italia sono stati attribuiti poteri di vigilanza prudenziale e gestione delle crisi, con riferimento agli emittenti di asset-referenced token (ART), di e-money token (EMT) e ai prestatori di servizi per le cripto-attività (CASP).</p>



<p>Sono, invece, attribuite alla Consob competenze di vigilanza in materia di trasparenza, correttezza dei comportamenti, ordinato svolgimento delle negoziazioni e, più in generale, di tutela dei possessori di cripto-attività.</p>



<p>Alla Consob sono state attribuite anche competenze in materia di vigilanza, prevenzione e sanzione degli abusi di mercato relativi all’emissione e negoziazione di&nbsp; cripto-attività.</p>



<p><strong>Spesso si è letto di default di piattaforme di exchange e di prestatori di servizi di custodia che hanno provocato danni significativi ai possessori di crypto. Come si può intervenire, in questi casi, per tutelare i consumatori?</strong></p>



<p>A mio avviso le novità più significative apportate dalla disciplina MICAR &nbsp;riguardano proprio gli obblighi comportamentali-informativi previsti a carico di gestori di piattaforme di exchange e dei prestatori di servizi in cripto-attività. Anzi, sembra proprio che il legislatore abbia voluto caricare principalmente sulle spalle di questi soggetti, che costituiscono i terminali delle operazioni di negoziazione e investimento, buona parte degli oneri di controllo ed ovviare così alle problematiche strutturali che, come abbiamo visto, caratterizzano il sistema.</p>



<p>Con riguardo agli obblighi comportamentali il regolamento MICAR , ripercorrendo sostanzialmente la disciplina prevista in materia di servizi di investimento, prevede che i prestatori di servizi debbano agire con onestà, correttezza e professionalità, perseguendo il miglior interesse del cliente. I prestatori di servizi sono, inoltre, soggetti a obblighi di corretta informazione con riferimento alle comunicazioni promozionali che accompagnano l’offerta di cripto attività.</p>



<p>Ai prestatori di servizi in cripto-attività vengono poi imposti precisi requisiti organizzativi, obblighi di custodia e salvaguardia delle cripto-attività o dei fondi dei propri clienti, anche tramite la sottoscrizione di polizza assicurative, e la gestione trasparente di eventuali conflitti di interesse.</p>



<p>Questi prestatori di servizi devono agevolare il cliente, consentendogli l’esercizio informato dei diritti insiti nelle cripto-attività per suo conto detenute. E’ qui uno dei punti più significativi della nuova disciplina, che impedisce alle piattaforme di exchange di negoziare cripto-attività delle quali non sia stato pubblicato un white paper. Agli operatori, peraltro, viene richiesto di effettuare una autonoma valutazione sulle cripto-attività da ammettere allo scambio, tenendo in considerazione la professionalità dell’offerente e dei membri dei suoi organi di gestione.</p>



<p>La MICAR &nbsp;prevede, inoltre, a carico dei wallet service provider oneri di trasmissione periodica di informazioni ai clienti sulle cripto-attività detenute, soprattutto quando la detenzione di una particolare cripto-attività richieda una qualsiasi forma di intervento o azione da parte dei clienti.</p>



<p><strong>E’ un sistema di protezione efficace?</strong></p>



<p>La MICAR &nbsp;prevede espressamente che i prestatori di servizi siano considerati direttamente responsabili nei confronti dei propri clienti per perdite di cripto-attività, anche come conseguenza di malfunzionamenti dei software o di attacchi hacker.</p>



<p>Anche in questo caso, come avviene nell’ambito delle negoziazioni finanziarie, i principali oneri di verifica ricadono sui soggetti che si occupano della negoziazione delle crypto attività. Non si tratta, tuttavia, di colossi dell’intermediazione, che hanno accesso a quantità significative di dati sugli emittenti o che sappiano gestire efficacemente situazioni di crisi, ma di soggetti spesso particolarmente vulnerabili.</p>



<p>Consob e Banca d’Italia hanno già dimostrato in passato di essere molto macchinose e di intervenire a giochi fatti.</p>



<p>La protezione più efficace del proprio interesse, pertanto, dovrà essere realizzata dal cliente stesso che dovrà agire sempre con estrema prudenza senza farsi sedurre dalla possibilità di realizzare facili guadagni.</p>



<p>Da quanto emerge anche dall’approfondimento con l’Avv. Luciani, si può affermare che le criptovalute hanno rivoluzionato la finanza moderna. Nonostante l&#8217;entusiasmo che le circonda, gli investitori devono essere consapevoli dei significativi rischi connessi a questo tipo di investimento. La volatilità, le incertezze regolatorie e la possibilità di speculazione rendono le criptovalute un&#8217;area di investimento ad alto rischio. Tuttavia, l’Europa, in anticipo rispetto a molte altre giurisdizioni in questo settore, ha introdotto, attraverso il MICAR , &nbsp;regole complete e personalizzate. Si tratta di norme uniformi che rappresentano&nbsp;<strong>un passo importante per creare un ambiente più sicuro e sostenibile per le cripto-valute</strong>&nbsp;e le cripto-attività in generale nell’UE, garantendo una miglior tutela dei consumatori e degli investitori verso possibili reati finanziari e manipolazioni del mercato.</p>



<p>Il futuro delle criptovalute resta incerto, ma è indubbio che la tecnologia alla base, la <strong>blockchain</strong>, continuerà a influenzare vari settori economici e sociali.</p>
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		<title>The mothers of Penguins: a Netflix story about disability</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Fatto&#38;Diritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[Dottoressa Marta Moglie &#8211; English version Finally, straight from Poland, a Netflix TV serie focused on disability. “The Mothers of Penguins” and the life of Kamila, a young mama who struggles with the suspect and the diagnosis of autism of her 7 years old son Jas; a difficult theme, not frequently chosen because hard, but [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Dottoressa Marta Moglie</em> &#8211; English version</p>



<p>Finally, straight from Poland, a Netflix TV serie focused on disability. “The Mothers of Penguins” and the life of Kamila, a young mama who struggles with the suspect and the diagnosis of autism of her 7 years old son Jas; a difficult theme, not frequently chosen because hard, but damn real. Because it is so difficult to understand such a peculiar situation, unless you live it yourself.</p>



<p>Autism, as a spectrum, can show so many different faces, and this is the reason why it can be considered a hidden disability.</p>



<p>Unfortunately, it is also difficult to be diagnosed, especially in the very first years of life; not to mention people who receive a late diagnosis, during adolescence or even at adulthood.&nbsp;</p>



<p>A diagnosis which explains so many interrogatives, behaviours, and that sense of feeling strange, inappropriate, unable to live properly in this world.</p>



<p>In “The Mothers of Penguins” we see a young single mum and professional MMA fighter trying to choose between two paths: going on with her life pretending everything is fine (even though her son has been suspended at school because of violent behaviours). Or trying to take a break. Understand. Accept.</p>



<p>Because the only school which seems to accept him is a private “special” school, and even though it looks like it is an uncomfortable solution, it reveals to be the one that Jas prefers. In this school, the boy can be himself, he is accepted for who he is and is capable of experimenting friendships.</p>



<p>Only this way, the awareness in Kamila raises and brings her towards a full acceptance of her son. Because acceptance is a feeling that must be processed and managed, in order to make it a starting point and a strength, not a weakness. As penguins are animals that live in a group, the mothers of penguins find strength in constantly supporting each other. To survive, to find stability and a different kind of happiness.&nbsp;</p>
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		<title>“Le mamme dei Pinguini”: finalmente una serie TV Netflix sulla disabilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Fatto&#38;Diritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AssociazioneF&D]]></category>
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					<description><![CDATA[Dottoressa Marta Moglie &#8211; versione italiana Finalmente su Netflix dalla Polonia è arrivata una serie TV incentrata sulla disabilità. “Le mamme dei Pinguini” racconta in maniera cruda e veritiera la realtà di Kamila, giovane mamma e lottatrice professionista di MMA la quale deve affrontare il duro percorso che va dal sospetto alla diagnosi di spettro [&#8230;]]]></description>
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<p><em>Dottoressa Marta Moglie</em> &#8211; versione italiana</p>



<p>Finalmente su Netflix dalla Polonia è arrivata una serie TV incentrata sulla disabilità. “Le mamme dei Pinguini” racconta in maniera cruda e veritiera la realtà di Kamila, giovane mamma e lottatrice professionista di MMA la quale deve affrontare il duro percorso che va dal sospetto alla diagnosi di spettro autistico di suo figlio di&nbsp; 7 anni Jas. Un tema difficile, poco trattato, ma dannatamente reale.</p>



<p><br>La narrazione si concentra su uno dei momenti più difficili per una famiglia che vive la disabilità: l’esclusione. Quando Jas viene espulso da scuola per i suoi comportamenti ritenuti aggressivi, Kamila si scontra con la dura realtà di trovare un ambiente che possa accoglierlo. La ricerca la porta a valutare una scuola privata per bambini con disturbi e disabilità, una soluzione che inizialmente rifiuta con forza, negando persino l’evidenza. Ma sarà proprio entrando in contatto con altri genitori che vivono la sua stessa esperienza che Kamila intraprenderà un doloroso percorso interiore: dal rifiuto della diagnosi alla consapevolezza che solo l’accettazione potrà garantire a suo figlio un futuro sereno.</p>



<p><br>Quella della disabilità sembra essere una realtà pressoché incomprensibile ai più, fin quando purtroppo non la si vive. E lo spettro autistico, proprio in quanto spettro, annovera innumerevoli sfaccettature, tanto da poter essere considerato spesso una delle disabilità invisibili. Difficile da diagnosticare soprattutto nei primissimi anni di vita; per non parlare delle diagnosi tardive che a volte arrivano persino in età adolescenziale o adulta. Diagnosi che finalmente spiegano tanti comportamenti e problematiche irrisolte con cui ragazzi si erano trovati a convivere per tantissimi anni. E che li avevano portati spesso a sentirsi diversi, non accettati, esclusi.</p>



<p><br>In “Le mamme dei Pinguini “ l’enfasi è posta sulle emozioni che vive Kamila, la quale si trova a valutare di interrompere la sua carriera per focalizzarsi sulla ricerca di maggiore stabilità e benessere del figlio. Un benessere che però Jas stesso sembra aver trovato nel frequentare questa nuova scuola: una scuola accogliente, che non lo discrimina e in cui per la prima volta in vita sua riesce a instaurare delle relazioni di amicizia. Sarà proprio Jas a far capire alla madre qual è la scelta migliore, e le aprirà un mondo diverso ma più comprensivo.</p>



<p><br>“Le mamme dei Pinguini “ è finalmente una serie diversa, che ci porta a riflettere e a metterci in dubbio. Ci fa ipotizzare quanto può essere difficile riconoscere in un figlio delle difficoltà che fanno parte del suo modo di essere, che non possono essere curate ne estirpate, solo accettate.&nbsp; Ci fa comprendere che per il bene di un figlio spesso si arriva ad annullare se stessi, la propria identità e la propria vita, o almeno, quella costruita fino ad un certo punto. Perché la consapevolezza porta a cambiare strada e ad abbracciare nuove rotte che sono considerate più valide, più appropriate, ma non necessariamente peggiori. E solo tramite l’accettazione ma soprattutto la condivisione (con chi si apre ad un mondo diverso, con chi vive situazioni simili) si ha la possibilità di crescere e di continuare a vivere con serenità. Come i pinguini sono animali che vivono in gruppo, è l’unione delle madri dei pinguini che crea forza, solidarietà e solidità. Per affrontare le difficoltà e provare a trasformarle in punti di forza, per superare la disperazione e riuscire a non vivere la disabilità solo come un macigno, ma anche come uno spunto per creare, arricchire, costruire una realtà migliore.<br>Serie da vedere. Assolutamente.</p>
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		<title>La rete del post parto. Intervista alla Dott.ssa Lucia Moglie.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Fatto&#38;Diritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#raccontidipsiche]]></category>
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					<description><![CDATA[Contributo di Laura Franceschi Il post parto è un periodo di profonda trasformazione, spesso accompagnato da emozioni contrastanti che vanno oltre la semplice gioia dell’arrivo di un figlio. Nonostante sia un momento delicato e pieno di sfide, molte madri si sentono sole nel gestirlo, quando invece avrebbero bisogno di una rete di sostegno solida e [&#8230;]]]></description>
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<p><em>Contributo di Laura Franceschi</em></p>



<p>Il post parto è un periodo di profonda trasformazione, spesso accompagnato da emozioni contrastanti che vanno oltre la semplice gioia dell’arrivo di un figlio. Nonostante sia un momento delicato e pieno di sfide, molte madri si sentono sole nel gestirlo, quando invece avrebbero bisogno di una rete di sostegno solida e consapevole. Dopo l’evento dedicato a questo tema, abbiamo approfondito l’argomento con la Dottoressa Lucia Moglie, psicologa e psicoterapeuta che si occupa di questo ambito, per capire come riconoscere i bisogni reali delle neo-mamme e costruire attorno a loro un supporto efficace.</p>



<p><strong>Il post parto è spesso pensato come un periodo di pura felicità. È realmente questo ciò che si verifica?</strong></p>



<p>La nascita di un bambino viene tipicamente considerata un evento di pura felicità, soddisfazione e gioia per i genitori. Il più delle volte, è proprio l’ambiente che circonda la neomamma—familiari, amici, il compagno—a festeggiare la nascita, dando quasi per scontato che sia impossibile per una donna che ha appena avuto un bambino provare stati d’animo contrastanti. Quindi, sebbene il post-parto è spesso immaginato come un periodo di pura felicità, in realtà può portare con sé momenti di difficoltà, fragilità e complessità. A cosa possono essere legati questi momenti? Principalmente a un’immagine di sé che cambia. La donna si guarda allo specchio e non si riconosce: il suo corpo porta ancora i segni della gravidanza e del parto. A questo si aggiunge la fatica: il parto è stato un’esperienza intensa, che l’ha stancata sia fisicamente sia psicologicamente. Spesso si sente sopraffatta, perché tutto è nuovo e non esiste un “manuale” che spieghi esattamente cosa fare. Un ulteriore elemento che pesa su questo quadro è quello delle aspettative: se queste erano idilliache, se la neomamma pensava di poter far tutto senza difficoltà e che nulla sarebbe cambiato, allora la sensazione di sopraffazione e, in particolare, il senso di inadeguatezza saranno ancora più forti. Quindi per una maggiore consapevolezza e per avvicinare il nostro immaginario alla realtà, sarebbe più corretto pensare al post-parto come un periodo complesso, in cui coesistono diversi stati d’animo, spesso anche contrastanti tra loro.</p>



<p><strong>Il benessere di una neo-mamma non può dipendere solo dalle sue forze. Qual è il della rete di sostegno fatta di familiari, amici e figure professionali? E quali comportamenti possono, anche involontariamente, risultare poco utili o controproducenti?</strong></p>



<p>Proprio perché è così importante accettare e aspettarsi di poterci sentire sopraffatti o diversi, è fondamentale riconoscere che non si può fare tutto da soli. Una neomamma non può affrontare tutto solo con le proprie forze, perché semplicemente non ci riuscirà ed è qui che entra in gioco la rete di sostegno. La rete di sostegno è l’insieme di persone, risorse e figure professionali che offrono supporto emotivo, pratico e psicologico alla neomamma nel periodo post-parto. Primo pilastro della rete di sostegno è generalmente il compagno, che oggi è -e vuole essere!- sempre più presente all’interno della casa insieme alla mamma e al bambino. Ma oltre al compagno, la rete di sostegno è fatta di familiari, amici, vicini e di tutte quelle persone prossime alla mamma e al neonato. Inoltre, ci sono figure professionali che possono offrire supporto, se necessario, come l’ostetrica per l’allattamento, l’osteopata, il logopedista, il pediatra, lo psicologo e molte altre. Una rete di sostegno efficace rispetta i bisogni e i confini della nuova famiglia, offrendo aiuto senza essere invasiva, affinché la madre possa affrontare con maggiore serenità i cambiamenti e le sfide della maternità. Un esempio concreto? Presentarsi a casa della neomamma per una visita o per portare un regalo senza averlo concordato prima con i neogenitori non è sempre una buon’idea e, anzi, potrebbe risultare poco utile, se non addirittura controproducente.</p>



<p><strong>Molte donne vivono il post parto con il peso dell’idea di dover &#8220;farcela da sole&#8221;, rendendo difficile chiedere o accettare aiuto. Come possiamo cambiare questa narrazione e far capire che coinvolgere la rete familiare non è un fallimento, ma una risorsa fondamentale?</strong></p>



<p>Quello che mi chiedi mi è molto familiare. L’aspettativa che molte donne hanno di dovercela fare da sole è legata a uno stereotipo culturale, a un retaggio del passato. Si confrontano con la narrazione delle generazioni precedenti composte da donne tuttofare, capaci di arrivare ovunque con le loro “braccia lunghe e numerose”. Questo, però, era il riflesso di un’epoca in cui non esistevano alternative: una donna doveva organizzarsi da sola in casa, con i figli, senza poter chiedere aiuto, in particolare al proprio marito, che era impegnato fuori casa con il lavoro. L’unico sostegno su cui poteva contare era quello di altre donne della famiglia. Oggi, però, la realtà è diversa. Pensiamo, per esempio, al fatto che molte nonne lavorano e non possono essere disponibili 24 ore su 24. Guardare alle proprie madri o nonne e pensare di dover fare tutto come loro è una narrazione che presenta delle falle, perché i tempi, la società e la cultura sono cambiati, così come il ruolo della donna. Oggi è importante affermare che si può—e si deve—chiedere aiuto. Le donne di oggi, infatti, devono spesso tornare a lavorare in tempi brevi e quindi devono poter contare su una rete di supporto, familiare o amicale. Chiedere aiuto non è un fallimento. Le generazioni passate, molto spesso, non hanno avuto scelta. Non possiamo sapere cosa avrebbero fatto se l’avessero avuta.</p>



<p><strong>Lo psicologo del post parto non lavora solo sul benessere della madre, ma anche sulla relazione con il suo contesto familiare. In che modo può facilitare la creazione di una rete di supporto efficace e aiutare tutti i membri coinvolti a riconoscere i segnali di disagio e a intervenire in modo costruttivo?</strong> Già a partire dal preparto, all’interno dei corsi di accompagnamento alla nascita mi occupo di predisporre il contesto familiare a ciò che avverrà, incoraggio le nuove mamme a immaginare quello di cui avranno bisogno, chiedere ciò che gli servirà, domandarsi a chi potranno chiedere e anche prendere accordi. Nel post parto quindi, situazione in cui la donna sarà provata, confusa e affaticata, lei avrà già presente chi ci sarà e in che cosa potrà rendersi utile, e questo è già un primo passo. Inoltre, sempre nel periodo precedente al parto, è importante preparare la rete anche a saper individuare eventuali segnali di disagio e di considerarli per quello che sono. Dai segni di difficoltà si procederà poi a mettersi in contatto con la figura professionale adeguata a poter intervenire.<br></p>
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		<title>La scuola dei ragazzi oggi: stare con o stare contro l’altro.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Fatto&#38;Diritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2025 09:32:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#raccontidipsiche]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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<figure class="wp-block-image is-resized"><img decoding="async" width="682" height="682" src="https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/01/image.png" alt="" class="wp-image-50826" style="width:263px;height:auto" srcset="https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/01/image.png 682w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/01/image-213x213.png 213w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/01/image-150x150.png 150w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2025/01/image-600x600.png 600w" sizes="(max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure>



<p><em>Contributo di Lucia Moglie Psicologa Psicoterapeuta</em><br><br>Siamo in stanza di terapia io e una mia giovane paziente, Chiara, di 15 anni: lei mi fa sentire tutto il peso che ha sulle spalle rispetto alla scuola. La scuola è un dovere, è un impegno, una scelta solo in minima misura; i ragazzi la selezionano tra le varie opzioni esistenti per ciò che piace di più, per ciò in cui sono più portati o per ciò che loro interessa. Ma poi seguire le lezioni, studiare, applicarsi, stare a stretto contatto con gli altri sono conseguenze che non hanno attivamente scelto: naturalmente possono avvertirne il peso addosso.</p>
</div>



<p>Però il disagio di Chiara non si limita a questo, “Al liceo si pretende tanto” dice lei. “Chi pretende tanto?&#8221; le chiedo. Mi racconta del livello di impegno e studio importante, di una preparazione elevata volte a mettere i ragazzi nelle condizioni di poter accedere un domani a qualunque percorso preferiscano.</p>



<p>I suoi genitori ci tengono molto che Chiara sia in linea con tale livello, che rispetti le aspettative di cui sono investiti i giovani che frequentano quel corso. La mamma e il papà hanno loro stessi frequentato un liceo e sono più che convinti che non solo esso consti di una preparazione che “rimane tutta la vita”, ma sono anche decisi a fare in modo che la loro figlia raggiunga risultati brillanti; non sembrano accontentarsi insomma di un livello discreto.</p>



<p>Avverto insomma che sulla vita scolastica di Chiara c’è un alto tasso di pressione esterna. Inoltre, mi incuriosisco quando la ragazza mi riferisce di non avere amiche o supporti all’interno della classe; mi dice che la classe non è un gruppo, ma un insieme di individui singoli e anche in forte competizione tra loro. E a questo punto la curiosità diventa sconcerto. Ma tutto sommato non dovrei stupirmi neanche troppo, perché pensandoci anche un’altra ragazza mi raccontò qualcosa di simile.. e anche un altro, tempo fa.</p>



<p>Mi chiedo cosa sia successo per arrivare a perdere quella fondamentale motivazione ad andare a scuola che era la socialità, intesa nel suo senso più ampio; scherzare, confrontarsi, far confidenze, conoscersi, arricchire il proprio sé sociale (che in quell’età ha tanta fame!). Se nella scuola non possono i ragazzi vedere un risvolto di questo tipo, presumo di capire quanto il peso dell’impegno possa divenire insostenibile!</p>



<p>Ma non è tutto, perché oltre a ciò c’è anche quella competizione esasperata, quella gara, quell’individualismo non sani, che si contrappongono all’unione, al sostegno, alla solidarietà, valori che dovrebbero essere fondanti di una piccola comunità come quella scolastica e in futuro della comunità tutta.</p>



<p>L’altro non è un amico, un’opportunità, una curiosità, un arricchimento; l’altro è un avversario. Se pensiamo a ciò che si è verificato nei Castelli Romani, in quella scuola media in cui una “bambina” di 12 anni ha dato diverse coltellate ad un compagno di classe che sembra aver fatto la spia nei suoi confronti, ci si spiega subito quale clima si vive spesso nelle classi di oggi. Che poi al conflitto, alla slealtà, alla competizione estrema, segua una così grave forma di violenza merita senza dubbio approfondimento in altra sede.</p>



<p>La mia riflessione si concentra quindi sul fatto che i ragazzi di oggi che frequentano quelle che sono sempre state chiamate “le scuole alte” siano esageratamente sotto pressione e che tale pressione sia ancor di più esasperata dalla carenza di una dimensione sociale, gruppale, di supporto, di spensieratezza e dalla concomitante variabile legata alla competitività.</p>



<p>L’interrogativo che è doveroso porsi è se non si possa lavorare tra gli adulti di riferimento (in particolar modo la scuola) per recuperare le basi del senso di gruppo, realtà tanto utile di cui fare esperienza nell’età evolutiva e tanto funzionale per vivere nella società.</p>
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		<title>Pet Speech: benessere e dialogo a 4 zampe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Fatto&#38;Diritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Dec 2024 12:39:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Contributo di Elena Antonucci Durante il periodo delle festività natalizie si registra un picco nel numero delle adozioni o degli acquisti di animali da compagnia: cani, gatti o furetti e persino specie meno convenzionali che hanno acquistato grande popolarità sui social, come coniglietti nani, mini-mucche, maialini, rettili e anfibi. Sembrano un regalo perfetto da presentare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Contributo di Elena Antonucci</em></p>



<p>Durante il periodo delle festività natalizie si registra un picco nel numero delle adozioni o degli acquisti di animali da compagnia: cani, gatti o furetti e persino specie meno convenzionali che hanno acquistato grande popolarità sui social, come coniglietti nani, mini-mucche, maialini, rettili e anfibi. Sembrano un regalo perfetto da presentare sotto l’albero di <strong>Natale</strong>, dopotutto chi non vorrebbe sorprendere un bambino con &nbsp;l’amichetto peloso che desidera da tanto oppure donare un po’ di compagnia ad un anziano?</p>



<p>Tuttavia, sebbene accogliere un amico a 4 zampe in famiglia rappresenti un’esperienza arricchente sia per gli adulti che per i più piccini, se l’adozione non viene fatta con la necessaria consapevolezza o se ne sottovalutiamo le responsabilità, può facilmente sfociare in una condizione di disagio per noi umani, ma soprattutto per l’animale, che troppo spesso subisce l’ingrato destino dell’abbandono o della negligenza.</p>



<p><strong><em>“Pet Speech”, di che cosa si è discusso?</em></strong></p>



<p>Proprio per questa ragione l’<strong>Associazione Culturale Fatto&amp;Diritto </strong>ha organizzato giovedì 19 dicembre scorso presso la Mole Vanvitelliana il convegno “Pet Speech: benessere e dialogo a 4 zampe”, patrocinato dal comune di Ancona, con l’obiettivo di approfondire le tematiche del benessere e della gestione animale.</p>



<p>“Pet Speech” si è proposto di fornire alle famiglie e a tutti coloro che si apprestano ad accogliere un animale da compagnia gli strumenti e i suggerimenti necessari per compiere una scelta cosciente e consapevole, che si sposi in maniera adeguata alle esigenze di ciascun membro del nucleo familiare e dell’animale stesso, nel rispetto delle sue caratteristiche etologiche.</p>



<p>Durante l’incontro, aperto dall’assessore alla tutela degli animali <strong>Orlanda Latini</strong>, sono intervenute l’avvocato <strong>Francesca Capodagli</strong>, esperta in tutela degli animali, in particolar modo quelli definiti “d’affezione”, e la dottoressa <strong>Maria Chiara Catalani</strong>, medico veterinario specializzato in comportamento, specialista in interventi assistiti con animali e presidente Sisca (Società Italiana Scienze del Comportamento Animale), con la moderazione dell’avvocato <strong>Vanessa Marini</strong>, garante per i diritti degli animali del Comune di Ancona.</p>



<p><strong><em>Maltrattamento, abbandono e scelte consapevoli</em></strong></p>



<p>Tra i temi toccati durante l’evento, innanzitutto quelli del maltrattamento animale, sia dal punto di vista legale che nelle varie forme in cui occorre: dalla negligenza ad una vera e propria “ipercura”, infatti, il maltrattamento animale può assumere varie forme, spesso “invisibili”, sconosciute o sottovalutate, fino ad arrivare all’abbandono. Tra le modalità più ricorrenti, ad esempio, le traversine usate come sostituto delle uscite giornaliere, le borsette da passeggio, cani rilegati in giardino, gatti che non ricevono sufficienti stimoli ma vengono lasciati liberi di uscire di casa, animali selvatici raccolti dalla strada o esotici tenuti in condizioni non adeguate al loro benessere. Insomma, tutte quelle condizioni che non permettono all’animale di comportarsi secondo la sua vera natura che, inoltre, sono causa di atteggiamenti aggressivi e distruttivi.</p>



<p>L’avvocato Francesca Capodagli, poi, ha definito l’iter da seguire nell’ipotesi si assista ad un caso di abbandono: prima di tutto sarà necessario mettere in sicurezza l’animale e in seguito chiamare i vigili urbani o i Servizi Veterinari delle ASL. Nel caso del Comune di Ancona sarà possibile anche rivolgersi alla figura del Garante per la tutela e il benessere degli animali, a cui è necessario inviare segnalazioni di sospetto maltrattamento, reperibile all’indirizzo <a href="mailto:garanteanimali@comune.ancona.it"><strong>garanteanimali@comune.ancona.it</strong></a> (il numero di telefono è ancora in attivazione). Ricordiamo che è sempre sconsigliabile prendersi carico dell’animale, e va fatto solo in caso di necessità.</p>



<p><strong><em>Una scelta che cambia la vita</em></strong></p>



<p>A chiusura dell’incontro, la dottoressa Maria Chiara Catalani ha ribadito l’importanza di compiere una scelta consapevole nel momento in cui si decide di far entrare un animale nelle nostre vite, di non ridurlo a mero regalo di Natale, ma valutarne bene specie, età, carattere e attitudini, e di chiederci prima di ogni altra cosa: <strong>sono disposto a cambiare la mia vita per il mio nuovo animale</strong>?</p>
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		<title>I migranti climatici , cause scientifiche e tutela giuridica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Avv. Tommaso Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 09:24:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[#GreenRights]]></category>
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					<description><![CDATA[di AVV. TOMMASO ROSSI (Delegato Marche WWF Italia) Il fenomeno dei migranti climatici, persone costrette a lasciare le proprie case a causa degli effetti del cambiamento climatico, è diventato una realtà crescente nel Mediterraneo e in tutto il mondo. I migranti climatici non rientrano sempre nelle categorie tradizionali del diritto internazionale sui rifugiati, e la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di AVV. TOMMASO ROSSI (Delegato Marche WWF Italia)</p>



<p>Il fenomeno dei migranti climatici, persone costrette a lasciare le proprie case a causa degli effetti del cambiamento climatico, è diventato una realtà crescente nel Mediterraneo e in tutto il mondo. I migranti climatici non rientrano sempre nelle categorie tradizionali del diritto internazionale sui rifugiati, e la loro protezione rappresenta oggi una delle sfide più urgenti e complesse. La posizione del WWF e di altre organizzazioni ambientaliste sottolinea come sia necessario riconoscere il legame tra il riscaldamento globale e la migrazione, e garantire una tutela giuridica a coloro che sono costretti a spostarsi per ragioni climatiche.</p>



<p><strong>Cause del Fenomeno: Il Riscaldamento del Mediterraneo e le Migrazioni Climatiche</strong></p>



<p>Il Mediterraneo è un “hotspot” climatico, con temperature che aumentano del 20% più velocemente rispetto alla media globale, come evidenzia il Mediterranean Experts on Climate and Environmental Change (MedECC). Questo riscaldamento provoca gravi impatti ambientali e socioeconomici: eventi meteorologici estremi, incendi, desertificazione e innalzamento del livello del mare sono solo alcune delle conseguenze che colpiscono duramente le regioni costiere e interne. Gli ecosistemi locali ne risentono, e agricoltura, pesca e turismo subiscono pesanti perdite, aumentando l’instabilità economica e sociale in diverse aree mediterranee.</p>



<p>Le condizioni di vita diventano insostenibili, soprattutto per le comunità già vulnerabili: scarsità d’acqua, riduzione delle risorse agricole e disastri naturali costringono le persone a lasciare le proprie case, creando nuovi flussi migratori che non sono causati da conflitti, ma dai cambiamenti ambientali. Secondo il WWF, il riscaldamento del Mediterraneo ha il potenziale di dislocare milioni di persone nei prossimi decenni, a meno che non vengano attuati interventi significativi per la mitigazione e l’adattamento.</p>



<p><strong>I Diritti e la Tutela dei Migranti Climatici in Europa</strong></p>



<p>In Europa, il quadro giuridico per la tutela dei migranti climatici è ancora incerto e in evoluzione. La Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951 non include le migrazioni climatiche tra i motivi di protezione, in quanto essa è limitata alle persone che fuggono da persecuzioni dirette. I migranti climatici non sono quindi considerati rifugiati in base al diritto internazionale. Tuttavia, alcuni paesi europei stanno iniziando a considerare casi specifici, soprattutto quando le condizioni climatiche rendono impossibile il ritorno sicuro delle persone nel proprio paese di origine.</p>



<p>Una sentenza significativa è stata emessa dal Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite nel caso Ioane Teitiota contro Nuova Zelanda (2020), dove si afferma che il ritorno di un individuo in un paese minacciato dagli effetti del cambiamento climatico potrebbe costituire una violazione dei diritti umani. Sebbene questa decisione non sia vincolante per i paesi europei, rappresenta un punto di riferimento per giuristi e attivisti.</p>



<p>In Europa, alcuni strumenti giuridici di tutela dei diritti umani possono offrire protezione ai migranti climatici in casi estremi. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha aperto la possibilità di protezione per chi si trova in situazioni di pericolo grave e imminente. Tuttavia, il riconoscimento formale dei migranti climatici come rifugiati richiede una revisione delle normative esistenti.</p>



<p><strong>La Posizione del WWF e le Richieste del Mondo Ambientalista</strong></p>



<p>Il WWF e molte organizzazioni ambientaliste sostengono che sia fondamentale ampliare il concetto di “rifugiato” per includere anche coloro che sono costretti a lasciare il proprio paese a causa degli effetti del cambiamento climatico. Le richieste di protezione dei migranti climatici includono:</p>



<p>1.&nbsp;<strong>Riconoscimento legale dei migranti climatici</strong>: è necessario creare una nuova categoria giuridica per riconoscere e proteggere chi è costretto a migrare per motivi climatici.</p>



<p>2.&nbsp;<strong>Adozione di politiche di asilo ambientale</strong>: l’Unione Europea dovrebbe considerare la possibilità di offrire protezione temporanea ai migranti climatici provenienti da aree particolarmente colpite.</p>



<p>3.&nbsp;<strong>Fondi per la resilienza e l’adattamento climatico</strong>: il WWF sottolinea che la comunità internazionale dovrebbe sostenere finanziariamente i paesi vulnerabili, migliorando la resilienza delle comunità più a rischio e cercando di ridurre la necessità di migrazioni forzate.</p>



<p><strong>Conclusione</strong></p>



<p>I migranti climatici rappresentano una delle più gravi emergenze umanitarie del XXI secolo, poiché il cambiamento climatico intensifica la vulnerabilità di milioni di persone. Il Mediterraneo, con la sua particolare esposizione agli effetti del riscaldamento, è una delle regioni maggiormente coinvolte. Riconoscere giuridicamente i migranti climatici e sviluppare politiche di accoglienza è un passo fondamentale per l’Europa e la comunità internazionale, in linea con una responsabilità etica e ambientale verso chi subisce le conseguenze del cambiamento climatico.</p>



<p><br><strong>Bibliografia</strong></p>



<p>1. Biermann, F., &amp; Boas, I. “Preparing for a Warmer World: Towards a Global Governance System to Protect Climate Refugees.” Global Environmental Politics, 10(1), 60–88, 2010.</p>



<p>2. UN Human Rights Committee. “Views Adopted by the Committee Under Article 5 (4) of the Optional Protocol, Concerning Communication No. 2728/2016, Ioane Teitiota v. New Zealand.” United Nations, 2020.</p>



<p>3. MedECC. “Climate and Environmental Change in the Mediterranean Basin – Current Situation and Risks for the Future.” First Mediterranean Assessment Report, 2020.</p>



<p>4. WWF Italia. “Migrazioni Climatiche: Il Mediterraneo tra Cambiamento Climatico e Mobilità Umana.” Rapporto WWF, 2022.</p>
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		<title>Il sistema di allertamento meteo italiano: come funziona e perché è importante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Fatto&#38;Diritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 10:49:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AssociazioneF&D]]></category>
		<category><![CDATA[#GreenRights]]></category>
		<category><![CDATA[allerta]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
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					<description><![CDATA[Contributo di Laura Franceschi Il sistema delle allerte e la sua scala cromatica In Italia, il sistema di allertamento meteo rappresenta un pilastro fondamentale per la protezione civile e la sicurezza delle persone. Gestito dalla rete dei Centri Funzionali, questo meccanismo complesso è coordinato dalla Protezione Civile nazionale e opera in stretta collaborazione con le [&#8230;]]]></description>
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<p><em>Contributo di Laura Franceschi</em></p>


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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="639" src="https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/11/jonathan-ford-6ZgTEtvD16I-unsplash-1-960x639.jpg" alt="" class="wp-image-50811" style="width:365px;height:auto" srcset="https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/11/jonathan-ford-6ZgTEtvD16I-unsplash-1-960x639.jpg 960w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/11/jonathan-ford-6ZgTEtvD16I-unsplash-1-300x200.jpg 300w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/11/jonathan-ford-6ZgTEtvD16I-unsplash-1-768x511.jpg 768w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/11/jonathan-ford-6ZgTEtvD16I-unsplash-1-1536x1022.jpg 1536w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/11/jonathan-ford-6ZgTEtvD16I-unsplash-1-2048x1363.jpg 2048w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/11/jonathan-ford-6ZgTEtvD16I-unsplash-1-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure></div>


<h3 class="wp-block-heading">Il sistema delle allerte e la sua scala cromatica</h3>



<p>In Italia, il <strong>sistema di allertamento meteo</strong> rappresenta un pilastro fondamentale per la protezione civile e la sicurezza delle persone. Gestito dalla rete dei <strong>Centri Funzionali</strong>, questo meccanismo complesso è coordinato dalla <strong>Protezione Civile nazionale</strong> e opera in stretta collaborazione con le Regioni. In particolare, i Centri Funzionali elaborano <strong>previsioni meteorologiche</strong> che non si limitano a indicare le condizioni atmosferiche, ma analizzano anche i possibili effetti sul territorio, come <strong>frane, alluvioni e allagamenti</strong>, integrando così un approccio meteorologico e idrogeologico.</p>



<p>Nella comunicazione delle allerte la Protezione Civile adotta un sistema basato su <strong>tre livelli di criticità</strong>, rappresentati da colori: <strong>giallo, arancione e rosso</strong>. Questa scala cromatica consente di comunicare immediatamente l&#8217;intensità del rischio, dal livello più basso fino a quello più grave, con potenziali <strong>pericoli per persone, beni e infrastrutture</strong>. Gli avvisi sono elaborati in base a criteri scientifici e vengono emessi dalle Regioni per specifiche <strong>&#8220;zone di allerta&#8221;</strong>, che corrispondono a <strong>bacini idrografici</strong> ben delimitati. Questo sistema territoriale permette di affrontare in modo più mirato le criticità locali.</p>



<p><strong>Ruoli e responsabilità nella gestione delle emergenze</strong></p>



<p>Una volta che un’allerta viene emessa, i <strong>Comuni</strong> diventano il punto di riferimento per l&#8217;<strong>informazione alla popolazione</strong> e l&#8217;attivazione delle <strong>misure di sicurezza</strong> previste dai piani di emergenza locali. Questi interventi possono includere la <strong>chiusura di scuole</strong>, l’<strong>evacuazione di zone a rischio</strong> o la predisposizione di <strong>strutture di accoglienza</strong>. In questa catena di interventi, la <strong>comunicazione rivolta ai cittadini</strong> gioca un ruolo cruciale: piattaforme come il <strong>sito della Protezione Civile</strong> e la campagna <strong>&#8220;Io non rischio&#8221;</strong> contribuiscono a sensibilizzare e informare in modo capillare.</p>



<p><strong>Dal monitoraggio alla comunicazione…</strong></p>



<p>Dietro le quinte, il sistema di allertamento si avvale di <strong>tecnologie avanzate</strong> per raccogliere dati e prevedere gli eventi estremi. <strong>Radar meteorologici</strong>, <strong>sensori posizionati sul territorio</strong>, <strong>satelliti</strong> e modelli di simulazione contribuiscono a un <strong>monitoraggio costante</strong>. Questi strumenti consentono di individuare non solo le <strong>precipitazioni intense</strong>, ma anche i loro effetti, come la <strong>saturazione del terreno</strong> o l’innalzamento dei corsi d’acqua, anticipando i possibili scenari di rischio.</p>



<p>La recente sequenza di <strong>alluvioni in Emilia-Romagna</strong> ha messo alla prova questo sistema. La regione, colpita da <strong>quattro eventi alluvionali in meno di un anno e mezzo</strong>, ha evidenziato la necessità di adattare le strategie di <strong>prevenzione</strong> e risposta ai <strong>nuovi scenari climatici</strong>. In questa zona, fenomeni meteorologici estremi, come <strong>piogge persistenti su terreni già saturi</strong>, hanno superato i livelli storici di criticità, provocando <strong>danni ingenti</strong> e dimostrando quanto sia essenziale un sistema di allerta <strong>efficiente e tempestivo</strong>.</p>



<p>A questo proposito possiamo vedere che diversi esperti si stanno muovendo proprio in questa direzione. Infatti, <a href="https://www.scopus.com/inward/record.uri?eid=2-s2.0-85091120646&amp;doi=10.1080%2f17445647.2020.1819903&amp;partnerID=40&amp;md5=596a50d15e1843dc0ee1bca0d058705f">studi&nbsp; recenti</a> hanno dimostrano <strong>l&#8217;importanza di combinare l&#8217;analisi geomorfologica dettagliata con reti locali di monitoraggio</strong> per migliorare l&#8217;efficacia dei sistemi di allertamento. Un <strong>progetto molto innovativo</strong> è stato condotto nell&#8217;area del torrente Feltrino e di Lanciano dove un team di esperti ha sviluppato un <strong>sistema locale di allerta per frane e alluvioni</strong>, basato su una rete di nove sensori che integra il monitoraggio regionale esistente. Questo approccio permette una valutazione precisa delle aree critiche e una comunicazione in tempo reale, offrendo nuove prospettive per la gestione urbana dei rischi idrogeologici e la protezione civile.</p>



<p><strong>Un approccio multilivello per un futuro più sicuro</strong></p>



<p>Il <strong>sistema di allertamento meteo italiano</strong>, con la sua struttura multilivello e il coinvolgimento di <strong>enti locali, regionali e nazionali</strong>, rappresenta un esempio di coordinamento complesso e articolato. Tuttavia, l’aumento della <strong>frequenza e dell’intensità</strong> degli eventi meteorologici estremi impone un <strong>costante miglioramento delle tecnologie</strong> e dei <strong>protocolli operativi</strong>, insieme a una <strong>sensibilizzazione sempre maggiore delle comunità</strong>. Solo così sarà possibile affrontare con successo le <strong>sfide di un clima che cambia</strong>.Top of FormBottom of Form</p>



<p><br>Fonti utilizzate per la stesura dell’articolo:</p>



<ul>
<li><a href="https://rischi.protezionecivile.gov.it/it/meteo-idro/allertamento/">https://rischi.protezionecivile.gov.it/it/meteo-idro/allertamento/</a></li>



<li><a href="https://www.comune.milano.it/aree-tematiche/polizia-locale-e-sicurezza/sistema-di-allerta-della-protezione-civile-cos-e-come-funziona">https://www.comune.milano.it/aree-tematiche/polizia-locale-e-sicurezza/sistema-di-allerta-della-protezione-civile-cos-e-come-funziona</a></li>



<li><a href="https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/servizi-e-informazioni/Enti-e-Operatori/protezione-civile/allertamento-di-protezione-civile/come-funziona-allertamento-protezione-civile/come-funziona-allertamento-protezione-civile">https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/servizi-e-informazioni/Enti-e-Operatori/protezione-civile/allertamento-di-protezione-civile/come-funziona-allertamento-protezione-civile/come-funziona-allertamento-protezione-civile</a></li>



<li><a href="https://www.ilpost.it/2024/11/08/errori-alluvioni-spagna-valencia/">https://www.ilpost.it/2024/11/08/errori-alluvioni-spagna-valencia/</a></li>



<li><a href="https://www.geopop.it/ecco-come-funziona-lallerta-meteo/">https://www.geopop.it/ecco-come-funziona-lallerta-meteo/</a></li>
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		<title>Le inondazioni in Spagna e il cambiamento climatico nel Mediterraneo: analisi di un fenomeno globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Avv. Tommaso Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 12:11:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#GreenRights]]></category>
		<category><![CDATA[alluvioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[climate change]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO]]></category>
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					<description><![CDATA[di TOMMASO ROSSI (Delegato Marche WWF Italia) Le recenti inondazioni nelle aree della Comunità Valenciana e della Mancia in Spagna sono unesempio emblematico dell’impatto devastante del cambiamento climatico sul Mediterraneo. Asettembre e ottobre del 2024, questi territori hanno subito precipitazioni estreme che hannocausato ingenti danni a infrastrutture, abitazioni e campi agricoli, richiedendo l’evacuazione dicentinaia di [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="549" src="https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/10/art-t-1-960x549.png" alt="" class="wp-image-50801" srcset="https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/10/art-t-1-960x549.png 960w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/10/art-t-1-300x171.png 300w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/10/art-t-1-768x439.png 768w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/10/art-t-1-1536x878.png 1536w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/10/art-t-1-600x343.png 600w, https://www.fattodiritto.it/wp-content/uploads/2024/10/art-t-1.png 1792w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>di TOMMASO ROSSI (Delegato Marche WWF Italia)<br><br>Le recenti inondazioni nelle aree della Comunità Valenciana e della Mancia in Spagna sono un<br>esempio emblematico dell’impatto devastante del cambiamento climatico sul Mediterraneo. A<br>settembre e ottobre del 2024, questi territori hanno subito precipitazioni estreme che hanno<br>causato ingenti danni a infrastrutture, abitazioni e campi agricoli, richiedendo l’evacuazione di<br>centinaia di persone. Il verificarsi di questi eventi atmosferici estremi si collega strettamente al<br>riscaldamento delle acque del Mediterraneo, un fenomeno allarmante che amplifica l’intensità<br>delle piogge e favorisce alluvioni improvvise, esponendo città e comunità a gravi rischi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Riscaldamento del Mediterraneo e le Piogge Estreme</h2>



<p>La temperatura del Mar Mediterraneo ha registrato un aumento costante negli ultimi decenni.<br>Secondo uno studio del Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica Francese (CNRS), il<br>Mediterraneo si è riscaldato di circa 1,5 °C rispetto alla media pre-industriale, con alcune aree che<br>hanno raggiunto incrementi fino a 3 °C nei mesi estivi. Questo fenomeno è una delle principali<br>cause di condizioni meteorologiche estreme come quelle osservate in Spagna: il riscaldamento del<br>mare contribuisce infatti a una maggiore evaporazione, aumentando l’umidità nell’atmosfera e<br>favorendo la formazione di nubifragi.<br>Secondo il WWF, questi eventi di precipitazioni estreme sono destinati a intensificarsi se non si<br>adottano misure significative per contenere il riscaldamento globale. La situazione della Comunità<br>Valenciana e della Mancia è paragonabile a quella di molte altre regioni costiere del Mediterraneo,<br>dove un pattern di eventi simili – ondate di caldo seguite da piogge torrenziali – si ripete con<br>sempre maggiore frequenza e intensità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Gestione delle Acque in Italia e le Alluvioni nelle Marche</h2>



<p>In Italia, il cambiamento climatico e la gestione inefficace del territorio si combinano spesso,<br>creando situazioni ad alto rischio di alluvioni. Il recente evento alluvionale delle Marche ha<br>evidenziato gravi criticità nella gestione dei fiumi e nella pianificazione territoriale. Gli studi<br>dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) mostrano come molti dei<br>fiumi italiani siano sottoposti a una forte pressione antropica, con argini artificiali e aree limitrofe<br>costruite in modo inadeguato rispetto ai potenziali scenari di piena. In alcuni casi, gli alvei sono<br>stati ridotti o alterati per fare spazio a costruzioni o attività industriali, aumentando il rischio di<br>esondazioni durante eventi di piogge intense.</p>



<p>L’Unione Europea, attraverso la Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE), ha fissato obiettivi<br>chiari per la gestione integrata delle risorse idriche. Tuttavia, l’implementazione di questi standard<br>resta una sfida, come dimostrato dalle inondazioni recenti. Il WWF sottolinea l’urgenza di ripensare<br>la gestione dei fiumi in Italia e in Europa, promuovendo strategie basate su una maggiore<br>rinaturalizzazione degli alvei e sul ripristino delle aree umide. Il ritorno a una gestione fluviale<br>sostenibile, attraverso misure come la rimozione degli argini artificiali in zone non urbane e la<br>creazione di bacini di espansione naturale, potrebbe ridurre il rischio di alluvioni e migliorare la<br>resilienza delle aree a rischio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Mediterraneo a Rischio: Le Proposte del WWF<br>Il WWF evidenzia che, per affrontare queste sfide, è necessario un approccio integrato che includa:</h2>



<ol>
<li>Riduzione delle emissioni: Agire sul fronte delle emissioni è essenziale per ridurre il<br>riscaldamento globale e mitigare gli effetti del cambiamento climatico.</li>



<li>Ripristino degli ecosistemi fluviali: I fiumi devono essere considerati come sistemi naturali e<br>non solo come risorse idriche da sfruttare. La rinaturalizzazione degli alvei può aumentare la<br>capacità di assorbimento delle acque, riducendo il rischio di alluvioni.</li>



<li>Pianificazione territoriale sostenibile: Fermare la cementificazione selvaggia e implementare<br>piani regolatori che rispettino le caratteristiche naturali del territorio sono azioni fondamentali per<br>ridurre la vulnerabilità ai disastri.</li>
</ol>



<p>In sintesi, l’incremento delle temperature marine e una gestione insostenibile del territorio<br>contribuiscono in modo significativo alla vulnerabilità dei territori mediterranei e fluviali in Europa.<br>Interventi immediati sono fondamentali per costruire una resilienza reale e duratura a livello sia<br>regionale sia nazionale.</p>



<ol>
<li></li>
</ol>



<p>Bibliografia</p>



<ol>
<li>Lionello, P., et al. “The Climate of the Mediterranean Region: From the Past to the Future.”<br>Elsevier, 2012.</li>



<li>Querner, E. P., and Van Lanen, H. A. J. “Impact of Land Use and Groundwater on Streamflow<br>Drought.” Environmental Modelling &amp; Software 32 (2012): 98-108.</li>



<li>WWF Italia. “Mediterraneo in Pericolo: Cambiamenti Climatici e Impatti sulla Biodiversità.”<br>Rapporto WWF, 2021.</li>



<li>ISPRA. “Il Rischio Idrogeologico in Italia: Stato e Gestione.” Rapporto Annuale ISPRA, 2023.</li>
</ol>
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